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Mary Shelley P r o j e c t M

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INTERVISTA DALL’OLTRETOMBA Mary Shelley si racconta LA RECENSIONE DEL MESE La donna in nero di Susan Hill CIMITERI E DINTORNI Il cimitero di Praga

01/2011


Editoriale Cari lettori, il Mary

Shelley Project

è orgoglioso e lieto di

presentarVi la il suo ultimo capolavoro. Questo è solo l’inizio di un lungocammino verso le tenebre. Ogni ombra, ogni sinistro scricchiolio sarà portato al Vostro cospetto, svelandovi le porte per

accedervi.

Noi Vi seguiremo, pronti a spingerVi oltre i confini conosciuti, insensibili alle Vostre urla. Il lungo lavoro di ricerca ci ha sfinito. Ci auguriamo che il materiale raccolto sia di Vostro gradimento e che possa regalarVi numerose notti insonni preda dei nostri incubi. Buona lettura.

1


Som

4 4

Intervista dall’oltretomba Mary Shelley The queen of Gothic

2 22

Lecon de ténébre

Note che provengono e che evocano l’Oscuro Don Giovanni

3 4 34

Lo scaffale

Il racconto del mese

46

Manga

Disegni dal mondo

2

8 2 3 8

In occulto Latet

Leggende e misteri dal mondo

26 6884

Selezioni dei più inquietanti pellicole horror La casa dalle finestre che ridono

38

Il prezioso e il Sublime

Accessori gotici - vittoriani

4 47 Eventi

Festival, club, locali


mario

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1 2 12

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Morti e e sepolti

Gothic Art

Il pittore americano Grant Wood e il suo immaginario gotico

Il cimitero di Pragal

3 30

28

Da leggere all’imbrunire

Biblioteca di Alessandria Testi mai tradotti in italiano e riscoperti da MSP Clara Reeve

Recensioni del mese

4

40

44

4 Gothic fashion

Arredo Gotico

Le ultime novità Gothic Lolita

Per una casa degna del Conte Vlad

Dicebant mihi soldates, si sepulchrum amicae Visitarem curas meas aliquantulum fore levatas. Ebn Zaiat

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Mary Shelley The Queen Of Gothic

di Violet Blunt


Intervista dall’oltretomba

Prodotto per la televisione da una major come la

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Shining fu aspramente criticato da King per come

Shining fu aspramente criticato da King per come

la sceneggiatura si distaccava dl romanzo. Inoltre,

la sceneggiatura si distaccava dl romanzo. Inoltre,

il film di Hooper ha una forza che gli altri horror

il film di Hooper ha una forza che gli altri horror

realizzati per la televisione non possiedono.

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L'atmosfera allucinatoria della pellicola fu

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eletto Hooper a re dell' horror con il

Prodotto per la televisione da una major come la

precedente Non aprite quella porta, anch'esso

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King disse: "Ho apprezzato maggiormente Le notti di Salem che non Shining". Del resto, Shining fu aspramente criticato da King per come la sceneggiatura si distaccava dl romanzo. Inoltre, il film di Hooper ha una forza che gli altri horror o. Prodotto per la televisione da una major come la CBS lo spe ttacolo è esageratamente violento e s

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King disse: "Ho apprezzato maggiormente Le notti di Salem che non Shining". Del resto, Shining fu aspramente criticato da King per come la sceneggiatura si distaccava dl romanzo. Inoltre, il film di Hooper ha una forza che gli altri horror o.

Bibliografia consigliata e fonti: Umberto Eco, Il Cimitero di Praga, Bompiani, 2011 Fabio Giovannini, Guida ai Cimiteri d'Europa, Stampa Alternativa, Roma, 2000

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Mary Shelley The Queen Of Gothic


Gothic Art

L’ immaginario Gotico di

Grant Wood di Sam Stoner

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Grant Wood, American Gothic 1931

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Gothic Art V&Internet. Gli Oracoli che tutto svelano. Le notizie che ci danno sono artefatte e c o s t r u i t e a tavolino. Disastri, gossip, colpi di Stato, incula Menti, nuove collezioni fashion, bambini soldati

T “Un Carnevale che mai finisce,alimentato, da BotoParties, adolescenti in coma, eltilico, dionisiache tirate di coca. Vivi, consuma, Sballa, godi.�

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TV&Internet. Gli Oracoli che tutto svelano. Le notizie che ci danno sono artefatte e costruite a tavolino. Disastri, gossip, colpi di Stato, incula Menti, nuove collezioni fashion, bambini soldati vestiti Armani Jungle, cadaveri superstar, crack finanziari sculettanti. Caos ridisegnato. Imbellettato. Truccato. Masturbato. Tutti a bocca aperta aspettando di sapere come dobbiamo parlare, come dobbiamo comportarci, cosa dobbiamo indossare, quale materiale dobbiamo iniettarci per restare giovani, cosa TV&Internet. Gli Oracoli che tutto svelano. Le notizie che ci danno sono artefatte e costruite a tavolino. Disastri, gossip, colpi di Stato, incula Menti, nuove collezioni fashion, bambini soldati vestiti Armani Jungle, cadaveri superstar, crack finanziari sculettanti. Caos ridisegnato. Imbellettato. Truccato. Masturbato.


Nietzsche è morto. Schiacciato da se stesso. L'uomo non è e mai sarà libero fin quando ci saranno altri uomini. Supremazia+controllo+potere+denaro da suggere = passioni da i n d o t t r i n a r e Maschere. Emotive, vive, appassionate, vitali ma prive di fantasia. Il laborioso artigiano è all'opera, ha forgiato la più bramata delle maschere, la sola capace di percorrere le stanze buie dell'anima senza perire. La sola capace di renderci immortali. L a m a s c h e r a d e l l a M o r t e . E mi raccomando, sulle labbra solo il n.19 di Dior

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Il

Cimitero di Cornelia van de Kamp

…sporgono fitte agglomerazioni di lapidi cionche, cascanti, inclinate come i ciechi di Bruegel, sprofondate fino alla punta, inghiottite dal suolo umido e nero…

Cimiteri e dintorni 1


Gothic Art

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parere di chi scrive tra i 10 cimiteri da vedere prima di morire non può mancare l'Antico Cimitero Ebraico di Praga, ineguagliabile camposanto nella Repubblica Ceca. Un vero cimitero da bestseller, oggi in cima alle classifiche nelle librerie di quasi tutto il mondo, grazie all'ultimo romanzo di Umberto Eco. Ciò non inganni tuttavia il Lettore di Morti e Sepolti: il romanzo di Eco non è ambientato né a Praga né in un cimitero. La prima volta che il cimitero di Praga compare nel libro è a pagina 121 ed è soltanto l'ambientazione di un incontro puramente immaginario che sarà il fulcro delle vicende del romanzo e dell'antisemitismo mondiale: è infatti qui che Simonini, cinico falsario della Storia e protagonista del romanzo, mette in scena un conciliabolo notturno di dodici rabbini, nel corso del quale questi espongono i loro piani per la conquista del mondo e la distruzione del cristianesimo. La descrizione del luogo che ci regala la penna di Umberto Eco è veloce e profondamente suggestiva: “Esisteva sin dal Medioevo, e nel corso dei secoli, siccome non poteva espandersi al di fuori del perimetro permesso, aveva sovrapposto le sue tombe, così da coprire forse centomila cadaveri……quello spazio sembrava la bocca spalancata di una vecchia strega sdentata…”Così raccontare una storia in tre righe. Il Vecchio Cimitero Ebraico di Praga fu infatti fondato

notturno di dodici rabbini, nel corso del quale questi espongono i loro piani per la conquista del mondo e la distruzione del cristianesimo. La descrizione del luogo che ci regala la penna di Umberto Eco è veloce e profondamente suggestiva: “Esisteva sin dal Medioevo, e nel corso dei secoli, siccome non poteva espandersi al di fuori del perimetro permesso, aveva sovrapposto le sue tombe, così da coprire forse centomila cadaveri……quello spazio sembrava la bocca spalancata di una vecchia strega sdentata…”Così raccontare una storia in tre righe. Il Vecchio Cimitero Ebraico di Praga fu infatti fondato nel 1439 e rimase per oltre 300 anni l'unico luogo dove gli ebrei di Praga potevano seppellire i loro morti. Le dimensioni attuali sono all'incirca quelle medievali, perché il cimitero non poteva espandersi fuori dal perimetro esistente: così, nel tempo, si sopperì alla mancanza di spazio sovrapponendo le tombe. In alcuni punti si formarono fino a nove strati di diverse sepolture: le lapidi venivano staccate dal suolo, veniva ammonticchiata della terra per una nuova sepoltura (per questo il cimitero è pieno di collinette e dislivelli) e veniva ricollocata la vecchia lapide con accanto la nuova. Oggi si contano circa 12.000 lapidi ma, data la conformazione “a strati”, si ritiene che vi siano sepolti oltre 100.000 ebrei. Sul procinto di crollare o già cadute, in un disordine commovente e angosciante allo stesso tempo, le pietre tombali se ne stanno assiepate, accavallate, sbilenche e storte, l'una contro l'altra, quasi tutte all'ombra, oscurate dalle fronde di alti sambuchi. Così scrive A. Maria Ripellino nella sua Praga magica:? ???“…sporgono fitte agglomerazioni di lapidi cionche, cascanti, inclinate come i ciechi di Bruegel, sprofondate fino alla punta, inghiottite


dal suolo umido e nero… Pietre scontorte comedenti sradicati, rugose tiare di pietra confitte nelfango, lastre che strisciano come culs-de-jatte su inestricabili grovigli di cippi, stele scalzate dalle contorsioni dei morti, dalle escrescenze della terra compongono un misterioso balletto”. Nessun ritratto, perché la religione ebraica lo vieta. Solo disegni simbolici per indicare la professione o lequalità del defunto: forbici per i sarti, pinzette per medici, mani benedicenti per i rabbini e poi tanti animali per chi si chiamava Volpi, Orsi e così via. “Praga è città di stravaganze funerarie”, annota Fabio Giovannini nella sua preziosa Guida ai cimiteri. “In questa città esiste una via dei Cadaveri (Umlrci Ulice, a Mala Strana) e si mangiano dolci a forma di bara (rakvicky). E la sua nomea di città funeraria, Praga la deve non solo al cimitero ebraico, ma anche agli altri numerosi cimiteri, spesso vicini alle case.” Segnati dal marchio indelebile della malinconia, aggirandoci tra le vie di questa città misteriosa e dolente, siamo giunti al termine della prima tappa di Tops of the pops dei cimiteri di tutto il mondo. Ma questa faccenda delle classifiche può risultare imbarazzante: la motivazione di un primo o secondo posto, diciamocelo, non è mai convincente in modo schiacciante e definitivo. Se siete convinti, come me, che le classifiche non possano che essere personali e soprattutto sentimentali, allora scrivetemi, amici. Come quando si telefonava alla radio per chiedere il proprio disco preferito, il vostro cimitero del cuore potrà essere il protagonista del prossimo appuntamento di Morti e Sepolti. Si accettano dediche.

Bibliografia consigliata e fonti: Umberto Eco, Il Cimitero di Praga, Bompiani, 2011 Fabio Giovannini, Guida ai Cimiteri d'Europa, Stampa Alternativa, Roma, 2000 Angelo Maria Ripellino, Praga magica, Einaudi, Torino, 1992


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di Arthur Lombardozzi entre in Italia si stava diffondendo l'horror alla Dario Argento, spesso di ambientazione metropolitana, nel 1976 il regista bolognese Pupi Avati realizzò La casa dalle finestre che ridono, un originale e inquietante mystery girato nella Bassa Ferrarese. Caduto per anni nel dimenticatoio, nonostante un premio della critica vinto al Festival du film fantastique di Parigi nel 1979,questo piccolo gioiello del cinema nostrano ha finito per diventare oggetto di culto presso i cinefili. In effetti basta aprire siti specializzati come www.mymovies.it per trovare giudizi che esaltano il film senza mezzi termini: “Straordinario”, “Da venerare come un'icona”, e via incensando.

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Senza esagerare con gli elogi, va riconosciuto che questa storia di ambientazione padana presenta non pochi aspetti di interesse. Protagonista del film è Stefano (Lino Capolicchio), un giovane restauratore che si reca in un paesino presso Ferrara per ripristinare un affresco nella chiesa locale. Si tratta di un dipinto che raffigura l'agonia di San Sebastiano, realizzato da un artista un po' matto, morto suicida diversi anni prima. In compagnia di una giovane e avvenente maestra (Francesca Marciano), il protagonista si trova coinvolto in vicende misteriose, morti violente e colpi di scena, scoprendo così che il sonnacchioso paesino nasconde un'orrida verità: le due sorelle del pittore uccidevano davvero i modelli


e, cosa ancora peggiore, sono tuttora vive e pericolose! Nonostante una sceneggiatura a tratti zoppicante, La casa dalle finestre che ridono si distingue “per il senso del paesaggio, l'inclinazione al grottesco, la direzione degli attori e la cura dei particolari” (Morandini). L'idea vincente è proprio l'aver scelto un'ambientazione provinciale, con personaggi solo apparentemente aperti e comunicativi; vero protagonista del film è il paesaggio, con le sue acque stagnanti, i colori sfumati, gli alberi e i casolari. In questo contesto bucolico “si annida un processo di putrefazione: manca il lavoro, i giovani vanno in città in cerca di fortuna e nel paese restano solo vecchi, alcolizzati e dementi con i loro segreti raccapriccianti” (Venturelli).

La bella maestrina è impersonata da Francesca Marciano, una promettente attrice (già apparsa in Pasqualino settebellezze di Lina Wertmüller) che ha successivamente abbandonato le scene per diventare scrittrice e sceneggiatrice: fra l'altro ha collaborato al copione del film Io non ho paura (2003), di Gabriele Salvatores. E, a proposito di sceneggiature, fra gli autori di La casa dalle finestre che ridono spunta, oltre a quelli di Pupi Avati e Gianni Cavina, anche il nome di Maurizio Costanzo! Va infine ricordato che Pupi Avati ha preso spunto per il film da un suo ricordo d'infanzia. In un'intervista ha infatti raccontato che vicino al luogo dove abitava fu aperta la tomba di un prete, ma i resti rinvenuti appartenevano misteriosamente a una donna. La zia del futuro regista, per farlo stare buono quand'era bambino, lo minacciava del possibile arrivo del “prete donna”, uno spauracchio da lei appositamente inventato. A questo episodio è chiaramente ispirato il colpo di scena finale del film.

Pur tendendo all'horror, il film non è privo di ironia e il tono è chiaramente ispirato al mondo della fiaba e della leggenda, a cui Pupi Avati ha fatto più volte riferimento nel corso della sua carriera registica. Anche il filone orrorifico di ambientazione padana è stato ripreso alcuni anni dopo dallo stesso Avati con il film Zeder (1983): vi si narra di un giornalista (Gabriele Lavia) che indaga su alcuni terreni dove pare che i morti possano resuscitare, ma poi se la vede brutta perché i defunti redivivi non sono affatto socievoli. Tra i punti di forza, La casa dalle finestre che ridono può annoverare un buon cast, in cui spicca Lino Capolicchio, già notissimo per aver interpretato l'alter ego di Giorgio Bassani in Il giardino dei Finzi Contini (1970) di Vittorio De Sica. S

Curiosità Secondo il progetto iniziale, le riprese del film dovevano essere realizzate negli Stati Uniti. La chiesa dove è girata parte della pellicola si trova a San Giovanni in Triario, nel comune di Minerbio: è comunque possibile vedere lo stato attuale dei luoghi dove è ambientato il film sul sito www.davinotti.com. In una scena del film, girata la sera del 6 maggio 1976 a Ferrara, è chiaramente percepibile per qualche istante la scossa di terremoto che in quel momento stava devastando il Friuli, provocando oltre 1000 vittime. Infine, fra gli attori c'è Pietro Brambilla, un attore milanese quasi sconosciuto, ma nipote nientemeno che di Ugo Tognazzi.


DG

on iovanni la morte,

e il diavolo


di Cornelia van de Kamp

“ Mozart ha realizzato quanto gli imponeva lo spirito demoniaco del proprio genio, dal quale era posseduto” Goethe

a notte è fredda e silenziosa. Due figure scure avanzano nel cimitero: Don Giovanni, seguìto dal fedele Leporello, ride fragorosamente raccontando una sua sordida avventura. D'un tratto, s'ode una voce minacciosa: “Di rider finirai pria dell'aurora”. L'Aldilà irrompe sulla scena come un rombo di tuono. Mentre i due si guardano attorno stupiti, la voce continua, sempre più tenebrosa: “Audace, lascia a' morti la pace”. La minaccia, sottolineata dal suono cupo degli ottoni, raggela il protagonista. A parlare è una statua funebre, ai cui piedi sta un'iscrizione oscura: “Qui, attendo la vendetta”.

L

La scena spettrale appartiene al Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart, “dramma giocoso” in due atti. Tutt'altro che un'opera buffa. Nel Don Giovanni, dall'inizio alla fine il riso gioca sublimemente con le lacrime, il piacere con il terrore più cupo, il lazzo con la disperazione, il mondo terreno con l'oltretomba. Tutto è permesso a Mozart, il Maestro. Lo stesso Don Giovanni è proteiforme, mutevole: il suo canto si trasforma a seconda dell'interlocutore e delle burle mascherate in cui si cala, nell'esercizio istintivo dell'arte della seduzione.


L 'intonazione della morte attraversa tutta l'opera, col suo suono terribile di tromba in re minore: all'inizio, con l'orrendo assassinio del Commendatore di cui si macchia Don Giovanni; nel mezzo, a più riprese, con le minacce di morte a Leporello e l'avanzare lento e ambiguo delle maschere al ballo; al cimitero, di fronte alla statua del defunto Commendatore che reclama la su vendetta e, soprattutto, nella scena finale, cui si giunge velocemente dopo che Don Giovanni ha lanciato la sua sfida al morto: “Questa sera lo attendo a cenar meco”.

Ora è la Statua a invitare a sua v o l t a a c e n a D o n Giovanni(intendendo, evidentemente, all'inferno) e questi, impavido e spericolato, accetta. La stretta di mano al Morto è fatale: pur prigioniero di quella morsa gelida, Don Giovanni rifiuta, con coraggio e fino all'ultimo, di pentirsi. D'improvviso, appaiono alte fiamme e, tra queste, demoni e diavoli. Don Giovanni sprofonda in un abisso di fuoco. Il dissoluto riceve dunque una punizione sovrannaturale. Il coro si mescola agli ultimi rifiuti del condannato.

Invito sacrilego, che infrange il divieto fondamentale di tener separati il mondo dei defunti dal mondo dei vivi. La Statua china la testa nel buio del cimitero, accettando l'invito: “il Morto vive, il marmo si anima scrive Jean Rousset, esegeta sottile e rigoroso del Don Giovanni e nasce l'inquietudine, il terrore nel servitore, il dubbio o lo stupore nel padrone, l'uno e l'altro nel pubblico”. Il Convitato di Pietra - personaggio profondamente gotico - si presenta a casa di Don Giovanni proprio mentre tutto è pronto per la cena e il libertino canta con spensieratezza il vino e le donne. Ancora un volta “la morte giunge nel mezzo del piacere, in una

Invito sacrilego, “Ah!”, urla Don Giovanni, mentre sta per essere inghiottito dalla terra. E il re maggiore nel quale l'eroe lancia il suo grido finale è una modulazione del quasi metafisico re minore iniziale. La scelta della tonalità è sempre stata importante in Mozart: a differenza delle maggiori, le tonalità minori esprimono malinconia, tristezza, oscurità. In particolare il re minore è, come osserva Jouve, “la chiave tragica di Mozart”. L'epilogo del Don Giovanni, col crescendo dei tromboni e delle trombe in una tensione tragica ancora maggiore dell'ouverture, ci dice che il cerchio è chiuso. Gli

Invito sacrilego, che infrange il divieto fondamentale di tener separati il mondo dei defunti dal mondo dei vivi. La Statua china la testa nel buio del cimitero, accettando l'invito: “il Morto vive, il marmo si anima scrive Jean Rousset, esegeta sottile e rigoroso del Don Giovanni e nasce

Invito sacrilego, che infrange il divieto fondamentale di tener separati il mondo dei defunti dal mondo dei vivi. La Statua china la testa nel buio del cimitero, accettando l'invito: “il Morto vive, il marmo si anima scrive Jean Rousset, esegeta sottile e rigoroso del Don Giovanni e nasce

In alto, la locandinadel dvd; qui al lato, una scena del film; Nella pagina seguente, il finle del Don Giovanni


Invito sacrilego, che infrange il divieto fondamentale di tener separati il mondo dei defunti dal mondo dei vivi. La Statua china la testa nel buio del cimitero, accettando l'invito: “il Morto vive, il marmo si anima scrive Jean Rousset, esegeta sottile e rigoroso del Don Giovanni e nasce l'inquietudine, il terrore nel servitore, il dubbio o lo stupore nel padrone, l'uno e l'altro nel pubblico”. Il Convitato di Pietra - personaggio profondamente gotico - si presenta a casa di Don Giovanni proprio mentre tutto è pronto per la cena e il libertino canta con spensieratezza il vino e le donne. Ancora un volta “la morte giunge nel mezzo del piacere, in una continuità di festa e dannazione”. La cena si trasforma così in una sontuosa festa funebre. Invito sacrilego, che infrange il divieto fondamentale di tener separati il mondo dei defunti dal mondo dei vivi. La Statua china la testa nel buio del cimitero, accettando l'invito: “il Morto vive, il marmo si anima scrive Jean Rousset, esegeta sottile e rigoroso del Don Giovanni e nasce l'inquietudine, il terrore nel servitore, il dubbio o lo stupore nel padrone, l'uno e l'altro nel pubblico”. Il Convitato di Pietra - personaggio profondamente gotico - si presenta a casa di Don Giovanni proprio

Invito sacrilego, “Ah!”, urla Don Giovanni, mentre sta per essere inghiottito dalla terra. E il re maggiore nel quale l'eroe lancia il suo grido finale è una modulazione del quasi metafisico re minore iniziale. La scelta della tonalità è sempre stata importante in Mozart: a differenza delle maggiori, le tonalità minori esprimono malinconia, tristezza, oscurità. In particolare il re minore è, come osserva Jouve, “la chiave tragica di Mozart”. L'epilogo del Don Giovanni, col crescendo dei tromboni e delle trombe in una tensione tragica ancora maggiore dell'ouverture, ci dice che il cerchio è chiuso. Gli ottoni sono ormai diventate vere e proprie Trombe del Giudizio che annunciano, solenni, la dannazione di Don Giovanni. Ritroveremo le stesse tonalità nel Requiem, scritte solo quattro anni più tardi da un Mozart anch'egli senza scampo, ormai prossimo alla morte. Note laceranti, devastanti, su cui soffia il genio di un uomo che ha conosciuto il disordine e l'irregolarità della sorte, e che è ormai pronto a misurarsi con l'abisso.

Bibliografia consigliata e fonti: Umberto Eco, Il Cimitero di Praga, Bompiani, 2011 Fabio Giovannini, Guida ai Cimiteri d'Europa, Stampa Alternativa, Roma, 2000


Clara

di Violet Blunt

Reev

Reeve

In occulto Latet 1


In Occulta Latet presenta

Clara Reeve

C

lara Reeve nasce a Ispwich il 23 gennaio 1729 dal reverendo William Reeve, curato di St. Nicholas e da una delle figlie del gioielliere di Re Giorgio I. Ha scritto diversi romanzi, tra cui solo The Old English Baron, (Il Vecchio Barone Inglese, in un primo momento intitolato The Champion of Virtue) viene ricordato oggi. Scritto nel 1777 a imitazione del Castle of Otranto (Il Castello di Otranto) di Sir Horace Walpole, il romanzo della Reeve ha influenzato la stesura del pi첫 celebre Frankenstein di Mary Shelley. Tra le altre operedi Clara Reeve va citato il romanzo epistolare The School for Widows (1791), e la sua innovativa storia del romanzo, The Progress of Romance (1785), che viene generalmente considerata un precursore degli studi sulla nascita e sull'evoluzione del romanzo femminile inglese del XVIII secolo. La Reeve, assieme a Elizabeth Rowe (16741737) e Susannah Dobson (morta nel 1795) viene infatti considerata una delle iniziatrici incontrastate della narrativa femminile del periodo.

Clara


Il Vecchio Barone Inglese venne pubblicato anonimo nel 1777 con il titolo The Champion of Virtue, prima di apparire con il titolo corrente nel 1778. La storia, ambientata nell'Inghilterra medievale, segue le avventure di Sir Philip Harclay, che al suo ritorno si trova a dover

IL SUO ROMANZO CASTLE OF OTRANTO HA INFLUENZATO LA STESURA DEL PIU’ CELEBRE FRANKENSTEIN DI MARY SHELLEY

affrontare una terribile situazione: il castello e la proprietà dell'amico Lord Lovel sono stati usurpati. Una serie di rivelazioni, tradimenti e orrori culmina, in una scena di lotta tra il bene e il male, con la restituzione del maltolto. La Reeve morirà a Ipswich il 3 dicembre 1807. Dalla biografia dell'autrice, lo scrittore americano Thomas M. Disch ne trarrà un romanzo gotico sui generis: Clara Reeve (1975). Scritto sotto lo pseudonimo di Leonie Hargrave, Clara Reeve è un romantico e Shelleyiano omaggio al romanzo gotico e a quello vittoriano. Thomas Disch, noto autore di Science Fiction, horror e mystery, con Clara Reeve si è voluto cimentare anche nel gotico classico. La storia è narrata in prima persona dalla Reeve, che incarna il prototipo dell'ingenua eroina con la vita difficile e ardimentosa. Clara si trova, fin dalle prime battute, in un vortice di eventi misteriosi, che vanno dai sospetti sul nuovo marito di sua zia Lydia, ai segreti di Niles Visconti, che Clara sposa subito dopo.

Nella pagina accanto, un ritratto di Clara Reeve; Qui sopra in alto, la copertina del suo romanzo The English Baron; A destra, il romanzo Clara Reeve delo scrittore americano Thomas Ditch uscito nel 1975.


Da leggere

Da leggere all’imbrunire

Darling Jim di Christian Mork Marsilio (collana farfalle) Pag 378 € 18,00 Traduzione: Giorgio Puleo

storia: In una casa la polizia trova tre cadaveri: due ragazze seviziate e sottopeso (poi si scoprirà essere due sorelle) e una più in là con gli anni, la ziacarceriera. Un impiegato postale troverà per caso il diario di una delle due sorelle che ci racconta cosa è accaduto. Le note in copertina recitano: “Christian Mork seduce e incanta con la potenza del suo racconto “ NEW YORK TIMES BOOK

L

a

Lo so, state pensando che ci sia una leggera supponenza in questa affermazione. Ma non è così, per rendersene conto basta leggere le prime pagine di Darling Jim. Regna una confusione degna del miglior scrittore alle prime armi. Medici legali che in pochi secondi, solo con un'occhiata, ci dicono con quale arnese sono stati uccisi i cadaveri raccontandoci anche come si sono svolti i fatti. Ma siamo generosi e non buttiamo nel cesso Mork per questo scivolone iniziale. Del resto, l'idea alla base del romanzo è davvero intrigante. C'è solo un particolare, Mork non ci dice come il diario sia potuto uscire dalla casa e come siano morte le tre donne. Lo so, sono un po' troppo pignolo. Dovrei godermi la storia senza pormi domande “inutili”. Così faccio e nel secondo capitolo Mork allieta la lettura con una chicca: due pagine fitte di nomi di disegnatori di fumetti (l'impiegato postale ha questa passione). A me non può fregare di meno ma tutto sommato mi dice bene, Mork non è appassionato di botanica come Faletti che nel suo primo romanzo ci ha ammorbato con 20 pagine di piantine e fiori. Finalmente l'impiegato delle poste comincia a leggere il diario e qui Mork ci sorprende davvero: quelle che dovrebbero essere

Darling Jim di Christian Mork Marsilio (collana farfalle) Pag 378 € 18,00 Traduzione: Giorgio Puleo

storia: In una casa la polizia trova tre cadaveri: due ragazze seviziate e sottopeso (poi si scoprirà essere due sorelle) e una più in là con gli anni, la ziacarceriera. Un impiegato postale troverà per caso il diario di una delle due sorelle che ci racconta cosa è accaduto. Le note in copertina recitano: “Christian Mork seduce e incanta con la potenza del suo racconto “ NEW YORK TIMES BOOK

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a

Lo so, state pensando che ci sia una leggera supponenza in questa affermazione. Ma non è così, per rendersene conto basta leggere le prime pagine di Darling Jim. Regna una confusione degna del miglior scrittore alle prime armi. Medici legali che in pochi secondi, solo con un'occhiata, ci dicono con quale arnese sono stati uccisi i cadaveri raccontandoci anche come si sono svolti i fatti. Ma siamo generosi e non buttiamo nel cesso Mork per questo scivolone iniziale. Del resto, l'idea alla base del romanzo è davvero intrigante. C'è solo un particolare, Mork non ci dice come il diario sia potuto uscire dalla casa e come siano morte le tre donne. Lo so, sono un po' troppo pignolo. Dovrei godermi la storia senza pormi domande “inutili”. Così faccio e nel secondo capitolo Mork allieta la lettura con una chicca: due pagine fitte di nomi di disegnatori di fumetti (l'impiegato postale ha questa passione). A me non può fregare di meno ma tutto sommato mi dice bene, Mork non è appassionato di botanica come Faletti che nel suo primo romanzo ci ha ammorbato con 20 pagine di piantine e fiori. Finalmente l'impiegato delle poste comincia a leggere il diario e qui Mork ci sorprende davvero: quelle che dovrebbero essere


All’imbrunire Darling Jim di Christian Mork Marsilio (collana farfalle) Pag 378 € 18,00 Traduzione: Giorgio Puleo

storia: In una casa la polizia trova tre cadaveri: due ragazze seviziate e sottopeso (poi si scoprirà essere due sorelle) e una più in là con gli anni, la ziacarceriera. Un impiegato postale troverà per caso il diario di una delle due sorelle che ci racconta cosa è accaduto. Le note in copertina recitano: “Christian Mork seduce e incanta con la potenza del suo racconto “ NEW YORK TIMES BOOK

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Lo so, state pensando che ci sia una leggera supponenza in questa affermazione. Ma non è così, per rendersene conto basta leggere le prime pagine di Darling Jim. Regna una confusione degna del miglior scrittore alle prime armi. Medici legali che in pochi secondi, solo con un'occhiata, ci dicono con quale arnese sono stati uccisi i cadaveri raccontandoci anche come si sono svolti i fatti. Ma siamo generosi e non buttiamo nel cesso Mork per questo scivolone iniziale. Del resto, l'idea alla base del romanzo è davvero intrigante. C'è solo un particolare, Mork non ci dice come il diario sia potuto uscire dalla casa e come siano morte le tre donne. Lo so, sono un po' troppo pignolo. Dovrei godermi la storia senza pormi domande “inutili”. Così faccio e nel secondo capitolo Mork allieta la lettura con una chicca: due pagine fitte di nomi di disegnatori di fumetti (l'impiegato postale ha questa passione). A me non può fregare di meno ma tutto sommato mi dice bene, Mork non è appassionato di botanica come Faletti che nel suo primo romanzo ci ha ammorbato con 20 pagine di piantine e fiori. Finalmente l'impiegato delle poste comincia a leggere il diario e qui Mork ci sorprende davvero: quelle che dovrebbero essere

Darling Jim di Christian Mork Marsilio (collana farfalle) Pag 378 € 18,00 Traduzione: Giorgio Puleo

storia: In una casa la polizia trova tre cadaveri: due ragazze seviziate e sottopeso (poi si scoprirà essere due sorelle) e una più in là con gli anni, la ziacarceriera. Un impiegato postale troverà per caso il diario di una delle due sorelle che ci racconta cosa è accaduto. Le note in copertina recitano: “Christian Mork seduce e incanta con la potenza del suo racconto “ NEW YORK TIMES BOOK

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Lo so, state pensando che ci sia una leggera supponenza in questa affermazione. Ma non è così, per rendersene conto basta leggere le prime pagine di Darling Jim. Regna una confusione degna del miglior scrittore alle prime armi. Medici legali che in pochi secondi, solo con un'occhiata, ci dicono con quale arnese sono stati uccisi i cadaveri raccontandoci anche come si sono svolti i fatti. Ma siamo generosi e non buttiamo nel cesso Mork per questo scivolone iniziale. Del resto, l'idea alla base del romanzo è davvero intrigante. C'è solo un particolare, Mork non ci dice come il diario sia potuto uscire dalla casa e come siano morte le tre donne. Lo so, sono un po' troppo pignolo. Dovrei godermi la storia senza pormi domande “inutili”. Così faccio e nel secondo capitolo Mork allieta la lettura con una chicca: due pagine fitte di nomi di disegnatori di fumetti (l'impiegato postale ha questa passione). A me non può fregare di meno ma tutto sommato mi dice bene, Mork non è appassionato di botanica come Faletti che nel suo primo romanzo ci ha ammorbato con 20 pagine di piantine e fiori. Finalmente l'impiegato delle poste comincia a leggere il diario e qui Mork ci sorprende davvero: quelle che dovrebbero essere


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