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Voltana On Line

16 2011

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Contro l’indifferenza di Antonio Nino Taglioni Recentemente Pier Luigi Bersani, segretario PD, in una sua analisi della realtà italiana di oggi, ha affermato con vigore che l’insegnante è sempre una figura cruciale per la crescita morale della Nazione. Ecco, allora, riaffiorare in me, insegnante elementare in pensione, la testimonianza di don Lorenzo Milani (1923 – 1967) priore di Barbiana. Il pedagogista italiano più conosciuto e più tradotto all’estero. Lì, per punizione, fu trasferito dalla autorità ecclesiastica. Barbiana, frazione di Vicchio in cima ad un colle, era una desolata parrocchia del Mugello con una chiesa chiusa e abbandonata da tempo. Prima era stato cappellano a Calenzano, vicino a Prato, dove aveva organizzato una frequentata scuola popolare serale per tutti.

A Barbiana, don Lorenzo si dedicò sino alla morte a far scuola per i ragazzi del Paese; figli di contadini, pastori, boscaioli. Lì, è sepolto con la sua perpetua in un piccolissimo cimitero di pochi metri quadrati di fronte al verde della valle. La persona umana, pietra angolare della nostra Costituzione, è per il priore centrale nel processo educativo. In lui c’è il rispetto pieno ed evangelico per l’uomo: “… con la scuola non li potrò far cristiani, ma li potrò far uomini; a uomini potrò spiegare la dottrina … Per ora questa attività direttamente sacerdotale mi è preclusa dall’abisso di dislivello umano e perciò non mi sento parroco che nel far scuola … Da bestie si può diventare uomini e da uomini si può diventare santi. Ma da bestie, santi d’un passo solo,

"Viviamo in giorni strani"dall’omelia dell’arcivescovo di Milano, sintesi. Quelli che stiamo vivendo oggi, secondo l'arcivescovo di Milano “sono giorni strani. I più dotti potrebbero dirli giorni paradossali". Poi, nell’omelia della Domenica delle Palme, l'arcivescovo Dionigi Tettamanzi ha spiegato che “le motivazioni sono moltissime e differenti". Facendo riferimento all'attualità, Tettamanzi ha anche parlato di giustizia, di guerra e di immigrazione. "Perché ci sono uomini che fanno la guerra, ma non vogliono che si definiscano come 'guerra' le loro decisioni, le scelte e le azioni violente?” Il presule ha proseguito con le domande: “Perché molti agiscono con ingiustizia, ma non vogliono che la Giustizia giudichi le loro azioni?” Ed ancora: “Perché tanti vivono arricchendosi sulle spalle dei Paesi poveri, ma poi si rifiutano di accogliere coloro che fuggono dalla miseria e vengono da noi chiedendo di condividere un benessere costruito proprio sulla loro povertà?"

L'arcivescovo si è di nuovo interrogato sull’attualità ed ha commentato: "Come sono, quindi, i giorni che oggi viviamo? Possiamo rispondere nel modo più semplice, ma non per questo meno provocatorio per ciascuno di noi, interrogandoci con coraggio sul criterio che ispira nel vissuto quotidiano - i nostri pensieri, i sentimenti, i gesti.” “È un criterio caratterizzato dal dominio superbo, subdolo, violento, oppure è un criterio contraddistinto dall’attenzione, disponibilità e servizio agli altri e al loro bene?" Infine ha concluso: "Siamo allora chiamati ad interrogarci sull'unica vera potenza che può realmente arricchire e fare grande la nostra vita, intessuta da tanti piccoli gesti.“ E cioè: “la vera potenza sta nell'umiltà, nel dono di sé, nello spirito di servizio, nella disponibilità piena a venerare la dignità di ogni nostro fratello e sorella, in ogni età e condizione di vita".

non si può diventare”. Ecco, allora, il tema della centralità della lingua, strumento base di socializzazione e di elevazione umana: “… la PAROLA … Ciò che manca ai miei figlioli è solo questo: il dominio della parola … Non faccio più che lingua e lingue … La parola è la chiave fatata che apre ogni porta”. La socializzazione degli uomini, infatti, è possibile solo con il possesso degli stessi strumenti culturali. Questo agire è un segno di grande testimonianza evangelica, ma anche civile e politica del maestro di Barbiana; alla parete dell’aula si legge ancora oggi a caratteri cubitali “I CARE”, motto dei giovani americani impegnati, che significa “mi sta a cuore, mi importa”, l’esatto contrario del motto fascista “Me ne frego”. Per don Milani ognu- (Segue a pag. 2)

Referendum del 12 giugno Vuoi eliminare il ricorso all'energia nucleare? Sì. Vuoi cancellare la privatizzazione dell'acqua? Sì. Vuoi sbarazzarti del legittimo impedimento? Sì


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Contro l’indifferenza di Antonio Nino Taglioni no è responsabile di tutto, ed è dovere del cittadino intervenire quando si violano principi di giustizia, di liberta, di uguaglianza, di verità. Il suo è stato un insegnamento continuo alla partecipazione, all’impegno politico, sindacale, professionale. In una lettera del 1966, in occasione di iniziative per licenziamenti di operai, così scriveva: “… l’ elemosina è orribile quando chi la fa crede di essersi messo a posto davanti a Dio e agli uomini. La politica è altrettanto orribile quando chi la fa crede d’essere dispensato dal sentire bruciare i bisogni immediati di quelli cui l’effetto della politica non è ancora arrivato. E’ evidente che oggi bisogna con una mano manovrare LE LEVE PROFONDE (politica, sindacato, scuola) e con l’altra le leve piccole, ma immediate dell’elemosina … Con le offerte non si risolve nulla. Finché si permette al padrone di licenziare liberamente, di mettere sul lastrico la gente, ci saranno questi problemi”. E fra le leve profonde per modificare le strutture della società, il priore di Barbiana scelse la scuola; in essa egli identificò tutte le altre battaglie di credente e di cittadino e vi spese tutta la vita. Che equivoco incorse, allora, una parte della scuola italiana riguardo al “non bocciare” milaniano! Forse, per parecchi insegnanti e dirigenti, fu una interpretazione di comodo, all’italiana, per non affrontare alle radici i mali della scuola. Da un lato, infatti, abbiamo avuto chi, nella logica autoritaria, ha interpretato la proposta di don Milani in tono apocalittico, come la fine della istituzione scolastica; dall’altro, chi ha interpretato “il non bocciare” come lassismo degli studi, come scuola facile. In realtà, il priore è il contrario della rivendicazione di una scuola facile, in cui tutti automaticamente “passino”. In verità, è contro la selezione di classe, è per l’obbligo di aiutare i più deboli (articolo 3 della Costituzione), ma ciò nel quadro di una estrema seve(Segue da pag. 1)

rità, rigore e profondità degli studi da parte di tutti. Lui stesso applicava il tempo pieno in una maniera addirittura totale, lezione per 365 giorni all’anno. Dunque il contrario del 6 garantito (o del 18 garantito all’università), pretesa assurda di certi pseudo rivoluzionari. Don Milani era per innalzare, non per abbassare il livello della scuola. Abbassare e dequalificare il livello, (attenti all’oggi), è infatti operazione reazionaria: nel momento stesso in cui si dà luogo alla scolarità di massa (media unica 1962), si riproduce per altre vie la selezione classista. I poveri restano a terra, i ricchi trovano modo di istruirsi altrimenti, magari all’estero o in costosi istituti privati. E a formarsi come classe dirigente. Che comanda! Il Priore di Barbiana è stato un uomo scomodo e tale deve rimanere perché la forza del suo messaggio conservi tutto il suo valore di stimolo e di rottura. La sua “ Libera Repubblica di Barbiana” fu una

scuola politica e due, mi sembrano, le cose che la rendono tale. La prima è nell’aver individuato nella scuola, per primo e meglio di altri prima di lui, una struttura del sistema dominante, il cui carattere strumentale era quello di selezionare la classe dirigente e di emarginare le classi inferiori. Il suo ultimo libro, scritto coi ragazzi, “Lettera ad una professoressa”, lo dimostra, dati alla mano, con scientificità. La seconda è che Barbiana non è teoria, ma una testimonianza, un fatto: fare scuola a dei ragazzi che il sistema e la sua scuola avevano respinto in spregio all’articolo 3 della Costituzione, appunto. Riflettiamo, riflettiamo sull’oggi e lavoriamo con l’altro per un possibile diverso futuro del nostro sistema educativo. Uguaglianza, fraternità, libertà contro l’aridità dei cuori e delle menti, contro l’indifferenza! Antonio Nino Taglioni

30 aprile a Ravenna, giardini della Loggetta Lombardesca Gli attacchi del Capo del Governo a tutti i cardini istituzionali e del sistema democratico del nostro Paese - Magistratura, Parlamento, Costituzione, Istruzione pubblica - hanno subito un’impennata nei toni, nei contenuti e nella frequenza. Sintomo di un sistema accerchiato e al declino che, nel tentativo estremo di mantenere il potere, non esita a trascinare l’intero Paese nel baratro con sé. Sono attacchi continui e ripetuti che minano il ruolo fondamentale della Scuola, che non è quello di inculcare questo o quel valore, ma di educare, fornendo gli strumenti necessari affinché ognuno possa imparare a ragionare con la propria testa. Ora come non mai riteniamo fondamentale ribadire il nostro sostegno alla Scuola, agli insegnanti, ai dirigenti scolastici e alle famiglie. Il PD sarà sempre a fianco di chi opera per la comunità, per la cultura, l’educazione plurale ed aperta, per la formazione de cittadini e della società del futuro. Questo è il compito prezioso e irrinunciabile della Scuola

pubblica per un Paese! Per questo il 30 aprile presso lo Chalet dei giardini della Loggetta Lombardesca a Ravenna dalle 14.30, invitiamo tutti all’iniziativa “Insieme per la Scuola”. Sarà una maratona di voci, dove oltre alla presenza di notevoli personalità nazionali (On. Manuela Ghizzoni, Sen. Mariangela Bastico e Francesca Puglisi, responsabile nazionale Scuola PD), si alterneranno studenti, insegnanti, associazioni ... e tutti coloro che vorranno testimoniare la propria esperienza e ribadire il proprio rifiuto all’idea di scuola proposto dal Governo. Sarà un evento allegro e gioioso, con giochi per i bambini e dove tante persone diverse potranno trovarsi, unite da un’aspirazione comune. Perché “Insieme” significa non sentirsi soli. Perché “Insieme” significa forza Serena Fagnocchi Resp. Prov. PD


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Fallout Fukushima: iodio 131 in latte e vegetali "non trascurabile" anche in Francia, e in Italia Lo segnala una ONG francese. E L'Istituto ufficiale francese conferma. Il rischio associato alla contaminazione radioattiva da Iodio 131 in Europa "non è più trascurabile". A lanciare l'allarme è la Ong francese CRIIRAD specializzata nello studio della radioattività, che ha condotto rilievi. L'associazione consiglia alle donne incinte e ai bambini piccoli - i più a rischio - di "evitare di consumare latte fresco o verdure a foglia larga". Sebbene non sia assolutamente necessario assumere iodio, tanto meno chiudersi in casa, aggiunge l'associazione. CRIIRAD ha trovato iodio 131 nell'acqua piovana nel sud-est della Francia. E l'Istituto Francese per la Protezione Radiologica e la Sicurezza Nucleare (IRSN),deputato a monitorare i rischi nucleari e radiolgici, lo ha rinvenuto nel latte. In tempi normali nell'acqua e nel latte di iodio 131 non dovrebbe esserci alcuna traccia. La Ong francese che le sue informazioni non si limitano alla situazione francese, ma sono applicabili ad altri paesi europei, in quanto il livello di contaminazione è il medesimo in Italia, Svizzera, Belgio Germania. Quanto agli Usa, nella west coast che ha ricevuto il fallout 6-10 giorni prima della Francia, i livelli di concentrazione dello iodio 131 radioattivo sono 8-10 volte più alti, aggiunge l'istituto. In Italia dal 12 marzo l' Ispra, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale monitora la presenza della radioattività nell'aria e sul suolo con cadenza settimanale. L’Istituto è rassicurante. Fa sapere che "i valori riscontrati di Iodio 131 e Cesio 137 sono in linea con quelli di altri paesi e non hanno alcuna rilevanza dal punto di vista radiologico e sono tali da non costituire alcun rischio di tipo sanitario". Ed è vero che le dosi rilevate sono basse, più basse di quelli rilevate

nel 1986 in seguito all’incidente di Chernobyl. Ma il CRIIRAD è più esplicito. Sottolinea come, in base alla Direttiva Euratom del 1996, l'impatto di una attività nucleare può essere considerato trascurabile se le dosi di radiazioni non eccedono i 10 microsievert (mSv) l'anno. Oltre questo valore, bisogna suggerire misure per ridurre l'esposizione. Ebbene, la Ong osserva che la quantità di Iodio 131 capace di produrre una dose di 10mSv varia molto secondo l'età. I bambini sotto i due anni son i più vulnerabili e l'ingestione di 50 Bequerel (q) è sufficiente a produrre una dose di 10 mSv. Se gli alimenti (verdure a foglia larga, latte ecc) contengono tra 1 e 10 Bq per kg è verosimile raggiungere quel livello in due o tre settimane. I valori registrati in Francia variano molto: si va da 0,08 Bq/kg nell'insalata e negli spinaci a Aix en Provence a 0,17 Bqper litro nel latte a Lourdes, a 2,1 Bq/l nel latte di capra a Classayes. Il fattore tempo non va trascurato. I rilevamenti dela Ong sono stati fatti a fine marzo. E il maggior rilascio di materiale radioattivo da Fukushima è avvenuto il 12 marzo. Ma il 5 aprile, 24 giorni dopo l'incidente, il rilascio continua, osserva la Ong. Il che significa che le masse d'aria contaminate dureranno ancora. Insomma l'associazione suggerisce di tenere sotto controllo i bacini d'acqua come dighe, laghetti artificiali, cisterne a cielo aperto dove si raccoglie acqua piovana. E, per quanto non sia il caso di preoccuparsi di bagnarsi di pioggia, consiglia ai soggetti a rischio tra i quali anche le donne che allattano - di evitare di bere tali acque e di mangiare vegetali. Spinaci, insalate, bietole, cavoli e altri ortaggi coltivati su superfici di grandi dimensioni sono particolarmente sen-

sibili alla contaminazione da iodio131, se esposti alla pioggia. Secondo l’associazione, anche latte e formaggi freschi sarebbero a rischio contaminazione dal momento che molti animali d’allevamento mangiano erba a cielo aperto. Certo, nonostante le assicurazioni della CRIIRAD, difficile non cadere nell’allarmismo. NB: Lo Iodio Radioattivo -131 è particolarmente tossico se assorbito dalla tiroide, dove si satura e porta ad un aumento del rischio di cancro. Secondo la National Academy of Sciences americana, non ci sono dosi sicure di radiazione. Decenni di ricerca mostrano chiaramente che ogni dose di radiazione aumenta il rischio individuale di sviluppare tumori. Così il post del Washington's Blog che riferiva come in diversi stati Usa, dalla California all'Idaho al Massachussets, le dosi riscontrate nell'acqua piovana siano 181 volte superiori ai 3 picocurie prescritti dalle autorità per l'acqua da bere. dal sito www.lastampa.it

MARTEDÌ 26 APRILE – ORE 21.00 SALONE ESTENSE – ROCCA DI LUGO PIAZZA DEI MARTIRI, 1 Anniversario dell'incidente alla centrale nucleare di Chernobyl del 1986 I RISCHI DELLE RADIAZIONI PER LA SALUTE Parteciperà dott. MORANDO SOFFRITTI Direttore scientifico dell'Istituto Ramazzini di Bologna


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E’ trapulôn !

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di Antonio Taglioni (maggio 2001)

Sta arrivando nelle vostre case “Una storia italiana” che, badate bene, non è il programma elettorale della coalizione di Centro destra come sarebbe doveroso, ma un tentativo di santificare e mitizzare il cavaliere Berlusconi; la tecnica è quella sovietica del miglior Stalin: cancellare dalla ufficialità le facce dei personaggi e le situazioni che possono in qualche modo nuocere al mito. Il libro è, così, un pittoresco collage di adulazioni e di vittimismi, di leggende e di menzogne. Dal libro è cancellata la prima moglie (nessuna foto); nascosto il divorzio e si capisce il perché: meglio oscurare una situazione non molto in linea con i precetti di santa romana Chiesa. È oscurata anche la seconda moglie, tacendo rigorosamente la data del matrimonio per non far risaltare che già erano nati tre figli da un pezzo. È eliminato il fratello Paolo, non esiste; discrimina gli amici. Nasconde le sconfitte come, ad esempio, il fallimento dell’operazione STANDA e i naufragi europei delle tv commerciali del Cavaliere: “La cinque” 1986 Francia e la “Telefunf” 1987 Germania. Dimentica, parlando dei fasti di Mediaset, tutti quei personaggi che non si sono allineati alla adulazione acritica del gran capo; esempi clamorosi: il silenzio su Corrado Mantoni, Pippo Baudo, Raffaella Carrà. Liquida gli alleati, lasciandoli fuori dal libro: da Fini a Bossi, da Casini a Buttiglione. C’è in Berlusconi, scopertamente, la preoccupazione di apparire sempre autosufficiente. Occulta il ribaltone: il Governo del Cavaliere sarebbe caduto per un romanzesco “golpe giudiziario politico”. Tutti sappiamo, invece, che fu Berlusconi a rassegnare le dimissioni e lo fece esclusivamente perché la sua maggioranza parlamentare si era dissolta con la fuoriuscita di Bossi. Per quanto riguarda la “persecuzione giudiziaria”, nel libro è scritto semplicemente che Berlusconi “risulta indenne da ogni con-

danna”, ma ci si dimentica di dire “definitiva”: infatti vari processi sono ancora in corso. Si omette, poi, astutamente, di dire che molti REATI, e sottolineo reati, sono stati prescritti per le tante volute manovre dilatorie del nutrito collegio di difesa del Cavaliere o che sono stati coperti da amnistia. Nel libro, non si parla delle elezioni del 1996 che segnarono la vittoria dell’Ulivo di Romano PRODI; il Cavaliere, infatti, non può mai perdere. Che dire del personaggio? Indro MONTANELLI, che lo conosce bene e si preoccupa ora, parla di lui come di uno straordinario bugiardo, che finisce per credere lui stesso alle panzane che racconta. Un megalomane, un po’ volgare. Qualche esempio? Il Cavaliere si vanta continuamente di essersi fatto da solo, di avere costruito MEDIASET lottando lealmente contro il monopolio RAI. In realtà, senza due fondamentali decreti legge, voluti fortemente da Craxi, il suo attuale impero televisivo forse non sarebbe mai nato. “Quei due decreti consentirono alle reti FINIVEST di sfuggire alle conseguenze delle loro pratiche illegali” - così scrive Claudio Rinaldi sulla rivista MicroMega (aprile 2001). E tutto questo, si badi bene, in presenza di sentenza contraria della Corte Costituzionale, giustamente preoccupata per “la formazione di posizioni dominanti o comunque preminenti” nel sistema televisivo italiano. Abbiamo poi saputo come il nostro Craxi abbia avuto decine di miliardi sui conti esteri da parte della Fininvest (Processo All iberian 1 per finanziamento illecito ai partiti); è ragionevole pensare che ci sia un legame con quei favorevoli decreti. Comunque, Berlusconi se l’è cavata in appello per la solita PRESCRIZIONE DI REATO, dopo essere stato condannato in 1° grado in Tribunale a 2 anni e 4 mesi. Altro esempio di improntitudine del nostro uomo. Vi presenta continuamente l’Italia come un Paese

allo sbando, dove niente funziona e che solo lui può salvare; in realtà, per giudizio di agenzie internazionali siamo tuttora la sesta potenza economica del mondo e, badate bene, senza le materie prime che altri paesi hanno, come, ad esempio Francia, Germania, ... Mia nonna “Mariina”, di fronte alle mirabolanti promesse di tutto e a tutti di un simile personaggio, avrebbe sicuramente sentenziato per innato buon senso: “L’e’ un trapulôn !” Ma lei è scomparsa negli anni ’50 e non aveva certo subìto il martellante lavoro quotidiano di un monopolio privato di una tv commerciale che, da vent’anni a questa parte, quotidianamente educa gli Italiani alle spiegazioni semplicistiche, agli ottimismi di maniera, alla fuga dalla vita pubblica, alla attesa di qualche improbabile Messia. Che il Signore ce la mandi buona. Antonio Taglioni (maggio 2001)

“Non ce ne andiamo, perché riteniamo essenziale la nostra presenza di testimoni oculari dei crimini contro l’inerme popolazione civile ora per ora, minuto per minuto”. Sei rimasto con gli ultimi, caro Vittorio, e i tuoi occhi sono stati chiusi da un odio assurdo, così in contrasto così lontano dall’affetto e dalla solidarietà della gente di Gaza, da tutta la gente di Gaza che non è “un posto scomodo dove si odia l’Occidente”, come affermano ora i commentatori televisivi, ma un pezzo di Palestina tenuta sotto embargo e martoriata all’inverosimile. Immagino i tuoi amici e compagni palestinesi ancora una volta inermi, ancora una volta senza una voce che porti fuori da quella grande prigione la loro disperazione, testimonianza della loro umanità ferita e umiliata. Non spediamo parole per quelli che non hanno saputo essere, e per questo non sono restati, umani. La tua gente di Palestina non dimenticherà il tuo amore per lei. Hai speso la tua vita per la pace giusta, disarmata, umana fino in fondo. (…) Ci inchiniamo a te, Vittorio. Ora sappiamo che i martiri sono purtroppo e semplicemente quelli che non smettono di amare mai, costi quel che costi. Don Nandino Capovilla Coordinatore nazionale di Pax Christi Italia


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Anni grotteschi

MO

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Una NO FLY ZONE sulla Palestina. Vittorio

A tutti coloro che mi hanno dimostrato amicizia, fratellanza, vicinanza, empatia

Gaza, restiamo umani Vi avverto che solo sfogliare questo libro potrebbe risultare pericoloso, sono infatti pagine nocive, imbrattate di sangue, impregnate di fosforo bianco, taglienti di schegge d'esplosivo. 15 aprile 2011 - Vittorio Arrigoni Il nostro adagio "RESTIAMO UMANI" diventa un libro E all'interno del libro c'è il racconto di tre settimane di massacro, scritto al meglio delle mie possibilità, in situazioni di assoluta precarietà, spesso trascrivendo l'inferno circostante su un taccuino sgualcito piegato sopra un'ambulanza in corsa a sirene spiegate, o battendo ebefrenico i tasti su di un computer di fortuna all'interno di palazzi scossi come pendoli impazziti da esplosioni tutt'attorno. Vi avverto che solo sfogliare questo libro potrebbe risultare pericoloso, sono infatti pagine nocive, imbrattate di sangue, impregnate di fosforo bianco, taglienti di schegge d'esplosivo. Se letto nella quiete delle vostre camere da letto rimbomberanno i muri delle nostre urla di terrore, e mi preoccupo per le pareti dei vostri cuori che conosco come non ancora insonorizzate dal dolore. Mettete quel volume al sicuro, vicino alla portata dei bambini, di modo che possano sapere sin da subito di un mondo a loro poco distante, dove l'indifferenza e il razzismo fanno a pezzi loro coetanei come fossero bambole di pezza. In modo tale che possano vacci-

Arrigoni è stato assassinato. Perché ?

narsi già in età precoce contro questa epidemia di violenza verso il diverso e ignavia dinnanzi all'ingiustizia. Per un domani poter restare umani. I proventi dell'autore, vale dire Vittorio Arrigoni, me medesimo, andranno INTERAMENTE alla causa dei bambini di Gaza sopravvissuti all'orrenda strage, affinché le loro ferite possano rimarginarsi presto (devolverò i miei utili e parte di quelli de Il Manifesto al Palestinian Center for Democracy and Conflict Resolution, sito web: http://www.pcdcr.org/eng , per finanziare una serie di progetti ludico-socio-assistenziali rivolti ai bimbi rimasti gravemente feriti o traumatizzati). Nonostante offerte allettanti come una tournee in giro per l'Italia con Noam Chomsky, ho deciso di rimanere all'inferno, qui a Gaza. Non esclusivamente perché comunque mi è molto difficile evacuare da questa prigione a cielo aperto (un portavoce del governo israeliano ha affermato :"è arrivato via mare, dovrà uscire dalla Striscia via mare"), ma soprattutto perché qui ancora c'è da fare, e molto, in difesa dei diritti umani violati su queste lande spesso dimenticate. Non avremo certo gli stessi spazi promozionali di un libro su Cogne di Bruno Vespa o una collezione di lodi al padrone di Emilio Fede, da qui nasce la mia scommessa, sperando si riveli vincente. Promuovere il mio libro da qui, con il supporto di tutti coloro che mi hanno dimostrato amicizia, fratellanza, vicinanza, empatia. Vi chiedo di comprare alcuni volumi e cercare di rivenderli se non porta a porta quasi, ad amici e conoscenti, colleghi di lavoro, compagni di università, compagni di volontariato, di vita, di sbronza. E più in là ancora, proporlo a biblioteche, agguerrite librerie interessate ad un progetto di verità e solidarietà. Andarlo a presentare ai

centri sociali e alle associazioni culturali vicino a dove state. Si potrebbero organizzare dei readings nelle varie città (io potrei intervenire telefonicamente, gli eventi sarebbero pubblicizzati su Il Manifesto, sui nostri blog e aggiro per internet) e questo potrebbe essere anche una interessante occasione per contarsi, conoscersi, legarsi. Non siamo pochi, siamo tanti, e possiamo davvero contare, credetemi. Il libro lo trovate fin d'oggi nelle edicole con Il Manifesto, e fra due settimane nelle librerie. Confido in voi, che confidate in me, non per i morti ma per i feriti a morte di questa orrenda strage. Un abbraccio grande come il Mediterraneo che separandoci, ci unisce. Restiamo umani. Vostro mai domo Vik dal sito www.peacelink.it

Tutti i PDF di Voltana On Line sono disponibili nel sito www.voltanaonline.it , nel sito

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info: mariopaganini@gmail.com


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Anche Vik Utopia Arrigoni Verrebbe da dire: “Ora basta”. Il problema è che non si sa a chi dirlo, “Ora basta”. A pochi giorni dall’uccisione di Juliano Mer Khamis, a Jenin, ora tocca a Vittorio Arrigoni, Vik, Utopia, pacifista, attivista, abitante di Gaza tra i palestinesi di Gaza, autore di uno dei motti più incisivi per descrivere la disperazione di Gaza. Restiamo umani. Anche lui ucciso così, a sorpresa. Anche lui ucciso in quella che sembra, all’apparenza, una storia tutta interna al mondo palestinese. I laici contro i retrogradi, i buoni contro gli islamisti radicali. Mi rifiuto di pensare che questa storia, come quella che ha portato all’ uccisione di Juliano Mer Khamis, sia così semplice. Così chiara. Così cristallina. Mi rifiuto di pensare che di questi tempi rivoluzionari, travolgenti, in cui tutti i parametri della regione stanno cambiando così rapidamente, la tragica morte di Vittorio Arrigoni sia un mero accidente della Storia, dello scontro tra Hamas e salafiti. Odio le dietrologie, i complottismi, così come mi annoiavano i cremlinologi. Mi faccio, invece, domande sulla logica. Senza per ora trovare risposte. Mi chiedo perché ora, perché ora Juliano Mer Khamis, perché ora Vittorio Arrigoni. Mi chiedo come mai, in una fase nella quale le rivoluzioni arabe segnano un percorso diverso, in cui salmiya, la nonviolenza è il faro delle proteste contro i regimi autoritari, una strana violenza ritorna tra i palestinesi. Mi chiedo perché ora, quando l’Egitto vive una transizione difficile, confusa, ma ineluttabile. E quando la Siria si sta incamminando in quella che è più di una rivolta. Mi chiedo perché ora, quando sono ripresi i faticosi contatti per la riconciliazione tra Fatah e Hamas (l’ultimo domenica, al Cairo). Mi chiedo perché a Gaza, dopo che una tregua era stata faticosamente – ma rapidamente – raggiunta. Sia ben chiaro. Non ho risposte. Il cui prodest [a chi giova?] si applica, con diversi pesi e misure, all’una e all’altra parte della barricata. Tra chi, secondo me, non riesce a reagi-

re all’ondata travolgente dei cambiamenti in corso nel mondo arabo se non riproponendo una logica antica. Quella del mestare nel torbido. Non credo neanche che queste morti terribili, e ancor più terribili e amare – permettetemelo - per chi sta qui ormai da tanti anni, cambieranno il corso della storia di una regione che ha compiuto il giro di boa, ed è pienamente dentro un altro capitolo della sua contemporaneità. Sia che le morti di Mer Khamis e di Arrigoni siano il frutto di un mero scontro dentro gli equilibri locali palestinesi, sia che siano il prodotto di una regia a tavolino, la tempesta in corso nella regione non subirà alcun cambiamento. È lì, è un fatto, è un processo in corso. Ed è questa certezza, forse, l’unica consolazione di fronte a gesti così cattivi e inutili. I ragazzi di Tahrir, le proteste del Bahrein, lo scatto di dignità dei tunisini, il coraggio dei siriani di Deraa sono la rappresentazione fedele di quel restiamo umani con cui Vittorio Arrigoni concludeva ogni sua corrispondenza da Gaza postata sul suo blog. È per quel restiamo umani che gli arabi, soprattutto i ragazzi, hanno deciso che dignità, rispetto, cittadinanza valessero la pena di lottare, e di scardinare un intero sistema di autocrazie. Restiamo umani, anche dopo la morte di Utopia. www.bocchescucite.org

Il corpo di Vittorio Arrigoni l’attivista italiano ucciso in Palestina? Meglio lasciarlo a Gaza, visto che la famiglia non vuole che il trasporto passi per Israele. Lo dice chiaro e tondo Maurizio Belpietro dalle colonne di Libero. Commento Che cosa aspettarsi da un giornalista che ha fatto della menzogna la sua più affidabile fonte di notizie ? Lasciamo, invece, il pezzo di carta prodotto da Maurizio Belpietro in edicola. Da un simile miserabile non ci si può attendere altro. Miserabile di ideali, s’intende ! Noi restiamo umani. Lui, evidentemente, non lo è mai stato !

Personalizza il tuo SITO e/o il tuo profilo su FACEBOOK ! Qualche esempio:

NON FATE FINTA DI VIVERE IN UN

PAESE

NORMALE Per opporsi a Berlusconi non è necessario essere comunisti è sufficiente essere ONESTI

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VOLTANA - Lunedì 25 aprile Ore 8 - Piazzale Casa del Popolo. Partenza del corteo per la deposizione di corone ai cippi dei voltanesi caduti a Giovecca e Belricetto. Ore 9 - Chiesa Parrocchiale. Celebrazione Santa Messa in ricordo dei caduti di tutte le guerre. Ore 10,30 - Piazzale Casa del Popolo. Partenza del corteo per la deposizione di corone ai cippi dei partigiani caduti, preceduto dalla Banda Musicale Ore 11 - Piazza dell’Unità d’Italia. Celebrazione 66° anniversario della Liberazione


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