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CRONACA LUCCA

DOMENICA 19 FEBBRAIO 2012

VOLONTARIATO UNA INIZIATIVA PER ALLEVIARE I PROBLEMI QUOTIDIANI DI CHI VIVE IN CELLA

Corsi e libri per i detenuti: è il progetto «Oltre i muri, dentro le mura» UN PROGETTO che affonda le radici nella quotidianità spicciola dei detenuti, quella che richiede attenzioni più utili e urgenti. «Oltre i muri, dentro le mura» è nato dal comitato popolare di piazza S.Francesco e ha mosso i suoi primi passi grazie al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca con la collaborazione del cappellano del carcere don Giuseppe Giordano e dell’onorevole Raffa-

ella Mariani (nella foto) che ieri ha informato dell’iniziativa nella casa circondariale di S.Giorgio accanto al direttore Francesco Ruello. C’erano anche, per la Fondazione, Ela Mazzarella e, per il comitato, Simona Bottiglioni, Francesco Battistini e Adriano Paoli. Rifornimento di biancheria per i detenuti, materiale elettrico per la struttura e, anche se non detto pubblicamente, di sciacquoni per i bagni. Il carcere riceve dal ministero 7mi-

la euro per la manutenzione, 4mila se ne vanno soltanto per la caldaia. Ma il progetto è di più: libri recuperati per il l’alfabetizzazione in biblioteca, corsi di ginnastica con i giovani insegnanti della Libertas che si prodigano più volte a settimana, e poi, non ultimo, un ponte vero tra il penitenziario e la città. «Fa più rumore un albero che cade che tanti che crescono», ha commentato il direttore Ruello. Così è. Ma oggi è nato qualcosa.

LA STORIA DA IDRAULICO A IMBIANCHINO, ERA IL FACTOTUM DEL S. GIORGIO

In carcere si è fatto la pensione

Appena esce fa di tutto per rientrarci: così ha maturato i contributi PROFESSIONE: recidivo. Ambizioni: trovare fissa dimora, possibilmente con lavoro a giornata, nella casa circondariale S.Giorgio. Le idee sono chiare e tanto basta, al giorno d’oggi, per centrare l’obbiettivo. Successo su tutta la linea per Mario, nome di fantasia di un settantenne di origini campane che per quasi tutta la vita ha fatto la spola al carcere di S.Giorgio. UNA STORIA singolare, la sua, e non senza lieto fine. «Il carcere è anche questo — sottolinea Lucio Reno, referente della Uil Penitenziari —, una costellazione di storie fatte di solitudine e di ricerca di un posto tutto proprio nella società, anche quella che in un modo o nell’altro si forma dentro le mura di un penitenziario. Il detenuto in questione ha fatto in modo e maniera di restare sempre con noi. Quando scadevano i termini per la detenzione si dispiaceva e, ormai lo sapevamo, si adopera-

va in modo e maniera da farsi rimettere al ‘fresco’». La tecnica era affinata e infallibile. Rubava una bici in presenza del proprietario, metteva le mani su un pacchetto di sigarette al bar. Piccoli furti funzionali allo scopo. «Fuori di qui non aveva nessuno e, soprattutto in età

UNA «FAMIGLIA» INSOLITA Non aveva nessuno ad aspettarlo e allora rubava piccole cose per tornare al fresco e poter lavorare avanzata, questo gli pesava. Qui al S.Giorgio — racconta Reno — sapeva di trovare compagnia, vitto, alloggio e anche un lavoro. Come molti detenuti anche lui si adoperava per quello che c’era bisogno: quando in cucina, quando per tinteggiare, quando per piccoli interventi di idraulica. Così si faceva il suo piccolo stipendio e intanto accumulava i contributi

previdenziali regolarmente riconosciuti dal ministero. E alla fine è riuscito a raggiungere la pensione: 550 euro al mese». UNA PENSIONE maturata da factotum dell’istituto di pena cittadino, per rattoppare qua e là le magagne della struttura (un ex convento del ’600 non è esattamente l’immobile più idoneo a ospitare 195 detenuti), o per allietare i compagni con pietanze espresse. Il giusto riconoscimento alla fine è arrivato. «In pratica il suo lavoro è stato quasi continuativo — spiega il sindacalista —. Per noi era un ospite molto presente, con qualche sporadica assenza che non gli ha impedito di raggiungere i limiti previdenziali. Nel carcere sono i detenuti stessi che provvedono alla mensa generale, sempre dietro compenso previsto dalle normative». E per Mario tutto ciò ha significato una vita che in qualche modo è valsa la pena di essere vissuta. Laura Sartini

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L’INTERVENTO

QUEI «NO» COSI’ INCOMPRENSIBILI MARCO BRANCOLI PANTERA*

LE NOTIZIE di stampa su quanto accaduto ieri nel carcere di San Giorgio non ci sorprendono ed anzi temiamo che in futuro simili episodi si possano ripetere sempre più spesso. Sono anni infatti che diciamo, sempre inascoltati, che il carcere di Lucca è del tutto inadatto per la posizione in pieno centro storico, per la struttura, per gli spazi, per la vetustà di tutto il complesso a svolgere una seppur minima funzione riabilitativa come la Costituzione richiede. Occorre un nuovo stabilimento carcerario fuori città, adeguato alle nostre necessità giudiziarie, funzionale ed efficiente nel quale anche i vari operatori possano lavorare in totale sicurezza. Perché il sindaco Favilla e con lui tutta l’amministrazione comunale si sono sempre opposti ad avere un nuovo carcere fuori città pagato dalla Stato? Non chiediamo che il sindaco risponda a noi, dovrà farlo a tutta la città nella prossima campagna elettorale. *Coordinatore comunale API

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La Nazione 19.02.2012 vs comitato s. francesco e non solo  

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