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IL PASSO DEL VESTITO Metti una sera... Metti una sera... poco tempo... tanta voglia... ed un passo (abbastanza) vicino a casa. Per una lunga serie di motivi che non starò qui ad elencarvi, il numero delle uscite in moto per me, dall'anno scorso, si è drasticamente ridotto. E' per questo motivo, ed anche per aggiungere esperienza (oltre all'intramontabile curiosità) che ho iniziato a prendere in seria considerazione le uscite serali. Prima, per motivi non ben definiti, le avevo sempre scartate. Ora comincio a non disdegnarle. Ma da dove partire? Per lavoro molto spesso giro la Garfagnana, spingendomi fino a Castelnuovo. E proprio durante una visita ad un cliente mi è sorta la curiosità che ha portato al giro in questione. La domanda che mi girava in testa da un po' è molto molto semplice: ma le Apuane, al tramonto, come sono? Da qui a prendere la moto e partire il passo è stato (abbastanza) breve. Il tragitto è arcinoto: da Pisa a Lucca tramite la statale del Brennero (attraversando la galleria comunemente chiamata “Il Foro”), Borgo a Mozzano, Gallicano, Castelnuovo di Garfagnana, Torrite, Isola Santa, Pian della Fioba, Altagnana, Massa, con ritorno verso casa via Aurelia. Strada già fatta, in un senso e nell'altro, più di una volta. Ma questa volta ci sono delle condizioni di luce del tutto nuove. E non solo quelle: odori, tempi, traffico, presenze. In questo senso, tutto è diverso dalle altre volte. Percorro la strada con poche macchine intorno, gli scooter che invadono la città sono del tutto assenti. I camion che di solito rallentano la statale Lodovica sono pochissimi. E la natura esprime una tavolozza di colori degna della migliore mostra d'arte che l'Uomo possa immaginare. In questo quadro, mi muovo velocemente per guadagnare il passo prima che anche l'ultimo raggio di sole lasci spazio all'oscurità della sera. La strada da Pisa fino a Castelnuovo è abbastanza noiosa: la Fondovalle (se non sbaglio il nome di questa statale dovrebbe essere questo), visto il traffico pesante che la ammorba durante il giorno, è stata modificata fino a farla diventare niente più che una statale dritta e larga (con ancora qualche cantiere aperto, tra l'altro). Da Castelnuovo in poi il tutto si fa un po' più interessante, anche se il manto stradale è quello che è, soprattutto a causa dello sporco. La prima sosta che mi concedo è per godermi per alcuni attimi il silenzio quando arrivo a Isola Santa. Sosta condivisa con un paio di turisti olandesi che, come me, si fermano per scattare qualche foto. Il viaggio riparte verso la destinazione. Non vedo l'ora di raggiungere un buon punto panoramico e, mentre salgo, mi godo i giochi di luce e ombra che il sole “morente” ed i monti che fanno da cornice al mio incedere mi regalano. Quando iniziano le gallerie, veri e propri buchi nella nuda roccia, mi rendo conto di essere quasi arrivato.

Ed alla fine di una di queste, si apre di fronte a me l'immagine dei monti che scendono verso il mare, velati da una leggera coltre di nebbia. Ma la cosa che mi stupisce di più è un'altra: l'assoluto silenzio. Non c'è niente, assolutamente nulla che turbi questo spazio e questo momento. Lontano dal traffico, lontano dalla gente, dal rumore continuo della civiltà, sono solo in quello che, per alcuni lunghi secondi, mi sembra un mondo a sé stante, distante da dove sono abituato a vivere, quasi alieno. La meraviglia mi coglie così impreparato che mi sento quasi a disagio, come se fossi arrivato qui ed avessi disturbato, con la voce del motore ed i miei passi, una quiete decisa chissà quanto tempo fa da qualcuno che non ha niente a che spartire con la chiassosa natura umana. Sensazione amplificata dalla presenza di una statua a memoria degli “stradini” grazie alla cui “silente opera” noi, oggi, possiamo percorrere questa strada “nel gelo o nel solleone”.


Rimango ancora qualche minuto (anche se sarebbe giusto restare qui qualche ora) per godermi quanto più possibile il paesaggio in assoluta solitudine. Il buio ormai prossimo però mi ricorda che, prima o poi, devo rientrare verso casa. Mi rimetto in sella ed inizio la discesa verso Massa, ormai illuminata da una miriade di lucciole artificiali. La discesa verso la città è lenta e fresca. Nugoli di insetti incrociano la mia strada, attratti dalla luce della mia cavalcatura. Man mano che ritorno verso la “civiltà” il rumore di fondo si fa sempre più forte, fino ad arrivare al tipico frastuono proprio di una città quale Massa, seppur immersa nelle ore del primo dopo cena. Vista l'ora ed il traffico, presto la massima attenzione alla guida, smettendo completamente di guardami intorno per vedere cosa mi circonda. E devo dire che la cosa aiuta non poco. Almeno un paio di macchine pensano bene di non considerare cosa buona e giusta dare la precedenza ad un paio di rotonde. Il massimo però me lo offre un altro centauro (con tanto di zavorrina al seguito): pur di sorpassarmi, taglia completamente in contromano una curva. In uscita, una bella manata di gas alla sua gigasportiva, per poi piantare una frenata dopo 50 mt visto che il semaforo, purtroppo per lui, è rosso. Lo raggiungo, mi affianco, metto in folle ed attendo il verde. Appena scatta, la gigasportiva scatta a velocità warp, con tanto di impennata. Contento lui (e lei... forse...)... R ientro. Sereno, rilassato, felice di aver scoperto delle nuove sfumature in un angolo di Toscana che avevo già percorso in passato. Come sempre, la voglia di partire è si ripresenta non appena la luce del quadro si spegne. Alla prossima!


Passo del Vestito  

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