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€ 1,80

settimanale n. 7 2/2/2017 Febbraio 2017

PA aola C ortellesi volte anche i genitori migliori sognano di liberarsi dei figli

Natalie Portman

HO VESTITO L’INFELICITÀ DI JACKIE KENNEDY

I TREND DEGLI STILISTI

News

La solitudine di Melania Trump e quella di Virginia Raggi

SANREMO TI VOGLIO BENE COME A UNA ZIA

Il gran ballo in maschera di Dior

S hopping

84

Moda

Se MARINE LE PEN diventasse presidente

MUST DI SAN VALENTINO

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G R A Z I A 7• S O M M A R I O

92 MASCHILE Camicia in cotone con collo e polsi a contrasto su canottiera in ottoman e pantaloni in jacquard di seta a righe, con cintura (tutto Giorgio Armani).

16

EDITORIALE

26

GLI INDISPENSABILI DELLA SETTIMANA PERSONE

28

38

60 61 62 70

72

Foto RALPH WENIG

76 80 84

di Silvia Grilli e la posta di GRAZIA

UN’ALTRA IDEA DI PRIMAVERA

Mr. Rain. Bianca Atzei

ATTUALITÀ

LE 10 NOTIZIE DI CUI PARLARE

•Noi reietti d’America •Melania, che resta sempre un passo indietro •Qui chi picchia la moglie rischia solo una multa •La solitudine di Virginia •Vota il look • Dakota Johnson: «Nel sesso decido io» •Nelle nostre moschee si parla solo in italiano •La legge che non protegge i figli di chi li ama •In chat con uno sconosciuto •La scalata di Marine E ANCHE Questa settimana E ANCHE WEB STAR DI COPERTINA

Paola Cortellesi: «Genitori esasperati, uniamoci» L’ALBUM DEI RICORDI

Luca Bianchini: «Sanremo, ti voglio bene come a una vecchia zia»

VUOI STAR ZITTA, PER FAVORE?

di Annalena Benini PROTAGONISTE Natalie Portman: «Ora so quanto è sola una first lady» L’EVENTO Dior si mette in maschera AL BIVIO Rosamund Pike: «Se non c’è sfida non c’è amore» 11


G R A Z I A 7• S O M M A R I O

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62

TENDENZA COLORE Per l’attrice Paola Cortellesi abito in cotone con motivo a onde e zip centrale (Fendi).

86 88 90

INCHIESTA Noi, migranti dalle

vite sospese

GLI ALTRI EROI In quei musi c’è la nostra speranza CARRIERE ALTERNATIVE

Abbracciami, è il mio lavoro

MODA

92 UN’ALTRA IDEA DI PRIMAVERA 104 TENDENZE I contrasti che non

ti aspetti

108 WE LOVE IT Fiori superstar 110 WE LOVE IT Bijoux d’amore 111 WE LOVE IT Piume e tessuto

per la città

112

SPECIALE San Valentino ad alta

118

IN PRIMA FILA Parigi. Lo spettacolo

seduzione

della moda

120 MODA A Roma con i talenti

di domani

122 INTERVISTA Laura Marchetti 124 FASHION NEWS 126 ANTEPRIME Belle come Maria

Antonietta

128 STREET STYLE Sexy cuissardes

BELLEZZA

130 NIENTE SHAMPOO, SOLO BALSAMO 134 WE LOVE IT Luci sul viso 136 BEAUTY NEWS 138 INIZIATIVE SPECIALI Provale sulla

tua pelle

LIFESTYLE

PAOLA CORTELLESI: «GENITORI ESASPERATI, UNIAMOCI» 12

del cinema di Berlino •Uscire •Taylor Momsen •Danza •Arte •Fotografia •Libri •Televisione 146 VIAGGI A Los Angeles per sentirsi una star 150 GNAM Il gusto dell’altra frutta 152 LIVING C’è un carattere in ogni stanza 156 159 160 162

E INFINE... INDIRIZZI OROSCOPO di Melissa P. LA POSTA DEL CUORE

di Victoria Cabello

Foto PIERO GEMELLI

140 CULT CULT CULTURA DELLA SETTIMANA •Festival internazionale


G R A Z I A 7• S O M M A R I O

IN COPERTINA

-Pagina-

80

IL BALLO IN MASCHERA DI DIOR Grazia era a Parigi nei giorni della haute couture. E vi racconta le sfilate viste dalla prima fila e l'esclusiva serata di Dior, tra star e icone di stile.

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112

REGALI D’AMORE Per lui e per lei Grazia ha scelto 84 doni, perfetti per un San Valentino nel segno dello stile.

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40 LA TRISTE MELANIA La nuova first lady americana vive all'ombra del marito Donald Trump. In una nostra inchiesta esclusiva, il volto più intimo di Melania.

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58

ATTENTI A MARINE La leader dell'estrema destra francese, Marine Le Pen, è la candidata favorita alle elezioni del 23 aprile. L'ex direttrice dell'Istituto italiano di cultura di Parigi spiega perché.

L’attrice Paola Cortellesi indossa una tuta con top scollato e pantaloni ampi (Max Mara). L’IDEA BELLEZZA: un rossetto liquido ad alta tenuta che combina colore intenso ed effetto coprente all’azione idratante. È Clinique Pop Liquid Matte Lip Colour + Primer nella tonalità Black Licorice Pop TRUCCO: Ermanno Spera. PETTINATURE: Teresa Di Serio per TDS Hair. STYLING: Carlotta Marioni. FOTO: Piero Gemelli.

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44

LA SOLITUDINE DI RAGGI Tra inchieste giudiziarie e difficoltà politiche, Grazia racconta la crisi della sindaca che doveva portare il cambiamento a Roma.

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92 ARIA DI NOVITÀ Bon ton a colori e dettagli forti: lo stile della moda delle collezioni che anticipano la primavera. 14

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SANREMO, TI VOGLIO BENE Lo scrittore Luca Bianchini (nella foto) racconta qui la sua passione per il festival e i ricordi di ragazzo quando ci andava a caccia di autografi.

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76

SONO IO JACKIE KENNEDY Grazia ha incontrato Natalie Portman, l'attrice che al cinema interpreta la first lady più famosa, nelle sale dal 23 febbraio.


Sopra, un cartello di una manifestante che recita: «Fermate l’ignoranza, non gli immigrati». A destra, il direttore di Grazia, Silvia Grilli.

Divide et impera

POSTA

scrivete a GRAZIA:

Segrate (MI) palazzo Mondadori 20090 EMAIL: lapostadigrazia@mondadori.it SOCIAL: m/grazia facebook.com/grazia -ittwitter.co zia. instagram.com/gra WEB: GRAZIA.IT

LETTERE AL DIRETTORE ❯Email di Monica Nebiolo Vorrei dire la mia su due questioni. La prima è la marcia delle donne negli Stati Uniti dopo l’insediamento del presidente Donald Trump. Va bene, ma perché le stesse non manifestano davanti alle ambasciate dei Paesi musulmani dove le donne sono considerate meno di niente? L’altra riguarda la questione delle adozioni difficili, come accaduto all’attrice Angelina Jolie. Come riportato nel libro di Valentina Furlanetto, L’industria della carità, spesso i bambini che vivono in Paesi poverissimi vengono strappati alle loro famiglie e fatti passare per orfani, quando invece non lo sono, per farli adottare e lucrarci sopra. Di questo squallido sfruttamento non si parla mai abbastanza. ❮«Cara Monica, sono d’accordo con lei su entrambe le questioni e noi di Grazia continueremo ad approfondirle. Un abbraccio».

Dopo i primi giorni di Donald Trump, il mondo è in allerta. Gli inquilini della Casa Bianca possono fare un po’ di bene ❯Post Instagram di Ellen_1970 a tutti, purtroppo però hanno anche il potere di causare Anch’io vorrei essere tra gli ipocriti. Spero sempre un immenso danno. L’ordine esecutivo del presidente, che vi sia più accettazione dell’essere umano con i che proibisce per 90 giorni l’ingresso ai cittadini di alcuni suoi pregi e i suoi difetti. Le diversità sono sempre un Stati musulmani, non solo tradisce gli ideali statunitensi valore aggiunto. Noi donne poi dovremmo imparare dell’accoglienza (pensiamo alla Statua della Libertà a fare gruppo: meno invidia e meno rancori. che attende gli immigrati nella baia di Manhattan) ma soprattutto è insensato. Se fosse stata una risposta ❮«Cara Ellen, chiarisco che il suo intervento alle paure per il terrorismo islamico avrebbe avuto senso, si riferisce al mio editoriale del numero scorso, invece perché è stato vietato l’accesso a libici, siriani, dove scrivevo che, di fronte alle espressioni iracheni e non agli abitanti di Egitto, Arabia Saudita, di odio e rancore, percepite come prova Emirati con cui l’America fa affari, ma da dove sono di autenticità, io preferisco essere arrivati i terroristi dell’11 settembre? una campionessa degli ipocriti. E lei con me». Il presidente ha probabilmente voluto dare un messaggio immediato agli elettori: «Esigendo che il Messico paghi ❯Email di Micaela un muro per dividerci e chiudendo le frontiere mantengo Leggendo l’ennesimo articolo sulla nuova f irst lady le promesse della campagna elettorale». In realtà Trump americana Melania Trump, mi viene da ridere: non sembra credere, come nell’antica Roma, che per comandare occorra dividere. Sta separando le aziende GRAZIA, DREAM statunitensi tra quelle che stanno con lui e quelle che non TEAM LA LA LAND ci stanno, come i colossi del web della Silicon Valley. Foto di Anya Sta spaccando le donne tra chi marcia con lui contro l’aborto e chi marcia contro di lui per salvaguardare i diritti umani. Sta spartendo gli islamici tra quelli che possono entrare in America e quelli a cui è impedito. E sta sparigliando il mondo cristiano (pensiamo alle dichiarazioni di papa Francesco contro di lui). Credo che la vendetta SCRIVI AL contro metà dell’America e del mondo non sia il modo DIRETTORE: migliore di prendere il posto di George Washington. grazia.

Silvia Grilli, direttore 16

diretto @ mondadre ori.it

Foto PIERO GEMELLI, GETTY IMAGES

EDITORIALE

Foto FOTOGRAFO FOTOGRAFO

GR A ZI A• 2 FEBBR A IO 2017


è possibile che si vada a cercare sempre il capello fuori posto. Insomma, è evidente che sia diversa, non per colpa sua, dalla precedente. Ha uno stile e un fisico diversi, ma non fa piacere leggere articoli su riviste femminili che criticano altre donne. Poi, se proprio io dovessi fare un appunto, lo farei su Hillary Clinton, che ha accettato le trasgressioni fatte dal marito alla Casa Bianca. Dov’è l’orgoglio femminile? Non mi importa come una donna si veste, ognuna ha il suo stile, lo insegnate anche voi. ❮«Cara Micaela, nel nostro articolo non c’erano accuse al modo di vestire di Melania, ma l’analisi di una storica delle first lady sul messaggio che la moglie del nuovo presidente americano vuole trasmettere con il suo stile. Quanto alla critica a Hillary Clinton, mi pare limitante ricondurre sempre la statura dell’ex candidata democratica all’immagine di moglie tradita». ❯Email di Silvia Olindo Il suo giornale offre articoli sempre interessanti che riguardano temi attuali. Io vorrei esprimere la mia vicinanza alle popolazioni terremotate, alle quali auguro la rinascita. Come ogni città o paese d’Italia, anche quella in cui vivo (Vercelli, in Piemonte) si è prodigata per la raccolta fondi facendo sentire la propria vicinanza a tutti coloro che hanno vissuto questa immane tragedia. Alle madri e f iglie che fanno di tutto per restare attaccate alle loro radici, mi permetto di suggerire di crederci sempre e che, oggi più di ieri, le donne costituiscono la maggioranza della popolazione che esercita un ruolo vitale nella ricostruzione fisica e morale del proprio Paese. Da una terribile vicenda, le donne sanno generare nuove opportunità, quindi una nuova vita. L’unione farà sì che ogni traguardo sia raggiungibile. ❮«Cara Silvia, grazie per le sue parole di speranza e per aver sottolineato l’importanza di restare uniti». ❯Email di Federica Zuccari Sono una “ragazza” di 45 anni, abbonata da anni a Grazia, che legge sempre con molto interesse la sua “Posta”. Vorrei anzitutto farle i complimenti per il modo in cui porta avanti le sue opinioni e per il garbo con cui risponde a tutti. Le scrivo con riferimento all’email della signora Magnini, sul numero 3. Anch’io sono umbra, vivo e lavoro a Spoleto (in un hotel di proprietà della mia famiglia), una città famosa da tempo in tutto il mondo per le meraviglie dell’arte di ogni epoca, per la bellezza della natura circostante e per il famoso Festival, che

proprio quest’anno giunge alla 60ª edizione. Dopo i terremoti del 24 agosto e del 30 ottobre, il turismo, attività prevalente nella nostra città, si è azzerato, mettendo in ginocchio le numerose attività a esso collegate su cui si basa la nostra economia, anche se i danni effettivi sono stati molto ridotti e i principali monumenti sono intatti. La città non potrà reggere a lungo questa situazione. Mi permetto perciò di invitare la redazione di Grazia a venire nella nostra Spoleto, per fare qui un servizio di moda che esalti, oltre alle bellezze degli abiti, anche quelle del luogo. ❮«Grazie Federica, è un’idea bellissima».

EMMA STONE, RYAN GOSLING: LI ADORO

❯Email di Francesca Radice Foto di Annachiara Ho 19 anni e abito a Saronno, in provincia Fattori di Varese. Vi mando una mia riflessione sulla vignetta pubblicata in questi giorni dalla rivista satirica francese Charlie Hebdo. “Caro Charlie Hebdo, ti scrivo per esprimere i miei sentimenti di rabbia e tristezza. Ho visto che hai pubblicato una vignetta sulla valanga che ha investito l’albergo in Abruzzo. Essa non solo è di cattivo gusto, ma è anche irrispettosa poiché, pur di schernire gli italiani, si permette di ironizzare sulle vittime di una catastrofe. Il mio popolo avrà molti difetti, ma ha come pregio l’unità e la solidarietà quando si verifica una tragedia. Evidentemente hai dimenticato le parole di compassione e di comprensione nei momenti seguenti al massacro di alcuni tuoi giornalisti, dopo gli attentati avvenuti a Parigi e a Nizza, o dopo l’uccisione del parroco di Rouen. Il nostro Stato è fondato sulla libertà, che deve essere difesa sempre. Ma essa presuppone un concetto di base: rispetto. Sei una rivista satirica, ma questo non ti dà il diritto di deridere chi perde la vita orribilmente. Io ho compiuto i miei studi in un liceo classico e attualmente frequento la facoltà di Lingue e letterature straniere: mi considero abbastanza esperta sul tema della satira da poter affermare con sicurezza che essa non è mai stata usata come uno strumento per diffamare vittime innocenti, piuttosto quale protesta contro il potere”. ❮«Cara Francesca, difendo la satira, ma credo che quella vignetta non fosse neppure una satira ben riuscita». ❯Email di Silvana Furlan Buongiorno direttore, voi di solito coinvolgete nelle vostre iniziative noi lettrici, questa volta tocca a me. Ho partecipato a un concorso sul quotidiano Il Gazzettino e ho vinto i biscotti di frolla alla cannella. Quando vorrà glieli farò assaggiare. Buon 17


lavoro e sempre grazie. Un abbraccio da Venezia. ❮«Complimenti Silvana e tanti baci». ❯Email di Silvia Aggio Cara Silvia, grazie per l’articolo riguardo alla famiglia Bastiani. Complimenti a Federico e Laurell, con Matteo e Noah, per il loro rivoluzionario e coraggioso esempio. Leggendo l’articolo mi sono commossa e ho pensato che sarebbe molto bello ospitare su Grazia testimonianze di uomini e padri felici di mostrare il loro lato più tenero e affettuoso. Accanto a tanta violenza abbiamo bisogno di uomini così straordinariamente maschi. ❮«Cara Silvia, concordo: è straordinariamente maschio l’uomo che non invidia la compagna, non la considera una proprietà, ma una partner alla pari e condivide il tempo da dedicare alla famiglia». ❯Email di Danila Caro direttore, leggo la rivista con passione da anni, ma devo proprio scriverle il mio dissenso. Lei sicuramente mi risponderà con un pacato «non si può piacere a tutti», ma sono convinta che le critiche, se costruttive, possono aiutare a crescere. Volevo già protestare all’epoca della copertina di Bianca Balti in costume: «Playboy vi fa un baffo». Ma dopo il penultimo numero non ho resistito: la foto del bimbo birmano di 16 mesi morto nel fango mi ha fatto piangere. Vorrei leggere Grazia e svuotare la mente. Stavo sfogliando la rivista con mio f iglio accanto e, quando mi ha vista in lacrime, voleva vedere l’immagine anche lui. Ho dovuto nasconderla. Poi giro qualche pagina e ancora sconvolta per quel povero corpicino vedo Ildo Damiano prendersi a borsettate con un attore. Che cattivo gusto! ❮«Cara Danila, grazie della sua email. Il nostro è un giornale di approfondimenti di attualità e notizie. La realtà può non piacere, ma esiste e noi cerchiamo di raccontarla in modo onesto. Se capisco la prima parte della sua email, non mi è chiaro però dove sia la volgarità nella foto di Damiano che scherza con Alan Cappelli. Un caro saluto». ❯Email di Livia Masera Finalmente un numero senza foto del direttore a varie feste. A parte il valore della persona, che sarà di sicuro altissimo, dovreste aver capito che le sue foto trasmettono involontariamente un senso di vanità insopportabile. Poi, tornate per piacere a essere un giornale di moda, senza relegare noi donne, che siamo ben documentate da quotidiani, 18

settimanali, tv e web a un’informazione in pillole con un pizzico di questo e uno di quello, che non ha carattere. Il mondo della moda è importante, interessante e vario: e merita di più. ❮«Cara Livia, non si tratta di feste, ma eventi di cui Grazia è partner oppure di grandi fatti in cui vogliamo mostrare, anche con un’immagine, che siamo presenti. Sicuramente c’è più voglia di rendervi partecipi che vanità. Il nostro approfondimento, forse breve, è uno sguardo sulla realtà con un taglio originale. Se le appare come privo di carattere, è senz’altro un nostro errore da correggere. Quanto al mondo della moda, nessuno più di noi sa quanto sia importante e cerchiamo di mostrarvelo ogni settimana». CARE LETTRICI, dalle vostre lettere può nascere l’idea di un’inchiesta o di nuove storie da raccontare. Firmate con nome e cognome: sarà più facile contattarvi! E… scriveteci! A cura di Lucia Valerio

INSTAGR A M T W I T T ER

SERATA CON GRAZIA

Vanessa Varini @vanessavarini E dopo cena leggo Grazia avvolta in una copertina calda e morbidosa! #GraziaItalia #LaLaLand #EmmaStone #RyanGosling Ana Natalia @nataliza_nati Mood del venerdì pomeriggio #graziamagazine #fashion #magazine #myfavorite #ryangosling Serena Speciale @lenselse_serena Conto alla rovescia per La La Land #ryangosling #emmastone #grazia #graziamagazine Giuseppe FashionStyle @giuseppe_fashionstyle Un marito da Instagram deve essere sempre aggiornato! BRGlifestyle @brglifestyle Occhiali di Hermès e Grazia #abbinamenti #magazine #glasses #style #fashion #home

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G RAZ IA È S E MPRE PI Ù D IG ITA LE! — È d i s p o n i b i l e p e r t u t t i i d e v i c e : i Pa d , iPh o n e , d i s p o s i t i v i A n d r o i d (s i a t a b l e t c h e s m a r tph one) . S U B I T O DA S F O G L I A R E S U TA B L E T E SMARTPHONE A UN PREZZO SPECIALE! — Sf og lia ogni nu m ero dell a rivist a — Seleziona e archivia le pagine preferite di ogni numero di Grazia all’interno della f u n z i o n e “Bi n d e r ” : r e s t e r a n n o m e m o r i z z a t e a n c h e se il num ero verrà c anc el lato. — Acquista la copia singola al prezzo di 99 c e n te s imi, o sc eg l i di abbonart i per u n m e se a l pre z z o di €2 ,99, per 3 m esi a €7 ,99 o p er un anno a solo €29,99. Per ogni abbonamento a ttiv a to , il prim o mese è G RATI S! SE SEI ABBONATA ALLA VERSIONE CARTACEA, QUELLA DIGITALE È GIÀ INCLUSA! — Seleziona la voce “Accedi” dal menu che trovi in alto a sinistra e inserisci il tuo codice cliente e la provincia per leggere Grazia a n c h e in v ersion e digit ale!

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MODA caporedattore Carlotta Marioni carlotta.marioni@mondadori.it production Gianna Rauto grazia.moda@mondadori.it BELLEZZA caporedattore Stefania Bellinazzo stefania.bellinazzo@mondadori.it vicecaposervizio Paola Spezi paola.spezi@mondadori.it GRAFICI caposervizio Laura Cavezzana laura.cavezzana@mondadori.it caposervizio Myriam De Poli miriam.depoli@mondadori.it vicecaposervizio Graziella Brambilla graziella.brambilla@mondadori.it Giuliana Gilioli giuliana.gilioli@mondadori.it (vicecaposervizio ad personam) vicecaposervizio Federica Pensieri federica.pensieri@mondadori.it

Chiara Broggi chiara.broggi@mondadori.it Lucia Tirabassi lucia.tirabassi@mondadori.it PHOTO EDITOR caposervizio Chiara Spat chiara.spat@mondadori.it Valentina Di Bernardo valentina.dibernardo@mondadori.it (ricerca iconografica) Daniela Paris daniela.paris@mondadori.it (ricerca iconografica) Federico Melegaro graziaphoto@mondadori.it SEGRETERIA segretaria del direttore Simona Salvatori grazia.direttore@mondadori.it simona.salvatori@mondadori.it Salvina Giordano segreteria.grazia@mondadori.it HANNO COLLABORATO A QUESTO NUMERO Riccardo Ambrosio, Nike Antignani, Alessandra Avallone, Camilla Baresani, Filippo Bellini, Luca Bianchini, Antonella Bigotto, Elsa Bonfiglio, Annalena Benini, Bruce Buck, Victoria Cabello, Francesco Canino, Maria Teresa Cometto, Lucio Convertini, Martina D’Amico, Catia Donini, Sarah Dunn, Armando Gallo, Piero Gemelli, Anna Gennari, Tamara Gianoglio, Gaia Giovetti, Julian Hargreaves, Matias Indjic, Silvia Mapelli, Cristina Marinoni, Desiree Mattsson, Simone Monguzzi, Melissa P., Valeria Parrella, Stella Pende, Diego Perugini, J. C. Rice, Eduardo Russo, Fiamma Sanò, Cristina Sarto, Gloria Satta, Donatella Sgroj, Rolla Scolari, Simona Siri, Riccardo Slavik, Carla Tinagli, Enzo Truoccolo, Marina Valensise, Ralph Wenig, Anna Zafesova. People contributor Ildo Damiano Production contributor Flavia Neviani

GRAZIA INTERNATIONAL NETWORK DIRETTORE_CARLA VANNI Grazia Albania Direttore: Bora Prifti Grazia Arabia Direttore: Bianca Brigitte Bonomi Grazia Australia Direttore: Rachel Sharp Grazia Bosnia-Erzegovina Ines Kunovac Grazia Bulgaria Direttore: Polia Alexandrova Grazia Cina Direttore: Sun Zhe Grazia Corea Direttore: Ahn Sunghyun Grazia Croazia Direttore: Selma Terlevic Grazia Francia Direttore: Joseph Ghosn Grazia Germania Direttore: Klaus Dahm Grazia India Direttore: Mehernaaz Dhondy Grazia Indonesia Direttore: Tenik Hartono

Grazia Marocco Direttore: Aïda Semlali Grazia Messico Direttore: Toni Salamanca Grazia Middle East Direttore: Alison Tay Grazia Olanda Direttore: Annelies Pijper Grazia Polonia Direttore: Anna Janicka Grazia Russia Direttore: Aliona Peneva Grazia Serbia Direttore: Dunja Jovanovic Grazia Slovenia Direttore: Špela Štamol Grazia Spagna Direttore: Patricia Rodríguez Grazia Sudafrica Direttore: Zanele Kumalo Grazia Turchia - Direttore: Isik Simsek Grazia UK Direttore: Natasha Pearlman


#REWINDFORWARD torna indietro e guarda al futuro.

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GR A ZI A• MODA DI

Elsa B

onf igl

io

2

1

ROCK

La nuova borsa si chiama Stardust e si ispira alla cinghia della chitarra (Versace, € 1.750).

BON TON

La T-shirt in cotone ha polsi e girocollo a contrasto ed è perfetta dalla mattina alla sera (Lacoste, € 75).

3

RAFFINATI

Gli occhiali da sole in metallo con lenti a specchio hanno uno stile essenziale (Dior, € 370).

4 CANDIDI

La corda nautica alla caviglia è il dettaglio inaspettato degli stivali in pelle (Philosophy di Lorenzo Serafini, € 774).

5

FEMMINILE

La minigonna scamosciata color rosa cipria è chiusa da piccoli bottoni (Tommy Hilfiger, € 299).

26


PIÙ ING PP O H S SU

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6

PASSEPARTOUT

La Lovy Bag è impreziosita dal dettaglio del levriero sulla chiusura (Trussardi, € 840).

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7

DA IT GIRL

Di giorno con T-shirt e sneakers, di sera con tacchi e top: la gonna a balze in tulle nera è un immancabile (Pinko, € 395).

PREZIOSE

Le calzature in pelle nera con i tre cinturini regolabili e fibbia frontale si chiamano Queercore. Una testa di tigre, borchie, cristalli neri e il serpente in rilievo completano il decoro (Gucci, prezzo su richiesta).

9 RIBELLE

10

La T-shirt bianca ha una scritta che è una dichiarazione di stile (Please, € 26).

RÉTRO

Gli occhiali da sole dalla forma a farfalla si chiamano Lina I (Max Mara by Safilo, € 220).

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GR A ZIA PERSONE

Il rapper Mattia Balardi, in arte Mr. Rain, 25 anni. Indossa una giacca Dsquared2.

Sono quello che canta nei giorni di pioggia Come nome d'arte ha scelto MR. RAIN e, dopo il talent show X Factor, il rapper ha trovato la sua strada: «Ero una testa calda», dice, «ma poi mia madre mi ha insegnato a crescere» di Fiamma Sanò fot o di Julian Hargreaves

Venticinque anni, bresciano, di professione rapper. Un passato a X Factor 7 e un brano da quasi 10 milioni di visualizzazioni, Carillon, diventato anche colonna sonora di uno spot. Nel presente si è regalato un nuovo singolo, I grandi non piangono mai, dedicato alla sua mamma. Gli amici lo chiamano “Rainbow”, arcobaleno, ma lui, Mattia Balardi, si fa chiamare "Mr. Rain" perché, dice, «scrivo solo nei giorni di pioggia. O sotto la doccia». Perché il suo singolo è dedicato alla mamma? «Perché mi ha insegnato quello che so. Mi ha dato tutto, avendo poco, cercando di crescermi al meglio». Qual è la cosa più importante che le ha fatto imparare sua madre? «Il rispetto. Che oggi è il fondamento di tutti i miei rapporti». E che cosa ha detto la sua mamma quando ha ascoltato il singolo? «Si è commossa, anzi, credo che stia ancora piangendo». Quindi non è vero, come canta, che i grandi non piangono mai? «Lo fanno, ma non si fanno vedere dai bambini. È la prima frase che mi è venuta in mente scrivendo, perché secondo me mamma faceva questo, lo considerava necessario». E lei, quand’è l’ultima volta che ha pianto? «Sa che non mi ricordo? Da un po’». E quando allora è diventato grande? «Recentemente. Prima ero una testa calda, reagivo d’istinto, senza pensare. Adesso penso molto, forse anche troppo». ■

I GRANDI NON PIANGONO MAI (ATLANTIC/ WARNER MUSIC).

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GR A ZIA PERSONE A Sanremo canto per il mio Max Al Festival BIANCA ATZEI porta un brano dedicato al fidanzato, il motociclista Biaggi: «Mi ha cambiato la vita», confessa. «Ora voglio sorprenderlo» di Cristina Marinoni fot o di Riccardo Ambrosio

La cantautrice Bianca Atzei, 29 anni. Qui indossa un abito di Antonio Marras.

«La canzone che porto al Festival di Sanremo racconta di me. Avrei potuto scriverla io, con le stesse parole», dice Bianca Atzei, 29 anni, che gareggerà per la seconda volta nella categoria “Big”. A firmare Ora esisti solo tu, testo romantico e melodia delicata, è Kekko Silvestre, leader della band Modà. «È riuscito a intrepretare così bene i miei stati d’animo perché con lui mi confido: siamo legati da una profonda amicizia», spiega la cantautrice milanese. Il pezzo parla d’amore: c’entra la sua relazione con Max Biaggi, ex campione di motociclismo? «Sì, ma anche quella precedente, che mi aveva fatto soffrire tanto. Max mi ha cambiato la vita e nei suoi confronti è nato un sentimento meraviglioso, mai provato prima». Al suo f idanzato il brano piace? «Certo. È imbarazzato perché tutti sanno che lo riguarda direttamente, ma è anche molto contento della mia sorpresa: non capita spesso che qualcuno ti dedichi una canzone». Tra pochi giorni si aprirà il sipario del teatro Ariston: è più agitata adesso o al debutto, nel 2015? «L’emozione resta fortissima. Questa volta, però, con le telecamere sarò più sciolta. Merito di Tale e Quale Show, il programma di imitazioni di Rai Uno al quale ho partecipato: trasformarmi con trucchi e costumi in grandi artiste, da Mariah Carey a Ornella Vanoni, mi ha aiutata». Come sarà invece il suo look a Sanremo? «Mi affido allo stilista Antonio Marras. Tira sempre fuori il mio lato sofisticato, che di solito resta nascosto». ■

FESTIVAL DI SANREMO DAL 7 ALL’11 FEBBRAIO, RAI UNO.

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Noi reietti

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d’Ame rica NISRIN È STATA AMMANETTATA PERCHÉ ARRIVAVA DAL SUDAN. MENTRE L’IRANIANO SEYED NON POTRÀ VOLARE NEGLI STATI UNITI. SONO ALCUNI DEGLI STRANIERI FERMATI DAL BANDO CONTRO I CITTADINI DI SETTE STATI MUSULMANI VOLUTO DAL PRESIDENTE DONALD TRUMP, CHE POI HA FATTO UNA PARZIALE MARCIA INDIETRO. QUI GRAZIA PARLA CON LORO E CON CHI TEME QUELL’ONDATA DI ODIO CHE HA PORTATO SUBITO DOPO ALLA STRAGE IN UNA MOSCHEA CANADESE

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DI

Maria Teresa Cometto

uesta non è più l’America che mi ha accolta quando ero bambina, non è più una democrazia che vuole la libertà in tutto il mondo e si oppone ai regimi totalitari». Me lo dice con il magone Cecilia González-Andrieu, professoressa associata di Teologia alla Loyola Marymount University di Los Angeles. È una delle migliaia di persone che manifestano contro l’ordine esecutivo con cui il presidente Donald Trump ha bloccato per 120 giorni l’arrivo negli Stati Uniti dei rifugiati siriani e, per almeno 90 giorni, l’ingresso di tutti i cittadini provenienti da sette Paesi a maggioranza musulmana: Iran, Iraq, Libia, Somalia, Sudan, Siria e Yemen. L’ordine, emesso venerdì 27 gennaio, ha creato il caos negli aeroporti degli Stati Uniti, dove gli addetti all’immigrazione si sono ritrovati a dover rispettare disposizioni non chiare. Poco importa che poche ore dopo, di fronte alle proteste di migliaia di americani ai posti di frontiera e in molte città (vedi riquadro nella pagina accanto), il presidente abbia fatto una parziale marcia indietro: il Capo di gabinetto della Casa Bianca, Reince Priebus, ha corretto il tiro dicendo che il blocco non riguarda i cittadini stranieri che abbiano già ottenuto la “green card” (la “carta verde”, il permesso di soggiorno permanente negli Stati

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New York ha collaborato Cristina Sarto

Uniti). La confusione, invece, rimane, perché lo stesso Priebus ha ribadito che gli agenti di frontiera hanno il “potere discrezionale” di detenere e interrogare i viaggiatori che arrivano da Paesi a rischio. E nelle ore successive, l’odio verso gli islamici ha portato all’attacco contro una moschea a Québec City, in Canada. Il premier Justin Trudeau aveva appena scritto su Twitter che i canadesi avrebbero accolto tutti i migranti che «fuggono dalla persecuzione, dal terrore e dalla guerra», quando un commando, formato da tre persone, è entrato in un centro di preghiera islamico e ha ucciso sei fedeli, ferendone otto, in quello che Trudeau ha condannato come: «Un attacco terroristico contro i musulmani».

L’America, anche in questi giorni, rimane nell’incertezza. Giudici fe-

derali, come Ann M. Donnelly di New York, hanno stabilito che i cittadini dei Paesi della lista nera, in possesso di un visto regolare, non possono essere bloccati negli aeroporti. E molti avvocati americani, che agiscono “pro bono”, senza chiedere un compenso, si sono precipitati negli scali per aiutare i migranti fermati. «Siamo rimasti per ore e ore nell’impossibilità di parlare con loro», ha spiegato a Grazia, dall’aeroporto di Los Angeles, Jordan Cunnings, avvocatessa di Public Counsel, il più grande studio legale americano che lavora pro bono. «Ci scontriamo contro un completo

black-out di informazioni ufficiali. Pensiamo che abbiano confiscato i telefoni agli immigrati. La situazione è grave». Stando agli ordini esecutivi del presidente Trump, da ora le verifiche saranno più pressanti per tutti gli stranieri, con interviste a chi arriva, inclusi gli anziani, indagini, archivi digitali dei documenti di identità, controlli su computer, cellulari e agende di chi entra in America.

Una californiana che ce l’ha fatta a entrare, e che può raccontare che

cosa sta succedendo, è Nisrin Elamin Abdelraham, studentessa di Antropologia alla università di Stanford. È originaria del Sudan, ma da anni vive regolarmente negli Stati Uniti, dove si è laureata. Dalla scorsa primavera era in Sudan per i suoi studi e, quando venerdì è tornata in America, è rimasta bloccata per ore all’aeroporto. Prima gli addetti all’immigrazione le hanno chiesto se fosse un membro dei gruppi radicali islamici del Sudan, poi le hanno perquisito i bagagli e hanno analizzato la sua attività sui social media. «Quando mi hanno messo le manette ho cominciato a piangere. Anche i funzionari dell’immigrazione sembravano a disagio e me le hanno tolte», dice Nisrin. Dopo sei ore e mezzo di attesa snervante, senza cibo né contatti con l’esterno, è stata rilasciata. «Io sono stata fortunata», racconta Nisrin. «Ma il mio cuore soffre per gli iracheni e i siriani che avevano sopportato un


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DI CUI PARL ARE

La rivolta permanente di New York Simona Siri New York «Che cosa facciamo questo weekend? Che domande, andiamo a protestare». A New York è diventata quasi una battuta. Per il secondo fine settimana consecutivo l’America si è infatti mobilitata, questa volta contro l’ordine esecutivo del presidente Donald Trump sull’accesso negli Stati Uniti ai cittadini di Paesi musulmani. Gli americani sono scesi in strada armati di cartelli fatti a mano e scritti con i pennarelli, hanno marciato, urlato, dimostrato in modo del tutto pacifico al grido di: «Nessun odio, nessun paura, i rifugiati qui sono i benvenuti». Al raduno di New York, a Battery Park, la punta all’estremo sud di Manhattan con vista sulla Statua della Libertà e Staten Island, porto d’ingresso di tanti immigrati del secondo scorso, l’atmosfera era pacifica, ma allo stesso tempo risoluta. Tanti i cartelli a favore degli immigrati, ma anche tanti contro Steve Bannon, uno degli uomini di fiducia di Trump, vicino agli ambienti dell’estrema destra: si dice che la mente dietro al decreto sia lui. «Siete pronti a lottare per i valori di questa città e di questo Paese?», ha urlato dal palco il sindaco Bill de Blasio. La folla ha risposto con un boato. Di tutte le città, New York è la più sensibile agli effetti del decreto: basti pensare che persino i tassisti, la maggioranza dei quali sono immigrati, sono scesi in sciopero contro Trump. ■ DI

DA

TRUMP FERMATI

Una ragazza protesta a Chicago contro Donald Trump. Il cartello dice: “Nessun essere umano è illegale, no al bando, no al muro” (tra Stati Uniti e Messico, ndr).

lungo processo di controlli per venire in America; per qualcuno di loro, tornare indietro è come una sentenza di morte».

Foto JOSHUA LOTT/AFP/GETTY IMAGES

È sprofondato nell’incertezza anche un giovane scienziato iraniano, Seyed Soheil Saeedi Saravi, che ha vinto un premio negli Stati Uniti per i suoi studi nel campo della medicina cardiovascolare. Il suo caso è simile a migliaia di altri: aveva un visto valido e un biglietto aereo per gli Stati Uniti, ma è stato bloccato prima di imbarcarsi. «Il mio permesso e quello di mia moglie sono stati sospesi», racconta. «Non so che cosa succederà adesso. Studiare in America è stato il mio sogno fin da bambino. Ho lavorato tanto per realizzarlo e ora sta sfumando davanti ai miei occhi».

L’ordine esecutivo di Trump è anticostituzionale secondo David Bier, esperto di politica dell’immigrazione al Cato Institute, pensatoio

conservatore e libertario di Washington. «Trump si richiama a una legge del 1952 che permette al presidente di sospendere l’ingresso nel Paese per ogni categoria di stranieri ritenuta da lui pericolosa per gli interessi dell’America», spiega Bier. «Ma ignora il fatto che il Congresso ha ristretto quel potere nel 1965, decidendo che nessuno può essere discriminato sulla base della razza, del sesso, della nazionalità, del posto di nascita o residenza. Il presidente non può riscrivere la legge». «Io sono arrivata in America con uno degli ultimi gruppi di cubani ammessi come rifugiati», spiega ancora Cecilia González-Andrieu. È appena stata in chiesa, per la messa, e ora va per il terzo giorno di fila a protestare in aeroporto. Ricorda: «Ero con mia madre e le due mie sorelline e ci siamo sentite aiutate a iniziare una nuova vita. Ora sembra che l’America stia andando nella direzione opposta». ■


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Una manifestante con un cartello che dice: “Liberiamo Melania�. Sotto, il presidente americano Donald Trump, 70 anni, con la moglie Melania, 46.

MELANIA, che resta sempre un passo INDIETRO


LE IMMAGINI DELLA FIRST LADY AMERICANA CHE S’INCUPISCE DOPO UNA FRASE DEL MARITO HANNO DATO VITA ALLO SLOGAN “FREE MELANIA”. MA LA MOGLIE DI DONALD TRUMP È DAVVERO UNA VITTIMA DA LIBERARE? LA SUA VITA, E LE SUE ULTIME DICHIARAZIONI, RACCONTANO UNA STORIA MOLTO DIVERSA DI Maria Teresa Cometto DA New York

Foto GETTY IMAGES

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na First Lady tradizionale. Questo ha dichiarato, più volte, di voler essere Melania. Brava a scegliere la tappezzeria e le porcellane della Casa Bianca. Ben attenta a non esprimere pareri politici, che spettano solo a suo marito, Donald Trump (vedi anche pagina 40). Suona come un salto indietro di decenni nella storia delle relazioni fra uomo e donna. La prima uscita pubblica della super coppia, il giuramento del nuovo presidente degli Stati Uniti, ha confermato l’impressione che fra i due il rapporto sia tutt’altro che equo: è bastata una parola di Trump per spegnere il sorriso sulla faccia di Melania. In Rete questo video è diventato un tormentone, etichettato come #FreeMelania, liberiamo Melania, come se la ex modella fosse in qualche modo prigioniera di suo marito e del suo ruolo. E così, accanto ai fotomontaggi, alle battute (come quella che recita: “Melania, sbatti due volte le palpebre, se hai bisogno di aiuto”), persino a un gioco di società chiamato Free Melania, sono arrivate le analisi. Come quella della commentatrice del quotidiano britannico The Independent, Skylar Baker-Jordan: «Lei si è chiusa da sola in questa sua gabbia dorata e poi, a parte quel video, non esistono prove che sia una moglie maltrattata che ha bisogno del nostro aiuto quando i diritti di tante americane stanno per essere messi in pericolo dalle politiche del marito». Gli esperti di linguaggio del corpo fanno notare che la gestualità di Trump nei confronti della consorte, anche quando i due ballano, significa che la considera soprattutto un bell’oggetto. «Dov’è la mia top model?», gridava Trump dal palcoscenico di un teatro alla University of Pennsylvania nel 1999, presentando la sua fidanzata di allora. Nello stesso periodo, in un’intervista con il conduttore radiofonico Howard Stern, Trump rivelava che cosa contava più di tutto per lui. «Se Melania avesse un terribile incidente automobilistico, se perdesse un braccio e un piede e si ritrovasse con una macchia rossa in faccia, resteresti con lei?», aveva chiesto Stern. «Come sarebbero i seni?», era stata la contro-domanda di Trump. Melania è stata sempre al gioco, accettando il ruolo di “bambola” di un uomo che ha 24 anni più di lei. A uno studente che a un evento della New York University le chiedeva: «Se suo marito non fosse ricco, resterebbe con lui?», lei ha risposto pronta: «Se io non fossi bella, crede che lui starebbe con me?». Ma sexy non basta. Per Trump una compagna dev’essere quieta. «Dico ai miei amici che hanno mogli di cui si lamentano sempre che farebbero meglio a lasciarle», ha detto il neo-presidente. «Per avere successo un uomo deve avere una donna che lo supporta, non che rompe le scatole». Melania soddisfa quel profilo: «Non sono il tipo di moglie che ripete al marito: “Devi imparare a fare questo”», ha rivendicato nei giorni scorsi la first lady. «Non voglio cambiare

Donald. Conosciamo i nostri ruoli e siamo felici così». A lei basta sentirsi capita nelle piccole cose quotidiane: «Se dico che ho bisogno di un’ora, che devo fare un bagno o un massaggio, lui non obietta alcunché, mi comprende molto in questo senso». Il ruolo che secondo Trump una moglie non deve avere è quello di partner con cui discutere di tutto, anche d’affari. «Il mio più grande errore con Ivana (la prima consorte, ndr) è stato permetterle di gestire uno dei miei casinò ad Atlantic City e il Plaza Hotel», ha spiegato lui. «Il problema è che lei voleva parlare solo di business, anche la sera a casa». Melania si è impegnata in alcune iniziative imprenditoriali, per esempio ha disegnato una propria collezione di gioielli, ma il suo principale mestiere è quello di mamma, impegnata con il figlio unico Barron, 10 anni. «Ho uno chef e un assistente ma non una babysitter. Le ore che passi con tuo figlio sono importanti», ha detto. Barron frequenta la quinta elementare in una scuola privata d’élite a New York e, per non stravolgere il suo anno scolastico, Melania ha deciso di restare con lui a Manhattan fino a giugno. In difesa del ragazzo, troppo assediato ora dall’attenzione dei media, si è mossa anche una ex “first figlia”, Chelsea Clinton. Nel frattempo Barron sentirà ben poco la mancanza del padre, perché Trump ha chiarito pubblicamente di non essere un “mammo”. «No, io non cambio i pannolini ai miei figli», ha detto quando Melania era incinta. «Io credo di essere un bravo padre, ma certe cose non le faccio. Pago tutte le spese, ma a loro ci deve pensare la madre». Sembra di sentir parlare un padre degli Anni 50. Melania dice di essere d’accordo, anzi sembra usare il suo ruolo di mamma come difesa contro i riflettori accesi su di lei da quando il marito ha annunciato, nel giugno 2015, la sua candidatura. In quell’occasione il ruolo di first lady in pectore l’aveva giocato la figliastra Ivanka, raggiante a fianco di Trump durante la conferenza stampa. Melania, invece, è sempre stata defilata e, in un paio d'interviste, ha osato confessare di non essere sempre d’accordo con il marito: «Gli do le mie opinioni, qualche volta le accetta, altre volte no». Dopo la diffusione della registrazione di uno scambio di battute volgari fra Trump e un amico, in cui il presidente si vantava di agguantare le donne per le parti intime, Melania aveva avuto il coraggio di dire: «Quelle parole sono molto offensive e inappropriate. Donald si è scusato con me, io ho accettato le scuse e adesso guardiamo avanti». Ma nemmeno quell’incidente dev’essere stato l’occasione per uno scontro fra i due, se è vero - come giura lei - che non litigano mai. Il che, potrebbe dire qualche esperto di terapia matrimoniale, non è mai un segno di buona salute della coppia. ■

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Una donna russa denuncia a un poliziotto le violenze del suo compagno.

IL PARLAMENTO RUSSO HA DEPENALIZZATO LE VIOLENZE DOMESTICHE, CON IL PLAUSO DELLA CHIESA ORTODOSSA. UNA GIORNALISTA NATA A MOSCA SPIEGA QUI PERCHÉ QUESTO BARBARO RITORNO AL PASSATO NON È POPOLARE COME SEMBRA. E NON PIACE NEANCHE AL PRESIDENTE PUTIN DI

Anna Zafesova

FOTO DI

Anastasia Rudenko

QUI CHI PICCHIA LA MOGLIE

RISCHIA SOLO UNA MULTA S

e mi picchia, mi ama». L’antico vittimismo delle donne russe ora ha una base legale: la Duma ha depenalizzato la violenza familiare, se si manifesta per la prima volta e senza gravi danni per la salute, in condizioni di “conflitto emotivo”, come lo sintetizza dalla tribuna della Camera bassa del Parlamento la deputata Olga Batalina. Trecentottanta deputati su 450 le hanno dato ragione, con soli tre astenuti: a meno di un veto presidenziale, in Russia picchiare la moglie o i figli d’ora in poi sarà qualificato come un reato amministrativo, passibile di multa fino a 500 euro e lavori pubblici. Una misura che segnala «l’impegno dello Stato a favore delle famiglie solide», commenta il presidente della Duma Vyacheslav Volodin, uno dei collaboratori più stretti di Vladimir Putin, respingendo anche come «pressioni inammissibili» le critiche alla legge arrivate dall’Europa. In compenso la chiesa ortodossa applaude la decisione, così come si era schierata un anno fa contro la proposta di aumentare le pene per i maltrattamenti dei bambini: «L’utilizzo ragionevole e amorevole delle punizioni corporali è parte imprescindibile dei diritti genitoriali e delle tradizioni russe», recita la dichiarazione della Commissione per la famiglia presso il patriarca di tutte le Russie.

«La moglie abbia timore del marito», dice la citazione evangelica che i padri della chiesa e gli ideologi del tradizionalismo russo amavano ripetere, e nella Russia che riscopre i “valori tradizio-

nali” da opporre alla “Europa degenerata” l’autorità del maschio e del padre devono essere tutelate. Nonostante i numeri. La giurista della Ong “Iniziativa legale” Yulia Antonova riporta dati del ministero dell’Interno che parlano di una guerra che si svolge ogni giorno nelle cucine e nelle camerette del Paese. Nei primi nove mesi del 2016 i reati commessi in ambito familiare sono stati 42 mila, con 29.200 donne e 6.500 bambini riconosciuti 42

come parte lesa. Nel 2015 206 donne e 36 bambini sono morti per mano di mariti, padri, conviventi o altri familiari. La punta di un iceberg di violenza, con la maggior parte dei maltrattamenti che non vengono denunciati per paura di ritorsioni e della condanna di amici e vicini. Se riferiti alla polizia, i casi di violenza domestica rimangono spesso non perseguiti. Svetlana Aivazova, membro del Consiglio per i diritti umani presso il presidente, dice che il 40 per cento dei reati violenti si compie nelle famiglie: «I deputati della Duma riconoscono la violenza come norma della vita familiare. Non sono conservatori o tradizionalisti, sono semplicemente arcaici».

Un ritorno al passato perfettamente in linea con il clima politico, ma che curiosamente non trova mol-

tissimi sostenitori. Il presidente della Duma Volodin cita i sondaggi che mostrano come il 59 per cento dei russi sia favorevole ad alleviare le pene per il primo incidente di violenza domestica, ma le stesse indagini sociologiche rilevano anche che la metà delle donne russe è sfavorevole a depenalizzare le percosse. E otto russi su dieci sono contrari a qualunque forma di violenza familiare e disapprovano totalmente le percosse a mogli e figli. Una percentuale che nelle donne, nei giovani e nelle persone con istruzione medio alta sale ancora, mostrando come il vasto sostegno alle botte sia in realtà un mito. Per la Chiesa ortodossa il diritto a dispensare botte ai familiari è un “diritto donato dal Signore”, ma il fedele più famoso della Russia non è di questo parere. A una giornalista che gli chiedeva se era d’accordo a depenalizzare le “sculacciate”, il presidente Vladimir Putin ha risposto che «i figli non vanno sculacciati, e non bisogna farlo invocando una qualche tradizione. Dalle sculacciate alle percosse il passo è breve, i bambini sono la parte più vulnerabile di qualunque società, si può educare senza violenza». Resta da capire se il presidente vorrà sfidare la chiesa ortodossa e rifiutarsi di firmare la legge. ■


P H I L I P P E M AT I G N O N.I T

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La sindaca di Roma, Virginia Raggi, 38 anni.

LA SOLITUDINE DI

VIRGINIA

LA SINDACA DI ROMA PRIMA HA PERSO I SUOI COLLABORATORI PIÙ STRETTI E POI È STATA ISOLATA ANCHE DAL MOVIMENTO 5 STELLE A CUI APPARTIENE. E ORA CHE È INDAGATA PER FALSO E ABUSO D’UFFICIO SI TROVA A UN BIVIO: DIFENDERSI COME PUÒ E PROVARE A GOVERNARE DAVVERO, OPPURE ASPETTARE L'ULTIMA SFIDUCIA. QUELLA DEL SUO LEADER, BEPPE GRILLO DI

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Eduardo Russo

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orse la foto più emblematica della sindacatura di Virginia Raggi resta quella sul tetto. Lei appollaiata tra tegole e bandiere, con davanti l’allora capo della segreteria, Salvatore Romeo, con un fascio di fogli tra le mani. L’aveva scattata a fine settembre un giornalista portoghese in vacanza a Roma e subito finì su Twitter. Anche la sindaca twittò: «C’è una bella vista, un’ora d’aria non si nega a nessuno». In realtà quella sul tetto era una fuga e non un ristoro da una giornata di fatiche. Una fuga dal palazzo capitolino già fremente di veleni, inimicizie, paure e per di più invaso dalle “cimici”. O almeno questo era ciò che i due temevano di più.

Oggi se Virginia Raggi volesse tornare sul tetto ci dovrebbe andare da sola. Salvatore Romeo si è

dimesso in dicembre, a seguito di un'irregolarità sulla sua nomina. Ma non ci sono più neppure gli altri protagonisti della famosa chat “quattro amici al bar” su cui sta indagando la Procura di Roma: non c’è più il vicesindaco Daniele Frongia, passato a fare l’assessore allo Sport ed è finito in carcere Raffaele Marra, il suo potentissimo capo del personale. Il “raggio magico”, il cerchio più stretto dei fedelissimi della Raggi, si è dissolto. All’appello manca anche Paola Muraro, l’assessore all’Ambiente dimessasi in dicembre in seguito a un avviso di garanzia (oggi col nuovo statuto voluto da Grillo non avrebbe avuto quest’obbligo). Muraro non era uno dei “quattro amici al bar”, ma certo era un punto di riferimento solido per la sindaca. Se si guarda alla Giunta rimasta in piedi oggi, a poco più di sette mesi dal voto, c’è molto poco che possa confortare la solitudine della Raggi. Il nuovo vicesindaco è Luca Bergamo che fu assessore con Francesco Rutelli e poi candidato con l’Ulivo, ha poco a che fare con l’universo grillino. L’assessore alle Partecipate, che ha preso il posto di Marcello Minenna – anche lui dimissionario – è Massimo Colomban, un simpatizzante leghista catapultato a Roma dalla Casaleggio Associati, la società di Gianroberto Casaleggio, cofondatore del Movimento 5 Stelle. All’Urbanistica resiste Paolo Berdini, un indipendente non certo amico della sindaca.

Foto CONTRASTO

Del resto nella chat Virginia Raggi si sfogava spesso con i suoi “tre amici”: «Questa cosa che mi

impongono le nomine io non la reggo. Alla fine sono persone che dovranno lavorare con me. Devono godere della mia fiducia, non della loro. Io vorrei avere gente come voi, persone delle quali mi fido ciecamente». Ecco, le persone delle quali si fidava ciecamente non ci sono più. Ma la sindaca non è rimasta sola soltanto nel palazzo del Campidoglio. Con l’avviso di garanzia per falso e abuso d’ufficio legato alla nomina del fratello di Raffaele Marra, Renato, a capo del dipartimento del Turismo, Virginia Raggi è rimasta sola anche nel Movimento 5 Stelle. Che nei suoi confronti è spaccato in due

correnti: la prima, capitanata da Roberta Lombardi, sua nemica storica, vorrebbe arrivare all’autosospensione della Raggi, almeno fino a quando non si sarà chiarita la sua vicenda giudiziaria. La seconda – oggi prevalente – fa capo a Davide Casaleggio, che avrebbe convinto Beppe Grillo su un punto: se cade il sindaco di Roma, per di più in vista delle elezioni politiche, i 5 Stelle rischiano il tracollo. La strada scelta è dunque quella di una sorta di accanimento terapeutico per tenere la sindacatura in vita il più a lungo possibile, rinserrando i ranghi, smentendo ogni dissidio.

«Raggi – dicono oggi i comunicatori grillini – paga a caro prezzo lo stop alle Olimpiadi che ha

disturbato i poteri forti e fatto gli interessi dei cittadini. La sindaca va avanti, tutto sarà chiarito». I giornalisti che escono da questo tracciato vengono querelati o esposti al pubblico ludibrio sul blog di Grillo. I conti politici si faranno dopo, dopo le elezioni e dopo che sarà emersa la strategia processuale della Raggi. I suoi avvocati infatti le stanno suggerendo di patteggiare, accettando una condanna di un anno o poco più per il solo reato di falso. Se invece andasse al processo con anche l’accusa di abuso d’ufficio, rischierebbe una condanna a tre anni, con l’immediato decadimento da sindaco in virtù della legge Severino. Patteggiare significherebbe ammettere una colpa, ma almeno le lascerebbe un margine di manovra politica anche al di fuori del Movimento. È un bivio che Virginia Raggi deve affrontare, anche in questo caso, da sola. Ma la solitudine di Virginia Raggi è più profonda e vasta di quella politica o procedurale, di quella che vive nel palazzo del Campidoglio o nei meandri del Movimento 5 Stelle. La Raggi è sola a Roma, nella sua città. Gli oltre 700 mila romani che hanno scelto lei al posto di Roberto Giachetti al ballotaggio dello scorso 19 giugno, avrebbero votato chiunque brandisse il marchio di Grillo. Quando venne eletta per la prima volta nel 2013 prese 1.525 voti di preferenza e alle primarie online tra gli iscritti al Movimento per scegliere il candidato sindaco, lei arrivò prima con 1.763 voti su un totale di 3.962. Non esiste un rapporto tra Virgina Raggi e i romani che non passi dai vaffa di Grillo contro il Pd, Mafia Capitale e “tutto il marcio che c’era prima”. Non c’è amore, non c’è stima, non c’è amicizia: i romani non la conoscevano prima e non la conoscono adesso. Non c’è stata neppure una luna di miele, ma solo il senso distratto di una rivincita contro un vago “prima”. Chi ancora la segue lo fa perché Grillo ha stabilito così e durerà finché il Capo non cambierà idea. Ignazio Marino, nel suo modo stralunato di governare la città si era almeno fatto un piccolo popolo di fan. Quando venne sfiduciato dal suo partito, per qualche giorno, sulla piazza del Campidoglio si riunirono i suoi sostenitori con canti e bandiere. Se e quando Grillo stabilirà che il tempo della Raggi è finito, lei se ne tornerà sul tetto. Da sola. ■ 45


A PARIGI, ALLA SERATA DI GALA DELL’ASSOCIAZIONE SIDACTION, ATTRICI E MODELLE SI SONO DATE APPUNTAMENTO PER RACCOGLIERE FONDI CONTRO L’AIDS. QUI METTIAMO SOTTO ESAME LE LORO SCELTE DI STILE

OLIVIER THEYSKENS

JEAN-PAUL GAULTIER

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KRISTIN SCOTT THOMAS ANNA CLEVELAND CARLOTTA 7/10 Il colore mi piace e l’abito è elegante. Ma è difficile, anche per una modella come Anna. Non mi convincono i sandali e la pettinatura. ILDO 5/10 Questo look tanto ricercato non dona alla modella, e nemmeno lo chignon. GAIA 9/10 Moderno lo stile, tanto quanto lei. Forse solo le scarpe sono poco adatte all’abito.

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LAETITIA CASTA TRASPARENTE

CARLOTTA 9/10 L’attrice francese è sexy, ma con classe. Adoro le maniche e mi piace la cintura in vita. Belli i sandali e perfetta la pettinatura. ILDO 6/10 Interessante l’effetto di trasparenze dell’abito longuette. Avrei osato una scollatura più audace. GAIA 9/10 Sexy e chic. Il vestito le sta d’incanto e le scarpe sono super.

CARLOTTA 6/10 Il rosso si fa notare, anche se la linea è semplice e austera. Le scarpe dell’attrice sono poco da sera, e la borsa non si abbina alla linea del vestito. ILDO 7/10 Luminosa e contemporanea, l’attrice è perfetta con questo abito rosso. Avrei scelto dei sandali. GAIA 7/10 Il vestito le dona e le dà luce. Le scarpe però non vanno bene e anche la borsa non è adeguata.

Foto SGP, GETTY IMAGES, IPA

BA L Z E

IN ROS S O


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L A GIURIA

Caporedattrice moda di Grazia

DIOR

CHANEL

GIORGIO ARMANI

CARLOTTA MARIONI

ILDO DAMIANO

LILY-ROSE DEPP

OLGA KURYLENKO

LUREX

BONDAGE

6/10 C’è chi può, e l’attrice di origine ucraina può. Ma avrei abbinato un blazer maschile per smorzare l’effetto volutamente bondage. E avrei scelto dei sandali neri. ILDO 8/10 Insolita la scelta della tuta-pantalone che lascia intravedere il seno. La trovo sensualissima. GAIA 6/10 Sexy, ma poco raffinata. Da rivedere la lunghezza dell’orlo, troppo corto, e le scarpe. CARLOTTA

DIANE KRUGER CIPRIA

CARLOTTA 7/10 Pelliccia, trasparenze, pizzo, balze e collane: questo look può stare bene solo all’attrice tedesca. Le scarpe nere, però, sono banali. ILDO 6/10 Non le sta male il color cipria, ma avrei evitato i capelli mossi e gli accessori a contrasto. GAIA 8/10 Che gambe: l’abito lingerie le sta una meraviglia. Trucco e capelli perfetti.

CARLOTTA 9,5 /10 A 17 anni tutto è concesso. E il look “torero” diventa elegante. Mi piacciono il punto di rosso sulle labbra, i capelli e l’uso dei gioielli. ILDO 5/10 Che abbia voluto imitare il padre Johnny nel film Il pirata dei Caraibi? Alla bella Lily-Rose la classe non manca, peccato la scelta della tuta lurex. GAIA 7/10 Look inusuale, ma il risultato è ottimo. Le scarpe però proprio non funzionano.

People contributor di Grazia

GAIA GIOVETTI

Stylist di Grazia

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Preview S-S 2017

I FEEL


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NEL SESSO decido io FATALE L'attrice Dakota Johnson, 27 anni, è la protagonista di Cinquanta sfumature di nero (nelle sale dal 9 febbraio).

6 DAKOTA JOHNSON TORNA ALLA TRASGRESSIONE CON L’ATTESO CINQUANTA SFUMATURE DI NERO. «IL DIFFICILE STAVOLTA NON È STATO SPOGLIARSI», DICE A GRAZIA, «DA MIA MADRE HO IMPARATO A ESSERE SICURA QUANDO FACCIO L’AMORE» Foto CONTRASTO

DI

Armando Gallo DA Los Angeles

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on più di due settimane fa, milioni di donne americane hanno sfilato sostenendo che i diritti femminili sono diritti umani. Ora, la ragazza del momento è la protagonista di un film in cui una donna firma un contratto di sottomissione sessuale a beneficio di un uomo. Lei è Dakota Johnson, 27 anni, e il film è Cinquanta sfumature di nero (nelle sale dal 9 febbraio), secondo della trilogia di romanzi bestseller firmati da E.L. James e pubblicati in Italia da Mondadori. Due anni fa, all’uscita di Cinquanta sfumature di grigio, Dakota era la grande novità di Hollywood: un’attrice figlia di attori, Don Johnson e Melanie Griffith, che accettava il ruolo di amante in una complessa storia di dominazione sessuale. Ora Dakota non è più un oggetto misterioso e accetta di incontrare Grazia alla vigilia della prima del suo film. È vestita in un abito nero di Shaina Mote, lungo fino ai piedi, ordina un cappuccino e mi racconta subito quanto sia stata bene in Italia, dove ha girato con il regista Luca Guadagnino prima A Bigger Splash, poi il remake di Suspiria di Dario Argento. Di Cinquanta sfumature di nero dice che il rapporto tra il milionario Christian Grey e la giovane Anastasia Steele non è più solo sesso e che, come tutte le coppie, per loro ora è venuto il momento di conoscere anche il passato dell’altro, per quanto doloroso possa essere. Lei al cinema è una donna super trasgressiva. Ma di persona frequenta poco i social e non si fa vedere in giro. Perché? «Sono una ragazza che vive bene a casa sua. Preferisco starmene nel mio salotto con i miei amici che sotto i riflettori». Nelle scene di sesso dei f ilm, però, appare molto a suo agio. Da dove viene tutta questa sicurezza in se stessa? «Da mia madre: mi ha insegnato che tutte le donne sono belle e che bisogna essere fiere del proprio corpo. Quindi non c’è nulla di male a mostrarlo». Come è cambiata la sua vita sentimentale dopo Cinquanta sfumature? Pensa che ora gli uomini siano più affascinati o intimoriti da lei? «Non saprei, ultimamente ho fatto una vita molto riservata». Nel f ilm il suo personaggio non vuole tornare da Christian Grey. Lei, nella vita, come si comporta di fronte a un rif iuto?

UOMINI

«Semplice, vado in mille pezzi. Sto scherzando. La verità è che, quando qualcosa non va, preferisco affrontare tutto con razionalità, invece che con un approccio aggressivo. È questo che fa di me una donna libera e mai sottomessa». Lei sul braccio si è fatta tatuare la parola “tender”, tenera. Non le piacerebbe, invece, essere più forte? «Non credo che una donna sensibile non possa essere anche una persona determinata». Uno dei temi ricorrenti del f ilm è che un grande amore può curare le ferite del passato. Lei crede che sia così? «Senza dubbio, e non deve neanche essere per forza “grande”». Però poi c’è anche l’amore con la “A” maiuscola. Il regista Woody Allen una volta ha detto che le donne fanno sesso per ottenere amore e gli uomini danno amore per ottenere sesso. Lei da che parte sta? «Woody è sempre esagerato. Anche se devo ammettere che, in certe circostanze, le cose vanno proprio così». A proposito di sesso, i suoi genitori si sono abituati a questo suo ruolo super sexy? «Sono protettivi, ma ora si concentrano di più sugli errori che faccio come persona lontano dal set». Per esempio? «Se magari mi sento troppo insicura». Come quando ha detto che si era pentita di Cinquanta sfumature? «Grazie a questi film ho potuto lavorare con tante persone che ammiravo. Non tutti, però, possono capire perché ho accettato un ruolo così estremo e questo mi fa stare male». Si ritorna al sesso… «Sì, ma in realtà, Cinquanta sfumature di nero è più su che tipo di donna vuole essere Anastasia e sul fatto che, se vuole avere un futuro, deve capire quanto sia disposta a legarsi a Christian Grey e al suo passato». Nel primo f ilm della serie, Cinquanta sfumature di grigio, il suo personaggio f irmava un vero contratto di sottomissione nei confronti di un uomo. Nei giorni scorsi abbiamo visto l’enorme movimento femminile che si è mosso per rivendicare i diritti acquisiti. Lei che cosa ne pensa? «Capisco la domanda, ma in quanto donna libera e indipendente ho anche il diritto di non dover per forza spiegare a tutti chi sono o come la penso su ogni tema. Il mio lavoro ha a che vedere con i film, non voglio dire agli altri quali idee posso o non posso avere». ■

«PER CAPIRE CHE DONNA SEI DEVI DECIDERE QUANTO SEI DISPOSTA A SAPERE DEL PASSATO DI CHI AMI»

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La predica del venerdì nella moschea di Colle di Val d’Elsa, in provincia di Siena.

NELLE NOSTRE MOSCHEE SI PARLA SOLO

IN ITALIANO IL MINISTRO DELL’INTERNO, MARCO MINNITI, VUOLE VIETARE AGLI IMAM PRESENTI NEL NOSTRO PAESE DI FARE PREDICHE IN ARABO. QUI UN’ESPERTA DI ISLAM SPIEGA PERCHÉ QUESTA DECISIONE VIENE ADOTTATA ANCHE PER COMBATTERE IL TERRORISMO DI

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Rolla Scolari

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DAL

Cairo (Egitto)

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al Veneto alla Lombardia, le autorità italiane hanno fermato e a volte espulso negli ultimi anni predicatori musulmani che, durante i loro sermoni, inneggiavano alle partenze per la “guerra santa” in Siria e Iraq, o tenevano discorsi violenti. In Italia e non solo l’utilizzo dell’arabo nelle prediche del venerdì rende più complicato comprendere se le sale di preghiera si stanno trasformando in luoghi di radicalizzazione ed estremismo. La lingua può rappresentare, insomma, uno schermo protettivo per chi vuole fare proselitismo senza farsi notare dalle forze dell’ordine: da qui la volontà del governo di imporre l’italiano nelle prediche del venerdì, imitando un modello che in certi Paesi già funziona. «Serve un’intesa con la vasta galassia dell’Islam per sermoni in italiano e la creazione di un albo degli imam», ha proposto il ministro dell’Interno, Marco Minniti. Le sue parole si inseriscono in una corrente più vasta che da diversi anni a livello europeo, soprattutto in Paesi come Francia e Germania dove la popolazione islamica è più numerosa, pensa a un’organizzazione dell’Islam d’Europa, con l’obiettivo di arginare i predicatori estremisti. Dopo gli attacchi terroristici in Francia, prima contro il giornale satirico Charlie Hebdo, poi alla sala da concerti del Bataclan, a Nizza e nell’uccisione del prete Jacques Hamel da parte di jihadisti locali, le autorità francesi hanno iniziato a concentrarsi sul tema della formazione degli imam e anche loro hanno pensato a un albo dei predicatori. Per la Francia l’educazione religiosa, civica e sociale degli imam è strategica. E se dal 2015 è nata un’alleanza tra Francia e Marocco per la formazione dei predicatori nel Paese nordafricano, ora Parigi vuole che la preparazione degli imam avvenga direttamente attraverso istituzioni della Repubblica. Per questo ha creato una Fondazione dell’Islam di Francia, che vuole finanziare progetti educativi e culturali pubblici. L’idea è già stata introdotta qualche anno fa in Germania, e prevede di finanziare progetti di preparazione religiosa senza passare per il sostegno di governi stranieri. Le autorità europee sono poi preoccupate dal moltiplicarsi di “imam fai-da-te” che incitano i fedeli a una lettura letterale dei testi sacri, giustificando così azioni violente ed estremismo. La Germania ha strappato il monopolio dell’educazione islamica a gruppi musulmani spesso legati a governi stranieri con fondi alle università pubbliche tedesche: nel Paese esistono vere e proprie facoltà per la formazione degli imam. Se la questione di un albo dei predicatori è dibattuta sempre di più in Europa, assieme al contenuto dei sermoni, nei Paesi islamici le autorità tentano di arginare l’espansione degli estremismi con riforme dell’educazione religiosa e il controllo stretto delle moschee. In Egitto, per esempio, gli imam, che sono per la maggior parte nominati dai governi, il venerdì devono attenersi a direttive dello Stato per la scelta del contenuto dei sermoni. E una recente e controversa proposta del ministero dei Beni religiosi vorrebbe per i predicatori testi scritti in anticipo da un comitato di religiosi selezionati dall’esecutivo. ■

Foto AGF

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La legge che non protegge i figli

DI CHI LI AMA

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vete mai sentito parlare di una legge che impone il sequestro del televisore, del telefono, della borsa che avete comprato e che sono stati prodotti con il lavoro di esseri umani privi delle garanzie applicate ai lavoratori italiani? No. Infatti è perfettamente legale comprare jeans cuciti da un bambino pakistano sfruttato. La globalizzazione, come sappiamo, ha spostato l’ingiustizia sociale fuori dai nostri confini. Eppure c’è un campo in cui invece la globalizzazione è vietata e le leggi sono inflessibili, benché non si capisca in difesa di chi. Vi faccio un esempio atroce: una coppia della provincia di Campobasso desidera figli e non riesce ad averne. Le provano tutte, compresa la fecondazione “in vitro”, ma i loro gameti funzionano male e così gli aspiranti genitori decidono di “commissionare un bambino” a una madre surrogata. Lo so, non suona bello, forse è un utilizzo schiavistico del corpo di una donna, o forse no, però in Russia come in altri Paesi del mondo occidentale è perfettamente lecito e dunque la coppia ne approfitta. Nasce così un bambino senza legame genetico con i genitori e però con immediato legame affettivo, che è poi quello che conta. Il bimbo, registrato in Russia come figlio della coppia secondo la legge di quel Paese, approda in Molise con i genitori che lo registrano anche alla nostra anagrafe. L’inflessibile magistratura italiana, quella per cui gli stalker agiscono indisturbati nonostante le denunce e i pedofili non vengono controllati a vista, insospettita, di-

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spone un test del dna, poiché la legge italiana vieta l’utero in affitto. Il bambino non risulta avere i geni di nessuno dei due genitori, così viene sequestrato e recluso in un orfanatrofio dove passa i suoi primi quattro anni di vita. Infine l’adozione da parte di un’altra coppia, con cui ormai convive da due anni. Di chi sono i diritti difesi da questa crudele e inflessibile applicazione della legge? Del bambino? Ma non scherziamo. Della proprietaria russa dell’utero? Macché, secondo la legge russa non è stato leso nessun suo diritto. Dello Stato? Questa è la risposta giusta. La legge difende unicamente i diritti di chi l’ha legiferata sulla testa delle famiglie, senza logica (allora dovrebbero vietare anche i manufatti prodotti all’estero da lavoratori schiavizzati), lasciando poi campo libero a chi è più ricco e più scaltro. Ci si chiede: perché una coppia di un paesino della provincia di Campobasso si vede sequestrare il bambino che è pronta ad amare e crescere nel migliore dei modi, e invece a Nichi Vendola e al compagno Eddy è concesso di avere legittimamente un bambino nato da madre surrogata e “commissionato” nella ben più costosa California? Solo perché, se sottoposto a esame del dna, il bambino risulterebbe avere i geni di uno dei due genitori, frutto comunque di un lavoro di prestigio biologico da laboratorio? Che ipocrisia, quanta ipocrisia. È proprio come ai tempi della legge sull’aborto: i ricchi andavano in Svizzera e in Inghilterra, agli altri era vietato. O con la famigerata Legge 40 (ora parzialmente corretta): le coppie ricche andavano a concepire bambini con la Fivet, la Fertilizzazione in vitro con “embryo transfer”, o l’eterologa, possibile grazie a un donatore esterno alla coppia, in Spagna, Belgio, Israele, e agli altri era vietato. Infine la triste notizia di questi giorni: la Corte europea di Strasburgo, cui si erano appellati gli infelici genitori molisani, ha ritenuto legittimo “il desiderio delle autorità italiane di riaffermare l’esclusivo diritto dello Stato di riconoscere una relazione genitori-figli solo in presenza di un legame genetico o di un’adozione legale”. Insomma, la magistratura europea è intervenuta per dar manforte a una legge italiana: i burocrati si proteggono l’un l’altro nei loro uffici distanti dalla realtà dei sentimenti. Nessuno protegge l’amore. ■

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Una madre che ha portato a termine una gravidanza per un’altra coppia a Tbilisi, in Georgia, Paese dove la pratica è legale.

Foto CONTRASTO

UN BAMBINO È STATO TOLTO A UNA COPPIA CHE L’AVEVA AVUTO RICORRENDO A UNA MADRE SURROGATA. «NON C’È UN LEGAME BIOLOGICO», HANNO STABILITO I MAGISTRATI. MA POI IL PICCOLO È STATO AFFIDATO A UNA FAMIGLIA ADOTTIVA. LA SCRITTRICE CAMILLA BARESANI ESPRIME QUI IL SUO PUNTO DI VISTA SU UNA SCELTA CHE FA DISCUTERE DI Camilla Baresani


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IN CHAT

con uno sconosciuto A ISERNIA UNA DONNA È STATA RIDOTTA A VIVERE COME UNA SCHIAVA DA UN RAGAZZO INCONTRATO SU UN SITO D’APPUNTAMENTI. QUI QUATTRO ESPERTI SPIEGANO COME EVITARE BRUTTE SORPRESE NELLE AVVENTURE CHE INIZIANO SU INTERNET, MA POSSONO CAMBIARE PER SEMPRE LA VITA REALE DI

Monica Bogliardi

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Lucia Valerio

Il nostro Paese è il primo in Europa per il dating online: ogni anno avvengono 230 milioni di incontri concordati in Rete. 56

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rima è rimasta affascinata da quel ragazzo, molto più giovane di lei, conosciuto in un chat. Poi il sogno d’amore si è trasformato in un film dell’horror. È accaduto a una donna di 53 anni di Isernia, che è stata tenuta prigioniera e molestata per due mesi, in casa propria, da un uomo di 22 anni, veneziano, incontrato in Rete. Dopo aver chattato per un certo periodo, lei era andata a trovarlo in Veneto e, subito dopo, lo aveva invitato ad andare a vivere con lei. Ma, passati un paio di giorni di normalità, ecco l’incubo: il giovane l’ha rinchiusa in camera da letto, le ha preso bancomat e carta di credito, e ha imposto un regime da penitenziario, tra cui il divieto di andare alla toilette e la concessione di un solo pasto al giorno. A dare l’allarme è stato il figlio della signora, avvertito dai vicini di casa che si erano insospettiti. E per entrare nell’appartamento è stato necessario chiamare la polizia e i vigili del fuoco. La donna era in camera


Foto OLYCOM

9 da letto, sotto shock, con segni di percosse sul corpo, tanto che i soccorritori l’hanno dovuta portare in ospedale. Mentre il giovane veneziano, adesso, è in carcere con l’accusa di sequestro di persona. Sono tante le riflessioni che questa vicenda inquietante costringe a fare, a partire da quella sulla solitudine che spinge molte persone a cercare compagnia in Rete, fino ai rischi che si corrono nell’affidare a sconosciuti le proprie confidenze. Grazia ha indagato, e ha scoperto che sono quasi 9 milioni gli italiani che cercano un partner in chat e internet: siamo i più attivi in Europa nel dating online. Una ricerca del 2015 realizzata dal Centre for Economic and Business Research (Cebr), si riferisce a single di Germania, Gran Bretagna, Italia, Francia, Spagna e Olanda, e dice che il numero di incontri concordati online nel nostro Paese è in crescita - sono 230 milioni - e che sono le donne a prendere l’iniziativa quando si tratta di invitare un uomo a un appuntamento: succede in oltre 82 casi su 100. «Attenzione però, è bene seguire delle regole precise per non trovarsi in situazioni spiacevoli: la vicenda di Isernia, anche se è un’eccezione, rappresenta un monito da prendere molto sul serio», dice Luca Conti, consulente in marketing digitale. «Premesso che la maggior parte delle relazioni che nascono in Rete sono per fortuna positive, ci sono alcune norme di comportamento che vanno seguite alla lettera. Il primo appuntamento deve avvenire in un luogo pubblico, in modo che un eventuale malintenzionato non possa mettere in atto i suoi piani. Non bisogna mai dare il proprio indirizzo di casa e il numero di telefono. Ed è bene non scambiare mai immagini private, che possano essere utilizzate per ricatti», spiega Conti. Ma perché è sempre più diffusa l’abitudine di cercare nuovi compagni online? «Evita la fatica di cambiare le proprie regole di vita consolidate, di andare a una cena per incontrare un single, di truccarsi e prepararsi per uscire dopo una giornata stressante di lavoro», dice Paolo Crepet, psichiatra e autore del saggio Baciami senza rete (Mondadori). «Molte delle mie pazienti mi dicono che chattare è facile e divertente. E poi la solitudine, oggi, non la regge più nessuno: dopo poco che sei single, ti metti alla ricerca di qualcuno che ti faccia compagnia con la modalità più facile, internet appunto. La novità è che le donne, un tempo prudenti nel corteggiamento, oggi sono sempre più spesso cacciatrici online», continua Crepet. «Così, dopo le 23, trovi su internet ragazze alla ricerca di emozioni forti che non hanno più il timore di subire lo stigma sociale: non c’è più da vergognarsi nel dire che si cerca un compagno o anche solo l’avventura di una

sera online. E molte sono quelle che addirittura se ne vantano: massimo risultato con minimo sforzo. Alle mie pazienti dico sempre di prendersi delle responsabilità. Di ammettere che stanno cercando un’avventura che può avere un margine di rischio. E di diffidare di chi vuole incontrarti dal vivo troppo presto, o di chi non vuole vederti mai: è tipico di chi ha millantato caratteristiche fisiche e psicologiche che non ha».   Certo, non sempre chattare con sconosciuti e fare incontri online è pericoloso. Basta prendere alcune precauzioni, e ti può capitare anche qualcosa di bello. «Venivo da un matrimonio fallito con una donna che mi era stata presentata da amici. E quindi ho deciso di cambiare metodo. Mi occupo di internet per lavoro, e dunque mi sono affidato alla Rete», racconta Michele Ficara, milanese, direttore della testata online assodigitale.it: è alle soglie del matrimonio dopo anni di convivenza con Paola, conosciuta grazie a Meetic, il sito numero uno in Europa per il dating online. «Ci siamo visti dopo mesi e mesi di email e conversazioni, quando eravamo sicuri di condividere gli stessi interessi. Per questo consiglierei di non avere mai fretta di “concretizzare”», racconta. «La vita reale, non online, con la mia compagna è partita da un semplice aperitivo. Dunque una situazione pubblica, protetta per tutti e due. Perché anche gli uomini possono fare incontri online che non desiderano: cadendo, per esempio, nella trappola di una escort quando invece si sogna di trovare una compagna. A noi è andata bene: dopo nove mesi convivevamo già. Ma abbiamo agito con accortezza e prudenza». Ha seguito le stesse regole Wally Festini Harris, psicologa e autrice di Ricomincio da 50 (Franco Angeli), che ha conosciuto suo marito su un sito di incontri. «Trovare la persona giusta in chat è come incontrarla in una piazza o in luogo pubblico. Hai bisogno di prendere le stesse precauzioni che useresti nella vita reale: non dare subito confidenza, approcciare la vita dell’altro con cautela, cercare di scoprire chi sia veramente. Il tempo, anche in Rete, è un buon consigliere. E, se vi interessa davvero qualcuno, agite con prudenza», spiega. «Per quel che mi riguarda, non ho mai avuto esperienze negative. Mi ha solo contattato un tale che, in chat, usava come nome di copertura “danger” (“pericolo” in inglese), che ho subito bloccato. Per proteggersi da situazioni pericolose è buona norma non mettere nome e cognome nel proprio indirizzo di email e non dare i propri dati personali», dice l’esperta. «Ma il consiglio più importante è mettere al corrente le vostre amiche di chi state per incontrare. L’imprevisto fuori dalla chat è sempre dietro l’angolo». ■ 57


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LA SCALATA di Marine

IN FRANCIA MARINE LE PEN, LEADER DELL’ESTREMA DESTRA, SI È CANDIDATA UFFICIALMENTE A DIVENTARE IL NUOVO PRESIDENTE. QUI LA GIORNALISTA MARINA VALENSISE, CHE HA DIRETTO L’ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA A PARIGI, RACCONTA LUCI E OMBRE DELLA DONNA CHE PREOCCUPA L’EUROPA Marina Valensise

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l suo blog si chiama semplicemente “Marine Président”, e la signora adesso ha

deciso di cambiare anche il logo del Front national. Non più la fiamma ardente, copiata dal Movimento sociale italiano, ma una rosa come quella del Partito socialista francese, però blu anziché rossa. Blu tricolore, blu repubblicano. Perché Marine Le Pen, anche nei simboli, continua l’opera di normalizzazione iniziata sei anni fa, quando ha conquistato la poltrona del padre e fondatore, Jean-Marie Le Pen. Ora la leader della destra francese si candida, a Lione, a nuovo presidente. Guida un partito in crescita costante e i sondaggi annunciano che supererà il primo turno e andrà al ballottaggio del 7 maggio. L’unico candidato che potrebbe farle argine pare sia l’ex ministro dell’Economia, il centrista Emmanuel Macron. Che cosa ha in mente Marine? In realtà, lo sappiamo da tempo. Vuole un partito moderato, e infatti ha buttato alle ortiche gli orpelli del colonialismo e del filonazismo, dimenticando l’ostinazione negazionista con cui il padre insultava gli ebrei e minimizzava lo sterminio. Vuole un partito laico, che accetta i princìpi della Repubblica, pur ammettendo la necessità della pena di morte almeno per i crimini contro i minori e contro gli anziani. Vuole un partito che vada oltre la destra e la sinistra, che possa calamitare il voto degli incerti, dei delusi, dei dimenticati, insomma le vittime della globalizzazione e 58

del trionfo del capitalismo e dei mercati finanziari. Vuole un partito in linea coi tempi, e infatti difende la legge sull’aborto (diversamente dalla nipote ultracattolica Marion Maréchal Le Pen) e persino le unioni di fatto. Eppure, gratta gratta, resta fedele all’idea tradizionale di una destra nazionalista, di una società organica, chiusa al mondo, che bisogna proteggere, difendere, salvaguardare. Allora, basta lassismo davanti all’immigrazione clandestina. Niente cure gratis per i figli degli immigrati irregolari. Niente scuole aperte agli ultimi degli ultimi, attratti dalla generosità di un Paese ricco e ben amministrato, che ha iscritto su tutti i monumenti il triplice ideale rivoluzionario, liberté, égalité, fraternité.

Così Marine Le Pen è accusata di essere un po’ schizofrenica. Vuo-

le sedurre l’elettorato moderato, e però insiste nel dichiararsi l’unica candidata anti sistema, anti casta, anti élite, anti Europa, di cui sogna la disintegrazione, anti euro, da cui propone la rapida uscita per ritornare, non sappiamo con quali costi, al franco. Vuole essere à la page, come una bella signora borghese, bionda, sexy, curata, anche se ha i modi truci e, soprattutto, il timbro di voce di un uomo aduso al peggio. Per il nuovo quartier generale del partito ha scelto una delle strade più eleganti di Parigi, e più costose d’Europa. Ma lei insiste nel tendere la mano al popolo, agli esclusi, alle vittime del sistema. E in Donald Trump alla Casa Bianca ha trovato

un alleato coi fiocchi, con cui si può cambiare l’ordine del mondo. Come il presidente americano, anche lei dà voce alla rivolta contro il sistema e, come per lui, anche per lei il populismo non è niente di male, perché rappresenta il ritorno al potere del popolo, alla democrazia, contro le élite corrotte e lontane dalla realtà.

Marine Le Pen in fondo è una donna libera e resta un’originale.

Figlia d’arte, è entrata in politica giovanissima, seguendo da vicino le orme del padre, altro personaggio da romanzo, fondatore di un partito a lungo escluso dal novero dei “presentabili”, deputato senza mestiere, e infine erede della colossale fortuna di un ricco industriale ottuagenario, Hubert Lambert, alcolista e fanatico ammiratore delle idee di estrema destra, che gli lasciò anche il castello di Montretout, dove Marine visse da ragazza. Lei, terza figlia, è nata nel 1968 sotto il segno del Leone. In sintonia coi tempi di contestazione, ha vissuto un’infanzia in piena libertà. Genitori assenti, amici che dormivano sul divano. «A casa era come Woodstock», ricorda lei stessa nella sua autobiografia. Il padre era spesso fuori, impegnato in misteriosi viaggi di lavoro o nella navigazione sul suo yacht. La madre, invece, Pierre Lalanne, bella, bionda e abbronzata come imponeva la “géneration Saint Tropez”, si considerava “la pin up dell’epoca”. Con Jean-Marie fu subito colpo di fulmine: glielo aveva presentato il primo marito impresario, ben

Foto LA PRESSE

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10 presto tradito e abbandonato, del quale Marine scoprirà l’esistenza a soli 14 anni. Ma l’idillio tra i due sarà breve. In casa ognuno fa quello che vuole. E un bel giorno, e siamo nel 1984, in piena ascesa del Fn, “Pierrette” si stufa e pianta tutto. Prende una sacca da viaggio e due borse di plastica e scompare. Destinazione ignota. La figlia vomita per un mese e mezzo. Il marito, che però la tradiva apertamente, umiliato e offeso, inizia un’opera di diffamazione col sostegno delle figlie, di cui ha l’affidamento. La riconciliazione avviene 15 anni dopo, col ritorno all’ovile dell’ex moglie.

Della sua vita privata, oggi, Marine Le Pen non parla. «Non è

Marine Le Pen, 48 anni, candidata del Fronte nazionale alle elezioni presidenziali francesi.

che siccome ci piace il foie gras dobbiamo sapere tutto dell’anitra», dice per giustificare il silenzio sui tre figli, i due mariti, i divorzi, e sul compagno Louis Aliot, vicepresidente del Fn, con cui però recentemente ha postato un selfie per smentire le voci di rottura. La vita pubblica, invece, è passata al setaccio. Avvocato con poche cause e pochi introiti, nel 1998 Marine abbandona la toga per farsi eleggere come consigliere regionale. E nel 2012, candidata all’Eliseo, ottiene il 17 per cento dei voti. Da allora, diventa una star mediatica. Ce la farà a finire al ballottaggio? Non è escluso. Ma la vera posta in gioco è l’Assemblea nazionale, il Parlamento francese, dove Marine Le Pen potrebbe conquistare una forza politica mai raggiunta prima. ■ 59


QUESTAANA SETTIM

BENTORNATA CAMPIONESSA Ed è di nuovo trionfo. Non poteva passare inosservato il rientro in pista della star del pattinaggio Carolina Kostner dopo tre anni di assenza dalle competizioni internazionali. A causa della squalifica per l’omessa denuncia nella vicenda legata al doping del maratoneta Alex Schwazer, all’epoca suo fidanzato, la star del pattinaggio italiano è tornata finalmente a brillare agli Europei di Ostrava, nella Repubblica Ceca. Nonostante la lunga inattività, la campionessa altoatesina ha domato la tensione e si è esibita in una performance, conquistando pubblico e giuria. Un regalo fatto a se stessa, in vista del suo compleanno. L’8 febbraio compirà 30 anni e, dopo mesi complicati, volta pagina.

BUONI A U S P IC I

La star del pattinaggio Carolina Kostner, 29 anni.

C OR T O M E T R A GGI

GIU S T I Z I A

MATERNITÀ IN CORTO Cambiamento e scoperta. Erano questi i temi del concorso La ricerca nel quotidiano, ideato da QVC Italia, con Fondazione Umberto Veronesi e il progetto Pink is Good, che ha coinvolto 57 giovani registi. Da segnalare il secondo premio al cortometraggio Maria, storia di una maternità a lungo desiderata. Il regista Afro De Falco ha ora la possibilità di realizzare un corto sulla vita di un ricercatore di Fondazione Umberto Veronesi.

UN ANNO SENZA GIULIO

#365giornisenzaGiulio. È passato un anno dalla morte del ricercatore 28enne Giulio Regeni, rapito, torturato e ucciso al Cairo, in Egitto. Dopo mesi di depistaggi, testimonianze, accuse e tante parole, forse troppe, lentamente la verità sta prendendo forma. Un video inconfutabile ha mostrato che a segnalare Regeni alla polizia egiziana è stato il capo dei sindacati dei venditori ambulanti, che sospettava di lui. Oltre al dolore e alla memoria, prevale oggi il desiderio di giustizia. Il 3 febbraio, un anno dal ritrovamento del corpo del giovane, è un giorno che non passa inosservato. Sono tanti gli italiani che in piazza chiedono chiarezza per un omicidio così brutale. 60


WEB I designer che sono diventati famosi come rockstar

La scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie, 39 anni.

IL L IBRO

Le scenografie spettacolari di un concerto di Adele (nella foto), la più famosa popstar inglese. Quelle raccolte dell'Amleto interpretato in teatro dal divo Benedict Cumberbatch. La cerimonia di chiusura delle ultime Olimpiadi e le sfilate di Louis Vuitton. Che cos’hanno in comune? La mano della britannica Es Devlin, 45 anni, considerata tra i più grandi talenti mondiali nel tradurre in emozione una semplice ambientazione. A lei e ad altri creativi è dedicata la nuova docu-serie originale Netflix Abstract: The Art of Design, prodotta da Morgan Neville, che debutta il 10 febbraio. Protagonisti, oltre a Devlin, sono la grafica Paula Scher, l'illustratore Christoph Niemann, il fotografo Platon, autore dei più famosi ritratti in copertina sulla rivista Time, e Tinker Hatfield, creatore delle più famose sneakers di Nike. (F.S.)

IO PARLO COME UNA LEADER

La sua frase «We Should All Be Feminists», tutti dovremmo essere femministi, prima ha dato origine a un libro. Poi è finita nel testo di una canzone della popstar Beyoncé. E ora è finita su una delle T-shirt cult del momento, firmate Dior. Ma la sua autrice, la scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie (nella foto), 39 anni, la prima volta l'ha pronunciata al TEDxEuston, una delle tappe del ciclo di conferenze più popolari sul web, con quasi 3000 interventi disponibili. Ora Chris Anderson, il curatore della manifestazione, pubblica Il migliore discorso della tua vita (Mondadori), insegnando i trucchi del parlare in pubblico che hanno reso famosa Chimamanda e tanti altri.

L A S E RIE

Foto LA PRESSE, GETTY IMAGES

BORSE PASTELLO

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SU GRAZIA.IT QUESTA SETTIMANA

ZAPPING: LE SERIE TV DI FEBBRAIO. BELLEZZA: CAPELLI EFFETTO BAGNATO. MODA: CON GRAZIA ALLE SFILATE DI NEW YORK.

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NELLA SUA ULTIMA COMMEDIA È UNA MADRE CHE CERCA DI LIBERARSI IN TUTTI I MODI DEI SUOI RAGAZZI TERRIBILI. INVECE , CON LA SUA BAMBINA, PAOLA CORTELLESI DICE DI ESSERE SERIA IN MODO MANIACALE. TRANNE QUANDO SCIOGLIE LA TENSIONE NEL MODO CHE LE RIESCE MEGLIO: CON QUELL’UMORISMO UN PO’ PAZZO CHE PORTERÀ ANCHE A SANREMO Gloria Satta Piero Gemelli

DI

FOTO DI

A CURA DI

Carlotta Marioni

HA COLLABORATO

Nike Antignani

GENITORI

ESASPERATI,

UNIAMOCI


GR A ZI A• STA R DI COPERTINA

PAOLA CORTELLESI, 43 ANNI. QUI INDOSSA UN ABITO IN GEORGETTE CON CINTURA A BUSTINO IN CUOIO, SANDALI (TUTTO LES COPAINS). PAGINA ACCANTO: MAGLIA A RIGHE SU GONNA DI PIZZO (TUTTO ERMANNO SCERVINO).


GR A ZI A•

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orridente nonostante il freddo polare, mamma e papà si schieravano dalla parte degli insediligente come un soldatino, simpatica gnanti. Oggi, invece, danno ragione ai ragazzi a scacon tutti. L’attrice Paola Cortellesi ha tola chiusa e in queste condizioni nessun progetto

posato per le foto che vedete in queste pagine, poi si è infilata una tuta ed è corsa a provare lo sketch segretissimo che presenterà al Teatro Ariston in coppia con l’attore Antonio Albanese nella prima serata del Festival di Sanremo, il 7 febbraio. Una volta finite le prove, mi ha dato appuntamento per l’intervista calcolando con precisione cronometrica l’uscita della figlia Laura, 4 anni, dall’asilo. In trequattro mosse, nella sua giornata piena, ha trovato tutti gli incastri. Un filo di acciaio ricoperto di velluto: è la prima immagine che mi viene in mente per descrivere Paola. La stessa leggerezza e determinazione che l’attrice, 43 anni, dispensa nella commedia Mamma o papà? diretta dal marito Riccardo Milani e da lei interpretata in coppia con Antonio Albanese (nelle sale dal 13 febbraio). Rifacimento di un successo comico francese, il film racconta la lotta senza esclusione di colpi tra due coniugi che hanno deciso di divorziare e litigano per evitare la custodia dei figli, tre adolescenti arrabbiati e viziati che renderebbero infelice chiunque. Pur di sventare il rischio di averli a carico, i due protagonisti si rimpallano bugie e colpi bassi, ma le sorprese non mancano e il finale non è scontato. «Si tratta di una commedia divertente perché scorretta», mi racconta Paola. Fa una pausa, sorride: «Il sottotitolo potrebbe essere: “Tutto quello che avreste voluto sapere sulla famiglia ma non avete mai osato chiedere”. Bisogna avere il coraggio di ribaltare i luoghi comuni». Che cosa intende dire? «Ogni tanto anche i migliori genitori del mondo sognano la liberazione dai figli e il film, sia pure con il tono paradossale della commedia, è un invito a riconoscere questa verità inconfessabile. A non farsi schiavizzare dai ragazzi». Ed è possibile riuscirci, secondo lei? Si pone già il problema con la sua Laura? «La bambina è ancora piccola, ma è senza ombra di dubbio il fulcro della famiglia, il centro dell’universo. La vita, in casa, ruota intorno a lei. È inevitabile, del resto non oso nemmeno pensare che cosa succederà quando sarà adolescente e qualche no bisognerà pur dirglielo». Lei che tipo di ragazza è stata? «Le rispondo con una sola parola: terribile. Contestavo i genitori, i professori, la società. Non riconoscevo l’autorità. Erano altri tempi: il dialogo fra adulti e ragazzi era limitato e noi giovani incassavamo anche tanti bei no. Se a scuola qualcosa non andava, 64

educativo è possibile. Quando sei troppo permissivo, i figli ti mangiano la vita». Nella divisione dei ruoli, a casa, lei è il poliziotto buono o quello cattivo? «Quello cattivo, per forza di cose. Mio marito è di manica più larga ma un po’ di severità è indispensabile. Mia figlia ha un carattere giocoso, è scalmanata come tutti i bambini e io, quando posso, la assecondo. A dire la verità, sono fortunata: è una bambina piuttosto obbediente, ma ci sono momenti in cui non transigo. Non tollero che si metta in pericolo, per esempio. E so bene come superare i momenti difficili». Sono tutta orecchie: mi rivela come fa? «La butto sul ridere. Me lo ha insegnato mio padre, che doveva gestire tre figli turbolenti. Liti e tensioni, in casa, erano continue, ma la sua arma segreta era la risata. Aveva ragione. Quando la situazione rischia di degenerare, una battuta o uno scherzo aiutano a riportare la calma. La “stupidèra” ha sempre salvato le famiglie». A proposito di famiglia: nel f ilm, il suo personaggio ottiene una promozione che la porterebbe all’estero ma, per non turbare l’equilibrio del ménage, in un primo momento rinuncia. Le donne sono ineluttabilmente portate a fare un passo indietro? «La situazione descritta nel film, sia pure nei toni esasperati della commedia, è del tutto verosimile. Una donna antepone le responsabilità e i sensi di colpa a qualunque decisione che riguardi il suo presente e il suo futuro. S’interroga, si tortura e spesso rinuncia in nome dell’“interesse superiore” della famiglia. A un uomo, invece, non salterebbe mai in mente di lasciar andare un’opportunità di carriera, costi quel che costi. Non si pone proprio il problema. E non perché sia egoista: il maschio è semplicemente costruito in un altro modo». A lei è capitato di rinunciare a un lavoro perché temeva creasse ripercussioni in famiglia? «No, mai. Ma sono una donna fortunata: con mio marito decidiamo tutto insieme, passo dopo passo, e non c’è mai stato motivo di discutere su una scelta dell’uno o dell’altra». Dica la verità, Paola: non teme che il f ilm possa risultare un po’ spiazzante perché rompe il tabù della mamma intesa come angelo del focolare, sempre e comunque al servizio dei f igli? «L’umorismo è la chiave di volta della vita. Anche quando finisce per risultare un po’ urticante, come nel caso della nostra commedia. Mi auguro che gli spet-


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ISTINTI

«SONO SPERICOLATA MA, OGNI VOLTA CHE RISCHIO DI INCIAMPARE, SENTO UN CAMPANELLO DI ALLARME CHE MI PROTEGGE» 66


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tatori lo capiscano. Ma sono ottimista e sotto sotto penso che finiranno per invidiare i nostri personaggi: almeno per una giornata, chi non vorrebbe liberarsi dei figli rompiscatole e prendere una boccata di ossigeno?». Da qualche tempo lei scrive le sceneggiature dei suoi f ilm: sente il bisogno di avere un maggiore controllo sul lavoro? «Da più di vent’anni sono autrice dei miei spettacoli teatrali e televisivi. E quando i registi hanno cominciato a chiedermi di mettere qualcosa di mio anche nei personaggi per il cinema, ho preso coraggio. Ho cominciato a scrivere le sceneggiature insieme con professionisti di cui mi fido, come Massimiliano Bruno e Giulia Calenda. Così sento di avere maggiore controllo, certo, ma posso anche raccontare storie in cui mi rispecchio o a cui tengo particolarmente: come il film Scusate se esisto. La protagonista che, per lavorare, deve fingersi uomo mi pareva emblematica». Lei è una persona molto coraggiosa? «Sì. Nella vita privata mi butto nelle cose senza pensarci troppo o calcolare le conseguenze. E nel lavoro mi considero addirittura spericolata perché non mi accontento e sento il bisogno di alzare sempre più l’asticella della qualità. Mi piace sperimentare, non ho paura dei rischi e delle novità. Cerco di arrivare agli appuntamenti professionali maniacalmente preparata. E le confesso che ho già messo nel conto il dopo». Dopo che cosa? Intende dire che un giorno smetterà di lavorare? «No, amo troppo il mio mestiere per rinunciarci, ma prima o poi la voglia di esibirmi in pubblico verrà meno. Allora intraprenderò un nuovo cammino esclusivamente come autrice. Aspetto quel momento con serenità, sono certa che sarà ugualmente appassionante». Rispetto a vent’anni fa si sente molto cambiata? «Oggi ho la capacità di conoscermi di più e prevedere le mie reazioni. A volte guardo me stessa come un’estranea e vedo una donna molto più consapevole e avveduta. Ormai sento quel campanello di allarme che suona ogni volta che rischio di inciampare. Diciamo che ho imparato a evitare gli errori». Quali, in particolare? «Ho smesso di fidarmi di tutti e di prendere le cose a scatola chiusa. Oggi riconosco più in fretta chi ho davanti e soprattutto capisco al volo le intenzioni che ha nei miei confronti». Essere diretta da suo marito le dà più tranquillità o, al contrario, rischia di limitarla? «Girare un film con Riccardo è un’esperienza fanta68

stica. Sul set dà il meglio perché si trova nel suo elemento naturale: si alza all’alba, è pieno di energia e non vede l’ora di guidare la troupe. Per quanto riguarda i nostri rapporti, tiene a mantenere un contegno serio e apparentemente distaccato perché nessuno possa accusarlo di favorirmi. Ma proprio per questo mi diverto a metterlo in imbarazzo, rivolgendomi a lui con i nomignoli della nostra intimità. La lavorazione di Mamma o papà? è stata scandita dalle risate». Se dico la parola “sogno” che cosa le viene in mente? «Sono talmente appagata che, sul momento, non saprei che cosa risponderle. Ho tutto e non desidero niente. Un momento, forse un sogno ce l’ho: io, che ho sempre cantato, ora vorrei interpretare un musical a teatro. È un’esperienza che ancora mi manca». Ne ha parlato per caso con la sua amica popstar Laura Pausini? «Certo, le ho confidato il mio desiderio. Laura è una persona che amo. Abbiamo passato un Capodanno insieme, con i nostri compagni e le rispettive bambine, nella sua casa in Romagna. Siamo due tipi completamente diversi per carattere, abitudini e stili di vita, ma fra noi è scattata un’alchimia inaspettata e solidissima. Ci siamo conosciute l’anno scorso, quando abbiamo presentato insieme lo show di Rai Uno Laura & Paola, ma fin dal primo incontro abbiamo avuto la sensazione di conoscerci da sempre e oggi il nostro legame va ben oltre il lavoro. Io non conosco tutte le sue canzoni, lei non ha visto ogni mio film. Eppure ci sentiamo sorelle». Che cosa invidia alla sua amica? «La capacità di prendere le cose con leggerezza. Laura è bravissima a sdrammatizzare e ama condividere i sentimenti e le esperienze. Ammiro inoltre la sua empatia. Fa una vita folle, sempre in giro per il mondo ma, se sente che ho una giornata no, trova comunque il modo di starmi vicina. Questa è la vera amicizia. Un motivo di più per essere grata alla vita». Che cosa si aspetta dal passaggio a Sanremo? «Antonio Albanese e io staremo in scena pochi minuti, promuoveremo il nostro film e sono certa che ci divertiremo da pazzi. Sul set abbiamo legato talmente tanto». Non è la sua prima volta al Festival della canzone. «È vero, ho partecipato all’edizione 2004 condotta da Simona Ventura, ero in scena ogni sera con i miei personaggi e i miei sketch. Ne conservo un ricordo bellissimo anche perché non avevo addosso la tensione dei cantanti in gara. Pensavo solo a fare spettacolo e mi fu data una grande libertà. È un bene di cui non posso mai fare a meno». ■


GR A ZI A• BACK STAGE

INSIEME SUL set

DETTAGLI Paola Cortellesi con l’hair stylist Teresa Di Serio e l’assistente Ciro Meggiolaro.

PER PAOLA OGNI ABITO È UN RUOLO DA INTERPRETARE

A ROMA Sopra, Paola Cortellesi. Sotto, da sinistra: gli abiti usati nel servizio; l’attrice con il fotografo Piero Gemelli; Paola tra la stylist Nike Antignani e la caporedattrice moda di Grazia Carlotta Marioni.

Quando la incontro a Roma, scopro che Paola Cortellesi non è per nulla come uno può aspettarsela. Sorpresa numero uno: cammina con naturalezza sui tacchi alti, malgrado di solito usi solo scarpe piatte. Sorpresa numero due: una volta che l’hai convinta a provarli, indossa senza problemi anche gli abiti più sexy. Lei,mi spiega, è abituata a recitare: ogni look per lei è un copione da interpretare e, nel corso della giornata, la vediamo cucirsi addosso personaggi sempre più convincenti. Quello che le riesce meglio, però, è il ruolo di mamma. A ogni cambio d’abito partiva il ritornello: «Ora basta, questo è l’ultimo, devo correre all’asilo a prendere la bambina». (C.M.) ■

SANDALI Alcuni dei modelli di scarpe scelti per Paola.


SANREMO ti voglio bene come a una vecchia zia S Al Festival ci va da quando era un ragazzo pronto a tutto per avvicinare i cantanti (e le foto in queste pagine ne sono la prova). Alla vigilia della nuova edizione, che inizia il 7 febbraio e che lo vedrà ancora una volta all’Ariston, lo scrittore Luca Bianchini racconta a Grazia perché non può fare a meno di questa emozione DI

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Luca Bianchini*

anremo, per me, è una vecchia zia con cui puoi parlare di tutto. Una di quelle donne un po’ eccentriche, che a volte sono eleganti e a volte impresentabili, ma indossano sempre due gocce del profumo che ti fa impazzire. E poi è una zia che chiacchiera – mamma quanto chiacchiera – per cui può capitare che la guardi annuendo, ma intanto pensi se i carciofi è meglio farli al tegame o ripassarli in forno con il pan grattato. Se il mito di Babbo Natale è svanito in fretta negli anni della mia infanzia, Sanremo è rimasto un appuntamento fiabesco e un po’ felice. Uno di quei matrimoni a cui vorresti essere invitato e, se non ricevi la partecipazione, cerchi di imbucarti. Così, dopo anni trascorsi a guardarlo da casa, credendo a Pippo Baudo come se fosse un oracolo, e chiedendomi perché Toto Cutugno non riuscisse mai a vincere – già, perché? – appena ho avuto la patente ho deciso con alcuni amici di assalire uno dei carrozzoni più belli d’Italia.

Era il 1990, in una di quelle strane edizioni che decisero di trasmettere dal Palafiori, un

palazzone strano e anonimo con un pregio: era enorme. Per cui c’era un via vai di gente incredibile. Io e i miei compagni di canzonette avevamo un unico obiettivo:

* Scrittore e conduttore radiofonico. Il suo ultimo libro è Nessuno come noi (Mondadori). Bianchini seguirà il Festival di Sanremo per la trasmissione La vita in diretta, su Rai Uno.


G R A Z I A • L’A L B U M D E I R I C O R D I Anna Oxa. Dovevamo incontrarla a tutti i costi. Cercando di capire da dove potesse passare, conoscemmo una ragazza che in queste situazioni c’è sempre: la fan “di chiunque” informata “sulla qualunque” con la tendenza a ridurre al minimo le tue speranze: «La Oxa è l’unica che non passa di qua ed è l’unica che non fa gli autografi». Ecco, sappiate che ogni volta che attenderete una star, questa figura la troverete sempre. Noi la definimmo “la regina degli autografi” perché ovviamente era riuscita, in giorni di appostamenti, ad avere le dediche di tutti, a volte anche le foto. Cercammo di non farci troppo caso e con una scansione temporale degna dell’arrivo degli ospiti al matrimonio di Will e Kate, ecco che in quel parcheggio sotterraneo vedemmo sfilare quasi tutti i cantanti: ricordo Marcella in pelliccia – la pelliccia! – Milva ricoperta di cerone – il cerone! – e poi, a un certo punto, scese proprio lei, the one and only Anna Oxa.

Inziammo a gridare come dei pazzi: «Anna! Anna!», ma lei sembrava sorda. L’accompagnava

Gianni Belleno, il tipo dei New Trolls con cui credo avesse una storia. Fu un momento surreale che riuscimmo rocambolescamente a immortalare ma senza nemmeno uno straccio di sorriso. Sembrava una statua di cera del Madame Tussauds. Mentre gongovalavamo per la visione a tu per tu con i cantanti – c’era anche Lena Biolcati, ve la ricordate? – sentimmo “la regina degli autografi” che confidava a qualcuno che, chiedendo il biglietto a chi usciva, era possibile entrare al Palafiori. C’era una tale confusione che dopo poco eravamo in sala. Non ci potevamo credere! Cercammo subito di avvicinarci al palco ma uno degli addetti alla sala ci prese di peso e ci costrinse a sederci… in seconda fila. Durante la pubblicità si erano liberati dei posti e per le riprese televisive era necessario che la sala fosse piena. Così assistemmo alla finale di Sanremo

Qui sopra, lo scrittore Luca Bianchini, oggi 46 anni, nel 1995 al Festival di Sanremo con la cantante Giorgia. A fianco, con Milva e, a destra, con il cantautore Biagio Antonacci (in centro) e l’amico Lele Zucca. Nella pagina accanto, vicino al titolo, un selfie di Bianchini al teatro Ariston.

seduti dietro Maradona. All’uscita incontrammo anche Marta Marzotto e fu una delle conversazioni più divertenti della mia giovinezza. Anni dopo, ritentammo. Era il 1995, ci sentivamo già grandi, avevamo una Panda e una casa in affitto e pensavamo di fare il viaggio più esotico del mondo. Ormai sapevamo che per vedere i cantanti bisognava mettersi un pass finto al collo (io avevo uno ski pass) e bazzicare gli hotel: il Royal, innanzi tutto. La Serie A. A seguire poi il Londra, il Des Etrangers, il Miramare, e altri di cui non ricordo bene.

Il festival era tornato all’Ariston ed entrare era impossibile. Per cui ci mettemmo a bighellonare per

i locali a caccia di “vip”, li chiamavamo così. Fu una pesca veramente scarsa e una serata deludente. Non eravamo entrati a teatro e gli unici che avevamo visto erano i Neri Per Caso e il codino di Fiorello dentro un locale. Ci sentivamo proprio sfigati. Erano ormai le due passate e stavamo tornando alla macchina con la coda tra le gambe quando vediamo uscire Pippo Baudo da un ristorante. Pippo Baudo esisteva davvero! Decidemmo di provare a entrare con i nostri ski pass al collo e nessuno si accorse di noi. Le bodyguard e i personal manager non avevano tutto questo potere e gli artisti si lasciavano avvicinare tranquillamente. Vedemmo praticamente tutti. Serena Dandini, che era per me un mito – e poi è diventata una mia amica – fu la sorpresa più bella, anche se ancora adesso mi chiedo che cosa ci facesse a tavola con Magalli. Biagio Antonacci ci abbracciò e ci ringraziò di essere passati. E non ho mai capito con chi ci avesse confuso. E poi Giorgia, che aveva vinto a sorpresa con quella voce meravigliosa, che però parlava con spiccato accento romanesco.

A Sanremo ci sono tornato anche negli ultimi anni. Avevo un pass vero e potevo entrare ovunque, pure all’Ariston. Ero convinto che, come addetto ai lavori, ne avrei subito meno il fascino. Invece la vecchia zia ha saputo ancora una volta stupirmi. Ho conosciuto la showgirl Belén Rodriguez in camerino, mentre era ospite da Mara Venier: era così bella che quando parlava era come se ricevessi le parole in ritardo, come quei collegamenti via satellite dall’altra parte del mondo. Ma uno dei momenti più divertenti è stato un aperitivo con Luca Argentero e Chiara Galiazzo nel giorno del mio compleanno. Non ci potevo credere di essere con una faccia e una voce così. È stato bello, unico e indimenticabile. E sebbene i giornalisti accreditati abbiano le facce degli inviati in missione di guerra – tranne quando si esibisce il loro cantautore prescelto e allora alzano le ascelle sudate per mostrare che loro sì che ne sanno di musica – Sanremo è proprio un grande circo, perché ha la stessa magia. Rischi di cadere e di farti male, ma alla fine va tutto liscio e ne esci con un sorriso. E, soprattutto, torni a casa cantando: “Vattene amore, che siamo ancora in tempo”. ■

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VUOI STAR ZITTA, PER FAVORE?

ini Di Annalena Ben

LA TENTAZIONE A CUI NON CEDERE

ORA CHE GLI ULTIMI CORPI SONO STATI RESTITUITI, quel che resta dell’Hotel Rigopiano non contiene più vita, né speranza di vita. Questa storia non è finita, resterà per sempre nei nostri occhi e nelle vite di tutte le persone che sono state coinvolte nel micidiale, diabolico incontro fra la neve e il terremoto. Fra una vacanza e il disastro. Ci sono 29 morti e 11 sopravvissuti. Tutti i bambini sono salvi ma Edoardo, un piccolo eroe di 8 anni, ha perso entrambi i genitori. Ha fatto coraggio agli altri bambini, da soli in una stanza, per due notti intere, ha coccolato la più piccola, le ha raccontato la favola di Frozen, la storia della prigione di ghiaccio che alla fine si scioglie e tutto torna a essere meraviglioso e fiorito come il cuore della regina delle nevi, ha pregato di nascosto per non spaventare nessuno e adesso tornerà dentro una vita totalmente diversa, senza mamma e papà. Ci sono stati momenti strazianti e meravigliosi, in quei giorni di fiato sospeso, e per nessuno lo strazio è finito. C’è stata anche, forse dentro tutti noi, la tentazione rabbiosa del linciaggio, la voglia di dare la colpa a qualcuno: al ritardo dello spazzaneve, al ritardo dei soccorsi, alla funzionaria che al telefono non ha creduto subito alla valanga, agli errori umani e burocratici. Come se trovare un capro espiatorio rendesse più accettabile l’ingiustizia del dolore. Ma l’umanità contiene dentro di sé, per natura, gli sbagli e anche i gesti eroici, e abbiamo visto l’eroismo dei vigili del fuoco (anche se loro non vogliono essere chiamati eroi), abbiamo visto gli uomini del Soccorso alpino camminare per chilometri nella neve con le pelli di foca sotto i piedi per arrivare all’albergo e scavare con le mani, abbiamo visto l’esultanza dei pompieri quando hanno tirato fuori i bambini dalle macerie («Ciao piccoletta», hanno detto a Ludovica, che ha potuto riabbracciare madre, padre e fratello), abbiamo visto la perseveranza, l’ostinazione, il coraggio, l’impossibilità di cedere allo sconforto e alla stanchezza. Un figlio ha portato per chilometri in braccio sua madre, nella neve, per accompagnarla in ospedale dal padre, che stava morendo. Due soccorritori appena scesi da Rigopiano sono saliti sull’elicottero per salvare uno sciatore ferito, e sono precipitati insieme con altre quattro persone. Le responsabilità di queste sciagure verranno accertate, ma noi possiamo soltanto essere fieri del coraggio di questo Paese, pieno di eroi ai quali dire: grazie. ■ 72

L’elicottero del 118 caduto a Lucoli, vicino L’Aquila. Era andato in soccorso di uno sciatore caduto sulle piste di Campo Felice.

FLASH DOVE L’ABORTO NON È UN DIRITTO Le donne dell’Irlanda del Nord tornano a sperare (nella foto, una manifestazione a favore della libertà di scelta): un giudice ha stabilito che sarà rivista la condanna inflitta a una madre che aveva aiutato la figlia a interrompere una gravidanza indesiderata. Nel Paese l’aborto, anche dopo uno stupro, è un grave reato. Ma forse le cose cambieranno.

MILANO CAPITALE DELLE MULTE

Troppe multe a Milano. L’associazione di consumatori del Codacons ha accusato il sindaco Giuseppe Sala di accanimento contro i cittadini. La città nel 2016 ha incassato 64 milioni di euro grazie a 3,6 milioni di verbali. Più di Roma, otto volte più piccola, che segue con 2,3 milioni di multe.

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o vestito l’infelicità di Jackie. Il tailleur rosa che portava a Dallas il giorno in cui venne ucciso suo marito John Fitzgerald Kennedy. E poi, gli abiti neri del lutto, del dolore». Natalie Portman comincia così a raccontare il suo nuovo film, Jackie, di Pablo Larraín, sui quattro giorni che seguirono l’assassinio del presidente degli Stati Uniti, il 22 novembre 1963, da un punto di vista inedito, quello della moglie Jacqueline. Nella vita reale, invece, Portman indossa gli abiti della felicità. E a 35 anni si prepara a fare un doppio bis, come mamma e come artista. Aspetta il secondo figlio dal marito Benjamin Millepied, dal quale ha già avuto Aleph, che oggi ha 5 anni e mezzo. E ha ricevuto la nomination all’Oscar del 26 febbraio come miglior attrice per la sua interpretazione in Jackie. Se dovesse vincere sarebbe la sua seconda statuetta: la prima, infatti, se l’è aggiudicata per Il Cigno Nero, il film di Darren Aronofsky che le ha fatto conoscere il suo compagno di vita, il ballerino e coreografo Millepied. È anche la seconda volta che incontro Natalie Portman e mi colpisce per la delicatezza dei modi. È una miniatura di donna, il sandalo di raso nero calzato da un piede minuscolo si intravede dall’orlo dell’abito lungo. Ha mani delicate e il brillante incastonato in una montatura in oro bianco sembra ancora più enorme sul suo anulare minuscolo. Natalie però è una superstar, laureata in Psicologia ad Harvard, con una fragilità comune a molte di noi.

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Si accarezza il pancione e mi sorride: «È esploso subito. A noi donne minute e piccole succede così. Ero di qualche mese e già mi chiedevano quanti giorni mancassero al parto». Mentre leggete questo articolo l’attrice potrebbe essere tornata a Los Feliz, in California, dove vive con il marito e il loro primogenito e aver dato alla luce il bambino di cui, per ora, non ha voluto rivelare né il nome né il sesso. Al momento si concentra su Jacqueline Kennedy, l’icona che, come confessa qui, le rimarrà nell’anima a lungo. Quali emozioni ha provato nell’esplorare la personalità di Jacqueline Kennedy? «Ero intimorita da questo ruolo, mi turbava, metteva in moto la mia emotività, mi coinvolgeva troppo. Jackie era una donna molto complessa, che ha attraversato esperienze di vita che noi non possiamo nemmeno immaginare. Ma lavorare con un regista come Pablo Larraín era un’occasione imperdibile». C’è una  qualità o un’abitudine di Jackie che l’ha particolarmente ispirata nella preparazione del personaggio? «Ho letto che il padre di Jackie disse a John Fitzgerald Kennedy, nel giorno del loro matrimonio: “Se la vedi depressa, o triste, o arrabbiata, portala dai suoi cavalli”. Conoscere questa sua passione mi ha colpito. Anche perché la condivido. I cavalli sono animali magici, possono percepire le tue emozioni, alcuni dicono che siano telepatici. Penso che l’immagine pubblica di Jackie sia stata solo una facciata. I vestiti, le acconciature, tutto quello che la riguardava era molto glam, ma lei ritrovava se stessa nella semplicità della natura. È un punto chiave per capire chi fosse la vera Jackie».

Foto CONTRASTO

NATALIE PORTMAN È CANDIDATA ALL’OSCAR PER JACKIE, IL FILM IN CUI INTERPRETA LA MOGLIE DEL PRESIDENTE ASSASSINATO JOHN FITZGERALD KENNEDY. UN RUOLO CHE, SPIEGA A GRAZIA, LE HA INSEGNATO A NON CREDERE MAI FINO IN FONDO NELLE FAVOLE. UNA LEZIONE CHE SERVIRÀ ANCHE A MELANIA TRUMP DI Simona Coppa


NATALIE PORTMAN, 35 ANNI. NELLA PAGINA ACCANTO, L’ATTRICE NEL FILM JACKIE, AL CINEMA DAL 16 FEBBRAIO.


NATALIE PORTMAN È SPOSATA CON IL BALLERINO E COREOGRAFO FRANCESE BENJAMIN MILLEPIED.

«H

O SBAGLIATO E AVUTO DEGLI INSUCCESSI. MA PRIMA MI SEMBRAVA UN INCUBO, ORA SO CHE SONO PIÙ FORTE »


Foto CONTRASTO, GETTY IMAGES

GR A ZI A• NATA LIE PORTM A N Come si è preparata per interpretare questi due volti che ho svolto». del personaggio? Jackie e il marito incarnavano la coppia più glam del «L’aspetto pubblico è stato il più semplice. C’era un mondo. Abilissimi nell’inventare un’immagine perfetta documentario al quale ispirarsi e lo abbiamo replicato al punto che il loro mondo da f iaba è stato chiamato fedelmente. Lei rigida, impassibile, quasi un robot. Camelot, come il mitico regno di Re Artù. Per portare sullo schermo la Jackie privata, invece, ho «Jackie era completamente consapevole di questo e ha orchestrato abilmente la regia della sua immagine. letto la trascrizione delle interviste che lei ha rilasciaSapeva che tipo di figura femminile volesse rimandare to. In quella con lo scrittore premio Pulitzer Arthur al pubblico, sia come donna, sia come moglie, sia come Meier Schlesinger Jr, che era un amico di famiglia, lei first lady. A lei continuano a ispirarsi molte donne di è completamente diversa. Ascoltando la registrazione tutto il mondo». si sente il rumore del ghiaccio nei bicchieri, la voce di Lei ha una sua personale Camelot, una vita da f iaba Jacqueline è più bassa, ride, racconta barzellette, parla più in fretta. La first lady che si vedeva in tv era un’altra cui ispirarsi? persona. Timidissima, parlava come se le mancasse il «Penso di no. Però, se fossi un po’ più consapevole respiro, studiatissima in ogni dettaglio, anche nello di come mi presento al mondo, forse ci arriverei più sbattere le ciglia». vicina». Qual è l’eredità di Jackie per le donne di oggi? Che È diff icile immaginare come si sentisse Jackie in quei cosa ci ha lasciato oltre a un’immagine di fascino e di giorni di terrore, dopo l’omicidio del marito a Dallas. eleganza alla quale si ispira persino la nuova f irst lady, «Non so come avrei reagito, se nella vita reale avessi vissuto qualcosa di così drammatico e terrificante. Forse Melania Trump? avrei voluto soltanto nascondermi e sparire. Jackie è «Era moderna e femminista, anche se non credo che stata forte, determinata: il marito era morto, toccava a lei si sarebbe mai descritta così. Ha creato il suo filo lei continuare a scrivere la Storia. In pubblico restava la narrativo, ha saputo raccontare la storia di suo marito donna perfetta, in privato attraversava l’inferno. Detto presidente degli Stati Uniti. Questo è qualcosa che non questo, entrare in un ruolo è il mio lavoro». apparteneva certo al suo tempo, ma anticipava il futuro». Nella Jackie che lei interpreta ci sono molta malinconia e Quando f iniscono le riprese, riesce a uscire da un persolitudine. Lei si è mai sentita così, sola, lontana da tutto? sonaggio così forte e drammatico? «Ci provo, ma non sempre ci riesco facilmente. La gente «Sì. Sono un personaggio pubblico, ma questo non mi mi chiede spesso se davvero sono una perfezionista salva dall’isolamento. Jackie  parla della sua solitudine come sembro, ma sono convinta che molti pensino che anche nelle interviste. Lei e John Fitzgerald Kennedy io sia esattamente il contrario. Questo mi cercavano disperatamente amici con cui aiuta ad accettare sfide che potrebbero trascorrere il tempo, persone che non si vantassero dell’amicizia con il Presidente trasformarsi in fallimenti. Mi è capitae la first lady e non corressero subito a to di sbagliare, sono caduta, ho vissuto raccontare alla stampa aneddoti succosi». alcuni insuccessi. E ho capito che non Jackie è stata una madre forte per Caroè un incubo così insormontabile. Me lo posso permettere. Si va avanti, si diventa line e John John. Lei si riconosce anche in più forti». questo ruolo? «Sì, anch’io mi sento una mamma deterIn che cosa pensa di aver fallito? minata. Ma Jackie era una madre eccezio«Ho deluso me stessa e gli altri in molte occasioni. Potrei trascorrere l’intera nale. Era inserita in un mondo in cui la giornata a parlarne. Nelle amicizie, è maggior parte dei bambini erano affidati capitato che mi comportassi male o non a tate e insegnanti privati. Mentre lei bene quanto avrei potuto. E così ho fatto era molto presente, condivideva il gioco anche nelle scelte professionali e nella e lo studio. Permetteva ai suoi figli di crescere in modo semplice: erano liberi e recitazione. Ho cominciato a lavorare a non condizionati dai ruoli dei genitori». 13 anni e mi sono mossa per tentativi. Era tremendo quando arrivava il giudizio Ci salutiamo con una stretta di mano e negativo del pubblico o dei critici». un sorriso. Ma prima di andarmene mi Ci faccia un esempio. ricordo di qualcosa che mi aveva colpito leggendo una sua intervista di qualche «Nella saga di Guerre Stellari. Ho sofferto davvero per la mia performance tempo fa. Le chiedo: «Perché ha dichiache non è stata un successo». rato di sentirsi immatura rispetto alla sua La nomination all’Oscar per Jackie risoletà?». Lei mi risponde seria: «Perché ho Futura mamma leva l’autostima. Che voto si dà nel f ilm? paura di invecchiare. E questo timore Natalie Portman, in attesa «Non so. Devo ancora valutare il lavoro non è mai saggio». ■ del suo secondo figlio, qui in abito Prada.

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G R A Z I A • L’ E V E N T O

DIOR

SI METTE IN MASCHERA Ambientazione: i giardini misteriosi del Museo Rodin di Parigi. Protagonista: il bel mondo in costume. Grazia c’era. E vi porta tra i segreti del Gran Ballo che ha celebrato i 70 anni della maison e il debutto couture della stilista Maria Grazia Chiuri DI

Silvia Grilli

DA

Parigi

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Matias Indjic

Sopra, la direttrice creativa di Dior Maria Grazia Chiuri con il direttore di Grazia, Silvia Grilli.

Qui, la top model Bella Hadid col giornalista Derek Blasberg. Sopra, la modella Eva Herzigova bacia un’amica mascherata.

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Questa notte sarebbe piaciuta a Monsieur Dior, lui che adorava organizzare balli stravaganti. Questa notte piace tanto a Maria Grazia Chiuri, “l’italiana”. Chiamano così qui a Parigi la signora che ha conquistato la maison che inventò il New Look, la direttrice creativa del marchio, la prima donna a disegnare la storia. Poche ore prima ha sancito il suo debutto di fuoco nell’Alta moda, seconda stilista italiana del marchio dopo Gianfranco 80

Sotto, da sinistra, la modella e influencer russa Elena Perminova con la top model e filantropa Natalia Vodianova.

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otto una grande e candida luna piena, creata appositamente da Dior per illuminare questa notte freddissima, camminiamo calpestando l’erba lungo un labirinto d’edera nei giardini del Museo Rodin di Parigi. Procediamo inquieti e cauti, in questo mondo misterioso dove la vegetazione ha riconquistato i suoi diritti. Vestiamo abiti lunghi, non portiamo le calze, gli uomini indossano smoking, tutti ci celiamo dietro maschere e cappelli rabbrividendo. Tra fontane, statue, candelabri e cinguettii di uccelli, ci facciamo guidare da bagliori improvvisi, in fila verso il grande ballo mascherato di Christian Dior. Avvolti nel sogno, ci sentiamo più leggeri e fieri della nostra impudica libertà di travestirci. Per una notte lunghissima balleremo e ci dimenticheremo di noi tra fiumi di champagne.


Foto MATIAS INDJIC, GETTY IMAGES, COURTESY DIOR

Un momento della sfilata di Dior Haute Couture a Parigi, al Museo Rodin.

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GR A ZI A• DIOR SI MET TE IN M A SCHER A

Ferré, arrivata dopo lo stile sfacciato di John Galliano e la modernità fredda di Raf Simons. La prima stilista non diva, la grande ragazza nata negli Anni 60, che non ha mai perso la sua grinta rock. Questa notte Maria Grazia Chiuri indossa una maschera con le piume, è vestita di nero come spesso le accade. Associa la sua andatura rock al sollievo del debutto riuscito nella haute couture, dopo la sfilata di prêt-à-porter di settembre. Ha la consueta luce monella negli occhi e il solito sorriso che mette in pace col mondo. Racconta la sua Parigi, la nuova dimensione francese, parla della libertà che le lascia Dior. E poi dice di sé, della figlia che è qui questa sera, del marito e del figlio maschio che non amano le feste e infatti non sono arrivati stanotte.

Sopra, l’attore Rami Malek e la cantante Soko.

Poche ore prima, sempre qui, nei giardini del museo Rodin con al centro un grande, vecchio albero, Chiuri ha dato vita ai vestiti della sua fantasia, mescolando tradizione e modernità, indomito romanticismo e concretezza, artigianalità ed esoterismo sul tema del travestimento che continua stanotte. E mentre il tappeto di muschio attutiva i suoni e la temperatura era umida come in una serra, sfilavano variazioni nere dello smoking, abiti in pizzi e organza con fiori ingabbiati negli erbari di tulle delle ampie gonne, tessuti dipinti a mano a Verona, maschere con velette e corone di piume realizzate dall’inglese Stephen Jones. Intanto piccoli insetti svolazzavano sul viso di attrici come Kirsten Dunst e Diane Kruger e facevano il nido nelle pellicce di ricchissime clienti.

ti uomini a prima vista irriconoscibili perché impenetrabili, che poi lentamente si svelano. Beviamo champagne nel privé dove passano il proprietario del gruppo LVMH Bernard Arnault e Sidney Toledano, presidente e direttore generale di Christian Dior Couture. La top model Natalia Vodianova, delicatissima sotto la maschera in pizzo, non si separa mai dal compagno Antoine Arnault, figlio di Bernard. L’icona della moda brasiliana Christina Pitanguy si nasconde dietro fili d’oro con lunghe piume dal fascino simile a quello del vecchio film di Stanley Kubrick Eyes Wide Shut. Finché, a un certo punto, verso la mezzanotte, il mistero onirico si interrompe, e la dimensione ritorna reale o meglio virtuale. Arrivano le regine di Instagram, le influencer e modelle con milioni di seguaci e gli invitati s’imbizzariscono per un selfie, un video, un boomerang. Ci sono Chiara Ferragni, con la maschera in pizzo rialzata, Kristina Bazan, Elena Perminova e Bella Hadid, assediata e accompagnata dall’amica top Kendall Jenner, irriconoscibile con coda, occhiali scuri e frangetta. Seduta, immobile, quasi impietrita, l’ex moglie di Mick Jagger, Bianca, continua a sorseggiare champagne mentre attorno il mondo è completamente mutato e il ballo in maschera è diventato la notte di Instagram. ■ 82

Sopra, la creatrice di gioielli Gaia Repossi con l’artista Jeremy Everett.

Sopra, l’influencer Chiara Ferragni. Sotto, l’imprenditore Eli Mizrahi.

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Adesso, nel set del grande ballo in maschera di questa notte, incontriamo splendide donne e affascinan-


Sidney Toledano, amministratore delegato Dior, con Mirjana Surbeck.

Qui, un gruppo di ospiti al ballo in maschera. A destra, l’imprenditrice Lorena Vergani; ancora a destra, la top model Bella Hadid con lo stilista Giambattista Valli. Sotto, le modelle Kendall Jenner, Bella Hadid ed Eva Herzigova. Accanto, la socialite Bianca Brandolini d’Adda; la modella Anastasia Montenegro.

Champagne

E SELFIE

Foto MATIAS INDJIC, GETTY IMAGES, COURTESY DIOR

A un certo punto arrivano le influencer e la notte diventa patrimonio di Instagram

La filantropa Bianca Jagger.

Sopra, l’influencer brasiliana Christina Pitanguy con la fotografa Ellen Von Unwerth. A destra, l’attrice Ana Girardot.

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GR A ZI A• A L BI V IO

Se non c’è sfida non c’è AMORE 84

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L’attrice inglese Rosamund Pike, 37 anni.


DUE ANNI FA HA SFIORATO L’OSCAR INTERPRETANDO UNA MOGLIE PSICOPATICA. ORA IN A UNITED KINGDOM ROSAMUND PIKE È L’IMPIEGATA INGLESE CHE 70 ANNI FA HA SPOSATO UN PRINCIPE AFRICANO, CONTRO OGNI PREGIUDIZIO RAZZIALE. E QUI L’ATTRICE SVELA A GRAZIA PERCHÉ LE STORIE IMPOSSIBILI SONO QUELLE CHE PREFERISCE DI

Foto GETTY IMAGES

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Anna Gennari

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Londra

i potrei già scommettere. Il film A United Kingdom. L’amore che ha cambiato la storia cambierà anche voi. Girato da una donna, la regista Amma Asante (quella di La ragazza del dipinto), vi si conficcherà nel cuore per sempre. E vi commuoverà fino alle lacrime. «È successo anche a me la prima volta che mi sono rivista sullo schermo», racconta la protagonista, l’attrice inglese Rosamund Pike. Ambientato nel 1947, il film, ora nelle sale, racconta la vera storia di Ruth Williams, un’impiegata inglese, e Seretse Khama, il principe africano e studente in legge a Londra, designato a essere il leader del popolo Bamangwato del Bechuanaland, all’epoca protettorato inglese, oggi repubblica indipendente del Botswana. Un amore a prima vista. La loro unione era sfociata nel matrimonio, nonostante l’opposizione sia di entrambe le famiglie sia del governo britannico e sudafricano, dove regnava l’apartheid. Seretse (interpretato da David Oyelowo) e Ruth negli anni lottarono per il loro amore, anche contro minacce e ripercussioni politiche, e lavorarono molto per migliorare la condizione delle donne e favorire l’indipendenza del Botswana. Incontrare Rosamund Pike è un’emozione strana. La guardi in faccia e ti viene subito in mente l’indimenticabile e inquietante film L’amore bugiardo, il capolavoro “hitchcockiano” di David Fincher che l’ha portata al successo globale (nomination all’Oscar 2015 come miglior attrice protagonista e vincitrice del British Academy Film Award nella stessa categoria) nel ruolo di una moglie psicopatica. Bellissima, altissima, occhi blu e capelli biondi, la “perfetta” Pike non sorride mai, concentratissima sulle domande. Ha due figli, Solo, 4 anni, e Atom, 2, avuti dal suo attuale compagno, Robie Uniacke, un ricercatore e matematico inglese, l’uomo che non ti aspetti a fianco di una diva. Perché in questo momento Rosamund è tra le attrici più corteggiate dai produttori e si divide tra Hollywood e il cinema indipendente. Che cosa l’ha convinta ad accettare il ruolo di Ruth? «Mi sono innamorata di lei vedendo le fotografie dell’epoca, scattate da Margaret Bourke-White, la grande reporter del settimanale Life. Qualcosa mi ha toccato profondamente: i volti di Ruth e Seretse descrivevano tutto l’amore e tutta la fatica di una sfida contro il pregiudizio razziale e contro chi impediva loro di sposarsi. Avrei spostato qualsiasi impegno per fare questo film». Ruth è stata un’eroina, secondo lei? «L’amore è sempre eroico, ma Ruth ha fatto di più. Sposare un uomo di colore nel 1947, in un’ Inghilterra ancora coloniale, era una cosa inaudita. Per lei significava perdere

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Sarah Dunn

tutto: famiglia, amici, ma anche la patria. Non avrebbe mai potuto tornare indietro. Ruth, inoltre, si è unita alla comunità di suo marito. Ed era lei, quella diversa, la bianca, la straniera, l’emarginata quando poi decise di andare in Botswana. Adoro le storie d’amore che ti mettono a nudo ». Lei sembra davvero molto coinvolta sullo schermo. «Si tratta di chimica, ma non tra David e me, intendo. Il pubblico, però, percepisce che la magia tra Ruth e Seretse è incredibile. Guardando A United Kingdom ci si identifica e ci si innamora». Che cos’è l’amore per lei? «Qualche cosa che ti rende estremamente vulnerabile, ma altrettanto forte. Ruth è stata per il marito un sostegno incrollabile». E lei? Si sente vulnerabile? «Sono molto più insicura di quello che le persone possano pensare. Ma la recitazione mi aiuta». Come? «C’è un elemento nel mio lavoro che per me è una salvezza: poter essere qualcun altro. È una liberazione, un sollievo. Lo considero quasi una reazione disfunzionale». Addirittura? «Certo, è la ragione per cui sapevo, fin da bambina, che sarei stata un’attrice. Non mi sentivo come tutti gli altri». Che cos’è la normalità per lei? «Essere felici di essere quello che si è. Io non lo sono». In che senso? Non sapremo mai chi è Rosamund Pike davvero? «Non so che cosa dirle. Sono fuori dal coro. Non amo le situazioni sociali, non mi trovo a mio agio con la gente, ammiro le persone che hanno una vita mondana, ma non fa per me. Io ho una vita sociale, diciamo così, solo quando devo promuovere un nuovo film». È diff icile trovare ruoli di donne forti come Ruth? «No. Sono stata molto fortunata e spesso ho interpretato figure che avevano a che fare con differenze razziali e sentimenti. In Hostile, per esempio, che uscirà tra qualche mese, sono la vedova di una famiglia di nativi, sterminata dagli americani, che incontra un leggendario capitano dell’esercito statunitense (Christian Bale, ndr) che odia profondamente gli indiani d’America». Spera di dare un messaggio positivo con il suo lavoro? «So solo che quando ero in Botswana per le riprese di A United Kingdom, la gente del posto e anche le comparse, mi fissavano come se fossi un oggetto non identificato. Ma alla fine mi hanno reso omaggio portandomi frutta e intonando canzoni in mio onore per ringraziarmi di aver portato al cinema la loro lotta verso l’indipendenza. Non credo che questi episodi, purtroppo, possano succedere in Occidente, o in Inghilterra». ■ 85


Milano, migranti in un Centro di accoglienza straordinaria. Nel 2016 sono state 123.482 le richieste di asilo.

Che cosa fanno I comuni vorrebbero impiegarli nei servizi sociali, ma per ora migliaia di rifugiati vivono nelle nostre città senza prospettive. Mentre l’Europa decide come gestire l’emergenza, Grazia ha seguito per 24 ore Kwaku e Mahama, due ghanesi di un centro di accoglienza a Milano, la cui vita si è ridotta a «mangiare, dormire e chiedere l’elemosina» DI

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Marina Speich

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I MIGRANTI TUTTO IL GIORNO


GR A ZI A• INCHIESTA

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«M

angiare, dormire. Mangiare, dormire: è così che passiamo normalmente le giornate», mi dice in inglese Kwaku, 22 anni, del Ghana. Arrivato in Italia cinque mesi fa passando dalla Libia, attraversando il Mediterraneo. Nel suo Paese faceva il meccanico. «Oggi però sono andato a trovare un amico ghanese che ha già i documenti. Vive in un appartamento: finalmente abbiamo potuto cucinare e mangiare qualcosa di diverso rispetto alla mensa». «Nel nostro centro vivono più di 1.000 persone. Dormiamo in otto in una tenda: fa freddo, non è facile», dice Mahama, 27, che cammina accanto a lui. «Qualche volta giochiamo a calcio. Ma nel centro c’è un campo piccolo. Siamo troppi». Sono le 19, periferia di Milano: sulla strada nessun lampione, nessun marciapiede, solo le auto che sfrecciano. Kwaku e Mahama sono sbucati dalla carreggiata, all’improvviso, nel buio. Quando li ho visti mentre ero alla guida, ho temuto di investirli. Poi mi sono fermata e abbiamo iniziato a chiacchierare. La mattina ce ne sono decine di ragazzi come loro lungo questa strada, la maggior parte africani, qualcuno asiatico. Di solito camminano a gruppi di due. Negli ultimi mesi hanno cambiato la fisionomia del tragitto che faccio ogni giorno per andare in redazione. Sono tutti migranti che hanno fatto richiesta di asilo e vivono nei Centri di accoglienza straordinaria, i Cas, gestiti dalle prefetture, sorti lungo la milanese via Corelli. L’ultimo è stato aperto da poco. «Dove vanno durante il giorno?», ci si chiede. «Come passano il tempo?» .Domande che ruotano intorno a un tema diventato cruciale anche per il governo: l’8 febbraio il piano immigrazione arriverà alla commissione Affari costituzionali della Camera dei deputati. Tra i punti chiave già emersi la settimana scorsa nell’incontro con i presidenti delle Regioni, oltre all’aumento del numero delle strutture contro gli irregolari (saranno creati 18 Centri di permanenza per il rimpatrio), ci sarà la possibilità per gli immigrati che hanno chiesto asilo, come Kwaku e Mahamu, di essere impiegati in lavori socialmente utili. Chiedo a Kwaku e Mahama se vanno a scuola d’italiano: per legge dovrebbe essere previsto un ciclo di almeno 10 ore di lezione alla settimana in ogni centro. «Si fa anche da noi, ma c’è un insegnante per tutti e noi siamo centinaia. Se entri in aula non riesci ad ascoltare neanche una parola. Insomma, non si impara nulla», risponde Mahama. «Per questo preferiamo andare in giro per la città, magari anche per cercare qualche vestito nei cassonetti. Ma non siamo come i nigeriani: non vogliamo chiedere l’elemosina agli angoli delle strade. Siamo qui in Italia solo perché vogliamo lavorare». Kwaku e Mahama sono in attesa di una risposta alla domanda di asilo che hanno presentato mesi fa alla Commissione territoriale. Se verrà accolta, potranno

vivere e lavorare in Italia, se sarà respinta, come accade ormai nel 60 per cento dei casi, dovranno andarsene dal nostro Paese. Oggi questo è l’unico modo di restare legalmente in Italia, ma l’attesa per essere valutati dalle Commissioni è molto lunga: in media 12 mesi, perché negli ultimi mesi il numero delle richieste è esploso: più 32 per cento tra il 2014 e il 2015, più 47 per cento nel 2016. «Purtroppo spesso i centri di accoglienza offrono solo un sistema di alloggio. Sulla carta dovrebbero prevedere attività di formazione e integrazione, che di fatto non vengono realizzate. Le norme sono buone ma, come capita spesso in Italia, mancano i controlli», spiega Marco Ehlardo, che per otto anni ha coordinato il sistema di accoglienza per il comune di Napoli e ha scritto il libro Terzo settore in fondo (Spartaco). «L’accoglienza è diventata un business. Niente di male, se non fosse che molti si improvvisano operatori senza averne le competenze. Tantissimi ristoranti e alberghi in crisi, per esempio, si sono riciclati come centri di accoglienza. Ce ne sono che accolgono centinaia di immigrati: con 500 persone è praticamente impossibile offrire un percorso di integrazione efficace. Risultato: chi ha chiesto asilo non fa niente tutto il giorno o va in giro a chiedere l’elemosina». La soluzione sulla carta c’è, sono gli Sprar, Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, che prevedono il coinvolgimento degli enti locali. Sono i comuni, e non le prefetture, ad affidare i progetti di accoglienza ad associazioni, onlus, cooperative o enti ecclesiastici. «Progetti che funzionano meglio perché coinvolgono il territorio e sono più monitorati: agli immigrati vengono proposte molte attività, dal volontariato, come raccogliere le foglie, spalare la neve, a veri e propri tirocini lavorativi che vengono anche retribuiti», spiega Massimo Gnone, responsabile dell’area migranti della diaconia valdese che gestisce progetti in cinque regioni che coinvolgono 500 stranieri. Il problema è che i comuni non sono obbligati a creare gli Sprar. Per questo sono ancora pochi e accolgono oggi solo il 20 per cento dei richiedenti asilo. «Il modello migliore è l’accoglienza diffusa: i migranti vengono ospitati in piccoli appartamenti, ricevono circa 40 euro alla settimana e devono occuparsi di tutto, dalla spesa alla pulizia. È il primo passo verso l’autonomia», conclude Gnone. Johnson, 26 anni, nigeriano, vive per esempio a Torre Pellice, vicino a Torino, in un bilocale con altri tre stranieri. «Sono qui da dieci mesi e ho iniziato subito a frequentare dei laboratori: uno per imparare a riparare le biciclette e uno informatico. Poi mi hanno offerto una borsa-lavoro in una radio locale: con il mio cellulare faccio dei video, che monto e metto nel sito. Lavoro quattro ore al giorno e ricevo 300 euro al mese. Il pomeriggio vado a lezione di italiano e appena posso suono la chitarra: me ne hanno prestata una ed è la mia passione». ■ 87


GR A ZI A• GLI A LTRI EROI

In quei musi c’è la nostra

SPERANZA

IL RITROVAMENTO DEI CUCCIOLI SEPOLTI DALLA SLAVINA DI RIGOPIANO, IN ABRUZZO, È STATO UNO DEI MOMENTI PIÙ COMMOVENTI DI UNA TRAGEDIA NAZIONALE. MA CI SONO ALTRI CANI DI CUI BISOGNA PARLARE, QUELLI DELLE UNITÀ CINOFILE, CHE ARRIVANO DOVE I SOCCORSI SI FERMANO DI Stella Pende

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I tre cuccioli di pastore abruzzese, scovati tra le macerie dell’hotel Rigopiano, Abruzzo.

a impazzire dalla felicità», ha raccontato un amico dei Vigili del fuoco. Queste scuole altamente considerate fondano il loro valore nel rapporto tra l’uomo e il cane che diventa simbiotico e infrangibile. L’animale serve il padrone con felicità, il suo è un darsi totale. Mesi e mesi di addestramento finché il peloso può muoversi su terreni inagibili in totale sicurezza e destrezza. Sono due rami della stessa pianta. La storia delle unità cinofile arriva dal lontano 1960. In quei giorni nei pressi di Salda, Alto Adige, “un meticcio qualunque” di nome Mohrele, cane di una famosa guida alpina del luogo, guaisce e gira in tondo sul luogo dove un anno prima è arrivata una valanga. Il padrone decide di scavare e trova il corpo del parroco del posto che tutti cercavano da tempo. Da lì al 1968 quando si celebra il primo concorso nazionale per cani da valanga. Ma ci vorranno ancora vent’anni perché le unità cinofile vengano riconosciute a livello nazionale. Rigopiano non è certo il primo palcoscenico dove questi amici dell’uomo e della vita hanno fatto la loro parte di protagonisti. Li ho visti scavare senza sosta e con le zampe ferite dopo il terremoto dell’Aquila nel 2009 e dopo quello di Amatrice lo scorso agosto. E come dimenticare il coraggio di Bretagne, il Golden Retriever che dopo la caduta delle Torri Gemelle nel 2001 ha scavato a Ground Zero dieci giorni accanto alla sua istruttrice Denise Corliss salvando decine di vite? E ancora Ricky, una montagnetta di peli ricci che in India dopo il terremoto orrendo del Gujarat, nel 2001, proprio davanti al pianto di noi giornalisti, ha tirato fuori dai crateri della terra un bambino di 4 anni stretto al collo. Oggi i cani da valanga lavorano ancora accanto all’eroismo dei soccorritori. Oggi nell’era della gloria tecnologica la generosità di un cane resta ancora la possibilità e la speranza di salvare una vita. ■

Foto ANSA

arevano davvero tre nuvole col naso quei tre cuccioli affiorati dalla neve che ha ingoiato l’albergo Rigopiano, in provincia di Pescara. I carabinieri forestali con i vigili del fuoco hanno dovuto distruggere un muro per salvare quei canetti, orsi bonsai, attaccati uno all’altro accanto alla caldaia nelle cantine. Li hanno stretti sorridendo in quella giornata buia di buone notizie. Poi li hanno portati a incontrare i loro genitori Lupo e Nuvola, due pastori abruzzesi, giganti della montagna e mascotte dell’hotel che, misteriosamente, sono riusciti ad arrivare a valle poco dopo la tragedia. Vi chiederete come sia possibile scrivere di cani, quando decine di vite di uomini e donne sono ancora affondate nel ghiaccio. Quando tante famiglie, travolte da questo terribile lutto, piangono i loro amati o aspettano disperate notizie di padri e figli. Come si può occupare di animali, una giornalista che fruga nel dolore dei dimenticati del mondo? Eppure ho suggerito questo articolo perché mi pare giusto fare sapere finalmente quanto è valoroso e importante il lavoro che certi cani fanno per restituire la vita a uomini, donne e bambini in Abruzzo e dovunque nel mondo. Quanti successi nei ritrovamenti di disastri naturali, di terremoti e di valanghe, quanta fatica e dedizione si deve a loro. Sulle rovine dell’hotel Rigopiano Corto e Diana, Laika e Sally sono arrivati con le squadre delle unità cinofile del Centro del Soccorso Alpino. Lì, dal primo momento, uomini e cani hanno lavorato nel gelo per notti e giorni senza fermarsi. I cani hanno indicato spesso il luogo giusto, quel pezzo di neve esatto che nascondeva tanti metri più sotto una donna o un bambino che continuavano a sperare nella vita. «Loro fiutano. Noi scaviamo». Matteo Gasparini, responsabile del Soccorso Alpino della Val d’Ossola, lo ha detto sincero, perché sa che questi eroi a quattro zampe possono fiutare una vita fino a 5 metri di profondità. Perché sa che il lavoro nobile e coraggioso dei suoi colleghi è stato aiutato dai loro amici pelosi. Sa quante persone sopravvissute sono state estratte grazie a loro. Vengono da addestramenti molto impegnativi questi cani. Le scuole che formano le unità cinofile sono specializzate nella ricerca in superficie, nelle valanghe e nella ricerca di persone disperse. «Quando un cane ha fiutato la presenza di un sopravvissuto, comincia a girare su se stesso, a scodinzolare e


Nella foto, l’americana Lisa Van Arsdale, 27 anni.

Abbracciami, è il mio lavoro

LISA HA 27 ANNI ED È STATA DEFINITA LA MIGLIOR COCCOLATRICE DI NEW YORK. MA IL SESSO NON C’ENTRA: NEGLI STATI UNITI C’È CHI PAGA 75 EURO L’ORA PER RICEVERE UN PO’ DI TENEREZZA. GRAZIA HA INCONTRATO QUESTA RAGAZZA CHE QUI RACCONTA CHI SONO I SUOI CLIENTI E DA DOVE NASCE IL LORO BISOGNO DI AFFETTO DI

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Maria Teresa Cometto

DA

ell’aria c’è voglia di tenerezza e di abbracci, ha detto lo stilista Giorgio Armani alle sfilate di Milano. In America se ne sono accorti già da un paio di anni e hanno inventato un nuovo mestiere: la “professional cuddler” ovvero la coccolatrice professionale (da “cuddle”, coccolare o abbracciare). Sono decine le agenzie, i siti internet e le applicazioni per i cellulari che negli Stati Uniti mettono in contatto chi ha bisogno di coccole con chi gliele sa dare. Il tutto, va subito precisato, in modo rigorosamente platonico. Niente sesso. Nessuna carezza nelle parti intime e nemmeno baci.

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New York

FOTO DI

J.C. Rice

Per capire come funziona, ho incontrato “la miglior cuddler di New York City”, co-

me l’hanno definita i giornali americani: Lisa Van Arsdale, 27 anni, originaria della Pennsylvania. Da due anni Lisa lavora per The Snuggle Buddies (anche “snuggle” significa coccolarsi, abbracciarsi), il più importante servizio di questo genere negli Stati Uniti, attivo anche in tre province canadesi e a Londra. L’ha fondato Evan Carp, anche lui 27enne, sulla base della propria esperienza personale: soffre infatti da tempo di una rara sindrome che provoca forti dolori a gambe, braccia, piedi e mani; e per combattere la depressione ha provato lui stesso che


GR A ZI A• CA RRIERE A LTER NATI V E un abbraccio affettuoso può valere più delle pillole. Suoi concorrenti sono siti come Cuddle Comfort o Cuddlist e locali fisici come Cuddle Up To Me a Portland, in Oregon, o Cuddle Connection a Roseville, in California.

Lisa è una bella ragazza, occhi blu e lunghi capelli castano chiari. Ma a colpirmi sono so-

prattutto la dolcezza del suo sguardo e la calma dei suoi modi. «Sono venuta a New York nel 2010 per frequentare l’università all’Hunter College, racconta, sorseggiando un tè alla menta nel bistrot Le Pain Quotidien. «Per pagarmi gli studi ho fatto la baby sitter ad Harlem, dove vivo, e lì ho scoperto la mia vocazione: mi piaceva coccolare i bambini. Quando ho letto un articolo sul mestiere di “cuddler” ho deciso di provarci». Sul sito di The Snuggle Buddies i requisiti per essere assunta sono avere “una personalità calda” e “forti doti di comunicazione interpersonale”. Lisa è davvero una candidata perfetta, penso mentre la ascolto parlare con passione di questo strano mestiere. «Mi dà soddisfazione oltre che un introito interessante, anche perché dimostra che il corpo di noi donne ha valore ben oltre l’apparire sexy o il far semplicemente sesso», dice. A proposito di compensi, un’ora di coccole costa al cliente circa 75 euro e una notte (otto ore) poco più di 300 euro: metà del denaro resta alla “cuddler”. Ma che cosa fa esattamente la coccolatrice? «Mi sdraio vicina al cliente, l’abbraccio, proviamo varie posizioni come stare di fianco “a cucchiaio” o con la sua testa sul mio grembo», spiega Lisa. Non c’è bisogno di un allenamento speciale per imparare a farlo, ovviamente, ma le professioniste del settore hanno un vero e proprio manuale da studiare per essere il più possibile creative: The Cuddle Sutra, ovvero “Una sfacciata celebrazione della massima intimità”, che illustra ben 50 diverse posizioni, dalla «Vieni da papà» (massimo contatto e comfort) alla «68 e mezzo» (una versione platonica di quella in cui ci si dispone “testa contro piedi”, detta anche “69”). «Siamo sempre vestiti, la regola è indossare quello che metteresti per strada, quindi come minimo pantaloncini e maglietta», sottolinea. Il cliente in effetti prima di incontrare la sua “cuddler” deve firmare un contratto, accettando che «nessuna attività sessuale potrà avvenire» e promettendo di rispettare tutti i termini del servizio, compresa la politica dell’abbigliamento. «Ma non è obbligatorio farsi le coccole classiche», continua Lisa. «Ho avuto clienti che volevano solo chiacchierare o giocare a carte. Lo scorso Natale un tipo che veniva da una piccola città del Sud ha voluto mangiare insieme in un ristorante cubano nel quartiere Hell’s Kitchen, poi abbiamo visitato il mercatino natalizio di Columbus Circle prima di

andare al suo hotel di Midtown Manhattan, dove abbiamo passato il resto della notte abbracciati. Era sposato e amava sua moglie, ma mi ha spiegato che lei non è il tipo da coccole». «Il mio tipico cliente va dai 40 ai 60 anni, ma capitano di tutte le età», racconta. «Il più giovane che ho avuto è stato un 18enne: si sentiva molto solo, lontano da casa e aveva problemi di insonnia. Siamo stati insieme sul divano a guardare film e a mangiare snack. Il più vecchio aveva 70 anni. Era sposato ma da decenni non aveva più alcuna intimità con la moglie, pur volendole bene». Che cosa cercano veramente questi uomini?, chiedo a Lisa. «La maggioranza rientra in due categorie. O sono bianchi di mezza età che hanno venduto l’anima per far soldi e quindi hanno spesso un matrimonio fallito alle spalle, con nessuna vita sociale. Oppure sono asiatici, provenienti da una cultura dove toccarsi è un tabù, magari costretti a un matrimonio combinato e a disagio in una società come quella americana, dove si sentono considerati non attraenti».

A questo punto non trattengo la curiosità e le faccio un’altra domanda, più indiscreta:

che cosa succede se il cliente ha un’erezione? «Capita, è normale, ma non mi importa», dice Lisa, con l’espressione più innocente del mondo. «Non ci penso e poi passa». E aggiunge ridendo: «I maschi di oggi non sono mica cavernicoli! Inoltre molti dei clienti sono abbastanza vecchi da aver bisogno del Viagra per avere un rapporto. Insomma, non mi sono mai sentita in pericolo». Sospetto che il successo di un business come The Snuggle Buddies sia squisitamente americano. E Lisa è d’accordo: «Qui c’è così tanta paranoia sul toccarsi, si ha paura di farlo, per il rischio di essere accusati di molestie sessuali. Ma tutti abbiamo bisogno di coccole e teneri abbracci, soprattutto oggi che gran parte della nostra vita si svolge sugli schermi dei cellulari. E con i servizi di cuddling i clienti si sentono sicuri in un rapporto ufficialmente platonico».

C’è inoltre chi considera le coccole una seria terapia contro lo stress e la depressione. «Toc-

carsi ha un potere veramente potente nel mediare i legami fra persone: sprigiona l’ossitocina, l’ormone che riduce l’ansia e promuove la fiducia reciproca», spiega Amir Levine, psichiatra del Centro medico della Columbia University. Non a caso l’ossitocina è anche chiamata “l’ormone delle coccole” ed esperti come il bio-psicologo Markus Heinrichs stanno sperimentando il suo uso per la cura di pazienti con gravi problemi nei rapporti sociali. Quando ci salutiamo, Lisa mi abbraccia sorridente. Meglio le sue “cure”, penso, che i troppi psicofarmaci a cui si sono assuefatti gli americani e, sempre più, anche gli italiani. ■ 91


UN’ALTRA IDEA DI

PRIMAVERA PEZZI CLASSICI, SPORTIVI E CON UN TOCCO ECCENTRICO: SONO LORO I PROTAGONISTI DELLE PRIME COLLEZIONI DI STAGIONE FOTO DI Ralph Wenig ST YLING DI Tamara Gianoglio


SENZA TEMPO

Cappotto su cardigan e top piĂš salopette effetto pelle (tutto Givenchy by Riccardo Tisci). Pagina accanto: cappotto in lana e sandali in pelle con tacco dorato (tutto Dior).

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COLORI

Pelliccia multicolore, sandali in rafia con ricami, borsa in pelle a stampa iguana (tutto Dolce & Gabbana). Pagina accanto: chiodo in nappa color block su lupetto con motivo a greca, pantaloni (tutto Versace).


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GRUNGE

Abito in seta stampata su maglia a righe, colletto a crochet, tracolla, calze e scarpe in neoprene (tutto Marni). Pagina accanto: giacca in gabardine con inserti di tweed e shorts coordinati, zaino, sandali (tutto Chanel).


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CONTRASTI

Abito ricoperto di perline e paillettes (Roberto Cavalli). Borsa con tracolla multicolore (Valentino Garavani). Pagina accanto: cappotto in tessuto tecnico su body (tutto Emilio Pucci).


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RAFFINATO

Trench in camoscio con impunture a contrasto e revers a punta (Sportmax). Pagina accanto: giacca in lana con impunture su pantaloni affusolati, sandali con lacci in pelle effetto pitone (tutto Max Mara).


ROCK

Cappotto in vitello effetto leopardo con polsi in visone e applicazioni gioiello su maglia a righe e gonna plissĂŠ; cappello in lurex, borsa e mocassini (tutto Gucci). Pagina accanto: giacca di montone su top, pantaloni di pelle, borsa Twist MM, stivaletti (tutto Louis Vuitton). Casting: Isadora Banaudi. La modella: Yulia Terenti@Oui Management. Pettinature: Martyn Foss Calder@Airport. Trucco: Tatsu Yamanaka@ Marie-France Thavonekham


103


GR A ZI A• TENDENZE

I CONTRASTI CHE

non ti aspetti I NUOVI ABBINAMENTI DI MODA SONO GRINTOSI E A Z Z A R DAT I. G R A Z I A V I M O S T R A CO M E S C EG L I E R E QUELLI VINCENTI, SENZA CADUTE DI STILE A CURA DI

TESTI DI

Simone Monguzzi

Colletto in cotone con ricami (Asos, € 16). Borsa in pelle con intarsi multicolori (Paula Cademartori, € 1.390).

Camicia girocollo stampata (M Missoni, € 330).

NOME STILISTA

Occhiali in acetato (Liu Jo by Marchon, € 99).

Nike Antignani

Mocassino alto in vernice (Tory Burch, € 330).

Il consiglio di Grazia: 104

GUCCI

Dove li abbiamo visti:

i marchi che rappresentano al meglio questa tendenza sono Gucci, che abbina silhouette classiche a fantasie pop, e Fendi la cui palette colori delicata è in contrasto con accessori dal gusto eccentrico. attenzione a non esagerare con i dettagli, il risultato finale potrebbe rivelarsi eccessivo.

FENDI

Bon ton+Pop

Abito in pizzo con micro ruches (OVS, € 39,99).


Spille in gros grain e strass colorati (Radà, da € 99).

Miniabito con perline ricamate (Elisabetta Franchi, € 446).

Abito in georgette laminato (Pinko, € 650).

Blazer doppiopetto (Denim&Supply Ralph Lauren@ Zalando.it, € 250).

Militare+Party

Dove li abbiamo visti:

abiti lunghi, paillettes e tessuti iridescenti sono protagonisti delle collezioni Redemption, Pinko ed Elisabetta Franchi. I dettagli militari, invece, hanno sfilato sulle passerelle di Dsquared2 e di Ralph Lauren. meglio non abbinare gli abiti da party con stivali militari. I tacchi alti sono un must.

Sandalo in pitone, pelle e rete (Aperlai, € 530).

REDEMPTION

DSQUARED2

Foto FOTOGRAFO D’APRANO/MONDADORIPHOTO FOTOGRAFO

Il consiglio di Grazia:

Clutch in seta con applicazioni (Benedetta Bruzziches, € 865). 105


GR A ZI A• TENDENZE

Chiodo in pelle con ricami e borchie (Mango, € 89,99).

Abito leggero a fiori (ottod’Ame, € 189).

Anelli in oro, argento e bronzo (Paola Grande Gioielli, da € 60 a € 650). Miniborsa con tracolla in pelle con borchie (Cromia, € 159). 106

ALEXANDER MCQUEEN

Stivaletti texani in pelle e borchie (Manila Grace, € 270).

COACH 1941

Giacca in denim con fiori ricamati (H&M, € 49,99).

Punk+Romantico

Dove li abbiamo visti: Alexander McQueen abbina

la pelle con gonne impalpabili a fiori, da Coach 1941 le borchie si alternano a dettagli da fiaba. non abbiate paura di eccedere.

Il consiglio di Grazia:


Zaino in velluto e pelle (Bally, € 795). COURRÈGES

Costume in Lycra con zip (K-Way, € 80).

Stivaletti in tessuto elasticizzato (Aldo, € 79).

Top in cotone con logo (Freddy, € 24,90).

Leggings in tessuto elasticizzato (NOKA‘OI @Yoox. com, € 164).

Cappello in seta multicolore (Chanel, € 650).

Foto D’APRANO/MONDADORIPHOTO

Dove li abbiamo visti:

la tendenza è protagonista delle collezioni di Courrèges e Givenchy by Riccardo Tisci. Le caratteristiche sono i tessuti tecnici, i capi ispirati al mondo sportivo e gli accessori decisamente sensuali: un mix inedito e di grande effetto.

Il consiglio di Grazia:

sì, il classico costume da piscina può diventare un top da esibire anche di sera.

Abito in tessuto tecnico stile polo (Lacoste, € 175).

GIVENCHY BY RICCARDO TISCI

Sexy+Sportivo

107


WE LOVE IT

GR A ZI A• MODA

Gaia Giovetti

Il tocco in più delle sneakers di stagione è la scelta di colori e tessuti inediti, che coniugano i modelli d’ispirazione rétro alle tendenze più attuali. In questa pagina abbiamo fotografato le scarpe sportive B. Elite Liberty Patchwork, che rappresentano quest’idea di contaminazione. Ispirate al mondo del tennis, sono in morbida pelle e uniscono il rigore della tecnica di costruzione a una stampa a piccoli fiori su fondo colorato (Diadora Heritage, € 185).

Foto LUCIO CONVERTINI

di

Fiori superstar

108


Foto: Marco Lanza

Una preziosa selezione di canzoni dedicate al sentimento più intenso e coinvolgente che l’Artista ha saputo tradurre in indimenticabili emozioni musicali! I brani più romantici, passionali e struggenti che Antonacci ha dedicato all’amore: 16 meravigliose canzoni che la sua voce unica ha trasformato in vere e proprie dichiarazioni d’amore. 1. Se io, se lei 2. Iris (tra le tue poesie) 3. Mi fai stare bene 4. Le cose che ho amato di più 5. Così presto no 6. Quanto tempo e ancora 7. Sei 8. Danza sul mio petto 9. Fiore 10. Prima di tutto 11. Ti ricordi perché 12. In una stanza quasi rosa 13. Orchidea 14. Ci vediamo venerdì 15. Non vendermi 16. Cercasi disperatamente amore

(P) & (C) 2010 Universal Music Italia S.r.l. All rights reserved

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Per San Valentino tutto l’amore cantato da Biagio Antonacci!

CD

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Bijoux d’amore Tutti i simboli, dal cuore al fiocco alle frecce di Cupido, sono protagonisti delle collezioni che Pandora dedica a San Valentino. Per comunicare passione, ma anche amicizia, affetto, vicinanza, l’azienda ha realizzato pendenti componibili, anelli con intrecci di pietre scintillanti, bracciali con gli inconfondibili ciondoli. Tutti questi gioielli sono realizzati in argento Sterling 925 e impreziositi da zirconia cubica e smalti (Pandora, da ₏ 29).

110


GR A ZI A• MODA

WE LOVE IT

Foto LUCIO CONVERTINI

di

Gaia Giovetti

Piume e tessuto per la città

La nuova giacca di primavera sa farsi notare. Abbina materiali diversi, la micropiuma e il tessuto tecnico, scelti nella stessa tonalità di colore per un effetto di sovrapposizione che dà originalità a un classico del guardaroba. In equilibrio tra performance tecniche e un’estetica molto femminile, il capo è per chi cerca un passepartout di stagione (Diego M, € 440). 111


Abito d’ispirazione Anni 50 (Twinset Simona Barbieri).

Champagne rosé (Ruinart, € 70).

Spilla in pietra lavica e oro rosa (Agalma Medusae).

Orologio (Michael Kors, € 249).

Sandali dorati (René Caovilla, € 1.134). Cuore con diamante (DoDo, € 125).

AD ALTA

Cuore di cioccolato (Color Cioccolato).

Pendente con incisione (Jack & Co, € 49).

SEDUZIONE PER UNA FESTA INDIMENTICABILE, 84 PENSIERI SPECIALI: PREZIOSI, DIVERTENTI, SEXY, IRONICI, SCINTILLANTI DI Donatella Sgroj

Diffusore per ambiente (Caleffi, € 39,90).

Bracciale Diadema in macramé (Cruciani, € 79). Mia Mule (Alberta Ferretti, € 700).

Ciondolo in argento rosato (Stroili, € 29,90).

EFFETTO

112

PRINCIPESSA


GR A ZI A• SPECI A LE Collana Crystal Wishes (Swarovski, € 99).

Orologio Oyster Perpetual Explorer (Rolex).

Abito monospalla a strati (Elisabetta Franchi, € 433).

Camicia in cotone (Alessandro Gherardi, € 140).

Fascino

CLASSICO

Smartphone Galaxy A3 (Samsung, € 329). Reggiseno più culotte in tulle (Yamamay, € 25,99 e € 19,99).

Completo gessato (Tagliatore, € 715).

Borsa a mano (Paul’s Boutique, € 115).

Stringate in pelle spazzolata (Stonefly, € 120).

Cerchio in oro rosa con brillanti (Salvini, € 375).

Gemelli in acciaio e ceramica (Yukiko, € 55).

Occhiali in acetato (Tiffany Eyewear, € 270).

Cartella da lavoro in pelle (Piquadro, € 350).


GR A ZI A• SPECI A LE Bracciale con messaggio (10 Buoni Propositi, € 29,90).

Con rubino sintetico su oro rosa (DoDo, € 130).

Infradito a tema sushi (Havaianas, da € 26).

Pirottino con cuori (Tescoma, da € 2,50). Spazzolino elettrico (Philips, € 209,99).

Catena con zirconi (Morellato, € 69).

Borsa Metropolis in pvc (Furla, € 260).

Portachiavi (U.C. of Benetton, € 12,95).

UN’IDEA ROMANTICA

Fotocamera Instax Mini 8 (Fujifilm, € 84,90).

Orecchini in acciaio (OpsObjects, € 35).

Ciondolo con cristallo (Pandora, € 59).

Reggiseno e slip con applicazioni (Tezenis, € 9,90 e € 5,90).

Orologio a tema (Swatch, € 65).

Sandali ricamati (Emporio Armani). 114

Tracolla in pelle (Gianni Chiarini, € 145).


Se lui è

SPORTIVO Orologio in acciaio (Breil, € 158).

Bracciali a cuore (Coccinelle, € 28 l’uno).

Giacca in nylon (Primark, € 14).

Abito in organza di seta (Vivetta).

Sneakers (Diadora Heritage).

Abito con volant (Max & Co., € 189).

Top con stampa (Aniye by, € 79). Casco jet (Momodesign, € 189).

Rasoio Wet & Dry (Panasonic, € 79,90).

Abito in cotone (iBlues, € 109).

Pendente My Secret in argento (Rosato, € 59).

Calze in cotone (Bresciani, € 18).

T-shirt con grafiche (Superdry, € 39,90).

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Collier (Fred Perry x Amy Winehouse Foundation, € 120).

GR A ZI A• SPECI A LE Tappetino per il mouse (Plinio Visonà, € 29).

Portachiavi a cuore (Sodini, € 6).

Anello Lips in oro rosa e smalto (Mattioli, € 1.900).

Décolletées con cinturino (Oscar Tiye, € 625).

Cintura con bocca (Zalando, € 12).

Orecchino Graffiti in oro rosa (Paloma Picasso per Tiffany & Co., € 280).

Tracolla (Valentino di Mario Valentino, € 90).

Porta passaporto (Charlotte Olympia, € 295).

SEMPRE SEXY Orecchini con pavé di cristalli (Liu Jo Luxury, € 69).

Sandali con fiocco (Gianvito Rossi).

116

Bracciale Amore in oro e brillanti (Crivelli). Tronchetti in camoscio (CafèNoir, € 109).

Pendente in argento (Tous, € 145).


Bracciale con ciondoli (Versace, € 160).

Spirito

AVVENTUROSO Orologio in acciaio e cristalli (Marc Jacobs, € 249).

Zaino in tessuto tecnico (K-Way, € 95).

Cuffie audio (Senneheiser, € 139).

Tracker per attività fisica (Fitbit, € 161).

Cappello (Falconeri, € 69).

Abito stretch (Chiara Boni La Petite Robe, € 435).

Sneakers in camoscio e nylon (Lotto Leggenda, € 110).

Reggiseno in microfibra più slip (Triumph, € 39,90 e € 17,90).

Giacca antivento con zip (C.P. Company).

Cerchio con cuori smaltati (Nadine S, € 55).

Top in velluto e pizzo (Pinko, € 220).

Orologio in fibra di carbonio (Bulova, € 849).

Plaid in pile (Fazzini, € 56). 117


GR A ZI A• X X X X X X X X X X

CHANEL HAUTE COUTURE

PROTAGONISTI Qui a destra, tre modelle in Yanina Couture, il marchio della stilista russa Yulia Yanina, che piace molto alle clienti dell’alta moda. La collezione racconta la storia d’amore tra una ballerina russa e un torero spagnolo. A sinistra, il fermaglio Jeanne, in oro bianco con diamanti, di Chanel. In alto, la modella Lily-Rose Depp, 17 anni, chiude la sfilata della maison parigina. Nella pagina accanto, in alto, Roberta Armani tra le attrici Nicole Kidman e Isabelle Huppert; sotto, una modella alla sfilata di Giorgio Armani Privé. YANINA COUTURE

LO SPETTACOLO DELLA GRANDE MODA Chanel torna alla tradizione e Armani cerca l’energia sulle passerelle dell’haute couture primavera-estate 2017 di Parigi, frequentate da star come le candidate all’Oscar Nicole Kidman e Isabelle Huppert. Grazia c’era DI

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Silvia Grilli

DA

Parigi


GR A ZI A• IN PRIM A FIL A

È GIORGIO ARMANI PRIVÉ

vestita di nero con un abito a maniche lunghe, grandi orecchini, anelli e bracciali che la rendono ancora più statuaria. È la diva più diva di tutte, i fotografi competono per un suo sorriso in prima fila alla passerella di Giorgio Armani Privé. Ma la candidata all’Oscar come miglior attrice non protagonista, Nicole Kidman, cerca la mano di una piccola donna con i capelli rossi, la nominata come miglior attrice protagonista, Isabelle Huppert, in tailleur pantaloni azzurro cangiante. E le due dive si stringono in quel modo affettuoso, privo d’invidia e colmo di stima, delle donne intelligenti che conoscono la fatica di coltivare il talento. Siamo a Parigi, al Palais de Chaillot, monumento della sfilata di alta moda di re Giorgio. L’haute couture non sarebbe la stessa senza la monumentalità dei palazzi di Parigi e questo simbolo della pace e della cultura è da tempo la sede della sfilata dello stilista italiano. Questa volta Armani, che nelle sue collezioni ama giocare con il colore, per la primavera-estate 2017 trova l’ispirazione nell’arancione che tinge abiti plissettati di pizzo chantilly, giacche con preziosi alamari, boa di marabù, gonne vaporose, top con enormi ruches, pantaloni arabescati. Le indossatrici portano con noncurante scioltezza borse minime e preziose, hanno capelli raccolti e orecchini importanti in uno stile che, col suo sapore di succulenta frutta esotica, sembra evadere dalla tradizione e dalle costrizioni, ma è in realtà calibrato al dettaglio nella fluida eleganza totalmente Armani.

Foto GETTY IMAGES

L’altro re della moda, Karl Lagerfeld, alla tradizione invece torna saldamente. Nella scenografia

prima di tutto. Infatti il tempio delle sue sfilate, il Grand Palais, riflette e ingigantisce la coreografia del salone art déco di mademoiselle Chanel in rue Cambon. Letteralmente riflette, perché l’allestimento è una fantasmagoria di specchi che vengono lucidati continuamente fino a pochi istanti prima dello show. Poi, durante la sfilata, rimandano le modelle ma anche legioni di clienti ricchissime sedute sulle gradinate e vestite in bouclé Chanel con a tracolla borse Chanel. Soprattutto il ritorno alla tradizione è evidente negli abiti e nelle scarpe della sfilata. Via le sneakers delle ultime collezioni, riappaiono le classiche décolletées, questa volta a tacco alto in argento. Via gli abiti morbidi, riecco per il giorno il tailleur di tweed corto ma non troppo, e per la sera corpetti di paillettes e tuniche ricamate, da portare con cappelli schiacciati e fili di perle alle caviglie. E se dalla sfilata di Armani si esce con una sensazione di energia vitaminica, da quella di Chanel si parte con l’immagine della nuvola finale di Lily-Rose Depp, l’ultima icona prediletta dallo stilista. Morbidamente, con timida leggerezza, l’attrice e modella chiude la passerella con un abito spumeggiante da gran ballo, o da sposa se preferite, in tulle rosa con la vita sottilissima. Ed è sempre l’innocente LilyRose, figlia della cantante francese Vanessa Paradis e di Johnny Depp, che è stato una star ma è ora un divo in declino dalla reputazione macchiata da accuse di violenza domestica, ad accompagnare il saluto finale di Lagerfeld. ■ 119


GR A ZI A• MODA

LA VIDEOINSTALLAZIONE QUI, UN’IMMAGINE DELL’OPERA CREATA DAL FOTOGRAFO E ARTISTA STAUNITENSE JEFF BARK PER ALTAROMA.

A ROMA CON I TALENTI DI DOMANI Creazioni tridimensionali, eco-accessori e suggestioni dal futuro. Grazia era ad AltaRoma, la manifestazione che porta i giovani creativi nella capitale DI

M

Claudia Catalli

arco De Vincenzo, Stella Jean, Gabriele Colangelo e Paula Cademartori: sono alcuni dei nomi, che oggi sfilano sulle passerelle di Milano, ma hanno debuttato qui». La ricerca, la sperimentazione, l’individuazione di nuovi talenti sono i tratti distintivi di AltaRoma, manifestazione dedicata alla moda e all’alto artigianato che si è tenuta la settimana scorsa. A parlarne a Grazia è la presidente, Silvia Venturini Fendi. «Il compito di Roma, in sinergia con Firenze e Milano, è sostenere i designer fin quando non sono pronti a spiccare il volo», mi racconta. AltaRoma non è solo sfilate. «Ho ideato The Secrets of Couture, il cui intento è privilegiare il lavoro sulle tecniche al di là delle sfilate, per avvicinare i giovani alla sartorialità», prosegue la stilista, descrivendo come fondamentale il binomio tra tradizione e tecnologia. «Per creare un legame con gli abiti e la tecnologia abbiamo chiesto al grande fotografo Jeff Bark di curare delle videoinstallazioni». Per ammirarle si entra in uno spazio buio dove campeggiano sulle pareti come affascinanti affreschi, mentre alle spalle di chi guarda spiccano le collezioni anticonvenzionali di giovani rappresentanti della couture internazionale. Vale 120

la pena avvicinarsi per ammirare gli abiti romantici del trentenne Krikor Jabotian, che lavora a Beirut in un atelier di famiglia, insieme con la madre e le sorelle. Il parigino Yacine Aouadi, 36 anni, preferisce invece un’ispirazione più gotica, tra tonalità scure e scelte cromatiche come nero e viola. Non mancano gli abiti dell’italiano Antonio Grimaldi, che sfilerà a Parigi. Cambiata sala, cambia l’atmosfera. Lo spazio del progetto Artisanal Intelligence propone un mix tra stile, arte e artigianato. La triestina Lodovica Fusco, 31 anni, innamorata della moda sin da piccola, realizza da quattro anni le sue Collanevrosi, collane fatte a mano usando spugne marine e betulla. Diversa è l’esperienza della romana Marta Mantovani, 29 anni, che da dieci abita a Parigi e si occupa di ricerca e sviluppo tessile per Ralph Lauren: ad AltaRoma espone le sue creazioni in 3D, sognando di lanciare un giorno una collezione di borse tutta sua. Invece Diana Carolina Yanes, 26 anni, designer milanese di origine venezuelana, ha già fondato con il suo fidanzato il marchio di scarpe Aletheia. Uscita da AltaRoma, una sensazione prevale sulle altre: il futuro della moda passa anche da qui. ■


UTAH spring summer 2017 woolrich.eu


GR A ZI A• MODA

Laura Marchetti, responsabile comunicazione di Philippe Matignon.

Intervista Laura

MARCHETTI PHILIPPE MATIGNON HA RESO LE CALZE ACCESSORI DI TENDENZA. E ORA IL MARCHIO LANCIA L’ULTIMA NOVITÀ: UNA LINEA INTERAMENTE DEDICATA AL MONDO MASCHILE DI Elsa Bonf iglio

Qui, un modello di calzettoni Philippe Matignon.

PER LUI

Fantasie e pois si alternano a motivi gessati e lavorazioni crochet. Come materiali, ci sono il filo di scozia, il cashmere e la seta: la collezione Philippe Matignon Man è pensata per l’uomo che non vuole passare inosservato. Due le linee: una più classica, l’altra più ironica, come mostra la campagna, in cui la calza sostituisce la cravatta (qui a sinistra).

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È da sempre il nome legato alle calze: femminili, in pizzo, decorate da dettagli ricercati. Sono la punta di diamante di Philippe Matignon, marchio dall’allure francese che fa parte di Golden Lady Company. E sono un vero dettaglio di stile. «Come dimenticare Sophia Loren, sensualissima, che si sfila le calze nel film Ieri, Oggi e Domani o la signora Robinson del Laureato? La sua gamba velata da una calza di fronte a un Dustin Hoffman dallo sguardo rapito è l’immagine della locandina del film. Perché questo accessorio rappresenta un mondo di seduzione senza tempo», spiega Laura Marchetti, responsabile della comunicazione del marchio. Da indumento necessario ad accessorio. Come è cambiato il modo di scegliere le calze? «Possono essere divertenti, eleganti, maliziose, sexy, ma comunque ci rendono più belle e femminili. Sono diventate un accessorio che segue la moda, come una borsa o un paio di occhiali. Vanno scelte in base alle occasioni e possono diventare il dettaglio che fa la differenza». Quali sono le ultime tendenze? «I collant sono ancora un must, soprattutto i nostri modelli in pizzo, ma anche i calzettoni, lunghi o cortissimi, in filati speciali come il lamé, con applicazioni preziose e brillanti o in rete sono diventati indispensabili nel guardaroba. Con i calzini ci si può davvero sbizzarrire». Il vostro prodotto di punta? «I collant senza cuciture. Sono un capo speciale che abbiamo realizzato in tutte le versioni, dalla più pesante per le freddolose alla velatissima per chi vuole valorizzare le gambe. La loro particolarità è che non si vedono nemmeno sotto gli abiti più aderenti, non stringono e non scendono». Il modello che non perderà mai il suo fascino? «Le autoreggenti. Hanno un’attrattiva speciale. La parte in pizzo le rende raffinate, la riga dietro sexy. E vale la pena indossarle tutti i giorni per sentirsi sempre belle». ■


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S W E N

Lingerie al top

«Sono convinta che in ognuna di noi si celino più personalità e se indossi capi di lingerie che valorizzano ogni lato di te, ti senti più sicura e più a tuo agio con te stessa». Lo dice Jessica Hart, 30 anni, consulente di stile per la Qantas Airlines, la compagnia di bandiera dell’Australia, e ideatrice di una linea di cosmetici naturali, la Luma Cosmetics. Ora la top model australiana è anche la protagonista della campagna del marchio d’intimo Triumph realizzata dal fotografo Rankin (a sinistra, un momento del backstage). «È geniale, cerca di cogliere la tua essenza», dice. «Ed è stato anche divertente perché per fotografare aveva ogni giorno delle trovate incredibili». Per Hart questa non è la prima volta con Triumph: «La cosa che più mi piace di questo marchio è la volontà di creare prodotti per donne di ogni taglia e forma fisica».

BORSA D’AUTORE

Si chiama Cini n°2 ed è l’ultima delle borse della collezione Dampaì. Il design funzionale del modello a spalla componibile e trasformabile è una dedica all’architetto e creatrice di oggetti di design Cini Boeri, 92 anni. La shopping, realizzata in silicone, è modificabile a seconda del posizionamento del manico negli occhielli. È in vendita sul sito (dampai.it).

STILE DOPPIO

Style for two è la collezione presentata a Firenze, a Pitti immagine Bimbo, da Twinset Simona Barbieri. Oltre alla linea dedicata ai più piccoli per il prossimo autunno-inverno, Twinset ha disegnato anche alcuni look della capsule Mini Me, per mamme e figlie, indossati dalle showgirls Justine Mattera e Federica Fontana, con le figlie Vivienne Rose e Sofia (nella foto). L’evento è stato anche l’occasione per sostenere, con una donazione, L’albero della vita, associazione che da oltre dieci anni si occupa di bambini in difficoltà attraverso il Progetto affido (twinset.com).

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Per future MAMME Per essere femminili e comode anche durante la gravidanza, Freddy propone la linea WR.UP® Maternity. I nuovi pantaloni in jersey brevettato dal marchio sono progettati in due modelli: il primo, a cui è stata abbassata la vita e aggiunta la possibilità di attaccare alla cintura una fascia in jersey alta per sostenere la pancia senza costringerla, e il secondo, una salopette più morbida (freddy.com).


© 2011 RCS Libri S.p.A. Milano in collaborazione con la Casa di Anne Frank, Amsterdam testi © 2010 Sid Jacobson artwork © 2010 Ernesto Colón

160 pagine

a colori a soli

e 12,99*

Sullo sfondo di un’epoca dominata dagli orrori del regime nazista, Anne diventa una delle giovani vittime dell’Olocausto. Oggi l’intera storia della sua famiglia riprende vita tra le pagine di un esclusivo libro a fumetti: dalle nozze dei genitori, alla persecuzione, al tragico epilogo nei campi di sterminio. Un’opera ricca di umanità, con la prefazione di Sergio Luzzatto e in collaborazione con la Casa di Anne Frank di Amsterdam.

Dal 27 gennaio in eDicola

Anche online su www.mondadoricomics.it e www.mondadoriperte.it

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La biografia a fumetti di Anna Frank in uno straordinario volume a colori.


GR A ZI A• A NTEPRIME

Belle come MARIA

ANTONIETTA LA COLLEZIONE PRIMAVERA-ESTATE DI FENDI SI ISPIRA ALLA REGINA DI FRANCIA. PER INTERPRETARLA, IL DIRETTORE CREATIVO KARL LAGERFELD HA CHIAMATO LE TOP MODEL DEL MOMENTO. E QUI VI MOSTRIAMO IN ESCLUSIVA IL BACKSTAGE DEI SUOI SCATTI DI

Laura Incardona

U

FOTO DI

Karl Lager feld

na Maria Antonietta contemporanea, una damina rococò, ma dei nostri giorni. Karl Lagerfeld, lo stilista della collezione femminile di Fendi, descrive così la donna che ha immaginato per la primavera-estate e che vedete in queste foto esclusive del backstage della campagna pubblicitaria, realizzata da Lagerfeld in veste di fotografo. Ecco allora abiti dalla linea leggera, decorati da nastri e ricami, ampi grembiuli di seta, sotto cui si indovina la lingerie. E poi i colori: albicocca, rosa e menta sono illuminati da tocchi di rosso, bordeaux e giallo. Anche le borse e le calzature, create come sempre da Silvia Venturini Fendi, sono un fiorire di corolle, ricami, dettagli preziosi, come le porcellane di Capodimonte. «La collezione è la naturale continuazione di quella haute couture, presentata con il titolo di Legends and Fairytales (Leggende e fiabe). Abbiamo pensato a un personaggio davvero leggendario, la regina Maria Antonietta, pronta a rompere le regole, come la donna che sceglierà i nostri capi e i nostri accessori», racconta la designer. Sul set sono state chiamate tre delle top del momento: le sorelle americane Gigi e Bella Hadid, di 21 e 20 anni, e l’italiana Vittoria Ceretti, 18. «Per le immagini mi sono ispirato ai luoghi del passato, abbandonati dalle persone che li abitavano, ma ancora percorsi dalla loro presenza. Per questo la campagna si intitola Altre voci, altre stanze, come il primo romanzo dello scrittore statunitense Truman Capote», ha detto Lagerfeld. La prossima stagione segna anche il debutto di un nuovo modello di borsa di casa Fendi: si chiama Kan I ed è decorata da borchie multicolori, ricami e nastri. Dopo la Peekaboo e la DotCom, sarà il prossimo successo della maison italiana? ■

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SUL SET

Lo stilista e fotografo Karl Lagerfeld con la top model italiana Vittoria Ceretti. Sotto, Gigi Hadid mentre si fa un selfie e, nella pagina accanto, ritratta da Lagerfeld. In basso, Bella Hadid.

«P

ER LA CAMPAGNA MI SONO ISPIRATO AI LUOGHI DEL PASSATO, DOVE ANCORA SI SENTE LA PRESENZA DI CHI LI HA ABITATI», DICE LO STILISTA

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GR A ZI A• MODA

SEXY CUISSARDES

DI GIORNO E DI SERA, PURCHÉ ALTI SOPRA IL GINOCCHIO. COSÌ SEI TRENDSETTER INDOSSANO GLI STIVALI CHE PIÙ SI FANNO NOTARE DI Riccardo Slavik

SARAH BENZIANE

ROSA La it girl tedesca indossa un maglione a trecce con maniche con polsi a guanto di Jil Sander e una gonna corta a pieghe di Steffens Schraut. La cintura è di Hermès, la piccola borsa in pelle lavorata a intarsio con tracolla in metallo è di Furla, gli stivali di Alaïa. 128

BIANCA DERHY PAILLETTES L’influencer fondatrice di bibigoeschic.com porta una giacca monopetto in pelliccia sintetica dal taglio morbido di Reiss sopra un top in maglia a coste con scollo a V e una gonna a vita alta in paillettes arcobaleno di Dorothy Perkins. La cintura con fibbia e logo è di Louis Vuitton, gli stivali in camoscio di Daniel Footwear.

Foto GETTY IMAGES

ALEXANDRA LAPP

FIORI L’influencer di lescolonnes desarah.com ha scelto un dolcevita in lana mélange e una minigonna in pelle sintetica con applicazioni e ricami, tutto di New Look, come gli stivali in camoscio con tacco squadrato e la borsa con tracolla in metallo.


IL LOOK

DELLA SETTIMANA

BARBORA ONDRACKOVA GREIGE L’influencer di voguehaus.com indossa un cappotto in tessuto mélange senza collo, chiuso in vita da una cintura nello stesso tessuto di Zara. Sotto ha una maglia a collo alto di Proenza Schouler e una gonna svasata di Topshop. La cintura è di Gucci, la borsa di Saint Laurent e gli stivali sono di Stuart Weitzman.

I SEGUALE N IL CAREET ST E DI ST YL a.it

Grazi

DOINA CIOBANU A STRATI L’influencer moldava indossa un bomber lungo con spalle larghe, coulisse in vita e colletto sopra una maglia in mohair con zip, minigonna in paillettes e sopra-gonna con cintura in vita e bottoni metallizzati, tutto di SaintTokyo. Gli stivali sono di Stuart Weitzman e la borsa è di Dior.

VIKA KOTOVA MARINA La it girl russa sfoggia una giacca doppiopetto di Balmain: in lana, con revers a scialle e polsi in raso, bottoni-gioiello in metallo, stretta in vita da una cintura in pelle con fibbia in metallo. La borsa con tracolla è di Prada, i cuissardes in camoscio elasticizzato sono di Stuart Weitzman.


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Niente

SHAMPOO

solo balsamo L’ultima tendenza si chiama “co-wash” e consiste nel lavare i capelli con trattamenti condizionanti. Per avere subito una chioma morbida e lucida

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Carla Tinagli

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Filippo Bellini

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Desiree Mattsson

Un prodotto preparatore che purifica e normalizza la cute, potenziando l’azione di detergenti e trattamenti: Acqua Gel Detox Pretiosum di Biomed Hairtherapy, con acque biologiche di limone, arancio, ortica e melograno, più estratto di aloe e alga spirulina (in salone).

Foto THE LICENZING PROJECT

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utto è partito dal web, con il consiglio di utilizzare il bicarbonato al posto dello shampoo. Poi è nato il “co-wash” (unione di “conditioner”, cioè balsamo, e “washing”, lavare), che è piaciuto molto alle influencer d’oltreoceano. «È una tecnica che consiste nell’applicare un’abbondante quantità di balsamo al posto del detergente abituale», dice Stefania Manucci del team tecnico di Alfaparf Milano, che ha realizzato Cleansing Conditioner, un prodotto con pochi tensioattivi formulato proprio per quest’utilizzo. «Consente una detersione più dolce, ideale per chi ha i capelli danneggiati o li lava spesso». Comunque può essere adoperato anche il balsamo tradizionale. «Se viene applicato su capelli asciutti, agisce con più efficacia, dal momento che gli ingredienti trattanti della formula vengono assorbiti meglio rispetto a quando le ciocche sono bagnate», spiega Paolo Roman, hairstylist e formatore di Evos Parrucchieri. «Poi si elimina con uno shampoo leggero per richiudere le squame del capello e “imprigionare” i princìpi attivi». Un’altra interpretazione del co-wash è la crema lavante, che svolge un’azione nutritiva specifica per le capigliature disidratate. «Piacerà molto alle consumatrici “eco”: i tensioattivi schiumogeni sono sostituiti con estratti di erba saponaria, dalle proprietà detergenti e a basso impatto ambientale», dice Marco Rizzi, titolare del salone Namu Hair, che utilizza i prodotti Phyto (namuhair.it). Come si applica correttamente la crema lavante? «Si divide la testa in sezioni, si stende il prodotto riga per riga e si massaggia delicatamente», spiega Rizzi. «Una dose extra va su lunghezze e punte, che sono sempre le parti più rovinate. Si continua il massaggio con poca acqua, poi si sciacqua bene». Il marchio canadese HIF parte, invece, dal presupposto che i capelli debbano essere curati come un tessuto pregiato, quindi con tutte le attenzioni che riserva un lavaggio a secco, pur utilizzando l’acqua. I suoi balsami detergenti sfruttano la Fabric Depositing Tecnhology in grado di garantire al cuoio capelluto i benefìci di sostanze attive grazie a uno speciale metodo di “ancoraggio”, che permette di non eliminarle con il lavaggio: è lo stesso sistema adoperato nel mondo tessile per fissare i coloranti nei tessuti. Siete pronte a farvi uno shampoo alternativo? ■

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1. UN BALSAMO DETERGENTE CHE CONTRASTA LO SBIADIMENTO DELLA COLORAZIONE, PROTEGGE E DONA NUOVA LUMINOSITÀ, MENTRE NUTRE I FUSTI DEI CAPELLI, GOLDWELL KERASILK COLOR CLEANSING CONDITIONER (€ 20,10, IN SALONE). 2. DETERGE I CAPELLI CON LA SUA FORMULA CONCENTRATA AD AZIONE ANTI-ETÀ. IN MIRIAMQUEVEDO GLACIAL WHITE CAVIAR RESORT CLEANSING BALM, FITO-ESTRATTI E OLI PREGIATI ASSICURANO ALLA CHIOMA PROTEINE, PEPTIDI, AMMINOACIDI E ANTIOSSIDANTI CAPACI DI PROTEGGERE LO STRATO LIPIDICO DEGLI STELI (€ 40, IN SALONE). 3. SI APPLICA SIA A TESTA BAGNATA SIA ASCIUTTA, E POI SI RISCIACQUA. A BASE DI CERA DI FIOR DI NARCISO, CHE PRESERVA IL CORRETTO GRADO DI IDRATAZIONE DEL CAPELLO, E DI OLIO DI MACADAMIA, ULTRA NUTRIENTE, PHYTOELIXIR CRÈME DE SOIN LAVANTE CHEVEUX ULTRA-SECS DI PHYTO (€ 17,90, IN FARMACIA). 4. SPUMA DETERGENTE CON OLIO DI ARGAN AMMORBIDENTE, TÈ VERDE ANTIOSSIDANTE, ESTRATTO DI EQUISETO, PURIFICANTE, E DI FOGLIE DI ORTICA, LUCIDANTE E FORTIFICANTE: R+CO ANALOG CLEANSING FOAM CONDITIONER (€ 32, IN SALONE). 5. BAGNO DI AMMINOACIDI VEGETALI, VITAMINA B5 E AGENTI CONDIZIONANTI CHE, MENTRE DETERGE CON DELICATEZZA, DÀ IDRATAZIONE, LUMINOSITÀ E MORBIDEZZA AI CAPELLI: JEAN PAUL MYNÈ NAVITAS SENSITIVE CONDITIONER

(€ 18, IN SALONE). 6. PER CAPELLI SPESSI E INARIDITI, CAVIAR ANTI-AGING MOISTURE INTENSE OIL CRÈME SHAMPOO DI ALTERNA (€ 41,50, IN SALONE). LA TEXTURE, TRA CREMA E OLIO, DETERGE, NUTRE E DISCIPLINA GRAZIE ALL’OLIO DI ABISSINIA. 7. A BASE DI NOCE E FICO, PRECIOUS NATURE TODAY’S SPECIAL CLEANSING CONDITIONER DI ALFAPARF MILANO È UNA “RICETTA” VERDE CHE DETERGE CON DELICATEZZA I CAPELLI SOTTILI E FRAGILI (€ 14,99, IN SALONE). 8. UN GEL DETOX CHE SI METTE IN POSA, SI RISCIACQUA E POI SI PASSA ALL’ASCIUGATURA. L’AZIONE È DERMOPURIFICANTE, IGIENIZZANTE E RINFRESCANTE, PER CAPELLI CON FORFORA. ERILIA THERAPY SENSICARE ANTIFORFORA MASCHERA PURIFICANTE PEELING GEL (€ 25, IN SALONE). 9. CON AÇAI, RICCO DI ACIDI GRASSI ESSENZIALI, MATRIX BIOLAGE CLEANSING CONDITIONER FOR MEDIUM HAIR: MENTRE LAVA, NUTRE GLI STELI E SIGILLA LE CUTICOLE DELLE FIBRE CAPILLARI (€ 34,50, IN SALONE). 10. COME FOSSERO UN TESSUTO PREZIOSO, HIF HAIR IS FABRIC CURLY HAIR SUPPORT CLEANSING CONDITIONER IN SOLI TRE MINUTI LAVA I CAPELLI, IDRATANDOLI. MENTRE RAVVIVA RICCI, ONDE E BOCCOLI GRAZIE ALLA SUA FORMULAZIONE A BASE DI BIO-FERMENTI ED ENZIMI DEL POMODORO DALL’AZIONE NUTRIENTE (€ 40, SU DECIEM.COM).

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È un po’ la versione 2.0 della cipria: un concentrato di tecnologia in grado sia di rinfrescare colorito e trucco sia di uniformare la pelle, opacizzando le zone lucide e idratando quelle secche. Ma dietro la nuova 7 Lights Powder Illuminator di Shiseido c’è molto altro. La palette, con le sue sette polveri colorate dal caramello al lavanda, nasce infatti per il centesimo anniversario di Rainbow Face Powder: cipria in sette colori combinabili che rivoluzionò il make up delle donne giapponesi (fino ad allora le polveri viso o erano bianche o erano beige). E come la sua “antenata”, anche 7 Lights è un prodotto innovativo perché si adatta a ogni tipo di luce - dal neon in ufficio a quella soffusa dei locali, la sera - e puoi usarlo a piacere come blush, ombretto, illuminatore o per il contouring (48 euro). 134

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Di Paola Spezi

FRAGRANZE A TEATRO

Un profumo per Angelina

Ideata da uno dei più importanti scenografi teatrali del mondo, Pier Luigi Pizzi, la boutique milanese di The Merchant of Venise si trova non a caso vicino al Teatro alla Scala, nel quartiere di Brera conosciuto ormai come “il quadrilatero della profumeria di nicchia”. Lo spazio del marchio veneziano ha un’aria molto aristocratica e i flaconi delle fragranze esposte sono vere opere d’arte. Possibilità di creare profumi personalizzati (via Brera, 4).

Impossibile non riconoscerla, anche se la foto è in bianco e nero, il suo viso in ombra e lei volge le spalle all’obiettivo: profilo e tatuaggi sono inconfondibili. Con questa immagine e un breve comunicato Guerlain ha dato l’annuncio che Angelina Jolie sarà la testimonial del suo nuovo profumo, in uscita a marzo. La fragranza si chiamerà Mon Guerlain e Jolie - attrice premio Oscar, regista, nonché ambasciatrice delle Nazioni Unite per i rifugiati - ne è anche la musa ispiratrice. La collaborazione tra la maison francese e l’attrice americana è nata in Cambogia, durante le riprese del film First They Killed My Father (prossimamente su Netflix). Ancora top secret, invece, la campagna, come i nomi degli autori: un famoso fotografo inglese e un grande regista americano, si mormora. Jolie ha devoluto il suo compenso in beneficenza.

Momento DETOX Fra i primi a portare in Italia la moda dei succhi detox, Depuravita ha creato in esclusiva per i Saloni Aldo Coppola Elixir Red: un concentrato di frutta e verdura rossa-arancione che è anche il primo dedicato alla salute dei capelli. È, invece, un vero debutto nella cosmesi, il lancio della maschera purificante Face Detox e dello scrub Body Detox (info: depuravita.it) 136

Relax sulle Dolomiti

Con l’ultimo centro appena inaugurato a Pozza di Fassa, QC Terme raggiunge quota nove. Lo spazio benessere - un mix di design e architettura ecosostenibile - è immerso nel paesaggio da cartolina delle Dolomiti. Mentre la sorgente Alloch, ricca di sali minerali, zolfo, calcio e magnesio, fornisce le acque termali utilizzate in ogni trattamento e massaggio. Fra bagni di vapore, saune, docce a cascata, stanze del sale e piscine panoramiche. (M.N.)


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Alla pelle delle 30enni Avène dedica Ysthéal: tre formule - una crema, un’emulsione fluida e un contorno occhi e labbra - che agiscono su segni d’espressione, piccole rughe e perdita di luminosità del colorito. Cioè le prime avvisaglie dell’invecchiamento cutaneo. Gli attivi selezionati sono un complesso per preservare l’elasticità e un potente antiossidante contro i radicali liberi.

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NUTRIRE E RICOMPATTARE La priorità per le pelli over 50? Contrastare l’assottigliamento dell’epidermide e la progressiva perdita di lipidi, collagene e acido ialuronico. La gamma Sérénage lo fa con ingredienti supermirati (nutrienti, leviganti e ricompattanti) inseriti sia nella crema giorno e in quella notte, sia nel balsamo per lo sguardo. In più, un siero d’urto e una formula uniformante con Spf 20 per correggere macchie e discromie.

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LEVIGARE E DARE TONO È l’ultima nata delle linee antietà Avène e agisce in modo globale sull’architettura cutanea: dai 40 in su. Con Physiolift, la casa francese ha creato (e brevettato) un’associazione di attivi che va a migliorare la struttura della pelle e a rimpolparla, donandole più luminosità. Una formula giorno levigante (in versione crema o emulsione), un balsamo notte e un contorno occhi. Ma c’è anche un trattamento di precisione “a pennarello” per le rughe più marcate.


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CINEMA

TRAINSPOTTING 2

Berlino LA FABBRICA DEI SOGNI

DAI MUSCOLI DI HUGH JACKMAN A UNA SEXY PENÉLOPE CRUZ. AL FESTIVAL CHE ASSEGNA L’ORSO D’ORO CI SARANNO GRANDI DIVI, NUOVI FILM E ATTESI RITORNI. COME IL SEGUITO DI TRAINSPOTTING DI Simona Coppa 140

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e Hollywood, il 26 febbraio, celebrerà i migliori film della stagione appena conclusa, dal 9 al 19 Berlino ospiterà i nuovi titoli di cui si parlerà in questo 2017: oltre 400 film a contendersi l’Orso d’Oro, il premio simbolo della Berlinale, e una parata di stelle internazionali. In questa edizione, la 67a, ci sarà un solo titolo italiano, nella

sezione Panorama: Chiamami con il tuo nome di Luca Guadagnino. Ambientato nella riviera ligure degli Anni 80 e tratto dal romanzo omonimo di André Aciman, narra l’amicizia e l’amore tra due ragazzi, interpretati da Timothée Chalamet e dall’affascinante Armie Hammer (l’abbiamo visto in Animali Notturni di Tom Ford), presente a Berlino anche con Final Portrait, in concorso. Attesissimo il regista finlandese Aki Kaurismäki con il suo nuovo The Other Side of Hope (cioè “L’altro lato della speranza”), che affronta con il suo originalissimo umorismo il tema dell’incontro tra un abitante della Finlandia e un rifugiato siriano in cerca di asilo politico. Ma c’è grande attesa anche per il premio Oscar


USCIRE CHE COSA FAI PER SAN VALENTINO? THE QUEEN OF SPAIN

Danny Boyle che, 20 anni dopo, propone Trainspotting 2, seguito dell’omonimo film cult con Ewan McGregor e ai suoi imprevedibili amici tossicodipendenti. Un’altra star è Hugh Jackman, che arriva a Berlino con un sequel di X-Men intitolato Logan, come il personaggio da lui interpretato: nel 2029 si trova ad affrontare un’organizzazione che trasforma i mutanti in macchine da guerra. Penélope Cruz presenta The Queen of Spain (“La regina di Spagna”) di Fernando Trueba, che riprende le disavventure di una troupe cinematografica e della conturbante Macarena Granada (interpretata da Cruz) che, questa volta, gira un film americano ambientato nella Spagna

degli Anni 50. Se siete a caccia di star, non perdete la sfilata del cast di The Dinner, adattamento del romanzo di Herman Koch La cena, in cui recitano Richard Gere, Steve Coogan, Laura Linney, Rebecca Hall e Chloë Sevigny. Ma anche Z, The lost city (“Z, la città scomparsa”) con Charlie Hunnam, Sienna Miller, Robert Pattinson. E poi Catherine Deneuve (The Midwife, dove protagonista è un’ostetrica), Ethan Hawke e Sally Hawkins (Maudie). Per ora sono stati venduti 330 mila biglietti: lo spettacolo non sarà solo sul grande schermo. ■ FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI BERLINO (BERLINALE.DE) , DAL 9 AL 19 FEBBRAIO, BERLINO.

Niente cena a lume di candela. Ma, se siete a Milano, per San Valentino si può fare, quest’anno, un tour che non sarà solo rosa, ma rosso passione, giallo e nero. L'appservizio di noleggio auto con conducente Uber, proprio dal 14 febbraio in poi, propone LOVE MILAN: relazioni pericolose, in collaborazione con Città Nascosta Milano, un’associazione che da anni disegna percorsi per scoprire le gemme meno note delle vie milanesi. Il nuovo servizio consente di esplorarle insieme con la propria anima gemella, ma anche in compagnia degli amici, dato che sono disponibili van per 6 persone o berline per 4. Il percorso è un vero e proprio tour di 50 minuti (costo 80 euro) da regalare o condividere. Si parte da via San Paolo 10, in pieno centro, e le soste saranno molte. Per esempio, in Via Fiori Chiari si parlerà della Brera a luci rosse e dell’amore al tempo dei bordelli (al civico 17 il più famoso, tutto marmi e specchi). A Palazzo Serbelloni (tappa dedicata ad Amori e inganni) scoprirete, invece, che lì soggiornò la sola donna che fece innamorare alla follia Napoleone, Giuseppina di Beauharnais. (Catia Donini) 141


GR A ZI A• CULT

MUSICA

La rockstar Taylor Momsen, 23 anni.

È STATA PROTAGONISTA DELLA SERIE DI CULTO SULLE RAMPOLLE NEWYORKESI E MUSA DELLO STILISTA JOHN GALLIANO. MA ORA TAYLOR MOMSEN HA SCELTO LA MUSICA: PERCHÉ SI SENTE PIÙ SEXY IN CONCERTO CHE IN TV DI Cristina Marinoni

Il rock è

MOLTO MEGLIO DI GOSSIP GIRL

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imenticate Jenny Humphrey, la ragazzina ribelle di Gossip Girl. Anche se Taylor Momsen non è poi cambiata molto da quando, qualche anno fa, recitava nella serie tv di culto accanto a Blake Lively. Ha sempre un fisico statuario e i capelli ora sono più platinati. La sua carriera, invece, si è rivoluzionata: oggi è la cantante dei The Pretty Reckless, rock band newyorkese che a febbraio arriva in tour (il 6 all’Estragon di Bologna e il 7 al Fabrique di Milano) dopo aver presentato al Bataclan di Parigi il nuovo album Who You Selling For. Lo stilista John Galliano l’aveva scelta come musa e testimonial del suo profumo. Il mondo della moda non le manca? «I vestiti mi piacciono sempre: ho uno stile mio, ma adoro marchi come Versace e Chanel. I set fotografici mi attirano ancora, ma sono pronta a posare solo se c’è un progetto interessante». Che cosa non manca mai nella sua valigia? «Un giubbotto di pelle nero, è il mio colore preferito. E almeno un paio di stivali: biker, cuissardes, rasoterra o con tacchi vertiginosi. Ne ho di tutti i generi». La band è formata da lei più tre musicisti. Com’è vivere sempre in tour, con tre uomini? «Facile, perché abbiamo capito che per essere sereni bisogna chiarire subito le incomprensioni». La rivedremo mai in una serie tv? «Dubito che tornerò davanti alla macchina da presa. Scrivo canzoni, suono la chitarra e mi diverto soltanto sul palco. La musica è il mio presente e credo sarà anche il mio futuro».

THE PRETTY RECKLESS- WHO YOU SELLING FOR (RAZOR & TIE).

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DANZA MUSCOLI PER BALLARE

SOSPESI NEL VUOTO O LANCIATI NELLE COREOGRAFIE PIÙ MUSCOLARI. I BALLERINI DELLA PARSONS DANCE HANNO UNA CARATTERISTICA: CONTAGIANO IL PUBBLICO CON LA VOGLIA DI DANZARE. DAL 18 FEBBRAIO PARTE IL LORO TOUR ITALIANO CON DEBUTTO AL TEATRO ROSSETTI DI CIVITANOVA MARCHE. TOCCHERANNO 22 CITTÀ E DAL 2 AL 5 MARZO SARANNO AL TEATRO DEGLI ARCIMBOLDI DI MILANO PER ARRIVARE DAL 29 MARZO AL 2 APRILE AL TEATRO BRANCACCIO DI ROMA. SUL PALCO SONO IN OTTO E TRA DI LORO C’È ANCHE L’ITALIANA ELENA D’AMARIO, LA BALLERINA SCOPERTA DA AMICI DI MARIA DE FILIPPI ED ENTRATA SUBITO NELLA COMPAGNIA NEWYORKESE. PARSONS DANCE DAL 18 FEBBRAIO, TUTTE LE DATE SU PARSONSDANCE.ORG


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AFIA

I COLORI DI ERWITT per le sue immagini in bianco Èumanifamosissimo e nero piene di un’ironia bonaria: esseri che assomigliano ai loro cani (genere ARTE

QUADRI per tutti

Vi piace l’arte contemporanea, ma non volete spendere un patrimonio? Dal 10 al 12 febbraio a Milano si svolgerà Affordable Art Fair, manifestazione dove saranno in vendita opere di qualità al prezzo massimo di 6000 euro. Fall in Art è il titolo dell’edizione 2017, che invita tutti ad appassionarsi al mondo dell’arte. Autori famosi come Michelangelo Pistoletto e Ugo Nespolo, ma anche emergenti da tenere d’occhio (qui sopra, S.T. di Alan Borguet). Saranno 85 le gallerie presenti, in più laboratori tattili e incontri con gli artisti. Non mancherà il glamour, con la festa inaugurale del 9 in un clima da club newyorkese. (D.P.)

AFFORDABLE ART FAIR , DAL 10 AL 12 FEBBRAIO, SUPERSTUDIO PIÙ, MILANO.

che il fotografo ama moltissimo), situazioni quotidiane e surreali, ma anche ritratti di grandi del cinema, come Sophia Loren e Marilyn Monroe, o personaggi della politica, come Che Guevara e Fidel Castro. Ora una grande mostra fa conoscere 135 immagini a colori di Elliott Erwitt, selezionate personalmente dall’autore. Ci sono le prostitute di Amsterdam, ritratte nel 1968 (qui sotto), ma anche le foto sul set del film Gli spostati del 1961 con Marilyn Monroe e Montgomery Clift; un matrimonio in Siberia del 1967 e un leone alla guida di un’auto, in California nel 1956. Erwitt, nato a Parigi nel 1928, è figlio di ebrei russi ed è cresciuto in Italia: il suo vero nome è Elio Romano Erwitz, perché il padre era un cultore della storia del nostro Paese. Ma nel 1939 la famiglia, con l’avvento delle leggi che colpivano gli ebrei, si trasferì negli Stati Uniti. «È grazie a Benito Mussolini che sono americano», è solito dire, con l’ironia che è la sua firma. (L.I.)

Foto TARYN, LOIS GREENFIELD, ELLIOTT ERWITT/MAGNUM PHOTOS

ELLIOT ERWITT KOLOR , SOTTOPORTICO DI PALAZZO DUCALE, GENOVA, DALL’11 FEBBRAIO AL 16 LUGLIO.


GR A ZI A• CULT

LIBRI

ANIMI alla ribalta

UN UOMO TRISTE E UNA COPPIA CHE SI CERCA. IL DIAVOLO, UN ORFANO DEL TERRORISMO E TANTI RIMPIANTI. SONO I PROTAGONISTI DEI TITOLI DEL MOMENTO DI Valeria Parrella

❤❤❤❤ Hanno questo di bello, le opere di Paolo Nori: che pure quando parlano di cose tristi, ti ridonano alla vita. E poi hanno di bello anche che sono “scritte”, cioè che l’autore si appassiona alla lingua con cui scrive, descrive, racconta, e anche ai dialoghi, lì dove fa raccontare e dire agli altri. Non c’è mai una frase scontata, mai una combinazione già sentita, mai si capisce dove vuole arrivare: per esempio questo personaggio disgraziato ma pieno di grazia, appena uscito di galera, che frequenta il tristo bar, ogni tavolo un crisantemo. Anche se poi i personaggi di Nori arrivano sempre e solo in due luoghi: alla fine del libro e dentro l’anima del lettore. UNDICI TRENI

Paolo Nori, Marcos y Marcos, pag. 155, € 13

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Storico

Femminile Romantico

❤❤❤ È una fiaba romanticissima e piena di allusioni, la storia di due persone che aspettano il momento giusto per incontrarsi. La fiche sul numero della sua vita la mette lui, che vive in una scatola dentro una città, e dentro la scatola che è la sua casa (tutta blu) c’è un’altra scatola: un enorme baule bianco. Lei invece porta il nome di un fiore, e si occupa dei fiori della collina dell’angusto paesello in cui vive. Non c’è un nome che non significhi anche altro, in questo romanzo. La locanda del titolo è aggrappata alla terra a strapiombo sul mare, e c’è una prenotazione da dieci anni per un tavolo a due. Che aspetta. LA LOCANDA DELL’ULTIMA SOLITUDINE

Alessandro Barbaglia, Mondadori, pag. 166, € 17

❤❤❤ Insolita già la biografia dell’autrice, milanese classe 1990, slavista, traduttrice e cantante lirica. Altrettanto è il libro d’esordio, il cui titolo, Perdutamente, bene racconta il sentimento di fondo di tutto il romanzo: il rimpianto. O meglio, la paura smisurata di viverlo, la ricerca continua di eluderlo. I personaggi, tra cui la protagonista, una donna di cui non viene mai detto il nome, attingono alla migliore tradizione del fantastico russo contemporaneo, a Il maestro e Margherita, a certo Čechov, e un poco al Faust di Goethe, per la presenza del diavolo. La cover racconta poi la femminilità del libro. PERDUTAMENTE

Ida Amlesú, Nottetempo, pag. 133, € 12

Letterario

❤❤❤ È un libro di piacevole lettura per tutti, per il tono narrativo che l’autore, Luca Ricci, uno dei migliori scrittori italiani di racconti, insuffla nell’opera. Ma quelli che davvero l’ameranno saranno i “mistici” della letteratura, quei lettori cioè, che hanno le fissazioni per gli autori ancora prima che per le loro opere, quelli che hanno degli scrittori di culto di cui vogliono sapere tutto. Luca Ricci fa questo: prende scrittori celebri dell’arte del racconto e ne trova i difetti, un poco ricostruendo, un poco inventando, ma con quel terzo occhio che hanno gli scrittori, a metà tra fantasia e presagio. I DIFETTI FONDAMENTALI

Luca Ricci, Rizzoli, pag. 340, € 20

❤❤❤ Una bella sorpresa editoriale, un romanzo ambizioso, quasi del tutto riuscito: raccontare un’epoca, passata, quella della lotta rossa, di Prima Linea, dei brigatisti, di Lotta Continua, attraverso un figlio di quella generazione, uno cioè che quella lotta non l’ha scelta. Ma essa si è abbattuta su di lui, Tommaso, 37 anni, giornalista precario, come se fosse il suo destino. Un giorno in cui un attacco di panico gli accende una luce nel passato, capisce forse che il destino, oltre a ereditarsi, si può incontrare e rimodellare. La forza del romanzo sta nella capacità dello scrittore di smontare molti luoghi comuni. IL SENSO DELLA LOTTA

Nicola Ravera Rafele, Fandango, pag. 438, € 18,50 ❤ trascurabile ❤❤ passabile ❤❤❤ amabile ❤❤❤❤ formidabile ❤❤❤❤❤ irrinunciabile

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IL BELLO DI ESSERE MUTANTE

L’attrice Rachel Keller, 24 anni, è la mutante protagonista della nuova serie Legion, tratta dai fumetti della Marvel.

Immaginate che i mutanti di X-Men incontrino la raffinata ironia di un regista come Wes Anderson, ma anche i brividi di Twin Peaks di David Lynch. Il risultato è Legion, la nuova serie ispirata all’omonimo personaggio della Marvel, in arrivo su Fox dal 13 febbraio in prima serata. In un’ambientazione futuristica, con sfumature vintage che rimandano agli Anni 70, David Haller/ Legion, interpretato da Dan Stevens, è un uomo tormentato che non sa riconoscere i suoi superpoteri e si crede schizofrenico. In un ospedale psichiatrico incontra Syd Barrett, una mutante per cui perde la testa. «Syd soffre di un disturbo della personalità che la porta a rifiutare qualsiasi tipo di contatto fisico», racconta Rachel Keller, l’attrice che veste i panni della ragazza. Che cosa succede, quando si innamora? «Con Legion, visto che i due non si

possono toccare, stabilirà una connessione molto particolare e intensa. Ma finirà con il dubitare di tutto quello che vede e sente». È stato facile “diventare” Syd? «Mi hanno aiutato alcuni libri sui disturbi d’ansia e il fatto di esercitarmi nell’arte marziale della capoeira, indispensabile per resistere 16 ore sul set. E mi è servito ascoltare la musica dei Pink Floyd». Perché? «Syd Barrett è il nome del chitarrista della band, e Noah Hawley, creatore della serie e fan del gruppo rock, ha voluto rendergli omaggio dando al mio personaggio il suo nome». Che cosa le è piaciuto di questa donna? «Anche a me spesso capita di sentirmi una mutante. Un’outsider, che legge la vita in modo diverso». (S.M.) LEGION, DAL 13 FEBBRAIO SU FOX ALLE 21,30.

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PER SENTIRSI UNA STAR 146


Foto GETTY IMAGES

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Rodeo Drive, la strada dello shopping di Los Angeles.

Il 26 febbraio si terrà la cerimonia degli Oscar

E LA CITTÀ SI STA PREPARANDO ALLA NOTTE DEI RED CARPET. MA QUI SI PUÒ VIVERE SOTTO I RIFLETTORI TUTTO L’ANNO, ANCHE SENZA ESSERE DEI DIVI. LO HA FATTO UNA GIORNALISTA DI GRAZIA CHE RACCONTA CINQUE ESPERIENZE DIETRO LE QUINTE DI HOLLYWOOD DI Marina Speich 147


GR A ZI A• V I AG GIO

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utti gli occhi sono puntati su Los Angeles. Mancano infatti poche settimane al 26 febbraio, alla cerimonia degli Oscar. Red carpet, auto di lusso, ville fantasmagoriche, abiti scintillanti: la città degli angeli è nell’immaginario collettivo soprattutto questo, Hollywood e celebrity. Ma Los Angeles offre in realtà a ciascuno di noi la possibilità di vivere in modo spettacolare. Lo ha capito Airbnb, il circuito che da quest’anno, oltre a proporre case di privati in affitto, ha ideato alcune “esperienze” autentiche per piccoli gruppi. Per prenotarle basta entrare nell’app di Airbnb e scegliere: il costo va da 33 dollari a più di 500. Si può salire, per esempio, sull’elicottero di un pilota che lavora nell’industria cinematografica: il suo compito è filmare dall’alto gli angoli più sensazionali della città come la collina dove Ryan Gosling ed Emma Stone ballano in La La Land o dove sono state girate alcune scene di Fast and Furious. Per gli appassionati delle serie tv, invece, l’esperienza più divertente è scoprire come lavorano i veri sceneggiatori. «È un gioco di squadra», dice Kevin Townsley, che ha collaborato a molte fiction come Lie to Me con Tim Roth. «Di solito per scrivere una sceneggiatura 10 persone si riuniscono in una stanza. Si chiede a ognuno di aggiungere un dettaglio alla storia prendendo spunto dalla propria vita. Insieme con gli ospiti ci improvvisiamo sceneggiatori per un pomeriggio e inventiamo un episodio di una serie tv che conosciamo tutti, tipo Friends». Per scoprire come vivono davvero gli attori, l’esperienza più interessante si chiama “Star Turn”: in due giorni si impara qualche tecnica di recitazione da un attore professionista di Hollywood e ci si mette poi alla prova il giorno dopo con un piccolo copione. Ma Los Angeles è anche musica: chiunque voglia sfondare in questo settore deve passare da qui. Lo sanno perfettamente Brooke e Brit Graeff, due sorelle che fanno parte del gruppo musicale indie-pop Good Graeff e che mi hanno guidato nel loro mondo, mostrandomi in tre giorni che cosa significa suonare in una band, come si scrive il testo e la musica di una canzone. Per scoprire la vita notturna di Los Angeles mi sono affidata, invece, a Courtney Nichols: tutti gli amici la chiamano “Disco Queen” e organizza party con ospiti eccentrici. Verso mezzanotte mi ha accompagnato a una festa di drag queen in un luogo segreto fuori mano, ai confini dell’Art District. Il giorno dopo la sveglia era però all’alba: alle 9 avevo appuntamento a Malibu con Quinn Carson, ex musicista di Chicago, oggi uno dei più celebri surfisti della zona. La sua esperienza sull’app di Airbnb si chiama “Adventure man”. Mi ha fatto cavalcare le onde nella spiaggia dove si affaccia la villa della postar Beyoncé. Con il suo furgone, mi ha portato nello State Park, dove hanno girato anche Il pianeta delle scimmie. Lì abbiamo acceso un falò e mangiato sotto le stelle. L’Italia non mi è mai sembrata così lontana. ■

L’attore Grafton Doyle che dà lezioni di recitazione. In alto le sorelle Brooke e Brit Graeff, che insegnano come si vive e lavora in una band.

Si può provare A SUONARE IN UNA BAND,VIVERE L’EMOZIONE DI UN VERO 148


Le lezioni di surf con il maestro Quinn Carson. Sotto, una festa di drag queen. In basso, il mercato vintage Melrose Trading Post.

HOLLYWOOD È QUI A pochi giorni dagli Academy Awards, a Los Angeles si registra la più alta concentrazione di star del cinema. Che frequentano locali, ristoranti e mercatini vintage. Per un pranzo a West Hollywood andate a Le Pain Quotidien all’8607 di Melrose Avenue, il preferito della modella Stella Maxwell. All’Intelligentsia Coffee di Silver Lake, su Sunset Blvd, si incontra l’attore James Franco, mentre le attrici Jessica Chastain e Gwyneth Paltrow vanno al ristorante vegano Crossroads Kitchen. (crossroadskitchen.com) Va prenotata in anticipo

una cena all’albergo Chateau Marmont, all’8221 di Sunset Blvd, ma qui per un drink passano tutte le star. La domenica è la giornata della spesa: fino alle 14 è aperto il Farmers Market (tra Melrose Avenue e La Cienega Blvd), dove comprare prodotti biologici. Fino alle 17, invece, c’è il mercatino vintage Melrose Trading Post, tra Melrose Avenue e Fairfax Avenue. L’ingresso costa 5 dollari e si incontrano la modella Miranda Kerr e l’attrice Amber Heard. (Annalia Venezia)

PROVINO O CAVALCARE LE ONDE CON IL SURF SOTTO CASA DELLA POPSTAR BEYONCÉ 149


• UCINA GRAZIA C

IL GUSTO DELL’ALTRA FRUTTA

GNAM

MIRTILLI E UVETTA, NOCI, NOCCIOLE E BACCHE ESOTICHE SONO GLI INGREDIENTI CHE RENDONO PREZIOSE QUESTE QUATTRO RICETTE. SUPERNUTRIENTI DI Alessandra Avallone FOTO DI Enzo Truoccolo

Pappardelle con cavolo riccio

TEMPO: 30 minuti. Per 4 persone. PREPARAZIONE: mondate un

mazzo di cavolo riccio e tagliatelo a striscioline. In una padella scaldate 3 cucchiai di olio, 2 spicchi di aglio schiacciati e un pezzetto di peperoncino secco sbriciolato. Unite il cavolo riccio lavato, salate e saltate per 2 minuti. Coprite e cuocete finché è tenero. Trasferite la verdura in un piatto. Aggiungete in padella un cucchiaio di olio e saltate 40 grammi di mandorle divise a metà e 60 grammi di mirtilli rossi e uvetta. Riunite il cavolo riccio alla frutta secca. Cuocete le pappardelle, scolatele e ripassatele in padella con qualche cucchiaio della loro acqua di cottura. Grattugiate abbondante pecorino, mescolate e servite con un filo di olio crudo. Mirtilli secchi Arancia

Il dessert

Alchechengi

Mandorla

Farina per dolci Uova

Noci

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DOLCE ALLE MANDORLE E ALCHECHENGI TEMPO: 50 minuti più il riposo. Per 4-6 persone.

PREPARAZIONE: mescolate 120 grammi di farina, mezzo cucchiaino di lievito per dolci, mezzo cucchiaino di bicarbonato, 2 prese di sale. Montate 3 uova e 120 grammi di zucchero di canna, aggiungete la scorza grattugiata di un’arancia non trattata. Scaldate mezzo decilitro di succo di arancia, unite 300 grammi di frutta secca mista (mirtilli rossi, bacche di goji, alchechengi o altro a piacere), lasciate riposare per 30 minuti. Tritate 300 grammi di mandorle, noci e altra frutta secca a scelta. Unite alla farina le uova montate, 2 cucchiai di olio, quindi la frutta bagnata nel succo e per ultime mandorle e noci. Spennellate d’olio una teglia quadrata da brownies, infarinatela e versate l’impasto. Cuocete a 180° per 30 minuti, abbassate a 150° e cuocete ancora per 10 minuti. Tagliate la torta fredda a quadrotti.


Cacao

Insalata nera e rossa

Nocciole

Brandy

TEMPO: 30 minuti. Per 4 persone. PREPARAZIONE: staccate 4 foglie da un piccolo cavolo

cappuccio rosso, lavatele e tenetele da parte. Affettate il resto del cavolo, cuocetelo in padella con una cipolla rossa tritata grossolanamente, sale e mezzo bicchiere di vino bianco secco. Dopo 10 minuti unite una mela tagliata a dadini, 4 cucchiai di mirtilli rossi freschi (si trovano anche surgelati) e 2 cucchiai di bacche di goji. Lessate 180 grammi di riso venere, scolatelo e unitelo alle verdure. Completate con qualche noce spezzettata, regolate di sale e bagnate con il succo di mezzo limone. Servite il riso nelle foglie di cavolo come fossero delle ciotole.

Castagne Farina di castagne Albicocca

Bacche di goji

Il dolce SALAME DI FICHI SECCHI TEMPO: 20 minuti più il

riposo. Per 4-6 persone. PREPARAZIONE: tritate 50 grammi di nocciole tostate. Spezzettate i fichi secchi, metteteli nel mixer con mezzo cucchiaio di miele, un cucchiaio di brandy (o di tè, se non volete il liquore), un cucchiaio di acqua, un cucchiaino di cacao. Mixate fino a ottenere una pasta omogenea. Incorporate la farina di nocciole e una tazza di frutti secchi misti (goji, albicocche secche a pezzetti, mirtilli rossi secchi, uvetta). Impastate bene gli ingredienti, preparate un rotolo unico o più rotoli piccoli, ben compressi e passateli nella farina di castagne. Lasciate asciugare all’aria per un giorno prima di servire il dolce affettato.

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GR A ZI A• LI V ING

C’è un carattere in ogni

STANZA In un palazzo d’epoca nel New Jersey, una designer vive i quattro piani a sua disposizione come se ognuno fosse un mondo a sé. Nel segno di una romantica leggerezza Martina D’Amico Bruce Buck/Living Inside

DI

FOTO DI

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Sopra, mattoni a vista e camino in marmo per la camera da letto di questa casa in un palazzo ottocentesco di Hoboken, nel New Jersey. La poltrona in pelle e alluminio è un pezzo vintage. Nella pagina accanto, l’esterno del palazzo.


GR A ZI A• LI V ING

1. POCHI MOBILI MA TUTTI PEZZI IMPORTANTI E VALORIZZATI DA STANZE BIANCHE E SEMIVUOTE. È ANCHE UN TRUCCO PER SFRUTTARE AL MEGLIO GLI AMBIENTI DI PICCOLE DIMENSIONI. 2. TUTTE LE SFUMATURE DEL BIANCO, DAL PANNA AL GHIACCIO, SONO PERFETTE PER AMPLIFICARE LA LUCE. 3. IL BAGNO È COME UN SALOTTO: IN QUESTA CASA È STATO SCELTO UN PARQUET PREZIOSO E LE PARETI SONO MOSAICI SABBIA E ORO.

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L

Foto LIVING INSIDE

IDEE da copiare

a cittadina di Hoboken, nel New Jersey, si affaccia sullo skyline di Manhattan ed è una delle mete preferite dai newyorkesi a caccia di antiquari e negozi vintage. Ma è perfetta anche per una passaggiata tra palazzi dell’Ottocento che custodiscono scenari sorprendenti. Come l’appartamento della designer ed ex manager Isabelle Peribere, dove lo stile romantico, ma asciutto e minimale, si mescola al design più contemporaneo. La casa, in un edificio alto e stretto, si sviluppa su quattro livelli e ciascuno è un mondo a sé. La zona giorno si trova al piano rialzato ed è un trionfo scenografico di stucchi d’epoca e legno di quercia bianca, ridipinto con sfumature panna che riflettono la luce, anche quella del fuoco dei camini e dello chandelier in cristallo, protagonista della zona pranzo. Su questo livello c’è anche la cucina, affacciata su un giardino e arredata con alti sgabelli dove, a colazione, Isabelle si ritrova con i cinque figli. Il primo piano è dedicato alla zona notte e la stanza di Isabelle è nel segno della leggerezza: un grande letto centrale illuminato dalle finestre, mattoni a vista e un camino. Prima di arrivare all’ultimo piano, quello per gli ospiti, c’è una zona solo per il bagno. Segni particolari: una parete di mosaici e una vasca a guscio di fronte al fuoco. Non serve altro per un relax degno di una spa. ■


A destra, la cucina con gli sgabelli Tolix. Sotto, la libreria all’ingresso. Nella pagina accanto, in alto a sinistra, lo studio, dove c’è un tavolo dell’Ottocento usato come scrivania. A destra, la zona pranzo con le Plastic Chair di Vitra. In basso, il bagno, con la vasca a guscio.

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. . . e n i f n i E

HOLLYWOOD A ROMA

Bella Hadid

Gigi Hadid

Roma in festa per il lancio di Killer Red Diaries di Campari, il cortometraggio diretto dal premio Oscar Paolo Sorrentino, 46 anni. Occhi puntati sui protagonisti dello spot, gli attori Clive Owen, 52, e Caroline Tillette, 28, nei panni di una affascinante «signora in rosso». A brindare con loro c’erano anche l’attrice Carolina Crescentini e il regista Gabriele Muccino.

Anwar Hadid

IL (NUOVO) BELLO DI FAMIGLIA

La famiglia Hadid ha creato un’altra star. Non è ancora famoso come le sorelle Gigi, 21 anni, e Bella, 20, ma il piccolo di casa, Anwar, 17, si sta facendo notare. Figlio dell’imprenditore immobiliare Mohamed Hadid, e della ex indossatrice Yolanda Foster, 53, sogna di diventare fotografo. Intanto ha firmato un contratto per la Img Models ed è testimonial del marchio Hugo Boss. Nel frattempo fa parlare anche la sua relazione con la star di Transformers 4 Nicola Peltz, 22: si frequentano da un mese e sono usciti allo scoperto su Instagram.

Caroline Tillette

Clive Owen Selena Gomez

SU E GIÙ

Scarlett Johansson

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IL TRIANGOLO NO

La star Selena Gomez, 24 anni, sembra fare sul serio col cantante The Weeknd, 26. Peccato che lui pochi giorni fa sia stato visto a New York, al concerto del rapper A$AP Rocky, con la sua ex, la modella Bella Hadid (vedi foto in alto). Che ha smesso di seguire Selena su Instagram.

Uma Thurman

La tristezza trionfa, là dove c’è stato un amore. Dopo essersi lasciati, l’attrice Uma Thurman, 46 anni, e il finanziere Arpad Busson, 54, si contendono, oltre alla figlia Luna, anche l’anello di fidanzamento da un milione di dollari. Lui lo rivuole indietro.

Foto FOTOGRAFO FOTOGRAFO

Il bene trionfa, anche se finisce l’amore. Dopo meno di tre anni dalle nozze, il matrimonio tra l’attrice Scarlett Johansson, 32 anni, e il giornalista francese Romain Dauriac, 35, è al capolinea. Ma loro continuano ad essere amici.


ATTENTI A QUESTI DUE

Francesco Scianna

Ambra Angiolini

Lo spettacolo teatrale Tradimenti, di Harold Pinter, per la regia di Michele Placido è una commedia amara sull’infedeltà. Gli interpreti sono Ambra Angiolini, 39 anni, Francesco Scianna, 34, e Francesco Biscione. Nella foto a fianco, Ambra e Francesco sono al Teatro Manzoni di Milano, dove sono stati accolti con grande affetto.

Paris Jackson

MI MANDA PAPÀ

Con un’adolescenza difficile, fatta di alcolismo e abbandono, non era facile spiccare il volo. Invece Paris Jackson, 18 anni, ci sta provando. La figlia del re del pop Michael Jackson e dell’infermiera Debbie Rowe ha risposto sì allo stilista di Chanel, Karl Lagerfeld. Che l’ha voluta per un importante servizio fotografico (in foto).

Pippa Middleton

AMORI IN CORSO

Il «gioco delle coppie» del momento ha per protagonisti Brooklyn Beckham, 17 anni, e Sofia Richie, 18, figlia del cantante Lionel. Lui, proprio come papà David, 41, ha il fascino del seduttore seriale, e dopo aver chiuso la storia con l’attrice Chloë Grace Moretz, 19, ha voltato pagina. A ottobre i due erano stati visti insieme a Los Angeles, e pochi giorni fa a Londra. Lei sembra proprio aver dimenticato il suo ex Justin Bieber, 22.

Sofia Richie

Foto GETTY IMAGES, SGP, IPA, LA PRESSE

Kate Middleton

ADDIO AL NUBILATO Quindici invitate blasonate e zero scandali. Sono queste le regole della principessa Kate Middleton, 35 anni, per l’addio al nubilato della sorella Pippa, 33, che la prossima estate si sposerà con il finanziere James Matthews, 41. Il programma prevede un fine settimana sulle Alpi svizzere, soggiorno in un hotel di lusso, massaggi, una cena gourmet e un concerto privato di una star internazionale il cui nome è segreto. Per ora.

Pixie Lott

Oliver Cheshire UN SÌ MOLTO “DOLCE” Non stava nella pelle la cantante Pixie Lott, 26 anni. Al party per l’alta moda, organizzato da Dolce & Gabbana al Metropol di Milano, mostrava con orgoglio l’anulare sinistro su cui brillava l’anello di fidanzamento regalatole dal fidanzato modello Oliver Cheshire, 28, a cui è legata da sei anni. Lui le ha fatto la proposta di matrimonio fuori dalla cattedrale St Paul’s, a Londra. Già fervono i preparativi: ci sarà una grande festa a Londra, nel 2018. Prima però, una cerimonia in famiglia, forse a Capri. Vestiti in Dolce & Gabbana. 157


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Marc Jacobs: 0444/955966

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Mattioli: 011/2481766

Tezenis: 045/8604111

C.P. Company: 0444/635146

Max & Co.: 0522/537711

Tiffany Eyewear: 0437/6441

Crivelli: 0131/945296

Max Mara: 0522/3581

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Cromia: 0733/971541

Max Mara by Safilo:

02/29544800

Cruciani: 02/89421149

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Tory Burch: 02/60063044

Denim & Supply: 02/550571

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Diadora: 0423/6581

M Missoni: 0445/427504

Triumph: 035/948111

Diego M: 02/76005603

Momo Design: 02/8470961

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Dior: 02/38595959

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GR A ZI A• OROSCOPO DA L 6 A L 12 FEBBR A IO

Leone Amore: mentre Sole e Mercurio sono in opposizione, 23 LUGLIO • 23 AGOSTO

Venere e Marte mandano segnali positivi dall’Ariete. Sono transiti che aiutano chi è single, che non avrà timore di buttarsi a capofitto in una nuova avventura. Eros: vi diverte il ruolo di amante esperta che guida il gioco. Puntigliose.

Vergine

Di Melissa P.

24 AGOSTO • 22 SETTEMBRE

Amore: il partner è davvero un valido alleato nella gestione della vita a due, anche se ha fatto un po’ i capricci per darvi una mano. Chi è da sola, in questi giorni potrebbe frequentare qualcuno di nascosto da tutti. Attenzione agli uomini già impegnati. Eros: grande sintonia tra le lenzuola. Grate.

Bilancia

OGN I GIO RN IL O R O VO S T R O O S CO P O SU Gr

23 SETTEMBRE • 22 OTTOBRE

Amore: l’opposizione di Venere e Marte può aiutarvi a sbloccare certe situazioni che sono diventate opprimenti e questo grazie al supporto di Sole e Mercurio. Se non siete ancora riuscite a dire addio a una persona del vostro passato, adesso sarà più facile. Eros: saprete sciogliervi. Ambivalenti.

azia.it

Scorpione Amore: il romanticismo è messo da parte a favore

23 OTTOBRE • 22 NOVEMBRE

Ariete Amore: adesso che Mercurio non è più quadrato,

Sagittario Amore: i pianeti sono tutti positivi e anche Mercurio

Toro Amore: Sole e Mercurio in quadratura vi rendono

Capricorno Amore: la quadratura di Venere e Marte è

Gemelli Amore: Saturno è sempre opposto, ma ricevete

Acquario

Cancro Amore: un segreto potrebbe venire allo scoperto

Pesci Amore: preferite stare ferme e aspettare che succeda

potrete godere a pieno dei benefìci portati da Venere e Marte, un’accoppiata che in amore vi farà essere vincenti. Una relazione che inizia in questi giorni vi farà avere le vertigini. Eros: anche tra le lenzuola le emozioni sono più che mai intense. Straordinarie. 21 APRILE • 20 MAGGIO

esigenti e inclini alla gelosia. Il partner ha bisogno dei suoi spazi e la cosa non vi rende felici. Se frequentate un uomo già impegnato, la situazione potrebbe diventare insostenibile. Eros: preferite le coccole al sesso. Territoriali. 21 MAGGIO • 21 GIUGNO

i favori di tutti i pianeti veloci e anche la Luna a inizio settimana vi darà un po’ di brio. Una persona che conoscete da poco vi apparirà sotto una luce diversa. Chi è in coppia si ritaglierà dei momenti per sé. Eros: saltate i preamboli. Trascinanti. 22 GIUGNO • 22 LUGLIO

e se non siete state trasparenti con il partner forse è arrivato il momento di parlarne. Marte e Venere sono quadrati e qualcuno potrebbe pensare di prendersi una pausa di riflessione. Eros: avete desideri inconfessabili. Strategiche.

23 NOVEMBRE • 21 DICEMBRE

si mette in ottimo aspetto per chi intende uscire dal guscio e darsi un’altra occasione in amore. Da non sottovalutare le conoscenze virtuali. Chi è in coppia ritrova la capacità di parlarsi. Eros: il desiderio è vivo. Eccentriche. 22 DICEMBRE • 20 GENNAIO

sicuramente fonte di fastidio, in casa vi chiuderete in un guscio protettivo fatto di silenzi e musi lunghi. Periodo sottotono per le single, che eviteranno di andare in cerca di avventure. Eros: anche a letto non vi sentite capite. Sensibili. 21 GENNAIO • 19 FEBBRAIO

Amore: Sole e Mercurio nel segno vi rendono spigliate. State solo annusando l’aria attorno a voi, non c’è nessuno che al momento sembra piacervi così tanto da buttarvi fra le sue braccia. In coppia troverete qualcosa di divertente da fare insieme. Eros: userete le parole per risvegliare il desiderio. Maliziose. 2O FEBBRAIO • 20 MARZO

qualcosa. Anche in famiglia sarete più mansuete, desiderose di mantenere la pace, ma potreste facilmente scivolare nella noia, quindi premuratevi di coinvolgere il partner in passatempi divertenti. Eros: il sesso è più un dovere che un piacere. Ferme.

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21 MARZO • 20 APRILE

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di una visione più realista della coppia. In casa siete occupatissime e il partner farà qualcosa che vi irrita. Le single saranno attratte da un collega, ma non avete ancora il coraggio di farvi avanti. Eros: rimanete a letto, ma per colpa dell’influenza. Quadrate.


GR A ZI A• L A POSTA DEL CUORE SCRIVETE A:

victoria.cabello @mondadori.it

❮Cara Marta, molte lettrici non saranno d’accordo, ma io ti ammiro moltissimo. Innanzitutto perché hai resistito alla tentazione di prendere la caffettiera ancora calda e usarla per rompere i denti al marito fedifrago. Probabilmente lui era pentito e tu hai visto la sofferenza che il suo errore ha provocato anche a lui, ma solo una vera signora può mettere da parte l’orgoglio, spingere il marito ad assolvere ai suoi doveri nei confronti del figlio illegittimo e continuare ad amarlo. Ecco questa cosa del continuare ad amarlo è quasi più da santa che da signora e io voglio pensare che sia un segno di forza da parte tua. Ma se tuo marito dovesse per sbaglio pensare che, avendo sopportato tutto questo, sei un tappetino da calpestare, allora dovrai subito fargli capire quanto si sbaglia. Lasciandolo solo a rimettere insieme i pezzi della sua vita, possibilmente in mutande.

CARA GLI ECCENTRICI

sono affascinanti, ma sempre troppo FATICOSI

❯Elle UNO SPIRITO LIBERO Sono stata in vacanza in Thailandia e ho conosciuto un ragazzo italiano molto interessante con la parola “guai” scritta sulla fronte.

❯Marta MIO MARITO HA AVUTO UN FIGLIO DA UN’ALTRA, MA RESTO CON LUI Una domenica mattina, in cucina, tra il caff è e i biscotti un marito dice alla moglie che deve farle una rivelazione. Che è sotto ricatto perché ha avuto una relazione con una donna dalla quale è nato un f iglio e che lei gli estorce somme di denaro con la minaccia di rivelarlo. Il marito è il mio e la moglie sono io. Ma, nonostante le sue colpe, ho stima di lui e sto cercando di ripartire per costruire comunque un futuro insieme.

❯Mirella MI SENTO BANALE Ciao Victoria, a volte penso di essere troppo “regolare” per risultare affascinante. E, siccome il fisico non mi aiuta, non so come spiccare per trovare una persona che mi ami. ❮Cara Mirella, la “regolarità” è rassicurante, condivisibile con un gran numero di amici e quindi comoda. Gli eccentrici sono affascinanti ma faticosi,

Cerco di rivederlo, ma lui è uno spirito libero. Lo vorrei tutto per me. ❮Cara Elle, se lui è uno che vuole solo divertirsi, le tue speranze di legarlo

per gli altri e anche per se stessi. Detto questo, puoi lavorare sul tuo look per creare uno stile personale. Non tutte possiamo essere delle Gigi Hadid, ma c’è sempre qualcosa che può valorizzare il nostro aspetto: si tratta di procedere in modo scientifico. Inoltre, se vuoi avere uno stile tuo, ricorda che il segreto è ridurre e semplificare. Non pensare solo a nascondere i difetti, ma mostra i tuoi pregi.

sono poche. Forse negandoti potresti stuzzicare il suo desiderio di conquista, ma il rischio sarebbe quello di spingerlo a cercare il suo divertimento altrove.

In conclusione, ti rimangono due scelte: mollarlo e scoprire quanto gli interessi veramente, oppure tenertelo per riempire qualche weekend.

oppure scrivi a: Victoria Cabello - Grazia - Palazzo Mondadori - 20090 Segrate (Mi)

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Grazia italia n7 2 febbraio 2017 mar