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COMOCRONACHE

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[ L’ALLARME ]

La nuova Ticosa come il muro, non farà vedere Sant’Abbondio La denuncia: «Modificato il progetto originario, ora c’è un palazzo alto ben 50 metri» Tra gli aspetti positivi, citata la nuova viabilità, i parcheggi e il recupero del Santarella «Si è parlato a lungo del famoso "cannocchiale visivo" verso Sant’Abbondio, ma nel nuovo progetto non c’è più. Di fatto avremo un muro di 30 metri sulla sinistra di via Grandi, scendendo. Un muro che sopravanza tutto il resto della città quantomeno di dieci metri. A Como, alzando la testa, si dovrebbe vedere quello che c’è intorno, è questo il bello della nostra città. Invece, con questo intervento, andiamo a privarci di una zona importante e della Spina Verde». È l’allarme lanciato in consiglio comunale dal presidente della commissione Urbanistica, Mario Lucini (nella foto tonda), che ha criticato il piano integrato di intervento predisposto per l’area ex Ticosa da Multi, la società che si è aggiudicata la gara per l’acquisizione del comparto. «Non vedremo più Sant’Abbondio e, da via Milano e via Grandi, nemmeno la Spina Verde - ha aggiunto il capogruppo del Pd, Luca Gaffuri perché la piazza, le abitazioni e i negozi saranno soprelevati, di fatto c’è un’alzata come al Dadone». Lo stesso Gaffuri ha chiesto lumi, giovedì sera, al consulente urbanistico di Multi, Marco Cerri, durante la presentazione del progetto in Sala Stemmi. Cerri ha spiegato che sarà impossibile vedere la basilica, aggiungendo però che «accadrebbe anche se si costruisse un palazzo di soli tre piani». A tenere banco, in realtà, è proprio la polemica sull’altezza degli edifici previsti nell’area dell’ex tintostamperia: «Solo dal parco sopraelevato vedremo la Spina Verde - ha detto in aula Lucini - Il muro in via Grandi separerà dal resto della città il nuovo quartiere, che non rappresenterà un elemento di collegamento col cimitero e con Sant’Abbondio, ma una cesura. Se guardiamo ad ovest, vediamo che c’è un danno rilevante per la città. E non perché il progetto sia brutto, semplicemente non è adatto al contesto. A Reggio Emilia o a Pavia magari andrebbe benissimo, a Como invece ci toglie una fetta di città». «Il progetto con cui Multi vinse la gara - ha ricordato il presidente della commissione Urbanistica - prevedeva altezze di 18 metri e un unico fabbricato che arrivava a 32 metri. E proprio questa caratteristica era stata tra gli elementi presi in considerazione dalla commissione di gara per formulare il giudizio. La commissione sottolineava, infatti, che il progetto non avrebbe alterato in modo significativo il rapporto del nuovo quartiere con la città. Ma quel progetto è stato modificato e adesso abbiamo

OSCURAMENTO Sopra una delle torri che sorgeranno in Ticosa. Sotto: il nuovo quartiere

IL CAVALLO DI CALIGOLA

Ma quale basilica? Molto meglio una palazzina rossa di Antonio Marino

L’affaire Ticosa è già abbastanza complicato perché non si debbano trovare nuovi motivi di disappunto e preoccupazione. Il dibattito in consiglio comunale, tuttavia, ha sollevato un tema che è impossibile ignorare. Rispondendo alla domanda del presidente della commissione urbanistica Lucini - se le costruzioni del nuovo quartiere, alcune alte anche 49 metri, avrebbero impedito la vista di Sant’Abbondio - il progettista di Multi ha risposto che sì, aggiungendo che lo stesso accadrebbe anche se l’altezza dei nuovi edifici fosse limitata a tre piani. Dal nuovo quartiere, dunque, la basilica non si vedrà. Le nuove costruzioni vi stenderanno davanti una cortina di cemento, il venerando edificio verrà soffocato e immiserito. Intendiamoci: i capannoni della Ticosa, quando erano in piedi, non erano di sicuro un apprezzabile inquadramento prospettico, ma sarebbe lecito aspettarsi che - dovendo appunto procedere a un complesso di nuove edificazioni - la presenza di Sant’Abbondio non venisse considerata un elemento ininfluente. Certo, l’iter per la costruzione del nuovo quartiere è stato fino ad oggi così tormentato che a Palazzo Cernezzi, probabilmente, tutto si intende fare piuttosto che avanzare nuove difficoltà. E allora: avanti! Prima o poi verrà anche il tempo in cui, al posto della basilica, si riterrà più conveniente una bella palazzina nuova. Magari di un bel rosso acceso.

come minimo altezze di 29 metri e mezzo dappertutto, poi due elementi da 34 metri e un altro di 50 metri. Con questi cambiamenti, il progetto risulta del tutto fuori scala rispetto al contesto in cui va a inserirsi». Anche il presidente della commissione paesaggistica di Palazzo Cernezzi, Fulvio Capsoni, aveva parlato di «completo oscuramento di Sant’Abbondio» e in un documento aveva messo sotto accusa la torre di cinquanta metri prevista nel quartiere: «L’edificio - sottolineava - si pone proprio in allineamento con i campanili, guardando dall’asse di viale Roosevelt». Nel suo intervento in consiglio comunale, Lucini ha denunciato anche una serie di «irre-

golarità» (riduzione della fascia di rispetto per i reticoli minori, assenza dell’indagine sismica di secondo livello per gli edifici pubblici, la sentenza del Tar lombardo che potrebbe invalidare le procedure seguite per la Vas) tali da rendere «non approvabile» in questa fase e in questi termini il piano integrato di intervento. Tra gli aspetti positivi, invece, ha citato «la nuova viabilità, i parcheggi pubblici, il recupero del Santarella». Mentre il consulente urbanistico di Multi, rispondendo alle domande dei consiglieri, ha spiegato che via Grandi, pur divenendo pedonale, conserverà il calibro odierno, cioè la larghezza di una strada a quattro corsie. Michele Sada

MILANO E ROMA

Grattacieli più alti della Madonnina Como con la nuova Ticosa che oscura Sant’Abbondio fa peggio di Milano e di Roma? Per tradizione, spesso raccolta dai regolamenti comunali, nella capitale e nella metropoli meneghina nessun edificio dovrebbe superare in altezza i simboli religiosi di San Pietro e del Duomo. A Milano la tradizione fu infranta con la costruzione del Pirellone: 127 metri d’altezza contro i 108,50 della Madonnina. A Roma il divieto vige ancora: il nuovo grattacielo Eurosky sarà alto 120 metri contro i 136 del cupolone, ma il sindaco di Roma Alemanno è pronto a sfatare il tabù.

[ LA POLEMICA ]

Salta il consiglio, poi lo scontro tra Bruni e i liberal La maggioranza chiede di discutere il progetto Ticosa, ma non garantisce il numero legale. Lunedì in aula La maggioranza chiede di invertire l’ordine del giorno dei lavori del consiglio comunale, per poter proseguire la discussione sul progetto Ticosa. Poi, però, non è in grado di garantire il numero legale e la seduta dura soltanto un’ora e un quarto, chiudendosi tra le proteste dell’opposizione. Il copione è andato in scena giovedì sera, a Palazzo Cernezzi. E il sindaco, Stefano Bruni, ieri ha stigmatizzato quanto accaduto: «È stata davvero una sciocchezza - ha tuonato - Perché i consiglieri non erano in aula? Bisogna chiederlo a loro». A chiedere la “conta” dei presenti è stato il consigliere Luigi Bottone (Liberi per Como), le opposizioni ovviamente sono uscite dall’aula e hanno dimostrato che la maggioranza non aveva i numeri per far proseguire i lavori (sui banchi erano infatti soltanto in 16). Come da prassi, un quarto d’ora dopo (alle 22,35) l’appello è stato ripetuto e anche questa volta i numeri hanno decretato la debacle della maggioranza: 18 i presen-

ti (un paio di consiglieri del Pdl, che pare si trovassero in zona Porta Torre, dove si stava svolgendo una festa, sono rientrati di corsa). Come da regolamento, la seduta è quindi terminata in anticipo. E i consiglieri di opposizione hanno rumoreggiato urlando «Vergogna!» e «A casa!» all’indirizzo dei consiglieri di Pdl e Lega. Non erano in aula 4 consiglieri del Pdl (Airoldi, Lombardi, Arcellaschi e Belcastro), i due di Liberi per Como (Lionetti e Bottone, che hanno abbandonato l’aula polemicamente dopo il primo appello), Ghirri (Gruppo misto) e Martinelli (Lega). Airoldi, Lombardi, Belcastro e Martinelli, peraltro, erano assenti fin dall’inizio della seduta, poi aggiornata a lunedì. «Non faccio lo 007 e non so dove fossero alcuni consiglieri “liberal” (l’ala del Pdl che fa riferimento al consigliere regionale Gianluca Rinaldin, ndr) al momento della prima conta - ha detto Bruni a Etv - È stato un brutto spettacolo ed è chiaro che sono scocciato, sui temi im-

portanti non si può fare così altrimenti si perde credibilità, ammesso che ne sia rimasta un po’. Credo che sia immorale se il dibattito e lo scontro interno vanno a scapito della risoluzione dei problemi della città». Il sindaco ha poi confermato che il costo per la bonifica dell’area Ticosa dovrebbe salire da un milione e 650mila euro a «2 milioni oppure 2,2». Ieri mattina, proprio la Ticosa è stato uno dei temi al centro di un duro faccia a faccia tra il sindaco e il presidente del consiglio comunale, Mario Pastore (Pdl, area liberal). Pastore avrebbe criticato le modalità di gestione della pratica, senza nascondere il malumore per il clamoroso ritardo su Pgt, campus, villaggio dello sport e quant’altro. Stando ai ben informati, i liberal starebbero pensando di presentare emendamenti su tutte le delibere più importanti, non escludendo la possibilità di votare, in qualche caso, con l’opposizione. Mi.Sa.

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Grattacieli più alti della Madonnina La maggioranza chiede di discutere il progetto Ticosa, ma non garantisce il numero legale. Lunedì in au...