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martina distefano portfolio - 2013


martina distefano portfolio - 2013


contents 04

About

08

Twins House Harlem - Unifamiliar House Crematorium Pedro e o lobo Evoramonte Terminal autobus Mercato ortofrutticolo Gridshell Sotto Ortigia, cosa c’è? Recupero di una piazza

10 12 14

16

18

20 22 24 28

32

36

LetteraVentidue Edizioni Grafica editoriale


About Martina was born in Macerata on October 19, 1988, where she lived until 1997 when she moved to Sicil. In 2007 she graduated from the science school in Catania. After graduation, she took one year off and travelled to New Zealand to improve her English. In 2008 Martina began study at the University of Architecture in Siracuse. In 2010 she was awarded a scholarship to study in Portugal, where she learned the language and travelled the country. In 2011 Martina began workign for publishing house LetteraVentidue, which produces architecture and design books. Here she had the chance to improve her knowledge and learn graphic design. In 2013 Martina was awarded a scholarship to Brazil.

04/martina distefano

80% 90% 80% 50% 90% 100% 60% 85% 100% 90%


About/05


About Architecture


8.00

3

B

LOMBARDI EDITORE

2

B 11.45

4

B

1 K

4.55

08/martina distefano

N

Il tema prevede la costruzione di una casa/atelier per un artista su due aree che si fronteggiano sulle sponde del porto grande di Siracusa: una è ad Ortigia accanto alla sede della facoltà in piazza Federico di Svevia, l’altra di fronte, sulla spiaggia di Punta del Pero. Le due aree trovano il loro rapporto nel reciproco guardarsi attraverso lo specchio d’acqua, ma possiedono caratteristiche del tutto differenti. Agli studenti, associati a coppie di due su ciascuna delle differenti aree, è stato affidato il compito di esprimere questo rapporto a partire da una coppia di artisti cui sono dedicate le case-studio che si fronteggiano.

1.63

8.00

10.55 11.45

11.45

A

B

11.45

1.63

B/bagno K/cucina 1/camera da letto 2/camera da letto 3/camera per ospiti 4/zona giorno A/atelier


Twins House Giacomo Balla Lab1 2008/09


SECONDO PIANO

PIANO TERRA

PIANTA COPERTURA

PRIMO PIANO

Harlem - NYC unifamiliar house Lab2 2009/10

10/martina distefano


SECONDO SECONDO PIANO SECONDO PIANOPIANO

PIANO TERRA

PIANTA COPERTURA PIANTA PIANTA COPERTURA COPERTURA

PRIMO PIANO

Lab2/11


Crematorium Priolo-Gargallo Lab2 2009/10

12/martina distefano


prospetto nord

prospetto ovest

prospetto est

sezione C-C'

PUBLISHED IN OMBRA LOMBARDI EDITORE 2013

Lab2/13


Pedro e o lobo...

A

A'

N

Piano Terra

A

A'

N

Primo Piano

14/martina distefano


universo do Pedro e universo do lobo

Projecto Erasmus Exercicio 0 2010/11 Prospetto Sud

Prospetto Ovest

A - A'

Erasmus/15


centro de estudo da arquitectura militar projecto final do erasmus 2010/11

470.5m

470m

470.5m

470.5m

16/martina distefano


Erasmus/17


Terminal autobus

Mercato ortofrutticolo di Santa Panagia Lab3 2010/11 18/martina distefano


B’

A

A

C

C

A’

B

B

A

C

A

N N 1:500 N N 1:500

A - A’

N N 1:500

B - B’

l na i m r e T s bu

A - A’

C - C’

C - C’ particolare pavimentazione piazza particolare delle serre particolare pavimentazione piazza B - B’

particolare delle serre

Lab3/19


pubblico personale di servizio

20/martina distefano


prospetto nord

prospetto sud

o olo t a c ia c i g t r n t e M ru Pa f a o t nt r o Sa di Lab3/21


multilayered field

mult

network accessi chiusi accessi poli attrattori poli attrattori potenziali

0

flussi allo stato attuale

4

flussi di progetto flussi inutilizzati area archeologica

area di sosta

voliera

custode

1

bar - ristorante

5

wi-fi punti di vista area archeologica

6

2

rastrelliere per biciclette layeruno layerdue

N

3

casa dell’architettura

N

alidacamaioni 7 martinadistefano elenagiannotti robertopavone 22/martina distefano


Gridshell workshop inarch, casa dell’architettura, Roma 2011

Workshop/23


Una nuova pavimentazione per Ortigia... Ma sotto cosa c’è?? Pezzatura 30 cm

30 cm

30 cm 60 cm

45 cm

60 cm

30 cm 45 cm

30 cm

30 cm

60 cm 60 cm

45 cm 45 cm

75cm

60 cm

Schema | chiusini

15 cm

15 cm

15 cm 75 cm

60 cm

60 cm 45 cm

45 cm 45 cm

45 cm

30 cm

30 cm

Schema | mattonelle in pietra

Particolare 1 | Via Salomone

via Maddione

1:200

24/martina distefano

Particolare 3 | Via Salomone

via delle Sirene

1:200


via G. Abela Dalle pendenze si evidenzia la necessità di inserire sistemi di drenaggio, talvolta si può risolvere livellando leggermente la pedenza della strada (*). Essendo la pendenza inferiore allo 0.5% non saranno necessari pozzetti di salto nei sottoservizi.

*

c

d

e

n

a b

i

h f

*

l m

g

via S. Teresa e

*

h

i

Uniformando il livello della strada possono risolversi i problemi di accumulo delle acque (*). Per quanto riguarda il posizionamento dei sottoservizi, essendo la pendenza inferiore al 3% non saranno necessari pozzetti di salto.

1:100

n

d c

1m

10m

1:1000

3cm

B

letto e rinfianco in sabbia

p = 1%

*

pozzetto prefabbricato in cls

tubo in PVC B’ via Salomone | scolo delle acque strade pedonali | 1:50

sezione BB’ 1:20 Lab4/25


Progettazione dei sottoservizi di Ortigia

3.00m

Sezione strada pedonale tipo | Via Salomone

Lab4 2011/12

4.00m

30cm

arenaria bianca 4cm misto inerte 10cm misto 40cm

fondazione in cls tubo in pvc o cls tombino di ispezione illuminazione pubblica

bocchetta inodore 2.50m

foro di drenaggio rete elettrica servizi stradali Ø 10cm

26/martina distefano

rete telefonica tubo in pvc Ø 12,5cm rete energia elettrica di distribuzione tubo in pvc Ø 16cm

tubo in polietilene per acqua Ø 10cm gas metano Ø 10cm

1:50

1.00m


Progettazione della rete fognaria e dello scolo delle acque

3.50m

Sezione strada carrabile tipo | Via Maniace

Lab4 2011/12

6.00m

30cm

fondazione in cls tubo in pvc o cls tombino di ispezione illuminazione pubblica

1:50 basalto 8 cm

1.40m

misto inerte 40cm

2.50m

rete elettrica servizi stradali Ø 10cm 50cm

50cm

1.00m

70 cm 2.00m

tubo in polietilene per acqua Ø 10cm rete telefonica tubo in pvc Ø 12,5cm gas metano Ø 10cm rete energia elettrica di distribuzione tubo in pvc Ø 16cm

1.50m

Lab4/27


Recupero della piazza e del fabbricato dettaglio aiuola/seduta

dettaglio aiuola/seduta

Lab4 2011/12

dettaglio aiuola/seduta

28/martina distefano


dettaglio aiuola/seduta

dettaglio aiuola/seduta dettaglio aiuola/seduta

dettaglio aiuola/seduta

Lab4/29


Book Design...


Diego Barbarelli, Luigi Prestinenza Puglisi, Francesco Trovato (a cura di)

30<40 Formato 17x22 cm, 200 pagine brossura, illustrato a colori ISBN 978-88-6242-049-5

INDICE CONTENTS

ACA 19

1. RCR (Aranda, Pigem, Vilalta) 2. BIG Bjarke Ingels Group, Yes is More, An Archicomic on Architectural Evolution, Taschen, 2010 3. Carlos Ruiz Zafón, L’ombra del vento, Mondadori, 2004 4. Paris

STUDIO AION 25

1. The builders of Gothic cathedrals / I costruttori delle cattedrali gotiche 2. Jesse Reiser, Atlas of Novel Tectonics, Princeton Architectural Press, 2006 3. Gilles Deleuze e Félix Guattari, A Thousand Plateaus, London and New York: Continuum, 2004 4. Tokyo

ATELIER DI ARCHITETTURA 31

1. Steven Holl 2. Bruno Zevi, Saper vedere la città, Einaudi, 2006 3. George Orwell, Nineteen Eighty-Four, Secker & Warburg, 1949 4. Berlino

BALLA-CALVAGNA

DOMANDE / QUESTIONS

37

1. Architetto preferito Favorite Architect 2. Libro di architettura preferito Favorite architecture book 3. Libro NON di architettura preferito Favorite non-architecture book 4. Città dove apriresti lo studio Favourite city to start your office

1. Peter Zumthor 2. C. Norberg-Schulz, Genius Loci. Paesaggio Ambiente Architettura, Mondadori Electa, 1979 3. Gilles Clément, Manifeste du Tiers paysage, Quodlibet, 2005 4. Everywhere / Ovunque

BODAR BOTTEGA D’ARCHITETTURA

43

1. Luigi Moretti 2. Franco Purini, Comporre l’architettura, Laterza, 2000 3. Wolfgang Goethe, Le affinità elettive, Einaudi, 1996 4. Lugano

LUCA BULLARO ECOARCHITETTURA 49

1. Leonardo Da Vinci 2. Bernard Rudofsky, Architecture Without Architect, University of New Mexico Press, 1964 3. Gabriel García Márquez, Cent’anni di solitudine, Feltrinelli, 1968 4. La Valletta

COLOR LAB

GUM

MAKE UP AREA WC

Valentina Giampiccolo 1977, Giuseppe Minaldi 1973 Location Ragusa Established 2010 www.studiogum.it Keywords flexibility, interaction, raw

STYLING ZONE

CONFORT ZONE

MET location Marina di Ragusa, Ragusa, Italy program Cafè, restaurant photo Giuseppe Gurrieri, Natale Defino area 160 m2 budget 250.000 Euros date 2010 / 2011

Insieme al vecchio faro, il Met è l’ultimo avamposto sul nuovo lungomare di Marina di Ragusa. Dopo la demolizione dell’attiguo edificio, costituisce l’unico costruito al centro di due vuoti urbani: da una parte P.zza Dogana e dall’altra P.zza Torre, realizzata sul sedime dell’ex Camperia (antico magazzino). La richiesta della committenza è la trasformazione dell’edificio da residenziale a commerciale e la chiusura a veranda del terrazzo. Lo stato di fatto della fabbrica presenta due prospetti risolti e uno cieco (p.zza Torre), con travi e pilastri in cemento armato a vista. Questa dualità permane nel progetto. Il prospetto su p.zza Dogana è cristallizzato e mantiene i connotati stilistici e le bucature anche dove non servono più. Il prospetto su p.zza Torre rimane concettualmente un non-finito, aperto a molteplici risoluzioni. Partendo dalla maglia strutturale di travi e pilastri si genera un reticolo, che diventa tridimensionale in prossimità della veranda. Nei punti del reticolo ottenuti dall’intersezione delle ortogonali, è posizionato un modulo che accoglie il sistema d’illuminazione della facciata e diventa supporto per eventuali trasformazioni del prospetto. Anche gli interni subiscono il processo di riduzione alla struttura portante. Al piano terra i blocchi funzionali sono come monoliti lasciati dal mare. Emblematico il volume dei bagni, ossidato all’esterno(ferro nero) e perlescente all’interno(alluminio). Dalla scala al piano superiore una patina turchese riveste il tutto e crea una sensazione di sospensione, come immergersi nel mare, che di questo spazio è la quarta parete..

Along with the old lighthouse, Met is the last outpost on the new promenade of Marina di Ragusa. After the demolition of the adjacent fabric, it is the only remaining building between two empty urban spaces: on one side P.zza Dogana and, on the other square, P.zza Torre, built on the foundation of the Camperia (an old warehouse).The request of customer is to transform the building from residential to commercial and the conversion of the terrace into a porch. The initial aspect of the fabric has two finished views and a blind one (on P.zza Torre), with reinforced concrete beams and pillars on sight. This duality persists in the project. The front on P.zza Dogana is crystallized and retains the style features and holes even when no longer needed. The front on P.zza Torre remains conceptually unfinished, open to endless solutions. Starting from the structural grid of beams and pillars, a network is generated becoming three-dimensional near the porch. Into the points of the network obtained by the intersection of orthogonal vectors, is located a module in which the lighting of the front is allocated, and becomes support for any transformation of the facade. The interior also undergoes the process of reducing at load-bearing structure. On the ground floor, the functional blocks are like monoliths left by the sea. Emblematic the volume of the bathrooms, oxidized on the outside (black iron) and pearly inside (aluminum). From the staircase to the upper floor a turquoise film covers everything and creates a feeling of suspension like diving into the sea, which is the fourth wall of this space. 103

32/martina distefano

SHAMPOO BOOTH

CLOAKROOM

RECEPTION

WAITING EXPOSITION

164

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Salvatore Spataro (a cura di)

What’s Up?

15 young european architects Formato 17x22 cm, 208 pagine, brossura, illustrato a colori ISBN 978-88-6242-066-2

Team: Koen Heijse (1972), Roel Cocquyt (1980) Office location: Ghent, Belgium

www.caan.be

dekleva gregoric arhitekti | First project Belgium

CAAN Architecten

CAAN Architecten è stato fondato nel 2000 da Koen Heijse e nel 2010 si è unito allo studio come partner Roel Cocquyt. Lo studio ha uno staff di 9 architetti (ingegneri/arredatori) ed è collocato nel centro della città di Ghent. Lo studio è specializzato in progetti residenziali, fornendo una completa progettazione architettonica e d’interni. I progetti spaziano da residenze private ad appartamenti (tra questi : il complesso residenziale di 21 appartamenti ‘De Ham, Gent’ o le 13 case unifamiliari ‘Den Draad’, Re-vive Gentbrugge). L’obiettivo principale dello studio è progettare edifici che siano dettagliati in modo particolare e strettamente legati al contesto e alla loro funzione interna. CAAN Architecten was founded in 2000 by Koen Heijse and in 2010 Roel Cocquyt joined the studio as a member. The studio has a staff of 9 (engineer/interior) architects and is based in the center of Ghent. The studio is specialized in residential projects providing full architectural en interior design. These projects ranges from private residences to apartments (e.g. 21 apartment ‘De Ham, Gent’) or 13 connected single-family houses (‘Den Draad’, Re-vive Gentbrugge). The main goal of the studio is to design specifically detailed buildings, closely connected to the context and internal function.

Prima esperienza professionale La residenza privata dell’architetto Koen Heijse è un profondo paradosso tra minimalismo e massimalismo. La casa è spogliata di tutte le sue funzioni cosicché rimangono solo la semplicità della forma e l’essenza di materiali e dettagli. L’esperienza di vita sembra al servizio del silenzio ed è notevolmente scultorea. Nello stesso tempo il monolite irradia un’estrema compattezza. I disegni svelano infatti una complessità di spazi audaci e percorsi distintivi all’interno di un volume strettamente definito.

First professional experience The private residence of architect Koen Heijse is a thoroughgoing paradox between minimalism and maximalism. The house is disrobed of all its applications so only the simplicity of form and the essence of material and details remain. The living experience seems to be in service of silence and is remarkably sculptural. However, at the same time the monolith radiates an extreme compactness. Drawings indeed unveil a complexity of daring spaces and distinctive circulations inside a strictly demarcated volume.

Metodo progettuale e ricerca Tutti i membri del nostro studio sono attivamente coinvolti nell’intero processo costruttivo conformemente ai loro interessi ed

Design method and research All of our members of the studio are actively involved in the entire building process conform to their interests and know-how.

76 / What's up?

Le figure di Alvar Aalto, Mies Van der Rohe e degli architetti portoghesi Eduardo Souto Moura e Álvaro Siza Vieira, tra i molti, ci hanno insegnato a praticare un approccio globale al progetto. responsabile di tutti i progetti J. Camilo Lda ma anche di quelli di altri clienti, incrementando così la varietà delle nostre esperienze e dei nostri riconoscimenti. La collaborazione tra colleghi è sempre forte e basata sulla suddivisione delle responsabilità. L’integrazione di tutti gli elementi in un unico gruppo è il nostro modo di mantenere una chiara visione di tutti i requisiti del progetto e delle necessità del cliente, ed è anche il nostro modo di realizzare e sviluppare una nuova idea. La mia prima esperienza professionale è stata Boapor II, un grande complesso residenziale a Porto, in Portogallo. Ricordo tutto il lavoro di ricerca fatto per trovare le soluzioni costruttive migliori e più efficienti da un punto di vista ambientale, e per il rigoroso gesto architettonico, che doveva essere immediatamente riconoscibile. Sostengo l’approccio attento al sito, i requisiti costruttivi e la priorità attribuita alla durata nel tempo, all’ efficienza e al comfort. Tuttavia, credo che il sito (con un significato geografico, sociale e culturale) possa suggerire l’approccio architettonico e quindi una rin-

dEMM / 77

for all the J.Camilo Lda projects, but also for other clients projects, increasing the variety of experiences and acknowledgments. The collaboration between colleagues is always close and based on responsibility division. Integrating all the elements in one group is our way to keep a clear thought of all the project requirements and the client's needs and also our way to accomplish and develop a new concept. My first professional experience was Boapor II, a large residential complex in Porto, Portugal. I remember all the research work in order to find all the best constructive and environmentally efficient solution, and the rigid architecture expression, that had to be immediately recognizable. I maintain the careful approach to the site, the constructive requirements and the priority given to durability, efficiency and comfort. However, I believe that the site (with a geographical, social and cultural meaning) can suggest an architectural approach and, therefore, a renewed building expression. In all our projects we try to understand the site hospitality, surveying its morphological, social and cultural aspects. Then we start with an abstract graphic approach, that becomes more concrete with team work and discussion, creating a coherent architectural response for each case. We present the idea to our clients, by the most variable ways, from sketches to videos or models, and a new discussion is started, and enhanced, and finished. We start the final drawings, and a detailed plan is made. Our experience with contractors becomes useful in this phase, as we know from the start all the materials and methods limitations and capacities. We accompany the construction works very closely. Our projects lay on an accurate detail, which is the basis for efficient construction and life-time durability.

novata espressione costruttiva. In tutti i nostri progetti cerchiamo di capire l’ospitalità del sito, rilevando i suoi aspetti morfologici, sociali e culturali. Poi iniziamo un approccio grafico astratto, che diventa più concreto con il lavoro e la discussione di gruppo, creando una risposta architettonica coerente per ogni caso. Presentiamo l’idea ai nostri clienti nei modi più svariati, da schizzi a video o modelli, e così inizia una nuova discussione, che poi viene intensificata e infine terminata. Iniziamo i disegni finali e ne creiamo una planimetria dettagliata. La nostra esperienza con i costruttori diventa utile in questa fase, perché sappiamo si dall’inizio tutte le limitazioni sui metodi di lavorazione e capacità dei materiali. Seguiamo i lavori di costruzione molto da vicino. I nostri progetti si fondano su un dettaglio accurato, che è la base per una costruzione efficiente e durevole nel tempo. Vorrei che gli osservatori casuali davanti alle nostre architetture reagissero con curiosità. Una curiosità che li incoraggi ad esplorare l’edificio e a sentirsi bene nei suoi ambienti. Come già detto, ritengo che il tratto distintivo che vogliamo raggiungere si basa sulla qualità e l’adeguatezza al sito. Se per ottenerlo dobbiamo usare un linguaggio architettonico diverso per ogni progetto, lo faremo. Ispirazioni I nostri punti di riferimento hanno origini diverse. Studiamo saggi di architettura, dalla preistoria al post-moderno, ma facciamo anche ricerche sociali ed economiche. Cerchiamo di essere aggiornati su tutte le fonti di informazione. L’architettura, come pratica sociale, richiede una comprensione completa dei bisogni, dei comportamenti e delle aspirazioni delle persone. Le figure di Alvar Aalto, Mies Van der Rohe e degli architetti portoghesi Eduardo Sou-

Project name and type: eXtra-eXtra-Small house, private house Location: Ljubljana, Slovenia Cost: 62.000 EUR Time: 2002-2004 Photo: © Matevz Paternoster

124 / Kuokkala Church

Lassila Hirvilammi / 125

Of course the figures of Alvar Aalto, Mies Van der Rohe and the portuguese architects Eduardo Souto Moura and Álvaro Siza Vieira, among many others, taught us to perform a comprehensive approach to the project. I would like that random viewers to react with curiosity to my projects. A curiosity that could encourage them to explore the building, and, in a natural way, feel good in its various spaces. As I have said, I consider that the signature mark we want to achieve is quality and site adequacy. If, to accomplish that, we are inducted to use a different architectural language for each project, that's what we will do. Inspirations Our references come from the most diverse origins. We study architecture essays, from pre-historic to post-modern, but also social and economic studies. We try to keep up-todate with all information sources. Architecture, as a social practice, claims for a whole understanding of people's needs, behaviors and aspirations. Of course the figures of Alvar Aalto, Mies Van der Rohe and the portuguese architects Eduardo Souto Moura and Álvaro Siza Vieira, among many others, taught us to perform

LetteraVentidue Edizioni/33


Luigi Patitucci

LaDonnaèMobile Donne del Design

Formato 17x22 cm, 224 pagine, brossura, illustrato a colori ISBN 978-88-6242-075-4

laDonnaèMobile! Una Rivoluzione

L

aDonnaèMobile! Si, tutto attaccato! Così suona violento. Forte. Sicuro. Aggressivo e indelebile. Perché spesso le donne, per poter ottenere credibilità ed affidabilità, nel vasto panorama delle professionalità oggi riconosciute, hanno bisogno di dover mostrare i muscoli a tutti i costi e digrignare i denti. Questa è una pessima abitudine che abbiamo alimentato e coltivato, noi uomini nel corso della mascolina storia, persino con enorme accanimento terapeutico, in ossequio ad una obsoleta ed ormai inqualificabile eredità culturale che vedeva, nell’uomo appunto, la figura carismatica del grande sognatore, il guru, il genio creativo ed artistico, relegando i contributi espressivi femminili a tutti quegli ambiti applicativi così ristretti, vincolati e vincolanti, da non poter consentire nemmeno margini espressivi minimi, necessari per poter generare quelle serie di piccole e continue rivoluzioni del nostro vivere quotidiano, che hanno poi prodotto la nostra moderna concezione del vivere contemporaneo. Quelli che ho elencato sopra, poi, mi sembrano proprio gli aggettivi giusti per una Rivoluzione. Perché è di questo, anzi, di queste piccole, ma sostanziose, e continue rivoluzioni che intendo parlare adesso.

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Nanna Ditzel, Children’s ToadStool, Kolds Savvær, 1960

Nanna & Jorgen Ditzel, Egg Chair, prima per R Wengler, poi per Bonacina, 1959

di Studi per l'Architettura (MSA), e nel 1946 con il marito Pietro Maria Bardi, si trasferisce definitivamente in Brasile, luogo che sceglie come propria terra. Architettura, design, scenografia, museografia, cinema, attività editoriale e didattica, sono i settori in cui opera. Di particolare interesse è ritenuto, a mio avviso, anche il lavoro di Nanna Ditzel, designer danese, nata a Copenhagen nel 1923, formatasi dapprima come ebanista presso la Scuola di Arti e Mestieri e l'Accademia Reale di Belle Arti di Copenaghen e successivamente laureatasi in Progettazione di Mobili nel 1946. Fonda il proprio studio di progettazione con Jørgen Ditzel nello stesso anno e continua a lavorare nel settore del design fino a poco prima della sua morte, avvenuta a Copenaghen nel giugno 2005. Fin dall'inizio della sua carriera è sempre stata attratta da materiali nuovi e performativi come la fibra di vetro, vimini e gommapiuma e dalle applicazioni possibili in numerosi ambiti, quali ebanisteria, gioielli, stoviglie, le arti applicate e del tessile e da nuove tecniche di riproduzione. Tra i suoi progetti per la produzione in serie, vi sono gioielli per Georg Jensen, tessuti per Kvadrat e mobili per Fredericia, Kvist, Getama e altri. Nanna Ditzel ha esposto a livello internazionale ad Amsterdam, Berlino, New York, Vienna, Londra, Stoccolma, Milano, Glasgow, Manchester, Reykjavik, Parigi e a livello nazionale in Danimarca, ricevendo numerosi premi internazionali tra cui, nel

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1990, la Medaglia d'Oro al Salone Internazionale del Mobile Design Competition, in Giappone, per il suo banco per due Fredericia e tra le altre cose, è stata Royal Designer ed eletta parlamentare, dalla Royal Society of Arts a Londra nel 1996. Nel secondo dopoguerra enormi conquiste vengono fatte nella direzione dell’ottenimento di determinati standard qualitativi atti a migliorare le condizioni di vita degli individui, specie in Europa. Così, in un arco di tempo estremamente ridotto, si assiste alla nascita di una eccezionale, efficiente e versatile industria del mobile, prima quasi inesistente, che mette in atto tutta una serie di procedimenti che consentono, come dicevo, di poter ottenere obiettivi prima impensabili, riscontrabili nella serie di indicatori contenuti negli elementi delle produzioni, quali praticità d’uso, economia, e buon gusto. La verità è contenuta, in una serie di mutazioni che investono il mercato in questo periodo storico, novità che perlopiù provengono da un enorme processo di rinnovamento in atto nel sistema industriale, che ha le sue radici in una nuova e radicale concezione economica, che adesso non deve più far fronte alle emergenze del dopoguerra. I designer, investiti da una forza evidente e vistosa, contenuta nella ripresa economica, affrontano il problema di creare un processo di rinnovamento del sistema industriale, creando così modelli e forme di consumo, che subito divengono indicatori di un diverso modo di concepire la vita ed il soddisfacimento dei suoi bisogni. Emergono dunque, prepotenti, tutta una serie di bisogni, raccontati adesso attraverso il piacere della forma e della Maria che passa per strada

Oggetti che divengono l’emblema di una tecnica costruttiva basata su una tecnologia elementare, semplice, spontanea, accessibile a tutti, che sembra essere l’unica via di accesso per l’ottenimento della garanzia di una personale libertà inventiva. Oggetti che nascono dalla profonda consapevolezza che un progetto non può che prendere vita dalla necessità di adattarsi ad un ambiente, sia umano che tecnologico, e di vivere in simbiosi con esso. Oggetti che divengono universali, proprio in ragione della capacità di raccontare un luogo nascosto e recondito della nostra memoria, paragonabile a quello di un’infanzia mitica, dove tutto è possibile ed ammantato di strani poteri, di invulnerabilità e della possibilità di poter vivere sempre nuove vite, raccontare nuove storie. È in questo interesse al sistema delle relazioni che tali oggetti mettono in atto, piuttosto che alle forme, che possiamo delineare un approccio spontaneo di metodo piuttosto peculiare. Un approccio che si fa rivelatore di una visione vitale positiva del progetto inteso come libertà, una libertà che ci consente di poter reinventare il mondo che ci circonda, senza preclusioni o timori, lavorando lentamente, con i propri tempi, selezionando, ribaltando, mescolando temi, forme e materiali. “Quando abbiamo incominciato, in Brasile, non c’erano le industrie, i modelli venivano da fuori, non c’erano molti mezzi a disposizione” [...]. “All’inizio volevamo fare il design pulito, preciso, poi abbiamo capito che non eravamo tedeschi. Abbiamo fatto nostro il processo della mancanza, prendendolo a prestito da chi vive per la strada, è costretto a reinventarsi la vita senza avere a disposizione molti mezzi. La strada ci ha insegnato ad accettare l’imperfezione, l’errore e ridere della vita, conservando il buon umore. Quando

LaDonnaèMobile

suo lavoro, è iscritto nelle sue opere, nelle sue produzioni, ma sembra che da questi, ella abbia avuto in concessione, in offerta, la possibilità di poter giocare, di divertirsi, di correre per il mondo, di osservare la natura, la gente, con le loro possibilità ed eredità culturali, con le loro bassezze, interferendo ed intervenendo quanto basta a tramutare ogni esperienza in ricchezza, in valore umano. È questo il dono di Patricia. Sentire, entrare in contatto con la vita delle cose, e poi sparire, in punta di piedi. Abbandonando qualcosa, quasi sempre. Qualcosa che, come in questo caso, possiede il calore della vita, quel calore che soltanto la natura, quale insuperabile, universale ed unico designer, può realizzare, e che noi, attraverso un progetto, che è artificio, emulazione di un atto perfetto e divino, in qualche misura, cerchiamo di restituire attraverso il gioco della percezione, della osservazione, della sedimentazione nella nostra coscienza, della elaborazione e della produzione di un senso, in ultima analis. Del sentire, insomma. Ed a proposito della posizione della donna nel mondo del design contemporaneo, dichiara: “Il mondo del design industriale è stato per molto tempo un settore molto tecnico,

osservo il design occidentale, riconosco che c’è sempre una logica, una filosofia, una profondità… noi applichiamo un processo inverso. Incominciamo prima dalla raccolta dei materiali: sono i materiali a spiegarci cosa loro vogliono essere” (Fernando Campana). Anche nello stadio olimpico progettato dalla coppia di architetti svizzeri Herzog & De Meuron, peraltro finalisti di un concorso di architettura che vantava una giuria piuttosto rappresentativa (tra i nomi, Jean Nouvel, Dominique Perrault, Rem Kolhaas, Kisho Kurokawa, Josè Luis Mateo, Benedetta Tagliabue), non vi sarà distinzione tra la struttura, l’architettura dell’intero impianto ed il suo aspetto. Il loro impianto architettonico, che essi stessi definiscono a nido d’uccello, è costituito da un reticolo di elementi in cemento armato intrecciati tra loro, come la trama larga di un tessuto. Tramatura che qui, diviene allo stesso tempo soluzione strutturale autonoma ed originale, conferendo inoltre all’oggetto architettonico una inedita nota formale, che sembra voler suggerire la capacità di accogliere, proteggere, riparare e sostenere al suo interno gli utenti e le attività sportive e di servizio cui è dedicato l’impianto. La macchina da spettacolo, come è stata definita, in grado di gestire con efficienza e rapidità un notevole numero di spettatori, sembra colmare la mancanza di personalità e di carisma che solitamente caratterizza tali mastodontiche costruzioni. Ed è proprio il suo insieme apparentemente casuale di fasce strutturali, che come sottili filamenti di garza vengono modellati su uno stampo dalla caratteristica forma a catino, a conferirgli un impeto ed una vitalità che potrà consentire al comitato organizzatore ed all’intera Repubblica Popolare Cinese di offuscare le soluzioni adottate dagli altri paesi nelle precedenti edizioni dei giochi olimpici.

Jacques Herzog, tratto da Pechino 2008, An architecture report su Domusweb.it

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Ricamo Ready-Made e processo della mancanza

prevalentemente maschile. Industriali, tecnici, prototipisti che si sentivano a proprio agio tra di loro. Ma ci sono anche molti esempi di grandi imprenditrici come Maddalena De Padova e Patrizia Moroso per cui è indifferente lavorare con un progettista uomo o donna. Visitando le scuole di design e i maggiori seminari in tutto il mondo è evidente una maggioranza femminile, anche se questo fenomeno non si è ancora esteso al mercato e all’industria. Ma credo che sarà una naturale conseguenza”. (Patricia Urquiola). Altra pausa. Altro giro, a piedi. Insomma, cosa era accaduto, da quando le donne si erano svegliate, ed avevano scoperto tra le mani un tesoro, e quel tesoro erano loro? Hanno scoperto di essere convenientemente felici. Hanno scoperto che quello che rischiano rappresenta la misura di quello che valgono, dunque, tanto valeva importare la passione nel quotidiano, anziché frequentarla solo in vacanza. Una operazione neanche poi tanto complicata, basta disfarsi dei clichè. Si, i clichè. Qualcuno lo chiama anche diventare adulti. Sono i clichè il problema, quelli costruiti

Patricia Urquiola, Tufty-Time, B&B, 2005

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Volevamo allontanarci dai soliti stadi di natura ‘tecnologica’, in cui l’architettura è dominata dalle campate strutturali e dagli schermi digitali […] “Lo stadio è semplice, ha un impatto spaziale diretto, quasi arcaico. La sua architettura è la folla stessa. Le proporzioni regolari servono a portare in primo piano gli spettatori, le gare su pista e le partite in campo.

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Patricia Urquiola, Antibodi, Moroso, 2006

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Il Bauhaus


Giorgio Azzoni, Paolo Mestriner (a cura di)

Abitare minimo nelle alpi Formato 17x22 cm, 144 pagine brossura, illustrato a colori ISBN 978-88-6242-080-8 Il progetto Aperto_20 art on the border, rassegna pluriennale di arte contemporanea promossa dal Distretto Culturale, si è sviluppato nellâ&#x20AC;&#x2122;ambiente valligiano valorizzandone gli elementi primari, ferro-legno-pietra, coinvolgendo gli artisti di volta in volta selezionati con bando pubblico, in una interazione ricca ed intensa con i paesi che li ospitavano. Nellâ&#x20AC;&#x2122;edizione 2012 il progetto è stato strutturato nellâ&#x20AC;&#x2122;ampia valorizzazione del territorio montano, con la collaborazione del Parco dellâ&#x20AC;&#x2122;Adamello, la cui importanza risiede nei valori naturali, ambientali e paesaggistici che custodisce ed è accresciuta dalla sua posizione, posta a meridione dellâ&#x20AC;&#x2122;area protetta (250.000 ettari) piĂš grande delle Alpi. Al fine di favorire la conoscenza della Valle Camonica, ricca di un grande patrimonio culturale ed artistico ma anche di un contesto ambientale di grande interesse naturalistico e scientifico, il Distretto Culturale di Valle Camonica e il Parco dellâ&#x20AC;&#x2122;Adamello hanno promosso il Concorso internazionale di idee â&#x20AC;&#x153;Abitare minimo delle Alpiâ&#x20AC;? per ripensare secondo criteri moderni una struttura di grande utilitĂ  in alta quota: il bivacco. La progettazione di una cellula abitativa minima, di ricovero temporaneo autonoma e reversibile, da collocare lungo un sentiero in quota, ha aperto un tema di estremo interesse, innescando nuove idee e soluzioni tecniche. Lâ&#x20AC;&#x2122;iniziativa ha riscosso grande interesse da parte dei giovani progettisti (tutti under 40): sono pervenuti poco meno di duecento progetti ed il catalogo che li presenta offre al pubblico un ampio repertorio di interessanti soluzioni, rappresentando la conclusione di un percorso progettuale di alto respiro. Il tema è stato discusso e condiviso con le principali Organizzazioni che operano in montagna -Conferenza stabile CAI di Valle Camonica, Guide alpine, Associazione dei rifugisti- per individuare e condividere le ragioni di fondo e gli ambiti di applicazione delle idee proposte. Nel maestoso ambiente montano che ci circonda, lâ&#x20AC;&#x2122;attivitĂ  dellâ&#x20AC;&#x2122;escursionismo alpino e le problematiche connesse alla presenza umana in alta quota sono una sfida ed un obiettivo primario per una Valle che, â&#x20AC;&#x153;nel cuore delle Alpiâ&#x20AC;? punta alla valorizzazione del suo territorio, alla conoscenza ed alla tutela delle sue risorse ambientali, in definitiva ad un rilancio turistico fondato sul proprio patrimonio.

Presentazione Simona Ferrarini

Assessore alla Cultura e al Turismo della ComunitĂ  Montana di Valle Camonica e Presidente del Distretto Culturale

Silvio Citroni

Assessore al Parco dellâ&#x20AC;&#x2122;Adamello della ComunitĂ  Montana di Valle Camonica

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3° classificato

Daniele Catizzone, Alessio Maiolino, Michele Nebuloni, Davide Falcetta, Stefano Corradi Il progetto è caratterizzato dalla definizione di un unico spazio, una piccola scatola di legno di pianta quadrata di 3,20 m per lato, dove la presenza dei letti diventa lâ&#x20AC;&#x2122;elemento fondante e generatore. Lâ&#x20AC;&#x2122;ambiente unitario è ricreato attraverso la disposizione circolare e su differenti altezze di 8 piani letto; essi si affacciano su uno spazio vuoto di 1,2 metri per 1,2 metri, carattere fondante dello spazio comunitario e promotore di quella serie di azioni e relazioni che possono avvenire tra gli abitanti. Ma nello stesso tempo è un vuoto che per sua natura è in grado di garantire intimitĂ : un lucernario evidenzia quel rapporto visivo col cielo unico interlocutore nei momenti di sosta. Di quiete.

introversione

[â&#x20AC;Ś]Qui non si sente altro che il caldo buono

(G. Ungaretti, 1916)

struttura ad archi

travi maschiate

Un ringraziamento è rivolto a Giorgio Azzoni, responsabile dei progetti artistici del Distretto Culturale, per lâ&#x20AC;&#x2122;ideazione e il coordinamento delle impegnative attivitĂ  di aperto_2012, a Paolo Mestriner, docente del Politecnico, per aver collegato questa iniziativa alle ricerche e alle attivitĂ  riguardanti lâ&#x20AC;&#x2122;abitare minimo, e a Dario Furlanetto, direttore del Parco dellâ&#x20AC;&#x2122;Adamello, per il convinto e attivo sostegno allâ&#x20AC;&#x2122;iniziativa. Un ringraziamento ai componenti la Giuria di Concorso, a tutti i progettisti che hanno aderito al Bando, ai collaboratori che hanno reso possibile lâ&#x20AC;&#x2122;iniziativa, e a tutti coloro che, come noi, credono nel futuro della Valle Camonica. 13

Sto con le quattro capriole di fumo del focolare

convivialitĂ 

il castello di letti

la protezione della scatola

PIANTA LIVELLO INGRESSO: SCALA 1/20

LA COSTRUZIONE DELLA SCATOLA DI LEGNO

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LA DESCRIZIONE DEL BIVACCO: SCALA 1/100

SEZIONE: SCALA 1/20

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introversione

abitare minimo nelle alpi

soggiornare dellâ&#x20AC;&#x2122;uomo sulla terra, non piĂš contrassegnato dallâ&#x20AC;&#x2122;abituale esperienza, richiede la frequentazione dellâ&#x20AC;&#x2122;inabituale che, oltre a sradicare lo stereotipo della stanzalitĂ , apre a nuove prospettive dâ&#x20AC;&#x2122;incontro con lâ&#x20AC;&#x2122;altro da sĂŠ, compreso il paesaggio. Lâ&#x20AC;&#x2122;uomo è lâ&#x20AC;&#x2122;aperto, in quanto non caratterizzato solamente da bisogni, ma anche dal desiderio. Questa tensione verso ciò che non può essere mai compiutamente soddisfatto genera unâ&#x20AC;&#x2122;inquietudine che induce ad una interminabile erranza. Se Hestia rappresenta il bisogno insopprimibile, lâ&#x20AC;&#x2122;esigenza naturale di abitare nel senso di â&#x20AC;&#x2DC;avere luogoâ&#x20AC;&#x2122; e dellâ&#x20AC;&#x2122;â&#x20AC;&#x2DC;avere curaâ&#x20AC;&#x2122; di sè attraverso le cose, Hermes simbolizza il carattere prevalentemente centrifugo dellâ&#x20AC;&#x2122;apertura e dellâ&#x20AC;&#x2122;incessante tensione sperimentale verso il mondo. Per dirla con Heidegger â&#x20AC;&#x153;lâ&#x20AC;&#x2122;essere-nel-mondo in quanto prendersi cura, è coinvolto nel mondo di cui si prende curaâ&#x20AC;?. Ancora, per cogliere come la doppia polaritĂ  non sia oppositiva ma costitutiva e interna allâ&#x20AC;&#x2122;uomo in quanto Esser-ci (come qualitĂ  dellâ&#x20AC;&#x2122;essere in un luogo e in un tempo determinati) â&#x20AC;&#x153;Nel dirigersi verso... e nel cogliere, lâ&#x20AC;&#x2122;Esserci non esce da una sua sfera interiore, in cui sarebbe dapprima incapsulato; lâ&#x20AC;&#x2122;Esserci, in virtĂš del suo modo primario di essere, è giĂ  sempre ÂŤfuoriÂť presso lâ&#x20AC;&#x2122;ente che incontra in un mondo giĂ  sempre scoperto.â&#x20AC;?

(Vernant); essa risiede nella casa e ne rappresenta il centro, costituito dal fuoco. Hermes, dio affine ma distinto, è Angelos, â&#x20AC;&#x153;viaggiatore che viene da lontano e che si appresta a partireâ&#x20AC;?, custode della soglia di casa che, vivendo nella relazione continua con lâ&#x20AC;&#x2122;esterno, riporta ad un concetto di spazialitĂ  aperta. Hestia rappresenta il radicamento: â&#x20AC;&#x153; focolare circolare, fissato nel suolo, è come lâ&#x20AC;&#x2122;ombelico che permette alla casa di radicarsi nella terra. Eâ&#x20AC;&#x2122; simbolo e pegno di fissitĂ , dâ&#x20AC;&#x2122;immutabilitĂ , di permanenzaâ&#x20AC;?. Hermes rappresenta lâ&#x20AC;&#x2122;apertura, la relazione con lâ&#x20AC;&#x2122;esterno e con lâ&#x20AC;&#x2122;alteritĂ , con luoghi, situazioni e relazioni; è simbolo del viaggio e, ancora con Vernant: â&#x20AC;&#x153;Non câ&#x20AC;&#x2122;è niente in lui di fisso, di stabile, di permanente, di circoscritto nĂŠ di chiuso. Egli rappresenta nello spazio e nel mondo umano, il movimento, il passaggio, il mutamento di stato, le transizioni, i contatti tra elementi estranei.â&#x20AC;? Nella loro radicale diversitĂ , Hestia e Hermes dimostrano come per gli antichi lo spazio dellâ&#x20AC;&#x2122;abitare fosse caratterizzato da due polaritĂ  qualitative non separabili: la necessitĂ  di avere un punto fisso di riferimento, in diretto rapporto con il suolo e la possibilitĂ /necessitĂ  di coltivare lâ&#x20AC;&#x2122;apertura verso lâ&#x20AC;&#x2122;esterno e lâ&#x20AC;&#x2122;altrove. La relazione dialettica tra radicamento e movimento appare significativa in quanto da un lato rinvia direttamente ad un concetto di abitare originario, dallâ&#x20AC;&#x2122;altra riconduce al tema dellâ&#x20AC;&#x2122;abitare temporaneo. Nella dimensione simboleggiata da Hermes il 60

65convivialitĂ  TENDA

Zona di servizio

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CIME

ABITARE MINIMO NELLE ALPI

1m

Il progetto nasce dalla fusione di tre immagini: una tenda canadese immersa in un immenso paesaggio incontaminato, una baita di montagna confortevole e calda e le cime innevate e irregolari che fanno da sfondo al paesaggio. Il rifugio si presenta come una scatola di legno, con altezza massima di 4 m e minima di 1 m, interamente modulata secondo cubi di 1 m di lato (che sono la base della struttura portante intelaiata), allâ&#x20AC;&#x2122;occorrenza tagliati a metĂ  da una linea a 45 gradi. Eâ&#x20AC;&#x2122; un oggetto di forma semplice, una geometria pura che si fonde con la calda texture del legno, adagiandosi sul paesaggio senza invaderlo, quasi fosse un pezzo di roccia caduto dalla montagna. Lâ&#x20AC;&#x2122;inclinazione del tetto a 45 invita lâ&#x20AC;&#x2122;escursionista a scalare il bivacco per raggiungere la vetta (4 m di altezza) da cui si può osservare il paesaggio da un altro punto di vista. Il rifugio si propone di non competere con il paesaggio da cui trae ispirazione, ma di completarlo per diventare parte dello stesso, e poter finalmente sparire senza lasciare traccia se necessario, grazie alla struttura totalmente s/montabile a secco e riciclabile. IMMAGINI DEL MODELLO FISICO (SCALA DEL MODELLO 1:20)

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TAVOLA 01

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Bivacco Lâ&#x20AC;&#x2122;opposizione complementare fra lo spazio chiuso e protetto (il bivacco) e lo spazio aperto e mobile del circostante (il paesaggio alpino) permette di affrontare il tema dellâ&#x20AC;&#x2122;abitare nei suoi aspetti fondativi. Abitare è un habitus, un modo dâ&#x20AC;&#x2122;essere che nasce da una disposizione, uno stare al mondo che prevede un luogo di cui appropriarsi e da coltivare, di cui prendersi cura riconoscendosi in esso. Lâ&#x20AC;&#x2122;abitare è, con Heidegger, un â&#x20AC;&#x153;trattenersi nella custodiaâ&#x20AC;?, un â&#x20AC;&#x153;sentirsi-a-casa-propriaâ&#x20AC;? riconoscendosi nel luogo. Ma la condizione dellâ&#x20AC;&#x2122;uomo contemporaneo è sempre piĂš quella dellâ&#x20AC;&#x2122;errante estraniato dal soggiornare che, avendo colonizzato territori sempre piĂš vasti, non si riconosce piĂš in essi. Se il processo di â&#x20AC;&#x2DC;domesticazioneâ&#x20AC;&#x2122; raggiunge livelli troppo alti, nulla ha piĂš il significato del famigliare e tutto si appiattisce nello spaesamento. Se il sentirsi-a-casapropria presuppone il riconoscimento del domestico e del privato, il bivacco, in quanto riparo provvisorio e condiviso, non può essere luogo dellâ&#x20AC;&#x2122;abitare in senso compiuto, ma solo essenziale e provvidenziale dimora: custodia del corpo e della vita in esso racchiusa. Per questo diviene metafora di un certo abitare contemporaneo (dalle casedormitorio alla vita policentrica) e al tempo stesso dellâ&#x20AC;&#x2122;abitare instabile dellâ&#x20AC;&#x2122;origine. Il bivacco è una particolare accezione dellâ&#x20AC;&#x2122;abitare minimo, concepito per la sola funzionalitĂ  di riparare il corpo e, in quanto tappa temporanea allâ&#x20AC;&#x2122;interno di un cammino, identificabile solo in relazione al â&#x20AC;&#x2DC;primaâ&#x20AC;&#x2122; (lâ&#x20AC;&#x2122;arrivo) e al â&#x20AC;&#x2DC;dopoâ&#x20AC;&#x2122; (la ripartenza). Il suo interno è complementare al paesaggio esterno, cellula nellâ&#x20AC;&#x2122;aperto della natura alpina. Il bivacco fisso è solitamente una piccola costruzione in legno e lamiera con tetto di forma curva: è fornito di posti letto e di materiale per il pernottamento fino a un massimo di 9/10 persone; è situato generalmente alla partenza di impegnativi itinerarĂŽ o ascensioni. Eâ&#x20AC;&#x2122; una struttura elementare trasformata in luogo vivibile dalla 61

CASA Zona notte Zona di convivio

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 $" 70. Michele Mundo $! %  $ 71. Sandro Sisti

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73. Giorgio Medici, Michele Lorenzetti 74. Ermal Brahimaj

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LetteraVentidue Edizioni/35


Marco Di Perna

Pietre di Sicilia

Sistema costruttivo a secco per residenze temporanee Formato 22x22 cm, 120 pagine brossura, illustrato a colori

Il 1700 segna un periodo di progresso, dovuto all’utilizzo dell’esplosivo per staccare la bancata dalla massa montuosa. Con tale metodo si registrava un breve tempo di estrazione, se rapportato alle altre strategie di intervento, ma l’unico inconveniente era quello di produrre grandi accumuli di detriti e, di conseguenza, di causare con ogni probabilità sprechi di materiale. Tale dispersione costituisce una vera e propria contraddizione, soprattutto se agiamo sulla montagna con l’intento di estrarre materia prima per le costruzioni e poi registriamo una elevata percentuale di materiale di spoglio. Nell’Ottocento si introduce una nuova tecnica di estrazione, che vede agire il cosiddetto filo elicoidale, il quale rappresenta una rivoluzione non indifferente nell’ambito del taglio. Questa metodica sostituirà l’oneroso e l’inopportuno utilizzo dell’esplosivo. Il filo, dalla lunghezza di circa un metro, radeva la superficie da taglio e con l’ausilio di un composto abrasivo di acqua e sabbia silicia tagliava il marmo. Il blocco litico (bancata), una volta proiettato al suolo, viene ammortizzato all’urto da cumuli di terra, anticipatamente predisposti (pietrisco, sabbia e granuli di scarto dal processo di escavazione), per eliminare potenzialmente l’ipotesi di “facili” rotture, soprattutto lungo le “vene” della bancata, in cui il materiale presenta delle vere e proprie venature di criticità. Inoltre, è importante ricordare che il processo di ribaltamento costituisce una prima verifica di resistenza del materiale. Nell’ipotesi in cui la bancata generi un collasso non immediatamente previsto, si continua con la rottura della medesima in varie parti e si può dunque procedere alla fase della riquadratura. Da questa fase si ottengono i blocchi e i semilavorati detti anche “informi”.

Cave e litotipi Fino alla metà del XX secolo l’attività di estrazione e di lavorazione dei lapidei era affidata alla straordinaria tenacia della forza umana e alla trazione animale. Appartengono ormai al passato mazza e piccone e tutti quegli strumenti che provocano “sudore” e fatica. Disegni emblematici e schizzi acquerellati, appartenenti al suddetto periodo, testimoniano uomini audaci che con la sola forza delle braccia avanzavano costantemente sul fronte di cava. Alla figura “insufficiente” dell’uomo si accostava l���energia senza limiti degli animali (nella fattispecie muli ed asini), i quali fungevano da mezzo di trasporto, in quanto capaci di trainare i blocchi litici dalla cava al luogo di lavorazione degli stessi e al cantiere per la successiva messa in opera. Castelli, chiese, palazzi nobiliari, edifici residenziali, architetture vernacolari e funerarie, fino ad arrivare ad oggetti della quotidianità, sono il frutto di questo lavoro incessante effettuato nei secoli e, per questo, rappresentano i diversi campi di applicazione, concreti ed esemplari della pietra, sia come materiale “primordiale” di costruzione, sia come elemento decorativo e di design. Tali architetture, quelle che oggi caratterizzano il più delle volte i nostri centri storici, hanno una origine più profonda e radicata nel tempo e detengono la capacità di proiettarci in un passato lontano. Una delle immagini che spicca dall’archivio della mente è quella relativa all’estrazione e lavorazione “a mano” della pietra. Questo lavoro richiedeva tanta forza e altrettanta precisione. Oggi, grazie all’ausilio di potenti strumenti tecnologici con comandi a distanza, la vita dell’uomo si è radicalmente semplificata. Il motivo principale dello sviluppo, che ormai da tempo caratterizza il settore lapideo, deve essere individuato nell’ottimizzazione dei processi produttivi, che ha registrato un raddoppio tanto di produzione quanto di consumi nel giro di pochi anni. Il costante progresso tecnologico ha consentito di incrementare in maniera esponenziale la gamma delle lavorazioni e delle finiture, per rispondere sempre più puntualmente alle richieste dei progettisti e dei committenti. Per i costanti investimenti nella ricerca e nell’innovazione tecnologica l’Italia rimane leader nel settore rispetto ai paesi concorrenti come Argentina, India, Siria e Turchia. Tuttavia, ciò non deve arrestare l’Italia, perché la strumentazione tecnologica che possiede e che produce è facilmente riproducibile e riproponibile da paesi terzi sul mercato. Questo causerebbe alla nostra nazione un danno incommensurabile.

Riquadratura Tuttavia, dopo la fase del cosiddetto “taglio primario”, la bancata è soggetta alla riquadratura, ossia alla suddivisione in varie masse monolitiche più piccole che costituiranno la materia principale per la suddivisione in lastre secondo dimensioni commerciali. La riquadratura della bancata avviene grazie all’ausilio di una “macchina squadra blocchi”. Questa ha la capacità di eliminare eventuali irregolarità di forma del blocco, in maniera tale da ottenere superfici prevalentemente piane, che permettano di evidenziarne le possibili qualità e che posizionino staticamente il blocco sul cassone del camion (per il successivo trasporto in stabilimento). L’azione del filo metallico o il sistema della perforazione (idraulica, ad aria compressa, manuale o automatica) possono essere le altre due alternative alla riquadratura. È importante puntualizzare in questo contesto che il processo produttivo sino ad ora descritto può subire delle semplificazioni, ossia variazioni capaci di ricondurre le tre fasi ad un’unica operazione, mirata all’estrazione di blocchi in formato già commerciale. Fattore determinante per una azienda all’avanguardia e competitiva sul mercato è il controllo qualitativo e la tracciabilità del prodotto. Infatti il blocco, dopo la fase della riquadratura, riceve un vero e proprio “battesimo”,

ossia viene classificato, marcato e ne vengono indicati la cava di provenienza, il numero dello strato da cui proviene e il numero progressivo del blocco. Tale classificazione dà il via al trasferimento in stabilimento per le successive lavorazioni.

Trasporto In tempi remoti il tragitto dei blocchi dal fronte di cava alle segherie poteva avvenire in modi diversi, i più conosciuti sono: • “a caduta libera”, ossia sfruttando semplicemente le leggi di gravità e facendo quindi ruotare i monoliti lungo la superficie del pendio; • con “lizzatura”, ossia blocchi caricati sulle cosiddette “lizze” (vere e proprie slitte in legno), scivolando su elementi in legno sapientemente lubrificate o insaponate; • per mezzo di contenitori trainati dalla forza animale. Oggi il blocco viene caricato in autocarri speciali e inviato negli stabilimenti a valle delle cave e nelle aziende convenzionate. Giunto alla segheria, il blocco viene scaricato a terra, attraverso l’ausilio di gru a cavalletto, dotate anche queste del comando a distanza per garantire la sicurezza nelle operazioni di scarico e di movimentazione. Gli operatori dell’azienda durante la fase di scarico del blocco annotano in opportune schede tutti i dati segnati sul lapideo, per una futura tracciabilità nel tempo del prodotto.

Lavorazione dei blocchi: Segagione Trasferito negli appositi contenitori, il blocco attraversa la fase della cosiddetta “segagione”. Dopo viene introdotto nelle bocche dei telai multilama o monolama a diamante (le cui lame vengono fatte scorrere sul blocco contemporaneamente allo scorrere dell’acqua, per evitare screpolature e/o imperfezioni), che lo sezionano e trasformato in: • “marmette”, lastre dalle dimensioni 1,5 cm (spessore) x 31 cm (larghezza) x 180 cm (lunghezza); • lastre di dimensioni considerevoli (il più delle volte utilizzate come rivestimento delle pedate e alzate delle scale, “finte” cornici agli infissi, rivestimenti esterni parietali, ecc…); • “sfilati” aventi larghezza per un massimo di 50 cm e spessore variabile, ricavati da blocchi informi di più piccole dimensioni. Il blocco, una volta segato e trasformato in lastre, viene sottoposto ad una operazione di estrema importanza, che riguarda la classificazione in relazione alla qualità del prodotto.

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Superficie

Trasparenza

Il progetto urbano è caratterizzato da piccoli interventi che mirano a ricucire l’estensione dell’area, a seguito del terremoto avvenuto nel 1968. Il progetto mira a far rivivere, le soglie di accesso agli edifici residenziali, piccoli passaggi, corti, dislivelli e lunghi-medi percorsi. Infatti, le declinazioni del materiale litico, generano disegni, colri, trattamenti, dimensioni e spessori, sempre diversi per ciascun spazio: accessi in pietra calcarea bianca di Trapani , sistemi di risalita con arenaria di Caltanissetta, travertino di Sicilia, ciottoli di mare e tufina per il Teatro all’aperto, mentre il Botticino di Sicilia, la Spuma di Mare e il Basalto lavico, sono state previste per le scale, copertine e pavimentazioni

Il progetto è costituito da tre unità funzionali, lungo 100 metri, largo 25 e alto 9. Di fronte alle facciate sono state impostate dei gabbioni, uno strumento usato nell’ingegneria fluviale, ossia dei contenitori in rete metallica riempiti di pietre. Aggiunti alle pareti, essi formano una massa inerte che isola gli ambienti contro il caldo di giorno e il freddo di notte. E’ stato scelto il basalto locale che varia dal verde scuro al nero. I gabbioni sono riempiti più o meno densamente a seconda delle necessità, per cui certi parti dei muri sono impenetrabili mentre altre permettono il passaggio della luce: la luce naturale entra negli ambienti durante il giorno e quella artificiale filtra tra le pietre di notte.

R.Collovà, M.Aprile, F. Venezia, Teatro all’aperto, Salemi, Trapani, 2009.

Herzog & De Meuron, Dominus Winery, Yountville, Napa Valley, California, 1996-98.

“Il progetto consiste nella realizzazione di lastre modulari di pietra a motivi decorativi. La lavorazione è ottenuta tramite un processo automatico industriale di asportazione con macchine a controllo numerico. [...] Per altri versi, trovo il design della pietra, un design di valore più alto, nel senso che ci si rova a lavorare un materiale unico, non ripetibile, che porta con se la storia del pianeta, i luoghi, i colori, del territorio. E’ profondamente diverso lavorare una pietra egizia rispetto ad una romana, è mai possibile che nell’uso comune le pietre siano riconducibili solamente al colore? Inoltre, ritengo che il design della pietra possa contenere in parte il concetto di originalità, riacquistando un po’ l’aura persa nella riproducibilità tecnica dell’opera.” (Raffaello Galliotto)

Nuove strategie di reimpiego creativo dei residui delle lavorazioni, diventano protagonisti di una rinnovata litogenesi artigianale ricca di fantasiosi e ipercromatici intarsi. [...] Le Paravent, pareti modulari e mobili realizzate in Bianco Carrara (m 1,40 x 1) si sovrappongono visivamente e creano un intreccio traforato sorprendente, che evidenzia il piacevole contrasto tra la leggerezza del pizzo e la pesantezza materica del marmo.

Raffaello Galiotto, Le pietre incise, Lithos Design, 2007.

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Partenone, Acropoli, Atene. Costruito su iniziativa di Pericle dall’architetto Ictino e sotto la supervisione dello scultore Fidia. L’edificazione iniziò nel 447 a.C. La pietra utilizzata fu estratta dal monte Pentelico, a 16 km da Atene.

Il processo di estrazione della pietra a scopi edilizi inizia intorno al 5000 a. C. e la sua primissima lavorazione si registra subito dopo il sopravvento della scoperta dei metalli e del bronzo, la quale ha reso possibile la realizzazione di una vasta gamma di utensili indispensabili, sia per le operazioni di sottrazione della materia dal fronte di cava, sia per le lavorazioni successive. Infatti, le architetture di pietra che si sono susseguite nei secoli testimoniano uno sdoppiamento delle modalità di utilizzo dei lapidei: da una parte si evidenzia una connotazione costruttiva portante dei blocchi squadrati, dall’altra si sottolinea la funzione decorativa ottenuta con l’utilizzo delle lastre (ottenute dal processo di trasformazione del blocco informe). Lo sdoppiamento delle modalità di utilizzo dei materiali lapidei è ancora assente ai tempi dei Greci, le cui connotazioni statica e decorativa si mescolano e privano

l’architettura della distinzione tra “pietra come struttura” e “pietra come decoro”. La connessione tra le parti lapidee avveniva tramite l’ausilio di grappe metalliche, la cui medesima applicazione limitò l’utilizzo delle malte fino a scomparire del tutto. Chiaramente ciò fu reso possibile grazie al lavoro di “intaglio” sul concio per rendere immediato il collegamento “a secco” delle superfici di contatto. Possiamo idealmente paragonare, sotto questo aspetto, alcune costruzioni greche alla “produzione industriale”, in cui ogni singolo elemento è collaborante con il successivo e dunque con il resto della fabbrica. La valle dei templi nella Sicilia sud-occidentale è una delle più importanti testimonianze delle tematiche fin qui affrontate. La tecnica esecutiva introdotta dai Greci, definita emplecton, trova terreno fertile anche nelle modalità operative dei Romani, in particolare nella tecnica di lavorazione e connessione dei lapidei con l’opus caementicium. Tale procedimento costruttivo consisteva nel disporre sulle due facce della muratura conci pressoché squadrati, il cui “cuore” interno era costituito da pietrame informe e getto di cemento (muratura cosiddetta “a sacco”); i conci esterni fungevano, dunque, da casseforme “a perdere” e nascondevano la vera essenza dell’apparecchio murario. Questo modus operandi anticipa quanto successivamente è accaduto nel periodo romanico con il marmo impiegato in blocchi levigati con l’ausilio di giunti impercettibili, la cui funzione decorativa è dichiaratamente esplicitata e distingue il carattere statico dal rivestimento. Nelle architetture gotiche, invece, la pietra viene adoperata quasi al limite delle sue potenzialità: il materiale litico con le sue caratteristiche tecniche e di resistenza si concentra in quei particolari punti della fabbrica che necessitano della sua presenza, ossia laddove convergono le spinte degli archi rampanti o delle nervature delle volte. E proprio in questo periodo si assiste ad una scissione teorica e pratica tra gli elementi strutturali e quelli di riempimento. L’utilizzo di materiali costruttivi economici e la riduzione dello spessore delle murature si evidenziano nel periodo Rinascimentale (XIV – XVI secolo), durante il quale il materiale tende ad assumere sempre più una funzione di rivestimento, piuttosto che una funzione costruttiva. Questo è anche il periodo in cui la tecnica costruttiva inizia a perfezionarsi grazie alla lavorazione dei litotipi in lastre con spessori minimi. Ma il carattere espressivo dei lapidei raggiunge il massimo splendore col Barocco, le cui variazioni delle lavorazioni “a mano” porteranno l’oggetto architettonico ad assumere un valore di “opera d’arte”. Con l’avvento della Rivoluzione Industriale si manifesta una trasformazione radicale circa la produzione architettonica a causa dell’introduzione nel panorama edilizio di nuovi materiali, come il ferro, la ghisa, il vetro e il cemento armato. Tali materiali iniziano ad essere impiegati in ambito architettonico con il Movimento Moderno, che tenta di scindere i legami con la cultura costruttiva tradizionale locale del passato, per dare ampio spazio ad una nuova architettura. Nonostante questo desiderio di rinnovamento e cambiamento, l’uso dei materiali lapidei non viene scartato, anzi molti architetti approfittano della tendenza per impiegarli secondo nuove modalità costruttive, servendosi delle più qualificate tecnologie del settore.

Catania, Palazzo Biscari, XII sec. Catania, Cattedrale, la facciata ad opera di Gian Battista Vaccarini è del 1711. Gli elementi ornamentali in pietra bianca, riccamente lavorata, acquistano maggiore risalto per contrasto con l’intonaco di azolo utilizzato per la facciata.

Patricia Urquiola, Marblelace / Ossimori, Budri.

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Mapping Identity è la ricerca e l’individuazione di valori comuni, un processo aperto di confronto sulle visioni future della scuola di architettura a partire da azioni concrete

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Mapping Identity Ricerche per l’identità visiva della SDS Architettura Siracusa Università degli Studi di Catania Perché studiare e insegnare architettura a Siracusa? Quali caratteri e specificità possono costituire il filo robusto che tiene insieme la fisonomia forte di una scuola di architettura? Quali strumenti utilizzare per far emergere le qualità o le necessità inespresse di una comunità così ampia ed eterogenea? Dare risposte rapide e improvvisate non è cosa facile o immediata. Più utile è interrogarsi ponendo la questione in forma di domande aperte rivolte a tutta la comunità che vive ogni giorno dentro la scuola di architettura di Siracusa.

Mapping Identity è un programma per raccogliere pensieri, critiche idee suggerimenti sulla scuola rivolta a tutta la comunità per costruire insieme una maggiore consapevolezza dei limiti e delle potenzialità.

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Mapping Identity è un’azione che avvia una trasformazione degli spazi della scuola attraverso interventi puntuali destinati ad attività precise di ascolto e conoscenza. Mapping Identity è la ricerca e l’individuazione di valori comuni, un processo aperto di confronto sulle visioni future della scuola di architettura a partire da azioni concrete.

Mapping Identity è un’attività che coinvolge i soggetti attivi nella scuola per alimentare nuovi punti di vista e nuove posizioni di pensiero rispetto alle questioni più urgenti relative alla scuola e alle sue attività culturali.

Mapping Identity è il luogo per costruire l’identità visiva condivisa, i progetti di comunicazione e le modalità di promozione della scuola all’esterno.

Mapping Identity è un’accellerazione di nuovi rapporti e relazioni di scambio nella quotidianità delle attività accademiche per ripensare il futuro della Scuola di Architettura di Siracusa, le nuove attività didattiche e culturali.

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RELAZIONI INTERNAZIONALI

BIBLIOTECA WORKSHOP NUMERO CHIUSO

TRASPORTI

ORTIGIA

AULE COMUNICAZIONE

ATTREZZATURE

PIANO DI STUDIO

DIDATTICA CONFERENZE

DOCENTI

CASERMA ABELA

IDENTITA’

CONSORZIO ARCHIMEDE

EFFICIENZA

ORARIO

MOSTRE

AULA STUDIO

PARCHEGGIO BICI

ATTIVITA’ EXTRA

AULA PLOTTER

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riempire le vaschette del sapone in bagno trattare meglio, con più rispetto la sds abbattere le barriere architettoniche “allattare” l’aula bar pulire i cessi mantenere puliti i bagni spostare le sedute di laurea al castello maniace rimettere costruzioni in zona sismica obbligatorio eliminare metodi e modelli più workshop; più viaggi; più conferenze i professori dovrebbero dedicarsi a fare il proprio ruolo e non altro corso obbligatorio di autocad al primo semestre del primo anno studiare 24 ore su 24 dal mattino al mattino, niente feste e niente giorni di riposo aula plotter accessibile ogni giorno e tutto il giorno e non solo dal terzo anno in poi corso di rhino pulirla periodicamente e seriamente riorganizzare il piano di studi inserendo alcune materie a scelta come obbligatorie e aggiungerne altre spazi per gli studenti migliorare la struttura soprattutto per i disabili rendere la biblioteca più fruibile insegnare i professori dovrebbero trattare gli studenti per quello che sono: “persone”. Vogliamo imparare, non farci prendere per cretini una spolverata di tanto in tanto motivare gli studenti e docenti telecomandi condizionatori esperienza vera presso studi di architettura e cantieri cessi buoni usare in modo utile la volta in legno (coperta con piante e panche sotto ad esempio) anticipare fisica tecnica al secondo anno (dato che per darcela ci servono anni e dato che per darla è necessaria matematica e fisica) ripristinare la materia di tecnologia al primo anno rendere più seria l’attività di tirocinio, magari in studi privati darci qualche giorno di riposo avere più rispetto per quelle poche attrezzature cha abbiamo e cercare di mantenere più pulite le aule e i bagni, dipende da noi ma anche da quelli delle pulizie aprire un bar nuovo manifesto degli studi viaggi studio

N.B. i post-it sono stati trascritti fedelmente agli originali, sono stati tralasciati i commenti offensivi o inappropriati

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Martina Distefano Portfolio 2013