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Le mosche bianche 3


OsservAzione

La tutela dei diritti dei bambini rom nel sistema italiano di protezione dei minori

Marotta & Cafiero editori


Questo libro è rilasciato con licenza Creative Commons “Attribuzione - Non Commerciale - Non Opere Derivate 2.0”, consultabile in rete all’indirizzo http://creativecommons.org. Pertanto questo libro è libero e può essere riprodotto e distribuito con ogni mezzo fisico, meccanico o elettronico, a condizione che la riproduzione del testo avvenga integralmente e senza modifiche, ad uso privato e a fini non commerciali.

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©Marotta & Cafiero editori Via Andrea Pazienza 25 80144 Napoli www.marottaecafiero.it ISBN: 978-88-97883-01-2


Ringraziamenti Il presente report è stato realizzato da osservAzione e dall’European Roma Rights Centre. OsservAzione ha elaborato diverse stesure del report e lo ha poi portato a conclusione. L’European Roma Rights Centre ha sviluppato la metodologia di ricerca su cui l’indagine si è basata e ha fornito nel corso della stesura del report commenti e contributi fondamentali. La realizzazione del presente report non sarebbe stata possibile senza la dedizione del gruppo di ricerca e la preziosa collaborazione di molte persone, in primis tutti gli intervistati che ringraziamo in modo particolare. Per il lavoro di ricerca sul campo, Barbara Pierro ed Emma Ferulano dell’associazione ‘Chi rom..e chi no’ hanno condotto le interviste a Napoli e dintorni; Giuseppe Fanizza ha condotto le interviste nella città di Milano mentre le interviste nella regione Lazio sono state condotte dallo staff del ‘Osservatorio sul razzismo e le diversità M.G.Favara’ dell’Università di Roma Tre, composto da Cristina Marotta, Ulderico Daniele e Francesco Pompeo. Le interviste a Bolzano e a Bari sono state condotte, rispettivamente, da Francesca Saudino e Daria Storia. Daria Storia ha anche scritto la relazione interinale e redatto il presente report in collaborazione con Francesca Saudino, entrambe hanno coordinato l’intero progetto di ricerca. Un contributo fondamentale è stato dato altresì dalle round table organizzate a Roma, Napoli, Bolzano e Milano, dai relatori 9


presenti e dalle discussioni scaturite. Le round table sono state realizzate grazie alla collaborazione, di nuovo, dell’Osservatorio sul razzismo e le diversità G. Favara a Roma, dell’associazione Chi rom e… chi no a Napoli, dell’associazione Nevo Drom a Bolzano e l’associazione Upre Roma a Milano. Inoltre, Angela Tullio Cataldo ha redatto la prima traduzione in italiano. Piero Colacicchi ha revisionato la bozza e redatto la traduzione finale in italiano. Luigi Sigona ha curato gli aspetti amministrativi del progetto di ricerca. La presente pubblicazione rientra nel progetto “La tutela dei diritti dei bambini rom nel sistema di protezione dei minori in Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria, Italia, Romania e Slovacchia”, realizzato in collaborazione con l’European Roma Rights Centre, il Bulgarian Helsinki Committee, osservAzione e il Milan Simecka Foundation. Il progetto è stato finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma ‘Diritti Fondamentali e Cittadinanza’. Il contenuto della pubblicazione è di esclusiva responsabilità di osservAzione. La Commissione Europea non ne è in alcun modo responsabile.

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Introduzione In Italia, negli ultimi anni l’interesse politico, sociale e accademico si è concentrato su alcuni aspetti della vita dei rom, quali in particolare la condizione abitativa, l’istruzione, la partecipazione politica e l’accesso al lavoro. Tali questioni sono state all’origine di numerosi dibattiti e in alcuni casi hanno provocato, in risposta alle politiche e alle azioni intraprese dalle autorità nazionali e locali, forti critiche e addirittura denunce da parte della società civile. Tuttavia la condizione dei rom nell’ambito del sistema italiano di tutela dei minori non ha mai ricevuto particolare attenzione né da parte dell’opinione pubblica né da quella delle istituzioni. Benché esista una radicata convinzione che i bambini rom non siano sostenuti, educati e cresciuti in modo adeguato dai propri genitori, la situazione dei minori e quella delle famiglie rom coinvolte nelle procedure di adozione o di affido non sono state toccate dal dibattito attuale. L’obiettivo principale di questa ricerca è stato, quindi, verificare se i minori rom presenti negli istituti di tutela dell’infanzia siano, in proporzione, in numero maggiore rispetto agli altri minori e se il trattamento a loro riservato sia diverso e se, in particolar modo, lo sono i motivi di avvio delle procedure e le modalità d’intervento sociali e giudiziarie. Inoltre, la valutazione delle politiche sociali in senso generale ha voluto verificare fino a che punto le politiche indirizzate ai rom tengano effettivamente in considerazione la situazione di emarginazione socio-econo11


mica in cui vivono molte famiglie rom in Italia e il ruolo, decisivo, che ha quest’emarginazione sulle condizioni di vita dei minori. L’indagine in quest’ ambito specifico è nata in parte dallo studio di altre relazioni che hanno evidenziato quanto siano aggressive le misure intraprese dai pubblici ufficiali italiani nelle procedure di allontanamento dei minori rom dalle proprie famiglie, procedure che sono state spesso avviate in seguito al coinvolgimento di queste ultime in attività di accattonaggio o altrimenti illegali.1 Nelle stesse relazioni si sostiene che anche gli sgomberi dei campi rom condotti dalle autorità italiane senza che venga offerta ai rom una soluzione abitativa alternativa contribuiscano allo smembramento delle famiglie rom. Tali questioni possono essere interpretate come una conseguenza delle discriminazioni e dei pregiudizi di cui i rom sono stati oggetto per lungo tempo. D’altra parte, per quanto riguarda la questione della tutela del minore in generale, il sistema legislativo italiano è fortemente protettivo verso le famiglie e verso i minori, con particolare attenzione nei riguardi del diritto di vivere con la famiglia di origine e l’attiva eliminazione di ogni forma di discriminazione. La legislazione italiana sulla protezione dei diritti del fanciullo è relativamente recente. Il 4/5/1985 è stata infatti approvata la Legge 184, una norma dettagliata sull’affidamento dei minori e sull’adozione, successivamente emendata da diversi provvedimenti legislativi di cui l’ultimo risale al 28/03/2001 con la Legge 149. Storicamente l’adozione era un’istituzione che offriva a persone senza figli l’opportunità di trasmettere il proprio nome e lasciare le proprietà ai posteri. Attualmente, nella legislazione italiana è stato incluso un nucleo di diritti e principi fondamenCarlotta Saletti Salza, ‘Dalla tutela al genocidio? Le adozioni dei minori Rom e Sinti in Italia (1985-2005)’, CISU, Roma, 2010. 1

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tali mirato a garantire la protezione dei bambini; di conseguenza, anche la legislazione inerente l’affidamento e l’adozione è stata profondamente emendata. Il 5 settembre 1991 l’Italia ha ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia (CRC).2 Il Governo italiano, in base a tale Convenzione, ha l’obbligo di rispettare la responsabilità, i diritti e i doveri dei genitori o, all’occorrenza, dei membri della famiglia allargata o della comunità, a seconda di quanto previsto dalle usanze locali.3 Attualmente, sia a livello centrale che locale, le istituzioni sono responsabili della protezione e del monitoraggio dei diritti del fanciullo e la legislazione nazionale riconosce il principio del migliore interesse del fanciullo, usato dai tribunali italiani come criterio fondamentale per interpretare la legislazione nazionale in materia di minori. In quanto bambini, i minori rom sono ‘esseri umani al di sotto dell’età di diciotto anni’4 pienamente titolari dei diritti previsti dalla Convenzione. Tuttavia, come rilevato da una molteplicità di enti5, i rom costituiscono un gruppo vulnerabile e di conseguenza meritano particolare attenzione. Come affermato da una docente di Diritto Costituzionale, il Diritto Pubblico prevede la possibilità di garantire alle famiglie rom una tutela distinta e più solida.6 L’articolo 31 della Costituzione italiana dichiara infatti che: ‘la Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare

Ratificato con Legge 176/1991. Articolo 5, CRC. 4 Articolo 1, CRC. 5 In particolare, le numerose associazioni che difendono i diritti dei rom, degli immigrati, dei bambini, delle donne, operanti sia a livello nazionale che internazionale. 6 Elisabetta Lamarque, ‘La tutela legale della famiglia’ (Atti della Conferenza Internazionale sulla situazione di Rom e Sinti in Italia, 16-18 giugno 2010, Università Bicocca di Milano). 2 3

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riguardo alle famiglie numerose. La Repubblica protegge le madri, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo’.7 Poiché all’interno della comunità rom – spesso caratterizzata da gruppi familiari allargati – madri e minori spesso versano in condizioni sociali ed economiche svantaggiate rispetto a quelle del resto della popolazione italiana, è necessario che lo Stato adotti politiche adeguate che proteggano tali gruppi. Non si tratta di un diverso trattamento legale. Si tratta di applicare quei principi costituzionali che, attraverso azioni concrete, mirano ad offrire pari opportunità ai gruppi svantaggiati. Ciò nonostante, un piano d’azione sistematico che offra misure positive per i rom e i sinti non è stato ancora adottato. Durante la 38esima sessione della Commissione Parlamentare Straordinaria per la Promozione e la Tutela dei Diritti Umani sono stati discussi i risultati di una ricerca8, recentemente pubblicata, sul caso di bambini rom dichiarati adottabili9 con sentenza giudiziaria. In tale sede è stato denunciato che, da molto tempo, famiglie rom e sinte lamentano il fatto che i non-rom gli tolgano i figli e che spesso le sentenze attraverso le quali ciò viene fatto siano discriminatorie. Durante l’ultima Sessione parlamentare un membro della Commissione ha sottolineato che: ‘calcolando circa 3.000 nascite all’anno della popolazione rom e sinti e supponendo che queste ammontino a 100.000 unità (anche se attualmente sono di più), si arriva a circa 60.000 nascite in un pe-

Costituzione Italiana, consultabile su http://www.senato.it/documenti/repository/istituzione/costituzione_inglese.pdf (ultimo accesso: 11/03/2011). 8 Carlotta Saletti Salza, “Dalla tutela al genocidio? Le adozioni dei minori rom e sinti in Italia (1985-2005)”, CISU, Rome, 2010. 9 Senato della Repubblica “Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, indagine conoscitiva sui livelli e i meccanismi di tutela dei diritti umani, vigenti i Italia e nella realtà internazionale”, 38esima Sessione, 20/04/2010, consultabile in rete all’indirizzo http://www.senato.it/commissioni/161968/166748/282040/sommariostenografici1.htm (ultimo accesso: 12/07/2010). 7

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riodo di venti anni e quindi le 300 adozioni rilevate rappresentano il 5 per cento delle nascite. Si tratta di dati consistenti. Al riguardo reputo interessante capire chi ha adottato questi bambini e qual è la proporzione di famiglie sinte e rom che ha adottato bambini sinti e rom’.10 La presente ricerca intende indagare in quale misura il pregiudizio nei confronti dei rom incide — nell’ambito del sistema di protezione dei minori — sulle decisioni di cui sono oggetto i bambini rom. L’obiettivo principale è esplorare le lacune e i difetti di una struttura che, a partire dai principi generali affermati nella legislazione nazionale, è stata poi ampiamente decentralizzata anche nella realizzazione delle politiche di supporto familiare e di tutela dei minori. La situazione delle famiglie e dei minori rom viene analizzata alla luce dell’emarginazione e dell’esclusione sociale ed economica che colpisce tale gruppo e che possono compromettere il trattamento che ricevono i rom durante le procedure riguardanti la patria potestà, l’affidamento e l’adozione. In secondo luogo, attraverso una mappatura delle sistemazioni e degli status giuridici dei minori rom, la ricerca vuole scoprire se i minori rom, piccoli e meno piccoli, presenti negli istituti di tutela dell’infanzia siano sovrarappresentati rispetto agli altri minori: a tal fine si tenterà di comprendere le ragioni delle loro collocazioni extra-familiari e se abbiano subito un trattamento discriminatorio. Infine, la ricerca si concentra sulle misure e sulle politiche intraprese per garantire il diritto fondamentale dei minori a vivere con la propria famiglia, così come il diritto dei genitori a scegliere il tipo di educazione che preferiscono impartire ai propri figli. Livi Bacci, membro del Senato, Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, 38esima Sessione, 20/04/2010, Consultabile su http://www.senato.it/commissioni/161968/166748/282040/sommariostenogra fici1.htm (ultimo accesso 10/11/2010). 10

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Il metodo della ricerca Il metodo con cui si è svolta la ricerca è consistito nel condurre un’analisi del quadro legislativo e dei meccanismi delle politiche in vigore in Italia, al fine di paragonare la teoria con l’esperienza pratica. A questo tipo di analisi è seguita una serie di interviste condotte in cinque città italiane. Sono state prese in considerazione diverse regioni con l’obiettivo di evidenziare i differenti problemi e approcci locali. In particolare, le interviste sono state condotte a Bari (Regione Puglia), a Napoli (Regione Campania), a Roma (Regione Lazio), a Bolzano (Regione del Trentino Alto - Adige) e a Milano (Regione Lombardia). Per le interviste sono stati scelti territori la cui consistente percentuale di rom offre una panoramica complessiva della situazione nazionale. Le differenze, talvolta notevoli, tra le diverse città studiate, hanno comportato una varietà di strategie e di metodi usati durante la ricerca. Una completa visione di insieme delle realtà locali ha richiesto una profonda conoscenza delle situazioni particolari delle diverse comunità rom, così come una serie di contatti con le istituzioni, la società civile e le famiglie rom. Di conseguenza, le interviste sono state condotte da un gruppo di lavoro composto o da ricercatori del luogo o da ricercatori con una profonda conoscenza delle particolari situazioni locali. Il metodo utilizzato ha fatto ampiamente affidamento sui contatti personali, network, inchieste, conoscenze informali e simili. La parte più importante del lavoro sul campo è stata quella rap16


presentata dalle interviste, malgrado il fatto che diverse persone siano state reticenti e poco disposte a essere intervistate sul tema dei minori coinvolti in procedimenti di affido ed adozione, probabilmente a causa della delicatezza dell’argomento. In particolare, più volte le famiglie rom hanno preferito non condividere affatto le proprie esperienze in quanto dolorose. D’altro canto, anche alcuni giudici e rappresentanti delle istituzioni locali e nazionali responsabili della protezione dei minori, degli affidamenti e delle adozioni hanno evitato qualsiasi rapporto con i ricercatori una volta venuti a conoscenza dell’obiettivo della ricerca. Alcuni di questi hanno chiesto di poter leggere la ricerca prima di dare l’autorizzazione ad essere citati. I ricercatori hanno cercato di entrare in contatto con membri di istituti familiari, con le famiglie rom che rischiano l’allontanamento dei propri figli e con le famiglie i cui figli sono già stati allontanati, con i bambini rom in istituti di tipo familiare e con i bambini usciti da poco da tali istituti, con operatori sociali, con il personale di scuole, tutori, giudici del Tribunale dei Minori e rappresentanti del sistema di tutela dell’infanzia. In totale sono state condotte 92 interviste. Le prime ad essere interpellate sono state generalmente le organizzazioni no-profit, le quali hanno fornito preziosi informazioni e contatti.11 Entrare in confidenza con famiglie e minori rom disposti a raccontare la propria storia si è rivelato, per molte e diverse ragioni, un compito difficile. Inizialmente i ricercatori si sono rivolti alle istituzioni e alle figure responsabili della tutela dell’infanzia – in particolare alle associazioni che lavorano nei campi, ai servizi sociali locali e ai difensori dei diritti umani che assistono le famiglie rom. Generalmente, questo metodo non è stato efficace poiché ben poche

I ricercatori hanno condotto le interviste in 22 istituti di tipo familiare, presso 11 organizzazioni no-profit, 7 operatori sociali, 2 mediatori culturali, 5 insegnanti, 10 famiglie rom, 6 minori rom, 3 giudici del Tribunale dei Minori. 11

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associazioni hanno accettato di fare da mediatori tra i ricercatori e le famiglie rom. Inoltre, spesso i rom intervistati non avevano voglia di raccontare pubblicamente una storia privata che considerano dolorosa e vergognosa. Di conseguenza, a Roma come in altre città, i ricercatori, per entrare in contatto con le famiglie rom hanno fatto affidamento su contatti informali e personali. Hanno tentato di costruire un clima confidenziale con gli intervistati, a volte ampliando i temi dell’intervista, a volte conducendo l’intervista in presenza della persona che aveva fornito il primo contatto. Tuttavia, alla luce delle delicate situazioni cui sono continuamente esposti – in particolar modo alla minaccia degli sgomberi – alcuni rom non sono stati disposti a contribuire alla ricerca, non percependone l’utilità. Per quanto riguarda le istituzioni, i ricercatori hanno incontrato una diffusa riluttanza a parlare di minori rom. In molti casi il personale dei tribunali dei minori e dei servizi sociali ha evitato di essere contattato o intervistato; alcuni invece hanno offerto volentieri la propria disponibilità e preziosa collaborazione, dimostrando grande interesse per l’argomento della ricerca.

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Riepilogo del progetto Come è emerso dalla ricerca sul campo, il fenomeno dei minori rom nel sistema di assistenza statale è poco conosciuto sia dalle istituzioni che dai gruppi e dalle associazioni indipendenti; i dati ufficiali – ed anche non ufficiali –sono infatti lacunosi ed il numero di minori rom dichiarati adottabili o inseriti nei servizi di assistenza è completamente sconosciuto. La percezione espressa da un alto numero di intervistati è che il numero di minori rom nel sistema di assistenza statale sia in percentuale maggiore rispetto a quello di altri minori. La ricerca sul campo condotta nel corso del presente studio, seppur non rappresentativa, rivela che i bambini rom effettivamente lo sono: essi costituiscono il 10,4% di tutti i bambini residenti nelle case famiglia visitate nel corso della ricerca, laddove i rom e i sinti rappresentano solo lo 0,23% della popolazione totale italiana. Il lavoro sul campo ha indicato come i rom vengono spesso stigmatizzati, in quanto considerati incapaci di crescere i propri figli, anche a causa delle condizioni di vita in cui versano. Una delle conseguenze è la convinzione che i bambini rom in affidamento debbano essere educati, così da riempire le lacune lasciate dalla famiglia di origine, senza però che venga tenuta in considerazione la cultura e i costumi di appartenenza. Raramente vengono intraprese azioni mirate ad incoraggiare il reinserimento del bambino nella famiglia e solitamente non sono parte di un piano d’azione generale, ma piuttosto il frutto dell’iniziativa di associazioni no-profit o del personale dei centri familiari. 19


In ambito legislativo, la Legge 184/8312(‘Legge sull’adozione e sull’affidamento’) modificata dalla Legge 149/0113, la Legge 328/0014( ‘Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali’) e la Legge Costituzionale 3/0115 (‘Legge di modifica del Titolo V della Costituzione’) costituiscono un quadro di riferimento. In coerenza con gli standard internazionali, nello specifico la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia, il sistema legislativo è, a livello formale, fortemente protettivo dei diritti dei minori, in particolare del diritto di vivere all’interno di una famiglia, considerata il nucleo fondamentale della società e l’ambiente naturale in grado di garantire la crescita del minore.16 Attualmente però non esiste in Italia una politica nazionale sulla tutela dell’infanzia ed il governo italiano non è riuscito ad adottare una politica unitaria che promuova l’inclusione sociale dei rom. In Italia non è prevista la sistemazione di minori negli istituti statali né a carattere permanente né di lungo periodo. La sistemazione in tali istituti può essere solo di natura temporanea. Soluzioni permanenti o di lungo periodo sono rappresentate solo dalla pratica dell’adozione. Dalle amministrazioni locali ai dipartimenti istituiti all’interno di diversi ministeri, dai servizi sociali alle autorità pubbliche, esistono numerosi attori dotati di competenze, a volte anche coin-

12 Consultabile in rete all’indirizzo: http://www.dirittoefamiglia.it/docs/Giuridici/leggi/1983_184.htm (ultimo accesso: 11/03/2011). 13 Consultabile su: http://www.camera.it/parlam/leggi/01149l.htm (ultimo accesso: 11/03/2011). Si tratta della Legge che ha modificato la normativa sull’adozione e l’affidamento. 14 Consultabile su: http://www.parlamento.it/parlam/leggi/00328l.htm (ultimo accesso: 11/03/2011). 15 Consultabile su: http://www.parlamento.it/parlam/leggi/01003lc.htm (ultimo accesso: 11/03/2011). 16 Disponibile su: http://www2.ohchr.org/english/law/crc.htm (ultimo accesso: 11/03/2011).

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cidenti e sovrapposte, relative alla tutela dell’infanzia. La mancanza di una direzione unitaria impedisce la coordinazione delle politiche, l’elaborazione di informazioni e l’implementazione di interventi in grado di prevenire situazioni pregiudizievoli per i minori. Tale situazione interessa in modo particolare i rom. In Italia, un numero consistente di rom vive in campi, solitamente distanti dalla società maggioritaria, creati a partire dalla metà degli anni ’80 e causa di una grave marginalizzazione. Quest’ultima è stata esacerbata da politiche locali e dalla dichiarazione dello stato di emergenza relativo ai ‘campi nomadi’17 nel maggio 2008, avendo determinato un numero maggiore di sgomberi forzati e quindi aumento del numero dei rom senza tetto. Tale condizione di marginalizzazione e segregazione, spaziale e sociale, limita la possibilità di costruire relazioni così come di adottare strategie economiche adeguate e, per quanto riguarda lo status legale dei rom, crea ulteriori difficoltà poiché a molti di essi mancano documenti regolari nonostante si trovino da molti anni in Italia o siano cittadini di altri paesi dell’Unione Europea. Una delle conseguenze più evidenti di questa situazione è che sia lo Stato sia le amministrazioni locali offrono alle famiglie in difficoltà sempre meno aiuti, che potrebbero invece essere funzionali alla rimozione di quegli ostacoli socio-economici che minano la crescita equilibrata del minore. Le azioni e le politiche statali non contrastano la situazione di rischio e pericolo in cui versano i minori in questione. Al contrario sono frammentarie e vengono sporadicamente intraprese in alcune situazioni giudicate dannose per i minori, in assenza di una struttura di riferimento di aiuto alle famiglie. La mancanza di

Dichiarazione dello Stato di Emergenza relativo alla presenza di campi nomadi. Le informazioni sono reperibili in rete al seguente indirizzo internet: http://www.errc.org/cms/upload/media/04/29/m00000429.pdf. Lo stato di emergenza è stato esteso fino alle fine del 2011 e comprende le Regioni della Campania, del Lazio, della Lombardia, del Piemonte e del Veneto. 17

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politiche capaci di analizzare i problemi delle comunità rom e di elaborare soluzioni sostenibili, insieme alla logica emergenziale, ha creato un sistema nel quale situazioni pregiudizievoli per i minori rom non vengono a conoscenza dei servizi competenti, mentre l’intervento giudiziario spesso si sostituisce a quello sociale. Nonostante alcuni intervistati riferiscano che l’accattonaggio, l’abbandono scolastico e le sempre più povere condizioni di vita non costituiscono le ragioni della dichiarazione di adottabilità di un minore rom, mentre lo sono i gravi casi di abbandono o di abusi, quali violenza fisica, pedofilia, prostituzione, tratta. Tuttavia, la ricerca sul campo ha messo in evidenza che le situazione sopramenzionate causano spesso l’intervento delle autorità pubbliche. In alcuni casi, le famiglie rom hanno una scarsa comprensione dei meccanismi di assistenza extra-familiare e di adottabilità per mancanza di comunicazione – e di fiducia – nelle istituzioni, prime fra tutte i tribunali e i servizi sociali. Di conseguenza, non è raro che i bambini rom vengano presi in affidamento dallo Stato, anche qualora un tipo di intervento diverso sarebbe stato sufficiente a risolvere situazioni di temporanea difficoltà familiare. La ricerca ha individuato un numero limitato di esempi in cui alle famiglie è stato offerto un reale supporto, mostrando così come un diverso approccio produca risultati migliori, soprattutto per quanto concerne la tutela dell’infanzia. In particolare, la cooperazione ed il dialogo con la famiglia si sono rivelati strumenti efficaci nell’affrontare situazioni di disagio e di pericolo per il minore. Il contatto diretto con assistenti sociali e operatori che coinvolgono le famiglie ed i minori rom in programmi volti a promuovere l’accesso al lavoro e la scolarizzazione si è dimostrato più efficace dell’allontanamento del minore dalla famiglia, situazione in cui quest’ultima è lasciata a superare le sue difficoltà senza alcun tipo di assistenza. 22


Le condizioni socio-economiche dei rom in Italia Negli ultimi anni, organizzazioni internazionali ed italiane hanno denunciato come i rom soffrano in Italia forme di esclusione e di segregazione in quasi tutti gli ambiti dell’esistenza, comprese le condizioni abitative, l’istruzione, la salute, la situazione occupazionale, la possibilità di ottenere protezione legale e status giuridico.18 Difatti, in Italia è diffusa l’errata percezione che i rom e i sinti siano popolazioni nomadi le cui culture seguano uno stile di vita errante. Tuttavia, nonostante siano ufficialmente etichettati come ‘nomadi’, i rom che vivono in Italia non lo sono, tant’è che una parte consistente di questi si è stabilita in modo stanziale in diverse città italiane.

Tra gli altri, cfr. ERRC (http://www.errc.org ), COHRE (http://www.cohre.org), OSCE (http://www.osce.org ), OsservAzione (http://www.osservazione.org ), Federazione Rom e Sinti Insieme. (http://comitatoromsinti.blogspot.com ); Cfr. anche la pubblicazione del progetto “The Forgotten”, promosso dalla sezione italiana e rumena dello SCI (Servizio Civile Internazionale), dal Centro Europeo Studi sulla Discriminazione (CESD), dall’associazione Arcilesbica Lady Oscar, e finanziato dalla Commissione Europea all’interno del Citizenship Programme, consultabile su http://www.theforgotten.eu (ultimo accesso: 23/06/2010). Cfr. il report dell’OSCE, Office Democratic Institutions and Human Rights-High Commissioner on National Minorities, Assessment of the human rights situation of Roma and Sinti in Italy. Report of a fact-finding mission to Milan, Naples and Rome on 2026 July 2008, (Warsaw, The Hague, marzo 2009) disponibile online sul sito http://www.osce.org/documents/odihr/2009/03/36620_en.pdf (ultimo accesso: 01/06/2010). 18

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Nel secondo e nel terzo report sull’Italia19, la Commissione Europea contro il Razzismo e l’Intolleranza (ECRI) ha denunciato che circa un terzo della popolazione totale rom in Italia – inclusi i cittadini italiani (prevalentemente sinti) e stranieri – vive in campi autorizzati o abusivi, generalmente collocati lontani dai centri cittadini, vicini a ferrovie, ad aree industriali o a discariche, in condizioni di marginalizzazione e di effettiva segregazione dal resto della società. L’accesso ai servizi scolastici è limitato notevolmente dalla collocazione dei campi, sia abusivi che autorizzati, in aree isolate e distanti dai centri urbani. Il mondo del volontariato ha assunto dunque un ruolo guida nel tentativo di colmare le lacune scolastiche dei bambini abitanti nei campi.20 Nel caso in cui le autorità forniscano gli insediamenti di alcuni servizi, quali l’acqua, vecchie roulotte o baracche, allora il campo diviene semiautorizzato. La situazione è recentemente peggiorata in quelle regioni italiane in cui è stato recentemente dichiarato lo Stato di Emergenza.21 Avvalendosi dei poteri speciali previsti per lo stato di emergenza, le autorità locali conducono continuamente sgomberi forzati, spesso accompagnati dalla distruzione delle baracche e dall’espulsione delle persone irregolari. Agli abitanti allontanati dai campi non viene generalmente offerta alcuna soluzione abita-

ECRI, Second Report on Italy, Commissione Europea contro il Razzismo e l’Intolleranza, Consiglio d’Europa, 23/04/2002 ; CRI (2006) 19: Third Report on Italy, ECRI, Consiglio d’Europa, 16/05/2006. 20 European Union Agency of Fundamental Rights, Incident Report – Violent Attacks Against Roma in the Ponticelli district of Naples, Italy, 2008, disponibile on line al seguente indirizzo web http://fra.europa.eu/fraWebsite/research/publications/publications_per_year/2008/incident_report_en.htm (ultimo accesso: 03/06/2010). 21 Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3676 , 30/052008. Consultabile su: http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/sezioni/servizi/legislazione/protezione_civile/0987_2008_06_03_OPCM_30_05_ 08.html (ultimo accesso: 10/11/2010). 19

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tiva. L’Italia è stata recentemente giudicata colpevole della violazione del divieto di discriminazione e delle violazioni al diritto dei rom ad un alloggio adeguato, alla protezione sociale, legale ed economica, alla protezione dalla povertà e dall’esclusione sociale, alla tutela e all’assistenza.22 Tra i rom, i primi a soffrire la segregazione, le discriminazioni e le limitazioni dei servizi di base cui hanno accesso sono i minori. Secondo l’Osservatorio Nazionale dell’infanzia e dell’adolescenza, i diritti fondamentali dei minori rom e sinti sono spesso violati per colpa delle condizioni di vita nei campi, dove a causa del freddo, della malnutrizione e delle pessime condizioni igieniche la mortalità infantile è alta e le malattie sono molto diffuse.23 Diverse ONG24 hanno denunciato casi di discriminazioni, in particolare in relazione al diritto all’alloggio e agli sgomberi, alle deportazioni e ai tentativi del governo di allontanare i bambini rom dai propri genitori al fine di proteggerli.25 Per quanto concerne l’istruzione, un numero notevole di quei bambini rom che abitano nei campi non è iscritto a scuola, men-

Per ulteriori informazioni cfr. il caso COHRE v. Italy, Comitato Europeo dei Diritti Sociali, Reclamo n. 58/2009, consultabile online all’indirizzo web http://www.coe.int/t/dghl/monitoring/socialcharter/Complaints/Complaints_en. asp (ultimo accesso: 10/11/2010). 23 Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento per le politiche della famiglia, Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, Centro nazionale di documentazione e analisi per l’infanzia e l’adolescenza, “Relazione sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia 2008-2009. Temi e prospettive dei lavori dell’Osservatorio Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza”, Firenze, Istituto degli Innocenti, 11/2009. Consultabile su: http://www.minori.it/files/Relazione_biennale_Italia_anno2009.pdf (ultimo accesso 10/11/2010). 24 Ad esempio, la Federazione Rom e Sinti e la Federazione Romanì. 25 Cfr. con il seguente indirizzo web http://www.naga.it/index.php/notizienaga/items/rom-e-sinti-perseguitati-a-milano.html (ultimo accesso 24/03/2011), http://www.corriereromano.it/roma-notizie/9815/mercoled-lutto-cittadino-eveglia-per-i-quattro-bimbi-rom.html. 22

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