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AZIMUTH Rivista mensile • Giugno 2011 • N. 11 • Anno XXXV Sped. in A.P. Art. 2 Comma 20/c Legge 662/96 • Filiale di Padova ISSN 1127-0667

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Scout d’Europa

In questo numero VOI SIETE UN DONO PREZIOSO CI HAI CHIAMATO, SIAMO QUI UNA POLITICA “PER” E “CON“ GLI ALTRI CRISTIANI SI DIVENTA, NON SI NASCE SICURAMENTE SCOUT VADEMECUM PER GEMELLAGGI E SCAMBI LA CAMBUSA


Editoriale SCOUT D’EUROPA Rivista mensile Associazione Italiana Guide e Scouts d’Europa Cattolici della Federazione dello Scautismo Europeo ANNO 35 • N. 11 • GIUGNO 2011 Azimuth per Capi n. 3/2011 DIRETTORE RESPONSABILE Giuseppe Losurdo

Un’esperienza importante  Pier Marco Trulli

DIRETTORI Pietro Antonucci e Marialuisa Faotto LA REDAZIONE Responsabili delle rubriche: Giocare il Gioco: Giuliano Furlanetto Cittadini degni del Vangelo: Stefano Bertoni Nelle Sue mani: Fabio Sommacal Lavori in corso: Maria Sanchez Orizzonte Europa: Loriana Pison e Vincenzo Daniso Regionando: Marco Fedrigo Radici: Attilio Grieco Nello zaino: Pier Marco Trulli In bacheca: Massimiliano Urbani Hanno collaborato con scritti: Giuseppe D’Andrea, Sergio Colaiocco, Stefano Bertoni, Pietro Antonucci, Marialuisa Faotto, Ileana, Serena, Carla Barocci, Alberto Tattoli, Alice Zanchettin, Fabrizio Cuozzo, Maria Rosaria Maura, Donatella Paparella, Luigi Ingrassia, Attilio Grieco, Michela Marino, Don Giovanni Paccapelo, Maddalena Paccapelo, Angela Vanini, Antonio Zoccoletto, Loriana Pison, Andrea Padoin, Massimiliano Urbani, Pier Marco Trulli Hanno collaborato con immagini e foto: Nadia Morasca Masucci, Gianluca Ubertini, Alessandro Trulli, Giuseppe Masucci, Luvi Cantono di Ceva, Lorenzo Ara, Maria Belardinelli, Federica Marchioni, Alice Zanchettin, Fabrizio Cuozzo, Maria Rosaria Maura, Floriana Costa, Alberto Tattoli, Donatella Paparella, Luigi Ingrassia, Michela Marino, Attilio Grieco, Maddalena Paccapelo, Portatadino Marta, Valentina Scortichini, Loris Di Battista, Marco Ciafro, Gabriele Cirelli, Andrea Padoin Loghi: Luciano Furlanetto e Ellerregrafica Progetto grafico: Ellerregrafica Coordinamento di Redazione: Pier Marco Trulli Segreteria di Redazione: Silvia Dragomir E-mail di Redazione: azimuth@fse.it Direzione, Redazione e Amministrazione: via Anicia, 10 - 00153 Roma Autorizz. del Tribunale di Roma n. 17404 del 29.09.1978 - Spedizione in abb. post. art. 2 comma 20/c legge 662/96 da Filiale di Padova Stampa: Tipografia T. Zaramella real. graf. Snc, Selvazzano (PD) Manoscritti e foto, anche se non pubblicati, non si restituiscono, salvo diverso accordo precedente con la Direzione. Tutti i collaboratori hanno la responsabilità e conservano la proprietà delle loro opere. La riproduzione di scritti comparsi su questa rivista è concessa a condizione che ne venga citata la fonte. Rivista associata all’Unione Stampa Periodica Italiana STAMPATO SU CARTA ECOLOGICA Chiuso in redazione il 20 giugno 2011

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iamo ormai in estate: voli estivi, vacanze di branco, campi estivi, routes e campi mobili sono alle porte. Sono esperienze diverse, a seconda delle branche e delle età delle nostre ragazze e ragazzi, ma per tutti possono essere un’esperienza preziosa, un’occasione di crescita, un momento di svolta. Perché al campo non ci si può nascondere: le maschere alla fine cadono, le coperture vengono meno, ci si deve mettere in gioco. Dipenderà molto anche da come abbiamo preparato le attività, scelto il luogo o l’itinerario, lavorato in pattuglia e con i ragazzi. La preparazione paga sempre, anche se non sempre viene apprezzata: la differenza però spesso è nei dettagli. Se sono curati si vede, e questo dà un tono all’esperienza del campo estivo, così come a tutte le altre. Facciamo allora uno sforzo, non accontentiamoci di fare “taglia e incolla” con i programmi degli anni precedenti. Anche se il tempo per preparare spesso non è mai abbastanza. Mettiamoci del nostro, tenendo sempre conto del livello tecnico dei nostri ragazzi e della necessità di essere concreti: cerchiamo di proporre attività valide, belle, avventurose. Questo aiuterà anche noi e ci farà crescere. Sono ancora debitore dei momenti di preparazione delle vacanze di branco, dei brainstorming per tirare fuori le idee migliori e più avvincenti. E se abbiamo dubbi o difficoltà, facciamo come B.-P. e chiediamo ai ragazzi (“Ask the boy!”): potrà essere una cosa semplice, ma se risponde alle loro aspettative andrà sicuramente bene. Non dimentichiamo poi, in particolare per le prime due branche, un adeguato sopralluogo sul posto del campo. È im-


portante ascoltare i consigli degli altri e tener conto delle problematiche già vissute nei contesti in cui si andrà, ma è necessario sperimentare di persona il posto, verificarne le caratteristiche, testarne le capacità. E vedere anche quello che al momento non c’è, ma ci potrebbe essere. Non dobbiamo aver timore, inoltre, dei conflitti e delle difficoltà. Per quello che abbiamo detto, è l’effetto del mettersi in gioco e del venir meno delle maschere. Spesso gli stessi ragazzi hanno un’esperienza limitata della vita in comune e della fraternità, e faticano a trovare modi e contenuti per affrontare discussioni, far valere il proprio punto di vista, essere assertivi. Dobbiamo sapere che queste situazioni fanno parte del gioco e che sono veramente un’occasione di crescita. Lasciamo spazio, poi, ai tempi di riflessione e di preghiera. Garantiamo che i nostri campi siano il luogo di un incontro personale con Cristo. Proviamo a trovare e a valorizzare quella “merce rara” che sono gli assistenti ecclesiastici. Se c’è un rapporto personale, tutto sarà più semplice, e la vita di fede sarà più viva e concreta.

Infine, ma non meno importante di quanto fin qui detto, cerchiamo di non preoccuparci eccessivamente. Di gustare i momenti che stiamo vivendo, e di ringraziare Dio per le occasioni che si creano, senza ansie esagerate. E, più che fare, ricordiamoci di essere. Di vivere noi per primi quello che proponiamo. Sarà un’esperienza importante e preziosa.

Quaderni on line nsieme al numero 3/2011 di Azimuth troverete on line, sul sito associativo (portale Capo e Capi, approfondimenti), i numeri 3 e 4 del supplemento “Quaderni on line”. Il primo sussidio è un percorso di preghiera con la natura, a cura di Don Gianni Facchetti, Assistente Nazionale Guide. È stato pensato e sperimentato per un Campo di seconda Branca, ed è utilizzabile perciò preferibilmente per riflessioni per ragazze e ragazzi di tale fascia di età (Esploratori/Guide). Il secondo è la traccia di un’uscita di spiritualità, a cura di Don Giuseppe Cavoli, Assistente Nazionale Esploratori. La riflessione parte da un brano della lettera di Giacomo (“con le mie opere vi mostrerò la mia fede”), per ricordarci l’importanza decisiva del corpo e delle opere nell’approccio cristiano alla vita, e sollecitare una nostra risposta piena ed una preghiera con tutti e cinque i sensi. I supplementi sono visualizzabili on line oppure scaricabili, in formato PDF, e riutilizzabili per le necessità delle Capo e dei Capi interessati.

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Il saluto del Papa alle Guide e Scouts d’Europa

“VOI SIETE UN DONO PREZIOSO” GIOVANNI PAOLO II

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n occasione della beatificazione del Servo di Dio Karol Wojtila, Papa Giovanni Paolo II, che ha visto arrivare a Roma oltre un milione e mezzo di pellegrini tra il 30 aprile ed il 2 maggio, pubblichiamo il saluto che ci rivolse nel 2003 in occasione dell’Eurojam. Assieme al discorso che Giovanni Paolo II tenne in un’udienza alle Guide e Scouts d’Europa il 3 agosto 1994, anche in quel caso in occasione di un Eurojam, è una ricchezza ed una eredità specifica per la nostra Associazione, che tutti siamo chiamati a testimoniare. Il saluto del 1994 è disponibile on-line sul sito associativo. Nelle pagine seguenti, inoltre, riportiamo una testimonianza del servizio svolto in occasione della cerimonia di beatificazione. Alle Guide e Scouts d’Europa riuniti per il sesto Jamboree europeo 30 giugno 2003 1. In occasione del jamboree europeo dell’Unione Internazionale delle Guide e Scouts d’Europa che si svolge in Polonia, sono lieto di rivolgervi, care Guide e Scouts d’Europa, un cordiale saluto e di assicurarvi della mia profonda unione nella preghiera. Il tema di questo “Eurojam”, “Duc in altum!”, riprende le parole di Gesù a Pietro: “Prendi il largo” (Lc 5,4).

Cari giovani, rispondete con generosità all'appello di Cristo che vi invita a prendere il largo e a diventare suoi testimoni, scoprendo la fiducia che Cristo ha in voi per inventare un avvenire con lui. Questa missione che la Chiesa vi affida, per poter essere effettuata richiede innanzitutto che coltiviate una vita di preghiera autentica, nutrita dai sacramenti, specialmente dall'Eucaristia e dalla Riconciliazione. Itinerario privilegiato di crescita spirituale, l'esperienza Scout è un percorso di grande valore per l'educazione integrale della persona. Essa aiuta a vincere la tentazione dell'indifferenza e dell'egoismo per aprirsi al prossimo e alla società.

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Esso vi invita ad approfondire l’itinerario spirituale che è stato proposto ai cristiani di tutto il mondo al termine del grande Giubileo dell’anno 2000 e, lo scorso anno, ai giovani a Toronto. 2. Cari giovani, rispondete con generosità all’appello di Cristo che vi invita a prendere il largo e a diventare suoi testimoni, scoprendo la fiducia che Cristo ha in voi per inventare un avvenire con lui. Questa missione che la Chiesa vi affida, per poter essere effettuata richiede innanzitutto che coltiviate una vita di preghiera autentica, nutrita dai sacramenti, specialmente dall’Eucaristia e dalla Riconciliazione. Come ho sottolineato nella recente enciclica Ecclesia de Eucharistia, “ogni impegno verso la santità [...] deve attingere dal mistero eucaristico la forza necessaria ed orientarsi verso di lui come verso la vetta” (n. 60). È quindi importante che la Santa Messa costituisca il centro e la vetta di questo incontro, come di tutti gli incontri e, in modo particolare, lo sia nella celebrazione settimanale del Giorno del Signore. Itinerario privilegiato di crescita spirituale, l’esperienza Scout è un percorso di grande valore per l’educazione integrale della persona. Essa aiuta a vincere la tentazione dell’indifferenza e dell’egoismo per aprirsi al prossimo e alla società. L’esperienza Scout può favorire efficacemente l’accoglienza delle esigenze della vocazione cristiana: essere “il sale della terra e la luce del mondo” (cfr. Mt 5, 13-16). Vi invito ad essere fedeli alla ricca tradizione del movimento Scout, impegnato nella formazione al dialogo, al senso della giustizia, alla lealtà, alla fraternità nei rapporti sociali. Un simile stile di vita può essere il vostro contributo originale alla realizzazione di una fraternità più grande e più autentica fra i popoli di Europa, un apporto prezioso alla vita delle società nelle quali vivete.

3. Care Guide e Scouts d’Europa, voi siete un dono prezioso non solo per la Chiesa, ma anche per la nuova Europa che si sta costruendo sotto i vostri occhi, e voi siete chiamati “a partecipare, con tutto l’ardore della vostra giovinezza, alla costruzione dell’Europa dei popoli, perché ogni persona sia riconosciuta nella sua dignità di figlio amato da Dio e per una società fondata sulla solidarietà e sulla carità fraterna” (Udienza con le Guide e Scouts d’Europa, 3 agosto 1994). 4. Al santuario mariano di Jasna Gora, che mi è così caro, andrete a rinnovare dinanzi alla Vergine di Czestochowa le vostre promesse battesimali, la vostra Promessa Scout e la vostra volontà di essere veri apostoli dell’amore del Signore. Andrete a rinnovare l’Atto di Affidamento a Nostra Signora dell’Annunciazione, già pronunciato quasi venti anni fa nella Cattedrale di Notre Dame di Parigi, in occasione del vostro primo incontro europeo. Da allora, il fiat con il quale Maria ha risposto alla volontà del Signore è divenuto un elemento centrale nella spiritualità delle Guide e Scouts d’Europa, in maniera particolare attraverso la preghiera dell’Angelus e del Rosario. Possano questi momenti di preghiera mariana, in quest’anno consacrato alla Madonna del Rosario, continuare ad impregnare le vostre giornate, ravvivando nei vostri cuori la memoria della meravigliosa opera della Redenzione compiuta per noi da Nostro Signore Gesù Cristo! Quando tornerete nelle vostre case, nelle vostre famiglie, nelle vostre comunità, arricchiti dall’esperienza di queste giornate, lasciate risonare in voi la parola di Gesù: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dei tempi” (Mt 28, 20). Sostenuti dalla Sua grazia, cercate di vivere il vostro impegno con rinnovato entusiasmo; in questo modo lo scautismo sarà per voi “un mezzo di santificazione nella Chiesa” che favorirà e incoraggerà “una unione più intima fra la vita concreta e la vostra fede” (Statuto Federale, art. 1,2,7). Questo è l’augurio che formulo per voi nella preghiera. Invocando sul vostro incontro europeo, sui responsabili dell’Unione Internazionale delle Guide e Scouts d’Europa e su ciascuno di voi l’intercessione della Beata Vergine di Czestochowa, di cuore accordo a tutti una affettuosa Benedizione Apostolica. Da Castel Gandolfo, il 30 luglio 2003. GIoVANNI PAoLo II AZIMUTH • SCOUT D’EUROPA 3/2011

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La beatificazione di Giovanni Paolo II

CI HAI CHIAMATO, SIAMO QUI

 Giuseppe d’Andrea Commissario Regione Ovest

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er molti di noi l’incontro con Giovanni Paolo II è stato un momento rilevante, di svolta nella propria vita; quel suo grido “non abbiate paura” ancora risuona nelle orecchie e nel cuore, soprattutto nei momenti in cui siamo chiamati a testimoniare la nostra Fede. Quando si è iniziato a parlare della sua beatificazione, sono iniziate anche le domande: il nostro servizio sarà utile? Come si fa a partecipare, serve il biglietto? Se facciamo servizio, può venire anche…? Nella mia Diocesi chiedono volontari, facciamo qualcosa come Associazione o vado con loro? Il Clan e il Fuoco del mio Gruppo vogliono essere presenti alla Cerimonia, dove posso trovare ospitalità? Questi sono i contenuti di alcune e-mail che ho ricevuto, tutte accomunate dal desiderio di ringraziare Giovanni Paolo II attraverso la propria personale presenza a Piazza S. Pietro, per servizio o come pellegrini. Non so quanti Fuochi, Clan, RS abbiano partecipato, immersi in quel fiume di pellegrini: a chi incontravo ho chiesto di scrivere qualcosa sulla propria esperienza come pellegrini, e le aspetto; so che a partire dalla mattina di Sabato 30/4, fino al pomeriggio di Domenica 1/5, circa 120 tra RS/scolte/rover hanno testimoniato con il loro servizio durante la cerimonia di beati-

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Per molti di noi l’incontro con Giovanni Paolo II è stato un momento rilevante, di svolta nella propria vita; quel suo grido “non abbiate paura” ancora risuona nelle orecchie e nel cuore, soprattutto nei momenti in cui siamo chiamati a testimoniare la nostra Fede. Non so quanti Fuochi, Clan, RS abbiano partecipato, immersi in quel fiume di pellegrini: a chi incontravo ho chiesto di scrivere qualcosa sulla propria esperienza come pellegrini, e le aspetto…


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ficazione di Giovanni Paolo II, provenienti un po’ da tutta l’Italia. È stato un crescendo di adesioni, in particolare negli ultimi giorni. L’attività era condivisa con la Fondazione Roma Solidale (che normalmente si occupa delle persone più fragili, per renderle il più possibile autonome), con alcune squadre della Protezione Civile dell’AGESCI e veniva coordinata da un unico tavolo operativo, mentre l’esecuzione delle attività era poi seguita da ogni organizzazione (comunque in modo integrato). ogni squadra si presentava a ritirare il materiale un’ora prima dell’inizio del proprio turno; prima di partire riceveva badge, materiali, informazioni e le indicazioni sulle attività da svolgere. La prima osservazione che mi viene è sulla disponibilità mostrata nell’intervento. ogni volontario aveva dato disponibilità per turni anche di 12 ore e molti li hanno superati, qualcuno rimanendo disponibile al coordinamento per oltre 24 ore, senza risparmiarsi mai. Su questo piano devo dire che se vi è stato un problema, c’è stato al contrario, è stato cioè necessario gestire il malcontento delle squadre che nella Domenica pomeriggio si sono trovate a fare poco, ad essere poco impegnate, a causa del fatto che la situazione si era risolta rapidamente. Un altro punto importante è stata la capacità dimostrata da ogni nostra squadra di attivarsi autonomamente per raggiungere obiettivi più

ampi o supplire carenze; non era previsto che noi distribuissimo le bottiglie d’acqua, ma, dato che i pellegrini le chiedevano, si è andati alla ricerca per portarla nel gazebo (a mano) e distribuirla. Analogamente si è fatto con la frutta. L’affollamento ha portato al progressivo blocco dei passaggi per raggiungere i punti di distribuzione delle bevande calde, ma questo non ha impedito ai “portatori” dei thermos di trovare ogni volta nuove strade. Un servizio critico è stato quello della gestione del passaggio della folla; critico non solo per la quantità di pellegrini ma per il fatto che ci trovavamo sulla strada che costituiva la via di fuga dalla piazza e il passaggio delle ambulanze. Percorso controllato dalla forza pubblica, che però era lì per gestire un problema di file e di affollamento, non la partecipazione di fedeli ad una cerimonia sacra. È stato quindi molto importante la presenza di volontari Scout nell’area che davano indicazioni e spiegazioni, evitavano l’affollamento eccessivo, mantenevano un clima di rispetto e preghiera. C’è un filo che lega questi tre aspetti: si chiama senso di responsabilità. E il fatto che si presenti in queste forme diverse ma con forza e costanza, ci mostra che si tratta di una delle caratteristiche fondanti del nostro carisma educativo. Problemi? Non pochi e nemmeno piccoli: situazione dell’affollamento sempre critica e a rischio, indicazioni da parte degli organi preposti di cui non eravamo in grado di capire la coerenza; carenza di servizi igienici; scorte di bevande e generi di conforto inadeguate, rispetto alla folla ed al consumo che si è verificato. Ma abbiamo avuto un’abbondanza straordinaria di sorrisi e ringraziamenti. AZIMUTH • SCOUT D’EUROPA 3/2011

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CITTADINI DEGNI DEL VANGELO

Una politica “per” e “con” gli altri  Sergio Colaiocco

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utti i sondaggi degli ultimi anni indicano un allontanamento, una disaffezione da parte di molti per la politica. Per la maggior parte delle persone sembra che politica voglia dire solo intrallazzi, impicci, ricerca di potere, ricerca di tornaconto personale. Se nei decenni passati dedicarsi alla Politica era uno dei modi di “diventare grande”, oggi chi si sente chiamato a fare qualcosa per gli altri si rifugia nell’impegno sociale, nel volontariato come se questo sostituisse o potesse supplire ad una cattiva politica. Per ritrovare sintonia ed entusiasmo per la Politica (e la Promessa di servire la Patria ci chiama a essere cittadini attivi) è necessario, quindi, ritornare alle ragioni profonde che sono alla base di una Politica intesa come forma alta di servizio, distogliendo l’attenzione dal teatrino mediatico della politica, per riscoprire ambiti tenuti in scarsa considerazione o inesplorati. La prima funzione della politica è paragonabile a quella di un vigile urbano all’incrocio tra due strade: regolare i rapporti tra i cittadini. Stabilire cioè le regole che permettano il rispetto della libertà personale per fare in modo che la libertà di uno non vada a ledere quella dell’altro in una convivenza pacifica tra gli uomini. oltre a ciò, la politica ha il compito di orientare e determinare il futuro della società.

Se la politica si ripiega su se stessa diviene incapace di guardare in alto, ma se ha la capacità di ritrovarsi assolve ad una delle funzioni più alte della società, quella cioè di creare le condizioni per un sempre maggiore sviluppo della personalità di ogni cittadino. La sfida di questo tempo è prenderci a cuore e farci carico del futuro della società, e trovare nuove strade, come educatori e come cittadini, perché la politica torni ad avere al centro la Persona, tutte le persone, il bene comune.

RIFLESSIONI SULLA MAFIA CON MARIA FALCONE ella Parrocchia di San Tommaso d’Aquino, sede del Gruppo Scout d’Europa Palermo 13 “padre Pino Puglisi”, si è svolto, alla presenza di Maria Falcone, un incontro in vista del 19° anniversario della strage di Capaci, avvenuta il 21 maggio del 1992. È stato un momento importante per una riflessione comune sulla legalità e sulla presenza tuttora attuale delle organizzazioni mafiose nel territorio cittadino e nella sua provincia. Erano presenti Capi, Rover e Scolte, i Commissari dei Distretti di Palermo Ovest e di Palermo Est ed il parroco Don Pietro Cullotta. Dopo la proiezione del filmato “per Falcone”, realizzato da RAI Educational, si è svolto un vivace e partecipato dibattito.

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CITTADINI DEGNI DEL VANGELO

Due esempi possono rendere più chiara la cosa: uno riguarda il piano energetico e potrebbe oscillare tra la scelta del nucleare o delle energie rinnovabili. Un altro esempio riguarda il piano economico-industriale: puntare sul trasporto su gomma o su quello ferroviario? Quale che sia la scelta, ne consegue un vantaggio per alcuni (ad esempio le aziende che producono auto) e uno svantaggio per altri. È evidente che non sia un buon criterio di scelta cedere alle pressioni di coloro che traggono vantaggi economici da una decisione che li favorisce. È allora indispensabile la ricerca di un criterio che sia alla base di ogni scelta e che sia coerente con una visione “alta” della politica. Come l’obiettivo ultimo della nostra Associazione è quello di educare, secondo il metodo Scout “buoni cristiani e bravi cittadini”, come quello di una società sportiva è insegnare un particolare sport, ancor di più appare prioritario avere chiaro quale sia l’obiettivo ultimo della Politica. oppure la politica deve limitarsi a regolare i rapporti tra i cittadini per garantire una convivenza pacifica? La persona al centro della politica È possibile ritrovare la risposta a questa domanda nella Costituzione italiana, legge fondamentale che ispira e regola la vita della nazione. ogni società umana è composta da persone che “hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” (art. 3 Costituzione). Ed è proprio dalla affermazione della “pari dignità sociale” di ogni persona che la Costituzione fa derivare il compito della Politica individuandolo in quello di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il “pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” (art. 3). Se la politica si ripiega su se stessa diviene incapace di guardare in alto, ma se ha la capacità di ritrovarsi assolve ad una delle funzioni più alte della società, quella cioè di creare le condizioni per un sempre maggiore sviluppo della personalità di ogni cittadino. Essere una Persona è condizione necessaria e sufficiente per avere la stessa dignità sociale

di tutti gli altri. Lo scopo della Politica è allora da un lato favorire la crescita di tutte le persone e dall’altro quello di favorire lo sviluppo di tutti gli aspetti della Persona. In altri termini attribuire alla politica il compito di favorire la crescita di tutte le persone vuol dire avere come criterio il bene di tutti, cioè il bene comune e non quello di alcuni o di pochi. Solo apparentemente singolare è rinvenire la stessa affermazione nei testi della Dottrina sociale della Chiesa: “…il bene comune è la ragion d’essere dell’autorità politica; lo Stato, infatti, deve garantire coesione, unitarietà e organizzazione alla società civile di cui è espressione, in modo che il bene comune possa essere raggiunto con il contributo di tutti i cittadini. L’uomo singolo, la famiglia, le associazioni non sono in grado di pervenire da se stessi al loro pieno sviluppo; da ciò deriva la necessità di istituzioni politiche, la cui finalità è quella di rendere accessibili alle persone i beni necessari – materiali, culturali, morali, spirituali – per condurre una vita veramente umana. Evidente è allora la pochezza di una politica che garantisca solo interessi di parte, quali gli interessi economici dei gruppi sociali che hanno dato vita alla maggioranza di governo, o che colloca le proprie scelte solo nell’alveo del tornaconto personale o del proprio gruppo sociale, economico e politico, senza alzare mai lo sguardo verso visioni più ampie. Una politica di questo tipo appare, perché lo è, intrallazzo, impiccio, tornaconto personale e produce allontanamento e disaffezione. La sfida di questo tempo è prenderci a cuore e farci carico del futuro della società, e trovare nuove strade, come educatori e come cittadini, perché la politica torni ad avere al centro la Persona, tutte le persone, il bene comune.

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Per un confronto aperto con le altre culture e religioni

Un dialogo continuo  Stefano Bertoni

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olto probabilmente se in questo momento dovessimo interrogare un cittadino medio, per cercare di cogliere la sua immagine di una società in cui si trovano ormai a convivere una pluralità di religioni e culture, ci troveremmo spesso di fronte ad un lungo elenco di frasi come “siamo già troppi, siamo diversi e loro sono distanti dalla nostra cultura, non c’è lavoro neppure per noi, ecc.”. Si tratta di un campionario che ben conosciamo e che però, come Scout e cittadini degni del Vangelo, deve porci in un atteggiamento di riflessione per evitare di cadere in atteggiamenti non consoni, in primis, al nostro essere cristiani. Il Concilio Vaticano Secondo ha fatto uno dei suoi punti cardine l’aprirsi della Chiesa al mondo. Più volte papa Benedetto XVI e il suo predecessore Giovanni Paolo II hanno richiamato il tema del confronto con le altre culture e le altre religioni, cercando di cogliere i punti di contatto più che di sottolineare gli elementi di divergenza, il tutto senza annacquare i valori fondamentali del cristianesimo e del cattolicesimo: confronto non significa “imitare o mescolare con leggerezza le tradizioni”, come ben ci ricorda il Cardinal Martini nelle sue “Conversazioni notturne a Gerusalemme”. Marco Aime, insegnante di antropologia culturale presso l’Università di Genova1, ha ben descritto l’abitudine sempre più radicata nella nostra società a descrivere l’”altro come icona del male” in chiave antropologica, cercando di far capire come tale operazione sia purtroppo un’operazione tipica di molte società. Aime ricorda come, secondo il grande sociologo Zygmunt Bauman, tutte le società producono stranieri ma ognuna ne produce un

La “conoscenza reciproca” prevede “insieme alla conoscenza delle culture degli immigrati e del loro mondo di esperienze e di valori, anche la conoscenza, da parte di chi viene da altre culture, del mondo di valori, della storia, della stessa dimensione religiosa cristiana, che fanno la struttura portante della identità del nostro Paese”.

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CITTADINI DEGNI DEL VANGELO

dalla rottura con la comune base antropologico-religiosa delle altre culture e delle rispettive religioni”. Dall’altra parte, proseguendo nel ragionamento, il testo di Mons. Crociata afferma anche come l’appiattirsi solo su una base comune e condivisa dalle religioni sul piano antropologico di tutte le forme ed esperienze, di cui vengano cancellate le originali e originarie identità, annullerebbe di per sé la possibilità stessa di costruire un protipo particolare, secondo modalità uniche e irripetibili: l’altro come male che sta o viene dal cesso individuale e collettivo di identificazione di fuori. Addossare le colpe di tutto ciò che non e di evoluzione culturale e condurrebbe i singoli funziona a qualcuno che è esterno rende i “noi” e la società all’inaridimento. Ala luce di tutto questo il compito della coautomaticamente buoni e i “loro”, automaticamunità ecclesiale nella sua totalità, non meno mente cattivi, maligni e minacciosi. Aime riche delle altre espressioni, istituzionali o inforchiama una poesia di Kostantinos Kavafis “Aspetmali, della collettività, è quello di garantire le tando i barbari” (1908), che definisce i barbari come una necessità: quando non arrivano sembra condizioni di un dialogo, tra i singoli e le diverse culture che si trovano a convivere: certamente quasi che non sappiamo più cosa fare. un dialogo non facile, che Di fronte ad una situaziospesso ci tocca molto emone magmatica e complessa, tivamente sulla scorta di ma che non possiamo ignoIl compito della comunità quanto proposto quotidiarare chiudendoci esclusivaecclesiale nella sua totalità, non namente dai media, ma che mente a riccio nelle nostre meno che delle altre espressioni, trova delineate le articolaconvinzioni, quali le risposte istituzionali o informali, della zioni nei documenti del mache siamo chiamati a dare collettività, è quello di garantire gistero che si riferiscono specome cittadini ed anche cole condizioni di un dialogo, tra i cificamente al dialogo interme educatori? Qualche risingoli e le diverse culture che si religioso3. flessione e qualche stimolo trovano a convivere. Un dialogo continuo dunin proposito lo possiamo troque, senza dimenticare – covare nelle parole di S. E. me sottolinea sempre Mons. Mons. Mariano Crociata, Segretario Generale della CEI, che il 25 novembre Crociata – che la “conoscenza reciproca” prevede “insieme alla conoscenza delle culture degli immigrati a Venezia, presso la Sala San Pasquale del Cone del loro mondo di esperienze e di valori, anche la covento S. Francesco della Vigna, ha tenuto la prolusione per l’inizio dell’Anno Accademico 2010- noscenza, da parte di chi viene da altre culture, del mondo di valori, della storia, della stessa dimensione 2011 dell’Istituto di Studi Ecumenici San Berreligiosa cristiana, che fanno la struttura portante della nardino, sul tema: “Educazione cristiana e società multiculturale”. Mons. Crociata ribadisce identità del nostro Paese”. come siamo ormai costantemente di fronte ad 1 È autore fra l’altro di testi come “Il diverso come icona una sorta di “polarità, di per sé caratteristica di ogni del male” (Bollati Boringhieri, 2009, scritto con Emanuele processo educativo, ma ancor più incidente quando si Severino), “La macchia della razza. Lettera alle vittime della paura e dell’intolleranza” (Ponte alle Grazie, 2009); “Una tratta della fede cristiana e del contesto culturale plurale… la polarità tra autorità2 e apertura o relazione bella differenza. Alla scoperta della diversità del mondo” (Einaudi, 2009). all’alterità”. Siamo di fronte a due processi ne2 Mons. Crociata afferma “Adotto il termine con la sua carica cessariamente simultanei e se uno dei due poli evangelica e cristologica, non in alternativa a identità, ma come suo si indebolisce, automaticamente si impedisce senso e fondamento. Gesù è stato maestro (in questo senso autorità) di una identità che, in quanto mistero, cogliamo ma non esauriamo, la valorizzazione dell’altro: relativismo e foncapace di creare e plasmare culture, ma senza potere mai essere todamentalismo rappresenterebbero due forme talmente racchiusa in una sola di esse”. Cf. Paolo VI, Esortazione largamente speculari di cedimento al nichilismo. Apostolica Evangelii nuntiandi (8 dicembre 1975), n. 20 3 Cf. Concilio Vaticano II, Dichiarazione Nostra aetate, n. Sempre Mons. Crociata prosegue sottolineando 2; Paolo VI, Lettera enciclica Ecclesiam suam (6 agosto 1964), come “L’affermazione della originalità della fede crinn. 101-117; Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso stiana nella sua qualità compiutamente personale-trae Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli, Dialogo scendente non è assicurata ma, al contrario, minacciata e annuncio (19 maggio 1991), n. 42. AZIMUTH • SCOUT D’EUROPA 3/2011

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Giocare il gioco

Il libro... DEI CAPI  Pietro Antonucci e Marialuisa Faotto

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oltissimi sociologi ed esperti della comunicazione negli ultimi anni si sono affannati a studiare il fenomeno di impoverimento culturale delle giovani generazioni, spesso citando a sostegno di tale tesi il declino commerciale dell’editoria, dai quotidiani ai libri, dalle riviste di approfondimento ai saggi specialistici. Sembra quasi che l’abitudine a leggere sia rimasta presente su una fascia molto ristretta del così detto “pubblico editoriale”. Appare evidente a tutti quanto i giovani non trovino più nella lettura le risposte che questa era abituata a dare in passato: svago, fantasia, viaggio, evasione, curiosità, scienza, passione, paura, suspense, ecc. La carta in sé ha trovato negli ultimi due decenni forti concorrenti capaci di soddisfare queste naturali tendenze e necessità della mente e dello spirito, concorrenti agguerriti e capaci di maggiore appeal. La provocatoria premessa aveva allora solo lo scopo per una riflessione sulla nostra voglia di crescere come capi educatori, sulla continua propensione all’approfondimento ed all’interiorizzazione dei temi portanti del metodo e sulla nostra contemporaneità culturale e sociale. Un Capo legge perché ama capire, perché ha necessità di risposte, perché vuole discernere, perché un suo fratello scrive. Questo ci hanno insegnato i nostri Capi, questo ci ha insegnato B.-P. D’altronde, se ripercorriamo la nostra storia associativa e Scout in genere, scopriamo quanti capi prima di noi si sono impegnati nello scrivere sussidi, dispense, approfondimenti, ma-

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nuali e strumenti, con lo scopo di rendere l’attuazione e l’animazione del metodo più facile, più coerente e più nostra. Questo sforzo non può essere vano perché rappresenta la nostra storia, è lo sforzo che ci ha consentito di crescere e di rendere forte la nostra proposta. Questa riflessione è nata dallo studio delle vendite dei testi metodologici effettuate dalla nostra cooperativa (unica depositaria di molti dei titoli necessari alla conoscenza ed animazione metodologica). Da questo studio emerge infatti che in forma quantitativa non esiste nessuna relazione coerente tra nuovi Capi nominati e vendite di Norme e sussidi di Branca, nessuna corrispondenza tra Capi presenti ai campi scuola e vendita dei relativi supporti e manuali di metodo e purtroppo anche nessuna coerente rispondenza tra numero di nuovi soci e vendite di strumenti necessari alla pratica metodologica degli stessi. Ad esempio: se in un anno entrano nel riparto 11 nuovi ragazzi/ragazze, quello stesso riparto da lì a poco dovrebbe acquistare 11 libricini Il Sentiero o In Cordata. Bene, facendo questo tipo di proiezioni a livello italiano non esiste una corrispondenza né diretta né tanto meno prossima. Per essere chiari, tutto ciò non ci preoccupa per la mancata vendita ma per come la proposta metodologica di un Riparto o di un Branco/Cerchio possa essere efficace senza che i ragazzi e le ragazze abbiano il loro Sentiero/In cordata, piuttosto che Capo e Capi i testi di riferimento metodologico. Potrebbe essere che si sia pensato a fare riproduzioni in economia dei testi con fotocopie, o al passaggio degli stessi libri in una sorta di mercatino dell’usato o addirittura un trapasso orale dei contenuti… Queste potrebbero essere sicuramente strade creative: stiamo attenti però che la nostra animazione metodologica non ne venga compromessa! In questo caso faremmo bene a fermarci un secondo e ad approfondire in gruppo la riflessione. Buona Strada.


Giocare il gioco KIT DELLA PERFETTA CAPO CERCHIO hi mi sa dire cos’è questo Kit della perfetta Capo Cerchio?? Come dite?? Un sacchetto della cancelleria super fornito? … Nooo... Un’efficientissima cassetta di Pronto Soccorso super organizzata?… Nooo… Un baule pieno di vestiti super originali?… Nooo, non ci siamo proprio!!! Il Kit della perfetta Capo Cerchio riguarda ben altro!!! Quante volte programmando le attività per le vostre Coccinelle siete state assalite da mille dubbi e perplessità… Proprio per questo l’Associazione viene in nostro aiuto, fornendoci tutti quei sussidi fondamentali per programmare al meglio e nel modo corretto tutte le nostre attività! Nello zainetto di una perfetta Capo Cerchio non possono certo mancare:

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NORME DIRETTIVE della BRANCA COCCINELLE Fondamentali affinché le Capo Cerchio possano orientarsi e comprendere al meglio le specificità metodologiche della Branca. Inoltre, all’interno oltre a essere chiaramente spiegati il metodo, gli scopi, e i mezzi, troverete anche l’utilissimo Cerimoniale, in modo che tutte le Capo Cerchio possano lavorare e attuare il metodo nello stesso modo! SENTIERI PRATO, BOSCO E MONTAGNA Per riuscire a dare il giusto significato ai libretti è molto importante che voi stesse comprendiate bene questo strumento utilizzandolo insieme alle vostre Coccinelle, sapendolo adattare alle diverse possibilità di ognuna, comprendendo che le prove proposte devono essere uno stimolo ed uno strumento per giungere all’equilibrato sviluppo di ogni bambina che ci viene affidata e non sono, invece esse stesse, l’obiettivo a cui giungere. SPECIALITÀ Sussidio importante per far sviluppare le qualità e le capacità personali di ogni Coccinella e per rafforzare l’abitudine al Favore. CANTA LA GIOIA una Capo Cerchio deve conoscere i canti del cerchio, perché cantando possiamo mostrare ancor di più il nostro grande entusiasmo. Il canto dà slancio a tutto quel che permette di vivere bene in una Famiglia Felice: la gioia, l’amore per la natura, l’amore per gli altri, l’amore per Dio. IL VOLO ESTIVO Strumento fondamentale per preparare al meglio “il momento più importante della vita di cerchio”. Sono spiegati in modo dettagliato i vari momenti della giornata e le varie attività, oltre ovviamente alla spiegazione sulla preparazione del programma del Volo Estivo. FRANCESCO IN CERCHIO Necessario per presentare alle Coccinelle la figura di S. Francesco e impostare la vita spirituale del Cerchio. Troverete anche degli esempi di veglie, alcuni giochi e delle attività di mani abili, il tutto incentrato sul nostro santo patrono. Anche se non è un vero e proprio sussidio di branca, può essere di grande aiuto, se non indispensabile, avere nella biblioteca di cerchio le Fonti Francescane che permettono di capire meglio e in modo più completo la strada percorsa da questo Santo. ECCOMI, GESÙ, AIUTAMI, MARIA I quattro splendidi sussidi di Padre Ivan strumenti necessari per la programmazione delle attività spirituali nei Cerchi! E allora, cosa aspettate? Se ancora non siete equipaggiate correte subito a procurarveli!!! Siamo sicure che nel programmare le vostre attività avrete meno dubbi e perplessità, e in caso ne abbiate ancora basterà solo leggere e rileggere i vostri sussidi!!! Buona lettura. Ileana & Serena

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Giocare il gioco TESTI FONDAMENTALI PER IL METODO DELLA BRANCA GUIDE

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Testo

Per chi (ordine di priorità)

Sintesi contenuto

Baden-Powell, Scautismo per ragazzi

Guide, Capi Riparto, Assistenti, Aiuto CR

In 26 chiacchierate al fuoco di bivacco, Baden-Powell, Testo fondamentale dello introduce ai ragazzi l’arte del vivere all’aperto, attraverso scautismo. suggerimenti pratici, li porta alla scoperta del mondo e della Edizioni Fiordaliso. società circostante, stimolando i ragazzi ad osservare, rispettare e crescere.

Baden-Powell, Il Libro dei capi

Capi Riparto, Assistenti, Aiuto CR

Con questo testo, l’autore Baden-Powell, pone attenzione sulla formazione del Capo, vertendola sui “4 punti” di B.-P., fondamentali per la crescita dell’educatore Scout.

Testo fondamentale per la comprensione dello scautismo come metodo educativo. Edizioni Fiordaliso.

Statuto e Norme direttive

Capi, Assistenti, Aiuti C

È l'insieme delle norme che garantiscono il funzionamento della struttura associativa. In appendice, cerimoniale, Uniformi, Carta dei Principi dello Scautismo Europeo e Direttorio Religioso.

Non sono proprie della Branca, ma di tutta l’Associazione.

Norme Direttive e Cerimoniale della Branca Guide

Capi Riparto, Assistenti, Aiuto CR

Strumento fondamentale per l’applicazione del metodo Guide, indica le linee guida per la conduzione di un Riparto. Testo completo di note di approfondimento in ogni capitolo, che permettono di entrare nel dettaglio del Metodo

Indicazioni operative sul giusto spirito e sulle linee guida per giocare il gioco dello scautismo.

In cordata

Guide, Capi Riparto, Assistenti, Aiuto CR

Taccuino personale che possiede ogni Guida, necessario a percorrere tutte le tappe della progressione personale della ragazza. Indicazioni su segni Associativi, Sqd., Incarichi e Posti d’azione, preghiere, canti, ecc.

Carnet o taccuino (strumento concreto) da consegnare a ogni singolo esploratore per il cammino di progressione personale. Utile agli educatori per la programmazione delle attività, ecc.

Il Sentiero. Sussidio per i Capi Riparto

Capi Riparto, Assistenti, Aiuto CR

Specialità

Guide (dalla II classe), Capi Riparto, Assistenti, Aiuto CR

Con il raggiungimento della II classe, attraverso la conquista di specialità, ogni guida ha la possibilità di approfondire e seguire le proprie attitudini e naturali inclinazioni. Il contenuto del libro è dato da indicazione delle Specialità di Interesse e Maggiori.

Piccolo manuale, ad uso di ogni esploratore dalla seconda classe in poi, per promuovere la personalizzazione della progressione personale. Condiviso con la Branca Esploratori.

Sussidi Tecnici

Capi Riparto, Assistenti, Aiuto CR

Cf. vari sussidi “E-G” pubblicati.

Indicazioni utili su varie attività tecniche Scout, ecc. Condivisi con la Branca Esploratori.

Attilio Grieco, Il manuale del Capo Squadriglia

Capi Sqd., Capi Riparto, Assistenti, Aiuto CR

Preziose indicazioni per il Capo Sqd. sullo spirito e l’operatività della vita di Sqd., esempi di varie attività e programmi, numerosi giochi di Sqd., ecc.

Per il Capo Sqd. su come guidare al meglio la propria Sqd.

Attilio Grieco, Il Sestante. Schede per il Capo Riparto

Capi Riparto, Assistenti, Aiuto CR

Attilio Grieco, Giochi Scout

Capi Riparto, Aiuto CR

Raccolta illustrata di circa 600 giochi Scout già sperimentati, suddivisa da un punto di vista pratico ed educativo, con indicazione del numero di giocatori, del materiale e dello spazio necessari, ecc.

Suggerimenti di giochi e attività creative da adattare per ogni occasione come valido strumento educativo.

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Utilità/Note


Giocare il gioco TESTI FONDAMENTALI DELLA BRANCA ESPLORATORI Testo

Per chi (ordine di priorità)

Sintesi contenuto

Utilità/Note

Baden-Powell, Scautismo per ragazzi

Esploratori, Capi Riparto, Assistenti, Aiuto CR

Baden-Powell nel libro parla direttamente ai ragazzi: in 26 "chiacchierate al fuoco di bivacco" propone, oltre agli aspetti fondamentali del metodo, pratici racconti, avventurose tecniche per la vita all'aperto, anche con l'ausilio di numerosi suoi disegni.

Testo fondamentale dello scautismo. Edizioni Fiordaliso.

Baden-Powell, Il Libro dei capi

Capi Riparto, Assistenti, Aiuto CR

L'accento è posto sugli elementi essenziali della formazione Scout e in particolare sui cosiddetti "4 punti" di B.-P.: formazione del carattere, salute e forza fisica, abilità manuale, servizio del prossimo.

Testo fondamentale per la comprensione dello scautismo come metodo educativo. Edizioni Fiordaliso.

Statuto e Norme direttive

Capi, Assistenti, Aiuti C.

Norme Direttive e Cerimoniale della Branca Esploratori

Capi Riparto, Assistenti, Aiuto CR

L’attenzione al ragazzo; gli obiettivi, i mezzi e gli ambienti dello scautismo. Il Cerimoniale di Branca.

Indicazioni operative sul giusto spirito e sulle linee guida per giocare il gioco dello scautismo.

Il Sentiero

Esploratori, Capi Riparto, Assistenti, Aiuto CR

Serie di tappe con relativo sistema di specifiche prove raccolte in aree tematiche, che indicano il cammino di progressione personale dell’esploratore. Indicazioni su segni Assoc., Sqd., Incarichi e Posti d’azione, preghiere, canti, ecc.

Carnet o taccuino (strumento concreto) da consegnare a ogni singolo esploratore per il cammino di progressione personale. Utile agli educatori per la programmazione delle attività, ecc.

Il Sentiero. Sussidio per i Capi Riparto

Capi Riparto, Assistenti, Aiuto CR

Istruzioni per l’uso del Sentiero nelle mani del ragazzo, del Capo Riparto e in Sqd., corredate di tabelle e schemi esemplificativi.

Istruzioni per una corretta applicazione del Sentiero, in collegamento alle varie attività in Sqd. e Riparto.

Specialità

Esploratori (dalla II classe), Capi Riparto, Assistenti, Aiuto CR

Indicazione delle Specialità di Interesse e Maggiori, suddivise per aree tematiche e con elenco di prove da superare per conseguire il relativo brevetto.

Piccolo manuale, ad uso di ogni esploratore dalla seconda classe in poi, per promuovere la personalizzazione della progressione personale. Condiviso con la Branca Guide.

Sussidi Tecnici

Capi Riparto, Assistenti, Aiuto CR

Cf. vari sussidi “E-G” pubblicati.

Indicazioni utili su varie attività tecniche Scout, ecc. Condivisi con la Branca Guide.

Non sono proprie della Branca, ma di tutta l’Associazione.

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Giocare il gioco

La vita all’aperto al volo estivo  Alice Zanchettin

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a Scuola è finita, le attività sportive sono concluse, i corsi di musica sono sospesi per la pausa estiva; le attività Scout invece sono nel pieno della loro potenzialità. È proprio il periodo estivo che permette ad ogni unità di concludere l’anno trascorso attraverso il momento fondamentale del cammino educativo intrapreso. Così il Volo Estivo non rappresenta solo l’occasione di vivere una settimana di vacanza o delle giornate fuori casa senza i genitori, ma diventa il nocciolo di una programmazione annuale che vede, proprio in questa settimana, la realizzazione completa degli obiettivi fissati molti mesi prima, quando le attività di Cerchio sono ai primi incontri. Il luogo del volo estivo Per questo è molto importante che la Capo Cerchio abbia la possibilità di trovare il luogo adatto allo svolgimento del Volo Estivo, cercando un ambiente più vicino alle necessità del suo Cerchio; questo permetterà alle bambine di vivere questa esperienza in continuità con il percorso già intrapreso durante l’anno. Si può organizzare un Volo Estivo in una casa in montagna o in pianura, se è stata data particolare importanza al sentiero del prato o della montagna; capita, infatti, alcune volte di avere un Cerchio formato da molte Coccinelle del Consiglio dell’Arcobaleno o al contrario da molte nuove Cocci appena entrate, e l’ambientazione dell’anno dovrebbe favorire proprio la loro progressione personale. Ma se durante l’anno le bambine hanno incontrato personaggi del passato o fantastici, sarebbe ideale cercare un luogo vicino ad un borgo medioevale, magari con un castello da poter visitare; d’altra parte, se il tema dell’anno riguardava l’acqua e i suoi abitanti, si cercherà di essere vicine ad un lago o ad un fiume. I luoghi, con le loro caratteristiche e le potenzialità, aiuteranno a rendere l’atmosfera del Volo più armonica e suggestiva. Questo è per le Coccinelle, e anche per la Pattuglia Direttiva, il momento fondamentale dell’anno, durante il quale rispettare la Legge anche nel quotidiano, creare una Famiglia Felice unita e serena, donare e ricevere la gioia e avvicinarsi alla Natura e al Signore. L’atmosfera al volo estivo Durante questa settimana sarà compito delle Capo creare un’atmosfera serena, tranquilla e di fiducia reciproca, in un ambiente ordinato, pulito e gioioso, senza per questo lasciare spazio a tempi buchi con la possibilità che la noia prenda il posto delle attività ben organizzate e preparate già da casa, anche con

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Viviamo a pieno l’ambiente del Volo Estivo: ricordiamoci che è l’esperienza diretta che dona fascino ed importanza ad un’attività natura, cerchiamo di essere coerenti con il luogo dove ci troviamo per valorizzarne le sue peculiarità, facendo scoprire alle bambine qualcosa di preannunciato durante l’anno, ma che solo attraverso questa intensa esperienza possono assaporare completamente.


Giocare il gioco diverse opzioni in caso di brutto tempo o eventuali “inconvenienti imprevedibili”. Quando infatti la Pattuglia Direttiva parte con un programma della settima e delle giornate organizzato, programmato e puntuale, ricco di dettagli e spiegazioni, e con il materiale occorrente già pronto, le capo potranno dedicare il tempo all’attività fondamentale di questa settimana: l’osservazione di ogni Coccinella per conoscerla, scoprirne a pieno potenzialità e difficoltà e in base a queste accompagnarla nel suo cammino di crescita. Per quanto sia necessario e fondamentale avere pronto un programma dettagliato delle attività e degli orari, è altrettanto fondamentale riuscire ad essere flessibili nella gestione delle giornate, dando spazio agli entusiasmi, lasciando il tempo di finire ogni attività assaporando a pieno l’ambiente che ci circonda. La natura al volo estivo Elemento di importanza fondamentale durante il Volo Estivo è infatti la Natura, che ci permette di trascorrere alcuni giorni di vera vita all’aperto; questa, infatti, diventa l’occasione per le Coccinelle di vivere intensamente e realmente l’esperienza del Bosco. La Natura permette la scoperta, la meraviglia e avvicina le bambine all’idea di Dio creatore e alla preghiera. È importante imparare ad osservare ciò che ci piace e ci stupisce, per apprezzare la ricchezza del Creato, per sviluppare il senso estetico del bello, che ci avvicina a Dio. Tutta questa bellezza è opera di Dio. La vita all’aperto ci per-

mette e ci obbliga a camminare negli spazi aperti, per abituarci a guardarci attorno, conoscere il paesaggio e respirare la Sua presenza. Respiriamo a pieni polmoni passeggiando dentro il Bosco, ascoltando il rumore del ruscello, osservando il cielo notturno, scoprendo la meravigliosa perfezione di una semplice ragnatela o le sfumature dei colori sulle ali delle farfalle. Tutto ciò che ci sorprende e ci interessa è da far scoprire anche alle Coccinelle, perché possano imparare a guardare i dettagli, le piccole cose belle, ad usare tutti i loro sensi e a giocare con quello che si trova nel Bosco, nel Prato, vicino ad un lago o in qualsiasi altro ambiente naturale. Ammiriamo assieme alle Coccinelle la delicatezza di una goccia d’acqua sull’erba o il gioco della luce del sole che filtra tra le fronde degli alberi, ascoltiamo il dolce canto delle cinciallegre e sentiamo l’odore della terra bagnata dalla pioggia. La vita all’aperto è fondamento del metodo e va sempre considerata come pilastro portante di un esperienza ricca come quella di un Volo Estivo! Non rischiamo di minimizzare questa occasione offrendo alle bambine le stesse attività che potrebbero fare in Tana o al chiuso, non usiamo disegni di impronte ma andiamo a cercare con le bambine le tracce lasciate dagli animali, sfruttiamo al massimo questa opportunità per conoscere, scoprire e crescere. Viviamo a pieno l’ambiente del Volo Estivo: ricordiamoci che è l’esperienza diretta che dona fascino ed importanza ad un’attività natura, cerchiamo di essere coerenti con il luogo dove ci troviamo per valorizzarne le sue peculiarità, facendo scoprire alle bambine qualcosa di preannunciato durante l’anno, ma che solo attraverso questa intensa esperienza possono assaporare completamente. E se vogliamo provare a fare un salto in più, diamo alle Coccinelle strumenti per ampliare le loro conoscenze: portiamo al Volo Estivo qualche sussidio utile alle più curiose o interessate, facciamo scoprire quelle specialità che potrebbero sviluppare le predisposizioni del loro carattere, recuperiamo durante un’uscita materiale che possiamo osservare assieme, anche nei giorni successivi. Accompagniamo le bambine a gustare le meraviglie che Dio ha posto attorno a loro, sarà una delle esperienze più forti che potremmo permettere loro di vivere. AZIMUTH • SCOUT D’EUROPA 3/2011

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Giocare il gioco

Il mistero di ASSISI  Fabrizio Cuozzo Akela d’Italia

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ome Branca abbiamo modo di incontrarci ciclicamente per numerosi motivi: Campi Scuola, Rupi Nazionali, Incontri di preghiera, Rupi di Distretto, Cacce di Primavera... Tuttavia Assisi ha da sempre esercitato un fascino particolare su noi Vecchi Lupi, fino a far lievitare così tanto il numero dei partecipanti da doverne prevedere un tetto massimo. E questo nonostante la Rupe di Assisi non sia un luogo di puro svago o tappa scautisticamente obbligata. Assisi è mistero Potremmo definirlo “il mistero di Assisi”! Possiamo individuare molteplici motivi che spingono noi Vecchi Lupi ad iscriverci: la possibilità di visitare un luogo straordinario, il ritrovo di persone conosciute in altre occasioni, arrivare alle radici della Famiglia Felice... La città di Assisi poi, che conserva in modo artefatto, ma comunque  spettacolare molto del fascino medievale, trasuda francescanità da ogni vicolo, da ogni piazza, da ogni monumento. Si ha quasi l’impressione di essere teletrasportati nel 1200, appare naturale voltare l’angolo e trovare Francesco sorridente che ci viene incontro. ogni Chiesa, con le sue reliquie, con sue le bellezze artistiche, facilita la meditazione e la preghiera. Ciò tuttavia, non basterebbe a richiamare sempre più gente. Ma allora a cosa è dovuto questo mistero di Assisi? Il “mistero” appare meno oscuro se iniziamo mettere a fuoco il punto che Assisi non è “un’altra bella esperienza...” ma è “luogo di conversione”.

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Assisi è conversione Assisi è il posto dove è avvenuta la conversione di San Francesco e quella di Santa Chiara, ed è il luogo dove è ripartita ancora una volta la conversione della Chiesa in un particolare contesto di disorientamento. In questa ottica, ogni vicolo, ogni muro, ogni monumento... non sono semplicemente belli da guardare, ma trasmettono in modo vivo questa conversione e parlano ai cuori, anche a quelli più combattivi, della possibilità di convergere verso Cristo. Cristo ad Assisi ha parlato a San Francesco, e parla anche a noi. Basta procedere adagio, non seguire ciecamente il programma, ma i ritmi della preghiera  e sperimentare la gioia del perdono attraverso il Sacramento della Riconciliazione. Queste  cose infiammano il cuore; queste hanno fatto la differenza e continueranno a farla anche nel futuro.  La tradizione di Assisi, sapete bene, è nata molti anni fa. Se ancora oggi non si esaurisce la spinta verso questo luogo di conversione non è certo per la bravura o per la simpatia dei partecipanti. Assisi è condivisione Questo ardere il cuore che ci spinge a condividere la gioia tra noi che abbiamo vissuto Assisi (sono giunti fino a me, reietto di facebook, gli echi dei post sul social network...) non ci fa forse pensare al dovuto rispetto, alla gioia che ardeva nei cuori dei discepoli di Emmaus? Gioia che può essere figlia unicamente dell’incontro con Gesù. Non c’è amico rincontrato, non esiste


Giocare il gioco volta hanno gustato la tenerezza della Riconciliazione col Padre... davvero, vi sono state molteplici conversioni: “quel che m’era dolce mi è stato trasformato in amaro e quel ch’era amaro in dolce”. Assisi è cammino Scoprire chi siamo e dove stiamo andando. È la differenza tra un pellegrino e un vagabondo; location, non c’è gioco o canto che possa generare il primo conosce il punto di arrivo e sopporta gioia lontanamente paragonabile alla gioia del tutti gli sforzi in ottica di quel traguardo. Ed è sentirsi amati e chiamati dal Padre. un cammino pieno, ricco di speranza che culmina con la gioia nel momento in cui il panoAssisi è chiamata rama permette di intravedere la Il mistero di Assisi, appare meta finale. A differenza del vaancora meno “insolubile”, quangabondo, che magari compie lo do ci soffermiamo a pensare alla Scoprire chi siamo e dove stesso percorso, ma senza la ligenerosità di Grazie con cui Dio È la differenza tra un bertà di averlo scelto, che arriva ha voluto riempire le nostre Rupellegrino e un allo stesso traguardo finale compi: pensiamo a Paolo, venuto ad pletamente svuotato e spesso anvagabondo; il primo Assisi nel 1986 con la Gazzetta che scontento per non aver fatto conosce il punto di arrivo dello Sport sotto il braccio e toraltre cose... che peraltro lo avrebe sopporta tutti gli sforzi nato a casa con la maturata scelbero portato ancora più lontano, in ottica di quel traguardo. ta di seguire radicalmente Francon la stessa infelicità per intenEd è un cammino pieno, cesco (oggi Padre Paolo è parroco derci, del fratello del figliol proin Roma), o possiamo pensare ricco di speranza che digo. Due piccole annotazioni a Marco, frate in servizio per culmina con la gioia nel ancora: mi piacerebbe scrivere lungo tempo proprio presso l’Emomento in cui il molto sulla straordinaria e conremo delle Carceri, come a tanpanorama permette di fidenziale catechesi del Carditissimi altri ancora che hanno intravedere la meta finale. nale e di come sia stata lampada ascoltato la propria vocazione ai miei passi… ma equivarrebbe alla vita consacrata e oggi sono ad impoverirla. Però la certezza al nostro fianco come Baloo. che ne consegue è che, nel guardare in avanti, il cammino che ci attende appare molto meno Assisi è trasformazione Ma alle Grazie visibili, si sommano quelle che oscuro di prima. Infine il capitolo delle Stuoie con le numerose continuazioni del Cantico: ciascuno porta nel cuore: conflitti familiari irrisolti, tramutati in occasioni di perdono, angosce personalmente mi sono commosso nell’ascoltare la generosità con cui il Padre, ancora una lavorative trasformate in opportunità di testimonianza, disordini del cuore, che hanno lasciato volta, ci ha voluto accompagnare durante il noil posto alla scoperta della gioia di donarsi ad stro pellegrinare nel  cercare di vedere il tutto in una sola persona, difficoltà con lo studio divenute tutte le cose. Laudato sii mi’ Signore, per frate “fame di sapere” per poter meglio rispondere Francesco, che ancora una volta ci ha condotti alla propria vocazione, persone che per la prima a Cristo, vera Via e vera Vita. Buona Caccia!

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Giocare il gioco

Sentire comune: il senso civico  Maria Rosaria Maura

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uando aiutiamo una ragazza a crescere è necessario che l’azione educativa sia volta alla comprensione del concetto di “buon cittadino” e soltanto dopo tale comprensione la aiuteremo a metterlo in pratica, rendendola consapevole delle sue responsabilità oltre che dei suoi diritti e privilegi. Ci impegneremo a farle comprendere innanzi tutto che i diritti devono essere il guadagno di un serio impegno a vivere i propri doveri e responsabilità civiche. Tornare sui vecchi passi, a dare un senso al buon cittadino che è in ognuno di noi è forse oggi un fatto necessario. orientarsi in questa società multimediale, aperta ad ogni esperienza ed accorgersi che l’uomo che la abita non è più capace di rispetto per ciò che gli altri hanno faticosamente costruito nel tempo, è forse ciò che serve per ritrovare l’azimut di ritorno del civismo. È necessario, a volte, ritrovare la solidità nel passato, per approfondire meglio il significato di un valore che oggi sembra essersi spento. Spesso i mali del nostro tempo sembrano derivare anche se non proprio direttamente, dalla mancanza di educazione, ma non della educazione del leggere e dello scrivere, ma quella cha fa riferimento ad alti valori, alla capacità di badare a se stessi, al senso del dovere, alla forza d’animo, al rispetto di sé e all’attenzione all’altro; insomma, a tutte quelle virtù cristiane che educano il no-

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Formare il giovane cittadino è abituarlo alla cooperazione, aiutarlo a desiderare i propri sentimenti e desideri personali, per procurare il bene dell’opera in cui è impegnato. Suscitare nelle giovani l’idea che in quel passato di altri un giorno ci sarà anche il suo passo di oggi, è impegnarle a formare in sé il buon cristiano e il buon cittadino. Occorre prima di ogni altra cosa riscoprire le ragioni dello stare con gli altri, riscoprire la capacità di cooperare, di dare per primi e sentirsi in debito con chi mi è accanto, allenare alla reciprocità.


Giocare il gioco

stro carattere e lo costituiscono rendendolo tale, per abilitare la persona a vivere la vita con successo. Cosa può fare il guidismo? Chiediamoci allora cosa il Guidismo può fare per il buon cittadino di oggi, che è sempre meno disponibile a sentirsi responsabile di ciò che lo circonda. Incagliati come siamo nell’individualismo e in una società individualizzata, che ha reso gli individui sempre più individui, diversi e distinti tra loro, ciascuno vuole essere diverso dagli altri, rimarcando le proprie differenze e ciò impoverisce la relazione con l’altro. In tale situazione, le nostre relazioni non funzionano e ognuno di noi trova difficile stare con l’altro e cooperare con lui, perché ciascuno è talmente individualizzato da non vedere l’altro accanto a sé. In collaborazione con la famiglia possiamo tracciare quei punti cardinali che una ragazza, che abita la nostra comunità, ricerca e farne una giusta motivazione ai suoi sforzi per vivere ed essere partecipe del senso comune. Formare il giovane cittadino è abituarlo alla cooperazione, aiutarlo a desiderare i propri sentimenti e desideri personali, per procurare il bene dell’opera in cui è impegnato; sentire che le cose gli appartengono quando ne diventa il custode e non un consumatore; che può diventare l’artefice collaboratore creativo e non soltanto il distruttore e l’estintore delle cose esistenti; aprire strade di testimonianza attiva e accogliere gli altri nel passaggio di nozioni ormai divenute in lui competenza nel rispetto di un passato che non può e non deve essere cancellato. Suscitare nelle giovani l’idea che in quel passato di altri un giorno ci sarà anche il suo passo di oggi, è impegnarle a formare in sé il buon cristiano e il buon cittadino. “Ma il mezzo più importante per la formazione del cittadino rimane, ancora una volta, l’esempio della capo. È ciò che la capo fa e non tanto quello che dice, che influenza la ragazza. Nel divenire capi,

avete iniziato a dare prova concreta del segreto vero del buon civismo, che poi è anche il segreto del successo di ogni scelta professionale: avete scelto di essere capi non per quello che potete trarne fuori, ma per quello che ci mettete dentro” (B.-P.). L’ausilio, dunque, che un sistema educativo come lo scautismo può dare per la rinascita del senso comune di ogni buon cittadino è sicuramente da affidare maggiormente alla cura approfondita ed attenta di una Capo Riparto, che trova un terreno fertile nelle sue ragazze sempre più inserite nella crescente società e che vedono in lei un modello da seguire e da imitare. Recuperiamo il senso comune Un aspetto da non sottovalutare è che occorre intervenire lì dove c’è un inizio, una crescita, un valore che nasce ed è ancora giovane. occorre aiutare a recuperare un senso comune, che per molti motivi potrebbe non essere sorto già in famiglia. Perché si possa risvegliare una tale sensibilità, occorre prima di ogni altra cosa riscoprire le ragioni dello stare con gli altri, riscoprire la capacità di cooperare, di dare per primi e sentirsi in debito con chi mi è accanto, allenare alla reciprocità, regola per cui non bisogna mai interrompere il circuito dei doni, ma bisogna imparare a dare per primi. Dando agli altri alla fine si riceverà, forse non sempre dalla persona a cui si è dato, ma da un altro a chi qualcun altro ha dato: così recita la preghiera della Guida “Insegnami ad essere generosa … a dare senza contare” (In Cordata). Perché ci sia un grande cerchio di doni che promuova tutte le persone e aumenta il benessere sociale.

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Giocare il gioco

Giocare il gioco... in Europa!  Alberto Tattoli Commissario Nazionale Esploratori

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iocare il gioco”: un libro? uno stile di vita? una rubrica di Azimuth? o che altro? È qualche giorno che queste tre parole mi vengono in mente e mi stimolano importanti pensieri, tali da volerli condividere, approfondendo qualche mia riflessione, nella speranza di essere di stimolo per molti, oltre che naturalmente per me stesso. Tutto con il gioco, ma non per gioco Capita spesso, nelle nostre chiacchierate ai Campi Scuola, di ricordare ai Capi che “facciamo tutto con il gioco, ma non per gioco”… ed è vero! Eccome se è vero! Quanto tempo abbiamo passato a pensare, anche nel minimo dettaglio, una regola di un gioco, per far non solo divertire i nostri esploratori, ma anche per farli crescere, per farli diventare sempre un po’ più forti nella salute e nel carattere, un po’ più pronti nel loro spirito di Servizio, un po’ più abili nella loro manualità, un po’ più vicino a Dio, sperimentando sentimenti di vera amicizia all’interno della propria Squadriglia, nella propria famiglia, in qualunque ambiente della loro vita. Quanto tempo dedicato a loro, nel voler cercare di svolgere il mio Servizio di Capo, la mia vocazione di Capo al meglio, giocando proprio nel mio ruolo di Capo Riparto, di Aiuto Capo, di quello che il Signore ora mi chiede. Quante soddisfazioni, quante difficoltà, quanti sacrifici, proprio come un qualsiasi giocatore, in qualsiasi sport: alla base di tutto l’allenamento, poi una tattica, il gioco di squadra e via, non si può che vincere! L’allenamento? Sì, come Capo ho mille occasioni per allenarmi, per prepararmi al meglio: i testi di B.-P., le Norme Direttive, i Campi Scuola associativi, le Direzioni Gruppo, gli incontri con l’Incaricato di Distretto di Branca Esploratori, le Formazioni Capi di Distretto… e chi più ne ha più ne metta… certo i momenti di allenamento non mancano! Una tattica…, l’avete capito da voi, è il metodo delle Squadriglie! Sì, meglio chiamarlo così, più che metodo Scout, per ricordarci sempre la centralità della Squadriglia, contro ogni tentazione di fare del “ripartismo”, di essere degli Akela per Lupetti ormai un po’ troppo cresciuti… che in

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Una tattica… vabbè, l’avete capito da voi: il metodo delle squadriglie! Sì, meglio chiamarlo così, più che metodo Scout, per ricordarci sempre la centralità della squadriglia… Capita spesso, nelle nostre chiacchierate ai campi scuola, di ricordare ai capi che “facciamo tutto con il gioco, ma non per gioco”… ed è vero, come se è vero! Mi alleno di continuo, ho una tattica, una bellissima squadra… via… sempre più veloci… sempre più forti… E tu che fai, resti a casa o vieni con noi? Pensa: gemellaggi, uscite, campi, Eurojam… quante avventure da vivere assieme…


Giocare il gioco

poco tempo si stancherebbero di noi e della vita che proporremmo loro: l’avventura, il ragazzo, se la vuole costruire, e se la vuole costruire da protagonista! Il gioco di squadra, col mio Assistente, i miei Aiuti, il mio Capo Gruppo, con l’Akela e il Capo Clan del mio Gruppo, con i genitori dei miei Esploratori, col Parroco, con i Capi del mio Distretto, della mia Regione, del Nazionale… ma come, proprio io che pensavo di essere solo? Già è vero, altro che solo, siamo una squadra grande, grandissima, forte, fortissima! Certo, non sempre è facile giocare insieme… ma il gioco di squadra, se manca, si sente, alla lunga (e nemmeno tanto lunga) si sente! Come Capo posso anche fare un gol da solo, ma poi non posso fare catenaccio di continuo… ho bisogno di lavorare in squadra, di essere e di sentirmi parte di una squadra che nel gioco, che nella vita, non vuole altro che vincere, avere successo, per dirla come B.-P., per vivere il suo spirito de “La strada verso il successo”.

Il grande gioco… in Europa! E ora via: mi alleno di continuo, ho una tattica, una bellissima squadra… Siamo sempre più veloci… sempre più forti… ops, scusate, forse ora sto sognando… forse mi sono lasciato andare, mi stavo immaginando le mie Squadriglie, il mio Riparto, correre così forte che supera i confini del proprio comune, della propria provincia, della propria regione, della propria nazione… e via, verso l’Europa! Ehi, ehi, ma non è un sogno, sono o non sono un capo degli Scout d’Europa? E perché mai devo fermare l’entusiasmo, la voglia di avventura mia e dei miei Esploratori dentro un qualsiasi confine… perché non posso pensare di fare qualcosa di davvero grande: conquistare l’Europa! Sì, l’Europa! Perché non posso finalmente giocare in un campo un po’ più grande, un po’ più bello, nel quale la ricchezza delle diversità diventa un dono reciproco da scoprire e da valorizzare? Se ci penso, poi, non è così difficile… essendo un Capo degli Scout d’Europa! Beh, che dire, ormai mi sono proprio convinto, ho deciso di giocare il gioco in Europa, voglio essere una di quelle 12 stelle della bandiera, che ogni mattina al campo issiamo, su quel mantello blu della Madonna, che saprà sicuramente aiutarmi sempre, essermi accanto, proteggermi e guidarmi! E tu che fai, resti a casa o vieni con noi? Pensa: gemellaggi, uscite, campi, Eurojam… quante avventure da vivere assieme, non solo a casa tua, ma in Europa, nel mondo!

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Il motto delle Scolte è... “SERVIRE”  Donatella Paparella Vice Commissaria Nazionale Scolte

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ervire” è una parola latina, che indica l’essere a disposizione di qualcuno. Servus era lo schiavo (da sclavus, cioè senza le chiavi di casa); poi, pian piano, è diventato anche sinonimo di “domestico” (da domus, casa) o anche “maggiordomo” (da major in domo, cioè colui che presiede alla vita della casa. In poche parole, servire è sempre stato un sinonimo di sudditanza. Tutt’oggi viviamo in una società dove l’esperienza di servizio è ancora intesa in un’accezione “negativa”: chi serve infatti è considerato una persona di poco conto che “esegue” degli ordini. Visto così, a pensarci bene, verrebbe da chiederci “Ma chi ce lo fa fare? Noi non siamo schiavi… Non siamo obbligati ad esser servitori”. E a pensarci bene… è anche difficile da spiegare. Che significa “servire” per una Scolta? È difficile spiegare cosa significhi vivere e apprezzare la fatica del servizio, per di più a volte poco gratificante. È difficile far comprendere che decidiamo di fare del servizio uno stile di vita, per avere

un mondo migliore, per creare rapporti gratuiti, per crescere e far crescere. È difficile spiegare che è dando che si riceve e che non importa quanto tempo dedichiamo a servire il prossimo, e che quel che conta è farlo e farlo bene, senza la pretesa di un ritorno di qualunque tipo. Come insegna B.-P., il tempo speso nel servizio non è tempo perso, ma un investimento verso la felicità e il successo. La Scelta del Servizio implica come atteggiamento di vita quello di rendersi utili agli altri, di saperli ascoltare, sostenere, attendere con pazienza e con umiltà. Significa preoccuparsi di creare reti di solidarietà con le persone a noi più vicine, ma anche con persone che spesso non conosciamo ma che sentiamo profondamente simili a noi. Significa impostare le relazioni con gli altri secondo la logica per la quale l’uomo non è mai un mezzo, ma sempre un fine. Significa fondare la propria vita non su logiche di potere, ma di amicizia, disponibilità, accoglienza. Significa anche donare agli altri le proprie capacità e la propria gioia di vivere. “Quello che fai, fallo bene” diceva S. Chiara. Come deve essere il nostro Servizio? Perché il nostro Servizio (sia associativo che extra-associativo) possa essere efficace, deve essere pensato, preparato e progettato, come qualsiasi impresa importante. occorrono occhi aperti ed attenti a scorgere le necessità di persone e cose, mani aperte ad accogliere e pronte a dare, piedi veloci… spalle robuste e la testa che ragiona e coordina. Lo stile di tutto ciò è quello di chi fa le cose con e per amore, cercando il bene là dove è chiamato a servire. Spesso bisogna mettere in conto una preparazione specifica, un’attrezzatura particolare, una formazione preliminare: è importante conoscere prima di agire. Pur essendo svolto per gli altri, il Servi-

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zio, infatti, è innanzitutto mezzo di autoformazione e richiede verifiche ed attenzioni specifiche. Solo così è possibile aiutare la Scolta a maturare la consapevolezza che il suo più profondo ed autentico bene è anche un bene per tutti, e che il cambiamento avviene innanzitutto mediante il proprio impegno personale. È anche opportuno che le Scolte facciano esperienza di diversi tipi di Servizio che offrano loro occasioni di arricchimento e di formazione nell’ambito del proprio cammino di progressione personale. Si tratta di una progressione personale, che metterà la Scolta nelle condizioni di vivere il servizio prima di tutto come atteggiamento nel rapporto con gli altri. Un atteggiamento da vivere al lavoro, in famiglia, in comunità. In tal modo il servizio, oltre che atteggiamento, diventa testimonianza di vita cristianamente impegnata: da una predisposizione

interiore al servizio esso diventa, con la vita di Fuoco, un impegno che continua per tutta la vita, quotidianamente, negli ambienti in cui tutti i giorni viviamo, con le persone che ogni giorno incontriamo. È questo che significa scegliere di “essere” Scolta (e non di “fare” la Scolta) e realizzarsi “liberamente” nel Servizio. Tutti vogliamo essere liberi ma per esserlo veramente occorre coraggio e profondità. Questi sono gli atteggiamenti che ci permettono di vincere due nemici della nostra libera scelta: paura e superficialità. Educare al Servizio Alla Capo Fuoco l’arduo compito dell’Educazione al Servizio, che rappresenti la sintesi della proposta educativa ma anche l’elemento unificante degli interessi della Scolta, delle sue attese personali e delle attività da lei compiute. Un’educazione che sia però graduale e che consenta alla Scolta di prendere un impegno gratuito e continuativo: un impegno a cui si è chiamati da altri, in cui si impara a donare con competenza, avendo saputo accogliere i bisogni di chi sta intorno. Mi piace salutarvi con un brano di Tagore che offre un interessante spunto di riflessione sia per noi capo ma anche una traccia per realizzare un’attività con le nostre Scolte.

ro giovane, e mi sentivo forte. Quella mattina di primavera uscii di casa e gridai: “Io sono a disposizione di chi mi vuole. Chi mi prende?” Mi lanciai sulla strada selciata. Ritto sul suo cocchio, con la spada in mano e seguito da mille guerrieri, passava il Re. “Ti prendo io al mio servizio”, disse fermando il corteo. “E, in compenso, ti metterò a parte della mia potenza”. Ma io della sua potenza non sapevo che farmene. E lo lasciai andare. “Io sono a disposizione di tutti. Chi mi vuole?” Nel pomeriggio assolato, un vecchio pensieroso mi fermò, e mi disse: “Ti assumo io, per i miei affari. E ti compenserò a suon di rupìe sonanti”. E cominciò a snocciolarmi le sue monete d’oro. Ma io dei suoi quattrini non sapevo che farmene. E mi voltai dall’altra parte. La sera arrivai nei pressi di un casolare. Si affacciò una graziosa fanciulla e mi disse: “Ti prendo io. E ti compenserò con il mio sorriso”. Io rimasi perplesso. Quanto dura un sorriso? Frattanto quello si spense, e la fanciulla si dileguò nell’ombra. Passai la notte disteso sull’erba, e la mattina ero madido di rugiada. “Io sono a disposizione... Chi mi vuole?” Il sole scintillava già sulla sabbia, quando scorsi un fanciullo che seduto sulla spiaggia giocava con tre conchiglie. Al vedermi alzò la testa e sorrise, come se mi riconoscesse: “Ti prendo io – disse – e in cambio non ti darò niente”. Accettai il contratto e cominciai a giocare con lui. Alla gente che passava e chiedeva di me, rispondevo: “Non posso, sono impegnato”. Da quel giorno mi sentii un uomo libero. RABINDRANATH TAGORE

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Lo Scout è leale  Luigi Ingrassia

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aro Capo Clan, una domanda a bruciapelo per te: sei leale? Rispondi di sì? Sei sicuro? Con due chiacchiere, vorrei far riflettere prima te e poi, attraverso di te, anche i Rover del tuo Clan, sul fatto che rispondere a questa domanda non è sempre così facile. Alle volte, sarebbe interessante se ci accadesse come al buon Vitangelo Moscarda, celebre personaggio pirandelliano del libro Uno, nessuno e centomila; se, quando meno ce lo aspettiamo, qualcuno di nostra conoscenza, ci facesse notare una nostra imperfezione, una nostra incoerenza. Qualcuno potrebbe aver notato ad esempio che il nostro comportamento non è sempre uguale: in chiesa come a casa, in ufficio come alla riunione di Clan, insieme con tua moglie come quando ti trovi da solo al mare con delle amiche. Pirandello ci fa notare come i comportamenti di ciascuno di noi spesso mutano a seconda di chi incontriamo, e non sempre possiamo affermare e riconoscere di essere stati coerenti fino in fondo, né con noi stessi e nemmeno con gli altri. Lealtà o coerenza? Stiamo parlando di lealtà o di coerenza? Mi chiederai tu… ebbene le cose vanno di pari passo. Per essere leale con gli altri dobbiamo prima di tutto iniziare ad esserlo con noi stessi. La nostra lealtà è strettamente legata infatti ai sinonimi di correttezza, di sincerità. Ma cosa vuol dire essere corretto, oppure essere sincero? Significa che, in ciò che facciamo e in ciò che noi siamo, dobbiamo riconoscere di essere coerenti con i nostri buoni principi: essere buoni cristiani e buoni cittadini. Essere padri, essere Capi Scout, essere onesti nel lavoro e a casa… Per esaminare la nostra lealtà dobbiamo soffermarci essenzialmente su tre aspetti importanti. 1. Spesso noi non siamo del tutto sinceri e leali con noi stessi Ciò accade perché tendiamo, forse anche non del tutto consapevolmente, a voler apparire belli, buoni, graditi e amabili, prima ancora di impe-

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gnarci a cercare di esserlo concretamente. Chi ci ha educato, ci ha spronato a voler mostrare a tutti coloro che incontriamo solo il meglio di noi stessi. Spesso è la società stessa a spingere in questa direzione. Si richiede, come requisito essenziale, prima la bella presenza, poi anche le capacità e le conoscenze. Proviamo quindi una profonda tristezza, nel prendere consapevolezza di vivere in un mondo di cartone. Eccoci tutti lì a cercare di avere un bell’aspetto ed una bella presenza, con diete e terapie (molte persone, soprattutto fra le donne, ormai sono addirittura giunte anche alla chirurgia plastica pur di ottenere certi “requisiti” e pian piano lo stesso sta cominciando ad accadere anche agli uomini!). Quanti sorrisini compiacenti con i colleghi o con qualche capo ufficio solo per poter guadagnare la sua fiducia e magari avanzare di carriera? Quanti compromessi per poter “rimanere in un certo giro di amicizie” e non sentirsi escluso? Ho sentito dire che qualcuno inizia a fumare, anche se non avrebbe voluto farlo, solo perché temeva di non essere più accettato dagli amici fumatori con cui usciva insieme (stesso discorso anche con alcool e droga). Quanti sì abbiamo detto, quando invece avremmo voluto e dovuto dire no? Quanti no, quando avremmo dovuto e voluto dire sì… Spesso è anche la nostra pigrizia a dettarci le regole utili a garantire prima di tutto la nostra tranquillità e a non mutare uno stato di fatto in cui ci siamo convenientemente adagiati. Riusciamo ad essere la stessa persona quando siamo a casa con i familiari, rispetto a quando siamo con gli amici o in ufficio? Con il fazzoletto al collo e senza il fazzoletto? 2. Lealtà non è solo il dire la verità Spesso il nostro pensiero comune è che, per poterci dire leali, sia sufficiente non mentire mai a nessuno. Il non mentire è solo un primo passo, importante, ma non è tutto. “La lealtà non è una questione di parole, ma di essere se stessi” (da “Pregare la Legge”). Aggiungerei io: “ed in ogni circostanza”, proprio qua, forse, sta la nostra mag-


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giore difficoltà. Quella, cioè, di rimanere sempre coerenti con le nostre scelte di vita più importanti in ogni momento della nostra giornata. E quali sono le nostre scelte di vita più importanti? In primis la scelta di essere cristiani. Di seguito vengono le altre, che da questa hanno trovato origine, come quella di essere diventato uno Scout e un Capo Scout; quella di aver battezzato i nostri figli assumendoci l’impegno di crescerli educandoli nella fede; quella di esserci sposati in Chiesa con un impegno di vita cristiana di coppia; e via di seguito. Il nostro senso civico, poi, ci porta ad essere anche dei buoni cittadini, corretti ed onesti, sia nel nostro lavoro che in ogni luogo. Durante la nostra giornata possiamo dire di rispettare fedelmente e coerentemente tutti i nostri impegni come cristiano e come cittadino? Basterebbe semplicemente che qualcuno ci facesse notare che, se saliamo in auto e raggiungiamo i 180 km orari, mettendo a rischio la nostra e la vita altrui, magari solo per provare le performance del motore della nostra nuova auto, già così il nostro senso civico e la nostra attenzione alla vita (e quindi il nostro essere cristiani) finiscono clamorosamente sotto le ruote della nostra auto in corsa.

porre anche ai Rover, per far sì che siano leali, corretti e coerenti con se stessi e con tutti. Amare è “di più” che essere corretti: amare è vero rispetto per l’altro, amare è gioia di veder gioire l’altro per mezzo nostro e rimanendo noi stessi, senza alcuna falsità, senza tornaconto… non per piacere agli altri ma solo per il bene degli altri. A tal fine una rilettura con loro dell’inno all’Amore di S. Paolo (1 Cor. 13) è illuminante. Essere leali si può, amando gli altri, rispondendo concretamente alla nostra chiamata ed alla nostra missione, poi seguire le regole e le norme di vita verrà da sé, di naturale conseguenza. Attraverso l’educazione ricevuta e le nostre esperienze ci siamo costruiti un nostro “codice di vita”, obbedendo a particolari valori di correttezza, di sincerità, resistendo nelle situazioni più difficili come, ad esempio, davanti alle tentazioni più frequenti. ogni volta che siamo riusciti a rimanere fedeli alle nostre promesse iniziali e al nostro “codice di vita”, ci è sembrato di poter rispondere “Sì, sono leale”, ma se vogliamo misurare il nostro vero grado di lealtà, occorre confrontarsi con l’altro e occorre andare oltre a regole e convenzioni. Gesù diceva che, se la nostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei (che seguivano unicamente le leggi ed i precetti senza riempire tutto di sentimento, di amore e di perdono) non entreremo nel regno dei cieli. (cfr. Mt 5, 17-20). Ma di “amore per il prossimo” leggerete nel prossimo numero di Azimuth. Buona Strada!

3. Nel voler essere leali con noi stessi e con tutti è l’amore per l’altro che consente di fare il vero salto di qualità Tornando a prendere ad esempio Vitangelo Moscarda, bisogna prendere coscienza che i momenti più difficili in cui non riusciamo a “rispettare la nostra coerenza” sono quelli in cui ci ritroviamo a dover gestire dei “rapporti misti” e a doverci relazionare, ad esempio, con dei colleghi che sono anche nostri amici nella vita privata o magari sono dei nostri parenti. Sono situazioni difficili, proprio perché alcuni nostri atteggiamenti sono dettati più dal nostro volere, o dovere a tutti i costi, “piacere agli altri”, piuttosto che essere motivati e spinti dal nostro concreto amore per il prossimo. Ecco il salto di qualità che dobbiamo imporci e che dobbiamo proAZIMUTH • SCOUT D’EUROPA 3/2011

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RADICI

Il nostro emblema • 1

IL GIGLIO  Attilio Grieco

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in dai tempi della civiltà micenea il giglio ha simbolicamente rappresentato il fiore perfetto perché il suo bocciolo si apre in maniera perfettamente simmetrica. Nell’iconografia cristiana il giglio è il simbolo della purezza, dell’innocenza, della verginità. Nell’arte cristiana vediamo che nelle raffigurazioni dell’Annunciazione spesso l’Arcangelo Gabriele offre a Maria un giglio, che simboleggia Cristo. Tra cielo e terra c’è il vero Dio e vero Uomo. Altre raffigurazioni ci fanno vedere spesso Maria con in mano il giglio a simboleggiare le caratteristiche del Figlio. San Bernardo precisa che il fiore che nascerà dall’albero di Jesse (Is 11,1) sarà per l’appunto il giglio e nel suo commento al Cantico dei Cantici scrive che ”il giglio realizza in qualche modo la perfezione del Vangelo che ci comanda di pregare per quelli che ci calunniano e ci perseguitano e di fare del bene a coloro che ci odiano” (Serm. XLVIII). Il giglio è poi una figura araldica che, con la croce, il leone e l’aquila, è una delle quattro figure più diffuse negli stemmi araldici. Il nostro emblema è costituito da una croce caricata da un giglio. Baden-Powell scelse il giglio

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come distintivo degli Scouts perché sulle antiche bussole e sulle antiche carte nautiche indicava il nord e uno Scout deve sempre conoscere la direzione verso la quale va. Inoltre, con le sue tre punte il giglio ricorda i tre punti della Promessa e le tre Virtù dello Scout e della Guida: franchezza, dedizione, purezza. Quando nel 1956 a Colonia, in Germania, alcuni giovani capi decisero di fondare la F.S.E., idearono il nostro distintivo attuale che riassumeva i loro ideali e dove la direzione indicata dal giglio della bussola è Cristo, morto su una croce e risuscitato per la salvezza di tutti gli uomini. Il Commissario Generale tedesco, Karl Schmitz Moormann, che nel 1957 era a Parigi per motivi di studio, chiese di disegnare graficamente il distintivo a Pierre Joubert, il famoso disegnatore Scout. Grande esperto di araldica, Joubert pose un giglio sulla croce e non avrebbe mai potuto mettervi altro. Infatti araldicamente sulla croce non si pone mai nulla, perché dove è stato posto Cristo non può porsi null’altro ad eccezione del giglio che, come spiegato precedentemente, simboleggia Cristo. In un prossimo articolo parleremo della croce a otto punte che costituisce il secondo elemento del nostro emblema.


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Mostra fotografica del Guidismo a Treviso

Un Ceppo vitale  Michela Marino Vice Commissaria Distretto Treviso Est

Se tu domandi perché sono guida, ti dirò: Perché non posso fare altrimenti (LEZARD)

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uesto è il motto che ci ha guidate nella lunga e meticolosa organizzazione dei festeggiamenti dei 100 anni dalla nascita del guidismo! Nella suggestiva cornice del Battistero del Duomo di Treviso, dal 19 al 26 febbraio 2001, la sezione femminile dei distretti di Treviso, ha allestito una mostra fotografica che racconta la “nostra” storia dagli anni 40 ai giorni nostri. Il perché di una mostra fotografica non è difficile da spiegare e da capire. È chiaro che se noi oggi, assieme alle nostre ragazze, possiamo vivere questa bella avventura, è grazie al fatto che ci sono state donne che, prima di noi, hanno creduto in questo movimento e lo hanno vissuto con entusiasmo. Dalla piccola ghianda, piantata nel lontano 1943 da Anna Maria Feder, ora è fiorito un grande albero, diventato una bellissima e rigogliosa quercia. Il percorso della mostra chiaro e coinvolgente: foto degli anni 40 che

raffigurano volti di persone che ci hanno lasciato in eredità la ricchezza del guidismo per permetterci di costruire il nostro presente, che sarà parte del nostro futuro. Si prosegue via via nei decenni fino ad arrivare agli anni 70, anni di grandi cambiamenti e di altrettante grandi decisioni: la nascita dell’AGESCI e la consapevolezza di mantenere intatta la specificità del guidismo e la conseguente adesione al movimento dell’FSE. Vedere le immagini di Coccinelle e guide che nel tempo sono divenute le donne che sono state le nostre capo unità, le sorelle maggiori alle quali ispirarsi, è un’esperienza che ci fa sentire una vera grande famiglia! Nell’ultima parte del percorso troviamo foto di bambine e ragazze di oggi, ancora affascinate dallo spirito della famiglia felice, dell’avventura, del servizio al prossimo e della strada, che diventeranno donne di carattere e guide nella società. A nome dei Distretti di Treviso ringrazio di cuore le donne che hanno fatto in modo che tutto ciò si realizzasse: Liana, Eliana, Marilinda, Maria Luisa, Maria Grazia, Nicla, Nicoletta ed Emilia. Un grazie anche al Centro Studi Scout “Don Ugo De Lucchi”, alla Fondazione Feder Piazza, a Lucia, Francesca, Andrea e Loriana.

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Don Giovanni Paccapelo ed il guidismo nelle Marche • 1946/1949

FORTEMENTE GUIDE  Don Giovanni Paccapelo (da manoscritto, 1949)

In occasione del Centenario abbiamo scavato molto per ricercare parte delle radici della nostra storia, e grazie a questo stimolo abbiamo riscoperto la figura di un Sacerdote, Don Giovanni Paccapelo, che ha lasciato una profonda traccia sul nostro percorso. Rovistando nell’immenso archivio di Piergiorgio Mingo abbiamo ritrovato un manoscritto datato 1949 di Don Giovanni, dove spiega i primi passi fatti per intraprendere l’avventura del Guidismo nella nostra zona. Da questo scritto “trasuda” una grande passione e determinazione, poiché egli aveva compreso il potenziale del metodo Scout per “formare le nuove generazioni” nell’immediato dopoguerra. Riportiamo dei brevi stralci del manoscritto. Leggendo ne traiamo la figura di un uomo, di un Sacerdote appassionato del metodo Scout con una visione aperta, definirei profetica oltre che poetica. A lui dobbiamo grande riconoscenza per la strada che ha tracciato per noi: guide di oggi e di domani. CARLA

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i è ripetuto quello che avvenne a Londra nel 1909 nella 1^ adunata dei Boy-Scouts; le stesse giovinette chiesero al fondatore di essere accettate nel movimento Esploratori. Ad un primo rifiuto resistettero, alimentarono questo desiderio ed in una prossima riunione trovarono il modo di sfilare in ordine e perfetta divisa dietro ai Boy-Scouts. In conclusione le Guide nacquero da sé, quasi per generazione spontanea. A Jesi in piccolo si è ripetuto lo

Uscita a San Vittore di Genga (1951).

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In uscita con Don Giovanni Paccapelo (1954).

stesso fatto: nessuno aveva pensato ad esse, nessuno le avrebbe invitate. Si sono offerte, hanno chiesto se c’era un’associazione simile anche per le giovani. Chiedevano questo all’Assistente di Zona degli Scouts nell’estate del 1946. L’assistente diede una risposta evasiva, dicendo che bisognava prima affermarsi con il movimento maschile e poi in seguito se ne sarebbe potuto parlare… Coccinelle, Guide, Scolte, Scolte di S. Giorgio sono state viste in alcune città d’Italia: Roma, Assisi….anche Esploratrici straniere. Si viene a sapere che anche nelle Marche sono sorte o stessero per sorgere: Ancona, osimo ecc. Nel Commissariato di Zona è giunto un libricino di P. Ruggi d’Aragona… Le giovani tornano alla carica: vogliono divenire guide ad ogni costo e conoscere meglio il movimento. Il bersagliato è sempre l’Assistente di Zona degli Scouts. Mi faccio consegnare il libricino, lo leggo, lo leggono le future guide, qualche commento e si decide di aver più ampie spiegazioni rivolgendoci direttamente all’Assistente Centrale P. Ruggi. P. Ruggi dice di mettersi in relazione con Prisca Chiassi Commissaria Centrale ed incaricata per le Marche e con la signorina Prof.


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In uscita con Don Giovanni Paccapelo (1954).

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duraturo. L’elenco delle prime componenti fondatrici viene inviato al Centro di Roma ed approvato. Il lavoro di formazione prosegue: arrivano i libretti, alcune stampe, s’imparano dei canti ecc. La corrispondenza tra il centro e le guide ora è diretta. Solo P.Ruggi si rivolge all’Assistente per seguire l’andamento. Il gruppetto di Scolte dovrebbe essere il nucleo, il fermento dell’Associazione: è necessario un Campo, meglio un campo scuola. Le guide si tengono in contatto con Ancona ed osimo (Riparti conosciuti al Conero) per un campo in comune. Arriva la notizia del Campo Scuola di Spoleto: sono invitate le Scolte di Jesi. Dopo varie consultazioni si decide di parteciparvi. Il 15 settembre arriva il telegramma di P. Ruggi: sarà a Jesi il 16 settembre alle ore 10,30. Tutti avvertiti anche i Rover, di cui P. Ruggi è l’assistente di specialità; farà visita anche agli Esploratori. Tutti contenti, ma in modo particolare contente sono le Guide, specie quelle che l’hanno conosciuto al Campo di Spoleto. Fervono i preparativi per la promessa: studio del testo, specie della Legge e della Promessa. Il Papa ha benedetto questo movimento; nel prossimo anno Santo riceverà le Guide d’Italia in udienza particolare; consiglia e si augura che si diffonda questo metodo educativo che conta 40 anni di esperienze nelle varie parti del mondo, con ottimi risultati in nazioni cattoliche ed anche non cattoliche. Lo scautismo non è fine a se stesso, ma è un mezzo di formazione spirituale, morale, famigliare, civica e fisica per elementi che verso

Albonetti, Capo Riparto di Ancona. L’ingranaggio incomincia a funzionare: cinque guide si recano al Monte Conero il 20 aprile nel pomeriggio e ritornano entusiaste la sera del 21. Il primo nucleo di ragazze aveva ottime qualità di Guide. Queste figliole non entrerebbero mai nell’A.C., ma sono prese invece dal fascino d’un ideale di vita Scout. Lo Scout ha nella pratica un grande spirito di sacrificio, cavaliere cortese, compie azioni di bene e nel segreto della piccola tenda, di fronte all’orizzonte degli abissi o dei monti, nel fitto di una foresta o nella contemplazione al cielo stellato, eleva fervida e sentita la preghiera al Creatore. Mentre le prime Scolte e le prime Guide, fondatrici del Riparto, al Campo si preparano spiritualmente e fisicamente, sognano e progettano una florida associazione e si ripromettono di fare tanto bene, a Jesi si prepara loro una accoglienza, se non del tutto ostile, almeno fredda e diffidente da parte di alcuni elementi dirigenti di A.C., temono lo spirito di conquista o di Apostolato insito nel movimento Scout, che le guide intralcino il movimento di A.C. San Giorgio a Santa Maria Fuori Monsano (25/4/1950). come un doppione inutile se non dannoso. Si dice che questo movimento non doveva sorgere a Jesi, perché bastava l’A.C.; che è un movimento non adatto per le femmine ecc. Insomma diffidenza, un po’ di acredine, qualche briciolo di… invidia camuffata. Buon segno? È opera di Dio e potrà fare del bene. Le molteplicità di opere è vita nella Chiesa e direi che è necessaria perché il Buon Dio ha creato gli uomini l’uno diverso dall’altro. La responsabilità l’ha la neo professoressa Anna Cingolani, scelta Capo Riparto. Il Vescovo approva e si augura che il movimento sia

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di esso si sentono attratti. Sarebbe perciò errore gravissimo metterlo in cattiva vista, fare affrettati apprezzamenti e distogliere coloro che si sentono veramente chiamati ad emettere una promessa basata sull’onore e consolata dall’aiuto di Dio; che si impegnano all’osservanza di una legge che trova la sua radice nel Vangelo, che cercano l’occasione propizia

per compiere ogni giorno una buona azione verso il prossimo, che indossano una divisa, simbolo di fede e di coraggio. L’A.C. non deve temere: deve rallegrarsi, nella vigna del Signore c’è posto per tutti. Gioire se elementi di A.C. entrano nei vari Riparti portando un soffio di spiritualità ed il fermento sano di cui si parla nel Vangelo.

Uscita a San Vittore di Genga (1951).

LA VITA

a cura di MADDALENA PACCAPELO

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on Giovanni Paccapelo racchiudeva in sé l’animo sensibile del musicista e quello attento dell’educatore. Era nato a S. Elpidio a Mare (allora provincia di Ascoli Piceno) il 02/07/1904 e, dopo la sua consacrazione sacerdotale, nel 1928 si trasferì a Jesi presso lo zio Don Pasquale Paccapelo, come aiuto parroco. Fu poi nominato canonico della Cattedrale jesina, dove creò la prima Schola Contorum della Diocesi. La sua grande fiducia nei giovani lo ha portato a collaborare alla rinascita dello scautismo a Jesi, insieme al prof. Arnaldo Bellagamba nel 1944, dopo la crisi della dittatura fascista. Non poteva essere altrimenti, dato che aveva la tessera Scout dell’anno 1926. Fu il primo assistente Scout della Diocesi di Jesi. Inviava alle parrocchie circolari per spronare le forze cattoliche a far parte dello scautismo, creando Riparti distinti per i ragazzi e per le ragazze (non sempre trovando adeguato accoglimento da parte delle autorità ecclesiastiche). Riuscì tuttavia a fondare a Jesi nel 1946 l’A.G.I., Associazione delle Guide Italiane. Ha partecipato sempre con grande entusiasmo e dedizione ai campi estivi di esploratori e guide. Appassionato di astronomia, insegnava ai giovani Scout a conoscere e ad ammirare la bellezza delle stelle nelle notti incantate accanto al Grande Fuoco da campo. Compose un “Inno per le guide” in occasione del primo San Giorgio Regionale, tenuto a San Cassiano di Fabriano il 25 aprile 1953, intitolato “Guida d’Italia”. È dell’anno 1954, durante un Campo Nazionale nel Parco degli Abruzzi, il più grande dolore della sua vita: un giovane Scout muore. L’immenso dispiacere lo ha accompagnato fino alla morte, avvenuta tre anni dopo, il 20 agosto 1957 nel suo paese natale. Ha lasciato così definitivamente i prati della terra per salire alle amate stelle dei cieli ”che Uscita a San Vittore di Genga (1951). sembran prati e le stelle tanti fior”.

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Cristiani si diventa, non si nasce  Angela Vanini Commissione Sfide Educative

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uesto notissimo detto di Tertulliano sottolinea la necessità della dimensione propriamente educativa della vita cristiana. La realtà del contesto socio-culturale nel quale i cristiani sono immersi, come cittadini fra i cittadini e quindi destinatari come tutti dei più diversi messaggi della società globalizzata, mostra tutta la sua fragilità. Leggere i segni dei tempi per gli educatori deve far prendere coscienza che si sta rapidamente passando da un cristianesimo per nascita a un cristianesimo per scelta e che nel volgere di qualche decennio cambierà profondamente il panorama religioso anche del nostro Paese. Maggiore, quindi, rispetto ad altre epoche storiche, deve essere l’impegno educativo, in quanto non si può dare nulla per scontato. In questa seconda puntata di avvicinamento alla lettura degli orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il decennio 2010-2011, nella quale la Commissione sfide educative si sta cimentando, si sono voluti prendere i magnifici suggerimenti di riflessione del capitolo terzo come modello per il nostro essere capo, educatore e non solo animatore, di una Associazione di cattolici che ha ragione di esistere in quanto si occupa dell’educazione cristiana e civica dei ragazzi secondo il metodo Scout. L’educazione è un processo di crescita che richiede pazienza. Progredire verso la maturità impegna la persona in una formazione per-

L’educatore è un testimone della verità, della bellezza e del bene, cosciente che la propria umanità è insieme ricchezza e limite. Ciò lo rende umile e in continua ricerca. Educa chi è capace di dare ragione della speranza che lo anima ed è sospinto dal desiderio di trasmetterla. L’educatore compie il suo mandato anzitutto attraverso l’autorevolezza della sua persona. Essa rende efficace l’esercizio dell’autorità; è frutto di esperienza e di competenza; ma si acquista soprattutto con la coerenza della vita e con il coinvolgimento personale. Il processo educativo è efficace quando due persone si incontrano e si coinvolgono profondamente, quando il rapporto è istaurato e mantenuto in un clima di gratuità oltre la logica della funzionalità, rifuggendo dall’autoritarismo che soffoca la libertà e dal permissivismo che rende insignificante la relazione. AZIMUTH • SCOUT D’EUROPA 3/2011

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mondo interiore e dimostranmanente, caratterizzata da alcuni dosi capace di sondare, con rielementi chiave: il tempo, il coragspettosa attenzione, i segreti di gio, la meta; se questo è valido La passione educativa è un giovane che si apre alla vita? per i ragazzi che i genitori ci afuna vocazione, che si Ogni adulto è chiamato a prenfidano e a cui facciamo una manifesta come un’arte dersi cura delle nuove generazioni proposta di crescita di tutta la sapienziale acquisita nel e diventa educatore quando ne aspersona, secondo una progrestempo attraverso sume i compiti relativi con la dosione metodologica, lo è ancora un’esperienza maturata vuta preparazione e con senso di di più per ogni capo che, ogni alla scuola di altri maestri responsabilità. settimana, entra in sede per la L’educatore è un testimone riunione con i suoi ragazzi, ladella verità, della bellezza e del sciando fuori dalla porta i probene, cosciente che la propria umapri problemi personali e nità è insieme ricchezza e limite. Ciò lo rende umile ponendosi nei loro confronti in un atteggiamento di ascolto e di disponibilità: lui c’è, ed è e in continua ricerca. Educa chi è capace di dare lì solo per loro. Quanti ragazzi hanno oggi la ragione della speranza che lo anima ed è sospinto possibilità di avere qualcuno che organizzi dal desiderio di trasmetterla. La passione educativa per loro avvincenti attività che appagano la è una vocazione, che si manifesta come un’arte saloro sete di agire, giocare, stare insieme agli pienziale acquisita nel tempo attraverso un’esperienza maturata alla scuola di altri maestri. altri, mettersi in gioco? L’educatore compie il suo mandato anzitutto E quanti possono avere accanto a sé un attraverso l’autorevolezza della sua persona. adulto educatore che sa fare propri i suoi desiEssa rende efficace l’esercizio dell’autorità; è deri, prestando attenzione ai sogni appena bisbigliati, accorgendosi del loro tumultuoso frutto di esperienza e di competenza; ma si

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acquista soprattutto con la coerenza della vita e con il coinvolgimento personale. Educare è un lavoro complesso e delicato, che non può essere improvvisato o affidato solo alla buona volontà. Il senso di responsabilità si esplica nella serietà con cui si svolge il proprio servizio. Senza regole di comportamento, fatte valere giorno per giorno anche nelle piccole cose, e senza educazione della libertà non si forma la coscienza, non si allena ad affrontare le prove della vita, non si irrobustisce il carattere. In Gesù, maestro di verità e di vita che ci raggiunge nella forza dello Spirito, noi siamo coinvolti nell’opera educatrice del Padre e siamo generati come uomini nuovi, capaci di stabilire relazioni vere con ogni persona. È questo il punto di partenza e il cuore di ogni azione educativa. Il processo educativo ha una natura inter-personale: educatore ed educando sono considerati come liberi soggetti coinvolti in un rapporto che chiama la libertà al rischio del coinvolgimento. Per questo si può parlare del dialogo educativo in termini di avventura, un’impresa rischiosa e affascinante. Quest’impostazione precede l’analisi del contesto socio-culturale anche se, avendo di mira l’uomo, nella sua identità di persona libera sempre situata non può mai prescindere dalla sua collocazione nella storia concreta. L’educazione, costruita essenzialmente sul rapporto educatore ed educando, non è priva di rischi e può sperimentare crisi e fallimenti: richiede quindi il coraggio della perseveranza… Il processo educativo è efficace quando due persone si incontrano e si coinvolgono profondamente, quando il rapporto è istaurato e mantenuto in un clima di gratuità oltre la logica della funzionalità, rifuggendo dall’autoritarismo che soffoca la libertà e dal permissivismo che rende insignificante la relazione. Come Gesù fece con i suoi discepoli, all’inizio di ogni rapporto educativo va posta una domanda in grado di suscitare e riconoscere un desiderio: “Che cosa cercate?”.

Chiarire a se stessi cosa si stia realmente cercando nella vita, discernere ciò di cui si sente la mancanza e scoprire cosa stia realmente a cuore, è la domanda che Gesù rivolge a chiunque desideri stabilire un rapporto con lui. Dalla domanda traspare l’atteggiamento educativo di Gesù, la cui imitazione è necessaria a ogni educatore cristiano: egli è il Maestro che fa appello alla libertà e a ciò che di più autentico abita nel cuore, facendone emergere il desiderio inespresso. Alla domanda iniziale, segue con coraggio una proposta: “Venite e vedrete”. Gesù rivolge un invito esplicito (venite), a cui associa una promessa (vedrete). Ci mostra così che per stabilire un rapporto educativo occorre un incontro che susciti una relazione: non si tratta di trasmettere nozioni astratte, ma di offrire un’esperienza da condividere. Un capo, secondo BP non è un pozzo di scienza, ma un uomo-ragazzo, cioè una persona che ha raggiunto la maturità, che ha chiarito le scelte fondamentali della vita, non solo senza perdere le qualità più nobili della giovinezza, quali l’entusiasmo, la generosità, lo spirito di avventura, l’eroismo, ma in un tenace lavorio su se stesso, è riuscito a far sì che queste non rimangano solamente un peculiarità tipica di un determinato periodo della vita, ma diventino una conquista personale virtuosa. Essere capo, secondo lo scautismo cattolico è una vera e propria “vocazione”, cioè una chiamata da parte di Dio per continuare la sua azione di salvezza e per presentare in modo credibile e accettabile il messaggio evangelico.

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Il vangelo continua dicendo: “Rimasero con lui”: la sfida è stata liberamente accettata. I discepoli si mettono in gioco, decidono di investire tutto se stessi nella sua proposta... Ma le sue parole esigenti fanno sì che molti si scoraggino, che abbandonino. Da qui la sferzante domanda di Gesù: “Volete andarvene anche voi?”. I discepoli misurano il prezzo della scelta. La relazione con Gesù non può continuare per forza di inerzia. Ha, invece, bisogno di una rinnovata decisione…. Educare richiede un impegno nel tempo, che non può ridursi a interventi puramente funzionali e frammentari; esige un rapporto personale di fedeltà tra soggetti attivi, che sono protagonisti della relazione educativa, prendono posizione e mettono in gioco la propria libertà. Essa si forma, cresce e matura solo nell’incontro con un’altra libertà; si verifica solo nelle relazioni personali e trova il suo fine adeguato nella loro maturazione. Esiste un nesso stretto tra educare e generare: la relazione educativa s’innesta nell’atto generativo e nell’esperienza di essere figli. L’uomo non si da la vita, ma la riceve. Allo stesso modo il bambino impara a vivere guardando ai genitori e agli adulti. Si inizia da una relazione accogliente, in cui si è generati alla vita affettiva, relazionale e intellettuale. Il legame che si instaura all’interno della famiglia sin dalla nascita lascia un’impronta indelebile. L’apporto di padre e madre, nella loro

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complementarità, ha un influsso decisivo nella vita dei figli… L’opera educativa della nostra Associazione si pone accanto a quella della famiglia: la scelta dell’intereducazione è nata proprio dalla consapevolezza che la distinta identità è fondamentale per non alterare la realtà concreta dell’educazione; inoltre l’essere uomo e l’essere donna è elemento primario e determinante attraverso il quale si delinea la missione storica di ciascuno e dal quale trae origine e interpretazione tutta la serie delle altre condizioni concrete: si vive e si sente da uomini o da donne; si pensa e si ama da uomini o da donne; ci si fa santi da uomini o da donne in una libera adesione al disegno che Dio ha su ciascuno. Nell’opera dei grandi testimoni dell’educazione cristiana, secondo la genialità e la creatività di ciascuno, troviamo i tratti fondamentali dell’azione educativa: l’autorevolezza dell’educatore, la centralità della relazione personale, l’educazione come atto di amore, una visione di fede che dà fondamento e orizzonte alla ricerca di senso dei giovani, la formazione integrale della persona, la corresponsabilità per la costruzione del bene comune. Quanti capi hanno oggi il coraggio di assumere, come scelta di vita, la passione educativa nei confronti dei ragazzi? Quanti sono disposti ad ascoltarli, accoglierli, accompagnarli, far loro proposte esigenti, anche in contrasto con la mentalità corrente?


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Sicuramente

SCOUT

 Antonio Zoccoletto Commissione Sicurezza

È

possibile coniugare lo scautismo con la sicurezza? Ad di là di alcuni luoghi comuni, questa è una sfida che da sempre ogni Capo Scout ha affrontato avendo ben presente la responsabilità che assumeva. Siamo consapevoli che, per molte ragioni, il contesto attuale richiede una maggiore attenzione, un ”salto di qualità”, nel preparare e poi svolgere le nostre attività. Se il dover garantire uno standard di sicurezza è del tutto evidente, il problema è se sia possibile e come renderlo concretamente fattibile all’interno del nostro metodo per minimizzare i rischi (la cui completa eliminazione è impossibile). La Commissione Sicurezza del Consiglio Nazionale è giunta alla convinzione che questa sfida sia possibile. Vediamo come. Il rispetto delle leggi Negli ultimi 10/15 anni nel nostro Paese sono entrate in vigore numerose normative relative a vari aspetti della sicurezza (cd. Privacy, nuovo codice della strada, la normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, ecc.): una serie di regole complesse, talvolta farraginose. È esperienza comune come questo abbia inciso nelle vita quotidiana. Ma le regole possiamo subirle passivamente oppure possiamo trovare nella loro applicazione una leva educativa. Non vi sfuggirà quanto sia importante per il buon cittadino crescere nel rispetto della legalità. Non è difficile poi portare gli Scouts a comprendere che quella regola non è messa per un vezzo ma per garantire la vita umana propria e degli altri, per rendere più vivibili le nostre strade, per limitare il rischio di intrusioni nella sfera privata, ecc. Dal punto di vista esterno è di tutta evidenza come l’osservanza delle norme costituisca un ben preciso dovere del Capo. Il metodo E qui si apre il secondo capitolo che la Commissione Sicurezza ha chiesto alle Pattuglie Nazionali di branca di esaminare in profon-

dità. Mettere il caschetto per andare in bicicletta, usare i mezzi pubblici e non le auto private per spostarsi con gli Scouts, informarsi con cura sul tempo e sul luogo di una route, avvisare con precisione i genitori sugli spostamenti e gli orari, ecc. Tutto questo limita/impedisce il nostro modo di fare scautismo, rende meno possibile applicare correttamente il Metodo? È difficile dare una risposta negativa perché queste sono attenzioni che già in buona parte attuiamo. Non solo, sono atteggiamenti che richiedono una semplice (anche se costante) attenzione agli aspetti della sicurezza. Più complessi invece possono essere altri momenti delle nostre proposte: l’Uscita di squadriglia, la conformità della sede ad uno standard minimo di sicurezza, come gestire i farmaci, ecc. Su questo il confronto nella Pattuglia di Branca deve necessariamente prendere in esame la proposta educativa e, con meticolosità, evidenziare le aree di rischio e indicare possibili soluzioni. È un lavoro che richiede impegno con un risvolto positivo: quello di riesaminare il metodo alla luce delle finalità educative proprie della nostra Associa-

In uno scautismo ben fatto e sicuro è possibile anche proporre eccezionalmente attività particolari, purché vi sia l'affidamento a persone esperte e una gradualità nelle esperienze.

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zione e riconsiderare i mezzi utilizzati alla luce delle necessità in tema di sicurezza. È opportuno chiarire questo punto delicato anche con un esempio. L’intento non deve essere quello di eliminare la possibilità, ad esempio, di proporre l’Uscita di Squadriglia ma piuttosto di renderla possibile adottando le accortezze per la sicurezza (sopralluogo, avvisi, sistema di controllo, tracciamento delle informazioni, ecc.). La tentazione di limitare il metodo per non incorrere in situazioni critiche diventa, di fatto, lo svuotamento della proposta e la riduzione dello scautismo ad uno zampettare senza la dimensione dell’avventura che rende la proposta educativa così attrattiva per i ragazzi ed efficace nella formazione della personalità e della spiritualità. Al contrario uno scautismo ben fatto è uno scautismo sicuro. L’applicazione del metodo prevede infatti una gradualità di applicazione, una responsabilità diffusa, un

sistema di controllo, un affidamento al più esperto… insomma tutta una struttura che, se ben organizzata, consente di limitare i rischi molto più di quanto si creda o vogliano far credere certi soloni (lo scautismo è di fatto l’unico movimento che si prendere cura di minori in ambienti non convenzionali). La Commissione Sicurezza si augura che le Pattuglie Nazionali, consapevoli della posta in gioco, possano dare risposte al confronto metodo-sicurezza in tempi ragionevoli. Nota: alcuni Capi volonterosi hanno costituito un sito per informare e aiutare i Capi (www.sicuramentescout.it) che vogliano approfondire gli aspetti della sicurezza in attività Scout. I promotori vogliono precisare che si tratta di un’iniziativa assolutamente privata e che non ha alcuna ufficialità associativa né è stata, al momento, richiesta un’approvazione dagli organi associativi.

L’angolo della Scouting Per le tue attività puoi acquistare questi articoli con il prossimo ordine del tuo Gruppo 1 – Zaino DISCOVERY – Ferrino (Cod. 400670) IN OFFERTA FINO AD ESAURIMENTO SCORTE Nei colori: rosa-azzurro e arancio-verde chiaro. Zaino da circa 60 lt con schienale e spallacci imbottiti. Adatto per bivacchi

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Riceviamo e pubblichiamo

Un’opinione sull’IPISE  Attilio Grieco

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ull’ultimo numero di Azimuth (2/2011) è presente un articolo nel quale viene più volte citato il mio nome relativamente a un mio scritto sull’importanza e sul valore dell’IPISE. Dato che il mio scritto è citato in maniera parziale, vorrei poter esprimere la mia opinione in maniera più completa. Come è noto, l’IPISE è un impegno di servizio che può assumere qualunque Capo Brevettato che sceglie lo scautismo come ambito privilegiato per il suo servizio ed è anche un riconoscimento della qualità del servizio svolto dall’interessato. L’IPISE può essere conferita solo da un Capo che l’abbia già ricevuta. In questo modo, di stretta di mano in stretta di mano, si risale direttamente a B.-P. che nel 1922 la conferì a tutti i dirigenti delle associazioni Scout del mondo riuniti a Parigi. Attualmente in Italia la tradizione dell’IPISE si è mantenuta solo nella nostra Associazione. Leggo su Azimuth che si vorrebbe togliere l’autorizzazione del Consiglio Direttivo per la concessione dell’IPISE. L’idea mi lascia molto perplesso perché, come ho detto, l’IPISE non è solo un impegno ma anche un riconoscimento del servizio svolto. Proprio per questo motivo l’approvazione di un organo nazionale è sempre esistita fin dai primissimi tempi dell’ASCI ed è proseguita poi nella nostra Associazione. Togliendo tale approvazione non solo si viene a togliere importanza al riconoscimento, che diviene così solo un impegno personale, ma la tradizione dell’IPISE, affidata esclusivamente alla buona volontà dei Capi, sarà destinata lentamente a perdersi e a scomparire. E sarebbe un vero peccato perdere una tradizione che risale a B.-P. e che si è mantenuta fino ai giorni nostri. Sono convinto che l’IPISE non dovrebbe essere concessa solo sulla base di una semplice richiesta dell’interessato, ma che sarebbe opportuno adottare dei criteri per concederla e prevedere dei nulla osta, come avviene per qualunque altro riconoscimento nello scautismo; in questo modo il Consiglio Direttivo sarebbe supportato dal parere di altri responsabili associativi nella concessione di una IPISE. Un altro aspetto che voglio rimarcare è che il nuovo cerimoniale per il conferimento dell’IPISE, riportato sul n. 2/2011 di

Azimuth, presenta due grossi inconvenienti: il primo è che B.-P. non lo ha mai utilizzato perché si avvaleva di un cerimoniale differente. Il secondo è che in quel testo manca pressoché totalmente l’aspetto cristiano. La nostra fedeltà al Metodo di B.-P. è senza alcun tentennamento, ma senza dimenticare che siamo Scouts e Guide cattolici. Così come la nostra Promessa, la nostra Legge, il nostro Motto, ecc, sono quelli di B.-P. ma “interpretati cattolicamente” (art. 1 del nostro Statuto), anche per l’IPISE la nostra cerimonia, proveniente da quella dell’ASCI, ricalcava quanto previsto da B.-P. ma “interpretato cattolicamente”. I fondatori dell’ASCI avevano l’IPISE e la ritenevano un riconoscimento e un impegno molto importante e così anche i fondatori della nostra Associazione, fra i quali voglio ricordare in particolare due persone che oggi non sono più fra noi: Vladimiro Serra e Augusto Ruberto. Un Capo di Genova, Andrea Macco, ha effettuato recentemente uno studio molto approfondito sull’IPISE e ha portato alla luce una quantità di notizie sconosciute. Andrea ha raccolto queste sue scoperte in un fascicolo dove ha riportato gli scritti di B.-P., del conte di Carpegna, di Mario Mazza, di osvaldo Monass, ecc, ha pazientemente ricostruito un “albero genealogico” delle IPISE presenti in FSE risalendo così fino a B.-P. e altro ancora. Si può richiedere il fascicolo ad Andrea (email: andrea.macco@libero.it). Nota della redazione Ringraziamo Attilio per le precisazioni sul suo pensiero, che l’articolo pubblicato sul numero 2 non voleva certamente fraintendere o manomettere. Con l’occasione precisiamo che lo studio prodotto da Andrea Macco (di cui Attilio riporta qui le conclusioni) è stato reso noto al Consiglio Nazionale a marzo 2011 e cioè in epoca successiva all’adozione delle nuove Norme Direttive (novembre 2010). Il Consiglio Nazionale, nella sua ultima riunione, ha comunque confermato la nuova versione delle Norme Direttive. AZIMUTH • SCOUT D’EUROPA 3/2011

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ORIZZONTE EUROPA

Se accolgo...  Loriana Pison e la Pattuglia Europa

“Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e famigliari di Dio” (Ef. 2,19).

L’

idea di Cristo, la sua originaria accoglienza, andava verso il rifiuto dell’estraneità, dal Padre e dagli uomini. L’uomo è diventato “uno di casa”, ha smesso di essere un “foresto” proprio per essere stato voluto ed inserito – con un gesto essenziale di Amore – nella comune casa terrena, figli tra i figli, con un

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unico Padre. La natura dell’uomo è, prima di tutto, di vivere con..., è proprio la sua natura, non soltanto un suo bisogno. L’origine è l’accoglienza di Dio, la nostra è soltanto una risposta umana che ci permette di metterci in relazione con l’altro, di cooperare e di non sentirci mai estranei, stranieri l’uno verso l’altro. C’è quindi del divino nel gesto di accoglienza che ci permette di considerare la persona non come ospite ma come figlio, fratello, sorella. Nel gesto di accoglienza si realizza l’amore di Cristo per l’uomo che non è un sogno ma una realtà concreta. Alcuni ragazzi, alcuni capi hanno fatto, stanno o faranno esperienze di accoglienza. Ecco un aiuto per sostenere concretamente la fraternità vissuta. Buona Strada a tutti!


ORIZZONTE EUROPA

Vademecum per gemellaggi e scambi (Pattuglia Europa) Cara Capo, Caro Capo, vuoi accogliere un’Unità straniera nel tuo campo? Ecco cosa tenere presente: 1. Al momento del 1° contatto a. La Pattuglia Europa ti invierà la richiesta pervenuta da un’Associazione UIGSE ed il contatto del capo. b. Dovrai contattarlo con i mezzi che conosci (e-mail, telefono, facebook…) ed iniziare una conoscenza personale reciproca (nome, età, studio o lavoro). c. Dovrai presentare la tua unità (numero di ragazzi, problematiche, luogo in cui abitate, ecc.) ed iniziare uno scambio di conoscenza territoriale (luogo e caratteristiche del campo), sociale (problematiche relative alla situazione dei ragazzi e delle famiglie) e culturale. d. Potrai fare in modo che i ragazzi della branca estera inizino una corrispondenza epistolare con i ragazzi della tua branca usando le lingue che conoscono e come sono capaci di usarle (hanno molte risorse comunicative!). e. Avrai già informato il tuo Capo Gruppo e il tuo Incaricato di Branca di Distretto.

2. Prima del campo Quali sono le motivazioni che ci spingono ad organizzare un campo gemellato? È bene riflettere prima di agire: a. Come capi siamo al corrente che accogliere significa accettare modi di pensare, di organizzarsi, di mangiare, di fare attività diversi? b. Abbiamo trasmesso ai ragazzi con passione il nostro entusiasmo verso questa esperienza? c. Pensiamo di programmare un avvicinamento anche solo virtuale dei due paesi mettendo in contatto i ragazzi? Quindi: • Mantiene costanti rapporti con il Capo di riferimento. È sufficiente che siano soltanto due i Capi che tengono le fila del progetto. • Informa la tua staff circa gli sviluppi e naturalmente… i ragazzi e genitori. • Stabilisci con il Capo gemellato lo scopo principale del campo e gli obiettivi per ciascuno punto del metodo della tua branca1. • Concordate se volete un campo interamente fatto insieme (cioè con tutte le attività in comune) oppure un campo con alcuni momenti in comune ed altri separati2. • Accertati da quante persone è formata la staff dei Capi che arriverà da te in Italia. • Consultatevi circa il materiale necessario per il campo, ciò che possiedono e ciò che potete offrire voi3. • Informa correttamente il Capo gemellato circa il clima,

l’altitudine, la morfologia del terreno da campo (o del percorso nel caso di route o campo mobile) ed il materiale specifico necessario. In tutto questo scambio di informazioni non date mai nulla per scontato: le realtà Scout, di vita o le tradizioni degli altri paesi possono essere molto diverse dalle nostre (questo accade anche tra unità italiane di regioni diverse). Stabilisci come volete organizzare la cambusa nel caso di Campi Guide o Esploratori. Prima vi sarete confrontati sull’importanza dei pasti (ricorda che in altri paesi i pasti sono organizzati diversamente da noi: colazione abbondante, pranzo veloce, talvolta sostituito solo da uno spuntino e cena sostanziosa ma con orario anticipato rispetto al nostro) e della cucina per gli italiani, li avrai informati circa il numero dei pasti e dei tempi dedicati alla cambusa. Prevedete – se lo ritenete – anche dei momenti separati, per es. la colazione potrebbe essere diversa da paese a paese, a meno che uno degli obiettivi sia quello dell’adeguamento alimentare con il paese accogliente4. Prestate attenzione a comportamenti alimentari per noi non disturbanti ma per altri imbarazzanti (per es. l’alcool, anche solo il vino per i polacchi, dove è un problema sociale che riguarda anche i giovanissimi; l’uso eccessivo di caffè per gli ucraini o i bielorussi, quando al loro ritorno sanno che non ne berranno più in quanto bene di lusso). Informa il Capo gemellato circa le norme della legge italiana in materia di sicurezza, privacy e norme regionali per campeggiatori. Attenzione alle norme regionali o a regolamenti comunali5. Non sottovalutare l’età dei ragazzi partecipanti (non è detto che una squadriglia della UIGSE per es. sia formata da ragazzi dagli 11 ai 16 anni) Informa il Capo gemellato circa il costo dell’euro in Italia (con esempi concreti: 1 litro di latte, 1 pacco di pasta). Non considerare ridicola ogni richiesta di contenimento delle spese, anche se di pochi euro, che ti viene fatta dai Capi gemellati: nei paesi dell’Est il tenore di vita è decisamente più basso rispetto al nostro,

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ORIZZONTE EUROPA

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con stipendi che possono essere anche di 200-300 euro al mese. Per una questione di rispetto evita ogni forma di spreco e di leggerezza nell’utilizzo del materiale (durante il campo e a fine campo molto materiale viene eliminato). Recupera tutto il materiale in buono stato: i cordini, i cartelloni utilizzati a metà, la carta crespa usata per i giochi e ogni altra cosa che hai notato essere assente tra il loro materiale e fanne dono ai fratelli ospiti. Il tutto sempre nella massima naturalezza ed avendo attenzione a non ostentare troppo le nostre possibilità economiche. Provvedi a fare in modo che i ragazzi preparino con le tecniche e fantasia che conoscono un gadget da lasciare in dono. Considerate di accogliere anche un loro Assistente (tenete presenti che i sacerdoti – oltre alla ricchezza della presenza al campo – spesso parlano italiano). Accertati circa la lingua comune parlata dai Capi sia italiani che stranieri. Fate in modo di invitare il vostro Incaricato, il Commissario di Distretto, l’Assistente al campo, per poter assicurare public relations e buona accoglienza. Informa i genitori circa l’accoglienza e rassicurali di avere alle spalle un’Associazione che vi supporta. 3. Durante il campo

• Sarai già stato informato circa il luogo di arrivo dei ragazzi ed avrai già predisposto eventuali trasferimenti di persone e materiali. • Avrai già pensato di aver bisogno di un Capo in più al campo per alcuni aspetti logistici (vedi trasporti o imprevisti es. materiali mancanti ) • Il programma è OK, tutto il dettaglio è OK: prevedi dei momenti in cui i Capi dei paesi possano confrontarsi, cantare insieme, pregare insieme. • Prendete tutta la ricchezza di abilità che potranno portare dalla loro cultura:canti, tecniche di espressione, abilità manuale, ricami, conoscenze… e pensate di imparare molto.

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4. Dopo il campo • Ed ora non resta che fare un bilancio dell’esperienza con l’augurio che possa continuare anche durante l’anno, sotto altre forme, e che possa essere ricambiata. • Attendiamo il tuo feed-back. 1 La conoscenza di una cultura diversa, la capacità di decentramento (mettersi nei panni di), il sentirsi veramente fratelli nonostante le diversità accettate come ricchezza reciproca e non come sopportazione, la flessibilità e il rivedere la propria identità di cittadino del mondo. Sono obiettivi fondamentali… ti pare poco? Attraverso queste esperienze state compiendo un gesto di amicizia verso il mondo e state facendo una piccola grande cosa per la pace presente e futura. 2 Prendete le vostre decisioni sicuramente maturate da riflessione: non consigliamo inizialmente un campo interamente fatto insieme, perché comporta una profonda conoscenza reciproca, un lavoro interculturale precedente con e tra i ragazzi. È consigliabile progettare alcuni momenti insieme: Alzabandiera, Liturgia, 1 o 2 giochi, uno scambio culinario, qualche fuoco di bivacco. Ricorda che ogni momento in comune che decidete di fare dovrà essere progettato prima (dovrete per es. sapere chi e come viene condotta un’alzabandiera, e sottolineare le differenze motivandole). 3 Tenete presente che in alcune associazioni UIGSE può essere economicamente difficoltoso l’acquisito di alimenti in Italia; valutate la possibilità di provvedere con la vostra Unità ai generi alimentari non deperibili, l’unità gemellata potrebbe dare un contributo legato soltanto ai generi deperibili. Considerate che devono anche pagarsi il viaggio e questo – per alcuni paesi – coincide con un impegno pari ad un nostro viaggio aereo impegnativo. Altri materiali da campo (come i pali per le costruzioni…) o le questioni logistiche (trasporti dall’aeroporto/stazione fino al luogo del campo…) dovranno necessariamente essere organizzati da voi che ospitate anche per l’unità gemellata. 4 Adeguamento è completa accettazione della diversità (in questo caso cibo ma potrebbe essere attività, liturgia, fuoco, ecc.), annullando la propria caratteristica originaria; integrazione è scambio tra due realtà, do’ la mia parte e prendo un po’ della tua per formare una nuova realtà comune senza aver dimenticato o annullato la mia identità, è dialogo arricchente. 5 Per quanto riguarda la Legge sulla sicurezza stabilisci che è obbligatoria la stipula di un’Assicurazione RC e Infortuni emessa nel paese di partenza. Per quanto riguarda la Legge sulla Privacy essa è regolata dalle norme del paese di origine.


NELLO ZAINO

LA CAMBUSA  Andrea Padoin

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on l’avvicinarsi delle attività estive si parte alla ricerca di chi ci aiuterà con la cambusa nei giorni di campo. Tanto i campi di riparto quanto i voli estivi o le vacanze di branco richiedono qualcuno esterno alla pattuglia direttiva di unità che si dedichi a questo importante servizio. Normalmente per svolgere il servizio di cambusa cerchiamo di coinvolgere Rover e Scolte, RS, genitori, ex Scout… tutte persone che in un modo o nell’altro conoscono l’attività e sanno più o meno come muoversi. Ma cosa chiediamo ai cambusieri? Forse qualcosa di più o di diverso di quanto non ci si debba realmente aspettare dal loro servizio? Facciamo il punto sul ruolo degli “angeli della cambusa” e sulla loro presenza ai campi. Innanzitutto va sottolineato che la pattuglia di unità non cambia la sua composizione nel corso del campo, e che i cambusieri non possono essere in nessun modo considerati membri dello staff: la responsabilità educativa (di fronte al Gruppo, ai genitori, ai ragazzi) rimane del Capo Unità e dei suoi aiuti, ed una collaborazione con chi segue la cambusa dovrà tener conto di questa premessa.

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Prima della partenza il Capo Unità si incontrerà con i cambusieri per discutere insieme il menù da proporre al campo. Esso terrà conto di eventuali allergie alimentari dei ragazzi, per tempo segnalate nei moduli fatti compilare dai Capi. Si dovrà tener conto anche del programma giornaliero delle attività (se c’è un hike, un pranzo trapper, una camminata, un grande gioco, il menù proposto sarà diverso); si potrà valutare anche – nel caso dei campi di riparto – di creare un menù con difficoltà di esecuzione crescente: ai ragazzi potranno essere proposte pietanze semplici nei primi giorni (pasta al pomodoro, insalata mista, bistecche, ecc.) e poi via via più impegnative (pollo alla griglia, risotti, verdure trifolate, ecc.) man mano che i cucinieri fanno esperienza. Il menù è molto importante per una buona riuscita del campo: se esso è scarso, o difficile, o poco vario, l’umore delle attività potrebbe venirne compromesso. Va anche detto che si dovrebbe cercare il più possibile di creare una dieta equilibrata: si possono trovare in giro con facilità consigli su come rispettare la “piramide alimentare”, la dieta mediterranea, che dia il giusto contributo di vitamine, proteine, carboidrati, grassi, ecc. Non dimentichiamo che in moltissime famiglie la varietà e la dieta in campo alimentare sono particolarmente curati: l’opinione dei genitori (a volte anche con qualche eccesso) sulle attività

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estive dipende in alcuni casi anche dall’attenzione a questi aspetti. Una volta preparato il menù, vanno selezionati attentamente tutti i cibi da acquistare prima della partenza (non deperibili) e fatto un elenco quanto più preciso possibile per gli acquisti in loco. Acquistare frutta, verdura, pane, carne ed eventualmente pesce (le sardine alla griglia costano meno del petto di tacchino…) nel paese in cui si effettua il campo significa evitare di inventarsi tecniche di conservazione astruse (frigorifero con gruppo elettrogeno al seguito, oppure refrigeratori aggiuntivi nelle case di accantonamento per farci stare tutto… ), ma significa anche creare un buon rapporto con il paese che ci ospita: al panettiere potremo dire che abbiamo bisogno di tot panini al giorno, al macellaio potremo dare un elenco della carne da procurare, idem per il fruttivendolo… in molti paesi di montagna c’è magari un solo negozio che può procurarci tutto ciò di cui abbiamo bisogno: lo si può contattare prima del campo (magari quando si va a fare l’explo con i Capi Squadriglia) oppure cercare il suo numero di telefono sull’elenco o chiedendo consiglio al parroco del paese o al contatto del terreno/della casa. In molti casi un accordo preventivo può fare risparmiare parecchi soldi… e non mi stupirei se scoprissimo che questa scelta potrebbe convenire anche rispetto al supermercato… provare per credere. Eviteremo così di arrivare al campo con 36 angurie, da scaricare con il muletto… Ai Campi di Riparto i compiti dei cambusieri sono quanto mai semplici: provvedere all’approvvigionamento dei cibi, anche recandosi in paese quotidianamente, e poi preparare il cibo da distribuire alle Squadriglie agli orari indicati dal Capo Unità. Non dimentichiamo che il Campo di Riparto è un campo di Squadriglie: la preparazione dei pasti a cura della cambusa centrale non va esattamente nella direzione del Metodo di Branca, nemmeno se si tratta della cola-


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zione o della cena al rientro dall’hike, magari dopo due giorni di pioggia… in questo sarà cura del Capo Unità programmare i tempi in modo da garantire che l’espletamento della normale vita di campo possa avvenire regolarmente, evitando di riempire le giornate di mille attività che poi non lasciano spazio al lavaggio piatti, o alla preparazione dei pasti. Con Guide ed Esploratori spesso i cambusieri verificano lo stato di pulizia delle cucine di Squadriglia, delle stoviglie e delle pentole; anche in questo caso non dimentichiamo che è compito dei Capi segnalare eventuali situazioni migliorabili ai ragazzi, negli spazi e nei tempi previsti dal Metodo (Consiglio Capi, incontri con la Squadriglia), mentre allo staff di cambusa è richiesto di relazionare costantemente ai Capi su ciò che succede. Anche la preparazione del cibo per lo staff capi (e per gli stessi cambusieri) dovrebbe avvenire in un opportuno “angolo di pattuglia capi”, su fuoco a legna e con le stesse modalità con cui cucinano le squadriglie. Per questo sarebbe opportuno che a cucinare fossero proprio i capi, dando così l’esempio ai ragazzi su come si mantiene in ordine una cucina, su come si mette la legna all’asciutto la sera, su come si può fischiettare e sorridere anche se piove a dirotto e la fiamma proprio non vuole saperne. Evitiamo il modello “Circolo Ufficiali” che di fronte ai ragazzi proprio non attacca… Se i Capi hanno l’abitudine di farsi invitare dalle Squadriglie per alcuni pasti, quella può essere infine l’occasione per verificare che tutti mangino, che ci sia ordine e pulizia, che ci sia buonumore e organizzazione. ovviamente anche i cambusieri saranno invitati dai ragazzi, sempre evitando di lasciarsi andare a commenti o critiche, che rimangono prerogativa della pattuglia Capi. Alle vacanze di branco e ai voli estivi i cambusieri normalmente preparano i pasti per tutti. La cucina – anche per motivi di sicurezza – deve sempre rimanere un luogo “tabù” per i bambini, e questa regola deve essere fatta rispet-

tare dai Capi ancor prima che siano i cambusieri a doverla applicare. Il momento del lavaggio piatti, che spesso viene svolto con l’aiuto dei bambini, va tenuto in grande considerazione dai Capi, che con la loro presenza evitano scherzi pericolosi (siamo comunque in cucina o comunque in presenza di acqua) e tastano gli umori: delegare questo momento completamente ai cambusieri sarebbe quindi non appropriato. Un’ultima nota: la presenza di Rover o Scolte in cambusa va letta come un’esperienza di servizio al pari delle altre, per la quale è importante identificare chi abbia la responsabilità su di loro ed il loro operato; non è scontato che tale responsabilità ricada sul Capo Unità, già abbondantemente impegnato con i suoi ragazzi. D’altro canto da quanto detto non è neppure necessario che il cambusiere sia uno Scout: la sua presenza al campo non necessariamente dovrà includere la presenza ai quadrati, alle cerimonie, agli altri momenti in cui l’Unità si ritrova; al cambusiere potrebbe essere lasciata una diversa libertà ed autonomia, mettendo bene in luce con i ragazzi che il suo ruolo non è uguale a quello dei Capi. Forse con questa prospettiva sarà più facile coinvolgere qualche “viso pallido”, esterno al Gruppo, in questa attività, e non pesare sempre “sui soliti” per un servizio che richiede precisione, attenzione e passione.

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in Bacheca

Nomina Assistente di Distretto La Conferenza Episcopale Calabra, nella riunione del 4-6 aprile 2011, ha nominato don Giuseppe Cosa Assistente del Distretto “Calabria” per il prossimo quinquennio. Consiglio Nazionale Sabato 2 e domenica 3 aprile si è svolta a Roma la riunione del Consiglio Nazionale. I lavori si sono svolti nella sede di Via Anicia, utilizzando le funzionali strutture realizzate con il contributo del 5 per mille (sala consiglio e sala biblioteca) e quelle gentilmente messe a disposizione dalla Arciconfraternita di S. Maria dell’Orto. I lavori si sono concentrati in particolare sulle attività delle Commissioni. I relativi argomenti (Sfide educative; Direttorio Religioso Italiano; Protezione Civile; Norme Direttive; Sicurezza) sono stati trattati in “seduta plenaria” pervenendo alla maturazione di importanti decisioni. Sono stati po-

 a cura di Massimiliano Urbani Segreteria Nazionale

partiti dalla relazione della Commissione sfide educative sulle basi della chiacchierata sulla figura del Capo per i campi scuola di secondo tempo. In seguito i Commissari Regionali hanno aggiornato sulla situazione attuale nelle loro regioni, si sono soffermati sull’uscita nazionale dei Commissari di Distretto del prossimo novembre, mentre i Commissari Nazionali alle Branche hanno relazionato sulle attività svolte (Rupe di Assisi) e le attività in programmazione (GMG, Campo mobile/Route Nazionali, Centenario del Guidismo, Impresa Piccola Ghianda). Durante la verifica tra i Commissari Regionali e i Commissari di Branca si è confermata sempre più forte l’esigenza di un coordinamento tra Branche e Distretti, rilevandone i risvolti positivi laddove questa sinergia funziona e viceversa i forti ritardi sia di comunicazione sia di aniCommissariato Nazionale L’8 maggio scorso si è riunito in mazione in caso contrario. Il Comvia Anicia, nella Sede Nazionale, missario Federale, Zbigniew Minil Commissariato Nazionale. Si è da, presente alla riunione, ha ringraziato per il servizio svolto dalla nostra Associazione alla Beatificazione di Giovanni Paolo II, per l’apertura dei Campi scuola agli allievi stranieri, per l’invito alla Rupe d’Assisi, per il buon lavoro che sta portando avanti la Pattuglia Europa. Ha accennato all’incontro degli Assistenti a Cracovia a giugno 2012 e al progetto dell’Eurojam 2014 in Francia.

sitivamente valutati alcuni frutti del lavoro sin qui sviluppato i quali saranno presto resi disponibili ai vari livelli associativi interessati (tra questi la bozza del “D.R.I.” e il sito dedicato alla sicurezza nelle attività). Intenso anche il lavoro in materia di Norme Direttive e di Protezione Civile (materia sulla quale il Consiglio Direttivo nominerà prossimamente un Incaricato Nazionale). È stato infine presentato il bilancio associativo così come diverse altre iniziative attivate o in corso (Centro Studi, Biblioteca, progetti per Soriano, impegni sul settore forniture, Centenario del Guidismo, ecc.); il Consiglio ha approvato le relazioni del Direttivo e del Commissariato dopo un simpatico “test” di valutazione dei primi due anni di mandato.

Vademecum assicurazione Nella sezione “download” del sito Associativo è disponibile la versione

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in Bacheca aggiornata del “Vademecum 2011” con le informazioni delle polizze assicurative, aggiornate alle estensioni recentemente introdotte. Riconoscimento da San Pio delle Camere Nel corso di una suggestiva cerimonia svoltasi a San Pio delle Camere (AQ) lo scorso 3 aprile, il Gruppo dei vigili di Protezione Civile di San Pio delle Camere, anche a nome del Sindaco e di tutta la cittadinanza, ha consegnato a Franco Viggiani, Incaricato per l’intervento nelle zone terremotate dell’Abruzzo e per sua tramite a tutta la nostra Associazione, un attestato come ringraziamento per il nostro servizio in occasione del sisma del 2009. Alla cerimonia erano presenti le massime autorità cittadine ed una nutrita rappresentanza della nostra Associazione. Scautismo in sud Sudan Da S. Ecc. Mons. Eduardo Hiiboro Kussala Vescovo di Tombura-Yambio (Sud Sudan) riceviamo e volentieri pubblichiamo la seguente lettera: “Signor Presidente, il mio amico Gianni Dinale mi ha portato le fotografie dei tre seminaristi della mia diocesi che attualmente stanno

avendo un’esperienza scoutistica a Roma e mi ha illustrato cosa la FSE sta facendo per loro. Non so come ringraziarla per il generoso aiuto economico e per il tempo che i vari gruppi dedicano ai seminaristi. Il futuro del Sud Sudan è nei giovani, che sono tantissimi e che hanno bisogno di forti principi morali. Ritengo che il metodo Scout sia di fondamentale importanza per la formazione dei giovani e mi auguro che la FSE voglia e possa continuare a dare una formazione come Capi Scout ai miei seminaristi sino alla fine della loro permanenza a Roma. È uno dei miei sogni quello di aprire dei gruppi Scout in Sud Sudan e, al ritorno dei seminaristi nella loro diocesi, questo sogno potrà realizzarsi. La prego di ringraziare da parte mia il Roma 17, Roma 25 e Roma 64 per il tempo che dedicano a Benjamin, George e Leone. Ricorderò lei e tutti i gruppi nelle mie preghiere e che Dio vi benedica. Suo fratello in Cristo Gesù. Rt. Rev. Eduardo Hiiboro Kussala – Vescovo di Tombura-Yambio”.

boree On the Air). Si tratta di un incontro internazionale tenuto annualmente i cui partecipanti, con l’uso delle ricetrasmittenti, possono mettersi in contatto con altri Scout di tutto il mondo. Questo evento è un’occasione per vivere la fratellanza e il carattere internazionale dello scautismo. La notizia viene data con largo anticipo affinché eventuali Gruppi interessati possano inserire questa attività nel calendario del prossiJota 2011 Ricordiamo che nel terzo fine set- mo anno Scout. timana del prossimo mese di ottobre si svolgerà il J.O.T.A. (Jam-

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Editoriale Un’esperienza importante .......................................... 2 Nelle Sue Mani Voi siete un dono prezioso......................................... 4 Ci hai chiamati, siamo qui .......................................... 6 Cittadini degni del Vangelo Una politica “per” e “con” gli altri ............................. 8 Un dialogo continuo ...................................................10 Giocare il gioco Il libro… dei Capi ........................................................12 Il kit della Capo Cerchio.............................................13 Testi fondamentali della Branca Guide .....................14 Testi fondamentali della Branca Esploratori .............15 La vita all’aperto al volo estivo ..................................16 Il mistero di Assisi........................................................18 Sentire comune: il senso civico .................................20 Giocare il gioco... In Europa!......................................22 Servire ..........................................................................24 Lo Scout è leale ...........................................................26 Radici Il giglio..........................................................................28 Da cento anni Guide… Un Ceppo vitale ..........................................................29 Fortemente Guide.......................................................30 Lavori in corso Cristiani si diventa, non si nasce ................................33 Sicuramente Scout ......................................................37 Un’opinione sull’IPISE.................................................39 Orizzonte Europa Se accolgo... ................................................................40 Vademecum per gemellaggi e scambi.......................41 Nello zaino La cambusa ..................................................................43 In bacheca Atti associativi e notizie varie.....................................46

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AZIMUTH Nº 3/2011

SOMMARIO

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Rivista per Capo e Capi degli Scouts d'Europa

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