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Alla scoperta dell’Arte Moderna

DOMENICA 26 GENNAIO 2014


La Galleria nazionale d’arte moderna venne creata nel 1883, ovvero non molto tempo dopo la proclamazione dell’unità d’Italia, avvenuta nel 1861. La sua sede iniziale era il Palazzo delle Esposizioni in via Nazionale, ma nel 1915 venne spostata a Valle Giulia, in un’area allora extraurbana, nell’edificio costruito nel 1911 dall’architetto Bazzani, in occasione del cinquantenario dell’unità. La sua denominazione iniziale era “Galleria nazionale di arte moderna e contemporanea”, ma perderà la denominazione di “contemporanea” quando verranno istituite a Roma,verso la fine del 1900, altre due strutture dedicate a questo genere: il MAXXI (Via Guido Reni), museo di livello nazionale, e il MACRO, di livello comunale, con due sedi espositive (una a Testaccio nell’ex Mattatoio, e una a Via Reggio Emilia nell’ex birrificio Peroni). Dalla visione delle opere e dei processi creativi del 1800 e 1900, i due secoli più vicini a noi, è possibile comprendere almeno una parte dei motivi che rendono così difficile il rapporto fra il grande pubblico e l’arte contemporanea, un rapporto fatto a volte più di diffidenza che di apprezzamento. Le condizioni di partenza sono infatti completamente cambiate rispetto per esempio all’epoca che più facilmente ci affascina, ci emoziona, ci incanta: il Rinascimento e i secoli immediatamente

successivi. Parliamo di 1400, 1500, 1600. L’arte italiana era il riferimento per tutto il mondo artistico europeo. Davanti a quei quadri noi siamo quasi felici, appagati, meravigliati dalla bellezza e dalla bravura di quegli artisti inarrivabili. 1400 Rinascimento, Rinascimento delle arti. Che cosa fanno gli artisti di questa epoca? Cercano di rappresentare la realtà. Che vuol dire? Durante il medioevo (1000-1300) vengono realizzate delle meravigliose icone, per esempio rappresentazioni della Madonna, che erano però molto schematiche dal punto di vista dei lineamenti del volto, della figura, del corpo della Vergine. Questi aspetti non avevano infatti importanza per quegli artisti, che erano più interessati alla spiritualità, alla eleganza e alla luminosità dell’insieme. Erano al contrario i pagani, i classici, che davano tanta importanza al corpo. Nel Rinascimento ci sarà appunto una rinascita di questo interesse per la realtà fisica, carnale, che ci circonda, e per la sua rappresentazione. Il termine “Classicismo” significa proprio questo, il richiamo ai classici, soprattutto Greci. Basta pensare alla Pietà di Michelangelo, che rappresenta in maniera meravigliosa il corpo del Cristo e della Madonna, alla Primavera di Botticelli, alle opere di Leonardo con lo sfondo degli alberi così precisamente rappresentati da sembrare quasi un trattato di botanica, e così via.


La posizione dell’artista nel 1800 è cambiata, è più autonoma. La società medievale e poi rinascimentale era una struttura chiusa, che limitava la libertà dell’uomo, ma che era anche molto protettiva. Era piuttosto limitata la libertà per esempio di cambiare mestiere, di decidere che lavoro fare, ma era limitata anche la necessità di compiere scelte di vita a volte difficili e angoscianti. Se il padre faceva il fabbro il figlio faceva il fabbro, e basta. Il problema della disoccupazione come noi lo abbiamo oggi non esisteva. Esistevano le carestie, le guerre, ma erano un altro ordine di problemi. Questo della libertà dell’artista di decidere il soggetto sarà un tema molto importante per l’arte contemporanea: l’artista sceglie lui il soggetto, non ha più un committente che lo finanzia. Venne consacrata nel 1225, anche se non era ancora completata.


Nel corridoio ovest che conduce all'atrio (sala 11) sono esposti autoritratti e ritratti di artisti italiani del XIX e XX secolo, alcuni dei quali li mostrano al lavoro nei loro studi. Il tema non è più quello aulico o religioso, è un tema familiare, amichevole, di vita quotidiana. Perché? Tra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento, la rivoluzione francese, la rivoluzione industriale in Inghilterra e la rivoluzione americana, trasformarono profondamente la società e la situazione economica, politica e sociale dell'Europa occidentale e dell'America settentrionale. Prima sistema agricolo-artigianale, poi sistema industriale, con l’utilizzo diffuso di macchine e combustibili fossili. La nobiltà, e la gerarchia ecclesiastica, nel senso politico, non hanno più la supremazia, non sono più i soli a detenere il potere economico: si afferma un nuovo ceto sociale, la borghesia. Se da un lato gli artisti, che non erano altro che artigiani di altissimo livello, perdono il valore della unicità dei loro prodotti con la rivoluzione industriale e la moltiplicazione dei prototipi, dall’altra la loro committenza si allarga, e con essa le tematiche, che non sono più soltanto religiose o nobiliari, ma possono riguardare la vita di tutti i giorni. Questa è una delle caratteristiche del Romanticismo, il movimento che interesserà tutto l’800. Gli autori e le opere: Gino Severini, Gli sposi, 1939 pittore futurista, visse molto a Parigi: Michele Gordigiani: Il figlio Eduardo, con Egisto Fabbri (mecenate fiorentino) e Alfredo Muller (pittore livornese anche lui compagno di Silvestro Lega). Opera del 1895. Fiorentino, figlio di musicisti, ebbe contatti con i Macchiaioli del caffè Michelangelo ma fu soprattutto ritrattista. Lavorò a Parigi (mèta usuale per i pittori di allora) dove dipinse questo quadro, dove rappresenta suo figlio Edoardo anch’esso pittore, al centro fra Alfredo Muller che dipinge, anche esso allievo di MG, ed Egisto Fabbri pittore e mercante. Fabbri era un grande ammiratore di Cezanne, e Fattori lo rimproverò per aver importato in Toscana le “stramberie” degli Impressionisti. Natale Schiavoni, pittore veneto prima metà del 1800: Autoritratto, 1831 . Armando Spadini, pittore fiorentino che visse molto a Roma e divenne uno dei rappresentanti della “scuola romana “, vissuto fra il 1800 e il 1900: Il pittore e la moglie, 1910


Nell'esedra ovest sono esposti autoritratti e ritratti di artisti italiani del XIX e XX secolo, alcuni dei quali li mostrano al lavoro nei loro studi. Gli autori e le opere: Domenico Morelli Ritratto di Bernardo Celentano, 1859 Bernardo Celentano era un pittore napoletano, amico di Morelli ed esponente con Filippo Palizzi, del movimento del “Verismo”, in opposizione alle regole rigide dell’Accademia. Domenico Morelli (1826 –1901), napoletano, fu uno dei più importanti artisti italiani del 1800, e fu anche uomo politico, fino a diventare Senatore del Regno d’Italia. Studiò a Roma, visitò Firenze e Parigi. Prese parte ai dibattiti dei Macchiaioli sul realismo pittorico, e ciò lo condusse gradualmente ad assumere uno stile meno accademico e più libero, soprattutto nell'uso del colore. Pietro Tenerani Autoritratto,(scultura) 1862 Napoleone Nani Nello studio, 1868-1870 Vincenzo Gemito Ritratto di Michetti, 1873-1874 ( Michetti autore de “Il voto”, napoletano, allievo di Morelli ed amico di Palizzi); Antonio Mancini Autoritratto, 1880 circa Domenico Morelli Autoritratto, 1880-1885 Achille d'Orsi Ritratto di Filippo Palizzi, 1895 (Palizzi, napoletano della scuola del “Verismo”); Luigi Trifoglio Figura in nero, 1935 circa Armando Spadini Autoritratto in divisa, 1915 Filippo Cifarello Busto di Arnold Böcklin (scultura) 1899 . Bocklin, pittore tedesco, romantico, poi simbolista, influenzò Salvator Dalì; appassionato di architettura classica, venne in Italia e vi si stabilì per un lungo periodo; opera più famosa “L’isola dei morti”. Mario Broglio Autoritratto, 1934 Afro Autoritratto, 1935 circa (ante 1936) Renato Guttuso Autoritratto, 1942-1943 Enrico Paulucci Ritratto d'uomo seduto (Mattia Moreni), 1942 Giorgio de Chirico Autoritratto nudo, 1945 Giacomo Balla: Autodolore, 1947 (Balla, 1871-1958, esponente di spicco del Futurismo) Luigi Ontani India (en route vers l'Indie d'après Pierre Loti), 1978


La posizione dell’Italia, dopo il 1600 cambia: era stata di primo piano fino ad allora, precisamente Firenze nel 1400 e Roma nel 1500 e 1600, ma lentamente il fulcro della ricerca artistica si sposta verso il centro dell’Europa. Nel 1800 saranno la Francia e la Germania ad avere un ruolo “guida”. Le città d’arte italiane come Roma e Firenze restano però sempre una mèta molto interessante per gli artisti che vengono a studiare ed ammirare i classici, le statue, i monumenti, i dipinti, le rovine, e con questo completare la loro formazione. Non solo. Il viaggio in Italia era di solito la parte finale del “Grand Tour”, ovvero il viaggio che i giovani aristocratici europei, soprattutto inglesi ma non solo, intraprendevano nell’Europa continentale per completare la loro formazione culturale. Anche Goethe ne fece uno nel 1786 che poi descrisse nel libro omonimo. I giovani europei visitavano le rovine, si facevano fare ritratti, compravano opere d’arte e soprattutto vedute. Era molto “chic” farsi fare il ritratto con le rovine romani sullo sfondo. Tutto questo dava lavoro alla comunità di artisti che lavorava ed abitava a Roma, buona parte dei quali erano francesi. Venivano per studiare le rovine, e rimanevano. Soggiornavano in quella zona di Roma che porta ancora oggi ricordi di quella comunità straniera: piazza di Spagna, con l’Accademia di Francia. C’era quindi un mercato del paesaggio “all’italiana” con dei sottogeneri fondamentali: le marine, le rovine, i boschi e le acque della campagna romana, le piazze in festa. Gli autori e le opere: Giuseppe Abbati Il camposanto di Pisa, 1864 Christoffer Wilhelm Eckersberg Il chiostro di Santa Maria in Ara Coeli, 1824 Horace Vernet Ritratto del principe Aleksandr Ivanovič Bariatinskij, 1837 Giovan Battista Bassi Villa Doria ad Albano, 1839- La salita di Ariccia, 1839 Marianna Dionigi Pittrice e scrittrice, rappresentò città della Ciociaria (Alatri, Anagni, Ferentino ecc.) nelle sue incisioni e nei suoi scritti. Dalle sue opere appare lo scenario di una Ciociaria dove natura e opere umane si fondono armoniosamente. Paesaggio, 1798 circa (forse il tempio di Ercole a Cori). Giovanni Faure Interno della basilica di san Paolo dopo l'incendio, 1823. Il Colosseo, 1835. Jean Faure, francese, sceso in Italia a diciassette anni per perfezionare la sua educazione artistica, rimarrà come tanti altri a vivere a Roma, dove produsse per i viaggiatori del Grand Tour classiche vedute dei più celebri luoghi della città. In questa ampia veduta dell'interno dell'anfiteatro Flavio, Faure sceglie un punto di vista assai consueto, che consente la vista sul settore a settentrione, ovvero quello maggiormente integro, con le 14 stazioni della Via Crucis eretta dal Governo Pontificio. Il foro romano, 1835 In primo piano le tre colonne del Tempio di Vespasiano. Michele Cammarano Piazza San Marco, 1869 Domenico Trentacoste Alla fonte, 1896 Francesco Lojacono Dall'ospizio marino, 1891- Gaetano Esposito Palazzo Donn'Anna a Posillipo, 1893


Ippolito Caffi La Festa dei Moccoletti (il Carnevale a Roma), 1852 Festa dei moccoletti: si svolgeva l'ultimo giorno di Carnevale, il martedĂŹ grasso.. Ognuno esce da casa in maschera e con un moccolo (un lumino, una fiaccola o anche una lanterna), e un fiume di luci inonda le strade, in particolare il Corso. Funziona cosĂŹ: bisogna spegnere il moccoletto a una persona di sesso opposto, conservando acceso il proprio; chi ha il moccoletto spento deve togliersi la maschera. E tra la folla, protetta dalle maschere, accade di tutto: scherzi crudeli, furti, accoltellamenti, tradimenti coniugali. Pietro Fragiacomo Squeri a San Baseggio, 1886 Scavi in canale, 1884 circa Filippo Carcano Marina, 1887 Anton Sminck Pitloo Castel dell'Ovo a Napoli, 1820-1824 Giacinto Gigante Mercato sul Porto di Castellammare, 1859 Marina d'Ischia, 1825 circa Vincenzo Gemito Acquaiolo, 1880-1881 Pietro Tenerani Zinaida Volkonskaja, 1850 Hiram Powers Ritratto della moglie, 1859


Il Romanticismo, il movimento artistico più ampio e innovativo dell’’800 nasce in Germania, ma si affermerà in tutta l’Europa. Il termine “Romanticismo” viene utilizzato inizialmente con un significato quasi dispregiativo, come arte “da romanzetto”. Gli appartenenti a questo movimento vogliono esprimere sentimenti ed emozioni, non descrizioni perfette. Per questo abbandonano gli ideali di bellezza perfetta, si oppongono alle Accademie, e cominciano a cercare l’immediatezza della pittura, la pennellata fluida e libera. I contorni delle figure sono meno definiti, e anche per quanto riguarda i temi c’è una maggiore libertà, il rifiuto dei temi aulici e una ricerca di quelli reali, di vita quotidiana, e anche storici ma riferiti all’amor di patria, alle lotte per la liberazione. Il Classicismo è invece un atteggiamento culturale consistente nell'attribuire un valore esemplare ai modelli di arte dell'antichità classica. Indica la tendenza ad una concezione universale e immutevole della bellezza ideale, espressa attraverso l'ordine, l'armonia, l'equilibrio, le perfette proporzioni. Il Neoclassicismo è contemporaneo al Romanticismo ma in opposizione ad esso, e si accompagna ad un forte interesse per l'arte antica. Nasce nel 1700 la archeologia, e molto entusiasmo ed interesse suscitarono gli scavi di Pompei, avviati intorno al 1740 da Carlo di Borbone, re di Napoli. In questa sala quindi opere che rappresentano il mondo degli antichi greci e romani (Classicismo), e opere che rappresentano il mondo del popolo, affamato di libertà (Romanticismo). In Italia si affermarono due grandi esponenti di ambedue le tendenze artistiche: il grande scultore Antonio Canova, e il pittore Francesco Hayez.


Autori ed opere: Gerolamo Induno La Trasteverina uccisa da una bomba, 1850 Francesco Coghetti Ludovico Martelli (patriota) ferito a morte in duello abbraccia Maria Ricci, 1848 circa George Romney La Tempesta, 1787-1790 Tommaso Minardi (neoclassico) Madonna del Rosario, 1840- Omero cieco in casa del pastore Glauco, 1810 Francesco Hayez I vespri siciliani (La sposa di Ruggier Mastrangelo), 1846 Joseph Anton Koch (neoclassico) Cristo dodicenne al tempio, 1808-1821 Filippo Agricola Ritratto di Costanza Monti Perticari, 1819-1821 (figlia di Vincenzo Monti). Andrea Appiani Ritratto di Vincenzo Monti, 1808 circa (poeta e letterato, traduttore dell’Iliade). Vincenzo Camuccini Morte di Cesare, 1804-1805 Pietro Tenerani Pellegrino Rossi, 1869 Lorenzo Bartolini Ritratto del conte Guelfo Estense Trotti Mosti, 1830-1840 Antonio Canova Bozzetto per il monumento funerario a Vittorio Alfieri, 1806 Francesco Hayez I vespri siciliani , 1846

Francesco Hayez (1791-1882), pittore veneto di grande successo, bravissimo anche come ritrattista (Alessandro Manzoni), è il maggiore rappresentante del romanticismo pittorico in Italia. Esordisce in ambiente Neoclassico, per distaccarsene successivamente ed aderire al Romanticismo. Rappresentò molti soggetti storici, legati al tema della liberazione dei popoli, di cui appunto “I vespri siciliani” è uno degli esempi più rappresentativi e famosi. La sua opera più famosa è però “Il bacio”. “I Vespri siciliani” venne definita la insurrezione dei siciliani contro i francesi Angioini, scoppiata il Lunedi di Pasqua del 1282, davanti ad una chiesa prima delle funzioni serali, appunto i Vespri. Un soldato francese di nome Drouet mancò di rispetto ad una donna mettendole le mani addosso con la scusa di perquisirla. La donna svenne fra le braccia del marito, mentre il fratello di lei strappò la spada al soldato e lo uccise. Da questo episodio nasce la rivolta e la guerra contro i francesi, che si concluderà con la loro definitiva cacciata dalla Sicilia. Simboleggia naturalmente la rivolta contro lo straniero oppressore, e quindi dell’Italia contro la dominazione austriaca.


Antonio Canova Bozzetto per il monumento funerario a Vittorio Alfieri, 1806 Antonio Canova, scultore e pittore italiano, veneto (1751-1822), massimo esponente del Neoclassicismo in Italia. A quattro anni gli muore il padre. La madre si risposa ma non lo porta con sé, lo lascia con il nonno che era un uomo dal carattere piuttosto stravagante. Di questo rapporto e della sofferenza che ne patì, Canova restò segnato per tutta la vita. Il nonno era però scalpellino e agevolò il talento del nipote, facendolo lavorare con lui e aiutandolo economicamente. Ebbe subito un buon successo e a 22 anni partì per Roma per studiare la statuaria antica. A Roma eseguirà delle opere bellissime e raggiungerà la celebrità in tutta Europa. Napoleone lo avrebbe voluto come ritrattista ufficiale, ma lui non accettò. Scolpì però per la famiglia Bonaparte il famoso ritratto di Paolina nel personaggio di Venere vincitrice (alla Galleria Borghese).

Era innamorato dei classici, della mitologia greca, e fece rivivere quella bellezza perfetta. Leggerezza, raffinatezza e grazia assoluta sono le caratteristiche delle sue opere, alle quali lavorava per 12-14 ore di seguito senza fermarsi. Bozzetto per la tomba di Vittorio Alfieri (in gesso) L’ultima compagna del grande letterato, morto nel 1803, Louise Stolberg contessa di Albany, commissionò a Canova un monumento funebre. Questo è il secondo bozzetto preparato da Canova nel 1807, e rappresenta un’Italia piangente per la perdita del poeta, che si aggrappa al sarcofago. I simboli della lira e dell’alloro richiamano la virtù dell’Alfieri. Il monumento sepolcrale di Alfieri venne collocato nella chiesa di Santa Croce a Firenze.


Ai soggetti storici si affiancano quelli esotici e di immaginazione. La passione per l'archeologia e per il lontano Oriente, dà luogo in questi anni ad un vero e proprio genere pittorico che prospera soprattutto dopo l'apertura del canale di Suez (1869, metteva in comunicazione l’Europa e l’Asia senza circumnavigare l’Africa). Autori ed opere: Stefano Ussi La preghiera nel deserto, 1876 Cesare Biseo Nel deserto, 1889 Federico Faruffini La Vergine al Nilo, 1865 Domenico Morelli Le Tentazioni di Sant'Antonio, 1878- Il Conte Lara, 1861 - Torquato Tasso che legge la Gerusalemme liberata a Eleonora d'Este, 1865 Tranquillo Cremona ( iniziatore della Scapigliatura) Marco Polo davanti al Khan dei Tartari, 1863 Bernardo Celentano Il Consiglio dei Dieci, 1861 ( il C. dei dieci era l’organo di governo della Repubblica veneziana). Vincenzo Gemito Bruto 1871- Alessandro Magno, 1920-1925 Alfonso Balzico Cleopatra, 1874 circa - Nello della Pietra e Pia de' Tolomei, 1868 Federico Faruffini (1833-1869) Pittore italiano, vicino alla Scapigliatura, amico di Tranquillo Cremona, ebbe contatti anche con Morelli, lavorò a Roma e a Torino, espose a Parigi e fu premiato ( ma ebbe tutta una vita di stenti e difficoltà economiche perché il suo valore era riconosciuto in Francia ma non in Italia). Morì suicida e solo dopo la sua morte ne venne riconosciuto il valore. La Vergine al Nilo, il sacrificio umano che veniva compiuto appunto nell’antico Egitto per ingraziarsi il fiume Nilo, fu dipinto verso la fine della sua vita , nel 1865, ed è la sua opera più famosa. Ha una bella ricchezza cromatica ed originalità compositiva. La scena è divisa in due livelli: più mossa e vibrante la parte superiore, più accademica e tradizionale quella inferiore.


SALA 7 - La sopravvivenza del mito dal Neoclassicismo al Simbolismo La mitologia greco-romana rivive, come abbiamo visto nel Neoclassicismo. Autori ed opere: Filippo MarsigliI Pastori d'Arcadia, 1830 Giulio Aristide Sartorio La Gorgone e gli Eroi - Diana Efesia e gli schiavi, 1890-1899 Pittore, scrittore e regista, dopo un viaggio in Inghilterra dove conosce i Preraffaelliti si avvicina al Simbolismo. E’ l’autore del fregio centrale che decora l'aula parlamentare di Montecitorio. Gli studiosi (Jung) sostengono che il simbolo e il mito appartengono all’inconscio collettivo, e quindi al sogno. La Gorgone è in realtà la Medusa, figura mitologica che rappresenta la Bellezza, bellezza che è vita e morte insieme, bellezza che non si cura degli uomini. La figura femminile è la parte verticale, dominante, del quadro, che si erge sugli esseri umani maschili; gli uomini a terra, dormienti, che formano una specie di spirale, sono in realtà la rappresentazione delle razze umane, con accanto i simboli della forza e del potere: un randello (la violenza), un serpente, una corona (il potere assoluto). La natura circostante è un limbo, quasi un liquido primordiale, meno curato anche dal punto di vista pittorico. La chioma della Gorgone si sta trasformando in un groviglio di serpenti, secondo la rappresentazione più diffusa. Diana Efesia. Efeso era una località dell’Asia Minore, odierna Turchia, e la dèa Diana adorata in questa zona era la dèa della fertilità, aveva quindi queste protuberanze che erano seni e testicoli. Enrico Coleman Centauri, 1895 Giulio Bargellini Resurrezione, 1911


Franz von Stuck Oreste e le Erinni, 1905 Oreste è inseguito (e perseguitato) dalle Erinni (personificazione della vendetta nella mitologia greca) dopo aver ucciso la madre Clitennestra (perché Clitennestra aveva ucciso il loro padre e di lei marito, Agamennone; perché Agamennone aveva accettato di offrire in sacrificio agli dèi la loro figlia Ifigenia). I suoi toni sono piuttosto cupi e materici. I personaggi mitologici vengono qui utilizzati con un significato simbolico, riferito all’inconscio. Sigmund Freud stesso era un appassionato di archeologia Franz Von Stuck: Pittore tedesco (1863-1928) fondatore con altri artisti della Secessione di Monaco, fu un importante esponente del Simbolismo. Fu un pittore dalle capacità tecniche eccezionali tanto che lo si può considerare l’ultimo dei grandi disegnatori prima della dissoluzione delle forme operata dalle avanguardie del Novecento Fu maestro di molti importanti pittori: Wassily Kandinsky, Paul Klee. Il suo lavoro fu alla base della formazione di Egon Schiele, ma influenzò anche De Chirico e Dalí. Emile-Antoine Bourdelle Ercole saettante, 1909 (fusione del 1915) Giovanni Duprè Saffo, 1857-1861 Antonio Canova Ercole e Lica, 1795-1815 Storia: Il centauro Nesso aveva tentato di rapire Deianira, seconda moglie di Ercole, ma questi lo aveva ucciso. Per vendicarsi, nell’agonia Nesso aveva detto a Deianira che se ella avesse raccolto il suo sangue e ne avesse intriso una veste avrebbe potuto contare sull'amore eterno del suo compagno. Ogni volta infatti che Ercole avesse mostrato interesse verso un'altra donna sarebbe bastato fargli indossare quella camicia per ricondurlo a lei. Anni dopo, dopo la vittoriosa spedizione contro Ecalia, Ercole che portava con sé la bella Iole, e inviò Lica, un giovanetto suo compagno, alla moglie Deianira per prendere una veste bianca per sacrificare. Lica raccontò tutto a Deianira, e questa, temendo la bellezza di Iole, consegnò a Lica la camicia di Nesso. Appena Ercole la indossò fu colto da terribili dolori, in quanto il sangue del centauro era contaminato dal veleno della freccia che lo aveva ucciso, Ercole impazzito dal dolore, uccise Lica e ordinò di costruire una pira funebre su cui si fece bruciare.


Il gruppo scultoreo segue un'assoluta accuratezza geometrica. L'eroe è rappresentato nel momento di massima tensione muscolare, nell'atto di sollevare per un piede lo sfortunato ragazzo, il quale invano oppone resistenza, aggrappandosi all'altare alle spalle dell'eroe e alla pelle di leone, abbandonata ai suoi piedi. La scultura era stata inizialmente commissionata dal Principe Onorato Gaetani D’Aragona nel 1795 per farne dono ai Borboni, e poi richiesta dai francesi che avrebbero voluto farne un simbolo del popolo che si libera dagli oppressori, ma venne infine tradotta in marmo dal gesso solo nel 1812, e completata nel 1815 per volontà del banchiere Giovanni Raimondo Torlonia, che l’aveva acquistata nel 1800 al fine di celebrare la sua recente nobiltà. Intorno statue degli altri dèi: Cesare Benaglia Marte, 1845 Luigi Bienaimé Mercurio, 1844 Venere, 1844 Ercole Dante Diana, 1845 Pietro Galli Apollo, 1838 - Giove, 1838 Camillo Pistrucci Giunone, 1840 circa (in mano stringe forse una melograna, simbolo di fertilità e di morte; era la dèa del matrimonio, dell’amore coniugale); Rinaldo Rinaldi Nettuno, 1844 circa Antonio Solá Cerere (dèa della terra e della fertilità) 1839 - Minerva, 1839 Pietro Tenerani Vesta (dèa del focolare domestico), 1844 -Vulcano, 1844 - Psiche svenuta (fanciulla di straordinaria bellezza di cui si innamorò Eros), 1869


L’Italia è in questo periodo un paese diviso, e i governi dei diversi stati che la compongono non sono tutti uguali. Più evoluti e liberali quelli del nord (lombardo veneto), più chiusi ed autoritari quelli del centro e del sud (Stato Pontificio e Borboni). Non c’è quindi neanche un’arte unitaria. Tendenze “veriste” si manifestano con Domenico Morelli e i fratelli Palizzi a Napoli e in altre città italiane, ma è a Firenze che confluiranno i pittori accomunati da questa ricerca del “vero”, coinvolti spesso anche nelle battaglie risorgimentali, e sarà qui che nascerà il movimento più significativo e innovativo della pittura italiana dell'Ottocento, quello dei “Macchiaioli”. Macchiaioli Intorno al 1850 un gruppo di artisti, tra cui Telemaco Signorini, Adriano Cecioni, Giovanni Fattori, Silvestro Lega, Odoardo Borrani e Giuseppe Abbati, si ritrovano a discutere presso il “Caffè Michelangelo” a Firenze. Nascono così i “Macchiaioli”, che attraverso la tecnica detta “macchia”, definiscono l'immagine pittorica, attraverso pennellate di colore e contrasti cromatici. I loro soggetti preferiti sono la campagna toscana e la vita rurale. Alcuni considerano i Macchiaioli dei precursori dell’Impressionismo, il grande movimento che nascerà in Francia qualche anno più tardi. Adriano Cecioni Il gioco interrotto1867-1868 - Interno con figura, 1868 - La madre, 1884-1886 Giovanni Boldini L'amatore delle arti, 1866 Giovanni Fattori *Ritratto della prima moglie, 1865 circa - Ritratto di patrizio senese, 1868 circa - Il campo italiano dopo la battaglia di Magenta, 1860 Odoardo Borrani Case di Pannocchio a Castiglioncello1862 c.ca - Il Ponte alle Grazie 1881 c.ca Silvestro Lega La visita, 1868 (non c’è) - Il bindolo, 1863 (macchinario azionato dagli animali utilizzato per prosciugare sorgenti d'acqua). Vincenzo Cabianca Case a Lerici, 1863-1865- Castiglion Fiorentino, 1862 A Nino Costa Donne che imbarcano legna nel porto di Anzio, 1852 - Le querce secche, 1854 Antonio Puccinelli Ritratto di Nerina Badioli, 1865-1866 Giovanni Carnovali (detto Il Piccio) Ritratto d'uomo in atto di scrivere, 1840-1843 - Ritratto del padre del Basso Marini, 1843 circa Ritratto della madre del Basso Marini, 1843 circa Raffaello Sernesi Tetti al sole, 1860 circa - Studio di costumi, 1860-1861 - Pascolo, 1861 Domenico Induno L'arrivo del bollettino della Pace di Villafranca, 1860-1862 Gioacchino Toma, Ritratto di giovane uomo, 1867 - Luisa Sanfelice in carcere, 1874-1875 Giuseppe Abbati Bovi sulla spiaggia, 1864 - Ritratto di signora, 1860 circa Filippo Palizzi Albero d'arancio e donne (Sorrento), 1860 - Paesaggio al tramonto (cava), 1854 Donne che lavano al fiume Sarno (Sarno), 1856 Paesaggio - dopo la pioggia, uno stagno d'acqua torbida (cava), 1864 Cristiano Banti Paesana toscana, 1875 Telemaco Signorini Pescivendole a Lerici, 1874


Giovanni Boldini L'amatore delle arti, 1866. Nato a Ferrara, nel 1842, era dotato di una grande tecnica, bravissimo nel fare copie di Raffaello e di grandi pittori del passato. Di matrice romantica, realista. Era un amante dei salotti eleganti, però frequentò i Macchiaioli e gli Impressionisti, e aprì uno studio a Parigi. Ebbe un grande successo, fu sempre richiestissimo dal “bel mondo”. Raffigura in questo quadro un collezionista mentre sfoglia un catalogo d’arte circondato dai suoi oggetti. Non isola il soggetto, non gli dà un fondo unito, come sarebbe accaduto una volta, per far “staccare” la testa del ritratto, ma lo inserisce in un ambiente con molti oggetti che pure non disturbano il soggetto centrale. I critici dicono che sapeva trasmettere il divertimento che provava mentre dipingeva (ed è vero!). Giovanni Fattori: uno dei maggiori esponenti dei Macchiaioli, con Silvestro Lega e Telemaco Signorini. Comincia a dipingere seriamente dopo i 40 anni, partecipa alle battaglie per l’unità d’Italia. Il campo italiano dopo la battaglia di Magenta, del 1860, è il suo primo lavoro di soggetto risorgimentale. Non rappresenta il fervore della battaglia, il suo culmine, ma il ritorno dei feriti, quando tutto è finito. La composizione non è magniloquente, è molto equilibrata, quasi tranquilla, e non si può certamente definire macchiaiola; siamo ancora nelle regole accademiche del disegno e del chiaroscuro. Gli ufficiali in primo piano seguono con attenzione le operazioni di ristoro dei feriti che avviene per mezzo di una diligenza equipaggiata con due suore che li raccolgono (sulla parte sinistra del quadro). La parte destra è occupata da una serie di truppe schierate, il che fa comunque ricordare il contesto bellico in cui ci si trova ad agire, rammentato da un bellissimo sfondo che rappresenta la città di Magenta (appena abbozzata), dove ancora i fumi dei cannoni fanno intuire che lo scontro è all'attivo, ma è ormai giunto al termine. A sinistra invece, proprio vicino alla diligenza si trovano i soldati feriti che, tuttavia riescono a camminare sulle proprie gambe, che seguono un uomo su un cavallo bianco. La visione dello scontro è in lontananza e quasi metà del quadro è simbolicamente occupata da un cielo azzurro che si apre verso l'infinito, espandendo la prospettiva del dipinto e consentendo nel contempo l'ampliamento degli orizzonti dello spettatore, che già guarda "da fuori" gli eventi.


E’ in questi anni che si comincia a delineare quel solco fra le ricerche artistiche più avanzate e il pubblico nel suo complesso, solco che si sarebbe ulteriormente allargato nel corso del 1900, fino a diventare una delle caratteristiche dell’arte contemporanea. La grande libertà di ricerca che si apre agli artisti li rende però sempre più rivolti al loro mondo, svincolati da linguaggi accessibili a tutti. Coloro che hanno cercato strade nuove ed originali con profondità hanno spesso pagato con la incomprensione dei propri contemporanei questa scelta. Basta pensare agli Impressionisti, ai loro disastri commerciali, a Van Gogh che morì poverissimo e solo, e a molti altri. Siamo alla fine del 1800. In questa sala sono riunite opere di artisti che hanno ritratto persone appartenenti ai ceti più poveri e disagiati della popolazione. La realtà viene rappresentata in tutti i suoi aspetti: il lavoro minorile, la miseria dei contadini, i mendicanti. La questione sociale diventa oggetto della attenzione degli artisti e degli intellettuali. E’ di questa epoca anche il verismo letterario, che in Italia ebbe autori come Verga, Capuana, Matilde Serao. A Milano sul finire del secolo sono gli scrittori e gli artisti della Scapigliatura a interessarsi degli esclusi: Medardo Rosso, per esempio, include nella sua galleria di ritratti soprattutto personaggi del popolo.

Vincenzo Caprile L'acqua zurfegna a Santa Lucia (acqua ricca di zolfo), 1884 Francesco Ciusa La madre dell'ucciso, 1907 Achille d'Orsi Proximus tuus, 1880 Egisto Ferroni La boscaiola, 1876 Antonio Mancini Carminella, 1870 - Lo studio, 1875 circa - Il venditore di cerini, 1878 circa *Francesco Paolo Michetti Il voto, 1883 Luigi Nono Refugium Peccatorum, 1882 Teofilo Patini L'erede, 1880 Carlo Pittara L'aratura, 1870 *Medardo Rosso El locch, 1881-1882 - Dopo una scappata (Gavroche), 1882 - Lo scaccino (Se la fusse grappa!), 1883 - Il cantante a spasso, 1882 - Gli innamorati sotto il lampione, 1882-1883


Francesco Paolo Michetti Il voto, 1883. Abruzzese, amico di D’Annunzio. Il quadro rappresenta un rito di sapore arcaico, che si svolge in occasione della festa di San Pantaleone in Abruzzo, il 27 luglio, e che era stato descritto anche da Gabriele D’Annunzio. Il dipinto, frutto di un lungo e impegnativo studio dal vero (documentato da dodici studi a pastelli proprietà della GNAM), rappresenta dei contadini che per sciogliere un voto fatto, strisciano come rettili fino al busto d'argento del santo, leccando il pavimento sporco di polvere e di fango. Un tema popolare, rude, che suscitò molte polemiche al momento della sua presentazione in un ambiente ancora dominato da un’arte accademica ufficiale ed estetizzante. Medardo Rosso El locch, bronzo, 1881-1882 Lombardo, frequentò l'Accademia di Brera ma ne fu espulso per averne contestato i metodi di insegnamento. Fu in contatto con

il movimento della “Scapigliatura”, e ne fece propri i soggetti, legati a tematiche sociali. Il suo linguaggio, sostenuto dall’uso di materiali particolarmente sensibili come il gesso e la cera, evidenzia la sua vicinanza alla pittura degli impressionisti, dai quali lo differenzia però la scelta di temi sociali. El locch rappresenta un personaggio della malavita milanese, un vagabondo dall’aria sfacciata e irridente. La Scapigliatura. Il termine doveva evocare la vita bohèmien parigina. Movimento artistico che si sviluppò nell’Italia settentrionale, a partire da Milano, dopo la metà del 1800. Non era un movimento organizzato, ma un gruppo di artisti animati da uno spirito di ribellione nei confronti della cultura tradizionale e del buonsenso borghese. Si scagliarono sia contro il Romanticismo italiano, che giudicavano languido ed esteriore, sia contro il provincialismo della cultura risorgimentale


Rispetto al sentimentalismo romantico, è cambiata l'intensità delle emozioni: alla forza dell'ideale e alla violenza della passione subentrano da un lato l'intimismo e la melanconia dall'altro la dimensione contemplativa. Nel paesaggio si cerca ora l’atmosfera, più che la fedeltà ottica, la tecnica si avvia verso la scomposizione del colore. L'artista che meglio rappresenta il passaggio dal naturalismo al simbolismo è Segantini, futuro protagonista del divisionismo. Leonardo Bistolfi Piove (o Le oche), 1887 Ernesto Bazzaro La vedova, 1888-1889 Marco Calderini Tristezza invernale, 1884 Guglielmo Ciardi Messidoro, 1883 Tranquillo Cremona. E’ un appartenente alla Scapigliatura: effetti di trasparenza, contorni indefiniti, accentuazione dello sfumato sono le caratteristiche della sua pittura, che riscosse molto successo. I due cugini, 1870 - Fanciulla malata, 1877 circa Lorenzo Delleani Imminente luna, 1882 Giacomo Favretto Dopo il bagno, 1884 Antonio Fontanesi Un mattino d'ottobre, 1862 circa - Alla fontana, 1867-1869 Giuseppe Palizzi Bosco di Fontainebleau 1874. Pittore napoletano, che si era trasferito in Francia vicino alla foresta che divenne soggetto di molti suoi quadri. Riscosse un ottimo successo in Francia e anche in Italia. Giovanni Segantini Alla stanga, 1886 Achille Vertunni La campagna di Salerno, 1885 Giovanni Segantini Alla stanga, 1886 Un artista con una vita piuttosto infelice, sofferta. Nasce in Tirolo da una famiglia molto povera, e perde la madre piuttosto presto. Il padre lo manda da una sorella, che però non se ne occupa, e lui crescerà solo, con un carattere chiuso e difficile, che lo condurrà in riformatorio. Verrà successivamente affidato ad un fratellastro, che aveva un laboratorio di fotografia. Pare che qui sia nata la sua passione per la rappresentazione pittorica: si iscrive ai corsi serali della Accademia delle Belle Arti, e da lì inizia la sua carriera di pittore. Nel 1894 si ritira a vivere in montagna, in una valle Svizzera, l’Engandina, seguendo un desiderio di solitudine e raccoglimento. Il suo soggetto preferito è sempre la natura che lo circonda, l’incontaminato paesaggio alpino. Morirà per una malattia improvvisa, proprio mentre stava dipingendo un trittico della montagna. E’ ritenuto il maggior esponente del divisionismo, movimento che si sviluppò in Italia alla fine del 1800, e che si affiancava al Puntinismo francese che utilizzava colori puri senza mischiarli. Sono tecniche di scomposizione del colore. Impiegò parecchi mesi per dipingere “Alla stanga”: una vasta pianura illuminata dai raggi del sole. L’atmosfera è calma e operosa. Segantini dipingeva all’aperto, dal vero, e impiegava molto tempo per dipingere i suoi quadri, quindi chiedeva alle contadine di stare in posa a lungo, e fu costretto ad un certo punto a pagarle. Il dipinto rappresenta l’altopiano (Prealpi della Brianza), nel punto di confine - segnato appunto dalla stanga cui venivano legate le vacche – con la valle successiva. L’artista raffigura il paesaggio inteso come glorificazione della natura stessa, senso di infinito; pone grande attenzione agli effetti di luce.


Verso la metà del 1800 era stata inventata la fotografia. I ritratti, i paesaggi, l’illustrazione, la rappresentazione aderente alla realtà diventeranno da allora oggetto della fotografia, non più del quadro o della scultura. La pittura “di genere”, i pittori di mestiere entreranno quindi in crisi: l’arte diventerà sempre più un fatto di èlite.

Si diffondono gli ideali socialisti, soggetti e temi che riguardano la vita dei lavoratori cominciano ad interessare gli artisti più sensibili. Due opere di contenuto sociale mostrano due "drammi del lavoro": quello della disoccupazione che spinge a emigrare e quello delle condizioni di sicurezza insufficienti. Le vittime del lavoro di Vincenzo Vela è solenne gruppo scultoreo dedicato ai minatori morti mentre scavavano il passo del San Gottardo, al confine fra Italia e Svizzera. Ogni canone di bellezza ideale è rifiutato: la deformità dei corpi dei minatori che portano il compagno caduto manifesta una realtà diretta, brutale. Vincenzo Vela Le vittime del lavoro, 1896 Angelo Tommasi Gli emigranti, 1896

Nell'esedra est sono esposti ritratti di letterati e intellettuali italiani del XIX e XX secolo. Giuseppe Grandi Cesare Beccaria, 1871 (C. B. giurista filosofo e letterato) Michelangelo Grigoletti Ritratto di giovane donna, 1830-1835 Domenico Morelli Ritratto di Pasquale Villari giovane, 1856 circa (P.Villari storico e politico italiano contemporaneo di Morelli) Odoardo Tabacchi Ugo Foscolo dopo il trattato di Campoformio, (scultura) (trattato fra Napoleone e l’Austria, che definì la fine della Repubblica Veneziana; fu firmato nel 1797) 1867. Adeodato Malatesta Ritratto della figlia di Ciro Menotti, 1869(C. Menotti patriota e rivoluzionario). Ercole Rosa Ritratto di Alessandro Manzoni, (busto scultoreo) 1875 Vincenzo Gemito Busto di Cesare Correnti, 1880 (C.Correnti patriota e politico italiano). Adriano Cecioni Busto di Giosuè Carducci, 1880 circa Giulio Tadolini Busto di Guido Baccelli, 1895 (Baccelli uomo politico)


Amerigo Bartoli Natinguerra Amici al caffè, 1929-1930 Il caffè era il caffè Aragno, (oggi “Spizzico), poi Alemagna; era il centro della mondanità e della cultura romana. Si riconoscono Ungaretti (al centro) e Barilli (ultimo a destra, era un musicista e letterato). Con questo quadro l’autore vinse un premio alla Biennale di Venezia del 1930. Quirino Ruggeri Ritratto di Moravia, 1932 circa Scipione (Gino Bonichi) Ritratto di Ungaretti, 1930 Francesco Messina Ritratto dello scrittore Riccardo Bacchelli, 1935-1936 Fausto Pirandello Ritratto di Luigi Pirandello, 1936 (Fausto era il figlio di Luigi, ed era pittore della “scuola romana”) Pericle Fazzini Sibilla Aleramo, 1938-1939 Cesarina Gualino Ritratto di Riccardo Gualino, 1932 (R. Gualino collezionista d’arte) Renato Guttuso Ritratto di Montale, 1938 Marino Mazzacurati Ritratto di Vasco Pratolini, 1941 circa Nella Marchesini Ritratto di Mario Soldati, 1925-1928 Alberto Savinio Ritratto di Palma Bucarelli, 1945. Palma Bucarelli (1910-1998) fu direttrice e sovrintendente di questo museo dal 1942 al 1975. Storica dell’arte, donna intelligente e coraggiosa, salvò molte opere durante la guerra nascondendole ai nazisti, ed è grazie a lei che oggi possiamo godere di questo patrimonio inestimabile. Fu criticata, boicottata e addirittura ci fu una interrogazione parlamentare perché nel 1959 aveva osato organizzare una mostra su Burri. Ma lei sapeva che le opere che acquistava sarebbero diventate un patrimonio decuplicando il loro valore. E cosi’ fu. Marino Mazzacurati Ritratto di Alfonso Gatto, ( è il busto?) 1941-1942 Carlo Levi Ritratto di Umberto Saba, 1950 circa (U. Saba poeta e scrittore). Alberto Savinio Ritratto di Paolo Monelli, 1951 (giornalista e scrittore, nonché marito della Bucarelli).


L’Impressionismo, movimento artistico nato in Francia fra il 1860 e il 1870, rappresenta una tappa fondamentale nella storia dell’arte. Con l’I. si chiude un ciclo: quel ciclo iniziato nel Rinascimento, che vede al centro della rappresentazione artistica il mondo esterno, fisico, la natura. Fino ad ora si rappresentava il corpo umano, gli alberi, le case, gli animali, il mare e così via. D’ora in avanti non sarà più così: il mondo esterno verrà rappresentato ma deformato (Espressionismo), scomposto (Cubismo), sintetizzato (Astrattismo). Verrà inoltre rappresentato quello che c’è di “misterioso nell’uomo, il suo inconscio, e soprattutto le sue idee, le idee dell’artista, fino a perdere consistenza fisica, fino a mischiarsi con il teatro, con la fotografia, con altre tecniche artistiche. Il Romanticismo e il Neoclassicismo sono esauriti: hanno ampliato le tematiche, hanno ampliato la libertà dell’artista. La fotografia, avendo già in sé una perfetta rappresentazione della realtà, ha spostato da questo obiettivo l’interesse della pittura e scultura. Nuove ricerche, nuove scoperte nella conoscenza dei colori (era stato pubblicato Leggi sull'accostamento dei colori di Eugène Chevreul) e dei processi ottici avevano creato i presupposti per una nuova tecnica pittorica. La data di nascita dell’I. viene definita nel 1874, quando a Parigi, nello studio del fotografo Nadar, si svolse la prima mostra Impressionista. Vi parteciparono Monet, Renoir, Degas, Cezanne, Pissarro, Sisley. Fu una mostra rivoluzionaria, che suscitò grande scandalo e molte polemiche, sia da parte della critica che del pubblico. I “rivoluzionari” non avevano interessi politici o ideologici comuni, ma erano contro l’accademismo. E’ il caso però di citare i due impressionisti meno famosi: Pissarro e Sisley. Pissarro: per il suo carattere aperto e conciliante, il suo aspetto simile ad un profeta con la lunga barba bianca, e gli incoraggiamenti che sapeva infondere nei giovani artisti (fu lui, infatti, a scoprire il genio di Van Gogh), venne visto da tutti gli impressionisti come l'anima che seppe mantenere unito il gruppo per tanti anni. Sisley nato in Francia da una famiglia inglese, ebbe una vita difficile, sempre alle prese con le difficoltà economiche; non conobbe mai il successo. Del resto, anche Pissarro subì la stessa sorte: in una lettera al figlio Lucien scriveva nel 1899: « ...io resto, al pari di Sisley, come una sorta di coda, di appendice dell'impressionismo ». Morì a 59 anni: A un anno dalla sua scomparsa, nel 1900, un collezionista comprò un suo quadro per l'incredibile somma di 43.000 franchi. Sisley l'aveva venduto inizialmente per 180. I punti principali del Movimento Impressionista erano: - disinteresse per il soggetto (sono sullo stesso piano le tematiche storiche, sacre e profane); - pittura all’aria aperta, con lo studio diretto del vero; ovvero come rendere nel modo più immediato possibile la sensazione visiva, la luminosità, la trasparenza dell’aria e dell’acqua; - insofferenza verso l’arte accademica, che si svolgeva negli studi, dove si disegnava prima e si passava poi il colore, e dove si disponevano artatamente i modelli illuminandoli secondo regole sempre uguali; - interesse non per il disegno ma per la forma, per il colore; i colori si usano accostandoli senza mescolarli, in modo tale da ottenere non superfici uniformi ma vive e in movimento.


Dopo la metà dell'Ottocento diventa obbligatorio per gli artisti italiani che vogliano mantenersi aggiornati andare a Parigi, centro dell’arte di quel momento. Fra gli italiani a Parigi, colui che riscuote più successo è il grande ritrattista Giovanni Boldini.

Claude Monet Ninfee rosa, 1897-1899 . Monet è il “padre” dell’Impressionismo; la definizione stessa di Impressionismo deriva da un suo quadro: “Impression, soleil levant” (Impressioni del sole all’alba), ed aveva inizialmente una accezione negativa, ad indicare la apparente incompletezza delle opere. Monet nasce nel 1840 a Parigi, poi la sua famiglia si trasferisce a Le Havre ma lui torna a Parigi a vent’anni per studiare pittura. Conosce Courbet, Pissarro, Manet. Attraversa un periodo di grandi difficoltà economiche, ha un figlio ma tenta il suicidio. Gli amici lo aiuteranno a trovare una casa, a comprare le tele. Muore suo padre e con l’eredità potrà vivere con un po’ di tranquillità. Dipinse circa 250 quadri con il tema delle ninfee, occupando gli ultimi trent’anni della sua produzione artistica, anche dopo che era stato colpito da cataratta. Le ninfee, fiori che non hanno radici e che quindi si muovono continuamente sulla superficie dei fiumi e degli stagni, sono quasi il simbolo di quella realtà mai fissa e perennemente mobile che gli impressionisti cercavano di rappresentare. Il luogo rappresentato era il giardino della sua casa vicino a Parigi, che lui stesso aveva allestito in stile giapponese, con un ponte ed uno stagno appunto con ninfee e anche rose, tulipani, gladioli e altri fiori.

Paul Cézanne Le cabanon de Jourdan, 1906. Nasce nel 1839 da una famiglia benestante ( il padre aveva una fabbrica di cappelli). La sua vocazione pittorica fu osteggiata dal padre, che voleva facesse l’avvocato, ma appoggiata dalla madre. Avrà molti insuccessi e delusioni; i suoi quadri vengono rifiutati dalle mostre ufficiali. Ha un carattere chiuso, si ritira completamente solo e isolato ad Aix en Province, dove morirà nel 1906. Pochissimi critici comprenderanno la sua grandezza, e solo un anno dopo la sua morte verrà organizzata una grande mostra retrospettiva che sconvolgerà molti giovani artisti fra cui Picasso e Modigliani. Le cabanon de Jourdan. E’ un quadro dipinto poco prima di morire, forse il suo ultimo quadro. Jourdan era un mercante che aveva dei terreni, presso il quale lavorava . Il dipinto rappresenta un edificio basso, ocra, sotto un cielo azzurro. In esso si manifesta pienamente l’intenzione di liberare l’opera da obblighi descrittivi; la linea di contorno non esiste più, non c’è più il disegno, ma solo pennelate quasi a “scaglie” : la sua pittura aprirà la strada al cubismo. Auguste Rodin Busto dello scultore Dalou, 1883 - L'età del bronzo, 1875-1876 - Ballerina, 1910 circa. Nato a Parigi nel 1840, morto nel 1917, grande studioso di Michelangelo.


Gustave Courbet (1819-1877) Pittore francese, precede l’Impressionismo, ed è il più importante rappresentante del movimento realista. Crede che la missione dell'artista sia la ricerca della verità, ovvero della realtà così com’è, né bella né brutta, e che questo tipo di rappresentazione, di arte, porti alla eliminazione delle contraddizioni e delle disuguaglianze sociali. Era un anarchico, sosteneva e diffondeva pubblicamente gli ideali democratici e socialisti scrivendo saggi e articoli. Non porta però nella sua pittura i temi sociali: ritiene che la strada sia un’altra, quella della ricerca della verità. Rifiutò la Legion d’Onore. Egli stesso provetto cacciatore, si era dedicato più volte al tema invernale, studiando i variegati effetti della luce sul bianco della neve. Nel quadro” Bracconieri nella neve”(1867), la descrizione non è particolareggiata, tutto ha la stessa importanza, la pittura è larga, l’impasto denso, la scala coloristica limitata. ” Ho cinquant'anni ed ho sempre vissuto libero; lasciatemi finire libero la mia vita; quando sarò morto voglio che questo si dica di me: non ha fatto parte di alcuna scuola, di alcuna chiesa, di alcuna istituzione, di alcuna accademia e men che meno di alcun sistema: l'unica cosa a cui è appartenuto è stata la libertà.” Federico Zandomeneghi Casetta a Montmartre, 1879-1880 Medardo Rosso Bambino ebreo, 1892 - La portinaia, 1883 - Bambina ridente, 1889 - Bookmaker (L'homme de courses), 1894 - Il vecchio (Sciur Faust), 1883 - La vecchia (La mezzana), 1883 - Bambino al seno, 1889 - Ritratto di Henri Rouart, 1889-1890 - Uomo che legge, 1895 - Yvette Guilbert, 1895 - Ritratto di Madame Noblet, 1897-1898 - Bambino al sole, 1892 - Ecce puer, 1905 - Impression de Boulevard: la femme à la voilette, 1893 Giuseppe De Nittis La piccola inglese, 1879-1880 - Donna sulla rena, 1874-1875 Edgar Degas (1834-1817) Anche se fece parte ufficialmente degli Impressionisti, si distingue da loro per molti elementi, soprattutto per i soggetti delle sue opere. Prima di arrivare all’Impressionismo aveva sperimentato tutti i generi, ma ebbe subito una grande passione per i ritratti. La danza in particolare è un soggetto che lo attrarrà fortemente per tutta la vita: era estasiato dalle ballerine. Erano, per lui, come stelle dalle quali lo sguardo non poteva staccarsi. Le dipingeva mentre si preparavano, mentre si esercitavano, mentre si esibivano. Dopo il bagno, 1886 circa. E’ un esempio particolarmente significativo degli studi del maestro francese sul movimento del corpo delle modelle, rappresentate in atti inconsueti e intimi. E’ eseguito mediante la tecnica veloce del pastello che “sfrangia” il colore con effetti luminosi e impressionistici, ad accentuare la posizione della figura che si flette su se stessa dopo il bagno. Cavallo al trotto con le zampe che non toccano il suolo, 1885-1886 – Ballerina con tamburello, 1885 circa


E’rappresentato in questa sala il lavoro manuale, il lavoro faticoso, e la malattia, ovvero l’aspetto non “bello” della vita. Nell’arte di ispirazione romantica è indubbia la spinta umanitaria , gli artisti esprimono quindi la loro carica ideologica. Sperano di poter incidere sul miglioramento sociale, sui cambiamenti storici. Giuseppe Pellizza da Volpedo Il sole, 1904 Giacomo Balla Il mendicante, 1902 - I malati, 1903 - La pazza, 1905 Angelo Morbelli Il viatico, 1884 John Quincy Adams Il viaggio della vita, 1905 (le tre fasi della vita, riferita ai pescatori olandesi). Joaquín Sorolla y Bastida Ritirando le reti, 1896 Vincent van Gogh Il giardiniere, 1889; L'Arlesiana (Ritratto di M. me Ginoux) Paul Gauguin Ta ra au rhoi Döme Skuteczky Dopo un lavoro faticoso, 1910 Umberto Boccioni Contadino al lavoro, 1908 -1910 Albin Egger Lienz Il pranzo, 1910-1914 Costantino Meunier I lavoratori, 1905 Silvio Rotta Nosocomio, 1895 Felice Carena Ritratto di Giovanni Cena, 1909 circa Vincent van Gogh , 1890 - Il giardiniere, 1889 Van Gogh, nato in Olanda nel 1853, figlio di un pastore protestante, era un uomo profondamente religioso. Fu molto legato al fratello Thèo, che era impiegato nella bottega di un mercante. Thèo era un uomo di grande virtù: benché povero fece tutto il possibile per Vincent, compreso pagargli il soggiorno ad Arles, cittadina del sud della Francia dove Vincent si trasferì per cercare una luce migliore rispetto a quella dell’Europa del nord. Vincent, autodidatta, sperava di potere un giorno ripagare la generosità del fratello con la vendita dei suoi quadri, ma questo non accadde. Nella sua volontaria solitudine di Arles confidava nelle lettere a Theo tutte le sue idee e le sue speranze, a da queste lettere si può comprendere il suo senso della missione dell’artista, le lotte, la disperata solitudine, la sete di amicizia, la grande tensione e la febbrile energia con cui lavorava. La sua idea era quella di un’arte che desse gioia e consolazione a tutti, non solo ai ricchi intenditori Nel maggio del 1889 fu ricoverato in una casa di cura, ma ancora dipingeva nei suoi momenti di lucidità. Dopo 14 mesi, nel luglio del 1890, a 37 anni, morì. I quadri su cui si fonda la sua fama vennero tutti dipinti in tre anni: tre anni di crisi e disperazione. Le pennellate dei suoi quadri ci dicono molto del suo stato d’animo, della sua concitazione. Amava rappresentare le siepi, i campi di grano, la natura, gli ambienti e i personaggi di tutti i giorni. Fu anche predicatore presso i minatori in Belgio, ma l’incarico gli venne revocato dai prelati metodisti perchè non condividevano come lui svolgeva il suo lavoro, più come operatore sociale che come missionario. Fu da allora che VG si dedicò alla pittura. L'Arlesiana (Ritratto di M. me Ginoux), 1890. E’ in prestito. Nel maggio 1998 l’Arlesiana venne rubato dalla GNAM assieme a Il giardiniere, e a Il Cabanon de Jourdan di Paul Cézanne: i dipinti furono recuperati il luglio successivo. Il giardiniere, 1889 Questo bel ritratto risale al periodo del suo soggiorno ad Arles, in Provenza; , i colori sono accesi e luminosi.


Paul Gauguin Ta ra au rhoi : “Il grande albero". E' un opera del 1891. Un grande albero offre la sua ombra al riposo di due ragazze polinesiane: sullo sfondo una capanna tipica dell'isola e altre figure femminili. Gauguin fu in posizione critica nei confronti della società del suo tempo, e viaggiò molto, alla ricerca di un mondo il cui contatto con la natura non fosse contaminato dal progresso, la cui organizzazione sociale fosse più semplice e naturale. Dal 1891 si stabilì in Polinesia, e qui realizzò una serie di quadri che sembrano ispirarsi alle forme artistiche delle popolazioni primitive.

In Italia il simbolismo segue due vie principali: quella del mito, rappresentata da Sartorio e De Carolis, e quella della luminosità diffusa, rappresentata dai divisionisti Segantini, Pellizza e Previati. Gaetano Previati La caduta degli angeli, 1913 circa - I Funerali di una vergine, 1912-1913 - La creazione della luce, 1913 circa Giulio Aristide Sartorio: Malaria Dante Gabriel Rossetti: Ritratto di Jane Morris. Ritrae la moglie di William Morris, ossessione erotica e tormentata passione per Rossetti. I Preraffaelliti, partendo dalla contestazione dell’arte ufficiale, ritengono di dover risalire al MedioEvo, ovvero all’arte prima di Raffaello, quando cioè gli artisti erano probi agli occhi di Dio e si preoccupavano solo della gloria divina. Dante Gabriele Rossetti, figlio di un profugo italiano, ne fu uno dei maggiori rappresentanti. Questo desiderio di ritorno alla purezza sostanzialmente morì con loro.


Vittore Grubicy de Dragon Estate sul lago di Como, 1889 circa - Inverno in montagna, 1898 – 1903 - Che pace in Valganna!, 1894 Monta la nebbia da la valle, 1895 Adolfo De Carolis Le Castalidi, 1905 Gustav Klimt Le tre età, 1905 Carlo Fontana Farinata degli Uberti, 1901-1903 Ivan Meštrović La Vecchia, 1906-1910 Gustav Klimt Le tre età, 1905 Pittore austriaco (1862-1918), uno dei massimi esponenti dell'Art Nouveau (stile Liberty, in Italia), protagonista della Secessione viennese: Vienna era una delle capitali europee più raffinate e colte. Ebbe molto successo tra le ricche famiglie ebree della borghesia viennese, che amavano l'arte d'avanguardia: l'industriale dell'acciaio Karl Wittgenstein, la famiglia Knips, l'imprenditore tessile Wärndorfer. Alle mogli di questi influenti personaggi, Klimt dedicherà dei famosi ritratti Nei primi anni del 1900 il suo stile era già “bidimensionale”, piatto, con campiture vivacemente decorate. Due viaggi compiuti a Ravenna nel 1903 gli diedero ulteriori stimoli. Da quel momento l’oro, già presente in alcune opere precedenti, acquista una valenza espressiva maggiore, fornendo la trama coloristica principale dei suoi quadri. Le tre età : una delle poche opere di Klimt presenti in Italia, il dipinto è una rivisitazione simbolica delle fasi della vita della donna: l'infanzia, la maternità e il declino della vecchiaia. L’artista presenta figure asciutte e sintetiche, e un decorativismo geometrico che si concretizza in forme che ricordano sete raffinate e pietre preziose. Il pittore ritrae la donna anziana di profilo, per evidenziare, attraverso un forte realismo del modellato, la deformazione provocata dal tempo sul corpo. La giovane madre, in contrasto, si offre frontalmente alla visione: il nudo risulta piatto nel rilievo e luminoso nella colorazione quasi ad evocare una dimensione sacra. La bambina, infine, assorbita totalmente nella figura materna, è ritratta di tre quarti con il corpo arrotondato, abbandonata in un sonno tranquillo In lui prevalgono il simbolo, l'evocazione della realtà, piuttosto che la sua rappresentazione Una parte importante del dipinto è astratto: il pulviscolo grigio ed il nero profondo creano uno sfondo completamente privo di elementi naturalistici.


Associazione Culturale ANDAR PER ARTE Via dei Faggi 3 01015 Sutri (VT) Telefono: 340/3324511 - 0761/1767213 info@andarperarte.com www.andarperarte.com

Testo: Francesca Romana Targia Grafica: Maria Luisa Garabelli Fotografie: Gaetano Padricello Maria Luisa Garabelli

Diario "Alla Scoperta dell'Arte Moderna"  

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