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Linee Guida Sulla Sedazione Palliativa nell'Adulto

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LINEE GUIDA

TRATTAMENTO FARMACOLOGICO PER LA SEDAZIONE PALLIATIVA Quesito clinico NEI PAZIENTI IN FASE MOLTO AVANZATA O TERMINALE DI MALATTIA ONCOLOGICA E CRONICO-DEGENERATIVA, QUALI SONO I TRATTAMENTI FARMACOLOGICI E LE MODALITÀ DI SOMMINISTRAZIONE IN CASO DI SEDAZIONE PALLIATIVA? RAZIONALE Nell’ambito delle Cure Palliative e della Medicina in generale il ricorso alla SP avviene per il controllo delle sofferenze causate da sintomi refrattari che insorgono nella fase avanzata o terminale della vita o nella sospensione di trattamenti di sostegno vitale.1-5 La comparsa di sintomi refrattari è frequente nei malati nelle fasi avanzate ed evolutive della patologia di base e nella fase finale della sua vita, nel caso di eziopatogesi sia neoplastica che non neoplastica. Tra i malati non neoplastici sono caratterizzati dalla comparsa di sintomi refrattari soprattutto quelli con patologie dell’apparato respiratorio (ad es. BPCO), di quello cardio-circolatorio (ad es. scompenso cardiaco), della funzione epatica (ad es. cirrosi), di quella renale (ad es. insufficienza renale cronica), dell’omeostasi metabolica (ad es. complicanze diabetiche multiorgano), quelle infettive o postinfettive (COVID, AIDS, ecc.) e della funzione cognitiva (ad es. demenze).1,7-10 Di particolare impatto e complessità gestionale sono i sintomi refrattari dei malati affetti da patologie neuro-muscolari (ad es. sclerosi laterale amiotrofica, sclerosi multipla, distrofie muscolari, morbo di Parkinson). I sintomi refrattari e le condizioni cliniche per le quali viene più frequentemente posta indicazione di SP sono: la dispnea, il delirium, il distress psico-esistenziale, le emorragie intrattabili, la nausea-vomito incoercibili, il dolore, lo stato di male epilettico.1,11,20 La SP per sintomi refrattari viene generalmente avviata nella fase di morte imminente, in cui la morte del malato è prevista in un lasso di tempo di ore o di giorni (last hours-last days) e, sovente, al fine di controllare la sofferenza del malato è necessario continuare il trattamento fino al sopraggiungere della morte.12 Dalla letteratura risulta che la SP non abbrevia il tempo di vita residua e che la sopravvivenza dei pazienti sedati in fase terminale non differisce da quella dei pazienti non sedati (in media 2,8 giorni).13-15 La somministrazione dei farmaci, in primis quelli ad azione sedativa primaria (sedativi), deve essere modulata e monitorata costantemente in relazione al livello (profondità), continuità e durata della sedazione, necessaria per ottenere il controllo dei sintomi e della sofferenza del malato. In base alle prove disponibili, i farmaci più utilizzati per la sedazione palliativa sono il midazolam (49%), l’aloperidolo (per il delirium refrattario) (26%), la clorpromazina (14%) e in percentuali minori, promazina, fenobarbital, metotrimeprazina, propofol. Varie benzodiazepine, diverse dal midazolam, sono utilizzate nel 22% delle SP14-16. Diversi studi riportano l’uso degli oppiacei, principalmente morfina, in associazione con i farmaci sedativi per garantire un efficace controllo del dolore e della dispnea. Le due principali fasi della SP, temporalmente successive, di “induzione” e di “mantenimento”, sono caratterizzate sia da aspetti legati specificamente ai farmaci utilizzati sia da aspetti qualitativi legati innanzitutto al setting assistenziale ed alle variabili individuali del malato quali ad es. l’età, le condizioni generali del malato, la terapia in atto e/o pregressa ed altre condizioni specifiche.1 Infatti, la SP non è attuata solo nei setting “specifici e dedicati alle CP, quali gli Hospice e le Unità di CP Domiciliari, ma anche in quelli “non specifici”, quali i Pronto Soccorso-OBI, i Reparti di Degenza Ospedalieri (generalisti, sub intensivi o intensivi), le RSA/RSD e degenze similari oppure, infine, nel caso di interventi dei Servizi di Emergenza/Urgenza territoriale 118/112). In Italia, i dati disponibili mostrano ampie differenze nelle pratiche di erogazione alla SP per i differenti setting assistenziali (ospedale, hospice, assistenza domiciliare) e per le differenti aree geografiche e culturali.1,14,17 Dati derivanti dal Ministero della Salute indicano che, negli anni 2015-2017, la SP è stata attuata nel 21% circa dei pazienti oncologici e 15% dei pazienti non oncologici trattati dai Servizi specialistici di Cure Palliative, con una distribuzione variabile tra le Regioni.18 Uno studio prospettico multicentrico condotto in Italia19 , circa il 25,1% dei pazienti in hospice erano sedati, il 6% con sedazione continua profonda.

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