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Vivere da Italiani in Italia

Marika Poletti

Di fronte ai terroristi la nostra arma sono i valori

Fabio Rampelli

Le radici cristiane dell’Europa: la battaglia di Vienna

Manfred deEccher

Il danno, la beffa e tanta, tanta vergogna

Guerrino Soini

Ab Urbe condita

Mirko Pellini

Ettore Muti, un eroe dimenticato

Marco Taufer

Ancora sulla scuola

Italo Benito Viola

Caduta muro di Berlino Presido alla ex Sloi

Redazione FDI

Basta lamentarsi! Trento è una città VIVA

Penna Nera

Grafica a cura di Marco Spinelli


Sommario Ringraziamenti ed auguri Redazione

Il problema non è la politica ma chi fa politica con la “p” minuscola On Walter Rizzetto

Il curioso caso del Natale laico Elisabetta Sarzi

Buon Natale da un bambino non nato Guerrino Soini

Perché “civiltà”, “identità” e “patria” sono diventate parolacce Giuliano Guzzo

La Santa di Susà Marco Taufer

Dal Senato al Re Mirko Pellini

Un popolo è la sua lingua Marika Poletti

RECENSIONE: Gli uomini e le rovine Simone Marletta

E’ Natale! Siamo tutti più buoni? La Penna Nera

IL RACCONTO Capitolo III, 2° parte Il leone, la quercia, le aquile Paolo Lorenzoni

Grafica a cura di Marco Spinelli

E’ un numero speciale questa quinta uscita de La Spada di Damocle, speciale perché ci stiamo avvicinando a grandi passi al Natale e, si sa, Natale porta in tutti un’emozione in più, speciale perché ci stiamo accorgendo che il gradimento di questo, che è partito come un esperimento, sta crescendo con costanza. Il nostro foglio informativo sta diventando una realtà bella, ricca, variegata, interessante e questo, permettetecelo, ci riempie di orgoglio. In quest’occasione così speciale, allora, è doveroso ringraziare tutti coloro che hanno permesso, e permettono, l’uscita di questo mensile, iniziando da chi scrive gli articoli per passare in rapida successione a chi cura la grafica e l’impaginazione. Desideriamo porgere a tutti, collaboratori e lettori, un caloroso augurio di Buone Feste, ricordando chi, per fatti indipendenti dalla propria volontà, si trova ad essere lontano dai propri affetti, ricordando i nostri soldati che garantiscono la pace in giro per il mondo, ricordando chi non ce la fa economicamente e chi in questi giorni si trova nella sofferenza. Buon Natale a tutti dunque ed un augurio sincero che il Nuovo Anno ci porti delle cose buone e, soprattutto, giuste. La Redazione


Il problema non è la Politica, è chi fa politica con la “P” minuscola.

Terra Nostra è un contenitore., un gruppo di persone, un invito.

destra in seno ai passaggi che il nostro Paese ha subito verso la, cosiddetta, Unione Europea.

Penso che negli ultimi anni, anche quelli di Governo, il Se un giovane italiano va centro destra italiano abbia all’estero può pagare con la commesso gravi errori. Non stessa moneta di uno tedesco, che siano i soli ad averne con la differenza che spesso il commessi, sia ben chiaro, ma nostro connazionale si troverà quello slancio che le persone in difficoltà con la lingua della mia generazione hanno inglese o vissuto si è troverà, andato a spegnere man parlando di mano che gli lavoro od La nostra sovranità, in attori di questa impresa, stili ed qualunque ambito Voi addirittura commedia, la possiate intendere, per poca condizioni deve essere ancora differenti. volontà, per troppa una volta sottolineata. Von Hayek sicurezza o dipingeva la forse solo per democrazia manifesta come “libertà economica”, incapacità, hanno esattamente quella che gli progressivamente impoverito ultimi governanti ci hanno lo slancio definitivo della nostra negato, appiattendoci, Italia in quegli anni. Questo è sconsolandoci. corrisposto all’allontanamento progressivo di ampie parti di Troppo spesso la destra, dopo elettorato. Immaginate solo per alcuni meritati fasti del passato un attimo cosa sarebbe poco recente, si è fatta accaduto con un Governo di ghettizzare ed emarginare centro destra o addirittura di entro alvei che le hanno

permesso un solo e mero contentino: quello di rappresentare una sola parte nostalgica ed allontanare, grazie ad improbabili leader che nel tempo hanno mostrato ben poco valore, tutta la parte di un elettorato che in modo sano credeva, per l’appunto, in un definitivo rilancio strutturale e stabile nel tempo. Troppe porte girevoli, troppo poco lo stile. Proporsi in questo momento non è sicuramente semplice. A poche ore da auto candidature di chi invece dovrebbe definitivamente farsi da parte oppure confinati all’ombra Può un elettore di di “nuove destra, anche se, destre” poco deluso rivolgesi a noi sociali e per parlarci di diritti, profonde di ambiente, di ma

lavoro?

sicuramente carenti di quel contenuti che, al contrario, vorremmo, insieme,


rappresentare, approfondire e portare avanti. Per eseguire un buon lavoro non serve leggere l’ultima agenzia di stampa e reagire come il cittadino farebbe, di sola pancia, mentre ascolta la radio recandosi al lavoro. Poi, quest’ultimo, pensa alla propria giornata mentre la Politica si dovrebbe riservare di risolvere i problemi ed attraverso la proposizione di idee innovative, avere la visione prospettica di almeno qualche anno innanzi a se. Può un elettore di destra, anche se deluso, rivolgesi a noi per parlarci di diritti, di ambiente, di lavoro? Si. Lo può fare. Ma serve quantomeno offrire lui la possibilità di fargli capire come la pensiamo. E questo è un percorso difficile, spesso poco naturale, ma necessario e che deve partire dai territori, dalla strada, da sentimenti, permettetemi, civici. Un solo esempio; ricordo, in primis a me stesso, che la mia prima proposta di legge depositata poco dopo la mia elezione, è scaturita da una lunga chiacchierata con una persona che si occupa, tutti i giorni, di gioco d’azzardo patologico. Ora il Governo ha preso integralmente il primo articolo e probabilmente, lo auspico, non sentiremo più parlare di pubblicità del gioco d’azzardo in Italia. Quando un Governo che si definisce di centro sinistra propone misure di centro destra (Imu, Jobs Act…) ecco che si scopre l’acqua calda. Cercando di fare anche il contrario, distinguendo le ideologie ed i diritti, che sono trasversali, dalle sfumature

che, ognuno di noi, possiede in termini di convinzioni su come il mondo dovrebbe andare, potremmo apportare una valida innovazione.

Ora serve ricostruire e lo dobbiamo ai giovani, ai disoccupati, agli anziani, ai nostri profughi connazionali.

La nostra sovranità, in qualunque ambito Voi la E’ arrivato il momento di possiate spiccare il volo intendere, deve e mantenere essere ancora l’aria per molto Giorgia Meloni una una volta tempo e per sottolineata. farlo dobbiamo risorsa che potrà solo inevitabilmente crescere ed acquisire La difesa del e volentieri consensi. Made in Italy, svincolarci da necessaria. certe gabbie e proporre un Le urgenti risposte da dare al percorso che sia inclusivo e mondo del lavoro, non esclusivo, fatto di persone imprescindibili. giovani che siano sorrette La prospettiva da poter fornire dall’esperienza di alcuni e che ai nostri ragazzi, fondamentale. possano guardarsi l’un l’altra negli occhi senza La ragionata gestione di questo nuovo esodo di esseri umani, urgente. Giorgia Meloni una risorsa che potrà solo crescere ed acquisire consensi. Terra Nostra un percorso parallelo, che apre le maglie e non le restringe proseguendo, in ogni caso, entro il solco che tutti noi conosciamo e rispettiamo.

necessariamente nutrire sospetti sulle proprie, reciproche, integrità. Tutto questo passando, appunto, attraverso delle proposte, magari non troppe, che assieme porteremo avanti. I programmi si lasciano scrivere per poi, spesso, essere disattesi, le idee fanno fatica a morire anche se non incise. C’è stato un tempo in cui l’antipolitica era necessaria, l’abbattimento del sistema propedeutico al cambiamento.

Un think tank che accompagnerà, chi vorrà farne parte, ad un congresso e che sarà inevitabilmente vissuto come un rilancio, per l’appunto, definitivo e confidiamo stabile. La Politica è una cosa bella, non lasciamo spazio a coloro che la scrivono con la “P” minuscola. Walter Rizzetto Vice Presidente Commissione Lavoro Camera dei Deputati


Il curioso caso del “Natale laico” “Natale è una festa per tutti. Anche per i bambini che appartengono a culture e religioni diverse da quella cattolica. Per questo motivo, mi rifiuto con fermezza di organizzare la festa di Natale a tema religioso…”. Vorrei aprire questo articolo con le testuali parole del preside dell’ “Istituto comprensivo Garofani” di Rozzano, salito agli onori di cronaca per le polemiche che la sua decisione ha suscitato e che successivamente ha presentato delle “mezze dimissioni” dall’incarico di reggente della scuola primaria del medesimo istituto.

Non voglio soffermarmi unicamente sul caso in sé, a cui credo non si possa aggiungere molto altro, ma alla luce dei fatti ritengo sia importante fare una riflessione. Ricordo bene le prime volte in cui ho sentito parlare del caso ‘crocifisso in aula, sì o no’, frequentavo la prima media e qualche volta era stato affrontato in classe. Da allora ho assistito ad una battaglia continua, che non riguarda più soltanto il crocifisso ma si è estesa anche ad altri simboli cristiani e oggi siamo arrivati al Natale. Qualcuno penserà che non è possibile, che il Natale

non pare affatto censurato ed ostacolato ma al contrario è enfatizzato, atteso, sponsorizzato e soprattutto venduto. Sì, perché il Natale vende molto, anche più dell’estate.

senza quasi fosse un culto a parte essa stessa, usando lo spauracchio del terrorismo. La progressiva secolarizzazione della società ci sta rendendo una generazione di orfani.

Il terreno in realtà è già Il Natale nel ventunesimo preparato, ci insegnano fin dai secolo coincide con una tempi della scuola che è stagione lavorativa, con sempre meglio andarsene e pacchetti viaggi, offerte al girare il mondo, che l’amor di supermercato, patria è roba camion carichi vecchia da libro di Coca Cola, Cuore e che completini tutto può essere La progressiva intimi e Babbi definito famiglia. secolarizzazione della Natale di società ci sta rendendo Concludo con dubbia una una generazione di bellezza che considerazione. stanno appesi orfani. Non avevo mai ai poggioli. realizzato che Forse è per esistesse il concetto di “Natale questo che il preside di laico” fino a quando non l’ho Rozzano ha esternato in modo sentito in un servizio del così candido la scelta di un telegiornale, che raccontava di Natale laico: come lo si spiega un preside e della sua “Festa a queste persone che il Natale d’inverno”. Ed è stato in quel laico non esiste? Di fatti, nei momento che ho capito il servizi del telegiornale, si perché degli attentati, il perché mostrava l’interno della scuola delle minacce, il perché del di Rozzano addobbato con un terrorismo jihadista: un popolo grande albero e un grosso che recide le proprie radici Babbo Natale. Ma passiamo reprime la propria identità. Chi oltre. reprime la propria identità, non Un altro aspetto ha colpito la ha rispetto per sé stesso e per mia attenzione: il fatto che i propri simili. Chi non ha l’opzione laica fosse una rispetto per se stesso viene misura preventiva perché, disprezzato. sempre a detta del preside, In questi tempi di “alla luce dei fatti di Parigi, qualunquismo, consumo e bisogna evitare le assenza di valori, siate più provocazioni”. Ciò che deve attenti alle vostre radici: preoccupare è che molte, allestite i vostri presepi, moltissime persone, istituzioni illuminate i vostri alberi di e paesi pensano nei medesimi Natale, cantate i vostri canti termini. Con la scusante della religiosi, riunitevi a tavola con i precauzione e con la unica vostri famigliari perché di motivazione di trasformare le Natale ce n’è uno solo ed è genti da cittadini a meri importante mantenerlo vivo. consumatori da allevamento a terra, la laicità viene Buone Feste! propagandata senza se e Elisabetta Sarzi


Buon Natale da un bambino non nato Per qualche settimana ci siamo conosciuti attraverso le sensazioni della pelle e del sangue che avevamo in comune, per qualche settimana il mio cuore ha battuto vicino al tuo, solo un po’ più veloce perché ero piccolo, per qualche settimana mi sono nutrito di quello che il tuo corpo preparava per me, anche se non sapevi nemmeno che esistevo: e quando è successo è stata una tragedia. Improvvisamente è diventato tutto difficile, i tuoi pensieri si riversavano su di me come scariche elettriche, nulla dell’armonia che mi pervadeva era rimasto, mi è stato chiaro, ancora prima di riuscire a pensare, che per te non ero una gioia anzi, rappresentavo solo un problema. Per giorni, settimane, forse qualche mese sono vissuto dentro di te come in un mare in tempesta, nulla era tranquillo, dolce, rilassato; solo acque agitate e trambusto di sensazioni dolorose che mi arrivavano attraverso il tuo nutrimento. Poi tutto è finito, improvvisamente e con tanta violenza: uno strumento è entrato dentro di te e mi ha

imposta, io ero piccolo: non potevo dire nulla, la mia opinione non contava, anzi per molti io non potevo avere opinioni.

risucchiato facendomi a pezzi, la mia vita è finita così, ancora prima di cominciare, in un soffio, senza che io abbia avuto la possibilità di ricevere una carezza, un sorriso, un bacio.

Buon Natale mamma, buon Natale a te che non hai avuto la forza o la possibilità di tenermi, buon Natale al mio papà che non ha saputo rassicurarti, che non ha saputo dirti che, anche se c’ero anch’io, le cose sarebbero andate bene, che non c’era da preoccuparsi. Buon Natale infine a tutti quelli che, potendolo, non hanno fatto nulla per aiutarti a decidere in modo diverso da come hai fatto o dovuto fare.

Io ora sono solo nei ricordi ma Siamo a ti assicuro che Natale c’ero, ti sentivo e, mamma qualche volta, ho ed avrei pure provato a Poi tutto è finito, voluto che parlarti. Pensa a mi improvvisamente e con me qualche volta, stringessi tanta violenza: uno pensa a quello che tra le poteva essere e strumento è entrato braccia non è stato, dillo dentro di te e mi ha come anche a papà che succede a risucchiato facendomi a ti manco, forse tutti i mancherò un po’ pezzi, la mia vita è finita bimbi del anche a lui. così, ancora prima di mondo, volevo cominciare. Guerrino Soini sentire il Dipartimento tuo calore famiglia e Difesa della Vita che mi avvolgeva ed invece ho sentito solo il freddo della Fratelli d’Italia–AN del morte, di una morte che non ho Trentino voluto ma che mi è stata


Perché «civiltà», «identità» e «patria» sono diventate parolacce Forse non ve ne siete accorti, o forse sì, ma civiltà, identità e patria sono ormai diventate – da ordinarie che erano – parole bruttine, termini da pronunciare sottovoce e comunque da impiegare con cura estrema, pena l’umiliante classificazione di guerrafondaio del maneggiatore incauto. Persino in questa fase, umana? Sono cristiano o con mezza Europa nel mirino musulmano o altro ancora? del terrorismo di matrice Sono prima europeo o prima islamista, è per esempio italiano? Quesiti simili, com’è sconsigliato dichiararsi evidente, impongono una orgogliosi – al di là del fatto riflessione che, in anni in cui la che, poi, lo si sia davvero – di pigrizia mentale – anche fra le essere cristiani: l’accusa di persone più istruite – è non essere seguaci di Oriana solo accettata ma Fallaci (1929-2006), scrittrice viene astutamentecontrabban verso la quale molti riservano data come apertura mentale, un astio superiore appare a quello per i più che miliziani dell’Isis, mai pende infatti come Ciascuno di questi scomoda. minacciosa e termini venga affilatissima spada Una di Damocle. progressivamente seconda D’accordo, ma rigettato perché impone ipotesi come mai? per cui di a chiunque di fare i conti civiltà, Perché civiltà, con una domanda: chi identità e identità e patria sono? patria sono divenute parolacce? Una prima, attendibile appare poco consigliabile ipotesi – ed utile pure, a ben parlare è che sono parole in vedere, per spiegare anche nome delle quali è possibile l’analogo abbandono della una divisione, una divergenza, triade «Dio, patria e famiglia» – in linea teorica pure uno è che ciascuno di questi termini scontro. E se c’è una cosa – venga progressivamente oltre alla poc’anzi ricordata rigettato perché impone a riflessione sulle proprie radici – chiunque di fare i conti con una che oggi è politicamente domanda: chi sono? Sono scorretta è proprio la divisione occidentale o indistintamente o, meglio ancora, la differenza. appartenente alla specie Più comodo risulta infatti dirsi

tutti uguali e confondere la sacrosanta uguaglianza di ogni persona in quanto tale con la truffaldina omologazione di ogni individuo che viene così progressivamente spogliato di ciò che è oggi e di ciò che era ieri, entrando dunque sempre più in crisi nel pensare a ciò che sarà domani al di là di una possibilità, servita su un piatto d’argento dalla cultura dominante: essere, fare e pensare come tutti. Si può ancora – come ipotesi terza, ma non alternativa alle precedenti – immaginare che la cattiva fama dei termini civiltà, identità e patria derivi dal fatto che ancora oggi è difficile dire «civiltà», dire «identità» o dire «patria» senza dire – o almeno trovarsi a riflettere – su una quarta parola che può essere ritenuta, a seconda dell’angolatura in cui la si considera, sorgente di ciascuna di queste: Dio. E dato nell’Occidente sazio e disperato, per dirla alla Giacomo Biffi (1928-2015), di tutto si può parlare fuorché di Dio, riflettendo sul quale potremmo in effetti capire, in tempi di secolarismo, quanto in realtà siamo spiritualmente poco sazi e molto disperati, di conseguenza anche civiltà, identità e patria vengono sempre più messe al bando come parole e concetti proibiti; da custodire, se proprio si vuole, ma da tenere lontano dalla portata dei bambini. Giuliano Guzzo Sociologo e blogger


La Santa da Susà C’era una volta un giornalista a Trento.

Mussolini, come capo redattore del giornale di Battisti, immediatamente è entrato in Il 6 febbraio, sabato, del 1909 contrasto con quello che allora nella Trento devota alla Chiesa era uno dei responsabili del e fedele all’imperatore giornale “Il Trentino”, ossia Francesco Giuseppe, arriva un Alcide De Gasperi. Tra una uomo destinato bega e l’altra a cambiare la tra il giornale storia. A di Battisti e i Questo giovane è riceverlo in giornali stazione verso arrivato a Trento con finanziati dalla sera niente Curia di pochissimi soldi e tanta meno che Trento, le voglia di vincere Cesare Battisti, accuse l’eroe personali a irredentista, e quel personaggio divenuto sua moglie, Ernesta Bittanti. scomodo “alla pace” diventano Lontano dal fare pubblicità, in ogni giorno più pesanti. quella sera stessa l’uomo Mussolini, da bravo giornalista, destinato ad unire e rifondare ha ricavato una storia della quello che una volta era stato quale l’esito della l’Impero Romano, o parte di pubblicazione è stato decisivo esso, Benito Mussolini, ha per il fine del soggiorno del cenato “Ai Tre Garofani”, Duce a Trento. La storia viene osteria che si trovava, e si intitolata “Santa di Susà”. La trova tutt’ora, tra piazza Duomo Santa di Susà è una cronaca e piazza Fiera. per la quale c’è stata una ripercussione molto potente, Ma quello che ci interessa non ripresa da tutti i giornali è l’arrivo, e nemmeno la prima socialisti di allora. Mussolini cena di Mussolini nella città di aveva deciso di intervistare Trento, allora città dell’Impero una donna nell’odierna Austro-Ungarico. frazione di Susà. Quest’intervista fu clamorosa, C’era una volta un giovane e ha avuto una grande giornalista, un giovane ripercussione in tutti i giornali idealista, un giovane sognatore italiani, soprattutto che, come tutti i giovani, si è in quelli anti lasciato trasportare dalla clericali. curiosità e, perché no, Raccontiamone la dall’arroganza della gioventù. storia: un prete Questo giovane è arrivato a aveva sposato per Trento con pochissimi soldi e finta, nel santuario tanta voglia di vincere. Ma della Madonna di subito si accorse che nella Pinè, una donna vecchia Trento Austromolto giovane (e Ungarica, credente e probabilmente conservatrice del 1900 le sue molto bella). La pretese non sarebbero state faceva comparire facili da accontentare. in mezzo al

vigneto dicendo che fosse la Madonna. Mussolini, dopo che questa storia gli era giunta all’orecchio, è partito da Trento a piedi percorrendo il sentiero per Povo (che ancora oggi parte dalla Busa, supera la Fersina e arriva a Mesiano, per poi passare per Villa Gherta, al passo del Cimirlo, per scendere a Roncogno e poi raggiungere Pergine e quindi Susà), probabilmente perché, in quei giorni, i soldi non bastavano per il treno. L’intervista è stata pubblicata il 12 giugno 1909 su “Il Popolo”, al quale Mussolini descrive il paesaggio in una forma lirica: «Come un pellegrino che muove ad una Tebaide lontana per espiare nella solitudine bianca e sconfinata del deserto i dolci peccati di un tempo, sono partito da Trento all’alba sotto un cielo nubiloso e minacciante la pioggia. La strada dispiega il suo nastro fra le colline superbe della vegetazione in fiore; più in alto i declivi silvestri delle montagne s’adombrano di un verde tenero e le fosse profonde hanno ormai perduto ogni traccia della lunga dominazione invernale. C’è


nell’aria una gamma di suoni e di effluvi. Mano mano che mi avvicino alla meta, i miei pensieri, forse seguendo il moto delle mie gambe, diventano più gravi. Quando Susà, la mia Mecca, appare sotto la montagna rossa, un raggio di sole squarcia le nubi e il mio sguardo si bea in una magnifica panoramica visione. Sopra Pergine, il castello erge le sue mura merlate, in cui le feritoie sembrano occhi socchiusi di un cadavere enorme; poco lungi, una croce altissima, tutta bianca profila le sue braccia gigantesche in atto di supremo comando; in fondo, il lago di Caldonazzo rude nella sua azzurra chiarità virgiliana mentre sulle ultime montagne verso l’Italia sbocciano i cirri bianchi e turgidi dell’ora mattinale. Vinto dalla commozione (ma anche dalla fatica) vorrei gridare con voce di mille toni la famosa ottava di Torquato, ma finisco per balbettare un verso di Gabriele D’Annunzio: O natura, o immensa sfinge, o mio eterno Amore!». La Santa si chiamava Rosa Broll. Descrivendo l’intervistata: era una donna bassa, dai lineamenti secchi, occhietti chiari, grandi, vivaci. Le chiome sono grigie ma ricche, età presumibile 50 anni. Mussolini le domanda se ha avuto una storia con il conosciuto don Antonio Prudel. Rosa rispose di sì, nel 1874. Ha detto che aveva allora 16 anni, lui ne aveva 20, e che diventò la sua amante e poi sposa. Ha ammesso di aver celebrato il matrimonio alla Madonna di Pinè con le porte della chiesa chiusa, insieme a due testimoni, e che nessuno al mondo avrebbe mai dovuto conoscere il loro matrimonio

segreto. Fu condotta in una meno alla lettera il motto biblico canonica e presentata come “Crescete e moltiplicatevi”, non una cugina dall’atto materno di ci sarebbe stato bisogno di don Prudel. Rosa Broll ha abbandonare i bambini sulle ammesso di aver avuto dei figli porte delle chiese e di farsi con il prete. Il primo maschietto processare a Trento. La bella fu abbandonato sulla porta fama di santità, della chiesa di Pergine, morto consolidandosi, avrebbe alcuni mesi dopo. Dopo un paio valicato i monti e forse i mari. di aborti, don Prudel fu Don Prudel non doveva smascherato. Comunque, ignorare che la prima dopo tempo, sono stati offerti condizione per diventare santi alla signora Broll alcuni è di essere sterili, se non casti. benefici, in particolare dal Questo articolo è l’inizio della parroco di S. Maria Maggiore di fine di Mussolini a Trento. Il Trento, per evitare lo scandalo Duce sfidò l’allora potente che potere coinvolgesse il della nome del prete. Chiesa Sopra Pergine, il castello Mussolini, Cattolica erge le sue mura merlate, l’uomo ateo che trentina. in cui le feritoie sembrano si affermava un Ha messo vero eretico, in chiaro occhi socchiusi di un inneggiava a una storia cadavere enorme; poco Giordano Bruno scomoda lungi, una croce altissima, e chiamava i e vera, tutta bianca profila le sue preti “pallide purtroppo braccia gigantesche in ombre del non il Medioevo”, non primo e atto di supremo ha infierito sui comando. particolari. Non quantomeno l’ultimo episodio lo fece nell’articolo e nemmeno accaduto nelle istituzioni nel libriccino, ma ha aperto un clericali. Dal processo a capitolo nuovo sul celibato del Rovereto il 26 settembre alla sacerdote. L’articolo e il sua espulsione dal territorio libriccino si chiudono in questo austro-ungarico ad oggi, le modo: «La Santa è scomparsa cose non sono così cambiate. senza lasciare dietro di sé quel La stazione, il monumento a sottile profumo d’ambrosia che, Dante, “Ai Tre Garofani” e il almeno un tempo, distingueva dominio clericale oggi le divinità dai miseri mortali. Io esercitato dai vecchi raccolgo melanconicamente le democristiani eredi di Alcide cartelle su cui ho gettato poche De Gasperi ci danno righe e mi affretto al ritorno. Nei l’impressione di vivere ancora campi è l’ultimo fervore in una società chiusa come dell’opera quotidiana. Incontro quella del 1909, dove la dei contadini carichi di foglie, soluzione di tutti i mali sono quelle del gelso, che si consisteva nell’espulsione del dovevano cogliere nel giovane, incuriosito e tenace pomeriggio, per distribuirli giornalista. perfettamente asciutti, nei Marco Taufer boschi dei bacchi da seta». Se Rosa Broll e compagno avessero interpretato un po’ Frammenti da “Il compagno Mussolini” di Luigi Sardi


Ab Urbe Condita - Dal Senato al Re Il suo successore Numa Pompilio, (Regnò dal 715 a.C. – 673 a.C.) è stato il secondo re di Roma. L'incoronazione di Numa non avvenne immediatamente dopo la scomparsa di Romolo, ma per un certo periodo i Senatori governarono la città a rotazione, alternandosi ogni dieci giorni, in un tentativo di sostituire la monarchia con una oligarchia. Però, incalzati dal sempre maggiore malcontento popolare causato dalla disorganizzazione e scarsa efficienza di questa modalità di governo, dopo un anno i Senatori furono costretti ad eleggere un nuovo re. La scelta apparve subito difficile a causa delle tensioni fra i senatori Romani che proponevano il senatore Proculo ed i senatori Sabini che proponevano il senatore Velesio. Per trovare un accordo si decise di procedere in questo modo: i senatori romani avrebbero proposto un nome scelto fra i Sabini e lo stesso avrebbero fatto i senatori sabini scegliendo un romano. I Romani proposero Numa Pompilio, appartenente alla Gens Pompilia, che abitava nella città sabina di Cures[ ed era sposato con Tazia, l'unica figlia di Tito Tazio. Sembra che egli fosse nato nello stesso giorno in cui Romolo fondò Roma. Numa, concittadino di Tito Tazio, era noto a Roma come uomo di provata

dalla ninfa Egeria con la quale, ormai vedovo, soleva passeggiare nei boschi e che si innamorò di lui al punto da renderlo suo sposo. Appena divenuto re, sciolse il corpo delle guardie del re (i celeres) e nominò, a fianco del sacerdote dedito al culto di Giove ed a quello dedicato al culto di Marte, un terzo sacerdote dedicato al rettitudine oltreché esperto culto del dio Quirino. Riunì poi conoscitore di leggi divine, questi tre sacerdoti in un unico tanto da meritare l'appellativo collegio sacerdotale che fu di Pius. I Sabini accettarono la detto dei flamini a cui diede proposta rinunciando a precise proporre un regole ed altro nome. istruzioni. Furono dunque A lui viene La leggenda afferma che inviati a Cures ascritta il progetto di riforma Proculo e anche una Velesio (i due politica e religiosa di riforma del senatori più Roma attuato da Numa fu calendario, influenti basato sui a lui dettato dalla ninfa rispettivamente cicli lunari, Egeria con la quale, ormai fra i Romani ed che passò vedovo, soleva i Sabini) per da 10 a 12 offrirgli il regno. passeggiare nei boschi e mesi di 355 Inizialmente che si innamorò di lui al giorni, con contrario ad l'aggiunta punto da renderlo suo accettare la di gennaio, sposo. proposta dei dedicato a senatori, per la Giano, e fama violenta dei costumi di febbraio che furono posti alla Roma, Numa vi acconsentì fine dell'anno, dopo dicembre solo dopo aver preso gli auspici (l'anno iniziava con il mese di degli dei, che gli si marzo, da notare tuttora la dimostrarono favorevoli; Numa persitenza di somiglianze dei fu quindi eletto re per nomi degli ultimi mesi dell'anno acclamazione da parte del con i numeri: settembre, popolo. La leggenda afferma ottobre,novembre, dicembre). che il progetto di riforma Mirko Pellini politica e religiosa di Roma attuato da Numa fu a lui dettato

Leggi le prime due parti dell’articolo!


Un popolo è la sua lingua lingua è vita, arte, cultura ed identità. Basti pensare all’importanza che essa assunse durante il Risorgimento: in un panorama italico frastagliato, la battaglia vera ed autentica, prima ancora di essere combattuta con le armi della diplomazia o sul campo di guerra, fu sfidata dalle penne di artisti che Non a caso per dimostrare tenevano assieme quel filo l’alterità rispetto ad altre rosso di tradizione che nazioni, coloro che si vogliono congiunge San Francesco individuare in una propria d’Assisi, primo autore che Patria la prima prova a carico propose la lingua volgare nel che presentano è l’esistenza di proprio componimento poetico, una lingua specifica che fino al Manzoni. Come antica connota esclusivamente la forma di richiamo pubblicitario, Comunità umana di la nobiltà di tutto il Vecchio riferimento. Così è accaduto Continente era attratta dallo nel paesi della ex-Jugoslavia Stivale anche per le parole di ma anche in quelli nati o risorti tutti questi artisti che volevano dalle ceneri dell’Unione affrontare quello che era il Sovietica. Una lingua, ma non famoso “viaggio in Italia”, solo: anche una letteratura che pellegrinaggio sacro e profano riprova la propria capacità in quello scrigno d’arte e lingua indipendente a cielo aperto di produrre e che è la veicolare nostra Patria. arte. Basti pensare Una lingua dice molto di a Goethe, per più di un popolo rispetto Se ci fare solo un troviamo nome. alle moderne, e spesso di però davanti opinabile fondamento a mirabili Usare la epistemologico, ricerche esempi di lingua madre ricerca, delle è come sociologiche che hanno volte pure infondere in la presunzione di artificiosa, di sé l’intero un bagaglio disegnare il profilo di una mondo di linguistico Valori e Comunità contando specifico, tradizioni, meramente la quantità. dobbiamo conoscenze per specifiche ed appartenenza responsabilità prendere atto che fa di una popolazione (cioè della latitanza d’interesse in la fotografia delle persone in un alcune nazioni su questa determinato territorio) un tematica. popolo. Non a caso infatti la riflessione sulla lingua, sia Preoccupante prima ancora scritta che parlata, sono al che assurdo l’atteggiamento centro delle analisi di tutti i dell’Italia, Patria modellata su movimenti populisti tradizionali, quello che il De Amicis come per esempio il Von List battezzò “l’idioma gentile”, cioè nella Germania del XIX sec. il progressivo avvicinarsi del Una lingua dice molto di più di volgare alla parlata toscana. La un popolo rispetto alle Quando si parla di una lingua nazionale si deve avere tatuata a fuoco la consapevolezza che si sta investendo tutto il panorama culturale di un popolo al pari, se non addirittura prima, del patrimonio artistico e paesaggistico.

moderne, e spesso di opinabile fondamento epistemologico, ricerche sociologiche che hanno la presunzione di disegnare il profilo di una Comunità contando meramente la quantità. La società avrebbe maggiormente bisogno di linguisti e di persone consapevoli della corretta gestione di un contesto sociale piuttosto che di analisti da questionari al telefono. L’italiano ad oggi è banalizzato, standardizzato, anglicizzato, sottoposto al fiorire di lingue settoriali e di gerghi autarchici come quello giudiziario od aziendalistico. La scuola s’impegna nella trasmissione di competenze pratiche e spendibili nell’immediato, come l’informatica e l’inglese, ma glissa anche poco elegantemente sulla proprietà di linguaggio dei giovani alunni che, non di rado, contano poche centinaia di termini nei loro temi scritti ed ancor meno negli interventi orali. Riavvolgere il nastro o, come direbbero i nostri Avi, revolvere. Si potrebbe prendere ad oggetto proprio il concetto di “rivoluzione”, esempio di come un popolo da secoli ha dimostrato di vivere un’idea (re-volvere), fino alla completa sovversione data dall’anglicizzazione (revolution, intesa come sedizione, rovesciamento, minare alle radici la continuità sociale e storica). Buon atteggiamento epistemologico –per quanti limiti possa avere tale modo di proseguire in materie che hanno come oggetto il pensiero e il suo svilupparsi- dovrebbe essere l’unanime punto di partenza individuato nell’analisi etimologica.


usurpare un termine che già è pieno e potenzialmente conoscibileconosciuto?

Se talune volte questa può portare a conclusioni fallaci o dubbie – esempio: “ingenuo” sarà anche significato “figlio prediletto della stirpe” ma forse pochi ausili darebbe ciò nel ragionamento attuale-, altre dovrebbero essere prese in chiave rappresentativa.

Due le possibile risposte: o si crede che l’inglese moderno abbia più storia e maggiormente abbia influenzato le menti per secoli rispetto al latino classico –tesi di buona fede ma scarsa capacità critica-, oppure si vuole prendere una confezione ben riuscita e di un buon grado di attrazione, qual è il termine “rivoluzione”, e riempirlo a proprio piacimento, quasi fosse l’ultimo ritrovato del fenomeno marketing –tesi, va da sé, di dubbia buona fede o, nella migliore delle ipotesi, di nessun rispetto per la tradizione.

O piuttosto delle volte si ha la sensazione di studiare una lingua morta, come disse in una bruciante battuta Ennio Flaiano, “una lingua parlata dai doppiatori”? In un contesto sociale che pare travolto dalla globalizzazione, in cui i média (termine di chiara derivazione latina, non serve anglicizzarne la fonica), per ignoranza e per sofisticazione eccessiva, introducono coattivamente nella nostra vita una lingua poverissima di termini, piatta e spesso volutamente banale, pare necessario riprendere le redini e stabilire le priorità. La lingua italiana deve essere difesa non già come un panda per qualche associazione animalista, ma dalle piccole cose. Dal comune per esempio, nelle nostre scuole. Nell’arte, perché francamente non si comprende l’esigenza di mutuare terminologie in un campo in cui l’Italia può salire sulla cattedra del mondo.

Se nella lingua latina “rivoluzione” ha diretta concordanza con il Nemmeno quando si termine “re-volvere” Nemmeno quando si parla di affrontare parla di affrontare la crisi non si capisce il motivo la crisi economica attraverso una economica attraverso che induce a cercare una rivalutazione rivalutazione dell’eccellenza nostrana si una nuova definizione. dell’eccellenza nostrana Si può aggiungere poi ha il coraggio di accantonare l’orribile si ha il coraggio di tutta la “made in Italy”. Ciò è indicativo. accantonare l’orribile consapevolezza di “made in Italy”. Ciò è studiosi del pensiero e indicativo. della storia, ma sciocco pare riempire a posteriori con Questa battaglia è Questo esempio rende palese un significato diverso, un ancora più significativa se fatta l’idea di come all’interno di un termine che già ne portava in in una provincia, come quella di termine non vi sia solo un dote uno. Se in chiave Trento, alla base della cui significato che metodologica ciò potrebbe autonomia vi sono proprio tesi convenzionalmente gli viene sembrare una usurpazione, lo tendenti alla tutela delle affiancato, bensì racchiuda un è maggiormente sul piano minoranze linguistiche ed modo di vivere contenutistico quando la etniche. Difendere l’italiano tradizionalmente proprio di una tradizione diviene non è in contrasto con il rispetto specifica Comunità umana. inspiegabilmente antitesi della dei singoli dialetti o delle neo-invenzione. diverse nicchie linguistiche. È L’italiano per noi è ancora la riprendere le fila della storia lingua madre, naturale, vera ed La ratio profonda e l’unica patria e recuperare il meglio indimenticabile; un’esperienza ragion d’essere del che in essa si può ritrovare. di cui ci sentiamo portatori di meccanismo convenzionale Valori, la cui grammatica è sono rendere potenzialmente Marika Poletti visceralmente interna a noi, conoscenza di tutti una base senza ausilio di continui imprescindibile per l’evoluzione controlli e correzioni? del pensiero: perché quindi


Gli uomini e le rovine Gli uomini e le rovine è un testo Stato per Evola ha una natura interessante dedicato alla che Evola scrisse in prima “organica”, per cui in esso i cosiddetta “guerra occulta”, edizione nel 1953. Lo scrisse in cittadini risultano raggruppati ossia a quella battaglia risposta a delle richieste di sulla base delle rispettive ideologica portata avanti da chiarimento che gli venivano funzioni sociali svolte ed al alcuni intellettuali (molti a dire il da alcuni gruppi di giovani di tempo stesso tutte le diverse vero N.d.A.), i quali, destra che chiedevano lumi attività sono coordinate verso falsificando la nostra storia circa quali principi passata e gettando dovessero guidare la il discredito su loro azione politica quanto di bello e di Un capitolo molto interessante dedicato alla nello specifico grande è stato cosiddetta “guerra occulta”, ossia a quella contesto storico fatto, producono dell’Italia del una visione battaglia ideologica portata avanti da alcuni secondo dopoguerra degradata della intellettuali i quali, falsificando la nostra storia (un mondo di vita che in fondo è passata e gettando il discredito su quanto di “rovine” appunto). funzionale bello e di grande è stato fatto. Per questi giovani, a all’instaurazione di dire il vero, già un quello che altri anno prima, Evola autori hanno un fine comune, che non è altro aveva scritto un breve chiamato “il nuovo ordine che ciò che di solito chiamiamo opuscolo intitolato mondiale”, ossia il “bene comune”. In secondo Orientamenti, in cui in modo consumistico mondo luogo troviamo in questo testo molto sintetico prendeva globalizzato. una critica molto serrata del posizione sulle più importanti e totalitarismo, inteso come In conclusione quella che mi a suo giudizio urgenti questioni sistema politico in cui la libertà sembra essere la più politiche. In questa recensione dei cittadini è negata ed in cui importante lezione politica di volevo limitarmi a segnalare ogni libera e spontanea Evola, che emerge anche in alcune questioni che rendono a iniziativa è schiacciata da un questo testo, è la seguente: il mio giudizio la lettura di questo ordine meccanico che cerca di fine dell’organizzazione politica testo ancora oggi attuale. Ciò a controllare tutto. deve essere la libertà dispetto del fatto che si tratta di dell’uomo, una libertà vera che Vi sono poi moltissimi altri temi un libro scritto più di 50 anni fa. dà prova di sé soltanto affrontati, quali ad esempio Innanzi tutto volevo rilevare nell’adempimento dei propri quello del giusto rapporto fra l’importanza della concezione doveri e nello svolgimento di un politica ed economia, oppure evoliana dello Stato, inteso compito preciso. Questa libertà quello della individuazione come entità che deve avere è ben altra rispetto a quella di degli elementi della nostra una spinta metafisica, ossia cui si fa un gran parlare (quella storia passata da cui, secondo una spinta “verso l’alto” in delle Femen ad esempio) che Evola, bisognerebbe ripartire grado di contrastare invece di testimoniare la dignità per fondare una positiva azione efficacemente le possibili dell’uomo, sancisce la sua ricostruttrice. Oppure ancora pulsioni dei cittadini che invece servitù alla parte più bassa ed quello attualissimo della unità tendono verso il “basso”. Tale istintuale. L’uomo è una via di europea, una unità che per mezzo fra una bestia ed un dio, Evola non diceva Eraclito: sta a lui può che decidere quale strada essere di intraprendere. natura spirituale. Infine segnalo un capitolo molto

Simone Marletta Laureato presso Ateneo di Padova con tesi su Julius Evola


E' Natale! Siamo tutti più buoni? Penna Nera è ateo, mettiamo subito i puntini sulle i, ma proprio perché è ateo, difenderebbe a tutti i costi chi ha Fede, perché la Fede è un dono, non un'eredità, è una scelta dell'Anima, non una consuetudine familiare. Si avvicina il Natale e con l'occasione si scatenano tutti, nella politica, nell'informazione spazzatura, tutti alla ricerca di un motivo per erigersi a Paladini del Natale, a Salvatori della Fede, ma siamo proprio sicuri che sia cosa buona e giusta? Tanti, troppi Cristiani, si ricordano delle loro "radici", della loro "religiosità", solo quando c'è da odiare, quando c'è da combattere, da insultare, quando in sostanza si vuole dimostrare di essere tutto, tranne che Cristiani. Forse che gli Apostoli hanno imbracciato le armi e ucciso per rappresaglia dieci romani, quando Pilato ha crocifisso Gesù? Non mi pare proprio, eppure la religione Cristiana ha conquistato lo stesso Roma, non con le armi, non in un paio di giorni, ma con il tempo, con la speranza e l'Amore di una religione per l'Uomo, che metteva l'Uomo di fronte alla scelta consapevole e volontaria, di seguire gli insegnamenti di un Cristo che perdona perfino chi lo ha ucciso. Purtroppo però, tempi lunghi e assenza di protagonismo personale, non sono adatti ai giorni nostri, qualcosa è utile se da lustro a qualcuno, ed ecco che, chi qualche anno fa si professava "pagano come da

celtiche tradizioni padane", oggi va in giro a professarsi difensore della cristianità. E tu, tu che mi stai leggendo, mentre mi leggi sei solo, solo con i tuoi pensieri, fai un esame di coscienza: quanto sei veramente Cristiano e quanto ti fa comodo dire di esserlo, solo per poter dar contro, per sentirti una specie di moderno crociato, per poi scordarti gli insegnamenti della religione quando vanno Perché un contro i tuoi personali credere in interessi?

contrario, è da Cristiani amare il prossimo, perdonarlo, capirlo e cercare di aiutarlo, anche se questo vuol dire sacrificarsi, vuol dire combattere l'odio con un sorriso, senza cercare un condottiero per una Guerra Santa, ma trovando una Fede che andrebbe riscoperta nella sua bellezza di Amore e Compassione, non come una scusa per poter odiare, ma come una corazza che ci rende

ateo come me potrà non Dio, ma sicuramente vede ciò che di meraviglioso può esserci negli insegnamenti della religione che lo venera.

Tra poco è Natale, se avete figli fate una scelta Cristiana: date loro due regali e quando li avranno scartati ditegli di sceglierne uno, quello sarà loro, mentre col secondo farete di nuovo un pacco regalo e lo porterete insieme a una onlus che lo faccia avere ad un bambino che quest'anno non potrà averne. Non farete ai vostri figli solo un regalo materiale, ma gli insegnerete anche il valore della Carità Cristiana, insegnerete loro cosa vuol dire sacrificarsi per gli altri, quando gli altri hanno bisogno di noi, gli regalerete ben più di un semplice giocattolo, gli regalerete una lezione di vita che li renderà degli adulti migliori. Lo so, è più facile ricordarsi di essere Cristiani quando si tratta di odiare gli altri, sta di fatto che, purtroppo, non è da Cristiani odiare gli altri, al

Liberi, liberi di essere noi stessi, con la propria Fede, quella vera, che nulla e nessuno potrà intaccare, che ci sia o meno un crocifisso in un'aula di scuola, perché parte dall'Animo, non dagli usi e costumi. Perché un ateo come me potrà non credere in Dio, ma sicuramente vede ciò che di meraviglioso può esserci negli insegnamenti della religione che lo venera, per questo vi auguro "Buon Natale", senza malizia o ipocrisia, ma con la sincera speranza che sia veramente un'occasione per riscoprire la Bellezza e l'Amore di una religione che va difesa, ma soprattutto da chi la sfrutta per i propri scopi.

La Penna Nera


Il leone, la quercia, le aquile CAPITOLO III (seconda parte) Leggi i primi capitoli! Il fronte distava poco più di un chilometro dall'abitato, percorsero tale distanza a passo di corsa. Quasi tutto il tragitto si snodava al coperto fra le anguste pareti delle trincee. Incontrarono parecchi soldati, quasi tutti fanti in assetto da combattimento ma anche qualche gruppo di arditi, un corpo militare creato l'anno prima su esempio delle Sturmtruppen nemiche. Più tardi Leone venne a sapere che due giorni prima questi sessi reparti d'assalto avevano compiuto una sortita nel poco distante villaggio di Mori, cogliendo il nemico di sorpresa e catturando alcuni prigionieri, prima di ritirarsi. L'azione, nata per saggiare le difese nemiche, aveva sortito l'effetto di galvanizzare i più giovani, molti al battesimo del fuoco, che ora aspettavano solo l'ordine di assalire il nemico a colpi di bombe a mano. Al loro passaggio i soldati che incrociavano si appiattivano su di un lato del camminamento cedendo il passo. Il Capitano Franchini, più avvezzo a questo genere di “slalom”, costringeva Leone ad una forsennata rincorsa. Nonostante ciò era impossibile non trovare la strada, fu sufficiente seguire lo scoppiettare di fucileria che si levava dalla prima linea. D'un tratto arrivarono in un punto d'osservazione dove li aspettava un giovanissimo Tenente con l'elmetto ficcato sulla testa rotonda come la montatura dei sui occhiali.

Mauro, cosa sta succedendo? Non avevo ordinato di cessare il fuoco? Disse il Capitano Franchini, una volta ripreso fiato, in tono paterno più che di rimprovero. In ogni caso il Tenente si difese cercando di caricare l'incerta voce di una sicurezza non sua: Non è la prima volta che gli austriaci cercano di ingannarci con la scusa della bandiera bianca! Questa era una leggenda diffusa in tutti gli eserciti. Leone non sapeva se avesse un qualche fondo di verità ma l'uscire allo scoperto, in piccoli gruppi e con una bandiera bianca, se non si voleva parlamentare, era il modo migliore di beccarsi una pallottola... cosa che fra l'altro stava accadendo in quel preciso istante, a prescindere dalle effettive intenzioni del nemico. Cessate il fuoco! Cessate il fuoco! Un buon ufficiale deve avere una voce tonante per impartire ordini sovrastando il fragore della battaglia. A giudicare dall'ugola Leone pensò che Franchini doveva essere un ottimo ufficiale. La sparatoria a senso unico cessò; a quel punto il Capitano utilizzò un periscopio da trincea presente nella postazione che permetteva di guardare oltre il parapetto restando al coperto. Dopo qualche istante parlò: Sono in tre e stanno rintanati nel vecchio casello ferroviario.

Il fronte infatti era perpendicolare alla ferrovia, ora in disuso, che a sua volta correva parallela al fiume Adige. E' il momento di fare gli onori di casa! Detto questo inforcò una scala a pioli che portava fuori dalla trincea e volgendosi verso Leone aggiunse: Che fa li impalato? Mi sembrava che non vedesse l'ora di usare il giocattolo che porta a tracolla. Quando si è sopraffatti dalle emozioni la mente può reagire in due modi: o si blocca andando in tilt per un periodo più o meno lungo di tempo, oppure cerca soluzioni semplici a problemi complessi; per un soldato, ad esempio, eseguire un ordine è una di esse. Questa fu la reazione di Leone che quasi senza rendersene conto si trovò al di la dei reticolati ad osservare il casello ferroviario con il suo binocolo. Le tre figure erano uscite allo scoperto. Una di loro sventolava una grande bandiera bianca mentre un'altra, estratta una splendente tromba d'ottone, si mise a suonare. L'aria si riempì delle cristalline note dello strumento donando all'intera situazione una connotazione surreale. Il tempo sembrò fermarsi. Successivamente Leone non seppe mai dire quanti minuti restarono li, nella terra di nessuno, su quel terreno brullo arato dalle artiglierie, fra i binari


divelti simbolo stesso della guerra che allontana i popoli invece di unirli ma, nello stesso tempo, a poche decine di metri dal placido fiume Adige, al quale nessuna guerra poteva impedire di attraversare, come se niente fosse, i confini degli uomini. L'incantesimo fu rotto da una raffica di mitragliatrice. L'asta della bandiera si spezzò e il drappo volò in un fosso vicino; contemporaneamente il portabandiera fu falciato mentre gli altri due austriaci si gettarono a terra. Il ritmico suono della mitraglia arrivò un secondo dopo sostituendosi alle note della tromba. Sparano dalle postazioni sul monte Zugna! Quei cornuti del 36° vogliono farci ammazzare! Basta! Basta! Il Capitano stava gridando con tutto il fiato che aveva in gola e accompagnava le sue urla con ampi movimenti delle braccia. Un osservatore che ignorasse la tragicità della situazione avrebbe potuto pensare a ritmati gesti ginnici. In ogni modo la danza improvvisata funzionò perché la scarica restò isolata, come la falsa risata di cortesia ad una barzelletta riuscita male. Gli austriaci si rialzarono titubanti, poi corsero verso la linea italiana sorreggendo il compagno colpito. Le presentazioni dovettero attendere il momento in cui tutti gli uomini furono al riparo della trincea. La delegazione era composta da due graduati di truppa, il trombettiere e il portabandiera, e da un Capitano della Stato Maggiore in alta uniforme. Il folto grappolo scintillante di medaglie che li decoravano il petto strideva con le falde del cappotto inzuppate di fango.

Fu lui a parlare per primo in perfetto italiano: I suoi uomini hanno sparato su parlamentari con regolare procura ferendo il portabandiera, questo è contrario ad ogni convenzione internazionale! Sono il Capitano Camillo Ruggera e ho l'ordine di recapitare al più presto i documenti che ho in consegna! Il tono era concitato e commosso ma sicuramente al Capitano Franchini non sfuggì che “l'austriaco” parlava con lo stesso accento di Leone, tanto che gli lanciò una lunga occhiata prima di rispondere: Al suo uomo saranno fornite subito le cure mediche necessarie ma non sarò certo io a scusarmi! Se in passato non aveste abusato della bandiera bianca per attaccare forse i miei soldati non avrebbero aperto il fuoco. Piuttosto mi fornisca i sui documenti e il messaggio che deve consegnare. E rivolgendosi a Leone e al Tenente dagli occhiali rotondi continuò Voi due bendatelo, lo scorteremo al Comando di Compagnia. Ruggera probabilmente non si aspettava un trattamento simile ma fece ciò che gli era stato ordinato e, dopo pochi minuti, il drappello percorreva il tragitto fra i camminamenti verso la baracca del Capitano Franchini. Nel frattempo la notizia dell'arrivo della delegazione austriaca aveva percorso le trincee come il sangue arterioso pompato nei capillari. I soldati che incontravano erano visibilmente elettrizzati ma, al passaggio dell'ospite, si zittivano o al massimo

sussurravano frasi del tipo “Stavolta Chiccin fa sul serio, Chiccin vuole la pace!”. Alcuni seguirono i tre ufficiali italiani e il diplomatico, gli altri due austriaci erano rimasti in prima linea, cosicché si formò un piccolo corteo che si fermò una volta raggiunto l'abitato. Solo i quattro entrarono nel piccolo ufficio e a Ruggera venne tolta la benda. Franchini chiamò il Comando di Battaglione e, riconsegnando i documenti all'austriaco disse: E' tutto in regola, fra poco arriverà un mezzo per scortarla dal Generale Battiston ad Avio. Mi tolga una curiosità Ruggera, dove ha imparato così bene l'italiano? Non ho dovuto impararlo Capitano, sono di Trento, è la mia lingua madre. La tensione di Franchini in quel momento si sciolse in una sincera risata mentre tutti lo osservavano basiti. Dopo qualche secondo Ruggera trovò il coraggio di chiedere: Ho detto una divertente? L'ufficiale rispose:

si

cosa

tanto

ricompose

e

Il fatto è che lei è il secondo trentino che incontro oggi... Il suo sguardo incrociò quello di Leone; gli occhi smeraldo che poco più di un ora prima lo avevano prima rapito per poi ferirlo ora lo fissavano con complicità mentre terminava la frase: A proposito, nell'attesa gradisce un caffè? L'ha preparato proprio lui! Senza attendere la risposta ne versò quattro tazze. Paolo Lorenzoni


La Spada di Damocle n. 05 - Dicembre 2015  
La Spada di Damocle n. 05 - Dicembre 2015  
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