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LE GEOGRAFIE DELLA GRANDE GUERRA

GLI ARCHIVI DELLA SOCIETÀ GEOGRAFICA ITALIANA RACCONTANO

carte geografiche, libri, documenti d’archivio, fotografie, cartoline e lettere dal fronte

d a r t s Mo

n e m u c o

n o c i , a i r ta

a c fi a r og

e l a i d e m i t l u m e

organizzata da Società Geografica Italiana progetto espositivo di Patrizia Pampana coordinamento di Alessandro Ricci con la collaborazione di Claudio Castellaneta Federica Delìa Elisa Iacolenna Francesca Mottarelli Sara Santorsa interaction design di Alessandro Rissone Flavia Ruggieri progetto grafico e stampa SA.PI. Grafica - Roma

con il contributo di

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PAGINE GEOGRAFICHE DELLA NOSTRA GUERRA

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e fonti documentarie connesse alla Grande Guerra conservate negli Archivi della Società Geografica Italiana permettono di rileggere e interpretare criticamente alcune delle iniziative intraprese dai geografi durante e dopo il conflitto. Tra le principali attività, il Sodalizio realizzò un ciclo di conferenze tenute da insigni geografi nell’aula magna dell’Università degli Studi di Roma dal febbraio al maggio 1916, allo scopo di esprimere in forma popolare e per divulgare al mondo non accademico la conoscenza che si aveva delle terre in via di redenzione, ma al tempo stesso esporre le ragioni geografiche della guerra in corso. I contributi presentati furono raccolti nel volume dal titolo Pagine geografiche della nostra guerra pubblicato a Roma nel 1917. Nella prefazione, Elia Millosevich sottolinea la funzione “educatrice” della geografia e della cartografia per una definizione del concetto di regione non solo come zona limitata da confini naturali, ma come area di condivisione di caratteri etnici, linguistici, storici e culturali. Nel Fondo storico dell’Archivio fotografico della Società Geografica Italiana sono conservate le diapositive utilizzate per illustrare e rendere più coinvolgenti le relazioni presentate nelle conferenze.

La conquista di una posizione

Generali in trincea

Bombardamenti di trincee sul Carso

Forte costiero occupato

Rovine causate da bombardamenti

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a conoscenza geografica si pone dunque al centro della realtà nazionale durante e dopo la guerra, prima a fini militari e poi a fini turisticopedagogici. Durante il conflitto e nell’immediato dopoguerra si assiste, infatti, a un intenso lavoro di redazione e pubblicazione di guide, atlanti e carte geografiche che avrebbero offerto agli italiani approfondite informazioni sui territori che l’Italia si accingeva a unire a sé.

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a Società Geografica pubblicò, inoltre, i Prontuari dei nomi locali dell’Alto Adige, della Venezia Giulia, e della Dalmazia, insistendo poi, attraverso i suoi rappresentanti, affinché i toponimi italiani sostituissero quelli austriaci o slavi nella cartografia nazionale «anche per allontanare da noi e da altri l’impressione che stiamo conquistando paesi su cui nazionalmente non s’abbia diritto alcuno».

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Grande Carta della Guerra Italiana realizzata dal Touring Club Italiano in collaborazione con l’Istituto Geografico Militare nel 1917. L'intero scenario della guerra italiana riprodotto in una serie di 24 carte topografiche a colori scala 1:100.000; 600 chilometri di fronte che vanno dalle Alpi Retiche all'Adriatico, senza trascurare aree quali il sud Tirolo, la Carinzia, la Slovenia, l'Istria e la Dalmazia.

ar conoscere al popolo italiano le terre irredente e i mutamenti territoriali intervenuti dopo la guerra, stimolare negli italiani governati dall’Austria il desiderio di unirsi all’Italia, erano le motivazioni che sostennero la promozione di una cartografia nazionale emancipata dalla produzione straniera, non solo con argomentazioni di tipo commerciale, ma soprattutto grazie alla proposta di una editoria cartografica posta al servizio del Paese e delle istituzioni, che offrisse la possibilità di una più idonea interpretazione dei nuovi assetti geopolitici del continente europeo. La ricostruzione di una società europea fondata su valori e stili nuovi di vita poteva cominciare, all’indomani della guerra, solo dalla conoscenza diretta dei territori e dei popoli sconvolti dal conflitto.

Minuta di lettera datata 7 dicembre 1916 del Vicepresidente della SGI a L.V. Bertarelli, vicedirettore generale del Touring Club Italiano, in cui si fa presente l'opportunità di adottare in occasione dell'imminente uscita di 2 carte dell'Isonzo e del Carso edite dal T.C.I., la nuova nomenclatura dei toponimi dei teatri di guerra, curata dalla SGI nei Prontuari dei nomi locali Alto Adige, la Venezia Giulia, Dalmazia

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I PROTAGONISTI DELLE INIZIATIVE DELLA SOCIETÀ GEOGRAFICA ITALIANA DURANTE E SUBITO DOPO IL PERIODO BELLICO L

a programmazione delle attività della Società Geografica Italiana durante e appena dopo il primo conflitto mondiale ebbe come protagonisti i presidenti Raffaele Cappelli, diplomatico in seguito nominato Senatore, Scipione Borghese, maggiore d’artiglieria impegnato in zona di guerra e Paolo Thaon di Revel, Senatore nel 1917, ammiraglio nel 1918, e nell'ottobre 1922 Ministro della Marina.

Raffaele Cappelli (1907-1915)

Scipione Borghese (1916-1921)

Paolo Thaon di Revel (1921-1923)

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l Sodalizio geografico accordò la propria collaborazione scientifica alla Sezione italiana della Commissione internazionale per la delimitazione del confine italo-austriaco al Brennero. Negli Archivi è custodita la documentazione (lettere, relazioni, memorandum, ritagli di giornale), numerose carte topografiche e alcune fotografie realizzate dalla 1ª Armata della Commissione Delimitazione Confini nel 1918; ciascuna immagine è composta da più positivi montati su un unico supporto piegato a soffietto, in cui sono rappresentati il Passo del Brennero e la Valle del Sill.

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ltre allo svolgimento dell’indagine geografico-fisica, garantita dalla pubblicazione ininterrotta del «Bollettino» e delle «Memorie» anche in periodo bellico, si segnalano la produzione da parte della Società Geografica di materiale di propaganda (brevi scritti, massime e cartoline illustrate), il sostegno offerto all’Unione Generale Insegnanti Italiani nell’opera di assistenza spirituale e morale agli studenti italiani prigionieri in Germania e nell’Austro-Ungheria, tramite l’invio nei campi di concentramento di una raccolta di opere di interesse geografico e l’assegnazione di medaglie alla memoria di geografi caduti sul fronte.

Medaglia alla memoria di Pietro Zuffardi

Particolare attenzione merita la richiesta rivolta dal Soda Sodalizio all’onorevole Paolo Boselli, Presidente del Consiglio dei Ministri, di poter curare l'edizione nazionale delle opere di Cesare Battisti.

Medaglia alla memoria di G.B. De Gasperi

Medaglia alla memoria di Antonio De Toni

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LA GEOGRAFIA: STRUMENTO PER CONOSCERE LE TERRE TEATRO DEGLI SCONTRI

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l centenario della Grande Guerra offre l’opportunità per rileggere un episodio che è alla base dell’assetto geografico-politico e della stessa concezione identitaria europea, a partire dalle fonti documentarie conservate negli Archivi della Società Geografica Italiana e dall’analisi delle principali iniziative intraprese dai geografi durante e dopo il conflitto, nell’intento di delineare i caratteri preminenti che sottendono la valorizzazione culturale di territori un tempo teatro di scontri e oggi luogo di incontro e di interazione fra popoli non più nemici. All’indomani del conflitto, la geografia fu lo strumento attraverso il quale conoscere le terre dove si erano svolte le operazioni belliche, e soprattutto quelle per conquistare le quali l’Italia era entrata in guerra, con il notevole carico di vite umane perdute. Nei giorni dal 28 al 31 agosto del 1919 la Società Geografica Italiana organizzava il primo Convegno estivo nella Venezia Tridentina per dar modo di conoscere quelle magnifiche regioni, da poco ricongiunte all’Italia, ai propri soci che, provvisti di una tessera di riconoscimento, potevano circolare liberamente nel territorio.

Convegno estivo agosto 1919, Venezia Tridentina. Programma. Tessera di riconoscimento e di libera circolazione nel territorio della Venezia Giulia, Trento, 18 agosto 1919 (Archivio della SGI, Fondo storico, Busta 78, cat. VIII serie D)

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i tratta di un importante esempio di turismo nelle zone di guerra, uno strumento per rinnovare il ricordo della tragedia visitando i luoghi dove era avvenuta, Vittorio Cicala, Carso - Strada romana nel Varco di Riffemberga, 1918 post trasformati così in monumenti geografici della storia del Paese. La felice esperienza venne proseguita l’anno successivo con la realizzazione di un Convegno nella Venezia Giulia (26 settembre - 1 ottobre 1920) presso la sede della Società Alpina delle Giulie a Trieste, abbinato a una rapida escursione sul fronte delle grandi battaglie dell’Isonzo e alle gite per mare a Trieste e Pola. Al convegno intervennero diversi esperti per illustrare l’idrologia del Carso, gli aspetti etnici e storici delle cittadine costiere dell’Istria e, in particolare, lo speleologo Eugenio Boegan, che sottolineò il contributo della Società Alpina delle Giulie nell’esplorazione delle grotte del Carso, meta delle visite programmate.

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aolo Thaon di Revel, all’epoca vice presidente della SGI, in una lettera indirizzata all’on. prof. Ivanoe Bonomi, Ministro della Guerra, per ottenere la disponibilità di alcuni autocarri militari che agevolassero gli spostamenti dei partecipanti alle tre gite previste nel periodo del convegno, così si esprime: «La R. Società Geografica Italiana che da oltre mezzo secolo, associando in un solo pensiero la Patria e la Scienza, si è fatta divulgatrice delle discipline geografiche - tanto nel campo scientifico, quanto in quello operativo - sciogliendo oggi un impegno contratto coi propri soci, si propone di effettuare negli ultimi giorni del prossimo settembre un convegno a Trieste, inteso a porgere loro la visione diretta e la illustrazione degli interessanti fenomeni fisici e degli elementi di geografia umana e sociale della Venezia Giulia, irrevocabilmente ricongiunta alla Madre Patria. Lungi dall’avere il carattere di un Congresso puramente scientifico, come di una escursione semplicemente turistica, il nostro Convegno mira a diffondere sempre più fra i cultori degli studi geografici ed affini la conoscenza di quelle terre italiane e della zona d’armistizio, senza omettere una rapida escursione sulla fronte delle nostre grandi battaglie dell’Isonzo». Lettera di Paolo Thaon di Revel a Ivanoe Bonomi. Roma, 16 agosto 1920.

Vittorio Cicala, Trieste. Canal Grande In fondo la Chiesa di S. Antonio Nuovo, 1918 post

Vittorio Cicala, Trento, 1918 post

Vittorio Cicala, Pola - Arena veduta dal mare, 1918 post

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GUERRA MONDIALE, GUERRA “TOTALE” L

a Prima Guerra Mondiale, combattuta dal 1914 al 1918, è uno dei capitoli più tristi del '900 e dell'intera storia dell'uomo. Mai una guerra aveva coinvolto un numero così elevato di persone: oltre ai soldati che combatterono effettivamente questa guerra di logoramento soffrendo nelle trincee, molte altre persone si impegnarono. Le donne sostituirono gli uomini nelle fabbriche e nei campi, le industrie si trasformavano per produrre non più beni di prima necessità ma rifornimenti bellici: tutti furono parte della Grande Guerra che viene per questo definita “totale”. La Biblioteca e la Cartoteca della Società Geografica Italiana custodiscono una ricca documentazione iconografica e testuale, che testimonia l’impegno e il coinvolgimento globale, a diversi livelli, che investirono tutti i settori della vita collettiva (dalla stampa all'assistenza, dalle istituzioni educative a quelle ecclesiastiche, dalle imprese industriali alle organizzazioni femminili).

Signore che preparano indumenti per i soldati Diapositiva utilizzata da Mario Baratta per illustrare la conferenza dal titolo Le ragioni geografiche della nostra guerra tenuta il 13 febbraio 1916 presso la Società Geografica Italiana

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Cartolina del Fondo Giotto Dainelli

n interessante esempio della mobilitazione civile durante la Grande Guerra è quello dell’Asilo “Madre Patria” per soldati che avevano la famiglia in territorio invaso, istituito a Firenze nel 1918 e presieduto da Giotto Dainelli. Il geografo, infatti, non poté arruolarsi volontario per via di un problema di salute, e trovò così il modo per servire fattivamente il Paese pur lontano dal fronte. L’Asilo “Madre Patria” era un vecchio convento con un cortile porticato e un pozzo in pietra accanto ad una piccola chiesa, ridestinato ad accogliere oltre 50 militari. Vi erano il refettorio, la sala di ritrovo, la cucina, il magazzino dei viveri, i dormitori e una grande sala per la lettura e l’intrattenimento.

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a guerra comportò una mobilitazione generale degli eserciti e della popolazione maschile con meno di quarant’anni a prescindere dall’origine regionale, obbligando i soldati a combattere in condizioni climatiche avverse e soprattutto in territori sconosciuti. Nella carta geografica, realizzata all’inizio del conflitto dalla Scuola di topografia di Castroreale, sono evidenziate le aree del comune messinese destinate a fornire i contingenti militari inviati sul fronte di Pieve di Cadore. La carta donata da Orazio Toraldo di Francia alla Società Geografica Italiana, di cui fu presidente dal 1945 al 1955, sottolinea il carattere sovraregionale del primo conflitto mondiale al quale non si affiancò una necessaria ed adeguata diffusione della conoscenza geografica del territorio. Scuola di Topografia : Castroreale, Monte Etna. Carta composta sulla base della cartografia dell'Istituto Geografico Militare. Presenta suddivisioni territoriali dei contingenti militari destinati al fronte di Pieve di Cadore. Ufficiali Richiamati e Servizio Permanente Effettivo

Istituto geografico De Agostini, Carta topografica, Stab. Poligr. Amm. Guerra, 1919 I fogli presentano percorsi di afflusso delle truppe e disposizione dei corpi d’armata nel corso della guerra delineati a mano

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CARTOLINE DAL FRONTE L

’Archivio storico della Società Geografica Italiana custodisce un cospicuo numero di cartoline e lettere provenienti dalle zone di guerra appartenenti al Fondo Giotto Dainelli. Nei fascicoli di corrispondenza dell’insigne geografo Giotto Dainelli (1878-1968) è interessante riscontrare la diversa percezione dell’evento bellico da parte di soggetti differenti per cultura ed estrazione sociale (studenti, soldati al fronte, intellettuali, ecc.). Degno di attenzione l’aspetto riguardante la posizione degli alleati e l’internazionalismo wilsoniano. In questo fondo archivistico è rilevante il numero di documenti relativi alla realizzazione del Prontuario di toponomastica della Dalmazia di cui Dainelli fu uno degli autori. La ricognizione dei documenti ha permesso di approfondire lo studio sull’iconografia di guerra attraverso le immagini delle cartoline patriottiche pubblicate nel corso del conflitto.

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CARTE GEOGRAFICHE DELLA GRANDE GUERRA

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a Cartoteca della Società Geografica Italiana custodisce una considerevole raccolta di cartografia storica prodotta negli anni 1914-1920 relativa ai teatri della guerra e alle zone di confine, che fornisce preziosi elementi corografici delle aree interessate dal conflitto, mostrando al contempo il carattere etnico-linguistico delle popolazioni coinvolte. Sono inoltre presenti carte topografiche prodotte dell’Istituto Geografico Militare con annotazioni manoscritte di militari in servizio di guerra.


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LA GRANDE GUERRA E I VIAGGI D’ESPLORAZIONE

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oco prima dello scoppio della guerra, Filippo De Filippi (1869-1938), medico e viaggiatore - interessato a tematiche di etnografia, geologia, fisica atmosferica, botanica e zoologia - con al seguito oltre duecento uomini, equipaggiati con 235 casse di materiale - 77 di queste contenti strumentazione scientifica - percorreranno, tra l’estate 1913 e il dicembre 1914 oltre duemila chilometri in quella che viene comunemente definita “la spedizione del Karakorum”.

Il Karakorum è una elevata zona montuosa dell'Asia, che si estende per circa 400 km di lunghezza fra l’Himalaya e il K’uen-lun occidentale, limitata a sud dalla valle dell’Indo, a nord dagli alti corsi dello Yarkland e dell’Oprang. Altre spedizioni avevano attraversato quei tratti impervi della terra, finché nel 1913 De Filippi aveva organizzato la sua, percorrendo itinerari vastissimi insieme al geografo e geologo Giotto Dainelli (1878-1968).

Margine del ghiacciaio Rimu presso il 3° campo, 1914

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Alte piramidi di ghiaccio nel Piccolo Cumdàn, 1914

a spedizione asiatica [...] s’imbarcò a Marsiglia l’8 agosto, giunse a Bombay il 22, e ripartì lo stesso giorno in ferrovia. Il prof. Dainelli, il ten. Antilli ed il march. Ginori con la guida Petigax si recarono direttamente nel Cashmir, mentre il dott. De Filippi saliva a Simla, la residenza estiva del Governo dell’India, per prendere accordi intesi a coordinare il lavoro della spedizione con quello dei vari dicasteri tecnici indiani, ed il comandante Alessio, insieme col prof. Abetti si dirigeva a Dehra Dun, dove ha sede l’Ufficio trigonometrico e geodetico dell’India. (...) Attivissima è pure stata l’opera del ten. Antilli, il quale, oltre a coadiuvare il prof. Dainelli nella documentazione fotografica per quel che riguarda la geologia, ha portato l’utile sussidio della fotografia ai lavori topografici, ed ha raccolto una buona illustrazione di luoghi e di genti. […] Il materiale scientifico non ha subito alcun guasto nel lungo e complicato viaggio, ed è in perfette condizioni; e tutti i membri della spedizione hanno sempre goduto ottima salute. In tutto il suo cammino la spedizione è stata accolta dappertutto col massimo favore ed aiutata in tutti i modi dalle autorità locali e dalle popolazioni. Skardu, Baltistan, 5 novembre 1913» (Filippo De Filippi, La spedizione De Filippi nel Caracorum. Prima relazione del socio corrispondente, dott. Filippo De Filippi, in «Bollettino della Reale Società Geografica Italiana», 1914, p. 84).


Giotto Dainelli, Ponte jula a Càrmang, 1913

Giotto Dainelli, Phyang. La danza dei mostri, 1914

Giotto Dainelli, Donne Ladake, 1913-1914

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esare Antilli, il fotografo ufficiale della spedizione, lasciò la missione nell’agosto del 1914 in seguito allo scoppio della guerra. Giorgio Abetti venne incaricato di continuare la documentazione fotografica della spedizione insieme al comandante Alessio e al dottor Alessandri. Fra i componenti della spedizione troviamo anche Giuseppe Petigax (1860-1926). Nel 1897 fu al Monte Sant'Elia (Alaska) col duca degli Abruzzi, nel 1900 con la nave “Stella Polare” nell'Artico, ancora col duca degli Abruzzi al Ruwenzori (1906) e al Karakorum (1909; salì fino a 7493 m.s.m., la massima altezza raggiunta fino allora).

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’articolo intitolato Le grandi guide delle nostre Alpi della «Rivista Mensile» del Touring Club Italiano, qui riportato, lo ricorda insieme ad altre celebri guide, molte delle quali chiamate dalla Patria sui campi di battaglia. Più che di guide, si tratta di veri pionieri dell’alpinismo che amano la montagna per la montagna e che vigilano sulle impervie rupi dolomitiche e carniche, fra le schiere gloriose degli eroici soldati.

Petigax durante la Spedizione De Filippi presso il campo di Bisìl, 1913

Mario Tedeschi, Le grandi guide delle nostre Alpi, in «Rivista Mensile» del TCI, a. XXII (191 con il contributo di

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GLI ITINERARI DELLA GRANDE GUERRA S

ul finire dell’esperienza bellica si fece strada l’idea che la guerra distruttrice potesse avere riflessi positivi sul turismo aprendo, con il suo termine, nuove prospettive. Si deve ad Angelo Mariotti, figura centrale per la storia del turismo e dell’organizzazione turistica italiana, l’intuizione che “la fronte” sarebbe potuta diventare la meta non solo delle visite di giornalisti, studiosi, scolari e personalità politiche, ma altresì di un turismo di culto che richiamasse nelle forme l’antica tradizione del pellegrinaggio, inteso in chiave laica con una finalità educativa nazionale. Nel 1919 venne individuato il tracciato della “Via Sacra del Carso”, un’ampia strada romana che avrebbe guidato il visitatore in un pellegrinaggio attraverso i luoghi delle undici battaglie carsiche, i cimiteri dei caduti, le trincee italiane e austriache e i villaggi ridotti in rovina, ricordando alle nuove generazioni il sacrificio compiuto dalla precedente negli anni di guerra.

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n Europa la Grande Guerra aveva fortemente limitato il movimento turistico nelle sue complesse manifestazioni: il flusso di uomini e di famiglie che si spostavano per brevi periodi, le correnti di forestieri provenienti dai paesi nemici, ma anche da quelli alleati, avevano subìto una drastica riduzione durante gli anni del conflitto e molti alberghi avevano chiuso i battenti, sia per un dissesto economico degli esercenti, sia perché molte strutture erano state requisite per motivi bellici. Quei pochi flussi turistici che non si erano fermati erano, tuttavia, ridotti ai minimi termini, tanto da portare, nel dopoguerra, all’istituzione di una Commissione alla quale gli albergatori avevano sottoposto la valutazione dei danni arrecati dall’evento bellico all’industria alberghiera. Anche in Italia, le iniziative turistiche dovettero rassegnarsi ad una sosta. Il turismo scolastico seguì la stessa sorte, fatta eccezione per alcune località italiane in cui, con grande impegno, si erano potute realizzare delle interessanti escursioni.

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el 2014, Stefano Ardito ha curato per il Touring editore una nuova guida, intitolata I sentieri della Grande Guerra, nella quale si propongono 25 itinerari di vari livelli di difficoltà escursionistica, attraverso le rimanenze di camminamenti e trincee recuperate, restaurate e in alcuni casi addirittura riedificate in occasione del primo centenario.

el primo dopoguerra ebbe inizio un intenso lavoro di redazione di guide nelle quali, accanto ai luoghi di battaglia, vennero localizzate le strutture turistiche, le locande, le strade di comunicazione e i rifugi alpini della zona (individuati con il concorso del CAI). Il Touring Club Italiano, infatti, diede alle stampe i volumi della Collana delle Guide dei Campi di Battaglia attraverso i quali venne descritto l’intero territorio della fronte dal Basso Isonzo al Trentino.

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cento anni dal conflitto numerose risultano le iniziative e i progetti realizzati per la valorizzazione dei luoghi della Grande Guerra con la volontà da parte delle comunità locali dell’Italia nord-orientale e del «lembo meridionale della Mitteleuropa» di recuperare una storia condivisa e un’identità di luogo in grado di saldarsi a quella nazionale, pur conservando un’apertura europea. Dall’analisi delle esperienze virtuose attuate fin ora, può emergere l’opportunità della creazione di un grande itinerario storico-culturale europeo che unisca, attraverso percorsi virtuali e turistici, luoghi e iniziative legate alla memoria della Grande Guerra, uno strumento per consolidare e salvaguardare l’identità europea. con il contributo di

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RESTAURO DELLA CARTA GEOGRAFICA 6486

Segni di deterioramento: strappi, lacune, pieghe e lacerazioni.

Il confine naturale dell’Italia settentrionale,, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1917. Carta in due fogli, 104 x 80 cm ciascuno.

Risarcimento e reintegrazione cromatica di una lacuna con carta giapponese ed acquerello. Prima, durante e dopo il trattamento.

Pulitura a secco con gomma in lattice.

Sutura degli strappi dal verso con velo di carta giapponese e adesivo a base di cellulosa applicato a pennello.

Intervento eseguito da Federica DelĂŹa con il contributo di

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Le geografie della Grande Guerra  

Le geografie della Grande Guerra. Gli Archivi della Società Geografica Italiana raccontano.

Le geografie della Grande Guerra  

Le geografie della Grande Guerra. Gli Archivi della Società Geografica Italiana raccontano.

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