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Le buone azioni che contano Le buone azioni per la crescita del nostro territorio 

Le buone azioni che danno valore al tuo futuro 

Giudi iudicarie

il

iornale delle

AGOSTO 2018 - pag.

Mensile di informazione e di approfondimento

www.giornaledellegiudic a r i e . i t

ANNO 16 - AGOSTO 2018 - N. 8 - MENSILE

EDITORIALE

Vaccini sì, vaccini no di Adelino Amistadi

La questione “vaccini sì, vaccini no” continua ad essere al centro di un acceso dibattito tra favorevoli e contrari. Sembrava che la cosa fosse chiusa con la legge Lorenzin che rendeva le vaccinazioni obbligatorie in tutta Italia impedendo a chi non fosse stato vaccinato di entrare in ogni ordine delle scuole italiane. Sulla necessità delle vaccinazioni si erano espressi i medici specializzati di tutto il mondo, la maggior parte di loro, definiscono tuttora le vaccinazioni come la scoperta più sensazionale del xx secolo in campo sanitario. Una scoperta che ha salvato milioni e milioni di bambini dalle più terribili malattie quali la poliomielite, la difterite, il tetano, l’epatite, la pertosse, il morbillo, la rosolia, la parotite, la varicella ed altre ancora, con un lavoro di prevenzione eccezionale e unico. Ma ecco che arriva il governo del “cambiamento”. A sparigliare le carte ci pensa lui, il solito Salvini, che riporta al centro del dibattito la questione appunto dei vaccini obbligatori: “...alcuni salvano la vita, ma dieci sono troppi e in parecchi casi sono pericolosi...” Se lo dice lui, non c’è da dubitarne. Anche se così, ad occhio e croce, Salvini sembri più un veterinario che un medico esperto di vaccini, ma tant’è, lui è esperto un po’ di tutto e siamo fortunati (?) ad averlo come vice presidente del Consiglio che poi ribadisce: “..che i bambini non vaccinati non debbono più essere espulsi dalla scuola...” A pagina 8

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Le buone azioni che contano

Le buone azioni per la crescita ����������� ������� del nostro territorio ������� ����������� ����������� ����� ������� �����������

Le buone azioni che danno valore al tuo futuro �������������������

FONDATO NEL 2002 - Distribuito da

Turismo: servono entusiasmo e innovazione Le voci degli operatori giudicariesi

Alle pagine 4 e 5

EUROPA

Venti di fascismo sull’Europa? di Paolo Magagnotti

Nuova impresa dei fratelli Franchini a pagina 34

Durnwalder ad Agri90

“Paesi vivi con atti concreti”

A PAGINA 8

A Tione riapre l’hotel Milano

Speranze per il turismo A PAGINA 11

Fine lavori per la circonvallazione di Pieve di Bono Pag. 12 Daiana Cominotti, nuova presidente del Consorzio turistico Pag. 13 ARTE Tesori di legno Pag. 22

Un germe pericoloso si è inserito nel corpo della democrazia europea. Ne sono già state colpite in termini allarmanti alcune sue parti, fra cui l’Italia, e sembra purtroppo che non vi siano efficaci anticorpi mobilitati per combatterlo. Nel corso della storia tale germe, letale per la democrazia, è apparso con nomi diversi.

A pagina 15

Territorio

Bondone incluso fra i borghi più belli d’Italia A PAGINA 18

Tione

Ospedale: potenziata Radiologia A PAGINA 6

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Rassegna Stampa

AGOSTO 2018

A cura della REDAZIONE

RASSEGNA STAMPA LUGLIO 2018

DALLE GIUDICARIE

Sport e divertimento per la 24Ore Multisport Val Rendena. La formula della 16^ edizione piace: circa 1000 iscritti - Nuvole di colore, risate e una bella camminata tra Strembo, Caderzone Terme e Bocenago. Sono questi gli elementi che hanno caratterizzato l’ultimo evento messo in campo dagli organizzatori per la 16^ edizione della 24Ore Multisport Val Rendena. Complice una calda giornata estiva più di 350 persone hanno raccolto l’invito del Comitato organizzatore partecipando all’evento promosso in collaborazione con le Pro Loco dei tre paesi. Una tre giorni con spazio alla mountain bike, al basket e al volley, nonché al tennis ed al footgolf. Il violento temporale che ha investito la valle a partire dalle 15:30 ha purtroppo costretto all’annullamento del Campionato interregionale Triveneto di Parapendio e reso impossibile l’avvio della prima edizione della Val Rendena Strenght Race curata dall’Asd Arti Marziali Pinzolo. Centro nevralgico della manifestazione il Parco Giorgio Ducoli che ha ospitato circa 1000 atleti. Storo - Cedis, nei primi sei mesi prodotti 9 milioni di Kwh - L’anno in corso è stato fino ad ora caratterizzato dalle bizze di Giove Pluvio. Se questo ai normali cittadini può non piacere, alle imprese idroelettriche la cosa non dispiace affatto. Non fa eccezione il Consorzio Elettrico di Storo, nei primi 6 mesi del 2018 ha prodotto poco meno di 9 milioni di Kwh. Come ha precisato il Presidente del Cedis Rossi, «si tenga presente che l’anno scorso furono 11 milioni complessivi e nel 2016 in tutto meno di 10. Dopo 3 anni di magra, c’è la ripresa. Per fortuna il bilancio ha continuato a crescere perché abbiamo risanato tutti i comparti del Cedis, rendendoli redditizi. Pur dipendendo meno dalle precipitazioni con la pioggia si prospetta un eccellente bilancio». Terme di Comano: investimento da 24 milioni col contributo pubblico. Obiettivo: aprirsi a nuovi mercati - Comano Terme. L’Azienda Consortile Terme di Comano, primo centro termale in Italia per la cura della pelle, si affida a Mediocredito Trentino Alto Adige per finanziare un importante progetto di riqualificazione. Un progetto ambizioso ed articolato che rinnova l’offerta complessiva di cura e benessere, in una concezione globale ed olistica, in grado di unire acqua, natura, scientificità ed ospitalità in modo nuovo e moderno. Un progetto di ampio respiro in grado di catturare nuovi target di clientela e nuovi mercati, capace di fare da traino ad un intero territorio che da sempre guarda alle Terme di Comano, come motore di sviluppo e di crescita. L’investimento complessivo ammonta a 24 milioni di euro. Pinzolo, la vecchia seggiovia Fossadei diventa una sei posti hi-tech. Per la stagione sci 2018/2019 Funivie Pinzolo spa investe sulla seggiovia Fossadei-Malga Cioca - In

attesa del bacino di accumulo nella conca di Grual e della pista Plaza necessaria per migliorare il collegamento con Madonna di Campiglio, per la stagione sci 2018/2019 Funivie Pinzolo spa investe sulla seggiovia Fossadei-Malga Cioca. La vecchia seggiovia biposto risalente ai primi anni Settanta sarà sostituita con una nuovissima seggiovia a sei posti ad ammorsamento automatico. Il nuovo impianto promette di ridurre del 70% il tempo di percorrenza che è stato stimato in poco più di 3 minuti. La portata oraria sarà quasi triplicata, passando da 700 a 1800 persone all’ora. Tione, nuovissimo lettore hi-tech per il controllo dei camion in dotazione alla Polizia Locale. - Il corpo di polizia delle Giudicarie, nell’ambito dei controlli stradale lungo il territorio di competenza, ha la possibilità di eseguire verifiche più particolareggiate ed attente sulla circolazione dei mezzi pesanti. L’impegno delle amministrazioni comunali si è tradotto nella dotazione alla Polizia locale di un nuovissimo lettore di schede per il controllo di veicoli pesanti. Il passaggio in Giudicarie dei mezzi pesanti è infatti spesso frutto della ricerca del contenimento del costo del pedaggio e della minor probabilità di incappare in controlli specifici. Lodrone, il castello di Santa Barbara torna ad antichi splendori - Una speranza si è accesa per il Castello Santa Barbara di Lodrone. Le mura della fortezza attorno alla quale in epoca medioevale l’antico casato dei Lodron consolidò il proprio potere per poi estenderlo a parte del Trentino e della Lombardia e alla stessa corte imperiale, oggi ridotto a poco più di appariscente rudere, verranno sottoposte a “lavori di consolidamento e restauro” per una cifra compresa fra i 350 e i 400 mila euro.

Sfoglia il Giornale delle Giudicarie su www.giornaledellegiudicarie.it Si ricorda che è possibile sfogliare il Giornale delle Giudicarie sul sito www. giornaledellegiudicarie.it aggiornato ogni mese con le notizie più importanti che accadono in Giudicarie.

MUSE H2O: un planetario di rilievo planetario. Pronto per aprile 2019 A forma di molecola d’acqua il nuovo grande progetto del Muse. MUSE H20 è un planetario composto da tre sfere, una grande, l’Ossigeno, e due più piccole, le due molecole d’Idrogeno, che in planimetria descrivono una grande molecola d’acqua. La sfera grande sarà sede di un teatro digitale con proiezioni sferiche con 80 sedute, mentre le due sfere più piccole avranno destinazione multifunzione per incontri, piccole mostre, attività educative e ludiche. Oltre ai temi dell’astronomia, il planetario presenterà un programma di documentari e fiction su temi di natura, ambiente, esplorazione e di cinema sperimentale. Approvato l’assestamento di bilancio L’assestamento mette a disposizione circa 484 milioni di nuove risorse nei tre anni - di cui 185 nel 2018 - comprendenti anche le risorse a destinazione vincolata (41,6 milioni 3 nel triennio 2018-2020) e le risorse statali del Fondo di sviluppo e coesione (18 milioni nel biennio 2018-2019). Le maggiori risorse che si rendono disponibili derivano principalmente da maggiori entrate, generate prevalentemente da una più sostenuta dinamica delle stesse entrate tributarie rispetto a quella stimata in sede di bilancio iniziale, conseguente al rafforzamento della crescita del PIL locale. A ciò, si aggiunge nel 2018 un incremento delle risorse derivanti da trasferimenti, proventi, dividenti ecc. (circa 34 milioni) e, nel biennio 2019-2020, un aggiustamento dei gettiti arretrati di tributi erariali che affluiranno al bilancio (60 milioni). Festival dell’Economia 2019 dedicato a: globalizzazione, nazionalismo e rappresentanza Annunciato il tema del prossimo Festival dell’Economia: negli ultimi anni in molti paesi

occidentali si è assistito all’affermazione di culture politiche che contrappongono il popolo all’elite e che invocano il protezionismo e il ripristino della sovranità nazionale. Sul piano internazionale si propugna l’abbandono del multilateralismo in nome del bilateralismo, ritenendo inutili o dannose le istituzioni sovranazionali istituite dopo la Seconda Guerra mondiale. Cosa spiega questi sviluppi che modificano radicalmente le tradizionali divisioni fra destra e sinistra, gli assi del conflitto politico e che hanno già messo in crisi le socialdemocrazie europee? Questo interrogativo, che ha stimolato molta ricerca economica negli ultimi anni, sarà al centro della prossima edizione del Festival di economia di Trento, dal 30 maggio al 2 giugno 2019. Punto nascita di Cavalese: individuata la soluzione per riaprire subito La soluzione individuata dall’esecutivo provinciale, che potrebbe portare alla riapertura in tempi rapidi del punto nascita dell’Ospedale di Cavalese, è quella di procedere nei lavori sul blocco travaglio/parto costruendo la sala chirurgica dedicata all’emergenza ostetrica e riattivando in contemporanea l’attività del punto nascita; in attesa della conclusione dei lavori, che dovrebbe essere nell’arco di dieci mesi, saranno utilizzate le sale chirurgiche dell’ospedale attraverso un’opportuna programmazione degli interventi. Nel frattempo si è già dato avvio alla predisposizione per la seconda sala parto, che sarà pronta entro due mesi. Ufficiale il calendario elettorale: 22 agosto scattano gli adempimenti, 21 ottobre alle urne. Una data importante, quella del 22 agosto, che, oltre a rendere ufficiale il giorno delle elezioni, farà scattare alcuni adempimenti. Fra questi la normativa sulla Par Condicio, ovvero il

divieto per tutte le amministrazioni pubbliche di svolgere attività di comunicazione ad eccezione di quelle effettuate in forma impersonale ed indispensabili per l’efficace assolvimento delle proprie funzioni. Vi è poi la costituzione, entro 5 giorni dalla pubblicazione, dell’Ufficio centrale circoscrizionale, cui spettano importanti adempimenti riguardanti l’ammissione delle candidature e la proclamazione degli eletti. Il calendario delle operazioni elettorali prevede, poi, le seguenti scadenze: da venerdì 7 a sabato 8 settembre deposito dei contrassegni; da lunedì 17 a giovedì 20 settembre presentazione delle candidature; entro venerdì 21 settembre esame ed approvazione delle candidature da parte dell’Ufficio centrale circoscrizionale; entro sabato 6 ottobre affissione in tutti i Comuni del manifesto delle candidature. Automobilisti e fauna selvatica: parte la sperimentazione della segnaletica con sagome a bordo strada Con la collaborazione del Servizio Gestione strade, dell’Agenzia Provinciale delle foreste demaniali, del MUSE e del WWF Trentino, è stato elaborato dal Servizio Foreste e fauna della Provincia autonoma di Trento un progetto sperimentale per la realizzazione e la messa in opera di sagome di fauna selvatica a bordo strada, nel territorio della provincia di Trento. Le prime sagome realizzate raffigurano un capriolo maschio con dimensioni e colore naturali, sono realizzate in corten e posizionate in siti soggetti a frequenti attraversamenti di animali selvatici, soprattutto ungulati ma anche orsi. Le sagome, per adesso in numero di quattro, sono state posizionate due tra Vezzano e Vigolo Baselga e altre due nel tratto di strada di Nembia, tra S. Lorenzo in Banale e Molveno.

Giornale delle Giudicarie, distribuito dalla Cooperativa Lavoro

Da gennaio dello scorso anno il Giornale delle Giudicarie viene distribuito dalla Cooperativa sociale Lavoro, con sede in località Copera a Zuclo. Per segnalare critiche, suggerimenti, disguidi nella spedizione è possibile chiamare il numero della cooperativa: 0465-326420 oppure quello del Giornale delle Giudicarie, 0465322934, oppure via mail all’indirizzo: redazionegdg@yahoo.it.


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Primo Piano

AGOSTO 2018

Le Giudicarie: Continuano le tavole rotonde di approfondimento del GdG

Il turismo è il tipo di sviluppo economico che tutti vorrebbero: suona meglio dell’industria per tanti aspetti, sembra più facile dell’agricoltura per tanti altri e negli ultimi anni tutti ci si è un po’ riscoperti a pensare che i propri angoli di paese e città siano belli e ben meritevoli di una visita da parte di qualcuno. Tutti vogliono fare turismo: è più piacevole di lavorare ad una catena di montaggio, sembra meno faticoso di occuparsi di agricoltura, rende belli i territori anche per i locali, inorgoglisce

Le nostre domande

T

urismo in Giudicarie: come è la situazione dal suo punto di vista?

L’

organizzazione turistica nella nostra provincia è basata sul sistema Trentino marketing – Apt – Pro loco. Questa organizzazione riesce a rispondere alle esigenze del turismo moderno? Cosa va migliorato?

S

i parla spesso di turismo di massa e di turismo “lento” alla ricerca di proposte alternative. Ci fa un identikit del turista “lento” nell’ambito dalla nostra vallata e che cosa possiamo offrire all’uno e all’altro?

L

a promozione è un’attività sempre più impegnativa rispetto al passato per il mondo turistico: quanto è difficile oggi intercettare i flussi turistici e che cosa richiede?

S

e potesse realizzare una sola cosa, subito, in favore del comparto turistico giudicariese, cosa farebbe?

che vengano da tutto il mondo ad ammirare la propria Terra. E via a voler valorizzare di tutto. In Trentino l’orgoglio per le bellezze paesaggistiche è ben fondato, molte di essere fruttano ottimi flussi turistici, ma nel corso degli anni la vacanza tipo è cambiata, anzi si è stravolta. Se in passato era soprattutto nei confini nazionali e in modalità sostanzialmente limitate ad un numero abbastanza finito di opzioni che interessavano la gente, oggi è tutta un’altra storia: la globalizzazione ha investito anche il mondo del turismo e quindi dei trasporti, della ricettività, delle politiche

Christian Armani,

Omar ed Elisa,

albergatore di Madonna di Campiglio

titolari del B&B Casa Riga

I dati generali di arrivi e presenze sono positivi, l’analisi qualitativa legata alla sostenibilità delle aziende e alla loro redditività sembra essere in miglioramento (dati Scouting SpA). La realtà giudicariese è comunque molto variegata e presenta situazioni a “macchia di leopardo”, inoltre nelle medesime località, a seconda della stagione, si vivono momenti più o meno favorevoli. Positiva la progressiva internazionalizzazione della clientela e il generale apprezzamento dei turisti in merito all’ambiente naturale e organizzazione del territorio.

La situazione è dura. Le terme di Comano sono in calo di presenze e poi in ogni caso quel turismo riguarda quasi esclusivamente Ponte Arche. Alberghi e pensioni sono alla frutta. Uniche cose che funzionano sono i B&B. Questo vuol dire che il turista che vuole l’albergo grande sceglie altri lidi. Vengono invece i turisti esploratori, il cosiddetto turista slow.

L’organizzazione turistica provinciale ci è invidiata dal resto d’Italia. Il marchio Trentino è solido nella nostra nazione e conosciuto all’estero; sull’internazionalizzazione va fatto un discorso legato anche alla capacità dell’ENIT di promuovere adeguatamente la “marca Italia” e sarebbe opportuno avere un ministero del Turismo con portafoglio; L’Italia per offerta, opportunità, territorio, potrebbe essere “la California” d’Europa con l’aggiunta dell’enogastronomia e dell’arte! Da migliorare, a livello Trentino, la capacità (o la volontà), di saper misurare l’effettiva portata di un’azione per poi aggiustarla e migliorarla.

Non lo so; ognuno fa il meglio che può. mi sembra una domanda fatta per innescare inutili polemiche.

Si dovrebbe cercare di limitare il turismo mordi e fuggi, quello che lascia poco sul territorio in termini economici e d’immagine. Credo sia necessario essere flessibili e sapersi evolvere da una parte assecondando il mercato, dall’altra tentando di fare delle scelte anche forti nell’ottica di uno sviluppo ragionato, tenendo comunque ben presente che le nostre attività devono generare profitto. Credo che “turista lento” debba essere individuato in un cliente consapevole, che sa cosa vuole e cosa sta cercando, che sappia apprezzare il nostro prodotto, che si identifichi nei nostri valori.

Se io fossi un turista di massa andrei alle Canarie, a Jesolo, in val Gardena; non verrei mai quì. il nostro turista è il turista slow. Il turista slow è un turista esploratore; gli piace muoversi in macchina, in bici, a piedi; a caccia di emozioni semplici, di persone interessanti, di situazioni strane. E un turista a cui piace perdersi, per il gusto di vedere cosa gli capita. A lui possiamo offrire tanta vita quotidiana degli abitanti dei nostri paesi, tante feste di paese, tante stalle che dove si munge il latte, tanti bar dove fai 4 chiachiere con il muratore che ha finito di lavorare, tanti vecchi che hanno un sacco di storie da raccontare. il turista slow ha la passione di sedersi e ascoltare storie di vita vera. A questo turista però piace mangiare bene e dormire bene. Per lui quindi serve alta qualità.

Non c’è una ricetta “perfetta”, esiste un “marketing mix” che spazia dalle fiere, workshop, B2B, scouting, al lavoro di agenzia stampa, agli eventi sul territorio per attirare nuovi potenziali turisti e fungere da cassa di risonanza, all’analisi dei big data, al “mare magnum” di internet (social media, siti, seo), OTA (Bk.com, Expedia..), per non parlare dei forum di recensioni (Tripadvisor, Holidaycheck…), è necessario presidiare tutti questi canali con professionisti capaci senza lasciarsi andare ad improvvisazioni.

Facile rispondere; web e social. il punto è che lo fanno tutti. Per distinguersi bisogna puntare sulla spontaneità assoluta e all’imperfezione. Una volta intercettato il nostro turista chiede informazioni. è inutile spiegargli quanto è bella la nostra valle; lui vuole sapere quanti piatti trova nell’angolo cucina oppure le dimensione del box doccia.

Istituire “l’ora di Turismo” in tutte le scuole di ordine e grado

Attiverei tutte le malghe dismesse, le casine delle Asuc e i bivacchi e li metterei in rete in modo che siano sempre puliti e accessibili. Li metterei in google-maps in modo che uno può girare le nostre montagne sicuro di trovare sempre un rifugio decoroso.


Primo Piano

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terra di turismo

promozionali, anzi a ben vedere è arrivata prima qui che in altri settori economici. E internet ha tolto un po’ di magia e meraviglia per lo sconosciuto, aggiungendo tanta ansia da prestazione: il ristorante per una cenetta non si può sbagliare, la disavventura nella scelta di un’attività che si rivela una noia mortale non la si vuole vivere più. Quasi niente è lasciato al caso: alla ricerca dell’esperienza perfetta ogni minuto, le incognite vengono azzerate e le recensioni online più cliccate della Lonely Planet. Una volta si ambiva al turismo di massa, ora va più di moda

Fausto Stefani,

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quello “slow”: parola non ben definita per una galassia variopinta di visitatori che nella testa di chi li accoglie non sporcano, non inquinano, vogliono solo prodotti e bellezze locali senza volerle trasformare in qualcosa che hanno a casa loro. La differenza, non è così netta. Le politiche promozionali e di investimento per attrarre le diverse tipologie di turisti sono in continuo cambiamento e difficili da attuare. Ne abbiamo parlato con gli operatori economici che con e sul turismo vivono: albergatori, gestori di B&B, fornitori di servizi. Uno sguardo multi sfaccettato per un soggetto per nulla scontato.

La famiglia gestore dell’Hotel Borel di Creto

Professionista dell’animazione

Penso molto buona!!! No, non scherzo! Per quello che offrono le Giudicarie, si parli di Val Rendena o di Esteriori, non potrebbe andare meglio! Provo ad essere più esplicito: direi che per gli investimenti che sono stati fatti in questi ultimi anni non possiamo aspettarci niente di più! Per non urtare la sensibilità di qualcuno, eviterò di citare località turistiche vicino a Noi che negli ultimi anni hanno investito in strutture, leggasi alberghi per i non addetti ai lavori, e servizi, leggasi animazione, eventi, manifestazioni sempre ai soliti non addetti. Ritengo siamo rimasti al turismo degli anni ’70 fatto di buona volontà, tanta voglia di lavorare e un po’ di fortuna. Tre fattori fondamentali che ora non bastano più.

Negli ultimi anni sono aumentate le risorse che la nostra Valle ha da offrire. In seguito allo sviluppo della tecnologia, inoltre, risulta sempre più facile pubblicizzare questi bellissimi posti e quindi grazie a Facebook o altri siti web è possibile trovare tutte le informazioni e i percorsi possibili. Tra le zone più visitate e popolari troviamo la Val di Daone e di Fumo, il Parco Naturalistico del Castel Romano, il Sentiero Etnografico di Rio Caino e il Parco Naturale Adamello Brenta.

Provo a fare un paragone sportivo! Una squadra per vincere ha bisogno di un buon allenatore, un buon capitano, buoni giocatori, un buon staff tecnico e poi tanto tanto allenamento! Ritengo che la nostra organizzazione turistica abbia alcuni top player, uno di questi è l’ambiente, ma passando agli altri giocatori penso che non tutti stiano facendo la loro parte.

Questa collaborazione funziona: porta a conoscenza molti aspetti della nostra valle (Valle del Chiese), arrivando ad interessare tutti gli aspetti del turismo. Ogni turista può scoprire ed organizzare la propria vacanza ideale: dinamica, rurale, di relax utilizzando anche le varie offerte proposte.

Da animatore io sono per il turismo di massa! Primo motivo: la gente ama stare in mezzo alla gente e più gente c’è più la gente è contenta Secondo motivo: più gente c’è più gli organizzatori sono contenti. Terzo motivo: tanta gente consente l’abbattimento dei costi. Se non l’avete capito non aspettatevi un elogio al turismo lento, sarà perchè non mi piace il termine sarà perché amo il modello fast food.

Il turista “lento” si differenzia da quello di massa perché va alla scoperta di cibi biologici e a Km zero e cerca destinazioni attente all’impatto ambientale, risparmio energetico e raccolta differenziata. Un esempio nella nostra Valle è il turista che cerca i formaggi tipici di malga, la farina gialla di Storo e i cibi della zona fatti in casa.

Intercettare i flussi spesso vuol dire inseguire la moda. Mi piacerebbe parlare di condizionamento dei flussi! Vorrebbe dire avere una visione lunga se non lunghissima. Per anni ho assistito a discussioni su quanto bisognasse spendere in brochure o in internet, quando le prime le usavano solo gli anziani da portare a casa a far vedere ai nipotini. Nessun direttore di nessun Apt si sarebbe sognato di farne meno di un milione di copie

Al giorno d’oggi la cosa principale da fare per attirare i flussi turistici è senza dubbio la promozione, ovvero pubblicizzare le zone da visitare online . Ad esempio se un turista vuole decidere dove andare in vacanza può semplicemente digitare “posti da visitare in Val Giudicarie” e in un attimo ha il materiale di cui ha bisogno, con descrizioni del luogo, foto, recensioni di altri turisti, informazioni sui prezzi e hotel dove prenotare o ristoranti dove trovare i cibi tipici della zona. Circa due anni fa il consorzio ha interpellato un consulente per ricercare le zone d’affluenza così da proporre un’attività promozionale più mirata. Si era notata la presenza sul nostro territorio di turisti per lo più del bresciano, bergamasco, mantovano e milanese. In questi ultimi quattro anni, ho visto una crescita dell’attività promozionale della Valle del Chiese, grazie al lavoro del nostro consorzio turistico, alla consulenza del dott. Diego De Carli e al sostegno del Bim del Chiese e all’aiuto dello staff di Iniziative e Sviluppo.

Mi piacerebbe obbligare tutti gli operatori ad alzare il prezzo di tutto!!! Sperando che questo sia anticipato da un aumento della qualità. Per il turismo in Giudicarie abbiamo bisogno di un imprenditore folle che faccia tornare la voglia ad investire

La prima cosa a cui penserei sarebbe una galleria che connettesse direttamente Pieve di Bono con Riva del Garda, in modo da offrire un collegamento diretto e breve, evitando di passare per la Val di Ledro dove le strade sono strette e scomode soprattutto per chi viaggia in camper o altri mezzi ingombranti. Un altro punto forte di questa galleria sarebbe avere lago e montagna a soli 20 minuti di distanza l’uno dall’altro, e ciò porterebbe molti turisti, anche stranieri, nella nostra Valle.


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Comunità delle Giudicarie

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L’indignazione (sia pure vestita di abiti prudenti e di toni diplomatici) si respirava a pieni polmoni, anche perché essere struttura semplice significa non avere l’autonomia decisionale della struttura complessa, non avere il primario, sia pure a scavalco; significa, in altre parole, rischiare di avviarsi sulla strada della morte. E a tutti gli addetti ai lavori venne in mente la fine fatta da ginecologia e ostetricia: una morte, magari lenta, ma sicura. Si mossero in parecchi: principalmente il presidente della Comunità di Valle Giorgio Butterini ed il consigliere giudicariese Mario Tonina, i quali non lesinarono gli interventi sulla Giunta provinciale, ed in particolare sull’assessore alla salute Luca Zeni. Inutile dire che la polemica esplose anche sui mass media. Un risultato fu ottenuto: la Giunta provinciale si rimangiò la decisione e ortopedia tornò ad essere struttura complessa: fu abbinata al reparto dell’ospedale di Cles, ed il primario di Tione, Luigi Romano, fu incaricato di guidare entrambe le strutture. Restava radiologia, che è abbinata inevitabilmente ad ortopedia. A metà luglio è giunta la notizia che ha fatto tirare un sospiro di sollievo: anche radiologia è tornata ad essere struttura complessa, ed è stata abbinata al reparto di radiologia dell’ospedale di Cles, esattamente come ortopedia. Va segnalato che nell’organizzazione precedente era stabilito che radiologia di Tione avrebbe dovuto abbinarsi ad Arco e Rovereto. Anche su questo tavolo si sono mossi i soliti noti: Giorgio Butterini per la Comunità di Valle ed il consigliere Mario Tonina. Stavolta con un aiuto prezioso. Dello storico primario di radiologia di Tione Eugenio Marsilli, in odore di

Responsabile a scavalco con Cles Luisa Ventura

Potenziata la radiologia aTione All’ospedale sostituito il primario Eugenio Marsilli

Struttura semplice, struttura complessa. Termini astrusi per addetti ai lavori? Forse sì, ma sottintendono il futuro dell’ospedale di Tione. Detto che la Giunta provinciale nel mese di luglio ha portato il reparto di radiologia da struttura semplice a struttura complessa, va spiegato cosa significhi.

pensione. Lo sforzo è andato a buon fine: infatti radiologia è stata rinominata struttura complessa. Di più. Negli ultimi giorni di luglio è stata nominata responsabile sostituto delle due strutture la dottoressa Luisa Ventura. Subito dopo ha preso servizio un’altra dottoressa radiologa: Monica Antoniol. Non è il caso di brindare? “Diciamo – commenta Giorgio Butterini – che per noi era importante portare a casa reparti fondamentali, dopo esserci sbattuti alla ricerca di un protocollo d’intesa con la Provincia e con l’Azienda sanitaria”. E non vi è dubbio che radiologia, come detto, vada di pari passo con ortopedia. E va di pari passo pure con il pronto soccorso. “Preme

sottolineare – osserva ancora Butterini – che il modello di abbinamento con Cles è stato usato anche a radiologia. Era veramente paradossale che un reparto (ortopedia) di Tione si riferisse a Cles, mentre un altro (radiologia) dovesse far riferimento ad Arco e Rovereto. Se dobbiamo razionalizzare i servizi, facciamolo in maniera coerente. Il direttore dell’Azienda Paolo Bordon e l’assessore Luca Zeni hanno recepito queste nostre istanze, perciò non possiamo che essere soddisfatti. Non posso che ringraziare Tonina e soprattutto Marsilli, che ha dimostrato un attaccamento molto forte all’ospedale di Tione in questa delicata fase”.

E va spiegato partendo da lontano. Partendo dal luglio del 2017, quando la Giunta provinciale deliberò il passaggio (il declassamento, per dirla tutta) dei reparti di ortopedia e di radiologia da strutture complesse a strutture semplici.


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La rappresentazione dei colori e delle superfici non è perfettamente fedele all’originale. Tutti le indicazioni di colore orientate ai colori RAL. Con riserva di apportare modifiche, anche di prezzo. Prezzo consigliato IVA esclusa e trasporto compreso per le grandezze promozionali (RenoMatic 2018: 2375 × 2125 mm, 2500 × 2125 mm, 2500 × 2250 mm, 2500 × 2500 mm, 2750 × 2125 mm, 2750 × 2250 mm, 2750 × 2500 mm, 3000 × 2125 mm, 3000 × 2250 mm, 3000 × 2500 mm, 4000 × 2125 mm, 4000 × 2250 mm, 4500 × 2125 mm, 4500 × 2250 mm; Thermo65: fino a 1250 × 2250 mm senza verifica dimensionale, montaggio, smontaggio e smaltimento. Valido fino al 31.12.2018 presso tutti i concessionari che aderiscono all’iniziativa in Italia.

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Politica

AGOSTO 2018

A far da cicerone in Cooperativa, ovviamente, non poteva che essere il presidente di Agri 90 Vigilio Giovanelli. A tavola, all’agritur “La Polentèra”, un’occasione anche per la stampa per scambiare due chiacchiere con colui che ha governato con polso fermo il Sudtirolo per venticinque anni, dal 1989 al 2014. Polso fermo, proprio così. Mentre Durny era al potere, in Italia sono cambiati diciassette governi. E in Trentino si sono alternati quattro presidenti. Se chiedi a Durnwalder dove stia il segreto di tanta longevità ti risponderà con il sorriso sulle labbra: “Nel fatto che ci diciamo in faccia quel che pensiamo, senza giri di parole”. Forse è solo una battuta, tuttavia non c’è dubbio che, pur in mezzo alle contraddizioni (equilibrismi etnici, patentini, censimenti) l’Alto Adige\südtirol rappresenti un modello di buon governo. Non è il caso qui di impegnare spazio in un trattatello, tracciando un paragone fra Bolzano e Trento. Ci limiteremo a far notare che, nonostante una dotazione economica in fondo abbastanza simile, l’Alto Adige è cresciuto in maniera omogenea, riuscendo a far convivere in ogni valle turismo e agricoltura, economia tradizionale ed economia innovativa. E’ riuscito a mantenere la gente in montagna anche nei posti meno generosi. Merito della società del “maso chiuso”? Senz’altro sì, ma

“Mantenere i paesi vivi è ciò che conta. E lo fai con atti concreti”

Quattro chiacchiere con Luis Durnwalder di Giuliano Beltrami

Sarà un vizio italiano quello di ammirare sempre i leader alttrui: a sinistra hanno ammirato di volta in volta Blair, Zapatero, Schröder; a destra Trump e Putin; fra i leghisti i Le Pen padre e figlia... Sarà un vizio che pervade anche noi? Ce lo siamo chiesto una sera di mezza estate, capitati non casualmente a tavola con Luis Durnwalder.

Storo. L’ex presidente della Provincia di Bolzano viene portato a visitare la Cooperativa Agri 90 dal consigliere provinciale trentino Nerio Giovanazzi, suo grande amico e compagno di caccia. E’ l’occasione per una rimpatriata con alcuni amici, fra cui il suo ex assessore regionale Adelino Amistadi, il consigliere provinciale Mario Tonina.

se il governo provinciale non fosse intervenuto con sostegni economici, servizi ed infrastrutture, anche i più attaccati al proprio maso, ai propri animali ed alla propria montagna sarebbero scesi in città o perlomeno in fondovalle. Prima Silvius Magnago e poi Luis Durnwalder hanno saputo guardare avanti, tenendo nel contempo i piedi ben saldi sul proprio territorio. Hanno avuto visione. Avere visione significa sapere dove andare, cosa volere. Stride il confronto con il Trentino, che ha premiato alcune valli ed altre no, che ha premiato di volta in volta l’industria, l’agricoltura o il turismo senza avere la percezio-

POLITICA di Adelino Amistadi

Vaccini sì, vaccini no Continua dalla Prima Per fortuna, con molto più buon senso, è intervenuta Giulia Grillo, nuovo ministro della Salute che ha rivendicato la competenza sul tema, sottolineando la funzione essenziale della vaccinazione e ricordando che non spetta alla politica, ma alla scienza disquisire sull’utilità di misure di salute pubblica. Poi, alla fine, il buon Matteo confessa che lui i suoi figli li ha fatti vaccinare, mica è scemo! E’ sorprendente che il governo, o parte di esso, per inseguire le utopie di quattro pericolosi ciarlatani novax, si schieri contro la comunità nazionale che all’unanimità è a favore dei vaccini obbligatori. Chi ci capisce qualcosa

è bravo. Io non lo sono, perché la questione è incasinata e non poco. E così dev’esser stato anche per Salvini e Di Maio che hanno cercato una scappatoia per non far la figura dei cioccolatini. Per salvare capre e cavoli, hanno avuto un grande idea. Tutti a scuola, purché il bambino abbia una certificazione firmata da un genitore sull’avvenuta vaccinazione. Affidandosi al buon senso delle famiglie. Anche di quelle che di vaccini non ne vogliono sapere. Cosicché manderanno a scuola i bambini con tanto di autocertificazione, magari falsa, mettendo a rischio non solo i loro figli, ma anche i figli degli altri. Il bello è che per giustificare questo “cambia-

mento” di strategia in campo sanitario, hanno messo insieme un loro tavolo di esperti che dovrebbe fornire alla politica informazioni e dati sui vaccini. Forse non sanno che già esiste l’Istituto Superiore della Sanità, massimo organo di responsabi-

lità e controllo medico del nostro Paese, e che già si è pronunciato assolutamente a favore della vaccinazione. Parere confermato dai massimi organismi mondiali della salute. Ma, si sa, questo è il tempo dei cambiamenti, meglio avere esperti fidati, i

loro esperti sono di tutt’altro (settore?) spessore...aspettiamo per capire, ma sarà come al solito un comitato tutto da ridere. Per fortuna che la nostra Provincia, il presidente Rossi con tutta la Giunta, con parole ferme e chiare, ha scelto la linea della coerenza: niente autocertificazioni e conferma dell’obbligo di vaccinazione, con l’espulsione dalla scuola di chi non risultasse vaccinato. Si è fatto tanto per raggiungere la sicurezza, quell’immunità da gravi malattie che garantisce tutti e soprattutto i bambini più deboli. Con il “cambiamento” del nuovo governo si rischia di abbandonare la medicina per affidarsi alla superstizione.

ne chiara di un futuro e di conseguenza senza avere il coraggio (o la capacità) di prendere una strada precisa. Così assistiamo ai servizi che indietreggiano (uffici postali, negozi, ospedali) piegati sotto il termine razionalizzazione, ed al bosco che avanza, divorando i pascoli. Per le Giudicarie vale lo stesso discorso: terra di montagna, ma quanto è valorizzata la montagna? E soprattutto quanto è incentivato un montanaro a rimanere nella propria terra? “Sono contento di aver visitato la Cooperativa Agri 90 - confessa Durnwalder - perché è un esempio concreto di recupero dell’agricoltura di montagna. Noi abbiamo aziende piccole e un clima non sempre favorevole, perciò abbiamo solo tre possibilità: o lamentarci che il mondo ce l’ha con noi, che non funziona nulla, che il nostro lavoro non rende; o andare via dicendo me ne frego di tutto, esercito un’altra professione; o, terza possibilità, dire dobbiamo fare qualcosa. L’uomo, per fortuna, è composto dal cervello (capacità di sviluppare un programma, di pensare, di dire cosa si può fare) e dal cuore, che ti permette di fare le cose con passione, con gioia, con entusiasmo. Una cosa è importante: non lasciarsi andare a dire ‘dovremmo fare; il Comune, la Provincia, lo Stato dovrebbero fare’. No: si deve dire ‘io devo fare’. In questo senso Agri 90 è un esempio da additare. Quando hai ventiquattro aziende che conferiscono il poodotto e quindi vivono di agricoltura professionale, oltre ai coltivatori part time, vuol dire che hai saputo creare un sistema capace di dare un fortissimo contributo per mantenere il nostro paesaggio. Io dico sempre che quando nei paesi e nelle valli abbiamo un ambiente accogliente, la gente è invogliata a viverci, a starci. E quando la gente ci vive possiamo mantenere strutture come un negozio, uno sportello bancario, una casa della cultura, delle associazioni di volontariato. Mantenere i paesi vivi è ciò che conta. E lo fai con atti concreti”. Ecco, i fatti concreti. La sensazione è che a noi piaccia di più fare chiacchiere.


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Il Saltaro delle Giudicarie

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Spiccano fra i più violenti nell’insultarsi a vicenda i politici, la classe politica italiana sembra conosca solo l’inciucio o l’insulto, la retorica o lo sberleffo, la tiritera o la volgarità. Un esempio di certo non educativo per la gente comune che si sente in dovere spesso di imitarli anche nelle più piccole e miserevoli questioni della comunità in cui vivono. A spiegare la situazione che allarma non poco le Alte Sfere e tutti i Santi della nostra penisola è stato chiamato san Petronio dalla voce stentorea, favella facile e grinta a sufficienza per spiegare al meglio la questione. Sembra, secondo san Petronio, che poco o tanto in politica ci si sia sempre insultati. Senza andare fra la fine dell’Ottocento l’inizio del con Giolitti, gran canaglia, ma grande politico, che ne diceva di tutti i colori, nell’immediato dopoguerra incominciò Togliatti a minacciare De Gasperi: “Voglio comprarmi un paio di scarponi chiodati per dare un calcio nel sedere a De Gasperi...” Niente male così come il nostro Alcide che rispose: “Dove li trova gli scarponi Togliatti quello ha i piedi caprini...” Poca roba. Negli anni seguenti non ci furono grandi manifestazioni di furori repressi, eccetto Giancarlo Pajetta che in Parlamento saltava da un banco all’altro per far valere le sue opinioni, per il resto prevaleva il bon ton e il rispetto reciproco. Le cose cominciarono a agitarsi con l’avvento in politica di Bossi che oltre a proclamare ai quattro venti di averlo “duro”, affibbiava epiteti non sempre piacevoli a destra e a manca. I suoi sodali non furono da meno e si lanciarono in “escalation” senza limiti e ci trovarono talmente gusto da continuare a tutt’oggi sulla stessa linea. Spicca in quel periodo per brillantezza, acume e spirito sanguigno Berlusconi che osò lanciarsi contro la Merkel con un “ culona da...”. Andò peggio alla Rosy Bindi a cui il Berlusca rivolse, a Porta a Porta, un complimento di quelli giusti: “Quella è più bella che intelligente”. Vincenzo de Luca, presidente della Campania, sempre in quel periodo, se la prese con i 5 S: “Nei 5 Stelle è emerso un trio: Di Battista, Maio e Fico. Luigi il chierichetto, Fico il moscio e Dibba, il gallo cedrone. E l’Italia dovrebbe essere governata da questi giovanotti? Sono tre mezze pippe...” Nel frattempo anche Prodi se la prendeva con il Berlusca: “Berlusconi si attacca alle cifre come gli ubriachi si attaccano ai

La buona creanza in estinzione farà perderla pazienza a San Pietro IL SALTARO DELLE GIUDICARIE

Gran Consiglio nell’alto dei cieli. Le cose in Italia stanno debordando. Non solo la crisi economica e sociale insiste nei suoi alti e bassi incidendo non poco sull’attuale declino del nostro Paese, ma anche l’imbarbarimento dei comportamenti e del linguaggio non stanno certo aiutando l’Italia ad uscire dall’ “impasse” in cui si trova. E proprio su quest’ultimo argomento è incentrato l’ordine del giorno del

lampioni”. Appena dopo il Berlusca rispose attaccando coloro che votavano a sinistra: “Ho troppa stima dell’intelligenza degli Italiani per pensare che ci siano in giro così tanti coglioni che possono votare contro i propri interessi”. E Bossi rincarò la dose: “ Meglio noi del centro destra che andiamo a donne che quelli di centrosinistra che vanno a...” In quel periodo entra in scena Beppe Grillo, di lui non ci si può scordare. Grillo, leader del grillini, è sempre stato un artista degli insulti. Ha sdoganato definitivamente l’insulto politico. Il “Vaffa...” è stato a lungo l’unico punto del programma 5Stelle. Non è facile ricordare tutti gli insulti di Grillo. Durante il referendum del 4 dicembre definì “serial killer” Matteo Renzi e subito dopo paragonò Renzi ad una “scrofa ferita”. Ma Grillo ha distribuito insulti a destra e a manca, eccone alcuni: “Aledanno” (a Gianni Alemanno); “Psiconano” e “..uomo di

74 anni senza prostata” (a Berlusconi); “Garganella”, “Zombie” “Morto che parla”(a Luigi Bersani); “Problemi di convivenza con il vero amore non ne ha probabilmente mai avuti...”(a Rosy Bindi); “ Topo Gigio” (a Veltroni); “A frequentare salme si diventa salma. Tanto che

Gran Consiglio presieduto da San Pietro in persona. In nome della spontaneità, della modernità e dell’individualismo più sfrenato ognuno si sente in diritto di dire tutto ciò che vuole in barba alla disciplina, alla cultura ed alla educazione delle persone. Oggi, leggendo i giornali, ci sentiamo inondati da violenze d’ogni tipo: parolacce, volgarità, bestemmie ed insulti inaccettabili.

lui ha già quella faccia lì...” (a Piero Fassino); “Formichioni (a Formigoni); “Rigor Montis” (a Mario Monti); “Alzhaimer” ( a Romano Prodi), infine ai giornalisti che lo intervistavano disse: “Vi mangio e poi vi vomito...”. Ma non furono da meno le risposte: “Grillo è un pre-

giudicato che dà ordini in un villaggio turistico sul mare africano...” (da Matteo Renzi); “Grillo è un milionario in pantofole che istiga all’odio” (da Francesco Boccia); Le cose hanno superato ogni limite in questi ultimi tempi ed è curioso vedere come spesso i pareri cambino secondo l’interesse del momento, così Salvini parlò a suo tempo; “Di Maio è di una pochezza e d’una ignoranza difficilmente eguagliabile”. Con Di Maio che risponde: “Gli insulti di Salvini? Li metto nel curriculum...”. Bella questa! Salvini è rimasto ed è tutt’ora nel mirino più infuocato. Gino Strada: “Salvini è un razzista, voglio andarmene dall’Italia...” mentre De Magistris aggiunge: “Salvini è xenofobo”. Intanto i seguaci del Pd vengono definiti dai 5 Stelle “pidioti” e i piduini chiameno i 5 Stelle “grullini”. Ma la più bella è quando Salvini mentre intrattiene i suoi seguaci viene raggiunto da una bambola gonfiata lanciatagli da un suo fan, lui non perde l’occasione: “Ecco è arrivata la Boldrini...” e giù applausi. “ E adesso sgonfiamo la Boldrini...”e giù di nuovo applausi.

A Questo punto san Petronio fa una pausa. E’ pallido, suda da tutti pori, non è stato facile raccontare tutte quelle sconcezze a san Pietro e a tutti i suoi colleghi. Ma d’altronde era suo dovere farlo e con il dovere in cielo non si scherza. Ormai non sa più che dire. Un’ultima considerazione gli sorge spontanea. “Fratelli, la nostra bella Italia è ormai pressata da un eccesso di faziosità e di partigianeria che crea astio, livore, quasi una guerriglia che ha fatto cadere ogni freno inibitore ad un mondo sempre più povero di cultura, di discrezione e decoro. Senza più educazione. Una mancanza che fa diventare di moda ogni parola offensiva. Ha ragione il nostro presidente Mattarella, il linguaggio ingiurioso e scurrile non s’addice alla democrazia, bene prezioso conquistato con rivoluzioni e guerre, che richiede civiltà e rispetto nei confronti di tutti, avversari politici compresi. L’unico modo di ritornare alla nostra antica e saggia “buona creanza”, orma in via d’estinzione”. Lungo applauso per San Petronio ed il Consiglio che si scioglie lentamente con tante facce buie, consci che ormai ci sia poco da fare, bisognerebbe togliere ai più svitati la favella, ma nel cielo si pratica la comprensione ed il perdono, fin quando san Pietro, prima o poi, perderà le staffe e allora saranno guai per tutti. Parola di Saltaro.

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Turismo

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La pesca sui 300 chilometri di fiumi e torrenti è uno degli elementi chiave

Segnali di ripresa nel turismo tionese di Chiara Garroni Le presenze turistiche erano variate dalle 16 mila dell’84 alle 120 mila nel ’94. Poi le cose sono cambiate davvero tanto. Tione ha perso via via tutti i suoi alberghi, ultimo il garnì Roma che chiuse i battenti nel novembre del 2013, e gli appartamenti disponibili per i turisti in tutta la Busa si ridussero drasticamente. Ma veniamo all’oggi, come vanno le cose? Abbiamo chiesto a Redi Pollini, direttore del Consorzio turistico, che regge l’ufficio tionese fin dalla sua istituzione nel 1984. Come andarono le cose all’inizio? Nell’84 si unirono le Pro loco della Busa, ovvero Tione, Bolbeno, Zuclo, Preore, Ragoli e Montagne per dar vita al Consorzio turistico Giudicarie centrali. L’anno dopo aprì l’ufficio al primo piano dell’autostazione, e nell’88 i locali furono trasferiti a piano terra, negli uffici fino ad allora occupati dalle Poste. Chi ci lavorava? Io ero l’unico dipendente, il lavoro era coordinare le offerte delle sei Pro loco, ed andare alle varie fiere del turismo nel nord Italia per pubblicizzare la nostra zona. Ma il salto di qualità nell’offerta turistica si ebbe nel ’96. Che successe? Entrò nel Consorzio la pro loco di Breguzzo, con ben sette alberghi, decine di appartamenti, e la sua valle, ideale per le escursioni in montagna. Fu aperto anche un ufficio stagionale a Breguzzo.

I dieci alberghi di Tione sono pieni, così come i 300 appartamenti della Busa. Ci sono gruppi di anziani in soggiorno climatico, squadre sportive come la Malpighi di Bologna e la Volleyclinic di Milano, e i ritiri precampionato delle giovanili di calcio Mantova e Cremona; un gruppo di botanici

Sempre solo offerta estiva? Prevalentemente, ma con il rifugio Trivena si cominciò ad avere una offerta invernale di nicchia che fino ad allora non esisteva: le ciaspole e lo sci alpinismo.” Poi nacque il Centro servizi turistici. Sì, nel 2009, con l’accorpamento del Consorzio delle pro loco, associazione pescatori Alto Sarca, commercianti, albergatori, operatori e Comuni, con un solo ufficio che ottimizzasse costi e personale, un’unica regia con l’offerta di tanti servizi. Infine Internet, col portale da gestire, le newsletter e tutto quello che ruota attorno al web. Come è andata l’esperienza? Molto bene, siamo diventati un esempio per il turismo del Trentino, e l’intervento della Comunità di Valle in

favore dei progetti pesca ci ha dato la spinta per diventare un vero modello per il mondo dei pescatori. Cioè? Cosa trovano di speciale?

tedeschi studiosi della flora alpina, tante famiglie da Lombardia, Emilia e Veneto: le richieste superano l’offerta. No, non siamo impazziti: abbiamo voluto riportare quella che era la situazione del turismo a Tione una trentina di anni fa: sembra passato un secolo.

Abbiamo una offerta di eccellenza, siamo in concorrenza con Slovenia ed Austria. Ben 300 chilometri di fiumi e torrenti, un permesso unico che si può ottenere

anche online. Alcune web cam sul fiume, piazzole anche per disabili, siamo ormai i leader in Europa per la pesca a mosca. Chi sono i pescatori che vengono? Sono ad altissimo livello, veri appassionati nel loro sport, da tutto il nord e centro Italia, ma molti anche dal nord Europa, soprattutto per la pesca No Kill (ovvero dove si ributta subito in acqua il pesce). Ci sembra un vantaggio anche per l’ambiente. Sì, e poi è un turismo destagionalizzato, si va da febbraio ad ottobre. E la zona interessata è vasta, dalla val Genova a Comano al torrente Arnò, vari laghetti montani, Nembia è molto apprezzato, e proprio lì, oltre che a Bocenago, è sorto un punto per affittare l’attrezzatura da pesca.” Ci sarà anche l’indotto. Certo, lavorano alberghi, appartamenti e ristoranti, oltre ai taxi e alle navette per collegare chi arriva in aeroporto. E’ nata una nuova figura professionale, la guida di pesca, una sorta di “guida alpina” che accompagna nei luoghi pescosi del corso d’acqua. Noi da alcuni anni andiamo alla frequentatissima fiera della pesca di Vicenza, con le nostre offerte, ed abbiamo già avuto notevoli riscontri. A parte la pesca, c’è ancora il “soggiorno climatico”? Sì, ma molto meno, e soprattutto non è organizzato come una volta, quando agenzie specializzate portavano decine di anziani che riempivano gli alberghi. A proposito di alberghi, c’è una bella novità a Tione.

Sì, ha riaperto l’hotel Milano. Gestito da Paolo Simoni, cuoco dell’albergo Alle Alpi di Montagne, e dal fratello Roberto. Tredici stanze, e circa 120 posti al ristorante. Paolo Simoni è riuscito dopo una lunga trattativa a convincere i proprietari, Bonenti e Piana della Sogap, ad affidargli la gestione dello storico hotel sulla Circonvallazione di Tione. E sul fronte appartamenti come vanno le cose? Anche qui, a Tione c’è una novità: l’ospitalità diffusa. Si sta realizzando il progetto sostenuto dal Comune, di mettere in rete una decina di appartamenti, in paese e in montagna, che diventino elemento propulsore per iniziative varie a servizio del turista. Siete direttamente coinvolti? Al momento no, sta lavorando a questo avvio di progetto la società Natourism, che ha già realizzato progetti simili in altre valli trentine, ma in futuro saremo sicuramente coinvolti, soprattutto per i vari servizi ed offerte turistiche del territorio. A parte questo progetto appena agli inizi, com’è la situazione appartamenti nella Busa? Dai circa 300 appartamenti degli anni ’90 ora siamo ad una cinquantina disponibili per i turisti. A cosa si deve questo crollo? Direi a 4 cose: innanzitutto ora il turista è molto più esigente, poi il proprietario deve iscrivere la casa ad un registro ufficiale, che prevede una normativa di qualificazione per ottenere le “genziane” (corrispondenti alle stelle degli hotel). C’è da pagare una imposta di soggiorno (al momento per la nostra zona 25 euro all’anno per persona), e infine per le leggi sulla sicurezza bisogna registrare ogni persona ospitata, come fanno gli alberghi. E ciò si fa solo online, dunque i proprietari poco avvezzi ad usare Internet sono scoraggiati da questo adempimento. Sulle presenze totali ha qualche numero? Nel 2017 abbiamo avuto 108 mila presenze, 7 mila in più rispetto a due anni prima. I permessi di pesca venduti nel 2017 sono stati 8368, mentre due anni prima 7635. I pacchetti, ovvero l’offerta tutto compreso, 1145 nel 2017, 853 nel 2015


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Viabilità

AGOSTO 2018

Un’opera da 3,5 chilometri e 41 milioni di euro

Conclusione lavori per la circonvallazione di Pieve di Bono Agrone. I lavori sono eseguiti dall’impresa Collini Lavori, che si è aggiudicata l’appalto in associazione temporanea di impresa con Costruzioni Casarotto, Misconel ed Ediltione. Tra le varie lavorazioni, oltre all’imponente ponte installato poco sopra la frazione di Agrone, anche la realizzazione del galleria cui è stato dato il nome di “Castel Romano” in ricordo dell’antico maniero che la domina dall’alto. I lavori di realizzazione della galleria, la cui lunghezza è di 930 metri dall’imbocco di Cologna fino allo sbocco

A

di Marco Maestri

settembre, salvo imprevisti dell’ultimo momento, i lavori per la realizzazione della circonvallazione di Pieve di BonoPrezzo lungo la strada statale 237 del Caffaro saranno conclusi. L’opera, la cui lunghezza totale

supera i 3,5 chilometri, avrà un costo complessivo di 41 milioni di euro e permetterà di togliere il traffico sempre più intenso e fastidioso dai centri abitati, con la conseguente messa in sicurezza delle frazioni di Cologna, Creto, Strada ed poco sopra l’area “BIC” di Creto, hanno “tenuto compagnia” agli abitanti della Pieve per diversi mesi con le quotidiane “esplosioni” (le volate) che hanno risuonato nell’intera busa pievana, riportando alla memoria quelle analoghe e abituali di qualche decennio fa, in occasione della realizzazione dei grandi impianti idroelettrici in valle del Chiese. A circa metà tunnel è presente una galleria di servizio che intercetta trasversalmente e che sarà utilizzata per l’evacuazione delle persone o per l’accesso di mezzi in caso di emergenza. Al momento quindi, come confermato dall’ing. Luca Mezzi, assistente alla direzione lavori, sono rispettate le tempistiche delle varie lavorazioni previste dal cronoprogramma iniziale. “Le varie fasi di lavorazione del cantiere - afferma Mezzi - procedono secondo le previsioni. Finora, nell’arco di que-

st’anno e mezzo di lavoro, non sono emersi rilevanti imprevisti. Le due fasi più critiche, ovvero la realizzazione della galleria e la posa del viadotto a nord dell’abitato di Agrone, sono state effettuate senza alcun problema”. Le opere strutturali e le operazioni di asfaltatura sono terminate. Si sta procedendo con l’ultimazione delle opere impian-

tistiche e di dettaglio. Anche le operazioni di posa del viadotto sono terminate. L’imponente struttura è stata impermeabilizzata ed asfaltata. La rotonda in prossimità di Località “Forti” è stata aperta nelle settimane scorse. “Diciamo - conclude Mezzi – che in quest’ultimo periodo, saranno completati i dettagli come l’installazione di segnaletica, protezioni e opere di minuta importanza. Le lavorazioni principali, come si può visibilmente percepire passando lungo il tratto stradale, sono state completate”.


Turismo

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Succede a Massimo Valenti

Daiana Cominotti, un tecnico alla guida del Consorzio Turistico Valle del Chiese di Enrico Gasperi Buongiorno dottoressa Cominotti. Servirebbe qualche numero sintetico per aiutare il lettore a inquadrare le risorse di cui disponete È subito fatto. Il Consorzio è un’organizzazione snella, i soci sono i comuni, le pro loco e i rappresentanti delle categorie degli albergatori della Valle del Chiese. Abbiamo 4 dipendenti (due sono part-time) e il bilancio di previsione del 2018 ci mette a disposizione poco meno di 600.000 euro, provenienti per la quasi totalità da enti pubblici. Quali obiettivi vi siete dati? Far conoscere sempre di più eventi belli e importanti: abbiamo realtà che, se portate fuori, lasciano a bocca aperta, come ad esempio l’attività di canyoning sul Palvico a Storo che ritengo in assoluto uno dei percorsi più belli in Europa. La gente viene e resta senza fiato! Pensa che addirittura l’Apt del Garda e operatori del loro ambito lo “vendono” come proprio territorio e ci portano migliaia di persone, cosa che a noi ovviamente va anche bene, ma ci fa capire l’importanza di questa risorsa e la necessità di valorizzarla al meglio. Non c’è solo canyoning però… Non siamo Campiglio, ma abbiamo le nostre attrazioni. Per restare nel tema adrenalinico, posso citare i deltaplani che si lanciano dall’Alpo sopra il lago. La tappa della Transalp di mountanin bike di questi giorni è stata un successo sopra le aspettative; il Bim del Chiese sta portando avanti un grosso investimento per la rete ciclabile, altro passo importante per il movimento che si porta dietro. Questo per quanto riguarda il turismo attivo e sportivo. Non siamo ovviamente solo sport outdoor, ma anche tradizione, natura, tranquillità e relax, mondo sano, le malghe, posti per famiglie e bambini. E i castelli. Questo abbiamo e su questo dobbiamo investire con costanza e oculatezza. Le strutture di accoglienza? Non sono moltissime, in

Dall’estate 2018 il Consorzio turistico Valle del Chiese si presenta con un nuovo vertice. Daiana Cominotti succede a Massimo Valenti, che resta nel consiglio e nel comitato esecutivo. Gli altri consiglieri sono Nicola Zontini, Michele Bazzoli, Alberto Bazzoli, Daniele Butterini, Marco Salvagni, Tommaso Beltrami, Nadia Baldracchi e Alessandra Zulberti. Il Consorzio raggruppa le pro loco comprese tra

Bondo a Bondone e gli operatori turistici della valle. Ha compiti di coordinamento, di regia vera e propria in una nicchia dell’economia della zona che è ancora marginale (il turismo costituisce meno del 10% del “PIL” del Chiese), ma che presenta alcune caratteristiche certamente di buon impatto e con garanzie di sviluppo interessanti.

Nome e cognome: Daiana Cominotti Data di nascita: 1 gennaio 1977 Famiglia: 2 figli, Angelica e Filippo Studi: laurea in economia a Trento, indirizzo Marketing Turistico Esperienze professionali: dipendente del Consorzio turistico Valle del Chiese fino al 2007. Poi mi sono messa in proprio e ho un’attività di organizzazione eventi (Angel) Hobby: passeggiate in montagna e volontariato Musica: frequento con piacere concerti di musica italiana e straniera. Sono una grande fan di Vasco Rossi Miglior pregio/peggiore difetto: mi do molto da fare per gli altri/sono permalosa Piatto preferito: pizza!!!! Vacanze: ovunque, basta che siano vacanze Sogno nel cassetto: una casa al mare alcuni casi c’è bisogno di rinnovamento, anche in termini culturali; uno stimolo per fare, per migliorare. La scorsa settimana, in occasione della Transalp e con il Pisa in ritiro abbiamo misurato cosa significhi il tutto esaurito. Una bella sensazione, da moltiplicare su altri periodi. Qualcuno ha accusato il Bim di investire proporzionalmente troppe risorse nel vostro settore. L’osservazione è corretta, nel senso che ci sostiene in maniera massiccia; rappresentiamo una parte piccola dell’economia locale, ma è anche vero che ogni incremento di presenze non si ripercuote solo su alberghi e bed&breakfast, ma finisce per espandersi a qualsiasi settore o servizio con cui può trovare una correlazione. Attualmente non abbiamo grandi numeri (anche se siamo arrivati a quasi 60.000 presenze all’anno), ma forti motivazioni, desiderio di dare sempre miglior qualità all’offerta; le manifestazioni e le proposte talora si accavallano, ma permettono però di coprire un target molto esteso. Non siamo in grado di attirare le masse, non abbiamo marchi come Campiglio, Dolomiti, Riva o Garda, ma possiamo dare molto e soprattutto incrementare qualità e numeri.

Avete cercato sinergie con le Apt di queste località “famose”? Partirei da un esempio: il turista tedesco che sale da Riva e scende dalla val di Ledro non conosce i confini, giustamente, del resto il turista non vede territori divisi da un ponte, da una forra, da un passo o da una linea sul terreno. Punti comuni ne cerchiamo e ne mettiamo in atto. Abbiamo

ottimi rapporti con gli omologhi della val di Ledro, che lavorano egregiamente e fanno numeri sorprendenti, un buon treno cui attaccarsi. Siamo appena insediati, l’idea è già in autunno di trovarci e di studiare la cosa, sia dal punto di vista “politico” che tecnico: partecipare alle fiere, con proposte e idee unitarie, non come realtà staccate, verso buoni mercati come Olanda, Ger-

mania, Austria. Inoltre, anche se cambia regione, vedo ottime possibilità di apertura verso i comuni bresciani del lago d’ Idro. Lì ci sono molte strutture ricettive, ma gli manca… il resto, l’offerta è limitata agli sport di lago; ma perché allora non farsi un giro al forte, venire al castello se c’è una festa o farsi una passeggiata in val di Daone?

…O fare canyoning sul Palvico Ah, quello per forza! Abbiamo ribaltato la scaletta però… In conclusione, almeno una domanda personale al Presidente. Come mai al vertice? Mi hanno cercata. Io in realtà sono una tecnica, sono cresciuta professionalmente dentro questa realtà. Il ruolo del presidente dovrebbe essere più politico. Inizialmente ho fatto presente che non credevo di avere molto tempo oltre il mio lavoro, la mia famiglia e le mie attività di volontariato, però confesso che la sfida di mettersi in gioco per portare risultati mi è piaciuta, è coinvolgente. Nel comitato esecutivo siamo in cinque, disponibili e presenti, operativi. Una sfida che vivo con entusiasmo. Grazie. Allora appuntamento sul Palvico. Ma è pericoloso? E’ per molti ma non per tutti, impegnativo, si sta in acqua un bel po’ di tempo, si fa qualche tuffo, in massima sicurezza, accompagnati dalle guide.


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Attualità

AGOSTO 2018

Su ordini del giorno di Mario Tonina al Guetti attivato il triennio di informatica. Per i comuni maggiori servizi digitali

Agricoltura, formazione e innovazione digitale al centro dell’azione politica Agricoltura: sostegno economico per nuove attrezzature Un ordine del girono dedicato al comparto agricolo trentino, approvato all’unanimità, prevede il reperimento di nuove risorse nell’ambito dell’indennità compensativa e dell’acquisto di nuove attrezzature. “Le attività agricole e la zootecnia - premette Tonina - garantiscono il presidio del territorio, la conservazione di importanti ecosistemi e il paesaggio, costituendo un elemento di valore strategico per lo sviluppo anche del settore turistico. L’indennità compensativa intende valorizzare economicamente gli svantaggi naturali e il conseguente minore reddito delle imprese agricole montane attraverso la concessione di un aiuto annuo corrisposto ai beneficiari che presentino una domanda di adesione e che siano in possesso dei requisiti previsti. Misura che a subito tuttavia un calo di risorse: il pagamento dei premi previsti per lo sfalcio e l’alpeggio ha La Pro Loco di Bolbeno, organizzatrice della manifestazione, cercherà di far magicamente rivivere alcuni momenti significativi della vita di un tempo: un’occasione per far riflettere e, soprattutto, per non dimenticare le tradizioni più importanti dei nostri territori. Per questo tra le antiche mura, sotto i portici e nella storica piazza centrale, verranno riproposti decine di antichi mestieri ormai del tutto scomparsi o profondamente cambiati rispetto al passato. Altra componente insostituibile di Not(t)e di Note è la musica, quella vibrazione nell’aria che toglie il fiato e che parla al cuore di ognuno di noi. Così tra gli scorci più affascinanti del paese suoneranno diversi gruppi musicali, a disegnare un vero e proprio itinerario musicale tra le antiche mura. Quest’anno si esibiranno, ancora una volta, gruppi rinomati tra i quali spicca il celebre gruppo “El Pont d’Arcalis” che chiuderà la manifestazione con il grandissimo concerto delle ore 21.30. Nel pomeriggio a partire dalle 15.30 si esibiranno il Duo Chitramonica, gli

Sono tre gli interventi di particolare rilevanza per il territorio giudicariese portati avanti dal consisubito un taglio del 10% mentre l’indennità compensativa viene ridotta del 15% rispetto allo scorso anno. L’emendamento Tonina al bilancio ha determinato lo stanziamento di 1 milione di euro: risorse destinate ai rinnovi varietali con impegno di spesa per il 2019 pari a quello previsto per il corrente anno nell’ambito della corrispondente missione. Ulteriori 500 mila euro sono destinati al rinnovamento di attrezzature per il controllo del cotico erboso con metodi alternativi al diserbo chimico, la modernizzazione delle macchine per la distribuzione di fitofarmaci le macchine per operare in sicurezza e l’acquisto di atomizzatori per le aziende ad indirizzo biologico. Formazione: un nuovo corso di Informatica al Guetti Via libera del Consiglio provinciale all’ordine del giorno

dedicato all’Istituto di istruzione Lorenzo Guetti di Tione ed in particolare concentrato ad ottenere la nuova attivazione dell’articolazione di informatica per gli studenti che, in seguito alla frequenza del biennio del settore tecnologico, desiderino proseguire con gli studi informatici senza per questo dover abbandonare le valli Giudicarie e recarsi altrove.La domanda di competenze e in particolar modo di competenze digitali, è destinata ad aumentare trasformando interazioni, lavori o intere filiere produttive. L’Ocse ricorda che ai giovani che si affacciano sul mercato del lavoro è chiesta una forte propensione non solo all’apprendimento continuo per rispondere all’incessante evoluzione delle professioni richieste, ma anche a sviluppare competenze digitali che non sono solo alla base di professioni specialistiche, ma

glio provinciale su stimolo del consigliere Mario Tonina. diventano essenziali per ogni settore e professionalità. Presso l’Istituto di Istruzione Lorenzo Guetti di Tione, dopo il biennio dell’Istruzione tecnica “settore tecnologico” è possibile frequentare il triennio con specializzazioni in “Costruzioni, ambiente e territorio” oppure “Costruzioni, ambiente e territorio opzione Tecnologia del Legno nelle Costruzioni”, ma ogni anno ragazzi interessati a proseguire gli studi in quell’Istituto, devono rivolgersi altrove per frequentare il triennio dell’Istruzione tecnica “settore tecnologico” con articolazione in informatica. L’attivazione della specializzazione in Informatica a seguito del biennio dell’Istruzione tecnica “settore tecnologico” garantisce basi teoriche, capacità di problem solving e competenze laboratoriali in ambiti quali servizi internet, banche dati digitali, applicativi mo-

bile e sistemi di elaborazione. Competenze, queste, sempre più richieste dal mercato del lavoro. I Comuni: estensione dei sistemi informativi elettronici alle partecipate Il consiglio ha infine approvato l’impegno per la Giunta provinciale, su proposta di ordine del giorno di Tonina, a estendere i servizi già resi nell’ambito del SINET (Sistema informativo elettronico trentino) ai Comuni e alle Comunità di valle, ai relativi enti strumentali e società partecipate. “Premesso che Informatica Trentina è la società in house per i servizi Ict dell’amministrazione provinciale - spiega il consigliere Tonina - e delle autonomie locali del Trentino appare importante, in un’ottica di razionalizzazione organizzativa e di spesa, che tale società estenda la propria attività a favore di società ed enti

strumentali dei comuni”. Il comma 7 dell’articolo 18 bis della legge provinciale n. 1/2005 tratta delle misure che gli Enti Locali assumono per assicurare il contenimento delle spese. Proprio in un’ottica di razionalizzazione complessiva della spesa rileva la necessità di ridefinire le disposizioni per la promozione della società dell’informazione e dell’amministrazione digitale e per la diffusione del software libero e dei formati di dati aperti previste dalla legge provinciale 16/2012. “Va sottolineato – conclude il consigliere - che per gli enti strumentali dei comuni e delle comunità, nel contesto attuale, non è previsto che possano essere adottati servizi resi nell’ambito del SINET, con tutte le criticità operative del caso e con maggiori costi per i soci pubblici. Da evidenziare inoltre che l’utilizzo di software standardizzati sul territorio può consentire anche di poter contare su sistemi integrati/ integrabili a livello provinciale”.

La manifestazione è alla 23esima edizione

Torna la Notte di Note a Borgo Lares Da oltre vent’anni, in agosto, a Bolbeno si svolge la manifestazione Not(t)e di Note: musica, vecchi mestieri, prodotti tipici e i celebri “Capùs de Bolben”, sono al ricetta che da anni la Pro loco di Bolbeno mette in campo per un appuntamento che si Aires Aires, gli Ancestrali e il Coro Cima Tosa di Bolbeno mentre alle 18.00 e fino alle 21.00 prenderà il via l’atteso concerto dei Reblues. Non si può dimenticare infine l’importanza che l’aspetto culinario riveste all’interno di questa manifestazione. Difficile resistere ai piatti tipici trentini che vengono proposti per la cena, preparati con cura dagli instancabili volontari. Il menù, a base di polenta, cotechino,

rivolge a turisti e locali. Novità di questa edizione è l’animazione pomeridiana per i bambini, grazie alla presenza dei pony, e per gli adulti è possibile visitare la mostra fotografica a cura del Circolo Fotografico Tionese.

braciola, salamino, peverada, spressa, e funghi, sarà in grado di deliziare anche i palati più esigenti che potranno gustare inoltre gli inconfondibili e inimitabili “Capùs de Bolben”, le gustosissime polpette a base di pane raffermo, formaggio grana, burro, uova, erbe, coste e uva sultanina, avvolte accuratamente in foglie di vite di uva fraga. La loro preparazione è laboriosa e impegnativa tant’è che qualche giorno prima della festa, le donne di Bolbeno si ritrovano tutte insieme e preparano centinaia e centinaia di Capùs con l’unico scopo di far apprezzare ai più questa specialità.


Europa

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Venti di fascismo sull’Europa? di Paolo Magagnotti

Nella politica vi sono purtroppo oggi, espressioni a fatti che impongono di essere chiari e preoccupati per questo germe, dandogli un nome, senza tanti giri di parole; personalmente non ho dubbi, e lo chiamo fascismo. Perché aver timore a pronunciare tale nome quando governi promuovono e fanno approvare in Parlamento leggi per limitare - e di fatto tenere sotto controllo governativo - la libertà di stampa e per mettere sotto controllo governativo il sistema giudiziario? Al riguardo gravi e allarmanti sono le decisioni assunte nell’area di Visegrad di inserire addirittura nella costituzione poteri di controllo governativo sulla libertà di stampa e nella magistratura. Perché minimizzare il comportamento di un ministro che ordina alla polizia di eseguire arresti, compito che in uno Stato democratico basato necessariamente sulla distinzione dei poteri spetta esclusivamente alla magistratura? Perché rimuovere pubblici funzionari che pur avendo idee diverse dal politico ne rispettano decisioni e direttive, ribellandosi semmai quando gli ordini confliggono con la legge e la coscienza? E poi, non è forse un’ideologia che fu cara al fascismo, praticata in termini particolarmente tragici da un nazionalsocialismo che in Germania manifesta un preoccupante sostegno elettorale, quella che alimenta avversione allo straniero, specialmente se appartenente ad una certa razza, e chiude il versante esterno ai confini nazionali? E che dire di un governo che per accontentare un alleato estremista con anime filonaziste vuol rilasciare

Un germe pericoloso si è inserito nel corpo della democrazia europea. Ne sono già state colpite in termini allarmanti alcune sue parti, fra cui l’Italia, e sembra purtroppo che non vi siano efficaci anticorpi mobilitati per combatterlo. Nel corso della storia tale germe, letale per la democrazia, è apparso con nomi diversi. Taluni non ne vedono un pericolo perché ritengono che un proprio passaporto a cittadini di un altro Stato con l’evidente possibile conseguenza di incendiare gli animi e rafforzare spinte secessioniste in un’Unione europea dove tutti coloro che sono cittadini dei rispettivi Paesi membri godono già di una cittadinanza europea? Personalmente mi preoccupano certi politici che parlano sempre in nome del popolo e per conto di tutti quei cittadini che lo formano e che per sentirsi investiti dal popolo si ritengono legittimati ad agire come meglio credono, prescindendo da norme imperative. Guai ad una società nella quale non si rispetta l’equilibrio dei poteri. Montesquieu e Rousseau mettevano in guardia da governi sedicenti democratici i quali per giustificarsi nelle loro azioni invocano la volontà del popolo e, nel mentre, rifiutano ogni limitazione della propria autorità. In Italia, come in altri Paesi europei, abbiamo sistemi politici basati sui partiti; partiti che possono aver dimostrato dei limiti nell’interpretare le istanze della gente e nel promuovere e sostenere sagge politiche nell’interesse del bene comune. Certamente le società sono in continua trasformazione, sia per processi insiti nel dinamismo dei comportamenti umani sia, come nel caso della globalizzazione, per effetto di evoluzioni della tecnologia; quelle trasformazioni tecnologiche che hanno portato tutti noi a

vivere nell’attuale epoca digitale, simboleggiata da Internet. Stiamo comunque attenti agli effetti che possono essere prodotti nell’assumere posizioni di antipartito per renderci interpreti della volontà popolare rivolgendosi direttamente al popolo per coglierne esasperazioni emotive, paure e avversioni verso il diverso. L’epocale fenomeno delle migrazioni - che nessuno potrà fermare e che tutti assieme possiamo gestire – genera fra i cittadini paure aggreganti attorno a leader irresponsabili che per ragioni di potere ne sanno cogliere emotività profonde e sentimenti di egoismo; il che può creare un rapporto pericoloso fra popolo e leader con ambizioni autoritarie.

si tratti di un fisiologico mutare dei tempi; altri, più attenti ai fenomeni della nostra società e memori di tempi non troppo lontani quando il germe divenne violento al punto da annientare il corpo democratico e le libertà che in esso sono immanenti, ne parlano sì, ma bisbigliandone il nome o pronunciandolo con tema o senso di incertezza.

“Il fascismo - scriveva Antonio Gramsci - si è presentato come l’antipartito, ha aperto le porte

a tutti i candidati, ha dato modo a una moltitudine incomposta di coprire con una vernice di idealità po-

litiche vaghe e nebulose lo straripare selvaggio delle passioni, degli odi, dei desideri”. Il minimo che si può chiedere a chi ha le redini di governo è la ragionevolezza, per tener desta la quale si chiede pure un maggior sussulto anche a uomini di pensiero, compresi i filosofi. Purtroppo - è Raymond Aron che ce lo ricorda – “se i filosofi hanno spesso definito l’uomo un essere ragionevole, di rado hanno applicato con la medesima sicurezza questo attributo alla storia degli uomini”. È da augurarsi che i venti di fascismo che aleggiano sull’Europa scuotano un eccessivo torpore che si registra in varie realtà d’Europa e che reazioni popolari democratiche annullino ambizioni pericolose. È inoltre da augurarsi che l’antieuropeismo di Stati dove si annidano fermenti autoritari non indebolisca ulteriormente la cornice dell’Unione europea, potente antidoto contro quelle aspirazioni che ci inducono a preoccuparci e a riflettere sulle spinte involutive di questi tempi.

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Cooperando

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Il fatturato consolidato della cooperazione agricola trentina supera il miliardo di euro all’anno

Il ruolo strategico della cooperazione agricola nei territori periferici montani di Alberto Carli Un assetto che ha permesso ai contadini trentini, attraverso il progressivo controllo e presidio della filiera agroalimentare, di assicurarsi delle rese accettabili rendendo dunque economicamente sostenibile la loro attività. In un interessante articolo di E. Fontanari sulla cooperazione agricola nelle aree marginali (Euricse Working Papers, 102|18) viene evidenziato come l’abilità specifica di questa “formula organizzativa” è di sviluppare e sedimentare conoscenza in lavoratori-proprietari stabili, favorendo un incremento dell’efficienza e della produttività del lavoro in campagna, anche tra chi il lavoro di contadino lo fa part-time. E’ su queste basi che nascono e crescono i

Il comparto delle cooperative agricole è una parte sostanziale dell’economia dei nostri territori. Sono 87 le cooperative agricole attive in Provincia di Trento con, nello specifico, 32 unità nel settore ortofrutticolo e cereali, 18 sia nel vitivinicolo che nel lattiero-caseario, 17 nei servizi e 2 nella zootecnia. Il fatturato consolidato della cooperazione agricola trentina supera i 1.000 Milioni di vantaggi competitivi territoriali, che trovano nella cooperativa tra produttori agricoli una forma di regolazione sociale in grado di garantire rendimenti crescenti alle comunità. In Trentino, infatti, abbiamo esempi come la cooperativa Agri90 di Storo che ha rappresentato uno strumento estremamente efficace nella rivitalizzazione di aree altrimenti destinate all’abbandono, consentendo invece di ottenere livelli di efficienza e di qualità (e re-

lativi rendimenti) superiori a quelli ottenibili con qualsiasi altra modalità organizzativa. L’importanza delle cooperative agricole risiede

euro. Ma il suo valore è molto superiore a quello rappresentato dai numeri: Essa infatti valorizza in particolare i territori periferici e svantaggiati, come quelli giudicariesi e trentini in generale, consentendo ai contadini di superare i limiti dimensionali legati alla conformazione montana del territorio, e di istituire dei veri e propri sistemi produttivi locali.

infatti nella loro capacità di costruire un contesto sociale virtuoso, che consente di sviluppare una specifica identità e senso di apparte-

nenza attraverso la generazione di valore che deriva dalle interazioni tra contadini, agronomi, commerciali, ecc. Le nostre aziende agricole sono obbligate infatti ad offrire produzioni caratterizzate da standard qualitativi molto alti questo per via dei più alti costi di produzione, a cui si associano le ridotte dimensioni dei fondi agrari (e dunque frequentemente anche la natura part-time dei contadini). La ricerca del riconoscimento del più elevato

prezzo possibile dal mercato diventa un prerequisito necessario. Di conseguenza, l’investimento nella qualità della produzione è la condizione sine qua non per rendere competitive anche (e in particolar modo) le aree strutturalmente svantaggiate di montagna. Il vantaggio competitivo delle aziende agricole trentine è stato costruito e perseguito proprio in questo modo, ovvero attraverso la valorizzazione delle distintività locali, trasmesse in seguito al consumatore mediante l’elaborazione e l’introduzione di veri e propri brand territoriali rafforzati dall’adozione di sistemi di controllo, certificazione della qualità e di disciplinari di produzione.

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Scuola

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Maturi: giovani giudicariesi pronti per spiccare il volo

ISTITUTO LORENZO GUETTI 5 UA. Aldrighetti Elena 72; Andreolli Nicole 69; Asson Cristina 75; Beltrami Letizia 78; Bertini Alice 65; Bonapace Ilaria 100; Bordiga Giulia 65; Colotti Chiara 97; Foppiano Rachele 63; Iori Michela 100; Paoli Mariaelena 66; Parisi Alessia 70; Pasi Isabella 60; Rassega Sofia 67; Salvotelli Cinzia 66; Susina Anna 80; Valenti Eleonora 72 5 APA. Abdel Kader Omar 64; Antolini Tommaso 72; Armani Alessandra 62; Boroni Giorgio 94; Chiodega Gabriel 91; Cocchini Federico 81; Di Fuso Patrick 74; El Kamili Omar 73; Marzadri Fabrizio 97; Mosca Martino 75; Rito Federica 83; Salvaterra Sofia 83; Stefani Lorenzo 75 5 APB. Armani Chiara 66; Diprè Leonardo 66; Kliment Emanuele 63; Panelatti Lorenzo 76; Salvadori Emma 81; Salvadori Matteo 61; Scalfi Arianna 85; Toma Radu 60; Zalla Gabriel 60; Zoanetti Stefania 80; Zontini Andrea Valentina 83; Zulberti Sara 63 5 ART3. Bonafini Alberto 87; Brisaghella Manuel 78; Caola Federico 73; Catturani Matteo 80; Chafouk Younes 61; Galazzini Matteo 63; Gualdi Cristian 65; Lorenzi Vigilio 67; Masè Michael 68; Monfredini Natasha 96; Montanez Lopez Daniel Francisco 73; Paletti Christian 74; Polla Federico 83; Polli Eric 75; Radoani Gabriele 72; Righi Mirko 74; Salvadori Francesca 75 5 FMA. Antolini Adriano 78; Beltramolli Elisa 80; Bonazza Alice 67; Didouh Idris 72; Donini Letizia 80; Ferretti Giada 70; Fioroni Francesca 65; Fogazzi Daniele 69; Gasperi Vanessa 100; Giovanelli Tommaso 78; Lefrouni Abdelatif 70; Nicolini Simone 70; Riccadonna Gabriel 98; Sottovia Gabriele 66; Tisi Desirè 77 5 FMB: Amistadi Enrico 70; Brunelli Gianluca 80; Bulku Giulia 70; Cassinelli Chiara 61; Giacomolli Siria 76; Grigorenco Valentina 97; Lorenzetti Fabiano 80; Mussi Mara 100; Riccadonna Giacomo 70; Rigotti Mirko 68; Sartori Sofia 78; Scalmazzi Daniel 79 5 CLA. Bottamedi Genny 77; Corradi Astrid 62; Endrizzi Miriam 81; Franchini Evelyn 62; Franchini Giorgia 73; Gabbia Paolo 61; Muzzioli Umberto 68; Prencipe Alessia 76; Rizzonelli Francesca 79; Rossi Nicola 86; Sireno Veronica 60; Tonini Katia 73; Trentini Francesco 62 5 LA. Achour Nawfel Amine 79; Andreolli Cecilia Maria 74; Belfassi Botaina 93; Beretta Elisa 91; Bertolini Marta 75; Casula Andrea 100; Cominotti Alessia 87; Corelli Erica 96; Ferretti Beatrice 79; Ladini Antonella 66; Luzzani Carla 64; Maestri Aurora 80; Masè Endale 71; Pace Teresa 83; Polla Anna 89; Pouli Lucia 72; Pucci Maria Maddalena 84; Rengifo Valeria 70; Schoensberg Chiara 78; Stoica Madalina Maria 70; Terzi Caterina 100; Valenti Monia 90; Verri Ines 82 5 SA. Amistadi Ilaria 80; Bella Valentina 68; Bonazza Mariachiara 79; Corradi Anna 67; Ferchichi Imen 77; Franchini Isabel 84; Fustini Federico 60; Galante Nicolò 84; Gallo Giulia 66; Giovanelli Leonardo 72; Malacarne Ivo 68; Marini Alberto 72; Maturi Laura 90; Nicolini Alessia 62; Parolari Arianna 60; Pretti Andrea 100

Caola Aaron 82, Castagnini Serena 95, Concer Riccardo 91, Corradi Michele 82, Cosner Arianna 93, Cozzini Arianna 91 Failoni Nicola 80, Frizzera Lorenzo 80, Giannoccaro Pietro 88, Nicolini Elisa 73, Polla Francesco 94, Simoni Emanuele 68, Spagnolo Giuliano 85, Venuleo Osvaldo 83, Viola Raffaele 84, Viviani Nicola 74, Zheng Haonan 95. Tecnico edile Bugna Enrico 100, Collini Antonio 70, Compostella Raffaello 67, Ferrari Daniel 78, Ladini Emanuele 100, Merli Luca 70, Praolini Erik 75, Riccadonna Leonardo 80, Salvadei Luis 82, Sardisco Michael 60.

e lode; Rocca Giovanni 96; Scolari Alessia 78; Tonina Lorenzo 61; Troinich Kiryl 75; Zambanini Kilian 100 e lode; Zambotti Chantal 65; Zanetti Michela 87; Zaninelli Francesca 80; Zeni Giorgia 65 5 SM. Cavallaro Teresa 83; Compostella Chiara 100; Debertolis Alex 73; Kerschbaumer Martina 80; Maffei Giovanni 64; Marchiori Alice 70; Marcolini Lorenzo 60; Mussi Miriam 80; Pedrotti Anita 98; Peri Francesca 83; Pialorsi Alessia 100; Scarpelli Chiara 74; Seia Stefano 66; Valentini Carolina 62; Valerio Michele 69; Vidi Camilla 78 5 TR. Alberti Beatrice 87; Angeli Diego 78; Aparo Francesco 64; Bellagamba Consuelo 84; Bonazza Madallena 96; Caliari Beatrice 82; Camera Manuel 72; Esposito Carlotta 66; Faccini Milena 74; Gabbia Riccardo 70; Giovanella Tiziana 76; Grazzi Veronica 90; Olivieri Federico 66; Paoli Cristiana 94; Polloni Lara 87; Rossi Barbara 78; Rossi Giorgia 76; Scalvini Martina 82; Simoni Nicole 60; Viviani Denise 90. ENAIP Servizi enogastronomia e ospitalità Bettega Alex 64, Bucci Enea 73, Cemin Stephanie 83, Galbusera Siria 85, Grazzi Giovanni 66, Iori Paolo 63, Mengoni Isabella 83, Mezzacasa Sara 100, Mochen Serena 61, Mosconi Daniel 100, Pellizzari Andrea Luigi 65, Poletti Donatella 60, Riccadonna Luca 71, Romano Anna 70, Torelli Alessandro 73, Zambelli 82. Operatore Gastronomia e Arte Bianca Antolini Fabio 92; Bazzani Angela 71, Beltramolli Michelle 66, Bordiga Nicola 71, Brochetti Silvia 94, Bugoloni Arianna Lorenza 76, Collini Natalie 72, Donini Matteo 71, Frizzi Niccolò 66. Fruner Giorgia 100, Galante Valentina 80, Ghezzi Andrea 60, Ghezzi Nicole 68, Gjini Arsen 60, Kliment Iuri 88, Loss Agnese 91, Nodari Gaia, 78, Receku Erica 73, Riccadonna Sara 74, Salvaterra Giorgia 90, Samac Sasa 79, Saracchini Fabrizio 67, Scalvini Mattia 60, Schivalocchi Alessia 76, Serafini Luca 86, Zambotti Ronnie 70, Zanella Filippo 82.

Operatore Accoglienza Bazzoli Gianlorenzo 72, Bonazza Valentina 63, Castoldi Milena 90, Fasoli Simone 72, Ferrari Nicole 65, Ferretti Alice 84, Foguani Amina 81, Foguani Mariam 62, Hmaidouch Brahim 65, Idrizi Melinda 60, Jouini Yahiya 70, Nicolini Christian 85, Puppio Leonardo 67, Tahiri Saloua 76, Tolettini Erica 90, Valenti Fabio Aldo 66, Valerio Marco 60, Zito Alice 80. Operatore Carpenteria in Legno Battitori Thomas 90, Bianchi Andrea 74, Conti Stefano 85, Cozzio Mirko 76, Farina Damiano 69, Gripshi Jurgen 66, Guidi Giuseppe 82, Mosca Nicola 83, Orsi Manuel 70, Pizzini Davide 65, Rivani Fabio 75, Salvadori Pietro 60, Salvadori Simone 66, Salvaterra Roberto 64, Zanetti Nicholas 87 Operatore Elettrico Bogdani Stiven 70, Bordiga Nicola 64, Chakari Sulejman 71, Corradi Nicolò 72, Cvetanoski Emilio 66, Galbusera Kevin 88, Lovato Michele 77, Malesardi Roberto 76, Nicolli Lorenzo 84, Parmigiani Oscar 75, Pelizzari Stefano 63, Racaru Mihai Adrian 68, Salvagni Daniele 88, Tairi Mustafa 62, Turrini Aronne 83. Operatore Meccanico Benini Alberto 83, Bouchikhi Salah 66, Caola Michele 68, Ferrari Nicholas 68, Marini Alessandro 72, Pinyugin Denys 63, Riccadonna Giulio 80, Valentini Jheicof Andrei 62. Tecnico Servizi Sala e Bar Bresciani Rachele 93, Fedrizzi Gabriele 84, Floriani Riccardo 86, Gentilini Patrick 82, Gouem Zinabo 75, Hmaidouch Hassan 75, Lagrine Najwa 84, Leon Coronel Angie Pauleth 79, Luzzi Michela 82, Maffei Francesca 87, Masè Giorgia 82, Melzani Denis 81, Origano Samuele 93, Ortolani Nikita 84, Porceddu Francesco 85, Salvadori Chiara 90, Trentini Martina 79, Ungureanu Valeria 80 Tecnico di Cucina Andreolli Thomas 83, Bazzani Sara 93, Bazzoli Gabriele 77, Calista Tommaso 91,

Tecnico Automazione Berlanda Gianmaria 63, Bettoni Christian 71, Chahizzamane Amin 77, Failoni Cristian 70, Failoni Massimiliano 70, Frigotto Bullo Alessandro 81, Frizzera Luca 74, Galli Giovanni Fulvio 68, Leon Cordova Guido Alexander 71, Mahmutaj Hajri 80, Morandi Lorenzo 75, Paladines Pineda Bryan Anthony 62, Penafiel Delgado Hector Abisai 60, Sottovia Gionata 77, Vaccari Simone 82, Vivaldelli Alessio 86. UNIVERSITÀ POPOLARE TRENTINA 5A Capes (Maturità professionale) Corradi Greta 65/100 Maestri Catia 71/100 Salvaterra Petra 85/100 5B Capes (Maturità professionale) Bonomini Beatrice 74/100 Ferrari Martina 76/100 Pesenti Francesca 75/100 Racaru Brindusa Mihaela 68/100 Scaia Marika 91/100 Operatore ai servizi d’impresa Ahmed Zohaib 78/100; Armanini Alessia 74/100; Battaglia Elisabetta 74/100; Bonomini Claudia 61/100; Cristina Aurora n.q.; Donati Deborah n.q.; Ferrari Alessia 91/100; Galante Gabriele 65/100; Kurti Albina 86/100; Lazzarini Alessio 73/100; Oliana Cristiano 76/100; Salvdori Megan 62/100; Sheraz Iqra 90/100; Sufali Anxhelino 68/100; Terzi Ilaria 78/100; Vecli Christopher 61/100. Operatore ai servizi di vendita Abdiu Adelina 60/100; Abdiu Jasmina 75/100; Bianchini Megan 71/100; Colbrelli Greta 70/100; Kasmi Eridona n.q.; Masè Sharon 92/100; Megyes Patricia Anastasia 70/100; Pelizzari Monica 67/100; Zucchelli Heidi Asia n.q. Tecnico dei servizi d’Iimpresa Antolini Andrea 72/100; Bolandini Martina 68/100; Camerotto Chiara 79/100; Ferrari Sara 76/100; Iop Silvia 72/100; Leci Brixhilda 68/100; Nori Thomas 77/100. Tecnico commerciale delle vendite Ameti Almedina 87/100; Fusari Matteo 70/100; Gusmerotti Damiano 70/100; Maturi Isabella 88/100; Parolari Carlotta 81/100; Salvadori Camilla n.d.; Zontini Mariagrazia 76/100


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Attualità

AGOSTO 2018 Si aggiunge ad altri due paesi giudicariesi: Rango e San Lorenzo in Banale

Bondone è fra i Borghi più Belli d’Italia Aveva mosso i primi passi per aggiungersi alla pattuglia un altro borgo del Chiese, ma la sua corsa pare essersi bloccata ancor prima che scattasse il semaforo verde. È Quartinago, il sobborgo medievale di Cimego, che mantiene intatta la fisionomia urbana tipica del borgo antico: fra le sue cantine e gli avvolti, nelle stradine e nelle piazzette si svolge da qualche anno il mercatino natalizio; Casa Marascalchi è stata sistemata per mostrare le caratteristiche della casa contadina. Insomma, Quartinago (fra l’altro risparmiato dal massacro della Grande Guerra a differenza del resto di Cimego) avrebbe i numeri per entrare nei borghi più belli d’Italia, ma per ora il treno è uscito dalla stazione prima che il villaggio salisse a bordo. Dopo la richiesta, inoltrata ancora quando l’Amministrazione comunale di Cimego era autonoma, tutto si è fermato: la delibera non è mai stata approvata dal Consiglio comunale di Borgo Chiese, che ha raccolto l’eredità di Condino, Cimego e Brione. Storie d’altri tempi Bondone. Merita di entrare nei borghi più belli d’Italia? Storia, tradizione ed attuale contesto urbano dicono che sì, lo merita. Ci arrivi percorrendo la strada di circa cinque chilometri che sale da Baitoni, strada che non ha molti decenni sulle spalle. Fino agli anni Sessanta tutto si portava a spalle. Lo raccontano i due “grandi vecchi” can-

di Giuliano Beltrami

Era una bella giornata di sole mercoledì 18 luglio, quando a Baitoni, dove da qualche tempo si è trasferito il municipio di Bondone, è arrivata la notizia: il villaggio arrampicato sulla montagna che separa il bacino del Garda dalla valle del Chiese è stato inserito nel gruppo dei borghi più belli d’Italia. Sono in tutto 250, dal Sudtirolo alla Sicilia, disseminati nell’Italia dei mille campanili

e dei villaggi carichi di storia. In Trentino sono sei, la metà dei quali si trova nelle Giudicarie. Infatti, prima di Bondone sono arrivati i due centri delle Giudicarie Esteriori: Rango (che potremmo definire appartenente alla schiera dei bei borghi grazie alle suggestioni dettate dal suo piccolo centro storico) e (più recente) San Lorenzo in Banale. ruzione della voce di un televisione o la musica di una radio. I carbonai Bondone, “Paés dei carbonér”, paese dei carbonai. Tanto si è detto e si è scritto sull’epopea dei carbonai. Si è raccontato dell’emigrazione stagionale, quando la famiglia partiva con tutte le masserizie per andare sulle montagne di Trentino,

tori di Bondone e della “bondonesità”, Pierino Mantovani e Gianpaolo Capelli. “Quando gestivo il negozietto della Cooperativa - racconta il primo - andavo a Ponte Caffaro a prendere le cassette di verdura e le portavo a spalle su per la mulattiera fino a Bondone”. “Mio padre - gli fa eco il secondo - quando gestiva il bar scendeva a Baitoni al mattino a prendere il pane fresco: andata e ritorno a piedi”. I morti facevano la strada inversa: a Baitoni c’era la chiesa, ma fino al 1957 mancava il camposanto, così l’ultimo viaggio verso la dimora eterna diventava impegnativo: infatti la bara veniva portata a spalle fino a Bondone. Storie d’altri tempi. Come quella del colera del 1855. Risalì pure lui la

mulattiera, probabilmente portato da qualche emigrante di ritorno, e colpì brutalmente la comunità. Cosa faceva in quei tempi il popolo pio? Faceva un voto: le famiglie non colpite dalla terribile malattia si sarebbero im-

pegnate a commissionare un affresco sulla facciata della loro casa. Così, camminando nelle viuzze del centro storico, ti imbatti nelle immagini della Madonna e dei Santi. Il centro storico: atmosfera d’un tempo andato. Il rumore dei passi rimbomba sul selciato degli stretti vicoli, e dalle finestre proviene il vocìo dentro le case. Può accadere che una donna chiami la vicina dalla finestra. L’unico rumore che ti richiama al tempo moderno è l’ir-

Bresciano e Veneto per fare il carbone. Il paese si svuotava a partire da aprile: non c’era scuola che tenesse, perché anche i bambini dovevano seguire mamma e papà. Qualche incombenza (come tenere gli animali domestici) c’era pure per loro. La storia narra di bondonesi nati nella baracca vicino all’Aiàl, la piazzola su cui si issava il Poiàt, la catasta di legna da cui si traeva il carbone, e narra di bondonesi morti a causa di incidenti

vicino all’Aiàl. La storia narra pure di vite al limite della sopravvivenza, quando non addirittura di miseria, in particolare quando trovavi il commerciante senza scrupoli che una volta comperato il carbone se la batteva senza pagare. Allora erano lacrime per tutto l’inverno: lacrime per la famiglia fregata e per il bottegaio che non riceveva il pagamento delle merci. Storie dei tempi d’oggi La prima corriera arrivò a Bondone sul finire degli anni Sessanta. Da allora la strada è stata migliorata, e oggi quei quasi cinque chilometri che salgono da Baitoni sono frequentati dai paesani, ma anche da villeggianti che vogliono visitare queste zone, a partire dal castello di San Giovanni, che ospita la mostra fotografica del carbonaio e una ricostruzione del poiàt. Molti i motociclisti e i bikers, i ciclisti che salgono verso l’Alpo e magari balzano a Tremalzo o virano verso la val Vestino. Bene. Anche se non mancano i crucci. Vi fu un tempo, dopo gli anni Settanta, in cui ci si illuse che il mondo fosse diventato più piccolo: un villaggio, scrisse qualcuno. Poi l’illusione svanì: l’ufficio postale sparì, la scuola elementare fu trasferita, il parroco scomparve, il punto nascite di Tione venne chiuso. Infine pure la sede del municipio è emigrata verso Baitoni. In particolare, con la riduzione dei servizi all’ospedale di Tione Bondone ritorna a scoprire di essere ad ottanta chilometri dalle città, con strade che non sono proprio ospitali. Come dire? E’ senz’altro affascinante vivere in un bel borgo, ma costa fatica.


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Ca di Francesca Cristoforetti

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Attualità

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La prima iniziativa di raccolta fondi è della Pro loco di Daone che, in occasione della Sagra di S.Bartolomeo (24, 25 e 26 agosto) propone una ricchissima lotteria (fra i premi in palio anche un’automobile) il cui ricavato sarà destinato a sostenere gli oneri di natura legale dei volontari coinvolti, in totale una quindicina di persone: il volontario che manovrava la pala, padre di due figli piccoli, sicuramente la posizione più dolorosa ed emotivamente più difficile durante il lungo iter processuale seguito alla causa civile avviata nel 2013; il proprietario del mezzo che lo aveva prestato al Comitato organizzatore per l’allestimento della struttura e infine il presidente e tutto il Comitato Pareti di Cristallo composto da rappresentanti delle varie associazioni del paese e dagli albergatori che si occupavano dell’organizzazione dell’evento. La nuova iniziativa si chiama “Dì per Dì”, dalle iniziali di Daone e di Dario, dal senso, giorno per giorno, dell’opera dei volontari, dell’unità della comunità da costruire e perpetrare a piccoli passi e del sostegno che il Comitato vuole dare. Graficamente, l’abbraccio di due montagne – simbolo della valle – sulle quali splendono assieme il sole e la luna, i tempi bui e quelli migliori. Diversi esercizi commerciali delle Giudicarie hanno dato la disponibilità a vendere i biglietti e sul sito del comune di Valdaone – www.comune. valdaone.tn.it – sono di-

Conclusa la causa civile per la morte di Dario Corradi all’Ice Master Word Cup del 2011

Sostegno ai volontari per pagare le spese legali Il Comitato Daonensis lancia una raccolta fondi per aiutare le persone coinvolte

DAONE - Il Comitato Daonensis continua la sua opera di sostegno economico e conforto alle famiglie del territorio in stato di bisogno istituendo un fondo di solidarietà da destinare a coprire le spese legali

sponibili le informazioni sull’acquisto dei tagliandi e i premi in palio. A poche settimane dagli eventi del 2011 nacque il Comitato Daonensis, fondato per volontà di tutti i rappresentanti del volontariato sul territorio comunale, con lo scopo di sostenere la famiglia e tutti i coinvolti all’indomani dei fatti del 2 gennaio 2011,

una giornata tristissima per Daone: durante i lavori di preparazione dell’Ice Master Word Cup, Dario Corradi, assessore del comune di Daone e componente del comitato organizzatore della manifestazione, rimase schiacciato fra la benna di una ruspa e l’impalcatura. La ruspa stava portando la neve sulla struttura in modo che, grazie al fred-

dei volontari coinvolti, a causa delle cariche che ricoprivano in quel momento nelle varie associazioni, nell’iter processuale seguìto alla tragedia della morte dell’assessore Dario Corradi nel 2011. do rigido, si compattasse e potesse fornire l’appiglio per gli arrampicatori. Corradi, mentre l’operaio stava mettendo in moto la macchina si trovò tra l’impalcatura e la benna, perdendo la vita. Solo due anni dopo, a colpire nuovamente i 4 figli della coppia, mancò anche la moglie di Dario, Loretta. Nel 2013 fu avviata una causa civile, conclusa quest’anno grazie al raggiungimento di una definizione conciliativa di un procedimento particolarmente delicato anche sul piano umano per la comunità di Daone; un procedimento che l’ha toccata proprio il grande cuore del volontariato che caratterizza il vivere assieme e il sentirsi parte di una comunità. La famiglia sarà risarcita con una tran-

sazione coperta dalle assicurazioni, ma ai volontari rimangono cospicue spese legali da saldare, da qui la decisione del Comitato Daonensis di intervenire. “Il raggiungimento di questa definizione conciliativa – vuole sottolineare l’amministrazione di Valdaone – è la conclusione equa di una vicenda tristissima e a questo risultato si è potuti arrivare anche grazie alla famiglia di Dario, in particolare di Vanessa, la figlia più grande che con ammirevole coraggio si è presa carico di una responsabilità davvero grande nei confronti dei suoi fratelli e ha accettato la transazione in termini ridotti rispetto alle legittime richieste. È la volontà e l’umanità degli individui che riesce a superare le situazioni più

tragiche e Vanessa ha dato un esempio in questo senso davvero significativo”. Le somme raccolte, anche attraverso liberalità di privati, saranno ripartite proporzionalmente in base all’importo rendicontato da ciascun soggetto beneficiario e relativo esclusivamente alle spese legali sostenute per la causa civile citata in premessa. Non sarà applicato alcun ordine di priorità, mentre il principio di proporzionalità sarà applicato esclusivamente tra la spesa sostenuta per le spese legali dai soggetti beneficiari e l’importo raccolto, che sarà versato a cadenza trimestrale o semestrale a discrezione del Comitato Daonensis. In merito al Comitato Ice Master, i contributi eventualmente ricevuti da altri soggetti esterni al Comitato Daonensis saranno decurtati dalla somma rendicontata.

Giorgio De Chirico al Castello di Stenico Dal 4 agosto al 14 ottobre in mostra le opere grafiche del padre della Metafisica Le desolate piazze d’Italia vengono illuminate da un timido sole autunnale, abitate da personaggi misteriosi ispirati dalle storie della mitologia greca e dalla profonda consapevolezza dei moti dell’animo umano. Gli oggetti vengono ingigantiti e spostati in posti innaturali e le prospettive vengono completamente rotte. Ogni nesso logico viene ribaltato. Tutte le opere recano il titolo a pugno dell’autore e il timbro a secco di Casa de Chirico, sono litografie, acqueforti, e incisioni colorate a mano o in bianco e nero, collezionate in più di 45 anni di ricerca in Italia e all’estero, molte di esse sono rarissime, ormai introvabili e molto preziose. Tra le opere esposte: “Enigma del Pomeriggio” , “La Sponda Misteriosa”, “ Zeus”, “I Mostri”, “Lo Sgombe-

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al 4 agosto al 14 ottobre il Castello di Stenico ospiterà una preziosa mostra dedicata alla grafica di Giorgio De Chirico organizzata da Art Action e curata da Azzurra Casiraghi e Brasilia Pellegrinelli in collaborazione con il Museo, il Comune di Stenico e il Servizio Attività Culturali. Dalle contaminazioni ro”, “La Biga invincibile”, “Interno Metafisico”, “Gli Archeologi”, “La Fontana del Mistero.” Chiamato anche il pittore del mistero De Chirico riuscirà con il suo nuovo modo di dipingere a cambiare la storia dell’arte e a influenzare tutti i successivi movimenti. Con la sua pittura e la sua visione, anticipa e getta le basi di

culturali dei primi del Novecento una collezione privata racconta le invenzioni e le stranezze dell’artista italiano più noto ed influente dello scorso secolo. Questa interessante mostra dal titolo “Il museo delle stranezze di Giorgio De Chirico” conduce lo spettatore in un epico viaggio tra enigma e sogno. movimenti come il Dadaismo, il Surrealismo e il cosiddetto Realismo Magico, diventando un punto di riferimento stilistico fondamentale per il “Novecento” pittorico e architettonico ed anche per le correnti artistiche europee ad esso affini. Le sue invenzioni influenzeranno anche l’arte nel secondo dopoguerra spe-

cialmente la Pop Art. Far vedere ciò che non si può vedere è stato fin dall’inizio lo scopo della sua ricerca artistica e chiama Metafisica la sua pittura perché essa ci mostra che il mistero e l’enigma non stanno al di là, ma dentro le cose fisiche, nella molteplicità di sensazioni che sprigionano le immagini e le forme qualora vengano rotti i nessi logici di relazione tra loro. Giorgio De Chirico getta quindi le basi di un nuovo modo di esprimersi fondato non sull’apparenza dell’oggetto, ma sulle sue possibilità di significato. Per primo si rende conto che ogni forma che vediamo trae il suo vero valore dalla nostra coscienza per le infinite associazioni e ricordi che può suscitare in noi.


Cultura Alla sera luci fioche rischiaravano le piccole finestrelle delle stalle e dei cascinali. Un piccolo e diffuso presepio. La faggeta completava il rinnovo delle sue folte chiome e nel sottobosco si espandevano e si rinnovavano i miceli dei funghi. La sera scendeva su quelle piccole e semplici umanità e con essa il silenzio e la quiete. L’odore del letame fresco si mescolava a quello del fumo del focolare che filtrava da ogni pertugio. A tratti una vacca scuoteva la catena. Una buona minestra fatta cuocere nel latte, arricchita da scagliette di spressa invecchiata, servita in scodelle di legno, spegneva la fame, anche quella più insidiosa dei giovani. Calava poi la notte e un piccolo filò concludeva la giornata. Sul fieno, semplici giacigli accoglievano la famiglia stanca. I profumi delle aromatiche si mescolavano con gli ultimi fumi del focolare morente. La danza di alcuni ghiri sulle vecchie travi teneva desti anziani e giovani ancora per alcuni istanti. All’indomani il cinguettio degli uccelli e le prime luci dell’alba accoglievano il risveglio dei genitori che con delicatezza riemergevano dal loro paglioso giaciglio, per raggiungere il cascinello e la stalla sottostante il fienile. Ad ognuno il proprio mansionario. La madre accendeva il focolare, mentre il padre dava avvio al governo del bestiame. Capienti bracciate di fieno venivano deposte nelle man-

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Piccolo mondo antico: la media montagna giudicariese di Giovanni Bazzoli Boschi, prati, strade sterrate, sentieri, canali, canalette scavate nel legno, pozzi, concimaie più o meno geometriche, case da monte, ecco come si presentava un tempo il territorio della bassa e media montagna nostrana. A tarda primavera si aprivano le stalle e le piccole mangiatoie, salutate dalle vacche con energici scuotimenti del capo. Seguiva la mungitura. Il posizionamento del secchio era preceduto da un invito imperioso del mungitore alla lattifera perché assumesse la giusta postura. Il latte fluiva nel secchio, inizialmente con un’eco metallica e poi sempre più ovattato dallo spesso strato di schiuma prodotta dai vigorosi spruzzi. Si concludeva il governo con l’abbeverata. Una melodia fischiata ritmava l’elegante e silenziosa assunzione dell’acqua. Il musello era a pelo d’acqua e l’acqua fluiva silenziosa nel capiente rumine. La melodia del mungitore accompagnava

anche il risveglio dei figli, che sovente, scesi anch’essi dal letto di fieno, raggiungevano la madre nel fumoso cascinello. La giornata era iniziata per tutti. Dopo una veloce colazione, una altrettanta veloce igiene personale con acqua fresca, carichi di una piccola fascina o altro utile prodotto, si ritornava al paese, quindi alla scuola. Per diversi giorni si protraeva questo andirivieni dal monte alla valle. Il prato, il bosco, e la cascina costituivano piccoli regni dove natura, cultura e umanità si intrecciavano. Una piccola economia circolare garantiva una dignitosa sopravvivenza. Formaggio, burro, funghi,

drie migravano in quota per cibarsi dei nuovi fieni maturati durante il lungo inverno. Uno scampanellio si librava nell’aria mescolandosi alle voci acute dei bambini o a quelle roche dei nonni. Il paese si svuotava e la montagna si rianimava. verdure selvatiche, selvaggina, riempivano le dispense delle nostre famiglie. Alcuni baratti le integravano con altri prodotti che il territorio non offriva. La lavorazione del latte, un momento magico. I prati di paese come quelli di montagna venivano pettinati e ripuliti, alle prime piogge e ai primi tepori della primavera eccoli rinascere. Ai più giovani era affidato il compito della raccolta dei seccumi nelle ombrose faggete, misteriose anche a mezzogiorno. Perfino i cespugli non sfuggivano alle attenzioni dei giardinieri di quota. Non vi era luogo che non ostentasse questo intimo rapporto

tra natura e cultura, ben rappresentato dal paesaggio agro montano, dove erano provvidenzialmente dosati creatività, estetica e funzionalità. Un mix, capace di perpetuare nel tempo, nei secoli, un rapporto di umile ma produttiva coesistenza tra uomo e natura. Ma giunse la modernità, il cosi detto sviluppo economico a incrinare questo piccolo mondo antico e ad insidiare la sostenibilità. La tecnologia ed il mercato hanno scosso anche la piccola agricoltura di sussistenza. Alcune case da monte sono stata ristrutturate onde rispondere ad una utilizzazione più ludica che lavorativa. Molti prati un po’ tramontati

hanno perso colori, profumi, diversità botaniche, sopraffatti dalle cespitose o dai rovi. La maggior parte dei sentieri si perde, come va perduta la fitta rete di canali che per secoli hanno portato acqua fresca alle baite. Alcune strade sterrate cedono alle lusinghe dell’asfaltatura. Le faggete infittiscono. Ovunque ramaglia sprofondata nella spessa coltre di fogliame secco. E’ ritornato anche l’orso e il lupo a rendere ancora più sinistra la notte sui nostri monti. E quella montagna materna che per secoli ha accolto famiglie povere ma dignitose, capaci con la sola forza di un duro e quotidiano lavoro e la pedissequa applicazione di una secolare memoria storica di tecniche e credenze di assicurarsi una dignitosa sopravvivenza, vive una preoccupante crisi di identità.

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Arte

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La prossima sfida sarà quella di mettere in rete queste scuole di intaglio, come già avevano fatto, ante litteram, i nostri avi, dando vita a quelle salutari contaminazioni che sole possono produrre qualità artistica; gran parte del nostro patrimonio storico-artistico è infatti frutto di questi scambi, di questi “passaggi”, specie per quanto riguarda l’altaristica e la scultura lignea, a partire fin dal medioevo. Da una bottega altotesina esce il primo altare a portelle - Flügelaltar - documentato in Trentino (1468), di legno intagliato, policromato e dorato, con al centro una Vergine col Bambino, collocato nella chiesa di Santa Maria Assunta di Campiglio, assieme ad altre due straordinarie sculture lignee di epoca precedente, il possente Crocifisso di impronta romanico-gotica di metà del XIV secolo e la tenerissima Madonna del fico di inizio secolo XV, altrettanto di provenienza nordica. Il Cinquecento è segnato, in Giudicarie, dalle figure altissime degli scultori bresciani Stefano Lamberti e dei fratelli Maffeo ed Andrea Olivieri, che inaugurano la linea lombarda dell’arte giudicariese che si protrarrà fino a tutto il Settecento. Sono loro i portatori del verbo rinascimentale in questo angolo di Trentino: Stefano Lamberti è l’autore del Sant’Antonio Abate (ca.1514) e del Cristo morto tra la Vergine e San Giovanni (1530) della Pieve di Condino, assoluto capolavoro di intaglio, guardando alla pittura coeva dei grandi concittadini Romanino e Moretto; i fratelli Olivieri impreziosiscono con il complesso scultoreo delle loro ancone lignee le chiese di Tione (1515), Ragoli, Giustino (1530) e Condino (1545), mettendo in scena, in quest’ultima, un’Assunzione della Vergine di straordinaria forza espressiva degna del gran teatro montano dei Sacri Monti. La loro bottega viene attestata nel villaggio di Modrone, l’odierno Preore. Di bottega bresciana è pure l’altare maggiore della chiesa di Dolaso, targato 1515, di raffinata fattura, proveniente da fuori valle. Sono il Seicento ed il Settecento, però, che vedono la magnifica proliferazione di altari lignei, casse d’organo e cantorie in tutte le Giudicarie e l’emergere di artisti locali sulla scia degli inarrivabili modelli della famiglia Fantoni, scultori intagliatori bergamaschi, dei Pialorsi “Boscai” della Valle Sabbia e l’influenza veneta del geniale intagliatore bellunese Andrea Brustolon; il nostro campione rimane Lorenzo Haili di Fisto, di cui abbiamo già parlato in questa rubrica e che farà fortuna dalle parti di Mantova e Parma. All’inizio del Seicento spuntano i nomi di Giacomo Casteller o Castellari, di origine brissinese, con bottega a Borzago, autore di tre altari nella chiesa di Stenico e dell’altare maggiore nella chiesa di San Barnaba a Bondo (sostituito con quello marmoreo nel ‘700) ed di Simone Boninsegna da Poia, a cui vanno attribuiti dei pregevoli altari

Il pregiato mondo degli artigiani del legno giudicariesi

Tesori di legno di Giacomo Bonazza Non saremo la Val Gardena, capitale indiscussa del legno artistico, ma neanche un distretto di secondaria importanza rispetto a questa forma d’arte, che dai secoli più remoti arriva fino a noi, alimentando una tradizione che vede le Giudicarie in prima fila nella lavorazione e produzione di manufatti lignei dall’alto valore artistico. Non è un caso che la nostra valle, con i suoi oltre 56 mila ettari di superficie boschiva sia la più forestata di tutto il territorio provinciale, fornendo da sempre la materia prima per chi vuole trarne oggetto estetico o comunque decorativo. Di questi anni alcune meritevoli

iniziative che rilanciano una vocazione artistica antica: dal 1989 il simposio estivo annuale di scultura lignea di Balbido/Rango, a cura del gruppo culturale La Ceppaia; dal 1995 la scuola del legno di Praso, con la serie dei simposi biennali, promossa dall’associazione La Büsier; dal 2008 la scuola del legno di Borgo San Giacomo a Ponte Caffaro, promossa dai cugini bresciani dell’associazione culturale Legno e Identità, con l’intenzione di rinverdire, nel nome dell’arte, un legame storico fra la grande tradizione della scultura lignea valsabbina e quella delle valli occidentali del Trentino.

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Foto 1- Giuseppe della Benedetta, Armadi della sagrestia, chiesa dell’ Inviolata di Riva del Garda (1695/1697) Foto 2 - Cristoforo e Giandomenico Bezzi, Altare maggiore di Dasindo (1656) Foto 3- Giacomo Lucchini, Confessionale, chiesa di San Giovanni Battista di Tremosine ( primo ventennio del ‘700)

tra Giudicarie (altare dei Santi Rocco, Gerolamo e Carlo Borromeo a Dasindo e altare della Vergine a Lundo), Alto Garda e Valsugana. L’impianto di questi manufatti della prima metà del XVII secolo, tra cui vale la pena annoverare l’altare del Rosario della chiesa di Daone, è ancora tardo-cinquecentesco, a edicola con timpano, ornamenti a motivi vegetali e a grottesca e le colonne decorate con viticci stilizzati, di statica e misurata bellezza. La svolta stilistica verso il barocco, con tutto quello che comporta in termini di monumentalità, tripudio decorativo, dinamismo plastico e chiaroscurale, trasformando gli altari in vere e proprie macchine scenografiche rivestite di oro e di ricche policromie, per incentivare nei fedeli lo stupore devozionale, si situa dopo la metà del Seicento. La matrice di questo rinnovamento, nel nostro caso, è di nuovo bresciana valsabbina con le sue morbidezze plastiche, frutto di un intaglio elegante e minuzioso. Il rutilante altare della Santa Croce nella pieve bleggiana (1640-1652), l’originale retablo che custodisce la sacra reliquia, opera di probabile intagliatore lombardo, e l’altare maggiore di Dasindo (1656) degli ottimi fratelli solandri Cristoforo e Giandomenico Bezzi, ci portano verso gli ultimi decenni del XVII secolo e l’inizio del Settecento, dove vedremo protagonisti scultori/intagliatori giudicariesi di grande talento come Giacomo Lucchini da Castello Condino con gli altari di Condino e di Lodrone, Giovanni Battista Pollana di Roncone con l’ancona dell’altare della Madonna del Rosario nella chiesa di Santo Stefano, Giuseppe della Benedetta di Andogno con gli stupendi armadi della sagrestia dell’Inviolata di Riva del Garda e lo stesso Lorenzo Haili e la sua bottega con gli stalli del coro della chiesa rivana, la testimonianza più rimarchevole della scultura lignea seicentesca in Trentino.


Ambiente

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A fine maggio l’Italia ha esaurito le risorse naturali idealmente disponibili per tutto l’anno

Dagli di Gianni Ambrosini

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Memoria

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Al lupo! Fanno scalpore oggi le notizie di avvistamenti di sparuti gruppi o di animali solitari che compiono scorrerie anche vicino alle nostre valli (l’anno scorso un esemplare fu avvistato al passo del Ballino), ai danni di animali da allevamento. Eppure, come nel caso dell’orso, un tempo questi animali erano endemici delle nostre zone montane e anzi, da recenti studi, pare che dal Medioevo fino alla fine del Settecento le Giudicarie, insieme con la Valle di Non, furono i luoghi più frequentati da questi quadrupedi, entrando facilmente nell’immaginario e nel folclore collettivo e diventando il protagonista di storie e leggende di molti paesi, come ad esempio le inquietanti fiabe con protagonista il Barba Löf (lo Zio Lupo) in Val Rendena. Nel concreto il lupo rappresentava una presenza con la quale le genti di un tempo dovevano quotidianamente confrontarsi e così, allo stesso modo che con altre bestie, le comunità fin dal Medioevo si organizzarono

di Aldo Gottardi Le economie dei nostri territori (e di molti altri in altre realtà) erano assai deboli e soggette a continui pericoli da parte umana (guerre, saccheggi) e soprattutto della natura (siccità, inondazioni, epidemie, ecc…). Tra gli aspetti naturali un ruolo non secondario lo avevano i predatori dei boschi, che seri danni potevano arrecare alla zootecnia, all’allevamento e alla stessa incolumità per eliminare fisicamente queste minacce o per lo meno per tutelare gli allevatori che fossero stati danneggiati dai predatori. E’ del 1520 una carta di regola relativa al paese di Preore, nella quale si prevedeva la responsabilità delle persone preposte al controllo delle greggi in caso di danni, un po’ come accadeva per i saltari nei campi. Ci sono riferimenti al lupo anche in una carta di regola di Tione datata 1578, dove si stabiliva una taglia in caso di loro abbattimento. Questo provvedimento, che probabilmente fu adottato anche da altre comunità, sarà confermato a Tione anche nel 1757. Curioso notare che nonostante i cambi di regime dell’area Trentina tra il XVIII

e il XIX secolo (da Principato Vescovile a Regno di Baviera a Regno d’Italia a Impero d’Austria), sempre fu consentita la libera caccia a lupi e ad altre “bestie rapaci” in funzione di salvaguardia delle economie locali. In tal modo, come avvenuto per gli orsi, anche i lupi furono spietatamente cacciati e

delle persone. Fra questi, il lupo. Una “guerra”, tra l’altro, incentivata dagli stessi governi tramite premi in denaro ad ogni abbattimento (ad esempio durante l’Impero d’Austria, dal 1804 al 1867, la taglia per i lupi fu stabilita in 25 fiorini per esemplare femmina, 20 per esemplare maschio e 10 fiorini per cuccioli con meno di un anno).

decimati, spesso ricorrendo ad ingegnosi quanto crudeli sistemi. Uno di questi, che ancora oggi rimane come rudere in alcune località, è la cosiddetta “fossa luparia” (detta anche “loèra”, “lovara” o “loeri”): si trattava di un pozzo rastremato profondo circa tre metri coperto di frasche sui quali veniva posta un’esca come carne

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o animali vivi. Il lupo che si fosse avvicinato sarebbe caduto all’interno ed infine ucciso dai cacciatori con arpioni e forconi. Data la semplicità e l’efficacia di queste trappole, quasi tutti i paesi se ne dotarono, situandole spesso vicino all’abitato o in luoghi noti per il passaggio dei predatori. La caccia spietata continuò finché gli ultimi esemplari non furono uccisi o se ne andarono verso zone più pacifiche. Non si sa con esattezza la data dell’ultima uccisione, ma l’ultimo lupo della Val Rendena pare sia stato avvistato intorno a Sant’Antonio di Mavignola, nel 1801, anche se, come è riportato in un articolo comparso sul numero 1 di Campane di Rendena, “dovevano essere molto numerosi se ancora nel

1800 i carrettieri che trasportavano merci sulle strade giudicariesi ogni tanto ne erano assaliti”. A Tione non vi furono più notizie di lupi dal 1850. A ricordo di un passato nel quale questi animali scorrazzavano liberi nei nostri boschi ed entravano spesso in contatto (violento o no) con le popolazioni locali, rimangono ancora molti toponimi che ne segnalavano la presenza. Per la verità, in base a recenti studi, si nota che queste indicazioni toponomastiche si riferiscono a tre elementi: zone di transito di lupi, zone di tane di lupi, zone dove sono state costruite fosse luparie. E curiosamente, in tutto il Trentino, le valli Giudicarie e Rendena sono tra quelle con il più alto numero di tali toponimi: ce ne sono infatti almeno uno per ogni paese, anche se per molti di loro oggi si è perso il ricordo. Fonti: Maria Santa Calabrese e Lydia Flöss, La presenza del lupo in Trentino: indagine storica, bibiliografica, in Studi Trentini Storia, n.1, A. 2017.


Territorio

Al lupo!

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Attualità

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A festeggiato i colleghi anche il corpo bandistico di Pejo e la Bohmische Judicarien, che hanno unito gli strumenti e messo in note e musica la gioia per il traguardo raggiunto. Coincidenza? Fatalità? Simpatico scherzo del destino? Chissà, fatto sta che esattamente 30 anni fa, nel 1988 la Banda Sociale di Roncone festeggiava il suo centesimo anniversario di fondazione e alla sua guida, in qualità di presidente, c’era il giovanissimo Ivan Mussi. Oggi si festefggia il 130° e il neoeletto presidente è il dottor Ivan Mussi, ora cinquantacinquenne, che ha accettato nuovamente questo incarico certo di affrontare questa sfida con la sopravvenuta maturità data dall’età e dei suoi oltre quaranta anni da suonatore. In occasione del centesimo fu pubblicato il volume: “1888 – 1988 Un paese … una banda” a cura di Erminio Rizzonelli, che nelle prime righe dell’introduzione, scriveva: “...forse nessuna associazione ha espresso così bene il carattere dei Ronconesi come la Banda, con la sua rumorosa allegria o, in altri frangenti, la sua solennità o, ancora, la sua mestizia. Per questa affinità di temperamento fra musica di piazza, specialmente, e anima amante dello spettacolo e dell’improvvisazione tipica dei Ronconesi, questa società è stata ed è la più amata e seguita; essa ha commentato le vicende gioiose e tristi della comunità suscitando sempre un interesse che va ben oltre un fatto puramente folcloristico”. Parole azzeccate e valide ancor’oggi. Tante sono le cose che ci sarebbero da ricordare: tutti i

Appuntamento sabato 1 e domenica 2 settembre a Tione in Piazza Cesare Battisti

L’8 lu-

Compie 130 anni la banda di Roncone L’anniversario i bandisti l’hanno voluto festeggiare domenica 8 luglio 2018: un’intensa giornata iniziata al mattino con la partecipazione alla Messa, la grande sfilata per le vie del paese, e la trasferta presso la zona lago dove gli amici alpini hanno preparato il pranzo. Un tocco di commozione c’è stato per i suonatori quando la sfilata

direttori e i presidenti da allora sino ad oggi, gli ultimi in ordine di tempo rispettivamente Ruben Amistadi e Sergio Rizzonelli, le tante avventure e gli aneddoti, le trasferte in valle, in provincia, in Italia e all’estero fino ad attraversare l’oceano per raggiungere il Brasile, l’emozionante incontro con

Papa Giovanni Paolo II°, le variopinte e coreografiche divise indossate nel passato e l’elegante e ricercato costume che i bandisti indossano ora, ma soprattutto si può ben affermare senza paura di essere smentiti, che non esista nessuna famiglia di Roncone che non abbia avuto tra i suoi componenti almeno un

è passata davanti al municipio: ad aspettare la banda c’erano un gruppo di giovanissimi allievi che, con vecchi strumenti lucidati per l’occasione, si sono aggregati al corteo, in segno di simbolico addio alla vecchia sede e di ingresso nel futuro di questa lungimirante compagine musicale.

suonatore della Banda. “Alla banda – spiegano in una nota stampa - come ad alcune altre associazioni locali, si deve anche riconoscere l’aver precorso i tempi

aprendo le sue porte anche a musicisti provenienti dai vicini paesi e anticipando quell’unione che ha in seguito portato alla nascita del comune di Sella Giudicarie”.

glio 2018 si ricorderà anche per un altro importante avvenimento, un regalo che arriva proprio giusto per il compelanno: la consegna, da parte dell’amministrazione comunale di Sella Giudicarie, della nuova sede sociale. Dopo che Don Celestino ha benedetto la nuova sede, finalmente le porte si sono aperte ai numerosi visitatori che sono stati accolti dalle note del gruppo musicale delle “Maitinade”. Tante le parole di elogio per l’accogliente location e per i dipinti dell’artista Furlini, che impreziosiscono le pareti della grande sala e raffigurano la storia ma soprattutto la voglia di continuità di questo complesso musicale. Interessante per il numeroso pubblico anche la mostra fotografica, allestita nel locale attiguo alla sala prove, che ripercorre alcune tappe salienti di questi 130 anni, e l’esposizione delle divise storiche.


Attualità Ma vediamo insieme il programma nel dettaglio: sabato 1 settembre, alle 12.00 apertura del vaso della fortuna con ricchi premi, dalle 14.00 gonfiabili e giochi per bambini e per tutte l’età, alle 16.00 merenda con piadine, pizzette e patatine fritte che ci accompagneranno fino all’aperitivo con musica ed animazione. Il pomeriggio sarà caratterizzato dalla presenza dello stand del circolo fotografico Tionese, dove all’interno troverete personale esperto cui vi potete rivolgere per informazioni tecniche e varie sulla fotografia e su come fare le fotografie. Appuntamento speciale per la cena alle ore 19.30 con cena tipica Tirolese a base di gulash suppe, wurstel, crauti, brezel, patatine ……. Per restare in tema e assolutamente da non perdere, alle ore 20.00,

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Tutti in festa a Tione con la Sagra di San Vittore Appuntamento sabato 1 e domenica 2 settembre a Tione in Piazza Ritorna a Tione il consueto appuntamento con la tradizionale “Sagra di San Vittore”, in programma sabato 1 e domenica 2 settembre, in piazza Cesare Battisti. L’edizione di quest’anno è organizzata dal Coro Brenta in collaborazione con il Comune di Tione.San Vittore è “Concerto del gruppo tirolese Schweinhaxen” accompagnati dalle “Tirolesine” che allieteranno l’intera serata fino a mezzanotte Domenica alle 8.00 riapertura del Vaso della Fortuna, alle 10.00 si celebra la S. Messa e la processione.

Alle 11.30 intrattenimento musicale con la Banda Sociale di Tione e a seguire aperitivo in piazza. Alle 14.00 gonfiabili e giochi per tutte le età, dalle 15.00 Ludobus ed animazione per bambini ed a seguire merenda con piadine, pizzette e

il santo Patrono della Parrocchia di Tione, che viene ricordato e festeggiato ogni anno la prima domenica di settembre con la “Sagra di San Vittore”, una sagra paesana con l’immancabile vaso della fortuna, animazione per bambini, serate musicali e culinarie. patatine fritte. Anche il pomeriggio della domenica sarà caratterizzato non solo dallo stand del Circolo Fotografico Tionese ma anche dallo stand del Golf club Rendena per imparare a giocare a golf. Alle 21.00 si svolgerà il concerto della Banda So-

ATTIVITÀ CORALE ESTIVA DEL CORO

Quest’anno la stagione estiva del Coro è iniziata venerdì 11 maggio nella Chiesa di Saone, assieme al Coro ANA di Milano, con una serata di canti dedicati agli alpini in occasione della 91° adunata nazionale degli Alpini svoltasi a Trento. Il coro ha cantato: • Il 22 giugno alla festa della Coralità Trentina esibendosi in piazza Duomo a Trento. •Il 24 giugno con il concerto al Pian dei Fiacconi, sulla Marmolada, in occasione della giornata europea del rifugio. • il 17 luglio nella chiesa a Madonna di Campiglio • il 21 luglio alla rassegna d’estate a Recoaro Terme. Il 5 Agosto si svolgerà la tradizionale gita “Cantando in Compagnia” in collaborazione con il Comune di Tione, la sezione S.A.T. di Tione e l’associazione commercianti di Tione che ci porterà ai Laghi di Valbona per vivere una giornata con concerti del coro Brenta, con un percorso che da malga Cingledino passa per Stablo March, Bait dei Caciador fino ai laghi di Valbona e ritorno facoltativo a malga Cingledino dalle “Greste”. Il 9 agosto ci sarà un concerto in piazza “Cantes” a Tione con il Coro “Fiaschi”. Il 14 agosto si ritorna a Madonna di Campiglio. Si terminerà la stagione estiva il 29 settembre con una trasferta a Ehingen.

ciale di Tione. Infine, alle ore 23.00, si concluderà con l’estrazione dei numeri vincenti di questa edizione. Ricordiamo che per l’intera manifestazione funzionerà il servizio bar. Vi aspettiamo!

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Fondato a Tione di Trento nel 1946, raccoglie e custodisce un ricco patrimonio di tradizione folclorica di tutto rispetto. Coltiva con rigore e competenza un repertorio di classici canti montanari fedelmente legati alla continuità più genuina pur inserendosi in quel filone, culturale ed artistico, aperto ai processi innovativi che percorrono non solo la società trentina. Nella sua lunga storia la produzione musicale esprime dinamismo e creatività, ne sono conferma le quattro incisioni discografiche rispettivamente: nel 1986 “La montagna è un altare”, nel 1996 “Canti di ieri...canti di oggi”, nel 2001 “Racconti e tradizioni”, nel 2015 “Merica.. Merica”. Anche le pubblicazioni effettuate sono un’attenta documentazione sulla vitalità del coro, come il libro di “Canti popolari inediti” raccolti in Val Giudicarle ed elaborati da celebri musicisti del 1996, il “Quaderno di Canti” del 2016 e il DVD del 2006, ricco di filmati e testimonianze, dal titolo “60 anni insieme”. Tra i momenti salienti dell’attività citiamo l’incontro in Vaticano con S.S. Giovanni Paolo ll°, le centinaia di concerti tenuti in molte regioni italiane e le tournèes all’estero: Austria, Germania, Belgio, Repubblica Ceca, Spagna, Ungheria, Inghilterra, Bulgaria, Francia, Croazia, Stati Uniti e Canada con concerti a New York e Toronto e poi ancora in California a San Francisco, San Jose, Sonoma, Santa Rosa e Santa Cruz. Il coro Brenta composto da una trentina di elementi è diretto dal 2005 da Leone Pellegrini.

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Rubrica Legale

AGOSTO 2018 L’Avvocato Risponde

Unioni civili e coppie di fatto, un po’ di chiarezza Buongiorno, dal 2016, precisamente con la legge n. 76 del 2016, denominata “la Cirinnà”, dal cognome della prima firmataria in Parlamento, sono state inserite nell’ordinamento italiano le unioni civili. Innanzitutto va precisato che tali unioni sono attivabili solo per le persone dello stesso sesso: con la dichiarazione all’ufficiale dello stato civile, infatti, i partner si impegnano per la reciproca assistenza morale e materiale e a vivere sotto lo stesso tetto. Inoltre, sempre la legge n. 76 del 2016 disciplina le convivenze di fatto, attivabili anche tra persone di sesso diverso, dichiarate all’anagrafe. Passo quindi ad elencare, sinteticamente, sperando di riuscire a fare chiarezza, le differenze tra le forme

Buongiorno Avv. Gottardi, sempre più spesso sento parlare di convivenza, coppie di fatto, unioni civili, ecc…potrebbe fare un po’ di chiarezza in

familiari coinvolte: matrimonio, unioni civili e convivenze di fatto. Per quanto riguarda le similitudini, in tutti i casi i partner devono contribuire ai bisogni familiari e all’assistenza reciproca; possono accedere al regime di comunione dei beni o a quello di separazione; hanno il diritto di visita in caso di malattia e il diritto di risarcimento del danno se il partner muore

per danno illecito di un terzo. Inoltre, se la relazione finisce e il rapporto si scioglie, il partner più debole può ottenere l’assegno di mantenimento (a esclusione delle convivenze di fatto, che però danno diritto agli alimenti, per un periodo proporzionale alla durata della convivenza). A differenza di ciò che impone il Codice civile per le coppie eterosessuali sposa-

tanta confusione? Non si capisce mai la differenza tra una cosa e l’altra. Grazie mille, Marco te, la legge 76 non menziona l’obbligo di fedeltà per le unioni civili e per le convivenze di fatto. Questa omissione è stata oggetto di polemiche non soltanto politiche ma anche giuridiche. In tema di adozione, a eccezione di casi particolari in cui il giudice potrebbe autorizzarla, rimangono ancora escluse sia le coppie omosessuali legate da un’unione civile, sia i partner delle convivenze di fatto. La legge, infatti, esplicita che l’equiparazione tra i

partner di unione civile e i coniugi non vale per la legge sull’adozione, la 184 del 1983. Per quanto riguarda le pratiche di cancellazione di un’unione civile, la procedura è semplificata rispetto ad uno scioglimento matrimoniale: tre mesi dopo avere dichiarato all’ufficiale dello stato civile la volontà di separarsi, le coppie omosessuali possono direttamente divorziare; i conviventi di fatto, invece, si possono lasciare senza alcuna formalità.

CURIOSITÀ DAL MONDO Nello stato americano del Maryland, le macchinette dispensatrici di preservativi sono illegali. Cessano di esserlo solo se si trovano “in luoghi dove si vendono bevande alcoliche da consumare sul posto”.

In tema di successioni, l’unione civile è parificata al matrimonio. I conviventi di fatto, invece, sono esclusi dall’eredità del partner. Per quanto attiene al piano fiscale e quali lavoratori, i partner delle unioni civili hanno lo stesso trattamento dei coniugi mentre tale diritto non è riconosciuto ai conviventi di fatto. Per approfondire o per fissare un colloquio su questo o su altri temi l’avv. Mattia Gottardi riceve presso il suo Studio in Tione di Trento, via N. Sauro n. 2, previo appuntamento, chiamando il numero 0465/324667 oppure 349/2213536 o scrivendo all’indirizzo mgottardi1@yahoo.it

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Attualità

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Bocenago con “Vecchia Rendena ...come eravamo” Rivivere il passato per dare senso al presente e credere al futuro

Solo così, insieme alle tantissime persone che frequentano Bocenago il 15 agosto dalle 15:00 alle 19:00, vi potete avvicinare, conoscere e vivere l’intensità di un luogo magico: Bocenago, trasformato per l’occasione in un antico borgo della Val Rendena di fine Ottocento. Proprio qui rivive il passato agro-silvo-pastorale, tratto distintivo e fondamentale delle vallate alpine, in Rendena che col tempo è andato a sfumare fino a scomparire, per lasciare spazio a nuove strutture a servizio dei moltissimi turisti. In occasione della Sagra del 15 d’agosto questo paese e i 205 figuranti – che sono Bocenaghesi e artigiani delle Giudicarie che vestono gli abiti della semplicità – ani-

“Vecchia Rendena …come eravamo …quattro passi fra vecchi mestieri e usanze”, dopo 32 anni è ancora in grado di raccontare una storia, rivelare un segreto, descrivere un luogo e una Valle, suscitare uno stato d’animo. Questi sono gli ingredienti della manifestazione

organizzata da Comitato “Vecchia Rendena”, Comune e Pro Loco di Bocenago, della quale si sono scritte centinaia e centinaia di pagine, ma per conoscere e vivere l’anima di questa manifestazione bisogna venire a Bocenago nel pomeriggio di ferragosto. mano questo villaggio alpino rappresentandovi oltre 60 vecchi mestieri. Non mancate. A Bocenago, dove il vociare delle persone rotto dal canto delle lavandaie ritmato dal battere i panni alla fontana, è superato solo dal fracasso di “racola” e “trabacola”, dal bisbiglìo dei bambini a scuola, dalle note della Banda comunale di Caderzone Terme e dall’esercitazione storica dei Vigili del Fuoco con la vecchia pompa a mano e i secchi in tela. In poche righe non è facile tramettervi un’emozione, raccontarvi degli sguardi stupiti degli adulti, degli occhi sgranati dei bambini, ognuno di loro a Bocenago ha l’occasione, più unica che rara, di toccare con mano usanze, tradizioni e mestieri storici del tempo passato. Ammirare in un unico luogo le ambientazioni tipiche di villaggio di montagna, avvicinare lavandaie, fabbri, muratori, boscaioli, carbonai, tagliapietre, spazzacamini, arrotini, distillatori, tipografo, pittrice, tosatore di pecore, ramaio, storiche portatrici d’assi e soldati

italiani e austriaci, donne che fanno filò e bambini che giocano come una volta, non è cosa di tutti i giorni. In poche righe, speriamo di avervi comunicato che a

Bocenago nel pomeriggio di ferragosto non c’è solo la ricostruzione temporale e storica di una sagra di paese, ma c’è la storia di una Comunità di persone che l’ha interpretata e ne ha vissuto i cambiamenti. Vi aspettiamo per rivivere assieme ricordi, sapori, emozioni e sensazioni, che la vita frenetica ci ha fatto dimenticare. Il Comitato Vecchia Rendena

Apre il parco di acquaclub a Condino Importanti novità all’Aquaclub, il centro acquatico della Valle del Chiese. Nel mese di giugno la struttura ha riaperto i battenti, dopo la consueta chiusura primaverile, offrendo ai propri clienti un’inedita opportunità, che arricchisce ulteriormente le possibilità di divertimento, svago e pratica sportiva del complesso: nei giorni scorsi è stato infatti ultimato il parco esterno. Si tratta di un ampio giardino, ornato di piante e arredi, caratterizzato dalla presenza di due nuovi spazi acqua: alla vasca idromassaggio, realizzata qualche mese fa, accessibile anche direttamente dal-

l’interno e sfruttata anche nei mesi invernali, si aggiunge una piscina a forma di ellisse, luogo ideale per immergersi

nelle afose giornate estive, ma che rappresenta una soluzione ideale anche per i momenti più freschi, visto che la

l’acqua viene costantemente mantenuta alla temperatura di 30 gradi. L’obiettivo di Comune ed

Esco BIM, rispettivamente proprietario e gestore dell’immobile, è infatti quello di offrire a residenti e turisti nuove suggestioni e la possibilità ampliare la gamma di esperienze che Aquaclub propone e che sempre più l’assimilano ai centri altoatesini, apprezzati per le ampie opportunità di relax anche a contatto con la natura; tale prerogativa trova riscontro in un numero sempre crescente di persone che, settimanalmente, partendo da ogni parte del Trentino e dalla Lombardia, si recano presso la struttura, già divenuta un autentico punto di riferimento a livello regionale.

Il parco costituisce un posto ideale per le famiglie, considerato che è stato progettato anche nell’ottica di garantire la massima sicurezza per i bambini; anche questo ampliamento è stato concepito per favorire una temporanea “evasione” dagli intensi ritmi della vita quotidiana, immergendosi in un luogo che si pone l’obiettivo di richiamare ambienti esotici. Lo scopo sarà completamente raggiunto nel prossimo inverno, quando il centro verrà ulteriormente integrato con la realizzazione del centro benessere, che attualmente è in fase di costruzione.


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Salute

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Cos’è la vecchiaia o i tempi ultimi o l’anzianitudine? La vecchiaia non può essere considerata una malattia perché il cervello si adatta e reagisce agli stimoli e ai ricordi e si riattiva con le relazioni. Lo stile di vita, la rete delle amicizie e della socialità, la comunità degli affetti possono contribuire e contribuiscono ad una sana longevità. Ma essere anziani qualche volta diventa oneroso perché sopravvengono delle alterazioni funzionali che ci modificano radicalmente la vita e portano a dei cambiamenti assolutamente imprevisti. Le malattie croniche che già di per sè ci costringono a cure e terapie continue, qualche volta si complicano e limitano i modi del vivere quotidiano. Allora non è più possibile gestire il “mondo di ieri” nel modo usuale, ma bisogna entrare nelle logiche dell’assistenza che quasi sempre non viene decisa dall’interessato ma dalle situazioni del momento. L’Italia si attesta subito dopo il Giappone per la popolazione più anziana al mondo. Quasi il 23% ha superato i 65 anni e il 7,9% ha più di 80 anni. Ma se questo è legato ai miglioramenti che chiamiamo modernità, in generale pone dei quesiti sempre più complessi legati soprattutto all’assistenza sanitaria e alla residenzialità della cure. I Governi devono porsi il problema gestionale importantissimo di non marginalizzare l’età con i “parcheggi assistenziali” ma di rendere gli anziani partecipi del quotidiano in termini di affetti, di vissuto, di relazioni, di integrazioni soprattutto quando si trovano in situazioni di bisogno. In certi avvenimenti la necessità delle cure e dell’assistenza priva necessariamente il soggetto del contesto usuale del vivere quotidiano ( una frattura, uno scompenso d’organo, un fatto settico) oppure l’aggravarsi di una cronicità. Ma la “longevità attiva” può essere gestita diversamente, quando si verificano gli stati di bisogno, se si dispongono di reti territoriali di assistenza di alta efficienza che possono

Consigli per una terza età piena di vita

Anziani o giovani Vecchi? di Gianni Ambrosini – oncologo D’estate le panchine lungo il corso Vittorio Emanuele II° erano quasi sempre occupate dalla gente che restava li a chiacchierare. E così passando capitava di fermarsi per un saluto. “Buongiorno, come va ?”. Quella volta Giuseppe, 90

“assistere e intervenire” affiancando le strutture più complesse. L’Organizzazione Mondiale della Sanità nel piano sociale 2020 parla della “salute” dell’anziano, puntualizza la parola “salute” perché se la persona longeva è in salute, se non ha menomazioni funzionali, se è attiva nel quotidiano, non è più destinata per forza ad una qualche residenzialità, ma può essere ancora inserita nelle sue relazioni e mantenere la sua socialità mentre viene curata. Vengono evidenziate e suggerite ai Governi aree di intervento che devono riguardare la salute delle popolazioni anche e soprattutto in merito alla prevenzione, non negando gli interventi e la dignità degli

anni portati bene, mi rispose con affanno: “Stiamo qua… come le cose che… non servono a niente”. Quelle parole non le avrei più dimenticate. Era il respiro ultimo dell’arrivo, o il fermo immagine di una vita piena che non s’aspettava più niente? Non glielo chiesi. ni non sono più rinviabili. La popolazione mondiale sta invecchiando velocemente. Oggi una persona su cinque è anziana. Vi sono 125 anziani ogni 100 giovani. Nel 2050 ( fra non molto ) le persone con più di 65 anni saranno 2,4 miliardi, il 20% della popolazione mondiale; oggi sono (appena) 920.000. Il problema sarà sociale e sanitario. Potremmo avere un numero enorme di ammalati cronici. Se per l’Oms il mantra di ieri era “l’invecchiamento attivo”, oggi il concetto imperante è tutto incentrato sulla “salute”. Ne abbiamo già parlato al-

stessi a chi ne ha bisogno. Quindi intervenire sull’ambiente ( la qualità del-

l’aria ), l’alimentazione ( la salubrità del cibo), gli screening e non ultimo tener conto delle categorie di fragilità delle persone. Bisogna mettere a punto le strategie migliori per garantire la miglior “salute” possibile. Alcune decisio-

tre volte, bisogna investire sulla persona per ridurre il decadimento che colpisce i molto anziani. Non si definisce più lo stato di salute in base all’età anagrafica, molto conta come si è vissuto. Quello che siamo e quello che

diventeremo in termini socio-medico-funzionali dipende da molti fattori. Teniamo conto della genetica, il tesoretto che i nostri genitori ci regalano alla nascita. Poi subentra l’ambiente e ancora lo stile di vita ( l’abbiamo ripetuto fino alla noia: il fumo, l’alcool, l’obesità addominale, la sedentarietà ), poi i disturbi e i messaggi che il nostro corpo ci invia e che molto spesso ignoriamo ( un diabete mal curato, una pressione borderline...). Poi la stessa vecchiaia che come scriveva Terenzio : senectus ipsa est morbus, la vecchiaia stessa è una malattia. Con l’età i nostri organi funzionano peggio e a volte molto male. La vista e l’udito peggiorano e, se ci pensate, sono le porte e le finestre del cervello. La perdita dell’udito porta alla depressione perché genera solitudine. Il gusto si riduce, si perde la percezione del dolce, si mangia di meno. In una parola se i sensi funzionano male ci si isola, si perdono i rapporti con le persone. I nostri fattori individuali di protezione sono proprio la possibilità che abbiamo di stabilire rapporti e quindi fortificare gli scambi di comunicazione. Allora bisogna agire di conseguenza curando anche i miglioramenti funzionali ( la vista, l’udito, il gusto) in modo appropriato perché ci possa muovere e vivere in autonomia. Favoriamo le valutazioni sanitarie appropriate e integriamo i vari settori di assistenza, non esiste il “troppo vecchio per non far niente”. La preparazione degli operatori a qualsiasi livello è sempre garanzia di risultato. E non trascuriamo l’empatia e la comunicazione.


Economia

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Davide Donati: “Se i nostri figli potranno competere da qui con i loro coetanei del mondo, saremo competitivi come territorio”

I dati economici nazionali in relazione al nostro territorio Il 2018, nonostante le turbolenze geopolitiche mondiali (vedi la guerra commerciale sostenuta da Trump che potrebbe produrre un effetto domino mondiale) vede i numeri che confermano sostanzialmente uno scenario di moderata crescita (nel primo trimestre 2018 il PIL italiano è cresciuto dello 0,3% su base congiunturale) con il tasso di disoccupazione che al mese di maggio 2018 è stato del 10,7% (9,8% maschi, 11,9% femmine). Ma è possibile leggere questi due micronumeri nel contesto dei nostri territori Giudicarie Esteriori e Centrali e Valle del Chiese). Per provare a farlo abbiamo chiesto una valutazione sintetica al Direttore Generale della

Il 2017 è stato certamente l’anno in cui l’Italia ha invertito la rotta per quanto riguarda due fondamentali indicatori: il prodotto interno nazionale e il tasso di disoccupazione. Cassa Rurale Giudicarie Valsabbia Paganella, Davide Donati, che ci ha così risposto: “Più che con i dati statistici ufficiali posso esprimere la nostra visione di banca cooperativa che opera su territori molto diversi con quote di mercato anche diverse che vanno dal 18% - 20% al 75% - 80%. Per quanto riguarda in particolare il territorio delle Giudicarie dove siamo nati e dove abbiamo una quota superiore del 40% (anche grazie all’unione con la Cassa Rurale di Saone con la quale abbiamo appena iniziato un percorso di

unione), credo di poter sostenere che la crisi congiunturale, conseguenza della crisi globale iniziata nel 2008, è terminata. Questo vuol dire che chi doveva “uscire” dal mercato è uscito, spesso vittima di una radicale trasformazione del settore (ad esempio si pensi all’edilizia) mentre nel nostro territorio ci sono diverse realtà, anche di settori diversi, che sono da considerare delle vere e proprie eccellenze. Non a caso sono aziende che stanno facendo investimenti ed assumendo personale, e nella maggior parte dei casi non

Come sempre i dati statistici sono la sintesi di tante analisi che spesso vengono tralasciate (ragion per cui con gli stessi dati di sintesi si ricavano considerazioni diverse).

trovano il personale che cercano. A volte non sono molto conosciute e considerate, ma rappresentano anche il traino per tante micro imprese del nostro territorio.

E quindi tutto bene? “Preciso che ho parlato dei problemi derivanti dalla congiuntura mentre rimangono ancora, secondo la nostra visione, diversi problemi

strutturali connessi alla capacità delle nostre imprese di posizionarsi in un mercato nuovo e certamente globale. Per fare questo servono investimenti in cultura d’impresa e innovazione, coinvolgendo più interlocutori ma specialmente investendo su nuove competenze. Sarà solo se i nostri figli sapranno competere da qui con i loro coetanei del mondo che daremo competitività ai nostri territori: questo vale per tutti i settori, dal turismo alla meccanica, dall’elettronica al terziario. La nostra cassa è da anni impegnata su questi temi e possiamo vedere che nel tempo le cose sono cambiate: anche in meglio.

COMUNE DI BOCENAGO PROVINCIA DI TRENTO

Si rende noto che il giorno 27 agosto 2018 con inizio ad ore 15:00 presso la sala Giunta al piano rialzato degli uffici del Comune di Bocenago, via A. Ferrazza, n. 54 – 38080 BOCENAGO (TN), si terrà asta pubblica II^ esperimento per la concessione in uso della struttura da destinarsi a bar ristorante denominata “Palù della Fava” identificata in p.ed. 612 C.C. Pinzolo ed aree pertinenziali, situata al Passo Campo Carlo Magno a Madonna di Campiglio. Canone ANNUO a base d’asta € 88.000,00.- (euro ottantottomila/00) + IVA, SOLO offerte in aumento - sopralluogo obbligatorio, a pena di inammissibilità – offerta segreta irrevocabile dovrà essere trasmessa secondo le modalità del bando di asta pubblica, al Comune di Bocenago, entro e non oltre le ore 12:00 del giorno 27 agosto 2018. Per ogni altra informazione rivolgersi all’Ufficio Segreteria - Fax 0465 804854 Bando integrale di gara e fac-simili di dichiarazione ed offerta economica scaricabili dal sito web del Comune di Bocenago http://www.comune.bocenago.tn.it Bocenago, 27.07.2018 Il Sindaco Ferrazza ing. Walter

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Centenario Grande Guerra

AGOSTO 2018

Guerra 1914-18 mese per mese - Agosto 1918

Sul fronte occidentale è carneficina Il volo di Gabriele D’Annunzio su Vienna 2 agosto 1918. - Fronte occidentale. Ludendorff non si rassegna: crede ancora di poter tornare all’offensiva e ordina di avviare i preparativi per quattro nuovi attacchi, compreso il tanto agognato colpo nelle Fiandre. 4 agosto. - Fronte occidentale. I Tedeschi abbandonano Soissons dopo violenti combattimenti. Dopo giorni di strenua resistenza, i Tedeschi cedono e abbandonano la città. I Francesi fanno 35.000 prigionieri e catturano 700 pezzi d’artiglieria. - Germania. “Croce di ferro” al caporale Adolf Hitler: il caporale viene insignito della croce di ferro di prima classe «per il coraggio individuale e il merito complessivo. Decorazione insolita per un caporale. Hitler la indossò per il resto della sua vita. 8 agosto - Fronte occidentale. Amiens, offensiva alleata a sorpresa, tedeschi travolti. Inizia l’offensiva dei cento giorni: le truppe degli Alleati passano al contrattacco lungo tutto il fronte occidentale, iniziando a ributtare indietro i tedeschi. Inizia la battaglia di Amiens, proseguita poi fino al 16 agosto: le forze alleate (britannici, francesi e statunitensi) distruggono il saliente tedesco creato davanti Amiens; la giornata è definita “giorno più nero per l’esercito tedesco”. - Fronte occidentale. Offensiva alleata a est di Amiens, preparata in gran segreto negli ultimi giorni: truppe combattenti informate solo 36 ore prime dell’inizio, tutti i movimenti eseguiti di notte (con 290 treni speciali), effettivi della IV armata britannica raddoppiati in una settimana. Alle 4.20, quando vanno all’assalto nella nebbia i corpi canadese e australiano appoggiati da 435 carri armati, senza alcun bombardamento preliminare, i tedeschi sono colti totalmente alla sprovvista. I canadesi prendono dodici villaggi, gli australiani sette. Obiettivi finali della giornata, distanti dai 10 ai 13 chilometri dalla linea di partenza, raggiunti sull’intero fronte d’attacco, lungo circa 22 chilometri, tranne

di Mario Antolini Musón Ottavo mese del quarto anno di guerra. Ancora nessuna consistente speranza di porre fine a tanta “inutile strage”, si prospetta la pagine della guerra con le ultime battagliar previste nel 1919. Un mese terribile - il l’agosto 1918 - contrassegnato dalle

che alle estremità. Delle sei divisioni, ridotte all’osso, che i tedeschi schieravano su questo fronte, 16.000 uomini sono fatti prigionieri. 8 agosto. - Fronte occidentale. Ludendorff: la giornata nera dell’esercito tedesco. Il generale Ludendorff teme per la prima volta la disfatta. Al Kaiser: «Abbiamo raggiunto il limite. Si dovrebbe porre fine alla guerra». Al termine del conflitto, lo stesso Ludendorff parlerà dell’8 agosto 1918 come della «giornata nera dell’esercito tedesco nella storia della guerra». La battaglia di Amiens dà inizio a quella che sarà definita l’offensiva dei cento giorni, ovvero la grande offensiva alleata che portò alla fine della Prima guerra mondiale. 9 agosto. - Fronte italiano. Cieli di Vienna. Volo di D’Annunzio su Vienna. Gabriele D’Annunzio, con una squadra di sette biplani Sva Ansaldo, raggiunge in volo Vienna e lancia sulla capitale nemica 40.000 volantini tricolori con un suo testo italiano e altri 350.000 con un testo di Ugo Ojetti tradotto in tedesco. Nei messaggi è contenuta una provocatoria esortazione alla resa.

Il volo, di mille chilometri, dura poco più di sette ore. L’impresa fa un’enorme impressione in Italia e nel mondo (oltre che nella stessa Vienna). - Dal messaggio di D’Annunzio: «La vostra ora è passata: Viva l’Italia! In questo mattino d’agosto, mentre si compie il quarto anno della vostra convulsione disperata e luminosamente incomincia l’anno della nostra piena potenza, l’ala tricolore vi apparisce all’improvviso come indizio del destino che si volge. Il destino si volge. Si volge verso di noi con una certezza di ferro. È passata per sempre l’ora di quella Germania che vi trascina, vi umilia e vi infetta. La vostra ora è passata. La lieta audacia sospende fra Santo Stefano e il Graben una sentenza non revocabile, o Viennesi. Viva l’Italia!». Dal messaggio di Ojetti: «Viennesi! Imparate a conoscere gli Italiani. Noi voliamo su Vienna, potremmo lanciare bombe a tonnellate. Non vi lanciamo che un saluto a tre colori: i tre colori della libertà. Noi Italiani non facciamo la guerra ai bambini, ai vecchi, alle donne. Noi facciamo la guerra al vostro governo nemico delle libertà nazionali, al

tragiche contraffensive fra Tedeschi ed Alleati sul fronte francese a Soissons ed Amiens. Per quanto accaduto in quello stesso mese di cent’anni fa, nell’ambito del quadro di guerra, ho potuto raccogliere una limitata serie di eventi di seguito elencati.

vostro cieco testardo crudele governo che non sa darvi né pace né pane, e vi nutre d’odio e d’illusioni». 10 agosto. - Fronte occidentale. Battaglia di Amiens. Nuova strategia per gli attacchi alleati. I Francesi riconquistano quello che rimane di Montdidier: la linea ferroviaria Parigi-Amiens torna sotto il controllo degli Alleati. Dopo lo slancio iniziale (in tre giorni sono 24.000 i soldati tedeschi catturati) l’avanzata langue: sono arrivati rinforzi tedeschi, gli Alleati non inviano riserve per continuare l’attacco frontale. Haig ha convinto Foch a una nuova strategia, «basata su attacchi successivi sferrati in punti diversi ma tra loro strettamente correlati, ciascun attacco venendo interrotto e sostituito da un nuovo attacco in un altro punto non appena esaurito lo slancio iniziale». 10 agosto. - Stati Uniti / Parigi. Nasce la prima armata americana. Acquartierata a La Ferté-sous-Jouarre (est di Parigi), nasce ufficialmente la I armata americana, comandata dal generale John Pershing. Foch la incarica di un’offensiva sul saliente di Saint-Mihiel. 13 agosto. - Londra. Lon-

dra riconosce la Cecoslovacchia. La Gran Bretagna riconosce la Cecoslovacchia come nazione. I capi della Legione ceca dichiarano guerra agli imperi centrali. 16 agosto. - Londra. Londra pensa all’attacco decisivo: nel 1920. Il premier britannico Lloyd George scrive ai primi ministri dei dominion (ma la lettera, su suggerimento dei colleghi di governo, non sarà mai inviata) le ragioni per cui è opportuno rinviare l’offensiva decisiva al 1920. L’Inghilterra non crede possibile una conclusione della guerra nel 1918 e nemmeno nel 1919. L’alto comando tedesco invece teme ormai la sconfitta entro la fine dell’anno. - Vladivostok (estremo oriente russo). Truppe americane a Vladivostok. Truppe americane sbarcano nella città russa affacciata sul mar del Giappone per consolidare una testa di ponte che favorisca l’evacuazione della Legione ceca. 21 agosto. - Fronte occidentale. Offensiva anglofrancese sulla Somme. Offensiva anglo-francese: è la seconda battaglia della Somme. Gli Alleati vanno all’attacco con 32 divisioni, contro 42 divisioni dei tedeschi: più numerose, ma esauste dopo le battaglia della prima parte dell’estate, e demoralizzate. Inizia la seconda battaglia della Somme, proseguita fino al 3 settembre: gli anglo-statunitensi attaccano i tedeschi in Picardia e sfondano la Linea Hindenburg. Mercoledì 21 agosto 1918 26 agosto. - Fronte meridionale. Le prime truppe britanniche arrivano a Baku, sul mar Caspio. Inizia la battaglia di Baku, proseguita fino al 14 settembre: truppe ottomane e della Repubblica Democratica di Azerbaigian sconfiggono le forze britanniche e della Dittatura Centrocaspiana e riconqui-

stano Baku. 26 agosto. - Fronte occidentale. I Tedeschi arretrano di 15 chilometri. Seconda battaglia della Somme. Gli Alleati premono, i tedeschi in un solo giorno arretrano di 15 chilometri su un fronte di quasi 90. Haig ha istruito in questi giorni i suoi comandanti: non è più necessario procedere passo dopo passo. 29 agosto. - Fronte occidentale. I Tedeschi cominciano ad abbandonare le Fiandre. Seconda battaglia della Somme. I Britannici riconquistano Bapaume, i Francesi Noyon. I Tedeschi cominciano ad abbandonare le Fiandre e tutto quello che hanno conquistato con le offensive di primavera. 31 agosto. - Fronte occidentale. Inizia la battaglia di Mont Saint-Quentin, terminata poi il 3 settembre: le forze australiane conquistano ai Tedeschi diverse importanti posizioni nella zona di Péronn. In un mese oltre 65.000 tedeschi prigionieri. Attacchi violentissimi degli Alleati. Truppe australiane prendono Péronne, i Tedeschi abbandonano le posizioni sul Monte Saint-Quentin. I francesi hanno fatto ripiegare i tedeschi sino al fiume Aisne. Gli americani hanno conquistato Juvigny. Nelle offensive cominciate l’8 agosto i britannici hanno catturato 34.600 soldati tedeschi, i francesi oltre 31.400. Purtroppo sta avverandosi (anche durante il 1918) quanto preannunciava Friedrich Engels già nel 1887: «Una guerra mondiale di estensione e intensità mai viste prima, se il sistema di reciproco rilancio degli armamenti, portato all’estremo, darà finalmente i suoi frutti. Da otto a dieci milioni [risulteranno molti di più]di soldati si massacreranno gli uni con gli altri e spoglieranno l’Europa come nessun sciame di locuste ha mai fatto prima…» (V. Fergusson già più volte citato). Tutto come previsto e ancora in corso senza - nell’agosto 1918 - ancora visione di una possibile vicina “fine”.


Centenario Grande Guerra

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Agosto - Ripercussioni in Trentino e in Giudicarie

Quinto anno di guerra Arriva la funicolare da Trento a Tione Un apparecchio italiano ed uno austriaco il 30 agosto lottarono nel cieli di Fàvrio-Fiavé; precipitarono quasi contemporaneamente al suolo. I valorosi aviatori ebbero gli onori militari nel cimitero di Campo Maggiore». Fra gli eventi in Trentino il Benvenuti annota: «13 agosto. Gli Alpini italiani conquistano la vetta del San Matteo a 368° metri di quota, in cima alla val di Pejo. I combattimenti si svolgono sui ghiacciai». Sulle pagine del Perli una delle testimonianza più incisive della sua vissuta quotidianità con i concittadini e i convalligiani: vengono riportate sotto il “3 agosto 1918”. «3 agosto 1918. - Nella corrente settimana fu distribuito un etto di farina per testa! Quindi lamenti e maledizioni alla guerra, ai superiori, al Comitato d’approvvigionamento, a tutti. / I furti nelle campagne continuano. / Finalmente la funicolare da Trento a Tione iniziata due anni fa è arrivata in questi giorni, ma non tutti i sacchi di farina che vi s’impostano a Trento per Tione arrivano alla loro destinazione; qualche quintale cade qua e là lungo il viaggio accidentalmente apposta. / Siamo già entrati nel quinto anno di guerra! L’immenso flagello travolse nei suoi spaventosi vortici vittime a milioni, inondò l’Europa di sangue e di lacrime, riempì l’aria di gemiti, di lai e di maledizioni fino alle stelle, riversò in tutti i paesi una pleiade di feriti e di miserabili creature, sprigionò gli orrori della fame, l’avidità dell’oro con tutte le sue conseguenze, l’egoismo più feroce, l’odio più livido fra nazione e nazione, la immoralità più sfacciata, aprì le porte e libero passo al delitto e ad ogni genere di corruzione, spense nel 70 per cento la fede e colla fede in Dio il sentimento dell’onestà, lasciando per di più alle future generazioni il peso immane e le immensurabili conseguenze di debiti sterminati; a quest’ora un biliardo di corone, senza contare i debiti terrorizzanti dei Comuni. / Quel

di Mario Antolini Musón Il mese di agosto 1918 si può dire che sia stato caratterizzato in Giudicarie da un’estenuante attesa di pace che acuiva le difficoltà di vita, accrescendo la fame e le ansie. Nelle cronache dei giornali trovo soltanto poche notizie: «26 agosto. L’aviazione italiana effettua alcune incursioni su Mezzolombardo, Cles, Trento e Calliano». Per le incursiogiorno, in cui quattr’anni fa fu aperta la guerra, che uomini miopi salutarono un giubilo, è divenuto il giorno più nefasto e più triste per tutta l’umana famiglia. Nissuno Stato ha ottenuto quello che sperava, e a nissun Popolo la guerra recherà vantaggi da compensarlo degli infiniti sacrifici fatti. Eppure ciò non ostante i ministri dirigenti gli Stati belligeranti gridano anche in questi giorni “avanti ancora”! Dio abbandonò quest’empia Europa al furore di tutte le proprie passioni: in quo quis peccat in eo et torquetur. 5 agosto. - La totale mancanza di farine da parte del Comitato di approvvigionamento distrettuale portò la conseguenza dei quotidiani furti di patate e di fagiuoli all’ingrosso e al minuto nelle campagne anche da parte dei profughi: un altro flagello di serie conseguenze pel futuro. / Il Comune, o meglio i Comuni non possono istituire guardie campestri, perché ognuno in pagamento esige generi alimentari. / Il denaro non viene più considerato fuorché dagli strozzini. In siffatte tristissime condizioni fa sempre più trista impressione e stimola l’invidia e la rabbia in tutti la sempre lautissima mensa degli ufficiali, i quali pur di accontentare non solo l’appetito ma anche tutti i gusti della gola fanno acquisto di quanto loro piace commutandolo con farina. Dalla bocca di chi la prendono? Dei poveri soldati estenuati essi pure dalla fame e dalla miseria, e taluni privi fin anche di sufficiente vestito per coprire le vergogne. / L’Austria è oggi figurata in quei nostri prigionieri in Russia, che vi perirono succhiati dai pidocchi (storico); i pidocchi consumatori dell’Austria sono gli Ebrei, ch’essa si nutre con tanto affetto in seno. Peccato che la rovina dell’Austria sia

poi l’ingrassamento degli Ebrei! 8 agosto. - Questa mattina, alle 8,45, gl’Italiani gettarono 11 bombe da 15 a Bolbeno, una delle quali fra le case in mezzo al paese, due alla periferia, e le altre nel bosco soprastante coll’intenzione forse di molestare le manovre militari che quasi ogni mattina si fanno in quei paragi. Per bontà di Dio nissuna disgrazia personale; i maggiori danni sono quelli delle finestre rotte. / I sette schoufer (autisti) militari che da pochi giorni dovetti alloggiare nell’avvolto esterno della canonica sgravarono nella notte le loro bisogna sotto il portico della canonica dando così un saggio della loro civiltà e buona creanza. Il caso però non è né unico, né raro. In passato avevamo qui una razza di militari, non roba di colore come quei che l’Intesa ritira dalle sue colonie dell’Africa, ma austro-ungheresi, che a mo’ di qualsiasi altro animale bipede e quadrupede corrispondevano a qualsiasi esigenza del bisogno là dove al momento dell’impulso si trovavano, fosse pur anche sulla piazza o in mezzo alla contrada denudandosi coram populo come per fare un atto di eroismo degno di ammirazione e di lode. Tanto in pieno secolo del più celebrato progresso e della civiltà più millantata. / In questi quattr’anni di guerra vedemmo e udimmo soldati di tutte le lingue d’Europa, ma tutti concorsero a

ni in Giudicarie ne rende testimonianza il Perli, ma anche nelle pagine del Marchetti se ne trova traccia: «Il 17 agosto altro lancio di esplosivi sull’areodromo del Lomaso senza danno fra i civili, benché una bomba fosse andata e conficcarsi , lontanamente senza esplodere, sul tetto di una casa di Godenzo.

darci della civiltà moderna tanto vantata un’idea molto meschina, anzi un’amara disillusione. Un’osservazione questa fatta anche dai nostri popolani. I trentini in proposito figurarono in realtà fra i più civili e prudenti. / A Roncone ed anche in Rendena i militari - per lo più bosniaci - che girano le campagne per far bottino di patate difendono l’opera propria contro i padroni, od altri che si opponessero, colle granate a mano, colla rivoltella, o col fucile. Dubito che la storia futura di questa guerra abbia pagine bastanti per registrarvi tutte le vergogne della medesima. / Oggi verso mezzogiorno prese fuoco accidentalmente l’ospitale militare di Pinzolo (le vecchie scuole) e andarono distrutte sette case. 10 agosto. - Oggi gl’Italiani ripresero il bombardamento di Bolbeno, il quale alla prima bomba prese fuoco, che fu poi prontamente circoscritto a due case. Accorse il militare a spegnere il fuoco e a rubare quanto vi trovarono. Delle 42 bombe oggi nel dopopranzo le ultime tre caddero nei campi a Busconi presso la funicolare. Né a Bolbeno né qui nissuna disgrazia personale. Domani il nostro buon angelo protegga noi e Tione. 13 agosto. - Questa mattina alle 5,30 il cannone italiano aprì il fuoco contro Tione con bombe da 15. Le prime quattro caddero in vicinanza della canoni-

ca e della chiesa, una delle quali in mezzo alla piazza sollevando un nuvolone di ghiaia, che ruppe finestre e tavolette. Tutte le altre (circa 30) furono seminate verso Bolbeno, Zuclo e Saone. La popolazione si è riversata negli avvolti e parte su pel monte. / Alla Presanella e verso il Tonale vi fu un inferno tutto il dì. Da due giorni anche nel settore di Lardaro s’è fatto un diavolo a quattro. 15 agosto. - Oggi quiete generale. Gl’Italiani in quest’ultimi giorni fecero degli assalti sul fronte del Tonale-Presanella guadagnando qualche posizione. Per poco che si spingano oltre si aprono la via per Malè-Mendola-Bolzano. (…). 21 agosto. - Anche ieri ed oggi gl’Italiani ci terrorizzarono colle solite bombe da 15 cadute per lo più verso Bolbeno, dove rimase ferito a morte un contadino profugo da Bersone. / Da più di un mese continua un caldo soffocante. / L’America continua a mandare soldati in Europa. / Inglesi e Americani occuparono il porto di Arcangelo e s’inoltrarono verso Mosca. / I Giapponesi occuparono Wladilostoc e di là s’avanzano nella Siberia orientale. / In Russia arde un vulcano, un’anarchia spaventosa. Le provincie russe dal Mar Nero al Baltico occupate dai Tedeschi e dai nostri, e colle quali i nostri conchiusero un mozzicone di pace, ora si ribel-

lano contro la prepotenza e i mali trattamenti dei nuovi padroni, i quali sono costretti di raccozzare soldati qua e là per rimandarli al fronte orientale dove minacciano nuovi temporali e nuova tempesta. / L’Intesa continua a ripetere il solito ritornello di non rimettere la spada nel fodero finché non avrà regalato alle nazioni e a tutte le nazioni oppresse dalla Germania e dall’Austria la libertà e l’indipendenza affinché si possano ricostituire autodeterminatamente e formare poi la lega dei popoli liberi per scongiurare per sempre ulteriori guerre. / Una pace senza Dio, anzi contro Dio, è un paradosso. Su questo tono parlano anche tutte le pagelle stampate in tutte le lingue dell’Austria, che gli aeroplani italiani che volano quasi ogni dì sopra di noi, gettano in basso, e ciò allo scopo di eccitare l’odio dei soldati e delle popolazioni contro l’Austria e la Germania e fomentare le rivolte e le diserzioni nell’esercito. A quanto pare l’Europa sta precipitando in un caos. La popolazione stanchissima di tutto e di tutti sospira con angoscia il termine della guerra e a qualunque patto pur di finirla con tante sofferenze che la travagliano in tutti i modi. Siamo tutti al punto di esclamare anche noi: “Domine, salva nos, perimus”. 29 agosto. - Oggi degl’incaricati capitanali andarono di sorpresa a visitare alcune famiglie del paese all’ora del mezzodì per requisir loro l’ultimo paiuolo di rame: sono gli ultimi aneliti dell’Austria. / In Francia il generalissimo dell’Intesa Foch batte con pertinace e rabbiosa violenza i Tedeschi, che si vanno lentamente ritirando: è la lotta fra il leone e la tigre. L’Intesa questa volta fa largo uso dei Tanch: automobili corazzate, una piccola fortezza mobile. / Oggi finalmente, dopo più di un mese di sole e di caldo, arrivò la pioggia, ma troppo tardi».


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Il personaggio

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Fratelli di sangue e fratelli di cordata. Legati nella vita e alleati nella passione per la montagna, trasmessa dai genitori quando erano piccoli e cresciuta con il passare degli anni fino a trasformarsi nella pratica dell’alpinismo ad alto livello. Insieme pianificano le sfide e insieme affrontano le scalate, in stile alpino. Sulle vette di casa prima, lungo le pareti di inviolati pilastri, dall’India alla Patagonia passando per la Cina, poi. Sono i fratelli Franchini: Silvestro, il primogenito di 31 anni, e Tomas, il più “piccolo”, che di anni ne ha 29. Entrambi guide alpine, sono alpinisticamente cresciuti sulla roccia delle Dolomiti di Brenta e rappresentano la nuova generazione dell’alpinismo in Trentino. Assegnatari di diversi riconoscimenti anche nazionali come il Premio “Paolo Consiglio” del Club Alpino Accademico Italiano, nel 2016 hanno ricevuto il “Chiodo d’oro” dalla Sosat che ha riconosciuto in loro non solo due alpinisti tecnicamente molto validi, ma “il volto nuovo dell’alpinismo trentino, fatto di tanta passione, ma anche della consapevolezza di avere un ruolo, non ricercato per l’apparire, ma per essere. L’umiltà con la quale vivono il loro alpinismo è un raro esempio, non facile da trovare nei giovani abituati ad avere tutto e subito”. Nel loro personale “libro di vetta”, l’ultima impresa compiuta risale alla scorsa primavera, tra marzo e aprile, quando, insieme a Franco Nicolini, guida alpina di Molveno, forte alpinista e gestore del rifugio “Pedrotti Tosa”, e con l’affiancamento di Michele Leonardi di Caderzone Terme, (ha curato le riprese video e supportato vari aspetti della spedizione come la logistica nei campi base), hanno affrontato, dopo un anno di preparativi particolarmente impegnativi, l’avventura “Los Picos 6.500”: il concatenamento delle 16 cime andine sopra i 6.500 m di altitudine. Il tempo prefissato per salire, lungo le vie normali e in stile alpino, le montagna più alte delle Ande tra Argentina, Cile e Bolivia. Un ritmo a dir poco serrato. Le 3 che mancano all’appello (Yerupaja 6.617 m, Huascaran Sur 6.746 m e Huascaran Norte 6.768 m), impossibili da affrontare nella prima fase della spedizione a causa del pericolo valanghe, si trovano in Perù e saranno sfidate a settembre, quando le condizioni meteorologiche dovrebbero essere migliori e più stabili. La prima montagna “over 6.500” ascesa è stata anche la più alta delle 16: l’Aconcagua di quasi 7.000 m slm (precisamente 6.965 m). Poi sono seguite le vette del Tupungato e del Mercedario, del Cerro Bonete (6.759 m), Incahuasi (6.621 m), Nevado Pissis (6.795 m) e Walther Penck (6.658 m). Negli ultimi giorni la spedi-

Silvestro e Tomas: fratelli anche in cordata di Alberta Voltolini Un’impresa mai tentata e realizzata prima nella storia dell’alpinismo. È “Los Picos 6.500”: un anno per prepararla, 43 giorni per viverla tra marzo e aprile scorsi. Obiettivo: salire lungo le vie normali le 16 cime più alte delle Ande tra Argentina, Cile, Bolivia e Perù. I protagonisti: le guide alpine di Madonna di Campi-

glio Silvestro e Tomas Franchini insieme alla guida alpina di Molveno Franco Nicolini e con il supporto di Michele Leonardi di Caderzone Terme. I dati tecnici: 16 cime (di cui 13 verranno effettivamente scalate in 43 giorni), 7.000 km di percorso complessivo, 2.828 km in linea d’aria, 83.000 m di salite e arrampicate. avverse e il concatenamento Tres Cruces Central e Sur con mio fratello Tomas non sono state delle passeggiate. Molte volte ho sentito il bisogno di salire velocemente per apportare al mio fisico la giusta dose di stress. Ma ricordando i giorni antecedenti alle salite non ricordo mai tranquillità, non siamo mai stati sicuri di salire la cima che avevamo in programma. Ogni volta abbiamo dovuto affrontare problemi logistici, tattici, pensare all’itinerario da seguire, al maltempo che stava arrivando. Ogni montagna è stata diversa, le condizioni sempre differenti e le decisioni che abbiamo dovuto prendere fondamentali per la riuscita del progetto. Poi, la fortuna ha contribuito al successo, unita al gran lavoro fatto a casa, all’allenamento fisico e mentale, alla preparazione del materiale e alla logistica”. Per “Franz” Nicolini “Los Picos 6.500 è stato “un grande sogno nel cassetto, un sogno realizzato”. “Saluto la catena delle Ande con un grande sorriso – ha invece commentato Tomas Franchini – come sempre la naturalezza e la cultura del posto mi hanno coinvolto completamente.

zione ha affrontato con esito positivo Muerto (6.505 m), Ojos del Salado (6.893 m), Tres Cruces Sur (6.748 m) e Tres Cruces Central (6.629 m), Llullaillaco (6.739 m) e, infine, il Nevado Sajama (6.542 m). “Prese singolarmente – è stato il commento di Silvestro Franchini subito dopo aver salito il Nevado Sajama – queste cime non mi sono sembrate neanche difficili. Certo, la salita del Mercedario in condizioni

Ho visto, conosciuto, scoperto e imparato molte cose, ma ce ne sono ancora tante altre. Per l’ennesima volta, torno in Italia con le tasche vuote, ma colmo di esperienza e di belle cose”. L’alpinismo secondo i fratelli Franchini. 31 anni Silvestro, 29 Tomas. Guide alpine e maestri di sci, con la passione per la montagna diventata professione (entrambi sono guide alpine

e maestri di sci), esplorazione, scoperta, amore per i viaggi e le culture del mondo, sfida. Sportivamente nati allo Ski College della Val di Fassa, dopo le prime scalate sulle guglie del Brenta e nella Valle del Sarca, sono ulteriormente cresciuti affrontando le Alpi occidentali e il Monte Bianco per poi superare i confini nazionali, conoscere montagne per loro nuove e tracciare vie inedite in Marocco, Irlanda e Repubblica Ceka. Prima destinazione oltre l’Europa, il Perù. E, ancora, molto altro. Ad esempio, nell’estate 2017, i fratelli Franchini insieme alle guide alpine Nicola Binelli di Pinzolo e Luca Cornella di San Lorenzo in Banale, hanno aperto, sull’inviolata parete est del Kishtwar Shivling, pilastro di roccia che si erge in Kashmir, sull’Himalaya indiano, la nuova “Via dei Trentini”. “Forse è un controsenso – dice Tomas - ma ci piace fare questo non perché ci siamo posti l’obiettivo di fare alpinismo, ma perché ci viene spontaneo dedicare il nostro tempo alla montagna”. “La nostra generazione – aggiunge Silvestro – cerca linee difficili, ma naturali, impiegando meno tempo, ma anche meno materiale possibile, per il rispetto dell’ambiente e un’etica della montagna”. Tomas Franchini: una nomination al Piolet d’or 2018 Tra i nominati al “Piolet d’or 2018” (“Piccozza d’oro), il più importante riconoscimento alpinistico internazionale che premia la miglior impresa alpinistica dell’anno precedente c’è anche il nome di Tomas Franchini per l’apertura in solitaria della nuova via, “The Moon’s Power” (1,000m, WI4+ M4+) sul Monte Edgar(6.618 m, Cina) e anche per l’apertura in cordata con Matteo Faletti della nuova via “White Line” (1,600m, 85) sulla cresta Sud-Est del Jiazi (6.540 m). Il premio è assegnato dalla rivista francese “Montagnes” attraverso una giuria di alpinisti e giornalisti di fama mondiale. L’edizione di quest’anno del prestigiosissimo premio (una piccozza dorata di 70 cm) si terrà a Ladek (Polonia) in occasione del Ladek Mountain Festival (20-23 settembre 2018).


Territorio

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L’estate giudicariese all’insegna degli sport outdoor Tornano anche quest’anno gli appuntamenti outdoor nelle Valli Giudicarie, per un’estate emozionante tra arrampicata, canyoning, paragliding, trekking, mountain bike e e-bike Il ritrovo sarà in località “La Presa” (val di Breguzzo), presso il gazebo del Consorzio dalle ore 20.00 alle ore 20.45 per ritiro pass di partecipazione ed eventuali iscrizioni dell’ultima ora. Alle ore 21.00, finalmente si parte, alla luce delle torce e delle fiaccole, seguendo l’Accompagnatore e attraverso una leggera salita si salirà lungo il sentiero nel bosco ottimamente segnalato. L’escursione inizia per tutti sul sentiero verde, un facile tratto di percorso a piedi, adatto a tutte le età e a tutte le capacità, della durata di circa 30 minuti, che da località “La Presa” arriva fino al “Ponte Pianone”. Camminando per questo sentiero avrete l’occasione di osservare le bellezze della Val di Breguzzo in versione notturna e camminare tra le suggestive baite illuminate. Da qui ci sarà la possibilità di scegliere tra due percorsi: • “Sentiero tematico emozionale” (colore rosso) Suggestivo sentiero, in salita, totalmente immerso nel bosco da percorrere in silenzio, ascoltando i suoni e i rumori dell’ambiente circostante, odorando i

Anche quest’anno, dopo il grande successo delle edizioni precedenti, tornano, a gran richiesta, i due appuntamenti con la “Lucciolata dell’Acquaforte”, che si terranno in Val di Breguzzo, giovedì 09 e giovedì 23 agosto.

profumi tipici e ammirando le bellezze di questa valle, rese ancora più particolari dalla notte illuminata dalle fiaccole. • “Sentiero family” (colore blu) Facile tratto di percorso su strada forestale, in salita, consigliato a tutte le famiglie con bambini. Passeggiando nella notte illuminata solo dalle vostre lucciole, arriverete comodamente

alla suggestiva malga dell’Acquaforte. All’arrivo alla baita di Malga Acquaforte si potrà degustare uno spuntino gustoso caratterizzato dai prodotti tipici locali accompagnato da thè caldo e una dissetante acqua aromatizzata alla menta, il tutto allietati dalla musica, grazie al Coro Canta Bont, che, attorno al fuoco, animerà la serata e prima di finire al serata si

La Lucciolata è un’escursione, passeggiata notturna, lungo i suggestivi sentieri della Val di Breguzzo, organizzata dal Consorzio per il Turismo Giudicarie Centrali in collaborazione con il Comune e la Pro Loco di Breguzzo.

terrà una simpatica lotteria con premi per grandi e piccini. Quindi si tornerà al parcheggio di partenza, sempre seguendo l’Accompagnatore, lungo la stradina forestale che agevolmente vi condurrà al punto di partenza. Il ritorno è previsto per le 23.30 circa. L’iscrizione, obbligatoria, si potrà registrare presso il Consorzio per il Turismo

Giudicarie Centrali sia nella sede di Tione (0465.323090) che al Punto Info di Breguzzo (0465.901417), oppure tramite e-mail all’indirizzo info@visitgiudicarie.it., per un massimo di 250 iscritti, raggiunti i quali l’Organizzazione si riserva di poter chiudere anticipatamente le iscrizioni. Il costo sarà di € 3,00 per le iscrizioni prevenute entro le ore 18.00 del giorno

precedente, e di € 5,00 se ci si iscriverà la sera della manifestazione. Inoltre, per i più intrepidi, anche quest’anno ci sarà la possibilità di partecipare ad “Adventure Week” la vacanza multi sport. La proposta Adventure Week nasce dall’idea di raggruppare tutti gli sport outdoor che si possono praticare nelle nostre valli, renderli visibili e proporli in un’unica brochure al fine di incrementare l’offerta per i turisti che alloggiano nelle nostre strutture e far conoscere il territorio e le ricche possibilità di sport che può offrire. Un’occasione unica per proporre attività sportive accompagnate sul nostro territorio; per vivere al 100% la nostra valle con tantissime attività adatte sia alla famiglia più numerosa che ai giovani che vogliono sperimentare gli sport più adrenalinici. Sarà possibile cimentarsi con l’arrampicata; il trekking; la mountain bike e le e- bike di nuova generazione; il canyonig; il paragliding e tantissime altre offerte, sempre accompagnati da guide professionali formate ad hoc per lo sport che vuole provare.


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Sport

AGOSTO 2018 Daniele Faustini e Mariastella Failoni vincono 5 titoli a testa

Sognando Wimbledon crescono i campioncini giudicariesi N

Nonostante giochi con i ragazzi di un anno in più non on è mai successo che un tennista giudicarieha esitazioni: robustello, inse si proclamasse Campione Provinciale, ma telligente e sempre pronto a nello stesso giorno, il 22 giugno scorso ben 2 lottare quando serve e lo ha ragazzini hanno portato a casa il titolo più alto che fatto pure qui in una finale si potesse avere in provincia. Daniele Faustini e Madove si è visto sempre do- riastella Failoni ce l’hanno fatta, dando una spinta a minare contro l’amico/rivale di Brentonico Cristiano Benedetti nonostante ci fosse agitazione nell’aria. Alla fine il risultato è un 6-4 6-4 frutto di un lavoro di testa, gambe e braccio - soprattutto il destro - per sfoderare il suo colpo preferito, il diritto a sventaglio. E questa non è la fine, è solamente l’inizio di una nuova avventura che ripartirà ad agosto: grazie a questa vittoria, infatti, Daniele dovrà presentarsi a Serramazzoni (Modena) per giocarsela agli Italiani, dove i migliori 40 atleti

Allo stesso tempo un’occasione per riaccendere i riflettori su una professione che, nel recente passato, ha permeato molte comunità trentine e non solo. «Non possiamo che essere soddisfatti – ha sottolineato il presidente dell’associazione promotrice, La Trisa, Olimpio Lorenzi – perché, nonostante fosse la prima edizione ha avuto un bel riscontro sia in termini di passaggi che di apprezzamenti». A dimostrare il grande interesse suscitato dall’iniziativa anche le adesioni e gli attestati di stima raccolti dagli organizzatori con arrotini giunti da molte regioni italiane – come ad esempio Lombardia, Friuli e Molise – e dall’estero - Australia, Stati Uniti e Europa. Momento clou del fine settimana la grande sfilata che domenica, sulle note del Corpo Musicale di Vigo-Darè, ha attraversato il comune guidata dagli arrotini con le loro mole, dalle autorità e dai figuranti del Gruppo Folk di Caderzone Terme, del Gruppo folkloristico Vecchia Rendena e del Gruppo “Li Castalàni – La Compagnia del Castél. Un plauso è arrivato anche dal Vescovo, monsignor Lauro Tisi che ha ricordato come il senso di Comunità sia «un elemento molto importante perché permette di aiutarsi e sostenersi soprattutto in momenti come questi in cui l’indifferenza è sempre di più. Grazie quindi alla Trisa che, con questa iniziativa, riporta la

questo sport che sta esplodendo in tutte le valli. Il primo, Daniele, di Borgo Chiese, allenato dal Tecnico Nazionale Anna Dorigotti, under 11, si porta a casa il 5° titolo di un anno strepitoso e decisamente il più bello dopo quelli di Darzo (TN), Argentario (TN), Morbegno (SO) e Valeggio sul Mincio (VR). under 11 della penisola si sfideranno punto per punto. È stato un 6-3 7-6 invece il punteggio della pinzolera Mariastella Failoni, under 10 e allenata dai Maestri Matteo Tardivo e Manuel Bazzani; passi giganteschi a livello tecnico da parte di Stella, che gioca un tennis pulito e non ha paura di venire avanti a chiudere il punto a rete. Senza farlo apposta, anche per lei 5 titoli stagionali: Rovereto (TN), Darzo (TN), Argentario (TN), Ortisei (BZ) e, appunto, i provinciali di Trento. Un tennis talmente ad alto li-

vello che l’ha perfino portata in semifinale al macroarea di Merano (uno tra i tornei più importanti tra Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli ed Emilia). Parlando della finale, Stella ha giocato un primo set decisamente mostruoso, mai aspettando l’errore della avversaria, la forte Ana Tamindzic di Rovereto, ma cercando sempre lei il punto. Nel secondo Ana ha alzato il livello, ma la giudicariese quando il momento si è fatto importante ha usato la testa e ha chiuso l’incontro senza

sbavature. Per gli under 10, sfortunatamente, non ci sarà nessun campionato italiano (partono dagli under 11) ma il suo appuntamento è rimandato al Master Kinder di Roma (dove è qualificato pure Daniele) dove se la vedrà con tutte le vincitrici e finaliste dei tornei Kinder italiani, tedeschi, austriaci, bulgari e molti altri, un circuito ormai divenuto internazionale. Entrambi quest’anno hanno anche partecipato alla rappresentativa trentina giocando tutti e due da titolari, e portandosi a casa ottime soddisfazioni. Non ci resta che fargli i complimenti e incrociare le dita per vedere in TV un nuovo Roger Federer e una nuova Maria Sharapova, questa volta in versione trentina.

In duemila al Raduno internazionale degli arrotini A Spiazzo… “è arrivato l’arrotino”. A ritmare il weekend del 30 giugno – 1 luglio nel piccolo borgo della Val Rendena è stata infatti la prima edizione del “Raduno internazionale degli arrotini”. Una manifestazione che ha visto gravitare in paese più Comunità al primo posto». Un modo inoltre per coronare il 60esimo anniversario dell’associazione raggiunto nel 2015 «che ha visto – ha proseguito Lorenzi – la collaborazione di tanti volontari, enti e associazioni, che ringraziamo, tra cui il Centro Studi Judicaria, la Pro Loco di Spiazzo e il Corpo dei VVF di Spiazzo». «Una manifestazione da ripetere – gli ha fatto eco il sindaco di Spiazzo, Michele Ongari - perché è importante valorizzare questo nostro passato». Un evento infine, come ha aggiunto il vice presidente del Centro Studi Judicaria, Danilo Mussi «che affronta un tema a noi caro: quello dell’emigrazione di tanti giudicariesi, all’estero

ed in altre regioni d’Italia. Il Centro Studi in questi anni ha raccolto molto materiale e mi piace ricordare che ad avviare il percorso è stato il

di 2000 persone tra “moleta”, ospiti e visitatori. Due giorni di attività e proposte che sono culminati domenica in una lunga, colorata e rumorosa sfilata che si è snodata tra le vie dei paesi di Mortaso, Borzago e Fisto.

nostro Basilio Mosca». Non solo tradizione e folclore però, ad aprire la due giorni, ma ci sono stati anche momenti di riflessione e di

confronto che hanno visto salire sul palco professionisti e studiosi provenienti da tutt’Italia per i convegni “Arrotini: passato, presente

e futuro” e “Il futuro della professione”, presentati e condotti da Mario Malossini. Interventi di tipo storico e relazioni legate al vissuto personale e familiare dei relatori hanno permesso un focus sulla situazione passata, attuale e futura, senza dimenticare l’evoluzione grazie a cui la professione, negli anni, si è trasformata da lavoro umile ad attività redditizia. Molto apprezzate anche le mostre allestite nella palestra inaugurate nella mattinata di sabato. Infine, le premiazioni di alcuni dei moleti presenti tra cui il più giovane, Massimo Lorenzi di Piacenza classe ‘84, il più anziano in attività Pietro Lorenzi di Piacenza del ‘44, il più anziano in pensione Biagio Mosca, del 1922 di Melbourne e il più lontano Pio Fedrizzi, anche lui proveniente da Melbourne – Australia.


Sport

O N R O T I R a kkkkkkkkkkkkk

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Bene Coman

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Noi siamo già pronti.

SCUOLA T OF FE R E

E tU?

di Marco Maestri

da non perdere dal 21/08 al 22/09

kkkkkkkkkkk

QUADERNI , ZAINETT I

L’evento dal 14

e tanto altro

! ! o on d n e tt a ti

CIMEGO (TN)

CARISOLO (TN)

TIONE DI TRENTO (TN)


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AGOSTO 2018

Grazie a Mario Antolini

Vorrei mandare una lode speciale a Mario Antolini Musòn in quanto è una mente storica che dobbiamo elogiare sia per gli articoli, per i libri e le poesie. Io sono una alunna della terza età del Bleggio e con noi è sempre stato una persona speciale e unica. Ci ha fatto vivere la vita dei carbonai che partivano da Bondone con bambini e animali, arrivavano al Bleggio e poi val Marcia. Tutti gli anni c’era una poesia nuova per noi. Le gite, e in particolare quella in val Vestino. Tutti i racconti storici della guerra e tante altre cose che meritano veramente. Una cosa non mi piace:si firma muson... avrebbe bisogno di un aggettivo più dolce e più bello! La scuola del Bleggio e io lo ricordiamo con molto affetto lei e suo figlio Flavio. Grazie caro signor Mario. Un abbraccio, sempre riconoscente Mariangela Calza in Bronzini, Fiavé

Fusione con confusione La fusione dei Comuni è nata, almeno nelle intenzioni, per mantenere i servizi ai cittadini, realizzare opere pubbliche e garantire l’attività amministrativa delle municipalità. Fusione amministrativa, ma non fusione anche della toponomastica. Invece vedo, con mio grande disappunto, che si tende sempre più a identificare qualsiasi evento con il nome del nuovo Comune e questo avviene sia sulle pagine dei quotidiani locali, sia sui manifesti delle varie manifestazioni che si svolgono in tutti i paesi/ frazioni. Inaugurazione a…..Treville, festa campestre a….Porte di Rendena, sagra a….Sella Giudicarie. Ma cari lettori, avete sentito ancora parlare di Sagra di Sant’Antonio a Pinzolo frazione Mavignola, Mercatini di Natale a Bleggio Superiore frazione Rango o serata musicale con Deejay al centro sportivo polivalente di Storo frazione Darzo? E allora?

Perché con le nuove fusioni bisogna uniformare anche il nome, invece che mantenere la propria identità? Rappresento una Pro Loco e tengo a precisare che con l’Amministrazione del nuovo Comune abbiamo un ottimo rapporto di collaborazione ed è logico

e doveroso che sulle locandine dei vari eventi ci sia il logo e il nome del nuovo Comune, ma in primo piano ci deve essere sempre il nome del paese/frazione! Questo per identificare meglio dove si svolge l’evento e come ha scritto quell’Illuso del Muson proprio su questo giornale. “per Il rispetto, la salvaguardia e la valorizzazione delle identità frazionali.” Ma questo dipende anche da tutti noi specificare il nome del proprio paese, e non come mi è successo qualche giorno fa ad una signora a cui dovevo recapitare del materiale, dopo avermi dato nome e cognome, la via e il numero civico al momento di dirmi il paese mi ha detto Borgo Lares….”Siora par piazer, stala a Zuclo o a Bolben?“ Come se adesso al momento di firmarmi, invece di nome e cognome, mettessi il mio codice fiscale!!! Chiappani Luigi, Presidente Pro loco Vigo Rendena

Memorie (s)perdute “Mettiamoci una pietra sopra” è il saggio invito a dimenticare brutture del passato e a guardare avanti. A Tione di Trento invece la Pietra la si è messa SOTTO. Terra. O quasi. Scelta discutibile visto che la pietra di cui si scrive è antica di quasi mille anni e che come tale andrebbe al contrario dissotterrata, ripulita, svelata, esibita, protetta, fruita, valorizzata. Gironzolando intorno alla chiesa di Tione, alcuni giorni fa: “Papi che strano questo tombino…” Allora gli spiego che quello su cui sta poggiando i piedini in realtà non è un tombino ma la base in granito di un’antica fonte battesimale ritrovata lì vicino trent’anni prima, durante i lavori di ristrutturazione della chiesa. Fu dissotterrata e poi collocata nel posto e nel modo in cui è tuttora. In una specie di tristissima aiuola, tra cimitero e chiesa. “Che vuol dire antica?” “Non vuol dire vecchia e da buttare, ma preziosa e da tutelare. E questa lastra di pietra è preziosissima perché reca in sé un enorme valore storico. Racchiude identità e memoria di questo paese e della sua comunità”. “E quanto è antica?” incalza lui. “Ha quasi mille anni. Su questa pietra sono stati

battezzati bambini e adulti di questi luoghi”. “E se è così preziosa perché è stata messa qui, di nuovo nella terra, invisibile e senza neanche un tetto che la protegga da pioggia e neve?” “Perché purtroppo la maggior parte delle persone cura e protegge solo ciò che è strettamente proprio. E che ha un valore espresso in moneta. Gli uomini proteggono legna, ma non la memoria comune.” “E perché non c’è neanche un cartello che spieghi almeno cos’è?” “Molti non sanno cos’è. E a quei pochi che lo sanno, proprio non interessa. Le persone dedicano tempo ed energie solo per valorizzare sé stesse. Sono tempi ingrati questi, figlio mio.” Come se ne esce dunque da questa spirale di indifferen-

za verso la Storia, di disinteresse verso la riscoperta delle proprie radici e della propria identità? Ci crediamo una specie in evoluzione ma sbagliamo. In un lontano passato il popolo chiedeva panem e circensis. Oggi dagli il calcio in streaming e qualche Giga in più e lo renderai felice. Quella Pietra non avrà certo la stessa rilevanza archeologica della Stele di Rosetta o di un monolito di Stonehenge, ma trattarla alla stessa stregua di un misero laterizio è indegno. Non sappiamo più ascoltare la voce del Passato che ci chiama e reclama attenzione, assopiti come siamo da Instagram e Grandi Fratelli, assordati dai frastuoni di seghe circolari e tosaerba. I locali amministratori riservino maggiore sensi-

bilità verso la Storia del territorio. Preservino, non offuschino, Memoria e Tradizione degli antenati. Si facciano veri promotori della trasmissione di valori ai nostri ragazzi, cominciando per esempio con il garantire adeguata collocazione a quella Pietra, membro vitale di questa comunità. Magari all’interno della

nascente nuova biblioteca del capoluogo giudicariese, con pannelli fotografici e didascalie a corredo. L’auspicio è che i locali governanti investano qualche euro di soldi pubblici in eventi culturali mirati e contestualizzati, che divulghino la valenza storica di reperti e siti. Sarebbe il segnale tangibile di una vi-

sione amministrativa finalmente nuova, che vada ben oltre gli scialacqui per gli eterni rifacimenti di marciapiedi o lo sconquasso di strade e parchi. Per capire questo non occorre mica essere folgorati sulla via di Damasco. Basta solo fare un giro per le vie di Tione. Massimo Ceccherini


Opinioni a confronto BOTTA E RISPOSTA

vilgiat@yahoo.it

Ciao Adelino, mi è piaciuto quanto hai detto sulla storia dell’orso che ormai condiziona non poco la nostra vita di montanari. Ma ti prego, non lasciar cadere la questione anche perché tutti i giorni la situazione peggiora. Anche la scorsa settimana un orso ha fatto altre vittime in val di Breguzzo, a malga Maggiassone e a malga Cingledino. Gli allevatori sono in fermento e a poco è servito l’immediato ulteriore intervento dell’Assessore provinciale Dallapiccola arrivato da Trento promettendo attenzione da parte dei Forestali e recinti da installare ovunque ci sia l’orso. Schiocchezze...

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L’orso? Delle recinzioni se ne infischia

l’orso se ne infischia delle recinzioni...non è la prima volta che sfascia la recinzione e si getta sulle facili prede, bisogna passare alle armi. Un allevatore incazzato

Debbo ricordare che la Provincia ha fatto la sua parte, ha recentemente approvato una legge severa sul contenimento dei lupi e degli orsi prevedendo l’isolamento per i capi più problematici e addirittura anche l’uccisione degli capi più temibili. Solo il Partito Democratico s’è ben guardato dall’approvarla dimostrando

ancora una volta quanto sia distante dai bisogni e dalle aspettative della gente. Probabilmente il PD nostrano è molto più vicino alle varie associa-

zioni animaliste, pochi personaggi “snob” che insistono nel ritenere più importanti gli animali che le persone. Che è poi la posizione dell’attuale

governo giallo-verde, il presidente Conte ha subito annunciato il ricorso per l’annullamento della nostra legge provinciale. Roba da matti! Con tutti i problemi che affliggono l’Italia il nostro governo si preoccupa degli orsi e dei lupi. Per il resto, per la sicurezza delle nostre famiglie, per gli anziani, per gli ammalati, la gente che soffre la fame, le donne che vengono uccise dai mariti, mariti uccisi dagli amanti, per non dimenticare le migliaia di profughi annegati in mare, per tutta ‘sta roba c’è tempo, vedremo faremo, brigheremo. Ma gli orsi no, quelli non si toccano. Gli

animali sono nostri fratelli, blatera l’on. Brambilla, la convivenza con gli animali cambierà il mondo, diventerà migliore. Già, ma intanto la nostra vita di montanari è condizionata da quattro pantofolai che non sanno cosa significhi faticare in montagna e ammirano i nostri monti in Tv, sul canapè, con in braccio il cagnolino, il gatto o il coniglietto, i nostri allevamenti rischiano la sparizione, e la montagna verrà abbandonata lasciandola in proprietà agli orsi e ai lupi. Ma sembra che anche a Trento non siano in molti a rendersene conto. (a.a.)

Salvini, per ora tante Robot al posto degli operai, chiacchiere dove andremo a finire?

Caro Amistadi, che ne dici di Salvini, non ti sembra che sia esagerando?

Caro Adelino, sono rimasto molto colpito leggendo di quell’operaio milanese che ha ricevuto la lettera di licenziamento perché, al suo posto, poteva perfettamente funzionare una macchina, un robot. E’ mai possibile? Io ormai sono vicino alla pensione e mi fregherebbero di poco, ma cosa ne sarà dei nostri figli e delle future generazioni, se i robot diventeranno i nuovi padroni delle fabbriche? Tu che ne dici? Filippo

Gli amici del bar

Matteo Salvini sta giganteggiando in presenza e in popolarità, un po’ com’era accaduto ad altri due personaggi famosi, Berlusconi e Renzi. Noi Italiani siamo fatti così, ci innamoriamo facilmente, ma così come facilmente s’infiammano i nostri cuori, con altrettanta velocità si sfiammano e ti dimenticano. Berlusconi è durato un po’ di più perché aveva tre canali Tv a sua disposizione. Salvini è più o meno uguale agli altri due. Parla con saccenza, promette, si agita, si crede il salvatore dell’Italia. Fino a qualche tempo, più modestamente, si riprometteva di salvare il Nord dalle malefatte di quelli del sud, ma adesso, ormai s’è lanciato in campi più larghi e più redditizi. Dopo vent’anni in parlamento forse è giunto il suo momento. Visto così non dice niente di particolare, il classico lombardo con geni risalenti agli antichi goti o forse a qualche lanzichenecco di passaggio, da qualche tempo suda un po’ più degli altri, ma non ha ancora dimostrato niente, a parte la faccia truce con le navi degli emigranti, due o tre, che ha fatto andare altrove. E intanto la sicurezza degli italiani è sempre in bilico, le città sono piene di accattoni, la malavita, più bianca che nera, sta dilagando, la mafia trionfa in Sicilia, addirittura la ‘Ndrangheta sembra sia padrona di mezza Cala-

bria. Credo che sia ora che dimostri di saper fare qualcosa di concreto. Attendiamo fatti. Sono pienamente d’accordo con lui, credo anch’io che ci voglia più grinta in un’Europa in crisi e in via di sfaldamento, dominata da un Macron sempre più debole, dalla Merkel in difficoltà, e da un blocco di uomini duri che erigono muri un po’ ovunque, chiudendo ogni confine. Sono anche d’accordo sul controllo dei clandestini e su una maggiore severità nell’applicazione delle leggi. Quindi non sono pregiudizialmente contro il forzuto ex padano, però dovrebbe convincersi che fino ad ora ha chiacchierato molto, ma fatto molto poco. Aspettiamo che passi prima o poi dalle chiacchiere ai fatti. Poi potrà gonfiare con merito ulteriormente il petto.Altrimenti gli Italiani si sfiammeranno e anche lui farà la fine degli altri due imbonitori, con poco capo e poca coda.

Caro amico, le tue considerazioni non sono peregrine. E da una piccola ricerca ho trovato che sono ormai migliaia che stanno subendo lo stesso dramma, magari senza accennare ai robot, licenziati da un giorno all’altro senza particolari spiegazioni. Il robot sta sostituendo l’uomo. Proviamo a rifletterci. Non è tanto e solo il caso dell’ope-

raio milanese, ma ormai la robotizzazione dell’industria è in fase di forte incremento e ci saranno sempre più licenziamenti. Purtroppo la situazione non è per niente facile. Provo a fare un paio di considerazioni di buon senso, non essendo un esperto in materia. La prima: che ci piaccia o no, il processo di automatizzazione della fabbrica è iniziato già da qualche decina d’anni e non si fermerà, anzi è destinato ad accelerare. La seconda: mettersi contro non ha senso, non si arriverebbe da nessuna parte. Per questo credo che l’unica risposta possibile sia quella di puntare su una seria e costante riqualificazione degli uomini e delle donne che lavorano. E’ questo che dobbiamo fare, ad ogni costo, le scuole professionali e tecniche sono già attrezzate per queste nuove necessità, crediamoci se vogliamo che le cose si riassestino. (a.a.)

Adelino Amistadi

SEGNALAZIONI. Diventa giornalista per quindici giorni. Segnala anche tu una notizia, raccontaci una storia, mandaci una vignetta su un fatto a te accaduto


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AGOSTO 2018

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giornale delle Giudicarie agosto 2018  

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