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Speciale ad Armi Magazine Numero 8 / 2012 www.caffeditrice.com Direttore Editoriale Roberto Canali Direttore Responsabile Filippo Camperio Gestione e controllo Silvia Cei

Editore C.A.F.F. Srl Via Sabatelli 1 20154 Milano tel. 02 34537504 redazione2@caffeditrice.it

Editing Matteo Brogi matteobrogi@brogi.it Testi Matteo Brogi Fotografie Archivio Beretta, Matteo Brogi Progetto grafico ed impaginazione Fabio Arangio

T

Prefazione

racciare la storia delle pistole Beretta, contrariamente a quello che potrebbe sembrare, non è impresa semplice. Non mancano studi molto ben fatti ma l’azienda è complessa, vanta una tradizione che si protrae per quasi cinque secoli e si è evoluta da una semplice realtà artigianale alla più articolata dimensione di una multi-nazionale con interessi in tutti i continenti. Nonostante la produzione delle pistole sia concentrata nell’ultima fase di questo processo evolutivo, a partire dal 1915, la documentazione relativa non è sempre chiara e presenta lacune e contraddizioni. La mancanza di un archivio aziendale fino alla metà del ventesimo secolo, le vicende politiche e militari che hanno interessato l’Italia – in particolare le guerre mondiali e quella civile – hanno, da una parte, disperso informazioni e risorse che sarebbe state le fonti per un’opera realmente esaustiva e, da un’altra, hanno fatto sì che spesso la sostanza della produzione venisse preferita alla conservazione della testimonianza documentale. Condizione che rende affascinante lo studio della storia delle pistole Beretta e ne ha diffuso, specie nell’ultimo ventennio, il collezionismo. Un’opera di questo genere non ha quindi la pretesa di essere esaustiva e ha la consapevolezza di non poter essere che parziale, nonostante si sforzi di non esserlo. Vuole però essere il tributo ad un marchio che ha contribuito e contribuisce a fare la storia industriale dell’Italia e ha il merito di dare lustro e prestigio al made in Italy. Beretta, grazie alla reputazione che ha saputo guadagnarsi e alla sua forte presenza sul mercato globale, riveste un ruolo di guida in Italia e di ambasciatrice nel mondo, di forza trainante per tutto il settore armiero nazionale, che da questa leadership non può che trarre vantaggio. Questo speciale analizza la produzione di Beretta individuando le grandi famiglie di pistole che si sono succedute nel tempo secondo una logica cronologica. All’interno dei singoli gruppi si sono individuati i modelli più significativi e si è data notizia di tutte le varianti e modifiche succedutesi, inquadrandole nel contesto storico di riferimento. Un ampio apparato iconografico testimonia visivamente questo percorso. Dal primo brevetto 1915 alla Nano la strada è stata lunga. Beretta, e le sue pistole, hanno saputo percorrerla da protagonisti. Matteo Brogi

In collaborazione con Beretta

Ringraziamenti Stampa ROTO 2000 Via Leonardo Da Vinci 18/20 20080 Casarile ( MI ) Distribuzione m-dis Distribuzione Media SpA Via Cazzaniga 2 20132 Milano (MI) Speciale ad ARMI MAGAZINE nr 8 2012 Registrazione del Tribunale di Milano nr 435 del 6-7-96 Periodicità: Bimestrale

© C.A.F.F. Srl Proprietà letteraria e artistica riservata

Questa opera non sarebbe stata possibile senza il supporto di Jarno Antonelli e Chiara Pivato, che mi hanno consentito l’accesso al database, al museo e all’archivio fotografico Beretta, alla CAFF Editrice, a Massimiliano Duca della redazione di Armi Magazine, a Vittorio Balzi, che in diciassette anni ha cercato di insegnarmi molto e mi ha rifornito di tanta della documentazione necessaria a scrivere, agli studiosi che hanno studiato e scritto di Beretta prima di me, a mio padre, alle mie Lucie, agli amici di sempre e a quelli ritrovati.

L’autore Matteo Brogi è nato a Bologna nel 1968. Nel 1995 inizia a lavorare come fotografo e giornalista libero professionista. Negli anni ha pubblicato su periodici italiani e internazionali, specializzandosi nel reportage con una predilezione, in campo fotografico, per il ritratto ambientato. La sua conoscenza delle armi sportive nasce dalla passione per la caccia, che pratica regolarmente ma non quanto vorrebbe, e da una lunga esperienza agonistica nella disciplina del tiro a segno, dove si è applicato nelle specialità di pistola ad aria compressa, pistola sportiva e pistola automatica. Ha iniziato la sua collaborazione con le riviste del settore armi nel 1995 realizzando per conto proprio e su commissione servizi fotografici, recensioni, prove di armi (armi corte da difesa, fucili da caccia, armi da tiro a segno, armi ad aria compressa) e reportage. Nel 2002 ha pubblicato il libro dal titolo Tiro a Segno - Armi e regolamenti per le specialità di pistola. Collabora con CAFF Editrice dal 2010.


Sommario Le semiautomatiche anteguerra

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La storia di Beretta

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Serie 81-84 Modelli 81-84 Modelli 82B / 85B

Brevetto 1915

Modello 83F

Brevetto 1915

Modello 86

Brevetto 1915 mod. 1917

Modello 87BB Modello 87 Target Modelli 89

Brevetto 1919 Brevetto 1919 mod. 1920 Brevetto 1919 mod. 1926 Brevetto 1919 mod. 1926-31 Brevetto 1919 mod. 1934

62

Serie 92 Modello 92 e sue varianti Modello 90two

Mod. 1935 - 318

Modello 93R

Mod. 1938 - 418

Modello 96 Modello 98

24

Brevetto 1915-1919 Brevetto 1915-1919 mod. 1922 Brevetto 1915-1919 mod. 1923 e 1924 Brevetto 1915-1919 mod. 1931, 1932, 1934

88

Serie 8000 Modello 8000 Cougar F Modello 8040 Cougar F

Brevetto 1915-1919 mod. 1932, 34 calibro 9 mm corto

Modello 8045 Cougar F

Modello 1935

Modello 8357 Cougar F

Modello 1938 Modello 948

Dopo la II guerra mondiale

Modello 949

39

Piccoli calibri Modello 950 Modello 20 Modello 21A Modello 3032

44 47

Modello 951 / 951R / 952

Serie 70 Modello 70 Modelli 71 / 72 / 73 / 74 / 75

94 97 100 108 111

Modello 76

Modello 9000 S

Modello U22 Neos

Serie Px4 Storm Modello Px4 Storm e varianti

Modello Nano

Appendici Browning 140DA Revolvers (Laramie, Stampede e gli altri) Aria compressa Pistole da segnalazione

52 54

Modello 80 Olimpionica

I calibri delle pistole Beretta Caratteristiche balistiche dei calibri impiegati Successione cronologica dei modelli

Modello 90

128

Bibliografia


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Lo stabilimento Beretta con i suoi operai nel 1880


Cinque secoli di storia Beretta non ha bisogno di presentazioni, è uno di quei marchi conosciuti in tutto il mondo e che tutto il mondo associa al genio italiano. Dal 1526 ad oggi ha conquistato mercati, commesse ed una reputazione che non temono confronti. Dalle dimensioni di una piccola azienda artigianali a quelle di oggi, proprie di un gruppo industriale attivo sul mercato globale, è cambiato molto ma non l’attitudine a cercare l’eccellenza.

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inque secoli di storia per sedici generazioni. Questa è la storia del marchio e della famiglia Beretta, la cui attività nel campo della produzione di armi è documentata dal 1526. Un documento contabile, stilato in quell’anno dalla Repubblica di Venezia, parla della conferma di un ordine per 185 canne d’archibugio per il contro-valore di 296 ducati. Bartolomeo Beretta, che di quell’ordine era destinatario, già da tempo si era specializzato nella produzione di canne come tanti altri bravi artigiani di Gardone e della Valtrompia. La Valtrompia, che si insinua con orientamento Sud – Nord tra le montagne Colombine ed è percorsa dal torrente Mella, ha sviluppato una specializzazione nel settore siderurgico da tempi antichi grazie alla presenza, sui suoi monti, di notevoli quantità di minerali di ferro di ottima qualità, di abbondante legname per alimentare fucine e fonderie e dell’acqua del Mella, che consentivano di sviluppare la potenza idraulica indispensabile per le gravose operazioni legate alla trasformazione del materiale e alle successive lavorazioni cui doveva essere sottoposto. Se l’attività di quest’area nel settore siderurgico è certa da epoche ben più antiche, quella nel settore armiero è documentata a partire dal tardo Medio Evo e dal Rinascimento quando, ad esempio, la stessa Repubblica veneziana che avrebbe poi commissionato le canne a Bartolomeo, nel 1459 acquistava 50 bombarde. Le vicende della valle sarebbero poi andate avanti tra alterne vicende e fortune legate a condizioni politiche e militari in grado di generare un mercato per i suoi prodotti o di influire in negativo sullo stesso, mediante l’imposizione di dazi o divieti per l’esportazione. La storia di Beretta va così avanti per secoli, e 12 generazioni, fino all’avvento di Pietro (1791-1853), che all’azienda darà il nome con cui ancora oggi è conosciuta e, soprattutto, inizierà il processo di trasformazione da una piccola realtà artigianale ad una più articolata e industriale. Questo processo sarà poi completato da Giuseppe (1840-1903), che trasforma l’azienda in una fabbrica in grado di produrre autonomamente armi e le apre prospettive internazionali con i suoi molti viaggi e accordi, e Pietro (1870-1957, attivo in azienda dal 1903), la cui opera porterà il marchio nella modernità. Saranno poi i figli di Pietro, Giuseppe e Carlo (quattordicesima generazione), a compiere l’ultimo passaggio a quella realtà che fa di Beretta un’azienda multi-nazionale, attiva in molti settori e su molti mercati. Estintasi la discendenza maschile in linea diretta, le redini passeranno a Ugo Gussalli Beretta e ai suoi due figli, Pier Giuseppe e Carlo, che tuttora sono al comando e hanno spinto l’azienda verso la diversificazione e una nuova struttura societaria, consona alla complessità del gruppo industriale e alle sfide del terzo millennio. La produzione Beretta copre tutta la gamma delle armi portatili e si attesta su circa 1.500 pezzi al giorno, al 90% costituiti da armi sportive (esportate al 75% verso un centinaio di paesi) e il resto dal settore militare. Il fatturato è di 144 milioni di euro (2009).

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La ffamiglia industriale più antica al mondo Giunta alla sedicesima generazione, la Beretta è la dinastia industriale più antica al mondo e, come tale, fa parte di Henokiens (Les Hénokiens, association internationale d’entreprises familiales au moins bicentenaires), l’associazione che raggruppa le aziende familiari di almeno due secoli di storia. A questa associazione sono stati ammessi al momento 35 membri, la maggior parte dei quali (12) italiani. La famiglia Beretta, avendo mantenuto il controllo diretto sull’azienda per quasi 5 secoli, risulta la quarta più antica tra quelle appartenenti alla ristretta elite, prima tra le aziende industriali. La più antica risulta l’albergo giapponese Hoshi (718, 46 generazioni di proprietari), seguita dalla vetreria artistica Barovier & Toso (Murano, 1295) e dal viticoltore Sarret Berthier (Francia, 1488).

Le sedici generazioni: Bartolomeo (1490-1565/68) Jacomo (nato intorno al 1520) Giovannino (nato intorno al 1550) Giovanni Antonio (nato nel 1577) Jacomo (nato nel 1612) Lodovico (nato nel 1645) Giuseppe (nato nel 1680) Antonio Lodovico (nato nel 1729) Giuseppe Antonio (1758-1822) Pietro Antonio (1791-1853) Giuseppe Antonio (1840-1903) Pietro (1870-1957) Pier Giuseppe (1906-1993) e Pier Carlo (1908-1984) Ugo Gussalli Beretta (1937), figlio di Giuseppina, sorella di Pier Carlo Pietro (1962) e Franco (1964) Gussalli Beretta Carlo Alberto Gussalli Beretta (1997)

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Ricordo Beretta 1885 Stabilimento di finimento e collaudo, fine ‘800


Pietro Beretta e Tullio Marengoni Con Pietro, la Beretta assumerà le dimensioni industriali passando da 200 a circa 1.500 dipendenti e, soprattutto, si creerà quel connubio con Tullio Marengoni in grado di produrre alcune tra le realizzazioni più fortunate del marchio. Nel 1903, quando Pietro succede al padre Giuseppe Antonio, l’azienda era attiva e assai affermata nel settore dei fucili da caccia, operava nella distribuzione di armi di produttori terzi in altri settori (pistole e revolver) e aveva una capacità industriale in grado di permetterle la produzione di particolari per l’esercito (specialmente canne) some sub-fornitrice. Con lo scoppio della I Guerra Mondiale e il conseguente crollo della domanda per le armi cosiddette sportive, si presentò l’urgenza di differenziare la produzione verso

altri settori che compensassero la diminuzione di fatturato in quello principale. Di questo periodo è la nascita del sodalizio tra Pietro e Tullio Marengoni. Figlio di un operaio dell’azienda, senza studi tecnici alle spalle, Marengoni entra in Beretta nel 1894 a 13 anni come apprendista, dimostrando da subito una straordinaria predisposizione per la meccanica e, successivamente, la capacità di trasformare in prodotti finiti le idee di Pietro. Principale ispiratore del brevetto 1915, poi del 1919, Marengoni progettò o quantomeno contribuì alla progettazione di tutte le pistole e i fucili ideati dall’azienda fino al 1957, alla morte di Pietro. Da quella data il suo impegno diminuì ma continuò a lavorare fino al 1965, anno della sua morte.

Reparto Forgiatura, seconda metà ‘800

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Beretta USA

La holding Beretta

Gli Stati Uniti presentano un mercato vastissimo e interessante per ciascun produttore di armi. Già prima dell’adozione della Beretta 92 da parte dell’Esercito americano, Ugo Gussalli Beretta l’ha capito e si adopera per ottenere una buona distribuzione nei 50 stati. Inizialmente viene instaurato un forte rapporto di collaborazione con Jack & Bennett Galef, poi con Garcia Corporation. Garcia era proprietaria degli stabilimenti di Firearms Industries, situati nel Maryland ad Accokeek, che Beretta, dopo il fallimento di Garcia, decide di rilevare (1978) per continuare l’avventura sul suolo americano con le proprie forze. La possibilità di operare direttamente permette al marchio, tra le altre cose, di aggirare il Firearms Control Act del 1968 che impediva, tra l’altro, l’importazione di armi da difesa super compatte. Beretta aveva all’epoca a catalogo i modelli 950 e 21 che iniziò conseguentemente a produrre ad Accokeek, all’inizio sotto il diretto controllo di 8 tecnici arrivati dall’Italia per organizzare la linea, poi sotto la direzione di Robert Bonaventure, nel frattempo divenuto vice presidente dello stabilimento americano. Già nel 1980 vengono liquidate Firearms Industries e la famiglia Walzer – fino a quel momento socia di Beretta – e nasce Beretta USA, con lo scopo ulteriore di espandere lo stabilimento e creare una propria forza vendita. L’istituzione della nuova società coincide con i trial indetti per la sostituzione dell’arma da fianco dell’esercito americano e la vittoria conseguita permette di portare in brevissimo tempo la forza lavoro da 40 a 400 persone, con un incremento radicale della produzione.

La Fabbrica d’Armi Pietro Beretta ha continuato ad espandersi anche grazie alla diversificazione dei propri interessi, che oggi coprono tutti i settori delle armi (da quelli sportivi al militare) oltre ad attività in settori limitrofi, come è il caso dell’abbigliamento. La diversificazione è andata avanti anche con l’acquisizione di marchi importanti che hanno permesso il recepimento di tecnologia e know how indispensabili alla crescita di quello che è andato a trasformarsi in un vero e proprio gruppo industriale. Il bilancio consolidato del gruppo parla, per il 2009, di 426,3 milioni di euro. Attualmente alla holding fanno capo le seguenti società: Fabbrica d’Armi Pietro Beretta SpA con le sussidiarie Beretta USA Corporation, Beretta Benelli Iberica SA, Beretta France SAS, Beretta Hellas SRL, Beretta Australia PTY LTD; GMK al 20%, distributore nel Regno Unito, e Russian Eagle; Benelli Armi SpA, azienda produttrice di rinomati semiautomatici a canna liscia, carabine e pistole da tiro accademico, partecipata dal 1984 e sotto il diretto controllo della capogruppo dal 1989; Franchi SpA, storico produttore di sovrapposti e automatici a canna liscia, controllato dal 1995; Sako Ltd., produttrice di munizioni e di fucili da caccia e competizione a canna rigata, acquisita nel 2000; Tikka, azienda della galassia Sako, produttrice di carabine, anch’essa acquisita nel 2000; Stoeger, produttrice di fucili a canna liscia, di armi ad aria compressa e della pistola Cougar 8000, già di proprietà di Sako e con essa acquisita nel 2000; Aldo Uberti SpA, azienda attiva nella produzione di repliche, rilevata nel 2000; Burris Optics, ottiche da caccia, rilevata nel 2002; Steiner Optik, leader nel settore dei binocoli professionali, acquisita nel 2008.

La Beretta in Brasile Nel 1971, la necessità di aggredire nuovi mercati spinge Beretta a costruire una fabbrica in Brasile mediante un’affiliata, la Industria e Comercio Beretta SA. Entrata rapidamente a regime, si deve a questa azienda la produzione di massa di una gamma di revolver su architettura Smith & Wesson oltre ad alcuni cavalli di battaglia del marchio (la pistola 950B e il fucile modello H1C/412). Di lì a poco, la presenza di questo stabilimento sarà un elemento significativo nella vittoria che l’azienda italiana otterrà per la fornitura di semiautomatiche (40.000 modello 92) e pistole mitragliatrici PM12 all’esercito brasiliano. Terminata la fornitura, però, una certa ostilità da parte delle istituzioni e la necessità di concentrare tutte le energie sul mercato americano convincono la dirigenza Beretta a vendere lo stabilimento alla Forjas Taurus SA, che sulla produzione di varianti del modello 92 ha creato la propria fortuna.

Sede del Museo Beretta

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Beretta e le armi d’ordinanza italiana Bere La produzione Beretta nel settore difesa inizia agli inizi del primo conflitto mondiale. L’adozione della pistola modello 1915 sarà il primo passo di una storia privilegiata tra il produttore e l’esercito cui ne seguiranno molti altri, che includono anche forniture per le varie forze di polizia. Questa, per sommicapi, la storia di questo rapporto privilegiato. 1915 Beretta produce le canne per la pistola mitragliatrice FIAT Mod. 1914 e provvede al ricondizionamento dei fucili modello 91. La pistola brevetto 1915 viene distribuita in 15.000 esemplari alle truppe 1923 la Milizia Nazionale Forestale acquista 10.000 esemplari di brevetto 19151919 modello 1923 1927 la carabina semiautomatica mod. 1918-30 “Siringone” viene venduta a Milizia Nazionale Forestale, Milizia Portuaria, carristi 1930 commessa di 150.000 fucili modello 1891 per il Regio Arsenale di Terni 1934 la Beretta 34 diventa l’arma d’ordinanza del Regio Esercito e delle Forze di polizia italiane per restare in dotazione, rispettivamente, fino al 1995 e al 1976

Casa Beretta, sede storica

1938 il moschetto automatico MAB 38A viene adottato dalla Polizia dell’Africa Italiana (PAI) 1951 Polizia Stradale e Marina Militare adottano la pistola modello 1951 1954 Beretta completa la produzione di 80.000 Garand per gli eserciti italiano e danese 1956 viene progettata la pistola mitragliatrice PM12, poi PM12 S, che va a sostituire nei reparti che avevano in dotazione il MAB 1958 Beretta produce il fucile d’assalto BM59 che verrà adottato dalle Forze Armate italiane 1959 30.000 esemplari di mitragliatrice MG 42/59 vengono prodotte su licenza per l’EI 1970 viene progettato il nuovo fucile d’assalto AR70 in calibro 5,56 NATO che viene adottato dall’Aeronautica Militare 1975 la Polizia di Stato ordina il primo quantitativo della pistola Beretta 92 che diventerà l’arma corta d’ordinanza di tutte le forze di polizia nazionali e dell’Esercito 1985 il Beretta 70/90 viene adottato dalle FFAA italiane 2007 il fucile d’assalto Beretta ARX 160 e la pistola 90two diventano punti cardine del progetto Soldato Futuro

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Le pistole Beretta sul grande schermo Le armi Beretta sono prepotentemente entrate nell’immaginario collettivo per le proprie qualità poi, un po’ causa un po’ effetto di questa splendida reputazione che il marchio ha nel mondo, sono diventate protagoniste di film, racconti, serial televisivi, fumetti, video-giochi. A seguire, per ciascun modello che ha avuto l’onore degli schermi, le performance più note:

Mod. 1919 V for Vendetta, 2005 Mod. 418 Dalla Russia con amore, 1963 Mod. 34 Dr. No, 1962 Casino Royale, 1967 Il padrino, 1972 Mod. 21 Bobcat Quella sporca dozzina, 1967 CSI: Crime Scene Investigation, 2003-2010 Mod. 3032 Die another day, 2002 Mod. 951 Diabolik, 1968 Scarface, 1983 Mod. 70 L’onore dei Prizzi, 1985 Mod. 81 Il padrino – parte III, 1990 Mod. 84 L’anno del dragone, 1985 The Jackal, 1997

Mod. 85 Miami Vice, 1984 Sopranos, 1999-2007 Mod. 87 Survivors, 2008-2010 Mod. 92 Quantum of solace, 2008 The Borne ultimatum, 2007 I am legend, 2007 Mission Impossible III, 2006 Spider man, 2002 Lara Croft: tomb raider, 2001 Lethal weapon 3, 1992 Terminator 2, 1991 Mod. 93R The tourist, 2010 Nikita, 1990 Mod. 8000 Cougar Mission: Impossible, 1996 Mod. 9000 S Minority report, 2002 Mod. Px4 Storm Live free or die hard, 2007 Inception, 2010

Informazioni tratte da www.imfdb.org - the Internet Movie Firearms Database

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Il reparto dove vengono forgiate le canne. Tutti i processi sono svolti da macchine altamente automatizzate

Beretta Armi, stabilimento di Gardone Valtrompia. Il Gun Service, fiore all’occhiello del servizio post vendita dell’azienda

Franco Gussalli Beretta

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Il reparto calci dei fucili fini, dove legni scelti vengono scelti e montati a mano su fucili, doppiette e semi-automatici di pregio

Il reparto incisioni durante una visita degli importatori esteri. Qui la mano dell’artista impreziosisce le realizzazioni piÚ raffinate del produttore

Nel reparto assemblaggio dei fucili da caccia, operai specializzati provvedono al montaggio finale

La saldatura delle bindelle viene effettuata da personale ad alta specializzazione in uno specifico settore dell’azienda

Una moderna macchina a controllo numerico provvede alla foratura della canne delle carabine

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Brevetto 1915 La prima Beretta

Uno tra i primissimi esemplari di brevetto 1915 con scritte di primo tipo racchiuse tra virgolette e 18 scolpiture sul carrello

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Sprovvista di una propria linea di pistole all’inizio del conflitto, Beretta si impegna per presentare un’arma che possa divenire l’ordinanza delle truppe italiane. Frutto di questo lavoro è il brevetto 1915 di Tullio Marengoni, dal quale discenderanno i modelli 1915 in calibro 9 mm Glisenti e il successivo modello 1917 in 7,65 mm Browning. Entrambe le pistole saranno adottate dal Regio Esercito

A Modello 1915

llo scoppio della I Guerra Mondiale, Beretta vantava un assortimento molto apprezzato di fucili da caccia, la cui produzione le era valsa la fama di produttore serio e affidabile in tutto il mondo. Nel campo delle armi da difesa era attiva in quanto distributrice di prodotti stranieri mentre, nel settore militare, le mancava un solido canale e un prodotto idoneo a farla diventare fornitrice dell’esercito. Nei primi mesi di guerra non potè quindi fare altro che attuare la produzione di alcuni parti in sub-fornitura; tra queste, canne, estrattori, culatte, leve e componenti minori delle pistole mitragliatrici FIAT modello 1915 in 9 mm Glisenti già in dotazione. Il calo della domanda di armi ad uso venatorio fece sì che Pietro Beretta, alla guida dell’azienda dal 1903, affidasse al suo capo tecnico, Tullio Marengoni, la progettazione di una pistola semiautomatica a destinazione militare. La presenza tra le armi in dotazione dell’esercito della Brixia e del modello 1910 fece optare per omogeneità di calibro per il 9 mm Glisenti. Il 29 giugno 1915 veniva brevetta la prima pistola semiautomatica di Beretta, che sarà la capostipite di una famiglia in grado di riscuotere successo per tutto il XX secolo e si farà apprezzare nel corso del conflitto. Per il suo progetto, Marengoni si ispira in maniera consistente alla produzione del tempo attuando una serie di semplificazioni meccaniche in grado di ridurre i costi industriali e la possibilità di malfunzionamenti. L’architettura generale dell’arma si ispira al modello Browning, che nel primo decennio del Novecento si era affermato come punto di riferimento e già MODELLO 1915 aveva trovato emuli più o meno fantasiosi in Spagna. Il sistema Periodo di produzione: 1915-1918 di funzionamento prescelto è quindi quello a chiusura labile Esemplari prodotti: 15.600 circa a massa con un sistema di percussione a percussore lanciato, Calibro: 9 mm Glisenti azionato da un cane interno controllato da un sistema di scatto Funzionamento: semiautomatico a chiusura labile ad azione singola. A livello di fattura, il modello 1915 presenta Azione: singola un fusto monolitico e un carrello-otturatore dotato di finPercussione: cane interno, percussore inerziale estra d’espulsione in posizione superiore, questa d’ispirazione Lunghezza: 170 mm Mauser. Il sistema di sicurezza prevede due dispositivi ad aziAltezza: 131 mm onamento manuale: una leva di comando sul lato sinistro del Spessore: 30 mm fusto che opera sul grilletto e funge anche da chiave di smonPeso: 850 gr taggio e una sicura ausiliaria imperniata alla parte posteriore Canna: 94 mm a 6 principi del fusto che agisce sul cane. Internamente, il modello 1915 Organi di mira: tacca innestata al carrello, mirino presenta un sistema di recupero in quattro pezzi – che sarà a lama integrale al carrello semplificato in corso di produzione – e una molla ammortizLinea di mira: 135 mm zatrice di fondo corsa applicata al fusto. Nel corso della proSicure: manuale ordinaria sul grilletto, ordinaria duzione, che prevederà 3 commesse da 5.000 pezzi e un’ultima ausiliaria al cane da 300 per l’esercito e un numero imprecisato di esemplari che Alimentazione: caricatore da 7 colpi prenderanno la via del mercato civile (presumibilmente 300), Finiture: brunitura verrà semplificato anche il caricatore sia a livello delle finestre Impugnatura: in legno laterali che informano della disponibilità residua di munizioni che a livello di forma della lingua elevatrice.

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Il processo industriale che portava alla realizzazione del modello 1915 era piuttosto semplice, con vari pezzi ottenuti per tranciatura e solo 3 dalla lavorazione più complessa: inevitabilmente la canna e i due monoblocchi di fusto e carrello, ottenuti tramite successive operazioni. La qualità dei procedimenti industriali fece apprezzare quest’arma nel corso del primo conflitto mondiale e le permise di rimanere attuale fino alla seconda metà degli anni Trenta, quando l’adozione in massa del modello 1934 la rese obsoleta. Il numero ridotto dei componenti e la facilità di smontaggio la resero l’arma preferita dai combattenti, tra i quali minor successo riscosse la più complessa pistola Glisenti.

Varianti Modello 1917 Tra la primavera e l’estate del 1917, Pietro Beretta riceveva il terzo contratto di fornitura per il modello 1915 e proponeva una versione aggiornata dell’arma nata dal brevetto 1917. Particolarità più rilevante del nuovo modello, che prende nuovamente nome dall’anno di lancio della pistola, è il calibro, quel 7,65 mm ideato e lanciato dal genio del solito Browning. Questa caratteristica ne portava a ruota altre due, l’incremento di autonomia dell’arma (che nel nuovo calibro poteva ospitare un colpo in più nel caricatore) e l’eliminazione della molla ammortizzatrice, non più necessaria grazie alla minor esuberanza del caricamento, che portano un immediato risparmio del costo industriale della pistola. Nel modello 1917 scompaiono anche l’espulsore, la cui funzione è ora assolta dallo stesso percussore, e la sicura ausiliaria agente ente sul cane. L’arma che esce da questo trattamento dimagrante antee

MODELLO 1917 Periodo di produzione: 1917-1921 Esemplari prodotti: 55.700 circa Calibro: 7,65 mm Browning Funzionamento: semiautomatico a chiusura labile Azione: singola Percussione: cane interno, percussore inerziale Lunghezza: 150 mm Altezza: 114 mm Spessore: 26 mm Peso: 570 gr Canna: 85 mm a 6 principi Organi di mira: tacca innestata al carrello, mirino a lama integrale al carrello Linea di mira: 114 mm Sicure: manuale ordinaria sul grilletto Alimentazione: caricatore da 8 colpi Finiture: brunitura Impugnatura: in legno

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si presenta con quote dimensionali ridotte del 13% e peso del 35% rispetto al modello di riferimento. La nuova arma sarà accettata dal Ministero della Guerra che ne commissiona 10.000 esemplari che andranno in distribuzione tra le truppe combattenti. La produzione continuerà comunque anche nel dopoguerra, fino al 1921, per far fronte alla domanda del mercato civile, e presenterà successive semplificazioni, tipiche di una produzione di massa. Nel 1940, Beretta riceverà dalle truppe finlandesi un ordine di 1.500 esemplari per le truppe delle retrovie che le permetterà di smaltire i pezzi rimasti in magazzino.


Il calibro 9 mm Glisenti Il 9 mm Glisenti costituisce una versione depotenziata del 9 x 19 millimetri Parabellum, di cui conserva le quote dimensionali ma con un carica sensibilmente inferiore (circa il 25%) così da poter essere camerato in armi a chiusura labile. Ad utilizzarlo, oltre la Beretta, furono la Glisenti 1910 e la pistola mitragliatrice FIAT mod. 1915 Villar Perosa. Arma a chiusura labile ritardata fornita di canne binate, nacque per uso aeronautico ma, per la scarsa potenza del calibro, fu trasferita in trincea per essere utilizzata direttamente dalla fanteria sia su bipiede che, con appositi spallacci, da un unico operatore. La sua altissima cadenza di fuoco (1.500 colpi al minuto) le valse il nome di “pernacchia”. Rappresenta l’antesignana della mitragliatrice leggera. Progettata sulla base del modello 1906 ideato dal Abiel Bethel Revelli, ufficiale del Regio Esercito, la pistola Glisenti modello 1910 era l’arma d’ordinanza italiana degli ufficiali allo scoppio della I Guerra Mondiale. Fu prodotta dalla Società Siderurgica Glisenti di Torino, poi dalla Meccanica Bresciana Tempini (MBT), in varie versioni (tra cui la Brixia mod. 1913). Anch’essa presentava un sistema di chiusura labile ritardata.

Modello 1917 di inizio produzione con le guancette in legno che riportano le iniziali PB

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Il brevetto 1919 segna per Beretta il passaggio da una produzione tipicamente bellica e ad uso militare a quella civile. Pensato per la realizzazione di una pistola di dimensioni ridotte nel calibro 6,35 mm, introduce alcuni elementi che rimarranno immutati anche in modelli di molto successivi. DiventerĂ  un best seller del produttore italiano e sarĂ  declinato in numerose varianti per oltre 40 anni

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Modello 418, tra le ultime variazioni del Brevetto 1919 in calibro 6,35 mm


Brevetto 1919 Le piccole Beretta

I

l termine della I Guerra Mondiale comportò una serie di modifiche sia in termini di produzione industriale che di stili di vita. Se infatti, da una parte, si poneva la questione di convertire la produzione bellica e dare all’industria sbocchi sul mercato civile, da un’altra andavano affermandosi nuove richieste commerciali. Beretta, che nel corso della guerra era stata piuttosto impegnata a far fronte alle commesse militari, seppe dare una risposta efficace alle esigenze dei tempi di pace commercializzando il suo brevetto 1919, il suo primo modello ad uso civile. La nuova arma adottava l’allora moderno calibro 6,35 mm, ideato nel 1906 da John Moses Browning nella dizione anglosassone .25 ACP, che consentiva di ottenere uno strumento eccezionalmente compatto per il porto occulto, economico da produrre e da acquistare, sufficientemente efficace per le esigenze di difesa personale a brevi distanze. Nonostante l’esiguità della sua potenza, trovò numerosi impieghi anche in campo militare, con numerosi corpi dell’Esercito Italiano che la adotteranno per armare vari reparti. Specificità di quest’arma è un nuovo sistema di ancoraggio della canna al fusto che fu inventato da Tullio Marangoni, capo progettista Beretta, e coperto da brevetto (n. 172302) il 10 febbraio 1919. L’innesto della canna al fusto è realizzato mediante delle fresature in corrispondenza della camera di cartuccia e la canna stessa è bloccata dal perno della leva della sicura manuale; quest’ultimo presenta una superficie piana che, una volta che sia stato ruotato di 120° fino alla posizione di smontaggio, consente lo scorrimento retrogrado della canna stessa e lo smontaggio dell’arma. Tra le altre caratteristiche del brevetto spiccano il percussore lanciato, sistema che è tornato prepotentemente di attualità in tempi ben più recenti, e la tipica costruzione a carrello aperto che negli anni diventerà una specie di marchio di fabbrica per il produttore italiano. Questo disegno facilita di molto le operazioni di smontaggio, specie quelle relative all’asportazione della canna, e riduce in maniera considerevole le possibilità d’inceppamento. Milioni di pistole dotate di carrello aperto superiormente hanno consacrato l’efficacia di questa soluzione meccanica (si pensi al successo e all’affidabilità del modello 92) senza evidenziare difetti che ne sconsiglino l’adozione. Subito dopo la commercializzazione dei primi esemplari del brevetto 1919 verrano attuate due ulteriori modifiche che diverranno rappresentative di questo modello d’arma; verrà anzitutto introdotta una sicura dorsale in grado di bloccare il movimento del dente di ritegno del percussore, inibendo la corsa di quest’ultimo quando la sicura non risulti premuta dalla parte superiore del palmo della mano. Sempre dopo i primi esemplari commercializzati, l’originaria coppia di guancette in legno assicurata al fusto da un perno passante verrà sostituita da due caratteristiche guancette di lamiera stampata. Il brevetto 1919 sarà declinato negli anni (la produzione cessa definitivamente solo nel 1961) in una moltitudine di modelli e varianti, accomunati da elementi di analogia che prevalgono sulle innovazioni apportate e che, pertanto, permettono di considerare come unicum un insieme altrimenti molto eterogeneo di prodotti. Le caratteristiche in parte ancora artigianali della produzione Beretta tra le due guerre mondiali e la prontezza con cui l’azienda era in grado di far fronte alla richiesta di modifiche eventualmente avanzate dal mercato o da singoli reparti militari hanno fatto sì che di questo modello ne esistano numerose varianti. Alcune delle quali, come rilevato da autorevoli studiosi, probabilmente ancora sconosciute al folto popolo di collezionisti. Per l’indicazione delle varie versioni dell’arma si è adottato il sistema – già invalso nell’uso – di nominare le varianti secondo l’anno della loro apparizione.

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Modello 1920 E’ la pistola capostipite della serie. A pochi mesi dalla commercializzazione, dopo una produzione di circa 3.000 pezzi, le fragili guancette originali in legno bloccate da una vite passante furono sostituite da altre in lamiera stampata (assicurate ciascuna da una vite al fusto). Anche la meccanica subì una fondamentale revisione con l’introduzione della sicura dorsale (6.000 furono gli esemplari prodotti senza il dispositivo di sicurezza) che impediva lo sgancio accidentale del percussore.

Varianti Modello 1926 A cavallo tra il 1925 e il 1926, dopo la produzione di circa 55.000 esemplari, fu attuata un’importante modifica alla catena di scatto. Venne abbandonato il disconnettore a scappamento a favore di una nuova leva che garantiva che il percussore potesse essere sganciato solo a totale chiusura del carrello; la modifica presentava vantaggi in termini di sicurezza (l’impossibilità di sparare a carrello parzialmente aperto) e percussione (evitando inceppamenti per percussione troppo debole); benefici effetti ne trasse anche l’azione di scatto, ora più leggera. Per consentire il moto del nuovo disconnettore fu necessario praticare un intaglio sulla parte superiore della guancetta sinistra; Beretta inizialmente provvide modificando le guancette in magazzino per poi creare nuovi stampi con un nuovo monogramma. Contestualmente a questa modifica meccanica fu allungato il carrello di circa 2 millimetri.

Modello 1926-31 Lanciato nel 1931, presenta come unica variante di rilievo l’adozione di guancette in materiale sintetico (bachelite filbak o ebanite, a seconda degli autori) con telaio in acciaio. Il 22

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MODELLO 1920 Periodo di produzione: 1920-1961 (nelle numerose varianti) Esemplari prodotti: 284.000 circa Calibro: 6,35 mm Browning Funzionamento: semiautomatico a chiusura labile Azione: singola Percussione: percussore lanciato Lunghezza: 115 mm Altezza: 90 mm Spessore: 19 mm Peso: 340 gr Canna: 60 mm a 6 principi Organi di mira: tacca integrale al carrello, mirino a lama integrale al carrelo Linea di mira: 86 mm Sicure: manuale, dorsale Alimentazione: caricatore da 8 colpi Finiture: brunitura Impugnatura: in lamierino

nuovo materiale era stato preferito alla lamiera delle precedenti guancette per garantire un maggior comfort in condizioni di freddo estremo; è opportuno ricordare che l’arma era adottata da vari reparti dell’esercito nazionale e, tra questi, dal corpo degli Alpini. Questo modello fu nominato modello 1018 nel catalogo Beretta e ne erano disponibili versioni incise (mod. 1019), nichelate (1020) e dorate (1021).

Modello 1934 Nel novembre 1933 furono introdotti piccoli cambiamenti, anche questi di natura estetica più che funzionale. Il più evidente riguarda la fattura delle guancette che, sempre realizzate in bachelite, adesso portano il logo PB in un medaglione realizzato in lega nella parte inferiore dell’impugnatura; di quest’arma esiste anche una versione con guancette totalmente in bachelite. Contestualmente viene modificata la forma del carrello, ora rastremato in prossimità della volata e del mirino. Con l’introduzione di questo modello si identifica il raggiungimento del ragguardevole traguardo dei 199.999 esemplari prodotti, dettaglio che impose una modifica significativa alla numerazione sequenziale dell’arma per evitare sovrapposizioni con il modello 1922 (i cui numeri di matricola partivano per l’appunto da 200.000). La numerazione del Brevetto 1919 ripartì con la matricola 600.000.


Beretta modello 1926 in versione definitiva con guancette di nuovo tipo

Modello 1935 (318)

Modello 1938 (418)

Nel 1935 fu introdotta una modifica sostanziale all’impugnatura, in produzione fino al 1937, che andava a ricalcare modelli coevi di calibro maggiore dello stesso produttore. Contestualmente veniva modificato il comando di sgancio del caricatore, ora raccordato al dorso dell’impugnatura, e la suola del caricatore, ora più corta. In questo modello, denominato 318 in Beretta, fa la comparsa l’indicazione dell’anno anche nella forma dell’Era Fascista.

Sul finire del 1937, quando i venti di guerra iniziavano a spirare vorticosi, il brevetto 1919 fu sottoposto alla più sostanziale modifica meccanica dalla sua comparsa, costituita dall’adozione di un nuovo percussore dotato di una coda posteriore. Il nuovo dispositivo assolveva la doppia funzione di avvisatore di percussore armato (in caso di percussore armato la coda infatti protrude attraverso un foro ricavato nella parte posteriore del fusto) e di asta guida molla per il percussore stesso. Quest’arma costituisce il massimo stadio evolutivo del brevetto e sarà in futuro migliorata mediante l’introduzione dell’uso delle leghe leggere per il fusto. Superata la guerra, questa versione del brevetto 1919 sarà rinominata modello 418 e subirà poche modifiche fino alla cessazione della produzione, avvenuta nel 1961. Nel 1947 la numerazione subì nuove modifiche per adottare un sistema misto composta da numero a 5 cifre + lettera dell’alfabeto (inizialmente A poi C). Dal 1950 si fece uso di materiali sintetici sia per le guancette che per il comando della sicura dorsale (per un breve periodo realizzato in alluminio in forma allungata), della lega per il fusto e furono proposte varianti di lusso (modelli 419, 420 e 421) con incisioni, pannelli in tartaruga e altre finiture di pregio; l’arma, esportata negli Stati Uniti e in altri paesi, all’estero acquisì via via denominazioni differenti (Panther, Puma, Bantam).

Modello 1938 - 418 prodotto nel 1942, XX E.F.

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Le idee che ispirano il brevetto 1919 si dimostrano vincenti e vengono applicate anche al disegno ispirato dal precedente brevetto. Nasce una famiglia di pistole di grande fortuna tra le quali spicca quel modello 34 che diventerà l’arma d’ordinanza dell’Esercito e delle forze di polizia per oltre quattro decenni. Con il brevetto 1915-1919 cambia la prospettiva di Beretta, che si fa decisamente industriale

Modello 1923 versione de luxe, nichelata e incisa con guancette di radica

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Brevetto 1915-1919 L’archetipo

A Modello 1922

breve distanza di tempo dall’ideazione dei modelli in calibro 6,35 millimetri e dalla registrazione del brevetto 172.302, in Beretta si pensò di trasferire le migliorie insite nel nuovo progetto nell’unica altra arma al momento a catalogo, quel modello 1917 che aveva servito nella I Guerra Mondiale e rappresentava l’offerta commerciale del marchio di Gardone anche verso il mercato civile. Questa pistola assumerà il nome di modello 1922 in quanto in quell’anno verrà commercializzata. Con il modello 17, ancora in produzione nel 1921, la nuova arma condivide fusto, gruppo di scatto – questi praticamente identici – e caricatore, intercambiabile con l’arma ormai dismessa. Le modifiche riguardano il sistema di fissaggio al fusto (la canna è ora fornita di un’appendice inferiore che si innesta mediante due solchi al fusto e a questo bloccata dal traversino della sicura) e la forma del carrello-otturatore, che ora si distingue per un’ampia apertura superiore che facilita lo smontaggio della canna e l’espulsione del bossolo, con comprensibili benefici operativi. Questa modifica contribuiva anche alla semplificazione del processo produttivo con ricadute positive in termini di contenimento dei costi industriali. Per conservare la necessaria solidità del componente, il carrello è chiuso nella sua parte anteriore da un ponticello che va ad abbracciare la canna fornendo supporto al mirino, ricavato dal pieno per fresatura. Queste modifiche hanno il pregio di rendere il progetto Beretta unico e inedito e la loro efficacia è tale da essere ancora impiegate: il sistema di blocco della canna è infatti ancora presente sulle pistole di più piccolo calibro, mentre il disegno aperto del carrello è diventato caratteristica distintiva, sia a livello estetico che funzionale, di tutte le Beretta successive, fino ai giorni nostri. Altre modifiche rispetto al modello precedente riguardano la tacca di mira (fissa, non più ancorata a coda di rondine), la sicura (più piccola e in grado di compiere una rotazione di 120° anziché di 60° come nel modello 1917), le guancette, ora in metallo come nelle armi ispirate dal brevetto 1919. Il modello 1922 subì modeste modifiche nel decennio in cui rimase in produzione. Nonostante non sia stata adottato come equipaggiamento d’ordinanza delle truppe se non in piccoli lotti destinati a specifici corpi, incontrò l’interesse di Casa Savoia che ne acquistò un numero limitato, probabilmente nella versione incisa e dorata, trasformando il marchio di Gardone in un Fornitore della Real Casa.

Modello 1922 di fine produzione (1930). Il cursore di svincolo del caricatore è del secondo tipo, più stondato del precedente.

MODELLO: 1922 Periodo di produzione: 1922-1932 Esemplari prodotti: 42.780 Calibro: 7,65 mm Browning Funzionamento: semiautomatico a chiusura labile Azione: singola Percussione: cane interno, percussore inerziale Lunghezza: 150 mm Altezza: 110 mm Spessore: 25 mm Peso: 610 gr Canna: 84 mm a 6 principi Organi di mira: tacca e mirino a lama integrali al carrello Linea di mira: 122 mm Sicure: manuale ordinaria sul grilletto Alimentazione: caricatore da 8 colpi Finiture: brunitura Impugnatura: in legno o metallo stampato

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Modello 1923 e 1924 Ad un anno dall’introduzione del nuovo modello, Beretta apporterà ad esso una serie di modifiche volte ad attualizzarlo. La prima e più importante è l’adozione del cane esterno, che fa per la prima volta la sua comparsa su un’arma del produttore; questa miglioria, che sarà poi applicata a tutti i modelli successivi, è affiancata da un nuovo disconnettore della catena di scatto, comandato dal movimento del carrello, che va a sostituire il vecchio “a scappamento”. Il vecchio sistema consentiva l’abbattimento del cane anche a carrello non perfettamente chiuso, con effetti negativi che potevano portare tanto ad una percussione inefficace quanto all’esplosione della cartuccia non ancora perfettamente camerata. La seconda modifica apportata al modello 1923 è la scelta del calibro 9 mm Glisenti che, nonostante fossero in dotazione dell’esercito anche armi in calibro 10,4 mm / 7,65 mm Browning / 9 mm corto / 6,35 mm Browning, costituiva il calibro d’ordinanza. Questa scelta comportava la costruzione di un’arma assai più massiccia di quella cui si ispirava in quanto il 9 mm Glisenti prevedeva l’impiego di una chiusura labile che fosse comunque in grado di gestire le pressioni non indifferenti che era in grado di sviluppare. L’arma che esce da questo make up risultò abbastanza massiccia e generò spesso equivoci tra i soldati meno esperti, che la impiegarono per sparare munizionamento in 9 mm corto; nonostante Pietro Beretta assicurasse che l’arma fosse in grado di digerire tutti i calibri 9 mm, la presenza di numerosi esemplari con il cane rotto fanno pensare che la sua affermazione non fosse del tutto fondata. L’impiego del calibro maggiore, inoltre, implicò l’adozione di un sistema di smorzamento del rinculo nella forma di un disco di fibra naturale posto nella parte posteriore del fusto. A livello di finiture, le armi reperibili al museo Beretta e sul mercato testimoniano come il modello 1923 fosse proposto sia con guancette in legno che di metallo e che la suoletta del caricatore potesse avere un’appendice poggia-mignolo per facilitare l’impugnatura. Ultima particolarità di quest’arma è la possibilità di utilizzarla in combinazione con un calciolo-fondina che va ad innestarsi nella parte inferiore del fusto. Il calciolo è costituito da una fondina in cuoio rinforzata da un’asta di metallo che va a costituire lo scheletro della stessa. La denominazione ufficiale Beretta prevede per questo componente il nome di modello 1924 e fa intuire che fu realizzato in un secondo momento. Il modello 1923/1924 non ebbe fortuna; i registri testimoniano di piccole commissioni ottenute dalla Bulgaria (4.000 esemplari nel 1926), dall’Argentina (600 pistole), dalla Turchia (25 esemplari nel 1931) e, soltanto molti anni dopo la cessazione della produzione, dal Regio Esercito (1933 e 1936), che poco prima di convertirsi al modello 1934 acquistò 3.007 esemplari, aiutando di fatto Beretta a smaltire le giacenze di magazzino. 26

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Esemplare del mod. 1923 con guancette in radica. Il becco del caricatore serve per estendere la superficie d’appoggio della mano che impugna l’arma

Modello 1923 in calibro 9 mm Glisenti. Si notano in basso le fresature per l’applicazione del calciolo-fondina (mod. 1924)

MODELLO: 1923 Periodo di produzione: 1923-1925 Esemplari prodotti: 10.400 Calibro: 9 mm Glisenti Funzionamento: semiautomatico a chiusura labile Azione: singola Percussione: cane esterno, percussore inerziale Lunghezza: 163 mm Altezza: 132 mm Spessore: 29 mm Peso: 880 gr Canna: 98 mm a 6 principi Organi di mira: tacca e mirino a lama integrali al carrello Linea di mira: 125 mm Sicure: manuale ordinaria sul grilletto Alimentazione: caricatore da 8 colpi Finiture: brunitura Impugnatura: in legno o metallo stampato


Modello 1923 con calciolo-fondina applicato. Quest’arma era in dotazione alla Milizia Forestale

Uno dei 600 esemplari di Mod. 1923 acquistati dalla Provincia di Buenos Aires

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Modello 1931 / 1932 / 1934 Questi tre modelli rappresentano la fase di transizione che porterà al lancio del modello 1934 in calibro 9 corto, una pistola moderna, l’arma d’ordinanza di Esercito e corpi di polizia per numerosi decenni. Con il primo, modello 1931, Beretta cercherà di sintetizzare in un unico strumento i pregi dei suoi modelli 1922 e 1923: verrà scelto il calibro 7,65 mm Browning tipico del mod. 22 (che porta benefici in termini dimensionali e di semplificazione produttiva) mentre, dal 1923, verrà mutuato il cane esterno. Cambia anche la leva della sicura che, ora dotata di un arco di rotazione di 180°, renderà virtualmente impossibile un suo azionamento involontario. Successive modifiche attuate a guancette, dimensione dell’impugnatura, grilletto, percussore, posizione dell’anello porta-correggiolo portarono alla definizione dei modelli 1932 e 1934, che dal primo differiscono per modifiche non sostanziali. Non a caso le scritte sui fianchi del carrello resteranno le medesime del mod. 1931 e si penserà a modificare il nome dei successivi ribadendo, rispettivamente, un 2 e un 4 sull’ultimo numero del modello. I modelli 1931 e 1932 non trovano distinzione nei registri Beretta; il modello 1934 rappresenterà il termine del processo evolutivo che, grazie all’adozione del calibro 9 corto, darà vita alla più conosciuta pistola 1934.

MODELLO: 1931 E 1932 / 1934 Periodo di produzione: 1931-1934 / 1934-1935 Esemplari prodotti: 8.000 circa / 2.000 circaa Calibro: 7,65 mm Browning Funzionamento: semiautomatico a chiusura labile Azione: singola Percussione: cane esterno, percussore inerziale Lunghezza: 150 mm Altezza: 110 mm Spessore: 29 mm Peso: 610 gr Canna: 85 mm a 6 principi Organi di mira: tacca innestata a coda di rondine, mirino a lama integrale al carrello Linea di mira: 105 mm Sicure: manuale ordinaria sul grilletto Alimentazione: caricatore da 8 colpi Finiture: brunitura Impugnatura: in legno

Modello 1931

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Modello 1932 con il logo della Regia Marina inserito nel calcio. Ăˆ da notare il numero del modello ribattuto a mano

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Modello 1934 Il modello 1934 rappresenta il punto di svolta di Beretta, che grazie ad esso riesce a trasformarsi in una realtà industriale di primo ordine e ottiene prestigio internazionale. Anche se la genesi di quest’arma non è chiara, è certo che andava nella direzione di un’unificazione degli armamenti da fianco delle truppe e della standardizzazione dei calibri, che negli anni ‘30 erano un vero problema per la logistica e gli approvvigionamenti. Il calibro prescelto, che condizionerà le scelte dell’ordinanza italiana fino agli anni ‘90, è il 9 x 17 mm corto, ideato dal solito John Moses Browning nel 1908 e – da quell’anno – in produzione grazie a Colt. Nella scelta di questa cartuccia non è secondario il fatto che negli anni di sviluppo di questo modello già la tedesca Walther avesse pensato questo caricamento per le sue PP (Polizei Pistole), che è del 1929, e PPK (Polizei Pistole Kriminal), del 1931. Le prestazioni del calibro consentivano e ancora consentono l’impiego di sistemi a chiusura labile con innegabili vantaggi in termini di riduzione degli ingombri, semplicità produttiva, contenimento dei costi industriali. Al tempo stesso, il 9 corto offre un’energia sufficiente agli usi alle più brevi distanze, tipici dell’impiego militare della pistola (mediamente 200 Joule con palla FMJ da 85 / 90 / 95 grani). Non a caso il 9 mm corto, nella denominazione americana in centesimi di pollice .380 ACP, è tornato prepotentemente alla ribalta in anni

Esemplare di mod. m 34 standard realizzato nel 1942, XX dell’Era Fascista. Fasscista. Le finiture dell’arma ell’aarma sono eccellenti nonostante i tempi di guerra

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recenti ad equipaggiare armi piccole, leggere e facilmente occultabili per le necessità di difesa personale. In un vuoto documentale che testimoni con esattezza le vicende della prima adozione di quest’arma, vuoto dovuto alle vicende legate alla seconda guerra mondiale, è certo che Beretta rispose al desiderio di unificazione avanzato da Polizia di Stato e Regio Esercito proponendo il suo modello 1932 – già in produzione in 7,65 mm Browning – in calibro 9 mm corto e che alcuni esemplari di quest’arma furono esaminati sia dalla Direzione di PS che dalla Fabbrica d’Armi del Regio Esercito (FARE) che, svolti alcuni test, richiederanno alcune modifiche, la più significativa delle quali risulta essere la sostituzione del percussore con uno più resistente. A seguito di questi test verranno sostituite anche le guancette, ora in bachelite. Questi perfezionamenti daranno vita a quello che è universalmente conosciuto come modello 1934. Ma la storia che precede l’adozione dell’arma non finisce qui e, in quell’anno, si apre una disputa tra il FARE e la Beretta sulla convenienza di adottare un sistema di sicura con leva abbatti-cane del tipo presente sulla Walther PP, che all’epoca si rivelava una temibile concorrente per quest’arma. Beretta propose di migliorare la sicurezza del suo nuovo modello con la mezza-monta (che rimarrà sull’arma definitiva) ma sarà ugualmente costretta ad approntare alcune centinaia di esemplari in base alla richiesta avanzata dagli organi militari,


Raro esemplare di modello 1932 in 9 mm corto con impugnatura diritta. L’arma sarà modificata e diventerà in breve il più conosciuto modello 1934

che poi abbandoneranno la pretesa in vista della prima commissione. Le ultime osservazioni avanzate dai reparti portarono a stondare certi spigoli un po’ troppo vivi su grilletto e ponticello e così, nell’estate del 1936, il modello 1934 assume la sua veste definitiva e si prepara a diventare la nuova ordinanza del Regio Esercito grazie a una commessa di 150.000 pezzi che richiese 27 mesi di lavoro per essere soddisfatta. E’ importante notare che il committente impose la perfetta intercambiabilità tra le parti così da facilitare la manutenzione. A questo primo contratto ne seguirono altri da 80.000 (1938) e 168.500 (1940) pezzi, mentre circa 100.000 furono le pistole prodotte dal paese in guerra, in parte sotto la supervisione germanica, senza che vi fossero significativi cali della qualità delle lavorazioni meccaniche; diverso è il discorso per quanto riguarda le finiture superficiali e, soprattutto, le iscrizioni, che seguirono il caos delle vicende politiche e militari dell’Italia post 8 settembre e spesso si presentano incomplete o incoerenti, con una successione apparentemente senza senso di abbinamenti tra matricole e anni dell’Era Fascista. La straordinaria storia del modello 1934 proseguirà nel dopoguerra con un contratto per l’Esercito da 83.000 pezzi per finire con una fornitura di 6.000 pezzi richiesta dalla Guardia di Finanza nel 1980. Undici anni dopo la chiusura ufficiale della linea produttiva, nel 1991 furono assemblati 5.000 esemplari ottenuti da ricambi e semi-lavorati presenti in fabbrica che presero la via del mercato civile.

MODELLO: 1932 / 1934 Periodo di produzione: 1934-1991 Esemplari prodotti: 1.100.000 circa Calibro: 9 x 17 mm corto Funzionamento: semiautomatico a chiusura labile Azione: singola Percussione: cane esterno, percussore inerziale Lunghezza: 150 mm Altezza: 115 mm Spessore: 30 mm Peso: 660 gr Canna: 87 mm a 6 principi Organi di mira: tacca innestata a coda di rondine, mirino a lama integrale al carrello Linea di mira: 106 mm Sicure: manuale ordinaria sul grilletto, prima monta del cane Alimentazione: caricatore da 7 colpi Finiture: brunitura Impugnatura: in legno e in bachelite

A proposito del mercato civile, la storia del modello 1934 si rivela piuttosto interessante. Classificata arma da guerra nel 1936, in Italia non ebbe una grande diffusione se non in allestimenti “depotenziati” in calibro 7,65 mm con canna generalmente ritubata; nel tentativo di accedere al mercato non militare, nel 1937 se ne allestì una versione alleggerita mediante 7 intagli ricavati sulla canna che, nelle intenzioni del produttore, dovevano farle perdere la qualifica di arma da guerra. Così non fu e l’arma in calibro 9 non potè sfondare sul mercato nazionale; su quello estero ebbe comunque un certo successo tanto che la produzione civile cessò solo nel 1973. Negli Stati Uniti, il modello 34 ottenne un buon successo e l’importatore Berben ne distribuì tramite Galef & Son varie migliaia con la denominazione commerciale Cougar. Nel resto del mondo dove l’arma fu esportata, a partire dal 1957 prese la denominazione di 934. L’arma che verrà omologata nel 1936 non subirà praticamente alcuna modifica durante la sua lunga vita operativa ad eccezione dell’adozione di guancette mono-pezzo in plastica (sul mercato civile estero) e dell’approntamento di una versione T per la Guardia di Finanza , che per il modello 1934 aveva richiesto una canna più lunga di 10 mm, un caricatore senza il ricciolo alla base e uno scatto tarato a 1.500 grammi, molto più sensibile di quello originale (Mod. 34 cal. 9 modificato era la denominazione ufficiale).

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Prototipo di modello 1934 con sicura all’otturatore. Il dispositivo, richiesto espressamente dall’esercito, complicava inutilmente l’architettura dell’arma e fu fortunatamente eliminato

Pistola mod. 34 appartenente al lotto del contratto rumeno. Lo si evince dall’indicazione del calibro in lingua rumena (9 Scurt) e dall’assenza dell’indicazione della data in formato EF

Prototipo di mod. 34 con sicura all’otturatore destinato alla Fabbrica Armi di Terni per le prove

Modello 34 alleggerito da commercio di primo tipo. Mediante l’asportazione di materiale dalla canna, il peso dell’arma veniva limitato in 600 grammi (1936)

L’adozione militare I It In Italia, li la quota maggiore di M34 è stata assorbita dal Regio Esercito, poi Esercito Italiano, dal Corpo degli Agenti di PS (Polizia), dai Carabinieri e da Agenti di Custodia e Corpo Forestale, che la sostituiranno solo con l’avvento del modello 92. Una significativa fornitura fu richiesta dalla Romania, che nel 1937 pensava alla sostituzione delle sue armi corte d’ordinanza, piuttosto antiquate. La storia di questa commessa fu piuttosto tribolata e, nonostante i giudizi positivi che l’arma ottenne in tutti i test cui fu sottoposta, arrivò a conclusione solo il 9 dicembre del 1940, quando furono ordinati 61.000 esemplari insieme a 4 milioni di munizioni. I tempi di guerra però cominciavano a creare qualche difficoltà nell’approvvigionamento delle materie prime e questa commessa si fermò con ogni probabilità a 40.000 pezzi. Contratti per il modello 1934 furono stipulati anche con la Finlandia, che ne ricevette 60 nel 1940 insieme a 2.500 pezzi tra modello 1917 e 1922 in 7,65 mm. Circa 4.500 M34 furono inoltre consegnate alla Finlandia tra il 1941 e il 1943. Nel campo delle certezze c’è inoltre l’uso della 34 da parte della Wehrmacht, che negli anni della Repubblica Sociale Italiana presero il controllo anche dello stabilimento Beretta. L’arma che li equipaggiò prese il nome, secondo lo standard utilizzato per identificare le forniture straniere, di P671 (i), dove la lettera “i” identifica la sua nazionalità italiana (italienisch). A differenza di altre armi requisite in aree sotto diretto controllo militare, sulle 34 tedesche non sono apposti altri simboli, forse in segno di rispetto nei confronti dell’alleato.

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Le m matricole La serializzazione del modello 34 prende spunto da quella pensata per il modello 32, che iniziava con il numero 500.000. Quando, nel 1942, venne raggiunto il numero 999.996 e si dovette pensare ad un artificio per superare il limite imposto dalle 6 cifre, si optò per una sequenza formata da una lettera dell’alfabeto (la F) seguita da un numero a 5 cifre. Terminata la serie (anche questa prima del suo limite naturale, risulta come ultima arma prodotta quella con matricola F99.997), si passò al prefisso “G” che rimase in auge fino all’autunno del 1943, quando la mutata condizione dell’Italia impose un sistema di numerazione più coerente con quello tedesco: comparve quindi una nuova sequenza, sempre a 6 caratteri, costituita da 4 cifre seguite da due lettere dell’alfabeto (AA). Terminato il contratto militare che esaurì la matricola AA, nello stesso anno fece la sua comparsa il blocco BB, con il quale termina la produzione di guerra. Nel dopoguerra ricompare il sistema costituito da una lettera e 5 cifre, di cui si conoscono le serie C (1946-1949), D (1949-1954), E (fino al 1967) e nuovamente F (1967-1970) e G (1970-1975), prodotta in contemporanea alla H (1972-1974). Seguiranno una numerazione particolare la variante T per la Finanza (dalla matricola T1 a T10217) e la pistola frutto dell’assemblaggio del 1991, che segue la serializzazione globale per calibro dei prodotti Beretta e non presenta tratti di esclusività (si parte da A28530Y).

Stemmi e punzoni Stem La storia delle stampigliature presenti su fusto e carrello dell’arma richiedono uno studio a parte, non privo di insidie e dubbi che possono essere risolti unicamente per via deduttiva. Specie nel periodo fascista, quando sul carrello era indicato anche l’anno dell’Era Fascista in numeri romani, è facile riscontrare incongruenze tra numeri di matricola e, appunto, collocazione temporale della produzione. A questo proposito, gli autori che hanno studiato approfonditamente il problema hanno evidenziato come fosse abitudine di Beretta l’indicazione non della data di produzione dell’arma quanto quella dello scarico. L’abitudine a costituire una giacenza che potesse funzionare come polmone per far fronte a richieste impreviste, potrebbe quindi spiegare un certo mescolamento tra datazione ufficiale, matricole e anno di prova al Banco. Le armi prodotte al tempo della RSI, nel cui territorio ricadeva Gardone, presentano le iscrizioni standard senza più l’indicazione della EF e il simbolo coronato di Casa Savoia, che sarà riesumato per la produzione degli anni 1945 e 1946. Curiosamente, nonostante la sezione di Brescia del Banco fosse stata chiusa nel 1930, nel periodo di Salò fu utilizzato anche il punzone del Banco di Brescia, probabilmente per far fronte all’usura di quello gardonese. Sempre per far fronte all’esigenza di guerra, le armi prodotte nel 1945 presentano la data con il numero 5 ribattuto a mano sul 4 finale del 1944. Tra le armi della produzione bellica non è infrequente trovarne alcune prive di qualsiasi scritta ad eccezione (ma non sempre) di una sommaria indicazione del calibro.

Modello 34 con attrezzo taglia reticolati

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Modello 1935 Nel periodo della messa a punto del modello 1934, Beretta continua a sviluppare il progetto in calibro 7,65 mm Browning avviato con il modello 1931. Frutto di questo travaglio è il modello 1935, che acquisisce tutte le caratteristiche delle precedenti armi pari calibro e alcuni dettagli, come la mezza monta del cane, del modello 1934. A partire dal 1936 di quest’arma compaiono varianti con il fusto in lega leggera. Non essendo considerata l’arma di punta della produzione, per il suo assemblaggio si fece ricorso a parti prodotte da fornitori (le canne) e, a partire dal 1944, una parte della produzione fu direttamente delegata a un soggetto esterno, la Società Armaguerra. Come il modello 1934, ma in questo caso il fenomeno è molto più evidente, subì uno scadimento qualitativo in termini di finitura (negli ultimi mesi di guerra le armi non veniva sottoposta a rettifica finale, sono pertanto ben visibili i segni dell’utensile) e di iscrizioni, che nel 1945 scompaiono tutte ad eccezione del numero di matricola. In ambito militare, il modello 1935 fu fornito in Italia ad Esercito, Marina, Aeronautica e Milizia Forestale, all’estero a vari clienti di Polonia, Germania, Persia, Finlandia e Giappone; il mercato civile vide consistenti esportazioni specie verso gli Stati Uniti, dove l’arma assunse la denominazione di Puma. Nel 1947 cambiò la sua denominazione anche in Italia, divenendo mod. 935 (ad eccezione del catalogo 1958, dove compare nuovamente come modello 1935). Nel 1952 fece la sua comparsa il modello 1935 bis in allestimento con canna di ricambio da 100 mm, anche in versione incisa e cromata. Per concludere, la versione DD comparsa nel 1956 presentava incisioni di lusso, guancette selezionate, finitura cromata. Le modifiche apportate nel corso della storia del modello riguardano sia aspetti estetici (nuovi intagli di presa del carrello e guancette in plastica, 1953) che funzionali, con un nuovo disegno per il carrello che impose la modifica di asta guida-molla e molla di recupero. La produzione terminò nel 1967 ma nel 1982 Beretta acquisì un piccolo lotto già appartenute alla Polizia che ricondizionò e mise sul mercato con il nome di 935R.

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Modello 1935 senza punzoni prodotta nel 1944. Manca l’indicazione della data secondo lo standard EF in quanto questo formato cadde in disuso ai tempi della RSI

Versione con fusto in lega leggera anodizzato del modello 1935. Questo esmplare è privo di anello porta-correggiolo

MODELLO: 1935 Periodo di produzione: 1935-1967 Esemplari prodotti: 525.000 circa Calibro: 7,65 mm Browning Funzionamento: semiautomatico a chiusura labile Azione: singola Percussione: cane esterno, percussore inerziale Lunghezza: 148 mm Altezza: 115 mm Spessore: 30 mm Peso: 650 gr Canna: 85 mm a 6 principi Organi di mira: tacca innestata a coda di rondine, mirino a lama integrale al carrello Linea di mira: 105 mm Sicure: manuale ordinaria sul grilletto, prima monta Alimentazione: caricatore da 8 colpi Finiture: brunitura Impugnatura: in bachelite poi in plastica


Allestimento nichelato ed inciso del mod. 1935

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Modello 1938 Le lunghe trattative che avevano portato il governo rumeno all’acquisto di 61.000 modello 1934 (anche se probabilmente la commessa si esaurì dopo la fornitura dei primi 40.000 pezzi) avevano subito una serie di intoppi, uno dei quali era legato alla pretesa del committente di acquistare un’arma in calibro 9 mm parabellum da affiancare – così da unificare il munizionamento – al MAB 38A. Inizialmente restio a lanciarsi in questa avventura, Pietro Beretta aveva poi autorizzato Tullio Marengoni ad elaborare il prototipo di un’arma di questo calibro. A dicembre 1938, una pistola con fondina poggia-spalla – una versione ingrandita del modello 1934 – era pronta e poteva essere inviata a Bucarest, dove i commenti furono molto positivi. Varie vicissitudini commerciali e l’incombere del secondo conflitto mondiale rallentarono però le decisioni così, quando nel 1940 i rumeni erano finalmente disposti ad affidare la commessa, Beretta era totalmente dedicata alla produzione bellica e non poté dare seguito al progetto. L’arma, come si è detto una versione in scala maggiore del modello 1934, manteneva la chiusura a massa e si affidava per il contrasto del rinculo alla massa del carrello, all’azione di una molla di recupero irrobustita e alla resistenza opposta dal cane esterno. Modeste modifiche riguardavano il disconnettore, ora disgiunto dalla leva di scatto, la forma delle guancette e altri particolari di secondaria importanza. Il modello 1938, poi ribattezzato modello 1940 nelle corrispondenze con il governo rumeno, rimase allo stadio di prototipo e fu con ogni probabilità realizzato in soli 4 esemplari, l’unico conosciuto dei quali è custodito al museo Beretta.

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MODELLO: 1938 Periodo di produzione: 1938 Esemplari prodotti: 4 Calibro: 9 mm parabellum Funzionamento: semiautomatico a chiusura labile Azione: singola Percussione: cane esterno, percussore inerziale Lunghezza: 178 mm Peso: 985 gr Canna: 104 mm a 6 principi Organi di mira: tacca innestata a coda di rondine, mirino a lama integrale al carrello Sicure: manuale ordinaria sul grilletto, prima monta del cane Alimentazione: caricatore da 7 colpi Finiture: brunitura Impugnatura: in legno

Pistola Beretta modello 1938 calibro “9 lungo”, ovvero 9 mm Parabellum, pensato per soddisfare la commessa rumena


Modello 948 Passata la guerra, Beretta mise mano alla sua prima pistola nel popolare calibro .22 Long Rifle e, nel farlo, decise di ispirarsi al modello 1934, che in quegli anni era l’archetipo di riferimento di ciascuna sua realizzazione. Dotata di fusto in lega leggera anodizzato, conserva del modello 1934 tutte le caratteristiche qualificanti. Fu prodotta nell’arco di un decennio con guancette in plastica zigrinata con il nuovo marchio aziendale e, nella variante Bis, veniva venduta in un allestimento che includeva la canna standard e un’ulteriore canna da 150 mm con mirino fresato sulla canna stessa per azzerare il punto d’impatto. Per facilitare lo smontaggio della canna e della sua appendice, il carrello presenta una fresatura utile al passaggio del mirino.

Manuale per le pistole modello 1934, 1935 e 1948

L’arma fu commercializzata anche negli Stati Uniti con i nomi di Plinker e Feather-weight. Era offerta, a partire dal 1956, anche in allestimento AA lusso in allestimento argentato e inciso.

MODELLO: 948 Periodo di produzione: 1948-1958 Esemplari prodotti: 76.000 circa Calibro: .22 Long Rifle Funzionamento: semiautomatico a chiusura labile Azione: singola Percussione: cane esterno, percussore inerziale Lunghezza: 148 / 215 mm Peso: 480 gr Canna: 88 / 150 mm a 6 principi Organi di mira: tacca innestata a coda di rondine, mirino a lama integrale al carrello Sicure: manuale ordinaria sul grilletto, prima monta del cane Alimentazione: caricatore da 8 colpi Finiture: brunitura Impugnatura: in plastica

Beretta modello 948 calibro .22 Long Rifle

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Modello 949 L’Italia post bellica poteva finalmente tornare ad occupazioni più amene e la stessa Beretta si trovò nella necessità di diversificare la produzione per far fronte al calo derivante dalla cessazione delle forniture militari. Fu in questa ottica che a Gardone si pensò di preparare un’arma per le specialità accademiche di tiro, specificamente quelle di pistola automatica alle sagome e di pistola standard. In fase progettuale si identificò, ancora una volta, nel brevetto 1915-1919 la base da cui partire per sviluppare il nuovo modello, che doveva rispondere agli specifici regolamenti della ISSF (Federazione Internazionale di Tiro), che nell’immediato dopoguerra si era riorganizzata e aveva potuto organizzare i Campionati del Mondo già nel 1947. Di lì a poco sarebbero stati organizzati i primi Campionati Europei (in Romania, nel 1955). A differenza delle armi odierne da tiro a segno, che sono degli attrezzi sportivi con pochi punti di contatto con la produzione di massa, il modello 949 ricorda molto l’estetica del progetto di riferimento, da cui si discosta comunque per numerosi dettagli. La canna misura 230 mm e monta un mirino regolabile in alzo sul compensatore a due luci posto alla volata; la tacca, molto semplice nella sua fattura, consente la regolazione pressoché micrometrica del punto d’impatto laterale del proiettile.

MODELLO: 949 Periodo di produzione: 1949-1964 Calibro: .22 Short / .22 Long Rifle Funzionamento: semiautomatico a chiusura ra labile Azione: singola Percussione: cane esterno, percussore inerziale Lunghezza: 320 mm Peso: 1.300 gr Canna: 220 mm a 6 principi Organi di mira: tacca innestata a coda di rondine registrabile in deriva, mirino a lama regolabile in alzo Sicure: manuale ordinaria sul sistema di scatto Alimentazione: caricatore da 6 colpi Finiture: brunitura Impugnatura: anatomica in legno

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Il grilletto, che comanda un’azione singola migliorata, presenta un’appendice a lama concava assai meno massiccia di quella dell’arma di riferimento; la canna monta un contrappeso regolabile a scorrimento, l’impugnatura è costituita da due guancette di generose dimensioni di forma vagamente anatomica. Vista la modesta potenza dei calibri adottati (gli olimpici .22 Short e .22 Long Rifle), il carrello non deve contrastare forti pressioni e non presenta, nella sua parte anteriore, quel ponticello che nel disegno standard del brevetto 1915-1919 va a chiuderlo e fornisce supporto al mirino. Diverse le sue denominazioni nel corso del tempo; lanciata nel 1947 come Olimpionica – Modello 949 (con il suffisso, rispettivamente, C e LR per distinguere i due calibri corto e Long Rifle), nel 1953 viene indicata a catalogo come Nuovo Modello 949 in seguito ad alcune modifiche di cui è stata oggetto; nel 1960, in occasione delle Olimpiadi di Roma, acquisce la denominazione di modello “949 Olimpionica” che le viene affibbiata e in seguito alle modifiche apportate per recepire i cambiamenti del regolamento internazionale del 1958 (la canna viene ridotta a 200 mm di lunghezza, il peso contenuto a 910 grammi, la capacità del caricatore limitata a 5 colpi, l’azione di scatto tarata a 680 grammi). Nel 1962 diventerà la Pistola Olimpionica da Tiro 22.

Viste laterali del modello 949 per il tiro a segno. Era disponibile nei calibri .22 Short e .22 Long Rifle


Piccoli calibri Le piccole del dopoguerra L’attenzione che Beretta ha dimostrato per i calibri più contenuti già alla fine degli anni Venti trova nuove applicazioni nel secondo dopoguerra. Il modello 950 che avvia la serie di pistole sarà successivamente modificato e aggiornato e, nella sua ultima interpretazione, è ancora disponibile nel catalogo dell’azienda gardonese

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Modello 950 l mercato delle pistole da tasca torna ad essere commercialmente interessante già negli anni Cinquanta e Beretta decide di affiancare alle sue piccole legate al Brevetto 1919 un’arma d’impostazione e estetica più moderne. Nasce così il modello 950, lanciato già nel 1950 e successivamente oggetto di modifiche (che porteranno alla nascita di nuovi modelli) e di un’intensa esportazione, specie verso gli Stati Uniti. L’arma si caratterizza per la canna basculante, incernierata anteriormente, che consente il cameramento e l’eventuale scaricamento della camera di cartuccia in condizioni di assoluta sicurezza (non è necessario armare il cane, come in un revolver). Molto semplici e rapide sono anche le operazioni di pulizia che non richiedono neppure lo smontaggio da campo. Questo sistema, unito al cane esterno dotato di mezza monta, consente il porto dell’arma con colpo in canna nella massima sicurezza e, in caso di anomalie di funzionamento, la ripetizione della percussione mediante semplice ri-armo del cane stesso.

Vista del mod. 20 di fine anni ‘60 dalla quale si possono apprezzare le dimensioni ridotte dell’arma

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Da notare che l’arma non è fornita di estrattore, l’espulsione del bossolo è demandata alla sola pressione dei gas; questo particolare richiede l’intervento manuale dell’utente qualora questo decida di estrarre la cartuccia precedentemente camerata. Il sistema di funzionamento è quello classico a chiusura labile congruo con il calibro impiegato, il 6,35 mm, successivamente (dal 1956) affiancato dal .22 Short. Canna e carrello sono realizzati in acciaio mentre il fusto è in lega leggera. Varie le versioni che si sono succedute nel tempo. L’arma originale fu infatti proposta, ma solo nel 1958, in versione AA, incisa, argentata e con guancette in tartaruga. Nel 1962 compare nel catalogo Beretta il modello 950 B, che del precedente rappresenta un’evoluzione per quanto riguarda la velocità di percussione e il sistema di aggancio della canna al fusto e al castello. Questo modello viene proposto in un gran numero di varianti: AL (argentata), AI (argentata, incisa, con guancette in madre-perla), DI (dorata, presentata nel 1964), CL (cromata), CC (calibro .22 Short) e CC Special (.22 Short con canna da 95 mm). Con questo modello Beretta inizia la

MODELLO: 950 Periodo di produzione: 1950-2003 Calibro: 6,35 mm Browning / .22 Short ra Funzionamento: semiautomatico a chiusura labile Azione: singola Percussione: cane esterno, percussore inerziale Lunghezza: 115 mm Altezza: 87 mm Spessore: 23 mm Peso: 320 gr Canna: 60,5 mm a 6 principi Organi di mira: tacca e mirino fissi Sicure: assenti Alimentazione: caricatore da 8 colpi Finiture: brunitura Impugnatura: in plastica

produzione negli stabilimenti brasiliani. Forte è stata l’esportazione verso gli USA dove, secondo l’abitudine ormai invalsa di cambiare nomi alle armi d’importazione, era stata ribattezzata Jetfire (calibro 6,35 mm) e Minx (.22 Short). L’introduzione del Gun Control Act del 1968 che – tra l’altro – vietava l’importazione di armi da tasca, impose da un lato l’introduzione di un sistema di sicura manuale in grado di bloccare il sistema di scatto (modifica che darà vita al modello 950 BS), da un altro la necessità di produrre “la piccola” direttamente negli USA, cosa che avvenne negli stabilimenti della Firearms Industries di Accokeek, Maryland, successivamente Beretta USA. Quest’arma sarà disponibile nelle versioni Nickel, nichelata, e EL, brunita e incisa con inserti in oro. L’ultima variante di questo modello vedrà la luce nel 1994, per restare a catalogo una decina d’anni, con il nome di 950 Jetfire. Costituisce il punto di sintesi della storia evolutiva della piccola pistola. Nel solo calibro 6,35 mm, sarà venduta in allestimento base, Nickel ed EL.

Modello 950 primo tipo

Modello 950 nichelata e incisa con guancette in tartaruga

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Modello 20 Il modello 20 nasce alla fine degli anni ‘60 come modello di transizione tra i modelli 950 e il successivo modello 21, in produzione dall’inizio degli anni ‘80. Il suo concepimento si riallaccia alla produzione storica di Beretta, che già ad inizio Novecento aveva esplorato il campo delle semiautomatiche ultra compatte, a lungo chiamate pocket pistol, e alla necessità di disporre di un’arma adatta al porto occulto estremo o di back up da utilizzare a distanze ridotte. A differenza della 950, la catena di scatto è ad azione mista singola e doppia. La sicurezza è demandata a una sicura manuale in grado di bloccare l’azione di scatto, eventualmente anche a cane armato, e il carrello-otturatore. Il modello 20 è la seconda pistola Beretta ad adottare un sistema di scatto in doppia azione (prima fu la modello 90). La sua produzione iniziò in Italia nel 1968 e fu portata avanti anche negli USA fino alla fine degli anni Ottanta.

Viste laterali del modello 20

Dettaglio della canna basculante del modello 20 calibro 6,35 mm

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Modello 21A Presentata nel 1985, la pistola modello 21A rappresenta l’evoluzione del modello 20, da cui si discosta per la presenza di un estrattore e altri dettagli secondari, che in breve va a sostituire. Prodotta nello stabilimento USA del Maryland, viene commercializzata inizialmente nel solo calibro .22 LR; dal 1988 sarà disponibile anche in 6,35 mm. E’ ancora a catalogo nel calibro .22 con il nome Bobcat (acquisito nel 1994) in due versioni: brunita e Inox. Negli anni è stata proposta anche in allestimento Nickel e EL (incisa).

Beretta 21 A Bobcat calibro .22 LR

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MODELLO: 21A BOBCAT Periodo di produzione: dal 1985 ad oggi fle Calibro: 6,35 mm Browning / .22 Long Rifle ra Funzionamento: semiautomatico a chiusura labile Azione: doppia Percussione: cane esterno, percussore inerziale Lunghezza: 125 mm Altezza: 94 mm Spessore: 28 mm Peso: 335 / 325 gr Canna: 61 mm a 6 principi Organi di mira: tacca e mirino fissi Sicure: manuale a leva Alimentazione: caricatore da 8 / 7 colpi Finiture: brunitura, sabbiata Impugnatura: in plastica


Modello 3032 Con il modello 3032 Beretta ha completato la sua gamma di mini pistole approntandone una versione nel più corposo calibro 7,65 mm e, al tempo stesso, mandando in pensione il più piccolo calibro 6,35 mm. Anche quest’arma è realizzata con fusto in lega leggera ma prevede, al momento, un unico allestimento Inox. Rispetto al modello 21A Bobcat è più massiccia, così da contrastare in maniera più efficace il rinculo vivace del calibro adottato, ed è sprovvista di estrattore, con ciò confidando nelle sole pressioni dei gas per il completamento delle operazioni di estrazione del bossolo. Nel corso della sua storia sono state presentate le versioni Titanium con fusto in titanio (anno 2001, 1.500 esemplari), Tritium (2002) con mire al trizio, Laser grip (2007, con sistema laser di puntamento prodotto da Crimson Trace integrato nell’impugnatura), Two Tone (2007) e HP (2007, High Polish) in edizione limitata.

MODELLO: 3032 TOMCAT Periodo di produzione: dal 1996 ad oggi Calibro: 7,65 mm Browning ra Funzionamento: semiautomatico a chiusura labile Azione: doppia Percussione: cane esterno, percussore inerziale Lunghezza: 125 mm Altezza: 95 mm Spessore: 28 mm Peso: 410 gr Canna: 61 mm a 6 principi Organi di mira: tacca innestata a coda di rondine, mirino fisso Sicure: manuale a leva Alimentazione: caricatore da 7 colpi Finiture: brunitura Impugnatura: in plastica

Beretta 3032 Tomcat calibro .32

Beretta 3032 Tomcat con guancette Crimson Trace dotate di puntatore laser

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Modello 951

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La progenitrice

Modello 951

rodotta a partire dai primi anni ’50, nella produzione Beretta il modello 51 rappresenta l’anello di congiunzione tra il modello 34, tecnologicamente superato dai progressi tecnologici compiuti prima e durante la seconda guerra mondiale, e il modello 92, che ancora rappresenta il punto di riferimento nel settore delle armi d’ordinanza. Si sviluppa come evoluzione naturale della gamma Beretta che, con l’affermarsi di nuovi e più potenti calibri, alla fine della seconda guerra mondiale si trova a dover ripensare tutto il suo sistema d’armi corte. La comparsa e l’adozione del potente 9 Parabellum, infatti, imponeva la transizione dal meccanismo di funzionamento labile a massa a quello stabile, in grado di contrastare le maggiori pressioni sviluppate dal nuovo calibro. Il modello 1951 nasceva quindi per sostituire al fianco degli uomini di esercito e forze di polizia il modello 34, camerato nel fiacco 9 x 17 mm, ma fu adottato in Italia solo dalla Polizia; Carabinieri ed Esercito conserveranno la vecchia 34 e passeranno direttamente al modello 92, negli anni ’80. L’arma sarà invece adottata dalle forze armate dell’Egitto (che ne produrrà su licenza le varianti standard Helwan e Berhama da tiro a marchio Maadi Company), Iraq (che produrrà autonomamente su licenza a marchio Tariq), Israele, Nigeria e Tunisia. La produzione in serie iniziò nel 1955/56 ma già da qualche anno il modello 1951 era stato completato in piccoli lotti che suggerirono ai progettisti alcune modifiche: in primis, la sostituzione del telaio in lega con uno in acciaio più adeguato alle prestazioni del calibro, poi l’allungamento della slitta del fusto e lo spostamento del pulsante di sgancio del caricatore. Per il mercato civile italiano fu prodotto con il nome di modello 1952 in calibro 7,65 Parabellum stante l’impossibilità della vendita nel calibro militare, mentre nel resto del mondo la versione civile fu commercializzata come M951 Brigadier. Il mod. 1952 44

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Con il modello 951 Beretta inizia un percorso evolutivo in grado di influenzare anche le sue realizzazioni più recenti. Prima arma a chiusura geometrica dell’azienda, non troverà l’ampio apprezzamento che probabilmente il produttore si attendeva. E’ comunque suo il merito di aver introdotto soluzioni meccaniche e tecnologiche che rimarranno in linea con la produzione successiva fu successivamente commercializzato in due versioni sportive denominate Target e Special. La versione militare dell’arma fu approntata anche in versione R idonea al tiro a raffica. Il passaggio alla chiusura stabile fu affrontato affidandosi al sistema stabile a blocco cadente della Walther P38. Il blocchetto, imperniato alla canna, scivola lungo una slitta inclinata ricavata nel telaio sganciando la canna solo dopo un iniziale movimento retrogrado compiuto congiuntamente al carrello. L’arma è dotata di un dispositivo di hold open che mantiene il carrello in apertura dopo l’esplosione dell’ultimo colpo contenuto nel caricatore, di una sicura manuale a traversino in grado di bloccare l’azione di scatto e un chiavistello di smontaggio rapido che permette di scomporre l’arma nelle sue componenti base con estrema rapidità. La Beretta M51 ha trovato ampio utilizzo in tutto il mondo e ha saputo imporsi come arma a suo tempo moderna, affidabile ed efficace anche se l’adozione da parte delle forze armate italiane non fu sicuramente pari alle aspettative dell’azienda. Nel corso della sua storia fu prodotta anche in versione con fusto in lega leggera ergal (1975) che consentiva il risparmio di circa 170 grammi sulla massa totale. La sua denominazione, ancora legata all’anno di commercializzazione, per un breve periodo alla fine degli anni Sessanta fu trasformata in modello 104.

MODELLO: 951 Periodo di produzione: 1951-1980 Esemplari prodotti: 46.410 Calibro: 9 x 19 mm Parabellum Funzionamento: semiautomatico a chiusura geometrica Azione: singola Percussione: percussore inerziale, cane esterno Lunghezza: 204 mm Peso: 890 gr Canna: 115 mm a 6 principi Organi di mira: tacca innestata a coda di rondine, mirino fisso Sicure: manuale che agisce sul sistema di scatto Alimentazione: caricatore da 8 colpi Finiture: brunitura Impugnatura: in plastica

Beretta mod. 951 calibro 9 mm parabellum, arma che anticipa molte intuizioni della futura 92; venne adottata dalla Polizia di Stato

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Modello 951 R

Modello 952

Un’evoluzione militare del modello 1951 è la versione M51R, dove la lettera finale indica la possibilità di sparare a raffica. Disegnata tra gli anni ’60 e ’70, fu pensata per soddisfare le richieste di alcuni corpi speciali anti-terrorismo. L’arma in questione disponeva di una canna di circa 11 millimetri più lunga rispetto alla versione standard, un carrello più pesante e cane maggiorato per facilitare il contenimento del rinculo e rallentare il ciclo di tiro (cadenza di tiro teorica 750 colpi al minuto), un caricatore di maggior autonomia (10, 15 o 20 colpi), un’impugnatura aggiuntiva frontale ribaltabile e un selettore per il tiro automatico. L’arma ebbe diffusione molto limitata a causa dell’autonomia del caricatore, veramente esigua in relazione alla potenziale cadenza di tiro, e l’impossibilità di controllare la raffica, che neppure un operatore ben addestrato riusciva a contenere sotto i 5 colpi.

Si tratta della stessa identica arma allestita in calibro 7,65 mm Parabellum (7,65 x 22 mm) per i mercati civili cui era precluso il calibro 9 Para. Unica differenza tra i due modelli è il peso, di una ventina di grammi più contenuto quello del mod. 952. Nel 1971 fu allestita anche la versione Special da tiro con canna da 150 mm, tacca regolabile, guancette semi-anatomiche.

Beretta modello 951/57 Berhama da tiro

Modello 951R a raffica con caricatore maggiorato e calciolo anteriore

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Modello 70

Serie 70 Aria nuova La serie 70 rappresenta lo sforzo di andare oltre i brevetti del 1915 e 1919 proponendo pistole compatte in tutta la gamma di calibri piccoli e medi. Le sue numerose versioni vanno a coprire tutti i possibili impieghi tra la legittima difesa e il tiro sportivo nelle specialità olimpiche

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Modello 70

rodotta a partire dal 1960 in calibro 7,65 mm Browning, successivamente lanciata nelle versioni in .22 LR e 9 corto, la pistola modello 70 andava a sostituire nel catalogo Beretta tre pistole concepite negli anni Trenta: i modelli 1934 (9 corto), 1935 (7,65 mm), 1948 (.22 LR). Rispetto a questi presentava una linea più moderna e slanciata con un calcio sensibilmente più inclinato rispetto all’asse della canna. La meccanica resta sostanzialmente quella delle armi che va a sostituire con sensibili migliorie, tra cui l’allungamento della slitta che vincola la canna al fusto, uno scatto migliorato, una sicura d’azionamento più rapido, sgancio del caricatore ergonomico e sistema di smontaggio più rapido. A questo si aggiungono l’applicazione di metodiche produttive più moderne e una scelta dei materiali più accurata che fanno della serie 70 un significativo progresso tecnologico nella linea di armi corte del produttore. La disposizione meccanica è quella tipica di un’arma ad azione singola con chiusura labile a massa. Impreziosiscono il sistema un avviso di arma scarica comandato da una leva esterna e una sicura in grado di bloccare il cane, anche armato,

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invece della sola azione di scatto; il comando della sicura è a traversino. Alcuni anni dopo la prima commercializzazione, la sicura a traversino venne sostituita da una a leva più comoda da azionare e in grado di bloccare il carrello in chiusura una volta inserita. Esistono due versione delle pistole serie 70, una con fusto in acciaio e una seconda con fusto in lega leggera Aermetal (disponibile dal 1964, variante Ergal), in grado di alleggerire l’arma di circa 120 grammi. Numerose le versioni presentate nel tempo. Accanto a quelle nei due altri calibri alternativi, si possono menzionare le CL (cromata), CI e Bis (cromata e incisa), AL (argentata), AI (argentata e incisa), DI (dorata e incisa), S (con guancette semi-anatomiche, zoccoletto del caricatore maggiorato e, nella sola versione in .22 LR, tacca registrabile).

MODELLO: 70 Modello: 70 Periodo di produzione: 1960-1980 Calibro: 7,65 mm Browning Funzionamento: semiautomatico a chiusura labile Azione: singola Percussione: percussore inerziale, cane esterno Lunghezza: 165 mm Peso: 630 gr Canna: 90 mm a 6 principi Organi di mira: tacca innestata a coda di rondine, mirino fisso Sicure: manuale che agisce sul cane Alimentazione: caricatore da 8 colpi Finiture: brunitura Impugnatura: in plastica

La serie 70 trovò largo impiego tra i civili e le polizie locali.

Modello 70 in allestimento inciso e nichelato

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Modello 71 Non differisce dal modello 70 se non per il fatto di essere stata pensata espressamente per il calibro .22 LR. Ne deriva un peso sensibilmente inferiore rispetto all’arma capostipite (475 grammi). Negli anni in cui rimase in produzione fu commercializzata anche nelle versioni AL (argentata), AI (argentata e incisa). Ad ulteriori varianti furono assegnati nomi autonomi.

Modello 72 Variante fornita di un’ulteriore canna da 150 mm; il mirino è ricavato sulla canna stessa; Modello 71 cromato lucido con guancette di plastica bianca

Modello 73 Ulteriore variante fornita di tacca e mirino sulla canna da 150 mm, calcio allungato atto ad ospitare un caricatore da 10 colpi;

Modello 74 Come la modello 73 ma dotato di tacca di mira micrometrica e scatto registrabile fino ad un limite inferiore di 1.500 grammi;

Modello 75 Versione del modello 71 con canna da 150 mm.

Modello 74, variante con canna lunga e scatto registrabile fino ad un limite inferiore di 1.500 grammi

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Modello 76 Con l’introduzione di nuovi regolamenti per il tiro olimpico, Beretta dovette pensare alla sostituzione del suo modello 949, che non rispondeva più alle specifiche internazionali. Lo fece sviluppando una nuova pistola sull’architettura della serie 70, disponibile a partire dal 1968 solo nel calibro .22 LR. L’arma presenta le caratteristiche tipiche di uno strumento per il tiro accademico di quegli anni, con un’impugnatura semianatomica in plastica (disponibile anche in legno a richiesta a partire dal 1971), mire regolabili, linea di mira sabbiata per ridurre i riflessi, scatto accuratizzato, canna appesantita. Anche questo modello fu proposto nella versione S con fusto in lega leggera.

MODELLO: 76 Periodo di produzione: 1968-1985 Esemplari prodotti: nd Calibro: .22 LR Funzionamento: semiautomatico a chiusura labile Azione: singola Percussione: percussore inerziale, cane esterno Lunghezza: 233 mm Altezza: nd Spessore: nd Peso: 930 gr Canna: 150 mm a 6 principi Organi di mira: tacca micrometrica, mirino intercambiabile Linea di mira: nd Sicure: manuale che agisce sul sistema di scatto Alimentazione: caricatore da 10 colpi Finiture: brunitura Impugnatura: in plastica

Modello 76 in calibro .22 LR, l’erede del modello 949

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Modello 100, versione calibro 7,65 mm per l’esportazione conosciuta anche come New Puma

Una questione di nomi La serie 70, in un breve periodo a cavallo degli anni ‘70, fu oggetto di una ri-denominazione che tende a confondere le idee ma identifica armi destinate al mercato americano: Modello 100 pistola con canna da 150 mm, tacca regolabile, mirino registrabile in calibro 7,65 mm. Noto anche come modello New Puma; Modello 101 arma equivalente al modello 74. Noto anche come modello New Jaguar; (FOTO F) Modello 102 arma equivalente al modello 76 ma con differente passo di rigatura. Noto anche come modello New Sable, fu molto apprezzata per le sue qualità meccaniche ma criticata per la mancanza di quelle caratteristiche, in primis uno scatto all’altezza delle aspettative e regolabile, tipiche di un’arma per il tiro agonistico.

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Modello 80 Olimpionico La vera sportiva La necessità di competere nelle specialità accademiche con un’arma di reale impostazione sportiva suggerirà a Beretta di elaborare un modello specifico per il tiro accademico

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’evoluzione e la diffusione della specialità accademica di pistola automatica spinse Beretta a progettare un modello specifico per questo genere di gare. Da questo processo uscì la pistola modello 80, Olimpionica così come il produttore gardonese era solito battezzare le sue armi per le discipline sportive. La nuova pistola assorbiva la tendenza di quegli anni, in cui si cominciavano a vedere strumenti pensati appositamente per il tiro a segno e non, così come era stato fino ad allora per Beretta, aggiustamenti di armi pensati per tutti altri scopi. Questa, d’altronde, era la strada seguita dai più importanti produttori europei, che da tempo avevano introdotto modelli iper-specialistici; Beretta aveva pagato lo scotto di questa consapevole non-specializzazione con la versione per il mercato americano del suo modello 76 (mod. 102 New Sable in USA), che aveva ricevuto autorevoli critiche in tal senso. L’Olimpionica segue questa linea e ne è testimonianza il suo piccolo otturatore che scorre all’interno del castello, soluzione inedita per Beretta, che non si cimenterà più in questo campo. L’otturatore, cilindrico, esce nel suo moto retrogrado dalla parte posteriore della pistola per poi, una volta tornato in posizione di chiusura, essere sottoposto alla diretta azione del cane. L’espulsione del bossolo viene facilitata dalla presenza di una doppia finestra d’espulsione, aperta sia alla destra che alla sinistra della culatta. Camerata per il calibro .22 corto specifico della specialità, la pistola modello 80 presenta le caratteristiche di un’arma vincente: impugnatura inclinata di 32° con guancette semi-anatomiche in legno (che potevano essere sostituite dall’impugnatura ad elsa che iniziava ad affermarsi), scatto di soli 200 grammi con la lunghezza della corsa regolabile, cane esterno alleggerito e a corsa corta per abbreviare il tempo di percussione, canna scelta con sistema di contrappesi regolabili per il miglior bilanciamento dell’arma, compensatore al vivo di volata. La tacca registrabile sia in altezza che derivazione e il mirino sostituibile (tre quelli forniti a corredo nella confezione originale) garantivano la miglior acquisizione del bersaglio, mentre la sabbiatura della linea di mira eliminava ogni possibile riflesso che avrebbe potuto compromettere la miglior collimazione delle mire. L’avviso di caricatore vuoto (hold open) faceva sì che il carrello rimanesse aperto dopo l’esplosione dell’ultimo colpo; all’epoca della sua commercializzazione per questa pistola erano disponibili sia caricatori da 5 che da 6 colpi. Non mancava infine una sicura manuale a leva in grado di bloccare il sistema di scatto. Il modello 80 andò a sostituire il modello 949 (che nel 1964 scompare dal catalogo ufficiale) e fu seguito a ruota (1968) dal modello 76, che rimase in produzione fino alla metà degli anni Ottanta.

MODELLO 80 OLIMPIONICO Periodo di produzione: 1964-1975 Calibro: .22 Short ra Funzionamento: semiautomatico a chiusura labile Azione: singola Percussione: percussore inerziale, cane esterno Lunghezza: 290 mm Altezza: 132 mm Spessore: 49 mm Peso: 1.050 gr Canna: 170 mm a 6 principi Organi di mira: tacca micrometrica, mirino intercambiabile Sicure: manuale che agisce sul sistema di scatto Alimentazione: caricatore da 6 colpi Finiture: brunitura Impugnatura: in noce semi-anatomica

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Arma molto lontana dalla tradizione Beretta, la pistola modello 90 abbandona la caratteristica architettura a carrello aperto e introduce una catena di scatto ad azione mista singola e doppia che sarà uno dei successivi marchi di fabbrica del produttore. Nonostante l’ottima fattura e i pregi che la caratterizzano non riscuoterà il successo che avrebbe meritato

Modello 90

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L’era della doppia azione

Modello 90

a Beretta 90 rappresenta il tentativo, da parte del produttore di Gardone, di uscire dalla tradizione tecnologica in cui – probabilmente – si sentiva costretto e tentare fortuna in nuovi segmenti. I progettisti che idearono e avviarono la produzione di questo modello nello stabilimento di via Prenestina, a Roma, pensarono di proporre al pubblico degli estimatori un’alternativa alla famiglia della serie 70, che nel 1968 – anno di lancio di questa semiautomatica – costituiva il punto di riferimento per chi desiderasse dotarsi di un’arma di calibro medio. Dino Boglioli e Vittorio Valle, i padri di quest’arma, si ispirarono allora a un prodotto di successo, quello rappresentato dalle piccole tedesche Walther PP e Mauser HSc. Anche se a detta di molti la 90 era di ottima qualità, probabilmente superiore a quella delle pistole da cui prendeva ispirazione, l’esperimento non sortì il successo sperato e l’arma non riuscì a sfondare, al punto che le evoluzioni di cui all’epoca si vociferava (segnatamente la versione in calibro 9 mm corto) non videro mai la luce. Arma troppo diversa dalla tradizione Beretta, troppo simile a modelli di case concorrenti, pagò colpe non sue.

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Nell’evoluzione del marchio, nonostante rimanga un tentativo isolato (almeno fino agli anni ‘90) di tracciare nuove rotte, il modello 90 costituisce un’importante “prima”. Questa pistola, infatti, è la prima Beretta ad adottare la doppia azione, impostazione che diventerà quasi un marchio di fabbrica nella produzione successiva. Molto simile alle più moderne vest poket pistol, questa pistola è realizzata in calibro 7,65 mm Browning con una chiusura labile attuata dalla massa del carrello. Anziché tramite l’ampia finestra tipica del carrello aperto, l’espulsione del bossolo avviene mediante una finestra laterale posta sul lato destro del carrello-otturatore. Molto interessante è la dotazione di sicurezze che include una leva manuale, che blocca sistema di scatto e carrello in chiusura, cane a rimbalzo, un sistema che impedisce il moto del percussore quando questo non sia comandato da una regolare azione sul grilletto, l’indicatore di colpo in canna. Il fusto in lega leggera e le forme opportunamente stondate facevano sì che la pistola modello 90 fosse una scelta ideale per il porto occulto. La tiepida accoglienza ricevuta suggerirà a Beretta di non abbandonare i principi della sua tradizione. Solo molti anni dopo infatti l’azienda di Gardone proporrà una pistola alternativa al proprio sistema di riferimento.

MODELLO 90 Periodo di produzione: 1968-1982 Esemplari prodotti: 22.000 circa Calibro: 7,65 mm Browning Funzionamento: semiautomatico a chiusura labile Azione: doppia Percussione: percussore inerziale, cane esterno Lunghezza: 170 mm Altezza: 114 mm Spessore: 32 mm Peso: 550 gr Canna: 92 mm a 6 principi Organi di mira: tacca innestata a coda di rondine, mirino fisso Linea di mira: 121 mm Sicure: manuale che agisce sul sistema di scatto Alimentazione: caricatore da 8 colpi Finiture: brunitura Impugnatura: in plastica

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Modello 85B circondato da pistole Beretta di produzione precedente


La necessità di affiancare una seconda linea di pistole alla serie 70 spinge Beretta ad introdurre una nuova famiglia che prende il via dai modelli 81 e 84, successivamente affiancati da altre realizzazioni differenti per calibro e autonomia. A testimonianza del successo ottenuto, alcuni modelli di questa famiglia (modd. 81FS, 84FS Cheetah, 85FS Cheetah e 87 Target) sono ancora in produzione

Serie 81-84

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La nuova era

Modelli 81-84

opo i poco fortunati esiti commerciali del modello 90, Beretta si trovava di nuovo a voler affiancare la propria serie 70 con un prodotto nuovo, che recepisse le evoluzioni tecnologiche che si erano sviluppate in azienda. La risposta a questa necessità sarà data nel 1975 con il lancio di una nuova famiglia di pistole. Due i modelli approntati, 81 e 84, rispettivamente in 7,65 mm Browning e 9 mm x 17 (9 corto). L’arma, così come apparve sul mercato all’inizio della sua fortunata carriera, si presenta come uno strumento d’impostazione tradizionale ma già piuttosto evoluto: il fusto in lega consente di contenerne il peso, la chiusura labile ben si presta alla potenza dei calibri camerati, il sistema di scatto in azione mista singola e doppia rappresenta quanto di più moderno avesse all’epoca concepito il produttore di Gardone, il caricatore bifilare consente un’autonomia di tutto rispetto. Una caratteristica molto interessante, per di più, andava a colmare una discriminazione di genere diffusa fino a quel momento nei confronti dei tiratori mancini: la sicura ambidestra e il pulsante di sgancio del caricatore reversibile dimostravano infatti un segno d’attenzione nei confronti di una categoria di tiratori fino ad allora non molto considerata. Molto significativo il complesso di sistemi di sicurezza. Inizialmente si affidavano alla mezza monta e ad una sicura ordinaria a leva in grado di bloccare sistema di scatto e carrello; successivamente è stata introdotta la sicura automatica al percussore. L’unghia dell’estrattore colorata di rosso, inoltre, informa visivamente e al tatto quando l’arma abbia il colpo in canna.

Modello 81 De Luxe

Modello 81 De Luxe

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Modello 81 Cheetah scomposta

MODELLO 81 / 84 Periodo di produzione: 1975 ad oggi Esemplari prodotti: nd Calibro: 7,65 mm Browning / 9 mm corto Funzionamento: semiautomatico a chiusura labile Azione: singola e doppia Percussione: percussore inerziale, cane esterno Lunghezza: 172 mm Altezza: 122 mm Spessore: 35 mm Peso: 665 / 640 gr Canna: 97 mm a 6 principi Organi di mira: tacca innestata a coda di rondine, mirino fisso Linea di mira : 127 mm Sicure: manuale che agisce sul sistema di scatto e blocca il carrello, sicura automatica al percussore, mezza monta del cane Alimentazione: caricatore da 12 / 13 colpi Finiture: brunitura Impugnatura: in plastica

Modello 84F

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Modello 82BB

Modelli 82B e 85B MODELLO 82B / 85B Periodo di produzione: 1980 ad oggi Calibro: 7,65 mm Browning / 9 mm corto Funzionamento: semiautomatico a chiusura labile Azione: singola e doppia Percussione: percussore inerziale, cane esterno Lunghezza : 172 mm Altezza: 122 mm Spessore: 35 mm Peso: 660 / 620 gr Canna: 97 mm a 6 principi Organi di mira: tacca innestata a coda di rondine, mirino fisso Linea di mira: 127 mm Sicure: manuale che agisce sul sistema di scatto e blocca il carrello, sicura automatica al percussore, mezza monta del cane Alimentazione: caricatore da 9 / 9 colpi Finiture: brunitura Impugnatura: in plastica

Giunti al 1980, con la serie 92 che cominciava a splendere di luce propria, Beretta optò per il lancio di due nuovi modelli della serie 81-84, questi con caricatore monofilare, che prendono rispettivamente il nome di modelli 82 (7,65 mm) e 85 (9 x 17 mm) e aggiungono il suffisso B che indica l’introduzione di un sistema di sicura automatica al percussore. Contestualmente al lancio delle varianti 82B e 85B, la nuova sicura viene introdotta anche sui modelli 81 e 84, che possono fregiarsi anche loro a questo punto del suffisso B, e che vengono presentati anche in allestimento De Luxe in cofanetto con grilletto e cane dorati, impugnatura in noce selezionato con scudetto in oro. Passati pochi anni, nel 1985, alcune ulteriori modifiche portarono per tutte le declinazioni di questa famiglia il suffisso BB che, poco dopo, sarà sostituito dalla lettera F (1988); il nuovo allestimento, mutuato dalle modifiche apportate alla 92, introdurrà la finitura opaca Bruniton, una nuova canna internamente cromata e un ponticello combat pensato per il tiro a due mani. I modelli 85 e 86 porteranno il suffisso Cheetah a partire dal 1994 dopo l’ultimo aggiornamento meccanico della serie.

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Modello 83F

Modello 87BB

L’arma non differisce meccanicamente dal modello 85F (calibro 9 corto, caricatore monofilare) da cui si distingue per un caricatore da 7 colpi e canna da 102 mm. Il nome del modello nel 1994 si trasforma in 83 Cheetah.

Introdotto nel 1986, è un allestimento in calibro .22 Long Rifle del modello 85BB pensato per l’addestramento al tiro. Monta guancette in legno e utilizza un caricatore da 8 colpi. Successivamente fu affiancato dalla versione Long Barrel con canna da 150 mm che porta la lunghezza totale a 225 mm e il peso a 660 grammi. Sotto alla canna è presente un contrappeso, lo scatto è ad azione singola. Il nome del modello nel 1994 si trasforma in 87 Cheetah e 87 Cheetah Long Barrel.

Modello 86 Si tratta di una versione del modello 84BB (calibro 9 x 17 mm) del 1986 con la peculiarità di una canna basculante da 111 mm, incardinata alla parte anteriore del fusto, e caricatore da 8 colpi. La lunghezza arriva a 185 mm. Il nome del modello nel 1994 si trasforma in 86 Cheetah.

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Modello 83F

Modello 87

Modello 86

Modello 89

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Modello 87 Target Presentato nel 2000, il modello 87 Target risponde ai requisiti ISSF per la specialità di pistola standard. Monta una canna da 150 mm con carenatura in lega leggera fornita di slitta Weaver per il montaggio di aggiuntivi ottici. La tacca di mira è del tipo a regolazione micrometrica, lo scatto è registrabile.

Modelli 89 Standard e 89 Gold Standard Presentato nel 1985, il modello 89 rappresenta per un breve periodo (1985-1994) la proposta di Beretta per il tiro accademico. Camerato in calibro .22 LR con canna ai limiti dimensionali delle specialità di pistola standard e sportiva (152 mm), ha tacca regolabile, mirino sostituibile, caricatore da 8 colpi, sicura manuale ambidestra, guancette in noce semi-anatomiche. Nel 1994 sarà sostituito dalla versione Gold Standard con scatto regolabile e fusto in lega leggera allo zirconio, del 65% più leggero dell’acciaio. Anche questo modello uscirà presto di produzione a favore del modello 87 Target.

MODELLO 87 TARGET Periodo di produzione: 2000 ad oggi Calibro: .22 LR Funzionamento: semiautomatico a chiusura labile Azione: singola Percussione: percussore inerziale, cane esterno Lunghezza: 225 mm Altezza: 135 mm Spessore: 28 mm Peso: 835 gr Canna: 150 mm a 6 principi Organi di mira: tacca micrometrica, mirino sostituibile Linea di mira: 185 mm Sicure: manuale ambidestra Alimentazione: caricatore da 10 colpi Finiture: brunitura Impugnatura: in plastica

La ssuccessione delle versioni 81 - calibro 7,65 mm, caricatore bifilare da 12 colpi (1975) 81B - calibro 7,65 mm, caricatore bifilare (1980) 81BB - calibro 7,65 mm, caricatore bifilare (1985) 81F - calibro 7,65 mm, caricatore bifilare (1988) 82B - calibro 7,65 mm, caricatore monofilare da 9 colpi (1980) 82BB - calibro 7,65 mm, caricatore monofilare (1985) 82F – calibro 7,65 mm, caricatore monofilare (1988) 84 - calibro 9 mm, caricatore bifilare da 13 colpi (1975) 84B - calibro 9 mm, caricatore bifilare (1980) 84BB - calibro 9 mm, caricatore bifilare (1985) 84F - calibro 9 mm, caricatore bifilare (1988) 84 Cheetah - calibro 9 mm, caricatore bifilare (1994) 85B - calibro 9 mm, caricatore monofilare da 8 colpi (1980) 85BB - calibro 9 mm, caricatore monofilare (1985) 85F - calibro 9 mm, caricatore monofilare (1988) 85 Cheetah - calibro 9 mm, caricatore monofilare (1994)

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Serie 92 Il nuovo classico Culmine del processo evolutivo del sistema a carrello aperto, il modello 92 è la Beretta per antonomasia. Baciata dal successo fin dal suo esordio, è stata interpretata in un gran numero di varianti che la rendono ancora attuale. In calibro 9 Parabellum mm è l’arma d’elezione dello US Army, dell’Esercito Italiano, di Carabinieri, Polizia e altre forze militari e di polizia in tutto il mondo. La variante modello 98 in calibro 9 x 21 mm è un best seller tra le semiautomatiche per impiego civile

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Modello 92

ata nel 1975, la Beretta serie 92 è stata da subito un’arma di successo. Un susseguirsi favorevole di eventi, in aggiunta alle sue intrinseche qualità, l’hanno resa in breve tempo l’archetipo della moderna interpretazione della semiautomatica da difesa. La sua progettazione inizia ai primi anni Settanta, segue uno sviluppo piuttosto complesso e affonda le radici nel primo brevetto di Tullio Marengoni del 1915 nonché in quelli successivi, così come nel modello 34 – a lungo arma d’ordinanza dell’esercito italiano e delle forze di polizia – e nel modello 1951 (questo adottato solo dalla Polizia di Stato). Disegnata per sostituire la dotazione da fianco delle forze di polizia nazionali, all’epoca ferme ai modelli 34 e 51, dall’opera congiunta di Carlo Beretta, Giuseppe Mazzetti e Vittorio Valle, la pistola modello 92 può ben dirsi il termine di un lunghissimo sviluppo evolutivo, dove ogni singola tappa ha segnato un traguardo della produzione armiera. L’arma uscita da questo processo creativo sarà poi sottoposta a numerose modifiche e migliorie che porteranno al perfezionamento del modello originale, all’approntamento di più famiglie di pistole e ad una gamma tra le più ampie disponibili sul mercato. Tra le cause del successo mondiale della 92 sta sicuramente l’adozione da parte delle Forze Armate statunitensi (avvenuta 1985), rinomate per la severità dei test cui sottopongono le armi destinate ad equipaggiare i propri effettivi. Un biglietto da visita importante, che ha spalancato le porte della notorietà e ha permesso l’adozione della serie 92 anche da parte di numerosissime altre forze di polizia o militari nel mondo. Tra queste, la Gendarmerie Nationale francese. Tecnicamente, il modello 92 è una pistola semi-automatica con chiusura geometrica a blocco oscillante con funzionamento a corto rinculo di canna, fusto in lega leggera, azione di scatto mista singola e doppia, alimentata da un caricatore bifilare in grado di garantire un’elevata autonomia di fuoco. Il vincolo meccanico tra canna e carrello è attuato da un blocchetto oscillante tipo Walther. Caratteristica è la presenza del carrello aperto superiormente di chiara tradizione Beretta. Notevole il grado di sicurezza nell’impiego operativo; tra i dispositivi spiccano la sicura automatica al percussore (un chiavistello che impedisce il movimento del percussore se non a seguito di una corretta trazione del grilletto), la leva abbatti-cane, l’indicatore di cartuccia in canna (affidata all’unghia dell’estrattore che, quando la camera sia piena, sporge lateralmente evidenziando un piano laccato di rosso) e un dispositivo di ritegno, ottenuto con un risalto sul perno del cane, che impedisce al carrello-otturatore di recedere oltre il limite di corsa massima. Il sistema di scatto è disponibile in quattro distinte configurazioni anche se quello standard ad azione mista con leva abbatti-cane è di gran lunga il più diffuso. L’arma è comunque prodotta anche in allestimento G (senza sicura, con sola leva abbatti-cane), D (sola doppia azione) e DS (sola doppia azione con sicura e abbatti-cane). Per facilitare l’impiego dell’arma, tutto è fatto per accontentare anche i tiratori mancini; a partire dalla leva abbatticane, presente su entrambi i lati del carrello, per continuare con il bottone di sgancio del caricatore, reversibile mediante una semplice operazione.

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Originariamente concepita per un duro impiego sul campo, la 92 è stata progettata privilegiando robustezza, funzionalità e affidabilità. L’operazione di smontaggio, come conviene ad un’arma d’impostazione militare, è molto semplice. Estratto il caricatore, è sufficiente premere il pulsante del chiavistello di smontaggio ruotandolo contemporaneamente di 90 gradi per disimpegnare il gruppo otturatore e sfilarlo anteriormente. Al gruppo sono solidali la canna e la molla di recupero con la guida relativa. A partire dal 1992, l’arma è prodotta con alcuni componenti in materiale polimerico (asta guida-molla, elevatore e base del caricatore) per ridurre costi e peso complessivo. Sono inoltre disponibili varianti costruite su licenza da produttori stranieri come, ad esempio, il modello PT92 di Taurus, ed altre costruite clandestinamente in aree calde del globo.

MODELLO 92 Periodo di produzione: 1975-1980 Calibro: 9 x 19 mm Parabellum ura Funzionamento: semiautomatico a chiusura geometrica (blocco oscillante) Azione: mista singola e doppia Percussione: percussore inerziale, cane esterno Lunghezza: 217 mm Altezza: 125 mm Spessore: 38 mm Peso: 950 gr Canna: 125 mm a 6 principi Organi di mira: tacca innestata a coda di rondine, mirino fisso Linea di mira: 155 mm Sicure: manuale che agisce sul sistema di scatto, mezza monta del cane, indicatore di colpo in canna Alimentazione: caricatore da 15 colpi Finiture: brunitura Impugnatura: in plastica

Beretta 92

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L’evoluzione Modello 92S Prima variante (1976), monta una sicura dotata di funzione abbatti-cane sul carrello (anziché sul fusto), caratteristica che sarà definitivamente trasferita su tutte le armi di produzione successiva. La sottovariante S-1 costituisce la pistola prodotta per le prove del US Air Force (1979): monta comandi ambidestri, un nuovo pulsante di sgancio del caricatore, organi di mira migliorati.

Beretta 92S

Modello 92SB-F (M9) Modello 92SB Le modifiche della variante S1 insieme a un nuovo dispositivo di sicura automatica al percussore vengono introdotte nella produzione di serie con la variante SB (1981), che presenta anche azione di scatto migliorata e alcune modifiche di carattere estetico (comando della sicura di nuovo disegno, guancette più confortevoli). E’ l’arma che viene adottata dalle forze di polizia italiane e viene prodotta fino al 1991.

E’ l’arma che ha vinto la commessa per lo US Army nel 1984 ed è stata adottata con il nome di M9. Alle caratteristiche della SB aggiunge: ponticello combat, canna cromata internamente, finitura al Bruniton anti-corrosione, impugnatura e guancette modificate, caricatore con suola poggia-mignolo. Le versioni di quest’arma per il mercato civile sono nominate 92F con brunitura standard e 92FSS con carrello in acciaio inox. Adottata nel 1985, è già stata fornita dal produttore italiano in moltissimi esemplari realizzati direttamente negli Stati Uniti, nel Maryland. Nel 2009 Beretta ha vinto il contratto per una fornitura fino ad ulteriori 450.000 di queste pistole, le prime 20.000 delle quali sono state fornite ai militari allora impegnati in Iraq.

Beretta M9

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Modello 92FS Nel 1989, la fortunata semiautomatica italiana uscirà nella più aggiornata versione Full Security (FS), modificata con una sicura passiva per far fronte ad un’eventuale rottura del carrello-otturatore (evento accaduto durante i trial americani sparando cartucce oltre i valori pressori standard con armi già molto utilizzate). Fa la sua comparsa il ponticello combat zigrinato per facilitare il tiro a due mani. La FS è la variante attualmente in commercio, declinata nelle versioni 98FS (calibro 9 x 21 mm) e 96 (.40 SW).

Beretta 92FS Desert Storm, edizione limitata

Beretta 92FS M9

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Beretta 92F, depliant pubblicitario

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Modello 92FS A1 (M9 A1) Beretta ha festeggiato il venticinquesimo anniversario dell’adozione della 92/M9 da parte delle Forze Armate americane presentandone un’evoluzione (A1). La rinnovata 92 ricorda nelle fattezze il modello 92FS mentre, a livello meccanico, è tributaria del modello 90two. Il nuovo allestimento prevede un caricatore da 17 colpi, mirino sostituibile, slitta Picatinny, guardia di profilo arrotondato, ammortizzatore di rinculo, molla di recupero di nuova concezione. Per l’anniversario sono state elaborate anche due versioni celebrative. In questo allestimento sono disponibili anche i modelli 96 e 98.

Beretta 98FS A1

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Armi Magazine Beretta le pistole 2012 parte 1 of 2