italian emerging photography

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Mois de la Photo Ă Paris novembre 2010

Italian emerging photography


Italian emerging photography a cura di Laura Serani

direzione Rossana Rummo

Mois de la Photo Ă Paris novembre 2010

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laura serani curatrice

rossana rummo Direttore Istituto Italiano di Cultura

Sono felice di accogliere per la seconda volta l’iniziativa Italian Emerging Photography nell’ambito del ciclo di manifestazioni che l’Istituto italiano di cultura di Parigi dedica al Mois de la Photographie organizzato e coordinato dalla Maison Européenne de la Photographie. Questa seconda edizione, pensata e voluta insieme a Laura Serani, presenterà tredici artisti italiani e altrettanti progetti articolati in due sezioni – Around the World e Private World – che esprimono uno spaccato dei linguaggi visuali proposti dalle nuove generazioni italiane di fotografi. Dare spazio ai giovani artisti, alcuni già affermati internazionalmente, in una città culturalmente vivacissima come Parigi e nell’ambito di un evento straordinario come il Mois de la Photo, è per me uno dei compiti più belli e nobili di un’istituzione che ha come missione quella di promuovere il dialogo tra la cultura italiana e quella francese.

Italian emerging photography, realizzato dall’Istituto Italiano di Cultura di Parigi, su un’idea e con la direzione artistica di Laura Serani, fa parte di una serie di progetti dedicati alle nuove tendenze della fotografia italiana. Presentato all’occasione del Mois de la Photo à Paris 2010, si iscrive nella continuità della collaborazione lanciata con il Mois nel 2008 e di un primo Dvd dal titolo « Le magnétisme de Paris sur les jeunes photographes italiens ». 4

Forte impegno e grande capacità inventiva caratterizzano la produzione fotografica in Italia a partire dagli anni cinquanta ma, contrariamente al cinema, solo recentemente la fotografia italiana ha raggiunto un reale riconoscimento all’estero. Persino la grande tendenza neorealista, documentaria e di denuncia sociale, con figure di rilievo tali Mario De Biasi, Pietro Donzelli, Mario Dondero, Piergiorgio Branzi, Gianni Berengo Gardin e tanti altri, non ha mai conosciuto la notorietà internazionale del cinema neorealista. Più tardi, l’originalità e la creatività della fotografia italiana dovevano confermarsi con la rivoluzione colorista di Franco Fontana, con le riflessioni e le anticipazioni visionarie sul paesaggio e sull’uso del colore di Luigi Ghirri, con la modernità e la plasticità delle foto di moda di Giampaolo Barbieri o lo choc delle campagne pubblicitarie di Oliviero Toscani. In Francia come altrove, “la scoperta” della fotografia italiana ha coinciso con la consacrazione di figure ormai celebri come Mario Giacomelli, Ugo Mulas, Mimmo Jodice, Gabriele Basilico, Paolo Roversi .. Diversi sono ormai i processi per gli esponenti delle “avanguardie successive”, come Francesco Jodice, Paolo Pellegrin, Lorenzo Castore, Francesco Zizola,…per i quali, free-lance o membri di prestigiose agenzie, la scena internazionale é stata dall’inizio il terreno di gioco dove si sono rapidamente affermati esponendo e pubblicando ovunque. In un mondo in cui, almeno per l’immagine, le frontiere oggi sono meno invalicabili, é un giovane fotoreporter italiano, Pietro Masturzo, il vincitore 2010 del World Press Photo of the Year. Questa effervescenza della scena fotografica, costante nel corso degli anni nonostante la difficoltà degli scambi e l’assenza in Italia di strutture e iniziative istituzionali, ha dato vita ad una vasta rete di associazioni, scuole e manifestazioni a livello locale, che, divenute un supporto importante, hanno a loro volta colmato un vuoto e permesso la crescita di generazioni di fotografi.

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L’intento d’Italian emerging photography, che porta avanti un’iniziativa iniziata nel 2008 insieme a Rossana Rummo e all’Istituto italiano di Cultura a Parigi, é di focalizzare l’attenzione sulla giovane creazione, forte di un’eredità consolidata e portatrice di nuovi e potenziali linguaggi espressivi. Senza alcuna pretesa di tracciare un panorama esaustivo, fortunatamente impossibile, di una situazione in continua evoluzione, Italian emerging photography, in due sezioni, Around the World e Private World, riunisce tredici fotografi con percorsi e orizzonti diversi che, attraverso un lavoro recente, danno il polso della creazione attuale, raccontano un po’ il mondo o un po’ se stessi. Ma a volte l’uno é un modo di parlare dell’altro e la realtà diventa supporto alla narrazione soggettiva e all’esperienza interiore. Così, voler definire e delimitare una frontiera tra fotografia documentaria e fotografia detta creativa, é ormai sempre più difficile e a volte privo di senso, pertanto, due démarches sembrano persistere, e offrire una chiave di lettura interessante, le stesse a cui già nel 1978 si riferiva John Szarkowski con « Mirrors and windows », distinguendo la fotografia finestra sul mondo da quella riflesso del mondo interiore. La rivoluzione del digitale e le nuove tecnologie non sono estranee all’evoluzione dei codici espressivi e suscitano persino nuovi modi di vedere, il ricorso al video accompagna spesso l’immagine fissa, i nuovi supporti offrono al tempo stesso nuovi modi di produzione e nuovi canali di diffusione. La riflessione su natura e trasmissione del messaggio, spinge alla ricerca di linguaggi adeguati. La risposta a volte risiede in una fotografia in posa, dove l’informazione é rinforzata da un dispositivo scenico, come con Marco Ambrosi, Nicola Lo Calzo o Carmine Mauro Daprile, altre volte in una forma più astratta o metaforica come con Vittorio Mortarotti o ancora nell’accumulazione compulsiva d’immagini di sé e degli altri, come in Talkin/ass de Jacopo Benassi e Notebook de Lorenzo Castore. In questo vortice che rimette in discussione tutti i principi su cui la fotografia ha a lungo riposato e che rende possibili tutte le ricerche, un punto fermo sembra restare il Viaggio, spesso motore di tutte le esperienze. Viaggio, nel tempo, inteso come lente per capire meglio il proprio passato e decifrarne i ricordi, come per Francesca Bontempi e Ottavia Castellina, o nello spazio e in situazioni che suscitano e risvegliano curiosità e attenzione, come per Marco Barbon, Giorgio Barrera, Francesco Jodice, Susanna Pozzoli o Marco Ferraris. L’obbiettivo diventa allora un terzo occhio che permette di vedere al di là della realtà, in equilibrio tra storia, finzione e fantascienza o inventare mondi e geografie immaginarie. 6

around the world Marco Ambrosi Portraits in black 10 Marco Barbon 14 Asmara Dream Giorgio Barrera New York City 18 Station ends

Curatrice di mostre e progetti editoriali e audiovisivi, é in particolare, dal 2009, Direttrice artistica dei Rencontres de Bamako, Biennale africaine de la photographie. Tra i progetti più recenti di mostre e cataloghi: Ara Güler, Lost Istanbul, alla MEP a Parigi e al CCB a Lisbona, La vie en rose di Malick Sidibé alla Collezione Maramotti a Reggio Emilia, Notre Histoire, a Sarajevo, Parigi, Oradour …, Pierre et Alexandra Boulat, pour la liberté de la presse, al Petit Palais a Parigi, e vari progetti audiovisivi per Fotografia Europea Reggio Emilia e per il Mois de la Photo 2010. Nel 2008 Laura Serani é stata Delegata artistica del Mois de la Photo à Paris, e nel 2007 e 2008 ha diretto il SiFest in Italia . Direttore delle Gallerie fotografiche della Fnac in Francia e all’internazionale, dal 1985 al 2006, ha costituito tra l’altro, la Collezione Fnac. Da Parigi, dove abita, L.S. collabora regolarmente con numerose istituzioni, festival e case editrici a livello internazionale.

Carmine Mauro Daprile 22 Mattettunin /Cosplay Marco Ferraris 26 End of Reality Francesco Jodice 30 HIKIKOMORI Nicola Lo Calzo 34 Morgante Susanna Pozzoli On the Block. 38 Harlem Private View

private world Jacopo Benassi TALKIN/ASS

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Francesca Bontempi 50 Tavole del Tempo Ottavia Castellina Here I am again

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Lorenzo Castore Notebook

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Vittorio Mortarotti Home & Nordkapp

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AROUND THE WORLD

Progetto e Direzione artistica catalogo e DVD Laura Serani realizzazione e grafica Giulia Ticozzi, Saverio Pesapane Produzione Istituto Italiano di Cultura di Parigi Direttore Rossana Rummo in copertina Carmine Mauro Daprile, #12, 2008 de la série “MATTETTUNIN” 8


marco ambrosi

portraits in black Una poltrona per due culture di Elzbieta Lubowicz

Sono nato in Congo, nel 1959, da madre belga e padre italiano. Forse per questo sono così attratto da tutto quel che è il risultato di un incrocio: di geni, certo, ma anche e soprattutto di culture. Ho iniziato a fotografare e lavorare molto giovane, e in tutto questo tempo ho esplorato quasi tutti i generi fotografici: da fotografo commerciale lavoro principalmente su nature morte, per passione prima ed in seguito per una migrazione sempre più decisa verso la fotografia sociale, mi dedico a persone e culture. Ho lavorato per quasi tutte le più importanti aziende italiane, ho esposto i miei lavori in giro per il mondo, studio ed insegno come usare la fotografia per migliorare piccole porzioni di mondo in Italia, Francia e Nigeria.

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Marco Ambrosi vive a Verona dove incontra africani di colore, immigrati spesso di lungo corso. Osservandoli ha immaginato una semplice e suggestiva metafora dell’incontro tra due culture diverse. Per proporre loro una serie di ritratti ha usato una vecchia poltrona europea, bella ed elegante, portata con sè ogni volta che ha visitato una delle tante chiese pentecostali disseminate nella periferia della sua città. Le donne, gli uomini e i bambini siedono uno dopo l’altro, posano solennemente, così come era tradizione in Africa e da noi fino a qualche decina di anni fa. La poltrona - unico altro elemento della fotografia - è la chiave di questa serie di ritratti: è il luogo nel quale si incontrano le diverse culture del soggetto e del fotografo. Vi siedono uomini giovani, vestiti in abiti eleganti, in pose rigide; altri appaiono rilassati, a loro agio senza giacca, comodamente seduti, in alcuni casi addirittura sul bracciolo. Vediamo per esempio un uomo attraente in abito leopardato, altrove vediamo donne, bellezze esotiche, portare vestiti splendidi e molti gioielli. I bambini emozionati indossano abiti tanto eleganti da apparire desueti e guardano sorpresi, intensamente attratti. Accomodare in poltrona gli africani veronesi come se si trovassero in uno studio fotografico ha anche un altro significato importante: tolti dal loro ambiente naturale, senza riferimenti, senza parenti o vicini, i soggetti si propongono non come un gruppo sociale ma come individui. Il tema di questa serie di ritratti è l’incontro di due diverse culture, ma quella di Ambrosi non è una dichiarazione sociologica, Marco ci racconta di uomini, donne e bambini singolarmente veri. 11


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MARCO BARBON

Asmara. Fiat Tagliero service station. 2007 14

Marco Barbon è nato a Roma nel 1972, vive e lavora a Parigi. Dopo una laurea in Filosofia all’università di Roma La Sapienza e un dottorato in Estetica della Fotografia all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi, ha lavorato per quattro anni come fotoeditor per l’agenzia fotografica Magnum Photos. Autore delle monografie Asmara Dream (Postcart / Filigranes, 2009) e Cronotopie (Postcart / Trans Photographic Press, 2010), le sue fotografie sono state pubblicate su importanti riviste internazionali ed esposte in Italia, in Francia e in Marocco.

ASMARA DREAM Asmara vive un triplice sogno. Innanzitutto il sogno dei coloni italiani che giunsero qui alla fine dell’Ottocento con l’intenzione di costruire, in Africa, una seconda Roma. Poi il sogno dell’indipendenza dall’Etiopia: un sogno diventato realtà nel 1992, dopo anni di coraggiosi combattimenti e innumerevoli sacrifici umani. Infine il sogno di chi, nella difficile situazione attuale, vuole fuggire a tutti i costi da questo paese, immaginandosi un futuro migliore oltre la frontiera. Questi tre sogni, intrecciandosi, hanno tessuto e continuano a tessere il destino di questa città, ne hanno nutrito e continuano a nutrirne l’anima. Questo lavoro è nato dal desiderio di evocare, attraverso immagini di dettagli urbani, interni e qualche ritratto, l’atmosfera caratteristica di Asmara, la capitale dell’Eritrea. Realizzate tra il 2006 e il 2008 con una macchina Polaroid 690, le mie foto insistono sull’idea di una sospensione del tempo e della storia, tra un passato coloniale che ha lasciato delle tracce profonde sul volto della città e un presente che pare immobilizzato in un’attesa senza fine. Il sogno è, in un certo senso, un’interruzione, una breccia aperta nel tessuto del tempo. Nel sogno tutto sembra avere un altro ritmo, un altro corso; le cose e le persone appaiono più aeree, più sottili, più astratte, come sospese in un limbo al di fuori del tempo. La stessa impressione coglie ad ogni passo chi visita questa città: il bancone di un caffé, la facciata di un edificio, un uomo che legge il giornale, un lampadario, l’insegna di un negozio… di fronte a tutto ciò viene da chiedersi in quale epoca ci troviamo, se siamo nel presente o in qualche luogo recondito della memoria. Eppure il tempo passa e consuma. Le straordinarie architetture razionaliste, vestigia di un’epoca d’oro, invecchiano irrimediabilmente, le tracce del passato scoloriscono sotto il sole impietoso dell’altopiano; persino il sogno dell’indipendenza sembra perdere progressivamente consistenza… Che cosa resterà, allora, del sogno di Asmara ? 15


Asmara. Bowling. 2006 Asmara. Billboard. 2006 16

Asmara. Bowling. 2006 Asmara. Driving school. 2008 17


GIORGIO BARRERA

Giorgio Barrera (1969) si è diplomato in fotografia presso la Fondazione Marangoni di Firenze dove adesso insegna. É un tutor alla Bauer di Milano. Terminati gli studi, dopo un periodo di collaborazione con Joel Meyerowitz, si interessa di sociologia e focalizza la sua ricerca sui rituali quotidiani della vita domestica e la fotografia di paesaggio. Ha realizzato diversi video e cortometraggi ricevendo una menzione speciale al Festival del Mediterraneo MediArt. Ha ottenuto importanti riconoscimenti tra i quali il premio Baume & Mercier, il Premio Canon e il premio FNAC e una borsa di studio dal centro di arte contemporanea Valokuvakeskus di Tampere (Finlandia). I suoi lavori sono stati pubblicati in diversi libri e cataloghi sia in Italia che all’estero. Tra le sue esposizioni più significative, “The sidewalk never ends” presso l’Art Institute of Chicago nel 2001, e la partecipazione a festival come la Biennale Internazionale di Fotografia di Torino nel 1999, i Rencontres Internationales de la Photographie di Arles nel 2003 e nel 2006. Sempre nel 2006, “Inventing Movements” una “outdoor expo” in formato grande affissione nelle aree di sosta della Autostrada A6 Torino-Savona e nel 2007 una mostra site specific a “Fotografia Europea” a Reggio Emilia. Nel 2008 e nel 2009 ha realizzato mostre personali presso la Jarach Gallery di Venezia, la Galleria 42 di Modena e al Palazzo delle Esposizioni di Roma.

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New York City, Station ends Il termine periferia deriva dal greco periphereia, (circonferenza). Come macchiata da un “peccato orginale” la periferia si porta appresso valori puramente negativi propri di ciò che è emarginato, di ciò che è vuoto e che si disperde nelle campagne. Ora nel paesaggio. Ore di viaggio da un capo all’altro della linea. Sotto terra attraverso la città profonda o sopraelevati sui tetti delle abitazioni con facciate di mattoncini rossi o in legno chiaro. Parchi, cimiteri, case, auto, strade. In un certo senso, durante la realizzazione di questo lavoro di ricognizione di luoghi, mi sono sentito un Ansel Adams contemporaneo. Szarkowsky considerò Ansel Adams l’ultimo di quegli artisti romantici che videro i grandi spazi naturali come una metafora di libertà e di aspirazioni eroiche. Gli spazi oggetto del mio lavoro non sono naturali e non hanno la pretesa né l’intenzione di evocare epiche ambizioni, mostrano il più oggettivamente possibile ciò che esiste nella normalità. Luoghi con persone. Il lavoro è anche composto da disegni e da riprese video che vanno a sottolineare la ricerca sul processo creativo. Resta comunque però l’idea di andare a vedere e successivamente confrontare ciò che la tecnologia telematica ci mostra mentre siamo seduti comodamente davanti ad un monitor. Così facendo la fotografia diventa l’affermazione di una affermazione già avvenuta. Una ulteriore immagine che attesta non tanto la presenza dell’artista, o il luogo in sé creandone un’icona, ma in definitiva che il mondo che viviamo è un mondo che è vissuto per immagini e tutto ciò altro non fa che allontare l’esperienza diretta del reale. 19


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CARMINE MAURO DAPRILE

#01, 2006 de la série “MATTETTUNIN” c-print, 60X50 cm; 22

Carmine Mauro Daprile (1974) vive e lavora a Milano e Parigi. Dal 2002 al 2004 ha studiato fotografia presso C.F.P. Bauer di Milano specializzandosi in Teoria e Linguaggio del Progetto Fotografico Contemporaneo. Ha collaborato alla didattica del corso di Fotografia tenuto da Miro Zagnoli, presso l’Università I.U.A.V. di Venezia. Dopo le prime sperimentazioni sul tema dello sguardo, dal 2001 ha intrapreso un percorso sul tema dell’identità.

Mattettunin / Cosplay Una ricerca fotografica che interroga la contemporaneità attraverso l’immaginario Cosplay, una delle espressioni più attuali della cultura di massa. Contrazione delle parole inglesi costume (costume) e play (interpretare/recitare‚), il fenomeno Cosplay ha avuto origine in Giappone ed è rapidamente dilagato nel resto del mondo, dando corpo ai personaggi di manga e anime giapponesi, di film e giochi di ruolo. Il lavoro fotografico Mattettunin prende il via nel 2004 dalla fascinazione per l’immaginario della pubblicità, dei video giochi e dei cartoni animati come territorio virtuale di addestramento alla sopravvivenza in contesti sociali reali e di omologazione ai valori dominanti. Dapprima Carmine Mauro Daprile si avvicina ai Cosplayer con uno sguardo che denota estraneità e alterità per poi modificare il proprio approccio in corso d’opera manifestando la volontà di giocare con le visioni dei personaggi ritratti per costruire una realtà altra, ma credibile, che si cristallizza nei singoli scatti. La scelta delle La location è segno di uno sguardo cinematografico che si concentra sul paesaggio suburbano e sulle periferie calando le fantasie in contesti quotidiani, di vita vera per dar vita ad una narrazione per immagini che si dipana nelle pagine del libro e diventa metafora di drammi personali e collettivi. 23


#12, 2008 de la série “MATTETTUNIN” c-print, 82X103 cm; 24

#17, 2009 de la série “MATTETTUNIN” c-print, 105X130 cm. 25


marco ferraris

End of Reality-Fiction in realityLife Carosello 26

Laureato in psicologia con un tesi sulla percezione visiva, fotografa da sempre per passione e desiderio di conoscenza. Nel 2007 realizza la serie Passaggi di Tempo che diviene a Torino la sua prima mostra personale a cura di Valeria De Simoni. Nel 2008 viene selezionato da Luca Beatrice per la rivista Arte fra le giovani promesse liguri. Nel 2009 espone per gallerie pubbliche e private (Filippo Fettucciari arte, Biennale di video e fotografia di Alessandria, Festival Fotosintesi di Piacenza, Galleria San Fedele di Milano) Nel 2010 si trasferisce a Madrid dove si specializza all’ Efti in illuminazione professionale e nello stesso anno viene selezionato per “Descubrimientos Phe Madrid” e per “Edicion de libros” di Photoespana. Differenti workshops sono essenziali per la sua formazione: Savarese, Scianna, F.Jodice, Zizola, De Luigi, Ackerman, Sanguinetti Al momento sta terminando la serie End of Reality e lavorando su un progetto di stage-photography.

end of reality

Entropia della frontiera di Laura Rodriguez Morales C’è uno spazio incerto nella nostra mente in cui la percezione della realtà può costruire immagini ambigue o fittizie. Il nostro io profondo vi si manifesta in proiezioni, svela frammenti del suo mistero ed insinua nuovi significati. Le immagini di End of Reality, di Marco Ferraris, con la loro ambiguità del confine tra reale e artificiale riecheggiano questi prodigi dell’immaginazione. E’ un linguaggio fotografico che offre inquietudini, lampi e prospettive insolite, obbligando chi guarda a tralasciare una visione comoda della realtà e lasciandolo nell’incertezza di ciò che sta realmente osservando. La figura umana si pone in rapporto con spazi decontestualizzati, afferma e nega se stessa ed il suo oggetto, crea un meccanismo di sguardi inquietanti, sospesi tra verità, falsificazione, irrealtà. Sono immagini che non cercano la forza di una risposta, ma la forza più sottile di una domanda non appagata. 27


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End of Reality-Reality in fictionL’inceneritore delle idee

End of Reality-reality in fictiondue di uno

End of Reality-fiction in realityautoagglomerati

End of Reality-fiction in realityquale simulazione é piú reale 29


francesco jodice

Francesco Jodice, Hikikomori, 2006 30

Francesco Jodice (1967) vive a Milano. Nel 1997 si laurea in Architettura. La sua ricerca investiga le mutazioni nei paesaggi sociali comparando fenomeni simili in diverse parti del mondo attraverso fotografia, film, mappe e testi. Nel 2000 è co-fondatore di ‘Multiplicity’, un network internazionale di artisti e architetti. Nel 2004 viene nominato Professore di Teoria e Pratica dell’Immagine Tecnologica alla Facoltà di Arte e Design dell’Università di Bolzano e nel 2005 Professore di Antropologia Urbana Visuale presso Naba (Nuova Accademia di Belle Arti) di Milano. Nel 2008 riceve l’incarico dalle UN per realizzare un cortometraggio in occasione del 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Ha partecipato a: the Documenta Kassel, La Biennale di Venezia, Bienal de São Paulo, Liverpool Biennial, ICP Triennial of Photography and Video New York e ha esposto i suoi lavori presso Tate Modern Londra, Reina Sofia Madrid, Castello di Rivoli Torino, Maison Européenne de la Photographie Parigi, Bard College N.Y. e MAMbo di Bologna. Tra i suoi progetti di ricerca in corso: What We Want; Secret Traces; Citytellers.

Hikikomori

Il film esplora alcuni aspetti della condizione giovanile in giappone. Forme di disagio e di mancanza di comunicazione che si declinano in diversi modi di reazione (skaters; harajuku-kids) o di non-azione (Otaku; Hikikomori) o di annullamento (“suicide pact”). Hikikomori, tema centrale del film, è un fenomeno che si caratterizza per una reclusione volontaria e la ricerca dell’annullamento della comunicazione. Hikikomori sono generalmente adolescenti e giovani-adulti di Massimo 30 anni, spesso istruiti. La gran parte di loro non esce più dalla propria casa ed una restante parte dalla propria camera. L’atteggiamento di totale isolamento può durare dei mesi, ma anche degli anni, spesso con un rifugio negli elementi della propria infanzia, nel gioco virtuale, nei giochi video, nei manga. Gli Hikikomori si caratterizzano per un forte stato di depressione, per una vita vissuta in notturna, per l‚abbandono di ogni responsabilità esterna (scuola, lavoro, famiglia) e delle attività sociali. Anche la sessualità viene molto spesso vissuta virtualmente e trasfusa su di un’eroina animata, virtuale. Il film Hikikomori è stato girato a Tokyo tra il tre e l’otto novembre 2004. 31


Francesco Jodice, Hikikomori, 2006 32

Francesco Jodice, Hikikomori, 2006 33


nicola lo calzo morgante

Series Morgante / Fidel, Actor, 28 years old, Douala, 2010 34

Nicola Lo Calzo è nato a Torino nel 1979, vive e lavora a Parigi. Dopo gli studi universitari in architettura del paesaggio, ottiene una laurea in arti visive all’università di Torino dove intraprende la sua attività di fotografo. Residente in Francia dal 2005, esercita la sua professione nell’ambito del ritratto e del reportage, con una particolare attenzione all’universo delle “minorità”. Molteplici sono i premi e i riconoscimenti che gli sono stati conferiti, tra cui la nomina per il « prix HSBC pour la photographie 2010» e il « Magnum Expression Award 2009 ». Le sue fotografie fanno parte dei prestigiosi « Archivi Fratelli Alinari ».

« Morgante » narra le storie private di individui legati tra loro da un comune denominatore : l’essere nani. « Morgante », soprannominato ironicamente il Gigante nell’omonimo poema di Luigi Pulci, era il più celebrato dei cinque nani della corte medicea a Palazzo Pitti. Fu sempre rappresentato secondo il gusto e la cultura dell’epoca come un “monstrum”. Passando per le tele del Bronzino e le sculture del Giambologna, il nano Morgante, disumanizzato e spogliato della sua individualità, diventa progressivamente un’idea, un archetipo, la lente attraverso la quale la « famiglia umana » continua a guardare la diversità nei secoli. A partire da questa corrispondenza letteraria e iconografica, il Cameroun rappresenta per il fotografo l’occasione per offrire un’inedita galleria di ritratti sull’universo dei “nani”, una categoria di persone completamente emarginate in alcuni paesi africani. Spesso associati alla stregoneria, le persone affette da nanismo vivono in uno stato di semiclandestinità, confrontati quotidianamente a ogni genere di violenza psicologica. La maggior parte di queste persone vive in condizioni di estrema precarietà. La famiglia costituisce l’unica garanzia di sostegno e ricovero. Nonostante la vita sociale camerunese si svolga per eccellenza al di fuori, in strada, nei mercati etc.. le persone di bassa statura vivono all’opposto una vita di reclusione e censura, confinati al microcosmo familiare. Questo isolamento può cominciare dall’infanzia quando le famiglie, a causa della superstizione e della forte pressione sociale, che è solita associare il “nano” alla stregoneria, emarginano i loro figli di bassa statura. Il fotografo sceglie di fotografare i suoi soggetti nella loro vita privata, in casa, al lavoro, in strada: nelle fotografie di Lo Calzo, Fidel, Kwedi, Babel non sono vittime della loro taglia. Al contrario, sono i primi artefici della loro vita, protagonisti assoluti della scena rappresentata. Lo Calzo da forma a una rappresentazione della diversità come valore e auto-accetazione: ogni soggetto fotografato fissa l’obiettivo, alla ricerca dello sguardo dell’osservatore. È padrone della scena, attore e interprete di se stesso. In alcune società africane, ancora fortemente polarizzate attorno al concetto di normale e anormale, bene e male, tradizione e modernità, « Morgante » vuole essere un invito a rompere questa panoplia del “monstrum” e giungere al pieno riconoscimento della diversità. 35


Series Morgante / Serge, Dealer, 30 years old, Bafoussam, 2010 Series Morgante / Prosper, Student, 25 years old, Bafoussam, 2010 36

Series Morgante / Nelly, Student, 12 years old, Bafoussam, 2010 Series Morgante / Genieviève, Hairdresser, 26 years old, Douala, 2010 37


susanna pezzoli

Susanna Pozzoli, On the Block#46, 2007, courtesy Montrasio Arte, Monza, Milano, New York, stampa Giclée su carta baritata, 30x30cm 38

Nata nel 1978 a Chiavenna (SO). Vive e lavora a Milano e New York Si laurea in Lingue e Letterature Straniere a Bergamo e consegue un Master in Critica cinematografica all’Università Sorbonne di Parigi dove vive per cinque anni. Nel 2005 è a Barcellona nel contesto della residenza Hangar. Nel 2007 si trasferisce a New York, invitata da Raffaele Bedarida a partecipare al programma di residenza internazionale per artisti Harlem Studio Fellowship by Montrasio Arte (HSF by MA), dove soggiorna ininterrottamente per tre anni. Il suo lavoro è esposto in svariate collettive e personali. Il progetto On the Block. Harlem Private View, sviluppato a HSF by MA, è pubblicato da Allemandi & C.|Montrasio Arte. Esposto nella collettiva On Site presso il California Museum of Photography di Los Angeles e in una personale al New York Photo Festival 2010 e presso The Private Space a Barcellona. Nel 2010 la mostra personale da Montrasio Arte a Milano presenta After the Funeral progetto che unisce fotografia e scrittura. Partecipa al Premio Artivisive San Fedele 2009-2010 e vince il premio assegnato dai critici. In autunno del 2010 è stata selezionata a partecipare al progetto di residenza Mongin Art Space a Seoul, Corea.

on the block

On the Block. Harlem Private View di Susanna Pozzoli, curato da Raffaele Bedarida e Ruggero Montrasio, con saggi di Raffaele Bedarida, Mario Calabresi, Alessandra Coppa e con unʼintervista allʼartista di Daniele Astrologo Abadal e Raffaele Bedarida, è stato pubblicato da Umberto Allemandi e Montrasio Arte a aprile 2010. Il volume presenta il progetto artistico, On the Block. Harlem Private View ideato da Susanna Pozzoli e realizzato a Harlem, New York tra luglio 2007 e luglio 2009. 66 fotografie raccontano gli interni di un block (strada), 121st Street, delimitata da Lenox Ave e Adam Clayton Powell Blvd, in un momento di cambiamento urbano e sociale importante. Pozzoli è arrivata sulla 121st street a luglio del 2007, invitata da Raffaele Bedarida alla residenza per artisti internazionali Harlem Studio Fellowship by Montrasio Arte (HSF by MA) e ha trovato un modo personale e originale per raccontare questa realtà, concentrandosi sui suoi vicini e i loro luoghi di vita. Entrando lentamente a far parte della comunità ed acquistando la fiducia dei residenti, ha infatti avuto accesso a molti luoghi privati che ha fotografato con la sua Rolleiflex, in pellicola. Ben lontana da un intento giornalistico, riesce a cogliere con grande lucidità le preesistenze di questi luoghi ricchi di identità e storie. Nel progetto, che non include ritratti, percepiamo la traccia degli abitanti in un prima o dopo poetico ed evocativo caratterizzato da una forte atemporaneità. 39


Susanna Pozzoli, On the Block#1, 2007, courtesy Montrasio Arte, Monza, Milano, New York, stampa GiclĂŠe su carta baritata, 30x30cm 40

Susanna Pozzoli, On the Block#24, 2007, courtesy Montrasio Arte, Monza, Milano, New York, stampa GiclĂŠe su carta baritata, 30x30cm 41


Susanna Pozzoli, On the Block#36, 2007, courtesy Montrasio Arte, Monza, Milano, New York, stampa GiclĂŠe su carta baritata, 30x30cm 43


private WORLD

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jacopo benassi

talkinass http://talkinass.tumblr.com/

Nasco al S. Andrea di La Spezia il 09-021970; . Ho imparato a leggere l’immagine prima di prendere una macchina fotografica in mano ed è una cultura di cui vado fiero, trasmessami dal mio indiscusso maestro Sergio Fregoso. Tra i primi riconoscimenti ottenuti risalta il Premio Talento fotografico FNAC nel 2002. Mentre tra le mostre è stata per me significativa la “Post Photography”, nel 2005 a Napoli, alla Changing Role Move Over Gallery, una mostra collettiva curata da Guido Cabib, grazie alla quale ho incontrato Federico Pepe, artista e amico con il quale collaboro tuttora. Il 2008 è stato un anno importante per la mia professione, partecipo ad una mostra censurata, “Vade Retro” Arte e Omosessualità, curata da Vittorio Sgarbi ed Eugenio Viola, ma soprattutto viene pubblicata la mia monografia “THE ECOLOGY OF IMAGE”, edita da 1861UNITED, con le note di Maurizio Maggiani (scrittore e giornalista) e Carlo Antonelli (Direttore di Rolling Stone Italia). Il libro è stato presentato allo spazio Forma di Milano dagli stessi, da Pino Rozzi (Direttore creativo esecutivo di 1861UNITED) e da Dennis Curti (Direttore dell’agenzia Contrasto). Ho preso parte a fiere d’arte come il Festival Internazionale della Fotografia di Roma (2009), il “SI’FEST” (Savignano sul Rubicone Festival; 2009 e 2010) nello spazio No Panic di Chico De Luigi ed il “No Soul For Sale” (TATE MODERN - Londra 2010) con lo spazio L’EDICTATEUR, progetto editoriale di Federico Pepe e Pierpaolo Ferrari al quale ho partecipato anche nel 2007. Attualmente collaboro con le Agenzie Pubblicitarie BBDO Milano e 1861UNITED, e lavoro per i magazine GQ, Rolling Stone Italia e Riders. Vivo a Milano ma mantengo un domicilio nella mia città nativa, nella home gallery “Church Gallery”

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Con talkin/ass volevo iniziare un semplice blog fotografico, in realtà poi è nato qualcosa di più. Concentrarmi sul digitale, infatti, mi ha permesso di approfondire una nuova coscienza , un nuovo modo di pensare il ruolo del fotografo in questo momento storico. Mi sono infatti riconosciuto come fantasma ed ho sviluppato quella tendenza alla “regressione” che già percepivo come una necessità. In altre parole sono maturato regredendo con consapevolezza; un approccio umile (credo) ma determinato. Il mio lavoro in talkin/ass non è solo quello del fotografo, ma anche quello del divulgatore di immagini; Il consumo delle foto è istantaneo, come se l’osservatore vivesse con me il godimento fugace della realizzazione fotografica. Credo sia un processo interessante, inoltre, quello per cui le mie immagini pubblicizzano a loro volta il blog stesso. “YOU PRESS THE BUTTON I DO THE REST “ 47


http://talkinass.tumblr.com/

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http://talkinass.tumblr.com/

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francesca Bontempi tavole del tempo

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Tavola del Tempo #11

Nata a Roma, vive tra l’Italia e gli Stati Uniti d’America. Si diploma presso la Scuola Romana di Fotografia di Roma dopo un master triennale di fotografia professionale e consegue la laurea in cinema presso la Facoltà di Arti e Scienze dello Spettacolo dell’Università La Sapienza di Roma, con una tesi in Storia della Fotografia. Viene selezionata e partecipa al Progetto “Focus on Monferrato”, workshop fotografico promosso dalla Regione Piemonte e dal Toscana Photographic Workshop, con il fotografo Stanley Green, e per il Progetto “Senigallia città della Fotografia”, con il fotografo Gianni Berengo Gardin. Le sue fotografie sono state esposte nella mostra “Il Tuscolo” presso le Scuderie Aldobrandini di Frascati, la mostra “Cromosoma X” presso la Loggia di San Sebastiano e la Galleria d’arte Sabrina Raffaghello di Ovada, la Galleria Joyce & co. di Genova e la Galleria Sottopasso della Stua di Padova, la mostra “Ecce Homo” presso il Museo in Motion del Castello San Pietro in Cerro di Piacenza, la mostra “Viva gli Anziani” della Comunità di Sant’Egidio presso Palazzo Leopardi di Roma, la mostra “Senigallia città della Fotografia” presso il Palazzo Ducale di Senigallia, la mostra “PhotoPlace Gallery Annex” presso il The Vermont Photography Workplace. Le sue fotografie sono contenute in collezioni pubbliche e private, tra cui il Musinf di Senigallia, la De Santos Gallery a Houston/Usa.

Poco dopo la morte di mio nonno, sono tornata nella sua casa di campagna ed ho trovato questi oggetti nelle cantine del vigneto. In un’atmosfera congelata nel tempo ma riscaldata dall’aura del passato, ho sentito la presenza ed importanza di questi utensili artigianali, perfetti nella loro essenzialità e semplice bellezza, che ci narrano delle vita quotidiana e del lavoro nei campi nel 1900. Nelle loro forme pure e la loro struttura meccanica, e nei loro evidenti segni del tempo e dell’usura, mi sono apparsi come i testimoni dell’integrità, dell’autenticità e della poesia di una vita vissuta in armonia con la terra e con i valori essenziali della vita. Mi rimandano ad un passato irripetibile e mi ricollegano alle origini della mia famiglia, ricordandomi da dove provengo e quali sono i principi che guidano la mia vita. Le “Tavole del Tempo” sono uno sguardo rivolto al secolo scorso e costituiscono la memoria storica che ci ricorda da dove veniamo e la centralità della storia e del passato nel ciclo evolutivo dell’essere umano. 51


Tavola del Tempo #13 52

Tavola del Tempo #14 53


ottavia castellina here i am again

Untitled, 2008 C-Type Print 28.27cmx40cm 54

Ottavia Castellina nasce a Ivrea (Torino) nel 1977. Nel 2002 si laurea in Storia dell’Arte presso il D.A.M.S di Torino e nel 2003 si trasferisce a Londra dove matura la sua passione per la fotografia. Dal 2005 lavora a progetti personali che spaziano dalla fotografia d’arte al reportage. Nel 2008 Ottavia ha conseguito un Master in Fotografia presso il London College of Communication e ha lavorato come assistente per il fotografo Simon Wheatley dell’agenzia Magnum. Lo stesso anno Ottavia ha partecipato con una mostra personale al primo Turinphotofestival a Torino. I suoi lavori sono stati esposti in mostre personali e collettive e hanno ricevuto diversi premi e riconoscimenti, fra cui: Menzione d’Onore al concorso nazionale CRT (2005), finalista al “Premio Le Logge” presso il Toscanafotofestival (2006), secondo premio al concorso La citta’ multiculturale (2007) e finalista al Project Assistance Award (2007). Le sue immagini sono state pubblicate su “El Pais”, “The British Journal of Photography” e “The Royal Photographic Society Journal”.

La mia vicina di casa mori’ due anni fa. Nonostante vivesse nella casa di fianco alla mia, non l’avevo mai incontrata. Alcune settimane dopo la sua morte la casa fu venduta e cominciarono i lavori di ristrutturazione. I vecchi mobili e gli oggetti, un tempo appartenuti alla donna, vennero gettati via. Durante questo crudele processo di rinnovamento, alcune vecchie foto di famiglia caddero da uno dei mobili estratti dalle finestre della casa, rimanendo in qualche modo ostinatamente impigliate nelle fessure della staccionata che delimitava il giardino. Tra queste, notai una piccola fotografia in bianco e nero, che ritraeva una donna con un cappello. Sul retro della foto, una frase a matita: « Here I am again». Gli oggetti posseggono sempre una vita indipendendente dalla nostra. A volte, gli accordiamo un potere particolare e diventano precisi punti di riferimento per la nostra memoria. Altre volte, ci sentiamo obbligati a proteggerli, cosicchè continuino a preservare la nostra identità. Questo progetto si ispira alla teoria proustiana della memoria involontaria, in base alla quale il nostro passato puo’ nascondersi in oggetti che, inaspettatatamente, incontriamo sulla nostra strada. Here I am again considera le vestigia della vita di altre persone (remainders) come reminiscenze dell’esperienza personale della fotografa (reminders), trattando la memoria come una forma di scambio. Gli oggetti scelti sono stati trovati al mercato delle pulci o semplicemente camminando per strada. In entrambi i casi, nell’esatto istante in cui sono stati rinvenuti, questi oggetti erano sospesi in uno stato di morte temporanea. Sia che fossero stati rifiutati o dimenticati dai loro legittimi proprietari, questi remainders erano stati privati della loro vita precedente. Prendendo in prestito le loro storie non dette, gli ho affidato la mia. 55


Untitled, 2008 C-Type Print 40X28.27cm 56

Untitled, 2008 C-Type Print 40X28.27cm 57


lorenzo castore

cane rabbioso. cracovia, polonia 2009 58

Lorenzo Castore e’ nato a Firenze il 22 giugno 1973. E’ rappresentato dall’agenzia e galleria VU’ a Parigi dal 2003. Ha esposto il suo lavoro in numerose mostre in Italia e all’estero, personali e collettive. Ha pubblicato due libri: Nero (Federico Motta Editore, 2004) e Paradiso (Peliti Associati, Lunwerg Editores, Actes Sud, Edition Braus, Apeiron, Dewi Lewis Publishing, 2006) che ha vinto il Leica European Publishers’ Award 2005. Ha pubblicato su varie testate tra le quali Ventiquattro, D la Repubblica delle donne, Io donna, Marie Claire, Vanity Fair, Rolling Stone, Internazionale, Le Monde 2, Liberation, Amica, etc. Tiene regolarmente workshop dal 2002 (TPW, Micamera, Obbiettivo Granieri e presso varie scuole di fotografia, in Italia e all’estero).

notebook

La serie si chiama Notebook, e non è un progetto fotografico concepito per un fine specifico. Queste foto le farei comunque; le faccio dove capita, senza un filo conduttore, sono le persone che mi sono vicine, quelle che ho incontrato per un attimo, animali, muri, strade, nuvole, tutto. Le fotografie che presento qui sono state scattate nell’ultimo anno, più o meno. Sono come degli appunti di un diario, non pretendono di indagare su altro che non le ventiquattro ore: quello che trovo per la strada e le cose che mi passano per la testa. Certo, vorrei che non fossero percepite come autoreferenziali, ma che potessero dare spazio all’immaginazione di chi le guarda, vorrei che ognuno ci si potesse sentire vicino, prossimo, che guardandole possa venire in mente di dire: ‘anch’io mi sono sentito così, so di che cosa stai parlando...’. Non sono didascalie della mia vita, ma fonti di calore. 59


valentina. milano, italia 2009 60

sofia. roma, italia 2009 61


vittorio mortarotti focus Nordkapp

Mio padre è morto in un incidente nel 1999. Nell’agosto del 2006 ho ripercorso le stesse tappe di un suo quaderno di viaggio datato 1963. Un viaggio che portava a Capo Nord, una delle frontiere del mondo, dove la roccia si confonde al vento del mare e ai ghiacciai. Ho seguito quelle tappe cercando le tracce del tempo, delle persone, dei luoghi. Le persone, le ombre non ci sono più. Resistono le cose, arruginite, usate, e la natura. Restano queste nuove tracce.

tracks _02 _home

focus_nordkapp, 2006 62

Vittorio Mortarotti. Nato nel 1982. I suoi lavori sono stati esposti in Francia, Polonia, Olanda, Grecia, Portogallo.

Il secondo capitolo del progetto tracks ha come punto di partenza il viaggio raccontato da Primo Levi nella Tregua. Un viaggio forzato dopo la liberazione dai campi di concentramento, che dopo sei mesi lo riporta a casa, a Torino. Levi, e come lui migliaia di esuli, si ritrova a viaggiare in un’ Europa popolata di sopravvissuti, distrutta dalla guerra, sospesa in una tregua tra un prima e un dopo. Si rende conto che ciò di cui era stato privato più duramente non era il cibo, ma il contatto umano. Il suo viaggio si rivela quindi un viaggio di ritorno alla casa e alle storie dell’ Uomo che gli erano state sottratte. La tregua è tregua umana. Ho deciso di ripercorrere la stessa lunga strada non per rispetto del passato, ma per guardare a quei luoghi ora, alle porte di una nuova tregua (stessi paesi, stesse terre, nuove frontiere) e per un motivo ancora più personale. Attraversando Polonia, Bielorussia, Ucraina e tutta l’Europa dell’Est fino al ritorno a Torino ho cercato il mio ritorno, la mia casa. Questa ricerca ha preso con le settimane volti diversi: i volti di senzatetto a Cracovia, i condomíni della Polonia sovietica, i boschi di betulle della Bielorussia, le donne di un villaggio della Russia bianca spopolato di uomini come al tempo della guerra, i paesi di frontiera tra Ucraina e Moldavia con i contrabbandieri, ma senza elettricità. Il “documento” è spesso un pretesto, una linea da seguire per cercare nuove e vecchie tracce, storie scritte e storie raccontate, tregue d’altri e tregue private. Se è così la memoria potrebbe diventare geografia. La biografia, autobiografia. 63


focus_nordkapp, 2006 64

tracks_02_home 65


Il catalogo contiene: DVD video, formato 4:3, durata 48 minuti si ringrazia per le musiche l’archivio dig.ccmixter.org, Susanna Pozzoli e Marina Catucci

Progetto e Direzione artistica catalogo e DVD Laura Serani realizzazione e grafica Giulia Ticozzi, Saverio Pesapane Stampa GDD MANUFACTURING Via Trieste 26\28 20096 Pioltello (MI) © fotografie e testi Tutti diritti riservati Istituto Italiano di Cultura de Paris 73,rue de Grenelle 75007 Paris

si ringrazia: Joël Brard Aurélie le Garzuel et Jean-Luc Monterosso Maison européenne de la photographie, Paris Ruggero Montrasio Harlem Studio Fellowship by Montrasio Arte (HSF by MA) Giovanna Calvenzi Maurizio Maggiani Elzbieta Lubowicz Laura Rodriguez Morales Sara Garbagnoli Irene Marta Luciano Giardino Istituto Italiano di cultura a Parigi

Ottobre 2010

Marco Ambrosi, Marco Barbon, Giorgio Barrera, Carmine Mauro Daprile, Marco Ferraris, Francesco Jodice, Nicola Lo Calzo, Susanna Pozzoli, Jacopo Benassi, Francesca Bontempi, Ottavia Castellina, Lorenzo Castore, Vittorio Mortarotti 66

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