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come fossero suoi filetti fluidi infrantisi sull’argine naturale a partire dal moto turbolento di piena. Seguendo i canali si arriva dalla città (sono presenti anche nell’area ex ACNA) al parco delle mura, al parco di campagna sino al Waterfront attraverso un apparato che ricorda l’andamento effettivo degli antichi sistemi distributivi che, a partire dal fiume, alimentavano il contado periurbano fino a penetrare intra moenia. Il trattamento dell’area con vincolo di inedificabilità dell’ex ACNA, si propone di restituire alla socialità la dismessa zona industriale; qui gli spazi di relazione, altrove confinati, si dilatano scenicamente nella grande piazza

che affaccia sulla quinta muraria. Due grandi strutture evocative delle torri di assedio campeggiano nel parco configurandosi come landmark, elementi ludici e funzionali punti, panoramici aperti sulle mura e sul parco fluviale ma, soprattutto come simboli enfatici che rafforzano semioticamente e scenicamente la cinta. Obiettivi di qualità architettonica, funzionale, morfologica e di qualità sociale: L’idea progettuale, individua un differente utilizzo dello spazio verso il parco fluviale e di quello verso la città.

Il bastione Borghetto, ad esempio, in quanto baricentro del sistema lineare, assume un ruolo di cerniera tra il dentro e il fuori e rappresenta il punto privilegiato di partenza, il ricettore magnetico dove i flussi si concentrano ed incanalano verso il parco fluviale, prima, e verso il fiume poi. E’ in questo tratto che è più sensibile la distorsione linguistica del progetto; Amoenia, vuole significare sia l’esigenza di una città contemporanea di espandersi al di là dei propri confini fisici dettati da ragioni non più verosimili, senza mura, ma al tempo stesso ricorda la radice latina della parola moenia, più consona al significato di munire, difendere,

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