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Voltana On Line

6 2011

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IL RING DELLA DEMOCRAZIA La democrazia senza regole è come un vicolo buio dove ci si trova alla mercé dei delinquenti. Se però le regole, quindi le Leggi, le fanno i delinquenti, tutto può avvenire alla luce del sole.

LA DIGNITA' NON SI MODERA di Valerio Lo Monaco

Aspettare cosa? Che la vita passi sperando che dall’alto, qualcuno, finalmente, modifichi le nostre esistenze? Godot non arriva. Dobbiamo reagire noi. Ora. In medio stat virtus? Dipende. Dal momento e, soprattutto, dalle cir"...Tanti anni fa, in un'intervista, lo costanze: storiche, sociali, quotidiane. Proprio adesso, ove giungostravagante e folcloristico Muhammad Alì, (ineguagliabile campione no appelli alla moderazione da di pugilato) dichiarò: "Se mi doves- ogni parte, moderarsi potrebbe non essere la cosa migliore da fase mai capitare d'incontrare, per re. E il fatto stesso che oggi, più caso, in un vicolo oscuro di New che in qualunque altra epoca, vi York, uno solo, a caso, dei fratelli Spinks (Leon o Michael), credo che, siano appelli alla moderazione, forti come sono, potrebbero anche dovrebbe far sorgere la domanda sul motivo per il quale giunuccidermi a pugni. Ma sul Ring, dove esistono "REGOLE" da rispet- gono tali raccomandazioni. Se c'è una tendenza - un pericolo? - a tare è un'altra cosa, sul Ring il più non moderarsi, e la cosa è evidenforte sono io, sono io il campione, te in tante parti del mondo, ciò sisono io il Re !". Nella stravagante ipotesi di Alì c'è una grande verità, gnifica inequivocabilmente che il momento storico nel quale viviamo la democrazia senza regole non è più tale, oppure potremmo dire che e le condizioni sociali spingono le regole (o le Leggi) sono i pilastri esattamente contro la moderaziodella democrazia. Invece, purtrop- ne. E la responsabilità, in tal senso, non è proprio di chi non riesce a po, mi viene alla mente un'altra considerazione finale: "Ecco, consi- moderarsi. Anzi. In altre parole oggi diventa più difficile farlo. E i derando l'attuale e precaria situamotivi ci sono, evidentemente. Inzione italiana, possiamo affermare somma, non vi sarebbe una ten"tranquillamente" che il "cittadino denza alla reazione (e dunque un italiano" si trova già in quel vicolo tentativo di evitare tale reazione, oscuro (e senza sbocco), ed ha di raccomandando moderazione) se fronte ormai tutti e due i fratelli non vi fosse in primo luogo una Spinks … e senza regole!" azione in grado di scatenarla. Allo stato attuale delle cose, semMaurizio Tesei plicemente guardandosi attorno e interrogandosi, vi sono, al giorno d'oggi, motivi di reazione? O tutto TUTTI i PDF che sono collegati a va bene e dunque un semplice, e www.voltanaonline.it semplicistico, appello alla moderaora sono anche consultabili zione può soffocare quelle che si visitando il sito: reputano flebili tendenze di reaziohttp://issuu.com/home ne? Poi cerca Search issuu e scrivi Il punto già dovrebbe essere Voltana On Line chiaro. Ci giungono appelli alla Quindi premi invio e scegli il numemoderazione proprio da chi ro che ti interessa. Occorre sopportare un po’ di pubbli- compie azioni che fanno di tutto per spingere a una reazione. E cità, ma il servizio è per tutti ed è beninteso, non parliamo di una gratuito. moderazione in campo politico o Buona … navigazione ! economico. Ma proprio sociale. La

nostra vita di tutti i giorni, scorre tranquilla e serena, con normali problematiche da dover affrontare come in tutti i periodi storici oppure siamo di fronte a situazioni di difficoltà crescenti, sempre più pressanti, e dalle quali pare (pare?) che non vi sia alcuna possibilità di uscita? In ultima analisi, è davvero il caso di seguire gli appelli alla moderazione anche se in realtà si sente il bisogno di fare scelte radicali? La moderazione attiene al concetto di limite, che abbiamo già affrontato altre volte. Ci si modera rispetto a dei limiti che non si vuole o non si può superare. Ma i limiti ai quali riferirsi sono quelli dettati e imposti dalla società che abbiamo di fronte oppure i personali limiti che ci si è in grado di dare in base al proprio cosmo di valori? Fuori da ogni ideologia, soprattutto quella sviluppista del nostro modello, a ben vedere sembra proprio che i limiti si siano già passati, e da un pezzo. Ma non a livello personale, quanto proprio a livello sociale, che poi include l'aspetto politico, quello economico e in modo onnicomprensivo quello generalmente attinente alle proprie condizioni di vita. Il discorso è molto semplice, e per metterlo a fuoco basta eliminare dalla propria mente tutto quello che il sistema dominante vuole imporre e guardare nel modo più minuzioso alle proprie giornate, ai propri anni. Al proprio presente e soprattutto al futuro. Il sistema nel quale viviamo, che non si è moderato in nulla, beninteso, ci ha portato allo stato nel quale stiamo vivendo, e se si ha la capacità di vedere oltre il proprio naso e soprattutto oltre la cortina fumogena che ci mettono attorno ogni giorno per appunto - evitare di farci prendere realmente coscienza della situazione, ci si può rendere conto che il tempo della moderazione è bello che finito. E che c'è, invece, bisogno esattamente di uno slancio di rea- (Segue a pag. 2)


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zione vera e propria. È moderato il mondo nel quale viviamo? Lo sono le Banche e la speculazione, la politica, gli illeciti di chi ci governa, le scelte delle aziende per le quali lavoriamo, che hanno preteso sino a ieri ingrassandosi sulle nostre spalle e oggi ci impongono di accettare situazioni capestro oppure ci lasciano in mezzo a una strada? È moderata la voglia di succhiare sangue dalle vene di tutti in ogni ambito economico di monopolio che subiamo? È moderato imporci di comperare automobili, assicurazioni e benzina, al prezzo deciso dal cartello, perché in altro modo non è consentito andare al lavoro visto che i mezzi pubblici non esistono e in bicicletta ti ammazzano? Solo per fare un esempio. Il momento in cui un animale, qualsiasi esso sia, combatte con tutte le proprie forze e la propria ferocia, tirando fuori energie e capacità inimmaginabili, è proprio quando è con le spalle al muro, ovvero quando, letteralmente, non ha altra via di uscita. In quel momento, e solo allora, esso tirerà fuori davvero tutto ciò che ha per salvarsi la pelle. Sino a quel momento no. Lo stesso, nessuna società può realmente reagire a una situazione disperata se in primo luogo non si rende conto di essere in tale situazione. Se oggi iniziano a venire fuori manifestazioni che tanto moderate non sono, evidentemente qualcuno, o più di qualcuno, inizia a capire il reale stato delle cose. La massa ancora non ha idea, di fatto, al punto nel quale siamo. Quale sia la reale descrizione del presente e le prospettive più probabili per il futuro. Come in Matrix: i più sono talmente accecati da combattere per difendere le proprie stesse catene. Ma la realtà è che siamo con le spalle al muro. E sia chiaro, non stiamo parlando di violenza, non ora, quanto di uno stato personale di reazione, che oggi come oggi riteniamo debba essere tutto fuorché moderato, a molte situazioni di carattere sociale che ci troviamo di fronte. Brutalmente: se non è moderato affatto il mondo che abbiamo intorno, perché dovremmo esserlo (Segue da pag. 1)

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noi? Se il nostro sistema di sviluppo ci ha rubato il presente, la tranquillità, spesso la salute, e ci ha di fatto bruciato il futuro, per quale ragione dovremmo moderarci nella reazione? Non è tempo di attendere, mentre ci portano al macello. Dal punto di vista pratico, pertanto, è proprio nella vita di tutti i giorni, e per quanto attiene al personale, singolo, intimo, che è arrivato il momento di scegliere senza mezzi termini. È giunto insomma il momento di distinguere, in base al proprio cosmo di valori, ciò che è buono da ciò che non lo è, il modo in cui, esperienza per esperienza, vale la pena di comportarsi. Le persone da frequentare o meno. Se fino a ieri era forse - forse - opportuno soprassedere in alcune circostanze, e per quieto vivere ci si imponeva, a volte, di seguire le zone e le esperienze non troppo distinte, ebbene oggi vale esattamente l'opposto. Vale individuare il bianco e il nero, e polarizzare il più possibile le proprie scelte, in ogni campo, da una parte o dall'altra. La radicalizzazione delle proprie scelte e delle proprie attività diventa insomma una esigenza urgente in un frangente storico come questo. Che di guerra si tratta, anche se i più non se ne rendono conto. In tempi di guerra cose e situazioni che in altri periodi sono dati diventano invece di importanza fondamentale. Si soffre di più. Si ama di più. Si polarizzano ed estremizzano i sentimenti, le esperienze, le scelte. Allora di fronte a una ipotetica pagina bianca è il caso di compilare delle liste. È arrivato il momento in cui camusianamente si deve dire no. Il che significa dire sì, in conseguenza, a ciò che invece va preservato, alimentato e difeso. Il resto? Che vada per la sua strada. Nella vita di ogni persona, pur tra mille e specifiche differenze, gli ambiti nei quali si vive sono in fin dei conti pochi. C'è l'ambito del lavoro, quello della famiglia, quello di altri eventuali interessi, quello dell'impegno sociale e politico, se si ha la volontà di partecipare, come cittadini, al momento storico e al luogo nel quale si vive. In ognuno di questi ambiti vi sono delle scelte da fare, e

oggi è il caso di farle senza indugiare. Si tratta di scegliere e comportarsi per cosa è bene e giusto ed eliminare radicalmente il resto. Si tratta di scegliere chi frequentare, le persone con le quali entrare in relazione, per qualsiasi ambito, e chi lasciare fuori dalla propria cerchia, dalla propria comunità. Probabilmente, oggi come oggi, nella follia della vita dell'uomo moderno, della società che abbiamo intorno, uno tra i principi ordinatori più utili ai quali riferirsi per fare le scelte di ogni giorno è quello della dignità personale. Che non è materia malleabile, adattabile alle varie circostanze. Non rientra nella zona grigia insomma. È bianco o nero. È sì o no. E scelte radicali si possono, anzi si devono fare, eccome. Ci sono persone che non hanno la televisione. Che non entrano nei centri commerciali. Che non perdono un secondo della propria vita ad ascoltare chiunque non lo meriti. Che non si piegano alla schiavitù, che non permettono a nessuno di dominare, direttamente o subdolamente, sul proprio tempo. Persone che non chiedono prestiti alle Banche. Piuttosto pane e cipolla, che è sempre più dignitoso che finire in mano agli strozzini legalizzati. Ci sono persone che nella maniera più assoluta non seguono la massa indistinta in alcune delle mille attività cui essa si piega. Il che è anche facile, perché al momento nel quale siamo, a grosse spanne, può essere utile molto semplicemente, fare l'opposto di quello che fanno - tutti - gli altri. È il tempo, questo, di erigere muri invalicabili, per quanto si può, rispetto al resto che non si considera giusto e dignitoso. Si tratta di tornare alle comunità chiuse? Si pecca di astrazione, di differenzialismo, di elitismo? Forse. Ma perché, è forse meglio, in tempi di guerra, non fare le barricate e lasciarsi trapassare dal fuoco nemico ? Valerio Lo Monaco dal sito www.ilribelle.com Per gentile concessione de

“La Voce del Ribelle”


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Se Gianni Morandi avesse fatto solamente la metà delle cose che si dicono su Berlusconi nessuno l’avrebbe voluto a Sanremo come presentatore.

Tu, non mi rappresenti. DIMISSIONI !

Hai sentito qualche cosa di interessante? Hai visto un graffito particolarmente simpatico? Hai letto qualche cosa di buffo? Hai una notizia che desideri far conoscere? Condividi su www.voltanaonline.it

I "Dittatori" non dettano legge, essi obbediscono agli ordini. I dittatori sono sempre burattini politici. I dittatori non decidono.

“Abbiamo paura di essere uniti. Ci siamo abituati a essere poveri. Abbiamo paura di aprire bocca, per non diventare ancora più poveri”

La nonna dice al suo nipotino: “Io, alla tua età, lavoravo già!” E il nipotino risponde alla nonna: “Io alla tua età, lavorerò ancora …” da FUORI DI TESTA

PEN E AQUA

PANE E ACQUA

Do cucér d’amnëstra, un töch d’ruseta e un pëz d’ bisteca. Un pó pr oun chj étar tabëch j a impinì i piët di piò sfighé, qui ’rmëst a pen e aqua. La fem, pr adës, la n’cgnos culór, la s’fa padì tot quènt a ’na manira.

Due cucchiai di minestra, un tozzo di rosetta e un pezzo di bistecca. Un po’ per ciascuno gli altri ragazzi hanno riempito i piatti dei più sfortunati, quelli rimasti a pane e acqua. La fame, per adesso, non distingue il colore, ci fa soffrire tutti alla stessa maniera.

Si sono seduti a tavola, come tutti i giorni, insieme ai compagni di classe. Per il pranzo quotidiano, tra rumore di posate e sedie che si spostano. Poi il silenzio, quando invece di pastasciutta e hamburger, nel piatto bianco compare solo una pagnotta. Lunedì 22 marzo, lunedì di pane e acqua. Così inizia la primavera nella mensa scolastica di Montecchio Maggiore, provincia di Vicenza. Ma solo per nove bambini (sette stranieri e due italiani della scuola materna ed elementare), “inadempienti” per l'amministrazione perché i genitori non sono in regola con la retta dei pasti.

di

Paolo Gagliardi


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Peggiore della donna che sa cucinare, ma non ama stare in cucina e quella donna che non sa cucinare, ma cucina lo stesso!

Ci vuole una tempesta per far venire a galla la verità. E ci vuole una persona speciale per aiutarti a non perderti fra le onde.

Ho imparato che più le persone dicono di essere cambiate, più rimangono le stesse!

Ma quando noi cadiamo, le stelle esprimono un desiderio?

Si può fare, ma non si deve dire ! Ma vogliamo capirlo oppure no che la rovina dell’Italia sono i giornalisti comunisti?! Che bisogno c’è di andare a dire che nella tal villa c’è uno stalliere mafioso?! Che bisogno c’è di andare a dire che qualcuno ha tratto ingenti profitti dalla posizione occupata?! Che bisogno c’è di dire che qualcuno si fa le leggi ad personam e ad aziendam?! Le cose bisogna farle e bisogna avere il coraggio o di tacerle o di negarle! Anzi è giunta l’ora di tappare la bocca a chi getta discredito su un intero Paese, raccontando faccende, tutto sommato, private. E smettiamola, poi, con questa falsità del “tutti sono uguali davanti alla Legge”. Oppure alla fine troveremo che ci

sono delle persone che credono in queste fantasie. Soprattutto all’estero abbondano gli allocchi creduloni... È vero, allora, il contrario, ossia “la Legge NON è uguali per tutti!” Ad esempio: un vecchio bavoso e pruriginoso, che palpeggia una adolescente, fa schifo! Se, poi, lo schifoso appartenesse ad una minoranza etnica, dovrebbe essere immediatamente impiccato nella pubblica piazza! Ma quando chi si prostituisce lo fa per vizio e chi paga lo fa per e con generosità, allora si deve ... stare zitti! Lo dobbiamo anche per una forma di rispetto della privacy di persone così … manifestamente diverse! Fedemilio De Lirio

Vero o falso ? Gesù Cristo disse alla Maddalena: “Poiché hai molto amato, ti sono rimessi i peccati. Vai e non peccare più !”

Gesù Cristo disse alla Maddalena: “Poiché hai molto amato … continua pure così. E, mi raccomando, fai sempre quello che più ti piace !”

Per i cattolici il sacramento della confessione è come una parete bianca sulla quali sono piantati dei chiodi o peccati. Con la confessione togli i chiodi o peccati, ma restano i buchi. Solo con l’ impegno e l’agire secondo rettitudine scompariranno anche i buchi.

Per i cattolici il sacramento della confessione è come la lavatrice: nel cestello c’è sempre spazio ed è possibile metterci di tutto. Poi, dopo qualche giorno, ci risiamo e ricomincia il lavaggio.

Ancora poche generazioni e il riso, riservato agli iniziati, sarà impraticabile quanto l'estasi. Emil Cioran, Sillogismi dell'amarezza

Una delle funzioni principali della satira è quella di affrontare i problemi scomodi. La satira presume che il pubblico abbia un cervello. Michael Moore

Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile trovare qualcuno al quale tu possa andare bene come sei. Quindi vivi come credi, fai ciò che ti dice il cuore, ciò che vuoi. Una vita è un'opera di teatro che non ha prove iniziali. Quindi: canta, ridi, balla, ama e vivi intensamente ogni momento della tua vita prima che cali il sipario e l'opera finisca senza applausi. Charlie Chaplin

E se un giorno mi diranno: “Chi ti vuole bene, torna.” io risponderò: “Se mi voleva bene davvero, non se ne andava!” Su un ramo stanno dei pipistrelli tutti appesi tranne uno che sta dritto in piedi. Due pipistrelli vicini commentano: - “Scusa, ma che cos’ha questo?” - “Non lo so; fino a due minuti fa stava bene, dopo è svenuto!”

SPERANDO DI DOVER DARE UNA RETTIFICA ... La domanda: “Nel comprensorio lughese quali partiti si sono espressi prima che avessero luogo, negli stabilimenti della Fiat di Pomigliano d’Arco (Napoli) e di Mirafiori (Torino), i c.d. “referendum” ? Forse erano partiti di destra? Oppure erano di sinistra? E quei partiti come si sono espressi? Erano a favore degli operai, oppure plaudivano alla libertà d’ impresa? Da una veloce ricerca sembra che in tanti si siano espressi, ma sola-

mente dopo che i risultati erano stati resi noti. Prima della consultazione abbiamo notizia di una sola posizione, manifestata pubblicamente: quella del Consigliere Comunale di Conselice Tiziano Bordoni (Gruppo Rifondazione Comunista) che chiedeva di porre in discussione, nella successiva convocazione consigliare, il cosiddetto “Accordo Fiat del 23 Dicembre 2010”. Dunque qualcuno fuori dal coro esiste, ma sono rimasti in pochi… §

La vignetta proposta è tratta da www.vauro.net e pubblicata su “Il manifesto” del 06 febbraio 2011. Dalla matita di VAURO SENESI grande satira, politica, cronaca, gossip, umorismo e attualità.


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Benedetto XVI: “Nella rete Internet con fiducia e creatività” “Unirsi con fiducia e con consapevole e responsabile creatività nella rete di rapporti che l’era digitale ha reso possibile”. È l’invito rivolto ai cristiani da Benedetto XVI nel Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali che sarà celebrata il prossimo 5 giugno. Il tema di quest’anno è “Verità, annuncio e autenticità di vita nell’era digitale”. “Non semplicemente per soddisfare il desiderio di essere presenti, ma perché questa rete è parte integrante della vita umana – spiega il Papa – il web sta contribuendo allo sviluppo di nuove e più complesse forme di coscienza intellettuale e spirituale, di consapevolezza condivisa”. “Invito soprattutto i giovani – prosegue il Messaggio – a fare buon uso della loro presenza nell’arena digitale”, che li pone “di fronte alla sfida dell’essere autentici, fedeli a se stessi, senza cedere, nella ricerca di condivisione, di amicizie, all’illusione di costruire

artificialmente il proprio profilo pubblico”. Il Pontefice ricorda ai ragazzi l’appuntamento per la Giornata mondiale della gioventù di Madrid, in programma il prossimo agosto e “la cui preparazione deve molto ai vantaggi delle nuove tecnologie”. “Soprattutto i giovani – sottolinea Papa Ratzinger – stanno vivendo questo cambiamento della comunicazione, con tutte le ansie, le contraddizioni e la creatività proprie di coloro che si aprono con entusiasmo e curiosità alle nuove esperienze della vita”. Il Santo Padre rileva che “il coinvolgimento sempre maggiore nella pubblica arena digitale, quella creata dai cosiddetti social network, conduce a stabilire nuove forme di relazione interpersonale, influisce sulla percezione di sé e pone quindi, inevitabilmente, la questione non solo della correttezza del proprio agire, ma anche dell’ autenticità del proprio essere”. Benedetto

Scusi, ma lei perché sostiene la Lega Nord ? Voto per la Lega, perché ho dato un appartamento in affitto a degli extracomunitari. Nessuno mi paga l’affitto e nessuno mi aiuta a ritornare padrone di casa mia. Voto per la Lega perché io pago i ticket sanitari mentre il Comune li paga agli extracomunitari. Voto per la Lega perché agli extracomunitari danno la casa ed a me, se non pago il mutuo, la casa la portano via. Voto per la Lega perché all’Università hanno messo il numero chiuso ed una riserva posti per gli extracomunitari.

Mia figlia si è laureata in lingue ed è disoccupata. Mentre il figlio di un extracomunitario è medico, è rimasto in Italia ed ha trovato subito un ottimo lavoro. Voto per la Lega perché sono stufo di essere circondato da persone che vivono di espedienti, ma nessuno fa nulla per impedire questo schifo. Voto per la Lega perché nessuno ha difeso il potere d’acquisto degli operai italiani. I proletari di tutto il mondo non si sono uniti. Invece i capitalisti di tutto il mondo hanno fatto la globalizzazione.

XVI scrive, inoltre, che “la presenza in questi spazi virtuali può essere il segno di una ricerca autentica di incontro personale con l’altro se si fa attenzione ad evitarne i pericoli, quali il rifugiarsi in una sorta di mondo parallelo” Ferdinando Tarsitani http://raivaticano.blog.rai.it

Papa Benedetto XVI torna sull’ argomento Internet. Qualche anno aveva definito la Rete come un “dono dell’umanità”. Due settimane fa aveva elogiato i social network dicendo che: “Sono un’ opportunità”. Oggi, in occasione della plenaria della Congregazione per l’Educazione Cattolica, il Papa Benedetto XVI torna a discorrere sul tema Internet: "Internet, per la sua capacità di superare le distanze e di mettere in contatto reciproco le persone, presenta grandi possibilità anche per la Chiesa e la sua missione". Il Papa, ovviamente, invita ad usare lo strumento digitale in modo “intelligente e prudente”, essendo ben consci dei rischi che potrebbe presentare. Una volta conosciuti i rischi, la Rete diventa un potente strumento di apprendimento: "uno strumento che può servire non solo per gli studi, ma anche per l’azione pastorale dei futuri presbiteri nei vari campi ecclesiali. Paolo De Feo http://www.webmasterpoint.org

info: mariopaganini@gmail.com

Segnaliamo ai … naviganti: http://www.istitutomajorana.it/

Ecco una scuola che ha adottato il software libero. Come imparare l’informatica, senza i costi delle licenze !


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INVECE di Concita De Gregorio Direttore de l’Unità Nel disperato e spaventato tentativo di far sembrare la manifestazione del 13 febbraio una piccola cosa, una cosa di donne, sono scese in campo le truppe da combattimento dei sostenitori e dei fiancheggiatori dell'Arcore style. Quelli che, a partire dall'anziano Ostellino, spiegano che ogni donna è seduta sulla sua fortuna dunque che male c'è, è sempre andata così, l'Italia in fondo è veramente un bordello abbiamo letto di nuovo sul Corriere della Sera. I più raffinati, per così dire, schierano donne a denigrare altre donne nel tentativo di scatenare quella che, se solo si scatenasse, chiamerebbero entusiasti una rissa da pollaio. Il sottotesto, il retropensiero divertito di chi manda in tv e mette in prima pagina le Santanchè da combattimento è il seguente: ecco, guardate, donne contro donne. Come se le donne non rispondessero alle categorie di ogni essere umano e non ce ne fossero di ladre e di oneste, di servili e di libere, di capaci e di inette. Gli argomenti più in voga, per denigrare chi crede che le donne siano capaci per prime di reagire al “sistema” piuttosto che adattarvisi, sono i seguenti: sono femministe, moraliste. Predicavano il libero amore ora si atteggiano a suore. Le brave ragazze contro le prostitute, le madri contro le puttane, il mondo diviso in Maria e Maddalena così come i libri sacri ci insegnano, come gli uomini in fondo desiderano. Le puttane per strada offendono il decoro urbano, in villa sono accompagnate dagli autisti. Il femminismo e il moralismo non c'entrano: molte suore hanno firmato il nostro appello e parecchie prostitute, preti e libertini come se aveste la pazienza di leggerci capireste. Ammesso che l'obiettivo sia capire, naturalmente. Carla Corso, una donna di 65 anni che è stata ed è leader del comitato per i diritti civili delle

prostitute, ci racconta oggi perché aderisce alla manifestazione. Dice, a un certo punto: “Noi eravamo in lotta contro il mondo, volevamo rompere l'ipocrisia, queste ragazze non sono contro, ma sono funzionali al sistema”. Il femminismo è stato un movimento politico portatore di diritti. Le ragazze che negli anni Settanta non erano nate, quelle che come me andavano alle elementari non hanno combattuto quella battaglia: ne hanno goduto i frutti. Ma i diritti non sono dati per sempre, vanno difesi: con la cultura, con la consapevolezza. Scrivevo anni fa le storie vere di Dalia, la ragazzina dell'Est venduta dalla nonna a 12 anni, di Cristina, la studentessa che fiera di farlo rivendica il suo diritto a fare la puttana. La libertà consiste nel darsi il destino che si vuole. Credo che il “sistema” di cui parla Lele Mora e

che da decenni è un modello di riferimento per generazioni di ragazze – quelle sulle copertine dei rotocalchi, in tv – proponga come strada per la realizzazione di sé una libertà condizionata alla sottomissione. Un mondo di cortigiane, dice Carla Corso. Il problema non è mai chi vende, è chi compra. L'amore è gratis, si può fare in quanti e come si vuole. Anche vendersi è lecito. È l'acquisto all'ingrosso, della società intera, che fa schifo. In specie se si comprano adolescenti: che siano consenzienti, e i loro padri con loro, non migliora. Peggiora piuttosto la responsabilità di chi dovrebbe indicare altri orizzonti e non lo fa. Di chi cavalca la sua privata debolezza spacciandola per legge di vita. Articolo di Concita De Gregorio nel sito www.unita.it

RIASSUNTO DELLE PRECEDENTI PUNTATE ...

Dalla prima pagina de l’Unità del 9 febbraio 2011


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Afghanistan, perché restare? Alberto Chiara intervista Nino Sergi Esistono ancora le ragioni perché l'Italia rimanga a combattere in Afghanistan? È la domanda che pone Nino Sergi, presidente di Intersos. Lo fa mentre sta arrivando in porto, al Senato, il Decreto legge che rifinanzia le missioni italiane all'estero dando molto (sempre di più) ai militari e meno (sempre di meno) ai progetti civili di cooperazione, quelli per intenderci che servono a distribuire cibo e acqua potabile, a garantire cure mediche adeguate, a costruire case, scuole, ospedali, strade, ponti, ma anche - tramite mirati progetti educativi - a plasmare una cultura di dialogo, di rispetto, di collaborazione. Nino Sergi conosce bene i conflitti: non solo e non tanto perché è nato nel 1942, in piena Seconda guerra mondiale, ma piuttosto perché ha fin qui investito molto del suo tempo e delle sue energie in Paesi dilaniati da combattimenti come la Somalia, la Bosnia-Erzegovina, il Kosovo, il Libano, l'Iraq. E l'Afghanistan. Nel 1992 ha fondato Intersos, un'Organizzazione non governativa specializzatasi nel campo dell'emergenza umanitaria, attiva in 14 Paesi sparsi in Asia, Africa, Europa e America centrale. Oggi, con la sua lettera-appello intende informare, aprire gli occhi, suscitare dibattito. Stufo di vedere usato a sproposito il termine "umanitario", stanco di registrare la sostanziale rimozione dell'indirizzo politico sancito dall'articolo 11 della Costituzione, quello con cui l'Italia "ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali", il 25 gennaio, appena la Camera dei deputati ha approvato il decreto di legge che finanzia le missioni militari all'estero riservando briciole agli interventi di cooperazione e di sviluppo, ho scritto a tutti i parlamentari, rivolgendomi soprattutto ai senatori chiamati a da-

re l'ultimo parere al riguardo», dice a Famigliacristiana.it (che allega il testo integrale della sua nota, nel numero del 9 febbraio 2011). Esaminando il provvedimento, Nino Sergi lancia l'allarme sullo svuotamento della cooperazione civile rispetto alla costante crescita degli stanziamenti per gli interventi militari. «Nonostante il titolo del Decreto legge metta in evidenza innanzitutto gli "interventi di cooperazione allo sviluppo" e solo in seconda posizione le "missioni internazionali delle forze armate e di polizia", ai primi vengono destinati solo il 3,6% dei 754 milioni stanziati per il primo semestre 2011: cioè 27 milioni, da suddividere tra Afghanistan, Pakistan, Iraq, Libano, Sudan, Somalia, Myanmar». Continuando nell’analisi del Decreto legge, Intersos sottolinea che dal 2008 i fondi destinati alle attività di cooperazione allo sviluppo sono diminuiti del 42%, rispetto all’aumento dei fondi messi a disposizione dal Decreto con cui si finanziano le missioni, aumentati gradualmente da un miliardo (2008) a un miliardo e mezzo (2011). Se nel 2008 il Decreto legge prevedeva che il 9,4% delle risorse totali servissero le iniziative di cooperazione, nel 2009 si è scesi al 6,1%, nel 2010 al 4,7% e ora al 3,6%. «C’è da sottolineare anche che, con il quasi azzeramento dei fondi previsti dalla Finanziaria per la cooperazione allo sviluppo (0,13% del PIL), per alcune aree rimangono ormai solamente questi pochi fondi stanziati con il Decreto "missioni internazionali», continua Nino Sergi. «L’Afghanistan subisce così una riduzione che impedisce di pensare ad iniziative efficaci e durevoli a favore della popolazione». Per Intersos, «lo strumento militare sta diventando l’unico strumento di intervento; i bisogni della popolazione interessano sempre meno o solo in modo strumentale alla buona riuscita dell’intervento militare». Co-

sciente dell’inquietudine che le domande senza risposta suscitano, Sergi invita i parlamentari che si apprestano al voto del Decreto legge a rispondere chiaramente ai molti punti interrogativi, soprattutto a quello fondamentale: «perché si continua la missione militare, se la centralità della popolazione afgana, con i suoi bisogni reali e le sue aspettative, viene meno? Perché si combatte? Esistono ancora ragioni forti, vere e convincenti che giustifichino questa presenza?». Sono domande che da alcuni anni attendono risposte chiare che non arrivano. «Oggi, ci sembra che vi siano elementi, come quelli che abbiamo cercato di evidenziare, tali da mettere in serio dubbio, ormai, l’esistenza di tali ragioni. Si tratta», prosegue Sergi, «di un cambiamento nella nostra valutazione della realtà rispetto agli anni passati», che crea inquietudine. Allargando lo sguardo alle varie crisi internazionali degli ultimi decenni, la nota di Intersos evidenzia come la scelta militare sia stata quasi sempre il risultato della sconfitta della politica. diventando così «l’alibi, la facile scorciatoia, la facciata dietro a cui nascondere l’incapacità e l’ impotenza politiche, sia all’inizio che nel perdurare di alcune crisi». In questa prospettiva, aggiunge Sergi, «i militari meritano considerazione e rispetto: per senso dello Stato acconsentono a coprire l’inadeguatezza e le carenze della politica, coscienti di ciò e accettandolo, in ogni caso, come dovere». Il Decreto legge è all'esame della Commissione difesa del Senato, convocata in sede referente. Quindi deve essere valutato e votato dall'assemblea di Palazzo Madama. Dall’articolo di Alberto Chiara nel sito www.famigliacristiana.it/Informazione

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SI’ A FEDERALISMO SOLIDALE

PRINCIPI COSTITUZIONALI

NO A FEDERALISMO SECESSIONISTA

UNIONE

ART. 5 REPUBBLICA UNA E INDIVISIBILE; AUTONOMIE LOCALI; DECENTRAMENTO AMMINISTRATIVO

SECESSIONE COSTOSI DOPPIONI E AUMENTO SPESA CORRENTE

AUTONOMIE LOCALI DECENTRAMENTO AMMINISTRATIVO SOLIDARIETA’ POLITICA ECONOMICA E SOCIALE PRESSIONE TRIBUTARIA EQUA E PROGRESSIVA

ART. 2 SOLIDARIETA’ POLITICA, ECONOMICA E SOCIALE

MAGGIORE DILAPIDAZIONI DELLE ASSUNZIONI CLIENTELARI CRESCITA CORRUZIONE E CRIMINE ORGANIZZATO MAGGIORE PRESSIONE TRIBUTARIA PER TUTTI I CITTADINI OSCURITA’

TRASPARENZA

Liberalizzazioni

Non per modificare l'art.41 della Costituzione, ma per aiutare i consumatori e le imprese, abbassare i prezzi, sbloccare gli investimenti, creare lavoro.

Quarantuno norme ad effetto immediato e nessun altro show di propaganda. Questa è la risposta del Pd alla nuova mossa di Berlusconi che vuole modificare tre articoli della Costituzione per dare “una scossa per l'economia”. Per Bersani “qui non c'è nessuna scossa e nemmeno il solletico. Siamo davanti ad un insieme di norme astratte, calendari, rinvii a nuove norme. Insomma niente di concreto”. L'azione del Pd è la prima risposta alla nuova campagna mediatica con cui il Consiglio dei ministri ha dato via libera al disegno di legge costi-

tuzionale recante modifiche agli articoli 41, 97 e 118, comma quarto, della Carta sulla libertà di impresa e ha approvato il decreto sugli incentivi. Il governo pensa di risollevare l'economia con incentivi pari all'1,5 del Pil. “Se arrivano all'1,5% prendo il saio – ha continuato il leader del Pd – e vado ad Arcore a piedi. Con le manovre proposte non smuovono neanche l'0,15% del Pil”. C'è un profondo senso di amarezza perché mentre il governo fa propaganda, la situazione per il Paese si fa critica nella stagnazione eco-

Dal blog di BEPPE GRILLO Perché in Italia non c'è la rivoluzione? O anche solo un suo timido accenno? E perché non c'è mai stata? I fuochi si stanno accendendo un po' ovunque, dall'Albania, alla Tunisia, all'Egitto. Vecchi dittatori hanno fatto le valige, come Ben Alì, o le stanno preparando, come il faraone Mubarak. L'Italia con il suo stivale immobile al centro del Mediterraneo sembra un castello pietrificato. Un coniglio ipnotizzato dal serpente. Una rana che viene lentamente bollita viva senza accorgersene. Le ragioni di tutto questo sono misteriose, appartengono al campo della me-

nomica, nei problemi di occupazione e nelle difficoltà del sistema impresa. “La modifica dell'Articolo 41 della Costituzione è solo una misura di distrazione. Un po' come buttare la palla in corner. Questo articolo non ha mai impedito misure di semplificazione, di liberalizzazione o manovre di controllo ex post. Molto meglio realizzare 41 norme ad effetto immediato. Oggi ne proponiamo 35 e chiediamo a chiunque abbia un'idea di interloquire con noi in rete per una mega lenzuolata di 41 norme in una sfida reciproca”. http://beta.partitodemocratico.it/

stra che a sinistra), l'occupazione americana con le sue cento basi, il Vaticatafisica, non più a quello della po- no, la mancanza assoluta di una classe dirigente... Queste e altre ragioni non litica. sono però sufficienti per giustificare La nostra stabilità (immobilità?) assomiglia a quella di chi, cadendo l'indifferenza degli italiani che, anche quando si scagliano contro il potere, nelle sabbie mobili, chiude gli evitano di varcare l'ultima linea, di occhi ed evita il più piccolo moviprendersi dei rischi. Più cani da pamento per rallentare la sua fine. Non grida aiuto, non cerca appigli, gliaio che ascoltano il proprio abbaiare alla luna, e si compiacciono, che semplicemente affonda. I motivi per spiegare questo comportamen- rivoluzionari. Cosa manca perché gli italiani prendano il loro destino nelle to ci sono. Così numerosi da riemmani? Il popolo più cinico della Terra, pire un'enciclopedia: l'invecchiamento della popolazione (gran par- abituato a tutto da millenni, che non te degli italiani dovrebbe scendere crede veramente a nulla. La realtà ci dà fastidio, per questo la evitiamo. in piazza con le badanti), la masE domani, come sempre, è un altro soneria, le mafie, l'informazione giorno. dal sito www.beppegrillo.it sotto controllo e pilotata (sia a de-

Voltana On Line n.6-2011  

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