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Riv sta Bime Rivi mestra m t le/P / oste ste Ita It liane lian iane SpA - sped spedizio i ne in abbona izi bonamento bona o postale - D.L. D 353 3/200 03 (conv. v.27/0 7/0 7/02/20 /0 02 2/20 2/2 2/ /20 /2 / 20 2 004 04 n° 46 6) art. art. t 1 co com mma 1, 1, DC CB Bo ollog logn ogn o gna g

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tradizione sartoriale – morseletto e la pietra naturale / sartorial tradition – morseletto and natural stone

progetto/projectt Pisa Orologeria Flagship Store luogo/location via Verri 7, Milan progettista/designer Vittorio Carena AVC&Partners srl superficie/overall surface area 1,200 mq elementi in marmo e terrazzo/marble elements and terrazzo Laboratorio Morseletto srl fotografie/photos Alessandra Chemollo

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La tradizione che si rinnova, la conoscenza che si aggiorna attraverso l’impiego di nuove tecniche di lavorazione e il dialogo virtuoso con i progettisti. Da oltre un secolo il Laboratorio Morseletto lavora ogni tipo di pietre e marmi per interventi architettonici di altissimo prestigio e di taglio “sartoriale” nei quali il fascino di un materiale antico diventa strumento progettuale contemporaneo. Tra le recenti realizzazioni si distingue il nuovo Flagship Store di Pisa Orologeria a Milano, curato da Vittorio Carena, architetto e direttore creativo del gruppo. Un progetto che si sviluppa su tre livelli di uno storico palazzo di inizio ‘900 sito in via Verri, nel luogo in cui la storica azienda familiare è nata. La scelta dei materiali è ispirata alla più antica tradizione veneziana e rappresenta un “mood” che è filo conduttore lungo il percorso che genera gli spazi, ognuno con funzioni precise: dall’esposizione alla vendita a luogo esclusivo per mostre e incontri. Elemento notevole dell’intervento è la galleria a doppia altezza che funge da filtro rispetto alla strada, creando uno spazio intermedio tra la facciata del palazzo e l’ingresso al negozio. Le arcate storiche sono rivestite in Trachite con masselli scavati in curva mentre il pavimento, così come negli interni, è realizzato in Terrazzo alla Veneziana in Cocciopesto, dove intarsi di marmo nero Marquina e pietra d’Istria rappresentano le fasi lunari. Il Terrazzo in Cocciopesto in grandi elementi precast sale anche in verticale a rivestire esternamente e internamente il muro di spina, dal piano terra al piano intermedio. Al centro dello spazio d’ingresso, incorniciata da simmetriche scale ricurve, un’area circolare in elementi concentrici di pietra d’Istria contiene il logo a Labirinto in ottone, simbolo della storia della famiglia Pisa. Lo stesso Labirinto ha generato orbite e direttrici che hanno determinato i tagli di tutti i pavimenti, pur in materiali diversi. Come sempre Laboratorio Morseletto ha sviluppato ogni dettaglio in stretto contatto con il progettista. Dai banconi in Onice miele retroilluminato alle maniglie delle vetrate di ingresso, anch’esse in onice e ottone, perché ogni particolare sia coerente con l’idea guida di tutto il progetto.

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Laboratorio Morseletto srl via dell’Economia 97 36100 Vicenza www.morseletto.com

Tradition that is renewed, knowledge that is updated through the use of new working techniques and a virtuous partnership with architects. For over a century Laboratorio Morseletto has worked with all kinds of stone and marble, on extremely prestigious ‘sartorial’ architectural projects, in which the appeal of an ancient material becomes a contemporary design tool. One of these recent projects is the new Pisa Orologeria Flagship Store in Milan, overseen by Vittorio Carena, group architect and creative director. The project develops over three levels of a historic building from the early 1900s in via Verri, the birthplace of this family company. The choice of materials was inspired by the oldest Venetian traditions and represents a mood that is the through-line along the journey through the spaces, each with its own precise function: from display to sales, with an exclusive area for meetings and exhibitions. An important element of the project is the double height gallery that is a filter for the street, creating an intermediate space between the building’s facade and the entrance to the store. The historic arches are covered in Trachyte with solid curved quarried stone, while the floor, like the interiors, is created with Terrazzo alla Veneziana in Cocciopesto, where Nero Marquina marble and Istrian stone inlays represent the phases of the moon. Large, precast elements in Terrazzo in Cocciopesto also rise vertically to cover the exterior and interior of the spine wall, from the ground floor to the middle floor. In the centre of the entrance hall, framed by curved, symmetrical staircases, is a circular area with concentric elements in Istrian stone, containing the brass labyrinth logo that is a symbol of the Pisa family history. This labyrinth has produced orbits and vectors that have determined the cut of all the floors, in different materials. As always, Laboratorio Morseletto has developed each detail in close contact with the architect, from the backlit counters in Onice Miele to the handles of the glass entrances, also in onyx and brass, so that every detail is coherent with the guiding idea behind the whole project.


the italian stone theatre – il progetto del marmo va in scena / the italian stone theatre – design with marble goes on stage

Torna Marmomac e con la vetrina internazionale più qualificata per il settore dei materiali lapidei tornano anche le iniziative culturali, le mostre e i convegni ospitati nel Padiglione 1 di Veronafiere. Uno spazio da sempre dedicato alla ricerca, alla sperimentazione, all’incontro tra materia e progetto, tra pietra e nuove tecnologie, che ripropone quest’anno The Italian Stone Theatre, l’iniziativa a cura di Raffaello Galiotto e Vincenzo Pavan e realizzata in parte anche grazie al Piano di promozione straordinaria del made in Italy, in collaborazione con Ministero dello Sviluppo Economico, ICE-Italian Trade Agency e Confindustria Marmomacchine. Saranno come sempre diverse le proposte che animeranno questo spazio espositivo, numerosi i temi analizzati per offrire ai visitatori diversi punti di osservazione sul mondo del marmo e delle pietre naturali, anche attraverso la collaborazione e il dialogo tra le aziende italiane di materiali, tecnologie o macchinari e architetti e designer di fama mondiale. A partire da Soul of City, curata da Publicomm e dallo storico e critico di architettura Luca Molinari. Un progetto di ricerca sull’utilizzo della pietra che prende in prestito il tema del Congresso UIA 2017 che si terrà a settembre a Seoul e coinvolgerà importanti studi di architettura provenienti da diversi Paesi che lavoreranno con aziende italiane per generare opere in grado di esaltare l’uso della pietra e rappresentare al contempo un paesaggio articolato di architetture. Attraverso l’esposizione di prodotti e oggetti di arredo indoor e outdoor realizzati con le tecnologie più innovative, Territorio&Design intende approfondire le tematiche legate al progetto di design litico evidenziando le peculiarità dei materiali dei diversi territori e bacini produttivi della penisola, valorizzandone i contenuti tecnici della tradizione e il patrimonio culturale. Una conferma dell’importanza del territorio e dell’attenzione necessaria verso dinamiche virtuose che possano valorizzare lo straordinario rapporto tra materiale naturale e lavoro dell’uomo che è una delle eccellenze del nostro Paese. Un rapporto che si è evoluto nel tempo e che verrà indagato anche da Macchine Virtuose, la mostra dedicata alle aziende dei materiali, della trasformazione e della tecnologia, alle quali sarà proposta la realizzazione di un prodotto che metta in risalto le potenzialità di lavorazione con finalità produttive e commerciali. In questo senso anche la novità, rispetto alle precedenti edizioni, data dell’abbinamento con le aziende di design e arredo coerentemente con il claim di questa edizione di Marmomac “With stone you can”. Alle mostre sarà affiancata come ogni anno la Forum Area che ospiterà convegni, lectio magistralis e workshop in un fitto programma di incontri finalizzati anche all’acquisizione di crediti formativi per i professionisti. Chi vorrà rigenerarsi dopo un intenso giorno di fiera potrà, infine, farlo al Wine Bar o al Ristorante d’Autore.

Verona 27-30 Settembre 2017 www.marmomac.com

Marmomac is back, and the world’s top showcase of stone materials once again features a series of cultural initiatives, exhibitions and conventions in Veronafiere’s Pavilion 1. This is the space traditionally dedicated to research, experimentation, and encounters between materials and design, between stone and new technologies; this year it will house The Italian Stone Theatre, an initiative presented by Raffaello Galiotto and Vincenzo Pavan and implemented with the support of the Plan for Special Promotion of Italian Industry, in partnership with the Ministry of Economic Development, ITA-Italian Trade Agency and Confindustria Marmomacchine. As always, the exhibition space will be brought to life by a number of different initiatives addressing numerous themes, offering visitors a variety of different viewpoints on the world of marble and natural stone thanks to partnerships and dialogue between Italian makers of materials, technologies and machinery and world-renowned architects and designers. Starting with Soul of City, curated by Publicomm and by architecture historian and critic Luca Molinari: a research project focusing on the use of stone, borrowing the theme of the UIA 2017 Congress coming up in Seoul in September with the participation of important architectural studios from all over the world, who will work with Italian companies to create works showing off the use of stone while representing a complex landscape of different forms of architecture. By exhibiting products and indoor and outdoor furnishings produced using the most innovative new technologies, Territorio&Design looks into the issues involved in designing with stone, revealing the unique features of materials from different areas and sources of production in Italy and underlining the technical content of these areas’ traditions and cultural heritage, confirming the importance of local territory and the need to focus on virtuous production dynamics that underline the extraordinary relationship between natural materials and human labour that makes Italy stand out. A relationship that has evolved over time, which is also the subject of Macchine Virtuose, an exhibition about companies concerned with materials, transformation and technologies, who will be asked to create a product that underlines all the potential of their working processes for productive and commercial purposes. Another new feature of this edition of the event is partnerships with design and furniture companies, consistently with Marmomac’s current slogan, “With stone you can”. As usual, the exhibitions will be flanked by a Forum Area hosting conventions, guest lectures and workshops in a packed calendar of events, many of which qualify as professional development credits. And for those want to rest and relax after a busy day at the fair, the Wine Bar or Ristorante d’Autore.


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Carrara marble quarry. Photo by Neri Casamonti.

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natural stone design editoriale / editorial

2 pensare in pietra / thinking in stone text by Laura Andreini saggio / essay

10 nuove tecnologie per la lavorazione della pietra/ new stonemasonry technology text by Raffaello Galiotto intervista / interview 16 bellezza e peculiarità della pietra naturale / the beauty and peculiarities of natural stone text by Vincenzo Latina saggio / essay 22 cura e manutensione delle pietre naturali / care and maintenance of natural stone text by Paolo Zuliani factory 28 terra, uomo, progetto, materia, coerenza: franchiumbertomarmi e lo spirito del marmo / land, man, design, consistency: franchiumbertomarmi and the spirit of marble text by Davide Cattaneo zoom 34 antoniolupi e il marmo, un legame indissolubile / antoniolupi and marble, an inextricable link text by Davide Cattaneo 40 agapecasa e l‘estetica della funzione / agapecasa and the aesthetic of function text by Elviro Di Meo project / object 46 il nuovo lusso riparte dal marmo – margraf / the new luxury starts with marble – margraf 50 allenare corpo e mente – antolini / training body and mind – antolini 52 conservare la memoria – fila / preserving memory – fila 54 la casa di pietra – gumdesign 55 italy / busetti garuti redaelli – cristina rubinetterie 56 conglomerati / moreno ratti – stroili stone


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editoriale editorial

pensare in pietra / thinking in stone text by Laura Andreini

L’utilizzo della pietra in architettura ha origini così remote da creare un senso di vertigine nel momento in cui si prova ad immaginare lo scenario temporale dei primi tentativi di impiego da parte dell’uomo. I materiali lapidei fanno infatti parte della vita umana sia per l’ampio utilizzo che ne è, e che ne è stato, fatto sia perché costituiscono lo sfondo geografico del nostro vivere: la terra è costituita da banchi rocciosi, montagne e affioramenti e la storia del nostro pianeta ci viene svelata attraverso le millenarie stratificazioni delle rocce. La pietra, dunque, forse più di ogni altro materiale, è in grado di conferire alle architetture significati e sensazioni di concretezza, solidità e possanza che, nonostante l’avvicendarsi nei secoli di diverse tecniche costruttive, differenti stili ed evoluzioni progettuali, il senso del suo utilizzo sembra essere rimasto immutato dalle Piramidi al Partenone, dal Colosseo alle mura delle città medievali, dal Tempio Malatestiano alla Sagrada Familia. È forse nell’architettura contemporanea che osserviamo una riduzione dell’uso della pietra rispetto al passato, dovuta in parte ad un drastico cambiamento delle tecniche costruttive per cui le strutture in cemento armato o in acciaio soppiantano quelle in muratura in pietra o laterizio. La pietra diventerà perciò rivestimento al pari di tanti altri materiali. Inoltre, le prime avanguardie europee identificano nella pietra un materiale legato ad una tradizione da rifuggere e sovvertire; i materiali lapidei vengono considerati legati ad un’epoca classica tanto quanto le decorazioni ed in un primo momento l’architettura moderna se ne allontana. L’atteggiamento degli architetti del Moderno italiano si dimostra più clemente, rispetto agli altri architetti europei, con questo materiale: essi hanno frequentemente scelto la pietra come materiale essenziale per mantenere, attraverso forme e tecnologie del tutto contemporanee, quel sottile legame con un contesto che qui più che altrove non può essere trascurato. La Casa delle Armi del Foro Mussolini a Roma di Luigi Moretti o la Stazione Santa Maria Novella di Firenze del Gruppo Toscano, solo due tra i numerosi esempi di opere del razionalismo italiano che fanno uso della pietra, sono la dimostrazione dell’armoniosa convivenza in Italia dei rigidi principi dell’architettura moderna con i materiali locali. Né i canoni di tale movimento architettonico né il senso profondo dell’utilizzo della pietra ne risultano snaturati in un contesto da cui non si può prescindere.

The use of stone in architecture has such distant origins as to create a sense of vertigo when trying to imagine the temporal scenario of early attempts of its use by man. Stone materials are in fact part of human life both for their extensive use in the past and present, and because they constitute the geographical background of our living: the earth is made up of rocky banks, mountains and outcrops, and the history of our planet is revealed through the millennial stratification of rocks. Stone, therefore, perhaps more than any other material, is able to give architecture meanings and sensations of concreteness, solidity and power that, despite the changing construction techniques, different styles and evolution in terms of design over the centuries, the sense of its use seems to have remained unchanged from the Pyramids to the Parthenon, from the Colosseum to the walls of medieval towns, from the Malatestian Temple to the Sagrada Familia. It is perhaps in contemporary architecture that we observe a reduction in the use of stone compared to the past, partly due to a drastic change in construction techniques where reinforced concrete or steel structures replace masonry structures in stone or brick. Stone will thus become cladding on a par with many other materials. Furthermore, the first European avant-gardes identified in stone a material linked to a tradition to be rejected and subverted; stone materials are considered to be linked to a classical era with all its decoration and not initially to modern architecture. The attitude of the architects of Italian Modernity is more clement than that of other European architects with this material: they have frequently chosen stone as an essential material to maintain, through contemporary forms and technologies, that subtle bond with a context which here more than anywhere else cannot be overlooked. The Casa delle Armi of the Foro Mussolini in Rome by Luigi Moretti or the Santa Maria Novella Station in Florence by Gruppo Toscano, just two of the many examples of works of Italian rationalism that make use of stone, are the demonstration of the harmonious coexistence in Italy of rigid principles of modern architecture with local materials. Neither the canons of this architectural movement nor the profound sense of the use of stone appear distorted in a context that cannot be ignored.


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editoriale editorial

Parlando di contesto, non si intende soltanto quello del tessuto urbano della città storica, ma anche quello rurale, quello del paesaggio naturale costituito da interventi umani, ma anche di rocce, di vegetazione, di terra e di colori in cui la pietra ha il suo senso d’essere. Quando nel 2008 lo Studio Archea si è dovuto confrontare con il progetto per il complesso alberghiero Residenza del Forte Carlo Felice per il G8 nell’Isola della Maddalena – il summit verrà poi spostato all’Aquila per portare all’attenzione dei grandi della terra il disastro che colpì la popolazione dell’Abruzzo a causa del terremoto – ha affrontato la difficile sfida di intervenire in un contesto di altissimo pregio in cui fin da principio si è avvertita l’esigenza di stabilire una strategia insediativa non invasiva. Ciò non significa che il progetto si è spinto, però, verso un principio di mimesi con il paesaggio, ma piuttosto verso un’ostinata ricerca di continuità tra natura e artificio. La ristrutturazione dell’edificio dell’Ex Ospedale Militare, in cui avrebbero alloggiato i capi di stato delle otto nazioni partecipanti, viene accompagnata dalla realizzazione di un nuovo corpo di fabbrica destinato ad ospitare un albergo inserito nella collina retrostante: una linea spezzata che sagoma il paesaggio come bastione e muro di contenimento. Il nuovo blocco si presenta come la crosta rocciosa che affiora dal taglio immaginario della collina. Il rivestimento dell’edificio è in blocchi di granito locale dalle forme irregolari, proprio per rafforzare quell’idea di naturalità e potenza del banco roccioso. Vi è un forte contrasto tra le linee spezzate dell’esterno e la fluidità degli spazi interni, a dimostrazione di quel concetto di contatto tra natura e artificio che ha mosso il pensiero progettuale fin dai primi approcci. Il manufatto roccioso presenta, inoltre, una profondità evidente nel sistema di logge ricavate “per scavo” nel muro bastionato in granito che si manifesta così come una sequenza di pieni e vuoti. Tale strategia crea un materico gioco di ombre capace di conferire maggiore vigore alla “parete rocciosa” e permettere l’allontanamento delle superfici vetrate dal filo esterno dell’edificio, il quale rimane, in questo modo, opaco e corrusco. Nella Residenza del Forte Carlo Felice la pietra viene utilizzata non come puro rivestimento, ma come materiale adatto a sensazioni di solidità e concretezza del tutto naturali e affini al delicato contesto paesaggistico. La scelta del materiale va di pari passo con lo snodarsi del progetto: le linee spezzate, la profondità delle logge, il tetto verde che incunea l’edificio nella collina, acquistano il loro vero significato attraverso l’utilizzo della pietra. Un progetto differente per funzioni ed intenti, ma in cui si è giudicato opportuno utilizzare la pietra, è la ricostruzione di un nuovo edificio a Leffe, in Val Seriana, opera che precede di dieci anni quella in Sardegna. Si tratta di un intervento di sostituzione di un fabbricato demolito, stretto tra due edifici contigui all’interno del centro storico della cittadina lombarda. L’edificio si presenta come variazione di una tradizionale casa a schiera su lotto gotico: il fronte principale, su cui è collocato l’ingresso, si dilata rispetto ai tradizionali 5-6 metri fino a una quota di circa 10 metri di larghezza.

Speaking of context, we are not just referring to the urban fabric of the historical city, but also the rural one, that of the natural landscape made up of human interventions, but also of rocks, vegetation, earth and colours in which stone has its own sense of being. When in 2008, Studio Archea was assigned the project for the hotel complex Residenza del Forte Carlo Felice for the G8 on the Isola della Maddalena – the summit was then moved to Aquila to bring to the attention of the great world leaders the disaster which struck Abruzzo’s population due to the earthquake – it had to tackle the difficult challenge of intervening in a highly valuable context where the need for establishing a non-invasive strategy in terms of urban fabric was felt from the outset. This does not mean that the project has shifted, however, towards a principle of mimesis with the landscape, but rather towards a persistent pursuit of continuity between nature and artifice. The renovation of the building of the Ex Military Hospital, where the heads of state of the eight participating countries were to be hosted, is accompanied by the creation of a new building to accommodate a hotel nestled in the hillside behind: a broken line that shapes the landscape through a bastion and containment wall. The new block appears as the rocky crust emerging from the imaginary gash of the hill. The building’s cladding is in irregularly shaped local granite blocks, precisely to reinforce that idea of the naturalness and power of the rock bank. There is a strong contrast between the broken lines of the outside and the fluidity of the interior spaces, demonstrating that concept of contact between nature and artifice which has inspired thinking in terms of design right from the earliest approaches. The rocky element also presents an evident depth in the loggias obtained by carving out of the granite bastion wall, manifested as a sequence of solids and voids. This strategy creates a material play of shadows capable of giving greater vigour to the “rocky wall” and allowing the distancing of glazed surfaces from the outer edge of the building, which, in this way, remains opaque and bumpy. In the residence of Forte Carlo Felice, stone is used not as pure cladding, but as a material suitable to create sensations of solidity and concreteness, completely natural and similar to the delicate landscape. The choice of material goes hand in hand with the unravelling of the project: the broken lines, the depth of the loggias, the green roof wedging the building into the hill, acquire their true meaning through the use of stone. A different project in terms of functions and intentions, but where it was considered appropriate to use stone, is the reconstruction of a new building in Leffe in Val Seriana, a work that precedes that in Sardinia by ten years. It involves a replacement of a demolished building, nestled between two contiguous buildings in the historical centre of this small town in Lombardy. The building is a variation of a traditional Gothic-style terraced house: the main façade, with its is entrance, expands across some 10 metres in width compared with the traditional 5-6 metres.


Archea Associati, Casa Leffe, Leffe, Bergamo, Italy, 1997/1999. Photo by Pietro Savorelli. In the previous pages: Archea Associati, Residenza Forte Carlo Felice, hotel and restaurant, La Maddalena, Sassari, Italy, 2008/2009. Photo by Pietro Savorelli.

Tale facciata è rivestita con corsi modulari – di altezza variabile, ritmata sul disegno delle feritoie orizzontali – in piccole lastre di pietra di Santa Fiora, arenaria con stratificazioni impercettibili e colorazione grigio dorata, cavata nella zona di Manciano nel viterbese. I corsi di pietra sono interrotti da piccole fessure, in corrispondenza delle quali è stato realizzato uno spessore verso l’interno attraverso un rivestimento a scatola con la stessa pietra, in modo da conferire uno spessore alla facciata e la sensazione di scavo nella pietra. In questo caso la pietra richiama un legame con il contesto urbanistico del lotto gotico, l’assenza di ampie aperture e la compattezza che il materiale lapideo, con la sua colorazione e le sue venature, riesce a conferire, rievocano un immaginario lontano nel tempo ma reso contemporaneo nelle forme e nelle tecnologie utilizzate. A proposito dell’uso della pietra in architettura, nel volume a cura di Vincenzo Pavan, “Il senso della materia“, pubblicato da Marmomac nel 2007, Francesco Venezia poeticamente scrive: “Vorrei che considerassimo la pietra un materiale che, al pari di altri, consegue bellezza nel dispiegarsi dell’attività costruttiva tra concetto e regole dell’arte. Pensare in pietra. Ma formulare un pensiero con chiarezza e precisione che muovono dalla padronanza di grammatica e sintassi, e con toni e timbri che derivano dall’impiego sapiente di un vasto strumentario. Farsi alunni del linguaggio delle pietre, che affonda nel corpo di una tradizione millenaria, tanto ideale quanto tecnica”. L’utilizzo della pietra, materiale dalla storia millenaria, necessita perciò di un’approfondita conoscenza e di un sapere progettuale che si fa guidare dalla materia stessa. La scelta del materiale non è una fase progettuale, ma è il progetto stesso. Il materiale, e la pietra forse più di ogni altro, è anche forma e significato che la sensibilità del progettista ha il dovere di far trapelare.

This façade is clad with a modular system - of varying height, with a rhythm based on the design of the horizontal slits - in small stone slabs of Santa Fiora, sandstone with imperceptible stratifications and a golden grey hue, extracted in the Manciano area around Viterbo. The stone slabs are interrupted by small fissures, where an inward thickness has been created through a boxed cladding in the same stone, so as to give thickness to the façade and a sense of carving out of the stone. In this case, stone invokes a link with the urban context of the Gothic lot. This along with the absence of wide openings and the compactness of the stone material, with its colour and vein, evoke a dreamscape distant in time, but made contemporary in the forms and technologies used. With reference to the use of stone in architecture, in the book edited by Vincenzo Pavan, “Il senso della materia“, published by Marmomac in 2007, Francesco Venezia poetically writes: “I would like us to consider stone a material which, like others, acquires beauty in the unfolding of constructive activity between concept and the rules of art. To think in stone. But to formulate a thought with clarity and accuracy, driven by the mastery of grammar and syntax, and with tones and timbres that derive from the sapient use of a vast inventory. Become pupils of the language of stone, which sinks into the body of a both ideal and technical millennial tradition”. The use of stone, a material with a millennial history, therefore requires a thorough knowledge and knowhow in terms of design that is guided by the material itself. Choosing the material is not a design phase, but it is the project itself. The material, and stone perhaps more than anything else, is also form and meaning that the designer's sensitivity has a duty to convey.


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saggio essay

nuove tecnologie per la lavorazione della pietra / new stonemasonry technologies text by Raffaello Galiotto

Nel passato, il mestiere del lapicida corrispondeva sostanzialmente all’abilità di lavorare la pietra per rimozione della materia in eccesso con lo scopo di liberare la forma contenuta al suo interno. Un’operazione che lo scalpellino attuava con le proprie mani percuotendo ripetutamente la pietra con scalpelli di vario tipo in funzione di sottrarre l’eccedenza di materiale, a piccole scaglie, fino a sfiorare la superficie finale, da raggiungere gradualmente mediante operazioni di raschiatura, levigatura e lucidatura. È facile comprendere la difficoltà di questa tecnica che non ammette ripensamenti, a differenza delle tecniche additive in cui il raggiungimento della superficie dell’opera o del prodotto avviene per azioni di somma, consentendo ritocchi successivi. Questo è il motivo per cui il marmo è la materia che lo scultore predilige e teme allo stesso tempo. L’azione percussiva, con martello e scalpello, che per millenni ha caratterizzato la lavorazione della pietra, è pressoché scomparsa dai laboratori lapidei odierni ed è stata sostituita da lavorazioni abrasive di fresatura e taglio con utensili diamantati lubrificati con acqua. Anche le operazioni estrattive hanno progressivamente rinunciato agli esplosivi per la separazione dei blocchi dal fronte di cava, sostituendoli ai tagli a sega o a filo di gran lunga più performanti e meno invasivi. Per lavorare questa materia, dura e grave, l’uomo ha sempre cercato soluzioni tecniche più adatte, impiegando il proprio ingegno e attuando modalità più produttive e meno faticose. Oggi, l’introduzione dei recenti dispositivi a controllo numerico, giunti come ultima innovazione tecnica, sembra quasi snaturare la tradizione delegando alla macchina, in misura sempre maggiore, le fasi che prima erano affidate alla mano dell’uomo. I laboratori lapidei si stanno trasformando in officine tecnologicamente avanzate, in cui la fatica fisica, i rumori e la polvere sono stati decisamente ridotti a vantaggio dei lavoratori che vi operano e della produttività aziendale. Questo rilevante cambiamento in atto, oltre le evidenti migliorie, solleva una serie di questioni, relative alla modifica della tradizione, che ci impegneranno nella discussione nel prossimo futuro. Le macchine a controllo numerico, dotate di utensili diamantati, riescono a lavorare la materia litica con velocità e precisione fino a ora mai raggiunte. La velocità, com’è noto in ambito produttivo, è sinonimo di competitività -maggiore prodotto in minore tempo- mentre la precisione può consentire una migliore qualità dei prodotti.

In the past, the stonemason’s craft consisted basically of the ability to work stone by removing the excess matter with the aim of freeing the shape contained inside it. This activity was carried out by the stonemason using his own hands to strike the stone repeatedly with chisels of various sorts so as to eliminate the surplus material, in the form of small flakes, until the final surface was touched. It was reached gradually by means of scraping, grinding and polishing activities. It is easy to understand how difficult this technique is, as it does not allow second thoughts, unlike “additive” techniques in which the surface of the work or of the product is reached by means of adding matter that can be touched up later. This is the reason why marble is the material that the sculptor prefers and fears at the same time. The “percussive” action, with a hammer and chisel, which for thousands of years has characterised stone-working, has almost entirely disappeared from today’s stonemasons’ workshops, and has been replaced by abrasive milling work and cutting with diamond tools lubricated with water. The quarrying activities, too, have progressively given up using explosives to separate the blocks from the quarry face, replacing this by cutting the material with saws or wires, the performance of which is far better and that are far less invasive. In order to work this material, hard and serious, man has always sought the more suitable techniques, using his ingeniousness and implementing better productive and less tiring procedures. Nowadays, introduction of the recent numerical control devices, which have arrived as the latest technical innovation, seems almost to be a degeneration of tradition, delegating increasingly to machines the stages of work that were once entrusted to human hands. Stonemasonry workshops are changing into technologically advanced factory shops, in which physical effort, noise and dust have been reduced to a decisive extent, to the benefit of the people working there and of the companies’ productivity. In addition to the obvious improvements, the significant change that is taking place raises a series of issues relating to the modification of tradition that will give us plenty to talk about in the near future. Numerical control machines, equipped with diamond tools, are able to machine natural stone with speed and accuracy that have never been reached before. Speed, as is well known in productive activities, is a synonym of greater ability to compete – more product made in less time – while accuracy can enable better quality of the products.


Ma l’aspetto più interessante di questi recenti dispositivi, sia per la progettazione che per la lavorazione, non è l’evidente elevata produttività ma è la capacità di progettare prima e produrre poi prodotti innovativi precedentemente nemmeno immaginabili, ma che oggi – con un’accorta padronanza del processo CAD-CAM, ovvero l’utilizzo dei software di progettazione e delle macchine a controllo numerico adibite alla lavorazione – possono essere realizzati con risultati di sorprendente novità. Nonostante la disponibilità di questi potenti mezzi, nella maggioranza dei casi, le lavorazioni tridimensionali che oggi vengono effettuate con le macchine presso i laboratori del marmo potrebbero essere ancora realizzabili manualmente, anche se con maggiore impiego di tempo e con la reale difficoltà di reperimento di manodopera qualificata. Questo perché i progetti (o forse più precisamente i progettisti e gli esecutori) non sfruttano appieno le straordinarie potenzialità di questi nuovi dispositivi. Tant’è che il loro impiego, nei prodotti non seriali o a bassa tiratura, è solitamente relegato alla sbozzatura, ovvero quell’operazione che toglie grossolanamente la materia in eccesso lasciandone una certa quantità di sicurezza da rimuovere successivamente a mano come faceva lo scalpellino di un tempo. L’operazione di finitura manuale, nel prodotto contemporaneo progettato a computer e lavorato a macchina, pur ancora oggi largamente praticata, è da considerarsi anacronistica, anche se erroneamente e nostalgicamente giustificata dall’immancabile tocco della mano dell’uomo, senza il quale sembra che l’opera perda la gran parte del proprio valore, mentre è alquanto faticosa, polverosa e se possibile felicemente evitabile. Un ulteriore aspetto debole di questa necessità dell’intervento della mano, emerge anche dalla considerazione che le forme e le superfici prodotte con modellazioni computerizzate sono matematicamente precise e ogni variazione “espressiva” è da considerarsi un errore rispetto all’originalità del progetto. Resta inteso che le lavorazioni automatiche eseguono, teoricamente con grande fedeltà, ciò che è scritto nell’algoritmo progettuale e una volta compresa la corrispondenza diretta tra progetto e lavorazione possiamo ritenere che l’eventuale mancanza espressiva dei prodotti realizzati con le macchine, perché troppo rigorosi, e geometricamente perfetti, non è da imputare ai mezzi impiegati ma all’incapacità del progettista prima e dell’operatore poi, di utilizzarli adeguatamente. Anche dal punto di vista concettuale, la commistione odierna di operazioni automatiche e manuali, appare alquanto stridente e paradossale perché richiede al lavoratore a banco di finitura manuale la cancellazione, con l’uso delle proprie mani, delle tessiture e delle impronte dell’utensile automatico prodotte in precedenza dal collega del reparto attrezzato con macchine a controllo numerico, quasi che questo operato sia sgradevole o inaccettabile.

But the most interesting aspect of these recent devices, from the point of view both of design and of machining, is not so much the obvious high productivity but the ability first to design and then to produce innovative products that could not even be imagined earlier but that nowadays – with wise mastery of the CAD-CAM process, that is to say use of design software and of numerical control machines devoted to machining – can be made with surprisingly innovative results. In spite of the availability of these powerful means, in most cases the three-dimensional machining that is now carried out with machines in marble-processing workshops could actually still be done by hand, although it would take much longer and with the real difficulty of finding skilled labour. This is because the projects (or perhaps, more precisely the designers and the makers) do not exploit in full the extraordinary potential of these new devices. So much so that their use, in non-serial production or for products made in limited quantities, is usually limited to rough-hewing, that is to say the activity that removes roughly the excess material, leaving for safety’s sake a certain quantity to be removed subsequently by hand, just like the stonemason once used to. Even if still practiced extensively nowadays, for contemporary computer-designed and machine-made products, manual finishing activity is to be considered anachronistic, although wrongly and nostalgically justified as the touch of a man’s hand, without which it seems that the work loses much of its value, while it is actually rather tiring, dusty and if possible happily avoidable. Yet another weak side of this need for hands to step in, also arises from the consideration that the shapes and the surfaces produced by computerized modelling are mathematically precise and that any “expressive” variation is to be considered an error compared with the original nature of the project. It remains understood that automatic processing performs, theoretically with great fidelity, whatever is written in the design algorithm, and once the direct correspondence between the project and the machining is understood, we can feel that the lack of expressivity, if any, of machine-made products, in that they are too rigorous, and geometrically perfect, is not to be blamed on the means used but on the inability, first and foremost on the part of the designer and then of the operator, to use them adequately. From the conceptual point of view, too, the current mixing of automatic and manual operations seems to be rather stark and paradoxical as it means that the worker at the manual finishing work bench has to use his own hands to erase the textures and the imprints left by the automatic tool, produced earlier by his colleague in the workshop equipped with numerical control machines, almost as if this activity was unpleasant or unacceptable. Notwithstanding, while it is clearly comprehensible what the future evolution in this field will be, manual finishing of machine-processed three-dimensional products is still a common practice, but this has to be deemed a practice that demonstrates the current incapacity to know how to make these products with sufficient quality just by using machines.


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saggio essay

Tuttavia, se è chiaramente comprensibile quale sarà la futura evoluzione del settore, l’intervento di finitura manuale dei prodotti tridimensionali lavorati a macchina è ancora oggi molto praticato, ma ciò è da ritenersi come prassi dimostrativa dell’odierna incapacità di saper produrre tali prodotti con la qualità sufficiente mediante l’esclusivo impiego delle macchine. In estrema sintesi, le macchine prima e gli operatori poi non sono ancora in grado di raggiungere la qualità richiesta dal mercato, o semplicemente l’intervento manuale di finitura è ancora maggiormente economico e sbrigativo di quanto non sia la lavorazione a macchina. Questa lacuna qualitativa non è certamente da attribuire ai soli operatori ma sono da coinvolgere nella responsabilità anche i produttori di macchine e di software che probabilmente non sono ancora in grado di realizzare dispositivi capaci di rispondere alle nuove necessità del settore lapideo. D’altra parte, il comparto di produzione dei dispositivi segue le richieste di mercato, e probabilmente la richiesta qualitativa e quantitativa del settore lapideo è ancora insufficiente per giustificare la ricerca e la produzione di apparecchiature più evolute. E qui il cerchio sembra chiudersi su se stesso. Probabilmente, alla rottura di questo circolo vizioso gioverebbe il contributo di designer e architetti, che grazie a progetti innovativi e tecnologicamente avanzati, potrebbero trasformare il cerchio in una curva ascendente. Come abbiamo ampiamente compreso, l’”arte del rimuovere la materia in eccesso”, tipica di questo settore, è oggi di fronte a grandi cambiamenti metodologici, e a conseguenti opportunità di innovazione e sviluppo. Basti solo pensare che oggigiorno siamo in grado di produrre elementi lapidei, sagomati-curvi, per sola separazione (e non per sottrazione), mediante taglio robotizzato, con la conseguente e notevole riduzione dello scarto, sempre che il progetto preveda anticipatamente l’utilizzo di entrambe le superfici prodotte dalla divisione. Tagli a getto d’acqua, a filo diamantato, a lama o a fresa, controllati numericamente, possono effettuare percorsi di taglio tridimensionali complessi con precisione chirurgica e dividere la pietra con il minimo consumo di energia e materia per ottenere molteplici elementi finiti, gemellari o derivati. Con questi nuovi strumenti saremo in grado di superare l’antico concetto di liberazione della forma dal materiale in eccesso, ovvero tramite frantumazione dello scarto, orientando il settore lapideo verso nuove opportunità di applicazione e valorizzazione della pietra naturale. In questo modo, ampie superfici architettoniche in pietra, curve e complesse o elementi di design litico, potrebbero essere realizzati in completa modalità automatica con un linguaggio espressivo esplicito e inedito che riporterebbe la pietra a essere ancora una volta protagonista del proprio tempo e l’uomo al centro della sfida potendo dimostrare la propria abilità e creatività nella produzione e nell’uso degli strumenti più innovativi.

Very briefly, in the first place the machines, and then the operators, are still not capable of reaching the quality required by the market, or simply, the manual finishing activity is still cheaper and quicker than machine processing. This shortcoming in quality is certainly not to be blamed just on the operators. The responsibility has also to be shared with the manufacturers of machines and software, who are probably still not capable of making devices able to meet the new stoneworking needs. What is more, production of devices follows the market demand, and the qualitative and quantitative demand in the field of stone-working is probably still not sufficient to justify research into and the production of more evolved equipment. And here, things seem to have come to a full circle. The contribution of designers and architects would probably help to break this vicious circle with innovative and technologically advanced projects, letting them transform the circle into an increasingly straight upward line. As we have understood very well, the ”art of removing the excess matter” typical of this field is now faced with important methodological changes, and with consequent opportunities for innovation and development. It is enough to think that nowadays we are able to produce shaped and curved pieces of stone simply by means of separation (and not by subtractive methods), thanks to robotised cutting, with the consequent and significant reduction of waste, provided the project envisages from the very start use of both surfaces produced by the separation. Numerically controlled waterjet cutting, diamond wire cutting, sawing with blades or milling can follow complex three-dimensional paths with surgical precision and divide up a piece of stone with very low consumption of energy and waste of material, obtaining numerous finished items, twinned or derived. With this new instruments we will be able to overcome the old concept of freeing the shape from the excess material, that is to say by shattering away the material to be discarded. The stone-working field can now address new opportunities for the application and promotion of natural stone. In this way, large architectural surfaces of stone, curved and complex, or designed stone articles, could be made fully automatically, with an explicit and brand-new expressive language that would bring stone back once again to a leading role in its time, placing man at the centre of the challenge, where he could show his ability and creativity in the production and use of the most innovative tools.

Dall‘inizio: Rivestimento Sahara in marmo Bianco di Carrara. Design Raffaello Galiotto per Lithos Design. Particolare dell‘opera Zenit in Sodalite Blue. Design Raffaello Galiotto per Antolini. Particolare dell‘opera Torso in marmo Arabescato Altissimo. Design Raffaello Galiotto per Omag.

From the beginning: Sahara finish in Carrara White marble. Design by Raffaello Galiotto for Lithos Design. Detail of the Zenit work in Sodalite Blue. Design by Raffaello Galiotto for Antolini. Detail of the Torso work in “Arabescato Altissimo” marble. Design by Raffaello Galiotto for Omag.


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intervista interview

bellezza e peculiarità della pietra naturale / the beauty and peculiarities of natural stone interview to Vincenzo Latina

Laura Andreini: Partiamo dalle tue origini: Siracusa.

Inevitabile non pensare alla storia della città, con il suo patrimonio architettonico, le sue preesistenze antiche e a quanto questa tangibile stratificazione storica abbia potuto influire nella tua formazione di architetto. Tra gli esempi più interessanti legati alla riqualificazione della città di Siracusa, da alcuni anni impegnata attivamente nel rilancio culturale e turistico della città, vi sono due tuoi interessanti progetti situati a Ortigia, centro storico di Siracusa: la realizzazione del padiglione di accesso agli scavi del Tempio Ionico attribuito ad Artemide, corrispondente all’Acropoli della città antica e la nuova corte interna all’isolato ai Bottari. Partiamo dal primo: qual è la genesi del progetto e la relazione con la struttura antica? Che ruolo svolge la pietra naturale nel nuovo intervento? Vincenzo Latina: L’isola di Ortigia è la sintesi di straordinari eventi sedimentati nel tempo. Quello che a prima vista può sembrare un unicum, in realtà è una sequenza di “fratture” ed “assestamenti” assimilabili ad un continuo “bradisismo”. I progetti hanno cercato attraverso alcune declinazioni compositive dell’utilizzo della pietra naturale, di interpretarne, attraverso la discontinuità del contemporaneo, la continuità della costruzione urbana costituita da tanti palinsesti stratificatesi nei secoli. L’utilizzo della pietra naturale non è un’improbabile pretesa di restituire valori identitari, o peggio ancora rappresentazioni retoriche della città storica; quelle che soventemente caratterizzano alcune recenti ricostruzioni “in stile” tanto care ad alcuni enti di tutela. È stata immaginata, invece, la sovrascrittura del testo urbano, come “misura ponderata” delle differenze tra il nuovo e l’esistente. Il Padiglione d’ingresso agli scavi del Tempio Ionico e la nuova corte interna all’isolato dei Bottari, situati nel cuore dell’isola di Ortigia sono inseriti in un singolare contesto urbanistico originario di matrice greco-arcaica. Il Padiglione è realizzato sull’area sacra della città, la parte più alta dell’isola corrispondente con l’Acropoli, la quale era connotata dal Tempio Dorico dedicato ad Athena, poi trasformato in Basilica Cristiana e dal Tempio Ionico (dedicato ad Artemide, scoperto nelle campagne di scavo degli ultimi cinquant’anni) disposto parallelamente al tempio di Athena. Il Padiglione, realizzato sulle fondazioni del Tempio Ionico determina una ricucitura urbana che ripristina la continuità dei fronti su piazza Minerva caratterizzata dal colonnato dorico della cattedrale che è il solista assoluto dello scenario. Invece il Padiglione con la riproposizione di un reinterpretato paramento catalano in chiave contemporanea cerca di innestarsi tra gli orchestrali del coro urbano.

Laura Andreini: Let us start from your origins:

Siracusa. Inevitable not to think about the history of the city, its architectural heritage, its ancient pre-existing elements, and how this tangible historical stratification could have affected your architectural formation. Among the most interesting examples related to the redevelopment of the city of Siracusa, for some years actively involved in the revival of the city in terms of culture and tourism, there are two of your interesting projects located in Ortigia, the old town centre of Siracusa: the construction of the access pavilion to the excavations of the Ionic temple attributed to Artemide, by the Acropolis of the ancient city and the new courtyard inside the Bottari block. Let us start with the first: what are the origins of the project and relationship with the ancient structure? What role does natural stone play in the new intervention? Vincenzo Latina: The island of Ortigia, is the synthesis of extraordinary events settled over time. What at first glance may seem like a unicum is actually a sequence of “fractures” and “adjustments” that can be assimilated to continuous “bradyism”. The projects have sought, through various compositional solutions using natural stone, to interpret, through the discontinuity of the contemporary, the continuity of urban construction, made up of countless palimpsests stratified over the centuries. The use of natural stone is not an unlikely claim to restore values of identity, or worse still rhetorical representations of the historical city; those that still often characterise various recent reconstructions “in style” so dear to a number of conservation bodies. Instead, overwriting the urban text was considered as a “contemplated measure” of the differences between the new and the existing. The entrance pavilion to the excavations of the Ionian Temple and the new courtyard inside the Bottari block, located in the heart of Ortigia, are inserted into a unique town-planning context of Greek-archaic matrix. The Pavilion is built on the sacred area of the city. The highest part of the island, corresponding with the Acropolis, was marked by the Doric Temple dedicated to Athena, subsequently transformed into a Christian Basilica and by the Ionic Temple (dedicated to Artemis, discovered in the countryside during excavations of the last fifty years) arranged in parallel to the Temple of Athena.

Vincenzo Latina (1964) si è laureato nel 1989 allo IUAV di Venezia. È Professore di Progettazione Architettonica e Urbana presso l‘Università degli Studi di Catania e docente incaricato presso l‘Accademia di Architettura dell‘Università della Svizzera Italiana a Mendrisio. Ha esposto le sue architetture in mostre nazionali e internazionali, ricevendo numerosi premi e riconoscimenti tra cui, nel 2015, il “Premio Architetto Italiano 2015“ del Consiglio Nazionale degli Architetti. Nel 2012 è stato selezionato al Mies van der Rohe Award. Nel 2012 ha ricevuto la Medaglia d‘Oro all‘Architettura Italiana della Triennale di Milano. Vincenzo Latina (1964) graduated in 1989 at IUAV in Venice. He is Professor of Architectural and Urban Design at the University of Catania and a professor at the Architecture Academy of the University of Italian Switzerland in Mendrisio. He exhibited his architectures at national and international exhibitions, receiving numerous awards including, in 2015, the “Architetto Italiano Award 2015“ of the National Council of Architects. In 2012 he was selectedat the Mies van der Rohe Award. In 2012 he received the Golden Medal at the Italian Architecture of the Triennale di Milano.

Vincenzo Latina, Padiglione di accesso agli scavi dell’Artemision di Siracusa. Vincenzo Latina, Entrance pavilion to Artemision archaeological site, Syracuse. Photo by Lamberto Rubino.


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intervista interview

La corte dei Bottari è inserita, invece, in un impianto base di tipo Ippodameo, messo in luce da diverse campagne di scavo archeologico. Il quartiere localizzato nell’area nord-occidentale dell’isola presso le vicinanze del Tempio di Athena e i resti del Tempio Ionico in Palazzo Senatorio, conserva il tessuto viario originario, pur con sopraelevazioni e aggiunte successive avvenute comunque nel rispetto dei limiti interni degli isolati antichi. Il piano urbanistico del tipo per strigas utilizzato e individuato solo parzialmente in alcuni tratti nell’isola di Ortigia. L.A.: Nell’intervento di recupero della corte Bottari, area negli ultimi anni utilizzata come discarica, è interessante poter leggere nuovamente la memoria e le tracce del passato, attraverso il riuso delle rovine e l’accostamento di nuove pietre. Questi interventi di recupero sono stati attuati in stretto rapporto con le fabbriche e le aziende del luogo, puoi parlarci di questo legame tra architettura e maestranza locale? V.L.: Alcuni elementi caratterizzanti del progetto sono stati realizzati prevalentemente da maestranze e con materiali locali: la pavimentazione ad intarsio di pietra lavica; lo spolio e la ricostruzione dei preesistenti blocchi di pietra ritrovati in cantiere; in particolare il contrafforte, magnifico imprevisto di cantiere resosi necessario per il contenimento e consolidamento di alcuni edifici limitrofi a rischio di crollo. Nel contrafforte sono stati utilizzati blocchi di dimensione e spessore variabili (da 17 a 40 cm), montati “pietra su pietra”.

The Pavilion, built on the foundations of the Ionic Temple, determines an urban re-stitching that restores the continuity of the façades overlooking Piazza Minerva, characterised by the Doric colonnade of the cathedral, which is the absolute protagonist of the scenario. Instead, the Pavilion with a contemporary reinterpretation of a Catalan wall face, seeks to insert itself among the orchestra players of the town choir. The Bottari Court instead has a Hippodamia-based layout, brought to light by several archaeological excavations. The district located in the north-western part of the island near the Athena Temple and the remains of the Ionian Temple in the Palazzo Senatorio, preserves the original road fabric, albeit with subsequent elevations and additions, in keeping, however, with the inner limits of the ancient blocks of building. The urban layout of the strigas type (line of building blocks), used and only partially identified in some stretches on the island of Ortigia. L.A.: In the restoration project of the Bottari court, an area used in recent years as a dump, it is interesting to interpret once again the memory and traces of the past, through the reuse of the ruins and juxtaposition of new stones. These recovery operations have been implemented in close relationship with local factories and companies. Can you talk about this link between architecture and local craftsmanship? V.L.: Some characterising elements of the project have been made mainly by craftsmen and with local materials: inlaid lava stone flooring; the refining and reconstruction of pre-existing stone blocks found on site; in particular, the unexpected magnificent buttress, made necessary for the containment and consolidation of several neighbouring buildings at risk of collapse.


La costruzione muraria è di tipo a sacco: lo spazio risultante tra la parete superstite delle demolizioni e la nuova muratura è stato infatti riempito con calcestruzzo ciclopico, secondo una tecnica costruttiva millenaria. Il contrafforte è composto da una serie non casuale di piani sfalsati, che contengono all’interno una griglia aperta di blocchi isodomi, disposti ad incastro. I blocchi, lavorati a filo di sega, picconati o bocciardati in cantiere, sono stati montati in modo tale da comporre un “retablo”, che, “bagnato” da una luce radente, crea in determinate fasi della giornata un gioco di apparente dissolvenza e dematerializzazione. L’attuazione dell’accurato disegno delle pavimentazioni e del contrafforte è reso possibile soprattutto dalle mirabili capacità tecniche della ditta a carattere familiare Petrolito Tuttopietra, erede elettiva dell’arte degli scalpellini, gli intagliatori di pietra che hanno reso grande la Val di Noto. L.A.: L’utilizzo di materiali naturali e della pietra locale è quindi una delle prerogative fondamentali dei tuoi progetti, prevalentemente incentrati sul recupero del patrimonio architettonico esistente, in stretto rapporto con la tradizione locale. Qual è lo scenario attuale della progettazione in pietra naturale nel mondo dell’architettura contemporanea? V.L.: L’esperienza della corte dei Bottari, iniziata nel 1997 e conclusasi nel 2002, è una vicenda virtuosa e particolarmente fortunata.

In the buttress, blocks of varying size and thickness (from 17 to 40 cm) were used, assembled “stone upon stone”. The wall construction is of the rubblestone typology: the space between the wall surviving demolition and the new masonry has in fact been filled with cyclopean concrete, according to an age-old construction technique. The buttress is composed of a non-random series of staggered planes, which contain within an open grid of isodomic blocks, arranged to wedge into one another. The blocks, worked with a saw thread, pick-axed or bushhammered on the construction site, were mounted in such a way as to form a “retablo”, which, “bathed” in a shining light, creates at certain stages of the day a play of apparent fading and dematerialisation. The implementation of the accurate design of the flooring and the buttress is made possible above all by the masterful technical skills of the family-owned company Petrolito Tuttopietra, the elective heir of the art of stonecutters, the stone carvers that made the Noto Valley so great. L.A.: The use of natural materials and local stone is therefore one of the fundamental prerogatives of your projects, mainly focused on the recovery of existing architectural heritage, in close relation with local tradition. What is the current scenario of design in natural stone in the world of contemporary architecture?


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intervista interview

Il giovane architetto alle prese con “l’opera prima” ha avuto la fortuna di trovarsi nel proprio “percorso professionale” un’impresa di restauri altamente specializzata la quale ha incaricato per la realizzazione dell’opera alcune straordinarie maestranze locali. Sensibili imprese ed abili artigiani che hanno ben eseguito il progetto e in alcuni casi suggerito al giovane, e per alcuni aspetti inesperto architetto, i basilari principi della stereotomia e le elementari regole della corretta realizzazione del contrafforte con elementi in massello di pietra naturale. Negli ultimi dieci anni di crisi del mondo delle costruzioni a causa anche di alcune “vessazioni” normative e fiscali tanti piccoli ed abili artigiani e scalpellini hanno chiuso la loro attività; con grande rammarico ha chiuso pure la ditta Petrolito. Purtroppo, non sono subentrate nuove energie e nessuno ha provveduto a sopperire a tale mancanza pertanto si è persa la conoscenza, l’esperienza tramandata per centinaia di anni da padre in figlio, da maestro ad allievo. Da alcuni anni è inesorabilmente subentrata la grande “distribuzione” dell’edilizia. La grande industria delle costruzioni propina soluzioni preordinate di placcaggio ed ancoraggio della pietra naturale la quale, ahimè, ha fatto perdere il valore costruttivo e “collaborante” delle pietre naturali così da diventare semplicemente un rivestimento performante, indifferente alla struttura sottostante. L.A.: Quali sono state le recenti innovazioni legate all’uso della pietra naturale in architettura portate avanti negli ultimi anni?

V.L.: The Bottari Court experience, which began

in 1997 and ended in 2002, is a virtuous and particularly fortunate event. The young architect with his “first work” was fortunate enough to find himself along the path of his professional career a highly specialised restoration company, which commissioned some of the extraordinary local craftsmen to carry out the work. Sensitive firms and skilled artisans who executed the project well and in some cases advised the young man and, in some respects, an inexperienced architect, as to the basic principles of stereotomy and the elementary rules of the correct creation of the buttress with solid elements of natural stone. In the last ten years of crisis in the construction sector, due to normative tax “oppression”, many small and skilled craftsmen and stonecutters have had to close down their businesses; with great regret Petrolito also closed down. Unfortunately, no one has managed to overcome this lack, and therefore, the knowledge and experience passed down for hundreds of years from father to son, from master to pupil, has been lost. For some years now the great “distribution” of the building industry has inexorably taken over. The large construction industry offers pre-designed solutions for natural stone plating and anchoring which, alas, has brought about a loss in the constructive and "collaborative" value of natural stones, so as to become simply a functioning cladding, indifferent to the underlying structure.

Vincenzo Latina, Nuova Corte interna all’isolato ai Bottari in Ortigia. Vincenzo Latina, New inner court to Bottari block, Ortigia. Photo by Maurizio Montagna.


V.L.: Come ho accennato la contemporaneità è

prevalentemente caratterizzata dalle esigenze di ottimizzazione del taglio, dall’apporto delle nuove tecnologie le quali riescono anche a trasformare in “film” di pochi millimetri le lastre di marmo o di pietra naturale. Così da ottenere sottili membrane, dei speciali sandwiches tra pannelli trasparenti o traslucidi. Tutto sembra magnifico e apre infinite prospettive anche nell’ottimizzazione dell’utilizzo delle risorse naturali. Ma allo stesso modo credo che il futuro sia anche quello di consentire l’utilizzazione dei blocchi di pietra naturale, dei masselli, anche di grandi formati e spessori, strutturanti e collaborati nell’edificio. Così come ha sperimentato Gilles Perraudin in alcune cantine vinicole, Frank. O. Gehry nella banca DZ di Berlino o magistralmente P. Zumthor nelle terme di Vals, la contemporaneità e il futuro potrebbero suggerire interessanti e affascinanti prospettive e grandi opportunità compositive, se si riuscirà con dovizia tecnica e disponibilità dei mezzi tecnologici ad esprimere ed imprimere le peculiarità e la bellezza della pietra naturale. Se si riusciranno a declinare nuovi linguaggi. Personalmente, prediligo il primato della tecnica all’innovazione tecnologica. Contemporaneo a mio avviso può diventare anche l’interpretazione del sistema costruttivo di un muro egizio o di una struttura medievale; tutto è legato alla cultura che sottende il progetto.

L.A.: What were the recent innovations related to the use of natural stone in architecture carried out in recent years? V.L.: As I mentioned before, modernity is predominantly characterised by the need for cutting optimisation, by the contribution of new technologies, which can also transform marble or natural stone slabs into sheets of a mere few millimetres. So as to obtain thin membranes, special sandwiches between transparent or translucent panels. Everything looks magnificent and opens up endless prospects even in optimising the use of natural resources. But at the same time I think the future is also allowing the use of natural stone blocks, even of large sizes and thicknesses, structuring and collaborating in the building. Just as Gilles Perraudin experimented in several wine cellars, Frank. O. Gehry in the DZ bank of Berlin or masterfully P. Zumthor in the Vals spa, contemporaneity and the future could suggest interesting and fascinating prospects and great compositional opportunities if there are the technical means available to express and imprint the peculiarities and beauty of natural stone. If new languages are created. Personally, I prefer the primacy of technique to technological innovation. In my opinion, the interpretation of the constructive system of an Egyptian wall or a medieval structure can also become contemporary; everything is related to the culture that underlies the project.


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saggio essay

cura e manutenzione delle pietre naturali / care and maintenance of natural stone text by Paolo Zuliani - Fila Surface Care Solutions

Ogni qualvolta si abbia a che fare con una superficie di un materiale assorbente e cioè che presenta delle porosità in superficie, siano esse anche microporosità, si rende necessario realizzare degli interventi che vanno oltre la semplice pulizia iniziale con la quale si rimuove lo sporco di cantiere che normalmente concorrono alla finitura di un ambiente. In questo caso è invalso l‘uso di usare il termine trattamento, dove per trattamento si intende quella serie di interventi di pulizia e protezione, da realizzarsi dopo la posa, che hanno lo scopo di difendere la superficie trattata dallo sporco e dalle macchie, eventualmente tonalizzarla, cioè ravvivarne il colore, e predisporla a una più facile manutenzione. Parlando di materiali da pavimento dotati di assorbimento superficiale, occorre fare un approfondimento sul mondo delle pietre naturali. Cosa significa trattare il materiale lapideo? Significa proteggerlo. Le finalità della protezione sono contrastare, ridurre, prevenire e ritardare i naturali processi di degrado, per conservare meglio il materiale e conseguentemente ridurre significativamente l‘esigenza di eventuali restauri sostitutivi, estendendo il ciclo di vita della pietra naturale e incrementando la sua già elevata ecosostenibilità, per dare soluzioni radicali al degrado. Gli interventi per la protezione, volti a dare funzionalità alle caratteristiche della pietra, possono agire sulle cause di alterazione e sui fenomeni di degrado in atto. Come trattare il materiale lapideo? Facendo ricorso a sostanze con funzione di “schermo“ tra il manufatto e ciò che ha causato il degrado. L‘intervento protettivo veniva attuato fin dall‘antichità, con grassi animali o vegetali, con cere e oli naturali che venivano applicati sulle superfici per creare una patina impermeabile agli agenti atmosferici. Oggi le tecniche moderne ci permettono di trovare soluzioni altamente performanti e durature. Il degrado delle pietre naturali può essere naturale o patologico. Il primo è un processo di degenerazione delle caratteristiche fisiche, chimiche e meccaniche, insito in ogni pietra, e legato alle sue caratteristiche di composizione, struttura e tessitura; il degrado patologico è invece un processo di degenerazione accelerato rispetto alle attese di vita previste per una specifica applicazione, e legato a errori progettuali, costruttivi, di uso e di manutenzione.

Whenever one has to do with a surface made of an absorbent material, that is to say that has porosities on the surfaces, even if they are microporosities, it is necessary to carry out activities more significant than simple initial cleaning for removing worksite dirt and that normally contribute towards the finishing of the environment. In this case, it has become common to use the term treatment, meaning by that a series of cleaning and protection activities to be carried out after laying, for the purpose of defending the treated surface from dirt and stains and, if required, tonalising it, that is to say livening up the colour and preparing it so that it will be easier to maintain. Speaking of flooring materials having absorbent surfaces, it is necessary to go into the world of natural stone in greater depth. What does treating a stone material mean? It means protecting it. The aims of the protection are to hinder, reduce, prevent and delay the natural processes of degradation, so as to preserve the material better and consequently significantly reduce the need for possible restoration work in order to replace the surface, thus extending the lifecycle of the natural stone and increasing its already high level of ecosustainability, dealing with degradation by means of radical solutions. The action taken for protection, aimed at making the characteristics of the stone functional, can act on the causes of its alteration and on the degradation phenomena that are taking place. How should stone be treated? By resorting to substances that have the function of “screening” the manufactured object from whatever it is that has caused the degradation. Protective activities have been carried out since ancient times, with animal or vegetable fat or with natural waxes and oils applied to the surfaces in order to create a weatherproof patina. Nowadays, modern techniques enable us to find very high-performance and long-lasting solutions. Degradation of natural stone can be either natural or pathological. The former is a process of degeneration of the physical, chemical and mechanical characteristics, taking place in any stone material and linked to its composition, its structure and its texture.


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Nell‘atmosfera ci sono agenti inquinanti (particellato sospeso o gas), ma la componente principale presente in ogni composto che degrada la pietra è l‘acqua, che interviene in quasi tutti i meccanismi di degrado dei materiali lapidei. La protezione è attuata con sostanze e prodotti chimici, finalizzati a ridurre la penetrazione dell‘acqua all‘interno della struttura porosa dei materiali lapidei, con la riduzione della possibilità che si verifichino tutti i fenomeni alterativi legati alla sua presenza. Un trattamento completo può prevedere fino a 5 fasi: pretrattamento, lavaggio dopo posa, protezione, finitura e manutenzione. Il pretrattamento può essere effettuato sia sulla parte superiore che su quella inferiore, compresi i lati delle lastre: sulla parte a vista permette di proteggere le superfici dallo sporco di posa, rende più agevole l‘operazione di fugatura, semplifica la pulizia del dopo posa e velocizza le successive fasi del trattamento. Quando applicato sul retro delle lastre impedisce la risalita di sali e altri agenti inquinanti e la conseguente formazione di aloni e macchie superficiali. In questo caso è indispensabile utilizzare prodotti che non modifichino l‘adesione di colle e materiali per fugatura (secondo norma UNI EN 1348-2009). Il lavaggio è un‘operazione di pulizia delle superfici per rimuovere qualunque residuo (cementi, boiacche, stucchi, collanti, sporcizia varia) e va effettuato successivamente alla posa o in qualunque altro momento della vita di un manufatto lapideo, in quanto funzionale alla fase di protezione.

Pathological degradation, on the other hand, is a process of degradation that takes place faster than expected in the lifetime for a specific application and connected with errors in its design, construction, use and/or maintenance. There are pollutants in the atmosphere (suspended particles or gas), however the main component present in every compound degrading stone is water, which plays a part in almost all mechanisms of degradation of stone materials. Protection is carried out with chemical substances and products, aimed at reducing the penetration of water into the porous structure of stone materials, thus reducing the possibility that any of the type of alteration linked to its presence will occur.Complete treatment may call for up to 5 stages: pre-treatment, washing after laying, protection, finishing and maintenance. Pre-treatment may be carried out either on the upper part or on the underneath, including the sides of the slabs: on the visible part it enables the surfaces to be protected against dirt during laying, it makes grouting easier, it simplifies cleaning after laying and speeds up the subsequent treatment stages. When applied to the rear of the slabs it prevents the salts and other polluting agents from rising to the surface and the consequent formation of auras and stains on it. In this case it is essential to use products that do not alter the adhesion of glues and grouting materials (according to UNI EN 1348-2009).


Le fenomenologie di degrado secondo la nomenclatura delle raccomandazioni normal (commissione normativa manufatti lapidei) Types of degradation according to the terminology used in the recommendations of the Stone Products Regulatory Commission (“NORMAL”)

alterazione cromatica / colour change

deposito superficiale / surface deposit

distacco / detachment

crosta / crust

patina / coating

esfoliazione / exfoliation

deformazione / deformation

pitting / pitting

alveolizzazione / alveolisation

disgregazione / breakdown

efflorescenza / efflorescence

fratturazione - fessurazione / fracturing - cracking

patina biologica / biological coating

polverizzazione / pulverisation

degradazione differenziale / differential degradation

lacuna - mancanza / shortcoming - lack

concrezione / concretion

rigonfiamento / swelling

erosione / erosion

incrostazione / scaling

pellicola / film

presenza di vegetazione / presence of vegetation macchia / stain scagliatura / flaking

Quindi è importante scegliere il detergente in funzione del tipo di sporco e del tipo di pietra. Il criterio più sensato per la scelta del detergente è valutarne il pH: i detergenti possono essere acidi, neutri o alcalini. Durante il lavaggio bisogna distinguere tra sostanza acida pura e detergenti contenenti dell‘acido e altre sostanze coadiuvanti (è importante poter “calibrare” l‘azione aggressiva dell‘acido). Nel lavaggio bisogna inoltre dosare attentamente la diluizione: il detergente deve essere sufficientemente efficace da asportare/ pulire/rimuovere i depositi, le incrostazioni e lo sporco e deve essere sufficientemente blando per non aggredire la pietra (è importante identificare la finitura superficiale del materiale lapideo). Prima di utilizzare un detergente acido, bisogna sempre fare attenzione alla composizione mineralogica delle pietre, in quanto quelle ricche di carbonati rischiano di essere aggredite. Riepilogando bisogna stabilire quanto più precisamente possibile la natura delle macchie/ sporco/ecc. per scegliere il detergente appropriato: a pH acido per sciogliere le sostanze inorganiche (sali, calcare, boiacche ecc.), a pH alcalino per sgrassare, adatto quindi alla rimozione di sostanze organiche (caffè, vino, olio, unto ecc.) o neutro ideale per la pulizia delle superfici particolarmente delicate (onici, marmi lucidi ecc.).

Washing is an operation that cleans the surfaces in order to remove any residues whatsoever (cement, grout, putties, adhesives, miscellaneous dirt), and has to be carried out after laying or at any other moment during the lifetime of a stone object, since it is functional to the protection stage. It is therefore important to choose the detergent on the basis of the type of dirt and of the type of stone. The most sensible criterion for choosing a detergent is to evaluate its pH: detergents can be acid, neutral or alkaline. During washing, it is necessary to distinguish between pure acid substances and detergents containing some acid and other ancillary substances (it is important to be able to “calibrate” the aggressive action of the acid). When washing, it is also necessary to dose the dilution carefully: the detergent must be efficient enough to get rid of/clean away/remove any deposits, incrustations and dirt, and must be mild enough so that it will not attacking the stone (it is important to identify the surface finish of the stone material). Before using an acid detergent, it is always necessary to pay attention to the mineralogical composition of the stones, since those rich in carbonates run the risk of being attacked. To sum up, it is necessary to establish as precisely as possible the nature of the stains, dirt, etc., in order to choose the appropriate detergent: with an acid pH for dissolving inorganic substances (salt, line scale, grouts, etc.), with an alkaline pH for degreasing, and therefore suitable for removing organic substances (coffee, wine, oil, grease, etc.), or neutral, ideal for cleaning particularly delicate surfaces (onyx, shiny marbles, etc.).


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Non sostituire mai un detergente a pH acido con una sostanza acida, solo perché il principio attivo sembra lo stesso. Quali sono le finalità della protezione? Limitare/ impedire l‘assorbimento delle sostanze macchianti, impermeabilizzare la superficie, rendere più semplice la manutenzione e allungare la vita dei materiali. In base al tipo di pietra da proteggere, al suo grado di assorbimento, alla sua finitura superficiale, alla sua destinazione d‘uso e alla finitura estetica che si desidera impartire al materiale trattato si dovrà scegliere tra le diverse tipologie di protettivi: idrorepellente, oleorepellente, base acqua, base solvente, a effetto invisibile o tonalizzante. Un protettivo impregnante impedisce l‘assorbimento dei fluidi e permette la traspirabilità, ciò non vale per i protettivi filmogeni che formano uno strato superficiale continuo (film, pellicola) che occlude le microporosità del materiale lapideo. Tra le più importanti tipologie di protezione ci sono: quella antimacchia che è idro-oleorepellente, quella anti-graffiti protegge da vernici e spray, mentre l‘antisporco impedisce la formazione di depositi dovuti a calpestio e traffico. I protettivi possono essere a basa acqua o a base solvente. Quelli a base acqua permettono una maggiore velocità d‘esecuzione, perché possono essere applicati anche su materiali con umidità residua, sono inodore, alcuni sono VOC free e possono contribuire al raggiungimento dei crediti LEED. I protettivi a base solvente, invece, sono adatti per pietre più compatte, richiedono condizioni di asciutto, e hanno maggiore capacità di penetrazione. Per quanto riguarda l‘effetto visivo: i protettivi possono essere invisibili o tonalizzanti. Questi ultimi esaltano il tono e ravvivano il naturale colore della pietra. Occorre ricordare che un protettivo non deve alterare le caratteristiche di un materiale lapideo, non deve essere soggetto a successive alterazioni cromatiche visibili (es. ingiallimenti, sbiadimenti, alonature ecc.), è un prodotto chimico e deve quindi essere quantomeno idoneo al contatto con gli alimenti, non deve essere nocivo e contaminante. Sulle superfici interne, al termine della fase di protezione, si suggerisce l‘applicazione di un prodotto di finitura, generalmente una cera con la finalità di impedire che lo sporco si aggrappi e per facilitare la manutenzione ordinaria. Per quanto riguarda la manutenzione, quella ordinaria prevede le normali operazioni di pulizia e mantenimento delle superfici, mentre la manutenzione straordinaria avviene su trattamenti esistenti ormai inefficaci o per il ripristino di strati di cere usurate. Seguendo queste indicazioni il progettista può utilizzare in condizioni di massima sicurezza la pietra nelle sue realizzazioni, scegliendo il materiale sulla base del suo carattere estetico e qualitativo senza limitazioni.

Never replace a detergent that has an acid pH with an acid substance simply because the active ingredient appears to be the same. What are the aims of the protection? To limit/prevent absorption of the staining substances, to waterproof the surface, to make maintenance simpler and to lengthen the lifetime of the materials. Depending on the type of stone to be protected, on its degree of absorption, on its surface finish, on its intended use and on the appearance it is wished to give the treated material, it will be necessary to choose between the various different types of protection: waterrepellent, oil-repellent, based on water, based on a solvent, with an invisible or a tonalising effect. An impregnating protective substance prevents the absorption of fluids and allows breathability; this is not so, however, for film-forming protective agents that lead to the creation of a continuous superficial layer (films) that occlude the microporosities of the stone material. Among the most important types of protection are the following: stain-resistant agents, which are water and/ or oil repellent, scratchproof agents protecting against paints and sprays, while dirt-proof agents prevent the formation of deposits due to trampling and traffic. Protective agents can be water-based or solventbased. Water-based agents allow greater speed of performance, as they can be applied also to materials with residual moisture. They are odourless, some are VOC-free, and they can contribute towards earning LEED credits. Solvent-based agents, on the other hand, are suitable for more compact types of stone, require dry conditions and have a greater ability to penetrate. As far as concerns their visual effect, protective agents can be invisible or tonalising. The latter enhance the tone of the stone and liven up its natural colour. It must be remembered that a protective agent must not alter the characteristics of a stone material and must not be subject to subsequent visible colour changes (e.g. yellowing, fading, the formation of auras, etc.). A protective agent is a chemical product and must therefore be at least suitable for contact with food products and must not be harmful or contaminating. Application to internal surfaces, at the end of the stage of protection, of a finishing product is suggested, generally a wax having the aim of preventing dirt from sticking and of making ordinary maintenance easier. As far as concerns maintenance, ordinary maintenance consists of the normal cleaning operations and for maintaining the surfaces, while extraordinary maintenance is carried out on existing treatments that are no longer effective or in order to restore layers of worn waxes. Following these indications, designers can use stone in their projects with the greatest safety, choosing the material on the basis of its appearance and quality, without limitations.

Photo by Petra Antiqua.


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terra, uomo, progetto, materia, coerenza: franchiumbertomarmi e lo spirito del marmo / land, man, design, material, consistency: franchiumbertomarmi and the spirit of marble by Davide Cattaneo

“Siamo un ponte fra la cava e il cielo di Carrara, siamo alla continua ricerca, anche nella metropoli più rumorosa, di quell’angolo di paradiso silenzioso che solo il marmo conosce e sa trasmettere all’uomo di ogni tempo e di ogni luogo”. Bernarda Franchi “We are a bridge between the quarry and the sky over Carrara; we are continually searching, even in the noisiest cities, for that silent corner of paradise that only marble knows and conveys to us at all times and places”. Bernarda Franchi

Un materiale che nasce dalla terra, viene lavorato dall’uomo con coerenza seguendo un progetto che permette di esaltare l’unicità di un territorio che è da sempre protagonista di una storia fatta di creatività, passione ed eccellenza. Carrara e il marmo, soggetti che simbioticamente fanno parte di un racconto che da secoli si intreccia con la storia del nostro Paese, delle opere che lo rendono celebre nel mondo, della carriera di architetti, artisti e scultori che ne hanno interpretato l’essenza, esaltato l’unicità delle finiture, dei colori, delle superfici. La storia di franchiumbertomarmi racconta il rapporto ancestrale dell’uomo con questo materiale, descrive le abitudini e la vita di chi è nato alle pendici delle Apuane, testimonia come il tempo e le abitudini fossero intrecciati a doppio filo con questa risorsa. Vicende che narrano la vita in cava, con le sue dinamiche particolari come il silenzio assordante che si trasforma in rumore improvviso. La cava specchio dell’esistenza, luogo in cui ci sente piccoli, nel quale la creatività dell’uomo viene relativizzata dal confronto con la natura. Per franchiumbertomarmi la sintesi delle esperienze in cava ha cementato un rapporto tra uomo e materia che si è evoluto nel tempo senza alterare sottili equilibri, senza sotterrare alcuni aspetti magici di questo straordinario lavoro, nonostante l’avanzare delle tecnologie, il miglioramento dell’efficienza delle lavorazioni, della sicurezza durante tutto il processo, dell’avvento delle macchine che in parte hanno sostituito l’operato dell’uomo. Un dialogo che si tramanda sotto il segno del progetto, dell’idea che si concretizza, della volontà di estrapolare da ogni singolo blocco il meglio, la forza sopita che è in grado di sprigionare.

A material born out of the earth, worked consistently by human hands on the basis of a plan underlining the uniqueness of a place that has traditionally been the centre of a history of creativity, passion and excellence. Carrara and marble: subjects that symbiotically form a part of a story that has been intertwined with our country’s history for centuries, with the works for which Italy is known all over the world, for the career of the architects, artists and sculptors who have interpreted its essence and underlined the unique nature of its finishes, colours and surfaces. The story of franchiumbertomarmi is the story of our ancestral relationship with marble, describing the habits and lives of people born on the slopes of the Apuan Alps, testifying to how times and lifestyles have been intertwined with this resource. Stories of life in the quarry, with its unique dynamics, where a deafening silence suddenly turns into noise. The quarry as a mirror of existence, a place where we feel small, where human creativity seen in scale by comparison with nature. For franchiumbertomarmi, the synthesis of human experience in the quarry has cemented the relationship between man and material that has evolved over time, without altering its fine balance, without burying any of the magical aspects of this extraordinary type of work, despite the advancement of technologies, the improvement in the efficiency of working methods and safety throughout all stages in the process, from the advent of the machines that have, in part, replaced human labour. A dialogue that is handed down in the form of a design, of an idea given concrete form, of a will to extract the best of every single block of stone, the sleeping strength that lies within it.


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Un pensiero che parte da un sogno, un percorso fatto di creatività che incontra un sapere antico, una strada da percorrere che mette il marmo al centro di qualsiasi progetto: dall’architettura all’arte, dalla scultura all’interior design, da dettagli preziosi a superfici esclusive per pavimenti, rivestimenti, dai piani per le cucine agli elementi per l’arredo bagno. Proprio in questo mondo fatto di cavatori, di pericoli, di gioie condivise, nel quale tutti gli uomini si sentono fratelli in una religione laica basata sui valori e sull’etica del lavoro, ha preso oltre quarant’anni fa vita la storia di franchiumbertomarmi. Una storia che si alimenta giorno per giorno, attraverso le azioni quotidiane di chi vive in azienda, attraverso processi che sembrano lunghi ma che confrontati con la materia sembrano attimi che volano via. A partire da quel 1972, in cui Umberto Franchi fondò l’azienda. Da allora la simbiosi con il marmo di Carrara, la scelta non solo di commercializzare il materiale come avveniva all’inizio ma di possedere cave di proprietà da studiare, analizzare e utilizzare al meglio. Ecco allora la cava di Calacatta, tappa importante e significativa negli anni ’80, poi quella di Bianco Statuario e di Bianco Gioia, sempre nel bacino di Torano, che accompagnano la crescita dell’azienda fino al passaggio generazionale con i figli Bernarda e Alberto che portano l’azienda fino ai giorni nostri guidando un team di persone accomunate da passione e senso di responsabilità. Le cave si moltiplicano, alcune rimangono lì a dettare le regole etiche e umane, il senso di responsabilità e la coerenza nei confronti del territorio e della comunità che attorno a esse si è formata. La crescita continua passa dalla nuova sede di Avenza di Carrara, costruita nel 2006 e facente parte di un più ampio piano di recupero territoriale promosso dall’azienda. Sede che è stata rinnovata proprio quest’anno su progetto dello Studio Archizero, che oltre a riqualificare gli edifici esistenti nei quali sono ospitati gli uffici, ha ampliato l’headquarters con tre nuovi corpi di fabbrica: la Torre con funzione di accoglienza, ospitalità e ristorazione, un piccolo padiglione per l’esposizione degli oggetti e dei prototipi di design e la sala conferenza e il nuovo showroom aziendale nel quale è esposta l’ampia gamma di materiali lapidei proposta da franchiumbertomarmi. Spazi connessi da un sistema di collegamento fluido e integrato fatto di piazze e camminamenti nei quali la materia, il verde e l’acqua dialogano tra loro. La “nuova” sede è essa stessa un’espressione delle potenzialità della materia, delle sue caratteristiche tecniche, del fascino intrinseco ma anche della sua versatilità, delle differenti tipologie di impiego nell’architettura contemporanea. L’involucro dell’edificio a torre ad esempio è caratterizzato da una facciata ventilata in marmo cipollino, che è stato lavorato con un potente idrogetto per donargli una superficie molto grezza e porosa. L’area adibita a caffetteria/ristorante dialoga con uno specchio d’acqua, la cui funzione, oltre che scenografica è quella di aiutare il raffrescamento della facciata in vetro.

A thought that begins with a dream, a process in which creativity encounters ancient know-how, a path to be followed by making marble the focus of any project: from architecture to art, from sculpture to interior design, from precious details to exclusive surfaces for floors, walls, kitchen countertops and bathroom fixtures. And it is in this world of quarrymen, of shared dangers and joys in which all men are brothers, in a lay religion based on the values and ethics of work that the history of franchiumbertomarmi began more than forty years ago. A history that grew day by day through the daily actions of the people who work for the company, through processes that seem time-consuming but are mere flashes of time compared with the lifetime of marble. Starting when Umberto Franchi founded the company in 1972. Since then, symbiosis with Carrara marble, the choice not only to sell the material as the company did in the beginning but to have its own quarries to survey, analyse and use in the best possible way. Hence the Calacatta quarry, an important, highly significant step in the ’80s, then the Bianco Statuario and Bianco Gioia quarries, also in the Torano area, accompanying the company’s growth until it was handed down to Umberto’s children, Bernarda and Alberto, who continue to lead the company today, at the helm of a team of people who share a common passion and sense of responsibility. With more and more quarries, some of which are still there dictating ethical and human law, a sense of responsibility and consistency in their approach to the territory and the community that has formed around them. Its continual growth led the company to new headquarters in Avenza di Carrara, built in 2006 as part of a wider-ranging territorial revitalisation plan supported by the company. These headquarters were renovated this year under the direction of Studio Archizero, who not only renovated the existing office buildings but expanded the company’s headquarters with three new buildings: a tower serving as a reception, hospitality and dining area, a little showroom for objects and design prototypes, and conference hall and new company showroom displaying the vast range of stone materials offered by franchiumbertomarmi. The spaces are connected by a fluid, integrated system of plazas and pathways in which stone, plants and water interact. The “new” headquarters are themselves an expression of the potential of stone, of its technical properties and intrinsic attraction but also its versatility, of the different uses it can be put to in contemporary architecture. The cladding of the tower building, for example, is characterised by a ventilated façade made of Cipollino marble, worked with a powerful jet of water to create a rough, porous surface. The cafeteria/restaurant area dialogues with a body of water, the function of which is not only scenic, but to help keep the glass façade cool. The entire project focuses on sustainability, both in the choice of natural building materials with a low environmental impact and by implementing a system for collection and use of rainwater and a ventilation system with heat recovery.


Tutto il progetto fa della sostenibilità uno dei tratti distintivi, sia nella scelta dei materiali costruttivi naturali e a basso impatto ambientale, sia implementando la struttura con un impianto di recupero delle acque meteoriche e con un sistema di ventilazione con recupero termico. Un approccio coerente con la mission aziendale che mette al primo piano e l’ambiente in cui vive, una filosofia incentrata sul miglioramento continuo e sul cambiamento coraggioso, grazie al quale affrontare nuove sfide mettendo sul mercato nuovi materiali e nuove idee. Oggi la gamma di materiali proposti da franchiumbertomarmi è ampia e diversificata ed è declinata in modo da soddisfare le richieste di funzionalità e rappresentatività del mondo del progetto. Bardiglio “B” e “G”, beige turco, bianco gioia, bianco venato “E”, breccia portofino, calacatta e calacatta cremo, cipollino, gioia “C” e gioia venato, manhattan gray, portoro, rosso collemandina, statuarietto, statuario (extra, venatio, michelangelo e miele), zebrino bianco e nero, sono messi a disposizione di progettisti e clienti. Alcuni materiali sono un’esclusiva dell’azienda, ciascuno ha la propria identità e caratteristiche estetiche e cromatiche uniche. Venature più o meno profonde, sfumature cromatiche, riflessi cangianti e straordinari “decori naturali” che possono essere valorizzati solo dalla sensibilità e dall’esperienza di chi il marmo lo vive da anni. Così come da sempre, il rapporto con progettisti e architetti è stato coltivato con attenzione dall’azienda.

An approach consistent with the company’s mission of focusing on the environment, a philosophy centring around ongoing improvement and courageous change, addressing new challenges and offering the market new materials and ideas. The range of materials offered by franchiumbertomarmi today is vast and highly diversified to meet all architects’ practical and aesthetic requirements. Bardiglio “B” and “G”, Turkish Beige, Bianco Gioia, Bianco Venato “E”, Breccia Portofino, Calacatta and Calacatta Cremo, Cipollino, Gioia “C” and Gioia Venato, Manhattan Gray, Portoro, Rosso Collemandina, Statuarietto, Statuario (Extra, Venatio, Michelangelo and Miele), Zebrino Bianco e Nero are all at architects’ and clients’ disposal. A number of these materials are offered exclusively by the company, and each has its own particular identity and unique aesthetic and chromatic features. Deeper or shallower veins, subtleties of hue, iridescent reflections and extraordinary “natural decorations” that can be maximised by the sensibility and experience of someone who has been living and working with marble for years. The company has always focused on cultivating its relationship with architects and designers. The ability to respond to their requirements, not only by supplying materials but by analysing their choices and engineering specific solutions for every project, has allowed franchiumbertomarmi to be accredited as a dependable, secure partner.


La capacità di soddisfare le richieste non solo per quanto riguarda il reperimento del materiale ma anche l’analisi delle scelte effettuate o l’ingegnerizzazione di alcune soluzioni specifiche per ogni progetto, hanno permesso a franchiumbertomarmi di accreditarsi come partner sicuro e affidabile. Ne sono prova le prestigiose realizzazioni in luoghi diversi nel mondo, come la “Tower One” del World Trade Center o la nuova ala della Mecca a Jeddah. L’unione di versatilità e bellezza del materiale esprime un messaggio di durata, forza, prestigio e permanenza che sono valori da trasferire in ambito progettuale non solo per quanto riguarda l’architettura ma anche per l’interior e per oggetti d’arredo. Dai maxi vasi all’arredo urbano, dai complementi ai rivestimenti, dalle cucine all’arredo bagno fino a elementi monolitici multifunzionali in grado di inserirsi in spazi tipologicamente e stilisticamente diversi, come le collezioni recenti disegnate dall’architetto Michele Cazzani di Archizero. L’azienda trasforma ogni materia in oggetti esclusivi nei quali perpetrare questo tesoro inestimabile in modo contemporaneo. Materiali interpretati da designer in collaborazione con l’azienda, perché ogni idea possa trovare il giusto materiale per esprimersi e la giusta materia per concretizzarsi. Tecniche di lavorazione evolute permettono di ottenere geometrie impensabili anche in modo agevole, risparmiando tempo e fatica. Oggetti puri e forme primordiali il cui comune denominatore è l’utilizzo del marmo lavorato direttamente da blocchi di cave di proprietà, scegliendo a seconda della forma il materiale più idoneo o viceversa, creando forme che sembrano generate dalla montagna stessa. Tra ricerca dell’innovazione e saggezza antica, franchiumbertomarmi promuove ogni giorno la cultura del lavoro, tra la cava e le moderne opere d’arte o di architettura, per portare il messaggio della bellezza che la natura ci offre, per diffondere i valori di eleganza ed eccellenza che il marmo trasmette con il suo utilizzo.

As demonstrated by prestigious projects all over the world, such as “Tower One” at the World Trade Centre or the new Mecca wing in Jeddah. The material’s unique combination of versatility and beauty expresses a message of durability, strength, prestige and permanence: values to be transferred into design in architecture, interior design and furnishings. From giant vases to street furnishings, from accessories to coverings, from kitchens to bathrooms and mixed-use block elements capable of fitting harmoniously into different types and styles of spaces, like the new collections recently designed by architect Michele Cazzani of Archizero, the company transforms all its materials into exclusive objects with which to express this inestimable treasure in contemporary form. Materials interpreted by designers in direct collaboration with the company, so that every idea can be expressed in the right material, and every design can find the right material to give it concrete form. Advanced working techniques make it easy to create seemingly unthinkable geometries, saving time and energy. Pure objects and primordial shapes, all sharing the common denominator of use of marble obtained directly from blocks in the company’s own quarries, selecting the most suitable material for the form or vice versa, creating forms that seem to be generated by the mountain itself. Through research into innovation and ancient wisdom, franchiumbertomarmi promotes the value of work every day, laying the solid foundations for an ideal bridge between the quarry and today’s works of art and architecture, expressing the message of beauty that nature offers us and promoting the values of elegance and excellence that marble can convey.


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antoniolupi e il marmo, un legame indissolubile / antoniolupi and marble, an inextricable link by Davide Cattaneo

Con Progetto Marmo antoniolupi promuove un ritorno all’antico indispensabile per dare vita a oggetti senza tempo, per scrivere nuovi racconti attraverso forme e progetti diversi per ideazione, estetica e materiali utilizzati ma accomunati dalla passione per il materiale, per la sottrazione scultorea che avviene per mano dell’uomo ma anche per l’azione dei fenomeni naturali. With Progetto Marmo, antoniolupi promotes a return to ancient values that is essential to create timeless objects, to tell new stories through forms and projects with different ideas, aesthetics and materials, but with the same passion for material, for sculptural subtraction wrought by the hand of man but also by natural phenomena.

Un rapporto profondo che parte da lontano, un legame che esprime il senso di radicamento a un territorio, un dialogo virtuoso con la materia più antica che ha origine sin dalle prime collezioni dell’azienda: antoniolupi ha incontrato marmi e pietre naturali più volte durante la sua storia, non solo recente. Lo ha fatto cercando in ogni occasione di interpretare ogni materiale per esaltarne l’essenza più vera attraverso la creatività dei progettisti e dei designer e la capacità dell’azienda di avvalersi di competenze e professionalità uniche nella lavorazione. Sono nate così alcune “pietre miliari” della gamma antoniolupi, elementi unici e ricchi di fascino, in grado con la propria presenza di nobilitare lo spazio, di rendere esclusivo ogni ambiente. Dai primi lavori di Domenico De Palo con la pietra leccese passando per le collezioni firmate da Carlo Colombo, senza dimenticare le sperimentazioni un po’ provocatorie della VascaBarca, per arrivare agli ultimi progetti di Paolo Ulian con il marmo di Carrara. Elementi iconici nei quali l’estetica e l’unicità di un materiale assoluto incontra le linee pure e le forme minimali proprie della cifra stilistica di antoniolupi. Un rapporto che si è intensificato maggiormente negli ultimi anni, con un’attenzione particolare al recupero della memoria, alla valorizzazione delle tracce che il tempo ha lasciato nella materia, dei significati di quello che è stato e può diventare attraverso il progetto. Un percorso che è segno della continua voglia di sperimentazione dell’azienda, così come lo era stata l’introduzione a suo tempo dei solid surfaces. Si parte dal riferimento all’acqua e alla goccia che lentamente ma senza interruzione scava e modella la materia, levigandola in modo irregolare per definire una nuova perfezione.

A profound relationship that started long ago, a link that expresses the sense of rootedness in a territory, a virtuous dialogue with the oldest material that was part of the company’s very first collections: antoniolupi has encountered marble and natural stone many times during its history, not only recently. On every occasion it has tried to interpret each material to show its truest essence to the full, through the creativity of architects and designers and the company’s ability to employ its unique skills and professionalism in working with stone. This led to the creation of several ‘milestones’ in the antoniolupi range, unique elements full of appeal, whose presence ennobles a space and makes every room exclusive. From the first projects by Domenico De Palo with Lecce stone, to collections by Carlo Colombo, not forgetting the slightly challenging experiments with VascaBarca, and the latest projects by Paolo Ulian with Carrara marble. These are iconic elements in which aesthetics and the unique nature of an absolute material meets the pure lines and minimalist forms of antoniolupi style. The relationship has intensified in recent years, with special attention given to re-evoking memories, to valorising the traces that time leaves on materials, the meanings of what has been and what may become, through design. This journey is a symbol of the company’s continual desire to experiment, just as its introduction of solid surfaces was in the past. It starts with a reference to water and to a drop that slowly but ceaselessly wears away and models the material, smoothing it irregularly to give it a new perfection. The new products created by the company’s partnership with Paolo Ulian encapsulate this attitude. They valorise the material through new working techniques that use numerical control.


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Emblema compiuto di questo atteggiamento sono le nuove proposte nate dalla collaborazione tra l’azienda e Paolo Ulian, progetti in grado di valorizzare il materiale attraverso l’impiego delle nuove tecniche di lavorazione che utilizzano macchine a controllo numerico. La perfezione del taglio, della fresatura meccanica, la capacità di estrarre dalla materia la sua essenza grazie al confronto tra superfici perfette e geometrie lineari e texture esclusive, decori naturali e imperfezioni che diventano valore aggiunto della composizione. L’idea che guida questi progetti è proprio la continua scoperta che si traduce in sorpresa ed emozione per qualcosa di inaspettato, che permette di creare elementi unici, mai uguali. Memoria e innovazione convivono pertanto in un percorso nel quale all’uomo è affidato il compito di preservare la prima e alimentare la seconda, così da innescare un processo virtuoso che possa perpetrare il rito dell’acqua portando l’eccellenza nell’ambiente bagno ma non solo. Per far questo antoniolupi si è rivolto al territorio toscano, quello che conosce meglio e nel quale le sue radici sono più profonde, nonostante la dimensione internazionale ormai raggiunta. Il tramite è stato il marmo bianco di Carrara, un materiale unico per espressione estetica ma anche per flessibilità e capacità di dialogare con la luce, una materia da sempre strumento progettuale nella mani degli architetti e ora anche dei designer, capace di trasformarsi da materiale classico a protagonista di eleganza e raffinatezza contemporanea.

A precision cut, mechanical milling, the ability to extract the essence of material, through perfect surfaces, linear geometries and exclusive textures, natural decorations and imperfections that become an added value for the composition. The idea that guides these projects is continual discovery, which results in surprises and emotions for something unexpected, allowing the creation of unique elements that are never the same. Memory and innovation combine in a philosophy in which man is given the task of preserving the first and feeding the second, to begin a virtuous process that can perpetrate the ritual of water, bring excellence to the bathroom and beyond. This is why antoniolupi has reached out to the Tuscany area, a place it knows best and where its roots are deepest, despite the international dimension it has achieved. The reason was white Carrara marble, a unique material for aesthetic expression but also for its flexibility and ability to dialogue with light, a material that has always been a design tool in the hands of architects, and now also designers, able to transform from a classic material to the focal point of elegant, refined contemporary homes. A number of passages in a series, at different depths, by a diamond-cutting disk guided by a numerical control machine, has revealed the heart of the Introverso freestanding washbasin, for example. Like a modern stonemason, the disk carves the block of marble, which loses its monolithic appearance and transforms into something ethereal and transparent, enclosing a secret heart.


Una serie di passaggi in serie e a differenti profondità di un disco diamantato gestito da una macchina a controllo numerico permette ad esempio di svelare l’anima del lavabo freestanding Introverso. Come un moderno scalpello, il disco incide il blocco di marmo che perde così il suo aspetto monolitico e si trasforma in qualcosa di etereo, trasparente, che racchiude un nucleo segreto. Prende così forma un’alternanza di pieni e vuoti, di materia e luce, di layer sovrapposti che descrivono una forma appena annunciata nel solco del “non finito” protagonista di passaggi cruciali della storia dell’arte. La leggerezza prende il sopravvento sulla gravità, il lavoro dell’uomo agevolato dalla macchina trasforma la materia in elemento di benessere per tutti i sensi. Facendo scorrere le dita o altro sulle lamelle di marmo viene prodotta infatti una musica morbida e naturale che nasce dall'anima della pietra e dalla particolarità della sua lavorazione. Quando il blocco è sbozzato, le sottili lamelle di marmo che si formano dai passaggi di taglio possono essere spezzate con una mazza in modo da far emergere la scultura grezza che si è formata al suo interno. La forma dentro la forma è l'idea anche di Pixel, un progetto che crea un ponte ideale tra il mondo reale e virtuale, tra la solidità della materia e l’evanescenza dell’immagine. Dare forma all’immateriale è l’obiettivo di questo progetto, passare dal tutto “tondo” della tradizione scultorea alla suddivisione in piccole parti delle superfici il metodo per realizzarlo. Il nome dice già tutto: un pixel è l’elemento puntiforme che compone un’immagine digitale.

The results are alternating full and empty spaces, of material and light, of overlapping layers that describe a form that is only announced in the grooves of the ‘unfinished’ protagonist of crucial passages in the history of art. Lightness wins over gravity, the work of man enabled by a machine transforms the material into an element of wellbeing for all the senses. Running one’s finger across sheets of marble produces a gentle, natural music that is born from the heart of the stone and the special features of its working process. When the block has been roughly hewn, the fine sheets of marble that are formed by the cutting stages can be broken with a hammer to uncover the rough sculpture formed within. The shape inside the form is also the idea of Pixel, a project that creates an ideal link between the real world and the virtual one, between the solidity of material and the evanescence of the image. The aim of this project is to bring shape to the immaterial, moving from the all ‘round’ of traditional sculpture to divide the method of achieving little parts in the surface. This is encapsulated in the name: a pixel is a physical point in a digital image. Ulian and antoniolupi have produced an orthogonal grid that generates a kind of 3-D mosaic. Once again, human ingenuity comes to life thanks to the use of a machine and its final appearance is also defined by human choice.


Ulian e antoniolupi danno vita a un reticolo ortogonale che genera una sorta di mosaico tridimensionale. Ancora una volta l’idea dell’uomo prende vita grazie all’impiego della macchina e viene poi definita nel suo aspetto finale ancora attraverso le scelte dell’uomo. Pixel è un lavabo freestanding che cambia continuamente volto perché eliminando i tasselli l’immaginazione prende forma, l’immagine si rivela, l’essenza viene alla luce. Luci e ombre, profondità e rilievi, accostamenti e lontananze, connessioni e isolamenti, il gioco dei pixel che formano il lavabo è tutto orientato sulla consequenzialità, sulla prossimità, sul decoro che nasce dalla lavorazione della materia stessa. Il marmo bianco di Carrara, antico e poliedrico, è protagonista anche della collezione Atlante disegnata da Silvia Nerbi e Andrea Bogazzi. L’ideale classico della bellezza origina un trasferimento di significato, un cambio radicale di funzione a cui associare l’immagine. La colonna, che rappresenta senza dubbio uno dei pilastri per l’architettura diventa lavabo, da elemento di sostegno a oggetto scavato in grado di contenere. La colonna è stata defunzionalizzata da componente portante dell’edificio e rifunzionalizzata come elemento fondamentale del benessere in ambito domestico. Ne nasce una collezione di lavabi da terra o da appoggio che gioca con l’immagine della colonna nella quale la geometria circolare del bordo del bacino, la scansione modulare del volume determinata dalle scanalature tipiche della colonna classica e la perfetta armonia proporzionale determinano un salto di scala per un progetto dalla forte impronta architettonica. L’invariante di questo ready-made contemporaneo è la bellezza oggettiva, assoluta, codificata e per questo non opinabile. Un progetto che ribalta il modo comune di pensare, che rimanda all’idea del mito che viene raccontato e perpetrato attraverso il rito quotidiano, una tappa fondamentale nella ricerca della bellezza di un design che va oltre il tempo e lo spazio.

Pixel is a freestanding washbasin that continually changes appearance, because its image takes shape and is revealed by eliminating the smallest units that make up the washbasin – its essence comes to light. Light and shade, depth and relief, juxtaposition and separation, connection and isolation, the effect of the pixels that make up the washbasin is completely oriented towards consequentiality, to proximity, to the decoration that is a result of the working process of the material itself. Ancient, multifaceted white Carrara marble is also the protagonist of the Atlante collection, designed by Silvia Nerbi and Andrea Bogazzi. The classical ideal of beauty creates a transfer of meaning, a radical change in the function that the image is associated with. The column, which is undoubtedly one of the central elements of architecture, becomes a washbasin. It changes from a supporting element to a hollowed object that contains water. The column’s function has changed from that of supporting a building to a fundamental part of wellbeing in the home. The result is a collection of freestanding or countertop washbasins that play with the image of the column, in which the circular geometry of the edge of the basin, the modular articulation of the volume created by the typical fluting of the classical column and the perfect proportional harmony create a change in scale for a project strongly inspired by architecture. The invariant of this modern, readymade object is absolute, objective beauty that is codified and therefore not debatable. It is design that transforms a common way of thinking, that refers to the idea of a legend that is recounted and perpetrated through a daily ritual, a fundamental step in the search for beauty in a design that goes beyond time and space, with an elegant, functional and harmonious style, which at the same time has its own unmistakable identity.


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agapecasa e l‘estetica della funzione / agapecasa and the aesthetics of function by Elviro Di Meo

Agapecasa e la collezione Mangiarotti svelano forme sospese nel tempo; geometrie essenziali che abitano lo spazio domestico, fatte di materiali pregiati, come il marmo e il legno, tenute insieme da agganci o semplici incastri. Modelli, dotati di un funzionalismo rigoroso, che l’architetto milanese desume dall’architettura industriale a cui tanto ha contribuito, conferendole identità e decoro. Agapecasa and the Mangiarotti collection reveal forms suspended in time; essential geometries that fill the domestic space, made of fine materials, like marble and wood, held together by hooks or simple joints. Models with a rigorous functionalism that the Milanese architect gathers from the industrial architecture to which he has contributed a great deal, bringing identity and decoration.

C’è una costante progettuale nella sperimentazione architettonica di Angelo Mangiarotti. Un filo conduttore che la sua personalità colta e brillante, in grado di sintetizzare gli ideali del Movimento Moderno attraverso la sua personale cifra stilistica, senza comprometterne la spinta rivoluzionaria, declina in ogni scala di intervento, passando dalla progettazione di grandi spazi al design degli arredi, fino agli oggetti di uso comune. Mangiarotti guarda con estrema curiosità al mondo dell’industria; settore che, nel Secondo Dopoguerra, nell’Italia del miracolo economico, assume una connotazione ben precisa, favorita anche dalla realizzazione di nuovi stabilimenti produttivi che egli stesso progetta, studiandone i dettagli costruttivi. L’architetto pensa all’industria, da cui attinge idee e forme, e quel funzionalismo rigoroso capace di produrre bellezza, come a un prodotto dell’industrializzazione. La fabbrica, nella sua essenza fisica - ovvero il luogo in cui si lavora -, è essa stessa il risultato della produzione, e come tale deve essere confezionata la sua immagine. I sistemi di prefabbricazione, che Mangiarotti elabora analizzando, nel dettaglio, gli esiti finali, gli incastri, le sollecitazioni a cui sono sottoposti, sono i nuovi strumenti espressivi per rappresentare l’estetica, ma anche la funzionalità, di quest’architettura che tanto lo affascina. Decoro e dignità dell’edilizia industriale, che egli eleva a rango di opera architettonica, hanno per il progettista lo stesso valore che è intrinseco in un tempio classico o in una cattedrale. Ma il linguaggio sperimento per lo stabilimento Arm Italia a Cinisello Balsamo, costruito nel 1968, o, l’anno successivo, in quello di Lema di Alzate Brianza, e più tardi, nel 1976, nella concessionaria Fiat di Bussolengo, è sintomatico non solo di Mangiarotti come architetto, ma anche dell’industrial designer – mai termine fu

There is a design constant in Angelo Mangiarotti’s architectural research. A through-line that his brilliant, cultured personality is able to encapsulate in the ideals of the Modern Movement through his personal style, without compromising its revolutionary spirit, and incorporates on every scale - from large spaces to furniture and everyday objects. Mangiarotti looks at the world of industry with a great deal of curiosity. This sector, after the Second World War, during Italy’s economic miracle, took on a very precise connotation, also encouraged by the new production plants that he himself designed, studying the details of their construction. The architect thinks of industry, from which he draws ideas and forms, and the rigorous functionalism able to produce beauty, as a product of industrialisation. The factory, in its physical essence – the place where one works – is itself the result of production, and as such its image should be packaged. Prefabricated systems that Mangiarotti creates by analysing in detail the end results, the joints and the stress to which they are subject, are new expressive tools to represent the aesthetic, but also the functionality of this architecture that fascinates him so much. Decoration and dignity for industrial buildings that he elevates to the level of architecture have the same intrinsic value for the designer as a classical temple or a cathedral. However, the language he experimented with for the Arm Italia plant in Cinisello Balsamo, built in 1968, or the following year, in the Lema Plant in Alzate Brianza, and later in 1976, for the Fiat car dealership in Bussolengo, is representative not only of Mangiarotti as an architect, but also as an industrial designer. The terms were never more appropriate than in this case and he has influenced and conditioned the designers of his generation, as well as the imitators of his school of


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tanto appropriato come in questo caso! - che egli è stato, influenzando e condizionando i progettisti della sua generazione, nonché gli epigoni della sua scuola di pensiero. Lo si evince dai pezzi da lui disegnati e prodotti da Agapecasa, immaginati con la stessa logica - rara sintesi di etica ed estetica - con cui si avvicinava al progetto di un nuovo edificio per l’industria. “Mangiarotti Collection” è una collezione di mobili realizzati, partendo dai modelli progettati dall’architetto dai primi anni Cinquanta in poi: classici del design, verificati e aggiornati in pieno accordo con lo Studio Mangiarotti. Un catalogo di oggetti rivolto all’abitare quotidiano, quanto mai eterogeneo seppur ideato dalla stessa mano, incredibilmente attuale e coerente, figlio di un autore che ha saputo sperimentare e stabilire nuovi parametri di riferimento tra tipologia, forma e costruzione. La ricerca di Mangiarotti indaga, in modo tutt’altro che ovvio, le presenze con cui da sempre conviviamo e abitiamo. Sedie, tavoli, librerie e contenitori diventano i riferimenti iconici della sua produzione, a cui garantisce, in modo innovativo e intelligente, le giuste funzioni, donando loro un’immagine elegante e sensuale. Agapecasa e “Mangiarotti Collection” svelano forme sospese nel tempo; geometrie essenziali che dominano lo spazio domestico, fatte di materiali pregiati, come il marmo e il legno. Forma e materia sono tenute insieme attraverso semplici agganci o incastri espliciti richiami, questi, ai dettagli tecnologi del mondo industriale - in modo tale che appaia, il più naturale possibile, la continuità materica tra le parti. Un esempio è il tavolo Asolo del 1981, in cui Mangiarotti sperimenta le eccezionali qualità

thought. This can be seen in the items designed by him and produced by Agapecasa, imagined using the same logic – a rare combination of ethics and aesthetics – with which he approached the design of a new industrial building. The “Mangiarotti Collection” is a collection of furniture that began with the models deigned by the architect from the early ‘50s onwards. They have a classic design, verified and updated, with the full blessing of Studio Mangiarotti. It is a catalogue of objects for everyday living, as varied as ever although designed by the same person, incredibly modern and coherent, the product of a designer who knows how to experiment and establish new parameters of reference in type, form and construction. Mangiarotti’s research subtly investigates presences in our daily lives. Chairs, tables, bookcases and cupboards become the iconic reference points of his production, which he imbues in an intelligent and innovative way with the right functions, giving them an elegant, sensual image. Agapecasa and the “Mangiarotti Collection” reveal forms that are suspended in time; essential geometries that dominate the domestic space, made of fine materials like marble and wood. Form and material are held together through simple hooks or joints – explicit echoes of the high tech details of the industrial world – in such a way as to show, as naturally as possible, the material continuity between the parts. One example is the Asolo table from 1981, in which Mangiarotti experiments with the exceptionally hard-wearing qualities of stone, the only construction material: a top with two holes, pierced by two supports of the same thickness is everything you need to produce an elegant piece of


di resistenza della materia lapidea, impiegata come unico materiale costruttivo. Un piano con due asole, nelle quali si innestano due montanti dello stesso spessore, è tutto ciò che occorre per definire un elegante elemento di arredo. Due anni prima, Mangiarotti disegna il tavolo Eccentrico. Interamente prodotto in marmo - splendido nella versione bianco di Carrara o grigio Carnico -, esso dimostra la ricerca del progettista sui giunti a gravità. La particolare soluzione del piano ellittico, inserito in modo asimmetrico in un appoggio cilindrico inclinato, blocca per attrito ed eccentricità lo scorrimento verticale, schiacciando e trasformando, con il proprio peso, il giunto in un incastro chiuso a tutti gli effetti. La serie Incas (1978), l’evoluzione del precedente sistema Eros, declina la stessa intuizione costruttiva in un altro materiale: la pietra Serena, proposta nella finitura sabbiata che è ideale anche per gli ambienti esterni. La serie di tavoli è caratterizzata da piani con forme squadrate e da gambe tronco-piramidale, con sezione trapezoidale. Loico è, invece, la libreria che Mangiarotti disegna nel 1987 unendo la conoscenza sulle qualità dei materiali con le tecnologie, adattando queste ultime alle sue esigenze, e facendo emergere proprio dalle acquisizioni tecnologiche la forma più convincente. I vincoli tra le parti, mutuati dalle esperienze nella prefabbricazione e nell’architettura, completano la definizione del progetto. Loico è composta da corpi portanti cilindrici e sovrapponibili e da ripiani, rigorosamente in marmo, che si fissano negli appositi incastri per realizzare librerie con misure modulari sia in altezza sia in larghezza. Più di trent’anni prima, l’architetto aveva firmato

furniture. Two years earlier, Mangiarotti designed the Eccentrico table. Made entirely of marble – in a splendid white Carrara or grey Carnico version – it demonstrates the designer’s research into gravity joints. The special solution for the elliptical plane, inserted asymmetrically into an inclined cylindrical support, blocking any vertical sliding by means of friction and eccentricity, using its own weight to push down and otherwise close a fully open joint. The Incas series (1978), the development of the previous Eros system, employs the same construction idea in another material: Serena stone, offered in a sanded finish and also ideal for exteriors. The series of tables features square-shaped tops and truncatedpyramid shaped legs with a trapezoidal section. Loico was the bookcase that Mangiarotti designed in 1987, combining a knowledge of the quality of materials with high tech, adapting the latter to his needs and creating the most convincing form the technology acquired. The links between the parts, borrowed from experience in prefabrication and architecture, complete the definition of the project. Loico is a programme with cylindrical elements and shelves which fix in their slots and create custommade libraries with modular dimensions in both height and width. More than thirty years earlier, the architect designed Cavalletto: furnishing system made entirely of wood, which still startles us for its versatility and functionality. Its distinctive feature is a trestle in the shape of an upturned “V”, which means it is superimposable by means of a simple gravity joint. Very popular when it first came out and widely published in leading international magazines at the


Cavalletto: un sistema per l’arredamento, tutto fatto di legno, che ancora oggi continua a esercitare il suo fascino dovuto alla versatilità e alla funzionalità che è in grado di regalare. Il modulo caratteristico è, per l’appunto, un elemento a cavalletto dalla particolare forma a V rovesciata, proprio per questo sovrapponibile mediante un semplice giunto a gravità. Molto amato ai tempi del suo debutto, pubblicato dalle principali riviste internazionali dell’epoca, il sistema Cavalletto torna a nuova vita, realizzato in multistrati di pioppo con finitura di rovere naturale, bruno o scuro. Clizia del 1990, inserita nel catalogo rieditato da Agapecasa, è una seduta dalla forma sinuosa e fluttuante. Una scultura segnata da un piano a sbalzo, sorretto da un sostegno centrale, che vibra nel vuoto, in un equilibrio apparentemente precario, e in contrasto con la durezza e la staticità del materiale lapideo da cui è ottenuta. Il disegno accuratamente calibrato fa coincidere il profilo superiore della sedia con quello inferiore, in modo tale che i corpi monolitici di Clizia risultino provenire dallo stesso blocco marmoreo, mediante un unico taglio, ottimizzando il materiale a disposizione. Altrettanto significativo per comprendere la poetica di Mangiarotti è il tavolo More (1989), riproposto aggiornato in alcuni dettagli con il contributo di nuove tecnologie che rendono più precisa l’esecuzione, senza stravolgere il concetto basico: il piano, in marmo o in legno di rovere, è il solo elemento strutturale per collegarsi ai supporti, che sono disponibili in acciaio inox, con finitura spazzolata o gunmetal. Progetti e arredi senza tempo, collezioni in continua evoluzione. Proprio quest’anno agapecasa ha riproposto pezzi emblematici della Mangiarotti Collection con nuove finiture e preziosi marmi come il Verde Alpi e il Nero Emperador.

time, the “Cavalletto” system has now been restored to life, made from birch plywood in a natural finish or in natural, brown or dark oak finishes. Clizia from 1990, part of Agapecasa’s re-edited catalogue, is a chair with sinuous, flowing lines. It is a sculpture with a cantilevered seat, supported by a central stand, which vibrates in the empty space, in an apparently precarious equilibrium, in contrast with the hardness and static nature of the stone of which it is made. The carefully calibrated design means that the upper profile of the seat coincides with the lower one, so that the monolithic bodies of Clizia seem to have come from the same block of marble, through a single cut, optimising the available material. Another important piece that helps us understand Mangiarotti’s poetry is the More table (1989), now with some updated details and the help of new technologies that makes its execution more precise, without completely changing its basic concept. The marble or durmast table top is the only structural element that connects to the supports, available in stainless steel, with a brushed or gunmetal finish. Timeless projects and furnishings, ever-evolving collections. Just this year, agapecasa has replicated emblematic pieces of the Mangiarotti Collection, with new finishes and precious marbles like Verde Alpi and Nero Emperador.


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il nuovo lusso riparte dal marmo / the new luxury starts with marble

progetto/projectt La Petite Afrique progettista/designer Isay Weinfeld luogo/location Monte Carlo, Principato di Monaco marmi e pietra naturali /marbles and natural stones Margraf

Un lotto di dimensioni contenute che si inserisce nel tessuto urbano di Monte Carlo, un edificio che si sviluppa in altezza partendo da un impianto planimetrico dalla forma organica che si esprime all’esterno nello sviluppo dei terrazzi: La Petite Afrique è un complesso di lusso che trova il suo equilibrio nell’alternanza di forme fluide e linee rette, nel dialogo tra la trasparenza delle ampie superfici vetrate e la matericità dei rivestimenti. Proprio l’esclusività dei materiali utilizzati sia in facciata che negli spazi comuni di questo complesso residenziale è uno dei tratti distintivi di un progetto nel quale i marmi Margraf sono gli assoluti protagonisti. L’unicità e la bellezza delle superfici naturali impreziosiscono i volumi di questo edificio che interpreta il tema della torre urbana con i suoi 11 piani fuori terra, la piscina privata sul tetto, i 6 livelli sotterranei dedicati ai parcheggi, alla piscina coperta e alla Spa, progettato dall’architetto brasiliano Isay Weinfeld a seguito di un concorso internazionale a inviti, promosso da Fine Properties Monte Carlo. Un concorso che ha visto la partecipazione delle più note firme dell’architettura internazionale che aveva l’obiettivo di progettare un edificio dotato delle più moderne tecnologie che tenesse conto del contesto urbano circostante e soprattutto della vicinanza con i giardini del Casinò, chiamati proprio “Petite Afrique”. Le superfici naturali scelte da Weinfeld, hanno contribuito a conferire ai volumi un design elegante e sofisticato che in qualche modo potesse dialogare con l’architettura Fin de Siècle dei palazzi circostanti, pur esprimendo un linguaggio contemporaneo. In totale 9.250 mq di pregiati marmi Margraf che hanno confermato la capacità dell’azienda di Chiampo di interpretare le esigenze espressive dell’architettura internazionale grazie a una continua attività di ricerca e di innovazione sui materiali, le tecnologie e le modalità di posa.

A small lot in the urban fabric of Monte Carlo, a building that rises upwards from an organic layout expressed with outdoor patios: La Petite Afrique is a luxury complex that finds its balance in the alternation of fluid forms and straight lines, in the dialogue between the transparency of large glass surfaces and the material qualities of cladding. The exclusiveness of the materials employed on the façades and in the common areas in this housing complex is one of the distinguishing features of a project in which Margraf marble plays a key role. The uniqueness and beauty of natural surfaces adds value to the volumes of the building, interpreting the theme of the urban tower with 11 floors above ground, a private rooftop pool, 6 underground levels including parking, an indoor pool and a spa, designed by Brazilian architect Isay Weinfeld following an international competition on invitation held by Fine Properties Monte Carlo. The competition saw the participation of big names on the world architecture scene, all competing to design a building featuring the latest new technologies, taking into account its urban context and above all the vicinity of the Casino gardens, known as “Petite Afrique”. The natural surfaces Weinfeld chose for the project help give the volumes an elegant, sophisticated design that somehow dialogues with the fin de siècle architecture of the buildings around it even while expressing itself in a contemporary idiom. A total of 9250 sqm of precious Margraf marble confirm the Chiampo-based company’s ability to interpret the expressive needs of today’s international architecture with on-going research and innovation in materials, technologies and laying methods. The façades of the La Petite Afrique building are covered with 500 sqm of Bronzite ventilated walls 3 cm thick up to the third floor.


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La facciata del La Petite Afrique, è caratterizzata da 500 mq di parete ventilata in Bronzite, di spessore 3 cm, fino al terzo piano. Per impreziosire il perimetro dell’edificio, sono stati posati 2.200 mq di rivestimento sagomato curvo in Gascogne che delimitano i terrazzi e accolgono le fioriere, mentre per la pavimentazione di questi spazi outdoor si è optato per una soluzione galleggiante in Travertino Romano Classico, di spessore 2 cm, posato su honeycomb. All’interno, gli appartamenti, che occupano un intero livello ciascuno, vedono l’impiego dal Travertino Navona a vena ricorrente, nella zona giorno, dal Calacatta Oro a macchia aperta per i pavimenti e per i rivestimenti dei bagni e di circa 850 mq di quarzo bianco ricomposto per le zone di servizio e le cucine. Ma i marmi Margraf trovano posto anche negli ambienti comuni come la hall d’ingresso, la Spa e la piscina coperta, quest’ultime rivestite da 800 mq di Travertino Romano Classico, che definisce grazie all’impiego sia sulle superfici verticali che orizzontali in diversi formati e finiture, un ambiente esclusivo nel quale rigenerarsi. L’edificio realizzato nel Principato di Monaco è l’ennesima conferma della versatilità del marmo e dell’attenzione di Margraf nell’esprimere al meglio tutte le sue potenzialità in un progetto integrato e coerente che possa contemplare sia l’ambito architettonico attraverso l’impiego in rivestimenti, facciate ventilate o pavimentazioni, sia declinarsi nell’interior design con arredi, top per la cucina o elementi per l’ambiente bagno.

To add beauty to the building’s outer perimeter, 2200 sqm of curved, specially shaped Gascogne cladding outline the patios and contain flowerbeds, while the pavement of these outdoor spaces is covered with a 2 cm thick floating floor of Travertino Romano Classico, laid in a honeycomb pattern. Inside the apartments, each of which covers one whole level in the building, the flooring in the living area is covered with Travertino Navona with a recurrent vein, while Calacatta Oro with open patches covers the bathroom walls and floors, and about 850 sqm of composite white quartz lines the apartments’ utility areas and kitchens. Margraf marble also appears in the common areas, such as the entrance hall, spa and indoor pool, which are covered with 800 sqm of Travertino Romano Classico, covering the vertical and horizontal surfaces with different sizes and finishes to create an exclusive environment for regeneration. The building in the Principality of Monaco offers yet another confirmation of the versatility of marble and Margraf’s focus on best expressing all its potential in an integrated, consistent project that contemplates both the architectural space, with wall coverings, ventilated façades and flooring, and the interior design, with furnishings, kitchen countertops and bathroom fixtures.


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allenare corpo e mente / training body and mind

progetto/projectt Fitness space progettista/designer Alessandro La Spada luogo/location Verona superfici e rivestimenti/surfaces and coverings Antolini

Un progetto che coinvolge tutti i sensi, uno spazio nel quale entrare in simbiosi con l’elemento naturale attraverso l’attività fisica che allena il corpo e libera la mente, un luogo nel quale le forze primordiali della materia coinvolgono l’uomo e le sue emozioni: lo spazio fitness progettato da Alessandro La Spada per un committente privato nasce dall’equilibrio tra simmetria e unicità dei materiali, tra proporzioni e geometrie rigorose che incontrano sfumature esclusive. Il marmo Calacatta Cielo, con le sue variazioni di patterning e le tonalità oro, beige, azzurre e avorio, crea un pavimento cangiante e materico che sembra fondersi con le superfici verticali. La venatura vorticosa è accentuata dai toni chiari e scuri del grigio e del carbone. Più delicata la Calcite Azul “Extra”, una pietra originaria del Brasile, che si estende su tutte le pareti laterali, con i toni dell’azzurro e del grigio che infondono calma e sicurezza a chi vive l’ambiente. La pietra disegna un decoro continuo che trasmette una sensazione di freschezza ed eleganza allo spazio e collega visivamente l’area fitness con la doccia e lo spazio bagno che ospita un piano e un lavabo, sempre in Calcite Azul Extra, che sembrano scolpiti dalla forza primordiale dell’acqua.

A design that involves all of the senses, a space where you can be in harmony with nature through physical activity that hones the body and liberates the mind, a place in which the primordial forces of material involve man and his emotions: the fitness space designed by Alessandro La Spada for a private client is the result of a balanced symmetry and unity of materials, proportions and rigorous geometry that combine with exclusive colour nuances. Calacatta Cielo marble, with its variations of patterning and shades of gold, beige, light blue and ivory, creates a sparkling material floor that seems to blend with the vertical surfaces. The swirling veining is accentuated by the pale and dark shades of grey and coal. The more delicate Calcite Azul Extra is a stone that originates from Brazil and extends across all the lateral walls, with shades of pale blue and grey that offer a sensation of calm and safety to those who use the space. The stone creates continuous decoration, offering a feeling of freshness and elegance to the space and visually links the fitness area with the shower and bathroom, where a washbasin and top also made of Calcite Azul Extra appear sculpted by the elemental force of water.


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conservare la memoria / preserving memory

progetto/projectt Restauro Palazzo Tornabuoni luogo/location Firenze trattamento superfici in pietra/stone surface treatments Fila

Collocato in una delle strade più aristocratiche del centro di Firenze, dopo un lungo restauro Palazzo Tornabuoni è tornato allo splendore del XV secolo e oggi è sede di 38 residenze eleganti ed esclusive. Una nuova destinazione d’uso che conferma l’importanza e il ruolo che da sempre l’edificio ha avuto all’interno del contesto fiorentino. Protagonista dell’intervento le soluzioni Fila, con le quali sono state trattate le finiture di pregio, i bagni e le parti comuni in pietra naturale che avevano perso la loro originaria bellezza. La Pietra Serena presente nel lounge bar e nei corridoi è stata lavata con FILAMAX e FILAPS87 per eliminare sporco e macchie di varia natura. Successivamente è stato applicato FILAW68, il protettivo antimacchia per superfici non lucide e finito con la cera FILAMATT. I bagni delle suite in Marmo Calacatta e in Marmo Marrone Venato sono stati invece lavati con FILACLEANER e poi protetti con FILAMP90. I vanity tops dei bagni, in Ardesia Nera Italiana levigata, sono stati puliti con il detergente sgrassante FILAPS87 e trattati con FILASTONEPLUS per proteggere dalle macchie ma anche per esaltare il colore naturale del materiale. Infine, i pavimenti in seminato alla Veneziana, sono stati trattati con FILAFOB e con la cera di finitura FILACLASSIC per donare al materiale una piacevole finitura lucida.

Located in one of the most aristocratic streets in the centre of Florence, after a long restoration Palazzo Tornabuoni has returned to its 15th century splendour and today it is the home of 38 elegant and exclusive residences. This new use confirms the importance and role that the building has always had in Florence. Fila’s solutions are a central feature of the restoration and have been used to treat the fine fittings, bathrooms and communal areas in natural stone, which had lost their original beauty. Pietra Serena used for the lounge bars and corridors was washed with FILAMAX and FILAPS87 to remove dirt and various kinds of marks. FILAW68 was then applied, to protect against stains on matt surfaces and a FILAMATT finish was used. Bathrooms for suites in Calacatta marble and Marrone Venato marble were washed with FILACLEANER and then protected with FILAMP90. The vanity tops of the bathroom, in polished Ardesia Nera Italiana, were cleaned with FILAPS87 degreasing detergent and treated with FILASTONEPLUS to protect against stains but also to enhance the natural colour of the material. Finally, the floors in Seminato alla Veneziana, were treated with FILAFOB and with FILACLASSIC wax to give the material a pleasant, polished finish.


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la casa di pietra / gumdesign materiali/materials marmo Bianco Carrara, Calacatta, Avorio di Segesta, Bardiglio, Nero Marquinia,

Nero Assoluto del Belgio, Grigio Billiemi, Nerello di Custonaci, Blue Perlage, Centola Grigio tipologia prodotti/type of product centrotavola, vassoio, tagliere, vaso, specchio, contenitore, alzata, bracciali,

decanter/ centrepiece, tray, cutting board, vase, mirror, container, riser, bracelets, decanter

Nascono dall’incontro di creatività e memoria, dalla qualità del progetto che si esprime attraverso la materia, quella più antica. Sono frutto di un percorso che ricolloca la pietra naturale al centro dello spazio domestico, aggiungendo valore attraverso la semplicità delle forme esaltate dall’espressività unica del materiale. Gli oggetti e le collezioni che fanno parte di “La Casa di Pietra” sviluppato da Gumdesign sono i protagonisti di un racconto che vuole riscoprire le potenzialità di un materiale antico ma contemporaneo, solido ma duttile, resistente, plasmabile attorno alle idee dell’uomo. Oggetti apparentemente semplici che assolvono un bisogno essenziale ma che lo rendono esclusivo grazie al rapporto con gli altri materiali, all’equilibrio delle dimensioni, alla ricchezza delle variazioni cromatiche delle superfici. Proposte utili e funzionali ma allo stesso tempo concettuali, oggetti nei quali designer e progettisti hanno il compito di “liberare” l’essenza della materia senza prevaricarla con inutili esercizi di stile. Un percorso iniziato nel 2014, selezionato nell‘ADI Design Index 2016 e in corsa al Compasso d'Oro per la Ricerca d'Impresa, che approderà il 14 Ottobre al CAMeC, Centro Arte Moderna e Contemporanea della Spezia.

The product of creativity encountering memory, of quality design expressed through the most ancient form of matter. The result of a process that puts natural stone back in the centre of the domestic scene, adding value with simplicity of form underlined by the material’s unique expressiveness. The objects and collections in “La Casa di Pietra”, the Stone House, developed by Gumdesign, are the keys to a story of rediscovery of the potential of a material that is ancient but contemporary, solid but flexible, strong and can be moulded to suit our ideas. Apparently simple items that respond to an essential need, given an exclusive feel through their relationship with other materials, through the balance of dimensions and the wealth of chromatic variation in their surfaces. Useful, practical items which are at the same time conceptual, objects in which designers and architects “free” the essence of the material without prevaricating with pointless stylistic exercises. A process that began in 2014 selected for the 2016 ADI Design Index and competing for the Compasso d'Oro for Corporate Research, will be featured in its 14th exhibition at CAMeC, Centro Arte Moderna e Contemporanea in La Spezia, starting October 14.


italy / busetti garuti redaelli azienda/company Cristina rubinetterie materiale/materials ottone (corpo), crema nuova velvet, pietra quarzite velvet, marquina lucido, calacatta

lucido, guatemala lucido, grafite lucida (leva) / brass (body), crema nuova velvet, pietra quarzite velvet, marquina lucido, calacatta lucido, guatemala lucido, grafite lucida (lever) finiture/finishings oro rosa spazzolato o lucido, oro giallo lucido, cromo, cromo nero lucido o spazzolato, metallic spazzolato o lucido / brushed or polished pink gold, polished yellow gold, chrome, polished or brushed glossy black chrome, brushed or polished metallic

Un classicismo contemporaneo fatto di eccellenza, memoria e innovazione, uno stile che sintetizza linee e dettagli preziosi in un insieme elegante e raffinato: con Italy, disegnata da Busetti Garuti Redaelli, Cristina rubinetterie rende omaggio al saper fare del nostro paese. Le forme importanti e i volumi sfaccettati definiti da tagli diagonali che si raccordano armoniosamente valorizzano l’esclusività delle materie preziose e delle nuove finiture per dare vita a combinazioni inedite con le quali conferire identità diversa a ogni rubinetto. Le caratteristiche uniche delle pietre e il trattamento della superficie amplificano le sensazioni tattili durante l’utilizzo del miscelatore. Un gioiello in grado di caratterizzare qualsiasi ambiente bagno ma anche un elemento funzionale che non dimentica l’importanza delle prestazioni. Italy è infatti disponibile con cartuccia tradizionale o progressiva per consentire un maggior risparmio risparmio idrico. L’infinita possibilità di personalizzazione, che nasce dalle otto finiture galvaniche e dalle 6 pietre disponibili, lo rende perfetto anche in contesti contract di alto livello nei quali esprime un lusso sofisticato.

A contemporary classic, all about excellence, memory and innovation; a style that sums up lines and precious details in an elegant, refined whole: with Italy, Cristina Rubinetterie and Busetti Garuti Redaelli pay homage to our country’s savoir-faire. Imposing shapes and multi-faceted volumes defined by diagonal cuts that harmoniously join together to underline the exclusiveness of precious materials and new finishes, creating new combinations with which to give every faucet a different identity. The unique properties of the stones and surface treatments amplify tactile sensations when using the mixer. A jewel that makes a precious addition to any bathroom, but also a highly functional element that does not neglect the importance of performance. Italy is available with a conventional cartridge or a progressive cartridge for saving water. Infinite potential for customisation, with eight galvanised finishes and 6 different stones, makes it perfect for top-level contract projects, where it expresses a sophisticated sense of luxury.


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conglomerati / moreno ratti azienda/firm Stroili Stone materiali/materials marmo + cemento / marble + concrete tipologia prodotti/type of product vasi / vases

Riutilizzare in modo creativo e funzionale gli scarti di lavorazione, per suscitare emozioni, dare forma a oggetti e complementi, raccontare storie. Alcuni materiali naturali come il legno hanno iniziato a farlo molto tempo fa, per altri la strada è stata un po’ più lunga. Moreno Ratti in collaborazione con l’azienda viennese Stroili Stone cerca di colmare in parte questa lacuna con una collezione virtuosa ed elegante che interpreta in modo innovativo la “seconda vita” del marmo. L'idea nasce infatti dal desiderio di ripensare gli sprechi della produzione e delle lavorazioni di estrazione del marmo in cava, un materiale prezioso che il designer carrarese conosce alla perfezione. “Credo che ogni pezzo di marmo tirato fuori dalla montagna sia unico e irripetibile e per questo non va sprecato – afferma Ratti – la mia ricerca mi ha portato a realizzare un materiale (marmo + cemento) in grado di essere stampato come plastica ma in grado di preservare le qualità di naturalezza e sostenibilità”. Ne nascono forme libere ottenute dalla lavorazione del materiale nello spessore di almeno 1 cm che si trasformano in oggetti che rivelano la propria essenza senza mimetismi anzi dichiarando esplicitamente identità e origine.

To re-use the machining waste in a creative and functional way, to inspire emotions, to shape objects and furnishings, to tell stories. Some naturals materials, such as wood, have started to do it so long ago; for others the road has been a bit longer. Moreno Ratti, in collaboration with the viennese company Stroili Stone, tries to partially fill this gap with a virtuous and elegant collection, that translates innovatively the “second life” of the marble. The idea is born from the desire to rethink the waste of production of marble extraction in quarry, a precious material that Carrara’s designer perfectly knows. “I believe that every piece of marble pulled out of the mountain is unique and inimitable, so it should not be wasted, says Ratti. My research led me to create a material (marble + cement) that can be printed as plastic but able to preserve the qualities of naturalness and sustainability”. Free forms are born from the processing of the material, at a thickness of at least 1 cm, which are tranformed in objects that reveal their essence without hiding identity and origin but explicitly declaring them.


© 2017 Antolini Luigi. All Rights reserved.

HAUTE NATURE

Quartzite Michelangelo (Quarzite)

Antolini crede nel potere di ciò che è autentico. La maestosa forza di madre natura racchiusa in sorprendenti creazioni. Creato dalla natura, perfezionato in Italia. antolini.com

DESIGN ALESSANDRO LA SPADA


franchiumbertomarmi headquarter Carrara, Italy


PLAY PANCA by Paolo Costa design Denis Santachiara

2016 ICON AWARD WINNER

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VERONA, Italy 2 7/ 3 0 S E P T E M B E R 2 0 1 7 MARMOMAC .COM

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FILA, azienda leader nei sistemi per la protezione e manutenzione di tutte le superfici, offre le più evolute ed innovative soluzioni di trattamento. Con la sua divisione specializzata FILAPROJECT fornisce consulenza nella fase progettuale e assistenza in cantiere, affiancando i professionisti nella scelta e nell’uso del migliore sistema di trattamento. Per i tuoi progetti affidati alla divisione FILAPROJECT.

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FILA Italy Via Garibaldi, 58 35018 San Martino di Lupari Padova • ITALY info@filasolutions.com

Profile for Marco Cavatassi

Area Natural Stone Design  

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