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Anno III - Numero 14 del 14 aprile 2013

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Domenica 14 aprile 2013

Anno III - Numero 6 del 10 febraio 2013

pag. 2Vignetta di Carmine Mondola pag. 3Editoriale di Pasquale D’Anna

pag. 4 Rubrica pag. 5 Rubrica pag. 6 Intervista pag. 7 Intervista pag. 8 Territorio pag. 9 Rubrica pag. 11 Politica pag. 12 Attualità pag. 13 Attualità Tempo scaduto... pag. 14 Napoli pag. 16 Rubrica pag. 17 Il Napoli pag. 18 Libri pag. 19 Eventi pag. 21 Attualità pag. 22 Rubrica pag. 23 Teatro RISTRUTTURAZIONI TOTALI E PARZIALI DI APPARTAMENTI RISTRUTTURAZIONE DI ESTERNI DI INTERNI EDIFICI O PARCHI - TETTO TERMICO PRONTO INTERVENTO E MANUTENZIONE

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di Enzo Marino di Enzo Marino di Angelo Ferro di Angelo Ferro di Vincenzo Russo di Ilaria Puglia di Gianni Bianco di Marzia Luciano di Rosaria Ascolese di Ciro Crescentini di Valerio Cresci di Pasquale Lucchese di Vittoria Caso di Pina Paone di Maria Gentile di Pina Savorra di Eduardo Paola

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Periodico settimanale a diffusione gratuita Anno III n. 14 - 14 aprile 2013 Autorizzazione del Tribunale di Napoli n. Reg. 4925 del 28/09/2011 Direttore responsabile: Pasquale D’Anna direttoredomenicale@libero.it Caporedattore: Gilda Longhi redazionedomenicale@libero.it Redazione: Via G. Marconi, 80026 Casoria (NA) redazionedomenicale@libero.it Stampa:

Via dell’Indipendenza, 37 80021 Afragola (NA) graficatuccillo@libero.it Edito da: Associazione Culturale Kasauri Casoria (NA) Progetto Grafico e Impaginazione: Marco Capparone Questo numero è stato chiuso in redazione Giovedi 11 aprile 2013

Il graffio di Ciemme

LA REDAZIONE Rosaria Ascolese

Marzia Luciano

Tommaso Arcella

Pellegrino Mazzone

Gianni Bianco

Carmine Mondola

Marco Capparone

Raffaele Nocera

Vittoria Caso

Pina Paone

Valerio Cresci

Francesco Pagliuca

Emiliana Cresci

Eduardo Paola

Gennaro Crispino

Amalia Vettoliere

Gea D’Anna

Maria Ranieri

Massimo D’Auria jr

Mario Romano

Michele Della Gala

Vincenzo Russo

Ciro Esposito

Pina Savorra

Angelo Ferro

Luca Tramici

Maria Gentile

Umberto Simonetti

Pasquale Lucchese

Ernesto Valiante

Pietro Simonetti

Giovanni Manfredi

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Domenica 14 aprile 2013

EDITORIALE

Idiozie bilaterali

Pasquale D’Anna

direttore@ildomenicaledicasoria.it

C

i sono due modi di concepire lo sviluppo di una città. Da un lato preoccuparsi costantemente della pubblica amministrazione, assicurare l’imparzialità e l’efficienza di quest’ultima, magari con gli occhi bene aperti sulle costanti pressioni delle lobby locali, correndo il rischio di impantanarsi nella troppa rigidità e non produrre nulla di realmente utile, se non addirittura di provocare ulteriori danni all’esistente. Dall’altro, quello di pensare in grande, ponendo in essere e mettendo in cantiere opere ed azioni non solo destinate a riqualificare l’esistente, ma anche a lasciare una traccia importante in chiave futura. Qual è il modo che sta adottando questa amministrazione? Difficile dirlo. Tuttavia, non si può negare che la confusione regna sovrana. Si riaccende, infatti, violento lo scontro tra le due fazioni (usare il termine maggioranza e opposizione mi sembra improprio). Questa volta a finire nel mirino sono gli strumenti che determinano i futuri assetti urbanistici. Bloccare la temuta crescita di residenze private sembra lo scopo di tutte le parti politiche da perseguire con strumenti ed indirizzi diversi. Altre “piaghe” per l’opposta fazione sono : il pagamento di consulenze esterne, denunciate con veemenza da chi nella scorsa amministrazione ne faceva un uso smodato. I ritardi accumulati nella

consegna della San Mauro e l’affaire Tubi Bonne con relative dispute sulle bonifiche delle aree dismesse ( argomento incancrenito da anni di incuria sul quale l’Assessore Tignola sta lavorando alacremente ). E’ indubbio che i problemi sul tappeto son tanti, non mi sembra però che le forze in campo siano dotate di sensibilità sufficiente per cercare una via d’incontro, che consenta una sinergia e un lavoro d’insieme che possano dare alla Città le risposte che la stessa attende ormai da troppo tempo. Attenzione, non vogliamo evocare inciuci o ammucchiate selvagge, ma solo buon senso e capacità di comprendere la difficile situazione che stiamo vivendo. Il muro contro muro non produce nulla. Da un lato, uno stallo improduttivo con danni irreparabili all’esistente, dall’altro un incattivirsi dei rapporti personali e politici che pregiudicano qualsiasi soluzione e qualsiasi prospettiva. Ecco come si realizza lo stato di “Idiozia bilaterale”, tutto a danno dei cittadini. Attenzione alle domande dei cittadini, ascoltare le loro proposte (magari con un Forum), prescindere dalle dispute tra i partiti, individuare oltre le appartenenze politiche i soggetti che possono contribuire al rilancio e alla rinascita della Città, ecco cosa sarebbe auspicabile per Casoria. Invece, messa in cantiere la questione PUC, la maggior parte

dei consiglieri, hanno ripreso a pieno regime le lotte intestine al solo scopo di rafforzare le proprie posizioni personali, contravvenendo letteralmente a tutte le promesse fatte in campagna elettorale. Tale atteggiamento, a detta dei più, scaturisce dal fatto che molti di essi sanno già che non saliranno più le scale, come si dice in gergo, del Palazzo di Piazza Cirillo e, quindi, cercano di raccogliere politicamente (?) il più possibile, il tutto in barba alla maggioranza dei casoriani che assiste ad uno spettacolo veramente desolante. Purtroppo nella nostra Città viene eletta ancora tanta gente che non merita questa investitura. Molti di essi hanno un quoziente elettorale che è inversamente proporzionale al loro quoziente intellettivo. Ma chi li vota? La domanda è pertinente e produce scoramento… il “numero” produce instabilità e confusione, non riesce nemmeno a gratificare sé stesso. La riflessione sulla situazione politica in Città ispira pessimismo. Non importa di chi le responsabilità, non importa se frutto di inevitabili sciatterie, se conseguenza d’insipienza progettuale. Ciò che indigna, ciò che brucia è che, come sempre, si sta sprecando un’altra occasione, l’ennesima. Il tempo per una ripresa credibile della nostra città, per una radicale inversione di tendenza sta inesorabilmente scadendo. Buona domenica a tutti.

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Domenica 14 aprile 2013

Non cercate coerenza o un filo conduttore o uno stile letteario... vi saranno negati! Questa rubrica sarà solo il passepartout tra me e voi quando io navigherò tra i miei ricordi veri o fantastici, nostrani o internazionali, sociali o spirituali

RUBRICA

ENZO

M A R IN O

VIAGGI NELLA MEMORIA,VIAGGI NELL’ESTRO

LA DOMENICA NEL CORTILE – II/III

D

i domenica c’era sempre qualche persona che bussava prima con il battente di ferro del portone, anche se già aperto, e poi al campanello privato delle proprietarie per chiedere fiori per un bouquet da sposa, per addobbare la chiesa, per dare allegria ad una casa o ad un cortile in festa, mentre un poveraccio con un sacco tra le mani s’infilava nel palazzo per elemosinare porta a porta. A questo trambusto la sveglia era fatta e il cortile si schiudeva completamente alla vita. E così, al suono dei campanacci delle capre di Rumminico ‘o caprare aprivano gli occhi prima i più piccoli, subito pronti a saltellare dappertutto, e appresso a loro le mamme e i fratelli più grandi mentre, reclamando il giusto riposo settimanale, i padri, borbottando, continuavano ad indugiare a letto. Le donne subito davano libertà ai figli e, nel cedere un indumento o del pane o qualche lira al mendicante, uscivano anch’esse allegramente in cortile per informarsi sul lieto evento della giornata e per collaborare a recidere i fiori. Era sempre una allegria quando si coglievano i fiori. Le donne grandi s’inerpicavano con priezza sulla banchina e tra i cespugli per raggiungere i boccioli e le parti più sfolgoranti. Le ragazze vezzose, invece, ne approfittavano per mettere grandi ortensie in testa come se fossero cappellini o s’adornavano di grappoli di glicini e di gelsomini o infilavano ruselle bianche tra i capelli. Le più ingegnose, intrecciavano foglie e fiori di vari colori per farne collane,

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corone e braccialetti mentre le signorinelle, vezzeggiandosi, sfogliavano margherite cantilenando “…m’ama,…non m’ama…”. Le donne, eludendo l’attenzione delle proprietarie e con reciproca complicità, nascondevano quanti più fiori potevano tra gli arbusti e il fogliame per poi prenderli più tardi e abbellire le loro case. I ragazzini, ancora col culo da fuori sciamavano per la corte raccogliendo i petali di rosa che facevano vibrare con la bocca mentre i più grandicelli li utilizzavano tra le labbra, come strumenti musicali ma anche come detonatori di schiocchi ponendoli tra l’indice e il pollice e poi pestati con il palmo dell’altra mano. Le zitelle, però, non si fidavano di nessuno, tenevano sempre tanto di occhi aperti e spesso, ad ogni minimo sospetto, sgridavano tutti senza riguardo, prediligevano chi eseguiva alla lettera i loro comandi e poi le ringraziavano con fiori spampanati o comunque da sfrondare. Il cortile non respirava vera aria di festa se non rispettava quattro cose essenziali, il bagno settimanale di tutta la famiglia, l’uscita a gruppi per la santa Messa nella chiesa di San Mauro, un pranzo fatto di ziti ccu ‘o rraù, e l’uscita pomeridiana per una passiata alla Ferrovia. Lo struscio domenicale. Gli adulti si lavavano nell’intimità della casa e non si vedevano ma si sentiva poi la loro pelle rinfrescata e la soddisfazione sui loro visi, mentre era un piacere vedere le mamme far sguazzare i figli in grosse bagnarole all’aria aperta, spesso più di uno nella

stessa acqua rispettando l’ordine di grandezza e di sesso. Prima i più piccini, poi le femminucce ed infine gli altri. Con i panni del giorno di festa e profumati di borotalco tutti a San Mauro. Al rientro era una gran festa perché insieme a quelli del palazzo venivano anche altre persone e il cortile si riempiva di gente. Sedute a metà scalinata, luogo semibuio e discreto si mettevano le solite cinque sei signorinelle di primo mestruo ma non stavano molto, ciuciuliavano per il tempo sufficiente per raccontarsi i loro amori e via a dare un aiuto alle mamme. Le ragazze dei palazzi di fronte Sofia, Grazia, Benedetta ed altre studentesse venivano da Lina con i libri per studiare ma poi si affacciavano alla balconata e si divertivano ad interloquire con la gente del cortile. Sedute accanto ai fiori, sotto al muro del giardino, le ragazze aspettavano il loro turno per giocare ‘o puzzo, detto anche ‘a semmana, per saltellare con una pietra in sette riquadri, simboli dei giorni della settimana, mentre i maschietti si dividevano a far roteare il chirchio della bicicletta per l’aia o, sotto al palazzo, a far capovolgere, con uno schiaffo a terra, i ritrattielli dei calciatori. Gente che veniva, che andava, che ritornava, che cantava, che rincorreva i figli, che scambiava assaggi di pietanze del giorno di festa, gnocchi, peperoni imbottiti, melanzane alla parmigiana, panzarotti, cicoli fatti in casa. Ma quel giorno, quella inopportuna genovese di donna Nunziatina continuò a disturbare e ad ammaliare la gente


Domenica 14 aprile 2013

del cortile. ”Oi Cesss siente siente c’addore!!?”24 Filomena25, un bel pezzo di donna tutto fuoco, ironica e allegra, distogliendosi per un attimo dal ragù nella sua fase più delicata, quella dell’addensamento finale, richiamava l’attenzione di suo marito Cesare26 che discuteva con Gerardo “’o sfaldiste”27, suo dirimpettaio, forse troppo animatamente. I due erano amici di cortile e si rispettavano molto ma avevano la debolezza di farsi prendere dalla foga della discussione. L’argomento del contendere era il cesso a mosche28 comune che s’era intasato la sera prima. Cesare, alto, magro, con le gambe leggermente arcuate per l’uso della bicicletta, un viso ben scolpito e capelli ispidi, uomo navigato e abile nelle relazioni diceva che la causa era stata l’introduzione di qualche oggetto estraneo nel buco. Invece Gerardo, media statura, robusto e dalla pelle cotta dal calore delle caldaie di asfalto che utilizzava per il suo lavoro, uomo schietto e senza mezze parole sosteneva che era stata la troppa frequentazione ad averlo ingorgato. Il primo affermava che la carta di giornale per nettarsi il sedere e poi accartocciata29 ostruiva il buco. “Il vaso è poco funzionale – ribadiva il secondo, più esperto in materia – e non scola nella fogna comunale per questo non regge le defecazioni di tanta gente”. “No! No! – insisteva Cesare – Bisogna fare attenzione agli oggetti estranei, allo straccio per lavare per terra, alle pezzuole delle mestruazioni, ai pannolini dei bimbi cacasotti30 e alle petacce di ogni uso che possono scivolarci dentro. E su quest’argomento continuavano all’infinito: “si usa troppa carta”, “siamo in troppi ad utilizzalo”,“bisogna buttarci più acqua”, ecc. ecc. ecc.. Poi le trombe della Balilla, di ritorno da Pozzuoli, li

distraevano come sempre, e così l’attenzione veniva concentrata sullo sbandamento che l’arrivo dell’auto provocava nel cortile. Ma solo per poco, poi un nuovo argomento, una nuova discussione e quindi nuovamente e amichevolmente in disaccordo. Erano due persone perennemente a confronto, eternamente in competizione e le motivazioni, gli argomenti, il tempo e le persone trascinate nella loro discussione erano solo strumenti

utilizzati per dimostrare a se stessi di esserci. L’altra Filomena31, la moglie di Gerardo donna domestica e guardinga era sempre preno e s’attizzava solo per tre cose: per difendere i figli, per conquistarsi lo spazio dove stendere ‘a culata32 e per lamentarsi col marito per i pochi soldi che guadagnava. Quotidianamente, dopo le pulizie, sedeva per pochi mi-

nuti fuori al suo vascio soddisfatta, per quell’aria di pulito che aveva dato alla sua casa, dopo l’operazione anti-mosche di marchiare gli specchi di casa con il piumino pregno di borotalco ma quel giorno era in ritardo sui tempi e non si riposò. Badava a Ntonio, suo suocero, che strusciando coi piedi per terra, appoggiandosi e spingendo in avanti una sedia di paglia inciampicava con la sua paposcia che ormai gli arrivava fino ai piedi. Accendeva il fuoco sotto al “caurarone”33, per cuocere la pasta domenicale e si disperava perchè questo faceva un gran fumo. Correva dietro suo figlio “Totonne detto ’o cazze ‘e Filumene”34 che con una lucertola in mano impauriva i più piccoli e disturbava gli adulti affaccendati nelle inerzie del giorno di festa e nel gustarsi quell’odore di genovese. Totonne era un ragazzo con la foja in corpo, non stava mai fermo e aveva troppa confidenza con gli animali provenienti dal giardino, era capace ti terrorizzare una zoccola, di addomesticare uno scarafone, di catturare qualsiasi insetto. Nei suoi barattoli si trovavano spesso api senza zampe, mosche senza ali, tafani senza pungiglioni, centopiedi senza piedi, lucertole con una nuova coda in ricrescita, grilli con ali monche. Si diceva che era tale la dimestichezza che non disdegnava mangiare lucertole vive. Probabilmente era solo una favola paesana perché queste cose erano in contrasto con la cura che aveva per canarini, cardilli e ‘ngardellati, per l’impegno che ci metteva ad insegnare loro il portamento e nuove melodie e per l’asilo che dava ai passerotti caduti dai nidi. Intanto si era creato la nomea di seviziatore di piccoli animali ed era diventato il terrore ma anche l’attrazione dei bambini del quartiere. (continua)

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Domenica 14 aprile 2013

INTERVISTA

Angelo Ferro

ferroangelo@yahoo.it

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roseguono gli incontri del Domenicale con gli artisti più rappresentativi ed apprezzati di Napoli e non solo. Dopo Joe Barbieri, questa settimana incontriamo Massimo Andrei. Non ha una sola specializzazione. Massimo Andrei viene conosciuto come attore, studia e si forma per questo mestiere, ma ben presto comincia a scrivere di teatro per Lunetta Savino, Peppe Barra, Piero Chiambretti e poi per il cinema, dove lavora alla regia. Quindi più attività, ma che riguardano sempre lo stesso ambito. Lo spettacolo. Che sia il palcoscenico, dove lavora con i grandi del teatro napoletano, che sia il cinema, nel quale scrive e dirige il divertentissimo MATER NATURA e vince alla Mostra del Cinema di Venezia una serie di importanti premi internazionali, Andrei si dà anima e corpo alle sue attività\passioni. È eclettico e non ha paura di essere trasversale. Dal film al documentario sociale, dal monologo al libro, è irriverente e ama mescolare comico e drammatico. Benùr, un gladiatore in affitto è il suo ultimo film da regista. È una storia amarissima, ma si ride a crepapelle. Strano e originale, ma geniale, come lui. La pellicola comicissima che dal primo di maggio sarà in sala in tutte le città italiane ha all’interno ingredienti preziosi, location meravigliose e premi oscar, come le musiche originali del maestro Nicola Piovani, scritte appositamente per Massimo. Laurea in Lettere, tesi sul rapporto tra teatro e antropologia, questi studi come hanno condizionato la sua carriera? La laurea in Lettere e più precisamente lo studio universitario mi hanno fornito un metodo di analisi e di approccio al testo, alla cultura generale e alle fonti storiche, che mi

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Chi è Massimo Andrei? sono serviti per tanti lavori, ma soprattutto per i documentari storici e sociali. Io credo ancora nel valore di una laurea e nel valore dello studio fatto bene. È sempre un arma e una capacità in più rispetto a chi oggi compra un pezzo di carta per il piccolo potere che ti da il titolo di dottore. Abbasso le lauree senza valore. Esistono oggi, grazie a Dio, ancora molti giovani che pensano così e sul set quando parlo con giovani stagisti neolaureati, mi innamoro della loro preparazione. Ce stanne!! Ha passato la sua adolescenza a Casoria, poi maggiorenne subito a Napoli, che valore ha questa città per lei? Sono nato a Napoli e sono cresciuto tra Casoria ed Afragola, ma a parte la scuola, sono stati territori che non hanno dato granché alla mia formazione. Negli anni Ottanta, quando ero adolescente non c’era niente e il mio unico riferimento era il capoluogo anche quotidianamente, poi maggiorenne ho cominciato teatro e università, quindi ancora di più Napoli. Oggi vivo tra Napoli e Roma, ma in molte cose che faccio, c’è lei... la città più bella e più maledetta, più passionale e più sbandata, più avanti e più incivile che conosca. Nella lingua, nelle immagini, nella comicità, nello sguardo… c’è lei. È il volto del progetto “cogito ergo sud”, perché ha deciso di

prender

parte

a

quest’

iniziativa?

Proprio per fare qualcosa per questa città. Per dare il mio piccolo contributo al sen so civico e soprattutto alla legalità, sempre grande bisogno a Napoli e dintorni. Sono il volto, ma anche l’autore di questi mini spot chiamati SNACK , che vengono trasmessi negli schermi video delle stazioni della Metropolitana, funicolari, cumana, in somma treni vari… e poi il gruppo internettiano


Domenica 14 aprile 2013

COGITO ERGO SUD li manda su You tube dove sono arrivati ad avere milioni di seguaci, che ci scrivono da tutta Italia e soprattutto italiani da tutto il mondo;ricevo una valanga di comunicazioni ogni giorno. Nella sua ultima opera “Favolare”, tenutasi al teatro San Carlo,le regole sono il fulcro dello spettacolo, che posto hanno , invece, nella sua vita? Non si può fare a meno delle regole non solo nella comunità, ma anche in coppia, quando due persone decidono di stare insieme devono osservare delle piccole norme di buon senso, altrimenti dopo poco “se scannano”! Se ci fai caso le regole devi averle anche se stai da solo, altrimenti non stai bene nemmeno con te stesso. Partendo da ciò,ponendo come base la grande necessità di legalità, ho deciso di riderci sopra nel mio ultimo spettacolo. A chiunque verrebbe da pensare: “che fatica tutte queste regole!” allora l’ho voluto raccontare con una delle orchestre più belle e più storiche del teatro,cioè quella del San Carlo di Napoli accompagnata dai primi ballerini, un’operazione davvero galvanizzante! Sto ancora tutte galvanizzate!

Attore,regista,sceneggiatore,autore, sempre attento alle tematiche sociali, cosa si sente di consigliare ai giovani napoletani? Io non sono Papa Francesco che vi dice NON PERDETE LA SPERANZA, ha emozionato anche me quella frase, ma io non mi fermo alla speranza. È un po’ come se dovessimo aspettare e

… sperare. Penso che debbano spera re gli esuli, gli ammalati, le persone che non possono fare altro, purtroppo. Noi dobbiamo usare la parola Volontà,ed avercela sempre una forte volontà. Bisogna tirare fuori i denti e prendere a morsi la vita continuamente. ‘A vita mia sta chiena ‘e muorze! In tutti i sensi.

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Domenica 14 aprile 2013

TERRITORIO

Vincenzo Russo

vincenzo.ru@libero.it

R

egistro coppie di fatto, un flop in tutta Italia mentre Casoria lo approva. La Città di Casoria guidata dal Sindaco Enzo Carfora ha trovato qualcosa per cui essere ricordata, ha approvato il Registro delle Unioni Civili per permettere alle coppie di individui dello stesso sesso di ottenere diritti e riconoscimenti simili a quelli delle famiglie naturali costituite da un uomo e una donna. Casoria che vanta di essere la città di Santi e Beati, di uomini illustri per natali e per incarichi ecclesiastici ricoperti si appresta a ricevere, il prossimo 13 aprile in una delle sue Parrocchie, la visita delle Reliquie del Beato Luigi Beltrame Quattrocchi e di sua moglie la Beata Maria Corsini (chiaro esempio di santità di una famiglia cristiana) ha deciso di sostenere che la considerazione di pochi può determinare il destino di tutti. Il regolamento del Registro delle Unioni Civili, copiato da qualche altro comune italiano e discusso in malo modo nella commissione AA.GG e Organizzazione, è stato approvato dal consiglio comunale. Pochi i consiglieri informati che conoscevano realmente i sei articoli del regolamento, nessun dibattito aperto alla cittadinanza, molta confusione e inadeguatezza per un tema cosi importante. Il promotore è l’assessore Mariano Marino che in un comunicato stampa riferisce: «E’ stata una questione di diritto. La nostra costituzione si basa sul concetto di stato laico. L’impegno del Consiglio Comunale va esattamente in questo senso. La legge c’è già ed è del 1958 fatta dall’allora governo monocolore democristiano, poi ribadita successivamente nel Dpr del 1989 e definisce la famiglia anagrafica come un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o affettivi». L’assessore al Decentramento rispolvera vecchi concetti Democristiani, per poi parlare del registro come qualcosa di moderno, tuttavia nel citare leggi che a

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Coppie di fatto a Casoria parer suo confermano il pensiero laicista di unione tra persone dello stesso sesso non si accorge che la legge parla di persone legate da vincoli di matrimonio, vincolo che la

nostra costituzione prevede solo tra uomo e donna. Lo stesso, forse, non avendo chiara la sua collocazione politica starà ripensando a ricostruire la vecchia Dc sul territorio? Gli unici a battersi per dire no all’istituzione del registro delle “coppie di fatto” sono stati i consiglieri Massimo Iodice, che ha votato in modo contrario e Pasquale Pugliese e Nello Cerbone che si sono astenuti al momento del voto. Iodice ha riferito: «Ritengo da cattolico che il registro sia inutile giuridicamente. Inoltre tale atto indebolisce l’istituto familiare rendendo ancora più fragile la nostra comunità. Mi auguro che le tante parrocchie della nostra città facciano sentire ancora più forte la voce del Vangelo». Pasquale Pugliese, che settimane fa ha ricevuto parole di incoraggiamento da parte del Cardinale Crescenzio Sepe ha preferito abbandonare l’aula. L’Arcivescovo di Napoli, nel rispondere ad una sua missiva, parlando della

«delicata questione del Registro delle Unioni Civili» si era cosi espresso: «…questo non può comportare il sovvertire le regole in atto o fare fughe in avanti, sostituendosi al legislatore nazionale rispetto a situazioni, eticamente sensibili, che richiedono giusti approfondimenti e valutazioni di grosso spessore morale». Il Cardinale proseguiva affermando: «Penso, peraltro, che in una società avveduta e illuminata e in un contesto complesso e irto di problematiche si richieda da parte della politica e della pubblica amministrazione serenità e saggezza nella intercettazione e nell’esame delle attese dei cittadini e, quindi, nella individuazione delle priorità da affrontare». Purtroppo la nostra amministrazione non ha quella avvedutezza necessaria e non è illuminata e quindi ha ritenuto che la priorità da affrontare non sia il lavoro, l’istruzione, l’illuminazione, la riqualificazione delle strade ecc, ma l’approvazione delle unioni omosessuali. Quello che in misura maggiore ha stupito è stato il comportamento di quei consiglieri e assessori che pur definendosi cattolici e ottenendo consensi nelle parrocchie hanno preferito chiudere gli occhi. L’assessore Antonio Lanzano espressione politica della parrocchia di S. Antonio Abate e che ha “lavorato” a stretto contatto con Mons. Lucio Lemmo, nei suoi manifesti elettorali aveva messo in risalto il ruolo dell’unità e della famiglia ma ha “preferito” non esprimere un parere, la convenienza e il calcolo politico hanno travalicato il suo credo religioso. Altri consiglieri hanno espresso un parere opposto a quello che è l’indirizzo politico del partito di appartenenza, tra questi c’è Polizio (Udc) che ha riferito su un noto social network : «la mia scelta e’ perfettamente in linea con i principi etici e morali di eguaglianza e rispetto del ruolo istituzionale che ricopro». Intanto tra le tante polemiche il registro è stato approvato. Buona Domenica!


Domenica 14 aprile 2013

S

“Inizia ad infastidire il prossimo in un pomeriggio del maggio 1972 a Napoli. A cinque anni sapeva già dattilografare. Pasionaria tifosa del Napoli, impulsiva, aggressiva e permalosa. Non le interessa altro che scrivere, respira grazie a questo”.

trano sentimento l’invidia. Cioè, mi domando in primo luogo di che genere sia: femminile o maschile? Sono cresciuta nella convinzione fosse un sentimento tipicamente femminile, sono diventata donna scoprendo che probabilmente, invece, è più maschile. Perché anni di battaglie femministe ci hanno rese nemiche dei maschi, che provano a confinarci in razza da proteggere con le quote rosa, manco fossimo dei panda, mentre fanno delle battaglie in nostra difesa la loro coloratissima e sbiadita bandiera per mostrarsi più virili. Già, ma virili de che? Così, quando arriva una donna un tantinello più capace, brava, cocciuta e puntuale di quelle che vorrebbero far diventare panda, la definiscono una strega. Perché non sanno come gestirla, come fosse un ingranaggio fuori posto nell’insieme del siste-

RU B R IC A

Invidia di genere ma che hanno tanto a lungo progettato. E allora l’invidioso(/a) non vede altro che l’oggetto

della sua invidia. Tipo: possiedi un luogo in cui discutere? In quel luogo finisce che non discuti di altro che dell’oggetto della tua invidia, ergendolo, nella tua immaginazione, a ne-

Fuoco di Puglia

mico numero uno, mentre alimenti quell’immagine e le dai forza (santiddio, quante volte verrà a trovarti in sogno, facendoti svegliare sudato e col respiro corto?). Che poi, a dirla tutta, ci sono tante forme di invidia, e non per forza tutte brutte. Da ragazza, per esempio, mi è capitato di invidiare le mie compagne di classe che il sabato pomeriggio andavano a fare shopping nei negozi alla moda mentre io non potevo permettermelo. E però, per me e per tante altre, questo è stato uno sprone per inventarci uno stile tutto particolare, per non essere definite straccione e vestirci della pelle più adatta. Che strana bestia è l’invidia.Magari sbaglio, e non è affatto come ho detto. Mica ho la verità assoluta. Quelli invidiosi invece pensano sempre di possederla. Ecco, non li invidio neanche un po’.

ENZO MARINO E “LA LEDA” DI MICHELANGELO A CASAVATORE L’8 aprile scorso nella sala Roma del Viminale, in una conferenza stampa, il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri, il presidente dell’Associazione MetaMorfosi, il sindaco di Casavatore e i rappresentanti di Libera e della Federazione delle Associazioni Antiracket e Antiusura hanno presentato il progetto “Il Rinascimento contro le mafie” il cui primo appuntamento sarà la mostra “La Leda di Michelangelo a Casavatore”. L’arte, la cultura sul territorio per combattere ogni forma di illegalità. Il comune di Casavato-

re, quindi, ospiterà l’esposizione del disegno di Michelangelo Buonarroti Studi per la testa della Leda globalmente riconosciuto come

uno dei pezzi più belli ed importanti della produzione grafica di Michelangelo. Una sanguigna, studio preparatorio del dipinto La Leda e il Cigno ormai andato perso. Al maestro Enzo Marino è stata affidata la direzione artistica della mostra e il compito di creare l’ambientazione giusta per ospitare il capolavoro di Michelangelo.Un evento storico, una novità per il nostro territorio, un appuntamento culturale di altissimo livello promosso dal Comune di Casavatore e organizzato dall’Associazione Culturale MetaMorfosi.

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Domenica 14 aprile 2013

Gianni Bianco

gianni.biancogb@libero.it

T

utto quello che accade oggi nel mondo o nelle realtà locali, è oggi quasi immediatamente pubblicato o “postato” in Internet. Basta entrare in face book, nei Blog informativi o nei siti delle testate giornalistiche per capire qual è la mole impressionante di notizie che si possono leggere, commentare o condividere. Un modo nuovo e moderno di far defluire notizie tra i cittadini che qualche anno fa era impossibile immaginare. Spesso abbiamo assistito in passato a occultamento, adulterazione, trasformazione di notizie, eventi, opinioni, iniziative personali o collettive etc. L’anno scorso abbiamo vissuto momenti di terrore mediatico, attraverso le notizie che riguardavano il famigerato “Spread”. Le immagini delle proteste in Grecia, in Portogallo e nella ricca Spagna, sembravano anticipare ciò che sarebbe potuto accadere anche in Italia. Che cosa accade oggi in Grecia, Portogallo e Spagna? Perché dello “Spread” non se ne parla più, eppure siamo a valori quasi identiche? Probabilmente esiste davvero una consorteria mediatica che in quel periodo doveva, da un lato delegittimare Berlusconi e l’intera classe politica nazionale, dall’altro enfatizzare l’ingresso in scena del Governo Monti. Oggi che le acque non si sono calmate, almeno questa è l’impressione, ci prepariamo al grande ritorno, quello della politica al governo della Nazione. Avverrà? Siamo ancora in alto mare, ma indietro non si torna. La situazione comunque non certo tranquilla con un milione di posti in meno, un milione di esodati, un milione di rassegnati che nemmeno sperano più in un lavoro, unitamente ai continui suicidi di poveri pensionati, d’imprenditori perseguitati dai debiti o operai umiliati da un licenziamento.

ITALIA

R.C. A….iuto Tra i tanti problemi che attanagliano oggi i cittadini italiani, diciamo che noi napoletani ne viviamo uno davvero singolare: “La discriminazione assicurativa della R.C. Auto”. Condannato dal Parlamento Europeo, segnalato più volte agli organi competenti, è sicuramente quello più sentito dalla popolazione prima di Napoli, oggi di tutto il meridione d’Italia. Viene da chiedersi: “Ma davvero siamo un popolo di delinquenti se siamo alla guida di un autoveicolo”? Le statistiche Istat o Ispass (ente che ha sostituito l’Isvap), etc., sono impietose verso le Compagnie. Il 70% degli abitanti di Napoli e provincia, come di tutto il Sud dell’Italia: udite, udite, è “VIRTUOSO”. Cosa si nasconde dietro quest’aggettivo? Tre napoletani su quattro che guidano non hanno provocato sinistri, paga regolarmente tasse e tributi, non ha contenziosi con la Pubblica Amministrazione dall’Agenzia delle Entrate alla famigerata Equitalia. Questi dati sono stati confezionati dalla Comune di Napoli e la Compagnia assicuratrice CON. TE, per la stipula del Protocollo d’Intesa “Napolivirtuosa”. La percentuale del 25% raccoglie automobilisti che ha provocato dei sinistri e se si escludono quei poveri diavoli cui è rubata l’auto o che hanno realmente causato tamponamenti si può dire che le truffe ammontano al 5% per cento. Accetto smentite. I dati, le statistiche, gli articoli che da un anno a questa parte accumulo o consulto, da Internet o su carta stampata, ne sono la fonte. La percentuale, fisiologica, delle frodi assicurative è la stessa o quasi del Centro nord, dell’Europa e di qualsiasi altra parte del mondo. La stessa cosa vale per i risarcimenti, cifra in più, cifra in meno e verrebbe naturale chiedersi: come mai quest’accanimento contro di noi? Da anni si è

giocata una partita in Parlamento su norme e leggi sempre a sfavore della realtà napoletana,

giustificate solo in parte da una condotta di alcuni automobilisti disonesti, qualche volta addirittura in complicità con professionisti e operatori del settore assicurativo. Il giudizio di colpevolezza si è trasformato in “Pregiudizio”, al punto da creare l’attuale sistema. La “RETE”, diventa oggi un elemento decisivo per quella democrazia partecipativa che gran parte della politica, della burocrazia, di una certa parte della stampa, della televisione ancora oggi sottovaluta. Dall’autunno 2011 avete letto dalle pagine di questo settimanale notizie riguardanti il problema della RC Auto, il Domenicale stesso ha organizzato l’anno scorso un dibattito pubblico per la consegna delle 3.500 firme della Petizione al Parlamento Europeo. Il Comitato “RC Auto: dalla protesta alle proposte”, composto di Associazioni e Movimenti Campani, si riunirà ufficialmente per la prima volta nella nostra città al Teatro Ateneo mercoledì 17 aprile alle ore 17,00. Unico punto all’ordine del giorno: “La soluzione definitiva in Italia del problema R.C. Auto, per tutti, nessuno escluso”

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Domenica 14 aprile 2013

A T T U A L I T A’

Movida di sangue

Marzia Luciano

marzialuciano_@libero.it

L

a notte del 7 Aprile, passata da poco la mezzanotte, una movida di terrore, più che di sano divertimento, si è tenuta ad Aversa, in provincia di Caserta: Emanuele Di Caterino, infatti, quindicenne di San Cipriano D’Aversa, ha perso la vita per mano di un diciassettenne di San Marcellino, colpito al cuore dal coltello che quest’ultimo impugnava.Pare che l’aggressore fosse in stato di ebbrezza e che l’aggressione sia stata scatenata per futili motivi, probabilmente per questioni legate ad alcune ragazze. La rissa è avvenuta nel parco Coppola, nei pressi del locale “Le Bistrot”, ma il colpo di scena si è avuto nei pressi dell’ufficio postale, dove a perire è stato il giovane Emanuele ma altre quattro vittime sono state ferite. Mentre per il primo, dopo due ore di agonia presso l’ospedale “San Giovanni Moscato”, non c’è stato nulla da fare, agli amici le cose sono andate diversamente: due sono stati dimessi, gli altri sono stati ricoverati ma non sono in pericolo di vita, nonostante le loro condizioni siano gravi.Quando l’assassino di Emanuele, dopo ore di ricerche ed indagini da parte degli agenti, è stato fermato ed immediatamente arrestato, i suoi indumenti erano ancora sporchi di sangue. Inoltre, interrogato, il ragazzo ha risposto che non ricordava cosa  

fosse accaduto.Particolare interessante e che ha lasciato gli inquirenti di stucco è il fatto che la giovane vittima e due dei suoi amici abbiano stretti legami di parentela con alcuni pregiudicati, tra i maggiori esponenti della malavita casalese: Emanuele era il nipote di

Gaetano Iorio, esponente del clan Schiavone, due dei feriti sono rispettivamente il nipote del boss Michele Zagara e di Salvatore Nobis, affiliato al clan di quest’ultimo. Tuttavia, pare che questi vincoli parentali non abbiano alcuna influenza sulla vicenda. L’avvenimento ha sconvolto la città intera e ha profondamente afflitto i conoscenti di Emanuele, i quali, sfilando nel suo ricordo, hanno dato avvio

ad una fiaccolata silenziosa per la città, a cui hanno partecipato circa tremila persone. Sono intervenuti il vescovo di Aversa, Monsignor Spinillo, ed il sottosegretario all’istruzione Marco Rossi, che hanno espresso il proprio cordoglio ed hanno mostrato vicinanza alla famiglia della vittima. Giuseppe Sagliocco, sindaco della città, ha manifestato dolore ed angoscia nei riguardi di questa triste, assurda vicenda, con forte senso di impotenza: a sua detta, la vigilanza è presente nella città fino alle tre di notte per garantire la sicurezza dei cittadini ma episodi come quello che ha coinvolto Emanuele non sono, purtroppo, sporadici. Non è la prima volta che ad Aversa accade qualcosa di simile, è impensabile che una serata possa oscillare dal divertimento al terrore in un batter d’occhio, che un ragazzino innocente possa correre il rischio di perdere la vita in qualunque momento, vittima della violenza e dell’ignoranza persino dei giovanissimi. Aversa, ad ogni modo, è solamente una città come tantissime altre in cui il peggiore dei crimini è dietro l’angolo, in cui la vivibilità è messa a dura prova dalla scarsa educazione e dalla malvivenza di piccoli “teppisti” che saranno i grandi criminali del domani. Aversa è qualunque altra città della Campania.

                                         

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Domenica 14 aprile 2013

AT T UA L I TA’

Rosaria Ascolese

rosaria.ascolese@libero.it

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l giorno di Pasquetta, il 1° aprile 2013, chi ha preso come mezzo di trasporto quelli dell’aziende che aderiscono al consorzio Unico ( quelle dell’Eav, cioè la circumvesuviana, Sepsa e Metrocampania Nordest e l’Anm ) si è ritrovato a spendere qualche soldo in più. Il costo del ticket di Unico Campania è aumentato in media del 1,5% ciò significa che i biglietti che prima costavano 1 euro e 10 centesimi ora costano 10 centesimi in più, mentre gi abbonamenti aumenteranno più o meno di 1 euro e 50 centesimi. Questo aumento ha colto di sorpresa chi nei giorni precedenti ha ascoltato le dichiarazioni di Sergio Vetrella, assessore regionale ai trasporti, che aveva escluso i rincari per i biglietti: “ In merito ad alcune richieste circa l’aumento dei biglietti Unico Campania e Unico Costiera, chiarisco che sono arrivate comunicazioni in tal senso da parte del direttore del Consorzio Unico Campania Sannino, ma che non esiste alcuna possibilità che la Regione, ente di programmazione in materia tariffaria avalli tali richieste.”Le nuove tabelle tariffarie sono state distribuite alle edicole, i bar e alle stazioni solo due giorni prima che l’aumento scattasse e sul sito internet di Unico Campania non si è minimamente fatto accenno alla cosa. Questo ha scatenato confusione perché gli utenti

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Il servizio è scarso ma il costo del ticket aumenta. non aspettandosi la cosa hanno chiesto spiegazioni ai casellanti e questi ultimi non erano a loro volta bene informati. Vetrella però ha anche lanciato una novità, l’introduzione di nuovi titoli di viaggio per le singole aziende aderenti al sistema tariffario Unico Campania in aggiunta al biglietto orario, all’abbonamento mensile e a quello annuale. Si tratta di una delibera data dall’aggiunta regionale che stabilisce una riduzione dei livelli tariffari massimi rispetto alle attuali tariffe integrate pari almeno al 15% per il biglietto di corsa semplice, al 10% per il giornaliero, per i week end e per le pluricorse. Ma nemmeno questo è servito a placare gli animi degli utenti. Il segretario regionale di Codici, associazione che tutela i diritti dei cittadini, Giuseppe Ambrosio, ha spiegato che è inaccettabile aumentare i biglietti dei mezzi dinnanzi ad un servizio così scadente. Effettivamente la voce dei pendolari è unanime, gli autobus sono un miraggio, ne girano sempre meno e non rispettano gli orari, si possono passare anche delle ore sotto la fermata del bus prima di riuscire a prenderne uno.

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Domenica 14 aprile 2013

N A P O L I

Ciro Crescentini cirocresc@libero.it

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ono quattrocentomila i poveri e “nuovi” poveri napoletani. Guadagnano tra i trecento  e settecento euro al mese. Emergono le ingiustizie, le discriminazioni e  le differenze sociali.  Ogni mese, infatti, una minoranza di persone di appropriano della maggioranza della ricchezza: migliaia di manager e dirigenti di imprese pubbliche percepiscono oltre 20 mila euro al mese. I dati vengono fuori dalle ricerche promosse dalla Caritas, dall’università Bocconi di Milano e dall’Istat. Una bolla sociale che potrebbe scoppiare in qualsiasi momento. Problemi reali che in altri Paesi europei sono stati risolti con l’introduzione del reddito di cittadinanza, un reddito oscillante tra gli 1000 e i 1200 euro al mese in favore delle persone  inattive  o disoccupate.  In Francia, Germania, Gran Bretagna,  Danimarca, Svezia, chi non lavora,  non guadagna abbastanza o lavora a part time  beneficia di un salario minimo   o di   un’integrazione del reddito in attesa di trovare un lavoro. Dal 1992, l’Unione Europea sollecita l’Italia ad erogare il reddito di cittadinanza. Basta leggere il testo della raccomandazione 92-441 pubblicato sulla gazzetta ufficiale. “Le persone escluse dal mercato del lavoro, o perché non hanno potuto accedervi o perché non hanno potuto reinserirvisi – si legge nel testo -  Devono poter beneficiare di prestazioni e di risorse sufficienti adeguate alla loro situazione personale”. Intanto, sono moltissimi  i cosiddetti ‘nuovi poveri’  con consumi che non superano i  mille euro al mese.

400 MILA I POVERI E I “NUOVI” POVERI NAPOLETANI. Aumenta la povertà operaia. Un postino, un operaio archeologo, un impiegato comunale con moglie e due figli e salario di  1200 euro al mese a stento  riescono a  mangiare o a vestirsi, e non potranno  mai fare viaggi, vacanze, andare in ristorante né in pizzeria né   al cinema. La vita reale  non è quella “plastificata” della tv e della pubblicità, ma quella che oggi consuma meno. La vita reale è rappresentata  da giovani, ma anche disoccupati cinquantenni costretti a vivere con i genitori perché hanno uno stipendio insufficiente anche a coprire le spese più elementari. E Non finisce qui.  Tra il 2011 e il 2012  i capifamiglia partenopei con un’occupazione part time, a termine o con una collaborazione sono aumentati:  diecimila in più; quelli con un’occupazione ‘standard’ 7 mila in meno: cioè tra i tanti che vengono licenziati, qualcuno riesce a riciclarsi con un lavoro precario. La crisi ha colpito anche le categorie di lavoratori che sembravano più garantite: il “nuovo disoccupato” è maschio, sposato, di mezza età. Dal 1995 per la prima volta la crescita dei senza lavoro supera quella degli occupati. Con la crisi emergono “varie forme di nuova povertà”, soprattutto tra le famiglie giovani e monoreddito, oltre che tra quelle più anziane con basse pensioni e tra quelle formate da neo disoccupati. E dalle carte dell’Istat emerge il profilo del ‘nuovo disoccupato: tra i 35 e i 54 anni, maschio,  con un livello di istruzione non superiore alla licenza secondaria, coniugato o convivente, ex titolare di un contratto a

tempo indeterminato nell’industria. La novità della crisi è che a perdere il lavoro sono “i padri di famiglia”, le figure di riferimento, che magari portavano a casa stipendi mediocri, ma tali comunque da permettere ad altre persone (moglie, convivente, figli o altri parenti) di condurre un’esistenza dignitosa. I DATI:I POVERI E NUOVI POVERI NAPOLETANI(FONTI ISTAT,CARITAS) • Sono 400 mila i poveri e i “nuovi” poveri napoletani.  • 125 mila sono ‘ poveri assoluti’ vivono percependo 500 euro al mese (disoccupati, pensionati sociali, contrattisti progetto, stagisti, cassintegrati) • 275 mila sono ‘nuovi poveri’ vivono percependo 1100 euro al mese (operai, precari, impiegati statali) • L’incidenza della povertà alimentare è particolarmente alta tra i disoccupati e pensionati sociali (12,4%) e assai minore tra chi un posto ce l’ha (3,4%) • il 10,3% delle coppie con tre o più figli vivono sotto la soglia di povertà alimentare. I nuovi poveri spendono ogni mese il 60,5% del proprio reddito: • solo per mangiare (23,2%),  • per curarsi (6,2%)  • per l’affitto di casa (31,1%),  • 7,2% per le spese di trasporto • Reddito medio di manager, dirigente d’impresa, imprenditore, consigliere regionale, parlamentare europeo, deputato: 20mila euro ogni mese.

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Domenica 14 aprile 2013

RUBRICA

Valerio Cresci

vcresci@gmail.com

C

ome la fenice che risorge dalle sue ceneri così il Bayern Monaco è ripartito dalla grande delusione della sconfitta in finale di Champions dello scorso anno ai rigori nello stadio di casa, l’Allianz Arena. È la 28 ª giornata della Bundesliga e alla Commerzbank Arena, stadio dell’ Eintracht Francoforte, al minuto 52’ Bastian Schweinsteiger segna il gol che riporta il Bayern sul trono di Germania per la 23ª volta con 6 turni d’anticipo, record nella storia della Bundesliga. La fenice ha quindi il volto di Schweinsteiger, l’uomo che ricordiamo distrutto a terra, dopo aver sbagliato il rigore che consegnava di fatto al Chelsea la finale di Champions League. Quest’anno il Bayern in Bundesliga ha davvero fatto la differenza: parlano da soli i venti punti di distanza dall’inseguitrice, il Borussia Dortmund, che dopo due anni di predominio deve abdicare e consegnare il titolo al rivale storico. Delle 28 partite giocate finora, il Bayern ne ha vinte ben 24, soltanto tre i pareggi; l’unica sconfitta, invece, in questa stagione risale all’ormai lontanissimo 28 ottobre 2012, quando il Bayer Leverkusen riusciva a sbancare l’Allianz Arena vincendo 2-1. I campioni di Germania, oltre ad avere il miglior attacco con 79 gol all’attivo e la miglior difesa con 13 gol subiti, possono vantare

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A Spasso nel calcio

La fenice risorge a Francoforte: Bayern Campione di Germania anche altri record stagionali; impressionante, soprattutto, quello relativo al numero di vittorie consecutive, ben 11 partite senza passi falsi. È del Bayern anche la vittoria più larga nel torneo, il 9-2 contro l’Amburgo. Non è semplice individuare però, il protagonista

di questo fragoroso successo anche perché la squadra allenata da Heynckes è perfetta, completa e fortissima in ogni ruolo: in attacco fondamentali sono stati i 15 gol di Mandzukic che si è ritrovato, a causa dei tanti infortuni di

Mario Gomez, ad essere l’attaccante di riferimento; di vitale importanza sono stati anche i 12 gol e 10 assist di Thomas Muller, uno dei leader indiscussi della squadra e dell’attacco baverese, completato ed impreziosito dalle mezze punte Ribery e Robben. A centrocampo, il mio preferito è Tony Kroos classe 90’ ma mentalità di un veterano, con i suoi ottimi piedi e la sua grande visione di gioco può ricoprire tutte le posizioni del centrocampo ed è un vero e proprio pericolo costante per le difese avversarie, per la sua abilità negli inserimenti ed il suo forte tiro da fuori area. Quest’anno Heynckes lo ha spesso schierato anche da trequartista risultando letale. Tra i pali poi il Bayern ha uno dei giovani portieri piu affidabili e sicuri ovvero Manuel Neuer, acquistato nel 2011 dallo Scalke 04 per ben 18 milioni, non pochi ma li vale tutti. Grandi meriti vanno anche all’allenatore Heynckes, non è semplice allenare sapendo di essere già stato esonerato e sostituito con un altro allenatore per la stagione successiva. Lui invece da gran professionista ha lavorato sodo portando in bacheca ad inizio Primavera il primo dei tre trofei che il Bayern potrà aggiudicarsi: un gran bel modo per salutare prima di cedere il testimone al nuovo Kaiser, Josep Guardiola.


Domenica 14 aprile 2013

IL NAPOLI

Pasquale Lucchese napoledano@libero.it

V

ittoria ‘facile’ per il nostro Napoli contro i ‘fratelli’ genoani. Un bel Napoli sbriga la pratica rossoblu con un primo tempo intelligente, cinico e ben giocato. Nella ripresa, la squadra di Mazzarri si ‘limita’ ad un attento controllo del match, sprecando diverse occasioni per mettere il sigillo sulla partita, non ultimo, l’ennesimo rigore. Sulla questione bisogna intervenire: il mister faccia allenare i ragazzi a tirare dal dischetto! In un eccesso di pignoleria, si potrebbe dire che l’unica pecca del match può essere rinvenuta nel fatto di non aver chiuso una partita, gestita comunque senza particolari patemi. La scelta del mister toscano di non risparmiare i ‘titolarissimi’, anche quelli a rischio squalifica, ha pagato. Scelta peraltro assolutamente giustificata dall’importanza della posta in palio. Su Walter Mazzarri vale la pena di spendere due parole: la squadra, a tratti, gioca un calcio piacevole, oggi finanche pragmatico. Dal suo arrivo i risultati (dato oggettivo) sono lusinghieri; è vero, è mancato sempre lo ‘scatto decisivo’, quel famoso ‘step’. Ma le responsabilità, così come gli onori, sono da dividere con società, giocatori e ambiente. Con i giusti stimoli, con una crescita personale del mister, che gli conferisca prima di tutto maggiore elasticità tattica e nella scelta degli uomini, e non vedendo né Ferguson, né

Napoli: vittoria facile con il Grifone Capell’i’ all’orizzonte, direi di tenerci stretto il toscano. Sulla rosa alcuni interventi risultano propedeutici, volendo continuare a crescere e a restare nel gotha del calcio (inter)nazionale. Ovvio che tutto girerà attorno al nome del Matador. Del mercato parleremo però solo

a campionato concluso: sarebbe bello ed utile se facessero lo stesso i tifosi! Un solo suggerimento alla società, oltre a quella di non vendere il capocannoniere della massima serie: acquistare un Behrami per reparto, porta inclusa. L’acquisto dell’ex Lazio e Fiorentina era stato accolto dal solito coro di scetticismo. Un atteggiamento inspiegabile, non fosse altro che un giocatore va “collaudato” per almeno una decina di partite. La standing ovation che ha accompagnato l’uscita dal campo del guerriero kosovaro di nascita, svizzero di

adozione, è la prova che onde evitare pessime figure, prima di sentenziare, occorrerebbe saper aspettare. Applausi che i 45000 presenti al San Paolo, domenica sera hanno regalato anche a Marek Hamsik. Dello slovacco ho scritto tanto, ma non è mai abbastanza…: this is football! L’adoro, è l’esempio vivente di come si gioca lo sport più bello del mondo (business permettendo!). A meno 7 dalla fine, i giochi per la seconda piazza restano aperti, dalla nostra abbiamo l’opportunità di ‘decidere’ il nostro destino. Vincere nel posticipo della 31°giornata era di fondamentale importanza, lo si è fatto con una prestazione buona, e contrariamente dalle ultime due vittorie, senza affanno. Un ottimo viatico in vista del rush finale. Un leggero rammarico per qualche punto perso in modo ingenuo, e per quei due brevi ma ‘pesanti’ passaggi a vuoto, che ci hanno privato dello ‘sfizio’ di provarci fino alla fine. Sarà per la prossima, intanto andiamo a difendere ciò che meritatamente è nostro. Un velocissimo passaggio sul Genoa. Dispiace per i ‘fratelli’ grifoni, ma il rischio retrocessione è alto. Salvo miracoli, una tra Genoa e Palermo, se non ambedue, saluterà la massima serie: difficile ‘scegliere’ chi preferire... A chiunque dovesse finire in cadetteria l’augurio di un veloce ritorno nel paradiso del calcio!

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Domenica 14 aprile 2013

L vittoriacaso@yahoo.it

n questa raccolta ho voluto raccontare delle dissonanze esplose in tutto il loro potenziale distruttivo, qualcosa che riposa in ogni esistenza umana o quasi e che a volta sgomita con violenza per uscire, per allontanarci dall’armonia delle cose, dal centro della nostra esistenza… Nei racconti che ho scritto ho cercato di cogliere l’attimo in cui la dissonanza esplode, rovinando l’esistenza dei personaggi coinvolti..”: così Massimo Jr. D’Auria nella postfazione al suo “Dissonanze”, Sogno Edizioni, chiarisce la sostanza dei suoi racconti. Eh, sì, gli scrittori, i poeti, così come gli artisti in genere, hanno da sempre posto l’accento sulla drammaticità dell’uomo, il quale, in fondo in fondo, non è altro che un misto di grandezza e di meschinità. Nella solitudine, nella disperazione e, talvolta, nella gioia, l’essere umano scava nella propria anima e vi coglie realtà dolenti, problemi non risolti, inquietudini angoscianti, che lo spingono a scelte irrazionali, dissonanti con la morale comune, ma consone alla propria realtà e al proprio essere. Questo carattere enigmatico e misterioso della vita, certamente non è nuovo, né insolito; è, in effetti, il contenuto della famosa riflessione manzoniana “Così è fatto quel guazzabuglio del cuore umano”, cui si ricorre quando alcuni fatti, determinati da esseri umani, non hanno una spiegazione razionale. “ Il cuore dell’uomo è un abisso” ci ripetono i salmi e, infatti, è qui che si annidano i “perché” e i “per come” di molteplici azioni degli esseri umani. D’altronde, l’arte, da sempre, porta sulla scena, in maniera ora più palese, ora più

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DISSONANZE

Vittoria Caso

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recondita, quello che si agita nel cuore umano, nel divenire della storia, negli eventi quotidiani, nei singoli gesti; è nel romanticismo che l’attenzione si sposta sull’uomo, sui chiaroscuri dell’io profondo, anticipando Freud e il subconscio, in cui si radicano, spesso, comportamenti apparentemente assurdi e incomprensibili. Già nella tragedia greca dirompevano sulla scena gli entusiasmi, i sentimenti, i valori e i disvalori dei singoli individui, la cui rappresentazione portava a scoprire negli altri il mistero di se stessi. E’ questa parte misteriosa e inquietante, presente in ogni individuo, la protagonista dei racconti di Massimo; essa, nonostante sia nascosta, emerge con forza, ora consapevolmente, ora inconsciamente, portata a galla da circostanze insolite e suscita l’impulso irresistibile ad agire. Così accade a Giacomo, cui la vita ha inferto una ferita insanabile, eppure da quella ferita egli trae la forza per ricominciare a vivere, guidato dalla forza dell’amore per il figlio; un amore che non conosce limiti, né ostacoli e che perdura oltre la morte. I fantasmi che spesso ci accompagnano, sottoforma di sospetti o dubbi, si materializzano, talvolta, rendendo concreto il nostro pensiero o i nostri rimorsi, come succede in “L’uomo in nero”; oppure, le frustrazioni che la vita ci ha inferto, come capita ad Anna, in “Scrivere”, diventano insopportabili, pur essendo causate da scelte volontarie e libere; ed ecco che emerge in lei il desiderio violento, improvviso ma irrefrenabile di punire chi le ha condizionato la vita, chi le ha impedito, seppure involontariamente, di conseguire il successo che me-

ritava, la gratificazione che a buon diritto le spettava. Analogamente, punire chi colpisce senza pietà i più deboli, applicando una sorta di contrappasso da buon giustiziere, quasi da angelo vendicatore, appare una scelta giusta in “E se dovessi morire?”; in questo caso, programmata dettagliatamente, in modo che il sadico veterinario provi anche lui quei medesimi sentimenti di paura, dolore, angoscia che, a sua volta, ha suscitato in esseri indifesi e innocenti. Anche in “Requiem aeternam” il killer programma con attenzione e precisione ogni suo intervento ma, la vita gli riserva una sorpresa imprevedibile ….In ognuno di questi racconti noir c’è sempre un “perché” che conduce all›omicidio; un filo logico che si dipana, pagina dopo pagina, e induce a immedesimarsi nel delinquente e nella sua scelta, motivata e pressoché condivisa dal lettore. Sensazioni, reazioni, sentimenti, stati d’animo si riflettono nell’ambientazione degli scenari, connotati da atmosfere spesso cupe, in luoghi inquietanti che incuriosiscono il lettore e lo coinvolgono fino a renderlo complice involontario. Il linguaggio è semplice, chiaro, diretto, grazie all’articolazione corretta e fluida dei periodi. Il ritmo della narrazione varia a secondo dei momenti: più o meno veloce nelle sequenze narrative, emozionanti e coinvolgenti; più lento nelle descrizioni, osservazioni, riflessioni; l’alternarsi di accelerazioni e rallentamenti conferisce dinamicità alla narrazione. Lo stile suggestivo cattura l’attenzione del lettore, lo avvince e lo spinge a leggere tutto d’un fiato questi originali racconti. E allora? Buona lettura a tutti! 

Casoria Ambiente S.p.A. COMUNICATO SOCIETÀ UNIPERSONALE

Per sopravvenute criticità dovute a difficoltà logistiche , nonché organizzative, il servizio “svuota cantine”, che si svolgeva il secondo sabato di ogni mese è, temporaneamente sospeso per i motivi sopra esposti., e pertanto per il giorno 09/03/2013 non sarà effettuato. Tale situazione emergenziale sarà al più presto superata con il ripristino del servizio “svuota cantine” nei modi e nei tempi che saranno prontamente comunicati alla cittadinanza nel frattempo si

INVITA La cittadinanza ad una sempre maggiore collaborazione nell’effettuare la differenziazione dei rifiuti, rispettando i giorni e gli orari già stabiliti dalle brochure informative ricordando che per lo smaltimento dei rifiuti ingombranti l’utenza può rivolgersi al call center della Casoria Ambiente S.p.A. al n. 081 5849271 dal lunedì al venerdì dalle ore 8,30 alle ore 13,30. Si comunica inoltre che per qualsiasi informazione o suggerimento è a disposizione della cittadinanza la e mail dell’ Ufficio Relazioni Pubbliche info@casoriambiente .it Assessore all’Ambiente Avv. P. Tignola

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Pres. C.d.A. Casoria Ambiente Dott. F. Girardi


Domenica 14 aprile 2013

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Pina Paone

pinapaone@libero.it

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l 19 dicembre 2007, a Barcellona, la Fondazione Forum Universale delle Culture decise che Napoli sarebbe stata, nel 2013, la capitale mondiale della cultura, addirittura assegnando cinque anni prima l’edizione alla città partenopea. “Un successo strepitoso, spenderemo ogni energia per realizzarlo”, le ultime parole famose di Nicola Oddati, all’epoca assessore alla Cultura del Comune. Quattro le linee tematiche, lungo le quali si sarebbero sviluppati gli eventi: condizioni per la pace, sviluppo sostenibile, conoscenza, diversità culturale. Napoli ne aggiunse un altro: conoscere le proprie radici per progettare il futuro comune. Doveva essere un’occasione per ripensare la città in chiave moderna, partendo dalla sua millenaria storia.Il Meeting sarebbe durato 101 giorni, avrebbe ospitato 101 città, attraverso dialoghi ed espressioni suddivise in cinque ambiti, corrispondenti ai cinque continenti. In pratica, le città, una al giorno, diventavano le protagoniste assolute, intese come luoghi di democrazia e partecipazione diretta.Un’intera sezione, poi, sarebbe stata dedicata al Mediterraneo. A fare da scenario alle tante manifestazioni sarebbero state la Mostra d’Oltremare, Bagnoli, Città della Scienza, Piazza del Plebiscito, la Reggia di Caserta, Capodimonte, Pompei, con lo scopo di migliorarne la capacità attrattiva. Il 2013 avanza da quattro mesi e del Forum solo ombra: qualcuno vocifera “forse a maggio”. Cosa è successo? Rivediamo rapidamente la storia del “Progetto dei Progetti”. In successione tempora-

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Napoli, Forum delle Culture 2013. Chi l’ha visto? le, il politico Pd Nicola Oddati, il cantautor Roberto Vecchione, il tecnico Sergio Marotta, l’attore e cantante napoletano Peppe Barra, il direttore generale della Fondazione e l’ambasciatore Nicola Caruso lasciano le loro poltrone, svuotando la stanza dei comandi.Inoltre, dei 150 milioni di euro inizialmente stabiliti, si è passati a soli 15 per l’intera Rassegna. Il sindaco De Magistris si autoaffida l’ennesimo incarico: sarà curatore esclusivo dell’evento

ed è quasi contento di essere rimasto solo: “Utilizzeremo il personale, altamente qualificato, interno alla Regione e al Comune, con un notevole risparmio di risorse. Riapriremo i bandi dei progetti, per estenderli non solo al centro storico, ma a tutto il territorio, usando anche i Fondi europei destinati alle riqualificazioni urbane”. Ricordiamo, a titolo di cronaca, le altre deleghe sindacali, assegnate al primo cittadino di Napoli: -Fondi europei; -Grandi eventi;

-Comunicazione e promozione dell’immagine di Napoli; -Protezione civile e gestione delle emergenze; -Promozione della pace; -Informatizzazione; -Cooperazione e relazioni internazionali; -Riforma della macchina comunale e attuazione del programma. Estratto dalla lettera di commiato dell’ambasciatore Cusano Mi sono trovato ad operare in una Fondazione di cui tutti, da tempo, conoscevano le difficoltà, convulsioni e complessità nella governance. Fondazione che si è voluto diventasse un “cortile” completamente sprovvisto di mezzi e strumenti necessari, mezzi e strumenti pur esistenti, ma ostinatamente mantenuti fuori dalla Fondazione. Presidenti rimossi, nominati, ancora rimossi o semplicemente designati e per tanto mai garanti dell’effettivo suo funzionamento. Fondi anche strumentalmente mai pervenuti da parte delle istituzioni fondatrici. Di più: un cortile oggetto di continue incursioni avventuristiche e provinciali, mediaticamente strumentalizzate, intese a ritardare o addirittura vanificare il lavoro che, nonostante tutto, la Fondazione andava elaborando”. Una lettera, che nelle ultime parole, racchiude una tragica sofferenza. “Che dolore per me, che pena per Napoli, che vergogna per tutti”. Metà aprile 2013. Vuoi vedere che avevamo capito male la data d’inizio del Forum Universale delle Culture? In attesa, beach volley, basket, giostrine,

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Domenica 14 aprile 2013

A T T UA L I T A’

Maria Gentile

marygentile@live.it

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’ un’allergia alla quale non possiamo sottrarci, e che in Italia colpisce almeno 500 mila individui: si tratta della Mcs, la Sensibilità Chimica Multipla, ovvero la sensibilità alle sostanze chimiche ed ai campi elettromagnetici. Ci avevano sempre rassicurati circa la non pericolosità di telefonini e computer ma a quanto pare non è così. La patologia è in evidente aumento a causa delle mutate condizioni ambientali, peggiorate negli ultimi anni, dalla diffusione su vasta scala di cellulari, televisioni e sostanze chimiche industriali presenti in quello che ingeriamo ogni giorno. Inizialmente non si è dato molto peso alla cosa e tuttora si tende a sottovalutare il problema pensando a nevrosi o psicosi. A lanciare l’allarme fu qualche anno fa il professor Giuseppe Genovesi, presidente dell’associazione Sos Utenti e della Società italiana di Psico Neuro Endocrino Immunologia, nonché ricercatore presso il Policlinico Umberto I di Roma. In una sua lettera aperta egli testimonia la presenza e la diffusione di questa malattia, enumerando casi concreti che ha conosciuto direttamente. Egli afferma che la Mcs come patologia esiste, ed è legata ad una difficoltà ad eliminare molte sostanze chimiche, una difficoltà legata a mutazioni genetiche  pre-

Allergia a tv e telefonini, una malattia moderna. senti in parte dalla nascita. Tali mutazioni non sarebbero mai saltate fuori se i pazienti affetti fossero vissuti in un contesto ambientale sano cibandosi ad esempio, di frutta e verdura senza pesticidi, pesci e carni senza conservanti, ormoni, antibiotici e tutto quello che la società moderna ha introdotto nel nostro quotidia-

no. In più, egli ribadisce che “in determinate circostanze l’inquinamento è tale da provocare al soggetto un’alterazione genetica ex novo, cioè che non esisteva dalla nascita, che lo fa ammalare”Si stima che il 15 per cento della popolazione in Usa e in Europa soffra

di qualche intolleranza chimica e almeno il 3 per cento soffra di Mcs. Di questi ultimi pazienti, il 50 per cento presenta anche elettrosensibilità. Il professor Genovesi ultimamente ha riportato un caso che ha riguardato una donna italiana di 49 anni, che soffrirebbe appunto di questa particolare forma di allergia, e che sarebbe riuscita ad ottenere dalla Asl un pagamento anticipato delle spese mediche che saranno necessarie per curare tale problema. Le cure saranno svolte in una clinica di Londra, la sola che si occupa di questa moderna malattia. Inoltre  il Policlinico Umberto I sta adattando una stanza alle esigenze specifiche di questi pazienti che risultano essere intolleranti anche ai più moderni materiali da costruzione ed alle comuni vernici. E’ fondamentale dunque, conoscere e far conoscere l’esistenza di questa patologia che tanto rara non è più, in modo da poter sapere cosa fare per ricevere le cure idonee. I sintomi più comuni sono dolori al torace, asma, dermatiti da contatto, orticaria, irritazione della pelle, emicrania, fino a veri e propri attacchi di panico, svenimenti, aggressività. Esistono delle immunoterapie per la progressiva desensibilizzazione alle onde elettromagnetiche, ma in Italia non ne siamo ancora provvisti.

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R U B R I C A

Pina Savorra

pinasavorra@gmail.com

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o scorso 6 aprile si è svolto a Catania un’interessante convegno dal titolo “Il post-adozione un impegno condiviso”, promosso dall’Associazione Agapè Onlus Ente per le Adozioni internazionali. A questo

convegno hanno partecipato, insieme alle rispettive famiglie, bambini provenienti dalla Lettonia, Togo, El Salvador ed il Portogallo che in maniera festosa hanno offerto il loro contributo. L’inserimento di un minore all’interno di una nuova famiglia comporta la capacità di far fronte ad una serie di difficoltà tra le quali, i problemi che riguardano non solo la sfera affettiva/emozionale ma anche ma anche quella socio-educativa. Sulla base di questi elementi, l’ass’associazione Agapè, insieme ad esperti e alle autorità presenti, ha voluto sottolineare l’importanza di riflettere in sinergia sui differenti bisogni e realtà dei bambini e delle loro famiglie adottive in una fase cruciale per la loro crescita. L’adozione come scelta d’amore, come accoglienza dell’altro in maniera incondizionata e senza riserve, l’adozione come impegno e condivisione di scelte fatte tra persone in piena consapevolezza. Si è potuto ascoltare la testimonianza di famiglie provenienti da varie zone dell’Italia, molte dal territorio campano, famiglie che con coraggio hanno saputo portare avanti una scelta che più volte li ha messi a dura prova a causa dell’incompetenza e dell’arroganza di varie figure professionali che operano sul territorio. Le leggi dei vari paesi di provenienza dei

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Domenica 14 aprile 2013

Post-adozione: dove tutto comincia bambini dati in adozione internazionale, prevedono un periodo di monitoraggio del buon andamento dell’adozione, periodo durante il quale si auspica un consolidamento dell’attaccamento alle figure genitoriali adottive ed un consolidamento delle relazioni all’interno della famiglia adottiva. Ogni ente o associazione che si occupa di adozioni internazionali, è tenuto dunque, a verificare il buon andamento del percorso adottivo e ad informare periodicamente i vari paesi di provenienza con l’invio di relazioni psicosociali che ne attestano la realtà del minore. Durante il convegno, si è potuto sottolineare che uno dei momenti più intensi dell’adozione è l’incontro tra il bambino ed i genitori adottivi. Gioia, felicità ma anche paura ed incertezza sono le emozioni che prevalgono. Si tratta di un momento delicato del ciclo di vita della famiglia adottiva, è in questo momento che avviene un profondo cambiamento nell’immagine personale, di coppia, di famiglia. L’universo delle relazioni familiari cambia e ogni persona è chiamata ad assumere un nuovo ruolo, a fianco del precedente: La donna diventa madre, l’uomo padre, la coppia si trasforma in triade e si apre alla dinamica genitori-figli ed infine quelli che erano i genitori diventano nonni. E’ in questo momento, la fase post-adottiva che, nonostante la precedente lunga preparazione, la motivazione, il desiderio adottivo, il confronto continuo, alcuni genitori, con sorpresa iniziano a provare emozioni in merito all’adozione, che non avevano mai percepito prima. Questa profonda trasformazione relazionale, suscita spesso sentimenti di inadeguatezza: ci si sente deboli, impreparati, stanchi, incapaci di sostenere il difficile compito della genitorialità. Il bambino immaginato lascia il posto al bambino reale, la realtà diventa molto più complessa di quello che si pensava. I genitori provano sconforto e non riescono a capire cosa stia succedendo. Gli esperti hanno evidenziato il concetto di

crisi, chiarendo alcuni punti chiave come il concetto di “stress fisiologico”. Molti pensano al concetto di crisi o di stress come ad un elemento di disturbo per la crescita di un individuo, un elemento che non permette

il prosieguo positivo di un percorso di vita. Tuttavia, gli stress fisiologici sono presenti durante il ciclo di vita di ogni individuo e sistema familiare e sono funzionali al percorso di crescita poiché ne arricchiscono il processo evolutivo che resta unico ed irripetibile. La realtà adottiva conserva le sue caratteristiche di esperienza unica e speciale conferendo alle coppie che decidono di adottare un bambino il valore ed il volto di persone speciali. Lo stress post-adottivo fa parte del normale percorso adottivo e generalmente, grazie alle risorse che sono proprie della coppia, il disagio è lieve e facilmente superabile. Mamma e papà, riescono ad assumere i loro ruoli ed a porsi come genitori a tutto tondo iniziando così il delicato percorso dell’attaccamento. Da questo convegno certamente è arrivato un chiaro un monito: non si nasce genitori, nessuno nasce tale, la genitorialità si può imparare a costruire nell’amore e nel confronto continuo, con il coraggio di mettersi in discussione senza dare mai nulla per scontato. La capacità di accogliere non è un istinto, non è una dote innata, non s’inventa. Accogliere un bambino vuol dire lasciare al bambino la possibilità di esistere con la sua storia, la sua etnia, il suo contesto. Il messaggio sarà “ Accolgo te, non i miei desideri su di te.”


Domenica 14 aprile 2013

Eduardo Paola edu80@libero.it

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iscreta, silenziosa e in punta di piedi, come è stata tutta la sua vita, ci ha lasciati a 92 anni Regina Bianchi, indiscussa protagonista del teatro italiano. Regina Bianchi, all’anagrafe Regina D’Antigny, nasce, come succedeva spesso per i figli d’arte, tra una replica e l’altra di uno spettacolo dei propri genitori. Tra le quinte del palcoscenico ha cominciato a muovere i primi passi, a balbettare le prime parole; proprio su quelle tavole che saranno poi tutta la sua vita. A 17 anni avviene il primo grande incontro artistico, quello con Raffaele Viviani. Fino a quel momento la giovane Regina aveva lavorato nella compagnia dei genitori, ma ben presto quella realtà le starà troppo stretta, la sua voglia di migliorarsi e di confrontarsi con nuovi mondi artistici e nuovi registri la porta ad avvicinarsi al grande attore e drammaturgo stabiese. Il primo provino non avrà esito positivo, le verrà preferita infatti un’altra attrice, ma solo dopo due repliche Viviani le dirà: “piccerè fatte da ’e parole, domani la fai tu!”. Successivamente, all’età di 19 anni, nel 1940, avviene l’incontro con Eduardo, che la segna fortemente sia umanamente che artisticamente. Il nome di Regina Bianchi infatti sarà legato a quello del grande maestro per quel ruolo che è il sogno e l’ambito traguardo di ogni attrice di teatro: quello di Filumena

T E A T R O

ADDIO REGINA DEL TEATRO Marturano. Il personaggio di Filumena Marturano prima di Regina Bianchi era stato interpretato da Titina De Filippo. Il segno lasciato dall’interpretazione di Titina è rimasto ancora oggi indelebile, scolpito

nel cuore dei fortunati spettatori che hanno avuto il privilegio di assistere alla sua interpretazione. Titina era Filumena e Filumena era Titina. Raccogliere

un’eredità così importante per un’attrice di grande umiltà, rigore e serietà come Regina Bianchi, psicologicamente ed emotivamente era difficile da gestire, tanto che la Bianchi arrivò ad un passo a rinunciare alla parte. Questa situazione creò uno scontro con Eduardo, il quale invece sapeva che l’attrice aveva tutte le carte in regola per interpretare quel personaggio al meglio. Ma Regina Bianchi decise definitivamente di accettare solo dopo aver ricevuto una lettera accorata di Titina, che la pregava di accettare senza remore e di affidarsi alle direttive di Eduardo, convinta che se suo fratello l’aveva scelta era perché sapeva che sarebbe riuscita nell’arduo compito. Infatti la Filumena di Regina Bianchi è rimasta ormai nella memoria collettiva grazie anche alla famosa registrazione televisiva del 1964. Oltre a Filumena, Regina Bianchi ha interpretato alcuni tra i ruoli più importanti della drammaturgia di Eduardo come Amalia in “Napoli Milionaria”, Rosa Priore in “Sabato, Domanica e Lunedì” e tantissimi altri. Pochi giorni prima della sua morte, la Bianchi, il 17 marzo, ha ricevuto dalla città di Napoli, attraverso l’Assessore alla Cultura Antonella Di Nocera, un’onorificenza a testimonianza dell’affetto e del riconoscimento per la grande interprete dell’opera di Raffaele Viviani e poi di Eduardo De Filippo.

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Il Domenicale di Casoria