Issuu on Google+

economici della classe dirigente hanno lacerato e consumato la struttura sociale. Il livello di vita e i diritti. Le reazioni violente e criminali dei capi di stato per arginare le insurrezioni sono l’ennesima prova delle assurde vessazioni che i popoli arabi hanno fino ad ora subito e che adesso denunciano con forza. Solo negli ultimi mesi la nostra opinione pubblica le mette a fuoco, ipocritamente le condanna. Il contrasto tra le grida di rabbia dei dissidenti ai regimi e il plateale silenzio sbigottito che si impadronisce del resto del mondo di fronte non solo ai recenti avvenimenti, ma anche ai retroscena che questi hanno evidenziato e portato sotto gli occhi di tutti, non fa che confermare l’ipocrisia dei rapporti di alleanze che lo legano a tali regimi. Non solo il resto del mondo non interviene in alcun modo, ma la paura per aver perso la sicurezza degli accordi con gli oppressori rivela la sua natura nemica al movimento rivoluzionario. Dopo mesi di esitazioni gli USA si dicono sostenitori dei popoli in rivolta, ma nulla s’è mosso concretamente. Obama non sembra preparato a rispondere al movimento di massa che continua ad opporsi all’egemonia statunitense e al servilismo verso Israele. L’Europa completamente frammentata balbetta riguardo l’invito alla transizione pacifica verso la democrazia, in alcuni casi denuncia l’operato dei governi, in altri le modalità dei ribelli. In generale nessuno si schiera con forza e le discussioni ricadono sugli effetti che porterà la crisi orientale alla nostra economia. Già i tentacoli momentaneamente recisi delle organizzazioni e dei paesi interessate cercano di raggiungere e di tastare il terreno per ricavarne vantaggi,e il presidente spagnolo Zapatero in visita in Tunisia ne è l’esempio. Con il vertice a Bruxelles la NATO sta vagliando la possibilità di un intervento militare in Libia e sta quindi intensificando la sorveglianza dello spazio aereo libico, ma l’operazione ovviamente è rifiutata dal Consiglio rivoluzionario algerino. In Italia, che vede la propria costituzione sempre più messa da parte e che si avvia verso il deterioramento della propria democrazia, l’unico allarme lanciato dal governo e’ contro l’aumento degli sbarchi di immigrati a Lampedusa, in fuga dal pericolo della guerriglia. Il ministro degli esteri Frattini lamenta l’indifferenza dell’Europa di fronte al problema, e la paura di un ‘invasione islamica’ cresce tra gli italiani, alimentata anche dalle ultime minacce di Gheddafi, che afferma: “senza di me l’Europa sarà invasa da estremisti”. . Ancora una volta l’ignoranza e la pretesa superiorità del mondo che si dice avanzato, guidano i giudizi impedendo una lucida analisi degli storici cambiamenti in atto. Come s’è visto la situazione, diversa e particolare per ogni paese è in continuo mutamento. Nei paesi in cui l’indispensabile ma non principale obbiettivo di liberazione è stato raggiunto, le possibilità di un ripristino della condizione iniziale sono alte. Certamente le persone, stanche e motivate, hanno trovato il terreno comune per abbattere regimi antichi e autoritari. La protesta ha portato i suoi frutti con il capovolgimento delle strutture vigenti ed il popolo, oppresso, sembrerebbe aver cacciato il suo oppressore, ma a questo punto la gente si trova di fronte ad un problema pratico. . La convergenza delle forze di una popolazione intera, unita contro un nemico circoscritto ha permesso di esprimere il di-

[REC] Studenti Autorganizzati Campani

sagio diffuso e di attaccare al vertice il sistema contestato. La base del problema rimane però il ruolo di tali paesi sul fronte globale e l’arretrata struttura interna che amministra ogni cosa. Ma proprio la spontaneità del movimento e la moltitudine delle condizioni di un intera popolazione ne mettono in bilico la buona riuscita . entrano in gioco adesso le varie parti, i partiti le organizzazioni che già operavano socialmente sul territorio, che dovranno saper essere uniti anche in questa seconda fase, molto delicata che potrà determinare davvero un cambiamento radicale. Le cause tutte moderne del fallimento nostrano. Sono interessanti i fatti riportati da una ragazza che è da poco tornata in Italia, riguardo la seconda giornata di manifestazioni in Egitto, quando il governo decide di utilizzare un altro drastico metodo repressivo: viene bloccato internet, interrotte le trasmissioni tv e radio, ed i telefoni funzionano ad intermittenza. Lo scopo era quello di limitare le comunicazioni, bloccando quindi l’organizzazione , ma l’effetto è opposto: non potendo informarsi la gente scende in strada, e inaspettatamente si ritrova numerosissima ed unita. Questo è stato certamente un elemento significativo che ha fatto da cassa di risonanza delle proteste,scatenandone l’ effetto domino. Le aspettative sono cresciute e le richieste si sono ampliate, evolute. Proprio nelle piazze è maturata la riflessione politica e la consapevolezza degli obbiettivi da colpire. La riflessione nasce spontanea: i media, (televisione, internet..) capaci si di una diffusione capillare ed efficiente delle conoscenze ma anche di una importante alienazione dalla azione nel reale, rivestono un ruolo significativo nella vita di ognuno. Le persone sono spesso portate ad esprimere opinioni, scambiare idee e ricevere notizie attraverso questi mezzi che hanno permesso di fare enormi passi avanti anche nella comunicazione globale e senza i quali non avremmo tutte le opportunità di cui disponiamo oggi. D’altro canto però le occasioni di confronto diretto con la fisicità del mondo vengono man mano a mancare. L’apertura totale verso il mondo mediatico porta per forza all'introversione. La gente rimane a casa, comunica, conosce e alimenta speranze e frustrazioni in solitudine. E' probabile anche che la commercializzazione delle notizie, insensatamente riportate nelle nuove tecnologie, conduca l'individuo nello stato di caos per il quale erroneamente si confonde l'ideologia con l'identità, cosi che non possa nascere una coscienza comune, bensì riescono a formarsene tante unicamente individuali.- Indubbiamente questo porta ad una frammentazione e alla dispersione delle forze, tra le principali cause(tutte moderne) del fallimento della lotta delle masse per la rivendicazione dei propri diritti. è possibile quindi che l’assuefazione dalle nuove tecnologie non ci lasci comprendere che le situazioni di difficoltà che ogni singolo affronta , per quanto diverse e particolari, sono comunque simili e scatenate da elementi comuni? La somiglianza può (come è successo in passato in Europa ed oggi, appunto, in oriente) accomunare gli obiettivi e portare il popolo, unito, alla vittoria.

4

Aprile 2011 N° 1


4