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SOMMARIO NUMERO 1

Foto di copertina: ©Gianmarco Chieregato/Photomovie

AMICHE DI INTIMITà, TROVIAMOCI SULLA NOSTRA PAGINA FACEBOOK Andate in Internet, digitate www.facebook.com/intimitasettimanale e potremo scambiarci impressioni e commenti.

NARRATIVA 29 34 39 44 47 51 55

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GRAZIE, LESLEY! QUEL RIMPIANTO NEL CUORE LA PENSIONE? GODIAMOCELA UNA CATENA DA SPEZZARE IL FUTURO NON MI FA PIù PAURA COSì NASCE UN AMORE, DI P. SANDONNINI CORSA CONTRO IL TEMPO, DI FLUMERI & GIACOMETTI (10ª E ULTIMA PUNTATA) (ROMANZO DA STACCARE) IL MAESTRO DI BALLO NELLA NOTTE DEI RE MAGI... CI SONO IO AL TUO FIANCO RICOMINCIO DA ME COSì COME SEI

PER VOI RAGAZZE 24 Al cinema: Elena Cucci: «Felicità è... volersi bene!» 25 Mondo vip: La rinascita di Cara Delevingne ● Copia il look: Facciamo uno strappo? ● Libri: Piccole donne, grandi dilemmi pag. 72

SALUTE E BENESSERE

pag. 24

PERSONAGGI 6 Francesca Chillemi: «Ora so qual è il mio posto del cuore» 100 Gianmarco Tognazzi: «L’anima gemella? Esiste!»

SOCIETà

TURISMO 82 L’agenda di Gennaio

84 Alimentazione: Grana o Parmigiano? 85 Psicologia: Mindfulness… e l’ansia se ne va 86 Servizi on line: Il medico a portata di App 87 Risponde l’otorino ● Libri: Da qui in poi - Pausa pranzo prefetta

BELLEZZA 88 Agrumi, amici per la pelle

ARREDAMENTO

pag. 82

90 Il risveglio? Un rito!

8 Processo alla Befana

CUCINA

PSICOLOGIA

92 I dolci della Befana

10 Che anno sarà per te?

GUIDA TV

MODA 14 Ispirazione garçonne

CONSIGLI DI STILE 18 Il look da montagna? Caldo ed elegante

VIVERE INSIEME 20 Guida pratica: Tempo di saldi 21 Il parere del legale ● La parola al veterinario ● Pollice verde 22 Dalla tua parte: Sai cos’è il cohousing? ● Il consiglio della settimana 23 Previdenza ● Occasioni di lavoro: 130 negli istituti di credito

103 Programmi dal 5 all’11 gennaio pag. 92 pag.14

IN PIù 97 Vetrina del Gusto: Parola d’ordine leggerezza

RUBRICHE 4 26 28 38 66 69 98 102 110

Parliamone Tempo libero L’angolo di Milly Grafologia Voglio dirti che... Da cuore a cuore Oroscopo I bambini più belli Amici animali


PARLIAMONE CON Venturella Sforza

BUONI PROPOSITI... are amiche, una lettrice ligure C mi ha mandato questa commovente poesia di cui non ricorda

l’autore, chiedendomi di dedicarla al papà Gerardo, che il 7 gennaio compie 90 anni. Lo faccio con grande piacere. Anche perché troppo spesso gli anziani sono trascurati e questi bei versi possono essere un prezioso spunto di riflessione.

TANTI AUGURI! “Alla dolcissima Maria Francesca, che l’8 gennaio riceverà il Santo Battesimo, auguro con amore tanta tanta felicità!”. Nonna Maria “Ad Angela affettuosissimi auguri per aver tagliato lo splendido traguardo dei 95 anni!”. La nuora Stefania, la nipote Sara con Paolo, i pronipoti Amelia e Daniele

“A Ida e Ernesto, infiniti auguri per le vostre splendide nozze d’oro con questa bellissima foto che vi ritrae il giorno del vostro matrimonio! Con amore…”. Le vostre nipoti Sabrina e Margherita e tutti noi che vi vogliamo bene

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Intimità

“Alla signora Maria per i suoi meravigliosi 90 anni tanti auguri d’ogni bene con un abbraccio di cuore!”. Monica con famiglia

“Cari nonni Attilio e Maria, avete festeggiato ben 75 anni di matrimonio, 75 anni di vita insieme. Ci rendiamo conto di quanto siate stati fortunati a raggiungere questo traguardo, a dir poco grandioso.... La vita vi ha donato gioie e difficoltà che, con la forza dell’amore, siete riusciti a superare, insegnandoci il grande valore della famiglia. Vi facciamo ancora tanti auguri e vi ringraziamo per tutto l’amore che ancora oggi continuate a donarci”. I vostri nipoti

Lettera di un anziano padre al figlio Se un giorno mi vedrai vecchio, se mi sporco quando mangio e non riesco a vestirmi, abbi pazienza, ricorda il tempo che ho trascorso a insegnartelo. Se quando parlo con te ripeto sempre le stesse cose, non mi interrompere, ascoltami, quando eri piccolo dovevo raccontarti ogni sera la stessa storia finché non ti addormentavi.   Quando non voglio lavarmi, non biasimarmi e non farmi vergognare, ricordati quando dovevo correrti dietro inventando delle scuse perché non volevi fare il bagno.   Quando vedi la mia ignoranza per le nuove tecnologie, dammi il tempo necessario e non guardarmi con quel sorrisetto ironico, ho avuto tutta la pazienza per insegnarti l’abc.   Quando ad un certo punto non riesco a ricordare o perdo il filo del discorso, dammi il tempo necessario per ricordare e se non ci riesco non ti innervosire: la cosa più importante non è quello che dico, ma il mio bisogno di essere con te e averti lì che mi ascolti.   Quando le mie gambe stanche non mi consentono di tenere il tuo passo, non trattarmi come fossi un peso, vieni verso di me con le tue mani forti nello stesso modo con cui io l’ho fatto con te quando muovevi i tuoi primi passi. Quando dico che vorrei essere morto, non arrabbiarti, un giorno comprenderai che cosa mi spinge a dirlo. Cerca di capire che alla mia età non si vive, si sopravvive. Un giorno scoprirai che, nonostante i miei errori, ho sempre voluto il meglio per te, che ho tentato di spianarti la strada. Dammi un po’ del tuo tempo, dammi un po’ della tua pazienza, dammi una spalla su cui poggiare la testa allo stesso modo in cui io l’ho fatto per te.   Aiutami a camminare, aiutami a finire i miei giorni con amore e pazienza, in cambio io ti darò un sorriso e l’immenso amore che ho sempre avuto per te. Ti amo, figlio mio. Volete un consiglio, un parere su un problema che vi sta a cuore? Volete commentare un fatto di attualità? Fare gli auguri a una persona cara? Scrivete a Venturella Sforza - Parliamone Redazione INTIMITÀ - P.zza Aspromonte 13 - 20131 Milano o alla e-mail parliamone@quadratum.it


FRANCESCA CHILLEMI

di Sabrina Sacripanti

«Ora so qual è il mio

IPA

Foto: ©Gianmarco Chieregato/Photomovie

LA BELLA INTERPRETE DI CHE DIO CI AIUTI 4 SI SENTE CITTADINA DEL MONDO. ANCHE SE, DA QUANDO È NATA RANIA, FRUTTO DELL’AMORE CON STEFANO ROSSO, HA MESSO RADICI... SENTIMENTALI

Bassano del Grappa, Vicenza, gennaio arcellona di Pozzo di Gotto (Messina). Salsomaggiore (Parma). Roma. Bassano del Grappa (Vicenza). Tutte città che hanno segnato la vita della bellissima Francesca Chillemi. Nata in Sicilia 31 anni fa. Sbocciata con la vittoria a Miss Italia, quando ancora il Concorso si teneva nella cittadina parmense. Approdata poi nella Capitale per muovere i primi passi nel mondo della recitazione. E, infine, arrivata in Veneto per amore di Stefano Rosso, figlio del patron della Diesel, dal quale il 22 febbraio 2016 ha avuto la piccola Rania. Una (quasi) neo mamma, dunque. Che ora, anzi dall’8 gennaio, vestirà di nuovo i panni della vulcanica Azzurra. Ovviamente su Raiuno, nella serie Che Dio ci aiuti 4. Azzurra è una gran pasticciona, piena di contraddizioni, le somiglia almeno un po’? «Sì, ma credo che siamo fatti un po’ tutti così, anche se a volte questa faccia di noi stessi preferiamo che rimanga segreta. Già, non sempre facciamo vedere chi siamo realmente, abbiamo paura dei giudizi e dei pregiudizi, oppure, per non ferire gli altri,

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Intimità

Francesca Chillemi, 31 anni. Sopra a sin., in una tenera immagine con il suo compagno Stefano Rosso, 37, e la loro piccola Rania, 10 mesi.

talvolta mettiamo in un cantuccio la nostra vera volontà. Creando dei pasticci assurdi». “Che Dio ci aiuti”: ogni tanto lo pensa davvero? «Lo penso tutti i giorni, nel senso che spesso mi metto nelle mani del Signore. D’altronde ci sono cose che devi proprio lasciare andare e restare in attesa di vedere come s’incastrano. Non puoi decidere e indirizzare tutto, per cui in qualche modo ho

imparato ad affidarmi: quando vedo che ogni mio intervento è vano, alzo le mani e dico “Ok, pensaci Tu”. E anche guardando all’Italia di oggi spero proprio che almeno Lui riesca a risvegliarci dal torpore in cui siamo caduti. È un Paese di dormiglioni, ormai, il nostro. Le risorse ce le abbiamo, ma finché non ritorna la voglia di verità e lealtà, le cose non potranno mai migliorare. Almeno così la penso io».

La sua lista di buoni propositi per il 2017 da dove comincia?

«Dal non mangiare dolci, cosa che invece, come vede, sto facendo in questo momento, - ride, sbocconcellando una mini meringa. - Sto scherzando, - aggiunge però subito dopo, - ormai i dolci non sono più una mia debolezza, me li concedo nella giusta dose, sono diventata brava a mangiare. Quando però ho proprio voglia di qualcosa di zuccheroso me lo concedo senza sensi di colpa.Altrimenti, senza qualche dolcezza, sarebbe una vita troppo triste». Per l’anno appena iniziato ha anche altre... aspirazioni? «Ovviamente sì, - ride. come quella di tenere alta l’empatia con le persone, è la cosa più importante in assoluto. Spesso infatti uno guarda soltanto nella propria direzione e non in quella degli altri. Invece è sbagliato, bisogna dare importanza alle ragioni di tutti. Il proprio orticello bisogna coltivarlo, ma lo sguardo deve anche spingersi oltre, altrimenti si diventa aridi». Oggi come oggi quali sono i suoi “comandamenti”? «Quello in cui oggi credo veramente è la famiglia. Ma un altro comandamento che onoro è di “amare il prossimo come me stessa” mettendo al centro della mia vita i rapporti, con gli amici, con i parenti, con tutti, anche con coloro con cui la-


posto del CUORE...» CHE COSA CI RISERVERà AZZURRA NELLA NUOVA STAGIONE DELLA SERIE?

Rai Uff. Stampa

voro. Altrimenti non vai da nessuna parte. La parte più felice della vita è legata alle persone e non alle cose materiali». Fra qualche giorno arriverà la Befana: le porterà caramelle o cenere e carbone? «Sono io la Befana! - scherza. - Purtroppo ho sempre ricevuto un po’ di carbone e un po’ di dolci, perché a volte sbaglio e a volte faccio cose giuste. Sono fatta così, sono umana, non sono perfetta. Ma nemmeno da buttare via». Il suo più grande peccato e la sua migliore qualità quali sono? «Sono una persona molto istintiva per cui a volte mi sfogo diventando aggressiva. Non è che sia proprio intrattabile, ma mi rendo conto che l’istinto mi porta a stare eccessivamente in difesa, un atteggiamento che dovrei assolutamente limare, anzi smantellare. Però, e questa è la dote che di solito gli altri mi riconoscono, fondamentalmente sono una buona. Abbaio, abbaio, ma non mordo. Però se riuscissi a togliere quell’abbaio sarebbe meglio: più che altro starei meglio con me stessa, perché quando mi capita di abbaiare troppo, poi mi trovo in difficoltà e vorrei tornare indietro». L’arte del perdono la conosce? «Dimentico i torti subito. A meno che non mi facciano qualcosa di veramente gravissimo, alle persone do una seconda possibilità. E anche una terza, non sono affatto rigida e bacchettona. Siccome riconosco di fare spesso degli errori, mi viene istintivo essere clemente nei confronti degli sbagli che commettono gli altri».

Ha 31 anni: pensa già a come potrebbe essere la vita… dopo la vita?

«Questa domanda me la pongo sin da quando ero una bimba, in realtà. Però cerco di non soffermarmici più di tanto: immaginare la vita dopo la vita mi porta un po’ d’inquietudine, per cui quando mi tornano queste paranoie cerco di deviare i pensieri, dicendomi che devo accettare qualsiasi situazione mi si presenterà e che, comunque vada, la vita è sempre un bellissimo dono». I tre momenti più belli nel suo album dei ricordi? «La nascita della mia bambina, Rania. Poi la vittoria, nel 2003, a Miss Italia, ma non tanto per la vittoria, ma perché è stato un importante momento di crescita, che mi ha portato alla realizzazione del mio sogno e ad andare via di casa per trasferirmi a Roma. E ciò non perché non stessi bene a casa, ma per assecondare appunto il desiderio di diventare un’attrice. Ma fra i ricordi più belli metto anche tutta la mia infanzia: è stata molto serena». Barcellona, Roma, Bassano: il posto del cuore qual è? «Non mi sono mai senti-

«Azzurra è cresciuta, ma ognuno, si sa, cresce e si evolve a modo proprio. E anche se di base è rimasta la stessa, ha avuto un cambiamento a livello sentimentale. Il matrimonio con Guido, Lino Guanciale (con lei nella foto a sin., ndr)? Be’, mi provo e riprovo un abito bianco, però di più non posso svelare, mi dispiace. Dico solo che ci sono altri sentimenti messi in discussione, con dei sensi di colpa legati a un amore più bello e più puro e con delle bugie. Che fanno parte della vita, si sa, ma a volte ci complicano parecchio le giornate. Proprio come succede ad Azzurra…».

ta parte né di Barcellona, né di Roma né ora di Bassano: vivo il mondo, non il paese». Ok, ma dov’è che si sente “a casa”? «La casa non la fa la casa in sé, la fanno le persone, e ora ho un nucleo familiare a cui tengo molto. Sì, le mie radici sono sentimentali. Infatti l’unica cosa che mi va un po’ stretta del lavoro che faccio è che talvolta mi porta a stare lontano dagli affetti, da Rania». Uno dei significati del nome che ha dato a sua figlia è “colei che pensa”... «Nella cultura indiana significa anche regina, ma il significato che a me piace di più è senz’altro “colei che pensa”. Glielo auguro di cuore, di pensare sempre.Visto che la mamma non lo fa, almeno lo facesse lei…», scherza. Di recente l’abbiamo vista anche in Braccialetti rossi, cosa le ha insegnato questa fiction? «Questa è una serie tosta, ma secondo me è sbagliato fermarsi soltanto al lato tosto, bisogna anche considerare la parte più gioiosa di questi ragazzi che riescono a cre-

are dei bellissimi legami nella sofferenza, che assaporano la vita fino in fondo, istante dopo istante, nonostante tutto. D’altronde, le sofferenze, purtroppo, sono inevitabili. Sono assolutamente democratiche e non risparmiano nessuno». Le sofferenze aiutano a crescere, si dice: lo pensa anche lei? «Non so se i dolori aiutino davvero a crescere, ma sicuramente ti cambiano. Così come l’amore. D’altronde la vita è un cammino, un’evoluzione. E nel bene e nel male ti trasforma per forza e lo fa minuto dopo minuto». Un rito con il quale ha iniziato il nuovo anno? «Tempo fa sono andata in vacanza in Brasile e loro a Capodanno hanno la tradizione di saltare fra le onde, sette volte. Ogni onda un saltellino e poi si immergono, tutti vestiti di bianco. È di buon auspicio. Purtroppo però quest’anno non sono andata al mare, per cui niente sette saltelli, mi sono dovuta accontentare delle lenticchie». Sette bocconi? «No, solo uno. La mia vita è bella così com’è».

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Intimità

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SOCIETà

di Livia Pettinelli

Processo alla BEFANA

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Intimità

iStock

“C

ara Befana, buon viaggio: allacciati la cintura di sicurezza e vai piano con la scopa!”. “Cara Befana, mi piacerebbe venire al tuo party, ma dov’è che l’organizzi?”. “Carissima Befana, mi chiamo Andrea, io sono stato buono ma mio fratello Sergio non tanto: quindi a me porta i regali, a lui fai tu”. “Ciao, Befana, come stai? Volevo chiederti: tu sei mai stata giovane?”... Oggi non ci sono più letterine sbavate d’inchiostro, ma le mail spedite da ogni Paese continuano lo stesso ad affollare la calza della vecchietta più famosa del mondo. I siti che raccolgono i desiderata per il 6 gennaio sono tanti, i bambini che scrivono sempre moltissimi, messaggi buffi, divertenti, teneri, come quelli riportati sopra.Verrebbe quasi da pensare che sia ancora una celebrazione coi fiocchi, da pregustare e godersi a tutto tondo. Sarà così? A dire la verità, la povera scopa volante sempre più spesso deve fare la gincana tra bordate di critiche. Festa commerciale, rito ormai logoro, persino sfruttatrice d’ingenuità infantile: macché miti e magia, è solo una scusa per l’ennesimo giro di shopping. E poi: che noia le reticelle piene di monete di cioccolato, le maxi Befane cartonate che ghignano nei centri commerciali, i calzerotti oversize imbottiti di dolciumi canini perché così si diverte un po’ anche Fido. Che tristezza. Cosa ci è sfuggito? Quando abbiamo perso di vista il vero significato della festa per ridurre il 6 gennaio alla fotocopia di Halloween e a un assaggio di Carnevale, tutte scuse buone solo per farci aprire il portafoglio? Mettiamola così, allora: è arri-

vato il momento di portare la Nostra sul banco degli imputati e di sottoporla a un processo in piena regola. Colpevole o innocente? Nel primo caso la metteremo definitivamente in soffitta senza tante storie, fra naftalina, polvere e cianfrusaglie varie. E guai se si azzarda a uscire per almeno altri mille anni. PONTE FRA IL MONDO DEI VIVI E L’ALDILà Prima di emettere sentenze, però sarà bene andare a conoscere un po’ più da vicino la nostra nasuta imputata, che occhieggia con sguar-

di di plastica made in China da bancarelle, vetrine, banconi degli autogrill, sino a sfinirci. Oggi è così: ma non è sempre stato così. «La figura di un’anziana donna che dispensa doni è una tradizione antichissima radicata in quasi tutti i popoli e le culture, ricorda Claudia Manciocco, studiosa di miti e autrice con il fratello Luigi de L’incanto e l’arcano. Per una antropologia della Befana (Armando editore) e di Una casa senza porte. Viaggio intorno alla figura della Befana (edizioni Melusina). - E il personaggio che conosciamo adesso è

il risultato di una fusione di costumi, usanze, consuetudini, ma anche di riti e cerimonie che nei secoli si sono andati via via stratificando. Le sue connotazioni simboliche si riallacciano al mondo femminile, ai legami dei bambini con i nonni e prima ancora con gli avi, oltre che al senso più sacro della famiglia e della casa. La funzione primaria con cui è nata è quella di mediatrice culturale fra il mondo dei vivi e l’aldilà, fra il nostro tempo e quello degli antenati, che una volta si pensava tornassero, a partire dal 2 novembre e sino all’Epifania, a soggiornare nei


OGGI COME OGGI HA ANCORA SENSO FESTEGGIARE LA VECCHINA CON LA SCOPA, CHE PORTA AI BAMBINI LA CALZA RICOLMA DI DOLCETTI O CARBONE? SCOPRIAMO INSIEME IL VERDETTO... luoghi dove avevano vissuto per proteggere la casa e i suoi abitanti dagli influssi malefici. Ed è qui che vengono chiamati in prima fila i bambini, ritenuti i veri custodi dei valori degli antenati». La scopa aveva nell’immaginario l’obiettivo di ripulire e riordinare la casa, liberandola dalle scorie dell’anno ormai passato; essendo, però, fatta con i rami degli alberi, considerati sede delle anime degli avi, doveva idealmente servire anche per traghettare i cari defunti dall’altro mondo sin dentro al focolare domestico. Che è poi un altro dei grandi simboli chiave del 6 gennaio: attraverso la cappa del camino la Befana, assolvendo al compito naturale un tempo in capo a tutte le nonne, giungeva infatti a custodire e mantenere acceso il fuoco, emblema della comunità familiare e, in particolare, di quella femminile. SIMBOLI RICCHI DI SIGNIFICATI Guai a liquidarla quale mero involucro destinato ai doni, la calza va, invece, ricollegata al tema del viaggio, così come gli zoccoletti che le generazioni prima di noi lasciavano accanto al camino la notte dell’Epifania; mentre il suo contenuto, a guardare bene, è tutt’altro che povero: carbone ma anche cenere e tizzoni venivano considerati in realtà regali speciali e fatati, preziosa testimonianza della benevola intercessione degli avi e forieri di salute e benessere. Non a caso, gli alchimisti assimilavano il carbone all’oro, in cui tentavano di trasformarlo. Oltre al carbone, però, nelle calze c’erano anche noci, mandorle e nocciole, altro elemento che nell’antichità aveva un valore sacro: oltre a

considerarli beneaugurali per la fertilità della terra si pensava che questi frutti, proprio perché non più verdi e vitali, racchiudessero al loro interno gli spiriti degli antenati. Infine il look, oggi così importante: il lato peculiare di questa figura è proprio l’aspetto umile, l’abito rattoppato, lo scialletto, le scarpe sfondate, che rimandano a un mondo arcaico e semplice fatto di sentimenti forti e sinceri, tanta sostanza e poca apparenza. Finito qui? Tutt’altro. Dietro le pezze e il nasone, la Nostra cela meravigliose doti magiche: infatti la festa dell’Epifania chiude il ciclo dei dodici giorni successivi al Natale e proprio la dodicesima notte, stando alla cabala dei numeri, assumeva un tempo importanza e solennità assolutamente magiche. Tanto che nella tradizione contadina italiana le ore attorno alla mezzanotte dell’Epifania erano proprio quelle cruciali in cui avvenivano miracoli e incredibili trasformazioni: le bestie cominciavano a parlare, le lenzuola si trasformavano in lasagne, i muri in cacio, l’acqua in vino, gli alberi davano frutti d’oro e tutti i desideri venivano esauditi. Non solo, ma la notte del 6 gennaio veniva considerata propizia anche ai fidanzamenti: il momento giusto per rendere nota a tutti un’unione sino ad allora segreta o sperare che in sogno la Befana rivelasse il volto e il nome dello sposo predestinato. IL CONSUMISMO PREVALE SUL CUORE Certo che così adesso diventa molto più difficile considerarla solo un pupazzetto in plastica. Ma un processo è un processo e bisogna allo-

ra dare spazio alla requisitoria della pubblica accusa. «La Chiesa, - osserva Gianfranco Siri, sociologo dei consumi, aveva riletto in chiave cristiana questa antica celebrazione pagana grazie alla leggenda dei tre Re Magi che portano i doni al Bambino riconoscendolo come il Redentore che salverà la Terra portando fiducia e speranza. Oggi, invece, è in atto un processo inverso. Le feste, Befana in testa, si stanno quasi “ri-paganizzando”, al posto del senso mistico balza sotto i riflettori quello laico e consumistico che le riduce a meri contenitori di banchetti e regali. Ormai è il mercato a dettare legge e non più la religione, la natura, il cuore, spingendoci a credere che valiamo solo in quanto compriamo, possediamo, mostriamo agli altri di avere. I nostri nonni erano abituati ai sacrifici e si accontentavano di quasi niente. Noi invece non tolleriamo più di essere costretti a lavorare a ciclo continuo e mal sopportiamo un mese come gennaio, tutto dieta, rinunce e lavoro: ecco perché abbiamo trasformato la Befana da momento dedicato alle cose più semplici, intime e familiari in ultima grande occasione per spendere e festeggiare. E per chiudere in bellezza con un gran botto finale». Tornare indietro è possibile? «Vista la crisi, facendo di necessità virtù, tanti di noi, in particolare la fascia più giovane, si stanno organizzando per trovare alternative alla “materializzazione della felicità”, ricominciano ad apprezzare quei valori immateriali che ti fanno la vita più bella, come l’amicizia, la solidarietà, il fare le cose insieme. È vero, continuiamo ancora a desiderare i beni di lusso, ma allo

stesso tempo iniziamo a guardare con interesse al mondo della campagna, ai prodotti a km zero, alla condivisione, il mutuo aiuto fra vicini e di quartiere, i regali “buoni”, il volontariato. Eravamo cambiati in peggio, stiamo cambiando in meglio». È SEMPRE MOLTO AMATA DAI PIù PICCOLI E in tutto questo, la nostra amica Befana cosa ci azzecca? Vero che spesso oggi la sua calza è deformata da tablet ultimo modello o sneakers firmate. Ma i bambini non ci fanno caso, sono più saggi di noi e sanno guardare al di là. «Io ho studiato i siti legati alla Befana cui i più piccoli inviano le letterine, - ricorda Manciocco, - scoprendo che, mozzicone di matita copiativa o computer ultimo modello, i più piccoli non sono cambiati: parlano con la Befana come con una vecchia zia buona, si preoccupano della sua salute, le raccomandano di allacciare la cintura e rispettare il Codice della strada, cercano di mettere in mostra la loro bravura magari a scapito di quella dei fratelli. Ma alla fin fine, leggendo fra le righe, quello che balza all’occhio è che i regali sono l’ultimo dei desideri. Ciò che vogliono, oggi come ieri, è il nostro tempo con loro, per condividere il sogno, il calore, la fantasia, il mistero, riti che non hanno spiegazione ma radici antiche». E se questi sono i doni che ci porta l’Epifania, diremmo che l’imputata Befana può essere assolta. Che esca dalla finestra dell’aula del tribunale e si dia una mossa: alla sua età, volare attraverso i camini di tutte le case del mondo non è un’impresa semplice... Intimità

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PSICOLOGIA

di Paola Tiscornia

Che ANNO sarà per te? L

a sfera di cristallo non ce l’ha nessuno. Però, cimentandoti in questo test, potrai capire quali sono le tue linee guida per questo 2017 appena cominciato. Ti proponiamo 4 temi, ognuno suddiviso in 11 definizioni in cui potrai riconoscerti o meno: attribuisci 1 punto a ogni sì (i no valgono 0) e poi vai a leggere la soluzione e i relativi consigli.

IL TEST

FAMIGLIA & AMICI 1 Ti ricordi le date di tutti i compleanni di amici e parenti. 2 Il tuo telefono squilla spesso. 3 Ti piace chiacchierare. 4 Sei sempre una buona ascoltatrice. 5 Hai più di due amiche delle quali puoi fidarti. 6 Hai fratelli o sorelle. 7 Adori le Feste di Natale. 8 Ti viene facile e naturale parlare anche con

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Intimità

chi conosci da poco tempo. 9 Sei una donna curiosa. 10 Sei ancora in contatto con almeno un’amica della tua infanzia. 11 Durante il weekend organizzi o partecipi a cene con gli amici. LAVORO 1 Il lavoro per te viene prima di tutto. 2 Hai trasformato una passione della tua vita in un’attività remunerativa. 3 Sei una libera professionista. 4 Se serve, sai rinunciare a un weekend fuori città per motivi di lavoro. 5 Ti rendi sempre reperibile al cellulare. 6 Riesci a organizzarti con facilità se ti chiedono di fare uno straordinario. 7 Svolgi una professione corrispondente al corso di studi che hai seguito. 8 Sei sempre puntuale. 9 Diversi tuoi colleghi/e sono anche tuoi amici/he. 10 Sei una donna creativa. 11Quando è il caso, sai perfettamente come far valere la tue ragioni. FORTUNA 1 Per te il bicchiere è sempre mezzo pieno. 2 Ti piace la compagnia,

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AMORE 1 Hai una coppia stabile. 2 Metti le esigenze del partner prima di ogni cosa. 3 Sei una donna fedele. 4 I tuoi rapporti di coppia sono sempre stati duraturi. 5 Da piccola ti piaceva fantasticare sul tuo matrimonio. 6 Ti è facile trovare un compromesso in caso di conflitti. 7 Hai molta pazienza. 8 Sai perdonare. 9 Quando sei in coppia ti piace fare progetti a lunga scadenza. 10 Ami condividere le passioni del tuo partner. 11 Stai attenta a curare il tuo aspetto fisico.

stare in mezzo a tanta gente. 3 La mattina ti svegli sempre di buonumore. 4 Ami moltissimo uscire la sera. 5 In un modo o nell’altro, sei sempre in attività.

6 Hai un carattere allegro. 7 Hai molti amici. 8 Ti capita molto

raramente di piangere. 9 Adori sperimentare cose nuove. 10 La tua stagione


LA SOLUZIONE AMORE DA 11 A 8 PUNTI

Non c’è che dire, sei la compagna di vita perfetta! Paziente e disponibile, sai sempre come coinvolgere un uomo in una relazione appagante e farlo sentire in primo piano. Il tuo 2017 sarà con grande probabilità un anno felice dal punto di vista sentimentale, sia che tu sia in coppia, sia che tu sia alla ricerca di un nuovo partner, perché comunque dimostri di essere in grado di far funzionare una relazione grazie alle tue doti di equilibro, serenità e mediazione. L’unica incognita sta proprio nella tua realizzazione sentimentale: sei così attenta alle esigenze dell’altro che forse trascuri quello che tu stessa desideri in un compagno di vita e non presti sufficiente ascolto alla tua voce interiore. IL CONSIGLIO Non dimenticare mai di far presente al tuo partner i tuoi desideri, le tue aspirazioni, ciò di cui hai veramente bisogno: tra l’altro, la sua reazione sarà un buon termometro per misurare se sa essere all’altezza dell’impegno, dell’attenzione e dell’altruismo che tu sai offrire in una relazione. DA 7 A 4 PUNTI

preferita è di certo l’estate. 11 Nelle fotografie appari sempre sorridente. Test a cura di Marialuisa Candiani, psicologa del Centro Ireos per la salute psicofisica della famiglia - Onlus.

Sei un’ottima compagna: possiedi tutte le caratteristiche per far felice un uomo, ma al contempo riesci a mantenere uno spazio all’interno della vita a due per poter esprimere la tua personalità. Il 2017 per te sarà quasi sicuramente un anno che ti vedrà protagonista in amore, perché hai gli strumenti per stare bene in coppia ma allo stesso tempo possiedi anche la giusta dose di sano egoismo che ti permette di non essere messa in un angolo da un uomo troppo esigente.

IL CONSIGLIO Mantieni sempre acceso l’interesse del tuo partner, valorizzando però la tua individualità: per esempio, coinvolgilo attivamente in una delle tue passioni, conducendolo per mano alla scoperta del tuo mondo. DA 3 A 0 PUNTI In questo momento piuttosto che sulla vita affettiva sei molto concentrata su te stessa e sulle tue esigenze individuali, quindi il 2017 probabilmente verrà consacrato ad altri obiettivi. Questo va bene se è frutto di una scelta volontaria. Se, invece, in realtà vorresti migliorare anche l’aspetto sentimentale ma non sai come, nel 2007 potresti scoprire che è comunque appagante dedicarti di più al partner. IL CONSIGLIO Non sono necessari gesti eclatanti per dare alla coppia nuova linfa: per esempio, non considerare il tuo “lui” una presenza scontata, cerca di sorprenderlo con piccole attenzioni: un biglietto sotto la tazza della colazione, un sms romantico o una telefonata breve ma dolcissima durante la giornata, una cenetta casalinga preparata con più cura a lume di candela... Vedrai che comincerà anche lui a guardarti con altri occhi. FAMIGLIA & AMICI DA 11 A 8 PUNTI

Sei un’amica, una sorella, una figlia, una madre eccezionale, non ci sono dubbi di sorta! Qualunque ruolo tu rivesta in una relazione, riesci a creare sempre un clima affettuoso e caldo. Sì, vicino a te ci sente molto rassicurati e a proprio agio. Il tuo 2017 ti vedrà facilmente al centro di una vita familiare felice e serena, circondata da molti amici affettuosi.

IL CONSIGLIO Prova con le tue amiche (e le amiche di amiche) a dare vita a una piccola banca del tempo: potrete trasformare le vostre doti personali di simpatia e intraprendenza in una risorsa sociale, così preziosa specie in momenti come questi. DA 7 A 4 PUNTI

Sei una donna presente nelle relazioni familiari e con le tue amicizie che, probabilmente, coltivi da lungo tempo. Per te, però, è più importante la qualità dei legami che la quantità e perciò ti concentri su pochi rapporti, ma molto intensi. Questo ti permette di dedicare anche il giusto tempo a te stessa. Il tuo 2017 sarà probabilmente un anno tranquillo, all’insegna del solito e rassicurante tran tran che almeno in questi campi a te piace moltissimo. IL CONSIGLIO Insieme con la tua amica più fidata, iscriviti a un corso, per esempio di maglia o di acquerello, per creare un gruppo e far circolare informazioni, idee e curiosità: potresti scoprire che può essere molto stimolante (e non troppo impegnativo!) allargare la cerchia delle tue conoscenze. DA 3 A 0 PUNTI

Molto indipendente, ami sentirti libera e non vincolata da troppe costrizioni e responsabilità familiari e amicali per dedicare piuttosto tutto il tuo tempo ai tuoi interessi, siano il lavoro, un hobby, lo sport, la palestra o la coppia. Il tuo 2017 ti vedrà impegnata al massimo nel raggiungimento dei tuoi obiettivi. IL CONSIGLIO Per rendere il tuo anno più ricco, potresti ravvivare il fuoco dei pochi legami di amiciIntimità

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PSICOLOGIA messe, cene e weekend già organizzati ma, nel tempo, finiscono col non investire più su di te. Prova a decidere che un giorno fisso a settimana, magari il venerdì, finirai il lavoro almeno una mezzora prima per dedicarti di più alla tua famiglia, alla tua coppia, alla telefonata fiume all’amica: potresti rimanere piacevolmente colpita dal fatto che tu per prima apprezzerai gli effetti positivi di questo piccolo grande cambiamento. zia cui veramente tieni e che sarebbe un peccato lasciar spegnere. D’altra parte, se le relazioni non vengono coltivate finiscono col morire di morte naturale. Per esempio, puoi lanciare tu l’idea di un appuntamento fisso (due volte al mese non ti toglierà tanto spazio) con le amiche “storiche”, come un happy hour o una pizza. E vedrai com’è facile avere una vita sociale più intensa senza troppi sacrifici. LAVORO DA 11 A 8 PUNTI

Sei una vera stacanovista. Il lavoro per te è molto importante ed è frutto di grandi sacrifici e di un impegno durato una vita intera. Puntuale, precisa e pronta a sacrificare alla scrivania o al bancone del negozio la tua vita privata, sei sicuramente la collaboratrice che tutti vorrebbero avere per la grande professionalità e l’impegno: sei di quelle che non guardano all’orologio e al sacrificio, ma solo all’obiettivo. Possiamo allora quasi scommettere che il tuo 2017 sarà destinato a vedere aumentare il tuo successo professionale. IL CONSIGLIO Per rendere il tuo anno più intenso anche dal punto di vista dell’equilibrio e della serenità, sarà bene non trascurare troppo la tua vita privata: familiari e amici accettano che saltino impegni, pro-

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Intimità

DA 7 A 4 PUNTI

Seria, professionale e affidabile, ami il tuo lavoro senza con questo essere disposta a trascurare la tua vita privata e il tuo benessere personale: sai insomma trovare e mantenere il giusto equilibrio tra i diversi aspetti della tua vita. Il tuo 2017 sarà con ogni probabilità un anno che ti vedrà “tenere le posizioni” se non guadagnare punti in tutti gli ambiti cui ti dedichi con passione. IL CONSIGLIO Per migliorarti ancora e magari ottenere obiettivi più ambiziosi nella tua professione, perché non ti iscrivi a un corso di lingue, di computer, di aggiornamento professionale? Prova a pensarci e, vedrai, non te ne pentirai. DA 3 A 0 PUNTI

Il lavoro per te non è poi così importante, ti ci dedichi con onestà e competenza ma di sicuro non ti interessa investire energie per migliorare la tua posizione; o forse non ti entusiasma particolarmente ciò che stai facendo in questo momento. Una cosa è ben certa: non sei disposta a sacrificare la tua vita privata per nessun motivo al mondo. Il tuo 2017, viste le premesse, forse non ti vedrà dunque protagonista in ambito lavorativo, cosa a cui d’altra parte non tieni nemmeno.

IL CONSIGLIO Un modo per vivere meglio il lavoro (dopotutto, ci passi la maggior parte della tua giornata: o no?) è quello di provare a trasformare una tua passione in una fonte, seppur piccola, di guadagno: perché non provi a iniziare un’attività di vendita in casa o porta porta, magari assieme a un’amica? Impegnandoti in qualcosa di personale creato da te stessa scoprirai che anche lavorare può essere divertente. FORTUNA DA 11 A 8 PUNTI

La fortuna aiuta gli audaci ma anche gli ottimisti e tu sarai sicuramente aiutata dalla tua incrollabile fiducia nella vita e nelle tue risorse personali: visto che sei solare, allegra e sempre pronta a vedere il lato sì in tutto ciò che ti accade, anche di fronte a percorsi in salita; riesci sempre a trovare, fra l’altro, qualcuno disposto a darti una mano e a imbatterti nelle occasioni più favorevoli. Il tuo 2017 sarà, come sempre per te, un anno interessante e ricco di sorprese. IL CONSIGLIO Lascia un angolino alle emozioni meno solari, che chiedono anche loro spazio e attenzione e non è giusto trascurare. Per esempio, la tristezza, la malinconia, la nostalgia, non vanno negate perché fanno parte integrante della vita: quello che è fondamentale è imparare a mostrare a chi ti ama anche il tuo lato più fragile, chiedendogli vicinanza, tenerezza e il calore di un abbraccio. DA 7 A 4 PUNTI

Ottimismo, fiducia in sé e fortuna sono tre grandi amici che viaggiano insieme e tu ne sei perfettamente consapevole. Anche se, per la verità, non sempre riesci a sorridere della vita o a trovare il lato positivo delle cose. Di sicu-

ro, però, ti impegni molto in tutto ciò che fai e non perdi mai la speranza di saper trovare la soluzione che cerchi. Il tuo 2017 avrà alti e bassi per quanto riguarda l’umore e, quindi, anche la fiducia in te stessa sarà altalenante. IL CONSIGLIO Per rendere più sereno il tuo anno nuovo potresti acquistare (o ancora meglio creare tu stessa) un piccolo giardino zen: è un semplice box di legno con della sabbia dentro cui si possono aggiungere a piacere oggetti come candele, sassi, incenso, disegnando poi sulla sabbia, o cambiando la composizione degli elementi a seconda dell’umore. Una metodica orientale semplicissima da mettere in atto, che non richiede abilità particolari, ma che rilassa e induce a riflettere con calma su se stesse, ritrovando equilibrio e armonia. DA 3 A 0 PUNTI

In questi mesi non sei particolarmente ottimista e positiva e proprio per questo forse hai la sensazione che la fortuna non ti assista a sufficienza. Evidentemente sei in un momento di grande introspezione e ti sembra difficile, se non impossibile, riuscire a pensare che le cose potrebbero cambiare (ovviamente in meglio). Il tuo 2017 potrebbe allora risentire di questo periodo così particolare della tua vita. IL CONSIGLIO Prova a rileggere la fiaba di Cenerentola in un’ottica adulta: rappresenta infatti, a livello simbolico, come l’energia femminile dopo lunghi momenti di chiusura e introspezione si possa schiudere d’improvviso a inaspettate svolte positive. Certo, la vita non è una favola però guarda che il finale rosa non è un’invenzione delle fiabe e a rotazione prima o poi arriva nella vita di tutti. Compresa la tua.


MODA

A cura di Elisabetta Turillazzi - Servizio di Alessandra Zanibelli - Testi di Barbara Pedron

Ispirazione

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4 Maxi cappotto in lana e cachemire, Antonelli Firenze, prezzo su richiesta. Pantaloni ampi, Deha, 92 €. Camicia alla coreana, 1 Bagutta, 142 €. Cardigan traforato in misto lana con top, 129 €, e bauletto in pelle, 219 €, tutto Pennyblack. Mocassini, Lea Foscati.

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Intimità

TWEED 1 Morbido, a sacchetto e senza collo, Ragno, 127 €. 2 A vestaglia con cintura, Marella, prezzo su richiesta. 3 In tessuto spigato con chiusura tre bottoni, Motivi, 109 €. 4 Con piccoli reverse, Yerse, 199,90 €.


GARÇONNE CAPPOTTI E GIACCONI IN TESSUTO TWEED E SCOZZESE, TRADIZIONALMENTE MASCHILI, PER ESSERE CALDE (ED ELEGANTI) ANCHE NEI PANNI... DI LUI

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5 Lungo e ampio, Alysi, prezzo su richiesta. 6 Con tasche tagliate, iBlues, 349 €. 7 Doppiopetto, Compagnia italiana, 348 €. 8 Corto, con fiocco, Zara, 89,95 €.

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Giaccone tre quarti con motivo pied de poule, Emme Marella, 179 €. Dolcevita con inserti di paillettes, 109 €, jeans a gamba stretta, 129 €, e borsa a spalla, 119 €, tutto Marella. Cappello in eco pelo, Brekka, 39,95 €. Scarpe stringate, Blauer.

Intimità

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MODA

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SCOZZESE Cappotto lineare con tasche applicate, La Fée Maraboutée, 260 €. Dolcevita in lana e cachemire, Intropia, 172 €. Pantaloni corti, con risvolto, in velluto a costine, iBlues, 119 €. Cappello in maglia con fiocco, Brekka, 19,95 €. Borsa a due manici, Ripani, prezzo su richiesta. Scarpe stringate, Manas.

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Intimità

1 Senza collo, Bensimon, 321 €. 2 Con piccoli reverse, iBlues, 349 €. 3 Doppiopetto mélange, Pennyblack, 329 €. 4 Modello a uovo, Yerse, 219,90 €. 1 PER INFORMAZIONI: 5Preview, www.bacodistribution.com; Alysi, www.alysi.it; Antonelli Firenze, www.antonellifirenze.com; Bagutta, www.bagutta.net; Bensimon, www.bensimon.com; Blauer, www.blauer.it; Brekka, www.brekka.it; Compagnia Italiana, www.compagniaitaliana.it; Deha, www.deha.it; Emme Marella, www.marella.com; iBlues, www.iblues.it; Intropia, www.cocoitalia.it; La Fée Maraboutée,


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NE PARLIAMO QUESTA SETTIMANA SULLA NOSTRA PAGINA FACEBOOK

5 Taglio dritto e collo in eco pelliccia, Zara, 129 €. 6 Con chiusura a tre bottoni, Pepe Jeans London, 210 €. 7 Tinte accese e abbottonatura alta, Pennyblack, 339 €. 8 Fantasia plaid, Marina Rinaldi Sport, prezzo su richiesta. www.lafeemaraboutee.fr; Lea Foscati e Manas, www.manas.com; Marella, www.marella.com; Marina Rinaldi Sport, www.marinarinaldi. com; Motivi, www.motivi.com; Pennyblack,www.pennyblack.com; Pepe Jeans London, www.pepejeans.com; Ragno, www.ragno.eu; Ripani, www.ripani.com; Roy Roger’s, www.royrogers.it; Yerse, www.yerse.com; Zara, www.zara.com. FOTO: 3 DC

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Paltò dai volumi morbidi, in misto lana, 5Preview, 330 €. Abito salopette in velluto a costine, Pepe Jeans London, 120 €. Camicia in denim elasticizzato con fiocco, Roy Roger’s, 133 €. Scarpe con finta calzina, Lea Foscati.

Intimità

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CONSIGLI DI STILE

di Elisabetta Turillazzi e Barbara Pedron

Il look da MONTAGNA? Il mio compagno e io abbiamo affittato una bellissima baita in montagna, con tanto di camino, per trascorrere la classica settimana bianca. Divideremo la casa con un’altra coppia e io mi trovo un po’ in difficoltà sia perché non conosco bene i nostri coinquilini (lui è un collega del mio fidanzato), sia perché il posto in cui soggiorneremo

A PASSEGGIO 1

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TESSUTI ANTIFREDDO

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Tolti gli scarponi, per una passeggiata nel centro del paese, è davvero perfetto il giubbotto con interno in eco pelo, Zara (1), da portare con i pantaloni ampi in jersey, Bershka (2), e i doposci in tessuto tecnico, Tommy Hilfiger su Zalando.it (3). Non possono mancare, poi, la borsa morbida in tessuto, Lässig su Zalando.it (4), e la cuffia in maglia con pon pon, Takko (5).

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Intimità

è una località piuttosto rinomata e molto ben frequentata. Sulle piste da sci non dovrei avere problemi (la mia attrezzatura è perfetta), ma tolti gli scarponi come mi devo vestire per non sfigurare in casa (non posso mica portare la mia calda e vecchia tuta) e fuori? Mi aiutate? Virginia - Genova


Consigli

Caldo ed elegante tempo stesso anche molto chic. Perché non c’è niente di meglio per essere glamour che evitare gli eccessi, sia per quanto riguarda la scelta dei capi (vanno benissimo

pantaloni ampi, capi spalla e maglioni pesanti) sia per ciò che concerne le nuance. Come puoi vedere in queste pagine, ti suggeriamo di puntare tutto su un’alternanza di grigio perla e panna, declinata in uno stile elegantemente sportivo che fa del bon ton e della semplicità il suo principale punto di forza.

DAVANTI AL CAMINO 1

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RAFFINATA COMODITà Per le ore da passare tutti insieme davanti al fuoco del camino, ti consigliamo il dolcevita in lana a coste, H&M (1), da indossare con il cardigan lungo con cintura in vita, Zara (2), i pantaloni con coulisse, Diana Gallesi (3), e le sneakers in pelle, Nike su Zalando.it (4). Se avete dubbi e quesiti su questioni di “look”, scrivete a: INTIMITÀ, Consigli di stile, Piazza Aspromonte15a, 20131 Milano o all’e-mail consiglidistile@quadratum.it.

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Foto indossati: GAP

alla tua domanda è semplice, anche se nienLgiati.aterisposta affatto scontata: affidati a linee morbide e filati preFuori e dentro casa. Per essere calda, comoda e al

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VIVERE INSIEME

a cura di Giuliana Vitali

GUIDA PRATICA

Tempo di SALDI

iStock

LE VENDITE DI FINE STAGIONE SONO UNA BUONA OCCASIONE PER FARE GLI ACQUISTI PRIMA RIMANDATI, MA è IMPORTANTE SEGUIRE ALCUNE ACCORTEZZE

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opo la grande corsa che abbiamo fatto per gli sconti pre natalizi scattati già a novembre con il Black Friday del 25 e il Cyber Monday del 28 (ossia il venerdì e il lunedì dedicati, secondo la tradizione americana esportata anche in Italia, allo shopping nei punti vendita e online), adesso, per risparmiare e sperare davvero di fare buoni affari non resta che approfittare dei classici saldi invernali che, per la prima volta, cominciano in tutte le regioni italiane nella stessa data: giovedì 5 gennaio. Una decisione che è stata presa per facilitare le misure a tutela della concorrenza, ma

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Intimità

soprattutto per rispondere alle richieste dei commercianti, così da non avere diversità tra una città e l’altra. Per questo, anche nei prossimi anni, le vendite di fine stagione invernale partiranno sempre il giorno feriale prima dell’Epifania e, qualora fosse un lunedì, si anticiperebbero al sabato. Viceversa, non è prevista una data di fine saldi omogenea dappertutto e quindi ci saranno Regioni come la Lombardia dove dureranno 60 giorni e altre, come la Liguria e il Lazio, dove il periodo sarà più breve, ovvero di 45 giorni. ● Offerte e sconti Capi spalla, cappotti, piumini, borse e calzature sono, come

sempre, gli acquisti preferiti perché, spiega Massimo Torti, segretario generale di Federazione Moda Italia-Confcommercio, per gli articoli che richiedono un maggiore impegno economico si attende il periodo dei saldi. Ma quali sconti ci sono effettivamente quest’anno? Tutto dipende, sempre secondo il segretario generale di Federmoda, da come sono andate le vendite natalizie. Se davvero c’è stata, come previsto, un pochino dell’auspicabile ripresa, allora di certo le rimanenze sono state inferiori e quindi anche gli sconti di partenza un po’ più bassi: il 30% per poi salire con la riduzione dell’offerta al 40-50%. Il consiglio, quindi, di Torti è di approfittare dei primi giorni dei saldi quando l’offerta è più ampia, anche se, aspettando un po’, si possono ottenere sconti maggiori, e di optare per i soliti negozi di fiducia. ● Anche negli store del web Ricordati che, per legge, i saldi riguardano solo le vendite di fine stagione del settore moda e accessori.

E che valgono anche per le nuove forme di vendita come outlet, cittadelle dello shopping o temporary shop. Vengono effettuati (seppure senza le norme di legge previste per i punti vendita fisici) anche da molti grandi store su Internet e dai negozi virtuali per i quali, avverte Roberto Liscia, presidente di Netcomm, il Consorzio del commercio elettronico italiano, è importante controllare che si tratti di siti affidabili (meglio se certificati proprio dal sigillo di Netcomm), con i riferimenti del venditore, l’indirizzo, numeri di telefono e indirizzo mail per i contatti, che siano sempre esposti prezzi chiari e trasparenti (comprensivi di tutte le spese, anche quelle di spedizione) e che venga anche assicurata la possibilità del recesso entro 14 giorni lavorativi oltre a sistemi di pagamento sicuri. Per questo motivo controlla che ci sia l’icona di un lucchetto sul sito e che l’indirizzo cominci con https. Achille Perego giornalista economico de Il Giorno

5 SUGGERIMENTI UTILI 1 Confronta i prezzi (cartellino del prezzo vecchio con quello ribassato), gira più negozi e acquista sempre i prodotti che ti servono privilegiando i commercianti di fiducia dove, magari, avevi visto quanto quei capi costavano prima dell’apertura dei saldi. 2 Fai attenzione che la merce in saldo sia quella stagionale e stai in guardia da sconti eccessivi. 3 In caso di “falsi saldi”, puoi rivolgerti ai vigili urbani, all’ufficio comunale per il commercio o alle associazioni dei consumatori. 4 Ricordati che i prezzi esposti vincolano il venditore: se alla cassa viene praticato un prezzo diverso fallo notare al negoziante. 5 Un negoziante che è convenzionato con una carta di credito è tenuto ad accettarla sempre, anche durante il periodo dei saldi. NE PARLIAMO QUESTA SETTIMANA SULLA NOSTRA PAGINA FACEBOOK


Risponde Giovanna Brunetti, avvocato esperta di questioni locatizie e condominiali in Piacenza

IL PARERE DEL LEGALE

SPESE STRAORDINARIE: A CHI TOCCANO? Sono proprietario di un box in un condominio nel quale non abito, di cui pago le spese di luce e pulizia cortile. La costruzione è esterna, solo una parete confina con il muro dello stabile e non è ricoperta da tetto. Ora i condòmini vogliono rifare il tetto condominiale, imbiancare le scale interne ed eseguire altri piccoli lavori: sono obbligato anch’io a contribuire a queste spese straordinarie? Claudio P. - Bollate (MI) e spese di manutenzione e conservazione delle cose Lfabbricato e degli impianti che servono solo una porzione del formando oggetto del cosiddetto condominio

parziale, debbono essere sostenute solamente dai proprietari delle unità immobiliari comprese in questa parte e non anche dagli altri, rispetto ai quali manca quel rapporto di pertinenza che è il presupposto necessario del diritto di comunione. Lo sancisce il terzo comma dell’art. 1123 del Codice civile, norma che, benché riferita a scale, cortili e lastrici solari, può essere applicata in via analogica anche alle altre parti comuni non richiamate, come appunto il tetto. Nel caso specifico, lei è proprietario unicamente di un box contenuto in un immobile che, sebbene sia posto all’interno del perimetro condominiale, è strutturalmente e funzionalmente separato dall’edificio ove si trovano le unità abitative interessate dai lavori. Quindi resta da escludersi che lei debba concorrere alle spese di manutenzione citate.

Inviate le vostre lettere, il più possibile sintetiche e scritte a macchina o al computer, a INTIMITÀ, Il parere del legale, Piazza Aspromonte13, 20131 Milano o all’e-mail legale@quadratum.it

LA PAROLA AL VETERINARIO

POLLICE VERDE

LA DIETA GIUSTA PER IL CRICETO

LA PIANTA DELLA POLVERE D’ORO

Gentile dottore, da qualche mese possediamo un criceto Hamster, maschio. Di tanto in tanto lo facciamo uscire dalla sua gabbia e lui si fa un giro nell’appartamento. Mangia anche volentieri, infatti abbiamo provato a fargli assaggiare diversi cibi, e gli piace un po’ tutto, anche i dolcetti. Possiamo continuare così? Luisa e Vittoria

Mi capita spesso di vedere nei giardini, ma anche in alcune aiuole stradali, questa pianta dalle foglie particolari. Mi piacerebbe sapere il suo nome, se fiorisce e se è possibile coltivarla in vaso (vorrei metterla sul mio terrazzo). Quella fotografata aveva delle bacche verdi: rimangono così o diventano rosse? Antonella

are Luisa e Vittoria, un’alimentazione sana e corretta è indubbiamente il presupposto per far C vivere sano e a lungo il vostro criceto. La sua dieta deve comprendere miscele commerciali di semi e pellettati, fettine di mela e pera, acini di uva, spicchi di arancia, foglie di insalata, pezzetti di carota, assaggi di grissini, crackers e biscotti secchi. Di tanto in tanto, poi, gli si può offrire qualche pezzettino di carne, delle briciole di formaggio magro o pezzettini di tuorlo d’uovo sodo. La frutta secca di solito è molto gradita, ma è meglio non abusarne. L’acqua, infine, deve sempre essere a sua disposizione, fresca e pulita. Tutto il resto, inclusi i dolcetti, è meglio evitarlo, pur se molto apprezzato. iStock

Dottor Piero Bianchi Indirizzate le vostre lettere a: INTIMITÀ, La parola al Veterinario, Piazza Aspromonte 13, 20131 Milano o all’e-mail ilveterinario@quadratum.it. Se lo desiderate, potete inviare le foto dei vostri beniamini. Saranno pubblicate se ritenute di buona qualità, ma non saranno restituite.

uesta pianta sempreQ verde dalla chioma tondeggiante si chiama Aucuba ed è molto utilizzata a scopo ornamentale, anche come siepe, per la bellezza delle sue foglie, di colore verde brillante con piccole macchie gialle (è anche

chiamata “la pianta della polvere d’oro”). È molto robusta, resistente sia al freddo sia alla siccità, non ha particolari esigenze di coltivazione. Cresce bene alla mezz’ombra e anche in ombra piena, ma non ama il pieno sole. La coltivi pure in vaso, sul terrazzo: in questo caso non supererà il metro e mezzo di altezza, mentre in piena terra può raggiungere i 2-3 metri, anche in larghezza. All’inizio della primavera produce fiorellini marrone, non molto appariscenti, seguiti in autunno, solo negli esemplari femmina, da bacche rosse molto decorative, che permangono per tutto l’inverno. L’Aucuba è una pianta dioica, vale a dire che per ottenere le bacche occorre mettere a dimora, vicini, un esemplare maschio e uno femmina. L.M. Inviate le foto di piante e fiori di cui volete conoscere il nome a: INTIMITÀ, Pollice Verde, Piazza Aspromonte 13, 20131 Milano o all’e-mail lmaggioni@quadratum.it. Il materiale ricevuto non sarà reso.

Intimità

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VIVERE INSIEME DALLA TUA PARTE

È IL VANTAGGIO DI AVERE UNA CASA DI PROPRIETÀ CON LA COMODITÀ E IL RISPARMIO DI SERVIZI, RISORSE E SPAZI CONDIVISI. UNA SOLUZIONE ABITATIVA CHE ARRIVA DAL NORD DELL’ EUROPA…

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iovani per cui l’acquisto di una casa resta un sogno, genitori single, anziani desiderosi di compagnia sono tra i candidati ideali del cohousing, nuovi insediamenti residenziali che combinano il vantaggio di avere una casa in proprietà con la comodità e il risparmio di poter usufruire di ser-

iStock

Sai che cos’è il COHOUSING?

vizi, risorse e spazi condivisi. Questa soluzione abitativa è nata negli anni Sessanta in Scandinavia e oggi è diffusa in tutto il Nord Europa, oltre che negli Stati Uniti, in Canada, Australia e Giappone. Di che si tratta? Il cohousing - neologismo inglese che non ha in italiano un corrispettivo, ma che si potrebbe tradurre

con l’espressione “abitazioni private con servizi condivisi” - ricalca la formula del vecchio borgo di una volta dove ci si conosceva un po’ tutti ed era naturale darsi una mano, in base alla cultura della socialità. L’idea in più è infatti che, nel pieno rispetto della proprietà privata e della privacy, si possano condividere spazi

e servizi. Per dare un’idea, il primo sistema coabitativo italiano è nato nel 2010 in un ex opificio di Milano trasformato nell’Urban Village Bovisa, dove le abitazioni di 32 famiglie si affacciano su un giardino comune e i residenti usufruiscono di salone per pranzi, cene e feste, lavanderia stireria, sala hobby. Altre realtà

lavorati da freschi solo nei mesi estivi, nel pieno rispetto della natura e dei suoi tempi; Salsa pronta di pomodoro ciliegino con basilico, un classico della cucina mediterranea, lavorato a fresco, che racchiude tutto l’aroma delle calde gior-

nate estive; Salsa pronta di pomodoro ciliegino al peperoncino, dall’intrigante nota piccante che ben si abbina al gusto dolce del pomodoro ciliegino, perfetta come condimento per primi piatti o come accompagnamento a varie vivande.

IL CONSIGLIO DELLA SETTIMANA

VIA L’UNTO CON I FONDI DI CAFFÈ Per togliere ogni traccia di unto da barattoli e bottiglie che hanno contenuto olio, io vi verso dentro dei fondi di caffè e scuoto più volte, poi procedo al lavaggio con il solito detersivo per i piatti. Maria S. - Trani (BT) La lettrice autrice del consiglio della settimana riceverà a casa un kit di 4 prodotti AGROMONTE, l’azienda siciliana leader nella produzione di sughi, salse e specialità varie che hanno come protagonista assoluto il pomodoro ciliegino, lavorato mantenendo la genuinità e la freschezza del prodotto artigianale. I

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Intimità

prodotti sono: Salsa pronta di pomodoro ciliegino, dolce e corposa, che raccoglie tutto il profumo della Sicilia ed è preparata con pomodoro ciliegino 100% siciliano e ingredienti di alta qualità della tradizione isolana; Salsa pronta di datterino ciliegino, pronta per l’uso, dall’aroma intenso, prodotta con ingredienti raccolti e

Hai anche tu un consiglio che ti piacerebbe fosse pubblicato? Spediscilo, completandolo con indirizzo e numero telefonico per posta o via e-mail, a: • Il consiglio della settimana, Vivere Insieme, INTIMITÀ, Piazza Aspromonte13, 20131 Milano • vivereinsieme@quadratum.it


PREVIDENZA

ALCUNI ESEMPI “VIRTUOSI”

S.O.S. CONTRIBUTI

«Si tratta di progetti innovativi sicuramente in crescita, - osserva Silvia Sitton, ricercatrice dell’Università di Modena e Reggio Emilia, esperta di abitare condiviso. - Perché finalmente lascino la fase di sperimentazione per avviarsi a quella di decollo, manca però ancora un modello ideale da seguire e un qualche tipo di supporto pubblico. Qualcosa in realtà si sta muovendo, per ora solo relativamente a categorie selezionate come quella degli anziani. Timide esperienze di cohousing promosso dal pubblico si stanno facendo strada con fatica, come il progetto Porto 15 a Bologna destinato ai giovani (www.porto15.it). Un’altra sperimentazione di grande interesse riguarda il social housing ed è Cenni di cambiamento, a Milano (www. cennidicambiamento.it): si tratta di un progetto pubblico di edilizia residenziale sociale a canone moderato che è rivolto a giovani (single, coppie, famiglie) e a una piccola percentuale di anziani, pensato in modo da favorire il più possibile le relazioni tra le persone».

Dal 1980 lavoro in una Asl. Prima, per 7 anni, ho svolto l’attività di agente di commercio con iscrizione all’Enasarco e versamento dei contributi pensionistici. Quando ho chiesto di cumulare tali contributi con quelli maturati attualmente mi è stato risposto che è impossibile. È vero? Esiste una possibilità di recuperare quei contributi o devo considerarli persi? Ottavio

condividono anche orto, cucina, palestra, biblioteca, foresteria per gli ospiti. Non sono solo gli spazi a essere collettivi, ma anche servizi di baby sitter, micronido, car sharing, banca del tempo, gruppi di acquisto, con evidente abbattimento dei costi. Generalmente i progetti di cohousing nascono sul recupero e la riqualificazione di vecchi edifici dismessi, che vengono anche convertiti alla miglior classe energetica. Per ora la formula non è legalmente codificata ed è frutto di iniziative private: il modello parte da un gruppo di persone (da 10 sino a 50-60 famiglie) che decidono di investire insieme,

individuando un immobile da ristrutturare o realizzare secondo i principi della proprietà privata condivisa. A oggi in Italia esistono quattro residenze di questo tipo, mentre altre due sono in fase di realizzazione, tutte in area milanese tranne una che si trova a Pisa. Nadia Simionato è la responsabile di Newcoh, che ha lanciato la community on line di Cohousing.it, con ben 23mila iscritti: un’idea che piace a tanti, ma che poi pochi riescono a realizzare. «In effetti i gruppi spontanei nascono pieni di entusiasmo, ma si devono poi scontrare con una burocrazia im-

mobiliare a dir poco molto complessa, oltre che con la resistenza dei venditori che devono aspettare i tempi più lunghi della formazione di un progetto e di una community. Altri ostacoli li stiamo eliminando, a mano a mano che concretizziamo nuove esperienze. Per esempio, adesso mettiamo in conto dall’inizio il costo dell’arredo degli spazi comuni: cifre non ingenti ma che, alla fine dell’investimento, una volta varcata finalmente la soglia della nuova casa, abbiamo visto che si fa veramente fatica a trovare, rallentando così l’avvio della vita in cohousing». Livia Pettinelli

urtroppo, caro Ottavio, Pni versati deve considerare gli anpresso l’Enasarco come persi. Secondo la legge n.29/1979, infatti, i contributi versati a quest’Ente non possono essere ricongiunti con i versamenti assicurativi fatti presso gli altri Enti previdenziali. Claudio Sanvitale Spedite le vostre lettere a: INTIMITÀ, Previdenza, Piazza Aspromonte 13, 20131 Milano o all’e-mail previdenza@quadratum.it

OCCASIONI DI LAVORO

130 NEGLI ISTITUTI DI CREDITO ● Il progetto è sviluppare servizi digitali per i clienti, ma anche rilanciare le attività tradizionali con forze giovani. Per questo al Credem nel corso dell’anno rimarranno aperte le porte a 120 neolaureati in discipline economiche, giuridiche e scientifiche e a ragazzi freschi del diploma di scuola superiore. Le zone in cui è più urgente la ricerca sono Calabria, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Sicilia. Accanto all’information technology, le opportunità di impiego riguardano

le attività commerciali. Quindi chi supera le selezioni ed entra in banca potrà gestire la clientela privata e le piccole e medie imprese, fino a diventare direttore di una filiale. C’è anche spazio per consulenti che lavoreranno nella cessione del Quinto dello stipendio: qui potranno muoversi coloro che preferiscono un’attività più commerciale, in rapporto diretto con i clienti. A tutti la banca Credem offre un percorso di inserimento con formazio-

ne personale e un affiancamento iniziale di un esperto. Candidature al sito: www. credem.it (lavora con noi). ● Sono 10 le figure tecniche che cerca Banca Mediolanum. Si tratta di banking specialist per l’assistenza di qualità ai clienti: saranno selezionati professionisti finanziari minori di 28 anni con orientamento al servizio del cliente e capaci di lavorare in team. Ci sono poi alcune posizioni per addetti alle isole commerciali che, a vantaggio dei clienti, faranno assistenza e consulen-

za sui prodotti e cercheranno di catturarne di nuovi ai quali proporre i servizi del gruppo. Per ricoprire questo ruolo bisogna avere doti di autonomia, disponibilità a trasferte in tutta Italia e un’esperienza nella vendita di prodotti e servizi di vario genere presso le isole commerciali. Completano il quadro delle selezioni la ricerca di specialisti esperti nell’ambito tax e qualche analista informatico. Candidature a www.bancamediolanum.it (collabora con noi). Paolo Freddi

Le offerte di lavoro, come prevede la legge, sono da intendersi rivolte a persone di entrambi i sessi. Il numero dei posti può variare secondo le necessità delle aziende. La redazione non si assume responsabilità in merito.

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PER VOI RAGAZZE

a cura di Paola Babich

AL CINEMA

ELENA CUCCI: «Felicità è... volersi bene!» E legante e bella come una principessa, proprio come il personaggio che di recente ha interpretato a teatro, per la regia di Alessandro Siani, nel Principe Abusivo. L’attrice Elena Cucci, 33 anni, è un volto noto del teatro - dove ha debuttato nel 2006 con Gino non si tocca, di Gianluca Ansanelli e Giampaolo Morelli - così come della televisione (Provaci ancora prof, CentoVetrine) e del grande schermo (Viva l’Italia, Io, Don Giovanni), dove è tornata con l’anno nuovo. Ora sei al cinema con Mister Felicità, con Alessandro Siani, che ne è anche il regista. Com’è lavorare con lui? «Sorprendente, Alessandro (con lei nella foto sopra a sin., ndr) è un vulcano di idee. Riesce a creare “il gruppo” sul set; è molto carismatico, non puoi non farti travolgere dalla sua energia inesauribile. Abbiamo girato per nove settimane, è stata una palestra incredibile, ho imparato tanto. Anche il luogo delle riprese mi ha aiutato a entrare nella parte. Non conoscevo l’Alto Adige, è un posto stupendo». Ti sei trovata bene con tutti sul set? «Sì, dal grande Diego Abatantuono a Cristiana Dell’Anna e Carla Signoris. Se dovessi rivolgere una nota particolare a qualcuno, mi sentirei però di farla a Carla, una donna sensibile ma allo stesso tempo concreta, forte. L’esempio di come le donne sanno fare be-

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Intimità

ne e con passione. Una persona carica di energia positiva che riesce a trasmettere agli altri.Alla fine sono stata coccolata da tutti, eravamo come una grande famiglia». Una curiosità. Madre francese, padre abruzzese, vivi a Roma ma sei nata a Tregnago, in provincia di Verona. Ci spieghi questo intreccio? «Mia madre è francese, figlia di un’emigrante italiana, che d’estate tornava in Abruzzo. Infatti, mamma ha conosciuto papà in Italia, durante le vacanze, e poi si sono sposati. Hanno viaggiato molto per lavoro e io, a causa di uno dei loro vari trasferimenti, sono nata inVeneto. Poi abbiamo abitato vicino a Torino fino a quando siamo approdati nella zona di Villa Adriana, a Tivoli, e lì ci siamo fermati per dare più stabilità a me e mio fratello, di 3 anni più piccolo. Dopo il liceo, mi sono trasferita a Roma». Ti senti, quindi, “cittadina del mondo”? «Ho vissuto anche all’estero, però mi sento romana. Sto

acquistando la cittadinanza romana pagando il mutuo, scherza. - Roma mi ha accolto con il suo calore e per me è, soprattutto, casa». Non si sa molto di te. Sei molto riservata? «Sì, sono una persona riservata. Non ho nulla contro il gossip, ma cerco di tutelare la mia vita privata, senza espormi troppo, come penso facciano un po’ tutti. Il calore dei fan però è irrinunciabile, è la benzina che ti fa andare avanti, la vera soddisfazione!» E il Principe Azzurro esiste, secondo te? «Assolutamente. Esiste un amore come quelli di una volta. Che è tutto: sacrificio, accettazione, condivisione. A me è capitato: una bellissima storia d’amore con un ragazzo musicista durata 6 anni. È finita la nostra relazione, nel 2013, ma non l’amore per lui. Quando hai amato così tanto, è impossibile. Ma sono aperta alla possibilità che possa esistere più di un Principe Azzurro…».

Ci racconti...Elena?

«Tre aggettivi: passionale, sensibile e molto curiosa». Capelli neri da sempre, di recente ti sei fatta bionda. Esigenze di copione o cambio di vita? «Necessità di copione, ma poi sono rimasta bionda, perché mi piacevo. Non lo collego però a un cambio di vita, ma voglio pensare che un cambiamento ci sarà. Magari presto si aprirà una porta che non vedevo...». Il personaggio, a parte Arianna nell’ultimo film, che ti è piaciuto di più? «Benedetta, nella serie Piper o Sugar Plum Fairy, dove ero una ballerina. Ricordo la magia di un gruppo di lavoro bello, umanamente parlando. Per me è importante...». Che cosa metti al primo posto, nella vita? «Me stessa. Il volermi bene. Non per una forma di egoismo, ma per una questione di equilibrio. E di felicità. Sì, perché trovare se stessi, per stare bene con gli altri, è la prima regola di vita per me». Cristina Chiodi


MONDO VIP

COPIA IL LOOK

La rinascita di CARA DELEVINGNE

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e passerelle le avevano fatto dimenticare quanto fosse giovane e, anzi, l’avevano fatta sentire più vecchia. Era arrivata addirittura a “odiare il suo corpo” e lo stress le aveva scatenato una forte forma di psoriasi. Ma oggi l’inglese Cara Delevingne, 24 anni, è in pista più in forma che mai: ha appeso le scarpe col tacco al chiodo, ha detto addio al mondo della moda, tutto sfilate e tensione costante (nonostante la sua giovane età è stata una delle modelle più pagate al mondo), scegliendo di continuare a lavorare come testimonial per pochi, selezionati marchi, e tuffandosi a capofitto nel cinema. E la carriera di attrice non ha tardato a darle soddisfazioni: basti pensare al recente Suicide Squad - pellicola diretta da David Ayer, in cui è al fianco di Will Smith e Jared Leto - e ai film in uscita prossimamente, tra cui Valerian e la città dei mille pianeti di Luc Besson con Ethan Hawke, e il film in costume Tulip Fever di Justin Chadwick, con Alicia Vikander e Christoph Waltz.

Il suo look audace, il suo stile, il suo attivismo la rendono seguitissima dai fan (è una “influencer” da oltre 46 milioni di followers su tutti i canali social) e fanno sì che venga scelta da aziende famose, come Puma, che l’ha voluta per la nuova campagna Do you, la linea che si pone l’obiettivo di infondere nelle donne fiducia e motivazioni sia nella vita di tutti i giorni, sia nell’allenamento sportivo. La giovane ha dichiarato di aver accettato perché incitare le donne a credere in se stesse, a mostrare il loro valore senza paura, ad accettarsi così come sono, è un messaggio nuovo, diverso e sempre molto importante. P.B. e G.C.

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Piccole DONNE, grandi DILEMMI rrivano i A . Se hai più di 11 anni, queste pratiI manuali delle ragazze 2.0

che guide De Agostini sono l’ideale per trovare le risposte alle domande più comuni della preadolescenza. I temi trattati sono l’amicizia, l’amore, la scuola e lo specchio; infatti qui vengono affrontati con toni leggeri ed efficaci le problematiche e gli argomenti che stanno più a cuore alle teenager, offrendo tanti con-

sigli pratici, suggerimenti, brevi racconti a tema narrati in prima persona, come fossero un diario da cui sbirciare. E poi ci sono tanti spazi per annotare i propri pensieri e riflessioni, le proprie avventure.All’inizio di ogni capitolo è presente il consiglio di Eleonora Olivieri, classe 2000, la web star contributor che ne I manuali delle ragazze 2.0 condivide la propria esperienza di teenager con le sue lettrici.

Facciamo uno STRAPPO? TAGLI GLAM PER RENDERE VISSUTI I JEANS ED ESALTARE LA PERSONALITà, COME FA LA MODELLA ATTRICE ELLE MACPHERSON

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pantaloni in denim ogni anno si (ri)propongono in diverse versioni: tra tutte la più apprezzata, nelle ultime stagioni, è quella strappata. Infatti lacerazioni, toppe e tagli creati ad arte rendono i jeans unici. Un tempo riservati alle grunge e alle rock’n’roll fashioniste, ora sono un vero must have e sono entrati nella lista dei capi più amati anche dalle vip. Come l’affascinante modella australiana Elle Macpherson, 52 splendidi anni, che li indossa con naturalezza abbinandoli a stivali, golf e giubbotto neri, creando un outfit non banale. Anche a te suggeriamo di portarli con maglioni comodi, cappotti lunghi o lunghissimi e, perché no, con i tacchi. Iniziamo con un modello molto simile a quello indossato dalla nostra testimonial, esageratamente strappato per creare un effetto shock, accentuato dalle toppe interne con luminose paillettes, Robin’s Jean (1, courtesy image TrendForTrend). Più morigerati, con strappi ad hoc, i jeans neri, dritti con effetto piega sia in vita sia alla caviglia, per un look used sempre in voga, bonprix.it (2). Se non vuoi osare troppo, ma non sai resistere alla moda, Cheap Monday (3) propone un capo sfilacciato che ti permette di essere trendy senza alterare la tua personalità. Orlo tagliato irregolarmente e tagli evidenti al ginocchio donano fluidità al modello glam di Bershka (4). I ripped jeans possono essere seducenti anche senza troppi tagli, come gli ultra skinny a vita bassa di Fracomina (5), soprattutto se abbinati a giubbotto di pelle e scarpe con tacco a stiletto. E infine la fantasiosa proposta di Desigual (6): pizzo e patchwork come toppe, borchie e, naturalmente, strappi. Da scegliere se lo stile minimal non ti ha mai entusiasmato!

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TEMPO LIBERO

di Annalisa Scarsellini

APPUNTAMENTI

ROLLING STONES Blue & Lonesome (Universal Music)

Mostre PONTEDERA (PI) Tutti in moto!

A più di 50 anni dal loro debutto, avvenuto il 12 luglio 1962 nel mitico Marquee Club di Londra, i Rolling Stones tornano alle origini, a quando erano una band di ragazzi sui 20 anni innamorati della musica blues d’Oltremanica (non a caso il loro nome si ispira a Rollin’ Stone, pezzo di Muddy Waters del 1950). Blue & Lonesome è infatti un album di cover di brani blues incisi tra la metà degli Anni ‘50 e ‘60 da musicisti come Little Walter, Howlin’Wolf, Eddie Taylor, Jimmy Reed, Willie Dixon; un repertorio di dodici canzoni in cui non compaiono celebri standard del genere, ma che gli Stones amano particolarmente e che ricorda quello dei loro esordi di giovane blues band. «Questo disco è un omaggio ai nostri favoriti, agli artisti che ci hanno spinto a iniziare a suonare, - spiega Mick Jagger. - Eravamo dei proseliti e dei predicatori della musica blues. E, in fondo, lo siamo ancora». Un progetto nato spontaneamente e che non ha nulla a che fare con certe operazioni studiate a ta-

Il Palazzo Pretorio di Pontedera (PALP), nuovo importante spazio espositivo della città toscana, è stato inaugurato da questa mostra dedicata al tema della velocità e al suo riflesso nelle arti figurative e negli stili di vita degli italiani dalla fine del XIX secolo agli anni del boom economico. La rassegna, che ha come sottotitolo “Il mito della velocità in cento anni d’arte”, presenta più di centocinquanta opere, tra dipinti, sculture, fotografie e manifesti, di artisti come Giovanni Fattori, Lorenzo Viani, Marino Marini, Gino Severini, Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Giacomo Balla, Fortunato Depero, Tato (Guglielmo Sansoni), Mario Sironi, Carlo Levi e molti altri. Il percorso è scandito dal diffondersi dei vari mezzi di locomozione: treno, tram, piroscafo, bicicletta, motocicletta, automobile, aerostato, aereo... Si parte dall’Italia ancora rurale, che si muoveva principalmente a cavallo, fino alla progettazione nell’immediato dopoguerra della Vespa, il mitico scooter che quest’anno ha compiuto 70 anni. Un’estensione dell’esposizione si tiene infatti al Museo Piaggio, sede della mostra “Fotografia e velocità”, che documenta l’approccio dei Futuristi al dinamismo come mito della modernità stessa. Fino al 18 aprile 2017. Orario: da mart. a dom. 10-19. Ingresso: 5/7 euro, biglietto unico PALP e Museo Piaggio 8/10 euro. Info: www. pontederaperlacultura.it

LIBRI

Mario Sironi Tato (Guglielmo Sansoni)

Gino Severini

volino dall’industria discografica. Del resto, dall’alto della loro strepitosa carriera, Mick Jagger, Keith Richards, Charlie Watts e Ronnie Wood possono permettersi di esprimersi in totale libertà e di uscire con un nuovo lavoro a distanza di solo poche settimane dal dvd e cd Havana Moon, il live del loro storico concerto gratuito a Cuba. Blue & Lonesome è stato registrato in solo tre giorni, senza particolari effetti e sovraincisioni, nel British Grove Studios di Mark Knopfler a Londra, dove gli Stones si erano riuniti per lavorare al loro nuovo album di inediti. Per fare un break e rilassarsi, hanno iniziato a suonare vecchi blues e l’entusiasmo e il divertimento è stato tale che non hanno più smesso, coinvolgendo nella jam session anche l’amico Eric Clapton, guest star in Everybody Knows About My Good Thing e I Can’t Quit You Baby.

di Paola Babich e Raffaella Giancristofaro

Nel nome dell’amicizia

L’intelligenza del male

LE OTTO MONTAGNE di Paolo Cognetti, Einaudi, pagg. 199, 18,50 €

CAINO di Elisabetta Cametti, Cairo, pagg. 480, 18,90 €

Ragazzino di città, Pietro viene iniziato alla montagna dai suoi genitori, passando ogni estate a Grana, ai piedi del Monte Rosa, dov’è nato Bruno, un suo coetaneo. I due diventeranno uomini insieme, completandosi a vicenda pur nelle differenze. Un racconto di amicizia intenso e commovente, che rintraccia nella montagna molte metafore di vita.

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Fortunato Depero

MUSICA

La fotoreporter Veronika Evans è volata in Groenlandia per documentare la mattanza delle foche. Non vuole più collaborare con il NYPD, ha ancora addosso l’orrore dell’ultima indagine. Ma il passato la insegue: il capo del Detective Bureau la vuole a New York, per una serie di omicidi indecifrabili e un numero ricorrente: il 29...


L’ANGOLO DI MILLY

Indirizzate le vostre lettere a: L'angolo di Milly, Intimità, P.zza Aspromonte 13, 20131 Milano o via e-mail a: milly@quadratum.it

Viva gli SPOSI... zialmente sono positive. Un esempio? Parliamo di matrimoni. Le ultime statistiche dicono che sono in aumento, per la prima volta dal 2008. Bella notizia, no? Direi di sì. Ma, per sottrarre un po’ di positività, subito si è anche notato che forse questo aumento è la conseguenza... dell’introduzione della legge sul divorzio breve! In pratica, si è accorciato da tre anni a sei mesi per le separazioni consensuali e a un anno per quelle giudiziali il periodo che deve intercorrere tra la separazione e il divorzio. Cioè, per intenderci, l’equazione sarebbe: posso sposarmi tranquillamente, tanto se va male posso disfare tutto in quattro e quattr’otto. Ecco, scusatemi, ma io voglio pensare che le cose non stiano così. Per avvalorare la mia tesi prendo un altro dato statistico

che riguarda l’età degli sposi: si arriva alle prime nozze in media a 35 anni per gli uomini e a 32 per le donne. Sicuramente anche questo dato è figlio del prolungarsi della crisi economica che mette in difficoltà i giovani desiderosi di fare il grande passo. Però mi sento di dire che a 35 anni si dovrebbe essere un minimo più consapevoli di quanto si fosse a 25. E poi forse a quest’età tanto un ragazzo quanto una ragazza hanno ormai avuto già quel certo numero di esperienze che permette loro di capire meglio chi hanno davanti, quindi fare scelte meno avventate e più responsabili. E voglio anche pensare che, proprio a causa delle difficoltà di questi ultimi anni, soprattutto i giovani stiano cominciando a dare un senso diverso a certi aspetti della vita che negli anni

del benessere erano stati offuscati dai piaceri “usa e getta”. Sì, io voglio pensare che le cose stiano così. Recentemente un mio giovane collaboratore mi ha dato la notizia che stava per diventare padre. Lui e la sua compagna hanno superato i 30 e, come tanti loro coetanei, sono precari. Non ho potuto che essere felice e congratularmi con lui aggiungendo che apprezzavo il coraggio della sua scelta: in tempi lontani, nel dopoguerra per esempio, era una scelta normale, ma oggi diventa davvero coraggiosa. Perché non è facile nei nostri tempi essere positivi e avere fiducia nel futuro. Sono convinta però che investire sulla famiglia abbia il potere di imprimere una marcia in più alla vita in termini di entusiasmo, voglia di fare e di trovare soluzioni.Voi che ne dite?

Cara Milly, sono una quarantenne, madre di famiglia, una vita tranquilla, un matrimonio non scintillante ma sereno. Insomma, forse una vita un po’ noiosa ma non ho certo di che lamentarmi. So che c’è molto ma molto di peggio. Ora però mi accade una cosa che mai avrei pensato. Un po’ per curiosità e un po’ per noia ho incominciato a frequentare i social network e non dico di avere sviluppato una dipendenza, ma poco ci manca. Ho stretto amicizia con persone mai viste dal vivo e la sera tiro tardi con lunghe chiacchierate in cui si parla di tutto, dagli argomenti più frivoli alle riflessioni più profonde. Mio marito un po’ brontola: “Possibile che tu sia sempre lì attaccata al computer?”, ma poi lascia correre. Io mi sento in colpa perché potrei parlare con lui invece che con questi semisconosciuti, ma mi viene molto meno facile. Tuttavia mi rendo conto che non è un’abitudine molto sana, perché mi allontana dalla famiglia e forse anche dalla realtà. Però al tempo stesso mi sembra che queste “amicizie” mi aiutino a sentire tutto più lieve: i doveri, gli obblighi, le preoccupazioni. Dici che la mia è una specie di fuga? Maria Teresa

sti concentrarti sono i motivi di questo desiderio di evasione. Motivi che hai già messo bene a fuoco: una vita serena ma noiosa. Ma chi ti impone la noia, cara Maria Teresa? È molto comune pensare che un matrimonio viva quasi di una vita propria, ma non è così. Il matrimonio, come tutte le relazioni, va avanti e si evolve se c’è la volontà e l’impegno delle persone coinvolte di rimettersi continuamente in gioco. Hai solo 40 anni e non c’è motivo di vivere in una prospettiva di decadenza. Prova a ripensare a quando tu e tuo marito avete iniziato la vostra avventura. Che cosa avevate in comune, quali cose vi piacevano? Prova a far tornare a galla queste cose. Avere messo insieme una famiglia non è una cosa scontata, è un patrimonio che va protetto e fatto crescere. Datti da fare subito, amica mia!

he cosa avrà in serbo per C noi l’anno che sta iniziando? Be’, penso che dopo tanti anni di crisi e difficoltà nessuno voglia azzardare pronostici. Quello che noto è che un po’ tutti abbiamo la tendenza a trovare qualcosa di storto anche in notizie che poten-

FUGA DALLA REALTà

irei di sì, Maria Teresa. Ma D sono fiduciosa che, non essendo tu un’adolescente, prima o poi questa passione per i social passerà così come è arrivata. Ricordo molto bene i primi tempi di Facebook. Avevo delle amiche che trascorrevano ore a postare, mettere like, taggare e quant’altro. Mi confessavano che la notte non riuscivano mai ad andare a let-

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to prima delle 2 perché si dedicavano a questa attività nelle ore serali, un po’ come te, per non essere criticate dalla famiglia. Per loro la faccenda è andata avanti un annetto. Insomma, era una novità e come tutte le cose nuove attirava molto. Oggi, a distanza di cinque o sei anni queste amiche usano Facebook in tutt’altra maniera, in una maniera sana direi, cioè

per rimanere in contatto con le amiche vicine e lontane, per celebrare qualcosa di bello e magari anche per rintracciare persone che hanno perso di vista, niente di più. Certo, come dici tu, il computer è un modo facile per parlare, avere una specie di amicizie, ma solo una specie. Gli amici sono tutt’altro, e questo lo sai anche tu. Invece, quello su cui dovre-


Le più appassionanti vicende di VITA VERA

P Mio figlio aveva perso il sorriso da quando suo padre se n’era andato portandosi via il suo adorato cane. Poi, un giorno, abbiamo conosciuto Ugo e la sua fedele amica...

ietro è seduto sul divano. In televisione trasmettono il suo cartone preferito, ma lui lo guarda svogliatamente. È così tutti i giorni, ormai. Ho parlato proprio ieri con la maestra che mi ha detto che anche all’asilo è poco partecipe. Guardo il suo faccino triste e mi sento in colpa. È un attimo, poi mi riprendo. Sono certa che presto Pietro tornerà a essere il bambino sorridente che era fino a qualche mese fa. La situazione è difficile, anche per me, ma no-

Grazie, LESLEY!

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Grazie, LESLEY!

nostante la tristezza di mio figlio, penso di aver fatto la cosa giusta, l’unica possibile per me e per lui. — Tesoro… che ne dici di una bella passeggiata al parco? Lo vedo sollevare la testa, un lampo di entusiasmo gli attraversa lo sguardo, sta per sorridere e annuire, ma poi qualcosa lo blocca e mi fa cenno di no con la testa. — Su, da bravo. Passiamo anche dal bar e ci prendiamo una mega cioccolata con panna. E poi il giornalaio mi ha detto che oggi sarebbero arrivate le figurine che volevi.

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inalmente riesco a convincerlo a uscire. Mentre lo aiuto a mettersi la giacca a vento, gli propongo una sfida: chi arriva prima alla macchina che è in garage. Pietro comincia a scendere le scale di corsa, io mi attardo a chiudere la porta e lo lascio arrivare prima di me. È felice e mi prende in giro per la mia lentezza. È questo il Pietro che mi piace: il Pietro che gioisce per le piccole cose, che si lascia coinvolgere, che chiacchiera in continuazione, che fa domande su domande. In macchina, però, è di nuovo taciturno. Propongo di fare una gara a chi conta più automobili rosse. Pietro neppure solleva la testa. — Al parco ci sarà Pippo? — chiede. Questa domanda proprio non me l’aspettavo. Lui sa che Pippo, il nostro cane, ormai abita in un’altra città... così come Michele, il suo papà, che ha

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portato con sé il cane. — No, non credo... — dico, cercando le parole giuste per continuare. Mi sono imposta fin da subito di non nascondere nulla a Pietro. Nonostante abbia poco più di tre anni, è un bambino intelligente, che intuisce le cose ancora prima che gli vengano dette. —... lo sai bene che Pippo ora vive lontano da qui! Andrà in un parco vicino alla sua nuova casa. Pietro annuisce e sembra aver capito. Spero soltanto che non si metta a piangere. Meglio distrarlo. — Lo sai che hanno montato una nuova giostrina al parco? Luisa e Claudio ci sono stati ieri. Dicono che è divertentissima… Pietro adora i figli dei nostri vicini e comincia a fare domande. Meno male! Temevo che ricominciasse a supplicarmi di far tornare Pippo da noi! Così parliamo dei suoi amichetti e gli prometto che al nostro rientro li inviteremo a cena a casa nostra, così potranno giocare insieme. Parcheggio e conduco Pietro alle giostrine. Passa da un’attrazione all’altra, più perché lo sprono io che per sua iniziativa. Sta scendendo dallo scivolo quando mi dice: — Mamma, guarda! Con la mano mi indica l’altra parte del parco dove in quel momento sta passando un signore con un cane. — C’è Pippo! — grida eccitato. E fa per correre subito verso quel cane. Lo fermo al volo. — No, Pietro. Non è Pippo. È solo un cane che gli somiglia. Niente da fare! Si divincola e mi ritrovo a inseguire lui che insegue il cane, mentre continua a chiamarlo a gran voce:

— Pippo, Pippo! Quando finalmente lo raggiungiamo, scopriamo che si tratta di una femmina, uno splendido esemplare di golden retriever. — Ci scusi… — dico al padrone, che non sembra minimamente infastidito dall’entusiasmo di Pietro, — assomiglia molto al cane che avevamo… — cerco di spiegare. L’uomo sorride. — Non si preoccupi. La mia Lesley è abituata ai bambini e sta molto bene con loro. Pietro allunga la mano per accarezzarla. — Ti piace? — gli chiede l’uomo e ovviamente mio figlio annuisce. Fino a tre settimane fa Pippo, un golden retriever, appunto, era il suo compagno abituale di giochi e gli manca moltissimo. Il padrone di Lesley fa vedere a mio figlio come il cane ami essere accarezzato. Lesley si mette subito a pancia all’aria e Pietro ride divertito. Anch’io mi unisco a lui. — Complimenti, è un cane bravissimo, oltre che molto bello. — Grazie. — Adesso, però, Pietro saluta Lesley che deve continuare la sua passeggiata. Pietro non vuole saperne di venir via e vorrebbe giocare ancora con Lesley. Anzi, propone di portarla a casa con noi. — Oh, tesoro non possiamo… non è nostra, — gli spiego. — E poi dobbiamo andare a giocare con Luisa e Claudio… La vedrai di nuovo un altro giorno. Questo sembra convincerlo e così salutiamo il cane e il suo proprietario e andiamo via. In macchina Pietro non fa altro che parlare di Lesley, che ogni tanto chiama Pippo, e non vede l’ora di

raccontare tutto a Claudio e Luisa. Amanda, la mia vicina e madre dei bambini, è alla finestra e, vedendoci arrivare, ci saluta, invitandoci con un cenno ad andare da lei. Luisa e Claudio sono i suoi due gemelli di sette anni e considerano mio figlio come un fratello minore. Ci apre appunto Claudio e Pietro gli si butta addosso, abbracciandolo e cominciando a raccontargli del cane. Poi va con lui in camera sua, dove c’è anche Luisa che sta guardando i cartoni.

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manda mi fa cenno di raggiungerla in cucina. Ha aperto l’asse e acceso il ferro da stiro, ricordandomi che anch’io ho un bel po’ di biancheria da stirare e anche qualche altra faccenda da fare, lasciata da parte per portare Pietro al parco. — Allora? Questo cane che sembrava Pippo? — chiede Amanda, anche lei incuriosita dal racconto di mio figlio. Le spiego che si tratta di un cane della stessa razza e che Pietro pretendeva di portarselo a casa. — Non dovrei dirlo, — aggiungo, — ma a Pietro manca più il cane che suo padre. Amanda mi dà ragione. Pietro, suo padre, lo vedeva pochissimo. — Forse potresti prendergli un cucciolo. Potresti cercarlo al canile. — Ci ho pensato, ma non so decidermi... ho ancora così tanta confusione in testa! Amanda annuisce. — Prenditi del tempo, Antonella. Sono trascorsi pochi mesi da quando la tua vita è stata scombusso-


lata. Vedrai che tra qualche tempo sarai più serena e anche Pietro starà meglio. Sì, ne sono certa anch’io, solo che certe situazioni sono difficili da gestire e temo, con Pietro, di commettere degli errori. Perciò vado cauta su tutto. Invece di portare tutti e tre i bambini a casa mia, lascio Pietro da lei: stanno giocando in cameretta e si divertono. Dall’altra parte del pianerottolo, il mio appartamento, senza mio figlio, mi sembra vuoto e troppo silenzioso. Sento la sua mancanza! Ma come mi ha detto Camilla, la sorella di Amanda, psicologa infantile con cui ho parlato e che mi ha dato buoni consigli, non devo stare troppo addosso a Pietro. Vorrei averlo sempre vicino, non staccarmi un attimo da lui. Quando suo padre e io ci siamo separati, per qualche giorno non l’ho neppure mandato alla scuola materna. Temevo che potesse piangere, stare male. In realtà, ero io ad avere bisogno di lui. Mi ci stavo aggrappando come a un’ancora di salvezza. Poi ho capito, anche con l’aiuto di Camilla, che dovevo cercare la forza dentro di me e sforzarmi di essere tranquilla con Pietro! Ma non è affatto semplice superare la fine di una relazione! E soprattutto dimenticare le cause che hanno portato a una tale conclusione!

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er non farmi travolgere da brutti pensieri, decido anch’io di stirare. La biancheria si è accumulata. In questi ultimi mesi mi è capitato spesso di non aver voglia di fare niente, se non starmene sul divano a coccolare il mio bambino. Per alcuni giorni mi sono data persino malata per

In realtà ero io ad avere bisogno di lui, mi ci stavo aggrappando come a un'ancora di salvezza non uscire di casa, ma poi mi sono decisa a tornare in ufficio. Lo sguardo di commiserazione delle colleghe, che nel frattempo avevano già saputo, mi ha infastidito. Per i primi giorni sono stata scostante, ma poi ho chiarito che non ero depressa per la fine della mia storia, che avevo fatto la cosa giusta e che ero quella di sempre. Più o meno. Il pomeriggio è trascorso, è ormai buio e quasi non me ne sono accorta tutta presa a stirare e a sistemare la casa. Sto per andare a recuperare mio figlio, quando Amanda suona il campanello, riportandomi Pietro. — Ha già cenato ed è pronto per la nanna, — mi dice. Eh, sì! Pietro è proprio stanco. Il tempo di mettergli il pigiamino ed è subito a letto. — Mamma… domani andiamo al parco? — mi chiede con gli occhi già chiusi e la voce che è un soffio. — Certo, se vuoi. Annuisce e si volta dall’altra parte, dopo un istante dorme. Resto a guardarlo. Somiglia in modo impressionante a suo padre e quando dorme assume anche la stessa espressione. È bellissimo il mio bambino. Già, bellissimo proprio come lui. Era stata proprio la bellezza di Michele ad attrarmi, il giorno in cui lo avevo conosciuto. Ero in un centro commerciale, sulla scala mobile. E, in un momento di

distrazione, sarei caduta all’indietro se due braccia forti non mi avessero subito sorretto. Quelle di Michele, appunto. Mi aveva sorriso e invitato a prendere un caffè per farmi passare lo spavento. Mi aveva raccontato che era un agente di commercio per ditte di materiali edili, abitava in un’altra città ed era in giro per lavoro. Poi mi aveva chiesto informazioni su un indirizzo che non riusciva a trovare. Io mi ero offerta di fargli strada e, per ringraziarmi, mi aveva invitato a cena dandomi appuntamento in un ristorante del centro. Avevo accettato... e alla fine della serata mi ero ritrovata innamorata persa di lui! Ci eravamo scambiati i numeri di cellulare e quando, dopo una settimana, era tornato in città per lavoro mi aveva chiamato… Era quello che aspettavo! Ed ero così felice di sentirlo… Dopo neppure un mese, casa mia era diventata anche la sua. Che sbaglio! Il pomeriggio successivo passo a prendere Pietro all’asilo. La maestra mi dice che non ha fatto altro che disegnare un cane che a volte chiamava Pippo, altre con nomi diversi. Lo sapevo! L’incontro con Lesley l’ha colpito e non so se sto facendo la cosa giusta portandolo al parco. Pietro non fa che parlare del cane e, se non dovessimo vederlo, ci rimarrà molto male... Invece, poco dopo essere arrivati, ecco spuntare cane e padrone. Pietro mi trasci-

na verso di loro e io ancora una volta mi ritrovo a chiedere scusa per il disturbo. Lesley scodinzola a Pietro ed è molto affettuosa con lui. Intanto il proprietario si presenta e mi dice di chiamarsi Ugo. Ci sediamo su una panchina, mentre Pietro si diverte a lanciare una pallina che Ugo gli ha messo in mano. È tutto felice quando Lesley gliela riporta indietro. — Pietro ama molto i cani… — commenta Ugo, notando come il mio bambino, seppure piccolino, sia tanto a suo agio con Lesley. — È praticamente cresciuto con un cane simile, Pippo, che però adesso vive con il papà di Pietro... in un’altra città… Ugo mi fissa incuriosito, sorride, ma non mi chiede nulla. Sembra una brava persona, ha uno sguardo rassicurante e così comincio a raccontare con estrema facilità a lui, un perfetto estraneo, quello che ho dentro e che faccio fatica ad ammettere persino con me stessa.

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omincio col dirgli che Pietro sembra soffrire più per la mancanza di Pippo, che per quella del padre, una figura tutto sommato assente nella sua quotidianità, sempre in giro per lavoro, tanto da trascorrere con noi solo due o tre giorni alla settimana. Gli confido che il lavoro del papà di Pietro era in parte una scusa... perché in realtà, come avevo scoperto casualmente, aveva una relazione stabile con un’altra donna in un’altra città. E quando lo avevo saputo, lo avevo cacciato di casa. In quanto al cane, pensavo che lui non fosse interessato a Pippo, visto che in tutti quegli anni ero stata io a occuparmene. Invece, insieme Intimità

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Grazie, LESLEY!

alle sue valigie, si era portato via anche Pippo, sostenendo che era “roba” sua, dato che era stato lui a comprarlo quando avevamo incominciato a vivere insieme. Mi era dispiaciuto tanto, ma non avevo fatto obiezioni: volevo solo che sparisse dalla mia vita. Quella di Michele, ne ero sicura, era stata comunque una ripicca. Sapeva quanto il bambino e io fossimo affezionati al cane! Non immaginavo, però, che Pietro potesse soffrirci tanto. Col senno di poi, avrei dovuto impedirglielo, ma al momento non ci avevo pensato. — Adesso sto valutando se prendere un cucciolo per Pietro… potrebbe essere la soluzione migliore per risollevarlo un po’.

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go è particolarmente colpito da quanto gli ho raccontato e dal fatto che il mio bambino sia triste per aver perso un compagno di giochi così importante per lui. Ma sembra avere la soluzione per noi. — Lesley avrà i cuccioli tra poco e Pietro potrà sceglierne uno… — Veramente? Oh, Pietro ne sarà felicissimo! — Nel frattempo potrà giocare con Lesley qui al parco. Anzi, se ci scambiamo i numeri di telefono, ci possiamo mettere d’accordo su quando venire, così da essere sicuri di incontrarci. — Grazie! Apprezzo molto la sua disponibilità... e il suo aiuto! Non vorrei però disturbarla... — Nessun disturbo. A Lesley e me farà piacere avere compagnia. Nello scambiarci il nume-

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Prende la mia mano e la bacia delicatamente, senza che i suoi occhi abbandonino i miei... ro di cellulare, casualmente le nostre mani si sfiorano e io avverto un brivido correre lungo la schiena. I suoi occhi mi sembrano particolarmente intriganti e il suo sorriso affascinante. Non do peso alla cosa, chiamo Pietro che mi si avvicina sorridente e, mentre lo prendo tra le braccia, gli spieghiamo l’accordo che abbiamo fatto. Al nostro rientro a casa Pietro sembra tornato quello di sempre e parla di Lesley in continuazione e dei cuccioli che avrà. Il buonumore non lo abbandona neppure nei giorni successivi, come mi conferma la sua maestra che mi mostra i suoi ultimi disegni: in tutti compare un cane e in alcuni anche dei cuccioli. Mi dice che segue le attività e sembra tornato il bambino di prima. Tiro un sospiro di sollievo! Al parco, ormai, Ugo e Lesley sono un appuntamento fisso. Tra noi si è instaurato un certo feeling. Mentre Pietro gioca con Lesley, noi facciamo due chiacchiere. Ugo mi racconta di sé, dello studio di architettura dove lavora e che gli permette di organizzare la giornata come meglio crede e di come Lesley rappresenti anche per lui una vera amica. Non si lascia andare a confidenze più intime e io non gli faccio domande. Una mattina Pietro si sveglia con un gran mal di testa e mi accorgo che scotta. Ha la febbre alta: niente asilo, niente ufficio, niente parco. Passa tutto il giorno a piagnucolare, mi si attac-

ca addosso e neppure i suoi cartoni preferiti sembrano distrarlo. — Voglio andare da Lesley… — dice in continuazione, mentre io non faccio altro che ripetergli che deve starsene tranquillo. Ugo sa che non sta bene e si raccomanda che guarisca in fretta per tornare a giocare con loro. Per qualche ora lo tengo buono, poi vengono a fargli visita, Luisa e Claudio, accompagnati da Amanda. Quando vanno via, Pietro è talmente stanco che si addormenta subito... con il suo ultimo pensiero rivolto a Lesley. Il giorno dopo è ancora lamentoso. Non è facile tenerlo in casa, anche se sta meglio. Inventiamo mille giochi, ma nessuno sembra coinvolgerlo e i riferimenti al cane sono continui. È tardo pomeriggio quando suonano alla porta. Sto per aprire quando sento l’abbaiare di un cane. Per un attimo mi manca il respiro! Ho imparato anch’io a distinguere l’abbaiare di Lesley! Infatti dinanzi a me, quando apro, ci sono proprio Lesley e il suo padrone. — Disturbiamo? — mi chiede Ugo, notando il mio smarrimento. Non mi aspettavo una loro visita, ma ora sono felice che siano qui. Pietro corre verso di loro. Lesley scodinzola, lui la abbraccia felice, mentre faccio entrare in casa Ugo. — Vieni, accomodati… Non potevi fare una sorpresa più grande a Pietro, — dico a Ugo, che mi segue

in cucina, dove comincio a preparargli un caffè. — Eravamo al parco e senza te e Pietro ci sembrava di essere soli… La frase detta da Ugo sembra solo una gentilezza, ma quando mi volto a guardarlo noto una strana luce nei suoi occhi. Ho imparato a conoscerlo in queste brevi frequentazioni al parco. È sensibile, ma anche molto discreto e soprattutto dolcissimo. Il suo sguardo mi imbarazza un po’, abbasso gli occhi e lui è lesto a raggiungere Pietro e Lesley che sembrano aver iniziato una lotta sul divano. Quando lo raggiungo con il caffè, Ugo sta giocando con Pietro. Ho un moto d’infinita tenerezza e penso che devo proprio ringraziarlo se mio figlio sta pian piano riacquistando la sua serenità. Penso anche che Pietro, da suo padre, non ha mai ricevuto tante attenzioni. Nei giorni in cui Michele stava con noi, passava gran parte del suo tempo a dormire. Pietro aveva imparato a stare tranquillo e perfino Pippo se ne stava nella sua cuccia senza abbaiare. Michele era sempre stanco: stanco per giocare con il bambino, stanco per uscire con me, stanco per fare qualsiasi cosa!

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olo ora mi rendo conto che, per Michele, io e la mia casa abbiamo rappresentato una sorta di pensione, dove stare comodo quando il lavoro lo portava da queste parti. Che sciocca sono stata a credere a tutto quello che mi raccontava! Non chiedevo mai spiegazioni, niente del suo lavoro, della sua famiglia, del suo passato. Mi bastava averlo vicino a me, quando c’era. Attraversavo un periodo critico quando l’avevo co-


nosciuto e mi aveva incantato con il suo carisma. Eravamo andati subito a vivere insieme. Quando poco dopo mi ero accorta di aspettare Pietro credevo di poter costruire una famiglia con lui, di avere quell’affetto che mi era mancato da sempre. Ero così felice che avevo sottovalutato la sua tiepida reazione alla notizia. Quando Pietro era venuto al mondo, Michele era ulteriormente cambiato, il nostro rapporto non era stato più lo stesso, ma io mi ero sforzata di tenerlo in piedi per amore di mio figlio: volevo tanto che avesse un padre! Sbagliavo e tanto. Michele non era mai stato un padre per Pietro e non credo che avesse mai provato vero affetto per lui. L’aveva dimostrato persino portandosi via Pippo, pur sapendo quanto Pietro fosse legato al cane.

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n questo momento invece Pietro è felice. Si sta divertendo un mondo con Ugo e Lesley, non sembra proprio il bambino triste di qualche tempo fa. Quando Ugo vede che Pietro è stanco, decide di lasciarci. — Grazie… — gli dico, accompagnandolo alla porta. — Hai reso mio figlio felice… Lui fa spallucce e si lascia trascinare da Lesley. — Siamo in due, allora… — dice, quando è ormai sulle scale, lanciandomi uno sguardo intenso. Sorrido. Poi chiudo la porta e mi ci appoggio, assaporando per un attimo la bella sensazione che provo al ricordo di quello sguardo. Più tardi, anche mentre sono a letto, ripenso a Ugo. Mi sento sciocca ma avverto una sensazione di gioia. Di certo non c’entra l’amore. Forse è una sorta di af-

fetto, di riconoscenza che provo nei suoi confronti. È grazie a lui e al suo cane se Pietro ha riacquistato il sorriso. Un paio di giorni più tardi siamo Pietro e io a varcare la soglia della casa di Ugo. Abita in una villetta, in un quartiere periferico. C’è anche un giardino dove c’è la cuccia di Lesley. Ugo mi ha chiamato per dirmi che Lesley è un po’ affaticata. Il parto si avvicina e il veterinario gli ha consigliato di tenerla a riposo. A Lesley fa piacere la presenza di Pietro ed è tutta felice. Anche Ugo è contento di vederci e così anche il giorno dopo, quando all’uscita dall’asilo Pietro insiste per passare a fare un salutino a Lesley, accetto. Entrambi ci aspettano. Ugo ha un regalino per me: un piccolo bouquet di roselline. — Quando stamattina l’ho visto dal fiorista, ho pensato a te… È delicato e dolce come te, Antonella… Rimango senza parole, prendo il bouquet tra le mani e accarezzo i petali vellutati, troppo emozionata per dire qualcosa. La mattina dopo mi confido con Amanda, la mia vicina e amica. — Sembra una brava persona questo Ugo, — mi dice, ma io sono titubante. — Non so… in fondo non lo conosco bene... Non vorrei commettere due volte lo stesso sbaglio. Amanda solleva le spalle e fa una smorfia. — Sei tu che lo frequenti… però mi sento di dirti che non tutti gli uomini sono come Michele… Sarà, ma io sono spaventata dal sentimento che provo. Già una volta mi sono innamorata e sono stata delusa. E poi non è detto che Ugo provi qualcosa per me. Forse la sua è solo gen-

tilezza, mentre io immagino chissà cosa… I giorni seguenti sono piuttosto impegnata con il lavoro e così Pietro e io non possiamo andare da Lesley e neppure al parco. Gli ho comprato un libro sugli animali e si diverte a sfogliarlo per guardare le figure, perciò se ne sta tranquillo. È sera tardi quando squilla il cellulare. Sono quasi spaventata, ma rispondo quando vedo che si tratta di Ugo. — Scusami per l’ora… volevo solo informare te e Pietro che Lesley ha avuto i cuccioli. Sono tre e sono incantevoli… — Oh, che bello! Pietro sarà felicissimo della notizia. Domani passeremo a vederli… Poi mi fermo un po’ imbarazzata, farfuglio un saluto e chiudo la comunicazione. Ho il cuore che batte all’impazzata! Certo mi sono emozionata nel sapere che Lesley ha avuto i cuccioli! Solo questa può essere la ragione. E nessun’altra. Il pomeriggio, all’uscita dall’asilo, Pietro è eccitatissimo. Non vede l’ora di vedere i cuccioli di Lesley. Ugo ci aspetta. Anche lui è emozionato e ci fa strada. Lesley è in una grande cesta, con accanto i suoi piccoli. Pietro rimane incantato e stranamente silenzioso. Si mette a una certa distanza e osserva Lesley che li allatta. È una scena toccante per tutti. — Lesley sarà felice di darti uno dei suoi cuccioli, appena sarà svezzato… — dice Ugo a Pietro. — Sceglilo con calma… Pietro sembra prendere

sul serio il compito e resta in contemplazione. Poi Ugo mi invita a sedermi. Mi accomodo sul divano e lui si siede accanto a me. — Sai… non vedevo l’ora che tu arrivassi... — mi dice tutto d’un fiato. Lo guardo stupita. — Sì… credo che tu abbia capito che sei diventata importante per me. Da qualche giorno cercavo il modo migliore per dirtelo perché… perché a volte mi sembra che tu voglia scappare.

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i guarda in silenzio. Non so cosa dire! Allora è vero che prova qualcosa per me! Scuoto la testa. — Pensavo che la tua fosse solo gentilezza… perché ti eri accorto che io… sì, che io… Non riesco a dire nulla. Neppure so spiegarmi. Ugo sorride, prende la mia mano nella sua e la stringe, sorridendomi. E il suo sorriso ha il potere di calmarmi. Porta la mia mano alle labbra e la bacia delicatamente, senza che i suoi occhi abbandonino i miei. — Quello che provo per te è un sentimento vero, profondo... E voglio molto bene a Pietro… Chiamato in causa, mio figlio compare e corre verso di noi. Ha deciso che i cuccioli di Lesley gli piacciono tutti e tre e che li prende tutti… Ugo ride, tenendo la mia mano sempre nella sua. Adesso Pietro esige la nostra attenzione, ma non mancherà il tempo per parlare di noi. Abbiamo molte cose da dirci… Antonella V.

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ono a casa. Questa consapevolezza mi colpisce con la violenza di un tornado e mi lascia attonita. Per anni non ho desiderato altro che abbandonare questo posto, e alla fine me ne sono andata. Credevo di avere delle grandi verità da scoprire al di fuori di questo piccolo paese arroccato su una collina, così ho cercato un lavoro che mi portasse lontano e sono partita. Ho visto luoghi splendidi, incontrato persone diverse e conosciuto le più svariate tradizioni e consuetudini. Eppure, qualche cosa ha continuato a mancarmi per tutto questo tempo, come una specie di vuoto sottile e indefinito che non mi ha mai abbandonato davvero. Adesso che sono di nuovo qui provo una sensazione strana, come se mi fossi avvicinata alla fonte di questo vuoto. Ma forse è meglio che inizi a raccontare dal principio, così riuscirò a mettere ordine nei miei pensieri… I miei genitori, da sempre, erano presi solo da loro stessi e dai loro litigi, e così diventai timida e chiusa nei confronti del mondo, totalmente restia a permettere a qualcuno di entrare nella mia vita. Tensioni, recriminazioni, musi lunghi, lamentele scandivano le mie giornate. Per me i rapporti umani erano questo, non conoscevo altro. E allora mi isolavo: se non avevo la possibilità di allontanarmi dai problemi della mia famiglia, potevo almeno limitare i contatti con tutte le altre persone, diminuendo così la possibilità di soffrire ulteriormente. A un certo punto, però, nella mia vita arrivò qualcosa di imprevisto. Avevo vent’anni e già da tempo progettavo di par-

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Quel rimpianto tire e lasciare la mia casa dove non avevo conosciuto altro che dolore e solitudine, quando comparve Ettore. Non avevo mai parlato con lui, ma il paese era piccolo e bene o male ci si conosceva tutti, anche solo di vista. Ettore era il

figlio del fruttivendolo, era più grande di me ed era fidanzato da anni con una ragazza che avrebbe presto sposato. Un inverno accadde che suo padre e sua madre si ammalarono contemporaneamente. Nulla di grave,

solo una brutta influenza, ma Ettore dovette sostituirli in negozio per una decina di giorni. Quando andai, come al solito, a comprare frutta e verdura per mia madre e trovai Ettore al posto dei suoi genitori, capii subito che tirava una


VITA VERA

Non ho avuto il coraggio di rischiare. Ho chiuso la porta in faccia all’amore e me ne sono andata. In realtà volevo fuggire da me stessa, solo ora l’ho capito brutta aria. Ettore, che di mestiere faceva l’operaio, non sapeva assolutamente nulla di ortaggi e finii quasi per litigarci perché mi sembrava che facesse apposta a volermi rifilare i prodotti più scadenti. — Scusa, ma non vedi che quest’insalata ha le foglie tutte rovinate? Stai cercando di imbrogliarmi, per caso? — sbottai, irritata. — Adele, perdonami, non me n’ero accorto. Non ci capisco niente di verdura. Ascolta, ti do i miei guanti e scegli tu quello che preferisci, è meglio. Può sembrare strano che ci chiamassimo per nome senza essere amici, ma tra compaesani esistevano ben poche formalità. A quel punto, di fronte alla sua espressione abbattuta, capii che era sinceramente dispiaciuto e mi addolcii un po’. I giorni successivi continuai a scegliere i prodotti da sola mentre lui mi osservava, e intanto parlavamo del più e del meno. Mi

nosciuto. Dal suo sguardo e dai suoi modi traspariva una gentilezza non comune e autentica, sincera. Mi ritrovai a pensare con invidia alla sua fidanzata, Flavia, sentendomi in colpa subito dopo. Io e lei eravamo state compagne di scuola alle medie; non eravamo amiche, ma sapevo che era una brava ragazza, simpatica anche. Eppure mi sentivo gelosa, c’era poco da fare. E presto mi resi conto che il mio interesse per Ettore era ricambiato. Come feci a scoprirlo? Quando i suoi genitori guarirono continuai a trovarlo in negozio al loro posto. Chiesi allora a una conoscente ben informata sui fatti del paese se Ettore avesse intenzione di subentrare a loro nella gestione dell’attività. Lei mi rispose che a quanto ne sapeva non era così, ma che li sostituiva solo per qualche ora a settimana il lunedì, mercoledì e venerdì. Sorrisi tra me e me, pensando che erano esattamente i giorni e gli orari in cui io andavo al

to d’un fiato. Ricordo che ci guardammo negli occhi per qualche istante, poi ci baciammo. Da tempo, ormai, ero innamorata di lui. Non sono fiera di quello che accadde in seguito, ma si sa che quando nasce un sentimento così forte i confini tra giusto e sbagliato si fanno più labili e perdono di significato. Iniziammo a frequentarci di nascosto, mentre lui cercava di trovare il coraggio per troncare il fidanzamento con Flavia e sopportare tutte le conseguenze che inevitabilmente ci sarebbero state. Conseguenze che avrebbero coinvolto anche me, in quanto parte dello “scandalo”. Io capivo la sua esitazione, tuttavia la clandestinità era una situazione difficile da sopportare, aggravata da continue discussioni che un giorno culminarono in un litigio peggiore di tutti quelli precedenti, a seguito del quale ci lasciammo per circa un mese. Soffrii immensamente, ogni respiro senza di lui era un’agonia, ma sa-

nel CUORE fu subito evidente che Ettore era un ragazzo intelligente, sensibile e di buon cuore. Ogni volta mi chiedeva come stavo, mi parlava con garbo, non era affatto egocentrico e superficiale come mio padre e i pochi altri uomini che avevo co-

negozio. Solo una coincidenza? Non so perché ero propensa a credere di no. E infatti una sera, quando uscii di casa per buttare la spazzatura, mi trovai davanti Ettore. Senza darmi il tempo di aprire bocca mi dichiarò il suo amore tut-

pevo di dover tenere duro. Se mi amava davvero come diceva, avrebbe trovato il coraggio di rinunciare alla sua storia con Flavia per me. Non volevo stare con un vigliacco o un indeciso. Contrariamente a ogni mia previsione, fu proprio

così che andò. In seguito a quel periodo di separazione, Ettore tornò completamente cambiato, senza più fidanzata e con tutte le intenzioni di dedicarsi esclusivamente al nostro rapporto. Ovviamente le malelingue in paese si scatenarono, e io iniziai a evitare il più possibile di farmi vedere in giro. Le occhiatacce e i commenti velenosi mi raggiungevano comunque, ma avevo Ettore e questo era l’importante. Nonostante fosse accaduto quello che desideravo da tempo, però, dopo pochi mesi realizzai che non riuscivo a sentirmi felice. Ero sempre inquieta, angosciata. Avere finalmente tutto per me l’uomo di cui mi ero innamorata non mi suscitava altro che paura. Solo più tardi capii che ciò che temevo era di poter soffrire di nuovo, di essere abbandonata da qualcuno a cui avevo dato cuore e anima. Era solo paura di lasciarsi amare, ma allora non ne avevo pienamente coscienza. Così, a un certo punto mi convinsi di non amarlo più e di avere bisogno di libertà, di aria, di indipendenza. Io, che nel profondo del cuore avevo cercato e desiderato l’amore per tutta la vita, una volta trovato lo abbandonai. Diedi le dimissioni dal mio lavoro di impiegata e in un freddo mattino d’autunno me ne andai, lasciando solo un biglietto ai miei genitori e uno a Ettore. Dicevo semplicemente che avevo bisogno di andare via e li pregavo di non cercarmi. Non avrebbero potuto neanche rivolgersi ai Carabinieri perché io non ero scomparsa, anzi, avevo specificato di essere andata via per mia volontà. I primi tempi fui così presa dalla mia nuova vita che non fu difficile arginaIntimità

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Quel rimpianto nel CUORE

re i pensieri tristi. Dovetti cercare un lavoro, una casa e non avevo il tempo materiale per pensare ad altro. Però ero convinta di aver fatto la scelta giusta. Capii dopo molto tempo di aver agito in quel modo perché da sola mi sentivo più forte. Il rapporto che stava nascendo con Ettore era qualcosa che non avevo mai provato prima e mi aveva mandato in crisi, perché aveva messo a nudo la mia anima, scavando una breccia nella corazza che avevo tanto faticato a costruirmi.

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n quegli anni lontana da casa collezionai una serie di storie sbagliate, perlopiù con uomini all’apparenza brillanti e affascinanti, ma che non volevano davvero impegnarsi con me. Ogni volta che una storia finiva ci soffrivo, ma andava bene così. In tutto questo, Ettore non uscì mai davvero dalla mia mente, e di certo non dal mio cuore. Quel senso di vuoto, quella sottile malinconia che non mi abbandonava mai, credo proprio che fosse dovuta alla sua mancanza. Ogni volta che mi sentivo sola, spesso anche senza un motivo apparente, mi scoprivo a ripensare al suo sorriso, ai gesti gentili e attenti di chi pensa di maneggiare qualcosa di fragile e prezioso. Perché io ero così per lui, fragile e preziosa... Ora che sono di nuovo qui, dove lui è sempre rimasto, inizia a crescere in me la sensazione che, se avessi avuto il coraggio di amarlo e di lasciarmi amare, la mia vita sarebbe ben

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Lui ascolta in silenzio mentre gli confido le mie sensazioni di oggi e le paure di allora... diversa. Sicuramente migliore. Certo, forse non avrei visto tutti quei luoghi e incontrato tutte quelle persone, ma avrei avuto quell’unica cosa che ognuno desidera, senza eccezione: l’amore. Quello vero, profondo e indissolubile che attraversa le tempeste degli anni e che, anche se con qualche ammaccatura, le supera, lasciando tutti stupiti per la sua tenacia. Quell’amore che ci fa credere che ogni nostro passo abbia un senso, quel talismano dentro di noi che ci dà la forza di andare avanti anche quando siamo prostrati. Non amare significa non correre il rischio di ferirsi, è vero. Ma significa anche essere soli. Sono tornata al mio paese dopo quasi dieci anni. Mi hanno proposto un lavoro in una città qui vicino e io ho accettato, non so bene perché, visto che quello che avevo mi piaceva e che mi portava in giro per il mondo. Però sono anche stanca di viaggiare sempre, come una pianta senza radici, di tornare in case sempre vuote o in compagnia di persone che non riescono a riempire il vuoto più grande, quello che ho dentro. Più tardi passerò a salutare i miei genitori. Alcune settimane dopo la mia fuga mi misi in contatto con loro, giusto per rassicurarli che stavo bene. In tutti questi anni ci siamo rivisti due o tre volte, non di più, e sentiti per gli auguri alle feste comandate. Pure formalità. Di certo non torno a stare da loro. Per il momento alloggerò

in una pensione, nella città dove andrò a lavorare, poi si vedrà. Mentre passeggio per le vie del mio paese mi sorprendo a guardarle con occhi diversi. Quando vivevo qui ero così immersa nella sofferenza che vivevo all’interno della mia famiglia, che percepivo tutto come grigio e privo di significato. Non ero nemmeno in grado di apprezzare quello che avevo, e adesso so che era tantissimo. Senza pensarci sono arrivata nella piazza principale e… non ci posso credere, davanti al negozio di fruttivendolo c’è Ettore. È solo a una manciata di metri da me, ma è già piuttosto buio e non credo che lui mi abbia visto. Per precauzione mi nascondo dietro un albero. Sta parlando con un uomo che non conosco, e accanto a lui c’è Flavia. Hanno un atteggiamento complice, ridono, si prendono per mano. Non sapevo che si fossero rimessi insieme, ma a quanto pare è così. Magari si sono sposati. Ora Flavia sta dicendo qualcosa all’orecchio di Ettore, poi si allontana, andando incontro a una donna che non conosco. Dopo pochi minuti, Ettore si congeda a sua volta dall’uomo con cui stava parlando e se ne va, probabilmente diretto verso casa. Che cosa faccio? Potrei sparire nell’ombra, forse dovrei. Invece decido diversamente. Faccio pochi rapidi passi e in un attimo mi trovo faccia a faccia con Ettore. Gli anni hanno lasciato dei segni su di lui, ma

il suo sguardo mi riporta immediatamente indietro nel tempo, emozionandomi. Non sembra sorpreso di vedermi, eppure non poteva sapere che sarei tornata, non ne ho fatto parola con nessuno. Lui sembra indovinare i miei pensieri. — Immaginavo che prima o poi ti avrei rivista. Lo dice con tono pacato, come quando si fa un’osservazione sul tempo. Non avverto ostilità o rancore nelle sue parole, e gliene sono grata. Mi sorride. — Possiamo parlare un po’? — gli chiedo. — Sì, certo. Ci sediamo su un muretto poco distante, al riparo da sguardi indiscreti. La serata è limpida e fredda, ma me ne accorgo a malapena perché in questo momento è come se fossi in trance.

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li ho chiesto io di parlare, ma faccio fatica a trovare le parole. Lui aspetta in silenzio finché, di getto, gli dico tutto quello che sento, gli spiego le paure che mi hanno spinto ad agire in quel modo. Lui sembra riflettere qualche istante. — Ti ringrazio per avermene parlato, Adele, e ti capisco, — mi dice. — Immagino quanto devi avere sofferto con i tuoi e quanto tutto questo ti abbia spaventato. Non ti biasimo per aver deciso di andare via, anche se avresti almeno potuto spiegarmi. — Ti sei sposato con Flavia? — No, non ci siamo mai sposati, ma siamo tornati insieme e abbiamo due figli. Ci siamo riavvicinati più o meno dopo un anno dalla tua partenza. Non so come abbia trovato la forza di tornare con me e di curare con pazienza le ferite che mi avevi lasciato


Grafologia di Evi Crotti SENSIBILE E UN PO’ MALINCONICA Sono nata il 25 luglio 1960 in un paesino nella provincia di Cagliari, vivo a Torino da quando avevo 11 anni, sono separata e ho una figlia di 21 anni. Che cosa riesce a dirmi del mio temperamento vedendo la mia scrittura? Anna Maria

Cara Anna Maria, la sua scrittura pone in evidenza una notevole energia vitale che le permette di sopportare con tanta pazienza le difficoltà che la vita le riserva, cercando di trovare dentro di sé la via per uscirne. Non è stato sempre facile per lei poiché, essendo molto sensibile (vedi il tratto leggero) ha una bassa resistenza alla fatica e alle frustrazioni. Inoltre lei può andare incontro facilmente a cali di umore, anche se, per fortuna, altrettanto facilmente riesce a ritrovare dentro di sé la forza per risollevarsi e lottare, mettendo a frutto tutte le sue buone potenzialità. Possiede un animo generoso, è leale e non tollera la gente troppo indelicata e invadente; se viene contraddetta da persone incapaci di comprenderla lei è in grado di metterle al loro posto senza ricorrere a maniere aggressive, così da non sentirsi, poi, in colpa. Per superare i momenti di tristezza potrebbe magari cercare di dedicarsi a qualche attività che le permetta di sfruttare le sue attitudini, in modo sia da occupare il tempo in modo utile, sia da gratificarsi e incominciare a vivere bene. Certo, la sua notevole sensibilità e il suo animo malinconico non favoriscono una rapida risoluzione a tutti i suoi problemi. CURIOSITÀ GRAFOLOGICHE LEGAMENTO SPIGOLOSO

Se le lettere sono legate l’una all’altra con un tratto che presenta delle spigolosità, questo indica che il soggetto si caratterizza per forza d’animo, volontà ferrea e determinazione. Ovvero non si piega, piuttosto si spezza, e infatti non si lascia facilmente condizionare, dato che possiede una forte personalità di impronta individualistica. Perciò, per dialogare o entrare in contatto con queste persone dall’indole così forte e determinata occorre agire in maniera prudente e circospetta. Indirizzate le vostre richieste a: La Grafologa - INTIMITÀ

Piazza Aspromonte 13 - 20131 Milano. Le lettere dovranno essere di almeno 10 righe, scritte a biro, su un foglio non rigato e dovranno contenere queste indicazioni: sesso, età, studi, professione e stato civile del soggetto da esaminare e la firma. Chi desidera una risposta privata alleghi, oltre al recapito, € 0,95 in francobolli.

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Quel rimpianto nel CUORE tu, non lo so davvero... — Non avrei mai dovuto andare via. È la prima volta che lo dico ad alta voce, la prima volta che do forma a questo pensiero. — Non so cosa sperassi di trovare, ma non l’ho trovato, perché alla fine sono tornata qui, — aggiungo. — Hai fatto una scelta, Adele, che come tutte le scelte richiede il coraggio di rinunciare a qualcosa in nome di qualcos’altro. L’amore, probabilmente, è la scelta più difficile di tutte, lo so bene questo. Significa affidare il proprio cuore a qualcun altro, sperando di non doverne un giorno raccogliere i pezzi, mettere completamente a nudo se stessi, difetti compresi, e restare forti per l’altro anche quando si vorrebbe solo mollare tutto e scappare. Ma trovare un’anima affine, un complice, una luce che ci aiuti a ritrovare la via quando ci perdiamo, è la cosa più bella che ci possa essere e quando la si trova credo valga la pena di lottare per tenersela. Ettore fa una breve pausa, poi riprende a parlare. — Non ho voluto sposare Flavia perché ho capito che amore significa potersi scegliere ogni giorno, senza vincoli o costrizioni, e potersene andare se lo si ritiene necessario. Questo me l’hai insegnato tu. Da Flavia, invece, ho imparato che l’amore vero è quello di chi resta e combatte, non di chi se ne va. Abbasso gli occhi, mortificata. Ettore non ha parlato con cattiveria, ma con lucidità e ha colpito nel segno. Non so che cosa sperassi di ottenere da lui, tornando dopo dieci anni come se niente fosse. Perché, lo devo ammettere, nella mia decisione di tornare, ha contato anche

questo, la voglia di rivedere lui. Ma è troppo tardi. Avrei dovuto trovare allora il coraggio di restare. Non si può sapere come sarebbe andata a finire, ma avrei dovuto almeno provarci, perché convivere con un rimorso è molto meglio che con un rimpianto. — Mi dispiace. Lo so che non è sufficiente e non lo sarà mai, ma mi dispiace tanto, — dico. — Avrei dovuto provarci, perché ne valeva la pena. La mia voce è poco più di un sussurro, ma lui mi ha sentito. — Sì, forse avresti dovuto, ma ora non ha più importanza. Ti auguro buona fortuna, Adele, e di trovare quello che cerchi. “Cercavo te”, penso, con gli occhi velati di lacrime, mentre lo guardo andare via. Era Ettore che volevo e sono stata così cieca da non capirlo. Lui aveva avuto il coraggio di rischiare, di rinunciare a tutto ciò che aveva per me, e io per tutta risposta l’ho abbandonato senza riflettere a fondo su quello che stavo facendo. Senza il coraggio di rendermi conto, neanche a mente fredda, che se continuavo a pensare a lui un motivo doveva esserci. Sarei potuta restare, o sarei potuta tornare. Invece ho scelto di andarmene, e di rimanere lontana per dieci, lunghi anni, senza capire che era tutto inutile. Perché era solo da me stessa che stavo fuggendo e questo non è mai possibile. Io non lo so se la vita sarà così generosa da darmi un’altra possibilità di trovare l’amore, quello vero, solido e corrisposto. Ma giuro che, se succederà, questa volta affronterò i miei demoni. E non me lo lascerò sfuggire. Adele P.


VITA VERA

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La PENSIONE? Godiamocela

a quando mio marito Guido e io avevamo scoperto che saremmo andati in pensione a distanza di pochi mesi l’uno dall’altra, ci eravamo messi a fare progetti: volevamo sistemare la casa, partire per qualche viaggio, andare a visitare mostre, avremmo potuto anche adottare un cane... Insomma, ogni giorno ci inventavamo qualcosa per riuscire a goderci la tanto sospirata “libertà”. I nostri figli, già sposati entrambi, ne sorridevano. Di-

cevano che sembravamo due ragazzini in procinto di combinare qualche marachella, dall’espressione che avevamo quando parlavamo dei nostri progetti futuri. Forse era così, e mi stupivano i commenti di alcune mie amiche, che dicevano che per loro il marito in pensione era una vera e propria calamità. Per noi non sarebbe stato così, eravamo convinti che la nostra vita sarebbe cambiata in meglio. A dire la verità, io ero meno entusiasta di Guido, alla

prospettiva di lasciare il lavoro. Ero una maestra elementare e la mia professione mi piaceva: che cos’avrei fatto senza i miei cuccioli? Amavo i miei alunni, uno per uno, di tutti avevo un ricordo che custodivo nel cuore... Mio marito, invece, era felice all’idea di stare a riposo: il suo lavoro di elettricista nella città a sessanta chilometri da casa nostra comportava anche una faticosa vita da pendolare. Aveva tutte le ragioni per non vedere l’ora di starsene a casa.

Mio marito e io facevamo mille progetti in vista del momento in cui avremmo lasciato il lavoro... Intimità

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La PENSIONE? Godiamocela

Alcuni suoi colleghi già in pensione gli avevano detto, però, che erano rimasti delusi e si annoiavano a morte. — A me non accadrà! — sosteneva Guido. — Abbiamo così tanti progetti per la mente, mia moglie e io!

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colleghi replicavano che le loro mogli li consideravano una palla al piede. Era la stessa opinione delle mie amiche, del resto. Ma io non avrei mai considerato mio marito “una palla al piede”, visto che lo amavo ancora con tutto il cuore. Il pensionamento toccò a lui per primo. La mattina, finalmente, poteva dormire fino a tardi e non voleva assolutamente essere disturbato. Io, dunque, uscivo per andare a scuola in punta di piedi, lasciandogli tutto pronto per la colazione, doveva solo accendere il fornello sotto la caffettiera. — Semmai, dovrebbe essere lui a preparare la colazione a te, che lavori ancora! — mi diceva mia sorella Carla. — Dopo una vita intera a svegliarsi all’alba, lo vizio un po’. Che male c’è? — Anche tu hai sulle spalle una vita di lavoro, Marzia. Non hai fatto la pendolare, ma insegnare è comunque faticoso. Poi, se cominci così, questi vizi dovrai mantenerglieli anche in un futuro! Sarebbe stato così? Io ero dell’idea che ci saremmo viziati a vicenda. Tuttavia, dovevo ammettere che Guido non sembrava particolarmente attivo, in quei primi giorni da pensionato. Ero convinta, però, che si trattasse solo di una fase passeggera: era stanco e desiderava riposarsi.

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Guido passava i giorni tra divano e tv. Dov’era finito tutto il suo entusiasmo? Ma il tempo passava e lo vedevo impigrirsi come quei colleghi che in un primo momento lui aveva deriso: trascorreva il suo tempo tra il letto e il divano, dove si appisolava guardando la tv. Spesso, quando tornavo da scuola, lo trovavo addormentato con il telecomando stretto nella mano. Qualche volta andava al bar, rimaneva a fare quattro chiacchiere con gli amici, poi tornava a casa, immusonito e taciturno più che mai. Dov’era finito l’uomo pieno di energie, che aveva in mente tanti bei progetti? Non lo riconoscevo... Una sera misi Guido con le spalle al muro. — Ma che ne sai, tu, di come si sta? — si infuriò. — Be’, tra poco lo constaterò di persona, — replicai. — Appunto. Fino a quel momento non lo puoi sapere. Ma, in ogni caso, non sarà mai la mia stessa situazione. Tu hai avuto un impiego qui in città, comodo e tranquillo. — Tranquillo, mica tanto... — ribattei. — Intendo dire che non devi alzarti presto ogni mattina e affrontare un viaggio per raggiungere il posto di lavoro. Il mio, oltre a essere un impiego logorante, comportava una levataccia. — Comunque sia, adesso non ti vedo soddisfatto della tua nuova vita. — Devo farci l’abitudine, e non è facile. Non ho più le energie di un tempo, — sospirò. E tornò a immusonirsi sdraiato sul divano. Avrei voluto aiutarlo, ma non sapevo proprio come fare, sembrava totalmente privo di entusiasmo. Un pomeriggio, mentre uscivo dall’aula, incrociai

Giuliana, una collega che era andata in pensione qualche anno prima. Aveva un’aria allegra e soddisfatta. — Ciao, come stai? — le chiesi. — Benone! Sono venuta a trovare voi e i miei cuccioli, che adesso sono in quinta, — esclamò, poi aggiunse: — Ti confesso che i primi tempi è stata dura, mi mancava tutto della scuola. Poi, però, ho incominciato a crearmi nuovi interessi, a fare volontariato... Ora sono impegnatissima e non tornerei indietro. — Ottimo! Mi fa tanto piacere per te, — commentai. Giuliana non si era mai sposata, e dunque non poteva contare sulla compagnia di un marito, né di figli e nipotini. — Eh sì, sono una donna felice, credo di avere ancora tanto da dare e tanto da fare, — aggiunse. — Vedrai che anche per te sarà così, Marzia. La salutai con la promessa di andarla a trovare, una volta in pensione. — Ci conto, — esclamò lei. Giuliana era davvero un bell’esempio. Speravo di poter essere come lei. Ma ci sarei riuscita? Se Guido, tanto pieno di entusiasmo, aveva accantonato così presto la sua voglia di fare progetti, che ne sarebbe stato di me? Quando confidai le mie preoccupazioni a mio figlio Lorenzo, lui minimizzò. — Vedrai che papà si darà una svegliata, quando andrai in pensione anche tu, — mi rassicurò. Speravo tanto che avesse ragione Lorenzo. Mia figlia Rossana, invece, era un po’ più scettica. — Papà sente sulle spalle

il peso di tanti anni di lavoro, e non è più un ragazzino, — osservò. — Non è facile ricostruirsi una nuova vita, quando quella precedente è stata così stressante... Intanto i giorni passavano e arrivò anche per me il momento tanto atteso. I colleghi e le colleghe mi organizzarono una bellissima festa, a cui partecipò anche Giuliana. Commossa ed emozionata, mi accomiatai da tutti loro. Sapevo che il mondo della scuola, e in particolare i miei piccoli alunni, mi sarebbero mancati, e per questo dovevo al più presto riorganizzare la mia esistenza: con mio marito, certo, ma anche in maniera autonoma.

A

dire il vero, nei primi giorni avrei avuto voglia anch’io di starmene a poltrire in casa, magari rimanendo in camicia da notte a guardare film in tv, ma le incombenze domestiche me lo impedivano. Avrei voluto che qualche volta Guido mi desse una mano, ma lui continuava a essere in piena crisi e addirittura brontolava se passavo l’aspirapolvere in salotto, mentre stava seguendo il suo giallo preferito in tv. — Se ogni tanto ti alzassi da quel divano per fare qualcosa, non sarebbe una cattiva idea! — sbottai un giorno. Ne scaturì una lite furibonda: lui mi accusò di essere una fanatica delle pulizie, ancor più adesso che ero in pensione, io ribattei che doveva smetterla di comportarsi da pantofolaio. Dov’erano finite quelle belle idee che aveva in mente di realizzare? Litigavamo continuamente. E anche la domenica quando i nostri figli venivano a pranzo, c’era sempre tensione nell’aria. — Insomma, si può sapere che succede? — mi chiese un pomeriggio Lorenzo, quan-


La penSione? Godiamocela

do ci trovammo da soli. — Niente di che, tuo padre e io siamo un po’ ai ferri corti, — cercai di minimizzare. — E io che immaginavo di vedervi tubare come due piccioncini! E tutti i progetti che avevate in mente? — A quanto pare, lui non è più dell’idea... Forse, con una moglie come me, pensa che non ne valga la pena. Lorenzo mi abbracciò. — Ma che dici! Secondo me, dovete solo adattarvi alla nuova situazione. Secondo me non era così, ed ero convinta che Guido avrebbe perseverato con il suo atteggiamento disfattista.

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un certo punto, dopo alcuni mesi di riposo totale, mio marito cominciò a uscire con dei suoi amici pensionati. Si trovavano al circolo anziani per una partita a carte. Che tristezza! Proprio quello che non avrebbe mai voluto fare. Ne parlai a mia sorella. — È vero che le persone non si finiscono mai di conoscere, — disse. — Chi avrebbe immaginato che un uomo come Guido si sarebbe comportato così? Magari sta solo attraversando una fase, poi tornerà a fare progetti con te. — A questo punto non sono più sicura di nulla, — replicai preoccupata. — Ma no, non abbatterti. Le sorprese sono sempre dietro l’angolo, — disse lei, tentando di consolarmi. E in effetti, a proposito di sorprese, mia sorella aveva visto giusto, ma non nel senso sperato... Una mattina, dopo che Guido era uscito per andare al circolo, presi la bicicletta per raggiungere il supermercato e fare un po’ di spesa, e lì

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Saremmo diventati nonni! Non vedevo l’ora di dargli quella notizia meravigliosa incontrai due compagne dei tempi del liceo, Pia e Teresa. — Ma guarda chi si vede! Allora, si sta bene in pensione? — mi chiese una. — Sei contenta di goderti pace e tranquillità? — aggiunse l’altra. Pia e Teresa non erano fra le mie migliori amiche, anche perché erano un po’ troppo pettegole per i miei gusti. Le rassicurai, dicendo che stavo bene, guardandomi dal rivelare loro i problemi con Guido. — Be’, anche tuo marito mi pare che si goda la vita, eh! — aggiunse Pia, facendomi sobbalzare. — Già, e alla grande, anche! — disse Teresa, con uno sguardo malizioso. Sul momento non capii a cosa si riferissero, ma quelle due non vedevano l’ora di svelarmi ciò che avevano visto: Guido in compagnia di una donna, solo due giorni prima al circolo. Ed entrarono pure nei dettagli, riferendo che si trattava di Anna, e cioè il primo amore di mio marito. Lei era rimasta vedova da poco ed era tornata a vivere in città. — Il tuo Guido sembrava lieto di consolarla! — commentò Pia. Ne avevo abbastanza. Le salutai in fretta, feci la spesa e me ne tornai a casa con un diavolo per capello. Ma come osavano fare simili insinuazioni su mio marito? Passata la rabbia, però, subentrò in me un altro pensiero. Pia e Teresa erano sì molto pettegole, ma in genere si limitavano a gonfiare i fatti, non raccontavano bugie. Se Guido aveva veramente incontrato Anna, perché non me ne aveva parlato? Che senso aveva tacermi

un fatto simile? La conoscevo anch’io, e sapevo che si era trasferita in un’altra città dopo essersi sposata con un uomo di una decina d’anni maggiore di lei. Non ero mai stata gelosa di Anna, dopotutto. A darmi fastidio era solo il fatto che mio marito mi nascondesse qualcosa, ma magari si era semplicemente dimenticato di parlarmene... Invece, Guido continuava a non dirmi nulla di lei e io incominciavo a preoccuparmi sul serio. Immaginavo che, una volta in pensione, ci saremmo presi per mano e avremmo vissuto una seconda luna di miele... Quante stupide illusioni! Guido si permetteva anche di flirtare con una vecchia fiamma... — Ma che stai dicendo, mamma! Chissà che cos’hanno visto quelle due befane, — commentò Rossana quando, vedendomi tanto triste, finì con l’estorcermi ciò che mi angosciava. — È tutta invidia, credimi. — Invidia, dici? Ma allora perché tuo padre non me ne parla? — E tu, perché non glielo chiedi? Sono convinta che sia solo una bolla di sapone. — Anna è stata davvero il suo primo amore, — ribattei, irritata. — Ma che bello, mamma, sei ancora gelosa di papà dopo tanti anni! — commentò Rossana sorridendo. Io gelosa? Ridicolo. Invece scoprii che lo ero veramente. E molto, anche: come da ragazzina nei primi tempi del nostro amore. Finì, dunque, che andai a spiarlo al circolo anziani. Mi sentivo alquanto scioc-

ca, appostata poco lontano. Comunque vidi mio marito e anche Anna, nel giardino del circolo. Guido giocava a carte, lei stava chiacchierando con alcune signore, seduta al tavolino accanto. A un certo punto, notai che si rivolgeva a mio marito e lui le fece un sorriso. Avvertii una stretta allo stomaco davanti a quella scena.

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tavo per raggiungerli, anche se non ero certa di quel che avrei detto o fatto, quando il mio cellulare si mise a squillare. Era Lorenzo, mio figlio. — Mamma, ti disturbo? — No, no, dimmi… — risposi, cercando di nascondere la mia agitazione. — Cinzia e io volevamo venire di persona a dirvelo, ma non resisto, devo fartelo sapere subito… — Farmi sapere cosa? — Una bella novità: presto diventerete nonni, Cinzia aspetta un bambino! Mi allontanai con passo lesto dal circolo anziani: la notizia aveva cancellato di colpo tutto il resto. — Ma è fantastico! — esclamai. — Stasera facciamo un salto da voi. Che ne dici? — Vi aspettiamo. — Grazie. Ti voglio bene, mamma… — Anch’io, tesoro mio, a presto! Appena Guido ritornò a casa, lo informai. — Diventeremo nonni? — mormorò emozionato. — Sì, in fondo dovevamo aspettarcelo che prima o poi i nostri figli ci avrebbero fatto questo regalo, no? Guido mi venne vicino e mi abbracciò con tenerezza. — È una notizia veramente meravigliosa! Sospirai di sollievo. — Davvero sei contento?


— Di più. Sono felice! E sono sicuro che questo darà un nuovo scopo a entrambi. Anche Anna proprio oggi diceva che… — Anna? — lo interruppi, aggrottando la fronte. — Ma sì, non ti ricordi di lei? Da ragazzi avevamo avuto una breve storia… Be’, poveretta, è tornata in città perché le è morto il marito. Mi sembrava di avertelo detto, qualche giorno fa, si vede che mi è sfuggito... Comunque, abbiamo parlato un po’ e mi ha confidato che i suoi nipotini sono l’unico antidoto contro i pensieri tristi. — Ma noi non abbiamo pensieri tristi, — obiettai. — No, ma di recente ci siamo un po’ allontanati, non trovi? La pensione ci ha scombussolato... Avrei voluto dirgli che era stato lui a venir meno a certi propositi, ma non volevo rovinare quel mo-

mento. Ero troppo felice. — Credo che tu abbia ragione, — risposi. Quella sera Lorenzo e sua moglie vennero a cena da noi. — Siete stati gentili ad aspettare che fossimo tutti e due in pensione per farci diventare nonni! — scherzò Guido. — Lo vedi, papà, quanto vi vogliamo bene? — Anche noi, figliolo. — E vorremo un mondo di bene anche a tutti i nipotini che verranno, — aggiunsi io, commossa. — Sì, ma non esageriamo, eh? Perché anche noi vogliamo vivere la nostra vita da pensionati... spensierati, — puntualizzò mio marito. Lo guardai, incuriosita. — Ho fatto aspettare anche troppo tua madre, — spiegò a Lorenzo. — Le avevo promesso che avremmo fatto un sacco di cose insie-

me e invece mi sono adagiato un po’... È bene che recuperi, prima che sia tardi. Mi strinse a sé e mi fissò con sguardo innamorato. Forse la morte del marito di Anna l’aveva fatto riflettere sul valore del tempo che non va sprecato, soprattutto a una certa età... Sono trascorsi tre anni da quella sera. Anni meravigliosi e pieni di gioia. Lorenzo è diventato papà di un bellissimo maschietto, Lucio, che noi e i genitori di Cinzia adoriamo e ci contendiamo. Nel frattempo, abbiamo ristrutturato una parte della casa e ci siamo concessi delle belle gite fuori porta con gli amici, weekend al mare e qualche viaggio, che ci ha permesso di riscoprire il piacere di conoscere nuove cose insieme. Quest’anno, prima di Natale, per esempio siamo stati a Praga, una città

che sognavamo di visitare da sempre e che ci ha incantato. Guido mi ha confessato che nei primi mesi da pensionato si era sentito in crisi. Aveva avuto bisogno di un po’ di rodaggio, prima di tornare in pista, a differenza di me. — Voi donne avete una marcia in più! — mi ripete spesso. In effetti, oltre a godermi la gioia di essere nonna e la possibilità di conoscere un po’ il mondo, in questi anni ho trovato il tempo e l’energia per dedicarmi al volontariato. Su suggerimento della mia ex collega, Giuliana, collaboro con un’associazione che organizza corsi di lingua italiana per stranieri ed è stato bello e gratificante per me tornare a insegnare. Tutti i miei anni di lavoro e di esperienza possono ancora essere utili a qualcuno... Marzia L.


Ero stanca delle false promesse che mio fratello continuava a farmi. E anche Luigi, che fino ad allora mi aveva sostenuto

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n’aria gelida mi colpisce in pieno, sferzandomi il viso. Sollevo lo sguardo verso il cielo plumbeo di fine novembre e mi stringo nel giaccone. Non è la serata ideale per uscire, e per nulla al mondo avrei voluto farlo. Per un attimo penso che sono davvero pazza a lasciare il tepore della mia casa per un assurdo senso del dovere. Da tempo mi sono assunta quest’onere gravoso, ma adesso sento di essere veramente stanca. Stanca e delusa da una situazione che non cambia mai. Per fortuna Stella dormiva, altrimenti non so se avrei avuto il coraggio di lasciarla. Il lavoro mi ha tenuto lontana da casa per tutto il giorno, e non vedevo l’ora di godermi una serata tranquilla con lei e con Luigi, mio marito. Eravamo seduti sul divano, dopo aver fatto addormentare nostra figlia, quando è squillato il telefono. Stavamo guardando un film, o meglio, fingevamo di guardarlo, perché la stanchezza ci aveva quasi fatto chiudere gli occhi. Luigi si è alzato di scatto, temendo che il telefono svegliasse Stella. Io, non so perché, ho avuto subito un brutto presentimento. — Tieni, è per te, — mi ha detto Luigi con espressione cupa, tendendomi il cordless. — Tua madre. — Mamma, cosa c’è? — le ho chiesto, col cuore in gola. Era talmente agitata che quasi non capivo cosa mi stava dicendo. — Di nuovo? Ma perché, perché? Sì, va bene, vado io… non ti preoccupare. Sì, me la cavo, stai tranquilla. Ho riattaccato in preda a un profondo senso di spossatezza e smarrimento. Luigi aveva già capito tut-

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to, ma non aveva la solita aria comprensiva. Anche lui capiva che era una battaglia persa. E soprattutto non sopportava che fosse sempre sua moglie a doverne pagare le conseguenze, e di riflesso lui e la nostra bambina. — L’ha rifatto di nuovo, vero? — mi ha chiesto, con tono irritato. — Si è di nuovo ubriacato, ha ingerito tutti i farmaci che aveva a disposizione, poi ha chiesto aiuto a tua madre e lei ha chiamato te. La salvatrice del mondo! Svegliati, Milena. Stanno approfittando di te, soprattutto tuo fratello. — Luigi, ti prego… Cosa posso fare, è mio fratello, appunto, — ho detto, sconsolata. — Sono cinque anni che andiamo avanti con questa storia, — ha continuato lui.

Le parole di mio marito mi hanno colpito come mille pugnali, anche se so che ha ragione. Mi hanno fatto male, perché se questa sera Luigi le ha pronunciate significa solo una cosa: che non intende più sostenermi. Prima di uscire sono passata nella cameretta di Stella: l’ho guardata alla luce della piccola abat-jour, dormiva beata, stretta al suo amato orsacchiotto di un improbabile color lilla. Gliel’ha regalato lo zio, proprio lui, in occasione del suo primo compleanno, e lei ne ha fatto il suo compagno di giochi preferito, l’unico con cui riesce ad addormentarsi, a consolarsi quando io non ci sono o quando semplicemente vuole un po’ di conforto. Stella è il mio capolavoro e io forse non dovevo lasciar-

con Stella. Siamo noi la tua famiglia, ricordalo. Non ti impedirò di andare da lui, ma non chiedermi di capire. Non questa volta, non più, — mi ha detto, serio. — E ti dico un’altra cosa: non puoi permettergli di rovinare anche il nostro matrimonio, perché è questo che succederà, se continua così. E tu lo sai. Avrei voluto che mi abbracciasse, che mi permettesse di rifugiarmi nelle sue braccia, come tante altre volte, ma Luigi mi ha voltato le spalle e si è allontanato. E adesso eccomi qui. Salgo in macchina e metto in moto. Continuo a pensare allo sguardo stanco di Luigi. C’era qualcosa di diverso in lui, poco fa. Non scherzava, ne ha davvero abbastanza. Non è tardissimo, eppure in giro non c’è nessuno. Con

— Abbiamo fatto tutto il possibile, ma non è servito a nulla. Io sono stanco di tutte le sciocchezze che combina e ti ricordo che tu sei stata a un passo da un esaurimento nervoso. Impara a dire basta, a pensare a te stessa. Io ho bisogno di te, tua figlia ha bisogno di te! Non possiamo venire sempre dopo i mille problemi irrisolti di un quarantenne che gioca a fare l’adolescente. Deve capire che quando è troppo è troppo! Già, ma che parlo a fare. Tanto stai correndo da lui anche stavolta, — ha concluso, rassegnato, mentre mi infilavo il piumino e prendevo la borsa.

la. Certo, con lei c’era il suo papà, ma se si fosse svegliata e avesse chiesto di me? Cosa le avrebbe potuto dire? Che la sua mamma era dovuta correre in piena notte in ospedale, perché il suo amato zietto aveva cercato di nuovo di farla finita? Ho cercato di scacciare questi pensieri. Le ho dato un bacio, le ho accarezzato il viso. Luigi mi stava guardando, appoggiato allo stipite della porta. — Pensa a quello che ti ho detto, Milena. Non mi piace per niente che tu debba uscire a quest’ora, da sola. E io non posso accompagnarti, perché qualcuno deve stare

questo freddo è normale. Accendo il riscaldamento al massimo e in breve un tepore piacevole invade l’abitacolo della mia auto. Non è lontano l’ospedale, in dieci, quindici minuti dovrei raggiungerlo. Ormai al Pronto Soccorso mi conoscono e spero sia di turno Assunta, la mia amica d’infanzia. Lei è al corrente di tutta la situazione. So già cosa troverò. La solita scena, lui con la flebo nel braccio, gli occhi chiusi che aprirà non appena sentirà la mia voce e mi prometterà che non succederà più. Giurerà di cambiare, farà mille promesse. Le solite promesse da marinaio, a cui non cre-

Una CATENA


VITA VERA

da spezzare de nemmeno lui. Luigi ha ragione. Sono cinque anni che va avanti questa storia. Da quel giorno in cui mio fratello suonò alla porta di casa mia, con un borsone in mano e la faccia stravolta… — Aiutami, Milena, — mi disse, entrando in casa, lasciando dietro di sé un gran tanfo di alcol. — Giovanna mi ha sbattuto fuori casa. Non facciamo altro che litigare. Mi umilia davanti ai bambini e mi accusa di cose incredibili. Tipo che ho un’amante, che bevo di nascosto, che le nego i soldi per le esigenze sue e dei piccoli. È una bugiarda. Tu mi credi, vero? — mi chiese, con lo sguar-

do stralunato, scuotendomi il braccio. Che il loro non fosse un matrimonio felice l’avevo capito da un pezzo, ma non avevo mai pensato a problemi di quel genere. In tutte le occasioni di festa in cui ci eravamo trovati seduti allo stesso tavolo, avevo notato mio fratello riempirsi spesso il bicchiere e fare il giullare, come suo solito, ma non l’avevo mai visto ubriaco. Mi ero accorta, invece, della rabbia di mia cognata e della freddezza tra di loro. Da mia madre avevo poi saputo che mio fratello andava quasi ogni giorno a mangiare a casa sua perché,

a suo dire, la moglie non cucinava mai quello che piaceva a lui. Mi ero arrabbiata con la mamma, che lo giustificava sempre, e le avevo chiesto di non immischiarsi nelle loro faccende e nemmeno di ospitarlo tutti i giorni. Se Giovanna lo avesse saputo, avrebbe fatto una scenata. E, in effetti, quando ne era venuta a conoscenza se l’era presa con mia madre urlandole che aveva cresciuto un irresponsabile e un bugiardo, perché lei cucinava tutti i giorni, ma lui non si sedeva neppure al tavolo con la sua famiglia. Io avevo difeso mia cognata e rimproverato mio fratello, che mi aveva

detto che non lo capivo e che sua moglie gli stava distruggendo la vita. Le cose erano precipitate quando Giovanna aveva scoperto che mandava messaggi inequivocabili a un’altra donna. Lui naturalmente aveva negato, aveva alzato la voce. Ma qualche giorno dopo mia cognata l’aveva visto baciare una ragazza in auto ed era successo il finimondo. Giovanna gli aveva intimato di andarsene, lui aveva messo quattro cose alla rinfusa nel borsone e si era presentato da me. Nel frattempo avevo ricevuto una telefonata di mia cognata che mi avvisava di quanto era successo. Quel giorno, dunque, cercai di farlo ragionare, ma come risultato ottenni che uscì da casa mia e sparì. Sparì nel vero senso della parola, perché per rintracciarlo dovemmo chiedere l’aiuto dei Carabinieri. Dopo quattro giorni d’angoscia scoprimmo che si trovava in una città vicina: era stato portato al Pronto Soccorso di un ospedale perché si era sentito male. Mio marito e io partimmo immediatamente. Lo dimisero con la diagnosi di intossicazione etilica e riuscimmo a convincerlo a tornare con noi. Nel lungo tragitto che ci riportò a casa, mio fratello interruppe il suo silenzio ostinato solo per dirmi: — Per favore, aiutami, Milena. In ogni famiglia si creano inevitabilmente dei ruoli e il mio, per lui, non era solo quello di sorella maggiore, anche se avevo solo un anno in più, ma anche di madre. Così, da quel giorno mi assunsi il compito di aiutarlo. Mi confidò che si sentiva confuso, che non aveva più stimoli, desideri, slanci di nessun genere. Nemmeno verso i figli. Negò di essere dipendente dall’alcol e io finsi di credergli. Però lo Intimità

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Una CATENA da spezzare

convinsi a fare un colloquio con uno specialista, che, dopo un attento esame, stabilì che aveva una forte depressione. Gli diede una cura e gli prescrisse due sedute settimanali di psicoterapia. Cominciò così la nostra vita a tre, noi e Luigi. Stella non era ancora nata. Già dopo alcune settimane lo vidi stare meglio e lui stesso dichiarò che voleva rivedere la moglie e i figli. E un giorno, dopo aver parlato con Giovanna, decise di andare a trovarli.

C

osa successe esattamente non lo saprò mai. So solo che quella sera non rimase a casa sua, come aveva sperato, e non rientrò da me. Lo ritrovammo la mattina dopo su una panchina del parco, ubriaco fradicio e con un flacone di ansiolitico in mano, completamente vuoto. Corsa in ospedale, lavanda gastrica e ritorno a casa mia. Mia cognata mi disse che non intendeva avere più niente a che fare con lui e con nessuno della nostra famiglia. Mi urlò, al telefono, che non era affidabile come padre, che era un ubriacone e un pazzo. Chiese e ottenne un’ordinanza restrittiva per tenerlo a distanza da loro e naturalmente iniziò le pratiche per la separazione. Un percorso burrascoso, fatto a suon di denunce da parte di entrambi per vere o presunte mancanze nei rispettivi confronti. Mia cognata si rivelò una nemica terribile, perché riuscì a dimostrare, con tanto di referti, il suo tentativo di suicidio, un atteggiamento violento che in passato aveva costretto lei a due punti di sutura su un labbro, e alcuni ceffoni ai bambini per banali capricci. Cose che noi non

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Io ci sarò sempre per lui, ma solo se accetterà finalmente di farsi curare avevamo mai saputo. Mio fratello si difese negando nel modo più assoluto le violenze e denunciando il totale disinteresse di Giovanna verso di lui, la casa, i figli e la vita coniugale. Misero in piazza i loro panni sporchi coinvolgendo anche gente estranea e noi della famiglia, per testimonianze che ci riempirono di vergogna. In tutto questo mio marito non volle entrare e più volte mi disse che avrei dovuto evitare di restarne coinvolta. Ma come potevo abbandonare mio fratello? Dopo alcuni mesi di convivenza forzata con noi e di terapie, lo vidi riprendere in mano la sua vita. Pareva sereno, forse anche in virtù del fatto che il giudice gli aveva concesso di vedere i figli, pur con l’obbligo di presenza della madre. Era già un passo avanti. Mi accorsi, però, che era molto nervoso prima di ogni incontro. In una situazione del genere mi sembrò normale, chiunque lo sarebbe stato. Non pensai, però, che quell’ansia sarebbe stata troppo grande da reggere, per lui. Infatti, scoprii in seguito che dopo ogni incontro si fermava nel solito bar a fare “rifornimento”. Ecco perché tornava tardi e aveva sempre quell’odore di mentine e collutorio. In camera sua scoprii, inoltre, una bottiglietta di vodka, ben nascosta nell’armadio e naturalmente vuota. A quel punto lo affrontai a muso duro. Minacciai di cacciarlo di casa e di non volerne più sapere di lui e dei suoi problemi. Lui negò, come tutti gli alcolisti. Luigi gli fece una sonora lavata di capo e per un po’ le cose migliorarono. Poi ebbe una ricaduta

terribile nella depressione e un ennesimo, puerile, tentativo di suicidio. Era solo in ricerca d’attenzioni, ci spiegò il terapeuta, ma l’abuso di alcol neutralizzava l’efficacia degli antidepressivi. Anche quella volta l’aiutammo a venirne fuori. Poi rimasi incinta e la nostra felicità sembrò contagiarlo. Si trasferì di sua spontanea volontà da mia madre, per permetterci di preparare la stanzetta a Stella. Quando nacque, lo vidi piangere di gioia insieme a noi, ma le sue erano anche lacrime di dolore, perché non vedeva i suoi figli da parecchio tempo... I ricordi si accavallano e intanto sono quasi arrivata in ospedale. Parcheggio l’auto e mi incammino veloce verso il Pronto Soccorso, sotto una pioggia leggera.

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uanto vorrei che Luigi fosse qui con me. In questi anni mi è stato sempre vicino e so di avere approfittato della sua infinita pazienza. Ha ragione lui, non posso aiutare chi non vuole essere aiutato. Dio mi è testimone che ci ho provato in tutti i modi, ma mio fratello probabilmente ha bisogno di un sostegno maggiore che io non posso più dargli. Domani parlerò col suo terapeuta. Tempo addietro mi aveva ventilato l’idea di farlo ricoverare per un breve periodo in una struttura specializzata, dove avrebbero potuto seguirlo meglio e con le dovute terapie. Allora mi ero opposta, ingenuamente, pensando che bastassi io a sostenerlo. Ma ora mi rendo conto che non è così. Non posso, non ci

riesco più. E non ho la bacchetta magica. La bottiglia è il suo vero problema ed è da quella che deve separarsi. E anche da me. Che non sono sua madre, non sono sua moglie e nemmeno la sua salvatrice. Ne sono sempre più consapevole, mentre lo guardo dormire nel letto d’ospedale. — Potevi evitare di correre qui a quest’ora, — mi sgrida Assunta, di turno stasera, — tuo fratello non vuole veramente morire, altrimenti ci sarebbe già riuscito. Pensa a te, Milena, alla tua famiglia. Se il ricovero è la soluzione, provaci, e senza sensi di colpa. Hai fatto tutto ciò che era nelle tue possibilità per aiutarlo, e non è bastato. Lascia che ci pensino degli esperti. Lo dico per te, ma anche per lui. Vedrai che ne verrà fuori, — mi rassicura abbracciandomi. — Hai ragione, dobbiamo tentare questa strada, — le dico asciugandomi le lacrime. — Io non posso più fare nulla per lui e… Mi interrompo, mentre il cuore fa una capriola di gioia nel vedere mio marito, in piedi sulla porta di questa asettica stanza. Ma… Stella? — Luigi, come mai sei qui? Dove hai lasciato la bambina? — farfuglio confusa, mentre Assunta si allontana discretamente, dopo aver salutato Luigi. — Tranquilla, è con Chiara, la nostra vicina. Che mi ha prestato anche l’auto, — risponde lui, tendendomi le braccia. Mi rifugio in quell’abbraccio, sentendomi finalmente al sicuro. Domani parlerò con mio fratello, lo convincerò che il mio aiuto non può bastare, e nemmeno l’attuale terapia. Io ci sarò sempre, ma solo se accetterà di farsi curare. Adesso so che è la cosa migliore per lui e per tutti noi. Milena T.


VITA VERA

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accontare la mia storia non è una cosa semplice, e non sono in grado di individuare il momento preciso in cui tutto è cominciato. Ci sono stati episodi e sensazioni strane, a cui io, però, all’inizio non ho dato molto peso. E poi, c’è stato quel giorno di giugno di due anni fa, in seguito al quale la mia vita è completamente cambiata. Quel mattino mi alzai presto, avevo dormito poco durante la notte ed era bastato il chiarore dell’alba per svegliarmi. Avevo promesso a Bruno, il mio ragazzo, che sarei andata al mare con lui, ma, nonostante il cielo limpido di quella domenica preannunciasse una bella giornata, non avevo voglia di uscire. Non era da me comportarmi così, di solito ero una persona attiva e piena di vita, ma da qualche tempo, inspiegabilmente, mi sentivo spesso stanca. Per non far arrabbiare Bruno, però, decisi comunque di andare. E poi pensavo che trascorrere qualche ora al mare insieme al ragazzo che amavo, non avrebbe potuto farmi altro che bene. Lui venne a prendermi puntuale alle nove e quando, un’ora più tardi, arrivammo al mare, ci accorgemmo che la spiaggia era già affollatissima.

Il futuro non mi fa più PAURA

Il giorno in cui mi diagnosticarono la mia malattia il mondo mi crollò addosso. Ma oggi, grazie ad amici molto speciali... Intimità

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Il futuro non mi fa più PAURA

— Riusciremo a trovare un posto per mettere gli asciugamani? — domandai scoraggiata a Bruno. — Ma certo! Basterà solo camminare un po’, — mi rispose lui con un sorriso. Avrei voluto dirgli che a me costava una grande fatica camminare, ma non lo feci. Bruno non mi prendeva mai sul serio quando gli dicevo di essere stanca. Per fortuna, non ci volle molto a trovare un angolino libero e io, dopo essermi spalmata a dovere di crema, finalmente mi sdraiai e riuscii a rilassarmi. Distesa al sole, guardai il mio ragazzo. Era davvero bello. Pensai che ero fortunata: avevo ventidue anni, non ero niente male nemmeno io, lavoravo con soddisfazione nello studio di un architetto anche se con un contratto a termine, avevo dei genitori meravigliosi, uno schianto di ragazzo accanto e tutta la vita davanti. Cos’altro potevo chiedere? Forse un po’ più di energie... disse una vocina nella mia testa, alla quale, però, mi rifiutai, come al solito, di dare ascolto. — Io vado a fare una nuotata, vieni anche tu? — domandai dolcemente a Bruno. — Magari più tardi, — mi rispose lui mentre con i vestiti si preparava un cuscino da mettere sotto la testa.

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o mi allontanai e lui mi seguì con lo sguardo, compiaciuto. Bruno mi diceva sempre che ero bellissima, e a me, naturalmente, faceva piacere, anche se, a volte, avrei desiderato che lui apprezzasse allo stesso modo anche il mio cervello. La nuotata sembrò rigenerarmi e quando tornai al mio

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Intimità

asciugamano mi sentivo bene. Ancora tutta bagnata mi avvicinai a Bruno e l’abbracciai. La mia pelle fredda al contatto con la sua, bruciata dal sole, lo fece rabbrividire, ma lui contraccambiò volentieri il mio slancio. Si alzò a sedere, mi strinse a sé e mi baciò con passione. Io, consapevole della gente intorno, mi ritrassi e gli diedi una piccola spinta. Lui non se lo aspettava e cadde all’indietro sulla sabbia. — Ah, è così che tratti il tuo ragazzo! — disse più arrabbiato che divertito. Ma la mia contagiosa risata riuscì a trasformare quel gesto in un gioco tra innamorati. Bruno si alzò di scatto, tutto ricoperto di sabbia, mi afferrò per la vita e mi trascinò verso l’acqua. — Lasciami! — gridavo io continuando a ridere. — Vado a buttare un prezioso carico in mare! — esclamò lui scaraventandomi nell’acqua. Poi si tuffò a sua volta e rimanemmo insieme tra le onde a giocare prima di tornare ai nostri asciugamani e a farci scaldare dal sole. Quella giornata trascorse serena e verso le sei del pomeriggio decidemmo di fare ritorno a casa. Ero contenta ma, appena salita in macchina, la stanchezza si impadronì nuovamente di me. Bruno, però, tutto preso a fare progetti per la serata, non lo notò. — Hai visto, pigrona, quanto è stato bello? E tu che non volevi venire! Sai che facciamo? Per chiudere in bellezza stasera andiamo in discoteca con il resto della compagnia. Ci sarà anche Andrea, che è appena tornato dalla Spagna... chissà quante cosa avrà da raccontare! — mi disse. Io rimasi in silenzio, ero così stremata che non me la sentivo di mettermi a discutere con lui. “Non c’è cosa peggiore che litigare dopo

una bella giornata”, pensai. Quando giungemmo davanti a casa mia, rimanemmo qualche minuto in macchina per salutarci. E dopo un lungo bacio Bruno mormorò: — Vado a fare una doccia e passo a prenderti verso le dieci... Vedrai, ci divertiremo. Ma io ero davvero troppo stanca per uscire, così mi voltai a guardarlo con occhi imploranti e sussurrai: — Senti, perché non fai una corsa a casa e vieni a cena qui, i miei genitori, lo sai, sono sempre contenti di vederti. Per la discoteca decidiamo dopo, adesso come adesso sono molto stanca e non me la sento di uscire, ma magari, più tardi...

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ensavo di intravedere in lui uno sguardo di compassione, invece Bruno mi apostrofò malamente: — Sei sempre la solita, Enrica! Non vuoi mai andare da nessuna parte! Si può sapere perché? Non ti piacciono i miei amici? Te l’ho detto che Andrea è appena tornato dalla Spagna! Sono tre mesi che non lo vedo... ma tu, no, niente, tu sei stanca, quindi non si può uscire! Non ti sembra di essere un po’ egoista? Com’è che tra noi conta sempre quello che vuoi tu e mai quello che desidero io? Sai che c’è? Stavolta non mi importa. Se vuoi venire, bene, altrimenti andrò da solo! — concluse in collera. Le sue parole mi ferirono, non mi meritavo la sua ira, in fondo, alla fine lo accontentavo sempre. Anche quel giorno ero andata al mare solo per farlo felice. Scesi dall’auto arrabbiata e sbattei la portiera. Immediatamente sentii Bruno mettere in moto e andarsene sgommando. Quando mia madre mi vide entrare in casa con le lacrime agli occhi, scosse la testa con un sospiro.

— Che c’è, Enrica, hai di nuovo litigato con Bruno? — mi chiese con dolcezza. Feci cenno di sì, poi mi gettai fra le sue braccia. — Ti va di parlarmene? — mi sussurrò. Così le raccontai della bella giornata trascorsa al mare e della sua pessima conclusione. — Non è vero quello che dice Bruno! Io vorrei andare con lui in discoteca, ma proprio non ce la faccio! Sarà stato il sole, sarà stato il mare, fatto sta che sono davvero a pezzi, ho freddo e mi fa male dappertutto... Non vedo l’ora di mettermi a letto a dormire. — Tesoro… — iniziò la mamma, — Bruno è sicuramente un gran bel ragazzo e anche simpatico, ma vale la pena stare così male per lui? Personalmente lo trovo un po’ immaturo, forse dipende dal fatto che va ancora all’università e non ha ancora cominciato a lavorare... in ogni caso, non voglio intromettermi tra voi due, ricorda solo che io ci sono sempre se hai bisogno di un abbraccio o se vuoi parlare. La cosa che mi preoccupa, invece, è questo tuo malessere. È un po’ che vai avanti così e credo sia arrivato il momento di approfondire la questione. Probabilmente hai solo bisogno di un ricostituente, però che ne dici se domani prendo un appuntamento con il medico? — D’accordo, mamma, — risposi io asciugandomi le lacrime, sollevata dal fatto che qualcuno, finalmente, prendesse sul serio la mia spossatezza. Il pomeriggio seguente, mia madre mi accompagnò nell’ambulatorio del medico, un dottore che mi conosceva ormai da diversi anni. — Ciao, Enrica, cosa posso fare per te? — mi salutò. — È un po’ di tempo che sono sempre stanca, ma è una stanchezza strana, mi


sento le braccia e le gambe pesanti anche senza aver fatto alcuno sforzo. E poi mi capita di avvertire dei formicolii e un dolore diffuso... Il dottore mi fece sdraiare sul lettino e mentre mi visitava mi faceva mille domande. — Non credo sia nulla di grave, — disse alla fine, — ma preferirei che, per sicurezza, ti vedesse anche un neurologo. — Perché, che cosa pensa che sia? — chiese allarmata mia madre che, fino a quel momento, era rimasta in silenzio. — Ripeto, probabilmente non è nulla, però sarei più tranquillo se lo dicesse uno specialista. Sintomi come questi nella maggior parte dei casi non sono niente, ma a volte possono segnalare che qualcosa, invece, non va. È mio dovere non trascurare nulla.

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ndai dal neurologo la settimana successiva. Sette giorni in cui le mie condizioni non cambiarono, così come non migliorò il mio rapporto con Bruno, sempre molto teso. Ancora una volta ad accompagnarmi fu mia madre. Il neurologo mi visitò, poi mi comunicò che bisognava sottopormi ad alcuni esami specifici per cui era necessario un ricovero in ospedale, dieci giorni durante i quali mi avrebbero fatto di tutto: prelievi del sangue, risonanza magnetica, esami neurologici di ogni tipo e anche una puntura lombare. L’attesa fu estenuante: andavo al lavoro cercando di non pensare a quello che mi stava capitando. Con Bruno facevo finta di nulla e minimizzavo, anche se, a dire il vero, non è che lui fosse molto presente e rassicurante. Solo a casa mi lasciavo andare allo sconforto. — Stai tranquilla, teso-

Ero felice anche se, appena salita in auto, la stanchezza si impadronì di nuovo di me ro, vedrai che non è nulla di grave, — cercava di tranquillizzarmi mia madre. Ma la preoccupazione che sentivo nella sua voce e l’ansia che percepivo in lei e in mio padre non mi aiutavano a restare calma. — E se, invece, non fosse così? Se davvero si trattasse di qualcosa di brutto? — le chiesi una sera, terrorizzata. Lei mi accarezzò i capelli con dolcezza come faceva quando ero bambina, poi mi strinse a sé e mormorò: — Qualunque cosa sia, ricordati che non sarai mai sola, che tuo padre e io smuoveremo mari e monti per trovare il medico e le cure migliori. Ma sono convinta che non ce ne sarà bisogno! Quella sera mi addormentai così, stretta a mia madre in un abbraccio rassicurante. Il giorno dopo entrai in ospedale. — Buongiorno, Enrica, come sta oggi? — mi chiese il neurologo la mattina dell’ultimo giorno di ricovero. Ormai avevo fatto tutti gli esami previsti, compresa la puntura lombare e mi aspettavo di essere dimessa da un momento all’altro. — Sto bene, eccetto per il dolore alla schiena, dove mi hanno fatto la puntura, — gli risposi. — Quello è normale, vedrà, che presto sparirà. Allora, tra poco la dimetteremo, ma prima, verso le undici, venga nel mio studio, ho il quadro completo dei suoi esami e vorrei discuterne con lei e i suoi genitori. — Va bene, — risposi. Non sapevo che cosa aspettarmi: da una parte essere dimessa mi sembrava un buon segno, dall’altro il fatto che il neuro-

logo volesse parlare con me e i miei genitori nel suo studio, mi preoccupava. Telefonai alla mamma e le spiegai le novità. Lei e papà stavano già venendo in ospedale e mi raggiunsero nel giro di mezz’ora. Erano solo le nove del mattino e in attesa che arrivasse l’ora dell’appuntamento con il medico cominciammo a chiacchierare del più e del meno. Parlammo anche di Bruno, che in quel periodo era stato meno presente del solito. Era venuto a trovarmi qualche volta, ma si era fermato sempre poco, adducendo come scusa il fatto che stava studiando per un esame importante all’università. Alle undici in punto i miei genitori e io bussammo alla porta del medico, che ci fece accomodare sulle sedie disposte davanti alla sua scrivania. — Allora, dottore, cosa ci dice, Enrica sta bene? — domandò mio padre. — Dagli esami che abbiamo fatto, è emerso che Enrica è affetta da una forma iniziale di sclerosi multipla, — replicò il medico serio. — Si tratta di una malattia autoimmune a decorso cronico, caratterizzata da una serie di sintomi che Enrica, in parte, ha già sperimentato: stanchezza, formicolii, pesantezza degli arti, dolore diffuso... Come dicevo, la malattia è allo stadio iniziale, per cui ci sono molte cose che possiamo fare. — Guarirà? — domandò mia madre con la voce che le tremava. — No, questo no, purtroppo Enrica dovrà imparare a convivere con questa malattia. Ci saranno momenti di

remissione, in cui si sentirà bene, e altri di recidiva, in cui i sintomi, invece, torneranno a farsi sentire. Però, attraverso i farmaci oggi disponibili possiamo sicuramente rallentarne la progressione, se non, addirittura, fermarla, — spiegò. Poi, rivolgendosi direttamente a me, continuò: — Enrica, è molto importante che tu capisca che questa malattia non significa la fine della tua vita. Potrai continuare a occuparti di tutto quello che facevi prima, i farmaci ti aiuteranno a stare addirittura meglio, ma è fondamentale che tu reagisca, che non ti lasci schiacciare da questa diagnosi. Esistono anche dei gruppi di sostegno per i malati e le famiglie e, se vorrai, posso metterti in contatto con loro. Io annuii, ma ormai non sentivo più quello che il medico stava dicendo. L’unica cosa che riuscivo a pensare era “non è possibile che stia accadendo a me”. Il dottore, alla fine, mi porse un foglio con le prescrizioni dei farmaci che, da quel momento in poi, avrei dovuto assumere e un altro da consegnare al nostro medico di famiglia, poi ci congedò con una stretta di mano.

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uori dal suo studio c’erano altri pazienti in attesa, ma per me era come se tutta quella gente non esistesse, perché io sentivo solo il peso del mio dolore. “Almeno adesso Bruno mi prenderà sul serio”, pensai. Lo chiamai al telefono, ma non rispose, così gli mandai un messaggio. “Ciao, sono a casa, chiamami quando puoi”, scrissi. Sapevo che mia madre aveva già parlato con la mamma di Bruno per spiegarle cosa aveva detto il medico e mi aspettavo che il mio ragazzo corresse da me. Avevo bisogno di lui, di senIntimità

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Il futuro non mi fa più PAURA

tire il suo amore, di trovare conforto tra le sue braccia. Ma Bruno non venne, si limitò a un paio di telefonate. Tre giorni dopo il mio ritorno a casa, decisi che dovevo vederlo. — Io esco, vado da Bruno, — comunicai a mia madre, dopo essermi data una rinfrescata e messa un filo di trucco. — Vai, ti farà bene prendere un po’ d’aria, — mi incoraggiò lei.

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uando arrivai a casa sua, la madre mi disse che Bruno era in camera a studiare, e io che conoscevo la strada, corsi nella sua stanza. Lo trovai seduto alla scrivania e, quando mi vide, parve sorpreso. — Cosa ci fai qui? — mi domandò. — Sono tre giorni che non ci vediamo, pensavo di farti una sorpresa, — risposi. — Le medicine che ho iniziato a prendere stanno già cominciando a fare effetto e io mi sento meglio. Domani torno anche a lavorare. — Sono contento per te, però, scusami, ma oggi non ho proprio tempo di chiacchierare. Devo studiare tantissimo. — Questo che cosa significa? — domandai. — Che sei troppo impegnato per parlare con la tua ragazza? Perché io lo sono ancora, vero? O adesso le cose sono cambiate per colpa della mia malattia? — Scusami, Enrica, hai ragione, non mi sono comportato bene con te in questi giorni e ti devo delle spiegazioni. Mi odio per quello che sto per dirti, perché so che ti farà soffrire, ma... io credo di non essere in grado di affrontare tutto questo. La tua

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Intimità

Per la prima volta dopo settimane non mi sentii sola o sbagliata malattia è davvero una cosa troppo grande per me. Siamo stati bene insieme, io ti voglio un gran bene, però non sono pronto ad assumermi una responsabilità tanto grande. Mi capisci, vero? Avrei dovuto sapere che la storia tra noi non aveva futuro. Mia madre aveva ragione: Bruno era solo un ragazzino immaturo e, forse, non mi aveva mai nemmeno amato. — Sì, certo, come vuoi, — mi limitai a rispondergli, poi me ne andai cercando di nascondergli le lacrime che non ero riuscita a trattenere. Ero triste, amareggiata, delusa, e quando arrivai a casa raccontai tutto a mia madre. — Bruno è un grandissimo egoista! — sentenziò. — So che adesso questo ti fa soffrire e mi dispiace, ma io sono contenta che lui sia uscito dalla tua vita. Sono state più le volte che ti ho visto piangere per lui che quelle in cui ti ho visto ridere. Io l’abbracciai. C’era del vero nelle sue parole, non potevo negarlo. Il giorno dopo tornai in ufficio. Ero un po’ in ansia perché di lì a un mese il mio contratto sarebbe scaduto e speravo tanto che me lo rinnovassero. Non appena entrai nello studio, le colleghe mi vennero incontro per salutarmi e abbracciarmi. — Come ti senti? Ci sei mancata! — mi dissero, felici di rivedermi. Stavo ancora parlando con loro quando il capo mi chiamò. — Venga, Enrica, si accomodi, — mi disse indicandomi la sedia davanti alla sua scrivania. — Come sta? — Mi sento bene e vorrei

riprendere il lavoro, — gli comunicai subito. — Cara Enrica, proprio di questo volevo parlarle... Lei non sa quanto io le sia riconoscente per ciò che ha fatto fino a oggi e quanto la stimi per la sua professionalità… — iniziò lui dopo essersi seduto davanti a me. — Lei è sicuramente un’ottima dipendente e non ho da rimproverarle niente, però, vede, abbiamo deciso di non rinnovarle il contratto perché… Il mio datore di lavoro parlava, parlava, ma io non lo ascoltavo più, ormai avevo capito. Mi stava dicendo che non mi avrebbe rinnovato il contratto, eppure io ero sempre stata brava ed efficiente. — ... capisce, Enrica, mi dispiace molto per quello che le è capitato, la malattia non ha condizionato la nostra scelta... — Certo, certo, capisco benissimo.

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rrivai a casa distrutta quella sera. Mia madre mi venne incontro preoccupata. — Cosa è successo? — mi domandò. — Il mio gentilissimo datore di lavoro ha deciso che non mi rinnoverà il contratto, e io sono sicura che se non mi fossi ammalata, lui mi avrebbe tenuto, — le spiegai scoppiando in lacrime. — Mi dispiace, tesoro mio, ma tu sei in gamba, vedrai che troverai presto un altro impiego... — Sei sicura? Sei davvero sicura che qualcuno mi assumerà con questa maledetta malattia? — urlai disperata. — Perché io non lo sono affatto! Il neurologo aveva

torto, la mia vita è finita: ho perso il mio ragazzo, ho perso il mio lavoro... Non ho più niente! A quel punto mia madre si alzò, uscì dalla stanza e un attimo dopo tornò con un volantino in mano. Me lo porse: era un foglio informativo di una associazione che sosteneva persone affette dalla mia malattia e i loro familiari. — Me l’ha dato il neurologo... Sono bravi, sono stata a uno dei loro incontri e credo che possano aiutarti. Guardai mia madre con aria stupita. — Promettimi che lo farai, — insistette. — Va bene, — mormorai. Il giorno dopo feci quella telefonata e scoprii che la sera stessa c’era una riunione a cui fui immediatamente invitata. Ci andai e, per la prima volta da settimane, non mi sentii sola o sbagliata. Sono due anni, ormai, che frequento quel gruppo, e nella mia vita, nonostante la malattia, sono capitate tante cose belle e alcune brutte, come nella vita di chiunque. Ora, quando penso al futuro, non vedo più un enorme buco nero, ma un susseguirsi di giorni pieni di opportunità. Con gli amici del gruppo e i loro familiari ho ricominciato a vivere. Mi sono innamorata, ricambiata, di Mirko, uno dei volontari dell’associazione, e grazie a lui ho trovato un nuovo lavoro. Ho frequentato mostre, ho viaggiato, ho ricominciato a sognare, a sperare, a ridere. E ho capito che niente è impossibile se hai al tuo fianco persone che credono in te e che ti amano per ciò che sei. E io adesso so chi sono: sono Enrica, ho ventiquattro anni, sono innamorata di Mirko e ho un buon lavoro. Ah, dimenticavo, sono anche affetta da sclerosi multipla. Ma non ho paura del futuro. Enrica G.


ROMANZO COMPLETO

di Pierluigi Sandonnini

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Così nasce un AMORE

inalmente a casa, pensò Elsa, fermando l’auto davanti al cancello. Villa Dalia, situata in una zona di campagna lontana dai rumori del traffico e circondata da un vasto giardino, era il luogo dove lei e suo marito Lorenzo avevano deciso di trascorrere gran parte dell’anno, da quando erano andati in pensione. Elsa aveva compiuto da poco sessantadue anni e Lorenzo ne aveva quattro di più. Agli occhi di tutti, erano una bella coppia benestante, appagata sotto tutti i punti di vista. Due persone che avevano raggiunto la serenità, dopo aver lavorato, cresciuto dei figli e visto nascere dei nipoti. Ma le cose non stavano proprio così. Fino a pochi mesi prima, Elsa aveva esercitato la professione di avvocato in uno studio ben avviato. Lorenzo, invece, era stato direttore generale di un importante ente pubblico. La villa l’avevano acquistata una decina d’anni prima, ma in passato ci erano venuti a trascorrere solo qualche weekend in primavera e un paio di settimane in estate. Per questo avevano fatto costruire la piscina, che si apriva come un grande occhio azzurro nel parco. Il cancello di ferro battuto si aprì sotto l’impulso del radiocomando. L’auto varcò lentamente la soglia, percorse il viale e si fermò sotto il pergolato. La macchina di Lorenzo non c’era, notò Elsa, andando a prendere dal sedile posteriore il sacchetto della spesa e la sua borsetta. Chiuse la portiera e mentre si dirigeva verso la porta d’ingresso, registrò che la pianta di rose aveva un paio di boccioli ormai secchi. Doveva reciderli quanto prima, non sopportava la vista dei fiori appassiti sui rami. In verità, erano molte le piante che sarebbero dovute essere potate e curate. Lei faceva del suo meglio, ma non era esperta in materia e Lorenzo neanche ci provava. Avrebbero avuto bisogno di trovare un bravo giardiniere, si disse infilando la chiave nella serratura.


Così nasce un AMORE Appena entrò in casa, Minou, la gattina bianca che da qualche anno faceva parte della loro famiglia, andò a strusciarsi contro le sue gambe, miagolando. — Hai fame, vero? — disse Elsa, allungando una mano per accarezzarla sulla testa. — Hai ragione, cara Minou, sono già le sette. Lasciami posare la spesa e ti do subito la pappa.

le lei era la principale artefice. Anche se non era stato facile imparare a fermarsi, a non ribattere colpo su colpo, rinunciando ad avere l’ultima parola, purché la discussione non si trasformasse in litigio. Rimase in silenzio, dunque, e lo lasciò fare. Lorenzo uscì dalla cucina con la piastrella di ceramica, un martello e tre ganci. Provò a vedere l’effetto che faceva il suo nuovo acquisto sulla parete del portico, spostandolo varie volte su e giù, a destra e a sinistra. Alla fine, fece un segno sul muro con un chiodo, piantò i ganci con qualche cauto colpo di martello e vi appese la piastrella. Quindi, si allontanò di qualche metro, per osservare l’effetto finale. — Ci sta proprio bene… — disse ad alta voce per farsi udire da Elsa. “Se lo dici tu…”, pensò lei. — Sì? Allora lasciala pure lì, — replicò, sempre poco convinta.

Aveva senso salvaguardare quell’angolo di paradiso se si sentiva spenta dentro? Lorenzo arrivò a casa poco prima delle otto. — Che cos’hai comprato? — gli chiese Elsa, accennando ai pacchetti che teneva in mano. — Una bella ceramica decorata, sul verde, da appendere sotto il portico… — rispose lui. — E poi? — lo incalzò Elsa. — Gelato alla vaniglia e alla cannella… una bontà! Lorenzo posò la ceramica sul tavolo e ripose il gelato nel freezer. — Posso vedere? — gli chiese Elsa, scartando il pacchetto. Rimase delusa: si trattava di una piastrella verde pisello, decorata in modo ordinario. — Ti piace? — domandò Lorenzo. — Be’… — Lei si trattenne dal dirgli ciò che pensava veramente. — Mi ero immaginata qualcosa di diverso. — Diverso come? — Diverso… Un altro colore, un altro motivo… non so… — Be’, a me piace… — ribatté Lorenzo piuttosto seccato, prendendo in mano la ceramica e accostandola alla parete. — Penso che sul muro del portico starà benissimo.

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lsa non rispose. Preferiva non contrariare suo marito, per evitare lunghe e inutili discussioni, alla fine delle quali ognuno rimaneva della propria opinione, ma gli animi si erano amareggiati. Erano lontani i tempi in cui si confrontavano animatamente. Fra loro, ora regnava una pace apparente, una sorta di tregua ininterrotta della qua-

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Intimità

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a mattina seguente, Elsa fece un giro in giardino. Molti alberi avevano rami secchi che andavano tagliati, le siepi avevano bisogno di essere spuntate e pareggiate. Dopo la ricca e colorata fioritura dell’estate, ora quelle piante rinsecchite le mettevano tristezza. Forse, pensò, il motivo della sua malinconia era un altro, risiedeva in una parte nascosta del suo animo, ma a quello non poteva porre rimedio, mentre alle piante… Tornò in casa, decisa ad assumere un giardiniere e, per prima cosa, telefonò alla sua amica Paola. — Conosci una persona del posto che sia in grado di prendersi cura del mio giardino? — le chiese. — Così, su due piedi, non mi viene in mente nessuno… — replicò l’amica. — Ci penso e ti faccio sapere. Era stata proprio Paola a far conoscere a lei e a Lorenzo quel paese adagiato sulle colline, il rifugio ideale per rilassarsi nei fine settimana, e a segnalare loro la villa quando era stata messa in vendita. Quel giorno, a pranzo, Elsa affrontò l’argomento con il marito. — Abbiamo bisogno di un giardiniere, — incominciò. — Il giardino è

troppo grande e noi non siamo in grado di occuparcene. Lorenzo non fece commenti, ma era evidente che non approvava la sua idea. — Ma che cos’ha che non va, questo giardino? — domandò poco dopo, avvicinandosi alla grande porta finestra del salone, affacciata sul verde. — A me sembra perfetto. — Non è perfetto. Pare una corsia di ospedale… Sono tante le piante che hanno bisogno di cure. Possibile che tu non te ne accorga? — Magari, ho altro a cui pensare, — si giustificò lui. — Oppure, vorrà dire che non ho il cosiddetto “pollice verde”. — Tu hai sempre avuto poca attenzione per ciò che ti circonda, — lo rimproverò lei. — Io so solo che questa tua mania per le piante ci costerà un bel po’ di soldi… Mi chiedo se un giardiniere sia proprio necessario. — Questa casa è il nostro rifugio, il posto in cui abbiamo scelto di vivere finalmente come vogliamo, dobbiamo averne cura. Alzando le spalle, Lorenzo andò a sedersi in poltrona e si trincerò dietro il giornale. A Elsa tornò in mente una frase di Oscar Wilde che aveva letto in un libro: “Conserva l’amore nel tuo cuore. Una vita senza amore è come un giardino senza sole dove i fiori sono morti”. C’era ancora l’amore nella sua vita? E se non c’era più, c’era mai stato? Un paio di giorni dopo, Paola le telefonò per dirle che aveva trovato la persona giusta per lei. — Non è un ragazzino, ha cinquantasei anni, quindi ha esperienza in materia. Me l’hanno consigliato i Martini, li conosci? Ha anche lavorato per l’agriturismo “Bel Poggio”, — le spiegò. — Giuseppe, è così che si chiama, sarebbe disponibile già dalla prossima settimana. Senti, gli dico di venire da voi o vuoi parlarne prima con Lorenzo? — Digli di venire. Con mio marito ho già parlato abbastanza. Nella voce di Elsa c’era un’intonazione sarcastica che non sfuggì a Paola. — Cos’è, Lorenzo non è d’accordo? — È sempre il solito: tutto quello che fanno gli altri è sbagliato, senza senso. Solo lui ha le grandi idee, i lampi di genio, le trovate… Ma se aspet-


ROMANZO COMPLETO tassi lui, tempo qualche mese e il nostro bel giardino sarebbe un deserto di sterpi secchi. — Eh no, è così bello! Fai bene a prendertene cura. Il tuo interesse per le piante, per la natura, denota il tuo grande amore per la vita. Sei una donna straordinaria. — Grazie, Paola, ho proprio bisogno del sostegno di un’amica come te. Da qualche tempo, soffro di solitudine. I figli hanno preso la loro strada e, da quando ho lasciato il lavoro, i colleghi… Chi li sente più? Siamo rimasti soli, Lorenzo e io. — E lui non è il massimo della compagnia, vero? — osservò Paola. — Che vuoi, dopo trentacinque anni insieme, a volte si fatica a trovare ancora qualcosa da dirsi. — Non è così per tutti, — le fece notare l’amica. — Ci sono coppie che non conoscono la noia neanche dopo cinquant’anni di matrimonio. — Noi, invece, a questo stadio ci siamo arrivati molto prima e ora cerchiamo solo di non peggiorare le cose, — concluse amaramente Elsa.

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erminata la telefonata, andò a sedersi sul divano e Minou le balzò sulle ginocchia. Parlare a Paola del suo rapporto con Lorenzo aveva acuito il sottile senso di insoddisfazione che avvertiva da tempo. Con un sospiro, si chiese se avesse un senso cercare di salvare la bellezza di quell’angolo di paradiso, se poi il giardino che aveva dentro stava morendo, proprio come nel pensiero di Oscar Wilde. Sì, un senso doveva averlo, si disse, la rinascita del giardino che circondava la casa, quasi a cingerla con le sue braccia verdi come un innamorato, avrebbe segnato anche il risveglio della sua vita. Il lunedì della settimana seguente, alle nove in punto, Elsa sentì suonare il videocitofono. Andò a rispondere e, nel piccolo monitor in bianco e nero, vide il volto di un uomo che le annunciò: — Sono Giuseppe. — Prego, entri pure, — rispose Elsa, mentre premeva il tasto per aprire il cancello. Andò alla finestra del salotto, dalla quale si vedeva il viale d’ingresso. Un gesto istintivo, dettato dalla curiosità di vedere come fosse la persona che si

sarebbe trovata di fronte di lì a poco. L’uomo che percorreva a passo svelto il viale era piuttosto alto e gradevolmente abbronzato, aveva i capelli castani e un fisico asciutto. “Non si presenta male”, pensò Elsa, andando alla porta. — E così, lei ha lavorato per i Martini e anche per l’agriturismo “Bel Poggio”, — gli disse Elsa, dopo che si furono presentati. — C’è mai stata? — le chiese Giuseppe. — Voglio dire, ha visto come sono curati e rigogliosi i loro giardini? — Sì, e apprezzo la sua bravura. Qui c’è molto lavoro da fare. Se ne sarà reso conto, attraversando il giardino. Mi preoccupano soprattutto le malattie delle piante; molte di loro appaiono sofferenti. Ecco, lei dovrebbe essere un po’ il loro medico. Pensa di poterlo fare? — La cura delle piante rientra nelle mansioni di un giardiniere, così come saperne riconoscere le malattie e difenderle dagli attacchi dei parassiti. — Perfetto. Pensi che mio marito, invece, sostiene che si debba lasciar fare alla natura… La selezione della specie, solo i più forti sopravvivono… eccetera. Con simili ragionamenti, non dovremmo andare neanche in ospedale quando stiamo male. — Le piante sono organismi viventi, credo sia giusto fare di tutto per tenerle in vita e in buona salute, — confermò Giuseppe. — Vedo che, sulle questioni che riguardano il mondo vegetale, la pensiamo allo stesso modo, — si rallegrò Elsa. Le balenò il pensiero che potessero avere altri punti in comune, altri argomenti sui quali trovarsi d’accordo. Si diede della stupida. Troppe volte si era fatta illusioni sulle persone, attribuendo loro attitudini che poi, in realtà, non possedevano. Sarebbe stata ben attenta, quindi, a non concedere troppo credito a quell’uomo che stava per entrare nella loro casa e, in qualche modo, nella loro vita. — Ora vorrei porle io una domanda, — le disse Giuseppe. — È una curiosità che mi è nata quando ci siamo presentati. — Dica pure. — Se il suo nome è Elsa, perché la villa si chiama Dalia? — Oh, santo cielo! — rise lei. — Non sono così vanitosa da darle il

mio nome, non ci ho neanche pensato. — Avrebbe potuto pensarci suo marito, — osservò lui. — No, non siamo i tipi… Lorenzo e io abbiamo preferito dare a questa casa il nome di un fiore. Anzi, sono stata proprio io a scegliere la dalia per la sua stupenda fioritura. — Ha ragione, la dalia è davvero un fiore che si fa notare nei giardini. Ma sa che fu importata in Europa dall’America, alla fine del Settecento, per mangiarne il bulbo come la patata? — Davvero? — si meravigliò lei. — No, non lo sapevo, — Ma il bulbo non aveva un buon sapore, così preferirono i fiori. — Non posso che essere d’accordo, — convenne Elsa. — Però, forse non è del tutto vero che questa casa non sia dedicata a lei, — riprese Giuseppe. — La dalia potrebbe essere lei… Il paragone con quel fiore secondo me le calza a pennello. Sì, direi proprio che la dalia di questa casa è lei.

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uel complimento la colse di sorpresa e un po’ la emozionò. Da giovane, gli ammiratori non le erano certo mancati. Ma adesso il suo fascino era inevitabilmente tramontato e non succedeva più che qualcuno le rivolgesse attenzioni o parole gentili. Passata la sessantina, Elsa aveva smesso di sentirsi desiderata perfino da suo marito, e questo l’aveva convinta di Intimità

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Così nasce un AMORE avere perso tutto il suo appeal. In realtà, era una donna ancora piacente, che manteneva il corpo in forma con la ginnastica e il nuoto, ciononostante si sentiva ormai tagliata fuori dal gioco della seduzione. Ma in quel momento, si sentì percorrere da un brivido che la sorprese. Era lei il fiore più importante di quella casa? Quello che, forse, aveva maggiore bisogno di essere curato? — Adesso mi fa arrossire… — si schermì. — Se lo lasci dire: io di fiori me ne intendo, — rispose Giuseppe con un sorriso. Poco dopo, si salutarono stringendosi la mano come a suggellare un contratto non scritto che tuttavia segnava l’inizio di una collaborazione. Più che un colloquio di lavoro, però, il loro era stato un incontro fra due persone curiose di conoscersi e di scoprire che, forse, l’altro avrebbe potuto migliorare la propria esistenza. Giuseppe stava cercando un nuovo lavoro, Elsa qualcuno che la facesse sentire ancora viva, e non un fiore appassito e senza più attrattive.

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ei giorni che seguirono, ripensando alle fragili emozioni che aveva provato durante quel colloquio, Elsa cercò di convincersi che fossero tutte fantasie create dalla sua spiccata sensibilità. In fondo, non sapeva nulla di Giuseppe, non sapeva neppure se fosse sposato o avesse una compagna, dei figli. Eppure… eppure le sue parole gentili le tornavano spesso alla mente, ed erano una carezza per il suo cuore. Giuseppe iniziò a lavorare nel giardino di Villa Dalia, impegnandosi dapprima in una radicale opera di pulizia. Via tutti gli arbusti secchi, i boccioli appassiti, le erbacce. Nel corso della prima settimana, lui ed Elsa si scambiarono solo poche parole, concernenti il lavoro, niente di più. Poi, una mattina, l’autunno si presentò con il suo lato peggiore. Il cielo era grigio e scuro e verso le nove cominciò a piovere. Mentre si dedicava alle faccende di casa, Elsa lanciò uno sguardo al giardino. Con quel tempo, com’era previsto dai loro accordi, Giuseppe non sarebbe venuto. Lorenzo, quel mattino, sembrava un leone in gabbia.

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Intimità

— Bella la vita in campagna! — cominciò polemico. — Chissà quanto durerà questo tempo, una volta iniziato a piovere non smette più… là fuori c’è solo fango. D’estate, sono d’accordo con te, qui si sta bene. Ma adesso, col freddo e la pioggia… Francamente, mi manca la città. — Perché non ci torni? — gli chiese Elsa. Non aveva proprio voglia di ascoltare i lamenti di suo marito. — Ti piacerebbe… — rispose lui. — Così, potresti startene qui da sola. Anzi no, dimenticavo il tuo giardiniere… Come si chiama? — Giuseppe. Ma che cosa c’entra? — Ho notato, sai, che ti fa gli occhi dolci. Guarda che non sono geloso, — la provocò Lorenzo. — L’importante è che tu non ti faccia scoprire. Perché se venissi a sapere che mi tradisci, se lo venissero a sapere anche i nostri amici, be’, allora mi costringeresti a prendere provvedimenti.

telefonò a Paola per invitarla a prendere un tè e fare due chiacchiere. Per convincerla a venire, le disse: — Approfittane, Lorenzo non c’è, quindi potremo parlare liberamente di quello che vogliamo.

Q

uando Paola giunse alla villa, aveva finalmente smesso di piovere e il cielo si era leggermente schiarito. Le due amiche si accomodarono nel salotto, dalle cui finestre si poteva godere la splendida vista del giardino e, più oltre, delle colline circostanti. — È così, tuo marito è tornato in città, — commentò Paola. — Meglio, così potrai rilassarti un po’, no? — Non ho voglia di parlare di lui, è fiato sprecato. Piuttosto, Paola, dimmi, hai notato qualcosa di diverso nel giardino? — Certamente, altroché se l’ho notato: è più ordinato, più pulito… Giuseppe è proprio bravo, vero? — Ha fatto tutto quel lavoro in una settimana. Ma sono due giorni che non si fa vivo, per via della pioggia, — replicò Elsa. — Mi fa piacere che tu sia contenta di lui e di come lavora, visto che sono stata io a consigliartelo. — Oh, sì, è davvero bravo. E poi mi sembra una persona molto seria. — Posso confermarti che lo è, — annuì l’amica. — Vorrei sapere qualcosa di più su di lui… — proseguì Elsa. — Per esempio, è sposato? Ha figli? — Perché non glielo chiedi tu, direttamente? — obiettò Paola sorpresa. — Be’, non siamo così in confidenza… Non vorrei essere indiscreta. — E non ti chiedi che idea potrei farmi io riguardo alla tua curiosità? Comunque, a quanto ne so, Giuseppe è divorziato e ha una figlia di diciotto anni. — Che cosa c’è di male a voler conoscere meglio le persone? — ribatté Elsa, punta sul vivo. — Nulla. E… che cos’altro vorresti sapere di lui? — Ma, niente… cioè, magari… di che segno è? — Di che segno è?! — ripeté Paola (continua a pag. 59)

Elsa seguì con lo sguardo Giuseppe mentre sistemava i rami della tamerice — Lorenzo, tu farnetichi. I tradimenti di cui parli esistono solo nella tua fantasia. Il tuo discorso mi fa pensare che forse sei tu a tradirmi, e a farlo nel modo in cui mi hai appena suggerito, cioè senza fartene accorgere. E, magari, con una donna molto più giovane di me e di te. Elsa ebbe per un attimo l’impressione di avere colto nel segno, perché Lorenzo rimase senza parole. Poi le girò le spalle e se ne andò, bofonchiando: — Ma fa’ un po’ quello che ti pare… Io, comunque, torno in città. Dopo qualche minuto, Elsa, dalla finestra, lo vide salire in macchina e andarsene. Complice anche la pioggia battente, fu colta da un profondo senso di tristezza. Forse, davvero Lorenzo aveva un’altra donna in città e, magari, stava andando da lei. Sembrava proprio che l’autunno avesse deciso di mettere radici, perché piovve tutta la notte e pure il giorno dopo. Elsa, al mattino, si dedicò alla casa e il tempo le volò, nel pomeriggio


con loro per essere riusciti a sventare la minaccia terroristica incombente. I componenti del gruppo dei combattenti dell’Isis che stavano organizzando l’attentato, grazie alla collaborazione dei servizi di intelligence delle varie nazioni europee, erano stati arrestati a seguito di un’operazione congiunta di Polizia organizzata dall’Europol. In quel momento furono raggiunti da Laura. Che, sorridendo ad Andrea, gli chiese: — Ti va di giocare con me? Il bambino accettò con entusiasmo. E quando Anita e Leon rimasero soli, lui la attirò a sé. — C’è una cosa che devo confessarti… — le mormorò sulle labbra. — Mi sono innamorato di te da quella prima sera a Parigi. La baciò e quando si staccò da lei per riprendere fiato, Anita lo guardò e gli disse soltanto: — Baciami ancora. E Leon la baciò. E poi ancora. E ancora. E ancora. (fine)

di Marimara

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STACCA LE PAGINE, PIEGALE A METÀ E TAGLIALE LUNGO IL BORDO SUPERIORE

Giù la MASCHERA

Camilla collabora a una rivista di enigmistica e per passione scrive favole per bambini. Mentre il fidanzato decide di trasferirsi per lavoro in Nuova Zelanda, lei sogna di incontrare il suo scrittore preferito e fargli leggere le sue storie

ripercorse gli avvenimenti di quegli ultimi incredibili giorni. La sua idea si era rivelata giusta. Grazie ai risultati di una delle primissime simulazioni che avevano fatto girare sul computer quantistico, Leon era riuscito a individuare l’antivirale. Lo avevano immediatamente somministrato ad Andrea, la cui sintomatologia si era intanto aggravata. Le ore successive erano state un calvario per Anita, che non aveva lasciato per un attimo il letto del suo bambino. Dopo aver somministrato l’antivirale a tutti gli altri, Leon era rimasto accanto a lei e a loro figlio. — Supereremo insieme anche quest’ultima prova, — le aveva detto regalandole uno sguardo così pieno d’amore che lei si era sentita commuovere fin nel profondo. Xavier era stato consegnato alla polizia, per essere trasferito, in isolamento e sotto stretta sorveglianza, al reparto di Malattie Infettive dell’ospedale. Robert Forrester si era congratulato

Corsa contro il TEMPO

con tale forza quelle due parole impresse dentro di sé. Quel senso di appartenenza. Come l’amore per Anita, che aveva sempre negato in nome del suo interesse primario per la scienza e per la ricerca. Era stato arido. Arido ed egoista. Mentre lei… lei lo aveva amato al punto da lasciarlo libero.

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Ultima puntata

eon aveva chiamato a raccolta tutto il suo autocontrollo per blindare la tempesta emotiva che si era scatenata dentro di lui, in modo da dedicarsi completamente al tentativo di identificare il virus che rischiava di portargli via suo figlio. Suo figlio! Non avrebbe mai creduto di sentire

L

RIASSUNTO DELLA PUNTATA PRECEDENTE Anita e Leon, che anni prima sono stati amanti, guidano uno staff di scienziati in cerca di una strategia di difesa in caso di guerra batteriologica. All’improvviso Franz, un membro del gruppo, muore e, poco dopo, anche Charles, un collega, perde la vita. La causa è un virus che gli altri cercano di identificare. Anche Andrea, il figlio di Anita, si ammala e lei rivela a Leon di essere il padre del piccolo.

di Flumeri & Giacometti

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DI

IL ROMANZO

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schiena. Vedere Anita riversa a terra aveva scatenato dentro di lui una violenza che non avrebbe mai creduto di possedere. Aveva dovuto trattenersi dall’impulso di ucciderlo. Sapeva di avergli slogato la spalla, ma sapeva anche che, per un motivo a lui sconosciuto, Xavier aveva cercato di incendiare il laboratorio. Mentre si rotolavano a terra, aveva riconosciuto l’odore della benzina. A fatica costrinse Xavier a obbedirgli e lo trascinò con la forza verso il ripostiglio. — Non so cosa volevi fare e perché, ma lo dirai alla polizia, — disse, spingendolo dentro e chiudendolo a chiave. Solo una volta messo in sicurezza Xavier, corse da Anita. Si chinò su di lei e le sollevò la testa delicatamente. — Anita… Lei aprì gli occhi e lo guardò. — Dov’ è Xavier? È stato lui a creare il virus, era tutto un piano dei terroristi… — mormorò. Leon cercò di rassicurarla con un sorriso, anche se si sentiva divorare dalla rabbia e dalla preoccupazione. — L’ho rinchiuso, non può scappare. A lui penserà la Polizia. Lei annuì poi gli chiese in un soffio: — Cq4? — Non credo sia stato danneggiato. Anita si sollevò con uno sforzo e lo fissò con uno sguardo pieno di speranza. — Forse credo di sapere come ci

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lcuni giorni dopo, Anita, Andrea e Leon stavano facendo colazione insieme. — Mamma, Leon! Guardate… — Andrea indicava qualcosa fuori della finestra. I due scienziati si avvicinarono e osservarono ammirati le evoluzioni di due maestosi rapaci nel terso cielo invernale. Il loro mantello marrone spiccava contro il bianco della neve che quella notte era caduta copiosa. — Che cosa sono? — chiese Andrea senza lasciarli con gli occhi. — Una coppia di aquile reali, — rispose Leon sorridendo, — un maschio e una femmina, cacciano insieme, si dividono i compiti come in ogni famiglia che si rispetti, — e sorrise ad Anita. Lei sentì il cuore traboccare di un sentimento così intenso e potente da essere quasi doloroso. Per ora Andrea non sapeva che era Leon il suo vero padre, ci sarebbe stato tempo per quello. Leon le cinse le spalle, mentre continuava a raccontare al bambino della vita delle aquile. Anita si appoggiò a lui e con la mente

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può aiutare, — disse. Leon chiuse gli occhi e la strinse a sé. La sua meravigliosa scienziata. La madre di suo figlio. La donna che amava. Poi si riscosse. Avrebbero avuto tempo per loro, dopo. Adesso la priorità era una sola: salvare la vita di Andrea.

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Xavier si strinse nelle spalle. — L’Ebola, il Marburg, quelli della famiglia dell’herpes che incorporano pezzi del genoma del sistema immunitario per sfuggire al controllo… è come cercare un ago in un pagliaio. — Fammi il favore di andartene in camera tua! — Leon scattò in piedi alzando la voce. — Mio figlio può morire da un momento all’altro, — non riusciva ancora a pronunciare quelle parole senza esserne sconvolto, — non ho bisogno di un disfattista, ma di qualcuno che mi aiuti con il ragionamento a individuare questo maledetto virus! — Non capisci che è fantascienza, che ci hanno solo preso in giro con questa storia del computer quantistico? Quella macchina non potrà mai aiutarci e noi stiamo qui a farci ammazzare come mosche! — gridò di rimando Xavier. Poi gli voltò le spalle e uscì dal laboratorio. Leon fece un profondo sospiro, si passò le mani fra i capelli e riprese il suo posto sulla sedia. In quel momento non poteva permettersi di sprecare neanche un minuto. Era convinto che nel suo ragionamento ci fosse un’intuizione importante, ma non riusciva a metterla a fuoco. Anita lasciò Vittorio a continuare il lavoro con Cq4. Aveva bisogno di vedere Leon, di sapere se c’erano novità, di sentire la sua voce, di stagli vicino e credere che insieme ce l’avrebbero fatta. Ma prima voleva

Corsa contro il TEMPO Per non imporgli quel figlio che invece adesso Leon sentiva di volere con tutto se stesso. Come voleva lei, che per qualche strano miracolo lo amava ancora.

T ornò a concentrarsi sul campione del virus, sospeso nel colorante e applicato su un retino coperto da un sottile film di plastica all’interno del microscopio elettronico. Gli sarebbe stato concesso di avere una famiglia? Oppure il tempo a loro disposizione stava irrimediabilmente per scadere? Ebbe l’impressione che qualcuno o qualcosa gli avesse afferrato il cuore e lo strizzasse, strappandogli la vita, l’amore, la tenerezza… tutto quello che adesso rischiava di perdere per sempre. — Maledizione! — esclamò con rabbia. Xavier sollevò il capo dal sequenziatore del Dna e lo guardò. — È un’impresa impossibile, — dichiarò scoraggiato, — non lo troveremo mai, — e starnutì con insistenza. Leon lo guardò, aveva un colorito che non gli piaceva per niente. — A parte il raffreddore, hai altri sintomi? — gli chiese a bruciapelo. Il virologo fece un cenno di diniego col capo. — No, solo un po’ di mal di testa, ma credo che sia normale stando sempre chiusi qui dentro. — Rispondimi, — Leon aveva bisogno di fare il punto. — Qual è il virus che muta continuamente?

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— Xavier, torna in te, sei uno scienziato, non puoi volere questo! — lo supplicò. — Sta’ zitta! — la fissava minaccioso. Non c’era più traccia del giovane gentile e disponibile che l’aveva addirittura corteggiata. — Sono stato arruolato ai tempi dell’università, avevo un solo compito: creare un’arma batteriologica che vi potesse sterminare e dare la vittoria al Califfato. Ho portato io la fiala con il virus che avevamo sottratto in Russia, io ho manipolato il ceppo naturale per creare un nuovo patogeno, — c’erano soddisfazione e compiacimento nelle sue parole. Anita sbiancò. Tutti i pezzi del puzzle improvvisamente andarono a posto. Il furto nel laboratorio siberiano, la minaccia dell’attentato batteriologico, la morte di Franz e Charles, l’incendio in ospedale. Fino a quel momento Xavier aveva indossato una maschera e solo adesso, messo alle strette, rivelava la sua vera natura. La sua appartenenza a un’organizzazione terroristica feroce e spietata. — Il virus è dentro di me, sono stato contagiato, ma il vaccino sta rallentando la malattia, — continuò lui con lo stesso accento di lucida follia. — Non mi importa di morire, l’unica cosa che conta è portare a termine la mia missione. Darò fuoco al laboratorio, cancellerò ogni traccia del vostro lavoro e di voi, — concluse con un sorriso crudele. Poi cominciò a versare il liquido tutto attorno al computer.

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aveva immobilizzata e cercava qualcosa con cui legarla. Proprio in quel momento la porta si spalancò e Leon piombò nella stanza. — Che diavolo sta succedendo qui? Xavier colpì Anita con un pugno in pieno volto, facendola crollare a terra priva di sensi. Poi si lanciò contro il biologo. — Maledetto! — gridò Leon. L’afferrò per il bavero della camicia e lo trascinò con sé a terra. Rotolarono sul pavimento. Xavier reagì cercando di bloccargli le mani, ma Leon era più veloce e gli piegò con forza il gomito. Xavier urlò per il dolore e per la rabbia, mentre Leon lo immobilizzava mettendogli un piede sulla

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Anita lo fissò inorridita. — Nooo! — aveva gridato e si era gettata d’impulso addosso a Xavier, nella speranza di fermarlo. Ma lui prontamente scartò di lato e Anita scivolò sul pavimento bagnato. Sentì le mani di lui artigliarle i polsi, stringerli e portarglieli dietro la schiena, piegandoli innaturalmente. Anita urlò dal dolore. — Non avresti dovuto scendere qui, — ripeté Xavier, trascinandola verso una sedia. Anita opponeva resistenza, ma lui era più forte. — Saresti morta nel sonno, come tutti gli altri. — Non ce la farai mai a scappare, ti arresteranno, — rispose lei. — Quando se ne accorgeranno sarà troppo tardi.

Corsa contro il TEMPO

nita annuì, lanciò un ultimo sguardo al bambino addormentato e lasciò la stanza, diretta al laboratorio di Leon. Quando lui le aprì la porta, vide che era solo. — Dov’è Xavier? — chiese Anita. — L’ho mandato a riposare, non stava bene, era negativo su tutta la linea e la sua presenza non mi aiutava. — L’attirò a sé e le sollevò il viso per guardarla negli occhi. — Invece aver-

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passare da Andrea. Dopo la crisi, il bambino si era ripreso, era debole, ma la febbre era scesa. Laura, malgrado il rischio che sapeva di correre, non lo lasciava un momento. E Anita era commossa dall’attaccamento della ragazza e dalla sua fiducia in lei e Leon. “Sono certa che ce la farete”, le aveva detto. E lei pregava con tutta se stessa che fosse così. La trovò accanto al letto di Andrea, che si era assopito. — La febbre non è risalita, — le disse Laura, — ma è molto stanco, — aggiunse preoccupata. Anita guardò il faccino pallido del figlio e sentì il cuore stringersi per la sofferenza. Gli sfiorò la fronte con una carezza, ravviandogli i capelli. — Grazie, Laura, — disse poi rivolta alla ragazza. Laura le strinse la mano. — Non ringraziarmi, pensa a lavorare per tutti noi, — le disse sforzandosi di sorridere.

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ti vicino mi dà la carica, — le disse con un’espressione intensa e appassionata. Anita gli sfiorò il volto con una carezza. Ogni istante passato con lui era reso ancora più prezioso dalla terribile minaccia che incombeva su tutti loro. — Anch’io avevo bisogno di vederti, di parlarti, di sentirti… — mormorò. Leon si chinò su di lei e le sue labbra cercarono quelle di Anita. Lei rispose al bacio con tutta la forza dei sentimenti che sentiva esplodere dentro di sé. Si baciarono a lungo, con dolcezza, con passione, con disperazione. Quando si staccarono, controvoglia, ma consapevoli di dover riprendere la battaglia ingaggiata contro il tempo, lui la tenne ancora qualche istante stretta a sé. — Come sta Andrea? — chiese e lei percepì tutta la sua ansia in quella breve frase. — Riposa. La febbre non è risalita, ma è molto debole. Leon fece un profondo sospiro. — Ho la sensazione che ci sia qualcosa che mi sfugge e che sia essenziale per riuscire a individuare il virus. Lei lo guardò con tenerezza. — Sei stanco. Lo siamo tutti. Rischiamo di perdere la lucidità. Lui replicò determinato: — Lo so bene, ma dobbiamo concentrarci, rivedere ogni passaggio, tutto quello che sappiamo per fare un’anamnesi.

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e verificare la sua ipotesi. Se avesse funzionato, sarebbe stato Cq4 a trovare l’antivirale per salvare Andrea. Dopo un ultimo sguardo al bambino, sapendo che Laura lo teneva sotto controllo nella camera accanto, uscì. Leon era rimasto da solo in laboratorio. Xavier si era ritirato per riposare un po’ e lui aveva deciso di andare avanti a oltranza in quella folle corsa contro il tempo. Doveva individuare un antivirale con uno spettro d’azione più ampio per inibire la replicazione virale, che fosse efficace nei confronti dei ceppi mutanti. Ora sapevano che il virus era un ibrido nato dalla fusione fra il virus del vaiolo e quello dell’influenza e per questo aveva dato luogo a una sintomatologia impossibile da inquadrare. Ne conoscevano la composizione, perciò si poteva impostare una simulazione su Cq4 per individuare quali agenti inibitori interferivano con quell’ibrido. Doveva parlarne subito con Anita. Uscì dal laboratorio e prese l’ascensore che lo portava in superficie. Anita imboccò le scale e si avviò verso il laboratorio. Quando aprì la porta rimase sorpresa, era sicura di aver spento le luci e Vittorio era andato via prima di lei. Avanzò nel corridoio fino alla stanza dove era stato installato il computer. Entrò e vide Xavier vicino a Cq4 con una latta grigia in mano. L’odore pungente

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er attimo Anita si sentì mancare il respiro. Xavier era fuori di sé, parlava di una “missione” con uno sguardo folle. — Ma di che stai parlando? La nostra missione è trovare un antidoto per questo virus! — disse con voce strozzata. — Sei tu che non sai di cosa stai parlando, — ribatté lui. — Noi ormai siamo nelle vostre strade, nelle vostre città, siamo nei posti di potere. Stiamo localizzando gli obiettivi in attesa dell’ora in cui vi distruggeremo tutti. Era fuori di sé, pensò Anita, delirava. Era terrorizzata, si rendeva conto che doveva scappare, ma questo avrebbe significato permettergli di distruggere Cq4, perdendo così ogni possibilità di salvare suo figlio. Doveva prendere tempo, farsi venire un’idea.

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di benzina aleggiava nell’aria. Anita sentì un brivido gelato percorrerle la spina dorsale. — Che stai facendo? Sei impazzito? Era evidente che Xavier voleva dar fuoco al computer quantistico, ma non ne capiva la ragione. Possibile che fosse stato preso da un raptus come Charles? Ma in quel caso, dove aveva trovato il liquido infiammabile? Il virologo si voltò verso di lei. L’espressione del volto esaltata. — Sto terminando la missione per la quale sono stato addestrato, — rispose freddo. — E tu non dovevi essere qui.

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nita era seduta accanto ad Andrea e lo guardava dormire. La sintomatologia che sembrava essersi attenuata aveva avuto un nuovo picco, poi il bambino era crollato, esausto. Anita avrebbe dovuto riposarsi ma non ci riusciva. L’intuizione di Leon si era rivelata esatta. Ma non avevano trovato risposta alle due domande più inquietanti: chi aveva introdotto il virus nel laboratorio? Franz? Charles? Per quale motivo lo aveva manipolato incrociandolo con il virus dell’influenza? La risposta l’avrebbero cercata dopo aver individuato l’antivirale. Se solo Cq4 fosse stato pienamente operativo! Anita ripensò alle parole di Vittorio: “I qubit possono essere manipolati via via che la temperatura sale e sono sufficientemente stabili per mantenere la codifica dei dati durante il ricongelamento…”. Se questo era vero, significava che in linea teorica in quel frangente sarebbe stato possibile effettuare milioni di operazioni prima che le sovrapposizioni cominciassero a decadere. Doveva scendere in laboratorio

A

no della malattia. Una è negli Stati Uniti e l’altra… — … è in Siberia, — sussurrò Anita. Aveva capito dove voleva arrivare. — Tu credi che… — ma non riuscì a continuare. — Io credo che abbiamo a che fare con il virus del vaiolo modificato.

Corsa contro il TEMPO Anita, a quelle parole, annuì. — Hai ragione, ma in certi momenti riesco solo a pensare che senza l’antivirale Andrea morirà e… — lo guardò angosciata e questa volta a parlare non fu la madre ma la scienziata, — … senza il vaccino, quante persone potrebbero morire? A quelle parole sentì le mani di Leon irrigidirsi sulle sue spalle. — Il vaccino, — disse lui a voce bassa, come se parlasse a se stesso. Anita lo guardò interrogativa. — Che cosa c’è, Leon? Lui la lasciò e cominciò a camminare avanti e indietro. — Ascoltami, — le disse, — prima Franz, poi Charles, poi Andrea, — la voce gli si incrinò, nel pronunciare il nome del bambino, ma si riprese, — e adesso forse anche Xavier… Cosa hanno in comune? — si era fermato di fronte a lei e la fissava con sguardo febbrile. Anita scosse il capo senza capire. — Hanno tutti meno di trentasei anni! — esclamò Leon. — L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato ufficialmente eliminato il vaiolo nel 1980, — proseguì, mentre Anita impallidiva alla parola “vaiolo”, — e a seguito di questo la vaccinazione antivaiolosa è stata sospesa in tutti i Paesi. Quindi, del nostro team, gli unici a essere stati vaccinati siamo tu e io. Ci sono soltanto due riserve del virus, che sono state conservate per motivi di studio, per paura del ritor-

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ROMANZO COMPLETO (continua da pag. 54) sbarrando gli occhi, sorpresa. — Dai, stavo scherzando… — Meno male, credevo avessi perso il senso della realtà. — Lo vorrei tanto… — Che cosa? — Perdere il senso della realtà. Andare lontano con la mente, vivere una vita diversa, ritrovare certe emozioni perdute. — La tua è la classica crisi di mezza età, anche se un po’ in ritardo… — sentenziò Paola. — Chiamala come vuoi. — Elsa si strinse nelle spalle. — Il fatto è che mi sento spenta, senza stimoli, senza desideri. — E Lorenzo? Che ruolo ha in tutto questo? — Lorenzo è l’anello debole della nostra coppia, se possiamo ancora definirci così. Siamo diventati due estranei, condividiamo case, oggetti, responsabilità, interessi economici, ma non i sentimenti e le emozioni. So che questo succede a molte coppie della nostra età, che il tempo inaridisce i cuori, trasforma tutto in abitudine. E, dall’abitudine alla noia, il passo è breve. — Però tu, più che annoiata, mi sembri insoddisfatta. Ti conosco abbastanza per capire che ti manca qualcosa di importanza vitale, di cui non puoi fare a meno. — L’amore? — chiese Elsa. — Più precisamente, sentirti innamorata. E, ovviamente, sapere che qualcuno è innamorato di te. Non può bastarti l’amore per questa casa, per gli alberi, per i fiori che sbocciano in primavera. Tu, per sentirti viva, hai bisogno del fuoco della passione.

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aola aveva ragione. Era questo il motivo del suo malumore. La mancanza di “sole nel suo giardino” la faceva sentire come un fiore appassito. Probabilmente, fino a pochi mesi prima, il lavoro e la cura dei figli avevano mascherato questa sua esigenza, le era mancato il tempo per riflettere e rendersi conto che desiderava di più dalla vita. — Che cosa dovrei fare, secondo te? — domandò all’amica. — Sarebbe facile risponderti: trovati un amante! Ma sai che detesto le risposte scontate, per cui ti dico: il

diritto alla felicità è inalienabile per tutti, quindi cogli al volo le occasioni che la vita ti offre per essere di nuovo felice. A quelle parole, il pensiero di Elsa andò immediatamente a Giuseppe. Era di nuovo la sua fantasia che galoppava verso pericolose destinazioni?

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orenzo le telefonò la mattina dopo per sapere come stava. — Come vuoi che stia, — gli rispose Elsa. — Sono tranquilla. Mi godo la casa e le mie piante. — Io torno fra un paio di giorni, — le fece sapere lui. — Devo ancora sbrigare alcune faccende qui. A Elsa, francamente, non importava molto che tornasse fra un paio di giorni o fra un mese. E nemmeno aveva voglia di sapere quali faccende dovesse sbrigare… Dalla finestra, osservò il verde intenso degli alberi che si stagliavano contro l’azzurro del cielo. Il tempo si era rimesso e Giuseppe era tornato a lavorare. Elsa lo seguì con lo sguardo mentre, sui gradini di una vecchia scala di legno, sistemava i rami della tamerice. Le venne voglia di uscire, nell’aria frizzante del mattino, s’infilò una giacca di lana e raggiunse la zona in cui lui stava lavorando. — Chissà se ci farà dono dei suoi fiori rosa anche quest’autunno? — chiese, avvicinandosi a Giuseppe. — Le tamerici possono fiorire più volte in un anno, — le spiegò lui. — Anche in questa stagione, dipende dalla specie. Non sempre i fiori sono rosa, possono essere anche bianchi, lilla o rossi… — Questa li fa rosa, — confermò Elsa. — E sono bellissimi! — In questo punto del giardino, ha abbastanza sole e luce per restare in buona salute, anche se il terreno qui è troppo argilloso, per questa pianta ci vuole più sabbia. — Piove su le tamerici salmastre ed arse… — declamò Elsa. — Eh, no, oggi no. Oggi c’è il sole… — la corresse lui, sorridendo. — Ricorda la poesia di D’Annunzio? La pioggia nel pineto. — L’ho studiata a scuola… ma rammento solo quel verso. — Io, invece, me la ricordo tutta e spesso mi viene in mente quando guardo gli alberi di questo giardino.

— Ha un animo poetico… — E lei ha le mani d’oro, Giuseppe, — replicò Elsa. — Queste piante avevano proprio bisogno del suo intervento. — È semplicemente il mio mestiere, — si schermì lui. — Un mestiere che svolge con passione, — ribadì Elsa. — È vero, — ammise lui. — Amo le piante, gli alberi, i fiori. Dio li ha creati per noi, e noi, perciò, dobbiamo averne cura. — Ha ragione, — convenne lei. — Fino a che ora si fermerà oggi? — gli chiese poi. — Non so… dipende da quanto tempo mi ci vorrà per sistemare tutta questa parte del giardino. Credo che resterò fino al tramonto. — Bene. Magari, prima di andare via, potrebbe entrare a prendere una tazza di tè, — azzardò Elsa. — Volentieri. — Allora, adesso la lascio lavorare. A proposito, si ricordi di tagliare quei rami secchi alla quercia, quelli lassù, vede? — concluse Elsa indicandoglieli. Rientrata in casa, prese il cellulare e scrisse un breve messaggio a Paola. “L’ho invitato a prendere il tè, nel pomeriggio”. La risposta non si fece attendere. “Chi?” “Giuseppe”, digitò in fretta Elsa. “Bene, stai attenta, però”, commentò l’amica. “Attenta a cosa?”, scrisse ancora lei. Intimità

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Così nasce un AMORE “A non scottarti con il sole in giardino…”. Elsa colse il doppio senso di quella raccomandazione e sorrise. No, non c’era nulla di male nel cercare un po’ di compagnia in un’esistenza che stava diventando arida come un deserto. Se pure Lorenzo fosse tornato all’improvviso e li avesse trovati seduti in salotto a chiacchierare davanti a un tè non le sarebbe importato molto.

qualcosa che attirò la sua attenzione. Era la foto di una donna, poteva avere sì e no quarant’anni, bionda e piuttosto attraente, che sorrideva; sullo sfondo, la basilica di San Marco a Venezia. Chi era quella donna? Che cosa ci faceva la sua foto nel computer di Lorenzo? Il nome del file rivelava il suo nome: Antonella. Chissà se in quel computer avrebbe trovato altre tracce di quella donna, di un suo legame con Lorenzo. Cercò a lungo e infine trovò la prova che cercava: in una cartella, sotto la voce “Viaggi” c’era il tagliando elettronico di un biglietto ferroviario di prima classe per due persone, destinazione Venezia. Portava la data di un mese prima. Elsa richiuse il computer, ormai aveva visto abbastanza. Suo marito aveva una relazione. Si sentì ferita, ma anche più calma, come se quella scoperta la autorizzasse a liberarsi da tanti vincoli. Non si sentiva certo legittimata a tradirlo a sua volta, ma d’ora in poi avrebbe vissuto con maggiore libertà e leggerezza. Tornata in salotto, si soffermò davanti a una fotografia nella quale era ritratta con Lorenzo. Era un’immagine di una decina d’anni prima, e lei vi appariva sorridente e felice. Che cosa era successo, nel frattempo, al suo matrimonio? Elsa non seppe rispondersi. Stava osservando quella foto, quando sentì un tonfo sordo e un lamento provenire dal giardino. Uscì di corsa. Giuseppe era riverso a terra, vicino alla quercia, e sembrava aver perso conoscenza. Evidentemente, era caduto dalla lunga scala che stava adoperando per potare i rami della pianta. Elsa gli si avvicinò, gli toccò una spalla. — Giuseppe, Giuseppe! — gridò. — Mi senti? Doveva immediatamente chiamare i soccorsi. Corse in casa, prese il cellulare e digitò il numero del Pronto Intervento sanitario. — Un uomo è caduto da una scala, è svenuto! — spiegò concitata. — Correte, presto… L’ambulanza arrivò in meno di mezz’ora. Elsa, accompagnata da Paola, raggiunse l’ospedale poco dopo. Naturalmente, si sentiva responsabile dell’ac-

Non si doveva illudere: lui era stato garbato solo perché era un uomo gentile Passò il resto della mattinata a rimettere ordine nell’armadio in camera e nello studio del marito. Nel primo, c’erano troppi vestiti fuori posto e la maggior parte, neanche a dirlo, erano suoi. Nello studio, il cestino traboccava di cartacce e sui mobili cominciava ad accumularsi la polvere. Quando si trovò a spolverare il computer di Lorenzo, uno strano impulso la spinse ad aprirlo, sfiorò il mouse e lo schermo, dapprima nero, improvvisamente si illuminò. Lorenzo si era dimenticato di spegnerlo e il computer era semplicemente andato in modalità “risparmio energetico”. A quel punto, per Elsa, il desiderio di curiosare all’interno fu irresistibile. Computer e cellulari sono ormai come i cassetti in cui un tempo si nascondevano i propri segreti. Elsa si sentì come un ladro che è appena riuscito a entrare furtivamente in un appartamento e si appresta a esaminarne il contenuto per rubarlo. Tuttavia, andò avanti nella sua ispezione. La curiosità di scoprire se davvero suo marito avesse una relazione clandestina era troppo forte.

L

a maggior parte dei documenti riguardava questioni di lavoro. Elsa capì che non era fra questi che avrebbe trovato ciò che andava cercando. Provò allora con la posta elettronica. Anche lì, c’erano centinaia di e-mail, ma niente che potesse far pensare a una corrispondenza intima. Andò allora a curiosare fra le cartelle di file e, finalmente, in una di queste trovò

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Intimità

caduto: se non gli avesse chiesto di tagliare quei rami, Giuseppe non sarebbe precipitato dalla scala, rischiando di rompersi l’osso del collo. — Nella caduta ha riportato una commozione cerebrale, inoltre ha due costole rotte. Si riprenderà, ma dovrà stare a riposo per un bel pezzo, — spiegò loro il medico di turno. — Adesso dorme sotto l’effetto dei farmaci, — aggiunse. — Potete vederlo, ma solo per qualche minuto. Le due donne entrarono nella camera e si avvicinarono al letto. Giuseppe era immobile, con gli occhi chiusi, una fasciatura attorno alla testa. — Povero Giuseppe, — mormorò Elsa. — Chissà se avremo ancora occasione di prendere un tè insieme…

Q

uando seppe dell’incidente, Lorenzo tornò subito alla villa. — Sapevo che non era una bella idea, questa del giardiniere… — disse irritato a sua moglie. — Adesso come la mettiamo con l’assicurazione sugli infortuni? Chi lo risarcirà per l’incidente? — Non preoccuparti. — Elsa lo interruppe bruscamente. — Giuseppe lavorava in regola. Inoltre, la villa è assicurata per i danni a terzi. — Ah, perché con queste cose non si scherza… — Tu, piuttosto, quando sei andato a Venezia? — lo aggredì senza preavviso Elsa. — A Venezia, io? — Non negare, so tutto… Ho visto il biglietto del treno, era per due persone… Ci sei andato con una donna. Ho visto anche la sua foto. Molto bella, devo dire, e giovane. — E dove avresti visto questa foto? — Nel tuo computer. Distratto come sei, l’avevi lasciato acceso, quando te ne sei andato. — E tu sei andata a curiosare, mentre non c’ero? — Dal momento che mi tieni all’oscuro dei tuoi movimenti, avevo il diritto di sapere. — No, non avevi alcun diritto di frugare fra le mie cose. — Se io non ho il diritto di frugare fra le tue cose, tu non hai più alcun diritto di vivere con me. Stavolta fu Elsa a voltare le spalle al marito e ad andarsene dalla villa. Raggiunse la casa di Paola.


ROMANZO COMPLETO — Ho lasciato Lorenzo, — rivelò tutto d’un fiato all’amica, appena lei le ebbe aperto la porta.

D

a quel giorno, erano passati quasi due mesi. Elsa e Lorenzo vivevano ormai separati: lei a Villa Dalia, lui nella casa di città. Giuseppe era uscito dall’ospedale, ma non aveva ancora ripreso a lavorare. Elsa gli aveva telefonato qualche volta, per sapere come stava. — Poteva andarmi peggio, — aveva scherzato lui. — Già… — era riuscita appena a dire lei, pensando a che cosa sarebbe potuto accadere se quel malaugurato incidente non avesse mandato all’aria il loro incontro. Era davvero strano che tutto fosse successo nello stesso giorno: la scoperta del tradimento di suo marito, l’invito a prendere il tè a Giuseppe e poi la sua caduta dalla scala. Quel giorno, la sua vita aveva preso un’altra direzione e, per andare avanti, forse bisognava che riprendesse il corso degli eventi interrotto dall’incidente, che ripartisse da lì. Così, nel corso di una di quelle telefonate, d’impulso, lo aveva invitato nuovamente alla villa. — Venga a trovarmi, quando starà meglio. L’aspetto. — Senz’altro, — aveva risposto lui. — E poi, devo riprendere il lavoro in giardino… — Oh, di quello non si preoccupi, le piante possono aspettare! Mi sento in colpa, lo sa, per quello che le è successo. Se quella mattina non le avessi chiesto di tagliare i rami della quercia… — Lo avrei fatto lo stesso, — aveva affermato Giuseppe, — perché erano troppo brutti a vedersi e la pianta ne soffriva, me n’ero giò accorto. Non si dia pena, la colpa non è sua, è mia che non sono stato attento. Da quando Lorenzo se n’era andato, Elsa aveva apportato alcune modifiche alla villa, secondo il proprio gusto. Una di queste era stata togliere dal muro del portico quell’orribile ceramica verde pisello, che finì dritta nel bidone dei rifiuti. La stessa fine avevano fatto altri oggetti che a Lorenzo piacevano tanto e che lei aveva sempre detestato. Quella, adesso, era la “sua” casa. Aveva ragione Giuseppe quando diceva che, anche se non

portava il suo nome, Villa Dalia era intitolata a lei. Ci voleva un uomo dotato di una particolare sensibilità come lui, per capirlo. Più passava il tempo, più Elsa sentiva la mancanza di Giuseppe. Di lui non le piaceva soltanto l’aspetto fisico, ma anche, e soprattutto, la sua intelligenza e la sua attitudine a prendersi cura di ciò che gli veniva affidato, le piante come le persone. Nel suo fantasticare in solitudine, immaginava che fosse molto dolce anche nell’intimità. Più di una volta, si era ritrovata a pensare che, tra le sue braccia, una donna doveva sentirsi come un fiore delicato. E più di una volta aveva desiderato che le sue mani la accarezzassero. Sapeva bene che la differenza di età che correva fra loro poteva essere un ostacolo. Un uomo maturo, in genere, è attratto da donne più giovani, considera poco le sue coetanee. Figurarsi, quindi se Giuseppe poteva provare interesse per una donna più vecchia di lui! Se aveva avuto parole garbate nei suoi confronti, sicuramente era stato solo perché era una persona gentile. “Tutto qui”, si disse, tristemente. “Non devo illudermi”.Nella sua lunga carriera di avvocato, Elsa non si era mai persa d’animo, mai si era lasciata sopraffare da pensieri negativi, anzi, aveva sempre affrontato le difficoltà e le controversie con slancio e ottimismo e questo aveva fatto di lei una donna vincente. Perché quel disfattismo, ora? “Forse sto davvero invecchiando”, sospirò tra sé. Per distrarsi, in quel grigio e freddo pomeriggio di fine novembre, Elsa decise di andare in città a fare shopping. Entrò in un grande negozio di abbigliamento, di quelli che al piano terra hanno il reparto per donna e al piano superiore quello per uomo. Osservò con attenzione e una punta di rammarico l’abito che rivestiva un manichino collocato a pochi passi dall’ingresso. “Per indossarlo, dovrei dimagrire almeno dieci chili”.Quel pensiero la scoraggiò. Provò un senso di fastidio alla sola idea di entrare in un camerino per provare un vestito e vedere le sue forme arrotondate riflesse nello specchio. Aveva perso il piacere di guardarsi. Per questo, non si comprava più nulla da tanto tempo e il suo armadio era pieno di abiti passati di moda. Stava per tornare sui propri passi, quan-

do un pensiero la bloccò: se Giuseppe avesse accolto il suo invito e fosse venuto a trovarla, lei non avrebbe avuto niente di carino da mettersi addosso. A quel punto, ritrovando un po’ della sua grinta e del suo antico ottimismo, prese a girare, osservandoli con attenzione, fra i manichini e i vestiti.

T

rovare il capo giusto non era facile; cercava qualcosa di raffinato e semplice. Qualcosa che non fosse troppo giovanile, ma neanche la facesse sembrare più vecchia di quello che era. Provò un abito di crêpe rosso con una profonda scollatura. Non le stava male, tuttavia si sentì un po’ ridicola. “Troppo elegante. Ma dove vado con questo?”, pensò scuotendo la testa. Ne provò un altro, nero, corto al ginocchio, che la faceva sembrare più snella e metteva in evidenza le sue gambe, ancora belle. “No, troppo provocante…”, si disse, andando a rimetterlo a posto. — Posso aiutarla? — le chiese una commessa, avvicinandosi. — Grazie… non so proprio quale scegliere. — Cerca un abito da cerimonia? — No, tutt’altro… ma vorrei qualcosa di semplice e sobrio, che valorizzi la mia figura. La commessa parve riflettere per un momento. — Vediamo… — disse poi, allontanandosi tra gli stand. Intimità

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Così nasce un AMORE

Ritornò pochi istanti dopo con un abito beige. — Provi questo. Dovrebbe essere della sua taglia. Era un abito di maglia molto semplice, con un accenno di drappeggio alla scollatura. Elsa andò in camerino e lo indossò. Le stava alla perfezione. La linea morbida nascondeva certe sue rotondità e il colore delicato dava luce alla sua carnagione. Elsa si guardò a lungo nello specchio, tirò su i capelli per scoprire il collo e le scappò un sorrisetto di soddisfazione. Sì, si piaceva proprio! — Signora, come va? — le chiese la commessa da fuori. — Lei che ne dice? Come mi sta? — le fece eco Elsa, aprendo la tenda del camerino. — Dico che le sta benissimo, — commentò. — Con un filo lungo di perle, sarebbe perfetto, ma può abbinarlo anche a una collana di corallo o a una sciarpa dai toni caldi. Soddisfatta, Elsa tornò in camerino, si tolse il vestito e indossò nuovamente i suoi pantaloni e la maglietta. Poi, senza neanche dare un’occhiata al cartellino del prezzo, restituì l’abito alla commessa dicendo: — Sì, mi piace, lo prendo.

La sala da pranzo di Villa Dalia era riscaldata dal fuoco di un grande camino in pietra. La tavola era già apparecchiata e nel forno, in cucina, stava rosolando lentamente un arrosto di tacchino all’arancia. Elsa guardò l’orologio: le sette e mezzo. Aveva giusto il tempo per controllare la cottura della carne, poi sarebbe corsa in camera a vestirsi e a truccarsi. A Giuseppe aveva dato appuntamento alle otto. Era stato lui a telefonarle, pochi giorni prima, per dirle che poteva tornare alla villa per riprendere il suo lavoro di potatura. Elsa lo aveva convinto a prendersi ancora qualche giorno di riposo, poi lo aveva invitato a cena e lui aveva accettato senza riserve. E adesso Elsa era lì, emozionata come una ragazzina al suo primo appuntamento. Spento il forno, salì in camera a prepararsi. Quel vestito le stava davvero bene, la faceva sentire sicura di sé. Una collana di perle e un trucco leggero completarono l’opera. Guardò ancora una volta l’orologio che teneva sul comodino: le otto meno cinque. Si infilò le scarpe, décolleté col tacco alto, poi tornò dabbasso.

G

iuseppe arrivò alle otto in punto. Per spaccare il secondo, pensò Elsa, doveva essere giunto in netto anticipo e avere atteso lo scoccare delle otto davanti al cancello della villa. Indossava un completo grigio e una camicia bianca senza cravatta. Aveva il viso fresco di rasatura. — Buonasera, — la salutò porgendole una bottiglia di vino rosso. — Buonasera… — rispose lei e si affrettò ad aggiungere: — Che ne dici, se ci dessimo del tu? — Ben volentieri, — acconsentì lui. — Come vanno le costole? — Molto meglio, quasi non mi fanno più male. — A proposito, hai attraversato il giardino, arrivando. Come ti è sembrato? — Ho potuto vedere poco, perché è già buio. Ma ho sentito dei buoni profumi, segno che le piante sono in salute. — E qui dentro, che profumo c’è?

— gli domandò maliziosamente Elsa. — Di buon cibo… — rispose Giuseppe, sorridendole. Anche Elsa sorrise. — Facciamo un brindisi? — gli propose porgendogli un calice di spumante. — A cosa brindiamo? — domandò Giuseppe, che aveva lasciato a lei il compito di condurre il gioco. — Alla bellezza dei fiori, ai loro delicati profumi e a noi che sappiamo apprezzare tutto questo. Fecero tintinnare i calici. A tavola, Giuseppe le chiese di Lorenzo, volle sapere perché aveva deciso di andarsene. — Non se n’è andato lui, l’ho cacciato io di casa… — precisò Elsa, spiegandogli i motivi che l’avevano indotta a prendere quella decisione. — Ma sai che ti dico? — aggiunse. — Da quando non c’è più, sono rinata… Mi sento come una pianta a cui sia stato tagliato via un ramo secco… Giuseppe si mise a ridere. La cena era ormai finita, ma loro continuavano a rimanere seduti a tavola, sembrava che avessero mille cose da dirsi. Poi, a un tratto, Elsa si alzò, si buttò uno scialle sulle spalle e si diresse verso la porta finestra che dava sul giardino. — Vieni! — lo invitò. — Andiamo a fare due passi fuori. Giuseppe la seguì. Nonostante la stagione, l’aria non era particolarmente fredda e nel cielo si potevano scorgere miriadi di stelle. — Giuseppe… — Elsa si fermò e appoggiò le spalle contro il tronco di un albero. — Mi prometti che pianterai una dalia? Lui le si avvicinò fino a sfiorarla. — E sarà il fiore più bello del giardino, — le sussurrò. Elsa aspirò l’aria carica di profumi, poi chiuse gli occhi e rimase così, con il cuore sospeso fra il passato e le speranze del futuro, finché lui le pose una mano sulla nuca per attirarla a sé e la baciò dolcemente. Fine © Editrice QUADRATUM S.r.l., 2017

sul prossimo numero un nuovo, avvincente romanzo Come una fiaba di Anna Laura Rassu 62

Intimità


VITA VERA

S

to fissando il soffitto dopo aver fatto il solito incubo che da mesi mi perseguita. Mi trovo in un corridoio buio o, a volte, in una galleria, dove corro a perdifiato cercando di raggiungere qualcosa che non so esattamente cosa sia, ma desidero moltissimo, mentre qualcuno mi insegue. A un certo punto mi sento afferrare da dietro e capisco di essere stata catturata, senza aver raggiunto quello che cercavo. In quel momento, di solito, l’angoscia si fa così intensa che apro gli occhi. Non serve cercare lontano per comprendere a cosa sia dovuto quest’incubo, so bene cos’è quello che rincorro e ancor meglio quello che mi dà la caccia: il senso di colpa. Ma forse è meglio che cominci dal principio a raccontare quello che è successo, che mi provoca con-

Iscrivendomi a quel corso di tango non avrei mai immaginato che avrei finito col mettere in discussione il mio matrimonio...

Il maestro di BALLO Intimità

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Il maestro di BALLO

tinui incubi e suscita sentimenti contrastanti… Alcuni mesi fa, guardandomi allo specchio, mi sono resa conto di aver messo su qualche chiletto di troppo e, nonostante la mia avversione per l’attività fisica, ho capito che avrei dovuto correre ai ripari. Sandro, mio marito, come al solito, non aveva notato nulla. E se, per quanto riguardava i chili di troppo, questo poteva essere una buona cosa, per il resto era abbastanza sconfortante. Probabilmente non si sarebbe accorto neanche se un giorno fossi tornata a casa con i capelli rosso fuoco.

C

omunque, ho escluso a priori la palestra, perché con la mia scarsa forza di volontà avrei pagato l’abbonamento per non andarci mai, e consultando l’elenco di corsi che si tenevano nella mia città, ho scartato anche aerobica, nuoto, pilates. Nessuna di queste attività mi attirava. Quando, però, stavo ormai per perdere le speranze, qualcosa ha catturato la mia attenzione: un corso di tango per principianti, tenuto da un maestro argentino. L’annuncio diceva che non era obbligatorio presentarsi in coppia, il che era un’ottima notizia, perché Sandro mi avrebbe riso in faccia se gli avessi fatto una proposta del genere. A lui, pigro forse più di me, il calcetto con gli amici una volta a settimana bastava e avanzava. Così il primo giorno di lezione mi sono presentata da sola, un po’ nervosa. Guardandomi intorno ho visto persone di tutte le

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Intimità

età, molte in coppia ma anche parecchie sole, e mi sono sentita più sollevata. Il maestro Alejandro, che ci ha chiesto subito di chiamarlo Alex, ci ha accolto con un gran sorriso, esprimendosi in un ottimo italiano. Ho considerato che doveva avere all’incirca la mia età, forse qualche anno in più, e non ho potuto fare a meno di notare che era davvero affascinante. Ci ha raccontato che era nato in una piccola città vicino a Buenos Aires e che era venuto in Italia ancora ragazzo per cercare una vita migliore, senza rinunciare alla sua grande passione per il tango, che da anni ormai insegnava. Al momento di formare le coppie ha assegnato a tutti un compagno e io, ultima rimasta, mi sono ritrovata insieme a lui. Ero tremendamente imbarazzata; non avendo mai ballato il tango in vita mia mi vergognavo a farlo con qualcuno di così esperto, oltre che affascinante, ma lui è riuscito subito a mettermi a mio agio con il suo sorriso contagioso e la sua pazienza infinita. Non mi sono persa d’animo e dopo qualche lezione già muovevo i primi passi e mi sentivo più sicura. E mi è dispiaciuto un po’ quando è arrivato un nuovo iscritto, Giuseppe, e Alex mi ha fatto fare coppia con lui. Poco alla volta, comunque, sono migliorata al punto che lo stesso Alex un giorno si è complimentato con me. È un ottimo maestro, sempre paziente e disponibile, ma poco propenso a elargire complimenti agli allievi. Così, quando mi ha chiamato, alla fine della lezione, ho pensato fosse per correggermi un passo o qualcosa del genere.

— Marina, volevo dirti che sei stata molto brava oggi, ti ho osservato bene, — mi ha detto, invece. — Avevi una bella energia e non hai sbagliato nulla. Veramente brava! Sono arrossita come una ragazzina, non tanto per il complimento quanto per il fatto che mi aveva “osservato bene”. — Oh… grazie, mi fa piacere, — ho balbettato, imbarazzata. In effetti, in quelle settimane di lezioni mi ero appassionata molto al tango e adesso non vedevo l’ora che arrivasse il giovedì per andare a lezione. Anche Sandro, stranamente, aveva notato il mio entusiasmo e ne era contento, anche se a modo suo. — Che bello non sentirti più brontolare quando vado a giocare a calcetto, visto che esci anche tu! — mi diceva, allegro. Una sera, durante una lezione, Alex ha messo un tango splendido, che non avevo mai sentito prima e che mi ha fatto venire le lacrime agli occhi, per quanto era struggente. Alla fine dell’ora gli ho chiesto il titolo, per potermi procurare la canzone e ascoltarla a casa. — Accidenti, Marina, mi dispiace ma in questo momento non me lo ricordo… Facciamo così, la copio su un cd, magari insieme ad altri brani, e te lo porto la volta prossima, d’accordo? — Grazie Alex, sarebbe perfetto, se non è un disturbo. — Ma che disturbo, figurati. Sono felice se le canzoni che balliamo ti piacciono. La settimana dopo mi ha portato il cd, come promesso. Una volta a casa l’ho preso per ascoltarlo e, aprendo la custodia, ho trovato all’interno una breve poesia scritta a mano:

Una donna un cuore tanto dolce un sorriso gentile e gli occhi più profondi che io abbia mai visto. Possibile che fosse di Alex e che l’avesse scritta per me? Possibile che un uomo affascinante come lui stesse facendo la corte a una come me? Quella notte, distesa al fianco di Sandro, ho continuato a pensare ad Alex, ai suoi occhi neri e alla sua pelle color ambra che profumava di sandalo e alle sue braccia forti, che durante le prime lezioni mi guidavano con decisione. Dunque, ho aspettato il giovedì con un misto di ansia e trepidazione, anche se immaginavo che non sarebbe accaduto niente di speciale. Non volevo fare la figura della stupida e chiedere ad Alex se quelle parole scritte sul cd avessero un significato particolare, anche perché ero sicura che non fosse così.

M

a sbagliavo, perché proprio quella sera, mentre ballavo con Giuseppe, più volte ho sorpreso Alex a fissarmi. Mi guardava così intensamente che, a un certo punto, ho scordato il passo che stavo facendo e pestato i piedi al mio compagno, strappandogli un lamento. Mi sono sentita la faccia scottare, era come se con il suo sguardo Alex mi avesse spogliata di ogni difesa. Non mi ero mai sentita così vulnerabile prima di allora, ed è stata una sensazione sconvolgente. Nelle settimane successive i contatti con lui si sono limitati alle comunicazioni sul corso. Mi sentivo una sciocca illusa, Alex non si comportava in modo diverso dal solito, tranne che per quegli sguardi che mi lanciava di tanto in


tanto e che ogni volta mi facevano lo stesso, identico effetto. “Un’adolescente”, ricordo di aver pensato. “Sono come un’adolescente che si impappina davanti all’insegnante. O peggio ancora, sono una di quelle donne patetiche che hanno una vita talmente vuota da non trovare di meglio da fare che infatuarsi del loro maestro di ballo”.

I

n ogni caso la realtà non cambiava: mi ero presa una sbandata per quell’uomo dal fascino esotico e magnetico, capace di ballare divinamente e di lanciare sguardi da togliere il fiato. Cercavo di prenderla sul ridere, ma l’emozione che sentivo dentro rimaneva e, anzi, sembrava che di giorno in giorno crescesse d’intensità. E mi rendeva felice. Una sera Sandro mi ha sorpreso a canticchiare mentre stendevo i panni. — Come mai sei così contenta? — mi ha chiesto, stupito. — Cos’è, adesso è un crimine essere allegri? — gli ho risposto, seccamente. Una reazione esagerata, lo ammetto, dettata solo dal fatto che mi sentivo punta sul vivo. Ero di buonumore perché la sera dopo sarei andata al corso e avrei visto Alex. Poi è successo che un martedì pomeriggio, dopo l’ufficio, sono passata al supermercato a comprare qualcosa di pronto per la cena: sarei stata da sola a casa, perché Sandro era fuori città per lavoro, e non avevo voglia di cucinare. Ero appena uscita dal supermercato, quando qualcuno mi ha urtato talmente forte da farmi cadere di mano il sacchetto della spesa. Ho alzato lo sguardo, furibonda, ma la rabbia è sta-

Possibile che un uomo così affascinante stesse facendo la corte proprio a me? ta subito rimpiazzata dalla sorpresa: davanti a me c’era Alex. — Marina, scusami! Ora ti aiuto a raccogliere tutto… Mi dispiace davvero, ero distratto. — Tranquillo, figurati… Sono cose che capitano, — ho balbettato, con un filo di voce. — Come stai, tutto bene? — Sì, certo… — ho risposto. E ho aggiunto: — Se non sei di fretta ti va di prendere un aperitivo da me? Abito qui a due passi. Non so dove ho trovato il coraggio di fargli quell’invito, di cui mi sono pentita all’istante. Alex mi ha guardato stupito, e per un attimo ho temuto di aver fatto una gigantesca gaffe. Stavo pensando a come rimediare, quando lui mi ha risposto che accettava molto volentieri. Il percorso fino a casa è stato veloce, con lui che chiacchierava del più e del meno, mentre io rispondevo a monosillabi. Era totalmente surreale avere lì Alex, seduto sul mio divano, che sorseggiava un bicchiere di vino e mi raccontava aneddoti divertenti sulla sua vita. Ha avuto la delicatezza di non chiedermi nulla di mio marito e gliene sono stata profondamente grata. Si capiva, però, che anche lui era nervoso: parlava molto, a differenza del solito, e notavo un certo imbarazzo nei gesti. Dopo un po’, però, ha esaurito gli argomenti e, visto che nemmeno io dicevo nulla, è calato il silenzio. L’atmosfera era carica

di tensione. A quel punto mi sono fatta coraggio. — Alex, — ho cominciato, — ti ricordi il cd che mi hai dato tempo fa? Dentro c’era una poesia molto bella, ma… Non so se ho capito male, però sembrava… Insomma, non so come dire, e poi a lezione a volte mi guardi in un modo che mi mette un po’ a disagio. Non che mi dia fastidio, anzi… — Marina… — mi ha interrotto. Ma io ho proseguito, senza lasciarlo parlare: — ... forse sto solo dicendo un mucchio di sciocchezze, ma a volte mi sembra che tu… — Mi ascolti un secondo, Marina? — ha insistito lui. — Hai capito bene. È vero, tu mi piaci moltissimo. Sono rimasta senza parole, imbarazzatissima, ma anche felice come non mi capitava da tempo. — Alex, sai che io sono sposata e… — Lo so. Ho visto la fede. — È così, ma mi piaci moltissimo anche tu… L’ultima cosa che ricordo chiaramente dopo questa conversazione è lo sguardo che mi ha rivolto. Poi mi sono abbandonata fra le sue braccia come se non aspettassi altro da tutta la vita. È stato assolutamente incredibile, mille volte meglio di qualsiasi sogno che mi era capitato di fare. Alex era dolce e appassionato e io mi sentivo inebriata, estasiata, felice. All’alba, quando lui se ne è andato, mi sono messa a sedere sul letto, a riflettere su quello che era successo.

La mia vita era stata completamente sconvolta. E ora? Dove mi avrebbe portato tutto questo? Ero sicura che per Alex fosse una storia di poco conto, una delle tante, ma una parte di me sperava che non fosse così. Mi illudevo di aver lasciato un segno in lui. Alla lezione successiva speravo in uno sguardo complice di Alex, invece lui mi ha guardato a malapena, e ci sono rimasta malissimo. Alla fine dell’ora mi sono attardata di proposito e quando siamo rimasti soli mi sono avvicinata per chiedergli spiegazioni. Ma prima che potessi parlare mi ha chiuso la bocca con un bacio appassionato. — Credevo che già non te ne importasse più niente di me, — ho confessato. — No, Marina, non è così. Però non voglio mentirti, la situazione non è facile. Se ci scoprissero, potrei perdere il lavoro, inoltre tu sei sposata e io… ho un figlio. Sua madre e io non stiamo più insieme da anni, ma ho un bambino, capisci? La mia priorità è lui, e non voglio coinvolgerlo in storie complicate. Mi spiace, Marina… — Certo, capisco, — ho sussurrato.

E

ra vero, comprendevo bene ciò che stava dicendo, e in buona parte lo condividevo, anche perché io stessa non sapevo cosa volevo. Ero pronta a mandare all’aria il mio matrimonio per lui? Il solo pensiero mi spaventava, anche se, con il passare delle settimane, mi sono resa conto di aver completamente perso la testa per Alex... E così adesso aspetto il giovedì solo per poterlo vedere e per quelle brevi occhiate che ci scambiaIntimità

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Il maestro di BALLO

mo. È come dare una goccia d’acqua a qualcuno che sta morendo di sete, ma mi accontento. Alex è gentile come sempre, ma nulla di più, e ormai ho la certezza che quello che c’è stato tra noi non avrà un seguito. Ma preferisco vederlo anche solo per un’ora alla settimana piuttosto che niente. Forse potrebbe esserci qualche altro incontro, anche se in fondo so che una storia clandestina non è quello che voglio. Con Sandro la situazione è pessima. Mi sembra che di lui non mi importi niente e me ne vergogno. Si è reso conto che non sono più la stessa, non dice nulla ma lo vedo triste e non posso fare a meno di sentirmi una pessima persona. Mi faccio forza e mi preparo per andare al lavoro. La notte insonne mi si leg-

In fondo al cuore avevo continuato a illudermi che Alex potesse ricambiare i miei sentimenti ge sul viso e mi trucco con più cura del solito.Oggi è giovedì, ho anche il corso… Bene o male la giornata trascorre. Nella testa ho il pensiero costante di Alex e vederlo, durante la lezione, mi lascia la solita sensazione di amarezza. Alla fine mi attardo un po’ più del solito nello spogliatoio a cambiarmi. Esco dalla palestra e mi incammino verso casa lentamente, con addosso una gran tristezza. Faccio solo pochi passi quando mi trovo davanti una scena che mi lascia impietrita: Alex sta ridendo e sussurrando qualcosa all’orecchio di una donna che non ho mai visto prima. Poi si stringono in un abbraccio e si baciano.

Sento il cuore che va in frantumi... Non è colpa di Alex, sono stata io quel giorno a invitarlo a casa mia e a fargli intendere che non c’erano problemi, nonostante fossi sposata. Lui in fondo è stato sincero, dicendo che gli piacevo ma che la situazione era troppo complicata per poter pensare di frequentarmi alla luce del sole. Eppure, una parte di me ha continuato a sperare che potesse provare gli stessi sentimenti che provavo io e che questo sarebbe stato sufficiente ad abbattere tutti gli ostacoli. Era un’illusione, lo so. E se anche fosse successo, non avrei mai potuto vi-

vere tranquillamente una relazione con un uomo affascinante costantemente circondato da donne che pendono dalle sue labbra. Sarei impazzita di gelosia. In fondo meglio così! Lancio un’altra occhiata ad Alex che continua a ridere con quella donna. Questa è l’ultima volta che lo vedo. Sì, non frequenterò più il suo corso, perché soffrirei troppo a stare accanto a lui ogni settimana sapendo con certezza di non poterlo mai avere. Adesso devo capire se tra me e Sandro c’è ancora qualcosa da salvare o se la storia con Alex è stata la prova che è tutto finito. Mentre mi allontano, provo una strana sensazione, è come se un peso all’improvviso mi fosse stato tolto dalle spalle. E capisco, nonostante la tristezza, che sono una donna forte e saprò riprendere in mano le redini della mia vita. Marina A.

Voglio dirti che… ● A papà Diego, che il 10 gennaio spegne 43 candeline, auguriamo un felice compleanno e gli promettiamo che saremo più ubbidienti Mattia e Filippo con Barbara e i nonni ● A Giovanni e Rosa, che hanno da poco festeggiato 50 anni di matrimonio, tanti auguri per le loro nozze d’oro. Siete un esempio per tutti noi. Vi vogliamo un mondo di bene I vostri figli Anna Maria, Luca, Dario e poi Peppino, Michela, Raffaella e i vostri nipotini Maria, Antonio, Rosanna e Martina ● A mio marito Franco, che il 10 gennaio compie 45 anni, tanti tanti auguri di buon compleanno Monica con Nicole

● Alla nostra mamma Anna, che il 5 gennaio compie 51 anni, tantissimi auguri di buon compleanno. Grazie di tutto… Ti vogliamo un mondo di bene I tuoi figli Davide e Loris con tuo marito Raffaele ● Alla deliziosa Nora, che il 6 gennaio compie 5 anni, auguriamo un mondo di bene, di gioia e di salute. Ti vogliamo bene, auguroni Nonna Isabella, nonno Mimmo, gli zii Salva, Elena, Laura e Ricky, la cuginetta Camilla e le sorelline Emma e Lia, la mamma e il papà ● Al mio papino Armando, che il 4 gennaio compie gli anni, tanti auguri! Ti voglio un bene immenso La tua bambina Ivonne

● A Bruna, che il 7 gennaio compie 92 anni, tanti auguri Tutti i tuoi cari ● Alla cara mamma e nonna Laura, che il 6 gennaio compie 92 anni, auguriamo un mondo di felicità e ogni bene I figli Antonia, Roberto, Michele, i nipoti, le nuore, la sorella e i pronipoti Andrea e Anita ● Ad Adriana, che l’8 gennaio compie 25 anni, tanti auguri per un felice compleanno e per un 2017 sfavillante. Un bacio Tuo Germano ● A Mario, che il 10 gennaio compie 53 anni, voglio dire che è sempre nei miei pensieri e nel mio cuore. Un abbraccio, un bacio e tanti auguri di buon compleanno Bianca

Spedite i vostri messaggi (almeno un mese prima della data che vi interessa e scritti in stampatello) a: Voglio dirti che… - INTIMITÀ - Piazza Aspromonte 13 - 20131 Milano o alla mail vogliodirti@quadratum.it. Vista la grande quantità di dediche che giungono in redazione, vi invitiamo a inviare messaggi brevi.

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UNA VITA DI EMOZIONI

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aese che vai, usanze che trovi”, recita un proverbio. E io ho sempre amato le tradizioni del mio paese, specie quelle del periodo natalizio che sono intrise di fede e di poesia. Purtroppo, col passar del tempo, il loro significato religioso si è in parte perso per lasciare il posto soprattutto all’aspetto esteriore e consumistico. Confesso che a me dispiace, e non solo perché sono credente e ho una certa età, ma perché mi pare che i bambini di oggi vengano defraudati di qualcosa di bello e importante, quale è l’aspetto spirituale di questi giorni di festa. Quando ero bambina persino la tradizione dei regali era legata al senso profondo della religiosità: occorreva meritarseli facendo un esame di coscienza, ripassando le azioni della giornata in cerca di quelle riprovevoli, in modo da chiedere scusa a Gesù e promettere di non farlo più. Mi era stato insegnato dalla nonna, e andava messo in atto tutto l’anno, ma nel periodo natalizio assumeva un’importanza maggio-

Nella NOTTE dei Re Magi...

...diventai grande e compresi che la bella favola a cui avevo creduto fino ad allora era, appunto, solo una bella favola Intimità

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Nella NOTTE dei Re Magi...

re: Gesù Bambino doveva vedere la nostra buona volontà e il desiderio di pentimento. E dovevano esserne certi anche i Re Magi, che nella notte dell’Epifania, mentre transitavano per il paese alla volta della capanna di Betlemme, avrebbero lasciato ai bambini buoni caramelle e dolcetti. Ma anche loro oggi sono stati quasi dimenticati, sostituiti dalla ben più nota e accattivante Befana. E forse i bambini non sanno nemmeno più che cosa si festeggia il giorno dell’Epifania…

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er i ragazzini dei miei tempi, invece, il 6 gennaio era atteso forse con una trepidazione ancora maggiore rispetto al Natale. Abitavo in campagna, la mia era una famiglia di contadini ed eravamo poveri, come la maggior parte delle persone: l’Italia era appena uscita dall’ultimo conflitto e la ripresa era difficile per tutti. Così, se a Natale Gesù Bambino poteva permettersi ben pochi giochi, all’Epifania non si poteva sperare che in una bella manciata di dolcetti: qualche caramella, un pezzo di torrone, un mandarino, un’arancia e, il dono più atteso, il bamboccio di pasta frolla. Una vera leccornia, per noi che di dolci ne avevamo ben pochi. Oltre che buonissimo, era così bello da vedere che ogni volta lasciavo passare parecchio tempo prima di avere il coraggio di romperlo per mangiarlo. Il bamboccio era un dolce che ricreava le fattezze di un bambino, con i capel-

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Oltre a qualche dolcetto, il dono più atteso era il bamboccio di pastafrolla li incisi nella pasta coi rebbi di una forchetta, gli occhietti fatti con due acini di uva passa, il naso con una mezza mandorla sbucciata e la boccuccia con un pezzetto di scorza di arancia candita. A volte il lavoro non riusciva perfetto e l’espressione di quei volti un po’ grotteschi faceva quasi paura… ma nessuno ci badava. Le mamme e le nonne avevano il loro daffare, nei giorni che precedevano l’Epifania, per riuscire a preparare questi dolci speciali per tutti i bambini della famiglia. Lavoravano in cucina di nascosto, in modo che i più piccoli potessero continuare a credere nella bella favola dei Re Magi. Cosa non facile: allora l’unica stanza riscaldata della casa era la cucina, dove troneggiava la grossa stufa a legna, e di conseguenza era il locale dove si viveva tutti insieme durante l’inverno. E i dolci andavano cotti proprio nel forno della stufa! Noi eravamo sette bambini: io e i miei tre fratelli più piccoli, Paolo, Mauro e Aldo, e i cuginetti, figli dello zio Beppe e della zia Giustina: Antonio, che aveva appena due mesi meno di me, e i suoi fratellini gemelli di quattro anni, Franco e Piero. Ovviamente ognuno di noi doveva avere il suo bamboccio di pasta frolla, dunque la nonna e le sue nuore iniziavano qualche giorno prima dell’Epifania a prepararli: il forno della stufa non era molto grande e il lavoro andava fatto dopo cena, quando noi bambini eravamo a letto. Ne infornavano al massimo due per sera, perché

la preparazione era piuttosto lunga. A otto anni, però, queste cose ancora non le sapevo. Ero ancora convinta che fosse stato davvero Gesù a portarmi, quel Natale, ben due regali: l’astuccio di legno dove riporre la penna, i pennini e la matita, nonché un bel paio di guanti di lana. E solo in seguito venni a sapere che il primo era stato fatto dal nonno, bravissimo a lavorare il legno, e i secondi sferruzzati di nascosto dalla nonna. Dunque, aspettavo con ansia anche la notte dell’Epifania, pregustando il piacere delle piccole leccornie che i Re Magi mi avrebbero lasciato, primo fra tutte quel bamboccio di pastafrolla che ogni volta mi riempiva di meraviglia. Ero stata buona e servizievole con gli adulti, gentile e disponibile con i fratellini e i cuginetti, mi ero imposta di perdonare i dispetti di cui ogni tanto ero oggetto da parte di quei maschi scalmanati. Insomma, ero sicura che i tre Re si sarebbero ricordati di me. Certo non sospettavo che quella festa, quell’anno, avrebbe rappresentato una data importante nella mia vita. Perché segnò il mio passaggio dall’incanto dell’infanzia alla consapevolezza della vita adulta e compresi che la bella favola a cui avevo creduto sino ad allora, era, appunto, solo una bella favola. La vita era un’altra cosa. Specie per chi, come me, era nata femmina. Insomma, quell’anno diventai grande, smisi di essere uno dei bambini del-

la famiglia per ritrovarmi a far parte del gruppo degli adulti, coinvolta in quella complicità tutta al femminile che si crea tra le donne che vivono gomito a gomito in una casa. Lì per lì ci rimasi male, ma in seguito fui fiera della mia nuova condizione. E confesso che, di tutti gli episodi più o meno piacevoli di cui è costellata la mia infanzia, questo è quello che mi è rimasto maggiormente impresso e lo rammento sempre con una certa commozione. Anche perché fu allora che iniziai a capire che la condizione femminile era differente da quella dei maschi. Intuii che essere donna mi poneva di fronte a delle responsabilità diverse, a scelte a volte difficili e spiacevoli, a rinunce, che le donne compiono in nome dell’amore verso le persone a cui vogliono bene. A fare da spartiacque tra il tempo del “prima” e quello del “dopo”,tra l’età infantile fatta di favole, poesia e spensieratezza e quella adulta, fu proprio il bamboccio di pasta frolla tanto desiderato e atteso, e che quell’anno invece non riuscii ad avere.

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iò che vi sto per raccontare non è che un semplice episodio della mia vita di bambina, ma per me fu fondamentale, perché mi fece entrare di fatto nel mondo dei grandi. Dunque, la sera prima dell’Epifania noi sette bambini ponemmo sul davanzale esterno della finestra della cucina una delle nostre scarpe, una ciascuno. Le disponemmo bene allineate dopo averle ripulite dal fango e dalla polvere, perché sarebbe stata una grave mancanza di rispetto nei confronti dei Re Magi fargliele trovare sporche. Una


volta richiusa la finestra, la nonna mise sul davanzale interno una candela accesa in modo che i Re Magi, nel transitare, vedessero la luce attraverso i vetri e non passassero oltre senza fermarsi. Tutte le case del paese dove c’erano bambini avevano una finestra illuminata dalla candela in quella notte speciale. Poi le mamme ci misero a letto: dormivamo tutti e sette in un’unica stanza; io, per il privilegio di essere femmina, in un lettino solo mio, i miei tre fratelli insieme in un letto a una piazza e mezza, e in un altro i miei cugini. Eravamo ben coperti dalle trapunte imbottite di lana di pecora per sopportare il freddo che, nelle stanze senza riscaldamento, si faceva sentire. Per tenere al caldo i piedini sempre gelati ci mettevano nel letto dei mattoni, scaldati sulla stufa e poi avvolti in stracci. Ma nonostante questi accorgimenti, io pativo lo stesso

il freddo e per riscaldarmi avevo escogitato uno stratagemma: infilavo sotto le coperte anche la testa e il mio alito tiepido funzionava egregiamente da scaldaletto. I maschi, invece, si tenevano caldo a vicenda con la reciproca vicinanza. Di solito ci addormentavamo tutti in fretta. Quella sera, però, c’era qualcosa che mi faceva stare in ansia e impediva al sonno di averla vinta. Era successo che proprio quel pomeriggio, Paolo e Mauro, i miei fratelli di cinque e quattro anni, mi avevano scarabocchiato il quaderno, arrivandomi alle spalle mentre finivo i compiti delle vacanze e io, arrabbiata per quel dispetto, avevo perso la pazienza e li avevo rincorsi per la cucina, riuscendo ad affibbiare loro un pizzicotto su un braccio, nonché uno scapaccione ben assestato. Ovviamente li avevo fatti piangere entrambi. Non era da me reagire in quel modo, e alla vigilia

dell’Epifania, poi! Ma era il quaderno di “bella copia”, la maestra era molto severa in fatto di ordine; si accorgeva subito se avevamo strappato una pagina, ci castigava e dunque ero davvero arrabbiata. Le donne di casa avevano preso le mie parti, ben sapendo che i miei fratelli a volte erano davvero pestiferi, e tuttavia, quello che mi preoccupava, era il fatto che dopo non mi ero rappacificata con loro: la mamma aveva preteso che i due si scusassero, ma io avevo fatto orecchie da mercante e non avevo più rivolto loro la parola, non solo durante la cena, ma nemmeno quando avevamo preparato le scarpe da mettere sul davanzale e Paolo mi aveva chiesto timidamente se secondo me era stato abbastanza bravo a pulire il suo scarponcino. Ma, adesso, il fatto di non aver perdonato i miei fratellini non mi faceva prendere sonno. Temevo che il

mio comportamento potesse influire su quello che doveva accadere quella notte: sicuramente i Re Magi non avrebbero messo nulla dentro la mia scarpa. Dunque, me ne stavo lì a covare la mia preoccupazione, rintanata sotto le coperte. Ma dopo un po’ dovetti tirar fuori la testa, mi mancava il fiato. L’aria al di fuori delle coperte era molto fredda, ma aveva anche qualcosa di strano, era intrisa di un terribile odore di bruciato. Mi allarmai, anche perché alcuni mesi prima, durante la notte, una cascina ai margini del paese era andata a fuoco cogliendo gli abitanti nel sonno, ed era stato un miracolo che non fosse morto nessuno, né uomini né bestie; ma l’abitazione e le stalle erano andate distrutte e il fumo e l’odore acre dell’incendio erano stati avvertiti da tutto il paese. Mi alzai dunque dal letto, e senza nemmeno infilarmi le scarpe scesi al pia-

Da cuore A cuore UN FUTURO DA COSTRUIRE ❤ Nome: Luca ❤ Età: 50 anni ❤ Da: Verona Sono alla ricerca di una donna semplice, carina e dolce, anche straniera, per costruire un futuro insieme. Si prega di lasciare un recapito telefonico. Scrivetemi a: luca_catt@hotmail.it QUATTRO CHIACCHIERE IN AMICIZIA ❤ Nome: Gabriella ❤ Età: 55 anni ❤ Da: Treviso Mi piacerebbe conoscere persone simpatiche e sensibili, di

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Indirizzate le vostre lettere, specificando nome proprio, età e luogo di provenienza a: “Da cuore a cuore”, INTIMITÀ, Piazza Aspromonte 13, 20131 Milano o via mail a dacuore@quadratum.it ATTENZIONE - L’Editrice Quadratum e Intimità si limitano a pubblicare i messaggi dei lettori, senza assumere alcuna responsabilità in merito ai contenuti degli stessi. Saranno pubblicati esclusivamente gli annunci che abbiano indicato un “fermo posta” (per la corretta affrancatura informarsi presso l’ufficio postale), una “casella postale” o un indirizzo “e-mail”, nei quali non sia presente il cognome.

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Nella NOTTE dei Re Magi...

no terra e corsi in cucina. La stanza, illuminata dalla lampada sulla finestra, era invasa da un fumo nero e denso che usciva chiaramente dal forno della stufa. L’aria era quasi irrespirabile e mi faceva bruciare gli occhi. Stavo per correre di nuovo di sopra a chiamare i miei genitori, quando mi accorsi della nonna, seduta su una sedia, che dormiva con la testa sul tavolo, le braccia a farle da cuscino. Non era la prima volta che la vedevo riposare in quel modo, a volte dopo pranzo si concedeva una piccola pausa di relax dormendo così, in cucina. Un pisolino di pochi minuti, con un sonno tanto leggero che era capace di sgridarci, se ci sentiva fare i birichini, senza nemmeno aprire gli occhi. Ma stavolta doveva dormire in modo profondo se non si accorgeva nemmeno che il forno della stufa stava andando a fuoco! Tossendo corsi da lei. — Nonna, nonna, svegliati, — gridai, scrollandola senza tanti complimenti.

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a nonna spalancò gli occhi, mi guardò mezza imbambolata, voltò lo sguardo attorno poi, resasi conto di quello che stava accadendo, scattò come una molla alla volta della stufa, afferrò uno strofinaccio per non ustionarsi e spalancò di colpo il forno: il fumo e l’odore di bruciato che già invadevano la stanza aumentarono di intensità. — Oh, misericordia! — esclamò. — Giannina, spalanca la finestra, per carità, — mi intimò affannata. Feci quello che mi aveva detto e una ventata d’aria

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Era evidente che ero scioccata, avevo scoperto una verità che non mi piaceva per niente gelida mi investì. Nonostante la situazione di emergenza, notai subito che le scarpe che avevamo messo sul davanzale, in attesa del passaggio dei Magi, erano sparite. Lì per lì pensai che qualcuno le avesse rubate, ma voltandomi le vidi tutte schierate sul coperchio della madia. Strana cosa davvero. Ma ancor più strano era quello che la nonna stava tirando fuori dal forno: all’interno della teglia annerita c’era un dolce mezzo carbonizzato, che esalava un odore acre e... pareva avere la forma di un bamboccio! Prima che potessi chiedere spiegazioni arrivarono di corsa in cucina mia madre e la zia Giustina, scalze e in camicia da notte. Evidentemente l’intensificarsi del fumo e dell’odore di bruciato aveva svegliato anche loro. — Oh mio Dio, che succede? — gridarono. — Mi sono addormentata e il bamboccio che avevo messo a cuocere si è completamente bruciato, — spiegò la nonna, mortificata. — Ed è andata bene che non abbia preso fuoco il forno. Non ho voluto il vostro aiuto, pensavo di farcela da sola e invece mi ha preso un gran sonno. Mi sono appoggiata un attimo con la testa sul tavolo aspettando che il bamboccio fosse cotto e mi sono addormentata. Era l’ultimo, quello di Giannina, e se non fosse arrivata proprio lei a svegliarmi, non so che cosa sarebbe successo... In piedi, accanto alla finestra spalancata, io non sentivo nemmeno il freddo; le parole della nonna “era l’ultimo, quello di Gianni-

na…”, mi avevano colpito come una mazzata in testa. Il bamboccio ridotto a un pezzo di carbone era quello destinato a me! E le sue parole avevano un significato inequivocabile, anzi due. Primo: era lei che preparava i dolci, facendoci credere che fossero i Re Magi a portarceli; secondo: quell’anno sarei rimasta senza bamboccio, visto che giaceva nella teglia ridotto a un pezzo di carbone.

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assato il trambusto, le tre donne di casa si occuparono di me. Era evidente che ero scioccata: avevo scoperto una verità che non mi piaceva per nulla. — Mi dispiace tesoro, — mi disse la mamma, abbracciandomi, — avrei voluto che tu potessi credere alla bella favola ancora per un po’. Ma sei grande ormai, e forse già avevi capito la verità. Invece no, io non avevo capito proprio niente, e fino a quel momento avevo vissuto felice e contenta nel mio mondo fatto di ingenuità e fantasia. — Dispiace tanto anche a me, Giannina, — intervenne la nonna, — ma ero stanca morta, ed è andata così. E ora, anche se volessi rimediare, non potrei: non c’è più burro e nemmeno zucchero per fare un altro dolce. Porta pazienza, bambina. Grazie al cielo quelli dei maschi sono tutti pronti... Credo che la nonna, una volta pronunciate quelle ultime parole, si rese conto di quanto mi avessero ferito, perché si interruppe e abbassò lo sguardo. Dunque

era così, pazienza se a dover rinunciare al dolce ero io, l’importante era che i fratelli e i cugini avessero il loro bamboccio! Per la delusione non riuscii a trattenere le lacrime che mi pungevano gli occhi e allora la nonna mi abbracciò, seguita da mia madre e dalla zia Giustina. — La nonna non voleva certo dire che tu sei meno importante di quei sei scavezzacollo, — cercò di consolarmi la mamma, che aveva compreso il mio dolore. — La sua era solo una considerazione: le femmine sono sempre più in gamba dei maschi, e anche più forti. Non di muscoli, ma nel cuore, e sono sempre disposte a comprendere e ad adattarsi, per amore delle persone a cui vogliono bene. E poi tu ormai sei grande, ora sai la verità e dunque è giusto che se qualcuno deve rinunciare, sia tu. — Ma Antonio ha solo due mesi meno di me, — balbettai tra le lacrime. — Perché allora non può rinunciare lui? — Hai ragione. Ma immagina che putiferio scatenerebbe se domattina tutti trovassero la scarpa ben colma, con il bamboccio di pasta frolla, e lui niente. Come potremmo giustificare la cosa? Lui ancora ci crede ai Re Magi e non vorrai togliergli questa bella illusione! — disse la zia Giustina. — E immagina la delusione e i pianti degli altri se a rinunciare toccasse a loro, — rincarò la nonna. — Dovremmo spiegargli come stanno le cose, dire quello che è successo, e sono ancora tanto piccoli. Sì, non facevo fatica a immaginare i pianti. Provai un moto di tenerezza: nonostante fossero dei guastafeste amavo moltissimo i miei fratellini, e anche i cuginetti, e volevo risparmiare loro


la delusione che stavo provando io in quel momento. L’affetto che sentivo nei loro confronti era quasi materno: io ero grande, e femmina… E le femmine erano più in gamba e più forti, le femmine accettavano anche di sacrificarsi per coloro che amavano. Proprio come aveva detto la mamma! E proprio come facevano lei, la nonna e la zia ogni giorno: lavoravano e si sacrificavano per tutti noi, rinunciando a molto pur di accontentare mariti, figli, nipoti. Guardai la nonna: il suo volto era segnato per la stanchezza e la mancanza di sonno, ma accettava tutto questo per rendere felici noi bambini, e a me parve la persona più bella e adorabile del mondo. E non potevo certo rattristarla con dei capricci o dei malumori. E poi, ora che “sapevo”, non potevo più comportarmi con l’incoscienza e la leggerezza dei piccoli! L’unica cosa che ancora mi tratteneva dal mostrarmi del tutto accomodante era il trattamento di riguardo che tutti avevano per mio cugino Antonio: essendo il primo dei maschi era viziato ed egoista. Inoltre mi prendeva sempre in giro, canzonandomi perché ero femmina. Anche lui era grande, perché mai dovevo essere io a rinunciare al mio dolce e non lui? Poi riflettei che togliere ad Antonio il bamboccio significava svelargli la verità. E la zia Giustina aveva appena detto che lui ancora ci credeva ai Re Magi. Quindi era giusto che fossi io a sacrificarmi, visto che ormai sapevo. — È vero, io ormai sono grande, — dissi. — Anche se non avrò il mio bamboccio di pasta frolla avrò gli altri dolci. E sono contenta lo stesso. — Brava la mia donnina, — disse la zia Giustina. —

E allora, visto che ora noi donne siamo tutte e quattro qui, che ne direste di cominciare a riempire le scarpe? Ecco, fu in quel preciso momento che, per la prima volta in vita mia, mi sentii grande davvero.

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entre aiutavo le altre donne della casa a riempire le scarpe con i dolci, sentii per loro un affetto speciale, sentii che essere femmina era, nonostante tutto, un privilegio. Perché rendere felici gli altri dimenticandosi di se stessi significa provare una felicità ancora più intensa. Anche se non è da tutti riuscirci. Il mattino dopo, quando ci alzammo e corremmo a prendere le scarpe dal davanzale, compresi che non facevo più parte del gruppo dei bambini, ma di quello delle donne di casa, con le quali avevo condiviso il segreto della sorpresa. La nonna, la mamma e la zia Giustina mi guardavano con aria di complicità e io mi sentivo fiera e contenta, e sorridevo di tenerezza alle esclamazioni colme di entusiasmo che i sei maschi lanciavano per la cucina. — Ma… i Re Magi a Giannina hanno portato solo le caramelle e i mandarini! — esclamò a un tratto uno dei miei fratellini. — È vero! Lei non ha il bamboccio, — rincararono i cuginetti. — E lo sapete perché? Perché ieri non vi ho rivolto la parola quando mi avete chiesto scusa, dopo avermi scarabocchiato il quaderno, — risposi io, volgendo lo sguardo sorridente verso la nonna. — Allora te ne do metà del mio, — disse Paolo, rompendo senza indugi il suo dolce e allungandomene una parte.

— Anch’io, tieni! — lo imitò Mauro. A quel punto fu tutto un susseguirsi di “anch’io, anch’io…”, da parte dei miei cuginetti. Così mi ritrovai con le mani colme di pezzi di bambocci e… gli occhi pieni di lacrime di commozione. E non ero l’unica a essere commossa; persino il nonno, che pure era un tipo burbero, aveva gli occhi lucidi. Di certo la nonna gli aveva spiegato come erano andate le cose, se non altro per giustificare l’odore di bruciato che ancora aleggiava nella cucina. Soltanto mio cugino Antonio si era tenuto ben stretto il suo pupazzo. E mi guardava con una certa aria di scherno. — Lo senti anche tu questo puzzo di bruciato? — mi sussurrò in un orecchio ridacchiando. — Ieri sera deve essere successo qualcosa,

e ti è toccato restare senza dolce… Peggio per te che sei nata femmina. Noi maschi siamo più furbi! Il tono con cui mi parlò era inequivocabile. Capii che lui sapeva da un pezzo come stavano le cose, ma gli faceva comodo far finta, di fronte alle donne di casa, di credere ancora ai Re Magi. Eh sì, a volte i maschi si dimostrano più furbi delle femmine. Soprattutto sanno essere più egoisti e calcolatori, di solito pensano prima a loro stessi e poi agli altri. E hanno una vita privilegiata rispetto alle donne. Lo compresi in quel momento e poi l’ho sperimentato più di una volta durante la mia lunga vita. Eppure mai ho sentito, nemmeno per un istante, il rimpianto di non essere nata maschio. Sono fiera e felice di essere donna! Gianna S.

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L

a scuola è iniziata da poco più di un mese e sono già stanca. I prof non fanno che riempirci di compiti e interrogazioni, alcune perfino a sorpresa. E ci sono già parecchie verifiche in ballo. La prof di Matematica dice che la nostra è la classe peggiore che le sia mai capitata nella sua carriera di insegnante. Quanto a me, ho litigato un po’ con tutti i compagni da quando sono ricominciate le lezioni. Lo ammetto, ho un caratterino spigoloso. Le mie amiche dicono che dovrei cambiare, ma io sono fatta così; che cosa posso farci? Sì, lo so, scappano anche i ragazzi. Finora tutte le mie storie sono durate lo spazio di pochi mesi, perché dopo un po’ dicono che sono un tipo impossibile. Chissà se anche il mio nuovo compagno di banco mi trova tanto insopportabile. È un ragazzo molto carino, ma piuttosto silenzioso. Mi sembra che chiacchierare non gli piaccia granché. O forse deve ancora ambientarsi, chissà. Arriva da un’altra città, è stato adottato da piccolo, ha la pelle scura e quelle poche volte che alza lo sguardo mostra due occhi molto belli. È timido e vedo che di tanto in tanto mi lancia occhiate furtive, probabilmente solo per capire come la penso e se sono contenta di averlo vicino. Ma se gli sorrido, ricambia il sorriso. Susanna, la rappresentante di classe, a un certo punto mi chiede di prenderlo sotto la mia ala protettrice. Dice che a causa del colore della sua pelle potrebbe doversi difendere da alcuni nostri compagni e, timido com’è, teme che non ne sia in grado. Mi sembra un’assurdità che ancora oggi ci si debba difendere per

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Ci sono io al

il colore della pelle, ma so che purtroppo è così e so anche a chi si riferisce Susanna. Lei pensa che io sia una tosta, e Luca dovrebbe sentirsi tranquillo con me. Per me va bene, figuriamoci, non è un problema. E così comincio a socializzare con lui. Il fatto che Luca sia mio compagno di banco mi facilita il compito. Col passare del tempo tra noi nasce una vera e propria amicizia. Luca è timido, è vero, ma io ormai riesco a farlo chiacchierare. Tra l’altro è bravissimo in inglese, mentre zoppica un po’ con l’italiano, e io vice-

versa. Così cominciamo ad aiutarci a vicenda. Per quel che riguarda la matematica, invece, abbiamo qualche problema entrambi, ma ci sono un paio di compagni bravissimi in questa materia e quando serve chiedo il loro aiuto. Per me, e anche per Luca. Lui non oserebbe mai farlo. Mi sa che Susanna ha ragione, sotto la mia “ala” Luca ci sta bene. E devo ammettere che anch’io con lui mi trovo benissimo. Chi non è per niente contenta di tutto ciò è la mia amica del cuore, Valentina. Fino all’arrivo di Luca

siamo state vicine di banco e lo eravamo anche lo scorso anno. Ma gli insegnanti non erano molto contenti, perché chiacchieravamo troppo. E quindi hanno preso al balzo l’arrivo del nuovo compagno per separarci. — Per colpa di “quello” non stiamo più assieme, — mi ha detto questa mattina, durante l’intervallo. — Capisco che sia anche carino, ma a quel che mi risulta non state insieme, no? Certo che non stiamo insieme, ma come le viene in mente? Però un giorno, magari… Perché a dirla tutta, più co-


PER VOI RAGAZZE

I ragazzi, a volte, possono essere davvero crudeli, così mi sono eletta paladina di Luca. Per “proteggerlo” e anche perché... mi piace nosco Luca e più mi piace. — Per il momento siamo solo amici, — le rispondo comunque, sibillina. Lei coglie la palla al balzo e dice: — Ecco, appunto. Come amiche siamo noi due, giusto? Dunque, perché trascuri me per lui? E come mai quando siete insieme neanche mi parli? Che cosa ti ho fatto? La guardo stupita. — Ma cosa ti sei messa in testa? È solo una tua iimpressione, —replico. Però un po’ ha ragione. Mi piace stare da sola con Luca e durante l’intervallo tendo a escludere gli altri, compresa Valentina. E questo, forse, significa che non lo vedo solo come un amico. Boh… In realtà non lo so, e non so nemmeno se a Luca io piaccio. Sta bene con me,

— Sì, ha ragione, prof, — rispondo mortificata, chinando il capo. — Spero che tu non abbia frainteso, Roberta. Sei stata eccezionale con lui, ma… — No, no. Ha ragione lei, prof. Lo penso davvero. Ha ragione lei, ha ragione Valentina… Devo decidermi a lasciarlo un po’ più libero. Per il suo bene. L’indomani, quindi, trascorro l’intervallo con Valentina, che ovviamente è felice di avermi ritrovata. Anch’io sto bene con lei, non dico di no. Però stare con Luca a parlare mi faceva piacere e l’intervallo era l’unica occasione, visto che durante le ore di lezione non potevamo metterci a discutere del più e del meno. E poi abbiamo imparato a muoverci quasi in simbiosi. Se la saprà cavare da

Luca, non lo perdo di vista un secondo. Però, santo cielo, come sono diventata? Sembro una chioccia che non vuol lasciare andare il suo pulcino! E mi sa che l’ha notato anche Valentina. — Insomma, Roberta, non sei capace di staccarti da lui nemmeno per due secondi? — mi riprende. — Ti sto parlando, dove sei con la testa? — Scusami, Vale. Ma è più forte di me. — Mi sembra che Luca stia tranquillamente parlando con quei tre di terza. È vero. In realtà, oltre che con me, Luca ha legato anche con Giacomo, Matteo e Jacopo, tre ragazzi di un anno più grandi di noi. So che adesso ogni tanto si vedono dopo la scuola, hanno

questo si capisce, ma è anche vero che non ha molti amici. Forse, però, è colpa mia che lo “sequestro” un po’ troppo… A confermare questo dubbio è la prof d’Italiano, che prima della fine dell’intervallo mi chiama a rapporto. Mi parla in maniera molto chiara, dicendomi che sono stata brava ad aiutare Luca a inserirsi e a integrarsi, ma a suo parere sono diventata troppo protettiva. — Adesso deve imparare anche a camminare con le proprie gambe, non trovi? — conclude.

solo? Perché ho davvero paura che possa succedergli qualcosa di antipatico. Ha ragione Susanna, nel nostro liceo ci sono dei gruppetti di ragazzi insopportabili, che potrebbero prenderlo di mira per il colore della pelle e sciocchezze simili. Sono sicura che l’avrebbero già fatto, se non ci fossi sempre stata io al suo fianco. Sembra impossibile pensare che nel terzo millennio ci siano giovani che si comportano in questo modo, lo so, ma purtroppo è così. Dunque, pur se a distanza, continuo a tenere d’occhio

in comune la passione per il calcio e il basket. Sono simpatici e ora è con loro. Ma io non sono tranquilla lo stesso. Mi è capitato troppe volte di sentire parole bisbigliate, risatine di scherno rivolte a Luca, battutacce al suo passaggio. E non so se lui si saprebbe difendere. Lo dico a Valentina. — Ma non ti sembra di esagerare? Credo che ormai sia in grado di tenere da sé la situazione sotto controllo, — sostiene. — Dici? Io non ne sarei tanto sicura. E infatti, due giorni dopo accade quel che teme-

tuo FIANCO

vo, a dimostrazione che non avevo tutti i torti. Nell’intervallo la mia amica mi trascina in un un angolo dell’atrio perché ha qualcosa da raccontarmi riguardo la prof di Matematica. Luca si aggira da solo. I suoi tre amici non si vedono, sono ancora in classe, probabilmente a finire una verifica. Sto per chiamarlo quando lo vedo andare verso la macchinetta delle merendine, ed ecco che gli si accostano due ragazzi di quarta, due di quelli insopportabili che tenevo sotto controllo. — Ehi! Guarda che qui le monetine del tuo paese non le usiamo, sai? — esclama uno, ridacchiando. Sono abbastanza vicina da sentire tutto quello che dicono. Luca li guarda, ma non risponde. — Monetine? — interviene un altro. — Mi sa che dalle sue parti mica si usano. Prendono da mangiare direttamente dagli alberi! — e giù a ridere, tutti e due. Non resisto più e decido di intervenire — Siete dei maleducati, degli incivili! — esclamo, avvicinandomi a loro. — E ve la prendete con quelli che non si difendono, vero? È facile così fare i bulli? Il mio intervento, purtroppo, sembra galvanizzarli ancora di più. — Oh ecco, è arrivata lei! Luca ha bisogno di una chioccia che lo difenda! Hai seguito un corso apposta, Roberta? Manca poco che si arrivi alle mani. Se non fosse stato Luca a tirarmi indietro, non so come sarebbe finita. Mi trascina in classe, senza dire nulla. Sono furibonda, ho gli occhi pieni di lacrime. Ma anche Luca è arrabbiato, sembra che ce l’abbia con me. Quando arriva l’inseIntimità

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gnante di Scienze, dopo l’intervallo, faccio fatica a prendere appunti, mi distraggo, tanto che lei mi richiama più volte. Luca continua a fare il sostenuto e questo proprio non mi va giù. Da quando siamo rientrati non mi ha ancora rivolto la parola, evita di guardarmi e sembra che abbia il broncio. Ho una gran voglia di piangere e anche nell’ora seguente, di Italiano, non riesco a stare attenta. Alla fine della mattinata schizzo fuori, senza salutare Luca, né Valentina. Mi sento in lotta con il mondo intero. Luca però mi segue. Mi chiama, ma non mi fermo. Alla fine però riesce a raggiungermi e mi prende per le spalle. — Roberta, ma insomma! Ti fermi o no? — Va bene, scusami, ho sbagliato, — esplodo. — Ti ho fatto fare la figura di chi non sa difendersi e mi dispiace. Non dovevo intromettermi, così tu non ti saresti arrabbiato. Ma io l’ho fatto solo per proteggerti. Comunque, adesso lasciami in pace! — No, non ti lascio in pace. Credi che non abbia apprezzato quello che volevi fare per me? — Non mi pare proprio, — replico. Luca mi guarda serio, e io realizzo che è... bellissimo. Sì, capisco di esserne innamorata. Ma non posso certo dirgli la verità. Non adesso, almeno. — Scusa se ti ho dato questa impressione, — mi dice. — Sai, sono abituato a certe frasi stupide, a certi comportamenti sciocchi. Anche nel mio vecchio li-

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Intimità

ceo è successo più volte che mi prendessero in giro o che si comportassero male con me. Ma io ormai non ci faccio più caso. E ho capito da tempo che è meglio lasciar perdere. — Per me sbagli. Ma come puoi sopportare cose del genere? Io non ci riuscirei mai. Luca mi sorride, facendomi una carezza sulla guancia. Quasi non ci credo… — Sono abituato a lasciarmi scivolare tutto addosso, Roberta, non ti preoccupare, — prosegue. — In genere, l’indifferenza è l’arma migliore, prima o poi si stancano. Mio padre mi ha insegnato che queste persone spesso non si rendono nemmeno conto di quanto siano… crudeli. E fanno del male più a loro stesse che agli altri. — Ma è terribile che ragazzi della nostra età siano ancora così pieni di stupidi pregiudizi! — esclamo, incredula. — Terribile è l’ignoranza, Roberta. Mi sorride. Ed è un sorriso meraviglioso. — Comunque, grazie per essere intervenuta a mio favore. Confesso di non aver mai avuto come paladina una ragazza. E la cosa mi fa piacere. Non mi importa di quello che pensa la gente di me, ma posso dirti che, da quando non stiamo più insieme, mi manchi. Divento viola per l’imbarazzo e lui mi prende il viso tra le mani. — Sei bellissima. E non somigli per niente a una chioccia, — dice, ridendo. Il cuore mi batte forte nel petto, mentre mi lascio andare al suo abbraccio. Mi sento immensamente felice. Qualcosa di stupendo sta per nascere, oggi… Roberta F.

È tempo di rallentare i ritmi e di riprendermi i miei spazi. Sono stanca di rendere confortevole la vita degli altri trascurando la mia...

S

ono una donna di sessant’anni e mi trovo in un periodo un po’ particolare della mia vita. Ho un’età in cui non posso ancora considerarmi vecchia, ma non sono più neanche tanto giovane... Insomma, sono in quella fase dell’esistenza nella quale si avrebbe voglia di rallentare un po’ i ritmi, perché la stanchezza comincia a farsi sentire e nel nostro corpo si manifestano doloretti di vario genere, ma tuttavia non possiamo permettercelo. Sono sicura che i miei coetanei mi capiscono benissimo... Spesso abbiamo ancora genitori e suoceri che, data la loro età, hanno sempre più di frequente bisogno di noi. I nostri figli sono ormai adulti, ma è raro che siano completamente indipendenti. Se vivono ancora in casa con noi, dobbiamo lavare, stirare e cucinare per loro, e se anche si sono formati una famiglia propria e hanno avuto dei bambini, dobbiamo occuparci noi dei nipotini, quando loro sono al lavoro. Nonostante le nostre energie incomincino inesorabilmente a calare, noi sessantenni dobbiamo tirare avanti, come se fossimo un ingranaggio che non può andare in panne. Io sono proprio nel bel mezzo di questa fase particolarmente stressante. Ho ancora entrambi i genitori, ultraottantenni ma per fortuna ancora abbastanza in gamba. Inoltre, ho un ma-

rito, una suocera, due figli e due nipoti. Mio figlio Enzo vive ancora in famiglia, mentre Tania, sposata da cinque anni, mi ha già reso nonna di due nipotine. Due adorabili tesorucci, ma quanto sono impegnative! Come potete immaginare, tempo per me, zero! Il mio corpo sta inesorabilmente cambiando però, dentro non mi sento anziana, il tempo è fuggito talmente veloce che il mio spirito non è riuscito a invecchiare, sono solo un po’ più stanca rispetto a qualche anno fa. Stanca di essere sempre disponibile per tutti, di districarmi tra mille impegni quotidiani e di rendere confortevole la vita degli altri senza avere mai tempo di pensare alla mia. Un paio di mesi fa, però, è successo qualcosa che mi ha portato a riflettere e a modificare un po’ il mio atteggiamento e le mie priorità... Una mattina, mi ha telefonato la mia amica Anna, “felicemente” divorziata, con un figlio all’estero per lavoro e, di conseguenza, molto più libera di me. — Delia, che ne dici di venire con me domattina in quel nuovo centro commerciale che hanno aperto appena fuori città? — ha esordito allegramente. — Sai, mi hanno detto che è enorme, ci si può trovare di tutto, sarà divertente visitarlo! — La proposta è molto allettante, ma non posso, — le ho risposto, sconso-


VITA VERA

Ricomincio da ME

lata. — Alle dieci devo accompagnare mia suocera dal dottore, rientrare velocemente a casa e preparare il pranzo per mio marito e mio figlio, che all’una rientrano dal lavoro, e correre a prendere Martina all’asilo perché oggi non ha il tempo pieno. E meno male che la più piccola è con l’altra nonna! Poi, nel pomeriggio, dopo che mia figlia sarà venuta a prendere Martina, mi aspettano i miei genitori. Dopodomani mio padre si dovrà ricoverare per una piccola operazione e la mamma andrà con lui, resteranno fuori casa per qualche giorno, così mi lasciano le chiavi del lo-

ro appartamento in modo che possa occuparmi del canarino e dei pesci… — Basta, basta, mi fai girare la testa con tutti i tuoi impegni! — mi ha interrotto Anna. — Ma è possibile che tu non ti prenda mai una pausa? — Non immagini neanche quanto vorrei farlo, ma ho delle responsabilità... — ho sospirato io. — Lascia che si occupi di qualcosa anche tuo marito, — ha aggiunto la mia amica. Già, mio marito... Gianfranco era il classico uomo che, una volta rientrato dal lavoro, si spaparanzava sul divano, si alzava solo per

cenare, e ci ritornava fino all’ora di andare a letto. Con il trascorrere degli anni, poi, stava diventando sempre più pigro. — Lo sai com’è fatto, è un brav’uomo, ma in casa non si occupa di nulla. E, comunque, gli impegni più pesanti della famiglia sono sempre concentrati nei giorni lavorativi, — ho mormorato, rassegnata. E non osavo pensare a come sarebbero andate le cose quando fosse arrivato il momento del suo pensionamento. Conoscendolo, me lo sarei trovato continuamente per casa a bighellonare e a lasciare tutto in disordine...

Il giorno dopo, come previsto, è stato caotico e senza un attimo di respiro. Quando, a metà pomeriggio, mi sono presentata a casa dei miei genitori, ero stanca e affannata. Mio padre doveva sottoporsi a un’operazione a un piede, niente di complicato, però, anziché ricoverarsi in un ospedale della zona, preferiva essere operato dal figlio di un suo vecchio amico, che da qualche anno esercitava la sua professione di chirurgo a Milano. Per fortuna, l’impegno di accompagnare in macchina papà e mamma, se l’era preso mio fratello Massimo. — Allora, avete preparaIntimità

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Ricomincio da ME

to tutto? Siete pronti per partire? — ho chiesto ai miei genitori appena arrivata, con l’intenzione di farmi consegnare le chiavi del loro appartamento e svignarmela il prima possibile. Mia madre era distesa sul divano e mi ha risposto con voce flebile: — Delia, ho la febbre, credo di essermi presa l’influenza. Non ce la posso fare ad accompagnare domani papà a Milano... E ora, come si fa? Mi stava guardando come se io fossi dotata di una bacchetta magica in grado di risolvere i problemi di tutti. “Santo cielo! Ci mancava anche questa, e io che credevo di poter tornare subito a casa e rilassarmi un po’ ”, ho pensato scoraggiata. Ormai allenata alle emergenze, ho rintracciato subito mio fratello al telefono e, dopo avergli spiegato la situazione, gli ho chiesto se poteva trattenersi lui con nostro padre, per lo meno il giorno dell’operazione. — Delia, lo sai, al lavoro ho dovuto insistere un bel po’ per avere libera la giornata di domani, figuriamoci se mi concedono due giorni! Io papà lo posso solo accompagnare, poi devo rientrare subito, — mi ha comunicato. — Cara, perché non vai anche tu con loro, e rimani in ospedale con papà al posto mio? Non preoccuparti per me, io me la cavo, — mi ha detto mia madre. Già, come se per me assentarmi qualche giorno da casa fosse la cosa più normale del mondo! — Lo so che tu te la cavi, mamma, ma io a casa

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Intimità

ho Gianfranco ed Enzo che non sono capaci di fare niente da soli, inoltre, devo occuparmi delle bambine di Tania. Anche se decidessi di partire, dovrei prima avvertirla che per due o tre giorni non posso fare la nonna e darle il tempo di organizzarsi. E poi, dovrei fare la spesa e cucinare, per lasciare qualcosa di pronto da mangiare! — ho esclamato esasperata. Per farla breve, dopo qualche consulto familiare, abbiamo deciso che mio fratello avrebbe accompagnato nostro padre a Milano l’indomani, come già stabilito in precedenza, e che io avrei raggiunto papà successivamente con il treno e sarei rimasta con lui il giorno dell’intervento. Per il rientro di papà fortunatamente non c’erano problemi, lo avrebbero riaccompagnato alcuni nostri parenti di Milano, che dovevano venire nella nostra zona per lavoro.

I

l giorno dopo, tanto per cambiare, non ho avuto un momento di pace. La mamma aveva ancora la febbre alta, così sono andata da lei, ho chiamato il suo medico e ho aspettato che venisse a visitarla, poi sono corsa in farmacia a prenderle le medicine e, prima di lasciarla, le ho preparato tutto ciò di cui avrebbe avuto bisogno quando sarebbe rimasta da sola. Nel frattempo, ho riorganizzato i turni settimanali con la mia consuocera, in modo che si occupasse lei delle bambine. Subito dopo mi sono precipitata al supermercato a fare la spesa, dovevo preparare anche ai miei due uomini del cibo pronto prima di partire. Mentre stavo facendo la fila alla cassa, un forte gi-

ramento di testa mi ha costretto a sorreggermi al carrello per evitare di cadere. Mi sono ripresa quasi subito, ma ero ancora un po’ confusa quando una ragazza incinta, con un carrello stracolmo, ha avuto la precedenza su tutti. L’ho invidiata un po’. Il suo bel pancione le permetteva di passare avanti. Già, le donne incinte e gli anziani hanno la precedenza... Ci vorrebbe una cassa speciale anche per le persone che si trovano nella mezza età, che sono sicuramente più indaffarate di tutti gli altri, ma non hanno privilegi, mi sono ritrovata a pensare. Una volta tornata a casa, mi sono messa a cucinare per preparare a Gianfranco ed Enzo qualcosa da mangiare durante la mia assenza. Quando, più tardi, mi sono guardata allo specchio, quasi non mi riconoscevo. La stanchezza aveva accentuato le mie occhiaie, anche le rughe mi parevano più profonde e il contorno del mio viso calava precipitosamente verso il basso. Quando ero più giovane, mi sarebbe bastata una bella dormita per togliermi dalla faccia i segni della stanchezza, ma negli ultimi tempi le cose non funzionavano più così. In fondo, era normale alla mia età... Ma perché nessuno si rendeva conto di quanta fatica mi costava essere sempre disponibile per tutti? “Forza, Delia, qui c’è bisogno di una bella maschera tonificante. Anche se devi recarti solo in un ospedale, non puoi andare in giro con questa faccia!”, ho sussurrato alla mia immagine allo specchio, mentre aprivo l’armadietto che conteneva i cosmetici. Avevo ancora la maschera sul viso, quando è squillato il telefono. Era mio figlio. — Mamma, hai sentito il

telegiornale? Domani c’è sciopero dei treni, non puoi andare a Milano dal nonno, — mi ha comunicato. — Ma sei sicuro? — gli ho chiesto, allarmata. — Certo che sono sicuro, l’hanno appena annunciato, — ha confermato lui. — Ti accompagnerei io, ma domani ho appuntamento con un cliente importante che arriva da Londra e non posso proprio disdire.

S

alutato Enzo, ho controllato subito le ultime notizie su Internet e ho verificato che aveva ragione: treni fermi per tutto il giorno seguente! Ho chiamato immediatamente mio marito al lavoro, sperando che almeno lui potesse prendere un permesso ma, come temevo, anche lui mi ha risposto che era impossibile. Allora ho telefonato a mia figlia Tania, impiegata presso un istituto di credito, magari poteva chiedere un giorno di ferie, visto che le bambine ormai erano sistemate con sua suocera. — Mamma, non posso assentarmi con un preavviso così breve... Però, se vuoi, ti presto la macchina, è sicuramente più sicura della tua vecchia utilitaria, così ci vai da sola, — mi ha detto. — Non me la sento di affrontare un viaggio tanto lungo, finché si tratta di guidare nei dintorni va bene, ma Milano è troppo lontana! E adesso come faccio, non posso lasciare tuo nonno solo il giorno dell’operazione! — ho esclamato disperata. — Perché non prendi l’aereo? Così non ti devi alzare all’alba, e arriverai dal nonno sicuramente più riposata che dopo un viaggio in treno o in auto, — mi ha suggerito mia figlia. Al momento mi è sembrata un’idea assurda, so-


prattutto considerando il costo dei voli, ma quando ne ho parlato con mia madre, è stata proprio lei a incoraggiarmi. — Il biglietto te lo pago io, — ha dichiarato. — Tuo padre deve avere qualcuno vicino quando esce dalla sala operatoria. Devi andare… con qualunque mezzo. Soltanto alla fine di quel lungo giro di telefonate, mi sono resa conto che avevo ancora la maschera sul viso. Si era talmente seccata che non riuscivo neanche a tirare un sospiro di sollievo! Ma almeno il problema del viaggio era risolto. — Ehi, un viaggio da sola in aereo! Non lo trovi eccitante? Magari farai un incontro galante, — ha commentato la mia amica Anna, quando quella sera le ho comunicato gli ultimi avvenimenti. — Guarda che non è un viaggio di piacere, vado solo a trovare mio padre in ospedale, — le ho fatto notare. — E poi, figurati se alla mia età si fanno incontri galanti! — Non dire sciocchezze, non sei poi così vecchia! Io sono tua coetanea e non mi sento affatto da buttare, — ha replicato Anna. — Non è questione di vecchiaia... non mi sento più desiderabile, è diverso, — le ho spiegato.

G

ià, sapevo di essere una persona aperta e mentalmente ancora “giovane”, ma da tempo per strada non attiravo più gli sguardi degli uomini, e da tanto neanche mio marito mi faceva dei complimenti... La mattina seguente, Gianfranco mi ha accompagnato all’aeroporto. Dopo averlo salutato, ho fatto il check-in e mi sono mescolata alla folla dei viaggiatori. Non era la prima vol-

Era da tanto che non mi sentivo così spensierata, allegra, persino bella! ta che volavo, però mi sentivo lo stesso emozionata, Anna aveva ragione, era eccitante prendere un aereo da sola, anche se solo per il breve tratto Roma-Milano. Ho immaginato di essere una donna in carriera sempre in giro per il mondo per lavoro e, guardando la mia immagine riflessa in una vetrata, ho pensato soddisfatta che qualcuno avrebbe anche potuto scambiarmi per tale. Il tailleur che avevo indossato mi dava un’aria da manager, e perfino la mia faccia non sembrava poi tanto male, anche se non avrei saputo dire con certezza se dipendeva dalla maschera del giorno prima o dal vetro un po’ appannato… Il mio posto sull’aereo era accanto al finestrino e seduto vicino a me c’era un bell’uomo, più o meno della mia età. Abbiamo iniziato a chiacchierare subito, senza il minimo imbarazzo, nonostante fossimo due perfetti sconosciuti. Dopo pochi minuti ci davamo già del tu, sapevo che si chiamava Leonardo, che abitava a Roma, che era uno scrittore e si stava recando a Milano per prendere accordi con il suo editore. — Anch’io scrivo! — ho esclamato, d’impulso, — cioè, scrivevo... — ho specificato. — Avevo tanta fantasia, mi piaceva trasferire sulla carta le mie emozioni… — E adesso non scrivi più? — mi ha chiesto lui. — Ho smesso da tanto… Troppe cose da fare, troppe persone da accudire... Da ragazzina sognavo di diventare anch’io una scrittrice,

ma è passato un secolo ormai! — ho sospirato, guardando le nuvole fuori dal finestrino. — Non bisogna mai annullarsi completamente per gli altri e, soprattutto, non si deve mai smettere di sognare! Quando si smette di sognare, si smette di vivere, — mi ha rimproverato lui, dolcemente. — E poi, non è possibile che sia trascorso un secolo, sei così giovane! Sono scoppiata in una risata. — Ti ringrazio per il complimento, ma credo che le mie rughe parlino da sole… — Se stai parlando di quelle sottilissime linee sul tuo viso, credo che siano solo i segni lasciati dai tuoi sorrisi, — mi ha bisbigliato.

N

on potevo crederci! Quell’uomo, anche se in modo molto discreto, mi stava facendo la corte! Mi sentivo, allegra, spensierata e... persino bella. Era da tanto tempo che non provavo più quella sensazione. Lassù, tra le nuvole, ho dimenticato per un po’ il mio ruolo di moglie, di madre, di nuora, di figlia e di nonna e mi sono sentita semplicemente una donna. Non so se dipendeva dall’altezza, ma la mia età non mi pesava per niente! Leonardo mi ha incoraggiato a riprendere a scrivere e, quando l’aereo ha cominciato la sua discesa, mi ha lasciato il suo biglietto da visita. — Mi piacerebbe leggere qualcosa di tuo, — mi ha detto. — E vorrei anche rivederti… — ha aggiunto con un sorriso.

Io sono arrossita e gli ho sorriso a mia volta, senza dargli una risposta precisa. Dopo poco, l’aereo ha toccato terra con un leggero sobbalzo e uno stridio di gomme sull’asfalto della pista, e anche Leonardo e io siamo tornati a essere delle persone con i piedi per terra, che solo la casualità aveva sospeso per un breve tempo insieme, tra le nuvole... Sono passati circa due mesi da quel viaggio. Leonardo non l’ho mai contattato, e non credo che lo farò mai. La mia amica Anna dice che sono una sciocca a non chiamarlo, ma io non desidero un’avventura, quell’incontro casuale è già stato molto importante così. Suscitare l’interesse di quell’uomo affascinante mi ha fatto capire che la vera bellezza non è che un atteggiamento, uno stato d’animo. Se stiamo bene con noi stessi, emaniamo un fascino particolare e anche gli altri lo notano. Figuriamoci che anche quel pigrone di mio marito, che non si accorge mai di niente, ieri mi ha detto che mi trova in gran forma. Di certo, ho un’aria più rilassata e questo forse dipende dal fatto che, da quando sono tornata da Milano, ho messo in pratica il consiglio di Leonardo. Ho ricominciato a scrivere. Chissà che un giorno il mio sogno di pubblicare un libro non diventi realtà... In ogni caso, ho anche deciso di andare un po’ meno di fretta e di lasciare che i miei cari, a volte, se la sbrighino da soli. Perché ho capito che avere sessant’anni non significa soltanto dividersi tra i problemi dei giovani e quelli degli anziani, ma anche pensare, nel limite del possibile, un po’ più a se stesse! Delia B. Intimità

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D

etesto i centri commerciali. Ci vengo solo quando è strettamente necessario, come adesso. Ho bisogno di un televisore nuovo, perché il mio si è rotto, e nel grande negozio al terzo piano i prezzi sono davvero concorrenziali. Mentre salgo sulla scala mobile, lo sguardo mi cade su una donna con i capelli biondi a caschetto, che assomiglia a Laura. È in cima alla scala e la vedo solo di spalle, ma noto che anche la corporatura è la stessa. Con il cuore che mi batte forte nel petto, percorro gli scalini della scala mobile due a due, ma quando arrivo in cima lei è scomparsa. Prendo un respiro per calmarmi e mi guardo intorno, ma lei sembra sparita. Potrebbe essere entrata in uno dei tanti negozi del piano, mi dico. Devo smettere di vedere mia moglie in ogni donna che le assomiglia. Tra l’altro, quel taglio di capelli è molto comune, sebbene negli anni il classico carré abbia subito varianti creative, come mi informò Laura quando se lo fece sfilare, in modo che sembrava avesse preso un refolo di vento. Era appena stata dal parrucchiere che, oltre al taglio, le aveva fatto i colpi di sole. — Stai benissimo, — le dissi, anche se non ne ero del tutto convinto. Mi piaceva di più pettinata in maniera tradizionale, come quando ci eravamo conosciuti sui banchi di scuola. Ma avevo preferito non stuzzicarla su un argomento che avrebbe provocato un battibecco.

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Così come SEI

Intimità


VITA VERA

Sara ha voluto cambiare look e adesso, con i capelli corti e scuri, non somiglia più a Laura, ma non per questo la amo di meno, anzi... Discutevamo molto, Laura e io. Lei era un tipo polemico e voleva sempre avere l’ultima parola su tutto. Io non ero da meno, ma per qualche ragione andava a finire che gliela davo sempre vinta. Il fatto è che l’amavo tantissimo e ora che non c’è più mi mancano anche le nostre discussioni. Sono passati due anni da quella terribile mattina, quando mi telefonarono dal Pronto Soccorso per comunicarmi che aveva avuto un incidente. Mi precipitai in ospedale, dove un medico mi informò che era stata investita da un furgone, che le sue condizioni erano apparse subito critiche e che purtroppo non ce l’aveva fatta. Mi sentii male, mi fecero sdraiare e mi somministrarono un tranquillante. Più tardi, uno dei poliziotti accorsi sul luogo dell’incidente mi riferì che Laura aveva attraversato fuori dalle strisce pedonali e che il furgone non aveva potuto evitarla. L’autista del mezzo era stato trattenuto in stato di fermo, ma probabilmente l’avrebbero lasciato andare. Le indagini erano comunque in corso e, per ogni ulteriore informazione, potevo rivolgermi alla stazione di Polizia. Delle parole dell’agente afferrai soltanto i punti salienti, pensando che uno dei motivi delle discussioni con mia moglie era la sua sbadataggine. Una mancanza che le era costata la vita a trentatré anni. Nelle ore seguenti precipitai in un incubo, che durò

quasi un anno. Poi pian piano l’incubo lasciò il posto a una sequenza di giornate grigie, tutte uguali, scandite da obblighi e consuetudini che portavo avanti come un automa. Così, quando la mia azienda mi propose il trasferimento in un’altra città, mi sembrò un’ottima via di fuga, che accettai senza indugi. Avevo bisogno di allontanarmi da tutto quello che mi ricordava mia moglie e, inoltre, dovevo prendermi una pausa da parenti e amici che, armati delle migliori intenzioni, mi stavano troppo addosso, costringendomi a nascondere il mio dolore. Nella nuova città, dove i luoghi, l’ambiente di lavoro e i colleghi mi erano estranei, il dolore si stemperò, lasciandomi nel cuore un grande, incolmabile vuoto. Dicono che la fase del lutto passi attraverso tre stadi: la negazione, la rabbia e l’accettazione. Nessuno, però, ha mai parlato delle allucinazioni. La prima volta che mi capitò ero su un autobus affollato e non riuscii a raggiungere la donna che assomigliava talmente tanto a mia moglie che ero sicuro fosse lei. La seconda volta successe in un locale, ma quando le andai vicino e lei si girò, mi accorsi che era molto più grande di Laura. La donna sulla scala mobile è l’ennesima della serie e mi rendo conto che devo smetterla, altrimenti sarà meglio che vada da uno psicologo, proprio come mi consigliarono i

miei amici a suo tempo. Entro nel negozio di elettrodomestici e mi avvio al reparto televisori. Ora che sono rimasto solo guardo la tv molto più di prima. Mi distrae e mi fa compagnia, anche quando mi aggiro per casa o faccio qualcos’altro. Insomma, è come avere una presenza accanto a me. Davanti agli apparecchi in esposizione scorgo la donna della scala mobile. Mi dà sempre la schiena, quindi non riesco a vederla in faccia. Respiro profondamente, aspettando che si giri mettendo così fine alla mia curiosità. Finalmente si volta e. incontrato il mio sguardo, mi sorride. — Non ci capisco niente di nuovi modelli, però questo sembra piuttosto caro… — esordisce. — E non c’è nessuno a cui chiedere... Rimango per un attimo impietrito e non mi vengono le parole. Questa donna assomiglia a Laura in maniera impressionante. Stesso sorriso, stessa forma del viso, stesso taglio degli occhi, stesse labbra morbide e carnose. E, ovviamente, stessa pettinatura. O è uno scherzo della mia mente e io sono messo peggio di quanto pensassi? — È un modello appena uscito. La marca è ottima. Però è vero, è piuttosto caro. E comunque tra qualche mese ne uscirà un altro e questo sarà già vecchio, — riesco a dire. — Secondo me, ultimamente si sta davvero esagerando con l’usa e getta… E lo stesso discorso

vale per i cellulari... — Il mio telefonino ha cinque anni e funziona benissimo. Non vedo perché dovrei buttarlo via. Del resto, lo uso soltanto per telefonare. Mi fissa, un po’ spiazzata, così mi presento. — Mi chiamo Diego. — Sara, — replica. — Bene, Sara. — Cerco di fare il disinvolto, sebbene il mio cuore continui a battere in maniera anomala. — Vuoi che cerchiamo un modello con il giusto rapporto qualità-prezzo? Alla fine acquistiamo due televisori uguali e, mentre siamo alla cassa per pagare, penso che non posso lasciarla andare. — Ti va di bere qualcosa? — le propongo. Poco dopo, mentre siamo seduti al tavolino di un bar, mi sento frastornato. La voce di Sara è più bassa e calda di quella di Laura, ma ritrovo in lei le stesse espressioni di mia moglie, soprattutto quando sorride o quando gesticola. Ho letto su una rivista che ciascuno di noi ha almeno un sosia, ma potrebbe essere ovunque nel mondo e le possibilità di incontrarlo sono piuttosto rare. Se a me è successo di trovare la sosia di Laura, deve esserci un motivo. Sono talmente preso dai miei pensieri che non ho ascoltato quello che sta dicendo Sara. — Scusa? — le chiedo. — Tutto bene? — domanda lei. — Sì, certo. Stavi dicendo? — Dicevo che, se usi un telefonino vecchio, allora non frequenti i social… — No, non fanno per me. Lavoro al computer otto ore al giorno e quando finisco non ho più voglia di connettermi per parlare con persone virtuali. — Ah, guarda, sfondi una Intimità

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Così come SEI

porta aperta. Io mi relaziono solo con le persone che conosco. Oltretutto, il mio impiego richiede già abbastanza attenzione. Non ne ho altra da dedicare a stupidaggini. — Che lavoro fai? — le chiedo incuriosito. — Sono infermiera professionale. — E ti piace? — Sì, molto, anche se è piuttosto faticoso. Certe volte quando torno a casa desidero solo un bagno caldo e guardare la televisione. Oh, non sono teledipendente, — si affretta ad aggiungere. — È solo che mi fa compagnia e mi concilia il sonno.

A

questo punto mi sembra chiaro che è single e vorrei chiederle come mai una donna affascinante come lei non abbia qualcuno, ma non posso certo farle domande così personali. — Anche per me è così, — replico. Ma Sara, avendo notato la fede che non ho mai tolto, aggiunge: — Strano, per un uomo sposato… — Non sono sposato, anche se lo ero. Sono vedovo. Va a finire che le racconto del mio lutto e del trasferimento, omettendo la faccenda della somiglianza. Vorrei tanto rivederla e non mi sembra il caso di spaventarla. Prima di lasciarci, mi armo di coraggio e la invito a cena per domani sera, che è sabato. — Domani non posso, sono di turno, — mi risponde. Temo che sia una scusa e non oso insistere. Devo avere un’espressione delu-

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Intimità

sa, poiché lei continua: — Però domenica sono libera. Sono molto nervoso per questo appuntamento. A dirla tutta, non ho mai invitato a cena una donna che non fosse Laura. E in quel caso ci conoscevamo da sempre, uscivamo con lo stesso gruppo di amici e la prima volta che siamo andati fuori a mangiare eravamo già una coppia consolidata. Insomma, non ho mai provato l’ebbrezza di un appuntamento con una donna appena conosciuta. Sara, proprio come avevo intuito sin dal primo momento, è una donna adorabile, che mi fa sentire subito a mio agio. E poi questa sera è bellissima, con i capelli ben pettinati, il vestito nero aderente e le scarpe con il tacco. Noto anche che quando sorride, e lo fa spesso, le si illuminano gli occhi. Mia moglie, al contrario, era spesso imbronciata, quindi deduco che i loro caratteri sono diversi. Ma mi rendo conto che conosco appena Sara e comunque è sicuramente meglio che non mi metta a fare confronti. Chiacchieriamo del più e del meno, ma poi, visto come ci siamo conosciuti, il discorso vira sulla televisione e sui nostri programmi preferiti. Scopriamo così che ci piacciono le stesse fiction e passiamo la serata a discutere di questo o quel personaggio. Non avrei mai creduto che la televisione mi avrebbe fornito un argomento di conversazione capace di salvare una serata, che avrebbe potuto essere un fiasco. E non perché fra noi due non ci sia una certa chimica, ma semplicemente perché ho l’impressione che lei, come me, abbia paura di scoprirsi troppo. Usciti dal ristorante, fac-

ciamo due passi. Sara abita in zona, così mi offro di accompagnarla a casa. — Sai, Diego, — mi dice sorridendo, — stavo pensando che siamo molto simili: due orsi in letargo che guardano la televisione in attesa della primavera. Sono colpito dalle sue parole. Per quanto mi riguarda, non c’è alcun mistero in merito al mio ritiro dalla vita sociale. Ma non riesco a capire perché una donna come lei passi il tempo libero a guardare la televisione. — Vuoi aspettare la primavera insieme a me? — le domando, guardandola dritto negli occhi. — Sì, mi piacerebbe, — risponde. Mi avvicino e cerco le sue labbra, che sono morbide e dolci, come mi aspettavo. Cominciamo a frequentarci e stiamo davvero bene insieme. Da quando vedo Sara, il mio umore è sempre alto, mi sento pieno di energia e ho ritrovato l’ottimismo. Passo le giornate pensando a lei e aspettando con ansia la sera quando, compatibilmente con i suoi turni, ci ritroviamo a casa mia o a casa sua per cena. — Che cosa ti è successo? — mi chiede una mattina Marco, il mio collega. — Non ti ho mai visto così euforico. Hai vinto alla lotteria? Marco è un tipo discreto, che non mi ha mai fatto domande, aspettando che fossi io a parlare, quando e se ne avevo voglia. Gli ho raccontato la mia storia a grandi linee, senza scendere nei dettagli, per non rinvangare un passato che ancora mi faceva soffrire. — Ho conosciuto una donna stupenda, — gli rispondo. — Buon per te. Allora è molto meglio che aver vinto alla lotteria. Ci rimettiamo al lavoro

e inevitabilmente il pensiero corre a lei. Sara è una donna meravigliosa, dolce e comprensiva, che riempie il mio vuoto e mi fa sentire di nuovo vivo e fiducioso nel domani. Non litighiamo quasi mai ed è davvero rilassante lasciarsi andare a un rapporto senza conflitti e tensioni. Non sto facendo paragoni né sminuendo la mia relazione con Laura. Eravamo giovani, un po’ viziati e in quella fase della nostra vita andava bene così. Adesso, soprattutto dopo quello che mi è successo, non avrei più l’energia per affrontare battibecchi e litigi. Comunque, come dicevo, con Sara non arrivo mai a litigare. Deve essere per il suo carattere amabile oppure per via del suo mestiere, che le ha insegnato a essere paziente e a non drammatizzare. — In ospedale sono a contatto ogni giorno con la sofferenza e con i drammi, — mi ha detto una volta, — ma anche con la speranza che leggo negli occhi dei pazienti, con la loro voglia di farcela, che a volte compie miracoli.

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uttavia, nonostante il suo atteggiamento positivo nei confronti della vita, non si è ancora lasciata andare completamente con me riguardo al suo passato. Mi ha riferito solo che ha avuto una storia con un medico ma che, come da copione, lui era sposato. Le aveva promesso che avrebbe lasciato la moglie e lei ci aveva creduto. Finché un giorno ha aperto gli occhi e ha capito che lui non l’avrebbe mai fatto. A quel punto, ha dovuto licenziarsi dalla clinica privata dove lavorava e cercarsi un altro impiego, in ospedale. Per fortuna il suo me-


stiere non conosce crisi ed è stata assunta quasi subito, anche se con uno stipendio più basso e un orario più impegnativo. Ma non se n’è mai pentita, in quanto l’ospedale offre maggiori opportunità, sia dal punto vista umano sia da quello professionale. Me l’ha confessato una sera, a letto, dopo che avevamo fatto l’amore. E io ho sentito che non mi aveva detto tutta la verità, che c’era ancora qualcosa che non voleva o non poteva rivelarmi.

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el resto, nemmeno io sono stato del tutto sincero con lei. Fare l’amore con Sara è stata un’esperienza piuttosto strana. Da un lato mi sembrava di essere tornato indietro nel tempo, di stringere fra le braccia la mia Laura, ma dopo un po’ mi sono lasciato andare e Sara, con la sua dolcezza e la sua passione, mi ha fatto dimenticare tutto il resto. Ora, quando sono fra le sue braccia, non penso più a mia moglie. Di proposito, non ho portato foto di Laura nella mia nuova casa, quindi Sara non può immaginare di assomigliarle tanto. Ma che cosa succederebbe se, un giorno, mi chiedesse di vedere qualche foto o lo scoprisse per caso? Finché abito qui, lontano dai miei genitori e dagli amici, è improbabile che possa accadere, ma se decidessimo di convivere o di sposarci, prima o poi questa storia della somiglanza verrebbe fuori. Ci vediamo a volte da me, altre da lei, e questa sera tocca a me andare a casa sua. Lungo la strada mi fermo ad acquistare la cena in una rosticceria e, già che ci sono, prendo anche dei fiori. Ci siamo scambiati le chiavi dei rispettivi appar-

Ora spetterebbe a me dirle la verità, ma temo che non sia il momento giusto tamenti, così entro senza suonare. — Ciao! — la saluto appoggiando la busta con la cena nell’ingresso. Reggendo i fiori mi avvio verso il salotto, da dove proviene il rumore della televisione. A casa di Sara, come da me, l’apparecchio è sempre acceso. Anche se piano piano stiamo uscendo dal nostro letargo, di comune accordo abbiamo deciso di non cambiare le nostre abitudini. Ma chi è la donna che sta rovistando nella credenza? Ha i capelli neri e corti e indossa un paio di jeans e una felpa. Per quel che ne so, potrebbe anche essere una ladra. — E tu chi sei? — chiedo. La sconosciuta si gira e… per un istante faccio fatica a credere che quella donna sia Sara. Ma quel sorriso lo riconoscerei anche se avesse i capelli verdi e si fosse fatta la plastica al naso. — Ciao, amore, — mi saluta venendo verso di me. — Che belli! Sono per me? — chiede prendendo i fiori. Poi, notando il mio sconcerto, si porta le mani ai capelli. — Scusa, avrei dovuto dirtelo, ma è stata una decisione improvvisa. Mi trovi tanto orrenda? — No… io, — balbetto. So che è assurdo, ma è stato un colpo al cuore, come se Laura fosse stata uccisa una seconda volta. Sara va a prendere un vaso, lo riempie d’acqua, sistema i fiori, mentre io seguo inebetito i suoi movimenti. Poi si accomoda sul divano e mi invita a sedermi accanto a lei. — Vieni, voglio raccontarti una cosa, — inizia. —

Non ti ho detto tutto del mio passato, perché non lo avevo superato completamente. La mia relazione con Giorgio, il dottore di cui ti ho parlato, è stata un susseguirsi di alti e bassi. Quando mi vedeva in crisi e temeva che lo lasciassi, mi faceva un sacco di promesse, che non ha mai mantenuto. Io ero molto innamorata e mi illudevo che un giorno avrebbe lasciato la moglie per me. Una sera eravamo nel suo pied-à-terre e, mentre lui era in bagno, il suo telefono ha cominciato a vibrare per l’arrivo di una serie di messaggi. Un po’ per curiosità, un po’ perché pensavo lo chiamassero dalla clinica, li ho letti. Erano messaggi d’amore di Manuela, la nuova infermiera, appena trasferita nel nostro reparto. L’ho affrontato. Lui ha negato, dicendo che non era vero, che lei lo perseguitava con messaggi e telefonate, ma che amava me e stava per chiedere la separazione. Non gli ho creduto e l’ho lasciato. Ho cambiato lavoro, ma mi sentivo spenta. Come avevo potuto essere tanto cieca da non accorgermi di quanto lui fosse meschino? Ero delusa da lui, ma soprattutto da me stessa, e mi sono convinta di non valere niente come donna. Poi ho incontrato te e poco alla volta ho riacquistato la mia autostima. Così oggi, dal parrucchiere, ho deciso che volevo essere una donna nuova, non solo dentro, ma anche fuori. Non sei dispiaciuto, vero? Il suo sguardo, un misto di supplica e speranza, mi intenerisce. La stringo forte, mormorando:

— Dispiaciuto? E perché? Io ti amo per come sei, non certo per i tuoi capelli. Sara si accoccola fra le mie braccia e restiamo così, assaporando il silenzio e la magia di questo momento, dove le parole sarebbero superflue. Tuttavia, non mi sento in pace. Sara mi ha aperto il suo cuore e ha dissolto tutte le ombre. Ora spetterebbe a me raccontarle la verità. Ma temo che non sia il momento giusto. Lei mi ha appena confessato di avere riacquistato la sua autostima e non posso rischiare che la perda di nuovo, dicendole che mi sono interessato a lei proprio per il suo aspetto, che ora ha voluto cambiare.

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ono sicuro del mio amore per lei come non lo sono mai stato in vita mia, nemmeno con Laura. Quello che provo per Sara è un amore più maturo e consapevole, e non c’entra niente il fatto che assomigli a mia moglie. Sì, la somiglianza è stata la molla che ha risvegliato il mio cuore, ma niente più. — Davvero ti piace il mio nuovo look? — mi chiede Sara a un tratto. La guardo ed è come se fosse la prima volta. L’immagine di Laura svanisce dalla mia memoria, anche se non dal mio cuore, dove resterà per sempre. La donna davanti a me non è una copia o un surrogato di mia moglie, ma una persona diversa, che amo con tutto me stesso. Per il momento non le dirò niente, ma lo farò a tempo debito, perché non voglio che ci siano segreti tra di noi. — Lo adoro, — rispondo, avvicinando le mie labbra alle sue. Diego V. Intimità

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TURISMO

di Paola Babich

L’agenda di GENNAIO EVENTI ALL’INSEGNA DELLA TRADIZIONE MA ANCHE CULTURALI PER I PRIMI APPUNTAMENTI DEL 2017

EMILIA ROMAGNA

A Ferrara ultime settimane, sino al 29, per visitare a Palazzo Diamanti l’esposizione Orlando Furioso 500 anni. Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi. Un viaggio nel mondo ario-

stesco, che racconta attraverso dipinti, sculture, arazzi, libri il contesto storico e sociale in cui si muoveva il poeta, indissolubilmente legato alla città. La mostra è infatti un’occasione per andare alla scoper-

ta del centro estense; il consorzio Visit Ferrara conduce i visitatori nelle trame dell’Orlando Furioso e nei luoghi vissuti da Ariosto attraverso diversi pacchetti; chi desidera partecipare anche solo alle visite guidate può prenotare il tour di 2 ore. L’itinerario toc-

UMBRIA

ca i principali monumenti del centro storico rinascimentale, tra cui la tomba di Ariosto e la Biblioteca Ariostea, il Castello Estense (sopra, a sin.; a ds. un quadro del Giorgione, che fa parte della mostra). Info: www.palazzodiamanti.it, www.visitferrara.eu

Alzi la mano chi sa che l’Umbria ha a che fare con Rodolfo Valentino e che i suoi paesaggi sono stati scelti per realizzare un film western! Ebbene sì, la regione ha un forte legame con il cinema e la tv, ed è spesso stata lo sfondo ideale per decine di pellicole e produzioni televisive, molte delle quali di ambientazione storica. Ad approfondire questo interessante aspetto è la mostra L’Umbria sullo schermo, a Perugia, a Palazzo Baldeschi al Corso, sino al 15. Antichi macchinari, tecnologie moderne, set cinematografici, punti di proiezione di clip, dalle pellicole di inizio ‘900 alle fiction più recenti, come Don Matteo, interpretato da Terence Hill (a sin.) e Luisa Spagnoli. E poi i grandi attori e registi che hanno lavorato in Umbria o che proprio qui sono nati, come Monica Bellucci e Filippo Timi. Una mostra originale, che offre anche tanti spunti di visita della zona. Info: www.fondazionecariperugiaarte.it

ALTO ADIGE

È all’insegna della tradizione più genuina il Matrimonio Contadino che il 15 parte da San Valentino per giungere a Castelrotto (a ds.); sulla slitta coi cavalli, sullo sfondo delle Dolomiti, gli sposi sfoggiano bellissimi costumi, lei con un cappello verde, lui con un garofano rosso nel taschino. Tutti gli invitati al matrimonio hanno le loro peculiarità: se le donne si mostrano con i capelli raccolti sono nubili, se li sistemano dietro la nuca sono sposate, mentre le più anziane portano sul capo il turmkappe, l’antico cappello a cono; per le bimbe abiti bianchi decorati, per i bimbi loden nero e camicia di ciniglia. Non può sfuggire l’addetto alla cerimonia, che porta un grande copricapo ornato di piume di struzzo nere e bianche. Dopo la sfilata, tutti al banchetto nuziale, per assaporare piatti tipici, tra musica e danze folkloristiche. Info: www.seiseralm.it

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Intimità


LOMBARDIA

Decisamente attuale e interessante la mostra Terremoti, sino al 30 aprile al Museo di Storia Naturale di Milano. Origini, storie e segreti dei movimenti della Terra, per conoscere meglio questi eventi naturali, le cause che li scatenano, la frequenza e le modalità con cui le onde sismiche si propagano. L’esposizione si sviluppa attraverso sette sale, in un percorso ricco di immagini spettacolari, fotografie satellitari provenienti dalla NASA, diorami di grandi dimensioni, filmati, una vasca in cui viene simulata un’onda di tsunami, sismografi, stru-

LIGURIA

mentazione antica e moderna, rocce e minerali. Una sezione è dedicata ai terremoti del passato più importanti e spaventosi - fra cui quello di Messina del 1908 - un’altra si focalizza sugli tsunami. Grande rilievo viene dato anche al tema della prevenzione, sia in campo ingegneristico, sia per

quanto riguarda la conoscenza degli strumenti più innovativi, volti alla protezione (ad esempio, sono presenti degli speciali banchi di scuola progettati per reggere il peso della caduta di una tonnellata dall’altezza di sei metri). Info: www.comune.milano. it/museostorianaturale/

Sino al 10, a Genova, svago assicurato con Circumnavigando Festival, Festival Internazionale di Teatro e Circo Contemporaneo che coinvolge tutta la città: dai teatri - Teatro della Tosse, Teatro Modena, Teatro Govi e il restaurato Teatro Sociale di Camogli - ai palazzi cittadini tra cui Palazzo Ducale e Tursi, sino alle piazze e al Tendone da Circo al Porto Antico. Si potrà divertirsi con numeri di circo tradizionale e contemporaneo, giocoleria, acrobatica, danza, e tanto altro. Info: www. sarabanda-associazione.it

VALLE D’AOSTA

Ad Aosta Fiera di Sant’Orso, che affonda le sue radici nel Medioevo. La leggenda narra che tutto ebbe inizio di fronte alla chiesa dove il Santo sarebbe stato solito distribuire ai poveri indumenti e “sabot”, le caratteristiche calzature in legno. Il 30 e 31 artisti e artigiani faranno conoscere le loro attività: scultura e intaglio su legno, lavorazione della pietra ollare, del ferro battuto e del cuoio, tessitura del “drap” (stoffa in lana lavorata su antichi telai), merletti, vimini, botti… Ad accompagnare il tutto spettacoli, degustazioni di vini e prodotti locali. La festa culmina nella Veillà, fra il 30 e 31, con le vie del centro animate sino all’alba. Info: www.lovevda.it

LAZIO

È un mito che dal 1977 continua a ingrossare le fila dei suoi fan. Stiamo parlando di Guerre Stellari, al cui universo il Complesso del Vittoriano Ala Brasini di Roma dedica una mostra sino al 29. Oltre 1.000 pezzi tra modellini, action figures e stampe d’epoca - alcune per la prima volta in Italia - raccontano le scene e i personaggi più noti di un mondo appassionante. La mostra sulla saga che ha sedotto tre generazioni si focalizza sull’aspetto ludico; ai più classici toys si affiancano pezzi da collezione, quali costumi, accessori, armi. Info: www. guerrestellariroma.it

SULLE TRACCE DELLA BEFANA ● Nella Valle del Serchio, in Toscana (sopra, a sin.), il 5 e 6 si ripete una tradizione che, nel 1897, ispirò a Giovanni Pascoli una toccante poesia, dedicata proprio alla Befana. Il 5 la vecchietta parte dalla sua casa di legno nel bosco Pegnana per recarsi a Barga, dove troverà centinaia di bimbi in costume da “befanottini”, ai quali darà un regalo; alle 21, davanti a un falò, prenderà il via una serata in costume, con balli e musica. Il 6 con la Befana arriveranno sorprese, giochi, doni e specialità locali, tra cui i tradizionali biscotti secchi, i “Befanini”. Per l’occasione, weekend al Ciocco Tenuta e Parco, in un paesaggio immerso nella natura. Info: www.ciocco.it ● A Monticello d’Alba la Befana arriva al castello (sopra, a ds.): venerdì 6 una simpatica vecchietta attende grandi e piccini per una visita che rende protagonisti i bambini di tutte le età, ai quali, al termine, verrà offerto un piccolo omaggio. Info: tel. 0173364030, www.turismoinlanga.it ● Nel Parco del Ticino, alla Cascina Galizia, svago per i bimbi, con un pomeriggio di festa che prevede una golosa merenda e un’escursione nella natura al tramonto, “armati” di torce, sulle tracce della Befana e alla scoperta delle bellezze del Parco, accompagnati da un’esperta guida naturalistica. A seguire, cena con specialità del territorio. Info: tel. 0331874964, www.agriturismolagalizia.it Intimità

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SALUTE E BENESSERE

a cura di Simona De Vecchi

ALIMENTAZIONE

GRANA o PARMIGIANO?

SONO DUE ECCELLENZE DEL MADE IN ITALY, RACCOMANDATE A QUALSIASI ETà GRAZIE ALLA RICCHEZZA DEI LORO NUTRIENTI, AL RIDOTTO APPORTO IN GRASSI E ALLA FACILE DIGERIBILITà. E HANNO SOLO QUALCHE PICCOLA DIFFERENZA

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orniscono sostanze di cui hanno bisogno tutti, in particolare bambini, adolescenti, sportivi, donne incinte, in allattamento e anche anziani. Il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano sono parenti stretti, le loro proprietà nutrizionali si equivalgono. E le differenze sono minime. «La distinzione principale la fa il tempo di stagionatura, che è maggiore nel Parmigiano, e che rende leggermente migliore la qualità organolettica di questo prodotto, - spiega la dottoressa Maria Makarovic, medico nutrizionista a Milano. - Per contro, il latte con cui il Parmigiano viene preparato ha un contenuto in materia grassa leggermente superiore a quello del Grana. Però forniscono rispettivamente 384 e 380 calorie ogni 100 grammi e sono entrambi ricchi di proteine ad alto valore biologico: in 100 grammi sono presenti 35 grammi circa di proteine totali, pari a quelle presenti in 200 grammi di carne. Inoltre, apportano alcuni aminoacidi essenziali, in particolare la leucina, che servono a contrastare la perdita di massa magra durante il calo di peso e aumentano anche il senso di sazietà. Contengono entrambi una miniera di sali minerali, soprattutto calcio, potassio e fosforo, utili per sviluppare l’apprendimento. La presenza di iodio, invece, serve a favorire il giusto funzionamento della tiroide, mentre selenio, magnesio, rame e zinco contrastano l’invecchiamento cellulare. E ancora, apportano vitamine A, D, PP, E e quelle del

gruppo B, tra le quali la B 12, che sono fondamentali nell’alimentazione a tutte le età». MINIERA DI CALCIO «L’elevato contenuto di calcio presente in questi formaggi, circa 1.200 milligrammi ogni 100 grammi, favori-

sce l’eliminazione dei grassi e difende la salute di ossa e denti: 50 grammi di prodotto forniscono il 60 per cento del fabbisogno di un adulto, - specifica l’esperta. - Ma il Grana e il Parmigiano sono utili specialmente nell’alimentazione dei bambini, già a

OTTIMO CARBURANTE PER GLI SPORTIVI Grana Padano e Parmigiano Reggiano possono essere i protagonisti di una dieta ipocalorica, sana e gustosa. Una spolverata di prodotto grattugiato o qualche scaglia consentono di arricchire e insaporire molti primi piatti, al punto che si può anche ridurre la quantità di sale nell’acqua di cottura di pasta e riso. Questi prodotti caseari rappresentano anche un ottimo carburante per gli sportivi, che possono sceglierlo come snack, prima dell’attività fisica, per una carica di energia immediata.

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Intimità

partire dal quinto mese di vita, poiché forniscono i “mattoni” per crescere. E sappiamo che più calcio si accumula da piccoli, meglio è, perché lo scheletro si forma fino ai 18 anni, quando si raggiunge il picco di massa ossea. Ma questi due prodotti caseari sono preziosi anche in età matura, per combattere l’osteoporosi. Contengono inoltre grassi per il 40 per cento insaturi, che non sono dannosi per il sistema cardiovascolare. Un’altra proprietà da non trascurare è la massima digeribilità di questi due alimenti così simili: 100 grammi vengono digeriti in circa 45 minuti, contro le 4 ore richieste per la stessa quantità di carne. E non è ancora tutto: grazie alla presenza di particolari molecole bioattive, che si sviluppano dalla fermentazione del latte, chiamate casopeptidi, ad azione ipotensiva, e il ridotto tenore in grassi saturi, colesterolo e sodio, può mangiarli anche chi soffre di ipertensione e ipercolesterolemia. Inoltre Grana e Parmigiano possono essere gustati senza problemi anche da chi di solito deve rinunciare ai latticini per intolleranza alimentare, perché dopo la stagionatura non contengono più tracce di lattosio». Emilio De Paoli


PSICOLOGIA

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uante volte la mente resta imprigionata in angosce, paure, rimpianti e continue autoaccuse? La tecnica della Mindfulness va a incidere proprio sull’attività di specifiche aree del cervello, cioè l’amigdala e la corteccia orbito-frontale, in cui vengono gestite le emozioni negative. «Si tratta di una specifica forma di meditazione, - spiega la dottoressa Silvia Bianchi, psicoterapeuta, docente di meditazione all’università di Pisa e insegnante di Mindfulness. - È utile per sviluppare una particolare consapevolezza di sé e per vivere meglio il presente, momento per momento, entrando in diretto contatto con la propria interiorità più profonda, per imparare a conoscersi, senza però giudicarsi. Si rivela particolarmente efficace per neutralizzare i pensieri negativi, gli stati di ansia, lo stress e le ricadute di una depressione. Si può intraprendere a qualsiasi età, con qualsiasi preparazione culturale e orientamento spirituale. Può essere praticata

MINDFULNESS... e l’ansia se ne va

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È RISAPUTO CHE GLI STATI D’ANIMO NEGATIVI SI RIFLETTONO SULL’INTERO ORGANISMO. QUESTA TECNICA PUò AIUTARE A RITROVARE LA SERENITà ATTRAVERSO L’ASCOLTO DELLE PROPRIE EMOZIONI

attraverso corsi collettivi o incontri individuali, l’importante è trovare un docente preparato che prima di insegnare abbia fatto un training adeguato di almeno 4-5 anni». HA ORIGINI ANTICHE Grazie a questa pratica si impara dunque a far emergere e a convogliare nella direzione voluta tutto ciò che fa stare bene, che rende più forti, e soprattutto ad allontanare ciò che danneggia e che inquina il benessere interiore. Il tutto ha l’effetto di diminuire l’arrovellamento mentale, il continuo girare a vuoto dei pensieri, che in genere sono sempre gli stessi: avrei dovuto, avrei potuto, perché non ho fatto… Grazie a questa tecnica ci si può esercitare, un po’ alla volta, a “guidare” in maniera più consapevole le emozioni, a uscire dalle ossessioni e a ripartire dai propri punti di forza, che tutti hanno. La Mindfulness è una disciplina di cui si parla molto negli ultimi tempi, ma ha radici nel buddismo e nello Zen,

L’ESERCIZIO DEL BODY SCAN Per comprendere meglio in che cosa consiste la Mindfulness, ecco un esempio pratico, il cosiddetto Body scan, o scansione corporea, un esercizio basilare. Sedute comodamente, oppure sdraiate, ci si concentra sul respiro, sui movimenti della pancia durante l’inspirazione e l’espirazione. Si cerca poi di prestare attenzione alle sensazioni trasmesse dalle singole parti del corpo: piedi, ginocchia, bacino, cuore, polmoni, stomaco, tutta l’area del busto e delle braccia, sino al collo, alle tempie, agli occhi, al naso, alle guance e anche alla parte interna della bocca. Ogni volta che ci si deconcentra si deve fare caso a cosa ha provocato la distrazione: altre emozioni, pensieri disturbanti, suoni? Si riporta dunque l’attenzione sulle proprie sensazioni, piacevoli e spiacevoli. Bisogna anche rilevare se c’è tensione, o altro, e accettare tutto così com’è, senza volerlo modificare. Se durante l’esercizio ci si accorge che qualcosa cambia dentro di sé, si deve cercare di capire in che modo. Dopo qualche minuto di repirazione tranquilla si può ritornare con calma alle proprie attività abituali. Per saperne di più: Vivere momento per momento, di Jon Kabat-Zinn, editore Corbaccio, e Mindfulness Essere consapevoli, di Gherardo Amadei, editore Il Mulino.

anche se adesso è completamente slegata da ogni religione. I suoi principi fondamentali sono stati definiti per la prima volta negli Anni Settanta dal biologo americano Jon Kabat-Zinn. Una volta acqui-

sita un po’ di pratica, questo tipo di meditazione può essere fatta tranquillamente a casa: bastano anche 5-10 minuti al giorno per restare in contatto positivo con sé stessi. Paola Tiscornia

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SALUTE E BENESSERE SERVIZI ONLINE

Il medico a portata di APP ATTRAVERSO UN NORMALISSIMO SMARTPHONE è POSSIBILE MONITORARE L’ANDAMENTO DI ALCUNE MALATTIE CRONICHE. L’ULTIMA PAROLA PERò DEVE ESSERE SEMPRE DEL MEDICO

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mente questi supporti non possono sostituire il medico, però permettono di stilare grafici o resoconti elaborati da mostrare allo specialista. Vediamo alcune app per capire come funzionano.

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razie ai rapidi progressi della tecnologia, oggi è possibile tenere sotto controllo, addirittura minuto per minuto, l’andamento di malattie e disturbi molto comuni, senza doversi recare in un ambulatorio specialistico. È una comodità che viene offerta

da specifiche applicazioni da installare sullo smartphone che sono in grado di elaborare informazioni che consideriamo necessarie per la nostra salute. In alcuni casi possono addirittura fornire consigli personalizzati sugli stili di vita più corretti per ogni condizione. Natural-

QUESTIONE DI PRIVACY L’utilizzo di app mediche presuppone l’inserimento di dati personali, che come tali necessitano di tutela e riservatezza. Ne consegue che la registrazione di informazioni che riguardano la nostra salute va fatta con particolare cautela. Prima di procedere all’installazione della app prescelta occorre infatti verificare che sullo schermo compaia un’informativa relativa all’uso dei dati personali da parte di chi offre il servizio, in modo che l’utente possa esprimere un consenso informato. Inoltre, è bene essere diffidenti se compaiono richieste eccessive di informazioni e di quesiti che non risultano pertinenti alle varie funzionalità proposte dall’applicazione.

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S.O.S. MAL DI TESTA L’applicazione HeadApp, scaricabile solo su iPhone e iPad, è stata creata da specialisti internazionali. Su di essa si possono registrare i giorni e gli orari in cui il mal di testa si manifesta, il tipo di dolore, la sua localizzazione e anche quanto dura la crisi. Tutti i dati risultano inseriti in modalità anonima e c’è anche la possibilità di salvarli sul cloud, letteralmente “nuvola”, una sorta di disco rigido online che permette di consultare i dati anche su altri dispositivi. Da pochi mesi è stata anche lanciata l’applicazione iMalditesta, promossa dal gruppo farmaceutico Angelini, scaricabile sia da iOS sia da Android: anch’essa funziona come un diario in cui registrare frequenza, intensità o localizzazione del dolore. Le informazioni inserite vengono anche messe in relazione a quelle che sono proprie abitudini alimentari, alle ore di sonno o al livello di stress, per individuare possibili strategie di comportamento virtuoso da condividere con il medico.

IN CASO DI DIABETE In Italia sono circa 4 milioni le persone affette da diabete e più di due milioni faticano a mantenere entro limiti accettabili il livello di glucosio nel sangue. Con l’applicazione MySugr, scaricabile da iOS e da Android, si può tenere monitorato questo valore. I controlli, da fare prima e dopo i pasti, a partire dalla colazione, vengono sollecitati da un segnale lanciato proprio dallo smartphone. E non solo: la stessa funzione di avviso si attiva ogni tre o quattro ore, cioè in corrispondenza di possibili attacchi di ipoglicemia. Inoltre si possono inviare i dati al medico curante sotto forma di grafici o tabelle, in modalità multi display, con la visualizzazione di alcune settimane o mesi. Accanto alle classiche funzioni, che comprendono la registrazione in rubrica di numeri utili, come il118 o il centro di assistenza più vicino, MySugr presenta funzioni ulteriori a pagamento (il costo può andare da 2,99 euro fino a 27,99 euro) per esempio suggerimenti specifici e dettagliati sul fronte dell’alimentazione. Importante: prima di utilizzare questo tipo di app è bene controllare che sia compatibile con i diversi glucometri in vendita sul mercato. Paolo Freddi


LIBRI DA QUI IN POI di AA.VV., Utet De Agostini, € 15, versione per e-book € 7,99. Certe malattie sono come spartiacque: c’è un “prima” e c’è un “dopo”. All’improvviso tutto cambia e ci si scontra con la propria vulnerabilità, ma anche con la scoperta di una forza interiore che non si pensava di avere. In molte persone nasce anche la voglia di raccontarla, questa esperienza, per un bisogno di condivisione che diventa messaggio di speranza e coraggio anche per gli altri, per andare oltre il dolore e la paura. È nato così il volume Da qui in poi, una raccolta di ventuno testimonianze, scelte fra quattromila, nell’ambito della sesta edizione di Viverla tutta, una campagna di comunicazione e impegno sociale pomossa dall’azienda farmaceutica Pfizer. Ma è prima di tutto un’iniziativa che rientra nel campo della “medicina narrativa”, una metodologia d’intervento che si basa sull’importanza dell’ascolto nel rapporto medico paziente e che fa parte del percorso di cura. Questo progetto si avvale della collaborazione dei giovani scrittori della scuola Holden, dell’Osservatorio di medicina narrativa Italia e del Centro nazionale malattie rare dell’Istituto superiore di Sanità. Chi desidera raccontare la propria esperienza di malattia, sia come paziente sia come soggetto che assiste la persona che soffre, può farlo sul sito www.viverlatutta.it.

PAUSA PRANZO PERFETTA di Samantha Biale, Mondadori, € 16,90. Chi mangia spesso fuori casa, principalmente per ragioni di lavoro, lo sa: pur nell’ampia scelta di pietanze e panini è difficile trovare qualcosa di sano, appetitoso, nutriente e che non appesantisca. Pausa pranzo perfetta, di Samantha Biale, nutrizionista e volto noto della tv, affronta proprio questo particolare aspetto della nostra quotidianità. Vi si trovano infatti preziosi consigli pratici per imparare a nutrirsi in maniera corretta anche quando si va di fretta. Che si mangi in un bar, al ristorante o in una mensa aziendale, il principio è lo stesso: abbinare nel modo migliore gli alimenti a disposizione per fornire all’organismo la giusta quantità di proteine, verdure e carboidrati e avere così le energie necessarie per svolgere le attività quotidiane e mantenersi in salute. L’autrice ci dice che nemmeno il classico panino va “criminalizzato”, perché se si impara a imbottirlo in modo sano può rivelarsi anch’esso un ottimo alimento. Conta però anche come si consuma il cibo: “Chi mangia lentamente mantiene più facilmente il proprio peso forma”, sostiene l’esperta. E questo ritmo slow fa bene anche all’apparato cardiovascolare. Naturalmente il pasto lo si può portare anche da casa e allora la nutrizionista fornisce un’ampia scelta di ricette… per una pausa pranzo davvero perfetta!

RISPONDE L’OTORINO

CHIRURGIA ESTETICA E SERVIZIO SANITARIO Egregio dottore, soffro da tempo di una notevole deviazione del setto nasale, con associata difficoltà respiratoria, e ho deciso di farmi operare. Se lo specialista lo riterrà opportuno, mi sottoporrò a una settoplastica e ne approfitterei per unire un’operazione di chirurgia estetica, al fine di correggere una piccola imperfezione del mio naso, per sentirmi più attraente. Vorrei però fare entrambi gli interventi con il Servizio sanitario nazionale. È possibile? Rachele G. - Roma settoplastica è un’operazione che ha l’obiettivo di radLfosseadrizzare il setto nasale, cioè la parete divisoria fra le due nasali. È un intervento che con il tempo è diventato sempre meno invasivo e che può essere spesso effettuato in endoscopia nasale e senza tamponamento. Per de-

terminare se sia indicato l’intervento dovrà fare una visita specialistica, proprio con endoscopia nasale, e nel caso un esame radiologico con Tac del massiccio facciale. Alla correzione funzionale, che serve a farla respirare meglio, si può aggiungere anche una correzione estetica, da valutare con un progetto. Tenga conto che la durata dell’intervento di settoplastica è di circa 40 minuti, ma se desidera fare anche la correzione estetica deve aggiungere almeno 2 ore in quanto quest’ultima è lunga e complessa. Detto questo, va precisato che il Servizio sanitario nazionale non rimborsa la correzione estetica del naso, come non rimborsa quella del seno, della pancia o delle rughe del viso. Quindi, il suo intervento può essere fatto insieme a quello funzionale, ma non rimborsato. Professor Matteo Trimarchi, otorinolaringoiatra IRCCS Ospedale San Raffaele Milano

I medici specialisti risponderanno alle vostre lettere. Indirizzatele alla rubrica Salute e Benessere, INTIMITÀ, Piazza Aspromonte13, 20131 Milano o alla e-mail specialisti@quadratum.it. Le lettere ricevute sono sottoposte ai medici in versione integrale, anche se qui, per esigenze di spazio, possono subire riduzioni. Non si risponde in via privata.

Ha collaborato Giuliana Vitali

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BELLEZZA

di Sabina Spada

AGRUMI, BUONI DA MANGIARE E PREZIOSI PER NEL BEAUTY ● Attiva Energizzante Crema Idratante Illuminante di Clinians contiene le vitamina C ed E (di cui sono ricchi gli agrumi) che hanno un’azione preventiva nella formazione dei radicali liberi. E il suo profumo agrumato regala una sensazione di benessere. Da 50 ml, 11,29 €.

iStock

● Lumière Essentielle di Darphin è un siero in olio, dall’effetto illuminante, che elimina il grigiore dal viso donandogli una profonda idratazione. È formulato con una miscela di oli essenziali di mandarino, fiori d’arancio e neroli, oltre a rosa, zenzero e ylang ylang. Con ogni erogazione, la parte acquosa si fonde con l’olio, per il massimo comfort. Da 30 ml, 59 €. In farmacia.

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rance, mandarini, pompelmi, limoni, bergamotti, cedri: gli agrumi sono i frutti invernali per eccellenza, e fanno benissimo sia al nostro organismo sia alla nostra pelle. Particolarmente ricchi di vitamina C, che aiuta a sostenere il fisico durante la stagione fredda, sono infatti anche ottimi alleati della bellezza, poiché la stessa vitamina è in grado di combattere i radicali liberi principali responsabili dell’invecchiamento cutaneo. Oltre alle loro profumazioni, che hanno capacità rinvigorenti ed energizzanti e aiutano a tenere lontano il malumore, nella cosmesi sono valorizzate anche le loro proprietà rinfrescanti, cicatrizzanti, antiossidanti. Sensibile alla luce e al calore, che ne compromettono le proprietà, la vitamina C, detta anche acido ascorbico, viene ora impiegata nei

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cosmetici grazie a nuove tecnologie, che ne garantiscono la stabilità chimica. Le creme o altri prodotti che la contengono, agiscono anche sulla sintesi del collagene, che viene stimolata (azione antietà) e sulle macchie cutanee, che vengono ridotte (azione schiarente). Anche gli acidi di cui gli agrumi (soprattutto limoni e arance) sono ricchi, detti alfaidrossiacidi (AHA), sono impiegati per cosmetici rigeneranti e antirughe. Effettuano infatti una blanda esfoliazione superficiale, che attenua i segni del tempo e regala luminosità alla pelle. Non meno importante del resto, la scorza degli agrumi è preziosa perché contiene sostanze dalle proprietà astringenti e purificanti, che sono particolarmente utili nella cura delle pelli miste, grasse e con tendenza acneica.

● L’Olio essenziale di mandarino ha un effetto tonificante e rilassante. Ottimo alleato in caso di acne, seborrea e ritenzione idrica, agisce anche sul piano emotivo, in caso di tensione nervosa e stress. Si può aggiungere all’acqua nella vasca da bagno, nel pediluvio, a una crema neutra per il viso o il corpo. Ideale anche nei diffusori per ambienti, può essere usato per crearsi un profumo o per il massaggio. Di Erboristeria Magentina. Da 10 ml, 9,80 €. In vendita in erboristeria, farmacia, parafarmacia. ● Con il 20% di burro di karité, la Crema Mani alla Scorza di Limone de L’Occitane protegge e ammorbidisce. Indispensabile soprattutto quando il freddo è intenso, lascia un profumo delicatamente agrumato. La texture è ricca e cremosa, ma l’assorbimento è immediato. Da 30 ml, 8 €. ● Eau Aimable de Le Couvent des Minimes è una colonia agli agrumi, fresca e dolce, che rilassa e dona una sensazione di benessere interiore. Tra le note ci sono fiore d’arancio, bergamotto e mandarino. Da 100 ml, 29 €. ● Il Gel Doccia di Lush racchiude i sentori mediterranei: oltre a mandarini freschi, contiene anche olio essenziale di bergamotto, foglie di vite e olio di oliva. Lascia la pelle morbida e si può usare anche sui capelli. Da 100 g, 15 €. ● Con estratti di arancia dolce, limone e mandarino, il Gel Doccia di Melvita ha una formula molto delicata, priva di saponi e a ph neutro: deterge senza disidratare e mantiene il naturale equilibrio cutaneo. Biologico e biodegradabile, rispetta la pelle e anche l’ambiente. Da 200 ml, 7,50 €.


amici per la pelle LA SALUTE, SONO ANCHE INSOSTITUIBILI COMPLICI DEL NOSTRO FASCINO

● Skin-Softening Body Cleanser di Kiehl’s è un detergente per il corpo ricco, cremoso e schiumoso, che pulisce delicatamente e nutre, lasciando la pelle morbida fino a 24 ore. Con fiore di nashi e pompelmo rosa dalle note amare e fresche allo stesso tempo. Da 250 ml, 17 €. ● Leggera, ideale per ammorbidire l’epidermide, lasciandola vellutata: è la Crema Fluida Vitalizzante Giardino d’Agrumi di Nature’s che contiene oli vegetali d’arancia, estratti di neroli e pompelmo. Le note degli agrumi donano una sensazione di energizzante benessere. Da 150 ml, 15 €. ● Per la detersione quotidiana del viso, c’è l’Acqua Mousse Anti-Impurità di New Topexan. Grazie all’estratto di semi di pompelmo che contiene, purifica, è efficace contro batteri e funghi, ha un alto potere disinfettante e asciuga i brufoli, eliminando le infiammazioni. Si massaggia sul viso asciutto o inumidito e si sciacqua. Da 170 ml, 8,40 €. ● Agli estratti di agrumi, la Mousse Detergente di Sephora che esalta la luminosità del viso grazie alla sua azione delicatamente esfoliante, lasciando l’epidermide morbida, fresca ed elastica. È un prodotto multifunzione, perché deterge, strucca e leviga. Adatto a tutti i tipi di pelle, anche quelle sensibili. Da 150 ml, 9,90 €. ● Di Aquolina il Latte Corpo vellutante al mandarino e fico. Regala morbidezza e un profumo delicato, ma al tempo stesso persistente. La formula è arricchita con olio di mandorle dolci e burro di karité, capaci di dare idratazione e nutrimento. Da 250 ml, 9,65 €. ● Il Lait corporel di Biotherm è formulato per evitare che la pelle del corpo si secchi, e garantisce quindi un’idratazione ottimale fino a 48 ore. Contiene essenze di agrumi (arancia, mandarino e bergamotto), che sprigionano un profumo fresco e rinvigorente. Da 400 ml, 26 €. ● Il Balsamo Corpo Tonificante Bois d’Orange di Roger & Gallet è formulato con estratti di fiore d’arancio, neroli, mandarino d’Italia e cedro dell’Atlante, oltre a verbena e basilico del Vietnam. Ha una consistenza ricca e cremosa, nutre intensamente la pelle, rendendola morbida e profumata. Da 200 ml, 24 €.

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ARREDAMENTO

di Simona De Vecchi

ELEGANTI E RAFFINATI GLI ALLEATI DEI PICCOLI GESTI DI OGNI MATTINA, QUANDO L’ARIA PROFUMA DI CAFFè…

Macchina per espresso ultracompatta. è Smart di Bialetti. In vendita a 69,99 €. Perfetta per il latte con i cereali, la tazza della serie Caprera di Villa D’Este Home Tivoli è in grès avorio ravvivato da tonalità pastello. Disponibile in quattro varianti di colore a 5,50 €.

La doratura delle fette è “a vista”, per non correre il rischio di bruciacchiarle. è la particolarità del tostapane Toaster Vision di Magimix, in vendita a partire da 200 €.

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Il risveglio? Un RITO!


Alessi propone un’apparecchiatura in grande stile con la caffettiera Moka, in vendita a partire da 32 €, il bollitore/teiera Cha, 120 €, lo spremiagrumi 85 in acciaio, 52 €, e il barattolo per cereali della serie Girotondo, a partire da 28 €.

Per il caffè “lungo” e per le tisane. Della linea Teo di Tescoma. Costa 23,90 €.

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L’aroma del caffè macinato fresco è impagabile, e con il macinino della linea Handy di Tescoma è pronto in un attimo. Ha anche una scala graduata per ottenere la giusta quantità da mettere nella caffettiera. Costa 29,90 €.

Doppia funzione per Mug Memo di Maiuguali: l’interno è in porcellana, l’esterno è come una lavagna per annotazioni o messaggi. In vendita a 30 €.

Si chiama Lady Anne la caffettiera che ha una grazia d’altri tempi, ma è modernissima nella concezione, infatti può essere utilizzata anche su piani a induzione e vetroceramica. Il formato è da quattro tazze e comprende un filtro riduttore. È di Knindustrie e costa 48 €.

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Per informazioni: Alessi, 0323868611, www.alessi.com; Bialetti, www.bialettigroup.com; Knindustrie, www.knindustrie. it; Magimix, 026686294, distribuito da Maino Rappresentanze, www.magimix.it Maiuguali, 055621810, www.maiuguali.it; Tescoma, 0307751394, www.tescoma.com;Villa D’Este Home Tivoli, www.villadestehometivoli.it.

Bianco e nero per mug e tazze da latte di Maiuguali. Rispettivamente 6 e 8 € cad.

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CUCINA

a cura di Barbara Pedron

I dolci della BEFANA Biscottini dell’Epifania MARCHE Tempo: 50 minuti Costo: 6,50 € circa Calorie a porzione: 550 Ingredienti per 6 persone: 500 g di farina 00, 100 g di burro, 200 g di zucchero, 3 tuorli, 8 cucchiai di latte, una bustina di vanillina, la scorza grattugiata di un limone non trattato, un cucchiaio colmo di granella di zucchero, 70 g di cioccolato fondente, 70 g di cioccolato bianco, 20 g di bicarbonato d’ammonio, sale. ● Preriscaldate il forno portandolo a 220°. ● Mettete in un pentolino lo zucchero, il burro e 3 cucchiai di latte, scaldate e mescolate finché lo zucchero non si sarà sciolto completamente, quindi spegnete il fuoco e lasciate intiepidire. ● Versate in una piccola casseruola altri 3 cucchiai di latte, scaldate leggermente e scioglietevi il bicarbonato. Mettete 2 tuorli in una terrina e sbatteteli con un frustino a mano. ● Setacciate la farina con la vanillina e raccogliete il tutto in una ciotola capiente. Unite i tuorli sbattuti, un pizzico di sale, la scorza di limone, il latte con lo zucchero e quello con il bicarbonato e impastate fino a ottenere un composto sodo ma non appiccicoso (aggiungete, se necessario, altra farina). Formate una palla e fatela riposare per 10 minuti, poi stendetela con un matterello allo spessore di 3-4 mm.

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● Usando degli stampini per biscotti, ritagliate diverse forme (rettangoli, stelle, gocce...) e sistematele su una teglia rivestita di carta da forno. Sbat-

tete il tuorlo rimasto con 2 cucchiai di latte e spennellate i biscotti, quindi cospargeteli con la granella di zucchero e infornateli per 10 minuti.

● Fate fondere i due ciocco-

lati separatamente, sfornate i biscotti, lasciateli intiepidire e poi decorateli con il cioccolato bianco o fondente.


SEI GOLOSE RICETTE DELLA TRADIZIONE REGIONALE ITALIANA PER CHIUDERE LE FESTE CON ALLEGRIA E TANTA DOLCEZZA Calza di pampepato EMILIA ROMAGNA Tempo: 1 ora e 35 minuti + il riposo Costo: 10 € circa Calorie a porzione: 650

● Preriscaldate il forno portandolo a 160°. ● Mettete lo zucchero di canna in una pentola con 150 ml d’acqua, fatelo sciogliere, poi spegnete e fate intiepidire. ● Tritate 50 g di cioccolato e riducete a dadini i canditi, quindi metteteli in una ciotola capiente insieme con la farina, il cacao, le mandorle, le nocciole, le spezie e un pizzico di pepe.Aggiungete lo sciroppo di zucchero di canna precedentemente preparato e impastate fino a ottenere un composto non troppo asciutto (unite, se necessario, qualche cucchiaio d’acqua tiepida). Ungete le mani d’olio e modellate l’impasto dandogli la forma di una calza. ● Disponete la calza su una placca rivestita di carta da forno e lasciate riposare per

una notte a 18°, quindi cuocete in forno per un’ora, poi ritirate il pampepato e fatelo raffreddare. ● Mettete il cioccolato rima-

sto in un pentolino e scioglietelo a bagnomaria, quindi, con questo, spalmate la calza coprendola completamente. ● Mescolate lo zucchero a

velo con un filo d’acqua in modo da ottenere una glassa bianca e usatela per decorare la calza a piacere. Completate con i confettini colorati. Intimità

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Ingredienti per 6 persone: 250 g di farina 00, 50 g di cacao amaro, 200 g di cioccolato fondente,150 g di zucchero di canna, 30 g di scorza di cedro candita, 40 g di scorza d’arancia candita, 100 g di mandorle, 30 g di nocciole, un pizzico di noce moscata, un pizzico di cannella, 3 chiodi di garofano tritati fini, un filo di olio extravergine d’oliva, 4 cucchiai di zucchero a velo, un cucchiaio di confettini colorati di diverse dimensioni, pepe.


CUCINA

Torta dei Magi PIEMONTE Tempo: 1 ora e 20 minuti + il riposo Costo: 7 € circa Calorie a porzione: 535 Ingredienti per 6 persone: 500 g di farina 00, 1/2 cubetto di lievito di birra (12,5 g), 120 g di zucchero, 200 g di burro, 5 uova + un tuorlo, 2 cucchiai di cognac, un cucchiaio di acqua di fiori d’arancio, un’arancia non trattata, un limone non trattato, 3 cucchiai di zucchero in granella, sale. ● Preriscaldate il forno portandolo a 200°. ● Tagliate il burro a pezzetti, trasferitelo in una ciotola e lasciatelo ammorbidire a temperatura ambiente. ● Mettete il lievito di birra in una ciotola con 4-5 cuc-

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chiai d’acqua tiepida e fatelo sciogliere, quindi unite un po’ di farina in modo da ottenere un impasto morbido. Lavorate il composto per 5 minuti, poi mettetelo in un luogo caldo e lasciatelo lievitare, coperto con un piatto capovolto, per 45 minuti. ● Ponete sul fuoco un pentolino con dell’acqua e portatela a bollore. Lavate bene l’arancia e il limone, prelevatene la scorza e scottatela nell’acqua calda, quindi ritiratela e tagliatela a julienne. Mettete lo zucchero in un pentolino insieme con 2 cucchiai d’acqua, il cognac e l’acqua di fiori d’arancio, poi accendete il fuoco e scaldate a fiamma dolce fino a che lo zucchero non si sarà completamente sciolto, quindi unite le scorzette di arancia e di limone e cuocete ancora per qualche istante. Spegnete e fate intiepidire. ● Versate la farina rimasta in una terrina con un piz-

zico di sale, il burro ammorbidito e le uova intere, quindi incorporate, poco alla volta, lo sciroppo con i canditi e il panetto di impasto lievitato. Lavorate il composto con cura, formate una palla e fatela lievitare prima al caldo per 3-4 ore e poi al fresco (20°-22°) per 2 ore. ● Trascorso questo tempo, formate con l’impasto lievitato una grossa ciambella e sistematela su una placca rivestita con carta da forno. Spennellate la superficie del dolce con il tuorlo sbattuto, cospargete di granella di zucchero e mettete a cuocere in forno per 30-40 minuti (perché la torta si mantenga morbida, sistemate dell’acqua in un recipiente resistente alle alte temperature in un angolo del forno, così da creare l’umidità ottimale). Ritirate la ciambella e sformatela su un piatto di portata.

Befanini TOSCANA

Tempo: 40 minuti + il riposo Costo: 8 € circa Calorie a porzione: 585 Ingredienti per 6 persone: 500 g di farina 00, 250 g di zucchero, 200 g di burro, 3 uova + 2 tuorli, 6 cucchiai di latte, una bustina di lievito vanigliato, 2 cucchiai di rum, un’arancia non trattata, 3 cucchiai di confettini colorati, sale. ● Preriscaldate il forno portandolo a 220°. ● Fate ammorbidire il burro a temperatura ambiente. Lavate bene l’arancia e grattugiatene la scorza. ● Setacciate la farina con il lievito e formate una fontana sulla spianatoia. Sgusciate al centro le uova intere, unite


Pinza della Marantega VENETO

Tempo: 1 ora e 40 minuti Costo: 7 € circa Calorie a porzione: 445 Ingredienti per 6 persone: 150 g di farina di mais, 100 g di farina 00, 700 ml di latte, 70 g di zucchero, 70 g di burro, 3 fichi secchi, 40 g di uvetta, 40 g di mandorle tritate, 25 g di scorza di cedro candita, 25 g di scorza

d’arancia candita, 1/2 mela a dadini, 100 ml di sambuca, 1/2 cucchiaino di semi di anice, 1/2 bustina di lievito vanigliato, sale. ● Preriscaldate il forno portandolo a 180°. ● Tagliate i fichi secchi e le scorzette candite a pezzetti, quindi disponete il tutto in una ciotola con l’uvetta, i semi di anice e il liquore, poi mescolate e lasciate macerare per 20 minuti. ● Mettete il latte (tutto meno 4 cucchiai), in un pentolino e portatelo a bollore con un pizzico di sale, quindi versate a pioggia le due farine,

sbattendo con la frusta per evitare che si formino grumi, e cuocete per 15-20 minuti, mescolando con un cucchiaio di legno.Verso fine cottura incorporate il burro, lo zucchero e i pezzetti di mela.Togliete il recipiente dal fuoco. ● Intiepidite il latte tenuto da parte e scioglietevi il lievito, quindi unitelo all’impasto insieme con la frutta candita macerata e le mandorle. ● Trasferite il composto in una tortiera di 24-26 cm di diametro rivestita con carta antiaderente da cucina, livellate la superficie con il dorso di un cucchiaio e cuocete in forno per circa 50 minuti.

BUONO A SAPERSI ● Nell’impasto della TORTA DEI MAGI tradizione vuole che si aggiunga una fava prima della cottura: chi la troverà sarà incoronato re o regina della festa. ● I BEFANINI, tipici della Versilia, si conservano per circa 3 settimane. ● La PINZA DELLA MARANTEGA è uno dei dolci più rappresentativi dell’Epifania. In dialetto veneto Marantega significa, appunto, Befana.

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un tuorlo, un pizzico di sale, lo zucchero, il burro ammorbidito a pezzetti e la scorza d’arancia grattugiata e impastate velocemente, versando mano a mano il rum e qualche cucchiaio di latte, fino a ottenere una pasta consistente ma morbida. Formate una palla, avvolgetela nella pellicola trasparente e fatela riposare in frigorifero per 45 minuti. ● Ritirate l’impasto, stendetelo con il matterello allo spessore di circa 4 mm, quindi, usando gli appositi stampini, ricavate animaletti, stelle comete e piccole befane e disponeteli, via via, in una teglia rivestita con un foglio di carta antiaderente da cucina. ● Sbattete il tuorlo rimasto con 2-3 cucchiai di latte e usatelo per spennellare i biscotti. Cospargete i dolcetti con i confettini e metteteli a cuocere in forno per una decina di minuti, finché la superficie sarà di un bel colore dorato. Ritirate e lasciate intiepidire.


CUCINA Ciambella alla frutta secca FRIULI VENEZIA GIULIA Tempo: 1 ora e 30 minuti + il riposo Costo: 9,50 € circa Calorie a porzione: 515

● Preriscaldate il forno portandolo a 190°. ● Dividete il burro a pezzetti, mettetelo in una scodellina e lasciate ammorbidire a temperatura ambiente. ● Versate in un pentolino 5 cucchiai di latte, fateli intiepidire, quindi togliete dal fuoco e scioglietevi il lievito. Unite un pizzico di zucchero e un pochino di farina e mescolate fino a ottenere un impasto morbido. Lavoratelo per alcuni minuti, quindi formate una palla, avvolgetela nella pellicola trasparente e fatela lievitare per 45 minuti. ● Impastate la farina rimasta con 80 g di burro morbido a pezzetti, 70 g di zucchero, la scorza del limone, un pizzico di sale e le uova, quindi incorporate anche 3 cucchiai di latte e il panetto lievitato. Coprite e lasciate lievitare il composto per 3 ore. ● Versate 100 ml di latte in un pentolino, unite il cioccolato e fatelo sciogliere a fuoco basso.Tritate la frutta secca. Imburrate e infarinate

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uno stampo per ciambella. ● Mettete il pangrattato a rosolare in un padellino con il burro rimasto, poi unitelo al cioccolato sciolto nel latte.Aggiungete la frutta secca e lo zucchero e mescolate. ● Trasferite l’impasto lievitato sul piano di lavoro e stendetelo fino a ottenere un rettangolo largo una

spanna e lungo come la circonferenza dello stampo per ciambella, poi spalmatevi sopra la farcia, lasciando liberi i bordi. Arrotolatelo e mettetelo a lievitare nello stampo imburrato per un’o-

ra.Trascorso questo tempo, infornate la ciambella per 50 minuti. Ritirate e fate intiepidire, quindi sformate il dolce e trasferitelo sul piatto di portata, spolverizzandolo con lo zucchero a velo.

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Foto: Archivio Mondadori

Ingredienti per 6 persone: 500 g di farina 00, 250 ml di latte, 150 g di burro, 130 g di zucchero, 2 uova, la scorza grattugiata di un limone non trattato, 1/2 cubetto di lievito di birra (12,5 g), 100 g di cioccolato fondente, un cucchiaio di uvetta, 4 fichi secchi, 60 g di noci, 30 g di mandorle, 70 g di pangrattato, una bustina di zucchero a velo, sale.


VETRINA DEL GUSTO

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di Giuliana Vitali

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Parola d’ordine: LEGGEREZZA 15

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1 Fresco Spalmabile Light di Nonno Nanni, con lo stesso gusto della versione classica, ma con il 50% di grassi in meno. 150 g, 2,15 € ca. 2 Fior di Tofu di Sojasun, la prima alternativa 100% vegetale ai fiocchi di latte.140 g, 2,80 € ca. 3 Avocado Verde di F.lli Orsero. Grazie ai grassi monoinsaturi, aiuta a tenere sotto controllo il colesterolo. Prezzo dal rivenditore. 4 Barretta BioBreak Noberasco con Mango, Quinoa e Gelso Nero, lo snack in perfetto equilibrio fra gusto e salute. 1,80 € ca, su shop.noberasco.it e nella grande distribuzione. 5 Frollini ai 5 cereali e farro bio di Céréal Bio, tutto il buono dei cereali con le proprietà delle fibre. 2,30 € ca. 6 Soia & Mandorla Sojasun, dissetante drink a base di soia alla mandorla. 3 € ca. 7 Ravioli con farina di canapa alla mediterranea bio di Fior di Loto, vegetali e senza glutine. Per info: www. fiordiloto.it. 130 g, 4 € ca. 8 5 Cereali C’è di Buono di Pedon, cereali antichi, 100% italiani. Dispo-

nibile anche bio. 500 g, 2,50 € ca. 9 Burger’Z Quinoa Carote al profumo di Zenzero di Zerbinati, pronto in 2 minuti. 220 g, 3,30 € ca. 10 Mini gamma di succhi in cluster da 6 bottigliette di vetro da 125 ml, pensata da Yoga per un target adulto: nella foto 100% Corposa di bosco, 3,90 € ca. 11 Yogurt magro Vipiteno al cioccolato, senza grassi né glutine. Ottimo come alternativa al dessert. Due vasetti da 125 g, 1,10 € ca. 12 Tisana Aloe Vera della linea Monoerba dell’Istituto Erboristico L’Angelica, ideale per depurare l’organismo. 20 filtri, 3,40 € ca. 13 Cereali Country Crisp Nocciole di Jordans, ricchi di vitamine, sali minerali e fibre. 400 g, 4,10 €. 14 Sunsweet Ones, prugne secche della California denocciolate, ricche di vitamina K, incartate una per una. In tubo da 200 g, costano 3,30 € ca. 15 Yogurt Magro Bio Demeter di Fattoria Scaldasole. Nel formato da 500 g, 2,90 € ca, e in quello da due vasetti da 115 g, 1,60 € ca.

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OROSCOPO di Benedetta Van Wood

PREVISIONI dal 5 all’11 gennaio ARIETE dal 21/3 al 20/4

BILANCIA dal 24/9 al 23/10

★★ Le sorprese non sono finite. Questo perché l’impre- ★★ Questa settimana quasi tutto vi sarà concesso. Godete-

vedibile Urano continuerà a essere ospite del vostro segno. E voi, che non amate la monotonia, da questo 2017 non rimarrete deluse. In amore la vostra ostinazione e lo spirito ribelle si manifesteranno soprattutto nei legami consolidati.

vi gli ultimi giorni di festa e divertitevi. Sarete affascinanti, piene di verve e chi è in cerca dell’anima gemella riuscirà a trovarla. Avete una gran voglia di vivere nuove emozioni e da lunedì sarete accontentate: non avrete che l’imbarazzo della scelta.

I GIORNI PIÙ FORTUNATI: giovedì e venerdì

I GIORNI PIÙ FORTUNATI: lunedì e martedì

TORO dal 21/4 al 21/5

SCORPIONE dal 24/10 al 22/11

★★ Giove proteggerà la vostra forma fisica. Ma al tempo ★★★ Siate più espansive nel manifestare i vostri senti-

stesso vi spingerà a una certa sregolatezza, com’è solito fare. Perciò se tenete al vostro benessere, tutto dipenderà da voi: non cedete troppo ai peccati di gola e non pretendete troppo da voi stesse. Un amico potrebbe diventare qualcosa di più.

menti. Niente paura: Venere vi tiene per mano. Potrete finalmente realizzare i sogni che da un po’ tenete nel cassetto. Dopo il 9 vi verrà restituito un prestito. La forma fisica migliora, ma non esagerate, non siete ancora al top.

I GIORNI PIÙ FORTUNATI: sabato e domenica

I GIORNI PIÙ FORTUNATI: lunedì, martedì e mercoledì

GEMELLI dal 22/5 al 21/6

SAGITTARIO dal 23/11 al 21/12

★★ La vostra creatività vivrà un momento d’oro. Ci pen- ★★ Saranno giornate in cui vi dedicherete ai familiari. Al serà Giove a esaltarla. In amore non avrete che da chiedere e riceverete. Chi è sola farà incontri da capogiro, chi ha il cuore impegnato sarà circondata da mille attenzioni. Non firmate nulla fino a domenica. Da lunedì in poi, novità entusiasmanti.

tempo stesso avrete modo di passare momenti divertenti con le amiche. L’amore non mancherà, soprattutto a chi ha ancora il cuore libero. Non preoccupatevi dei colleghi invidiosi, perché avete Giove che vi protegge dalle cattiverie.

I GIORNI PIÙ FORTUNATI: lunedì e martedì

I GIORNI PIÙ FORTUNATI: giovedì e venerdì

CANCRO dal 22/6 al 22/7

CAPRICORNO dal 22/12 al 20/1

★★★ Azzardatevi pure a prendere iniziative in amore.Vene- ★★★ Al lavoro siete apprezzate da chi conta. Inizierete l’an-

re propizia lo consente, perciò siate meno riservate ed esprimete i vostri sentimenti. Sarete favorite anche nel quotidiano, soprattutto se accetterete l’idea di fare cose nuove. La forma fisica potrebbe avere qualche calo, ma voi sapete come reagire.

no con un ottimo riconoscimento. La settimana sarà piacevole, oltre che per voi anche per chi vi sta accanto, perché vivrà di riflesso il vostro buonumore. L’amore promette molto bene e voi gradite le attenzioni del partner più di quanto prevedevate.

I GIORNI PIÙ FORTUNATI: lunedì, martedì e mercoledì

I GIORNI PIÙ FORTUNATI: venerdì, sabato e domenica

LEONE dal 23/7 al 23/8

ACQUARIO dal 21/1 al 18/2

★★ I prossimi giorni vi riservano importanti novità. E ar- ★★ In arrivo buone nuove. Sia per chi sta aspettando dei

riveranno migliori occasioni per la vostra attività. A chi è sola le stelle suggeriscono di uscire e buttarsi nella mischia, non rinunciate agli inviti e lasciatevi corteggiare: potreste incontrare un uomo serio e responsabile che vi affascinerà.

pagamenti o la restituzione di un prestito sia per chi attende notizie da una persona cara lontana.Vi attendono giornate belle e movimentate. La forma fisica è buona, ma non commettete imprudenze esponendovi troppo al freddo.

I GIORNI PIÙ FORTUNATI: giovedì e venerdì

I GIORNI PIÙ FORTUNATI: lunedì e martedì

VERGINE dal 24/8 al 23/9

PESCI dal 19/2 al 20/3

★★ Buon inizio d’anno per ciò che riguarda il denaro.An- ★★★ Avete Venere nel segno. E sapete bene che vi por-

che in amore buone nuove, perché anche se avete Venere che si oppone al vostro segno, non mancheranno manifestazioni d’affetto inaspettate e piacevoli. Da lunedì ci saranno novità che riguardano la casa, accoglietele con entusiasmo.

terà sia piacevolezze sentimentali sia vantaggi economici. In più sarete particolarmente affascinanti e saranno in molti a non sapervi resistere. Sorridete, siate felici e fate in modo che questi giorni non passino senza darvi risultati tangibili.

I GIORNI PIÙ FORTUNATI: sabato e domenica

I GIORNI PIÙ FORTUNATI: lunedì, martedì e mercoledì

Settimana così così:★

98

Intimità

buona: ★★

ottima: ★★★

I segni più favoriti della settimana sono evidenziati dalle stelle di colore rosso


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GIANMARCO TOGNAZZI Velletri, Roma, gennaio a mia esistenza è cambiata grazie a Valeria perché con lei ho trovato la tranquillità e la serenità nella vita privata, uno stato di grazia che poi mi ha fatto acquisire anche una maturità diversa nel lavoro. Quando l’ho incontrata per caso a Sassari, circa 12 anni fa, dopo aver vissuto tante batoste in amore, ho scoperto che lei era la mia vera anima gemella. È stato un colpo di fortuna tant’è che oggi ne sono ancora più innamorato. Quando abbiamo deciso di mettere su famiglia e ci siamo sposati, nel 2006, ci siamo trasferiti qui a Velletri, a La Tognazza. Era una semplice residenza, l’abbiamo trasformata in una tenuta. E grazie al quotidiano aiuto di Valeria oggi è diventata un’impresa enogastronomica molto apprezzata sul mercato». Gianmarco Tognazzi, nato a Roma 49 anni fa dal matrimonio di Ugo Tognazzi e l’attrice Franca Bettoja, il minore dei quattro figli del grande attore scomparso nel 1990, s’illumina in volto quando parla di Valeria Pintore, di undici anni più giovane. Per la prima volta ha accettato di posare per Intimità a La Tognazza proprio con la sua bella moglie. Un matrimonio felice, il loro, rallegrato dall’arrivo di Andrea Viola, 10 anni, e Tommaso Ugo, 4. Attore e regista ma anche imprenditore vitivinicolo. Quale delle due attività è oggi prevalente? «E vero, sono come Giano Bifronte, ho una testa con due facce, quella dell’imprenditore enogastronomico e quella dell’attore. Ormai la gerarchia è questa, passo più tempo a La Tognazza che non sul set. Un giorno mi sono svegliato e ho pensato al vino che faceva qui a Velletri mio padre Ugo e mi è venuta voglia di continuare la tradizione e trasformare La Tognazza in un’azienda vinicola. All’epoca

«L

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Intimità

di Eleonora Alisei

«L’anima gemella? IL BRAVO ATTORE ROMANO HA CONOSCIUTO LA MOGLIE VALERIA DODICI ANNI FA. E DA ALLORA TUTTO è CAMBIATO NELLA SUA VITA. IN MEGLIO. ANCHE PERCHè POI SONO ARRIVATI DUE SPLENDIDI FIGLI…

Sopra, Gianmarco Tognazzi, 49 anni, nel casale La Tognazza, dove tutto “parla” del grande Ugo, suo padre, ritratto in moltissime foto. A sin., l’attore con la moglie Valeria Pintore, 38.

di papà, parliamo degli Anni Sessanta, c’era solo un casale in mezzo alle vigne. Poi nel 1967, quando sono nato io, lui si trasferì qui con mia madre e fece diventare La Tognazza una sorta di villa,Velletri è anche la località di campagna più vicina a Roma, dove girava i suoi film. Qui invitava gli amici e il suo orgoglio era dire che produceva il suo vino e che cucinava con i prodotti che coltivava nel suo orto». Quando ha deciso di dare una svolta a La Tognazza e di farla diventare un’impresa?


«Dopo 20 anni di overdose da città e da lavoro d’attore, ho deciso di tornare a La Tognazza, dov’ero cresciuto e avevo vissuto sino ai 18 anni. E mi è venuta la voglia di far fruttare questi 20 ettari di vigne per realizzare quello che era stato il sogno di mio padre. Nel 2007 ho rifatto il vino di papà in maniera quasi identica. Oggi siamo arrivati a produrre circa 75.000 bottiglie all’anno». Come si chiamano i vostri vini? «I primi tre vini che abbiamo prodotto sono il bianco Tapioco e i rossi Comesefosse e Antani. Nomi che fanno subito pensare che abbiamo fatto l’omaggio alla Supercazzola, cioè ai nonsense, alle parole e alle frasi prive di senso logico che mio padre pronunciava nel film Amici miei di Mario Monicelli (1975, ndr). Ma non si pensi che sia una bella furbata, in realtà la vera motivazione è che prima di girare Amici miei mio padre con Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi e Mario Monicelli si vedevano qui a Velletri a La Tognazza dove mangiavano e bevevano il vino e, chiacchierando fino alle 4 del mattino, inventavano gli scioglilingua che poi papà nei panni del conte Mascetti doveva dire nel film. Queste tre parole sono state inventate qui

a La Tognazza perciò mi sono detto che era doveroso chiamare i vini con quei termini che avevano coniato. Detto questo, produciamo altri due vini di fascia superiore, il 69, un bianco che si chiama così perché il 1969 è stato il primo anno di vinificazione de LaTognazza, e tra poco uscirà il Casa vecchia». Parliamo ora di Tognazzi attore, cosa sta facendo in questo momento? «Ho da poco finito di rappresentare al teatro Eliseo di Roma Americani di David Mamet, uno spettacolo con Sergio Rubini, prodotto da Luca Barbareschi, che ha avuto grande successo, difatti l’anno prossimo lo porteremo in tournée. Sono tornato quindi finalmente al mio amore più grande, il teatro. Ho girato anche un film, The Wait, l’attesa, che purtroppo non è ancora uscito. Il mio maggior orgoglio è però quello d’essere uscito anche con una pellicola che avuto bellissime critiche, Il ministro. Distribuito in sordina, ha vinto il Festival del Cinema Italiano a Mosca come miglior film. Nella storia sono un imprenditore sul lastrico che riesce a invitare a casa sua un ministro per discutere di un interesse in comune. Una commedia molto nera, ma che, a differenza di ciò

SOGNA DI DIVENTARE DI NUOVO PADRE? «Assolutamente sì. Mia moglie Valeria è un po’ preoccupata perché ora Tommaso ha 4 anni, ma quando ne compirà 5, io avrei voglia, come dire?, di replicare. Solo che lei non ci pensa nemmeno. E poiché abbiamo sempre deciso insieme… non le farò nessuno scherzetto! Sì, in Andrea Viola e in Tommaso rivedo me da piccolo e anche un po’ mio padre. Inoltre Tommaso si chiama anche Ugo e lui, in particolare, ha alcune espressioni che mi ricordano tanto papà».

che succede nel cinema italiano in cui si tende sempre a salvare tutti e a buttarla in caciara, entra a gamba tesa nella storia di questi due personaggi meschini. Un genere di cinema che ho visto fare da mio padre e che ho sempre amato. In primavera dovrò anche girare un altro lavoro le cui riprese sono slittate. Ma non me ne sono fatto un cruccio, ho La Tognazza di cui occuparmi». Due figli, Andrea Viola e Tommaso Ugo, di 10 e 4 anni. Come trova il tempo di fare il papà? «Vivendo tutti insieme a La Tognazza, trascorriamo molto tempo insieme, salvo quando sono in tournée o ho qualche altro impegno. Ma sono come un piccione viaggiatore, appena finisco un lavoro torno subito a casa. È chiaro che molte volte gli orari non coincidono con gli asili e le scuole, però ho la fortuna di avere una moglie che mi sostituisce egregiamente nelle mie mancanze di padre».

Si sente un po’ come suo padre Ugo con i suoi figli?

«Sì, sicuramente ci sono delle similitudini nel senso che non mi ergo a fare il padre istituzionale che dice “questo si fa o questo non si fa”, cerco invece di correggere degli atteggiamenti che può avere un bambino, ma in linea di massima non sono il padre che vuole che i figli realizzino le sue aspirazioni o che facciano solo quello che lui ha in mente. Io ho avuto un padre che mi ha lasciato libero di decidere, papà aveva fiducia in me così come in tutti i miei fratelli, sapeva che la libertà di decisione per ciascuno di noi era più importante di un’imposizione, infatti non si è mai imposto. Io cerco di comunicare ai miei figli quelli che per me sono i veri valori. Gli stessi che mi ha trasmesso papà. E il primo della lista è di essere onesti con se stessi. Perché solo così si può essere onesti anche nei confronti degli altri».

NE PARLIAMO QUESTA SETTIMANA SULLA NOSTRA PAGINA FACEBOOK

Intimità

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Foto: F.Ferrajuolo/Diciottofebbraio

Esiste!»

Gianmarco e Valeria davanti alla tenuta di Velletri, oggi avviata azienda vinicola. Sotto, in un altro suggestivo angolo del casale.


I BAMBINI PIù BELLI

Sarah Rexhepi Novi Ligure (AL)

Francesco Spataro Taranto

Chloe Vitale Napoli

Maddalena Cordioli Dossobuono (VR)

Raffaele Torino Napoli

Dayana Romano Napoli

Vittoria D’Avila Milano

Marco D’Avila Milano

Nathan Gandelli Locate di Triulzi (MI)

Martina Serena Nicolosi Paternò (CT)

Rachele Rubbo Monale (AT)

Adele Hoxha Casarile (MI)

Se desiderate vedere pubblicata la foto del vostro bimbo, speditela a: “I bambini più belli” INTIMITà Piazza Aspromonte 13 20131 Milano, accludendo il tagliando compilato in stampatello.

GENERALITÀ DEL BAMBINO Nome Cognome Età Indirizzo Città

ATTENZIONE!

C.A.P.

Potete inviare la foto dei vostri bambini anche tramite e-mail all’indirizzo bimbibelli@quadratum.it dando l’autorizzazione alla pubblicazione e indicando, oltre a indirizzo e generalità del bimbo, un recapito telefonico per le opportune verifiche.

..............

Prov. E-mail Tel Firma del genitore:

I dati personali forniti saranno custoditi presso gli archivi della Editrice Quadratum spa per un periodo di tempo non superiore a quello necessario agli scopi per cui gli stessi sono stati raccolti. Ai sensi dell'art. 13L.675/96, Lei potrà chiedere verifiche, aggiornamenti o cancellazioni dei dati personali anche prima del termine indicato, indirizzando la Sua richiesta a: Editrice Quadratum spa - piazza Aspromonte 13 - 20131 Milano. Ai fini di quanto previsto dall'art. 11L.675/96 con la sottoscrizione della presente consento al trattamento, alla pubblicazione e alla eventuale diffusione per le sole finalità della raccolta, dei dati personali su riportati.

Intimità

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Vi verrà inviato un buono regalo via e-mail. Le foto non verranno restituite.


PROGRAMMI TV

GIOVEDì 5 GENNAIO

dal 5 all’11 gennaio RAI1

Per chi ama la CULTURA 6,00 6,30 6,45 10,00 11,05

LA GRANDE STORIA Documenti RAI3 ore 21,15 Puntata speciale del programma d’approfondimento dal titolo La Chiesa in uscita. Prendendo ispirazione da una frase spesso usata da Papa Francesco (nella foto), la trasmissione ripercorre la storia di quei religiosi che hanno scelto di dedicare la propria vita ai poveri e agli emarginati della società. Tra questi, c’è proprio il Pontefice argentino, oltreché Madre Teresa di Calcutta, il sacerdote Paolo Dall’Oglio, disperso in Siria, e molti altri.

LA MIA VENDETTA

11,50 13,30 14,00 15,30 16,30 16,40 16,50 18,45 20,00 20,30 21,25 23,15 23,20

Telefilm CANALE 5 ore 21,10 Ultimo appuntamento con la serie francese. Olivia (Laëtitia Milot, nella foto), la ragazza che da dieci anni medita vendetta contro chi ha ucciso la sua famiglia, pone un ultimatum a Etienne, uno degli uomini sospettati dell’omicidio: lo sposerà solo se diventeranno soci in affari.

0,20 0,55

Film animazione RAI2 ore 21,20 Il quattordicenne Hiro Hamada è un esperto di robot, che impara a gestite le sue geniali capacitì grazie a suo fratello, il brillante Tadashi e ai suoi amici. Quando una serie di circostanze disastrose catapultano i protagonisti al centro di un pericoloso complotto, Hiro si affida alla sua ultima invenzione: l’automa Baymax.

10,55 11,00 13,00 13,40 14,45 15,45 16,45 18,45

LEGENDA E GIUDIZIO PER I FILM

l Per tutti l Solo adulti l Bambini con genitori VVVV OTTIMO VVV BUONO VV SUFFICIENTE V MEDIOCRE

Ci scusiamo con le lettrici per le eventuali variazioni delle programmazioni dovute a cambiamenti dell’ultimo minuto da parte delle emittenti televisive.

9,40 Coffee Break. Attualità 11,00 Otto e mezzo. Attualità 11,45 L'aria che tira Il diario. Rubrica 13,30 Tg La7 / La7 Cronache 14,20 Tagadà Buone Feste 16,00 Big. Film commedia (88) HHHl 18,00 Joséphine, ange gardien. Tf 20,00 Tg La7 20,35 Otto e mezzo. Attualità 21,10 Piazzapulita Crack. Attualità 22,45 Brutti, sporchi e cattivi. Film grott. (76) HHHl

20,00 20,40 21,10 23,30 1,35 2,20

DIGITALE TERRESTRE

LA7

7,10 Il tocco di un angelo. Tf 7,55 Le sorelle McLeod. Tf 8,35 Un ciclone in convento. Tf 10,10 Tg2 Mizar. Rubrica 10,30 Tg2 Achab Libri 10,35 Tg2 Eat Parade 10,45 Tg2 Medicina 33 11,00 I fatti vostri. Varietà 13,00 Tg2 Giorno 14,00 Detto fatto. Tutorial Tv 16,40 Good Witch. Tf 18,15 Tg2 / Rai Tg Sport 18,50 Blue Bloods. Tf 19,40 NCIS. Tf 20,30 Tg2 20.30 21,05 Sbandati. Show 21,20 Big Hero 6. Film animazione (14) 1ª tv. HHl 23,05 Cars - Motori ruggenti. Film animazione (06) HHHl 1,05 Moonacre - I segreti dell'ultima luna. Film fantastico (08) HHl

CANALE 5 6,00 7,55 8,00 8,45

BIG HERO 6

RaiNews24 Tg1 UnoMattina. Attualità Storie Vere. Attualità Tempo & Denaro. Attualità La prova del cuoco. Cooking Show Telegiornale Torto o ragione? Il verdetto finale La vita in diretta. Attualità Tg1 Tg1 Economia La vita in diretta. Attualità L'eredità. Quiz Telegiornale Affari tuoi. Gioco Biancaneve. Film commedia (12) HHl Tg1 - 60 Secondi Fan CarAoke. Game Show Tg1 - Notte Sottovoce. Attualità

RAI2

Prima pagina Tg5 Traffico Tg5 Mattina Ti amo troppo per dirtelo. Film commedia (11) HHl Tg5 - Ore 10 Forum. Court Show Tg5 Una vita. Soap Victor Ros. Tf Il segreto. Soap E se... fosse andata diversamente?. Film Tv fantastico (10) Hl Caduta libera. Game Show Tg5 Striscia la notizia - La voce dell'impudenza. Tg Satirico La mia vendetta. Tf C'è chi dice no. Film commedia (11) HHl Tg5 Notte Striscia la notizia - La voce dell'impudenza

LA7 D 7,05 Ricetta sprint di Benedetta. Rubrica 7,35 I menù di Benedetta 9,30 A cena da me. Real Tv 13,40 Grey's Anatomy. Tf 16,25 Ricetta sprint di Benedetta. Rubrica 16,35 I menù di Benedetta 18,30 Tg La7 18,35 Cuochi e fiamme 21,30 Grey's Anatomy. Tf 0,10 Tacco 12... e non solo. Reality Show 1,10 Un anno di Crozza. Show 1,45 Special Guest. Show

RETE 4 8,30 9,30 10,40 11,30 12,00 13,00 14,00 15,30 15,40 16,50 18,55 19,35 19,55 20,30 21,15 23,15 2,10 2,50

Cuore ribelle. Soap Carabinieri. Tf Ricette all'italiana Tg4 - Telegiornale Major Crimes. Tf La signora in giallo. Tf Lo sportello di Forum I viaggi di Donnavventura Hamburg Distretto 21. Tf I ragazzi della via Pál. Miniserie Tg4 - Telegiornale Dentro la notizia Tempesta d'amore. Soap Dalla vostra parte From Paris with Love. Film azione (10) HHl Quei bravi ragazzi. Film gangster (90) HHHHl Tg4 Night News Quando le donne avevano la coda. Film commedia (72) HHl

TV 2000 15,20 Siamo noi. Attualità 16,00 Cadfael - I misteri dell'abbazia. Tf 17,30 Il diario di papa Francesco. Rubrica 18,00 Rosario da Lourdes 18,30 Tg 2000 19,00 Why Poverty?. Rubrica 20,00 Rosario da Lourdes 20,30 Tg 2000 20,45 TgTg - Telegiornali a confronto 21,05 Il quarto Re. Film Tv fantastico (97) HHl 22,55 Concerto Nona Sinfonia di Beethoven

RAI3 8,00 Il richiamo della foresta. Tf 8,50 Le signorine dello 04. Film comm. (55) HHl 10,30 Maruzzella. Film dramm. (56) HHl 12,00 Tg3 12,25 Per ridere insieme con Stanlio e Ollio 13,15 Il tempo e la storia 14,00 Tg Regione / Tg3 14,50 TGR Leonardo 15,10 TGR Piazza Affari 15,15 Il commissario Rex. Tf 16,40 Geo. Rubrica 19,00 Tg3 / Tg Regione 20,00 Blob. Videoframmenti 20,15 Un selfie con il Papa. Le storie. Documenti 20,45 Un posto al sole. Soap 21,15 La grande storia. Documenti 23,15 Tg Regione 23,20 Tg3 Linea notte 23,55 Tutta salute - Speciale 0,55 Rai Parlamento Telegiornale. Rubrica

ITALIA 1 10,20 Piccole pesti vanno in guerra. Film Tv commedia (10) Hl 12,05 Cotto e mangiato Il menù del giorno 12,25 Studio Aperto 13,05 Sport Mediaset 13,45 Dragon Ball Super 14,10 I Simpson. Tf 14,35 Futurama. Tf 15,00 The Big Bang Theory 15,30 2 Broke Girls. Sitcom 16,00 The Goldbergs. Sitcom 16,30 How I Met Your Mother. Sitcom 17,25 La vita secondo Jim 18,30 Studio Aperto 19,00 Mistero Adventure Appunti di viaggio 19,25 CSI New York. Tf 20,20 Cultura moderna 21,10 Emma Marrone '16 Adesso Tour 0,05 Pitch Perfect. Film musicale (12) HHHl 2,15 Studio Aperto La giornata

RAI MOVIE 14,00 La rapina perfetta. Film crime (08) HHl 15,55 Nati stanchi. Film commedia (02) HHl 17,25 Mee Shee - Il gigante dell'acqua. Film avventura (05) HHl 19,05 Il soldato di ventura. Film avv. (76) HHl 21,00 Charlot rivale in amore. Cortometraggio 21,20 The Wedding Party. Film commedia (12) HHl 22,50 Cena tra amici. Film commedia (12) HHl


VENERDì 6 GENNAIO

Per chi ama il BUONUMORE AFFARI TUOI - SPECIALE Gioco RAI1 ore 20,30

RAI1

Puntata speciale del programma condotto da Flavio Insinna (nella foto) durante il quale verranno estratti i biglietti vincenti della Lotteria Italia. In studio, oltre all’orchestra diretta dal Maestro Angelo Nigro, tanti ospiti famosi, pronti a mettersi in gioco sfidando lo spietato Dottore. Tra questi, Elena Sofia Ricci, Alberto Matano, Max Tortora, Simone Montedoro, Daniele Liotti, Tiberio Timperi, Loretta Goggi, Tullio Solenghi e molti altri ancora.

Film animazione RAI2 ore 18,50 La volpe Robin Hood (nella foto) e il fedele orso Little John lottano contro l’usurpatore del trono inglese, il leone Giovanni. Per due volte riescono astutamente a sottrarre al re i soldi delle tasse e a ridistribuire il denaro ai poveri, continuamente vessati dalle guardie. Poi Robin, travestito, incontra Lady Marian e se ne innamora.

UN AMICO MOLTO SPECIALE

15,00

18,45 20,00 20,30 23,50 0,50 1,25 2,20

UnoMattina. Attualità Gli imperdibili. Rubrica Concerto dell'Epifania A Sua Immagine Speciale Epifania Santa Messa Recita dell'Angelus La prova del cuoco Telegiornale Dedicato a Mina Celentano. Musicale Buddy, il pastore di Natale. Film Tv sentimentale (14) 1ª tv. Hl Tg1 / Tg1 Economia Piccola Lady. Film Tv drammatico (12) HHl L'eredità. Quiz Telegiornale Affari tuoi Speciale Lotteria Italia. Gioco Paradiso. Doc. Tg1 - Notte Cinematografo Sottovoce. Attualità

CANALE 5

Film commedia CANALE 5 ore 21,10 È la notte della Vigilia di Natale e il piccolo Antoine sogna di incontrare Babbo Natale per fare un giro in slitta con lui tra le stelle. Così, quando un ladro, travestito da Santa Claus, gli cade come per magia sul balcone, il ragazzino lo segue ovunque. Il malvivente ne approfitta per mettere a segno diversi colpi, ma poi, il rapporto tra i due cambia e...

THE BLUES BROTHERS Film commedia RETE 4 ore 23,10

DIGITALE TERRESTRE

Jake Blues è appena uscito di galera e il suo amato fratello Elwood gli chiede di aiutarlo a trovare 50mila dollari per salvare l’orfanotrofio dove sono cresciuti, altrimenti sarà obbligato a chiudere. A tal fine, Jake decide di ricostituire la vecchia Blues Brothers Band. Ma prima deve convincere gli ex compagni ad abbandonare le nuove professioni.

11,00 Otto e mezzo. Attualità 11,45 Dick & Jane Operazione furto. Film commedia (05) HHl 13,30 Tg La7 / La7 Cronache 14,20 Mezzo professore tra i marines. Film commedia (94) HHl 16,15 Joséphine, ange gardien. Tf 20,00 Tg La7 20,35 Il meglio del paese delle meraviglie. Show 22,30 Missione Tata. Film commedia (05) HHl

10,55 12,00 12,20 13,30 14,00

16,30 16,50

ROBIN HOOD

LA7

6,45 9,35 9,40 10,30

6,00 Prima pagina Tg5 8,00 Tg5 Mattina 8,45 Il mio amico Babbo Natale 2. Film Tv commedia (06) HHHl 10,55 Tg5 - Ore 10 11,00 Il quarto Re. Film Tv fantastico (97) HHl 13,00 Tg5 13,40 Lezioni di cioccolato 2. Film comm. (11) HHl 16,10 Licenza di matrimonio. Film comm. (07) Hl 18,45 Caduta libera 20,00 Tg5 20,40 Striscia la notizia - La voce dell'impudenza 21,10 Un amico molto speciale. Film commedia (14) 1ª tv. HHl 23,00 Chiamatemi Babbo Natale. Film Tv commedia (01) HHl 1,00 Tg5 Notte 1,45 Striscia la notizia - La voce dell'impudenza

LA7 D 7,05 Ricetta sprint di Benedetta. Rubrica 7,35 I menù di Benedetta 9,30 A cena da me. Real Tv 13,40 Grey's Anatomy. Tf 16,25 Ricetta sprint di Benedetta. Rubrica 16,35 I menù di Benedetta 18,30 Tg La7 18,35 Cuochi e fiamme 21,30 Joséphine, ange gardien. Tf 1,00 Un anno di Crozza. Show 1,35 Special Guest. Show 2,15 Providence. Tf

RAI2 8,45 Trilli e la nave pirata. Film animazione (14) 1ª tv. HHl 10,00 Gli imperdibili. Rubrica 10,10 Tg2 Mizar. Rubrica 10,30 Tg2 Achab Libri 10,35 Tg2 Eat Parade 10,45 Tg2 Medicina 33 11,00 I fatti vostri. Varietà 13,00 Tg2 Giorno 14,00 Voyager: ai confini della conoscenza 16,40 Good Witch. Tf 18,15 Tg2 / Rai Tg Sport 18,50 Robin Hood. Film anim. (73) HHHl 20,30 Tg2 20.30 21,05 Sbandati. Show 21,10 Asterix & Obelix al servizio di sua maestà. Film avventura (12) HHHl 23,15 Blue Bloods. Tf 23,55 Tg2 Punto di vista 0,20 The Last Kiss. Film commedia (06) HHl

RETE 4 6,35 Monk. Tf 8,35 Finalmente una favola. Film Tv comm. (08) Hl 10,40 Ricette all'italiana 11,30 Tg4 - Telegiornale 12,00 Major Crimes. Tf 13,00 La signora in giallo. Tf 14,00 Il mio West. Film western (98) HHl 15,50 La conquista del West. Film western (62) HHHl 18,55 Tg4 - Telegiornale 19,35 Dentro la notizia. Attualità 19,55 Tempesta d'amore. Soap 21,15 Serafino. Film commedia (68) HHl 23,10 The Blues Brothers. Film commedia (80) HHHHl 1,50 Tg4 Night News 2,30 Zio Adolfo in arte Führer. Film comico (78) HHl 4,00 Help! Game Show

TV 2000 15,20 Siamo noi. Attualità 16,00 Cadfael - I misteri dell'abbazia. Tf 17,30 Il diario di papa Francesco. Rubrica 18,00 Rosario da Lourdes 19,00 Why Poverty?. Rubrica 20,00 Rosario da Lourdes 20,30 Tg 2000 / TgTg 21,05 La più grande storia mai raccontata. Film biblico (65) HHHl 0,30 Effetto notte. Rubrica 0,55 Catechesi sulle Opere di Misericordia

RAI3 8,00 Madame Sans-Gene. Film commedia (61) HHHl 9,45 Cerasella. Film commedia (59) HHl 11,25 Rivediamoli. Doc. 12,00 Tg3 12,25 Diritto ai diritti. Doc. 13,15 Il tempo e la storia 14,00 Tg Regione / Tg3 14,50 TGR Leonardo 15,10 TGR Piazza Affari 15,15 Gli imperdibili. Rubrica 15,20 Il commissario Rex. Tf 16,40 Geo. Rubrica 19,00 Tg3 / Tg Regione 20,00 Blob. Videoframmenti 20,15 Un selfie con il Papa. Le storie. Documenti 20,45 Un posto al sole. Soap 21,15 C'era una volta in America. Film drammatico (84) HHHHl 23,05 Tg3 / Tg Regione 1,50 Rai Parlamento Telegiornale. Rubrica

ITALIA 1 8,10 Quella strega di Pippi Calzelunghe. Film avventura (70) Hl 10,05 L'apprendista mago. Film Tv comm. (10) Hl 12,05 Cotto e mangiato Il menù del giorno 12,25 Studio Aperto 13,05 Sport Mediaset 13,45 Dragon Ball Super 14,10 I Simpson. Tf 14,35 Merlin. Film Tv fantastico (12) Hl 18,15 Tom & Jerry. Cartoni 18,30 Studio Aperto 19,00 Mistero Adventure Appunti di viaggio 19,25 CSI New York. Tf 20,20 Cultura moderna 21,10 Hunger Games La ragazza di fuoco. Film fantascienza (13) HHl 0,05 Jabberwock. Film Tv fantastico (11) HHl 2,10 Studio Aperto La giornata

RAI MOVIE 15,35 Moonacre - I segreti dell'ultima luna. Film fantastico (08) HHl 17,25 Gli imperdibili. Rubrica 17,30 Una serata speciale. Film Tv sent. (13) Hl 19,05 The Magic of Belle Isle. Film comm. (12) HHl 21,00 Charlot pittore. Corto 21,20 Le mie grosse grasse vacanze greche. Film commedia (09) HHl 23,00 Nuovo Cinema Paradiso. Film dramm. (88) HHHl


SABATO 7 GENNAIO

Per chi ama l’EMOZIONE C’è POSTA PER TE People Show CANALE 5 ore 21,10

RAI1

Prende il via la ventesima edizione del programma ideato e condotto da Maria De Filippi (nella foto). Con il primo appuntamento, la trasmissione taglia l’importante traguardo della duecentesima puntata. Il format dello show resta invariato: ogni settimana viene data la possibilità a persone comuni di ricongiungersi con parenti con i quali si sono interrotti i rapporti, recuperare legami amorosi perduti o incontrare i propri idoli.

NCIS LOS ANGELES Telefilm RAI2 ore 21,05 Al via, in esclusiva, la seconda parte della settima stagione della serie, che segue le vicende di una squadra speciale investigativa della città di Los Angeles capitanata dall’agente G. Callen (Chris O’Donnell, nella foto). Il team deve salvare la vita a un bambino, che ha subito il lavaggio del cervello da parte di una cellula terroristica.

6,00 Il caffè di Raiuno 6,55 Gli imperdibili. Rubrica 7,05 Rai Parlamento Settegiorni. Attualità 8,15 Tg1 Dialogo. Attualità 8,25 UnoMattina in Famiglia. Varietà 10,45 Buongiorno benessere 11,30 Paesi che vai - Luoghi, detti, comuni. Rubrica 12,20 Linea verde Sabato 13,30 Telegiornale 14,00 Linea Bianca. Rubrica 15,00 Passaggio a Nord Ovest 15,55 A Sua immagine 16,30 Tg1 16,45 Parliamone... Sabato. Rotocalco 18,45 L'eredità. Quiz 20,00 Telegiornale 20,35 Affari tuoi. Gioco 21,25 Nemicamatissima. Show 23,45 Tg1 - 60 Secondi 0,15 S'è fatta notte 1,15 Tg1 - Notte

SONO INNOCENTE

CANALE 5

DocuFiction RAI3 ore 21,15 Primo appuntamento con l’inedito programma condotto dal giornalista Alberto Matano, che ripercorre, attraverso fiction, interviste e materiali di repertorio, le vicende di uomini e donne vittime di errori giudiziari. Nella puntata d’esordio viene raccontata la storia dell’imprenditore Diego Olivieri, accusato di riciclaggio, e quella di Maria Andò, arrestata per aggressione.

6,00 7,55 8,00 8,45 11,00 13,00 13,40 15,00 16,10 18,45

BEVERLY HILLS COP UN PIEDIPIATTI A BEVERLY HILLS

20,00 20,40

Film poliziesco RETE 4 ore 21,20

21,10

LA7 9,40 Coffee Break. Attualità 11,00 Mezzo professore tra i marines. Film commedia (94) HHl 13,30 Tg La7 / La7 Cronache 14,20 L'avventura del Poseidon. Film dramm. (72) HHHl 16,45 Il giorno più lungo. Film guerra (62) HHHl 20,00 Tg La7 20,35 Un anno di Crozza 21,10 L'ispettore Barnaby. Tf 0,50 Tg La7

DIGITALE TERRESTRE

Il poliziotto di Detroit Axel Foley ha metodi tutti suoi e si ribella alla disciplina del dipartimento. Un giorno lo va a trovare un amico d’infanzia, Mikey. Durante l’incontro Mikey viene ucciso. Foley vuole capire chi voleva morto l’amico, e mentre fa finta di andare in ferie, si reca a Los Angeles per seguire una pista.

0,30 1,20 2,15 5,15

Prima pagina Tg5 Traffico Tg5 Mattina Colpo di fulmine. Film Tv commedia (10) HHl Forum. Court Show Tg5 Una vita. Soap Il segreto. Soap Verissimo. Rotocalco Caduta libera. Game Show Tg5 Striscia la notizia - La voce dell'impudenza. Tg Satirico C'è posta per te. People Show Tg5 Notte Striscia la notizia - La voce dell'impudenza. Tg Satirico Baciami piccina. Film commedia (05) Hl Tg5

LA7 D 7,05 9,05 12,00 14,00 16,00 18,30 18,35 21,30 23,50 2,35

Storie di grandi chef I menù di Benedetta Cuochi e fiamme Non ditelo alla sposa. Real Tv The Dr. Oz Show. Talk Show Tg La7 Cuochi e fiamme Lo specchio della vita. Film dramm. (59) HHHHl Maria Stuarda Regina di Scozia. Film drammatico (71) HHl The Dr. Oz Show

RAI2 8,45 Il nostro amico Charly. Tf 10,15 Il nostro amico Kalle. Tf 11,00 Mezzogiorno in famiglia. Varietà 13,00 Tg2 Giorno 13,25 Dribbling 14,00 Squadra speciale Colonia. Tf 14,50 Squadra speciale Stoccarda. Tf 15,35 Il commissario Heldt. Tf 17,05 Sereno Variabile 18,00 Gli imperdibili. Rubrica 18,10 Hawaii Five-0. Tf 18,50 NCIS Los Angeles. Tf 19,35 Squadra speciale Cobra 11. Tf 20,30 Tg2 20.30 21,05 NCIS Los Angeles. Tf 22,40 Calcio Champagne 23,50 Tg2 Dossier. Rubrica 0,35 Tg2 Storie: I racconti della settimana

RETE 4 7,30 Ogni volta che te ne vai. Film commedia (04) HHl 9,30 Carabinieri. Tf 11,30 Tg4 - Telegiornale 12,00 Parola di Pollice verde. Rubrica 13,00 La signora in giallo. Tf 14,00 Lo sportello di Forum. Court Show 15,30 Wild Patagonia. Doc. 16,35 Poirot - Testimone silenzioso. Film Tv giallo (95) HHl 18,55 Tg4 - Telegiornale 19,35 Dentro la notizia 19,55 Tempesta d'amore. Soap 21,20 Beverly Hills Cop Un piedipiatti a Beverly Hills. Film pol. (84) HHHl 23,35 Miami Vice. Film pol. (06) HHHHl 2,05 Tg4 Night News 2,45 Capodanno al Grand Hotel 1985. Show

TV 2000 14,25 Borghi d'Italia. Rubrica 15,00 La coroncina della Divina Misericordia 15,20 Arsenico e vecchi merletti. Film comm. (44) HHHHl 17,35 Sulla Strada. Religione 18,00 Rosario da Lourdes 18,30 Tg 2000 19,00 Rebels. DocuReality 20,00 Rosario da Lourdes 20,30 Tg 2000 20,45 Soul. Talk Show 21,15 Il ladro. Film dramm. (56) HHHl 22,50 Hungry Hearts

RAI3 8,00 La furia dei barbari. Film avv. (60) HHl 9,25 Moglie e buoi. Film commedia (56) HHl 11,00 TGR Bellitalia. Rubrica 11,30 TGR Officina Italia 12,00 Tg3 12,25 TGR L'Italia del Settimanale. Rotocalco 12,55 TGR Petrarca. Attualità 13,30 TGR Virgilio 14,00 Tg Regione / Tg3 14,55 Rischiatutto La Storia. Documenti 16,00 Dramma della gelosia, tutti i particolari in cronaca. Film commedia (70) HHHl 17,40 Un selfie con il Papa 19,00 Tg3 / Tg Regione 20,00 Blob presenta Lo Renzi il Magnifichetto 20,30 Che tempo che fa 21,15 Sono innocente. DocuFiction 23,10 Tg3 Mondo / Regione 23,40 Non uccidere

ITALIA 1 8,25 Piccolo grande eroe. Film anim. (06) HHl 10,15 Carlito alla conquista di un sogno. Film commedia (08) HHl 12,25 Studio Aperto 13,00 Sport Mediaset 13,45 Dragon Ball Super 14,10 I Simpson. Tf 14,35 Superman. Film fantastico (78) HHHl 17,35 Tutta colpa di Galileo 18,25 Tom & Jerry. Cartoni 18,30 Studio Aperto 19,00 I pinguini di Madagascar. Cartoni 19,25 Gnomeo & Giulietta. Film anim. (11) HHHl 21,10 Rio. Film anim. (11) HHHl 23,05 Lupin III: Per un dollaro in più. Film Tv animazione (00) HHl 1,05 Super Fun Night. Sitcom 1,50 Studio Aperto La giornata

RAI MOVIE 13,55 Gli imperdibili. Rubrica 14,00 The Woman in Black. Film horror (12) HHHl 15,40 Sotto il sole della Toscana. Film drammatico (03) HHl 17,40 Moonacre - I segreti dell'ultima luna. Film fantastico (08) HHl 19,35 La storia fantastica. Film fant. (87) HHHl 21,20 La città proibita. Film azione (06) HHHl 23,55 Byzantium. Film fantastico (13) HHHl


DOMENICA 8 GENNAIO

Per chi ama il SORRISO CHE DIO CI AIUTI 4 Telefilm RAI1 ore 21,30

RAI1

Ha inizio la quarta stagione della serie che narra le vicende di suor Angela (Elena Sofia Ricci, nella foto) e delle sue consorelle, le quali gestiscono un convitto. Suor Angela, suor Costanza e le ragazze sono in trepidazione: finalmente per Azzurra e Guido è arrivato il giorno del matrimonio. Intanto, la quiete del convento viene turbata dall’arrivo di Nico, affascinante avvocato, e di Monica, figlioccia di suor Angela, che lo conosce molto bene.

IL TRAPEZIO DELLA VITA Film drammatico RETE 4 ore 15,00 Un giornalista di New Orleans (Rock Hudson) diventa amico di un ex asso dell’aviazione, vera e propria leggenda della Prima guerra mondiale. L’uomo, che ha nostalgia delle precedenti imprese, ora si guadagna da vivere come pilota acrobatico col suo vecchio aereo per mantenere moglie e figlio.

6,00 Rai Parlamento Punto Europa. Rubrica 6,30 UnoMattina in Famiglia. Varietà 9,40 DreamsRoad. Reportage 10,30 A Sua immagine. Rubrica 10,55 Santa Messa. Religione 12,00 Recita dell'Angelus. Religione 12,20 Linea verde Domenica. Rubrica 13,30 Telegiornale 14,00 L'Arena. Talk Show 17,00 Tg1 17,05 Domenica in. Varietà 18,45 L'eredità. Quiz 20,00 Telegiornale 20,35 TecheTecheTè. Videoframmenti 21,30 Che Dio ci aiuti 4. Tf 23,20 Tg1 - 60 Secondi 23,25 Speciale Tg1. Attualità 0,30 Tg1 - Notte

NCIS

CANALE 5

Telefilm RAI2 ore 21,00 Un sottoufficiale della marina viene ucciso. La sua morte, però, fornisce indizi per un attentato dinamitardo irrisolto di quarant’anni prima avvenuto in un aeroporto che i detective dell’Ncis, Gibbs e DiNozzo, hanno riesaminato di recente. Nel frattempo, McGee, un altro agente della squadra speciale, è geloso perché non è stato coinvolto nell’indagine.

6,00 7,55 8,00 9,10 9,45 12,00 13,00 13,40 14,00 16,45

IL LADRO

18,45

Film drammatico TV 2000 ore 22,45

20,00 20,40

LA7 7,55 Omnibus dibattito. Attualità 9,40 Film 11,45 Inside Titanic. Documentario 13,30 Tg La7 / La7 Cronache 14,20 Il comandante Florent. Tf 18,00 Joséphine, ange gardien. Tf 20,00 Tg La7 20,35 Faccia a faccia. Attualità 21,20 Film 23,00 Film 1,30 Faccia a faccia

DIGITALE TERRESTRE

Per una serie di incredibili coincidenze, Manny Ballister viene scambiato per un ladro che ossessiona un’intera città con i suoi furti. L’uomo deve provare la sua innocenza, ma le persone che potrebbero aiutarlo sembrano scomparse dalla circolazione. La moglie di Manny è quella che risente in modo più drammatico della situazione: si ammala di nervi ed è ricoverata.

21,10 23,20 1,35 2,20 2,50

Prima pagina Tg5 Traffico Tg5 Mattina Le frontiere dello spirito. Rubrica Documentari Melaverde. Rubrica Tg5 L'arca di Noè. Rubrica Il conte di Montecristo. Miniserie Domenica Rewind. Talk Show Caduta libera. Game Show Tg5 Paperissima Sprint. Show Il segreto. Soap In fondo al cuore. Film drammatico (98) HHHl Tg5 Notte Paperissima Sprint Voce del verbo amore. Film commedia (07) HHl

LA7 D 8,00 Cuochi e fiamme 10,00 Ricetta sprint di Benedetta. Rubrica 10,30 I menù di Benedetta 12,20 Cuochi e fiamme 13,20 I menù di Benedetta. Cooking Show 15,25 Non ditelo alla sposa! Italia. Real Tv 17,30 Cambio moglie Italia 18,30 Tg La7 18,35 Cuochi e fiamme 21,30 Il meglio del paese delle meraviglie. Show 1,20 The Dr. Oz Show

RAI2 6,45 Sea Patrol. Tf 7,15 Guardia costiera. Tf 9,15 La nave dei sogni New York, Savannah e Salvador de Bahia. Film Tv sentimentale (11) Hl 11,00 Mezzogiorno in famiglia. Varietà 13,00 Tg2 Giorno 13,30 Tg2 Motori. Rubrica 13,45 Quelli che... aspettano 15,30 Quelli che il calcio 17,00 Novantesimo minuto Zona mista 18,00 Novantesimo minuto 19,00 Tg2 Flash L.I.S. 19,05 Sempre più Sbandati. Show 19,35 Squadra speciale Cobra 11. Tf 20,30 Tg2 20.30 21,00 NCIS. Tf 21,45 NCIS New Orleans. Tf 22,40 La domenica sportiva. Rubrica di sport 0,30 Sorgente di vita

RETE 4 8,15 Confessione Reporter. Reportage 9,20 Documentario 10,00 S. Messa. Religione 11,30 Tg4 - Telegiornale 12,00 Julie Lescaut. Tf 14,00 Donnavventura. Reportage 15,00 Il trapezio della vita. Film drammatico (58) HHHHl 17,00 Pistole calde a Tucson. Film western (58) HHl 18,55 Tg4 - Telegiornale 19,35 Dentro la notizia 19,55 Tempesta d'amore. Soap 21,15 Film 23,05 Film 1,15 Modamania. Rubrica 1,45 Tg4 Night News 2,10 La visita. Film commedia (63) HHHl 3,55 Help! Game Show 4,20 Matrimonio alla francese. Film commedia (65) HHl

TV 2000 15,00 La coroncina della Divina Misericordia 15,20 Il mondo insieme 18,00 Rosario da Lourdes 18,30 Prima di cena. Rubrica 19,10 E il verbo si fece carne 19,35 Tutte le Messe del mondo sotto il cielo di Roma. Documenti 20,00 Rosario da Lourdes 20,30 Soul. Talk Show 21,05 Angelus. Religione 21,20 I misteri di Maria. Religione 22,45 Il ladro. Film dramm. (56) HHHl

RAI3 8,00 10,00 11,10 11,30 12,00 12,15 12,25 12,55 13,00 14,00 14,15 14,30 15,30 16,20 19,00 20,00 21,30 23,05 23,25 0,55

Domenica Geo Provincia capitale TGR EstOvest. Rubrica TGR RegionEuropa Tg3 / Tg3 Fuori linea Tg3 Persone. Attualità TGR Mediterraneo Tg3 LIS Il posto giusto. Rubrica Tg Regione Tg3 In 1/2 h XL. Attualità Kilimangiaro Il Grande Viaggio Kilimangiaro Tutte le facce del mondo. Rubrica Tg3 / Tg Regione Che tempo che fa. Talk Show Che fuori tempo che fa. Talk Show Tg3 / Tg Regione La buca. Film commedia (14) 1ª tv. HHl In 1/2 h XL. Attualità

ITALIA 1 6,00 Love me Licia. Sitcom 7,20 Tom & Jerry. Cartoni 7,40 Le nuove avventure di Scooby-Doo. Cartoni 8,10 I pinguini di Madagascar. Cartoni 8,45 Daffy Duck e l'isola fantastica. Film animazione (83) HHl 10,35 L'estate di Judy Moody. Film commedia (11) HHl 12,25 Studio Aperto 13,00 Sport Mediaset XXL. Rubrica di sport 14,00 Il viaggio dell'unicorno. Film Tv fantastico (01) HHl 16,35 Supergirl. Tf 17,25 The Flash. Tf 18,30 Studio Aperto 19,00 Film 21,30 Film 23,30 Film 1,15 Studio Aperto La giornata 1,30 Premium Sport

RAI MOVIE 10,50 Totò cerca casa. Film commedia (49) HHHl 12,15 La storia fantastica. Film fant. (87) HHHl 14,00 Byzantium. Film fantastico (13) HHHl 16,00 L'uomo senza volto. Film dramm. (93) HHl 18,00 L'invitato. Film commedia (07) HHl 19,35 Totò diabolicus. Film comico (62) HHHl 21,20 A qualsiasi prezzo. Film avv. (68) HHl 23,10 Brothers. Film dramm. (09) HHHl


LUNEDì 9 GENNAIO

Per chi ama l’AZIONE I BASTARDI DI PIZZOFALCONE Telefilm RAI1 ore 21,25

RAI1

Protagonista dell’inedita serie al via è l’ispettore di polizia Giuseppe Lojacono (Alessandro Gassmann, nella foto), che da Agrigento viene trasferito a Napoli perché accusato da un pentito della mafia di aver passato informazioni all’organizzazione. L’agente viene mandato al commissariato di Pizzofalcone, situato nel centro della città, che sta per essere definitivamente chiuso per diversi casi di corruzione. Ma Lojacono cambierà le cose.

6,00 6,30 6,45 10,00 11,05 11,50 13,30 14,00 15,30 16,30 16,40 16,50

RISVEGLI Film drammatico RETE 4 ore 16,10 Alla fine degli anni Sessanta il dottor Sayer scopre un farmaco in grado di ridare una vita attiva a malati cronici. Al centro della storia è il caso di Leonard (Robert De Niro, nella foto), un quarantenne in stato letargico da trent’anni. La sua parziale ripresa, come quella di altri pazienti, sarà però solo temporanea.

18,45 20,00 20,30 21,25 23,50 1,20 1,55 2,25

CSI 6,00 7,55 8,00 8,45

Seconda settimana di programmazione della quindicesima stagione della serie, in onda per la prima volta in chiaro. L’indagine sulla morte di un insegnante di chimica porta Russel, agente della scientifica di Las Vegas, a investigare nel mondo delle società segrete. Intanto, i detective Sara, Julie e Morgan partecipano a una conferenza che finisce in tragedia.

10,55 11,00 13,00 13,40 14,10 14,45

PRESADIRETTA

16,10 17,10

Reportage RAI3 ore 21,15

18,45

DIGITALE TERRESTRE

Torna con una nuova edizione il programma d’inchiesta ideato e condotto dal giornalista Riccardo Iacona. Tanti gli argomenti affrontati: dai voucher e il futuro del Jobs Act al popolo che vive su Youtube. Dai ciarlatani della salute che speculano sul dolore degli altri al progetto Casa Italia, nato dopo gli ultimi terremoti del Centro Italia.

7,55 Omnibus dibattito. Attualità 9,40 Coffee Break. Attualità 11,00 L'aria che tira. Rubrica 13,30 Tg La7 14,00 Tg La7 Cronache. Attualità 14,20 Tagadà. Attualità 16,30 Ironside. Tf 18,00 Joséphine, ange gardien. Tf 20,00 Tg La7 20,35 Otto e mezzo. Attualità 21,10 Film 23,00 Film 1,00 Otto e mezzo. Attualità

7,20 Protestantesimo 7,50 Le sorelle McLeod. Tf 8,45 Un ciclone in convento. Tf 10,00 Tg2 - Lavori in corso 10,55 Tg2 Flash 11,00 I fatti vostri. Varietà 13,00 Tg2 Giorno 13,30 Tg2 Costume e società. Rubrica 13,50 Tg2 Medicina 33. Rubrica 14,00 Detto fatto. Tutorial Tv 16,40 The Good Wife. Tf 18,10 Tg2 Flash L.I.S. 18,15 Tg2 18,30 Rai Tg Sport 18,50 Blue Bloods. Tf 19,40 NCIS. Tf 20,30 Tg2 20.30 21,05 Sbandati. Show 21,20 Il collegio. DocuReality 23,30 Milano-Roma In viaggio con i Gialappa's. Real Tv 1,20 Sorgente di vita. Rubrica

CANALE 5

Telefilm ITALIA 1 ore 21,10

LA7

RaiNews24 Tg1 UnoMattina. Attualità Storie Vere. Attualità Tempo & Denaro. Attualità La prova del cuoco. Cooking Show Telegiornale Torto o ragione? Il verdetto finale. Court Show La vita in diretta. Attualità Tg1 Tg1 Economia La vita in diretta. Attualità L'eredità. Quiz Telegiornale Affari tuoi. Gioco I Bastardi di Pizzofalcone. Tf Porta a porta. Attualità Tg1 - Notte Sottovoce. Attualità Italiani con Paolo Mieli

RAI2

20,00 20,40 21,10

23,50 1,30

Prima pagina Tg5 Traffico Tg5 Mattina Mattino Cinque. Attualità Tg5 - Ore 10 Forum. Court Show Tg5 Beautiful. Soap Una vita. Soap Uomini e donne. People Show Il segreto. Soap Pomeriggio Cinque. Attualità Caduta libera. Game Show Tg5 Striscia la notizia - La voce dell'impudenza Andiamo a quel paese. Film commedia (14) 1ª tv. HHl A ruota libera. Film commedia (00) HHl Tg5 Notte

LA7 D 9,40 Ricetta sprint di Benedetta. Rubrica 9,50 I menù di Benedetta 12,40 Cuochi e fiamme 13,40 Grey's Anatomy. Tf 16,25 Ricetta sprint di Benedetta. Rubrica 16,35 I menù di Benedetta 17,30 Tacco 12... e non solo 18,30 Tg La7 18,35 A cena da me. Real Tv 19,25 Cuochi e fiamme. Cooking Show 21,20 Film 23,20 Film 1,20 La Mala EducaXXXion

RETE 4 6,35 8,30 9,30 10,40 11,30 12,00 13,00 14,00 15,30 16,10 18,55 19,35 19,55 20,30 21,15 0,30 1,30 2,10

Monk. Tf Cuore ribelle. Soap Carabinieri. Tf Ricette all'italiana. Rubrica Tg4 - Telegiornale Major Crimes. Tf La signora in giallo. Tf Lo sportello di Forum. Court Show Hello Goodbye. Real Tv Risvegli. Film dramm. (90) HHHl Tg4 - Telegiornale Dentro la notizia. Attualità Tempesta d'amore. Soap Dalla vostra parte. Attualità Quinta colonna. Attualità Confessione Reporter. Reportage Modamania. Rubrica Tg4 Night News

TV 2000 14,55 La coroncina della Divina Misericordia 15,15 Siamo noi. Attualità 17,30 Il diario di papa Francesco. Rubrica 18,00 Rosario da Lourdes 18,30 Tg 2000 19,00 Sport 2000 19,30 Buongiorno professore 20,00 Rosario da Lourdes 20,30 Tg 2000 / TgTg 21,05 L'avventura di Pinocchio. Rubrica 22,05 Il vecchio e il mare. Film drammatico (58) HHHl

RAI3 8,00 Agorà. Attualità 10,00 Mi manda Raitre In difesa degli indifesi 11,10 Tutta Salute. Rubrica 12,00 Tg3 12,25 Chi l'ha visto? 12.25 12,45 Quante storie 13,15 Il tempo e la storia 13,40 Tg3 Fuori Tg. Attualità 14,00 Tg Regione / Tg3 14,50 TGR Leonardo 15,10 TGR Piazza Affari 15,15 Il commissario Rex. Tf 16,00 Aspettando Geo 16,40 Geo. Rubrica 18,25 #cartabianca. Attualità 19,00 Tg3 / Tg Regione 20,00 Blob. Videoframmenti 20,10 Gazebo Social News. Talk Show 20,40 Un posto al sole. Soap 21,15 Presadiretta. Reportage 23,10 La grande storia. Documenti 24,00 Tg3 Linea notte. Attualità

ITALIA 1 8,05 Everwood. Tf 10,05 Dr. House - Medical Division. Tf 12,05 Cotto e mangiato Il menù del giorno 12,25 Studio Aperto 13,05 Sport Mediaset 13,45 Dragon Ball Super 14,10 I Simpson. Tf 14,35 Futurama. Tf 15,00 The Big Bang Theory. Sitcom 15,30 2 Broke Girls. Sitcom 16,00 The Goldbergs. Sitcom 16,30 How I Met Your Mother. Sitcom 17,25 La vita secondo Jim. Sitcom 18,30 Studio Aperto 19,25 CSI New York. Tf 20,20 Cultura moderna. Game Show 21,10 CSI. Tf 23,50 Tiki Taka - Il calcio è il nostro gioco. Rubrica di sport 1,55 Nove. Rubrica di sport

RAI MOVIE 12,35 Perché uccidi ancora. Film western (67) Hl 14,10 A qualsiasi prezzo. Film avv. (68) HHl 15,55 La cuoca del Presidente. Film commedia (12) HHl 17,30 Codice Omega. Film fantastico (99) HHl 19,15 Pane, amore e fantasia. Film comm. (53)HHHl 20,55 Sporco lavoro. Corto 21,20 Hell on Wheels. Tf 23,00 I lunghi giorni della vendetta. Film western (67) Hl


MARTEDì 10 GENNAIO

Per chi ama il SENTIMENTO QUELLO CHE NASCONDONO... Miniserie CANALE 5 ore 21,10

RAI1

Seconda settimana di programmazione della miniserie spagnola che narra la passione proibita tra la marchesa de Llanzol (Blanca Suárez, nella foto) e il ministro degli Esteri Serrano Súñer. Uscito dall’appartamento dove si è incontrato di nascosto con Sonsoles, Serrano Súñer scampa a un attentato. La donna torna a casa sconvolta, immaginando che l’amante sia rimasto ucciso. Qui incontra Balenciaga con cui si sfoga.

L’UOMO DAI 7 CAPESTRI

6,00 6,45 10,00 11,05 11,50 13,30 14,00 15,30 16,30 16,40 16,50 18,45 20,00 20,30 21,25

Film western RETE 4 ore 16,35 Il texano Roy Bean (Paul Newman, nella foto), dopo aver vissuto a lungo come bandito, decide di passare dalla parte della legge: si autoproclama giudice e nomina i suoi aiutanti. Si tratta di un’eterogenea banda di fuorilegge. I suoi metodi per far rispettare l’ordine, però, rimangono poco ortodossi.

23,20 0,35 1,10 1,40

SUPERGIRL 6,00 7,55 8,00 8,45

Supergirl e Superman continuano la loro collaborazione e riescono a sconfiggere l’attacco dei due Metallo mandati dal Progetto Cadmus. Kara cerca di iniziare il suo nuovo lavoro da reporter, ma ha difficoltà a conquistare la stima del suo capo. Intanto, Cat le rivela di aver deciso di allontanarsi per un po’ di tempo dalla CatCo: sarà James a sostituirla.

10,55 11,00 13,00 13,40 14,10 14,45

QUALCOSA DI SPECIALE

16,10 17,10

Film sentimentale RAI MOVIE ore 21,20

18,45

14,20 16,30 18,00 20,00 20,35 21,10 24,00 0,10 0,45

Omnibus dibattito Coffee Break. Attualità L'aria che tira. Rubrica Tg La7 Tg La7 Cronache. Attualità Tagadà. Attualità Ironside. Tf Joséphine, ange gardien. Tf Tg La7 Otto e mezzo. Attualità diMartedì. Attualità Tg La7 Otto e mezzo. Attualità L'aria che tira. Rubrica

DIGITALE TERRESTRE

Burke è un vedovo che ha appena scritto un libro su come affrontare e superare la perdita di una persona cara, raccogliendo uno straordinario successo. Eloise, invece, è una giovane donna che colleziona uomini sbagliati e gestisce un negozio di fiori. Si incontrano per caso a Seattle, in occasione di uno dei seminari di Burke e si innamorano.

7,55 9,40 11,00 13,30 14,00

7,50 Le sorelle McLeod. Tf 8,40 Un ciclone in convento. Tf 10,00 Tg2 - Lavori in corso 11,00 I fatti vostri. Varietà 13,00 Tg2 Giorno 13,30 Tg2 Costume e società. Rubrica 13,50 Tg2 Medicina 33 14,00 Detto fatto. Tutorial Tv 16,40 The Good Wife. Tf 18,10 Tg2 Flash L.I.S. 18,15 Tg2 18,30 Rai Tg Sport 18,50 Blue Bloods. Tf 19,40 NCIS. Tf 20,30 Tg2 20.30 20,55 Calcio: Tim Cup. Ottavi di finale, Napoli - Spezia (dir.) 23,00 Sbandati. Show 0,40 The Order. Film azione (01) HHl 1,45 Diritto di difesa. Tf 4,15 Videocomic. Videoframmenti 4,50 Detto fatto. Tutorial Tv

CANALE 5

Telefilm ITALIA 1 ore 21,10

LA7

RaiNews24 UnoMattina. Attualità Storie Vere. Attualità Tempo & Denaro. Attualità La prova del cuoco. Cooking Show Telegiornale Torto o ragione? Il verdetto finale. Court Show La vita in diretta. Attualità Tg1 Tg1 Economia La vita in diretta. Attualità L'eredità. Quiz Telegiornale Affari tuoi. Gioco I Bastardi di Pizzofalcone. Tf Porta a porta. Attualità Tg1 - Notte Sottovoce. Attualità I grandi della Letteratura. Rubrica

RAI2

20,00 20,40 21,10 23,30 1,35 2,20

Prima pagina Tg5 Traffico Tg5 Mattina Mattino Cinque. Attualità Tg5 - Ore 10 Forum. Court Show Tg5 Beautiful. Soap Una vita. Soap Uomini e donne. People Show Il segreto. Soap Pomeriggio Cinque. Attualità Caduta libera. Game Show Tg5 Striscia la notizia - La voce dell'impudenza Quello che nascondono i tuoi occhi. Miniserie Matrix. Attualità Tg5 Notte Striscia la notizia - La voce dell'impudenza

LA7 D 8,00 A cena da me. Real Tv 9,40 Ricetta sprint di Benedetta. Rubrica 9,50 I menù di Benedetta 12,40 Cuochi e fiamme 13,40 Grey's Anatomy. Tf 16,25 Ricetta sprint di Benedetta. Rubrica 16,35 I menù di Benedetta 18,30 Tg La7 18,35 A cena da me. Real Tv 19,25 Cuochi e fiamme. Cooking Show 21,20 Grey's Anatomy. Tf 1,00 La Mala EducaXXXion. Talk Show

RETE 4 6,35 8,30 9,30 10,40 11,30 12,00 13,00 14,00 15,30 16,35 18,55 19,35 19,55 20,30 21,15 23,05 1,10 1,50 3,35

Monk. Tf Cuore ribelle. Soap Carabinieri. Tf Ricette all'italiana Tg4 - Telegiornale Major Crimes. Tf La signora in giallo. Tf Lo sportello di Forum. Court Show Hamburg Distretto 21. Tf L'uomo dai 7 capestri. Film west. (72) HHHl Tg4 - Telegiornale Dentro la notizia. Attualità Tempesta d'amore. Soap Dalla vostra parte. Attualità Film Film Tg4 Night News La casa dalle finestre che ridono. Film horror (76) HHHl Help! Game Show

TV 2000 14,55 La coroncina della Divina Misericordia 15,15 Siamo noi. Attualità 17,30 Il diario di papa Francesco. Rubrica 18,00 Rosario da Lourdes 18,30 Tg 2000 19,00 Attenti al lupo. Attualità 19,30 Sconosciuti 20,00 Rosario da Lourdes 20,30 Tg 2000 / TgTg 21,05 Una fidanzata per papà. Film comm. (63) HHHl 23,10 Retroscena - I segreti del teatro. Rubrica

RAI3 8,00 Agorà. Attualità 10,00 Mi manda Raitre In difesa degli indifesi 11,10 Tutta Salute. Rubrica 12,00 Tg3 12,25 Chi l'ha visto? 12.25 12,45 Quante storie 13,15 Il tempo e la storia 13,40 Tg3 Fuori Tg. Attualità 14,00 Tg Regione / Tg3 14,50 TGR Leonardo 15,10 TGR Piazza Affari 15,15 Il commissario Rex. Tf 16,40 Geo. Rubrica 18,25 #cartabianca. Attualità 19,00 Tg3 / Tg Regione 20,00 Blob. Videoframmenti 20,10 Gazebo Social News. Talk Show 20,40 Un posto al sole. Soap 21,15 Mi manda Raitre. Attualità 24,00 Tg3 Linea notte 0,10 Tg Regione 1,05 Rai Parlamento Telegiornale. Rubrica 1,55 Ubiq. Rubrica

ITALIA 1 8,05 Everwood. Tf 10,05 Dr. House - Medical Division. Tf 12,05 Cotto e mangiato Il menù del giorno 12,25 Studio Aperto 13,05 Sport Mediaset 13,45 Dragon Ball Super 14,10 I Simpson. Tf 14,35 Futurama. Tf 15,00 The Big Bang Theory. Sitcom 15,30 2 Broke Girls. Sitcom 16,00 The Goldbergs. Sitcom 16,30 How I Met Your Mother. Sitcom 17,25 La vita secondo Jim 18,30 Studio Aperto 19,25 CSI New York. Tf 20,20 Cultura moderna 21,10 Supergirl. Tf 22,00 The Flash. Tf 22,50 Arrow. Tf 23,50 Gotham. Tf 0,45 Lupin the 3rd La donna chiamata Fujiko Mine. Tf

RAI MOVIE 14,10 I dodici disastri di Natale. Film Tv fantascienza (12) Hl 15,45 Fantasma d'amore. Film fant. (81) HHHl 17,25 Dark Tide. Film HHl 19,20 Per favore, ammazzatemi mia moglie. Film commedia (86) HHHl 21,00 I monelli. Corto 21,20 Qualcosa di speciale. Film sent. (09) HHHl 23,15 The Wolf of Wall Street. Film dramm. HHHl


MERCOLEDì 11 GENNAIO

Per chi ama la COMPETIZIONE MUSIC Show CANALE 5 ore 21,10

RAI1

Prende il via il nuovo show musicale condotto da Paolo Bonolis (nella foto) con la partecipazione di Luca Laurenti. Tre puntate, in onda dal Teatro 5 di Cinecittà, in cui numerosi artisti interpretano, accompagnati da un’orchestra di 64 musicisti diretta dal Maestro Diego Basso, i brani più belli della nostra vita. Tra i cantanti presenti nel corso degli appuntamenti, Anastacia, Simon Le Bon, Manuel Agnelli, Gianna Nannini e John Miles.

LE AVVENTURE DI ARSENIO LUPIN

6,00 6,30 6,45 10,00 11,05 11,50 13,30 14,00 15,30 16,30 16,40 16,50 18,45 20,00 20,30

Film avventura RETE 4 ore 16,35 Film a episodi, ambientati nella Parigi di fine Ottocento, che raccontano le gesta del ladro Arsenio Lupin (Robert Lamoureux, nella foto). Tra le storie, quella del furto di un milione di marchi a danno del kaiser Guglielmo II di Germania che lo aveva ingaggiato per cercare un nascondiglio segreto nel suo castello.

23,35 0,55 1,30 2,00

SHINE David Helfgott è un bambino prodigio dalla personalità eccentrica. Già in tenera età si rivela un ottimo musicista. Il suo talento viene notato da un concertista di fama internazionale che è disposto a offrirgli del denaro pur di farlo studiare negli Stati Uniti. Ma suo padre Peter, severo e possessivo, non vuole separarsi dal figlio. David riuscirà comunque a imporsi.

20,00 20,40

24,00 0,10 0,45

DIGITALE TERRESTRE

Catherine è una dottoressa felicemente sposata con l’insegnante David. La coppia ha un figlio e una vita invidiabile ma, un giorno, per un banale imprevisto, la donna si convince che il marito abbia un’amante. Decide così di metterlo alla prova, ingaggiando una escort per sedurlo. Il test le si ritorcerà contro.

20,00 20,35 21,10

10,55 11,00 13,00 13,40 14,10 14,45

18,45

Film thriller RAI2 ore 23,00

Omnibus dibattito Coffee Break. Attualità L'aria che tira. Rubrica Tg La7 Tg La7 Cronache Tagadà. Attualità Ironside. Tf Joséphine, ange gardien. Tf Tg La7 Otto e mezzo. Attualità La gabbia - Open. Attualità Tg La7 Otto e mezzo. Attualità L'aria che tira. Rubrica

6,00 7,55 8,00 8,45

16,10 17,10

CHLOE TRA SEDUZIONE E INGANNO

7,55 9,40 11,00 13,30 14,00 14,20 16,30 18,00

7,15 Il tocco di un angelo. Tf 7,50 Le sorelle McLeod. Tf 8,45 Un ciclone in convento. Tf 10,00 Tg2 - Lavori in corso 10,55 Tg2 Flash 11,00 I fatti vostri. Varietà 13,00 Tg2 Giorno 14,00 Detto fatto. Tutorial Tv 16,25 The Good Wife. Tf 17,05 Rai Parlamento Telegiornale. Rubrica 17,10 Tg2 Flash L.I.S. 17,30 Calcio: Tim Cup. Ottavi di finale (dir.) 19,40 NCIS. Tf 20,30 Tg2 20.30 21,05 Sbandati. Show 21,20 Film 23,00 Chloe - Tra seduzione e inganno. Film thriller (09) HHl 0,40 Sulla via di Damasco 2,00 Blood & Wine. Film drammatico (96) HHHl

CANALE 5

Film drammatico TV 2000 ore 21,05

LA7

RaiNews24 Tg1 UnoMattina. Attualità Storie Vere. Attualità Tempo & Denaro. Attualità La prova del cuoco. Cooking Show Telegiornale Torto o ragione? Il verdetto finale La vita in diretta. Attualità Tg1 Tg1 Economia La vita in diretta. Attualità L'eredità. Quiz Telegiornale Calcio: Tim Cup. Ottavi di finale, Juventus - Atalanta (diretta) Porta a porta. Attualità Tg1 - Notte Sottovoce. Attualità I Love You 2

RAI2

21,10 0,30 0,40 1,25

Prima pagina Tg5 Traffico Tg5 Mattina Mattino Cinque. Attualità Tg5 - Ore 10 Forum. Court Show Tg5 Beautiful. Soap Una vita. Soap Uomini e donne. People Show Il segreto. Soap Pomeriggio Cinque. Attualità Caduta libera. Game Show Tg5 Striscia la notizia - La voce dell'impudenza. Tg Satirico Music. Show Dietro le quinte Il bello delle donne Tg5 Notte Striscia la notizia - La voce dell'impudenza

LA7 D 8,00 A cena da me. Real Tv 9,40 Ricetta sprint di Benedetta. Rubrica 9,50 I menù di Benedetta 12,40 Cuochi e fiamme 13,40 Grey's Anatomy. Tf 16,25 Ricetta sprint di Benedetta. Rubrica 16,35 I menù di Benedetta 18,30 Tg La7 18,35 A cena da me. Real Tv 19,25 Cuochi e fiamme 21,20 Il comandante Florent. Tf 1,00 La Mala EducaXXXion. Talk Show

RETE 4 6,35 8,30 9,30 10,40 11,30 12,00 13,00 14,00 15,30 16,35 18,55 19,35 19,55 20,30 21,15 23,05 1,00 1,35 3,05 4,05

Monk. Tf Cuore ribelle. Soap Carabinieri. Tf Ricette all'italiana Tg4 - Telegiornale Major Crimes. Tf La signora in giallo. Tf Lo sportello di Forum Hamburg Distretto 21. Tf Le avventure di Arsenio Lupin. Film avventura (57) HHHl Tg4 - Telegiornale Dentro la notizia Tempesta d'amore. Soap Dalla vostra parte Film Film Tg4 Night News Pierino contro tutti. Film comico (81) Hl Help! Game Show Il cardinale Lambertini. Film commedia (54) HHHl

TV 2000 14,55 La coroncina della Divina Misericordia 15,15 Siamo noi. Attualità 17,30 Il diario di papa Francesco. Rubrica 18,00 Rosario da Lourdes 18,30 Tg 2000 19,00 Attenti al lupo. Attualità 19,30 Sconosciuti 20,00 Rosario da Lourdes 20,30 Tg 2000 / TgTg 21,05 Shine. Film drammatico (96) HHHHl 22,55 Effetto notte. Rubrica 23,25 Rosario da Pompei

RAI3 8,00 Agorà. Attualità 10,00 Mi manda Raitre In difesa degli indifesi 11,10 Tutta Salute. Rubrica 12,00 Tg3 12,25 Chi l'ha visto? 12.25 12,45 Quante storie 13,15 Il tempo e la storia 13,40 Tg3 Fuori Tg. Attualità 14,00 Tg Regione / Tg3 14,50 TGR Leonardo 15,10 TGR Piazza Affari 15,15 Il commissario Rex. Tf 16,40 Geo. Rubrica 18,25 #cartabianca. Attualità 19,00 Tg3 19,30 Tg Regione 20,00 Blob. Videoframmenti 20,10 Gazebo Social News. Talk Show 20,40 Un posto al sole. Soap 21,15 Chi l'ha visto?. Attualità 24,00 Tg3 Linea notte 0,10 Tg Regione 1,05 Rai Parlamento Telegiornale. Rubrica

ITALIA 1 8,05 Everwood. Tf 10,05 Dr. House - Medical Division. Tf 12,05 Cotto e mangiato Il menù del giorno 12,25 Studio Aperto 13,05 Sport Mediaset 13,45 Dragon Ball Super 14,10 I Simpson. Tf 14,35 Futurama. Tf 15,00 The Big Bang Theory. Sitcom 15,30 2 Broke Girls. Sitcom 16,00 The Goldbergs. Sitcom 16,30 How I Met Your Mother. Sitcom 17,25 La vita secondo Jim. Sitcom 18,30 Studio Aperto 19,25 CSI New York. Tf 20,20 Cultura moderna. Game Show 21,10 Film 23,20 Film 1,15 Lupin the 3rd La donna chiamata Fujiko Mine. Tf

RAI MOVIE 12,30 Hell's Rain - Pioggia di fuoco. Film Tv azione (07) Hl 14,10 Breaking at the Edge. Film horror (13) HHl 15,45 Divorzio d'amore. Film Tv sent. (07) Hl 17,40 Just Add Water. Film commedia (08) HHl 19,10 Zanna bianca. Film avventura (73) HHl 21,00 Il maestro. Corto 21,20 Everly. Film thriller (14) HHl 23,05 Down-Discesa infernale. Film azione (01) HHl


amici animali Direttore responsabile Venturella Sforza Caporedattori Adriana Donati, Sabrina Sacripanti, Lea Ferretti Capiservizio Paola Babich, Cristina Chiodi, Lorella Maggioni, Elisabetta Turillazzi, Giuliana Vitali Vicecapiservizio Barbara Pedron, Annalisa Scarsellini Redattori Giorgia Cozza, Simona De Vecchi, Raffaella Giancristofaro, Sabina Spada Grafici Angelita Caprioli (Caporedattore), Stefania Cremese (Vicecaporedattore), Asfaha Sbhath Kubrom, Laura Galli Segreteria di redazione Anna Rita Traini, Cristina Ventura

Lucky di Caterina, Vobarno (BS)

Titti di Gioira, Francesco e Rina, Isolella di Borgosesia (VC)

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Emma e Felix di Giorgio Gaudino, Torino

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Lady di Sabrina e Agnese Todeschini, Guidizzolo (MN)

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Oscar di Manuela, Putignano (BA)

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Intimità

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Intimita 11 gennaio 2017 mar