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"Quando non ci sarò più" - One Shot Elizaveta rimase fuori, in giardino, dopo gli ultimi lavori domestici, per trascorrere del tempo in completo relax. Stava sorseggiando del thè inglese che Arthur aveva gentilmente offerto agli sposi, ma che Roderich aveva nascosto: gli era difficile accettare doni da altre nazioni. Elizaveta era riuscita a trovarlo e ad assaggiarlo, scoprendo che anche se la cucina inglese non era delle migliori, il thè era davvero squisito. Elizaveta aveva accettato ben volentieri tutti i doni ricevuti dalle singole nazioni mondiali, dagli abiti di Italia, alle sculture di Grecia. Tutti avevano partecipato volentieri. Tutti... tranne lui. Elizaveta sapeva che Gilbert era nei dintorni, intento a fissarla, probabilmente adirato con lei. Gilbert era stato l'unico a non aver accettato l'idea del matrimonio fra Austria e Ungheria. Non si era più fatto vedere, tranne che alle riunioni o ai banchetti occasionali nei quali spesso si autoinvitava. Ma lei sapeva che Gilbert non aveva smesso di intrufolarsi nella loro villa. Se ne accorgeva dal movimento dei cespugli, dalle porte aperte, dagli oggetti spostati. Avevano imparato a comunicare e a farsi compagnia in questo modo, senza parlarsi nè vedersi, antagonista un amore impossibile. Impossibile perchè lei aveva bisogno di tranquillità (che certo il "magnifico" ed intraprendente Prussia non poteva donarle), e di una situazione economica solida. Elizaveta avrebbe davvero voluto mollare pentola e scopa per riprendere i panni da guerriera ed affiancarsi magari a Gilbert, ma sarebbe stata una scelta azzardata, che avrebbe portato a brutte e disagiate conseguenze. Inoltre, Elizaveta amava l'austriaco, il romantico e cortese Roderich, che le aveva garantito una vita vera, un futuro. Gilbert rappresentava ciò che lei era stata, un passato frenetico e burrascoso nel quale avrebbe preferito non entrarci più. Gilbert rappresentava anche quello che Elizaveta avrebbe voluto tornare ad essere: avventuriera, spietata, irresponsabile.


Ma non era più possibile. Era una donna matura ormai, ed era proprio quello che faceva adirare Gilbert. Ed era proprio quello a dividerli. Il richiamo del suo sposo la risvegliò dai suoi pensieri. Lentamente Elizaveta si alzò, recuperò il servizio da thè e fece per entrare, ma vide la figura del prussiano appena fuori la recinzione. Non manifestò la propria perplessità. Si limitò a sorreggere (seppur a fatica) lo sguardo fiammeggiante dell'altro. Gilbert non sorrideva befardo come suo solito. Anzi, non sorrideva affatto. Aveva perso il sorriso - quello vero, quello che intimoriva chiunque lo guardasse - da un bel po', e non si era impegnato per ritrovarlo. Forse non lo voleva affatto. Stava guardando l'unica ragione per cui aveva sorriso fino a quel momento, fino al momento in cui aveva saputo del matrimonio fra Austria e Ungheria. Elizaveta Hedervary. Lei. Lei invece vedeva in lui la speranza di vivere secondo i propri istinti, le proprie regole. Di vivere davvero. Guardava lui come se fosse il sogno fiabesco di qualche giovane donna. E lei aveva scelto il principe azzurro, mentre desiderava lo stregone. Gilbert Beilschmidt. Lui. L'aveva stregata. E se ne era innamorato.


Quando non ci sarò più - di MiSsAlighieri