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a cura di Liberato FERRARA Luigi LIGUORI

prefazione e contributi di Umberto CHIARIELLO statistiche di Alfanso FASANO hanno colloborato Michele PILLA Lorenzo ANSALDI le foto sono di Pietro MOSCA

2011 A.D. Anno VIII dell’età Aureliana


2011 A.D. ANNO VIII DELL’ETA’ AURELIANA

Indice Prefazione 1. Anno Straordinario? 2. Le cose da ricordare 3. La cavalcata in Champions 4. I tre tenori: Cavani 5. ... Hamsik 6. ... Lavezzi 7. Il pagellone 8. L’Alfabeto del 2011 9. Dal Madrigal al Madrigal 10. Tutto il 2011 partita per partita 11. Statistiche

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2011 A.D. ANNO VIII DELL’ETA’ AURELIANA

Prefazione

di Umberto Chiariello

Il bilancio del 2011 è il più importante e positivo che il Napoli abbia raggiunto da oltre 20 anni a questa parte e pure è un anno che va visto in contro-luce, poiché lascia dietro qualche rimpianto. E' vero che il Napoli è tornato nell'élite del calcio italiano, come da piano presidenziale annunciato 8 anni fa col famoso proclama dei 5+5 anni, 5 di ascesa e 5 di consolidamento, manco De Laurentiis fosse stato Lenin nell'annunciare i piani pluriennali della NEP, ed ha centrato due traguardi storici: terzo in campionato come non accadeva dall'epoca di Maradona (neanche Ranieri, Lippi e Boskov ci sono arrivati) e qualificazione diretta in Champions League, competizione in chi non aveva mai partecipato (l'ultima apparizione nella regina delle competizioni europee era stata nella vecchia Coppa dei Campioni nel lontano 90-91, l'anno dell'eliminazione di Mosca e delle bizze di Maradona); superamento del girone di Champions e qualificazione agli ottavi di finale con una vera e propria impresa (eliminata una corazzata come il Manchester City nel girone della morte comprendente anche una grande potenza europea come il Bayern Monaco, 4 volte Campione d'Europa), eguagliando il piazzamento dell'epoca di Bigon-padre, ma con un'importanza ed una difficoltà nettamente maggiore. Se però guardiamo al mero riscontro numerico, il Napoli è solo quinto nella classifica dell'anno solare, dietro non solo a Milan ed Inter, ma anche all'Udinese che ci stacca di ben 14

punti (75 a 61) e perfino alla Lazio, seppure di una sola lunghezza, mentre la disastrosa Juventus della passata stagione, grazie al brillante inizio di quest'anno targato-Conte, ci appaia, e la Roma è dietro di sole 3 lunghezze. I rimpianti si acuiscono se si considera che il Napoli di Mazzarri sull'abbrivio della passata stagione si è letteralmente piantato (5 punti sugli ultimi 15 disponibili) mentre era addirittura in corsa per lo scudetto, causa anche le bizze del tecnico livornese attratto dalle sirene bianconere. E quest'anno il rammarico è forte se si considera che il Napoli si è congedato sì con una goleada propiziatoria per il 2012 contro il Genoa, però con un sesto posto in classifica a ben 8 punti dalla zona-Champions rappresentata dalla solita Udinese e 10 dalla vetta della coppia Juve-Milan, scavalcato anche dall'Inter disastrosa di quest'avvio di stagione. Nessuno mi toglie dalla testa che proprio Mazzarri, il grande artefice di queste splendide stagioni del Napoli (indipendentemente dai moduli di gioco sui quali siamo in disaccordo), abbia tappato l'esplosione in campionato della squadra azzurra sacrificando il campionato sull'altare della Champions, partendo dalla madre di tutte le fesserìe, vale a dire lo spericolato e sconsiderato turn-over di Verona che ha fermato la prima potenziale fuga in campionato degli azzurri all'indomani della tripletta di Cavani che aveva steso il Milan al San Paolo dopo l'iniziale vantaggio di Aquilani.

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La società ha comunque mostrato di crederci in questa stagione investendo una cifra importante (11 milioni di euro) per un giocatore molto importante: il ventiduenne vice-Pallone d'Oro sudamericano Edu Vargas, miglior giocatore cileno dell'anno, Scarpa d'Oro del suo continente e mach-winner nelle finali vincenti di Coppa Sudamericana per la sua Universitad del Chile (l'equivalente della Europa League europea). Ora con il ritrovato Pandev, i tre tenori ed il velocista cileno il Napoli ha finalmente un reparto d'attacco di grandissimo spessore. I rientri di Donadel e Britos soprattutto, ed un ultimo sforzo a centrocampo, permetteranno al Napoli di essere competitivo anche per l'anno prossimo senza venir meno alle regole del fair-play finanziario, che vede il Napoli in prima linea tra le società europee più virtuose sul piano dei conti. Giocando con le parole, il bilancio del 2011, che vede anche Cavani sugli scudi per il numero di gol fatti che lo pone ai vertici della storia azzurra di sempre (di lui si è detto ingiustamente che non sarebbe stato capace di ripetere la passata stagione, ma ha già realizzato gli stessi gol in campionato, ben 11, ma per sua sfortuna 2 gli sono stati ingiustamente annullati, e 4 gol in Champions), è altamente positivo soprattutto.. nel

bilancio, quello contabile. Da tal punto di vista, il Napoli di De Laurentiis è in continua ascesa, e da otto anni a questa parte ha fatto registrare un costante incremento dei ricavi fino ad arrivare alla soglia dei 140 milioni di euro, seppur questa volta con qualche plusvalenza attiva a cui non aveva mai fatto finora ricorso, e mantenendosi sempre nell'area virtuosa degli utili, permettendosi di pagare perfino 6,5 milioni di euro di tasse. Non sempre gli utili sono stati elevati, ma ultimamente si aggirano sui 10 milioni di euro, pur a fronte di investimenti importanti (il Napoli ora ha un parco giocatori che è costato oltre 100 milioni di euro partendo da zero e valendo molto di più) e di un tetto-ingaggio che lievita costantemente in maniera sapiente. Insomma, nel salutare il 2011 troviamo molte più luci che ombre. Ora ci sarà da affrontare un 2012 affascinante per la sfida degli ottavi di Champions con un intenso profumo di Londra ed una rincorsa in campionato che può addirittura diventare esaltante, se solo Vargas confermerà le promesse e Mazzarri mostrerà finalmente una duttilità tattica finora sconosciuta. Allora sì, ci sarà da divertirsi. Buon anno a tutti.

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Cap 1

Un anno Straordinario?

L’anno Domini 2011, ottavo delle età Aureliana, è stato da molti definito come “anno straordinario”. Non che sia stata una anno negativo, ci mancherebbe. Ma il termine straordinario ci sembra decisamente inappropriato. Straordinario deriva dal latino extraordinarius, ed è composto dai termini extra e ordinem. Alla lettera significa che è fuori dall’ordinario, del consueto. Ne consegue che definire straordinario un anno in cui il Napoli, come direbbe Mourinho, ha vinto “zero tituli”, sta ad indicare che solitamente il Napoli vince moltissimo, o per opposto, non essendo pensato per ottenere risultati migliori, l’essere riusciti ad arrivare terzi in campionato, essere eliminati ai rigori ai quarti di finale in Coppa Italia, uscire i sedicesimi di finale in Europa League, aver superato il girone di Champions, ed essere a dicembre sostanzialmente fuori dal discorso scudetto è il massimo risultato possibile. Appare evidente che non è vera nessuna delle due ipotesi fatte, e di conseguenza definire straordinaria un anno del genere è sbagliato. Non c’è stato assolutamente nulla di straordinario nel 2011 del Napoli. Ci piace vederlo come un anno in chiaroscuro. Un anno che ha permesso alla squadra una crescita notevole, probabilmente superiore a quella che era nei programmi e nelle previsioni della stessa società. E di questo va dato atto a tutti i protagonisti, dal presidente al magazziniere in seconda. Ma, per come si erano sviluppate le cose è stato un anno anche dalle grandi occasioni perdute. Sia nei primi sei mesi, che, soprattutto, nell’ultima metà dell’anno.

Sono stati dodici mesi di esaltanti conquiste, e di grandi occasioni perse. Via il dente, via il dolore, partiamo subito dalle occasioni perdute. Così poi non se ne parla più. Per una particolare congiuntura del calcio italiano, il 2011 è stato un anno senza padrone. Prima di calciopoli la Juve era padrona assoluta. Perché aveva la squadra più forte, e perché aveva tutte in mano le leve del potere. Dal 2006 al 2010 è stata l’era dell’Inter, culminata con la vittoria in Chmpions. Ma l’era dell’Inter si è chiusa quella notte al Bernabeu. E da allora non c’è stato nessun altro ciclo, ciclo che al momento del resto ancora non si intravede. In queste situazioni particolari può accadere di tutto. Ed una squadra come il Napoli avrebbe potuto vincere. Lo scorso anno lo scudetto non era impossibile. Il Napoli ci è andato molto vicino, forse più vicino di quanto non ci fossimo resi conto in quel momento. Ha fallito, malamente, la partita di Milano col il Milan, all’epoca dei fatti vero spareggio scudetto. E poi ha fallito la gara interna con l’Udinese. Lo scudetto il Napoli però poteva vincerlo a gennaio, in sede di mercato di riparazione. Il Milan prese Van Bommel. Che si è rilevato decisivo in quei sei mesi. Il Napoli avrebbe dovuto prendere un centrocampista di qualità ed una punta di riserva. Prese Mascara. Dal saldo del rendimento di Van Bommel e Mascara c’è la differenza in campionato tra Milan e Napoli. E’ inutile ire che il Napoli poi ha fatto 5 punti nelle ultime cinque partite: a quel punto il prete aveva letto il Vangelo… Lo scorso anno si poteva e doveva fare molto di più in Europa League. Solo che

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al Madrigal, un nome che ricorre, Mazzarri non mandò in campo i titolarissimi, non tutti almeno. E proprio l’assenza di Cavani fu decisiva. Il Villarreal, che nel doppio scontro per altro si era dimostrato inferiore al Napoli è arrivato fino alla semifinale. Lo scorso anno il Napoli in Europa League avrebbe potuto fare molto di più: se l’ha vinta il Porto, che non è il Barcellona, e nemmeno lo Shalke 04, il Napoli poteva provarci. Non era semplice sia ben chiaro ne’ per lo scudetto ne’ per l’Europa League. Ma si poteva provarci fino alla fine. Nulla da dire invece sulla Coppa Italia. Forse questa era la competizione più semplice da vincere. Ma il Napoli pur giocando in casa, e sostanzialmente dominando la partita, uscì ai rigori. Capita, per di più contro una squadra che era sì in fase calante, ma che il mese precedente era diventata pur sempre campione del mondo per Club. Il più grande rammarico legato al 2011 resta il campionato in corso, nel quale il Napoli ha sin qui dilapidato un patrimonio di punti. Un campionato, ne eravamo e ne siamo ancora oggi fermamente convinti, il cui il Napoli è di gran lunga la squadra migliore. Come ha dimostrato umiliando il Milan al San Paolo, e contro la stessa Juve, laddove solo un crollo fisico nell’ultimo quarto d’ora, ma ce ne erano tutti i motivi, ha impedito di dare una sonora lezione ai bianconeri. Il Napoli ha perso alcuni punti per “colpa” della Champions, non c’è dubbio. Ma in molti casi sono state fatale alcune scelte dell’allenatore. Sin qui almeno 7/8 sono stati letteralmente gettati al vento, praticamente mezzo scudetto. E con questo, anche se no pare poco, abbiamo chiuso con i rimpianti. Per fortuna le cose belle sono anche di più. La

crescita della squadra, come personalità e come peso tecnico, in questi dodici mesi è stata enorme. Dovuta a vari fattori. Il principale, bene dirlo, è la maturazione dei giocatori più importanti. Oggi il Napoli è sempre una squadra giovane, ma i giovani del Napoli oggi vantano tutti circa 150 presenze in A. Forse proprio in questo 2011, grazie prima al’Europa League, e poi alla Champions, ma anche ad amichevoli come quella del Camp Nou, c’è stato il salto di qualità, non definitivo, ma più importante di tutti. Il Napoli che ha sbancato San Siro contro l’Inter lo ha fatto per il cattivo momento degli avversari, ma anche perché orai i giocatori sono in grado di reggere benissimo certe pressioni. Nel 2010 il Napoli questa partita l’avrebbe persa a prescindere, vinto più dalla tensione che dagli avversari. Esiste un momento chiave in questa evoluzione: un momento datato 14 settembre. Giorno del debutto in Champions, su uno dei campi più difficili del mondo. Sul campo del Manchester City da agosto la squadra di Mancini ha vinto tutte le partite, sia in Premier, che in Champsion, che nelle varie coppe che si giocano in Inghilterra. C’è una sola splendida eccezione: quella contro il Napoli. Quella sera tutto il mondo, con la sola eccezione di quella manciata di milioni di tifosi azzurri, era certo di assistere ad un massacro. Non solo il Napoli non perse, ma meritava di vincere alla grande. Quella sera è scattata una molla nei giocatori: quella sera hanno capito che nulla era impossibile. Purtroppo, effetto collaterale indesiderato, gli stessi azzurri hanno persa gran parte di quell’umiltà che era stata la forza trainante negli anni precedenti Alcuni tonfi in campionato sono figli di quella serata: quando scendi in campo sentendo-

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ti infinitamente superiore agli avversari, certo che in un modo o nell’altro la partita la vinci, molto spesso, nel campionato italiano quasi sempre finisce che quella partita la perdi. Ma questo fa parte del processori crescita della squadra. Un dazio da pagare. In Champions il Napoli ha dato il meglio: sembra quasi banale dirlo, ma è bene guardare il tutto anche da un’ottica diversa. Il Napoli in Champions è riuscito a vincere quelle partite che doveva vincere per forza.. Di nuovo con il City, stavolta al San Paolo. E se a metà settembre si trattava forse di una squadra in fase di allestimento, quando la squadra di Mancini è arrivata al San Paolo era la padrona della Premier, ed una decina di giorni prima aveva vinto 6-1 all’Old Trafford, e non è il caso di spiegare cosa significa. Il Napoli quella sera non aveva alternative, e non è mai semplice vincere quando non hai alternative. Ed alla fine il Napoli ha vinto, meritando sul campo molto più del 2-1 finale.Sotto molto punti

di vista era ancora più difficile di pochi giorni fa al Madrigal. Anche in questo caso per il Napoli c’era un solo risultato a disposizione. Con un’aggravante. Tutto sommato, considerando le attese, la potenzialità delle squadre, e la differenza che passa tra il bilancio del Napoli (autofinanziato), e quel pozzo senza fine che è il portafoglio dello sceicco Mansour, con i citizen Hamsik e compagni non avevano nulla da perdere. Stavolta era diverso: il Napoli aveva moltissimo da perdere. E nonostante tutto, nonostante gli spagnoli ci avessero messo il massimo dell’impegno, come giusto, ed un pizzico di agonismo di troppo (stendiamo un velo pietoso sulle motivazioni di questo impegno), alla fine la vittoria è arrivata. Dal City of Manchester al Madrigal il processo di maturazione della squadra ha avuto un’impennata questa sì straordinaria.

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Cap 2

Le cose da ricordare

Il gol più bello Sono stati tanti i gol messi a segno quest'anno dagli azzurri. E poiché ogni scarafone è bella a mamma soja, sono tutti bellissimi. Alcuni lo sono in assoluto. Viene in mente la tripletta di Cavani al Milan: tre gol straordinari, tutti di prima intenzione. Il terzo soprattutto con un indice di difficoltà spaventoso. Cavani di gol stupendi ne ha segnati tantisismi. Cme i due, molto simili tra loro, che a distanza di pochi giorni mise a segno al San Paolo prima contro il Cagliari, poi contro la Lazio. Entrambe le volte con pallonetti precisi dal limite dell'aria di rigore. Bellissimo, per quanto inutile, il gol messo a segno da Cavani poche settimane fa a Catania. Il taglio sul primo palo del resto è la specialità della ditta. Un gol molto simile lo mise a segno a Roma contro la Roma, su assist di Paolo Cannavaro: fu il gol del definitivo 2-0 per il Napoli. Bellissimo, e non solo importantissimo, il secondo gol al Manchester City, a capo di una azione fantastica tra Lavezzi e Dossena. Fantastico, senza ombra di dubbio, il gol Lavezzi contro l'Udinese, una girata al volo col pallone che arriva da dietro. Pazzesca come esecuzione che non ha lasciato scampo al portiere friulano. Incredibile per la potenza dello stacco il gol di Maggio nella stessa partita. Gol bellissimi, per quanto ininfluenti, li hanno segnati Gargano e Zuniga nell'ultima uscita dell'anno, contro il Genoa. Insomma di gol belli o bellis-

simi se ne sono stati tanti. Il più bello in assoluto è stato forse segnato in amichevole, per di più annullato: la sforbiciata di Cavani al Camp Nou resta un gesto incredibile. Ma non fa testa: perché era un'amichevole, e perché è stato annullato Dovendo sceglierne solo un gol la scelta va per il gol, ovviamente di Cavani, messo a segno a Manchester nella prima giornata di Champions League. Un gol se vogliamo storico, alla resa dei conti decisivo per la qualificazione, ma stupendo, e simbolo del gioco del Napoli. Un gol in contropiede, simbolo vincente del Napoli. Un contropiede straordinario, con gli azzurri, quella sera in maglia grigia, capaci di catapultarsi in massa della metà campo avversario. Lo scatto di Maggio palla al piede è stato impressionante. Come impressionante la corsa di Cavani che lo affianca, gli detta il passaggio, e, senza neanche guardare il pallone che arriva, ha calciato di prima intenzione senza lasciare scampo al portiere avversario. Quella sera l'Europa ha scoperto il Napoli, quella sera il Napoli ha scoperto di poter giocare in Europa alla pari quasi con tutti. La partita più emozionante Facile dire che la partita più emozionate sia stata una tra quelle con il Manchester City o con il Villarreal. La scelta però ricade sulla gara del San Paolo contro la Lazio, vinta dal Napoli 4-3, una gara che sembrava maledetta, che il Napoli aveva perso nel primo tempo, agguantata per i capelli

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nella ripresa, recuperando due gol. Ripersa, apparentemente, dopo uno sfortunato autogol di Aronica. Poi in un crescendo rossiniano riacciuffata ed infine vinta grazie a Cavani, autore di una delle tante triplette stagionali. E dire che il Napoli di partite all'ultimo momento ne ha vinte o pareggiate tantissime. In Italia e in Europa. Lo scorso anno in Europa League (ma eravamo nell'anno solare 2009) l'Utrecht per due volte fu castigata dal Napoli a tempo scaduto, entrambe le volte da Cavani. Il gol al san Paolo fu quello che sancì il superamento del turno, proprio a danno degli olandesi. Nel 2010 i gol in zona Napoli sono stati un po' in meno. Ma quello di Cavani (siamo ripetitivi, ovvio, ma la colpa non è nostra, è che Cavani ha fatto gol in serie) a Novara al terzo minuto di recupero è ancora nella memoria di tutti. Insomma, quando il Napoli è in campo le partite finoscono solo al 95esimo: le emozioni non mancano mai, fino alla fine. La gara con la Lazio però è stata una gara speciale, sotto tutti i punti di vista.

non ha perso un minuto, recuperi e supplementari di Coppa contro l'Inter compreso. Una continuità ed una qualità che non hanno molti riscontri in Italia. Vero che Buffon nell'ultimo periodo dell'anno ha ripreso a giocare da par suo, ma se analizziamo quello che è accaduto in questi dodici mesi non possiamo che dire che De Sanctis è stato in assoluto il miglior portiere italiano. Alcune parate sono state semplicemente pazzesche. Ne ricordiamo una incredibile contro la Fiorentina, in questo campionato. Il colpo di testa di Natali era una vera sassata, di quelle contro cui per un portiere non c'è nulla da fare. I migliori arrivano a toccare il pallone, ma non a deviarlo. De Sanctis in quella occasione dimostrato colpo d'occhio, riflessi, esplosività e forza nella braccia fuori dal comune. Straordinaria, anche per la sua importanza, una parata su Balotelli nei minuti finali della gara del San Paolo. L'ex interista stava già esultando, quando poi si p reso conto che il portierone azzurro aveva parato anche quel tiro. Due parate pazzesche danno ancora la stura della stagione di Morgan. La prima, a Monaco contro il Bayern. Era andato a saltare nell'area avversaria, per provare a pareggiare la gara che il Napoli stava perdendo col il Bayern. Era fuori dai pali quando da centrocampo Gomez calciò a rete, non fortissimo, ma con precisione. Il pallone nella sua corsa scavalcò De Sanctis che però non si arrese. E con una scatto da centometrista, riuscì ad evitare il gol. Non la sconfitta, certo, ma fu un gesto incredibile. Come incredibile è stata, sempre in Champions,

Il giocatore dell'anno Stavolta preferiamo andare contro corrente. Sarebbe troppo facile dire Cavani per i gol che ha fatto, Hamsik per la qualità del suo gioco, Lavezzi per la sua allegria in campo. Ma per noi il giocatore dell'anno ha il numero 1 sulla maglia, e si chiama Morgan de Sanctis. Un anno straordinario sotto tutti i punti di vista. Per la continuità: è il giocatore che ha giocato di più. In pratica delle 49 gare ufficiali giocate dal Napoli ha saltato solo quella di Coppa Italia col Bologna. Per il resto

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sempre a tempo scaduto, e sempre ininfluente ai fini del risultato a Vila Real. Un tiro violentissimo, scagliato da non più di dieci metri, che sembrava destinato al fondo della rete. Il portierone azzurro ci arrivò, e con la solita incredibile forza che ha nelle braccia, riuscì anche a metterlo in angolo. Il miglior modo per ricordare la stagione di De Sanctis è parlare del primo gol subito in casa contro la Roma. Una papera, certo. Però quando in un anno commetti un solo errore vuol proprio dire che hai fatto una stagione incredibile. Grande Morgan. La più grande delusione In un anno sicuramente positivo, non solo certamente mancate le delusioni. In fin dei conti il Napoli non ha vinto nulla nel 2011. Perdendo parecchie occasioni. Una grande delusione fu certamente quella provata a Vila Real, a febbraio, con l'uscita da una Europa League che, visto poi come è andata, forse si poteva anche vincere, o quanto meno provare ad essere competitivi fino alla fine. Delusione ingigantita dalla considerazione che il Napoli si era dimostrato molto superiore agli avversari, e che il Napoli soprattutto nella gara di ritorno rinunciò a mandare in campo la sua migliore formazione. Una delusione fu anche l'uscita dalla Coppa Italia. Stavolta senza molti rimpianti. Se non per una gara dominata contro l'Inter, in cui fu annullato un gol a Cavani che grida vendetta. Il Napoli andò fuori ai rigori, per un errore di Lavezzi. Ma quello dei rigori è stato il tallone di Achille degli azzurri quest'anno. In campionato è stato un calvario, tra Cavani e Hamsik.

Grandi delusioni anche dalle due sfide contro il Chievo. Sconfitte sotto molti punti di vista incomprensibili, arrivate a capo di gare giocate malissimo dagli azzurri. Una grande delusione è arrivata quest'anno in gare contro squadre di basso livello, come Catania e Parma. Una delusione cocente senza ombra di dubbio è stata provata con la sconfitta interna contro l'Udinese, che tolse il Napoli dalla corsa scudetto. Ma la delusione più grande è legata alla sconfitta di San Siro contro il Milan nello scontro diretto dell'anno scorso. Non tanto per la sconfitta, e neanche per il risultato finale. Fu un 3-0 maturato nei minuti finali, frutto di un calcio di rigore gentile omaggio di Rocchi che spianò la strada al Milan che non riusciva a trovare la via del gol. La delusione in quella partita fu dovuta soprattutto al modo in cui il Napoli affrontò la partita. Un Napoli remissivo, che dimostrò in quella circostanza di non essere anche pronto per grandi traguardi. La partita più importante Scelta facile, anche se non sono mancate le opzioni. Almeno tre partite sono quelle che hanno marchiato questo anno solare, in particolar modo gli ultimi mesi. Una è quella di San Siro contro l'Inter. Abbiamo appena finito di dire che a febbraio a San Siro contro il Milan il Napoli dimostrò di non essere pronto per grandi obiettivi. Per mancanza di personalità. Contro l'Inter, al di là del momento difficile dei nerazzurri, il Napoli giocò con grandissima personalità, come mai aveva fatto fino a quel momento in Italia. Il processo di

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crescita della squadra aveva fatto un ulteriore passo avanti fondamentale. Perché puoi essere forte quanto vuoi. Ma se nelle partite chiave vieni meno dal punto di vista della personalità non si vincerà mai nulla. Abbiamo scritto che fu la prima volta in Italia che il Napoli aveva dato una straordinaria prova di maturità. Il primo segnale in tale materia è stato però in Europa. La gara con il Manchester City poteva essere un macello per tanti motivi. Per l'oggettiva forza dell'avversario, per lo stadio che incute timore, perché si trattava del debutto assoluto in Champions. Ebbene in quella circostanza la sofferenza è durata poco. Poi il Napoli ha preso in mano la partita, e avrebbe meritato di vincere. Una grandissima prova di maturità. Come una grande prova di maturità sempre in Champions è stata data nella gara del Madrigal. Non la partita più bella del-

l'anno, ma certamente la più difficile per tanti motivi. Dopo un primo tempo di sofferenza il Napoli prese la partita in mano. Fino alla vittoria. Ma è chiaro che la madre di tutte le partite non può essere quella con il Manchester City al San Paolo. Una gara difficile sotto tutti i punti di vista. Perché il City in quel momento era una delle squadre migliori al mondo, forse la migliore in assoluto. Una squadra capace nella Premier di vincere 10 delle prime 11 partite. Una squadra che dieci giorni prima aveva rifilato 6 gol ai cugini dello United, all'Old Trafford. Per di più il Napoli aveva sostanzialmente un solo risultato a disposizione: il pareggio avrebbe dato semaforo verde ai rivali. Sappiamo tutti come è andata a finire. Questa è stata, sotto tutti i punti di vista, per la difficoltà e l'importanza, la migliore partita del Napoli del 2011.

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Cap 3

La cavalcata in Champions

La grande cavalcata in Chapins è senza dubbio il capitolo più emozinante di questo 2011 del Napoli. Per mantenere intatte, o quanto meno per provare a farlo, quelle emozioni, abbiamo preferito non riassumere tutto ex post. Meglio lasciare intatte le emozioni esattamente come sono state vissute al momento. La conaca del giornalista non a cose finite, ma mentre le cose stavano accadendo. Ecco quindi la’attesa ed il racconto dei momenti salineti. Le sei partite, certamente, ma anche i due sorteggi. 24 agosto Poche ore e sapremo. Sapremo con chi il Napoli giocherà il girone di Champions. E possiamo iniziare a farci un'idea di quello che potrà essere il cammino di Hamsik e compagni in questa prima avventura nella massima manifestazione europea. Se la sorte sarà benigna, il Napoli potrà sperare di fare un po' di strada nella manifestazione: superare il primo turno, non di più ovvio. Perché se è vero come è certamente vero che il Barcellona è unico nel suo genere, è anche vero che sono molte le squadre in questo momento fuori portata per gli azzurri. Non c'è nulla di cui vergognarsi nell'ammettere una cosa del genere. Se la sorte dovesse essere maligna il Napoli corre il rischio di trovarsi a metà dicembre fuori da tutto, anche dall'Europa League, cui accede la terza classificata del girone a 4.

Non sarà tanto importante chi il Napoli pescherà della prima fascia: sono tutte più forti. Fondamentale sarà vedere chi capiterà della seconda e della terza fascia. Ecco, se dalla terza fascia dovesse uscire il Manchester City ci sarebbe di che imprecare. Un girone con Cska Mosca, o Benfica, o lo stesso Villareal che lo scorso anno ci buttò fuori senza impressionare dall'Europa League prese dalla seconda fascia, semmai con il Basilea preso dalla terza è un girone in cui il Napoli può dire la sua. A parziale consolazione possiamo dire che tutte le altre starano incrociando le dita: perché per tutti sarebbe una vera jattura beccare il Napoli dalla quarta fascia, quando potresti beccare Din. Zagabria, Apoel, Sturm Graz, Genk, Otelul Galati o Victoria Plzen. Ma questi sono problemi degli altri di cui non è proprio il caso di farci carico. Prepariamoci a questo pomeriggio di grande passione. Dopo tutto per anni abbiamo seguito con curiosità ma senza pathos la cerimonia del sorteggio di Montecarlo. Questa volta abbiamo un motivo serio per seguire il tutto. In fin dei conti già questo è un bel passo avanti. Con una accortezza: noi possiamo divertirci a pensare alla Champions, a fare pronostici, disegnare scenari. Allenatore e giocatori devono pensare solo alla partita con il Genoa: sciopero permettendo per adesso è la sola cosa che veramente conta. Guai, sin da adesso a farci distrarre

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dalla Champions. Il dazio del noviziato non si paga solo nelle sfide europee. Queste tornei, esaltanti sotto tutti i punti di vista, drenano energie nervose in quantità industriale. E non solo quando si gioca. Per il Napoli questo sorteggio sarà un test importante: una squadra è grande solo quando riesce a concentrarsi di volta in volta sul prossimo impegno. Non sarà facile, sin da domani. 25 agosto Paul Breitner avrà qualche problema a tornare in Baviera. In qualità di ambasciatore della città di Monaco di Baviera è stato lui a abbinare le varie squadre nei gironi di Champions. A Monaco quest'anno si gioca la finale, ed il Bayern vorrebbe esserci. Il Bayern per prestigio e giocatori non può temere nessuno, sia ben chiaro. Però tutte le squadre della prima e della seconda fascia avevano due spauracchi: il Manchester City nella terza fascia, ed il Napoli nella quarta: prenderne anche una sola di queste era una maledizione. Paul Breitner è stato capace di inserire tutte e due le squadre nel girone del suo Bayern. Più il Villareal, che forse non era la squadra più forte della seconda fascia, ma non è certamente una squadra debole. Nel girone A ci sono rappresentanti di Premier, Liga, Bundesliga e Serie A: il meglio che c'è in Europa. L'abbiamo presa alla larga, anche perché in questo momento i tifosi bavaresi hanno più diritto di inveire di tutti. In fin dei conti il Napoli sapeva che nella migliore delle ipotesi

avrebbe avuto a che fare con una squadra fuori portata, con molte possibilità di avere almeno un'altra avversaria tosta. Abbiamo fatto bingo, ma ci sta. Diciamocelo: peggio di così non poteva andare ad un Napoli che non era stato fortunato alla sua prima avventura in Coppa dei Campioni, prendendo il Real Madrid, stavolta è andata anche peggio. Se col Villareal la partita è apertissima (lo scorso anno sono passati gli spagnoli, ma il Napoli dominò, specie al ritorno), con il Manchester City sulla carta non c'è partita. Basta pensare ai giocatori che Mancini non utilizza mai per capire di cosa stiamo parlando. Il Bayern è fuori portata, a condizione che possa mettere in campo i suoi fenomeni, Ribery e Roben. Ma spesso l'olandese è out per infortunio, e poi con il Bayern abbiamo un ricordo bellissimo, la semifinale di Coppa Uefa del 1989. Diciamo che peggio di così non poteva andare a questo Napoli. L'unica consolazione è non aver preso il Barcellona, ma a questo punto c'è poco da stare allegri. Per come si sono messe le cose, è bene dirlo, la qualificazione agli ottavi sarebbe un miracolo, ed anche il terzo posto nel girone, che dà diritto a partecipare all'Europa League, appare un traguardo non semplicissimo da cogliere. Di positivo c'è che il Napoli potrà giocare senza pressioni addosso: perché qualsiasi risultato arriverà sarà sempre un risultato ben accettato, ed in nessun caso si potrà parlare di fallimento. Per una squadra che quan-

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do ha pressione addosso tende a sciogliersi non è male… Per il resto a Paul Breitner stanotte fischieranno le orecchie: a lui non saranno rivolti pensieri gentili, potete starne certi, e non solo da Napoli. 13 settembre Dal Guido Biondi al City of Manchester Stadium il passo è tutt'altro che breve. Per compierlo il Napoli ha impiegato 5 anni, 4 mesi e 7 giorni. Il Guido Biondi è il mitico stadio di Lanciano. Lo stadio in cui il Napoli ha iniziato prima e chiuso poi il suo girovagare nell'inferno della C. E' giusto oggi ricordare il campo di Lanciano, oggi nel giorno in cui idealmente si chiude il primo ciclo del Napoli di De Laurentiise per aprirne un altro. Quando il patron azzurro si presentò parlò di un Napoli che nei suoi disegni era destinato a giocare in Champions. Parlò di cinque anni, ne ha impiegati due in più, ma di questo nessuno può fargliene una colpa. Il passo dal Biondi al City of Manchester è enorme, il Napoli ha impiegato il giusto tempo per farlo. Ed è stato giusto festeggiare. Ma le feste sono finite. Dalle 20.45, esattamente dopo che si sarà spento l'eco di quella musichetta che stavolta, mutuando una vecchia canzone, come la campana del villaggio, suona per noi, si fa sul serio. La fine di un ciclo inevitabilmente comporta l'apertura di un ciclo successivo. De Laurentiis va compreso: lui non è uomo di calcio, e non riesce, nonostante gli sforzi, ad entrare nella mentalità dei tifosi. Nei giorni scorsi ha dichiarato: "Godiamoci la festa di Manchester".

Non ci siamo: la festa c'è stata, bellissima, fantastica, meritatissima. Ed è durata abbastanza. Diciamo dal fischio finale della gara contro l'Inter, quella che sancì il terzo posto matematico, fino al giorno del sorteggio. Da quel momento la festa è finita, e si fa di nuovo sul serio. Il che non vuol dire che se il Napoli dovesse tornare sconfitto dall'Inghilterra sarà un dramma. Il processo di crescita che ha portato gli azzurri dal Biondi al City of Manchester deve continuare. La Champions è una brutta bestia, va vissuta poco alla volta, bisogna annusarla, sentirne il sapore. Solo così tra qualche tempo si potrà essere competitivi. Ma l'idea che si possa andare stasera per godersi una festa non ci sembra il punto di partenza ideale. Diciamo che quest'estate ci siamo già goduti la festa del Gamper, ed è bastata. Stasera si fa sul serio, terribilmente sul serio. Senza alibi di sorta. Loro sono fortissimi, ma il Napoli lo è altrettanto. E se gli azzurri mancano dalla Coppa dei Campioni da 21 anni, il Manchester manca da 40 anni. Si gioca undici contro undici, e si parte dallo 0-0. Si può anche perdere, quasi sicuramente si perderà: nel qual caso non ci saranno drammi, ma non sarà certo una festa da godere, ma una sconfitta da cui trarre insegnamenti. 14 settembre Diciamoci la verità: avremmo firmato col sangue alla vigilia per un pareggio al City of Manchester. Alla fine quasi quasi c'è il rimpianto per quello che poteva essere e che non è stato: maledizione, si poteva vince-

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re. La grande novità rispetto al passato, il salto di qualità che tutti auspicavamo è stato questo: gli azzurri non sono spariti nel giorno della grande partita. In passato il Napoli aveva molte volte giocato bene, con l'avvento di Mazzarri ha imparato anche a vincere in trasferta. Ma sempre nel momento della verità veniva meno. Un tracollo mentale, più che tecnico. Stavolta no. Il Napoli, contro la capolista della Premier, nel giorno del debutto in Champions ha giocato con gli attributi. Ad analizzare "numericamente" la partita il pari ci sta tutto. Due traverse per il City, una traversa per Lavezzi, ed un salvataggio sulla linea su conclusione a botta sicura di Hamsik. Ma il calcio non lo si analizza solo attraverso i numeri. Il calcio è anche sensazione. E specie nella ripresa il Napoli ha sempre dato l'impressione di poter fare gol. Non avesse trovato il gol su punizione con Kolarov (mi sia concesso: che sia stramaledetto, in un anno e passa al City neanche una giocata da ricordare, e caccia la "scienza" proprio contro il Napoli!) il City non sembrava in grado di fare male. Altro motivo di rammarico: le azioni pericolose dei padroni di casa sono sempre arrivate dopo errori degli azzurri. L'esperienza non si compra sulle bancarelle, certe cose sono inevitabili, ma danno fastidio. Ma adesso è inutile star qui a rammaricarsi dopo una prestazione straordinaria. Prima ancora del risultato, che conta tantissimo ci interessava vedere la come la squadra sapeva stare in campo. E sotto que-

sto punto di vista l'esame è stato superato alla grandissima. Il Napoli che esce imbattuto da Manchester non solo dimostra di avere la possibilità concreta di andare avanti in Champions (il Bayer che vince in Spagna fa paura), ma pone una serissima candidatura anche per lo scudetto. Ieri sera è stato fatto un passo gigantesco in avanti per la maturazione della squadra. Ora bisogna farne un altro. Bisogna immediatamente dimenticare la gara col City, e concentrarsi sulla partita con il Milan. Che da adesso è da considerare quella più importante. Anche se siamo solo alla seconda giornata, se il Napoli batte i rossoneri li mette a cinque punti in classifica, scusate se è poco. Il processo di crescita è fatto di piccole tappe. Prima bisogna essere competitivi, poi essere competitivi nelle gare che contano. L'ultimo step, il più difficile, è essere competitivi sempre, avendo la forza di passare da un impegno all'altro senza guardare mai dietro, senza distrarsi mai. 26 settembre Se nel pomeriggio qualcuno fosse passato davanti al San Paolo avrebbe la fortuna di ascoltare un inedito per queste parti. E' stata provata la "musichetta", l'inno che i tifosi di calcio amano sentire più di tutti. Ma non contava nulla. La "prima" ufficiale è quella di stasera. E stasera, state certi, tutta Napoli starà in ascolti. Chi allo stadio, che davanti alla televisione. Ma ci saranno tutti. Quando lo stacchetto che emoziona sarà finito, e tutto sarà pronto per la partita,

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idealmente si sarà chiuso il primo ciclo dell'era De Laurentiis. Quando arrivò dalle nostre parti disse che avrebbe impiegato cinque anni per portare il Napoli a questi livelli. Ne ha impiegati 2 in più. Ieri sono stati sette anni esatti dalla prima ufficiale del Napoli di De Laurentiis. Contro il Cittadella furono 60mila i napoletani che accorsero per scoprire una squadra nuova, una società che non conosceva, anche un pianeta, quello della serie C, fin lì misterioso.Curioso che a distanza di sette anni esatti saranno ancora una volta in 60mila i tifosi presenti. Un qualcosa che non si riesce a spiegare facilmente. Come dire che l'amore per questa squadra non cambia, se si gioca in C col Cittadella, o in Champions contro il Villarreal. Di quel Napoli dopo l'addio di Gianello non è rimasto più nessuno: oggi quello con maggiore militanza è Grava, che però arrivò nel gennaio successivo. Sono rimasti, il presidente, Peppe Santoro, i due magazzinieri. E forse nessuno più. Tutto cambiato nel Napoli, ma nulla sembra essere cambiato intorno. Qualcuno dirà: ma è giusto alla vigilia di una gara per molti versi storica parlare di cose che sembrano morte e sepolte? Non è giusto, è doveroso. Quando si parla del Napoli, giustamente, si fanno le lodi della società, dei giocatori, dell'allenatore. E' innegabile che hanno fatto bene ciascuno la propria parte, quando sono stati chiamati a farla. Certo, c'è stato qualche incidente di percorso, ma fa parte del gioco. Spesso si dice: se Napoli è in Champions è merito loro. Vero, ma solo in parte. Napoli ed i

napoletani sono sempre stati da Champions. Se per una tifoseria non c'è differenza tra Cittadella e Villarreal qualcosa vorrà pur dire. A volte abbiamo la sensazione che sarebbe più giusto dire che questa società, questo allenatore, questi calciatori non sarebbero mai arrivati in Champions se non fosse per i napoletani. Vogliamo dire: bravissimo De Laurentiis ad ottenere grandi risultati. Nel calcio vincere non è mai facile per nessuno. Farlo poi tenendo i conti in regola è un titolo di merito straordinario. Ma se stasera lui è in Champions lo deve a Napoli e ai napoletani. Fosse stato il presidente del Perugia (che fallì insieme al Napoli) in Champions non ci sarebbe arrivato. Probabilmente Napoli sarebbe arrivata in Champions, viste le potenzialità, anche con un altro presidente. Non vogliamo dire che il patron se ne deve andare, e che chiunque al posto suo potrebbe fare meglio, vogliamo solo ristabilire una verità che nessuno sembra voler ricordare mai. Stasera è una di quelle serate da raccontare e poi da ricordare, non c'è dubbio. Non vorremo però che qualcuno ricordasse ai tifosi, capita spesso, di Lanciano o cose del genere. I tifosi del Napoli non c'entrano nulla con tutto ciò. Loro, i tifosi, sono sempre stati in Champions. Anche quando l'avversario parlava veneto, e si chiamava Cittadella. 27 settembre Ce sont les meilleures équipes Sie sind die allerbesten Mannschaften The main event!

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(Chorus) Die Meister Die Besten Les grandes Équipes The Champions! Une grande réunion Eine große sportliche Veranstaltung The main event! Ils sont les meilleurs Sie sind die Besten These are the champions! (Chorus x2) Die Meister Die Besten Les grandes Équipes The Champions! Die Meister Die Besten Les grandes Équipes The Champions! Champions League è l'inno ufficiale della UEFA Champions League, Il pezzo, la cui esecuzione è compresa nella cerimonia di apertura di ogni partita della competizione e nei programmi televisivi a essa dedicati venne composto da Tony Britten nel 1992 ed è basato sull'inno di incoronazione Zadok the Priest di Georg Friedrich Händel. È suonato dal Coro dell'Accademia di St. Martin in the Fields e dalla Royal Philharmonic Orchestra. Il testo è costituito da frasi e parole in inglese, tedesco e francese, le tre lingue ufficiali della UEFA. L'inno completo, che dura circa tre minuti e comprende due brevi strofe e il coro, non è stato mai messo in commercio ufficialmente. Sono anni che tutti la sentiamo prima delle gare di Champions. La sentivano con un pizzico di invidia, da tifosi del Napoli ci sentivamo una sorta di

imbucati, presenti a quella festa senza regolare invito. Da stasera non è più così. E c'è da dire un'altra cosa: sono anni che questa musica di sente in giro per l'Europa: non era mai capitato però di sentire uno stadio cantarla in coro. Come se fosse un inno nazionale. E' accaduto al San Paolo. Al signor Tony Britten , ormai quasi novantenne, sarà venuta la pelle d'oca. E la pelle d'oca è venuta di certo a tutti i presenti al San Paolo. Può una sigla essere più rilevante dello spettacolo che ha anticipato? Mai, ma in questo caso la risposta è sì. Lo spettacolo prima ancora che in campo è stato sugli spalti. Poi in campo è andato tutto sin troppo bene. La partita dei sogni, chiusa sul 2-0 nel giro di una ventina di minuti. Le notizie sono due, che arrivano da Fuorigrotta. La prima è il segreto di Pulcinella, la conoscono tutti: non c'è nessuno come il tifoso del Napoli. La seconda è sorprendente ma non troppo: questo Napoli è fortissimo anche in Europa. La qualificazione al secondo turno passando attraverso il girone della morte resta difficile, difficilissima, ma da stasera non è impossibile. 17 ottobre Per quanto ancora giovane Marek Hamsik non è certamente un pivellino. Uno che ha giocato, da capitano, un mondiale, non può emozionarsi per una partita qualsiasi. E quando uno come Hamsik dice che una partita come quella di stasera contro il Bayern è il coronamento di un sogno che culla da quando ha iniziato a giocare a calcio, è chiaro che non si

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tratta di una partita qualsiasi. Al punto che, anche se non si può giustificare, si riesce anche a capire come e perché il Napoli sabato sera si stato così distratto contro il Parma. Non è una partita come tutte le altre. In un certo senso rappresenta il vertice di una piramide che il Napoli ha iniziato a scalare tempo fa. Non vogliamo tornare alla preistoria, alla gara con il Cittadella, o alla trasferta di Lanciano. Restiamo in Europa Un percorso che il Napoli ha re-iniziato col il Panionios, poi col Benfica, e fu la prima squadra di una certa tradizione che gli azzurri hanno incontrato sul loro cammino. Poi il Liverpool, in Europa League. Quest'anno ogni volta è un tuffo al cuore. Col Manchester City la prima assoluta in Champions; col Villarreal la prima storia al San Paolo, con il pubblico a cantare in coro l'inno della Champions, cosa mai accaduta in precedenza in nessuno stadio europeo. Ora la gara con una grande storica del calcio mondiale, affrontata nel momento della sua massima splendore, affrontata diciamo anche da pari a pari. Forse le parole in conferenza stampa di Schweinsteiger e Heynckes sono state un po' di circostanza, ma quando hanno parlato di una gara temibile, contro la migliore squadra italiana hanno detto quello che pensavano davvero, anche perché i tedeschi non sono certo soliti esseri franchi di cerimonia. Dire che il Bayern ha paura del Napoli non sarebbe esatto, ma dire che ha massimo rispetto per la squadra di Mazzarri è certamente vero. E la cosa non può che inorgoglire tutti. Godiamoci questa sera di festa, per-

ché comunque andrà a finire una festa dovrà essere. Tenendo anche presente che in nessun caso sarà una gara decisiva ai fini della qualificazione al turno successivo. Il Napoli non deve sentirsi sotto esame. Il suo esame di laurea l'ha sostenuto con successo a Manchester. Questa è la festa di laurea. Una festa da vivere con orgoglio e senza paura di nulla. Mai come stavolta il Napoli non ha nulla da perdere. Ha già vinto arrivando a questa partita e giocandola quasi alla apri. Tutto quello che verrà sarà in più. Oltre che bene accetto. Perché, sia ben chiaro, questo è quello che si dice e si scrive alla vigilia di una gara del genere. Poi dopo conterà soprattutto la partita. Ma di questo ci occuperemo domani. 18 ottobre - Il Napoli supera un altro esame, terribile. Coi denti e con le unghie gli azzurri portano a casa un punto pesantissimo contro quella che in questo momento è probabilmente la squadra più in forma d'Europa. Una prova di maturità, tanto più che la gara era iniziata nel modo peggiore. Il Napoli ha saputo soffrire, il risultato sta stretto ai bavaresi, anche se al Napoli è stato negato un rigore, ed un altro molto dubbio è stato dato agli ospiti. Ma al di là di tutto c'è da riconoscere che il Napoli ha avuto la dimostrazione che pur essendo forse la migliore squadra italiana, a certi livelli non può reggere il confronto. La superiorità del Bayern è stata schiacciante: tecnica, tattica ed anche fisica. Il solo Maggio ha dimostrato di potersela giocare bene o male alla pari. Tutti gli altri

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una spanna dietro. In certi momenti si è avuta la sensazione che i tedeschi fossero in 15 o 16 in campo. Erano ovunque, in superiorità numerica in tutte le zone del campo. In alcuni momento la superiorità è stata quasi imbarazzante, ogni azione sembrava potesse portare al gol. Il Napoli è come scomparso, ma in questo momento ha fatto il suo piccolo capolavoro. Perché ha stretto i denti, sbuffato, sofferto, ma non ha ceduto. Qualcuno potrà dire che hanno deluso i giocatori più attesi, i tre tenori. In verità è non hanno avuto una sola palla giocabile. E' venuto meno Inler, ma non è il caso di gettargli la croce addosso, anche perché si è trovato a giostrare in un settore popolato da mostri. Quando calavano in massa nella metà campo azzurra ricordavano gli eserciti dei loro antenati barbari che fecero scempio dell'impero romano, lasciando al passaggio solo rovine. Non essere affondati in queste condizioni è un titolo di merito. Il discorso qualificazione tutto sommato è ancora aperto, il Napoli al momento è secondo.

18 ottobre La madre di tutte le battaglie di Umberto Chiariello Scenari difficili per il Napoli in Champions. Vedo troppo entusiasmo in giro. In effetti il secondo posto dopo il girone d'andata è un risultato eccellente che va al di là dei pronostici iniziali. I pareggi contro le più ricche e nobili d'Europa - il

Manchester dai 100 milioni di dollari d'investimento e lo schiacciasassi Bayern che sta frantumando la Bundesliga - più la vittoria-rivincita sul Villareal sono risultati di tutto rispetto. Eppure il cammino futuro del Napoli nel girone è tutt'altro che agevole e non induce all'ottimismo, pur sperando che ancora una volta gli azzurri ribaltino i pronostici. La prossima giornata vedrà il Napoli in terra bavarese orfano del Capitano: dopo aver visto la squadra di Rummenigge al San Paolo di tre spanne superiore al Napoli (ed è un merito del Napoli non aver perso), ho paura che all'Allianz Arena per il Napoli si profili una pesante sconfitta. Dico di più: se la prossima giornata si chiude con Bayern-Napoli 2-0 ed il Villareal che strappa un punto in casa propria al City (che caspita, mica vorrà chiudere a zero punti il girone!), faccio i salti di gioia. Non sono matto! La classifica, a quel punto vedrebbe Napoli e City appaiate al secondo posto con 5 punti cadauna ma col Napoli che avrebbe una miglior differenza reti di un gol, dato che in casa non ne ha preso alcuno dagli spagnoli mentre gli inglesi sì. Il confronto diretto successivo al San Paolo non vedrebbe i napoletani obbligati a vincere, dato che un pareggio rimanderebbe la pratica-qualificazione all'ultimo turno, con gli azzurri in Spagna contro una squadra che non avrebbe altro da chiedere al torneo, neanche l'accesso all'Europa League, ed il Manchester in casa propria contro i temibili tedeschi. E' questa la cosa che mi preoccupa di più: affidarsi alla differenza reti per passare il turno.

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Se pure è vero che il Napoli partirebbe al terzo turno da un gol di vantaggio, nell'ultima partita tutto può accadere. Insomma, per dirla tutta, non dico che temo il "biscotto" in quel di Manchester, data la provata serietà dei tedeschi, ma sicuramente prevedo che i tedeschi andranno in terra d'Inghilterra senza motivazioni (avendo già superato il turno come primi del girone) e con qualche riserva in campo. Situazione troppo rischiosa per noi che dobbiamo non solo vincere ma vincere bene in terra di Spagna. Per risolvere il problema, battiamo il Manchester e non se ne parli più. Perfida Albione! 1 novembre Quando il 25 agosto furono sorteggiati i gironi, dopo aver maledetto tutto ciò che era possibile maledire, in tanti hanno segnato sul calendario la data del 2 novembre. In un sorteggio che peggiore era impossibile immaginare, una cosa positiva c'era. Monaco è una delle città più belle d'Europa, l'Allianz Arena uno stadio stupendo, avere la possibilità di andare da quelle parti avendo qualche giorno di festa, profittando del ponte di Ognisanti, semmai arrivando in Baviera per la coda dell'Oktober Fest era in ogni caso una prospettiva gratificante. E sarebbe stato perfetto se il Napoli fosse stato, sia pure virtualmente, ancora in corsa per il qualificazione. Quella che sembrava solo una trasferta di piacere, da godere da turisti e basta, è improvvisamente diventata una gara importante. Il Napoli non solo è in corsa per la qualificazione. Ma arriva a questa gara imbattuto, al

secondo posto in classifica. Con la consapevolezza di poter eventualmente rimediare anche in caso una sconfitta, avendo poi la gara decisiva in casa con il City. E' ovvio che quello che valeva due mesi fa oggi non conta nulla. Se a fine agosto era considerato onorevole un terzo posto in questo girone di Champions terribile, oggi sarebbe vissuto se non proprio con me una tragedia certamente come una disgrazia. Perché nel frattempo il Napoli si è convinto di poter fare strada in Europa, ed ha sacrificato sull'altare di una difficile ma non impossibile qualificazione agli ottavi di finale della massima competizione europea almeno tre partite di campionato. Scelta a dire poco opinabile, ma che comunque sta a testimoniare quale sia la priorità della società. In due mesi non solo il Napoli ha cambiato un po' le sue prospettive, ma ha visto crescere in maniera esponenziale la sua credibilità. Il Bayer non ha certamente paura degli azzurri, ma nutre grande rispetto per una squadra capace di non perdere al City of Manchester, e di fermare la marcia dei bavaresi, giocando non all'italiana, E' un tasto questo sul quale a Monaco insistono molto e che deve inorgoglire Mazzarri, i giocatori, e tutto l'ambiente napoletano. Stasera sarà durissima, perché in casa il Bayer va avanti con la media di 4 gol a partite. In ogni caso il Napoli ha già vinto la sua prima battaglia internazionale. Oggi è considerato da tutti un avversario degno di rispetto. Comunque andrà a finire stasera, il sogno Champions non finirà qui. Ed i tifosi, una marea, pre-

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senti all'Allianz, tra napoletani di Napoli e napoletani del resto del mondo, potranno essere orgogliosi di questa squadra. Perché all'Allianz sono andati da tifosi, e non da turisti. 2 novembre Alla fine possiamo anche dirci soddisfatti. Il Napoli ha perso, ma perdere all'Allianz era da mettere in conto. Per altro, visto il risultato di Villarreal, non è che con il pareggio cambiasse molto. Il pericolo vero, dopo mezz'ora, era l'imbarcata. Invece con un pizzico di fortuna il Napoli è tornato in partita. Ed alla fine il Bayern ha anche avuto paura di non farcela. Ed il Bayern in genere in casa rifila 4 gol a tutti. Insomma i quasi diecimila napoletani che sono arrivati all'Allianz se non soddisfatti, per lo meno tornano a casa non umiliati. E non è poco. Poi possiamo dire tante altre cose. A cominciare da Fernandez. Si può parlare male di un difensore che al suo debutto mette a segno due gol a Monaco? Difficile farlo, ma in fin dei conti il suo avversario diretto, atteso che giocando a zona non ci sono avversari diretti, di gol ne ha fatti tre. E ne poteva fare anche qualcuno in più. Diciamo che l'argentino, che di mestiere fa il difensore, come difensore non ha convinto per nulla. Possiamo anche parlare della posizione defilata di Cavani. Poteva avere senso mettere Lavezzi centrale, per mettere in difficoltà i centrali tedeschi. Ma tenere Cavani praticamente a fare il mediano per tutta la partita non ha molto senso. Anche Mazzarri non ha convinto del tutto, ad essere sinceri.

Ma sono tutti discorsi che a questo punto lasciano il tempo che trovano. Il Napoli si giocherà la qualificazione con il Manchester. A Monaco ha perso con onore, e forse di più non era lecito attendersi. Resta solo da chiedersi: ma valeva davvero la pena fare quel turnover massiccio col Catania? Questa è l'altra faccia della medaglia. Anche uscendo a testa alta la sensazione è che il Napoli non è ancora pronto per certe manifestazioni. Al di là del risultato finale, il Bayern è parso, nelle due partite, nettamente superiore al Napoli. Quindi resta il dubbio che aver privilegiato la Champions rispetto al campionato non sembra essere una cosa molto intelligente. Perché abbiamo avuto la dimostrazione che il Napoli a certi livelli internazionali non è ancora competitivo. In Italia il discorso è diverso. Ma i punti persi sin qui potrebbero alla fine costare carissimo. Ma non pensiamoci, adesso. Per altro non si può fare nulla per cambiare la situazione. Adesso pensiamo alla Juve. E' una gara che non si può perdere. Anzi, che si deve assolutamente vincere. 3 novembre Da Monaco a testa alta di Umberto Chiariello Il Napoli perde la sua decima partita di Coppa dei Campioni o Champions League che dir si voglia dopo una striscia positiva di 8 partite consecutive (perse la prima a Madrid ed ha perso l'ultima a Monaco di Baviera, contro due delle più grandi squadre

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europee). Ma il Presidente è soddisfatto: "una sconfitta che vale una vittoria", ha tuonato. In effetti è così. Anche il commovente popolo azzurro, corso in diecimila all'Allianz Arena (che boato ai gol azzurri!) ha ripiegato le bandiere e sta tornando a casa soddisfatto. Per come si era messa, è un gran bel risultato. Per un periodo della gara sembrava di vedere un remake del film Rocky IV. Ricordate il pugile italo-americano sballottato sul ring alle prese con il terribile colosso Ivan Drago? Così nel primo tempo sembrava accadesse nell'area azzurra, manco fosse il ring del film di Stallone: momenti di autentico terrore vissuti dai tifosi napoletani che vedevano SuperMario Gomez torturare sotto una gragnola di colpi il povero De Sanctis (tre reti e due gol sfiorati nel giro di mezz'ora). Ma proprio il fragile Federico Fernandez, che non aveva saputo opporsi al gigante tedesco nella sua area, suonava la carica in area avversaria con una doppietta di testa su palle inattive di Inler e Lavezzi che sorprendeva il supponente Neuer, mai chinatosi due volte a prendere la palla in fondo al sacco sul terreno amico. Nel finale il Napoli ha fatto davvero paura ai tedeschi, e gli ultimi quindici minuti sono stati vibranti assai, fino al salvataggio di De Sanctis dal 4-2 che ha sancito la fine della gara. Ora il Napoli può tornare dalla Baviera con la consapevolezza che ha fatto bella figura e che può ancora giocarsi la qualificazione con il Manchester City, seppure di questi tempi lo squadrone inglese ha un'andatura mostruosa ed ha maramaldeggiato pure in casa

del malconcio Villareal col solito SuperMario degli ultimi tempi (stavolta parliamo del nostro SuperMario, l'italiano Balotelli). Il Napoli è ovviamente consapevole che deve compiere un autentico miracolo al San Paolo il 22 novembre per battere i citizens di Mancini, attuali padroni della Premier League. Il Napoli è consapevole pure del fatto che la sconfitta dal sapor di vittoria è quel che ci vuole per affrontare con il morale giusto la partitissima del San Paolo di domenica sera quando sarà di scena l'imbattuta Juventus. Non siate perplessi se parliamo di sconfitta dal sapore buono. E' già successo nella Storia, ci sono precedenti illustri. Pensate che sono nella leggenda come i Leoni di Higbury gli azzurri di Pozzo che persero 3-2 in Inghilterra all'indomani dell'essersi laureati Campioni del Mondo in Francia nel '38. Giocarono una partita memorabile con un uomo in meno per quasi tutto il tempo e segnarono col grande Silvio Piola un incredibile gol in rovesciata (in realtà fu un colpo di pugno!) che portò gli italiani sul 3-2 alla soglia del pareggio. Quella sconfitta fu salutata perfino dalla spocchiosa stampa inglese come una grande prova degli azzurri che avevano dimostrato così di valere il titolo. Ecco, stasera il Napoli ha mostrato all'Europa ed a se stessa che vale la Champions, e quindi ora la considerazione di sé aumenterà, con tutti i benefici conseguenti. Nessuno aveva impegnato il Bayern fino allo stremo in casa sua, neanche il formidabile City, come il Napoli. In fin dei conti il risultato è quel che conta meno: pareggio o

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sconfitta non fa differenza, perché bisogna comunque battere i blues se si vuole andare avanti. Mi preme dare a Mazzarri quel che è di Mazzarri, al di là delle considerazioni tattiche e dei suoi cambiamenti innovativi di serata (l'analisi la trovate a parte nelle pagelle). Ancora una volta il livornese ha saputo plasmare e mostrare alla grande platea europea una squadra di carattere. Non nascondiamolo, ad un certo punto del primo tempo il Napoli poteva prendere un'imbarcata, alla fine è uscito a testa alta, ad impresa sfiorata, tra gli applausi convinti di sostenitori ed avversari. Con il morale alto il Napoli può rituffarsi nel campionato come l'ammazza-grandi che finora è stato. Rimandi a casa per la prima volta in questo campionato Antonio Conte ed i suoi bianconeri sconfitti e sarà allora uscito dalla settimana degli esami con la coscienza di sé che nessun traguardo è precluso, come nei voti di noi napoletani che non vogliamo così precocemente interrompere un sogno. Per quel che mi riguarda, di un triangolino tricolore.

21 novembre E' la madre di tutte le partite. In palio non c'è solo la qualificazione agli ottavi di finali di Champions, con tutti i soldi che comporta. Il Napoli stasera si gioca una fetta di credibilità. Sin qui ha basato la sua stagione diciamocelo francamente, sulla speranza di passare il turno. Questione di soldi, di immagine (che poi è la stessa cosa), di prestigio. Per superare un turno oggettivamente quasi proi-

bitivo ha sacrificato sin qui, a dir poco, 6/8 punti in campionato. Passando il turno tutto avrebbe un senso. Altrimenti resterebbe solo il rammarico per aver lasciato per strada tanti punti in campionato. Un campionato che nonostante tutto sembra voler aspettare il Napoli, ma che inevitabilmente inizia a delineare una classifica che vista così è bruttina. C'è già una frattura tra le prime ed il gruppo del Napoli, anche se si tratta di una frattura ancora sanabile. Ma non sarà facile. Ma adesso non ha molto senso parlare di campionato. C'è la Champions, ed è su questa sfida che bisogna concentrare tutte le energie. Ora non è che ci siano tante alternative: per passare il turno bisogna vincere. Cosa non semplice, ma nel calcio i pronostici vengono fatti per essere smentiti. Ed in passato non di rado il Napoli, di sera, al san Paolo, a stravolto pronostici che lo vedevano soccombente. Mancini, giusto per parlare dell'allenatore che stasera sarà contro il Napoli, nel marzo del 2008 venne con la sua Inter da imbattuto, ed uscì sconfitto. E' capitato altre volte. Il San Paolo ha la capacità, a volte, di trasformare gli azzurri, e, semmai, anche di incutere un po' di soggezione negli avversari. Oddio, non è che quelli del City siano facilmente impressiona, però non si sa mai. Il ruggito del san Paolo sa essere impressionante, e stasera lo sarà più che mai. Contro il Villarreal il ruggito paralizzò gli avversari, che dopo 20 minuti erano già sotto in maniera irreparabile. Il Bayern se ne fece un baffo, laddove in partenza fu il Napoli a subire

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la pressione. Il City, purtroppo, è molto più simile ai bavaresi che agli spagnoli. Ma in Champions sin qui non hanno mai convinto del tutto, tranne forse nell'ultima circostanza in Spagna. In Champions il Napoli ha sempre fatto meglio degli inglesi. Ed un motivo c'è: anche il City non è abituato a giocare certe gare, e la pressione ambientale è fortissima, forse per loro più che per il Napoli, perché loro questa Champions possono anche pensare di vincerla. E la tensione che trasmette la musichetta è pazzesca. Certo, poi come squadra sono una spanna, forse anche qualcosa in più, sopra il Napoli, anche se all'andata non si vide la differenza. Speriamo che sia così anche stasera. Se gli azzurri se la giocheranno alla pari in campo, il gol della vittoria arriverà dagli spalti. 22 novembre La ragione dice che non è ancora stato fatto nulla. Che c'è ancora una partita da giocare, e da vincere a tutti i costi a Villarreal, contro una squadra che sin qui non ha fatto neanche un punto in Champions, e che presumibilmente non ha nessuna intenzione di chiudere senza mettere nulla in classifica. Ma ogni giorno ha la sua pena. Per adesso è festa grande. Avevamo detto. Ci vuole la partita perfetta, e qualche errore da parte loro. Ci sono stati entrambi. Il Napoli ha giocato al massimo delel sue, notevoli, possibilità. Il City, come spesso capita anche in Premier qualcosa dietro lascia sempre. Diciamo anche, ragionando a freddo, senza le palpitazioni del momento, che le grandi occasioni da rete sono state

soprattutto degli azzurri. Probabilmente il risultato sta anche stretto agli azzurri, che nella ripresa hanno avuto molte occasioni, in primis col palo di Hamsik, ma anche con Maggio, solo davanti al portiere avversario. C'è anche da dire che il City ha tenuto il pallone quasi sempre, spesso e volentieri nella metà campo azzurra. E le azioni aveva sempre il crisma della pericolosità. Diciamo che gli ultimi 30 minuti si è vissuto in apnea, Ma va benissimo così, per amor di Dio, ci mancherebbe pure che si pretendesse di vincere, contro la padrona della Premier, non contro una squadretta, per capirci, senza neanche soffrire. E' stata la notte del Matador, ritornato quello dello scorso anno; la notte di un Lavezzi straordinario, che si faticava a tenere anche facendo falli. E' stata la notte di Hamsik, che ha fatto vedere di che pasta è fatto. Ma è stata anche la notte di un mostruoso Paolo Cannavaro, per una sera almeno degno del fratello versione Germania 2006. La notte di un grandissimo Campagnaro. La notte di un De Sanctis fantastico, quando è stato chiamato in causa. Ma è stata la notte magica di tutta la squadra, di tutta una citta' che ha saputo stringersi intorno alla squadra, sostenerla nei momenti difficili spingerla quando era necessario. Adesso però, cari azzurri, passatevi la mano sul cuore. Ci avete regalato una notte straordinaria, ve ne saremo grati in eterno. Ma adesso, cortesemente, vogliate degnarvi di giocare anche in campionato. Non se ne può più di sabato sera un po' anonimi, contro squadre che valgono la

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decima parte del City. C'è una classifica da recuperare, perché noi la Champions vogliamo vederla anche il prossimo anno, perché è bellissimo sentire il pubblico del San Paolo che canta a squarciagola la sigletta della Champions. Il problema che se si pensa solo alla Champions di quest'anno si corre il rischio di non partecipare a quella della prossima stagione. E non è simpatico. Per altro non cambiamo idea: questo scudetto si può vincere. 23 novembre La storia siamo noi di Umberto Chiariello Credo che manco il Maresciallo Badoglio abbia fatto più proclami di noi. Avevamo detto pomposamente, sul nostro sito: qui si fa la storia. Ebbene, ora possiamo dirlo, con un urlo liberatorio: la storia siamo noi. Miracolo al San Paolo, la corazzata Potiomkin (per la telecronaca mancava la voce greve di Paolo Villaggio) avanzava sotto una salva di fischi assordanti dell'incontenibile San Paolo, ma il fortino azzurro resisteva, resisteva davanti a "saracinesca" De Sancits, all'indomito Capitano che le prendeva tutte, ma proprio tutte. Alla fine il triplice fischio liberatorio dello sloveno Skomina, ottimo arbitro della vibrante contesa, ha sancito un responso pazzesco. Il Napoli ha vinto nel segno del Matador. Fatemi cantare: bye bye Mancini, un passo ancor, e poi per sempre ti perderò/ Come una fiaba, la coppa passa/C'era una volta poi non c'è più… parole e musica dei tre tenori tornati vivi per l'occasione,

eccome. Il Pocho è stato devastante, Cavani lo spietato eversore, Hamsik l'ispirato incursore. Tutto come ai bei tempi di settembre che furono. Sono canterino per la gioia, caro Napoli: Come prima, più di prima, ti amerò/Per la vita, la mia vita, ti darò/Sembra un sogno rivederti (in Champions)… Eh sì, per le imprese occorrono ditirambi, peana e fescennini, alziamo al cielo cori e canti, celebriamo come si conviene gli eroi che al cielo ascesero e diedero imperitura gloria alla nostra storia. Già, la Storia magistra vitae: la storia siamo noi. Senza gli scacchi e tarocchi di De Gregori, senza Minoli in panchina, possiamo cantare: la storia siamo noi/ nessuno si senta offeso/siamo noi questo prato di calcio sotto il cielo/la storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso/la storia siamo noi/siamo noi queste onde nel mare/questo rumore che rompe il silenzio (gol di Cavani)/questo silenzio così duro da masticare…(gol di Balotelli)/Però la storia non si ferma davvero davanti a un portone (quello di Hart)/la storia entra dentro le stanze, le brucia/la storia dà torto e dà ragione…/Quelli che hanno letto milioni di libri e quelli che non sanno nemmeno parlare/ed è per questo che la storia dà i brividi/perché nessuno la può fermare/La storia siamo noi, siamo noi padri e figli, siamo noi, bella ciao, che partiamo/La storia non ha nascondigli, la storia non passa la mano/La storia siamo noi, siamo noi questo campo di calcio (licenze poetiche varie ed assortite di chi scrive)… Lasciatemi cantare (no, non ho

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attaccato la pessima canzone di Totto Cotugno, per carità). E' che una sera di queste segna per la vita, bene mio figlio che ha vissuto una serata così importante, lui che non ha conosciuto Maradona come me, bello sentire 60.000 fratelli napoletani abbracciati che cantano 'oi vita, 'oi vita mia, 'oi core, e chistu core, si stato 'o primmo ammore, 'o primmo e l'ultimo sarai per me… alla fine di una tenzone al cardiopalma dove il più forte se ne va scornato e sconfitto ed ancora una volta Davide batte Golia, ed i protagonisti da spalti sono tutti lì, catarticamente avvinghiati, fermi a cantare, a sventolare drappi azzurri, in una fiumana di braccia, volti, cappelli, sciarpe, luci, una festa verso l'Europa e vista da tutta Europa, altro che attenzione, Napoli è pericolosa!. No, semmai Napoli è una carta sporca, e nessuno se ne importa, ma ognuno aspetta 'a ciorta. Però Napoli è mille colori, Napoli è mille paure, è 'a voce de' creature che saglie chianu chianu e tu sai che nun si sulo. La verità è che Napule 'a sape tutti o' munno. Lo dice un figlio di Napoli come Pino Daniele, c'è da crederci. Come ora c'è da credere nel miracolo del Madrigal, e nella resa dei conti con il Conte bianconero, mister parrucchino. Strappali pure, i capelli, o leccese sabaudizzato, a noi basta la teca con un solo capello, quello del Dio del calcio a tener sveglia la memoria (colpita ora a lutto, condoglianze vivissime). Lo spiritato Mazzarri vuol entrare nella leggenda. Sappia che prima della conquista di Spagna deve scacciare i sabaudi pronti ancora una volta a scendere per depredare. Abbiamo

sconfitto la perfida Albione, nulla è precluso. Cantate gente, cantate, cantate con Ninuzzo nostro: Napoli, Napoli, Napoli/Forza Napoli, Napoli, Napoli, oh, oh/Napoli, Napoli, Napoli/La mia Napoli, Napoli, 'a bandiera tutta azzurra/ca rassumiglia 'o cielo e 'o mare 'e sta città/Forza Napoli/Rint'all'uocchi'e ste guaglione/Ca se scordano 'e problemi/E si mettono a canta'… 6 dicembre E venne il giorno. Il Napoli arriva all'ultima sfida del girone di Champions nell'invidiabile situazione di essere arbitro del suo destino, senza dover chiedere favori a chicchessia. Se stasera dovesse vincere al Madrigal è negli ottavi di Champions, un traguardo che per qualcuno è fine a se stesso, ma è pur sempre un traguardo carico di gloria (e di euro, che di questi tempi non bastano mai). Un traguardo sul quale nessuno avrebbe scommesso un centesimo il 26 agosto, dopo il sorteggio che mise il Napoli nel girone della morte. Girone che adesso è stato senza dubbio alcuno della morte per il Villarreal (quarta forza del campionato che esprime la nazionale campione del mondo), avversario degli azzurri stasera, già fuori da tutto. E magari sarà della morte per il Manchester City dello sceicco Mansur, uno che in tre anni ha speso un miliardo di euro per acquisti, una buona parte dei quali staziona perennemente in panchina, o come nel caso di Tevez in tribuna.. A girare in queste ore per Napoli c'è un solo argomento che tiene banco nelle discussioni: i soldi che lo sceic-

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co di cui sopra avrebbe promesso agli spagnoli per incentivarli a fermare gli azzurri. Voce emersa nei giorni scorsi dal popolino, cui ha fatto da megafono lo stesso De Laurentiis. Chi vi scrive ama vedere complotti ovunque, ma francamente stavolta non ci crede. Gli inglesi hanno una concezione dello sport che è molto diversa da quella di noi latini. Ci piace ancora credere che certe cose non le fanno. Per altro mentre è semplice convincere qualcuno a suon di soldi a perdere, ben diverso è il contrario. Se il Villarreal sin qui, avendo il massimo delle motivazioni, anche economiche, non ha fatto un punto in Champions forse vuol dire che è inferiore alle avversarie, Napoli compreso. Se il Villarreal fatica da morire anche nella Liga vuol dire che, complice anche una serie impressionante di infortuni non è in un grande momento. Sia ben chiaro: nessuno regalerà nulla. In Champions le motivazioni individuali sono sempre altissime. Il Villarreal farà la sua partita, proverà a fermare il Napoli, esattamente come il Bayern Monaco proverà a non rendere la vita facile al Manchester City. Con qualche motivazione in più dei bavaresi, perché giocano davanti ai propri tifosi, ma con una squadra che è molto inferiore al Bayern. La cosa più probabile (toccate ferro e i maschietti anche altro) è che alla fine in un modo o nell'altro vinceranno sia Napoli che City. E per noi andrà benissimo.Vorrebbe dire dare un senso al sacrificio fatto sin qui in campionato. Non saranno i dieci

punti di cui parla Mazzarri, ma è di tutta evidenza che il sogno di andare avanti nella massima competizione europea è sin qui costato carissimo. Una squadra che prende 4 punti alla capolista della Premier non può perdere a Verona e Catania, o in casa col Parma. Se stasera si vince tutto ok. Altrimenti sarà un fallimento. Ma ora non è il tempo della paura, ma quello del coraggio. Ieri ho scritto che non è questa la partita dell'anno. Perché la speranza è che poi in primavera ce ne siano altre più importanti. E soprattutto perché nel calcio moderno la cosa fondamentale è garantirsi la partecipazione alla Champions dell'anno successivo. Confermo tutto, ci mancherebbe. Non è questa la partitya dell'anno. Però nel frattempo stacco tutti i telefoni, spengo il computer, mi isolo dal mondo. Ci sentiamo a mezzanotte... Adelante ragazzi, vamos a ganar. 7 dicembre Sarà più forte il City, come ha detto Mancini, ma il verdetto del Madrigal non lascia adito a discussione: il Napoli va agli ottavi di Champions, il City va in Europa League. Non sapremo mai se davvero lo sceicco aveva promesso ricchi premi e cotillon: ci aspettavamo tutti un Villarreal giustamente motivato, voglioso di fare la partita. Il nervosismo finale degli spagnoli però è sospetto. Ma è festa, inutile stare a cercare il pelo nell'uovo. Non è stato un bel Napoli, ma forse è stato un grande Napoli. Primo tempo quasi insignificante. Col senno del poi possiamo dire che gli

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azzurri hanno preso le misure agli avversari, hanno verificato la loro frenesia a centrocampo, ma anche le lacune in difesa. Poi nella ripresa poco alla volta è stata occupata militarmente la metà campo avversaria. Il gol era nell'aria, prima o poi doveva arrivare. E così è stato. Con raddoppio quasi immediato, a chiudere ogni discorso, e successivo controllo della palla. Se fosse stato tutto voluto potremmo parlare di un grandissimo Napoli, che ha controllato alla grande la situazione. Resta il dubbio che il primo tempo sia stato semplicemente giocato male, quanto meno con azzurri frenati dall'emozione e dalla necessità di vincere a tutti i costi. E adesso tiriamo il fiato per un paio dì ore, non di più. Perché tra tre giorni sci sarà una gara sotto alcuni punti di vista anche più complicata di questa del Madrigal. Perché il Novara no può permettersi il lusso di perdere punti. Ed il Napoli ha il dovere di fare anche in Italia ciò che ha fatto in Europa. Domani sapremo il prossimo avversario. Con un pizzico di fortuna potrebbe arrivare da queste parti l'Apoel Nicosia, ma sono in lizza anche Barcellona e Real Madrid. Diciamo che il Napoli in Champions ha già fatto più del proprio dovere. Perché passare il turno era il sogno di tutti. Ma dopo il sorteggio sembrava quasi un'utopia. Ma l'utopia altro non è che il sogno dei visionari, ed i visionari sono quelli che inventano il futuro. Quindi è bene continuare a sognare. Della serata di ieri sera resta una grande gioia. Guai però se fosse

pensato come un punto di arrivo. Questo è un punto di partenza per fare una squadra sempre più forte. Ora ci sono i soldi per fare mercato. Un'occasione da non perdere. 15 dicembre Ci siamo, l'attesa sta per finire. Poche ore e sapremo quale avversario il Napoli avrà per gli ottavi di finale. Un tifoso azzurro ha scritto a Babbo Natale un bigliettino (non era propriamente una lettera) nel quale chiedeva in regalo l'Apoel. Non sarebbe male, ad essere sinceri. Anche il mio buon amico Paolo Del Genio non la pensa così: "Troppo pericoloso, tutti sarebbero convinti che è fatta, e si correrebbe il rischio di andare incontro ad una delusione pazzesca in caso di eliminazione. Meglio una squadra più forte, semmai non le spagnole: in questo caso non ci sarebbero controindicazioni". Umberto Chiariello, chi legge Mondonapoli tutti i giorni lo sa bene, da tempo sogna il Benfica. Ha una visione catartica del sorteggio. "Vincendo in casa del Villarreal abbiamo vendicato l'eliminazione della scorsa primavera. Il Benfica ci buttò fuori nel 2008, è ora di vendicare quello sgarbo". Personalmente la penso come l'anonimo tifoso che ha scritto a Babbo Natale: non mi spiacerebbe l'Apoel, a me piace vincere facile, tanto per prendere le altre squadre c'è sempre tempo. Per schematizzare in ogni caso il sorteggio di mezzogiorno, usiamo la metafora del semaforo stradale. Abbiamo diviso le sei squadre che

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possono essere abbinate al Napoli) in tre fasce di difficoltà, abbinandole ai colori del semaforo. Semaforo Rosso. La prima fascia, come ovvio, inseriamo le due spagnole. Barcellona e Real Madrid. Sarebbe un sorteggio proibitivo o quasi Il Barcellona è la squadra più forte di tutte. Capace di vincere contro tutti, in qualsiasi condizione. Da quando Guardiola ha preso il bastone del comando è stata eliminata una sola volta, dall'Inter di Mourinho, diciamo anche con un pizzico di fortuna, e con un paio di svarioni arbitrali all'andata a San Siro. Poco sotto il Real Madrid, anche se il fatto di giocare, eventualmente, il ritorno al Bernabue, riduce drasticamente le possibilità di competere Semaforo giallo Nella seconda fascia ci mettiamo le due inglesi. Il Chelsea in questo momento è in leggera ripresa in campionato, e si annuncia anche un mercato di gennaio come al solito molto ricco. Sulla carta è superiore al Napoli, anche se non si tratta di un doppio confronto impossibile come quello con le due spagnole. Ma servirebbe davvero una grande impresa, modello City, per capirci. L'Arsenal è inferiore al Chelsea, ma ha grande esperienza in Champions, e questo, come ben sappiamo, soprattutto in questa manifestazione, conta moltissimo. Potendo sarebbe un accoppiamento da evitare. Semaforo verde. Sull'Apoel Nicosia non ci sono dubbi: il Napoli è nettamente superiore. Ed anche la considerazione che l'impegno potrebbe essere sottovalutato

lascia il tempo che trova. Avere l'Apoel vorrebbe dire avere quela fortuna che non abbiamo avuto ad agosto, quando il Napoli finì nel girone della morte. E poi c'è il Benfica. Il calcio portoghese è in fase di rilancio, ma pensare che i lusitani possano essere considerati superiori al Napoli. Nella peggiore delle ipotesi sarebbe uno scontro all pari. Anzi, con gli azzurri avanti almeno di una spanna. A16 dicembre Il sogno era l'Apoel, l'incubo il Barcellona. Il Chelsea si pone a metà strada: impegno sulla carta durissimo, ma meno impossibile di Messi e compagni, e dello stesso Real Madrid. Il Napoli se la gioca, esattamente come se l'è giocata con il Manchester City. Si gioca prima al san Paolo, ma questo si sapeva già prima. Il Chelsea dopo la rivoluzione estiva, con l'addio a Ancelotti ha avuto un avvio molto stentato, sia in campionato che in Champions, ma è in crescita. Con un pizzico di fortuna ha vinto il suo girone di Champions, ed in campionato sabato ha battuto il City, anche se il distacco dalla testa della classifica resta abissale. La rinascita del Chelsea è coincisa con quella di Drogba, che resta il suo giocatore più importante, senza dimenticare i vari Terry e Lampard, anche se la carta di identità non depone a loro vantaggio. Abramovic in estate ha probabilmente sbagliato la campagna acquisti. Ha investito soprattutto sull'allenatore, André Villas Boas, strappato a peso d'oro al Porto. Ma non si è pensato di ringio-

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vanire una squadra che forse comincia ad essere anzianotta, specie nei suoi giocatori più importanti. Ma si tratta pur sempre di una signora squadra, come ha dimostrato non più tardi di sabato scorso infliggendo al City la prima sconfitta stagionale in Premier. Poteva andare meglio, non c'è dubbio, ma forse dal punto di vista psicologico è il sorteggio migliore. Il Chelsea è una grandissima squadra, forse un po' in decadenza: parliamo adesso, ovvio. Tra due mesi e passa, il 21 febbraio, quando le due squadre si troveranno per la prima volta di fronte può darsi che tutto sia cambiato. Sicuramente meno forte del City. Anche se ha molta più con-

suetudine con la Champions, e questo non è un fattore secondario. Il Napoli se la può giocare, se gioca come ha fatto nel girone di qualificazione. Di certo gli stimoli saranno a mille, non c'è il pericolo di snobbare gli avversari come sarebbe potuto accadere con l'Apoel. Al tempo stesso un'uscita contro il Chelsea non potrebbe certo essere vista come un fallimento. Dal punto di vista psicologico è l'avversario ideale. E forse lo è anche dal punto di vista tattico. Perché è una squadra che soffre in maniera terribile la velocità degli attaccanti avversari, e questo come sappiamo bene è il pregio migliore del Napoli.

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Cap 4

I tre tenori: Cavani

Cavà Cavà Cavà... tira la bomba. Cambiano i tempi, cambiano gli interpreti. Ma la sostanza, spesso, quella no. Cambiano i paesi ma non il continente. Dal Brasile all'Uruguay, siamo sempre in Sudamerica, che con Napoli sembra avere un certo feeling. Una volta, neanche troppo tempo fa, era Antonio Careca, a cui i supporter azzurri dedicarono un coro che è ancora un must. Adesso il bomber si chiama Edinson e fa gola a mezza Europa. Si muovono persino gli sceicchi, per averlo. Niente da fare. Edinson, che di cognome fa Cavani, è diventato el Matador dopo che da ragazzo, nella sua Uruguay, era soprannominato El Botija, termine con cui si indica un bambino, per via dei lineamenti infantili e del fisico fragile ed esile. Difficile pensare che si muoverà da Napoli. Facile capire perché, basta guardare il suo score. Nella prima stagione e mezzo a Palermo fece appena 7 gol in 40 partite. Nel 2008-09 furono 14 in 35, media che mantenne nella successiva annata (13 reti in 34 gare). A Napoli, grazie anche a un'intuizione brillante di Walter Mazzarri, che lo ha reso centravanti puro, la scorsa stagione ha realizzato 26 reti in 35 presenze. Il Matador è stato il miglior bomber del 2011: con 28 centri in 33 partite, sarà premiato a Milano durante gli Oscar della serie A il 23 gennaio e complessivamente nel Napoli ha messo a segno 46 reti in 65 presenze tra campionato e Coppe. Matador, cecchino infallibile sotto porta, ma anche grande altruista e uomo-squa-

dra. Uno che non lesina il suo impegno e non si risparmia in campo. Cavani è l'unico attaccante che puoi trovare tranquillamente in difesa e a centrocampo. E risulta decisivo anche lì. La premessa quasi obbligata fa capire quanto questo calciatore sia indispensabile in una squadra. Se poi ci mettiamo che con la maglia azzurra è arrivato a 35 reti totali, in un anno e mezzo, il quadro è quasi completo. Quasi, perché c'è da aggiungere un'altra piccola chicca: Cavani è uno specialista delle marcature multiple. Doppiette, triplette, Edinson Cavani è riuscito, in più di un'occasione, a scrivere più di una volta il suo nome nel tabellino dei marcatori, risultando decisivo in parecchie occasioni. E ha cominciato sin da subito, da quel 26 agosto 2010, quando indossò per la prima volta la maglia azzurra numero 7. Avversari erano gli svedesi dell'Elfsborg, preliminari di Europa League: una bella doppietta che fu un biglietto da visita che lasciava presagire un futuro roseo in azzurro. Trascorse un mese, 26 settembre, quando Edi mise a segno una doppietta anche in campionato, contro il Cesena. Una gara nata male (azzurri in svantaggio 1-0) ma finita alla grande (1-4, una rimonta strepitosa). Ma per il Matador non era ancora abbastanza. E così, scelse ancora una volta la vetrina dell'Europa League, questa volta, in Olanda, contro il più blasonato Utrecht. Stavolta la gara fu decisamente più difficile, ma il buon Cavani si superò con la sua prima tri-

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pletta. La sfida terminò 3-3 ed Edi fu l'uomo partita. Quelle tre reti vennero bissate il 9 gennaio 2011, nella meravigliosa gara contro la Juventus al San Paolo. Un 3-0 epico, di quelle che si ricorderanno per anni e anni. «Coi bianconeri provo più gioia», disse nel dopopartita di Champions contro il Manchester City. La spiegazione rende ancor più felici i tifosi azzurri. Dovendo scegliere una delle sue marcature multiple, el Matador predilige la tripletta contro la Juventus: «È la più bella, quella che sento di più, perché in questa città contro i bianconeri è sempre una partita particolare». Edi ha capito tutto della vita. Ci prende gusto, Cavani, che inserisce anche la Sampdoria tra le triplette: 4-0 e tutti a casa. Ancora in campionato, ancora una doppietta: il 20 marzo è il Cagliari a capitolare al San Paolo, 2-1. Ancora emozioni, ancora decisivo il 3 aprile contro la Lazio: una gara da cardiopalma, coi biancocelesti in vantaggio 2-0 e poi rimontati fino al risultato definitivo di 4-3. Edinson conclude la sfida con tre gol, l'ultima tripletta della stagione 201011, stagione che lo ha visto vicecapocannoniere alle spalle del sempreverde Totò Di Natale. Una prima stagione da Oscar, per il Matador. La prima doppietta della sua vita, in assoluto, la realizzò con la maglia del Palermo contro il Lecce, il 15 marzo 2009. Nella stagione 2009-2010, il 16 maggio, proprio all’Atalanta mise a segno la sua unica doppietta di quell’anno. E proprio i bergamaschi sono la squadra a cui Edinson ha segnato più gol da quando è in Italia, ben cinque.

Tornando in maglia azzurra, la stagione 2011-12 è quella più difficile. In una città come Napoli ripetere l'exploit dell'annata precedente non è facile. Nessuno credeva che Cavani potesse ripetersi con un ruolino di marcia così convincente. E infatti, a inizio stagione, patisce proprio la pressione. Qualcuno dice addirittura che non è il centravanti che serve al Napoli. Ma è proprio dalle critiche che i campioni riescono a trarre il massimo. E così, contro il Milan, Edinson decide di rivestire i panni da Matador. Il 18 settembre 2011 al San Paolo arrivano i rossoneri, che si portano subito in vantaggio con Aquilani. Una gioia effimera, perché Cavani ne mette a segno tre uno dopo l'altro, uno più bello dell'altro. Di fatto, diventa il primo calciatore italiano a portarsi a casa il pallone, come si usa in Inghilterra. Una soddisfazione che mette a tacere, almeno per un po', i cosiddetti “scienziati” o “sapientoni”. Deve però attendere il 22 novembre per zittire veramente tutti: nella sfida dentro-o-fuori contro il Manchester City non si può proprio sbagliare. Edi lo sa e si carica la squadra sulle spalle. Agli inglesi del Citizen Cavani rifila la sua prima doppietta in Champions League. Due gol che valgono oro: di fatto, la qualificazione è arrivata proprio grazie al kappaò inflitto alla squadra di Mancini. La doppietta inflitta ai citizen, forse quella più importante nella recente storia azzurra, avvalora ancor di più la legge dei grandi numeri. Una legge che lo rende leggenda. Perché nonostante tutto l'impegno profuso, a un attaccante si chiedono i gol. E lui sa come farli. Ma c'è spazio, in un 2011 decisamen-

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te ricco di soddisfazioni professionali, per altre due marcature multiple. Un'altra bella iniezione di autostima e un altro duro colpo ai suoi detrattori. La penultima doppietta l'assesta al Lecce, il 3 dicembre, in una gara quasi senza storia che si chiude sul 4-2 per gli azzurri. La seconda è al Genoa, sempre al San Paolo, il 21 dicembre, nel 6-1 che chiude l'anno solare nel migliore dei modi, dopo la brutta sconfitta casalinga contro la Roma. Due reti meravigliose, due colpi d'effetto che lasciano presagire un 2012 ancor più ricco per il Matador. Uno che non si lascia scalfire da critiche gratuite, anche perché affida a Dio la sua esistenza e, con la Fede, riesce a superare anche i (pochi) momenti bui che di tanto in tanto gli capitano. Ma lui non ci fa caso. Anche perché non si è mai considerato un attaccante in crisi. Più di una volta Walter Mazzarri ha affermato: “Cavani è un giocatore completo, si muove sempre per la squadra. Quando non segna è perché dà una mano al pacchetto arretrato”.

Verissimo. Difensore aggiunto, centrocampista d'impostazione, uomo di fascia: Edinson è questo e molto altro. A Palermo giocava largo a destra, a Napoli ha imparato a essere cinico sottoporta. Non c'è portiere che sappia resistergli. Non c'è modo in cui non la mette in rete. Nei tabellini ufficiali non figura forse il suo più bel gol in carriera: la rovesciata strepitosa in casa del Barcellona, annullata per un dubbio fuorigioco. Una rete che bisogna mostrare ai più piccoli, per insegnargli come si fa. Questo è Cavani. Ci sono attaccanti che non hanno bisogno di parlare coi numeri. Edi è uno di loro, e comunque i numeri ce li ha. Numeri, come detto, da leggenda. Ed è a una sola rete dalla top 10 degli attaccanti azzurri. Davanti a lui c'è Amadeo Amadei, a quota 47. «Preferisco essere giudicato solo per il mio impegno, non per i gol che sarò capace di segnare», disse ad agosto del 2010, quando si tenne la sua presentazione. Certi attaccanti, pur avendoli, non hanno bisogno dei numeri per essere giudicati.

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Cap 5

I tre tenori: Hamsik

Non è stato un anno facile per Marek Hamsik. Non lo è stato in campo dove pur avendo un rendimento molto alto, non è forse stato all'altezza della sua fama, e delle precedenti annate. Non lo è stato fuori dal campo, per via del suo presunto trasferimento al Milan: non ha fatto piacere ai tifosi del Napoli vedere che il giocatore che sin dal primo giorno era stato eletto idolo della tifoseria aveva scelto come procuratore il terrore di tifosi e dirigenti, quel Mino Raiola che ha fatto ammattire prima Moratti, poi i dirigenti del Barcellona. Uno squalo che si vede poco, pochissimo, quasi nulla, durante tutto l'anno, e che viene fuori d'estate con in mente una sola grande operazione, che sistematicamente porta a termine. E la missione che si era dato Raiola per la scorsa estate era appunto il trasferimento di Hamsik al Milan. L'operazione che non è riuscita perché sono venuti meno gli elementi chiave. In primis il giocatore, diciamolo subito. Perché a differenza da quanto fatto, per fare un nome, nelle ultime due estati da Ibraimovic, Hamsik è stato correttissimo. Se è più che probabile che avesse dato il suo gradimento di massima per un trasferimento al Milan, non ha mai messo in difficoltà il Napoli puntando i piedi, o facendo piazzate alla Ibraimovic. Hamsik è stato al posto suo, il massimo che è uscito dalle sue labbra è stato: "Il Milan è una grande squadra". Raiola si aspettava molta più collaborazione da parte del calciatore.

A Raiola è mancata la sponda del Milan. Quando riuscì a portare Ibraimovic al Barcellona, dall'altra parte trovò una società che fece un'offerta indecente per lo svedese. L'offerta che il Milan si presume abbia fatto per il Napoli era certamente indecente, ma in direzione opposta. Al Milan erano convinti di poter fare l'affare della vita. E non era così. Ma dove Raiola ha trovato un vero e proprio muro è stato in De Laurentiis, che semplicemente non gli ha concesso udienza, non ha voluto nemmeno starlo a sentire. Esattamente lo stesso comportamento tenuto quando Ernesto Bronzetti si fece avanti per avviare una trattativa per portare Cavani al Real Madrid. De Laurentiis lo ha mandato indietro con danni: "Se Perez vuole parlare con me ha il mio numero di telefono. Con altri non tratto". E' chiaro che la strana estate di Marek è rimasta a lungo nella mente dei tifosi. Il Milan ci ha messo del suo, sia ben chiaro. Il comportamento tenuto in questa storia da Galliani è stato palesemente scorretto. Per regolamento non si può contattare un calciatore (o un suo procuratore, in pratica è la stessa cosa, anche se nel secondo caso i controlli sono impossibili) senza l'autorizzazione della società che detiene il contratto. Il Milan, esattamente come fece lo scorso anno con Ibraimovic, ma qui c'era la volontà del Barcellona di cedere) ha certamente trattato con Raiola. Per di più non ha mai smenti-

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to seccamente la trattativa, tenendosi sul vago, nonostante il muro di gomma eretto da D Laurentiis, e nonostante non avesse mai presentato un'offerta vera e propria. Non si perdeva occasione per fare allusioni all'arrivo di Marek in rossonero. Ed a Napoli, quando Hamsik ha messo insieme un paio di partite non all'altezza della sua fama, ha malignato immediatamente si trattasse di una manovra del giocatore e del suo procuratore a futura memoria. Avrà anche gradito il corteggiamento del Milan, ma la professionalità e l'attaccamento alla maglia di Hamsik non è mai da mettere in discussione. E certe sue esultanze il modo in cui carica i tifosi nei momenti caldi della partita, sono sintomatici di un giocatore che a Napoli sta bene. Il che non vuol dire che resterà a Napoli vita natural durante. E' un professionista e ha il dovere di valutare le varie possibilità che la carriera gli propone. Di certo il suo non è stato un atteggiamento ostile verso il Napoli. Lo sa lo stesso De Laurentiis che continua a tesserne le prove. In questa ottica il rinnovo del contratto che è di questi giorni altro non è che la dimostrazione di tutto ciò. Anche in questo caso: la cessione è sempre possibile, ma il giocatore coi fatti non sta ostacolando in nessun modo il Napoli. Ma torniamo a Hamsik. In fin dei conti il suo comporta mete fuori dal campo, come sempre, è stato correttissimo. In campo, in apparenza, ha dato qualcosa in meno, specie nel secondo semestre. In apparenza. Perché alla resa dei conti ha segnato 5 reti in campionato, e due in Champions. Il che per un centrocampista non è

poco. A furia di dire che Hamsik è il terzo elemento del tridente spesso si dimentica il suo grande lavoro in fase di non possesso palla. Non a caso Mazzarri nei limiti del possibile non fa mai a meno di lui, e spesso ha detto che Hamsik è sempre sottovalutato nelle pagelle del dopo partita. Marek è il giocatore del Napoli che recupera il maggior numero di palloni, alla faccia di chi dice che non sa fare la fase difensiva. Se proprio vogliamo cercare il pelo possiamo dire che Hamsik è tra i calciatori del Napoli quello che peggio regge il ritmo delle due partite a settimane. Non a caso è stato tra tutti quelli che ha fatto il maggior turnover. Ma nonostante ciò ha lasciato sempre il suo marchio. Due gol in Champions, entrambi al Villarreal (cui aveva fatto gol anche a febbraio in Europa League, deve avere un debole per questa squadra) di grande importanza. Il primo, quello del san Paolo, incanalò in discesa immediatamente una partita che tanto semplice non doveva essere, non fosse altro che per un problema psicologico, avendo il Napoli l'obbligo di vincere contro una squadra che si sarebbe dedicata essenzialmente alla difesa. Il secondo al Madrigal ha chiuso definitivamente la partita, e con esso il discorso qualificazione. Il 2011 è stato per Marek un anno nero dagli undici metri: non è più il rigorista principale degli azzurri, ora è Cavani, e lui ha fatto capire che forse è un bene. Quelli che ha calciato quest'anno li ha sbagliati tutti, tranne uno a Bologna, nel finale dello scorso campionato. E dire che uno come lui, che calcia benissimo sia di destro che

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essere questo il suo futuro più o meno immediato. Ne ha il temperamento, e le qualità tecniche. Forse non ne ha ancora il carisma (il giovanotto è un fenomeno, ma non sarà mai un leader) e bisogna che migliori la capacità aerobica. Ma le possibilità ci sono tutte. Certo, con uno schema diverso. Perché ha bisogno di avere due mediani al suo fianco.

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di sinistro, che solitamente è molto freddo, dal dischetto dovrebbe essere implacabile. Ora la grande scommessa potrebbe farne un centrocampista a tutti gli effetti. Senza limitarlo negli inserimenti offensivi, che restano pur sempre il pezzo forte della ditta, e non avrebbe senso impedirglieli. Un ruolo al centro della manovra potrebbe

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Cap 6

I tre tenori: Lavezzi

Che mondo sarebbe senza il Pocho? A Napoli sono in molti a chiederselo, specie dopo che qualcuno ha insinuato il dubbio che questo potrebbe essere l'ultimo anno di Lavezzi in azzurro. I segnali in materia potrebbero essere evidenti: in primis l'acquisto di un big (almeno in rospettiva) come Vargas che va a ricoprire lo stesso ruolo del numero 22 azzurro. Poi c'è quella storia della clausola rescissoria, per la quale lo stesso Lavezzi potrebbe lasciare Napoli praticamente senza consultare la società azzurra, previo il pagamento di 32 milioni di euro. Che sono una bella cifra, non c'è che dire. Ma che potrebbero anche essere poca cosa, visto il valore del calciatore, e la passione che per lui nutre Mancini, uno che ha alle spalle il portafoglio senza limiti di uno sceicco. In realtà appare difficile pensare che il Pocho possa lasciare Napoli. Perché in fin dei conti questa è la città che sembra fatta su misura per uno come lui. Una città che lo ama in maniera viscerale, e che è disposta ad accettare praticamente senza battere ciglio certi eccessi che, specie in gioventù, lo hanno contraddistinto. Del resto tutti gli argentini che sono stati a Napoli si sono trovati benissimo. Per non parlare sempre e solo di Maradona, pensiamo a Pesaola, Sivori, tutti giocatori che a Napoli hanno lasciato una parte del loro cuore. Il Petisso addirittura ci è rmasto per tutta la vita: ma il Petisso è più napoletano di tanti nati da queste parti.

Lavezzi è perfetto per il pubblico napoletano, e Napoli è la città ideale per il Pocho. Poi le vie del mercato sono infinite. Potrebbe arrivare al giocatore l'offerta indecente cui non si può dire di no. Ma al momento la cosa sembra improbabile. I tempi dei mal di pancia del calciatore nei confronti della società sono passati, ed anche il rapporto tumultuoso ai tempi di Marino con il procuratore Mazzoni sono ormai buoni, tanto è vero che il Napoli si affida alla sua mediazione per gli affari sudamericani. Il 2011 di Lavezzi stato come quello del Napoli: buono ma non straordinario. Ha fatto grandisisme partite, risultando spesso decisivo negli assist fatti a Cavani (che non a caso ha segnato come mai in carriera). Il Pocho in più di una occasione si è dimostrato l'unico grimaldello in grado di scardinare le difese avversarie con il suoi dribbling, e le sue accelerazioni. Resta il solito limite sotto rete: Lavezzi continua a segnare col contagocce, poco per una punta esterna di una squadra che ha progetti ambiziosi sia in Italia che in Europa. In più che un piccolo particolare: è stato da più parti notato che il Napoli ha fatto le sue migliori partite (in verità diciamo i migliori spezzoni di partita) in assenza del Pocho. Capitò a Manchester, nella ripresa, quando fu sostituito da Dzemaili, è capitato nel primo tempo (la ripresa non fa testo) contro il Genoa, quando Lavezzi non ha giocato per infortunio, ed è stato sostituito da Pandev. Un motivo per cui in assenza di Lavezzi il

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Napoli gioca meglio c'è. L'argentino è un giocatore straordinario, ma è anarchico, uno difficilmente inquadrabile in un contesto tattico. Lui ama improvvisare. In sua assenza diciamo che la squadra è sicuramente più ordinata. In più c'è la sensazione che con Lavezzi in campo, la squadra sia più pigra. Preferisca dare la palla al Pocho, ben sapendo che in un modo o nell'altro qualcosa verrà fuori. E' capitato tantissime volte. In sua assenza invece gioco forza sono tutti più responsabilizzati, cominciare da Hamsik che entra più nel vivo del gioco. Sia ben chiaro: il Napoli ha giocato a volte malissimo senza Lavezzi, anzi, nella maggior parte delle volte in cui l'argentino è stato assente il gioco non c'è stato. E teniamo conto anche di una cosa: Lavezzi ha appena 26 anni, solo adesso sta per entrare nel pieno della maturità. Mettiamo pure nel conto che con il passare degli anni è inevitabile che perderà parzialmente il suo spunto bruciante, ma ne guadagnerà in maturità tattica, sarà un giocatore più completo, probabilmente anche più efficace sotto porta. L'aspetto singolare di un Napoli Lavezzi-dipendente però esiste Ricorda, fatte le debite proporzioni, quello che accadeva 20 anni fa a Caserta nel basket. A Caserta c'era un giocatore straordinario, Oscar, con media impressionanti di tiro e di punti. Appena Oscar andò via Caserta vinse lo scudetto. Il calcio non è il basket, l'influenza di un singolo giocatore è nettamente inferiore. La speranza di vedere però un futuro un Napoli che usi Lavezzi come una straordinaria risorsa, e non

come l'unica arma a disposizione è forte. Speriamo nel 2012 che è appena iniziato. Sul 2011 di Lavezzi c'è ben poco da dire, oltre quello che si è già scritto. In alcune partite è stato devastante. L'azione simbolo è quella che ha portato al rigore della sicurezza in Champions contro il Villarreal. Quando ha rubato il tempo al difensore spagnolo, costringendolo al fallo, quasi senza che lo stesso difensore se ne rendesse conto. In quell'azine c'è tutto Lavezzi, la velocità, la tecnica, la furbizia. C'è l'essenza di un giocatore che in campo è praticamente immarcabile, quando gli si lascia la possibilità di prendere velocità. C'è anche il rovescio della medaglia, lo abbiamo detto. Sotto rete è poco freddo. Gli capita di fare gol straordinari quando non gli si lascia il tempo di pensare, quando deve solo agire di istinto. Il gol contro l'Udinese al San Paolo è un gol pazzesco, difficilissimo dal punto di vista tecnico, fatto per altro ad uno dei migliori portieri al mondo, Handanovic. Quando il gol è facile, quando il Pocho ha il tempo di pensare a ciò che deve fare, vengono fuori i suoi limiti. Prendiamo ad esempio un'altra gara contro il Villarreal, stavolta quella di Europa League al Madrigal, la gara che costò un'ingiusta eliminazione agli azzurri. In quella serata (mancava Cavani e la cosa si notò) in un paio di circostanze Lavezzi si trovò lanciato da solo verso la porta avversaria, ma si perse al momento della conclusione. Giustamente si dirà: se fosse anche freddo sotto porta avrebbe poco o nulla da invidiare a Messi, laddove la differenza c'è indubbiamente. Ma un

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vera e propria arma letale. In fin dei conti a Lavezzi riescono le giocate più difficili, sembra impossibile che sbagli quelle che sono più semplici. Ecco perché c’è da pensare che il limire sia essenzialmente psicologico. Chissà, forse bastarà sbloccarsi una volta e poi non si fermerà più.

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giocatore con la sua tecnica non esiste che poi si perda in un bicchiere d'acqua. Vediamo se darà frutti la nuova collaborazione con Lucarelli, che da qualche tempo ha questa parte gli sta dando ripetizioni private per diventare spietato sotto rete. Se dovesse riuscire questo miracolo il Napoli avrebbe a disposizione una

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Cap 7

Il pagellone del 2011

DE LAURENTIIS 9 Parlano i risultati sul campo di gioco (che sono quelli che a noi interessano) e sui libri contabili. Poco da dire. De Laurentiis ha fatto errori vari ancora oggi non sembra aver capito tutti i meccanismi del calcio. Ma parlano i risultati, quindi c'è poco da dire, per il momento ha ragione lui. Sin qui ha mantenuto tutte le premesse fatte ai tifosi (arriveremo ad essere competitivi in Europa) e a se stesso (massimo autofinaziamento). Quindi poco da dire. Certo, ha vissuto un’estate più da clown che da dirigente calcistico, ma il personaggio è questo. E dopo anni di Naldi e Corbelli, non possiamo certo lamentarci. DE SANCTIS 9 La perfezione nel calcio non esiste, ma Morgan l'ha sfiorata. Il più continuo di tutti, il più decisivo tra gli azzurri. Certo, i titoli dei giornali e i peana dei tifosi sono solitamente tutti per gli attaccanti. E nel caso specifico per i tre tenori. Ma se si va alla sostanza delle cose, se si considera che un gol evitato ha lo stesso valore di un gol fatto, si vede subito che De Sanctis ha fatto meglio di tutti gli altri azzurri. E non era facile. Se in campionato è stato grande, in Champions è stato addirittura strepitoso. Ed il rigore parato a Gomez è solo uno dei tanti "gol" fatti dal portiere azzurro. Con la paratona su Balotelli al San Paolo nei minuti finale come ciliegina su una torta straordinaria. CAVANI 9-

Giusto una virgola sotto De Sanctis. Un anno positivo per il Napoli, senza dubbio indimenticabile per lui, che oltre ad aver segnato in maniera impressionante, ha trovato anche il tempo di laurearsi campione del Sud America con il suo Uruguay. La paura era che dopo la stagione scorsa potesse spezzarsi l'incantesimo. Non è così. Perché tra mille difficoltà, tra cui vari infortuni seccanti, il Matador ha sin qui segnato, da settembre, già 9 reti in campionato e 4 in Champions, scusate se è poco. Cavani sta dimostrando sul campo che lo scorso anno non fu un'eccezione. Segna con regolarità nonostante tutto. Nonostante non abbia fatto un solo giorno di vacanza, prima per la Copa America, poi per un infortunio muscolare. Diciamo che le feste di fine anno per lui sono stati i primi giorni di riposo dopo un anno in apnea. MAZZARRI 8 Non di più. Ha fatto benissimo alcune cose, molto male altre. In ogni caso stiamo parlando di una valutazione altissima, da cui si evince che i titoli di merito sono di gran lunga superiori agli errori. E per errori ci riferiamo solo a quanto combinato sul terreno di gioco. Certi suoi atteggiamenti meriterebbero giudizi ben più negativi. Il voto alto è giustificato essenzialmente dai risultati raggiunti in Champions. Il Napoli era capitato nel girone della morte. Nessuno avrebbe scommesso un centesimo sul passaggio del turno, ed anche l'approdo all'Europa League sembrava poter

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essere una mezza chimera. I più, diciamocela tutta, dopo il sorteggio avevano previsto per gli azzurri più o meno il cammino fatto dal Villarreal. E' stato invece un trionfo. Grande merito all'allenatore, innanzitutto. In Italia è andata meno bene. E non solo nel secondo semestre. Anche lo scorso anno è stata gettata al vento la storica occasione di vincere lo scudetto. Quest'anno poi è stato un mezzo disastro. Lo è stato perché il Napoli proprio contro le squadre migliori ha dimostrato di essere forse il più forte. Ma certe scelte dell'allenatore lo hanno penalizzato. Il che non rende insufficiente la sua annata, ci mancherebbe, ma non la rende neanche esaltante. HAMSIK 8 E' il centrocampista che segna di più in serie A da cinque anni a questa parte. Ed anche in queste secondo semestre, pur non facendo sfaceli, ha segnato 5 gol in campionato, e due in Champions. In più è sistematicamente il giocatore del Napoli che recupera più palloni. A vederlo sembra uno che scompare dal gioco, salvo poi ripresentarsi al momento opportuno sotto rete. Quello che nessuno si aspetta è il lavoro oscuro. Talmente oscuro che nessuno sembra farci caso. Tranne Mazzarri, che non farebbe mai a meno di lui, e che è arrivato a dire che pur avendo sempre voti alti, è il più sottovalutato al momento delle pagelle dei giornali. Se vogliamo trovare un difetto a questo giocatore è che, forse per problemi organici, è quello che maggiormente soffre il doppio impegno settimanale.

LAVEZZI 8 Segnasse anche qualche gol in più sarebbe da pallone d'oro. Purtroppo ormai il Pocho lo conosciamo da tempo. E' così, prendere o lasciare, e noi lo prendiamo volentieri. Segna Pocho (scusate il vergognoso gioco di parole) ma fa segnare moltissimo. E spesso dà l'impressione di essere di essere l'unico in grado di scardinare le difese avversarie. Quando parte palla al piede semplicemente non si tiene. Ed ha sempre la straordinaria capacità di anticipare di un soffio gli avversari, mandandoli fuori tempo. Anche quando la palla sembra persa lui ha quello scatto di reni che frega l'altro. Il rigore preso contro il Villarreal al San Paolo è esemplificativo. MAGGIO 7,5 Si chiamasse Maggiao sarebbe già inseguito da tutte le migliori squadre del mondo. Si chiama Maggio, e pochi sembrano essersi accorti che ormai lui se non il migliore, è tra i migliore esterni destri del mondo. Ormai sa attaccare e difendere con la stessa capacità. Se in passato talvolta ha lasciato a desiderare nella fase di non possesso palla, adesso anche qui è migliorato tantissimo, tanto è vero che Prandelli (che per lui non stravedeva ai tempi della Fiorentina) ormai ne ha fatto un punto fermo della nazionale azzurra. In alcuni momento dà l'impressione di una forza fisica devastante. Contro il Bayern Monaco, una squadra fisica che più fisica non si può, è stato l'unico a mettere in difficoltà da questo punto di vista i suoi avversari. Non a caso che da una sua

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discesa è nato il gol del pareggio al San Paolo. Ma il gol di Cavani a Manchester è stata la sua perla stagionale. Una discesa palla al piede di 50 metri, tagliando in due la difesa avversaria. Più passa il tempo più ci rendiamo conto che questo ragazzo è come il vino: invecchiando diventa sempre più buono. CANNAVARO 7,5 Confessiamo il nostro peccato: fino a qualche tempo fa eravamo convinti che se questo ragazzo avesse avuto un altro cognome difficilmente sarebbe arrivato in A. Col 2011 abbiamo cambiato radicalmente idea: al punto che pensiamo che se non si chiamasse Cannavaro oggi sarebbe titolare inamovibile in nazionale. Dopo tutto se gioca Bonucci… Il 2011 di Paolo è stato un anno strabiliante. Probabilmente quello della piena maturità. I paragoni col fratello sono sempre imbarazzanti, sia ben chiaro. Ma ormai farli non è più impossibile. In fase difensiva è stato perfetto o quasi. Perfetto come può essere un difensore dei giorni nostri: ormai nelle scuole calcio non si insegna più la tecnica difensiva, ed i risultati sono evidenti. Si dice spesso che nel calcio di 20 anni fa uno come Paolo Cannavaro avrebbe faticato a trovare spazio in A. Domandiamoci invece dove sarebbe arrivato Paolo se avesse avuto i maestri che ha avuto il fratello… BIGON 7 Voto difficile, questo. Come direttore sportivo, diciamocelo francamente, non ha fatto nulla di straordinario. Cavani e Inler li ha presi direttamente

De Laurentiis. Tutte le operazioni secondarie portate a termine da "Riccardino" non sono state certo esaltanti. I vari Sosa, Yebda, Mascara, ma anche Santana, Fideleff hanno in larga parte deluso le attese. Bigon qualcosa di meglio l'ha fatto in uscita. Ma diciamo che come direttore sportivo è tra coloro che sono sospesi, diciamo non più di 5. Ma è stato splendido nel tenere i rapporti tra i due grandi litiganti, De Laurentiis e Mazzarri. E non deve essere stato semplice, visti i caratterini dei due. Il sette è la media aritmetica di un 5 come diesse, e di un 9 come diplomatico. CAMPAGNARO 7 Il 2011 sarà probabilmente da lui ricordato come quello della consacrazione. Si è guadagnato sul campo quella convocazione in nazionale argentina che avrebbe meritato da tempo. Anzi, poiché era eleggibile anche per l'Italia, forse anche Prandelli avrebbe fatto bene a chiamarlo. E' un giocatore di rendimento, solo a volte capace di prestazioni straordinarie, ma mai sotto la sufficienza. Nel secondo semestre ha avuto un inizio scoppiettante, mettendo a segno anche un paio di gol. Poi è calato un attimo. ARONICA 6,5 Quante volte vi è capitato di sentire dire, o proprio dire "Una squadra non sarà mai grande finché avrà Aronica in campo". Che non sia un fenomeno è fuori discussione. Però alla fine in un modo o nell'altro, in un ruolo o in un altro, lui è sempre in campo. Quest'anno sembrava destinato a

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non dover mai giocare. Il Napoli aveva preso Britos per il suo ruolo, poi c'era Fernandes in un modo o nell'altro da lanciare per cui di spazio per Sasà ce ne sarebbe dovuto essere poco o nulla. Tanto è vero che si è fatto anche il tentativo di cederlo, a luglio. Alla fine ha giocato sempre o quasi. Di questa squadra è un titolarissimo. E poiché Mazzarri non è masochista, c'è da credere che Aronica sia per o meno superiore agli altri. Lui ci ha messo sempre del suo. A volte fa irritare, per i suoi falli spesso inutili. A volte lo prenderesti a schiaffi, come contro il Manchester quando da un suo strafalcione in fase di rilancio venne fuori il gol che poteva costare carissimo. Non farà mai parte della squadra dei sogni di nessuno, però al tirar delle somme il suo rendimento è sufficiente, più che sufficiente. ZUNIGA 6,5 Nel suo piccolo Zuniga ha un primato: è stato il primo a scalfire quello che per Mazzarri era l'intoccabile clan dei titolarissimi. Capito che sulla fascia destra non c'era trippa per gatti ha fatto di necessità virtù, traslocando armi e bagagli sulla sinistra. E qui poco alla volta ha recuperato su Dossena. Oggi per quel ruolo non c'è nessun titolarissimo, ma due che partono alla pari, o quasi. Per Mazzarri Zuniga è una sorta di coltellino svizzero, buono per tutti gli usi: lo ha utilizzato esterno, sia a tre che a quattro, sia a destra che a sinistra. Lo ha utilizzato a centrocampo, e qualche volta perfino da trequartista. Alla fine ha anche segnato qualche gol. Uno fantastico al Genoa, uno di quei gol

che si definivano alla Del Piero. Altri due semplici semplici: il primo decisivo per la vittoria contro il Catania, una gara che si stava mettendo male, dopo il rigore sbagliato da Cavani. L'altro addirittura storico, il gol dell'1-1 all'Inter, quello della matematica Champions League. DOSSENA 6,5 Da titolarissimo che era, poco alla volta ha perso il posto: ormai nelle gare più importanti, quelle della Champions, il titolare è Zuniga. Forse anche perché più duttile tatticamente, più utile in certe partite, in cui non c'è solo da spingere, ma anche da coprire. Ma non c'è stato un calo di rendimento dell'ex Liverpool, quanto piuttosto una grande crescita del colombiano. Dossena il suo lo ha sempre fatto, suoi i cross più pericolosi. Suo l'assist per il definitivo 2-1 contro il City. Suo anche un gol di straordinaria importanza. Il Napoli era sotto 2-0 in casa contro la Lazio, quando proprio Dossena con un gol riaprì la partita, dando il via alla mezz'ora più emozionante del 2011, ed in fin dei conti aprendo la strada per una vittoria che è stata decisiva per il terzo posto. GARGANO 6,5 Dobbiamo distinguere tra il Gargano del primo semestre, largamente sotto la sufficienza, e quello che da settembre in poi ha messo insieme una serie impressionante di grandi partite. Da 4,5 la prima metà dell'anno. Almeno da 8 la seconda. Diciamo la verità: è il giocatore che più di tutti si è avvantaggiato dell'arrivo di Inler, che lo ha liberato da incombenze di regia.

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Gargano lo conosciamo bene: se deve pensare è una frana, ma se deve correre, ringhiere e mordere le caviglie non ha rivali al mondo. Gli è bastata la partita di Manchester per mettere in chiaro le cose. In estate doveva andare via, ora è uno dei titolarissimi in una squadra che giocherà gli ottavi di Champions. INLER 6,5 Mezzo voto in più, forse anche qualcosa in più rispetto a quanto fatto vedere sin qui con la maglia del Napoli, per il gol del Madrigal. Un gol che da solo vale per la società il prezzo dell'investimento fatto in estate. Ma è innegabile che sin qui lo svizzero non sia mai stato all'altezza della sua fama. Non che abbia giocato male, non sempre almeno. Spesso ha fatto anche discrete partite. Sta di fatto che sin qui non ha mai fatto quello per cui era stato preso in estate, con grande rimpianto di non aver fatto l'operazione a gennaio. Lui avrebbe dovuto mettersi la squadra sulle spalle, dirigere l'orchestra, dettare i tempi, ripulire i palloni che arrivano dalla difesa, dando qualità alle giocate del Napoli. Tutte cose che Inler sa fare, e che talvolta ha fatto anche in azzurro. Non è in discussione la qualità delle sue giocate, quanto la continuità di esse. Chiaro che anche per lui c'è da considerare che è entrato in un meccanismo nuovo, ha bisogno di tempo per inserirsi. Insomma, qualche alibi ce l'ha. Non di meno ci si aspettava qualcosa in più. PANDEV 6,5 Era solo questione di tempo. E' ancora giovane, non può essere già un

calciatore finito. Fatto sta che nelle prime uscite è stato imbarazzante, poi poco alla volta è cresciuta la condizione, ed ecco che è tornato il vero Pandev, quello del Triplete con l'Inter. Fiore all'occhiello di questa prima parte di stagione la doppietta alla Juventus. Ma anche il gol al Genoa è stato un piccolo capolavoro. La sensazione è che il Napoli ha trovato un nuovo grande giocatore. Vediamo se avrà la continuità. PAZIENZA 6,5 Di lui si dice sempre: non è un fuoriclasse, ma è di quelli che non ti lascia mai a piedi. Tradotto: non farà mai partite da otto, ma sarà una spanna al di sopra della sufficienza. Il 6,5 sembra un voto fatto su misura per lui. Resta un mistero il divorzio di fine anno. Forse il procuratore aveva alzato troppo le pretese, fatto sta che visto quello che ha reso sin qui Donadel, Pazienza sarebbe stato molto più che utile al Napoli. E visto quanto "non" ha giocato alla Juve, per Michele sarebbe stato molto meglio restare in azzurro. Non sarebbe stato più titolarissimo. Ma avrebbe giocato quasi sempre. DZEMAILI 6 Come Inler, più di Inler. Lo svizzero è un buonissimo calciatore, lo ha dimostrato al Torino e al Parma. Era lecito attendersi qualcosa in più, anche se pure lui nelle ultime gare ha dato qualche segnale di ripresa. In questo caso ci sentiamo di dire che il problema è tattico. Era stato preso per fare coppia con Inler, ma per il gioco che ha in mente Mazzarri due così insieme non possono giocare mai: più faci-

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le che metta in campo due corridori che due facitori di gioco. Così Dzemaili si è ritrovato quasi immediatamente fuori dalla squadra titolare. Ma ad esempio a Manchester ha fatto un grandissimo spezzone di partita al posto di Lavezzi. Insomma spazio per lui ce ne può essere anche in un ruolo diverso da quello che era stato pensato per lui. GRAVA 6 Voto più di simpatia che altro. In fin dei conti Gianluca non ha quasi mai giocato in questo anno solare. L'averlo rivisto in campo, debuttare in Champions al Madrigal nella notte del trionfo (parziale) è stata una grande soddisfazione per tutti. Grava è l'ultimo sopravvissuto tra i ragazzi della C. YEBDA 6 La sensazione è che il franco- algerino avrebbe potuto dare molto di più. Sotto sotto c'è anche il rimpianto per un giocatore che poteva essere riscattato per una cifra tutto sommata abbastanza irrisoria. Alla fine lo scorso campionato ha anche giocato abbastanza: nel momento di crisi di Gargano è stato Yebda il titolare. Ma probabilmente era troppo lento per il modello di centrocampista che ha in mente Mazzarri. Non era un regista, e non era un podista. Un buon giocatore, forte fisicamente, ma non di quelli che piacciono al mister degli azzurri. MASCARA 5,5 Lo vogliamo dire brutalmente: un giocatore ne' carne ne' pesce. Non un cattivo giocatore, ma non un giocatore da grande squadra. E dire che le

poche volte che ha giocato ha anche segnato abbastanza. Ma nell'insieme non ha mai dato l'impressione di essere un giocatore da Napoli, neanche una valida alternativa per gli attaccanti azzurri. Un conto è Catania, un conto è giocare in una squadra da Champions. CRIBARI 5,5 Ha giocato poco, era di passaggio in azzurro, e non ha lasciato tracce. Qualche errore di troppo inizialmente, ma anche qualche prestazione positiva. Ci sta che non venisse confermato dopo l'arrivo di Britos e Fernades, certo quest'anno alla fine sarebbe stato lo stesso utile: di certo non è peggiore di Fideleff. SOSA 5 Classico giocatore sudamericano di 30 anni fa. Dal tocco delizioso, e dall'incedere lentissimo. In gioventù si parlava di lui come un fenomeno. Ma un conto è giocare in Argentina, altro in Europa. Ha fallito prima in Germania, poi a Napoli, dove pure tutti gli argentini si sentono come a casa loro. E' stato giusto non confermarlo, anche se continua ad essere convocato per la sua nazionale. FIDELEFF 5 Fisico da mazziere fascista degli anni di piombo, piede da metalmeccanico. Francamente riesce difficile capire in base a quali referenze sia potuto arrivare al Napoli. Disastroso a Verona contro il Chievo, se possibile è andato peggio in casa contro la Fiorentina. Dopo il campo lo ha visto molto raramente. Il voto è largamente generoso.

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Cap 8

L’alfabeto del 2011

A come AUTOSTOP In un'estate che dal punto di vista del ridicolo non si è fatta mancare nulla, una delle scene cult è senza dubbio quella di De Laurentiis che fugge dal salone dove si stava sorteggiando il calendario, e per seminare i giornalisti ferma un ragazzo in motorino e scappa via, rigorosamente senza casco, con lui. **** B come BUCCHI Ha risolto il contratto con il Napoli ed ha appeso le scarpette al chiodo. Con lui finiscono gli effetti della più disastrosa campagna acquisti mai fatta da una società di calcio. Nell'estate del 2006 Marino portò a Napoli, tutti insieme, Bucchi, De Zerbi e Dalla Bona, strapagandoli per il loro valore effettivo, e elargendo un contratto folle per la B, per di più praticamente a tempo indeterminato. Finalmente si è voltato pagina. **** C come CHAMPIONS La seconda ed ultima apparizione degli azzurri risale al 1990. Il Napoli uscì di scena a Mosca, ai rigori. La partita ricordata per le bizze di Maradona che non volle partire con la squadra, salvo poi arrivare da solo in Russia, nel cuore della notte. Quella sera, lo diciamo col senno del poi, è iniziato il periodo più cupo della storia azzurra. Mercoledì 14, poco meno di 21 anni dopo, si volta pagina. A Vila Real, il 7 novembre è iniziata un'altra epoca che tutti ci auguriamno possa essere luminosa, semmai con una coda più tranquilla del dopo partita del Madrigal, che di certo non è stato il massimo della vita.

**** D come DE MAGISTRIS Sindaco, di sinistra ed interista, di Napoli, contro il quale apertamente De Laurentiis si schierò in campagna elettorale, oggi è il migliore amico del presidente azzurro e del cardinale Sepe. Speriamo che insieme possano davvero fare qualcosa di utile alla città, ed alla squadra della città. **** E come EURO E’ il motore del mondo. Per il patron azzurro la stella cometa che guida il suo cammino. Per adesso è riuscito, caso unico in Italia (l'Udinese non fa testo perché il contesto è diverso) a coniugare i risultati sportivi con i bilanci positivi. Più che Aurelio potremmo chiamarlo Eurelio. **** F come FIFA In un anno in cui De Laurentiis non si è fatto mancare nulla, non poteva mancare un attacco diretto alla Fifa (ed anche alla Uefa) rea di sfruttare i giocatori che lui paga per le nazionali. **** G come GUARDIOLA Mazzarri ha "confessato" che il tecnico del Barcellona studia i movimenti della difesa del Napoli. Non a caso pare che il tecnico del Barcellona si sia convertito alla difesa a tre. Per il resto non ci sono molti punti in comune tra i due. Mazzarri continua a schierare i tre difensori puri anche quando ha di fronte squadre con una sola punta. Guardiola spesso non

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schiera nessun difensore di ruolo, anche contro squadre che mettono in campo il tridente. Del resto per il Barcellona la difesa è un optional. **** H come HAMSIK Il Milan lo voleva disperatamente, anche se non ha mai osato pronunciare il suo nome. Galliani aveva scatenato Raiola sulle piste di De Laurentiis, ma il voluminoso procuratore campano-olandese è stato respinto con perdite. La stampa del nord (e qualche giornalista napoletano) è rimasta sconvolto dall'esito. **** I come INSIGNE Forse, diciamo senza forse, il miglior prodotto del settore giovanile del Napoli. Lo citiamo a mo' di esempio per tutto il vivaio. Il presidente azzurro sogna una scugnizzeria modello cantera del Barcellona. Ma perché poi andare a prendere Chavez nella serie B argentina, per poi mandare il frattese Insigne a Pescara? Possibile che dopo 7 anni il vivaio azzurro (non siamo ancora alla scugnizzeria, ma sette anni sono tanti) non sia stato in grado di produrre un difensore più forte di Fideleff? **** L come LUCARELLI Dopo un anno in infermeria il Napoli gli ha rinnovato il contratto. Per Mazzarri è migliore di Trezeguet, ed utilissimo alla causa azzurra in certe partite. Dobbiamo presumere in certe partite facili, per la Champions non è stato neanche inserito nella lista degli iscritti. E dopo l’arrivo di Vargas abbiamo come il sospetto che anche a gennaio il buon Cristiano resterà fuori dall’elenco consegnato agli uomini

di Platini. **** M come MESSI Aurelio dixit: “Un cretino. Uno come lui non può accettare di andare a fare brutte figure in una nazionale scalcinata come quella argentina”. A Barcellona non hanno gradito molto, e fu necessaria una telefonata pacificatoria. A Buenos Aires staranno ancora facendo i salti di gioia… **** N come NAPOLETANI Il progetto era quello di fare una squadra con tutti napoletani. Sette anni fa lo si disse chiaramente. Era un bugia, anche perché coi fatti si è sempre visto che non era così. Oggi finalmente la verità: il presidente azzurro di napoletani non ne vuole proprio, per principio. Basta dirlo. **** O come ORO DI NAPOLI A livello di merchandising la società azzurra è seconda a pochi. Ha una settantina di sponsor con licenza del Napoli. Dalla Macron alla Farmacia Maddaloni, passando per pantofole e cartoni per le pizze da asporto. Nella capitale del pezzotto, dove si rischia di comprare anche farmaci contraffatti, i tifosi sui gadget azzurri non transigono: li pretendono rigorosamente doc. **** P come PORTIERI C'è stata una vera e propria rivoluzione nel settore. E' restato il solo De Sanctis. Via Iezzo, che a Napoli era arrivato in serie C, lasciando la A di Cagliari. Via Gianello, l'ultimo dei reduci di Paestum, l'unico della rosa dello scorso anno che … si era allenato con il mitico pallone di

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Montesanto. Scelte logiche della società: ma forse Iezzo merita qualcosa in più della proposta di mille euro al mese per allenare i portieri del settore giovanile. ****

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Q come QUINTO POSTO E’ l'obiettivo (falso) dichiarato da De Laurentiis per questa stagione. Nessun allarme, lo scorso anno l'obiettivo era arrivare tra le prime dieci. **** R come RAIOLA Uno come lui che ha portato Moratti sull'orlo di una crisi di nervi, avrà pensato di potersi cucinare, mangiare e digerire De Laurentiis in un batter di ciglia. La risposta del patron azzurro, invitato a vendere Hamsik, gli deve essere risultata così indigesta che da quel momento il procuratore più odiato dai tifosi è sparito dalla circolazione: qualcuno pensa si stia curando l'ulcera causata da quello che gli appariva un boccone facile facile. **** S come SCUGNIZZERIA Neologismo coniato per indicare un qualcosa che al momento non c'è, il settore giovanile azzurro. De Laurentiis è stato affascinato dalla Cantera del Barcellona, ed ha deciso che quella del Napoli si chiamerà appunto scugnizzeria. Per ora il dato è che il Napoli nell'era De Laurentiis è sempre stata la società che ha speso meno per il proprio vivaio. **** T come TIFOSI Quelli del Napoli sono unici al mondo. Basti pensare che in diecimila sono volati a Barcellona per seguire gli azzurri in

una partita amichevole, per tacere dei 30mila al San Paolo per un allenamento a porte aperte, ed i 60mila che hanno assistito all'amichevole contro il Palermo. Nel 2011 il cassiere del San Paolo tra una cosa e l'altra ha contato oltre 30 milioni di incasso. **** U come USSI Per chi non lo sapesse USSI è l'acronimo di Unione Stampa Sportiva Italiana. I rapporti con i cronisti non sono mai stati fantastici. Il Napoli detiene il record del mondo in materia di silenzio stampa. Quest'anno si è alzato il livello. Si è passati alle offese dirette ai giornalisti, al negare gli accrediti agli inviati rei di scrivere cose non piacevoli, fino all'esilarante divieto ai fotografi di assistere agli allenamenti. **** V come VINCERE Dopo sette anni di programmazione sarebbe l'ora di iniziare a mettere qualcosa sotto i denti. L'ultima Coppa alzata da un capitano azzurra è … il Trofeo Moretti. Va bene la programmazione, va bene la crescita progressiva. Ma adesso c'è da iniziare a riempire la bacheca. **** Z come ZARATHUŠTRA Profeta e mistico iraniano, per la tradizione mazdeista riveste un ruolo centrale nella salvezza dell'umanità, è stato lui a pronunciare per primo l'inno dell'Ahuna Vairya che fece fuggire i demòni dalla terra dove prima si aggiravano liberamente. Cambiate un po' i nomi e le circostanze, ed ecco il ruolo che De Laurentiis si è dato nel mondo del calcio.

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Cap 9

Dal Madrigal al Madrigal

Subito dopo la vittoria del Napoli al Madrigal Mazzarri ha presentato le dimissioni da allenatore del Napoli. Che fosse un atto premeditato da tempo, e non piuttosto una risposta emotiva dopo una partita che per lui deve essere stata stressante come nessuna altra gara da quando è allenatore di calcio, non lo sappiamo. Sta di fatto che si era dimesso. Al di là di ogni smentita di rito, per altro neanche decisissima, visto che non si entra nel merito della cosa, ma si stigmatizza la tempistica, le cose sono andate così. Può essere stato lo sfogo del momento, o qualcosa altro non lo sappiamo. Ma sul dato delle dimissioni presentate, e poi ritirate su consiglio di Bigon e Fassone non abbiamo alcun dubbio. La società fa bene a smentire una notizia che non è gradita: chi fa il giornalista non ha questo compito. Se ha una notizia la dà, appena ne è in possesso: senza curarsi dell'ultimo risultato della squadra. Facciamo un passo indietro, e torniamo alla gara del Madrigal. Una gara che per il Napoli oltre ad essere terribilmente importante si era fatta strada facendo sempre più complicata, con gli spagnoli che oltre all'impegno dovuto, ci stavano mettendo forse qualcosa in più sotto forma di agonismo spinto. Mazzarri ha vissuto una serata sull'orlo di una crisi di nervi, litigando tutto il tempo con il quarto uomo, fino allo scatto contro un giocatore del Villarreal che gli costò l'espulsione. Ci sta che in simili condizioni a fine gara possa avere avuto un crollo emotivo. Altro particolare non secondario: dopo la partita il tecnico del Napoli non si presentò in sala stampa per la conferenza stampa della Uefa. Al suo posto il diesse

Bigon, che disse che il tecnico non avrebbe parlato in seguito ad un calo di pressione. Non sono illazioni, ma fatti. Però è strano che un allenatore che ha appena contribuito ad una impresa di portata quasi storica non si presenti in conferenza stampa. Un calo di pressione non è un accidente tale da impedirti, dopo pochi minuti, dopo esserti ripreso, di parlare con la stampa. Diverso è il caso di un allenatore in preda, più o meno, ad una crisi nervosa: in questo caso potrebbe essere stato "consigliato" a non parlare. Per altro, guarda caso, il giorno dopo non c'è allenamento. A memoria di cronista non è mai successo che una squadra che deve scendere in campo regolarmente la domenica per una partita di campionato non si alleni di giovedì. In genere si fa un defatigante per chi ha giocato, mentre allenamento normale per il resto della rosa: il giorno dopo la partita con il Villarreal il Napoli non si è allenato… Facciamo chiarezza anche su un altro equivoco: i rapporti tra De Laurentiis e Mazzarri sono tutt'altro che ottimali. Il tecnico voleva andare via in estate, è stato trattenuto quasi con la forza. Aveva annunciato mesi prima una conferenza stampa per chiarire tante cose: siamo ancora in attesa. Ad oggi sembra completamente fuori da quelli che sono i piani della società: lo stesso Mazzarri ha candidamente ammesso che non conosce Vargas, il giocatore sul quale la società è pronta ad investire tanti milioni di euro, e francamente non è normale una cosa del genere. Nell'ambiente in tanti sono pronti a scommettere che il prossimo anno non sarà Mazzarri ad allenare gli azzurri. E non dovrebbe essere il solo a lasciare il

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Napoli. Anche Bigon e Fassone sono dati in partenza. Non a caso del mercato del Napoli in Sud America si sta interessando Miceli, e non Bigon. Tutto è cominciato al Madrigal, il 24 febbraio. Quella sera il Napoli, immeritatamente ad essere sinceri, perse contro Rossi e compagni ed in virtù di quella sconfitta fu eliminato dall'Europa League. De Laurentiis ci rimase malissimo, e accusò il tecnico di aver snobbato la partita: sotto accusa soprattutto la decisione di lasciare fuori Cavani. E' stato quello, a giudizio della maggioranza degli osservatori il momento in cui si è rotto qualcosa tra il tecnico livornese ed il presidente azzurro. Da quel giorno i rapporti non sono più stati gli stessi. Mazzarri ha il suo carattere, non c'è dubbio. Dovunque è stato ha fatto benissimo come allenatore, ma dopo un poco ha dovuto cambiare aria, spesso lasciando perplessi i suoi dirigenti. E' stato così a Livorno, a Reggio Calabria, alla Sampdoria. Non è un mistero che Mazzarri la scorsa primavera aveva deciso di lasciare Napoli. Lo diceva chiaramente: pur avendo un contratto per altri due anni diceva che avrebbe deciso a fine stagione. A ben rifletterci è ben strano che in costanza di un contratto ancora lungo un allenatore possa dire cose del genere. Dando per scontato per altro che la controparte, ossia De Laurentiis, avrebbe accettato senza fiatare la sua decisione: il che, conoscendo il presidente del Napoli, era parso strano. Perché il numero uno azzurro ha sempre detto che per lui, nel calcio come nel cinema, i contratti sono sacri: e ci prova a venir meno lui lo porta in tribunale, fino a prendergli la casa. Dietro alla volontà di Mazzarri, si disse, c'è la Juve. Probabile, ma non sicuro. In

fin dei conti la Juve ben prima che finisse la querelle tra Mazzarri ed il Napoli scelse Antonio Conte. Il campionato era appena finito, si sarebbe potuto tranquillamente aspettare ancora qualche giorno, bloccare Conte, ma tenere aperta la porta a Mazzarri. Non fu così. Sicuramente la società bianconera chiamò Mazzarri, provò a capre le sue intenzioni. Ma non ci dovette essere nulla di definitivo. Però Mazzarri insisteva per andare via. Al di là del rapporto che si era incrinato con il presidente, probabilmente aveva paura di non riuscire a ripetere quei risultati ottenuti. In passato aveva sempre fatto così, ovunque era stato. A Livorno come a Reggio Calabria e a Genova con la Sampdoria. Mazzarri aveva paura per un motivo preciso: dopo aver ottenuto sul campo il terzo posto, sapeva benissimo che la gente avrebbe preso come fallimentare qualsiasi stagione con un risultato inferiore. E rifletteva, a voce alta, altissima: "La vera differenza la fa il monte ingaggi. Finché il Napoli ne avrà uno che è un terzo di quello delle rivai, non potrà mai vincere nulla". E si sa che De Laurentiis da questo punto di vista non ci sente. Come non ha nessuna intenzione di prendere un campione affermato, che costa molto di cartellino e moltissimo di ingaggio. Da questo punto di vista il Napoli è come una provinciale di lusso, prende solo belle speranze, giocatori di prospettiva, ma con un futuro tutto da costruire. Quello che distingue gli azzurri dall'Udinese, per far il nome della migliore provinciale del lotto, è che il Napoli non si priva facilmente dei suoi campioni. De Laurentiis è ambizioso, se trova un fuoriclasse non lo cede a meno di una offerta indecente. Lui Sanchez per 40 milioni non lo avrebbe mai ceduto, per caprici.

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Ma a Mazzarri questo ormai poteva anche non stare più bene. Perché si sa che per vincere un campionato serve una squadra forte, con giocatori esperti: con la politica di De Laurentiis si fanno belle figure, si tiene un bilancio sempre in attivo: ma poi a fine anno al massimo si arriva a sfiorare l'impresa. Questo almeno è quello che noi immaginiamo sia passato nella mente del tecnico del Napoli. Perché la conferenza stampa di fine anno (anno calcistico,e non solare) anticipa sin da marzo per chiarire tutto non c'è mai stato. Come non c'è mai stato nessun incontro chiarificato con il presidente che semplicemente, almeno ufficialmente, si è rifiutato di sciogliere il contratto, obbligando Mazzarri a restare in azzurro. Contando sul fatto che al di là dei pessimi rapporti personali il tecnico in ogni caso avrebbe fatto (come ha oggettivamente fatto, non c'è dubbio) il suo dovere. Dal Madrigal al Madrigal, dal giorno della prima rottura, al giorno che avrebbe potuto essere quello del definitivo distacco. Andare via dopo aver condotto il Napoli indenne attraverso il girone della morte sarebbe stata un'uscita di scena fantastica per Mazzarri, non di certo però la soluzione ideale dei problemi del Napoli. Gli hanno fatto cambiare idea subito, per adesso, almeno. Il seguito alle prossime puntate. Un po' quello che accadde con Reja. Anche il tecnico friulano ebbe alla fine un rapporto conflittuale con il presidente. Si racconta che più di una volta avesse presentato le dimissioni, sempre poi rientrate grazie ai buoni uffici di Marino. Vedremo se con Mazzarri sarà lo stesso. Un capitolo a parte merita la storia delle dimissioni di Mazzarri, una storia singolare, sotto molti punti di vista imbaraz-

zante. Forse è la prima volta che capita che a far rumore più di una notizia data è stato il modo in cui essa è stata smentita. E' giusto farne un resoconto (questo è a prova di smentita: essendo chi scrive il protagonista principale della vicenda, i dati sono sicuri). Il tutto nasce la sera di lunedì 21 dicembre. Ero venuto a conoscenza delle dimissioni prima presentate e poi ritirate di Mazzarri. Dopo qualche verifica, rendo pubblica la notizia: capita che mentre sto scrivendo per il mio giornale, mi chiama Radio Club 91. Si discute di Mazzarri, di qualche suo errore (il giorno prima il Napoli aveva perso con la Roma in casa). In questo contesto parlo della situazione antipatica che si è creata visti i rapporti non proprio idilliaci tra allenatore e Mazzarri. Dico che in questa modo si rischia di rovinare: l'importante è la chiarezza, perché ci sta che dopo tre campionati si possa cambiare allenatore, ma poiché non è possibile farlo adesso perché il Napoli si sta giocando grandi traguardi, si deve chiarire il futuro. A questo punto do la notizia: "Mazzarri sta attraversando un momento difficile dal punto di vista emotivo. Al punto che dopo la partita con il Villarreal ha avuto negli spogliatoi un crollo emotivo e si è dimesso, dimissioni ovviamente subito rientrate". Assolutamente nulla di scandalistico. Faccio una aggiunta: faccio il giornalista, seppure tifoso del Napoli non lavoro per il Napoli, ma per chi ha la bontà di pagarmi. Se non ho detto nulla in più è perché non sapevo nulla di più di come sono andate le cose. Naturalmente metto anche in conto che il giorno dopo ci sarà la smentita del Napoli, con tutto quel che ne consegue. Ma è fisiologica una cosa del genere. Accade un fatto strano. La smentita non

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arriva dal Napoli ma da altri colleghi, e non il giorno dopo, ma dopo pochissimi minuti, nel corso di un trasmissione televisiva. Il che a rifletterci bene è anomalo. E' chiaro che i colleghi non sanno nulla del fatto: in gergo giornalistico si chiama buco, di prendono e si danno, non c'è problema. L'avessero saputo l'avrebbero detto prima, è il loro lavoro: mica sono pagati dal Napoli. Ma se è possibile in linea teorica che sappiano e abbiamo preferito non dire nulla, è assolutamente certo che non possono sapere che la cosa non è accaduta. Non erano nello spogliatoi del Madrigal, e se la cosa non fosse accaduta nessuno avrebbe detto nulla. Non c'è nessun giocatore/dirigente del Napoli che confida: "Anche stasera Mazzarri non si è dimesso". E questa è la prima colossale anomalia. Non l'unica. Perché c'è di peggio. Chi ha smentito la notizia si è sentito in dovere di smentire anche un qualcosa che non avevo mai detto: che le dimissioni erano

arrivate dopo un litigio tra Mazzarri e De Laurentiis che non aveva preso bene l'espulsione del tecnico. Per smentire la notizia hanno dato un particolare in più: e la cosa, lo ammetterete, è davvero singolare. Come singolare è stata la precisazione di Fassone (ma essendo Fassone un dirigente del Napoli ha il diritto, anzi il dovere di negare, e se cade in errore, di provare a mettere una pezza a colore). Dopo la partita col Genoa (anche in questo caso il tecnico azzurro aveva eluso la sala stampa a fine gara) a precisa domanda di un giornalista Rai ha replicato. "Mazzarri non è venuto a parlare coi giornalisti perché doveva partire per la Toscana. Stavolta non c'era altro motivo". Se ne deduce che l'altra volta che il tecnico non è andato in sala stampa, al Madrigal, un motivo c'era. Certo, poi ha ribadito che non si era dimesso, ma la frittata era stata fatta.

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Cap 10 - Tutto il 2011 partita per partita 6 gennaio

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INTER-NAPOLI 3-1 INTER: Castellazzi, Maicon, Lucio, Cordoba, Chivu, Zanetti, Cambiasso, Thiago Motta (41' st Muntari), Stankovic (34' st Mariga), Pandev (38' st Biabiany), Milito. A disp. Orlandoni, Materazzi, Santon, Ranocchia. All. Leonardo NAPOLI: De Sanctis, Campagnaro, Cannavaro, Aronica, Maggio, Gargano (13' st Yebda), Pazienza (31' st Sosa), Dossena (21' st Zuniga), Hamsik, Lavezzi, Cavani. A disp. Iezzo, Grava, Santacroce, Dumitru. All. Mazzarri ARBITRO: Rocchi di Firenze MARCATORI: 3' pt Thiago Motta (I), 25' pt Pazienza (N), 37' pt Cambiasso (I), 10' st Thiago Motta (I) NOTE: ammoniti Chivu, Aronica, Zanetti, Campagnaro, Maicon MILANO - Partita che apre l'anno 2011, con il nuovo corso targato Leonardo. I nerazzurri reduci dal Triplete , vanno subito in gol con T.Motta. Il Napoli risponde subito dopo con Pazienza e mantiene bene il campo per quasi tutto il primo tempo, ma la superiorità in questo match dell'Inter viene fuori alla distanza.

**** 9 gennaio NAPOLI- JUVENTUS 3-0 NAPOLI: De Sanctis, Grava, Cannavaro, Campagnaro, Maggio, Gargano, Pazienza, Dossena (23' st Aronica), Hamsik (33' st Yebda), Lavezzi, Cavani (40' st Sosa). A disp. Iezzo, Cribari, Zuniga, Dumitru. All. Mazzarri JUVENTUS: Storari, Grygera, Bonucci,

Chiellini, Traorè (1' st Grosso), Krasic, Marchisio, Aquilani, Pepe (21' st Motta), Amauri (7' st Del Piero), Toni. A disp. Manninger, Legrottaglie, Giannetti, Giandomenico. All. Del Neri ARBITRO: Morganti di Ascoli MARCATORE: 20' pt Cavani, 27' pt Cavani, 9' st Cavani NOTE: ammoniti Traorè, Dossena, Hamsik, Maggio, Pepe. NAPOLI- Gara perfetta degli azzurri nel match dell'anno per i tifosi. Juve in caduta libera dopo un buon inizio di torneo, e schiantata da una grande Matador che porta a casa il pallone dopo la tripletta, 3 gol di testa. Assente il grande ex Quagliarella, che alla vigilia si infortuna gravemente. Apoteosi al S.Paolo.

**** 15 gennaio NAPOLI- FIORENTINA 0-0 NAPOLI: De Sanctis, Grava (27' pt Aronica), Cannavaro, Campagnaro, Maggio, Gargano, Pazienza (41' st Dumitru), Dossena, Sosa (10' st Yebda), Lavezzi, Cavani. A disp. Iezzo, Cribari, Zuniga, Vitale. All. Mazzarri FIORENTINA: Boruc, De Silvestri, Gamberini, Kroldrup, Pasqual, Donadel, D'Agostino, Montolivo (23' st Marchionni), Santana, Ljajic (39' st Bolatti), Gilardino (33' st Babacar). A disp. Seculin, Comotto, Camporese, Zanetti. All. Mihajlovic ARBITRO: Banti di Livorno NOTE: ammonito Campagnaro NAPOLI - Stavolta molte ombre al S.Paolo. I viola, ben messi in campo danno filo da torcere agli azzurri, che privi di Hamsik, squalificato, non riescono ad essere incisivi.

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Solo un azione di Dumitru fa gridare al gol. Donadel e Santana, ora in azzurro, mettono i brividi con due quasi-gol. Punto guadagnato...

st Sosa), Pazienza, Zuniga, Hamsik (18' st Yebda), Lavezzi (45' st Dumitru), Cavani. A disp. Iezzo, Santacroce, Cribari, Dossena. All. Mazzarri

****

ARBITRO: Mazzoleni di Bergamo

18 gennaio (Coppa Italia)

MARCATORE: 39' pt Lavezzi, 42' st Cavani

NAPOLI-BOLOGNA 2-1

NOTE: ammoniti Raggi, Campagnaro. Espulso al 22' st Parisi (B) per doppia ammonizione.

NAPOLI: Iezzo, Santacroce, Cribari, Aronica, Zuniga, Blasi, Yebda, Vitale (25' st Maggio), Hamsik, Sosa (21' st Cavani), Lavezzi (36' st Lucarelli). A disp. Gianello, Cannavaro, Campagnaro, Gargano. All. Mazzarri BOLOGNA: Lupatelli, Portanova, Esposito, Cherubin, Buscè, Radovanovic (38' st Mutarelli), Krhin, Casarini, Cruz, Gimenez (27' st Gavilan), Meggiorini (21' st Pisanu). A disp. Lombardi, Rubin, Ekdal, Ramirez. All. Malesani

BARI- Vittoria esterna e meritata, marchio di fabbrica degli uomini di Mazzarri specialisti fuori casa. Pugliesi con un piede e mezzo in cadetteria , non pussono nulla contro il Lavezzi-show. Gol di tacco stupendo. Gargano, prova incolore per lui, sostituito manda a quel paese Mazzarri che lo zittisce subito.

**** 26 gennaio (Coppa Italia)

ARBITRO: Romeo di Verona

NAPOLI-INTER 4-5 d.c. r.

MARCATORE: 9' pt Yebda (N), 24' pt Lavezzi (N), 12' st Meggiorini rig. (B)

NAPOLI: De Sanctis, Campagnaro, Cannavaro, Aronica, Maggio, Gargano, Pazienza (7' sts Yebda), Dossena (25' st Zuniga), Hamsik, Lavezzi, Cavani. A disp. Gianello, Santacroce, Cribari, Sosa, Lucarelli. All. Mazzarri

NOTE: ammoniti Lavezzi, Esposito, Cribari, Mutarelli NAPOLI- Ottavi di Coppa Italia e squadre imbottite di riserve. Primo gol di Yebda con la maglia del Napoli e raddoppio di Lavezzi, un gol da fuoriclasse assoluto. Bologna che prova a reagire, ma nulla può contro gli azzurri. Prima da titolare per Gennaro Iezzo in questa stagione, un atto dovuto per una bandiera.

INTER: Castellazzi, Maicon, Cordoba (37' st Lucio), Ranocchia, Chivu, Zanetti, Cambiasso, Thiago Motta, Stankovic (18' st Mariga), Pandev, Eto'o. A disp. Orlandoni, Materazzi, Santon, Obi, Coutinho. All. Leonardo

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ARBITRO: Valeri di Roma

23 gennaio

NOTE: ammoniti Cannavaro, Thiago Motta, Cavani, Lucio. Rigori: Cavani goal, Eto'o goal, Hamsik goal, Cambiasso goal, Lavezzi fuori, Pandev goal, Zuniga goal, Thiago Motta goal, Yebda goal, Chivu goal.

BARI-NAPOLI 0-2 BARI: Gillet, Raggi, Belmonte, Glik, Parisi, A.Masiello, Pulzetti (1' st Almiron), Gazzi, Alvarez, Rudolf (33' st Rivas), Kutuzov (1' st Okaka). A disp. Padelli, Crimi, Rossi, Castillo. All. Ventura NAPOLI: De Sanctis, Campagnaro, Cannavaro, Aronica, Maggio, Gargano (37'

NAPOLI- Quarti di finale di Coppa Italia. Un Napoli padrine del campo, mette sotto l'Inter di Leonardo. Valeri nega un rigore agli azzurri, annulla un gol e non espelle Cordoba. Ai rigori l'esperienza dei nerazzurri si rivela l'arma in più. Sbaglia Lavezzi il

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rigore decisivo. Cucchiaio di Yebda dagli 11 metri.

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ARBITRO: Orsato di Schio

30 gennaio

MARCATORE: 20' pt Moscardelli, 5' st Sardo

NAPOLI- SAMDORIA 4-0

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st Dumitru), Zuniga (1' st Lucarelli), Cavani. A disp. Iezzo, Santacroce, Cribari, Blasi. All. Mazzarri

NAPOLI: De Sanctis, Santacroce, Cannavaro, Campagnaro (24' st Cribari), Zuniga, Gargano, Yebda, Dossena, Hamsik (13' st Sosa), Lavezzi, Cavani (18' st Lucarelli). A disp. Iezzo, Aronica, Maggio, Pazienza. All. Mazzarri SAMPDORIA: Curci, Zauri (5' st Dessena), Volta, Accardi, Ziegler, Mannini, Tissone (24' st Poli), Palombo, Guberti, Maccarone, Macheda (11' st Biabiany). A disp. Da Costa, Koman, Laczko, Krsticic. All. Di Carlo

NOTE: ammoniti Rigoni, Sardo, Pazienza, Cavani, Cannavaro VERONA - Ancora la bestia nera sul cammino del Napoli. I clivensi mandano in tilt gli azzurri mandandoli al tappeto. Brutta prestazione dei partenopei, poche azioni da evidenziare e vittoria meritatissima per gli uomini di Pioli. Solito gol di Moscardelli e di un napoletano: Sardo. Brutta sconfitta.

**** 6 febbraio

ARBITRO: Rocchi di Firenze

NAPOLI-CESENA 2-0

MARCATORE: 16' pt Cavani, 45' pt Cavani rig., 3' st Hamsik, 12' st Cavani

NAPOLI: De Sanctis, Santacroce, Cribari, Aronica, Maggio, Gargano, Yebda, Zuniga (40' st Dossena), Hamsik (29' st Mascara), Lavezzi (45' st Sosa), Cavani. A disp. Iezzo, Campagnaro, Cannavaro, Lucarelli. All. Mazzarri

NOTE: ammoniti Yebda, Tissone, Volta, Accardi, Lavezzi, Poli, Ziegler NAPOLI- I blucerchiati senza Pazzini, ceduto all'Inter, e con Cassano fuori rosa vengono messi sotto da un Napoli straripante. Cavani mette a segno l'ennesima tripletta in una domenica soleggiata, servito da Marekiaro, autore di una grande prestazione e di un gol. Gli azzurri scalano posizioni in classifica.

CESENA: Antonioli, Dellafiore, Pellegrino, Von Bergen, Santon, Caserta (8' st Sammarco), Colucci, Parolo (36' st Rosina)), Giaccherini (26' st Budan), Jimenez, Bogdani. A disp. Calderoni, Felipe, Ceccarelli, Appiah. All. Ficcadenti

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ARBITRO: Celi di Campobasso

2 febbraio

MARCATORE: 13' pt Cavani, 46' st Sosa

CHIEVO-NAPOLI 2-0

NOTE: ammoniti Maggio, Santacroce, Jimenez

CHIEVO: Sorrentino, Sardo, Mandelli, Andreolli (33' st Cesar), Mantovani, Fernandes, Rigoni, Jokic, Bogliacino (14' st Costant), Moscardelli (41' st Granoche), Pellissier. A disp. Squizzi, Pulzetti, Thereau, Guana. All. Pioli NAPOLI: De Sanctis, Campagnaro, Cannavaro, Aronica, Maggio, Gargano (14' st Sosa), Pazienza, Dossena, Hamsik (36'

NAPOLI- Vittoria d'orgoglio e senza storia. Il Napoli chiude subito la pratica con un'azione stupenda: passaggiofiltrante di Hamsik per il taglio di Maggio e gol di Cavani, applausi. C'è anche il tempo per l'esordio di Mascara, prelevato dal Catania, che manda in gol il "Principito" Sosa. Cesena inesistente.

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NOTE: ammoniti Capdevila, Gonzalo, Marchena, Cribari. Espulso Aronica al 49' st per doppia ammonizione.

12 febbraio ROMA-NAPOLI 0-2

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ROMA: Julio Sergio, Rosi, Cassetti, Juan, Riise, Simplicio (32' st Greco), De Rossi, Perrotta, Taddei (1' st Menez), Borriello, Vucinic (32' st Totti). A disp. Doni, Castellini, Loria, Brighi, Menez. All. Ranieri NAPOLI: De Sanctis, Campagnaro, Cannavaro, Aronica, Maggio, Gargano, Pazienza, Dossena (13' st Zuniga), Hamsik (28' st Yebda), Lavezzi, Cavani (40' st Mascara). A disp. Iezzo, Santacroce, Cribari, Sosa. All. Mazzarri

NAPOLI - Unica squadra italiana rimasta in Europa League il Napoli, che non è testa di serie viene sorteggiata con gli spagnoli del Villarreal, quarta forza del campionato spagnolo. Gara dominata dagli azzurri, che però non riescono a finalizzare in nessuna occasione. Confermate le difficoltà di andare in rete al San Paolo nelle gare europee. Gli azzurri nelle 4 precedenti occasioni avevano segnato appena 2 reti, con Lavezzi e Cavani.

ARBITRO: Bergonzi di Genova

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MARCATORE: 4' st Cavani rig., 38' st Cavani

20 febbraio

NOTE: ammoniti Lavezzi, Rosi, Dossena, Aronica, Juan, De Rossi, Perrotta, Campagnaro, Cassetti. ROMA- La migliore prestazione esterna. Padroni di casa dominati in lungo e in largo, gran partita del trio difensivo azzurro che annienta il tridente di Ranieri: Menez,Vucinic e Borriello. Assist di Capitan Cannavaro per il 2° gol. Hamsik si procura il rigore e fa espellere Juan. Prova-tv per Lavezzi, sputo su Rosi.

NAPOLI-CATANIA 1-0 NAPOLI: De Sanctis, Santacroce, Cannavaro, Aronica, Maggio, Pazienza (31' st Gargano), Yebda, Zuniga (34' st Dossena), Hamsik, Sosa (16' st Mascara), Cavani. A disp. Iezzo, Cribari, Victor Ruiz, Lucarelli. All. Mazzarri

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CATANIA: Andujar, Potenza, Silvestre, Spolli, Marchese, Schelotto (19' st Maxi Lopez), Ledesma, Lodi, Martinho (43' pt Morimoto), Gomez (27' st Ricchiuti), Bergessio. A disp. Kosicky, Augustyn, Alvarez, Carboni. All. Simeone

17 febbraio (Europa League)

ARBITRO: Gava di Conegliano

NAPOLI-VILLARREAL 0-0

MARCATORE: 25' pt Zuniga

NAPOLI: De Sanctis, Campagnaro, Cribari, Aronica, Maggio, Gargano (33' st Sosa), Yebda (23' st Pazienza), Dossena, Mascara (16' st Hamsik), Lavezzi, Cavani. A disp. Iezzo, Victor Ruiz, Santacroce, Zuniga. All. Mazzarri

NOTE: ammoniti Yebda, Andujar, Hamsik, Santacroce, Bergessio, Spolli. Al 10' pt Cavani ha colpito il palo su rigore.

VILLARREAL: Diego Lopez, Mario Gaspar, Gonzalo, Musacchio, Capdevila, Borja Valero, Senna (16' st Marchena), Bruno Soriano, Cazorla (43' st Català), Nilmar, Rossi (33' st Ruben). A disp. Marino, Cani, Cicinho, Gullon. All. Garrido ARBITRO: Clattemburg (Inghilterra)

NAPOLI- Ci vuole il primo gol in Serie A di Zuniga per abbattere il muro catanese. Gli uomini di Simeone vengono a fare le barricate e nei primi minuti sfiorano addirittura il vantaggio con Schelotto. Ci si mette anche la sfortuna con il rigore sbagliato da Cavani. Andujar non può nulla solo sul colombiano.

**** 24 febbraio (Europa League)

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VILLARREAL-NAPOLI 2-1

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VILLARREAL: Diego Lopez, Gaspar, Gonzalo, Musacchio, Capdevila, Cazorla (33' st Català), Bruno Soriano, Borja Valero, Cani (36' st Gullon), Nilmar, Rossi (44' st Ruben). A disp. Juan Carlos, Cicinho, Kiko, Mubarak. All. Garrido

MARCATORE: 4' st Ibrahimovic rig., 32' st Boateng, 35' st Pato NOTE: ammoniti Pato, Aronica, Gargano, Boateng MILANO- Partita-Scudetto con il Napoli a soli 3 punti. Senza Lavezzi, il primo tempo è povero di emozioni e finisce 0-0. Nella seconda frazione va in scena il Rocchi Show. L'arbitro concede rigore per un mani di Aronica. Da quel momento in poi il Milan va in gol per altre due volte e va a +6. Pato in evidenza.

NAPOLI: De Sanctis, Campagnaro, Cribari (38' st Mascara), Ruiz, Zuniga, Gargano, Yebda (19' st Pazienza), Dossena, Hamsik, Sosa (8' st Cavani), Lavezzi. A disp. Iezzo, Santacroce, Cannavaro, Maggio. All. Mazzarri

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ARBITRO: Cakir (Turchia)

6 marzo

MARCATORE: 18' pt Hamsik (N), 43' pt Nilmar (V), 47' pt Rossi) (V)

NAPOLI-BRESCIA 0-0

NOTE: ammoniti Musacchio, Yebda, Ruiz, Cazorla, Campagnaro, Capdevila, Nilmar, Hamsik. VILA REAL- Unica squadra italiana in Europa, perde con sfortuna e per il turnover di Mazzarri. Una partita dominata è persa in una maniera incredibile. Gridano ancora vendetta i gol mancati da Lavezzi e il palo di Cavani a portiere battuto. Il Napoli esce così dall'Europa League. Quanti rimpianti, un peccato...

NAPOLI: De Sanctis, Campagnaro, Cannavaro, Aronica (38' st Yebda), Maggio, Gargano, Pazienza (29' st Lucarelli), Dossena (14' st Mascara), Hamsik, Zuniga, Cavani. A disp. Iezzo, Santacroce, Victor Ruiz, Sosa. All. Mazzarri BRESCIA: Arcari, Zebina, Mareco, Zoboli, Zambelli (21' pt Accardi), Kone (38' st Eder), Vass, Hetemaj, Berardi, Diamanti (32' st Lanzafame), Caracciolo. A disp. Sereni, Bega, Baiocco, Possanzini. All. Iachini

****

ARBITRO: Mazzoleni di Bergamo

28 febbraio

NOTE: ammoniti Hatemaj, Dossena, Mareco, Diamanti, Aronica, Accardi, Mareco, Mascara, Cannavaro.

MILAN-NAPOLI 3-0 MILAN: Abbiati, Abate (36' st Oddo), Nesta, Thiago Silva, Jankulovski (27' st Emanuelson), Gattuso, Van Bommel, Flamini, Robinho (18' st Boateng), Pato, Ibrahimovic. A disp. Amelia, Yepes, Seedorf, Cassano. All. Allegri NAPOLI: De Sanctis, Campagnaro, Cannavaro, Aronica, Maggio (33' st Sosa), Gargano (39' st Yebda), Pazienza, Dossena, Hamsik, Mascara (20' st Zuniga), Cavani. A disp. Iezzo, Santacroce, Victor Ruiz, Lucarelli. All. Mazzarri ARBITRO: Rocchi di Firenze

NAPOLI- Brutto Napoli che deve far i conti con un Mazzoleni in giornata negativa. Nega ben due rigori al Napoli ed espelle Mazzarri per proteste. Le rondinelle nel finale vanno addirittura vicini al colpaccio con Caracciolo che si divora due gol. Gli azzurri vedono allonanarsi il sogno Scudetto. Giornata-No.

**** 13 marzo PARMA-NAPOLI 1-3 PARMA: Mirante, Zaccardo, Paci, Lucarelli, Valiani, Dzemaili, Galloppa, Modesto,

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Candreva (24' st Giovinco), Palladino, Bojinov (15' st Crespo). A disp. Pavarini, Felstcher, Morrone, Pisano, Filipe Oliveira. All. Marino NAPOLI: De Sanctis, Santacroce (40' st Cribari), Cannavaro, Victor Ruiz, Maggio, Pazienza, Yebda (33' st Gargano), Zuniga, Hamsik (47' st Mascara), Lavezzi, Cavani. A disp. Iezzo, Vitale, Sosa, Lucarelli. All. Mazzarri

NAPOLI- Un altro tabù sfatato contro i sardi, altra bestia nera. Un doppio Cavani stende la truppa dell'ex Donadoni. Partita difficile e il Cagliari senza problemi di classifica, vende cara la pelle. I gol del Matador non fanno più notizia. Bellissimo il pallonetto che ragala i 3 punti. Un vero Fenomeno!

**** 3 aprile

ARBITRO: Morganti di Ascoli

2011 A.D. ANNO VIII DELL’ETA’ AURELIANA

NOTE: ammoniti Conti, Ariaudo, Lavezzi

MARCATORE: 29' pt Palladino (P), 7' st Hamsik (N), 12' st Lavezzi (N), 43' st Maggio (N) NOTE: ammoniti Modesto, Lucarelli, Maggio, Cannavaro, Valiani. Espulso al 14' st Galloppa (P) per gioco violento. PARMA- Riprende la marcia azzurra al Tardini. Primo tempo dominato dal Parma in vantaggio per 1-0. Nella ripresa sale in cattedra Lavezzi, ritornato dopo la squalifica, e la partita cambia. Pareggia Hamsik, in leggero off-side, e chiude Maggio. Stavolta sono i dirigenti gialloblù a lamentarsi dell'arbitro.

NAPOLI- LAZIO 4-3 NAPOLI: De Sanctis, Campagnaro, Cannavaro, Aronica, Maggio, Pazienza (13' st Mascara), Yebda (41' st Lucarelli), Dossena (32' st Gargano), Hamsik, Lavezzi, Cavani. A disp. Iezzo, Santacroce, Ruiz, Sosa. All. Mazzarri LAZIO: Muslera, Lichtsteiner, Biava, Dias, Garrido, Brocchi, Bresciano (38' st Stendardo), Gonzalez, Mauri, Sculli, Zarate (39' st Floccari). A disp. Berni, Scaloni, Hernanes, Foggia, Kozak. All. Reja ARBITRO: Banti di Livorno MARCATORE: 29' pt Mauri (L), 12' st Dias (L), 15' st Dossena (N), 17' st Cavani (N), 23' st Aronica aut. (Lazio), 37' st Cavani rig. (N), 43' st Cavani (N)

**** 20 marzo NAPOLI-CAGLIARI 2-1 NAPOLI: De Sanctis, Santacroce, Cannavaro, Victor Ruiz, Zuniga, Pazienza, Yebda, Dossena (37' st Aronica), Hamsik (34' st Mascara), Lavezzi, Cavani. A disp. Iezzo, Cribari, Sosa, Blasi, Mascara, Lucarelli. All. Mazzarri CAGLIARI: Agazzi, Perico, Canini, Ariaudo, Agostini, Nainggolan (26' st Lazzari), Conti, Biondini, Missiroli (34' st Ragatzu), Cossu, Acquafresca. A disp. Pelizzoli, Magliocchetti, Dametto, Laner, Capellini. All. Donadoni

NOTE: ammoniti Dias, Dossena, Campagnaro, Cavani, Sculli. Espulso al 35' st Biava (L) per fallo da ultimo uomo ed al 44' st il tecnico laziale Reja. NAPOLI- Match non adatto ai deboli di cuore. Ad ora di pranzo va in scena la partita più bella. L'ex Reja va in vantaggio per ben due volte, ma Cavani (altra tripletta) e soci non ci stanno e iniziano una rimonta allucinante. Lazio avvelenata per la sconfitta e un gol-fantasma di Brocchi non concesso. Delirio!

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ARBITRO: Damato di Barletta

10 aprile

MARCATORE: 4' st Cavani rig. (N), 12' st Acquafresca (C), 16' st Cavani (N)

BOLOGNA-NAPOLI 0-2 BOLOGNA: Viviano, Moras, Portanova,

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Cherubin, Buscè, Perez, Mudingayi, Morleo (12' st Rubin), Ekdal (1' st Meggiorini), Paponi (32' st Della Rocca), Di Vaio. A disp. Lupatelli, Britos, Mutarelli, Ramirez. All. Malesani

2011 A.D. ANNO VIII DELL’ETA’ AURELIANA

NAPOLI: De Sanctis, Campagnaro, Cannavaro, Ruiz, Maggio, Pazienza, Yebda, Dossena, Mascara (15' st Zuniga), Hamsik (32' st Gargano), Lavezzi (42' st Lucarelli). A disp. Iezzo, Santacroce, Aronica, Sosa. All. Mazzarri

Pazienza, Lavezzi, Handanovic, Cannavaro. Al 44' st Handanovic ha parato un rigore a Cavani. NAPOLI- Passo falso dei partenopei che devono dire addio ai sogni Tricolori. Udinese senza attacco vince a Napoli con un'ottima prestazione. Euro-gol di Inler che non esulta, da quel momento i tifosi e gli addetti ai lavori capiscono che sarà un calciatore azzurro in estate. Rincorsa stoppata, Scudetto "Adieu".

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ARBITRO: Orsato di Schio MARCATORE: 30' pt Mascara, 47' pt Hamsik NOTE: ammoniti Morleo, Campagnaro, Ruiz, Mascara, Ekdal, Lavezzi, Viviano, Perez. BOLOGNA- Azzurri che intravedono uno spiraglio per la corsa Scudetto sono di scena al Dall'Ara. Scortato da quasi 15000 tifosi napoletani, vincono in scioltezza contro un Bologna senza più motivazioni e con problemi societari. Il Matador, squalificato, esulta dalla tribuna per i gol dei compagni.

**** 17 aprile

24 aprile PALERMO-NAPOLI 2-1 PALERMO: Sirigu, Cassani, Munoz, Bovo, Balzaretti, Migliaccio, Bacinovic (34' st Acquah), Nocerino, Pastore, Ilicic (26' st Kasami), Hernandez. A disp. Benussi, Carrozzieri, Garcia, Darnian, Kurtic. All. Rossi NAPOLI: De Sanctis, Campagnaro, Cribari, Ruiz, Maggio (1' st Zuniga), Gargano, Pazienza (11' st Yebda), Dossena, Mascara, Hamsik (20' st Lucarelli), Cavani. A disp. Iezzo, Aronica, Santacroce, Sosa. All. Mazzarri ARBITRO: Damato di Barletta

NAPOLI-UDINESE 1-2 NAPOLI: De Sanctis, Campagnaro, Cannavaro, Ruiz, Maggio, Yebda (22' st Mascara), Pazienza (18' st Gargano), Dossena (30' st Lucarelli), Hamsik, Lavezzi, Cavani. A disp. Iezzo, Aronica, Santacroce, Zuniga. All. Mazzarri UDINESE: Handanovic, Benatia, Zapata, Domizzi, Pasquale (32' st Coda), Isla (36' pt Cuadrado), Pinzi, Inler, Asamoah, Armero (48' st Angella), Denis. A disp. Belardi, Battocchio, Vydra, Corradi. All. Guidolin

MARCATORE: 3' pt Cavani rig. (N), 38' pt Balzaretti (P), 4t' pt Bovo rig. (P) NOTE: ammoniti Cassani, Pazienza, Nocerino, Mascara.

PALERMO- Vittoria rosanero contro un Napoli ormai con la testa alla conquista delle posizioni Champions. Azzurri in vantaggio si fanno rimontare e battere dal Palermo. Prova sottotono e priva di grandi emozioni. Lucarelli, decisivo nelle altre partite in cui è subentrato, non riesce a pareggiare nel finale di gara.

ARBITRO: Tagliavento di Terni

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MARCATORI: 10' st Inler (U), 17' st Denis (U), 49' st Mascara (N)

30 aprile

NOTE: espulso Domizzi al 42' st per doppia ammonizione. Ammoniti Asamoah,

Balzaretti,

NAPOLI-GENOA 1-0 NAPOLI: De Sanctis, Campagnaro (49' st

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Santacroce), Cannavaro, Aronica, Maggio, Gargano, Pazienza (16' st Yebda), Dossena, Hamsik (41' st Mascara), Lavezzi, Cavani. A disp. Iezzo, Ruiz, Zuniga, Lucarelli. All. Mazzarri

2011 A.D. ANNO VIII DELL’ETA’ AURELIANA

GENOA: Eduardo, Mesto (28' st Polenta), Moretti, Kaladze, Criscito, Konko (21' st Destro), Rafinha, Kucka, Antonelli, Floro Flores, Paloschi (33' st Jelenic). A disp. Scarpi, Carlini, Doninelli, Boselli. All. Ballardini

15 maggio

MARCATORE: 38' st Hamsik Rafinha,

LECCE - Salentini allenati da De Canio, a caccia di punti per la matematica salvezza. Pareggio tra le due squadre che sembrano accontentarsi del punto. Entra Chevanton e si inventa un gol eccezionale, che fa esultare i tifosi di casa. Mascara nel finale sfiora il gol del pari. Festa rimandata in casa azzurra.

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ARBITRO: Gava di Conegliano Veneto

NOTE: ammoniti Mascara

Mascara, Chevanton. Al 10' st espulso Corvia (L) ed al 29' st espulso Cavani (N), entrambi per doppia ammonizione.

Gargano,

NAPOLI - Tre punti fondamentali per la zona Champions, il Genoa lotta, ma mette poco in difficoltà gli amici del Napoli. Gemellaggio storico tra i due sodalizi. Un gol dello slovacco con la maglia numero 17, mette in Napoli al sicuro da possibili rimonte di Udinese e Lazio. Partita del "Vogliamoci Bene".

NAPOLI-INTER 1-1 NAPOLI: De Sanctis, Campagnaro, Cannavaro, Aronica, Maggio, Gargano, Pazienza, Dossena (38' st Vitale), Zuniga (25' st Yebda), Hamsik (34' st Sosa), Lavezzi. A disp. Iezzo, Santacroce, Ruiz, Lucarelli. All. Mazzarri

8 maggio

INTER: Julio Cesar, Maicon, Ranocchia (32' st Samuel), Materazzi, Nagatomo, Zanetti, Thiago Motta, Cambiasso (30' st Mariga), Kharja, Milito, Eto' o (15' st Pazzini). A disp. Castellazzi, Chivu, Coutinho, Pandev. All. Leonardo

LECCE-NAPOLI 2-1

ARBITRO: De Marco di Chiavari

LECCE: Rosati, Tomovic, Gustavo, Fabiano, Mesbah, Olivera, Vives (25' st Giuliatto), Giacomazzi, Munari (35' st Chevanton), Corvia, Di Michele (47' st Coppola). A disp. Benassi, Donati, Brivio, Jeda. All. De Canio

MARCATORE: 15' pt Eto'o (I), 46' pt Zuniga (N)

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NAPOLI: De Sanctis, Campagnaro, Cannavaro, Aronica, Maggio, Yebda (15' st Mascara), Gargano, Dossena (15' st Zuniga), Hamsik (40' st Pazienza), Lavezzi, Cavani. A disp. Iezzo, Ruiz, Santacroce, Sosa. All. Mazzarri

NAPOLI- Un punto ciascuno e la festa al S.Paolo può cominciare. Al triplice fischio di una partita difficile nel secondo tempo per il Napoli, scoppia la felicità di una città intera. Solito gavettone a Mazzarri, il Presidente De Laurentiis portato in trionfo dai calciatori. Vent'anni dopo ecco la Champions League!

**** 22 maggio

ARBITRO: Valeri di Roma MARCATORE: 4' st Corvia rig. (L), 22' st Mascara (N), 44' st Chevanton (L) NOTE: ammoniti Maggio, Giacomazzi,

JUVENTUS-NAPOLI 2-2 JUVENTUS: Buffon, Salihamidzic, Barzagli, Bonucci, Chiellini, Krasic (30' st De Ceglie), Marchisio, Aquilani, Pepe (1' st Boniperti),

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Del Piero, Toni (26' st Matri). A disp. Storari, Martinez, Sorensen, Giandomenico. All. Del Neri NAPOLI: De Sanctis, Santacroce, Cribari, Ruiz, Maggio, Gragano, Maiello (22' st Hamsik), Zuniga, Sosa (8' st Lavezzi), Mascara, Lucarelli (41' st Aronica). A disp. Gianello, Grava, Cannavaro, Dossena. All. Mazzarri

2011 A.D. ANNO VIII DELL’ETA’ AURELIANA

ARBITRO: Rizzoli di Bologna MARCATORE: 22' pt Maggio (N), 2' st Chiellini (J), 25' st Lucarelli (N), 39' st Matri (J) NOTE: ammoniti Chiellini, Ruiz, Marchisio, Mascara, Gargano TORINO - A Torino Mazzarri da spazio al Napoli 2, contro una Juve che con una vittoria potrebbe centrare l'Europa League. Ottime prestazioni di Mascara, Maiello, Lucarelli (gol) e Sosa (assist). Pareggio che non fa felice i bianconeri, che concludono un altra annata negativa senza l'Europa.

CESENA - La partita che da il via al campionato 2011/2012 alla squadra azzurra. Una stadio quello del Manuzzi pieno di napoletani che incitano la squadra. Il Napoli esordisce su un terreno di gioco nuovo di zecca, appena diventato sintetico di ultima generazione. Grazie a Lavezzi, al 4', il Napoli passa subito in vantaggio, dopo una rimessa lunghissima di Campagnaro che beffa tutta la retroguardia del Cesena alle prese con una linea del fuorigioco che sul fallo laterale non esiste. Il pareggio di Guana arriva 20' dopo su un contropiede ben gestito dai ragazzi di Gianpaolo. A fissare il risultato ci pensano prima Campanaro sugli sviluppi di un calcio d'angolo e poi Hamsik con un tiro terrificante che si insacca all'incrocio.

**** 14 settembre MANCHESTER CITY-NAPOLI 1-1 (Champions League)

CESENA-NAPOLI 1-3

MANCHESTER CITY: Hart, Zabaleta, Lescott, Kompany, Kolarov (31' Clichy), Yaya Tourè, Barry, Silva, Aguero, Nasri (31' st Johnson), Dzeko (36' st Tevez). A disp. Pantilimon, Richards, Savic, Kolo Tourè. All. Mancini

CESENA: Ravaglia, Comotto, Van Bergen, Benalouane, Lauro, Parolo (36' st Martinez), Guana, Colucci (13' st Rossi), Eder (24' st Bogdani), Mutu, Candreva. A disp. Calderoni, Ricci, Meza Colli, Ceccarelli. All. Gianpaolo

NAPOLI: De Sanctis, Campagnaro, Cannavaro, Aronica, Maggio, Inler, Gargano, Zuniga, Hamsik (44' st Santana), Lavezzi (13' st Dzemaili), Cavani (38' st Pandev). A disp. Rosati, Fernandez, Fideleff, Dossena. All. Mazzarri

NAPOLI: De Sanctis, Campagnaro, Cannavaro, Aronica (21' st Pandev), Maggio, Inler, Dzemaili, Dossena, Santana (16' st Hamsik), Lavezzi (38' st Fernandez), Cavani. A disp. Rosati, Zuniga, Chavez, Mascara. All. Mazzarri

ARBITRO: Eriksson (Svezia)

**** 10 settembre

ARBITRO: Bergonzi di Genova MARCATORI: 4' pt Lavezzi, 24' pt Guana, 22' st Campagnaro, 42' st Hamsik NOTE: ammoniti Santana, Candreva, Lavezzi, Cannavaro, Lauro. Espulso al 10' Benalouane per doppia ammonizione.

MARCATORE: 24' st Cavani, 30' st Kolarov NOTE: ammoniti Maggio, Cannavaro, Aronica, Inler.

Zabaleta,

MANCHESTER - La prima partita del Napoli, dopo 21 anni, in Champions League. La squadra azzurra inserita in un girone di ferro va a Manchester per affrontare la squadra di Mancini, dello sceicco, e dei 394 milioni spesi per rinforzare la rosa. La squadra di Mazzarri attende e si difende in tutto il primo tempo cercando di non subire

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gol e ripartendo con grande velocità, colpendo una traversa con Lavezzi. E' proprio in una ripartenza, nel secondo tempo dopo una palla rubata a centrocampo, che il Napoli si invola con Maggio serve Cavani e il matador insacca facendo passare la palla sotto le gambe di Hart. Il City va più volte vicino al pareggio, è nei minuti finali però che riesce a raggiungere gli azzurri con una punizione di Kolarov, dal limite dell'aria che non lascia scampo a De Sanctis. E' questa la partita della svolta, qui il Napoli capisce che può giocarsela in un girone di ferro.

Cavani mette a segno una tripletta; il secondo gol arriva dopo una ripartenza di Gargano che velocissimo arriva nell'aria del Milan dopo 60 metri palla al piede, serve Cavani che batte il portiere milanista. Il terzo gol che sancisce la sconfitta del Milan arriva dopo un cross deviato in aria dalla difesa sul quale Cavani si avventa al volo anticipando tutti.

**** 21 settembre CHIEVO-NAPOLI 1-0

**** 18 settembre NAPOLI-MILAN 3-1 NAPOLI: De Sanctis, Campagnaro, Cannavaro, Aronica, Maggio, Inler, Gargano, Dossena (33' st Zuniga), Hamsik (20' st Dzemaili), Lavezzi (37' st Pandev), Cavani. A disp. Rosati, Fernandez, Santana, Mascara. All. Mazzarri MILAN: Abbiati, Abate, Nesta, Thiago Silva, Bonera (21' st Antonini), Van Bommel (21' st Emanuelson), Nocerino, Seedorf, Aquilani (32' El Shaarawy), Cassano, Pato. A disp. Amelia, Taiwo, Yepes, Valoti. All. Allegri

CHIEVO: Sorrentino, Sardo, Morero, Cesar, Jokic, Rigoni, Bradley, Hetemaj, Cruzado (14' st Sammarco), Paloschi (39' st Mandelli), Thereau (14' st Moscardelli). A disp. Puggioni, Frey, Vacek, Grandolfo. All. Di Carlo NAPOLI: De Sanctis, Fernandez, Aronica, Fideleff, Maggio (13' st Inler), Gargano, Dzemaili, Zuniga, Santana (13' st Cavani), Mascara (26' st Hamsik), Pandev. A disp. Rosati, Grava, Cannavaro, Chavez. All. Mazzarri ARBITRO: Damato di Barletta MARCATORE: 27' st Moscardelli NOTE: ammoniti Fideleff, Inler, Sorrentino, Rigoni

ARBITRO: Tagliavento di Terni RETI 12' pt Aquilani, 14' pt Cavani, 36' pt Cavani, 6' st Cavani Note: ammoniti Nocerino, Aronica, Nesta, Gargano, Cavani, Antonini, Pato NAPOLI- Dopo la fatica di Champions al Napoli tocca affrontare i campioni d'Italia, cosa che De Laurentiis non voleva e per questo si infuriò alla presentazione dei calendari in Lega. Il Milan con tante assenze, vedi Ibrahimovic e Ambrosini, parte forte e riesce a passare in vantaggio a 12' dall'inizio del match. Il Napoli però dimostra di non aver paura e di stare molto meglio sul piano fisico; raggiunge dopo 2' il Milan con un gol di Cavani, al volo dopo una spizzata di testa che passa sotto le gambe di Abbiati. Il Napoli si convince di potercela fare e

VERONA - Primo turno infrasettimanale di questo campionato e primo turn-over scellerato di Mazzarri, che cambia ben 7 calciatori, lasciando in panchina Cavani ed Hamsik e a casa Lavezzi. Così facendo il tecnico livornese concede la partita al Chievo, bestia nera del Napoli, che segna dopo un gravissimo errore dell'esordiente Fideleff che da solo in area prova a spazzare ma colpisce malamente la palla. Il solito Moscardelli, giustiziere del Napoli, si ritrova un pallone servito al centro area e con il sinistro scarica alla spalle di un De Sanctis incolpevole.

**** 24 settembre

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NAPOLI-FIORENTINA 0-0

Oriol, Marchena, Gaspar. All. Garrido

NAPOLI: De Sanctis, Campagnaro, Cannavaro, Fideleff (9' st Aronica), Zuniga, Inler, Gargano, Dossena (27' st Pandev), Hamsik, Lavezzi (37' st Santana), Cavani. A disp. Rosati, Fernandez, Chavez, Mascara. All. Mazzarri

ARBITRO: De Bleeckere (Belgio)

FIORENTINA: Boruc, Cassani, Gamberini, Natali, Pasqual, Behrami, Montolivo (42' st Lazzari), Munari (34' st Kharja), Cerci, Jovetic, Vargas (23' st Romulo). A disp. Neto, Nastasic, De Silvestri, Silva. All. Mihajlovic

NAPOLI- La Champions torna al San Paolo, con la rivincita dello scorso anno di Europa League. I sottomarini gialli, con Giuseppe Rossi, vengono a Napoli con tante speranze. Gli azzurri però nei primi 20' spengono tutte queste speranze, bruciando gli avversari con un uno due terrificante. Prima Hamsik, su imbucata di Lavezzi, non sbaglia da solo davanti al portiere e poi Cavani, su calcio di rigore procurato dal pocho. Il Napoli sale a 4 punti alle spalle del Bayern Monaco.

ARBITRO: Valeri di Roma NOTE: prima del match osservato un minuto di raccoglimento in memoria delle vittime italiane in Afghanistan. Ammoniti Inler, Vargas, Hamsik, Behrami, Montolivo.

MARCATORI: 15' pt Hamsik, 17' pt Cavani rig. NOTE: ammoniti Aronica, Cannavaro, Gonzalo, Rossi, Cani.

NAPOLI- Tutti capiscono che il Napoli è una grande squadra e quindi va imbrigliata, Mihailovic è il primo di tanti che costruiranno la partita cercando di non far giocare il Napoli. Blocca le fasce e il gioco del Napoli sembra ingolfato, la squadra azzurra le prova tutte con il solito Lavezzi ma i viole si difendono in 10 dietro la linea della palla, non ci sono spazi. Sul finire è la Fiorentina a tentare di fare il colpaccio, non si vedranno gol.

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NAPOLI: De Sanctis, Campagnaro, Cannavaro, Aronica (42' st Fernandez), Maggio, Inler, Gargano, Zuniga, Hamsik, Pandev (6' st Mascara), Lavezzi (34' st Chavez). A disp. Rosati, Fideleff, Dossena, Santana. All. Mazzarri

27 settembre NAPOLI-VILLARREAL 2-0 (Champions League) NAPOLI: De Sanctis, Campagnaro, Cannavaro, Aronica, Zuniga, Inler, Gargano, Dossena, Hamsik (33' st Mascara), Lavezzi (43' st Santana), Cavani (27' st Pandev). A disp. Rosati, Grava, Fideleff, Fernandez. All. Mazzarri VILLARREAL: Diego Lopez, Zapata, Musacchio, Gonzalo Rodriguez (33' pt Camunas), Català, De Guzman (39' st Perez), Senna (38' st Mubarak), Bruno Soriano, Cani, Rossi, Nilmar. A disp. Cesar,

1 ottobre INTER-NAPOLI 0-3 INTER: Julio Cesar, Maicon, Lucio, Samuel, Chivu (43' st Nagatomo), Zanetti, Cambiasso, Cambiasso, Obi, Forlan (23' st Zarate), Alvarez (16' st Stankovic), Pazzini. A disp. Castellazzi, Muntari, Castaignos, Coutinho. All. Ranieri

ARBITRO Rocchi di Firenze MARCATORE: 43' pt Campagnaro, 11' st Maggio, 30' st Hamsik NOTE: ammoniti Obi, Zuniga, Chivu, Zanetti, Julio Cesar. Espulso al 41' Obi per doppia ammonizione. Espulso l'allenatore dell'Inter Ranieri per proteste alla fine del primo tempo MILANO - L'Inter si presenta con un nuovo allenatore dopo l'esonero di Gasperini:

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Ranieri. Il Napoli però si dimostrerà superiore, nonostante sia orfano di Cavani. Sul finire del primo Maggio con una delle sue solite galoppate supero Obi che lo stende fuori area; l'arbitro Rocchi, però, assegna un calcio di rigore ed espelle Obi per doppia ammonizione. Il rigore lo batte Hamsik che viene neutralizzato da Julio Cesar, sulla respinta però Campagnaro insacca. Nella ripresa a raddoppiare ci pensa Maggio, dopo un passaggio i Mascara a scavalcare la difesa, corre come un centometrista e brucia Nagatomo e supera il portiere con un pallonetto. La pietra sulla partita la mette Marek Hamsik che si trova da solo avanti al portiere e lo spiazza. Sarà queste l'ultima vittoria del Napoli nel campionato in trasferta in questo 2011.

**** 15 ottobre NAPOLI-PARMA 1-2 NAPOLI: De Sanctis, Campagnaro, Cannavaro, Aronica (21' st Mascara), Maggio, Gargano, Inler (40' st Lucarelli), Dossena (29' st Zuniga), Hamsik, Lavezzi, Cavani. A disp. Rosati, Fernandez, Dzemaili, Santana. All. Mazzarri PARMA: Mirante, Zaccardo, Paletta, Lucarelli, Gobbi, Biabiany (21' st Valiani), Morrone, Jadid (38' st Blasi), Modesto (42' st Santacroce), Giovinco, Floccari. A disp. Pavarini, Valdes, Galloppa, Pellè. All. Colomba ARBITRO: Mazzoleni di Bergamo MARCATORI: 12' st Gobbi, 31' st Mascara, 37' st Modesto NOTE: ammoniti Biabiany, Lavezzi NAPOLI - Il campionato torna dopo la sosta per le nazionali. Arriva la prima sconfitta in casa, in un primo tempo con pochissime se non con zero emozioni, il secondo tempo cambia il volto della partita. La squadra di mister Colomba passa in vantaggio con Gobbi che penetra nella difesa azzurra come il coltello caldo nel burro. Il Napoli

riesce a rimettere in piedi la partita con Mascara e tenda di vincerla, inserendo anche Lucarelli ma scoprendosi in difesa. Quando gli azzurri tentano l'assalto vengono colpiti in contropiede da Modesto.

**** 18 ottobre NAPOLI-BAYERN MONACO 1-1 (Champions League) NAPOLI: De Sanctis, Campagnaro, Cannavaro, Aronica, Maggio, Gargano, Inler (44' st Santana), Zuniga, Hamsik (45' st Mascara), Lavezzi, Cavani (36' st Dzemaili). A disp. Rosati, Fideleff, Fernandez, Dossena. All. Mazzarri BAYERN MONACO: Neuer, Boateng, Van Buyten, Badstuber, Lahm, Tymoschuk, Schweinsteiger, Muller, Kross, Ribery (44' st Alaba), Gomez (48' st Luis Gustavo). A disp. Butt, Olic, Rafinha, Contento, Pranjic. All. Heynckes ARBITRO: Benquerenca (Portogallo) MARCATORE: 2' pt Kroos (B), 39' pt Badstuber aut. (N) NOTE: ammoniti Badstuber, Schweinsteiger, Cannavaro, Maggio, Zuniga, Ribery, Lavezzi, Muller, Kroos. Al 3' st De Sanctis ha parato un rigore a Gomez. Spettatori 60.074 per un incasso di 2.541.504 euro NAPOLI - Gli azzurri affrontano la squadra più forte nel girone, imbattuti e non subivano reti dalla prima di campionato. La squadra tedesca in questo inizio di stagione aveva sbloccato le partite sempre nei minuti iniziali dando il via a numerose goleada. Pronti e via e sbloccano la partita a Napoli al 2' con Kroos. Dominano il primo tempo avendo sempre loro la palla e marcando ad uomo su Inler, l'unica possibilità del Napoli sono i lanci di Aronica, unico uomo lasciato libero ad impostare. Al 40' però succede quello che tutto il San Paolo, con record di incassi, attendeva, si smarca Inler che lan-

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cia Maggio, il quale supera Lham e mette al centro, Badstuber interviene in modo scoordinato e insacca nella sua porta battendo Neuer. Il Napoli poi si difenderà in tutto il secondo tempo e la partita finisce in parità anche grazie ad un super De Sanctis che para un rigore a Gomes.

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disp. Rosati, Fideleff, Fernandez, Lucarelli. All. Mazzarri UDINESE: Handanovic, Basta (40' st Abdi), Benatia, Danilo, Ferronetti, Badu, Pinzi, Asamoah (19' st Neuton), Armero, Torje (1' st Fabbrini), Floro Flores. A disp. Padelli, Domizzi, Ekstrand, Doubai. All. Guidolin ARBITRO: De Marco di Chiavari

23 ottobre MARCATORI: 20' pt Lavezzi, 43' pt Maggio

2011 A.D. ANNO VIII DELL’ETA’ AURELIANA

CAGLIARI-NAPOLI 0-0 CAGLIARI: Agazzi, Pisano (43' st Perico), Canini, Astori (21' pt Ariaudo), Agostini, Biondini, Conti, Naingollan, Cossu, Thiago Ribeiro (33' st Ibarbo), Nenè. A disp. Avramov, Rui Sampaio, Ekdal, Larrivey. All. Ficcadenti NAPOLI: De Sanctis, Campagnaro, Fernandez, Aronica, Zuniga, Dzemaili, Gargano (27' st Inler), Dossena, Santana (23' st Maggio), Lavezzi (10' st Hamsik), Cavani. A disp. Rosati, Fideleff, Cannavaro, Mascara. All. Mazzarri ARBITRO: Banti di Livorno NOTE: prima del match osservato un minuto di raccoglimento per la morte di Marco Simoncelli. Ammoniti Lavezzi, Nenè, Conti, Cossu, Maggio CAGLIARI- La partita in terra sarda si gioca dopo l'incidente in Moto Gp che ha visto coinvolto Simoncelli e sancito la sua morte. In questa occasione è stato osservato un minuto di silenzio per il giovane pilota italiano. Una partita con pochi sprazzi e molto monotona. Nessun gol ma tanti legni, le uniche vere emozioni di una partita equilibrata. Nessun gol nel finale come era invece accaduto negli incontri precedenti.

**** 26 ottobre

NOTE: ammoniti Asamoah, Torje, Pinzi, Floro Flores NAPOLI -Altro turno infrasettimanale in cui il Napoli affronta la prima del campionato in quel momento. L'Udinese arriva a Napoli, però, senza l'acciaccato Di Natale, miglior realizzatore, al suo posto Floro Flores. Gli azzurri scendono in campo con tanta determinazione e convinti dei propri mezzi, a venti minuti dall'inizio Lavezzi al volo, dopo un passaggio di Cavani, segna ad un anno di distanza dall'ultimo gol in casa realizzato contro il Milan. Il Napoli chiude la partita già nel primo tempo con Maggio che realizza il 2 a 0.

**** 29 ottobre CATANIA-NAPOLI 2-1 CATANIA: Andujar, Bellusci, Legrottaglie, Spolli, Izco (33' Delvecchio), Almiron, Lodi, Ricchiuti (15' st Barrientos), Marchese, Bergessio, Gomez (31' st Catellani). A disp. Campagnolo, Potenza, Lanzafame, Maxi Lopez. All. Montella NAPOLI: De Sanctis, Fernandez, Cannavaro, Fideleff (14' st Maggio), Zuniga, Santana, Inler, Dossena (23' st Hamsik), Mascara (4' st Dzemaili), Lavezzi, Cavani. A disp. Rosati, Grava, Aronica, Lucarelli. All. Mazzarri ARBITRO: Celi di Campobasso

NAPOLI-UDINESE 2-0 NAPOLI: De Sanctis, Campagnaro, Cannavaro, Aronica, Maggio, Dzemaili (35' st Zuniga), Inler, Dossena (43' st Mascara), Hamsik (29' st Santana), Lavezzi, Cavani. A

MARCATORE: 1' pt Cavani, Marchese, 3' st Bergessio

25'

pt

NOTE: al 43' st espulso Santana per doppia

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ammonizione. Bellusci.

Ammoniti

Cannavaro,

CATANIA - La squadra azzurra si presenta a Catania con una formazione rimaneggiata, a causa di qualche infortunio e del turnover imposto da Mazzarri. Il Napoli si presenta con un solo centrocampista di ruolo: Inler, con Santana improvvisato mediano. Il Napoli pronti e via passa in vantaggio al primo minuto con Cavani che anticipa sul primo palo dopo un bel cross di Dossena. Il Napoli però inizia a soffrire soprattutto a centrocampo con Santana che nel giro di pochi minuti si fa cacciare per doppia ammonizione. Il Catania inizia a dominare la partita e costringere il Napoli nella propria metà di campo, i rossoblu raggiungo prima il Napoli sull'1 a 1 con Marchese e poi nel secondo tempo passa definitivamente in vantaggio con Bergessio che solo in area piccola anticipa tutti di testa.

MONACO - Il Napoli torna a giocare in Champions e lo fa Allianz Arena. Per la prima partita di ritorno del girone A. La squadra di Mazzarri era orfana del solo capitano Cannavaro, a causa di una squalifica. Il Bayern trita tutto prende il sopravvento anche su un Napoli che nella partita giocata al San Paolo gli aveva tenuto testa almeno sul risultato. Gomez si vendica del rigore parato segnando una tripletta tutta nel primo tempo e facendo scappare subito la squadra bavarese sul 3 a 0. Il Napoli con il cuore cerca di rimettere in piedi la partita con una doppietta di Fernandez. Il primo gol allo scadere del primo tempo e l'altro al 34' del secondo tempo, entrambi di testa. Bayern tremo per tutti i dieci minuti finali, ma il Napoli non riuscirà a pareggiare.

**** 19 novembre

****

NAPOLI-LAZIO 0-0

2 novembre

NAPOLI: De Sanctis, Campagnaro, Cannavaro, Aronica, Maggio, Inler, Dzemaili (13' st Gargano), Dossena (29' st Pandev), Hamsik, Lavezzi, Cavani. A disp. Rosati, Fernandez, Zuniga, Mascara, Chavez. All. Mazzarri

BAYERN MONACO-NAPOLI 3-2 (Champions League) BAYERN MONACO: Neuer, Boateng, Van Buyten, Badstuber, Lahm, Luiz Gustavo, Schweinsteiger (8' st Tymoschuk), Muller, Kroos, Ribery (35' st Alaba), Gomez. A disp. Butt, Petersen, Rafinha, Pranjic, Olic. All. Heynckes NAPOLI: De Sanctis, Campagnaro, Fernandez, Aronica (43' pt Dossena), Maggio, Inler, Dzemaili (39' st Pandev), Zuniga, Hamsik, Lavezzi, Cavani. A disp. Rosati, Grava, Fideleff, Santana, Mascara. All. Mazzarri ARBITRO: Kuipers (Olanda) MARCATORI: 17' pt Gomez, 23' pt Gomez, 42' pt Gomez, 45' pt Fernandez, 34' st Fernandez NOTE: al 25' st espulso Zuniga per doppia ammonizione ed al 33' st espulso Badstuber per doppia ammonizione. Ammoniti Dzemaili, Fernandez, Cavani, Boateng

LAZIO: Marchetti, Konko (6' st Scaloni), Diakite, Stankevicius, Radu, Brocchi, Ledesma, Lulic, Sculli (38' st Gonzalez), Hernanes (6' st Matuzalem), Cissè. A disp. Carrizo, Stendardo, Cana, Rocchi. All. Reja ARBITRO: Rizzoli di Bologna NOTE: ammoniti Stankevicious

Cissè,

Radu,

NAPOLI - Partita molto dura per il Napoli dopo la fatica in coppa. La squadra di Reja si presenta molto in forma. La partita stenta a decollare anzì non decolla, pochissime le azioni e le emozioni. La squadra laziale si difende e cerca di imbrigliare il Napoli. L'unico gol della partita di Cavani viene annullato, ingiustamente, per un fuori gioco di Maggio, che ha messo il cross al centro, inesistente. Maggio era in posizione regolare di almeno tre metri

****

66


Manfredini, Peluso, Schelotto, Cigarini (40' st Bonaventura), Carmona, Padoin, Moralez (37' st Marilungo), Denis (47' st Gabbiadini). A disp. Frezzolini, Bellini, Raimondi, Minotti. All. Colantuono

22 novembre NAPOLI-MANCHESTER 2-1 (Champions League)

2011 A.D. ANNO VIII DELL’ETA’ AURELIANA

NAPOLI: De Sanctis, Campagnaro, Cannavaro, Aronica, Maggio, Gargano, Inler (14' st Dzemaili), Dossena (44' st Fernandez), Hamsik, Lavezzi, Cavani (38' st Pandev). A disp. Rosati, Grava, Santana, Mascara. All. Mazzarri MANCHESTER CITY: Hart, Zabaleta (41' st Johnson), Kompany, Lescott, Kolarov, Silva, de Jong (26' st Nasri), Tourè, Milner, Balotelli, Dzeko (37' st Aguero). A disp. Pantilimon, Savic, Barry, Clichy. All. Mancini ARBITRO: Skomina (Slovenia) MARCATORE: 17' pt Cavani, 33' pt Balotelli, 4' st Cavani NOTE: ammoniti Balotelli, Silva, Kolarov NAPOLI - La partita delle partite, l'unica che potesse permettere al Napoli di qualificarsi per gli ottavi di finale. Il City aveva un punto di vantaggio e il Napoli poteva solo vincere contro una formazione stellare. Questa è stata però la notte dei desideri. Cavani al 17' porta in vantaggio il Napoli, sugli sviluppi di un calcio d'angolo battuto da Lavezzi e anticipando tutti sul primo palo. Un errore, poi, di Aronica che rinvia male permette al City di pareggiare con Balotelli, che dopo il tiro di Silva si trova solo avanti alla porta spalancata. Da qui in poi il Napoli domina e nel secondo tempo Cavani con il suo secondo gol fa crollare il San Paolo al 4'. La squadra di Mancini tenta in tutti i modi di pareggiare, inserendo Aguero e Nasry, ma un super De Sanctis spegne ogni speranza allo sceicco e soci. Un match in cui tutti hanno combattuto e vinto da veri gladiatori, i soldi contro il cuore.

NAPOLI: De Sanctis, Fernandez (23' st Maggio), Cannavaro, Campagnaro, Zuniga, Gargano, Dzemaili (29' st Santana), Dossena, Hamsik, Pandev (18' st Lavezzi), Cavani. A disp. Rosati, Aronica, Grava, Fideleff. All. Mazzarri ARBITRO: Orsato di Schio MARCATORE: 19' st Denis, 49' st Cavani NOTE: ammoniti Dzemaili, Schelotto, Zuniga, Fernandez, Cigarini, Consigli BERGAMO - : A Bergamo scendono in campo gli ex Denis e Cigarini, due dei migliori in campo. Il Napoli regala il solito primo tempo agli avversari, giocando con poca intensità e sbagliando tantissimi passaggi. La squadra azzurra imbottita di riserve, senza Lavezzi per il pericolo squalifica, Maggio ed Inler. L'Atalenta passa al 20' del primo tempo con Denis, sempre più capocannoniere, che beffa i suoi ex compagni. Mazzarri decide di lanciare in campo i titolarissimi ma non serve a nulla, almeno fino all'ultimo secondo di recupero quando su una palla vagante calciata da Santana in area, Cavani si avventa sul pallone e insacca alle spalle di Consigli. Dopo partita in cui tutti temono la squalifica di Lavezzi , per la partita Napoli-Juventus, per un cartellino mai sventolato dall'arbitro ma che un tecnico aveva fatto apparire in televisione.

**** 29 novembre NAPOLI-JUVENTUS 3-3 NAPOLI: De Sanctis, Campagnaro, Cannavaro, Aronica (31' st Fernandez), Maggio, Gargano, Inler, Zuniga (42' st Dossena), Hamsik, Lavezzi, Pandev (26' st Santana). A disp. Rosati, Fideleff, Dzemaili, Mascara. All. Mazzarri

**** 26 novembre ATALANTA-NAPOLI 1-1 ATALANTA: Consigli, Masiello, Lucchini,

JUVENTUS: Buffon, Lichtsteiner, Barzagli,

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Bonucci, Chiellini, Pepe (41' st Pazienza), Pirlo, Estigarribia, Vidal, Vucinic (46' st Del Piero), Matri (45' st Quagliarella). A disp. Storari, De Ceglie, Krasic, Giaccherini. All. Conte ARBITRO: Tagliavento di Terni

2011 A.D. ANNO VIII DELL’ETA’ AURELIANA

MARCATORE: 22' pt Hamsik, 40' pt Pandev, 3' st Matri, 24' st Pandev, 27' st Estigarribia, 34' st Pepe NOTE: al 16' pt Hamsik ha sbagliato un rigore. Ammoniti Maggio, Pandev, Bonucci, Matri, Hamik, Lichtsteiner, Vidal NAPOLI - Recupero di campionato per il rinvio della partita a causa di un nubifragio. Quella tra gli azzurri e i bianconeri è stata una partita al cardiopalma e ricca di colpi di scena. Il Napoli in campo senza Cavani a causa di una botta rimediata nella partita con l'Atalanta in uno scontro con Cigarini, presenta Pandev titolare. Il Napoli può passare in vantaggio con Hamsik su calcio di rigore; il primo segnato ma fatto ripetere da Tagliavento, giustamente a termini di regolamento ma mai più applicato nelle altre partite; il secondo sbagliato tirando alto sulla traverso. Lo slovacco si rifà dopo poco battendo di testa Buffon e sul finire del primo tempo il Napoli raddoppia con un ritrovato Pandev. Nel secondo tempo la Juve accorcia subito le distanze con Matri. Il macedone Pandev prova a richiudere la partita con un euro gol che fa sperare il San Paolo ormai sicuro della vittoria sul 3 a 1. Dal terzo gol in poi però il Napoli inizia ad accusare la stanchezza di tutte le partite ravvicinate che ha dovuto affrontare in quel periodo. Estigarribia prima e Pepe poi regalano un punto insperato alla Juventus.

****

LECCE: Benassi, Oddo, Ferrario, Tomovic, Esposito (1' st Obodo), Mesbah, Cuadrado, Strasser, Grossmuller (1' st Corvia), Muriel, Pasquato (26' st Bertolacci). A disp. Julio Sergio, Giandonato, Brivio, Di Michele. All. Di Francesco ARBITRO: Romeo di Verona MARCATORI: 26' pt Lavezzi, 33' pt Cavani, 41' pt Dzemaili, 9' st Muriel, 39' st Cavani, 48' st Corvia NOTE: ammoniti Fideleff, Strasser, Ferrario. Al 41' st espulso il tecnico del Lecce Di Francesco NAPOLI- La squadra pugliese si presenta a Napoli da ultima in classifica e con ormai il suo tecnico Di Francesco già esonerato. Il Napoli chiude la pratica già nel primo tempo con i gol di : Lavezzi, Cavani e il primo gol con la maglia del Napoli di Dzemaili, con un tiro da fuori area. Il Lecce prova a battere un colpo nella ripresa con Muriel, un calciatore di sicuro talento di proprietà dell'Udinese. Gli azzurri chiudono definitivamente ogni speranza di rimonta con il secondo gol di Cavani. Solo nel finale Corvia fissa il risultato sul 4 a 2. Una partita in cui c'è stata poca storia, un Napoli dominante.

**** 7 dicembre VILLARREAL-NAPOLI 0-2 (Champions League) VILLARREAL: Diego Lopez, Angel, Zapata (30' st Gonzalo Rodriguez), Musacchio, Oriol, De Guzman, Senna (28' st Joselu), Bruno Soriano, Perez, Nilmar (19' st Camunas), Ruben. A disp. Cesar, Marchena, Gaspar, Gullon. All. Garrido

3 dicembre NAPOLI-LECCE 4-2 NAPOLI: De Sanctis, Fernandez, Aronica, Fideleff (30' st Grava), Maggio, Dzemaili, Inler (21' st Hamsik), Dossena, Pandev (15' st Gargano), Lavezzi, Cavani. A disp. Rosati, Campagnaro, Zuniga, Santana. All. Mazzarri

NAPOLI: De Sanctis, Campagnaro, Cannavaro, Aronica, Maggio, Gargano, Inler, Zuniga (46' st Grava), Hamsik (34' st Dzemaili), Lavezzi, Cavani (37' st Pandev). A disp. Rosati, Fernandez, Dossena, Santana. All. Mazzarri ARBITRO: Moen (Norvegia)

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MARCATORE: 20' st Inler, 32' Hamsik

2011 A.D. ANNO VIII DELL’ETA’ AURELIANA

NOTE: ammoniti De Guzman, Zapata, Perez, Angel, Campagnaro. Espulso al 10' st Mazzarri. VILA REAL - Ultima partita del girone in Champions contro un Villareal a zero punti e ultimo in classifica. Il City spera in un colpaccio degli spagnoli mentre i napoletani ipotizzano che sia solo una formalità la vittoria. I sottomarini gialli cominciano la partita con tanta intensità e spaventando il Napoli in più occasioni, non ne vogliono sapere di mollare. Il primo tempo scappa veloce, non arrivano buone notizie da Manchester che nel frattempo sta battendo il Bayern. Il Napoli non riesce a sbloccare la partita, fino ad un momento topico: l'espulsione di Mazzarri che da la carica ai suoi calciatori. Il Napoli riesce a sbloccare la partita con il primo in azzuro di Inler, un colpo da fuori aria con il suo destro magico che non lascia alcuna speranza al portiere del Villareal. Il Napoli poi mette il match al sicuro con Marek Hamsik che raccoglie una palla vagante nell'area e deposita in rete. E' l'apoteosi per tutti i napoletani, gli azzurri si qualificano per la fase successiva della Champions League.

**** 11 dicembre

NOTE: ammoniti Centurioni

Rigoni,

Dellafiore,

NOVARA - Il Napoli continua a stentare fuori casa e con le piccole. Tesser disegna la sua squadra per bloccare il Napoli, che ormai viene considerata una grande del calcio italiano. E' il Novara che sblocca la partita con un tiro dai 35 metri di Radovanovic, al 29' Del secondo tempo, su calcio di punizione in cui la barriera azzurra si apre e non lascia scampo a De Sanctis. Il Napoli riesce ad agguantare il pareggio con Dzemaili. Ma saranno altri due punti persi per la rincorsa al terzo posto.

**** 18 dicembre NAPOLI-ROMA 1-3 NAPOLI: De Sanctis, Campagnaro (28' st Dossena), Cannavaro, Aronica, Maggio, Inler, Gargano (21' st Mascara), Zuniga, Hamsik, Lavezzi (11' st Pandev), Cavani. A disp. Rosati, Fernandez, Dzemaili, Santana. All. Mazzarri ROMA: Stekelenburg, Rosi, Juan, Heinze, Taddei, Simplicio, De Rossi, Greco (35' st Perrotta), Lamela (26' st Bojan), Totti (43' st Viviani), Osvaldo. A disp. Curci, Cicinho, Josè Angel, Borriello. All. Luis Enrique ARBITRO: Celi di Campobasso

NOVARA-NAPOLI 1-1 NOVARA: Ujkani, Morganella, Dellafiore, Centurioni, Ludi (9' st Labrin), Gemiti, Marianini, Radovanovic (33' st Porcari), Rigoni, Mazzarani (40' st Morimoto), Rubino. A disp. Fontana, Pesce, Granoche, Jeda. All. Tesser NAPOLI: De Sanctis, Campagnaro, Cannavaro, Aronica (30' st Zuniga), Maggio, Hamsik, Dzemaili, Dossena (35' st Inler), Pandev, Lavezzi, Cavani (22' st Mascara). A disp. Rosati, Fideleff, Fernandez, Gargano. All. Mazzarri ARBITRO: De Marco di Chiavari MARCATORE: 25' st Radovanovic, 39' st Dzemaili

MARCATORE: 3' pt Lamela, 14' st Osvaldo, 37' st Hamsik, 45' st Simplicio NOTE: ammoniti Rosi, Totti NAPOLI- L'episodio determinate che porta subito la partita dal lato dei giallorossi è il primo errore di Morgan De Sanctis, che "accompagna" in rete un cross, tutto sommato innocuo, di Erik Lamela. Il primo tempo è spettacolare, ma non registra altri gol, quindi si chiude con il punteggio di 1-0 per la Roma. La ripresa si apre con il raddoppio di Osvaldo, che complica ogni possibile velleità di rimonta da parte del Napoli. Gli azzurri ci provano e vanno in rete con Hamsik (oltre a una rete giustamente annullata a Pandev), prima che Simplicio, proprio al 90' minuto, punisce un Napoli sbilanciato

69


ARBITRO: Valeri di Roma

e chiude la partita.

****

MARCATORE: 12' pt Cavani, 17' pt Hamsik, 24' pt Cavani, 27' Jorquera, 46' pt Pandev, 4' st Gargano, 35' st Zuniga

21 dicembre NAPOLI-GENOA 6-1

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NAPOLI: De Sanctis, Campagnaro, Cannavaro (21' st Fernandez) Aronica, Maggio, Inler, Gargano (14' st Dzemaili), Zuniga, Hamsik, Pandev (32' st Lucarelli), Cavani. A disp. Rosati, Dossena, Santana, Mascara. All.Mazzarri GENOA: Frey, Mesto, Granqvist, Dainelli, Kaladze (13' st Marchiori), Rossi, Veloso, Seymour (5' st Merkel), Jorquera, Pratto, Caracciololo (40' pt Jankovic). A disp. Lupatelli, Ze Eduardo, Constant, Sampirisi. All. Malesani

NOTE: ammoniti Granqvist, Aronica NAPOLI - Il recupero della prima giornata di campionato saltato a causa dello sciopero dei calciatori. Una partita con punteggio tennistico che testimonia la supremazia del Napoli e le non abili mosse tattiche di Malesani, che stravolge i suoi schemi abituali facendo andare in tilt tutta la sua difesa. Il Napoli passa subito in vantaggio con Cavani, Hamsik e ancora Cavani. Il Genoa prova a riportarsi sotto con il gol di Jorquera. Da qui in poi inizia la girandola dei gol con Pandev, Gargano e Zuniga. Il Napoli chiude l'anno con i botti.

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2011 A.D. ANNO VIII DELL’ETA’ AURELIANA

STATISTICHE De Sanctis Iezzo Campagnaro Aronica Cannavaro Grava Cribari Santacroce Ruiz Fernandez Fideleff Maggio Gargano Pazienza Dossena Zuniga Yebda Sosa Vitale Blasi Inler Dzemaili Santana Lucarelli Chavez Cavani Lavezzi Hamsik Mascara Pandev Maiello Dumitru

A 24 1 20 19 20 2 8 8 7 0 0 21 23 20 20 19 23 14 2 1 0 0 0 9 0 22 19 24 16 0 1 3

B 2160 90 1808 1474 1830 117 559 626 630 0 0 1883 1730 1435 1527 1235 1109 414 77 90 0 0 0 230 0 1838 1765 1880 555 0 67 14

C 0 0 3 4 3 0 2 2 2 0 0 3 1 2 3 0 2 0 0 0 0 0 0 0 0 2 5 2 5 0 0 0

D 0 0 0 1 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 1 0 0 0 0 0 0

E F G H I L M N O P Q R S T 0 23 22 1980 0 0 0 24 46 4140 0 0 0 47 0 1 0 0 0 0 0 0 1 90 0 0 0 1 0 0 19 1722 3 0 2 0 39 3530 6 0 2 0 0 0 20 1618 4 0 0 0 39 3092 8 1 0 0 0 0 18 1596 5 0 0 0 38 3426 8 0 0 0 0 0 2 16 0 0 0 0 4 133 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 8 559 2 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 8 626 2 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 7 630 2 0 0 0 0 0 11 576 2 0 2 0 11 576 2 0 2 0 0 0 4 278 2 0 0 0 4 278 2 0 0 0 2 0 20 2473 4 0 2 0 41 4356 7 0 4 0 0 0 17 1339 1 0 1 0 40 3069 2 0 1 0 1 0 0 0 0 0 0 0 20 1435 2 0 1 0 1 0 16 1142 0 0 0 0 36 2669 3 0 1 0 2 0 18 1287 3 1 1 0 37 2522 3 1 3 0 1 0 0 0 0 0 0 0 23 1109 2 0 1 0 1 0 0 0 0 0 0 0 14 414 0 0 1 0 0 0 0 0 0 0 0 0 2 77 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 1 90 0 0 0 0 0 0 21 1620 3 0 1 0 21 1620 3 0 1 0 0 0 16 926 2 0 2 0 16 926 2 0 2 0 0 0 11 292 1 1 0 0 11 292 1 1 0 0 1 0 2 18 0 0 0 0 11 248 0 0 1 0 0 0 1 11 0 0 0 0 1 11 0 0 0 0 16 0 20 1680 2 0 13 0 42 3518 4 1 29 0 3 0 20 1602 3 0 4 0 39 3367 8 0 7 0 5 0 22 1610 2 0 7 0 46 3490 4 0 12 0 3 0 9 245 1 0 1 0 25 800 6 0 4 0 0 0 17 646 1 0 3 0 17 646 1 0 3 0 0 0 0 0 0 0 0 0 1 67 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 3 14 0 0 0 0

Legenda: A) presenze gen/giu; B) minuti giocati gen/giu; C) ammonizioni gen/giu; D) espulsioni gen/giu; E) gol segnati gen/giu; F) gol subiti gen/giu. G) presenze lug/dic; H) minuti giocati lug/dic; I) ammonizioni lug/dic; L) espulsioni lug/dic; M) gol segnati lug/dic; N) gol subiti lug/dic. O) presenze 2011; P) minuti giocati 2011; Q) ammonizioni 2011; R) espulsioni 2011; S) gol segnati 2011; T) gol subiti 2011.

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2011 A.D. ANNO VIII DELL’ETA’ AURELIANA

Dati di squadra Partite giocate Partite vinte Partite pareggiate Partite perse Gol Fatti Gol subiti Media gol fatti Media gol subiti Ammonizioni Espulsioni

tot 47 21 14 12 75 47 1,60 1 80 4

gen.giu 25 12 6 7 36 23 1,48 0,92 41 2

Rigori a favore Rigori realizzati Rigori sbagliati

9 6 3

Cavani 6 Cavani 2

Hamsik

Rigori contro Rigori realizzati Rigori sbagliati

5 4 1

De Sanctis

1 parata

72

lug/dic 22 9 8 5 39 24 1,77 1,09 39 2

1

SPECIALE NAPOLI 2011  

BILANCIO 2011

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