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MARCO ROSSETTI


MARCO ROSSETTI

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SOMMARIO: SLANDER GIULIO NAPOLI FLATLAND FORGET / FORGIVE BELZEBU’ SUBLIME BOTHER BIAS BARTER REMEMBER TO RE-MEMBER EDIT FORGET / FORGIVE II MARMOREA HUIS ISTRICE

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SLANDER, 140X150 cm, 2017

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SLANDER


SLANDER

2017 “Il movimento della macchina visuale intenta un cammino inplexiglass, foto visibile in cui è contemporaneamente accezione di dentro e su carta cotone, negazione dell’atto stesso del vedere. Il senso si nega e si concede. olio di girasole, Il movimento del dispositivo è una combinazione incessante di inchiostro calcografico , cancellazione, transitoria, e rivelazione, instabile, di un segno tergicristallo e che il nostro sistema naturale, di rilevamento delle immagini, allumino cerca di individuare, di rilevare la configurazione. Ma quando vediamo una figura, non ne comprendiamo mai il suo significato, il suo senso pieno, perché l’immagine, se acquistasse una sua certezza e misurabilità nel tempo e nello spazio degli uomini, rischierebbe di essere defraudata, annichilita della sua struttura polisemica, di essere oggetto contro. Un tergicristallo, disposto su una cornice in alluminio, cerca di svelare la foto sottostante, coperta da olio nero. Riesce a farlo solo parzialmente, in quanto il liquido torna a ricoprire l’immagine in continuo loop.

SLANDER

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7.

SLANDER

SLANDER, particolare, 2017


SLANDER

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GIULIO NAPOLI

2017 La residenza svolta a Borca di Cadore, immersi tra la natura sali d’argento incontaminata di un paesaggio ammirevole, coincide con gli su scatole di ultimi allarmanti avvenimenti nella mia regione: la Campania. Il medicinali Vesuvio in fiamme, discariche abusive e ampie zone industriali date alle fiamme da criminali che si sono arricchiti a spese della nostra salute sono la fotografia scattata da una denuncia urlata e inascoltata. Laddove il paesaggio ha sempre prodotto raccolti d’eccellenza adesso “produce” medicinali per sconfiggere tumori ed altre malattie. Il fuoco si traduce in paura e la speranza in fumo. Progettoborca diventa così riflessione; ed è qui che nasce la mia analisi. All’interno della colonia, la stanza dell’infermeria viene in favore della rappresentazione. Un armadietto ancora pieno di medicinali scaduti si riveste di immagini infuocate. Fotosensibilizzare anche gli oggetti di uso medico porterà oltre la superficie e il nitrato d’argento utilizzato (in fotografia per imprimere l’immagine e in medicina per cauterizzare i tagli) ne guarirà le ferite. Il titolo prende il nome da un referto ritrovato nell’armadietto in cui il nome del paziente è appunto Giulio Napoli

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GIULIO NAPOLI


GIULIO NAPOLI, particolare dell’installazione

GIULIO NAPOLI

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11. GIULIO NAPOLI


GIULIO NAPOLI

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GIULIO NAPOLI, particolare dell’installazione

13. GIULIO NAPOLI


GIULIO NAPOLI

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15. GIULIO NAPOLI


GIULIO NAPOLI, stampa in camera oscura. GIULIO NAPOLI, selezione del materiale

GIULIO NAPOLI

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FLATLAND

2016 “Voi, che avete la fortuna di avere tanto l’ombra che la luce, marmo, stampa voi che avete due occhi dotati della conoscenza prospettica e su carta, pallet e allietati dal godimento dei vari colori, voi che potete “vederlo” video proiezione per davvero, un angolo, e contemplare l’intera circonferenza di un Circolo nella beata regione delle Tre Dimensioni... come potrò mai render chiara a voi l’estrema difficoltà che incontriamo noi, in Flatlandia, per riconoscere le nostre rispettive configurazioni?” L’intervento Flatland è un progetto di riordinazione e ricomprensione di un luogo. Un progetto ispirato al racconto fantastico “a più dimensioni” dal titolo Flatland di Edwin A. Abbott - dove il protagonista tenta di spiegare il proprio universo con l’ordinamento delle forme in cui risiedono per un’ambigua organizzazione sociale. La LG stone ha reso disponibile lo spazio destinato agli scarti del marmo per lo sviluppo ricercato di questa dimensione: dove gli oggetti manipolati nello spazio si rivolgono alla comprensione con “estrema difficoltà”, ma nel tentativo di allargare la conoscenza a diverse dimensioni. La catalogazione metodica del materiale ha lo scopo di richiamare l’osservatore in uno spazio alterato e mobile; sconosciuto nella sua metamorfosi. Una ridistribuzione accurata dei margini, nella scelta della forma che, come nel romanzo, ha la sua collocazione (fisica e sociale) in base al proprio aspetto, seppur effimero in considerazione del prossimo scarico di scarti.

17. FLATLAND


FLATLAND, 120X80 cm, 2016

FLATLAND .18


FLATLAND, Installazione LG Stone

19. FLATLAND


FLATLAND .20


FLATLAND, [FRAME DA VIDEO]

21. FLATLAND


FLATLAND, VIDEO PROIEZIONE -Bocs art Cosenza

FLATLAND .22


23. FLATLAND


FLATLAND .24


FORGET / FORGIVE

2014 stampa su carta cotone e foglia oro

25. FORGET / FORGIVE

L’opera emerge dall’intuizione per cui ogni ricordo, positivo o negativo, compie un percorso di dolore, in quanto anche i ricordi positivi si accompagnano ad un affetto negativo, che consiste in una certa quota di malinconia nella loro evocazione. Questa mistione fra affetti positivi e negativi che accompagnano il ricordo, molto più che semplicemente influenzare il processo di classificazione delle memorie, finisce per dirigerlo, facendosi “patina dorata” che conserva o rimuove particolari distorcendo la realtà dei fatti a seconda delle esigenze della psiche.La chiave di lettura dell’opera diventa, quindi, la consapevolezza che tutti i ricordi siano di per sé dolorosi. Essa si propone di rendere immagine questo processo di selezione degli aspetti positivi e negativi dei ricordi, che nella mente avviene in maniera inconsapevole e fugace. La barra in foglia d’oro posizionata sull’immagine è di per sé concreto oggetto prezioso ed al contempo elemento coprente, che cela figure e parti della scena. Le sezioni non visibili sono al tempo stesso impreziosite e coperte da una coltre dorata.


FORGET / FORGIVE 1, 150X100 cm, 2014

FORGET / FORGIVE .26


FORGET / FORGIVE TWO, 2014 27. FORGET / FORGIVE


FORGET / FORGIVE 2 150X100 cm, 2014

FORGET / FORGIVE .28


FORGET / FORGIVE2, 150X100 cm, 2014 FORGET / FORGIVE1, 2014

29. FORGET / FORGIVE


FORGET / FORGIVE .30


BELZEBU’ 2013 Quasi sempre l’Arte ha tentato di rappresentare il Bello attraverso la rappresentazione della Natura. Il bello della Natura riguarda la forma dell’oggetto, la quale consiste nella limitazione. Il piacere che esso genera è legato alla rappresentazione della qualità. Produce direttamente un senso di esaltamento della vita. In questo caso ,invece, il piacere ha una origine indiretta, cioè è prodotto dal senso di una momentanea sospensione, seguita subito dopo da una più forte emozione e, poiché l’animo non è semplicemente attratto dall’oggetto, ma alternativamente attratto e respinto, il piacere non è più una gioia positiva, ma piuttosto un “piacere negativo”.

retro proiezione e mosca viva

La Bellezza Naturale include una finalità nella sua forma, per cui l’oggetto sembra come predisposto per il nostro giudizio e perciò costituisce essa stessa un oggetto di piacere. Nell’opera, al contrario, l’elemento naturale (la mosca) privato della sua reale forma, produce in noi il fastidio, tipico della reazione che provoca l’insetto. Quasi fastidioso (come infastidirebbe appunto una mosca): il “Sublime”. Bello è ciò che ha forma, ordine, misura, mentre il Sublime non ha forma, è disordine, dismisura. “Tutto ciò che può destare idee di dolore e di pericolo, ossia tutto ciò che è in un certo senso terribile, o che riguarda oggetti terribili, o che agisce in modo analogo al terrore, è una fonte del Sublime. E’ ciò che produce la più forte emozione che l’anima sia capace di sentire” –BurkeEcco perché l’opera nella sua semplicità: la proiezione di un paesaggio naturale visto al di là di una grata e con un elemento di disturbo, desta una forte attenzione da parte dell’osservatore. Quel senso di momentanea sospensione. Sospensione tra Realtà e “proiezione ” della stessa; sospensione tra Bello e Sublime; tra piacevole e perturbante. Infatti il banale passaggio di una mosca può destabilizzare del tutto la, inizialmente serena, percezione del paesaggio innevato. A tutto ciò si aggiunge la: sospensione tra Naturale e Soprannaturale! È nella sfera del Soprannaturale, infatti, che entriamo quando congedandoci dal Reale attribuiamo alla “forma-mosca” il significato di Belzebù, inteso come “Signore/Dio delle mosche”, le quali sono definite nella prima cultura ebraica come qualcosa di fastidioso. La sospensione; la mosca; il divino in quanto etereo, non materiale e tangibile; il sublime in quanto “piacere negativo”.

31. BELZEBU’


BELZEBU’ .32


BELZEBU’, 2013 33. BELZEBU’


BELZEBU’ .34


35. BELZEBU’


BELZEBU’, dimensioni variabili, 2013

BELZEBU’ .36


37. BELZEBU’


BELZEBU’#2, 100X80 cm, 2014

BELZEBU’ .38


SUBLIME BOTHER

2013 cartoline

39. SUBLIME BOTHER

Il fastidio sublime delle immagini presentate riassume nel titolo stesso il concetto intenso di un lavoro dettagliato e di una ricerca approfondita sulla percezione dell’immagine stessa che l’osservatore andrà ad elaborare. Così, il disturbo, la presunta seccatura di un soggetto usualmente indesiderato, diventa protagonista indiscusso dell’opera stessa. A questo si aggiunge il sublime interesse nello scoprire l’intenzione dello scatto volontario, il luogo nascosto e la meraviglia celata che ogni osservatore attribuirà all’intera opera o, magari, al dubbio nell’ aggiudicarla a uno dei due soggetti nell’ ipotizzato conflitto.


[ESPOSIZIONE]

SUBLIME BOTHER, 2013

A questa opera, intesa più come premessa, seguiranno una serie di riproduzioni analoghe in formato cartolina, destinate alla vendita nelle edicole e nei maggiori punti di interesse turistico della città, coinvolgendo sia un interesse artistico che popolare ; rispettando altresì l’obiettivo di realizzare arte pubblica attraverso l’usanza. Parte del ricavato delle cartoline verrà devoluto ad associazioni di impulso artistico individuate sul territorio.

SUBLIME BOTHER .40


41. SUBLIME BOTHER


SUBLIME BOTHER .42


SUBLIME BOTHER #1, 15X10 cm, 2013

43. SUBLIME BOTHER


Questa opera, prevede una serie di riproduzioni analoghe in formato cartolina, destinate alla vendita nelle edicole e nei maggiori punti di interesse turistico della Basilicata, coinvolgendo sia un interesse artistico che popolare ; rispettando altresì l’obiettivo di realizzare arte pubblica attraverso l’usanza. Parte del ricavato delle cartoline è stato devoluto ad associazioni di impulso artistico individuate sul territorio.

SUBLIME BOTHER .44


SUBLIME BOTHER #3, 15X10 cm, 2013

SUBLIME BOTHER #4, 15X10 cm, 2013 45. SUBLIME BOTHER


SUBLIME BOTHER #5, 15X10 cm, 2013

SUBLIME BOTHER #6, 15X10 cm, 2013 SUBLIME BOTHER .46


BIAS

2015 stampa su carta cotone legno e vetro

Il bias è una forma di distorsione della valutazione causata dal pregiudizio. La mappa mentale di una persona presenta bias laddove è condizionata da concetti preesistenti non necessariamente connessi tra loro da legami logici e validi. La serie nasce da un lavoro di collaborazione con alcuni psicologi, analizzando avvenimenti di Bias in 4 pazienti con diversi casi clinici. I processi mentali si concretizzano in immagine. Dal muro che ci separa dalla consapevolezza, la prospettiva offre solo frammenti. I ricordi si evolvono in giudizio e si concludono in verità, lasciando al sovrano delle forbici il dominio dei ricordi: ritagliati come pezzi di un puzzle, per così essere adattati alla propria viltà.

47. BIAS


BIAS #1, 128X40 cm, 2015

BIAS .48


BIASBIAS #2, 260X10 cm, 2015 49.


BIAS .50


51. BIAS

BIAS #3, 40X40 cm, 2015


BIAS #1 [DETTAGLIO]

BIAS .52


53. BARTER

BARTER #2, 50X20 cm, 2014


BARTER 2014 stampa su carta cotone

Il tentativo di condividere, quello generoso del dono o quello tormentato di privarsene è ipocrita se si tratta di memorie. Questo è il banco dei ricordi. Si offrono storie in cambio di riverberi, riflessi e riflessioni. Anche la natura è invitata a partecipare e a consumare la durevole mercanzia con i suoi strumenti che assecondano il tempo, offrendo in cambio una vanescente memoria e profondità di campo alla consolazione. Una serie di fotografie familiari sono state allestite all’interno della città dove sono state scattate. Insidiandosi nei muri e nei pavimenti sono state ricollocate al punto di origine. Il tempo, la pioggia, i passi delle persone le distruggeranno. Il risultato è una nuova foto che riprende l’installazione

BARTER .54


55. BARTER


BARTER #3, 60X20 cm, 2014

BARTER .56


57. BARTER


BARTER #1, 20X20 cm, 2014

BARTER .58


59. BARTER


BARTER #4, 50X20 cm, 2014

BARTER .60


REMEMBER TO RE-MEMBER

2014 stampa su carta cotone

L’opera indaga su un’illusione sensoriale: il criterio di classificazione che la memoria stabilisce per contrastare o assecondare i propri ricordi; traendo la conclusione che ognuno di essi, che siano positivi o negativi, attraversano sempre un percorso di dolore. La consapevolezza del dolore di un qualsiasi ricordo è l’unica chiave di lettura dell’opera. Il desiderio di un ricordo, o il ripudio di un altro, è sempre dettato dalle necessità dell’umore, che però percepisce le informazioni distorte a favorire la propria esigenza. L’opera, a tal proposito, tenta di svelare il segreto di questa illusione; analizzando il ricordo dei momenti apparentemente positivi e trasformando in concretezza la condizione dubbiosa di voler cancellare o meno momenti vissuti di dolore.

61. REMEMBER TO RE-MEMBER


REMEMBER TO RE-MEMBER .62

REMEMBER TO RE-MEMBER #1, 120X100 cm, 2014


REMEMBER TO RE-MEMBER #2, 2014

63. REMEMBER TO RE-MEMBER

REMEMBER TO RE-MEMBER | 2013 | stampa a inchiostro su carta fotografica


REMEMBER TO RE-MEMBER #3, 2014 REMEMBER TO RE-MEMBER .64


REMEMBER TO RE-MEMBER #1, 2014 65. REMEMBER TO RE-MEMBER


EDIT

2014 stampa su carta cotone

L’operazione di cancellare ogni traccia umana all’interno di archivi fotografici ha reso le immagini semplici foto di paesaggi. Un’immagine puramente personale cerca l’universalità. Il sole, il vento, la pioggia… sono per un albero avvenimenti essenziali quanto inevitabili. Scrivono la storia lungo la sua corteccia e ne modellano le sporgenze per invitarlo ad accogliere il suo destino, nei capricci della natura; mentre la terra lo trattiene indefesso e paziente che i semi del suo frutto scrivano nuovi capitoli. Le radici conficcate nell’anima lasciano al “paesaggio dei ricordi” l’immagine del suo fusto, dei rami coi suoi frutti, dei colori coi suoi profumi… seppur si sceglie di amputarlo; donando alla coscienza l’incarico di ricordarci che tutto ciò che nasce nella terra e nell’anima ci resta per sempre.

67. EDIT


EDIT .68


69. EDIT

CANC #1, 50X40 cm, 2014 CANC #2, 50X40 cm, 2014


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CANC #3, 2014

71. EDIT


EDIT .72


CANC #2, 2014

73. EDIT


EDIT .74


FORGET / FORGIVE

2013 stampa ai sali d’argento su carta e muro

L’opera indaga su un’illusione sensoriale: il criterio di classificazione che la memoria stabilisce per contrastare o assecondare i propri ricordi; traendo la conclusione che ognuno di essi, che siano positivi o negativi, attraversano sempre un percorso di dolore. La consapevolezza del dolore di un qualsiasi ricordo è l’unica chiave di lettura dell’opera. Il desiderio di un ricordo, o il ripudio di un altro, è sempre dettato dalle necessità dell’umore, che però percepisce le informazioni distorte a favorire la propria esigenza.

75. FORGET / FORGIVE

L’opera, a tal proposito, tenta di svelare il segreto di questa illusione; analizzando il ricordo dei momenti apparentemente positivi e trasformando in concretezza la condizione dubbiosa di voler cancellare o meno momenti vissuti di dolore.


FORGET / FORGIVE .76


77. FORGET / FORGIVE


FORGET / FORGIVE .78


MARMOREA

2013 Secoli di una tradizione collettiva, e apparentemente marmo bianco ,rosso e grigio di carrara

singolare nel proprio scopo, indicano, con perspicuità e coerenza, l’unica vera intenzione di tale impegno: custodire il ricordo. Se il valore di un ricordo si rivela controverso, quello del suo contenitore resta irrefutabile. La serie Marmorea è un’indagine sui ricordi. Le opere realizzate in marmo cercano, così, di rappresentare dei ritratti partendo dal primo ricordo che si ha di una determinata persona. Quanto a fondo si può scavare? Molto spesso ne rimane solo il contenitore.

79. MARMOREA

MARMOREA, 30X40 cm2013


MARMOREA .80


MARMOREA, 2013 [DETTAGLIO] 81. MARMOREA


Il desiderio di un ricordo, o il ripudio di un altro, è sempre dettato dalle necessità dell’umore, che però percepisce le informazioni distorte a favorire la propria esigenza. L’opera, a tal proposito, tenta di svelare il segreto di questa illusione; analizzando il ricordo dei momenti apparentemente positivi e trasformando in concretezza la condizione dubbiosa di voler cancellare o meno momenti vissuti di dolore. MARMOREA .82


Proviamo a disegnare i ricordi fino al più remoto e in ordine cronologico… Fin dove riusciamo ad arrivare? Essi sono instabili e spesso camuffati ma, se riusciamo a fare differenza tra l’aver dimenticato e il non riuscire a ricordare, possiamo farci spazio fino al primo. Improbabile raggiungere il latte materno perché non si ha la capacità di fissarne il ricordo, ma ben presto un evento potrà farlo; e quando ciò accade possiamo decidere di riprenderlo o dimenticarlo girando il congegno nel verso che stringerà o scioglierà il legame che si ha con esso.

83. MOM


MOM .84

MARMOREA, 8X2 cm, [DETTAGLIO]


HUIS

2011 legno e acciaio

Il lavoro realizzato all’interno di “Username” è nato dalla collaborazione con 9 rifugiati politici provenienti dal Burkina Faso. Utilizzando aste che servono nella coltivazione dei pomodori locali si è realizzata un’installazione che ricorda la costruzione architettonica delle chiese del Burkina Faso. Strutture costruite interamente in argilla, tenute assieme da lunghi pali in legno che le attraversano orizzontalmente. La condivisione del proprio spazio in un’altra cultura offre la prodigiosa possibilità di costruire i ricordi degli altri. I suoni malinconici sussurrano da luoghi lontani e circondano il focolare, mentre le mani si aggiungono alle altre, laboriose ed accoglienti, per sorreggere con forza ciò che la complicità riesce ad innalzare.

85. HUIS


HUIS, dimensione variabile, 2013

HUIS .86


87. HUIS


HUIS .88


89. HUIS


HUIS .90


ISTRICE

2013 marmo legno e vernice

Il progetto Istrice indaga sulla creazione di un simbolo universale, che possa racchiudere in se i paradigmi di culture e religioni. Studiando a lungo suIl’ iconologia è nato un simbolo chiamato appunto Istrice, e presenta la mano di un mudra buddista colpita da frecce che richiamano il martirio di san Sebastiano. Inoltre alcune credenze narrano che la parola Allah scritta in arabo sia riportata sulla forma della mano. In più richiama anche la simbologia della mano di Fatima. L’istrice (animale) simboleggia proprio il valore della fede. Il progetto così cerca di ricreare una storia che attinga al passato e al presente costruendo feticci e divulgando la figura nei modi più disparati. Sono nati così elementi mistici, come tavole in marmo e sculture in cera che riportano inciso “itrice”, e interventi di street art.

91. ISTRICE


ISTRICE #1, 40X25 cm, 2013

ISTRICE .92


ISTRICE #4, 50X200 cm, 2013

93. ISTRICE


ISTRICE .94


ISTRICE #3, 2013

CHRYSANTHEMUM, 2013 95. ISTRICE


ISTRICE .96


CHRYSANTHEMUM, 2013 97. ISTRICE


ISTRICE .98


Marco Rossetti Capua 1987, vive e lavora tra Napoli e Firenze. Formazione 2006-2009 Diploma di primo livello in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli. 2009-2011 Diploma di secondo livello in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli.

2016 - Doppio Stallo - a cura di Raffaella Barbato, Galleria Primo Piano, Napoli. - Kalki club - spazio Current, Nesxt, Torino. - NoPlace 3 - Galleria del premio Suzzara - Suzzara. - Doni/ Authors from Campania, collezione Imago Mundi per L. Benetton, a cura di Chiara Pirozzi, MADRE, Napoli. - Smart Up Optima - a cura di Chiara Pirozzi, Napoli.

Residenze e workshop

2014 - ForgetForgive - Assab One - Milano

2018 - Falìa - Residenza Artistica, a cura di Alice Vangelisti, Lozio Valle Camonica.

2013 - Belzebù - Caravaggio Contemporanea - Caravaggio

2017 - ProgettoBorca - Residenza Artistica, Dolomiti Contemporanee, a cura di Gianluca D’Incà Levis, Borca di Cadore. 2016 - BoCS Art - Residenza Artistica Cosenza a cura di Alberto Dambruoso (de i Marted’ Critici), Comune e Provincia di Cosenza. 2013 - LAP/Public Art Award - Corso superiore di Arti Visive, Potenza. Selected exhibition Mostre personali 2017 - Slander - a cura di Antonello Scotti, BRAU Biblioteca di Ricerca di Area Umanistica, Napoli. - Giulio Napoli - a cura di Gianluca D’Incà Levis, ProgettoBorca - Borca di Cadore. 2016 - Flatland - a cura di Alberto Dambruoso, Residenza Bocs Art, Cosenza. Mostre collettive 2018 - Cassandre - a cura di Luca Palermo, Andrea Nuovo Gallery, Napoli. 2017 - Linguaggi coalescenti - a cura di Valeria D’Ambrosio, BBS, Prato. - Passaggio al bosco - Studio Mare, Gironzaliano, Aliano. - Sotto il tappeto - Fuori salone, design week, Milano, Studio Mare.

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2012 - Start rec - Museo Madre, Napoli - Aporema 2011 - Probabilmente - Nola - di Bernardo Impegno ed Elena Scotto Workshop - Doni - Brau, Napoli - Aporema onlus - Mario Rossi, Napoli - Aporema onlus - Duetto per occhio destro e occhio sinistro in ciano e magenta Castel dell’Ovo, Napoli - Museo Nitsch. Aporema onlus Premi 2016 Finalista Un’opera per il Castello 2016 Finalista Smart Up Optima 2014 Finalista Premio Celeste 2013 Vincitore LAP/Public Art Award


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rossettimarcopasquale@gmail.com

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Marco Rossetti Portfolio  
Marco Rossetti Portfolio  
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