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salute

124 ottobre 2016 | www.altroconsumo.it

Creme idratanti

La migliore è la meno cara

Cereali Meno zucchero, please

Farmaci orfani

L’officina dello Stato che produce medicine per le malattie rare

Assorbenti

Doppio test e prova pratica: ecco che cosa ne dicono le nostre socie

Care medicine Inchiesta: niente sconti in farmacia, bisogna liberalizzare

Supplemento di Altroconsumo n° 307 - Anno XLII - Altroconsumo, via Valassina 22, 20159 Milano - Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in a.p. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1 LO/MI - In caso di mancato recapito, restituire al Cmp di Milano Roserio per la restituzione al Mittente previo pagamento resi


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I nostri obiettivi sono l’informazione, la difesa e la rappresentanza dei consumatori. Non abbiamo pubblicità. Per i test acquistiamo tutti i prodotti e ci affidiamo solo a laboratori competenti e indipendenti da qualsiasi interesse. INDIPENDENTI Le nostre pubblicazioni non contengono pubblicità. Non accettiamo prodotti gratuiti e non realizziamo test su richiesta dei produttori. Scegliamo solo laboratori competenti e indipendenti da qualunque interesse. L’indipendenza è totale, a garanzia di obiettività di giudizi e consigli. EFFICACI Il nostro metodo di lavoro si basa su criteri di rigore scientifico, efficienza e competenza. A test e inchieste lavorano tecnici qualificati e specialisti di settore che mettono la loro professionalità al servizio dell’informazione, della consulenza, della risoluzione concreta dei problemi. DALLA TUA PARTE La nostra missione è esclusivamente orientata a soddisfare le necessità dei consumatori e a tutelare i loro diritti. Per questo offriamo servizi di consulenza individuale ai nostri soci e portiamo la voce e le istanze dei consumatori presso gli interlocutori istituzionali e sociali. Per chiedere consulenze e chiarimenti

www.altroconsumo.it/contattaci I numeri delle consulenze telefoniche sono a pag. 82 di Altroconsumo Direttore editoriale Andrea Doneda Direttore responsabile Rosanna Massarenti Redazione: Natalia Milazzo, Marzio Tosi (capiredattori), Manuela Cervilli, Matteo Metta, Beba Minna, Simona Ovadia, Adelia Piva (vicecapiservizio), Sonia Sartori, Stefania Villa. Redazione online: Alessandro Sessa (caporedattore), Luca Cartapatti (caposervizio), Michela Di Mario, Roberto Usai. Designer: Maria Grazia Galbiati (coordinatore), Roberto Milanesi, Sara Padidar, Ida Trimboli, Elisabetta Veraldi ALTROCONSUMO EDIZIONI SRL

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Lotta ai ciarlatani

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Investire in salute • Cuore al sicuro • No alla reperibilità se sei grave • Energy drink? Troppo dolci • Cibo e ragazzi • Conservante sgradito • Inquinati dentro • Bevande calde • Tiroide: perché lo screening per tutti è peggio • Zaino scuola • Attenzione a... • Olio di cocco • L’altro calcio • Pesce in scatola

ARTICOLI CEREALI Alla prova sia quelli per bambini sia quelli per grandi.

FARMACIE E PARAFARMACIE Gli sconti sono scarsi perché la concorrenza non decolla. di Adelia Piva

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MALATTIE RARE Quando produrre il farmaco non rende entra in campo lo Stato. di Stefania Villa

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CREME IDRATANTI La migliore costa meno di 3 euro e batte la più cara che ne costa più di 200. di Adelia Piva

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ASSORBENTI Test in laboratorio e prova pratica con le socie. di Elisa Gerardis

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DA NON FARE Quattro analisi che spesso è meglio non fare di Natalia Milazzo

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TUMORI E CURE I pazienti riescono a partecipare alle scelte? di Luciana Grosso

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Rosanna Massarenti Direttore

RISO E ZUCCA Saporito e cremoso anche con pochi grassi.

di Luciana Grosso

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Dare fiducia

PRIMO PIANO

LETTERE La crema si scioglie • Coraggio sui vaccini • Affumicati a Milano • La scelta del medico

I medici devono dedicare più tempo al dialogo e prendersi cura dei malati come persone

Alcune storie trovano ogni tanto spazio nella cronaca: malati che rinunciano alle cure ufficiali per affidarsi alla speranza millantata da cure non convenzionali, spacciate a volte per iperscientifiche e all’avanguardia, come è avvenuto per Stamina, a volte come naturali, “bio”, sedicenti rispettose delle leggi di natura che governano il nostro corpo. A quest’ultima illusione si sono affidate le due giovani donne morte la scorsa estate: hanno rifiutato la chemioterapia e si sono affidate alla cosiddetta cura Hamer, dal nome di un ex medico tedesco, radiato, condannato, poco sano di mente. Le malattie che le avevano colpite, tra l’altro - leucemia e tumore al seno - sono tra quelle che registrano percentuali di guarigione tra le più elevate, grazie ai progressi della ricerca. In verità, si tratta di storie di tutti i giorni, vissute all’ombra del dolore e della disperazione da chi deve affrontare malattie gravi. Lì, in quello spazio di paura, di fragilità, di disinformazione - e forse anche di una certa “distanza” emotiva della medicina ufficiale - si insinuano crudelmente ciarlatani e imbroglioni. La promessa di cure miracolose è antica quanto il mondo, come racconta poeticamente Fabrizio De André nella storia del medico che curava con i fiori dei ciliegi, ma che almeno un giudice spedì “a sfogliare i tramonti in prigione, bollato per sempre Dottor, Professor, Truffatore, Imbroglione...”. Il fatto è che oggi, grazie anche al web, il fenomeno può allargarsi a dismisura e che da noi non si finisce in galera. Il patteggiamento di Vannoni&co per il caso Stamina ne è una vergognosa dimostrazione: accertato il reato, si può pagare, con i soldi sottratti ai pazienti, la propria libertà. E anche quando si è radiati dalla professione, giudicati criminali e psicopatici da un tribunale, come nel caso di Hamer, si può continuare a fare danni gravi e creare proseliti. Come è possibile? Sfiducia e disinformazione - non solo nel campo medico - rendono facile ingannare le persone o consolidare false credenze (come l’inutilità dei vaccini, per citare un’altra bufala). Le persone diffidano di istituzioni, giornali, caste e industrie (cui apparterrebbero anche medici e aziende farmaceutiche) che, in effetti, di cose per perdere credibilità ne fanno, e cercano acriticamente informazioni sui blog o sui siti, dando credito a quelle più facili e rassicuranti. I medici devono impegnarsi per recuperare la fiducia dei pazienti, relazionarsi con loro in quanto persone, discutere e condividere la scelta di terapie, spiegandole nel bene e anche nel male, cosa spesso dolorosa, perché nella guerra contro le malattie non sempre si può vincere. Ben inteso, la libertà di cura resta un diritto, ma se è consapevole, non se indotta da false speranze che sfruttano l’ansia di trovare un rimedio all’inguaribilità della malattia e alla paura della morte. 124 testsalute 3


A cura di Natalia Milazzo

Primo piano salute 4 testsanté testsalute000 124

Gravidanza

Investire in salute La propensione a diventare obesi e il rischio di sviluppare una malattia cronica sono già presenti durante lo sviluppo fetale. L’Oms punta sulla salute nutrizionale delle donne. Il benessere nutrizionale delle donne in gravidanza è sulla lista delle priorità dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Il nuovo rapporto “Una buona alimentazione materna. Il miglior inizio nella vita”, lanciato a fine giugno, ribadisce l’importanza di una sana alimentazione durante la gestazione come semplice ma efficace atto di prevenzione di molte malattie dei nascituri. Gli studi sono ormai concordi nel dimostrare come ciò che mangia la mamma influenzi in maniera determinante la salute futura dei bambini, sia per quanto riguarda il rischio di sviluppare obesità sia il rischio di ammalarsi delle cosiddette “malattie non trasmissibili” come il cancro, il diabete, le patologie cardiovascolari, le malattie delle gambe e quelle croniche delle vie respiratorie. Non solo, il sovrappeso della madre, un aumento ponderale eccessivo durante la gravidanza, l’insorgere del diabete gestazionale o una cattiva alimentazione priva dei micronutrienti essenziali sono tutte situazioni che mettono a rischio la salute del feto e possono causare anomalie congenite e generare complicazioni durante il parto. Investire sull’educazione alimentare in gravidanza e ridurre le diseguaglianze presenti in Europa, sostenere la maternità nelle aree più disagiate sono quindi obiettivi importantissimi per la salute dei cittadini europei del futuro.

Defibrillatori

CUORE AL SICURO Dal 30 novembre entrerà in vigore il decreto ministeriale (in corso di registrazione e pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale nel momento in cui scriviamo) che obbliga ogni società sportiva dilettantistica a dotarsi di defibrillatori semiautomatici. L’obbligo è stato rimandato rispetto alla data fissata precedentemente perché si stanno completando i corsi di formazione degli operatori delle società sportive per l’uso degli apparecchi.


No agli slogan

ENERGY DRINK? TROPPO DOLCI Il Parlamento europeo ha posto il veto alla proposta della Commissione di permettere ai produttori di bevande energizzanti con caffeina di pubblicare sulle confezioni slogan che ne esaltano la capacità di aumentare l’attenzione o la concentrazione. Il motivo è semplice: evitare di incoraggiare un’assunzione eccessiva di queste bibite da parte degli adolescenti, che ne sono proprio i maggiori consumatori. La relatrice della posizione, Christe Schaldemose, ha citato statistiche secondo cui il 68% degli adolescenti e addirittura il 18% dei bambini consuma regolarmente bevande energetiche. E ha sottolineato come il problema di queste bevande non sia soltanto il contenuto di caffeina, fino a 80 milligrammi a lattina (quanto un caffè, che di solito bambini e adolescenti non bevono), ma anche quello di zucchero, che può arrivare a 27 grammi, più di cinque cucchiaini da tè. Il consumo eccessivo di zuccheri - particolarmente poco salutare, tra l’altro, se in forma di bibite - è senza più dubbi riconosciuto come uno dei fattori che contribuiscono all’epidemia di obesità sulla quale l’Organizzazione mondiale della sanità ha da tempo dato l’allarme.

Anoressia

CIBO E RAGAZZI L’American Academy of Pediatrics ha recentemente pubblicato un report sulla prevenzione di obesità e disturbi dell’alimentazione (come l’anoressia) negli adolescenti. Alcuni consigli. 1) Cercare di scoraggiare le diete dimagranti 2) Cercare di mangiare il più possibile in famiglia 3) Evitare discorsi sul peso, proprio o dei ragazzi 4) Vigilare ed evitare possibili prese in giro relative al peso 5) Incoraggiare a una visione positiva del proprio corpo.

Via il triclosan dagli spray

Conservante sgradito Il triclosan è un conservante molto usato nell’industria, ammesso in alcuni prodotti cosmetici: dentifrici, saponi, colluttori, deodoranti non spray, ciprie, correttori, prodotti per unghie. Da tempo questo conservante è sul banco degli imputati essenzialmente per due motivi: può contribuire all’insorgenza di allergie e aumentare la resistenza dei batteri (ovvero renderli più “forti”). Inoltre, l’anno scorso è uscito uno studio su animali da laboratorio in cui il triclosan risultava legato a un possibile aumento del rischio di malattie del fegato. Infine, non è facilmente biodegradabile ed è tossico per gli organismi acquatici. Visti questi dati, abbiamo sempre consigliato un ricorso il più possibile limitato a questo conservante, specialmente nei cosmetici, anche perché ci sono conservanti molti più sicuri. Da parte di chi acquista, è sufficiente controllare sull’etichetta che il triclosan non sia presente tra gli ingredienti. Gli unici prodotti in cui è accettabile sono quelli per la cura dei denti, perché utile a combattere i batteri responsabili di gengiviti e parodontiti. Recentemente è stata segnalata la presenza di triclosan in alcuni deodoranti spray, in cui non è ammesso dal regolamento europeo: ne abbiamo chiesto il ritiro al Ministero. Controllate le etichette: se ne trovate in commercio, segnalateceli. 124 testsalute 5


La sindrome dell’ ”edificio malato”

Inquinati dentro Capita in alcuni edifici moderni, in cui le finestre non si aprono più, sostituite dall’impianto di ventilazione che però non lascia entrare aria fresca dall’esterno. Possono essere uffici, scuole, ospedali, case per anziani, ma anche normali abitazioni. Quello che succede è che dopo alcune ore di permanenza nell’edificio molte persone iniziano ad avere una serie di sintomi, che tendono poi a passare nel giro di poche ore da quando si lascia l’edificio stesso. Non sono sintomi molto specifici, ciò che li caratterizza è proprio l’essere legati alla pemanenza nell’edificio: possono essere reazioni di tipo allergico, occhi che lacrimano, irritazione di naso, gola e pelle, sensazione di percepire strani odori e cose simili, oltre all’addensarsi di più persone con malattie infettive in concomitanza. Probabilmente i motivi e le cause sono diversi, ma la “sindrome dell’edificio malato” sembra legata soprattutto a una ventilazione inadeguata: migliorarla è quindi il primo rimedio. Molti composti chimici presenti all’interno degli edifici, se raggiungono un livello di concentrazione critico, possono provocare (o sono sospetti di poter provocare) irritazione dell’apparato respiratorio e sensoriale e possono dare luogo ai sintomi presenti nella sindrome. In generale i bambini sono i più colpiti, insieme agli anziani, alle persone che soffrono di malattie croniche (cardiache e respiratorie), a chi ha problemi del sistema immunitario. Una fonte importante di inquinamento interno è il fumo: dati recenti dell’Oms mostrano che in Europa più della metà dei bambini sono regolarmente esposti al fumo passivo.

6 testsalute 124

BEVANDE CALDE La buona notizia è che il caffè è stato scagionato dall’accusa di essere un possibile cancerogeno. Quella meno buona è però che bisogna stare attenti in generale a tutte le bevande consumate troppo calde. Lo Iarc, Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione mondiale della sanità, ha dichiarato che esistono sufficienti elementi per concludere che l’abitudine al consumo di bevande sopra i 65° è un fattore di rischio per il tumore all’esofago.

TIROIDE Perché lo screening per tutti è peggio Non abbiamo sintomi, ma ci sottoponiamo a un controllo in più, pensando che questo ci possa dare dei benefici. Invece ci stiamo esponendo a un rischio inutile. È il caso dell’ecografia tiroidea come screening, ovvero come controllo sulla popolazione, in chi non presenti alcun sintomo: è concreto il rischio di trovare noduli benigni - o che comunque non avrebbero dato alcun fastidio - e di ipotizzare che siano maligni e pericolosi. A volte si procede addirittura con interventi chirurgici inutili. Oggi si stima che fino al 70% delle donne in post-menopausa abbia un nodulo tiroideo ecograficamente documentabile. Tuttavia, nella larghissima maggioranza, il nodulo non darà mai problemi, né metterà in pericolo la salute della donna. Ma qual è il rischio di diagnosticare come pericoloso qualcosa che in realtà non lo è? La risposta si chiama “sovratrattamento”: cioè il ricorso a terapie sostanzialmente inutili, con il loro naturale carico di complicazioni e costi, oltre che di allarmi, preoccupazioni, tempo perduto. Per approfondire questo ed altri esempi di pratiche a rischio di essere inappropriate, consulta la sezione “Salute - Dal medico”: troverai tutte le schede realizzate con Slow Medicine nel quadro della campagna “Fare di più non significa fare meglio”.


Come sceglierlo

Zaino scuola Bambini e ragazzi puntano al modello più alla moda, ma è importante verificare anche la solidità e la comodità. Uno zaino scomodo può far venire mal di schiena.

Come sceglierlo Le dimensioni devono essere adeguate alla corporatura del ragazzo. La forma deve essere regolare, in modo che ci sia una corretta distribuzione del carico. Meglio i modelli con lo schienale rinforzato, che consente di distribuire in modo equilibrato il peso sulla schiena. Meglio ancora se lo schienale e gli spallacci sono imbottiti. Valutate bene la scelta di un modello dotato di ruote: sarà infatti complicato da portare per le scale e sui mezzi pubblici e tenderà a raccogliere la sporcizia della strada, specie se il percorso è lungo. Piuttosto è preferibile acquistare separatamente zaino e carrello, in modo da usare il carrello soltanto quando serve veramente (di solito venerdì e lunedì). Quanto deve pesare Fino al 10-15% del peso corporeo dello studente: quindi se un bambino pesa 20 Kg (peso medio a 6 anni, quando si inizia ad andare a scuola), uno zainetto adeguato non dovrebbe superare i 2-3 Kg. Verifica anche il peso dello zaino vuoto: uno di quelli base pesa circa 400 grammi (per i 24 - 26 litri di capienza), ma si può arrivare facilmente ai 900 - 1.000 grammi per i più grandi o imbottiti (da 30 litri). Come riempirlo Il materiale va spartito il più possibile tra le tasche, in modo da distribuire al meglio il peso. Occhio agli zaini a soffietto, che si possono allargare aprendo le cerniere sui lati: tendono a sbilanciare maggiormente all’indietro. Come indossarlo Sempre su entrambe le spalle, dopo avere regolato gli spallacci in modo che siano di pari lunghezza e lo zaino non scenda sotto la vita. Se c’è la cintura, andrebbe stretta.

Attenzione a... Perdita dei capelli indotta da farmaci Sulla rivista Prescrire International è stato pubblicato un articolo che segnala i diversi casi in cui i farmaci possono provocare la perdita dei capelli. Se i più noti per avere questo effetto sono i farmaci oncologici, tuttavia anche altri principi attivi possono provocarlo, con diversa frequenza e spesso in misura minore. La perdita di solito è reversibile e i capelli ricominciano a crescere: in alcuni casi comunque dopo un certo periodo, in altri solo al termine della cura. Tra i farmaci citati per poter causare perdita dei capelli: interferoni, antifungini azolici, immunosoppressori, litio, alcuni ormoni, vitamina A e derivati, calcioantagonisti, ipocolesterolemizzanti, alcuni farmaci psichiatrici. Biossido di titanio negli spray Il biossido di titanio (titanium dioxide) è un ingrediente utilizzato nei cosmetici sia come colorante sia come filtro solare, anche sotto forma di nanoparticelle. Nell’ultima opinione del SCCS (Comitato scientifico per la sicurezza dei consumatori della Commissione europea) la sua sicurezza è stata confermata, ma con un’eccezione: non potrà più essere usato in forma nano nei cosmetici spray (deodoranti, solari e altro), perché ciò potrebbe portare a inalarne le particelle. 124 testsalute 7


Sì o no?

Pesce in scatola Che sia più comodo del pesce fresco è sicuro. Ma dal punto di vista nutrizionale è molto meno vantaggioso.

Non è meglio del palma

OLIO DI COCCO Da quando in etichetta (anche grazie alle nostre lunghe battaglie) è finalmente apparsa tra gli ingredienti l’indicazione del tipo di grasso utilizzato, l’attenzione di chi sceglie i prodotti si è focalizzata su questo aspetto. Il primo a farne le spese è stato il grasso di palma, un tempo presente letteralmente ovunque e ora in rapidissima ritirata. Al suo posto, però, arriva l’olio di cocco, che troviamo sempre più spesso nella formulazione di snack dolci e salati e soprattutto tra gli ingredienti dei gelati. È migliore del palma? Dal punto di vista nutrizionale, no. Con “olio di cocco” si intende la sostanza grassa ottenuta dalla polpa essiccata della noce di cocco. Il primo indizio negativo è che non è liquido a temperatura ambiente, ma solido: proprio come il palma e, passando ai grassi animali, il burro. Ma i grassi solidi a temperatura ambiente sono quelli meno sani, perché sono ricchi di acidi grassi saturi, quelli di cui la nostra dieta tende a essere in eccesso; e infatti l’olio di cocco ne contiene circa il 90%. Inoltre negli alimenti si usa raffinato, così perde quel contenuto di vitamine e altri micronutrienti di cui molti siti web vantano i benefici. 8 testsalute 124

L’ALTRO CALCIO Il calcio non è contenuto soltanto nel latte e nei suoi derivati. Chi vuole ridurre il consumo di latticini può contare su diverse altre fonti naturali di questo elemento, prezioso in particolare per la salute delle ossa. • Spinaci, cavolo verde, broccoli: ripettivamente 56, 139 e 100 mg a porzione. • Legumi: fino a 80 mg di calcio. • Frutta secca, soprattutto mandorle (30 mg per 100 g). • Pesce azzurro, come le alici: 150 mg a porzione.

Se preparare il pesce fresco non è più la fatica di un tempo, oggi che lo si trova già pulito al supermercato, a prezzi tutto sommato contenuti, è indubbio comunque che quello in scatola, in generale tonno, sgombro o sardina, è più pratico. Però non è affatto la stessa cosa. Il tonno in scatola, per esempio, non contiene grandi quantità di acidi grassi Omega 3 di cui è ricco quello fresco e non è quindi un valido sostituto; va meglio allora lo sgombro, che rappresenta una scelta migliore, perché ne mantiene invece un buon quantitativo. Inoltre, bisogna tenere conto della modalità di conservazione: il pesce sott’olio è ovviamente molto più calorico, problema che invece è meno rilevante in quello conservato al naturale. Però l’aspetto più critico, dal punto di vista nutrizionale, che accomuna il pesce conservato di ogni tipo, è il contenuto di sale, molto superiore a quello caratteristico del pesce fresco. Varia da 1 a quasi 2 grammi per 100 grammi di prodotto sgocciolato: dato che uno dei punti deboli della nostra dieta è proprio il contenuto eccessivo di sale, nocivo per il sistema cardiovascolare, un ricorso frequente al pesce in scatola finisce col vanificare gli effetti positivi di una dieta ricca di pesce, che dovrebbe ridurre i rischi di problemi per il nostro cuore.


Molta vitamina A UNA PORZIONE APPORTA - 599 μg di vit A - 289 mg di potassio -10 g di grassi

Zucca sapore light

E

cco un piatto semplice e veloce, vegetariano ed economico. Dal punto di vista nutrizionale la zucca è povera di calorie, solo 45 kcal per una porzione da 250 grammi: aggiunge quindi tanto sapore, senza appesantire. Apporta una moderata quantità di fibra e una discreta quantità di potassio; inoltre è molto ricca di caroteni e di vitamina A: già con 100 g di zucca si riesce a coprire l’intero fabbisogno giornaliero di questa vitamina, che resiste bene alla cottura. Cucinata con il riso, sostanzialmente un carboidrato (zucchero complesso), dà luogo a un primo piatto gustoso e povero di grassi. Vi proponiamo qui una variante molto leggera (l’unico condimento è l’olio usato per il soffritto) e veloce, che prevede l’uso della pentola a pressione, accorciando notevolmente i tempi di preparazione.

Risotto alla zucca Per quattro persone: 400 g di zucca già pulita 320 g di riso Carnaroli o Roma 1 cipolla dorata o tre scalogni 640 ml di brodo vegetale o di dado quattro cucchiai di olio di oliva Fai dorare la cipolla sul fondo della pentola a pressione con l’olio e quattro cucchiai di acqua. Aggiungi quindi il riso e fallo rosolare finché è trasparente. Aggiungi la zucca a pezzetti e il brodo caldo. Chiudi il coperchio: dopo 8 minuti dal primo fischio spegni e fai uscire il vapore, per aprire la pentola. Mescola bene e porta in tavola.

398 kcal a porzione

➜ Guida alla dieta su www.altroconsumo.it/dimagrire 124 testsalute 9


Sempre la scelta più sana? Non è detto. I cereali più “golosi”, trattati con zuccheri e cioccolato, sono più grassi di alcuni biscotti leggeri.

Cominci bene

se lo zucchero non è troppo Anche se i cereali sono una valida scelta per la prima colazione dei bambini, occorre fare attenzione a quali si scelgono: alcuni sono troppo zuccherati. di Luciana Grosso

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i sono molti modi per iniziare la giornata, tutti validi. Tutti tranne uno: saltare la colazione. Come è stato detto molte volte, il primo pasto della giornata è anche il più importante: serve a reidratare il nostro organismo dopo la notte, serve a risvegliarlo e serve a farci incamerare forze per il resto della giornata. Le energie per il risveglio si assumono tipicamente con cibi ricchi di zuccheri semplici, come frutta, miele o marmellata; le energie “di scorta”, invece, si assumono dai carboidrati complessi, contenuti nei prodotti da forno o nei cereali.

Cereali a colazione: sì o no? Dipende. In linea di massima si tratta di una buona alternativa a biscotti e brioche, perché hanno un alto contenuto (dal 68% al 87% circa) di carboidrati e rispetto alla maggioranza dei prodotti da forno - meno grassi (regola che ha eccezioni, comunque); se integrali, sono anche ricchi di fibre, importanti per l’intestino. Non vanno consumati da soli, naturalmente: non bastano a costituire un pasto sano. Come peraltro è abitudine diffusa, bisogna abbinarli a latte o yogurt, che garantiscono il giusto apporto di proteine e calcio; l’aggiunta di un frutto fresco di stagione o - perché no? - qualche frutto in guscio (noci o mandorle) arricchisce la colazione di vitamine, sali minerali e altri elementi utili.

Cereali o biscotti? Abbiamo messo a confronto due colazioni standard: a parità di tipo, “goloso” o “semplice”, i cereali sono risultati sempre meno grassi dei biscotti.

golosi

4,4

6,4

g di grassi (131 kcal)

g di grassi (151 kcal)

semplici

0,4

g di grassi (112 kcal)

2,8

g di grassi (133 kcal)

Di cosa parliamo quando parliamo di cereali? Se andiamo al supermercato, nella corsia dei “cereali” troviamo decine di prodotti, tutti diversi per aspetto, forma e sapore. Alcuni, ricchi di cioccolato o zucchero, sono pensati per i bambini. Nel nostro test ci siamo concentrati soprattutto sui prodotti dedicati ai più piccoli ai quali abbiamo aggiunto anche alcuni cereali per adulti, valutandone e mettendone a confronto le qualità in termini di nutrienti e di gusto. Abbiamo analizzato 20 prodotti in commercio. Li abbiamo sottoposti oltre che a una serie di verifiche di laboratorio utili a valutarne

la qualità, anche a un campione di 400 bambini tra i 6 e gli 11 anni, ai quali abbiamo affidato l’incarico, in veste di “assaggiatori”, di valutarne il sapore.

Sembra vada tutto bene, ma... I nostri risultati (ma basta anche una occhiata alle tabelle nutrizionali) hanno confermato che una colazione con i cereali è una buona scelta: l’apporto calorico è generalmente più basso

rispetto a quello dei biscotti (si va dal minimo di 109 kcal per porzione media di 30g di Nestlè Fitness fino al massimo di 131 kcal per porzione di Kellogs Choco Krave) e la maggior parte parte dei prodotti si colloca attorno alle 110-115 kcal a porzione). In alcuni prodotti anche i grassi e i grassi saturi sono risultati pochi e anche in merito alla presenza di sale non abbiamo giudizi negativi. I cereali, poi, specie se integrali contengono molte > 124 testsalute 11


LA NOSTRA SCELTA

72

67

QUALITÀ BUONA

CLUB 4 -10 COOP Ciambelline di cereali al miele

1,95 - 2,79 euro (300 g)

1,74 - 1,89 euro (375 g)

A sorpresa il più gradito dai bambini nonostante sia uno dei meno zuccherati. Buoni anche i risultati per grassi e micotossine.

I cereali per bambini a marchio Coop coniugano un prezzo basso a buone prestazioni in termini di nutrienti e zuccheri (pochi).

Metalli pesanti

A A C

C

C

A A

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A A C

A C

A B

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CLUB 4 -10 COOP Ciambelline di cereali al miele (375 g)

1.74 - 1.89 0,48 B

C

A A C

A B

A B

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PAN DI STELLE I cereali (330 g)

2.35 - 2.9

0,82 B

E

A A C

C

C

C

B

63

CONAD Corn Flakes Glassati (375 g)

1.5 - 1.95

0,43 B

E

A A C

E

A A B

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ESSELUNGA Honey Ciuffy Chicchi di grano soffiato ricoperti di miele (375 g)

1.65 - 1.65 0,44 B

E

A A A C

B

A B

62

NESTLÉ NESQUIK Cereali (330 g)

2.59 - 3.49

B

E

C

A B

61

C

A A C

C

A E

E

A A C

E

B

A B

60

2.09 - 2.29 0,59 B

E

C

A A B

A B

59

2.15 - 3.19 0,74 C

E

A C

A B

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CROWNFIELD (LIDL) Rice Snaps (500 g)

1.99 - 1.99 0,40 C

C

A A C

E

A C

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CARREFOUR KIDS Choco Ballz (375 g)

1.6 - 2.09

E

A A C

A C

A C

56

KELLOGG’S Corn Flakes Gli originali (375 g)

1.75 - 2.39 0,55 C

C

A A C

E

A A C

56

NESTLÈ CHEERIOS Miele (375 g)

2.19 - 2.79 0,68 B

C

C

A C

A C

A C

56

NESTLÈ Cookie Crisp (260 g)

1.7 - 1.99

E

C

A C

C

B

A B

56

KELLOGG’S CHOCO KRAVE Cioccolato e nocciole (375 g)

2.42 - 3.59 0,82 C

E

C

C

C

C

A B

55

KELLOGG’S Rice Krispies (375 g)

2.25 - 3.49 0,78 C

C

A A C

E

A A C

RIK&ROK AUCHAN Cao flakes Petali di grano al cioccolato (375 g)

1.59 - 1.79 0,44 C

E

C

C

KELLOGG’S MIEL POPS Anellini (375 g)

2.28 - 3.49 0,81 C

E

C

A C

TRE MULINI (EUROSPIN) Corn Flakes Fiocchi di mais (750 g) KELLOGG’S FROSTIES Fiocchi di mais glassati (375 g) NESTLÉ CHOCAPIC Riccioli di grano al cioccolato (375 g) KELLOGG’S COCO POPS Barchette (375 g)

0,9

1.65 - 1.75 0,22 B 2.3 - 3.49

0,78 C

0,52 B

0,73 B

Risultati completi su www.altroconsumo.it/alimentazione

12 testsalute 124

C

C

C

C

C

A C

A C B

A A C A C

Assaggio

Fibra

C

2.49 - 3.29 0,97 A C

Micotossine

Sale

1.95 - 2.79 0,72 C

NESTLÈ Fitness (300 g)

Grassi saturi

KELLOGG’S Special K Classic (300 g)

Grassi

Zuccheri

Medio per 100 g

Etichetta

F

In euro min - max a confezione (giugno 2016)

Cereali per la prima colazione

RISULTATI

QUALITÀ GLOBALE %

KELLOGG’S Special K Classic

PREZZI

F

QUALITÀ BUONA

C

60

53

A C

48

A C

48

qualità buona

qualità media


Li abbiamo comprati

GIovanni, 11 anni, e Francesca, 8 anni «Il nostro pacchetto di prova conteneva quattro confezioni anonime di cereali, tutti al cioccolato. Solo uno non ci è piaciuto, perché ci dava l’impressione di “attaccarsi’ al palato e, mentre lo masticavamo, di fare un pastone unico. Un tipo di cereale ci è piaciuto più di tutti e per fortuna, grazie alla forma, siamo riusciti a ritrovarlo al supermercato e ce lo siamo fatto comprare dalla nostra mamma. Ora mangiamo sempre i cereali a colazione».

“Meno dolce è, meglio è”

Lucilla, 8 anni «La mia famiglia fa spesso colazione con i cereali. Io invece preferisco il pane o le fette biscottate con la marmellata. Però fare la prova mi è piaciuto ed è stato divertente. I cereali della mia prova, in tre casi su quattro, erano di quelli “per bambini” perché avevano la forma di una ciambellina. Pensavo che mi sarebbero piaciuti tanto, invece no. Alla fine ho preferito quelli nel quarto sacchetto, gli unici che avevano la forma da “cereale” e che, per di più erano anche meno dolci degli altri».

> fibre, il che è un fatto buono. In media si tratta di 5 grammi ogni 100. Il quadro nutrizionale è generalmente buono, non fosse che per un parametro, decisamente troppo alto.

C’è troppo zucchero! Il problema sono gli zuccheri semplici. Quasi in tutti i cereali testati ce ne sono troppi, soprattutto in considerazione del fatto che nella maggior parte dei casi si tratta di prodotti rivolti ai bambini, ossia a chi, più di ogni altro ha bisogno di un’alimentazione equilibrata. Per quel che riguarda la presenza di

Non mi sono piaciuti

COSA DICONO I BIMBI

“Evviva il cioccolato”

Bruxelles è arrivato un invito a tutti gli Stati membri (sul quale vigileremo) a operare per ridurre sensibilmente la presenza di zuccheri nei cibi (meno 10% entro il 2020) e allo stesso tempo va favorita la diffusione e il consumo di cibi a ridotto apporto di sale e grassi.

Contaminanti? No, però... Nelle nostre ricerche non ci siamo limitati solo a cercare (e a trovare) gli zuccheri, ma abbiamo anche cercato tracce di contaminanti ambientali come piombo, cadmio e di micotossine, ossia sostanze prodotte da muffe. I risultati sono stati complessivamente positivi, anche alla luce del fatto che nella nostra valutazione siamo stati particolarmente severi e abbiamo usato come parametro i limiti pensati per i bambini (molto più bassi, in genere, di quelli per gli adulti). Se per il piombo e il cadmio i risultati sono stati pienamente soddisfacenti il discorso per le micotossine è un po’ diverso: abbiamo trovato solo il Deossinvalenolo (DON), una micotossina non cancerogena, ma tossica oltre certi limiti. La presenza da noi riscontrata di Don è sempre stata entro i limiti di legge. Però, dato che il parametro scelto era particolarmente rigido, abbiamo attribuito un giudizio medio (Pan di Stelle) e uno negativo (Tre Mulini).

Finale a sorpresa zuccheri nessun prodotto dei venti messi alla prova riceve un voto veramente buono dai nostri test e, anzi, spesso (12) ha una valutazione pessima. Si va dal minimo di 7,9 g/100 g di Kellog’s Rice Krispies al massimo (veramente troppo) 42,5 g /100 g di Esselunga Honey Ciuffy. La maggior parte dei prodotti si colloca su una media di 22,3 g/100g di zucchero.

Cosa dice l’Unione europea? La stessa cosa che diciamo noi, grosso modo: gli zuccheri vanno ridotti e assunti, insieme ai sali e ai grassi saturi, con moderazione. Anzi, di più. Da

La parte più stupefacente delle nostre prove è arrivata dai bambini. Sono stati loro che ci hanno stupito scegliendo come loro preferito un cereale, Kellogs Special K (risultato poi, anche per questo, il Migliore del Test) calibrato su un consumatore più adulto. La scelta ci ha sopreso perché si tratta di un prodotto che non punta al target dei bambini, né con campagne promozionali né con gadget. Inoltre è uno dei meno zuccherati e non è trattato né con cacao, né con glassa. Al secondo posto, nella classifica degli assaggi, è comunque arrivato Pan di Stelle, uno dei più golosi tra quelli selezionati per il test. 124 testsalute 13


Con e senza prescrizione medica

Farmaci SENZA RICETTA Da banco (detti anche OTC - Over the Counter) e SOP (Senza Obbligo di Prescrizione) sono venduti in farmacia parafarmacia e corner salute dei supermercati. Prezzo deciso dal farmacista. CON RICETTA Fascia A Farmaci venduti solo in farmacia e rimborsati dal SSN (al massimo si paga il ticket). Prezzo deciso dalla casa farmaceutica e dal Ssn. Fascia C Farmaci venduti solo in farmacia a totale carico del cittadino. Prezzo fissato dalla casa farmaceutica, che il farmacista può scontare.

14 testsalute 124

Farmacie

allergiche allo sconto Sui farmaci in fascia C con obbligo di ricetta non fanno risparmiare nemmeno un euro e non propongono l’equivalente meno caro. La nostra inchiesta in 100 farmacie di 10 città dimostra che il mercato senza concorrenza non fa sconti. di Adelia Piva

D

al 2012 le farmacie possono fare sconti sui farmaci di fascia C con ricetta medica, quelli a totale carico del cittadino, non rimborsati dal Ssn. Ma non li fanno. Quasi mai. È quanto emerge dalla nostra inchiesta in 100 farmacie che abbiamo visitato, nel maggio scorso, attraversando tutta l’Italia (Milano, Torino, Bologna, Roma, Napoli, Palermo, Bari, Firenze, Genova e Padova)

per acquistare due farmaci di fascia C molto venduti, Gentalyn Beta (pomata antibiotica e cortisonica) e Yasmin (pillola anticoncezionale). Solo una farmacia ci ha fatto lo sconto. La mosca bianca è la Farmacia Cerasola di Palermo (vedi nel riquadro a pag. 17). Le altre 99 farmacie hanno applicato il prezzo stabilito dalla casa farmaceutica in tutta Italia, quello che si trova stampato sulla confezione.


Risparmiare si può LA PETIZIONE DA FIRMARE Portiamo i farmaci di fascia C anche nelle parafarmacie e nei corner salute dei supermercati

Verso il mercato libero Maggio 2005 Decreto Storace: viene data la possibilità alle farmacie di scontare i farmaci senza obbligo di ricetta fino al 20%.

Luglio 2006 Decreto Bersani: abolisce il tetto massimo di sconto del 20% e consente la vendita dei farmaci da banco anche nelle parafarmacie e nei corner degli ipermercati, purché in presenza di un farmacista.

Gennaio 2008 Abolizione del prezzo massimo di vendita (che non è più impresso sulla confezione). Il farmacista può decidere liberamente il prezzo.

Marzo 2008 Le case farmaceutiche hanno la facoltà di fornire un prezzo “indicativo” del farmaco.

Dicembre 2011 Decreto Salva Italia: introduce la possibilità di applicare sconti sui farmaci in fascia C con ricetta a totale carico del cittadino. Altroconsumo promuove, insieme a Conad e alla Federazione Nazionale Parafarmacie Italiane (FNPI), la petizione perché i cittadini possano acquistare i farmaci di fascia C, con obbligo di ricetta, ma non rimborsati dal Ssn, anche nelle parafarmacie. Per far giocare la concorrenza e far scendere i prezzi. Firma su: www. liberalizziamoci.it

Marzo 2012 Decreto Cresci Italia: possibilità di applicare sconti anche sui farmaci in fascia A (con obbligo di ricetta rimborsati dal Ssn) se acquistati privatamente. Le farmacie possono restare aperte oltre gli orari e i turni di apertura.

Novembre 2012 Non un centesimo in meno. Del resto, il cittadino non ha alternative. Non può andare a comprare questi medicinali in una parafarmacia o nel corner salute di un supermercato come avviene per i farmaci da banco (OTC e SOP), perché la legge dà l’esclusiva di vendita alle farmacie per i farmaci con obbligo di ricetta (sia fascia C sia A). Insomma, manca del tutto lo stimolo della

350 confezioni di farmaci in fascia C con obbligo di ricetta passano a SOP senza ricetta, il cosiddetto “delisting”.

Novembre 2014 521 confezioni di farmaci in fascia C con obbligo di ricetta passano a farmaci da banco, SOP senza ricetta.

Agosto 2016 Ddl concorrenza, non ancora passato al Senato: allargamento della proprietà delle farmacie anche alle società di capitale.

> 124 testsalute 15


Comprare online

CLICCA SUL BOLLO Se compri sul sito della farmacia o parafarmacia verifica che sia autorizzata dal bollo

prescrizione del medico c’è comunque, qualunque sia il canale di vendita, purché presidiato da un farmacista. Finché questi farmaci possono essere venduti solo in farmacia e non c’è un’adeguata informazione ai cittadini, che devono sapere che il prezzo sulla confezione non è scolpito sulla pietra, in pochi si sentiranno “spinti” a fare sconti.

Si risparmia con l’equivalente (se te lo propongono)

> concorrenza. Necessario per alleggerire il portafoglio degli italiani sul fronte della spesa farmaceutica, visto che le farmacie non hanno saputo cogliere questa occasione. I risultati di questa e di passate inchieste, mostrano che la concorrenza è fortemente contrastata dal desiderio di non diminuire la fetta di guadagno su un mercato, quello dei farmaci con ricetta fascia C, che fattura molto: nel 2015 valeva circa 3 miliardi di euro pari al 36% della spesa privata dei cittadini sostenuta per acquistare farmaci in quell’anno. Soldi anche cash, che entrano subito nelle casse dei farmacisti, che non devono aspettare il rimborso dal Servizio sanitario nazionale come avviene per la fascia A, quella dei farmaci venduti solo con ricetta e solo in farmacia. Non possiamo realisticamente pensare che il mercato esca da questo stallo senza un intervento pubblico di vera liberalizzazione. Non si capisce perché non si possa aprire il mercato ai coner dei supermercati e alle parafarmacie, dove comunque è obbligatoria la presenza di un farmacista. I farmaci per i quali è richiesta la prescrizione medica sono quelli che per i loro effetti o per la potenziale tossicità devono essere usati sotto il controllo del medico, che indica in che quantità devono essere presi, per quanto tempo e sotto quale forma. Ma la 16 testsalute 124

Come abbiamo visto le farmacie non ci pensano proprio a fare sconti se non sono obbligate a farlo. Uno dei servizi che dovrebbero offrire al cittadino, per legge, è informarlo sulla possibilità di sostituire il farmaco di marca con uno equivalente, cioè con lo stesso principio attivo, ma meno caro (vale per i farmaci di fascia A e C): in media, si risparmia il 30%. Un obbligo ignorato dal 68% delle farmacie che abbiamo visitato nella nostra inchiesta, che si sono guardate bene dal

Inchiesta in 100 farmacie

proporci l’equivalente. Solo il 32% lo ha suggerito. Abbiamo dovuto chiedere esplicitamente se era possibile sostituire Gentalyn e Yasmin con il generico per portare a casa il farmaco meno caro. Anche se per la pillola Yasmin, ben il 16% dei farmacisti ci ha detto che il generico non c’è o che è sconsigliato. Non è così. Basta dare un’occhiata alla banca dati farmaci che trovate sul sito di Altroconsumo: Yasmin costa 16,20 euro contro i 9,50 euro del generico meno caro: sono 6,70 euro di risparmio a confezione che moltiplicato per dodici fa 80,40 euro in un anno che ci restano in tasca. Vista la scarsa propensione dei farmacisti a proporre l’equivalente meno caro, forse un intervento dell’Ordine dei farmacisti non sarebbe inopportuno, così come dovrebbe essere premura dell’Aifa, Agenzia italiana del Farmaco, pubblicare liste aggiornate degli equivalenti: così il farmacista non indicherebbe erroneamente che non esiste l’equivalente di Yasmin. Finché non ci sarà una liberalizzazione completa del settore, che possiamo spingere firmando la petizione (vedi a pag. 15), dobbiamo darci da fare per risparmiare sulla nostra spesa farmaceutica. Come? Usando la banca dati di Altroconsumo per individuare il farmaco equivalente meno caro. Basta inserire il principio attivo o il nome del farmaco di marca e compaiono le alternative con relativi prezzi, basta andare su: www.altroconsumo.it/salute, oppure chiamare il nostro servizio di consulenza farmaci allo 02/6961555, dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18.

Online si risparmia, con le giuste precauzioni

68%

dei farmacisti non ha rispettato l’obbligo previsto dalla legge di informarci sulla possibilità di acquistare un farmaco equivalente meno caro rispetto a quello di marca richiesto.

Dall’inizio dell’anno, il ministero della Salute ha autorizzato farmacie e parafarmacie a vendere i farmaci da banco anche online allo stesso prezzo a cui è venduto nel punto vendita. Si aggiunge così una possibilità di confronto e risparmio per il cittadino, piuttosto consistente se si guarda ai risultati della nostra inchiesta in 100


Sui farmaci da banco si risparmia di più nei corner degli ipermercati: in media il 14% in meno

farmacie e parafarmacie che offrono questo servizio (TS123, agosto 2016) dove abbiamo verificato i prezzi di 21 farmaci senza ricetta inclusi tra i più venduti (Aspirina, Buscopan, Tachipirina...) ed è emerso come da un sito di vendita all’altro i prezzi della stessa confezione di medicinale possono addirittura raddoppiare (con una variabilità di prezzo che può arrivare sino al 134%). Per evitare di incappare in operatori illegali e farmaci contraffatti bisogna però verificare che il sito sia autorizzato alla vendita dei farmaci online. Come? Deve avere il bollino di sicurezza con il logo apposito (vedilo riprodotto nella pagina accanto) che rimanda, tramite

Solo nella farmacia Cerasola di Palermo abbiamo trovato un cartello che diceva “Sconto dell’8% su tutti i farmaci di fascia C” e abbiamo comprato Gentalyn e Yasmin a un prezzo scontato. Una mosca bianca, le altre 99 famacie che abbiamo visitato in tutta la Penisola non praticano quasi mai lo sconto.

link, all’elenco degli esercizi commerciali autorizzati, che è stato pubblicato sul sito del ministero della Salute.

Mercato libero ancora troppo ristretto La nostra inchiesta nelle farmacie dimostra che senza l’estensione della liberalizzazione anche ai farmaci di fascia C non ci saranno benefici reali sui prezzi per i cittadini. Bisogna portarli fuori dalle farmacie che, senza concorrenza, non hanno nessuno stimolo a ridurre i prezzi, anche se la legge dice che possono farlo. Il governo non spinge abbastanza per favorire la concorrenza e dare ai cittadini la possibilità di risparmiare su una spesa necessaria. Deve cambiare anche la mentalità, condizionata dalle lobby che si contendono il ricco mercato dei farmaci. Di fatto, non conta in quale locale viene venduto il farmaco, l’importante è che dietro al bancone ci sia un farmacista professionista, garante della salute proprio in virtù del suo ruolo e capace di dare le informazioni corrette e prevenire i rischi. Quindi, tutti i farmacisti, ovunque lavorino, devono poter vendere tutti i farmaci a completo carico del cittadino: oltre ai SOP e OTC (ovvero farmaci senza obbligo di ricetta come Tachipirina, Aspirina, Enterogermina...) anche i farmaci in fascia C con ricetta (come le pomate antibiotiche, gli ansiolitici...). Aumentando i punti vendita alternativi alle farmacie i prezzi possono scendere. Ma la politica segna il passo. Nel ddl sulla concorrenza, ancora in discussione nel momento in cui scriviamo (settembre 2016), è prevista la possibilità per le società di capitale di diventare titolari delle farmacie. In questo modo si permetterebbe a nuovi soggetti di entrare nel mercato per portare nuovi finanziamenti, stimoli ed energie. Oggi infatti i titolari delle farmacie possono essere solo persone fisiche, che non possono possedere più di quattro punti vendita. Attenzione, però, che questo non diventi un’arma a doppio taglio. Infatti, oggi il numero delle farmacie ha un limite massimo (una ogni “x” abitanti > 124 testsalute 17


Non solo farmaci MARKETING IN CAMICE BIANCO In farmacia si trova di tutto: dai cosmetici agli integratori

Fuori dalle farmacie

Prezzo scontato La liberalizzazione è una realtà da ormai dieci anni per i medicinali da banco, quelli senza obbligo di ricetta medica. E i vantaggi sul portafoglio si sono visti. Questi farmaci tra i più comuni (Tachipirina, Aspirina, Moment, Imodium, Canesten, Bronchenolo...) che fino al 2006 potevano essere venduti solo in farmacia, si possono comprare oggi anche nei corner salute degli ipermercati e nelle parafarmacie sempre alla presenza di un farmacista. Il prezzo lo decide il farmacista. Siamo andati a comprare uno di questi farmaci da banco, Moment 200 mg (12 compresse) in 100 farmacie, 20 parafarmacie e 10 corner salute di ipermercati (appartenenti a cinque insegne diverse: Iper, Conad, Ipercoop, Carrefour e Auchan). Il prezzo del Moment indicato dal produttore è pari a 5,40 euro. Questo è solitamente il prezzo che viene poi applicato dalle farmacie che lo espongono come prezzo al pubblico: in quelle visitate nell’inchiesta è successo nel 48% dei casi, ma nel 36% il prezzo applicato era più basso e solo nel 16% più alto. Con punte di 7,40 euro, davvero troppo! Il prezzo medio applicato è stato, però, leggermente più basso di quello indicativo cioè 5,28 euro. Al contrario, in tutti i corner salute dei supermercati visitati abbiamo trovato un prezzo più basso (o al limite uguale) a quello indicativo (tra i 4,09 e i 5,41 euro). Mentre le parafarmacie si collocano a metà strada tra corner e farmacie in fatto di convenienza visto che il Moment ci è stato venduto a un prezzo compreso tra 4,40 e 5,80 euro, in media a 5,07 euro.

18 testsalute 124

Il prezzo dei farmaci da banco è libero

> in base alla zona). Così il rischio è che le società di capitale acquistino molti degli esercizi già esistenti dando vita a grandi catene che potrebbero imporre i prezzi. Per evitarlo bisognerebbe eliminare questo vincolo e far sì che ci debba essere una farmacia ogni “x” abitanti. Così ci sarebbero un numero maggiore di esercizi che si fanno concorrenza.

Liberalizziamoci: firma anche tu Ad oggi, quindi, possiamo dire che c’è un mercato dei farmaci condizionato da una liberalizzazione monca: che tale resterà finché i farmaci con ricetta potranno essere venduti solo in farmacia. Parafarmacie e corner salute degli ipermercati possono vendere solo i farmaci senza obbligo di ricetta e i farmaci veterinari. Un vero peccato, visto che le nostre ultime inchieste dimostrano come le possibilità di risparmio vengano soprattutto nei corner degli ipermercati: in media il 14% in meno. Del resto, oltre il 90% dei farmaci da banco continua a essere venduto all’interno dalle farmacie e questo non aiuta certo la concorrenza. Per sostenere attivamente la liberalizzazione di questo mercato Altroconsumo promuove insiema a Conad e alla Federazione Nazionale Parafarmacie Italiane (FNPI) la petizione “Liberalizziamoci”, in cui chiediamo che i cittadini possano acquistare a prezzi più competitivi i farmaci prescritti dal medico, oltre che in farmacia, anche nei corner salute e nelle parafarmacie, sempre in presenza di un farmacista. Potete aderire andando su: www.liberalizziamoci.it/firma


FARMACI RICORDA

L’EQUIVALENTE EQUIVALE ALLA MARCA E COSTA MENO

Non c’è ragione per non scegliere l’equivalente: il prezzo più basso non significa che è meno efficace o meno sicuro. La nostra banca dati online contiene più di 14mila farmaci, rimborsati e non dal Servizio sanitario: digita il nome del principio attivo (o quello della marca) e troverai il farmaco più economico a parità di efficacia. www.altroconsumo.it/farmaci

oppure 02 69 61 555


Farmaci orfani

Non rendono e nessuno (o quasi) li fa

Alle aziende farmaceutiche non conviene investire in medicinali per le malattie rare: troppo pochi i possibili utilizzatori. Eppure si tratta di centinaia di migliaia di pazienti, spesso in gravi condizioni. In Italia c’è un’officina farmaceutica dello Stato che ne produce alcuni. di Stefania Villa

P

otrà sembrare anche assurdo, ma ci sono delle malattie rare, gravi e anche invalidanti, per cui non esiste nessun farmaco in commercio. E non solo perché la ricerca scientifica non lo ha scoperto, ma anche perché le aziende farmaceutiche hanno deciso di non produrlo: troppo alto l’investimento rispetto a quello che sarebbe il ritorno economico. Non è facile quantificare il numero di persone con malattie di questo tipo (i Registri regionali non hanno ancora copertura omogenea sul territorio), ma secondo alcune ricerche, in Italia, lo 0,75%-1% della popolazione soffre di malattie rare (Fonte: Rapporto MonitoRare, 2016), un numero troppo esiguo per garantire sufficienti vendite. Peccato, però che, se per le aziende è troppo poco, quell’1% di italiani in realtà corrisponde a 670mila persone circa: 670mila malati, il cui diritto alla cura non è così scontato, proprio perché molti farmaci per le malattie rare sono orfani, cioè abbandonati dalla produzione industriale. Qualcuno c’è però, in Italia,

20 testsalute 124

che nella sua missione ha quella di produrre farmaci essenziali anche per solo dieci persone in tutto il Paese.

Chi li “adotta” in Italia «Abbiamo iniziato dal 2007 a produrre farmaci che non sono più reperibili sul mercato», racconta il colonnello Antonio Medica, direttore dell’Istituto chimico farmaceutico militare di Firenze, l’unica officina farmaceutica dello Stato che, oltre ai farmaci orfani, produce cannabis terapeutica, antidoti e farmaci per possibili emergenze, come disastri nucleari o attentati terroristici con agenti chimici. «Le richieste ci arrivano da parte di associazioni di pazienti o di medici, oppure dall’Aifa stessa che fa da filtro - continua Medica -. Ma talvolta siamo costretti a fare delle produzioni talmente piccole, proprio perché il numero dei pazienti è esiguo, che il costo finale diventa anche abbastanza elevato. Un caso è quello della colestiramina, usata per la sindrome piuttosto invalidante di Kriegle-Najjar (malattia del metabolismo,

Due immagini dall’Istituto chimico farmaceutico militare di Firenze, la struttura dello Stato in cui si producono alcuni farmaci orfani. Sopra, un operatore al lavoro. In basso, tra gli altri medicinali, la Chinina, un farmaco salvavita prodotto per la cura della malaria.


Medicinali per pochi A FIRENZE L’Istituto chimico farmaceutico militare dello Stato produce al momento sei farmaci orfani

ndr): i pazienti che lo usano in Italia sono dieci, un quantitativo talmente piccolo che facciamo duemila-tremila bustine all’anno». A oggi sono «circa duemila i pazienti che vengono trattati con i sei medicinali prodotti dall’Istituto. Mediamente ogni anno si va a sommare un nuovo medicinale». Oltre alla colestiramina, ad esempio, c’è la mexiletina, per il morbo di Wilson, una malattia genetica con ricadute sul fegato e il cervello, che causa tremori e contrazioni; oppure la D-Penicillamina, usata per la cistinuria (una malattia dei reni) e per le intossicazioni professionali da piombo e oro. O, sempre per la cistinuria, la Tiopronina: fino a qualche anno fa, era prodotta (con il nome di Thiola) dall’azienda Cooperativa Farmaceutica di Milano; dopo averla ritirata e rimessa in commercio più volte, l’azienda l’ha ritirata definitivamente nel 2013 dicendo di “non riuscire più” a procurarsi il principio attivo (come invece ora riesce a fare l’Istituto fiorentino) e rendendone necessario il reperimento all’estero da parte del Servizio sanitario.

Ne servono di più I benefici di realtà come l’Istituto di Firenze sono evidenti, ma sono possibili anche grazie al fatto che si tratta di una struttura farmaceutica particolare, unica nel suo genere, perché pubblica: «Ci basta garantire il pareggio di bilancio - dice Medica -, ma non finalizziamo il lucro, quindi riuscire a recuperare le spese ci basta; la nostra produzione avrà sempre dei prezzi di vendita di poco superiori ai costi». Ad esempio, la Niaprazina, per alcuni disturbi del sonno, costa una cifra ragionevole, 14,50 euro (è a carico del Servizio sanitario, non del paziente); prendendo un altro esempio di farmaco per malattie rare, ma prodotto da un’azienda farmaceutica, la differenza di prezzo è evidente: il Carbaglu, usato per malattie legate all’eccessiva presenza di ammoniaca nel sangue con potenziali danni irreversibili, ha un prezzo massimo di ben 6.267,67 euro (essendo ospedaliero va poi contrattato con l’azienda).

In Italia ci sono 66 farmaci disponibili, ma le malattie rare sono molte di più

Per avere aiuto Numeri ed esenzioni In Europa una malattia è considerata rara quando colpisce non più dello 0,05% della popolazione (un caso ogni duemila abitanti). Molte patologie però sono ancora più rare arrivando a una frequenza dello 0,001% (un caso ogni 100mila persone). Secondo le stime, nel mondo esistono 4-5mila malattie rare e in Europa le persone interessate sono 25-30 milioni, di cui 450-670mila in Italia. Nel nostro Paese, solo le 583 malattie rare nell’elenco dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) hanno l’esenzione dal pagamento del farmaco (decreto ministeriale 279/2001). Alcune Regioni prevedono anche altre esenzioni. Per avere aiuto e informazioni Il Centro nazionale malattie rare dell’Iss ha attivato il numero verde Malattie rare 800.89.69.49 (lun-ven, 9-13), per avere informazioni sulle esenzioni, sui presidi di diagnosi e cura della Rete nazionale malattie rare e sulle associazioni dei pazienti. Sul sito www. iss.it (sezione Centro nazionale malattie rare - Farmaci orfani) è spiegato come presentare richiesta di un farmaco per una malattia rara quando non è in commercio.

D’altronde le case farmaceutiche sono aziende che, in quanto tali, ragionano sulla base di logiche di mercato. Il loro potere nella ricerca e nella produzione risulta però fondamentale per sopperire al fabbisogno di farmaci per le malattie rare: in totale quelli disponibili in Italia sono 66 (su 87 autorizzati dall’Ema), quando la lista delle malattie rare - e solo quelle esenti dal ticket -, individuate dall’Istituto Superiore di Sanità comprende 583 voci. Per stimolare la ricerca e lo sviluppo da parte di Big Pharma, esistono alcune politiche di sostegno a livello europeo che prevedono varie agevolazioni, come lo snellimento dei percorsi burocratici per l’immissione in commercio; agevolazioni che, però, inevitabilmente devono fare anche i conti con il rigore scientifico necessario quando si tratta di medicinali. Qualche passo avanti negli ultimi anni c’è stato, ad esempio con l’aumento degli studi clinici autorizzati per le malattie rare, ma - tra le logiche di mercato e le difficoltà nel trovare alternative sicure - sono ancora troppi i pazienti il cui diritto alla salute non è garantito. Una condizione che, in questo caso, è ancora più grave se si pensa che chi ha una malattia rara ha già tutto un carico di sofferenze in più, che parte dalle difficoltà di diagnosi, fino a quelle di guarigione e convivenza con la malattia. 124 testsalute 21


Creme idratanti viso

Il sogno delude Nel faccia a faccia con un marchio del lusso vince la crema del discount. Sul podio anche due marchi del supermercato. Tutta questione di marketing. di Adelia Piva

269 euro

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LA MER The moisturizing gel cream 269,95 € (60 ml) Costa circa 100 volte di più della crema Migliore del Test, ma si classifica ultima per capacità di idratare la pelle e non è nemmeno molto piacevole da “indossare” secondo le volontarie che l’hanno provata. Prezzo alto non significa maggiore efficacia.

22 testsalute 124

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CIEN Aqua Crema Idratante 2,79 € (50 ml) Marchio del discount Lidl, questa crema dal prezzo bassissimo è risultata quasi impeccabile in tutte le prove, distinguendosi per la buona efficacia e la gradevolezza. La formula azzeccata fa la differenza.


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4,87 - 5,99

5,39

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supermercato

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4,99 - 5,99

5,61

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supermercato

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(para)farmacia

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profumeria

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4,50 - 7,20

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supermercato

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7,99 - 10,99

9,60

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supermercato

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38,50 - 45

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profumeria

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56,50 - 62,50 59,40

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negozio monomarca

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5,95

5,95

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negozio monomarca

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LAVERA Crema idratante VENUS Aqua 24 Crema idratante attiva

B

SEPHORA Crème légère très hydratante*

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Formato (ml)

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Interferenti endocrini (propylparaben, butylparaben, OMC)

Creme viso idratanti

NIVEA Crema idratante rinfrescante

Per valutare l’efficacia idratante delle creme sono state selezionate 528 donne che le hanno applicate per un mese. Il potere idratante è stato valutato in un laboratorio specializzato con il corneometro, un apparecchio che misura il grado di idratazione della pelle. Per valutare la piacevolezza d’uso abbiamo chiesto il giudizio di 220 volontarie e di un laboratorio specializzato in analisi sensoriale.

CARATTERISTICHE

In euro min-max (giugno 2016)

PREZZI

Il metodo del test

QUALITÀ GLOBALE %

marketing che avvolge il marchio La Mer di una storia da leggenda: la costosissima crema sarebbe il frutto di una scoperta del fisico aerospaziale Huber che per curarsi le ustioni che si era provocato in un incidente scoprì un’alga (raccolta a mano nel Pacifico… ) che ha portato alla formulazione del prezioso “Miracle Broth” l’ingrediente che ha reso la crema “leggendaria”. Almeno, secondo il sito del marchio. Leggenda, miracolo… le parole hanno un peso nel creare l’illusione. Una bellissima favola che funziona nel magico mondo della profumeria e in quello di Hollywood, a giudicare dalle dive che

Fragranze allergeniche

U

na crema idratante per il viso che si compra al discount per poco più di due euro (Cien di Lidl) può competere con un marchio del lusso venduto in selezionate profumerie che costa quasi 100 volte di più (La Mer)? Certo che no, se spendo 270 euro per un vasetto da 60 ml mi aspetto che la crema sia la più efficace, la più idratante, anzi… per questa cifra voglio il “miracolo”. Se costa di più, funziona di più. I responsabili del marketing conoscono bene il rapporto tra prezzo e valore percepito dal consumatore e sanno sostenere l’illusione. Basti pensare al

qualità media

124 testsalute 23


intervista

Il marchio ti seduce Amedeo De Simone, esperto di marketing, racconta in che modo i brand di lusso della cosmesi ci vendono il sogno.

Quali sono le strategie del marketing nella cosmesi di lusso? «Nel mondo del lusso la vendita di un prodotto non è solo un atto di acquisto, ma è un vero e proprio atto di seduzione che il brand fa nei confronti del consumatore. Quando acquista viene “sedotto” dal brand, dai suoi valori, dalla sua immagine, dalla sua storia e attraverso packaging, immagine, fragranza, modalità di vendita. Il consumatore cerca il brand prima di scegliere il prodotto, infatti dà per scontato che se questi si può permettere di essere “marchiato” con il brand di lusso, debba essere di qualità e dare una garanzia di efficacia. E questo deve essere vero previa lo scadimento dei valori che il brand di lusso deve sostenere. L’esperienza di acquisto deve far sentire il consumatore appartenente a un “club esclusivo” definendo anche in un certo modo il suo lifestyle. Inoltre, il brand di lusso deve avere una serie di elementi aggiuntivi (shopping bag, campioncini, carta club...) che servono e distinguere e a rendere unico ed esclusivo l’atto di acquisto. I marchi che vendono cosmetica di lusso devono essere al top della ricerca e l’efficacia dei loro prodotti non dovrebbe essere oggetto di discussione».

Eppure i nostri test sulle creme dicono che prezzo alto non sempre significa maggiore efficacia… «Quando compro una crema costosa mi aspetto che abbia un’efficacia

24 testsalute 124

Amedeo De Simone Esperto di marketing, ha lavorato nelle multinazionali della cosmesi

maggiore di quella da 15 euro, se non garantisce risultati migliori la compro una volta poi non la compro più. Bisogna dire che il parametro su cui si valuta un cosmetico non è solo l’efficacia, ma anche l’esperienza di acquisto e tutto il mondo che quel marchio rappresenta. Non posso mettere una crema idratante a 100 euro in un supermarket, anche se ho un nome prestigioso, perché non sarei coerente con il mio posizionamento e non avrei alcuna credibilità e nessuno mi acquisterebbe. Occorre esprimere un mondo di valori legato al nome del brand, che gratifichi il consumatore e che renda il prezzo del prodotto coerente con il mondo di riferimento. La definizione del prezzo avviene in maniera da essere competitivi con il mercato di riferimento al quale mi rivolgo. Per questo soprattutto in Asia e in Inghilterra i grandi marchi puntano su department store magnificenti e costosissimi».

> dichiarano di usare la preziosissima crema (profumatamente pagate?). Ma che non supera il confronto con il nostro test che mette questa crema dal prezzo proibitivo penultima in classifica per l‘efficacia nell’idratazione e anche nella prova d’uso. Anche sul piacere di indossarla (le sensazioni di morbidezza, idratazione, la facilità di applicazione…), le volontarie hanno promosso a pieni voti Cien e dato un giudizio solo sufficiente a La Mer. Una volta spogliata dell’aurea del marchio perché provata in forma anonima, quindi senza condizionamenti, La Mer è stata la meno apprezzata dopo Lavera. Il nostro test condotto su 17 creme idratanti per il viso (per pelli normali), che mette a confronto i noti marchi venduti al supermercato con quelli superpubblicizzati sulle riviste patinate venduti in profumeria e in farmacia (come Estée Lauder e Vichy) e un marchio del lusso (La Mer) vede sul podio l’unico prodotto di discount, Cien di Lidl come Migliore del Test e Miglior Acquisto. Subito dopo, in classifica, compaiono Nivea e Garnier con un buon giudizio a poco più di 5 euro di prezzo medio. Insomma, l’efficacia di un prodotto ancora una volta non è legata al prezzo e nemmeno al punto vendita.

Conveniente ed efficace I grandi marchi come giustificano i prezzi dieci volte più cari rispetto a quelli dei prodotti del supermercato? Il prezzo di vendita bassissimo della crema viso Cien, prodotto da Lidl, ci dice che il costo di produzione della crema è così basso da consentire a tutti i componenti della filiera (produttore e distributore) di guadagnare. Anche se la crema costa 2,79 euro. È vero che essendo un prodotto discount la distribuzione e il riassortimento sono limitati, ma lo stesso discorso si può fare per Nivea e Garnier venduti a poco più di 5 euro. Detto questo, se si è consapevoli dell’efficacia e della sicurezza di un prodotto, poi la scelta di cosa mettere sul viso è molto soggettiva. Quando compriamo un prodotto per il viso c’è sempre una componente


Anche le creme scadono

emotiva che ci spinge verso il marchio che riesce a suscitare di più in noi una sensazione di piacere e di gratificazione. Anche l’esperienza di acquisto conta. Comprare una crema tra gli scaffali scarni ed essenziali del discount o esposta su quello del supermercato accanto a mille altre è diverso dall’allure più esclusiva e prestigiosa della profumeria o da quella più scientifica che assume il prodotto venduto in farmacia.

Buona l’idratazione I prodotti del test sono tutti capaci di garantire una buona idratazione della pelle, tranne La Mer e Sephora, che non vanno oltre la sufficienza. Il giudizio globale che trovate in tabella si basa per il 65% sull’efficacia di idratazione per il 25% sulla prova d’uso, per il 10% sulle informazioni e i claim in etichetta. Nessuna crema raggiunge un risultato ottimo. Se si ha una pelle normale, non particolarmente sensibile o secca, e si vuole una crema da mettere tutti i giorni, il prodotto Migliore del Test è quello giusto. Se la pelle ha esigenze diverse, perché più secca, meglio scegliere una crema con maggiore potere idratante, come l’“antirughe” che ha conquistato il titolo di Migliore del Test (TS 110, Giugno 2014): Cien Q10 in vendita nei negozi Lidl. L’uso di una crema idratante aiuta a mantenere la pelle in salute e a rallentare l’inevitabile perdita di tono ed elasticità che avviene con il passare degli anni, anche se, non dimentichiamolo, agisce solo sullo strato più superficiale della pelle. Del resto, la nostra pelle ha una struttura capace di regolare la perdita d’acqua verso l’esterno ed è dotata di un manto (fatto di sebo-sudore) che la rende morbida e liscia, senza screpolature. Questa condizione viene favorita dall’uso di creme. Un cosmetico, però, non fa mai miracoli, anche se la pubblicità o un prezzo molto alto spesso lo suggeriscono, perché non agisce sui livelli più profondi della pelle come un trattamento medico-estetico. Per far star bene la nostra pelle bisogna anche avere uno stile di vita sano.

Occhio agli ingredienti Nel giudizio globale abbiamo penalizzato Venus perché contiene l’ethylhexyl methoxycinnamate (detto OMC), un filtro solare chimico che può agire come interferente endocrino, cioè può alterare il nostro equilibrio ormonale con effetti sulla salute nel lungo periodo. Non abbiamo trovato, invece, in nessun prodotto altri due conservanti che fanno parte della famiglia degli interferenti endocrini e che è meglio evitare: propylparaben e butylparaben. Un’altra sostanza che sarebbe meglio non trovare nella lista di ingredienti di cosmetici destinati a rimanere in contatto con la pelle, come le creme e il make up, è il methylisothiazolinone, potente ed efficace conservante, abbastanza diffuso anche se responsabile di fenomeni di sensibilizzazione. Dal 12 febbraio 2017 sarà vietato grazie all’entrata in vigore di un regolamento europeo (CE 2016/1198). La buona notizia è che i prodotti del test non lo elencano nella lista degli ingredienti. Bisogna dire, però, che la maggior parte delle creme (10 su 17) contiene fragranze allergeniche che possono provocare reazioni cutanee di tipo allergico a persone con pelle più sensibile e tutte hanno sostanze che servono a profumare il prodotto (indicate con “parfum”). Il che ci porta a consigliare a chi ha una pelle particolarmente sensibile o è allergico di leggere bene l’etichetta. Il rassicurante “dermatologicamente testato” è riportato sulle etichette di quasi tutte le creme del test. Questo claim (e altri simili) ci induce a pensare che il prodotto sia più sicuro e non dia reazioni negative sulla pelle. Invece, tutte le creme che lo riportano contengono profumi e, alcune, anche diversi mix di fragranze allergeniche. In effetti, il claim significa solo che il prodotto è stato testato su esseri umani sotto la supervisione di un dermatologo ma non dice nulla sugli ingredienti. Così come “ipoallergenico”, che si trova persino su prodotti venduti in farmacia o parafarmacia, non certifica una formula senza allergeni o altre sostanze scomode.

SCOPRI LA DATA Non sono quasi mai indicati insieme la scadenza e il periodo dopo l’apertura (PAO) in cui resta utilizzabile

I prodotti del test sono unisex: non fatevi condizionare dal packaging

➜ Confronta e risparmia Sul nostro sito trovi i risultati completi del test sulle creme idratanti per il viso e una guida all’acquisto con tutti i consigli per fare la scelta giusta.

www.altroconsumo.it/salute

124 testsalute 25


Assorbenti testati con voi

Dopo accurate analisi in laboratorio, abbiamo chiesto a un gruppo di socie di provare alcuni tra gli assorbenti interni ed esterni con ali tra i più diffusi e conosciuti. Ecco com’è andata. di Elisa Gerardis

Emanuela Tamiazzo

Tatiana Saruis

Annalisa Trabacca

Viviana Di Chiara

Ho testato gli assorbenti esterni Lines è, che tuttavia conoscevo già e che ho utilizzato spesso. Per me si tratta di un prodotto molto valido, soprattutto dal punto di vista dell’assorbenza: ottimo per chi non ha un flusso mestruale particolarmente abbondante. Il materiale della loro composizione è morbido, anche se non molto traspirante. Il vero problema? Il prezzo! Sono decisamente cari, soprattutto rispetto ad altri modelli, anche della stessa marca. Per questo vado a caccia di offerte, per acquistarli cercando di risparmiare qualcosa.

Per la prova pratica ho testato gli assorbenti esterni Lady Presteril Cotton Power. La presenza del cotone è stata una piacevole scoperta: il materiale infatti è morbidissimo, praticamente sembra quasi di non indossarlo. Anche l’aderenza si è rivelata efficace, non mi ha dato alcun problema. Avevo già sentito parlare di questi assorbenti da una collega, perciò ho avuto modo di informarmi anche sul costo: si tratta di un prodotto più caro rispetto agli assorbenti che sceglievo di solito. Per questo credo che li utilizzerò ancora, ma non per tutta la durata del ciclo.

26 testsalute 124

Ho provato per la prima volta l’assorbente esterno Carrefour Comfort ultra sottile normale. Non conoscevo il prodotto, ma devo dire che mi è piaciuto, l’ho trovato valido. L’aspetto che ho maggiormente apprezzato è stata la sua aderenza e anatomicità. Il contatto con la pelle, invece, mi ha provocato una lieve irritazione sul lato delle ali: comunque un problema quasi impercettibile. Non ho trovato grandi differenze con altri assorbenti esterni utilizzati in precedenza. In futuro potrei anche acquistarlo.

Ho vissuto un’esperienza nel complesso abbastanza negativa con gli assorbenti esterni Siempre (Lidl). La loro consistenza è praticamente inesistente: sono fin troppo sottili, inadatti ad assorbire persino un flusso non troppo abbondante. Anche l’adesivo mi ha deluso: del tutto inadeguato, si staccava fin troppo facilmente. Il controllo degli odori, inoltre, lascia a desiderare. Si tratta di un prodotto che ho trovato molto differente dagli assorbenti che sono abituata a utilizzare normalmente.


La coppetta mestruale COSTI CONTENUTI

P

ochi giorni al mese, ma estremamente delicati per ogni donna. Il comfort e l’igiene sono fondamentali durante il flusso mestruale: per questo abbiamo messo alla prova due tipi di assorbenti, interni ed esterni con ali per flusso normale, facendoci aiutare anche dalle nostre socie, che li hanno provati in prima persona. I risultati sono stati, nel complesso, positivi.

Il prezzo di una coppetta mestruale rientra tra i 15 e i 32 euro. In media, 23 euro di spesa

materiali sintetici (come polietilene e polipropilene) uniti a gel che imprigionano i liquidi, impedendone la fuoriuscita, e colle adesive per poter fissare l’assorbente allo slip. I tamponi, invece, sono composti principalmente da cotone, da viscosa oppure da un mix di entrambi i materiali, spesso ricoperto da una sottile pellicola di plastica che aiuta a ridurre la perdita >

Assorbimento senza problemi Capacità di assorbire, prima di tutto. Che si abbia un flusso abbondante o contenuto, il grado di trattenuta di liquido di un assorbente è un indicatore fondamentale per fare una scelta mirata. In laboratorio abbiamo applicato gli assorbenti esterni a dei manichini appositi, per misurare la capacità massima di liquido trattenuto, oltre al quale si potrebbero verificare delle perdite. Grazie a questa prova ci è stato possibile verificare che tutti gli assorbenti esterni trattengono bene il liquido: come mostrano le tabelle di pagina 29, nessun modello è stato bocciato. Il caso dei tamponi è leggermente diverso. Al contrario di quelli esterni, che più assorbono meglio è, per gli assorbenti interni abbiamo stabilito un parametro ottimale, tale da garantire una protezione adeguata, ma non eccessivo. Per i tamponi, infatti, una capacità di assorbimento troppo elevata potrebbe favorire la sindrome da shock tossico (vedi riquadro a pagina 30): meglio cambiare l’assorbente più spesso, piuttosto che utilizzare un prodotto che dura troppo. Il grado di assorbimento di un tampone è indicato sulla scatola, con un numero di gocce: il nostro consiglio è di usare prodotti con capacità di assorbimento intermedia, da 2 o 3 gocce. Anche gli assorbenti interni sono stati tutti promossi: assorbono bene e sono coerenti con quanto indicato in etichetta.

Analisi chimiche rassicuranti Gli assorbenti esterni sono composti da strati di materiali diversi: in genere si utilizza cotone, cellulosa, oppure

Meno materiale c’è, meglio è Dato che sono usa e getta, e finiscono in discarica, sono tanto più inquinanti quanto più voluminosi. L’alternativa più ecologica è la coppetta mestruale.

1.300 g/anno

480/880 g/anno

1,5 g/anno

Assorbenti esterni con ali Composti da: cotone, polietilene, prolipropilene Smaltimento: raccolta indifferenziata

Assorbenti interni con o senza applicatore Composti da: cotone, polietilene Smaltimento: raccolta indifferenziata

Coppetta Composta da silicone Smaltimento: raccolta indifferenziata, ma dura10 anni

124 testsalute 27


Un buon risparmio I COSTI ANNUI Con il nostro Miglior Acquisto risparmi 33 euro per i tamponi e 28 euro per gli assorbenti esterni con ali

LA NOSTRA SCELTA

28 testsalute 124

ASSORBENTI ESTERNI CON ALI

ASSORBENTI INTERNI

85

83

QUALITÀ BUONA

QUALITÀ BUONA

NUVENIA Ultra sottile Normal

O.B. Procomfort Normal

1,69 € - 2,99 € (14 pezzi)

2,75 € - 3,19 € (36 pezzi)

Il prodotto più apprezzato dalle donne che l’hanno provato. Compatto e al tempo stesso efficace, senza sostanze chimiche indesiderate. Un ottimo prodotto, ma caro.

Promosso a pieni voti sia nelle analisi chimiche che nella prova pratica. Ottimo potere assorbente. Non è dotato di applicatore.

82

71

QUALITÀ BUONA

QUALITÀ BUONA

SIEMPRE (LIDL) Ultra Normal

SIEMPRE (LIDL) Normal

1,39 € (18 pezzi)

3,49 € (80 pezzi)

Prezzo imbattibile, ottimo assorbimento e nessuna traccia di sostanze chimiche indesiderate. Alla prova pratica però non convince per la sensazione di asciutto.

Prezzo basso, ottimo per assorbimento e per sicurezza chimica, senza applicatore. Le nostre socie hanno avuto qualche dubbio sulla capacità di ritenzione.


B

3

Polietilene

A B

A B

A

81

10

3

Polietilene

A C

A A A

81

30

14

2,5

Polietilene

A B

B

B

A

81

22

14

2,4

Polietilene

A A B

B

A

79

3,1

Polietilene

A B

A C

A

73

2,8

Cotone

B

C

A A D

66

3,3

Cotone

B

C

B

66

20

COOP Ultrasottili con ali flusso normale

2,79 - 3,48

28

28

LINES è

2,99 - 3,99

92

CARREFOUR Comfort ultra sottile Normal

1,54 - 1,85 1,19

LYCIA Day comfort Super

0,95 - 1,99

28

14

SAUGELLA Cotton touch

3,90 - 4,99

84

14

LADY PRESTERIL Cotton Power assorbenti giorno

3,80 - 4,70

114

10

83

A A

82

C

82

SIEMPRE (LIDL) Normal

3,49 - 3,49

8

80

3

12,9 A B

B

B

A

71

TAMPAX Compak Regular

4,50 - 5,65

61

16

G

2

11,5 B

B

C

A A

71

NATRACARE Cotton tampons Regular

6,38 - 6,38

77

16

G

2

13,2 B

C

A B

TAMPAX Blue box Regular

4,50 - 6

33

30

G

2

11,8 B

C

D

A B

66

SAUGELLA Cotton touch

3,9 - 5,5

57

16

2

13,2 B

B

B

A C

65

Risultati completi su www.altroconsumo.it/salute

> di fibre, facilitando l’inserimento e la rimozione. In laboratorio abbiamo verificato la presenza di una quarantina di sostanze chimiche potenzialmente pericolose che potrebbero essere presenti negli assorbenti. Possiamo ritenerci soddisfatti: nessun prodotto è stato bocciato e la maggior parte degli assorbenti messi alla prova ha ottenuto ottimi risultati nelle analisi chimiche.

Pochi problemi anche per le allergie. È stata verificata la presenza di 26 sostanze classificate come frequenti allergeni, che generalmente può capitare di trovare in prodotti profumati o con aggiunta di oli essenziali. Unico bocciato l’assorbente esterno Saugella, per la presenza di linalolo in quantità non trascurabili. Per il resto, tutti gli altri prodotti non hanno mostrato tracce significative di allergeni. >

Analisi chimiche

83

A A A

Prova pratica

A A A

12,8 A B

Perdita di fibre

13,3 A B

3

Resistenza del cordino

3

32

Capacità di assorbimento

16

16

Diametro (mm)

36

2,31 - 3,16

Assorbenza dichiarata (gocce)

2,75 - 3,19

CARREFOUR Normal

Applicatore

Assorbenti per confezione

RISULTATI

Costo annuo (euro)

F

CARATTERISTICHE

C

85

A

O.B. ProComfort Normal

Assorbenti interni

F

G

A A A

In euro min-max (luglio 2016)

PREZZI

G

Allergeni

18

A B

A

QUALITÀ GLOBALE %

1,39

Prova pratica

SIEMPRE (LIDL) Ultra Normal

G

Capacità di assorbimento

28

AUCHAN Ultra con ali

QUALITÀ GLOBALE %

A B

14

23

Analisi chimiche

Polietilene

44

2,49 - 2,60

Tenuta dell’adesivo

Materiale a contatto con la pelle

3,1

1,69 - 2,99

LINES Seta ultra con ali

Profumazione

A A A B

Numero di assorbenti per confezione

Polietilene

Costo annuo (euro)

Polipropilene

2,5

In euro min-max (luglio 2016)

F

RISULTATI

2,4

NUVENIA Ultra sottile Normal

Assorbenti esterni con ali

F

CARATTERISTICHE

Spessore (mm)

PREZZI

68

qualità buona

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124 testsalute 29


>

Pessimi per l’ambiente

Una patologia rara

La sindrome da shock tossico La sindrome da shock tossico è una rara e grave condizione medica, causata da una sostanza tossica prodotta da un batterio, lo Stafilococco aureus. Tra i fattori di rischio vi è anche l’uso di tamponi interni: l’accumulo di sangue nel tampone e l’ambiente meno acido della vagina durante le mestruazioni favoriscono la proliferazione dello stafilococco. Se è presente un’abrasione della mucosa vaginale, dovuta ad esempio all’inserimento non corretto del tampone, l’agente infettante può raggiungere la circolazione sanguigna e, trasportato dal sangue, colpire anche organi vitali. Come prevenirla? È difficile suggerire delle misure precise.Il batterio responsabile della sindrome da shock tossico fa parte della cosiddetta “flora batterica transitoria”, presente sulla nostra pelle,che si rimuove facilmente con una pulizia accurata. Prima di inserire un assorbente interno o una coppetta mestruale è quindi importante lavare bene le mani. Tra le precauzioni da prendere ricordiamo: cambiare ogni 2-3 ore l’assorbente interno; rimuovere immediatamente il tampone inserito se durante il ciclo si dovessero presentare sintomi come febbre alta, vomito, diarrea o eruzioni coetanee diffuse; leggere attentamente quali sono le caratteristiche dei tamponi interni eventualmente utilizzati, preferendo assorbenti interni con minore assorbenza.

30 testsalute 124

I prodotti con profumi possono avere allergeni

A lungo si è parlato della sicurezza degli assorbenti a causa delle sostanze chimiche con cui sono fabbricati. Tuttavia, più che per la salute umana, questi prodotti sono particolarmente dannosi per l’ambiente. Il riquadro di pagina 27 mostra l’impatto di questi prodotti dopo che diventano rifiuti. Il principale problema degli assorbenti è proprio la produzione di rifiuti indifferenziati: si tratta di prodotti usa e getta, che finiscono direttamente in inceneritore o in discarica. I tempi di smaltimento sono molto lunghi: si va dai 100 anni per gli assorbenti esterni e 10 anni per i tamponi. Nei tamponi interni di cotone abbiamo trovato tracce di glifosato, un pesticida inquinante molto discusso. Queste minime tracce negli assorbenti, tuttavia, non presentano rischi per la salute, sebbene siano indicative di un problema ambientale diffuso. Cosa fare per limitare i danni? I tamponi rappresentano una scelta più ecologica rispetto agli assorbenti esterni. Ma la vera alternativa green è la coppetta mestruale, di cui parliamo sul nostro sito (www. altroconsumo.it/salute)

La prova pratica Dopo il laboratorio, abbiamo chiesto un giudizio a un gruppo di socie: chi meglio di loro per provare in prima persona? All’indagine hanno preso parte 200 socie, tra i 18 e i 45 anni. Ognuna ha ricevuto una confezione di assorbenti, assegnata in modo casuale, e le istruzioni per l’utilizzo. Dopo il test, le socie hanno compilato un questionario per raccontarci la loro esperienza. Gli assorbenti esterni più apprezzati sono stati Saugella Cotton Touch e Lines è; i meno apprezzati, invece, Auchan e Lidl, principalmente a causa dell’aderenza non ottimale e alla scarsa sensazione di asciutto. Per quanto riguarda i tamponi, invece, è stato generalmente meno apprezzato l’assorbente interno Lidl (che il test di laboratorio ha invece promosso quasi a pieni voti ), per la scarsa capacità di ritenzione.


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Fare di più non significa fare meglio

La campagna di Slow Medicine, cui abbiamo aderito, sta identificando le pratiche mediche più a rischio di essere applicate anche quando sono inutili e perfino dannose. Eccone quattro. di Natalia Milazzo

I

l medico, seduto dietro alla sua scrivania, si tolse gli occhiali e, pulendoli, parlò senza guardarmi negli occhi: “Signorina, un tumore al colon alla sua età è molto raro (avevo venticinque anni): ma se poi tra dieci anni lei torna qui a denunciarmi perché non le avevo prescritto una colonscopia?”. E io uscii dallo studio con la prescrizione in mano. Quella colonscopia non l’ho mai fatta (non decidendo di testa mia, ma consultando un altro medico), in cambio avevo avuto un esempio esplicito di medicina “difensiva”. Quella in cui il medico non decide nell’interesse del malato, ma per mettersi al riparo da futuri problemi legali. Uno dei motivi per cui la richiesta di cure ed esami sta esplodendo. Un controllo in più “per essere tranquillo”. Un esame generale “così mi tolgo ogni dubbio”. Un test diagnostico “per non

In caso di mal di schiena, non è indicata di routine una risonanza magnetica. E lo stesso vale per il dolore al ginocchio, sia o meno di origine traumatica. Una radiografia non dovrebbe essere eseguita a tutti i bambini con polmonite senza complicazioni, né prima di qualsiasi intervento chirurgico. Eppure sono pratiche ancora molto diffuse. 32 testsalute 124

rischiare che poi il paziente sporga denuncia”. Un farmaco non necessario “perché non si sa mai”. Sono le banali, quotidiane consuetudini della medicina di oggi, pubblica e privata, che portano a quell’eccesso di cure, ormai ampiamente documentato, nocivo non soltanto per l’aggravio di spese a carico del Servizio sanitario, ma anche per i cittadini. Al punto che ormai costituisce uno dei problemi principali della medicina. Sia perché le risorse soprattutto di questi tempi - sono limitate, e tutte quelle sprecate sono sottratte alle cure necessarie. Sia perché ricevere cure inappropriate non è solo inutile, ma anche dannoso. In caso di farmaci assunti senza necessità, i danni sono forse più intuibili: gli effetti indesiderati, quasi sempre presenti, in questo caso non sono compensati da alcun beneficio. Ma anche

un esame diagnostico inappropriato non è privo di rischi: quello di poter dare inizio a una catena di interventi, che nel caso migliore fanno perdere tempo e serenità, in quello peggiore possono portare a scelte anche molto invasive, fino all’operazione chirurgica, che non sarebbero state necessarie. I fattori che giocano a favore di questa tendenza a una sorta di “ipermedicina” sono tanti. Tra i primi, si può citare la pressione dell’industria, sia farmaceutica, sia medicale. In un contesto in cui ogni farmaco usato, ogni esame, ogni test comporta in ultima analisi un guadagno, è ovvio che si crei una sorta di macchina che spinge a eseguire più esami e cure possibile. Uno strumento tipico, che abbiamo denunciato altre volte, sono le giornate dedicate alla “prevenzione”


Scarica le schede SI POSSONO STAMPARE Sono utili da mostrare al proprio medico per aiutarsi a scegliere insieme le cure migliori

di questa o quella malattia, con la proposta di screening gratuiti per tutta la popolazione: alcune sono sicuramente utili e anzi meritorie, ma altre offrono screening che non hanno utilità accertata. Del resto, gli unici screening consigliabili per la popolazione generale si contano sulle dita di una mano: mammografia, Pap test ed esami relativi al tumore del colon. Tutto il resto andrebbe sempre discusso caso per caso, valutando i fattori di rischio di ogni singolo paziente. Un altro fattore che incide molto, testimoniato per ora in misura molto maggiore negli Stati Uniti, ma in diffusione rapida anche nel nostro paese, è l’affermarsi della medicina difensiva: si è calcolato che generi una spesa di denaro pubblico pari a 10 miliardi di euro, circa il 10% della spesa sanitaria.

Un cambiamento culturale Per limitare i danni - ma soprattutto le spese - legate a cure inutili il governo ha varato quest’anno il cosiddetto decreto sull’appropriatezza delle cure, di cui abbiamo parlato approfonditamente su Altroconsumo (AC 304, giugno 2016). Il limite principale di questa norma, peraltro già modificata da interventi successivi, era quello di essere calata dall’alto, rigida, difficile da applicare e punitiva nei confronti dei medici, vincolati a un sistema che limitava le prescrizioni rischiando di vedere minato il rapporto di fiducia con i loro pazienti. Sceglie un metodo opposto il movimento Slow Medicine, che si propone di operare

Sul nostro sito 13 pratiche mediche a rischio di essere inappropriate un cambiamento culturale, a partire proprio dagli operatori sanitari. Con la campagna “Fare di più non significa fare meglio”, cui partecipiamo, sta procedendo a identificare, con la collaborazione delle diverse società scientifiche di medici e altri operatori sanitari, le più comuni pratiche a rischio di essere inappropriate nelle diverse discipline mediche, che costituiscono uno spreco di risorse e non offrono benefici ai pazienti. Sul nostro sito (sezione “Salute - Dal medico”) abbiamo dedicato uno spazio speciale a una serie di schede, nelle quali sintetizziamo i motivi per cui la specifica pratica medica, pur molto diffusa, è in realtà spesso inappropriata.

Quattro esempi parlano chiaro Tra le ormai molte pratiche messe in evidenza (ma continuano ad aggiungersene), quattro riguardano la diagnostica per immagini, vale a dire risonanza magnetica e radiografia. • Un primo caso interessa il mal di schiena. Per abitudine, troppi medici tendono a prescrivere in prima battuta una risonanza magnetica, prima ancora di provare una terapia. In realtà però gli studi mostrano che la maggior parte delle persone con mal di schiena e sciatalgia migliora nel giro di un mese, sia che abbia fatto una risonanza sia che non l’abbia fatta. Non basta. Chi si è sottoposto alle indagini non migliora più rapidamente e ha maggiore probabilità di essere sottoposto a interventi chirurgici invasivi di cui non c’è necessità. • Lo stesso vale per la risonanza eseguita in caso di dolore al ginocchio: è inappropriato proporla subito al

paziente, perfino prima di una visita ortopedica che porti a stabilire in che direzione bisogna investigare. Il rischio è di identificare lesioni comuni che non hanno a che vedere con il dolore. Per esempio dopo i 50 anni è facile identificare attraverso una risonanza una lesione al menisco, che in realtà non dava alcun problema perché la causa del dolore è un’altra: e si può arrivare fino a un intervento chirurgico completamente inutile. • Per una polmonite non complicata nel bambino, non c’è bisogno di fare una radiografia, perché non aiuta né a diagnosticarla, né a capire se è virale o batterica; il bambino è sottoposto inutilmente a una dose di raggi X, che comunque non giova alla salute. • Infine, nessuno studio ha mai dimostrato che una radiografia del torace prima di qualsiasi intervento chirurgico contribuisca a gestire meglio l’intervento o comunque apporti qualche giovamento al paziente. Sul nostro sito ci sono molti più dettagli e consigli su ogni pratica a rischio.

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Costi e informazioni in Italia

I numeri

98%

dei pazienti italiani riceve le cure di cui ha bisogno mediante il Servizio sanitario nazionale.

Cara cura Quando guarire costa Anche in campo oncologico la medicina e la ricerca fanno progressi. Il problema è che le terapie sono spesso molto costose e c’è il rischio che non siano disponibili per tutti. di Luciana Grosso

La buona notizia è che, anche se una cura per il cancro vera e propria ancora non c’è, la terapia progredisce e lascia aperta la strada a nuove e concrete speranze di guadagnare tempo e soprattutto di farlo con una buona qualità di vita. La cattiva notizia, però, è che le terapie più innovative (su tutte quella molecolare e quella immunoterapica) costano care, così care che spesso le questioni legate ai costi incidono in modo determinante anche sulle scelte cliniche e terapeutiche fatte dai medici. È un amaro dato di 34 testsalute 124

fatto quello che emerge da una ricerca messa a punto da Altroconsumo e che mette a confronto le esperienze di medici e pazienti oncologici di cinque Paesi diversi (Italia, Belgio, Portogallo, Spagna, Brasile) rispetto all’accesso alle cure e alle informazioni sulla malattia e sulle terapie. Poco dialogo, troppi soldi Intervistando attraverso questionari sia pazienti oncologici che medici e concentrandoci sui dati italiani abbiamo rilevato con chiarezza due elementi.

75%

di pazienti e familiari non si ferma alle informazioni che riceve dal medico ma ne cerca di ulteriori, online o da altri specialisti.

20%

di pazienti e familiari incontra difficoltà economiche per affrontare la cura e la terapia.

6%

di pazienti e familiari si ritrova a dover chiedere un prestito.

26%

dei pazienti non viene consultato dai medici in merito alle decisioni cliniche


La ricerca

Il primo riguarda il rapporto di fiducia tra medico e paziente e lo scambio di informazioni e spiegazioni tra di loro. Questo scambio, spesso, risulta meno costante e proficuo di quanto i pazienti desidererebbero, perché nonostante la quasi totalità dei malati ritenga di dover essere coinvolto dai medici nel processo di decisione rispetto alla terapia, in quasi un terzo dei casi questo non avviene. Il secondo aspetto che abbiamo indagato, invece, rigurda il peso economico, rilevantissimo, che la malattia può avere sul bilancio di chi riceve la diagnosi e di chi lo assiste

Il 6% dei pazienti oncologici deve chiedere un prestito

4.923 PERSONE Hanno risposto al nostro questionario: tra di loro pazienti oncologici e loro familiari

Informazione prima di tutto Secondo la Carta dei diritti dei pazienti oncologici d’Europa ogni cittadino europeo ha diritto a ricevere l’informazione più accurata possibile sia in merito alla malattia, sia in merito alle cure, e a essere coinvolto nelle decisioni che riguardano la sua terapia. Un diritto che in non pochi casi rimane lettera morta. In base alla nostra rilevazione, l’89% di malati e familiari che si occupano di assistere il malato (tipicamente si tratta di figli o coniugi) dice di voler essere coinvolto il più possibile nei processi decisionali, ma in un terzo dei casi (26%) questo non avviene e i medici prendono decisioni cliniche senza averne discusso con i pazienti e senza condividere con loro tutte le informazioni necessarie. Non solo: nel 17% dei casi, medici, pazienti e familiari si trovano in aperto disaccordo sia in merito alle opzioni di cura (55%) sia sulla loro valutazione (29%).

Se un medico solo non basta Una questione, quella della comunicazione tra medico e paziente, che decisamente ha ampi margini di miglioramento. Infatti, se è vero che in alcuni casi i medici prendono decisioni senza discuterne prima con i pazienti, è altrettanto vero che questi, nel 75% dei casi, cercano informazioni attraverso altri canali. In particolare il 67% dei pazienti cerca un parere medico ulteriore, il 56% cerca informazioni circa la malattia e la

Le nuove cure Immunoterapia Si tratta di uno degli approcci di cura ritenuti più promettenti anche se, almeno per ora, è adatto solo a particolari tipi di tumori. La terapia ribalta i principi delle cure precedenti, perché non si basa sull’attacco diretto al tumore, ma sull’attivazione del sistema immunitario contro la malattia. In pratica l’immunoterapia aiuta il nostro organismo a combattere da solo il cancro. Terapia molecolare La terapia a bersaglio molecolare, è, in buona sostanza, una terapia mirata, ossia concentra la sua azione direttamente e precisamente contro le cellule tumorali e malate ed evita di attaccare, come fa oggi la chemioterapia, anche quelle sane. L’idea è quella di attaccare un recettore presente sulla superficie o all’interno della cellula tumorale che ne consente la crescita e la proliferazione. Questo tipo di approccio, come è facilmente intuibile permette di limitare gli effetti collaterali e di migliorare sensibilmente la qualità di vita del paziente.

diagnosi su internet (anche se ne risulta poi, a conti fatti, molto poco soddisfatto) e il 26% si confronta con altre persone in una condizione clinica simile.

Tante spese indirette La diagnosi di tumore, oltre alla gravità della malattia in sé, comporta anche l’avvio di una serie di spese tanto impreviste quanto onerose. Anche se in Italia le cure vere e proprie sono in carico al Servizio Sanitario Nazionale, e quindi gratuite (o quasi) per tutti, un malato si ritrova comunque ad affrontare una serie di spese che possono sconquassare il bilancio familiare suo e di chi lo assiste. Dai dati risulta che, almeno per quel che riguarda l’Italia, il 20% di chi, tra pazienti e familiari, si ritrova a dover gestire una diagnosi di tumore stenta a fare fronte alle spese dirette (cure, medicine) e indirette (viaggi, assunzione di personale di assistenza domiciliare o modifiche alla struttura della casa). Tanto che il 6% di chi riceve una diagnosi di tumore deve ricorrere a un prestito per fare fronte alle spese correnti.

Medicina d’élite? A queste difficoltà pratiche ed economiche si aggiunge anche il fatto che, ad oggi, le cure, anche le più nuove e promettenti, possono avere costi del tutto proibitivi (si può arrivare a centinaia di migliaia di euro a paziente). Si tratta di spese così elevate da essere non solo > 124 testsalute 35


intervista

Primo: comunicare Dottori che non sanno spiegare, pazienti che non sanno chiedere: il rapporto tra medico e paziente è alla base di una buona terapia. Eppure spesso non funziona.

Dalla nostra indagine risulta che il 75% dei pazienti non si ferma alla prima diagnosi, ma cerca voci ulteriori rivolgendosi o ad altri medici, o alla rete o alle associazioni di pazienti. D’altro canto però risulta che il 26%dei medici agisca d’imperio, senza consultare i pazienti: non le sembra ci sia qualcosa che non va nel rapporto tra medico e paziente? A quanto pare sì e il problema ha a che fare, per quanto pleonastico possa sembrare, con la comunicazione. Il medico ha bisogno di agire, ma il paziente ha bisogno di sicurezze e, in una situazione di incertezza come la malattia, queste possono essere date solo dall’informazione. I dottori danno generalmente ai loro malati tutte le informazioni del caso, solo che non sempre arrivano al malato e ai familiari in modo comprensibile, o perché indulgono a tecnicismi incomprensibili o perché il malato è in uno stato emotivo alterato e quindi non recettivo. Non a caso, infatti, i pazienti che chiedono supporto psicologico, per prima cosa lamentano il fatto di non aver capito che cosa sta loro succedendo. Detto questo quindi non ci sono ‘cattivi’ nel rapporto di comunicazione tra medici e pazienti. Le difficoltà, in questo gioco delle parti, sono presenti in entrambi gli attori.

Dall'inchiesta emerge che molti pazienti però si rivolgono ad altre fonti: chiedono consulti ulteriori, aderiscono

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Ketti Mazzocco Ricercatrice in Psicologia, Università degli Studi di Milano

ad associazioni, navigano on line... La rete sembra una buona soluzione ma di rado lo è: è vero che rende accessibili centinaia di informazioni, queste informazioni sono non filtrate e non adeguate alla condizione clinica specifica del malato. La medicina oggi è sempre più personalizzata sul singolo individuo e questo difficilmente trova risposta online.

Come se ne esce? La comunicazione non deve solo essere completa ed esaustiva. Deve anche essere il più autentica e trasparente possibile, passando dall’ascolto reciproco di medico e paziente. Comunicazione significa ‘mettere in comune’ e quindi prevede persone che ‘vogliono mettere in comune’ e scambiare l'un l'altro le informazioni che possiedono. Solo in questo modo e sulla base di questo scambio il rapporto funziona.

L’89% dei pazienti vorrebbe dialogare di più con i medici

insostenibili per i singoli malati, ma anche per le strutture sanitarie stesse che, dunque, difficilmente sono in grado di somministrarle a tutti i pazienti idonei a riceverle per età, quadro clinico generale e tipo di malattia. Per questo, secondo alcuni oncologi cui abbiamo chiesto un parere in merito alla nostra ricerca, il rischio che i metodi di cura più avanzati divengano un lusso per pochi è concreto. Il timore che ci hanno espresso i medici riguarda il fatto che entro i prossimi dieci anni la questione dei costi divenga una delle voci in capitolo più influenti nella scelta delle terapie da intraprendere, perché le cure, sempre più sofisticate ma anche sempre più costose, potrebbero non essere disponibili per tutti. Per questo, l’auspicio dei medici è che, entro breve tempo, siano i governi stessi a prendere posizione e a intervenire in modo esplicito e chiaro con una precisa politica di controllo dei prezzi per le cure, così da impedire una crescita sregolata dei prezzi e, di conseguenza, un accesso elitario alle terapie.

Italia promossa, Italia bocciata Il nostro Paese garantisce in modo egualitario l’accesso alle cure per tutti: il 98% di chi si è sottoposto a una cura (sia nuova sia tradizionale, come chemio o radio) lo ha fatto mediante una struttura del Servizio sanitario nazionale. Un’ottima notizia, che però si accompagna ad altri aspetti, meno buoni, del nostro sistema che fanno sì che ricevere la cura giusta e indicata dal


intervista

medico costringa a tempi lunghi, liste d’attesa e lungaggini burocratiche. In base alla nostra rilevazione, il 7% dei pazienti non ha potuto ricevere le cure che il medico aveva indicato come le più adatte per il tipo di tumore in questione. Le ragioni sono di vario tipo e solo in parte (27%) attribuibili ai costi. Una parte piuttosto ampia di questi pazienti esclusi dalle cure (il 37%), infatti, non ha potuto ricevere le cure ottimali perché il trattamento non era disponibile nella clinica o nell’ospedale in cui era ricoverato, mentre un’altra fetta (13%) è stata ostacolata da liste di attesa troppo lunghe o da un accesso contingentato alle cure (14%).

Le terapie? Costano In futuro curarsi dipenderà molto dai soldi, non tanto i nostri, quanto quelli dello Stato. Ma il primo parametro di scelta delle terapie dovrà essere la loro reale efficacia per il bene dei pazienti.

carico di tutti costi potrebbe collassare di fronte all’arrivo di cure innovative ma costosissime.

I criteri di scelta Abbiamo chiesto agli oncologi a cui ci siamo rivolti di spiegarci con quali criteri si decide a chi somministrare una (costosissima) cura innovativa nel caso in cui ci sia un accesso contingentato alle terapie. Dalle loro risposte è emerso che i due principali criteri di scelta sono prima di tutto clinici: la risposta data dall’organismo alle terapie (chi reagisce meglio ha la priorità rispetto a chi è meno reattivo) e l’età (i pazienti più giovani hanno la precedenza rispetto a quelli più anziani). Nonostante questo, buona parte degli esperti da noi consultati ha riportato esperienze nelle quali non è stato possibile somministrare le cure adatte per ragioni che poco hanno a che fare con quelle cliniche. Per esempio, può succedere che un farmaco non sia somministrabile per questioni legate alle negoziazioni preliminari tra AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco, che deve dare l’autorizzazione) e le industrie farmaceutiche oppure alla complessa procedura per avere accesso ai cicli di sperimentazione. Un quadro che complica le cose e rischia di ostacolare il dialogo con i medici e il coinvolgimento dei malati nel processo di decisione.

Massimo Di Maio Oncologo, Università degli Studi di Torino

Professore com’è la questione dell’accessibilità alle cure nel nostro Paese? Buona. Anche se tendiamo a dimenticarcene, il nostro Servizio sanitario è considerato tra i migliori al mondo: un gioiellino che, in linea di principio, permette a tutti di avere accesso alle stesse cure. Quindi va tutto bene? Non del tutto. Ci sono aspetti rispetto ai quali il nostro sistema inizia a dare segni di difficoltà, legati soprattutto alla reale disponibilità di risorse finanziarie. Il fatto stesso che il nostro sia, come reputo debba essere, un sistema pubblico e gratuito per tutti, lo rende fragile, perché dalla stessa cassa devono uscire risorse per tutto e tutti. E non sempre ci sono abbastanza risorse. Il fatto che l’accesso alle cure sia gratuito per i cittadini, ahimè, non significa che lo sia anche per lo Stato. Un sistema come il nostro, che si fa

Ma con il tempo le terapie dovrebbero poter costare meno, non è vero? Questo è l’auspicio, ma non è detto si realizzi. I costi dei farmaci e delle terapie sono legati ai brevetti della case farmaceutiche che li hanno sviluppati. Inoltre negli ultimi anni il prezzo dei nuovi farmaci è vertiginosamente aumentato. Quindi c’è il rischio che le cure rimangano inaccessibili? Senza una efficace politica di prezzi, sì. Il problema comunque non è solo italiano, ma di tutto il mondo, inclusi i paesi che, come gli Stati Uniti, reggono la sanità su sistemi privati e di assicurazione. Come si evita di trovarsi in una situazione paradossale in cui la cura c’è ma nessuno può farla? Occorre una politica di accordo con le case farmaceutiche che sia su scala planetaria e che contenga i costi di terapia. Ad oggi, se si tratta di scegliere, quali sono i criteri che si usano? Il prezzo di una cura dovrebbe essere proporzionato al suo reale beneficio clinico che offre ai pazienti. In un sistema virtuoso, deve essere il giudizio clinico, e non le sole considerazioni economiche, a dettare le scelte terapeutiche.

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A cura di Natalia Milazzo

lettere

Coraggio sui vaccini

La crema si scioglie La pasta protettiva perde rapidamente consistenza al punto che non si riesce a usarla. Meglio affidarsi a uno dei prodotti promossi dal nostro test. Ci scrive il socio L.F. : «Ho comprato una pasta protettiva per il cambio dei pannolini. Ho già contattato via mail e per telefono l’azienda (Admiranda), ma senza alcun riscontro. La pasta protettiva risulta non utilizzabile dopo pochi giorni o anche da subito: in pratica, diventa liquida. L’unica cosa positiva sono gli ingredienti, io l’ho acquistata principalmente per questo». Difficile capire che cosa renda questo prodotto così poco

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stabile: quello che è certo è che il nostro socio ha diritto a essere rimborsato e potrebbe rivolgersi anche al negozio che gli ha venduto il prodotto risultato inutilizzabile, dato che per legge è il negoziante che è il primo responsabile della conformità di ciò che vende. Quanto agli ingredienti, però, dobbiamo deluderlo: quelli della crema protettiva da lui scelta non sono particolarmente buoni, anche se molti sono di origine vegetale. In primo luogo c’è un profumo, che per un prodotto destinato alla pelle irritata dei bambini non è consigliabile. Inoltre c’è un conservante, il sodio benzoato, che è noto per la sua capacità di scatenare reazioni allergiche (qualsiasi ingrediente può provocare reazioni, ma alcuni tendono a farlo più spesso). Per scegliere una buona crema, si può consultare il nostro test (TS 121, aprile 2016), andando sul nostro sito, sezione “Vita privata e famiglia - Mamme e bimbi”.

Il socio L. D. contesta la nostra posizione a sostegno dei vaccini, giudicandola poco coraggiosa perché allineata con quella del Ministero. La nostra informazione sui diversi vaccini non è affatto mutuata da quella del ministero della Salute, anzi: più volte ci siamo trovati in disaccordo, per esempio sull’introduzione troppo frettolosa nel calendario vaccinale di vaccinazioni che ancora non avevano dimostrato a sufficienza efficacia e sicurezza a lungo termine. E vogliamo ancora una volta confermare che il rischio più temuto, ovvero il presunto legame tra vaccinazione con vaccino trivalente MPR e insorgenza di autismo, non è basato su alcuna prova. Tutto nasce da una frode scientifica che è stata smascherata e dal fatto che l’autismo spesso si manifesta alla stessa età in cui si fanno i vaccini. Sul coraggio, non temiamo accuse: a parte che ci vuole coraggio anche nel non assecondare gli antivaccino più aggressivi, siamo gli unici (o almeno uno dei pochi giornali non scientifici) a riportare dati espliciti sull’efficacia e sicurezza dei farmaci, integratori, dispositivi medici (così come di altri prodotti di ogni tipo), citandoli con nome e marca e sconsigliandone apertamente l’acquisto se non sono supportati da sufficienti prove di sicurezza ed efficacia. Del resto, possiamo farlo perché siamo completamente liberi da pressioni dei produttori: noi non ospitiamo alcuna pubblicità. Così ci comportiamo anche su ogni singolo vaccino: che altro non è che un farmaco come tutti gli altri, con i suoi rischi e i suoi benefici. Fare un discorso di insieme sui vaccini è già di per sé sbagliato: scrivere un libro “contro i vaccini” è come scrivere un libro “contro i farmaci”. Non ha senso. I vaccini vanno considerati e analizzati uno per uno: non sono tutti uguali.


La scelta del medico

Primo passo, sporgere denuncia ai vigili urbani

Una nostra socia si lamenta di una modifica nelle abitudini prescrittive del medico: bisognerebbe provare a discuterne con lui per capirne i motivi.

Affumicati a Milano Da circa un anno una piccola zona ai confini del Parco Lambro viene periodicamente invasa da un fumo acre. A chi ci si può rivolgere? La socia N.M. di Milano ci segnala che saltuariamente, da più di un anno, verso le undici di sera, la via in cui abita e una via vicina (vicino a piazza Udine, tra via Feltre e via Carlo Alberto Pisani Dossi) vengono invase da un fumo maleodorante, di cui non si capisce la provenienza, più o meno denso, a volte così spesso da sembrare nebbia. Almeno una volta il fenomeno - fastidioso, anche se limitato a un’area ridotta, e forse non privo di rischi per la salute, visto anche l’odore di plastica bruciata che ristagna in seguito - ha causato l’uscita di una vettura dei vigili del fuoco, chiamati da qualche residente, che hanno ispezionato la strada, scendendo dal mezzo in via Feltre dove il fumo era più visibile. Nonostante questo, tutto continua a ripetersi: la nostra socia ha chiamato ripetutamente i pompieri, che però hanno dichiarato di non poter far nulla se non in presenza di un incendio. Ci domanda a chi può rivolgersi per proteggere la propria salute. La prima cosa da fare, in casi come questo, è una denuncia ai vigili urbani, rivolgendosi al comando di competenza e chiedendo esplicitamente di essere tenuti al corrente degli svolgimenti. È consigliabile raccogliere più persone per firmare la segnalazione, coinvolgendo magari l’amministratore del condominio.

PRESSIONE ALTA

Errata corrige Nell’articolo “Misurarsi la pressione a casa” pubblicato su TS 123, agosto 2016 avevamo consigliato di verificare sul sito Pressionearteriosa.net che l’apparecchio per misurarla fosse validato in collaborazione con la Società italiana della ipertensione arteriosa. Abbiamo appurato che l’aggiornamento del sito si è però arrestato nel 2008. In alternativa c’è un sito inglese: www. dableducational. org

«La circolare ministeriale (cosiddetto “decreto appropriatezza” ndr) ha creato molti problemi nei confronti dei pazienti con patologie croniche, in quanto i medici di famiglia hanno dimezzato la richiesta dei farmaci per ogni prescrizione. Prima di questa circolare il medico prescriveva due scatole di farmaci, sufficienti per due mesi, per cui si andava dal medico sei volte all’anno; oggi lo stesso medico prescrive una sola confezione a ricetta per cui si va dal medico 12 volte all’anno. Così abbiamo intasato ancora maggiormente lo studio medico, le farmacie, abbiamo utilizzato più carta, abbiamo speso più tempo per avere alla fine guadagno zero rispetto a come era prima». Così ci scrive la socia R.B.. Però dobbiamo dire subito che il “decreto appropriatezza” con i farmaci non c’entra niente: riguarda soltanto esami e procedure mediche. Anche se

ci sono differenze tra Regioni, generalmente su ogni ricetta si possono prescrivere fino a sei confezioni di farmaco se sono per malattie croniche, identificate da un codice che va riportato sulla ricetta. Bisognerebbe parlare con il medico per capire i motivi della sua prescrizione singola. Cogliamo l’occasione per ricordare che con i nuovi provvedimenti per ridefinire i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza, prestazioni e servizi che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini) il “decreto appropriatezza” è stato superato: il medico oggi non può più essere giudicato in base a una singola prescrizione, ma bisognerà considerare in modo complessivo quanto, come e perché prescrive i farmaci e gli esami specialistici, richiamandolo comunque a un comportamento corretto e responsabile.

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UNITI DA UN’IDEA. DA PIÙ DI 40 ANNI.

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Altroconsumo test salute ottobre 2016 mar  
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