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Attico, superattico e solarium, Roma

Camera con vista

Questo lavoro non mi è stato pagato. Mi è stato commissionato da un mio ex studente che, per età, potrebbe essere mio padre. Un bravo artigiano, falegname, pittore, ma in fondo una persona di rara scortesia. Insomma una grande delusione, visti i rapporti personali e la complessità del progetto. La casa si sviluppa su due livelli, praticamente sgombri, e la terrazza. La particolarità è data dai due affacci con vetrate a tutt’altezza che, quasi fosse un tunnel, ne fanno un cannocchiale sul paesaggio romano da Est a Ovest. In altre occasioni ho evidenziato la difficoltà di lavorare su superfici geometricamente incoerenti, in questo caso invece, l’unità immobiliare si presenta costituita da due rettangoli, o meglio ancora da due parallelepipedi svuotati, essendo le superfici di testata trasparenti, dove, se non fosse per la parete che abbraccia le colonne della cucina, tra l’altro non indispensabile, lo spazio si disgiunge e distribuisce esclusivamente per mezzo degli arredi.

L’unica anomalia è la protuberanza del bagno e della fascia dei servizi che tuttavia, in virtù del loro proprio arretramento e autonomia rispetto alla linea della parete di ingresso, si affrancano lasciando libero lo spazio del soggiorno. Verso la terrazza che guarda er cupolone, la parete curva, come fosse un’abside, piega la lettura dello spazio che, come in un circuito, riporta, seguendone la linea immaginaria, verso la cucina. La scala è una vera e propria scultura che da sola basterebbe ad organizzare verticalmente lo spazio e, annodandosi su se stessa, collega i tre livelli della casa. Come negli spazi a doppia altezza, dove è la comprensione dei diversi livelli a definire la qualità dello spazio, la relazione tra questi è enfatizzata da un taglio sul solaio all’interno del quale è stato posizionato un acquario. La luce che filtra attraverso di esso, muove tutta la casa in una vibrazione che porta, in senso heideggeriano, il cielo [e l’acqua] sulla terra. Al primo livello, allo sviluppo longitudinale si

contrappone il blocco dispensa-frigo-forno che identifica lo spazio della cucina come separato dal soggiorno, e su di esso, si poggia timidamente in tangenza, quasi a sfiorarlo, la scala. L’isola della cucina, con la sua parte terminale che viene utilizzata come tavolo, unico tavolo, si pone come trait d’union e determina un senso di appartenenza ibrido tra le due funzioni specifiche. Lo spazio di lavoro (preparazione-cottura-lavaggio), si orienta verso l’altra terrazza che si propone come una protesi dello spazio interno. La grande parete libera che connette i due esterni, e rende unico l’interno, è stata pensata come una grande superficie espositiva. La partenza della scala è stata oggetto di grande attenzione; inizia immediatamente a ridosso della porta d’ingresso, quasi a suggerire un percorso preferenziale verso la zona notte, consentendo di liberare lo spazio di passaggio, per non battere la testa, nella sua proiezione sul soggiorno. Piroettando su se stessi si raggiunge il secondo livello, con lo sguardo verso il cielo ma dirottato

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