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a Yang

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Questo libro è il racconto dell'avventura fatta nell'estate 2014. È il diario di viaggio del periplo della Corsica a bordo di un kayak. È la realizzazione di un ancestrale sogno di libertà. A raccontarlo, oltre le parole, ci sono centinaia di fotografie scattate da terra e da mare ai luoghi più belli dell'isola francese

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Copyright © Marco Garbetta 2016 Quarta edizione www KAYAKTREKKING it INDICE

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INDICE

1 AGOSTO: LO SPETTACOLO DI CALVI ............................ 133 2 AGOSTO: ATTERRAGGIO NOTTURNO ALLA SCANDOLA

INDICE .................................................................................. 6 CHI SONO ............................................................................. 7 PREPARAZIONE AL VIAGGIO: IL NUOVO KAYAK............... 11 PREPARAZIONE AL VIAGGIO: IL CORSO DI SICUREZZA .... 17 25 LUGLIO: LO SBARCO ..................................................... 24 26 LUGLIO: IL GIORNO DEL GIUDIZIO ................................ 38 27 LUGLIO: DISCESA VERSO SAN FLORENT ...................... 60 28 LUGLIO: BLOCCATO NEL DESERTO .............................. 76 29 LUGLIO: SECONDO GIORNO NEL DESERTO ................. 96 30 LUGLIO: ROBINSON CRUSOE ...................................... 105 31 LUGLIO: PASSAGGIO PER ILE ROUSSE ........................ 118

.......................................................................................... 149 3 AGOSTO: USCITA DALLA SCANDOLA ........................... 173 4 AGOSTO: CACCIA AL FALCO PESCATORE..................... 189 5 AGOSTO: LE SANGUINARIE ........................................... 204 6 AGOSTO: LA DISAVVENTURA DI CAPO SENETOSA ...... 221 7 AGOSTO: IN BALIA DELLE BOCCHE ............................... 241 8 AGOSTO: PASSAGGIO A LEVANTE................................ 260 9 AGOSTO: CAMBIO DI COSTA......................................... 278 10 AGOSTO: LA FOLLE CAVALCATA A 6 NODI ................. 289 11 AGOSTO: ARRIVO IN VOLATA...................................... 298 NUMERI DEL VIAGGIO ...................................................... 304

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CHI SONO Sono pugliese, della provincia di Bari. La mia passione per il kayak nasce nell'estate del 2011. Avevo deciso di visitare la costa del Golfo di Policastro soggiornando in un campeggio vicino a Castrocucco ma non avevo idea di come avrei potuto fare. Si poneva il problema di come visitare tutte le stupende grotte del golfo. Dopo svariate ricerche in internet, capii che il mezzo più adatto era il kayak. Tra quelli a più basso costo trovai il Bic Ouassou, un piccolo kayak sit on top in polietilene, lungo 240cm e largo quasi 80cm:

una bagnarola più che un kayak! Molto lento (avrei scoperto dopo) ma stabile e ottimo per iniziare a prendere confidenza col mezzo. Dopo una settimana arrivò il kayak nuovo di pacca. Lo personalizzai un po', per riuscire a portare un ingombrante borsone pieno di tutta l'attrezzatura per la pesca sub, e partii. In campeggio ogni mattina scendevo in acqua col kayak e ci rimanevo fino al tramonto, percorrendo al massimo una decina di km.

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Potevo ancorarlo al fondo con una piccola ancoretta e fare snorkeling nei dintorni. Oppure lo trascinavo con una corda legata in vita e lo utilizzavo come boa di segnalazione durante la pesca subacquea. Consumavo i

panini preparati al mattino nelle grotte, al riparo dal sole cocente. Avevo una libertĂ mai provata! Quell'estate riuscii a girare quasi tutto il golfo e a visitare delle grotte bellissime. Da allora io e il kayak diventammo compagni d'avventura inseparabili. A gennaio 2012 comprai un nuovo kayak sit on top, piĂš lungo e piĂš veloce, il Tribord RK5001. Mi appassionai dapprima alla pesca in kayak, poi al trekking nautico. I primi trekking furono una due-giorni alle Isole Tremiti il un giro delle isole di Ischia e Procida durato ben 4 giorni. Il 2 Agosto 2012, assieme alla mia ragazza, anche lei con un kayak simile al

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mio, partii per il giro del Salento, terminato dopo 23 giorni e 364km percorsi.

Una esperienza bellissima e rivoluzionaria, che avrebbe cambiato per sempre il mio modo di vedere le vacanze. L'anno dopo,

nell'estate del 2013, feci un lungo trekking in solitaria girando tutta la Costa Smeralda e l'Arcipelago della Maddalena in Sardegna, percorrendo 304km in 19 giorni.

Ormai ero definitivamente appassionato al

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trekking nautico in kayak.

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PREPARAZIONE AL VIAGGIO: IL NUOVO KAYAK Il trekking in Sardegna mi ha convinto definitivamente del fatto che per affrontare lunghi viaggi in mare occorra un’imbarcazione che mi permetta di navigare con mare mosso e con venti sostenuti. Le condizioni meteo appena descritte le ho incontrate molto spesso in Sardegna e mi hanno costretto a navigare in condizioni al limite delle mie capacità. Mi è capitato per esempio, di ritorno da Spargi, di avere vento di traverso ed essere costretto a pagaiare con un solo braccio per tenere la rotta, con conseguenze disastrose dal punto

di vista fisico. Nella traversata Budelli – Abbatoggia mi è capitato di avere il pozzetto continuamente allagato dalle onde di un mare mosso forza 3. Se avessi voluto navigare in condizioni meteo migliori avrei dovuto aspettare le calende greche per completare il trekking. Su queste riflessioni matura pian piano l’idea che mi occorra un mezzo diverso, più prestante. Inizio a fare un po’ di ricerche e mi imbatto in una miriade di siti che raccontano le gesta di kayaker esperti a bordo dei loro kayak da mare. È la versione più antica di kayak, quella inventata dagli Inuit 4000 anni fa in Groenlandia.

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Non ho alcuna esperienza su tale mezzo e se voglio percorrere un lungo trekking durante la prossima estate devo cominciare a provarlo sin da subito. Non ho molto tempo, dunque comincio una ricerca matta e disperata per trovare il modello che più si confà alle mie esigenze. A fine novembre 2013 ordino il Seabird SCOTT MV, Stretto meno di 60cm, lungo più di 5m, con pozzetto chiuso ermeticamente. Capace di una velocità massima di 9 nodi, ben al di sopra di quella del mio sit on top! Il prezzo non è proprio economico ma non ho alternative.

un kayak che, almeno sulla carta, sembra avere quelle caratteristiche che cerco: ampio

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volume per il carico dell’attrezzatura, stabilità in mare anche mosso e ottima velocità di crociera. Il materiale di cui è costituito è in composito (fibre di vetro e di diolene), un materiale rigido, leggero e resistente agli urti. Lo so, dovrei almeno provarlo un kayak di questo tipo prima di comprarlo, ma non ho altra scelta perchè non conosco nessuno che ce l’abbia. Prima che arrivi il kayak, acquisto tutta l’attrezzatura e l’abbigliamento occorrente alle uscite invernali. Mi sento come uno che compra una moto e tutto l’abbigliamento tecnico necessario, senza

sapere come si guida e senza mai esserci salito sopra! Sono un po’ folle. Ma questo già lo so!

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Il 13 dicembre si materializza il nuovo kayak.

Mai visto niente di più bello! Ne sono già innamorato. Quattro giorni più tardi il varo nelle acque di Trani. Con la bottiglia di vino sostituita dalla focaccia barese. www KAYAKTREKKING it PREPARAZIONE AL VIAGGIO: IL NUOVO KAYAK

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Per tutto l’inverno ogni occasione di buon tempo sarà sfruttata per fare un’uscita in kayak. Le prime impressioni sono buone. Subito un ottimo feeling con la stabilità del mezzo. Manovrabilità completamente diversa

dal sit on top ma non ci vorrà molto tempo per imparare ad inclinare lo scafo per girare. La direzionalità, grazie alla deriva retrattile posteriore, è modificabile tramite un comando sulla fiancata destra che ne regola il grado di uscita. Fantastico!!! Qualche mese dopo, come ultimo acquisto, compro la Galasport Elite Carbon, una pagaia leggera, 700gr circa, interamente in fibra di carbonio, con lunghezza e sfasamento delle pale regolabili. La forma delle pale è allungata, simile a quella della vecchia pagaia usata in Salento e Sardegna, a metà strada tra una pagaia groenlandese ed una europea

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olimpica. Il feeling in acqua è ottimo. Mi ci trovo subito bene, soprattutto sulle lunghe distanze. Ora ho tutta l’attrezzatura per il lungo trekking che mi attende. Finalmente!

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PREPARAZIONE AL VIAGGIO: IL CORSO DI SICUREZZA L’idea primordiale e timida di fare il giro della Corsica può prendere forma. Altri kayakers prima di me l’hanno circumnavigata, anche in solitario. Non sarei né il primo né l’ultimo. Probabilmente sarei l’unico a circumnavigarla in solitaria dopo soli 7 mesi dalla prima esperienza con un kayak da mare. Sono un po’ folle. Ma questo già lo so! Prima però voglio imparare le manovre di sicurezza per uscire e rientrare dal kayak in caso di capovolgimento. Si tratta di manovre

assolutamente indispensabili se si vuol navigare in sicurezza da solo e per lunghe tratte. Contatto l’istruttore Federico Fiorini e insieme decidiamo di fare il corso poco prima della partenza, in modo da sfruttare il viaggio fino al Circeo per arrivare poi a Livorno e prendere il traghetto per Bastia. Parto il pomeriggio del 22 Luglio, portando in auto il kayak e tutta l’attrezzatura per il giro della Corsica.

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cornice del lago di Sabaudia e del Circeo.

In serata arrivo sul Circeo e nei seguenti due giorni completerò il corso nella splendida www KAYAKTREKKING it PREPARAZIONE AL VIAGGIO: IL CORSO DI SICUREZZA

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Oltre alle uscite bagnate e agli autosalvataggi, ci sarà spazio anche per provare le prime surfate ed i primi atterraggi con onda sul litorale di Sabaudia.

della Scuola di Vela e Navigazione di Sabaudia (www.scuolavela.it) che ringrazio per la cortese ospitalità.

Dormo, grazie all’interessamento di Federico, in uno dei tendoni predisposti nella sede

Prima della partenza per Livorno Federico prova a sconvolgermi le idee sulla distribu-

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zione dell’attrezzatura e dei pesi nei gavoni. Ci riuscirà alla grande! Anche grazie alla mia totale mancanza di esperienza di carico del nuovo kayak. Rimango interdetto a lungo ma cerco di ricordare il più possibile della sistemazione che mi propone. Dopo la foto ricordo obbligatoria,

carico il kayak sull’auto e mi congedo. Domattina alle 6 inizia l’imbarco sul traghetto e www KAYAKTREKKING it PREPARAZIONE AL VIAGGIO: IL CORSO DI SICUREZZA

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la cosa che mi preoccupa di più è trovare un parcheggio gratuito vicino al porto dove posteggiare l’auto fino al mio ritorno. Mi devo muovere. Durante il viaggio mi sento telefonicamente con Giacomo Della Gatta, un esperto kayaker che ho conosciuto su internet tramite il suo sito www.kayakexplorer.com e che nel 2006 compì la circumnavigazione della Corsica in solitaria. Mi darà preziose informazioni su quello che mi aspetta e per questo lo ringrazio tantissimo. Finalmente sono pronto. Che l’avventura abbia inizio!

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25 LUGLIO: LO SBARCO

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17.8 KM 24


giorno della partenza. Sono in un parcheggio a strisce bianche a qualche centinaia di metri dall’ingresso turistico del porto di Livorno.

Sono le 5 quando mi sveglio di soprassalto. Sono in auto, coperto dal sacco a pelo, sdraiato alla men peggio su entrambi i sedili anteriori. Ho dormito poco e male, tanto quanto basta però ad affrontare l’atteso

Tra un’ora inizia l’imbarco e devo preparare il kayak senza scordare ASSOLUTAMENTE

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NULLA! Il rincoglionimento mattutino mi farà dimenticare di mettere il carrello sotto il kayak prima di caricarlo. Mi ritrovo con una quintalata di kayak da sollevare. Ci riesco non si sa come. Mi ricordo di alcuni consigli di Federico e riesco a fare a meno delle ingombranti sacche stagne da 20l e a fare entrare tutto nei gavoni. Chiudo l’auto dopo l’ultima controllata. Mi avvio carico a ciuccio verso il gate. Rivedo le solite facce allibite dei controllori all’ingresso, come a Civitavecchia. L’imbarco scivola liscio come l’olio. Il kayak viene sistemato proprio a ridosso del grosso portellone.

Si salpa. La terra ferma scompare piano piano all’orizzonte.

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monti, nuvole e cielo.

Il viaggio dura su per giù 4 ore. Poco prima dell’arrivo salgo sul ponte della nave e guardo dal vivo, per la prima volta, l’isola che dovrò girare per intero: la Corsica. La stratigrafia in foto è tipica dell’isola francese: mare, www KAYAKTREKKING it 25 LUGLIO: LO SBARCO

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La nave entra in porto

percorro qualche centinaio di metri, fino al porticciolo turistico di Toga, incuriosito da tutto quello che ho attorno. Quando arrivo, trovo subito lo scivolo

ed io mi affretto a raggiungere il garage più basso non appena vengono sbloccati gli accessi. Sono un po’ emozionato. Col kayak a traino metto il primo piede sulla terra corsa e

e posso così iniziare le operazioni preliminari

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alla discesa in acqua. Vedendo proprio lì vicino un noleggio nautico, decido di chiedere il favore di tenermi l’ingombrante carrello per i giorni seguenti, fino al mio ritorno. La signorina al front-end è molto cortese e acconsente senza esitazioni. Mi avviserà di non passare a riprenderlo di sabato pomeriggio o di domenica perché il noleggio è chiuso. Non so di preciso in che giorno completerò il tour ma non ho altra scelta; devo lasciarlo comunque. Alle 14 la preparazione del kayak è completata.

Dopo essere uscito dal porto,

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dietro obbligandomi però ad una maggiore attenzione nella pagaiata. All’altezza di Grigione, vengo accolto da un bellissimo sorriso in SUP (Stand Up Paddle) che non posso fare a meno di fotografare!

prendo il largo nel mar di Corsica. Il cielo è coperto ed il verde dello scisto incute quasi paura per quanto è intenso e profondo. Sono accompagnato da un comodissimo scirocco al giardinetto che mi spinge da www KAYAKTREKKING it 25 LUGLIO: LO SBARCO

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Proseguo baldanzoso e faccio la prima sosta, per sistemare meglio qualcosa nei gavoni, a Miomo.

dove tocco con mano i prezzi della Corsica: acqua e birra da 25cc 9â‚Ź (diconsi nove euro!!!). La seconda invece la effettuo a Lavasina, www KAYAKTREKKING it 25 LUGLIO: LO SBARCO

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Percorro ancora un miglio e sono nel porticciolo di Erbalunga,

Per un attimo la mano si ritrae ma poi sorrido falsamente e pago. Capisco in quell’esatto momento che non potrò, come in Salento e Sardegna, bere una birra fredda ad ogni fermata. Pazienza.

dove mi colpiscono le abitazioni costruite praticamente sul mare.

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La costa diventa man mano più selvaggia.

Mi sto avvicinando, miglio dopo miglio, all’estremità nord di Capo Corso, famoso proprio per la sua costa frastagliata e a picco sul mare.

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Sono consapevole del fatto di aver dormito pochissimo e di essere stressato dal lungo viaggio; non voglio strafare e decido di fermarmi per la notte, dopo soli 18km navigati, a Marina di Pietracorbara. Ci arriverò intorno alle 18:30. È l’ora di cena ed è anche l’ora di sperimentare la nuova ricetta del trekking: polenta e ragù pronto! Tiro fuori stuoia, fornello, gavetta e chi più ne ha più ne metta, fino a che la padella non partorisce la creatura. Nasce così una polenta prelibatissima (forse per via della fame) che divorerò senza fretta sulla spiaggia. Stanchissimo per la giornata inten-

sa appena trascorsa e appesantito dal lauto pasto, non mi rimane che montare la tenda e sdraiarmici dentro. Il resto verrà da sé. Facile a dirsi ma difficilissimo a farsi quando la tenda è nuova ed è la prima volta che la monti. Dopo una mezz’oretta passata a infilare i picchetti più in fondo pos-

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sibile, capisco che i micro picchetti in super lega di alluminio della mia nuova tenda non servono a un cavolo sulla sabbia morbida. Ma tant’è. Li devo usare per forza. Non ho alternative. O meglio: troverò un’alternativa ma non adesso; sono troppo stanco. Il risultato alla fine non è malaccio.

Va a farsi benedire anche quella mezza intenzione di registrare con l’iphone il diario della giornata. Lo farò domani. Chiudo gli occhi e, con grande emozione, ripenso ai momenti più belli della giornata e mi adwww KAYAKTREKKING it 25 LUGLIO: LO SBARCO

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dormento per la prima volta sul suolo corso.

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26 LUGLIO: IL GIORNO DEL GIUDIZIO

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36.6 KM 38


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Alle 6 in punto parte Sul bel Danubio blu di Strauss. Tutto l’inverno a pensare alla sveglia più adatta per il trekking e adesso sta suonando davvero. Le astronavi di 2001: Odissea nello Spazio danzano nella mia testa. È chiaro: sto ancora dormendo! Passano 10 minuti fino a quando mi sveglio fisicamente. Esco dalla tenda e mi preparo alla prima colazione, intesa proprio come prima colazione del trekking. Inizio a ragionare dopo aver fatto il primo sorso alla tazza di caffè. Preparo il latte in polvere nel pentolino. Cacao, cascata di cereali e frutta secca; non dimentico nulla, nemmeno le proteine in polvere. Una lavata

ai denti e rimetto tutto nel kayak. Il tuffo rigenerante prima di tirare il kayak in acqua e si parte. Purtroppo la giornata è uggiosa.

Lo scirocco però è piacevole. Inizio subito a www KAYAKTREKKING it 26 LUGLIO: IL GIORNO DEL GIUDIZIO

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giocare con le onde. Alla mia sinistra le rocce di scisto sono davvero bellissime.

sventola la bandiera corsa.

Arrivo, giocando giocando, a Porticciolo, un paesino sormontato da una torre di avvistamento genovese mezza diroccata, dove www KAYAKTREKKING it 26 LUGLIO: IL GIORNO DEL GIUDIZIO

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È di un bianco e nero che, da lontano, ricorda un po’ la bandiera dei pirati. Più avanti capisco che le costruzioni sul mare che ho incontrato ieri non sono affatto un’eccezione in Corsica...

Con questa casa si saranno spinti un po’ oltre! Di tanto in tanto il sole fa capolino tra le nuvole.

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Faccio un giretto nel porticciolo di Santa Severa.

Mi incuriosisce un baretto all’aperto con “copertura in fico”.

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Bello! Proseguendo, intravedo a riva una moto d’acqua semi-distrutta che galleggia tra le alghe.

Mah...

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Alle 10:30 supero il braccio del porto di Macinaggio e fermo il kayak sullo spiaggione vicino. Mi raggiungono dei signori con cui mi intrattengo per un po’ rispondendo a tutte le loro domande sul kayak. Gli chiedo se in paese c’è un supermercato (supermarché dicono loro) vicino e mi indicano la strada per arrivarci. Lungo la strada sento un odore paradisiaco di pane appena sfornato. Dopo un minuto di orologio esco dal panificio con due baguette lunghissime. Nel supermarché faccio incetta di formaggi e salumi per comporre quel panino che il mio cervello sta immaginando, in preda a convulsioni da fame, dal

momento in cui ho messo le baguette sotto il braccio. Quando ritorno in spiaggia può iniziare il banchetto.

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A pancia piena proprio non mi va di pagaiare e ripartirò solo un paio d’ore più tardi. Nel frattempo il vento è girato e il cielo minaccia addirittura pioggia.

Ho sbagliato ad interrompere la navigazione con vento favorevole per così tanto tempo e vengo ulteriormente punito con un cambio di vento sfavorevole e con un peggioramento delle condizioni meteo. Imparo la lezione

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ma intanto mi tocca pagaiare e anche in fretta se voglio girare Capo Corso. Non tolgo gli occhi dal cielo per parecchio tempo, fino a quando, fortunatamente, i nembostrati non si allontanano. Poco più in là scorgo l’isola di Finocchiarola

e decido di fare un giretto da quelle parti. Finocchiarola, insieme alle altre due isolette vicine, fa parte di una riserva naturale protetta. Se mi giro a destra vedo nuvolacce cariche di pioggia, se mi giro a sinistra vedo il www KAYAKTREKKING it 26 LUGLIO: IL GIORNO DEL GIUDIZIO

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cielo sgombro.

no.

Significa che la perturbazione, spinta dal maestrale, si sta allontanando. Il serenovariabile mi accompagnerĂ fino a Torre S. Maria, dove mi fermo per ammirarla da viciwww KAYAKTREKKING it 26 LUGLIO: IL GIORNO DEL GIUDIZIO

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Ho anche il tempo per un autoscatto.

Riparto e navigo in un mare turchese che delizia la mia vista.

Atterro, poco piĂš avanti, su Cala Francese. Quando cerco di ripartire dalla battigia sento uno strano rumore proveniente dalla parte www KAYAKTREKKING it 26 LUGLIO: IL GIORNO DEL GIUDIZIO

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posteriore del kayak. Alle prime pagaiate mi accorgo che qualcosa non va: il kayak è troppo manovrabile per avere lo skeg (“deriva” in italiano) fuoriuscito. Riatterro sulla spiaggia e guardando a poppa non vedo più lo skeg. Deve essersi staccato durante la ripartenza, forse perché insabbiato. Inizio a ravanare nella sabbia finchè non lo trovo, con il cavo d’acciaio troncato di netto. Quello che temevo è successo davvero. Sapevo di avere lo skeg bloccato e col cavo semitranciato ma se volevo fare questo trekking dovevo tenermelo così, non avendo tempo per farmene spedire uno nuovo e sostituirlo. Una pazzia

lo so, ma non avevo scelta. Ora non so proprio come proseguire. Senza skeg è impossibile navigare nel mare ventoso di Corsica. Il kayak non avrebbe la necessaria direzionalità in caso di vento forte al traverso. Una signora e il marito poi, vedendomi armeggiare per tanto tempo vicino al kayak, si avvicinano per chiedermi cosa sia successo. Sono francesi e devo parlare per forza in inglese. Mi danno una mano a sollevare il kayak per guardare meglio l’alloggiamento dello skeg. Alla fine trovo l’unica soluzione provvisoria attuabile. Bloccare lo skeg in una posizione intermedia con un pezzetto di legno ad inca-

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stro. Roba alla Mc Gyver! Il problema è che ad ogni atterraggio o ripartenza lo skeg ritornerà dentro e dovrò chiedere a qualcuno il piacere di tirarlo fuori con l’accortezza di non far venir via il pezzetto di legno. Una cosa dell’altro mondo! Mi obbliga persino a non atterrare in spiagge deserte. Sono disperato. Forse sarebbe meglio lasciar perdere e tornare a casa. Ad un certo punto viene fuori il mio solito ottimismo. Penso che se mi applicherò, riuscirò a trovare un’altra soluzione più pratica per concludere il giro dell’isola. Come non lo so, ma ci riuscirò! Con lo skeg bloccato dal pezzetto di legno,

entro nel kayak ad una distanza da riva tale da non far toccare lo skeg sul fondo sabbioso. Ricorro ad un poderoso appoggio sulla pagaia, adagiata sul fondo, per mantenere l’equilibrio e mi infilo dentro. La manovra riesce perché non c’è molta onda. Ma in caso di frangenti risulterebbe impossibile da eseguirsi. Decido di non pensarci per non demoralizzarmi ulteriormente. Percorro 2 km e mezzo. Arrivo nei pressi di Torre dell’Agnello. Mentre giro attorno ad un gruppo di scogli affioranti, tiro fuori la fotocamera dalla custodia per fare una foto. La pagaia viene colpita da un’onda e colpisce a

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sua volta la mia mano facendo cadere la fotocamera in acqua. La vedo scomparire nel blu. Tutte le foto fatte sino a quel momento scomparse assieme alla fotocamera. Voglio sprofondare anche io. Non c’è più nulla da fare: si ritorna a casa (vorrei dire). Invece registro la mia posizione sul gps. Vedo più avanti due gommoni affiancati, ancorati sul basso fondale. Li raggiungo e chiedo alle persone a bordo se possano aiutarmi a recuperare la fotocamera. Sono italiani e dei due uomini a bordo, uno fa finta di nulla e l’altro mi dice di avere problemi nella compensazione. Mi indicano però una spiaggetta mi-

nuscola più avanti dove fermarmi. Con la forza che solo la disperazione può dare, raggiungo una spiaggetta e fermo il kayak. Prendo la maschera e mi avvio a nuoto verso il gruppo di scogli ad una estremità della baietta. Saranno su per giù 400 metri. Porto con me il gps. Nuoto, nuoto, nuoto. Nuoto in un mare infestato da piccole meduse marroni dall’aspetto per nulla rassicurante. A circa metà strada, ce ne sono così tante che devo percorrere ampi tratti sott’acqua per evitarle. Arrivo esausto nei pressi del gruppo di scogli. Guardo il gps e vedo che sullo schermo ci sono scritte incomprensibili. Controllo

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lo sportellino della porta usb e lo vedo aperto. È entrata acqua. Fuori-uso anche il gps. A questo punto non so chi mi da la forza di mettermi a cercare la fotocamera. Mi immergo più volte fino a quando non la vedo, a quattro metri di profondità, adagiata su uno scoglio. In un attimo sono sul fondo e la afferro. Quando riemergo, mi sento chiamare da due persone su uno dei due gommoni incontrati prima. Mi fanno cenno di avvicinarmi per un passaggio fino al kayak. Farò così. Li ringrazio e, arrivato vicino a riva, li saluto e scendo. Scuoto il gps facendo uscire l’acqua dallo sportellino. Provo a riaccenderlo e, con

mia grossa sorpresa, scopro che funziona ancora!!! Un po' di fortuna! Riprovo la stessa manovra di ingresso nel kayak in acqua alta, riuscendoci. Mi lascio alle spalle quel posto terribile con un nodo alla gola. Vedo nero il passato ma ancora più nero il futuro. Non mi rimane che il presente, in cui mi immergo pagaiando. Pagaierò incessantemente e l’unica cosa che mi darà conforto sarà pensare a come aggiustare lo skeg. Mi viene in mente un’idea ma nel frattempo sono arrivato nei pressi di Barcaggio e devo decidere se fermarmi o no. Sono le 18. Fermo il kayak sullo scivolo del piccolo porto

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ed entro in un bar poco distante per esorcizzare questa giornata maledetta non con una ma con due birre ghiacciate!

Fan..lo la sfiga! Di fronte a me l’Isola della Giraglia. A questo

punto decido di girarmela tutta

e di fermarmi poi sulla spiaggia vicina. Mangio la baguette comprata a Macinaggio con i salumi rimasti e cerco conforto nel bel tramonto. Non voglio pensare a nulla e vado a letto prestissimo. Domani il sole sorgerĂ anche per me.

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27 LUGLIO: DISCESA VERSO SAN FLORENT

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42 KM 60


La sveglia delle 6 mi ricorda che è un nuovo giorno. Quando esco dalla tenda il sole ancora non c’è.

Fa molto freddo e ho bisogno di indossare due felpe per difendermi dall’aria pungente

del mattino. Le temperature non sono quelle della Puglia. Mi trovo a circa 200 km più a nord. Tornerò alle latitudini della mia terra quando arriverò nei pressi di Bonifacio, all’estremo sud dell’isola. Faccio colazione ma il pensiero è altrove. Penso e ripenso a come riparare quel dannato skeg. Me la prendo abbastanza comoda per non rischiare di dimenticare quelle piccole cose che mi sono promesso di fare. Nel frattempo arrivano in spiaggia le due coppie di ragazzi che ho incontrato la sera prima. Hanno dormito in due tende imboscate nella macchia dietro la spiaggia. Me ne accorgo solo ora. Sono con-

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tento; un po’ di compagnia non mi dispiace affatto. Prima di ripartire svuoto il pozzetto dall'acqua imbarcata durante l'atterraggio della sera prima. Mi accorgo solo in questo momento che la pompa non funziona. La guarnizione in gomma si è distaccata dallo stantuffo! L'interno della pompa non è accessibile e sono costretto a smettere ogni tentativo di ripararla. Le imprecazioni volano e si perdono nella brezza mattutina. Nella malaugurata ipotesi di un ribaltamento del kayak sarò costretto ad atterrare per svuotare manualmente il pozzetto. Ci mancava solo questo!

Quando riparto il sole è già alto sull’orizzonte. Il mare è mosso e ho bisogno dello skeg per tenere la rotta con lo scirocco al mascone. Ma come farlo uscire? Le onde mi impediscono di salire sul kayak dove l’acqua è profonda abbastanza da non far toccare lo skeg sul fondo. Chiedo allora aiuto ad uno dei due ragazzi. Mi tocca spiegargli in inglese come tirarlo fuori e bloccarlo col pezzo di legno nella posizione ottimale. Un casino! Alla fine ci riesce e per questo lo ringrazio tantissimo. Quando lascio la spiaggia è tardissimo e mi tocca pagaiare energicamente per recupera-

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re un po’ di tempo.

Il mare si gonfia e non mi dà tregua fino all’arrivo, intorno alle 11, al porto di Centuri, dove mi fermo per riposarmi e mangiare qualcosa.

Parcheggio il kayak in posizione tale da non far toccare lo skeg sul fondo e lo fisso con delle cime alla banchina. Mi viene la febbre a pensare di doverlo fare ad ogni sosta. Fino a che non lo riparo però, non c’è alternativa.

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Dopo un’oretta riparto, fiancheggiando il vicino isolotto

e dirigendomi a sud. Il mare è sempre più incazzato!

Quando il sole fa capolino tra i bianchi nuvoloni che coprono la terra ferma, i riflessi sullo scisto bagnato sono accecanti.

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Fotografo tratti di costa bellissimi prima di arrivare all’Anse d’Aliso.

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Proseguo lungo la costa

fino ad arrivare alla Marine de Scalo,

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dove mi lego ad una boa per leggere le previsioni meteo con lo smartphone, approfittando della copertura 3G nel centro abitato.

Doppio Punta Minervio

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e mi godo un panorama fantastico dove la costa altissima e rocciosa sovrasta un mare blu cobalto.

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Arrivato a Marina di Giottani, entro nel porticciolo turistico

e fermo il kayak sulla rampa di sbarco dei gommoni.

Sono le 16 e ho una fame da lupi. Ordino un panino al bar vicino e completo il pasto con cereali e frutta secca che stuzzico mentre consulto la mappa geografica del tratto che mi rimane da percorrere.

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Riprendo il mare un’ora più tardi, doppiando prima Punta di Canelle, il punto più a ovest di Capo Corso,

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e costeggiando poi gli enormi spiaggioni di sabbia scura di Albo

e Nonza.

Incastonati nella roccia e illuminati dalla calda luce del sole al tramonto, dei caseggiati abbandonati svettano sulla costa frastagliata. www KAYAKTREKKING it 27 LUGLIO: DISCESA VERSO SAN FLORENT

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Poche miglia mi separano da Marine de Farinole, dove si trova la spiaggia che ho prescelto per la sosta notturna. Quando la scorgo all’orizzonte,

ho percorso più di 40 km e nonostante ciò, quasi mi dispiace di interrompere la navigazione lungo questa costa meravigliosa. La spiaggia è lunga e larga.

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di immagini e ricordi indelebili. Durante le lunghe pagaiate ho pensato e ripensato al sistema da adottare per estrarre lo skeg durante la navigazione. Sono ottimista. Riuscirò a risolvere il problema! Il giorno del giudizio è solo un brutto ricordo. Posso addormentarmi col sorriso.

Mentre mi preparo una deliziosa polenta con funghi porcini, il ristorante vicino inizia a riempirsi di gente. Gli schiamazzi dei turisti mi accompagneranno fino a sera inoltrata. Ăˆ stata una giornata dura ma bellissima, carica www KAYAKTREKKING it 27 LUGLIO: DISCESA VERSO SAN FLORENT

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28 LUGLIO: BLOCCATO NEL DESERTO

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23.5 KM 76


Un tranquillo risveglio mi permette di sbrigare le faccende mattutine con calma. Dopo aver preparato il kayak per la discesa in acqua, sono così rilassato e ottimista che decido di cimentarmi nella grande impresa a cui penso da giorni: la riparazione dello skeg. Dato che non ci sono persone in spiaggia e l’onda frangente sul litorale mi impedisce di farlo fuoriuscire da solo, mi sembra la cosa più sensata da fare. Con la punta affilata di un attrezzo multi utensile che porto con me nel kayak, pratico un forellino nella parte centrale dello skeg e ci faccio passare un filo di nylon per la pesca. Il filo abbraccia la coda

del kayak ed è collegato tramite una girella ad un cordino che arriva fino al pozzetto.

Con questo sistema dovrei riuscire in teoria, tirando il cordino, a provocare la fuoriuscita dello skeg. Emozionato e preoccupato allo

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stesso tempo per la buona riuscita dell’operazione mi accingo a fare la prima prova. Con mia grande sorpresa il sistema funziona davvero! Lo provo altre volte per sicurezza ma il risultato è sempre lo stesso: funziona! Contento come un bambino metto il kayak in acqua e parto alla volta di San Florent.

Percorro il bellissimo tratto di costa fino a San Florent, dove la scogliera di scisto a picco sul mare degrada piano piano lasciando il posto a rocce calcaree di diverso colore. www KAYAKTREKKING it 28 LUGLIO: BLOCCATO NEL DESERTO

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la costa.

Qualche bunker, residuo bellico della seconda guerra mondiale, è ancora visibile lungo

Capisco di essere vicino a San Florent quando vedo i primi villaggi turistici lungo la costa.

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Subito prima del porto, vengo colpito dalle caratteristiche costruzioni sul mare della cittadina corsa.

Per fare un tuffo in acqua è sufficiente buttarsi dalla finestra! Sono quasi le 10 quando arrivo al porto di San Florent.

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La città mi appare in tutta la sua sfolgorante bellezza.

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Dopo un rapido giro all’interno del porto, decido di volgere la prua verso la baia attigua. So di avere la famosissima Plage de Loto a portata di pagaia e non vedo l’ora di raggiungerla. Mi fermo sul lato ovest della baia, dove si trova il camping Acqua Dolce.

Tiro fuori il pannello solare per ricaricare le batterie e mi avventuro nell’interno per cercare un punto di ristoro. Nel bar del campeggio compro un panino e faccio rifornimento d’acqua. Al ritorno in spiaggia non www KAYAKTREKKING it 28 LUGLIO: BLOCCATO NEL DESERTO

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credo ai miei occhi: il mare si è agitato all’inverosimile per un vento improvviso e violento. Con la stessa velocità con cui è apparso scompare però, permettendomi di ripartire dopo poco. Costeggio la baia e raggiungo il faro di Fornali.

Il mare è limpido e, dove il fondale è sabbioso, assume quel caratteristico colore turchese.

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La fine della baia è segnata dalla presenza di una bellissima e scenografica torre genovese mezza diroccata.

La supero e percorro tratti di costa meravigliosi. Il mare assume tutte le tonalità cromatiche, dal verde all’azzurro.

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montuose a picco sul mare.

Quando mi giro rivedo Capo Corso, il dito della Corsica, che ho appena lasciato. Lo guardo con un pizzico di nostalgia; si erge in tutta la sua maestosa bellezza, incorniciato dal profilo alto e imponente delle catene www KAYAKTREKKING it 28 LUGLIO: BLOCCATO NEL DESERTO

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Un rapido confronto della mia posizione sulla mappa del GPS e sulla cartina geografica mi dà vicinissimo alla spiaggia che fremo di conoscere da prima che partissi per questo folle tour: la Plage de Loto. Ed eccola avvicinarsi alla mia prua, con la sua candida e finissima sabbia. Il fondale basso mi accompagna dolcemente fino all’approdo. Il sole va e viene. Tra i bagnanti che mi guardano incuriositi, cerco la prospettiva migliore, aspetto il momento più propizio e la luce più intensa, per scattare la foto che immortalerà per sempre, nei miei ricordi, la bellezza di questo angolo di paradiso. Eccola! www KAYAKTREKKING it 28 LUGLIO: BLOCCATO NEL DESERTO

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Devo ripartire, il tempo sta cambiando. Ho paura che ricomincino le raffiche che hanno spazzato la baia di San Florent durante il mio passaggio. Il vento da ovest è sempre più teso e cerco riparo sotto la costa alla mia sini-

stra. L’obiettivo è quello di girare Punta di Curza prima possibile. Non riesco a vedere le condizioni del mare oltre la punta. Devo arrivarci per rendermi conto che il vento mi impedisce addirittura di girare la prua del ka-

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yak. Non posso avanzare, è troppo pericoloso. Ritorno indietro e ripiego sulla più vicina spiaggia che trovo: un lembo di sabbia grossa e bianca su cui atterro percorrendo un improbabile corridoio tra le punte aguzze degli scogli affioranti.

Controllo la mappa satellitare sullo smartphone e scopro di essere nel Deserto delle Agriate. Una distesa di arbusti bassi e fitti che si estendono a perdita d’occhio. Lascio il kayak riponendo tutta l’attrezzatura all’interno e chiudendolo poi col copripozzetto. L’intenzione è quella di allontanarmi un po’ per capire in che cavolo di posto mi trovi. Percorro un sentiero in terra battuta. Il lontano ronzio di un gruppo elettrogeno mi anticipa la presenza di un chiosco improvvisato nella macchia.

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È l’occasione buona per farsi un panino, mi dico. Un panino nel deserto! E quando mi ricapita!? Me lo porta a passo svelto una ragazza. È scalza, ha i piedi neri della terra che calpesta ed un sorriso candido. Il tavolo dove siedo ha l’affaccio diretto sulla spiaggetta col kayak e la veduta panoramica su Capo Corso. Rimango a guardare il www KAYAKTREKKING it 28 LUGLIO: BLOCCATO NEL DESERTO

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mare increspato con la speranza che il ponente cessi quanto prima. Le raffiche sono violente. Le fronde degli alberi si piegano sotto la spinta del vento. Rimarrò bloccato per tutto il pomeriggio. Alla fine desisto dall’idea di ripartire e mi preparo a passare la notte sul fazzoletto di spiaggia dove sono atterrato.

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Con i picchetti lillipuziani che ho sarà davvero difficile montare la tenda col vento. Devo trovare una soluzione. Mi viene l’idea di utilizzare delle canne di bambù come picchetti e di assicurarle sul fondo con delle grosse pietre. Il sistema funziona e riesco ad ancorare perfettamente la tenda a terra. Il mare è a pochi passi e mi incute timore. Potrebbe raggiungere la tenda in caso di mareggiata. Ma la spiaggia è così piccola che non mi permette di allontanarmi di più. La notte si avvicina e non si preannuncia affatto tranquilla.

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29 LUGLIO: SECONDO GIORNO NEL DESERTO

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4.1 KM

29 LUGLIO: SECONDO GIORNO NEL DESERTO

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Il rumore della pioggia sulla tenda mi sveglia più volte durante la notte. Esco per controllare se sono ancora a distanza di sicurezza dal mare. Mi riaddormento ma il sonno non è mai tranquillo. Al mattino ancora piove. Rimango in tenda fino a quando spiove. Fa un freddo boia e tira vento. Devo coprirmi con tutto quello che ho. Intorno a me il silenzio più totale. Il chiosco è ancora chiuso. Non c’è nemmeno l’ombra di un essere umano. Inizio il rito della colazione che a sto punto, è l’unica nota positiva della giornata appena iniziata. Ormai sveglio, realizzo che l’unica cosa da fare assolutamente è spostarmi su

una spiaggia più grande. Sulla mappa satellitare scorgo, a poche miglia, dietro la Punta di Curza, una spiaggia che fa al caso mio: la Plage de Saleccia. Nell’interno vi è un campeggio ma non so di preciso dove sia ubicato. Date le condizioni meteo non ho fretta. Il mare è al limite della navigabilità. Se riesco ad arrivare sarò davvero bravo, mi dico. Alle 10 sono in acqua. Ripercorro per la terza volta lo stesso tratto di mare sperando che questa sia la volta buona. Quando arrivo in punta vengo investito dalle stesse violente raffiche di ieri. Ricorro a continui appoggi con la pagaia per alzare e girare la prua del kayak. È

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un’impresa titanica. Alla fine ci riesco e mi ritrovo il vento in faccia. In pochi secondi sono completamente bagnato. Mi curvo in avanti per offrire meno resistenza al vento. Più volte rischio di farmi strappare la pagaia dalle mani. La vedo nera ed inizio ad aver paura. Davanti a me c’è un gruppo di scogli. Scelgo la strada più breve passando nel giardino di roccia a sinistra ma dopo pochi metri capisco subito che non c’è abbastanza fondo e rischio seriamente di incagliarmi. Sono costretto a fare una manovra di emergenza per ritornare indietro e girare gli scogli dall’altro lato. Proseguo e finalmente alla mia sinistra

appare la lunghissima Plage de Saleccia. I frangenti sulla costa mi incutono timore e così scelgo di proseguire, quasi in attesa del coraggio di atterrare. Arrivo alla punta più lontana della spiaggia. Non posso più aspettare. Prendo coraggio e mi lancio in un mezzo surf che mi sbatte con violenza sulla riva. Esco rapidamente dal kayak e lo tiro in secco con tutte le forze. Ce l’ho fatta! Passo la mattinata in spiaggia. Attorno a me pochissimi bagnanti, intirizziti dal freddo. Il cielo si fa grigio plumbeo e alla fine viene anche a piovere.

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Nel primo pomeriggio mi cucino qualcosa al riparo nella macchia.

Lascio il kayak in custodia ad una famiglia italiana che ho conosciuto in spiaggia e mi dirigo verso il camping U Paradisu. Passo per un acquitrino maleodorante, percorro un sentiero sterrato, supero una radura con dei

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camper parcheggiati e arrivo all’ingresso del campeggio. Faccio finta di essere un campeggiatore e mi dirigo verso i bagni.

Riempio la borsa d’acqua e mi faccio la barba.

Poi vado al bar e mi gusto una birra media alla spina. Metto a ricaricare le batterie stilo del GPS e ritorno in spiaggia. Alle 17:30 apre

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il market e puntuale ritornerò nel camping per acquistare frutta fresca, che non mangio da quando sono partito, e delle ricariche per il fornelletto a gas. Si alternano schiarite e rovesci. Alla fine un maestoso arcobaleno riempie la mia vista.

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È l’ora del tramonto. Non avendo nulla da fare, mi dedico alla fotografia. Cerco qualche bello scorcio da immortalare.

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La spiaggia si svuota. Rimaniamo solo io e qualche gabbiano. Monto la tenda in un buco riparato sotto degli arbusti.

distendo sul materassino per nulla stanco ma con una voglia incredibile di rialzarmi e ripartire di buon mattino. La media di km percorsi è davvero bassa. Di questo passo finirò il giro dell’isola in tempi biblici. Devo fare i conti col meteo però, che anche per domani non porta niente di buono. Vedremo.

Vengo assalito da nuvoli di zanzare che cercano di pungermi in ogni dove. Resisto. Mi www KAYAKTREKKING it 29 LUGLIO: SECONDO GIORNO NEL DESERTO

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30 LUGLIO: ROBINSON CRUSOE

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4.8 KM

30 LUGLIO: ROBINSON CRUSOE

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Mi sveglio intirizzito dal freddo. Durante la notte la temperatura è scesa vertiginosamente e ho battuto i denti dal freddo. Mi sono rannicchiato in posizione fetale per non disperdere calore ma è servito a poco. Il sacco a pelo estivo, l’unico che ho portato, è assolutamente inadeguato a temperature così basse. Se capiterà ancora una notte così gelida dovrò fare in modo di avere il telo asciutto in tenda a portata di mano per usarlo come coperta. È l’unica soluzione praticabile. Fuori albeggia. Il cielo è grigio ed il mare ancora incazzato. Decido di recuperare il sonno, perso per il freddo, continuando a dormi-

re ancora un po’. Quando mi sveglio pioviggina. Gli arbusti sopra la tenda sono un buon riparo. Mentre faccio colazione vengo avvolto da un nuvolo di zanzare e sono costretto a cospargermi gambe e viso col repellente. Riusciranno comunque a pungermi. In spiaggia ci sono solo io. Dopo aver finito la colazione chiudo la tenda e mi incammino verso il campeggio. Vado in bagno per recuperare un aspetto più umano e poi al bar per riprendere la batteria che ho lasciato a caricare tutta la notte. Quando ritorno in spiaggia ho già le idee chiare; nonostante le condizioni meteo proi-

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bitive, voglio lasciare Plage de Saleccia e raggiungere Plage de Trave, distante solo pochi km. La vicinanza del campeggio è una comodità non da poco ma non mi va di passare un'altra notte nello stesso posto. Alle 11:15 salpo. Man mano che avanzo la costa si fa più bassa e mi espone al forte vento proveniente dal quadrante nord-occidentale. Avanzo a fatica tra onde altissime e un vento teso e costante che non mi dà tregua. Quando intravedo Plage de Trave mi preparo allo sbarco, cercando il tempo giusto per atterrare senza essere travolto dai frangenti.

La prua tocca terra alle 12:15. Mi guardo attorno: ci sono solo io. La spiaggia è desolata e stupenda. Ricoperta di sabbia fine e bianca.

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Disseminata di canne e legnetti portati qui dal mare.

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PiĂš dietro, vicino alla macchia, la spiaggia diventa un tappeto di piccole piante dalle foglie acuminate, impossibile da calpestare a piedi nudi.

Completato il giro perlustrativo, ritorno al kayak e decido di parcheggiarlo vicino ad una curiosa costruzione di rami e canne intrecciate.

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La utilizzo subito per asciugare il telo da mare e la maglietta di lycra.

Più tardi la utilizzerò per appendere il pannello solare e ricaricare le batterie fino al tramonto.

La sensazione è quella di ritrovarsi naufrago su un’isola deserta, senza possibilità di fuga. E devo dire che mi piace un sacco! Durante il pomeriggio vedrò qualche raro viandante fermarsi in spiaggia, dopo aver percorso un

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sentiero sterrato poco distante, e ripartire scomparendo nella macchia. L’idea di condividere la mia isola deserta con qualcuno non mi piace affatto. Per un giorno voglio essere Robinson Crusoe, senza nessuno tra i piedi. Per tutto il pomeriggio percorro la spiaggia in lungo e in largo, cercando di intuire gli scorci più scenografici da fotografare quando il sole sarà poco sopra l’orizzonte. Nel frattempo faccio qualche foto di riscaldamento in vista dell’appuntamento col tramonto.

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Col sole a pochi gradi sull’orizzonte la spiaggia cambia aspetto e si veste di colori caldi e intensi.

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Aspetto il momento giusto, con l’onda che impatta lo scoglio e proietta l’ombra dello spruzzo verso di me. Fotografo così il più bel tramonto visto in Corsica.

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Quando cala la sera, tiro il kayak fin dietro la spiaggia, a ridosso della macchia, per passare la notte al riparo dal vento. C’è tempo per fare un ultimo scatto.

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Sento degli strani rumori provenire dal sentiero dietro di me. Quando mi giro, vedo una mucca, stupita quanto me di non essere sola.

È la mia terza notte nel Deserto delle Agriate. Chiudo gli occhi pensando che probabilmente sarà l’ultima; domani il tempo dovrebbe migliorare. Mi dispiace lasciarlo, nonostante mi abbia fermato qui per quasi tre giorni. Probabilmente, penso, lo ha fatto solo per mostrarmi la sua intima e selvaggia bellezza.

Basta uno sguardo a entrambi per capire che nessuno vuol fare del male all’altro. www KAYAKTREKKING it 30 LUGLIO: ROBINSON CRUSOE

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31 LUGLIO: PASSAGGIO PER ILE ROUSSE

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34 KM

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Quando esco dalla tenda mi accoglie finalmente una bella giornata!

La mattinata scivola veloce. Ci siamo solo io ed un gabbiano. Non vedo più la mucca. Dopo due ore dal risveglio sono già in acqua.

Prima però sono costretto a sostituire il filo di nylon che sostiene lo skeg, tranciato di netto dopo l’atterraggio violento del giorno prima. Purtroppo l’esiguo diametro (0.40mm) fa sì che il filo si spezzi facilmente

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nei punti in cui sfrega tra skeg e scafo. Non posso farci nulla, non ho un filo più spesso; dovrò comprarlo in un negozio di pesca nel porto più vicino. Inizio la navigazione con pochissimo vento ma con una divertente (almeno per ora) onda lunga.

Godo all’inverosimile mentre alla mia sinistra sfilano paesaggi di rara, bucolica bellezza. In poche ore percorro le stesse miglia che ho percorso nei due giorni precedenti. Man mano che avanzo, l’onda lunga diventa sempre www KAYAKTREKKING it 31 LUGLIO: PASSAGGIO PER ILE ROUSSE

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più insidiosa,

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rompendosi persino in prossimitĂ di scogli sommersi. Devo stare quindi attento ad individuarli con sufficiente anticipo per modificare in tempo la rotta. Dopo tre ore di navigazione mi lascio alle spalle il Deserto delle Agriate e mi avvicino alla famosa Plage de Ostriconi.

Decido di atterrare in surf sulle onde lunghe che si frangono a riva.

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e dovrò tornare indietro per cercarla. Fortunatamente l’ha presa un bagnante che ora, vedendomi, mi raggiunge a nuoto e me la restituisce. Continuo la navigazione costeggiando lo spiaggione di Lozari

Mi fermerò solo un quarto d’ora. Alla ripartenza il mare è ancora più grosso e vengo colpito da un’onda enorme che mi strappa la sacca stagna dagli elastici sulla coperta dietro il pozzetto. Me ne accorgerò dopo un po’ www KAYAKTREKKING it 31 LUGLIO: PASSAGGIO PER ILE ROUSSE

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e dirigendo poi la prua verso la famosissima località turistica di Ile Rousse.

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Sembra di essere alla Terza Spiaggia di Golfo Aranci in Sardegna! L’acqua è meravigliosa: turchese e trasparentissima. La spiaggia di fronte a me è zeppa di asciugamani e ombrelloni. Atterro e tiro in secco il kayak in un minuscolo corridoio di spiaggia libera. Lo spettacolo è incredibile! Ile Rousse ha la

fama di essere uno dei più bei posti della Corsica. Ora capisco il perché. Alla mia sinistra c’è il porto e più avanti l’Isola Rossa, collegata a questo tramite un istmo di terra.

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È ora di pranzo e la fame, nonostante i prezzi proibitivi, mi spinge ad entrare in un ristorante proprio sulla spiaggia, a poche decine di metri dal kayak. Quando entro mi accorgo che è tutto pieno e la gente, a differenza mia, è vestita di tutto punto. Affianco, noto un baretto che fa anche i panini e decido così www KAYAKTREKKING it 31 LUGLIO: PASSAGGIO PER ILE ROUSSE

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di accontentarmi di un panino all’odore di pollo a soli 6,50€! Finito il panino, mi faccio indicare il più vicino supermercato e lo raggiungo a piedi attraverso i bellissimi vicoli della cittadina corsa. Lungo la strada mi fermo a comprare un secondo panino, con pollo vero stavolta! Saccheggio poi il supermercato di ogni genere alimentare commestibile da un italiano e mi dirigo, carico di buste, verso il porto, dove spero di trovare un negozio di pesca aperto. Non lo troverò. È passata già mezz’ora da quando ho lasciato il kayak; ritorno in spiaggia per sistemare nei gavoni i viveri appena comprati. Tutto

quello che non entra nel kayak lo mangio all’istante, sotto gli sguardi allibiti dei vicini. Tra questi, un signore svizzero che mi fa ogni sorta di domanda sul mio viaggio. Intenerito dalle condizioni in cui ho scelto di trascorrere le vacanze, mi regala un altro picchetto, ovvero una canna di bambù uguale alle altre legate sulla coperta del kayak. Un gesto bello e semplice che ho apprezzato tantissimo! Quando riparto mi accorgo che si è rotto un’altra volta il filo di nylon che mantiene lo skeg e sono quindi costretto a sostituirlo per l’ennesima volta prima di ripartire in direzione del molo. La maledizione dello skeg è ini-

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ziata il secondo giorno del trekking e ancora mi perseguita! Giro attorno all’Isola Rossa

e scopro con mia grossa sorpresa di avere un forte vento contrario.

La velocità di avanzamento è troppo bassa e decido di atterrare sulla più vicina spiaggia per aspettare che cessino almeno le forti raffiche di vento. Sono sulla Spiaggia di Ghjunchitu: un ammasso di alghe in putrefazione

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dall’odore nauseabondo. Ci rimango giusto un po’. Risostituisco per la terza volta il filo di nylon dello skeg e prendo il largo in un mare al limite della navigabilità . Mi dimeno per qualche miglio tra onde altissime e vento teso. Stanchissimo, riesco a girare punta Vallitoni e scendere fino allo spiaggione di Algajola. Il problema dello sbarco con onda lo risolvo alla kamikaze! Faccio un atterraggio di fortuna a cavallo di un enorme frangente che mi trascina a riva con violenza esagerata. Esco dal pozzetto stordito e tiro velocemente il kayak in secco.

Sono le 19. Per oggi ne ho avuto abbastanza. Ceno col filoncino e lo svizzero comprati ad Ile Rousse

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e mi godo, tra un morso e l’altro, il bellissimo tramonto. All’imbrunire monto la tenda e crollo per la stanchezza. Che giornata! www KAYAKTREKKING it 31 LUGLIO: PASSAGGIO PER ILE ROUSSE

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1 AGOSTO: LO SPETTACOLO DI CALVI

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12.9 KM 133


Ho dormito comodo, talmente comodo che non voglio più svegliarmi. Merito della buona sagomatura del giaciglio che ho fatto prima di addormentarmi. Quando suona la sveglia delle 6 sento di colpo il rumore della tenda sbattuta dal vento e il forte sciabordio delle onde a riva. Comprendo che le previsioni del giorno prima, che davano ancora libeccio forza 3-4, sono confermate. Spengo la sveglia e decido di dormire un’altra mezz’oretta. Al successivo risveglio sento uno strano vocio fuori della tenda. Incuriosito, esco. Vedo delle persone a qualche decina di metri da me, armate di treppiedi e macchine fotogra-

fiche, che guardano tutte in una direzione. Io però non vedo nulla. Mi avvicino ancora un po’ e scorgo un paio di gambe femminili che fuoriescono dal bagnasciuga.

Sono nel pieno di un set fotografico www KAYAKTREKKING it 1 AGOSTO: LO SPETTACOLO DI CALVI

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all’aperto! La cosa non mi entusiasma affatto. Mi accorgo di non poter fare la solita pisciata mattutina con lo sguardo rivolto al mare, ma devo accovacciarmi dietro la tenda come una femminuccia. La giornata parte male… Sento cambiare il vento, che ora inizia a spirare da est, proprio nella direzione che dovrò percorrere. È un’occasione da prendere al volo! Smonto la tenda in un battibaleno e preparo il kayak per la partenza, saltando addirittura la colazione. La solita litigata con i frangenti a riva per prendere il largo e mi lascio lo spiaggione di Algajola alle spalle. Per

un po’ il vento mi spinge. Poi, quando sono vicino al Porto della Marina di S. Ambrogio,

ritorna il solito libeccio e sono costretto a fermarmi sulla spiaggia più vicina. Faccio colazione con l’unico panino rimasto nel gavo-

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ne e mi preparo ad una lunga, difficile traversata nel Golfo di Calvi, per raggiungere l’omonima città. Quando giro Punta Spanu, mi investe un vento tesissimo. Non riesco ad avanzare a più di 2 nodi. Per sei lunghi estenuanti chilometri lotto con onde alte più di 1 metro che si frangono sulle fiancate del kayak e faccio una fatica enorme a mantenere la direzione. Punto con la prua del kayak il promontorio di Calvi,

sul quale è arroccata la vecchia cittadella fortificata. La meta si avvicina

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e dopo due ore di folle pagaiata, ormai allo stremo delle forze, giungo finalmente in vista della cittadella prima

e del porto poi.

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Al riparo dalle raffiche impetuose, raggiungo in scioltezza la spiaggia.

È stata la traversata più impegnativa da quando sono partito. Sono distrutto! Per un’oretta rimango immobile come il pannello solare steso sul kayak. Mi affido al sole per ricaricare le batterie. A meno che il vento

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non scada, la navigazione finisce qui, almeno per oggi. Il panorama è mozzafiato! È come stare a Portofino avendo dietro le Dolomiti.

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Mai visto niente del genere. È surreale per quanto è bello. «Ci rimarrò tutta la giornata, dovesse pure cessare il vento» sentenzio. Ad un certo punto non credo alle mie orecchie: sento vicinissimo il fischio di un treno. Mi giro di scatto e vedo a 10m dalla spiaggia un treno che passa. «Ma dove cavolo mi trovo?!» esclamo. Ancora basito, oltrepasso gli alberi dietro la spiaggia alla ricerca della ferrovia. Quando la vedo ancora non ci credo;

una ferrovia che passa a 10m dal mare, sopraelevata solo di un paio di metri e senza nessuna protezione per i pedoni!

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Mai vista nella mia vita. Chiudo tutta l’attrezzatura nel kayak e vado a saccheggiare il gigantesco supermercato a soli 100m dalla spiaggia.

Poi ritorno al kayak per riporre la spesa e mi dileguo nella città;

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è bellissima!

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La percorro in lungo e in largo.

Visito il porto

e le viuzze dietro il porto affollate di turisti che fanno shopping nei negozi.

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Vado in un bagno pubblico dotato di tutti i comfort e immortalo l’indimenticabile evento con un selfie!

Compro dei nuovi infradito, incredibile ma vero, a soli 5€. Meno di un panino! Riesco, con immensa gioia, a trovare un negozio di pesca dove compro il filo di nylon più spesso che mi serviva per lo skeg.

Mi perdo nella folla e per la prima volta mi sento un turista uguale agli altri. Stanchissi-

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mo, poco prima del tramonto, ritorno, carico a ciuccio, dal mio compagno d’avventura Scott. Non c’è più il sole in spiaggia.

Aspetto ancora un po’ e davanti a me appare www KAYAKTREKKING it 1 AGOSTO: LO SPETTACOLO DI CALVI

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uno degli spettacoli più belli visti finora: il tramonto sul Golfo di Calvi. Il mare diventa rosso dei raggi di sole che rimbalzano sui monti. L’apoteosi! Rimarrò incantato per una mezz’oretta buona, fino al calar delle tenebre.

Dopo tutto quello che ho mangiato nel pomeriggio non ho bisogno di cenare e quindi monto direttamente la tenda. Per la notte mi preoccupa un po’ la vicinanza del centro abitato e il via vai di persone sulla spiaggia. www KAYAKTREKKING it 1 AGOSTO: LO SPETTACOLO DI CALVI

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Infatti ci vorrà un po’ di tempo fino a che mi addormenti. Domani le previsioni sono buone e spero di percorrere finalmente un lungo tratto di costa.

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2 AGOSTO: ATTERRAGGIO NOTTURNO ALLA SCANDOLA

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57.9 KM

2 AGOSTO: ATTERRAGGIO NOTTURNO ALLA SCANDOLA

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Mi sveglio dopo una notte travagliatissima, in cui me ne sono successe di ogni. Il tipo che mi ha vomitato ad un passo dalla tenda facendomi sobbalzare al primo conato di vomito. La coppia seduta sulla panchina poco distante che giocava a chi scoreggiava piÚ forte. L’ubriaco di turno che con tutta la spiaggia a disposizione veniva a pisciare ad un metro dalla mia tenda. E dulcis in fundo il treno, che a soli 10m da me, quando passava sembrava ti stesse investendo in pieno! Le previsioni negative della sera prima sono state tutte confermate: nottata di merda! Quando esco dalla tenda è ancora molto

presto e faccio in tempo a vedere il sole sorgere dietro i monti della sponda opposta del golfo.

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Il ricordo della notte appena trascorsa piano piano svanisce e lascia il posto all’entusiasmo per questo nuovo giorno di pagaiata all’insegna del bel tempo. Faccio colazione col panino che avrei dovuto mangiare la sera prima. Guadagno un po’ di tempo e alle 8 sono in acqua. Supero la cittadella fortificata

ed entro nel Golfo della Revellata. Supero l’omonima punta ed il suo caratteristico faro.

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Sulla mappa leggo Grotte des Veaux Marins: è la grotta dei buoi marini che prima della partenza mi ero promesso di visitare. Mi avvicino alla costa e inizio a scandagliarla metro per metro.

Sul gps non è segnata e questo non mi aiuta ad individuarla. Dopo un primo passaggio, della grotta nemmeno l’ombra; devo averla saltata.

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Ritorno indietro e finalmente la trovo. Mi ci infilo dentro e scatto qualche foto.

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PiĂš tardi faccio una prima sosta nella baia di Nichiareto.

giro Capo Morsetta ed entro nella Baia di Crovani. Proseguo ancora e dopo un suggestivo passaggio tra la costa ed un lungo isolotto, www KAYAKTREKKING it 2 AGOSTO: ATTERRAGGIO NOTTURNO ALLA SCANDOLA

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È ora di pranzo e dirigo la prua verso Argentella, un paesino in cui spero di trovare uno snack-bar aperto. Mi accoglie una spiaggia scura e ciottolosa.

Ad un centinaio di metri c’è un ristorante. Non voglio andarci ma ci entro per chiedere se c’è un posto dove mangiare una cosa al volo. Mi indicano il bar dentro il vicino campeggio.

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Mi incammino e lo raggiungo,

servire un piatto di salumi e formaggi locali.

attraversandolo tutto, per arrivare fino al l’ingresso dove si trova il bar. Scopro che hanno solo dei cornetti e non fanno panini. Disperato, ritorno al ristorante e mi faccio

Li divoro con 1Kg circa di pane. Totale: 30€! Argentella è costosella direi... Alle 15:40 riparto velocemente. Entro nel Golfo di Galeria

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e mi fermo sulla all’omonimo paese

spiaggetta

vicina

per consultare la mappa satellitare e pianificare le tappe successive. Ho a portata di kayak la Riserva Naturale della Scandola, uno dei posti più belli di tutta la Corsica. Voglio assolutamente vederla! Non potrò fermarmi

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la notte poiché le spiagge sono interdette al campeggio libero. Non lontana però, 10Km circa, c’è la famosa Girolata. Me ne ha parlato benissimo Giacomo Della Gatta al telefono prima di imbarcarmi per Bastia. Sono al limite come orario e se non parto subito rischio di arrivarci dopo il tramonto. Così mi rimetto in mare e pagaio forte, doppiando Punta Rossa e tagliando tutto il Golfo di Focolara. Supero Punta Nera

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e mi ritrovo nel bel mezzo della Scandola,

avvolto da rocce di granito rosso e colate di lava scura.

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La mancanza del sole immerge questo paradiso in un’atmosfera tetra e minacciosa. La costa buia e nera di lava incute timore. Immagino le forze che hanno plasmato questi luoghi e scompaio di fronte a loro. www KAYAKTREKKING it 2 AGOSTO: ATTERRAGGIO NOTTURNO ALLA SCANDOLA

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Scivolo in un mare color petrolio fino alla Plage d’Elbo.

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Attorno a me un silenzio irreale. Bastioni di roccia scura che si innalzano imponenti.

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Rocce multicolore che prendono le forme più bizzarre.

Voglio guardarmele metro per metro così mi rimetto sul kayak e raggiungo Punta Palazzu, la punta più estrema del golfo. www KAYAKTREKKING it 2 AGOSTO: ATTERRAGGIO NOTTURNO ALLA SCANDOLA

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Negli anfratti delle rocce a picco sul mare si aprono calette turchesi e grotte profonde e altissime.

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Vista da vicino la roccia vulcanica ha una caratteristica struttura esagonale, come se, ancora liquida, fosse stata estrusa nel passaggio attraverso dei fori di ugual forma.

Quando guardo il GPS mi accorgo che sono www KAYAKTREKKING it 2 AGOSTO: ATTERRAGGIO NOTTURNO ALLA SCANDOLA

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le 19:30. A colorare in un baleno le rocce prima scure è il sole basso sull’orizzonte, sotto la coltre di nuvole.

La Scandola mi ha rapito e portato in una dimensione senza tempo. È tardissimo! Cer-

co di recuperare tempo pagaiando forte ma devo fare i conti col vento che nel frattempo si è alzato impetuoso ad ore 12. Vengo affiancato da un gommone di guardie del parco che mi dicono che nella Scandola è vietato fermarsi e mi chiedono dove abbia intenzione di pernottare. Gli dico in inglese che sono diretto a Girolata. Con gentilezza si congedano e ripartono. Riprende la lotta contro il vento che limita la mia velocità a circa 2 nodi e mezzo. Mancano ancora 10km a Girolata e inizio a sudare freddo all’idea di atterrare con l’oscurità. La traversata del Golfo di Solana mi porterà via le ultime

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energie rimaste. Ho percorso più di 50km e non è ancora finita. Quando doppio Punta Scandola, finalmente, entro nel Golfo di Girolata. Sono le 21:00 e il sole è sparito sotto l’orizzonte da un pezzo. Mi rimane solo un barlume di luce crepuscolare in rapidissimo affievolimento. Man mano che avanzo diventa tutto più scuro. La sagoma dei monti si staglia sempre meno sul blu intenso del cielo. A metà golfo sprofondo nell’oscurità più totale. Di Girolata nemmeno l’ombra. Non ci sono luci all’orizzonte, nessun segno della presenza di un paese. Vedo solo le fievoli e tremolanti luci di qualche barca a vela in rada

nel golfo. Navigo nel buio più pesto. Ho paura. Dal dayhatch anteriore tiro fuori la torcia frontale per essere almeno visibile agli altri natanti. Prendo anche lo smartphone e cerco di capire dalle mappe satellitari dove mi trovi. Sono nel bel mezzo del golfo e Girolata è dietro un piccolo promontorio, proprio di fronte a me.

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Ecco perché non riuscivo a vederla! Devo girare attorno al promontorio facendo attenzione agli scogli. Potrei avvicinarmi troppo alla costa e infrangermi contro qualche scoglio affiorante. Senza indugiare, prendo la decisione di utilizzare la mappa satellitare come guida nella manovra, mantenendo una

distanza di sicurezza di 15-20m dalla linea di costa che vedo sulla mappa. Che Dio me la mandi buona! Avanzando, mi accorgo che un segnale luminoso indica esattamente il lato sinistro dell’ingresso nella baia. Lo punto. Avverto la presenza della costa dal rumore delle onde che vi si infrangono. A orecchio la distanza dalle rocce è quella di sicurezza che mi sono imposto. Sono attento al più piccolo rumore che proviene dall’acqua per avere il tempo di schivare un ostacolo improvviso che mi si dovesse parare dinanzi. Inizio a sentire un vocio via via crescente. Poi d’un tratto mi si spalanca alla vista un’intera pare-

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te rocciosa ricoperta di luci. Sono le luci dei ristoranti che tappezzano completamente il versante nord-est del promontorio. Lo stesso che mi impediva prima di vedere. «È Girolata!» grido. Un brivido di gioia mi percorre la schiena. Scarico tutta la tensione in un sorriso indurito dalla salsedine che mi ricopre il viso. Alla mia destra il porticciolo, con un tripudio di luci provenienti dalle barche ormeggiate strette, l’una di fianco all’altra. Scivolo silenzioso come un’anguilla tra i riflessi di luci colorate sull’acqua piatta. Tocco terra su una piccola spiaggetta dove tirano in secco i gozzi. Sono le 22:00. Ho percorso più

di 58km. Attorno a me è tutto in festa. Negozietti ovunque, pieni di luci colorate. Voci e risate echeggiano dalla parte alta del paese. Sembra il paese dei balocchi. Mi lascio travolgere anch’io da questa atmosfera festante. Chiudo tutto nel kayak e col sorriso ormai stampato sul volto mi dirigo in un ristorantino per mangiare qualcosa. Mi accoglie una cameriera bionda, sorridente, con tanto di pantaloncino in jeans stracciato e occhi azzurri come il mare. Mi dico «Ma questo posto è il paradiso!». Solo la fame riesce a distrarmi da cotanta

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bellezza e ordino panino, patatine, due birre medie alla spina e un gelato.

dal kayak tutta l’attrezzatura. Montata la tenda a due metri dal mare, vorrei ancora fare qualcosa. Mi dispiace addormentarmi e lasciare il mondo attorno a me in festa. È l’ultimo pensiero prima di cadere in un sonno profondo.

A stomaco pieno ritorno al kayak. Sento tutta la stanchezza ora. Proprio ora che devo montare la tenda. Mi faccio forza e tiro fuori www KAYAKTREKKING it 2 AGOSTO: ATTERRAGGIO NOTTURNO ALLA SCANDOLA

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3 AGOSTO: USCITA DALLA SCANDOLA

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42.8 KM 173


Mi sveglio come un cencio. La schiena è a pezzi dopo le 10 ore di pagaiata di ieri. Ho dormito poco e male. Dagli yacht ormeggiati non sono mai cessati gli schiamazzi. I ristoranti si sono spenti solo a notte inoltrata. Nel bel mezzo del sonno vengo svegliato da alcuni cani che iniziano ad abbaiare. Uno in particolare è a due passi dalla tenda e fa un casino infernale. Conto fino a 10, poi, mi faccio forza ed esco per allontanarlo. È una bestia gigantesca! Quando gli grido «Za, via!» non mi guarda nemmeno. Sconfitto, ritorno dentro e con pazienza aspetto che finisca di abbaiare per riaddormentarmi.

Di svegli ci siamo io e due vacche nere al pascolo.

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Mi guardo attorno e noto subito uno stupendo pontile dove fare colazione.

un momento di felicità che sento scorrere fuori e dentro di me. Non lo scorderò. La luce del sole illumina il percorso fatto la sera prima nel buio pesto col kayak, guidato solo dalle mappe satellitari.

Bevo una tazza di caffè sospeso sul mare. Vedo i pescetti sotto di me banchettare con le briciole dei biscotti. Tutto intorno tace. È www KAYAKTREKKING it 3 AGOSTO: USCITA DALLA SCANDOLA

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Una follia ben riuscita! Mi arrampico sui vicoli che portano alla parte alta di Girolata e mi godo il panorama. Quando riscendo vedo alcune persone vicino ad un ristorantino. Mi ci infilo dentro per usufruire del bagno. Un asino mi fiuta incuriosito.

Quando esco scopro di chi sono quei kayak parcheggiati sulla stessa spiaggetta dove ho dormito io.

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Un ragazzo con due lunghe baguette sotto il braccio mi dice di appartenere ad un gruppo di sette kayaker con bambini al seguito diretti a Porto. C’è addirittura un kayak gonfiabile. Li avverto che le forti raffiche di ven-

to potrebbero causargli non pochi problemi per giungere senza pericolo fino a destinazione. Ma il tipo è fiducioso. Mi dice che ce la faranno, nonostante tutto. Gli chiedo dove abbia preso il pane e mi indica un negozietto poco distante. Uscirò anch’io con due lunghe baguette sotto il braccio. A malincuore, proprio mentre riprende vita, lascio Girolata, famosa per essere uno dei pochi luoghi della Corsica raggiungibile solo via mare. Mi attende una giornata di pagaiata ricca di nuove emozioni. Non voglio farle attendere. Esco dal golfo e doppio Capo Senino.

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Nel Golfo di Porto sosto prima su Plage de Gradelle, una bella spiaggia di ciotoli

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e poi sulla Plage de Bussaglia.

Qui mi rifocillo con la classica accoppiata panino e birra. Sono vicinissimo a Porto e sta soffiando un vento che può portarmi fuori dal golfo in men che non si dica. Riparto. La costa alta e rocciosa mi nasconde www KAYAKTREKKING it 3 AGOSTO: USCITA DALLA SCANDOLA

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alla vista Porto.

Dietro l’ultimo gruppo di scogli che mi separa da essa, intravedo però la bellissima torre genovese, simbolo della città. www KAYAKTREKKING it 3 AGOSTO: USCITA DALLA SCANDOLA

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Vista da vicino è davvero suggestiva.

bile ad ore 12. Dopo 3 miglia di strenua lotta sono esausto e riparo in una graziosa spiaggetta con sabbia grossa di granito, superaffollata di bagnanti. È la spiaggia della Ficajola.

Alla mia sinistra scorre il lungo spiaggione di Porto. Non mi fermo e decido di proseguire uscendo dal golfo. Purtroppo il vento è girato ancora una volta e me lo ritrovo implacawww KAYAKTREKKING it 3 AGOSTO: USCITA DALLA SCANDOLA

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riparto, incontro un tipo con uno strano kayak a pedali che si sbraccia per salutarmi.

Aspetterò per una mezz’oretta una possibile scaduta di vento ma la sorte non è dalla mia parte. Sono costretto a ripartire con lo stesso vento e lo stesso mare. L’immenso Golfo di Porto non mi vuole lasciar andare. Appena

Il tratto di costa che attraverso è uno dei più belli visti sull’isola

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La costa è disseminata di bizzarre formazioni rocciose chiamate Calanche. Sono patrimonio dell’Unesco dal 1983.

Finalmente esco dal Golfo doppiando Capo Rosso. Trovo un vento ancora più teso e un mare con un’onda lunga davvero insidiosa sotto costa.

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Sono le 19 e la programmata sosta sulla Plage d’Arone

non posso farla perché i frangenti sono altissimi e rischierei di danneggiare il kayak nell’atterraggio. Mi attacco ad una boa e consulto le mappe satellitari per individuare un possibile approdo in sicurezza. C’è a qual-

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che miglio, nell’Anse de Chiuni, una spiaggia rientrata e riparata che dovrebbe fare al caso mio. Mi stacco dalla boa e riparto. Tutta la costa è battuta da un’onda lunga martellante che la flagella a colpi di frangenti schiumosi.

All’entrata dell’insenatura incontro alcuni kayaker a cui chiedo le condizioni del mare sulla spiaggia in fondo. Mi rassicurano dicendomi che non batte l’onda lunga e che è possibile atterrare in sicurezza. Percorro il www KAYAKTREKKING it 3 AGOSTO: USCITA DALLA SCANDOLA

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tratto che mi separa dalla spiaggia senza più l’ansia che ho provato fino a quel momento. Atterro in una zona caratterizzata dalla presenza di acque stagnanti. Preferisco spostarmi di un centinaio di metri trainando a mano il kayak in acqua bassa. Quando riatterro vengo circondato da un nuvolo di zanzare. Mi cospargo di Autan e mi infilo felpa e pantaloni lunghi. Ho percorso 43km che insieme ai 58 del giorno prima fanno una stanchezza incredibile! C’è giusto il tempo per cucinare una polenta con salsiccia e formaggio e per montare la tenda. Crollo appena tocco il cuscino. www KAYAKTREKKING it 3 AGOSTO: USCITA DALLA SCANDOLA

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4 AGOSTO: CACCIA AL FALCO PESCATORE

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48.3 KM 189


Sveglia alle 6, prima dell’alba.

Tutto tace. Il gorgoglìo del caffè nella moka segna l’inizio del nuovo giorno. Consumato il rito della colazione si passa allo stivaggio nel kayak. Tutto fila liscio fino alla ripartenza,

quando mi accorgo di avere lo skeg bloccato. Benedetto skeg! Purtroppo è un inconveniente che capita spesso quando la grana della sabbia non è fine. Con la santa pazienza riatterro e sblocco lo skeg. Alla ripartenza è di nuovo bloccato. Sono le 8:30 e sono già incazzato. «Quanto potrei ancora incazzarmi se per la terza volta lo sblocco e lui si riblocca?». Questa è la mia preoccupazione. Perciò desisto dal proposito di risbloccarlo. Mi avvio nell’acqua liscia come l’olio tra i natanti ancorati alle boe. Direzione sud-ovest verso Punta d’Omigna. Dopo 4km sono fuori dalla Baia de Chioni. L’onda lunga del giorno pri-

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ma c’è ancora, ahimè! Taglio dritto fino a Punta di Cargese, poi costeggio, passando prima per il porto

te. C’è troppo frangente a riva. Surfare un’onda con un kayak che pesa 150kg si può anche fare ma se si può evitare è meglio. Sarebbe stata l’occasione giusta per sbloccare lo skeg, ma niente. Anche stavolta. È destino si vede: che il 4 agosto 2014 Marco debba navigare senza skeg è destino. Lo accetto borbottando… Dovrò fare altri 10km prima di atterrare sulla Plage de Sagone.

e arrivando poi a Plage de Manasina. Vorrei atterrare ma l’onda lunga non me lo permetwww KAYAKTREKKING it 4 AGOSTO: CACCIA AL FALCO PESCATORE

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dare a trovare i genitori che risiedono ancora là. È venuto in Corsica per fare la stagione e, a sentirlo, sembra proprio che ci rimarrà. I Corsi sono molto ospitali, concordiamo entrambi, e non si fa fatica a trovare lavoro. Tra una chiacchiera e l’altra mi riempie la sacca con 10l d’acqua. In spiaggia il kayak prende il sole col pannello fotovoltaico in bella mostra. La sosta stavolta è lunga. Ripartirò solo dopo un’oretta abbondante. Quando atterro scatta il gelatone. Entro in un bar sulla spiaggia e faccio amicizia con il barista. È un ragazzo di colore simpaticissimo. Parla bene l’italiano perché è stato a Milano parecchi anni e ci ritorna spesso per anwww KAYAKTREKKING it 4 AGOSTO: CACCIA AL FALCO PESCATORE

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Il Golfo di Sagone è davvero enorme; decido quindi di tagliarlo un po’, navigando ad oltre un miglio dalla costa.

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Quando prendo ricontatto con la terra la costa è rocciosa e frastagliata.

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Uno spettacolo per gli occhi. Entro nel Golfo de Lava doppiando Punta Parragiola

e faccio poi una breve sosta sulla bellissima Plage de Port Provencal.

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L’acqua è straordinariamente verde! Un color smeraldo ed una trasparenza unica!

Sono le 16:30 e mancano solo 15km all’Anse de Minaccia dove ho deciso di passare la notte. Ho tempo a sufficienza per esplorare tutti gli anfratti dello splendido Golfe de Lava, dove mi trovo ora.

La costa è sormontata da montagne verdi come il mare.

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È in questo meraviglioso scenario che vedo volteggiare sulla mia testa, per la prima volta, un falco pescatore. Non è facile fotografarlo senza teleobiettivo ma voglio portare a casa almeno uno scatto di questo rapace. www KAYAKTREKKING it 4 AGOSTO: CACCIA AL FALCO PESCATORE

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Il risultato non è entusiasmante l’importante è che si veda.

ma

Seguendolo con lo sguardo riesco ad individuare il suo nido, costruito su uno spuntone di roccia. www KAYAKTREKKING it 4 AGOSTO: CACCIA AL FALCO PESCATORE

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nua. Raggiungo Capo di Feno

Da lassÚ il falco gode di un’ampia visuale sul tratto di costa sottostante. Quando mi allontano, mi rammarico di non averlo visto in azione, mentre si lancia in picchiata. Un vero peccato! La passeggiata sotto costa conti-

ed esco dal Golfo de Lava. Un maestralotto sostenuto mi spinge da poppa e mi allevia la fatica delle ultime pagaiate.

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La costa si fa più bassa e lascia libero lo sguardo di osservare l’entroterra ricoperto da un manto verde di vegetazione.

Salto due, tre spiaggette alla mia sinistra e approdo su una minuscola e riparata.

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Quando vanno via gli ultimi bagnanti rimango solo su quest’angolo di paradiso col sole che mi dà il suo ultimo bacio.

La lampada frontale che ho nel day hatch anteriore e che ho usato per l’atterraggio notturno a Girolata, è completamente zuppa. Il pacco di pile ricaricabili galleggia in una poltiglia elettrochimica di ruggine disciolta

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in acqua di mare. Per fortuna ho una lampada frontale di riserva che mi permetterà comunque di cucinare e montare la tenda. Per la prima volta da quando sono partito devo ricaricare le numerose stilo che ho usato per alimentare il GPS. Sono più di una dozzina e non mi basterà una sola notte per farlo. Sono le 22 quando registro con le ultime forze rimaste il diario della giornata. Mi addormento col suono dolce delle onde a riva.

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5 AGOSTO: LE SANGUINARIE

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51.2 KM 204


Di buon mattino apro gli occhi. Mi sembra di sentire strani rumori fuori della tenda. Quando esco vedo una mucca ed il suo vitellino che brucano tranquillamente, per niente impensieriti dalla mia presenza.

La scenetta bucolica mi spalanca il sorriso. Faccio colazione mentre mamma e piccolo mi gironzolano attorno. Dopo mi dedico alla manutenzione dell’attrezzatura del kayak. Una volta che è tutto pronto, saluto i due amici a quattro zampe e scendo in acqua. Il mare è una tavola.

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Ne approfitto per visitare tutti gli anfratti che mi solleticano la curiosità. All’uscita dell’Anse de Minaccia scorgo, a qualche centinaia di metri più a largo, un gruppo di kayaker.

Purtroppo vanno in direzione opposta alla mia e desisto così dall’iniziale intenzione di raggiungerli. Proseguo ad un buon ritmo, spronato dalla vicinanza della tripla sagoma delle Isole Sanguinarie, ormai prossime.

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Su ciascuna sommità delle tre isolette c’è una costruzione. Sulla prima un bellissimo faro bianco con cupola nera su cui volteggiano i rapaci pescatori.

Sulla seconda una costruzione moderna e sulla terza una antica torre genovese.

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La terza isoletta è la più bella, con un verde pendio che si immerge dolcemente nel mare. Giro la punta estrema e lo spettacolo è di quelli da scolpire per sempre nella memoria. www KAYAKTREKKING it 5 AGOSTO: LE SANGUINARIE

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Il fruscio del kayak non passa inascoltato ad un pastore tedesco che fa la guardia ad un immenso catamarano.

di km, mi fermo su una deliziosa spiaggetta

Sono entrato ormai nell’ampio golfo di Ajaccio. Dopo aver percorso circa una quindicina www KAYAKTREKKING it 5 AGOSTO: LE SANGUINARIE

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Quando riparto mi accorgo subito che lo scenario è cambiato. La costa è ad alto grado di antropizzazione

dove mi rifocillo un po’ e approfitto della connessione 3G per dare la mia posizione gps sul sito. Sono quasi 24 ore che i miei non sanno che fine abbia fatto! Sull’Anse de Minaccia ero infatti completamente isolato. www KAYAKTREKKING it 5 AGOSTO: LE SANGUINARIE

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e come se non bastasse, sfilo di fianco ad un immenso cimitero.

Sono alle porte di Ajaccio. Ma ecco volteggiare sulla mia testa un enorme falco pescatore.

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ali e precipitare in caduta libera! Sono contento come un bambino. Attraverso tutta la costa di Ajaccio

Lo seguo con lo sguardo senza perderlo mai di vista e finalmente riesco a godermi lo spettacolo della sua picchiata in acqua a qualche decina di metri da me. Che emozione vedere questo enorme uccello ripiegare le www KAYAKTREKKING it 5 AGOSTO: LE SANGUINARIE

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e proseguo con il vento a tribordo fino al porto,

dove dovrò decidere se anticipare o far passare un grosso traghetto entrante nel porto. Mi suona da lontano per avvisarmi del peri-

colo ma secondo i miei calcoli ho tempo a sufficienza per anticiparlo e allontanarmi di parecchio prima che incroci la mia rotta. La decisione di continuare dritto non viene vista di buon occhio dal comandante della nave che inizia a strombazzarmi di brutto. Tutto questo casino attira l’attenzione di una motovedetta della capitaneria di porto che mi raggiunge a tutto gas per dirmi di allontanarmi in fretta. Mi sembra di rivivere le stesse emozioni provate durante il giro dell’Isola di S. Stefano nell’Arcipelago della Maddalena. In quell’occasione dei militari di vedetta nella vicina base mi intimarono col megafo-

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no di allontanarmi dall’area militare interdetta. Comunque, annuisco col capo e continuo a pagaiare a 4 nodi. La motovedetta mi è sempre alle calcagna e il tipo continua ad urlarmi dietro. Sinceramente non capisco il motivo di tanto nervosismo e, ad un certo punto, per sincerarmi della mia posizione, mi giro per un secondo e vedo sfilare il traghetto lontanissimo dietro di me. Ancora ansimante per lo sprint, gli faccio un gesto internazionale di disappunto (diciamo così). Ma non è finita ancora. Viro di 90° a destra e mi ritrovo un forte libeccio al mascone che mi accompagnerà per 6km fino www KAYAKTREKKING it 5 AGOSTO: LE SANGUINARIE

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all’incontro con la sponda opposta del golfo. Dopo un’ora di traversata quasi svengo dalla stanchezza e riparo in una spiaggetta semideserta.

possibile sotto costa per non incontrare le forti raffiche del mare aperto. La costa va via via spogliandosi della presenza umana

Riprendo le forze e riparto pagaiando il più www KAYAKTREKKING it 5 AGOSTO: LE SANGUINARIE

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fino a diventare di nuovo selvaggia e brulla, mano a mano che ci si allontana da Ajaccio. La giornata volge al termine e si avvicina la programmata sosta notturna. Con mia grande sorpresa, dopo aver girato verso le 20

Punta della Castagna, scopro che la spiaggia che avevo individuato dalle mappe satellitari non esiste! Il sole mi è appena tramontato dietro le spalle e inizio ad avere anche freddo. È un momento delicato. Devo decidere se tornare indietro o proseguire. Tiro fuori il cellulare, nonostante il mare mosso, e vedo che la prossima spiaggia è troppo distante; decido di ritornare indietro all’ultima spiaggia che ho visto. Sono senza forze ma stringendo i denti ce la posso fare. Mentre riattraverso il giardino di roccia di Punta della Castagna, scorgo una spiaggetta piccola piccola al di là degli scogli. «Ok, la spiaggia c’è,

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ma come arrivarci?» mi dico. Riesco a intrevedere un corridoio nell’acqua bassissima tra gli scogli. C’è il rischio però di toccare il fondo se non prendo bene il tempo tra un’onda e l’altra. Dopo alcuni tentennamenti prendo coraggio e attraverso. Fortuna juvat audaces! Ce la faccio. Riesco a raggiungere l’arenile senza arrecare danno al kayak.

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È quasi buio. Dopo aver cucinato e montato la tenda c’è solo il tempo di registrare qualche minuto di racconto vocale. Il rumore delle onde frangenti sugli scogli è assordante ma i 51km di navigazione mi fanno addor-

mentare in un attimo.

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6 AGOSTO: LA DISAVVENTURA DI CAPO SENETOSA

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58.6 KM 221


Sveglia alle 6. La mattinata scorre tranquilla e alle 8 sono già in acqua. Scivolo lungo il

Golfo d’Arena Rossa, con la costa che fa capolino a tratti oltre la cresta dell’onda lunga.

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Il panorama è incredibilmente bello. Il suono ciclico e incessante delle onde sugli scogli accompagna la lunga e piacevole pagaiata.

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All’uscita dal golfo c’è Capo di Muro,

che supero con la stessa curiosità che precede ogni giro di punta. Lo scenario cambia e con esso anche il mare. Entro nell’Anse d’Orzo e dirigo la prua verso la spiaggia in fondo alla baia. www KAYAKTREKKING it 6 AGOSTO: LA DISAVVENTURA DI CAPO SENETOSA

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Durante la navigazione passo vicino a due scogli a forma di testa di polpo,

spiaggia, scorgo la presenza di due grossi stabilimenti balneari coi tetti ricoperti di foglie di palma secche.

che mi ricordano quello visto l’anno prima a Giardinelli, sulla costa est dell’isola di Maddalena. A qualche centinaia di metri dalla www KAYAKTREKKING it 6 AGOSTO: LA DISAVVENTURA DI CAPO SENETOSA

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Uno ha issate le bandiere dei pirati.

Quando atterro

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mi dirigo ovviamente verso quest’ultimo. Il locale è bellissimo.

Il mare turchese fa da sfondo ai pagliuti ombrelloni.

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l’ultima volta che mi sono rasato. A quel punto gli chiedo dove sia il bagno. Ritorno al kayak e dopo un minuto sono di nuovo nello stabilimento, col rasoio in mano, che mi dirigo tutto sorridente verso la porticina che mi ha indicato. Qualche minuto ed esco con un volto nuovo.

Al bancone, tra un sorso e l’altro all’immancabile birra, chiacchiero con il barman. Dietro il bancone c’è un grosso specchio con riflesso un tipo barbuto e abbronzato: sono io. Non mi ricordo neppure www KAYAKTREKKING it 6 AGOSTO: LA DISAVVENTURA DI CAPO SENETOSA

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Dopo un po’, a malincuore, lascio la bellissima Cala d’ Orzo

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e mi incammino in un mare color smeraldo,

girando prima Capo Nero e tagliando poi tutta la Baia di Cupabia. Prima di girare la Punta di Porto Pollo, passo inavvertitamente su una secca e vengo travolto da un’onda

che per poco non mi fa schiantare sugli scogli. Quando atterro sullo spiaggione di Porto Pollo ho ancora il cuore in gola. È ora di pranzo e ho una fame che non ci vedo. Lascio il kayak sulla spiaggia e risalgo le viuzze del paese alla ricerca disperata di un market aperto. Purtroppo l’unico che c’è è

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chiuso. Sulla strada del ritorno però trovo una gelateria artigianale. Spiego alla ragazza che voglio il loro gelato più grande e lei col sorriso mi prepara un enorme cono con due misere palline di gelato dentro. Le parlo in molte lingue per farle capire che voglio più gelato e alla fine me ne esco con un gelato a tre palle, due di cioccolato e una di cocco! Non è proprio quello che volevo ma può bastare a placare la fame (almeno per un po’). Accanto alla gelateria, fortuna vuole, c’è una pizzeria aperta dove faccio scorta di tranci di pizza (si fa per dire pizza..). Non ho potuto far scorta di viveri nel market ma almeno ho

la cena assicurata! Quando riparto, so di avere di fronte Propriano.

È un paese molto più grande di Porto Pollo, dotato di scalo marittimo.

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A qualche chilometro dalla meta, la prima cosa che vedo è la sagoma di un grosso traghetto di linea.

Avvicinandomi ancora, individuo dietro il molo una grossa spiaggia, e decido di fer-

marmi.

Non faccio nemmeno a tempo a mettere la prua in secco, che vengo raggiunto da una bagnina con fischietto e cappellino che mi spiega che l’atterraggio dei kayak su quella

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spiaggia è interdetto. Come al solito questa cosa mi fa storcere il naso; perché in caso di emergenza, per stanchezza o malore, nessuno può impedire ad un kayaker di atterrare su una spiaggia. È da codice penale. Ma tant’è. Lo fanno in Italia, lo fanno anche in Francia. Riprendo il largo e atterro sulla più vicina spiaggetta dove consulto le mappe satellitari per individuare le prossime tappe e la spiaggia dove passare la notte. A poco più di 4 miglia c’è Campomoro, con una bella spiaggia lunga; ma penso di farcela a proseguire oltre. L’approdo successivo è 3 miglia oltre

Campomoro, in una caletta rientrata. Se arrivo stanco mi fermo lì, se no, luce permettendo, c’è Cala di Conca, ancora 2 miglia e mezza oltre. Ho la batteria del cellulare scarica e non potrò caricarla fino alla prossima fermata. Riparto e mi godo la vista di una costa altissima e disseminata di isolotti fino a Campomoro,

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dove decido di non fermarmi. Non mi fermerò nemmeno alla successiva, decidendo quindi di arrivare all’ultima caletta che avevo individuato sulla mappa: Cala di Conca. Inizio ad essere davvero stanco ma sono cowww KAYAKTREKKING it 6 AGOSTO: LA DISAVVENTURA DI CAPO SENETOSA

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stretto ad accelerare il ritmo di pagaiata perché il sole è già tramontato. Quando manca meno di un miglio alla meta, mi si avvicina un gommone della capitaneria che mi chiede se faccio parte di un altro gruppo di kayaker. Gli rispondo di no. Mi avvisano inoltre che sulla spiaggia dove sono diretto non è permesso il bivacco. Rimango ammutolito. Mi indicano la direzione per trovare un’altra spiaggia. È 500m oltre la fine dell’insenatura. Mi suggeriscono di raggiungere il gruppo di kayaker passato prima perché è diretto proprio là. Il sole è sparito da un pezzo e inizio a temere di arrivarci di notte. La paura mi fa

pagaiare fortissimo. Quando arrivo alla punta è ormai calata l’oscurità e dei kayaker, nemmeno l’ombra. Panico totale! Avanzo ancora un po’, giro la punta e li vedo; fermi, di fronte ad un tratto di costa rocciosa su cui è impossibile atterrare. Teoricamente sono più vicino di loro alla fantomatica spiaggia. Decido di non raggiungerli, per non perdere minuti preziosi. Dopo 500m però non vedo nessuna spiaggia. Solo roccia irta e tagliente. Sono istanti drammatici in cui non so cosa fare. Ho davvero paura e la paura mi offusca la mente. Mi ricordo di non avere né il cellulare carico per vedere dove si trova la spiag-

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gia, né la lampada frontale funzionante per un atterraggio di fortuna in piena oscurità. Le tenebre mi avvolgono e non trovo il coraggio per proseguire oltre. Posso solo tornare dai kayaker, 500m indietro, o tentare l’atterraggio di fortuna sugli scogli, rischiando di danneggiare il kayak. Sono attimi di terrore come mai li ho provati. Forse solo una volta, quando da bambino mi arrampicai su un costone di roccia alto una decina di metri e persi le forze prima di arrivare in cima, rischiando di sfracellarmi al suolo. Quella volta ce la feci. Ma questa? Quando sembra tutto ormai perso, vedo dietro di me la

sagoma di alcuni kayak che vengono nella mia direzione, ad un centinaio di metri. Mi giro e raggiungo il primo. È francese e mi spiega che il capo gruppo è poco più dietro. Non vedo nessuno, è buio pesto. Rimango fermo, impietrito. Dopo pochi secondi mi viene incontro proprio lui. Gli chiedo se sappia dove sia la spiaggia. Mi dice che è oltre la punta, sotto l’enorme faro. Gli chiedo se sia sicuro. ”Sure!” mi risponde lui. Incredulo, glielo richiedo ancora e lui di nuovo: “sure!”. «Allora o la va o la spacca», mi dico. Mi faccio coraggio e pagaio a velocità supersonica, lasciandomi dietro il gruppo di kayak. Le pa-

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le affondano in acqua ma io non le vedo. Sono vicinissimo alla costa e non vedo gli scogli. Sento solo il rumore delle onde che si infrangono. Ad un certo punto il mare arretra e si apre alla mia sinistra uno scorcio più chiaro. Ci entro. Pochi metri e il rumore delle onde inizia a cambiare. Una sagoma bassa e chiara mi viene incontro. È la spiaggia. È la salvezza. Inizio a gridare «beeeeeach, beeeeeeach» verso il gruppo. Quando tocco terra ancora non ci credo; ce l’ho fatta anche stavolta! Le gambe ancora mi tremano. Tiro il kayak in secco. Una ad una arrivano le sagome degli altri kayak. Mi sbraccio per se-

gnalargli la mia posizione. In pochi secondi la paura lascia il posto alla gioia, incontenibile. I ricordi a tratti, come la luce del faro sopra di noi, in quella incredibile sera: le voci di ragazze, il bagno notturno, le tende, il rumore di stoviglie, il fuoco dei fornelli, i miei morsi alla pizza, lo sfinimento dentro la tenda.

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7 AGOSTO: IN BALIA DELLE BOCCHE

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48.5 KM

7 AGOSTO: IN BALIA DELLE BOCCHE

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Sul bel Danubio Blu di Strauss parte alle 5:40. In pochi secondi sono fuori dalla tenda, curiosissimo di guardare il posto dove sono atterrato ieri sera. Alla mia destra c’è un tappeto di kayak spiaggiati e, poco oltre, alcuni sacchiletto dove dormono i compagni naufraghi dell’ultima disavventura.

Alla mia sinistra, nascosto da alcuni cespugli, c’è quello che mi sembra essere il capo spedizione, Mister “sure!”,

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in versione karate kid. Fa sempre piacere sapere che c’è qualcuno più pazzo di te! Forse è la prima volta, da quando sono partito, che mi sento normale. Dopo che finisce i suoi esercizi di joga, ci salutiamo. Si presenta

come Francois ed è effettivamente il capo spedizione dei kayaker. Sta facendo un multiday-trip lungo la costa occidentale della Corsica. Non è la prima volta che fa giri lunghi, ha anche effettuato il periplo dell’Islanda. Uno tosto insomma! Mi chiede del mio viaggio e dopo le risposte in inglese maccheronico che gli do, si congeda facendomi un in bocca al lupo per il buon proseguimento del trekking. Dietro di me il faro di Capo Senetosa, arrugginito e malconcio. Proprio come me, dopo i 58km di ieri.

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Il mare è calmo

Parto con la colazione, affamato per la misera cena con due tranci di pizza di ieri sera. A stomaco pieno mi riesce tutto meglio; metto a posto l’attrezzatura e alle 7:30 sono nel mio elemento naturale: l’acqua.

e ne approfitto per sgranchirmi la schiena con una pagaiata lenta e bassa. Doppio Capo Zivia

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e taglio il Golfo di Murtoli e quello di Roccapina.

Durante la mattinata sono molto attento nel riconoscere sulle spiagge qualsiasi struttura che assomigli ad un chiosco o ad uno snack bar. Ho molta fame, già da subito, e va via via aumentando con l’approssimarsi dell’ora

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di pranzo. Verso mezzogiorno ho proprio i crampi allo stomaco e quando arrivo nell’Anse Fornello, mi ci infilo dentro alla ricerca di cibo. Atterro prima su una spiaggetta laterale; ci sono solo ombrelloni. Un signore mi riaccende la speranza dicendomi che sulla spiaggia in fondo alla baia, Plage de Monacia, c’è un tipo col camioncino che fa i panini. Riparto con la bavetta, che non è una leggera brezza d’aria fresca, ma è proprio l’acquolina residua, quella che non riesci a trattenere e che ti inumidisce le labbra. Riatterro sull’altra spiaggia e seguendo delle indicazioni ed un percorso transennato con pa-

letti in legno, mi ritrovo di fronte il camioncino, bianco sporco, fumante.

Mi avvicino e l’odore è quello tipico del panino alla kitemmurt sul lungomare di Bari. Quando ritorno al kayak ho 4 panini, due nel-

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lo stomaco e due nella busta. Questi ultimi per la cena. Scott mi sta aspettando per godersi la mia reazione nel vedere la bionda sdraiata affianco a lui.

niente; mi ringalluzzisce quel tanto che basta a farmi rimanere lì mezz’ora ancora. Registro il diario audio della mattinata con intercalari lunghi e sospirati. Dopo un po’ si alza (la bionda) e si allontana. Ridivento lucido abbastanza per pensare al tragitto da fare nel pomeriggio. Ho percorso una ventina di km e per arrivare a Bonifacio ne occorrono almeno altrettanti. Il vento si è fatto teso e la navigazione non scorrerà più tranquilla come nel mattino. Riparto a malincuore, lasciandomi quel ben di Dio a poppa, ed esco dall’Anse Fornello. Faccio un bel po’ di strada. Salto le insenature successive perchè simili alle pre-

Non mi si fila nemmeno di striscio ma non fa www KAYAKTREKKING it 7 AGOSTO: IN BALIA DELLE BOCCHE

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cedenti. Proseguo con un vento che diventa sempre più forte. Viene da ovest, è un ponente che mi spinge al giardinetto dalla fiancata destra. Ottimo per arrivare senza troppa fatica nel Golfo di Ventilegne, subito prima di Capo di Feno. Quando ci arrivo, fermo il kayak sulla minuscola spiaggia di un isolotto, l’isola di Tonnara, a 200m dalla costa.

Lo percorro a piedi per vedere la situazione del mare lungo la costa che percorrerò.

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Fino a Capo di Feno non avrò più il ponente al giardinetto ma al traverso. Questo renderà la navigazione molto più delicata. Da Capo di Feno in poi navigherò, praticamente col vento in poppa, nelle temibili Bocche di www KAYAKTREKKING it 7 AGOSTO: IN BALIA DELLE BOCCHE

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Bonifacio, famose per i forti venti e le forti correnti che le attraversano. Se sarò bravo riuscirò ad arrivare a Bonifacio e subito dopo troverò un posto per fermarmi. Quando riparto, il vento si è ulteriormente alzato e le raffiche sono diventate più violente. Le onde impattano sulla fiancata destra e mettono in crisi la stabilità del kayak. Stringo i denti fino a Capo di Feno, affrontando raffiche talmente forti da far uscire in mare i kitesurf.

Quando giro il capo, il mare come al solito è cambiato: in peggio. Le onde sono alte quanto me ed il vento è così teso che vengo spinto a 3 nodi senza pagaiare. Uso la pagaia soprattutto per correggere e per appoggiare. All’inizio la cosa è divertente poi pian piano comincia a far paura. Non posso navigare

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troppo vicino alla costa perché le onde di rimbalzo, in questa situazione, sono pericolose. Mi tengo più o meno a 300m dalla costa. Nel frattempo mi viene incontro lo spettacolo magnifico delle falesie, che appaiono e scompaiono dietro le onde. Mi viene la pella d’oca dall’emozione. Sto per passare dalla costa ovest alla costa est della Corsica. Ogni volta che tiro fuori la fotocamera per scattare, devo lasciare la pagaia e rimango in balìa delle onde. Sudo freddo ogni volta che lo faccio. Ogni scatto in queste condizioni è un gesto www KAYAKTREKKING it 7 AGOSTO: IN BALIA DELLE BOCCHE

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ai limiti dell’azzardo. Ma non posso non fotografare Bonifacio, la vertiginosa città costruita sulle falesie calcaree dal bianco accecante.

Cerco con lo sguardo un possibile sbarco lungo la costa, ma non ve n’è. Inizio ad avere paura. Sembra un vicolo senza uscita. Posso solo seguire la corrente. Sento ripetutamente le onde alzare la poppa del kayak e spinwww KAYAKTREKKING it 7 AGOSTO: IN BALIA DELLE BOCCHE

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gerlo a surfare in avanti. Non posso permetterlo, è troppo pericoloso. Metto la pagaia in acqua per rallentare il kayak e impedire il surfing. Quando arrivo di fronte all’ingresso del porto sono quasi tentato dall’entrare ma il traffico di motonavi e barconi turistici in entrata e uscita mi fa subito cambiare idea. Schizzano a velocità folli e creano onde altissime. Viaggiano come se ci fossero solo loro in mare. Mi sento un puntino insignificante. Sono costretto ad avanzare, sono in balìa delle bocche e posso solo assecondare l’immensa forza che mi trascina. Non posso più scattare foto. Tutte le mie energie sono

concentrate sull’equilibrio. Le mie gambe, ancora una volta in questo lungo trekking, tremano. Non è passato nemmeno un giorno dalla disavventura di Capo Senetosa, che mi ritrovo in una situazione ancora più pericolosa. Comincio a disperare di farcela, quando tutto a un tratto, dietro un grosso scoglio, vedo apparire magicamente una spiaggetta. Sopra di essa, ancora una volta, un grosso faro che la sovrasta.

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porto di Monopoli, che due mesi fa fece ribaltare due kayak su cinque. Il kayak percorre barcollando i 300m fino a riva e atterra, con una sonora insabbiata, sull’agognato lido.

Non credo ai miei occhi. È proprio una spiaggia! Giro il kayak con tutte le forze che ho e vengo investito a sinistra da raffiche potentissime che a momenti non mi ribaltano. Mi ricordano la tromba d'aria all’entrata del www KAYAKTREKKING it 7 AGOSTO: IN BALIA DELLE BOCCHE

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Per festeggiare mi immergo in acqua con cappello, occhiali e paraspruzzi. Assaporo la quiete che regna sotto la superficie. Per qualche istante non voglio uscire più. Col vento così forte non è possibile cucinare e cascano a fagiolo i panini preparati alla Plage de Monacia. Mentre li divoro seduto sul telo,

osservo, basito, il via vai di imbarcazioni della Capitaneria di Porto di Bonifacio che soccorrono i natanti in panne nello stretto. Il vento è così forte che alza la sabbia della spiaggia, nonostante sia riparata dal ponenwww KAYAKTREKKING it 7 AGOSTO: IN BALIA DELLE BOCCHE

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te. Il turbinio del vento è incessante, intervallato solo da raffiche ancora più forti.

Al tramonto cala un po’ il vento e la spiaggia diventa più silenziosa.

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Di fronte a me la famosa nave di roccia in uno scenario da cartolina.

Si intravede la costa della Sardegna con l’Arcipelago della Maddalena, dove sono stato l’anno passato. I due trekking si uniscono qui, nel punto di minor distanza tra le due isole.

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Il faro sopra di me, il faro di Capo Pertusato,

segna il punto più vicino all’Italia della costa corsa. Prende anche la Wind e ne approfitto per una lunga chiacchierata telefonica con mio fratello.

Quando inizia a fare buio, ho già preparato la tenda con largo anticipo, mettendo dei grossi sassi sui picchetti in canne di bambù.

Così non dovrebbe volare. Nonostante siano calate le raffiche il vento è ancora fortissimo.

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Per una mezzora buona, durante il montaggio, ho lottato col telo della tenda che svolazzava come un fazzoletto. Se mi fosse scappato di mano, lo avrei recuperato a Civitavecchia. Domani le previsioni portano vento forza 2-3 ma non c’è da fidarsi dopo che hanno cannato completamente sul ponente di oggi. Non voglio nutrire false speranze. Domattina mi alzerò e vedrò. Il rumore nella tenda è assordante ma non sarà un problema addormentarsi dopo una giornata del genere.

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8 AGOSTO: PASSAGGIO A LEVANTE

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47.2 KM 260


Quando mi sveglio il vento si è ormai calmato e io sono solo in spiaggia. Faccio colazione con la vista imponente della nave di roccia di fronte a me. La guardo per tutto il tempo cercando di intuire l’angolazione giusta per fotografarla. È in ombra e la foto non renderebbe giustizia alla bellezza di questo scorcio. Man mano che passa il tempo il sole si alza e inizia ad illuminarla dal basso verso l’alto. Prolungo le operazioni preliminari alla partenza lasciandomi come ultima cosa da fare lo scatto a cui sto pensando da quando mi sono alzato. Quando il sole la illumina tutta sono le 7:30 e posso finalmente foto-

grafarla.

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Soddisfatto del risultato, predo il largo.

Direzione est, fino al punto di minor distanza della costa dall’isola di Cavallo. Un vento da ovest rende briosa la navigazione e mi ricorda il ponente impetuoso di ieri, che ha semi-

nato scompiglio tra le imbarcazioni che navigavano nelle bocche e mi ha fatto vivere indimenticabili attimi di panico. Quando raggiungo il punto prestabilito,

inizio subito la traversata.

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Passo per l’Isola Piana e poi raggiungo l’Isola di Cavallo; ribattezzata subito “Isola di Cavalli”, per le lussuose ville sparse lungo la sua costa.

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Mi fermo a Cala Greco. Un posto splendido, con sabbia finissima e mare trasparente.

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Riparto, faccio un mezzo giro dell’isola e punto a Lavezzi. Il mare è già cambiato.

imbestialito di ieri. Navigo con somma cautela fino ad arrivare a Lavezzi. Imbocco un corridoio tra scogli di granito grigio levigato, in tutto e per tutto simili a quelli della penisola di Giardinelli, a Maddalena. D'altronde mi trovo sul suolo corso più vicino alla Sardegna.

La chiglia solleva spruzzi d’acqua spinti da un vento che oscilla tra il libeccio e il maestrale. Inizia ad assomigliare sempre più al ponente www KAYAKTREKKING it 8 AGOSTO: PASSAGGIO A LEVANTE

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Atterro su una spiaggetta affollata di bagnanti. Non c’è più il sole e la permanenza in spiaggia dura quanto basta a placare la fame con quel che mi rimane da mangiare: un mezzo panino condito col sugo pronto. www KAYAKTREKKING it 8 AGOSTO: PASSAGGIO A LEVANTE

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paura.

Mi sfilano sotto gli occhi panini enormi tra le mani di bambini panzuti rimpinzati di cibo dalle mamme. Simpatici! Quando riparto ed esco dal corridoio, il mare, sferzato dal vento ancora più teso, fa

Intimorito e preoccupato di rimanere bloccato dal vento sull’isola in caso di rinforzo, rinuncio al giro di Lavezzi e ritorno all’Isola di Cavallo, affrontando un ventaccio al masco-

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ne. Durante la traversata il vento gira ancora e me lo ritrovo a poppa fino all’incontro con la costa. Esausto, mi fermo su una spiaggia meravigliosa.

Controllo le mappe satellitari alla ricerca di eventuali approdi e ne trovo in abundantiam. Rassicurato dalla scoperta, mi rimetto in navigazione, con il vento al giardinetto che mi spinge. www KAYAKTREKKING it 8 AGOSTO: PASSAGGIO A LEVANTE

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Decido di saltare il Golfo di Santa Manza, la Baia di Rondinara e Porto Novo. Infine entro nel Golfo di Santa Giulia per atterrare sulla spiaggetta più vicina al centro abitato. L’intenzione è quella di fare cambusa in un

supermercato. La spiaggia è gremita di gente e fatico non poco a trovare uno spazietto in cui fare entrare il kayak. Chiedo scusa in inglese a dei ragazzi a cui ho insabbiato gli asciugamani e loro mi rispondono in italiano. Facciamo subito amicizia e ne approfitto per chiedergli del supermercato. Mi dicono che è a poche centinaia di metri e apre alle 16. Alle 16:05 lascio il kayak con l’attrezzatura stivata ed il pannello solare esposto sul copripozzetto. Dopo poco ritorno, carico a ciuccio, con mezzo market nelle buste, sotto gli sguardi increduli dei ragazzi italiani. «Non vorrai mica mettere tutta quella roba nel kayak?!» mi

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dicono. Dopo un quarto d’ora di sudori e imprechi silenziosi, gli dimostro che era proprio quello che volevo fare. Ce n’è per tutti e riesco anche ad offrirgli delle cioccolate. Dopo la foto di rito, riparto alla volta di Porto Vecchio.

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La costa si fa via via più bassa e le rocce a picco sul mare lasciano il posto a declivi sabbiosi.

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Durante il tragitto costiero vengo frenato dal vento, che è cambiato per l’ennesima volta. Decido così, dopo 47km percorsi, di fermarmi in una spiaggetta, subito prima dell’ingresso nel Golfo di Porto Vecchio. Il www KAYAKTREKKING it 8 AGOSTO: PASSAGGIO A LEVANTE

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nome sulla mappa è Punta Chiappa. E fin qui nulla di strano. Vengo accompagnato nell’ultimo tratto da un trimarano a pedali con due uomini a bordo, che sembrano puntare anche loro alla stessa spiaggia.

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Mi diverto ad accelerare il ritmo di pagaiata per stargli dietro e addirittura arrivo primo in spiaggia.

Quando atterro e mi giro per guardarli li vedo in piedi, nudi. Cioè sono vestiti sopra ma non sotto. Seduti sul trimarano sembravano vestiti ovviamente. Durante l’alaggio del kayak, inciampo su una pietra e mentre mi ri-

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metto in piedi, vedo una sagoma che mi si avvicina chiedendomi se avessi bisogno di una mano. È un uomo, tutto nudo questo. Gentilmente rifiuto…Capisco di essere finito in un campeggio di nudisti. «Poco male» mi dico, «ci saranno anche le donne!». Per tutta la serata, durante la cena e il montaggio della tenda, la mia presenza attira l’attenzione delle persone con le tende nelle piazzole più vicine al mare. Sfileranno davanti a me sul bagnasciuga per curiosare, tutti rigorosamente nudi e tutti uomini. Nessuna donna. Capita l’antifona, mi faccio passare la mezza voglia di fare un giretto nel campeggio e ini-

zio a pensare seriamente a come trascorrere la nottata in sicurezza. Quando chiudo meticolosamente la tenda mi viene in mente la frase di Checco Zalone «famm stà tranquill pur a me» nel film Cado dalle nubi. Mi addormento ridendo.

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9 AGOSTO: CAMBIO DI COSTA

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55.1 KM

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Alle 5:30 sono in piedi. La colazione procede abbondante grazie alle scorte rimpinguate a Santa Giulia. Faccio un giretto nel villaggio, approfittando della tenue luce dell’aurora.

primi bagnanti, tutti nudi e tutti uomini, capisco che è ora di levare le tende. Scappo col kayak da Punta Chiappa e mi addentro nel Golfo di Porto Vecchio. Supero il faro

Non appena vengo raggiunto in spiaggia dai

e inizio la traversata col mare liscio come

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l’olio. Il panorama dei monti dietro il golfo è magnifico. I profili montuosi si accavallano e si sovrastano colorandosi via via di tinte più chiare fino a diventare dello stesso colore del cielo.

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Sfioro un vecchio faro, proprio in mezzo al golfo.

Poi un gruppo di scogli affioranti.

Si alza nel frattempo un delizioso scirocco da poppa che mi rende la pagaiata meno pesante. Faccio la prima sosta a Pinarellu e la seconda all’Anse de Favone. www KAYAKTREKKING it 9 AGOSTO: CAMBIO DI COSTA

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La giornata è calda e umida e sono costretto a fare più soste per bere e rinfrescarmi con un bagno. Termino anche le scorte d’acqua e sono costretto a farmi riempire la sacca d’acqua in un bar. Me la riempiono di acqua www KAYAKTREKKING it 9 AGOSTO: CAMBIO DI COSTA

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refrigerata addirittura! Ormai, a fine trekking, posso affermare con sicurezza che i Corsi sono gente ospitale e gentile, anche con gli italiani. Alle 14:30 arrivo al Porto di Solenzara

e atterro sulla prima spiaggia che vedo.

Riprendo poi il largo lasciandomi alle spalle gli ultimi chilometri di costa verde e frastagliata. www KAYAKTREKKING it 9 AGOSTO: CAMBIO DI COSTA

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Dopo, solo distese sabbiose con vegetazione bassa e vacche al pascolo.

La costa è cambiata. Ho lasciato le ultime rocce prima di Solenzara e le rivedrò solo a Bastia. Gli spiaggioni di natura alluvionale della costa orientale sono iniziati. Si apre l’ultima fase del trekking, fatta di pagaiate

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ininterrotte lungo una monotona costa dorata. Di tanto in tanto qualcosa di diverso attira la mia attenzione: un relitto semiaffondato,

un albero in riva al mare appoggiato sulle radici.

due gendarmi a cavallo, www KAYAKTREKKING it 9 AGOSTO: CAMBIO DI COSTA

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metri che posso. Gli acciacchi cominciano a farsi sentire e soffro soprattutto per una fastidiosa contrattura alla parte destra del trapezio che mi costringe a ripetuti stretching sul kayak, durante la navigazione. Supero Ghisonaccia e pagaio le ultime miglia fino all’Etang di Urbino. Posso atterrare in qualunque punto perché la costa è tutta sabbiosa. Dopo aver percorso 55km decido che per oggi può bastare.

La voglia di terminare il giro cresce di giorno in giorno e mi spinge a percorrere più chilowww KAYAKTREKKING it 9 AGOSTO: CAMBIO DI COSTA

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sì in tempo a Bastia. Sono assorto in questi pensieri mentre mangio la polenta con salsiccia e formaggio in riva al mare. Sono isolato, non c’è linea, non posso dare la mia posizione sul sito. Nessuno sa dove mi trovi in questo momento. Che bello!

Con questo ritmo dovrei farcela a raggiungere Bastia entro la mattinata di dopodomani e prendere il traghetto delle 14 per Livorno. Se domani faccio altri 50km me ne rimarranno una ventina dopodomani e potrò arrivare cowww KAYAKTREKKING it 9 AGOSTO: CAMBIO DI COSTA

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10 AGOSTO: LA FOLLE CAVALCATA A 6 NODI

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46.7 KM

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Mi alzo rincoglionito e stanco. I 55km di ieri me li sento tutti sulla schiena. Devo stringere i denti. Manca ormai poco alla fine del viaggio. Piego la tenda completamente zuppa dell’umidità della notte e prendo il largo dopo la solita lotta con i frangenti a riva e lo skeg rotto. Quando passo vicino all’ingresso dell’Etang d’Urbino,

mi vengono incontro stormi d’uccelli acquatici in formazione a V. La prima emozione del giorno.

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Supero anche l’ingresso dell’Etang de Sale

e nel frattempo si alza un bel vento da sud che mi spinge con forza. Attraverso chilometri di spiaggia ininterrotta dove vedo solo uomini nudi. Mi tengo prudentemente di-

stante dalla riva ma non basta. Mi raggiungono col windsurf

o direttamente a nuoto.

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di fuoriuscita dello skeg. Devo chiedere aiuto a qualcuno per farlo fuoriuscire dopo essere entrato nel kayak. All’ultima ripartenza un tizio lo tira così forte da staccarlo dalla sede e lasciarlo appeso al filo di nylon. Devo tenermelo così fino alla prossima sosta. Il vento monta ancora e diventa pericoloso. Attraverso chilometri e chilometri di costa.

Rido da solo. La giornata è caldissima e sono costretto a fare un paio di soste per rinfrescarmi e bere. Le soste con il mare mosso e il litorale sabbioso mettono in crisi il sistema artigianale www KAYAKTREKKING it 10 AGOSTO: LA FOLLE CAVALCATA A 6 NODI

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All’ingresso del Port de Taverna lo scirocco forza 5 delle previsioni è realtà. Quasi non riesco a girare il kayak per entrarci dento. L’unico posto dove posso atterrare è una spiaggia melmosa e maleodorante www KAYAKTREKKING it 10 AGOSTO: LA FOLLE CAVALCATA A 6 NODI

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all’interno del porto.

di ripartire al più presto. Le raffiche si intensificano

Una specie di discarica a cielo aperto con rifiuti di ogni tipo. Sono costretto a mangiare turandomi il naso. Dopo un’oretta sono talmente nauseato che prometto a me stesso

e spazzano qualunque cosa gli si pari d’avanti. Mi arrampico sui grossi massi del braccio per scrutare il mare.

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Lo spettacolo è da brivido!

Tira così tanto vento che inizio a tremare dal freddo nonostante la maglia di lycra e il giubbino. Ricorro alla doppia felpa per scaldarmi. Sono bloccato sulla più brutta spiag-

gia su cui abbia mai messo piede e inizio a disperare di poter ripartire in giornata. L’idea di passarci addirittura la notte diventa il mio incubo. I miei progetti di arrivare domani in mattinata a Bastia stanno fallendo miseramente. Vedo tutto nero. Ma non mi voglio arrendere al destino e decido di scrutare attentamente il mare alla ricerca del minimo accenno di scaduta del vento. Passano le ore ma le raffiche sono sempre impetuose e inizio piano piano a rassegnarmi all’idea di passare la notte in porto. Verso le 19 la svolta; cala leggermente l’intensità delle raffiche. Con il cuore a mille prendo l’ardita decisione

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di ripartire. Mi assicuro della fuoriuscita dello skeg e percorro i 50m fino all’uscita dal porto neanche fossero gli ultimi metri prima di una cascata. Quando esco vengo investito da un vento che ricorda quello generato da un treno in corsa. La punta del kayak si gira da sola e la mia schiena diventa una vela. Dopo pochi metri il gps segna l’incredibile velocità di 6 nodi! La poppa del kayak viene ripetutamente alzata da onde enormi che schiumano proprio sotto di me. Ogni volta che succede parto in surfata e uso la pagaia esclusivamente per stabilizzare il kayak. Se mi capovolgo è la fine. Non lo voglio nemmeno im-

maginare. La terra sfila alla mia sinistra a velocità pazzesca. Perdo la cognizione del tempo. La battaglia dura un’ora. Poi, esausto, decido di atterrare. Ho percorso più di 10km nella più folle corsa in kayak che abbia mai fatto. Ho Bastia a 35 km. Se anticipo la sveglia, domani posso farcela ad arrivare in tempo per prendere il traghetto. Lotto con la tenda per una buona mezz’oretta fino a che non riesco a bloccarla sulla sabbia. Senza le canne di bambù come picchetti non ce l’avrei potuta fare. Metto la sveglia alle 5 e nonostante il frastuono della tenda sbattuta dal vento, piombo in un sonno profondissimo.

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11 AGOSTO: ARRIVO IN VOLATA

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33.9 KM 298


Il gran giorno è arrivato. Mi sveglio alle 5. È buio pesto. Mi sento un po’ Guido Grugnola durante una delle sue solite levatacce notturne. La tenda è bagnatissima e mi chiedo come cavolo faccia a ripiegarla così ogni mattina quando parte in kayak prima dell’alba. Mah... Il mare è liscio come l’olio e inizio a pagaiare alle 6:20 con lo sguardo rivolto a oriente per veder sorgere il sole.

Mi separano dalla meta poco più di 30km. So di non poter fare soste. So che, a meno di bisogni impellenti, non potrò atterrare e dovrò pagaiare ininterrottamente per ore e ore fino a Bastia. Mi rinfresco con cappellate d’acqua di mare mentre il kayak è ancora in corsa. Mi fermo ogni tanto per bere e per alzare dal

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sedile il mio povero sedere anchilosato. Ho delle fastidiose irritazioni sulle cosce dovute allo sfregamento sui premicosce. Il contatto con l’acqua di mare mi procura un bruciore a tratti insopportabile. Ma tant’è. Anche la sofferenza fa parte dell’avventura. «Del viaggio rimarranno solo i ricordi più belli» mi dico. Pagaio forte e ritmato, su una media di 3 nodi e mezzo. Per guadagnare tempo, percorro una traiettoria rettilinea che taglia tutto il Golfo di Bastia. La navigazione lontano dalla costa diventa solitaria e alienante. Per distrarmi conto le meduse che mi scivolano sotto il kayak. Passano le ore ma mi sembra

di non muovermi affatto. La sagoma degli edifici di Bastia impercettibilmente si avvicina. Il tempo scorre a rallentatore. Quando arrivo in vista del porto, sono attentissimo nello scrutare l’orizzonte dietro di me, alla ricerca di qualche traghetto che possa incrociare la mia rotta. Per fortuna non ve ne sono e proseguo sicuro e veloce verso l’ingresso del porto turistico che ho segnato sul gps. Ad un certo punto, da lontano, vedo uscire dal porto l’unico traghetto della Moby presente in banchina. Vengo assalito dal dubbio che, per qualche motivo a me ignoto, sia stata annullata la partenza del traghetto Moby per

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Livorno. Panico. Decido di non pensarci più e di concentrarmi sulle ultime miglia di pagaiate. Man mano che procedo, la preoccupazione lascia il posto alla felicità. È una gioia interiore, intima, che non viene fuori. Quando, verso le 12, la prua del kayak tocca lo scivolo del porticciolo turistico dal quale si era staccata 17 giorni prima,

scompaiono d’incanto tutti i dolori, la fatica e la fame di 6 ore e mezza di pagaiata ininterrotte. C’è solo una incontenibile, indescrivibile felicità. Ho circumnavigato la Corsica con la sola forza delle mie braccia! Riprendo il carrello che avevo lasciato al noleggio e mi incammino fino al porto. Faccio il

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biglietto e proseguo fino alla banchina. Qui trovo il traghetto che mi riporterà a Livorno. L’imbarco, a parte la ruota del carrello bucata, procederà senza intoppi. Così pure il viaggio fino a casa.

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Finisce qui il mio viaggio. Lo dedico, come sempre, a tutti i sognatori, a coloro che non sanno vivere troppo distanti dal mare, a chi sa immaginare un mondo migliore, ai viaggiatori di ogni etĂ che come me vivono di emozioni. Marco

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NUMERI DEL VIAGGIO DURATA DEL VIAGGIO: 17 giorni GIORNI DI NAVIGAZIONE: 17 KM PERCORSI: 25 luglio (pomeriggio): 17.8 Km 26 luglio: 36.6 Km 27 luglio: 42 Km 28 luglio: 23.5 Km 29 luglio: 4.1 Km 30 luglio: 4.8 Km 31 luglio: 34 Km 1 agosto: 12.9 Km

2 agosto: 57.9 Km 3 agosto: 42.8 Km 4 agosto: 48.3 Km 5 agosto: 51.2 Km 6 agosto: 58.6 Km 7 agosto: 48.5 Km 8 agosto: 47.2 Km 9 agosto: 55.1 Km 10 agosto: 46.7 Km 11 agosto (mattina) : 33.9 Km TOTALE: 665.9km MEDIA: 39 km/giorno

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Giro della Corsica in kayak  

Questo libro è il racconto dell'avventura fatta nell'estate 2014. E' il diario di viaggio del periplo della Corsica a bordo di un kayak. E'...

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