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123 agosto 2016 | www.altroconsumo.it

salute

Farmaci online attenzione ai siti illegali

Pressione alta? Tatuaggi Come misurarla in modo aidabile anche a casa.

Capire di chi idarsi: le regole di igiene da rispettare.

Fermenti lattici

Una scelta di pancia

Supplemento n° 2 di Altroconsumo n° 305 - Anno XLII - Altroconsumo, via Valassina 22, 20159 Milano - Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in a.p. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1 LO/MI - In caso di mancato recapito, restituire al Cmp di Milano Roserio per la restituzione al Mittente previo pagamento resi


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I nostri obiettivi sono l’informazione, la difesa e la rappresentanza dei consumatori. Non abbiamo pubblicità. Per i test acquistiamo tutti i prodotti e ci afidiamo solo a laboratori competenti e indipendenti da qualsiasi interesse. INDIPENDENTI Le nostre pubblicazioni non contengono pubblicità. Non accettiamo prodotti gratuiti e non realizziamo test su richiesta dei produttori. Scegliamo solo laboratori competenti e indipendenti da qualunque interesse. L’indipendenza è totale, a garanzia di obiettività di giudizi e consigli. EFFICACI Il nostro metodo di lavoro si basa su criteri di rigore scientiico, eficienza e competenza. A test e inchieste lavorano tecnici qualiicati e specialisti di settore che mettono la loro professionalità al servizio dell’informazione, della consulenza, della risoluzione concreta dei problemi. DALLA TUA PARTE La nostra missione è esclusivamente orientata a soddisfare le necessità dei consumatori e a tutelare i loro diritti. Per questo offriamo servizi di consulenza individuale ai nostri soci e portiamo la voce e le istanze dei consumatori presso gli interlocutori istituzionali e sociali. Per chiedere consulenze e chiarimenti

www.altroconsumo.it/contattaci I numeri delle consulenze telefoniche sono a pag. 65 di Altroconsumo Direttore editoriale Andrea Doneda Direttore responsabile Rosanna Massarenti Redazione: Natalia Milazzo, Marzio Tosi (capiredattori), Manuela Cervilli, Matteo Metta, Beba Minna, Simona Ovadia, Adelia Piva (vicecapiservizio), Sonia Sartori, Stefania Villa. Redazione online: Alessandro Sessa (caporedattore), Luca Cartapatti (caposervizio), Michela Di Mario, Roberto Usai. Designer: Maria Grazia Galbiati (coordinatore), Roberto Milanesi, Sara Padidar, Ida Trimboli, Elisabetta Veraldi ALTROCONSUMO EDIZIONI SRL Sede legale, direzione, redazione e amministrazione: via Valassina 22, 20159 Milano Centralino 02 66 89 01 Abbonamenti 02 69 61 520 Fax 02 66 89 02 88 Reg. trib. Milano n.116 del 8/3/1985 © Altroconsumo n. 291252 del 30/6/1987 Stampa: ELCOGRAF S.p.A. Soc. Unipersonale, Via Mondadori 15 - 37131 Verona

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Vaccinazioni

Il virus della disinformazione

PRIMO PIANO

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Come salvarlo • Troppa luce • No alla reperibilità se sei grave • Poche negli studi • Acque pulite • Misurare le glicemia • Caldo e pillole • Api, vespe e calabroni • Barrette Pesoforma • Attenzione a... • Cani a rischio • Leggera d’estate • Dieta mediterranea

Rosanna Massarenti Direttore

CETRIOLI RIPIENI Gusto leggero per una ricetta estiva.

ARTICOLI

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FARMACI ONLINE Ora si possono acquistare anche via web. di Natalia Milazzo

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PROBIOTICI: DAVVERO UTILI? Alla prova 21 prodotti, vantaggi tutt’altro che accertati. di Matteo Metta

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MISURARE LA PRESSIONE Quando e come si deve fare anche a casa propria. di Giuseppe Aliverti

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VEGETARIANO È SANO? Analisi nutrizionale dei prodotti pronti senza proteine animali o carne. di Simona Ovadia

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CISTI OVARICHE Di solito sono innocue. Quando preoccuparsi. di Silvia Giacomini

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FECONDAZIONE ASSISTITA Cosa insegnano i racconti e le esperienze di chi ci è passato. di Simona Ovadia

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TATUAGGI Farli in sicurezza.

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Se un giocattolo emette cattivo odore • Nuovo misuratore •Solare solvente • Cattivo è buono? • Da multidose a monodose

di Sonia Sartori

LETTERE

Che fare: informare su utilità e sicurezza dei vaccini per la salute dei bambini e per il bene collettivo

I vaccini non sono pericolosi: questo aferma e ribadisce la comunità scientiica mondiale, sulla base di dati, fatti e osservazioni incontrovertibili. Non è un tema su cui aprire dibattiti o esprimere “opinioni”. Le malattie dalle quali i vaccini ci proteggono sono molto pericolose – invalidanti o mortali - e non sono ancora debellate. Gli efetti indesiderati (nessun trattamento è a rischio zero) sono rarissimi. I più frequenti riguardano il morbillo, con problemi seri in un caso su due o tre milioni, a fronte di gravi problemi per i bambini che contraggono la malattia: un caso su mille che, anche in Italia, ha portato ino alla morte per morbillo di diversi bambini. Dunque, è davvero inaccettabile che trasmissioni di informazione del servizio pubblico lascino spazio al parere di chi non ha titoli per parlare, come il conduttore ospitato da Virus (ironia della sorte, quel titolo...) che ritiene “demenziale e assurdo” obbligare a vaccinare i bambini. Come è dannoso leggere sentenze di tribunale come quella recente del Tar della Sicilia - che riconoscono indennizzi legati alle conseguenze delle vaccinazioni, emesse da giudici che nemmeno sanno chi consultare per stabilire un eventuale nesso tra causa ed efetto. Nel caso speciico, la scienza ha categoricamente smentito un collegamento tra vaccini e autismo. Il medico inglese autore dello studio che lo ipotizzava, pubblicato vent’anni fa su Lancet e poi ritirato, è stato radiato per condotta disonesta e irresponsabile. Ma i virus della cattiva informazione si propagano facilmente. E così il numero di bambini non vaccinati continua ad aumentare. L’Italia è stata già richiamata dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per la scarsa copertura vaccinale, in calo anche per le vaccinazioni obbligatorie e che nel 2014 è scesa sotto il 95 per cento, la soglia che secondo le autorità sanitarie internazionali garantisce l’immunità “di gregge”, cioè anche di chi, per speciici motivi, non può essere vaccinato. Addirittura la vaccinazione trivalente (prima dose), contro morbillo, parotite e rosolia, è scesa sotto l’87 per cento. La colpa non è solo e sempre dei genitori, ma anche di chi deve informare e far comprendere l’utilità e la sicurezza dei vaccini e che, forse, non è più capace di dare iducia, lasciando così spazio a ignoranza, disinformazione e a punte di fanatismo. La strada dell’obbligatorietà per poter iscrivere i bambini a scuola, come stanno facendo alcune Regioni, è un po’ l’ultima ratio, speriamo utile, ma rischia di discriminare i bambini, che di colpe non ne hanno, senza usare il “vaccino” dell’informazione consapevole, davvero indispensabile. 123 testsalute 3


A cura di Simona Ovadia

Primo piano salute 4 testsalute testsanté 000 123

TROPPA LUCE Servizio sanitario

Come salvarlo Nell’ambito della campagna “Salviamo il nostro SSN”, cui ha aderito anche Altroconsumo, la fondazione GIMBE chiede meno sprechi, ma anche più inanziamenti. La questione del Servizio sanitario nazionale (SSN) si presta a strumentalizzazioni. Da una parte, tagli nelle risorse dovuti alla crisi economica sono presentati come razionalizzazioni: una confusione inaccettabile, perché eliminare gli sprechi e allocare meglio le risorse è fondamentale, ma quanto si risparmia deve essere reinvestito nella sanità pubblica, mentre negli ultimi anni è avvenuto il contrario. Dall’altra parte, la spinta dell’industria porta a consumare in misura sempre maggiore, caricando sia il servizio sia i cittadini di spese spesso eccessive e inutili. Ancora, nel gioco si inseriscono operatori privati e assicurazioni, che ovviamente hanno tutto l’interesse a evidenziare le carenze del SSN. In questo diicile contesto, la Fondazione GIMBE (www.gimbe.org) ha presentato a giugno scorso il suo rapporto sulla sostenibilità del SSN, proponendo tre linee: maggiori investimenti pubblici, interrompendo il trend degli ultimi anni; ricorso ad altre fonti di inanziamento (come la compartecipazione alla spesa, l’incremento IRPEF, la sanità integrativa); riduzione degli sprechi (calcolati in oltre 24 miliardi) e valorizzazione dell’assistenza prestata.

L’Italia è il Paese del G20 con il più alto livello di inquinamento luminoso. Quasi otto italiani su dieci non sono più in grado di vedere di notte l’incanto della Via Lattea. Addirittura un quarto della popolazione vive sotto cieli talmente inondati di luce artificiale da non permettere mai all’occhio di entrare nella fisiologica modalità di vista in condizioni di luce scarsa. Lo rivela una ricerca di un team internazionale pubblicata su Science Advance.


Più serenità per i malati

NO ALLA REPERIBILITÀ SE SEI GRAVE Chiara, la donna malata di tumore che l’anno scorso aveva denunciato il richiamo dell’Inps perché era risultata assente durante una visita iscale, ha vinto la sua battaglia. E quella dei tanti malati gravi costretti per lunghi periodi a rispettare le regole sulle fasce orarie di reperibilità. L’Inps ha inalmente emanato una circolare che stabilisce l’esenzione da questo obbligo per i lavoratori privati colpiti da malattie gravi e invalidanti con invalidità civile superiore al 67% e chiarisce nel dettaglio i termini della deroga. Sarà compito del medico di famiglia, accertate le condizioni del malato, compilare e inviare per via telematica all’istituto previdenziale e al datore di lavoro il certiicato di malattia, barrando la casella “terapie salvavita” o “invalidità”, per evitare che il malato sia sottoposto a visita quando non necessario. Plaudono le associazioni di malati oncologici e quelle di volontariato, ma evidenziano il problema dei lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata ai quali questo diritto è acora negato. Deve, dicono, essere esteso a tutti al più presto.

Donne

POCHE NEGLI STUDI Le donne sono spesso sottorappresentate negli studi sull’esercizio fisico e le prestazioni atletiche a causa della complessità del ciclo mestruale. A dirlo è un articolo del British Journal of Sports Medicine. Un problema da risolvere per due motivi: la necessità di comprendere meglio l’impatto delle variazioni ormonali sulle prestazioni atletiche e quella di migliorare il profilo di sicurezza dei farmaci destinati anche a un pubblico femminile.

Tutti al mare

Acque pulite L’ultimo rapporto annuale sulle acque di balneazione pubblicato dalla Commissione europea (anno 2015) parla chiaro e dà notizie positive: il 95% dei iumi, dei laghi e dei mari che bagnano il nostro Paese hanno acque di qualità “eccellente” e “buona”. Il dato è molto incoraggiante per il turismo (ma non solo) ed è ancora più signiicativo, se si considera che circa un quarto delle acque di balneazione marine in Europa sono localizzate in Italia, caratterizzata da una costa fortemente abitata e costruita. Ma come scoprire in particolare quali sono le acqua balneabili più cristalline? Il portale delle acque del ministero della Salute (www. portaleacque.salute.gov.it) nella sezione “acque di balneazione” offre la possibilità di visualizzare tutte le aree di balneazione, con i dati relativi al monitoraggio della stagione balneare in corso, lo stato di balneabilità in tempo reale e le informazioni ambientali riguardanti il proilo di costa di ogni singola area. È disponibile anche una app del ministero della Salute (Portale Acque) grazie alla quale si potranno facilmente geolocalizzare le aree di balneazione più vicine e consultare il loro proilo di balneabilità, compresi gli avvisi di criticità e i risultati delle analisi del monitoraggio. Ma c’è di più: attraverso la stessa applicazione si possono anche inviare eventuali segnalazioni riguardanti la qualità delle acque. Secondo quanto afferma il Ministero, verranno prese in carico dalle autorità competenti.

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Misurare la glicemia Tra le pratiche a rischio di essere inappropriate pubblicate sul nostro sito in collaborazione con Slow Medicine: la misurazione della glicemia nel diabete di tipo 2 Per chi ha il diabete di tipo 2, la misurazione quotidiana della glicemia rischia di fare più male che bene. Mentre nel diabete di tipo 1, quello che si cura con la somministrazione periodica di insulina, la misurazione regolare è molto importante, per chi ha il diabete di tipo 2 ed è in terapia con farmaci da prendere per bocca non è né necessaria né utile. Si faceva anni fa, quando i farmaci usati per contrastare il diabete rischiavano di indurre cali bruschi della glicemia, tali da avere conseguenze dannose per il paziente. Oggi però sono disponibili farmaci in cui questo rischio è quasi nullo, soprattutto per le ipoglicemie maggiori, quelle che possono procurare i danni più gravi al paziente. E i diabetologi privilegiano, quando possibile, l’uso di questi farmaci. Di conseguenza, una volta raggiunto il livello giusto, l’uso costante del glucometro (l’apparecchio per misurare la glicemia) darà risultati piuttosto prevedibili. E quindi non particolarmente utili. Trovi maggiori informazioni su questo ed altri argomenti sul nostro sito, nella sezione Salute, dove pubblichiamo regolarmente le schede che segnalano le più difuse pratiche mediche che rischiano di essere inappropriate, ovvero prescritte senza un reale motivo né una reale utilità. Con il rischio non soltanto di sprecare risorse preziose, ma in alcuni casi perino di danneggiare il paziente.

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CALDO E PILLOLE Durante la stagione calda alcuni farmaci possono dare effetti avversi inaspettati, aggravando i disturbi legati alle alte temperature. Tra questi ci sono i farmaci contro la pressione alta e quelli destinati a curare altre malattie cardiovascolari. Tutte queste terapie potrebbero richiedere un riadattamento da parte del medico o dello specialista. Ma no al fai da te.

API, VESPE E CALABRONI Le punture degli imenotteri sono dolorose. I consigli per limitare il rischio. Con l’arrivo dell’estate il rischio di essere vittima di api, vespe e calabroni aumenta, perché questi insetti sciamano negli ambienti e vengono a contatto con l’uomo. Gli esperti, inoltre, confermano che quest’anno si difonderà una nuova specie arrivata dalla Cina, la Vespa Vellutina, chiamata anche con il minaccioso nome di “calabrone killer” per la sua maggiore aggressività. Alcune accortezze sono quindi d’obbligo. 1. Evitare di indossare abiti larghi e di colore nero o molto vivace, preferire il bianco. 2. Non usare profumi o altri prodotti per il corpo profumati. 3. Non camminare scalzi nei prati. 4. Evitare di avvicinarsi a iori molto profumati o frutta matura. 5. Non lasciare cibi e bevande esposti se si mangia all’aperto e non bere bibite zuccherate direttamente dalla lattina nella quale gli insetti potrebbero entrare. 6. Controllare prima di sedersi sui ceppi.


Meglio il cibo vero

Barrette Pesoforma Attenzione a... Sostituiscono un pasto? Non proprio: calorie e ibre latitano un po’ troppo, anche per chi è a dieta. Si chiamano sostituti del pasto Vengono deiniti così dalla legge “gli alimenti di composizione particolare, i quali, se usati secondo le indicazioni del fabbricante, sostituiscono interamente o in parte la razione alimentare giornaliera... da utilizzare nell’ambito di diete ipocaloriche volte alla riduzione del peso”. Le barrette Pesoforma rientrano in questa categoria. In effetti il prodotto è a norma, sia per quanto riguarda l’etichetta, sia per quanto riguarda la composizione. Peccato che non bastino Poche però le calorie: circa 235 per una razione (due barrette). Un apporto troppo scarso per considerarlo un vero e proprio sostituto di un pasto, anche per chi segue un regime alimentare restrittivo. In una dieta ipocalorica, la riduzione delle calorie deve essere moderata e graduale, in modo da perdere peso in modo sano. Una dieta ottimale deve prevedere almeno 1.400 kcal al giorno e comunque non è accettabile una dieta che scenda al di sotto di 1.200 kcal: anche così l’apporto energetico del pasto non dovrebbe essere inferiore a 400 kcal (il 33% dell’energia giornaliera introdotta). Poche ibre Le raccomandazioni dicono che bisogna assumere 25 grammi al giorno di ibre, ovvero circa 8 grammi per pasto. Due barrette Pesoforma (una razione) contengono da 2 a 6 grammi di ibre, a seconda del tipo.

Semi di albiccoca: rischio avvelenamento Mangiare semi di albicocca crudi può essere pericoloso per i bambini. A dirlo è l’Autorità europea per la sicurezza alimentare che mette in guardia anche dall’utilizzare questi semi come rimedio “alternativo” antitumorale (si ritiene che la maggior parte dei semi crudi commercializzati nella Ue siano venduti a questo scopo via Internet). Questi semi, infatti, contengono un composto chiamato amigdalina, che una volta ingerito si trasforma in cianuro. L’avvelenamento da cianuro può causare nausea, febbre, mal di testa, insonnia, sete, nervosismo dolori ai muscoli e in casi estremi è letale. Il normale consumo di albicocche, speciicano, non pone invece rischi per la salute: il seme è protetto dal guscio e non entra in contatto con il frutto. Lenti bifocali: attenzione alle cadute Una ricerca condotta da un gruppo di oftalmologi della Queensland University of technology, in Australia, avverte: la visione nitida è fondamentale per evitare cadute. E così la visione sfocata, simile a quella che si può creare quando si utilizzano occhiali con lenti bifocali o multifocali (soprattutto nei primi tempi di adattamento), può mettere a rischio la sicurezza del passo. I ricercatori raccomandano prudenza, soprattutto negli anziani, le cui cadute possono avere gravi conseguenze.

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Xilitolo

CANI A RISCHIO Questo edulcorante presente in chewing gum e dentifrici è velenoso per gli amici a quattro zampe. Non lasciare che Fido frughi con il suo naso nella tua borsa, soprattutto se ci sono caramelle o gomme da masticare senza zucchero che contengono xilitolo. Se per sbaglio - o per innocente golositàil cucciolo decide di mangiarne qualcuna rischia di stare molto male, anche di morire. Lo xilitolo, infatti, un dolciicante noto per le sue proprietà anticarie - e assolutamente sicuro per l’uomo - è invece altamente tossico per i cani. Non dare loro premi come caramelle o prodotti da forno preconfezionati senza conoscere gli ingredienti. E soprattutto non cadere nella tentazione di lavare i denti al cane con il dentifricio di casa: spesso anche i prodotti per l’igiene della bocca contengono questo dolciicante. Se il cane ingerisce accidentalmente qualche alimento o prodotto con xilitolo bisogna rivolgersi immediatamente a un pronto soccorso veterinario.

Dieta sana

LEGGERA D’ESTATE 1. Rispetta gli orari dei pasti. 2. Fai una buona prima colazione. 3. Evita i pasti con primo, secondo e contorno. 4. Limita piatti elaborati e ricchi di grassi. 5. Privilegia cibi freschi, digeribili e ricchi di acqua, frutta e verdura di stagione. 6. Usa poco sale, meglio se iodato. 7. Bevi almeno un litro e mezzo di acqua al giorno, evita le bevande dolci e gassate. 8. Preferisci il pesce alla carne: le ricette sulla nostra guida. www. altroconsumo.it/ guidepratiche

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Più protetti dal cancro

Dieta mediterranea Gli alimenti tipici della dieta mediterranea proteggono da diversi tipi di cancro e aiutano a vivere più a lungo. Lo ribadisce uno studio che analizza tutte le evidenze inora disponibili a riguardo. Ancora conferme sul ruolo beneico della dieta mediterranea sulla nostra salute. Uno studio recentemente pubblicato su Current Nutrition Reports ha riassunto lo stato delle conoscenze su questo tema, focalizzando l’attenzione sugli alimenti per i quali l’associazione con la riduzione del rischio di cancro sembra essere più forte. Viene così deinita “mediterranea” una dieta che comprende sempre sei componenti beneici: un elevato consumo di vegetali, frutta e frutta con guscio, legumi, cereali integrali, pesce e alto apporto di acidi grassi monoinsaturi rispetto ai saturi, un consumo ridotto di carne e latticini, con l’eccezione dei formaggi stagionati. Fanno indubbiamente bene le ibre e i cereali integrali alla salute del colon retto, così come l’olio d’oliva, fonte non solo di grassi insaturi ma anche di polifenoli, sembra avere un ruolo protettivo per molteplici tumori come quello al seno, all’apparato digerente e al tratto respiratorio. Frutta e verdura, inine, fanno vivere più a lungo, a prescindere dalla prevenzione dei tumori. In generale, concludono i ricercatori, l’efetto positivo sulla salute è imputabile alla sinergia dei diversi alimenti presenti in questo modello alimentare, più che ai singoli elementi nutritivi che si assumono con questa dieta.


Acqua e potassio UNA PORZIONE (SENZA GUARNIZIONI) APPORTA - 125 kcal; - 53 mg di potassio; - 160 mg di calcio

Dissetanti e leggeri

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l cetriolo appartiene alla famiglia del melone e delle zucchine. Molto adatto all’estate perché ricco di acqua e potassio (utile da reintegrare durante il caldo), è invece povero di calorie e sodio (sale). Per alcuni è indigesto: tagliarlo e lasciarlo macerare nel sale grosso per qualche ora può aiutare. Ottimo crudo in insalata, se accompagnato con salsa allo yogurt

e con formaggio ci aiuta ad aumentare anche l’apporto proteico e di calcio. I cosiddetti cetriolini, conservati sotto aceto, hanno la buccia ine e tenera, perché raccolti ancora acerbi. Il cetriolo è buono se è di colore intenso, senza macchie, di grandezza media e sodo. I più grossi possono essere amari e farinosi. Si conserva in frigorifero per una settimana, se già afettato va protetto con la pellicola.

Cetrioli ripieni Per 4 persone: 2 cetrioli 150 g formaggio fresco spalmabile erba cipollina Per guarnire: pomodorini a fettine, olive verdi o nere Lava e sbuccia i cetrioli, dividili in due e tagliali a metà per il lungo, svuotali dei semi e salali leggermente. In una ciotola lavora il formaggio fresco spalmabile con un trito di erba cipollina (o altre erbe aromatiche). Farcisci i cetrioli col composto e decora con pomodori a fettine e olive.

125 kcal a porzione

A cura di Natalia Milazzo

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➜ Guida alla dieta su www.altroconsumo.it/dimagrire


Arrivano i farmaci

online Una comodità e una occasione per risparmiare: ma attenzione a scegliere solo i siti autorizzati. di Natalia Milazzo

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ino all’anno scorso, non avremmo avuto dubbi: l’acquisto di farmaci online era assolutamente sconsigliabile. Non essendo autorizzato, infatti, era campo esclusivo di operatori illegali, del tutto privi di garanzie, con il rischio concreto di incappare in farmaci contrafatti. Da pochi mesi questa situazione è cambiata: farmacie e parafarmacie sono state autorizzate a vendere i farmaci anche online, ovvero attraverso il loro sito. Questo però non

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ha sgomberato il campo da chi opera senza autorizzazione, anzi. Ora i siti illegali hanno buon gioco a ingersi farmacie o parafarmacie autorizzate. Anche ricorrendo a nomi ingannevoli: per esempio “Labuonafarmacia” o “Farmacia italiana” e ostentando il simbolo del caduceo con il serpente. Non è un fenomeno limitato: siti così sul web si contano a decine. Il primo consiglio, dunque, è questo: prima di acquistare farmaci online, bisogna accertarsi con

CLICCA SUL BOLLO Per veriicare che il sito da cui vuoi acquistare farmaci è quello di una farmacia o parafarmacia autorizzata a vendere farmaci online dal ministero della Salute, controlla sempre che nella pagina sia presente il logo che riproduciamo sopra. Cliccando sul bollino si deve essere reindirizzati al sito del Ministero, dove c’è l’elenco di tutte le farmacie e parafarmacie autorizzate.

molta attenzione di essere su un sito autorizzato. Per farlo, bisogna veriicare la presenza del bollino con il logo apposito, di cui parliamo nel riquadro qui sopra. In ogni caso, sapere bene come funziona la regolamentazione può aiutare. In primo luogo, è da tenere presente che online è consentito vendere soltanto farmaci che si possono acquistare senza ricetta medica: se quindi ci si imbatte in un sito (come ne abbiamo visti molti) che ofre in vendita Viagra o antibiotici,


SONO IN RAPIDO AUMENTO

Medio in euro

In euro min-max (giugno 2016)

PREZZO ONLINE

ASPIRINA 20 compresse effervescenti

7,74

5,46 - 9,05

BUSCOPAN 30 compresse 10 mg

7,54

6 - 8,90

CANESTEN 1% crema 30g

8,60

5,70 - 10,30

DAFLON 30 compresse rivestite 500 mg

12,69

9,90 - 14,85

ENTEROGERMINA OS 10 iale 2 mld/5 ml

7,13

5,54 - 8,70

ENTEROGERMINA OS 20 iale 2 mld/5 ml

11,65

9,50 - 14

FLUIBRON aerosol 20 iale 15 mg 2 ml

12,46

9,15 - 14,80

FLUIFORT 90mg/ml sciroppo 200 ml

8,00

6,13 - 9

GYNOCANESTEN crema vag 30 g 2%

8,51

4,99 - 10,50

MAALOX PLUS 30 compresse masticabili

5,85

4,36 - 6,50

MOMENT 12 compresse 200 mg

4,66

3,95 - 5,40

MOMENT 24 compresse 200 mg

8,55

7,40 - 9,90

PURSENNID 30 compresse

5,85

4,90 - 6,50

REACTINE 14 compresse

11,90

10 - 14

RINAZINA spray nasale 15 ml 0,1%

7,25

5 - 8,90

TACHIPIRINA sciroppo 120 ml 120mg/5

4,70

3,95 - 5,10

TACHIPIRINA 20 compresse 500 mg

4,42

3,75 - 4,42

TANTUM VERDE B 240 ml 22,5+7,5mg

7,05

5,6 - 8

VIVIN C 20 compresse effervescenti

6,78

5,40 - 8

VOLTAREN EMULGEL 1% 60 g

7,79

6,74 - 9,90

VOLTAREN EMULGEL 2% gel 60g

10,85

7,80 - 12,30

Farmaco

(entrambi per legge vendibili solo con ricetta), è sicuramente un operatore illegale, da cui stare alla larga. Attenzione, però: se una farmacia o una parafarmacia decidono di vendere online non i farmaci, ma soltanto articoli di altro tipo, per esempio integratori, accessori sanitari, cosmetici o altro, in questo caso non hanno bisogno di alcuna autorizzazione né dovranno riportare il bollo, pur essendo a norma di legge. Un’altra regola non esplicitata nella nuova

FARMACIE E PARAFARMACIE Delle 258 farmacie e parafarmacie autorizzate, 115 già vendono farmaci online

LA NOSTRA INCHIESTA Abbiamo scelto 21 farmaci senza ricetta tra i 50 più venduti e abbiamo veriicato a che prezzo sono venduti in 35 farmacie e parafarmacie online, spese di spedizione escluse. In tabella (qui a ianco) abbiamo inserito i prezzi da noi rilevati (giugno 2016), indicando il prezzo medio, quello minimo e quello massimo registrati nelle farmacie online da noi visitate.

normativa, ma di fatto esistente, è che non è possibile acquistare legalmente farmaci da siti basati all’estero: questo perché è proibito introdurre in Italia farmaci sprovvisti di un foglietto illustrativo scritto in italiano. Da ricordare anche che sono autorizzate alla vendita di farmaci online sia le farmacie sia le parafarmacie, ma soltanto se hanno già un loro esercizio commerciale isico, un negozio insomma. Ma non basta. Per legge, i farmaci venduti

online devono avere esattamente lo stesso prezzo che hanno nella farmacia isica corrispondente (regola che però non riguarda gli altri prodotti venduti online dalla farmacia, per i quali il prezzo è libero). Ma allora, potremmo chiederci, che vantaggio c’è nell’acquistare i farmaci online, se costano tanto quanto costerebbero in farmacia? Un primo vantaggio - in particolare trattandosi di farmaci - è poterli avere recapitati direttamente a casa: è vero che nel nostro Paese le farmacie sono distribuite capillarmente, però una persona malata o anziana potrebbe comunque apprezzarlo. Inoltre, grazie all’acquisto online possiamo cercare i prezzi migliori in un numero di farmacie e parafarmacie ben maggiore di quelle che potremmo visitare andandoci di persona. La tabella in questa pagina parla chiaro: da un sito di vendita all’altro i prezzi della stessa confezione di medicinale possono addirittura più che raddoppiare. È il caso dell’Enterogermina, per esempio: una scelta attenta del sito consente di risparmiare ben 4,50 euro per una confezione; mentre su un tubetto di Gynocanesten abbiamo rilevato un risparmio possibile di 5,51 euro... e potremmo continuare con gli esempi. Certo, bisogna poi stare attenti a veriicare quanto sul prezzo incidono le spese di spedizione (da 5 euro in su). In generale, vengono annullate sopra una certa cifra: senza aumentare il consumo di farmaci, cercare di accorpare gli acquisti tra loro può essere conveniente.

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Fermenti lattici L’illusione dell’intestino felice

Promettono di riequilibrare la lora batterica e di migliorare la funzionalità intestinale. Ma quanto c’è di vero in questi e altri slogan pubblicitari? Poco, pochissimo, a volte niente. Parola di scienza. di Matteo Metta 12 testsalute 123


I fermenti dello yogurt

I

l microbiota, oltre che nell’intestino, è sulla bocca di tutti. Non si era mai visto tanto fermento intorno a quello che un tempo si chiamava più semplicemente “lora intestinale”. Dai congressi di medicina alle riviste femminili, non si fa che parlare dell’importanza per la salute di quella miriade di microrganismi, in prevalenza batteri, che albergano nel tubo digerente. Si moltiplicano ricerche secondo cui in pratica tutto — dalla pressione arteriosa al diabete, dalle malattie neurologiche a quelle cardiache, dalle allergie ino all’obesità — sarebbe inluenzato dalla sua composizione e dal suo funzionamento. Tant’è che tra i ricercatori circola una battuta: «Se vuoi fare una scoperta, buttati sul microbiota». Se il microbiota è così cruciale, va da sé che mantenerlo in buona salute lo è altrettanto. Ecco allora che entrano in gioco i prodotti contenenti fermenti lattici, che di promesse sul benessere intestinale sono i campioni. In commercio si presentano nelle più svariate forme: latti fermentati (in bottigliette dalla forma sinuosa), integratori, farmaci da banco. Ne abbiamo portati in laboratorio 21. Contengono miliardi di microrganismi probiotici, detti comunemente fermenti lattici, che sono in grado di arrivare vivi e vitali ino all’intestino, e di colonizzare e arricchire (temporaneamente) il microbiota. Per inciso, tra i probiotici non igura lo yogurt, dal momento che i suoi fermenti lattici, non essendo in grado di resistere all’azione dei succhi gastrici, muoiono prima di arrivare all’intestino.

Eficacia non dimostrata Ora sorgono spontanee un paio di domande. La prima: in condizioni di salute normali, al nostro microbiota serve davvero l’aiutino quotidiano di questi prodotti? La seconda: che utilità hanno in caso di disturbi come stitichezza, gastroenterite, diarrea da antibiotici? In altre parole, poiché si presentano con slogan del tipo “raforzano il sistema immunitario” o “aiutano il benessere dell’intestino”, ci si chiede se siano in grado di risolvere la stitichezza o di

Non tutti i batteri probiotici hanno gli stessi effetti, dipende dal ceppo

Come orientarsi tra gli scaffali Yogurt Sotto questa denominazione rientrano i prodotti che contengono due batteri, sia lo Streptococcus thermophilus sia il Lactobacillus bulgaricus, senza l’aggiunta di altri. Non sono considerati microrganismi probiotici, quindi gli yogurt non sono oggetto di questa inchiesta. Latti fermentati Tra i più noti ci sono Actimel, LC1 e Yakult. Non hanno una deinizione di legge. Per latte fermentato si intende un prodotto che, a prescindere dal fatto che contenga o meno i due batteri speciici dello yogurt, contiene altri batteri. In molti casi sono aggiunte le vitamine B6 e D, per poter usare slogan come“aiuta a ridurre la stanchezza” o “aiuta a rinforzare il sistema immunitario”. Integratori Si presentano sotto forma di capsule, bustine o iale, per darsi un tono “farmaceutico”. Puntano più sul fatto che aiutano a“equilibrare la lora intestinale”, soprattutto in caso di assunzione di antibiotici o abitudini alimentari scorrette. Farmaci Rispetto agli altri probiotici, hanno riferimenti legislativi diversi. Non sono diversi, però, né i microrganismi che contengono né le loro concentrazioni.

NON UTILI ALLA FLORA BATTERICA Infatti non arrivano vivi nell’intestino, ma rendono più digeribile il lattosio

ridurre le scariche di diarrea in caso di gastroenterite o addirittura di risparmiarci un rafreddore o un mal di gola in più. Per rispondere a questi dubbi siamo andati a vedere cosa dicono gli studi. Per quanto riguarda il mantenimento di una normale funzione intestinale o il suo miglioramento, il vantaggio oferto dai fermenti lattici, quando va bene, è davvero modesto. E comunque nemmeno lontanamente paragonabile a ciò che ci lasciano credere le loro pubblicità. Ad oggi la ricerca non è riuscita a dimostrare che assumere quotidianamente fermenti lattici dia un vero vantaggio nel regolarizzare la funzionalità intestinale o nel diminuire goniore, dolori, fastidi addominali o latulenza. In alcuni studi si è osservato che, assumendo per quattro-otto settimane un probiotico, i pazienti con stitichezza cronica vedono aumentare, nel migliore dei casi, di poco più di una volta le evacuazioni settimanali, meno rispetto ad altri rimedi (vedi articolo su TS 110, giugno 2014), in primis quello di aumentare l’apporto di ibre nella propria dieta. Per quanto riguarda poi gli efetti per chi sofre di sindrome dell’intestino irritabile, i dati sono contradditori e discordanti, quindi poco rilevanti. L’assunzione di fermenti lattici non sembra giustiicarsi nemmeno per prevenire una diarrea da antibiotici, che tra l’altro è un’evenienza meno comune di quanto si pensi. Da studi efettuati sui bambini, è emerso che per evitare >

123 testsalute 13


Sono utili alla lora battica? L’EFFICACIA È DUBBIA Anche quando provato, l’impatto sulla funzionalità intestinale è risultato modesto

> una sola diarrea da antibiotico, si deve dare inutilmente fermenti lattici ad altri nove bambini che da questi fermenti non ottengono alcun beneicio. Risultati simili sono stati evidenziati negli adulti, mentre negli anziani i beneici non sono provati. Insomma, non c’è alcun bisogno di soccorrere la lora, che, dopo una cura antibiotica, ha tutte le capacità di riprendersi da sola. L’assunzione di fermenti lattici si può al massimo consigliare a chi deve sottoporsi a una pesante e lunga terapia antibiotica, come quella prescritta per debellare l’helicobacter pylori (responsabile di gastriti e ulcere), con la consapevolezza che i beneici dimostrati sono esigui. Anche contro la cosiddetta “vendetta di Montezuma”, la diarrea che arriva a colpire ino all’80% dei viaggiatori che raggiungono aree con bassi standard igienici, fare ricorso a batteri probiotici non si traduce in una prevenzione eicace. Una recente revisione di studi ha messo

0,52

6x90

L. rhamnosus GG, S. thermophilus, L. bulgaricus

C

A A A

DANONE Actimel

2,87 - 3,69

0,55

6x100

L. casei, S. thermophilus, L. bulgaricus

C

A A A

NESTLÉ LC1 Vital

2,99 - 3,90

0,55

6x100

Lactobacillus johnsonii LA1

C

C

LATTE MERANO Bella vita

0,72 - 0,95

0,83

200

Biidobacterium BB-12, S. thermophilus, L. bulgaricus

E

A A B

Etichetta

VALUTAZIONE GLOBALE

3,04 - 3,25

Corrispondenza specie e quantità dichiarate

YOMO Rinforzo

Latti fermentati

Fermenti lattici dichiarati in etichetta

formato (g)

Quantità fermenti per porzione

RISULTATI

Medio a porzione

CARATTERISTICHE

In euro min - max a confezione (maggio 2016)

PREZZI

A B

YAKULT Yakult

3,75 - 4,19

0,57

7x65 ml

L. casei Shirota

E

A A B

ESSELUNGA Equilibrio

2,29 - 2,29

0,38

6x100

L. paracasei, S. thermophilus

E

C

A B

CARREFOUR Lactobacillus Paracasei

1,99 - 2,19

0,34

6x100

L. paracasei, S. thermophilus, L. bulgaricus

E

C

A B

COOP Bene Si

2,28 - 2,79

0,43

6x100

L. paracasei, S. thermophilus

E

C

A B

E

C

A B

1,85

0,31

6x100

L. casei, L. casei 430, S. thermophilus

DANONE Activia

2,24 - 2,99

0,63

4x125 al cucchiaio

Biidus actiregularis, S. thermophilus, L. bulgaricus

E

C

A B

SOJASUN Natural + Biidus

1,97 - 1,99

0,5

4x100 al cucchiaio

Biidus bacterium e acidophilus

E

E

A C

LAND (EUROSPIN) Fermenti attivi

14 testsalute 123


in discussione vecchie evidenze, che invece parlavano di una riduzione del rischio di diarrea del 15% per chi assumeva fermenti lattici nelle settimane precedenti la partenza, evidenziando che quei dati non sono suicientemente attendibili né coerenti tra loro per raccomandarne l’uso per questo scopo. Tra l’altro, non si dovrebbe parlare di fermenti lattici in generale. Ogni studio si riferisce a uno o più ceppi particolari di microrganismi probiotici. Efetti speciici dimostrati per un particolare ceppo non possono essere estesi nemmeno ad altri ceppi appartenenti alla stessa specie, dal momento che anche ceppi della stessa specie possono avere efetti opposti. Su quali ceppi allora orientarsi? Quelli che hanno dato risultati più incoraggianti, nonostante l’eicacia rimanga limitata, sono il Lactobacillus rhamnosus GG (presente in due prodotti tra quelli da noi testati) e il Saccharomyces boulardii (presente in alcuni farmaci e integratori), >

Fermenti lattici dichiarati in etichetta

Quantità di fermenti per dose minima

Corrispondenza specie e quantità dichiarate

8,35 - 10,90

2,14

10 capsule

farmaco

Saccharomyces boulardii

B

B

A A

9,70 - 14,80

1,33

20 laconcini

farmaco

Bacillus clausii

B

B

A B

DICOFARM Dicolor

VALUTAZIONE GLOBALE

Tipo

ZAMBON Codex SANOFI-AVENTIS Enterogermina

Integratori e farmaci

Etichetta

Formato

RISULTATI

Medio giornaliero

CARATTERISTICHE

In euro min - max a confezione (maggio 2016)

PREZZI

17 - 17,50

1,46

5ml

integratore

L. rhamnosus GG

E

A A B

11,90 - 12,90

1,03

12 bustine

integratore

L. rhamnosus

E

A A B

12,50 - 13,50

0,66

integratore

Biidobacterium BB-12

E

A A B

12,50 - 14

0,68

integratore

Saccharomyces boulardii

E

A A B

14,20 - 19,90

0,94

20 capsule

L. casei

E

A B

10,83 - 12,20

1,69

7 laconcini da 8 ml

integratore

E

B

A B

MONTEFARMACO OTC Lactolorene plus

10,80 - 14

1,12

12 laconcini

integratore

E

C

A B

GIANLUCA MECH Flormech Tisano complex Defence

18

1,29

14 capsule

integratore

E

E

D

GFK Florvis JOHNSON & JOHNSON Imolora SANOFI-AVENTIS Enterogermina viaggi SOFAR Enterolactis Plus ZETA FARMACEUTICI Prolife

20 compresse masticabili 20 bustine orosolubili

integratore

B. coagulans, L. acidophilus, B. lactis, , L. plantarum L. acidophilus LA5, Biidobacterium BB-12, L. casei 431, B. coagulans S. boulardii, L. plantarum, L. rhamnosus, L. acidophilus, Enterococcus faecium

B

E

123 testsalute 15


I probiotici venduti in farmacia NON SONO MIGLIORI Non hanno più fermenti né sono più eficaci dei latti fermentati venduti al supermercato

La Commissione europea non ha consentito ai probiotici l’uso di alcuno slogan salutistico. Nemmeno la possibilità di deinirsi “probiotico”, termine di per sé considerato un claim. Il prodotto Coop non rispetta quindi la normativa europea.

> soprattuttto per la diarrea da gastroenterite e quella da antibiotici. Anche le dosi giocano un ruolo importante: efetti garantiti con alcuni dosaggi non è detto che lo siano con altri. In genere, per realizzare gli studi vengono somministrate ai pazienti dosi giornaliere più elevate di quelle presenti nei prodotti in vendita, cosa da considerare quando si leggono i risultati. Sono invece irrilevanti sia la forma commerciale (latte, integratore, farmaco) sia il canale di vendita dei probiotici. Come il nostro test ha confermato, non è vero che i fermenti lattici venduti in farmacia siano migliori o più eicaci, né che abbiano concentrazioni più alte rispetto a quelle dei prodotti venduti al supermercato, come erroneamente si è portati a credere.

Addizionati con vitamine I fermenti lattici possono almeno vantare beneici per il sistema immunitario? No, dal momento che non ci sono prove che assumerli quotidianamente durante i mesi invernali sia utile per prevenire rafreddore, tosse, mal di gola, sinusiti, otiti. Lo stesso vale se il loro uso è inalizzato al trattamento o alla prevenzione di allergie, comprese quelle alimentari. Non si è rivelata di alcuna utilità neppure la loro assunzione nell’ultimo trimestre di gravidanza, durante l’allattamento o da parte del

16 testsalute 123

bimbo stesso, allo scopo di prevenire nei più piccoli future riniti allergiche, asma o allergie alimentari. Più diicile invece trarre conclusioni sugli efetti dei microrganismi probiotici nei pazienti che hanno malattie iniammatorie dell’intestino, data la scarsità e la bassa qualità delle prove attualmente disponibili. Per tutti questi motivi l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), quando si è trattato di valutare la fondatezza scientiica di slogan molto gettonati tra i prodotti contenenti fermenti lattici, quali “rinforza le tue difese naturali” o “aiuta a ridurre la stanchezza”, si è espressa negativamente, evitando che fossero autorizzati. Per tutta risposta, le aziende, invece di cancellare dalle confezioni claim così fortunati e accattivanti, hanno preferito fare ricorso a un trucchetto: hanno addizionato i latti fermentati con le vitamine B6 e D, cioè due sostanze che invece avevano ricevuto dall’Efsa il via libera all’utilizzo degli slogan relativi al rinforzo del sistema immunitario.

Contraddizioni sui termini Per dirla tutta, l’Efsa, valutando gli studi scientiici, ha negato ai probiotici l’uso di questi come di qualsiasi altro slogan sulla salute. Fatto che sembra smentire la stessa deinizione di probiotici data

dall’Organizzazione mondiale della sanità: organismi vivi che, ingeriti in quantità adeguata, apportano un beneicio alla salute dell’organismo. A ben guardare, però, la contraddizione è solo apparente, perché l’Efsa non nega per principio che i fermenti lattici possano avere efetti beneici, ma vuole che gli efetti speciici che vengono sbandierati siano dimostrati scientiicamente. Cosa che inora secondo l’Efsa non è avvenuto. Allora perché prodotti come Activia e Yakult continuano a riportare in bella vista la scritta “Favorisce l’equilibrio della lora intestinale”, non ammessa dal regolamento europeo sugli slogan salutistici? Lo fanno sfruttando il fatto che il ministero della Salute italiano ha emesso linee guida in cui ammette l’uso di questo slogan, a patto che si indichi una dose giornaliera contenente almeno un miliardo di batteri per uno dei ceppi presenti nel prodotto, requisito rispettato da tutti i prodotti inclusi nel test, tranne che da Sojasun. Contraddicendo l’Autorità europea, il nostro ministero si è reso responsabile di una situazione paradossale, che permette che gli stessi prodotti possano utilizzare in Italia slogan proibiti nel resto d’Europa. Infatti, andando sul sito francese di Yakult, l’indicazione sparisce.

I conti tornano (quasi) tutti Una confusione che certo non aiuta, infatti i problemi maggiori nei prodotti analizzati li abbiamo riscontrati sulle etichette. Molti dimenticano di riportare il numero di batteri contenuti nel prodotto (informazione obbligatoria) o usano claim che non dovrebbero usare (un altro esempio è nella foto qui in alto). Buone invece le notizie arrivate dal laboratorio, che ha sempre riscontrato la corrispondenza tra la quantità e il tipo di microrganismo dichiarati sull’etichetta e quelli rilevati dalle analisi. L’unica eccezione riguarda il probiotico dell’inventore della dieta Tisanoreica Gianluca Mech, in cui la quantità di microrganismi rilevata è risultata più bassa di quella dichiarata.


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Misurarsi la pressione a casa

L’automisurazione della pressione può aiutare a veriicare l’eicacia del trattamento farmacologico di chi sofre di ipertensione. Ma sempre seguendo le indicazioni del medico. di Giuseppe Aliverti

18 testsalute 123


Non dà sintomi DA MISURARE OGNI TANTO Spesso la pressione alta si individua durante un controllo di routine

È

un problema di salute che si va difondendo e si tratta oggi di uno dei disturbi più difusi: in Italia sofrono di ipertensione arteriosa - o come più comunemente si dice “pressione alta” - più di un quarto dei cittadini, donne e uomini. Coinvolge soprattutto le persone in età avanzata, con un picco nella fascia tra 75 e 84 anni. Ed è in aumento proprio (ma non solo) per il progressivo invecchiamento della popolazione: chi ne è soggetto è passato dal 21% del 2005 al 26,7% del 2013, e più al Sud che nel Centro-Nord. D’altra parte, l’attività di sensibilizzazione – impegno dei medici, campagne d’informazione da parte di chi si occupa di salute pubblica – non è passata invano, e ha portato una più generale consapevolezza sui rischi dell’ipertensione arteriosa, facendola emergere per tempo con una maggior difusione dei controlli. E aumentando così il livello di prevenzione, svolta su due piani: sia sulle fasce di popolazione più a rischio, sia con azioni più mirate sui singoli soggetti.

I tre strumenti più diffusi L’apparecchio elettronico è il più usato per l’automisurazione. La misura è effettuata attraverso una fascia che si gonia e sgonia posta sul braccio: basta leggere sul display i dati della pressione massima e minima. Esistono anche dispositivi che rilevano la pressione al polso o a un dito della mano: sono ritenuti ancora poco attendibili e dunque non consigliabili.

Lo sigmomanometro aneroide è basato su un sistema di leve e molle, è soggetto a un progressivo declino delle prestazioni, con una crescente probabilità nel tempo di misurazioni pressorie erroneamente basse. Vanno quindi eseguiti più controlli e calibrazioni rispetto allo sigmomanometro a mercurio, secondo uno speciico protocollo.

Perché il valore della pressione è importante? Di per sé, il termine “ipertensione” non indica altro che un aumento dei valori della pressione arteriosa, ovvero della pressione esercitata dal sangue sulle arterie. La si deinisce “essenziale” se non ha cause evidenti – ed è la più difusa (85- 95% dei casi) –, “secondaria” se se ne conosce l’origine (di solito una malattia renale). Il valore della pressione è importante perché aiuta a capire le condizioni del sistema cardiocircolatorio. Il sangue – pompato dal cuore – esercita una pressione sulle pareti delle arterie di dimensioni maggiori. Questa pressione sale e scende in base ai cicli che il cuore >

Sigmomanometro ibrido: combina le principali caratteristiche degli apparecchi tradizionali a mercurio (in via di sparizione) e di quelli elettronici. La pressione esercitata nel bracciale è visualizzata con una colonnina simile a quella del mercurio, ma la lettura è digitale.

123 testsalute 19


Non serve a tutti

NESSUN APPARECCHIO Chi non ha problemi di pressione alta non ha bisogno di averne uno in casa

> compie in modo ritmico: è massima (sistolica) quando il cuore si contrae per spingere il sangue in circolo, ed è minima (diastolica) quando il cuore si rilascia e si riempie di sangue, prima della contrazione successiva. Se la pressione del sangue diventa eccessiva, la conseguenza più grave è che aumenta il rischio di sofrire di disturbi cardiovascolari e cerebrovascolari, ma anche diversi altri organi possono essere danneggiati.

Ci sono sintomi?

cuore) e di laboratorio (analisi del sangue e delle urine). Gli “organi bersaglio” – cioè che più sofrono in caso di pressione arteriosa elevata – sono cuore, cervello, reni, occhi e arterie.

Quando si può parlare di presenza di pressione alta (o ipertensione)? Dipende. Intanto, la pressione arteriosa varia continuamente: a seconda dell’età, delle condizioni di salute, delle attività quotidiane. Inoltre, lo stesso valore di pressione può avere un signiicato diverso in un adulto sano, in un anziano, in un diabetico, o in un soggetto che ha avuto un infarto o un ictus emorragico cerebrale. Di fatto, comunque, la deinizione di ipertensione è variata nel tempo (come tanti altri parametri che riguardano la salute). Ecco quali sono le soglie indicate dalle linee guida più recenti (del 2013) dell’ESH-European Society of Hypertension e dell’ESC-European Society of Cardiology:

L’ipertensione non causa veri e propri sintomi. Se i valori sono molto alti, possono talora comparire emorragia nasale, mal di testa intenso, vertigini, diicoltà di respiro. Sintomi di questo tipo però non sono speciici dell’ipertensione e possono essere attribuibili ad altre cause. Di fatto, la maggior parte degli ipertesi non avverte sintomi particolari. Ma anche se non dà sintomi l’ipertensione causa danni progressivi soprattutto al sistema cardiocircolatorio e a quello renale.

Come si arriva alla diagnosi? Oltre a misurare la pressione, il medico indagherà accuratamente la storia familiare, le abitudini di vita, le malattie (passate e presenti) ed eventuali trattamenti farmacologici in atto. Talvolta, per valutare il rischio cardiovascolare e i danni già prodotti dall’ipertensione si rendono necessari alcuni esami strumentali (per esempio, quello del fondo dell’occhio, l’elettrocardiogramma, l’ecograia del

20 testsalute 123

- ottimale: sotto i 120 di massima e gli 80 di minima; - normale: 120-129/80-84; - normale-alta: 130-139/85-89; - ipertensione di grado 1 (lieve): 140159/90-99; - ipertensione di grado 2 (moderata): 160179 /100-109; - ipertensione di grado 3 (grave): 180/110 oppure oltre.

Che cosa si deve fare? In primo luogo, generalmente bisogna modiicare lo stile di vita. Perdere peso, usare meno sale a tavola (sostituibile con spezie e aromi: rosmarino, origano, aglio ecc.), fare più esercizio isico, abolire il fumo, diminuire vino, birra e alcolici: sono gli interventi non farmacologici più eicaci per chi sofre di ipertensione lieve. E sono obbligatori insieme al trattamento farmacologico nei pazienti con forme di ipertensione più gravi. Cambiare abitudini di vita è fondamentale: sia per ridurre la pressione, sia come efetto protettivo verso gli altri fattori di rischio cardiovascolare. E diventa importante poi tenere regolarmente sotto controllo i valori della pressione, anche a casa.

Come si misura correttamente la pressione?

Devi comprare un apparecchio per misurare la pressione a casa? Vai sul sito www. pressionearteriosa.net. Puoi controllare se l’apparecchio è stato validato dalla Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa. Sul sito, alla voce “Validazione” (colonna di destra), puoi inserire i dati del tuo apparecchio (categoria, modello, produttore) e veriicare se il modello che sei interessato ad acquistare è raccomandato o meno nonché il suo grado di afidabilità (verde o giallo). Se inserendo i dati non trovi il tuo modello, potrebbe non essere tra quelli validati.

La pressione si misura in millimetri di mercurio (mmHg). I metodi sono sostanzialmente tre: 1. la misurazione convenzionale nello studio del medico; 2. la misurazione a casa; 3. la misurazione dinamica (detta anche Holter, dal nome del suo inventore): ossia il monitoraggio automatico – tramite un apparecchio elettronico posizionato alla cintura e un bracciale predisposti dal medico – della pressione a intervalli regolari nelle 24 ore; importante per accertare lo stato ipertensivo efettivo e la determinazione del livello di pressione di notte. Se sono rilevati valori di pressione superiori alla norma durante un controllo di routine del medico, vanno tenuti certamente in considerazione, ma una


sola misurazione non è suiciente: può infatti anche trattarsi della ben nota “ipertensione da camice bianco”, quando cioè la pressione risulta elevata (forse per fattori emotivi) durante la visita medica, mentre il livello è normale nel monitoraggio delle 24 ore. Di qui l’esigenza di ricorrere alla misurazione a casa o a quella dinamica.

Nell’autocontrollo della pressione è fondamentale il ruolo del medico

Quante volte al giorno si deve misurare la pressione a casa? Chi deve per qualsiasi motivo tenere sotto controllo la pressione o è già in terapia con farmaci antipertensivi all’inizio deve controllarla secondo le indicazioni del medico, che può veriicare se c’è davvero una situazione di pressione alta ed eventualmente se la terapia funziona. Poi, via via, i controlli possono diventare più rari: ma ancora una volta sarà il medico stesso a stabilirne la periodicità. Molto importante avere presente, insomma, che in questo campo è da evitare il fai da te. L’automisurazione serve al medico curante per raccogliere informazioni più dettagliate sul controllo della pressione del paziente e su quanto segue con attenzione la terapia farmacologica: per questo la sua supervisione è importante ed è cruciale riferirgli i risultati. Il suo parere è importante anche per l’acquisto dell’apparecchio: meglio non comprare apparecchi in farmacia o su internet – spinti magari da qualche pubblicità – senza prima consultarlo (vedi anche il riquadro alla pagina a lato).

In quali momenti della giornata è meglio misurare la pressione? In genere le misurazioni consigliate sono due nello stesso giorno: una da efettuare al mattino e una alla sera, indicativamente nelle fasce orarie tra 6.00 e 9.00 al mattino e 18.00 e 21.00 la sera. Una volta raggiunto un buon controllo della pressione, le linee guida raccomandano che siano eseguite due misurazioni una volta alla settimana.

Occhio al caldo La calura estiva può interferire con il valore della pressione. Diversi studi lo confermano. Quando le variazioni di temperatura – sia in su che in giù – sono notevoli, è bene fare attenzione, soprattutto se si è anziani. Cosa fare, allora, quando arriva il caldo, che tende a far calare la pressione? Ecco le precauzioni di base: - evitare passaggi bruschi dalla posizione seduta a quella in piedi; - non alzarsi in fretta dal letto, soprattutto di notte (magari per recarsi in bagno), ma fermarsi per alcuni minuti in posizione intermedia, seduti sul bordo del letto; - porre massima attenzione a sintomi quali vertigini, disturbi della visione, debolezza o affaticamento, che possono essere causati da un calo di pressione: in tal caso, sdraiarsi, se si può, in un posto ventilato, sorseggiare liquidi, sollevare le gambe e consultare appena possibile il medico, anche per scongiurare problemi maggiori, quali perdita di coscienza e cadute; - se si è in cura con farmaci antipertensivi, ricordarsi che con il caldo (e magari con un regime alimentare differente) può rendersi necessario un aggiustamento della terapia, chiedendo sempre il parere del medico curante e senza mai modiicarla da soli.

Quali problemi possono esserci nella misurazione a casa? Innanzitutto, che il paziente utilizzi uno strumento non validato o che ottenga delle misurazioni inaidabili perché non ha ricevuto istruzioni adeguate per l’uso dell’apparecchio. Anche più grave è il rischio che il paziente interpreti da solo i valori ottenuti e magari decida di modiicare il dosaggio dei farmaci: scelta da evitare sempre. Va poi considerata anche l’ansia da misurazione, che carica di stress il monitoraggio e i dati stessi. Da ricordare inine che gli apparecchi per la misurazione della pressione richiedono una manutenzione più o meno frequente, in modo da regolarli sui valori ottenuti dagli sigmomanometri classici. Gli apparecchi elettronici vanno fatti ricalibrare da un tecnico specializzato ogni 6-12 mesi.

Quali sono gli obiettivi della terapia? I farmaci servono a riportare la pressione elevata entro limiti accettabili per il paziente (evitando al contempo la comparsa di problemi ipotensivi) e a mantenerli nel tempo.In genere, si raccomanda una riduzione della massima sotto i 140 mmHg (e della minima sotto i 90 mmHg) per tutti i pazienti ipertesi; intorno ai 150/80 per i più anziani. I vari tipi di farmaci antipertensivi non diferiscono molto tra loro nella capacità di proteggere dal rischio cardiovascolare complessivo, o da quelli più speciici, come l’ictus o l’infarto. Gli ACEinibitori (i più prescritti in Italia contro l’ipertensione), i diuretici, i calcioantagonisti, gli antagonisti recettoriali dell’angiotensina, i beta-bloccanti, i sartani possono essere considerati tutti adatti per iniziare e mantenere un trattamento antipertensivo. La scelta del più adatto dipende delle caratteristiche e necessità del singolo paziente (età, capacità di assumere farmaci, eventuali altri medicinali assunti e via dicendo).

123 testsalute 21


NON SOLO PER ETICA

IL MOTIVO DELLA SCELTA Il 47% degli italiani che dice addio alla carne lo fa perché pensa faccia bene alla salute

Vegetariano non sempre sano

Vegetariani, vegani, ma anche solo attenti alla salute. Sono i consumatori che acquistano i piatti pronti “veg”. Fiduciosi che siano un’alternativa più sana. Ma sbagliano, perché possono essere altrettanto squilibrati dal punto di vista nutrizionale e comunque pieni di ingredienti “riempitivi”. di Simona Ovadia

I

l numero di vegetariani e vegani, in Italia, ha raggiunto oggi il massimo storico. Secondo una ricerca Eurispes del 2016, infatti, sono quasi 5 milioni di persone, cioè circa l’8% della popolazione. Ma la vera novità è costituita dai vegani, coloro che bandiscono dalla tavola tutti i derivati di origine animale come uova e latticini: rappresentano oggi l’1% della popolazione, circa 600mila persone. Sono ammesse soltanto le proteine di origine vegetale, rappresentate, oltre che dai classici legumi, da cibi della tradizione asiatica come seitan e tofu (vedi riquadro a lato). L’industria alimentare non si è fatta sfuggire questa nicchia di consumatori, spesso emulata anche da chi, pur non rinunciando completamente alla carne, è tentato da questi cibi all’apparenza più salutari. Ecco quindi iorire, soprattutto nelle grandi città, catene di supermercati, fast food e ristoranti che propongono cibi vegani e vegetariani, ma anche linee speciali di prodotti alimentari.

Sapori d’oriente

Facsimili dalle ricette complicate

Tempeh Questo alimento proviene dai semi di soia, che vengono fatti fermentare. Il tempeh mantiene integre le caratteristiche nutrizionali della soia. Si trova in panetti e si cucina come il tofu, pur essendo meno diffuso.

Germidi Soia, l’esilarante personaggio di Maurizio Crozza, chef vegano, avrebbe molto da ridire sui piatti pronti vegetariani. Perché se la filosofia alimentare veg prevede una certa dedizione ai fornelli, il rispetto della

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Seitan È un impasto proteico costituito dal glutine di grano o di altri cereali (per esempio il farro). Secondo la ricetta tradizionale si ottiene estraendo dalla farina di frumento il glutine, che viene successivamente cotto e insaporito con brodo vegetale, zenzero e salsa di soia. L’aspetto è simile a quello della carne, ma la consistenza è più morbida e il sapore delicato. Nonostante contenga molte proteine, il seitan è povero di un amminoacido essenziale, la lisina, che si trova per esempio nei legumi. Non è adatto ai celiaci. Tofu Si ottiene dalla cagliatura del latte di soia e dalla sua pressatura. Spesso ha aspetto e consistenza simili a quelli di un formaggio fresco tipo “primosale”, ma avendo un sapore neutro deve essere insaporito. Buono il suo apporto proteico, può essere consumato dai celiaci.

stagionalità, la qualità degli ingredienti, l’attenzione all’ambiente, certo non si può dire altrettanto dei piatti pronti “verdi” che si comprano al supermercato. Lo abbiamo verificato di persona, comprando e analizzando una lunga serie di alimenti che “imitano” la carne, come polpette, hamburger, ragù, wurstel, tutti rigorosamente vegetariani o vegani. Tutti questi prodotti soffrono degli stessi mali dei loro fratelli tradizionali: molto sale, parecchi grassi e lunghi processi di trasformazione, che prevedono un elenco di ingredienti corposo. Non mancano addensanti, agenti lievitanti, acidificanti, coloranti, amidi, zucchero, glutammato... Il tutto venduto a caro prezzo: un prodotto veg può costare fino a due volte di più della sua versione a base di carne (che indichiamo come confronto).

Meglio il fatto in casa Per rinunciare alla carne la strada migliore è quella di imparare a usare i vegetali ricchi di proteine. Esistono moltissime ricette, per esempio, per preparare piatti simili alla carne a base di legumi. In ogni caso per un uso saltuario tra tutti i prodotti analizzati quelli più equilibrati sono risultati i “burger”. L’importante è fare molta attenzione all’equilibrio nutrizionale: una dieta “green” non si può improvvisare.


Burger di soia

Würstel

Pochi i grassi saturi e un buon apporto proteico. Accettabili.

Poco raccomandabili quelli tradizionali, possiamo dire altrettanto per quelli veg.

Non sempre leggeri Non tutti i prodotti sono davvero

leggeri come ci si aspetterebbe. Preparati quasi tutti a partire dalla soia (tranne uno a base di seitan), alcuni contengono anche albume d’uovo, non adatto ai vegani. Pochi i grassi saturi, il che è un bene.

COME INTERPRETARE I NUMERI

Calcolo su 100 grammi di prodotto quantità eccessiva quantità media quantità bassa

Paradosso Pur essendo vegetariani, questi würstel non sono certo un esempio di piatto sano. Contengono sempre additivi e troppo sale.

CÉRÉAL BIO Burger di soia con verdure

IO VEG Mini wurstel vegetariani

9,9 g Grassi (totali) 1,4 g Grassi saturi 1,4 g Sale 15 g Proteine

27,6 g Grassi (totali) 2,4 g Grassi saturi 2,7 g Sale 7,6 g Proteine

IO VEG Burger vegetariano 19 g Grassi (totali) 2,4 g Grassi saturi 2,2 g Sale 18,3 g Proteine

NATURA NUOVA BIO Wurstel vegetali

NATURA NUOVA BIO Seitan burger vegetale 9,9 g Grassi (totali) 2,1 g Grassi saturi 1,2 g Sale 24,9 g Proteine

13,4 g Grassi (totali) 1,8 g Grassi saturi 0,9 g Sale 19,2 g Proteine

TAIFUN Viennesi piccoli

SOJASUN Burger di soia classico 6,5 g Grassi (totali) 0,7 g Grassi saturi 1,4 g Sale 17,5 g Proteine

20,4 g Grassi (totali) 4 g Grassi saturi 1,8 g Sale 15,3 g Proteine

VALSOIA Burger surgelati

WHEATY Wurstel Viennesi

6,5 g Grassi (totali) 0,7 g Grassi saturi 1,6 g Sale 17 g Proteine

14,6 g Grassi (totali) 1,3 g Grassi saturi 1,7 g Sale 30,6 g Proteine

A confronto con MONTANA Hamburger surgelati

A confronto con CITTERIO Wuoi

17 g Grassi (totali) 8,2 g Grassi saturi 0,5 g Sale 18,2 g Proteine

25 g Grassi (totali) 8,2 g Grassi saturi 1,7 g Sale 13 g Proteine

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Cotolette

Polpette

Come tutti gli alimenti pronti e prefritti non sono certo l’emblema della salute.

Attenzione: in un caso il sale raggiunge quasi la quantità giornaliera massima consigliata.

Solo saltuariamente Il fatto che siano a base vegetale,

I fatti oltre l’immagine Meglio non farsi convincere

di seitan, soia e tofu,non le assolve dal fatto che sono comunque un cibo pronto fritto poco equilibrato.

dalle frasi pubblicitarie che decantano il rispetto della salute. Queste polpette sono molto salate e a volte davvero grasse.

BIOLAB Seitan alla milanese 5,2 g Grassi (totali) 1,6 g Grassi saturi 1,7 g Sale 17,3 g Proteine

GRANAROLO Polpette bio vegetali 4,2 g Grassi (totali) 0,6 g Grassi saturi 0,6 g Sale 13,6 g Proteine

CARREFOUR BIO Cotoletta di tofu

IO VEG Polpettine vegetariane

8 g Grassi (totali) 1,3 g Grassi saturi 1,5 g Sale 12 g Proteine

18 g Grassi (totali) 2,2 g Grassi saturi 2,4 g Sale 17 g Proteine

LIKE MEAT Cotolette impanate surgelate

NATURA NUOVA BIO Polpette di soia

1,8 g Grassi (totali) 0,5 g Grassi saturi 1 g Sale 18 g Proteine

13 g Grassi (totali) 1,8 g Grassi saturi 1 g Sale 11,5 g Proteine

VALSOIA Cotolette surgelate

SUMLIT Polpette vegetali biologiche surgelate

11 g Grassi (totali) 1,2 g Grassi saturi 1,3 g Sale 16 g Proteine

12 g Grassi (totali) 1,8 g Grassi saturi 1,2 g Sale 15,4 g Proteine

VIVI VERDE COOP Cotolette di soia biologiche surgelate

VIVERA Polpettine

9,1 g Grassi (totali) 0,9 g Grassi saturi 1,6 g Sale 14,9 g Proteine

3 g Grassi (totali) 0,3 g Grassi saturi 4 g Sale 17,3 g Proteine

A CONFRONTO CON AIA La cotoletta classica 9,2 g Grassi (totali) 3,8 g Grassi saturi 1,3 g Sale 16 g Proteine

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A CONFRONTO CON AMADORI Polpettine 15 g Grassi (totali) 5,2 g Grassi saturi 1,6 g Sale 14 g Proteine


Vitamina B12 obbligatoria PENSARE A INTEGRARLA Il rischio di carenze di vitamina B12 è alto in chi rinuncia a carne e derivati: controllare il livello

Afettati

Ragù

Sono sia a base di soia sia a base di frumento. Ma il primo ingrediente è l’acqua.

Dall’Emilia al Giappone: il ragù in versione vegetariana ha il tofu al posto della carne trita.

La vera bresaola è più magra Paragonati alla bresaola, questi afettati non tengono il passo con la leggerezza e l’equilibrio del salume valtellinese. A sorpresa i salumi veg contengono più grassi saturi, oltre a una elevata quantità di grassi totali. Va meglio il sale.

Tradizione rivisitata Il ragù in salsa vegetariana prevede soprattutto l’uso della soia al posto della carne. Mediamente salati, in un caso la quantità di grassi è quattro volte quella del ragù classico.

FIT FOOD Organic sandwich illing slices 21,4 g Grassi (totali) 1,6 g Grassi saturi 1,4 g Sale 5,4 g Proteine

BIFFI Ragù di soia 31 g Grassi (totali) 3,3 g Grassi saturi 2,8 g Sale 4,6 g Proteine

BIONATURAE Ragù di tofu 4,8 g Grassi (totali) 0,7 g Grassi saturi 1,5 g Sale 4,3 g Proteine

IO VEG Salamì 17,6 g Grassi (totali) 1,5 g Grassi saturi 2,9 g Sale 7,6 g Proteine

BONVÉ Sugo vegano alla bolognese con seitan 4 g Grassi (totali) 0,7 g Grassi saturi 1,3 g Sale 8,3 g Proteine

TAIFUN Papillon 12,3 g Grassi (totali) 1,6 g Grassi saturi 2,5 g Sale 19,2 g Proteine

CEREAL TERRA Ragù di soia 1,9 g Grassi (totali) 0,5 g Grassi saturi 1,1 g Sale 2,6 g Proteine

TERRA FECONDA Carpaccio di mopur

SOJASUN Macì

5,9 g Grassi (totali) 2,3 g Grassi saturi 1,8 g Sale 31,2 g Proteine

5,5 g Grassi (totali) 0,9 g Grassi saturi 1,1 g Sale 17 g Proteine

A CONFRONTO CON

A CONFRONTO CON

RIGAMONTI Bresaola della Valtellina I.G.P.

STAR Il mio gran ragù classico

2,9 g Grassi (totali) 1,5 g Grassi saturi 4,2 g Sale 34 g Proteine

7 g Grassi (totali) 2,2 g Grassi saturi 1,6 g Sale 6,5 g Proteine

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L’intervento è raro CONSEGUENZE GRAVI È urgente intervenire se la cisti è grossa e provoca la torsione dell’ovaio

Una cisti? Nessuna paura Le cisti ovariche sono quasi sempre innocue. Sfatiamo un mito: la pillola non le fa passare. Ecco invece a che cosa bisogna fare attenzione. di Silvia Giacomini

U

n fenomeno comune, isiologico e quasi mai pericoloso per la salute. Con gli strumenti di indagine che esistono oggi, è molto facile che a una donna durante una visita di controllo ginecologica - in particolare durante un’ecograia - vengano diagnosticate delle cisti ovariche. Ma non c’è da preoccuparsi: generalmente, così come sono nate spariscono e senza causare problemi. Vengono deinite anche cisti “funzionali”, perché si formano in seguito ai normali meccanismi di azione delle ovaie. Ci sono poi altri tipi di cisti, legate a disturbi come l’endometriosi, più rare e di cui non ci occupiamo in questo articolo.

Milioni di ovuli Per descrivere le ovaie in modo semplice potremmo dire che assomigliano a due mandorle con la struttura interna di una melagrana. Sono organi simmetrici, posti nella cavità addominale, ai lati dell’utero: è la loro struttura a follicoli che ricorda i chicchi della melagrana. La funzione delle ovaie è duplice: i follicoli rilasciano gli ovuli maturi, che - se avviene la fecondazione - daranno inizio a una gravidanza (vedi illustrazione alla pagina a lato); inoltre producono gli ormoni sessuali femminili. Le ovaie contengono uno o due milioni di ovuli, di cui solo circa 3-400 arrivano a maturazione.

Perché si forma la cisti? Le cisti ovariche sono delle formazioni piene di liquido, di dimensioni variabili, che si formano sulla supericie delle ovaie, sia nelle donne fertili sia nelle donne in post menopausa. Il fenomeno

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è più frequente nelle donne fertili. Circa una donna su tre con un regolare ciclo mestruale è soggetta a cisti. A seconda della fase del ciclo in cui si formano, le cisti si dividono in follicolari o del corpo luteo. Normalmente, nessuna delle due crea problemi. Si forma una cisti follicolare se durante la fase ovulatoria il follicolo non si rompe per rilasciare l’ovulo, ma si ingrossa e diventa una cisti. La cisti del corpo luteo invece si forma nel periodo immediatamente successivo: il follicolo si apre, rilascia l’ovulo, inizia a formare il corpo luteo - una sorta di ghiandola temporanea, che produce ormoni - ma può accadere che l’apertura si richiuda e il follicolo si trasformi in una cisti, accumulando liquido al suo interno. Nello schema a ianco si può individuare la fase di formazione delle due cisti rispetto al ciclo mestruale.

Sintomi molto generici Le cisti ovariche sono spesso asintomatiche: in genere non si sentono, non danno fastidio, non causano problemi. Anche eventuali perdite fuori periodo o cicli mestruali irregolari non sono quasi mai legati alla presenza di cisti. Non bisogna dunque preoccuparsi né intervenire in alcun modo. Il medico dovrebbe semplicemente spiegare il signiicato di queste cisti e dare messaggi rassicuranti: le cisti compaiono e scompaiono ciclicamente, nel giro di uno o due mesi. E i casi in cui sia necessario ricorrere alla chirurgia sono rarissimi. Qualche sintomo può comparire solo quando la cisti è molto grossa: dolore durante il rapporto sessuale, diicoltà ad andare in bagno o stimoli frequenti a fare pipì. Un altro sintomo può essere - in questi casi - anche un senso di pesantezza o di pressione nella parte bassa dell’addome.

Fattori di rischio A parte i casi legati ad alcune malattie speciiche, nelle donne sane ci sono dei fattori e dei momenti che possono favorire la formazione di cisti ovariche.

Come si formano tuba di Falloppio

tuba di Falloppio utero

ovaio

ovaio cervice

vagina

Cisti follicolare

sviluppo del follicolo

Cisti del corpo luteo

arresto dello sviluppo

sviluppo del follicolo

follicolo maturo

cisti

cisti

non si rompe il follicolo

Le ragazze con uno sviluppo precoce e con cicli mestruali lunghi ne sono più soggette, per esempio. Così come le donne durante il primo trimestre di gravidanza. Le cisti vengono spesso scoperte per caso, durante una normale visita ginecologica o con un’ecograia addominale fatta per altri motivi. Oltre alla visita ginecologica, l’ecograia addominale o transvaginale è l’esame necessario per la diagnosi.

corpo luteo

si rompe il follicolo (ovulazione)

Le cisti ovariche benigne viste all’ecograia hanno pareti sottili e non presentano all’interno masse solide.

Donne fertili e donne in menopausa Per le donne in età fertile dunque, se viene diagnosticata una cisti ovarica, non serve intervenire in alcun modo: non bisogna fare altri esami né analisi del sangue. Cisti ino a tre centimetri di >

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Donne in cura per l’infertilità

OVAIE PIÙ STIMOLATE Chi si sottopone a cure per l’infertilità ha più probabilità di sviluppare cisti ovariche

> diametro sono assolutamente normali. In caso di cisti più grosse può essere utile tenerle sotto controllo, soprattutto se non spariscono nel giro di qualche mese o se aumentano di volume. Da tenere presente che le normali cisti non sono un fattore di rischio per il tumore alle ovaie e rimuoverle non serve a nulla. Le donne in post menopausa hanno bisogno di qualche attenzione in più. Fino a cinque anni dopo la menopausa, la formazione di piccole cisti ovariche resta un fenomeno isiologico, dovuto a sporadiche ovulazioni. Cisti grandi non più di un centimetro non devono dunque preoccupare. Se la cisti è più grande è meglio monitorarla regolarmente con un’ecograia da fare una volta all’anno, almeno nei primi anni. Per cisti con un diametro superiore ai sette centimetri o che aumentano o cambiano aspetto vale la pena fare ulteriori indagini ed eventualmente considerare un intervento chirurgico di rimozione. In ogni caso la formazione delle cisti ovariche di solito diminuisce a mano a mano che la donna entra deinitivamente nella fase non fertile

La pillola anticoncezionale? Non serve a farle passare Dobbiamo sfatare una leggenda: la pillola anticoncezionale non serve a curare le cisti ovariche, nonostante in passato alcuni studi lo suggerissero. La pillola, semplicemente, dato che mette a riposo le ovaie fermando l’ovulazione, semmai riduce la probabilità di formazione di nuove cisti, ma non contribuisce a far sparire quelle già

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Dolore forte e improvviso al basso ventre? Chiama subito il medico

Gravi complicanze Benché normalmente non diano problemi, anche le cisti funzionali possono causare complicazioni gravi, che possono richiedere l’immediato intervento medico. Un dolore forte e improvviso nella zona dell’addome non deve essere trascurato: bisogna consultare rapidamente un medico per escludere che si tratti di una complicazione di questo o altro tipo. Una complicazione grave è la torsione dell’ovaio: una cisti molto grossa può infatti causare lo spostamento e la torsione dell’ovaio, che così non riceve più un regolare apporto di sangue; in questo caso è importante intervenire subito per preservarne la funzionalità. La torsione dell’ovaio provoca un dolore acuto e improvviso. Un’altra complicazione seria è la rottura della cisti: il liquido che contiene o il sangue può infatti irritare il peritoneo, la membrana che avvolge le pareti dell’addome, causando un improvviso e forte dolore a livello addominale. A meno che non si veriichi un sanguinamento importante, comunque, non è di solito necessario un intervento chirurgico.

presenti. Non è dunque una terapia, può essere semmai una prevenzione. Da ricordare che invece è ormai dimostrato che assumere anticoncezionali orali riduce le possibilità di sviluppare un tumore alle ovaie.

Curare i sintomi Le cisti ovariche in genere sono asintomatiche. Se la cisti dà fastidio, però, ci sono alcuni semplici rimedi da provare prima di ricorrere ai farmaci. Un semplice bagno caldo o una borsa dell’acqua calda possono rilassare i muscoli e diminuire il dolore o il senso di pressione. Uguale efetto può avere il rimedio della nonna per eccellenza: una tazza di tisana rilassante, come una camomilla. In caso di dolore medio-forte si possono assumere comuni farmaci antidoloriici, paracetamolo o della categoria degli antiniammatori non steroidei (gli antidoloriici più comuni).

E l’intervento chirurgico? Il rischio che la cisti diventi maligna è davvero molto basso. I casi in cui si debba ricorrere alla chirurgia sono molto rari. A parte le due complicazioni di cui parliamo nel riquadro qui a lato (la torsione ovarica e la rottura di una cisti), nelle donne in età fertile si può pensare a una rimozione chirurgica quando la cisti sia più grande di sette centimetri di diametro oppure se continua a crescere nel corso di diversi mesi. Il tipo di intervento chirurgico da eseguire dipende da vari fattori: la grandezza e la natura della cisti, la scelta condivisa fra medico e paziente, l’esperienza e la professionalità del chirurgo. Se è possibile, è preferibile operare in laparoscopia, cioè con un intervento poco invasivo, condotto attraverso un sottilissimo tubo lessibile, e che ha un decorso post operatorio molto più rapido. La scelta di ricorrere all’operazione chirurgica vera e propria in ogni caso non va presa alla leggera: è necessaria solo in caso di cisti molto grosse o di particolari condizioni che lo richiedano.


Informazioni su internet LA SCELTA CADE SUL PRIVATO Il 57% delle coppie che si informa online sceglie strutture private

Fecondazione assistita ancora ostacoli e costi

Quattro coppie su dieci pagano i trattamenti di tasca propria, rivolgendosi a centri privati non convenzionati. E una su cinque si reca ancora all’estero. Viaggio nel mondo dei bimbi in provetta. di Simona Ovadia

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anuela ce l’ha fatta: dopo anni di tentativi e fallimenti, adesso la sua bella bambina dorme seraica nella sua culla. Davide, per esorcizzare l’imbarazzo, ha scritto un racconto sulle sue cinque raccolte di sperma, avvenute in solitudine nei deprimenti bagni di un grande ospedale romano. Ora che è padre di tre gemelli, lo ricorda divertito. Per Marta le cose sono andate diversamente: la sua Caterina non è mai nata e lei ha deciso di raccontare la sua esperienza di medico, ma soprattutto di “non mamma” in un toccante libro

appena uscito per Utet (l’abbiamo intervistata a pagina 32). Sono soltanto alcune delle esperienze vissute dalle migliaia di coppie italiane che ogni anno percorrono il diicile cammino della fecondazione medicalmente assistita (Pma). Abbiamo cercato di capire cosa funziona e cosa invece no, grazie al coinvolgimento di 1.117 persone che ci sono passate o che sono ancora alla ricerca di un bimbo grazie all’aiuto della medicina, molte delle quali sono nostre socie o nostri soci. Costi, trattamenti impegnativi, ma anche diicoltà nel

Anche il lavoro ne risente Tempi d’attesa lunghi, costi non sempre affrontabili e problemi di gestione del lavoro tra i freni alla fecondazione assistita

75%

Delle coppie si è sottoposto ai trattamenti

20%

Rinuncia al trattamento perché non può pagarne i costi

44%

Ha avuto problemi a trovare il supporto psicologico necessario

60%

Si rivolge a strutture private o private convenzionate

trovare un centro di riferimento vicino a casa e l’esigenza di dover intraprendere una lunga serie di viaggi, in altre regioni o all’estero, sono alcuni dei principali problemi emersi durante questa indagine. Grazie alle risposte dei nostri intervistati, poi, abbiamo messo in luce anche un fenomeno trascurato dalle statistiche uiciali ovvero le peripezie delle coppie - soprattutto delle donne - per conciliare questi lunghi trattamenti con il lavoro, un’ulteriore e poco conosciuta barriera d’accesso a queste cure. «La procreazione medicalmente assistita ha subìto una notevole battuta d’arresto il giorno in cui è entrata in vigore la legge 40 - racconta Rossella Bartolucci, presidente dell’associazione Sos infertilità - non soltanto per i divieti e i vincoli a cui è stata sottoposta in tutti questi anni, ma soprattutto a livello culturale. Ricorrere alle tecniche di fecondazione è una necessità terapeutica per molte coppie italiane, non un capriccio né un modo per allungare l’età fertile delle donne ino all’inverosimile». Grazie a una lunga serie di sentenze, che pezzo dopo pezzo hanno smontato l’impianto della legge, la situazione italiana sembra avviarsi alla normalità, anche se ci sono ancora parecchie questioni insolute. «Fino a quando la procreazione medicalmente assistita non rientrerà nei Lea (i livelli essenziali di assistenza, cioè le prestazioni assistenziali che il Servizio sanitario è tenuto a fornire a tutti i cittadini, n.d.r.), molte coppie saranno ancora costrette a viaggiare, spendere e ricorrere ai centri privati, per mancanza di offerta o perché i tempi d’attesa sono troppo lunghi nel servizio pubblico», avverte Bartolucci.

Tempo per decidere e diagnosi incerte

55%

Ha avuto problemi sul lavoro a causa dell’impegno nel seguire i trattamenti

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12%

Subisce vere e proprie discriminazioni sul posto di lavoro durante il trattamento

Accettare di avere un problema di infertilità, rendersene conto, è un processo non immediato. Sette intervistati su dieci hanno aspettato più di un anno prima di rivolgersi a un medico. Tre su dieci addirittura hanno lasciato passare più di due anni. Tempi piuttosto lunghi se si pensa che l’età media delle donne


Molte le community online

Il freno è la paura dei costi Interessante veriicare perché quasi due coppie su dieci non sentano la necessità di chiedere un parere medico, pur constatando diicoltà procreative. La barriera principale sembra essere il timore per i costi dei trattamenti (il 25%), seguita da una certa reticenza psicologica nell’afrontare trattamenti deiniti troppo violenti (19% degli intervistati). E anche tra chi comincia a parlarne con il medico un quarto delle coppie, dopo il consulto, non va oltre (il 20% per gli stessi motivi). «L’Italia è ancora indietro rispetto alla cultura della procreazione assistita spiega Bartolucci - purtroppo la cattiva informazione e gli scandali causati da medici senza scrupoli disposti a tutto pur di lucrare sulle soferenze altrui non aiutano le coppie a prendere una decisione informata e consapevole».

Molti vanno nei centri privati Dal nostro campione emerge che comunque il 75% delle coppie prova a fare almeno un primo trattamento. Il 60% però si rivolge a un centro privato, quasi sempre non convenzionato, e arriva a pagare di tasca propria dai 4 mila ai 6 mila euro a intervento (costi delle tecniche più utilizzate: Fivet e Icsi). Siducia nel pubblico? Mancanza di centri di riferimento? Più probabilmente tempi d’attesa più lunghi: quasi quattro mesi per un primo appuntamento contro i due mesi in media del privato e più di cinque per cominciare le terapie necessarie (a fronte di 3,7 mesi delle strutture private). >

ESPERIENZE

che vengono trattate in Italia è una delle più alte d’Europa, 36 anni e mezzo di media secondo gli ultimi dati ministeriali, e che più è elevata più si abbassano le possibilità di successo di queste tecniche. Una volta presa coscienza del problema, la stragrande maggioranza (il 92%) decide di andare a fondo per cercare di capirne il motivo. Purtroppo però non sempre i nostri intervistati riescono a ottenere risposte precise e una diagnosi chiara: quasi tre donne su dieci non ottengono risposte certe (20% per gli uomini).

Maria Silvia Fiengo

Due mamme, quattro igli

Fare network è fondamentale Quando abbiamo deciso di avere la nostra prima iglia la legge 40 non c’era. Avrei potuto fare l’inseminazione in Italia, mentendo e presentandomi in ambulatorio con un idanzato di facciata. Non ho voluto: con la mia compagna abbiamo deciso di fare le cose alla luce del sole e siamo andate in Olanda, scegliendo la clinica grazie al passaparola e ai consigli trovati in rete. Ci sono volute otto inseminazioni prima di rimanere incinta, ma è stato un periodo magico pieno di aspettative e molto romantico. Vivevamo con la valigia sempre pronta: non appena il test rivelava che entravo nel picco ormonale scappavamo in stazione a prendere il primo treno per il Nord. Le dificoltà e un certo investimento economico non ci hanno impedito di portare a compimento il nostro progetto: quello di essere una grande famiglia con quattro igli.

Matteo Barabino I medici non devono sottovalutare l’aspetto umano Reggere anni di tentativi, fallimenti, stimolazioni ormonali, esami invasivi è un’impresa eroica. Anche per le coppie più afiatate, come la nostra. Il desiderio di avere un iglio era diventato l’unico argomento delle nostre conversazioni e dei nostri incontri in camera da letto, che erano diventati tutt’altro che sereni e gioiosi. Il tutto senza un vero perché: quando ci siamo rivolti al primo centro di fecondazione assistita nessuno ha saputo fare una diagnosi precisa della nostra infertilità. Ci sono volute tre Fivet e una Icsi, alcuni aborti spontanei e una serie interminabile di procedure mediche pesantissime per riuscire ad avere i nostri gemelli. Di tutto questo periodo ormai alle spalle ricordo alcune situazioni imbarazzanti e dolorose, ma anche l’umanità del team che ci ha seguito e la disponibilità del nostro medico, che potevamo chiamare a tutte le ore. Ecco, è importante avere iducia in chi ti sta curando. Il bello è che a un anno dal parto gemellare, mia moglie è rimasta incinta naturalmente. Adesso siamo in cinque.

Un papà, una mamma e tre igli

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intervista

Volevo rompere un tabù L’autrice del libro “Nessuno esca piangendo” racconta l’attesa di un bimbo che non è mai arrivato. Condividendo con i lettori la sua esperienza.

In questo libro intreccia la sua esperienza di paziente con quella di medico oncologo pediatrico in un racconto molto personale. Perché ha deciso di rendere pubblica la sua storia? «Ho iniziato a scrivere perché mi sono trovata a vivere due tabù della nostra società. Uno è la mortalità infantile, evento che fa purtroppo parte del mio lavoro, l’altro è quello dell’infertilità di coppia, di cui si parla mal volentieri, ci si vergogna e su cui ci sono ancora molti pregiudizi. C’è un tabù personale nelle persone che non riescono ad avere igli naturalmente: si pensa di essere manchevoli di qualcosa, di essere difettosi. E c’è un tabù sociale ancora molto radicato tra le persone che credono che provare ad avere un iglio grazie alla fecondazione assistita sia un capriccio e un egoismo. La frase classica che ci si sente dire è “con tutti i bambini che ci sono da adottare, cosa ti incaponisci”. Inoltre molti pensano ancora che i igli nati in provetta abbiano difetti genetici, che non siano sani come gli altri. Ho pensato, all’inizio come forma di “terapia” personale, di mettere ordine a queste tristi esperienze. In seguito questi miei scritti sono stati letti casualmente da una persona che ha insistito ainché li pubblicassi. Non è stato facile, ma la fatica di questa scelta è ripagata dalle tante lettere e incontri di persone che mi ringraziano per aver reso pubblico quello che si dice malvolentieri».

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Lei dice che il desiderio di genitorialità è ben diverso rispetto a quello di poter procreare.

Marta Verna Oncologa pediatrica e scrittrice

«Ne sono convinta. Il mio desiderio di genitorialità e accudimento è molto appagato dal lavoro che faccio. Ma questo non toglie che sentissi fortissimo un desiderio procreativo, leggittimo, umano, forse anche debole. Per questo non ho mai pensato di adottare: l’adozione non era la mia strada. Ogni persona che vive questa esperienza deve interrogarsi ed essere franca con se stessa: non ci sono regole valide per tutti».

Purtroppo i tentativi non sono andati a buon ine e gli anni di ricerca di un iglio che non è mai arrivato hanno messo in crisi anche la sua coppia. «Questa esperienza è stata come un tornado che ha investito il mio matrimonio e ha lasciato macerie. Il mio desiderio era diventato un’ossessione, non c’è stato altro per due lunghissimi anni. Mi sono isolata dal mondo e non ho visto le soferenze e le richieste d’aiuto del mio compagno. Per questo, adesso ritengo che entrambi nella coppia debbano veriicare di essere sullo stesso piano. Ogni tanto è bene guardarsi e dire “siamo nello stesso punto? Vogliamo la stessa cosa?” Poi consiglio di non andare avanti pensando solo all’obiettivo, ma di valutare sempre i costi, sia in termini emotivi, sia di relazione». S.O.

Utet Edizioni 125 pagine 12 €


Sportello attivo

> «Sicuramente nel pubblico i tempi d’attesa sono maggiori e possono fare la diferenza soprattutto nelle coppie in cui la donna non è più tanto giovane - spiega ancora il presidente dell’associazione Sos Infertilità Rossella Bartolucci - ma per quanto riguarda la fecondazione omologa i centri pubblici sono altrettanto eicienti e validi. Certo, data la delicatezza del problema alcune coppie potrebbero preferire ambienti più accoglienti e confortevoli di quelli oferti dagli ospedali pubblici, ma è una scelta assolutamente personale che poco ha a che vedere con la qualità delle cure». Eppure c’è ancora chi è costretto a spostarsi da una regione all’altra (due persone su dieci) o addirittura ad andare all’estero (il 20%), soprattutto in Spagna, Repubblica Ceca e Austria, dove ai costi per gli interventi si sommano quelli per il viaggio e l’alloggio (730 euro in media). «Spostarsi da una regione all’altra per curarsi meglio è una pratica purtroppo molto difusa. Vale per chi ha problemi di procreazione come per chi deve fare un intervento delicato al cuore o in ambito oncologico - prosegue Bartolucci - i malati giustamente cercano l’eccellenza, che non sempre è dietro casa. Anche in questo caso, purtroppo, il Nord è messo meglio del Sud e del Centro. Diverso è il discorso di chi si trova obbligato ad andare all’estero». Uscire dall’Italia, infatti, è ancora l’unica possibilità per le coppie sterili che hanno bisogno di una fecondazione eterologa. «Pur essendo legale, questo trattamento in Italia non viene praticamente mai oferto, tranne in alcune regioni all’avanguardia come la Toscana o l’Emilia Romagna, dove comunque le liste d’attesa sono lunghissime. Anche nel privato ci sono diicoltà e questo dipende dalle restrizioni della legge sulla donazione degli ovuli».

Non sempre a segno Come rivela la relazione 2014 del ministero della Salute sulla procreazione medicalmente assistita in Italia (Pma), le tecniche di inseminazione

Una legge smontata I divieti cancellati nelle aule La legge 40 sulla fecondazione medicalmente assistita, entrata nell’ordinamento 11 anni fa, è stata uno dei provvedimenti più contestati della storia repubblicana, tanto da essere stata smontata pezzo pezzo nelle aule dei tribunali. Non più divieti Da quelli di primo grado ino alla Corte Costituzionale e la Corte europea dei diritti di Strasburgo, i giudici hanno eliminato i quattro divieti principali della legge, tra cui l’ultimo è stato quello sulla fecondazione eterologa. Embrioni Sono stati rimossi i divieti alla produzione di più di tre embrioni, e l’obbligo di doverli impiantare tutti contemporaneamente. Diagnosi e malattie genetiche I giudici hanno eliminato il divieto alla diagnosi preimpianto e quello di accesso alle coppie fertili, ma portatrici di malattie genetiche. Adesso anche le coppie che rischiano di procreare bambini malati possono accedere alla fecondazione artiiciale sottoponendo l’embrione a diagnosi prima dell’impianto. Eterologa Ammessa, anche se ancora molto dificoltosa, per una serie di motivi legati anche alla dificoltà di reperire donatrici di ovuli in Italia. Non si possono donare gli embrioni Si è in attesa di udienza sia presso la Consulta sia presso la Corte europea per il divieto di utilizzo degli embrioni per la ricerca scientiica e la revoca del consenso, che resta ancora in vigore. No a single e omossesuali Non può ancora accedere alla fecondazione assistita chi non è legalmente sposato e le coppie omosessuali.

SOS INFERTILITÀ Consulenze sulla fecondazione alle coppie di tutta Italia telefonando allo 02-88441641.

artiiciale più difuse, Fivet e Icsi, hanno una percentuale di successo piuttosto bassa, che si aggira intorno al 20% (per le tecniche cosiddette di primo livello, cioè il monitoraggio dell’ovulazione, la stimolazione ormonale e l’inseminazione, la percentuale di successo supera di poco il 10%). Dalle esperienze riportate dai nostri intervistati la situazione non è molto migliore: le tecniche di fecondazione hanno avuto successo e hanno portato alla nascita di un bambino su meno di 4 coppie su 10. La delusione è piuttosto difusa: il 37% decide di interrompere i trattamenti dopo aver provato uno o più fallimenti. «È fondamentale che ci sia la massima chiarezza e trasparenza nel rapporto tra i medici e i pazienti prima di intraprendere un percorso di procreazione medicalmente assistita - continua Rossella Bartolucci - le possibilità di successo di queste tecniche sono efettivamente basse e diminuiscono con l’avanzare dell’età».

Scambiarsi informazioni «La Casa dei diritti di Milano ha attivato uno sportello dove le coppie possono venire a chiedere qualunque tipo di informazione sulla Pma, sia di tipo medico che di tipo legale. Il servizio è utilizzabile da tutti, anche da chi non risiede a Milano: rispondiamo anche via mail o al telefono» conclude Bartolucci. Scambiarsi informazioni e consigli è fondamentale: le coppie con diicoltà, per esempio, spesso vanno in rete a farlo.

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Storie sulla pelle che possono fare male

I tatuaggi vanno di moda e gli studi tattoo proliferano. Si corrono però seri rischi per la salute se il tatuatore non garantisce la massima sicurezza in fatto di igiene e strumenti di lavoro. di Sonia Sartori

U

n antico motto recita così: «il tatutatore ha il dovere di fare aiorare sulla pelle gli incubi, gli amori e le fantasie di ognuno». Altrettanto importante - aggiungiamo noi - è che il tatuaggio non comporti “l’aioramento” anche di infezioni o altri problemi, causati da inchiostri tossici, aghi infetti e ambienti sporchi. Nel 2015, per esempio, i Nas di Torino hanno ritirato dal commercio tubetti di

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inchiostro, provenienti dagli Stati Uniti, durante un controllo in un negozio del torinese. In base alle analisi svolte, nel pigmento chiamato true black erano presenti due sostanze tossiche, gli idrocarburi policiclici aromatici (Ipa) e il benzoetilene, addirittura in quantità trenta volte superiore ai limiti consentiti dalla normativa europea. Già nel 2014, in una relazione dell’Istituto superiore di sanità, era emerso che

quasi la metà degli inchiostri controllati nel nostro paese conteneva quantità di metalli pesanti e di ammine aromatiche fuorilegge. Anche all’estero non mancano i problemi: in base a un’indagine danese del 2015, presentata al Congresso annuale dell’Accademia europea di dermatologia e venereologia (Eadv), il 10% di 58 nuovi inchiostri in commercio è stato trovato contaminato da batteri in grado di causare infezioni anche


Tatuatori afidabili? A COSA FARE ATTENZIONE Corsi di formazione, igiene, aghi monouso e inchiostri a norma di legge

gravi (stailococchi, streptococchi, pseudomonas ed enterococchi). Coesistono quindi un problema di sterilizzazione all’origine (quando l’inchiostro viene realizzato) e uno di sostanze utilizzate. Qui a ianco trovate un riquadro dedicato alla normativa europea e italiana.

In pochi si rivolgono al medico in caso di problemi alla pelle

Un fenomeno in aumento La moda del tatuaggio si difonde e sono sempre di più le persone, anche minorenni, che decidono di farsi decorare la pelle. Secondo l’Istituto superiore di sanità nel 2015 13 italiani su 100 erano tatuati. Per alcuni è solo una moda, per altri il tatuaggio è un fatto serio, con una precisa valenza simbolica. Può essere il racconto di una storia d’amore o di un credo religioso oppure esprimere l’appartenenza a un gruppo (sono famosi quelli delle gang), ma anche a una condizione sociale o politica. E il tatuaggio arriva a noi da tempi e luoghi lontani: Otzi, la prima testimonianza di un uomo tatuato, ha vissuto intorno al 3.300 a.c. e aveva sul corpo più di 50 disegni. L’importanza di un tatuaggio ben realizzato va di pari passo con l’osservare le regole di sicurezza. La salute corre seri pericoli se il tatuatore non è qualiicato, se gli inchiostri sono stati comprati magari online (canale che consente di aggirare i controlli), se gli aghi non sono sterilizzati e se il locale non rispetta le regole d’igiene. Si tratta infatti pur sempre di un piccolo intervento invasivo (l’ago oltrepassa l’epidermide per arrivare a iniettare l’inchiostro nel derma, il secondo strato della pelle) e questo può provocare reazioni come prurito, ulcere, arrossamenti e goniori, eczemi e orticaria oppure anche infezioni batteriche (da streptococco o stailococco) o virali (tra cui l’epatite B e C). Va anche detto che non ci sono dati scientiici suicienti per poter escludere che, pur in presenza di inchiostri a norma di legge, i pigmenti in essi contenuti, e una volta penetrati nel derma, possano causare danni alla salute nel lungo periodo.

Inchiostri contaminati: la legge vi protegge? L’Unione europea ha pubblicato nel 2008 una risoluzione (ResAP 2008 1) che stabilisce i criteri e i requisiti per la sicurezza dei tatuaggi e del trucco permamente (Pmu). La risoluzione intendeva colmare i vuoti legislativi in molti Stati membri dell’Unione europea e stabilire i requisiti da seguire per evitare la contaminazione microbiologica e la presenza di sostanze nocive negli inchiostri per tatuaggi e Pmu, nonché il rispetto delle condizioni igieniche. Inoltre stabilisce gli obblighi di informazione da parte del tatuatore sui rischi per la salute. La risoluzione include una lista negativa di sostanze che non dovrebbero essere presenti negli inchiostri per tatuaggi e trucco permanente, come coloranti e ammine aromatiche, e le concentrazioni massime di alcune impurità. Inoltre incoraggia l’istituzione di un elenco positivo di sostanze sicure. Per ora solo la Germania lo ha stilato. In Italia come si traduce la risoluzione europea? Il ministero della Salute si è limitato a fornire le linee guida per l’esecuzione di procedure di tatuaggio e piercing in condizioni di sicurezza. Alcune Regioni hanno recepito le linee guida, altre invece non hanno emanato alcun provvedimento, e questo non garantisce pari tutela ai cittadini. È urgente una legislazione europea che stabilisca regole comuni in tutti i paesi.

Una scelta oculata Nella sala d’attesa di uno studio tattoo di Milano, su un display scorre ininterrottamente la stessa scritta: «Usiamo solo aghi e inchiostri monouso». È un buon biglietto da visita: sembra rassicurare che in quello studio la salute dei clienti è al primo posto. A noi però non basta e così deve essere. Ci sono altre cose da verificare, prima di mettere letteralmente nelle mani di un tatuatore la nostra pelle. Per prima cosa, quando si entra in un studio tattoo, bisogna cercare un attestato che certiichi l’idoneità igienico-sanitaria del locale, rilasciata dall’Asl locale, e un altro da cui emerga l’abilitazione e i corsi di formazione del tatuatore. Non guasta anche un’occhiata allo stato generale dello studio per capire se il livello di igiene è rispettato. Un ambiente non arieggiato e poco illuminato potrebbe non essere a norma. Ancora, però, non è suiciente per idarsi del tatuatore. Uno studio serio, prima di eseguire il tatuaggio, farà irmare (peraltro lo stabilisce la legge) un consenso informato. Prima di sottoscriverlo, bisogna essere al corrente di tutte le informazioni utili e aver fatto tutte le domande su inchiostri e strumenti, e le reazioni che la pelle può avere dopo il tatuaggio. Secondo un’indagine dell’Istituto superiore di sanità, su un campione di 8.000 persone, il 22% di chi si è rivolto a un centro non ha irmato il consenso informato. Il 3% dei tatuati ammette di aver soferto di granulomi, ispessimento della pelle, reazioni allergiche, infezioni e pus. Solo il 12% si è rivolto a un dermatologo e il 9% al medico di famiglia, > 123 testsalute 35


intervista

Tatuaggi d’autore A Milano, nel suo Queequeg tattoo studio, nome dato in omaggio a Moby Dick, ci racconta storie di tatuaggi, porti e marinai.

Maestro, come la chiamano tutti, l’Asl passa mai di qua? «Altroché. Mi tartassano, facendomi le ispezioni a sorpresa. Controllano se gli aghi sono monouso e gli inchiostri sono in regola. Veriicano l’igiene degli strumenti per tatuare e dell’ambiente. Non trovano mai nulla. Protezione della salute del cliente e reputazione vanno di pari passo: se lavorassi con pigmenti o aghi infetti, provocando problemi alla pelle, basterebbe un passaparola per non vedere entrare più nessuno dalla porta».

I centri tattoo sono tanti. Come si fa la scelta giusta? «Lo studio dove si fanno i tatuaggi deve essere visibile dalla sala d’attesa, per consentire di osservare come i tatuaggi vengono eseguiti. Se il tatuatore fa uscire sangue mentre esegue il decoro, scappate: signiica che preme l’ago troppo in profondità, danneggia la pelle e provoca poi la comparsa di cicatrici.

Tutto qua? «Un tatuatore competente segue una scala di colori ben precisa: il primo colore che si usa è il nero per il contorno del disegno, poi il blu, il verde e il viola e così via. Ovvio, sempre aghi e inchiostri monouso».

I tatuaggi sulla sua pelle raccontano storie di mare? «Ho viaggiato con la barca in tutto il mondo e in ogni porto dove sono sbarcato mi sono fatto tatuare un veliero per ricordarmi di luoghi e

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> mentre ben il 27% si è rivolto al proprio tatuatore. Tuttavia più della metà, il 51%, non ha consultato nessuno. La letteratura scientiica non ha dati esaurienti su questo tema perché in questi casi le persone si rivolgono al tatuatore più che al medico di base. Quindi risulta diicile stilare statistiche reali. In generale, comunque, solo il 58% degli intervistati è informato sui rischi che comporta fare un tatuaggio: la percezione dei pericoli più frequenti vede al primo posto le reazioni allergiche (79%), l’epatite (69%) e l’herpes (37%).

Non per sempre

Gian Maurizio Fercioni, scenografo e tatuatore.

persone. Ho frequentato tatuatori straordinari nei bassifondi di molte città, come ad esempio Marsiglia. I tatuaggi fatti nei porti rispettano sempre un rito: i marinai a turno assistono al tatuaggio di uno di loro, bevendo litri di birra, e l’urina si usa per “disinfettare” il tatuaggio».

È vero che le forze dell’ordine ogni tanto la consultano? «I Carabinieri mi chiamano quando devono decifrare un tatuaggio per risalire all’identità di vittime irriconoscibili. Di recente sono stato sulla scena di un crimine: secondo i carabinieri si trattava di uno slavo, ailiato a chissà quali maie. Invece era italiano, si era tatuato da solo il nome Caterina, guardandosi allo specchio e scrivendolo così al contrario. Una pratica molto difusa tra i detenuti. Il carcere è un altro luogo dove i tatuaggi sono simboli dal signiicato importante. Di vita o di morte». S.S.

Il tatuaggio è pensato per essere deinitivo. Ma se si cambia idea? Togliere un tatuaggio si può e ci sono diversi metodi per farlo. In Italia, la tecnica più utilizzata è quella che prevede l’uso del laser q-switched (laser Q-S). Tramite un impulso laser di brevissima durata si colpiscono le cellule che racchiudono il pigmento, il quale si frammenta in parti minuscole che il corpo riesce a eliminare tramite i liquidi corporei nelle settimane successive. Dopo l’intervento con il laser, la pelle potrebbe arrossarsi e possono insorgere vesciche, croste e desquamazioni. Altri metodi ci sono, ma sono ormai in disuso; è il caso della dermoabrasione: la pelle viene escoriata ino all’eliminazione del tatuaggio e in questo caso si può correre il rischio di infezioni e cicatrici. In generale, quando si rimuove un tatuaggio, i pigmenti si degradano e possono insorgere reazioni allergiche. Meglio quindi rivolgersi a un dermatologo e farlo in condizioni di igiene adeguate pewwr evitare che microrganismi penetrino attraverso la ferita e causino problemi. Un ultimo consiglio: mai aidarsi ai kit fai da te, venduti anche su internet; contengono sostanze potenzialmente pericolose che sono state bandite anche dalla Food and Drug Administration (Fda), l’ente governativo statunitense che regolamenta prodotti alimentari e farmaceutici.


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lettere

Nuovo misuratore

Se un giocattolo ha cattivo odore Una mamma ci segnala che il giocattolo di plastica del suo bambino emanava un forte cattivo odore. Quali rischi può correre un bambino? È prudente darglielo? Una nostra socia, mamma attenta alla salute di suo iglio, ci ha chiesto se un giocattolo di materiale plastico che emana un forte cattivo odore sia rischioso per la salute del bambino. I rischi legati a questo tipo di problemi dipendono molto dall’età del bambino. Il primo è l’inalazione delle sostanze emesse dal giocattolo. Da nostre precedenti analisi su prodotti simili, sappiamo però che già nel giro di 24 ore un prodotto lasciato all’aria aperta perde la maggior parte delle sostanze volatili eventualmente contenute: quindi, se il bambino è già abbastanza grande da non mettere i giochi in bocca, questa soluzione può risultare suiciente. Se invece il bimbo è piccolo o comunque ha ancora l’abitudine di succhiare i giocattoli, il rischio di ingestione di sostanze indesiderate non è 38 testsalute 123

trascurabile. Visto che non sappiamo con esattezza la composizione di questi giocattoli, è meglio evitare di darli al piccolo. Per i giocattoli di stofa, lavarli prima dell’uso è consigliabile. Nel frattempo, ricordiamo che problemi di questo tipo si possono segnalare ai Nas.

Freestyle Libre è nuovo sistema per la misurazione della glicemia, con un sensore sottocutaneo che analizza il liquido interstiziale invece del sangue. Un nostro socio ci scrive per avere informazioni e il nostro parere su un nuovo tipo di apparecchio per la misurazione della glicemia che non prevede più di pungersi per ottenere una goccia di sangue da analizzare. Il Freestyle Libre, così si chiama questo nuovo sistema di autocontrollo glicemico, è stato inserito nell’elenco dei dispositivi medici della banca dati del ministero della Salute nel settembre 2014. È costituito da un lettore (simile a uno smartphone) e di un sensore di glucosio, ovvero un ilamento sottocutaneo, contenuto in un disco adesivo (una sorta di cerotto), che viene applicato sulla pelle nella zona posteriore del braccio e in questa posizione viene tenuto per 14 giorni. Il paziente deve solo appoggiare il lettore sul disco e controllare il numero che appare sul display. Il sistema, chiamato “Flash glucose monitoring”, non valuta il livello di glucosio direttamente nel sangue, ma si basa sull’analisi del liquido interstiziale, cioè il luido che circonda le cellule, responsabile del trasporto di glucosio e altre sostanze. Questo signiica che l’apparecchio ha un ritardo nella misurazione dei valori di glucosio, rispetto alla sua concentrazione nel sangue, perciò chi presenta instabilità glicemica, con improvvisi cali e bruschi innalzamenti, è meglio che efettui periodici controlli col glucometro tradizionale. Può parere ovvio, ma poiché si tratta di dispositivi molto pubblicizzati anche in televisione vale la pena ricordarlo: sono strumenti riservati esclusivamente ai diabetici, e comunque solo sotto controllo medico. Il Freestyle Libre tra l’altro è piuttosto costoso: è venduto solo online e costa 169.90 Euro (lettore più due cerotti, che coprono un mese); ogni cerotto singolarmente costa 59.90 euro.


Controllare sempre la lista ingredienti

Solare solvente? Un nostro socio si è accorto che la crema da sole scioglie lo smalto applicato alle unghie. Come mai? Un nostro socio ci scrive molto stupito: “Ho comprato l’anno scorso una crema solare Bilboa. Non essendo ancora scaduta, pochi giorni fa l’ha usata mia iglia, la quale aveva due unghie delle mani smaltate. Tornata dal mare, lo smalto era scomparso.” Il nostro socio ha realizzato una piccola prova in casa e conferma che la crema scioglie lo smalto per unghie. Come mai? Abbiamo veriicato: il prodotto in questione è di un tipo abbastanza recente, diverso dalle classiche emulsioni (crema o latte) cui siamo abituati. Si tratta di prodotti in cui i iltri solari sono veicolati in alcol: questo li rende trasparenti, più veloci nell’asciugarsi e quindi, come sensazione, più “leggeri” sulla pelle. Nel solare Bilboa l’alcol, che si trova in molti cosmetici e di per sé non è un ingrediente problematico (è indicato come alcohol denat) è il primo della lista, il che signiica che è quello presente in maggiore quantità. Ora, l’alcol è un solvente, e proprio per questo viene usato anche in molti prodotti per togliere lo smalto. Con molta probabilità il motivo per cui il solare Bilboa scioglie lo smalto per unghie è semplicemente che contiene alcol in quantità suiciente ad avere un’azione di questo tipo. Altri ingredienti presenti nel solare potrebbero averne aumentato l’efetto. Per maggiori informazioni sulle creme solari e per scegliere la migliore: www.altroconsumo.it/salute/pelle-sole.

Da multidose a monodose Colesterolo

CATTIVO È BUONO? Un lettore ci segnala un recente articolo pubblicato sul British Medical Journal, che mette in relazione la mortalità in una popolazione anziana con il livello di colesterolo “cattivo” nel sangue (LDL). Ebbene, a sorpresa è risultato che un livello alto non aumenta il rischio, ma proprio il contrario. Tuttavia, è troppo presto per un cambio di rotta così importante: seguiamo gli studi e vi terremo aggiornati.

Una rilessione sul caso Lumigan: da lacone unico a laconcini separati. Ci sono ripercussioni per quanto riguarda l’impatto ambientale, ma per gli occhi è meglio. Un lettore si lamenta per il passaggio del farmaco Lumigan, un collirio usato per il glaucoma, da lacone da 3 ml che contiene diverse dosi a laconcini singoli monodose. Segnalando che costa (poco) di più, ma soprattutto che in realtà ogni laconcino contiene più di una singola dose e, dato che non può essere utilizzato se non entro poche ore dall’apertura, inisce che si spreca molto farmaco. Inoltre la confezione ha anche un impatto ambientale peggiore. La questione in questo caso a nostro parere deve essere vista anche valutando i vantaggi, in termini di salute, che derivano dal passaggio da un unico lacone multidose a diversi laconcini monodose. Prima di tutto i laconcini non contengono il conservante usato nel lacone da 3 ml: il benzalconio cloruro; e questo è un bene, perché

quest’ultimo può provocare reazioni allergiche, anche importanti, soprattutto nell’utilizzo a lungo termine. Quindi i laconcini monodose riducono la possibilità di efetti indesiderati. Inoltre assicurano una maggiore sterilità della soluzione: per quanto l’utente sia attento nella manipolazione, infatti, riutilizzare lo stesso lacone per più giorni, sottoponendolo alle inevitabili variazioni di temperatura, presenta maggiori rischi di contaminazione. Il prezzo nelle due formulazioni è quasi uguale: la diferenza è giustiicata dai vantaggi di cui abbiamo parlato. Per quanto riguarda l’impatto ambientale, siamo totalmente d’accordo: bisognerebbe fare sempre molta attenzione e dosare le confezioni in maniera ottimale per ridurre al massimo gli sprechi. 123 testsalute 39


24 e 25 settembre 2016 Milano, Castello Sforzesco altroconsumo.it/iocondivido


Altroconsumo test salute agosto 2016 ma