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Floriano Bellavita, testimone chiave nell’inchiesta sulla Valnestore

QUELLE CENERI INDUSTRIALI che inquinano l’umbria In Valnestore i cittadini si ammalano e i magistrati indagano per disastro ambientale

I

l cuore verde dell’Umbria nasconde il grigio delle ceneri industriali sotterrate negli anni. L’inchiesta per disastro ambientale coordinata dal pm Paolo Abritti inizia nell’aprile del 2016 e ha portato al sequestro di 255 ettari di terreno. L’area è sottoposta ad analisi e ricerche per trovare rifiuti industriali provenienti dall’ex centrale dell’Enel di Pietrafitta e da quella di La Spezia. In questi anni in Valnestore gli abitanti hanno visto morire parenti, colleghi e amici. Sono rimasti in silenzio fino a quando hanno deciso di capire se quelle perdite fossero dovute proprio alla centrale che aveva trasformato la valle e dato loro un salario. Floriano Bellavita, ex forni-

tore esterno per l’Enel, ha denunciato le minacce che il suo avvocato ha definito di stampo mafioso, ricevute ogni volta che accompagnava gli inquirenti sui luoghi dove cercare i rifiuti che aveva visto sotterrare. Al centro delle indagini il vecchio bacino minerario da cui si estraeva la lignite; il lago artificiale sul cui fondale sarebbero stati depositati dei fusti; otto pozzi, in due dei quali è stato riscontrato il superamento dei limiti di alcune sostanze come il manganese, il selenio, i solfati. Intorno all’ex centrale Enel, il livello di insorgenza del cancro è più alto rispetto alla media regionale, come evidenziato dal registro dei tumori umbro, ma trattandosi di neoplasie di Quattrocolonne

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tipo comune non è facile individuare un nesso causale tra malattie e ceneri. Anche l’avvocato Valter Biscotti, rappresentante delle famiglie delle vittime, sta cercando riscontri: «Mentre la magistratura indaga per disastro ambientale, sto facendo fare analisi epidemiologiche per dimostrare il nesso tra l’inquinamento e i decessi». Proprio di tumore si sono ammalate le sorelle di Ivano Vitali, presidente del comitato “Soltanto la Salute”. Abbassa lo sguardo mentre racconta delle perdite avute in famiglia e preferisce parlare di “mali incurabili” invece di pronunciare la parola cancro. Ma è stato proprio lui il primo a denunciare il dramma che il comune di Tavernelle aveva vissuto in silenzio: solo in una strada, abitata da 200 persone, i casi di tumore sono stati 40. Oggi sono 150 le famiglie che hanno scelto le vie legali per arrivare alla verità. Nel 2001 la società a partecipazione pubblica Sviluppo Valnestore acquistava i terreni dell’ex centrale. Ad oggi, la Sviluppo Valnestore è in liquidazione e le bonifiche che avrebbe dovuto effettuare non sono mai state realizzate. Q 15 marzo 2017

di

MARINA DE GHANTUZ CUBBE @MarideGhantuz

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Quelle ceneri industriali che inquinano l'Umbria  

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