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67 dall’economia alla politica, costituiranno nuove sfide per le imprese che operano sui mercati internazionali. I 6 principali pericoli per l’anno in corso derivano innanzitutto dall’incertezza su economia e mercato azionario degli Stati Uniti, guerra dei dazi e Brexit, nonché da leitmotiv quali la fragilità di alcuni paesi emergenti e il crescente indebitamento mondiale. È fondamentale però non lasciare che i rischi che si profilano sul mercato internazionale oscurino un quadro ancora ricco di opportunità per l’export italiano. Nel corso del 2018, la crescita globale è proseguita a un ritmo del 3,7% e il bilancio dell’anno appena concluso può dirsi ancora positivo. Tuttavia il quadro dei rischi, come detto, ha subìto un deterioramento per effetto di turbolenze finanziarie, valutarie e geopolitiche, che hanno ripercussioni particolarmente evidenti sulle economie emergenti, in primis Argentina e Turchia. In particolare, come enunciato in sede di rapporto, saranno 6 i principali rischi che le imprese italiane, specie quelle che operano sui mercati esteri, dovranno fronteggiare nell’orizzonte di breve termine. In campo economico, sebbene siano ancora i mercati emergenti a presentare le maggiori criticità, grandi timori riguardano ad esempio l’economia statunitense. L’ipotesi di una recessione già nell’anno in corso ha poche probabilità di realizzarsi, mentre è atteso un rallentamento dell’economia. Rimane poi grande incertezza sul protezionismo, con le aspettative sull’attuale tregua nella guerra dei dazi ostaggio dell’imprevedibilità degli attori in gioco. Dal punto di vista finanziario è ancora Washington al centro delle paure del mercato: una politica eccessivamente restrittiva da parte della Fed non solo genererebbe tensioni sui listini di Wall Street, ma potrebbe nuovamente ripercuotersi sugli emergenti, con effetti concreti anche per le nostre imprese esportatrici. Emblematici, in tal senso, i casi di Argentina e Turchia nel 2018, dove il nostro export è diminuito di circa il 10%. Permane l’annosa questione dell’indebitamento globale, salito a 244 mila miliardi di dollari nel terzo trimestre 2018 (il 318,2% del Pil mondiale) e che continua a destare preoccupazione per eventuali default sovrani, specie nei paesi di minori dimensione, e privati. Infine, una potenziale Brexit nel caos, semina incertezza, mentre sale la probabilità di un’uscita con un no deal.

nam”. The new SACE SIMEST study delineates an even broader picture of risks for 2019, with old and new tensions that, from economics to politics, will create new challenges for companies working internationally. The 6 main risks for the current year derive first and foremost from uncertainties about the American economy and stock market, the trade war and Brexit, as well as recurring ones like the fragility of several emerging countries and growing global debt. However, it is fundamental not to allow the risks looming on the international market to obscure a picture still rich in opportunities for Italian exports. In 2018 global growth proceeded at a rate of 3.7% and the outcome for the year was still positive. However, the risks picture, as stated, worsened due to financial, monetary and geopolitical turbulences that had particularly evident repercussions on emerging markets like Argentina and Turkey. In detail, as stated in the report, there will be 6 main risks that Italian companies, especially those working on foreign markets, will have to deal with in the short term. In economics, while the emerging markets are still the most critical there are also worries about, for example, the American economy. The possibility of a recession this year is slight, but the economy is expected to slow down. And then there is the great uncertainty about protectionism, with expectations of a truce in the current trade war held hostage by the unpredictability of the actors involved. From the financial viewpoint, Washington is still the focus of market fears: overly restrictive Federal Reserve policies would not only generate tremors on Wall Street but could again have fallout on emerging countries, with concrete repercussions for Italian exporters. Emblematic here are the cases of Argentina and Turkey in 2018, where Italy’s exports decreased by some 10%. And remaining is the knotty problem of global indebtedness, which rose to $US 244 trillion in the third quarter of 2018 (318.2% of global GDP) and continues to create worry about possible sovereign debt defaults, especially in smaller countries, and private bankruptcies. Finally, a potentially chaotic Brexit sows uncertainty as the probability of a nodeal exit rises.

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Marmo Macchine International n. 107  

Marzo/Aprile 2019

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