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Nick Name From the Word Wild Web


In copertina: “MONITO(R)”-Paolo Maggis


Autori vari

Nick Name From the Word Wild Web

Poesie e racconti brevi

A cura di Francesca Coppola e Roberta D’Aquino


”Le cose nella realtà ci appaiono sempre come per caso.” (Paolo Maggis)

Giochi d’acqua


Introduzione Questa cosa orribile, che fa veramente impazzire: che se siete accanto a un altro, e gli guardate gli occhi [...] potete figurarvi come un mendico davanti ad una porta in cui non potrà mai entrare: chi vi entra, non sarete mai voi, col vostro mondo dentro, come lo vedete e lo toccate; ma uno ignoto a voi, come quell'altro nel suo mondo impenetrabile vi vede e vi tocca. (Luigi Pirandello da Enrico IV, Mondadori). Quasi un secolo è trascorso dalla prima rappresentazione del geniale dramma pirandelliano, eppure quanto mai attuali sono le sue parole, nell’epoca del web. Chi entra nella rete sa che la propria identità sarà soggetta, inevitabilmente e a tratti involontariamente, a una mistificazione che definiremmo “intrinseca al mezzo”. Molto più che nel contatto reale, la nostra navigazione sui flussi delle onde comporta la possibilità dell’equivoco, del fraintendimento e, nel caso migliore, della conoscenza interiore non completa. Alcuni scelgono questo territorio proprio alla ricerca di essere altro da sé, per una innocente o perversa volontà di cambiamento, nelle ore spese davanti allo schermo; si inventano un nome nuovo (e ancora ci è d’obbligo richiamare una creatura nata da Pirandello, il celebre Mattia Pascal) che, più di quello reale non scelto bensì imposto, possa dichiarare in un lampo la vera essenza di chi si affaccia al mondo. E stanno, guardando virtualmente gli occhi degli altri, e sanno: che non saranno mai loro, completi, a entrare, ma solo come vengono “visti”, attraverso chilometri di aria e di cavi, nel monitor che vogliono raggiungere. I poeti e i narratori in prosa poetica di questa antologia hanno scelto, con sensibilità acutissima, di enucleare la loro creatività appunto intorno al tema dell’identità nel web, spesso unito a quello del nickname, il soprannome. E del resto, la poesia e l’arte in genere sono i terreni dello scavo del sè, del portare in luce l’io profondo. Sono, quelle qui proposte, opere “maieutiche”: offrono l’inconscio del poeta ma esigono anche quello di chi legge. Deve avvenire un’osmosi, affinché si raggiunga l’obiettivo della scoperta del vero, uno fra i tanti possibili ovviamente. Ci perdoni, il lettore, se quasi gli ingiungiamo di immedesimarsi nell’anima di chi si svela: battezzarsi in coscienza, da adulti, non è cosa di poco conto. Ah, dici... sembravo in cerca d'affetto. / Forse hai ragione, sai? Cercavo affetto, volevo darlo ma / nei limiti dell'anonimato. Che se un giorno mi girano le palle e questo affetto non lo voglio più, posso dissolvermi come il coniglio nel cappello del prestigiatore sotto gli occhi disattenti dello spettatore. […]Io sono svirgolato sotto al tavolo. Ecco che con Roberta in apertura di antologia, emerge già un nucleo dolente: il bisogno di legarsi a tempo, senza vincoli, e lo “spettatore” del web è corresponsabile di questo equivoco, con la sua disattenzione narcisistica. Tutto ciò forse accade, ci suggerisce subito dopo Leonardo per darsi e lasciarsi naufragare/come una bottiglia vuota affidata al mare. Perché questo sembra il punto, dimenticare/si lasciando però un messaggio nell’infinito spazio del web, affidato al caso e alle mani di chi raccoglierà; qui l’infinito leopardiano non è più concepibile come conoscenza immaginata, è un pensiero di abbandono in cui


l’identità si fonde e si con-fonde. Eppure, è il legame con se stessi quello che si rafforza, fra dubbi e sonnolenze, come di nuovo ci indica Roberta rivolgendosi al nick – persona: tremi come pelle vera, carica/di potenziale quando alzo la falange /per ricaderti sopra Ma la disattenzione è ancora in agguato, stavolta è l’internauta la vittima così tutto il mondo del web si sfalda, “il calcolo dei dadi più non torna” (montalianamente citando) e l’avvertimento di questo rischio ce lo dà Rosario: tirar i remi in barca /e spengere l'impianto: / sarebbe conveniente affidar il web alla bonaccia / e lasciar a poppa il monito e chi ancora è in onda. Come però andar via, spegnere ogni luce, sembra chiedere Chiara, se l'oscurità d'un canto interiore /si scioglie in luce nel riflesso d'un foglio; // poche sillabe a tracciare il filo /d'un equilibrismo fra ieri e oggi se quindi il nick è vita, come la scrittura, l’ancora di salvezza? E derubo Diotima per raccontarmi /cercando gli occhi di Socrate. Questa la sua risposta, ed ecco il fil rouge maieutico che si dichiara apertamente. Il web è anche una possibilità di carburarsi, di rigenerare il proprio Io: Un po' di sangue tiepido/ dai cavi sotterranei in diretta,/ sullo schermo piccolo/me lo bevo tutto (Fiorella) Perché è per noi stessi che inventiamo un nick, per darci una possibilità, la chance della diversità: abbattere la torre delle sirene / riscoprendo Agharti alle viscere/la dolcezza di chi gioca l'amore per caso/respirare indipendenza/nell'arroventarsi di odori La voce di Francesca porta questa componente personale alla nostra attenzione: siamo noi a volerci sondare, a voler riscoprire la casualità, la libertà, la nostra città viscerale dei sentimenti. E così siamo finalmente In volo su cinquanta stelle,/con ali non mie/lascio la terra,/ed ora vedo acqua/che brucia come inferno,/ed in me solo gelo. e sui versi di Carmine si compie il miracolo, anche se si tratta di un paradiso perduto. Siamo liberi. La delusione, inevitabilmente, è in agguato, come nei versi di Giorgia tra le formalità che divorano/Colmar vuoto /Ai margini del mondo/ Dove del reale cosa rimane?/Virtuale amore/a prosciugar le ultime anime. E’ un esaurirsi, anche, questo andare fra nuovi territori, a volte infidi. Il motivo è nei versi ironici, taglienti di Salvo: non so amare/se lo schermo ci divide. // Spero non sia tutto un flop/perchè in fondo/basta un po’ di photoshop. Eppure, a volte, come riflette Fiorella, E' qualcosa, comunque/ assomiglia a una vita. Tuttavia, il bisogno di un ritorno alla realtà è tangibile anche nel passo di Leonardo: lasciati toccare dalla tastiera […] e nudi scoprirsi numeri primi […] che cercano un taglio - il varco/sulla pelle di questo schermo. Ma tutto, nella terra del web, è così affascinante, specie la possibilità di tornarne sempre indietro. e non angustiarti ho con me la penna scanner/il monitor ha qualche pollice di più:/non ci lasceremo diacciare dall'hard disk!/Semplicemente pigia invio e sarà quel che sarà (Rosario) E ancora, la possibilità di restare “puliti”, al di là del varco: ora non ci resta che studiarci/a mente e/prima della canzone della sera/prima che l’ora non sia troppo tarda/leggerci le mani alla distanza (Roberta)


Basta che ci sia lucidità, la consapevolezza che tutto è gioco in questo mondo dove Sono stringhe d’amore virtuale,/scambiate in una chat, fatte di bit; […]forse eri tu, oppure solo un nick… (Stefano) E’ comunque un po’ come la vita reale, suggerisce Francesca: Ogni volta a raccontare l’ennesimo viaggio, che se guardi bene il mondo è un po’ feisbuk, risate da incorniciare pubblicamente,gli amici da gestire e quel compleanno a sorpresa, lo spiego di elenco a regalo Però si sogna, tanto: Sì, Linda sognava. Sognava che un giorno, quel mare inconsistente si sarebbe materializzato ai suoi occhi, sotto i suoi piedi e avrebbe camminato sulle acque, mano nella mano, lontano da qui, come prometteva il nick invitante della sua anima affine (Roberta) Scegliamo questo consapevolmente: Se non si può vivere senza paura, digitiamo geroglifici e msn è un mistero solo nostro, confermando i muscoli in saldo, la firma senza senso, si aprono fitte scale immaginarie e la voglia del non dire si fa un po’ calcolo (Francesca) E forse, alla fine, ne usciremo vivi, con qualche certezza ricordata grazie al viaggio: Come può esserci vero amore, se non c’è verità?[…]Afferrò il telo rosso e il mondo dei bit le fu di nuovo alle spalle. (Roberta)

Fiorella D’Errico


Introduzione alle immagini

Il realismo di Paolo Maggis si sposa alla perfezione con la tematica dei testi presenti; l’artista sfrutta immagini tratte dal cinema, dalla tv e perfino da internet restituendole in tutta la loro potenza e violenza. Il linguaggio è veloce e sembra assalire l’osservatore con una serie di strati non pienamente percepibili. La struttura a cipolla è un po’ quella che ritroviamo nei nickname o meglio dietro a costoro; l’apparenza molto spesso è filtrata da diversi fattori: la paura, la diffidenza, la voglia di essere qualcun altro o peggio l’abnegazione di noi stessi; c’è chi sceglie un nome per prendersi gioco degli altri o chi in un mondo fittizio, paradossalmente trova la sua realtà ideale. È molto affascinante supporre un filo immaginario fra le tele del giovane artista e i vari soprannomi in giro per il web, una specie di sostanza pastosa evidente nei profili deformi delineati dall’artista e nello spessore che ricalca ogni epiteto inventato, studiato, prestato, rubato. Un nuovo realismo capace di rappresentare lo scenario odierno confuso dai media, dalla modernità a tutti i costi, dalla tecnologia low cost e ciò che ne fuoriesce è quasi una visione che pone il suo centro sfocato nel dramma dell’esistenza umana. Proprio come l’attenzione dell’artista cade in particolare sui volti che inviano un messaggio legato all’inconscio, così ogni testo esprime l’ossessione dell’essere/voler essere quasi in un gioco macabro. Affrontare le opere di Maggis vuol dire interpretare ogni volta e in modo del tutto personale i suoi dipinti e non esiste univocità di lettura proprio come per i nickname, essi sono icone del nostro tempo, figure senza identità, individui che creano una storia e la cancellano in un click.


Silenzio – olio su tela 2006


Soliloquio dell’internauta (arringa dell’addio) Anonimo. Anonimo. E non siamo già abbastanza anonimi, forse tra l'anonimo grigio dell'asfalto, dei pali della luce delle panchine di ferro? Ho le ginocchia raccolte al petto il culo a strisce, la schiena a strisce. Non sono juventino, né milanista, ti assicuro. Non è una fede questa delle righe orizzontali sulla parte posteriore del mio corpo. O forse... forse sì. Anonimo. Ho scelto di restare anonimo. Ma non è come quelli che hanno un viso qualunque. Quelli che passi accanto, tocchi spallaespalla nella calca e dopo mezzo secondo li hai scordati. Quello è l'anonimo quotidiano. Potrebbe aver fatto a pezzi la moglie adultera, potrebbe tenerla nel congelatore di casa e tu non lo crederesti. Non lo sospetteresti. No. Io sono anonimo con un nome finto. Ho un volto che non conosci vizi e virtù che trapelano a sprazzi come quando "schizzechèa" e c'è il sole. Sono anonimo perché come il personaggio di un romanzo, puoi immaginarmi come ti piace. Sì. puoi romanzarci sopra ed io ne sarò contento.


Intanto, ho qualcosa in comune con lo psicopatico di prima: mi confondo nella folla. Lascio segni e poi me la do a gambe. Cazzo queste righe. Questa panchina dolorosa. Questo culo che non si scolla, il sudore è una striscia di nastro adesivo. Dovrei strapparmi. Che poi... credi che sia facile? fascino. scoperta. bellezza. mille occhi, mille strade, mille limbi. mille. Siamo tutti in attesa in un nostro limbo personale, anche chi crede che NO, che sta nel suo bel purgatorio, insostenibile inferno, noioso paradiso. NO. Se hai una maschera, hai anche le ginocchia immerse nella palude limosa del tuo limbo. E allora -dico- tu mi lasci aperta la tua porta e io entro con la mia maschera. Anche tu hai la tua -se non ce l'hai sei un fessosiamo alla pari, è tutto dichiarato. Già dall'inizio. Ed io ho il diritto di rimanere anonimo, come te. Se ti giochi questa possibilità (coglione che non sei altro) non è colpa mia. Io ho il diritto di entrare, e di uscire proprio come sono entrato: dalla porta che dà sul nulla. Ma mica è facile. scoperta, fascino, bellezza. Cosa? ho il dovere... il dovere morale di non legarmi a nessuno? di far sì che tu, alla fine, non mi voglia bene? ah! Ah, dici... sembravo in cerca d'affetto. Forse hai ragione, sai? Cercavo affetto, volevo darlo ma nei limiti dell'anonimato. Che se un giorno mi girano le palle e questo affetto non lo voglio più, posso dissolvermi come il coniglio nel cappello del prestigiatore sotto gli occhi disattenti dello spettatore. E tu sei lo spettatore disattento. Hai guardato la voluta


scenografica della sua mano destra, la bacchetta col pomo bianco e non hai fatto attenzione alla sinistra. Io sono svirgolato sotto al tavolo. Infondo, tu non ci crederai ma, avrei tanta voglia di chiamarti. Dirti che ho il mio silenzio che mi chiama, che ho smesso di portare maschere di cartapesta dai colori sgargianti di un carnevale troppo eccentrico. Che ora cammino per strada e la mia faccia è una delle tante. Quelle che si dimenticano subito dopo lo scontro spallaespalla nella calca. -Mi scusi -No prego, scusi lei E scivola una rosa bianca sull'asfalto. Ultima foglia d'eclettismo. Si sgretola al contatto. I piedi sopra, nella marcia della fretta. Peccato, era così bella. Ma sai, è meglio così. Non lasciamo tracce. Ho il culo a strisce e mi dispiace un po'. E poi chissà, forse tu nemmeno ti ricordi.

Roberta


Looking in the sand, 2009


Poesie


leonardo

Vorrei raccontassi dei miei viaggi come una cicatrice sulla schiena, Nessuno è il mio marchio in questo ammutinarsi dei corpi nel muoversi di statue dietro ai nomi non affronto ciclopi nÊ sirene ma password strette come tagliole mi lego a frammenti, cognomi gelidi come pezzi di cocci, e tu non senti di essere mano sulla tastiera, lo stacco del dito che cerca un’altra lettera per darsi e lasciarsi naufragare come una bottiglia vuota affidata al mare.


Warm water - olio su tela 2010


roberta

mi parli di utopie, di margini voluti come matrimoni. Renzo e Lucia, però, "non s'ha da fare" sei, allora, un abbinamento sconveniente il calzino cercato al buio quando il caffè ancora non ci sveglia e tremi tra il pulviscolo di latte nel ribalzare freddo di giunture e artriti tremi come pelle vera,carica di potenziale quando alzo la falange per ricaderti sopra


Secret kiss - olio su tela 2003


rosario

... e poi quando a tarda traversata la nuotata s'avverte stanca e gli occhi vinti ormai sdoppiano la piatta battigia alfa-numerica si rischia sicuro di pigiar errando con le dita irrigidite annodandosi di scambiar l’Y per la T: partorendo uno sghembo TOUYUBE che a niente risponde e che non prende il largo ... O pestando al posto di una C una X e scrivendo ciao! che al mar Giallo rimanda quel che essere doveva un saluto amicale ...

Allora a te nella tolda armeggiando un caffè ti appare necessitante Ma dovresti invece calar l'ancora imponentemente alla fonda scendere in coperta lasciar la connessione e nella tua cuccetta accucciarti tirar i remi in barca e spengere l'impianto: sarebbe conveniente affidar il web alla bonaccia e lasciar a poppa il monito e chi ancora è in onda ...


chiara

(Diotima)

E l'oscurità d'un canto interiore si scioglie in luce nel riflesso d'un foglio; poche sillabe a tracciare il filo d'un equilibrismo fra ieri e oggi -eppure ciò che è detto non chiude il cerchio di ciò che esistema la sua luce si arresta ai piedi d'una sacerdotessa chiusa a Mantinea e si fonde con la sua ombra; E derubo Diotima per raccontarmi, cercando gli occhi di Socrate.


Testa - tecnica mista su carta 2006


fiorella

Qui, con i miei quattro libri e nessun gatto da lisciargli il pelo vivo di viaggi rapidi per le dimenticanze. Un po' di sangue tiepido dai cavi sotterranei, in diretta sullo schermo piccolo me lo bevo tutto e parto, ritorno.


Olio su tela 2008


francesca

e se non ci fosse l'ennesimo sospiro della roulette? se ogni grotta ritirasse l'assedio e noi liberi d'acqua, zolfo e coffee hour senza spot o canone rai muovessimo quella voglia irresistibile di spararci allo stomaco abbattere la torre delle sirene riscoprendo Agharti alle viscere la dolcezza di chi gioca l'amore per caso respirare indipendenza nell'arroventarsi di odori


Last day


carmine

(Oceano in fiamme)

In volo su cinquanta stelle, con ali non mie lascio la terra, ed ora vedo acqua che brucia come inferno, ed in me solo gelo. Torno a casa con il niente nel cuore, nella mente, ed in tasca una piccola scatola BIANCA.


Testa tecnica mista su carta 2006


giorgia Pelle di foto Dietro ai veli Non conosci le poesie che sgranocchiano il mio nome Parole senza voce Dietro ai chiodi dei click Non conosci le asimmetrie che abbozzano il mio volto Camminando Tra ragnatele di rete Web senza sfondi Chat di macabre vendette E sei lì, a far notare la lingua del tuo profilo Santi o dèi Miti o mostri Streghe o megere Fumetti o manga Si incontrano nei corpi non loro tra i ciao e i come stai che si odiano tra le formalità che divorano

Nickname parlamentari Avatar di pornostar Nei silenzi di video chat Dove il viso non è un diritto E il mostrar è un dovere del nulla del vestito Colmar vuoto Ai margini del mondo Dove del reale cosa rimane? Virtuale amore a prosciugar le ultime anime.


What I know about you- 2010


salvo

Mi percuoto il petto più e più volte per cessarne il palpitare non so amare se lo schermo ci divide. Guardo la tua foto amore mio penso tu sia come dio, non ti credo se a parlarti è la tastiera ma ti vedo, spero non sia una chimera. Chatto quando è sera dalla foto sembri vera ma che scoop! Spero non sia tutto un flop perché in fondo basta un po’ di photoshop.


Small town boy, 2009


fiorella

Le onde magnetiche, i cavi sono entitĂ  discutibili non li vedi quindi dubiti. Su di loro serpentinano i fiati come un gioco di prestigiatore emergono figure immaginate.

E' qualcosa, comunque somiglia a una vita.


Anelli olio su tela 2008


leonardo

Cercami in chat il sabato sera quando gli altri si disconnettono veloci scappando verso spritz e ragazze facili che non hanno nick, ma nomi alternabili corpi scaricabili, il sorriso ad emoticon che scopre denti nudi e già marci inseguimi nell’aggiornarsi del forum nelle cam che apro come finestre ad illuminarmi la stanza lasciati toccare dalla tastiera che è braccio e mano – l’arto mancante con cui stracciare paure vestiti e nudi scoprirsi numeri primi indivisibili come il fiato e lo sguardo che cercano un taglio - il varco sulla pelle di questo schermo.


rosario

e non preoccuparti per i crash improvvidi tra uno sbalzo ed altro della tensione posso sempre copiarti ed incollarti ho file criptati e tu lo sai ... Ma è nei download notturni che tu mi vieni fluida ed intermittente non dar la colpa al crackaggio clandestino sai che ho sempre un flop disk per l'occorrenza ... Si hai ragione quando dici che la scheda madre è troppo vetusta non sopporta i 64 bit necessitanti ma tu ricliccami alla porta usb ci sarà sempre un’entrata a latere per te ci sarà sempre una cartella alla finestra ci sarà sempre un sito preferito in cui nickare ci sarà sempre la tua periferica da sballo e non angustiarti ho con me la penna scanner il monitor ha qualche pollice di più: non ci lasceremo diacciare dall'hard disk! Semplicemente pigia invio e sarà quel che sarà ...


Ballon’s boy


roberta

(a chi dice che la rete appanna gli occhi) tu mi hai scoperto il nocciolo tra i seni nella camicia abbottonata che hai frugato tante volte/ nel bianco polveroso di lavagna ora non ci resta che studiarci a mente e /prima della canzone della sera prima che l’ora non sia troppo tarda/ leggerci le mani alla distanza


do the joy tecnica mista su tela 2010


stefano

Queste mie dita toccano sospiri sui tasti neri dove t’attorcigli, anima, che percorri strani giri seguendo cavi in cui, forse, t’impigli. Tu da lì, son sicuro, mi respiri, e nello schermo, chiara, t’assottigli, luce divieni, evanescente spiri, e sulle labbra: “t’amo…”, mi bisbigli. Sono stringhe d’amore virtuale, scambiate in una chat, fatte di bit; mi sei sembrata subito speciale: quasi un angelo apparso con un click! Ma ti ho incontrata in forma digitale: forse eri tu, oppure solo un nick…


Sweet cherry


She Loves, 2010


Achille

Ha mani azzurre Achille e accarezza un falco, si erge in pixel proprio fiero mostrando il fianco.

Cosa si fa di una pelle che non ha coraggio? Si imbratta di bugie, confondendola fra la gente, inventando pareri e circostanze. Ogni volta a raccontare l’ennesimo viaggio, che se guardi bene il mondo è un po’ feisbuk, risate da incorniciare pubblicamente, gli amici da gestire e quel compleanno a sorpresa, lo spiego di elenco a regalo… Grida piano Achille, da fuori la stanza, perché forse dentro è vuota e i coriandoli come lo spumante galleggiano in uno screensaver. La caduta e il passo arretrato, ogni ricordo è un’interpretazione e studi il silenzio quale sorte di una generazione che non ama il rischio. Se non si può vivere senza paura, digitiamo geroglifici e msn è un mistero solo nostro, confermando i muscoli in saldo, la firma senza senso, si aprono fitte scale immaginarie e la voglia del non dire si fa un po’ calcolo. Quei punti sospesi magari diventano una pacca sulla spalla, sorriso di comprensione ricevuta e tutte le immagini più tristi si scatenano proprio da te e non c’è storia che tenga, un diario con cui essere sincero, se chiudi gli occhi pure allo specchio.

Francesca


Linda Linda era seduta sul lembo stretto del davanzale, gambe raccolte al seno, sguardo perso oltre la strada trafficata, già oltre il lungo percorso della litoranea, oltre i passanti con le borse pesanti di asciugamani stopposi di sale, creme solari, secchielli e bambini inchiodati alle gambe, già oltre i bagnanti, la striscia sabbiosa, perfino oltre la fascia azzurra puntinata di teste gioiose a mollo, per scollarsi di dosso l’arsura di luglio. Linda era Oltre. Pensava all’ultima conversazione con Faraway, la sera prima, all’ultimo viaggio metafisico. Con lui succedeva sempre così, che si staccava dal corpo per diventare semplice ticchettio, insieme di parole quasi sconnesse, le avesse lette qualcuno, ma per lei, per loro due –credeva sognante- erano un codice per accedere alla stanza della non materia e passeggiare di notte sui lidi deserti dell’anima. Sì, Linda sognava. Sognava che un giorno, quel mare inconsistente si sarebbe materializzato ai suoi occhi, sotto i suoi piedi e avrebbe camminato sulle acque, mano nella mano, lontano da qui, come prometteva il nick invitante della sua anima affine. Quanti bellissimi viaggi, insieme… eppure, chi era quell’uomo lei non lo sapeva. Le bastava conoscere le sue parole, nella certezza che fossero vere. Se poi fosse stato alto basso, magro grasso, biondo bruno, tutto ciò non aveva alcuna importanza, men che meno ne avrebbe avuta la sua posizione sociale che tanto interessava alle femmine in cerca come le sue colleghe, per le quali il conto in banca era il biglietto d’ingresso per il loro corpo sudato di umori e che la definivano un’illusa. Lei, le disprezzava profondamente. Ma oggi, nell’arsura soffocante dell’estate appena iniziata, si ritrovava con la gola riarsa. Desiderava… aveva bisogno di bere alla fonte del vero, dissetarsi della luce che, così come il suo nome, dichiarava la trasparenza accecante dell’Amore. Allungò il braccio fino alla scrivania sotto di lei per prendere il piccolo netbook, suo compagno inseparabile e veicolo per le sue emozioni e per i suoi viaggi.

Come può esserci amore, se non c’è verità? Furono le uniche parole digitate veloci sulla tastiera. Non pensò nemmeno se fosse opportuno, prima di cliccare su INVIO. La mail partì rapida e leggera come un soffio, verso destinazioni che, suo malgrado, le erano ignote. Chiuse il portatile, indossò un costume e si guardò di sfuggita allo specchio. Una ciocca di capelli si mosse, ammiccando in un sorriso. Meritava di correre con piedi veri, lei, Linda com’era. Afferrò il telo rosso e il mondo dei bit le fu di nuovo alle spalle. Roberta


Looking up, 2010


Indice Introduzione a cura di Fiorella D’Errico Introduzione alle immagini a cura di Francesca Coppola

Poesie di: Leonardo Sultato - Nihil Roberta D’Aquino - Maredinotte Rosario Albano - _RA_ Chiara Catanese – Diotima… Fiorella D’Errico– Clodiaf0904 Francesca Coppola - Francesca Coppola Carmine - OCEANINFIAMME Giorgia Spurio – Giorgia Spurio Salvo D’Angelo – Salvo D. Stefano Toschi – Stefano_t

Racconti di Roberta D’Aquino e Francesca Coppola


versinvena.freeforumzone.leonardo.it

Le Betulle, vol. IV –Nick Name(Settembre) from the Word Wild Web Una produzione Versinvena 2010 Tutti i diritti riservati


You are my face, 2009

Immagini gentilmente concesse da Paolo Maggis, Milano 1978 www.paolomaggis.com


Se vi siete chiesti se la parola Wild nel sottotitolo del libro fosse un errore, bhe, sappiate che non è così! Il mondo del web è wide –ampioma anche very wild –molto selvaggio- e questa è una delle caratteristiche messe in risalto dagli autori dei testi qui proposti. In questa particolare fenditura di tempo, sembra esserci la duplice necessità di cercare dentro le persone, ma contemporaneamente di nasconderci agli attacchi esterni, come se la vita costituisse un’eterna lotta contro il diverso da noi. Una curiosità morbosa e una ritrosia a lasciar cadere le vesti che ricoprono il nocciolo della nostra essenza. Tutto ciò sembra causa e conseguenza del disagio esistenziale dei nostri anni, soprattutto per chi, offrendosi vero, non trova riscontro effettivo nell’altro, che sia fuori o dentro dal web. Ma nelle comunità virtuali si possono anche fare incontri gradevolissimi e vincere le proprie paure e timidezze per dar vita al meglio di sé, troppo spesso soppresso. Così mi è successo, scegliendo le immagini per il book, di conoscere Paolo Maggis, giovane pittore contemporaneo che, con simpatia e disponibilità, ci ha permesso di utilizzare le immagini dei suoi dipinti per la realizzazione del libro. Diceva Oscar Wilde in un celebre aforisma “Datemi una maschera e vi dirò la verità”. Tutto è possibile dietro ad un monitor, ma forse, l’unica vera vittoria è restare fedeli a se stessi e non perdere mai la fiducia negli altri. Roberta

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