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Prima edizione

Gennaio 2010

FELIX AUGUSTO QUADROS LO SCUDIERE MATHIAS BRITOS IL BARDO


Prima edizione

ยกLazaro! Gennaio 2010

RA P P RE S EN TAZIONI IN T I C INO , S V IZZERA

Ringraziamenti

O T T O B RE 2 0 0 9

Interpreti Felix Augusto Quadros, lo Scudiere Mathias Britos, il Bardo Musicisti in Scena Ricardo Torres Robinson Chaparro Musiche Originali Mathias Britos Marco Fagotti

Gianni Macconi, Celestino Macconi, Mercedes Quadros, Catherine Maridor, Sambo Gansser, David Induni, Serena Wiederkehr, Masumi Briozzo, Mila Macconi, Rocco Macconi, Mia Wojcik, Benicio Britos, Luis Masci, Luis Molina, Centro Latinoamericano de Creacion e Investigacion Teatral, Emily Lewis, Baraka Theatre Company, Romina Kalsi, Emanuele Santoro, Enrique Sanz, Mara Bertelli, Vania Lurasky.

Drammaturgia e Regia Felix Augusto Quadros Regia di Movimento Luca Zanetti

ยก L AZARO ! P RIMA EDIZIONE

Concetto e Redazione Generale Felix Augusto Quadros Grafica Masumi Briozzo Collaborazioni Scritte Mathias Britos Jacob Logos Marco Fagotti Ricardo Torres Fotografia Jan Eckart Fabio Salmina MA S N ร€ DA

Scenografia e Luci Marco Bertozzi

Svizzera: + 41 78 647 8779 Londra: + 44 790 664 1950 Argentina: +54 911 61 86 64 78

Arte Jacob Logos

www.masnada.org info@masnada.org

Grafica Masumi Briozzo Orchestra Robinson Chaparro Ricardo Torres Stephan Selhorst Fabio Salmina Boris Tarpini Jan Eckart Felix Augusto Quadros Mathias Britos

Lavoro di comunicazione sul poster dello spettacolo


¡Lazaro! Erranti nel deserto, lo Scudiere e il Bardo cercano le tracce di Lazaro ; ogni volta arrivano tardi, sempre un po’ tardi… Minacciati dalla morte e oppressi dalla fame, grazie ai segni lasciati dal profugo, riescono a raccontare la sua storia, ritrovando il vigore della creatività per alzarsi e continuare la loro impresa.

T E AT R O 5 C ARAT T ERE P U B B L I C O 11 U N MONDO GENERO S O 13 NE L C A PANNONE 18 H I P ER V IN C O L I 21 S P IRI T I C REAT I V I 25 C AN T O DE L AZARO

di Mathias Britos 29

CORPO 30 C OM U NI C AZIONE 31 S C H IZZI I S T IN T I V I

di Jacob Logos 32

L AZZARI O I L B A L L O DEI RE S U S C I TAT I

di Ricardo Torres 33

T EAT RO A L F I L M 35 B IOGRA F IE 40 musica 41


Il totem che apre lo spettacolo (sinistra) e disegni d’ investigazione (sopra).

« Juanito Laguna » di Antonio Berni uno dei suoi piu indimenticabili personaggi artistici, un Lazarillo latinoamericano.

Con testo, musiche e mise-en–scène originali, ¡LAZARO! é uno spettacolo che attraverso la narrativa, la fisicità e la musica, parla di oppressione e miseria, fame e vigore, fede e realtà, immigrazione e ricerca continua. Nella cruda certezza della carestia, i personaggi ricreano ogni volta l’atmosfera per raccontare la storia di Lazzaro. Scoprendo che anche nella solitudine esiste la compagnia e che la dignità rimane tale anche se coperta di polvere e terra. La ricerca creativa di ¡LAZARO! ha come asse portante la collaborazione artistica: è un prodotto vivo e in costante sviluppo (vedi pag. 30). Da uno spettacolo teatrale si manifesta un universo di possibilità per raccontare la stessa storia (vedi pag. 31 – 39). Il lavoro fatto in Ticino è un passo in più rispetto a quello che é stato quasi un anno di ricerca e sforzo creativo che ci ha portati attraverso il Regno Unito (Londra), l’Argentina e la Spagna. Questa prima edizione informativa demistifica il processo scenico, la freschezza di vederlo per la prima volta, però da credito a un processo e a una ricerca che conserva i fracassi e i trionfi del mestiere. Questa Edizione, a mo di Rivista, propone il concetto generale della collaborazione artistica e dimostra, attraverso i diversi articoli, il lavoro realizzato, lo stato attuale del processo e la prossima trasformazione. La profezia dell’Uomo Marrone o Uomo Ponte, condivisa da molti popoli indigeni del sud e del nord America (Hopi, Dakota, Cogui) parla del potenziale dell’uomo di costituire un ponte tra le diverse culture, permettendo la reciproca conoscenza e collaborazione. ¡LAZARO! come teatro, come circo, creato da noi che siamo svizzeri ma anche sudamericani, cerca di essere questo ponte. Con lo spettacolo come vincolo, diamo la possibilità allo spettatore di viaggiare tra diversi mondi così distanti e così intimi allo stesso tempo. Col proposito di tonare in Europa ¡LAZARO! Intraprenderà una tournée, assieme al Corpo collettivo internazionale, suddivisa in tre tappe: Prima tappa: Regione Andina (Bolivia e Nordovest Argentino) e regione del Rio de la Plata (Montevideo e Buenos Aires). Seconda Tappa: Caraibi (Colombia, Panama e Cuba). Terza Tappa: Europa (Svizzera, Italia, Regno Unito – Londra, Spagna – Almagro). Prima Edizione

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Il gioco si apre, i personaggi si mettono di fronte al pubblico, lo spazio si manifesta in direzioni magiche e assurde ma comunque reali in tensione o a puro ritmo. Il Bardo e lo Scudiere posseduti da una storia che sembrerebbe manovrare i fili dell’azione. (doppia pagina anteriore) Lo Scudiere e il Bardo nella prima scena chiave dello spettacolo.

Prima Edizione

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ticino online Teatro e musica dall’America Latina

S ta m pa

CARATTERE PUBBLICO Due rassegne su ¡LAZARO!

“Un’alchemica mistura tra teatro e musica, tra un grande classico spagnolo e l’intimità di ognuno di noi.”

LUGANO / BELLINZONA / LOCARNO - Un nuovo spettacolo, due attori e un’allegra combriccola di musicisti, La Compagnia. Un’alchemica mistura tra teatro e musica, tra un grande classico spagnolo e l’intimità di ognuno di noi. Quella particolare intimità che, a volte, quando ci proiettiamo verso l’esterno per cercare qualcuno o qualcosa e non riusciamo a trovarlo, tira fuori il meglio di noi stessi. Il drammaturgo e attore Augusto Quadros ci spiega di che cosa tratta lo spettacolo. “La storia gira intorno al personaggio di Lazaro, che non compare mai in scena; il testo è stato liberamente riadattato dal classico di letteratura spagnola di autore anonimo e intitolato Lazarillo de Tormes. Ci sono due personaggi: il bardo e lo scudiero. Il bardo racconta le storie per sua natura, lo scudiero racconta di Lazaro quello che sa, cioè quello che Lazaro stesso gli ha confidato. I due personaggi lo stanno cercando e non trovandolo e anzi trovandosi in difficoltà, nasce in loro una creatività, che si trasforma in racconto. È emblematico, direi, perché succede sempre così...” Perché hai deciso di adattare un classico, Augusto? “Un classico è un punto di partenza generoso, perchè un classico va allo spirito di quello che vuole raccontare, e per quello appunto rimane un classico, cioè è sempre attuale. Poi un classico si adatta, non si può lasciare così com’è: si tengono gli elementi essenzali, quelli che senti tuoi”.

la regione ticino Alla Cambusa arriva “LAZARO” l’antieroe Locarno, un classico della letteratura spagnola.

“È uno spettacolo tra teatro, musica e mimo sorprendente…”

Articolo apparso su La Regione, Ticino 6 Ottobre 2009.

Erranti nel deserto, lo Scudiere e il Bardo cercano le tracce di Lazaro ; ogni volta arrivanotardi, sempre un po’ tardi… Minacciati dalla morte e oppressi dalla fame, grazie ai segni lasciati dal profugo, riescono a raccontare la sua storia, ritrovando il vigore della creatività per alzarsi e continuare la loro impresa. È uno spettacolo tra teatro, musica e mimo sorprendente quello messo in scena la scorsa settimana al Cortile di Lugano e che sarà replicata questa sera, martedì, alle 20.30 a La Cambusa di Locarno. Sul palco due attori di talento: Augusto Quadros che impersona lo Scudiere e Mathias Britos nei panni del Bardo. A dispetto del titolo “LAZARO” la storia –adattata dagli stessi due attori-non ha nulla a che vedere con il miracolo di Gesù raccontato dal vangelo secondo Giovanni, è invece ispirato ad un classico della letteratura apparso in Spagna nel 1554 da penna anonima che narra le mille peripezie del giovane Lazarillo de Tormes. Antieroe per eccellenza, e le sue vicende sconclusionate che riflettono la situazione di incertezza della Spagna di Carlo V, soggetta a una grave crisi economica e caratterizzata da squilibri sociali. Il protagonista è un vagabondo che si serve di mille espedienti per procurarsi da vivere. Sempre in viaggi, sempre affamato, non disdegna di servirsi di mezzi illeciti pur di tirare avanti. Sopra un porzione di terra, forse un isola, si sviluppa un’ora di alto teatro con i due attori che sfoggiano un amplio repertorio tra mimica, canti accompagnati da una chitarra e silenzi colmi di comunicazione. La pièce sconfina piacevolmente nel genere clownesco con le sue facce tristi e divertenti. Lo spettacolo, fedele alle sue origini, è recitato in spagnolo, ma ciò non rappresenta un grave ostacolo per il pubblico italofono visto che la gestualità supera il parlato. E poi c’è la musica. La seconda parte dello spettacolo è affidata alle sonorità del folklore latinoamericano, con un concerto di strumenti a corde e percussioni realizzato da otto musicisti e dove per incanto le ballate sanno trasformarsi nuovamente in teatro.

E una ora una domanda rivolta a entrambi gli attori. Perché avete deciso di mantenere la lingua spagnola nello spettacolo? “Noi veniamo dal Sud America, e la storia si svolge per buona parte lì, quindi lo spagnolo è la lingua di questo spettacolo. Io però vivo a Londra, e ho notato che il pubblico inglese si lascia più andare al teatro quando non capisce tutte le parole. Quando una persona non può aggrapparsi al senso proposto dall’autore, è più libero di cercare altri sensi; non capisce le parole, ma osserva di più la scena, i corpi, sente la musica. Per un pubblico italofono, comunque, non è così difficile. Si tratta di uno spettacolo dove la fisicità e la musica hanno un ruolo molto importante”. Mathias, sei tu che hai introdotto la musica e tanti strumenti nello spettacolo. Sei tu il bardo con la chitarra. Perché? “La musica è un mezzo di esprimermi che mi viene molto naturale. Sono cresciuto con sette padri musicisti, con i quali, io bambino, sono andato in giro per l’America Latina. Sette famiglie, i cui uomini facevano parte di un gruppo che suonava folklore sudamericano. Con il canto riesco a esprimere molti più concetti, più poesia. È una questione di vitalità. Lo spettacolo è scritto, interpretato e diretto da Augusto Quadros e Mathias Britos. Le musiche sono tutte originali, interpretate dagli attori e da 9 musicisti (strumenti a corda e percussioni)”.

http://www.tio.ch/aa_pagine_comuni/articolo_interna.asp?idartic olo=493462&idsezione=3&idsito=127&idtipo=410

G.G. Carattere Pubblico

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L’ ADAT TAMEN T O

UN MONDO GENEROSO Il lungo tratto tra il dire e il fare

La vera opera d’arte nasce in modo misterioso, enigmatico, mistico… staccata dall’artista acquista una vita indipendente, diviene una personalità, un soggetto autonomo. Vasily Kandinsky

“Lazarillo de Tormes” testo classico spagnolo, misteriosamente apparso nelle fiandre nel 1554, anonimo, senza peli sulla lingua.

Maurice Leloir, realizzo un esaustivo lavoro d’illustrazione sia sul “Lazarillo de Tormes” che su “Jacques il Fatalista”.

Racconti, serie televisive, documentari, fiction, blogs, webs, docs, coms, flops, pegs clicks, film e teatro molto moderno, nuovo; musical e concerti, radio, band musicali pop, post-rock, glam, disco, retro trendy, cartelloni pubblicitari nei parchi, sui bus, nella metropolitana, notizie per televisione, via Net, via Facebook, twitter, flicker, iphones, e mini cellulari e ancora blogs, immagini, ricorsi della moda, riviste di glamour, celebrità da due soldi, storie reali e rese spettacolo, tutto col fine di vendere e nuovamente la stessa cosa un’altra volta. Raccontare le mille storie che ci invadono in un microsecondo: basta filmarle, caricarle nella rete e aspettare che qualche spettatore all’orizzonte faccia click. Informazione, comunicazione, storie che si ripetono, come se la brace della creatività avesse il nobile arbitrio di chiarire invece di oscurare la comprensione. L’incontro con il Lazarillo de Tormes Nel fuoco scoppiettante della super informazione, nel vortice di capire se esiste una necessità di fare quello che uno fa, o se questa è sbagliata perché ora le cose si fanno come ci viene detto di farle, mi sono imbattuto con l’offerta di una collaborazione teatrale su La Vida de Lazarillo de Tormes, y de sus Fortunas y Adversidades. Un classico della letteratura spagnola, risalente al 1554 circa e di autore anonimo. Come prima impressione sembrava che la storia narrasse di un ragazzo malandrino e delle sue peripezie tra un padrone e l’altro. La seconda lettura, invece mi ha catturato nel profondo, rivelando un mondo nascosto tra le righe. L’autore gioca con il significato della storia come un gatto farebbe con la sua preda. Come se quello che si capisce è più di quello che c’è scritto, carico della rassegnazione di colui che le ha viste tutte. Il Lazarillo celava qualcosa. Ho cominciato a indagare: autori possibili, versioni, motivi dell’anonimato, mancava sempre qualcosa. Ogni critico esponeva il caso a modo suo. Il Mistero è sempre un valido motivo per continuare ad alimentare il fuoco della curiosità. Ho cominciato a cercare soluzioni. Ho letto che il Lazarillo era legato anch’esso a testi classici come La Celestina, o come L’Asino d’Oro de Apuleyo. L’Asino di cosa? La mia ignoranza a momenti è fortunata, d’oro. L’asino d’oro, scritto nel secondo secolo d.C., propone un mondo appesantito dalla peste e dalla miseria dove la magia é moneta corrente, dove le energie occulte e l’assurdo sono parte della realtà quotidiana. Lucio, un giovane a posto, viaggia per visitare suo zio e la moglie, una maga conosciuta. Un Mondo Generoso

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Un Asino dalle Orecchie in giù. Lo Scudiere si prende un istante per contemplare il suo destino d’Asino.

Un mendicante medioevale, con uno specifico portamento. Ispirazione per il personaggio dello Scudiere.

Il giovane non tarda ad amoreggiare con la badante della casa padronale colei che possedeva “un corpo che sembrava fatto di latte e miele…” con una “boccuccia rossa come rugiada d’ambrosia”. Assistito dalla stessa, prova un trucco di magia nel laboratorio della signora zia, che disgraziatamente riesce male trasformandolo in asino. Da quel preciso momento inizia un inverno di disavventure che finirà con l’arrivo delle rose primaverili che spezzeranno l’incantesimo. Sono frequenti le botte ma il libro narra pure storie memorabili come la relazione amorosa tra Psiche ed Eros e altre più crude dove l’asino, rappresentando Il Giudizio di Paride è sottomesso, sul palcoscenico, a barbarie sessuali davanti al pubblico. Un asino? Un asino che vede tutto, perché nessuno vede chi è realmente. Un Classico di denuncia ludica L’ennesima lettura del Lazarillo mi ha messo di fronte al prologo:” Ritengo giusto, io, che cose di tanta importanza, e magari mai viste né udite, giungano alla conoscenza di molti e non rimangano sepolte nella tomba dell’oblio, poiché può darsi che qualcuno, leggendole, trovi qualcosa di suo gusto, e che dilettino chi non approfondisca troppo.” È come se trasparisse qualcosa, una denuncia nei confronti dell’Arciprete, del lettore, della Signoria Vostra, della società dell’epoca, della chiesa, della giustizia, dell’avarizia, della sopravvivenza, della vita e della condizione stessa della miseria. Ogni frase, ogni situazione è colma d’informazione, ironia, sarcasmo, ritmo di un gioco grottesco, clownesco, come se il testo fosse una maschera che allontanandosi creasse, nello spazio tra il lettore e lo scrittore, la dimensione di un giullare, di un poeta o di un freak obbligandomi letteralmente ad alzarmi dalla sedia e fare qualche giro in tondo, come un cane, si come un cane, “Prendi, mangia, strafogati, che il mondo è tuo e vivi come un papa”.

Il Punto di partenza per la nostra versione In sintesi, un momento dell’opera sembrava chiaro, drammatico e centrale per un adattamento teatrale: quello in cui Lazarillo va a servizio del suo terzo padrone, lo Scudiere, con il quale, condividendo la fame e le continue delusioni, riesce per momenti a dialogare intimamente. Qui ho trovato il centro drammatico dell’opera. Chiarito il punto di partenza, abbiamo scritto un primo adattamento, con parti teatrali, parti musicali e qualche scena, il tutto connesso dallo stesso filone drammatico. Quanto tempo bisogna impastare la pasta affinché cominci a crescere? Ci siamo incontrati per eseguire questa prima tappa di assemblaggio dello spettacolo a Londra. Lo abbiamo presentato di fronte al pubblico, stanchi e insoddisfatti abbiamo chiuso questa prima tappa durata qualche mese. Qualcosa non funzionava. Il Professore Robert Archer dello Spanish American Stuides de la King’s College a Londra, che mi aveva prestato alcuni libri per la mia ricerca, è andato direttamente al nocciolo della questione, immediatamente dopo la presentazione, quando ha confessato la sua delusione: “devi capire che Lazarillo ha sempre il controllo.” Avevamo ottenuto l’esatto contrario.

“…farselo proprio, incarnare i personaggi e darsi il massimo della libertà creativa.”

Luci e ombre che ci giungono da un mondo medioevale.

Il consolidamento del nucleo creativo Il nucleo creativo tra Marco Fagotti, Mathias Britos e me si consolidò, mentre un paio di elementi si allontanarono dal progetto. Mathias, attore e cantautore, continuò il suo adattamento musicale che ha poi trovato la sua forza poetica decisiva nella struttura del Canto de Lazaro (vedi pag. 29) che si propone come secondo atto dello spettacolo. Io continuavo con il mio lavoro sul testo. Percorrevo il medioevo europeo tra illustrazioni e testi criptici arrivando a intenderlo come una puzzola della quale, se alzava la coda, bisognava sopportarne l’odore. Marco si cimentava con la composizione musicale dell’opera Un Mondo Generoso

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“Sono libri di denuncia! Una denuncia creativa, con quell’aspetto ludico che urge nello spirito umano ma che non sembra eccellere nell’esercizio dell’ars politica.” “Il padrone non può vivere senza Jacques perché, in qualche modo non può vivere senza i suoi racconti…”

e cominciava il suo processo di ricerca con il momento che abbiamo chiamato Operetta. Bisognava essere più chiari, adattare un classico e trovarne l’essenza, prenderne le parti e tradurlo, farselo proprio, incarnare i personaggi e darsi il massimo della libertà creativa. Patrick Bauchau, attore straordinario di vecchia generazione, di quelli che non se ne trovano più, mi suggerì di leggere Jacques il Fatalista, di Denis Diderot. Fu una scoperta importantissima. Soprattutto perche mi svelò la chiave per costruire una relazione tra servo e padrone: La ridondanza del dominio, evidente e semplice ma comunque drammatica. Intima. Il padrone non può vivere senza Jacques perché, in qualche modo non può vivere senza i suoi racconti e le sue avventure amorose narrate con il suo fatalismo. Il padrone non ha la forza di vivere senza il mondo che Jacques gli offre. Da questa relazione nacque il Bardo, come personaggio che declama, e lo Scudiere, il suo padrone. Il personaggio di Lazaro, ancora non l’avevamo, ci sfuggiva come un profugo.

“Remolino del Rio que buscas, Tu encausado camino perdido, Tu futuro destino de cloaca, Tu parada final en el mar?” Tratto dal Brano: Que Buscas di Mathias Britos. Sopra: Paradiso 2000, Klaus Prior, Der Offene ’97, statua alla quale ci siamo ispirati per la ricerca del vincolo dei personaggi con gli elementi. Sinistra: Gaucho, emblema dell’oppressione e dell’abuso, seppe regalare attraverso il folklore, versi di sofferenza e di gioia con lo sguardo rivolto alla terra.

Mathias Britos nel Bardo.

Il contesto storico del Lazarillo La Spagna del XVI secolo era un luogo di carestia, peste e miseria. Da mezzo secolo era iniziata la colonizzazione latino-americana e l’accaparramento di tutte le sue ricchezze: oro, argento, minerali, risorse umane e naturali. Come i semi che riempirono il mondo e che ora sono inseparabili dalla cultura europea (il pomodoro, la patata, il mais, il cacao, il tabacco e molte altre specie). Sempre se i mercantili arrivavano a destinazione, poiché i corsari e i pirati brulicavano nei mari spagnoli. Carlo V, Imperatore del Sacro Impero Romano Germanico, terra dove il sole non tramontava mai, spostava le sue ricchezze verso Nord, passando per le fiandre fino a terminare nelle banche della corona Inglese. Tutto ciò che giungeva ai porti iberici, sembrava destinato a finire a Nord. Erano le fondamenta di un nuovo sistema basato sul capitale. La Spagna, apparentemente ricca, moriva di fame. Ne derivavano ingiustizie sociali e giuridiche atroci. I moribondi deambulavano per le strade, erano frequenti le pene contro i mendicanti ma le stesse strade si ripopolavano poco dopo di nuova miseria. Il ruolo della chiesa, come sistema oppressivo, manifestava la disuguaglianza. I Clerici, non solo disponevano del denaro della povertà ma potevano pure beneficiare delle mogli di uomini sposati. Quanti saranno figli della chiesa senza saperlo? Il sangue, come ho scritto nello spettacolo, “sembrava diluirsi di generazione in generazione, nell’attesa di un bastardo che lo sapesse addensare un po’. Con grazia. Con vigore.” È questo il periodo nel quale fu scritto il Lazarillo de Tormes e che gli fa da cornice. Lo stesso vale per l’Asino d’Oro che fu scritto nel secondo secolo d.C. in un epoca anch’essa contraddistinta da peste, carestia e miseria. Sono libri di denuncia! Una denuncia creativa, con quell’aspetto ludico che urge nello spirito umano ma che non sembra eccellere nell’esercizio dell’ars politica. Possiamo forse privarci di una forma d’arte che declama le atrocità nelle quali viviamo? E che riesce a farlo senza smarrire la speranza nell’umanità? Tentando il miracolo di una paradossale trascendente esplosione ilare che accomuna l’impossibile: vittime e carnefici? Qui, adesso, con la fede riposta nel presente, in ogni forma di creatività, vi è magia.

L’anonimato dell’autore come incentivo per la creazione La generosità del Lazarillo, nasce anche dall’anonimato del suo autore. Non per niente tracciò la via per giganti come il Don Quijote de Cervantes. Questo rende fecondi i nostri dubbi. Non vi è un autore che ci guarda dall’alto contemplando cosa ne facciamo con la sua creazione, anzi, vi è piuttosto un’energia creativa superiore, una relazione per un fine comune: continuare a raccontarne la storia. Ci nutriamo dello stesso proposito: ¡LAZARO! è un’opera che scommette sulla collaborazione. E così, un sorso alla volta, ha preso corpo il testo, l’opera, il tono. Le prime versioni integre, adattate per tre personaggi, erano incorniciate da poesia, canto, versi e un mondo assurdo capace di proporci la realtà per quello che é. Ci siamo trovati ad Almagro, in Spagna, ospiti del CELCIT (Centro Latinoamericano de Creacion e Investigacion Teatral) dove abbiamo fatto un ulteriore lavoro sul testo con Luis Masci, riconosciuto drammaturgo Uruguayano che con il suo contributo ha dato forza e freschezza al processo. E alla fine come sempre succede l’opera ha posto le sue condizioni. ¡LAZARO! ha trovato casa in Ticino, Svizzera, dove lo abbiamo adattato per due attori. Quando all’inizio di questo progetto, mi chiedevano di cosa trattasse l’opera, rispondevo: “¡LAZARO! è un movimento che si alza”. Oggi ¡LAZARO! è anche un grido che richiama un gruppo di persone unite dall’obiettivo comune di dedicarsi con devozione alla vita. La Contemporaneità del classico La miseria e le guerre sono più attuali che mai. La metà dei bambini del mondo nasce nella povertà*, un bambino muore ogni 5 secondi per fame. Le disuguaglianze arrivano agli estremi: il 40% della popolazione mondiale vive con il 5% delle entrate. Nel 2005, il 20% della popolazione dei paesi più ricchi consumavano il 76% delle risorse globali, mentre il 20% formato da paesi poveri consumava un misero 1.5%. Queste cifre tendono ad aumentare nella direzione della disuguaglianza. La fame e le disuguaglianze sono, attualmente, le forme più dirette di sottomissione. Come per il Lazarillo de Tormes, oggigiorno, i paradigmi sono gli stessi: la gente pensa di vivere una realtà, mentre questa effettivamente è diversa. L’impunità degli alti dirigenti di corporazioni e di banche non si condanna mai, continuano a ricevere dei bonus scandalosi che essi stessi si vergognano di riferire. E tutto resta invariato. Ma la libertà non prospera a lungo, nemmeno dove c’è denaro. Juancho continua a rovistare nella spazzatura. Come nell’Asino d’Oro, oggi è penalizzante essere un perfetto sconosciuto, senza tetto, senza dimora, senza beni materiali, il vagare erranti per la terra. Una terra usurpata e vittima dell’insaziabilità. Il Bardo e lo Scudiere cercano il profugo Lazaro e facendolo raccontano la sua storia. Una storia forse andata persa. Una storia alla quale arrivano sempre “tardi, un po’ tardi”. Pero nel raccontare la sua storia, nonostante la fame, riescono a trovare la vitalità e la forza di vivere; ciò che realmente conta è la creatività, il vivere qui e ora, sapendo che nel mondo, in quello scenario, l’uno non può continuare senza l’altro. * Fonti: 2007 Human Development Report (HDR), United Nation Development Program, World Bank Development Indicators 2008, www.eorldometers.info

Un Mondo Generoso

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Creazione

NEL CAPANNONE Le prove e la costruzione

Luca Zanetti, a carico della regia di movimento, e Mathias Britos durante una pausa nelle prove. Il Lavoro di Luca è stato fondamentale affinché i movimenti scenici prendessero piu senso all’occhio esterno del pubblico.

Dal disegno al palco: Marco Bertozzi, artista svizzero, si è occupato di realizzare la scenografia nello spazio. La tessitura della rete, nodo per nodo per ottenere l’effetto desiderato, è un pezzo d’arte di per se. Come con il trucco, la fisicità e il testo, la scenografia è una maschera che racconta la storia.

Un set mobile ed elastico, che a sua volta è suscettibile ai cambiamento drammatici dei personaggi. Nel gioco con gli elastici e la versatilità dei vestiari. Sotto, entrambe gli attori cercano il Totem della prima scena.

Ricardo Torres e Robinson Chaparro cercano suoni digitali per completare l’effetto degli strumenti dal vivo.

Il viaggio degli Storytellings si è finalmente completato quando i ragazzi gli hanno riempiti di melodie, rumori, esplosioni, suoni della fauna amazzonica; un bebé che piange, o un bicchiere che si appoggia sul bancone di un bar. Il lavoro si basa sempre sugli strumenti suonati dal vivo: un sonaglio di unghie di capra suggerisce i passi tintinnati degli stivali con gli speroni.

Nel Capannone

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I diversi colori sul viso denotano la transizione dei personaggi. Questo succede dalle culture del Pacifico fino alle Ande Latinoamericane.

M a sch e r e

Le maschere finali dello Scudiero e il Bardo dopo il processo dell’opera.

IPERVINCOLI Un accordo tra il pubblico e l’attore

Una maschera è un universo definito di informazioni emozionali, psicologiche, fisiche e metafisiche. In una maschera si concentra un istante che delinea e simboleggia un movimento. È così, che una maschera argomenta i movimenti di un personaggio, condiziona le sue azioni, procura una mappa psicomotoria e apre le porte al mondo simbolico delle immagini. In una maschera si determina il presente attraverso un percorso: contiene tutto il movimento anteriore e si presenta come un punto di partenza per quello che verrà. Segnala un momento, incisivo, nel conscio e nell’inconscio dello spettatore. Questo permette di giocare con un linguaggio ricco ed esigente che manifesta attraverso il volto, il corpo, il testo e la scenografia, una serie d’ipervincoli che scatenano, con l’aiuto dell’immaginazione del pubblico, un viaggio che dalla sfera logica passa a quella dell’assurdo.

Il viso è la rappresentazione del nostro mondo interiore e i suoi movimenti.Questo vale anche per il corpo. Il lavoro di trucco assistito da Romina Kalsi, è stato trattato come fosse una maschera scenica ispirata al mondo dei fumetti e al Kabuki giapponese come elementi di partenza. L’intenzione e trovare una maschera propria per ¡LAZARO!

Nel teatro giapponese, l’uso di maschere in teatro e danza gode di una tradizione millenaria.

Ipervincoli

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Nel Butoh giapponese un’immagine è un punto di partenza per una danza tellurica e drammatica. Anche con questo cerchiamo una danza e un “Butoh” proprio dello spettacolo, una maschera esplicita nel corpo dell’attore. Il viso è il corpo intero. Vi sono momenti che si possono solo narrare attraverso la fisicità. Durante l’Operetta, Lazaro si sotterra tra le proprie ceneri.

Sopra: Mammona di Frederick Watts. Il corpo come maschera è evidente nei territori del teatro classico europeo che si alternano nel lavoro in scena: il Grottesco, la Commedia dell’Arte, e il Clown drammatico.

Sopra: I Grotteschi di Leonardo Da Vinci. Sovradimensionare le proporzioni fisiche aiuta ad assottigliare le percezioni.

Ipervincoli

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IMMAGINARIO

SPIRITO CREATIVO L’immagine, come testo

Un’immagine vale più di mille parole e l’assurdo ha ottime referenze per guadagnarsi, oggigiorno, il titolo di realtà. L’immagine, in questo mondo pittografico del primo decennio del XXI secolo, è un linguaggio in sé. Oggi, un’immagine racchiude un concetto, un’idea, un’emozione, una storia, odori, un mondo simbolico come mai prima d’ora. Racchiude pure una definizione chiara che si radica nei preconcetti sociali e culturali che vedono il mondo come spettatore. Un’immagine ci da la possibilità di inquadrare un punto sospeso e di lanciarci nell’azione di un movimento (un’immagine agisce anche come maschera). Da questa ricerca nasce un universo che ci permette di elaborare i molteplici aspetti dello spettacolo. Carme Miranda luminosa, adornata di perle brillanti.

“Have Pity” di Ernst Barlach, ha ispirato il volto coperto del cieco e la sua postura.

I personaggi s’intrecciano, un colpo dopo l’altro, come accade nella vita.

Antona Perez: “¡Yo vendo! verduras y coles, dulces remolachas...”

Espíritus Creativos

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Una piccola selezione dell’immaginario di ¥LAZARO! Composto da centinaia di immagine visionate e raccolte.

Spirito Creativo

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Sinistra: Mathias Britos prova la chitarra al microfono. Sotto a sinistra: Fabio, Stephan e Ricardo in piena batucada Da stadio “Dicen que, en el nacer, radica la fortuna. Y razón, han de tener, yo no tengo ninguna.” Mus i c a

Sotto a destra: Boris, Jan e Mathias si preparano per dare inizio alla musica.

canto di lazaro

Pagina a fronte: da sinistra a destra, la banda ticineselatinoamericana al completo: Boris, Jan, Mathias, Augusto, Fabio, Robinson, Stephan e Ricardo.

Posseduti dal folklore e dalle sonorità Latinoamericane

d i M ath i a s B r i t o s

La creazione delle canzoni segue il flusso del pensiero. Deve esserci verità in quello che uno canta e questo viene dalle viscere. Con ¡LAZARO! ho lavorato partendo da un classico e le verità che uno canta sono sostenute dall’opera stessa. Il Lazarillo de Tormes riflette la realtà contemporanea e dunque la creazione segue un processo di sincretismo tra il testo originale e il vissuto in prima persona. Questo rende possibile un triangolo tra la storia che si racconta, il vissuto e la creatività. La relazione che ho con le mie canzoni, è magica. Esse mi sorprendono al maturare e mi dicono quando sono pronte per essere condivise. Per questo, il mio lavoro di composizione, necessita di molta intimità. Ripeto, le canzoni e i versi nascono, a volte con molta severità, altre con allegria, maturano e prendendo corpo centrando l’ispirazione nel folklore latinoamericano. Con il passar del tempo mi sono reso conto che non posso essere fedele allo stile dei generi più conosciuti come la Milonga, la Zamba, la Cueca, ma che questi rappresentano un riferimento che mi permette di creare la mia musica. Tenendo saldo il principio di rispettare l’armonia con l’universo, ovvero, la possibilità di ballare le canzoni, in ¡LAZARO! le forme possono rompersi e dare spazio a nuove realtà musicali,

Mi considero un ibrido che ha imparato a sopravvivere, culturalmente, tra realtà multietniche che si ripercuotono nelle mie canzoni nello stesso modo in cui i continenti si trasformano. Questa realtà si è fatta ancora più evidente quando le canzoni hanno incontrato la voce di strumenti suonati da un gruppo interculturale. Un argentino, un polacco, un tedesco, un colombiano, un brasiliano, un italiano e un cileno, tutti con un denominatore comune: la relazione sanguinea con la svizzera e la musica. L’idea di cominciare un lavoro musicale che racconti la storia di Lazaro nasce dalla possibilità che l’opera di teatro costituisca una piattaforma dov’é possibile l’intrecciarsi di diversi linguaggi e mezzi d’espressione artistica con l’obiettivo comune di raccontarne la storia. Durante il viaggio entreremo in contatto con nuove sonorità e nuove collaborazioni locali che daranno al “Canto di Lazaro” la sua identità. Mi piacerebbe incorporare durante la nostra permanenza sulle Ande i diversi strumenti a fiato che fin dall’infanzia alimentano il mio immaginario e scoprire nuove sonorità capaci di delineare la personalità di quello che si sta raccontando.

Canto di Lázaro

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Corpo

comunicazione Un prodotto vivo

Oggi l’arte vive per le strade, nelle vetrine, nell’involucro di un cioccolatino, cosi come vive su un palcoscenico, in un museo o al cinema. Oggi l’arte si mastica, si mistifica o si sorseggia. Si compra, si apprezza, si giudica, si consuma, si promuove o si boccia. Tutti comunicano, tutti vogliono partecipare. Blu, anima le pareti delle strade del mondo, Kutiman fa musica attraverso YouTube. Nel paradosso post-moderno, Bansky, viene quotato sul mercato dell’arte, la sua vera firma tracciata da uno stencil su un muro pubblico, la sua identità sconosciuta. Durante il processo creativo dell’opera ¡LAZARO! é stato evidente lo stimolo fra le parti: la musica composta da Marco Fagotti ha ispirato il testo e attimi che poi sono divenuti scene, come l’operetta verso la fine del secondo atto. L’arte di Jacob Logos ha trovato posto nell’immagine usata per la comunicazione. Il testo crudo dello spettacolo ha ispirato il Canto di Mathias Britos. È in questo modo che ognuna delle parti s’incontra con l’altra e dalla cui collaborazione ri-nasce un lavoro individuale. Attraverso la collaborazione, ci siamo resi conto di giocare tutti su una piattaforma comune. Questo principio è quello che ci permette di pensare e raccontare una storia in dieci modi diversi e non dieci storie nello stesso modo. Definirlo teatro non è sufficiente, di qui la necessità di aprirci a un Corpo. Nel Corpo Artistico risiede la forza di ¡LAZARO! .La collaborazione di un gruppo di artisti che con una certa autonomia, partecipa al dibattito creativo per raccontare la sua storia. Come un corpo in movimento, vi sono arti che a volte spingono e provocano l’attività e altri che seguono e a loro volta manifestano lo slancio per affrontare il prossimo passo. Questa oscillazione creativa come Corpo Artistico può generare molti modi di raccontare una storia, attraverso i più svariati linguaggi: fumetti, street art, musica, ricerca e arti audio visuali (microfilm e micro-docs). L’opera di teatro in ¡LAZARO! é il cuore e il nucleo vibrante della storia e dei suoi personaggi e dove le transizioni, l’umorismo e il tono, trovano la loro essenza. Sia lo spettacolo teatrale, che il Canto de Lazaro, sono già due prodotti elaborati e pubblici. Da questo punto vedremo dove trovare la prossima collaborazione artistica. Come creatori, ci assoggettiamo alle esigenze di un prodotto artistico vivo, in costante metamorfosi, che è intrinsecamente relazionato allo spirito della storia. Lo spirito è un elemento irraggiungibile, un coagulante del processo creativo, qualcosa che da impulso a ¡LAZARO! in quanto corpo artistico.

Il pregio di avere un’opera di teatro piccola, con un nucleo creativo intimo, ci da ineguagliabili possibilità di portare la rappresentazione in ambiti teatrali diversi, sia nelle realtà urbane che in quelle rurali. Vogliamo rendere accessibile questa realtà scenica a tutti gli interessati attraverso un lavoro di comunicazione costante che documenti l’evoluzione del nostro prodotto. Il concetto di Corpo Artistico ci da l’inestimabile possibilità di continuare a trovare nuove forme di comunicazione usando anche il ricco mondo visuale, al quale siamo già abituati, per raccontare una storia. Qualcosa di magico succede, quando un gruppo d’artisti, di culture, lingue e discipline diverse, collaborano disinteressatamente per uno scopo comune. Cerchiamo una comunicazione autentica e molto visiva: è nostra intenzione creare una piattaforma interattiva (sito web) che mostri lo sviluppo del processo creativo e dell’opera nella sua complessità. Questa pagina web assolverà a tre funzioni principali nella nostra ricerca: Creativa: condividere con il pubblico aspetti del processo del Corpo Artistico, accettare critiche, diagnosi creative e generare un dibattito basato sul lavoro in movimento. Pubblicitario: attraverso drivers interattivi gestiremo la comunicazione di ogni nuova creazione. Creeremo uno spazio pubblicitario che possieda una vita propria nell’insieme di ciò che succede. Porteremo la strada sul web come le zone remote di un paese nelle sue città. Produzione: una produzione generalizzata per acquisire fondi. Il pubblico potrà partecipare al lavoro creativo anche attraverso l’appoggio economico, diventando esso stesso produttore esecutivo. Questo specifico “crowd funding” di un franco, un euro, un peso, che si sommano nel tempo, ci danno l’opportunità di restare coinvolti in un processo creativo intimo e allo stesso tempo pubblico. Lo scopo di una tournée nel territorio delle Ande e nelle regioni che interessano il Rio de la Plata è quello di vincolarci creativamente con il pubblico e il territorio dove ci presenteremo. In sintesi, la prima tournée è una spedizione nella quale si sperimenteranno nuovi modi di raccontare la storia del profugo protagonista. Tutti cerchiamo Lazzaro e in un certo senso ci avviciniamo ogni volta di più alla comprensione di dove esso sia! Il concetto è un Corpo Artistico che collabora con un prodotto in costante movimento, attraverso la ricerca e le tournée. Il Corpo Artistico cresce nella misura nella quale lo fa il prodotto: quando un processo creativo giunge a maturazione (per esempio lo spettacolo teatrale), questo diventa protagonista dello spazio comunicativo. Vi sono altri prodotti in lavorazione: il fumetto, i micro-docs, la musica. Le presentazioni saranno sempre più complete, un luogo in cui il pubblico potrà apprezzare uno spettacolo di teatro, un concerto musicale, arte grafica, fumetti, cortometraggi e documentari, ognuno dei quali toccherà valori diversi dell’opera: questo sia dal vivo che attraverso internet. Questa realtà ci permetterà di essere come un sistema nervoso capace di comunicare e crescere costantemente. Corpo

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c o r p o / m i c r o - d o cs .

LAZZARI O IL BALLO DEI RESUSCITATI Il film di ogni giorno c o r p o / a rt e

SCHIZZI ISTINTIVI Un dibattito visivo

“Il carnevale di Juanito Laguna” di Antonio Berni di jacob logos

di ricardo torres

“Le scene di ¡LAZARO! si manifestano come una vecchia litografia.”

L’America Latina è piena di eroi, basta fare un giro in qualsiasi paese o città, salire su un bus o su una delle poche metropolitane, per scontrarsi con un universo di personaggi, voci e colori. “Lei signora, lei giovane, si vede che non dorme bene la notte!!” Nella piazza centrale di Oxaca, Messico, di fronte a una grande cattedrale, due clown, improvvisano lo stesso vecchio numero di sempre per quelle persone che curiose si soffermano a guardare e che volenti o nolenti diventano il centro dell’attenzione e degli scherzi dei comici. A pochi metri da li, vicino al venditore di palloncini e a pochi passi dalla venditrice di “tacos, churros, enchilada!!” una signora dal passo tranquillo, sorriso di pochi denti e molti anni, ritrae in fotografia i turisti e la gente del luogo con una vecchia Polaroid “solo 20 pesitos, cornice inclusa”. Lavora su quella stessa piazza da venti anni con la stessa macchina fotografica. Una bambina indigena la segue con lo sguardo, con la bocca aperta, dimenticandosi per un momento delle cinque coperte che deve vendere oggi. A qualche migliaio di chilometri da li, nella piazza Bolivar di Bogotà, dove le Polaroid sono già passate alla storia, un’altra signora anziana, coi capelli riccioli e la pelle scura, porta nell’astuccio della sua precedente macchina fotografica, una piccola stampante portatile, alla quale connette una macchina fotografica digitale “ ci siamo dovuti modernizzare, ho quasi risparmiato abbastanza per comprare la seconda, cosi mio figlio mi può aiutare”…”Chitos, chicles, chermes, lléveselo!!”. A qualche isolato un vecchio cieco scalzo gratta freneticamente il pavimento con una forchetta e colpisce l’asfalto con un pezzo di legno

Come artista plastico esiste spesso un’inquietudine o un anelo di provocare elementi complementari alla presentazione di un’immagine fissa. Questo include l’interazione con il pubblico, il tatto, l’animazione, la narrativa letteraria o illustrata, la forma scultorea, la società in collaborazione, tutto usato con diversi gradi di successo e autenticità. I concetti e le referenze iniziali trasmesse in relazione a ¡LAZARO! erano già una presenza dominante nei miei quaderni d’appunti. L’immagine di Nustrat è un esempio concreto, lo schizzo veloce di un personaggio della strada. Partecipe di un nuovo lavoro, con tutta l’ispirazione che la mia distanza geografica dal circo ¡LAZARO! mi permette, al momento, vedo nelle foto, nell’immaginazione e nella lettura, la nascita di un dibattito e l’ispirazione per elaborare e esplorare temi come l’abbandono spirituale, gli inferi in terra, stati onirici e il collasso, attraverso la creazione di un lavoro illustrato. “Ho viso due uomini avviarsi al patibolo - la cristianità disponeva della colpa del primo portandosi via precocemente la sua vita. Un solco tra le meningi.” Nota sul quaderno d’appunti. La creazione di un “evento” emerge come un rimedio potente all’ambivalenza del pubblico. Spero di seguire questo “dibattito” visivo, con il vantaggio di una maggiore vicinanza fisica, nel futuro prossimo di ¡LAZARO!.

Nustrat, il Lazaro di Jacob logos

che una volta fu una clave, canta un classico di Héctor Lavoe con una voce marcata dagli anni e dalle intemperie; intanto un gruppo di ragazzini approfitta per esplorare le tasche e le borse dei passanti. Non troppo distante da li, nel quartiere basso di San Telmo, a Buenos Aires, all’entrata della linea E della metropolitana, un uomo balla un tango appassionato con un manichino di stoffa a grandezza naturale e con un vestito rosso e calze di nylon, al compasso di un semplice riproduttore di cd. Al suono delle chitarre, dei tamburi, delle fisarmoniche, dei sassofoni, “Churros, Panchos!!” charanghi e altri tamburi, le strade e i mezzi di trasporto pubblici dell’America Latina sono un palcoscenico sul quale quotidianamente sfilano i suoi personaggi. Alcuni geniali, altri meno, qualcuno affamato, qualcun altro con qualche bicchierino di troppo sullo stomaco, ognuno con la propria processione interiore e una determinazione ferrea. Non perdere la partita! Sulla base del rumore del traffico, le sirene e le voci dei venditori ambulanti, sono la colonna sonora del film d’ogni giorno, di una entusiasta sopravvivenza, nonostante tutto. L’America Latina è piena di Lazaro, sfruttati e usurpati come quello di Tormes e resuscitati come il personaggio biblico. L’America Latina, assassinata mille volte, si alza e cammina ogni giorno grazie al vigore della creatività. Lo dice anche il suo vecchio e noto ritornello: il suo scudo è il suo cuore (su escudo es su corazon). Corpo

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Corpo / micro-film

teatro al film Una narrativa con diverse chiavi

Lo spazio in scena si chiude per presentare una luce frontale che emula una proiezione cinematografica. Il movimento dei due attori diventa più elastico, i ritmi si montano, le azioni diventano più dettagliate attraverso la fisicità e il contenuto si colma con l’immaginazione del pubblico. Una persecuzione, spari, le immagini s‘incrociano con i suoni, le pubblicità passano di fronte all’azione, diventano protagoniste per un istante per dare nuovamente spazio alla persecuzione, per poi tornare a cambiare l’angolazione della scena, con un giro al rallentatore che poi accelera nuovamente affinché un tiiiiiiit apre lo spazio all’assurdo. Soffre d’insonnia? Si sente un conformista? Manovrato? Lasci perdere vi è un nome a tutto ciò: ansietà. È forse un’altra pubblicità? La giungla, le scimmie, gli Yanomami, due uomini che fumano guardando la televisione e nuovamente la persecuzione, uno sparo, un confronto corpo a corpo, STOP! Suspens. Un’immagine. Una maschera. Cambio scena. Il lavoro che noi chiamiamo “Storytelling” insiste affinché il pubblico si livelli con il mondo dell’immaginazione degli attori in scena: recitando la stessa parte. Il ritmo delle immagini diventa nevrotico, a momenti caotico. Tentiamo di mantenere un equilibrio sensato, il pubblico entra in un ambiente cinematografico che prende forma man mano che lo spettacolo avanza per poi restituirlo a una chiave più teatrale. Bergman, Fellini, Welles, Kurosawa, per citare “divinità”, ci hanno aperto il cammino verso un incontro tra teatro e cinema, ognuno a modo suo.

Così come ¡LAZARO! é una ricerca per portare il cinema a teatro è anche una ricerca per portare il teatro al cinema. Cosa succede quando questo mondo, creato nella sua essenza durante poco più di un’ora, si apre alle molteplici piattaforme cinematografiche? Durante l’opera teatrale, nel secondo Storytelling (che completa la seconda scena) si racconta la storia di Tomé Gonzales e Antona Perez, genitori del profugo Lazaro. In uno dei momenti, dopo aver ucciso un ubriacone della strada che gli doveva dei soldi e che aveva osato mancare di rispetto a sua moglie Antona chiamandola puttana, Tomé entra in un bar dove, essendo ricercato dalle legge, viene arrestato. Questo momento, dal carattere “western” che ci piace chiamare “western gauchesco” per la modalità e l’influenza folklorica argentina, può essere estrapolato e sviluppato come micro-film per una durata che potrebbe stare tra i 3.5 e i 5 minuti (vedi micro-film: La sentenza del Boia. Sotto pagina 37). Durante la prima tournée definiremo momenti da filmare in modo conciso, in diversi luoghi, con materiale tecnico e attori del luogo. Nel deserto e nelle città latinoamericane. A La Paz, a Salta, a Buenos Aires, si possono ricreare momenti urbani vivi, reali, severi, così come momenti di pura finzione, meravigliosa e assurda. Questi micro-film sono un’altra delle forme che abbiamo pensato per raccontare la storia di ¡LAZARO!. Li costruiremo durante la tournée, nel lavoro di comunicazione quotidiano e li presenteremo durante le performance teatrali. Corpo

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MICRO-FICtION: Deliver the Hangman (first draft)

Ext. Desert. Day The desert, vast desert. A blizzard manifests opinions swirling dust figures out of thin air. In the distance, much in the distance, a figure, a spectre through the growing vapour from the burning earth. It gets closer. A man stumbles about, insignificant. It is a hard intent to confront the vastness that surrounds us. The man, Tomé Gonzalez, is covered in dust. His strut is heavy. His judgement spent. CUT TO INT. Public House. Day The doors to the old shed, a saloon at the rim of the world, percolates a white strong light from the exterior. A cats skin hangs on the door frame; nitre and time have nabbed their parts; There’s an iron roping, and old instrument, a plastic bag full of water, holes on the adobe wall. Smitten by the heat, a dog rests under an only table. Towards the edge of the bar table Tome stirs his hat in the hope of shooing the flies. A string whistles outside. Tomé plays with a small glass. He picks it up to his mouth, looks at it, it’s empty. Slams it back on the bar. Silence is shaken by the screeching doors that seem to moan at every chance, at every opening. Tomé’s expression quiets. He tries to break a line in the horizon with his stare. He takes his middle waist, but he’s got no gun. CUT TO EXT. Town Street. Day. A swerve abrupt. Two bodies braid in fight. The reflection from a knife beams for an instant. The boots kick up the dusty ground, like foal in a break in. Two men braided in fight. One wraps a cloth around his arm. The other looses his knife. He reaches for his gun. It’s on the ground. A boot kicks the pistol away. CUT TO` INT. Public House. Cont. Tomé’s hand returns to his waist, near his dagger. THE LAW Tomé Gonzalez? Tomé grants a stir with his eyes. TOME Who calls? Corpo

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THE LAW The Law. A man, stocky if it wasn’t for his corpulence, approaches, soft and dense. His spurs clinch as bells inside the den. Tomé waits. His hand still on his knife. The man presses to his side. THE LAW (asking) Lemonade.

cuts up the gut. The man starts falling down, he grabs his entrails. Tomé seems hurt, he feels his chest, and then pulls the man up by his hairs. TOME ¿Who knows me? ¿Who’s hunting me down? Speak Goddamit. CUT TO INT. Public house. Cont. Day.

The man takes of his hat. He hesitates, then stops. He’s got dark eyes, the skin in seams. He stops his speech. Again he nods. Tomé, now extracted from all thought, coiled at an angle. His face is grievous. A glass runs through the bar; inside a lemon’s pulp. The man toys with the contents of his glass as if in this humorous universe, in some lemon pip, lays the words in which to untangle his action. He drinks softly. Acid. In the back of the throat. Sour. THE LAW Tomé, Tomé, Tomé… this time you really crapped it. TOME ¿He’s send you this time, didn’t he? That arrogant prick. THE LAW (nodding) This time it’s a shakedown, from above. I can’t do nothing about it. TOME (cracks his cheeks) One too many, its that one to many that’s the last one. (looks up).

Four men take over the shed towards the door. They are ESCORTS to the Lawman. One of them holds the door open. A soft and very white light illuminates the place. The faces’ features more profound. TOME Let me run, this time you won’t see me again, Let me run. THE LAW Take him. One of the escorts grabs Tomé’s shoulders. Tomé reacts like a nervous cat, and frees himself. It’s not the first time someone takes him by the shoulder, he demands respect, it seems, he demands respect. TOME Get your hooks off a me. That it’s not my time yet. This is how you’re going to sell me? (points up) How many times have I delivered the Hangman to ya? THE LAW Take him! They take him away.

MUSIC: A milonga. Rumour’s got it two men are tracking me down. Telling stories on the gossip side of town. That I’m a coward, a comedian. That my wife… (beat). … my wife, the mother of my boy, trades her principles for money. My son, a bastard. ¿It the law so feeble in this desert that a man can’t honour his name no more?

CUT TO: Int. Public House. Day. The bar now empty seems to sway like a seesaw from the sound of the swinging doors. The whistle out at a distance. The dog still sleeps under the bar. Outside the desert. The unrelenting desert. TO BLACK

MUSIC: End milonga. CUT TO EXT. Town Street. Day The men open up from the braiding. There is a moment of suspense. They stare. The pace is slow. TOME I’m gonna teach you now, you’re gonna know better than to keep your beak shut. The blade turns in the hand. A step. A second. Tip and then two. And the dust trained to fate seems to sway above dry earth. A volatile issue. The two men trace their stances. An instant and then one moves, the body frails, as if an animal hangs at the abattoir the blade Corpo

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biografie

vive a Londra è attore, scrittore e regista. Nel 2007 si diploma alla London International School of Performing Arts (lispa.co.uk) scuola che utilizza la pedagogia del teatro fisico di Lecoq e l’uso di territori e strutture narrative tradizionali aprendole ai nuovi mezzi di comunicazione. Durante gli ultimi anni ha lavorato in ambito cinematografico e teatrale, davanti e dietro le quinte. Ha scritto due romanzi: Commedia, pubblicata dalla casa editrice Milena Caserola in Argentina nel 2008, vari lungometraggi (tra questi Felicitas, 2009, Argentina), e racconti. Laureato pure presso la New York University in Economia e Filosofia nel 2000, ha lavorato per l’Oréal come manager per la linea di trucco per il viso di Miss Ylang – Maybelline in Argentina. Nato in Uruguay, da padre Svizzero, è cresciuto a Buenos Aires. La sua ricerca si concentra sul unificare il processo creativo teatrale con il linguaggio cinematografico, il fumetto e l’uso dei diversi supporti mediatici per raccontare storie.

FELIX AUGUSTO QUADROS

ha 45 anni; nasce e vive nel profondo Nord-Est d’Italia. Cresciuto in una famiglia ricca di energia, viene folgorato in giovane età dal passaggio televisivo di Mistero Buffo di Dario Fo, e dà inizio alla sua formazione attingendo alla storica tradizione teatrale veneziana. Ha la fortuna d’incontrare diversi maestri che non accontentandosi del semplice talento, gli faranno conoscere il grande valore del teatro come spazio di coraggiose e arrischiate relazioni tra umani. Grazie alla Scuola Europea per l’attore (www.primadelteatro.eu) incontra la pedagogia di Jacque Lecoq, per la quale lascia casa e completa i due anni della London International School of Performing Arts (lispa.co.uk). Dirige, recita e compone drammi, per un teatro fuori dei canonici spazi.

LUCA ZANETTI

è attore, musicista e cantautore. Nasce in seno a una famiglia di artisti, dal padre folklorista uruguayano e dal suo gruppo musicale Narayana, recepisce la tradizione popolare della musica Latinoamericana. La sua formazione d’attore, segue un itinerario professionale in teatro e televisione che spazia tra Perù, Svizzera, Italia e Colombia, dove parallelamente si cimenta con musicisti locali in concerti e studio. Lavora estesamente per Caracol Television, Colombia (Pocholo, 2007) e per la RSI, Svizzera (Avvocati, Linea di Confine, Affari di famiglia 2009). Attualmente abita a Lugano, Svizzera, dove partecipa a diversi progetti artistici e musicali.

MATHIAS BRITOS

nasce a Bogotà. Colombia, nel 1977. Studia Disegno Grafico all’Università Nacional de Colombia, ramo in cui lavorerà durante vari anni per agenzie pubblicitarie. Nel 2004 inizia un viaggio personale di due anni per l’America Latina, durante il quale s’interessa particolarmente per la musica e la fotografia. Partecipa come percussionista per la compagnia teatrale La Petisa Babilonia e il gruppo musicale La Candela, nel progetto di teatro di strada Candelaria Carnaval. Durante la sua permanenza a Buenos Aires studia fotografia e suona con il gruppo reggae Alberto Cappelletti. Nel anno 2006 si trasferisce in Svizzera dove studia Comunicazione Audio Visuale alla SUPSI, orientandosi verso il documentario. La sua ricerca si concentra nell’utilizzo di mezzi audio visuali per raccontare storie di personaggi anonimi che riflettono dure realtà sociali. Attualmente lavora ai suoi progetti documentaristici tra Svizzera e Colombia.

RICARDO TORRES

é compositore, musicista e tecnico del suono. Nel percorso della sua carriera ha sviluppato una sensibilità per scrivere canzoni combinando immagini e lavoro scenico. Ha composto per la Filarmonica di Macerata, Italia, diretta da Andrea Caldereli ; per il lungometraggio Follia sull’altalena di Gianfranco Bernabucci. Nel 2002 fonda Anomolo, compagnia di produzione e distribuzione di musica (www.anomolo.com), poi si espande creando Matemusiclab, piattaforma di sperimentazione musicale. Il suo lavoro e la sua iniziativa verso il teatro e il cinema lo ha portato a numerose collaborazioni con Buena Onda Films in produzioni molto variate, come, Chi si Ferma é Perduto di Giacomo Cesari, Teatro de Los Andes (documentario), y Thunder Man di Andrew Weinrib. Marco ha pubblicato sette album e composto per radio e pubblicità.

MARCO FAGOTTI

JACOB LOGOS , scopre

la possibilità di percorrere una via artistica autonoma a tenera età, grazie al suo lavoro di assistente di uno dei più riconosciuti disegnatori di fumetti australiani. Laureatosi in Comunicazione Audio Visuale presso l’ Università South Australia, Jacob comincia e esibire e pubblicare i suoi lavori pittorici all’interno della collaborativa Winter e individualmente attraverso il suo studio Delacatessen. Nel 2006 Jacob é ospite del Salon Gallery di Londra. I suoi lavori recenti raccontano scene e tematiche ispirate alla colonizzazione australiana, ancora in atto nella regione del Ku-ring-gai, Rio Hawksebury a nord si Sydney, dove vive e lavora.

¡lazaro!

Demo

Marco Fagotti Marco Fagotti 3 . v e n t o ch i usu r a ( 0 : 5 6 ) Marco Fagotti c a n t o 1 / t r ata d o p r i m e r o ( 5 : 3 3 ) Mathias Britos 5 . c a n t o 2 / r i o t o r m e s ( 3 : 5 3 ) Mathias Britos 1. Intro (0:18)

2 . o p e r e tta ( 7 : 5 0 )

4.

Musica

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m us i c a

La musica come terza attrice e la trasformazione della realtà

DI M a r c o fa g o tt i

¡LAZARO! è il racconto di una ricerca creativa o della scoperta della creatività quale fonte generatrice di energia vitale e di salvezza. Ma è anche il resoconto di una guerra giocata sul filo sottile della lotta obbligata dalle necessità. Un argomento attualissimo per questa epoca che si trova nuovamente ad affrontare la crisi delle certezze razionali ed accertare, come sua diretta conseguenza, l’inconsistenza dei valori fondati unicamente sul concetto materialistico del benessere. La fame ad esempio, tema centrale del poema originale e di questa splendida rilettura, grazie all’uso disperato della creatività diviene cura di se stessa e fornisce al regista lo spunto ideale per affrontare una serie di argomentazioni nelle quali il racconto del mondo e delle sue contraddizioni si fa rito di purificazione, morte e rinascita nel terreno melmoso della miseria e della privazione. In queste circostanze, sul piano compositivo, si è dovuto scegliere se ACCOMPAGNARE o DESCRIVERE. La prima ipotesi, piuttosto insostenibile in questo lavoro dove la forza rappresentativa della regia non ha alcun bisogno di sostegni accessori, ha lasciato alla seconda il compito di individuare una chiave di lettura alternativa e possibilmente integrativa. La musica ha un ruolo predominante solo nelle fasi più estreme dell’opera: quando Mammon, personaggio inquietante e simbolico, entra in scena per accompagnare Lazaro alla morte e trasformare in visione metafisica la scrittura teatrale e quando il vento finale, a cui i due protagonisti principali cercano di opporre resistenza, chiude il sipario sulle loro salvifiche disavventure.

Si è così voluto sperimentare un uso del suono come strumento di indagine psicologica: esso non descrive didascalicamente gli eventi ma caratterizza le profondità spirituali dei personaggi, le loro violente tempeste interiori. E che questo accada quando la parola tace ed è il movimento dei corpi a raccontare il dramma non è di fatto una casualità. Sacrificando spesso i rapporti armonici la musica si fa infatti VOCE RECITANTE, grido e fonte generativa di quel legame paradossale che si instaura tra il suono e l’azione scenica: essa è strumento di “visualizzazione dell’inconscio” e al contempo oggetto di “trasfigurazione del reale” quando sceglie di includere nella partitura i rumori di scena (le catene immaginarie che legano Lazaro, i colpi inferti ad egli da Mammon) o le voci dei personaggi anziché lasciare che siano essi stessi a generarle. Ma è in questa maniera che la musica perdendo la sua connotazione di “colonna sonora” si tramuta in interprete diretta, in terza attrice, complemento capace di donare allo spettacolo quella compiutezza cui un’opera del nostro tempo non dovrebbe più prescindere.

Sopra: i corpi si muovono in una dimensione spettrale Destra: il Bardo si prepara ad affrontare il vento finale

Lavoro di composizione realizzato da Marco Fagotti nel suo studio. www.marofagotti.it

Musica

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m us i c a

il canto Canto, e canto, e cantando piu in là delle mie pene, mi espando. (Gabriel Celaya)

DI M ath i a s B r i t o s

Il proposito del Canto del Lazaro é offrire al pubblico nuove opportunità per interessarsi alla storia di Lazzaro, attraverso il canto e la musica: mezzi di espressione antichi tanto quanto l’uomo. L’obiettivo di questo canto è ricordare il nostro dovere di non dimenticare e non cedere all’indifferenza che sono tra i motivi che ci impediscono di costruire un futuro più degno per tutti. Il desiderio è che questo canto abbia la forza, l’integrità e il potere curativo di ringiovanire e rinvigorire gli animi di coloro che lo ascoltano e di coloro che lo cantano.

masnàda MASNÀDA Via Camoghé 8 6900 Lugano, CH

Svizzera: + 41 78 647 8779 Argentina: + 54 911 6186 6478 UK: + 44 790 664 1950

www.masnada.org quadros@gmail.com mathiasbritos@gmail.com

Canto de Lazaro registrato presso: Recording Studio Boris Tarpini Piano La Stampa 6965 Cadro

tarpiniboris@mac.com Orchestra

Robinson Chaparro, basso

Ricardo Torres, tambora, congas e cori Stephan Selhorst, djembe

Fabio Salmina, güiro, surdo e cori Boris Tarpini, viola

Jan Eckart, chitarra solista

Augusto Quadros, clave, cori e darbuka Mathias Britos, chitarra e voce

Prima Edizione

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¡LAZARO!-Prima-Edizione