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Speciale o n r e v n i ’ Sposa d 2013

Per l’abito in copertina si ringrazia l’Atelier Boutique 70 C.so Vittorio EmanueleII, 5


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novembre duemilatredici

sommario

Workshop “Le nuove mamme” ditoriale

Appuntamento il 30 novembre al Museo Civico di Foggia La maternità, nel curriculum di ogni mamma, da deterrente a valore aggiunto. È con questo obiettivo che Woman, donna e mamma ha organizzato per il prossimo 30 novembre, alle ore 9.30, presso la Sala Mazza del Museo Civico di Foggia il Workshop “Le nuove mamme”. Il seminario si rivolge a tutte quelle donne che scegliendo di diventare madri, sono uscite dal mondo del lavoro o hanno rinunciato ad entrarci e rilancia la possibilità di fare impresa senza rinunciare alla maternità, ma, anzi, sfruttando le

di ANNA RUSSO Più passa il tempo e più mi convinco che è tutta una questione di cultura. Parlo, ancora una volta, di violenza alle donne. E di modelli, quelli che vengono trasferiti quotidianamente attraverso gli organi di informazione A cosa mi riferisco? Alla presentazione del nuovo calendario della showgirl Raffaella Fico che sta imperversando in televisione e su internet. La mente è subito corsa a diversi anni fa, quando un calendario sexy era considerato un prodotto il cui confine con la pornografia non era sempre definito chiaramente. A partire dagli anni ’90 o giù di lì è stato sdoganato da uno stereotipo che di certo non piaceva a molte donne ed è diventato un prodotto artistico. Penso ai vari calendari di Max o Pirelli dove il “vedo non vedo” intrigava, incuriosiva senza mai scadere nel volgare. Come dimenticare gli scatti di Monica Bellucci o Maria Grazia Cucinotta? Un misto di “grazia” e “bellezza”. Poi, però, qualcosa è nuovamente cambiato. Gli elevati guadagni e la forte eco mediatica hanno spinto molte ragazze dello showbiz a inseguire la gloria in “tutti i mesi dell’anno”, anche quelli invernali, senza veli e inibizioni. Via ai nudi integrali, anche nei programmi televisivi, perché tanto “Così fan tutte”. Eppure, prima della presentazione del calendario di Raffaella Fico non avevo mai riflettuto su alcuni aspetti, forse perché non mi era capitato di soffermarmi a guardare le immagini del backstage, del “dietro le quinte” della realizzazione di un simile prodotto. Che di artistico, a mio avviso, ormai ha ben poco, e non semplicemente per il nudo integrale. Perché in quelle immagini io vedo una donna completamente nuda e gente che le gira intorno, indifferente: chi le incipria il naso, chi le sistema i capelli mentre un fotografo le dice “un po’ più a destra… il braccio più in alto… non guardare da quella parte”. Tutto professionale, nessuno lo mette in dubbio, ma c’è una nota stonata. Ciò che non ho visto è il senso del pudore. Chiamatemi pure bigotta, anzi, vi invito a dire la vostra sulla nostra pagina facebook. Amo i confronti, mi piacerebbe conoscere il vostro parere. Io, dalla mia, ho avvertito disagio perché in quel momento quella donna era solo un oggetto, il più bello, certo, in mezzo agli altri oggetti che riempivano la scena. E allora come vogliamo cambiare mentalità se noi stesse proponiamo queste immagini delle donne? Come possiamo pretendere che la donna non sia trattata come un oggetto se poi non lottiamo proprio contro questo modo di presentarla al grande pubblico? A cosa serve cancellare la programmazione di “Miss Italia” dalla Rai se poi mandiamo ovunque in onda queste immagini? Con il rischio che i mezzi di informazione diventino sempre più di “disinformazione”.

4 Personaggio del mese • Donne con una marcia in più 5 Attualità • “Oasi Bianca”, si inaugura in primavera • “Nessuno tocchi Eva” 6 Inchiesta • Viaggio tra le strade della prostituzione • In trincea nel quartiere a luci rosse 8 Politica • Gino Lisa, stop ai lavori 9 Speciale Sposa d’inverno 2013 • Principessa d’inverno • L’infinito istante • Capelli di seta • I fiori che parlano di te • Un dolce capolavoro 17 Rubriche 22 Cucina&dintorni • Bevi bene, bevi pugliese 23 Salute&Società • Lo “stupefacente”Olio di Canapa • Chiamarlo amore non si può

doti che la maternità sviluppa nelle donne, come l’affinamento delle capacita organizzative, l’ottimizzazione del tempo, il focus degli obbiettivi, la pianificazione del lavoro di squadra. Nel Laboratorio di Sabato 30, si comincerà parlando della famiglia come una micro impresa da gestire. Nella seconda parte si tratterà il tema: “fare impresa partendo da se stessi”, per esempio coltivando un hobby, una passione, una spiccata capacita e trasformandolo nel proprio lavoro.


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personaggio del mese

Alessandra Cenicola, ingegnere costruttore della Ferrari

Donne con una marcia in più Ratio et fervor, è il connubio perfetto tra ragione e passione 30 sono i suoi anni. 59 erano gli uomini iscritti al corso di laurea in “Ingegneria dell’autoveicolo” di Torino nel 2001. 1 era lei, la sola donna di quel corso. Alessandra Cenicola, Lucera la sua città di nascita, Maranello quella di adozione, è davvero una donna con una marcia in più… e non solo perché lavora alla Ferrari. Dopo uno stage e un breve contratto a tempo determinato oggi è una degli ingegneri del reparto “compositi” della gestione sportiva che si occupa della costruzione delle vetture di Formula 1, in particolare dei componenti (ali anteriori, muso e ali posteriori), dalla nascita fino all’arrivo in pista. Ma è soprattutto una donna con una grande capacità di analisi e allo stesso tempo una forte componente emozionale che la rende “femmina” nell’unicità del termine. La contatto perché di recente è stata premiata all’Argos Hippium. La intervisto mentre è al lavoro. Attraverso i telefoni ci scambiamo pezzi dei nostri mondi. Lei ascolta il pestìo della tastiera, io il ruggito delle Ferrari che in quel momento sono in pista. Per me, una sensazione unica.

Una vita sicuramente intensa, ma impegnativa: odori, emozioni, sensazioni, a cosa non rinuncerebbe mai… Può sembrare strano. È una vita intensa, caratterizzata da mille dettagli da ricordare e impegni da portare a termine, e proprio per questo si potrebbe pensare che la sensazione derivante sia di compressione e invece tutto questo mi dà una sensazione di libertà a cui mai riuscirei a rinunciare, libertà generata proprio dalla grande dinamicità e velocità che caratterizza questo mondo. Ha mai pensato a metter su famiglia? Come crede che un compagno e dei figli possano inserirsi nell’equilibrio che lei ha trovato tra i tanti impegni? Certo che sì. In proiezione mi vedo moglie e mamma, anche se adesso sono single. È ovvio che non mi sarebbe possibile mantenere questo equilibrio con una famiglia, bisognerebbe stabilirne un altro. Ho conosciuto donne che sono riuscite a conciliare tutti gli aspetti, senza dover obbligatoriamente scegliere tra carriera e famiglia. In una intervista ha detto che non basta essere nella media, ma

bisogna eccellere. Quanto ha investito lei nelle sue capacità? Non credo di aver razionalmente deciso quanto investire. Non ho studiato perché volessi trovare un lavoro ma per seguire le mie passioni e perché è mia abitudine puntare sempre al meglio. Del resto è il mio approccio naturale e quotidiano alle cose: cercare di approfondire tutto ciò in cui mi imbatto, fare meglio rispetto al giorno precedente. Sono in continua competizione con me stessa, fondamentalmente sono ambiziosa ma di una ambizione sana. Con la sua scelta di vita ha messo in discussione alcuni stereotipi come l’equivalenza bambino/macchinina e bambina/bambola o, ancora, uomo /ingegnere, donna /insegnante. La donna può

davvero, oggi, fare qualsiasi cosa? Questi stereotipi ci sono trasmessi dalla società. Per me è stato semplice metterli in discussione, sin da piccola quando giocavo con gli amichetti e poi, crescendo, nelle scelte di studio. Forse la donna può fare tutto, ma ritengo che non debba dimenticare mai di “essere” donna. Al di là del mestiere, essere donna è legato alla persona. Credo nella parità, abbiamo lo stesso valore, ma non credo che siamo uguali, altrimenti saremmo la stessa cosa. Amalia Ercoli Finzi, prima donna italiana laureata in ingegneria, ha affermato che le donne arricchiscono il pensiero logico di sentimento e intuizione: crede in questa quadratura del cerchio? Da ingegnere dico innanzitutto

che la quadratura del cerchio è impossibile matematicamente. Ma non ci credo neppure dal punto di vista emozionale: il contributo della donna è fondamentale, affronta le cose in maniera di versa ma questi aspetti devono essere compensati da aspetti maschili, è l’unione di caratteristiche maschili e femminili che fa la nostra famosa quadratura. In natura c’è la femmina e c’è il maschio. La società, del resto, si basa sui principi naturali. Bisogna svuotarsi delle sovrastrutture per poter analizzare i problemi nella loro semplicità, riportarli ai principi base della fisica. Cucina e violino, estro e precisione. Sono entrambe sue passioni, cosa le dà più soddisfazione di ognuna di loro? Sono due diverse passioni. La cucina mi dà la possibilità di esprimermi in maniera completa perché unisce la fantasia e l’estro delle creazioni alle reazioni che esistono naturalmente in chimica. La musica, invece,è un modo di comunicare all’esterno ciò che non riusciamo solitamente a dire con le parole. Non sono assolutamente brava, secondo me che faccio rumore più che suonare, ma ciò che sento è la “mia” musica, sono le “mie” emozioni e vanno bene così. Non voglio generare piacere negli altri, è una cosa di cui ho bisogno per me stessa. Anna Russo


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attualità

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La struttura accoglierà over 65 autosufficienti. Aperte le liste d’attesa

‘Oasi Bianca’, si inaugura in primavera La casa di riposo organizzata come un albergo a ‘5 stelle’. Per tutti gli ospiti un ricco programma di eventi, attività sportive e socio-culturali

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resce l’attesa, in città, per l’inaugurazione della casa di riposo “Oasi Bianca”, che presto aprirà i battenti in viale degli Aviatori, a Foggia. Ad accrescere le aspettative e fomentare la curiosità attorno alla struttura, c’è sicuramente l’approssimarsi della consegna dei lavori, ma soprattutto la recente apertura della lista (lo scorso 1° novembre) per candidarsi ad essere ospiti, temporaneamente o permanentemente, della prima casa di riposo pensata e organizzata come una struttura alberghiera a ‘5

Avv. Antonio Tulino Presidente Fondazione “De Piccolellis”

stelle’. Proprio così, infatti, venne presentata nel giorno della cerimonia per la posa della prima pietra, per sottolineare la vocazione al comfort ed al benessere totale offerto dalla struttura, accanto a ricchi programmi sportivi e socio-culturali proposti ai futuri ospiti. “L’attesa per l’apertura di ‘Oasi Bianca’ è grande”, spiega l’avvocato Antonio Tulino, presidente della Fondazione “De Piccolellis”, dal 2009 Azienda di Servizi alla Persona. “Ogni giorno, infatti, riceviamo numerose telefonate ed email in merito. Un’attesa che si fa cogente alla luce della necessità – avvertita a più livelli, in città come in provincia – di strutture similari”. La consegna della struttura alla Asp De Piccolellis è prevista il prossimo dicembre, nel pieno rispetto del cronoprogramma di

avanzamento stato lavori presentato nell’ottobre del 2012. “Pur rispettando la tabella di marcia per il completamento dei lavori, abbiamo deciso di effettuare uno slittamento tattico per il taglio del nastro, ovvero da dicembre 2013 ad aprile 2014”, spiega Tulino. “Una scelta maturata nell’esclusivo interesse dei futuri ospiti di ‘Oasi Bianca’: vogliamo, infatti, evitare loro il tra-

sferimento nel periodo invernale (per di più natalizio, con il suo carico di significato e ricordi) e soprattutto volevamo assicurarci un periodo neutro per testare e rodare l’intera struttura nell’interesse dell’utenza”. ‘Oasi Bianca’, infatti, è stata immaginata e strutturata come un vero e proprio albergo ‘a 5 stelle’, dotato di ogni comfort e arredi lussuosi per ricreare atmosfere accoglienti e familiari. Una struttura all’avanguardia, sia per quanto attiene alla sostenibilità ambientale che per i materiali utilizzati: dall’impiego di energia pulita alla scelta delle finiture (come il modernissimo ‘pavimento autopulente’), infatti, nulla è lasciato al caso. ‘Oasi Bianca’ ospiterà 30 soggetti autosufficienti over 65, al fronte del pagamento di una retta mensile. “A parità di trattamento e servizio, il 20% dei posti verrà riservato a quanti saranno segnalati, tra quelli particolarmente bisognosi, dal Comune. Le loro rette saranno totalmente a carico della Asp”, precisa ancora Tulino.

Il benessere degli ospiti, inoltre, si tradurrà anche nella possibilità concreta di vivere esperienze culturali, sociali e sportive. Tutto questo grazie a convenzioni con realtà già attive sul territorio per organizzare viaggi, mini rassegne teatrali e cinematografiche o eventi culturali di più ampio respiro. “Oasi Bianca – continua – sarà un osservatorio privilegiato su gusti, necessità e stili di vita degli over 65, grazie ad una collaborazione stretta con una cattedra dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma”. Grande attenzione, inoltre, sarà riservata all’alfabetizzazione informatica: ogni ospite della struttura avrà a disposizione un tablet ed una postazione pc per interloquire con i familiari eventualmente lontani, che saranno costantemente aggiornati in merito allo stato di salute dei propri cari. Il progetto “Oasi Bianca” verrà realizzato grazie ad un investimento complessivo di 3.700.000 euro, co-finanziati dalla Regione Puglia mediante fondi Fesr Puglia 20072013 e dalla Asp De Piccolellis. Maria grazia Frisaldi

Giornata Mondiale contro la violenza alle donne: gli appuntamenti più importanti

Erodiade, la violenza dell’amore che vuole La rappresentazione in scena al Tribunale della Dogana. Sarà presentato anche il progetto “Nessuno tocchi Eva” di cui 6Donna è partner Un avvincente dialogo “Nessuno tocchi fra attrice e musicista; una Eva”, organizzato in partenariato con virtuosistica performance le massime istituper pianoforte e percussiozioni locali e in colni con un solo esecutore; laborazione con simbiosi fra suono, parola, 6Donna. Attraverso gesto ed emozione percoruna serie di incontri rendo gli stati emotivi concon gli adolescenti trastanti della figura della del capoluogo e delprotagonista. È “Erodiade, la violenza dell’amore che le maggiori città del vuole”, rappresentazione circondario, si avteatrale in forma di opera vierà un contradditsenza canto che andrà in torio tra istituzioni e scena il prossimo 29 no- Erodiade, in scena a Palazzo nuove generazioni Dogana il 29 novembre vembre presso il Tribunale per esaminare il della Dogana di Foggia (ingresso drammatico fenomeno della violenaperto a tutti). L’opera si propone di za sulla donna nelle sue diverse fordescrivere le drammatiche vicende me, sia psicologiche che fisiche, fino dei nostri giorni attraverso la pas- agli eventi più tragici quali il femsione amorosa concreta e delirante minicidio. Intento del progetto è far di Erodiade, una donna rifiutata, fe- affiorare una consapevolezza colrita nel suo orgoglio e nella sua inti- lettiva dell’anomalia della discrimimità, che soccombe alla vorticosa nazione della donna rispetto alla nalotta fra amore e odio, bene e male, turale vocazione sociale che la conduce a volere la morte del dell’individuo e alla funzione solisuo amante negato e tessere così la dale dei rapporti di genere. “Comsua atroce vendetta chiedendo la te- prendere insieme – è l’opinione di sta di Giovanni Battista. Lo spetta- Antonietta Colasanto - costituisce la colo, promosso dalla Consigliera di maniera più efficace per debellare Parità della Provincia di Foggia, An- ogni forma di sopraffazione, la cui tonietta Colasanto, sarà preceduto repressione non può limitarsi alla apdalla presentazione del progetto plicazione delle sanzioni nei con-

fronti dei singoli responsabili, ma deve muovere dalla convinzione che la situazione biologica della diversità è solo il presupposto dell’evoluzione dell’umanità verso la meta della parità”. Alla base c’è la necessità di un cambio di rotta che coinvolga il mondo dell’istruzione per abbattere stereotipi ormai radicati. “Ho coinvolto - continua la Consigliera di Parità - il Dirigente dell’Ufficio Scolastico di Foggia, la Prefetta, il Procuratore della Repubblica, il Questore e il Comandante provin-

ciale dell’Arma dei Carabinieri, per organizzare un progetto che affronti tematiche così complesse in tutte le loro sfaccettature. Lo stesso coinvolgimento di 6Donna ha una finalità precisa, quella di approfondire il ruolo degli organi di informazione nella diffusione di notizie inerenti la violenza di genere”. Non mancheranno, poi, modalità di coinvolgimento diretto degli studenti. Per loro, anche un concorso per l’elaborazione di un video di cui saranno registi e attori.

L’agenda della settimana 24 novembre ore 18.15 Fiaccolata per le strade del centro organizzata dall’associazione Donne in rete e dall’assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Foggia. Punto di partenza: pronao villa comunale. 25 novembre ore 10.30 Presso il Liceo Scientifico Marconi incontro-dibattito e proiezione di cortometraggi sul tema del femminicidio. Organizzano “Aiuto donna” e Questura di Foggia.

25 novembre ore 11.00 Presso la sala consiliare del Comune di Foggia Consiglio monotematico su proposta della Consulta per le Pari Opportunità. 25 novembre ore 20.00 Teatro danza presso l’Auditorium dell’Amgas. Spettacolo organizzato dall’associazione Donne in rete e dall’assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Foggia In scena l’associazione di Manfredonia “Cantiere 8 Marzo”.

Mensile di attualità e informazione. Registrazione presso il Tribunale di Foggia n° 2/2002 del 26/09/2002 Editore Publicentro Servizi Pubblicitari s.r.l. Direttore Responsabile Anna Russo Direzione commerciale Angela Dalicco In redazione Dalila Campanile Irma Mecca Mariangela Mariani Maria Grazia Frisaldi Simona Donatelli Rubriche dott.ssa Rosangela Loriso dott.ssa Maria Nobili dott.ssa Valentina La Riccia dott.ssa Tiziana Celeste dott.ssa Anna Maria Antonucci dott.ssa Anna Lepore dott.ssa Maria Francesca Di Michele dott.ssa Giovanna Bruno Collaboratori Claudio Botta Redazione Foggia Via Tressanti, I trav. (vill. Artig.) Tel. 0881.56.33.95 - Fax 0881.56.33.19 e-mail marketing@6donna.com Sito internet www.6donna.com Impaginazione e stampa Publicentro Graphic La collaborazione è volontaria e gratuita. I testi e le foto da voi inviate non verranno restituite. Questo numero è stato stampato in 43mila copie e distribuito gratuitamente a domicilio nella città di Foggia


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inchiesta

REPORTAGE

La mappa delle zone “hot” del centro cittadino

Viaggio tra le strade della prostituzione

Si consiglia la lettura al solo pubblico adulto

Dove, come e quanto costa. La confessione shock di un cliente abituale Parlare di prostituzione oggi è di moda, ma fare un’inchiesta significa andare a fondo, incamminarsi su un percorso che può risultare minato, costellato di fatti, sussurrati è vero, ma reali perché confermati da chi la prostituzione la vive quotidianamente, per un motivo o per l’altro. Ed è così che vengono fuori nomi di strade e luoghi precisi dove le prostitute abitualmente aspettano i clienti. Ma anche modi di pensare spesso sconcertanti. Racconti forti, con linguaggi anche lascivi, che in parte abbiamo mantenuto, senza particolari commenti ma lasciando la parola al dettaglio della cronaca, perché un’inchiesta del genere deve essere realistica e svelare una realtà “altra”, la realtà che esiste fuori dalle nostre case.

V

i è mai capitato di guardare qualcosa più volte, ma di scoprirne determinati dettagli e particolari solo dopo che qualcuno ve li ha fatti notare? È successo a me, quando ho convinto un uomo, cliente abituale di prostitute, a indicarmi le “zone rosse” di Foggia. Sapevo, per sentito dire, che il circondario della stazione ferroviaria era una di quelle, ma frequentandola di rado, non mi ero accorta di nulla. Anche perché, viaggiando spesso fuori città, ero abituata all’immagine di prostituta “seminuda e provocante” che la Statale 16, in entrambe le direzioni (San Severo e Cerignola) ci propina ad ogni ora del giorno. Ed invece, la sorpresa. Ma procediamo per gradi. Ho convinto, dicevo, quest’uomo ad accompagnarmi tra le strade di Foggia per mostrarmi i “quartieri

hot” e ne è venuta fuori una vera e propria mappa della prostituzione. Partiamo dall’area circostante la villa comunale. Siamo in via Scillitani. Nell’immediatezza noto qualche passante, ma nessuno attira la mia attenzione. “Qui – mi dice Paolo (chiamerò così il mio accompagnatore) – abitualmente ci sono tre ragazze straniere, romene o bulgare, non riesco a distinguerle. Ora è ancora presto, loro cominciano dalle 19.00”. Guardo l’orologio. Sono le 18.04. Resto delusa, come inizio non è incoraggiante, ma continuiamo il giro. È la volta di via Galliani. “Qui ci sono tre ragazze dell’Est Europa ed anche una italiana. Più giù c’è qualche transessuale. Pure loro aspettano che scenda la sera”. Non vedo nulla neppure lì quindi; lui mi dice che è presto e mi assicura che solitamente sono lì. Lo guardo in faccia e ca-

pisco che non mente. Stessa cosa per via Monte Sabotino. “Lì c’è una ragazza anche di mattina, sem-

pre straniera”. Non la troviamo. Forse è con un cliente. Quando arriviamo al viale della stazione mi si apre uno scenario nuovo. Ma non subito. Paolo mi dice: “qui ci sono tre straniere che si prostituiscono”. Mi guardo attorno, non vedo shorts e top da Statale 16, né tanto meno tacchi a spillo alla “pretty woman”. “Perché tu non sai guardare” ammonisce il mio accompagnatore con un cenno del capo. Ed è così che le vedo. Sono tre, sotto i trent’anni, sedute su una panchina del Viale, in corrispondenza dell’incrocio con via Monte Grappa. Ragazze “normali”, certo un po’ caciarone, ridono, alzano la voce, ma vestono, ripeto, in modo sicuramente “normale”. A volte si avvicina qualcuno, ma restano lì sedute tutto il tempo. “Ma tu come riconosci una prostituta?” gli chiedo. “È facile - risponde - la vedo, è straniera, ferma in un punto, mi incuriosisce. Faccio il giro, ritorno e mi fermo per chiedere quanto vuole”. Ci ha sempre azzeccato, mi assicura, ed io non ho motivo di dubitarne. Mi guardo in giro e vedo molti uomini stranieri. Chiedo a Paolo se ci sono protettori. “Sul viale della stazione vedo spesso dei giovani fermi agli angoli delle strade, si mettono lì, a guardare e controllare. Una volta mi è capitato di vedere un paio di ragazzotti, credo romeni, avvicinarsi alle ragazze e prendere i soldi da loro”. Ci spostiamo alle spalle dell’ex cinema Ariston. Mi indica una ragazzina che viene verso di noi e ci supera. Jeans e giacchetto, non ha più di diciassette anni. Forse anche meno. “Lei sta aspettando che arrivi qualche cliente. Vedi come cammina piano? Tra poco si ferma”. È magra, non molto alta. Rifacciamo il giro dell’isolato. Paolo ha ragione. È sem-

pre lì. La sua serata deve ancora cominciare. Gli chiedo dove si consuma l’atto sessuale abitualmente. “Di rado per strada. Di solito tu vai da lei, sale in macchina e la porti dove vuoi, oppure ti indica lei un posto. Puoi anche scegliere di andare in appartamento. In quel caso la tariffa raddoppia: da 20 euro a 40. Gli appartamenti sono in zona. Nelle traverse del viale della stazione. Due prostitute brasiliane, invece, ricevono in casa, nella zona di piazza Pavoncelli. Lì, questa estate, c’era

anche una ragazza cinese”. Mentre camminiamo Paolo si libera dell’imbarazzo iniziale e scende nei dettagli. Ne approfitto allora per fargli domande più specifiche. Ed ho la conferma, ne avevo già sentito parlare, che anche in un centro di bellezza e massaggi in una zona un po’ più periferica si pratica la prostituzione. “Come funziona?” gli chiedo. “Semplice – risponde – 20 euro il massaggio, per 50 euro un rapporto sessuale completo”. Intanto ci spostiamo verso il Teatro Mediterraneo dove, mi racconta, si prostituiscono tre romene. Mentre camminiamo ho qualche curiosità che non riesco a tenere per

me, come per esempio cosa spinge un uomo ad andare con una prostituta, cosa trova di più. “Uno ci va perché paga e poi va via – confessa candidamente - nessuna rottura di scatole, niente legami che poi po-

trebbero risultare compromettenti”. Gli chiedo se gli capita di avere preferenze, di andare dalla stessa donna, di provare qualcosa per lei. “Mi capita di tornare dalla stessa, non perché mi sono innamorato – spiega - ma solo perché mi piace fare sesso con lei e la preferisco alle altre”. Sempre camminando gli faccio una domanda che ritengo scontata ed invece scopro dalla risposta quanto non lo sia in realtà. “Usate i preservativi, immagino?” “Di solito si, ma se il cliente non vuole non lo si usa. Il prezzo non cambia: 20 euro, con o senza. Sono i clienti che decidono”. “Ma sanno a che rischio vanno incontro?” non posso non chiederlo. “Scusami - si giustifica - ma se io mi innamoro di una ragazza normale, come faccio a sapere che vita sessuale ha avuto prima? Non è poi tanto diverso”. Per loro, i clienti, evidentemente, non lo è. “Sono le ragazze che hanno tutto – mi spiega poi -. Preservativi e salviettine igieniche. Servizio completo. Torni a casa come sei uscito e nessuno si accorge di niente”. Arriviamo al “Mediterraneo” e, ancora una volta, non vedo nulla. “Sono dentro” mi dice. “Come fanno ad entrare?” – mi informo scettica. Mi mostra una porta laterale, prima dell’ingresso principale, chiusa semplicemente con del filo di ferro. “Vedi quella porticina? È da lì che entrano, loro e i clienti. Sono ragazze più giovani, tra i 18 e i 20 anni”. “Perché proprio lì dentro? – gli chiedo -Per stare al chiuso?”. “No, lì è comunque all’aperto – spiega però sono nascoste, così ricevono solo i clienti abituali che ne sono informati e nessuno da fuori si accorge di niente”. Fuori, in apparenza, è tutto “normale”. Non ci avviciniamo per evitare spiacevoli incontri. Mentre torniamo indietro gli chiedo se ha mai avuto rapporti con minorenni. “Non più di un mese fa, in viale degli Aviatori, davanti al Centro commerciale, una ragazzina romena si è avvicinata alla mia auto mentre ero fermo al semaforo. Era mattina. All’inizio non avevo capito cosa volesse. Mi ha chiesto una sigaretta e gliel’ho data. Poi mi ha detto, ‘amore, per 5 euro ti masturbo’ (il termine usato, in realtà è un altro, che, in questo caso, censuriamo, ndr). Mi è venuto un dubbio. Ho accostato di fronte. Lei è venuta, l’ho toccata ed ho visto che il reggiseno era im-

bottito. Le ho chiesto se facesse anche sesso orale (anche qui censuriamo il termine esatto, ndr). Lei mi ha detto che non sapeva cosa fosse. Allora ho domandato quanti anni avesse. 18 Anni. Non le ho creduto. Le ho chiesto se facesse sesso completo (anche qui censuriamo il termine esatto, ndr). Di fronte alla mia faccia scettica ha ammesso di

essere vergine. Lei ho detto che secondo me non aveva più di 14 anni e, siccome non volevo guai, sono andato via. Sono ripassato di lì ma non l’ho più rivista”. Gli chiedo cosa pensa di chi va con le minorenni. “Io non ci vado perché non voglio problemi, ma non ritengo pedofilo chi fa sesso con una sedicenne o diciassettenne consenziente, che sa cosa fare e te lo fa capire. Perché uno dovrebbe essere pedofilo? La pedofilia è adescamento. Ma se lei viene da me e si offre, per me è un discorso diverso”. “Di ragioni per non andare con una minore ce ne sono tante – gli rispondo – una è che lei sicuramente non ha ancora la capacità distinguere il bene dal male, quella che un uomo adulto, invece, dovrebbe sempre avere”. Ci separiamo mentre continuo a riflettere su termini che si sono presentati spesso nel nostro discorso e su altri che non sono mai venuti fuori. Oggi ho scoperto che la moralità e l’etica sono doti che dovremmo avere innate, naturalmente e normalmente. Ma anche che la “normalità” ha tante facce, “diverse” da ciò che immaginiamo. Intanto è diventato buio. La giornata di lavoro per me è finita. Per qualcuno sta appena cominAnna Russo ciando.


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inchiesta

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Viale XXIV Maggio: così parlano residenti e commercianti

In trincea nel quartiere a luci rosse S

ono quasi le 22 di un giorno infrasettimanale. In giro, nei dintorni della stazione, non si vede una prostituta. Sarà un caso, sarà la Champions League. Qui altroché se ci sono. “Sono tante e pure minorenni. Il viale è pieno e anche le strade limitrofe. Sono ad ogni angolo”. Ce lo conferma il titolare di un bar del quartiere ferrovia. Ci sta da mattina a sera e ne vede di tutti

Pieno di case chiuse. Ad adescare uomini anche ragazzine di quattordici anni i colori. Descrive un quartiere a luci rosse, tra case chiuse e lucciole che trascinano i clienti nei portoni. Le ronde delle forze dell’ordine non sono un deterrente. “Francamente più volte ho visto posti di blocco, perché ne fanno la sera, con le prostitute a dieci metri. Secondo loro non possono farci niente, perché in quel momento non stanno esercitando il loro lavoro, o comunque non danno fastidio e non vengono colte in flagranza di reato”. Battono anche durante il giorno, attorno alle panchine della discordia. Nemmeno eliminandole se ne sarebbero liberati. “Se si fa un giro all’ora di pranzo lungo la strada accanto al cinema Cicolella le trova sul marciapiede. E ce ne sono anche alle spalle dell’hotel”. E non è tutto, perché la zona pullulerebbe di case chiuse. “La maggior parte delle

prostitute qui sono minorenni, vedo delle bambine di 14 anni che non danno nell’occhio ma se le segui con lo sguardo ti accorgi che adescano uomini. Hanno affittato dei pianterreni. Fino a quando lo fanno in casa e neanche te ne accorgi nulla da ridire, il problema è quando accade agli angoli delle strade, sotto le abitazioni, davanti ai bambini, nei portoni. Sono state beccate delle prostitute nei palazzi, alle otto di sera. Una di loro è stata sorpresa con un vecchietto a fare atti osceni”. Lui è indignato. Qui sono tutti arrabbiati, residenti e commercianti, tra prostituzione e degrado. “Ci siamo stancati. Tant’è vero che abbiamo creato un comitato di residenti e commercianti del viale XXIV Maggio e stiamo vedendo di organizzare degli eventi per ripor-

tare gente sul viale, farlo rinascere e fare in modo che riacquisti la sua bellezza di dieci anni fa. Perché i foggiani non passano più da qui. Il viale è morto. La gente arriva fino alla Banca d’Italia e torna indietro perché il viale della stazione è diventato solo una strada di prostituzione e degrado. Ecco come si è ridotto”. Gli abitanti e gli esercenti della zona hanno sollecitato il Comune per panchine nuove, cestini, e per ripristinare marciapiedi e illuminazione. Per quanto l’abbiano spuntata hanno dovuto vedersela anche da soli. C’è voluta la loro iniziativa per sostituire i lampioni. “Noi commercianti stiamo facendo il possi-

bile per cercare di fare in modo che il viale ritorni quello che era una volta”. Il lento declino è cominciato qualcosa come quattro anni fa, “e la situazione non fa altro che peggiorare”. Un’altra soluzione, oltre gli eventi promossi dal comitato, ci sarebbe: “Le istituzioni dovrebbero fare più del loro dovere. Più di quello che fanno. Loro lo sanno chi sono, dove stanno e quanti ne sono. Ma non fanno niente. In Via Galliani i residenti si sono lamentati per la prostituzione minorile. Per due giorni hanno fatto vedere che hanno presidiato la zona, poi sono spariti e adesso si è ripopolata un’altra volta”. Mariangela Mariani

Multe e fogli di via

Squillo in appartamento

Gli strumenti in mano alle forze di polizia

La parola all’amministratore di condominio

“Abbiamo fatto irruzione in alcuni edi- venzione. Dal 2008 è stata data la possibifici in città e in periferia, come nella zona lità ai sindaci di emettere ordinanze con del Salice, dove abbiamo scoperto case di cui la prostituzione in ambito comunale è appuntamento. Il problema vietata. Chi la pratica incorre in della prostituzione esiste un illecito amministrativo che ed oggi, rispetto al passato, prevede multe a prostitute e abbiamo nuovi strumenti clienti fino ad un massimo di 500 per combatterlo”. Dirigeneuro. Nei confronti delle prostite della Squadra Mobile tute, inoltre, il questore può prima, della Divisione Anemettere il foglio di via obbligaticrimine ora, Antonio Catorio se risultano senza stabile ricato ha ben chiaro il fedimora. Nel caso di violazione Antonio Caricato nomeno. c’è un provvedimento di inos“Fino al 2000 la prosti- dirigente Divisione Anticrimine servanza che comporta denuntuzione era gestita prevalentemente da cia. A seguito dell’ultima ordinanza del albanesi, le donne erano in uno stato di sindaco di Foggia, risalente a luglio 2013, soggezione e sottomissione, vivevano in sono state multate dalla polizia 72 persocasolari. Tutto quello che guadagnavano ne tra clienti e prostitute”. Africane su via Manfredonia e lunveniva loro sottratto. Ciò ha spinto alcune a collaborare con noi perché ormai stre- go la Statale 16, romene e bulgare in citmate. Oggi la prostituzione è gestita pre- tà. E la prostituzione cinese? “È difficile fare indagini perché la mivalentemente da romeni e bulgari che hanno un approccio diverso, meno ag- riade di dialetti utilizzati non ci permette gressivo. Adesso le donne che si prosti- di fare intercettazioni, ma sappiamo che tuiscono in città vestono in modo normale, alcune lavorano in casa”. Prostituzione d’alto bordo? non vivono più in uno stato di soggezio“Sono fenomeni da esaminare in base ne, partecipano agli utili. Attualmente i protettori sono meno visibili perché i rea- al contesto socio-economico e al tenore di ti puniti penalmente sono il favoreggia- vita della città e la crisi degli ultimi tempi ha mento e lo sfruttamento per cui preferi- fatto aumentare l’offerta e abbassare i prezscono essere più defilati per timore di zi. Per ora non è stata accertata la presenza di escort, donne imprenditrici di se stesse, essere intercettati e scoperti”. Parlava, però, di nuovi strumenti. ma non è escluso. Purtroppo, non essenQuali? doci un reato specifico, non è facile inda“Sino a qualche anno fa si contrastava gare. Ma chi è disposto a spendere di più, la prostituzione con l’attività investigati- difficilmente rimane a Foggia, preferisce va, non esistevano validi strumenti di pre- spostarsi per evitare di essere notato”. a.r.

genere che affolProstituzione in appartalano il condomimenti presi in affitto: generalnio, non ci sono mente, la persona che cede in precisi tratti dilocazione l’immobile risulta esstintivi sulle donsere inconsapevole di quanto ne che svolgono accade tra quelle mura. Ne abla professione più biamo parlato con Luca Zichelantica del monla, amministratore condomido:«Non si può niale. «L’affitto alle prostituite fare di tutta l’erba non è mai esplicito – conferma un fascio – affer– di solito gli appartamenti soma l’amministrano locati a singole persone che tore – in quanto nei condomini visvolgono queste attività illecite vono pacificaall’insaputa del proprietario mente famiglie stesso». Da vent’anni nel settore, Zichella inoltre precisa: Luca Zichella, amministratore condominiale cinesi, ragazze «L’affittuario può essere già intenzionato straniere e studentesse Erasmus, in riferia svolgere questa attività: spesso si pre- mento ai quali non è stato mai segnalato senta come un manager con liquidità che nessun problema». E qualora un’inquiliè disposto a pagare anche subito l’intero na italiana o straniera venga scoperta a importo, fungendo così da esca per il pro- svolgere quest’attività all’interno dello staprietario». Per difendersi da queste situa- bile «ci si può rivolgere subito ai Carabizioni i condomìnini possono con una deli- nieri, avvisando contestualmente il probera, presa con la maggioranza degli prietario il quale dovrà provvedere a intervenuti in assemblea che rappresenti sgombrare l’appartamento. Diverso è il la metà del valore dell’edificio, approvare caso dei singoli proprietari che usano i loil divieto di esercitare la prostituzione nel- ro appartamenti normalmente di piccole lo stabile. Ma chi si accorge che poi negli dimensioni come “piede à terre”: anche appartamenti avvengono incontri a luci in questi casi sono stato chiamato per rirosse? «I primi a rendersi conto della si- solvere in extremis situazioni “equivoche” tuazione sono gli altri condomini – ag- che si venivano a creare tra marito moglie giunge Zichella – i quali notano persone e amante con la complicità del proprietamai viste prima nello stabile e, come è ac- rio di turno! Ma questa è un’altra storia caduto più di una volta, uno strano via vai contro cui il regolamento condominiale di gente a qualsiasi ora del giorno e della può fare ben poco». notte». Tuttavia, a parte i clienti di ogni Dalila Campanile


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A CURA DI CLAUDIO BOTTA

politica

Il caos e il prevedibile scaricabarile di responsabilità. La farsa continua

GINO LISA, stop ai lavori Il ruolo dei vertici di Aeroporti di Puglia e quello degli assessori e dei consiglieri regionali. Sullo sfondo, un’infrastruttura condannata a morte Una notizia che in sé sarebbe drammatica ma che sta degenerando in farsa, e rischia di trascinare nel grottesco un’intera classe dirigente, mentre una città intera assiste impotente, sospesa tra rassegnazione e indignazione. Nelle scorse settimane Aeroporti di Puglia, onnipotente società emanazione della Regione ma i cui vertici operano in piena autonomia, ha ufficializzato la sospensione del bando di gara per l’allungamento della pista dell’aeroporto civile ‘Gino Lisa’ di Foggia. A una settimana esatta dall’apertura delle buste (fissata per il 20 novembre), e a una manciata di giorni dalla scadenza dei termini ultimativi (31 dicembre) per usufruire del finanziamento da 14 milioni di euro derivante dai fondi FAS e rientranti in un Programma di infrastrutturazione che ha riservato al capoluogo dauno una manciata di spiccioli, ma di fondamentale importanza per permettere a compagnie aeree di atterrare e decollare dallo scalo foggiano con vettori in grado di reggere la concorrenza. Il motivo dello stop?

Una (presunta) contestazione dell’Unione Europea, con annesso (presunto) procedimento di verifica del complesso iter avviato, per interferenza con le dinamiche concorrenziali del libero mercato e possibile infrazione per mancato rispetto della normativa europea sugli ‘aiuti di Stato’.

Impossibile riassumere in una pagina i tempi e i passaggi infiniti dall’annuncio dell’ex assessore regionale ai Trasporti Guglielmo Minervini (16 giugno 2011) alla pubblicazione del bando di gara. E impossibile pensare che, tra uffici dell’assessorato e del management di Aeroporti di Puglia, non si sia prevista e verificata prima un’eventualità del genere. E non ci sia attivati per scongiurarla, o perlomeno percorrere possibili altre strade. Impossibile capire il ruolo vero della Politica (?) in questa vicenda, quanto ci sia di calcolato e quanto di improvvisato, chi siano i protagonisti e le comparse. Impossibile anche capire con chi prendersela esattamente, perché senza quei lavori mantenere in vita lo scalo non avrebbe senso: ma sarebbe inequivocabilmente anche la fine di un territorio. IL COLPO DI SCENA Ad aggiungere confusione a confusione, e indignazione a indignazione, ecco arrivare nelle redazioni locali un comunicato di Michele Bordo, deputato Pd e presidente della Commissione Politiche UE, dunque (si presume) persona informata. “L’Unione Europea non ha mai aperto una procedura d’infrazione nei confronti dello Stato italiano per gli interventi infrastrutturali negli aeroporti di Bari, Brindisi e Foggia; quindi non c’è nessun ostacolo all’espletamento della gara per l’allungamento della pista dello scalo foggiano, e Aeroporti di Puglia farebbe bene a riaprire il bando e procedere con la realizzazione di un’opera strategica per l’economia territoriale e pugliese” sostiene. A sostegno della sua affermazione, “una verifica puntuale -con il dipartimento Politiche Europee- della documentazione prodotta a livello regionale, statale e comunitario, da cui risulta l’inesistenza di alcuna procedura formale contro l’Italia per l’allungamento della pista dell’aeroporto di Foggia. D’altronde, gli interventi infrastrutturali in favore dello scalo foggiano furono autorizzati nel 2007 proprio dalla

Commissione europea. Insomma, non è l’Europa che blocca il programma di investimenti, occupazione e sviluppo”. “Il carteggio tra Bruxelles e Bari inizia il 5 giugno 2012, 17 mesi fa” ricorda ancora, “con una richiesta da parte dell’Europa di informazioni sull’intervento programmato per gli aeroporti pugliesi. A motivare la richiesta è l’esposto di un soggetto interessato ad un’eventuale alterazione della libera concorrenza nel trasporto aereo. Gli uffici della Regione Puglia rispondono il 22 giugno 2012 chiarendo il contesto normativo e il quadro economico dell’investimento. Di questa nota gli uffici della Commissione europea prendono atto e, successivamente, la delegazione permanente italiana a Bruxelles afferma di ritenere conclusa l’indagine amministrativa avviata dall’Europa sugli aeroporti pugliesi. Una prassi consolidata che non prevede sempre l’archiviazione formale della pratica. Nessun’altra comunicazione, formale o informale, c’è stata nei 15 mesi successivi e non si capisce pertanto cosa abbia motivato adesso i due funzionari regionali ad intervenire su Aeroporti di Puglia suggerendo la sospensione della gara per l’esecuzione dei lavori di allungamento con la scusa che si era in attesa di un’autorizzazione europea. Ho ragione di pensare che allora le motivazioni siano altre” la sua allarmata (e allarmante) conclusione. CHI HA RAGIONE? E quali sarebbero le altre motivazioni? Quelle di chi, al di là dell’unanimità di facciata, ritiene sostanzialmente inutile investire in una infrastruttura a cinquanta minuti dall’aeroporto di Bari Palese, e in una regione che può contare anche su altri scali. Motivazioni che

hanno una loro logica se si considera l’utenza proveniente dalla città, ma non tengono conto della strategicità della posizione rispetto ad altre province limitrofe, e della particolare estensione della provincia, dal Subappennino al Gargano, passando per il Basso e Alto Tavoliere. Atterrare a Bari per poi andare a

Vieste, per fare solo un esempio, vuol dire costringere l’utenza a un viaggio aggiuntivo probabilmente più lungo di quello aereo. E il Gargano può vantare oltre il 40 per cento delle strutture ricettive dell’intera regione, per non parlare della sempre maggiore importanza del

turismo religioso, della necessità di potenziare e migliorare i collegamenti con località come San Giovanni Rotondo e Monte Sant’Angelo. Ancora, le motivazioni di chi punta su altre presunte alternative, come l’apertura ai voli civili dell’aeroporto militare di Amendola. Nonostante le ripetute chiusure dei vertici militari, e la cauta apertura del ministro della Difesa in carica Mario Mauro. E una concentrazione di interessi e cause che hanno reso sempre più marginale e irrilevante il peso specifico di Foggia nello scacchiere regionale, con un domino impazzito di sconfitte e contenitori che uno dopo l’altro diventano scatole vuote. Come il quartiere fieristico, sempre più desolante nonostante gli investimenti annunciati e con la Fiera internazionale dell’agricoltura sempre più schiacciata dal confronto con le manifestazioni concorrenti – e non complementari – a marchio doc ‘Fiera del Levante’: ma mancano le infrastrutture per reggere la concorrenza, è la risposta beffarda alle lamentele.

IL MOMENTO DELLA VERITÀ Per rispetto della verità, dei cittadini, della propria coscienza, o magari per semplice ed elementare decenza, occorrerebbe adesso fare finalmente chiarezza, sul presente e sul futuro del ‘Gino Lisa’, e sul presente e sul futuro di Foggia. Strettamente intrecciati, per chi non l’avesse ancora capito. Senza un aeroporto, senza collegamenti infrastrutturali all’altezza una città finestra verso località turistiche fortemente attrattive è destinata a morire, è condannata a morire. Capire il ruolo della burocrazia e quello della politica, le scelte di Aeroporti di Puglia e quelle della Regione Puglia. Il ruolo degli assessori in giunta eletti in Capitanata rispetto alle istanze provenienti dal territorio di riferimento e agli ordini di scuderia, dei consiglieri regionali, dei consiglieri comunali. Individuare responsabilità, rivendicare responsabilità, per salvare Foggia dall’indifferenza e dalla sciatteria, dalle carriere personali a scapito della collettività, per valutare non solo parole vuote (e parole mancate) ma soprattutto comportamenti e azioni. Prima che sia troppo tardi. È chiedere tanto?


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Classe, eleganza e stile d’altri tempi

Principessa d’inverno

Volumi piatti, tessuti ricercati: così sarà la sposa del prossimo inverno

Nonostante le temperature rigide, gli abiti da sposa per l’inverno 2013 puntano sulla leggerezza e la delicatezza delle rifiniture. La novità infatti sono gli abiti scivolati e sobri in grado di rendere la sposa elegante ed eterea. Sono queste alcune delle peculiarità sartoriali presenti nelle collezioni più prestigiose e all’avanguardia disponibili da Boutique70. Storico punto di riferimento per la sposa alla ricerca di un abito esclusivo, la boutique offre

alle sue clienti la possibilità di scegliere tra vestiti da sposa di alta qualità sartoriale nonché tra le firme più famose nel settore della moda matrimoniale. Nella vetrina del centro storico in cui è situata la boutique si può ammirare il meglio delle nuove collezioni. Resiste anche quest’anno il pizzo. Leggero ma finemente lavorato, dona un sapore retrò anche all’abito dalla linea più semplice. È proprio in questa direzione che vanno le collezioni: la sposa del 2013 potrà essere seducente ma con grazia. Gli abiti sono ispirati a quelli che hanno indossato le principesse nel giorno più importante della loro vita. La lavorazione è delicata e rigorosamente fatta a mano, con quell’abilità tecnica che si distingue nella qualità del decoro. I tessuti sono pregiati e ricer-

cati per un effetto mai scontato. E se le principesse dell’epoca indossavano rigorosamente la gonna ampia, oggi si assistente ad una controtendenza. I volumi si appiattiscono per aderire in maniera accattivante alla silhouette della sposa. Il pizzo inoltre può co-

prire l’intero abito oppure presentarsi nei dettagli. Ancora in voga anche il contrasto tra gonna e corpetto. Quest’ultimo può essere liscio o plissettato in tulle. La scollatura è dritta e a fascia. Quelle a cuore invece diventano leggermente più castigate per omaggiare la femminilità casta di un’epoca andata. Le braccia non restano scoperte: la soluzione è un coprispalle in pizzo leggero che sembra quasi essere cucito sulla pelle. Il taglio privilegiato dagli stilisti sembra essere quello a sirena che si allarga sul retro con un ampio strascico. Lo scollo a v e le maniche corte in velo e satin sono le nuove soluzioni per una sposa che non vuole mostrare troppo. In alternativa al pizzo si può optare per il glamour delle lavorazioni scintillanti a contrasto come perline, paillettes e microcristalli. Il risultato finale è sempre quello di una sposa raffinata e di classe, proprio come ogni donna merita di essere nel giorno in cui coronerà il suo sogno d’amore.


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Promotion

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Lo scenario ideale per un ricevimento invernale di classe... il Vostro!

Dimora Romita, eleganza e tradizione a tavola C

hiamiamola pure “tendenza”, ma sta di fatto che negli ultimi anni sono sempre di più le coppie di fidanzati che decidono di sposarsi nei mesi invernali. A ben vedere, però, una decisione del genere è molto ben ponderata, visti i vantaggi che può offrire. Innanzitutto, risulterà molto più facile scegliere la location dei sogni, la chiesa desiderata o il fotografo di gradimento in quanto, nei mesi invernali, il numero di matrimoni si riduce e non sarà necessario cambiare data o “ripiegare” su una seconda o addirittura una “terza” scelta. Il tutto con prezzi anche più convenienti. Da non trascurare, poi, l’atmosfera invernale che potrà, senz’altro, rega-

lare emozioni speciali. Dai colori caldi, tipici natalizi, al bianco candido della neve, dal rosso al blu all’oro e l’argento, le nuance dell’inverno regalano scorci emozionanti e immagini uniche da suggellare e affidare alla memoria. Pensiamo al servizio fotografico infatti, che, proprio grazie all’atmosfera natalizia, avrà un effetto scenico sicuramente di maggiore impatto. Pensiamo, poi, alla Sala per Ricevimenti: per l’occasione potrà proporre addobbi tipicamente natalizi che doneranno alla festa sicuramente un tocco speciale e sicuramente più intimo e familiare. Sarà anche più interessante per gli invitati (soprattutto le donne) che potranno sfoggiare abiti di pregiata

fattura. Ma sarà soprattutto la sposa, regina della festa, a sfoggiare le ultime tendenze della moda combinando il proprio abito con sfiziose stole, scialli preziosi o eleganti cappottini vintage. In particolare, la nostra location si arricchirà di un fascino esclusivo, dato non solo dagli addobbi in sala con i colori tipici del Natale, ma anche dall’arredamento del giardino che, nei mesi invernali, diventa un vero e proprio “parco natalizio”, per la gioia di grandi e piccini. Dulcis in fundo, un elemento importantissimo sarà sicuramente il pranzo nuziale che, per l’occasione, si arricchirà degli straordinari sapori di stagione. A questo proposito, noi di DIMORA RO-

Gli esperti consigliano

La miglior guida per il giorno del sì P

er andare incontro ai futuri sposi, la Sala Ricevimenti Dimora Romita ha aderito ad una joint venture con dodici aziende leader nel settore del matrimonio, insieme alle quali ha dato vita ad una interessante Kermesse sul “giorno del sì”, per offrire ai Clienti una guida esperta nei preparativi del matrimonio, affidandosi a professionisti del settore, che illustreranno le ultime tendenze e le promozioni in fatto di abiti nuziali, ricevimento, servizio fotografico, arredamento, lista nozze, viaggio di nozze. Il tutto unendo la qualità alla convenienza. Per info: www.ideeperiltuomatrimonio.com

MITA che da sempre sosteniamo la cucina mediterranea e la cultura contadina, rielaborate in piatti gustosi e raffinati ,abbiamo deciso di scommettere sulla tradizione enogastronomica pugliese, esprimendoci con creatività, nel pieno rispetto della cultura culinaria del territorio. Ed è cos’ che nei periodi invernali amiamo proporre piatti caldi, con ingredienti tipici della terra dauna Particolare da non sottovalutare, è la possibilità di ottenere prezzi leggermente inferiori, grazie all’approvvigionamento di materie prime locali, di sicura qualità, ma a costi competitivi. Perché non approfittarne?


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Dal reportage al cine-wedding

L’infinito istante Quando lo stile sposa la tecnologia Le emozioni sono sempre le stesse, ma il modo di catturarle e renderle eterne su una foto è cambiato. Una volta c’era la pellicola, oggi il digitale. Ogni volta che un album viene sfogliato riemergono forti e nitidi i momenti vissuti durante uno dei giorni più belli e importanti della nostra vita. Tutti i matrimoni sono diversi dagli altri perché rappresentano strettamente le personalità e i gusti degli sposi. Ma se ci si sofferma a pensare a quegli istanti di vita circondati dalle persone che amiamo, quando riecheggiano le risate, la commozione, i brindisi, le melodie, i profumi e i colori, allora capiamo che solo la fotografia diventa la grande testimone capace di rendere eterni quegli attimi fugaci. Le foto non potranno mai catturare il pathos, il battito del cuore di una sposa davanti all’altare, ma potrebbe evocarlo imprigionando quell’emozione attraverso lo scatto di un bacio, di uno sguardo, di un infinito istante d’amore. La tecnologia dunque fa da supporto all’occhio attento, professionale e artistico del fotografo che si presta da tramite comunicativo tra l’immagine reale del momento e la sua macchina fotografica.

L’intento, l’obiettivo principale, è proprio quello di suscitare emozioni che nascono dall’elaborazione digitale delle immagini senza mai allontanarsi dalla fotografia originale, tradizionale e naturale dai colori brillanti, dalle forme armoniche, dai contrasti di luce e di ombre aggiungendo quel tipico tocco glamour. Il bianco e nero, il seppia, l’effetto pergamena, le aerografie, i dipinti su tela vengono realizzati per impreziosire maggiormente gli album matrimoniali. Ogni singola foto diventa un’opera d’arte, un lavoro di qualità altamente professionale svolto da sempre con grande passione. Per i video d’obbligo è oggi la qualità Full HD ed un taglio finalmente giovane e moderno. Le tendenze di oggi, che presuppongono a priori delle scelte personali degli sposi, prevedono lo stile reportage per quanto riguarda la fotografia e il cine-wedding per lo stile video. Quest’ultimo consiste nel creare riprese video d’avanguardia che si ispirano alle tecniche cinematografiche, realizzando così una sorta di “trailer and movie” a struttura narrativa videografica, incentrato su di un prematrimoniale e sul giorno delle Irma Mecca nozze.

Come deve essere la torta nuziale perfetta

Un dolce capolavoro In collaborazione con Marica Monachese - Cake designer

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a più ammirata dopo la sposa? Senza dubbio la torta nuziale, il cui ingresso è uno dei momenti più significativi e fotografati del matrimonio. Nei confronti del dolce, tutti gli invitati hanno un’aspettativa comune: dovrà essere scenografico. Un cake designer professionista è la persona giusta a cui affidarsi nel giorno più importante della propria vita per realizzare un capolavoro in pasta di zucchero che sappia lasciare tutti a bocca aperta coniugando i desideri degli sposi e lo stile delle nozze. Bontà di tendenza. Sono ormai in disuso le torte a “colonne romane”: più torte tonde o rettangolari sovrapposte in modo decrescente su colonne fino a sette piani. Chi non vuole farne a meno, può però optare per un massimo di quattro composizioni intervallate da uno strato di fiori. Le torte nuziali oggi più richieste sono quelle all’inglese, con una base larga e dal design geometrico e compatto. Valida alternativa è la torta monopiano, che un cake designer esperto saprà trasformare in un cuore o nelle iniziali degli sposi per realizzare così un dolce romantico. Il bianco e l’avorio sono colori

All’inglese, personalizzata e memorabile: nelle mani di un professionista tutto questo è realtà classici, tuttavia le coppie giovani osano con sfumature tenui che magari siano in tinta con il colore prescelto per il ricevimento. Chi non se la sente di osare può invece personalizzare la propria torta nuziale con le decorazioni. Intramontabili i fiori: questi possono essere gli stessi del bouquet e scendere lateralmente in grappoli o ingentilire i bordi di torte geometriche con un tocco bucolico. Eleganti e di sicuro impatto anche i nastri colorati che seguono la forma del dolce oppure culminano in fiocchi vaporosi. . Sweet Table. La regina del buffet merita di essere introdotta in un modo speciale. Una delle ultime tendenze in questione sono gli “sweet table”, letteralmente “tavoli dolci” di sicuro impatto scenografico. Si tratta di allestimenti in cui il tema prescelto viene declinato sia nei dettagli dell’arredamento che nell’offerta di altre delizie che sa-

pranno conquistare ogni palato. In uno sweet table infatti non possono mancare gli altri dolci tipici del mondo del cake design come i bisco-lecca e i cake pops ma anche classici irrinunciabili come i macarons, i cioccolatini e i confetti di diversi gusti. Se al matrimonio sono presenti dei bambini, uno sweet table indimenticabile potrà presentare anche lecca-lecca, caramelle, biscotti e marshmallow. Contenitori, dettagli e colori rispecchieranno sempre lo stile della torta o

quello del ricevimento. Infine, piacciono a grandi e piccini i cupcakes; se realizzati come vere e proprie piccole torte monoporzione possono essere consegnate, in un secondo momento, anche agli invitati assenti per poter rendere tutti partecipi di un dolce capolavoro. SPOSINI CAKE TOPPERS Secondo una tradizione estera, su una torta nuziale non dovrebbero mai mancare le statuette degli sposi, portatrici di fortuna alla coppia e romantico ricordo da serbare. Con l’avvento del cake design le statuine in resina lasciano il posto a cake toppers personalizzabili. Sulla cima della torta infatti posso-

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no torreggiare due figure in pasta di zucchero somiglianti agli sposi: colore dei capelli, corporatura e abbigliamento possono rendere i due corpi in sugar paste una copia perfetta dei novelli coniugi. Il cake toppers con gli sposini può comunque legarsi al tema di base della torta per essere un simpatico completamento del dolce. I cake toppers possono essere realizzati anche in movimento: basti pensare agli sposi in vespa o alla tenera coppia che si tiene per mano. Un professionista sarà in grado di rendere realtà ciò che più caratterizza gli sposi, per rendere la torta nuziale ancora più speciale.


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Colori e trattamenti per la sposa d’inverno, nuance calde nelle stagioni fredde

Capelli di seta L’aria pungente, frizzante. Il paesaggio che si veste di varie tonalità, dalle più calde delle foglie autunnali, fino ad arrivare al bianco puro della prima neve. La stagione invernale, in fatto di situazioni romantiche, non ha nulla da invidiare a quella estiva preferita dalla maggior parte delle spose. Le poche temerarie che sfidano il freddo possono però contare su degli scenari da favola, quasi magici, che renderanno sicuramente il giorno del sì raffinato ed esclusivo. Se il ‘dilemma vestito’ è stato risolto, ora aspiranti spose dovrete affrontare un quesito altrettanto importante e cruciale: lo styling dei capelli. Purtroppo nel periodo invernale, a causa delle temperature rigide, i capelli potrebbero diventare secchi e spenti, ma non preoccupatevi, a tutto c’è un rimedio. Per risolvere questi piccoli problemi basta solo rivolgersi a hair stylist qualificati, come ‘Stella e Ivano’ dell’omonimo salone, che sapranno mettere a frutto la loro esperienza nel settore per farvi arrivare perfette al vostro matrimonio. “Il primo step che consigliamo di fare alle nostre spose d’inverno – afferma Stella – è un trattamento della Linea Curativa Sp Luxe Oil: questa cura, grazie ad un comples-

so cheratinico avanzato, ha il potere di ricostruire la fibra del capello danneggiato”. E continua: “io personalmente, con un appuntamento esclusivo, dedico un'intera giorna-

ta alle prove della sposa. In questa occasione realizzo diverse idee di acconciatura abbinate al trucco, sempre tenendo presente, ovviamente, lo stile dell'abito, l'uso del velo, gli accessori e la personalità della donna. Le tendenze moda per questo autunno-inverno vedono protagonisti ricci voluttuosi e morbide onde che cadono sulle spalle per le amanti del capello in libertà. Tornano anche i raccolti che richiamano gli chignon in voga negli anni '50 e '60, con cotonature, per un’immagine un po' retrò ma molto sofi-

sticata". E per quanto concerne il colore: “personalizzare la nuance oggi è possibile grazie alle nuove tecnologie: per realizzare il nuovo servizio ARMOCROMIA, abbiamo Color.id, l'ultimo ritrovato in casa Wella, un ingrediente innovativo che permette l'utilizzo libero di più colori in modo veloce ed equilibrato. La sposa deve essere unica. È la protagonista assoluta di quel giorno e deve risaltare, ma senza esagerare - conferma Stella - Ecco perché cerchiamo di instaurare con lei un dialogo costruttivo per indirizzarla verso i nuovi trend, senza omologarla e mettendo in evidenza la sua personalità. Chi sceglierà di affidarsi alle sapienti mani degli hair stylist Stella e Ivano, riceverà un omaggio: un trattamento all'olio cheratinico, un vero toccasana per i capelli nella stagione invernale.

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Può influire sulla qualità dei rapporti di coppia

Atrofia vaginale: l’altro volto della menopausa È un disturbo sottovalutato, oltre il 34% delle donne non ha mai consultato un medico L’ atrofia vaginale è una patologia molto frequente nella popolazione femminile, soprattutto in menopausa, anche se spesso sembra ignorata o misconosciuta sia dai medici che dalle pazienti. Tra le donne che ne soffrono il 52% ha ridotto l’attività sessuale, il 42% si sente insoddisfatta, il 23% prova distanza emotiva dal partner, il 21% ha eliminato completamente i rapporti sessuali. Mentre all’inizio del ‘900 la speranza di vita di una donna coincideva con la conclusione dell’età fertile, la generazione odierna di ultracinquantenni è perfettamente consapevole che le attende una lunga vita, con un ruolo di protagoniste, sia nella sfera familiare che sociale. La menopausa determina il declino della produzione ormonale da parte delle ovaie, questo si traduce in un calo degli estrogeni in primis e si riflette su diversi apparati, iniziando dai sintomi vasomotori (vampate, sudorazioni), passando per i disturbi del sonno, senza tra-

lasciare i disturbi uro-genitali (irritazione vaginale con prurito e bruciore, secchezza e rapporti sessuali dolorosi, conseguenti all’ atrofia vaginale ed infine disturbi della minzione: urgenza urinaria, incontinenza, cistiti ricorrenti e dolore durante la minzione). Circa la metà delle donne in menopausa lamenta i sintomi correlati all’atrofia vaginale, che interferiscono pesantemente con la funzione sessuale e la qualità di vita e sono destinati a peggiorare nel quinquennio successivo. La caduta degli estrogeni è strettamente correlata alle modifi-

cazioni della mucosa vaginale, alla secchezza vaginale (conseguente al ridotto apporto sanguigno e lubrificazione vaginale) e all’impoverimento dei lattobacilli intestinali, con susseguente aumento del pH vaginale (codesto aumento a sua volta è responsabile della proliferazione tanto di germi quanto del cattivo odore). La mucosa vaginale si assottiglia, perde turgore, diventa più fragile, meno elastica ed è più suscettibile a traumi ed infine la ridotta lubrificazione e vasocongestione si riflettono in ridotto desiderio sessuale, scarsa eccitazione e deficit orgasmico. Qual è il compito del medico? In primis chiedere alla paziente, anche se riluttante, come si sono modificati i rapporti sessuali con l’esordio della menopausa, se prova fastidio o addirittura dolore, se persistono nonostante una terapia ormonale sostitutiva e se sono comparsi altri sintomi urinari. Il ginecologo dovrà incoraggiare la donna a scegliere la terapia va-

Una sfida per il neonatologo e il chirurgo

Un’aggressiva terapia di supporto e un tempestivo intervento chirurgico migliorano la prognosi progressione può comportare necrosi di tutta la parete intestinale, perforazione, peritonite, sepsi e morte. La lesione ischemica può essere conseguente a stati di basso flusso durante un’exsanguinotrasfusione, nel corso di una sepsi o per l’uso di formule iperosmolari; anche una cardiopatia congenita con ridotto afflusso di sangue o una desaturazione arteriosa di ossigeno possono indurre una ipossia/ischemia intestinale e quindi predisporre alla NEC. Si pensa che il latte materno offra protezione da tale situazione. La necrosi inizia nella mucosa e può progredire fino a coinvolgere l’intero spessore della parete intestinale, determinando una perforazione. In 1/3 di bambini si verifica una sepsi. I bambini possono presentarsi con occlusione intestinale, distensione addominale, ristagno gastrico biliare (dopo i pasti) che può arrivare fino al vomito biliare o

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ginale più adatta alle sue esigenze e necessità. Tra le varie soluzioni si devono soppesare: - HRT in caso di sintomi severi da atrofia vulvo-vaginale e quadro climaterico marcato, tuttavia da escludere in caso di storia di carcinoma della mammella; - terapia estrogenica locale, da evitare in caso di sanguinamenti vaginali/uterini anomali o di sospetto di neoplasia uterina; - trattamenti locali non ormonali lubrificanti e idratanti, i cui benefici cessano alla sospensione della terapia; - preparati fitoestrogenici, la cui sicurezza è ancora oggetto di approfondimento; - terapia laser con sistema computerizzato: per contrastare gli effetti dell’invecchiamento e migliorare la tonicità delle parti intime si applica un laser di ultima generazione sui tessuti vaginali, che determina un ringiovanimento degli stessi grazie alla rigenerazione delle fibre collagene. Qualunque sia la l’opzione terapeutica scelta bisogna tener presente che il primo passo fondamentale consiste nel riconoscere il disturbo, comunicarlo al partner ed al proprio ginecologo senza remore e ricordarsi che arrivate ai 50 anni si è “ancora al primo giro di boa”!

CHIRURGO PEDIATRICO

Enterocolite necrotizzante Per enterocolite necrotizzante, detta anche NEC, si intende una patologia che colpisce i neonati, la cui tipica manifestazione è la necrosi intestinale che può colpire gli strati più profondi della parete intestinale; più comunemente è interessato l’ileo terminale, meno frequentemente il colon e il piccolo intestino prossimale. Alcuni neonati sono particolarmente a rischio di NEC: il 75% dei casi si ha nei prematuri, soprattutto se c’è stata una rottura prolungata delle membrane, con amnionite o asfissia alla nascita. L’incidenza nei bambini alimentati con formule ipertoniche o che hanno subito un’exsanguinotrasfusione può anche essere più alta. Si pensa che ritardare l’alimentazione orale di parecchi giorni o settimane, nei bambini prematuri di basso peso o malati, sostituendo nel frattempo con una nutrizione parenterale totale, e in seguito reinserire lentamente l’alimentazione per qualche settimana possa diminuire il rischio. I sintomi e segni clinici comprendono letargia, acidosi metabolica, febbre. Le cause non sono chiare: si crede che l’ischemia influenzi in qualche modo l’intestino favorendo l’agire dei batteri. La mucosa non produce il normale muco protettivo, lasciando l’intestino esposto alle invasioni batteriche che, con l’inizio dell’alimentazione orale, possono penetrare la parete intestinale. La

GINECOLOGA

alla presenza di sangue nelle feci. I test sulle feci per la ricerca di sangue occulto nei bambini prematuri (che sono alimentati) possono aiutare a diagnosticare precocemente la NEC. Soltanto una Radiografia precoce dell’addome può rivelare l’occlusione intestinale. Un’ansa intestinale fissa, dilatata, che non si modifica nelle successive radiografie, è indice di NEC. L’evidenza di aria libera in addome indica perforazione intestinale e richiede un intervento chirurgico urgente. Circa 2/3 dei bambini che hanno presentato la NEC sopravvivono; la prognosi è migliorata grazie a un’aggressiva terapia di supporto (antibiotici e Nutrizione parenterale totale), con sospensione dell’allattamento e a un tempestivo intervento chirurgico, quando indicato. Terapie: la prima cosa da fare quando si sospetta una NEC è interrompere la somministrazione

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di latte al bambino, per decomprimere l’intestino, che deve essere aspirato con una sonda apposita. In seguito utilizzare antibiotici, ma il trattamento più efficace è quello chirurgico, È necessario l’intervento chirurgico in 1/3 dei neonati. Indicazioni assolute sono la perforazione intestinale (pneumoperitoneo), i segni di peritonite (assenza della peristalsi, difesa addominale e dolorabilità o eritema ed edema della parete addominale) o l’aspirazione di materiale purulento dal cavo peritoneale. L’intervento chirurgico deve essere preso in considerazione in un lattante con NEC, che mostra un peggioramento delle condizioni cliniche e dei dati di laboratorio nonostante la terapia medica. All’atto dell’intervento si deve resecare il tratto intestinale gangrenoso ed esteriorizzare i 2 tratti terminali. I tratti integri dell’intestino che residua si possono anastomizzare (collegare) subito se il resto dell’intestino non mostra segni di ischemia. Con la guarigione della sepsi e della peritonite si può ristabilire la continuità intestinale diverse settimane o mesi più tardi. Raramente, i bambini trattati non chirurgicamente sviluppano una stenosi intestinale nelle successive settimane o mesi. Per risolvere l’ostruzione intestinale è allora richiesta la resezione della stenosi. La prognosi varia a seconda della rapidità di intervento.

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in poche parole

Diabete mai più iniezioni Il diabete nei più piccoli si può curare, anche senza l’uso di iniezioni quotidiane di insulina. Questo è quanto afferma lo studio di una recente ricerca scientifica condotta dal Dottor Moshe Phillip, riportato sul sito scientifico di Leonardo, e pubblicato sul New England Journal of Medicine, col preciso intento di cercare di migliorare la vita dei più piccini affetti da questo tipo di patologia. In Italia l’epidemiologia del diabete di tipo 1 nei bambini è aumentata di dieci volte negli ultimi 30 anni, rispetto alle tre degli adulti. Il diabete è una patologia complessa che, solo se ben controllata, permette una vita normale. È necessario un alto livello di collaborazione da parte della famiglia e del bambino, dato che il “gold standard” di terapia prevede misurazioni costanti e 4 infusioni di insulina al giorno. C’è da dire che nel nostro Paese il Servizio Sanitario Nazionale garantisce un’assistenza di buon livello, tanto che un’indagine europea pubblicata su Diabetes Care ci ha messi davanti alla Gran Bretagna per qualità delle cure. L’obiettivo in termini di ricerca è però quello di affrancare i bambini dal disagio delle infusioni quotidiane. E oggi siamo sulla buona strada: esistono già pompe da infusione che possono essere impostate per un rilascio programmato di insulina. Il dispositivo viene applicato all’altezza dell’addome con un accesso sottocutaneo. Ma c’è di più. Dal Congresso Mondiale di Endocrinologia Pediatrica si è saputo che il sistema di infusione ad ansa chiusa con rilevatore wireless di glicemia, noto anche come “pancreas artificiale”, ha mostrato la sua efficacia e sicurezza anche nella popolazione pediatrica. In pratica, all’infusore viene affiancato un sensore capace di rilevare il livello di glucosio nel sangue in maniera automatica, comunicarlo wireless alla pompa ad ansa chiusa che a quel punto rilascia o blocca l’insulina a seconda delle reali necessità dell’organismo. Lo studio ha evidenziato un risultato estremamente promettente, perché permetterà di controllare gli episodi di ipoglicemia notturna e in futuro, grazie all’utilizzo h24, libererà i bambini diabetici dalla terapia con iniezioni. In Italia la diffusione del sistema di infusione ad ansa chiusa potrebbe rappresentare per i 12mila piccoli pazienti affetti da diabete di tipo 1 la svolta terapeutica e un netto miglioramento della qualità di vita. Irma Mecca


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novembre duemilatredici

in poche parole

Cavolo che bontà Anche il cavolo ha il suo orologio biologico. Lo dimostra un recente studio, riportato sul sito Galileo.net, secondo il quale frutta e verdura rimangono vive ed attive anche dopo la loro raccolta. Addirittura è importante persino l’ora in cui le acquistiamo. Perché anche i cavoli, così come gli spinaci o le zucchine, hanno il loro ritmo circadiano, e in diverse ore del giorno hanno una fisiologia diversa, che può influenzare anche il profilo nutrizionale. A spiegarlo è uno studio pubblicato su Current Biology, che suggerisce come anche la modalità della conservazione pesi sulla qualità dei vegetali. Le piante, a differenza degli animali, sono costituite da parti distinte, quali rami, foglie, radici e frutti, che possono metabolizzare e sopravvivere in modo indipendente l’uno dall’altro, continuando ad essere attive anche in seguito alla raccolta. “Gli ortaggi e la frutta, anche dopo es-

È un pericolo sempre più diffuso

DI ANNA LEPORE

Ingestione di batterie Attenzione a giocattoli, utensili lucette e tanto altro, le pile, se ingerite, possono avvelenare

La batteria al litio viene inserita in un wurstel

Nel wurstel cominciano a prodursi lesioni evidenti

Ecco l'effetto della batteria al litio sui tessuti

sere stati colti, sono in grado di rispondere ai segnali della luce e conseguentemente cambiano la loro biologia in modo che possono influenzare i valori nutrizionali e la capacità di resistenza agli insetti” spiega Janet Braam della Rice University, a capo dello studio, che ha infatti osservato come il cavolo, la lattuga, gli spinaci, le zucchine, le patate dolci, i mirtilli e le carote, anche dopo la raccolta, mantengano il loro orologio biologico attivo. Il fatto che i vegetali riescano a percepire la luce e che i cicli biologici continuano, costituisce un vantaggio per le piante, in quanto, per esempio, così riescono a modificare i livelli delle sostanze chimiche che li proteggono dagli insetti. Allo stesso modo, alcune sostanze prodotte dalla normale fisiologia delle piante sono importanti anche per gli effetti nutrizionali che esercitano sugli esseri umani, basti pensare agli antiossidanti. Broccoli e cavoli sono preziosi per i loro principi nutritivi quali potassio, calcio, fosforo, ferro, acido folico, vitamina C. I cavoli contengono inoltre principi attivi anticancro al colon e alla prostata, aiutano a prevenire l’ulcera, curano l’anemia e indicati in caso di diabete nel controllare gli zuccheri nel sangue. Sono antibatterici, antinfiammatori, antiossidanti, antiscorbuto, depurativi, rimineralizzanti e favoriscono la rigenerazione dei tessuti. Irma Mecca

MEDICO CAV

In questo periodo parte la "stagione dei giocattoli”. A seconda del Paese in cui si vive si rinnovano le occasioni: dalla ricorrenza dei defunti etichettata halloween (non c’è più il carbone!) ,da Natale alla Befana si regalano oggetti ludici spesso luminosi, che tanto piacciono ai bambini. Si sa che negli acquisti è importante controllare che i giocattoli rispettino i criteri di sicurezza (dal punto di vista chimico, meccanico e fisico) previsti dalle normative europee e che siano certificati dal marchio "CE". Anche se avvertono gli esperti - un gioco "fuori legge" potrebbe esibire un altrettanto fasullo marchio CE. Buona regola, perciò, è acquistare giocattoli di produttori affidabili, ispirandosi al criterio "meglio un giocattolo in meno, purché sicuro" anche se di questi tempi il risparmio può trarre in inganno. Particolare attenzione va riservata ai sempre più diffusi giocattoli "a pile": quelle "a bottone" possono rappresentare una pericolosa attrazione per i bambini piccoli e un gravissimo pericolo in caso di ingestione. L’ingestione di batterie rappresenta una minaccia sempre più diffusa alla salute dei bambini, soprattutto al di sotto dei 5 anni. Il continuo aumento di contatti avuti al Centro Antiveleni, le visite ai Pronto soccorso e i ricoveri, devono spingere le aziende produttrici e le autorità a implementare misure di prevenzione efficaci. Qual è il meccanismo di azione delle pile al litio? •Fuoriuscita di un elettrolita alcalino •Necrosi da pressione

Difficoltà fin dalle prime tappe di sviluppo

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•Creazione di una corrente esterna per elettrolisi che genera idrossido (potente caustico alcalino) al polo negativo della batteria (il meccanismo più importante) con colliquazione del tessuto. Segnali di allarme e sintomi sono o possono essere: • Ostruzione delle vie aeree vomito Scialorrea • Fastidio al petto; dolore toracico e addominale • Difficoltà a deglutire, riduzione dell’appetito, rifiuto del cibo. Disfagia. • Tosse o soffocamento durante assunzione di liquidi o solidi • Segni precoci: inappetenza, incremento dei rigurgiti, irritabilità Segno tardivo: emorragia gastrica che arriva quando è troppo tardi e il danno è già grave. La prevenzione in cosa consiste? • Controllare e fissare con nastro adesivo dove è situata la pila • Conservare le pile al di fuori della vista e della portata del bambino (incluse le pile scariche da eliminare) • Non consentire ai bambini di giocare con le pile. Prestiamo attenzione, anche se molte volte lo stress e il gran da fare ci fa scivolare in errori gravi. La prevenzione per i bambini è impedire loro di giocare con pile o tenerle in bocca, lasciare pile su comodini, in tasca o in borsa. Stiamo attenti può sembrare una banalità, ma è tutt’altro. Nell’eventualità contattare il Centro Antiveleni, servirà a limitare il danno.

PSICOLOGA DELL’APPRENDIMENTO

Bambini poco coordinati … Mangiare, vestirsi, imparare a scrivere, praticare uno sport: sono tutte attività che possono risultare difficili per un bambino con disturbi della coordinazione motoria… e per questo viene preso in giro perché “diverso e pasticcione”… I bambini con Disturbo della Coordinazione Motoria incontrano difficoltà fin dalle prime tappe di sviluppo nell’uso del movimento, nelle prestazioni in compiti di coordinazione motoria, fini o grosso motori e nell’imparare ad usare strategie per risolvere i problemi legati alle attività motorie. Tale disturbo interferisce in modo importante con l’apprendimento scolastico o con le attività della vita quotidiana e si riscontra nel 5/6 % della popolazione infantile tra i 5 e gli 11 anni. Poiché le capacità motorie non diventano facilmente automatiche per questi bambini, essi devono dedicare uno sforzo e un’attenzione supplementari per portare a termine le attività motorie, anche quelle già acquisite in precedenza. Spesso questi bambini non riconoscono le somiglianze tra determinate attività motorie e ciò comporta una difficoltà a trasferire le proprie capacità motorie da un’attività all’altra (ad es. prendere una palla grande e prendere una palla piccola). Presentano inol-

DI ANNA MARIA ANTONUCCI

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Devono dedicare uno sforzo e un’attenzione maggiori per portare a termine le attività motorie tre difficoltà a generalizzare le proprie capacità motorie nelle diverse situazioni (ad es. un bambino che si avvicina al bordo di un marciapiede deve capire che salire sul marciapiede è un’attività simile a

salire le scale). La necessità di reagire ad un ambiente mutevole (ad es. colpire una palla in movimento, o evitare gli altri bambini nei giochi di squadra) comporta un’ulteriore difficoltà per i bambini affetti da DCM, in quanto per loro è difficile rilevare le informazioni derivanti dall’ambiente e organizzare risposte con il proprio corpo in modo tempestivo. In questi bambini le capacità intellettuali e linguistiche possono essere piuttosto sviluppate, mentre le abilità motorie risul-

tano in ritardo. Le caratteristiche principali e più frequenti del bambino con DCM sono le seguenti: Il bambino può essere goffo o impacciato nei movimenti. Può urtare, rovesciare o far cadere le cose. Sviluppa in ritardo alcune capacità motorie quali andare in triciclo/bicicletta, afferrare una palla, saltare una corda, allacciare i bottoni e i lacci delle scarpe, vestirsi, usare un coltello e una forchetta, lavarsi i denti, chiudere le cerniere, preparare uno zaino. Esistono difficoltà a svolgere attività che richiedono l’uso coordinato di entrambi i lati del corpo (ad es. tagliare con le forbici,tirare una palla). Il bambino può mostrare uno scarso controllo della postura e uno scarso equilibrio per esempio nel salire le scale. Il bambino può avere, infine, difficoltà a scrivere in stampatello o a mano libera e nelle discipline come disegno,matematica. Un lungo capitolo sarebbe inoltre da dedicare alle caratteristiche

emozionali dei disturbi della coordinazione motoria: il bambino con tale disturbo spesso tende ad evitare le attività motorie, ma anche di socializzare con i propri coetanei, in particolare nelle aree di gioco per non mettersi alla prova ed è spesso insoddisfatto e ansioso rispetto alle sue prestazioni percependosi sempre come “non capace di”. Tali aspetti sono spesso secondari al disturbo stesso ,ma rendono sempre più difficile il buon adattamento nel contesto sociale. Il trattamento di tali disturbi è necessario e deve offrire al bambino tutti gli stimoli necessari affinché si verifichi un buon funzionamento del sistema nervoso e in particolare dell’apparato senso motorio e un’adeguata integrazione delle informazioni dei diversi sistemi percettivi (sistema visivo, cinestesico, acustico, tattile e dell’equilibrio). Ciò si traduce attraverso un’educazione motoria del bambino che consideri l’esercizio fisico non semplicemente come un atto imitativo e ripetuto ma come un atto intenzionale in cui il corpo non è solo uno strumento ma un modo di conoscere e comunicare.


novembre duemilatredici

DENTISTA

Ne soffre il 15% dei bambini: diagnosi e cura

DI VALENTINA LA RICCIA

La respirazione orale

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Cosa succede se respiriamo dalla bocca L’aria che inspiriamo entra dal naso, percorre le vie aeree e arriva agli alveoli polmonari, dove avvengono gli scambi gassosi. Se, per una serie di motivi, anziché respirare col naso si respira con la bocca, si possono lamentare: labbra screpolate e bocca secca a causa dell’alterato tasso di umidità nel cavo orale; alitosi, carie, gengivite o parodontite ed aumentata predisposizione ad ammalarsi di patologie infettive trasmissibili per via aerea (poiché in bocca mancavibrisse, no le presenti invece nel vestibolo del naso, che sono in grado di intrappolare fisicamente i microrganismi presenti nell’aria che respiriamo). Nei pazienti che da tempo sono abituati a respirare dalla bocca, si manifestano le alterazioni tipiche dei respiratori orali: apertura narinale di forma circonferenziale (normalmente è ovalare), viso allungato con zigomi poco pronunciati a causa della scarsa areazione dei seni mascellari, occhiaie dovute all’ipossigenazione del distretto vascolare infraorbita-

le e denti anteriori “sporgenti”. Sono pazienti che necessitano di apparecchiature ortodontiche, poiché la respirazione orale non permette la corretta contrazione dei muscoli oro-facciali, importanti nel favorire il normale sviluppo scheletrico e dentale: questi pazienti infatti manifestano malposizioni dentali, anomalie occlusali e conseguente deglutizione atipica (deglutiscono infilando la lingua tra i denti) a causa di una discrepanza dento-alveolare (ossa mascellari strette, non adeguatamente sviluppate e pertanto di grandezza inadatta per ospitare i denti), con ri-

percussioni negative persino sulla colonna vertebrale e sulla postura. Di notte questi pazienti tendono a russare, a bagnare il cuscino di saliva e potrebbero soffrire della sindrome da apnee ostruttive del sonno (OSAS). Durante il giorno spesso manifestano stanchezza, mal di testa o deficit dell’attenzione a causa della scarsa qualità del sonno. Quali i fattori di rischio di tale condizione? Fra i più comuni vi sono: ipertrofia delle tonsille palatine e delle adenoidi (ecco perchè il volto del respiratore orale

La lingua si muove in avanti spingendo contro i denti

La deglutizione atipica Il meccanismo della deglutizione consta di diverse fasi. Esso è basato sul susseguirsi di una serie di contrazioni muscolari che avvengono in modo coordinato e consequenziale, tali da far si che il bolo alimentare, una volta raccolto sulla parte centrale della lingua, inizi il suo cammino verso l’apparato digerente. Nella deglutizione scorretta o atipica le fasi della deglutizione restano le stesse, ma i tempi sono allungati e le contrazione dei muscoli avviene in maniera impropria. La fase che maggiormente ne risente è quella orale, fase volontaria e consapevole, in cui la lingua attraverso un movimento ben preciso ha il compito di far progredire il bolo verso il faringe. Nella deglutizione normale la lingua si muove prima verso l’alto e successivamente indietro, in quella atipica invece, (la posizione a riposo della lingua di solito è già alterata) essa si muove in avanti spingendo contro i denti o tra i denti. Se durante una giornata si ingoiasse una o poche volte, non ci sarebbe nessun problema, ma in ventiquattro ore ingoiamo circa duemila volte ed ogni volta la lingua spinge contro i denti con la forza di un kilogrammo causando così grandi deformità dell’apparato masticatorio. Tra le cause della deglutizione atipica ricordiamo:

LOGOPEDISTA DI MARIA FRANCESCA DI MICHELE

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I danni della deglutizione scorretta sui vari organi e il suo trattamento

succhiamento del dito o del “ciucciotto”; rosicchiamento delle unghie; respirazione orale (respirare con la bocca); ipotono muscolare (scarso tono dei muscoli bucco-oro-facciali interessati nella deglutizone); malattie del sistema nervoso; deformità di vario tipo dell’apparato masticatorio. I danni causati da una deglutizione scorretta non si esauriscono a livello orale, ma interessano altri organi e apparati, che vengono variamente colpiti. L’apparato più coinvolto è quello respiratorio. Gli squilibri muscolari, determinano

viene definito facies adenoidea), ipertrofia dei turbinati nasali, alterazioni scheletriche, dentali o muscolari, allattamento artificiale protratto, attitudine a nutrire i bambini con cibi molli oltre i sei mesi di vita, utilizzo di ciuccio e biberon oltre i due anni di età. L’odontoiatra e l’otorinolaringoiatra sono le due figure centrali nella diagnosi e nella cura di tale condizione. Può rendersi necessario anche l’intervento del logopedista per ristabilire i corretti movimenti da attuare durante la respirazione, la deglutizione e la fonazione. Accertata l’eziologia del disturbo, il piano di trattamento prevede dispositivi intraorali per la terapia odontoiatrica rieducativa mio-funzionale e, solo se vi sono le indicazioni, un intervento chirurgico otorinolaringoiatrico. Nei pazienti che soffrono di apnee notturne, si può fare ricorso all’apparecchiatura CPAP. Solo nei casi più gravi, laddove si manifestino importanti alterazioni scheletriche non risolvibili ortodonticamente, è indicato l’intervento del chirurgo maxillofacciale. Se riconoscete voi stessi o i vostri parenti in questo quadro clinico, non esitate a richiedere un consulto specialistico. La risoluzione di questa condizione è possibile e migliorerà significativamente la qualità della Vostra vita.

anomalie di forma del palato che diventa stretto e alto (palato ogivale) che crea una difficoltà della lingua a sollevarsi. La postura bassa della lingua che ne consegue e la sua alterata funzione tendono a favorire ancor di più la respirazione orale con conseguente possibile ingrossamento delle adenoidi o delle tonsille, ingestione di aria (aerofagia, tendenza al colon irritabile, sensazione di ripienezza). Il bambino che ingoia male è spesso affetto da otiti, dal momento che il muco anziché essere aspirato e drenato nel cavo faringeo durante la deglutizione, ristagna all’interno dell’orecchio. Tanti sono anche i pa-

zienti che, a fianco di una deglutizione scorretta, presentano problemi agli occhi e alla schiena. Il trattamento della deglutizione atipica prevede l’importante collaborazione del logopedista e del dentista; ha come obiettivo principale, non solo un miglioramento di carattere estetico o la possibilità di evitare un apparecchio ortodontico, ma bensì un cambiamento funzionale stabile nel tempo che aiuti a correggere i problemi presenti e a prevenire l’insorgenze di patologie future. Dopo la valutazione dell’assetto muscolare, dopo aver completamente debellato eventuali abitudini viziate (es. succhiamento del pollice ecc) e dopo le indicazioni del dentista, si procede con il trattamento logopedico, ovviamente personalizzato per ogni paziente. Esso prevede una serie di esercizi che vanno a migliorare l’assetto muscolare bucco-linguo-facciale e successivamente l’insegnamento del movimento deglutitorio corretto, prima solo con la saliva e in seguito anche con solidi e liquidi. La fase finale è quella del condizionamento mentale affinché il nuovo meccanismo di deglutizione diventi automatico e si mantenga nel tempo. Con un esercizio costante giornaliero, nel giro di poche settimane, sono già visibili i primi miglioramenti.

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in poche parole

Anoressia cause genetiche? L’anoressia una malattia genetica? Lo attesta uno studio dello Scripps Translational Science Institute (TRSI) in California. Oltre tre milioni di persone, quasi tutte di sesso femminile, soffrono di anoressia riconosciuta come vera e propria malattia psichiatrica. Soltanto in Italia, 8-10 ragazze su 100 affette da anoressia sono giovanissime e sfiorano a malapena i dodici anni di età. Sono dati scientifici riportati sul sito mammedomani.it che destano non poco allarme. Nello specifico lo studio dello Scripps ha analizzato l’andamento del Dna nelle ragazze che presentavano la patologia. Quello che emerge è che il comportamento del gene EPHX2 è legato alla sintetizzazione del codice del metabolismo del colesterolo e, in questi casi, dove la patologia era ormai conclamata, era difettoso e quindi portava scompensi nel funzionamento del metabolismo della persona. Dopo studi condotti su circa 1200 pazienti anoressiche e 1948 persone sane, gli studiosi hanno riscontrato nel gruppo affetto dal disturbo alimentare una variazione del gene EPHX2, responsabile della sintesi di un enzima che regola il metabolismo del colesterolo, causando disfunzioni anche nel tono dell’umore. Un dato coerente con gli alti livelli di colesterolo tipici dei pazienti anoressici. Secondo i ricercatori si tratterebbe di un grande passo in avanti nella comprensione di questa malattia. Un team internazionale di ricercatori che rappresentano oltre 20 istituti di ricerca hanno potuto notare che la stragrande maggioranza di pazienti malati di anoressia evidenziavano varianti del gene EPHX2, con livelli elevatissimi di colesterolo nel sangue, pur essendo iponutriti. Tali interessanti risultati meritano comunque delle ulteriori conferme e sarà necessario sviluppare cure che possano davvero risolvere la causa del problema. Inoltre recenti studi di neuroimaging, condotti a Padova attraverso risonanza magnetica cerebrale sul paziente, permettono di rilevare quali danni anoressia e bulimia rechino al cervello e alle sue funzioni e come vengano modificate le reti cerebrali. Ne è emerso che esiste nelle pazienti una alterazione a livello cerebrale che coinvolge le capacità visive e porta a una percezione del corpo distorta. Ciò che è stato rilevato è un difetto della memoria visiva: le pazienti anoressiche non memorizzano i cambiamenti della loro immagine allo specchio, ma enfatizzano la loro sensazione interiore, continuando a sentirsi grasse anche quando gravemente Irma Mecca emaciate.


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novembre duemilatredici

in poche parole

I mali del tecnostress Troppa tecnologia niente sesso. È quanto emerso da uno studio di Net dipendenza Onlus, una società che si occupa di dipendenza da computer, web e cellulari, riportato sul sito di Repubblica: lo studio mette in evidenza quanto l’uso eccessivo della tecnologia possa portare all’abbassamento del livello di testosterone, l’ormone responsabile della libido maschile. Tempi duri dunque per quasi 2 milioni di italiani “tecnostressati” che accusano ansia e calo del desiderio a causa dei cellulari ipertecnologici, dei computer sempre accesi e dei tablet dalle mille funzioni. Fra un telefonino che squilla, un tweet da leggere subito, sembra esserci poco spazio per il partner. La tecnologia con le sue continue sollecitazioni innervosisce, stanca, isola, diventa fattore di rischio che crea disagi e disturbi. Sotto accusa soprattutto Facebook e Twitter. La definizione è ‘tecnostress’, lo stress indotto dalle tecnologie digitali che colpisce gli uomini di ultima generazione: ansia, insonnia, irritabilità, calo del desiderio e altri problemi sessuali e di relazione sono solo alcuni dei sintomi rilevati. Gli esperti hanno intervistato centinaia di manager delle telecomunicazioni, i quali hanno confessato di non avere tempo per curare il rapporto di coppia. Soprattutto se si ha a che fare con professioni che prevedono un uso massiccio di tecnologia e di internet, è più facile sentire il peso dello stress e allontanarsi dalle relazioni. Poco desiderio e dunque meno sesso nelle coppie non solo per il livello di stress, ma anche per la mancanza di tempo. I social network allontanano le persone e eliminano molte occasioni per stare insieme. Dallo studio di una recente ricerca americana, pubblicata sul Journal of American Medical Association, si evidenzia che il 16% degli uomini che naviga soffre di totale assenza di stimoli sessuali nei confronti della partner per via del troppo tempo passato a postare e twittare. Un problema che in determinate situazioni può portare a una vera e propria dipendenza. Secondo un’indagine di 2013 Mobile Consumer Habits, un americano su 10 non rinuncia a usare lo smartphone anche durante un rapporto sessuale. Il tempo trascorso sui social network o a stretto contatto con le nuove tecnologie danneggia anche le fantasie sessuali di coppia portando crisi all’interno della relazione. Per prevenire e combattere il tecnostress, l’urologo Carlo Molinari dell’ospedale San Camillo di Roma suggerisce “dialogo col partner, una maggiore socialità, coccole e massaggi”. E spiega: “Per ritrovare il vigore sessuale causato da astenia ci sono validi e testati rimedi naturali. E naturalmente staccare la spina a computer, tablet e smarthpone”. Irma Mecca

MOVIMENTO CONSUMATORI

Acquistare online in sicurezza

DI ROSANGELA LORISO

Natale, attenti alle truffe

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Soldi, password, dati ed informazioni, ogni cosa è presa di mira dai criminali informatici Natale è alle porte e molti italiani, complice la crisi, useranno internet per fare acquisti cercando di risparmiare il più possibile. Ma attenzione alle truffe che sempre più spesso interessano il web e i cellulari. Hacker senza scrupoli, infatti, approfittano dell’ansia compulsiva da regalo sotto l’albero che prende un po’ tutti nel periodo natalizio, per organizzare truffe e derubare gli utenti del web. Soldi, password, dati ed infor-

mazioni, ogni cosa è presa di mira da questi criminali informatici. Per questo motivo alcune aziende che si occupano di sicurezza informatica hanno stilato e reso noto un elenco di truffe informa-

Come difendersi? Alcuni semplici consigli da seguire Consultare direttamente il sito web di un ente benefico o di un’azienda digitando l’indirizzo nel browser o utilizzando un motore di ricerca. Non cliccare mai su un link incluso in un messaggio di posta elettronica. Proteggere il proprio pc con sistemi di sicurezza aggiornati.

tiche, le più comuni, fornendo agli utenti/consumatori consigli utili per navigare sul web in sicurezza. Innanzitutto fare attenzione al Phishing di beneficienza. Durante il periodo di Natale, infatti, sfruttando la generosità degli utenti, gli hacker inviano e mail che sembrano provenire da enti di beneficienza ma che in realtà altro non sono che siti web fasulli creati solo per acquisire le donazioni o i numeri di carta di credito. Poi ci sono le truffe che viaggiano sui social network come Facebook e Twitter. I criminali inviano email di “Nuova richiesta di amicizia” che sembrano autentiche

Fare gli acquisti on line utilizzando sempre carte prepagate che non richiedano l’apertura di conti bancari. Controllare spesso il proprio conto bancario e fare acquisti on line utilizzando reti sicure a casa o in ufficio, sia wireless che via cavo.

Farro, quinoa, grano saraceno, kamut

Cereali da riscoprire Da sperimentare per risotti, insalate fredde, sformati, pani croccanti Gli zuccheri, semplici e complessi, sono la più importante fonte di energia per l’organismo. I primi sono assorbiti rapidamente e sono quindi utilizzati dal corpo dopo la loro assunzione. Sono contenuti nel comune zucchero (saccarosio), nel miele, nelle confetture, nella frutta e nel latte. I carboidrati complessi, invece, costituiscono una riserva di energia, in quanto sono assimilati lentamente e rimangono a disposizione più a lungo. Sono presenti in pane, pasta, patate, riso e altri cereali meno raffinati. Questi ultimi, saporiti e nutrienti, possono rivelarsi una valida alternativa al frumento, sia dal punto di vista nutrizionale sia per la piacevolezza del gusto e la duttilità in cucina. È importante che i cereali in chicchi integrali provengano da agricoltura biologica perché sull’involucro più esterno rimangono residui di fitofarmaci. Quando si acquistano sfusi, è bene informarsi

che ci sia la certificazione di un organismo di controllo. I semi o chicchi interi vengono raccolti e puliti in modo da eliminare le impurità e sostanze estranee. Poiché non sono sottoposti a raffinazione, possono essere considerati cereali integrali. I chicchi “mondi” (semintegrali) vengono privati solo delle parti più esterne. Per ottenere i prodotti “brillati”(come l’orzo e il farro perlati) si ricorre alla decorticazione, che asporta gli strati esterni dei chicchi fino al cuore, rendendoli più chiari, ma privandoli di minerali, vitamine e soprattutto delle fibre, importanti per il benessere del nostro intestino e della nostra linea. Il farro è una coltura resistente, per cui richiede pochi trattamenti chimici in campo. È adatto anche ai

e provenire da parte di siti di social network. Attenzione, però, a cliccare sui link contenuti nelle mail perché spesso portano all’installazione automatica di malware sui computer, nonché alla sottrazione di informazioni personali. Ancora, ci sono i falsi siti per gli acquisti online, che chiedono i dati della carta di credito senza vendere in realtà nulla, e le cartoline d’auguri elettroniche che contengono virus, così come le suonerie natalizie e gli sfondi per il pc a tema ovviamente natalizio. Le email che sembrano inviate dal proprio istituto bancario con le quali il si chiede all’utente di confermare le informazioni relative al conto bancario, inclusi nome utente e password, con l’avviso che se non forniranno tali informazioni l’account verrà chiuso. Si tratta di una truffa che viene portata a buon fine più facilmente a Natale, per la maggiore frequenza di accesso ai propri conti correnti da parte degli utenti. In ultimo ci sono le c.d truffe Ransomware: la restituzione dei tuoi file in cambio di un riscatto. In questo caso gli hacker si comportano come rapitori virtuali per sequestrare i file e cifrarli, rendendoli illeggibili e inaccessibili. Il truffatore trattiene in ostaggio i file dell’utente chiedendo il pagamento di un riscatto per restituirli.

ESPERTA IN NUTRIZIONE DI GIOVANNA

BRUNO

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diabetici perché, essendo ricco di fibre, ha un basso indice glicemico, ossia un basso impatto sui livelli di glicemia. La quinoa è un cereale esotico e per la FAO è il simbolo della biodiversità, tanto che ha dichiarato il 2013 Anno internazionale della quinoa. Viene coltivata sulle Ande con semi non ibridati né modificati (quindi meglio tollerati dall’organismo). È un cereale atipico, appartenente alla stessa famiglia di spinaci e barbabietole, ricco in proteine e privo di glutine. Il grano saraceno viene coltiva-

to soprattutto in collina e montagna e si adatta bene all’agricoltura biologica perché soffoca naturalmente le erbe infestanti e richiede pochi fertilizzanti. Il kamut, marchio registrato di una varietà antica di grano, il khorasan, garantito come privo di ogm e non ibridato, è coltivato in modo biologico in Montana (U.S.A) e nel Canada. È apprezzato per il retrogusto di noce e l’alto contenuto di

proteine e di selenio. In commercio il kamut si trova più spesso in farina e nei prodotti da forno, ma anche in chicchi da usare nelle zuppe e nelle minestre. Il miglio, secondo gli storici, sarebbe il precursore di tutti i cereali, ossia pare che sia stato il nutrimento dell’umanità prima della scoperta dell’aratro. Oggi è stato riscoperto come cereale alternativo da chi vuole eliminare il glutine dalla dieta. È ricco di minerali come ferro, magnesio, fosforo, silicio e fluoro. È soprattutto un prezioso alleato della bellezza perché stimola la crescita dei capelli, rinforza le unghie e promuove il ricambio cellulare della pelle grazie alla presenza di lecitina e colina. Tutti questi cereali hanno anche una piccola quota di proteine che, seppure qualitativamente meno rilevanti rispetto a carne, pesce e uova, se affiancate da legumi, danno origine a piatti unici equilibrati e con un valore proteico importante. Sono, inoltre, ricchi di vitamine del complesso B, chiamate vitamine “energetiche” perché rappresentano una riserva di energia per l’organismo. Pertanto, via libera a questi “nuovi” cereali! Da sperimentare per i risotti, le insalate fredde, gli sformati, come anche per preparare nutrienti colazioni e pani croccanti e genuini.


abitare

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cucina&dintorni

In Capitanata vini da Oscar

Bevi bene, bevi pugliese Regole a tavola: spumanti sul salato, moscato per i dolci Come spesso capita dalle nostre parti, e quest’anno in particolare, il caldo estivo si trascina fino a novembre inoltrato (e chissà per quanto ancora), impedendo alla mente di distogliere il pensiero dalle spiagge, così vicine ma così lontane; per poi ritrovarsi catapultati, poche settimane più tardi, in piena atmosfera natalizia; spaesati ma felici, conto in banca permettendo, ci toccherà darci da fare tra addobbi, regali e dolci fatti in casa in quantità industriali; ai sensi di colpa penseremo più in là: “è Natale puoi…” cantava un bambino in un recente spot televisivo, ed io l’ho assunta come filosofia di vita. Le bollicine saranno protagoniste in questi giorni di festa, tanti saranno i pretesti per brindare: perché non farlo con degli ottimi spumanti pugliesi? Forse non tutti sanno che la nostra provincia vanta l’unica vera cantina di spumantizzazione del sud Italia, la celebre d’Araprì di San Severo, pluripremiata dalle maggiori guide specializzate nazionali e non, fregiatasi quest’anno del prestigioso Oscar del vino di Bibenda nella categoria “miglior spumante italiano”, per la strepitosa Gran Cuvée XXI Secolo, millesimo 2007: un “umile” vino pugliese sul gradino più alto del podio, a guardar dall’alto i più blasonati Franciacorta, Prosecco e via dicendo. D’Araprì nasce nel 1979 dalla scommes-

sa di tre amici, accomunati dalla passione per la musica jazz ed, ovviamente, per il vino; la scommessa è di poter produrre anche al Sud spumanti di pregio con metodo classico, quello usato per gli Champagne, intuendo di poter valorizzare nelle bollicine il vitigno autoctono della Capitanata “bombino bianco”, che nella spumantizzazione riesce ad esprimersi nella sua pienezza. Spumanti importanti, caratterizzati da sfumature dorate che ne anticipano il valore,

da bollicine finissime e persistenti che danzano nel bicchiere con movenze mai uguali, con disparati profumi di frutta gialla e agrumi al giusto grado di maturazione, di aggraziate distese floreali e macchia mediterranea con i suoi rovi aromatici, di accenni di miele e frutta secca; dal gusto morbido e fresco, cremosi e persistenti, adatti ad accompagnare un aperitivo a base di pettole con vecchi amici alla vigilia di Natale, ma anche quell’impetuosa aragosta che renderà il veglione di Capodanno indimenticabile; ma, per favore, non bevetelo sul dolce; cerchiamo di chiarire, una volta per tutte, questo concetto: il dolce va col dolce, altrimenti gli zuccheri del cibo impediranno di percepire qualsiasi sentore del vino, che ci apparirà solo terribilmente amaro; un po’ come mangiare un pasticcino prima del caffè, almeno che non mettiate tre bustine di zucchero vi apparirà più amaro del solito. E sui dolci? Tranquilli, non vi lascio a bocca asciutta. Vi consiglio un’altra eccellenza pugliese, il Moscato di Trani, vino dolce prodotto tradizionalmente da Cerignola a Bitonto, che sposa alla perfezione la pasticceria pugliese e non solo: con la pasticceria secca è imbattibile, ma non guasta assolutamente nemmeno sul panettone. La nostra bella Puglia è uno scrigno dai tesori ancora inesplorati, talvolta dati per scontato da noi che viviamo col mito “dell’America”; eppure credo che in America ci invidino parecchio. Buone feste a tutti. Daniele Rigillo Enoteca Uva Rara


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salute

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Omega 3 per la cura e prevenzione di malattie a base infiammatoria

Lo “stupefacente” Olio di Canapa Ideale anche nella lotta a patologie della pelle come acne, psoriasi, vitiligine L’olio di canapa è un prodotto ottenuto dalla spremitura a freddo dei semi della pianta Cannabis Sativa L. che lo contiene in percentuali vicine al 30%. Avendo un sapore gradevole che ricorda vagamente le nocciole ed odore poco marcato ed apprezzabile, può essere utilizzato per condire vari alimenti, tra cui insalate, pasta, pesce. Contiene tante proprietà nutritive e può apportare notevoli benefici se introdotto nell’alimentazione. Nell’olio di canapa troviamo gli acidi grassi essenziali omega 6 e omega 3 nel rapporto ottimale di 3 a 1. Un cucchiaio di olio di semi di canapa (circa 10 grammi) fornisce all’organismo 1,7 grammi di omega 3, sufficienti a coprire il fabbisogno giornaliero dell’adulto. Inoltre, contiene grandi quantità di proteine (20%) e fibre insolubili (20-30%). Nell’olio di canapa troviamo anche discrete quantità di antiossidanti quali la vitamina A ed E, la vitamina PP e C. Uno dei principali benefici per la salute che comporta l’assunzione di olio di canapa è la prevenzione e il trattamento delle malattie la cui base è infiammatoria. Infatti si ritiene che l’eccessivo apporto di acidi grassi omega6, di cui la nostra alimentazione abbonda, a fronte di una ridotta assunzione di omega-3, faciliti l’insorgenza di svariate malattie a com-

ponente infiammatoria. Con l’introduzione di questo prezioso olio aumentiamo notevolmente la quantità di omega 3 assunto e, di conseguenza, diminuiamo il livello di infiammazione del nostro organismo. Proprio per tale ragione viene usato per la prevenzione e la cura dell’artrosi, dell’artrite reumatoide e di altre malattie infiammatorie come l’infezione cronica della vescica, la colite ulcerativa, il trattamento del colon irritabile e della malattia di Crohn. Data la sua potentissima azione antinfiammatoria quest’olio, inoltre, è ideale per molti problemi della pelle come: psoriasi, vitiligine, eczemi, micosi, irritazioni da allergie, dermatiti secche e per tutte le infiammazioni o irritazioni localizzate. Può inoltre migliorare le condizioni della pelle affetta da acne. L’olio di canapa aiuta anche a ridurre il livello di trigliceridi, colesterolo totale e soprattutto il colesterolo LDL (colesterolo “cattivo”) diminuendo il rischio di trombosi. Mantiene inoltre più elastiche le pareti dei vasi e impedisce l’accumulo di grassi nelle arterie. Per ottenerne maggiori benefici è consigliabile consumarlo crudo, e per mantenerne inalterate le caratteristiche è conveniente conservarlo in un luogo fresco e buio.

società 23 scrittrici raccontano ai ragazzi e alle ragazze la violenza contro le donne. Sarà in libreria il 25 novembre prossimo, nella ricorrenza della Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne, il libro “Chiamarlo amore non si può”, una raccolta di racconti che affrontano il problema della violenza sulle donne dal punto di vista della prevenzione. Prevenzione che deve cominciare il prima possibile, dalla scuola primaria, se non ancora dalla scuola materna, per contrastare gli stereotipi educativi che fin da piccoli tendono a confinare in determinati ruoli sia i maschi che le femmine. Ruoli molto spesso rinforzati dai libri di testo, come confermato da approfondite analisi e dai modelli mediatici che propongono e diffondono una certa idea del corpo femminile. Il libro è edito dalla

Edito da Mammeonline, casa editrice al femminile

Chiamarlo amore non si può 23 scrittrici raccontano la violenza contro le donne Casa editrice tutta al femminile Mammeonline, cresciuta battagliando su leggi contro le donne, dalla legge 40 sulla procreazione assistita a quella sull’affido condiviso, e che è diventata sempre più una casa editrice di libri per bambini e bambine, ragazzi e ragazze, per parlare di temi come adozione, pedofilia, bullismo, identità di genere, disturbi dell’apprendimento, intercultura. “Come possiamo mai sperare – commenta l’editrice Donatella

1 Dicembre Giornata Mondiale contro l’Aids

Con Anlaids si fa rete Il centro diagnostico per effettuare il test è presso gli Ospedali Riuniti

Caione - che le nostre bambine e le nostre ragazze siano donne determinate nelle relazioni, sicure di sé e delle proprie scelte, capaci di proteggersi da uomini possessivi e violenti, se diamo loro solo un certo tipo di modelli? Se non parliamo loro di affettività, di educazione sentimentale?”. Mirata la scelta di sole donne quali autrici del testo. “Non certo perché manchino scrittori per l’infanzia e l’adolescenza,m ma volevo che in copertina ci fosse scritto

23 scrittrici. Ci sono dei momenti in cui è bello stare tra donne, unirsi insieme in una stanza. Ed è a delle donne che andranno i proventi ricavati da questo libro, le donne del Burkina Faso, attraverso il progetto che per loro gestisce l’Aidos”. Per la copertina la scelta è ricaduta su un viso di donna bello e pensoso su uno sfondo rosso. Che sia rosso come il sangue o rosso come l’amore è lasciato ai lettori e alle lettrici deciderlo: “a noi piace-

94.146, questo è il numero impressionante delle persone viventi in Italia con l’Hiv nel 2012. Ma ancora più sconvolgenti sono le percentuali emerse dallo studio dell’Istituto Superiore di Sanità al quale hanno collaborato tutti i centri clinici regionali, tra cui gli Ospedali Riuniti di Foggia. Il 70,1% dei malati sono maschi, hanno un’età compresa tra i 25 e i 49 anni (63,5%) e la modalità di trasmissione più frequente è quella eterosessuale (37,2%). Da qui si evidenzia, ancora una volta, che la forza dell’Hiv/Aids risiede nell’ignoranza delle sue vittime e che conoscere la malattia e i modi in cui si trasmette è l’unica, vera protezione contro di essa. Per diffondere la conoscenza di una patologia ancora troppo diffusa il 1 Dicembre si celebra la Giornata Mondiale contro l’Aids. Dal 1985 c’è un’associazione che cerca di ‘fare rete’ per fermare la diffusione dell’infezione da Hiv: l’ANLAIDS, fondata da un gruppo di medici, ricercatori, giornalisti, attivisti e volontari, tutti mossi dalla necessità di ridurre a zero il numero delle nuove infezioni da Hiv, a zero i morti per l’Aids e far si che i malati non

va l’idea di usare un colore che fosse un simbolo, forte. Come forti e sempre molto netti sono i sentimenti, i pensieri e le passioni delSimona Donatelli le donne”.

vengano discriminati dalla società. Per perseguire questi obiettivi, l’azione di Anlaids si concentra in quattro aree: informazione, prevenzione, ricerca e tutela dei diritti. Una delle azioni più forti di quest’associazione è: Bonsai Aid Aids, che nasce nel 1993 con lo scopo di sensibilizzare tutta la popolazione ai temi della prevenzione dell’infezione da Hiv e della ricerca sull’Aids. Questo piccolo albero vivo è diventato il simbolo della lotta all’Aids: curarlo è un modo per ricordarsi che per fermare l’Hiv serve un impegno quotidiano, come quotidiane sono le cure di cui hanno bisogno le persone che vivono con l’Hiv. Ma il modo migliore per sconfiggere questa malattia è fare il test per l’HIV. Consiste generalmente in un semplice prelievo di sangue e il risultato è disponibile dopo alcuni giorni. Il centro diagnostico della nostra città si trova negli Ospedali Riuniti. Ma se si vuole contattare l’Anlaids lo si può fare tramite il numero verde 800 58 90 88, ogni lunedì e giovedì (16.00 - 20.00) un medico infettivologo sarà a vostra disposizione. Anche in s.d. lingua inglese e francese.


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