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Strong racconta di persone che hanno influenzato ed influenzeranno sempre il mondo. Persone che hanno raggiunto i loro grandi obiettivi con tenacia e metodo, guadagnandosi la fiducia dei loro contemporanei senza sottrarsi alle difficoltà, ai contrasti, ai pericoli che il loro agire poteva portare con sé; come Jurij Gagarin che vide il pianeta nella sua interezza come nessun altro mai aveva fatto, da primo essere umano nello spazio. Un evento che segnerà il corso della Storia portando il Presidente degli USA John Fitzgerald Kennedy su nuove e rivoluzionarie strade della politica e delle relazioni internazionali. Uno scenario simile a quello su cui si muoveva Enrico Mattei, salito sul palco della vita pubblica come incaricato dallo Stato di liquidare l’Agip, e rendendolo invece la colonna portante dell’ENI aiutando la rinascita economica e della fiducia nel nostro paese. Fiducia, qualcosa che secondo Onora O’Neill, filosofa e presidente della Commissione Inglese per l’uguaglianza dei diritti umani, è diretta conseguenza dell’affidabilità di una persona. Affidabilità impossibile da ottenere senza decisioni ed idee che ispirino chi ci sta intorno. Personalità che con le loro idee ed azioni hanno saputo entusiasmare, coinvolgere, far sognare milioni di persone, guadagnando stima e fiducia ad ogni passo con le loro decisioni innovative; mai impulsive o affrettate ma metodiche e precise, come spesso sono coloro che portano il progresso e le rivoluzioni più durature nella società. Storie per scoprire e riscoprire personalità eccellenti.


STRONG

STRONGSTORY Jurij Gagarin 6 Angelo Litrico 24

J.F.Kennedy 14 Enrico Mattei 30


STRONGPLANET Onora O’Neill 40 “Affidabilità prima della fiducia”

Tom Hanks & Steven Spielberg 44 “Più affidabili di Obama”

Driverless cars 46

Bauhaus 52

“Il consumatore al centro”

dormire con stile

Donne self-made 48 la top ten delle miliardarie

STRONGCULTURE Movies 56

Books 58

Events 60

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STORY


JURIJ GAGARIN


STRONGSTORY

! И Л А Х Е ПО Mercoledì 12 aprile 1961, il ventisettenne cosmonauta russo Jurij Alekseevič Gagarin (1934-1968) compiva il primo volo intorno alla Terra sulla navicella spaziale Vostok, rientrando, come titolarono i giornali dell’epoca, «incolume dallo spazio dopo aver fatto il giro della Terra in 90 minuti» (più precisamente furono 108). Al decollo per il volo spaziale pronunciò la celebre espressione поехали! (pojechali - “andiamo!”). Gagarin fu il primo uomo a volare nello spazio. Tutto il mondo fu sorpreso da quell’inaudita avventura extraterrestre: entusiasmo di folla a Mosca, profonda eco nel mondo. I contemporanei non avevano dubbi: «La data del 12 aprile 1961 passerà alla storia come l’inizio di un’ era».

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STRONGSTORY

L’evento fu effettivamente epocale. Ma nel bel TASS, promuovendo il tenente Gagarin al mezzo della guerra fredda, i russi non sem- grado di maggiore. La disposizione indicava bravano dare importanza a quella storica che il cosmonauta «è inviato nello spazio a impresa. Un dispaccio dell’epoca dell’agenzia bordo della navicella spaziale per tracciare TASS potrebbe apparirci oggi stranamente per primo il cammino dell’uomo nello spasobrio: «Il 12 aprile 1961 l’Unione Sovieti- zio, compiere un’impresa inaudita e rendere ca ha messo in orbita attorno alla Terra la gloria alla nostra Patria sovietica». prima navicella spaziale al mondo Vostok In effetti, il volo di Gagarin rappresentò una con un uomo a bordo. grande soddisfazione per il presidente Il pilota-cosmonauta Nikita Sergeevič Chruščev (1894-1971). Da quassù Durante la trionfale accoglienza tributata della navicella spaziale è il cittadino dell’Uniola Terra è all’astronauta a Mosca, il 14 aprile 1961, ne delle Repubbliche il leader sovietico ripeté con orgoglio il bellissima, suo argomento preferito, che non manSocialiste Sovietiche, maggiore Gagarin Jurij senza frontiere cava d’efficacia: «eravamo un paese scalzo Alekseevič… Il lancio e coperto di stracci, ci consideravano dei né confin della navicella spaziale barbari, e ora guidiamo il mondo nello si è svolto con successo. spazio». Una comunicazione radio è stabilita con il Il 17 aprile la sconfitta degli esuli cubani cosmonauta camerata Gagarin, che sta bene». addestrati dalla Cia e sbarcati nella baia dei In quel periodo il duello tra Stati Uniti e Porci, così come le indecisioni di Washington Unione Sovietica era al culmine della tensi- che la resero possibile, deliziarono ancor di one. Nella primavera del 1961, l’Urss si stava più Chruščev, sempre più sicuro che il futuro indebolendo: Mosca stava affrontando le del mondo appartenesse all’Unione Sovietica. crisi del suo impero esterno. Alleati storici A distanza di mezzo secolo se ne andavano alla chetichella dalla casa che cosa ci rimane di quesovietica, come l’Albania (sostenuta dalla ste imprese? Del primo Jugoslavia) e la Cina (appoggiata dagli volo di un cosmonauta altri partiti comunisti, inclusi il polacco, intorno alla Terra, resta, l’ungherese e quello della Germania Est). oltre all’orgoglio per Lo spazio era quindi divenuto per l’Unioquella conquista, anche ne Sovietica il nuovo agone per accrescere l’amarezza per la sorte il prestigio politico nel mondo. I russi avevatragica del suo protagonista: no coscienza di “aprire una strada”, convinti Gagarin non volerà più nello spazio, morenche il 12 aprile 1961 sarebbe rimasto nella do il 27 marzo 1968, a 34 anni, in un incidenstoria memorabile come il 12 ottobre 1492. te aereo a bordo di un Mig-15. Un decreto del Ministro della difesa dell’Urss, Gagarin aveva detto: «Vorrei vedere Venere il maresciallo Rodion Jakovlevič Malinovskij da vicino, che cosa si nasconde sotto il suo (1898-1967), evidenziò con maggior entusia- strato di nuvole, la Luna e Marte e i suoi casmo l’evento rispetto alla sobria notizia della nali. La Luna non è poi tanto lontana. Penso

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che non aspetteremo molto il volo umano verso la Luna… Verrà il giorno in cui i viaggi oltre la Terra si faranno con la putiòvka [il buono rilasciato dai sindacati sovietici per i viaggi turistici]». Come nessun altro della sua epoca, Gagarin anche in virtù di quella morte drammatica incarnò da subito la figura di eroe del ventesimo secolo. Il suo viso in primo piano, che ricorda quella dello scrittore Maksim Gor’kij da giovane, dagli zigomi sporgenti e le sopracciglia arcuate, ripete il clichè inconfondibile del tipo umano russo, nipote dello storico mužik (contadino) ricordato con affetto da tutti gli spiriti creativi della sua terra, da Lev Tolstoj a Boris Pasternak. Nel vedere i filmati e le immagini dell’epoca si nota un’umanità gaia e festosa, una generazione giovane e spensierata che aveva sorriso al sole e allo spazio infinito, che seppur divisa nelle ideologie, credeva profondamente nel progresso. La competizione tra le due potenze mondiali, durante la guerra fredda, portò a un miglioramento scientifico, a un’emulazione sana delle imprese compiute

da americani e russi; invece, ai giorni nostri, la conquista e gli studi dello spazio costituiscono un obiettivo comune a tutti gli Stati del mondo. Grazie agli sforzi di 16 potenze spaziali (protagoniste ora sono Cina e India),

la stazione astronautica internazionale ISS accoglie cosmonauti di diversi paesi. Indipendentemente dal paese di provenienza, ci sarà sempre nel futuro della grande avventura spaziale dei pionieri eroici, che di anno in anno, di volo in volo, allargheranno l’orizzonte umano nel segno di una leggenda, quella indelebile del ventisettenne cosmonauta russo Jurij Alekseevič Gagarin.

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STRONGSTORY

COPERTINA DI TIME MAGAZINE

GAGARIN: FIRST IN SPACE

GOOGLE DOODLE

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film di Pavel Parkhomenko


GAGARIN

libro di Lev Danilkin

ETUDE POUR YURI GAGARIN

di Pablo Picasso

FROM GAGARIN’S POINT OF VIEW

album di E.S.T.

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JOHN F. KENNEDY


STRONGSTORY

Nel 1963 tutta l’America è rimasta sconvolta dall’assassinio di John F. Kennedy, ucciso a Dallas il 22 novembre durante il corteo presidenziale per le strade della città. Vogliamo guardare indietro per ricordare gli eventi prima e dopo la morte del 35° Presidente degli Stati Uniti d’America. John Fitzgerald Kennedy nasce il 29 maggio del 1917 a Brookline nel Massachussetts. Figlio di un ex ambasciatore, politico e imprenditore di origine irlandese, Joseph P. Kennedy, e di Rose Fitzgerald, primogenita dell’allora sindaco di Boston e membro del Congresso. All’inizio della Seconda Guerra Mondiale, nel 1941, Kennedy si arruola volontariamente nell’esercito, entrando in Marina, dove raggiunge il grado di Tenente di Vascello. La sua esperienza militare lo vede partecipare a numerose azioni nell’oceano Pacifico. Al rientro in patria inizia la sua carrie16

ra politica. Milita nel Partito Democratico, come il nonno e il padre e nel 1946 viene eletto deputato del Massachussets. Il suo carisma e le sue idee progressiste iniziano a farlo conoscere nello Stato, portandolo a essere eletto nel ’53 al Senato. Proprio in questi anni sposa Jacqueline Bouvier e scrive un libro che lo porterà a vincere il Premio Pulitzer nel 1957.Ritratti del coraggio è un libro biografico che ripercorre la vita e gli atti politici di otto Senatori degli Stati Uniti, legati tra loro per integrità e coraggio, sfidando partiti e opinione pubblica per difendere le proprie idee.


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STRONGSTORY Sulla scia di questo suo pensiero, e alla vittoria delle primarie del Partito, Kennedy viene presentato come candidato dei democratici per la corsa alla Casa Bianca. Il confronto è con il vicepresidente di Eisenhower, Richard Nixon. I due si sfidano in un faccia a faccia

che segna un’epoca, il primo dibattito presidenziale ad essere trasmesso in televisione. La sicurezza e la compostezza di Kennedy surclassano Nixon. Kennedy diventa il 35° Presidente degli Stati Uniti d’America il 20 gennaio 1961.

La campagna di Kennedy si basa sul cam- nel sottosuolo, come stretta conseguenza biamento, la Nuova Frontiera. Dare una della crisi missilistica cubana. svolta al Paese, sia in politica estera, in A giugno del 1963 Kennedy visita Berlino piena Guerra Fredda, con il disarmo nucle- Ovest, roccaforte occidentale all’interno del are e una politica distensiva, sia in politica territorio della DDR. Il discorso che il Preinterna con interventi su istruzione, pari- sidente tiene rappresenta un momento crutà dei diritti delle donne e lotta ciale della Guerra Fredda. L’opalla discriminazione razziale, del governo Usa alla Ogni uomo posizione chiamando a sostegno anche costruzione del Muro che divide la moglie dell’allora carcerato libero, ovunque la città. La celebre frase “Ich bin Martin Luther King. Uno dei Berliner” rappresenta uno viva, è cittadino ein principali successi portati a sfogo e un tentativo di avvicinare termine dal giovane presidente di Berlino. il mondo a Berlino, di rendere gli è il Partial Test Ban Treaty, un abitanti della metà occidentale trattato sulla messa al bando della città tedesca al centro della dei test nucleari sottomarini e questione sovietica. 18


STRONGSTORY

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STRONGSTORY Gli spari

Il presidente Kennedy fu assassinato a Dallas, in Texas, il 22 novembre 1963 alle 12:30, ora locale, mentre era in visita ufficiale alla città. Fu un evento straordinario e devastante per la vita di molti americani. «Dov’eri quando hanno sparato a Kennedy?» fu una domanda posta di frequente negli anni successivi e continuò a risuonare per decenni dopo il fatto. Lee Harvey Oswald venne arrestato alle 13:50 in un cinema poco distante da Dealy Plaza, quindi alle 19:00 accusato di aver ucciso un poliziotto di Dallas ed alle 23:30 di aver assassinato il presidente nel quadro di una “cospirazione conservatrice”. Oswald venne a sua volta ucciso

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dopo appena due giorni, il 24 novembre, prima di venire portato in tribunale - dunque senza che ci fosse stato il tempo di intentare a suo carico alcun processo, all’interno del seminterrato della stazione di polizia di Dallas da Jack Ruby, il proprietario di un night club di Dallas noto alle autorità per i suoi legami con la mafia. Ruby giustificò il suo gesto sostenendo di essere un grande patriota e di essere rimasto turbato dalla morte di JFK. WCinque giorni dopo la morte di Oswald, il presidente Lyndon B. Johnson creò la Commissione Warren, presieduta dal giudice Earl Warren, per indagare sull’omicidio. Kennedy venne sepolto presso il John Fitzgerald Kennedy Gravesite, nel Cimitero nazionale di Arlington, in Virginia.


STRONGSTORY

PARKLAND

film di Peter Landesman

Il film di Peter Landesman ha debuttato in concorso alla Mostra del cinema di Venezia, con una tiepida accoglienza, e il 22 novembre 2013, per l’anniversario dell’assassinio di JFK, è trasmesso direttamente in tv. Il regista americano esordiente - già noto come giornalista - ripercorre quel giorno e quelli immediatamente successivi raccontando la storia dal punto di vista delle persone che sono state direttamente coinvolte dall’attentato, i medici del Parkland Memorial Hospital che si sono visti arrivare il corpo insanguinato di Kennedy, l’agente dei servizi segreti Roy Kellerman incaricato di proteggere il presidente, l’agente dell’FBI James Hosty che già aveva avuto a che fare con l’omicida e Abraham Zapruder, l’uomo che casualmente con una 8 millimetri riprese il corteo presidenziale a Elm Street e quindi il colpo che dilaniò il capo di JFK.

KILLING KENNEDY

film di Nelson McCormick

Tv movie realizzato da Nelson McCormick per National Geographic, prodotto da Ridley Scott, si basa sull’omonimo bestseller di Martin Dugard. A interpretare il presidente Usa è Rob Lowe, mentre il suo assassino, Lee Harvey Oswald, ha il volto di Will Rothhaar. Il film punta i riflettori su JFK e Oswald, raccontandone in parallelo la vita fino a quel 22 novembre 1963 e ripercorrendo le principali tappe della presidenza Kennedy, dalla campagna elettorale del 1960 alla Baia dei Porci, dalla crisi dei missili di Cuba alla lotta contro il crimine organizzato: tutti eventi che fecero aumentare il numero dei nemici del presidente Usa. Ricostruisce anche le vicende familiari di JFK, in particolare il rapporto con la moglie Jacqueline, interpretata da Ginnifer Goodwiin. 22


AMERICAN TABLOID

romanzo di James Ellroy

Il noir è un’arma potentissima nelle mani di uno scrittore che lo padroneggia. Pochi in America sanno farlo con la stessa maestria di James Ellroy, capace di concentrare in diverse centinaia di pagine fatti e misfatti, vero storico e vero poetico, cronaca e storia degli States, tenendo sempre – e costantemente – il lettore con il fiato sospeso. La sua cosiddetta «trilogia americana» si inaugura nel 1995 con «American Tabloid», un crudissimo spaccato dell’America degli anni sessanta. Nel quadro storico, ricostruito con minuzia e puntualità da James Ellroy, si muovono tre personaggi in bilico tra crimine e giustizia, ideali e tornaconto personale. un romanzo che incrocia con sapienza le manovre pericolose di mafia, Ku Klux Klan, Cia, Fbia, castristi, poliziotti e criminali comuni facendole culminare proprio nell’omicidio di Jfk. Una pagina imprescindibile.

22/11/’63

romanzo di Stephen King

Chissà cosa succederebbe se uno avesse la possibilità di tornare indietro nel tempo e impedire l’omicidio di Jfk. Quesito che si è posto Mr. Bestseller Stephen King, l’autore di pietre miliari del fanta-horror come «Shining», «Carrie» e «It». Nel 2011 ha dato infatti alle stampe un romanzo dal titolo assolutamente evocativo, «22/11/’63», per l’appunto data dell’assassinio di Kennedy. C’è Jake, professore d’inglese della solita anonima cittadina del Maine che, con l’aiuto del gestore di una tavola calda ammalato di cancro, scopre in un retrobottega una porta che apre un varco spazio-temporale. Da lì a tornare indietro nel tempo per provare a sventare l’omicidio, il passo e breve. Salvo poi accorgersi che, se ti metti a cambiare il passato, ottieni un presente persino peggiore. 23


ANGELO LITRICO


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Un nome, quello di Litrico, sinonimo di eleganza maschile e insieme di autorevolezza, che risuonava nei corridoi della Casa Bianca come in quelli del Cremlino. La sartoria Litrica è nata nel 1951, e fin dagli inizi della sua attività si è posta all’attenzione del mercato italiano e internazionale per la perfezione tecnica del suo taglio e del suo cucito, per la cura esasperata di tutti i particolari, per la massima qualità dei materiali applicati e per la continua evoluzione stilistica, riuscendo così a creare un suo stile inconfondibile riconosciuto come massima espressione dell’artigianato sartoriale italiano. Ecco la storia dell’uomo che ha dato vita a questa azienda di Moda.

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STRONGSTORY

Angelo Litrico nacque a Catania nel 1927. Primo di dodici tra fratelli e sorelle, andò a scuola, ma presto andò a lavorare presso un sarto della sua città. Il sarto apprezzava il grande impegno del ragazzino, ma era lungi dallìimmaginare che sarebbe diventato un grande creatore dell’Alta Moda. Quando crebbe capì che a Catania non avrebbe potuto esprimersi al meglio e, quasi chiamato dal destino, si recò a Roma, dove cominciò a lavorare presso un sarto di periferia. Ma il desiderio di conoscere e capire spesso conduceva Angelo in via Veneto, che iniziava, chi aveva i mezzi, alla “Dolce Vita”. Fu allora che notò una piccola sartoria, entrò, chiese un posto di banco e l’ottenne. Più sicuro di sè, ebbe la possibilità di creare e realizzare abiti di classe, ma così nuovi per la linea e il colore da essere oggetto d’attenzione. Una sera Angelo indossò per l’Opera uno smoking di seta, che attirò l’attenzione di Rossano Brazzi, che divenne il suo primo cliente di nome. La clientela si mltiplicò, ed Angelo potè rilevare la piccola sartoria. Ma furono gli anni Sessanta quelli del vero trionfo e della notorietà internazionale, mantenuta fino ad oggi ben più all’estero che non in Italia. Il segreto del successo di Litrico si deve a Krusciov, cui l’intraprendente sarto siciliano, ma romano d’adozione, inviò in dono un cappotto che gli realizzò prendendo a occhio le misure studiandone le foto. Il premier sovietico contraccambiò il dono regalandogli una macchina fotografica, ma soprattutto inviandogli le sue vere misure. Al vigilia del suo storico viaggio negli Stati Uniti il leader sovietico ordinò a Litrico un intero guardaroba, incluse le scarpe che avrebbe violentemente sbattuto sulla tribu28

na degli oratori alle Nazioni Unite a New York, nel 1960. I giornalisti, abituati a segretari del Pcus pochissimo attenti all¿eleganza, gli chiesero chi fosse il suo sarto e Krusciov - questo per lo meno narra la leggenda - rispose: «È un italiano, si chiama Litrico». Caratterizzato dalla scelta di tessuti audaci ma sempre corroborati da un ottimo taglio, Litrico fu uno dei primi sarti per uomo a voler partecipare alle sfilate, facendo da apripista. Nel 1959 il nome di Angelo Litrico era già famoso. Il suo piccolo atelier si riempì di clienti italiani e stranieri; Litrico venne chiamato in tutte le parti del mondo. Là dove si recava, non solo faceva sfilare i suoi capi, ma allacciava sostanziose relazioni d’affari, aprendo importanti varchi alla moda maschile italiana. Angelo fu il primo a firmare un contratto con una grande casa giapponese; ai primi contratti ne seguono altri. Il nome di Litrico divenne presto noto in tutta Europa, negli Stati Uniti, in Giappone, nel Sudamerica, in Sudafrica e in Australia. Moltissimi personaggi famosi si avvicinarono ad Angelo e al suo atelier: ad esempio, artisti come Manzù, Carpi, Consagra, D’Orazio, Mast roi anni, C aron, Greco, Cagli, Guttuso; poeti come Rafael Alberti, Quasimodo, Ungaretti; direttori d’orchestra come Schippers, Sinopoli, Caracciolo, Pani, Gelmetti; attori, registi, cantanti come Richard Burton, John Houston, Rossano Brazzi, Amedeo Nazzari, Vittorio Gassman, Domenico Modugno; uomini di Stato e politici quali Kennedy, Tito, Perón,


Pertini, Nasser, Leskol, Gronchi, Leone, re Hussein, Eisenhower, Mac Milian, Nixon, Kubitschek, Andreotti, Colombo, Preti, Morlino, Tanassi, Malfatti. Importante fu poi l’amicizia tra Litrico e il cardiochirurgo Christian Barnard, il quale, grazie all’interessamento di Litrico, ogni volta che andava a Roma visitava centinaia di bambini, che poi avrebbe operato a Cape Town, in Sudafrica. Angelo era alla continua ricerca dllo stile e della perfezione estetica. Egli era consapevole che la Moda, come del resto accade in altri settori, si impegna su due elementi basilari: i concetti e le realizzazioni. Egli partiva , per metodo, dall’uomo, mai dalle cose. Studiare l’uomo per scoprirne le necessità,

le debolezze, i capricci, le esigenze estetiche in rapporto al flusso del tempo, per poterne anticipare i gusti, per ricavare la Moda di domani. Angelo Litrico venne a mancare il 13 marzo 1986. Lasciò l’attività ai fratelli Franco e Giusi, che hanno collaborato con lui per tutta la vita. Dopo la scomparsa di Franco, avvenuta nel 2004, l’atelier prosegue l’attività grazie ai figli di Franco, Fabio e Luca, in azienda dal 1998.

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ENRICO MATTEI


STRONGSTORY

Alto, magrissimo, taciturno, con un imperioso naso aquilino, non ispirava simpatia ma fiducia. E’ Enrico Mattei, fondatore nel 1953 dell’ENI e figura chiave dell’Italia della Prima Repubblica. Attento alle esigenze dei lavoratori e forte nel combattere la stampa diffamatoria che lo vedeva un “petroliere senza petrolio”, Mattei si distinse per una politica molto coinvolgente verso i propri dipendenti che maturarono negli anni un vero e proprio orgoglio “di bandiera”. Politicamente lungimirante e disincantato, Mattei definiva i partiti come taxi: se ne aveva bisogno, faceva un fischio e accorrevano, lui poi li pagava e li congedava. Una morte misteriosa- morì nel 1962 in un incidente d’aereo la cui natura venne poi definita di natura dolosa- conferma il suo ruolo politico di primo piano nell’Italia di quegli anni.

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STRONGSTORY

Il 27 ottobre del 1962 morì in un misterioso incidente aereo a Bascapé, in provincia di Pavia, Enrico Mattei, fondatore e presidente dell’ENI. Le cause dello schianto non furono mai chiarite e in molti ipotizzano ancora oggi che a bordo ci fosse una bomba. Secondo la teoria del complotto, i mandanti dell’attentato furono le Sette Sorelle, le sette grandi società petrolifere anglo-americane dell’epoca. L’ipotesi del complotto internazionale deriva dalla storia e dall’attività di Mattei, che trasformò un vecchio ente fascista nella moderna ENI e la portò a competere in Italia e sui mercati internazionali.

La carriera

Enrico Mattei nacque ad Acqualagna, in quella che è ora la provincia di Pesaro-Urbino. Figlio di un maresciallo dei carabinieri in pensione, a vent’anni, non ancora laureato, era già diventato direttore della conceria Fiore di Matelica. A 28 anni, nel 1934, fondò la sua prima impresa, una piccola azienda chimica che all’inizio aveva solo due operai. Mattei fu iscritto al partito fascista, ma non fu mai molto attivo. Nella sua “Storia d’Italia” Montanelli smentisce alcune delle insinuazioni che erano state fatte negli anni ’50 sul Mattei fascista, ma scriveva anche che «l’ambizione di questo self-made man lo portava senza scampo ad alcune compromissioni con il regime al potere». Quello che è certo è che dopo il 1943 Mattei fu un partigiano e scalò molto in fretta le gerarchie della Resistenza. Divenne in poco tempo uno dei capitani generali delle formazioni partigiane vicine alla Democrazia Cristiana e il rappresentante della DC presso il CLN-AI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia), il coordinamento dei partigiani che poi divenne una sorta di governo provvisorio dell’Italia del nord appena liberata). Per il suo servizio partigiano gli venne conferita dal generale Mark Clark la Bronze Star, quarta decorazione in ordine 34

di importanza dell’esercito americano. Quasi tutti i dirigenti della Resistenza, finita la guerra, furono ricompensati dai loro partiti con un posto in parlamento, in un’amministrazione locale o in un ente pubblico. In questa assegnazione Mattei non fu molto fortunato: venne nominato commissario dell’Agenzia generale italiana petroli (AGIP), un vecchio carrozzone di epoca fascista che possedeva una manciata di concessioni per esplorazioni petrolifere che non avevano fruttato niente sia in Italia che all’estero. Persino durante il fascismo era ritenuto un ente inutile, tanto da aver ricevuto il soprannome “Agenzia gerarchi in pensione”. L’ordine che il commissario Mattei aveva ricevuto era quella di liquidare l’AGIP, cioè venderne le strutture e le concessioni al miglior offerente liberando lo stato da un peso inutile. Mattei non lo fece: a quanto pare alcune esplorazioni sismiche compiute durante la guerra avevano lasciato il sospetto che in alcune zone della Lombardia potessero esserci giacimenti di gas o petrolio. Era abbastanza per solleticare la fantasia di Mattei che dal 1945 al 1948


non fece altro che battersi per cercare di tenere in vita l’AGIP. Ebbe successo: nel 1948 finì l’epoca del commissariamento e Mattei venne nominato vice-presidente dell’AGIP. Scrisse Montanelli, sempre nella “Storia d’Italia”, che uno dei segreti di Mattei nel convincere le persone era che prima di tutti sembrava estremamente convinto lui stesso: «Uno degli autori di questo libro, che a Mattei parlò un paio di volte, in ambedue le occasioni si sentì molto a disagio per il fatto di non riuscire a condividere certe sue opinioni. Ne provò una specie di rimorso». Ma oltre alle sue capacità, Mattei aveva anche delle ottime alleanze all’interno della DC. Le esplorazioni intanto rivelarono che nel sottosuolo del lodigiano non c’era petrolio (se non pochissimo, a Cortemaggiore in provincia di Piacenza), ma c’era il metano e sembrava che ce ne fosse moltissimo. Per Mattei e per l’AGIP fu un successo: non solo avevano trovato una fonte energetica a basso costo, ma ora quelle fonti energetiche si trovavano nelle mani “sicure” di un ente pubblico italiano e non un privato inglese o americano.

Grazie a questi successi, Mattei riuscì a far istituire l’Ente Nazionale Idrocarburi, di cui l’AGIP sarà una delle colonne portanti. Era il 1953 e nasceva l’ENI.

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STRONGSTORY L’Italia di quegli anni

Non si può capire chi era Mattei e cosa fece se non si tiene presente che cos’era l’Italia in quegli anni. Quando venne creata l’ENI circa il 50% dei lavoratori italiani – poco meno di 10 milioni di persone – era impiegato nell’agricoltura. Non c’erano infrastrutture e le poche che erano state costruite prima della guerra erano state distrutte o bombardate. Enrico Mattei faceva parte di una particolare generazione di manager pubblici (cioè alla testa di imprese di proprietà dello stato) che tra la fine della seconda guerra mondiale e i primi anni ’60 dettero con le loro imprese un contributo fondamentale a cambiare questa situazione e a rendere l’Italia un paese moderno e industrializzato. Mattei fu il simbolo di questa generazione (Oscar Sinigaglia fu una figura simile nel campo della siderurgia) dalle caratteristiche molto particolari. Il problema delle industrie pubbliche è che il loro proprietario, cioè il controllore che deve assicurarsi che i manager facciano i suoi interessi, è l’intera popolazione, che esercita il suo controllo tramite la mediazione della politica. Questo controllo non è molto efficace e le imprese pubbliche vengono spesso utilizzate per fare gli interessi più della politica che della popolazione. In un certo senso fu un caso, dovuto alla guerra, all’impulso morale della Resistenza e alla voglia di ricostruire, a far sì che i manager come Mattei non solo fecero il loro lavoro, ma lo fecero bene. Quando la generazione di Mattei scomparve, i partiti e la politica scelsero per sostituirli manager di calibro ben diverso, l’industria pubblica perse competitività ed efficienza, creando tutte quelle storture (le famose cattedrali nel deserto) di cui è piena la storia degli anni ’60 e ’70. 36

L’ENI

Mattei dimostrò quanto fosse facile per un manager di un’impresa pubblica liberarsi anche del tenue controllo a cui lo sottoponevano i politici. Come diceva lui stesso: «Uso i partiti politici come un taxi», nel senso che usava un partito per uno scopo, pagava la corsa e poi ne sceglieva un altro. Il denaro con cui poteva permettersi tutti questi passaggi derivava dalle rendite di cui l’ENI godeva grazie al monopolio sul metano e sul petrolio della pianura padana. Rendite con le quali aveva costruito enormi fondi neri. Comprata l’acquiescenza dei politici, Mattei procedeva a modernizzare l’Italia rapidamente e con poca democrazia. Numerosi sono i racconti di piccoli paesi che si svegliarono una mattina trovando i campi sventrati dagli operai ENI che avevano scavato i canali dove impiantare i metanodotti. All’epoca non c’era nemmeno il tempo di organizzare un comitato civico per fermare i lavori. Mattei collegò tutta l’Italia con i suoi gasdotti e distribuì quasi ovunque le stazioni AGIP, e impiantò i primi grandi poli petrolchimici come quello di Ravenna. Sotto Mattei, l’ENI operò anche all’estero, dove entrò in competizione con le grandi multinazionali del petrolio anglo-americane che allora dominavano il mercato. Mattei strinse rapporti con il Marocco, la Libia, la Giordania e l’Algeria, che si stava rendendo indipendente dalla Francia. Oltre agli oleodotti e alle concessioni per l’esplorazione petrolifera, fece anche altro.


Si imbarcò in alcuni progetti che con l’ENI non avevano niente a che fare. Come ad esempio un timido tentativo di organizzare un matrimonio tra lo Scià di Persia e Maria Gabriella di Savoia. Si inserì attivamente nella lotta d’indipendenza algerina, dichiarando che non avrebbe acquistato concessioni petrolifere nel paese se non avesse raggiunto l’indipendenza, ricevendo così una minaccia di morte da parte dell’OAS, un’ organizzazione terroristica favorevole al dominio francese sull’Algeria. Sempre in quegli anni si fece convincere da alcuni politici, come il sindaco DC di Firenze Giorgio la Pira, ad operare alcuni salvataggi di imprese in difficoltà, entrando così nel settore chimico e in quello meccanico. Uno di questi progetti fu anche la fondazione del quotidiano Il Giorno, creato con i soldi dell’ENI e per supportarne le battaglie politiche. Il Giorno era un’impresa che non c’entrava nulla con il core business dell’ENI, distolse energie e denaro dalla missione principale della società, ma fu anche uno dei giornali più moderni del paese e contribuì a cambiare il mondo della stampa italiana.

L’incidente

Nei primi anni ’60 i conti dell’ENI peggiorarono a causa dei salvataggi che la società aveva compiuto e di alcuni investimenti sbagliati. Nel 1962, ad esempio, l’indebitamento della società aumentò e non vennero prodotti utili, cioè guadagni. Il 27 ottobre del 1962 alle 16,57, Mattei decollò da Catania per tornare a Milano su un bimotore Morane Saulnier, della flotta dell’ENI. A bordo, oltre al pilota, c’era anche un giornalista americano. Alle 18,57, mentre si trovavano sopra Bascapé, in fase di discesa verso l’aeroporto di Linate, dall’aereo arrivò l’ultima comunicazione: «Raggiunto duemila piedi», poi più

nulla. La prima inchiesta ordinata dal ministro della difesa Giulio Andreotti imputò l’incidente a un errore del pilota: con una virata avrebbe perso il controllo dell’aereo facendolo precipitare. La spiegazione non soddisfece il fratello di Mattei, che fece denuncia contro ignoti. Anche un’inchiesta della magistratura stabilì che l’aereo si era schiantato a terra quando ancora era integro, quindi non poteva essere esploso in volo. Allo stesso risultato è arrivata un’altra inchiesta, conclusa nel 1997. Le ipotesi che l’incidente sia stato causato da un sabotaggio o da un attentato sono diffuse ancora oggi. I motivi sono numerosi, anche se restano indizi più che prove. Ad esempio dall’aereo non partirono richieste d’aiuto: il pilota di un aereo che precipita dovrebbe avere tutto il tempo di chiamare aiuto. Mattei, inoltre, era un uomo che si era fatto molti nemici. L’OAS franco-algerino, prima di tutti, che lo aveva minacciato di morte nel 1961. Oppure le grandi aziende petrolifere, infastidite dalla sua concorrenza. Alcuni hanno ipotizzato addirittura colpe della CIA e i servizi segreti israeliani dietro la morte di Mattei. Le prove raccolte in questi cinquant’anni, però, lasciano intendere che si sia trattato solo di uno sfortunato incidente.

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PLANET


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Onora O’ Neill: Affidabilità prima della fiducia. In questo breve articolo vi parlerò della fiducia, e comincerò con il ricordarvi quali sono le impressioni generali che le persone hanno sulla fiducia. Credo che questi siano dei tali luoghi comuni da essere diventate dei clichè della nostra società. Una è un’ affermazione: “la fiducia si è molto deteriorata, è un dato ampiamente condiviso”. La seconda è un obiettivo: “dovremmo fidarci di più”, e la terza è un compito: “dovremmo ricostruire la fiducia”. Ritengo che l’affermazione, lo scopo e il compito siano tutti fraintesi. Quello che cercherò di raccontarvi oggi è una storia diversa su un’affermazione, un obiettivo e un compito che credo dia un quadro migliore dell’ar40

gomento. Primo, l’affermazione: perchè la gente crede che la fiducia sia in declino? Se ci penso sulla base della mia esperienza, non trovo una risposta, sono incline a credere che si sia deteriorata in alcune attività o alcune istituzioni e sia cresciuta in altre, ma in questo non ho una visione d’insieme. Possiamo ovviamente guardare i sondaggi, perchè si presume che i sondaggi siano la fonte del dato, della convinzione che la fiducia si sia deteriorata con il trascorrere degli anni. Analizzando i dati dei sondaggi nel tempo, però, non ci sono molte prove a sostegno di questo, vale a dire che ciò che risulta è che le persone che erano poco affidabili 20 anni fa


Onora O’Neill Sylvia, Baronessa O’Neill di Bengarve nata il 23 agosto 1941 è una filosofa e un membro della Camera dei Lord. Ha studiato filosofia, psicologia e fisiologia all’Università di Oxford e conseguito un dottorato ad Harvard. Professore emerito di Filosofia presso l’Università di Cambridge, ex presidente della British Academy Nel 2003 è stata il presidente fondatore della Philosophical British Association. Nei primi mesi del 2013 è stata confermata come il nuovo presidente della Commissione Inglese per l’uguaglianza dei diritti umani. Attraverso varie opere, la O’Neill ha difeso e applicato una interpretazione costruttivista dell’etica kantiana fortemente influenzati da John Rawls, sottolineando l’importanza della fiducia, il consenso e il rispetto per l’autonomia in una società giusta.

-principalmente giornalisti e politici- sono ancora ritenute poco affidabili. Al contrario, le persone degne di fiducia 20 anni fa come giudici e infermiere sono ancora considerate degne di fiducia. Il resto di noi sta nel mezzo. Ma questa è una prova, dato che quello che registrano i sondaggi sono opinioni, ovviamente? Cos’altro possono registrare? Analizzano l’atteggiamento generale che le persone riportano di fronte a certe domande. “Lei ha fiducia nei politici? Avete fiducia negli insegnanti?” Se qualcuno dicesse, “Ha fiducia nei fruttivendoli?” Oppure “Lei ha fiducia negli insegnanti della scuola primaria?” Probabilmente molte persone risponderebbero “Nel fare cosa?” E sarebbe una risposta sensata. Di fronte alla domanda potreste dire che avete fiducia in alcuni di loro ma non in altri, questo sarebbe perfetta-

mente razionale. In breve, nella vita quotidiana riponiamo fiducia in modi diversi e contestuali, non supponiamo che il livello di fiducia che avremo in ogni momento in un certo tipo di funzionario, o incaricato, o tipologia di persona sarà uniforme. Potreste dire che certamente nutrite fiducia in una determinata maestra elementare che conoscete nell’insegnare alla classe a leggere, ma assolutamente non la ritenete affidabile per guidare il minibus perchè sapete che non è brava alla guida. Gli amici più loquaci che avete sono affidabili nel tenere viva la conversazione, ma forse non per mantenere un segreto. Semplice. Se abbiamo queste prove nella vita di tutti i giorni del modo in cui la fiducia sia differenziata perchè dovremmo annullare tutta quell’intelligenza pensando alla fiducia in modo più astratto? Credo che certi sondaggi siano delle pessime guide per il livello di fiducia reale, perchè cercano di cancellare l’ottimo fattore della valutazione insita nel riporre fiducia. Secondo: l’obiettivo, “avere più fiducia”. Francamente credo che sia un obiettivo stupido, non è a questo che punterei. Punterei ad avere fiducia nelle persone più affidabili, ma non in quelle che non lo sono. Infatti, cerco di non fidarmi delle persone non affidabili. Per esempio, penso a quelle persone che hanno piazzato i loro risparmi nelle mani del competente Mr. Madoff, che poi è scappato coi soldi, e mi dico: troppa fiducia. Più fiducia non è un obiettivo intelligente in questa vita, ma la fiducia riposta in maniera intelligente e rifiutata in maniera intelligente può essere senz’altro l’obiettivo giusto. Detto questo, si può dire che quello che conta innanzitutto non sia la fiducia, ma l’affidabilità: si tratta di giudicare quanto siano. Detto questo, si può dire che quello che conta innanzitutto non sia la fiducia, 41


STRONGPLANET ma l’affidabilità: si tratta di giudicare quanto siano affidabili le persone da certi punti di vista, e credo che questo giudizio richieda di tener conto di tre cose. Sono competenti? Sono onesti? Sono affidabili? Se scopriamo che una persona è competente in questioni rilevanti e affidabili e oneste, avremo un buon motivo per fidarci. Perchè saranno affidabili. Ma se dall’altro lato, sono inaffidabili, potremmo non fidarci. Ci sono individui che sono competenti e onesti, e nonostante questo non affidereste loro una lettera, perchè sono distratti. O alcune persone che sono abbastanza sicure di poter fare certe cose ma ci si rende conto che sopravvalutano le loro competenze. Ma è questo che cerchiamo: affidabilità prima della fiducia. La fiducia è la risposta, affidabilità è quello che dobbiamo giudicare, ed ovviamente questo è difficile. Negli ultimi decenni abbiamo cercato di costruire sistemi di responsabilizzazione per qualunque tipo di istituzione, professione e incarichi ufficiali per rendere più facile giudicare la loro affidabilità, ma molti di questi sistemi hanno l’effetto opposto e non funzionano come dovrebbero. Ricordo di aver parlato con un’ostetrica che ha detto “è necessario più tempo per compilare queste scartoffie che per far nascere il bambino.” E in tutta la nostra vita pubblica, la nostra vita istituzionale troviamo questo problema: che il sistema di responsabilizzazione che dovrebbe garantire l’affidabilità e darne prova in realtà fa l’opposto. Distrae le persone con compiti difficili richiedendo loro di mettere crocette, come si dice comunemente. Tutti voi avete degli esempi dove c’è troppo da fare per lo scopo, lo scopo di avere più affidabilità e sarà diversa se cerchiamo di essere affidabili, se comunichiamo la nostra affidabilità agli altri e se cerchiamo di valutare se gli altri, i funzionari o i politici siano affidabili e non è facile. 42

In terzo luogo, prendiamo in considerazione il compito. Secondo me il compito di ricostruire la fiducia fa regredire le cose, suggerisce che noi dovremmo ricostruire la fiducia. Possiamo farlo da soli, possiamo ristabilire un po’ di fiducia. Lo possono fare due persone insieme: migliorare la fiducia; ma la fiducia, alla fine è un elemento distintivo perchè viene attribuita da altre persone. Non si può ricostruire quello che gli altri vi danno: bisogna fornire le basi perchè altri ripongano fiducia, quindi è necessario essere realmente affidabili. E questo, ovviamente, perchè di solito non si puossono ingannare tutti costantemente; ma dovete anche fornire prove certe che si è affidabili, e come si può fare? Quotidianamente dappertutto, lo fanno le persone comuni, i funzionari, le istituzioni, in maniera abbastanza efficace. Un esempio nel mondo commerciale può essere un negozio di calzature che consente di restituire un paio di calze senza che facciano domande. Il prodotto viene ripreso e rimborsato, o sostituito con un paio di calze del colore che si voleva, e questo innesca fiducia: Mi fido perchè si sono resi vulnerabili nei miei confronti. Questa è una lezione importante: se vi rendete vulnerabili nei confronti degli altri, è una prova che siete affidabili e avete fiducia in quello che dite. Alla fine, credo che ciò a cui puntiamo non sia difficile da capire, sono relazioni in cui le persone sono affidabili e possono giudicare quando e come l’altra persona sia affidabile. La morale di tutto questo è molto semplice, è che dobbiamo pensare meno alla fiducia, (figuriamoci agli atteggiamenti di fiducia rilevati o mal individuati da alcuni sondaggi di opinione,) e molto di più all’affidabilità e come dare alle persone prove adeguate, utili e semplici che siete persone affidabili.


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Tom Hanks e Steven Spielberg: più affidabili di Obama Gli americani intervistati, oltre 1.000, non hanno avuto dubbi: il più affidabile è lui, Tom Hanks, seguito a ruota dalla fidanzatina d’America Sandra Bullock e da Denzel Washington. Un podio tutto cinematografico: è questo il sorprendente risultato di un sondaggio condotto dal sito web Reader’s Digest in collaborazione con una delle più importanti società di ricerca, il Wagner Group. Lo studio ha preso a campione 1.009 americani rappresentativi di un campione nazionale e ha mostrato uno spaccato della popolazione statunitense davvero interessante. Barack Obama scalzato anche da sua moglie 44

Michelle, al diciannovesimo posto. Nell’intervista si chiedeva di indicare una figura che ritenessero più affidabile: “affidabilità” intesa come fiducia sull’integrità, sul valore morale, sull’onestà e leadership di una persona. La popolazione ha inizialmente indicato come “più affidabili” personaggi molto vicini alla propria quotidianità come medici, insegnanti e guide spirituali. Ma tra i nomi più noti al resto del mondo sono spuntate diverse celebrità: dopo il podio dei tre attori hollywoodiani compaiono Meryl Streep, Steven Spielberg, Bill Gates, Julia Roberts


Clint Eastwood, la popolare conduttriaccompagnata da una delle sue frasi ce Ellen DeGeneres e al 19 esimo più motivanti e stimolanti: “Sono posto Michelle Obama. Suo nato nel 1956, l’anno di picco marito Barack ha chiuso in per le nascite nell’intera sto65 esima posizione, superaria degli Stati Uniti. Credo to dall’ex presidente Jimmy di essere rappresentativo di Carter, Colin Powell, una molti dei processi di pensfilza di conduttori e giorsiero che la mia generazionalisti televisivi, Johnny ne ha vissuto e, in generale, Depp, George Lucas, Ben le persone della mia età sono Affleck, Whoopi Goldberg e state segnate dalla coscienanche da Hillary Clinton. za della società occidentale per Il due volte premio Oscar Tom Hanks molto tempo.” per i film “Philadelphia” e “Forrest Gump” Indimenticabile anche il suo discorso di rinè tra tutti la figura nota che ispira maggior graziamento nel 2012 per il premio ricevuto fiducia tra gli americani intervistati: dalla Elie Wiesel Foundation per il a lui affiderebbero le chiavi di suo impegno contro l’indifferencasa propria, chiederebbero za, l’intolleranza e l’ingiustizia un consiglio su come inattraverso il dialogo internavestire i risparmi e perché zionale tra i popoli: no, magari gli affidereb“Devi svegliarti la mattina e bero il governo degli Stati cercare di rendere il mondo Uniti D’America. Curioso un posto migliore. Siamo se si pensa che Hanks è stato americani e gli americani tra i personaggi famosi che si tengono conto del bene cosono schierati con Obama dumune. Quindi in questo senso, rante le ultime presidenziali. L’atmi sento molto fortunato e benetore dal canto suo appare sul sito web di detto di essere in grado di farlo.” Reader’s Digest in un’immagine sorridente

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Driverless car: Il consumatore al centro L’evoluzione dell’auto. Il responsabile Ricerca e Sviluppo di Volvo Cars, Peter Mertens, ha preso parte al seminario “The Safety Benefits of Connected Cars”. Un titolo autoesplicativo per una giornata di studio e scambio di informazioni, principalmente sul tema della sicurezza, ma anche sulle questioni legislative (uno dei nodi più difficili da districare nella partita della guida autonoma). “L’auto connessa si svilupperà passo dopo passo, secondo un processo evolutivo”, ha aggiunto Martens. Insomma, pian piano i sensori diventeranno più precisi, la connettività più estesa e le auto finiranno 46

davvero per “parlarsi” l’una con l’altra e con le infrastrutture. Nel frattempo, Mertens sottolinea l’importanza del consumatore e la necessità di assicurarsi che si trovi “al centro di tutte le nostre attività”. Meno morti sulle strade. La convinzione della Casa è che l’auto connessa sia una “parte importante” del progetto per ridurre il numero di morti e feriti gravi sulle strade. Volvo parla apertamente di una “visione”, entro il 2020, in cui “nessuno potrà restare ucciso o essere gravemente ferito a bordo di una nuova Volvo”. Un piano per lo meno ambizioso, supportato dai dati: in Usa, il 90% degli incidenti sono, in-


Volvo, apprezzata e sicura marca svedese, è passata dagli americani del Gruppo Ford al colosso cinese Geely. La casa di Goteborg ha tratto grande giovamento dagli ingenti investimenti garantiti da questo cambio di guardia, come testimoniano nuovi modelli assai competitivi.

fatti, il risultato di un errore del conducente. Di questi, il 6% è causato dall’asfalto scivoloso, così come il 3% di tutti i decessi; mentre il 10% degli incidenti mortali agli incroci è dovuto al passaggio con il semaforo rosso. Statistiche che stanno convincendo le Case a investire sempre più nella guida assistita. Da sole nel traffico. Per la prima volta negli States, Volvo ha inoltre mostrato le potenzialità dell’Adaptive Cruise Control con assistenza allo sterzo, tecnologia che a detta della Casa apre la strada alla guida completamente autonoma. Premendo un pulsante, l’auto è infatti in grado di seguire il veicolo precedente nel traffico a velocità inferiori ai 50 chilometri

orari. Sensori radar e una videocamera aiutano a mantenere le distanze e la traiettoria. Per sviluppare la tecnologia autonoma, Volvo ha siglato una partnership con il Massachusetts Institute of Technology (per studiare stanchezza, livelli di stress e parametri vitali dei conducenti) e Here (l’ex Navteq), per approfondire il fronte delle mappe e dei dati di navigazione.

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Top donne self-made

10 miliardarie 1. WU YAJUN – CINA

Patrimonio netto: 6,6 miliardi di dollari a marzo 2012 Fonte: Real Estate, self-made Età: 49 La donna self-made più ricca nel mondo è Wu Yajun, l’ex direttore generale della Longfor Properties. Lei è un ex giornalista che si è laureata alla Northwestern Polytechnic University nel 1984 con una laurea in ingegneria. La sua impresa è cresciuta rapidamente nel corso degli ultimi sedici anni, partendo dalla sua casa a Chongqing per includere grandi città come Chengdu, Pechino, Shanghai, Changzhou e Dalian. Ha un patrimonio netto stimato di 6,6 miliardi di dollari ed è membro del Congresso Nazionale del Popolo.

2. ROSALIA MERA – SPAGNA

Patrimonio netto: 4,5 miliardi di dollari a marzo 2012 Fonte: Zara, self-made Età: 69 Rosalia Mera Goyenechea è la seconda donna self-made più ricca nel mondo. Ha iniziato a disegnare abiti e lingerie in casa sua con il suo allora marito, Amancio Ortega Gaona. La coppia ha lavorato in una società multi-miliardaria, Inditex, e nella linea di negozi di abbigliamento Zara. Nonostante il suo divorzio da Ortega, Mera mantiene una partecipazione del 7% nella società.Al momento della IPO, ha avuto 600 milioni di dollari in contanti, che lei ha investito in una società spagnola di produzione cinematografica, in un gruppo di maricoltura, una società che cerca trattamenti del cancro in composti che si trovano in mare e un creatore di un sistema di identificazione delle impronte digitali per i neonati. La sua FondazionePaideia aiuta le persone con disabilità. 48


3. CHU LAM YIU - CINA

Patrimonio netto: 2,8 miliardi di dollari a marzo 2012 Fonte: Aromi, self-made Età: 42 Chu ha guidato la Huabao International, la più grande società cinese di aroma del tabacco (con più della metà del mercato), attraverso una serie di modifiche. La Huabao International fa anche profumi e aromi alimentari per l’impiego nei detergenti, nelle bevande, nei prodotti lattiero-caseari e nei cosmetici. Ha fondato l’azienda un decennio fa e la rese pubblica attraverso una acquisizione inversa. Ha venduto parte delle azioni nel 2008 e di nuovo nel mese di ottobre 2009; ne possiede ancora una grande parte.

4. ZHANG XIN – CINA

Patrimonio netto: 2,7 miliardi di dollari a marzo 2012 Fonte: Immobili, self-made Età: 48 Zhang Xin è una donna d’affari cinese. Attualmente, lei è il CEO di SOHO Cina, il più grande sviluppatore immobiliare commerciale a Pechino. L’anno scorso ha fatto il più grande acquisto terreni a Pechino da una società non statale, 586 milioni di dollari per 12 ettari. Ha fatto un master in economia dello sviluppo all’Università di Cambridge nel 1992. Ha dato inizio alle società internazionali di Goldman Sachs, Travelers Group. Zhang Xin e suo marito, Pan Shiyi, sono membri della Fede Bahá’í dal 2005.

5. OPRAH WINFREY - STATI UNITI

Patrimonio netto: 2,7 miliardi di dollari a marzo 2012 Fonte: TV, self-made Età: 58 Oprah Winfrey è proprietaria di media americani, ospite dei talk show, attrice, produttrice e filantropa. Nata da madre single adolescente, Oprah è cresciuta nella fattoria della nonna nel Mississippi. Andò a vivere nel Wisconsin, dove dice di essere stata vittima di abusi sessuali. Il talk show ha debuttato nel 1986, ora è un rifugio per le donne di tutto il mondo. Gli ospiti vanno da personaggi famosi ai politici alle vittime di abusi. L’impero espanso comprende trasmissioni intorno al mondo, la rivista O e uno stimato club del libro e gli elenchi delle “cose ​​preferite” .

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STRONGPLANET 6. DORIS FISHER – UNITED STATES

Patrimonio netto: 2,3 miliardi di dollari a marzo 2012 Fonte: Gap, self-made Età: 81 Doris F. Fisher è una donna d’affari americana che ha co-fondato i negozi di abbigliamento Gap con il suo defunto marito, Donald Fisher. Originariamente un negozio di musica e jeans San Francisco , l’impero Gap è cresciuto fino a oltre 3.000 sedi ed è stato ampliato includendo Banana Republic, Gap Kids e Old Navy. Possiede grande collezione di arte contemporanea. Ha lasciato il controllo della società ai figli John, Robert e William nel 2004. Lei è stata nominata una delle 100 donne più potenti.

7. CHAN LAIWA – CINA

Patrimonio netto: 2,3 miliardi di dollari a marzo 2012 Fonte: Immobili, self-made Età: 72 Chan Laiwa è la fondatrice e presidentessa del Fuwah International Group, uno dei maggiori sviluppatori di immobili commerciali di Pechino. È la fondatrice del China Red Sandalwood Museum, di cui è anche curatore. È anche una dei diplomatici culturali della Cina. Sposata, ha un figlio e due figlie. Ora risiede nel suo China Red Sandalwood Museum.

8. GIULIANA BENETTON – ITALIA

Patrimonio netto: 2,1 miliardi di dollari a marzo 2012 Fonte: Benetton, self-made Età: 75 Quattro membri della famiglia Benetton fondarono la società di moda Benetton nel 1965: I tre fratelli e una sorella: Luciano, Carlo Gilberto e Giuliana. L’azienda di abbigliamento vale 2,7 miliardi dollari (solo di vendita) e vende marchi come United Colors of Benetton, Sisley. Edizione, la compagnia di famiglia, detiene partecipazioni in Atlantia, una delle più grandi società di pedaggio stradale del mondo, e nei ristoranti Autogrill, che servono clienti sulle autostrade e negli aeroporti di tutto il mondo. Giuliana inizialmente faceva maglioni a maglia, venduti poi in bici dal fratello Luciano.

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9. XIU LI HAWKEN – REGNO UNITO

Patrimonio netto: 1,7 miliardi di dollari a marzo 2012 Fonte: Immobili, self-made Età: 49 Residente a londra, è la principale azionista della società immobiliare cinese Renhe Commercial Holdings, specializzata in centri commerciali sotterranei. È stato un bel problema per gli investitori che hanno acquistato l’IPO della società nel mese di ottobre 2008; le azioni sono scese del 35%. Renhe in gennaio ha detto che avrebbe pagato 292 milioni di dollari per una partecipazione del 80% nella proprietà, nella città orientale cinese di Wuxi. Hawken assiste gli amministratori nella formulazione delle strategie della società.

10. MEG WHITMAN – STATI UNITI

Patrimonio netto: 1,7 miliardi di dollari a marzo 2012 Fonte: Ebay, self-made Età: 56 Margaret Cushing Whitman è un’executive business americana. È la presidentessa e amministrarice delegata di Hewlett-Packard. Nativa di Long Island, New York, è laureata alla Princeton University e alla Harvard Business School. Nel febbraio 2009, la Whitman ha annunciato la sua candidatura al governo della California, diventando la terza donna in 20 anni a candidarsi per tale ruolo. Ha vinto le primarie repubblicane nel giugno 2010. È la quarta donna più ricca nello stato della California, con un patrimonio netto di 1,3 miliardi di dollari nel 2010, ed ha speso nella propria campagna elettorale più soldi propri rispetto a qualsiasi altro candidato politico nella storia americana, spendendo 144 milioni di dollari di tasca propria e 178,5 milioni di dollari compresi i donatori. La Whitman ha perso contro Jerry Brown nellaeelezioni del 2 novembre.

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BAUHAUS: DORMIRE CON STILE Una notizia che piacerà sicuramente a molti appassionati di architettura: a Dessau, nell’Alta Alsazia, la scuola della Bauhaus riapre le camere del Prellerhaus, il complesso progettato nel 1926 dall’architetto Walter Gropius, un tempo abitate da insegnanti e studenti di fama mondiale, come Vassilij Kandinskij, Marcel Breuer e Hannes Meyer. Ma il celebre luogo non riapre come istituto, bensì come bed & breakfast: 28 stanze di circa 24 metri quadrati ognuna, riarredate nello stile razionale del movimento modernista. Ogni suppellettile, infatti, è stata riprodotta nei minimi particolari, e i locali sono stati personalizzati con riproduzioni di pezzi unici, creati dai grandi designer della storia. Un’occasione unica per rivivere l’atmosfera frizzante di quegli anni creativi, pieni di libertà e sperimentazione. Lo stile Bauhaus non si riflette solo negli edifici storici della scuola, ma anche in ogni più piccola componente dell’arredamento. Caratterizzate da geometrie cubiche e grandi vetrate, le stanze del nuovo albergo sono state arredate in modo sintetico ed essenziale. La cura per ogni dettaglio è stata enorme: utilizzando alcune fotografie degli ambienti risalenti all’epoca della scuola, ogni camera è stata restaurata seguendo quanto possibile l’originale. Fanno così la loro comparsa la mitica sedia Wassily, ideata da Marcel Breuer, vero oggetto cult per tutti gli amanti del design, ma anche scrivanie in acciaio, che richiamano lo stile Bauhaus dei balconi dell’edificio. Ovviamente, sulle pareti delle stanze non sono più presenti le tele di alcuni ex inquili52


ni che frequentarono la scuola nella sua pur breve esistenza; personaggi del calibro di Paul Klee, Kandinskij, László Moholy-Nagy, perchè ormai sono esposte nei musei più prestigiosi di tutto il mondo. Con la sua forma a L, l’edificio a Dessau è l’esempio più puntuale dell’architettura funzionale, manifesto del razionalismo tedesco, costruita nel rispetto del tessuto urbano circostante. Ha diversi corpi di fabbrica, dai laboratori (uno dei punti focali delle idee del Bauhaus) alle aule, fino agli uffici amministrativi, ognuno dei quali, seppur autonomo, non è mai isolato dagli altri. Vicino al complesso, collegato da un passaggio, trovano poi sede il refettorio, un auditorium, il palcoscenico del teatro e le abitazioni. Tanto semplici e sintetiche sono le forme, quanto complessa è l’idea dell’architettura, capace di racchiudere sia la scuola sia la ‘casa’ dei maestri della scuola e dei suoi allievi: mai

prima di allora si era pensato di creare un luogo di studio e ricerca che contemplasse l’idea di squadra, di una grande collaborazione fra insegnanti e studenti, dove l’educazione non era semplice nozionismo, bensì una forma mentale totale. Se, come afferma il teorico americano Louis Sullivan, “la forma segue la funzione”, e ogni edificio deve essere funzionale allo scopo per cui è creato, nell’ex “campus” nessuna parte è più importante delle altre. Ed è per questo che, chi soggiornerà nel bed&breakfast, non noterà alcuna facciata. Una grande innovazione, considerando che, fino a quel momento, ogni costruzione si caratterizzava proprio per un importante ingresso.

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CULTURE


STRONGCULTUREMOVIES

film di Steven Spielberg

Al cinema, come nella letteratura, esistono due grandi strade: da un lato ci sono le pellicole che si lasciano impressionare, evitando il più possibile d'intervenire sulla realtà, e dall'altro ci sono le pellicole che impressionano, costruendo una narrazione ad hoc. Che il cinema di Steven Spielberg appartenga a questa seconda categoria non è un mistero, eppure questa volta, più che in precedenza, quest'appartenenza è ribadita apertamente. "Noi siamo balenieri", dice Lincoln, citando uno dei maggiori romanzi americani, quel "Moby-Dick" che narra appunto di una missione che non dà scampo, che non si può abbandonare nemmeno di fronte alle richieste più razionali (qui neppure davanti all'ipotesi della cessione immediata di un conflitto che ha già versato una quantità disumana di sangue). Inoltre, nel caso non fosse abbastanza chiaro, Spielberg fa di Lincoln un racconta storie, ovvero un narratore, qualcuno che, per analizzare la realtà, ha bisogno di passare dal filtro dotato di ordine e di senso del racconto. Il regista ci invita dunque dentro un grande romanzo, dove ogni personaggio ha il suo momento ma tutti convergono come falene verso un'unica luce, emanata dal protagonista. L'impresa, tentata e superata, è quella di rendere intima e interiore una questione di giustizia e di politica universale. Man mano che il film si dipana, infatti, appare sempre più evidente c ome per Lincoln, che all'epoca dei fatti era già un leader molto amato, far passare l'emendamento non fosse un obiettivo accessorio né il frutto di una fortunata coincidenza: ne andava della sua identità storica e privata, dice il film, che sovrappone alla perfezione i piani. Come un dagherrotipo, che richiede un certo tempo di esposizione, Lincoln abbisogna di tutta la sua durata per restituire un ritratto integro, che, prima che di un uomo, è soprattutto il ritratto di una visione politica. Una visione che combina idealismo e realpolitik, illuminando due fattori fondamentali: da un lato, la statura eccezionale dell'essere umano (che in termini cinematografici si traduce nella scelta di un attore come Daniel Day-Lewis), dall'altro la capacità di guardare al di là delle convenienze e di usare quasi ogni mezzo, se il fine è di natura superiore. 56


THE IRON LADY

film di Phyllida Lloyd

Il film ripercorre la vita dell'ex-primo ministro britannico Margaret Thatcher, compresa l'infanzia, la sua carriera politica e i 17 giorni antecedenti alla guerra delle Falkland (avvenuta nel 1982). Il tutto è visto attraverso gli occhi della donna che, ormai ottantenne, vive con nostalgia i momenti del suo passato, specie quelli trascorsi al fianco del marito Denis. Nonostante passato e presente si fondano nella sua testa in maniera inestricabile, Margaret non cede alle preoccupazioni della figlia e dei suoi collaboratori, consapevole del fatto che, nonostante l'importanza degli eventi trascorsi, anche la sua vita presente rimane degna di essere vissuta fino in fondo

JFK - UN CASO ANCORA APERTO

film di Oliver Stone

Secondo una indagine alla fine degli anni ‘80 il 73% degli americani erano convinti che all’origine dell’assassinio di John Fitzgerald Kennedy, sparato il 22 novembre 1963 nella Dealy Plaza di Dallas, c’era un complotto e che la conclusione cui nel 1964 arrivò la Commissione Warren (Lee Harvey Oswald esecutore unico) è insostenibile. È la tesi che sostiene Stone, basandosi sul libro Il complotto che uccise Kennedy, arrivando a implicare le responsabilità, almeno indirette, del governo e della CIA. Kennedy fu eliminato perché voleva sganciare gli Stati Uniti dalla guerra del Vietnam con gravi danni alle industrie nazionali che dall’economia di guerra traevano immensi benefici. Non è semplicemente un film a tesi con toni giornalistici e oratori, è anche una crociata, nella speranza di far riaprire il caso. “Si può sparare a un film. Ma se è potente come JFK, non si può ucciderlo” (R. Corliss, critico del Time). 8 nomination ai premi Oscar e 2 statuette. 57


STRONGCULTUREBOOKS

DETTO FATTO! Detto fatto!, di David Allen, edito da Sperling & Kupfer, 2006

L’arte dell’efficienza. Organizzare le informazioni, gestire gli impegni, perfezionare il rendimento personale, godere di maggior libertà Stabilire le priorità, delegare le mansioni, chiarire i propri obiettivi, diluire gli impegni, portare a termine le cose fondamentali, buttare nel cestino quelle che non lo sono: sono queste le strade che portano al successo, che voi siate studenti o manager, informatici o semplicemente persone con molti e diversi interessi. Questo libro vi offre gli strumenti per realizzare di più in minor tempo, permettendovi di riprendere il controllo della vostra vita: è infatti possibile affrontare tutti gli impegni senza ansia, tramite il GTD, Getting Things Done, un metodo di gestione del tempo che è oggi sinonimo di miglior efficienza e organizzazione personale.

SUCCESSO 101 Successo 101, di Maxwell John C. edito da Thomas Nelson Inc, 2002

Molti di noi immaginano il successo come se si trattasse di somigliare a qualcun altro. John Maxwell - abile conferenziere, stimatissimo autore americano in vetta alle classifiche del New York Times - insegna come intraprendere la strada per ottenere grande successo. Sono necessari due elementi: l’atteggiamento giusto verso il successo e i principi giusti per arrivarci. In questo libro Maxwell insegna come: riconoscere come le nostre qualità possano migliorare le nostre performance, individuare sentimenti, comportamenti e pensieri che bloccano la strada al successo, identificare ciò che ostacola il lavoro di squadra, scoprire il segreto per cambiare un atteggiamento sbagliato, adottare l’atteggiamento necessario che fa procedere un leader al livello successivo. “Il successo è... conoscere il tuo scopo nella vita, crescere per raggiungere il tuo potenziale massimo e seminare semi che giovino agli altri. Quando inizio? La risposta a questa domanda è ORA!” - John Maxwel

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LEADERSHIP. MOTIVARE, DELEGARE, REALIZZARE Leadership. Motivare, delegare, realizzare, di Tom Peters, edito da Sperling & Kupfer, 2005

Passione, perseveranza e immaginazione: un leader è il mix di questi componenti, un “condottiero” che invece di cercare ciò che non funziona nella sua organizzazione e tentare di correggerlo, scopre invece ciò che funziona e lo sviluppa, accumulando un successo dopo l’altro. Semplicemente, il leader sa, dopo averla coltivata dentro di sé, infondere la passione per il lavoro all’interno del suo team, e sa appropriarsi del fattore “da urlo” grazie al quale ha sempre successo anche in un’epoca dirompente come la nostra, in cui non basta rompere gli schemi, ma occorre ridefinire anche i paradigmi del pensiero manageriale: proprio come fa Tom Peters in questo libro.

BUSINESS REVOLUTION Business Revolution. Come organizzare la tua azienda per avere più tempo libero e più soldi, di Alfio Bardolla, edito da Sperling & Kupfer, 2011 La maggior parte delle piccole imprese sono delle “one man company” costruite da persone tenaci, a volte geniali e competenti, ma affette dalla malattia del “tuttofare”: lavorano venti ore al giorno, sono grandi accentratori, non sanno delegare e, quindi, diventano insostituibili. Queste aziende hanno un difetto: sono pronte a saltare appena il titolare si allontana. Alfio Bardolla, formatore di migliaia di persone e imprenditore in più di venti aziende, conosce bene questa situazione molto distante dall’iniziale sogno di un imprenditore, ovvero quello di coniugare autonomia e ricchezza. Per anni ha cercato nel mondo intero modelli di successo per imparare come focalizzarsi sul vero obiettivo di chi decide di mettersi in proprio: dare vita ad aziende vincenti che funzionino a prescindere da chi le ha create. In questo libro, con la collaborazione di Lorenzo Ait svela i segreti per: non avere capi, poter decidere dei proprio tempo, guadagnare di più e più in fretta, raggiungere la libertà finanziaria. Fornisce consigli rivolti a chi un’azienda ce l’ha già e a chi sta pensando di diventare imprenditore.

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STRONGCULTUREEVENTS

L’ESTEROVESTIZIONE SOCIETARIA Martedì 26 novembre 2013 Ore 14.00 Università degli Studi di Torino Corso Unione Sovietica 218, Torino

Introduzione e presentazione: Prof. Claudio Sacchetto (Università di Torino, Direttore CST), Col. t.ST Luigi Vinciguerra (Comandante GdF Torino), Maresciallo Marco Bargagli (Nucleo PT GdF di Torino) e la Dott.ssa Laura Filippi (ITW Italy Holding S.r.l)Verrà presentato il volume “Esterovestizione societaria”, a cura di Claudio Sacchetto, Giappichelli Ed.

FARE BUSINESS CON I SOCIAL NETWORK Sabato 30 Novembre2013 Ore 10.00 Università Commerciale L. Bocconi Aula Magna via Roentgen 1, Milano

Social Media e Facebook. Il punto di vista delle agenzie media Coordina: Silvia Vianello, SDA Professor, con Valentino Cagnetta, CEO, Media Italia Roberto Binaghi, CEO, Mindshare, Isabelle Harvie-Watt, CEO & Country Manager, Havas FACEBOOK 2013: da social network a social business enabler Guerino Delfino, Chairman & CEO, Ogilvy

L’ARABA FENICE: ESEMPI CONCRETI DI SUCCESSO Mercoledì 4 Dicembre 2013 Ore 10.00 Università Commerciale L. Bocconi Aula Magna via Roentgen 1, Milano

Approfondimenti monotematici con operatori nazionali e internazionali, i trend emersi più significativi di natura settoriale o di processo : forme di governo dell’ICT nell’ ambito della net economy; efficacia delle scelte strategiche e di marketing. Mediante workshop che consentano il confronto diretto fra partecipanti e panel di esperti e testimonial dei casi sul tema specifico. 60


COMPETITIVITÀ NEL DESTINATION MANAGEMENT Martedì 11 Dicembre 2013 Ore 18.00 MiCo Milano Congressi Piazzale Carlo Magno, Milano

Strategie nell’ottica del destination management nel turismo: Italia e Spagna Intervengono: Carlo Secchi (Rettore Università Bocconi), Magda Antonioli Corigliano (MET), Francisco Valls (ESADE), Paolo Ligresti (Atahotels), Aurelio Vazquez (Iberostar), Piergiorgio Togni (ENIT), Ignacio Vasallo (Tourespana), Costanzo Jannotto Pecci (Federturismo-Condindustria), Xavier Gallego (WTo, Themis Foundation)

BEST PRACTICES ON FACEBOOK Lunedì 2 Dicembre 2013 Ore 15.00 Università Commerciale L. Bocconi Aula Magna via Roentgen 1, Milano

Social & Business: come far crescere brand e vendite nel mondo 2.0 Emanuela Prandelli, Associated Professor, Bocconi University  Saatchi&Saatchi: Facebook and Fairy Love Affairs: best practices su Facebook Giuseppe Caiazza, CEO, Saatchi & Saatchi Italy

WORLD BUSINESS FORUM MILANO 2014 28-29 Ottobre 2014 MiCo Milano Congressi Piazzale Carlo Magno, Milano

Come leader non puoi nasconderti Parteciperanno: Steven Johnson -Marcus Buckingham- Simon Sinek- Felix Baumgartner Jacques Attali - Jesús Vega - Steve Wozniak - Mohanbir Sawhney

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15 CONSIGLI

PER ESSERE UNA PERSONA DI SUCCESSO LA DISCIPLINA è un punto fondamentale. Se volete migliorare quello che fate

dovete applicarvi

SCOPRITE IN CHE COSA VOLETE CANALIZZARE gli sforzi e usate l’80% delle vostre energie su almeno il 20% delle cose che fate. Attenzione a non fare più di una cosa allo stesso tempo: cosi’ si perde il 40% di efficienza LE PERSONE INTELLIGENTI esternano le loro idee a diversi tipi di persone LE IDEE HANNO UNA DATA DI SCADENZA. Non facciamo passare troppo tempo nel realizzarle NON ADAGIAMOCI A REALIZZARE LA PRIMA COSA che ci passa per la testa. Una buona idea va sviluppata e perfezionata LE PERSONE INTELLIGENTI si contornano di altre persone intelligenti, quanto, se non più, di loro RIFIUTARE LE OPINIONI COMUNI. Il che molte volte vuol dire non pensare affatto AVERE UN APPROCCIO METODICO alle cose. Come disse Henry Ford: “Nulla è particolarmente difficile se si divide in piccole parti” PENSARE DIVERSAMENTE per agire diversamente immergendosi in esperienze diverse PIANIFICARE non solo le giornate ma fare anche progetti a lungo termine LA RIFLESSIVITÀ migliora i nostri processi decisionali e ci dà una visione d’insieme I VINCENTI PENSANO IN TERMINI POSITIVI, non vedono limitazioni, bensi’ delle possibilità E’ IMPORTANTE CONVINCERSI che è sempre possibile cambiare il proprio modo di pensare John Maxwell

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