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Inchiesta Legge anti-stalking: commenta l’avvocata Giulia Bongiorno

Notte Rosa Donne in centro

Intervista esclusiva Giovanni Lo Storto Direttore della Luiss

Laura Boldrini Ricominciamo dal Sud


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sommario

ditoriale di ANNA RUSSO Dopo la lunga (lo ammetto) pausa estiva, 6Donna riparte e lo fa alla grande. Due le interviste in esclusiva: la prima al foggiano più illustre del momento, Giovanni Lo Storto, direttore generale della prestigiosa università privata LUISS di Roma. Nell’intervista i suoi sogni, le sue aspirazioni e il legame sempre stretto con le proprie radici. La seconda è all’avvocata penalista più famosa d’Italia, Giulia Bongiorno, nota per le campagne promosse a tutela delle donne maltrattate. Si inserisce in un’inchiesta più amplia sul decreto antiviolenza approvato dal governo ad agosto, in queste ore in discussione in Parlamento. Sin dall’inizio critica nei confronti del Dl in questione, l’avvocata ed ex deputato ha chiarito i punti di forza e debolezza della norma e chiarito le motivazioni di determinati comportamenti da parte di uomini e donne. Inoltre, ha posto l’accento sulla necessità di cambiare rotta e puntare sulla prevenzione, unica arma per combattere la mattanza delle donne con un cambiamento di mentalità che parta dalle scuole. E, dopo i commenti della penalista Bongiorno, non potevamo non calare il Decreto nella realtà concreta di foggia. Lo abbiamo fatto con Alfredo Fabbrocini, dirigente della Squadra Mobile di Foggia, quasi quotidianamente a contatto con casi di violenza sulle donne. L’esame del Decreto antistalking, del resto, non poteva essere argomento più azzeccato in un mese, come quello di settembre, in cui, da due anni, la città di Foggia si veste a festa per la “notte rosa”. Svago e riflessione hanno allietato una piacevole serata, anche dal punto di vista atmosferico, che ha visto il centro cittadino, in particolare la zona della stazione ferroviaria, rinascere da un lungo oblio… ma questa è un’altra storia, che presto vi racconteremo. Non dimenticate però di leggere l’articolo sulla visita della presidente della Camera Laura Boldrini di cui abbiamo riportato per intero l’intervento fatto in occasione dell’inaugurazione del polo biomedico dell’Università di Foggia: una spassionata disamina della situazione economica dell’Italia, dei rischi e delle opportunità della globalizzazione. E della ricerca, che deve essere incentivata affinchè i nostri cervelli (ha parlato espressamente dei talenti femminili) non debbano essere costretti ad espatriare per spendere al meglio le proprie conoscenze. E ha parlato di differenze tra Nord e Sud chiarendo che, se il Nord vuole crescere, non può farlo senza il Sud. Investimenti al Sud, dunque, per ripartire verso un futuro economico meno incerto. Buona lettura.

4 Personaggio del mese • Giovanni Lo Storto, direttore generale della Luiss 5 Attualità • Il parco acquatico si farà, “forse” • Medaglie al merito per le dottoresse uccise 6 Inchiesta • Stalking: forza e debolezze della nuova legge 8 Politica • Una poltrona per tanti 10 Donne in primo piano • “Ripartiamo dal Sud: la ricerca prima di tutto” 11 Solo per te • Il segreto di una vita di successo 12 Dolci&delizie • Cake design? Si, ma made in Italy 14 Natura&benessere • Star bene naturalmente • “Ora” tocca a me 15 Ambienti • Casa: operazione restyling 17 Rubriche 21 Sociale • Il calcolo contributivo 22 Società • Contro il “Big Killer” 23 Cultura&Spettacolo • Finalmente Miss Italia


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O V I S U ESCL

personaggio del mese

A venti anni dalla laurea nella prestigiosa università romana

Giovanni Lo Storto, direttore generale della Luiss “Sono proiettato nel futuro, verso obiettivi sempre nuovi, ma non dimentico le mie radici”

“L

a mia prima reazione alla notizia della mia nomina? Paura. Paura di non essere adeguato alle responsabilità, anche se si è trattato di un obiettivo perseguito con intensità, fatica, sacrifici per tanti anni. Ma la paura non è un sentimento di per sé negativo o passivo: è un attrezzarsi per darsi coraggio, è una molla che ti spinge ad aumentare la soglia di attenzione e migliorare costantemente. Nel mio caso, mi impone e imporrà di dedicare – nonostante impegni numerosi e gravosi – tempo e spazio per l’ascolto, elemento di fondamentale importanza per un qualsiasi percorso di crescita: ascolto di colleghi, collaboratori, docenti, degli studenti e delle loro famiglie. Un dovere al quale non potrei mai sottrarmi, dato il loro investimento negli anni più belli e in un periodo delicato della loro esistenza, e la qualità della formazione ricevuta è decisiva non solo per la loro vita ma per il Paese”. Sulla carta di identità di Giovanni Lo Storto, alla voce ‘segni particolari’ occorrerebbe registrare due parole: determinazione e umiltà. La determinazione del ragaz-

zo nato a Troia nel 1970, famiglia d’origine tutt’altro che borghese, che lavorava nei mesi estivi per contribuire alle spese per gli studi, che alla Luiss di Roma si è laureato a pieni voti nel 1994, che ne è diventato a trentasette anni il più giovane vicedirettore generale e che oggi, bruciando ancora qualsiasi tappa e (nutrita) concorrenza, ne è diventato direttore generale. L’umiltà del legame con le proprie origini, nel rapporto con se stesso e con i suoi interlocutori, che si traduce in un low profile che non è semplice vezzo in tempi di crisi economica o calcolo strategico per acquisire consensi, ma uno stile, una scelta di vita ben determinata e inequivocabile. Entra in ufficio all’alba, ne esce la sera tardi, le sue giornate sono dense di appuntamenti, incontri, impegni ma la persona non è cambiata, e nemmeno è cambiato il senso del suo percorso terreno. “Sono affascina-

to dalle pagine sulla trilogia dell’educazione di Papa Francesco” racconta. “Nel primo volume in particola-

re (“Nel cuore dell’uomo. Utopia e impegno”) sottolinea la necessità di comunicare attraverso il

scitò reazioni controverse e alimentò un dibattito lungo mesi). “Lui è stato per me un grande maestro” risponde. “E quella sua provocazione servì a gettare un masso in uno stagno fin troppo piatto: bisognerebbe scendere nella profondità di quelle parole, andare dentro il testo che invitava a non lasciarsi intrappolare in un modello di società dai valori troppo effimeri, e puntava a una brusca sferzata, a un riscatto orgoglioso e consapevole”. Sullo sfondo, il Megenerale Luiss ore ett rito, un fantasma e una dir , rto Sto Giovanni Lo bandiera.

cuore, e di vivere un presente collegato alla memoria delle radici ma proiettato al futuro. E lo sguardo del viandante usato come metafora lo sento mio”. Ha due figli, Francesco ed Emanuele, ma difficilmente scriverà loro una lettera aperta, dolorosa e provocatoria, come quella scritta dal suo predecessore Pierluigi Celli (un invito al figlio talentuoso a scappare via che su-

“Inutile girarci intorno: in una fase socio-economica come quella che stiamo vivendo, l’unico modo per uscirne è investire in maniera adeguata nella formazione delle generazioni che verranno. Investire sulla qualità della formazione dei nostri bambini,

dei nostri ragazzi, dare loro i necessari strumenti per diventare buoni cittadini, consapevoli e responsabili: partendo da questa premessa il merito può contare veramente, e non ridursi a mera liturgia. La rivoluzione digitale in corso, per fare solo un esempio, offre a tanti ragazzi – in particolare del Sud - l’opportunità di dimostrare quello che valgono”. E parlare di Sud è sempre un tornare a casa. “Appena diventato direttore generale della Luiss sono riuscito a ritagliarmi qualche ora per una visita a Foggia, per salutare il sindaco di Foggia Gianni Mongelli, di Troia Edoardo Beccia e il presidente della Camera di Commercio Eliseo Zanasi e per ribadire la mia disponibilità per un contributo mirato alla crescità della comunità”, ricorda. Roma (e l’Italia e l’Europa e il mondo) non sarebbero affatto lontane, se non ci si arrendesse a un destino già scritto solo in apparenza. Anche e soprattutto per chi nasce nella penombra ma sceglie l’inchiostro della determinazione e dell’umiltà per riscriverlo a immagine e somiglianza dei propri sogni. Claudio Botta


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attualità

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La situazione sembrava compromessa. Invece il progetto potrebbe realizzarsi presto

Il parco acquatico si farà, “forse” Dieci milioni di investimento, duecentotrenta persone già selezionate per un ambizioso progetto bloccato sino ad ora da mancate autorizzazioni Inversione di tendenza: finalmente anche la provincia di Foggia comincia a fare impresa. Forse. Boccata d’ossigeno per l’economia del territorio. Previste 230 assunzioni per un investimento di milioni di euro. Forse. Dal prossimo anno il divertimento “made in Sud Italia” avrà un nuovo volto, quello del Parco Acquatico Filo d’Acqua. Forse. Sono titoli che probabilmente compariranno a breve sui giornali. Perché il progetto c’è ed è anche ambizioso. Si tratta di un mega Parco acquatico, annunciato come il più grande impianto del Sud Italia, che dovrebbe essere realizzato su un’area di diciotto ettari nel territorio di Ascoli Satriano, a meno di venti chilometri da Foggia. Costo

dell’operazione, dieci milioni di euro. I lavori tardano a partire per gli immancabili (in Italia) cavilli burocratici. “Ufficialmente il progetto è stato presentato al Comune di Ascoli Satriano il 2 agosto del 2012. Da allora – spiega Domenico Fiano, presidente della Filo d’Acqua s.r.l. - è all’esame della Giunta comunale. Lo scorso dicembre sembrava essere tutto pronto per la definitiva approvazione quando il TAR Puglia ha cambiato le carte in tavola. Sancendo che la Zona industriale di Ascoli Satriano dovesse essere ricompresa nell’area di competenza del Consorzio ASI, ha reso quest’ultimo un ulteriore interlocutore amministrativo. Tradotto in soldoni: nuove autorizzazioni e ancora tanta burocrazia”. Nonostante un atto di compromesso già stipulato per l’acquisto dei terreni prescelti, i lavori del Parco acquatico che, nelle intenzioni dei soci, sarebbe dovuto essere inaugurato già la scorsa estate, sono attualmente bloccati. Questo, nonostan-

te la Filo d’Acqua abbia già selezionato duecentotrenta persone (quasi tutte provenienti da Foggia e provincia, alcune anche dalle regioni limitrofe), da impiegare nella prima fase delle attività nell’ambito delle numerose figure professionali previste (addetti alla manutenzione, animazioPlanimetria generale del parco acquatico Filo d’Acqua ne, ristorazione, sicurezza). attrezzata. In una seconda fase è in Una situazione di stasi ammi- programma la costruzione di un renistrativa che penalizza l’intero ter- sidence con piscine coperte. ritorio, in termini di occasioni manLa società, dotata di un proprio cate, e soprattutto i piccoli e medi consiglio d’amministrazione, ha già

FOGGIA, UN NOME, UNA STRADA...

Chi era Francesco Paolo Bozzelli? Al filosofo e cultore di scienze politiche Francesco Paolo Bozzelli (Manfredonia 1786 - Napoli 1864), uno degli uomini più sfortunati del nostro Risorgimento, scrive Carlo Villani, é intitolata la strada percorribile da via M. Natola in via F.lli Biondi. Bozzelli si laurea in Legge presso l’Università di Napoli; nel 1812 vince il concorso di Uditore al Consiglio di Stato e presta la sua opera alla formazione di leggi e regolamenti sulla sanità pubblica in occasione della peste di Nola, presso Napoli. Il 18 dicembre 1820 é prescelto con Guglielmo Pepe nel Consiglio di Stato di Ferdinando I, l’anno seguente Commissario Civile del re per le provvigioni delle truppe nei compartimenti degli Abruzzi. Partecipa ai primi moti rivoluzionari; quando Ferdinando abolisce la Costituzione e scioglie il Parlamento, è imprigionato e in seguito proscritto (1821-1822). Da esule, a Parigi fonda con Giuseppe Poerio nel 1830 un’importante rivista di giurisprudenza comparata, cui collaborano autorevoli studiosi del tempo. Rientra a Napoli nel 1837 per esercitare la professione di avvocato;

imprenditori e professionisti, non solo di Foggia e provincia, ma provenienti anche da altre regioni italiane, che hanno sposato il progetto (sino ad ora oltre venti). Ma, è notizia, peraltro ufficiosa, delle ultime ore, sembra che qualcosa si stia smuovendo. L’autorizzazione potrebbe arrivare a breve. Più che ambizioso il progetto: la struttura dovrà funzionare in tutte le stagioni. Oltre al parco acquatico, la cui capienza annunciata è di seimila persone, prevede infatti la realizzazione di un teatro per grandi eventi, oltre ad una Spa altamente

riorganizza il partito liberale e per questo, nel marzo del 1844, è imprigionato in Castel S. Elmo. Dopo la liberazione conosce grande popolarità per essere efficace fautore del liberismo meridionale e riceve la nomina a socio ordinario della Reale Accademia delle Scienze. Da ministro dell’Interno nel primo Gabinetto costituzionale del 1848, avendo collaborato con Ferdinando II nella redazione dello Statuto, non si piega alle esigenze dei partiti e difende l’integrità della Costituzione: arca santa dei diritti del popolo e della corona. Consigliere di Stato, in seguito eletto Presidente perpetuo della Reale Società borbonica, segue le vicende storiche legate a Carlo Alberto ed è elevato a Pari del Regno. Nel 1860, al crollo della dinastia borbonica, perde il beneficio della pensione e si ritira, perciò, in una villa a Posillipo. Autore di numerose opere, tra cui Essai sur les rapports primitifs qui lient ensemble la philosophie et la morale e Filosofia dell’estetica, vive gli ultimi anni in solitudine, tra i suoi prediletti e geniali studi. Rina Di Giorgio Cavaliere

a disposizione i fondi necessari per la realizzazione dei lavori. Da sempre battagliero, Fiani non demorde: “Ho già detto al sindaco di Ascoli Satriano che, se non ci sarà concessa a breve l’approvazione del progetto, ci sposteremo. Basta anche un solo metro per entrare in territorio di Candela. Lì troveremmo un’amministrazione già palesemente interessata al progetto, terreni esclusi dalla pertinenza del Consorzio ASI e proprietari dichiaratamente pronti a vendere”. Una soluzione, non auspicata da nessuno, considerato il denaro già investito sino ad ora e che, altrimenti, andrebbe perso, che potrebbe essere definitivamente scartata già nelle prossime ore. Nella speranza che la situazione si sblocchi anche formalmente, l’augurio è che l’unico titolo ad oggi possibile non sia il solito: “Le istanze di sviluppo della nostra economia frenate ancora una volta dall’ennesimo caso di intollerabile burocrazia”. Angela Dalicco

RICONOSCIMENTI Medaglie al merito per le dottoresse uccise Una medaglia al Valor Civile ed una al Merito della Sanità Pubblica per le due professioniste, Paola Labriola, la psichiatra uccisa mentre svolgeva il suo lavoro, ed Eleonora Cantamessa, la ginecologa travolta dalPaola Labriola l’assassino dell’uomo che stava cercando di soccorrere in strada. È la richiesta presentata dal Comitato centrale della Fnomceo, la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, al ministro della Salute Lorenzin e al ministro dell’Interno Alfano. “Si tratta di due donne, due medici, a cui è stata sottratta la vita mentre rispondevano a quei principi, a quel diritto-dovere di curare, che costituiscono l’essenza stesEleonora Cantamessa sa della Professione, manifestandone così il senso più profondo”. Motiva così la sua richiesta la Fnomceo in una nota. “La sicurezza degli operatori è infatti il primo presupposto della sicurezza delle cure; così come la rischiosità della professione è l’effetto collaterale della quotidiana attività di prossimità e vicinanza dei nostri medici ai disagi delle persone e delle comunità, spesso in qualità di primi se non unici testimoni di diritti elusi e negati. I nostri professionisti entrano nelle case, nei quartieri, nelle comunità devastate da malesseri ambientali e sociali, sino a pagare il prezzo più alto per non poter che rispondere sì a chi chiede soccorso. Nulla potrà restituire alla famiglia e alla nostra comunità professionale queste preziose donne medico. Ma tutto dobbiamo fare perché ne resti il ricordo e l’insegnamento”.

Mensile di attualità e informazione. Registrazione presso il Tribunale di Foggia n° 2/2002 del 26/09/2002 Editore Publicentro Servizi Pubblicitari s.r.l. Direttore Responsabile Anna Russo Direzione commerciale Angela Dalicco In redazione Dalila Campanile Irma Mecca Mariangela Mariani Maria Grazia Frisaldi Simona Donatelli Rubriche avv. Palma Rubano avv. Rosangela Loriso dott.ssa Floredana Arnò dott.ssa Valentina La Riccia dott.ssa Anna Maria Antonucci dott.ssa Tiziana Celeste dott.ssa Anna Lepore dott.ssa Maria Francesca Di Michele dott.ssa Rina Di Giorgio Cavaliere arch. Simona Campanella Collaboratori Claudio Botta Redazione Foggia Via Tressanti, I trav. (vill. Artig.) Tel. 0881.56.33.95 - Fax 0881.56.33.19 e-mail marketing@6donna.com Sito internet www.6donna.com Impaginazione e stampa Publicentro Graphic La collaborazione è volontaria e gratuita. I testi e le foto da voi inviate non verranno restituite. Questo numero è stato stampato in 43mila copie e distribuito gratuitamente a domicilio nella città di Foggia


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inchiesta

Intervista a Giulia Bongiorno, penalista impegnata nella difesa delle donne

Stalking: forza e debolezze “La denuncia della nuova legge è l’unica strada giusta È stato approvato in tutta fretta lo scorso agosto. Considerato da molti un grande passo in avanti, da altri solo un punto di partenza, vacillante in alcune sue parti, il decreto sul femminicidio, a breve (questo articolo è stato redatto il 20 settembre, la discussione in aula è prevista dopo il 23 settembre, n.d.r.) diventerà legge. Tra coloro che hanno rilevato gli aspetti più critici, soprattutto avvocati e magistrati. Tra questi la penalista più famosa d’Italia ed ex deputato, Giulia Bongiorno, da anni in prima fila nella difesa delle donne maltrattate. Sempre sensibile all’argomento, l’avvocata Bongiorno si è immediatamente messa a disposizione della redazione di 6Donna per spiegare alle lettrici e ai lettori i punti di forza e le debolezze della legge, offrendo il proprio parere su un fenomeno, il femminicidio, che ha ormai raggiunto livelli di criticità enormi. In alcune recenti dichiarazioni lei afferma che l’ultimo decreto anti stalking non basta nella lotta contro la violenza alle donne. Esaminiamo nel dettaglio gli aspetti positivi e negativi… Il D.L. 14 agosto 2013, n. 93 reca, sostanzialmente, una rimodulazione delle sanzioni esistenti e nuove misure di contorno. Più esattamente, ha previsto aumenti di pena per il delitto di maltrattamenti in famiglia quando commesso in presenza di un minore di diciotto anni; per la violenza sessuale per-

petrata ai danni di una donna gravida o del coniuge, anche divorziato o separato, o del partner; e, ancora, per lo stalking commesso

possibile adozione, da parte del questore, di una misura di prevenzione (un ammonimento) a fronte di condotte di violenza domestica, anche in assenza di querela e su segnalazione anonima. Uno degli aspetti più innovativi riguarda, senz’altro, l’irrevocabilità della querela presentata per stalking, volta ad impedire che la donna proceda al suo ritiro sotto la minaccia o le botte del partner. Tuttavia, si è omesso di considerare il rischio concreto che, in tal modo, molte donne potranno decidere di non denunciare affatto: se un atto resta per sempre, tante esiteranno a presentarlo, e forse, alla fine, desisteranno. A fronte di questo impianto normativo, nulla si è Giuliana Buongiorno, penalista ed ex deputato fatto per ridurre la durata eccessiva dei prodal coniuge in costanza del vinco- cessi che finisce per svuotare di silo matrimoniale – non più solo le- gnificato le stesse sanzioni. Sangalmente separato o divorziato – o zionare significa “dare una rispoquando compiuto attraverso stru- sta”, punire. Ma quando ci si limimenti informatici o telematici. Tra ta ad inasprire le pene, senz’anche le altre novità, l’estensione del- intervenire su processi che durano l’arresto in flagranza per i mal- sette, otto anni, significa fare la factrattamenti contro familiari e con- cia feroce, senza arrivare, poi, a viventi e per gli atti persecutori; nessun risultato. Accorciare i prol’allontanamento urgente dalla cessi è possibile. Occorre intervecasa familiare ad opera della poli- nire sul codice di procedura penazia giudiziaria e previa autorizza- le e sull’organizzazione giudiziaria. Nella sua lunga esperienza zione del pubblico ministero; la quali ritiene siano i meccanismi che portano un uomo alla violenza nei confronti della donna, in particolare di una partner? Ritengo che ricondurre la violenza sulla donne ai raptus di follia serva molto più a rassicurare la collettività, che non ad individuare la reale genesi del fenomeno. razione con forze Esso è, in realtà, la conseguenza di dell’ordine e servizi un’atavica diseguaglianza: gli uosociali, il Telefono mini sempre in posizione di suRosa h24 per le premazia, le donne, immancabilemergenze, attività mente, in una situazione di subordi promozione culdinazione. Donne concepite come turale con corsi nelesseri inferiori soggette al dominio le scuole, convegni, maschile senza che se ne possa tolseminari e iniziative di vario gelerare la disubbidienza. Fino al nere. Poi le case rifugio, per ospipunto da parificarle a meri oggettare le donne in pericolo e imposti, come chiaramente dimostrato da sibilitate a tornare a casa per quelle volte in cui al corpo di una paura del compagno aguzzino. donna si dà fuoco per farla sparire. Anche il Comune di Foggia All’opposto, quali invece quelha un suo centro antiviolenza che li che portano una donna a restapresto avrà una nuova sede. Con re accanto ad un uomo violento? il suo sportello d’ascolto, l’ufficio Le ragioni per cui una donna mediazione e l’equipe abuso e perdona possono essere le più vamaltrattamento, il centro si trarie: la paura di rimanere sola; l’imsferirà a breve in un palazzo storipossibilità materiale di allontanarco del centro di Foggia. Il numesi da lui perché economicamente ro verde per segnalare episodi di non autonoma; la falsa convinzioviolenza è: 800180903. In provinne di poterlo cambiare; la decisiocia di Foggia, invece, esiste una ne di sopportare in nome dei figli; sola casa rifugio, dislocata sul territorio del Gargano.

da intraprende. Tacere può portare solo al peggio”

l’aberrante affermazione “probabilmente me lo meritavo”. Tutte giustificazioni inammissibili. Molte donne sono ammazzate da uomini che avevano già denunciato per stalking in passato. Cosa non è funzionato nella macchina della giustizia? La denuncia è davvero la strada giusta? Sono parecchi i “delitti annunciati”, che fanno seguito a precedenti denunce sottovalutate: l’allarme lanciato, in questi casi, viene interpretato come reazione impulsiva e si induce la vittima a ridimensionare, minimizzare gli eventi, quando non addirittura a fare pace con il compagno. Ciò che talvolta manca è, allora, una sensibilità ed un’attenzione specifica verso questi casi, che non sempre si riscontra in maniera omogenea negli operatori giudiziari cui si ri-

reca, al tempo stesso, gli stanziamenti finanziari necessari. C’è allora il rischio che tale rafforzamento resti solo una bella affermazione. Lei parla spesso di prevenzione. In che modo va attuata? Come dicevo, la violenza è conseguenza della diseguaglianza tra i sessi, ancora troppo radicata in tutti gli ambiti, familiare, lavorativo e sociale. E ciò accade per ragioni culturali legate ad un’imperante mentalità maschilista. Prioritaria è, allora, un’intensa opera di formazione che coinvolga tutti: studenti, genitori, giornalisti, forze dell’ordine e magistratura. Occorre partire da una diversa educazione, già negli asili, ad esempio, con giochi uguali per tutti. Si devono scardinare gli stereotipi dominanti: ogni persona deve potere

volgono le donne. La denuncia è l’unica strada giusta da intraprende. Tacere può portare solo al peggio. Come si può tutelare concretamente le donne? Le forze dell’ordine sono pronte e in grado di rispondere alle esigenze di una donna maltrattata? Le strutture di accoglienza sono sufficienti a far fronte ad una tale emergenza? Occorre senz’altro incrementare la formazione mirata di quanti sono chiamati ad occuparsi del problema: la violenza sulle donne non può essere affrontata alla stregua di un qualunque altro fenomeno di allarme sociale. I centri antiviolenza e i servizi analoghi sono, in buona parte, costretti ad arrangiarsi con risorse limitate. Il decreto dello scorso agosto individua, tra le finalità da perseguire, proprio quella del loro potenziamento, ma non

fare e diventare quello che realmente desidera, senza condizionamenti imposti. Occorre, poi, insistere nella comunicazione del problema, per renderlo riconoscibile a tutti, senza coprirlo con il silenzio. Un monito per le donne che subiscono violenza e minacce… Mai sminuire quanto si subisce, ma denunciare subito. Solo così si può disinnescare l’escalation di violenza che segue inevitabilmente ai piccoli abusi. Mai diventare ostaggio economico dell’uomo. Se non si ha questa autonomia è più facile rimanere vittima. Insegnare, ai propri bambini, i valori dell’eguaglianza e del rispetto reciproco tra i sessi. È questo un modo efficace per ridurre la perpetuazione, di padre in figlio, delle discriminazioni e delle violenze. Anna Russo

Centri antiviolenza

I grandi assenti L’assenza di riferimenti ai centri antiviolenza (CAV) nel Decreto sul femminicidio ha indignato molte associazioni di donne come D.i.Re (Donne in rete contro la violenza), che hanno chiesto il loro coinvolgimento nei tavoli tecnici che si occupano di violenza e lo stanziamento di specifici e adeguati fondi. La situazione dei centri anti violenza infatti, in Italia peggiora di giorno in giorno. Affitti salati da pagare. Rischio di sfratti. Pochissime risorse da investire. Eppure, proprio i centri antiviolenza e le case rifugio dovrebbero svolgere un ruolo centrale e determinante nel contrasto alla “guerra silenziosa” che ogni anno fa in Italia centinaia di vittime. Un’attività che si esplica attraverso il supporto legale e psicologico alla donna maltrattata, la collabo-

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inchiesta

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I cambiamenti sul piano operativo. Ne abbiamo parlato con Alfredo Fabbrocini

Nuove norme contro la violenza di genere Il capo della Mobile: “c’è una ignoranza culturale e una ignoranza giuridica” C’è poco da fare. Il decreto legge approvato ad agosto a Palazzo Chigi in materia di sicurezza e contrasto della violenza di genere non piace e non entusiasma. Piuttosto divide, tutti: il mondo politico, il mondo social, il mondo dell’associazionismo. Non convince infatti gli avvocati e non soddisfa le tante associazioni di donne e uomini che da anni si battono affinché vengano disposti “interventi strutturali” concreti, mentre si continuano a rincorrere “misure speciali” teoriche. Quel che è certo è che, sulla materia, potrebbero esserci presto 12 punti in più nella regolamentazione di un reato - quale lo stalking - che fino a pochi anni fa era sconosciuto allo stesso codice penale. Per leggere da vicino la realtà foggiana e comprendere cosa potrebbe cambiare sul piano operativo, ne abbiamo parlato con il vice questore aggiunto Alfredo Fabbrocini, a capo della Squadra Mobile della Questura di Foggia. Dottor Fabbrocini, in una recente intervista rilasciata a La Repubblica, l’avvocato Giulia Bongiorno ha dichiarato che, in questi casi, “non sempre le forze dell’ordine sono preparate a intervenire”… Un’affermazione forte, che mi trova d’accordo a metà. Nel senso che bisogna fare doverosi distinguo. Il problema, infatti, non è la norma in quanto tale ma la sua applicazione nell’accertamento della verità. L’approccio investigativo utile per questo tipo di reato deve essere differente, perché si tratta di casi delicati che richiedono una professionalità “smaliziata” insieme ad esperienza e sensibilità non comuni. Gli strumenti normativi ci possono aiutare, certo, ma su tutto c’è la professionalità

dell’operatore, che può essere formata e costantemente ampliata, ma che costituisce la base dalla quale partire. Nella squadra mobile di Foggia - struttura di media grandezza per una città di dimensioni tutto sommato contenute abbiamo la fortuna di aver e p e rsonale specializzato e dedicato. Probabilmente altrove non c’è questa possibilità e ci si può trovare in affanno. Su cosa, allora, bisogna puntare: maggiori strumenti o maggiore libertà di intervento? Credo che gli “strumenti” siano, almeno per il momento, soddisfacenti. Sicuramente quello che serve è avere strutture che facilitino la “parte protettiva”, ovvero garantire sin da subito la sicurezza della vittima. Una sorta di anello di protezione a sostegno delle persone offese. In merito ai punti del Decreto Sicurezza, a spaventare è la loro possibile strumentalizzazione. E’ un rischio concreto? Indubbiamente ci può essere questo rischio. Ma come poteva esserci anche ieri. E comunque ritengo che questo sia un aspetto minoritario rispetto ai benefici che si possono ottenere tramite una corretta applicazione delle norme cui facciamo riferimento. E’ come e quanto si è appurato in fase di indagine che rende l’episodio di cui si discerne concreto, reale, grave. E anche una possibile azione di strumentalizzazione dello stesso dovrebbe comunque superare “l’esame” degli investigatori. In che modo, invece, questa recente ratifica potrebbe agevolare il lavoro di indagine? Anche in questo caso - ad esempio - non è la possibilità di rimettere o meno la querela che fa

la differenza nel convincimento del poliziotto o del pubblico ministero. Ci rimettiamo sempre alla veridicità dei fatti. Certo, però, che operare anche sulla base di indicazioni generiche non formalizzate dalla vittima ci permetterà di intervenire in tempi più rapidi e di avere un altro punto di vista attraverso il quale guardare alla vicenda... Per Angelino Alfano questo è il decreto delle “Tre P: prevenire, punire, proteggere”. Ma, concretamente, quale di questi aspetti andrebbe a suo avviso potenziato? Sono tre aspetti diversi dello stesso fenomeno. Se si previene indirettamente si protegge, così come nel momento in cui si protegge una vittima parallelamente si dovrebbe punire il suo aggressore o aguzzino. Io, per lavoro, mi occupo della terza fase, quella della repressione come taglio investigativo. Ma posso affermare senza tema di smentita che è la parte preventiva quella sulla quale oggi bisognerebbe lavorare ancora.

Guardando alla realtà locale, non è possibile stilare una casistica sul fenomeno (né per ceto sociale, né per età, né per estrazione culturale)… Indubbiamente stiamo vivendo una stagione di recrudescenza di questo tipo di reato e il dato è davvero preoccupante. Forse, rispetto al passato, se ne parla di più perché si denuncia di più e quindi più casi vengono a galla. Però ha ragione: purtroppo lo stalking è un reato trasversale e che accomuna i “popoli”. Nelle decine e decine di casi vagliati, dall’inizio dell’anno, negli uffici della squadra mobile c’è un elemento comune, un minimo comune denominatore? Molte volte riscontriamo una ignoranza culturale dell’autore e una ignoranza giuridica della vittima. Mi spiego meglio: nel primo caso parliamo di un approccio mentale distorto, che sembra rispondere ad una sorta di “delitto di disonore” per gli uomini abbandonati. L’uomo fa fatica a comprendere perché

Alfredo Fabbrocini Dirigente Squadra Mobile Foggia

quello che fa è ritenuto reato. Poi c’è l’ignoranza giuridica della vittima che molte volte non sa di avere a disposizione determinati strumenti che potrebbero aiutarla senza essere eccessivamente invasivi. Prevenire anche solo rendendo queste persone edotte delle possibilità a loro tutela sarebbe già un buon risultato. Quale deve essere l’unica certezza per le donne offese? Che qualunque cosa accada nelle mura domestiche non si può nascondere o tollerare. La denuncia è solo un primo passo, e chi lo compie non sarà sola. Maria Grazia Frisaldi

In Puglia la campagna nazionale contro il femminicidio

“Posto Occupato” Una sedia che scotta anche in Capitanata

È una sedia che scotta. Guai a sedersi. È un posto occupato. Ha iniziato a girare dalla lontana Sicilia, in un paesino della provincia di Messina. Rometta. Seimila anime, o giù di lì. E una accoltellata dal marito. Ora sembra siano dappertutto. Purché ci si domandi chi occupi quei posti, funziona come rimedio all’assuefazione.”Affinché la quotidianità non lo sommerga”. Ci sarebbe una donna, se solo non l’avessero ammazzata prima. Un gesto concreto, quasi una cortesia. La campagna nazionale contro il femminicidio (ideata da Maria Andaloro, editore della rivista on line La Grande Testata) ha contagiato l’Italia, ed è arrivata fino in Puglia. E non poteva essere altrimenti se dietro c’è anche una manfredoniana, foggiana d’adozione, la graphic designer Maria Grazia Di Gennaro, che ha studiato il concept grafico della campagna. Il logo è il suo: rosso sangue.

La prima associazione della Capitanata che ha aderito, Cantiere 8 marzo, si è ripromessa di promuovere il progetto in tutta la Puglia tra istituzioni, enti e organizzazioni, invitati a riservare un posto alle donne vittime di violenza. A H.E.R., violinista e attrice nostrana, il Cantiere ha chiesto di lasciare un messaggio in segreteria per Posto Occupato, e lei è finita tra le testimonial della campagna con un video. A Foggia, per un’intera estate, davanti ad un locale del centro storico, il Fuori Squadro, gli avventori, soprattutto giovani, hanno trovato una sedia con un paio di scarpe rosse sopra. Sul palco del Festival “Questioni Meridionali”, a due passi dallo scrittore Stefano Benni, coi posti hanno abbondato. A Lucera, al “Cacc’e Mmitte Festival”, l’attrice Carmela Vincenti (ve la ricordate Melensa?) ha conosciuto la campagna che ora entrerà nei suoi spettacoli. Nei luoghi affollati - danno collaterale quella poltrona apparentemente vuota genera una sensazione di fastidio. È innegabile la tentazione di sedersi lì, in prima fila, ma sarebbe un oltraggio. Quella sedia induce persino i più cinici a ragionarci su. E manco a dirlo, qualcuno se ne è infischiato. A quel qualcuno dite solo che quel posto è occupato. Mariangela Mariani


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A CURA DI CLAUDIO BOTTA

politica

Partito ufficialmente il toto sindaco, con una pioggia di autocandidature e i big che scaldano i motori

Una poltrona per tanti Una città in ginocchio, ma che bello governarla. Con largo anticipo rispetto alle elezioni della prossima primavera, è scattata la corsa al toto-sindaco, un incarico che dovrebbe far tremare i polsi, per l’eredità lasciata dal secondo mandato di Paolo Agostinacchio, da quello di Orazio Ciliberti e da – dulcis in fundo – Gianni Mongelli in un concorso di colpe imbarazzante in modo fin troppo trasversale e bipartisan. I miliardi di lire in cassa (tanti) lasciati da Salvatore Chirolli al suo primo successore diventati nel tempo milioni di euro (centinaia) di debiti, e intorno solo macerie: macerie di aziende ‘speciali’ solo nelle lottizzazioni selvagge e nelle assunzioni a raffica; macerie di servizi erogati in modo pessimo – o negati del tutto - nonostante il costo elevatissimo; macerie di contenitori culturali chiusi e sigillati e in stato di abbandono nonostante promesse e proclami dal retrogusto amaro della beffa; macerie di contenuti inesistenti, infinite repliche del tutto ignare delle rivoluzioni epocali in corso ovunque ma non qui; macerie di strade dissestate oltre ogni soglia di decenza; macerie di degrado, di bruttezza e incuria elevate a sistema, una cappa più soffocante di una nube tossica; macerie di iniziative; macerie di tagli imposti dall’alto che hanno reso ancora più disperato il presente, una cornice rotta destinata a graffiare e rovinare anche la tela. Eppure, nonostante tutto, gli aspiranti sindaco spuntano come funghi dopo la pioggia. Lucia Lambresa dopo un auto-esilio (piuttosto breve) ha annunciato che vuole essere ancora della partita, dopo il buon riscontro alle urne con la candidatura solitaria e il difficile ingresso – per lei ex Msi ed ex An – in una coalizione di centrosinistra, dopo l’accordo chiuso per il secondo turno di ballottaggio. Lista civica per lei, anima inquieta in questi tempi così confusi. Un’altra inquietudine, sorprendente non più di tanto: il giovane rampante Luigi Miranda, figlio d’arte (avvocato, suo padre era il noto legale Lucio Miranda), dopo la sua prima esperienza nel consiglio comunale con pass d’ingresso Popolo delle Libertà e cambio in corsa Unione di Centro, ha a sua volta annunciato che correrà per la poltrona di primo cittadino ma con una sua lista. Core ingrato, il pensiero del vulcanico Angelo Cera, che lo aveva cooptato nella sua squadra foggiana e aveva puntato forte su di lui, al punto da indicarlo come candidato sindaco scavalcando gerarchie e indispettendo parecchi dalle sue parti. Le liste civiche al momento sono solo virtuali, e i voti sembrano orientati sui ‘like’ di facebook: ma dal virtuale al reale c’è di mezzo un mondo, un mondo da assemblare, edificare, spostare

Comune di Foggia: impazza il toto sindaco

e far correre a perdifiato, alla ricerca nei prossimi mesi di un consenso da conquistare prima e mantenere poi. Un annuncio appena sussurrato è stato quello di Giuliano Volpe, rettore uscente dell’Università di Foggia, al quale una debacle clamorosa ha negato l’ingresso a Palazzo Madama su invito (ovviamente accettato) del suo amico dai tempi del liceo Nichi Vendola. In un’intervista ha fatto cenno a “pressanti insistenze” rivoltegli da intellettuali, associazioni, gens di arte e parte varia e lui non negherebbe certo la sua disponibilità. Ma al momento non può bastare, e il Governatore non è ancora intervenuto su una scelta destinata comunque a spaccare il centrosinistra. Un annuncio ‘vagante’ è quello di Leonardo Di Gioia. Ex portaborse e fedelissimo di Antonio Pepe, grazie al quale è diventato assessore al Bilancio a Palazzo Dogana (clamorosa la sua sconfitta alle urne come candidato, è rientrato come ‘tecnico’ spaccando la segreteria provinciale dell’ex Alleanza Nazionale), un utilissimo trampolino di lancio per puntare la poltrona di consigliere regionale in quota PdL, con grande stupore ha lasciato il partito nel quale lo scorso anno aveva concorso alla segreteria per candidarsi alla Camera con Scelta Civica, la formazione guidata dal prof. Mario Monti. Clamorosa la sua sconfitta, ma ancor più clamorosa la decisione di Nichi Vendola di sceglierlo come assessore al Bilancio nella sua nuova giunta. Questo disinvolto valzer può essere la sua fortuna e il suo incubo: il potere – mediatico e non – conferitogli dal nuovo incarico è enorme, ma quanto si possa tradurre in consenso sulla persona è un’incognita. In teoria, potrebbe pescare voti da ogni bacino (quello originario del centrodestra, quello moderato e quello della sinistra vendolia-

na), se giudicato alla luce di quanto fatto nelle sue esperienze amministrative (è stato anche capogruppo di An al Comune di Foggia): ma in pratica potrebbe non pescarne da nessuno, se ritenuto un voltagabbana principalmente preoccupato della propria carriera. Un annuncio frenato è quello di Raffaele Piemontese, ormai un habitué di questa pagina. Presidente del consiglio comunale, è un ‘giovane antico’ del Partito democratico, cresciuto nella Sinistra giovanile diessina a pane e Sabino Colangelo, spuntata spina nel fianco nell’amministrazione Mongelli negli ultimi mesi, piuttosto nervosetto su quanto fatto e quanto non fatto dai suoi colleghi di maggioranza, ma mai capace di agire coerentemente e conseguentemente con i tuoni e fulmini annunciati. La sua investitura non può che passare per le primarie, sempre che il partito decida di scaricare il sindaco uscente (probabile) e puntare su di lui (non proprio probabile) piuttosto che su un nome a sorpresa fuori dal Palazzo proveniente da quella società civile che ha regalato alla città sorprese gradite e meno, decisamente meno. Un annuncio rabbioso è quello, ovviamente, di Gianni Mongelli. “Sono il miglior sindaco che ci potesse essere per Foggia in questo momento storico” la sua analisi dettata da chissà quali ragioni, ma una difesa d’ufficio del suo mandato è ovvia, così come la volontà di consegnare agli elettori il giudizio finale sul suo operato. La sua candidatura fu ‘suggerita’ dall’amico Vendola (ancora lui) in irresistibile ascesa, e i prossimi mesi saranno decisivi per determinare l’evoluzione di un rapporto – quello del Pd col primo cittadino – diventato sempre meno d’amore e sempre più di convenienza. Le primarie garantirebbero uno spiraglio, ma costringere il sindaco uscente a confrontarsi con altri e non ricandidarlo direttamente equi-

La ricerca del consenso attraverso i social network, e la città che sprofonda. Nessuna novità vera e tante repliche varrebbe già a una mezza bocciatura. Una bocciatura piena, invece, equivarrebbe a una candidatura isolata di Mongelli, magari sostenuta da Sel e qualche altro partito o movimento. Lui ha legato la sua candidatura alla riapertura “entro quattro mesi” del teatro Giordano, uno dei simboli di un fallimento negato. Ma, senza comunque dimenticare la drammatica situazione ereditata, sono tali e tanti gli aspetti che andrebbero considerati sull’operato (e sul mancato operato) in questi anni di immobilismo devastante da derubricare l’aut aut a uno sfogo o a una scommessa. Ancora, un annuncio sospirato è quello di Franco Landella, smanioso di una promozione sul campo da parte del suo partito (oggi una sorta di Forza Italia 2.0) e della sua coalizione. Forte del clamoroso autogol del centrodestra, la precedente candidatura di Enrico Santaniello imposta dai triumviri LeonePepe-Tarquinio, che ha prodotto una rovinosa sconfitta nonostante i disastri dell’amministrazione Ciliberti. Non abbastanza forte da marcare una decisa discontinuità col passato e per garantirsi il sicuro consenso di quella città carsica e dei circuiti e tessuti economici che contano. In attesa di novità grilline (i 5 Stelle alle politiche hanno sbancato, ma pagano e pagheranno la mancanza di figure forti a livello locale e le incertezze e i dubbi legati alla loro azione/non azione in Parlamento), di ulteriori outsider o aspiranti outsider di ritorno (il jolly Carmine Stallone, per esempio). Ricordando che, se per la maggior parte degli e delle aspiranti la vita continuerà comunque e sarà un gran bella vita, per la maggior parte delle famiglie foggiane non sbagliare scelta sarà decisivo. In un’altra pagina di questo giornale, potrete leggere la storia di un’eccellenza foggiana partita dal nulla e che è arrivata lontano, grazie al talento, alla tenacia e ai sacrifici. Un’eccellenza foggiana, e non è un ossimoro. Eccellenze che la politica deve (dovrebbe) cercare, scovare, attrarre, alimentare, formare, esprimere, per il bene della comunità e non per le loro prestigiose carriere. Di questo e di queste persone Foggia ha bisogno. Un disperato bisogno.


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donne in primo piano

A Foggia per inaugurare il Polo Biomedico, Laura Boldrini chiede una svolta politica

“Ripartiamo dal Sud: la ricerca prima di tutto” Chiaro il diktat della presidente della camera: innanzitutto cambiare strategia politica ed economica “Traghettarsi al futuro vuol dire avere creatività e sostenere lo sviluppo di nuovi settori. E la ricerca è la chiave di svolta per reinventare il futuro del nostro Paese e del Mezzogiorno in particolare. Le iniziative nate in Puglia negli ultimi anni dimostrano che questo è possibile. Di questi modelli di idee, di ener-

gie e di talenti abbiamo bisogno e da questi possiamo ripartire per ripensare e rilanciare il Sud e il Paese intero”. Innovazione, ricerca e sviluppo del Sud Italia sono stati i punti cardine del discorso della presidente della Camera Laura Boldrini, tenuto a margine dell’inaugurazione del Polo Biomedi-

Laura Boldrini taglia il nastro all’inaugurazione del Polo Biomedico

co dell’università di Foggia. Una manifestazione in grande stile a cui hanno preso parte tutte le istituzioni locali e il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, amico del rettore dell’Ateneo foggiano Giuliano Volpe dai tempi del liceo. Con metità di Foggia”. Concepita inizialmente solo per cola precisione ospitare i laboratori, l’opera è stata poi adattaLaura Boldrini ta per prevedere anche aule e uffici amminiha tratteggiato strativi a. L’edificio, articolato in tre blocchi colla situazione legati da ponti aerei ai piani primo e secondo, economica atcontiene, al momento, 47 laboratori (didattici, tuale lanciando scientifici ed informatici), 68 studi ed uffici, 18 gli input per una aule di diversa dimensione con una capienza ripresa futura. complessiva di oltre 700 posti a sedere, locali ac“Le politiche di cessori, uno stabulario e la biblioteca. Le aree verausterità finiscodi sono state realizzate con il supporto del Conno per incidere sorzio di bonifica del Gargano. Il progetto è stasu ricerca e svito realizzato dall’Università con fondi propri e con luppo, consideun contributo di 2.493.327 euro del Pon- Piaas rati investimenti - Platform for Agrofood Science and Safety. incerti e rischioa.r. si. Nel Meridio-

Orgoglio del Rettore Giuliano Volpe

I numeri del polo Biomedico Una superficie di 10.800 metri quadri distribuita su cinque livelli: un piano seminterrato, un piano rialzato e tre piani fuori terra. La struttura inaugurata in via Napoli, in realtà operativa solo tra un anno, occuperà complessivamente circa 11mila metri quadrati. Il costo complessivo ammonta a quasi 13 milioni di euro. “Inauguriamo una struttura bella, moderna e funzionale nata dal desiderio di dotare la facoltà di Medicina e i Dipartimenti di Area Medica di una sede adeguata alle esigenze delle attività di ricerca scientifica e didattica – ha illustrato il rettore Giuliano Volpe - una struttura che diventerà presto un centro di eccellenza sul piano formativo e scientifico e che qualificherà in modo positivo non solo il nostro Ateneo, ma anche la cit-

ne del nostro Paese si spendono in ricerca solo 156 euro per abitanti rispetto ai 325 della media italiana e ai 572 dell’area euro. In questo la mano pubblica è necessaria. Investire in ricerca aiuterebbe a ridurre il dualismo tra Nord e Sud, ma in questo lo stato dovrebbe credere facendo scelte politiche chiare, comprendendo che il Nord non uscirà dalla crisi se non insieme al Sud”. Per questo, ne è convinta la terza carica dello Stato, lo Stato dovrebbe investire in ricerca e sviluppo al Sud ancor più di quanto faccia al Nord. Oltre allo Stato però anche le università non devono dimenticare il proprio ruolo di stimolo all’innovazione. Così come non devono dimenticare il grande potenziale umano e intellettuale costituito dalle donne ricercatrici. “Pensiamo alla segregazione di genere nelle università: troppe poche donne si iscrivono alle facoltà scientifiche e troppi pochi uomini a quelle umanistiche. È anche per

questo che l’Italia non riesce a valorizzare i suoi straordinari talenti femminili che certo non le mancano ma che spesso sono costretti ad andare all’estero”. Allora investire in ricerca scientifica significa, per la parlamentare e giornalista, molte cose: innanzitutto cambiare strategia politica ed economica: “ripensare a cosa e come produciamo. Dobbiamo essere in grado di produrre e bene servizi più apprezzati dai consumatori perché innovativi, belli, di qualità. Sui segmenti ad alto valore aggiunto dobbiamo puntare di più, anche accettando l’idea che alcune produzioni non sono più sostenibili in Italia e che in un processo di sviluppo globale, di integrazione del mercato alcune produzioni necessariamente lasceranno il nostro Paese. Allora è alla riconversione dei lavoratori che dobbiamo pensare con misure di sostegno al reddito che siano davvero universali e con processi efficaci di formazione continua degli adulti, cosa che nel nostro Paese non si fa”. L’innovazione e il cambiamento, ha insistito la presidente Boldrini, sono gli aspetti positivi di un processo più ampio che ha anche un risvolto negativo inevitabile. “Ciò non significa accettarlo supinamente, significa che va gestito. È questo il compito principale della politica: gestire il cambiamento, coglierne le tante opportunità. Il futuro va preparato con una politica industriale consapevole e attiva, quella che sino ad oggi è mancata. Gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno pubblicato due rapporti su come sarà il mondo tra 20 e 30 anni. Da noi purtroppo le riflessioni non vanno oltre le scadenze elettorali e questo non fa bene al Paese. Occorre, soprattutto al Sud, saper incoraggiare il futuro. Il Polo che oggi inauguriamo propone questo: il rilancio della ricerca e dell’innovazione e questo è il futuro per l’Italia”. Anna Russo

Tante le iniziative. Riflettori accesi sulla condizione femminile Aspettando la notte rosa

Notte rosa, tra svago e riflessione Per la lunga notte del 21 settembre, iniziata già dal pomeriggio, il centro di Foggia si è tinto di rosa. Una cornice di notevole impatto visivo per una manifestazione dalle forti implicazioni sociali, la “Notte rosa”, promossa dalla Regione Puglia con le consigliere di parità, Comune di Foggia e Confcommercio e organizzata dall’associazione “Donne in rete” con l’intento di informare e sensibilizzare la cittadinanza in merito alla tutela delle donne ed i loro diritti. Grande la risposta della città: complici le temperature miti, in migliaia hanno invaso la zona circoscritta tra Viale XXIV Maggio, Piazza Cavour e Piazza Cesare Battisti, delimitata per l’occasione, da inediti nastri ro-

professionista. Pessime consuetudini sono invece quelle, diffusissime, che stentano a riconoscere quell’immagine di donna appena descritta. Pessime consuetudini sono quelle che si fossilizzano in una idea di donna sottomessa all’uomo, trasformata in un oggetto. Riflessione, dunque, è stata la parola d’ordisa. E rosa sono stati i fiocchi uti- ne di una manifestazione che ha lizzati per adornare gli alberi e pali dell’illuminazione. Ma al di là della dolcezza che un’immagine simile abbia potuto susciDifficile non notare, nel tare nell’animo dei passanti, di tripudio di musiche e sfumadolce, nelle tematiche affronta- ture varie di rosa, quelle serte dal palco allestito rande inesorabilmente abnella piazza antistan- bassate. La serata a festa non te la stazione ferrovia- è riuscita a mascherare la ria, c’è stato ben poco. chiara condizione di difficolPerché si è parlato di tà economico-sociale della concretezza da un la- zona antistante la stazione di to e pessime consue- Foggia. Le attività commertudini dall’altro. Con- ciali lungo il glorioso viale creta è la donna di XXIV Maggio si contano oroggi, pronta a “molti- mai sulle dita di una sola maplicarsi” nel suo ruolo no. Molte di più le insegne di moglie, madre e

visto, però, anche molti momenti di svago con iniziative rivolte ai bambini come laboratori artigianali, di letteratura e drammatizzazione teatrale, e ancora musica, concerti, mostre di quadri e fotografie, spettacoli di danza e teatro, performance artistiche, presentazione di libri e reading letterari e iniziative sociali.

La nota stonata definitivamente spente. Solo colpa della crisi? È ora che gli amministratori riflettano sulle cause reali dello stato di degrado della zona.

Le serrande chiuse di viale XXIV Maggio

Da sinistra: la consigliera di parità Antonietta Colasanto, la prefetta di Foggia Luisa Latella e il commissario straordinario della Provincia di Foggia Fabio Costantini

Lodevole iniziativa quella della Consigliera provinciale di Parità Antonietta Colasanto che ha organizzato per il 19 settembre un pomeriggio di riflessione su tematiche di genere, che ha visto la partecipazione anche della prefetta di Foggia Luisa Latella. Un’occasione per presentare il programma della “Notte Rosa” e per ritornare su tematiche care alla Consigliera di parità. “La notte rosa non è solo un momento giocoso ma di riflessione sulla condizione della donna sia nel mondo del lavoro che in riferimento al più ampio e drammatico terrorismo di genere: il femminicidio. L’uccisione della donna in quanto donna è allarme sociale che va affrontato. Bisogna fare una analisi razionale con la messa in campo di azioni idonee a fermare questa mattanza, legata alla figura della donna nell’immaginario collettivo. Nonostante gli sforzi legislativi l’obiettivo non è stato centrato bisogna ancora fare tanto per superare la disuguaglianza e la discriminazione”.


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solo per te

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Per agire al meglio delle proprie potenzialità ed affrontare ogni sfida

Il segreto di una vita di successo Rilassarsi controllando la respirazione Quante volte succede di trovarsi in uno stato di grazia, ossia di provare una speciale sensazione di benessere, di energia positiva e tranquillità, grazie alla quale ci si sente in grado di fare bene qualsiasi cosa? In questi casi ci comportiamo come se fossimo consapevoli di poter superare con successo qualunque ostacolo, di non poter sbagliare. Lo sportivo che affronta una gara importante con questo speciale stato d’animo sa che, indipendentemente dal risultato finale, offrirà una prestazione ad altissimo livello. In modo simile, accade a tutti di avere buone performance quando si è tranquilli, sicuri e pieni di energia. Allo stesso modo capita di sentirsi privi di energia, incapaci di fare qualcosa che magari si è già fatto decine di volte. Allora, anche ciò che è alla propria portata, diventa improvvisamente difficile e faticoso: sono le classiche giornate dove tutto sembra andare storto. Stati d’animo diversi, dunque, determinano il modo di percepire la realtà, influenzando così decisioni e comportamenti. Le abilità non cambiano, ma con una predisposizione positiva si è ”magicamente” più capaci. Il segreto sta, dunque, nell’essere in grado di riprodurre quello stato di grazia ogni volta che lo si desidera, per essere sempre pronti ad affrontare ogni sfida sia essa voluta o inaspettata.

RILASSATI E CONCENTRATI Le situazioni difficili, soprattutto se inaspettate, hanno il potere di far perdere il controllo e di portare a commettere errori che in condizioni normali non si fanno. Mantenere la calma e la concentrazione anche nel bel mezzo di una situazione difficile non è solo il modo migliore di trovare una soluzione, ma è il segreto per vivere una lunga vita di successo. Il modo migliore di rilassarsi è controllare la respirazione. Uno dei metodi più semplici ed efficaci per recuperare la calma nelle situazioni difficili è dunque quello di fermarsi un attimo e respirare profondamente. Una respirazione superficiale e affannosa toglie energie, quelle energie necessarie per mantenere la concentrazione sull’obiettivo da raggiungere, sia esso la vittoria di una gara, una partita, la soluzione di un conflitto o un avanzamento di carriera. Ci sono molte tecniche che insegnano a respirare meglio, a rilassarsi e a mantenere la concentrazione; qi gong, yoga, thai chi sono solo alcune di queste; non resta che scegliere quella che fa per noi.

ASCOLTA IL TUO CORPO Il corpo parla, emettendo segnali di ogni genere: vibrazioni e movimenti involontari, piccoli dolori o vere e proprie malattie. Il corpo esprime ciò che accade nella parte più profonda dell’individuo, l’inconscio, che spesso è la principale fonte dei “sabotaggi” fatti a se stessi.E’ come se l’inconscio cercasse una scusa per non affrontare una cosa di cui non si ritiene all’altezza e a nulla vale ogni sforzo della ragione per concentrarsi sull’obiettivo. Se inconsciamente non ci si ritiene capaci o degni di vivere la sfida, il corpo si rifiuterà di ascoltare i messaggi inviati dalla testa e farà di tutto per ostacolare il nostro cammino, arrivando perfino a creare ad hoc dei disturbi più o meno gravi. E’ come quando ci si ammala proprio il giorno in cui si dovrebbe incontrare una persona importante o fare qualcosa di decisivo per la propria vita. Rispettare, amare e ascoltare il proprio corpo: si svilupperà una dote fondamentale per vincere la partita della vita: l’istinto.

ATTENZIONE ALLE PAROLE Le parole, si sa, esercitano una specie di “potere magico” non solo su chi ascolta, ma anche su chi le pronuncia. Le cose che si dicono costantemente intensamente, poco per volta diventano realtà. Ogni persona ha un dialogo interno che spesso è così forte da non permettere neppure di ascoltare le voci esterne. Quando nella mente risuonano espressioni del tipo : “non ce la posso fare”, “è troppo difficile per me”, “è un problema troppo grave”, qualsiasi rassicurazione o incoraggiamento proveniente dall’esterno passano inosservati. Abituiamoci a prestare attenzione alle espressioni che usiamo. Se inizieremo a vedere i problemi come sfide, troveremo più facilmente anche la motivazione e la forza necessarie a superarli.


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dolci & delizie

Ingredienti e utensili di dubbia provenienza possono mettere a rischio la salute

Cake design? Si, ma made in Italy Bello e buono: quando l’alta specializzazione va a braccetto con i prodotti di qualità In collaborazione con Marica Monachese - cake designer

I

me igieniche consone ad un laboratorio professionale. L’assenza, infatti, di una rigida regolamentazione dell’e-commerce permette un libero acquisto di ingredienti e strumenti per la pasticceria di dubbia provenienza. Spesso i prodotti acquistati da internet violano le discipline igieniche in vigore per recipienti, utensili e imballaggi destinati ad en-

n Principio fu una moda. Torte strabilianti che venivano da lontano, da guardare con curiosità e fanciullesca ammirazione. Poi si cominciò ad importare, elaborare e reinterpretare imparando ad utilizzare in modo inedito e assolutamente innovativo la pasta di zucchero. Ben presto la moda divenne fenomeno, il fenomeno divenne Marica Monachese, cake designer un’occasione. Ma soprattutto un’arte. Il cake design, ovvero l’arte di decorare le torte con la pasta di zucchero, nonostante oggi abbia conquistato tutti, non è però un’arte per tutti. È frutto di una specializzazione sempre più elevata, accompagnata all’utilizzo di prodotti certificati di qualità. Sculture e decorazioni ad alto impatto scenografico infatti non devono sacrificare la bontà e la qualità del dolce: sarebbe un vero peccato doversi ricordare di una torta meravigliosa per il pessimo gusto che aveva! Peggio, sarebbe un vero peccato mettere a rischio la propria salute perché ci si è affidati a cake desi- trare in contatto con gli alimenti. È recente gner improvvisati, che realizzano torte tra le infatti il mega sequestro di strumenti dedimura domestiche, senza il rispetto delle nor- cati al mondo della pasticceria avvenuto nel

Ricetta del mese Mini victoria sponge cakes Ingredienti 200 gr farina 00, 200 gr zucchero, 200 gr burro a temperatura ambiente, 4 uova medie, 1/2 bustina di lievito (8gr), 1 pizzico di sale, vanillina o aroma di vaniglia (1 cucchiaino estratto di vaniglia - 5 ml), 3 cucchiai di latte (45 ml). Preparazione Unire burro e zucchero e montarli, con le fruste elettriche o l’impastatrice, fino a creare un composto chiaro e spumoso. Bisogna montare almeno 10 minuti per rende la torta soffice (sponge). A questo punto unire un uovo alla volta, facendolo incorporare bene prima di passare al successivo. Incorporare poi la farina setacciata insieme al lievito, usando una frusta a mano o la velocità più bassa dell’impastatrice. Unire anche il sale e la vanillina (se si usa l’aroma liquido, aggiungerlo a burro e zucchero), e versarvi 2-3 cucchiai di latte qualora l’impasto fosse un po’ duro. Imburrare ed infarinare 10 stampini per mini cakes, versarvi il composto e cuocere a 180° in forno preriscaldato per circa 15-20 minuti. Per verificare la cottura fate sempre la prova stecchino. Una volta pronte, spegnere il forno ma lasciarle dentro, con lo sportello aperto, per 10 minuti: il passaggio graduale alla temperatura ambiente impedirà alla tortine di afflosciarsi. Farcitura e guarnizione Sformare subito, una volta fredde livellare i bordi farcirle a piacere: ricoprire con un leggero velo di gelatina a freddo, stendere la pasta di zucchero o di mandorle ad uno spessore di circa 2 mm per ricoprire le cortine e poi spazio alla fantasia con le decorazioni.

barese: i cinesi vendevano utensili per la preparazione e la guarnizione di dolci realizzati con materiali scadenti e dannosi per la salute. Il risparmio nell’acquisto di forniture non certificate, dagli utensili alle materie prime, consente agli appassionati e improvvisati cake designer di proporre le proprie realizzazioni a costi concorrenziali, ma a che prezzo per la salute? Appassionati che propongono le proprie creazioni in pasta di zucchero a prezzi concorrenziali. Attenzione però, il prezzo così basso non è un buon motivo per affidarsi a loro: le torte vengono cucinate nel forno della cucina di famiglia, in cui è impossibile attenersi a rigide regole di igiene. Inoltre non hanno gli stessi costi fissi che un professionista affronta come le celle frigo, il trasporto idoneo delle materie prime alimentari, gli ingredienti certificati di origine italiana e la strumentazione adatta. Un vero professionista si rivolge solo a fornitori di fiducia ed opera secondo la rigida normativa vigente in Italia per il settore alimentare. Non solo: dispone di una certificazione HACCP e usa materie prime di produzione artigianali composte sempre con sostanze di origine italiana. Un serio professionista, inoltre, utilizza materie prime come pasta di zucchero, cioccolato plastico e decorazioni che presentano etichette leggibili, scritte in italiano e indicanti la data di scadenza. Anche la parte essenziale della torta – la base – può essere made In Italy: si differenzia da quelle americane ed anglosassoni perché può essere bagnata. Il cake designer che svolge con coscienza questa professione non scherza con la vostra salute ed è in grado di realizzare torte mozzafiato, eccellendo in decorazioni, senza tralasciare il sapore.

Le torte couture Amanti dei dolci e della moda? Le couture cakes sono quello che fa per voi: nasce il binomio tra bontà e vanità. Per il compleanno infatti, non c’è niente di meglio di una torta capace di rispecchiare il proprio stile. E per ogni occasione, non c’è niente di meglio di una torta al passo con la moda. Il dettaglio femminile per eccellenza è il fiocco: grande, pomposo e colorato, spesso impreziosisce i bordi della torta accompagnato da balze. Il colore prediletto potrà fasciare la torta proprio come un nastro fascia un vestito. Una cake design professionista infatti, sarà in grado di trasmettere il fruscio e la lucentezza del raso anche attraverso la pasta di zucchero. Ampio spazio anche per le fantasie che arrivano direttamente dalle passerelle: i pois hanno grandi dimensioni e sono in contrasto con la base. Fine ed ele-

gante la torta couture con fantasia matelassè. Non mancano i dettagli come le perle: argentate per una torta candida, classiche invece per torte couture dalle tonalità pastello. Raffinati i pizzi, i camei, i merletti e ricami tono su tono. Grappoli di fiori, farfalle ed eventuali inserti di tessuto sono i nuovi protagonisti anche nelle torte nuziali, in cui il vero colpo di teatro è richiamare rigorosamente lo stile dell’abito della sposa.


cucina&sapori

Promotion

Tutta la verità sulla naturalezza dei salumi dentro un’etichetta

Il piacere del buon gusto Profumi di frutta e fiori: è il segreto dei vini d’eccellenza In collaborazione con Uva Rara - VIneria e ristoro Il nostro bel Paese si distingue nel mondo per il patrimonio agroalimentare, unico per ricchezza, varietà e pregio. Non solo prodotti DOP e IGP, ma anche piccole realtà casalinghe, tradizioni tramandate da padre a figlio con metodi di lavorazione affinati nel tempo. Di queste tradizioni è forte anche la nostra grande provincia; Raffaele Giannelli è un giovane produttore di Troia che, a seguito degli studi e di esperienze lavorative in importanti aziende dell’Emilia, è tornato a casa, sui bellissimi monti dauni, per iniziare una produzione salumiera artigianale. Abbiamo chiesto a Raffaele alcune dritte per riconoscere il salume di qualità; lui ama chiamarle “eccellenze”, e spiega che il più grande rischio è costituito da composti conservanti che hanno l’effetto collaterale di diventare cancerogeni. “Una produzione di qualità – spiega Giannelli - si affida a conservanti naturali quali sale, pepe ed altre spezie, andando a ripescare, talvolta, ricette ed usanze tradizionali. Per distinguere tali eccellenze affidiamoci alla vista: diffidiamo dai colori troppo accesi, preferendo un rosso più scuro ed un grasso tendente al roseo; impariamo a leggere le etichette, scartando quelle nelle quali compaiono sigle come E250, E252, E300, E301, che possono essere sostituite dal nome della sostanza, come potassio di nitrato o antiossidante acido ascorbico, così da essere sicuri che il salume è davvero al naturale, senza conservanti. Tali caratteristiche possono essere assicurate solo dai piccoli produttori: la cura da utilizzare per questo tipo di produzioni non è adatta ad un’industria che fornisce diversi quintali di derrate ogni giorno. Effettuata la scelta giusta, ne gioveranno anche gli altri sensi, l’olfatto ed il gusto, che riscontreranno delle sensazioni più franche e decise, da veri intenditori”. Inoltre, una buona notizia per le donne

incinte, che sanno di non poter mangiare salumi non cotti in gravidanza per il rischio di contrarre microrganismi patogeni come il toxoplasma: alcuni studi hanno dimostrato che il suddetto non sopravvive a stagionature che superano i 12 mesi, permettendo così, alle già affaticate donne, di continuare a godere dei piaceri della tavola; il che significa, per i partner, una “voglia” in più da soddisfare nel cuore della notte. Ma come si può godere appieno se a tavola, con i salumi, non si beve un gustoso calice di lambrusco? Vi sembra banale? Fidatevi, vi assicuro che il lambrusco non è solo quel bottiglione da due litri che si trova nello scaffale più basso di tutti i supermercati; quello che vi propongo è un lambrusco di Sorbara, dalle caratteristiche uniche tra i vini con cui condivide il nome. L’etichetta che mi ha fatto innamorare di questa tipologia porta il nome “Radice” ed è prodotto dall’azienda di Alberto Paltrinieri: si presenta con il suo colore rosso porpora, chiaro e brillante, ed una spuma vivace dai riflessi rosei; emana profumi intensi di viola e frutta rossa, nella quale sono facili da scandire la fragola, il lampone e la ciliegia; il sapore è secco, brioso, con una rampante acidità che lascia immaginare fragranze agrumate, finanche di pompelmo rosa, accompagnare quegli effluvi di frutta e fiori che avevamo già incrociato al naso e che ora, respirando, piacevolmente si ripropongono. Un vino in rosa, decisamente adatto alle donne, che sempre di più apprezzano il nettare di Bacco, diventandone spesso delle vere e proprie cultrici. Mentre scrivo mi contatta Raffaele, dicendomi di raggiungerlo al salumificio per sentire in maniera specifica quelle sensazioni di cui mi parlava… “Raffaele, prendo una bottiglia di Radice e arrivo!”

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natura&benessere

Dimagrire con lo sciroppo d’acero

Star bene naturalmente Utile contro la cellulite, vanta anche proprietà antitumorali e antibatteriche A CURA DEL DOTT. D’ALESSANDRO

Famoso per le sue proprietà drenanti e depurative, lo sciroppo d’acero è consigliato nel caso in cui si voglia seguire una cura disintossicante per eliminare le tossine accumulate, soprattutto dopo periodi in cui si è esagerato nel mangiare o dopo grandi abbuffate. Il modo migliore per assumerlo è diluirne 2-3 cucchiai in una bottiglia d’acqua da litro, o anche più, e berlo di mattina a stomaco vuoto, per avere una forte sensazione di sgonfiamento e depurazione. Agisce in particolar modo sulla massa grassa della parte addominale svolgendo un’azione di-

magrante e determinando una riduzione di peso fra i 2 e i 5 kg nell’arco di un mese. Ha grandi proprietà antistipsi, emollienti e rinfrescanti e può dare notevoli benefici sia in caso di gastrite che di colon irritabile. Grazie alle sue proprietà diuretiche e snellenti, è un buon alleato per chi vuol contrastare la cellulite. Oltre a questa capacità drenante, lo sciroppo d’acero vanta una importante funzione remineralizzante (grazie soprattutto al contenuto in ferro e calcio) ed anche, a quanto risulta dagli ultimi studi effettuati, proprietà antitumorali e antibatteriche.

Per saperne di più Rossa, al centro della bandiera del Canada, appare la foglia dell’acero da zucchero (Acer saccharum) di cui vastissime sono le coltivazioni in questo esteso Paese dell’America settentrionale. All’inizio della primavera, da questa pianta, sul cui tronco vengono praticate delle incisioni, si estrae con l’ausilio di cannucce una particolare linfa che, bollita, crea un liquido zuccherino dal sapore dolce e delicato che contiene numerose sostanze nutriti-

ve. Saccarosio, acido malico, potassio, calcio, ferro, vitamine, acido folico e varie sostanze antiossidanti, una fonte ricca di nutrienti per l’organismo. Per produrre questo prezioso succo occorrono alberi di almeno 80 anni di età e circa 40 litri di linfa per un solo litro di sciroppo. In commercio se ne trovano di diverse gradazioni che vanno dalla A alla C, indicando quest’ultimo il prodotto a maggior concentrazione, più scuro e dal gusto più deciso.

È il momento giusto? Te lo dice la cronobiologia

“Ora” tocca a me

I ricercatori di medicina ospedaliera hanno rilevato nei pazienti ricoverati un’alta insorgenza di crisi sempre intorno alle due del mattino: orario nel quale si riscontra la più alta variazione del magnetismo terrestre.

Nasce da questa intuizione la cronobiologia, scienza che studia i ritmi dell’organismo e la correlazione tra la periodicità dei singoli fenomeni astronomici, meteorologici e biologici umani. Essere consapevoli del momento migliore per compiere una determinata azione potrebbe influenzare positivamente la qualità della nostra vita. Anche per la cronobiologia, il mattino ha l’oro in bocca: il momento giusto per depilarsi è quando si è appena sveglie. Il sangue scorre lentamente e i vasi sanguigni sotto la pelle non sono ancora dilatati, così un eventuale taglietto si chiude molto prima. Le fan dello sport mattutino farebbero meglio a praticarlo tra le ore 7 e le 9: si attiva a quest’ora quel meccanismo che fa perdere peso. Tuttavia anche il tipo di sport va scelto a seconda dell’orario della giornata in cui si praticherà: la mattina le funzioni cerebrali sono al massimo quindi via libera a sport di

La moderna scienza che studia i ritmi dell’organismo è in grado di suggerire il momento giusto per compiere qualsiasi azione quotidiana e trarne i massimi benefici precisione come il tiro con l’arco. Chi preferisce poltrire sarà lieto di sapere che alle ore 8 si verifica il picco di testosterone sia nell’uomo che nella donna: sarebbe questo l’orario migliore per concepire. Secondo la cronobiologia applicata all’alimen-

tazione, la prima colazione è anche il momento ideale per cedere alle tentazioni come dolci e torte, i quali andrebbero a costituire solo delle riserve di energia. Guai invece a strafare con i dolci la sera: è questo il momento in cui si trasformano in

cumuli adiposi. Tra le ore 10 e le 12 invece sono le capacità intellettuali a raggiungere il culmine: sarebbe questa la fascia oraria ideale in cui sostenere colloqui, riunioni e varie operazioni complesse. Il pomeriggio invece è il momento giusto per

In quei giorni sei brillante Durante le prime due settimane del ciclo mestruale si verifica un aumento delle connessioni cerebrali (circa il 25% in più!) dell’ippocampo, che rendono il cervello femminile brillante: le idee sono più chiare, i ricordi vengono richiamati con facilità e persino i pensieri e i collegamenti avvengono in modo agile. Inoltre, l’ippocampo è il centro della memorizzazione delle parole: le migliori prestazioni verbali di una donna si concentrano durante la seconda settimana del ciclo,

quando il picco degli estrogeni è più alto. Sarebbe questo il momento migliore per sostenere un colloquio di lavoro, un esame orale o una conversazione importante con cui mettere ko il vostro partner! (Per approfondire: Il cervello delle donne – Louann Brizendine)

andare dal dentista: la soglia del dolore è un po’ più alta. C’è tempo fino alle 17 per concedersi uno spuntino pomeridiano; se si è caduti in tentazione, ricordatevi che è nel tardo pomeriggio che si ottiene il massimo dagli sport di resistenza come il jogging. È a quest’ora infatti che muscoli e polmoni sono al top. Inaspettatamente, sarebbe la sera il momento ideale per concedersi un po’ di shopping. Secondo la cronobiologia questo sarebbe il momento opportuno per acquistare un paio di scarpe. A fine giornata i liquidi organici si accumulano verso il basso, rendendo i piedi fisiologicamente più gonfi e quindi adatti per fare la fatidica prova. Se le scarpe infatti calzano comodamente a fine giornata, vuol dire che sono il paio giusto per i vostri piedi. Dalila Campanile


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ambienti

Grande, spaziosa, ma divisa male. Come trasformare l’abitazione dei sogni

Casa: operazione restyling Gentile architetto, ho acquistato un appartamento al piano rialzato con giardino e doppio ingresso, uno dal portone condominiale e l’altro più privato con accesso dal giardino. È un appartamento di grandi dimensioni, certamente da ristrutturare. Come mi consiglia di muovermi? Desidererei, inoltre, un suo parere sulla possibilità di sfruttare la presenza del doppio ingresso per creare una zona più familiare e una destinata maggiormente ad eventuali ospiti. Antonella L’appartamento ha un giardino anteriore mattonato, uno posteriore sia mattonato che a verde davvero delizioso, invece la superficie coperta dell’appartamento è di 135 mq circa. Trovo insolita, ma anche vincolante la presenza di sole porte finestre doppie, molto ampie, disposte per lo più al centro della parete che occupano. La distribuzione manca di fluidità, come era usuale nella progettazione dell’epoca a cui risale lo stabile, con lunghi corridoi e presenza dei servizi per lo più ammassati nella stessa zona per semplificare gli scarichi. Premesso che l’intervento sugli impianti discende dalle scelte sia distributive e funzionali che relative ai materiali di volta in volta fatte, dal punto di vista pro-

Rinnovata nei dettagli, diventa l’ideale per la famiglia e l’accoglienza degli ospiti gettuale certamente eliminerei il corridoio, o almeno tenterei la riduzione dell’effetto “galleria” non illuminata. Inoltre, per come sono collocate le camere, separerei nettamente la zona notte dalla zona giorno: disporrei sul fronte anteriore tutte le camere da letto, una matrimoniale e due per i figli, cioè la parte che lei desidera sia più intima e privata, mentre destinerei l’accesso dal giardino agli ospiti, in modo da dare anche al giardino un ruolo ludico-sociale cardinale nella fruizione degli spazi della zona giorno. Per lo stesso motivo cercherei di rendere fluido al massimo lo spazio di quest’ultima con la creazione di un open space nella grandissima sala, che avrebbe ingresso, salotto, zona pranzo e cucina a vista. Per lo stesso motivo penserei a coprire la primissima parte del giardino mattonato proteggendola con dei brise soleil, dei frangisole anche in materiale naturale come il legno, per dare continuità funzionale agli spazi del salotto rispetto a quelli del giardino. Riguardo la dotazione di servizi fun-

zionali essenziali, cercherei di creare un bagno con doccia che sia di servizio delle prime due camerette così da poter dedicare il bagno “padronale”, che nasce dalla fusione dei due bagni esistenti, agli ospiti, riservando anche una cura maggiore all’aspetto estetico (vasca su podio gradonato, sanitario nascosti da

spalla in muratura, lavabi a catino su mensola). Infine, dal locale che oggi è il ripostiglio cercherei di ottenere un piccolo bagno completo, a servizio della camera matrimoniale, con accesso dalla stessa. Nella zona pranzo, inoltre, verrebbe creata una dispensa in muratura per sopperire alla mancanza di ripostiglio (trasformato in bagno in camera) col vantaggio vincente della vicinanza,

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DI SIMONA CAMPANELLA ARCHITETTO

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stavolta, all’elemento cucina. La parete del locale dispensa che si trova di fronte all’attuale corridoio ospiterebbe una cappottiera. Davanti al bagno destinato agli ospiti, invece, avremmo un disimpegno contenente l’armadio per lavatrice e asciugatrice su un lato, e una scarpiera a scomparsa dall’altro. Anche la parete dell’attuale corridoio è stata trasformata e ridimensionata per ospitare un armadio molto spazioso grazie all’arretramento strategico di 60 cm della parete di una delle camerette adiacenti. Nella camera matrimoniale, infine, si potrebbe ottenere una zona all’ingresso destinata a postazione pc, adiacente alla cabina armadio che sostituisce l’idea classica di armadio mimetizzandosi pur lasciando inalterata la funzione di contenitore. All’interno dalla camera matrimoniale, parte del volume del bagno relativo ai sanitari verrebbe ricavato con una estroflessione stondata della parete, che rappresenterebbe anche il piccolo stratagemma perché la porta del bagno in camera non si veda fin dall’ingresso nella camera matrimoniale. Consiglio di adoperare soluzioni a scrigno per le porte interne, almeno lì dove sono rappreIn foto: lo stato dei luoghi e lo sentate. stato di progetto


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A causa della proliferazione dei funghi

Infezioni vaginali S

La terapia prevede la somministrazione di ovuli, creme vaginali e compresse orali

pesso al ritorno dalle vacanze oltre ai ricordi riportiamo a casa qualche fastidio intimo che vale la pena non sottovalutare. Il caldo eccessivo e l’umidità sono infatti una delle principali cause di infezione poiché favoriscono la proliferazione dei funghi. Inoltre, il sole e la disidratazione, tipici della stagione estiva, causano un abbassamento delle difese immunitarie con conseguente aumento del rischio di infezioni. Senza contare i luoghi più frequentati d’estate: piscine, saune, spiagge, bar affollati… dove il passaggio di molte persone, unito all’ambiente stesso, favorisce il proliferare di germi. Anche l’abbigliamento, infine, può essere la causa dell’insorgere di disturbi all’apparato genitale. Mai come in questo momento è essenziale eseguire regolarmente un’accurata igiene intima per evitare le fastidiose infezioni vaginali; a volte anche le precauzioni non sono sufficienti a scongiurare pruriti, bruciori, arrossamenti, perdite vaginali, disturbi urinari. Anche se l’apparato genitale femminile possiede, ovviamente, dei meccanismi di difesa fisiologici, atti a proteggere il corpo femminile dall’invasione e dalla proli-

ferazione di microrganismi, possono essere insufficienti quando l’equilibrio della flora batterica vaginale viene alterato, come durante i mesi estivi quando, a causa delle condizioni climatiche e dell’adozione di abitudini scorrette, aumenta la possibilità di sviluppare un’infezione locale. Un primo segnale di un disequilibrio dell’ecosistema vaginale sono perdite eccessive, maleodoranti e di aspetto anomalo. Possono essere causate da batteri, parassiti, lieviti o virus. Queste infezioni, se trascurate, possono evolvere in patologie più gravi. Attendere che i disturbi seppur lievi regrediscano spontaneamen-

te può rivelarsi controproducente tanto quanto le terapie self-made. Occorre innanzitutto parlarne con il ginecologo, il quale attraverso una visita potrà diagnosticare il tipo d’infezione (valutando i sintomi e le caratteristiche delle perdite) e prescrivere la terapia più adeguata, che può essere somministrata sotto forma di ovuli, creme vaginali e compresse orali. Condizione fondamentale per il successo della terapia è che la cura venga seguita anche dal partner. Tuttavia, per prevenire ed evitare le recidive dei processi infiammatori è fondamentale l’adozione di alcune regole comportamentali. Non indossare abiti molto aderenti o di materiale sintetico (privilegiare abiti in lino o cotone). Evitare il contatto diretto tra le parti intime e le sedie o sgabelli di uso comune. In spiaggia, oltre all’igiene effettuata quotidianamente, è consigliabile lavare le parti intime, anche solo con acqua, per togliere eventuali residui di sabbia, alghe e subito dopo indossare un costume pulito e asciutto. Per quanto ri-

Tra i fattori di rischio la prematurità

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DI TIZIANA CELESTE Per i vostri quesiti: marketing@6donna.com Tel. 0881.563326

guarda la piscina, è bene evitare di sedersi ai bordi e, anche in questo caso, dopo il bagno è opportuno fare una doccia, asciugarsi bene e delicatamente con un asciugamano asciutto e cambiare il costume. Per le amanti di sauna e bagno turco: sciacquare con il getto d’acqua fredda il piano dove ci si siede e utilizzare sempre un salviettone personale su cui sedersi, senza scambiarlo con altre persone (lo stesso consiglio vale per i teli da spiaggia, pareo etc...) Utilizzare detergenti a base di camomilla (antinfiammatorio, lenitivo) e timo (antibatterico ed antimicotico) potrà procurare sollievo immediato, ma eccedere nell’utilizzo può compromettere lo strato protettivo della pelle (film idrolipidico cutaneo) esponendo l’apparato vaginale ad aggressioni fisiche, chimiche ed infettive. Bere almeno due litri di acqua al giorno abbinati ad un adeguato consumo di fibre e verdure aiuterà a prevenire tanto le infezioni vaginali quanto le fastidiose cistiti. Preferire gli assorbenti interni (da cambiare al massimo ogni quattro ore) al mare e in piscina. Quindi per la prossima estate non dimenticate che abitudini corrette consentono di evitare il rientro a casa con indesiderati souvenir.

CHIRURGO PEDIATRICO

Il Criptorchidismo l Criptorchidismo è l’assenza alla nascita di uno o entrambi i testicoli nella sacca scrotale. Rappresenta l’anomalia più frequente dell’apparato urogenitale nel bambino e si può associare ad altre anomalie di questo tratto. È uno dei fattori di rischio per l’infertilità e il tumore dei testicoli in età adulta. È bilaterale in un terzo dei casi, monolaterale nei restanti due terzi. Durante la vita fetale il testicolo scende nella cavità addominale fino ad arrivare nello scroto, attraversando il canale inguinale, ma può fermarsi in un punto qualsiasi del tragitto di discesa: a livello addominale, lungo il canale alto o al suo 3 medio, bloccarsi all’anello inguinale esterno senza raggiungere completamente lo scroto. La interruzione di questo percorso fisiologico, porta ad avere il testicolo ritenuto in una sede diversa da quella scrotale, determinando un alterato funzionamento del testicolo, con riduzione degli spermatozoi ed ormoni in età adulta. Se il testicolo non scende spontaneamente entro il primo anno di vita, è necessaria una terapia medica e/o chirurgica, entro i primi 2 anni di vita. Il criptorchidismo in genere è asintomatico, si può presentare a volte con una masserella nella regione inguinale, mobile lungo il canale. In caso di torsione del testicolo può procurare dolore, tu-

GINECOLOGA

DI MARIA NOBILI Per i vostri quesiti: marketing@6donna.com Tel. 0881.563326

Se il testicolo non scende spontaneamente entro il primo anno di vita, è necessario intervenire mefazione fissa e iperemia nella zona interessata. I fattori di rischio più importanti del criptorchidismo sono rappresentati dalla prematurità, dal basso peso alla nascita, dal diabete in gravidanza e dal fumo materno. Le cause determinanti la mancata discesa sono: ormonali, meccaniche ( spesso si associano ad ernia inguinale, brevità dei vasi

borsa scrotale e lo mantiene ancorato nello scroto. La diagnosi si avvale di una accurata visita del chirurgo pediatrico per valutare la sede e la morfologia del testicolo se è palpabile. E’ importante la distinzione tra criptorchidismo, testicolo mobile, ectopico o anorchia congenita. L’ecografia si impone nel testicolo non palpabile lungo il canale inguinale,in

spermatici,mancata formazione dell’anello inguinale, pressione insufficiente all’interno dell’ addome), genetiche ed ambientali. I fattori genetici sono più frequenti nel criptorchidismo bilaterale. Una causa è anche la brevità del gubernaculum testis che è il legamento scrotale che spinge il testicolo dall’addome alla

mani esperte valuta la sede dove è ritenuto, la struttura e le dimensioni. Nel caso di testicoli non visualizzati all’ecografia, si ricorre alla Risonanza magnetica, o alla esplorazione laparoscopica, che può essere diagnostica, oltre che terapeutica, permettendo al chirurgo di individuare il testicolo e riportarlo nel-

lo scroto. La terapia è indispensabile per evitare i danni sulla futura fertilità e per la prevenzione dei tumori. Nel 75% dei bambini, in cui non si associa l’ernia,il testicolo tende a scendere spontaneamente nella sacca scrotale entro i primi 8- 10 mesi di vita. Pertanto la terapia medica ( gonadotropine somministrate per spray nasale), può essere intrapresa dal 12°mese. Se non ha effetto, il piccolo deve essere sottoposto ad intervento chirurgico di orchidopessi entro i 2 anni di vita. Esso consiste nel fissare il testicolo nella sacca scrotale, in una sorta di tasca che il chirurgo prepara, correggendo anche l’ eventuale ernia associata. Negli ultimi decenni l’incidenza del criptorchidismo sembra aumentata, probabilmente come conseguenza di inquinanti ambientali che interferiscono sugli ormoni e quindi sullo sviluppo dell’apparato riproduttivo. Molto importanti per chi ha sofferto di criptorchidismo i controlli periodici, da continuare anche nell’età adulta. Vanno eseguiti: visita medica, l’ecodoppler scrotale in età puberale per valutare lo stato dei testicoli,la vascolarizzazione e l’accrescimento.

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in poche parole

Più felici al lavoro Secondo una ricerca di due università statunitensi, Penn State e Akron, le donne che riprendono il lavoro dopo aver avuto un bambino stanno meglio, fisicamente e mentalmente, rispetto a quelle che lo hanno abbandonato o fanno un part-time. È quanto rivela il portale di Repubblica nella sezione del benessere donna. Conciliare lavoro e casa non deve spaventare le neo-mamme. Anzi, chi tra loro è in grado di occuparsi della famiglia e non abbandonare la carriera è più sana e più felice di chi non lo fa. È la tesi a cui sono giunti i ricercatori al termine di uno studio su 2.540 donne diventate madri. La ricerca sostiene che riprendere il lavoro a tempo pieno migliora le condizioni fisiche e mentali di una donna. Quelle che sono tornate al full time sono più in forma, hanno più energia e sono meno a rischio di ammalarsi di depressione rispetto a quelle che invece hanno optato per la mezza giornata o hanno smesso, per scelta o meno, di lavorare. Questo perché le mamme lavoratrici non si “appiattiscono” nella cura della casa e della famiglia, ma hanno un luogo in cui esprimere preparazione e competenza e dove sentirsi gratificate. Secondo i risultati dello studio, le donne in condizioni psico-fisiche peggiori sono quelle “disoccupate non per scelta”. Se questo esito è scontato, meno lo è il fatto che anche il part-time non gioverebbe alla salute, forse perché, essendo meno retribuito, offre meno sicurezza, indipendenza e possibilità di carriera. “Non cedete ai compromessi. Non rinunciate alle vostre ambizioni, agli studi e alla carriera. Lavorare fa bene”, assicura Adrianne French dell’università di Akron, che dal meeting annuale dell’American Sociological Association, svoltosi a Denver, lancia un appello alle donne che diventano madri. “Il lavoro - spiega l’esperta - migliora la salute fisica e mentale delle donne perché migliora l’autostima e permette di raggiungere degli obiettivi, di mantenere un controllo sulla propria vita e di sentirsi autonome. Le donne che interrompono il lavoro poi incontrano più ostacoli”, avverte French che sulla base dei risultati dello studio suggerisce per esempio di “rimandare il primo bimbo a dopo il matrimonio e a dopo la fine degli studi”, e di “non aspettare troppo per ritornare al lavoro dopo aver avuto un figlio”. E’ necessario dunque investire tempo e impegno nell’istruzione e nel raggiungimento delle proprie aspirazioni, perché in genere sono le donne quelle che per la famiglia finiscono con l’accettare più compromessi. Irma Mecca


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in poche parole

Mancinismo Sul portale scientifico di Leonardo un interessante studio di un team di scienziati dell’università di Oxford che ha recentemente identificato il gene che sembra aumentare le probabilità di nascere mancino. LRRTM1, questo il nome del gene che, determinando quali parti del cervello controllano determinate funzioni, parrebbe esserne il diretto responsabile. Per mancinismo si intende la tendenza ad usare, in parte o del tutto, il lato sinistro del corpo per compiere movimenti e gesti automatici e volontari. I recenti studi neurofisiologici hanno elaborato ipotesi scientifiche sulle origini della prevalenza dell’uso della mano sinistra sulla destra: nei mancini, a differenza della maggior parte delle persone, è dominante l’emisfero destro del cervello e per questo, oltre a essere più portati all’uso manuale della sinistra (perché ogni metà del corpo è comandata dall’emisfero cerebrale opposto), avrebbero anche una prevalenza dell’intuizione e della creatività sul pensiero analitico. Nella prima infanzia, nel cervello umano avviene una specializzazione funzionale dei due emisferi cerebrali: l’emisfero sinistro è sede del linguaggio e del pensiero logico, mentre l’emisfero destro delle emozioni, della creatività, della percezione dello spazio, dell’immaginazione e della capacità di cogliere la realtà nel suo insieme. Questo processo viene chiamato lateralizzazione ed avviene dopo i 36 mesi, inizia con lo sviluppo del linguaggio e si conclude verso i 3/4 anni. Le cause della diversa lateralizzazione non sono ancora state chiarite, è comunque accertato che l’ereditarietà è un fattore determinante nel mancinismo, sebbene non dominante. Il mancinismo coinvolge circa l’11% della popolazione mondiale; riguarda più gli uomini che le donne ed è più frequente tra i gemelli omozigoti. Ma la ricerca non si è limitata a indagare le cause del mancinismo, secondo uno studio pubblicato sulla rivista Personality and Individual Differences, l’essere mancini avrebbe infatti anche riflessi sul carattere, o perlomeno le differenze mentali alla base del mancinismo potrebbero avere un peso anche sul nostro agire. Secondo la ricerca i mancini sarebbero più inibiti dei destrimani, tendono ad essere incerti, forse perché troppo severi con loro stessi e possiedono una notevole memoria, padronanza del corpo e creatività tale che il mancinismo è divenuto per molti sinonimo di genialità. In tempi moderni sono stati anche messi a punto oggetti di uso comune creati appositamente per le persone mancine, il mouse del computer, ad esempio, ma anche forbici e ferro da stiro, così da non creare più nessuna “disparità” tra i destri ed i mancini. Irma Mecca

MEDICO CAV

Indaghiamo meglio: quando la salute è a rischio

I danni del cromo esavalente Può essere presente in molti prodotti di solito venduti a basso costo

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nche se il gran caldo sta andando via tutti ancora abbiamo acquistato e stiamo ancora acquistando ciabattine, infradito, costumi, borse, secchiello, palette per il mare e poiché c’è crisi e tutto è in aumento, si ricerca continuamente il prezzo più basso per ogni genere di prodotto. Certo , molte tipologie di prodotti, dall’abbigliamento ai giochi per i nostri bimbi sino al cibo, in alcuni negozi costano poco, ma vi siete mai chiesti perchè? Un motivo è sicuramente quello

della manodopera che, in alcuni Paesi, ha un costo veramente irrisorio; un’altra motivazione può essere quella dell’utilizzo di materiali scadenti. Puntualizzando che non tutti i prodotti made in China sono scadenti, ma che, anzi, alcuni sono di alta qualità, esiste un dato incontrovertibile: da un sequestro di circa 80 mila pezzi, avvenuto nel marzo 2013, è emerso quanto siano dannose le ciabatte e le infradito provenienti dalla Cina. Il centro Antiveleni di Foggia ha condotto una ricerca, individuando che alcuni di questi prodotti, a contatto diretto con la pelle creano irritazioni e scarnificazioni. Sapete perché? Perché’ contengono cromo esavalente e formaldeide, sostanze altamente tossiche, coloranti, cancerogeni e persino ammine aromatiche, altamente nocive per la salute. Le ammine sono derivati dell’ammoniaca, al-

Disturbi dell’apprendimento

tamente irritanti. Ma da dove provengono questi prodotti? Vengono ricavati dagli scarti industriali delle fabbriche e, una volta trasformati in ciabatte, o giocattoli, utensili per casa o chissà cos’altro, vengono stoccati all’interno di un magazzino e smistati in tutta Europa. Fin da subito le autorità competenti hanno visto che la merce sequestrata non era solo contraffatta o con etichette irregolari, ma dannosa per la salute perché tossica. Infatti, appena aperti gli imballaggi, l’ odore acre e forte non ha lasciato alcun dubbio. La perizia disposta ha confermato “l’alta tossicità per la salute umana dei capi d’abbigliamento” verificando la presenza di cromo esavalente. Cosa è il cromo esavalente? Il cromo (Cr) è un elemento di transizione presente nell’ambien-

DI ANNA LEPORE Per i vostri quesiti: marketing@6donna.com Tel. 0881.563326

te in tre forme stabili: metallico, trivalente Cr (III) ed esavalente Cr (VI). Mentre la forma trivalente è caratterizzata da una tossicità relativamente bassa ed è considerata un nutriente essenziale, il cromo esavalente, presente in diversi composti di origine industriale (in particolare cromati e tiolati), è considerato altamente tossico e, sulla base di evidenze sperimentali ed epidemiologiche, è stato classificato dalla IARC (Agenzia internazionale per la ricerca sul Cancro) come cancerogeno per l’uomo. L’apparato respiratorio rappresenta il principale bersaglio dell’azione tossica e cancerogena del Cr(VI). Questa sostanza dannosa non dovrebbe superare gli 0,5 milligrammi per kg, ma in alcuni sandali o infradito si arriva a quantità elevatissime, anche di 124 volte superiore alla quantità permessa. Allora prestiamo molta attenzione, controlliamo la provenienza, il marchio e, se abbiamo dubbi, cerchiamo di informarci. Tutti cerchiamo di risparmiare in questo momento, ma bisogna farlo con un certo riguardo. Dunque, controllate sempre il rapporto qualità prezzo: ne va della nostra salute e del nostro benessere anche perché le conseguenze possono essere gravi . Informiamoci e facciamo informazione.

PSICOLOGA DELL’APPRENDIMENTO

Riabilitazione a distanza

DI ANNA MARIA ANTONUCCI

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Può essere di supporto a una riabilitazione tradizionale per aspetti del recupero che non possono essere affrontati con software

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a riabilitazione si pone come obiettivo lo sviluppo di una abilità non comparsa o il recupero di una abilità che, a causa di una patologia, è andata perduta o è diminuita, attraverso l’utilizzo di strumenti facilitanti, alternativi o compensativi. Molti bambini incontrano difficoltà nella lettura, nella scrittura e nel calcolo, ma molti di loro sono in grado anche di superare le loro difficoltà con lo svolgimento di attività mirate. Spesso genitori e insegnanti non avviano subito gli alunni in difficoltà ad un percorso alla ricerca di una diagnosi clinica. La stessa normativa legge 170/2010 suggerisce alle scuole, prima dell’invio ai Servizi Sanitari, di verificare gli effetti di un percorso di potenziamento delle abilità esistenti. Solo nel caso vi sia la persistenza delle difficoltà, nonostante il percorso di recupero, si suggerisce di avviare l’iter diagnostico con l’invio ai Sevizi Sanitari. Dopo la diagnosi sarà poi necessario attivare un ulteriore percorso riabilitativo che sarà a carico di esperti (logopedisti e psicologi), ma anche della scuola e della fami-

glia. Solo un percorso condiviso e quotidiano potrà ottimizzare i risultati del trattamento. Il trattamento riabilitativo tradizionale è effettuato, una volta che si definisca la natura delle difficoltà dell’alunno, con supporto cartaceo – programmi didattici- o con supporto informatico – software didattico: si consiglia un’eser-

citazione breve e quotidiana di almeno 15/20 minuti. Oggi alcune attività possono essere effettuate con successo anche a distanza e con un accurato monitoraggio delle stesse attività e dei risultati attraverso i Si-

stemi di Riabilitazione a Distanza. La riabilitazione a distanza è una proposta innovativa già in uso da qualche tempo in Italia anche presso il servizio sanitario nazionale. Numerose ricerche cliniche provano che la frequenza della pratica della riabilitazione sia uno degli elementi decisivi di miglioramento nelle prestazioni. La modalità di erogazione della riabilitazione a distanza consente al paziente di esercitarsi quotidianamente, nei momenti della giornata più comodi e, al riabilitatore ,di consultare in tempo reale i risultati e impostare di conseguenza i parametri di esecuzione. Le famiglie o le scuole possono accedere a programmi trimestrali di esercitazione. Il trattamento online di esercitazione e riabilitazione della lettura è rivolto a bambini e ragazzi con prestazioni di lettura non ottimali, sia in presenza di una

condizione di disturbo (dislessia), sia per i cosiddetti “cattivi lettori”. Per quanto ideato per una fascia di età giovanile, può essere utilizzato con successo anche con adulti con difficoltà nella correttezza e nella velocità di lettura. Il potenziamento del calcolo ha come obiettivo principale la rappresentazione numerica della quantità, con un avviamento a strategie di calcolo mentale. Il percorso riabilitativo è pensato per i bambini con fascia di età indicativa tra i 5 e i 12 anni. Il sistema a distanza può essere di supporto a una riabilitazione tradizionale per aspetti del recupero che non possono essere affrontati con software, si pensi per esempio al recupero di comprensione o produzione del testo e deve necessariamente essere supervisionata da esperti.


settembre duemilatredici

Gli strumenti dell’igiene orale quotidiana

DENTISTA DI VALENTINA LA RICCIA

Chewing-gum o spazzolino?

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Una sana igiene dentale è fondamentale contro carie o malattia parodontale Quando non abbiamo la possibilità di spazzolare i denti, la gomma da masticare può essere una soluzione, infatti è utile perché stimola la secrezione di saliva: quest’ultima riequilibra il pH della bocca e deterge superficialmente i denti,. Per tale ragione non può garantire una pulizia accurata, quindi l’utilizzo di chewing-gum non deve essere una regolare alternativa allo spazzolino. Sono preferibili le gomme senza zucchero: niente paura se contengono aspartame, infatti questo dolcificante è stato dichiarato innocuo dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare nel 2011. Un altro problema è che spesso mastichiamo la gomma per molto tempo: non solo è poco cortese, ma anche molto dannoso! Infatti masticare più di 20 minuti al giorno sot-

topone a stress i muscoli masticatori e l’articolazione temporo-mandibolare (che si trova davanti all’orecchio e che articola la mandibola con il neurocranio): tale ipersollecitazione potrebbe causare mal di testa, dolori, rumori articolari (come click o scrosci) o anche l’usura dei capi ossei articolari. Pertanto, gli strumenti di igiene orale quotidiana che dobbiamo prediligere sono: spazzolino, dentifricio, filo interdentale, scovolini, puliscilingua e colluttorio. È importante utilizzarli correttamente dopo ogni pasto, per detergere al meglio il cavo orale senza danneggiare denti e gengive. Poiché la placca è soffice, è indicato uno spazzolino a setole morbide (SOFT) che va utilizzato con movimenti delicati, verticali (dalla gengiva verso il dente opposto e

verso l’esterno) e circolari su tutte le superfici dentarie (anche quelle rivolte verso la lingua). Non serve spazzolare con forza, anzi rischieremmo di procurarci lesioni dentali e gengivali. Bisogna spazzolare i denti per non meno di tre minuti, l’ideale sarebbe farlo per dieci minuti ogni volta (potremmo iniziare comodamente in poltrona mentre guardiamo la tv). Quando le setole iniziano a curvarsi, ogni tre mesi circa, cambieremo lo spazzolino. Manuale o elettrico? Lo spazzolino manuale è ottimo purché lo si utilizzi correttamente; quello elettrico facilita il movimento di spazzolamento e spesso rileva se stiamo spazzolando con la giusta pressione e per il tempo opportuno. Prediligiamo un dentifricio con un indice di abrasività (RDA-Relative Dentin Abrasivity) non superiore a 100, scegliendolo in base alle nostre esigenze e utilizzando una quantità che ricopra solo metà delle setole. I dentifrici contenenti fluoro sono idonei perché favoriscono la remineralizzazione dello smalto dentale, ma attenzione a non deglutirli: il sovradosaggio, potenzialmente

LOGOPEDISTA

Le cause possono essere ereditarie o acquisite

Sordità infantili

dannoso, è possibile soprattutto per i pazienti che già assumono le pastiglie al fluoro o che bevono acque fluorate. Non dimentichiamo di detergere accuratamente anche la superficie della lingua perché vi possono proliferare i batteri che causano l’alitosi: impiegheremo gli appositi puliscilingua o le stesse setole dello spazzolino (senza dentifricio). È necessario utilizzare il filo interdentale e/o gli scovolini almeno una volta al giorno per pulire gli spazi tra un dente e l’altro, ma attenzione a usarli solo a contatto con i denti e con estrema delicatezza, senza ledere le gengive. Possiamo completare la nostra igiene orale praticando sciacqui con un colluttorio rigorosamente senza alcol. Infine ricordate di recarvi dal vostro odontoiatra ogni 6 mesi per una visita di controllo: i propri denti sono insostituibili, quindi conserviamoli! www.disegnicolorare.com

DI MARIA FRANCESCA DI MICHELE Per i vostri quesiti: marketing@6donna.com Tel. 0881.563326

Il trattamento logopedistico si esplica in termini di educazione e rieducazione

I

l termine sordità o ipoacusia indica una riduzione dell’udito; tale riduzione può essere di lieve, media o grave entità. Nel caso delle sordità infantili, quelle di maggior importanza sono definite neurosensoriali gravi o profonde, che come tali, possono nel bambino inibire la normale acquisizione del linguaggio, rallentarne lo sviluppo o portarlo ad un rapido deterioramento. Le cause delle sordità infantili possono dividersi principalmente in ereditarie e acquisite. Le sordità ereditarie possono essere congenite (cioè presenti fin dalla nascita) o possono insorgere in epoca pre-scolare o nella seconda infanzia, di solito sono associate ad altre alterazioni di altri organi o apparati. Le sordità acquisite si dividono a loro volta in: -prenatali: le cause agiscono durante la vita intrauterina e possono essere di origine infettiva o tossica (Toxoplasmosi, Rosolia, Citomegalovirus, Herpes ecc); -perinatali: le cause agiscono durante il passaggio dalla vita intrau-

terina all’ambiente esterno, e tra queste ricordiamo principalmente l’ittero o l’asfissia; -postnatali: tra le cause più comuni ricordiamo la parotite, la meningoencefalite, il morbillo, il trauma cranico e le sostanze ototossiche. Ovviamente, in base all’epoca di insorgenza, di diagnosi e di protesizzazione, per quanto riguarda il trattamento logopedico possiamo parlare di: -“educazione” nel caso del bambino protesizzato precocemente, entro l’anno di vita, che non ha ancora subito chiare compromissioni sul piano del linguaggio e del comportamento e che non presenta altre turbe neuro-psicologiche che possono incidere sul trattamento; -“rieducazione” quando la diagnosi è stata posta tardivamente e il bambino non ha acquisito il linguaggio o lo ha strutturato parzialmente, o presenta numerose alterazioni. Mentre l’educazione stimola la

comunicazione spontanea nel bambino come fatto naturale, la rieducazione (soprattutto in soggetti che presentano anche altre turbe) “imposta” il linguaggio dal fonema alla parola, alla frase. L’intervento del logopedista è molto importante anche durante la protesizzazione, affinché non sia un evento traumatico e il bambino si renda conto gradualmente e piacevolmente degli stimoli sonori. Il trattamento si divide in diverse fasi. Nel caso in cui il bambino sia molto piccolo e in fase preverbale, attraverso la stimolazione fonoacustica il logopedista deve portare il bambino a codificare e successivamente a riprodurre i suoni e la prosodia della nostra lingua. In questa prima fase è importante fissare l’attenzione del bambino sui suoni onomatopeici di animali,

mezzi di trasporto ecc. attraverso giochi sonori che mantengano sempre viva l’attenzione e la motivazione. Si lavorerà inoltre sull’allenamento della detezione (riconoscere la presenza/assenza di suono) con attenzione particolare alla voce, autoascolto e imitazione sonora, poi si passerà alla comprensione di parole appartenenti al lessico quotidiano e alla stimolazione della lallazione/ linguaggio spontanei. Se il bambino è più grande ed ha già sviluppato il linguaggio, potrebbero essere presenti delle dislalie audiogene, (alcuni fonemi vengono articolati in maniera scorretta perché percepiti male) è compito del logopedista quindi correggere i difetti di pronuncia, lavorare sulla discriminazione acustica e sulle componenti lessicali, semantiche e narrative del linguaggio (ampliare il vocabolario, migliorare la comprensione, stimolare il ragionamento astratto e la capacità di raccontare, descrivere ecc.). Queste sono solo alcune delle fasi della terapia logopedica, che ovviamente varia da bambino a bambino. La collaborazione della famiglia è come sempre fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi.

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in poche parole

L’età della intelligenza Secondo lo studio norvegese pubblicato da Science e riportato sul sito Rainews24.rai.it i primogeniti superano in quoziente di intelligenza i fratelli minori grazie allo ‘status’ familiare e a una migliore elaborazione del pensiero. Croce e delizia di tutti i fratelli maggiori: stare attenti al fratello o alla sorella più piccola, insegnare le cose già imparate, accudirli in qualche circostanza. Croce, perché nei confronti dei fratelli minori si sviluppa spesso una vera insofferenza. Delizia perché ogni tanto il ruolo di maggiore dà indiscussi privilegi. E tra i vantaggi della primogenitura pare ci sia l’inconsapevole acquisizione di una migliore capacità di elaborare il pensiero. E, quindi, a conti fatti, una intelligenza più sviluppata e acuta rispetto ai fratelli minori. “Intelligenza non è non commettere errori, ma scoprire subito il modo di avvantaggiarsene”, scriveva Brecht. Chissà che anche in questo non siano più rapidi i fratelli maggiori. La questione ha appassionato gli scienziati almeno dalla fine dell’Ottocento. Uno dei primi fu Sir Francis Galton - antropologo, genetista e cugino di Darwin - che nel XIX secolo fece notare come spesso gli uomini in posizioni influenti erano prevalentemente primogeniti. Secondo i ricercatori norvegesi però, l’ordine di nascita non conta a livello di patrimonio genetico, ma per la differente attenzione accordata dalla famiglia al primo figlio, che ipoteca un più alto quoziente intellettivo. Petter Kristensen e Tor Bjerkedal hanno individuato nel “rango sociale” all’interno della famiglia la ragione ultima della maggiore intelligenza nel clan familiare, come nel caso del secondogenito quando il primogenito è morto prematuramente. Lo studio è stato condotto su 241.310 norvegesi che hanno passato la visita di leva tra 1967 e 1976 a un’età compresa tra 18 e 19 anni. Il quoziente intellettivo dei primogeniti era di 103,2 contro una media di 102,9 dei secondogeniti e di 100 per i terzogeniti. Ma se i fratelli maggiori erano morti piccoli, la media dei terzi nati saliva a 102,6. Secondo Frank Sulloway, un’autorità all’Università di California sugli studi sull’ordine di nascita, la ricerca dei norvegesi dimostra che non è tanto l’essere primogenito ma l’essere cresciuto da primogenito ad avere impatto sull’intelligenza: “Il maggiore si stacca dagli altri forse perché è costretto a fare ai minori da guida e in questo processo impara a organizzare e elaborare meglio il pensiero”. Irma Mecca


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settembre duemilatredici

in poche parole

Un pianeta più sano

MOVIMENTO CONSUMATORI

I vantaggi dell’autonoleggio ad ore

DI ROSANGELA LORISO

Car Sharing in tempo di crisi

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Il costo è proporzionale ai chilometri

Senza carne bovina 4 miliardi di persone in più avrebbero cibo a sufficienza, solo per soddisfare uno dei più normali bisogni primari, cioè mangiare. Ormai è risaputo che evitare di mangiare troppa carne è salutare, ma da quanto emerge da uno studio, pubblicato sulla rivista Iop Science Environmental Research Letters e riportato sul sito di greenme.it, fa addirittura benissimo a livello globale. Se gli Stati Uniti azzerassero l’allevamento dei bovini e il consumo di carne, essi sarebbero in grado di nutrire tre volte tanto il numero di persone che riescono a sfamare oggi. Inoltre il nuovo studio, condotto dalla University of Minnesota, ha messo in luce che mangiare la carne comporta un enorme spreco di risorse e ha messo nero su bianco il fatto che le calorie assunte da una persona che si nutre di carne bovina rappresentano appena il 10% di quelle acquisite dall’animale dai prodotti agricoli. In questo passaggio dunque si disperde il 41% delle calorie. I ricercatori hanno ipotizzato che gli esseri umani hanno bisogno in media di 2.700 calorie al giorno. Stando a queste cifre, è emerso che solo il 12% delle calorie vegetali utilizzate per l’alimentazione animale si trasforma nelle calorie consumate dagli esseri umani. Le terre coltivate di tutto il mondo, da sole, potrebbero sfamare 4 miliardi di persone in più di quanto non facciano ora. Basterebbe solo sostituire alla produzione di mangimi e biocarburanti per gli animali, esclusivamente quella destinata al consumo umano. Anche un piccolo, parziale spostamento delle colture intensive destinate al bestiame come il foraggio potrebbe aumentare l’efficienza agricola e fornire cibo per milioni di persone. Secondo i ricercatori, ad oggi un completo cambiamento delle diete a livello globale che elimini del tutto la carne non è fattibile, ma anche un parziale cambiamento potrebbe apportare dei benefici non da poco. Evitando i bovini e preferendo pollo e maiale, si potrebbero alimentare altre 357 milioni di persone, e il passaggio ad una alimentazione priva di carne ma con uova e latte potrebbe sostenere altre 815 milioni di persone. L’uomo potrebbe dunque completamente soddisfare il fabbisogno proteico con diete a base vegetale, ma modificando in parte i sistemi di coltura ad esempio con una maggiore produzione di legumi ricchi di proteine. Irma Mecca

Tra caro benzina, RC auto e bollo auto, mantenere oggi un’automobile è davvero un’ impresa ardua se non addirittura impossibile. Non è infatti un caso che negli ultimi anni gli automobilisti abbiano ridotto di molto gli spostamenti, limitando l’utilizzo dei propri mezzi di trasporto soltanto ai casi di stretta necessità . Poi ci sono le multe, i parcheggi a pagamento nelle zone con le strisce blu e le spese di manutenzione: la categoria degli automobilisti è davvero in difficoltà alle prese tra problemi economici, scelte difficili ed esigenze personali e lavorative che con difficoltà il servizio di trasporto pubblico può pensare di soddisfare. Ma qualcosa di nuovo sembra spuntare all’orizzonte, un’idea innovativa ed originale, una soluzione simpatica che ben potrebbe rappresentare un rimedio a tutto ciò: parliamo del così detto car sharing Il car sharing è una forma innovativa e particolare di autonoleggio a ore in cui l’automobilista, previa prenotazione telefonica, preleva un’auto da un apposito parcheggio, la utilizza per le ore richieste e la riporta nell’area di

partenza pagando a fine corsa una quota proporzionale esclusivamente all’utilizzo fatto ovvero ai chilometri percorsi e al tempo di noleggio. Trattasi in realtà di un uso dell’automobile alternativo a quello tradizionale teso a favorire il passaggio dal concetto di possesso del mezzo di trasporto a quello di utilizzo del mezzo di trasporto. Un sistema nuovo di condivisione dell’auto, attualmente in piena espansione, che cerca di dare una soluzione ed un’ opportunità anche e soprattutto a chi a causa dell’attuale momento di difficoltà economica rischia di dover rinunciare all’automobile con tutte le conseguenze pregiudizievoli che ne deriverebbero. I vantaggi del car sharing sono tanti e di non poca importanza: innanzitutto permette di avere a disposizione un’auto sempre adatta alle proprie esigenze, sia familiari

che aziendali (si pìù infatti scegliere tra un parco auto svariato in cui si possibile trovare l’utilitaria, la monovolume e quant’altro utile a soddisfare le proprie richieste) senza possederne una e senza quindi doverne sostenere i rilevanti costi fissi, ma pagando solo in proporzione all’utilizzo che se ne è fatto. Il car sharing può dunque essere la soluzione ideale per chi con un auto non ha la necessità di percorrere molti chilometri . Al contrario, se si percorrono lunghe distanze, si può far ricorso al car pooling, forma anch’essa di condivisione dell’automobile, per lo più privata, tra persone che decidono di utilizzarla congiuntamente per soddisfare comuni esigenze private e/o lavorative. I benefici che possono derivare alla comunità da una diffusione

Va contemperata con il rispetto della privacy

Videosorveglianza nelle scuole I

del car sharing sono molteplici: dalla riduzione del traffico, alla riduzione dell’inquinamento, alla soluzione del problema del parcheggio. Proprio per questo motivo molte amministrazioni comunali di diverse città italiane, hanno deciso di introdurre una serie di incentivi all’utilizzo ed alla diffusione del car shering: In particolare hanno previsto alcune importanti agevolazioni quali, solo per fare qualche esempio, l’accesso alle corsie preferenziali, l’accesso alle aree a traffico limitato, la possibilità di parcheggiare gratis l’automobile anche nelle aree con strisce blu. Agevolazioni, quelle appena menzionate che indubbiamente consentiranno al car sharing di trovare il giusto sviluppo e la giusta diffusione non solo in molte città italiane ma soprattutto tra i molti automobilisti ancora scettici e dubbiosi.

AVVOCATO DI PALMA RUBANO Per i vostri quesiti: marketing@6donna.com Tel. 0881.563326

In caso si tratti di una scuola privata occorre il consenso di tutti gli interessati

n materia di utilizzo della videosorveglianza negli asili nido privato si è interpellato il Garante della Privacy che con una recente pronuncia ha dettato le linee guida precisando che l’utilizzo della videosorveglianza nelle scuole deve necessariamente contemperarsi con il rispetto della privacy. In particolare rileva che la videosorveglianza è tuttora vista nell’ottica del Garante come un strumento particolarmente invasivo e da utilizzare con l’ausilio di una serie di accorgimenti tali da limitare il più possibile l’intrusione nella vita privata degli interessati. L’unica ipotesi di videosorveglianza scolastica espressamente ritenuta lecita dal Garante senza necessità di ulteriori verifiche riguarda la finalità di tutela dell’edificio scolastico e dei beni scolastici da atti vandalici, purché le riprese riguardino le sole aree interessate e vengano attivate negli orari di chiusura degli istituti; per detta finalità, viene pertanto esclusa la possibilità di attivare le riprese “in coincidenza con lo svolgimento di eventuali attività extrascolastiche che si svolgono all’interno della scuola” e, quindi, in coincidenza con gli orari delle lezioni. Anche nella ipotesi di telecamere installate per motivi di antivandalismo dovranno comunque

essere rispettate tutte le altre condizioni previste dalla legge e dal Provvedimento a carattere generale del Garante, tra cui l’informativa, l’adozione di misure di sicurezza, la limitazione della eventuale conservazione dei dati. Occorre pertanto chiedersi se vi possano essere margini per l’utilizzo di videocamere per la tutela dei bambini e dei ragazzi. Un primo problema preliminare da risolvere è quello del rispetto della normativa posta a tutela del controllo a distanza dei lavoratori, di cui all’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori. La norma contempla due distinte fattispecie: il primo comma sancisce un divieto assoluto dell’utilizzo di apparecchiature finalizzate al

mero controllo dell’attività lavorativa, sul presupposto che la vigilanza sul lavoro, ancorché necessaria all’organizzazione produttiva, vada mantenuta in una dimensione “umana”, non esasperata dall’uso di tecnologie che possano violare la riservatezza e l’autonomia nello svolgimento del lavoro; il secondo comma permette al datore di lavoro di installare e utilizzare quegli impianti che, anche se idonei a controllare a distanza i lavoratori, siano tuttavia diretti a soddisfare esigen-

ze organizzative, produttive o di sicurezza, a condizione che per l’installazione dei detti impianti vi sia un preventivo accordo con le rappresentanze sindacali oppure vi sia un’autorizzazione dell’Ispettorato del Lavoro.

Pertanto, può ritenersi che allo stato attuale non appare, dunque, lecita l’installazione di telecamere nelle aree didattiche. Va però differenziata l’ipotesi in cui si tratti di scuola pubblica rispetto a quella di scuola privata. Qualora si tratti di scuola pubblica, non sarà necessario il consenso degli interessati, ma l’ente potrà trattare i dati solo nell’esercizio delle sue funzioni istituzionali, come previsto dagli artt. 18-22 del d.lgs. 196/03. In tale ipotesi la liceità del trattamento dipenderà da come vengono inquadrate le funzioni istituzionali di una scuola pubblica: se tra queste possono essere fatte rientrare anche quelle della protezione dei minori e più in generale dei suoi studenti allora, effettivamente, il consenso di tutti gli interessati non sarebbe necessario. Qualora si tratti di scuola privata, occorrerà invece il consenso di tutti gli interessati per potere mettere in funzione il sistema di videosorveglianza. Tale necessità potrebbe causare problemi tecnici non indifferenti, perché è praticamente impossibile che il sistema possa automaticamente riprendere alcuni bambini e non altri, a meno di immaginare la formazione di classi con bambini sottoposti a videosorveglianza e di classi prive di telecamere.


settembre duemilatredici

sociale

Nuovi coefficienti per la conversione

50&PIÙ ENASCO

Il calcolo contributivo Niente più differenze sul criterio di calcolo delle pensioni Già dall’anno scorso non ci sono più differenze sul criterio di calcolo delle pensioni. La riforma “Monti” (legge n. 214/2011) ha previsto per tutti il “sistema di calcolo contributivo”. In altre parole, per le anzianità contributive maturate a partire dal 1° gennaio 2012, le relative quote di pensione sono calcolate tutte con il sistema contributivo, anche per coloro che al 31 dicembre 1995 avevano già versato 18 anni di contributi. Il sistema retributivo, misto e contributivo Con la riforma “Dini” (legge n. 335/1995), il sistema di calcolo delle pensioni si differenziava a seconda dell’anzianità contributiva maturata alla data del 31 dicembre 1995. La riforma “Dini”, con la triplice possibilità di calcolo della pensione, rimane in vita solo per coloro che sono andati in pensione maturando i requisiti entro il 31 dicembre 2011. A partire dal 1° gennaio 2012, invece, ossia per le anzianità maturate da tale data in avanti, esiste solo il sistema contributivo; di conseguenza, non c’è alcuna novità per chi già appartiene a questo regime (coloro che hanno cominciato a lavorare dal 1° gennaio 1996) e per chi è nel sistema misto. Invece, chi nel 2011 si trovava

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nel sistema retributivo, da gennaio 2012 è passato al nuovo misto: le anzianità fino al 31 dicembre 2011 danno vita a una quota di pensione retributiva, mentre le anzianità dal 1° gennaio 2012 in poi danno vita a una quota di pensione contributiva.

il montante contributivo e producono una sorta di interesse composto, al tasso legato alla dinamica quinquennale del PIL (prodotto interno lordo). Quindi più cresce l’Azienda Italia, maggiori sono le rendite su cui i lavoratori possono contare.

2015. Questi coefficienti non riguardano più soltanto le età da 57 a 65 anni, ma si allungano fino a 70 anni per incentivare facoltativamente la permanenza al lavoro, nella prospettiva di conseguire una pensione

Come funziona il sistema contributivo Il sistema di calcolo contributivo funziona grosso modo come un libretto di risparmio. Il lavoratore accantona ogni anno i propri versamenti: • se è un lavoratore dipendente l’accantonamento è pari al 33% dello stipendio; • se è un lavoratore autonomo (artigiano, commerciante) accantona il 21,75% del proprio reddito (misura che salirà fino a raggiungere il 24% entro l’anno 2018); • se è un collaboratore (Co.Co.Pro.) accantona il 27% del proprio compenso (misura che salirà fino a raggiungere il 33% a partire dal 2018). I contributi possono essere calcolati però fino ad un certo importo di reddito o retribuzione, questo limite, per il 2013, è pari a 99.034 euro (cosiddetto “tetto contributivo pensionabile”). I contributi versati costituiscono

I nuovi coefficienti Alla data del pensionamento, al montante contributivo rivalutato è applicato un coefficiente, detto di trasformazione, che converte i contributi in pensione. La misura di tale coefficiente cresce con l’aumentare dell’età. Con il Decreto Ministeriale del 15 maggio 2012, sono stati fissati i nuovi coefficienti per il calcolo della pensione per tutti i lavoratori che vanno in pensione dal 1° gennaio di quest’anno e fino al 31 dicembre

più alta. E ciò vale soprattutto, come si evidenzia nella Tabella B, per coloro che decidono di andare in pensione – tra il 2013 e 2015 – con un’età non superiore a 65 anni, in questo caso subiscono – per effetto di nuovi coefficienti – un taglio della prestazione pensionistica che supera in alcuni casi l’11%. Ad esempio. Supponiamo che un lavoratore abbia accumulato un montante contributivo di 400 mila euro. Quando decide di ottenere la pensione, l’importo della stessa verrà cal-

DI FLOREDANA ARNÒ

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colato applicando alle 400 mila euro il coefficiente di trasformazione corrispondente all’età raggiunta in quel momento. Se il lavoratore va in pensione nel 2014, bisogna fare riferimento ai nuovi coefficienti. In tal caso, se chiede la pensione a 60 anni otterrà una pensione annua lorda di 18.644 euro (400.000 moltiplicate 4,661%); se chiede la prestazione a 65 anni riceverà 21.740 euro (400.000 moltiplicato 5,435%); se va in pensione a 70 anni avrà diritto a 26.164 euro (400.000 moltiplicato 6,541%). Infine, una delle novità della Riforma “Monti-Fornero”, con riferimento alla nuova pensione di vecchiaia, è la facoltà ai lavoratori di rimanere al lavoro fino a 70 anni, al fine di migliorare il proprio assegno di pensione. I nuovi coefficienti sono stati determinati anche per le età che vanno dai 65 ai 70 anni. I valori di questi coefficienti, per gli anni 2013-2015, crescono con il crescere dell’età , proprio perché la loro determinazione è stata fatta tenendo conto del fine di dover migliorare la misura della pensione a chi ritarda l’uscita dal lavoro. Il prossimo aggiornamento dei coefficienti sarà nel 2015, quando la revisione riguarderà i pensionamenti decorrenti nel triennio 2016-2019. Dall’anno 2019 in poi, invece, la revisione dei coefficienti avrà una cadenza biennale.


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settembre duemilatredici

società

Ottobre, mese della Campagna “Nastro Rosa”

Contro il ‘Big Killer’ Esami gratuiti per la prevenzione del tumore al seno 397 sono gli ambulatori delle Sezioni Provinciali che effettuano esami diagnostici. 14 le forme di tumore più diffuse in Italia. 91 sono gli anni che la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori ha dedicato sino ad ora senza sosta alla diffusione della cultura della Prevenzione, che oggi resta l’arma più efficace per vincere il cancro. Questi sono solo alcuni dei numeri che fanno della LILT il primo Ente Pubblico su scala nazionale, che opera senza fini di lucro e ha come compito istituzionale primario la prevenzione oncologica. La Prevenzione, infatti, consente di vivere bene e più a lungo: non solo salva la vita impedendo l’insorgenza di una malattia o ritardandone l’evoluzione, ma evita anche la sofferenza e l’utilizzo di farmaci spesso debilitanti. Ad ottobre, con la Campagna Nastro Rosa, la LILT ed Estée Lauder Companies, società leader nei prodotti di bellezza di prestigio, torneranno in prima linea nella lotta al tumore al seno, grave patologia neoplastica che registra un’incidenza sempre maggiore. Per l’edizione 2013 sarà Margherita Buy, nota attrice cinematografica e teatrale, la testimonial italiana della Campagna dedicata alla prevenzione del tumore al seno giunta alla XXI edizione nel Mondo. La Campagna Nastro Rosa, ideata negli Stati Uniti da Evelyn Lauder e promossa in oltre 70 Nazioni, ha come obiettivo quello di sensibilizzare un numero sempre più ampio di donne sull’importanza vitale della prevenzione e della diagnosi precoce dei tumori della mammella, informando il pubblico femminile anche sugli

A Foggia il volontariato ha il nome di…

Straordinariamente Abili “La vita è sempre degna di essere vissuta e lo sport dà possibilità incredibili per migliorare il proprio quotidiano e ritrovare motivazioni”. Lo dice Alessandro Zanardi, un uomo la cui esperienza di vita è eletta a modello da tutti coloro che, segnati da eventi particolarmente dolorosi, hanno deciso di continuare a lottare. Ed è proprio dallo sport, in particolare il nuoto, dalle sue regole, dalla sua capacità di rinnovare corpo e mente che prende il via l’associazione ‘Straordinariamente Abili’: costituita un anno fa, è rappresentata dal Presidente Luisa Affatato ed ha sede legale in Foggia, Via Aquilonare n°36. ‘Straordinariamente Abili’ si fonda su valori umani e cristiani al fine di donare servizi e aiuti fisici, psicologici e morali ai ragazzi e alle famiglie indigenti che vivono condizioni di grande difficoltà economica. La crescita e l’autonomia di un ragazzo in difficoltà sono gli obiettivi dell’associazione che l’associazione mira a raggiungere attraverso veri e propri momenti socializzanti (gite, cinema, pub, bowling), con cui i ragazzi possano sentirsi a tutti gli effetti “cittadini del mondo”.

‘Straordinariamente Abili’ (non ha scopo di lucro) propone specifici programmi ed interventi dove il punto di partenza, per la consapevolezza del sé, è rappresentato dall’acqua che esplica, attraverso il nuoto, la sua carica percettiva e sensoriale utile a potenziare e valorizzare le qualità intellettive, artistiche e sportive dei ragazzi in difficoltà oltre a promuovere la partecipazione dei propri atleti alle attività agonistiche a livello provinciale, regionale e nazionale, organizzate dal Comitato Paraolimpico. Tutto ciò viene svolto da istruttori specializzati (appartenenti alla Federazione Italiana Nuoto) che, nel rapporto uno a uno, mirano a far emergere capacità e peculiarità del singolo incrementandone il livello di autostima. Inoltre, al fine di favorire l’integrazione dei diversamente abili, l’Associazione propone, al di fuori degli impianti natatori, interventi di carattere educativo, ricreativo, sportivo e sociale, come: musicoterapia, logopedia, laboratorio di informatica e artistico, e attività ludiche. Per maggiori informazioni straordinariamente abili@Gmail.com Simona Donatelli

stili di vita correttamente sani da adottare e sui controlli diagnostici da effettuare. Per far si che il messaggio che la Prevenzione è vita arrivi più forte e convincente a tutte le donne italiane, saranno tante e diverse le iniziative che si svolgeranno in tutto il Paese: da Via MonteNapoleone in rosa, un giorno di shopping solidale in cui il 10% degli incassi verrà devoluto alla LILT; ai monumenti d’Italia, come il Campidoglio a Roma, che verranno illuminati da una luce rosa che unirà idealmente la nostra Penisola dal Nord al Sud con altre famosissime location come l’Empire State Building e le Cascate del Niagara; infine la partecipazione delle “Stelle Olimpiche” - il team alla femminile di campionesse olimpiche provenienti da tutte le discipline - e della Nazionale di vela che gareggeranno nel Golfo di Trieste con il messaggio della LILT “La prevenzione sulle ali del vento della solidarietà”. Ma il lavoro maggiore verrà fatto dalle 106 Sezioni Provinciali che, con tutti i loro punti Prevenzione/Ambulatori LILT, saranno a disposizione per offrire alle donne visite senologiche ed esami strumentali, dare loro utili consigli, materiale informativo-scientifico, aiutarle a meglio capire come prevenire, scoprire, curare e vincere la malattia. Per conoscere giorni e orari di apertura dell’ambulatorio LILT più vicino, in cui poter effettuare esami di diagnosi precoce e controlli, si può chiamare il numero verde SOS LILT 800-998877 o consultare i siti www.lilt.it o www.nastrorosa.it. Simona Donatelli


settembre duemilatredici

cultura&spettacolo

Con la Compagnia dell’Alba

Il talento gioca in casa Il 25, 26 e 27 settembre prossimi il Teatro del Fuoco di Foggia ospiterà "Romeo e Giulietta Eternal Love", il nuovo musical de La Compagnia dell’Alba, scelto per aprire la stagione teatrale foggiana 2013/2014. Sull'Onda dell'inatteso trionfo di critica e pubblico del musical-evento “Jesus Christ Superstar”, (sold out e recensioni entusiastiche), la “Compagnia dell’Alba”, guidata dal regista e attore Michele Iorio e composta da più di trenta elementi tra attori, cantanti e ballerini, si è rimessa al lavoro per produrre un nuovo spettacolo. Amore, passione, canzoni origi-

Alisea Bisceglie, prima ballerina di Romeo e Giulietta

nali e trascinanti ritmi pop-rock: questo é “Romeo e Giulietta Eternal Love”. Tra i professionisti impegnati il musical: la coreografa Giada Ordine, la scenografa Maria Grazia de Rosa, il costumista Diego Pecorella, la makeup artist Anna Maria Annecchino e tutto lo staff dell’istituto di bellezza Luna. Punti di forza della giovane compagnia, la passione e l’impegno che il cast impiega sul palcoscenico. A dimostrazione che lavorare nel musical è possibile a buoni livelli anche senza “espatriare”: l’arte nella terra del Sud, troppo spesso criticato per la sua scarsa produttività artistica e culturale, è una realtà. Come amano recitare i giovani artisti: con la Compagnia dell’Alba il talento gioca in casa!

Attivamente... al Teatro Tutto è iniziato da una passione comune per il teatro e lo spettacolo. Barbara Falcone, segretaria, Patrizia Affatato, orafa, Colamussi Maddalena, agente di viaggio, amiche da anni, hanno deciso di mettersi in gioco creando una propria associazione, "Attivamente". E dal gioco è nata una vera e propria rassegna teatrale, in pro-

gramma al Teatro del Fuoco, che si pone l'ambizioso obiettivo di coinvolgere tutti, dagli amanti del cabaret, agli intenditori di buona musica, ai bambini per il circo. "Viviamo, forse nell’illusione - affermano con convinzione - che in questa città finalmente si possa fare quel qualcosa di diverso, che tutti richiedono!

IL PROGRAMMA 3 Ottobre 30 Ottobre 11 novembre 28 Novembre 5 Dicembre

19 Dicembre

"NUZZO & DI BIASE LIVE SHOW" cabaret... FAUSTO MESOLELLA "IL MAGO DELLA CHITARRA" musica CARMELA VINCENTI "SPOSE" teatro; MAKKEKOMIKO con Rocco Gigolò, Mago Mancini, Fabian Grutt, Annalisa Aglioti e Angela De Prisco cabaret; "DA CARUSO AL NATALE" con Ugo de Veredicis(voce), Iskra Menarini(voce), Bruno Mariani (chitarra), Renato Droghetti (tastiere e vocoder), Bruno Farinelli(batterista) "LA RISCOSSA DEL CLOWN" direttamente dalla Francia Uno spettacolo di circo e teatro al servizio della leggerezza e del divertimento MADAME REBINE'

PER INFORMAZIONI: Barbara Falcone 3937797558, Patrizia Affatato 3384339908 e Maddalena Colamussi 3474682479.

Si comincia con Nuzzo Di Biase Live Show Diventati popolarissimi per le partecipazioni televisive nei programmi della Gialappa’s, con i loro siparietti da “Mondaini -Vianello” 2.0, ritmati da salaci botta & risposta al vetriolo, Maria Di Biase e Corrado Nuzzo inaugureranno con il loro imprevedibile stile la stagione del Teatro del Fuoco

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Finalmente MISS ITALIA Due manfredoniane alle Prefinali Nazionali Non ci sarà un’altra Manila Nazzaro, almeno per quest’anno. Fino all’ultimo, i foggiani hanno incrociato le dita per mandare la loro reginetta in tv. Ora non resta che tifare per le due manfredoniane ancora in gara. La bellezza sipontina, assai gettonata in questa 74esima edizione, ha sbancato: Miss Italia continua per Giuliana D’Oria e Rosa Fariello, arrivate alle Prefinali Nazionali. In Veneto, dal 29 settembre al 2 ottobre, dovranno vedersela con altre 188 ragazze e solo 63 se la giocheranno in finale (dal 3 al 13 ottobre). Undici in tutto le pugliesi a Jesolo. Rosa, 18 anni, si era assicurata un posto già il 16 agosto: nella Finale Regionale di Peschici aveva vinto la fascia di “Miss Miluna Puglia”. Giuliana, 20 anni, che a Foggia studia Scienze dei Beni Culturali, ha dovuto aspettare l’ultima selezione, la Finalissima del 4 settembre, per diventare “Miss Rocchetta Bellezza Puglia”. Proprio nel capoluogo dauno, quartier generale dell’agente regionale Mimmo Rollo, si è disputata la Finale di Miss Puglia, dopo quattordici lunghi anni. Era il 1999 quando quel titolo venne assegnato ad una foggiana, l’ultima Miss Italia pugliese. Allora era in Villa, oggi davanti al Teatro Umberto Giordano. Un ritorno in grande stile per l’esclusivista del Concorso di Bellezza che con la sua Agenzia Parole & Musica organizza le selezioni in Puglia e Molise, dopo due anni di assenza forzata a causa della crisi dei comuni. Le concorrenti, arrivate da tutta la Puglia, avevano già superato le selezioni provinciali e regionali, dunque, c’era davvero l’imbarazzo della scelta tra tante ragazze già promosse a pieni voti. Sportivamente, il pubblico, che ha atteso il verdetto fino a notte fonda, ha approvato la scelta della giuria: una ventunenne di Acquaviva delle Fonti (Bari), Maria Selena Filippo, rappresenterà la regione direttamente in Finale. Tutti d’accordo, stregati dai suoi grandi occhi verdi e da un sorriso raggiante. Beneaugurante la presenza della Miss Italia in carica, Giusy Buscemi, l’incarnazione della Miss della porta accanto, di una semplicità disarmante, ospite d’onore della serata. Tutti i flash erano per lei, ma il cantante foggiano Ottavio De Stefano ha firmato, forse, qualche autografo in più, assalito dalle fan sfegatate. Oltre a far girare la testa ai foggiani, la carovana di Miss Italia, ha riempito alberghi e B&B: tutto esaurito in città e difficile trovare posto nelle strutture ricettive della provincia. Non c’è da stupirsi: è la forza di Miss Italia! Mariangela Mariani


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