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Carceri, viaggio all'inferno - l’Espresso

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Inchiesta

Carceri, viaggio all'inferno

di Andrea Managò

Tre giornalisti sono stati per tre mesi in otto delle nostre prigioni, da Favignana a Brescia. Dove non ci sono le porte per i bagni, manca la carta igienica, i detenuti dormono per terra. Così è nata 'Giustamente', una gigantesca video denuncia, on line a capitoli sul sito Fai Notizia, lanciato da Radio Radicale. Che diventerà il primo archivio filmato dietro le sbarre (02 novembre 2011)

In alcune delle 206 carceri italiane la direzione non riesce a fornire più di un rotolo di carta igienica al mese per ciascun detenuto. Gli altri devono comprarli a proprie spese. A Messina invece i carcerati hanno provveduto a realizzare con delle lenzuola un divisorio di fortuna per isolare i sanitari dal resto della loro cella. Metterle sul materasso equivarrebbe a farle sporcare, almeno nel penitenziario di Brescia. visto che diverse celle da 10 posti dispongono solo di 9 brande. L'ultimo arrivato dorme su un letto poggiato in terra. La carenza di risorse e personale, unita all'inadeguatezza di molte strutture, è uno dei tratti distintivi che accomunano, da Nord a Sud, i 206 istituti di pena del Belpaese. Di questo e molto altro racconta "Giustamente – Se vuoi conoscere la civiltà del tuo paese devi visitare le sue carceri". La video inchiesta, realizzata da Valentina Ascione e Simone Sapienza, con la regia di Pasquale Anselmi, propone un viaggio all'interno di 8 penitenziari italiani: Messina, Palermo Ucciardone, Giarre, Favignana, Sassari, Brescia, Perugia e Padova. Un lavoro frutto di tre mesi di riprese, tra agosto e ottobre. Immagini spesso rare, come quelle girate all'interno della fortezza di Favignana, già definita «una tomba» nell'800 da Alexander Dumas. Sull'isola siciliana le celle sono a livello seminterrato, si affacciano all'interno del vecchio fossato della struttura. Qui in molti internati scontano il cosiddetto "ergastolo bianco", un vecchio retaggio della legislazione fascista che mantiene in cattività persone che hanno già scontato la loro pena ma sono ritenute socialmente pericolose. In teoria la loro condizione non dovrebbe equivalere a quella dei detenuti, nella pratica la distinzione rimane sulla carta. Il documentario fa da apripista al nuovo network di giornalismo partecipativo, fainotizia.it, lanciato la scorsa settimana da Radio Radicale. Giustamente sintetizza in 40 minuti la grande mole di materiale raccolto: 40 ore di girato. Nei prossimi mesi le

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Carceri, viaggio all'inferno - l’Espresso

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immagini verranno divise per capitoli e caricate sul sito di Fai Notizia, a quel punto i video potranno essere scaricati gratuitamente da tutti coloro che vorranno utilizzarli. Costituiranno così il primo archivio di filmati delle carceri italiane, pensato anche come strumento di supporto per tutti i giornalisti che si occupano di questo tema. Nessuna voce fuori campo ad accompagnare le immagini, a parlare sono soprattutto i detenuti e gli agenti della Polizia Penitenziaria. Raccontano i mille disagi vissuti da una popolazione carceraria che al 31 agosto scorso era di oltre 67 mila persone, a fronte di una capienza di 45.647 posti. Più di mille discorsi parlano anche i rumori: su tutti quello delle chiavi delle celle, e le istantanee di pareti scrostate dall'umidità e spazi sempre troppo stretti. Tra le immagini forti spiccano quelle delle "celle lisce", come a Sassari, prive di qualsiasi suppellettile ad eccezione di una branda senza materasso. Ogni carcere ha le sue regole. Il tema della discrezionalità dell'applicazione delle norme ritorna ciclicamente in tante interviste. I direttori delle strutture dispongono di poco potere nella gestione delle risorse, ma di grande arbitrio nel regolare la quotidianità all'interno dei singoli penitenziari. Emblematico il caso del numero massimo di caramelle da poter portare ad un colloquio. Nella casa circondariale di Padova invece, dopo alcuni casi di suicidio con le bombolette del gas, ai detenuti sono stati forniti sacchetti di plastica per l'immondizia bucati. Nel gennaio 2010, presentando il piano carceri del governo (capienza ampliata a 80 mila posti e 2.000 nuove guardie carcerarie), l'allora guardasigilli Angelino Alfano lo aveva definito «una missione che non ha precedenti nella storia della Repubblica». A vedere queste immagini verrebbe da dire che è fallita.  carceri  © RIPRODUZIONE RISERVATA

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