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PNL per il benessere COME VIVERE FELICI USANDO LA PROGRAMMAZIONE NEURO-LINGUISTICA

Richard Bandler Garner Thomson

© 2011 Alessio Roberti Editore


Copyright © 2011 by Richard Bandler and Garner Thomson Titolo dell’opera in lingua originale The Secrets of Being Happy Titolo della versione italiana dell’opera PNL per il Benessere Sottotitolo Come vivere felici usando la Programmazione Neuro-Linguistica Pubblicata da: Alessio Roberti Editore Srl Via Lombardia, 298 – Urgnano (BG) Italy Copyright © 2011 Alessio Roberti Editore Srl Prima edizione: marzo 2012 ISBN 978-88-6552-027-7 Traduzione dall’inglese Mattia Bernardini Impaginazione e progetto grafico della copertina Zeronove di Andrea Mattei Immagine di copertina xiangdong Li © Fotolia Proprietà letteraria riservata. È vietata la riproduzione con qualsiasi mezzo.

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INDICE

Introduzione all’edizione italiana

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Introduzione Il bisogno di affrontare le sfide del XXI secolo

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PRIMA PARTE Come sei diventato… la persona che sei Capitolo 1 Le quattro condizioni per Vivere Felici

43

Capitolo 2 La ricerca della felicità Cosa funziona e cosa non funziona

65

Capitolo 3 Creare un mondo in cui valga la pena vivere Mappe, modelli e costrutti mentali

91

Capitolo 4 Paura, sensazioni e familiarità E così credi di essere al comando del tuo cervello?

115

Capitolo 5 Sapere, credere e comprendere

139

Capitolo 6 L’uso e l’abuso della memoria

165

Capitolo 7 Significato, scopo e perseveranza

189

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Capitolo 8 I vostri bisogni essenziali Sei segreti per sopravvivere e prosperare

205

Capitolo 9 Impegno, sicurezza e compulsività

219

SECONDA PARTE Come diventare… la persona che potete essere Capitolo 10 Soddisfare i propri bisogni

233

Capitolo 11 Trovare il proprio scopo e la propria mission

279

Capitolo 12 Imparare a vivere nel tempo

293

Capitolo 13 319 Passare da dove ci si trova a dove si desidera essere Capitolo 14 Come rendere la vita a prova di futuro

343

Capitolo 15 Mettere tutto insieme

373

EPILOGO Fatelo… adesso

395

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DIECI BUONI CONSIGLI PER chiarirvi le idee, migliorare l’umore, essere al top della forma 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10.

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Se vi sentite bloccati emotivamente Per placare la fame fuori pasto Se vi sentite depressi Per migliorare le vostre prestazioni atletiche Per guidare meglio e in maggior sicurezza Per togliersi un irritante motivetto dalla testa Per scendere dalle nuvole e migliorare la memoria Per tornare su quando vi sentite giù Per ritrovare la felicità in trenta secondi Se avete bisogno di carica

Appendice A Ancore e ancoraggio

411

Appendice B Distinzioni submodali La differenza che fa la differenza

417

Appendice C La scimmia nella mente

421

Letture consigliate CD e DVD Siti web

429 431 433

The Society of NLPTM The Society of Medical NLPTM

435 436

Altri titoli in catalogo Linea diretta con l’Editore

439 445

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C A P I T O L O

2 LA RICERCA DELLA FELICITÀ COSA FUNZIONA E COSA NON FUNZIONA

IN QUESTO CAPITOLO • Inseguire quella cosa chiamata felicità • Il passo che può davvero rivoluzionare la vostra vita • Quel che conta è sbagliare • Come aumentare la vostra felicità del 70%

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Inseguire quella cosa chiamata felicità I sette ingredienti della felicità: 1. I vostri genitori 2. Una destinazione a cui mirare 3. Avere denaro 4. Avere degli amici 5. Avere delle scelte 6. Vivere qui e ora 7. Avere uno scopo Inseguire una “cosa” chiamata felicità è un’ossessione umana; o almeno lo è per coloro fortunati abbastanza da non dover lottare quotidianamente per la propria sopravvivenza fisica. La cosa incredibile è che quasi nessuno di coloro che inseguono il “segreto” della felicità ha la più pallida idea di cosa questa felicità sia veramente, o di come la riconoscerebbero se ce l’avessero davanti. E poi arrivano le domande: cosa fareste, voi, se poteste essere felici per il resto della vostra vita? Molte delle persone che incontriamo sono certe che, se solo avessero certe cose (il biglietto vincente della lotteria, una nuova auto, un’attività di successo, un partner che li ami), allora sarebbero felici. Talvolta il contenuto delle loro affermazioni è un po’ diverso: la loro vita sarebbe perfetta, dicono, se solo avessero più fiducia in se stessi, più autostima o una maggiore sicurezza. Sfortunatamente, se gli obiettivi del primo gruppo sono troppo specifici e concreti per portare una soddisfazione duratura, gli altri sono troppo vaghi. Inoltre, tutti questi obiettivi esistono soltanto nel futuro, sono sogni, mete o ricompense per aver fatto la cosa “giusta”. C’è forse da me-

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LA RICERCA DELLA FELICITÀ

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ravigliarsi, dunque, di tutto il tempo che si spreca per inseguire questa sfuggente felicità, considerato che la maggior parte delle persone non pensa praticamente mai a ciò che le rende felici in questo momento? Gli occidentali sono convinti che la felicità si possa inseguire come se fosse una destinazione. La maggior parte degli adulti (i bambini sono tutt’altra cosa) trascorre la maggior parte del tempo a lavorare per il benessere del proprio io futuro. Vi state chiedendo se la cosa riguardi anche voi? Provate a verificare: per caso, una delle affermazioni che seguono vi suona familiare? “Quando avrò perso dieci chili…” “Quando andrò in pensione…” “Quando riceverò l’aumento…” “Quando finirò l’università…” “Quando sarò sposato…” “Quando avrò più tempo per i bambini…” “Quando, quando, quando… allora sarò felice.” Quando le vostre frasi iniziano con quando, significa che la vostra attenzione non è rivolta dove dovrebbe: a quello che sta accadendo adesso. Le ricerche sono a supporto delle nostre osservazioni: la maggior parte delle persone è davvero incapace di predire con un minimo di precisione cosa le renderà felici. Ironia della sorte, la maggior parte delle persone sa essere davvero precisa, quando si tratta di immaginare cosa potrebbe andare storto e quanto ci rimarrebbe male17. 17

Gilbert, D., Stumbling on Happiness, Harper Press, London, 2006.

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Come abbiamo già osservato, una “cosa” chiamata felicità proprio non esiste, e più cercate di convincervi che esista, meno sarà facile che riusciate mai a trovarla. La felicità non è un immobile che potete acquistare per andarci a vivere. La felicità è un effetto, la conseguenza del fare qualcos’altro, ma non è detto che si raggiunga accumulando oggetti su oggetti, né che derivi dall’incontro con qualcuno di “speciale”. Se non saprete individuare quali azioni e quali attività vi fanno sentire davvero bene, o se smetterete di fare ciò che adesso già funziona, quelle belle sensazioni vi sfuggiranno di mano. Lo abbiamo già detto e lo ribadiremo più e più volte: non siamo qui a vendervi una cosa dal nome felicità. Non vi stiamo promettendo un’auto nuova, fiumi di denaro o una promozione sul lavoro. Quello che vi offriremo sono strumenti grazie ai quali riconoscere le opportunità, sviluppare la capacità di resistere di fronte alle avversità, di prendere decisioni migliori, di provare intenzionalmente sensazioni positive al posto di quelle negative, di passare all’azione e progredire con decisione. Soprattutto, desideriamo invitarvi a sviluppare la vostra acutezza sensoriale, vale a dire la vostra capacità di misurare il progresso guardando a ciò che funziona, anziché concentrandovi su ciò che non va. Questo singolo aspetto sarebbe già sufficiente a rivoluzionare la vostra vita. Una volta che li avrete fatti vostri, questi strumenti vi aiuteranno a distinguere ciò che è inevitabile da ciò che può essere cambiato e a sviluppare la giusta determinazione per realizzare i cambiamenti per voi più importanti. Questo non significherà necessariamente raggiungere una volta per tutte il Nirvana ed essere per sempre liberi da

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problemi e imprevisti, ma di certo imparerete a conoscervi. Scoprirete come reagite ai problemi e gli effetti che producono le vostre reazioni, e imparerete come agire in modo diverso, qualora fosse necessario. È un processo che continuerà per tutta la vita: ottimizzare le risposte, imparare a essere più resistenti, vivere più consapevolmente, anziché rimanere alla mercé del caso. Renderci conto che possiamo acquisire consapevolezza ed esercitare una scelta: questa è vera libertà. Questo è Vivere Felici. Dovrete fare dei cambiamenti, questo va da sé. Imparerete modi nuovi di fare le cose. Farete degli errori, certo, ma molto più velocemente di prima… e il recupero sarà altrettanto rapido. Questa è la nostra idea di apprendimento. Ma cominciamo dall’inizio… Quasi tutti hanno idea di cosa potrebbe renderli felici, ma è davvero così? Negli ultimi anni, la ricerca ha dedicato molta attenzione a ciò che rende le persone davvero felici, scoprendo che, di solito, ciò che crediamo e ciò che effettivamente ci rende felici sono due cose assai diverse. Quello che segue è un elenco parziale, ma significativo, delle convinzioni e aspirazioni più comuni. Le analizzeremo una a una e vedremo quali sono confermate dalle più recenti scoperte scientifiche e quali, invece, smentite. 1. I vostri genitori Sta in cima alla lista perché vogliamo subito liberarci della scusa più utilizzata da coloro che devono affrontare una situazione problematica: è colpa di mia madre (o di mio padre), è ereditario, sono fatto così e basta. E in effetti… è vero. E non lo è. Si è scoperto, infatti, che dipende da voi.

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Per anni si è creduto che la giovialità fosse un comportamento appreso. Sembrava che i figli di genitori felici fossero a loro volta felici, mentre i figli di genitori depressi fossero cupi e malinconici. Di recente, tuttavia, alcuni scienziati hanno identificato un gene che predispone le persone a favorire ciò che è allegro e positivo e a ignorare ciò che è smorto e negativo. Lo studio in questione, avendo esaminato a livello subliminale le preferenze per immagini positive, minacciose o neutre, ha evidenziato come le persone che avevano ereditato due copie della variante lunga del gene 5-HTTLPR (che controlla il trasporto della serotonina, neurotrasmettitore legato alle variazioni di umore) erano più inclini a preferire le immagini positive, rispetto ai soggetti che nel loro corredo cromosomico presentavano soltanto la variante corta dello stesso gene18. Ma questo significa forse che tutti quelli privi del “gene della felicità” debbano rassegnarsi a una vita di tribolazioni e sconforto? No di certo. Contrariamente a ciò che alcuni genetisti vorrebbero farci credere, possedere un certo gene, anche se particolarmente attivo, significa soltanto essere più predisposti a manifestare una certa malattia o un certo comportamento e, a onor del vero, l’influsso che può esercitare un gene è molto minore di quanto la maggior parte di voi non creda. L’elemento davvero determinante è l’ambiente,

18

Fox, E., Ridgewell, A. e Ashwin, C., Looking on the bright side: biased attention and the human serotonin transporter gene, in “Proc. R. Soc. B”, 276, 22 maggio 2009, pp. 1747-1751. Pubblicato online il 25 febbraio 2009, doi:10.1098/rspb.2008.1788.

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interno ed esterno, in cui questo gene si trova ad agire. Per vostra fortuna, questo libro contiene strumenti che vi permetteranno di agire direttamente sulla chimica del vostro cervello, influenzando in modo sistematico il vostro stato e il modo in cui rispondete agli stimoli esterni. Attraverso questo processo cambierete non soltanto le sensazioni che provate: potreste addirittura modificare quel gene19. Rileggete l’ultima frase ancora una volta. Sì, è proprio così! Ciascuno di noi può riscrivere il proprio codice genetico partendo dalle scelte che compie, dalle proprie azioni e dal proprio stile di vita. E se non riuscite a essere abbastanza motivati da volerlo fare per voi stessi, fatelo per i vostri futuri figli. Diventate il vostro io migliore. 2. Una destinazione a cui mirare Se non sai dove stai andando, qualunque strada porta a destinazione. Lewis Carroll Gli obiettivi sono importanti, non c’è da dubitarne, ma non come pensa la maggior parte delle persone. Anziché sprecare le vostre energie nel tentativo di costringere i vostri obiettivi al successo, lasciate che siano i vostri obiettivi a guidarvi. In altre parole, ponetevi obiettivi che migliorino la vostra vita, invece di ingombrarla di ostacoli.

19

Lipton, B., The Biology of Belief, Hay House Inc., Carlsbad, CA, 2005; edizione italiana La biologia delle credenze. Come il pensiero influenza il DNA e ogni cellula, Macro Edizioni, Cesena, 2006.

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Come avremo modo di approfondire in seguito, questo non significa lasciare che la vita vi prenda a calci e faccia di voi quello che vuole. Si tratta di rendersi conto che diventare sensibili ai cambiamenti che accadono sia dentro, sia fuori di voi, vi aiuterà ad adattarvi in modi più positivi e gratificanti. Aggrapparsi inflessibilmente a obiettivi sorpassati porta all’insoddisfazione. Non lo diciamo soltanto noi: le persone disposte a cambiare direzione per seguire l’evoluzione dei propri obiettivi sono il 30% più felici, sostiene una ricerca, di quelle che non lo fanno20. Dunque, come scoprire se i nostri obiettivi sono obiettivi validi? Un buon obiettivo è solitamente facile da visualizzare, grande, luminoso e invitante. Gli obiettivi validi lavorano insieme per creare delle fondamenta, poi si sostengono e si rinforzano a mano a mano che li realizzate. Gli obiettivi inconsistenti, invece, sono spesso mal definiti e si fondano su valori che generano conflitti. A volte i conflitti di valori potranno anche apparire di poco conto (pensate a qualcuno che desideri viaggiare per il mondo e, nel contempo, farsi una casa e una famiglia), tuttavia, se non c’è congruenza, le conseguenze possono essere catastrofiche21. Vivere con obiettivi deboli e conflitti valoriali è come cercare di costruire sull’acqua: tutto quello che fate cadrà a pezzi e verrà portato via dalla corrente… o andrà a fondo. Dedicate qualche minuto al prossimo esercizio, approfittandone per ritrovare il vostro allineamento.

20

Adams, D., The Psychological Development of Professional Black Women’s Lives and the Consequences of Career for Their Personal Happiness, tesi di dottorato al Wright Institute, Berkeley, CA, 1983.

21

Wilson, S., Henry, C. e Peterson, G., Life Satisfaction Among Low-Income Rural Youth In Appalachia, in “Journal of Adolescence”, 20, 1997, p. 443.

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ESERCIZIO ALLINEARE I VALORI 1. Rapidamente e senza pensarci troppo, elencate le dieci cose per voi più importanti. I valori sono, ad esempio, l’amore, la pace, la famiglia, la sincerità. 2. Riscrivete la lista in ordine di importanza. 3. Ora chiudete gli occhi e associate a ciascuno dei vostri valori un’icona colorata, come se si trovassero sullo schermo di un iPad® o di uno smartphone. 4. Qual è la qualità che fa da collegamento alle diverse icone? In che modo rappresentate l’ordine di preferenza? Potrebbe trattarsi di una variazione di colore, di dimensioni o di posizione. Le icone potrebbero cambiare tonalità di colore, o essere più o meno luminose, oppure stare una sopra l’altra, in ordine, come in un mazzo di carte o come le finestre di Windows®. 5. Esaminate l’ordine dei vostri valori, prestando particolare attenzione a quelli che sembrano creare un conflitto. Un esempio potrebbe essere questo: “avventura” accanto a “sicurezza”, nel senso che non è facile fare tutto in sicurezza, quando si è alla ricerca di continue avventure. 6. Ora, con cautela, spostate le varie icone e provate delle nuove disposizioni: essenzialmente si tratta di imporre alle cose un nuovo ordine di importanza. Ad esempio, potreste voler far salire di posizione

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l’avventura, oppure rendere più importante la sicurezza. L’importante è che la submodalità che rappresenta l’ordine di preferenza cambi in base alla nuova “posizione in classifica” (mentre l’ordine viene ricodificato internamente potreste provare anche delle sensazioni fisiche). 7. Verificate qualsiasi cambiamento, immaginate quali conseguenze avrebbe nella vostra vita e aggiustate la posizione se lo ritenete necessario. 8. Quando siete certi di aver risolto tutti i conflitti, dedicate qualche minuto a ideare modi per soddisfare le necessità collegate a ciascuno di questi vostri valori. Per verificare la fattibilità di questa nuova configurazione, proiettatevi nel vostro futuro. Potreste scegliere di provarla per un po’ ed eventualmente cambiarla in un secondo momento. Talvolta ci si rende conto che alcuni valori sono meno importanti di quanto non sembrassero inizialmente: in tal caso potete semplicemente cancellare l’icona.

Obiettivi: sviluppare i propri punti di forza Nel mondo del lavoro e in certe scuole di crescita personale dal piglio più aggressivo, si incoraggiano le persone ad acquistare più “motivazione”, come se questa fosse qualcosa che si può comprare un tanto al chilo dal salumiere. Anche taluni formatori di PNL sono famosi per la loro capacità di sovraeccitare talmente le persone che sembra quasi di vederle, all’uscita del corso, camminare in preda a una sorta di impaziente esaltazione per poi bloccarsi di colpo come a chiedersi: “Va bene. E adesso dove vado?”.

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Già, perché non è affatto detto che un obiettivo qualunque sia meglio del non averne affatto. Gli obiettivi possono fare più danni che altro, se non sono stati formulati a dovere (adattandoli allo scopo) e se non siete abbastanza flessibili nel perseguirli. Alcuni obiettivi non riflettono i bisogni, la natura e le competenze di chi se li pone. Ad esempio, non tutti sono tagliati per accettare tutte le responsabilità che provengono dall’avere a disposizione grandi quantità di denaro. Raramente le persone si prendono la briga di scoprire quali siano i loro specifici bisogni, le loro qualità uniche e la loro natura, così non notano neppure la discrepanza. Quando poi raggiungono questi obiettivi, la cosa più probabile è che si ritrovino addirittura più infelici di quanto non fossero in precedenza22. Siate onesti con voi stessi. Siete davvero pronti ad assumervi la responsabilità che comporta il raggiungere il vostro sogno più grande? Pensate un momento a tutte le conseguenze e complicazioni che deriverebbero dall’ottenere esattamente ciò che desiderate, prima di procedere oltre. In che modo raggiungere questo risultato influenzerà le altre aree della vostra vita? Quale effetto avrà tutto ciò sulle persone per voi importanti? Obiettivi: darci dentro Vivere Felici, come abbiamo già detto, è una conseguenza del fare qualcos’altro. Spesso la felicità sta più nel procedere verso l’obiettivo, che nel raggiungerlo. È stato osservato 22

Pavot, W., Fujita, F. e Diener, E., The Relation Between Self-Aspect Congruence, Personality and Subjective Well-being, in “Personality and Individual Differences”, 22, 1997, p. 183.

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che il successo, in un’attività o impresa, riceve valutazioni migliori quando ancora lo si anticipa, rispetto a quando lo si è già raggiunto. Il senso di anticipazione è anche un potente antidoto contro la depressione e la paura23. Qualsiasi innamorato degno di questo nome lo sa bene: molta parte del divertimento sta nel corteggiamento. 3. Il denaro e la felicità Se volete essere più felici, godere di una salute migliore e vivere più a lungo, la soluzione è semplice: diventate ricchi. L’opinione comune è che la felicità non si possa acquistare: una convinzione spesso diffusa da coloro che non hanno molto denaro da spendere o, alternativamente, da numerosi governi, religioni e altri centri di autorità desiderosi di convincere i propri soggetti che se la passano molto meglio di quanto non credano. Ma le cose stanno davvero così? Una ricerca di alcuni anni fa che al tempo fece molta notizia sosteneva che ci fosse una forte correlazione tra la soddisfazione di vita e il potere d’acquisto. Quello che si poteva leggere in questa ricerca era che le persone si sentivano meglio quando guadagnavano di più. Il fatto curioso, tuttavia, era che l’effetto non aveva la stessa progressione dell’aumento di reddito.

23

Davidson, R., In The Pursuit of Happiness, in “Psychology Today”, gennaiofebbraio 2009, pp. 62-67.

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Secondo il professor Richard Layard, meglio noto nel Regno Unito come lo “zar della felicità”, la crescita si arrestava una volta che il PIL raggiungeva i quindicimila dollari l’anno pro capite24. Altri studi dimostrarono anche che, contrariamente alle aspettative, le persone più povere – come quelle che vivevano nei bassifondi di Calcutta – non erano per questo profondamente scontente della propria sorte25. Gioia e ottimismo, dicono gli esperti, possono svilupparsi e fiorire nei luoghi più inaspettati e sono collegati alla ricchezza personale. In parte, questo punto di vista è basato su un precedente studio di Richard Easterlin che riportava quanto segue: mentre le persone più abbienti di un Paese sono generalmente più felici delle persone meno abbienti di quello stesso Paese, le persone che abitano nei Paesi più ricchi non sono necessariamente più felici di quelle che invece vivono nei Paesi più poveri. Questo divenne famoso come il “paradosso di Easterlin”26. Purtroppo questi risultati non sono attendibili: i campioni presi in esame erano troppo esigui per essere significativi. Una ricerca condotta nel 2008 dimostra l’esatto contrario: le persone che vivono nei Paesi più ricchi sono anche le più felici. E più sono facoltose, più sono felici.

24

Layard, R., Happiness: Has Social Science a Clue?, Lionel Robbins Memorial Lectures, London School of Economics, 2003. Si veda: http://cep.lse.ac.uk/ events/lectures/layard/RL030303.pdf

25

Biswas-Diener, R. e Diener, E., Making the best of a bad situation: Satisfaction in the slums of Calcutta, in “Social Indicators Research”, 55, 2002, pp. 329-52.

26

Easterlin, R. A., Does Economic Growth Improve the Human Lot?, in Paul, A. D. e Melvin, W. R. (a cura di), Nations and Households in Economic Growth: Essays in Honor of Moses Abramowitz, Academic Press, Inc., New York, NY, 1974.

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Betsey Stevenson e Justin Wolfers, studiosi di economia all’Università della Pennsylvania, hanno analizzato numerose raccolte di dati che coprivano un arco di tempo di parecchi anni e accertato un chiaro nesso positivo tra il livello di sviluppo economico di una società e il livello medio di felicità. Inoltre, non hanno trovato alcun riscontro che il fenomeno diminuisse in alcun modo. Quindi, sostengono gli autori di questa ricerca, è fuori discussione: maggiore ricchezza significa anche maggior felicità27. Ma c’è dell’altro… Non soltanto siete tanto più felici quanto più in alto vi trovate nella gerarchia sociale, ma il vostro status è un ottimo indicatore del vostro benessere generale, inclusa l’aspettativa di vita o la predisposizione alle malattie croniche e invalidanti. Potete aspettarvi una vita più lunga e sana se, rispetto ad altri meno fortunati di voi, avete: • • • •

più denaro studiato più a lungo un lavoro di prestigio più amici e vicini (che, come voi, godono degli stessi vantaggi economici e di pari titolo di studio)

Questa rete per il monitoraggio dello status socio-economico e della salute raccoglie e analizza i dati provenienti da numerose discipline: psicologia, sociologia, psico-neuroimmunologia, medicina, neuroscienze, biostatistica ed eco-

27

Stevenson, B. e Wolfers, J., Economic Growth and Subjective Well-being: Reassessing the Easterlin Paradox, http://ideas.repec.org/p/cpr/ceprdp/6944.html, 2008.

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nomia. Ciò che hanno scoperto è inequivocabile. La posizione che occupate sulla “scala socio-economica” influisce direttamente su numerosi aspetti psico-sociali e ambientali che, a loro volta, sono direttamente responsabili del vostro “funzionamento” da un punto di vista biologico. Per dirla in parole povere, il denaro non soltanto fa la felicità, ma dà anche una vita più lunga, sana e felice28. Ovviamente questo non significa affatto che i ricchi non siano mai tristi o non si ammalino mai, o che il denaro, da solo, sarà sufficiente a garantirvi una vita lunga e felice. E non significa neanche che stressarsi per soddisfare ogni proprio capriccio (quello che gli economisti chiamano hedonic treadmill) alla lunga sarà una strategia vincente. Il motivo per cui abbiamo voluto evidenziare l’importanza di avere sogni ambiziosi e di fare i passi necessari a raggiungere ciò che per voi rappresenta il successo è semplicemente questo: stare in ansia per le bollette da pagare o non sapere quale sarà il vostro prossimo impiego può avere un effetto fortemente deleterio. Sognate in grande, datevi da fare per migliorare la vostra posizione e godetevela. Insomma, sfoderate la vostra marcia in più. E se ancora non avete raggiunto il gradino più alto della scala economica, non vi preoccupate. Sono molte le cose che potete fare per Vivere Felici. Quello che vi darà un netto vantaggio è il modo in cui scegliete di sentirvi e il fatto di condividere le cose piccole e grandi della vita con persone per voi importanti.

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http://www.macses.ucsf.edu/downloads/Reaching_for_a_Healthier_Life.pdf

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Sentirsi ricchi In PNL si è sempre enfatizzato il fatto che, per una qualsiasi persona, la sua mappa (il modello interno) del mondo è spesso più importante di quello che si trova effettivamente “là fuori”. Ciò che credete e ciò che provate determina la qualità della vostra vita. Con loro stessa sorpresa, mentre studiavano la relazione che intercorre tra salute e ricchezza alcuni ricercatori hanno scoperto qualcosa di inaspettato. Non è solamente la vostra ricchezza effettiva a migliorare la vostra salute, ma la percezione che ne avete: quanto vi sentite ricchi29. Avere la sensazione di avere denaro a sufficienza è un ottimo segnale: probabilmente vi aspetta una vita più lunga di chi, a parità di condizioni economiche, si sente più povero. Essere grati per ciò che già si possiede non significa accontentarsi e rinunciare alle ambizioni ma, piuttosto, avere migliori possibilità di godere di ottima salute e di vivere più a lungo. Provate a rispondere a questa domanda: quanta parte della vostra vita vi soddisfa già così com’è adesso? Vi siete mai fermati a riflettere su quello che avete già realizzato e su quanto possedete? Forse la vostra attenzione è tutta presa da ciò che ancora vi manca? Ci si può sentire ricchi sia all’interno sia all’esterno. Guardando il vostro estratto conto potrebbe venirvi voglia di congratularvi con voi stessi per aver protetto il vostro capitale in un periodo di crisi. Oppure potreste rivolgere la vostra attenzione all’interno e ripensare a quelle situazioni,

29

Ibidem.

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esperienze, abilità e reazioni che vi trasmettono una sensazione calda e dinamica, come fosse una luce che si espanda dal cuore. La gratitudine è un meraviglioso stato d’animo che vi permette di individuare e apprezzare tutto ciò che vi rende felici d’esser vivi, incluse le persone che avete vicino. Si tratta di un potente strumento per creare un contatto con gli altri e per favorire salute e miglioramento30. Ecco come potete esercitarvi.

30

Cohen, S., Gottlieb, B. e Underwood, L., Social relationships and health, in Cohen, S., Underwood, L. e Gottlieb, B. (a cura di), Measuring and intervening in social support, Oxford University Press USA, New York, NY, 2000, pp. 3-28.

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ESERCIZIO PER COSA SONO GRATO? 1. In un quaderno o un diario tracciate tre colonne verticali, in testa alle quali scriverete: risorse, attributi e relazioni. 2. Adesso riempite ciascuna delle colonne con un certo grado di dettaglio. Risorse: possono essere materiali (ad esempio “Vivo in una casa di proprietà”) o fisiche (come “Sono in forma come non mai”). Considerate vostre risorse anche le esperienze pregresse e le competenze, come le qualifiche professionali o i titoli di studio. Attributi: fanno riferimento ad abilità pratiche, come riuscire sempre a completare i progetti per tempo, o legate alla sfera delle emozioni, come la pazienza, il carattere, la determinazione e così via. Relazioni: scrivete il nome di tutte le persone (amici e parenti) su cui sapete di poter contare. La domanda è questa: se mi trovassi nei guai nel cuore della notte, potrei chiamare una di queste persone sapendo con assoluta certezza che verrebbe a darmi una mano? 3. Quando ne avete segnate almeno una ventina per ogni colonna (potete anche chiedere aiuto ad amici, colleghi e parenti), sceglietene una da ciascuna categoria. 4. In una nuova pagina (una per ogni categoria, per un totale di tre pagine) scrivete una frase per ciascuna voce selezionata dall’elenco. La frase dovrà iniziare con:

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LA RICERCA DELLA FELICITÀ

“Oggi mi sento grato per…” e continuare in modo appropriato (“… essere in forma come non mai”, ad esempio). 5. Ogni mattina, dedicate qualche istante per immergervi nella gratitudine. Ecco come fare. Trovate una situazione, o comunque qualcosa che esemplifichi ciascun aspetto: una risorsa, un attributo e una relazione. Immergetevi nell’esperienza e lasciatevi assorbire da ciò che vedete, che udite e che provate. Lasciate che la sensazione fisica associata all’esperienza si espanda liberamente nel vostro corpo. Fate attenzione alla direzione in cui si muove la sensazione e collegate il punto in cui sembra “uscire” con il punto da cui ha avuto origine, così da farla girare in cerchio. Ora aumentate la velocità con cui si muove e consentite alla sensazione di penetrare in ogni muscolo, ogni cellula, ogni atomo del vostro corpo, finché non provate un’esperienza “a tutto corpo”. 6. Ora immaginate brevemente di affrontare la giornata con quella sensazione che continua a permeare tutto il vostro corpo. Come cambierebbe la vostra esperienza delle cose? Cosa accadrebbe di diverso e di migliore? E la domanda più importante: quali sono le persone con le quali vorreste condividere questo speciale tipo di ricchezza? Come avete intenzione di fare in modo che accada? (Per questo vi rimandiamo alla prossima sezione Farsi degli amici) Nota bene: otterrete benefici maggiori facendo questo esercizio tutti i giorni. Sentitevi liberi di aggiungere nuovi elementi alle vostre liste in qualsiasi momento. Se aprite bene i vostri sensi e siete onesti con voi stessi, non esaurirete mai le cose che portano un autentico senso di ricchezza nella vostra vita.

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4. Farsi degli amici Ricorda […], nessun uomo che abbia amici può pensarsi un fallimento. Frank Capra, La vita è meravigliosa, 1946 Va da sé, condividere la vostra fortuna presuppone che ci siano persone a voi care con cui condividerla… e la cosa è assolutamente essenziale per il vostro benessere. Numerose ricerche – tra le quali uno dei più convincenti studi longitudinali mai condotti – confermano che il benessere psicofisico è fortemente influenzato dagli amici e dal sostegno sociale su cui potete contare31. Almeno il 70% della vostra felicità si può ricondurre al fatto di avere un numero sufficiente di amici e familiari con cui condividere la vita32. Nella seconda parte del libro troverete alcuni consigli ed esercizi di grande efficacia per espandere e approfondire i vostri legami sociali.

31

Egolf, B., Lasker, J., Wolf, S. e Potvin, L., The Roseto Effect: a 50-year comparison of mortality rates, in “American Journal of Public Health”, 82 (8), 1992, pp. 1089-1092.

32

Murray, C. e Peacock, M. J., A Model-Free Approach to the Study of Subjective Well-being, in Mental Health in Black America, Sage, Thousand Oaks, CA, 1996.

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LA RICERCA DELLA FELICITÀ

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5. Poter scegliere Forse credi che, lungo il percorso di una vita, ti capitino un sacco di cose. La verità è che, lungo quel percorso, sei tu che capiti a un sacco di cose. Anonimo Da anni, ormai, i professionisti in PNL vanno sostenendo che avere numerose possibilità tra cui scegliere è meglio del non avere alternative. Si affermava spesso: se hai una sola scelta, sei nei guai; se ne hai due, devi risolvere un dilemma; se ne hai almeno tre, quella è flessibilità comportamentale. Questo non significa automaticamente che disporre di un’ampia gamma di opzioni è meglio di averne soltanto alcune. I ricercatori sembrano concordare sul fatto che un numero eccessivo di opzioni può condurre all’immobilità. Lo psicologo Barry Schwartz, docente all’Università di Swarthmore, ha coniato l’espressione “paradosso della scelta” per spiegare in che modo un numero apparentemente infinito di opportunità possa portare a una diminuzione, anziché a un aumento, del vostro senso di soddisfazione: una eccessiva possibilità di scelta finisce per diventare una fonte di stress. In PNL, però, il concetto di “scelta” è leggermente diverso da quello più comunemente associato con l’idea di avere semplicemente più opzioni, alternative, assortimento o preferenze. Come abbiamo già spiegato, in ambito PNL “scelta” significa poter scegliere a livello neurologico: se qualcuno non ha ancora formato le connessioni neurali capaci di sostenere una certa sensazione o un certo comportamento, non riuscirà a compiere il passaggio. Se non siete mai riusciti a guardare fuori dalle finestre dei piani più alti senza farvi

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prendere dal panico (e se non avete mai neppure immaginato di poterlo fare), è improbabile che possiate vincere la vostra paura delle altezze. In queste pagine imparerete soprattutto a valutare le scelte più indicate. Applicando poi i principi e le tecniche che a mano a mano vi proporremo, creerete il fondamento neurologico con cui liberarvi dalle catene del passato. Così facendo non avrete mai troppe alternative, né troppo poche. Sarete sempre in grado di generare la scelta giusta al momento giusto. 6. Vivere qui e adesso (ma soltanto a volte) Ieri non è che un sogno e domani solo una visione. Ma oggi, se ben vissuto, fa di ogni ieri un sogno di felicità e di ogni domani una visione di speranza. Osserva, dunque, attentamente questo giorno. Proverbio sanscrito Negli ultimi quaranta secoli si è detto e scritto molto sulla desiderabilità di vivere nel momento presente. Interi movimenti sono nati a sostegno dell’idea di essere qui adesso, senza tuttavia produrre dimostrazioni concrete che la vita delle persone sarebbe così migliorata. Per quanto possa essere affascinante il concetto di un “eterno presente”, dovete comunque ricordare dove avete messo le chiavi della macchina e pensare a quando dovete portare i ragazzi all’allenamento di calcio. La cosa sempre più evidente, soprattutto per l’interesse che molti ricercatori ripongono nell’argomento, è che l’abilità di concentrarsi su ciò che accade nel momento presente,

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anziché pensare a ciò che è già successo o ancora deve accadere, è un potente antidoto contro vari malesseri, tra cui il dolore fisico, l’ansia e la depressione. Quando smettete di opporre resistenza al disagio fisico provocato da una certa situazione problematica, la risposta del vostro corpo tende a cambiare. Questo sembra suggerire l’esistenza di un meccanismo innato di “dissipazione” grazie al quale poter scaricare la tensione e riorganizzare in modo più positivo le proprie esperienze emotive e fisiche. Anche il celebre ipnoterapeuta Milton Erickson, con la sua esperienza di prima mano quanto a dolori cronici, invitava spesso i suoi pazienti a individuare quale parte del loro disagio fosse davvero presente e quale esistesse come ricordo (del passato) o come paura (del futuro). Poi li esortava a concentrarsi delicatamente sul dolore presente, suddividendo l’esperienza in parti e riducendone l’effetto. Le persone che riescono effettivamente a smettere di opporsi ai propri problemi (cioè smettono di cercare di farli andar via e li lasciano invece stare, riconoscendone semplicemente la natura di sensazione fisica) scoprono che così facendo il problema inizia a perdere di intensità, talvolta fino a scomparire del tutto. Sono in molti a rispondere in automatico alle sensazioni fastidiose o dolorose sviluppando una tensione tutto attorno, arrivando addirittura a cercare di bloccarne il movimento. Una volta che ci si libera di questa resistenza, il sistema mente-corpo potrà agevolmente dissipare la tensione in eccesso e riorganizzarsi, fino a raggiungere un livello di maggiore sollievo. Per contro, quando si concede alle sensazioni positive il permesso di permanere, queste si espandono fino ad avvolgere tutto il corpo.

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La buona notizia è che il procedimento da seguire, in presenza di sensazioni tanto desiderabili quanto indesiderabili, è lo stesso. Lasciate che la naturale saggezza del sistema mente-corpo faccia ciò che sa fare meglio: ristabilire l’equilibrio in modo del tutto spontaneo.

ESERCIZIO QUEL CHE È, SIA LASCIAR STARE

1. Prendete consapevolmente la decisione di far cessare qualsiasi dialogo interno riguardi il problema. Fate in modo che la vostra attenzione vada al modo in cui questo si manifesta, come pura sensazione fisica. Fate caso al punto in cui è localizzata, alla dimensione, al movimento, alla temperatura, al colore, al peso e così via. Evitate di assegnare alla sensazione etichette come “brutta”, “cattiva”, “dolorosa”. Se vi accorgete di aver spostato l’attenzione sulla sua indesiderabilità, tornate alla sensazione fisica. 2. Uscite dolcemente dal vostro corpo e osservatevi dall’esterno, come se steste guardando qualcun altro. Notate la sensazione e lasciatela libera di fare tutto ciò che sembra voler fare: salire, scendere, uscire, muoversi in cerchio. Osservatela con curiosità, senza cercare di influenzarla. 3. Continuate per tutto il tempo necessario, facendo attenzione ai cambiamenti che hanno luogo. Ringraziate la vostra intelligenza innata per aver risposto alla vostra attenzione e fate dolcemente ritorno nel vostro corpo.

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7. Avere uno scopo Coloro che non sostengono una causa, cadono per un nonnulla. Alexander Hamilton, 1778 Avere uno scopo nella vita e saperle dare un senso si è rivelato talmente importante per la salute, il benessere e la felicità che dedicheremo numerosi capitoli al significato di avere una propria missione personale e al modo in cui trovarla. Da un punto di vista storico, le persone che hanno dato prova di possedere uno scopo sono poi state percepite come più eroiche, degne di merito e fama delle altre. Eppure, non c’è bisogno di essere un grande condottiero per poter trarre beneficio dal vostro bisogno innato di dare un senso a ciò che fate. Una mission di portata ben più limitata è comunque determinante per il progresso: è fondamentale tenere a mente l’obiettivo finale, altrimenti si rischia di doverne pagare le conseguenze. Pensate a uno studente alle prese con un enorme carico di studio: questi sarà più propenso a farsi sopraffare dallo stress e a “esaurirsi”, se dimentica di ritornare, di tanto in tanto, alla ragione ultima per cui sta studiando così tanto. Senza uno scopo, i passi da compiere lungo il cammino possono rivelarsi esageratamente gravosi o, molto più semplicemente, noiosi33. Ecco, dunque, che avere definito con precisione e tenere bene a mente i motivi per cui facciamo quel che faccia-

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Rahman, D., Khaleque, A., The Purpose in Life and Academic Behavior of Problem Students, in “Social Indicators Research”, 39, 1996, p. 59.

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mo ci può aiutare a mantenere alto il livello di energia e di motivazione. Uno scopo che sia presentato alla mente inconscia nel modo a essa più comprensibile (cioè come una serie di rappresentazioni vivide, che coinvolgano tutti e cinque i sensi) aumenta sia la soddisfazione, sia le possibilità di riuscita. I lettori più avveduti si saranno ormai resi conto di come la maggior parte di questi prerequisiti della felicità si trovi spesso al di fuori del nostro controllo immediato. Pur incoraggiandovi a individuare e a realizzare progetti e obiettivi capaci di farvi star bene, vogliamo evidenziare il fatto che lo “star bene” di cui parliamo in queste pagine proviene dall’interno. L’esercizio al Capitolo 1, Come sentirsi bene senza alcuna ragione precisa, introduceva il concetto di poter acquisire la capacità di creare e immagazzinare sensazioni positive senza bisogno di aiuti dall’esterno: tutto ciò che dovevate fare era accedere a una precedente esperienza (positiva) da usare come modello. Nel proseguire la lettura, smettete di chiedervi se avrete mai abbastanza denaro, le giuste amicizie, un impiego sufficientemente prestigioso o un vicinato d’élite per fare la differenza. La materia prima per creare una vita colma di gioia è già dentro di voi: è il vostro modello del mondo.

PRIMA DI PASSARE AL PROSSIMO CAPITOLO, stilate un elenco di tutte le cose che attualmente vi rendono felici. Fate riferimento al contenuto di questo capitolo e sentitevi liberi di annotare anche qualsiasi cosa non fosse espressamente trattata.

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IL PUNTO DI RIFERIMENTO PER LA FORMAZIONE IN PNL E COACHING IN ITALIA

Cosa differenzia le persone che ottengono risultati da quelle che sono intrappolate nell’insoddisfazione? Come fanno alcune persone a capire gli altri e a farsi capire con sorprendente efficacia? Qual è la differenza che fa la differenza? Dalla fine degli anni Settanta la Programmazione Neuro-Linguistica (PNL) cerca le risposte a queste domande. La metodologia utilizzata è chiamata modeling (modellamento) e consiste nell’analizzare come pensano e agiscono le persone che ottengono risultati eccellenti. Questo processo ha permesso di individuare molti dei loro “fattori di successo” e di condividere con altri le loro modalità di pensiero e azione, facendo così diventare le strategie più efficaci patrimonio comune. La PNL agisce in perfetta sintonia con il Coaching, che può essere definito come il processo attraverso il quale le persone sono stimolate a liberare il proprio potenziale e a massimizzare le loro prestazioni. Volto a sviluppare consapevolezza, fiducia e senso di responsabilità in noi stessi e negli altri, il Coaching rappresenta una professione, una cultura e un modello di relazione all’interno del quale il rivoluzionario approccio della PNL ricopre un ruolo insostituibile.

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NLP ITALY COACHING SCHOOL è il punto di riferimento per la formazione e la ricerca in PNL e Coaching in Italia. È stata la prima scuola per Coach riconosciuta dalla SOCIETY OF NLP, l’ente internazionale fondato da Richard Bandler e John Grinder allo scopo di esercitare un rigoroso controllo sulla formazione in Programmazione Neuro-Linguistica, e annovera tra i suoi docenti Richard Bandler, John La Valle, Alessio Roberti, Owen Fitzpatrick e Antonella Rizzuto. La sua offerta formativa è organizzata in 6 percorsi professionali, con lo scopo di garantire a ogni partecipante il pieno raggiungimento di tutte le competenze fondamentali di PNL e Coaching. Ogni iscritto alla NLP ITALY COACHING SCHOOL è seguito da un consulente personale e ogni percorso è certificato da un attestato rilasciato dalla scuola e dalla SOCIETY OF NLP.

Per informazioni: NLP ITALY COACHING SCHOOL www.pnl.info Numero Verde: 800.234.616

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