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Appartamento, Roma

Il cielo in una stanza

Un secondo progetto per uno stesso committente, lascia immaginare che il lavoro fatto una volta sia stato apprezzato; e rinnovare la fiducia concessa, è gratificante e sufficiente a giustificare tutto il tempo dedicato. Far seguire ad una cosa giusta, un’altra cosa giusta, costruire lo spazio di vita delle persone, insinuarsi in mappe psicologiche, sentimentali, e percettivo-emozionali, legarle al lato economico, sono solo alcuni dei canali in cui l’architetto si trova ad operare. L’appartamento di 160,00 mq, insiste in un comprensorio residenziale con piscina in Via Vallombrosa, è costituito da una serie di edifici a tre piani a tripla esposizione, ed è posizionato sulla parte più alta del colle che affaccia sul parco dell’Insugherata. Il paesaggio non necessita di commenti e forse l’emozione più forte che ho avuto entrando in questa casa, è stata la vista del panorama che si è offerto davanti agli occhi, da un’altezza straordinaria, che somma quella dell’edificio di circa 30,00ml (nonostante al terzo piano la casa affaccia verso il parco

su uno strapiombo), al naturale declivio della collina consentendo una lettura come da una vista a volo d’uccello. Veramente mozzafiato. La prima impressione è stata quindi quella di dedicare tutto il lato verso il parco, con la vetrata ad “L” che abbraccia un perimetro visivo di circa 18,00ml, alla zona giorno. In questa scheda sono pubblicate immagini contrastanti in quanto l’esigenza funzionale del cliente non corrispondeva pienamente con le potenzialità individuate. E grandi sforzi sono stati fatti per condividere alcune riflessioni e molto tempo è passato prima che fossi io ad adeguarmi alle richieste della committenza. C’e anche da dire che la superficie dell’appartamento rendeva certamente possibile assecondarle queste esigenze, come quella di avere una cucina chiusa ed al tempo stesso un soggiorno di dimensioni più che dignitose. Per queste ragioni la distribuzione ha privilegiato la funzionalità rispetto forse ad aspetti maggior-

mente legati alla vita sociale. Tuttavia siamo riusciti, insieme, a raggiungere una serie di compromessi, sintetizzabili nella dimensione del varco di accesso alla cucina, a tutt’altezza, con la porta a filo muro che si fonde con la parete, e di larghezza tale da garantire uno scorcio sul paesaggio visibile dal soggiorno, senza violare la privacy richiesta. La cucina della Arclinea, si sviluppa a forma di “C” definendo uno spazio ergonomico e di misure sartoriali nonostante i circa 20,00mq. Di fronte il canale di accesso/visuale è accentuato dalla penisola del piano che in quel tratto funziona come postazione per un pranzo veloce e dalla grande parete frigo-forno-dispensa. La gerarchia distributiva ha determinato la sua posizione nel punto corrispondente al vertice della terrazza, dove lo spazio è maggiormente dilatato e consente di posizionare un ampio tavolo all’esterno, quasi fosse una proiezione della cucina stessa. La ragione delle scelte distributive è sempre da ricercare in molteplici fattori e le preferenze finali

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