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CarnetdiMarcia 2011

Scout d’Europa

PER SCOLTE E ROVER

Rivista mensile, maggio 2011 • n. 7, anno XXXV • Sped. in abb. post. Art. 2, Comma 20/c, Legge 662/96 Filiale di Padova • ISSN 1127-0667

SALE IN ZUCCA A proposito di tempo... Gandhi pag. 10 - 11

CADENDO DA CAVALLO... Non temete: ho vinto il «tempo»? pag. 16 - 17

VITA DA ROVER... DA SCOLTA Ogni cosa alla sua stagione pag. 24 - 25

SCIENZA DEI BOSCHI Tutti in tenda... o no? pag. 28 - 29

TEMPO


CAPITOLO

INCHIESTA

Sommario Carnet di Marcia ∙ B - 2011

SCOUT D’EUROPA

Parole all’immagine.........................................................3

Rivista mensile Associazione Italiana Guide e Scouts d’Europa Cattolici della Federazione dello Scautismo Europeo. Anno XXXV • n. 7, maggio 2011 - Carnet di Marcia per Scolte e Rover

Editoriale 7 Frasi... per essere sempre al passo coi tempi!.........4 Sale in zucca “C’è un tempo con i suoi tempi…”................................6 Tempo per scrivere.........................................................10 A proposito di tempo... Gandhi.....................................12 Cadendo da cavallo... infuocando il mondo Non temete: ho vinto il «tempo»?.................................16

IMPRESA

Treppiedi, una proposta L’inquilino del piano di sopra… vede più lontano!....18 Apertamente Il senso relativo del tempo............................................20 Giocare il gioco Il tuo autoroscopo...........................................................22 4 C.i.T.................................................................................23 Vita da Rover... vita da Scolta Ogni cosa alla sua stagione..........................................24

RUBRICHE

Custodi della terra Fare la spesa bene... per gli altri!.................................26

Direttore Responsabile Giuseppe Losurdo Direttori Michela Bertoni, Gipo Montesanto REDAZIONE DI CDM Coordinamento redazionale Tullia Di Addario, Giorgio Sclip Casella email della redazione

cdm@fse.it RESPONSABILI RUBRICHE • APERTAMENTE: Vania Ribeca. • CADENDO DA CAVALLO... infuocando il mondo: Don Fabio Gollinucci e fra Basito. • SALE IN ZUCCA: Monica D’Atti, Aline Cantono di Ceva ed Elena Pillepich. • VITA DA ROVER, VITA DA SCOLTA: Elena Bratti, Paolo Morassi. • CUSTODI DELLA TERRA: Marco Fioretti. • SCIENZA DEI BOSCHI E OCCHIO!: Marco Fioretti. • TREPPIEDI, UNA PROPOSTA: Commissari di Branca • L’ALTRACOPERTINA: Giorgio Sclip Hanno collaborato in questo numero: Aline Cantono di Ceva, Tullia Di Addario, Giorgio Sclip, Don Fabio Gollinucci, Micaela Gentilucci, Elena Pillepich, Vania Ribeca, Marco Fioretti, Monica D'Atti, Sara (Roncade 1) Progetto grafico simone.salamone@email.it

Scienza dei boschi Tutti in tenda... o no?.......................................................28

Direzione, Redazione e Amministrazione Via Anicia 10 • 00153 Roma Aut. del Tribunale di Roma n. 17404 del 29/09/1978 • Sped. in abb. post. Art. 2 Comma 20/c, Legge 662/96 • Fil. di Padova ISSN 1127-0667

Vita associativa Il tempo del campo scuola............................................30

Stampa T. Zaramella - Selvazzano PD

Piano redazionale 2009 - 2012........................................................................31 L’altracopertina Riflettendo sul Tempo... . ...............................................32

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anoscritti e foto, anche se non pubblicati, non si restituiscono, salvo diverso accordo precedente con la Direzione. Tutti i collaboratori hanno la responsabilità e conservano la proprietà delle loro opere. La riproduzione di scritti comparsi in questa rivista è concessa a condizione che ne venga citata la fonte. Chiuso in Redazione APRILE 2011

Ringraziamo tutti coloro che ci hanno scritto e che ancora non vedono pubblicato su questo numero il loro contributo! Tranquilli, sarete sul prossimo!! 2

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Parole all’immagine

Il Tempo

è la cosa più preziosa che un uomo può spendere [TEOFRASTO]

B - 2011

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Editoriale Tullia di Addario.............................................................................................

7 Frasi (già belle e fatte) per essere sempre al passo coi tempi! Ed eccoci al tema che forse più di ogni altro ha stimolato fior fior di filosofi, poeti, romanzieri, cantautori e artisti di ogni genere; ne consegue, come ovvio, che anche noi di Cdm abbiamo voluto dir la nostra in merito, non sia mai che qualcuno ne senta la mancanza!

Descrizione del prodotto Le frasi altrui sono un prodotto noto ai clienti più affezionati che ci seguono con assiduità da anni (si pensi allo straordinario successo di “L’Altracopertina”). Proprio perché soddisfatti del consenso ottenuto, la CdM s.p.a. ha pensato di offrire un prodotto simile, ma più agevole, di più immediata fruizione e rivolto esclusivamente a coloro che hanno esigenza, o piacere, di parlare e riflettere sul tema del Tempo: una lista di frasi, ciascuna corredata da breve commento atto a dare un qualche minimo approfondimento. Qualche bella frase fatta si rivela sempre molto utile per fare la nostra discreta figura in molte occasioni: un elaborato di italiano, un’interrogazione, un colloquio di lavoro, un approccio intellettuale al tizio/ 4

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tizia che abbiamo adocchiato, una conversazione impegnata dal parrucchiere…; insomma, un prodotto adatto ad uscire con un certo successo da più di una situazione, un prodotto indispensabile ad una Scolta che non teme lo scorrere del tempo e ad un Rover che non è mai fuori tempo. Istruzioni per l’uso Il prodotto si presenta come un rapido elenco di 7 frasi celebri di cui servirsi in più di un’occasione. Si raccomanda la pronuncia lenta, scandita e chiara, senza farfugliamenti o titubanze. Per non incorrere nel rischio di fare uso delle frasi suggerite con eccessiva leggerezza e frequenza (leggere la parte CONTROINDICAZIONI), è bene che il cliente ne valuti attentamente il senso, calcolan-

done il “peso” e l’opportunità. È opportuno ricorrere a non più di una frase al giorno. Garanzia Se usato seguendo le ISTRUZIONI, il prodotto è praticamente ETERNO; non teme l’usura e nessun tipo di incrostazione. La CdM s.p.a. assicura piena soddisfazione a tutti i suoi clienti. Controindicazioni Il rischio più frequente, come già ribadito, è quello di ricorrere troppo spesso o in maniera inopportuna al prodotto, indebolendone così l’efficacia; si raccomanda un uso limitato delle frasi e, in caso di SOVRADOSAGGIO, è bene astenersi dalle conversazioni vuote e inutili per almeno una settimana.


Chi ha tempo non aspetti tempo Questa prima frase in effetti trasmette un pò d’ansia; è il caso di usarla con prudenza se non si vuole una reazione scomposta da parte di chi ci ascolta, ma la frase è utile a tutti coloro che amano crogiolarsi nell’indolenza e nella nullafacenza. Perché aspettare? Che tempi! L’espressione ricorda un pò la vecchia zia scandalizzata dal contesto presente, ma non sfigura mai in una conversazione generica e tendente al moralismo. A ogni giorno basta la sua pena Geniale e consolatoria affermazione evangelica: i problemi sono già tanti… perché sovrapporli tutti nello stesso periodo? Tempo! Comunque vadano le cose lui passa. L’espressione, coniata da un ex giovinastro di nome Jovanotti, si adatta sia alla conversazione impegnata che a quella più leggera; visto che comunque il tempo va via, meglio impiegarlo proficuamente, no? L’amore eterno dura tre mesi. Sentenza rincuorante per chi crede nell’amore durevole e costante! Ma il saggio Confucio forse voleva fare solo una battuta… Rosso di sera, bel tempo si spera Non è forse molto calzante… ma se uno si trova in ascensore e non sa che dire può essere utile per avviare la conversazione. Estote Parati/Semel scout, semper scout. Non servono commenti, a parte il fatto che c'è forse un abuso di latino ... Scherzi a parte, si voleva giocare un pò con le frasi note ed arcinote su un tema ricco e complesso come il Tempo con cui tutti noi arricchiamo, a volte felicemente, a volte meno, i nostri discorsi. E se invece riuscissimo a parlare del Tempo in una maniera, magari non originale, ma autentica? Svelti, non perdete tempo, voltate pagina… Buona strada B - 2011

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Sale in Zucca Aline Cantono di Ceva...................................................................................

“C’è un tempo con i suoi tempi…” la storia di Vito e Gaia

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on so te, ma spesso, a proposito dei legami tra persone, sento parlare di Tempo principalmente in due termini che vengono, il 90% delle volte, contrapposti: Quantità e Qualità. Così nelle discussioni, solitamente gli “opinionisti” si dividono in due vere e proprie fazioni che si affrontano a colpi di massime: “Non è fondamentale Quanto tempo si passa con i figli ma il Come…”, “Le coppie che si vedono poco son destinate a naufragare”, “Le pause di riflessione in una coppia non esistono, sono semplicemente un modo elegante di darsela e troncare una storia” ecc. Mah?! Io son piuttosto scettica… mi sembra di stare a comprare del prosciutto, come se al bancone chiedessi: me ne dia 3 etti ma che sia di Parma e non avariato! Davvero è sufficiente circoscrivere il tempo limitandolo a queste due misure, come se, per capire come far funzionare le relazioni, bastasse porre sull’asse della “X” le ore e su quella delle “Y” valori da 1 a 10

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e disegnare un bel grafico? Esistono promesse senza termine o bisogna rassegnarsi alla tristezza che il Tempo dell’incontro con l’altro abbia una scadenza come il latte? Ottimizzare il Tempo, renderlo fecondo, di buona qualità, vuol dire stare sempre a tremila, nascondere la stanchezza e i fastidi o c’è il rischio di sprecarlo se mi permetto d’essere me stesso mostrando i miei difetti? Nella Bibbia si parla di Presente e di Eternità, di Ora e di Per Sempre, di Azione e di Pazienza, di Fare e di Saper Aspettare, di Tempi “azzeccati” e di Tempi “perduti”, di Tempi “pieni” e di Tempi “maturi”, di Tempi al plurale e di Un tempo al singolare. Il Tempo non è più chiuso e ristretto ma respira, si dilata, si ferma, s’innalza fino al Cielo, trascina con sé l’uomo terreno e le sue relazioni facendoli diventare immortali, memorabili! Vito e Gaia sono sposati da quasi 18 anni, hanno due figli e ci raccontano una storia d’amore.


interviste Nella vostra storia c’è stato un Prima fatto di tensioni e di scontri duri?

La nostra partenza come coppia è avvenuta nel punto più lontano possibile dall’immagine ideale o addirittura “normale” dell’essere coppia. Tanto per essere più chiari siamo stati per anni quella che si definisce "una brutta coppia". Se dovessimo individuare cosa avevamo di caratteristico rispetto ad altre coppie ci verrebbe da usare solo un termine: l'aggettivo "meno". Meno di tutto. Meno rispetto reciproco, meno accoglienza, meno ascolto. La nostra relazione parte proprio da questa nostra realtà, o meglio da questa nostra miseria che ci ha però consentito di percepire la grandezza della presenza di Dio tra di noi. I limiti, e non i meriti o le qualità, sono il materiale che ci ha uniti, trasformati, rigenerati. Entrambi abbiamo avuto la percezione di quei limiti come di una ricchezza da non disperdere perché strumento vivo per alimentare la ricerca di Dio. Avere due “io” molto pieni di se stessi non permetteva di arrivare al nostro “noi”. È però il noi il nido che accoglie la realtà dell’essere coppia. Ed il noi è frutto di due io che abbiano voglia di lasciare spazio anche all’altro. Due io necessariamente meno orgogliosi e presuntuosi dei nostri. Non riuscire ad arrivare a quel noi ha consentito ai nostri due io di fare i conti con i propri limiti. I limiti di chi ha scoperto sulla propria pelle che io + io = 2 io. Due io non sono una coppia. Lo abbiamo scoperto perdendoci e lasciandoci più di una volta. Il tempo dei fallimenti può allora essere un tempo fecondo se vissuto come l’opportunità di scoprire qualcosa di nuovo su se stessi. Per poter scrivere noi bisogna arrivare a scoprire l’altro non come un territorio da colonizzare, ma come una sorgente da cui attingere. E bisogna aver sofferto la sete (d’amore) che – sola – ti fa apprezzare il valore del dono di quella sorgente (di bene).

Poi è seguito un Dopo pieno di accoglienza e rispetto che vi ha portati fino al matrimonio. Alcuni miracoli per accadere desiderano che si sappia non avere fretta. È come se il Tempo abbia accorciato le distanze tra voi trasformandosi in Cupido… ma quanto ce ne è voluto?

L’attesa per molti è un deserto arido, un luogo che non piace e da cui si vuole fuggire facendo qualcosa… ma attenzione! L’Attesa non è un Non Tempo, come spesso questa nostra cultura dominante suggerisce… Il momento dell’Attesa non va sprecato, é un TEMPO PREZIOSO, è il periodo che precede l’azione, l’Attesa è attiva!

Cosa vuol dire “per sempre”?

“Per sempre” non è semplicemente una dimensione del tempo. Piuttosto una modalità del vivere. Capirlo è una fondamentale tappa per affrontare a testa alta la sfida degli anni che passano. Spesso quando si è innamorati si riempie ogni affermazione di “per sempre” nel desiderio ultimo di fermare il tempo. B - 2011

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Sale in Zucca Più che dilatarne lo scorrere – con ognuno di quei per sempre – si vuole dilatare l’attimo presente – perfetto – a tutta l’eternità. In questo momento stiamo in paradiso e vorrei che questo momento durasse il tempo della mia vita. Ma la vita è movimento. E così appena ci si muove da quello stato di perfezione si pensa: perché quello stato d’animo non c’è più? È un sintomo di un sentimento che sta cambiando? Di un ridursi del nostro amore? Domande devianti anche se umanamente legittime. Quel momento è stato perfetto, è vero, ma lo è stato per il suo tempo. Ognuno di noi ogni giorno è in qualche modo diverso, nuovo. Lo è perché le esperienze vissute, le parole ascoltate, le difficoltà affrontate, le gioie godute ci plasmano, ci disegnano. La sfida è vivere il tempo della propria vita e del proprio amore senza ridurlo a continui confronti con il passato o idealizzazioni del futuro. Una pianta per vivere ha bisogno di essere innaffiata ogni giorno da quando piantiamo il seme a quando concluderà il suo ciclo vitale. Non è che dopo averla innaffiata per un mese possiamo permetterci di dire: che pianta magnifica ora che sei così perfetta posso smettere di innaffiarti. Se lo facessimo, il giorno dopo quella pianta sarebbe piegata su se stessa e dopo due giorni sarebbe morta. Volere il “per sempre” per il proprio amore è volerlo innaffiare ogni giorno… anzi, ogni istante! L’istante è il luogo e il tempo di ciò che possiamo fare di bene… Il tempo scorre, ma ogni istante è nostro! L’istante ferma il tempo… Amiamo guardare le foto istantanee per quella loro meravigliosa capacità di “rubare” allo scorrere del tempo istanti di eternità… L’uomo ha avuto in dono il tempo… Dio è l’eternità… ma nell’istante... tempo ed eternità entrano in contatto… le linee che Lui traccia per comporre il suo meraviglioso disegno di salvezza sono fatte da infiniti punti… che sono nostri… e sono gli infiniti istanti di cui la nostra vita è composta! 8

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Ognuno di noi, ogni coppia ha memoria di istanti che riescono a contenere l’eternità… E’ un istante il taglio di un cordone: nascita… un istante ferma la vita: morte… un istante eterno: offrire o ricevere un perdono… Dilatare questa memoria è seminare la vita con istanti di bene perfetto… istanti in cui abbiamo amato totalmente… istanti che avranno il tempo dell’eternità… Ed anche se egoismo, egocentrismo, superbia, ira, indifferenza, vigliaccheria, pigrizia, insensibilità, disinteresse potranno subdolamente entrare nel tempo della nostra vita e della nostra coppia nel tempo di un istante, l’istante presente, sarà sempre possibile affrontare ognuna di queste sfide e… vincerle!

Oggi di quale tipo di Tempo ha bisogno una coppia?

Oggi per noi non c’è un tempo particolare del quale sentiamo di aver bisogno. Siamo semplicemente e profondamente consapevoli però di aver bisogno di un tempo per noi due. UN tempo “libero” per noi due soli. Da quando siamo sposati facciamo parte di un Movimento di Spiritualità coniugale che si chiama Equipe Notre Dame (www.equipes-notre-dame.it). Un Movimento presente in tutto il mondo che offre alle coppie un metodo per riuscire a mantenere spazi di confronto spirituale nell’ambito della propria quotidianità. Una parte importante di questo metodo è il Dovere di Sedersi (DdS). Il Dovere di Sedersi è uno spazio e un tempo mensile in cui la coppia vive un’esperienza di dialogo profondo. Un dialogo a 3. Un dialogo in cui anche Dio è invitato a partecipare perché aiuti ognuno dei due ad ascoltare l’altro come Dio vuole che venga ascoltato, a capirlo, accoglierlo, aiutarlo


interviste e talvolta perdonarlo come solo l’amore di Dio, che abita in noi, può fare. Fare esperienza di un buon Dovere di Sedersi può cambiare la storia di una coppia. È un cammino lungo e affascinate, talvolta duro e faticoso. Un cammino che parte dall’imparare a trovare tempo. I tempi dell’uomo, i tempi di una coppia, diventano segnati da attività che non sono “sempre” (nei casi più gravi addirittura “mai”) a misura di “coppia”. Quella spontaneità all’incontro, che durante il periodo del fidanzamento rendeva tutto possibile e faceva del tempo insieme l’obiettivo primo e ultimo di ogni giornata, finisce per ridursi ad uno spontaneo costante “rimandare” con cui spesso dobbiamo fare i conti proprio quando cerchiamo di fissare il DdS... Nella costruzione di una coppia e di un matrimonio il tempo non è un dettaglio ma un ingrediente fondamentale. Tempo autentico, non tempo contraffatto o… mistificato. Se si vuole che la propria coppia cresca, si evolva, si sviluppi, si arricchisca, bisogna dedicarle tempo. Il tempo per i figli, il lavoro, i ”conti”, la casa, gli amici è – appunto – tempo per figli, il lavoro, i”conti”, la casa, gli amici! Bisogna riuscire a non tradire l’attesa di un tempo per il Noi. Un tempo per far spazio tra i pensieri ed i problemi che affollano la vita di entrambi e riscoprire – come da fidanzati – il piacere e la fecondità del saper stare insieme in “due”. Che tenerezza per noi – oggi – ricordare quel periodo, passavamo interi pomeriggi insieme, al termine dei quali – tornati a casa – la prima cosa che facevamo era…telefonarci! Ricordiamo le voci dei nostri genitori… sconvolti… ”Ma siete stati tutto il pomeriggio insieme… ma che vi dovete dire ancora…!” Bisogna – almeno mensilmente – dare al “mare” delle incombenze la possibilità di far venire “a galla” i sogni, i progetti, le aspettative, i pensieri più intimi, le fantasie, le domande, le scoperte, i “se”… ed i “perché”...

Ridurre sempre più drasticamente questo tempo di coppia è trasformare il Noi in un campo minato… dove ogni passo falso… può farti…“sCOPPIAre!”

“Per ogni cosa c`è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo.” (Qoelet).

Il lavoro, i figli, la famiglia d’origine, la parrocchia, l’impegno sociale, il relax, lo sport, lo studio… è un pane quotidiano che “riempie” la nostra coppia… ma non la sazia perché non di solo pane… può essere nutrita! Costruire un tempo mensile per fare il DdS è un piccolo – ma grande – segno esteriore che prelude ed anticipa quello interiore: fare spazio. La realtà profonda del DdS è tutta nella capacità di saper fare spazio alla nostra coppia e all’altro che insieme a me la abita. Il Dds mensile è la nostra piccola grande regola per non perdere – o per ritrovare – una fondamentale buona abitudine: quella di metter al centro della nostra vita matrimoniale il nostro essere in relazione con l’altro, in ascolto dell’altro, insieme all’altro… prima e al di là di tutto! __________________________________________ Ci sono tempi passati per ricordare e superare, tempi presenti per scegliere e fare, tempi futuri per progettare e sperare, tempi fermi per meditare o parlare e tempi di estenuanti attese e distacchi… c’è il tempo che ha i suoi tempi.. saperli rispettare fa germogliare Miracoli grandi, se incontraste oggi Gaia e Vito e la loro famiglia vedreste quant’è vero! alinecantono@libero.it B - 2011

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Sale in Zucca Monica D’Atti.................................................................................................

Tempo per scrivere

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utti noi siamo chiamati ad essere scrittori. No, non scappate, non girate pagina. Riguarda tutti questa storia. Non sto parlando della capacità di mettere insieme, riga dopo riga, pensieri articolati in italiano decente. Non sto dicendo che ciascuno di noi debba essere per forza, nella sua vita, tra quelli che affrontano il brivido del trovarsi davanti ad una pagina bianca e su questa comporre parole ed esprimere pensieri. Ci sono persone a cui piace, altre che soffrono questa dimensione e per le quali già un tema scolastico è un incubo. In verità sto pensando a tutt’altro. Io volevo parlare di una pagina bianca particolare, anzi di varie pagine bianche che ci sono state date in consegna. Tutte insieme formano un libro importante, il libro bianco della nostra vita. Pagine lisce e nuove tutte da riempire, da comporre come ciascuno di noi sa fare, con colori e musica, con parole e voce, con 10

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cuore e anima. Ma la cosa tosta è che non è un libro qualsiasi, da tenere appoggiato sulla scrivania o abbandonato sul ripiano della libreria, non è un rilegato qualunque da sfogliare e lasciare a tempi migliori, a quando si avrà tempo. Il libro della nostra vita ha una caratteristica fondamentale: è composto da pagine che non ritornano. Oggi puoi sfogliare e riempire la pagina di oggi; se oggi non l’hai riempita non puoi tornare indietro, la pagina non si disegna più domani. Se non la scrivi oggi domani non la scrivi più. Terribile vero il libro della nostra vita? E non ci sono scuse: non puoi dire di non sapere scrivere frasi o parole perché non è tutto lì. Puoi anche lasciarci impresse azioni, puoi anche riempirlo di attimi vitali. Nel libro ogni giorno racconti la tua vita, così come si è svolta ed è ciò che hai fatto che lo riempie. Dimenticavo: l’altra


caratteristica fondamentale di questo libro è che vi rimane impresso e leggibile solo ciò che ha avuto un senso. È il tempo che tu hai dedicato a qualcosa che vale che lo riempie. In altre parole: per scriverlo bisogna dedicarci tempo. Non si scrive da solo raccontando del tempo perso. Quegli spazi, quei momenti perduti, rimangono bianchi e una volta bianchi restano così per sempre. In un libro, si sa, qualche spazio bianco non sta male: aiuta ad incorniciare le parole e le immagini che vi sono. Ma non di più. Il bianco deve essere solo un piccolo contorno perché tutto il resto sia pieno e bello. E allora ecco la funzione del tempo, questa strana cosa che ci sfugge mentre pensiamo di averla afferrata. Ci viene semplicemente dato del tempo per poter scrivere sul libro della nostra vita. Tempo per scrivere e non da perdere. Tempo per riempire gli spazi di questa pagina regalataci giorno per giorno e che un giorno dovremo riconsegnare. Ve lo immaginate Dio al termine di questa avventura terrena a sfogliare il nostro libro, a leggerlo pagina per pagina, a soffermarsi su quello che abbiamo fatto quel giorno e l’altro ancora? Ci sono foto e frasi e video in queste pagine che sembrano quasi multimediali. C’è tutto quello che abbiamo fatto di buono e di importante e, in effetti, a rileggerlo può fare un bell’effetto anche per noi. Ci sediamo di fianco e

ci tornano in mente tante cose e tante persone alle quali abbiamo dedicato tempo; ogni giorno è stata un’occasione presa o perduta. A volte passano delle terribili pagine bianche… dove eravamo quel giorno, cosa abbiamo fatto, quale risposta non abbiamo dato, a quale persona abbiamo negato il nostro tempo, cosa non abbiamo costruito, realizzato, chi non abbiamo aiutato? Davanti a quelle pagine bianche vorremmo tornare indietro, un senso di tristezza ci coglie se ricordiamo dove e come abbiamo perso quel tempo per scrivere. C’è nella memoria del nostro cuore una persona che abbiamo deluso, un amico non compreso, un aiuto non dato. Ci sono progetti non realizzati. Pagine non scritte per paura di non essere capaci di farlo. Chissà cosa penseremo in quel momento, quando lo rileggeremo. Forse ora possiamo stare tranquilli. Abbiamo ancora tempo prima di consegnare il nostro libro. Abbiamo ancora tutto il tempo di oggi per scrivere. Oggi c’è la nostra pagina bianca, questo bellissimo, terribile, affascinante spazio bianco da riempire con i segni della nostra vita, perché un giorno, quel giorno, non ci assalga l’angoscia e la rabbia per il tempo perduto. Segni indelebili da leggere insieme, tu e Dio un giorno, lassù, per meravigliarsi e gioire insieme. Monica D’Atti B - 2011

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Sale in Zucca Elena Pillepich...............................................................................................

A proposito di tempo…

Dobbiamo fare il miglior uso possibile del tempo libero [gandhi] Mohandas Karamchand Gandhi (Porbandar, 2 ottobre 1869 – Nuova Delhi, 30 gennaio 1948) Perché parlare di Gandhi in un numero dedicato al tempo? Direi senza dubbio che egli ha speso bene il suo tempo, non solo non lo ha sprecato, ma non ne è mai stato succube, non si è mai lasciato condizionare da esso. Anche se ha vissuto pienamente integrato nella sua epoca, non ne è mai rimasto intrappolato, né dal tempo come momento storico, né dal tempo inteso come scorrere dei giorni. Egli è stato un’anima libera e come tale non si è preoccupato del domani, ma solo della sua anima e di quella dei suoi concittadini bisognosi di essere resi persone libere!

Non volendo pensare a quello che mi porterà il domani, mi sento libero come un uccello. 12

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Sono le azioni che contano. I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni. Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo! Vediamo insieme chi è stato Mahatma Gandhi: Importante guida spirituale per il suo paese, lo si conosce soprattutto col nome di Mahatma (in sanscrito "grande anima"), appellativo che gli fu conferito per la prima volta dal poeta Rabindranath Tagore. Gandhi è stato uno dei pionieri e dei teorici del satyagraha, la resistenza all'oppressione tramite la disobbedienza civile di massa che ha portato l'India all'indipendenza. Il satyagraha è fondato sulla satya (verità) e sull'ahimsa (nonviolenza). Con le sue azioni Gandhi ha ispirato molti movimenti di difesa dei diritti civili e grandi personalità quali Martin Luther King, Nelson Mandela e Aung San Suu Kyi. In India Gandhi è stato riconosciuto come Padre della nazione e il giorno della sua nascita è un gior-


no festivo. Questa data è stata anche dichiarata Giornata internazionale della nonviolenza dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Nasce il 2 ottobre 1869 a Porbandar, una città di pescatori nell'attuale Stato di Gujarat, in India. La sua famiglia appartiene alla comunità modh, gruppo tradizionalmente dedito al commercio. Nel 1881, all'età di 12 anni Gandhi sposa, con un matrimonio combinato secondo la tradizione indù, Kastürba Gandhi, sua coetanea: Gandhi in seguito condannerà più volte "la crudele usanza dei matrimoni infantili". La coppia avrà 4 figli, tutti maschi. Gandhi, all'età di diciassette anni e tre anni dopo la morte del padre, parte per studiare da avvocato presso la University College di Londra. Considerando l'impossibilità di rispettare i precetti induisti in Inghilterra, la sua casta si oppone alla partenza. Gandhi parte nonostante tutto e viene condannato a essere un fuori casta dal capo della sua comunità. A Londra Gandhi si adatta in una certa misura alle abitudini inglesi, vestendosi e cercando di vivere come un gentleman. Due giorni dopo aver passato gli esami di giurisprudenza parte dall'Inghilterra, il 12 giugno 1891, per tornare in India: una volta sbarcato a Bombay apprende che la madre è morta. Con l'aiuto del fratello viene riammesso nella sua casta e inizia a praticare l'avvocatura; avrà però difficoltà ad esercitare la sua professione: le sue conoscenze sono soprattutto teoriche e non conosce ancora bene il diritto indiano. Inoltre è imbarazzato nel parlare in pubblico. Tenta di sistemarsi a Bombay, ma rinuncia dopo sei mesi per le entrate insufficienti. Due anni dopo, la ditta indiana Dada Abdullah & C., lo incarica di difendere una causa in Sudafrica. A questo punto della sua vita Gandhi è un individuo dolce, timido, politicamente indifferente ed è impacciato quando deve parlare in tribunale. In Sudafrica entra in contatto con l'apartheid (segregazione dei neri). Ma viene soprattutto a contatto con il pregiudizio razziale e con le condizioni di quasi schiavitù nelle quali vivono i suoi 150 mila connazionali. Questa situazione lo spinge a compiere un'evoluzione interiore spetta-

colare. Un giorno, in un tribunale di Durban, il magistrato gli domanda di togliere il turbante. Gandhi si rifiuta di obbedire e viene espulso dal tribunale. Si fa espellere anche da un treno a Pietermaritzburg, non avendo accettato di passare dal vagone di prima classe in quello di terza classe, dato che possedeva un biglietto valido per la prima classe. In seguito prende una diligenza ed il responsabile prima gli vieta di viaggiare all'interno con gli altri passeggeri europei e poi lo picchia perché si rifiuta di spostarsi sul predellino. Questi incidenti, descritti in diverse biografie come punto di svolta della sua vita, sono anche quelli che hanno agito da catalizzatore per il suo militantismo. In quanto testimone diretto dell'intolleranza, del razzismo, dei pregiudizi e dell'ingiustizia verso gli indiani in Sudafrica, Gandhi comincia a riflettere sullo stato del suo popolo e sul proprio posto nella società. In India, grazie ai membri teosofici, Gandhi scopre la Bhagavad Gita, libro che lo marcherà profondamente, specialmente attraverso l'idea che il desiderio è sorgente di sofferenza e agitazione per lo spirito:

«L'induismo così come lo conosco soddisfa interamente la mia anima, riempie completamente la mia persona... Quando i dubbi mi ossessionano, quando le delusioni mi fissano negli occhi e quando non vedo alcun raggio di sole sull'orizzonte, io torno sul Bhagavad Gita e cerco un verso che mi dia conforto; ed immediatamente incomincio a sorridere in mezzo all'opprimente dolore. La mia vita è stata piena di tragedie e se esse non hanno lasciato alcun tipo di visibile ed indelebile effetto su di me, io devo questo agli insegnamenti del Bhagavad Gita» Svilupperà da quel momento un interesse per la religione che non si limiterà all'induismo, ma si estenderà al buddismo, all'islam e al Cristianesimo di cui riterrà soprattutto la frase tratta dall'insegnamento di Gesù nel discorso della montagna: «Se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche la sinistra» (Matteo 5,39). Gandhi condusse una vita estremamente semplice, dando sempre esempio di massima umiltà e riB - 2011

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spetto per tutti, partendo dai paria. Questi erano (sono) una grande parte della popolazione indiana che viveva ai margini della società, tra il disprezzo generale ma che Gandhi indicava come figli di Hari, riprendendo il concetto evangelico che vedeva negli ultimi sulla terra i primi nel regno di Dio. Gandhi riservava un giorno della settimana al silenzio, perché era convinto che il parlare rompesse la sua pace interiore. Questa idea era tratta da una concezione induista relativa al potere di mouna e shanti. Durante i giorni dedicati al silenzio comunicava con gli altri scrivendo su biglietti di carta. All'età di trentasette anni, per un periodo di tre anni e mezzo, Gandhi rifiutò di leggere i quotidiani affermando che il tumultuoso stato degli affari mondiali gli causasse ancora più confusione. Il silenzio gli serviva a concentrarsi per purificare l'anima e rendersi in pace. Al suo ritorno in India, dopo il soggiorno in Sudafrica dove era stato un avvocato e quindi aveva sperimentato un certo agio, Gandhi rinunciò ai suoi abiti occidentali, simbolo di ricchezza. La sua idea era quella di adottare un tipo di vestito che fosse accettabile anche dalle persone più povere dell'India. Questo era un aspetto di una condotta di vita che doveva essere incentrata sulla semplicità ed il disinteressamento per il superfluo. Gandhi cercò di diffondere l'uso dell'abito di stoffa filata e tessuta a mano fatto in casa (il khadi). Con i suoi sostenitori praticava la tessitura dei propri vestiti usando un filatoio manuale (il charka). La tessitura fu messa in pratica anche come forma di lotta contro l'impero britannico da cui venivano importati i vestiti di foggia occidentale, prodotti in Inghilterra (che dunque subiva una perdita economica per la loro mancata vendita). In questo modo inoltre l'India poteva rendere la propria economia indipendente (allargando la produzione interna di beni ad altri settori) da quella dell'Impero inglese. Gandhi rinunciò ai rapporti sessuali all'età di 36 14

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anni diventando totalmente casto sebbene sposato, pronunciando, secondo la tradizione induista, i voti di brahmacharya, secondo un ideale di consapevolezza e armonia spirituale, che prevede (oltre alla castità) purezza delle aspirazioni e dei pensieri, autocontrollo del palato e autodisciplina. Gandhi affermava che l'importanza da lui conferita alla castità non era legata ad un disprezzo per la sessualità, ma, al contrario, ad un rispetto profondo verso il potere generativo dell'atto sessuale. Gandhi praticò spesso dei lunghi periodi di digiuno, che poneva essenzialmente nell'ambito spirituale come un mezzo per distaccarsi sempre più dalla realtà terrena del corpo, analogamente alla castità e alla semplicità di vita. Infatti egli credeva che il digiuno, ma più in generale il controllo nell'assunzione di cibo, portasse all'aumento del controllo dei sensi, indispensabile per un'ascesi spirituale. Il digiuno era anche utilizzato come un'arma politica. Nel marzo del 1930 intraprende una campagna contro la tassa del sale. Inizia così la celebre Marcia del sale che parte dall'ashram Sabarmati il 12 marzo e termina a Dandi il 6 aprile 1930 dopo 380 km di marcia. Arrivati sulle coste dell'Oceano indiano Gandhi ed i suoi sostenitori estraggono il sale in aperta violazione del monopolio reale e vengono imitati dalle migliaia di indiani unitisi durante la marcia.

Un passo alla volta mi basta.

Questa campagna, una delle più riuscite della storia dell'indipendenza non-violenta dell'India, viene brutalmente repressa dall'impero britannico, che reagisce imprigionando più di 60.000 persone. Anche Gandhi e molti membri del Congresso vengono arrestati. Ahimsa è una parola sanscrita tradotta nelle lingue europee moderne con il termine nonviolenza (a = non, a privativa; "himsa" = "violenza", "ingiuria", "male", danno). Ahimsa significa non


usare violenza, non far del male, amare e anche essere giusti nei confronti degli altri. Per Gandhi la ahimsa è un atteggiamento etico derivante dalla fede nella Verità (Satya), il fondamento più solido della ricerca della ahimsa, cioè di una vita sociale improntata alla nonviolenza, all'amore, alla giustizia.

«Ci sono cose per cui sono disposto a morire, ma non ce n’è nessuna per cui sarei disposto ad uccidere»

Se da una parte l'ahimsa è amore disinteressato, d'altra parte essa è anche rifiuto totale di ogni tipo di odio verso gli altri: Gandhi afferma come anche se sottoposti ai più terribili soprusi, alle più gravi ingiustizie, ai più strazianti dolori, mai e poi mai si deve ricorrere alla violenza verso il prossimo. In questo senso Gandhi riveste un ruolo fondamentale nell'evolversi del pensiero pacifista, per il totale rifiuto della violenza e della guerra come strumenti per la soluzione di conflitti:

«Non c'è strada che porti alla pace che non sia la pace, l'intelligenza e la verità»

Gandhi identificò sempre Dio con la Verità, ma la sua idea di Dio non si limitava ad un concetto filosofico, trascendendo essa ogni definizione:

«Per me Dio è Verità e Amore; Dio è etica e moralità; Dio è assenza di paura. Dio è la fonte della Luce e della Vita e tuttavia Egli è al di sopra e al di là di queste. Dio è coscienza. È lo stesso ateismo degli atei. Perché, nel Suo infinito amore, Dio permette all'ateo di esistere. Egli è il cercatore di cuori. [...] È un Dio personale per quelli che hanno bisogno della Sua personale presenza. È un Dio in carne ed ossa per quelli che hanno bisogno della Sua carezza. È la più pura essenza. [...] È tutte le cose per tutti gli uomini. È in noi e tuttavia al di sopra e al di là di noi»

Per descrivere il legame tra Dio e le creature, Gandhi utilizzava l'immagine del sole e dei raggi:

«Credo nell'assoluta unicità di Dio e, perciò, anche

dell'umanità. Perché, allora, abbiamo tanti corpi? Abbiamo una sola anima. La rifrazione moltiplica i raggi del sole. Ma la loro provenienza è la stessa.» Il 30 gennaio 1948, presso la Birla House, a New Delhi, mentre si recava nel giardino per la consueta preghiera ecumenica delle ore 17, accompagnato dalle sue due pronipoti Abha e Manu, Gandhi viene assassinato con tre colpi di pistola da un fanatico indù radicale che riteneva Gandhi responsabile di cedimenti al nuovo governo del Pakistan. Prima di sparare, Godse si piega in segno di reverenza di fronte a Gandhi e, dopo l'uccisione, cerca di confondersi tra la folla e di fuggire; quando si accorge di essere braccato e di rischiare il linciaggio, però, rallenta il passo permettendo alle forze dell'ordine di catturarlo. Nel gennaio del 1949 comincia il processo nei suoi confronti che si conclude l'8 novembre dello stesso anno con una condanna a morte. La sentenza viene eseguita una settimana dopo, malgrado l'opposizione dei sostenitori di Gandhi. Seguendo le volontà di Gandhi, le sue ceneri furono ripartite tra varie urne e disperse nei maggiori fiumi del mondo tra i quali il Nilo, il Tamigi, il Volga e il Gange. Due milioni di indiani assistettero ai funerali, durante i quali la bara del Mahtma fu trasportata su e giù per il Gange per consentire a coloro che stavano sulle sponde di rendergli omaggio. Il 30 gennaio 2008, in occasione del sessantesimo anniversario della sua morte, sono state versate nel mare davanti a Mumbay le ceneri contenute nell'unica urna non ancora svuotata.

«Vivi come se dovessi morire domani. Impara come se dovessi vivere per sempre»

Su Gandhi furono pronunciate e scritte molte parole, dagli epiteti meno nobili alle lodi più commosse. Winston Churchill, ad esempio, lo definì «disgustoso» e «fachiro mezzo spoglio», mentre Albert Einstein disse di lui con ammirazione: «Forse le generazioni a venire crederanno a fatica che un individuo in carne e ossa come questo ha camminato su questa terra». B - 2011

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Cadendo da Cavallo... don Fabio Gollinucci......................................................................................

Non temete: ho vinto il «tempo»? Vangelo di Matteo, cap. 28 Dopo il sabato, all'alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l'altra Maria andarono a visitare la tomba. Ed ecco, vi fu un gran terremoto. Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve. Per lo spavento che ebbero di lui, le guardie furono scosse e rimasero come morte. L'angelo disse alle donne: "Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: "È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete". Ecco, io ve l'ho detto". Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l'annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: "Salute a voi!". Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: "Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno"

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infuocando il mondo

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discepoli, particolarmente delle donne. Ma il ome era già successo per la morte di richiamo era ancora forte e il ricordo dell'espeGesù, anche la sua risurrezione provorienza fatta con quell'uomo così speciale rimaca uno sconvolgimento cosmico che si neva ancora vivo. E allora mettersi in cammino e manifesta sensibilmente nel terremoto: niente fare strada (come diremmo noi) non è più tempo rimane estraneo a questo evento che trapassa perso, illusorio, perché riporta all'incontro. In una anche il tempo e la storia. verità tutta nuova, con una gioia piena. Le guardie poste dal sinedrio a custodire il seA noi tutti, vittime di uno dei più distruttivi penpolcro scappano terrorizzate mentre l'angelo si sieri della nostra epoca: “mi manca tempo”, rivolge alle donne rassicurandole con parole congiunge ancora oggi questa Parola di Gesù che solanti. "Non abbiate paura voi. So che cercate stravolge il nostro modo di vedere e pensare la Gesù crocifisso". vita. Il tempo della vita umana non è scandito da Sul cammino di quanti cercano il Signore, non un conto alla rovescia ma, in Cristo, è diventato ci si può lasciar prendere dalla paura o rifugiarsi il campo di gioco dove spendersi senza paura di nel passato. Il tempo non si ferma e non torna perdere il proprio tempo e la propria vita. Non indietro! Il cercatore di Dio deve agire come un possiamo più lasciarci condizionare dai limiti di esperto esploratore che riconosce realistica60 secondi, 24 ore, 7 giorni, 30 giorni, 12 mesi... mente l'ostacolo presente sul cammino (anche Cristo ha vinto il peccato e la morte con la sua se qui si tratta della morte, che sembra insuperarisurrezione; ha sfondato il muro del suono e subile) e sa guardare oltre le apparenze, credendo perato la velocità della luce: è vivo più che mai, e sperando. Nel linguaggio biblico, cercare Dio nonostante la nostra perenne e radicale increduinfatti equivale a cercare il Vivente, il datore della lità e durezza di cuore. Sorella, fratello, ti invito vita, la vita stessa. a cercare, ascoltare, osservare bene: la tomba è Le parole dell'Angelo proseguono poi affermanvuota! Il tempo è compiuto. Il Regno di Dio è qui do la realtà chiave del nostro credere, sperare e in mezzo a noi, dentro di noi! amare: quel Gesù che le donne cercano non è Non aspettare inutilmente un tempo migliore: più preda della morte, è risorto. Attraverso la sua oggi, alla tua portata, c'è il regalo insperato: il morte voluta per amore, avviene la resurrezione tempo senza tempo. in quanto, come dice S. Paolo, “la morte è stata ingoiata per la vittoria” (1Cor 15,54). Si apre allora un tempo nuovo ed inatteso, scoCRISTO È RISORTO: ALLELUIA! nosciuto all'uomo ma da lui desiderato. La vita eterna non appartiene più al futuro ma si realizza don Fabio Gollinucci qui davanti a me, in un uomo come me, in una morte come la mia. Però, se non credo, non vedo! PER NOI OGGI La delusione sotto la croce e QUESTO VANGELO il dolore per la passione del ali senti? Come reagisco? Qu elo ng va di a gin pa ta Maestro erano state troppo ques • Cosa mi comunLaicaposso vivere io/noi oggi? sù risorto? forti per permettere una lucida o? ov pr ti splende sul volto dini,Gesospetti, amaen e m ch ce lu lla da ” re onda valutazione degli avvenimenti istezze, depressio • Mi lascio mai “in che dissipi in megetrne o rt so Ri il ai m o eg Pr accaduti. Le emozioni avevano • ogni re? urrezione (di Gesù ismi e chiusure dide im ss pe e, zz re che crediamo nella ris ve avuto il sopravvento e la tristezsi sa co da r: ve • Noi Scolte e Ro za si era annidata nel cuore dei ra)?

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Treppiedi... Gipo Montesanto...........................................................................................

L’inquilino del piano di sopra… vede più lontano!

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on stavo più nella pelle aspettando l’uscita di questo numero di CdM! Non vedevo l’ora di dirvi le parole che state per leggere. Ho scoperto che noi tutti siamo bassi. Magari qualcuno di voi sta già pensando: “Gipo ma che dici? Proprio tu che superi a stento un metro e due succhi di frutta di altezza???”. Ma dico davvero… e adesso mi spiego meglio. Mi sono reso conto che questa cosa riguarda un po’ tutti, scout e non, alti e bassi e quindi riguarda anche te. Non passa giorno in cui non sento 18

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qualcuno lamentarsi perché qualcosa è andata storta. La ragazza mi ha lasciato; quello stupido non mi nota per niente; perché mi accade questa cosa dolorosa; come mai non riesco a vedere la luce in questa situazione, ecc. Ciascuno di noi credo possa continuare questo elenco. C’è un'altra cosa da considerare e permettetemi di essere molto sincero con voi: non siamo più abituati a considerare noi stessi in un intorno temporale molto ampio. Vi faccio qualche esempio. Spesso si studia solo per l’interrogazione


una proposta del giorno dopo. Ma non tutti pensano a cosa fare dopo il diploma. Facciamo i salti mortali per dare un esame all’università. Ma non tutti pensano cosa ne sarà di loro fra cinque anni (a proposito… tu ci hai mai pensato?). Stasera ho conosciuto quel ragazzo carino (o quella ragazza carina), mi sono divertito con lui; ma poi capita che a volte nemmeno lo si saluta quando ci si rincontra. Insomma… a qualcuno capita persino di vivere “alla giornata”! Scusate se sono così schietto con voi, ma vi voglio così bene e siete sempre nei miei pensieri, che credo di potermelo permettere. La verità è che dietro ciascuno di noi c’è una storia. C’è tutta una serie di cose che abbiamo fatto e che ci sono capitate, che non possono essere tralasciate. Abbiamo una storia dietro e una direzione davanti a noi. Si tratta solo di allargare l’intorno temporale in cui siamo immersi quotidianamente. Insomma di guardare un po’ più in là. Sicuramente salendo in montagna, o su un palazzo alto, vi sarete subito resi conto come il nostro sguardo riesce a vedere le cose più lontante, che dal basso non saremmo mai riusciti nemmeno a scorgere. Ebbene, abbiamo qualcuno che vede molto più avanti di noi. Ma tanto di più. Colui che ci ha […] conosciuti ancora prima

che fossimo concepiti […] (Geremia 1:4-5). Colui che […] ci ha intessuti nel seno di nostra madre […] (Salmi 139:13. Colui che […] ci ha scelti quando ha programmato la creazione […] (Efesini 1:11-12). Allora di cosa preoccuparsi? Lui sì che vede più lontano! E siccome ci vuole più bene di quanto noi ci vogliamo bene; ogni tanto dispone gli avvenimenti e le cose che ci accadano in modo da darci sempre ciò di cui abbiamo davvero bisogno. Sempre più spesso mi accorgo di quanto questa cosa sia vera. Anche se a volte mi rendo conto che ciò di cui ho davvero bisogno è una bella scossa forte per capire una strada sbagliata. Adesso vi invito ad una scoperta, una specie di sfida. Provate a guardare, durante le vostre giornate, quante cose vi sembravano messe male e poi, dopo un po’ di tempo, non aspettato né calcolato, ci si rende conto che tutto si è sistemato e che anzi… forse forse è andata meglio così. Provateci… e scoprirete cosa sono i miracoli quotidiani. Poi però voglio sapere come è finita… scrivetemi a rovers@fse.it per raccontarmi una di queste storie. Gipo Montesanto RYS Commissario Nazionale Branca Rover B - 2011

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Apertamente Vania Ribeca..................................................................................................

Il senso relativo del tempo

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ilson è il migliore amico di Chuck. Si confidano, giocano, si prendono in giro, si sostengono nei momenti di sconforto, litigano, come può accadere in ogni amicizia, ma non si abbandonano mai. Wilson è un pallone bucato, vomitato dal mare che ha restituito ad una spiaggia sperduta in mezzo ad un oceano non meglio identificato i resti di un incidente aereo. Come fa allora un pallone ad essere il migliore amico di qualcuno? “La vita personale e professionale di Chuck Nolan, ingegnere della Federal Express, era scandita dall'orologio, dai ritmi frenetici e dai continui spostamenti, spesso senza preavviso, che lo tenevano lontano dalla sua fidanzata Kelly. Mancavano pochi giorni a Natale, quando arrivò di nuovo il momento di partire. Dopo aver promesso a Kelly passare insieme l'ultimo dell'anno, Chuck salì sull’aereo. Ma stavolta il viaggio non andò come al solito. L'aereo finì dentro una fortissima bufera che lo abbatté facendolo precipitare. Chuck riuscì miracolosamente a salvarsi e quando riprese conoscenza, si rese conto di essere solo su un'isola, appunto, deserta. Ben presto capì che l'isola, a sua volta, era fuori da ogni traiettoria conosciuta. Privato quindi di ogni contatto umano e senza punti di riferimento,

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Chuck dovette cominciare a procurarsi le cose più elementari per sopravvivere: l'acqua, il cibo, un riparo. Ma non furono soltanto i bisogni fisici quelli a cui Chuck si trovò a dover provvedere. C’erano i bisogni umani, primo fra tutti la necessità di non impazzire vivendo quella “assordante” solitudine imposta da una tragica fatalità. Wilson diventò così un bene primario, un’ancora di salvezza contro la follia, una personificazione della vita che improvvisamente gli era stata portata via. E proprio grazie a Wilson le sue giornate trovarono un senso. Passarono così quattro anni, quattro lunghissimi anni. Non voglio raccontarvi come finisce questo film, Cast Away con Tom Hanks di qualche anno fa, vorrei che lo vedeste, per chi non lo avesse già fatto, per provare a dare un altro significato alla parola tempo. Le nostre giornate trascorrono frenetiche tra mille impegni, con pochi momenti a disposizione per chiederci dove stiamo andando! E se all’improvviso, per una circostanza che non possiamo prevedere, la vita ci imponesse di frenare la nostra corsa, riusciremmo a sopravvivere? Troveremmo conforto nel silenzio? Serenità nella solitudine?


Sarebbe una sfida enorme. Staccare il telefonino, spegnere la televisione, allontanarsi dal caos, restare soli con i nostri pensieri farebbe dilatare il tempo, il ritmo delle nostre giornate. Non esserne schiavi, ma esserne padroni. La storia raccontata da Cast Away, mi fa venire in mente, anche se può apparire una forzatura, altri due esempi da considerare, che seppure non caratterizzati dalla solitudine, mettono di fronte al rapporto con il tempo: il Grande fratello e la clausura. Pensateci, situazioni apparentemente e paradossalmente simili: un luogo da cui non poter uscire, una comunità di persone che si ritrovano insieme a dover condividere spazi e tempo, un mondo fuori che viaggia ad una velocità che non si può fermare, che non può aspettare. Ma la clausura non è un reality, le persone non sono lì per caso, per una scelta di altri o del destino, non c’è una data di scadenza, e soprattutto non c’è un vincitore. ll monachesimo (dal greco monachos, persona solitaria) (per estendere il concetto a uomini e donne) è un modo di vivere la propria religiosità, caratterizzata da rinunce agli interessi terreni (=mondani), per dedicarsi in modo più completo

all'aspetto spirituale, per consacrarsi a Dio. Un modo autentico di vivere il proprio tempo, scandito dalla preghiera, dalla contemplazione, dalla ricerca di armonia con il prossimo più vicino ma anche e soprattutto con il prossimo più lontano, quello che non possono vedere, oltre le mura di un convento, ma che possono raggiungere nella comunione in Cristo. Eppure quanti sono i giovani che ingrossano le fila dei provini per partecipare a reality di ogni tipo, e quanti sono invece quelli che bussano alle porte dei conventi per rispondere ad una chiamata, seguendo la propria vocazione? Qual è tra le due la scelta più autentica? Dov’è la felicità? Il tempo che ci è dato di passare su questa terra è un dono. Ogni secondo in cui posso fare il bene per me e per gli altri è un dono, sta a ciascuno di noi scegliere come far “fruttare” questo dono. Sforziamoci di allontanarci dai beni più materiali, per assaporare il trascorrere delle nostre giornate come un miracolo che si ripete. Vania

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Giocare il Gioco a cura del Mago G.........................................................................................

Il tuo autoroscopo Per diventare Qualcuno. Per fare della tua vita qualcosa di bello. Per iniziare e portare avanti grandi cose. Cose che cambiano il mondo. Un segreto: conosci te stesso. Sì, ma come? Leggi quanto segue e lo scoprirai... Per conoscere i segreti del tuo autoroscopo rispondi alle domande qui di seguito (non di fretta, ma sforzandoti di rispondere a ciascuna delle domande con un sì o con un no). Se hai potuto rispondere lealmente almeno 8 volte su 10 con un “SÌ”, allora possiedi molto bene la qualità di cui si tratta. Se hai da 5 a 7 “SÌ” possiedi solo benino tale qualità. Se hai 6 o più “NO” è perché scarseggia veramente. Nessuna esitazione allora. Mettiti presto a coltivare, per almeno un mese, o anche di più se necessario, questa famosa qualità.

COME UN OROLOGIO Hai già sentito dire da qualcuno: «Quel tale non è un uomo, è un orologio». Che cosa si intenda dire con questa bizzarra espressione è facile intuirlo... si potrebbe dire questo nei tuoi riguardi? Arrivo sempre puntuale ad un appuntamento?

No

Mi preoccupo di non far tardi nel vestirmi o nel mangiare per non essere obbligato a partire come il vento all'ultimo momento?

No

Preparo bene (e prima) il materiale da portare per l'uscita, per non dimenticarne la metà quando è ora di partire?

No

Mi applico subito ai miei compiti e alle mie lezioni per terminare tutto in tempo?

No

Detesto farmi attendere per una riunione?

No

Si può contare su di me quando c'è bisogno di qualcosa?

No

Mantengo le promesse fatte?

No

Quando devo ripetere qualcosa che mi è stato detto o che è accaduto, lo faccio con esattezza?

No

Rientro a casa da scuola/lavoro/università senza gironzolare e perdere tempo?

No

Sono fedele a venire agli incontri che mi fissa Gesù (per esempio, ogni domenica alla Santa Messa)?

No

Numero dei “SÌ”: ....

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Sostituendo i “NO” con dei “SÌ” diventerai: .--. / ..- / -. / - / ..- / .- / .-.. / .


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c.i.t.

4chiacchiereintenda Continua la nostra "rubrica fumetto" con le divertentissime vignette da voi realizzate... vi ricordiamo che potete mandare le vostre "4chiacchiereintenda" direttamente alla mail della redazione. Buona lettura!

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Vita da Rover... Sara (Roncade 1)............................................................................................

Ogni cosa alla sua stagione

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i viene chiesto di scrivere un articolo sugli esercizi spirituali rivolti a Capi, Rover e Scolte di F.S.E. e Agesci svoltisi dal 6 al 9 gennaio 2011 alla Casa di spiritualità Stella Maris di Lentiai (BL). Il mio primo pensiero è stato: riuscirò a trasmettere attraverso la sola parola la profondità dell’esperienza appena conclusa? Il conforto e il coraggio non mi è mancato dal Signore, giunto a me attraverso Luca “perché la bocca parla dalla pienezza del cuore” (6, 45). Comincerò così dalla sera del 5 gennaio. Scrivo poche righe prima di partire, come c’aveva consigliato don Giancarlo: cosa sento? “Dio, ho paura”. Poi continuo: cosa mi aspetto da questi giorni? “Che la Parola di Dio riaccenda in me la ricerca di risposte a tante domande che da troppo tempo giacciono nel profondo del mio cuore 24

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coperte dalla polvere”. La sera del nostro arrivo il predicatore, don Lorenzo, ci chiarisce alcune regole che manterremo per questi giorni insieme: il silenzio, il raccoglimento e l’ora di ascolto o di preghiera, questo sarà il nostro scandire del tempo. All’inizio non è stato facile, ma ora posso dire che nel silenzio si possono creare relazioni molto profonde senza bisogno di chissà quali dialoghi. Nel silenzio ho appreso l’importanza della parola, percependo quanto questa oggi venga sprecata. Dice Enzo Bianchi: “Le nostre parole non sembrano più capaci di creare relazioni, di generare comunione... sembrano non aver più peso... Il silenzio restituisce ad ogni parola il suo significato.” (Ogni cosa alla sua stagione p. 17). All’inizio anche il raccoglimento e l’ora di ascolto della Parola hanno generato inquietudine. Riprendendo le parole del monaco Enzo Bianchi, egli descrive i primi anni trascorsi nella sua cella,


vita da Scolta

come “anni in cui ho toccato con mano quanto sia difficile l’arte di abitare con se stessi”. È stato necessario disporsi ad intraprendere un cammino dentro noi stessi, per arrivare all’incontro con Gesù. E quanto più cercheremo la volontà di Dio, tanto più progrediremo nel cammino. “Può forse esserci un male più grande di quello di demordere nel cercare di ritrovare noi stessi in casa nostra?” (Il castello interiore, Santa Teresa d’Avila). Siamo tornati dal nostro viaggio e i doni di quest’esperienza sono ben più grandi e luminosi di qualsiasi aspettativa. Nel cammino dentro noi stessi siamo partiti dalle nostre radici, facendo riemergere dolori, incertezze, paure, quei “sepolcri” che ognuno di noi tiene chiusi nel proprio cuore, per arrivare all’incontro con Gesù e alla nostra riconciliazione con Lui. E nel momento della sua Resurrezione possiamo risorgere anche noi. La vita di Gesù ha trovato

Senso nella sua Morte e Resurrezione per noi. Dopo essere morto egli ha aperto il sepolcro ed è risorto per fare la Volontà del Padre. Così ci insegna: noi possiamo rimuovere le pietre dai sepolcri e far germogliare la nostra vita secondo la Volontà di Dio. Così proferì Isaia “Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse” (11, 1). Molte volte nel corso della nostra vita siamo affannati nel fare, dimenticando che Cristo è in continuo dialogo con noi. Gesù è vivo e ci ama, ce lo dice ogni giorno, siamo noi che nel nostro cuore non siamo in ascolto. L’ho percepito nel silenzio e nella preghiera, l’ho ascoltato attraverso le testimonianze d’amore di don Lorenzo, don Giancarlo, suor Anna e suor Laura, l’ho letto nella Parola di Dio. Con profondo rispetto e gratitudine. Grazie. Sara, Roncade 1 B - 2011

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Custodi della terra Marco Fioretti................................................................................................

Fare la spesa bene... per gli altri! Ho già accennato, in alcuni numeri passati de “I custodi”, all'importanza di evitare sprechi in qualsiasi campo, sia per risparmiare che per comprare meno spazzatura possibile che poi va gestita in qualche modo. Ho anche già parlato dell'importanza di fare la spesa in maniera oculata per ridurre l'inquinamento. Mi sembra necessario tornare sull'argomento in questo numero per due motivi.

Il primo è che purtroppo, e immagino che tutti potreste raccontare storie dalle vostre città a conferma di ciò che sto per dire, la situazione media delle famiglie italiane non è certo migliorata nell'anno e mezzo da quando è nata questa rubrica. Quello che prima poteva essere solo una scelta molto intelligente, che per noi Scout Cattolici ha anche le motivazioni aggiuntive del Metodo e della Fede come ho spiegato nel primo numero, oggi per tante famiglie è semplicemente una necessità, l'unica strada percorribile. L'altro motivo è che, fortunatamente, oltre ai problemi aumentano anche gli strumenti per risolverli. Purtroppo però questi strumenti rimangono ancora troppo poco conosciuti. Non solo, ma spesso chi li conosce meno sono proprio le famiglie che ne avrebbero più bisogno. Ecco qualche esempio di quello che voglio dire: leggo su un giornale a gennaio 2011 che ci sono “20 milioni di tonnellate di cibo SPRECATO ogni anno in Italia, 37 miliardi di euro il valore corrispondente, circa al 3% del prodotto interno lordo del nostro paese”. Oltre ai prodotti alimentari, vengono spesso buttati via (spendendo fra l'altro cifre notevoli) medicinali prossimi alla scadenza, 26

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libri invenduti e tanti altri oggetti che hanno solo qualche graffio o altri piccoli difetti. Per fortuna, come dicevo, aumentano anche le soluzioni. Lasciatemene presentare qualcuna, per mostrare di che sto parlando, e poi vi spiegherò come ogni Clan o Fuoco potrebbe e dovrebbe, secondo me, prendere ispirazione da queste informazioni. In Emilia Romagna, per esempio, c'è www. lastminutemarket.it che recupera ogni anno centinaia di tonnellate di cibo tramite supermercati dove si vendono a prezzi bassissimi “prodotti ancora ottimi ma che stanno per superare la data di scadenza”. A Milano c'è Bottegas (www. bottegas.it), una via di mezzo fra un negozio vero e proprio e un Gruppo di Acquisto Solidale via Internet che funziona così: ci si iscrive alla loro newsletter che fa anche da listino prodotti, se e quando si vuole si manda un ordine via email con l'apposito modulo e si passa una volta a settimana in negozio a ritirare la spesa. Gli ordini si possono comunque fare anche di persona in negozio o per telefono. In molte zone di Roma arriva Biola.it, che funziona più o meno allo stesso modo: si fa un ordine via email o telefono di carni, verdure o formaggi e si passa a ritirarlo nel


mercato rionale in cui, con cadenza più o meno settimanale, passano i furgoni di Biolà. Un'altra forma di risparmio è possibile grazie al boom dei cosiddetti farmers market, alcuni dei quali si trovano su www. campagnamica.it:questi sono normali mercatini ortofrutticoli, che hanno di speciale solo il fatto che ci vanno a vendere solo e direttamente gli agricoltori che producono quella frutta e verdura, senza intermediari. A quanto pare nel 2010 c'è stato “un vero boom con una crescita del 28 per cento delle strutture attive, dove durante l’anno hanno fatto acquisti ben 8,3 milioni di italiani”.

Proposte pratiche Questi quattro esempi che ho fatto hanno diversi punti in comune: primo, trattano tutti generi di prima necessità, per qualsiasi famiglia. Portali Internet come l'ormai famoso Groupon offrono continuamente sconti eccellenti, ma quasi sempre per prodotti non proprio essenziali, tipo la cena al ristorante etnico o le sedute al centro abbronzante. Nulla in contrario contro chi ne fa uso, cerchiamo solo di pensare prima alle cose più importanti. Nei posti che ho menzionato, e in tanti altri come loro, si trovano pane, pasta, frutta, verdura, carne, detersivi, pannolini, insomma tutta roba che serve davvero a qualsiasi famiglia. Quasi sempre si tratta di merci prodotte in Italia, con criteri abbastanza rispettosi dell'ambiente. Altrettanto spesso, fare la spesa lì conviene solo se si acquistano grandi quantità di roba, tipo dieci Kg di carne per volta. Un altro punto in comune, positivo per alcuni versi e negativo per altri, è che tutti questi sistemi sono davvero convenienti e rapidi da usare solo tramite Internet, e qui veniamo al punto: come ci tocca, a noi Scout Custodi, tutto questo? Secondo me ci

tocca perchè noi Scout possiamo e dobbiamo iniziare a fare seriamente da tramite (anche perché è facilissimo) fra iniziative come queste e chi ne ha davvero bisogno, ma non ha alcuna possibilità di agire da solo, per risparmiare e proteggere l'ambiente in questo modo. L'Italia in questo momento è piena di famiglie o anziani che vivono soli, che spendono e inquinano più di quanto potrebbero permettersi, comprando solo cibo avvolto in metri di plastica all'ipermercato dietro l'angolo. Sono famiglie e persone che non hanno altra scelta perché lavorano fino a tardi e non trovano nessun altro negozio aperto; non hanno il computer o un collegamento a Internet decente; non hanno l'automobile per andare da soli al “Last Minute Market” più vicino, magari a 50 km; e infine non comprerebbero mai dieci kg di carne e una cassa intera di verdure, anche se costasse un centesimo al chilo, semplicemente perché non hanno il congelatore e non riuscirebbero a mangiare tutto prima che andasse a male. Bastano un solo computer collegato a Internet e una sola auto per Gruppo per svolgere, spendendo fra l'altro ben poco tempo, un servizio meraviglioso sul territorio: raccogliere ordini in parrocchia fino al raggiungimento di una “massa critica”, spedirli via Interner, andare a prendere la merce una o due volte al mese e poi distribuirla personalmente agli acquirenti, in parrocchia o casa per casa per chi non si può muovere. È facilissimo fare da tramite fra posti come quelli di cui vi ho parlato o qualunque altro Gruppo d'Acquisto Solidale e tutte queste persone, per farle risparmiare proteggendo l'ambiente. Oggi è anche necessario, per non dire urgente. Che aspettate? Buona Strada e buona custodia, Marco marco@storiafse.net B - 2011

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Scienza dei boschi Marco Fioretti................................................................................................

Tutti in tenda... o no?

Il motto di tutti gli Scout del mondo è, come sapete benissimo, Estote Parati. Siate preparati a servire sempre il prossimo, come ci insegnano il Vangelo e la Legge Scout, e ad affrontare gli imprevisti, in qualunque momento e contesto si verificano. È per questo che ci portiamo sempre dietro (vero?) un kit di Primo Soccorso e, soprattutto sappiamo come usarlo. Per lo stesso motivo, sappiamo come trovare la strada o accendere il fuoco in qualsiasi condizione o comunicare a distanza, anche senza telefonini. Inoltre, abbiamo sempre con noi tutto l'equipaggiamento necessario e ci esercitiamo prima a usarlo, con giochi e simulazioni in Sede del tipo “Gigetto si è appena rotto una gamba in mezzo al bosco, dobbiamo curarlo subito”. Sareste preparati se, invece di un'attività del genere vi proponessi (e in effetti vi propongo di farlo appena possibile!) quest'altra esercitazione: “la tenda a igloo si è appena rotta un palo in mezzo al bosco, ripariamola in dieci minuti perchè è già quasi buio e sta per piovere”? Il tema di questo numero di Scienza dei Boschi è proprio questo, che è riassumibile in tre domande: 28

CarnetdiMarcia

• Siete

DAVVERO sicuri di sapere cosa dovreste fare in caso di rottura improvvisa, a decine di kilometri dal più vicino ferramenta o cassetta degli attrezzi, di pali, cerniere o teli delle vostre tende? • Siete DAVVERO sicuri di saper fare quelle cose? Ci avete mai provato seriamente? • Portate SEMPRE con voi, almeno uno per Clan o Fuoco, un kit di riparazione adatto alle vostre tende? Una tenda rotta non è solo una grossa seccatura e un brutto colpo imprevisto (per sostituirla) alla cassa di Clan o Fuoco. È anche un rischio immediato per la salute. Una cerniera o un telo strappati possono far entrare tanta acqua e freddo da non far più differenza se si dorme dentro o fuori la tenda. Come minimo, possono rovinare o rendere temporaneamente inservibili vestiti di ricambio, quaderni e altre cose. Un palo rotto o piegato riduce moltissimo la resistenza della tenda al vento, cosa che aumenta a dismisura le probabilità che qualcosa si strappi. I problemi alla paleria riducono anche il volume interno della tenda, aumentando parecchio la formazione di condensa, che potrebbe bagnarvi mentre dormite quanto e più dello strappo di un telo. Vediamo allora qualche accorgimento per poter rispondere sempre SI alle tre domande precedenti.


Il primo consiglio sulle riparazioni, tanto ovvio quanto necessario, è fare in modo che le tende non si rompano. Ripulitele e asciugatele sempre a perfezione SUBITO DOPO ogni uscita, perché i tessuti puliti, di qualsiasi tipo, sono più resistenti all'acqua e agli strappi. Le macchie vanno tolte, ma usando solo acqua e sapone neutro con panni o spazzole morbide. Sul campo, fate sempre attenzione a ripulire bene il terreno da sassi e rami più o meno appuntiti. Annodate su tutti i tiranti un pezzo di nastro da cantiere o altro materiale colorato per renderli più visibili al buio, così non ci inciamperete. I raggi solari a lungo andare danneggiano i tessuti sintetici. Quando è possibile e non ci sono controindicazioni, montare la tenda all'ombra, soprattutto se è una economica. Per lo stesso motivo, evitate le tende in superofferta scontatissima perchè sono state un anno in mostra sul piazzale del venditore, se non contare di usarle più di qualche mese. Gli strappi nel tessuto, se piccoli e presi in tempo, possono essere la cosa più facile da riparare. Alcune tende hanno incluso un loro kit per riparare strappi, oppure i fabbricanti lo vendono a parte. Quand'è così tanto meglio. In caso contrario, anche il nastro adesivo cosiddetto “americano” (quello grosso, color argento, nome originale duct tape) può andare. Basta che sia chiaro che non è una riparazione definitiva: appena tornati a casa bisogna metterci una toppa vera. Meglio comunque metterla subito, sul campo, con un adesivo adeguato. Le toppe migliori sono quelle fatte della stessa stoffa della tenda, se necessario usando un pezzo dei suoi sacchi. Inoltre, le riparazioni saranno più robuste se le toppe non avranno angoli ma forme arrotondate, per evitare sfilacciamenti e scollamenti. Anche squagliare i bordi del buco prima di applicarci la toppa, riscaldandoli lo stretto necessario per impedirgli di sfilacciarsi potrebbe essere un'idea. Ricordate soltanto di non farlo MAI nè con fiamme libere, cioè direttamente con un accendino, nè con oggetti troppo caldi: in entrambi i casi potrebbe bastare un attimo per dar fuoco a tutto

il telo. Usate il bordo di una posata metallica o un picchetto per sigillare gli orli, dopo averli scaldati il meno possibile. Ma provateci prima, in Sede, con un pezzo di telo sacrificabile. Quando si incrina o spezza un paletto le cose si complicano, ma solo se non si è preparati. Qui il nastro adesivo aiuta ma certo non basta, perchè non è abbastanza resistente alla flessione. Si può però “steccare” il palo con un altro paletto proveniente da qualche altra tenda in disuso, oppure infilandolo dentro un pezzo di tubetto di metallo o di plastica della dimensione adatta. Cè chi si porta nello zaino un pezzo dei “fili” di certi stendibiancheria proprio per questo motivo. Il tubetto non dev'essere troppo lungo, perché non bisogna ridurre troppo la curvatura del palo, altrimenti si romperebbe di nuovo nel punto in cui esce dal tubo stesso. Alla peggio, se dopo si riesce ancora a infilarlo nelle guide di tessuto, si può steccare il paletto anche con un ramo di legno, purché sia verde, cioè flessibile, e abbastanza spesso da non rompersi. Le cerniere possono essere anche più complicate da gestire, almeno sul campo. Portatevi qualche spilla da balia robusta per chiudere alla meglio i lembi dell'apertura in caso di rottura. Fate la massima attenzione a non mettere le spille sul telo sintetico a cui le cerniere vere e proprie sono attaccate, altrimenti lo strapperebbero. Mettetele solo sulla striscia di stoffa più spessa a cui è saldata la cerniera e sigillate i buchi prodotti in questo modo appena tornati a casa. A questo punto potrei parlare di impermeabilizzazione, ma ho spazio solo per ricordarvi di controllare qual è la procedura adatta alle vostre tende direttamente dal loro fabbricante e usatela. Soprattutto, fate esercizio: prendete una tenda rotta e provate a ripararne pali, teli e cerniere in Sede, per provare le vostre capacità e l'efficacia dei materiali che avete a disposizione. Buona Strada, Marco marco@storiafse.net B - 2011

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Vita associativa Michela Bertoni.............................................................................................

Il tempo del campo scuola

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gni anno, l’intera Associazione si prodiga per poter offrire a chi lo desidera una importante esperienza di formazione metodologica e umana: il campo scuola. Come Scolta (ma tutto quello che segue vale anche per i Rover!), se hai cominciato a fare servizio continuativo in una unità, avrai sentito parlare di questa opportunità, che va colta ed accolta nel momento giusto... per te e per il gruppo di cui fai parte… insomma c’è un tempo per tutto!! Il campo scuola dura una settimana, e non si sostituisce alle altre attività (di servizio e la Route) dell’anno, ma il sacrificio di un’estate un pò più piena di attività scout vale la pena di essere sopportato: ricordo ancora l’entusiasmo con cui sono ritornata a casa dal mio primo tempo, felice di essermi messa in gioco, rassicurata nelle mie conoscenze del metodo – per quello che si può chiedere dopo un anno di servizio in branca Guide, s’intende!-, piena di nuovi bans e canti da insegnare alle Guide, affascinata dai Fuochi di bivacco… insomma un bel po’ di benzina per il servizio che mi aspettava ma soprattutto più sicura di me come persona! Un’esperienza diversa, un quaderno tutto mio che ancora conservo gelosamente, ma niente a che fare con la Route di Fuoco… guardando indietro ho ben capito perché uno non sostituisce l’altra, ma semplicemente lo affianca e lo completa! Se non avessi prima fatto almeno una Route, non avrei potuto vivere bene quella settimana con ragazze che non avevo mai visto prima: la Route ti insegna ad essere autonoma e

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CarnetdiMarcia

a cercare nel contempo la costante collaborazione, ad essere te stessa ma a lasciare lo spazio anche alle altre, a pensare con la tua testa ma anche a confrontarti, tutti elementi preziosi per vivere bene quel momento in cui il tempo per la vita da campo è ridotto al minimo, ed anche giustamente perché ci sono tantissime cose da imparare e da vivere... E se non avessi fatto prima servizio, non sarei riuscita a comprendere e a fissare bene tutto ciò che mi veniva detto: considerato che la nostra soglia di attenzione non è infinita, è impossibile immagazzinare tutto senza mai distrarsi, soprattutto se certi termini non si sono mai sentiti prima! Ma, cosa più importante, se non avessi fatto servizio prima, non sarei riuscita a comprendere come tutto quello che mi veniva detto, parlava delle Guide che mi aspettavano a casa, parlava dei loro sorrisi, del loro modo di essere lunatiche, tristi e iperattive nello stesso momento, della loro voglia di avventura, del loro modo di affrontare la tecnica, di giocare... Come dicevo prima, c’è un tempo per tutto e se ti viene proposto di partecipare al campo scuola , è perché la tua Capo Fuoco e la tua Capo Unità ritengono che sei pronta per viverlo: vivilo in modo unico, con rispetto per quei capi che ti donano la loro esperienza, con generosità nei confronti delle sorelle che conoscerai, con gratitudine verso Dio che ti starà accanto ogni giorno, come sempre. Michela Bertoni


Piano redazionale Cosa abbiamo realizzato e... cosa faremo.

2009 2010

2011

√ C - IO √ D - Sogni

√ A - Perdono √ B - Tempo C - Fatica D - IO PER L'ALTRO E - Vocazione

√ A - Dolore √ B - Coraggio √ C - Sfide √ D - IO E L'ALTRO √ E - Confronto

2012 A - Paura B - Libertà C - Strada

CONCORSO FOTOGRAFICO

"CALENDARIO SCOUT 2012" Anche quest'anno l'Associazione, in collaborazione con la "Scouting scrl", ha indetto il concorso fotografico "Calendario scout 2012". Il regolamento, con tutte le informazioni utili, si può scaricare dal sito associativo www.fse.it

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L'altracopertina... di Giorgio Sclip

Riflettendo sul tempo... Quando si fa sera, voi dite: Bel tempo, perché il cielo rosseggia; e al mattino: Oggi burrasca, perché il cielo è rosso cupo. Sapete dunque interpretare l'aspetto del cielo e non sapete distinguere i segni dei tempi?

(Mt 16 2,3)

La giovinezza sarebbe un periodo più bello se solo arrivasse un po' più tardi nella vita. (Charlie Chaplin)

Per fare le cose occorre tutto il tempo che occorre. (Aldo Moro)

“Vivi come se dovessi morire domani. Pensa come se non dovessi morire mai” (Jim Morrison) Poiché il tempo non è una persona che potremo raggiungere sulla strada quando se ne sarà andata, onoriamolo con letizia e allegrezza di spirito quando ci passa accanto. (Goethe)


CARNET DI MARCIA 2011 2