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2 VE

PRIMO PIANO

Sabato 13 Luglio 2019 Corriere del Veneto

Politica La grande riforma

Autonomia, ultimatum al governo

Zaia: «Senza l’intesa non si può andare avanti». Salvini a Oppeano ha provato a calmarlo: «Capisco l’arrabbiatura ma la firmeremo entro l’estate e la firmeremo con questo governo»

❞ Conte Giusto coinvolgere le camere, è un passaggio che potrebbe tornare utile

VENEZIA Se lo segnino i signori

che stanno al governo, siano essi principalmente pentastellati - i bersagli grossi dell’ira del governatore - ma pure i leghisti, che ne condividono l’accidentato percorso: «Senza l’autonomia non si può andare avanti». Firmato Luca Zaia, ancora fortemente infastidito per la «farsa» - la definizione è sempre sua - in cui è scivolata la trattativa a palazzo Chigi. Il presidente della Regione ieri è tornato sull’argomento e non ha mollato di un millimetro: «Sull’autonomia differenziata tra Regioni bisogna ripartire dal rispetto dei cittadini. Io non posso tollerare che si prendano in giro gli italiani e che si parli ancora di secessione dei ricchi, di Paese di serie A o serie B o di altre manfrine del genere». Lontano dai riflettori ne ha parlato a lungo anche con il vicepremier Salvini, ieri a Oppeano, nel Veronese, alla festa della Lega. «Capisco la sua arrabbaitura - ha detto Salvini ma bisogna essere fiduciosi. L’intesa sull’autonomia sarà

❞ Bonaccini Il sistema scolastico deve restare nazionale, il governo cerchi di coinvolgere tutte le Regioni

firmata in Consiglio dei ministri entro l’estate e sarà firmata con questo governo. Già la settimana prossima ne parlerò a Conte». Diverse le intenzioni e le argomentazioni dagli alleati di governo a 5 Stelle. Uno per tutti, il capo politico Luigi Di Maio, a proposito del settore di applicazione probabilmente più delicato dell’autonomia differenziata, quello della scuola: «Un bambino non sceglie in quale regione nascere. Noi dobbiamo garantire l’unità della scuola così come l’unità nazionale». Come si può vedere, siamo ben distanti da un’intesa. Sarà che ci sono ancora di mezzo possibili elezioni anticipate... Mentre nessuno dei vertici pentastellati sembra voler dire una parola per quietare gli imbarazzi dei 5 Stelle veneti, chiaramente espressi ieri su questo giornale dal consigliere regionale Jacopo Berti («La solidarietà nazionale è sacrosanta ma attenzione a non perdere di vista la meritocrazia: punire i virtuosi (cioè il Veneto, ndr) per premiare chi

● La parola

AUTONOMIA DIFFERENZIATA

Il tema del riconoscimento di forme e condizioni particolari di autonomia per le Regioni ordinarie, ai sensi dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione, si è imposto al centro del dibattito sul rapporto tra Stato e Regioni dopo l’esitodel referendum sulla riforma costituzionale, anche a seguito delle iniziative intraprese nel corso del 2017 dalle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Ciascuna Regione chiede un’autonomia diversa per competenze e quindi anche per gestione delle risorse finanziarie spreca è ingiusto a va contro i principi fondativi del Movimento»). Peccato che, guardando alla vile pagnotta, il suddetto Movimento abbia il suo bacino elettorale di riferimento nelle regioni del Sud, mentre nella terra di Zaia sia sprofondato all’8,9%. Si capisce perciò che il «garante» dell’alleanza Giuseppe Conte, nella sua veste di presidente del Consiglio, ieri sia tornato a ribadire il suo con-

ciliante pensiero: quella tra le Regioni e il governo, se mai la raggiungeranno, sarà da considerarsi una pre-intesa, perché poi «è giusto che il Parlamento sia coinvolto. Mi sembra corretto - ha aggiunto dare un’alternativa al “prendere o lasciare”. È un passaggio che potrebbe tornare utile». Di sicuro potrà tornare utile a quanti puntano a emendare il testo dell’accordo, che è esattamente ciò che teme la Lega, come ha più

La scheda

Cosa chiede il Veneto Il Veneto ha chiesto allo Stato 23 materie, tutte quelle consentite dalla Costituzione. Le nuove competenze verrebbero finanziate grazie a meccanismi di compartecipazione al gettito fiscale generato sul territorio

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Cosa chiedono Emilia e Lombardia La Lombardia, come il Veneto, chiede 20 materie (escluse credito fondiario, casse di risparmio e giustizia di pace). L’Emilia Romagna soltanto 16 e, in particolare, non chiede allo Stato la devoluzione dell’Istruzione

Il selfie Il vicepremier Matteo Salvini, il governatore Luca Zaia e il ministro Lorenzo Fontana ieri alla festa della Lega a Oppeano

Il retroscena

«Ma davvero il Capitano vuole questa riforma?» I dubbi dei militanti veneti VENEZIA «Ce

la prendiamo con i grillini e va bene. Ma fino a quando potrà durare? La verità è che se fossimo stati all’opposizione, e al governo ci fosse stato Renzi, davanti ad un balletto simile avremmo fatto il macello: cartelli in parlamento, comizi in piazza, bombardamento sui social. I veneti non sono stupidi, qualcuno comincia a chiederci conto di quel sta succedendo». La confessione, resa di sfuggita su una riva di Venezia, rende bene l’idea della preoccupazione crescente tra

i colonnelli della Lega. Sia chiaro: sondaggi alla mano, nessuno teme per i risultati delle Regionali 2020, la minaccia di una campagna da parte del Pd sull’autonomia «mancata» - argomento su cui peraltro i dem continuano ad avere poche idee e ben confuse - lascia indifferenti i vertici del Carroccio («Per il consenso che ha, Zaia potrebbe candidarsi da solo con una lista civica e vincerebbe lo stesso a mani basse»). E però l’ennesima fase di stallo, seguita alla rottura della trattati-

va al tavolo di giovedì, è vissuta comunque con disagio da chi, poi, è richiamato in sezione per dare spiegazioni a militanti e sostenitori. E magari una risposta a questa domanda: «Ma a Salvini interessa ancora l’autonomia?». Già. Perché l’impressione, diffusa e sempre più radicata, è che al di là delle dichiarazioni di prammatica, in qualche modo dovute, l’attenzione del Capitano sia concentrata altrove: il decreto sicurezza, gli sbarchi e le Ong, il censimento dei campi Rom, la guerriglia nelle istituzioni europee. Tutti argomenti declinati secondo il principio identitario del «Prima gli italiani» che si prestano a fare da architrave al suo progetto nazionalista e sovranista ben più delle autonomie, retaggio della «vecchia Lega» nordista e federalista. Da tempo, in Lega, c’è chi si domanda se il Capitano

possa continuare a perseguire il progetto caro a Veneto e Lombardia mentre stringe mani da Napoli a Catania a caccia dei voti del Sud. «Se davvero ci tiene - è la domanda ricorrente - se è la madre di tutte le nostre battaglie come dice Zaia, perché Matteo non fa cadere il governo?» La prospettiva di un nuovo esecutivo, a trazione leghista e con il sostegno degli altri partiti di centrodestra è, secondo molti leghisti veneti, assai più favorevole alla riforma di altri quattro anni costretti al giro dell’oca dai Cinque Stelle. Anche l’alzata di toni di Zaia pare rivelatrice in tal senso. Il governatore è passato da «non tifo perché cada il governo» a «senza autonomia non si può andare avanti». Qualcosa vorrà pur dire. Detto che nessuno ha l’ardire di mettersi contro Salvini significherebbe poggiare la

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Cosa chiede la Campania La Campania chiede 7 materie: valutazione impatto ambientale, autorizzazioni paesaggi stiche; istruzione e formazione; sanità; contributi europei agricoltura; integrazione Genio civile; rete musei e beni culturali

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Le altre richieste Altre nove Regioni, oltre a Veneto, Lombardia, Emilia Romagna e Campania hanno manifestato la volontà di avere «ulteriori forme a condizioni particolari di autonomia». Solo Abruzzo e Molise non si sono fatte avanti

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volte ribadito il governatore della vicina Lombardia, Attilio Fontana, anch’egli direttamente interessato alla partita. Dal fronte Sud, quello dell’Emilia Romagna, il presidente della Regione Stefano Bonaccini (Pd) prova a indicare una via d’uscita: «Il governo prenda il nostro progetto come base per una proposta che coinvolga tutte le Regioni. Lo diciamo senza arroganza, ma nella convinzione di aver avanzato un’idea che non divide il Paese, a partire dal sistema scolastico che, lo ribadisco, è e deve restare nazionale e del quale noi non abbiamo mai chiesto la regionalizzazione». Forse allora Bonaccini non appartiene allo stesso Pd di Roger De Menech, parlamentare bellunese e già segretario regionale dei Dem, che proprio ieri ha rilanciato sul tema: «Rimango fortemente favorevole agli incentivi economici per quei dipendenti pubblici che accettano di lavorare nelle aree interne e marginali del Paese: è il caso dei medici e degli insegnanti. Chi lavora in situazioni di disagio e in località isolate deve essere pagato di più». Ecco. A complicare ancor di più il quadro ci si è messo il governatore della Campania Vincenzo De Luca, che prima di rivendicare il merito della sua Regione negli equilibri di bilancio della sanità veneta («Con la nostra mobilità passiva regaliamo trecento milioni euro l’anno a Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, altro che chiacchiere») ha annunciato di aver mandato al ministro degli Affari Regionali la sua proposta d’intesa sull’autonomia: «La nostra linea è: rigore amministrativo; riforme concrete che semplificano e non complicano i processi di riforma; sburocratizzazione». Sul piano finanziario «fabbisogni e costi standard, devono essere calcolati in funzione dei livelli essenziali delle prestazioni e non della spesa storica». E ovviamente nessun tocchi l’indispensabile «fondo perequativo». Francesco Barana © RIPRODUZIONE RISERVATA

testa sulla ghigliottina e tirare giù la lama - è evidente dalle dichiarazioni di questi giorni caotici che la frattura si sta allargando soprattutto tra il gruppo regionale, fedelissimo a Zaia, e il gruppo «dei romani», ossia i parlamentari. I primi, a caccia di una rielezione tra pochi mesi, sanno che l’autonomia fa breccia nei cuori a queste latitudini e non intendono mollare la presa; anche ieri si sono fatti sentire e valga per tutti l’assessore Roberto Marcato: «Se domani mattina saltasse il governo io sarei felicissimo». I secondi, accusati dai regionali di eccessivo attaccamento alla poltrona, sono invece più cauti, predicano calma ed invitano a fidarsi della squadra di governo: «Decide Salvini» ripetono come un mantra. Ma Salvini che deciderà di fare? Ma. Bo. © RIPRODUZIONE RISERVATA


SABATO 13 LUGLIO 2019 - ANNO XVIII - N. 165

REDAZIONE E AMMINISTRAZIONE: Via F. Rismondo 2/E - 35131 Padova - Tel 049 8238811 - Fax 049 8238831 E-mail: corriereveneto@corriereveneto.it

Arte

Musica

Sgarbi festeggia Canova e attacca la sovrintendenza

Povera autonomia

OGGI 26°C

J-Ax con gli Articolo 31 «Torno alle origini sul palco i graffiti»

a pagina 14 Madiotto

LE ALTRE EDIZIONI: Padova-Rovigo, Treviso-Belluno, Vicenza-Bassano, Corriere di Verona

Distribuito con il Corriere della Sera - Non vendibile separatamente

a pagina 15 Verni

VENEZIA E MESTRE

Possibile temporale Vento: SE 6 Km/h Umidità: 78%

DOM

LUN

MAR

MER

20°/ 27°

21°/ 26°

21°/ 27°

23°/25°

Dati meteo a cura di 3Bmeteo.com

Onomastici: Enrico, Enrica

corrieredelveneto.it

La riforma nel guado Il governatore veneto a lungo a colloquio con il vicepremier che promette la ripresa della trattativa

Autonomia, Zaia avvisa il governo

LAMADRE DITUTTELE SCONFITTE «Se non si fa, non ha senso andare avanti». Salvini lo placa: «La firmeremo entro l’estate» di Alessandro Russello

O

ra sì che siamo al dunque. Cioè alla resa dei conti. In tutti i sensi. Economici, sociali, politici. Anzi geopolitici. Uscita dal cono del Nord/Nordest e approdata dove doveva approdare, cioè a Roma e quindi alla vivisezione del centro dei poteri, l’Italia ha scoperto l’autonomia lombardo-veneta e la sta facendo a pezzi. Potrebbe fare una certa impressione leggere i titoli dei giornali di questi giorni («Schiaffo violento al nostro popolo, andremo in piazza»: Attilio Fontana, governatore della Lombardia»; «E’ una farsa. Qui ci prendono in giro»: Luca Zaia, governatore del Veneto) ma era tutto scritto. Non come metafora distopica. Scritto decine di volte da questo giornale con un ragionamento molto semplice. Siccome l’autonomia chiesta con referendum da oltre cinque milioni di lombardoveneti contiene una sola e precisa aspettativa, ovvero trattenere competenze statali e incassare più soldi nella gara di virtuosità con le regioni ritenute sprecone, essendo ritenute tali quelle del Sud ed essendo i voti del Meridione fondamentali per vincere le elezioni non ci sarà mai alcun governo che si azzarderà a toccare gli attuali equilibri. Di certo l’autonomia alla lombardoveneta non arriverà con questo governo. Anzi. Paradossalmente con questo governo, del quale è più che mezzo sovrano il sovranista (ex) «padano» Salvini, sta tragicomicamente per cadere pure il minimo sindacale della «madre di tutte le battaglie».

LO STUDIO DELLA CNA

La riforma aumenterebbe il Pil veneto di due miliardi

«Senza l’autonomia non si può andare avanti». Non con questo governo. Firmato Luca Zaia, ancora fortemente infastidito per la «farsa» - la definizione è sempre sua - in cui è scivolata la trattativa a palazzo Chigi. Salvini ha provato a calmarlo ieri sera a Oppeano, nel Veronese: «Capisco la sua arrabbiatura ma sia fiducioso, la firmeremo entro l’estate e la firmeremo con a pagina 2 Barana questo governo» IL RETROSCENA

Militanti veneti perplessi «Ma davvero il Capitano la vuole a tutti i costi?» a pagina 3 Bonet

a pagina 2

IL PASSAGGIO DI COMPETENZE

LA CORTE DEI CONTI

Le sorgenti del Piave passano per competenza al Friuli. Il Veneto perde quindi un pezzo del suo fiume-simbolo. Un addio inevitabile a quasi due anni dal via libera alla «migrazione» del comune di Sappada alla vicina regione. Il «dispiacere»«del presidente della provincia di Belluno. a pagina 5

VENEZIA

Veneto addio: Regione, conti ok la culla del Piave «Ma ci sono diventa friulana troppi dirigenti» BELLUNO

la Corte dei conti ha dato ieri il via libera al rendiconto generale 2018 della Regione. La parifica è arrivata dopo una relazione ampiamente positiva e l’ok al bilancio con pochi appunti tra i quali l’eccessivo numero di dirigenti rispetto ai dipendenti. a pagina 5

L’APPELLO CONFERMATO IL PRIMO GRADO

ProcessoMose, l’ex sindaco Orsoni ePiva «salvati» dalla prescrizione

Il caso Il Comune di Sarcedo

Processo Mose, confermato il verdetto di primo grado: l’ex sindaco di Venezia Giorgio Orsoni e l’ex magistrato alle Acque Maria Giovanna Piva sono stati salvati dalla prescrizione. Condannato a quattro anni per corruzione l’imprenditore Erasmo Cinque. a pagina 6 Zorzi LA SENTENZA DEL GIUDICE DEL LAVORO

Bpvi,l’exdirigentevenne licenziatoperle«baciate» Risarcitoconmezzomilione VICENZA Per la procura di Vicenza, l’ex vicediret-

Diritti,ilsindacoeigiovani creanopanchinearcobaleno

continua a pagina 3

SARCEDO (VICENZA) Coinvolti in un

progetto di volontariato, alcuni giovani hanno realizzato due panchine colorate contro la violenza sulle donne e l’omofobia. a pagina 6 Andrea Alba

Crociere, stop quando c’è troppo vento I nuovi limiti della Capitaneria dopo gli incidenti di Msc e Costa. Nel weekend 14 navi

VENEZIA Dovranno

valutare ancora meglio le previsioni meteo e non potranno entrare in laguna o partire dalla Marittima in condizioni difficili, in particolare con troppo vento, quando rischiano di venire meno i parametri di sicurezza. E’ uno dei nuovi limiti imposti dalla Capitaneria di Porto dopo i due incidenti dell’ultimo mese alle navi Msc e Costa. Necessaria anche una maggiore distanza tra le imbarcazioni. Intanto tra oggi e lunedì arriveranno e partirana pagina 8 no 14 navi.

L’ACCUSA: ESTORSIONE

Anzianiraggirati l’ex«olgettina» vaaprocesso di Roberta Polese PADOVA Costringevano anziani a firmare contratti capestro: a processo andranno quattro veneti, compresa l’ex «olgettina» padovana Erika Marcato.

a pagina 6

tore generale Paolo Marin ha contribuito a mettere in piedi quel mastodontico sistema di operazioni illecite che trascinò a fondo la Popolare di Vicenza e i suoi risparmiatori. Ma per il giudice del lavoro la banca sbagliò a licenziarlo e così ora deve riconoscergli un «risarcimento» di oltre mezzo milione di euro. a pagina 12 Priante


PRIMO PIANO

Corriere del Veneto Sabato 13 Luglio 2019

● L’editoriale di Alessandro Russello

Povera autonomia, rischia di essere la madre di tutte le sconfitte

direbbero «becchi e bastonati». Ma perché succede tutto questo? Perche nonostante i grillini abbiano firmato un contratto che prevede l’autonomia (certo da “trattare”)? Perché perfino il minimo sindacale dell’autonomia lontana anni luce dai nove decimi bolzanini di trattenute fiscali nel territorio che immaginava Zaia sta diventando un gioco a perdere? Semplice: perche il M5s dopo aver perso il Nord con la scoppola delle recenti elezioni europee , non v0gliono perdere anche il Sud, dove si stanno arroccando come in una partita a scacchi. «E’ logorante, vogliono sfinirmi, rinnegano gli accordi già presi», sbottava ieri in un altro titolo la ministra veneta e leghista degli Affari Regionali e delle Autonomie Erika Stefani. Ma tant’è. I Cinque Stelle ormai, mutuando il gergo calcistico, hanno buttato la palla in alto e devono salvare la pelle. Arrivando perfino a riesumare le vecchie gabbie salariali nell’alludere all’ipotesi veneta di aumentare lo stipendio agli insegnanti una volta ottenuta, appunto, l’autonomia. Come se le «gabbie salariali» non esistessero da anni, visto che in Trentino Alto Adige le paghe dei

SEGUE DALLA PRIMA

Perfino la cosiddetta spesa storica, principio basico e innocuo dal quale ricavare autonomamente qualche risorsa senza sottrarre un euro a nessuno (esempio: lo Stato per la scuola veneta spende cento, trasferisce cento al Veneto che grazie alla propria eventuale virtuosità ne spende ottanta e gli altri venti li investe per far funzionare meglio la scuola o li destina ad altri scopi) sta diventando carta straccia. Perché? Perché il capo del Movimento Cinque Stelle Luigi Di Maio, l’altro mezzo sovrano con meno sovranità di Salvini ma con ampia contrattualità in capitolo, all’improvviso ritiene che se il Veneto risparmia, quei soldi debbano essere inseriti nel «fondo di perequazione». Che tradotto in italiano è la cassaforte solidale dalla quale attingere le risorse da assegnare alle regioni più deboli (ind0viniamo quali) che incassano un surplus di fondi prodotti dalla virtuosità delle regioni più «forti» (indoviniamo quali). In Veneto, ma forse anche altrove vista l’internazionalità del sostantivo a due corna,

3 VE

prof sono superiori e «speciali» (come quelle due Province) rispetto al resto del Paese. Ma, detto questo e al di là di questo, si assiste ad un altro paradosso: che in questo momento il più grande alleato di Di Maio «contro» l’autonomia «potenziata» potrebbe essere proprio Salvini. Che ha tutto l’interesse a non penalizzare il Sud, dove l’ex padano e neo sovranista spopola quasi come i grillini grazie al pugno di ferro sui migranti. E che, confortato dai sondaggi, non nasconde più il sogno di portarsi a casa tutto il Paese. Della contingenza sono non a caso consapevoli, in particolare, i leghisti del Nordest, che pur avendo avuto rassicurazioni dal leader maximo sull’importanza della madre di tutte le battaglie, hanno capito che difficilmente Salvini farà cadere il governo sull’autonomia. In Veneto fra colonnelli e peones sta salendo la rabbia, pur nella consapevolezza che il Matteo nazionale non può essere «disturbabile». Un «accrocchio» perfetto per ribadire che la madre di tutte le battaglie lascerà a terra molti orfani. © RIPRODUZIONE RISERVATA

LO STUDIO DOSSIER DELLA CNA

Dalla riforma tre miliardi alla Regione più altri due al territorio in termini di Pil Conte: «Non contano solo i soldi trasferiti, ma anche i servizi e le efficienze: sono leva di crescita»

● Alessandro Conte (in foto) è il presidente della Cna del Veneto ● Ieri ha presentato a Palazzo Ferro Fini un’analisi sull’impatto dell’autonomia in Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna

può innescare una crescita del Pil (Prodotto Interno Lordo) di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna compresa tra lo 0,2 e lo 0,3%, ossia tra 1,6 e 2,3 miliardi di euro. A sostenerlo è un’analisi condotta dal Centro Studi Sintesi per conto della Cna del Veneto, illustrata ieri a Palazzo Ferro Fini dal ricercatore Alberto Cestari e dal presidente della confederazione artigiana Alessandro Conte. Il report è stato redatto con uno scopo ben preciso: capire l’impatto che la riforma può avere sullo sviluppo delle tre Regioni, all’interno di un contesto europeo che le vede sì ai vertici degli indicatori economici, ma in difficoltà crescente, sempre più arrancanti, rispetto ai diretti competitor. Considerando 88 gruppi di prodotti del manifatturiero in Italia, la Lombardia si piazza nei primi tre posti per l’export in ben 78 casi (53 volte è in prima posizione); il Veneto in 54 casi (13 volte in prima posizione); l’Emilia Romagna in 44 casi (5 in prima posizione). Insieme le tre regioni costituiscono il 54% di tutto l’export nazionale. Ma il quadro si fa meno roseo se si guarda al resto d’Europa. Prendiamo la disoccupazione: nel Baden-Württemberg, in Baviera e nel Nordreno-Vestfalia la disoccupazione è scesa in dieci anni tra il 2 e il 4%; da noi è cresciuta mediamente del 3%. Il confronto con le Regioni tedesche e spagnole, caratterizzate da forme più o meno accentuate di autonomia, quanto alla capacità di spesa per abitante ci vede inchiodati nelle ultime posizioni: si va dai 4.727 euro pro capite dei Paesi Baschi e i 4.403 euro della Baviera ai 2.313 euro del Veneto (fanalino di coda con Lombardia ed Emilia Romagna anche nella classifica delle Regioni italiane, calcolata rapportando la spesa pubblica sul territorio al Pil prodotto da quest’ultimo). Il motivo è presto detto: dal 2011 al 2018 il Veneto si è visto tagliare da Roma il 48% dei tra-

riferiti all’istruzione, che non è stata chiesta dall’Emilia Romagna), 886 milioni di fondi agli enti locali (denari che oggi lo Stato trasferisce a Comuni e Province), 437 milioni di trasferimenti regionali (risorse che oggi lo Stato dà alla Regio-

tra il 15 e il 17% . E veniamo all’autonomia. Secondo il Centro Studi Sintesi per il Veneto varrebbe 3 miliardi 783 milioni, di cui 2,4 miliardi di spesa diretta (i soldi che oggi lo Stato spende direttamente qui; 2,3 miliardi sono

sferimenti (sanità esclusa), pari a 583 milioni di euro. Una sforbiciata che ha impattato soprattutto sugli investimenti, calati in dieci anni di 519 milioni, il 44%. Tolta la sanità, tutte le voci del bilancio regionale registrano un calo compreso

VENEZIA L’autonomia

I numeri Spese finali per abitante di regioni, Länder e comunità autonome. Anno 2017 (in euro)

4.727

4.403

4.399

4.082

3.800 2.974

Paesi Baschi

Baviera

Le risorse in gioco

Individuazione risorse nel bilancio dello Stato

Nord Reno BadenWürttemberg Vestfalia

Emilia Romagna

SPESA DIRETTA Costi sostenuti dallo Stato per i servizi svolti sul territorio FONDI A ENTI LOCALI Risorse trasferite dallo Stato agli enti locali FONDI A REGIONE Contribuzioni statali attualmente assegnate alle Regioni VALORE FUNZIONI Totale complessivo della spesa storica sostenuta dallo Stato

Catalogna

Comunità Valenciana

2.403

2.400

2.313

Lombardia

EmiliaRomagna

VENETO

(dati in mln €) L’impatto dell’autonomia sulla crescita Aggregato Solo spesa Compresi fondi Lombardia VENETO tre regioni Diretta e trasferimenti

102

886

34

1.645

PIL per abitante (2018)

37.100

Quota di spesa decentrata

32,2%

euro

Crescita PIL con l'autonomia

3.783

10,9

7,4

miliardi €

miliardi €

35,7%

37,4%

Quota di spesa decentrata post-autonomia

577 6.508

miliardi €

Risorse da attribuire alle Regioni

437

66

441

720

PIL (2018)

2.460

4.797

2,3

1,6

miliardi €

miliardi €

+0,2%

+0,3%

Crescita PIL assoluto

Quantificazione finanziaria delle materie per macroarea (Composizione Percentuale)

Istruzione

Lavoro e previdenza

Sanità

12%

*

*

Territorio Infrastrutture e ambiente e trasporti

72%

EMILIA ROMAGNA

*

Servizi generali

Cultura e sport

Sviluppo economico

Credito

*

8%

9%

*

24%

2%

*

*

22%

3%

0,3%

*

LOMBARDIA

71% 63% Fonte: CNA Veneto

* *

* *

1% 1%

1% VENETO

11%

(*) materia non richiesta o informazioni insufficienti per effettuare delle stime Elaborazioni su dati Ragioneria Generale dello Stato e altre fonti istituzionali

L’Ego - Hub

L’analisi

ne). Al netto di questi ultimi trasferimenti, il bilancio di Palazzo Balbi crescerebbe dunque di 3 miliardi 346 milioni, ossia del 29% (il bilancio è di 11 miliardi 349 milioni), una cifra cospicua ma che, segnala la Cna, non sarebbe comunque sufficiente a colmare il gap nella spesa pro capite con le altre regioni europee (di fatto supereremmo solo la Comunità Valenciana). E così si arriva all’aumento del Pil di cui si diceva all’inizio, stimato dal Centro Studi Sintesi in una forbice tra lo 0,2 e lo 0,3% (rispettivamente 1,6 e 2,3 miliardi) a seconda che si prenda in considerazione la sola spesa diretta che passerebbe dallo Stato alla Regione oppure la spesa diretta sommata ai fondi agli enti locali e ai trasferimenti regionali. «Autonomia per noi non è semplicemente “più risorse” dice il presidente di Cna Conte - ma avere risorse da trasformare in servizi efficienti per i cittadini e per le imprese. La nostra richiesta di autonomia è proprio funzionale a questa maggiore attenzione per il mondo produttivo: la riforma deve costituire una leva inedita per stimolare la crescita e aumentare il livello di competitività del nostro territorio». Sferzante il commento del presidente del consiglio regionale Roberto Ciambetti (Lega) che ha ospitato l’incontro: «Purtroppo una parte del mondo politico e della classe dirigente, e non solo nel Mezzogiorno, si serve sistematicamente di notizie contraffatte per disorientare l’opinione pubblica. Verità negate, numeri falsati senza pudore, notizie manipolate: dossier come questo aiutano a riportare il sereno». Ma il capogruppo del Pd Stefano Fracasso, presente in platea, stiletta: «Certo, anche aver impostato per mesi tutta la propaganda autonomista sui 9/10 delle tasse in stile Trento e Bolzano non ha aiutato a chiarire le idee all’opinione pubblica...». Marco Bonet © RIPRODUZIONE RISERVATA


REGIONE ATTUALITÀ

Corriere del Veneto Sabato 13 Luglio 2019

5 VE

La politica Regole e risorse

Regione, ok dei giudici ai conti «Ma vanno ridotti i dirigenti»

Venetex

Moneta veneta, scambi a quota otto milioni

L

Bilancio, bene tempi di pagamento e taglio del debito. I nodi: derivati e società VENEZIA Alla presenza del presidente nazionale Angelo Buscema, nella nuova cornice di Palazzo dei Camerlenghi a Venezia, la Corte dei conti ha dato ieri il via libera al rendiconto generale 2018 della Regione. La parifica è arrivata dopo una relazione ampiamente positiva, sia da parte dei magistrati relatori Maria Laura Prislei e Amedeo Bianchi, sia da parte del procuratore Paolo Evangelista, anche se non sono mancati rilievi e spunti di riflessioni accolti di buon grado dal governatore Luca Zaia secondo cui «la Corte, come Catone il Censore, ci stimola a migliorarci sempre di più. Lavoriamo fianco a fianco per una migliore gestione dei soldi dei cittadini». E dunque se da un lato la Corte segnala il costante miglioramento dell’indicatore di tempestività dei pagamenti e il trend positivo di riduzione del disavanzo, passato dai 2,8 miliardi del 2016 ai 2,5 miliardi del 2017 a 2,2 miliardi nel 2018 («Si potrebbe potenzialmente addivenire ad un ripiano completo nell’arco dei sette successivi esercizi finanziari» sottolinea Evangelista), dall’altro torna a posare la sua lente sui due derivati sottoscritti dalla Regione, costati nel 2018 altri 8,8 milioni e con un valore di mercato negativo per 49,6 milioni. Una questione annosa, che Zaia giustifica così: «Nel nostro giardinetto di indebitamento abbiamo fatto un mix equilibrato, nel senso che siamo la Regione

Palazzo dei Camerlenghi La Corte dei conti ieri riunita a Venezia per il giudizio di parifica del bilancio regionale

2,2

miliardi

È il disavanzo cumulato dalla Regione. È in riduzione: nel 2016 era di 2,8 miliardi, in 7 anni potrebbe essere ripianato

italiana con il minor tasso di indebitamento, pari a poco più del 2%. Per quanto riguarda l’aspetto dei derivati va ricordato che, quando i tassi di mercato sono bassi, i derivati pesano negativamente, ma quando i tassi si alzano il peso è positivo. Noi abbiamo fatto come per il mutuo di una casa: una parte a tasso fisso e una a tasso variabile, un equilibrio assolutamente sotto controllo». Luci e ombre anche quanto al personale: scende la spesa complessiva (9% in giunta, 4% in consiglio) e si riducono i

precari, ma resta alto, troppo alto, il numero dei dirigenti in rapporto a quello dei dipendenti: già nel 2016 il Veneto era fanalino di coda con 1 dirigente ogni 13,99 dipendenti; lo scorso anno il rapporto è perfino peggiorato a 1 dirigente ogni 12,02 dipendenti. Altro aspetto evidenziato dal procuratore Evangelista, il ruolo di Veneto Sviluppo: «Per la mission demandata alla finanziaria regionale e per la presenza di sostegno finanziario alle imprese locali si ritiene opportuno non trascurare l’aspetto relativo al rispetto della disciplina normativa comunitaria in materia di aiuti di Stato e di concorrenza». E continua: «Si ritiene assolutamente inderogabile, nella fase attuativa di erogazione dei finanziamenti, il rispetto dei principi ordinamentali in materia di traspa-

renza, non discriminazione, imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione». Le partecipate, in generale, restano delle «osservate speciali»: «Negli ultimi due anni dismissioni si sono effettivamente concluse solo per 3 partecipazioni dirette su 14 e 9 partecipazioni indirette su 54». Ammette Zaia: «È il mio cruccio, come la razionalizzazione degli immobili. Non è il nostro mestiere, dobbiamo vendere». Infine, la sanità: nel 2018 è stato garantito l’equilibrio finanziario del settore e di più, l’anno si è concluso addirittura con un utile di 5 milioni. Ma per i magistrati va meglio chiarita la distinzione tra i soldi destinati al finanziamento dei Lea e quelli destinati agli extra Lea Marco Bonet © RIPRODUZIONE RISERVATA

Il fiume «sacro»

Il Veneto dice addio alla «culla» del Piave Anche le sorgenti ora passano al Friuli Il Veneto ha perso la culla del Piave, il fiume «sacro alla patria». E poco importa se è uno dei simboli del nostro territorio, se contribuisce a dare il nome ad almeno una dozzina di paesi (come Musile di Piave, Noventa di Piave, San Donà di Piave...) e se proprio qui scorre nei suoi oltre duecento chilometri. Giovedì la Regione ha dovuto cederne il primo tratto comprese le sorgenti - al Friuli. Era inevitabile che prima o poi accadesse: quella prima pozza d’acqua ai piedi del monte Peralba ricade entro i confini del comune di Sappada. E visto che nel dicembre del 2017 il parlamento ha sancito il passaggio del paese dal Veneto al Friuli, ora la vicina regione ha acquisito anche la gestione delle acque, che finora era rimasta in mano al nostro genio civile. In realtà l’iter non è ancora concluso BELLUNO

e, dal punto di vista pratico, l’addio alle sorgenti del Piave rappresenta più che altro una questione burocratica. Ma sul piano «sentimentale», quel fiume ha un legame indissolubile con il Veneto, la sua storia, le sue tradizioni. Perdere quella manciata di chilometri che separano il punto in cui sgorga l’acqua dal confine regionale, ha un peso. «Certo che mi dispiace ammette il presidente della Provincia di Belluno, Roberto Padrin - quel primo tratto iniziale rappresenta la nascita di un simbolo della nostra terra, e rinunciarci è triste. Purtroppo sapevamo sarebbe accaduto: sono sempre stato convinto che andasse difesa la permanenza di Sappada in Veneto». C’è un’unica (magra) consolazione: «A quanto ne so - prosegue Padrin - si sta studiando l’ipotesi che le sorgenti del Piave siano più d’una, alcune an-

Lungo 231 chilometri Il Piave da Sappada, in Friuli, sfocia nel Veneziano

che in territorio Bellunese». Dal fronte opposto, il sindaco di Sappada, Manuel Piller Hoffer, assicura che non cambierà nulla: «Il Veneto può stare tranquillo: continueremo a prenderci cura del Piave come abbiamo sempre fatto. È un simbolo storico e culturale, non si può pensare di ridurlo a una bega di confine». Più o meno allo stesso modo la vede anche Alfredo

Tormen, presidente dell’associazione «Il Piave», che si occupa di promuovere iniziative che hanno per tema la Prima Guerra Mondiale: «Dopo la disfatta di Caporetto, contro ogni aspettativa il nostro esercito riuscì a frenare sulle rive del fiume l’avanzata austro-tedesca. Il sacrificio fu enorme, le acque si tinsero di rosso. Ma alla fine la Patria fu salva e l’orgoglio nazionale riscattato

Per questo dico che il Piave non è né del Veneto né del Friuli: è soltanto italiano». Tormen è originario di San Donà, uno dei tanti paesi attraversati dal fiume. «È evidente l’influenza fortissima sulle comunità locali. Ancora oggi, gli anziani dicono “la Piave”, al femminile, per sottolineare l’impronta materna, la fertilità che regala questo grande corso d’acqua». Licia Piller Hoffer, con la sorella Elda gestisce il Rifugio Sorgenti del Piave, a 1.800 metri di quota. Anche lei non sembra dare più di tanto peso al passaggio di competenze. «Qui intorno è tutto un acquitrino - spiega - perché l’acqua sgorga non solo in quest’area ma anche nel Bellunese e perfino a nord, oltre il confine con l’Austria. Si potrebbe dire che il Piave è un fiume europeo...». All’ultimo referendum, anche lei votò a favore della «migrazione» di Sappada in Friuli. «Se mi sento più veneta o friulana? Sono semplicemente una sappadina. Se poi dalla nostra Regione arriveranno maggiori risorse per la gestione del territorio, sorgenti comprese, non potrò che esserne contenta». A.Pri. © RIPRODUZIONE RISERVATA

a moneta digitale locale Venetex tocca gli otto milioni di scambi a tre anni dalla sua nascita e la Regione Veneto, con una legge approvata all’unanimità, decide di impegnarsi affinché la sua diffusione diventi sempre più rapida prevedendo integrazioni con circuiti di compensazioni simili che dovessero essere lanciati in seguito. Iniziata nel 2016, l’avventura dello strumento, partito dalla Sardegna con Sardex ed ora presente in una dozzina di altre regioni, in Veneto coinvolge già 700 aziende fra le quali sono state effettuate 12 mila transazioni ed è prossimo anche lo sbarco sul B2c, cioè ad un «portafoglio elettronico» per ogni singola persona fisica. «La legge votata il 9 luglio riconosce la validità di Venetex e fissa alcuni principi - spiega l’amministratore delegato dell’omonima società che gestisce la moneta, Francesco Fiore – e ora toccherà alla Giunta di Palazzo Balbi definire gli strumenti attuativi. Credo si potranno davvero individuare modelli capaci di far crescere l’economia regionale attraverso un canale che, ricordiamolo, non è sostitutivo ma aggiuntivo». Un importo espresso in Venetex, il cui valore nominale corrisponde a un euro, rappresenta in sostanza i crediti vantati per la fornitura di beni o servizi o un debito contratto per averne acquistati all’interno della rete degli aderenti. Attività e passività sono legate a conti correnti disciplinati da una piattaforma web attraverso la quale si svolgono le transazioni. Tramite i crediti maturati, cioè, si possono acquistare prodotti e prestazioni da qualsiasi altro iscritto al network, con pagamenti che perciò avvengono in tempo reale e che non costringono i fornitori, come avviene nel sistema tradizionale, ad attendere per mesi il saldo di una fattura e, magari, a dover nel frattempo chiedere liquidità agli istituti di credito.Va da sé che maggiore è il numero di appartenenti al circuito più ampio sarà il menu di merci e servizi che potranno essere comprati e venduti senza toccare banconote e muovere conti bancari. Per Alberto Baban, che di Venetex è presidente, si tratta di «un’esperienza di sostegno alla ‘local economy’ che non ha precedenti. Siamo quindi pronti a mettere la nostra esperienza a disposizione delle amministrazioni locali e delle associazioni di categoria che vorranno approfittare di questa straordinaria opportunità». Gianni Favero © RIPRODUZIONE RISERVATA


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REGIONE

SABATO 13 LUGLIO 2019 CORRIERE DELLE ALPI

La sfida delle Regioni

Conte: Parlamento giudice dell’autonomia Il premier gela la Lega: le Camere potranno modificare l’intesa raggiunta. Anci veneta: la riforma serve a tutto il Paese VENEZIA. «Qualcuno non si è accorto che il vento sta cambiando e guarda ancora al Medioevo. Negare l’autonomia al Veneto vuol dire condannare il Sud all’arretratezza e portare all’agonia le nostre regioni». Il governatore Luca Zaia torna così sullo scontro Lega-M5S che blocca l’intesa sul regionalismo differenziato, convinto che «bisogna ripartire nel rispetto dei cittadini, non posso tollerare che si prendano in giro e che si parli ancora di secessione dei ricchi, Italia di serie A e B o altre manfrine del genere». Le resistenze, però, sono reali e diffuse... «Il travaglio ci sta, perché si sta cambiando il Paese. Ma i veneti hanno votato un referendum, noi rispettiamo la legge e la Costituzione, al-

tre dieci regioni che chiedono l’autonomia, non ci arrenderemo mai». ZAIA E IL MINISTRO LEZZI

Tant’è. Nell’alleanza gialloverde di governo il clima resta teso. E se Matteo Salvini prova a stemperare le ansie meridionali – «L’autonomia fa bene soprattutto al Mezzogiorno, diminuisce gli sprechi, premia il merito, chiede trasparenza e aiuta a governare meglio, speriamo che gli amici 5 Stelle se ne accorgano presto» – il ministro del Sud Barbara Lezzi ribadisce l’altolà: «Se vogliono dividere l’Italia, reintrodurre le gabbie salariali superate ormai da cinquant’anni, beh questo tipo di autonomia la voteranno, forse, solo i parlamentari di Emilia Romagna, Veneto e

Maria Rosa Pavanello leader Anci

Lombardia. Non certo gli altri rappresentati del territorio». In proposito, il governatore lombardo Attilio Fontana ribadisce che l’accordo tra Stato e Regioni

non potrà essere modificato dalle Camere, a smentirlo però è stesso premier, che pure si dichiara garante della riforma: «La trattativa è alle battute finali ma si tratterà di una pre-intesa», le parole di Giuseppe Conte «è giusto che il Parlamento sia coinvolto e abbia la possibilità di emendare il testo, l’alternativa non può essere prendere o lasciare».

netta Rubinato «lo prova il fatto che il primo ha dato il via libera ad un’intesa annacquata, con la possibilità di emendamenti in Parlamento e, sulle risorse, accettando la prevalenza del criterio della spesa storica e la costituzione di un fondo perequativo alimentato dall’eventuale extragettito generato dalle regioni virtuose da dividere con le altre».

LE OBIEZIONI DEL PD

LA SFERZA DI MARIN

Sul versante dem c’è chi nutre seri perplessità sulla strategia leghista: «Siamo sicuri che al sovranista Salvini, ora che ha fatto il pieno di voti al Sud, interessi ancora l’autonomia? » , si interroga Graziano Azzalin. «La verità è che esistono ormai due Leghe, la salviniana e quella di Zaia», sostiene Simo-

«La farsa è finita, è evidente che con questo governo l’autonomia non verrà mai alla luce, resta da capire se la Lega abbandonerà l’autonomia tradendo la volontà referendaria di milioni elettori o sceglierà finalmente di chiudere questa fallimentare alleanza con i grillini», sentenzia Marco Marin di

Al Ferro-Fini l’Osservatorio degli artigiani presenta il rapporto sull’incidenza del regionalismo differenziato nell’economia

Cna: in Veneto la riforma vale 3,3 mld c’è in gioco la competitività in Europa IL DOSSIER

Filippo Tosatto

SPESA REGIONALE CON L’AUTONOMIA COMPARAZIONE CON LANDER E COMUNITÀ AUTONOME (EURO PER ABITANTE)

4.727 4.403 4.399

I

l tempo è denaro. Anzi, nelle dinamiche d’impresa vale assai più di una manciata di quattrini. Così Cna definisce in 3,3 miliardi di euro il valore aggiuntivo della riforma autonomista nel “sistema Veneto” (che salgono a 6,4 per la Lombardia e flettono a 134 milioni per l’Emilia) ma giudica molto più rilevante – e duratura – la “scossa” derivante da una riforma che scardini l’elefantiasi centralista e privilegi lo sviluppo. Alessandro Conte, il veterano a capo degli artigiani veneti, non nutre dubbi a riguardo: «Il regionalismo differenziato», afferma «può costituire una leva inedita per stimolare la crescita economica e aumentare la competitività delle imprese, in quest’ottica l’autonomia diventa uno strumento al servizio delle Regioni per intervenire in maniera mirata e più incisiva sul gap infrastrutturale che penalizza la nostra economia, incrementare l’esigua dotazione di investimenti, sostenere i percorsi d’innovazione». La location è Palazzo Ferro Fini e l’occasione – all’indomani del plateale strappo nella maggioranza gialloverde sul versante dell’autonomia – è la presentazione ai consiglieri del nuovo Rapporto curato dell’Osservatorio economico

4.082

3.800 3.046 2.994 2.974 2.431 2.403 2.400 2.313

Paesi Baschi

Baviera

Baden NordReno Wurtteberg Vestfalia

Catalogna LOMBARDIA VENETO Comunità EMILIA-ROMAGNA Lombardia con autonomia con autonomia Valenciana con autonomia

Emilia Romagna

Veneto

Elaborazione su dati Ragioneria Generale dello Stato, BDAP e Ministeri delle Finanze di Germania e Spagna

di Cna. Che compara le performance della triade Veneto-Lombardia-Emilia Romagna con i più avanzati distretti europei a statuto federalista: i lander tedeschi Baden-Württemberg, Baviera e NordReno-Vestfalia; la Catalogna, i Paesi Baschi e la Comunità Valenciana. Luci e ombre nel raffronto: le nostre regioni d’eccellenza, a statuto ordinario, sono tra le prime del continente per valore dell’export – e il “made in Veneto” conquista il podio in

54 degli 88 prodotti del paniere contribuendo al Pil nella misura del 38% – ma diventano fanalino per investimenti in favore della crescita. A farne le spese, in particolare, i budget destinati alle aziende e e alla ricerca scientifica. «Il divario», osserva il ricercatore Alberto Cestari «si manifesta in tutta la sua evidenza considerando la spesa media per abitante, che nelle nostre tre regioni si attesta tra i 2300-2400 euro, a fronte dei 4700 euro dei Paesi Baschi e

Conte: noi penalizzati dagli investimenti destinati a ricerca e innovazione Ciambetti: circolano falsità spudorate Fracasso: un errore promettere i 9/10 Alessandro Conte presiede Cna

Forza Italia. Chi non getta la spugna è Anci veneta: «Lo stop è stato brusco e la reazione del ministro Stefani e del governatore Zaia è stata giustamente molto dura», commenta la presidente dell’associazione dei comuni, Maria Rosa Pavanello «ma mi auguro che si torni presto a discutere in modo sereno e riprenda il percorso della riforma che serve a tutto il Paese»; ancora: «Le motivazioni e i dubbi posti da qualcuno mi sembrano pretestuosi e senza aderenza ai problemi reali che si vogliono risolvere. L'autonomia è una riforma articolata e complessa e non va banalizzata o semplificata con motivazioni pretestuose come quella della volontà di spaccare l'Italia. — Filippo Tosatto

4400 euro del Baden-Württemberg e del Nordreno-Vestfalia. Il gap risulta ancora più accentuato con riferimento alle spese in conto capitale, che oscillano tra gli 88 euro dell’Emilia Romagna ai 132 per abitante in Veneto, ben poco rispetto ai 529 euro dei Paesi Baschi e dei 466 euro della Baviera». Dal rapporto emerge che le regioni-locomotiva del Nord si caratterizzano per un basso livello di spesa pubblica che le relega in coda alla graduatoria nazionale. A fronte di una media del 39,1% sul Pil, la spesa finale in Veneto – che in otto anni ha subìto tagli statali di bilancio pari al 48% – risulta del 31,9%. «L’attuazione dell’autonomia determinerebbe una crescita media del 22% nei bilanci regionali e gli effetti sarebbero apprezzabili soprattutto in Lombardia (+27%) e Veneto (+29%); in Emilia invece non si avrebbe un significativo aumento poiché gran parte delle richieste sono collegate alla regionalizzazione dei trasferimenti statali». «Noi non facciamo politica ma lavoriamo nella realtà e l’autonomia è un obiettivo condiviso che non può essere svilito nella trattativa», la conclusione di Conte. «I vecchi e nuovi gattopardi, non soltanto al Sud, negano la verità e falsano i numeri senza pudore», il commento severo di Roberto Ciambetti, presidente leghista dell’assemblea regionale. «Certo la fiaba dei 9/10 di tributi non ha favorito la trattativa», punge Stefano Fracasso, il capogruppo del Pd, convinto che «in materia di istruzione non c’è stato un confronto serio e adeguato». «Roma spende poco e male i fondi europei per l’agricoltura mentre Avepa, la nostra agenzia, lo fa benissimo, ecco la differenza», chiosa Fabiano Barbisan, imprenditore zootecnico di fede zaiana. — BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI


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REGIONE

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la relazione sul rendiconto 2018

Corte conti, Regione promossa «Ma serve più trasparenza» Pareggio tra entrate e spesa, bene il pagamento dei fornitori. Zaia: «Avanti così» Restano il disavanzo e le perplessità sulla gestione di Azienda Zero e partecipate

Roberta De Rossi VENEZIA. La Regione Veneto

ha fatto bene i compiti per casa che la Corte dei Conti le aveva assegnato l’anno scorso, «dando avvio al superamento delle criticità rilevate nelle precedenti Relazioni di parifica». Ma può far meglio: il rischio, infatti – si tratti di società partecipate o procedure interne – è che si complichi la vita da sola e la trasparenza si appanni. Ieri, la Regione Veneto ha ottenuto la parifica del proprio bilancio 2018 da parte della Corte dei Conti del Veneto: da Roma, è arrivato il presidente nazionale Angelo Buscema per dichiarare la regolarità del rendiconto. Molte luci e qualche ombra. Promossi i conti del 2018, «in perfetto pareggio tra entrate e spese», grazie anche a un surplus di entrate: frutto dei tributi pagati dai veneti «fortemente in crescita nel triennio». «Disposizioni naziona-

La Corte dei Conti ha promosso il rendiconto della Regione

li», replica Zaia, «siamo una Regione tax free, lasciando ogni anno nella tasche dei cittadini veneti un miliardo 179 milioni di euro». Migliorate le performance quanto a gestione «dei meccanismi della programmazione con le dinamiche di spesa» – le parole sono dei giudici della Sezione di controllo – ora ap-

provate in tempo. Bene anche il pagamento dei fornitori (con 11 giorni in meno rispetto al 2017). Ma restano ancora alcune “insufficienze” in pagella, come il disavanzo: passato da 2, 85 a 2, 5 miliardi di euro. Certo, se riuscisse a mantenere il ritmo di recuperare 350 milioni l’anno, potrebbe azzerarlo

in 7 anni: ma per ora resta alto. Poi c’è il problema della «semplificazione», sulla quale la Regione rischia di scivolare. «Nel 2018 avrebbe dovuto trovare concreta operatività il Consiglio delle autonomie locali (Cal), per Costituzione organo di consultazione con gli enti locali», osservano i giudici della Sezione di controllo, «il Cal è stato istituito nel novembre 2018, ma a tutt’oggi non è operativo». Mentre è stata istituita la “Cabina di regia per le autonomie locali”: «Non sembra in linea con le esigenze di semplificazione», aggiunge il procuratore regionale Paolo Evangelista, «la costituzione di un nuovo organismo di concertazione, come la “Cabina”, che può determinare confusione di ruoli e duplicazioni di competenze» con il Cal. Scatta così l’allert della Corte, che sollecita la Regione a definire le competenze dell’uno e dell’altra, «per evitare conflitti». In un bilancio dove l’81% dei fondi è destinato alla sani-

Un libro per conoscere e soprattutto riconoscere i fiori alpini durante le camminate primaverili ed estive, che guiderà il lettore a scoprire gli utilizzi, le caratteristiche ecologiche e il significato dei nomi di settanta specie, con il sussidio di immagini e una pratica catalogazione cromatica.

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tà (quasi 11 miliardi sui 13 di spese), la Corte «auspica» anche maggiore chiarezza nel rendiconto delle spese della neonata Azienda Zero madre di tutte le Usl, con «affiancamento delle voci di entrata e spesa». Quanto alle società partecipate, la Regione ha sì risposto alle prescrizioni di un controllo più serrato, istituendo la nuova Direzione, ma «vista la rilevanza del disavanzo da ripianare», la Sezione la invita nel continuare a monitorare attentamente le dinamiche di bilancio di tutte le partecipate, i cui bilanci non giungono mai in tempo per essere sottoposti ad analisi. Tra i voti positivi: diminuiscono le spese per il personale (il 9, 7%) anche della giunta e del Consiglio regionale (rispettivamente del 9 e di quasi il 4 %). «Non se la prenda il prefetto che ci ha sempre ospitato in questi anni», ha commentato Zaia, con una battuta, davanti a un grande leone marciano del Palazzo dei Camerlenghi, sede della Corte, «ma preferiamo moeche e leon alla sede del governo. L’autonomia è per noi la madre di tutte le battaglie è la speranza, è la virtuosità di passare le verifiche della Corte dei Conti vedendo la situazione migliorare. È una vera assunzione di responsabilità, doverosa quando vedo dai vostri conti che in Italia si sprecano ancora 30 miliardi l’anno nella spesa della pubblica amministrazione. Siamo la Regione italiana con il minor tasso di indebitamento, pari a poco più del 2%». – BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

dopo il sequestro

Pedemontana Martedì c’è consiglio straordinario VENEZIA. Consiglio straordi-

nario sul caso Pedemontana Veneta, dopo il sequestro della galleria di Malo deciso dalla magistratura che indaga per frode ai danni della Regione e ipotizza l’impiego di materiali irregolari (prodotti non marchiati CE e miscele di calcestruzzo diverse da quelle previste dagli elaborati progettuali) nell’esecuzione dei lavori. Nel corso della seduta, convocata martedì alle 16.30 su richiesta dell’opposizione, sarà posta in voto la mozione del Pd che chiede all’amministrazione regionale di eseguire verifiche straordinarie sull’esecuzione dei lavori e sui materiali utilizzati nelle opere in cemento armato lungo l’intero tracciato della superstrada. «Speriamo di poter finalmente ascoltare il pensiero del governatore Zaia, siamo molto preoccupati per quanto emerso finora dall’inchiesta e troviamo grave non si sia spesa neanche una parola sulla sicurezza dei lavoratori e degli utenti, attuali e futuri, della Pedemontana», dichiara il consigliere dem Andrea Zanoni. —


REGIONE

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La sfida delle Regioni

Il piano di Bussetti «Scuola? Federalismo una opportunità per tutte le Regioni» Parla il ministro dell’Istruzione: «Le differenze esistono perché diverse sono le esigenze dei nostri territori» Flavia Amabile ROMA. Ministro Bussetti, per il vicepremier Di Maio uno dei motivi di scontro sull’autonomia differenziata è una sua affermazione: le Regioni con maggiori risorse debbono poter assumere a tempo indeterminato e le altre andare avanti con quel che hanno. Ci spiega la sua idea? «Non ho mai sostenuto o formulato un pensiero del genere. Ma dobbiamo anche tenere conto di un dato che alcuni fingono di dimenticare: ci sono tre Regioni italiane, guidate peraltro da governi di diverso colore politico, non solo dal centro-destra, che hanno richiesto, in base a una precisa previsione contenuta nella nostra Carta Costituzionale, all’articolo 116, di poter avere una maggiore autonomia in alcuni settori e per talune materie. A queste Regioni e ai loro cittadini dobbiamo delle risposte. Occorre lavorare, non fare polemica politica. Sulla scuola ci siamo sempre mossi con cautela e attenzione. In base a un principio semplice: l’autonomia può essere un’opportunità. Se ci sono territori che pensano di poter utilizzare meglio le risorse nazionali, razionalizzandole, e di poter aggiungere risorse proprie per migliorare il settore dell’Istruzione, perché impedirlo?» È un’opportunità anche l’idea espressa da più esponenti della Lega che si debba pagare di più gli insegnanti che lavorano al Nord? «Il tavolo sull’autonomia va

avanti da mesi. Sul personale sono state formulate diverse ipotesi, proprio perché non si vuole imporre nulla». In Italia non esistono salari regionali. Come possono le regioni prevedere eventuali incentivi, come sostiene la ministra Stefani? «In alcune Regioni, penso, ad esempio, alla Lombardia, ogni anno si rischia di partire con migliaia di cattedre vuote perché mancano i docenti. Molti insegnanti, infatti, dopo essere stati assunti poi tornano a casa loro, spesso nelle Regioni del Meridione. E ciò anche a causa dell’elevato costo della vita. Tali incentivi riguarderebbero, comunque, se vogliamo entrare nel dettaglio tecnico, il salario accessorio. Essendo pagati con risorse regionali, risulta evidente che non si sottrae neppure un solo euro al sistema nazionale di istruzione». Tutto ciò entra in conflitto con i principi di uguaglianza e solidarietà sanciti dalla Costituzione. Il suo sottosegretario Giuliano le ricorda che una richiesta simile della Lombardia è stata ritenuta incostituzionale nel 2013. «La sentenza 76 del 2013, a cui fa riferimento, enuncia un principio di diritto “nell’attuale quadro normativo”. Lascia, quindi, perfettamente libero il legislatore, in sede di attuazione dell’articolo 116 terzo comma della Costituzione, di modificare le norme, senza intaccare i principi fondamentali scolpiti nella Carta Costituzionale. Non ci sarà nessun Paese spaccato, come sento dire». Per i 5Stelle e per i sindacati

la sentenza

E dal Consiglio di Stato via libera al concorsone per tremila presidi Dopo giorni di ansia e tensione, hanno potuto tirare un sospiro di sollievo i candidati che avevano superato le prove del concorso per 2.900 posti di dirigente scolastico, ormai giunto quasi alle battute finali, ma che aveva subito uno stop improvviso e inaspettato dopo un annullamento da parte del Tar del Lazio il 2 luglio scorso. Il via libera è arrivato ieri dal Consiglio di Stato che ha accolto il ricorso del Miur. E quindi le prove del concorso possono essere ultimate. Al concorso avevano partecipato 15mila persone, 9.600 hanno superato le prove preselettive, 3.800 gli scritti; gli orali sono alle battute finali. È stata la VI Sezione ad accogliere, con due ordinanze gemelle, l'appello cautelare del Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca, e a sospendere, in attesa del merito, la sentenza con la quale il Tar Lazio aveva annullato il concorso il 2 luglio scorso. Il Tar aveva, in particolare, accolto il ricorso di alcuni candidati per incompatibilità di tre componenti delle sottocommissioni incaricate della valutazione delle prove scritte. Le ordinanze consentono dunque ora al Miur di espletare la prova orale e completare il reclutamento. L'udienza pubblica per la decisione definitiva si terrà il 17 ottobre. «Bene la sospensiva: procederemo ora senza indugio con la pubblicazione della graduatoria e le assunzioni», ha subito detto il ministro dell'Istruzione Marco Bussetti.

Il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti con il vicepremier 5Stelle Luigi Di Maio

si va incontro a 20 sistemi di istruzione diversi. E l’esperienza italiana in fatto di sanità regionale non lascia sperare bene. «Si chiama “autonomia differenziata” proprio perché è la Costituzione a prevedere modelli diversi di autonomia. Quanto alle differenze fra Regioni, come è sotto gli occhi di tutti, esistono già perché ogni Regione ha esigenze diverse e ha amministrazioni più o meno virtuose. L’autonomia scolastica, ad esempio, che è un principio che ritengo sacrosanto, consente agli istituti di definire un’offerta formativa in linea con i bisogni dei territori e degli studenti. Questo non vuol dire fare distinzioni tra Serie A e Serie B: il sistema nella sua varietà deve funzionare ovunque e bene». — BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

bonaccini batte un colpo

Emilia: il nostro progetto sia la base di discussione BOLOGNA. Non solo lombar-

do-veneti. L’amministrazione emiliana, terza gamba dello schieramento autonomista, reagisce allo stallo romano per voce del presidente Stefano Bonaccini e avanza una proposta: «Il Governo prenda il nostro progetto come base per un confronto che coinvolga tutte le Regioni. Non divide il Paese e consente a tutti di fare un passo avanti, ad iniziare dal sistema scolastico che è e deve restare nazio-

BRUNO MANFELLOTTO

LA SETTIMANA

Le due facce di Matteo diviso fra Mosca e Washington

S

i dice che nel recente vertice romano con Salvini, le cose non siano andate come Putin si aspettava: più dei sorrisi e delle strette di mano, avrebbe pesato la missione in Usa del capo della Lega che a zar Vladimir non è piaciuta affatto. Del resto, arrivato a Washington con la fama di longa manus dei russi in Europa, Capitan Matteo non sapeva più che cosa concedere pur di accontentare gli americani: guerra allo strapotere franco-tedesco; sì a

nale». «L’Emilia Romagna non può rimanere vittima del braccio di ferro tra le due forze di maggioranza», rincara l’esponente del Pd «né può essere assimilato a quello avanzato da altre Regioni. Dire no alla nostra proposta come fosse un tutt’uno con le altre è del tutto inaccettabile. Noi rivendichiamo la specificità del nostro progetto, il suo equilibrio e la sua riproducibilità per l’intero sistema delle Regioni». —

Guaidò in Venezuela; d’accordo sulla lite con l’Iran e con la politica dei dazi alla Cina. Eppure, non è bastato a far cambiare idea a Trump, sempre più convinto che l’amico italiano gli nasconda qualcosa. Come l’intercettazione all’hotel Metropole di Mosca lascia sospettare. Guai di qua e di là dell’Atlantico. Il fatto è che Salvini gioca da sempre su due tavoli: ieri con Berlusconi, oggi contro; leader di lotta e di governo (ma dal Viminale); antieuropeo,

ma non fino in fondo. Solo che, a sorpresa, le contraddizioni cominciano a pesare sulla strategia del win-win. Tanto che Luigi Di Maio torna a fare il galletto minacciando commissioni d’inchiesta. In effetti, urli tanti e risultati scarsi: fa il viso dell’arme contro i 42 della Sea Watch, ma finge di non vedere che intanto dai gommoni sbarcano a migliaia; chiede l’arresto di Carola, ma il gip subito la rilascia, e alla fine è la Capitana a denunciare il Capitano; boccia Timmermans a ca-

po della Commissione Ue, e deve beccarsi candidati più rigoristi; riesce a evitare la procedura d’infrazione, ma è costretto a subire un durissimo piano di rientro dal debito; tuona contro Bruxelles, ma tratta per avere un commissario proponendo candidati poco dirompenti, mentre a Roma sceglie come ministro agli Affari europei non l’euroscettico Bagnai, ma il più moderato Fontana. Due facce: immagine graffiata dall’affaire russo, ma nei sondaggi consensi da capogiro.

Ma il mondo non finisce a Palazzo Chigi, e quel che va a Roma non necessariamente funziona altrove. E le conseguenze possono essere incontrollabili. I rapporti internazionali sono questione complessa e necessitano prudenza; alzare troppo la voce, perdippiù una volta di qua una volta di là, non garantisce affatto un ruolo super partes, anzi: si rischia di perdere su entrambi i fronti. Lo smazzettamento di rubli per pagare le campagne elettorali della Lega – svelato mesi fa

dall’ “Espresso” e arricchito ora dall’intercettazione diffusa da “BuzzFeed” – suggella l’ambiguità di Salvini diviso tra Putin e Trump e piomba nel bel mezzo della nuova guerra fredda Usa-Russia per il potere in Europa. Tanto che, in tempi di verità facili da strumentalizzare, è lecito chiedersi se questa storiaccia non diventi la scusa (per Vladimir o per Donald?) per scaricare l’alleato inaffidabile. Certo, se Matteo pensa al consenso casalingo, Mosca e Washington sono assai lontane; ma se sogna di fare il leader dopo aver vinto le elezioni, la vicenda segna per lui un brutto precedente. – BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI


XIX

Agenda

Lettere Sviluppo

Sinergia tra sindaci su tutti i problemi «Serve un progetto di Area vasta che unisca i sindaci interessati al nostro territorio, a prescindere dalle ideologie di destra o di sinistra, per amministrare al fine del bene comune». Nel virgolettato c’è il riassunto delle parole del sindaco di Lendinara, Luigi Viaro, che leggiamo sui giornali e se non fosse che è persona del centrodestra da sempre, sembrerebbero frasi tratte da un intervento di un altro sindaco, Pizzarotti di Italia In Comune, il quale però è ascrivibile al centrosinistra. Chissà che finalmente si sia preso atto che i problemi del cittadino non hanno un colore. Merito a Luigi Viaro l’aver capito, al pari di Pizzarotti (che su questo concetto ha fondato un partito), che le ideologie di ieri sono state ormai scombussolate da molte cose e lo spostamento a destra delle sinistre, il vincolo dell’appartenenza all’Europa, le nuove tecnologie e il cambiamento dei rapporti sociali avvenuti nell’ultimo quarto di secolo. Se il “problema amministrativo” ormai travalica i confini comunali e diventa provinciale, regionale se non addirittura nazionale, è giusto partire almeno dalla dimensione provinciale per mettere insieme i Ssndaci e costruire in modo trasversale la politica del territorio nell’interesse comune. Questo concetto poi può essere prodromico all’attivazione delle famose

Sabato 13 Luglio 2019 www.gazzettino.it

“fusioni tra comuni” che ancora sono rimaste carta bianca. Il concetto di Area vasta deve entrare nei pensieri dei sindaci i quali si trovano ad affrontare temi sociali ed economici importantissimi per il Polesine e per il Veneto, per esempio la Zes, la Zona Economica Speciale, che è un’area portuale, collegata alla rete transeuropea dei trasporti, che può interessare aree anche non direttamente adiacenti alla principale, purché ci sia un nesso economico funzionale con la zona portuale stessa. In quest’area vi sarà per le imprese la possibilità di sfruttare importanti agevolazioni fiscali, crediti d’imposta e di beneficiare di rilevanti semplificazioni di carattere amministrativo e burocratico. Confindustria Veneto ha un suo piano industriale pronto, ha individuato le aree interessate da riqualificare e sta concentrando gli sforzi per ottenerne dal Governo l’istituzione. Nel Polesine sono molti i comuni direttamente interessati (in particolare lungo l’asse del Canal Bianco) e gli altri comuni godrebbero delle ricadute economiche e occupazionali. Ci sono anche altri temi che coinvolgono il concetto di Aree vaste: si pensi al tema ambientale. A un tiro di schioppo da Lendinara abbiamo la discarica tattica regionale di Sant’Urbano. C’è un progetto di ampliamento dopo 30 anni che l’abbiamo sopportata tutti. La richiesta è di alzarla di svariati metri, così da allungarne per molti anni la vita e la redditività, portando più in là il problema della gestione del fine vita, ma ancora, ciliegina sulla torta, trattare, già che ci sono, anche i fanghi derivanti dai Pfas, gli inquinanti presenti nella falda idrica del Vicentino ma ormai giunti anche vicino a noi, già

presenti in discarica. Il tutto avendo incastonato il problema di milioni e milioni di metri cubi di rifiuti tra due corsi d’acqua, l’Adige e il Santa Caterina-Frassine, nonostante un rischio idrogeologico evidente. Non dimentichiamo che il territorio soffre già della presenza di imprese come Sesa che trasforma l’umido a tonnellate nella vicina Este, o delle decine di impianti al digestato per la produzione di energia elettrica che circondano paesi che sarebbero, a vocazione agricola con tanto di eccellenze territoriali come l’asparago bianco, l’aglio bianco polesano Dop, l’insalata di Lusia Igp. Un territorio martoriato dal punto di vista ambientale i cui inquinanti non si limitano certo a ricadere entro i confini del singolo comune, come se il vento non ci fosse, l’acqua stesse immobile, i camion non girassero e la gente non mangiasse, non bevesse e non respirasse. Ha fatto bene il sindaco a chiedere di essere udito in 2. e 5. commissione in Regione, impegnata ad autorizzare l’ampliamento della discarica, per esporre la martoriata situazione ecologica che coinvolge Lendinara e gli altri comuni. Sembra che in Regione il concetto di Area vasta non sia sentito avendo invitato solo i sindaci al di là dell’Adige. Probabilmente non tira vento a Venezia e le esalazioni della discarica non arrivano a superare l’Adige. Ccosa ancor più strana, nemmeno dall’opposizione ci è giunta alcuna reazione sul mancato invito di tutti i sindaci coinvolti. Ci sarebbero molti altri temi quali la tutela delle eccellenze e la loro valorizzazione, le strade, le ferrovie, la metropolitana leggera, il turismo, la raccolta dei rifiuti, il riciclo, i parchi interregionali., che dovrebbero essere affrontati con una visione

programmatica. Pensiamo che spetti ai sindaci prendere l’iniziativa su tutti questi temi;. Sulla Zes lo hanno già fatto unendosi e chiedendo al ministero di aiutare questo territorio, ma anche per gli altri temi, non secondari, ci auguriamo diventino centrali nelle loro agende. Luca Zamarco Franco Conti Italia in Comune Lendinara

Scaranello chiamato alla guida del Rotary

Società

I marciapiedi danno fastidio? Il lavoro mi porta a percorrere quotidianamente gran aprte della città, percorrendo tutte le strade, da quelle maggiori a quelle interne a scarso traffico. Mi imbatto così in una costante di comportamenti: la gente che cammina in mezzo alla strada, anche dove vi sono marciapiedi in buone, se non ottime condizioni. Addirittura vedo comportamente ancora più insensati, come gente che sta sul marciapiede e ne scende per camminare sulla strada, lungo le auto parcheggiate, o mamme con passeggino che appunto stanno sulla carreggiata, senza alcuna precauzione per il piccolo che stanno spingendo. Perché la gente non si comporta in modo adeguato a tutelare la propria incolumità? Alcide Favaretti Rovigo

ROVIGO REDAZIONE: Via Giuseppe Verdi, 19 Tel. (0425) 422246 - Fax (041) 665178 E-mail: rovigo@gazzettino.it

VICE CAPOCRONISTA: Claudio Bertoncin Luca Gigli REDAZIONE: Nicoletta Canazza, Ivan Malfatto, Franco Pavan, Paolo Ponzetto

CLUB DI ROVIGO Scaranello (a sinistra) con Avezzù e le mogli

CLUB SERVICE Passaggio di consegne, a Villa Molin Avezzù di Fratta, per il Rotary Club di Rovigo. Erano presenti, oltre ai numerosi soci con i loro amici, Alberto Cecchini (rappresentante del Rotary Internationale allaa Fao), Franco Gobbi assistente del governatore del distretto, Livio Penzo presidente del Rotary di Adria, Claudia Dal Fiume presidente del Rotaract club di Rovigo, Leda Bonaguro in rappresentanza del Soroptimist club di Rovigo e Iabella Sgarbi presidente del Lions club di Rovigo. Letta la lettera di saluto del presidente del Rotary club di Melun (club francese gemellato) e del governatore del distretto Riccardo de Paola, è stata comunicata l’assegnazione del prestigioso Paul Harris Fellowship al presidente Marco Avezzù Pignatelli per il lavoro fatto da tutta la commissione “Oggi dopo di noi” (Maurizio Zerilli, Enrico Casazza, Vincenzo Rebba e Alessandro Massarente) che quest’anno ha

Chiara, Renzo e Leopoldo con Nuccio, Ornella, Mirella, Francesco e Nicolò partecipano al lutto della famiglia per la perdita del caro

lavorato per ottenere risultati tangibili a favore delle famiglie con disabilità. Il portale www.oggidopodinoi.it è l’elemento portante dei vari service culminati nel convegno del 4 aprile ad Adria. Dopo le premiazioni ai soci per il lavoro svolto nelle varie attività del club, il presidente Avezzù Pignatelli ha ricordato il lavoro di un anno di club, a partire dalla celebrazione del 70. anniversario della fondazione del club di Rovigo, il 28 febbraio 1949. Il passaggio del martello e della carica a Fiorenzo Scaranello da parte del presidente uscente, è avvenuto nella consapevolezza che il nuovo presidente porterà novità nella continuità dello spirito di servizio. Come indicato nel discorso finale, il Rotary cambia presidente ogni anno e ogni anno si hanno cose nuove portate dalla sensibilità e consapevolezza di ogni nuovo presidente, portando sempre linfa a un club che ha 70 anni, ma ha la tempra e la voglia di stupire di un giovane, anche grazie alla collaborazione con il Rotaract di Rovigo.

Il giorno 11 luglio è mancata improvvisamente all’affetto dei suoi cari

Francesco Bono Padova, 13 Luglio 2019

Dal lunedì al venerdì 10.00 - 12.30 e 14.30 - 17.00

Venerdì 12 luglio 2019 è mancata all’affetto dei suoi cari

Mazzarovich Maria Luisa ved. Barbini

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di anni 88

Ne danno il triste annuncio la figlia Patrizia con Salvino, Cinzia e Alberto, i nipoti Gian Enrico e Stefano con Elisa ed Edoardo e parenti tutti.

Maria Coletti Ved. Aroma di anni 80

Ne danno l’annuncio i figli, il genero, i nipoti, il fratello, i cognati, uniti ai parenti ed amici tutti. Il Rito delle Esequie sarà celebrato lunedì 15 luglio 2019 alle ore 9,00 nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Treviso. Treviso, 13 luglio 2019

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I funerali avranno luogo nella chiesa Parrocchiale di S.Luca lunedì 15 luglio alle ore 11.00 Si ringraziano sin d’ora quanti vorranno partecipare alla cerimonia. Venezia, 13 luglio 2019


II

Primo Piano

Sabato 13 Luglio 2019 www.gazzettino.it

Bollicine e territorio

Villa Margherita il Prosecco trova la sua casa `L’obiettivo è sfruttare l’effetto Unesco Ca’ Sugana favorevole alla creazione di una vetrina per le eccellenze trevigiane oltre alle esposizioni, convegni e concerti `

IL PROGETTO TREVISO Villa Margherita come polo espositivo legato al prosecco e alle eccellenze trevigiane. L’onda lunga del riconoscimento dato dall’Unesco alle colline di Valdobbiadene e Conegliano promosse a “patrimonio dell’Umanità”, arriva anche a Treviso. Giovedì sera a Ca’ Sugana, durante una riunione di maggioranza, ha preso corpo una proposta destinata a diventare un vero e proprio progetto entro poco tempo: recuperare la storica villa veneta, oggi in decadenza per mancato utilizzo, trasformandola nella vetrina del meglio che la Marca sa produrre. Partendo proprio dal Prosecco. A lanciare l’idea è stato Vittorio Zanini (Lista Gentilini/Zaia) trovando subito sponda del sindaco Mario Conte, da tempo convinto che la villa non possa diventare sede degli ordini professionali - possibilità presa in seria considerazione tempo addietro e ormai scartata - ma che debba acquistare una dimensione diversa, più legata al territorio. E la proposta di Zanini, fatta mentre si parlava dei progetti per potenziare l’offerta turistica e culturale, va proprio in questa direzione. Anche il resto della maggioranza ha ascoltato con attenzione e alla fine la giunta ha deciso di approfondire l’argomento. Insomma: si parte.

LA PROPOSTA

LO STUDIO TREVISO Il prosecco non è solo una bevanda gustosa. Non è solo una miniera d’oro per tanti imprenditori del settore. Non è solo un grappolo d’uva che diventa un vino frizzante. È, piuttosto, un simbolo culturale. Un segno identitario. Un modo attraverso cui leggere l’Italia e gli Italiani. La loro terra, il loro sole. Forse, anche il loro mare e la loro storia. Giovanni Campostrini, ventitreenne veneziano, lo ha dimostrato con rigore scientifico nella tesi con cui si è laureato all’Università di Siena in Cultural Diplomacy. Con un complesso di interviste raccolte da esperti e semplici consumatori in Italia, ma soprattutto all’estero, Campostrini ha mostrato come il Prosecco, oltre che fenomeno economico, possa diventare veicolo di Diplomazia Culturale, promuovendo l’immagine di “Italianità” tra i paesi esteri. E lo dice già il titolo della tesi: “A Toast to Wine and Gastro Diplomacy. An analysis of territorial branding: the case of Prosecco”.

Zanini ha fatto un intervento articolato, che ha toccato vari ambiti per poi arrivare a villa Margherita. Il succo della sua “visione” è molto semplice: recuperare il grande parco che oggi si riesce a curare con grande fatica e utilizzare gli spazi interni delle villa per mettere in mostra il meglio della produzione trevigiana in campo enogastronomico. E la partenza non può che essere il Prosecco: «Valdobbiadene e Conegliano, che l’Unesco ha voluto premiare con un riconoscimento importantissimo e di cui dobbiamo ringraziare il governatore Zaia per il lavoro svolto - spiega Zanini - rientrano nella Marca e Treviso ne è il capoluogo. Quindi sarebbe l’ideale creare un collegamento tra la città e le colline che sfrutti un contesto di prestigio come quello di villa Margherita. Penso a un museo del Prosecco e a una sede di rappresentanza del Consorzio di tutela. Ma non solo: quegli spazi, adeguatamente recuperati, possono diventare la vetrina per tutti i prodotti della nostra enogastronomia». Ma non solo: «Il parco dietro la villa

L’IDEA DISCUSSA DURANTE UNA RIUNIONE DELLA MAGGIORANZA PER FINANZIARE I LAVORI IN VENDITA PALAZZO BORSO

PATRIMONIO Due calici di Prosecco: il vino bianco più bevuto al mondo può trovare la sua casa a Treviso. Il riconoscimento ottenuto dall’Unesco sta avviando tante nuove iniziative

ha anche la dimensione giusta per ospitare concerti, mettendo così a disposizione del conservatorio di Castelfranco e della scuola di Musica Manzato uno spazio che oggi non hanno, e sfilate di moda. E poi la villa sarebbe il contesto giusto per organizzare convegni e rassegne capaci di riunire la bellezza architettonica, paesaggistica ed enogastronomica della nostra provincia».

I COSTI Tutte le belle idee però devono fare i conti con la realtà rap-

presentata dai costi. Il Comune non ha le risorse per affrontare un recupero così particolare con quello della villa che, dopo anni di semi abbandono, ha bisogno quanto meno di nuovi impianti. L’ipotesi messa sul tavolo giovedì sera è stata quella di vendere palazzo Borso, sede della scuola Manzato. La valutazione si aggira attorno ai due milioni di euro. Lo stabile ha una storia non indifferente ma versa in condizioni pessime e la stessa scuola musicale cerca una nuova sistemazione (e si ricomincia a parlare

di un trasloco a villa Letizia). La strada da percorrere sarebbe quindi quella dell’autofinanziamento attraverso le alienazioni di parte del patrimonio immobiliare comunale oltre a utilizzare eventuali contributi da raggiungere sfruttando il richiamo del

LA PROPOSTA Villa Margherita, ora in stato di abbandono, può diventare il polo espositivo dedicato al Prosecco e alle eccellenze trevigiane. La maggioranza ha discusso il progetto in una delle ultime riunioni

«CON L’ENOGASTRONOMIA SI POSSONO OTTENERE RISULTATI POSITIVI DAL PUNTO DI VISTA ECONOMICO E SOCIO-POLITICO»

lo studente soprattutto a Los Angeles, dove ha svolto lo stage la scorsa primavera, hanno consentito di supportare tale convinzione. Significativi, fra gli altri, i colloqui con Nicola Serragiotto, presidente della “Italy-America chamber of commerce west”, e Luca Giavi,

La tesi sul vino di Marca «Può diventare utilissimo per la diplomazia italiana» Una chiara chiave di lettura della tesi sostenuta, rigorosamente in inglese, fruttata la lode allo studente veneziano. Il cui lavoro, consegnato qualche giorno prima della nomina delle colline del prosecco a patrimonio dell’Unesco, anche se discussa giovedì, ha, di fatto, precorso i tempi. E detto quello che, ora, è sotto gli occhi del mondo.

questo progetto di ricerca dimostra come il prosecco possa diventare un veicolo per la diplomazia italiana. Tramite l’implementazione di strategie di eno-gastrodiplomazia si possono ottenere risultati positivi non solo dal punto di vista economico ma anche socio-politico». Insomma, dopo la pizza e gli spaghetti, ecco una bevanda doc. Che è in grado di trainare non solo l’economia, ma anche la politica e la società. Mettendo, magari, d’accordo con un cin cin anche le posizioni più distanti. In occasione di un veloce aperitivo o di una cena di lavoro. Ma non solo. «Il prosecco - prosegue il neo laureato incarna la sociabilità, la socievolezza, la capacità di trovarsi assieme, la solarità degli Italiani».

UTILITÀ «Con tutti i limiti del caso spiega Giovanni Campostrini -

UN 23ENNE VENEZIANO HA DIMOSTRATO COME SIA DIVENTATO UN SIMBOLO CULTURALE E IDENTITARIO

L’UNIVERSITARIO Campostrini e la tesi sul Prosecco

NEGLI USA E le interviste effettuate dal-

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III

Primo Piano

Sabato 13 Luglio 2019 www.gazzettino.it

«Il museo? E’ tutto pronto E in città il tiramisù point» La formula di Paolo Lai: video, etichette, percorsi sensoriali ed olfattivi In via Trevisi apre un negozio -accademia del dolce nato alle Beccherie `

LE NOVITA’ TREVISO Centomila euro di investimento, i tre consorzi coinvolti oltre a decine di etichette, percorsi visibili e olfattivi: il museo del Prosecco esiste già. Tutto il materiale è stivato in un capannone alle porte della città in attesa di essere collocato nella sede scelta. Ma le proposte per connotare Treviso come capitale delle eccellenze alimentari si moltiplicano. In vicolo Trevisi, nel cuore della città, in autunno aprirà un tiramisù point.

LA FORMULA

Prosecco.

LE REAZIONI Le parole di Zanini hanno raccolto un buon consenso. Il sindaco Conte si è dimostrato molto interessato: «Un progetto da approfondire e che si sposa bene

direttore del “consorzio di tutela della doc prosecco”.

LA SCELTA Ma perché il neo laureato ha scelto proprio il prosecco e non un altro vino o cibo italiano? «Negli ultimi quindici anni prosegue - le importazioni di

con le nostre idee». Ma anche dalle altre componenti della maggioranza sono arrivati riscontri positivi. Adesso però bisognerà passare dalle parole ai fatti. Il che vuol dire predisporre un progetto articolato e indicare le fonti di finanziamento. Il sindaco è ben disposto ad andare avanti, ma vuole atti concreti e in tempi celeri. L’effetto “Unesco” è molto forte adesso: sarebbe un delitto far passare troppo tempo e perdere occasioni forse irripetibili. Paolo Calia

prosecco in America sono aumentate del 500 per 100. Ha superato anche lo champagne. Mi interessava capire se fosse solo una questione di marketing». Evidentemente, però, non è così. Perché nel colore del prosecco c’è, probabilmente, il calore del sole italiano, nel suo sapore la frizzantezza vivace del bel paese. «Nello svolgimento del lavoro mi sono meravigliato di quanto sia riconosciuto come simbolo culturale, in Italia e all’estero». E del resto lo stesso consorzio del prosecco nell’intrecciare i suoi rapporti internazionali si fa anche veicolo di cultura e di promozione della cultura italiana. «Basti pensare al sostegno al restauro di un importante dipinto a San Pietroburgo: “Il ritratto di coniugi” di Lorenzo Lotto. È anche per questo che il prosecco può diventare un veicolo per promuovere pure altri aspetti della cultura italiana all’estero. Penso ad esempio alle biotecnologie”. Perché, di fronte ad uno spritz, si può parlare di tutto. Di arte, di letteratura, di scienza. In una parola, di Italia e italianità. Laura Bon

Sarà un luogo interamente dedicato al turista dove si potrà degustare il celebre dessert ma soprattutto vivere un’esperienza esclusiva insieme agli chef. Prenotando in maniera semplicissima, il visitatore potrà assicurarsi due ore di cucina con i maestri pasticceri per imparare a realizzare il perfetto tiramisù trevigiano. Un’accademia in miniatura dove incontrare in maniera autentica il dolce delle meraviglie. La proposta esce ancora una volta dal cilindro delle Beccherie, culla del tiramisù trevigiano. «Treviso non è solo la tavola di Venezia- sottolinea infatti Paolo Lai- dobbiamo essere pronti al nuovo turismo Unesco. Diventare la Mecca dell’enogastronomia tipica, il paradiso glocal delle eccellenze alimentari». Ma il turista di fascia medio alta che arriva in città non vuole più essere passivo. «E’ finita l’era dell’accumulo. Il visitatore desidera tornare a casa con esperienze, e quindi la possibilità di diventare un esperto di tiramisù può essere un’idea vincente». C’è un futuro che vedrà la città ad essere crocevia di flussi: dalle Olimpiadi di Cortina del 2026 alla nuova rotta Unesco, il capoluogo deve ritagliare per sé un luogo di rispetto. «Ci avevamo pensato intercettando già il boom di interesse nei confronti delle bollicine-riprende Paolo Lai- oggi, nel dopo Baku, i consorzi ci hanno

LA PROPOSTA VALDOBBIADENE Le Colline del Prosecco Superiore diventeranno meta futura di turisti da tutto il mondo. Ma come orientarsi tra rive e filari? Giovanni Carraro una risposta ce l’ha. “Prealpi flash” non segna solo il suo ritorno in libreria, ma propone una guida digital al nuovo sito Unesco. Uscirà ad aprile 2020 per De Bastiani e si candida a diventare uno strumento irrinunciabile per vivere l’esperienza delle Prosecco hills oggi Patrimonio dell’Umanità. Ma non è solo un valido racconto di viaggio, il prossimo libro di Giovanni Carraro è un prodotto che unisce storia e tecnologia. E aiuta il turista ad orientarsi nel microcosmo della core e della buffer zone grazie all’uso del GPS.

TECNOLOGIA «Un libro, per quanto sia ben scritto, non può mai guidare perfettamente l’escursionista se manca la segnaletica in montagna. Per risolvere questo problema interviene la tecnologia, il GPS in particolare, che ci permette di seguire la traccia cari-

LA NOVITÀ In vicolo Treviso aprirà il tiramisù-point, negozio interamente dedicato al dolce trevigiano

contattato per collaborare in maniera concreta anche sotto il profilo finanziario alla realizzazione del Museo». Ma il progetto di base già esiste.

IL PIANO Un investimento importante che nel 2017 si è tradotto in una mostra da migliaia di vivitatori. Il concetto di base di Prosecco&Superiore è anzitutto quello di riunire i tre consorzi: l’ambizione è raccontare il mondo del prosecco attraverso tre identità diverse. Il percorso, sviluppato con il coordinamento scientifico di Diego Tomasi del consorzio di ri-

cerca in agricoltura e in collaborazione con i consorzi di tutela Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore, Montello e Colli Asolani e Prosecco doc, Associazione italiana sommelier del Veneto e Unindustria Treviso, ha la prerogativa di fondere la mostra tradizionale con le innovazioni tecnlogiche digitali per far conoscere il Glera, che sta alla base del suo successo. Si parte dall’esperienza del terroir: si tocca la terra dei diversi ambienti, dalla pianura alla collina e si capisce come il suolo influenzi il vino. Poi la parte olfattiva: il museo propone l’esperienza di 10

Alla scoperta delle colline con libro e GPS PAESAGGIO Giovanni Carraro immerso nello stupendo scenario delle colline patrimonio dell’Umanità

LA GUIDA DIGITAL DI GIOVANNI CARRARO PER PERCORRERE GLI ITINERARI PATRIMONIO DELL’UMANITÀ

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cata sul nostro smartphone o nell’orologio da polso - spiega Carraro, guida, appassionato di montagna, videomaker e autore di tre volumi - In tanti anni di lavoro ho mappato tutto il territorio da me raccontato e metto a disposizione centinaia di tracce GPS. Il digital è spesso sinoni-

profumi che raccontino tutto il prosecco, dal Doc alla cru del Cartizze. Le cuffie restituiscono la storia della vendemmia eroica, tracciano le vite di alcuni dei più celebri viticoltori del territorio. Poi ci sono le parti scientifiche che tracciano la storia del glera, il metodo Charmat e il futuro di questo vino attraverso le varietà resistenti. Ma il museo cercherà di radunare tutte le etichette del territorio. Un impegno enciclopedico, necessario tuttavia per poter firmare un lavoro globale sull’universo delle bollicine made in Treviso. Elena Filini

mo di comodità. Ma la tecnologia significa anche salvare la vita: con lo smartphone in pochi secondi possiamo fornire le coordinate geografiche del punto in cui ci troviamo e le tracce GPS ci permettono di non uscire dal sentiero».

LETTERATURA E WEB L’idea di Carraro è quella di vivere e osservare la montagna a 360° grazie ai nuovi mezzi di comunicazione, partendo certamente dalla carta stampata di un libro o della mappa topografica, ma integrando anche il web che dia a disposizione le tracce GPS e altro. Il libro racconterà l’itinerario Unesco in maniera sintetica invitando l’escursionista-lettore a collegarsi al web per completare la visione tramite slideshow fotografico dettagliato del giro e traccia GPS da caricare nello smartphone. Chi compra il libro ha infatti diritto all’accesso del portale web con password. «Mi auguro - conclude l’autoreche questo possa essere una valida proposta da offrire alla massa di visitatori che arriveranno nei prossimi anni in Veneto grazie ad UNESCO». E.F.


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Primo Piano

Sabato 13 Luglio 2019 www.gazzettino.it

La riforma delle Regioni LO STALLO VENEZIA Il giorno dopo lo strappo tra Lega e M5s sull’autonomia differenziata, ai leghisti tocca precisare. Dire che nessuno ha mai parlato di “gabbie salariali”. Che il Veneto e la Lombardia non vogliono differenziare gli stipendi degli insegnanti, ma prevedere incentivi per quei maestri che accetteranno di andare nelle scuole in località disagiate. Tocca al ministro dell’Istruzione, il leghista Marco Bussetti, puntualizzare: «Le norme generali sull’istruzione previste in Costituzione non si toccano assolutamente, la scuola rimane quella che è, non c’è il rischio di creare una scuola di serie A e di serie B». Ed è curioso che a rilanciare sia un deputato bellunese di opposizione, l’ex segretario veneto del Pd Roger De Menech: «Come possiamo mettere sullo stesso piano, di relazioni professionali e di possibilità di carriera tra il docente di un liceo di Padova e l’insegnante di una scuola media ad Auronzo di Cadore? Sono oggettivamente due cose diverse e come tali vanno riconosciute, in primo luogo economicamente. Chi lavora in situazioni di disagio e in località isolate - dice De Menech - deve essere pagato di più». Dopo lo strappo di giovedì mattina, ci sarà un’altra riunione politica, ma ancora non si sa quando. Tutto è nelle mani del premier Giuseppe Conte. Che assicura: il Parlamento sarà coinvolto. «Non è ancora arrivato il momento del confronto finale, che ci sarà con i governatori - ha detto Conte - poi avremo una pre-intesa, non definitiva, che invieremo al Parlamento, perché è giusto che sia coinvolto prima di una intesa formale sottoscritta», mentre «non è giusto mettere il Parlamento di fronte a una alternativa prendere o lasciare con una legge da approvare o meno». Confida nel premier il governatore del Veneto: «Ben venga la posizione del presidente del Consiglio che avoca a sé la pratica - ha detto Luca Zaia d’altra parte questa è una partita tutta del Consiglio dei ministri

FONTANA: CONFUSIONE SULLA SCUOLA BONACCINI: APPLICARE A TUTTI IL MODELLO DELL’EMILIA ROMAGNA

Autonomia, prove di pace Il caso nelle mani di Conte Strappo Lega-M5s, il premier convocherà `Istruzione, chiarimenti del ministro Bussetti: un’altra riunione. Zaia: bene, la pratica è sua niente gabbie salariali per i prof, solo incentivi `

che deve elaborare al suo interno una proposta di intesa che ci proporrà come alternativa alla nostra».

L’INTERVENTO

MINISTRO Marco Bussetti (foto ANSA)

Ma intanto bisogna chiarire quali sono le richieste delle Regioni sul fronte dell’istruzione. Il ministro Bussetti dice che la scuola come è organizzata oggi è quella che ci sarà anche domani, che i programmi non si toccano, non è prevista nessuna gabbia salariale, né si vuole alcuna regionalizzazione della scuola. C’è semmai, dice, «la possibilità di incentivare, con iniziative mirate, alcuni aspetti della scuola» e alcuni territori, per esempio quelli più difficili da raggiungere, ma «non esisteranno le graduatorie regiona-

I numeri dell'autonomia I fondi statali che saranno trasferiti al Veneto

SPESA DIRETTA Costi sostenuti dallo Stato per i servizi svolti sul territorio (milioni di euro) E. Romagna

4.797 2.460

Veneto

FONDI AGLI ENTI LOCALI Risorse trasferite direttamente dallo Stato agli enti locali (milioni di euro) E. Romagna

34 1.645 886

Lombardia

Veneto

TRASFERIMENTI ALLA REGIONE Contribuzioni statali attualmente assegnate alle Regioni (milioni di euro) E. Romagna Lombardia

Veneto

441 66 437

VALORE TOTALE FUNZIONI

Consiglio di Stato

Totale complessivo della spesa storica sostenuta dallo Stato (milioni di euro) E. Romagna

Presidi, accolto il ricorso del Miur: va avanti il concorso per 2050 posti Può andare avanti il concorso per il reclutamento di 2050 dirigenti scolastici che era stato annullato dal Tar del Lazio. Il via libera arriva dal Consiglio di Stato che ha accolto l’appello del Miur per sospendere, in attesa del merito, la sentenza con la quale in primo grado era stato accolto il ricorso di alcuni candidati per incompatibilità di tre componenti delle sottocommissioni incaricate della valutazione delle prove scritte. Ora la selezione può continuare. Per i giudici, infatti, «a prescindere dal merito delle questioni devolute in appello e da ogni valutazione sull’effettiva portata

102

Lombardia

invalidante dei vizi dedotti (segnatamente dei vizi riscontrati dal primo giudice) … deve ritenersi preminente l’interesse pubblico alla tempestiva conclusione della procedura concorsuale, anche tenuto conto della tempistica prevista per la procedura di immissione in ruolo dei candidati vincitori e per l’affidamento degli incarichi di dirigenza scolastica con decorrenza dal 1. settembre 2019». Via libera quindi alla prova orale per completare il reclutamento. L’udienza per il verdetto finale è fissata al 17 ottobre, quando la scuola sarà già iniziata.

557 6.508

Lombardia

3.783

Veneto

I DIFFERENTI APPROCCI DELLE REGIONI

Emilia Romagna Lombardia Veneto

spesa diretta fondi agli enti locali trasferimenti alla regione

1%

LA RICERCA VENEZIA 10,9 miliardi di euro. È questa la posta in gioco dell’autonomia differenziata. Se il Veneto riuscirà ad ottenere tutte le 23 materie, si troverà a gestire 3,7 miliardi di euro. La Lombardia, con le sue 20 materie, avrà 6,5 miliardi. L’Emilia Romagna, che di materie ne ha chiesto solo 16 e, soprattutto, non ha reclamato il personale dell’istruzione, avrebbe 577 milioni. Per un totale, appunto, di quasi 11 miliardi. Ma anche con materie e risorse in più, il divario esistente con la Baviera o i Paesi Baschi non sarebbe annullato. Sono i dati dello studio “Autonomia per lo sviluppo” elaborato dal centro studi Sintesi per la Cna Veneto e presentato ieri a Palazzo Ferro Fini, sede del con-

siglio regionale. Per la Cna, alla luce del Rapporto, l’autonomia che le tre Regioni stanno contrattando con il governo deve costituire una leva per stimolare la crescita economica e aumentare il livello di competitività delle imprese. In quest’ottica - è stato detto - l’autonomia diventa uno strumento al servizio delle Regioni per intervenire in maniera mirata e più incisiva sul gap infrastrutturale che penalizza le imprese.

LO STUDIO DELLA CNA: «L’OBIETTIVO È AUMENTARE LA COMPETITIVITÀ DELLE NOSTRE IMPRESE»

12% 71% 63%

12% istruzione

25%

72%

23% territorio

76%

1% 1% 1%

infrastrutture

11%

74%

24%

65%

In palio undici miliardi di euro ecco le ricadute economiche per Venezia, Milano e Bologna

ISTRUZIONE PRIMO AMBITO DI SPESA

servizi generali

6% cultura /sport

18% Lombardia

Veneto

Elaborazioni su dati Ragioneria Generale dello Stato e altre fonti istituzionali

sviluppo economico

8% 2% 3%

0,3%

I NUMERI

Pavanello (Anci Veneto)

«I Comuni al fianco del governatore» VENEZIA «Lo stop di giovedì è stato brusco ed inaspettato. E la reazione del ministro Stefani e del presidente Zaia è stata giustamente molto dura». È quanto afferma la presidente di Anci Veneto, Maria Rosa Pavanello. Che esprime un auspicio: «Mi auguro che si torni presto a discutere in modo sereno e riprenda il percorso della riforma che serve a tutto il Paese. Siamo d’accordo con il presidente Zaia che non vuole accordi al ribasso». Dello scontro sulla scuola, la presidente di Anci Veneto rimarca: «La nostra regione è sotto organico sia per

quel che riguarda gli insegnanti che per la dirigenza. La proposta del presidente della Regione su questo fronte vuole migliorare questo deficit ed è stata condivisa anche con i Comuni. Non vi è nessuna volontà di spaccare l’Italia o di creare un’istruzione eccellente al Nord ed una più scadente al Sud. Tutt’altro, si vuole risolvere un problema che non nasce oggi, che è “storico!». Pavanello ricorda che l’Anci Veneto ha condiviso la proposta di Zaia: «Continuiamo a sostenere l’autonomia e ci auguriamo che si possa concretizzare al più presto».

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22%

9% Emilia Romagna

li», la volontà non è certo quella di procedere ad una «regionalizzazione della scuola», del resto l’autonomia scolastica «è già prevista da quasi 20 anni. Stiamo solo dando delle opportunità, non introducendo novità», In Veneto, rispolverando l’audizione in Commissione parlamentare dello scorso aprile, si sottolinea che «si vuole dar vita ad un modello organizzativo che consenta di soddisfare i bisogni di famiglie e studenti in primo luogo attraverso il superamento delle carenze di organico che fino ad oggi hanno fortemente penalizzato la regione». In Lombardia il governatore Attilio Fontana ribadisce che «sull’autonomia scolastica c’è un po’ di confusione» e cita la sentenza 13 del 2004 della Corte Costituzionale «dove la stessa Corte diceva che l’organizzazione, l’assunzione autonoma, la possibilità di costituire degli albi regionali degli insegnanti, è del tutto legittima. Se per caso l’accordo su questo ambito non si dovesse trovare - annuncia Fontana - ebbene lo farò ugualmente, autonomamente sulla base della sentenza della Corte Costituzionale. Perché i medici vengono già assunti a livello regionale e gli insegnanti no?». Anche il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, rivendica di aver chiesto maggiore autonomia per la propria Regione, ma per lui la scuola deve rimanere «nazionale». A mediare è il governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini: «Il nostro progetto di autonomia non incrina in alcun modo il sistema nazionale d’istruzione». E invita il premier: si impieghi per tutti il modello lanciato da Bologna per superare lo stallo sull’autonomia. Alda Vanzan

Dalla ricerca emerge una competizione sempre più serrata tra le Regioni europee. Il budget del Baden-Württemberg, il “minore” dei Länder presi in considerazione, è pari al doppio del bilancio della Lombardia, che è la “maggiore” delle tre Regioni italiane esaminate. Il divario si manifesta in tutta la sua evidenza considerando la spesa media per abitante, che nelle nostre tre Regioni si attesta tra i 2.300-2.400 euro, a fronte dei 4.700 euro dei Paesi Baschi e 4.400 euro del Baden-Württemberg e del Nordreno-Vestfalia. Il gap risulta ancora più accentuato con riferimento alle spese in conto capitale, che oscillano tra gli 88 euro dell’Emilia Romagna ai 132 per abitante in Veneto, ben poco rispetto ai 529 euro dei Paesi Ba-

schi e dei 466 euro della Baviera. Lo studio ha evidenziato che dal 2010 sono stati persi 2,3 miliardi di trasferimenti statali. Ma è stato anche evidenziato l’interesse crescente che c’è per l’autonomia differenziata se si considera che solo Abruzzo e Molise non hanno chiesto l’applicazione dell’articolo 116 della Costituzione: «La diffusione dell’interesse per il regionalismo differenziato - ha detto Alberto Cestari di Sintesi - contraddice lo scenario negativo tracciato da coloro che affermano che rischierebbe di «spaccare il Paese». Se l’autonomia andrà in porto, con maggiori competenze e relative risorse (e qui va detto che l’istruzione pesa per il 63% in Veneto e per il 71% in Lombardia), i bilanci regionali aumenterebbero in media del 22%. Ma - è la considerazione finale - l’attuazione del regionalismo differenziato se accrescerà la capacità di spesa, non colmerà però il gap con le regioni europee. (al.va.) © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Nordest

TEMPESTA VAIA, PROROGA PER I BANDI Tempesta Vaia, la Regione Veneto proroga al 31 ottobre 2020 il termine per investimenti su sentieri, foreste e miglioramento montano

Sabato 13 Luglio 2019 www.gazzettino.it

La Corte dei conti promuove il Veneto Il rendiconto 2018 della Regione parificato senza eccezioni `Per la prima volta il rito non si è svolto in Prefettura Rilievi sui derivati e sull’alto numero di dirigenti: 1 ogni 12 La scelta del presidente Buscema apprezzata da Zaia `

IL GIUDIZIO VENEZIA Due i primati del giudizio della Corte dei conti sul rendiconto 2018 della Regione Veneto. Il primo è che anche il procuratore generale Paolo Evangelista, al di là di una serie di rilevi e annotazioni, ha chiesto la parifica del rendiconto senza nessuna esclusione. Il che è una novità perché negli anni passati c’era sempre qualcosa che non andava bene, a partire dal canone di locazione finanziaria per l’acquisto dell’ex palazzo della Stazione a Venezia. La seconda novità è che per la prima volta il rito della parifica con i giudici contabili in toga e tocco col pon pon, l’ingresso della corte con tutto il pubblico in piedi, i carabinieri in alta uniforme - si è tenuto non in Prefettura, ma a “casa” della Corte dei conti, nel restaurato Palazzo dei Camerlenghi, ai piedi del ponte di Rialto. Ed è una novità che non è passata inosservata. Per l’occasione a Venezia è arrivato il presidente della Corte dei conti, Angelo Buscema. È stato lui a volere il cambio di sede. «Il prefetto non me ne voglia - ha detto Buscema sorridendo a Vittorio Zappalorto - ma abbiamo voluto essere nella nostra sede». Concetto che non è sfuggito al governatore del Veneto, Luca Zaia: «Grazie per averci convocati qui, fare la parifica del Veneto in casa del Governo, tra l’altro in una Regione che chiede l’autonomia...». E ha guardato il bassorilievo appeso alla parete: «Col Leone “in moeca” (il medaglione, ndr) ci sentiamo più a casa». Quanto al rendiconto 2018 della Regione Veneto, vanno segnalati cinque aspetti, come emerso

VENETO SVILUPPO: I SOSTEGNI ALLE AZIENDE POTREBBERO CONFIGURARSI AIUTI DI STATO

L’UDIENZA TRIESTE Un rendiconto generale per l’esercizio 2018 «affidabile ma con criticità». La Sezione di controllo della Corte dei conti “bacchetta” la Regione Friuli Venezia Giulia soprattutto sul fronte sanitario a fronte di «un andamento economico consolidato contraddistinto da una crescita dei costi pari al 2,66% rispetto al 2017 e con una spesa dedicata ad un crescente finanziamento degli enti». A fronte di tale crescita «fa riscontro – riferisce il magistrato relatore Marco Randolfi – un governo economico del sistema regionale che si pone in modo non conforme agli obblighi di contenimento della spesa, prevista dalla normativa nazionale vigente» e oltre a ciò «si evidenzia la ne-

Sezione di controllo

E a Venezia arriva Salvatore Pilato Cambio al vertice della Sezione regionale di controllo della Corte dei conti per il Veneto: Diana Calaciura Traina cede il posto a Salvatore Pilato. A darne l’annuncio è stato ieri, prima del giudizio di parificazione sul rendiconto generale della Regione del Veneto, il presidente della Corte dei conti Angelo Buscema. Pilato prenderà servizio a giorni. © RIPRODUZIONE RISERVATA

dalla relazione di Maria Laura Prislei e Amedeo Bianchi, oltre che del procuratore Evangelista. Il primo: il disavanzo è stato ridotto, era -2.868 milioni nel 2016, nel 2018 -2.210 milioni. Bene i pagamenti. Meno bene la nuova “Cabina di regia per le autonomie locali del veneto”: non sono chiari ruoli e competenze, senza contare il fatto che il Cal - Consiglio delle autonomie locali - è stato sì istituito, ma a tutt’oggi non è operativo. (Tra parentesi: sindaci e partiti ancora non si sono messi d’accordo su chi deve fare il presidente). Aumentati invece i tributi a carico dei cittadini, ma per dinamiche nazionali: «Fortemente in crescita rispetto al triennio».

I RILIEVI Secondo aspetto: il personale. Anche qui giudizi lusinghieri, tranne che per un rapporto che poi non è sfuggito all’attenzione dell’opposizione: in Regione Veneto ci sono troppi dirigenti, uno ogni 12 dipendenti. Terzo aspetto, il settore sanitario. «La Regione Veneto - dice la Corte dei conti - rientra tra quelle “virtuose” in quanto in regola con gli adempimenti regionali fissati a livello nazionale e quinti destinataria di finanziamento aggiuntivo o “quota premiale” per un importo di 6.889.819 euro». I rilievi emergono al capitolo 4, quello relativo agli enti strumentali e alle società partecipate. Bene l’istituzione della Direzione Partecipazione Societarie, dice la Corte dei conti. Bene la dismissione di 6 società, mentre 9 vengono mantenute. Tra queste c’è la finanziaria Veneto Sviluppo e qui c’è da capire se il sostegno alle imprese non costituisca aiuti di Stato. Infine, lo stato patrimoniale: aveva un valore negativo nel 2016 (-722 milioni), nel 2018 è diventato positivo (+2,2 miliardi).

E i magistrati bacchettano il Friuli «I costi in sanità crescono troppo» cessità di un miglioramento della governance complessiva del sistema sanitario per misurare qualità, efficacia ed efficienza ma soprattutto controllo della spesa in un’ottica di modello gestionale basato su indicatori definiti dai livelli essenziali di assistenza».

IN AUMENTO ANCHE IL DEBITO FEDRIGA: «PRONTI AI CONTROLLI PERCHÉ LA SPESA SIA PIÙ EFFICIENTE»

Commenta il governatore Massimiliano Fedriga: «La riforma della sanità non è un vezzo di questa Giunta ma una necessità perché il percorso intrapreso in passato è stato certificato come fallimentare anche dal punto di vista dei conti: oltre a ridurre i costi, il nostro scopo è la prontezza di controlli sulla spesa perché sia più efficiente».

I DATI

GOVERNATORE Massimiliano Fedriga

Ad aumentare è anche la consistenza totale del debito che passa da 357,68 milioni al 31 dicembre 2017 a 382,07 milioni nel 2018 «principalmente a causa del subentro nei mutui e nei prestiti obbligazionari dell’ex provincia di

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SANITÀ

Riferendosi al rilievo sui derivati (su cui sono intervenuti anche Ruzzante e Bartelle: «Nel 2018 ci sono costati quasi 9 milioni»), Zaia ha spiegato: «Siamo la Regione con il minor tasso di indebitamento, poco più del 2%. Per quanto riguarda l’aspetto dei derivati il cui peso è indicato dalla Corte in 50 milioni l’anno, va ricordato che quando i tassi di mercato sono bassi i derivati pesano negativamente, ma quando i tassi si alzano il peso è positivo. Abbiamo fatto come per il mutuo di una casa: una parte a tasso fisso e una a tasso variabile, un equilibrio che garantisce che i debiti per realizzare opere pubbliche sono assolutamente sotto controllo. Questo in una Regione tax free che non chiede ai suoi cittadini un euro in più rispetto alle tasse nazionali, lasciando ogni anno nella loro tasche un miliardo 179 milioni di euro». Alda Vanzan

VENEZIA La giunta regionale del Veneto ha approvato nuove indicazioni operative per l’erogazione delle prestazioni di Procreazione Medicalmente Assistita (Pma), sia omologa che eterologa, con lo scopo di renderne più agevole e meno costoso l’utilizzo da parte delle coppie che desiderano procreare, ma faticano, o sono impossibilitate a farlo in modo naturale. «È una scelta di civiltà alla quale teniamo molto», ha detto il governatore Luca Zaia. Il documento prevede, tra l’altro, l’accesso alla diagnosi genetica preimpianto per le coppie ad elevato rischio riproduttivo e incarica il Direttore generale dell’Area Sanità e Sociale di istituire un gruppo di lavoro che elaborerà un protocollo per la diagnosi genetica preimpianto e individuerà i Centri del Veneto dove la si potrà eseguire. Per quanto riguarda la donazione dei gameti, si intende favorirla attraverso forme di facilitazione per chi intenda donare ovociti o spermatozoi, pur senza accedere alla Pma, come atto volontario. In questo caso, le donatrici e i donatori saranno esentati dalla compartecipazione alla spesa per gli esami e le visite inerenti la valutazione di idoneità. Esenzione anche per i pazienti con patologia tumorale che siano in età fertile e con prognosi favorevole a lungo termine che desiderano preservare la loro fertilità ma che, sottoponendosi alle terapie farmacologiche, radioterapiche o chirurgiche, rischiano di compromettere la fertilità futura.

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I DEBITI

PUBBLICA UDIENZA Ieri a Palazzo Camerlenghi la parifica del rendiconto 2018 della Regione Veneto

Procreazione assistita calano le tariffe

Udine oltre che a causa dell’assunzione di un nuovo mutuo regionale per 19,96 milioni di euro» precisa la magistratura contabile che invita l’Amministrazione regionale «ad un miglior rispetto delle procedure sia amministrative che contabili, ad una più puntuale attenzione verso le scadenze temporali normativamente previste e all’effettuazione di controlli effettivi prima di procedere a ciascun pagamento». Per quanto riguarda l’indebitamento, nonostante il limite venga rispettato, la Sezione «continuerà ad effettuare un vigile controllo volto a verificarne la sostenibilità degli effetti finanziari». Aumentano infine del 2,16% nel 2018 le entrate tributarie: una crescita influenzata soprattutto dal gettito dell’Irap (+14,02% pari a 68,7 milioni). Elisabetta Batic © RIPRODUZIONE RISERVATA

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IL GIORNALE DI VICENZA Sabato 13 Luglio 2019

VENETO

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PADOVA.Bruciaunallevamentodigalline

TRATTATIVA IN STALLO. Il presidente della Regione però rilancia al premier: «Noi attendiamo che il governo ci faccia la sua controposta sui testi»

Autonomia,Zaia:«Nonconcordocon Conte» INVIATO A VENEZIA

«Rispetto la posizione del premier Conte ma non la condivido». Replica immediata, dal governatore Luca Zaia, alle sorprendenti affermazioni del presidente del Consiglio,

Giuseppe Conte (nella conferenza stampa in cui ha presentato anche il neoministro agli Affari europei Lorenzo Fontana): «Non posso trasferire tutte le materie e competenze che mi vengono richieste, se no avremmo uno Stato senza competenze». E Zaia, rispondendo ai giornalisti, pur con fair play ribatte: «Se il presidente del Consiglio dice questo, l’unica cosa che può fare è modificare la Costituzione, che oggi prevede 23

materie per l’autonomia, che sono elencate per titoli per cui poi dipende dal contenuto che vuoi dare a ciascuna di queste materie. Non è assolutamente vero che “si slabbra” tutto, che si demolisce lo Stato: lo dicono autorevoli costituzionalisti, non “giovani marmotte”». Zaia comunque non chiude la porta e prova a rimettere il treno nei binari: «Il travaglio ci sta: stiamo parlando di una grande riforma. Ma ne-

gare l’autonomia al Veneto e alle altre Regioni è condannare il Sud al medioevo e portare all’agonia le nostre. Bisogna ripartire dall’autonomia e dal rispetto dei cittadini, io non posso tollerare che si prendano in giro i cittadini che hanno votato il referendum e si parli ancora di secessione dei ricchi, Regioni di serie A e B e altro. Noi rispettiamo la Costituzione, e ci sono dieci Regioni che chiedono l’autonomia. Se qualcuno

non si è accorto che il vento sta cambiando, è bene che inizi a leggere le carte». In attesa che venga convocata una nuova riunione di governo, Zaia ritraccia quindi il percorso e si affida proprio a Conte: «Ben venga la posizione del presidente del Consiglio che avoca a sè la pratica». Anche l’altra sera in effetti Conte ha chiarito: «Sull’autonomia stiamo dedicando impegno con una sorta di pre-consigli allargati. Riten-

IL GIUDIZIO DELLA CORTE DEI CONTI. Zaia “provoca” sulle partecipate: «Sarei stato più crudele»

«Regione,in 7annipuoi azzerareildisavanzo» Daigiudicicontabiliuna raffica divotimigliorati sulbilancio graziesoprattutto alnuovocalo del“rosso”ereditato dal passato Piero Erle

INVIATO A VENEZIA

«Merita di essere segnalato il trend positivo di riduzione del disavanzo»: era calato da 2,86 miliardi a 2,55 nel 2017, adesso «con un ulteriore miglioramento» è sceso di altri 343 milioni a 2,21: «Qualora il saldo della gestione si confermi nei prossimi anni nella medesima dimensione» in sette anni la Regione potrebbe arrivare ad azzerare il suo storico disavanzo. Lo dice sottolineando con enfasi questa possibilità di certo non comune, il procuratore Paolo Evangelista della Corte di conti che ieri a palazzo Camerlenghi ha dedicato al bilancio della Regione Veneto una requisitoria dai toni così positivi come forse mai era avvenuto negli anni precedenti. Tanto che lo stesso governatore Luca Zaia, presente con moltissimi esponenti della Regione compreso il vice Gianluca Forcolin, titolare del bilan-

cio, si lascia scappare - in fase di “difesa” al microfono di fronte alla Corte presieduta dal presidente nazionale Angelo Buscema - sulla questione delle società partecipate che resta sotto esame: «Magari sarei stato anche un po’ più crudele, se l’avessi scritta io la requisitoria. Sulle partecipate e sul patrimonio sono lì tutti i giorni che batto: negli enti, tutti, c’è un tesoretto di immobili non più funzionali» da cedere e monetizzare. LA PROMOZIONE. Sia l’analisi

del procuratore, sia quella dei magistrati “di controllo” Maria Laura Prislei e Amedeo Bianchi, hanno riconosciuto alla Regione un ampio miglioramento nella gestione del bilancio, grazie anche all’introduzione di sistemi informatici che hanno reso tutto molto più chiaro ed efficiente. Nei documenti si parla di «perfetto pareggio tra entrate e spese» per il bilan-

LaCorte deicontiriunita ieriper ilgiudiziodiparifica sulla Regione

L’opposizione «MACISONOPROBLEMI: DERIVATIE DIRIGENTI» «Idue titoliderivati sottoscrittidallaRegione finisconoancora sottola lentediingrandimento dellaCorte: nel2018ci sonocostati quasi9 milioni».Cosìi consiglieri PieroRuzzante (Leu)e PatriziaBartelle(Iic) : «PerchéZaia nonha rinegoziatoi duetitoli con lebanche?».Riflettoripuresul numerodi dirigenti rispettoaidipendenti: «La Regioneera giànel 2016 lapeggiore delNord, edè peggiorataancora».

cio preventivo e di tempi rispettati per la sua approvazione, di ottimo indice di tempestività dei pagamenti («addirittura in anticipo di 10 giorni», sottolinea Prislei), di «netto miglioramento» del risultato di amministrazione e anche della contabilizzazione del patrimonio che è la voce più importante di tutti, di obiettivo centrato nel rispettare le direttive di finanza pubblica «con un saldo certificato di 316 milioni tra entrate e spese finali», di posizione «in regola» sull’indebitamento. È stata perfino sistemata la voce di bilancio per il palazzo ex Ferrovie a piazzale Roma. Inoltre la Regione ha «puntualmente adottato gli strumenti» per la gestione del personale (cala l’inciden-

GiuseppeConte eLuca Zaia

SENTENZA. Ilegali: «Ricorso in Cassazione» za di questa spesa su quella globale). E sta un po’ migliorando perfino la gestione degli enti e società partecipate. E per la sanità il bilancio è virtuoso tanto che la Regione si è conquistata 6,8 milioni di “premio” da Roma. COSA NON VA. Alla fine il pre-

sidente Buscema decreta la “promozione” dell’intero bilancio della Regione senza alcuna eccezione. Anche se qualcosa non va ancora. Non va una certa confusione di ruoli tra Cal-Conferenza delle autonomie locali che non è mai stata resa operativa e la “Cabina di regia per le autonomie”. Non va che i derivati costano alla Regione un valore negativo di 50 milioni nel 2018 (Zaia ha ribattuto che rientrano nell’equilibrata diversificazione di investimenti). Non va che aumentano le spese sanitarie per veneti che vanno a curarsi altrove. Non va che ci sia un dirigente ogni 12 dipendenti. Non va che almeno metà spese dell’Arpav, pur pagate dalla sanità, non rientrano nei “Lea-livelli essenziali”. Non è chiaro un accantonamento di 23 milioni per cause legali di personale delle ex Ulss accorpate a quelle nuove. Non va che per le partecipate finora ci siano state solo 12 dismissioni su 68 annunciate, e che il disavanzo nel 2018 di tutta questa assieme di enti-società sia di ben 245 milioni. Ma il voto finale sulla gestione dei soldi dei veneti è ampiamente positivo, non c’è dubbio. E non tutte le Regioni, è altrettanto certo, fanno lo stesso. • © RIPRODUZIONERISERVATA

Mose, secondo grado converdettouguale alprimoprocesso Nienteassoluzione piena perOrsoni ePiva, c’è solo unoscontodi penaper l’imprenditoreCrialese VENEZIA

Niente sconti. La Corte d’appello di Venezia ha deciso, nel secondo grado di giudizio del processo Mose, accogliendo di fatto le richieste della Procura generale. Quindi l’ex sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, e l’ex presidente del Magistrato alle acque, Maria Giovanna Piva, non hanno ottenuto come speravano l’assoluzione piena. Per loro rimane l’assoluzione per una parte dei capi d’accusa e “reato prescritto” per gli altri, come era avvenuto in primo grado. Entrambi dovranno pagare le spese processuali. Il collegio naturalmente ha dichiarato il non doversi procedere per l’ex ministro Altero Matteoli per «reato estinto per morte dell’imputato» (revocate «le corrispondenti situazioni civili»). Per l’imprenditore Erasmo Cinque viene confermata la condanna a quattro anni per corruzione ma gli viene ridotta la confisca di beni a 9 milioni. Infine per l’imprenditore Nicola Falconi scatta il non do-

Unoscorciodel“Mose”

versi procedere per prescrizione del reato mentre per l’ex presidente di Adria infrastrutture, Corrado Crialese, la pena è stata rideterminata in un anno e otto mesi. A tutti gli imputati vengono accollate le spese processuali mentre Cinque, Falconi e Crialese hanno visto una diminuzione di quanto dovuto, a vario titolo, alle parti civili. Il pm Alessandro Severi: «Tutte le richieste dell’accusa sono state accolte». E il procuratore Stefano Ancillotto: «Le accuse erano solide». Il legale dell’imprenditore Cinque, avv. Marco Vassallo, preannuncia ricorso in Corte di cassazione. Intanto dai quotidiani veneziani è emerso che le cerniere del Mose sono logorate e vanno sostituite. Altra spesa. •

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Ilpremier:«Nonpossodare tuttelemateriechieste» Ilgovernatore:«Sonoquelle cheprevedelaCostituzione»

go che la migliore garanzia per buona riforma sia instaurare un contraddittorio tra tutti per dare un contributo, poi mi riservo io le valutazioni per procedere bene nei vari passaggi». E scandisce: Si concede a una Regione ciò che è concedibile a tutte le altre se e quando lo chiederanno». E Zaia gli rilancia la palla: «È il Consiglio dei ministri che deve elaborare al suo interno una sua proposta d’intesa che ci presenterà come alternativa alla nostra proposta che abbiamo presentato molto tempo fa. A quel punto ci ritroveremo». Per firmare oppure no. • P.E.


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L'ARENA

Sabato 13 Luglio 2019

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ILLEADERDELLA LEGA. InquattromilaaOppeano alla festadelpartito, conospiteil ministrodell’Internoe vicepresidentedel Consiglio,oltrea Fontanae anchea Zaia

AutonomiaeTav, l’urlo diSalvini

«Bastaritardi, vannofattesubito. Masonofiducioso.L’Europa? Cilasci realizzareleopere pubblicheetagliare letasse» Fiducioso sull’autonomia del Veneto, nonostante gli ostacoli a 5 Stelle... «Arriverà». Deciso sulla Tav e sulla Pedemontana veneta: «Si devono fare». Senza paura sugli obiettivi del Governo e «l’Europa ci lasci fare investimenti e ridurre le tasse». Matteo Salvini dà la linea. E il popolo di Oppeano, nella Bassa, roccaforte leghista veronese, tributa al segretario federale del Carroccio, ministro dell’Interno e vicepresidente del Consiglio, un’ovazione. Le frontiere? «Sono stato dal presidente del Friuli Fedriga fa e ho mandato poliziotti ed esercito per controllare anche il confine via terra. Se basteranno i poliziotti bene, altrimenti metteremo anche barriere di protezione fisiche al confine con la Slovenia». Alla festa leghista negli impianti sportivi del Comune della Bassa circa quattromila persone accolgono il leader del partito che ha conquistato il 34 per cento alle elezioni europee del 26 maggio scorso, con il 50 per cento in Veneto e nella provincia di Verona. Salvini arriva con la compagna Francesca Verdini. Accolto dal sindaco di Oppeano Pierluigi Giaretta, leghista, dal consigliere regionale e già sindaco Giancarlo Montagnoli. Presenti il neoministro agli Affari europei e commissario regionale della Lega Lorenzo Fontana, il presidente della Regione Luca Zaia e il sottosegretario alla Salute Luca Coletto, il sindaco scaligero Federico Sboarina, l’assessore e vicecommissario provinciale Nicolò Zavarise. E poi parlamentari, sindaci, militanti. È un’immersione totale nell’humus politico classico del Carroccio. Che mette da parte per un po’, se possibile, il caso dei presunti fondi russi al partito, che sta scuotendo la Lega. Certo, pesano i rapporti politici sempre più tesi con l’alleato di Governo, il Movimento 5 Stelle. «Autonomia e Tav? Sono fondamentali, ma bisogna muoversi», attacca Salvini, anche a margine del suo comizio. «Per l’autonomia bisogna premiare chi merita ed eliminare le inefficienze e tagliare gli sprechi. Ma sono fiducioso». E vicino a lui Zaia aveva ribadito: «L’autonomia è stata votata da due milioni 320mila veneti ed è una necessità, perché vuol dire modernità, mentre il centralismo vuol dire tornare al medioevo e in veneti ne hanno piene le p...di aspettare», dice, davanti al presidente del Consiglio regionale Roberto

«LaLegaalle regionali2020? Fareicartefalse peravere governatore LucaZaia»

Ciambetti. Salvini poi difende e spada tratta la Tav ferroviaria, per tanto tempo sotto la spada di Damocle dell’analisi costi-benefici voluta dal ministro pentastellato alle Infrastrutture e ai Trasporti, Danilo Toninelli. «L’alta velocità sulla linea Brescia-Verona-Vicenza-Padova è l’altro grande obiettivo ed è già troppo in ritardo e si è già perso tempo con l’analisi costi-benefici. Si lavori, dunque, si lasci che la gente lavori e si muova». Salvini, al quarto anno a Oppeano, brinda «con una grappa alla salute di Carola Rackete, la capitana... Piuttosto, grazie a tutti i volontari delle Lega, il Pd deve andare a cercarli nei centri per rifugiati, i volontari». Ricorda i risultati dei maggiori aiuti e dei maggiori mezzi per le forze dell’ordine nell’ambito del decreto sicurezza. Le prossime elezioni regionali, l’anno prossimo? «Siamo orgogliosi intanto di come stiamo amministrando la Regione Veneto, una delle Regioni meglio amministrate d’Europa», dice Salvini. «L’anno prossimo si vota e io da cittadino farei carte false per avere Luca Zaia come governatore. Da chi sarà composta la squadra lo vedremo. Intanto io ringrazio i governatori, i sindaci, i consiglieri e gli amministratori della Lega perché in tutta Italia non saremmo alle percentuali in cui siamo senza di loro». Europa tasto dolente. «Gli europei continuano a escluderci, nel senso che e prime nomine che hanno fatto, dalle presidenze alle vicepresidenze, agli italiani le hanno date al Pd, a Forza Italia, a Fratelli d’Italia, al 5 Stelle, ma hanno escluso soltanto una forza politica, che è la più votata in Europa, e cioè la Lega. Evidentemente hanno paura, ma noi siamo ben determinati a cambiare questa Europa». Come cambiare? «Su alcuni provvedimenti serve l’unanimità di tutti i Governi, come per esempio sull’approvazione del bilancio. In questo momento il voto dell’Italia non c’è, perché il bilancio dell’Europa nei prossimi anni prevede il taglio di tre miliardi per gli agricoltori italiani e io un bilancio così non lo voterò mai. E siccome loro hanno bisogno del nostro voto, o cambiano o si attaccano...». Sulle politiche dell’immigrazione «abbiamo dimostrato che ce la possiamo cavare anche da soli». E ora agli Affari europei c’è il ministro Fontana...«Sono molto contento. Lorenzo è un amico. E comunque: Verona ha il ministro alle politiche europee, Vicenza ha il ministro Erika Stefani all’autonomia e quindi il Veneto è molto ben presidiato». E Fontana, fino a pochi giorni fa alla Famiglia, rilancia: «I cittadini del Veneto vogliono cambiare, con l’autonomia». Dopo il braccio di ferro sulla Tav, con i 5 Stelle è ancora scontro. Salvini chiude e inizia a piovere. •

IlvicepremierMatteo Salvini alla FestadellaLega di Oppeanoha parlato davantiacircaquattromilapersone FOTOSERVIZIO DIENNE

TRA I FAN. In almeno quattromila hanno affollato il prato per ascoltare il comizio del leader arrivato con un’ora di anticipo

Selfieebaci, Matteotogliele transenne E c’è chi invoca un nuovo governo «Viaigrillinimegliola Meloni» Luca Fiorin

Il Capitano Salvini ha fatto il pienone, ieri sera, ad Oppeano. Erano almeno quattromila, infatti, le persone che hanno voluto partecipare all’appuntamento clou della ventiduesima festa della Lega, che si sta svolgendo in una delle roccaforti storiche del Carroccio. Una roccaforte che è rimasta tale, nonostante i cambiamenti che ha attraversato il partito, che pur continuando ad avere come simbolo l’effige dell’eroe lombardo Alberto Da Giussano, è diventato una forza politica nazionale. D’altronde tutti, o quasi, coloro che assiepavano il prato del campo sportivo del Comune della Bassa erano lì per confermare la loro fiducia nel segretario che è riuscito a portare la Lega ad oltre il 34 per cento. Nonostante la lista degli ospiti fosse lunga, andava dal neo ministro alle Politiche Europee Lorenzo Fontana al governatore del Veneto Luca Zaia, non c’è dubbio che la gente fosse tutta lì per Salvini. E lui, che è arrivato in anticipo di un’ora rispetto

Traicacciatori difoto-ricordo treventenni:«Un piacere,manon cipiaccionotutte leideedellaLega»

al previsto, ha ricambiato facendo togliere le transenne che recintavano il tavolo nel quale doveva cenare assieme al suo staff, al sindaco di Verona Federico Sboarina e a vari esponenti regionali della Lega, oltre che con la fidanzata Francesca Verdini, e sottoponendosi di buon grado al rito dei selfie. Anzi, ad ognuna delle tante persone che si sono messe in fila per fotografarsi insieme a lui, ha dato una pacca sulla spalla, una carezza o un bacio. Una disponibilità, la sua, che ai suoi sostenitori faceva sicuramente piacere, visti i sorrisi con i quali ricambiavano. Qualcuno, persino, gli porgeva dei doni in segno di stima. D’altronde, a parlare con la gente, in pochi sembravano avere dubbi sul fatto che il Capitano sarebbe riuscito a dare risposta alle loro aspettative. C’era chi spiegava che comunque egli riuscirà a far approvare l’autonomia - «finora è riuscito a fare tutto quello che aveva promesso, e ci riuscirà ancora», spiegava una coppia della Bassa con le magliette riportanti il leone di San Marco – e chi affermava che comunque questa «è la via da seguire se si vuole tutelare l’economia dei veneti». Qualcuno però si spingeva più in là, come tre signori di Verona, secondo i quali «la Lega deve far cadere l’attuale governo e fare maggioranza con Fratelli d’Italia». Era un popolo in cui tutto sommato i giovani non erano

Illeader dellaLega si concedeallefoto-ricordo

molti, quello di ieri sera, anche se, fra quelli in prima fila sotto il palco, c’erano due ragazzi di 16 ed 11 anni che erano venuti con la mamma, nonostante poche ore dopo dovessero partire per le vacanze, perché fan del Capitano. Un popolo di appassionati, come quelli arrivati dall’Altopiano di Asiago «per non far mancare il sostegno a Salvini». Uniche voci discordi, ma non troppo, tre ragazzi di poco più di vent’anni. «Alcune idee della Lega ci piacciono, altre meno, ma siamo qui per capirne di più», spiegavano. Senza però mancare, per questo, di farsi il selfie con Salvini. «Comunque è un piacere», spiegavano. • © RIPRODUZIONERISERVATA

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Basso Veronese 41

L'ARENA

Sabato 13 Luglio 2019

ADIGE GUÀ. Secondo il sindacato veterinari pubblici le acque di spegnimento dell’incendio potrebbero aver aumentato l’inquinamento della falda

Brevi

«Leschiumeanti-incendio perliquidiinfiammabili comelevernici abasedisolventi prevedonol’uso disostanzeperfluoro-alchiliche»

LEGNAGO FESTIVALDEI CORI ALSANTUARIO MARIANODI PORTO Oggi, alle 18.30, al Santuario della Madonna della Salute a Porto, per il Festival internazionale dei cori, la messa sarà animata dal coro «De Chorale» (Belgio) e dal siberiano «Kadans». Seguirà concerto. E.P.

Rogo a Brendola, nuovo allarme Pfas Le acque di spegnimento dell'incendio della «Isello Vernici» di Brendola, Vicenza, avvenuto lo scorso primo luglio, potrebbero aver incrementato il già rilevante stato di inquinamento della falda acquifera che arriva nel Veronese. Si tratta del giacimento idrico sotterraneo che risulta essere pesantemente contaminato dai Pfas che provenivano dall'azienda chimica Miteni di Trissino, sempre nel Vicentino, e dal quale viene pescata l'acqua che viene distribuita anche in 13 Comuni del Basso e dell’Est Veronese. Acqua che attualmente viene trattata con costosi filtri a carboni attivi, in attesa che siano realizzate condotte di approvvigionamento dall'esterno, per le quali si dovranno spendere 56,8 milioni di euro. Il possibile arrivo nella falda dei fluidi legati allo spaventoso incendio, che ha fatto subito scattare l’emergenza ambientale anche nell’Adige Guà, è stato affermato ancora a botta calda da Confagricoltura Vicenza. A far suonare un nuovo campanello d'allarme è ora un approfondimento diffuso da Sivemp, il sindacato dei veterinari pubblici. «Le schiume anti-incendio per materiale liquidi infiammabili, come le vernici a base di solventi, tradizionalmente prevedono l’utilizzo di Pfas a catena lunga o corta,

Labarriera posata nel fiumeGuà per fermare «l’ondanera»scatenata dall’incendioavvenuto aBrendola

anche se ultimamente si sta valutando l'efficacia di schiume non contenenti tali composti», spiega Sivemp. Poiché la vita commerciale di una schiuma a base di Pfas si aggira sui 25 anni, è probabile che siano ancora in uso schiume contenenti sostanze perfluoro-alchiliche di produzione più datata, in cui ci sono precursori di Pfos e di Pfoa. Questi ultimi sono composti già presenti nelle acque e nell'ambiente della zona rossa, oltre che nel sangue dei suoi residenti. Le schiume contenenti Pfas costituiscono la scelta primaria soprattutto per incendi di elevata gravità, ma, ricordano i veterinari «qualsiasi fluido proveniente dallo spegnimento

degli incendi, anche Pfas-free, può ritenersi rischioso per l’ambiente». Secondo Sivemp, per conoscere nei particolari gli effetti che avrà sulla falda l'incendio di Brendola va tenuto conto che esso è avvenuto in una zona che è al confine tra aree in cui il suolo ha differenti permeabilità. Il che ha influito sulla direzione che hanno preso le acque di spegnimento scendendo nel sottosuolo, ma in ogni caso quanto è avvenuto «ripropone la domanda se alcune attività produttive siano compatibili con la carta del territorio e la permeabilità dei suoli e l’utilizzo sicuro della risorsa ambientale ai fini alimentari». Per capire se nelle acque superficiali

sono finiti Pfas, stando ai veterinari, potrebbe bastare fare una verifica delle specie dei pesci che sono morti nel Guà a causa dei liquidi di spegnimento. Se in tale elenco compaiono il persico trota e il persico sole, che sono presi in considerazione negli studi relativi alla presenza delle sostanze perfluoro-alchiliche nelle acque a livello europeo, allora è chiaro che i Pfas ci sono. D'altronde, il numero di questi pesci, che un tempo si trovavano in tutti i fiumi dell'area rossa, a partire dal 2000 è calato vistosamente. Ora si trovano in quantità normali solo da Cologna in giù. Un fatto che è probabilmente dovuto all'apporto di acqua pulita dal Leb. • LU.FI.

AngiarieSan Pietrodi Morubio

Sciamid’apiinvadono icampanilididuepaesi Campaniliinvasidalleapi ad Angiariea San Pietrodi Morubio.La presenza diun alvearedigrosse dimensioni, all'internodellatorre campanariache fiancheggia la chiesaparrocchiale diSan MicheleArcangelo, nelcentro angiarese,harichiesto l'interventodidue apicoltori legnaghesi,AramisLucatoe DanieleCaldonazzo,i quali hannoliberatogratuitamente l'edificiodallapresenza della reginaedelle sueoperaie.Nel sottoscaladiunodeipiani intermedidelcampanile, infatti,nelgiro diunapaio di settimanegli insettisono riuscitia realizzare quattro favi,dellalunghezza di40 centimetriciascuno, impedendodi fattol'accesso allepersone alla stanzache ospitai motorielettrici per il movimentodelle seicampane. Talespazio, difatti,èutilizzato daicampanari quando,per effettuarei loroconcerti a mano,scolleganol'impianto automaticoeattaccano le funi dicanapadirettamente aicavi d'acciaioutilizzatiper l'oscillazionedei bronzi.Èstato propriounodeisuonatori della parrocchia,FrancescoBertoli, a chiederel'interventodeidue apicoltori,cheèduratocirca un'ora.«Attraverso uno specialeaspiratore», evidenzia

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L’alvearerecuperato adAngiari Lucato,«siamo riusciti atogliere tuttigli insettie, con ledovute cautele,li abbiamotrasferiti nelle nostrearniedove continueranno a vivereea produrreil miele». I due espertihannoeffettuato anchela rimozionedellaceraedeifavi, al cuiinterno c'erano ancoradelle larve.L'«intrusione» delleapi nella torrecampanaria èstata favorita dallapresenza diun foro inuna delleparetidelcampanile. La fendituraverrà sigillatanei prossimigiorni.A pochichilometri didistanza,pureil campaniledi SanPietrodiMorubioèinvaso da unosciamed'api. «Poiché», rimarcaLucato, «gliinsettisi trovanonellacella cheospitale campane,per recuperarli sarà necessariochelaparrocchia facciaintervenire una gru oduna scalaesterna. Perciòil recupero dellareginaedelle altreapi sarà possibilesolo adagosto». F.T.

LEGNAGO SERATADISCOTECA ALLAFESTA DELLALASAGNA Oggi, a San Pietro, la Festa della lasagna prosegue alle 19.30 con la cena sotto lo stand. Alle 21, «Serata discoteca» con musiche anni ’70, ’80 e ’90: alal consolle dj Enrico Toffa e Discofever. E.P. PRESSANA BICICLETADA TRAI MOLONI ACASELLE Domani, alle 8.30, partirà da Caselle la 35esima «Bicicletada tra i moloni», un percorso di 22 chilometri nelle campagne della Bassa con ristoro. Iscrizioni al circolo Noi. P.B. SORGÀ UFFICICOMUNALI CHIUSIALPUBBLICO NEISABATIESTIVI Da oggi fino al 17 agosto, nelle giornate di sabato, gli uffici del municipio resteranno chiusi al pubblico. Negli altri giorni i servizi saranno garantiti con i consueti orari. L.M.


Sabato 13 Luglio 2019

La Voce

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PRIMO PIANO POLESINE LA QUESTIONE VENETA Il governatore a Cavarzere: “Al governo litigano mentre vanno al macello”

Zaia: “Nessuno ferma l’autonomia” “Fin qui creato un paese di Serie A e uno di Serie B. Noi vogliamo che tutti facciano bene” CAVARZERE - “Questi al governo non hanno capito che sono come i capponi dei ‘Promessi sposi’: litigano mentre vanno al macello. Si devono rendere conto che litigare sull’autonomia è inutile, perché il processo è innescato, e ormai l’autonomia in Italia è endemica”. Ha scelto la festa per i 150 anni della Turatti (servizio a pagina 26, ndr), l’azienda leader nel settore della progettazione e realizzazione di macchine specializzate per l’industria alimentare, il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, per piantare i paletti a difesa del progetto autonomista. E ieri, da Cavarzere, ha rimarcato: “L’autonomia la dobbiamo fare, non c’è discussione. Tutti, fuori dal Veneto, pensavano che il nostro referendum fosse un’utopia, invece lo abbiamo fatto, hanno votato milioni di veneti, abbiamo presentato al governo la bozza di accordo ancora un anno fa. E grazie al percorso che abbiamo aperto, ora undici Regioni chiedono l’autonomia, altre cinque ce l’hanno già: il totale fa 16 su 20. L’autonomia è endemica. E lo è - ha sottolineato Zaia - perché è modernità, efficienza, tagli agli sprechi. Badate bene: non sono i cittadini del Sud che si lamentano delle richieste autonomiste del Veneto, ma chi li governa. E questo lo considero immorale”. Quindi spiega il perché: “Dicono che Zaia vuole fare la secessione dei ricchi, creando un Paese di Serie A e uno di Serie B. Ma è quello che già esiste, e non per colpa nostra ma per la mala gestio di questi anni. Chi si dice preoccupato per la gente del Sud dovrebbe pensare che ora, senza che il Veneto sia autonomo, ci sono cittadini costretti a fare le valige per andarsi a curare fuori Regione, ragazzi che vanno a scuola e hanno una qualità di formazione minore rispetto ad altre parti d’Italia. Il popo-

Questione veneta Luca Zaia ieri a Cavarzere: regge la bandiera con Antonio Turatti, patron del gruppo, i figli Alessandro e Ilaria e il presidente di Confindustria Rovigo-Venezia Vincenzo Marinese

lo del Sud in questi anni ci ha rimesso, e non ha voce. L’autonomia dà una mano a tutti”. “Basta anche alla logica della divisione del malessere - ha concluso Zaia - c’è chi pensa che non si debba dare l’autonomia al Veneto perché altrimenti corriamo ancora di

più: è come pensare che perché Roma non tappa le buche allora bisogna togliere la competenza sulle strade anche a Milano. Noi invece vogliamo che tutti facciano bene, perché è questo il substrato di cui le aziende hanno bisogno: un territorio che produce e che dia opportunità, nonostante

la burocrazia. E finché ci sarò io, in Veneto l’impresa non sarà mai in discussione”. Parole apprezzate anche dal presidente di Confindustria Venezia-Rovigo Vincenzo Marinese, anche lui presente alla festa per i 150 anni di Turatti, e che ha a sua volta ribadito l’importanza, per il no-

stro territorio, di avere “Zes e autonomia. Io non sono veneto - ha ricordato - ma sono stato adottato da questa terra, che mi ha dato tanto. Per questo quando è nata mia figlia Mariasole ho voluto fortemente che nascesse a Venezia e sono fiero ed orgoglioso che sui suoi documenti ci sia

scritto ‘nata a Venezia’. Difenderò sempre, con tutta la mia determinazione, il lavoro e le imprese, da cui dipendono la nostra serenità e il futuro dei nostri figli. E noi il futuro non ce lo facciamo portare via da nessuno”. Ma. Ran. © RIPRODUZIONE RISERVATA

REAZIONI Fontana all’attacco. L’esecutivo parla con due voci

“Siamo pronti a manifestare” “E’ uno schiaffo violento. Ora ci devono delle spiegazioni. Sarei pronto a discutere anche a lungo nel merito della riforma, ma ho sentito soltanto slogan e pregiudizi. Abbiano almeno il coraggio di dire sì o no”. Sono le parole del governatore della Lombardia Attilio Fontana, che non nasconde la sua amarezza e non esclude l’ipotesi di “scendere in piazza” per difendere la riforma. “Non mi capacito - ha detto ancora Fontana - del fatto che non si entri mai nel merito della questione. Perché l’autonomia porta con sé

una visione di futuro del Paese di cui la Lombardia è il prototipo”. Parole dure, insomma. E dire che il presidente del consiglio Giuseppe Conte ha parlato di “incontro con il presidente Fontana andato molto bene. Anche lui è un avvocato - ha detto il premier - quindi quando ci ritroviamo siamo due persone con una grande responsabilità politica ma anche due tecnici del diritto, quindi abbiamo parlato di cose concrete”. Ma le parole del ministro per il Sud, la grillina Barbara Lezzi, non la-

sciano spazio ad interpretazioni: “Come si può pensare di concedere, attraverso un meccanismo fiscale, trasferimenti più generosi per le regioni che aderiscono all’autonomia?”, ha detto. Come a dire: l’autonomia non la si può fare. E da Venezia, il consigliere regionale Graziano Azzalin (Pd) attacca in casa Lega: “Zaia continua a prendersela col Movimento 5 Stelle per lo stallo dell’autonomia, ma dovrebbe guardarsi allo specchio e recitare un ‘mea culpa’”. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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RASSEGNA STAMPA DEL 13 LUGLIO 2019  

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