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cultura. Una mappa intellettuale dell’islam che cambia

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un’informazione italiana su un paese in movimento

Economia Le finanze della “Primavera Araba” Immigrazione Gli immigrati promuovono l’italia I nordafricani un po’ meno L’intervento Se l’europa impara a dare

Politica

il marocco tra g8 e partenariato mediterraneo

Newsletter n.08 del 8 luglio 2011


Marocco OGGI

MaroccOggi - un’informazione italiana su un paese in movimento Newsletter del sito www.genemaghrebina.com Newsletter n.08 del 8 luglio 2011 In questo numero: L’editoriale Il vento delle idee (e del coraggio) Politica il marocco tra G8 e partenariato mediterraneo Economia Le finanze della “Primavera Araba” cultura Una mappa intellettuale dell’islam che cambia immigrazione Gli Immigrati promuovono l’Italia, i Nordafricani un po’ meno L’intervento Se l’Europa impara a dare

www.genemaghrebina.com


M OGGI

L’editoriale di karima Moual

il vento delle idee (e del coraggio) C’è un vento che in Europa non arriva. È un vento sottile, che spira da Sud, ma si perde sulle distese acquee del Mediterraneo. Un vento fatto di idee, di ragionamenti, in molti casi di coraggio. Il coraggio degli intellettuali arabi che sfidano i regimi, e molto spesso opinioni pubbliche arcaiche, nel proporre visioni eretiche per quel mondo. Non sono pochi. E non sono silenti. Ma l’Europa è disattenta, e non li sente, spesso neppure li conosce. Per questa ragione è un lavoro utile quello condotto dai colleghi di “Reset”, la rivista diretta da Giancarlo Bosetti, che tanto fa per valorizzare il dialogo interculturale. È di qualche anno fa uno splendido festival della filosofia organizzato da Giancarlo a Rabat. Ma non è finita lì. E in queste settimane è in libreria un bel numero di Reset dedicato proprio a quei coraggiosi intellettuali che propongono una visione modernizzante del mondo arabo e del Nord Africa. Ne diamo conto in questo numero di MaroccOggi proprio perché riteniamo che sia cruciale conoscere quelle voci. Quelle idee di valore che partecipano attivamente alla crescita e ai cambiamenti che la sponda sud del mediterraneo sta vivendo. Per troppo tempo purtroppo non li abbiamo seguiti e ascoltati dall’Europa (se non da parte degli addetti ai lavori) e dall’Italia in particolare. Un grave errore che probabilmente ha alla base un pregiudizio, che porta a non esser pronti alle sfide che ci attendono insieme. La primavera araba che nessuno da questa parte del mare si aspettava è l’esempio lampante di questo deficit. Una totale mancanza di conoscenza dell’altro. Che porta a non vedere i segnali positivi che arrivano dal Nord Africa, come in un’indistinta notte dove tutte le mucche sono nere. Il cielo del Maghreb, invece, è tutt’altro che uniforme. E quegli intellettuali ne sono la prova. Come una prova è la nuova Costituzione con cui il Marocco si è aperto a una vera democrazia. Anche quella Costituzione, così come il referendum plebiscitario che l’ha confermata, è passata in Europa quasi sotto silenzio. Eppure proprio nel cuore dell’Europa, e anche in Italia, migliaia di marocchini all’estero si sono recati alle urne per aggiungere il loro voto a quello dei loro connazionali in Patria. Ma pochi giornali, con l’eccezione del Sole 24 Ore, hanno dato un adeguato spazio all’evento. L’immigrazione e il mondo arabo-Nordafricano restano temi che fanno notizia “in negativo”. Ma è ora di cambiare.

Marocco L’editoriale OGGI

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Marocco Politica OGGI

IL MAROCCO TRA G8 E PARTENARIATO MEDITERRANEO

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del G8, ossia il 31 dicembre 2011, per lavorare alla realizzazione dell’iniziativa del G8. Questa missione deve anche permettere di assicurare, secondo Parigi, il cambio con la prossima presidenza americana che si è impegnata in una prima valutazione del partenariato di Deauville nel 2012.

Taib Fassi Fihri: Il Marocco è “attivo non soltanto a livello della Segreteria Generale dell’UPM, ma anche in tutte le istanze euromediterranee”

Un invito che suona come un riconoscimento quello del Primo Ministro francese al Re marocchino. In un colloquio telefonico del 2 luglio, infatti, Nicolas Sarkozy ha invitato ufficialmente Mohammed IV a raggiungere il ‘Partenariato di Deauville’. Si tratta di un meccanismo che entra nel quadro delle misure adottate durante l’ultima riunione del G8 a Deauville (Francia) il 27 maggio scorso. Mira ad un sostegno a lungo termine delle economie dei paesi arabi impegnati in un processo democratico. Secondo un comunicato della Presidenza francese, che assicura sia la presidenza del G8 che quella del G20, questo invito fa seguito “al processo esemplare con il quale il Marocco persegue in modo deciso e pacifico il suo approfondimento democratico” che la Francia si è impegnata a sostenere pienamente. Aderendo a questo meccanismo, il Marocco potrà accedere, allo stesso titolo dell’Egitto e della Tunisia, allo stanziamento di 40 miliardi di dollari che i paesi membri del G8 hanno accordato a questo partenariato. Il 5 luglio scorso l’ex primo ministro francese, Edouard Balladur, è stato nominato inviato speciale del G8 presso “i paesi arabi nella loro transizione verso società libere e democratiche”. Balladur effettuerà, a partire dalla fine del mese di luglio, un primo viaggio nei paesi della Regione. La sua missione continuerà fino alla fine della presidenza francese

In occasione della cerimonia d’insediamento del nuovo Segretario Generale dell’Unione per il Mediterraneo (UPM), il marocchino Youssef Amrani, il ministro marocchino degli Affari Esteri, Taib Fassi Fihri, ha ribadito l’impegno del Marocco a favore del partenariato euromediterraneo sottolineando che il Regno è “pienamente attivo non soltanto a livello della Segreteria Generale dell’UPM, ma anche in tutte le istanze euromediterranee”. Ricordando le diverse tappe del processo euromedi-


Taib Fassi Fihri Ministro degli Affari Esteri

terraneo, il ministro ha posto l’accento sulla complementarietà e l’articolazione necessarie per le iniziative da sviluppare nel quadro strettamente bilaterale tra l’UE e i paesi della riva sud del Mediterraneo nella politica europea di vicinato (PEV) e le azioni che può intraprendere l’UPM in quanto valore aggiunto regionale. Il ministro marocchino ha, in questo senso, invitato l’UE a rivolgere la propria attenzione su questa questione affinché l’UPM possa prendersi carico di tutte le realtà regionali del partenariato euromediterraneo, ritenendo che questa iniziativa sia capace di favorire una convergenza dei due processi verso lo stesso obiettivo, ossia verso “un nuovo patto per la democrazia ed il cosviluppo”. Questo patto, ha precisato il ministro, potrà cosi articolarsi sulla PEV, da un lato, e sull’UPM, dall’altro, invitando il nuovo segretario generale di quest’organizzazione ad intraprendere progetti federativi e a realizzare approcci diversi. Il diplomatico marocchino, fino ad oggi segretario generale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione, ha sottolineato, dal canto suo, che uno dei primi obiettivi del suo mandato sarà quello di “rafforzare l’istituzione affinché metta in pratica delle politiche e dei progetti finalizzati a rendere l’area euromediterranea una realtà”. L’UPM, creata il 13 luglio 2008, consta di 43 membri tra cui, oltre i paesi dell’Unione Europea, vi sono la Turchia , Israe-

le e i paesi arabi che si affacciano sul Mediterraneo. L’Organizzazione aspira a riprendere la cooperazione euromediterranea lanciata nel 1995 a Barcellona. La nomina di Youssef Amrani è stata un riconoscimento del ruolo svolto dal Marocco nel processo di partenariato tra le due rive del Mediterraneo. L’agenda di Amrani è già stata stabilita e prevede un budget di 6,3 milioni di euro per il solo anno 2011. Tra le priorità del programma: progetti per contribuire a modernizzare i paesi mediterranei, in particolare nel campo dell’economia (aiuto alle PMI), dell’energia (piano solare mediterraneo), della protezione civile e della lotta contro gli incendi nonché la mobilità di giovani e studenti. Resta da definire, gerarchizzare e trovare i finanziamenti necessari che, escludendo i potenziali finanziamenti privati, sono stimati tra gli 8 ed i 10 miliardi.

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Marocco Economia OGGI

Le finanze della “Primavera Araba”

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nomiche a breve termine. “L’inflazione sale - precisa Youssef - la disoccupazione aumenta a causa delle rivolte e il suo tasso potrebbe raggiungere il 12% l’anno prossimo”.

Gli avvenimenti che scuotono il mondo arabo hanno provocato la fuga di capitali per una cifra superiore ai 500 milioni di dollari a settimana.

Risorse esportabili ferme e fuga di capitali. La riva sud del Mediterraneo sta pagando il prezzo delle sue rivoluzioni popolari con un crollo drastico di turismo, investimenti esteri e rimesse dei migranti. È quello che emerge dagli interventi dei partecipanti alla conferenza Internazionale delle Banche arabe, organizzata dall’Unione delle Banche Arabe a Roma, il 22 ed il 23 giugno scorsi, dal tema: “Il futuro della regione MENA: l’impatto sull’economia mondiale”. Nel corso della conferenza, gli alti responsabili della finanza e i membri delle banche centrali della regione MENA (Middle East and North Africa) hanno lanciato l’allarme sulle minacce alla stabilità economica di questi paesi, puntando il dito sulla pressione ai governi per aumentare spese e stipendi che mantengano la pace sociale. Secondo i banchieri arabi, i dirigenti della regione potrebbero porre rimedio a queste difficoltà solo adottando riforme economiche che, sulla lunga distanza, permettano di aiutare le piccole imprese e creare impiego. È dello stesso avviso il presidente dell’Unione delle Banche Arabe, Adnan Ahmad Youssef, secondo il quale gli sconvolgimenti in corso nella regione MENA avranno conseguenze eco-

Mostrandosi ottimista, Youssef ha dichiarato che “questi paesi hanno un potenziale importante” e che “le rivoluzioni nella regione dimostreranno i benefici dei cambiamenti democratici”. Joseph Torbey, capo dell’Unione Mondiale dei Banchieri Arabi, ha affermato: “Abbiamo bisogno di un quadro economico per una crescita duratura ed equa che permetta di colmare il fossato tra ricchi e poveri, rafforzando la classe media” per concludere che “la cosa principale è la stabilità”.


Tra tutte le dichiarazioni di questa conferenza, quella del ministro giordano delle Finanze, Mohammed Abou Hammour, ha avuto l’effetto di una mini-bomba. Il ministro ha sottolineato che “gli avvenimenti che scuotono il mondo arabo hanno provocato la fuga di capitali per una cifra superiore ai 500 milioni di dollari a settimana”, rilevando tra gli altri fattori negativi della primavera araba l’instabilità dei prezzi del petrolio. Non solo: “Lo sviluppo economico nella regione è indietro, dobbiamo garantire delle opportunità di lavoro. È una sfida immensa...”. Il ministro ha quindi segnalato che i paesi della regione dovranno creare cinque milioni di nuovi posti di lavoro all’anno ma “non sono stati capaci di creare più di tre milioni di posti all’anno”. Come soluzione, infine, ha invitato al rafforzamento dell’integrazione economica tra i paesi arabi, ad un aumento dell’aiuto alle piccole e medie imprese e allo sviluppo del settore privato, in quanto mezzi suscettibili di migliorare le prospettive economiche della regione. In Maghreb la situazione delle bilance commerciali dei paesi della sotto-regione nonché il volume degli scambi commerciali tra i suoi membri avvalorano la tesi del ministro giordano sulla necessità di una

politica d’integrazione economica regionale, solo baluardo contro l’inasprimento delle tensioni sociali e politiche. Gli esempi del Marocco e dell’Algeria sono più che significativi. Il deficit commerciale del Marocco, indotto dall’aumento della fattura energetica, è cresciuto del 22% nell’ aprile 2011 rispetto allo stesso periodo nel 2010. Inoltre, l’Algeria ha realizzato, grazie all’impennata dei prezzi del petrolio, un avanzo commerciale di 10,39 miliardi di dollari durante i cinque primi mesi dell’anno 2011 contro 8,20 miliardi dello stesso periodo nel 2010. Le statistiche del ministero del Commercio estero marocchino per l’anno 2010 hanno indicato che la parte degli scambi commerciali con l’Algeria nelle realizzazioni globali del Marocco si limita al 2% per le importazioni e all’1% per le esportazioni.

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Marocco Cultura OGGI

in che misura il futuro politico dei paesi islamici sarà laico e secolare? In che misura sarà influenzato dalla religione?

Una mappa intellettuale dell’Islam che cambia di Giancarlo Bosetti* Chi sono e cosa meditano tutti quei pensatori che dal Marocco all’Iran provano a comprendere, spiegare, ma anche cambiare dall’interno il frastagliato universo musulmano? Ricostruire la geografia di una discussione che vede all’opera influenti intellettuali di origine musulmana – tra cui spiccano tre figure eminenti del Marocco, lo scomparso Al Jabri, grande “critico della ragione araba”, il nostro prezioso consigliere Abdou Filali-Ansari e la nota scrittrice Fatema Mernissi – è una sfida che abbiamo voluto raccogliere, tracciando una «mappa intellettuale dell’Islam che cambia» (Reset maggio-giugno no.125). Abbiamo così tracciato i profili di uomini, donne e idee che in questi anni hanno gettato le basi di una declinazione della democrazia nelle società a maggioranza musulmana, intellettuali che hanno ripreso, sviluppato, reinterpretato una tradizione di pensiero critico nel contesto islamico. Il lavoro dei pensatori e delle pensatrici la cui promozione da anni rappresenta l’obiettivo della nostra associazione Reset-Dialogues On Civilizations – costante è l’attenzione dedicata all’universo intellet-

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tuale musulmano sul sito www.resetdoc.org – sarà indispensabile nel momento in cui si cercheranno risposte alle domande che ora tutti si pongono: in che misura il futuro politico dei paesi islamici sarà laico e secolare? In che misura sarà influenzato dalla religione? Che futuro avranno i liberali laici e i Fratelli musulmani? e il modello democratico-islamico turco tra gli arabi? e quello di una possibile democrazia religiosa in Iran? e l’Islam europeo influirà sulla politica e la cultura dei Paesi arabi oltre che sull’immigrazione? In che rapporto stanno queste persone con i cambiamenti in corso nel mondo arabo? Le proteste non hanno avuto connotati religiosi. Eppure è vero che quasi tutti i regimi hanno utilizzato l’opposizione islamista, perseguitandola insieme ai liberali laici, per giustificare limitazioni alla libertà politica, è vero che ora il futuro di questi paesi si dovrà misurare con società a maggioranza musulmana. Dunque i nodi del rapporto tra l’Islam e la sua via alla modernità, tra questa religione «ortopratica» con i suoi dettati di giustizia (la shari’a) e la costruzione di ordinamenti democratici e pluralisti si riproporranno


molto presto – o si sono già proposti, come è accaduto nell’acceso dibattito intorno al referendum in Marocco – dalla Costituzione egiziana ai codici civili da riscrivere, dalla legislazione sulla famiglia alle politiche necessarie per tutelare i diritti delle donne. I nomi dei maestri scomparsi – un marocchino (AlJabri), un algerino (Arkoun), tre egiziani (Abu Zayd, Abderraziq, Zakariyya) e un sudanese (Taha) – contengono già le principali direzioni di lavoro nel cambiamento: la critica della eredità islamica (turath) e la sua riforma, la ricerca delle cause della decadenza seguita al periodo d’oro dell’egemonia musulmana, con l’accento posto sulla necessità di un distacco della religione dalla politica (i secolaristi come Arkoun), sulla critica storico-politica (Abderraziq, AlJabri) e sulla necessità di riaprire le porte dell’ermeneutica del Corano (Taha, Abu Zayd). C’è, poi, un riformismo islamico che accoglie la sfida della competizione e del dialogo con l’Occidente, pur senza rinunciare a una concezione della democrazia con una ispirazione religiosa, c’è chi vede maturare un’altra fonte di adattamento e cambiamento dell’Islam nell’immigrazione musulmana nei

l’Islam europeo influirà sulla politica e la cultura dei Paesi arabi oltre che sull’immigrazione?

paesi democratici europei, e, infine, chi ritiene che proprio nell’Islam il mondo musulmano possa trovare il proprio equilibrio con la modernità. Sono 27 i pensatori riformisti della nostra “mappa”. Per comodità dei lettori, li abbiamo suddivisi in categorie disciplinari, anche se i confini tra una categoria e l’altra sono a volte da loro scavalcati. Possiamo così individuare: i filosofi (Al-Azm, Arkoun, Zakariyya, Al Jabri, Talbi, Filali-Ansary, Jahanbegloo, Soroush, Hanafi, Tibi), i giuristi (El Fadl, Al-Ashmawi, An-Na’im, Ebadi, Moussalli), gli esegeti del Corano (Abu Zayd, Taha, Abderraziq), le femministe (al-Saadawi, Mernissi, Wadud), la riflessione interculturale, (Kermani, Göle), le figure pubbliche e politiche (Khatami, Ramadan, Bencheikh, Kadivar). La galassia di temi affrontati da questi pensatori si sta spostando, sia pur confusamente, dalla periferia al centro dell’attenzione.

*Direttore della rivista “Reset”

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Marocco Immigrazione OGGI

Gli immigrati promuovono l’Italia, i nordafricani un po’ meno Di Alessandro Grilli Si trovano bene gli immigrati in Italia. L’80% degli intervistati dall’Ispo di Mannheimer dice infatti di trovarsi “bene” o “abbastanza bene”. I più soddisfatti sono gli ucraini, quelli che hanno la percezione più negativa sono i marocchini. È quanto emerge da uno dei lavori più recenti e meglio articolati condotti per conoscere le opinioni degli immigrati sulla loro vita in Italia e i loro progetti. Lo ha fatto realizzare il ministero dell’Interno dall’Ispo (Istituto per gli studi sulla pubblica opinione) diretto da Renato Mannheimer. Un mondo variegato La prima risultanza dell’indagine è che non si può tracciare un profilo tipo dell’immigrato. Ci sono alcuni tratti in comune largamente registrati nelle interviste – ad esempio la presenza di figli, di cui molti nati in Italia, o la netta prevalenza dell’affitto come situazione abitativa, o esperienze simili nel rapporto con la burocrazia e la società – ma a prevalere, per il resto, sono le differenze, soprattutto nel livello di

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soddisfazione sulla propria vita in Italia e nella valutazione positiva o negativa di alcuni aspetti. A tracciare la strada su cui si muovono tali differenze sono soprattutto l’appartenenza geografica, il genere e l’anzianità di immigrazione. Qualche esempio: i nordafricani sono i meno soddisfatti della loro esperienza in Italia, probabilmente perché si trovano in una condizione economica più debole e disagiata e avvertono di più il peso della discriminazione razziale, a differenza degli orientali, che invece valutano positivamente la loro esperienza; gli uomini sono tendenzialmente più critici rispetto alle donne, per motivi legati a una diversa “esposizione” pubblica ma anche al tipo di ruolo ricoperto nel sistema; coloro che sono presenti nel Paese da più tempo sono meno soddisfatti rispetto ai più giovani, forse perché molti di loro hanno visto deluse le speranze iniziali o hanno visto peggiorare le condizioni di vita negli ultimi anni sotto vari punti di vista (da quello economico ai fattori discriminatori).


La qualità della vita Uno dei risultati più interessanti dell’indagine, come dicevamo all’inizio, è che la maggioranza degli immigrati, più di otto su dieci, dice di trovarsi “bene” o “abbastanza bene” in Italia. Appena il 3% di loro dichiara invece di trovarsi “male” o “abbastanza male”. Ancora una volta è la provenienza a fare la differenza: i più soddisfatti sono gli ucraini, quelli che hanno la percezione più negativa sono i marocchini. I giudizi favorevoli riguardano un po’ tutti gli aspetti dell’esperienza italiana. In testa all’indice di gradimento c’è la scuola (il 90% esprime un parere positivo), mentre tra gli aspetti più critici c’è la situazione economica, con il 58% di soddisfatti e il 41% di insoddisfatti. Tre immigrati su quattro si dicono contenti del loro lavoro e otto su dieci lo sono dei servizi sanitari. L’86% valuta positivamente le relazioni con gli italiani, soprattutto i moldavi, mentre i più critici sono ancora una volta i marocchini. Nel complesso tra i plus della vita in Italia ci sono

le condizioni di vita, la generosità dei nostri connazionali e quindi la loro disponibilità ad aiutare, la qualità di alcuni servizi, la maggiore libertà rispetto al Paese di origine, nonché alcuni aspetti particolari come la piacevolezza del clima e la possibilità di ricevere un’istruzione di buon livello. Tra i lati negativi c’è sicuramente il rapporto con la burocrazia, il costo della vita e in particolare dell’affitto, la discriminazione (avvertita soprattutto da musulmani e nordafricani), lo scarso riconoscimento delle competenze e dei titoli di studio acquisiti in patria, fatto questo che porta a svolgere lavori sottoqualificati rispetto al proprio grado di preparazione. Per quanto riguarda le condizioni materiali di vita, l’11% appena abita in case di proprietà, mentre il 65% ha un contratto di locazione regolare. Il resto abita da parenti o amici (7%), in affitto ma senza contratto (5%), mentre un immigrato su dieci vive sul luogo di lavoro (si tratta, come ovvio, principalmente delle badanti, in particolare ucraine e moldave).

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Marocco Immigrazione OGGI

Venendo al grado di integrazione con gli italiani, questo si dimostra abbastanza buono. Solo un intervistato su cinque dichiara di frequentare esclusivamente altri stranieri, mentre oltre la metà ha relazioni indifferentemente con italiani e non italiani. C’è addirittura un 13% che frequenta solo o prevalentemente nostri connazionali. I cinesi appaiono come la comunità più “chiusa”, in cui prevale il rapporto con persone della stessa nazionalità, mentre tutti gli immigrati europei, in particolare gli albanesi, sono quelli che frequentano maggiormente gli italiani. Il rapporto con l’Italia e il Paese d’origine Qualche evidenza numerica dell’indagine, ci aiuta ad approfondire la conoscenza nel perimetro tracciato da queste quattro tipologie. Riguardo al progetto migratorio, gli immigrati intervistati si presentano divisi in varie tipologie in base al tempo di permanenza in Italia. Quasi il 70% del campione risulta presente nel nostro Paese da oltre quattro anni, quindi già con un profilo abbastanza

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stabile, che probabilmente influenza anche il giudizio sostanzialmente positivo sull’esperienza italiana. Il legame con il Paese d’origine è mantenuto nella maggior parte dei casi (il 77% di informa regolarmente e i sudamericani sono fra i più assidui), anche e soprattutto per motivi affettivi (parenti rimasti in patria), mentre raramente la nostalgia è talmente insopportabile da motivare un ritorno al Paese natio. Tra i mezzi utilizzati per informarsi, in alcuni gruppi nazionali (indiani e ucraini) prevale il passaparola con parenti e amici, per altri (ad esempio marocchini e albanesi) si usano la tv e la radio, per altri ancora il mezzo per eccellenza è internet (i cinesi su tutti). L’idea prevalente degli immigrati intervistati è quella di restare in Italia per sempre. Quasi la metà degli intervistati (44%) sceglie questa opzione, soprattutto gli africani e gli indiani, chi ha figli conviventi e chi si trova in Italia da un periodo piuttosto lungo. È il fattore-figli a incidere più degli altri: la loro presenza rappresenta la vera barriera al ritorno in patria. Per un altro 23% il progetto resta indefinito, mentre per un 7% tornare al momento è impossibile,


anche volendo. Solo un immigrato su quattro, dunque, ha l’intenzione, dopo un periodo di tempo, di fare ritorno nel Paese di origine; sono soprattutto i sudamericani, gli ucraini, i cinesi e gli immigrati più anziani. Il voto e la cittadinanza Il diritto di voto è considerato fondamentale dalla metà degli intervistati e la stessa percentuale dichiara di voler ottenere la cittadinanza italiana, soprattutto fra chi ha figli. I più interessati sono i nordafricani, mentre un interesse relativamente minore si registra fra gli asiatici e i sudamericani. Solo tre immigrati su dieci pongono come condizione quella di poter mantenere comunque la propria. Per quanto riguarda invece il sistema pensionistico e quindi il futuro, oltre la metà degli intervistati non conosce il funzionamento delle regole, anche per un certo disinteresse nell’immediato. Uno su quattro crede che la pensione possa essere ottenuta dagli immigrati che ritornano in patria, ma solo al compimento dei 65 anni. In generale, comunque, su questo tema

si registra molto disincanto, un atteggiamento che peraltro fa il pari con quello, analogo e crescente, dei nostri connazionali su questa materia. Come ci si informa E veniamo a uno dei temi centrali di questo numero, ossia il livello di informazione degli immigrati sui fatti italiani. Appena uno su quattro non si aggiorna, mentre per la maggior parte di loro i canali privilegiati sono tv e radio italiana (67%). Un 12% utilizza internet come canale informativo, una percentuale molto vicina a coloro che leggono i giornali (17%). I più informati sui fatti di casa nostra sono europei e sudamericani e, in termini relativi, gli immigrati di lungo periodo rispetto a quelli presenti da meno tempo, i 35-39enni e gli over 50 rispetto ai più giovani. Gli africani sono quelli che utilizzano maggiormente mezzi di informazione del proprio Paese per saperne di più sull’Italia, mentre i maggiori fruitori della stampa nostrana sono albanesi e moldavi. A consuntivo, il livello di interesse per i fatti del proprio Paese e per quelli italiani registra livelli molto simili.

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Marocco L’intervento OGGI

“Dare” significa concepire politiche di lungo periodo a sostegno della primavera in corso dei popoli arabi

Se l’Europa impara a dare di Giuseppe Sangiorgi*

“L’attrazione che esercita l’Unione europea non può essere intesa solo in termini di mercato ma anche di solidarietà. Non si può garantire soltanto il benessere al proprio interno quando a soli 80 chilometri dalla Sicilia si apre un continente che è per tre quarti povertà. Deve cominciare una nuova fase in cui l’Europa impari a dare: a dare senza ricevere, perché ha ricevuto già molto”. Un grande storico come Gabriele De Rosa inquadrava così negli anni scorsi in un dibattito sulla rivista Civitas, i problemi che oggi sono esplosi con la drammatica emergenza alimentata dai sommovimenti politici in atto nell’Africa del Nord e in Medio Oriente. L’Italia è al centro di tali avvenimenti perché è il naturale collegamento europeo con il Mediterraneo e con i Paesi antichi e nuovi che vi si affacciano. Perciò noi, non solo noi ma noi più degli altri vi siamo coinvolti. In che consiste questo “imparare a dare” che si chiede all’Europa? C’è la fase dell’emergenza, che ha una connotazione prevalentemente umanitaria e chiama in causa indistintamente tutti. Ma assieme

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all’emergenza c’è l’aspetto dei mutamenti in atto e di come affrontarli. “Dare” significa concepire politiche di lungo periodo a sostegno della primavera in corso dei popoli arabi; significa essere avvertiti che dietro la prima linea mediterranea dei Paesi africani ci sono quelli della fascia sub-sahariana con un carico di arretratezza, di povertà e di incrementi demografici enormemente superiori a quelli della prima linea. Le sfide che questi Paesi hanno di fronte si chiamano energia, acqua, cibo, lavori pagati almeno alcuni dollari al giorno, e con alcune forme base di protezione sociale e previdenziale. Quanto alla situazione sanitaria, a parlare è il dramma dell’Aids. Il professor Antonio Golini è un’autorità degli studi demografici. In una recente conferenza tenuta al Cnel, il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, ha fatto queste stime di qui al 2050: l’Europa diminuirà tra quaranta anni a 691 milioni di abitanti rispetto agli attuali 733, il Nord Africa salirà a 321 rispetto agli attuali 213 e i Paesi della fascia sub-sahariana, in assoluto tra i più poveri della terra,


esploderanno dagli attuali 863 milioni di abitanti a un miliardo 753 milioni di abitanti. In pochi decenni questo terremoto, che non si può considerare soltanto demografico, cambierà tutto. Può l’Europa chiudere gli occhi rispetto a tali prospettive? C’era una volta il progetto dell’Unione euro mediterranea, 43 Paesi che insieme rappresenterebbero il 24 per cento del Pil mondiale. Ma questo progetto ha stentato a partire, anche per gli avvenimenti concomitanti provocati dalla caduta del muro di Berlino, tanto che nel 2008 il presidente francese Sarkozy propose di limitarlo a una unione dei soli Paesi mediterranei. Incontrò l’opposizione degli altri Stati membri dell’Unione Europea e si è tornati al progetto iniziale dell’Unione euro mediterranea. Se l’Europa vuole “dare”, concretizzi sul serio questa prospettiva. Inizi davvero un percorso che potrebbe portare domani a uno straordinario passo ulteriore, quello di un’unione euro africana. L’Africa ha bisogno dell’Europa, ma l’Europa ha bisogno

Se l’Europa vuole “dare”... Inizi davvero un percorso che potrebbe portare domani a uno straordinario passo ulteriore, quello di un’unione euro africana.

dell’Africa. L’attuale complessa primavera africana - compresa l’incognita rappresentata dalla Libia ha alle sua spalle una lunga e dolorosa storia. Dagli “anni delle indipendenze” a oggi, si contano in questo continente oltre 40 guerre e 90 colpi di stato militari. La via africana alla democrazia, alla libertà e allo sviluppo è sempre stata storicamente difficile, ma oggi sta incontrando una accelerazione che sarebbe un fatale errore, da parte dell’Europa, non cogliere. L’Italia, come abbiamo detto, per la sua collocazione nel Mediterraneo è chiamata ad essere la naturale protagonista di queste prospettive e di questa visione sovranazionale dei problemi, uscendo finalmente fuori con un impegno corale dal provincialesimo e dalle chiusure della propria politica nazionale.

* direttore di “Libertàcivili”, rivista del dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del ministero dell’Interno

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Marocco Brevi OGGI

Superare i limiti: un aereo solare a destinazione Marocco nel 2012 È il Marocco la prossima tappa di André Borschberg, pilota dell’aereo svizzero che si alimenta ad energia solare, lHB-SIA. Entusiasti per il successo dei voli tra Parigi e Bruxelles e per il favore riscontrato al salone del Bourget il 26 giugno scorso, il pilota ed il suo equipaggio si preparano alla nuova sfida verso il Marocco, da tanto tempo impegnato sul fronte delle energie rinnovabili. L’HB-SIA dispone di quattro motori di dieci cavalli ciascuno, che funzionano con l’energia solare raccolta dalle 12 mila cellule fotovoltaiche dell’aereo. Borschberg ha dichiarato che se il viaggio Svizzera-Marocco, previsto per il 2012, funzionerà, nel 2013 porterà l’HB-SIA in Turchia per poi tentare, nel 2014, un giro del mondo in cinque tappe. Sul sito della Solar Impulse si legge: “... tutto quel che di grande è stato fatto al mondo, lo si deve a speranze esagerate”.

Serguei Lavrov

Paesi arabi: Mosca denuncia la tendenza occidentale a rovesciare i “regimi indesiderati” “La Russia denuncia la tendenza dell’Occidente a ribaltare i regimi arabi che non gradisce”, ha dichiarato giovedì il ministro degli affari esteri russo Serguei Lavrov. “I tentativi di rovesciare regimi indesiderati non possono essere sostenuti. Ci pronunciamo per il rispetto del diritto internazionale”, ha detto davanti ai deputati della Douma (camera bassa del parlamento russo). Con Lavrov, Mosca condanna la tendenza dell’Occidente a politicizzare i processi in corso in certi paesi del Vicino Oriente al solo scopo di compensare l’indebolimento delle sue posizioni in questa regione. La Germania vende strumenti di difesa all’Algeria Il consiglio di sicurezza del governo tedesco ha rilasciato alle compagnie tedesche il permesso di vendere all’Algeria, nei prossimi dieci anni, equipaggiamenti per la difesa per un valore di circa 10 miliardi di euro. Secondo una fonte autorevole, le compagnie Rheinmetall e MAN stanno progettando veicoli blindati di trasporto Fuchs con la loro joint venture RMMV; Daimler intende vendere camion e fuoristrada; ThyssenKrupp progetta di costruire fregate per l’Algeria. Secondo la stessa fonte, le autorizzazioni all’ esportazione dei singoli equipaggiamenti devono ancora essere ottenute: tuttavia, un ostacolo facilmente risolvibile.

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Marocco Brevi OGGI

Marrakech

Aumento delle previsioni di crescita economica in Marocco al 4,8% nel 2011 Il Marocco registra un tasso di crescita economica del 4,8%, contro il 3,7% del 2010. L’Alto Commissariato al Piano (HCP) collega il dato al rilancio delle attività economiche ed alle misure prese dai poteri pubblici in risposta agli eventi internazionali. Con una produzione di cereali di circa 80 milioni di quintali, la campagna agricola 2010/11 registrerà un aumento del 14,2% rispetto al 2010. Anche le attività legate ad altre componenti di agricoltura ed allevamento dovrebbero realizzare buoni risultati, grazie alle recenti piogge. Inoltre, l’Alto Commissariato stima che le esportazioni daranno un forte impulso alle attività non agricole. Previsto anche un innalzamento del potere d’acquisto delle famiglie: il PIL crescerà del 4,5% nel 2012. Agricoltura e pesca aumenteranno dell’1,5%. Ambiente internazionale: crescita economica mondiale del 4,5% Le nuove previsioni di FMI, OCDE e Banca mondiale, pubblicate nell’aprile/maggio di quest’anno, mostrano una crescita economica mondiale del 4,5% nel 2011 e del 5% nel 2012. Malgrado questo dinamismo globale, le economie avanzate continueranno ad avere ritmi di crescita lenti: circa il 2,4% nel 2011 e il 2,6% nel 2012, con percentuali di disoccupazione alte ( 8,5% in USA e 9,8% in UE). I paesi emergenti e in via di sviluppo, invece, saranno caratterizzati da una crescita economica del 6,5% all’anno tra il 2011 ed 2012, e da una tendenza al rincaro. L’economia di Ankara è avanzata più dell’ 11% nei primi tre mesi di quest’anno. Il prodotto interno lordo della Turchia, nel trimestre gennaio-marzo, ha superato gli 11miliardi di euro (le previsioni si erano fermate ad un 9,7%). Turchia: la crescita del PIL supera le attese Nel trimestre gennaio-marzo nessun paese al mondo è cresciuto così tanto. Dietro alla Turchia ci sono Argentina e Cina, cresciute rispettivamente del 9,9% e del 9,7%. Tuttavia se si paragonano le performance economiche del primo trimestre 2011 con quelle dell’ultimo del 2010, l’incremento è solo dell’1,4%. Negli ultimi tempi il governo di Ankara è inoltre molto impegnato in un’importante azione di recupero dell’evasione fiscale.

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Musica. Il Festival Jazz del Mediterraneo Numerosi musicisti di fama internazionale si sono dati appuntamento a Marciana Marittima, isola d’Elba, dal 5 al 9 luglio 2011, per la 3° edizione del Festival Jazz del Mediterraneo. “L’obiettivo principale di quest’evento -ha ricordato il direttore artisitico Luigi Capoccia- è di promuovere il dialogo culturale, il sostegno alla formazione e alla crescita professionale dei giovani e di tutte le forme di dialogo tra le comunità attraverso la sensibilizzazione del pubblico alla cultura musicale mediterranea”.

Jack Dromey

Inghilterra: la quota sull’immigrazione mette in pericolo l’economia. Il rapporto La riduzione del numero degli immigrati non giova all’economia inglese. Presentato a Londra il rapporto parlamentare di un comitato multipartitico che illustra come l’introduzione di politiche rivolte alla riduzione del numero di immigrati non europei stia danneggiando le società inglesi. Il governo ha introdotto ad aprile una norma che fissa a meno di 22 mila il numero di visti disponibili per lavoratori non europei, all’interno in un piano di riduzione dell’immigrazione extra-europea a poche decine di migliaia di unità entro il 2014. Jack Dromey, uno degli autori del rapporto, ha dichiarato al Financial Times che le nuove misure avranno un impatto negativo sull’efficienza delle compagnie ora che la concorrenza internazionale richiede competenze sempre più difficili da trovare nell’UE. Nonostante ciò, le cifre ufficiali mostrano che solo un quarto dei visti disponibili sono stati consegnati ad aprile, mentre a maggio e giugno non ne sono stati consegnati più di un sesto. La Spagna dà il suo consenso alla partecipazione degli immigrati marocchini alla elezioni comunali Le disposizioni della nuova costituzione hanno iniziato a dare i loro frutti per la comunità marocchina residente all’estero. In particolare in Spagna, dove il governo ha accettato la partecipazione dei marocchini alle elezioni locali. Questa misura è una risposta diretta, per il principio di reciprocità, all’articolo 30 della nuova Costituzione che permette agli stranieri residenti in Marocco di partecipare alle elezioni locali. Così 500.000 marocchini residenti in Spagna potranno partecipare alla vita politica del paese d’accoglienza, rafforzando il processo di integrazione. L’Unione Europea tende a trasformarsi in attore ed interlocutore nella “primavera araba”

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Edouard Balladur

Youssef Amrani

L’Occidente promuove il dialogo con il mondo arabo dopo la rivoluzione dei gelsomini. Tra le iniziative che l’UE ha intrapreso spiccano la designazione del francese Edouard Balladur ad inviato speciale per i paesi del G8 e dello spagnolo Bernardino Leon per l’UE. Iniziativa che per molti è finalizzata solo a rafforzare il ruolo di Parigi nel mondo arabo, in particolare in Libia, contro Gheddafi, ed in Siria, contro il partito Baath guidato da Bashar al-Asad. Rimane aperta la grande sfida: l’Occidente riuscirà ad ottenere la fiducia della società civile e di quei popoli che hanno così aspramente criticato il sostegno dell’Occidente ai dittatori arabi? Unione per il Mediterraneo: Investitura di Youssef Amrani il 5 luglio a Barcellona Il diplomatico marocchino Youssef Amrani è stato designato segretario generale dell’Unione per il Mediterraneo (UPM), il 5 luglio a Barcellona. Alla cerimonia di investitura hanno partecipato il ministro degli Affari esteri spagnolo Trinidad Jiménez e quello francese Alain Juppé, nonché il vice-ministro egiziano degli Affari esteri, Ahmed Fathallah. Presenti anche il Re ed il presidente della Fondazione Anna Lindh, André Azoulay, l’Ambasciatore del Marocco in Spagna, Ahmed Ould Souilem, il ministro francese dell’Industria e dell’Energia, Besson, il presidente del Governo autonomo di Catalogna, Artur Mas. Creata il 13 luglio 2008 dal presidente Nicolas Sarkozy, l’UPM conta 43 membri ed ha lo scopo di dare slancio alla cooperazione euro-mediterranea avviata nel 1995 a Barcellona, attraverso lo sviluppo di progetti nei settori ambiente, trasporti, energia, cultura, ed istruzione. Sul piano istituzionale, l’Unione è copresieduta da Francia ed Egitto.

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La RAM lancia due nuovi collegamenti nunciato il primo ministro del governo tunisino di da Roma a Marrakech e Agadir. transizione Béji Caïd Essebsi. Lo spostamento della La compagnia di bandiera “Royal Air Maroc” si data del voto era stato chiesto dall’Alta Istanza, la propone di rafforzare la sua posizione sul mercacommissione indipendente incaricata di tracciare il to italiano, secondo per importanza dopo quello percorso amministrativo ed organizzativo del più francese, con l’inaugurazione di due nuovi colleimportante evento politico dopo la caduta del regigamenti diretti da Roma a Marrakech e Agadir, a me di Ben Ali. La richiesta di slittamento era stata partire dalla prossima stagione invernale. La commotivata con i tempi tecnici necessari per organizpagnia che collega attualmente il Regno con 40 zare il voto non conciliabili con l’appuntamento di voli alla settimana verso undici mete nazionali a luglio, ritenuto troppo vicino. Il presidente dell’Alta partire da Milano, Bologna, Torino, Verona e Roma, Istanza, Kamel Jendoubi, aveva proposto, però, il vuole quindi “soddisfare le aspettative ed esigen16 ottobre. L’annuncio arriva ora dopo un incontro www.genemaghrebina.com ze dei suoi numerosi partner italiani” si legge nel tra il premier provvisorio Essebsi e i rappresentanti comunicato. Inoltre, nell’ambito della promozione dei partiti e della società civile tunisina. della meta Marocco nel Golf, la rappresentanza Libia: il fondo aiuti è operativo. della RAM in Italia organizza, in cooperazione con È quanto stato deciso nella riunione del gruppo l’aeroporto di Verona “la Royal Air Maroc cup di contatto per la Libia svoltasi ad Abu Dhabi il 9 2011”, con l’obiettivo di promuovere il collegagiugno. Il fondo internazionale di aiuti finanziari mento Verona-Casablanca, avviato nel 2010 come per i ribelli libici è ‘’operativo da oggi’’: lo ha detto hub per l’Africa Sub-sahariana. Questo torneo di il vice presidente del Consiglio nazionale di transizione (Cnt) Abdel Hafidh Ghoga ad Abu Dhabi golf, iniziato a maggio, si svolge in otto tappe che saranno disputate fino ad ottobre sui più prestigio- a margine della riunione del Gruppo di Contatto si circuiti di Golf del Nord Italia. I migliori disputesulla Libia. Il fondo è stato al centro della riunione. ranno la finale, a novembre prossimo, sul percorso “Abbiamo bisogno di almeno 3 miliardi di dollari del Royal Golf Dar Es Salam di Rabat. per i prossimi quattro mesi, aveva detto l’ex ministro degli Esteri e ambasciatore all’Onu passato agli Tunisia: il voto slitta all’autunno insorti, Abdel Rahman Shalgam. Le prime elezioni in Tunisia del dopo-Ben Alì, inizialmente previste per il 24 luglio, sono state definitivamente rinviate al 23 ottobre. Lo ha an-


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