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Inchiesta Sopravvivere in tempo di crisi

Ambienti Casa dolce casa Un’opera irripetibile

Alimentazione La giovinezza parte dal cervello

Moda Occasioni da non perdere

Abito in copertina si ringrazia:

Divi&Divine C.so Giannone, 7 - Foggia


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sommario

ditoriale di ANNA RUSSO In un editoriale di due anni fa mi chiedevo quale fosse il senso della vita. Ero appena stata dimessa dopo un complesso intervento chirurgico, ne ero uscita malconcia, ma viva. Definii la vita come “un’altalena sospesa, che è tanto più bella quanto più sale, ma che, per salire, deve anche scendere”. La vita, scrivevo, “è bella perché è gioia, ma quella gioia altro non è che cessazione del dolore. E allora il dolore non deve spaventarci perché fa parte del percorso e ci aiuta ad assaporare ogni sfumatura della nostra esistenza”. Il sapore della vita, concludevo, è lo stesso del mio pollo all’ananas e pinoli. Agrodolce. In quei momenti, riprendendomi da una così difficile esperienza, ritenevo di aver sperimentato il massimo della sofferenza e, insieme, della gioia. Ma è proprio vero che quando pensi di aver saggiato ogni emozione, è allora che la vita ti spiazza. E rimette tutto in gioco. Così è stato per me. Dopo quel dicembre, i mesi si sono succeduti all’insegna di una nuova sofferenza e di una grande tristezza nell’animo. Una parte di me si stava seccando come una stella di natale ad agosto, e la cosa più triste era che me ne accorgevo, ma non riuscivo a fare nulla per evitare che accadesse. Ho anche pregato. Proprio io che mi ero sempre ribellata alle impostazioni religiose, ora mi rivolgevo a quel Dio nel quale a un certo punto della vita avevo smesso di credere. Pregavo per placare il forte senso di impotenza e sentirmi meno sola. E così, nella primavera scorsa, è arrivato quello che io amo chiamare “il miracolo”. Un miracolo di nome Virgola. Ho scoperto che dentro di me stava crescendo un esserino piccolo piccolo, tanto inaspettato quanto desiderato, e la mia vita è di nuovo cambiata. Ha ritrovato il suo senso. Dal primo istante ho avuto la certezza che quel segnetto sullo schermo dell’ecografo, grande quanto una virgoletta, fosse una femmina. L’ho sentita crescere e muoversi. Era lì, una presenza strana, ma confortante. Il 15 dicembre scorso ho dato alla luce la mia Virgoletta. Oggi, a distanza di un mese, la guardo ancora incantata, chiedendomi se è davvero mia figlia. Poi la chiamo per nome, lei mi guarda, ed ogni domanda trova risposta. Dedico questo racconto a tutte coloro che credono di aver perso la speranza, ma che in realtà l’hanno solo nascosta sotto strati e strati di delusioni. Ricordate sempre il movimento dell’altalena e non perdetevi d’animo. E’ il miracolo della vita. Bella, straordinaria, tanto aspra quanto dolce, pronta a ferirci, ma anche ad offrirci una nuova opportunità. Per la realizzazione di questo numero ringrazio la redazione e il comparto grafico per l’impegno profuso, in particolare Maria Grazia Frisaldi e Angela Dalicco. Buon anno.

4 Personaggio del mese • Michela De Salvia Geologa per passione e professione 5 Storie al femminile • Isabella Loiodice alla formazione dei ‘cittadini del mondo’ • “Un cuore straniero” in un Paese sconosciuto a se stesso 6 Inchiesta • Mala tempora currunt. Come riuscire a “quadrare il cerchio” nonostante l’austerity 8 Attualità • Dimensionamento, come cambia la scuola dell’obbligo 10Mondo Bimbi • Quando la maternità è Green • I bambini fanno storie 11Moda • Investimenti modaioli 12Ambienti • Il “Museo ideale” è tra le mura domestiche 13Interior Design • Vintage e Modernariato. Che casa sei? 14Parole in libertà • Caro diario... non ti riconosco più 16Alimentazione • La giovinezza comincia dal cervello • Mangiare bio: alimenti tutta salute 17Rubriche 21Iniziative • Edizioni Universitas: “Qui promuoviamo talenti”


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personaggio del mese

Trent’anni a contatto con il territorio tra analisi delle criticità e prevenzione dei danni

Michela De Salvia, geologa per passione e professione Dire che Michela De Salvia conosce “a fondo” il territorio di Capitanata non è un eufemismo. Lei, geologa per passione e professione, infatti, ha analizzato e studiato il nostro territorio in lungo e in largo, intervenendo fattivamente, con ricognizioni e prototipi d’intervento, nei casi più critici. Dal dissesto idrogeologico di Lesina Marina allo sgretolamento del “Cretaccio”, alle Isole Tremiti, senza dimenticare le frane dei Monti Dauni: tutte problematiche passate dalla sua scrivania, tra planimetrie, carte geografiche e stratigrafie che raccontano un impegno costante e quotidiano. A parlare è la stessa De Salvia, originaria di Pietramontecorvino (un territorio “geologicamente impegnativo”, precisa) che racconta i suoi 30 anni di lavoro aventi l’analisi come oggetto e la prevenzione come obiettivo. Da anni ormai monitora la realtà geologica della provincia di Foggia. Quali sono le principali criticità? Sono quelle in stretta correlazione con le caratteristiche litologiche prevalenti, come quelle a ca-

rattere argilloso, sabbioso, marnoso o con aspetti prevalentemente calcarei, tutto in connessione con l’ubicazione orografica e idrografica e di affaccio sul mare Adriatico. Pertanto, nel primo caso sono compresi i centri del Subappennino (come Pietramontecorvino, Volturino, Motta Montecorvino) dove, a causa della endemica franosità, il dissesto idrogeologico fa da padrone; negli altri due casi sono compresi i comuni della Piana di Capitanata che si trovano ad affrontare, nei periodi maggiormente piovosi, problemi di natura idraulica con straripamenti di corsi d’acqua (come accade per il Fortore) ed alluvionamenti. Nell’ambito delle zone costiere, invece, i processi erosivi sono strettamente intercorrelati all’azione di moto armonico di marea, con forti attacchi al litorale prevalentemente sabbioso. Fermo restando casi unici e singolari come il dissesto di Marina di Lesina, in corrispondenza del Canale Acquarotta, legato alla presenza di gessi triassici, altamente solubili, nonché ai problemi di natura idraulica ed idrogeologica per azione del moto ondoso come per le Isole Tremiti.

Quale di queste, a suo avviso, necessita di interventi rapidi e tempestivi? Nella mitigazione del dissesto idrogeologico tutti gli interventi devono essere tempestivi, perché il fine ultimo è la prevenzione. Attualmente mi sto occupando del dissesto di Marina di Lesina, un caso del tutto atipico, nonché della frana “San Pardo”, nel comune di Pietramontecorvino che, come tipologia, è paragonabile alla frana di MonMichela De Salvia, geologa taguto. Qual è stata la soddisfazione venti di realizzazione di parchi eopiù grande che il lavoro le ha re- lici in Daunia con non meno di 400/500 aereogeneratori. galato? E’ stato difficile, all’inizio delPer chi svolge il proprio lavoro con passione, tutti gli interventi la carriera, affermarsi in un setportati a buon fine regalano grati- tore a maggioranza maschile? Non molto, ma abbastanza. Soficazioni. Quelli che mi hanno impegnato maggiormente, sia come prattutto quando nel mio studio ore lavorative che professional- giungevano molti più incarichi di mente, sono stati i dissesti di Mari- quelli conferiti a colleghi uomini, na di Lesina, la sistemazione idrau- che non mi hanno risparmiato dellica e pericolosità geomorfologica le cattiverie. Oltre ad essere una apprezdelle Isole Tremiti nonché gli inter-

Sulla sua scrivania i prototipi d’intervento su tutta la Capitanata tra planimetrie, carte geografiche e stratigrafie zata professionista è anche madre di tre figli. Come riesce, nella quotidianità, a conciliare i due ruoli? Il ruolo di mamma è molto difficile, l’importante è educare i propri figli a rispettare il lavoro e gli spazi altrui; far capire che il legame con un genitore si basa sulla qualità e non sulla quantità di tempo che gli si dedica. Fondamentale è che loro considerino la mamma un punto di riferimento fisso in qualsiasi momento della loro esistenza. Una delle Sue figlie ha deciso di seguire le “orme materne”. Quale consiglio darebbe a lei e a quanti vogliono intraprendere la medesima carriera? Mia figlia Giovanna, laureata da poco in geologia, deve sapere che nessuno le regalerà mai qualcosa e che il successo è di chi suda e lotta perché alla base della professione ci sono sempre grandi sacrifici. Maria Grazia Frisaldi


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storie al femminile

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In carica dal 1° novembre, succede a Franca Pinto Minerva

Isabella Loiodice alla formazione dei ‘cittadini del mondo’ Dal 1° novembre la facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Foggia ha un nuovo preside: è Isabella Loiodice che succede alla stimata Franca Pinto Minerva. Da sempre vicinissima alla preside uscente, Isabella Loiodice è ordinario di Pedagogia generale e sociale. A lei è affidato il compito di gestire la fase di transizione verso il nuovo ordinamento universitario, valorizzando la specificità scientifica, didattica e culturale della sesta facoltà dauna. Da due mesi è alla guida della più giovane facoltà dell’ateneo dauno che, negli anni, ha registrato un crescente numero di immatricolazioni. A cosa attribuisce questo successo? La facoltà di Scienze della Formazione viene istituita come facoltà autonoma nel 2008 ma non va dimenticato che i suoi corsi di laurea (triennale e magistrale) sono stati attivati a partire dal 2001 e hanno registrato un aumento progressivamente crescente, a testimonianza dell’interesse del territorio per le professioni educative, cioè per quelle figure professionali che svolgono compiti formativi nel campo dei servizi educativi e di cura alla persona. Peraltro, l’esperienza di

A Lei il compito di traghettare la facoltà verso il nuovo ordinamento universitario capitalizzando le risorse umane e materiali, sia in termini di ricerca che di didattica questi anni ha dimostrato che la presenza di una facoltà specificamente rivolta all’area dell’educazione e della formazione è in grado di attivare una serie molto ricca di collaborazioni interistituzionali con enti locali, istituzioni scolastiche, imprese, associazioni di categoria, enti di territorio pubblici e privati, tutti cointeressati alla realizzazione di un obiettivo trasversale: quello della formazione permanente e per tutta la vita, nella pluralità dei contesti di educazione, di apprendimento e di socializzazione. Franca Pinto Minerva ha definito la sua elezione una “scelta di continuità rispetto alle ragioni fondative della facoltà” . Quale sarà la Sua agenda delle priorità? La mia presidenza è sicuramente in continuità con quella del-

la professoressa Pinto Minerva, mia maestra di studi prima ancora che collega e preside, avendo peraltro condiviso lo stesso entusiasmo ed

impegno in questi dieci anni di lavoro presso l’Ateneo foggiano. A me spetta il difficile compito di traghettare la facoltà verso il nuovo ordinamento universitario, cercando di capitalizzare al massimo le risorse umane e materiali – in termini di ricerca e di didattica – che questa facoltà possiede. Quali programmi e quali strategie intende seguire per valoriz-

zare e potenziare l’offerta formativa della sesta facoltà dauna? La nostra facoltà è molto “ricca” sul piano della qualità della ricerca universitaria nelle differenti aree delle scienze dell’educazione e più in generale degli studi umano-sociali e tale ricchezza ricade positivamente sul piano dell’offerta formativa e della didattica: oltre ai due corsi di laurea (triennale e quadriennale), sono attivi numerosi corsi di perfezionamento e master, oltre che un dottorato di ricerca inserito in una scuola dottorale internazionale. L’obiettivo è quello di investire ulteriormente nella didattica e nella ricerca “curvandole” ulteriormente in direzione della internazionalizzazione delle attività formative oltre che dello sviluppo delle attività di media education e di e-learning. Formazione a distanza, formazione agli adulti, formazione continua. I “numeri” dimostrano un interesse costante per le scienze dell’educazione. Quanto è importante, oggi, il lifelong learning?

Isabella Loiodice, Preside Scienze della Formazione di Foggia

La formazione permanente e degli adulti, con l’ausilio delle tecnologie di rete e dell’e-learning, rappresenta ormai un elemento costitutivo e fondativo della società della conoscenza, dell’informazione e della globalizzazione nella quale tutti siamo immersi. La diffusività della formazione “per tutti e per tutta la vita”, nella pluralità dei luoghi di esperienza e di conoscenza è un elemento da cui non si può più prescindere. Tale responsabilità compete a tutti le sedi deputate alla formazione, in primis la scuola e l’università, in una logica di confronto e dialogo interistituzionale, per la formazione di “cittadini del Maria Grazia Frisaldi mondo”.

Da Foggia a Ferrara, due realtà diverse viste allo specchio

“Un cuore straniero” in un Paese sconosciuto a se stesso La scrittrice Raffaella Scolozzi presenta la sua ultima fatica letteraria Una storia d’amore tra un uomo e una donna che, per estensione, diventa la ricerca di un “sentire comune” tra nord e sud d’Italia. Due città, Ferrara e Foggia, ognuna con il proprio bagaglio di tradizioni, peculiarità e specificità che testimoniano come il nostro sia – per alcuni versi – “un Paese ancora sconosciuto a se stesso”. E’ in breve Un cuore straniero (Luoghi d’Autore, 2011), il romanzo di Raffaella Lina Scolozzi che in poco più di 150 pagine di narrazione chiara e scorrevole testimonia i principali cambiamenti e le trasformazioni sociali e culturali avvenuti negli ultimi 50 anni, tratteggiandone quadri garbati e suggestivi. La protagonista del romanzo è Adele, una ragazza dolce e caparbia, passionale e riservata. Quanto c’è di autobiografico in questa storia? Paulo Coelho ha detto che non si scrive nulla che non sia autobiografico. I sentimenti, gli stati d’animo possono essere efficacemente descritti solo se l’autore li ha provati. Flaubert rivelò: Madame Bovary sono io. In quanto alle vicende di un libro, bisogna ammettere che ogni scrittore attinge in modo rilevante dalla sua vita o da quella degli altri. Oggi si parla di autofiction per indicare quel tipo di letteratura in cui

non si sa se l’autore stia inventando o no. Insomma, un incrocio tra la vita reale dell’autore ed un contesto narrativo fittizio. Nel carattere di Adele si condensano le peculiarità di due realtà - storiche, sociali e culturali - differenti. Da una parte Ferrara, dall’altra Foggia: l’Italia è ancora un Paese sconosciuto a se stesso? Viviamo in un Paese molto vario dove anche la lingua nazionale è un recente acquisto. Tradizioni, usanze e gusti cambiano secondo il territorio. La globalizzazione ci ha omologati ma solo per gli aspetti esteriori. Continuiamo ad essere diversi soprattutto nello spirito, nel modo di sentire e di reagire. Adele e Alberto, due cuori “cresciuti all’ombra di alberi diversi” troveranno, seppur con fatica, un punto di contatto. Lo stesso assunto vale per il nostro Paese? E’ difficile essere ottimisti in questo momento, dopo aver sentito parlare ripetutamente di scissione e separatismo, di due “Italie” diverse, di cui una peserebbe sulle spalle dell’altra. Quello che fa più male

è sapere che tra questi ci sono anche dei meridionali cresciuti o abitanti al nord. Senza cadere nella retorica, mi chiedo però se nelle nostre scuole si parli abbastanza di Mazzini, di Cavour, di Garibaldi e di tutti gli altri che impegnarono vita e beni affinché l’Italia fosse unita e non più terra di conquista degli stranieri. Nelle pagine che raccontano la vita e le tradizioni foggiane è sembrato di scorgere una vena nostalgica… Ferrara è una città “grande”, non solo per il numero degli abitanti, ma per il suo passato illustre, la sua cultura, la sua arte. E’ una città che vi-

ve il sentimento d’italianità con convinzione. Qui ho imparato molto: per esempio, che non è importante solo conoscere la storia nazionale, ma anche quella del luogo dove si abita, e coltivarla leggendo e salvando dal degrado i monumenti che ne testimoniano l’antica gloria. Tuttavia, ho avvertito spesso un senso d’estraneità per il mio modo franco e diretto di parlare, per la passionalità che metto nelle cose che faccio: qui si apprezza maggiormente il riserbo e la riservatezza. Lei è nata in provincia di Foggia, ma da tempo vive e lavora al nord. Come guarda, a distanza di tempo, alla sua città natale? Vengo a Foggia quando posso per rivedere la città ed i miei parenti. Ho assai ammirato il restauro del “quartiere vecchio” e di altri monumenti. Però ho avvertito un senso di sfiducia in sé stessi e nel futuro da parte dei foggiani, quasi una rinunzia a lottare per abbandonarsi al destino (so che uno dei più gravi problemi del sud è la disoccupazione). Questo mi ha fatto molto male. Ricordo la città negli anni Cinquanta: un periodo di grande entusiasmo e di voglia di rinascita dopo la guerra, nonostante la miseria. Spero tuttavia di essermi sbagliata e di ritrovare, la prossima volta, la Foggia di un tempo. m.g.f

Mensile di attualità e informazione. Registrazione presso il Tribunale di Foggia n° 2/2002 del 26/09/2002 Editore Publicentro Servizi Pubblicitari s.r.l. Direttore Responsabile Anna Russo Caporedattore Angela Dalicco Hanno collaborato Maria Rosaria De Leonardis Maria Grazia Frisaldi Mariangela Mariani Dalila Campanile Elisabetta Ciavarella Irma Mecca Emanuela Cafaro Germana Zappatore Rubriche avv. Palma Rubano dott.ssa Noemi Tizzano dott.ssa Adelaide Leccese dott.ssa Anna Lepore dott.ssa Patrizia Palmieri dott.ssa Rosangela Loriso dott.ssa Floredana Arnò dott.ssa Lucia Castriotta prof.ssa Rina Di Giorgio Cavaliere Redazione Foggia Via Tressanti, I trav. (vill. Artig.) Tel. 0881.56.33.26 - Fax 0881.56.33.19 e-mail 6donna@virgilio.it Sito internet www.6donna.com Impaginazione e stampa Publicentro Graphic La collaborazione è volontaria e gratuita. I testi e le foto da voi inviate non verranno restituite. Questo numero è stato stampato in 43mila copie e distribuito gratuitamente a domicilio nella città di Foggia


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inchiesta

In attesa delle grandi manovre dall’alto, ecco le

Mala tempora currunt. Come riuscire a Una “guerra” quotidiana: combattere la crisi dal basso. Tra buon senso e moderazione, la necessità aguzza l’ingegno? Crisi economica, crisi del mercato, crisi finanziaria. E’ la “crisi”, in tutte le sue forme e sfaccettature la parola probabilmente più pronunciata, sentita, letta e temuta per tutto il 2011. E, purtroppo per noi, anche l’anno appena cominciato sembra condizionato dallo stesso “ritornello”. Ogni giorno, ascoltiamo e ripetiamo – in modo più o meno inconsapevole, in modo più o meno appropriato - termini economici quali spread, pil, debito pubblico, veri e propri “spauracchi” dell’attuale congiuntura finanziaria;

parole che si pronunciano con timore e gravità, mentre sempre più persone controllano sul proprio telefono cellulare (è stata inventata una “App” apposita) l’andamento dello spread con la stessa frequenza con la quale si guarda l’orologio: come esorcizzare la paura del futuro in 2.0. La crisi però, al di là di ogni definizione, è visibile in modo concreto nello scarso potere d’acquisto, nelle buste paga (per chi ha la fortuna di avere un lavoro), nelle lettere di licenziamento e nel crollo dei consumi, così come nei negozi, sempre più vuoti anche nel pe-

Rate: opportunità o indebitamento? E’ aumentato del 50% il ricorso ai prestiti. “J’accuse” contro i giovani, indebitati a 25 anni La crisi non conosce trelioni di euro, con gua, ogni giorno sui media l’85% di rateizzalocali e nazionali non si parzioni, mentre per la d’altro. Tan, Taeg, spread la seconda categoe rating sono solo alcuni dei ria la spesa è stata tanti termini tecnici entrati di 230 milioni di ormai a pieno titolo nel voeuro, con una specabolario degli italiani che, sa per famiglia a conoscendone solo appros- Stefano Martini, Findomestic Foggia variabile simativamente il significatra i 138 e i 158 €, to, spesso si imbattono in investimenti in questo caso si è ricorso a rateizzaziosbagliati mettendo a rischio il proprio ni solo nel 40% dei casi. patrimonio finanziario. Il settore del creMa gli italiani ricorrono alle rate andito al consumo, in periodi di recessione che per altre tipologie d’acquisto: abbicome questo, interviene a sostegno de- gliamento, prodotti d’informatica, gioielli gli acquisti da parte dei privati, consen- e vacanze. Quanto la possibilità di ratendo di dilazionare i pagamenti a costi teizzare i propri acquisti risulta un’opsostenibili, e di potersi concedere pic- portunità e quanto, invece, un rischio di coli e grandi sfizi, come l’acquisto di be- ulteriore indebitamento per gli italiani? ni definiti ‘di lusso’. Secondo alcuni stu- “Gli intervistati - chiarisce Martini - vidi si parla di cifre notevoli, anche di un vono uno stato d’animo di sfiducia e inaumento del 50% tra il 2003 e il 2011. certezza, dominato dalla sensazione di Uno dei dati più drammatici riguarda i impossibilità alla programmazione. giovani che, attratti da offerte promo- Molti si sentono infatti impotenti e “pazionali e dal desiderio di possedere tut- ralizzati” e, sollecitati a immaginare il to ciò che è più trendy, si ritrovano a do- futuro, mostrano di avere più “speranza” ver pagare rate su rate, tant’è che la cifra che “voglia di lottare”. Di fronte alla credi coloro che arrivano ad indebitarsi pri- scente disoccupazione, alla riduzione ma dei 25 anni si assesterebbe intorno del potere d’acquisto e ad un clima sociale d’incertezza, la maggioranza ha all’80% del totale. Di recente è stata presentata la di- modificato il proprio stile di vita rispetciottesima edizione dell’Osservatorio to al passato. Il 70% di quanti sono stasull’andamento dei beni durevoli, sul- ti coinvolti dall’indagine, inoltre, ha evil’evoluzione dei consumi nel sud Italia, denziato il fatto di aver dovuto ridurre che viene redatto ogni anno da Findo- le spese per fare fronte ai cambiamenti mestic Banca. Come spiega Stefano dello scenario economico o, in alternaMartini, responsabile comunicazione tiva, ha dovuto ricorrere alla rateizzaistituzionale Findomestic, nel 2011 si è zione dei propri acquisti. In questo caso assistito ad un leggero incremento del per il consumatore si è trattato di un’opreddito pro capite, che in Puglia si atte- portunità, ma un consumatore su due sta a 13.470 € (+2,2% rispetto al 2010), del Mezzogiorno ritiene che dovrà rianche se Foggia si classifica all’ultimo durre le spese nel prossimo futuro, e ben posto con un reddito pro capite di 12.423 il 46% pensa che la situazione comun€. La spesa complessiva per l’acquisto di que non tornerà ad essere quella di pribeni durevoli in Puglia nel 2011 è stata ma e per questo sarà necessario modifipari a 2.668 milioni di euro, in calo del care il proprio modus vivendi, evitando 9,8% rispetto al 2010. Pesanti contra- gli sprechi e ponderando maggiormenzioni si sono registrate per il settore au- te le spese”. In sostanza, risultando sempre più to. Nel 2011 sono stati spesi 617milioni di euro per l’acquisto di auto nuove (- difficile trovare risorse economiche da 23%), solo a Foggia sono state immatri- investire, ci si ingegna per cercare di colate 5.105 auto e l’80% sono state ac- non rinunciare proprio a nulla. Anche a quistate a rate. In calo anche l’acquisto costo di cadere in uno stato d’indebitadi mobili e di elettrodomestici: la spesa mento quasi inconsapevole. Maria Rosaria De Leonardis per i primi nel 2011 è stata pari a 723 mi-

riodo dei saldi. Il neo premier Monti ha annunciato l’ennesima stagione di sacrifici, che si concretizzerà con l’aumento dei costi di servizi come luce, gas, pedaggi autostradali, canone rai e con l’introduzione di nuove tasse. Le lacrime in eurovisione del ministro Fornero, poi, non ci aiutano a sperare. In attesa, però, che le manovre dall’alto portino frutti, siamo tutti chiamati a “stringere la cinghia” e a lottare per mantenere più o meno stabile il tenore di vita cui siamo abituati. Ecco come si combatte la crisi dal basso. Mala tempora currunt… Maria Grazia Frisaldi

UN PICCOLO VADEMECUM ANTI-SPRECO

DIECI CONSIGLI UTILI TRATTI DALLA RETE In questo particolare momento di crisi economica ognuno, nel privato delle proprie mura domestiche, è costretto ad adeguarsi all’amara situazione contingente, sforbiciando qua e là su servizi accessori e beni non di prima necessità. Generalmente lo si fa con molta discrezione, mentre nell’anonimato della rete - soprattutto nei forum e nei blog tematici - ognuno condivide le proprie personalissime “tecniche” di risparmio, indicando anche la percentuale di successo riscosso. Suggerimenti e consigli pratici condivisi con generosità e una punta di orgoglio. Ne proponiamo alcuni, raccogliendoli in un piccolo (e speriamo utile) vademecum anti-spreco.

caro-benzina e sulla voce sosta a pagamento, senza dimenticare che un po’ di movimento fa bene a tutti. 5) Acquisti strategici. In caso di cerimonie o eventi importanti già programmati, giocare d’anticipo acquistando il capo in questione nel periodo dei saldi. Gli abiti da cerimonia seguono la linea dell’eleganza e, solo incidentalmente, incontrano quella della tendenza. In questo modo si può essere impeccabili decurtando fino al 50% dal prezzo del cartellino.

1) Promemoria giornaliero. E’ importante registrare tutte le spese sostenute quotidianamente per poter analizzare le voci di spesa giornaliere e la loro incidenza sul bilancio familiare. In questo modo è più facile evidenziare sprechi e acquisti superflui.

6) Prima di fare la spesa, consultare sempre il proprio frigorifero e la propria dispensa per consumare i cibi già presenti in casa: in questo modo eviterete acquisti superflui. Preparare sempre una lista delle necessità e preferire sempre i prodotti di stagione, di provenienza nazionale, meglio se dalla filiera corta.

2) Riscoprire il piacere di stare a casa, invitando amici o parenti per una cena o un film. Uscire tutte le sere, frequentando pub, locali e pizzerie è una spesa che a fine mese si fa “pesante”. Rivalutare le vecchie spaghettate o le tavolate in cui “ognuno porta qualcosa” per riscoprire il piacere della condivisione.

7) Occhio alle offerte allettanti. Evitare di cedere alle lusinghe dei “3x2” e di lasciarsi andare a maxi-scorte sedotti da una buona offerta: costituiscono spesso un notevole esborso di denaro a fronte di una quantità di prodotto acquistato eccessiva per il proprio fabbisogno. Vale ancora di più in caso di prodotti deteriorabili.

3) Limitare gli sprechi energetici, come lampadine sempre accese, uso di lavatrice e lavastoviglie non a pieno carico, uso di programmi di lavaggio a temperature eccessivamente alte. Programmare bene il riscaldamento domestico e ricordarsi di spegnere sempre dall’interruttore generale televisori, personal computer ed elettrodomestici in generale. Anche il piccolo consumo – costante e quotidiano – del led a fine anno costituisce una spesa rilevante.

8) Detergenti, detersivi & Co. Evitare di acquistare prodotti specifici per ogni uso. Esistono, infatti, prodotti generici per la pulizia del bagno e della cucina, così come per l’igiene personale.

4) Carburanti e trasporti. Prediligere distributori self-service dove si risparmia qualche centesimo sul costo della benzina. Se possibile, diminuire le unità del parco auto familiare. Affidarsi al trasporto pubblico o riesumare la vecchia bicicletta. In questo caso si risparmierà sulla voce

9) Rivedere i propri canali di vendita. Alcuni prodotti (igiene intima, cosmetici e articoli per la prima infanzia, solo per citarne alcuni) hanno un prezzo molto più elevato se acquistati in farmacia o in profumeria rispetto a supermercati o negozi specializzati. 10) Smettere di fumare. Per molti è un vizio difficile da eliminare, per altri è una moda. Altri i più fortunati - sono ancora in tempo per tirarsi indietro. Monetizzare a lungo termine i capitali che quotidianamente vanno “in fumo” in questo modo può essere tra le altre cose anche uno sprone per optare verso uno stile di vita più sano. A maggior ragione in periodo di austerity.


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“tecniche sparagnine” da adottare ogni giorno

“quadrare il cerchio” nonostante l’austerity USATO E’ BELLO

MA ATTENTI ALLE TRUFFE

L’abbigliamento sorride al portafoglio In principio era l’angolo della merce usata al “Venerdì” Risparmio, risparmio e ancora risparmio… è questa la parola d’ordine adottata da chi, quasi quotidianamente, è costretto a confrontarsi con piccole e grandi difficoltà economiche. E allora c’è chi rinuncia a qualche sfizio in più, chi ricorre alle rateizzazioni e chi, senza farsi troppi problemi, ripiega sull’usato. Il mattino, si sa, ha l’oro in bocca. Soprattutto il venerdì, dove da sempre il noto mercato settimanale offre ai tanti cittadini che, armati di santa pazienza, si recano nella zona di Via Miranda per cercare, tra i banconi strapieni di roba, qualsiasi cosa possa adattarsi alle proprie esigenze: scarpe, borse, abbigliamento e anche biancheria per la casa. I più fortunati potranno trovare anche qualche capo vintage, sfuggito ai grossisti, mentre altri potranno trovare anche capi nuovi a prezzi davvero imbattibili. Due, cinque, dieci euro il pezzo: lo urlano i venditori che fanno di tanta convenienza un vanto. Le vendite, infatti, tra quelle bancarelle, seguono un’altra economia di scala: un sollievo per il portafoglio. La stessa opportunità sarà offerta presto anche alle mamme foggiane che potranno acquistare per i loro piccoli capi d’abbiglia-

mento usato, ma in ottimo stato, nel punto vendita “Baby Souk”, attività commerciale che verrà inaugurata a breve in via Castiglione, che rimetterà in vendita articoli di ogni genere destinati ai bambini di età compresa tra 0 e 12 anni: dai capi di abbigliamento alle calzature, passando per giocattoli, libri, passeggini e altro ancora. L’iniziativa è della foggiana Annalisa Grana, mamma di due bimbi, che di necessità ha fatto… un’attività imprenditoriale. Il negozio si prefigge in sostanza l’obiettivo di rimettere in circolazione merce usata, ma come nuova, a prezzi convenienti, proprio per andare incontro alle esigenze di tante famiglie che non hanno a disposizione grandi risorse economiche. “Baby Souk” si basa sul concetto di conto-vendita: chi desidera mettere in vendita dei capi in buono stato può affidarli alla negoziante che li terrà in negozio per sessanta giorni. Qualora la merce dovesse rimanere invenduta (previo consenso del proprietario) sarà devoluta in beneficenza. In questo modo si evita anche che prodotti fondamentalmente nuovi possano finire nei cassonetti dell’immondizia. Uno spreco che, in tempi duri, non si può proprio accettare. Maria Rosaria De Leonardis

Il risparmio corre sul web La nuova frontiera dell’E-commerce: occasioni di risparmio tutto l’anno Gli internauti più navigati non hanno dubbi: è nell’e-commerce l’antidoto anti-crisi. Ovvero nell’acquistare prodotti di vario genere e natura tramite internet, a prezzi d’occasione. E’ il caso di Angelo e Marilena, sposati da circa 7 anni “E’ iniziato tutto con il fenomeno e-bay, famoso sito di aste on-line dove si compra praticamente tutto: da un ricambio per l’auto all’auto stessa, da un complemento d’arredo ad un vero e proprio immobile”, spiegano. Da li si è aperto un mondo nuovo, fatto di reali occasioni di risparmio, in tutti i periodi dell’anno. “La convenienza è davvero tanta. Si può risparmiare il 40% sull’elettronica, il 20% sulle polizze assicurative”, provano a quantizzare, “mentre per i capi di abbigliamento esistono siti che, in alcuni giorni della settimana, (s)vendono le grandi firme a metà prezzo”. Scovare questi portali non è poi così difficile. Oggi, infatti, l’e-commerce è un servizio offerto da piccoli negozi come grandi aziende. “In questo modo, ormai, acquistiamo di tutto: computer, smartphone, tv, libri, navigatori, abbigliamento, oggettistica varia e in ultimo la polizza assicurativa

dell’auto”. La cosa più interessante è la possibilità di poter vendere il vecchio per acquistare il nuovo. In questo modo, oltre al risparmio iniziale è possibile decurtare anche valore del vecchio, senza doversi preoccupare, nel caso di elettrodomestici, del loro smaltimento. Per quanto riguarda le spese di spedizione, invece, si tratta di costi irrisori, somma che viene solitamente ammortizzata facendo acquisti multipli. La frontiera dell’e-commerce sembrerebbe, dunque, la “Mecca” delle occasioni e del risparmio, ma su questo ultimo punto è necessario precisare: è così per chi è introdotto e conosce portali e meccanismi di pagamento; per i neofiti la truffa può essere dietro l’angolo. “Fortunatamente – concludono - negli ultimi anni la sicurezza è aumentata e in molti casi vengono offerte garanzie sulle transazioni, piccole o grandi che siano. Ad ogni modo, conviene avere una carta prepagata da ricaricare all’occorrenza e utilizzare formule di pagamento che offrano garanzie di tracciabilità dei pagamenti effettuati e forme di assicurazione”. m.g.f.

BUSINESS AL TEMPO DELLA RECESSIONE SIAMO CIO’ CHE MANGIAMO

La crisi a tavola Non si scende a patti con la qualità “Preferisco risparmiare su tutto, ma non sull’alimentazione dove pochi centesimi in meno implicano indubbiamente minore qualità del prodotto”. E’ l’incipit perentorio di Antonietta, casalinga foggiana di 55 anni. Lei, come la maggior parte delle donne della precedente generazione sa bene come “gestire e amministrare” il tesoretto familiare e dove sottrarre risorse per contrastare un eventuale periodo di austerity, come quello in corso. “Preferisco risparmiare sui vestiti, magari acquistando capi non griffati (e non per questo di minore qualità), ma non sulla sicurezza a tavola. Questo - sorride - non significa servire aragosta e caviale a pranzo e cena: è un modo per non ‘elemosinare’ in sicurezza e qualità”. Dello stesso avviso è Claudia, madre 36enne di due bambini di 4 e 9 anni. “Oggi sono molto più attenta, leggo sempre le etichette. So bene che risparmiare sui prodotti alimentari vuol dire scendere a compromessi con la qualità. Ed io preferisco non rischiare”. Si evita, quindi, di acquistare prodotti (soprattutto carne e frutta) che provengono dall’estero oppure dal prezzo talmente stracciato che non convince. Eppure, le più recenti indagini di

mercato hanno registrato un calo del 20% rispetto allo scorso anno nella vendita dei prodotti alimentari. Cambiano le abitudini alimentari: aumenta, ad esempio, il consumo di uova e legumi e cala quello di carne e pesce. Le proteine nobili, cedono dunque il passo alla crisi. Anche nei mercatini ortofrutticoli, dove un tempo si andava prima di recarsi al lavoro per accaparrarsi la merce più fresca, oggi le cose sono cambiate. L’orario più frequentato è a ridosso della chiusura, quando i venditori giocano al ribasso pur di svuotare la propria bancarella. Anche i formaggi registrano un leggero calo di vendita mentre, pur di “conquistare” nuovi clienti, si moltiplicano nella cassetta della posta i depliant delle offerte. Al supermercato, insomma, la crisi si sente, ma c’è ancora una certa ritrosia a far sedere il risparmio a tavola. “Dopotutto, quando siamo già chiamati a tanti sacrifici - chiosa Antonietta regalarsi un buon pranzo o una buona cena è una piccola gratificazione per la famiglia. La vera povertà è quando non sappiamo cosa portare a tavola. Impariamo a ‘tagliare’ sui vizi e sul superfluo”. Forse, diceva bene Feuerbach: siamo ciò che m.g.f. mangiamo.

L’invasione dei compratori d’oro Un settore che va a gonfie vele complici le quotazioni dei metalli Sono spuntati come funghi. Una dozzina in città, due nel giro di un isolato, che si fanno concorrenza a colpi di slogan secchi e diretti: ‘massima valutazione’, ‘pagamento immediato in contanti’, ‘paghiamo più di tutti’. Seguono il trend dell’intera Penisola, che assiste ad una vera e propria invasione dei “compratori d’oro”. Un tempo era il banco dei pegni, oggi sono negozi specializzati nella compravendita di preziosi: oro e metalli, argento compreso. C’è chi ritira anche l’antiquariato e i diamanti. E chi ci lascia i gioielli della nonna e i cimeli di famiglia, per sbarcare il lunario. La crisi passa sotto i loro occhi, dietro un vetro blindato: per loro significa fare affari, perché il business dei compratori d’oro cresce al ritmo della recessione. In cambio di maggiore liquidità di denaro, si svuotano i portagioie, fino a dare fondo ai ricordi, dalla medaglietta della Prima Comunione al vassoio d’argento. Chi si rivolge ad un moderno banco dei pegni tiene d’occhio le quotazioni, che da un po’ sono schizzate alle stelle, perché di norma seguono l’andamento altalenante delle borse: quando scendono, il valore sale. Ultima-

mente l’oro usato è stato pagato fino a 27,50 euro al grammo. Quando il prezzo sale, aumentano i clienti, affatto improvvisati a giudicare dal tempismo. A spiegarlo è una commessa: la sua voce rimbomba e passa da un foro nel vetro, in una rivendita che fa orario continuato come altre in città, praticamente una cassa continua che ingurgita oro e sputa denaro. Per aprire i punti che acquistano oro ci vuole una società con un bel capitale sociale e l’autorizzazione della Banca d’Italia. Si tratta soprattutto di franchising, ma qualche vecchio gioielliere non si è fatto sfuggire l’occasione di ritirare l’usato ed entrare in un mercato fiorente in tempi di magra. “C’è la donna che porta il suo orecchino perché ha smarrito l’altro – racconta la commessa – e chi porta tutto il suo oro per arrivare a fine mese”. È quello il prezioso che di questi tempi mettono di più in cassaforte. Ci hanno visto giusto i due malviventi che hanno svaligiato un “compro oro” a Foggia: un colpaccio da 20mila euro e un chilo d’oro. Pagamento immediato. In cambio, loro, non hanno lasciato nulla. Mariangela Mariani


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attualità

Tuona l’assessore all’Istruzione Morlino: “Lo Stato se ne infischia della pedagogia”

Dimensionamento, come cambia la scuola dell’obbligo Composti i nuovi Comprensivi: dal prossimo anno a Foggia si passa da 21 a 17 istituti Dalla quinta elementare alla prima media, con lo stesso compagno di banco. Passa la paura del primo giorno di scuola nei nuovi Comprensivi che prendono forma sulla scorta delle direttive imposte dalla Regione Puglia. La scuola dell’obbligo, dopo aver cambiato nome, cambia pelle con la cosiddetta “verticalizzazione”, un ponte tra i percorsi della primaria e secondaria di I grado teso a favorire la continuità didattica. I tagli impongono il dimensionamento della rete scolastica, che si traduce nell’accorpamento degli istituti, sulla base di parametri numerici. La querelle sull’opportunità di imporre un’offerta formativa lunga otto anni ha già diviso lo Stivale. Sul piano made in Foggia si spacca il fronte dei dirigenti scolastici: una frangia maggioritaria appoggia e sostiene le scelte dell’assessore comunale alla Pubblica Istruzione, Matteo Morlino, ratificate il 18 novembre dalla Giunta comunale. Altri dieci presidi si sono appellati al

Governatore della Puglia, Nichi Vendola, affinché quel piano fosse riveduto e corretto, perché basato su logiche numeriche che non tengono conto di una serie di fattori sociali, che avrebbero naturalmente consentito di costituire ulteriori Comprensivi. L’Ufficio Scolastico Regionale, pur apprezzando gli sforzi dell’equipe di Morlino, ha espresso parere negativo sul Piano di ridimensionamento, e ha dato ragione alla fazione minoritaria dei dirigenti. L’ultima parola spetta alla Regione Puglia, che dovrà esprimersi entro il 31 gennaio. Il piano, concordato con provveditorato e sindacati, prevede l’accorpamento del Circolo Didattico “Parisi” con la scuola secondaria di I grado “De Sanctis”, la scuola “Garibaldi” si aggrega all’istituto “Alfieri”, mentre dalla “Vittorino da Feltre” gli alunni passeranno direttamente alla “Zingarelli”. Per ragioni di opportunità, si fondono anche i piccoli plessi: il Circolo Didattico “De Amicis” con i plessi della “Santa

Chiara” e della scuola media “Ugo Foscolo” di via Petrucci; la primaria “Gabelli” sarà associata alla scuola secondaria di primo grado “Moscati” e alla scuola dell’infanzia di Via Nedo Nadi; saranno accorpate, inoltre, la scuola media “Ugo Foscolo” e i plessi delle borgate di Segezia, Borgo Incoronata e Cervaro. I circoli didattici “Pascoli” e “Santa Chiara” vengono dimensionati solo per una questione di numeri, ma non costituiscono un Comprensivo. “Se il piano avesse previsto 12 istituti comprensivi, ci sarebbe stato un notevole esubero di dirigenti scolastici e personale, invece, considerato che le norme ce lo consentivano – spiega

l’assessore Morlino - abbiamo ritenuto opportuno ridurre il taglio delle istituzioni scolastiche. La Regione ci ha chiesto se ci fosse la possibilità di un ulteriore taglio, ma il 70% dei dirigenti scolastici e i sindacati (eccetto la Cgil) hanno riproposto come valido il piano presentato”. Il risparmio deriva dal taglio di alcune figure professionali: dirigenti, segretari e assistenti amministrativi. Nel 2012/2013 si passa da 21 a 17 istituti in città, per arrivare gradualmente, nel 2014/2015, a 13 istituti comprensivi con almeno mille alunni.

Gli studenti e le loro famiglie, qualora volessero scegliere un altro istituto, dovranno affrontare il solito calvario del nulla osta, concesso sulla scorta di una istanza circostanziata e supportata da valide motivazioni. Da un punto di vista pedagogico, la continuità didattica dovrebbe essere assicurata dal Collegio dei docenti unificato. Maestri e professori valuteranno i percorsi e i piani di studio, tenendo conto delle potenzialità e delle criticità delle classi. Da uomo di scuola e studioso, l’assessore Morlino non condivide la trovata del Governo dei comprensivi tout court: “C’è un errore fondamentale di carattere pedagogico, perché la psicologia dei ragazzi cambia in quel passaggio alla scuola media. Vivono una vera e propria crisi. Questa legge non tiene conto della differenza della didattica sul piano psicologico. Persegue l’unico obiettivo di tagliare per risparmiare, infischiandosene della pedagogia e della psicologia”. Mariangela Mariani

FOGGIA, UN NOME, UNA STRADA...

Il Comune non paga, ma loro continuano a lavorare

Chi era Maria Grazia Barone?

Assistenti all’infanzia, a scuola senza stipendio

Tra le vie Marchese de Rosa e Giuseppe Mameli si trova la strada che porta il nome della nobildonna Maria Grazia Barone (Foggia 1844 – Napoli 1918), il cortile omonimo si affaccia sulla stessa via; una piazza, inoltre, è ubicata all’incrocio di via Marchese de Rosa con via A. Ricci e via G. Rosati. Il suo nome rimane tuttora legato alla Pia Fondazione, dove prende fisionomia e slancio un vasto progetto di carità. L’aristocratica Maria Grazia Barone, moglie del Marchese Giacomo Celentano, avvocato e sindaco di Foggia negli anni dell’ultimo ottocento, era figlia del patriota Alessio Barone. Rimasta vedova e senza figli, lascia i suoi beni per l’istituzione di una Pia Fondazione nella sua città natale, affidata alle cure delle “Suore dei Poveri”, avente per fine il soccorso a domicilio e il ricovero dei poveri, il mantenimento nei locali della Fondazione di una mensa gratuita giornaliera per le famiglie povere, l’accoglienza delle trovatelle e delle orfane con diritto di rimanere nell’Istituto e, in caso di matrimonio, godere di una dote. Nel testamento olografo redatto il 10 maggio del 1900 a Napoli (ove si era trasferita) e reso pubblico il 14 novembre 1918, dopo la sua morte, sono da lei accuratamente descritte le caritatevoli intenzioni e le direttive per la successiva realizzazione. Il 10 giugno 1920 la “Fondazione Pia Maria Grazia Barone” per Regio decreto diviene Ente morale con amministrazione

autonoma. Nel frattempo si cominciano ad accumulare le rendite e s’insedia il primo Consiglio d’Amministrazione, presieduto da Mons. Luigi Cavotta. Nel 1929, epoca della costruzione della “Grande Foggia”, è nominato presidente il Duca Giovanni Barone, che avvia i lavori della sede, inaugurata il 15 agosto del 1934. Alla relativa cerimonia partecipa Mons. Fortunato Maria Farina, essendo l’istituzione legata, per la volontà della testatrice, ai vescovi di Foggia, come scrive Mons. De Giorgi nel suo indirizzo di saluto in occasione della cerimonia commemorativa per il cinquantennio della Fondazione, asserendo inoltre che: «Essa non solo testimonia la generosità di cuore di una donna che alla nobiltà delle sue origini ha voluto aggiungere quella della carità cristiana, ma esempio della sensibilità che tutti i foggiani devono avere per una fascia sociale, quella degli anziani che va considerata con il più grande rispetto nel nome dell’autentica civiltà». L’edificio si è arricchito e ampliato nel corso degli anni per la generosità di numerosi benefattori. Oggi è una signorile casa di riposo e pensione per persone anziane e bisognose; al suo interno si trova un busto in bronzo della fondatrice, opera di Enzo PuRina Di Giorgio Cavaliere chetti.

Le lavoratrici delle materne vantano ancora tre mensilità arretrate Non inscenano clamorose proteste. Con incredibile dignità, le braccia conserte, scure in volto, tra i mugugni, rivendicano i loro stipendi, qualcosa come quattrocento euro al mese per tirare avanti una famiglia. Le assistenti all’infanzia delle 17 scuole materne comunali della città il 23 dicembre hanno riscosso lo stipendio di settembre. Tre mensilità indietro. Con una rabbia composta, sotto Palazzo di Città, quando decidono che non ne possono più, nell’attesa di essere ricevute dal sindaco, dicono che quello che stanno passando succede perché sono donne. Sono le 58 dipendenti dell’Associazione Temporanea d’Impresa Nuova Alba San Francesco, con sede a Cerignola, che ha vinto la gara bandita dal Comune di Foggia per l’affidamento del servizio. L’appalto scade a giugno. A capo della cooperativa c’è quel Michele Lapollo recentemente aggredito nell’ospedale Tatarella del centro ofantino, dopo aver obiettato sulla pulizia dei locali. Acerrimo nemico di Sanitaservice, società in house dell’Azienda Sanitaria Locale, e strenuo oppositore del clientelismo, ha imbracciato un cartello per dire che senza violenza in questa città non si ottengono i soldi. Vanta arretrati per una cifra che si aggira intorno agli 800mila euro. Secondo un accordo, il Comune avrebbe dovuto estinguere entro ottobre 2011 tutta la debitoria relativa all’anno precedente, in quattro ra-

te. A dicembre Lapollo ha incassato la mensilità di giugno 2010, che ha consentito di pagare alle sue dipendenti il mese di settembre. Va avanti così da oltre un anno per quel contratto di solidarietà che di solidale ha ben poco. Annalisa ci è capitata da pochi mesi, Sipontina ha bisogno di cure. A casa ad attenderle ci sono i loro figli, nelle scuole quei bambini che accudiscono. Sono figure indispensabili all’interno delle materne, a supporto delle educatrici. “Senza nulla togliere al lavoro delle maestre – dicono – il nostro ruolo è fondamentale”. Sono le donne che si occupano della merenda, della pulizia, accompagnano i piccoli in bagno e li cambiano. Nonostante le difficoltà finanziarie, che costringono tutte loro a tirare la cinghia, hanno preso servizio ogni giorno, come da contratto a prestazione. Al danno la beffa, perché a causa di un disguido burocratico non arrivano nemmeno i soldi della cassa integrazione in deroga che copre metà dei loro stipendi. La giovanissima Francesca Li Santi, a capo della protesta, ogni giorni chiama Roma: questo mese, garantiscono, le somme saranno sbloccate. Loro torneranno a Palazzo di Città, nella speranza di portare a casa un altro stipendio, con la pazienza che le contraddistingue. “Questa cooperativa – dice Francesca con amarezza – dovremmo ribattezzarla la forza delle donne”. m.m.


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Quando la maternità è

mondo bimbi

GREEN

Dall’abbigliamento ai prodotti per l’igiene. Un aiuto per l’ambiente e per le tasche delle famiglie Il futuro è eco-friendly. Lo sa bene “Latte e miele”, gioiellino verde in via Lecce, un piccolo paradiso naturale per mamme in attesa e neonati. Dall’abbigliamento premaman ai prodotti per l’igiene, qui tutto è bio. Perché usare prodotti naturali fa bene non solo all’ambiente, ma anche a noi stessi. Molti sono i clienti ormai fidelizzati. Merito dell’importanza data alla cultura del riuso e del rispetto dell’ambiente. Senza trascurare il risvolto economico. A partire dai pannolini della linea “Naturalmamma”. Che siano usa e getta o lavabili, quelli eco promettono di risolvere i problemi delle famiglie (che secondo Altroconsumo spendono 650 euro all’anno). I primi sono completamente biodegradabili (gli unici!), gli altri hanno il vantaggio di essere riutilizzabili dopo il lavaggio. Sono 100% naturali perché in microfibra di bambù, l’ideale soprattutto per evitare dermatiti. Si lavano in lavatrice, magari utilizzando i detersivi all’olio di mais e cocco della “BioErmi”: naturali, non testati su animali. Sono un’esclusiva di “Latte e miele” che vanta anche una linea completa per l’igiene della Weleda (nota azienda italiana di cosmesi bionaturale): creme, oli, bagnoschiu-

ma, shampoo e deodoranti agli agrumi o alla calendula (da coltivazioni biologiche), senza coloranti e conservanti sintetici. Vasto assortimento per quanto riguarda l’abbigliamento. Intimo e abiti in outlet per mamme in attesa, abbigliamento baby, coloratissimi bavaglini, fasce porta bebè e scarpine in cuoio naturale certificate e realizzate a mano nel Regno Unito. Sì, perché molti articoli provengono dal centro e nord Europa, dove sono più attenti in fatto di prodotti naturali. Rigorosamente atossici anche i giocattoli e le idee regalo. Niente plastica tra gli scaffali. Dalle cornici ai pupazzi, dalle improntine ai giochi, qui si trovano solo legno, fibra di mais e stoffe naturali. E libri (Mammeonline e Il Leone Verde): si spazia dalla maternità all’educazione, con argomentazioni che sfatano luoghi comuni e pregiudizi circa pratiche di “maternage”. Non mancano, naturalmente, storie per bambini. Ultima chicca, l’oasi protetta dell’allattamento. Una sorta di baby pit-stop dove ogni mamma può fermarsi per allattare il bebè. Anche quest’angolo in legno, intimo, accogliente e dai colori caldi non tradisce la filosofia eco del negozio. Quando il rispetto per l’ambiente si impara da piccoli.

Corso di animazione teatrale

“I bambini fanno storie” Dai 6 agli 11 anni: il laboratorio per i più piccoli a cura della Piccola compagnia impertinente Non è mai troppo presto per “fare” teatro. Ne è fermamente convinto Pierluigi Bevilacqua, direttore artistico della Piccola compagnia impertinente di Foggia che, a partire dal 20 gennaio, inaugura un laboratorio di animazione teatrale pensato per i più piccoli. La giovane compagnia foggiana apre le porte del suo nuovissimo “teatro bonsai” per accogliere i piccoli corsisti interessati a questa nuova ed entusiasmante avventura dal tema stimolante e ricco di opportunità: “I bambini fanno storie” e guai se non fosse così. Un modo divertente ed istruttivo per superare gli ostacoli della timidezza, socializzare ed imparare a conoscere (e riconoscere) il proprio corpo nello spazio. Il tutto in un ambiente accogliente e familiare, in cui dare libero sfogo alla propria creatività. Le lezioni saranno tenute da Viviana Soldani e Michela Delli Carri coordinate dallo stesso Bevilacqua, attore, regista e docente all’accademia teatrale “Sofia Amendolea” di Roma. Gli incontri si svolgeranno tutti i venerdì, dal 20 gennaio al 25 maggio, dalle 16.30 alle 18.30 nello spazio teatrale della Piccola compagnia impertinente, in via Castiglione, 49 che accoglierà non più di 18 piccoli corsisti. Nel corso nelle lezioni, i bambini apprenderanno i fondamenti delle principali tecniche teatrali capaci di far emergere le poten-

zialità comunicative ed espressive di ognuno. Il lavoro culminerà con la messa in scena finale di uno spettacolo pubblico che rappresenterà il punto di arrivo di un percorso di gruppo, in cui ciascun bambino avrà avuto la possibilità di imparare a riconoscere le proprie capacità espressive e, allo stesso tempo, superare i propri limiti attraverso la condivisione dell’esperienza collettiva. Durante gli incontri, i piccoli corsisti impareranno a familiarizzare tra loro e avere consapevolezza dei propri mezzi espressivi attenendosi ad un programma pensato proprio per la loro particolare età. Gli argomenti e le attività calendarizzate per il laboratorio “I bambini fanno storie”, infatti, procederanno attraverso sette moduli (“Imparare” lo spazio, Espressività corporea, Role playing, Itinerari sensoriali, Uso degli oggetti, Dinamiche emotive e Costruzione di un personale mezzo espressivo) seguiti dal lavoro per la messa in scena dello spettacolo finale, un lavoro corale che nascerà dalla riscrittura di una fiaba attraverso la creatività dei bambini. Irma Mecca PER INFO E ISCRIZIONI: info@piccolacompagniaimpertinente.com 0881.196.11.58 - 347.64.62.134


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moda

Con i saldi i must-have hanno prezzi stracciati. Ecco cosa acquistare

Investimenti modaioli La mantella resiste anche l’anno prossimo, così come i maxi maglioni. L’abito si sceglie a trapezio. Ma è nell’intimo che si fanno i veri affari In tempi di crisi, i saldi sono l’unica occasione per concedersi un po’ di shopping senza sensi di colpa. Tuttavia, gli sconti fino al 70% potrebbero indurre a spendere credendo di fare buoni affari; salvo poi ritrovarsi con l’ennesimo acquisito simile a quello che già abbiamo nell’armadio. Invece questo periodo di prezzi stracciati va vissuto in maniera strategica: individuando i capi giusti da sfruttare il prossimo

anno e, perché no, da indossare anche in primavera. I saldi sono il momento ideale per acquistare un nuovo cappotto: il modello classico e lungo non passerà mai di moda. Occhio al colore: il grigio e il cammello sono un evergreen dell’eleganza. Ma si può puntare anche sul modello a cappa o sulla mantella: entrambe saranno riproposte nelle prossime stagioni ed hanno il vantaggio di nascondere ciò che devono. Inoltre sono portabili in ogni situazione: casual col jeans e romantiche su un abito. Per i modelli con le maniche dal taglio corto non dimenticate un paio di guanti lunghi che potrebbero tornare utili anche in altre occasioni. Sarà pratico in primavera il blazer, giacca in tessuto che si sposa alla perfezione con vestitini leggeri e floreali mentre in inverno da’ un tocco di classe anche alla mise più semplice. Il freddo del prossimo anno si fronteggia sempre con

maxi maglioni a collo alto o lavorazione a treccia: un classico che potete sfoggiare in giallo, verde smeraldo e color ruggine; tutte tonalità che ravviveranno molti inverni a seguire. Per il look quotidiano non si sbaglia investendo su capi basici: è questo il momento adatto per regalarsi una maglia con lo scollo a V in cachemire e una camicia bianca dal taglio maschile. E se l’essenzialità è un fattore che vi permette di risparmiare, investite pure sugli accessori. Una cinta larga, impreziosita da doppia fibbia laterale, è il dettaglio giusto per ravvivare maglioni lunghi, camicie a campana e bluse che sicuramente già possedete. Laddove vogliate acquistarne di nuove, andate sul si-

curo con il blu scuro o le fantasie, soprattutto se vagamente animalier. L’abitino sfizioso non può mancare nell’armadio per l’occasione mondana inaspettata: scegliete un modello a trapezio, sta bene quasi a tutte e in grigio perla o bianco è assolutamente chic. I jeans sceglieteli a palazzo e le gonne a tubino mai sopra al ginocchio. Approfittate per acquistare un cappello, magari a falda larga e in feltro, per donare un tocco di stile al proprio abbigliamento. Ancora semaforo verde per le borse grandi, in alternativa alla shopping bag di busta. Infine i veri affari si fanno nei negozi di intimo: regalatevi una sottana modellante per indossare qualsiasi abito nascondendo le zone critiche e sfoggiare il vostro solito guardaroba con un nuovo fascino. Dalila Campanile

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ambienti

Casa, dolce casa. Ecco alcune idee dal passato suggerite da Philippe Daverio

Il “museo ideale” è tra le mura domestiche Con estro, gusto e personalità trasformate il vostro “nido” in un’opera irripetibile: Se state arredando un appartamento, oltre ai mobili pensate anche alle pareti Avete presente il gioco dei dieci libri da portare sull’isola deserta? Philippe Daverio, noto critico d’arte, ha scritto un libro dal titolo “Il Museo immaginato” che a questo gioco somiglia molto. Estrosa curiosità e personalissimo gusto, costituiscono gli input per l’autore dall’inseparabile panciotto dal gusto retrò e il papillon dai colori sgargianti. Daverio strizza l’occhio al passato non solo per la scelta del suo look, ma sapientemente filtra il patrimonio artistico del passato mettendone in luce gli aspetti utili per meglio comprendere e vivere il presente. E così sceglie come location una villa ottocentesca, la divide per stanze - cucina, sala da pranzo, bagno, biblioteca - e in ognuna di esse vi colloca alcuni capolavori dell’arte di tutti i tempi che costituiscono la sua collezione ideale. Dal momento che, come ricorda lo stesso Daverio, “una casa con le opere più importanti del mondo può essere solo quella di un ladro”, proviamo a ripercorrere le stanze più importanti del suo museo immaginario e prendere spunto da questa originale idea per creare la nostra casa ideale, dove oltre ai mo-

bili, al colore delle pareti e ai tendaggi, ci occupiamo anche dei quadri. L’arte,. Infatti, è sempre una carezza per l’anima e poco importa se la casa è moderna o classica: il bello è adattabilissimo ad ogni stile. E se l’originale è un po’ troppo pretenzioso, a volte anche una buona copia può bastare. Un ruolo assolutamente centrale nella casa e nella vita, dobbiamo riconoscerlo all’ambiente cucina. Il “Mangiatore di fagioli” di Annibale Carracci è un esplicito invito non semplicemente a

soddisfare l’appetito, ma il brodo che cola dal cucchiaio quasi ci fa sentire tutto il sapore rustico di un piatto cosiddetto povero, ma sempre appetitoso. Insomma, indicatissimo per la nostra cucina. E poiché la cucina è

donna, potrebbe essere interessante collocare tra utensili e fornelli le nature morte di Fede Galizia, pittrice milanese del ‘600 che ha dedicato la sua vita artistica a questi soggetti. Notevole l’opera “Ciliegie”: i gustosi frutti rossi, richiamo inconfondibile dell’estate, così vividamente disposti sull’alzatina d’argento, invitano chi li osserva ad assaporarne la bontà. Nella sala da pranzo Daverio colloca “Le Nozze di Cana” di Paolo Veronese. Il dipinto fu realizzato per una parete del refettorio del convento di San Giorgio a Venezia. Appendere questo dipinto in sala da pranzo è come estendere l’invito ad entrare nell’opera, come se si fosse davvero invitati alla festa di nozze: un gesto di generosa ospitalità per i nostri amici e parenti. D’altronde la sala da pranzo è il luogo della convivialità e dell’aggregazione familiare. Per la camera da letto, i toni e i temi diventano necessariamente più riflessivi e pacati. Le Natività o le Adorazioni dei Magi risultano particolarmente adatti a questo ambiente privato della casa, secondo una tendenza ormai consolidata che sempre più net-

tamente tende a separare la zona giorno dalla zona notte. I dipinti proposti per la stanza da letto sono molto diversi tra loro, ma rappresentano un momento di riflessione e preparano ad un sonno riparatore affinché la mente si curi dalle fatiche del giorno appena concluso. Per il bagno, il dipinto scelto da Daverio è un po’ macabro e forse difficilmente incontrerà il gusto dei più. Certamente però il dipinto settecentesco la “Morte di Marat” di Da-

vid, comunica immediatamente a chi lo guarda una forte sensazione di caldo per via dell’acqua bollente di cui la vasca è ricolma. Questi gli spunti. Adesso continuate voi il gioco. Buon divertimento. Emanuela Cafaro


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interior design

Un mercato che conquista ed entusiasma migliaia di persone

DI LUCIA CASTRIOTTA

Vintage e Modernariato. Che casa sei? Gli ambienti ci accolgono con calore se ricchi di oggetti “speciali” Puntiamo su lampade,sedie, cuscini e barocchetti veneti Ecco gli elementi per creare il proprio “mosaico” di arredamento Il design vintage è diventato un vero e proprio culto appassionando sempre di più e trasformando quella che fino a poco tempo fa era un fenomeno d’élite, in una tendenza collettiva. Il mercato del vintage sta entusiasmando migliaia di persone che scelgono questo stile per arredare le proprie case con gusto e valore. Lampade, cuscini e cornici sono le testimonianze più evidenti da cui

non si può prescindere nella composizione del nostro mosaico d’arredamento: pensiamo a quelle lampade da ufficio col cappello verde, a quelle decò o a quelle orientabili, oppure alle cornici di finto bamboo anni ‘40. Il tempo passa ma il valore resta e sono proprio gli arredi del passato usati tra gli anni ‘30 e gli anni ‘70 ad aver assunto l’aura del mito, restituendo il giusto peso alla cultura storica e infondendo un senso di vissuto al proprio interior. In tutte le fasi della creazione di una stanza è importante occuparsi dei particolari senza fagocitarli, ma solo valorizzandoli, soprattutto ricordandoci che ogni ambiente sarà adatto ad ospitare un oggetto vintage. I più conosciuti sono le cassettiere, note come “I barocchetti veneti” simbolo degli anni ‘70: tralasciata la funzione originaria,

colorati in argento oro o fucsia, si possono trasformare in mobili da ingresso, salotto e - perchè no - in simpatici espositori di piante e vasi posti nei cassetti aperti a scalare sotto un portico. In queste cassettiere il punto di forza sono maniglie e pomoli. Chic se posizionate contro una parete dipinta a colore contrastante o acceso, è possibile utilizzare il loro piano d’appoggio come base per libri e lampade. Altro elemento che ha visto le più svariate interpretazioni è stato il comodino che, con lo scorrere degli anni, si è trasformato senza perdere la sua utilità; dagli angoli acuti alla forma bombata, dal piccolo cassetto all’anta intera, dal ripiano in marmo al tessuto, il comodino rimane uno dei mobili vintage impo-

nenti da accostare ad un semplice letto con testata tessile o arricchito con un copriletto prezioso e raffinato, o da posizionare in bagno o in un disimpegno dove tornerà utile come contenitore per asciugamani e piccoli oggetti che non trovano posto in giro per la casa. Le sedie retrò portano tocchi di creatività se verniciate con colori accesi, metallizzati o lucenti, rivestite in ecopelliccia o tempestate di cristalli. Utilizzate in modo tradizionale, ovvero come classiche sedute intorno ad un tavolo, saranno trendy se accostate tra loro nonostante le diverse epoche di realizzazione, rispettando solo l’altezza delle stesse. Piccoli troni saranno le sedie anni ‘60 con volute e forme complicate. Ultimi, ma non secondo noi interior, sono: “tessuti vintage”, con le

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loro fantasie spazianti tra i floreali e i disegni geometrici in colori a contrasto: dalle righe ai paesaggi alle figure classiche e romantiche, vanno utilizzati come rivestimenti per cuscini o paralumi, runner da tavolo, arazzi, tovaglioli e piccoli asciugamani per ospiti. La nostra casa deve saperci accogliere con affetto e calore quando rientriamo da una lunga giornata lavorativa, per questo circondarci di oggetti speciali e personalizzati ci aiuterà a sviluppare sensazioni emozionali e di benessere.


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parole in libertà

Tra confessioni e confidenze. L’evoluzione ai tempi del web

Caro Diario… non ti riconosco più Era un rito privato, ora è diventato pubblico: il blog è considerato il massimo del trendy Parlare di se stessi è uno dei piaceri ai quali l’essere umano difficilmente rinuncia. Viene spontaneo alla maggior parte delle persone, al di là del sesso, dell’età, della professione. Perché risponde ad un

bisogno profondo: quello di condividere le proprie esperienze. Oggi più che mai. Le autofiction, le autobiografie o le confessioni vanno per la maggiore, ma il fenomeno vero e proprio è quello dei blog, diari scritti su internet e leggibili dal vasto pubblico che naviga in rete. Sfogarsi in libertà Scrivere di sé, dei propri pensieri più intimi, aiuta a sfogare tensioni e preoccupazioni, lenendo i dolori dell’anima. Ma il vero diario è quello che non ha un destinata-

rio, che si scrive solo per se stessi, mettendosi a nudo fino in fondo: non importa se si verga a mano sul classico taccuino o se si affidano i propri pensieri ad un computer, l’importante è sfogarsi, svuotare la mente, alleggerire il cuore riversando su carta o tastiera ciò che mette in crisi, preoccupa, dà da riflettere. Non c’è dubbio che il diario è un mezzo che sviluppa la conoscenza di se stessi, l’intimità con i propri pensieri, aiuta a comprendere meglio la vita ed è un antidoto allo stress. A questo livello, la scrittura ha un ruolo importante nel contenere il dolore o le preoccupazioni, ma è chiaro che, da sola, non cambia le situazioni di crisi o di difficoltà. Tenere un diario, in ogni caso aiuta a fare chiarezza dentro di sé, perché rende più precisi, chiari e puri i propri pensieri. Ma il diario non è più solo il classico quaderno o taccuino da tenere nascosto agli sguardi indiscreti, oggi si è trasformato in qualcosa di

nuovo e tecnologico: il blog. Lettere aperte Il blog ,anche se molto simile al vecchio diario, non è la stessa cosa. Il termine viene dalle parole web (la rete di internet) più log, diario di bordo, e proprio come tale va considerato. Infatti, pur essendo scritto in prima persona, non è propriamente un diario, perché è pensato per essere letto. Il blog viene meno alla regola fondamentale del diario: l’intimità, la segretezza, il non essere destinato a nessu-

no se non a se stessi. Una perdita di segretezza che si compensa con la dimensione del confronto con gli altri: il blog prevede che gli eventuali lettori rispondano e vedano pubblicate le loro osservazioni sulla stessa pagina del diario on-line che stanno commentando. Quelli che si leggono in rete sono sfoghi, a volte anche molto intimi, ma sono comunque destinati alla

Blog Diario INTIMITA’ i lo a se stess Se si parla so no in fondo Si è sinceri fi PRIVATO o er essere lett non è fatto p e solo a chi da altri, serv scrive

NE’ CONDIVISIO tti lemi sono le i propri prob e a altri: a volt e giudicati d si bara PUBBLICO agli altri: ci si serve anche consiglia a confronta e 360°

lettura, sia pure da parte di sconosciuti. Infatti, nonostante il blog mantenga, come il diario, una struttura frammentaria, aggiornata via via che c’è qualcosa da dire, si tratta più di una serie di lettere. Inoltre, scrivere di sé è considerata un’esperienza curativa, dove il concetto di cura non va ricondotto solamente alla malattia. “Cura” in filosofia significa anche esistere in quanto al centro dell’attenzione degli altri: quindi c’è cura tutte le volte che qualcuno si accorge del suo prossimo. Per contrastare il senso di solitudine che tutti provano nel corso della vita, molti ricorrono alla scrittura di sé: che comprende il diario, il memoriale, la poesia scritta in modo estemporaneo, il blog. Il racconto di sé è una forma di autoterapia: attraverso la narrazione ci si prende in cura, ci si accorge di essere vivi narrando e scrivendo. Il blog, dunque, crea la possibilità di esistere per gli altri e aiuta altri a esistere: leggere le esperienze altrui, commentarle, scambiarsi opinioni aiuta anche a formulare pensieri meno banali, più complessi, contribuendo a costruire nuove forme di cultura con linguaggi nuovi. Angela Dalicco


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alimentazione

Trovata molecola anti-invecchiamento

La giovinezza comincia dal cervello Secondo uno studio dell’Università “Cattolica” di Roma, mangiare un terzo in meno garantirebbe la longevità e il benessere di uno dei nostri organi principali In una società alla perenne ricerca dell’eterna giovinezza, ci si può imbattere in visi ringiovaniti e spianati dalle rughe; ma che non possono camuffare l’inevitabile rallentamento dell’attività cerebrale. Anche il cervello invecchia e purtroppo non c’è chirurgo che ci permetta di correre ai ripari; ma qualche strategia si. Secondo uno studio dell’Università Cattolica di Roma, le troppe calorie presenti nella nostra dieta quotidiana sarebbero le responsabili dell’invecchiamento prematuro di questo organo. Ricerche analoghe del passato hanno già messo in evidenza il collegamento tra l’obesità e il rallentamento precoce delle funzioni cerebrali. Oggi i meccanismi che collegano l’età del cervello all’alimentazione non sono più sconosciuti: i ricercatori italiani hanno individuato una molecola anti-aging che si attiva automaticamente quando si mangia di meno. Precisamente quando il 30% delle calorie quotidiane vengono lasciate nel piatto. Vale a

dire quasi un terzo del fabbisogno calorico normalmente consigliato e calcolato in base al tipo di attività svolta. Queste conclusioni sono il risultato di esperimenti scientifici condotti su pazienti che hanno adottato una dieta restrittiva ma – come confermano i ricercatori dell’equipe Pani – questa alimentazione limitata è stato solo un espediente. Il prossimo obiettivo della ricerca è quello di creare dei farmaci con cui attivare artificialmente questo beneficio, rendendolo accessibile a tutti. Denominata Creb1, questa molecola è direttamente coinvolta nel regolamento delle funzioni cerebrali peculiari come la memoria, l’apprendimento e il controllo dell’ansia. A livello cerebrale, ciò su cui agisce Creb1 sono le sinapsi, quelle giunzioni specializzate attraverso cui si trasmettono le informazioni e con cui si formano i ricordi. Quando insorgono le malattie degenerative dell’apparato cognitivo come la demenza senile o il Parkinson, le sinapsi subiscono delle alterazioni. E l’attività mediatrice della molecola comincia a diminuire o risulta addirittura compromessa. Fin quando non saranno scoperti i farmaci su cui si concentreranno le future ricerche dell’equipe della Cattolica di Roma, diminuire il proprio apporto di calorie quotidiano risulta essere la strategia vincente per tutelare la giovinezza di uno dei nostri Dalila Campanile organi principali.

La Ricetta Light Rosti di patate e gruviera Ingredienti (per 4 persone): 1 kg di patate a pasta bianca, 1 cipolla bianca, 3 cucchiai d’olio, 25 g di burro, 120 gr di formaggio Gruviera grattugiato. Prezzemolo, sale e pepe quanto basta. Preparazione: Lavate le patate e lessatele in acqua bollente, leggermente salata, per non più di 10 minuti. Poi scolate e lasciate raffreddare. Da parte tritate finemente la cipolla. Pelate le patate e grattugiatele grossolanamente con una “mandolina” dalla trama grossa (in alternativa potete usare uno schiacciapatate); incorporate, quindi, la cipolla tritata ed il formaggio grattato o a lamelle tenendone da parte un po’ per la guarnizione. Aggiungete il prezzemolo e un pizzico di sale e pepe, quanto basta. In una padella, scaldate l’olio e il burro. Aggiungete il composto già diviso in porzioni, aiutandovi con un “coppapasta”. Con il dorso di un cucchiaio, modellate il composto fino ad ottenere delle frittelle spesse da friggere per un minuto a fuoco vivo da entrambi i lati; poi proseguire la cottura a fuoco moderato per altri 5-6 minuti, fino a quando entrambi i lati non saranno ben dorati. A questo punto, impiattare e servire, senza dimenticare il tocco finale: una spolverata di gruviera, una foglia di prezzemolo e un pomodorino pachino tagliato a fette. Buon appetito!

Preziosi alleati a tavola

Mangiare Bio: pochi alimenti tutta salute Il “buono” che offre la natura Per mantenere il cervello attivo e funzionale bisogna fare attenzione a ciò che si porta in tavola. I prodotti biologici possono risultare dei preziosi alleati per questa nuova dieta: coltivati rispettando l’ambiente e le stagioni sono già di per sé un invito alla moderazione e al consumo di quello che la terra offre spontaneamente. Questo significa anche assenza di sostanze artificiali che non intaccano la salute, permettendo così al cervello di stare in un corpo sano, come insegnavano i saggi latini. Le differenze presenti nella produzione degli alimenti incidono chiaramente sul prezzo, leggermente maggiore rispetto a quello di un comune prodotto in vendita al supermercato. Ma proprio quel centesimo in meno potrebbe vanificare i vostri sforzi di ridurre il numero di calorie da ingerire; l’offerta vantaggiosa spesso ci porta ad acqui-

stare cibi di cui non abbiamo realmente bisogno. Mangiare biologico invece prevede una spesa ridotta ad alimenti genuini ed essenziali. Ma ridurre spesso non corrisponde effettivamente ad un sacrificio: la vasta gamma di alimenti biologici in vendita da “BioArpi” permette al cliente di poter soddisfare ogni esigenza e voglia. Gli ingredienti usati nelle preparazioni composte infatti, hanno il vantaggio di prediligere sostanze con un minor numero di calorie. Basti pensare all’utilizzo della soya, di cui conosciamo già il largo impiego nelle diete depurative, per il burro e il latte. Oppure dello zucchero di canna nell’impasto dei biscotti. Per scoprire altri esempi non vi resta che fare la spesa, sulla scia del detto meglio d.c. pochi ma buoni!


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LOGOPEDISTA

Una difesa verso nuove situazioni emotive?

DI ADELAIDE LECCESE

Quando la deglutizione necessaria una completa è scorretta o atipica E’educazione funzionale per Per i vostri quesiti: 6donna@virgilio.it Tel. 0881.563326

Per deglutizione s’intende un meccanismo neuro-muscolare, un insieme di movimenti coordinati che partendo da un atto volontario si completano per via riflessa e che consentono di far progredire il bolo/cibo dalla cavità orale alle vie digestive inferiori. Tale meccanismo va incontro ad una fisiologica maturazione: il passaggio da una deglutizione di tipo infantile a quella adulta. Tale passaggio è lungo e progressivo, con numerose varianti individuali, ed è valutato in modo diverso dai vari autori. Di solito è prevalente quella infantile fino alla comparsa della dentizione decidua (intorno al 20° mese) e la fisiologica maturazione del meccanismo della deglutizione non sempre si verifica in modo completo. Normalmente, la deglutizione infantile è accettata fino al momento della comparsa della dentatura permanente, quella dei 6 anni. La deglutizione si compone di più fasi - orale, faringea, esofagea oltre quella di preparazione orale. Quella orale è quella più facilmente modificabile con una rieducazione adeguata, essendo - diversamente dalle altre - una fase consapevole e volontaria. In questa

correggere difetti articolatori e difficoltà fonatorie

fase, la lingua in posizione neutra/riposo - punta della lingua che tocca leggermente il palato nella zona centrale subito dietro della papilla interincisale – mentre un solco si delinea progressivamente sulla superficie dorsale della lingua, avvia un movimento di schiacciamento progressivo della parte centrale della lingua sotto il palato (direzione antero-posteriore) con scomparsa del solco e progressione del bolo/cibo. A tale fase fanno seguito le altre che, anche se involontarie, possono risentire di un trattamento di riequilibrio funzionale. Nella deglutizione scorretta variano i tempi e le contrazione muscolari, che avvengono in maniera non appropriata. Ad esempio, una lingua in postura bassa o avanzata si

Peggiora la qualità della vita

muove in direzione anteriore (anziché posteriore), richiedendo la contrazione di muscoli che solitamente non intervengono; ma ciò comporta l’instaurarsi di danni strettamente correlati all’età. In un soggetto in crescita, una lingua che spinge in avanti potrebbe provocare una deformazione ossea con mal posizione dentale e comparsa, eventuale, di morso aperto. In età adulta, un soggetto che per anni ha sopportato una spinta linguale (grazie ad un osso particolarmente robusto), con il progredire degli anni può presentare un danneggiamento progressivo dei tessuti di sostegno degli elementi dentali con conseguente perdita di stabilità e migrazione degli stessi, sino alla loro perdita. L’abitudine ad una deglutizione atipica-infantile, a volte - come ritengono alcun psicologi - viene considerata come un atteggiamen-

to di difesa del bambino verso situazioni emotive nuove ed indesiderate (come l’arrivo di un fratellino o eventi familiari particolari). Altre volte è una necessità dovuta a fattori generali e locali: la presenza di patologie del sistema nervoso centrale o malattie genetiche (Sindrome Down), un’alterazione anatomica piuttosto seria (macroglossia, palatoschisi, intervento abilitativo, eventualmente, post-intervento chirurgico), situazioni transitorie come l’ambiente orale sfavorevole (crescita sproporzionata del tessuto adenoideo o tonsillare), la presenza di abitudini orali errate (succhiarsi il pollice, il protrarsi dell’uso del biberon o del ciuccio, il rosicchiamento delle unghie o il bruxismo). L’approccio e l’intervento su tale patologia è di tipo multidisciplinare, necessità di una stretta collaborazione tra più figure professionali: odontoiatra, otorino, chirurgo maxillo-facciale, posturologo, fisioterapista e logopedista.

FISIOTERAPISTA DI NOEMI TIZZANO

Riabilitazione del pavimento pelvico: conteniamo l'incontinenza Per i vostri quesiti: 6donna@virgilio.it Tel. 0881.563326

L’incontinenza urinaria viene definita come la perdita involontaria di urina al di fuori dell'atto della minzione che determina un peggioramento della qualità della vita. Tale disturbo colpisce prevalentemente il sesso femminile e la sua incidenza aumenta dai 35 anni in poi. Tuttavia qualsiasi donna può essere affetta da incontinenza urinaria, da quella che ha da poco partorito a quella nel periodo menopausale, all’anziana. Risulta comunque difficile individuare la reale incidenza del fenomeno per la difficoltà ad effettuare una precisa rilevazione clinica. Le pazienti risultano spesso riluttanti ad esporre tale problema in parte per l’imbarazzo, in parte per la convinzione che si tratti di una condizione legata all’età ed in ultimo per la scarsa conoscenza delle possibili terapie. L’incontinenza urinaria viene classificata in differenti modi ma dal punto di vista clinico possiamo distinguere l’incontinenza da stress, che consiste nella perdita di urina in conseguenza di aumenti della pressione addominale quali colpi di tosse o starnuti, l’incontinenza da urgenza legata a perdite che si verificano in conseguenza di uno sti-

Colpisce soprattutto le donne, dai 35 anni in su. Si può intervenire a livello farmacologico, chirurgico o riabilitativo

molo impellente di urinare ed infine l’incontinenza mista che rappresenta la maggioranza dei casi. L’incontinenza urinaria da stress può essere legata ad alterazioni dei muscoli del pavimento pelvico o a deficit intrinseco dello sfintere urinario. I fattori che possono determinare tali alterazioni come l’età, il parto e la gravidanza, la menopausa, l’obesità e il fumo risultano predisponenti. Nell’incontinenza urinaria da urgenza invece le perdite urinarie sono

legate ad una iperattività del muscolo detrusore della vescica, che può essere di tipo idiopatico o secondario a infezioni urinarie, litiasi vescicole e neoplasie vescicali. Nelle forme miste le perdite urinarie si verificano sia sotto sforzo che in associazione ad iperattività del detrusore. La terapia dell’incontinenza urinaria prevede tre possibili trattamenti: farmacologico, chirurgico e riabilitativo. La terapia farmacologica è rivolta a trattare l’iperattività idiopatica del muscolo detrusore mentre in caso di iperattività secondaria sarà necessario intervenire sulla causa specifica. Il trattamento chirurgico si avvale di interventi che hanno lo scopo di correggere selettivamente l’alterazione che ha determinato l’incontinenza urinaria. La chinesiterapia consiste invece nell'esecuzione di alcuni semplici esercizi di contrazione e rilassamento dei muscoli del pavimento pelvico, in

grado di favorire la presa di coscienza e il rafforzamento di tutto il sistema di sostegno degli organi pelvici. L' elettrostimolazione è invece indicata nei casi in cui i muscoli perineali non riescono ad essere contratti volontariamente ed in modo adeguato. Una tecnica passiva, quindi, fondata sull'utilizzo di appositi elettrodi e relativi impulsi elettrici, assolutamente indolori, che a loro volta vanno a stimolare i muscoli del pavimento pelvico. Il Biofeedback, infine, consiste nell'impiego di strumenti capaci di registrare una contrazione o un rilassamento muscolare che potrebbero non essere percepiti dalla donna. Il segnale viene quindi trasformato in segnale visivo, permettendo alla paziente di verificare le contrazioni o il rilassamento e di imparare a compierli in modo corretto. Il pavimento pelvico rappresenta insomma uno dei principali pilastri per la salute e il benessere di ogni donna. Riscoprirlo e valorizzarlo è oggi un obiettivo possibile.

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in poche parole

Quale intervento logopedico? In casi di deglutizione scorretta o atipica, l’intervento logopedico deve mirare ad una completa educazione funzionale e può implicare anche un intervento per correggere difetti articolatori (sigmatismo /s/, rotacismo /r/) o difficoltà fonatorie mantenendo alto il livello di motivazione del bambino o adulto, proponendo esercizi più opportuni alla disfunzione del paziente, eseguendo in maniera rigorosa l’eserciziario elaborato ad hoc. Per i più piccoli, spesso si realizza un piccolo quaderno, con l’ausilio di personaggi o immagini divertenti, sui quali vengono riportati gli esercizi appresi in ambulatorio o in studio e poi fatti ripetere a casa con la supervisione della mamma o del parente che prende parte alle sedute logopediche. In presenza di abitudini viziate (come l’uso prolungato del biberon o altro oggetto da ciucciare) è fondamentale partire dalla loro eliminazione, con un approccio motivazionale che coinvolga anche i genitori. Passando agli esercizi, invece, essi vengono proposti per gradi, da quelli molto semplici a quelli più complessi, secondo il tipo di disfunzione. Vengono eseguiti di fronte ad uno specchio per visualizzare direttamente il movimento, facilitandone l’apprendimento. Capita, quando si lavora con i più piccoli, di far precedere l’esecuzione di un esercizio con un breve training psico-motorio finalizzato a far acquisire una migliore conoscenza oro-buccale cosi, ad esempio, con l’ausilio di bocche di cartone si propongono giochi prassici vari: “la bocca è abitata dalla lingua, questa deve stare dentro e non fuori”, o con la mano che simula la lingua si fa percepire il movimento che essa compie all’interno della bocca. La deglutizione scorretta può riguardare soggetti in fase di crescita, ma anche quelli adulti. Accade sempre più frequentemente, infatti, che adulti vengano inviati in trattamento e che, nonostante lo scetticismo iniziale, raggiungano ottimi risultati. Chiaramente il trattamento logopedico non si completa in un unico ciclo di sedute, ma prevede una serie di follow-up e controlli a cadenza settimanale, quindicinale o mensile secondo le specificità del caso. Concludendo, si può affermare che la terapia miofunzionale, correttamente impostata e condotta in modo appropriato, eventualmente integrata da adeguata rieducazione/educazione della respirazione, fonazione e articolazione, possa condurre a risultati soddia.l. sfacenti.


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in poche parole

I rischi del tumore alla prostata

Su La Repubblica ritroviamo i risultati di un interessante studio condotto dal dipartimento di Urologia della University of California di San Francisco, pubblicato sulla rivista PloS One, secondo cui chi consuma grandi quantità di carne rossa molto cotta avrebbe il doppio delle possibilità di ammalarsi di tumore alla prostata. Lo studio, guidato dall’urologo Sanoj Punnen si è basato su 470 persone a cui era stato diagnosticato un tumore aggressivo alla prostata e su 512 soggetti di controllo, tutti reclutati nei principali ospedali e centri di ricerca di Cleveland, in Ohio. Ai partecipanti è stato chiesto di compilare un questionario sulle loro abitudini alimentari durante l’ultimo anno, come il consumo e la frequenza dei diversi tipi di carne e le modalità di cottura, quali il barbecue e la griglia. Dai risultati è emerso che chi era abituato a consumare due porzioni di hamburger o polpettone alla settimana, aveva un rischio più che doppio di sviluppare un tumore aggressivo alla prostata rispetto a chi non ne consumava affatto. La colpa di ciò non sarebbe tanto nella carne in sé, quanto nella tecnica e nel grado di cottura. Il rischio era doppio per chi consumava carne ben cotta, mentre l’aumento era più modesto (circa il 12%) per coloro che preferivano la cottura media o al sangue. Negli ultimi anni i risultati degli studi sul consumo di carne spesso sono stati contrastanti, ma secondo Punnen, ciò è dovuto al tipo di tumore esaminato. “In particolare, è possibile che l’associazione tra consumo di carne e tumore sia valida solo per cancri aggressivi o in stadio avanzato”. Il meccanismo attraverso cui il consumo di carne ben cotta potrebbe aumentare il rischio di cancro è nel rilascio di composti mutageni durante la fase di cottura. I principali responsabili sarebbero le ammine eterocicliche e gli idrocarburi policiclici aromatici, quali composti chimici che si formano quando il muscolo di animali come manzo, maiale, pesce e pollo vengono cucinati a temperature elevate. Gli idrocarburi aromatici si producono affumicando o grigliando la carne a fiamma diretta dal grasso che cola sul fuoco; questi poi vanno a ricoprire la superficie della bistecca o dell’hamburger. Le ammine invece, si formano da reazioni di creatina e creatinina con amminoacidi e zucchero quando la stessa carne si cuoce a lungo ed ad alte temperature. Elisabetta Ciavarella

Attenzione alla “droga dello stupro”

MEDICO CAV

I giovani, internet e i nuovi stupefacenti In aumento la diffusione ed il consumo della Ghb, la droga che circola soprattutto nei locali notturni E’ un dato allarmante quello che riguarda la diffusione, sempre maggiore, della Ghb, la cosiddetta “droga dello stupro”. L’ultimo episodio avvenuto a Foggia, quando la Guardia di Finanza ha sequestrato un litro di questo tipo di stupefacente, ha riacceso i riflettori su questa piaga che già in passato era salita alla ribalta, a causa di episodi analoghi. La Ghb è una sostanza che ha trovato largo uso nell’ambito delle palestre, usato come dopante, per poi diventare famosa negli anni ‘90, nell’ambiente notturno, anche con il nome di “ecstasy liquida”. In verità questa sostanza non ha nulla a che fare con l’ecstasy, da cui si differenzia sia nell’aspetto sia negli effetti. Ghb: come si presenta e che effetti ha? La Ghb (gamma-idrossibutirrato) si presenta in forma liquida, insapore e dall’odore appena pungente; i suoi effetti possono sopraggiungere dopo circa 5 – 20 minuti dall’assunzione e durare per un lasso di tempo che può variare da un’ora fino alle tre ore. Al momento dell’assunzione, si ha una sensazione di benessere, rilassa-

tezza, aumento della sensazione tattile, spigliatezza ed anche un aumento del desiderio sessuale. Negli uomini è diffusa soprattutto perchè aumenta il mantenimento dell’erezione maschile. Una dose eccessiva di Ghb può portare al coma ed alla morte, soprattutto se assunta insieme a sostanze alcoliche. Il mattino dopo l’assunzione, si accusano i medesimi effetti dei postumi di una “sbronza”, ovvero senso di vertigine, nausea, confusione mentale e la quasi totale assenza di ricordi che riguardano il periodo che segue l’assunzione della droga.

Perché si chiama così? Il nome di “droga dello stupro” deriva proprio dalla facilità con cui essa può essere somministrata senza che la vittima se ne accorga. I malintenzionati, solitamente la diluiscono in bevande alcoliche, sfruttando il fatto che la Ghb non ha sapore, né odore, per poi approfittare del momentaneo indebolimento della donna presa di mira. Purtroppo, anche in Italia si sta diffondendo tale fenomeno. Questo tipo di droga, infatti, risulta fa-

DI ANNA LEPORE Per i vostri quesiti: 6donna@virgilio.it Tel. 0881.563326

cile da reperire sia sul mercato nero, sia su siti web realizzati per effettuare la compravendita di questa sostanza. Insieme alla Ghb, un’altra sostanza che è un suo precursore, il Gbl (gamma butirrolattone) si sta diffondendo sempre più; esso viene metabolizzato dall’organismo in Ghb determinando, quindi, gli stessi effetti di quest’ultima droga, con la quale condivide il medesimo e triste appellativo.

Cosa c’è da sapere Dove è diffusa - Questa sostanza ha iniziato a diffon- Come si scopre – Il Ghb si può rintracciare nelle uridersi negli ambienti fitness e nelle palestre come sti- ne con un esame che deve essere effettuato entro le molante degli ormoni della crescita. Recentemente, 24 ore dalla possibile assunzione dello stupefacente. invece, viene ritrovata maggiormente nelle discoteche e nei locali notturni. Combinazioni rischiose - La morte potrebbe anche essere possibile conseguenza di una crisi respiratoria Come difendersi – Nei luoghi di ritrovo dove potrebbe circolare questo tipo di stupefacente è necessario poiché alte dosi di Ghb potrebbero inibire i centri refare attenzione alla preparazione dei cocktail, non ac- spiratori del tronco cerebrale. Consumare Ghb è estrecettare mai bevande offerte da sconosciuti e, soprattutto, mamente pericoloso per chi è in terapia con farmaci non lasciare mai incustodito il proprio bicchiere. anti-retrovirali, come quelli contro il virus Hiv.

Un principio riconosciuto dalla Costituzione

AVVOCATO DI PALMA RUBANO

Il trattamento di maternità nel contesto delle pari opportunità Per i vostri quesiti: 6donna@virgilio.it Tel. 0881.563326

La protezione delle madri lavoratrici serve ad eguagliare la condizione delle donne al mercato del lavoro La tutela della maternità è strettamente connessa al principio di parità di trattamento tra uomini e donne. La protezione delle madri lavoratrici serve ad eguagliare la condizione delle donne al mercato del lavoro. Le lavoratrici in stato di gravidanza, o nel periodo successivo al parto, non devono essere obbligate a svolgere un lavoro notturno. Esse, invece, devono essere destinate a svolgere un lavoro diurno e/o in alternativa essere dispensate dal lavoro. Ove non sia possibile l’assegnazione al lavoro diurno delle donne in stato di attesa deve essere disposta la proroga del periodo di congedo. Nello specifico, il congedo di maternità esclude che le donne siano adibite al lavoro durante i due mesi precedenti il parto e durante i tre mesi successivi. Nel caso in cui il parto avvenga oltre la data presunta, la lavoratrice gode del congedo per il periodo intercorrente tra tale data e la data del parto, mentre nel caso in cui il parto arrivi prima della data presunta, gli ulte-

riori giorni non goduti si aggiungeranno al periodo del congedo dopo il parto e nei 4 mesi successivi a tale data, previa l’attestazione del medico competente che tale opzione non porti nessun pregiudizio alla salute della lavoratrice e del bambino. Quando le lavoratrici sono occupate in lavori gravosi o pregiudizievoli dovrà disporsi l’anticipazione del periodo di congedo. In questi casi il divieto di impiegare la donna in attività lavorativa decorre da tre mesi prima dalla data presunta del parto. Nell’ipotesi in cui si verifichino gravi complicanze durante la gravidanza, o vi siano condizioni di lavoro o ambientali pregiudizievoli alla salute della donna o del bambino, oppure quando la lavoratrice non possa essere spostata ad altre mansioni potrà essere disposta l’interdizione dal lavoro della lavoratrice gestante fino al periodo del congedo. Ove invece si verifichi l’interruzione della gravidanza spontanea e/o volontaria, intervenuta entro il 180° giorno, ricorrerà un’ipotesi di ma-

lattia con conseguente diritto per la dipendente al trattamento di malattia. L’interruzione avvenuta dopo il detto termine comporta invece il trattamento di maternità con possibilità per la dipendente di beneficiare dei diritti di indennità per i tre mesi successivi. Durante il periodo di congedo per maternità spetta una indennità giornaliera parametrata alla retribuzione media globale giornaliera del periodo di paga quadrisettimanale o mensile scaduto ed immediatamente precedente a quello nel corso del quale ha avuto inizio il congedo. La diffusione di particolari categorie di contratti quali il contratto a termine, il contratto di formazione e lavoro, il lavoro interinale, l’apprendistato il tirocinio, il lavoro a domicilio, il lavoro domestico, le lavoratrici con contratto di lavoro coordinato e continuativo, le lavoratrici che operano nel settore dell’agricoltura, le lavoratrici autonome, le libere professioniste e coloro che hanno perso il lavoro sono

tutelate dal punto di vista della maternità in modo da garantire quantomeno il trattamento corrispondente al periodo di congedo di maternità secondo regole simili a quelle delle lavoratrici subordinate. Difatti, per le lavoratrici che non hanno un rapporto di lavoro in corso, in caso di risoluzione, anche per scadenza del termine del contratto, o sospensione dal lavoro, e in caso di disoccupazione è riconosciuto il diritto al congedo per maternità per tutta la durata quando al momento della risoluzione o della scadenza la stessa sia già in congedo oppure quando non siano decorsi più di 60 giorni tra la fine del lavoro e l’inizio della gravidanza (senza tenere conto di congedi parentali, congedi per precedenti maternità, assenze per malattia).


gennaio duemiladodici

PEER COUNSELOR DELL'ALLATTAMENTO DI PATRIZIA PALMIERI

Tra luoghi comuni e pregiudizi sociali

Ma davvero allatti ancora?

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Lo svezzamento è una fase delicatissima: va affrontata evitando forzature traumatiche che possono incidere sulla personalità del bimbo Tanti sono i luoghi comuni in cui, sempre più spesso, la nostra cultura rischia di inciampare quando si affronta l’argomento “allattamento prolungato”. Voler allattare un bambino per oltre un anno, e farlo serenamente anche in pubblico, è una possibilità che viene sempre “offuscata” dalla parente, dalla vicina o persino dalla sconosciuta di turno che, improvvisandosi esperta in materia, esclama: “ma come è così grande e lo allatti ancora?” oppure “fai presto a svezzarlo perché se diventa un vizio, poi sarà dura”. Quante mamme, infatti, possono negare di avere ascoltato (e spesso anche accettato) i consigli di queste praticone della pediatria moderna? Certo, ci si fida della buona fede, ma siamo davvero sicure che tanto rigore sia stato applicato da queste persone con i propri figli? E se la risposta, malauguratamente, è affermativa dobbiamo noi per forza omologarci agli altri, anche negli errori, e questo per sentirci adeguati ai luoghi comuni? In questo modo, si crea una sorta di massoneria che, invece di condividere con il mondo quella meravigliosa manifestazione d’amore

che lega madre e figlio, la nasconde gelosamente come un “segreto di famiglia”. Nonostante sia stato ampiamente sdoganato il nudo femminile in tutte le sue espressioni questa rimane l’era del biberon e non – mi si passi il termine - della tetta! Strano, ma vero, se vediamo un bimbo di uno o due anni che beve al biberon pensiamo che bere latte è una sana abitudine che aiuta a crescere bene, mentre se ne vediamo uno che alla stessa età apprezza ancora il “sano buon latte di mamma” gridiamo allo scandalo. Naturalmente non si vuole qui dibattere

delle qualità nutritive del latte umano e dei numerosi buoni motivi per fare assumere il latte materno anche dopo tanti mesi dal parto e del suo confronto, comunque e sempre vincente rispetto al latte in formula, ma solo evidenziare quanto un pregiudizio sociale possa snaturare la cosa più naturale al mondo. D’altronde pochi di noi si sono mai soffermati a pensare che il latte vaccino che arriva sulle nostre tavole altro non è che “latte maturo” (così chiamato dagli allevatori), ovvero prodotto da mucche che hanno partorito da più di un anno. Allora l’interrogativo è d’obbligo:

Un quesito che si ripropone ogni anno

perché per tuo figlio è meglio il latte della Lola e non il tuo? La nostra società, attraverso i suoi mezzi di comunicazione, non mette affatto in luce tutti gli effetti positivi dell’allattamento prolungato sia per la mamma che per il bambino. Questo invece potrebbe essere di grande utilità per tutte quelle mamme che pur credendo nell’allattamento finiscono per cedere ai consigli di chi afferma che il latte materno, dopo i primi mesi, perde il suo effetto altamente nutritivo, per cui “non serve più a niente”. Lo svezzamento è una fase delicatissima della vita di un bambino e va affrontato con i suoi tempi naturali evitando forzature traumatiche che potrebbero lasciare strascichi sulla personalità. L’infanzia è un periodo molto breve nella vita di un individuo e renderla serena e felice è un dovere di genitore ed un dovere sociale, tutto quello che nel bene o nel male succede in questa fase di crescita rimarrà impresso nell’emotività, e tanta più sicurezza doniamo ai nostri cuccioli, tanto più sapranno credere nelle loro potenzialità.

MOVIMENTO CONSUMATORI DI ROSANGELA LORISO

Giocattoli, scegliere in sicurezza

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Una serie di consigli utili per tutelare la salute e l’incolumità dei bambini E’ da poco passato Natale, le vostre case saranno piene di giocattoli di tutti i tipi e le forme. Per questo motivo abbiamo pensato di fornire qualche importante consiglio per riconoscere i giocattoli sicuri e garantire giochi sereni ai vostri bambini. Per prima cosa, prima di acquistare un giocattolo, si consiglia di verificare la presenza del marchio CE, senza del quale i giocattoli non possono essere immessi nel mercato italiano. Il marchio CE lo appone il fabbricante, attestando sotto la propria responsabilità che il giocattolo è conforme alle norme di sicurezza europee. Il marchio deve essere ben visibile e leggibile. E’ vietato apporre finti marchi CE o comunque marchi che, per loro caratteristica, possano confondersi con esso, ed è altresì vietato coprire, anche parzialmente, il marchio CE con altri marchi. Esso, inoltre, non può essere più piccolo di 5mm, non deve essere stampato con colori o caratteri diversi da quelli previsti e deve essere indelebile. Fondamentale è anche l’etichettatura, che deve riportare, in lingua italiana, informazioni relative al produttore, importatore o distributore, le avvertenze e le istru-

zioni ben visibili e leggibili e l’età del bambino a cui il giocattolo è consigliato. L’Ente Nazionale Italiano di Unificazione, più conosciuto come UNI, per garantire una maggiore sicurezza dei giocattoli, ha pubblicato le norme UNI EN 71 che stabiliscono requisiti e metodi di prova al fine di garantire la sicurezza dei giocattoli per i bambini fino ai 14 anni. Tali norme vengono costantemente aggiornate per adeguarsi ai nuovi requisiti di sicurezza adottati in sede europea. L’aggiornamento delle norme segue di pari passo le innovazioni del mondo dei giocattoli derivanti dalla disponibilità di nuove tecnologie e dallo sviluppo di nuove creatività più adatte ai bambini di oggi. Le norme UNI EN 71 stabiliscono che i giocattoli vengano sottoposti a prove per verificare che i materiali che li costituiscono non cedano sostanze tossiche (antimonio, arsenico, bario, cadmio, cromo, piombo, mercurio e selenio). Le prove consistono nel prelevare campioni di materiale e di rivestimento dai prodotti e sottoporli ad analisi di laboratorio che simulano un pro-

lungato contatto con la saliva e con i succhi gastrici del bambino in caso di ingestione. Inoltre, i giocattoli non devono avere bordi taglienti, punte

acuminate, parti libere che possano danneggiare i bambini con lacerazioni di ogni tipo. Un altro requisito che le norme valutano attentamente è quello dell’infiammabilità. Per garantire il necessario livello di sicurezza per gli oggetti rivestiti di pelo, capelli, nastri o fili vengono eseguiti test di velocità di propagazione della fiamma in funzione delle caratteristiche dei diversi prodotti.

Molti principi generali di sicurezza stabiliti possono essere facilmente verificati dagli adulti/genitori sia per controllare il grado di pericolosità dei giocattoli già presenti in casa sia, preventivamente, per acquistare giocattoli sicuri e non pericolosi. Ad esempio, è importante controllare che i giocattoli non abbiano spigoli e bordi taglienti, che i meccanismi di apertura e chiusura abbiano dei dispositivi di bloccaggio automatico per evitare lo schiacciamento accidentale e che le eventuali molle o meccanismi in movimento non siano accessibili alle dita. Ancora, bisogna controllare che le cuciture e le parti applicabili siano resistenti agli strappi che le parti che si possono staccare abbiano dimensioni tali da non poter essere ingerite e che i giocattoli nei quali i bambini possono entrare (tende, casette, ecc) abbiano fori di ventilazione e porte apribili con sforzo minimo.

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in poche parole

MP3-dipendenti occhio all’udito

I lettori mp3 sono più dannosi per le nostre orecchie dei rumori che si sentono per strada o sul posto di lavoro. Dopo l’allarme lanciato nel 2006 dai medici americani sullo spropositato aumento di casi di giovani che lamentavano cali di udito riscontrati in precedenza solo negli over 50, cui aveva fatto seguito la decisione della Commissione europea di stabilire nuove regole per i produttori di dispositivi audio, un recente studio congiunto delle Università del Michigan e della California, conferma i timori degli esperti: la musica sparata a palla nelle orecchie, soprattutto da parte di giovani o giovanissimi, sarebbe fonte di grave pericolo per l’udito, con una percentuale di rischio superiore addirittura a quella causata dal rumore del traffico o del lavoro in fabbrica. La ricerca riprende i risultati di uno studio dell’Università di Yale dello scorso anno che aveva equiparato i danni provocati dall’ascolto di iPod e simili al rumore di un jet in decollo. Per dimostrare la loro tesi, gli scienziati americani hanno testato la capacità uditiva di 4.500 newyorkesi, utilizzatori abituali dei mezzi pubblici, scoprendo – non senza sorpresa - che sebbene il 10% del campione avesse sperimentato alti livelli di fastidio all’udito causati dai bus e dai rumori delle strade in genere, quando l’analisi si estendeva all’esposizione a tutte le fonti sonore, il dato schizzava al 90%. E la fonte primaria del fastidio era data proprio dalla musica ascoltata tramite i lettori mp3. Insomma, peggio il rock dei clacson. «Il fatto che due persone su tre siano maggiormente esposte al rumore causato dall’ascolto della musica tramite apparecchi portatili è alquanto sorprendente – ha spiegato al Telegraph il professor Rick Neitzel – perché finora si era pensato che il posto di lavoro fosse la causa principale di pericolo. Ma le implicazioni delle nostre conclusioni sono altrettanto incredibili, perché confermano quanto serio sia diventato il problema: se infatti questa situazione di rischio fosse causata da un altro fattore, non verrebbe mai tollerata, mentre lo facciamo con il rumore, anche se numerosi studi hanno dimostrato come questo problema sia fonte di svariati disturbi fisici, quali stress, perdita del sonno e malattie cardiache». (Fonte: il Corriere della Sera web)


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in poche parole

Sbronze&Co: una pillola ci salverà Chi non ha mai provato, almeno una volta nella vita, la terribile esperienza del risveglio post-sbronza con tutta la sintomatologia annessa e connessa? Presto mal di testa, vertigini, sonnolenza e acidità di stomaco (solo per citarne alcuni) saranno solo brutti ricordi che il giorno della Befana porterà via, insieme al resto delle feste. Tutto ciò grazie ad un farmaco che potrà essere presto in commercio: una pillola che – come un colpo di spugna – eliminerà per sempre i postumi di una serata trascorsa in allegria (e con qualche brindisi di troppo). La notizia passa per le pagine web del Corriere della Sera: la “pastiglia delle feste” si chiamerà Blowfish (letteralmente Pesce palla) e sarà un farmaco da banco ideato da Brenna Haysom fondatrice e presidente della società Rally Labs che produrrà la pastiglia. Il confetto è stato approvato dalla Food and Drug administration americana e promette di dare sollievo in pochi minuti a tutti coloro che hanno alzato troppo il gomito, annientando tutte le conseguenze di una poderosa ubriacatura. “Fondamentalmente – si legge sul Corriere - si tratta di una miscela ad alto dosaggio di aspirina e caffeina racchiuse in compresse effervescenti e idrosolubili. I due ingredienti cooperano per combattere la stanchezza e il dolore, i due sintomi principali lamentati da chi si è ubriacato. Ai due principi attivi è stato aggiunto un’aromatizzante per rendere la pillola di sapore gradevole”. Blowfish non è il primo trattamento del genere. Ci sono stati altri esperimenti analoghi in precedenza: tavolette masticabili, effervescenti, cerotti, tutti prodotti che promettevano risultati eccellenti. Ma la pillola ideata da Brenna Haysom è l’unico farmaco di questo genere a essere stato approvato dalla Fda statunitense, essendo composto da farmaci già riconosciuti e approvati dall’ente americano. E’ necessario però sottolineare che la presenza sul libero mercato di questi prodotti non autorizza in nessun modo ad esagerare con l’alcol. Al contrario, si tratta di palliativi per i sintomi superficiali dell’abuso dell’alcol e che non neutralizzano le ben più gravi conseguenze – soprattutto a livello epatico, ma in generale sul nostro organismo – causate da alcolici e simili. Molto spesso, infatti, i sintomi del postsbronza agiscono come una efficace terapia d’urto, per adulti e adolescenti, per imparare a conoscere i propri limiti, a misurarsi e a non esagerare. Usare cum grano salis. e.c.

PREVIDENZA SOCIALE

Il taglio alle pensioni continua

DI FLOREDANA ARNÒ

ENASCO

Tre inique “stangate” sociali Le principali modifiche del decreto “Salva Italia” Vediamo le nuove modifiche le requisito, già in vigore per il siprincipali contenute nel decreto stema misto, è stato esteso anche al legge “Salva Italia” (decreto legge sistema di calcolo contributivo (in n. 201/2011), approvato dalla Ca- precedenza pari a 5 anni). Questa mera dei Deputati nel momento in condizione opera nei confronti dei cui si va in stampa. soli lavoratori che abbiano versato Calcolo contributivo la contribuzione a partire dal 1° A partire dal 1° gennaio di que- gennaio 1996. La prestazione, poi, st’anno viene applicato in “pro-ra- è corrisposta a condizione che l’imta” il sistema di calcolo contributi- porto della pensione sia almeno pavo per tutti i lavoratori dipendenti ri a 1,5 volte (non più pari a 1,2 voled autonomi, quindi anche per co- te) l’importo dell’assegno sociale loro i quali - potendo valere più di 18 (pari quest’anno a circa 643 euro anni di contributi al 31 dicembre mensili). 1965 - la legge di Riforma “Dini” (n. Tale importo è indicizzato. Il 335/1995) aveva previsto l’applica- predetto requisito reddituale non è zione del sistema retributivo. Si la- richiesto al compimento dell’età vorerà di più per ricevere di meno anagrafica di 70 anni, in presenza con questo calcolo pro-rata. comunque, di almeno 5 anni di conPensione di vecchiaia ordinaria tributi effettivi. A partire da gennaio di quePensione anticipata (già penst’anno, l’età pensionabile delle sione di anzianità) donne del settore privato viene proDa gennaio 2012 questa pregressivamente equiparata a quel- stazione viene erogata solo ai lavola degli uomini. (Tab. A) ratori in possesso di un’anzianità Sempre da quest’anno l’età pensiona- LAVORATRICI Tab.A bile delle donne del Anni Dipendenti Autonome settore pubblico e degli uomini - dipenden- 2012 62 anni 63 anni e 6 mesi ti, autonomi e parasu- 2013 bordinati - sale a 66 2014 63 anni e 6 mesi 64 anni e 6 mesi anni. Tra le modifiche è 2015 stato previsto che le lavoratrici possono otte- 2016 65 anni 65 anni e 6 mesi nere la pensione di 2017 vecchiaia con un’età 2018 66 anni 66 anni anagrafica di almeno 64 anni a patto che entro il contributiva come in tabella B. 31/12/2012 maturino 20 anni di anTra le modifiche apportate al zianità e 60 anni di età. decreto è stato previsto che, per coRequisiti: La pensione di vec- loro che abbiamo maturato 35 anchiaia si consegue con il requisito ni di contribuzione entro il contributivo minimo di 20 anni. Ta- 31/12/2012 e che – precedente-

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2012

2013

2014

DONNE

41 anni e 1 mese

41 anni e 2 mesi

41 anni e 3 mesi

UOMINI

42 anni e 1 mesi

42 anni e 2 mesi

42 anni e 3 mesi

Tab.B

mente alla sua emanazione - avrebbero maturato entro la stessa data i requisiti per il pensionamento previsti dalla cosiddetta “quota“ (legge n. 247/2007), possono conseguire la pensione anticipata all’età di 64 anni. A partire dal 2013 tali requisiti si sommano gli adeguamenti previsti dall’incremento della speranza di vita (tre mesi in più dal 1/1/2013 ed eventuali ulteriori incrementi a scadenza triennale e biennale). Inoltre, sulla quota di pensione relativa all’anzianità contributiva antecedente l’1/1/2012 è prevista una penalizzazione dell’1% per ogni anno di anticipo rispetto all’età anagrafica di 62 anni. La riduzione sale al 2% per ogni ulteriore anno di anticipo rispetto a due anni Requisiti: Per i lavoratori per i quali l’accredito contributivo decorre dopo l’1/1/1996 è prevista la pensione anticipata con venti anni di contributi effettivi e 63 anni di età. La prestazione è subordinata, tuttavia, al presupposto che l’importo della pensione stessa sia ad almeno 2,8 volte l’ammontare dell’assegno sociale (nel 2012 circa 1.200 euro mensili). Tale importo è indicizzato. Flessibilità età pensionamento E’ stata introdotta un’età di pensionamento flessibile, per le lavoratrici private da 62 anni a 70 anni di età, per i lavoratori e per le donne del settore privato da 66 an-

E’ la più grande ghiandola del corpo umano

Il fegato e le sue patologie

ni a 70 anni. Il proseguimento dell’attività lavorativa è incentivato, fermo restando i limiti ordinamentali dei rispettivi settori, mediante i coefficienti di trasformazione calcolati fino all’età di 70 anni (oggi calcolati fino a 65 anni). Sono fatti salvi gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita. Per i lavoratori dipendenti resta fermo l’obbligo di mantenere il posto di lavoro (art. 18 legge 300/1970) fino al conseguimento del predetto limite massimo di flessibilità. Clausola di salvaguardia (diritti acquisiti) I lavoratori che entro il 31/12/2011 abbiano maturato i requisiti anagrafici e contributivi vigenti prima dell’entrata in vigore del nuovo provvedimento, sono esclusi dalle nuove regole e conseguono la pensione di vecchiaia e di anzianità, nonché la pensione nel sistema contributivo, secondo le norme previgenti (compreso la decorrenza della prestazione). A tal fine possono richiedere all’Ente di appartenenza la certificazione di tale diritto. Adeguamento delle pensioni al “costo della vita”. Per il biennio 2012-2013 la rivalutazione delle pensioni viene riconosciuta nella misura del 100% solo ai trattamenti pensionistici di importo complessivo fino a tre volte il trattamento minimo (euro 1.402,29 lordi mensili).

FARMACIA A CURA DELLA

FARMACIA SANTA RITA Per i vostri quesiti: 6donna@virgilio.it Tel. 0881.563326

Ricopre un ruolo metabolico fondamentale per il corretto funzionamento dell’organismo Il fegato è la più grossa ghiandola del corpo umano, situata nella parte alta e destra dell'addome subito sotto il diaframma, di dimensioni mantenute costanti rispetto al peso corporeo (aumentando e diminuendo in base ad esso) e di peso di 1.000 – 1.500 grammi. E’ costituito da numerosi epatociti, cellule fortemente irrorate ove è particolarmente sviluppato il reticolo endoplasmatico liscio, che è un particolare organulo cellulare adibito alla sintesi dei lipidi, al metabolismo dei carboidrati e alla detossicazione di scorie metaboliche e sostanze nocive. Le cellule del fegato sono inoltre ricche di perossisomi, organuli cellulari che intervengono nella neutralizzazione delle sostanze tossiche. Il fegato ricopre un ruolo metabolico di primo piano, fondamentale per il corretto funzionamento dell'intero organismo. La sua funzione non è sempli-

cemente digestiva, sebbene vi confluiscano i substrati energetici elementari assorbiti a livello intestinale (glucosio, aminoacidi, acidi grassi). Come ghiandola, infatti, ha un'azione secretiva, producendo diverse sostanze come la bile ed altri prodotti metabolici. La bile, essenziale per la digestione dei grassi e delle vitamine liposolubili (A-D-E-K), dopo essere stata prodotta dal fegato, viene convogliata nella cistifellea o colecisti, dove viene raccolta e concentrata per poi essere riversata, al momento opportuno (quando i cibi cioè passano dallo stomaco all'intestino), nel duodeno. E’ questa la ragione per cui l’intero organismo ne risente se il fegato è ammalato. L'attività epatica può essere compromessa, soprattutto ed a volte anche in modo importante, da uno stile di vita non corretto: eccessivo consumo di tabacco, di alcool, di sostanze stupefacenti, di farmaci (ad es. uso indiscriminato di

alcuni steroidi anabolizzanti), di caffeina o di cibi grassi (salumi, burro, formaggi, uova, fritture, dolci), ecc. Un'alimentazione sana ed equilibrata, ricca di antiossidanti, indubbiamente aiuta il fegato a “sbarazzarsi” delle sostanze tossiche (farmaci, alcool, patogeni, residui del metabolismo, cellule morte, diossina, caffeina e pesticidi), senza che gli epatociti subiscano danni importanti. Amici nutrienti del fegato sono le vitamine A, C ed E, il selenio ed il glutatione; quindi è bene mangiare frutta, pesce, verdura e cereali integrali. Il fegato può essere colpito da malattie molto pericolose di origine virale o risentire di patologie che colpiscono altri distretti dell'organismo. Un’importante malattia di origine virale è l’epatite. Il contagio può avvenire tramite contatto con sangue infetto o durante rapporti

sessuali non protetti. Alcune forme (epatite A ed E) si trasmettono anche attraverso alimenti contaminati a causa di scarse norme igieniche. Il fegato, poi, può andare incontro ad una particolare condizione chiamata steatosi o, più comunemente, fegato grasso. In questi casi si verifica un accumulo massivo di trigliceridi che, cronicizzando, può dare origine ad un processo degenerativo molto grave chiamato cirrosi. La cirrosi è favorita anche dal diabete, da una dieta ricca di grassi e dall’alcolismo. Stanchezza, affaticamento, frequenti mal di testa, gonfiore, alito pesante e digestione difficile potrebbero indicare un malfunzionamento del fegato. E’ bene, in tal caso, rivolgersi al medico o al farmacista di fiducia per avere le giuste indicazioni. Avere un fegato sano vuol dire maggiore energia e migliorare sensibilmente il benessere generale.


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iniziative

Il primo evento con Melinda Ortner

Edizioni Universitas: “Qui promuoviamo talenti” Quattro collaboratori sparsi tra Foggia e Los Angeles per un progetto ambizioso e di respiro internazionale Un progetto ambizioso e di respiro internazionale che prende le mosse da Foggia per arrivare fino a Los Angeles attraverso una rete di collaboratori sparsi per il mondo (Marilena di Padova e Antonella Pennella a Foggia, Gianluca Pizzorno “a staffetta” tra Londra e Roma e Mario Fanizza a Los Angeles) con l’obiettivo di “intercettare” e promuovere talenti emergenti o far conoscere in Italia artisti già affermati all’estero. Stiamo parlando della società cooperativa Universitas che da anni, ormai, opera nell’ambito della fornitura di servizi e della promozione musicale e culturale. Dietro questo marchio c’è la capacità artisticomanageriale di un gruppo di giovani (l’età media dei suoi collaboratori supera di poco i trent’anni) che - dopo aver accumulato esperienza in ambito musicale, letterario e nella promozione web - hanno deciso di mettere a disposizione le proprie competenze e capacità progettuali per l’organizzazione di eventi speciali contando su una rete di contatti sviluppata negli anni ed intelaiata tra Los Angeles, Londra, Roma e Foggia. Proprio nel capoluogo dauno è stato possibile assistere ad una serata evento organizzata dalla società cooperativa dauna. Stella per una notte, Melinda Ortner, giovane cantante americana, vincitrice del primo premio di MTV “Steal The Spotlight”, co-

lonna sonora dei film I Hate Valentine’s Day e American Pie 7. La lunga notte di Melinda, ospite del Ristorante in Fiera, “si è rivelata un grande successo - spiega dalla Universitas Marilena di Padova - la performance della cantante è stata impeccabile: due ore di buona musica che ha spaziato tra ruvido rock e dolce melody”. Prima della sua esibizione, Melinda - all’87^ posto della classifica MTV Europe - ha presentato al pubblico foggiano il video del suo nuovo singolo, “Strangers”, in anteprima internazionale. Cosa ha portato Melinda dalle luci di Los Angeles alla ribalta foggiana è presto detto: l’incontro con un componente della Universitas, l’occasione giusta per promuovere i suoi brani anche in Italia. Partendo, appunto, dal capoluogo dauno. “A questo evento ne seguiranno sicuramente altri con esibizioni di cantanti emergenti locali e internazionali che si affiancheranno ad altri già affermati con i quali Universitas è già in contatto. Inoltre - anticipa - presenteremo a breve un concorso per talenti emergenti, sia nel campo della musica che in quello della scrittura”. Sono tanti progetti e le iniziative pianificate dalla Universitas che, al momento, è impegnata anche a Londra per l’organizzazione degli eventi musicali in programma per le prossime Olimpiadi. “Ma su questo – conclum.g.f. de – non posso aggiungere altro”.

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