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Inchiesta Genitori ad ogni età Coraggio o incoscenza?

Personaggio Cecilia Strada: io e mio padre

Fitness I benefici dello yoga

Speciale “Sposa d’inverno”


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sommario

4 Personaggio del mese • Cecilia Strada, Presidentessa di Emergency

5 Storie al femminile • Nastro rosa, trecento visite nel mese della prevenzione

6 Inchiesta • Genitori a tarda età coraggio o insensatezza? • Vite a confronto • Genitori e prole, due esperienze viste allo specchio

8 Attualità • Un tetto per i precari

10La sposa d’inverno • Spose uniche in ogni stagione • Winter wedding “da brivido”

14Amiche piante • Malanni antichi e disagi moderni: ecco i rimedi naturali

15Fitness • Ritrovare se stessi con lo yoga

16Alimentazione • Mangio sano, mangio bio

17Rubriche

23Viaggi • Oltre le frontiere dell’immaginazione

ditoriale di ANNA RUSSO Genitori – figli, un rapporto di una bellezza ma anche di una complessità uniche. In questo numero lo trattiamo sotto forme diverse. C’è quello emulativo che compare con tutta la sua forza nel nostro Personaggio del mese, Cecilia Strada, presidentessa di Emergency ma prima ancora figlia di quel “Gino” che ha dato una svolta al modo di concepire la solidarietà. Nella vita non ha scelto la strada della medicina, percorsa dal padre chirurgo, ma quella del cuore l’ha comunque portata a seguire le orme dei genitori nei Paesi poveri del mondo dove Emergency ha costruito e gestisce ospedali per i feriti di guerra e per emergenze chirurgiche, centri per la riabilitazione fisica e sociale delle vittime di mine antiuomo e altri traumi di guerra, centri per la maternità. E inevitabilmente, dopo la morte della madre, ha preso il suo posto alla presidenza dell’ONG. Ma il rapporto genitori – figli non è sempre e solo di emulazione. Si veste di tematiche e problematiche spesso profonde che lo investono sin dal suo nascere. E’ l’inchiesta, che come sempre prende spunto dalla cronaca, a toccarne gli aspetti più complessi, partendo dall’analisi di quella che sta diventando una nuova realtà sociale, la condizione di genitori – nonni, per poi allargare la visuale tanto da coinvolgere anche un’altra realtà, opposta alla precedente, quella dei baby genitori. Etica, morale, genetica, tutto si mescola e si confonde. A che età un soggetto perde le capacità di diventare genitore? O le acquista? Quanto senso logico possono avere le decisioni di tribunali diversi che in un luogo sottraggono un bimbo appena nato a genitori troppo anziani e, in un altro capo del Paese, magari, affidano un bimbo ai nonni perché madri e padri vengono considerano inidonei? Qual è la giusta via di mezzo? Per capire qualcosa di più abbiamo dato voce a coloro che di solito sono coinvolti in queste vicende, avvocati e psicologi. Ma non potevano non essere ascoltati loro, le mamme e i figli in questione. Così ritroverete allo specchio le esperienze di due madri, una diciassettenne ed una cinquantenne. E quelle di due figlie, la cui differenza di età con i rispettivi genitori, che va dai venti a cinquant’anni, sembra averne segnato il carattere e le scelte di vita. Buona lettura, ma non dimenticate: 6Donna è anche molto altro, per cui va letto fino all’ultima pagina!


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personaggio del mese

Stessi sogni del padre Gino e la consapevolezza che un mondo migliore è possibile

CECILIA STRADA, Presidentessa di Emergency Occhi grandi e spalancati sul mondo, voce ferma e sicura. Sulla sua vita privata è schiva e riservata. Sembra meno burbera del padre, ma la sua storia dimostra che da Luigi o più semplicemente Gino, come lo chiama abitualmente - ha ereditato la grinta e la tempra. E’ Cecilia Strada, presidentessa di Emergency, figlia del medico chirurgo che nel 1994 fondò la Ong, curando da allora oltre 4.370.000 persone, di cui almeno un terzo bambini. Stessi ideali, stessi sogni: Cecilia ha la determinazione di chi con quegli occhi ha visto la miseria, la devastazione e la disperazione delle guerre, e la voce sicura di chi ha compreso che un mondo migliore è possibile. Trentadue anni, una laurea in sociologia (tema della tesi: le donne afghane) e anni trascorsi da volontario nell’associazione umanitaria fondata dal papà; un impegno costante fino a ricevere l’onore-onere di diventarne la presidentessa, subentrando alla mamma Teresa. Sempre in giro per il mondo, ha colto l’occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico per visitare Foggia. Cecilia Strada, ospite d’onore

A 9 anni la prima volta in un campo medico: “Da quel giorno tutto è cambiato” dell’Università di Foggia, quanto è importante cercare il dialogo con i giovani? E’ fondamentale. Se vogliamo veramente cambiare le cose che non vanno nel nostro Paese bisogna lavorare su di loro perché sono gli unici disposti ad immaginare che un’alternativa è possibile. Non si può puntare né su chi governa, né su chi è ormai rassegnato: i giovani sono la speranza. Io porto a Foggia il punto di vista di Emergency, che è una associazione nata per lavorare nelle zone di guerra, che poi si è trovata a lavorare per le povertà e che poi si è trovata a lavorare anche in Italia, con le nuove povertà e i nuovi invisibili. Lei è una impegnata mammalavoratrice. Come riesce a conciliare i due ruoli? Con fatica e senza eroismi. Come tutte le mamme che lavorano e

Cecilia Strada e Giuliano Volpe (Rettore Università di Foggia)

quelle che non lavorano. Come ripeto spesso, se le donne afghane possono tornare al lavoro nei campi subito dopo il parto, posso farcela anche io. In una pagina di “Pappagalli Verdi” (Feltrinelli, 1999), Gino Strada racconta la prima volta di sua figlia al campo medico di Quetta, in Pakistan. Allora lei aveva 9 anni. Cosa ha imparato quella notte? Ho imparato tante cose, le più importanti. Ho visto che il mondo, purtroppo, non era ciò che credevo. Ho visto che i “bambini del mondo” avevano problemi diversi e così grandi che facevano sembrare i miei del tutto irrilevanti. Ero una bambina anch’io, ma è stato allora che è cam-

biato il mio modo di vedere ed intendere la vita stessa. E mi è scattata, quindi, l’urgenza di fare qualcosa e la consapevolezza che si possono fare delle cose. Perché quella notte ho visto la miseria e la sofferenza dei bambini feriti e mutilati, ma ho anche visto che, se curati, potevano rimettersi in piedi. Ho capito, quindi, che - certo - ci sono grossi problemi nel mondo, ma che si può fare qualcosa, che ci può essere una soluzione. Sente il peso, la responsabilità, magari la difficoltà di dover spiegare, un giorno, a Suo figlio del Suo

impegno e la realtà dei “bambini che non sanno piangere”? No, questo no. Credo che lo porterò semplicemente con me e gli mostrerò le difficoltà di alcune realtà del mondo. Lascerò che comprenda ed elabori da solo. L’ho già portato con me in Sudan ed ha già fatto amicizia con bambini di altri colori. A quell’età è tutto più semplice. Ha dichiarato che l’antidoto ai mali del mondo è l’attuazione dei diritti umani, per tutti. Qual è la pratica da perseguire? Credo che la pratica dei diritti sia la cosa più giusta, più efficace e più economica per chi vuole portare davvero in giro per il mondo la democrazia e costruire la pace. Bene: facciamolo costruendo i diritti umani e non con le bombe. Perché costruire i diritti - e parlo evidentemente di costruire ospedali, scuole, creare situazioni per far lavorare la gente - costa infinitamente meno di una guerra. Oggi viviamo in un Paese dove, quando c’è crisi, si taglia tutto - pensioni, scuola, ricerca, sanità ma non le spese militari. Credo dovremmo interrogarci su questo. Maria Grazia Frisaldi


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storie al femminile

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Tumore al seno, la sfida della LILT per un futuro senza cancro

Nastro rosa: trecento visite nel mese della prevenzione Scoperti due casi allo stadio iniziale grazie alla diagnosi precoce Promemoria prevenzione: il nastro rosa anche quest’anno centra l’obiettivo dell’operazione diagnosi precoce. “La nostra grande sfida per un futuro senza cancro”. La Sezione foggiana della Lega Italiana per la Lotta contro i tumori, con un nastrino da regalare alle amiche, ad ottobre, il mese della prevenzione, taglia il traguardo delle 300 visite gratuite. Per Valeria De Trino Galante, dal suo presidio di Via Barletta 6, quel mese non è ancora finito. Com’è andata l’edizione 2011? Avete registrato un incremento del numero delle visite rispetto agli anni precedenti? Per la richiesta di visite per le ecografie c’è sempre un incremento. Abbiamo avuto la possibilità di scoprire due tumori in fase iniziale. Due casi fino ad ora, ma abbiamo ancora circa 150 donne da visitare. Non siamo riusciti ad esaurire le visite nel mese di ottobre, erano troppe, e abbiamo continuato a novembre, perché quante hanno prenotato nel mese di ottobre hanno diritto alla visita. Siamo nell’ordine delle trecento visite gratuite. E non sono le stesse donne dell’anno precedente. C’è sempre un incremento, ogni anno,

anche grazie al passaparola e ai mezzi di comunicazione. Quest’anno abbiamo avuto prenotazioni a partire da settembre. Nastro rosa sta entrando nella mentalità della donna.

Le donne sono più attente alla prevenzione? Senza dubbio, almeno quanto al seno. Per le altre patologie siamo a livelli un po’ più bassi. La pelle, il colon retto, l’urologia sono ancora indietro sul piano della sensibilizzazione. Sono diciotto anni che si parla di nastro rosa: lo si riconosce e si ricorda che è tempo di prenotare. Ci vorrebbero forse altri mesi della prevenzione? Cosa offre il territorio provinciale in termine di diagnosi precoce? Ci vorrebbe un aiuto da parte delle istituzioni pubbliche sulla prevenzione. Non è che le donne “non

vogliano” fare prevenzione, le donne “non sanno” dove andare a fare prevenzione. I privati comportano una spesa notevole, perché non sono convenzionati, ecco perché non si fa prevenzione. Soprattutto in un momento come questo, in tempi di crisi, una donna ci pensa due volte. Che target riuscite a sensibilizzare, quale fascia d’età raggiungete? Diciamo un po’ tutte le età. Chiaramente partiamo dai trent’anni in poi. La fascia più bassa, 25-30 anni, è meno presente. Come pensate di raggiungere quel target che resta escluso e che necessita di visite? L’anno scorso abbiamo avuto un progetto che si chiamava “la prevenzione non ha età” e siamo andati noi a chiamarle. Si trattava di giovani donne che avevano avuto un caso di tumore alla mammella in famiglia. Abbiamo portato avanti questo progetto gratuitamente e abbiamo sottoposto a visite ed ecografie 250 donne di età compresa fra i 25 e i 35 anni. Ma abbiamo potuto farlo grazie ad un sovvenzionamento. Dopo gli accertamenti, accompagnate le donne nel percorso e

nelle fasi successive? Nel momento in cui abbiamo avuto un dubbio sulla presenza del tumore, ci siamo mossi in maniera tale che le signore l’indomani facessero già la mammografia. Poi dopo due giorni hanno fatto l’esame citologico. Si sono affidate a noi. Il territorio offre consulenza psicologica alle donne che devono affrontare un tumore al seno? Il territorio non risponde affatto a queste esigenze. Queste donne un giorno sì e uno no vengono da noi o ci telefonano, perché vogliono essere rassicurate, perché vogliono essere aiutate a capire. Siamo un punto di riferimento per loro. Noi forniamo sostegno psicologico, ma non tutte accettano di incontrare lo psicologo, a volte preferiscono parlare con una di noi volontarie. Le donne però oggi affrontano il tumore con più coraggio… Stando qui da trent’anni posso dirle che è cambiata notevolmente l’attenzione nei confronti della prevenzione. Le donne sono motivate. L’autodeterminazione e l’autocoscienza delle donne esistono, perlomeno quanto ai tumori del seno. Mariangela Mariani

Mensile di attualità e informazione. Registrazione presso il Tribunale di Foggia n° 2/2002 del 26/09/2002 Editore Publicentro Servizi Pubblicitari s.r.l. Direttore Responsabile Anna Russo Caporedattore Angela Dalicco Hanno collaborato Maria Rosaria De Leonardis Maria Grazia Frisaldi Mariangela Mariani Dalila Campanile Elisabetta Ciavarella Irma Mecca Emanuela Cafaro Germana Zappatore Rubriche avv. Rosangela Loriso avv. Rosa Schena dott.ssa Marcella Bevilacqua dott.ssa Marilena Tomaiuolo dott.ssa Adelaide Leccese dott.ssa Maria Grazia Bellantuono dott.ssa Ines Panessa dott.ssa Anna Lepore dott.ssa Alessandra Marinari dott.ssa Marcella Bevilacqua prof.ssa Maria Santillo prof.ssa Rina Di Giorgio Cavaliere Redazione Foggia Via Tressanti, I trav. (vill. Artig.) Tel. 0881.56.33.26 - Fax 0881.56.33.19 e-mail 6donna@virgilio.it Sito internet www.6donna.com Impaginazione e stampa Publicentro Graphic La collaborazione è volontaria e gratuita. I testi e le foto da voi inviate non verranno restituite. Questo numero è stato stampato in 43mila copie e distribuito gratuitamente a domicilio nella città di Foggia


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inchiesta

I limiti di Madre Natura superati dalla scienza. E un tribunale a imporre veti

Genitori a tarda età: coraggio o insensatezza? Attese e fallimenti, adozioni mancate e inseminazioni eterologhe. Dove finiscono i diritti della nuova generazione di genitori-nonni Quando il desiderio di avere un figlio deve arrestarsi di fronte ai limiti che la stessa natura impone all’uomo? E’ giusto fare l’impossibile per diventare genitori? Ed ancora è giusto togliere un figlio a coppie troppo anziane? Chi stabilisce la liceità di entrambe le posizioni? Si arriva ad essere genitori in tarda età per varie motivazioni. Spesso, ma esistono le dovute eccezioni, accade quando una coppia decide di rinviare una gravidanza nell’attesa di una stabilità professionale ed economica, senza però considerare la discrasia tra l’orologio biologico e quello meccanico. Falliti i tentativi naturali e avviliti dalle

IL PARERE LEGALE

enormi difficoltà ad adottare un bambino (non tutti hanno il denaro di star del calibro di Madonna a cui è permesso andare in Malawi e nel giro di una settimana rientrare a casa con l’ennesimo figlio adottivo), i partners battono la strada dell’inseminazione artificiale, anche eterologa. E se sono fortunati, a cinquanta o sessant’anni coronano il loro sogno. Lo fanno all’estero però, perché in Italia lo Stato non lo permette, ma poi in patria ci devono pur tornare. Lì il loro “caso” suscita scalpore e attira l’interesse e gli strali dei tanti (non tutti hanno la notorietà di Gianna Nannini, diventata madre a 54

AVV ROSA SCHENA

anni, sulle cui capacità genitoriali nessuno, nonostante il clamore iniziale, ha mai posto dubbi). E poi può capitare, come è accaduto a due genitori piemontesi di 57 e 70 anni che, a seguito di segnalazioni, indagini e perizie psicologiche, il tribunale dei minori intervenga per sottrarre loro il bambino e darlo in adozione. Situazioni complesse che è giusto trattare sia dal punto di vista psicologico che legale. Così come è giusto dare spazio anche ai veri protagonisti di queste vicende, e voce a genitori molto “adulti” e a genitori molto giovani così come ai figli nati da altrettante condizioni particolari. Anna Russo

IL PARERE DELLA PSICOLOGA FORENSE

Quando si parla di inidoneità genitoriale

Le variabili per la crescita di un figlio

Grazie alla fecondazione artificiale negli ultimi anni si va diffondendo un nuovo fenomeno sociale: i genitori anziani. Emblematico, il caso che ha destato scalpore dividendo gli opinionisti del settore: la dichiarazione da parte del Tribunale per i minorenni di Torino di adottabilità della bambina di soli 16 mesi, figlia di una madre di 57anni e di un padre di 70 anni. Il Giudice ha motivato la sentenza dichiarando che la bimba “è il frutto di un’applicazione distorta delle enormi possibilità offerte dal progresso in materia genetica…. La volontà di concepirla è una scelta che, se spinta oltre certi limiti, si fonda sulla volontà di onnipotenza, sul desiderio di soddisfare a tutti i costi i propri bisogni che necessariamente implicano l’accantonamento delle leggi di natura e una certa indifferenza rispetto alla prospettiva del bambino”. La notizia letta in maniera frammetaria, genera perplessità e senso di paura. Va precisato, tuttavia, che ogni caso va analizzato nella sua completezza e soggettività. Il caso in esame, infatti, trova il suo fondamento nella dichiarata inidoneità dei genitori anziani a svolgere il ruolo sulla scorta di un’istruttoria connotata da perizie psicologiche e prove testimoniali. Nei confronti dei genitori, infatti, pende procedimento penale per abbandono della piccola lasciata in auto ad un solo mese di vita mentre i medesimi svolgevano separatamente le loro attività giornaliere. Semplice e naturale esprimere un giudizio di valore negativo, ma come si può rilevare dalla complessità della vicenda, sarebbe una valutazione superficiale e priva di contenuti. Il caso in esame, tuttavia, ci consente una serie di analisi giuridiche e sociologiche. Diventare genitori nell’età in cui naturalmente si diventa nonni comporta una serie di conseguenze per i figli: diventare orfani nella migliore delle ipotesi nell’arco di vent’anni, vivere con genitori con limitate capacità motorie, gestire una relazione in-

Ogni essere umano, ad un certo punto della propria esistenza, avverte determinate esigenze in relazione alla fase di ciclo vitale in cui si trova. Il bisogno di maternità\paternità è uno di questi. Molto spesso non è l’età cronologica quella che conta, ma la maturazione psichica. Tale specifica deriva anche dal fatto che l’essere umano si sviluppa in un contesto, quello sociale, dal quale viene influenzato. In vista di ciò, non è l’età che rappresenta un limite, ma la maturazione dell’individuo che può garantire al proprio figlio il pieno soddisfacimento dei bisogni. Dal punto di vista psicologico, non c’è un’età precisa, ma consigliabile, per avere un figlio. L’età psichica della donna, innanzitutto. Oggi per moltissime ragazze l’adolescenza finisce a trent’anni, quando termina l’iter di studi e inizia la vita autonoma, con un proprio reddito e un proprio progetto di vita. Il “grembo psichico”, così indispensabile per essere mamme non solo dal punto di vista fisico, ma soprattutto emotivo e affettivo, matura molto più lentamente di quello biologico. Stessa cosa vale per l’uomo: infatti, l’età psichica ideale del partner per formare una coppia stabile e diventare padre è un’altra variabile critica: oggi è più tardiva di ieri, per questioni legate per esempio, all’indipendenza economica. Siccome, almeno in partenza, sarebbe ottimale che un piccolino possa contare su entrambi i genitori, quando l’uomo sia pronto per un progetto di famiglia e per avere un figlio è un aspetto critico della scelta. Questo sposta ulteriormente in avanti, visti i molteplici cambiamenti della nostra società, l’età ideale per concepirlo. Il rischio che si corre in questo caso, è che il figlio viva presto l’esperienza di abbandono. Di contro, in caso di coppie troppo giovani, si rischia di es-

tergenerazionale complessa – sessanta/settant’anni di differenza di età tra genitori e figlio, non avere i nonni o averli già molto anziani. Ma siamo certi che il problema dell’inadeguatezza a ricoprire la figura genitoriale nasca soltanto nel caso in cui il divario generazionale genitorifigli sia tale da configurare il ruolo di genitori-nonni o il problema è di tutta evidenza anche nel momento in cui si diventa genitori troppo presto, ipotesi configurabile nelle gravidanze affrontate da donne molto giovani, in alcuni casi non ancora divenute maggiorenni? Dai dati giudiziari e sociali emerge che tale situazione di inidoneità genitoriale si raffigura anche ogni qualvolta si offre un atto di delega a terzi, spesso i nonni, operata da genitori giovanissimi e giovani, nella crescita e nell’educazione da impartire ai figli minori. Atto di delega che confeziona anche per i nonni la possibilità si svolgere il ruolo di genitori nell’età della maturità e della pacatezza. Fenomeno sociale rinvenibile nel quotidiano dall’osservazione di cosa accade all’uscita dei bambini dinanzi alle scuole dell’infanzia e/o primarie, nei luoghi delle attività ricreative, dove, troppo spesso, il dovere-piacere quotidiano di aspettare i propri figli all’uscita dal luogo di studio e di formazione sociale, fondamentale per comprendere gli stati d’animo dei piccoli e instaurare con loro un dialogo formativo basato su un ascolto attivo, viene delegato dai genitori ai nonni o alle babysitter che si sostituiscono nel metodo educativo ed affettivo ai genitori, snaturando, seppur in buona fede, il ruolo e la figura di questi ultimi. Alla luce di tali considerazioni, si rileva inconfutabilmente che l’elemento dell’età non configura di per sé una inidoneità oggettiva a svolgere il ruolo genitoriale; di contro, risulta fondamentale la maturità psicologica e la consapevolezza di una progettualità familiare tesa a garantire ai figli una crescita sana ed equilibrata.

DOTT. INES PANESSA

sere “troppo amici”. Una madre e un padre troppo giovani, non immedesimati nel posto che si sono scelti, diventano per i figli come coetanei e fratelli maggiori. Psicologicamente la difficoltà alla quale si va incontro, sia nel caso di genitori più grandi, sia nel caso di genitori troppo giovani, risiede non tanto nell’età, ma nella modalità con la quale si esplica il proprio ruolo genitoriale e si fornisce ai propri figli un valido modello di riferimento e relazionale. Negli ultimi giorni si è parlato molto di genitori over 50-60. C’è stato il caso della coppia alla quale, secondo una decisione del Tribunale per i Minori di Torino, è stata tolta la loro figlia naturale di un anno e mezzo perché considerati genitori inadatti o forse troppo anziani. Bisogna considerare che, in vista delle numerose problematiche con le quali una coppia genitoriale si trova ad avere a che fare, nelle situazioni più svariate, molti bambini vengono anche affidati a figure di riferimento diverse da quelle genitoriali, come ad esempio i nonni. Questo ci fa ben capire come il limite non sia rappresentato psicologicamente dall’età, ma da quanto le figure di riferimento siano più o meno adeguate e competenti in termini di accudimento, di soddisfacimento dei bisogni affettivi, relazionali. Due sono le scuole di pensiero su questo tema: da una parte coloro che sono contrari alla maternità in età avanzata sulla base dei rischi per la salute che possono intercorrere sia per la mamma che per il bambino e che pensano che questi genitori, in particolar modo le mamme, non possano prendersi cura del proprio figlio a lungo. E poi ci sono coloro che ritengono invece che diventare genitori sia un diritto fondamentale, ed è l’impegno per il benessere del bambino e non l’età ciò che conta.


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inchiesta

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Madri a diciassette e cinquant’anni

Vite a confronto “Le paure legate alla maternità sono le stesse in ogni stagione della vita” Diciassette anni, quarta ragioneria, un fidanzatino con cui condividere sogni e aspettative future. La sera un giro in “piazzetta”, un panino con gli amici, ma guai a far tardi perché il giorno dopo c’è scuola. Una vita comune a quella di tante altre ragazze, ad un certo punto sconvolta da una gravidanza del tutto inaspettata. La storia che stiamo raccontando ricorda tanto quella di Sara, la protagonista di un successo di Antonello Venditti, per cui la chiameremo così. Sì, perché anche questa Sara ad un certo punto “nel banco non c’entra più”. All’inizio è spaventata, non sa come comunicarlo alla famiglia, ma poi trova il coraggio. Lei e Francesco affittano un monolocale, i genitori li aiutano con le spese. Per Sara, oggi al nono mese di gravidanza, l’unica cosa che conta è quella bambina che sta per nascere, che, lei lo sa, le cambierà la vita. “Non ho paura di diventare madre, ho delle insi-

curezze, ma so che farò del mio meglio per affrontare questa nuova esperienza. La maturità di una persona non si misura con la sua età. Tutto dipende dall’educazione ricevuta, dal proprio vissuto. Io spero di riuscire a dare a mia figlia quanto mia madre ha dato a me. O almeno mi impegnerò, poi sarà lei un domani a giudicare. Solo lei potrà farlo. C’è chi dubita delle mie capacità di madre perché mi ritiene troppo piccola, ma è un giudizio che non mi tocca. Se le donne in passato ce l’hanno fatta in condizioni anche più avverse di oggi, perché non dovrei riuscire anch’io ad educare al meglio mia figlia?”. A poche centinaia di metri di distanza dal monolocale di Sara, in una casa confortevole, vive una donna di cinquant’anni. La chiameremo Elisabetta, come la cugina della Madonna, rimasta incinta in tarda età. La nostra Elisabetta si è sposata giovanissima, ha avuto una figlia poco più che ventenne e

si è separata subito dopo. Ha cresciuto la bambina da sola. Un giorno, tanti e tanti anni dopo, nella sua vita entra Giuseppe. Una relazione stabile la loro, ricca di emozioni e alimentata da un forte desiderio: la nascita di un figlio. La fecondazione assistita li ripaga. Oggi Elisabetta è madre di un bimbo di tre mesi. “Ho deciso di avere un altro figlio a 50 anni, perchè dopo varie vicissitudini della mia vita, oggi ho incontrato l’uomo giusto. Insieme abbiamo desiderato e cercato questo bambino e ci sentiamo pronti e in grado di crescerlo serenamente. Certo le paure legate alla maternità sono molteplici, ma non più importanti delle stesse che avevo a 25 anni, quando ho avuto la mia primogenita. Spero che il Signore, che ha voluto che questa gravidanza giungesse al termine, mi illumini nei momenti difficili, che ogni genitore incontra nel percorso di crescita con il proprio figlio”. Anna Russo

Parola ai figli: Questione di punti di vista: l’età può fare la differenza?

Genitori e prole, due esperienze viste allo specchio Oggettivamente giovani o obiettivamente anziani. Ecco cosa cambia

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GRAZIA

so, soprattutto nel rapporto (conflittuale per eccellenza) genitori/figli. Ne abbiamo parlato con Grazia M., 26 anni (nella colonna in basso a sinistra) ed Erika F. 36enne (di fianco a destra), entrambe foggiane. Erika è cresciuta con una coppia di genitori giovani, mentre tra Grazia e suo padre c’è una differenza di età di 57anni. Figli a confronto, quindi, questione di punti di vista: l’età fa la differenza?

INTERVISTA DOPPIA Cosa significa, nella quotidianità,rapportarsi con un genitore di tale età?

Significa avere difficoltà nel comunicare e nel comprendere appieno le esigenze dei figli: il genitore, infatti, appartenendo ad una generazione ormai lontana, ha una mentalità e una concezione della vita “arretrata”, che è spesso in disaccordo con quella delle giovani generazioni.

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Oggettivamente giovani o obiettivamente anziani; giovanili e di ampie vedute oppure retrogradi e tradizionalisti. I genitori - si sa - a differenza degli amici o del compagno di vita, non si possono scegliere. Al contrario, sono loro sempre più spesso a scegliere e “programmare” il momento più opportuno per mettere in cantiere la prole, accollandosi tutte le conseguenze del ca-

ERIKA

Significa poter contare su una persona energica, efficiente ed instancabile; avere una mamma pronta al gioco, creativa e sempre “al passo con i tempi” in tema di puericultura, educazione ed istruzione.

Che tipo di rapporto hai con il genitore in questione? Premetto che il legame con mio padre è caratterizzato dall’incommensurabile amore che lega un padre ad una figlia, per il quale la differenza di età non conta, ma il nostro rapporto è poco o per nulla confidenziale, esasperato, a volte, da una serie di conflitti, dovuti anche a banalità, che mettono in evidenza la difficoltà di relazione e la differenza di pensiero.

Di complicità e di collaborazione, ma mai di attaccamento morboso. Certo ci sono stati anche dei momenti di scontro e di incomprensione, ma si tratta di episodi di breve durata perchè, anche discutendo animatamente, riusciamo a parlarci con sincerità e a voltare pagina.

Ti senti sempre compresa nelle tue esigenze? Mi sento tanto amata ma non sempre compresa. E questo a causa dell’incapacità di mio padre di mettersi nei panni di una figlia ormai adulta e responsabile, una giovane donna che ha bisogno dei suoi spazi, di conoscere il mondo e di fare le sue esperienze, e del suo voler imporre con autorità “regole” ormai obsolete e relative ad un’epoca che non mi appartiene.

Non sempre: aver avuto una mamma autonoma ed efficiente come la mia, ad esempio, fa presupporre un alto livello di autonomia anche in me. E poiché la mia vita di “mamma moderna” sembra, ai suoi occhi, più semplice e comoda rispetto alla sua, lei si aspetta molto di più, non tenendo conto che ogni epoca presenta problematiche nuove e difficoltà di diversa natura.

Qual è la tua opinione sulla maternità ricercata a tutti i costi ed a tutte l’età? Credo nel libero arbitrio e rispetto le scelte di ognuno, anche di chi - volontariamente o per caso - si ritrova ad essere genitore in età precoce o tarda. Pensare che qualcuno possa dirci quando avere figli e quando non averne più è assurdo. La coscienza e il senso di responsabilità dovrebbero guidare le donne a comprendere i limiti della maternità e i rischi legati alla crescita di un figlio.

Credo rifletta una forte componente egoistica essendo, nella maggior parte dei casi, funzionale ad appagare un istinto di maternità messo a tacere nel tempo a causa di situazioni contingenti. Chi sceglie di avere un figlio in età avanzata, forse, non tiene conto delle energie necessarie per accudire un bambino. Salvo poi delegare altri...

In base alla tua esperienza “di figlia”, che tipo di genitrice vorresti essere? Vorrei essere una genitrice amorevole, comprensiva e attenta; capace di ascoltare e seguire i figli nella crescita, di avere una mentalità aperta e di non riversare su di loro insicurezze o malumori.

In un certo senso ho seguito anch’io la scia di mia madre: ho avuto un figlio a 27 anni e questo, oggi giorno, significa essere una mamma giovane. Spero solo di riuscire a dare ai miei figli ciò che ho ricevuto io.

di Maria Grazia Frisaldi


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attualità

Il Ministero della Gioventù garantisce ai giovani

Un tetto per i precari Essere giovani e precari (per una volta) ha i suoi vantaggi. Se fino ad ora chi non aveva un lavoro stabile non poteva accendere un mutuo per acquistare casa, adesso può farlo, grazie al cosiddetto “Fondo per la casa” istituito dal Ministero della Gioventù nell’ambito del progetto “Diritto al futuro” e diventato operativo grazie ad una convenzione con l’ABI (Associazione bancaria italiana). L’iter di accesso alle agevolazioni previste dal fondo è semplicissimo. E’ sufficiente collegarsi al sito http://www.diamoglifuturo.it/fondo-casa, scaricare il modulo da compilare e la relativa documentazione da presentare. Sullo stesso portale è anche presente l’elenco degli istituti di credito che aderiscono all’iniziativa. Si parlava, però, di precari…

In arrivo un “Fondo” per l’accesso al mutuo per l’acquisto della prima casa Chi può accedere a questi “finanziamenti agevolati”, infatti, sono i giovani (sia coppie che genitori single) con corsia preferenziale per quelli che “non risultano occupati con rapporto di lavoro a tempo indeterminato”. Perché a garantire per loro è il Ministero della Gioventù proprio attraverso questo fondo. Ma come funziona in termini pratici? In poche e semplici parole: si chiede il mutuo, che non deve superare i 200 mila euro, secondo l’iter descritto sul web. Nel momento in cui il “mutuatario” non è in grado di pagare, la banca si avvale del “Fondo casa” che salda il 50% di ognuna delle rate insolute fino ad un massimo di 75 mila euro. Tuttavia il Ministero esige requisiti ben precisi ai richiedenti: età inferiore ai 35 anni, reddito ISEE entro i 35 mila euro (ovvero meno di 3 mila euro mensili di salario congiunto per coppia e di cui almeno il 50% deve provenire da contratto di lavoro a termine), e nessun immobile “ad uso abitativo” di proprietà.

Le coppie coniugate possono anche non avere figli, ma il mutuo deve essere cointestato. La documentazione da allegare si limita al semplice stato di famiglia o al certificato di matrimonio nel caso in cui i coniugi abbiano residenza diversa. La cosiddetta “famiglia monogenitoriale”, ovvero quella costituita da un solo genitore (separato, divorziato, vedovo, ragazza madre, ragazzo padre ecc.), può essere ammessa a finanziamento purchè con

Intervista a Lucia Goracci, giornalista del TG3

il richiedente viva almeno un figlio minore. In questo caso è sufficiente lo stato di famiglia o l’estratto dell’atto di nascita che certifichi la paternità/maternità del bambino. Al fondo possono, infine, accedere anche le coppie non coniugate. Vincoli imprescindibili sono la cointestazione del mutuo e la coresidenza di almeno un minore figlio di entrambi. Sia che i genitori convivano sia che abbiano differenti residenze, basta lo stato di famiglia “se da esso si evincono ine-

quivocabilmente la paternità e maternità comune”, altrimenti è d’obbligo allegare l’estratto dell’atto di nascita del figlio in questione. Sono previste limitazioni anche per la casa da acquistare. Secondo quanto stabilito dall’articolo 2 del decreto che istituisce il “Fondo”, l’immobile “non deve rientrare nelle categorie catastali A1 (abitazioni signorili), A8 (ville) e A9 (castelli, palazzi) e non deve avere una superficie superiore a 90 metri quadrati”. E’ in arrivo, quindi, una boccata d’ossigeno per gli under 35. Sono, infatti, proprio loro (secondo un recente studio congiunto del Censis e della Unipol) che vanno a rimpinguare l’esercito degli affittuari: il 30,9% vive in fitto (contro la media del 20,4% degli over 35) mentre il 6,5% in una casa di proprietà di parenti. Dunque mai più profetiche risuonerebbero le note cantate da Gilberto Mazzi nel lontano 1939: “Se potessi avere mille lire (mille euro, ndr) al mese… una casettina in periferia… comprerei fra tante cose…”. Germana Zappatore

FOGGIA, UN NOME, UNA STRADA...

La forza delle donne iraniane Chi era Giuseppe Rosati? La giornalista di Orbetello, con lo zainetto in spalla, racconta la forza propulsiva delle donne di Teheran. Lucia Goracci, corrispondente dal Medio Oriente del Tg3, ritira il Premio Maria Grazia Cutuli, alla memoria della collega siciliana assassinata nel 2001 in Afghanistan. Ospitata delle grandi firme nell’Auditorium del Teatro Verdi di San Severo: in prima fila, in mezzo a uomini al fronte del calibro di Enzo Nucci con la sua Africa e Marco Clementi, ci sono anche Lucia Annunziata e Carmela Giglio, la voce del giornale Radio che ha incontrato una donna ad Herat che rischia la pelle per insegnare alle bambine a leggere e scrivere, e ha detto loro di gettare i libri nel fuoco qualora dovessero arrivare i talebani. Fanno di tutto per guardarci gli iraniani. Lucia Goracci racconta che è la loro ossessione. E poi descrive la tenacia delle musulmane, e la quotidiana battaglia per l’affermazione dei loro diritti. “La testimonianza della donna vale la metà di quella di un uomo, la donna iraniana non si vede assegnare i figli quando si separa”. Ma nonostante questo c’è una consapevolezza profonda: di fronte a secoli di civiltà persiana, cosa sono trent’anni di oscurantismo degli Ayatollah? “È una testimonianza di resistenza che io ritrovo costantemente nelle donne iraniane. Non è un caso che l’immagine simbolo della protesta dei giovani studenti di Teheran sia

quella di Neda, morta sotto i nostri occhi, grazie a un cellulare, né è un caso che il primo Nobel andato ad un musulmano sia stato assegnato ad una donna iraniana. Mi ricordo quando andai per le ultime elezioni. Quest’onda verde aveva creato delle aspettative che sono state massacrate in piazza dal regime. Ricordo molti uomini che, alla vigilia del voto, mi rispondevano “non ci credo più, non credo ad Ahmadinejad, non credo a Moussavi. Ma mia moglie mi dice ‘se non vieni a votare te la faccio pagare’”. E non è una questione di velo. “È un falso problema”, ti dice quando le chiedi di quel chador. È dura, lo ammette, per una giornalista donna in Medio Oriente. “Sono sempre luoghi un po’ scivolosi e difficili per le donne. In Afghanistan, a Jalalabad, in un’area particolarmente conservatrice dunque, mi è capitato di sentirmi rispondere in strada – anzi, di parlarne con l’interprete perché con me loro non avevano alcuna interazione – ‘non mi faccio intervistare da lei perché è una donna’. E ho trovato una relativa difficoltà ad essere credibile anche tra i cosiddetti Tuareg libici. La mia condizione di donna che lavora nel mondo musulmano ha questi limiti, ma abbiamo assorbito un po’ della caparbietà e della tigna delle donne musulmane, quindi non ci facciamo scoraggiare”. Mariangela Mariani

In pieno centro si trova la via intitolata allo scienziato e filosofo Giuseppe Rosati (Foggia 1752 – Foggia 1814), che inizia da piazza C. B. di Cavour e termina in viale Ofanto; un cortile, sempre a lui dedicato, si affaccia sulla stessa strada. Quando si parla di Giuseppe Rosati, il pensiero corre subito alle sue opere, che testimoniano il vasto sapere di studioso e illuminista nutrito alle fonti dell’Enciclopedia. Dopo la morte prematura dei genitori, entra come allievo nel seminario di Troia, sotto la guida dello zio, Bonaventura Rosati, sacerdote colto e lodevole. Per completare gli studi di medicina, si reca a Napoli ove, oltre alla fisica e alla matematica, apprende il disegno, la pittura, il modo di dipingere a penna sulla carta e di scolpire in rame. Rientra definitivamente a Foggia nel 1781, per rendersi utile al luogo natio. Nel 1805 gli è conferita la cattedra di agronomia, istituita a Foggia nel 1800 e in seguito riconosciuta come quarta cattedra universitaria presso il Real Collegio delle Scuole Pie. Definito il Newton italiano, si rivela dotto nelle scienze naturali, l’astronomia, la nautica e la geografia fisica e storica; saperi che egli sa comunicare con rara modestia. Si adopera nel visitare gli infermi e si prodiga nel soccorso di quanti sono in difficoltà, divenendo molto popolare fra i suoi concittadini. Rispettato da grandi personaggi e letterati nazionali e stranieri, accoglie gli onori con umiltà, virtù questa che

gli consente di conciliare la scienza con la fede per testimoniare che, “se la civiltà non va disgiunta dalla scienza, è la civiltà una religione iniziale che invita l’uomo alle credenze evangeliche”. Il 1° settembre 1814 la città piange commossa la morte dell’illustre conterraneo, le cui spoglie, inizialmente sepolte nella chiesa delle Scuole Pie, il 26 luglio 1817 sono traslate nella Chiesa Basilica, ove sono tuttora custodite in un sarcofago di marmo. Nel gennaio del 1828 è onorato presso il Teatro U. Giordano con la rappresentazione di un dramma intitolato “L’Enciclopedico di Foggia, ovvero Giuseppe Rosati”; il 2 ottobre 1875 è apposta una lapide commemorativa sul prospetto della sua casa in vico Ricca n. 10. Nel libro Le industrie di Puglia, stampato a Foggia nel 1808, volendo egli descrivere lo stato dell’industria europea contemporanea, si sofferma sulla trattazione della pastorizia e dell’agricoltura con particolare riferimento alla nostra regione (il commercio dei grani). Tra le sue opere ricordiamo inoltre: I forni di Foggia, L’Aritmetica, La Geografia moderna-teoretica, istorica e pratica, Elementi della edificazione, Gli Elementi di Agrimensura. Rina Di Giorgio Cavaliere


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Speciale “La sposa d’inverno”

Tante le proposte per i matrimoni celebrati tra i rigori invernali

Spose uniche in ogni stagione Mantelli o stole, decolleté o stivali: i must indispensabili per un caldo “sì” Invernale è il fiore simbolo stesso del matrimonio e della castità della sposa. Il fiore d’arancio fiorisce e fruttifica, infatti, nelle stagioni fredde. E dunque, perché non sposarsi tra dicembre e febbraio? Se è vero che il mese più gettonato per convolare a nozze è giugno, sempre più numerose sono le coppie di sposi che sfidano il freddo e decidono di sposarsi immersi nelle atmosfere da favola dell’inverno. E se nell’immaginario collettivo, il matrimonio è sinonimo di abito da sposa, come si vestirà la donna che decide di pronunciare il fatico sì mentre si fanno sentire i rigori invernali? Partiamo dall’ “inizio”. Se la biancheria resta la stessa sia d’inverno che d’estate, le calze, meglio se non autoreggenti, devono essere di pesantezza variabile tra i 30 e i 50 den per assicurare il massimo comfort durante la giornata. L’abito per la sposa invernale

potrà sicuramente essere realizzato usando la morbidissima seta, un must per ogni abito che si rispetti, ma altrettanto glamour ed elegante potrà risultare un abito confezionato con stoffe più calde e sostenute. E allora sì al raso, al mikado, allo shantung o al taffettà, tutti tessuti pregiati e molto raffinati che, in più, garantiscono una giusta protezione del freddo. Questi tessuti saranno ancora più preziosi se arricchiti di ricami realizzati magari con luminescenti swarovski che ben richiameranno le brine invernali o i cristalli di neve. Il modello dell’abito sarà scelto certamente tra quanti meglio mettono in risalto e valorizzano la sposa;

tuttavia in inverno è consigliato evitare scollature troppo pronunciate e optare per modelli più avvolgenti. Ma dove l’abito nuziale invernale si allontana notevolmente da quello estivo è nella scelta degli accessori. Gli accessori che possono essere utilizzati in inverno sono tantissimi e tutti da favola. Una sposa classica certamente preferirà la sempre attuale e calda pelliccia, da scegliere nelle versioni ecologiche o vere e nelle altrettante svariate confezioni: dunque sì al classico copri spalle soprattutto se il giorno del sì non è particolarmente gelido, oppure al mantello, alla stola o al bolerino. Ottima anche la scelta del morbido e sempre attuale cachemire. Indicatissimi i caldi anelli copri spalle associati eventualmente anche a maniche sfilabili del medesimo tessuto. Cappotti e cappottini in lana sapientemente arricchiti da caldi bordi di pelliccia risulteranno il giusto accessorio che riparerà dal freddo, senza trascurare l’estetica. Alla sposa più giovane che non vuole rinunciare alla sportività e alla freschezza dei suoi anni, si potrà consigliare un elegante piumino o una modernissima cappa realizzati nei meravigliosi tessuti tecnici sapientemente adattati all’occasione. Se il freddo è pungente, i migliori alleati sono da sempre i guanti: di colore similare al vestito possono es-

sere in lana o cachemire. E se si vuole osare di più, riscalderà le mani un bel manicotto di pelliccia. Accessorio per antonomasia, il cappello può essere un funzionale e originale tocco in più per la sposa d’inverno, meglio se lo si sceglie di piccole dimensioni per lasciare sempre bene in vista il viso. E per finire, le scarpe. Perfette le classiche decolleté perché sono a punta chiusa, da scegliere sia in morbida pelle sia in tessuto abbinato all’abito. In alternativa e per le spose più trendy, lo stivaletto a tubolare di pelle o tessuto, con laccetti laterali in raso decorativi. Gli stivaletti in stile vittoriano dal sapore nostalgico saranno il tocco di classe della sposa d’inverno e anche i migliori compagni per gli infiniti balli del dopo torta. Emanuela Cafaro Con la consulenza dell’Atelier Calabrese


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Atmosfere da favola lì dove il calore umano fa da protagonista

Winter wedding “da brivido” Ecco come scegliere una location speciale immersi nel paesaggio imbiancato del Gargano Scegliete una location calda e accogliente se avete deciso di sposarvi nei gelidi mesi invernali e il vostro matrimonio sarà davvero unico e indimenticabile. Negli ultimi anni, il matrimonio invernale in Italia sta diventando di gran moda. Le coppie di sposi, infatti, sfidano il freddo, decidono di sposarsi immersi nelle atmosfere da favola dell’inverno, certi di suggellare il giorno più importante della loro vita col marchio dell’originalità e dell’inusuale. La stagione fredda può regalare scenari magici e fiabeschi di grande effetto e anche gli invitati potrebbero gradire maggiormente un winter wedding dal momento

che d’inverno si è maggiormente disposti alle riunioni familiari e alle feste dove proprio il calore umano è il grande protagonista. Ecco perché la scelta dell’ambiente giusto diventa il vero punto di forza di un matrimonio invernale davvero impeccabile. Il Regiohotel Manfredi a Manfredonia è la location ideale per festeggiare con successo il giorno del “sì”. Gli sposi possono scegliere tra due ampie sale ricevimento che possono ospitare da 130 a 350 invitati nel massimo confort ed eleganza. Entrambe le sale hanno ampie aperture a vetri sui giardini e sul maestoso Gargano che d’inverno spesso

si copre suggestivamente di bianco. Gli ambienti, durante la stagione invernale, si vestono degli addobbi tipici: cristalli, specchi, lanterne, candelieri e candele rendono l’atmosfera romantica e molto accogliente. In prossimità delle festività natalizie, palline, stelle e ghirlande fanno da cornice ai maestosi alberi di Natale che allietano gli ambienti principali e le due sale ricevimento. Grande

cura viene riservata anche alla decorazione e all’allestimento dei tavoli: pigne, bacche, rami di abete e di pino, pungitopo, rose bianche, biancospino e vischio accolgono gli ospiti come simbolo di buon augurio. Di suggestivo impatto è poi l’elemento cromatico: tanto bianco, ma anche rosso, verde scuro, argento, azzurro polvere e blu ghiaccio. Che dire? Niente di meglio per festeggiare l’amore e per

gustare le prelibatezze che i cuochi del ristorante propongono a sposi e invitati. Il menù del matrimonio d’inverno si adatta evidentemente alle rigide temperature esterne oltre che alla discrezione e alla scelta degli sposi. Scelta attentissima anche per il ricco buffet di dolci: marron glacè, biscotti, ciambelle glassate e morbide cioccolate calde deliziano i golosi più esigenti. Insomma non manca proprio niente. Il Regiohotel agli sposi d’inverno riserva un ulteriore trattamento speciale: sconto del 10% e un week end in un centro benessere convenzionato oppure il sempre magico spettacolo pirotecnico per la gioia di adulti e piccini.


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amiche piante

Rhodiola rosea per le difese organiche, Iperico per le infiammazioni, Propoli per il sistema immunitario

Malanni antichi e disagi moderni: ecco i rimedi naturali Contro stress, stanchezza cronica e depressione, un’eterna ricerca di benessere DELLA DOTT.SSA MARIA SANTILLO

Continuiamo la nostra passeggiata fra le piante che aiutano l’uomo a superare malanni antichi e disagi moderni. La Rhodiola rosea (fam. Crassulaceae), ha origini lontanissime, nacque, infatti, nella preistoria del regno vegetale, in un habitat quanto mai aspro ed ostile: la Siberia. I rudi abitanti del luogo scoprirono ben presto le potenzialità curative di questa piccola pianta i cui estratti li rendevano forti e vigili e, in segno di riconoscenza, le conferirono il poetico nome di Radice d’oro dal profumo di rosa. Si diffuse, lentamente, negli altri continenti colonizzandone solo le fred-

de regioni del nord e, in tempi geologicamente recenti, comparve anche in Italia dove, attualmente, la si ritrova in areali alpini non molto vasti. Ha andamento di crescita cespuglioso con ramificazioni poco estese, ornate, alla sommità, da decorative rosette di fiori che sfumano dal giallo al rosa, al rosso intenso e ricoperte da foglie carnose, ovali o rotonde, di un bel colore verde-azzurro. Gli effetti medicamentosi dei suoi estratti radicali si manifestano in più ambiti: curano le disfunzioni metaboliche, come l’aumento ponderale, favorendo il dimagramento, stimolano la produzione delle difese organiche, ma soprattutto potenziano le capacità psico-

Rhodiola Rosea

fisiche dell’uomo incrementando la sua resistenza e le sue prestazioni; aiutano, così, i bisognosi a superare quelle condizioni patologiche definite “stress”, “stanchezza cronica” e “depressione”, vero flagello delle popolazioni più evolute. Un concreto apporto in questa eterna ricerca di benessere è dato da un altro piccolo cespuglio: l’Iperico ( fam Guttiferae). Diffuso in tutto il mon- Iperico do, lo ritroviamo anche nel nostro promontorio, il Gargano, dove forma macchie vivacemente colorate. La specie più conosciuta è l’H. perforatum. La sua crescita ha inizio da un fusto sotterraneo, rizoma, da cui sorgono vari steli aerei, ramificati verso l’alto, ricoperti di foglie decorate da vescichette trasparenti, colme di un liquido oleoso, che conferiscono loro il caratteristico aspetto bucherellato. I fiori, leggeri e delicati, sono di colore giallo a margini neri e si raggruppano in spighe apicali dette corimbi. Questa pianta è ricca di principi attivi, il suo im-

piego, infatti, spazia dal campo alimentare a quello cosmetico, a quello strettamente terapeutico. La sua efficacia si manifesta nella lotta alle virosi e agli stati infiammatori particolarmente del cavo oro-faringeo, nella regolazione dell’ ipertensione, nella stimolazione di digestioni lente e faticose, nel potenziamento delle capacità di attenzione, di vigilanza, necessarie per combattere gli stati di melanconia, di ansia, di agitazione. Allevia, anche, gli effetti devastanti dell’insonnia: il suo sciroppo, assunto prima di addormentarsi, rasserena il riposo notturno, particolarmente quello dei bimbi, a volte turbato da incubi e paure. Un’altra ricchezza regalataci dal regno vegetale è la Propoli, sostanza dalla composizione complessa ed articolata, prodotta da alberi d’alto fusto quali pioppi, faggi, querce, betulle. Ricopre e protegge le gem-

Propoli

me stimolandone la crescita, attira con il suo aroma le api che la raschiano e la raccolgono, con essa rivestono le cellette delle uova e sigillano ogni piccola fessura dell’alveare rendendolo sicuro ed inattaccabile. Da qui il suo nome, di chiara derivazione greca, che significa “davanti alla città”. I prodotti a base di Propoli trovano largo impiego nel curare le infiammazioni, le infezioni virali e batteriche tipiche di questa stagione, nel debellare le contaminazioni micotiche, inoltre stimolano e fortificano il sistema immunitario e, secondo recenti e confortanti risultati della ricerca scientifica, mostrano spiccate proprietà antitumorali. La nostra grande amica, la Natura, ancora una volta ci tende la mano: ci regala l’illusione dell’eterna giovinezza donandoci un’epidermide fresca e giovanile ed un fisico snello ed asciutto, ci aiuta a superare i fantasmi che popolano i meandri della nostra psiche, fortifica il nostro carattere permettendoci di affrontare la vita con sicurezza e coraggio. E che cosa chiede in cambio? Solo amore e, soprattutto, rispetto.


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fitness

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Consigliato a chi soffre di stress, mal di schiena e dolori nevralgici

Ritrovare se stessi con lo yoga Esercizi posturali e Una scienza soggettiva che, in quanto tale, studia di respirazione alla l’interiorità umana. Il suo scopo primario è quello di far emergere in base della pratica ciascuno la consapevolezza della propria natura essenziale. indiana. Un modo verso gli altri. tranquillità interiore. punti del corpo. Lo yoga permette di aprirsi al Otto sono i gradi dello Yoga: Con gli esercizi non si intende mondo e proprio per questo è alla Yama (astensione) - Niyama (os- quindi forzare il corpo, ma ragper rinnovare portata di tutti, dal bambino alla servanza) - Asana (posizioni yoga) giungere il proprio limite personaanziana, senza che vi sia - Pranayama (controllo della respi- le, dopo di che ci si ferma. In base l’equilibrio personale persona la necessità di possedere particola- razione) - Pratyahara (ritrazione dei all’elasticità del proprio corpo con lo

“Come un cristallo può riflettere i colori dell’ambiente circostante, così nella mente che ha eliminato ogni elemento perturbante, conoscente, conoscenza e oggetto della conoscenza diventano una cosa sola… Dalla purezza mentale derivano il buonumore, la capacità di concentrarsi e il controllo sui sensi. In questo modo la mente sarà pronta per la realizzazione del sé”. Semplice e complessa allo stesso tempo, di sicuro fascino e mistero, è la filosofia alla base della pratica Yoga. Lo yoga è una disciplina molto antica, secolare, ma che, nonostante ciò, si è mantenuta al passo con i tempi. La parola yoga significa unione, unione tra mente e corpo, attraverso il respiro che porta al raggiungimento di un alto livello di conoscenza di sé e predisposizione

ri requisiti. La pratica costante della disciplina dello yoga consente l’approccio integrato del controllo mentale e fisico per raggiungere il benessere del corpo e la propria

sensi) - Dharana (concentrazione) - Dhyana (meditazione) - Samadhi (identificazione). Gli âsana, le posizioni o posture utilizzate in alcune forme di yoga, ma soprattutto nello Hatha Yoga, sono praticabili da tutti, in base alle proprie agilità; lo Hatha yoga si effettua a corpo libero senza alcun supporto e senza andare oltre i propri limiti. La funzione degli âsana si fonda su di un sistema che permette d’incanalare l’energia verso specifici

yoga si riesce ad ottenere un equilibrio interiore e, a livello fisico, una postura corretta, anche perché le posizioni agiscono su tutte le articolazioni, comprese quelle che non vengono mai sollecitate. Lo yoga è infatti la sola forma di esercizio che massaggia tutti gli organi interni del corpo; per tale ragione è vivamente consigliato per chi riscontra problemi alla schiena, soffre di dolori nevralgici o per coloro che vivono in un ambiente di lavoro stressante, convivono con patologie antalgiche o situazioni ansiogene. Chi pratica Hatha Yoga, con l’abbinamento degli âsana, si approccia anche al Pranayama, ovvero alla respirazione, che è alla base di ogni esercizio svolto in cui ogni movimento è coordinato con il respiro. Le numerose tecniche di respirazione aiutano a contrastare

l’eccesso di stress, a ridurre i disturbi del sonno, ad aumentare la facoltà di controllo e gestione della sfera psico-emotiva, anche attraverso l’Om, che è la sillaba più sacra dell’induismo, un mantra dello Yoga. “Il mantra è un insieme di suoni che riescono ad interiorizzare la mente e agiscono con le loro frequenze anche sul piano fisico, permettendo alla coscienza di staccarsi dal piano sensoriale e di unirsi alla vibrazione del mondo”. Spesso capita, durante i Pranayama che qualcuno esploda in un pianto o in una risata, ma non bisogna spaventarsi perché, nel momento in cui si riesce a coinvolgere appieno il proprio corpo, si liberano delle forti emozioni interiori e si riescono ad esprimere le proprie paure, felicità o rabbia. Lo Hatha Yoga è di solito praticato in un ambiente accogliente, con musica lenta di sottofondo e luce soffusa. Un’ora di yoga è un’ora trascorsa con se stessi. Consulenza dei maestri yoga della palestra ‘California’


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alimentazione

Una vita bio parte dai gesti quotidiani

Mangio sano, mangio bio Rispettare l’ambiente che ci circonda e tutelare la propria salute in un sentimento di armonia con il resto del mondo Da oggi non avremo più scusanti quando la nostra coscienza verde reclamerà la sua giusta attenzione. Anche perché ascoltarla farà bene soprattutto alla nostra salute. Finalmente possiamo salvaguardare concretamente la natura anche attraverso i nostri gesti quotidiani. Il rispetto verso

l’ambiente può iniziare dalla scelta della nostra dieta: prediligere prodotti biologici significa portare sulla nostra tavola alimenti che non sono stati trattati con pesticidi, sostanze chimiche e non contengono conservanti. L’assenza di questi additivi inoltre non produce alcuna alterazione del sa-

pore, che tra l’altro conserva quell’autentica freschezza di stagione. Occorre però effettuare una distinzione: mangiare biologico non vuol dire essere vegani, tendenza alimentare che rifiuta qualsiasi prodotto di origine animale. L’alimentazione bio punta al benessere della nostra salute che può ottenersi indubbiamente con una dieta sana, equilibrata e variegata. Ed è per questo che si trovano in commercio carni e salumi bio la cui unica differenza risiede nel trattamento riservato agli animali e nel loro nutrimento, costituito da alimenti naturali. Numerosi studi hanno inoltre dimostrato che mangiare bio fin dalla gestazione, favorisce il corretto sviluppo del sistema immunitario del nascituro. Il feto, infatti, ha delle cellule sensibili tre volte più del dovuto ai fattori inquinanti – pesticidi, concimi chimici, veleni – contenuti nel cibo. Inoltre sistemi di conservazione efficienti e cotture adeguate consentono una maggiore assunzione di sali minerali e vitamine, diminuendo così l’ esposizione ad intolleranze ed allergie

Riusare è meglio che riciclare Anche i lavaggi e la pulizia quotidiana diventano eco-compatibili grazie alla linea di detersivi ecologici “Biolù Casa”, ideati per rispettare l’ambiente e l’uomo. La vendita alla spina dei prodotti consente di ricaricare più volte un medesimo flacone, riducendo nettamente il consumo della plastica. I prodotti sono realizzati con materie prime vegetali al 100% da cui si estraggono gli oli essenziali che conferiscono loro anche un gradevole profumo; l’efficacia, la dermocompatibilità e l’assenza di tossicità per il consumatore sono garantiti da test di laboratorio non sperimentati sugli animali. Anche la produzione stessa rispetta i principi della sostenibilità e dell’equità sociale. E tutto questo si traduce in una vasta gamma di

detersivi, detergenti e gel ideati per piatti, lavastoviglie, pavimenti e bucato. Per le macchie più ostinate si può optare per il sapone di Marsiglia venduto al taglio o a scaglie. E magari combinare l’azione con lo sgrassatore multiuso o il precarbonato sbiancate puro che può essere anche usato come sostituto naturale della candeggina per tutte le pulizie della casa.

La Ricetta Bio Crostata di pere Ingredienti: 300 g di farina tipo “0”; 150 g di zucchero di canna integrale; 150 g di burro di soia; 100 g di latte di mandorle; 1 pezzo di sale marino; 1/3 cc di lievito Cremor Tartaro per dolci; 1 buccia di limone grattugiata; 2 pere grandi Preparazione: setacciate la farina e mettetela in una terrina .con lo zucchero, il sale, la buccia di limone, il burro a pezzi e il lievito. Impastate velocemente con le mani, formate una palla e

mettetela in frigorifero per mezz’ora, ricoperta da un canovaccio. Ungete di burro e infarinate una tortiera di 25 cm di diametro. Poi stendete con le mani i tre quarti della pasta frolla e stendetevi le pere precedentemente sbucciate, tagliate a fette. Dividete la pasta rimasta in quattro parti e con ognuna fate dei rotolini un po’ più corti del diametro della tortiera; appiattiteli leggermente con il dito e sistemateli diagonalmente a grata sulle fette. Mettete in forno a 200 gradi per 45 minuti.

durante la crescita. Le allergie però possono essere provocate anche da altri fattori, come le tinture per capelli. Questo problema si può risolvere scegliendo le tinte bio prive di ammoniaca e di allergizzanti ideali per le gestanti e per coloro che si sono sottoposte alla chemio. Persino il make-up consente

alle donne di farsi belle con il cuore leggero: nessun cosmetico è stato testato sugli animali. L’uso quotidiano di questi prodotti si traduce in un modo di vivere biologico che, oltre ad avere a cuore salute ed ambiente, ci permette di riscoprire l’autenticità dei sapori offerti naturalmente dalla terra. Senza rinunciare al gusto e alla dolcezza: questi vengono assicurati dall’utilizzo di ingredienti equivalenti e meno calorici - burro di soya, latte di mandorla ecc.- che potrete acquistare sfusi per preparare ricette gustose. Vivere bio è possibile anche a Foggia: basta recarsi nel punto vendita “BioArpi” che con il suo vasto assortimento di prodotti alimentari e non, permette di adottare uno stile di vita sano e in armonia con il resto del mondo. Dalila Campanile


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L’OTORINO

Compiti del vestibologo

DI MARILENA TOMAIUOLO

Diagnosi dei diffetti Interpretazione e cura delle dell’equilibrio vertigini, sintomo del disagio Per i vostri quesiti: 6donna@virgilio.it Tel. 0881.563326

L’organo dell’equilibrio non è collocato solo nell’orecchio interno, ma alla sua funzione concorrono diversi apparati, deputati al controllo della posizione e del movimento del corpo nello spazio. L’organo periferico è rappresentato dall’orecchio interno, ove i canali semicircolari, con endolinfa e membrane otolitiche costituiscono una delicata rete capace di trasferire al nervo vestibolare informazioni relative a variazioni di equilibrio statico e dinamico del capo nello spazio. La via centrale è costituita dal tronco encefalico che invia a sua volta stimoli ai muscoli effettori, deputati al mantenimento della postura, al cervelletto e ai muscoli oculomotori. L’equilibrio è quindi generato dal mantenimento dell’integrità di

questo complesso. Ecco dunque perché se si volta la testa da una parte tutto il corpo la segue adeguandosi quasi istantaneamente alla situazione per mantenere da un lato un equilibrio “posturale” e dall’altro per facilitare i movimenti verso quella direzione. Si definisce vertigine una falsa sensazione di rotazione del proprio

corpo (o della testa) oppure degli oggetti dell’ambiente circostante. E’ una sensazione illusoria spiacevole che provoca nausea, vomito, tachicardia. Obiettivamente si manifesta con nistagmo, un movimento coniugato degli occhi, che può avere direzione orizzontale, rotatoria, verticale. In base alla direzione del nistagmo e all’associazione con sintomi neurovegetativi (nausea, vomito, sudorazione) la vertigine si classifica in: periferica o oggettiva, descritta come percezione rotatoria dell’ambiente esterno e centrale o soggettiva, instabilità del soggetto affetto. Le cause dei disturbi dell’equilibrio sono molteplici: traumatiche, circolatorie, tossi-infettive, tumorali, posturali. Le cause più frequenti sono: colpo di frusta, artrosi cervicale, malocclusioni dentali, malattia di Ménière, labirintiti infettive, intossicazione da farmaci, più raramente tumori cerebrali. La diagnosi oggi si basa sull’ausilio di esami clinici e strumentali, realizzati attraverso sofisticate apparecchiature di registrazione della posizione e del nistagmo. Le indagini sistemiche sono rappresentate da: radiografia o RM della colonna cervicale, ecodoppler dei

Importante è il rispetto di un regime alimentare rigoroso

vasi del collo, ricerca di segni neurologici, mentre le indagini d’organo sono: audiogramma, potenziali evocati uditivi (ABR) e stimolo-correlati (VEMPs), ricerca del nistagmo di posizione e posizionamento, stimolazioni termiche del labirinto, test di inseguimento oculare, stabilometria statica e dinamica, RM dell’orecchio interno. Dalla valutazione globale di questi esami spesso è possibile formulare una diagnosi corretta di origine della vertigine, sebbene talvolta, se effettuati al di fuori della fase acuta, come nel caso delle vertigini posizionali o cupulolitiasi, risultino perfettamente nella norma. In alcuni casi invece non si arriva a una diagnosi certa poiché risulta difficile esplorare l’intero e delicato sistema dell’equilibrio o perché la patologia acuta non ha lasciato tracce o a causa di forme “ansiogene”, descritte erroneamente come vertigini. La figura del vestibologo oggi, branca ultraspecialistica dell’ORL, inserito in un attrezzato centro di audio-vestibologia, deve conoscere e saper esplorare tutti i distretti interessati, con continui aggiornamenti, data la complessità delle cause di vertigine note e ancora ignote.

PEDIATRA DI ALESSANDRA MARINARI Per i vostri quesiti: 6donna@virgilio.it Tel. 0881.563326

Malattie metaboliche: la fenilchetonuria Nelle famiglie a rischio è possibile effettuare una diagnosi prenatale La fenilchetonuria (PKU) o iperfenilalaninemia è una malattia metabolica ereditaria che si trasmette con modalità autosomica recessiva e ha un’incidenza di circa 1:10.000 nati. La PKU è causata da mutazioni del gene PAH localizzato sul cromosoma 12 che codifica per l’enzima fenilalanina idrossilasi, il quale converte l’aminoacido essenziale fenilalanina in un altro aminoacido la tirosina. Quando non è utilizzata per la sintesi proteica, la fenilalanina assunta con la dieta è normalmente degradata attraverso la via della tirosina. L’accumulo di fenilalanina, attraverso un meccanismo non ancora chiarito, diventa tossico per il sistema nervoso centrale. Alla nascita i bambini colpiti dalla malattia appaiono solitamente normali. Il ritardo mentale si sviluppa gradualmente e nei primi mesi può risultare non evidente. Può essere accompagnato da ipereccitabilità e crisi convulsive. I bambini affetti da PKU classica non trattata possono emanare un odore corporeo (sudore e urine) caratteristico, descritto come simile alla muffa e sono an-

che più soggetti a sviluppare malattie cutanee come l’eczema. I pazienti possono però avere uno sviluppo e una attesa di vita normali, quando viene instaurato precocemente uno stretto regime alimentare, che deve essere osservato rigorosamente. L’obiettivo della terapia è ridurre la fenilalanina nel corpo, quindi la dieta dovrà essere adeguata all’entità del deficit enzimatico. Infatti non tutti i bambini presentano lo stesso grado di deficit enzimatico e alcuni hanno un’attività enzimatica residua, che consente di mantenere un regime alimentare più libero, mentre altri devono seguire un regime più rigoroso. La fenilalanina si trova in tutti i cibi contenenti proteine, ne sono quindi più ricchi i cibi ad alto contenuto proteico quali carne, uova, pesce, latte e latticini. In realtà per i pazienti con fenilchetonuria anche il contenuto proteico (e di fenilalanina) presente in un piatto di pasta o riso risulta spesso eccessivo. Il regime dietetico deve essere seguito per tutta la vita, allo scopo di mantenere il livello ematico di fe-

nilalanina tra 2 e 6 mg/dl, soprattutto durante l’infanzia. Le novità terapeutiche in questo campo sono numerose. Pare che tra qualche anno avremo una terapia enzimatica sostitutiva che libererebbe tutti i pazienti dalla schiavitù di una dieta molto stretta. Molti pazienti con PKU lieve/moderata attualmente si giovano della terapia con tetraidrobiopterina (BH4). La tetraidrobiopterina è il naturale coenzima della fenilalanina idrossilasi. Ci sono ormai numerose evidenze in letteratura che dimostrano come la supplementazione con BH4 nei pazienti in cui vi è una attività enzimatica residua (per l’appunto forme moderate/lievi) possa stimolare l’attività della fenilalanina idrossilasi permettendo di liberalizzare completamente la dieta. È importante ricordare che in questi pazienti va sempre valutata la responsività alla supplementazione con un test da carico con BH4. I risultati estremamente positivi del trattamento precoce hanno portato la maggior parte dei Paesi ad attuare lo screening neonatale della PKU, che viene effettuato do-

po la nascita (3°-5° giornata di vita), dosando la fenilalanina su una minima quantità di sangue ottenuta con puntura del tallone e adsorbita su carta da filtro. Avrete sicuramente letto nella scheda di dimissione neonatale del vostro bambino “eseguito screening PKU (fenilchetonuria) e TSH (ipotiroidismo congenito)”. I test vengono analizzati in centri regionali di riferimento e se l’esame risulta nella norma, non si è più contattati. In casi dubbi, (perchè esistono come in tutti i test falsi positivi), si viene ricontattati dal centro nascita per ripetere il test. Se viene riscontrato un aumento di fenilalanina nel sangue, si procede ad un approfondimento della diagnosi presso un centro di riferimento. L’approfondimento diagnostico permette di individuare con esattezza la specifica forma di PKU presente nel paziente in modo da predisporre il trattamento più idoneo. Nelle famiglie a rischio e nel caso in cui si conoscano le mutazioni coinvolte è possibile effettuare diagnosi prenatale mediante analisi genetica.

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I segreti dello scheletro Nel prossimo futuro una radiografia dello scheletro sarà in grado di stabilire se una persona è a rischio diabete o se è affetta da altre patologie. Addirittura si potrà arrivare a diagnosticare casi di infertilità. Questo, per il ruolo rilevante dell’osteocalcina nel metabolismo e nella produzione degli ormoni, evidenziato nel corso di un recente convegno all’Università La Sapienza di Roma da alcuni esperti mondiali che hanno illustrato le ultime novità nel campo dell’endocrinologia. Lo studio, di cui dà notizia il sito web repubblica.it, ha messo in evidenza, infatti, che lo scheletro potrà stabilire se una persona è a rischio diabete e se una cura per le ossa potrebbe servire per l’infertilità. Lo scheletro è una ghiandola che produce sostanze che vanno ad interferire con numerosi processi del corpo, fra cui il metabolismo e la produzione di ormoni sessuali. Gli osteoblasti, cellule che sintetizzano il tessuto osseo, attraverso dei recettori specifici, ricevono degli input da parte di alcuni ormoni a produrre l’osso stesso. Ma si è scoperto che avviene pure il contrario e cioè che gli osteoblasti si comportano anche come cellule endocrine, producendo ormoni ed inviando messaggi al pancreas, ai testicoli, all’ovaio e alle cellule adipose, oltre che rinviando segnali allo stesso osso per la sua neoformazione. Lo scheletro quindi non è da considerarsi solo un apparato di sostegno che riceve ordini dal corpo, ma contribuisce attivamente al metabolismo energetico, producendo esso stesso ormoni importantissimi. L’osso regola la produzione di insulina e l’osteocalcina prodotta dagli osteoblasti presenti nella matrice ossea, aumenta la sensibilità, la secrezione ed il consumo della stessa insulina. L’insulina, a sua volta, stimola l’attività degli osteoblasti. Tale scoperta conduce all’impiego di nuove terapie farmacologiche per stimolare, mediante l’uso di osteocalcina, la secrezione pancreatica e ridurre l’insulino-resistenza. Occorre però mantenersi in forma perché l’osso, attraverso l’esercizio fisico, produce più osteocalcina, favorendo la produzione di insulina con effetti benefici sull’organismo. Rispettare il proprio apparato scheletrico, dunque, significa rispettare tutto il nostro organismo. Elisabetta Ciavarella


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Mondo “Miope”

Nei Paesi avanzati si soffre sempre più di miopia, disturbo questo che colpisce un miliardo e mezzo di persone nel mondo. E’ quanto emerso dallo studio di due ricercatori di Cambridge, riportato dal sito web repubblica.it. La colpa però non sarebbe solo dei computer e dei televisori, ma del fatto che passiamo troppo poco tempo all’aria aperta. Siamo infatti abituati a mettere a fuoco monitor e fogli di carta, senza osservare paesaggi e panorami, persino lo stesso orizzonte che ci circonda. La conseguenza è che la miopia, quale disturbo visivo più comune, negli ultimi anni è aumentato notevolmente. In Italia, una persona su quattro soffre di questo disturbo. Altro che carote e mirtilli; non bastano. La causa principale è proprio dovuta al poco tempo trascorso all’aria aperta. Uno studio presentato all’American Academy of Ophthalmology ha confermato che per bambini ed adolescenti ogni ora in più alla settimana, trascorsa all’aperto, diminuisce la probabilità di diventare miopi di circa il 2 per cento. Le possibili ragioni sono due; da un lato la luce naturale, che è più brillante delle lampadine, protegge la forma del bulbo oculare stimolando nella retina la produzione di dopamina, un neurotrasmettitore che svolge la funzione di limitare la crescita del bulbo oculare. Dall’altro, quando siamo all’aperto, il nostro occhio tende naturalmente a mettere a fuoco oggetti più lontani, addirittura l’orizzonte se ci si trova distanti dalle città. Ma dalla ricerca dell’Università inglese non sembra essere emerso nessuna connessione tra miopia e ore passate davanti alla tv o sui libri. Sfatata dunque l’idea secondo cui lettura e schermi stanchino gli occhi causando la deformazione del bulbo oculare (disturbo questo che resta in buona parte determinato dai geni ereditati). Ma nemmeno lo sport praticato al chiuso in palestra sembra essere di aiuto per la salute dei nostri occhi. Infatti, al netto del patrimonio genetico, i bambini con l’occhio d’aquila sono quelli studiati in Australia, Paese dagli orizzonti vasti e dalla luce chiara, dove le ore che trascorrono all’aperto sono circa 14 a settimana, molte di più rispetto ai bambini italiani, sempre meno avvezzi ai giochi all’aria aperta. Elisabetta Ciavarella

MEDICO CAV

La pericolosità delle piante

DI ANNA LEPORE

Belle e comuni. Ma dannose Anche quelle “domestiche” possono causare spiacevoli inconvenienti Calla Tossicità: tutta la pianta. Sintomi: bruciore e gonfiore delle labbra, della lingua, dolori addominali e diarrea

Sono molte le piante che, se toccate o ingerite, possono provocare gravi conseguenze. Il pericolo non è solo rivolto ai bambini, ma anche agli adulti e ai nostri amici animali, a chi non conosce bene le specie vegetali, a chi lavora nelle serre, a chiunque abbia a che fare con le piante. Chi entra in contatto con una pianta, dovrebbe informarsi sulla specie e sugli eventuali pericoli. Non tutte sono pericolose, ma sono molte le cose da sapere. Ad esempio le moGeranio Tossicità: solo le foglie; sintomi: dermatite. Solo le bacche: irritazione gastrointestinale con diarrea, ipotensione, bradicardia, aritmie.

dalità di intossicazione. Le piante possono rivelarsi pericolose anche solo per contatto. Un’evenienza questa, possibile allo stesso modo, sia per il bambino che per l’adulto. Come vedremo più avanti, sono molte le piante che hanno parti tossiche e che, se toccate, possono portare conseguenze anche piuttosto serie. L’intossicazione più pericolosa è quella data da ingestione di foglie e di parti di piante.

Oleandro Tossicità: tutta la pianta. Sintomi: nausea immediata, irritazione gastrointestinale, aritmie cardiache.

Giglio della Madonna Tossicità: solo le foglie. Sintomi: vomito, perdita d’appetito.grave insufficienza renale. Il trattamento disintossicante deve essere iniziato entro 6 ore dall’ingestione.

Dalia Tossicità: solo le foglie e i tuberi. Sintomi: dermatite. Edera Tossicità: solo le foglie e le bacche. Sintomi: nausea immediata, irritazione orale e gastrica, diarrea, difficoltà respiratorie, effetti emetici e purgativi

Giacinto Orientale Tossicità: solo i bulbi e i rizomi. Sintomi: coliche, vomito, diarrea. Mughetto Tossicità: tutta la pianta. Sintomi: dilatazione delle pupille, battito irregolare, convulsioni.Alta tossicità.

Papavero Tossicità: solo il lattice secco e i frutti. Sintomi: fissità, catatonia, respiro lento e debole, problemi respiratori e circolatori. Alta tossicità. Azalea Tossicità: tutta la pianta. Sintomi: irritazione gastrointestinale, danni polmonari e danni re-

“Cosa farai da grande?”: che fine fanno i sogni da bambino

Da bambini sognavamo di fare le ballerine, gli astronauti, gli scienziati o i calciatori; i pittori, i cantanti, i veterinari o i poliziotti, e puntualmente ci trasformavamo, anche solo per mezz’ora, nel personaggio al quale avevamo deciso di assomigliare, cambiando aspetto di volta in volta senza mai incappare in angoscianti crisi d’identità. Poi, crescendo, abbiamo dovuto scegliere chi volevamo o dovevamo diventare, seguendo le nostre inclinazioni o lasciandoci condizionare dalle persone significative della nostra vita, piuttosto che dagli eventi o dal mercato del lavoro, e così, ci siamo ritrovati, nella maggior parte dei casi, a ricoprire un ruolo, a costruirci un’identità e una reputazione che ci rendesse il più possibile “riconoscibili” agli occhi degli altri e sempre uguali a noi stessi. Qualcuno ha scelto di diventare un bravo medico, qualcun altro un don Giovanni, qualcuno ha dovuto vestire i panni del figlio ribelle o dell’alunno modello, dello psicologo o dell’ingegnere, qualcun altro ha optato per la carriera deviante, all’opposto di chi ha deciso di indossare una divisa, magari militare e con tanto di stellette.

nali,salivazione, vomito, dolori addominali,aritmia cardiaca, convulsioni e coma. Alta tossicità. Tulipano Tossicità: solo i bulbi, steli e fiori. Sintomi: esantema o irritazione, epigastralgia, salivazione,sudorazione, nausea, vomito. Bassa tossicità. Stella di Natale Tossicità: solo foglie, fusto e brattee rosse a causa del lattice. Sintomi: le parti tossiche causano, per contatto diretto con gli occhi, lacrimazione, fotofobia, congiuntiviti, cheratiti. Se ingerite diarrea, scialorrea, stomatite, gastroenterite. Lieve tossicità. Ciclamino Tossicità: solo i tuberi, se ingeriti provocano diarrea

PSICOLOGA CLINICA DI MARIA GRAZIA BELLANTUONO

Uno, nessuno e centomila Come gli altri ci vedono e ciò che invece siamo: per ogni soggetto diversi modi di essere

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Ciascuno di noi ha scelto, o ha dovuto scegliere, chi diventare tra le centomila identità sperimentate, con ingenua consapevolezza, da bambino, aderendo in toto al proprio ruolo, fino ad assumere un linguaggio, un aspetto e un comportamento consono alle aspettative. E poiché ogni decisione comporta delle rinunce ci siamo ritrovati a spogliarci delle parti di noi stessi che pensavamo non servissero più e a presentarci agli altri ognuno con la propria maschera, quasi sempre rigida e ingessata, immutabile nel tempo, in modo tale da essere facilmente identificabile. Così, ognuno di noi è rimasto più o meno incastrato nel proprio ruolo, a volte difficile da interpretare, senza riuscire ad uscirne per paura di perdere la sua identità, la sua riconoscibilità, in definitiva, se stesso. In questo complesso gioco di ruoli che è la vita, con il suo palcoscenico, è come se ogni comportamento venisse valutato, da noi stessi e dagli altri, sulla base di ciò che ci si aspetta dal “personaggio” in questione, per cui qualunque cambiamento repentino appare come uno stravolgimento del copione, che rende il protagonista troppo diverso da come il grande pubbli-

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co lo ricorda e, quindi, privato della sua identità. Ma com’è possibile? Continua a chiedersi la gente dopo aver appreso che il rispettabilissimo ingegnere del suo quartiere è rimasto coinvolto nell’omicidio di una studentessa con la quale praticava giochi erotici pericolosi e perversi. E se lo chiede perché continua ad associare a quella persona la sua maschera e continua a confondere l’unicità di quel ruolo con le centomila possibilità che un uomo ha di esprimere se stesso, nel bene e nel male. Se solo imparassimo a guardare al di là della maschera, a partire dalla nostra, forse ci spaventeremmo meno al pensiero di non essere “nessuno” per gli altri e ci godremmo di più i nostri centomila modi di essere, senza perderci in improbabili e insanabili crisi di identità. Scriveva Pirandello: “l’idea che gli altri vedevano in me uno che non ero io quale mi conoscevo, uno che essi soltanto potevano conoscere guardandomi da fuori con occhi che non erano i miei e che mi davano un aspetto destinato a restarmi sempre estraneo, pur essendo in me [...], quest’idea non mi diede più requie”.


novembre duemilaundici

La comunicazione nasce dall’integrazione madre-figlio

LOGOPEDISTA DI ADELAIDE LECCESE

Disturbi fonologici nel bambino

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Le semplificazioni naturali nello sviluppo del fanciullo scompaiono entro i quattro anni di età “Il linguaggio è una competenza specifica dell’uomo che viene acquisita in modo naturale e in tempi relativamente rapidi in tutte le lingue e culture. E’ nei primissimi anni di vita che la maggior parte delle regole linguistiche vengono “imparate” dal bambino, chiaramente considerando l’enorme variabilità che sussiste all’interno dello sviluppo “normale” del linguaggio” (V. Volterra, E. Bates.). Parlare di acquisizione del linguaggio implica “l’acquisizione di tante abilità diverse”: dell’area comunicativa, fonologica (uso dei

suoni della nostra lingua), semantica (conoscenza del significato delle parole, frasi), sintattica - morfologica (utilizzo delle regole che permettono la costruzione della frase) e pragmatica (utilizzo del linguaggio a fini relazionali). In questo processo è fondamentale lo sviluppo della comunicazione; è proprio nell’interazione madre-figlio (o altra figura adulta di riferimento) che il neonato sviluppa i primi segnali di comunicazione, inizialmente spinto dai bisogni primari; poi, con il trascorrere del tempo e a seconda delle risposte che riceve, scopre il piacere di comunicare. Quando si parla di abilità fonologica si intende quella grande quantità di regole peculiari della lingua d’appartenenza che il bambino deve scoprire ed organizzare in un arco temporale molto breve (i primi 4/5 anni di vita): in altre parole ci si riferisce al c.d. sistema fonologico. Esso è costituito da suoni linguistici – fonemi e tratti

distintivi- usati per comunicare e da regole fonologiche – norme relative ai suoni e alle loro combinazioni specifiche di ogni lingua, come possono esserlo le combinazioni delle consonanti “nt” (possibili solo all’interno della parola e non all’inizio nella nostra lingua, diversamente da ciò che accade in altre lingue come quella vietnamita), o “cliks” (suoni linguistici) usati in certe lingue africane che non trovano corrispondenti in parole del nostro sistema fonologico - che il bambino deve apprendere. Nel normale profilo evolutivo l’acquisizione del sistema fonologico avviene secondo uno sviluppo dell’organizzazione che è simile per tutti i bambini. Perciò le semplificazioni che i piccoli operano a carico delle parole - il processo di riduzione dei dittonghi: “vediamo” à /ve’da:mo / , che possiamo riscontrare nella produzione sino a circa tre anni; il processo di anteriorizzazione: /’tasa/ anziché “casa” che può essere presente anche oltre i tre anni nel normale processo di cre-

Obesità, rischio per la salute

scita infantile; il processo di armonia consonantica: cavallo à/’va:val:o/, presente sino a circa quattro anni, etc. - altro non sono che strategie facilitatorie/semplificative messe in atto e che agiscono neutralizzando certe sillabe o distinzioni fonemiche tipiche della produzione adulta. In altre parole costituiscono semplificazioni “naturali” nello sviluppo del bambino e che scompaiono entro i quattro anni (anche se possono perdurare oltre tale data alcune semplificazioni, come quelle a carico dei gruppi consonantici tipo: /’satola/ anziché /’sKatola/ ). Con la crescita, la produzione linguistica si normalizza e si sviluppano altre competenze che consentono la stabilizzazione del sistema (fonologico).

ESPERTA IN SCIENZE MOTORIE DI MARCELLA BEVILACQUA

Una battaglia da I vantaggi dell’attività vincere in palestra fisica: riduzione del Per i vostri quesiti: 6donna@virgilio.it Tel. 0881.563326

Qualche giorno fa la stampa inglese ha annunciato che a partire dal 2012 le aziende del Regno Unito che operano nel settore dell’abbiglimento per l’infanzia saranno in grado finalmente di proporre alla loro clientela anche le taglie forti per bambini. La notizia è da mettere in relazione con un fenomeno che negli ultimi decenni ha assunto proporzioni preoccupanti su scala mondiale: secondo i dati resi noti dall’International Obesity Task Force, infatti, allo stato attuale circa un miliardo di adulti della popolazione mondiale risulta in sovrappeso, e di questi ben 312 milioni risulterebbero obesi. L’obesità rappresenta una condizione caratterizzata da un’eccessiva deposizione di grasso nei tessuti con conseguente aumento di peso corporeo che eccede del 25% quello normale. Si tratta di un disturbo che, al di là dei problemi di natura estetica e psicologica, costituisce un importante rischio per la salute, in quanto è associato a un aumentato rischio di sviluppare patologie cerebrovascolari, cardiovascolari, endocrine, respiratorie, articolari e anche neoplastiche. Le cause che la determinano sono di diversa natura (ge-

peso e prevenzione di varie patologie

netica, endocrina, neurologica), ma la coppia di fattori a cui si può senz’altro attribuire la responsabilità maggiore è, com’è noto, l’abbinamento dieta ipercalorica/sedentarietà. Nella letteratura scientifica è ben documentato come l’attività fisica giochi un ruolo chiave nella prevenzione e nella cura di questo problema, fornendo un supporto alla restrizione calorica; supporto imprescindibile, perché quest’ultima, senza il suo contributo, fallisce nella stragrande maggioranza dei casi. E’ dimostrato, inoltre, che i chili di troppo si possono perdere in palestra senza doversi sottoporre necessariamente a diete. Uno studio pubblicato di recente sulla rivista Annals of

Internal Medecine ha evidenziato in un gruppo di soggetti in sovrappeso sottoposti a un programma intensivo di attività fisica senza alcuna forma di restrizione calorica, una significativa perdita di peso e di grasso addominale dopo un periodo di follow-up di circa 5-6 mesi. Un altro articolo apparso lo scorso anno sulla rivista Archives of Internal Medicine sottolinea che nella perdita di peso l’esercizio fisico gioca un ruolo più importante rispetto a quello svolto dalla dieta, e ricorda che persino i soggetti predisposti geneticamente all’obesità possono scongiurare questo rischio mettendosi in movimento. Secondo le linee guida del National Institute of Health di Bethesda, i vantaggi dell’attività fisica praticata in modo sistematico si possono sin-

tetizzare nei seguenti punti: riduzione del peso corporeo e mantenimento del peso forma, riequilibrio del rapporto massa grassa-massa magra, mobilizzazione dei depositi cellulari di grasso, incremento del tono muscolare e conseguente innalzamento del metabolismo basale, riduzione del grasso addominale. Il livello di attività motoria, inoltre, contribuisce in modo significativo alla prevenzione delle varie patologie associate al sovrappeso, come il diabete mellito, i disturbi cardiocircolatori e persino alcune forme di tumore. Miglioramenti nel metabolismo lipidico (ad esempio una riduzione del colesterolo “cattivo”) e glucidico (aumento della tolleranza al glucosio e un più adeguato utilizzo dell’insulina) sono stati rilevati in tutte le indagini scientifiche in cui l’esercizio fisico viene abbinato all’intervento dietetico, a ulteriore conferma del fatto che si tratta di due elementi del tutto indissociabili in qualsiasi programma di prevenzione o di cura dell’obesità.

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Patologie del linguaggio All’interno del normale sviluppo sussistono dei segnali di rischio che possono essere individuati precocemente, come l’assenza della lallazione (ripetizione di vocali o consonanti da parte del neonato dai 5/7 mesi), vocabolario ridotto (meno di 20 parole a 18 mesi), persistenza di espressioni verbali incomprensibili dopo i 2,5 – 3 anni, difficoltà a prestare attenzione a percepire uno stimolo linguistico, deficit di discriminazione delle differenze tra i suoni, difficoltà di categorizzazione, difficoltà di processamento di sequenza temporale, difficoltà (legate a processi metacognitivi di controllo) a capire le regole fonologiche ed il loro uso, a porre attenzione e selezionare tutti i tratti specifici del sistema linguistico, etc.. Questi ed altri segnali vanno valutati con attenzione e competenza professionale, consentendo così di individuare precocemente un disturbo fonologico nell’ambito di diversi quadri patologici del linguaggio. Nell’ultimo ventennio le tecniche di riabilitazione nel campo del disordine fonologico hanno subito dei cambiamenti, grazie all’approccio neuropsicologico e cognitivo linguistico, sia nella valutazione che nel trattamento abilitativo, questi ultimi resi possibile grazie all’applicazione della “analisi linguistica” dei campioni di linguaggio normale e patologico. Nella pratica clinica ciò ha portato a prestare maggiore attenzione a taluni aspetti (organizzativi e cognitivi-linguistici), al passaggio dalle capacità fonetiche/articolatorie alle abilità fonologiche e alle competenze d’uso nello scambio comunicativo. Attraverso la campionatura dei dati, ottenuti stimolando il bambino nella produzione verbale in situazioni di gioco o in attività semi-strutturate (o utilizzando strumenti specifici: il P.F.L.I. noto ai logopedisti), e la successiva analisi (qualitativa e quantitativa) degli stessi, si indaga la competenza fonetica /articolatoria e quella fonologica (o meglio l’organizzazione del sistema fonologico) che il bambino possiede. Sulla base di ciò che emerge dall’analisi si stila un programma specifico, mirato ad abilitare il bambino. Chiaramente ciò viene reso possibile quando sussiste un’adeguata formazione e quindi competenza da parte del logopedista, nonché collaborazione con altre figure professionali (medico specialista, psicologo, insegnanti) e cooperazione della famiglia. (Adelaide Leccese)


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Eppure è vero

Per garantire l’interesse dei consumatori

MOVIMENTO CONSUMATORI

Chi è Mister Prezzi? Ha l’obbligo di riferire eventuali anomalie, manca però di poteri sanzionatori effettivi

Il Corriere della Sera riporta una notizia che potrebbe davvero sembrare una beffa all’indomani delle alluvioni che hanno colpito vaste aree dello Stivale. Secondo una ricerca da parte degli scienziati americani del Noaa (National Oceanic and Atmospheric Administration) e del Cires (Cooperative Institute for Research in Environmental Sciences), è infatti avvenuto un aumento dei periodi di siccità invernali nelle regioni del Mediterraneo. A causare tali cambiamenti climatici sarebbero state le attività umane non sapientemente bilanciate. Anche i danni verificatisi nelle zone alluvionate deriverebbero da un comportamento spropositato dell’uomo. Basti pensare che nelle terre intorno al Mediterraneo, dieci dei dodici inverni più siccitosi sono avvenuti negli ultimi vent’anni. Ma la frequenza e l’ampiezza dei periodi secchi non sono spiegabili solo con la variabilità meteorologica. Siccome questa parte di territorio riceve la maggior parte delle precipitazioni annuali proprio durante l’inverno, il calo delle piogge invernali ha poi ripercussioni sull’intero anno. Tecnici esperti allora, si sono messi all’opera per studiare la causa del calo delle precipitazioni verificatosi negli ultimi anni, a partire dalla fluttuazione meteorologica ciclica chiamata Oscillazione Nord Atlantica (Nao) sino ad esaminare l’influenza dovuta all’aumento dei gas serra. Ebbene sarebbe proprio quest’ultimo la causa, nella misura di almeno il 50%, dell’incremento delle siccità invernali nel periodo 1902/2010 ed in particolare dell’accelerazione di tale fenomeno a partire dagli anni Settanta. Per poter meglio comprendere come tutto ciò sia potuto accadere occorre considerare il meccanismo principale che ha portato alle siccità invernali, cioè l’aumento della temperatura superficiale dei mari. Come i precedenti studi confermano, il Mediterraneo si rivela essere una delle aree più a rischio al mondo nei prossimi decenni proprio per l’impatto dovuto ai cambiamenti climatici. Da tenere inoltre presente la scarsità d’acqua dell’intera zona ed il forte incremento demografico che peggiorano ancor di più il problema. E la mano dell’uomo suggella il disastro. Elisabetta Ciavarella

Il Garante per la sorveglianza dei prezzi, ribattezzato dalla stampa Mister prezzi, è stato istituito in attuazione della Legge Finanziaria del 2008 con funzioni di vigilanza e sorveglianza sul corretto andamento dei listini e dei prezzi sul mercato. Nominato con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministero per lo Sviluppo economico tra i dirigenti di prima fascia del Ministero, Mister Prezzi si avvale, nell’espletamento delle proprie funzioni, delle strutture del medesimo Ministero; svolge compiti senza compenso e mantiene tutte le proprie funzioni. L’incarico ha la durata di tre anni e da luglio 2009 è stato affidato a Roberto Sambuco. In particolare, il Garante per la sorveglianza dei prezzi ha l’obbligo di riferire le dinamiche e le eventuali anomalie dei prezzi al Ministro dello Sviluppo Economico, che provvede, ove necessario, alla formulazione di segnalazioni all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.

L’obiettivo è quello di attuare un rafforzamento dei controlli e della sorveglianza sui prezzi e sul mercato al sol fine di garantire gli interessi dei cittadini consumatori E’ pur vero, però, che la figura del Garante per la sorveglianza dei

prezzi, nata in un momento di grande ristrettezza e difficoltà economiche, è destinato ad operare senza mezzi finanziari reali e senza poteri sanzionatori effettivi ed efficaci. Di qui la mera funzione di osservatore e segnalatore attribuitagli. Il Garante per la sorveglianza dei prezzi nell’esercizio delle sue funzioni si avvale del supporto di un sito che è il seguente http://www.osservaprezzi.it. attraverso il quale ed offre ai cittadini consumatori un utile servizio di informazione, trasparenza e orientamento: l’Osservatorio Prezzi. L’Osservatorio Prezzi, realizzato dal Ministero dello Sviluppo Economico (MSE), Direzione Generale per il mercato, la concorrenza, il consumatore, la vigilanza e la normativa tecnica in collaborazione con le Amministrazioni dello Stato, centrali e periferiche, con l’ISTAT, l’Unioncamere, le Associazioni dei Consumatori e le parti sociali, rap-

La pelle dei neonati Si sa che non c'è una pelle più liscia e morbida di quella dei neonati. Ma è una pelle tanto bella quanto delicata, che necessita quindi di particolari cure ed attenzioni per mantenerla sana e con quella morbidezza naturale. La pelle del bebè infatti e molto sensibile e si irrita facilmente, anche perché spesso è a contatto con sudore, latte, urina e feci. Vediamo quali sono le aree più a rischio e come prendersene cura. Innanzitutto il viso del bimbo deve essere deterso con prodotti specifici in grado di mantenerne l'idratazione. Per la pulizia delle orecchie si utilizzano specifici bastoncini cotonati, che hanno una forma tale da impedire che arrivino accidentamente al timpano con il pericolo di procurare lesioni, o garze di cotone, sterili e morbide, inumidite d'acqua. Per la pulizia delle palpebre, dove spesso si accumulano secrezioni lacrimali, possono essere usate le medesime garze. Per garantire l'igiene della bocca, invece, si può passare una garza impregnata di bicarbonato lungo le arcate dentarie e, se la bocca risulta screpolata e secca, è consigliabile applicare una goccia di crema idratante o del burro cacao. Le manine dovrebbero essere lavate spesso, considerato che il neonato tocca di tutto e porta le mani continuamente alla bocca; e l’ine-

vitabile disidratazione, soprattutto invernale, si combatte con creme pediatriche idratanti. E' bene tenere le unghie di mani e piedi regolarmente tagliati, utilizzando forbicine arrotondate per evitare che il piccolo si graffi. E' fondamentale tenere sempre ascelle, collo e inguine del neonato il più asciutti possibile, per evitare arrossamenti, soprattutto dopo prima di applicare un prodotto idratante. Al mare o in periodi di caldo, la pelle può arrossarsi o riempirsi di puntini che farebbero quasi pensare a una malattia infettiva; si tratta spesso dell'effetto del sudore che colpisce specialmente la zona del collo. Si possono allora fare al bambino bagnetti con amido di riso o avena, che sono utili a calmare irritazioni e arrossamenti. Le zone dell'inguine, dei genitali e del sederino sono sicuramente quelle più esposte a irritazioni ed eritemi, poiché l'urina e le feci alterano lo stato di acidità della pelle e provocano arrossamento. In tal caso si consiglia di applicare creme lenitive a base di pantenolo (o provitamina B5), che creano una barriera protettiva nei confronti degli agenti irritanti e favoriscono la rigenerazione della pelle. Anche le paste a base di ossido di zinco vengono molto usate al

cambio del pannolino nei neonati, per la loro azione barriera nel prevenire gli arrossamenti. Di creme e oli emollienti ce ne sono molti, più o meno fluidi e con indicazioni diverse a seconda della tipologia della pelle del bambino; per orientarsi, è importante che siano creme indicate per i più piccini. Nei casi più gravi, se la cute arriva ad infiammarsi e addirittura a ulcerarsi e infettarsi, è necessario il consulto del pediatra, che potrà prescrivere anche altri prodotti e fornire tutte le indicazioni per favorire la guarigione delle lesioni. Esistono, comunque, alcune semplici regole da seguire per evitare che la pelle del bimbo si irriti così fortemente: cambiare spesso il pannolino, lavare il sederino con acqua tiepida, asciugare il bambino accuratamente e lasciarlo qualche minuto nudo

DI ROSANGELA LORISO Per i vostri quesiti: 6donna@virgilio.it Tel. 0881.563326

presenta un punto di riferimento, sia per i consumatori, sia per gli operatori economici, per documentarsi sull’andamento dei prezzi dei beni e dei servizi di largo consumo sulla loro variabilità e sulle dinamiche inflazionistiche. Ma vediamo più da vicino come funziona l’Osservatorio Nazionale Prezzi. È stato individuato un paniere composto da beni e servizi, che rispecchia le voci di spesa più comuni delle famiglie italiane. Di questi vengono periodicamente rilevati i prezzi e le tariffe assicurando, quanto a numero di osservazioni, struttura merceologica del paniere, copertura territoriale, un sufficiente grado di rappresentatività. Per ciascun prodotto vengono rilevati i prezzi medi, minimi e massimi tenendo conto delle diverse fasce di consumo e delle diverse aree territoriali e quale elemento principale dell’informazione al consumatore, ne vengono comunicati i livelli sull’intero territorio nazionale. E’, inoltre, a disposizione dei consumatori il numero verde 800.95.59.59 da comporre per eventuali segnalazioni di abusi ovvero richieste di chiarimenti.

FARMACIA A CURA DELLA

FARMACIA SANTA RITA Per i vostri quesiti: 6donna@virgilio.it Tel. 0881.563326

tra un cambio e l'altro per far respirare un po' la pelle, usare creme protettive. Anche l'abbigliamento del bambino ha una grossa importanza nel mantenere la sua pelle sana: meglio scegliere tessuti naturali come il cotone o la seta, evitando quindi quelli sintetici, soprattutto se a diretto contatto con la pelle. Per l'abbigliamento esterno, sono da privilegiare, in alternativa alla lana, spugna, ciniglia e felpa di cotone: hanno il vantaggio di lasciare traspirare meglio la pelle. Bisogna poi far attenzione a non esagerare a coprire il bambino; i piccoli soffrono più il caldo che il freddo. Ottimo è vestirli a strati. Si può concludere, infine, dicendo che un ambiente ed un'alimentazione sani sono certamente la base per la salute della pelle e quella generale del bambino.


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Benessere psico-fisico

Corsi di formazione per tecniche orientali Anche per l’anno 2011-2012, l’ANTARA “Associazione Arti Olistiche” in collaborazione con l’EFOA (European Federation of Oriental Arts) propone Corsi di formazione per tecniche orientali a Foggia. Con la presenza decennale sul territorio offre una preparazione professionale nelle seguenti discipline Olistiche: Shiatsu, Naturopatia, Ayurveda, Riflessologia Plantare Cassica, Riflessologia Plantare Taoista, Moxa, Cromoterapia, Auricoloterapia, Anpuku (Massaggio Taoista dell’addome), Massaggio Sportivo (con riconoscimento CSEN) e Drenaggio Linfatico Manuale. Discipline, orientate al benessere psicofisico proposte non solo agli operatori con percorsi formativi, ma anche a chi si predispone a dei trattamenti olistici. Infatti, per gli orientali, la salute non è solamente assenza di malattia, ma un costante benessere sia fisico che mentale. Attualmente il benessere ha ceduto il passo allo stress per motivi ben noti a tutti. Abbiamo bisogno di una serie di eccessi per sentirci appagati: lo stimolo costante sul lavoro, in famiglia, nel traffico e l’alimentazione sregolata portano a perdere di vista la cura del corpo e la tranquillità della mente. Le tecniche proposte vanno a riequilibrare gli scompensi energetici, responsabili della maggior parte dei disturbi, alleviano il dolore, rigenerano i tessuti del corpo, correggono e/o mantengono il buon funziona-

mento degli organi interni. Il massaggio è “movimento”. Il movimento delle mani agisce su diversi piani d’esigenza, cerca l’armonia del respiro, la flessibilità del corpo e stabilisce l’azione comunicativa. Nel momento in cui l’azione del massaggio cessa, il movimento energetico continua e le sue funzioni creano una connessione terapeutica. Salute equivale ad armonia con sé stessi e con l’ambiente circostante, la “natura”. I corsi di formazione prevedono un sostenuto numero di ore teorico-pratiche per condividere tecniche di approccio al massaggio e stile di vita. Gli insegnanti proposti dall’Antara ed Efoa sono professionalmente qualificati e si occuperanno costantemente della preparazione degli allievi durante tutto il loro percorso formativo con la massima serietà e competenza. L’associazione ANTARA, propone inoltre lezioni settimanali di Yoga e Biodanza indispensabili alla riarmonizzazione del respiro, flessibilità del corpo e serenità della mente.

Per informazioni chiamare il numero fisso 0881.661157 oppure il 360.597262. L’Associazione ANTARA è in Via Calvanese al n° 22/24 a Foggia.

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viaggi

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Per viaggiatori che non si accontentano della solita camera d’albergo

Oltre le frontiere dell’immaginazione Dal più caro al più economico, dal più freddo al più avventuroso: alberghi incredibili, unici al mondo In un albergo hi-tech del tutto futuristico o in un igloo sottozero, dietro le sbarre di una prigione o all’interno della suite di un aereo che non ha come obiettivo quello di volare. Ecco gli alberghi più strani dove il pernottamento può divenire un’esperienza davvero unica. Nel Jumbo Stay di Arlanda, nei pressi di Stoccolma, tutti coloro che temono di volare possono provare l’esperienza del riposo in aereo: l’albergo, un ex Boeing 747-212B, anno di costruzione 1976, offre addirittura una suite lussuosa in cabina di comando, comprensiva di vista da piloti. Dal Jumbo Stay alla gattabuia svizzera: il Jailhotel, una fossa dei leoni nel centro storico di Lucerna, attira con il suo ambiente del tutto particolare. Costruito nel 1862, l’edificio è stato adibito a carcere fino al 1998. L’ex ufficio del direttore del carcere è stato trasformato in una

suite e anche nell’ex biblioteca carceraria ora domina il lusso. Per i più “duri”, ci sono anche le celle “unplugged”, in perfetto stile Alcatraz. Per gli amanti degli animali, l’Anantara Golden Triangle Resort

soprattutto adatto ai viaggiatori che amano l’eccesso. Il Ritz-Carlton Hong Kong si trova tra il 102° e il 118° piano del Centro Internazionale di Commercio. Con i suoi 409 metri di altezza la

& Spa di Chiang Saen in Thailandia si trova nel mezzo della Golden Triangle Forest, dove gli ospiti possono godere di una natura quasi incontaminata ed assistere all’addestramento dei pachidermi. La gara per le strutture alberghiere più eccentriche e particolari è insomma ormai accesa da decenni. Non bastano lusso e ubicazione geografica a rendere carismatico o meno un albergo: è necessaria una forte immagine ed un motivo che lo faccia essere il “top del top” degli hotel estremi che non si possono dimenticare e

struttura si è aggiudicata titolo di hotel più alto del mondo, superando il Rose Tower di Dubai; il Ritz offre un soggiorno di lusso, tra i panorami unici offerti dallo skyline della città. Gli ospiti potranno sorseggiare un drink dal più alto rooftop bar del mondo, Ozone, oppure rilassarsi alla Spa dell’hotel per far rigenerare mente, corpo e anima a soli 448 euro per camera a notte. Creata per soddisfare le richieste di clienti facoltosi e celebri, la Royal Penthouse Suite dell’Hotel President Wilson a Ginevra vince il titolo di suite più costosa, per un

prezzo che si aggira attorno ai 55.000 euro, colazione esclusa. Non una semplice suite, ma quasi una villa con 12 stanze, 12 bagni, una palestra privata, un panorama mozzafiato sul lago Ginevra, sul Monte Bianco e su tutta la città. Meta dei viaggiatori eco-consapevoli di tutto il mondo, il Crowne Plaza Copenhagen Towers in Danimarca ha vinto il premio come hotel più “green” del globo. E’ l’unico hotel a carbone neutro mai costruito in territorio danese e sembra possa far risparmiare 1,4 tonnellate di emissioni di anidride carbonica all’anno. A cui sono da aggiungere tutte le altre iniziative ecosostenibili, volte al basso consumo e al biodegradabile. Grazie alle sue 7.500 stanze, l’Izmailovo Hotel Complex di Mosca si è aggiudicato il titolo di hotel più grande del mondo. Questo può ospitare fino a 10.000 clienti ed è

composto da 4 edifici di 30 piani. E per chi volesse dormire in un hotel privo di comodità, senza ri-

scaldamenti e finestre? Si può: ecco un’idea innovativa, senza lusso, da provare almeno una volta nella vita: l’Hotel a Zero Stelle. Si trova a Berna in Svizzera ed è ormai una vera e propria attrazione turistica. Da ex bunker atomico ad albergo, lo troverete nel Cantone di San Gallo a Sevelen. Nessuna comodità per chi si accinge a stare qui. Con meno di soli 10 euro a notte, questa la vera novità del “Null Stern Hotel”. Lo dice la parola stessa: niente stelle, niente lusso. L’idea è davvero particolare: non ci sono finestre nel bunker e le uniche immagini dell’esterno vengono proiettate con dei maxischermi. Tubature a vista, condutture elettriche scoperte, il tutto in regola per essere proprio a zero stelle. I bagni? Ci sono, ma dovrete dividerli con gli altri 55 ospiti, dormirete in camerate e scordatevi la colazione. Quasi 9.000 l’anno i turisti ospiti di un hotel molto simile, il The Bunker, situato nel Canton Vallese. Il tipo di clientela di solito varia tra i ragazzi dell’età dai 18 ai 30 anni in cerca di un posto in cui dormire ad un prezzo economico, ma anche la sperimentazione di chi, per una notte in controtendenza, vuole provare l’ebbrezza dell’”unluxury”.


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6Donna #10  

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