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ANNO XVIII NUMERO 11 - 12 NOVEMBRE/DICEMBRE 2012

D I S T R I B U Z I O N E G R AT U I TA / C O P I A O M A G G I O

Direzione: via Camillo Guerra, 42 - 80131 Napoli - www.cosmoggi.tv - Tel. 081 3796539 Redazione: Tel. 081 5875216 / Fax 081 5875276 / e-mail: cosmoggi@yahoo.it cosmoggi sgherzi

Scuola calcio Via Ulderigo Masoni, 180 80141 Napoli Tel. 081.2311179 www.marianokeller.it

Genova scommette sull’ export

Nonostante la crisi oltre novecento espositori al Salone Nautico

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a congiuntura economica non è delle migliori. La crisi morde ed anche la nautica italiana ne risente. Un settore il cui fatturato si aggira sui 3,37 miliardi e che al momento indica una crescita dello 0,42%. Calano i numeri del leasing: lo stipulato nautico 2011 è di 613 milioni con meno 33% in numero di contratti, meno 25 valore. Nel primo trimestre 2012 meno 73% in numero contratti e meno 64 valore. In controtendenza l’export che si attesta all’80%. Ed è proprio sul mercato straniero che la 52esima edizione del Salone Nautico di Genova guarda con particolare attenzione. Significative, a tal proposito,

le presentazioni del salone fatte in anteprima a Dubai e in Cina. Un mercato, quello internazionale, ricettivo e, in taluni casi, consolidato da tempo. Valga come esempio il caso della Svezia. Un paese di forte tradizione marinara dove la nautica da diporto ha una percentuale di praticanti elevatissima. Circa 2,5 milioni di svedesi su una popolazione di circa 9,5 milioni di abitanti si sono dedicati agli sport nautici almeno una volta nel 2011. Nonostante i tempi di crisi sono 900 gli espositori garantiti dagli organizzatori con circa 2000 barche tra grandi e piccole. Quattro padiglioni e due marine. Scongiurata la defezione

della vela, ritorna la subacquea e si apre anche alla componentistica. Come afferma Sara Armella, la giovane presidente dell’Ente Fiera, si tratta di un salone nuovo, orientato al business e ai giovani. Pronto ad allargare la partecipazione come nel caso di Techtrade, nel padiglione B2B, nel tentativo di sottrarre clienti al salone di Carrara per la componentistica e gli accessori. La vela è stata spostata in Marina 1 per dargli maggiore visibilità. Da segnalare, inoltre, l’ingresso gratuito fino a 14 anni, le sfilate e “GenovainBlu” per il programma di eventi fuori salone.

Giuseppe Orso

Via Piave, 41 Napoli Tel. 081. 640330

Speciale Roma pag. 12, Milano pag. 13, Salerno pag. 24


ESTERI

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a cura di Giovanna Potere

Gli Amish nell’era della globalizzazione Rifiuto della tecnologia e della modernità

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ella società del cambiamento continuo, del consumismo sfrenato, del melting pot culturale, dell’abbattimento delle frontiere spaziali, temporali e sociali, ci sono uomini, donne e bambini che resistono agli effetti della modernità. Sembra che il tempo si sia fermato nella comunità Amish, nata in Svizzera nel Cinquecento e stabilitasi negli Stati Uniti d’America nel Settecento, fondata dal loro leader Jakob Ammann, un vescovo svizzero, che crea una scissione nella chiesa Mennonita. Dal 1727, data simbolica nella storia per la comunità che segna l’arrivo a Philadelphia, in Pennsylvania, di una nave con numerose famiglie, gli Amish mantengono gli usi e costumi tradizionali. Rifiutano le innovazioni tecnologiche e le conquiste della modernità, preferendo vivere ancora seguendo i precetti stabiliti al momento della fondazione, in semplicità e a stretto contattato con la terra. L’elettricità è ammessa solo se può contribuire ad evitare un eccessivo spreco di energia naturale, in quanto non considerano la tecnologia dannosa in sé ma condannano l’uso smodato e acritico degli uomini. Nulla sembra essere cambiato dall’epoca

della fondazione e la loro vita quotidiana suscita non poca curiosità e interesse. L’abbigliamento resta lo stesso: cappello, vesti scure e pantaloni dal fondo largo per gli uomini che possono portare la barba solo dopo il matrimonio, e abiti semplici, lunghi e monocolore, grembiuli e cuffiette che trattengono i lunghi capelli che

Se la “dea bendata” coglie giusto Un pensionato tedesco trova per caso un rarissimo francobollo

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SOMMARIETTO Pag. 2 Pag. 3 Pag. 4 Pag. 5 Pag. 6 Pag. 7 Pag. 8 Pag. 9 Pag. 10 Pag. 11 Pag. 12 Pag. 13 Pag. 14 Pag. 15 Pag. 16 Pag. 17 Pag. 18 Pag. 19 Pag. 20 Pag. 21 Pag. 22 Pag. 23 Pag. 24

Gli Amish nell’era della globalizzazione Usura, un cancro I fiori del Guatemala Le auto elettriche La regina del pesce azzurro Menù del cuore “La sfida” dell’arte Nike per il teatro La letteratura restituisce la verità Complicità terapeutica Sulla via della seta Body worlds Cybersesso: le nuove frontiere Addio a Pierre Mondy Il mercatino “Noi”, il nuovo disco di Eros Il mistero di Rapa Nui Nuove storie, vecchi miti Once upon a time Allarme in formula uno Storia della Polizia a Napoli

uando la fortuna ha deciso di baciarti le vie sono come quelle del Signore: infinite. E’ accaduto ad un pensionato di Dresda, costretto a vivere nella opulenta Germania con una pensione di 600 euro mensili. E anche se nella nazione della Merkel vigono ancora misure valide di welfare, barcamenarsi con quella pensione non deve esser stato facile. Ma ecco che la dea bendata ha prescelto “Herr” Reinhold Hoffmann, un pensionato settantenne che, appassionato di filatelia, si è visto regalare dalla moglie due chili di buste affrancate comprate al mercato delle pulci per 20 euro. E quando il marito ha iniziato a ispezionare le buste sul tavolo della cucina, si è accorto dell’acquisto eccezionale. «Mi è mancato il respiro quando ho visto il francobollo», ha narrato il collezionista dilettante al quotidiano popolare Bild, spiegando che il minuscolo francobollo, appena 1,1 per 1,4 centimetri, del valore di un centesimo di dollaro è stato emesso nel 1861 in onore di Benjamin Franklin, uno dei padri degli Stati Uniti d’America. Da quel momento il pensionato ha narrato di aver «cominciato a studiare la letteratura filatelica e a consultare cataloghi», e poi di essersi «rivolto agli esperti». Ed è stato Klaus Finthe, uno dei luminari della filatelia tedesca, a confermare che «il francobollo è autentico al 99%», e che «probabilmente vale anche più del Mauritius blu (uno dei pezzi da collezione più famosi del globo)». Secondo alcune fonti di Internet, si tratterebbe del francobollo “Santo Graal”, sul quale è disegnato il profilo di Benjamin Franklin. Il valore del francobollo – circa 2,5 milioni di euro - è dovuto a un piccolo errore di stampa, ma anche al fatto che in circolazione ne esistono solo due altri esemplari, uno custodito nel Museo della Posta di New York ed un altro acquisito nel 2005 dal miliardario californiano Bill Gross. Il pensionato Hoffmann ha intenzione di mettere all’asta il francobollo, ma dovrà attendere che la “Philatelic Foundation” di New York confermi la sua autenticità.

Mario Azan

non possono mai essere tagliati per le donne. I rapporti sociali sono stretti e la comunità è molto chiusa e questo fa sì che spesso ci si sposa fra consanguinei con l’alto rischio per i neonati di contrarre malattie genetiche. Particolare e singolare è la cerimonia del matrimonio: si sposano solo in novembre e dicembre perché in questi mesi si ferma il lavoro nei campi e non viene sprecato tempo utile da dedicare al lavoro e i matrimoni non vengono celebrati di sabato e domenica, considerati giorni sacri. Il rituale è semplice e non prevede lo scambio delle fedi nuziali; la sposa confeziona personalmente l’abito, che deve essere blu o violetto, e lo indosserà tutte le domenica della sua vita e il giorno della sua morte. Le torte nuziali sono due, una per lo sposo nella forma che richiama la sua professione e una per la sposa, decorata con nastri legati a 10 oggetti che le amiche tireranno per farli scoprire. Un micromondo nel mondo, un’antitesi alla modernità, uno spaccato di vita che rappresenta una possibilità diversa nell’era della globalizzazione.

Giovanna Potere

Anche la Germania sottomessa alla finanza a danno della cultura Il CAM di Casoria in soccorso degli artisti berlinesi

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nvece di sottolineare ancora una volta i tagli della crisi e la conseguente precarietà corrotta di un Paese che va a rotoli, proviamo, per una volta, a pensare fiduciosi, a prevedere un termine a tutto questo e semmai ad immaginare pure un rovescio positivo della medaglia. Forse, come già è stato opportunamente sottolineato da qualcuno, il tempo buio che stiamo vivendo è solo la fine di un’epoca. Gli ultimi scampoli di un secolo breve e intensissimo, buio e pieno di luce, colmo di stragi brutali e menti geniali, di guerre atroci e benessere miracoloso. Un secolo pieno di costruzioni, ideologiche, politiche, sociali, culturali che non prevedevamo finisse e che, invece, ci è sfuggito di mano e si è rotto. L’uomo, che è al centro di tutto, ne è diventato carnefice e vittima, con i suoi slanci in avanti che lo rispediscono, il più delle volte, indietro come un boomerang. Ebbene, per interrompere questo circolo vizioso, è sempre più chiara la necessità di un mondo nuovo. Un altro tempo, che restituisca dignità all’uomo e ai suoi valori, per costruire insieme una nuova idea di società comune, in cui sia la cooperazione e non la competizione tra gli uomini ad essere la regola, insistendo sulla cultura come bene collettivo. Su questa strada fa notizia la scelta di Antonio Manfredi di fronte alla drammatica situazione degli spazi culturali, in Italia e nel mondo. L’agguerrito direttore del CAM, riconquistato lo spazio espositivo del suo museo, ha risposto all’appello degli artisti della “Tacheles Kunsthaus” di Berlino, sostenendoli e offrendo loro accoglienza nei propri spazi espositivi. In seguito alla sua plateale richiesta di asilo politico-culturale recapitata ad Angela Merkel nel 2011, il CAM offre a sua volta ospitalità per le opere dello storico spazio berlinese, inaugurando How long is now. La Tacheles, il centro d’arte internazionale gestito da artisti nel cuore della capitale tedesca fin dal 1990 all’indomani della caduta del muro di Berlino, che aveva ospitato la controversa mostra Maybe del CAM, è stata infatti costretta a chiudere definitivamente nel settembre scorso, cancellando decenni di storia e vivacità culturale per far spazio ad un centro commerciale. Un’ulteriore provocazione, una strategia mediatica di visibilità che consente di dare una mano attraverso l’arte. Uno spunto di riflessione, al di là dei poteri economici, per provare a immaginare un futuro europeo, con un’umanità che si realizzi più degnamente.

Ivana Porcini


ECONOMIA

a cura di Ernesto Caldarelli

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Fondi comunitari per le energie rinnovabili Tra gli obiettivi della UE agevolazioni fiscali nel settore dell’energia rinnovabile

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’estate appena terminata ha portato i bandi sulle energie rinnovabili inquadrati nel Settimo Programma Quadro di Ricerca e di Sviluppo Tecnologico (7PQ), organizzato dalla Direzione Generale della Ricerca della Commissione Europea, e del Programma Energia Intelligente Europa (EIE), incluso nel Programma di competitività e di innovazione (Cip), supervisionato dalla Direzione Generale Imprese della stessa istituzione comunitaria. Dal 10 luglio scorso, e fino al 24 gennaio 2013, è così possibile presentare domanda di accesso alle agevolazioni per progetti nel settore delle energie rinnovabili, in partenariato con istituti di ricerca o universitari. Contemporaneamente – ma fino al 29 ottobre 2012 - si potrà partecipare ad un altro bando, finalizzato a individuare imprese che si aggiudicheranno l’appalto

consistente nella fornitura di servizi di assistenza tecnica nella predisposizione della relazione del 2014 sui progressi compiuti nel comparto delle energie rinnovabili, nella sostenibilità dei biocarburanti e nella generazione di modelli eco-energetici. Bandi che si pongono sulla strada tracciata dall’Unione Europea per arrivare a conseguire l’ambizioso obiettivo rappresentato dalla quota del 20% di energie rinnovabili sul totale delle fonti (e del 10 per cento nel solo settore dei trasporti) entro il 2020. Un obiettivo definito “ambizioso”, e che tuttavia non sembra essere affatto utopistico, considerando anche i più recenti sviluppi tecnologici in materia e la possibilità di potersi avvantaggiare di misure di sostegno piuttosto significative. L’impressione è che, ad ogni modo, alle istituzioni governative sarà richiesto uno

Pale eoliche

sforzo – politico ed economico – ancora maggiore. La ricerca tecnologica ha fatto tanto per migliorare i livelli di efficienza delle energie rinnovabili, ma per giungere a una completa integrazione con il quadro energetico internazionale, e a una vera competitività con le fonti non rinnovabili, il percorso non sembra esser tanto breve. Inoltre, occorre altresì considerare come il costo delle energie rinnovabili non sia unicamente legato all’onere derivante dallo sfruttamento delle risorse fotovoltaiche o eoliche, quanto anche ai costi di progetto amministrativi, e ai costi del capitale: ne deriva la richiesta, da più parti, di snellire i processi di autorizzazione, di implementare sportelli unici, di introdurre procedure di registrazione più rapide, di accorciare i tempi dei percorsi di pianificazione. ENEL Foundation e Fondazione CRUI (Conferenza dei rettori

delle Università italiane) offrono 20 premi di ricerca di 15mila euro ciascuno per premiare altrettanti giovani che abbiano realizzato progetti e studi nel campo delle fonti rinnovabili, dell’impatto economico della produzione energetica e della responsabilità sociale d’impresa. Possono partecipare i laureati al corso di laurea specialistica/magistrale o i dottori di ricerca presso le facoltà di ingegneria, architettura, chimica industriale, scienze ambientali, medicina, economia, statistica, giurisprudenza, scienze politiche e della comunicazione entro i 29 anni (se laureati) o i 36 anni (se dottori di ricerca). È possibile candidarsi fino al 31 dicembre 2012. Per dettagli e modalità di partecipazione consultare il bando sul sito dell’Enel.

Maria Francesca Cibelli

Usura, un cancro difficile da estirpare La sottile strategia della criminalità per sottrarre beni agli imprenditori

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’usura è uno dei mali più antichi e più subdoli della società, che attecchisce ovunque si riscontrino difficoltà economiche e situazioni di bisogno. Si può parlare di usura quando gli interessi superano il

tasso ufficiale corrente che, lasciato fino a poco tempo fa alla discrezionalità del giudice, nella recente legge viene

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al 15 al 18 novembre 2012 il Centro Espositivo Ariston di Paestum ospiterà la Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, manifestazione giunta alla sua quindicesima edizione. Unico Salone espositivo al mondo del patrimonio archeologico e prima mostra internazionale di tecnologie virtuali, l’evento si propone come occasione di incontro per il business professionale e un rilevante momento di dibattito sulle tematiche proprie del patrimonio culturale quali la tutela, la fruizione, la valorizzazione, il dialogo interculturale e la cooperazione mediterranea sulle quali si confrontano Organizzazioni Governative Internazionali e di categoria, istituzioni, associazioni professionali con operatori turistici, soprintendenti, archeologi, direttori di musei, docenti universitari, giornalisti. I beni culturali rappresentano un importante fattore di dialogo interculturale, d’integrazione sociale e di sviluppo economico, per questo motivo la Borsa promuove la cooperazione tra i popoli attraverso la partecipazione e la collaborazione con Paesi del Mediterraneo e del Medio Oriente, che si traduce con la presenza annuale di 30 Paesi Esteri di cui uno Ospite Ufficiale. Nel 2012, dopo Egitto, Marocco, Tunisia, Siria, Francia, Algeria, Grecia, Libia, Perù, Portogallo e

ritenuto usuraio quando supera del 50 % quello medio nazionale. Una catena di suicidi e di violenze, rimbalzata alle cronache degli ultimi anni, ha evidenziato la necessità di una legislazione più attenta e particolareggiata, obiettivo non ancora raggiunto pienamente. La gravissima crisi economica che ha colpito l’Italia e l’intero contesto europeo ha determinato proprio quelle condizioni in cui era facile cadere nella rete dei cosiddetti “cravattari”. Molti piccoli industriali, commercianti, artigiani, trovando sbarrate le porte delle banche che non hanno più concesso crediti e mutui, si sono rivolti agli usurai fidando nella ripresa economica per superare il momento di difficoltà. Le banche infatti, perseguendo come unico fine il profitto, non volendo correre rischi senza prospettive di ripresa economica hanno smesso di erogare prestiti. Al modesto imprenditore non è restato altro, per salvare l’azienda, che ricorrere agli usurai fidando nel superamento della crisi. Ma, essendo la crisi dell’economia italiana strutturata e profonda, anche l’immissione momentanea di liquidità nelle casse spesso non è riuscita a risollevare le aziende

XV Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico Unico salone al mondo dedicato al settore Cambogia, Turchia sarà la volta dell’Armenia. Tra le sezioni speciali che arricchiranno il programma: ArcheoFilm, dedicata alla proiezione di filmati e documentari, volti a svelare i misteri dell’antichità e le sue storie; ArcheoLavoro

che non solo non smaltivano i prodotti nel mercato in crisi, ma erano gravate anche dagli stessi interessi economici richiesti dagli strozzini. Così migliaia di persone hanno visto sfumare i frutti di un’intera vita di lavoro, la casa, l’azienda, senza peraltro riuscire a liberarsi dal debito e dalle pressioni degli usurai. Le pressioni, che venivano poste in essere da organizzazioni criminali, sfociavano in minacce e spesso in vie di fatto, con violenze e danneggiamenti alle strutture. Così la criminalità, che già aveva determinato la crisi delle aziende opprimendole con estorsioni, minacce ed esose richieste di pizzo, aggredisce i piccoli imprenditori per togliere loro anche quel poco che era rimasto. In tutto questo molte responsabilità sono da addebitare alla classe politica che con la sua latitanza nella vicenda, pur conosciuta, e con comportamenti similari nel succhiare sangue a chi guadagna da viversi col proprio lavoro, ha consentito e consente questo stato di cose.

Fausto Marseglia nell’ambito della quale le Università presenteranno i Corsi di Laurea e i Master in Archeologia, Beni Culturali e Turismo Culturale, mentre agli esperti del settore verrà affidata la presentazione delle figure professionali e delle competenze emergenti; ArcheoVirtual la mostra, focalizzata sulle più recenti sperimentazioni di realtà virtuale e computer grafica applicate all’archeologia a cura dell’Istituto per le Tecnologie Applicate ai Beni Culturali del CNR; i Laboratori di Archeologia Sperimentale attraverso i quali viene ricostruita la cultura antropologica e materiale dell’antichità; il Premio Paestum Archeologia, assegnato a quanti contribuiscono con il loro impegno nella promozione del patrimonio culturale e alla cooperazione mediterranea. Strategico per la promozione del prodotto turistico culturale sarà il Workshop che vede l’incontro tra domanda e offerta con la partecipazione di 80 buyers esteri. La borsa inoltre riserverà a relatori, giornalisti, visitatori un programma di visite guidate gratuite ai seguenti siti: il Museo Archeologico Nazionale di Paestum, il   Parco Archeologico di Paestum ed il  Parco Archeologico di Velia

Ivana Porcini


CRONACA

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a cura di Maria Francesca Cibelli

I fiori del Guatemala

Il massacro di Villa Canales ha il volto triste di due bambini

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el testo di una canzone del 1986, i R.E.M scrivevano che in Guatemala i fiori sbocciano di notte, avvolti dalle tenebre dell’ignoranza, della corruzione e della miseria. In Guatemala, i fiori ricoprono ogni cosa. Persino le tombe di coloro che vengono uccisi per continuare a tenere in vita un sistema corrotto ed atavico. E del resto, se un fotografo dell’agenzia Epa non l’avesse fissata in una serie di drammatici scatti, i fiori avrebbero coperto, come sempre, il sangue dell’ennesima mattanza e la storia dei Gonzales sarebbe scivolata via nell’ indifferenza generale. Questa anonima famiglia di Villa Canales è stata trucidata nel sonno da un commando di 30 uomini, che hanno sparato vilmente e senza distinzioni a uomini, donne, anziani e bambini. La vittima più piccola aveva solo 8 mesi. La causa della strage sarebbe la disputa per un pezzo di terra minimo, troppo stretto per alimentare correttamente l’ormai estinta famiglia Gonzales e troppo piccolo, probabilmente, perché la sua aggiunta o sottrazione rappresenti una differenza visibile nel latifondo di chi può disporre della vita e della morte altrui. Unici sopravvissuti due bambini: Carlos Daniel e la sorella Jimena Isabel,di 6 e 4 anni. Eredi di una terra ribelle che ha già maledetto il loro destino, sono oggi costretti a fare i conti con la condanna inappellabile della miseria, dell’infanzia violata

e del loro stesso sangue. La sorte che ora li attende è l’orfanotrofio, dove la Procura di Città del Guatemala spera di proteggerli. Infatti, il racconto del piccolo Carlos ha già permesso di risalire al presunto mandante del massacro. E mentre l’immagine straziante del bambino abbracciato alla sorella sotto lo sguardo impotente dei poliziotti continua a fare il giro del mondo, i giornali locali riferiscono che la giustizia ha aperto un’inchiesta. Un’indagine dolorosamente inutile perché in Guatemala – uno dei Paesi più violenti al mondo, al centro del narcotraffico che scuote tutta l’America Centrale – il 95% dei delitti resta impunito. Il massacro di Villa Canales è avvenuta nella  tragica quotidianità di un paese in cui ogni giorno muore almeno il doppio delle persone per fatti di criminalità comune rispetto alla media internazionale. Xoaticol, chiamano ancora oggi gli indigeni questo pezzetto di terra ostile, maledetto, secondo un’antica leggenda, a causa del sangue innocente versato durante la brutale colonizzazione spagnola ad opera dei fratelli Alvarado. Xoaticol, “la terra sotto il sangue”. Alimentato da questa secolare irrigazione, il fiore nero della miseria continua a sbocciare florido in Guatemala....

Eleonora Belfiore

E ora gli uomini sfilano sui tacchi a spillo “Walk a mile in her shoes” è la maratona USA contro la violenza sulle donne

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accaduto negli Stati Uniti d’America, lo scorso 27 settembre. Migliaia di uomini hanno sfilato per le strade indossando un paio di tacchi a spillo. Tra le fila si potevano notare manager, avvocati e operai. L’iniziativa è partita dall’associazione “Nastro Bianco” che negli Stati Uniti è promotrice delle marce a sostegno dei centri anti violenza e contro gli abusi sessuali. Marce che sono davvero stravaganti. Gli uomini camminano per le strade di varie città statunitensi per un miglio, indossando tacchi alti. Così l’iniziativa assume una carica ironica che ne intensifica l’impatto.Curiosando nel sito, www. walkamileinhershoes.org, si legge che la mission di questa associazione no profit è proprio far capire che gli “uomini possono essere parte della soluzione” . Per porre fine alla violenza sulle donne e per farlo è importante mettersi nei loro panni o meglio nelle “loro scarpe”.“Un paio di ore sui

Manifestanti per le strade di New York tacchi a spillo non risolve i problemi delle donne, certo” ha dichiarato Todd Minerson, uno dei promotori della marcia “ma se questo evento spinge alcuni uomini a capire cosa

Alimentari, attenzione ai prodotti “low cost” La Coldiretti avverte i consumatori sui rischi nel “risparmiare” sul cibo

fare nella propria vita per aiutare le mogli, è già un gran risultato”. Il problema della violenza sulle donne è sempre più crescente. Dati Istat dimostrano infatti che in Italia, ad esempio, una donna su tre, tra i sedici e i settanta anni ne è vittima. E ogni anno almeno cento donne vengono uccise dal marito o dal compagno. Tra le violenze fisiche è più frequente l’essere spinta, strattonata, afferrata, l’avere avuto storto un braccio o i capelli tirati. Segue l’uso o la minaccia di usare pistola o coltelli o il tentativo di strangolamento o soffocamento e ustione. Tra tutte le forme di violenza prevale quella di tipo sessuale, ovvero l’essere stata toccata sessualmente contro la propria volontà.

Maria Balsamo

«O

ccorre diffidare dei prodotti alimentari venduti a prezzi eccessivamente bassi dietro i quali si potrebbe nascondere il mancato rispetto dei requisiti igienico-sanitari minimi che mettono a rischio la salute ma anche lo sfruttamento dei lavoratori o dell’ambiente». È quanto afferma la Coldiretti nel commentare l’operazione dei Carabinieri del Nas che ha portato al sequestro nel settore delle conserve alimentari di quasi 4000 tonnellate di prodotti irregolari anche di origine incerta. «La frode alimentare - sottolinea Coldiretti - è un crimine particolarmente odioso perché si fonda soprattutto sull’inganno nei confronti di quanti, per la ridotta capacità di spesa, sono costretti a risparmiare sugli acquisti di alimenti. Oltre un certo limite non è possibile farlo se non si vuole mettere a rischio la salute». «Gli ottimi risultati dell’attività di contrasto messa in atto dalla Magistratura e da tutte le forze dell’ordine impegnate confermano - continua la Coldiretti - la necessità di tenere alta la guardia e di stringere le maglie troppo larghe della legislazione a partire dall’obbligo di indicare in etichetta la provenienza della materia prima impiegata, voluto con una legge nazionale all’inizio dell’anno approvata all’unanimità dal parlamento italiano ma non ancora applicato per le resistenze comunitarie».

Maria Francesca Cibelli


AUTO E MOTO

a cura di Vincenzo Adinolfi

Le auto elettriche

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Silenziose e senza gas di scarico, agli albori dell’automobilismo furono preferite alle vetture con motore a scoppio

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orse non tutti sanno che l’auto elettrica è nata prima del motore a scoppio e subito dopo il vapore. Agli albori dell’automobilismo, infatti, la trazione elettrica era preferita al motore a scoppio sporco, rumoroso e difficile da far funzionare. Le auto elettriche, invece, erano silenziose, senza vibrazioni, non emettevano sgradevoli odori e non necessitavano del cambio. Le auto a vapore invece furono presto abbandonate, penalizzate dai lunghi tempi di avviamento (fino a 45 minuti). La prima auto elettrica fu realizzata nel lontano 1828 dall’ungherese Jedlik. Alla fine del 1800 l’ingegnere francese Kriéger realizzò un’auto con un motore elettrico in ognuna delle ruote anteriori (primo esempio di trazione sull’avantreno) con funzioni anche di “freno motore” (oltre ai freni sulle ruote posteriori). Anche l’auto ibrida elettrica/benzina nacque nel lontano 1899 sviluppata da Ferdinand Porsche con la “Lohner-Porsche”. Nel 1903 l’idea dell’auto ibrida fu ripresa anche da Kriéger. Alla fine dell’Ottocento in Francia e Gran Bretagna vi era una diffusione significativa di veicoli elettrici. Nel 1897 negli Stati Uniti il 40% delle automobili erano a vapore, il 38% elettriche (ben 33.842) ed il 22% a benzina. L’intera flotta di più di cento taxi di New York era spinta da motori elettrici e, per ovviare all’autonomia di appena 25 km, usufruivano di un servizio di cambio rapido delle batterie. Nonostante la velocità massima di appena 32 km/h, il Conte ChasseloupLaubat sulla sua “Jeantaud”, ottenne nel 1898 vicino a Parigi, il miglior risultato sia sul chilometro da fermo che su quello lanciato, affermandosi sulle Benz, le Peugeot e le De Dion-Bouton a benzina. I’anno dopo il belga Camille Jenatzy sulla sua “Jamais Contente” a forma di razzo, raggiunse la velocità di 105,88 km/h. Per i quattro anni successivi il record di velocità fu saldamente tenuto da auto elettriche. Insomma, all’epoca nessuno aveva dubbi sul futuro dell’auto elettrica che continuarono a essere vendute fino al 1914 allorquando la produzione si fermò di colpo con la scoperta di grandi giacimenti di petrolio. Nel 1920, superati gli atavici problemi di regolarità di funzionamento dei motori a scoppio, il declino delle automobili elettriche fu rapido ed inesorabile non essendo in grado di competere con le prestazioni e, soprattutto, con la sensazione d’indipendenza dei veicoli a scoppio la cui autonomia soddisfaceva la crescente necessità di percorrere lunghe distanze. Inoltre le auto a benzina diventarono più pratiche grazie all’invenzione del motorino di avviamento e alla riduzione del rumore con l’adozione della marmitta. L’introduzione della catena di montaggio da parte di Henry Ford permise inoltre una riduzione dei costi di produzione rendendo le auto accessibili ai più. In tempo di guerra e di mancanza di benzina ricomparve il nome della Kriéger con la produzione de “La Licorne” sulla cui meccanica vennero allestiti furgoni e autocarri leggeri. Durante l’occupazione tedesca (1940-1944), pochi privilegiati trasformarono la loro auto in elettrica: le prestazioni erano modeste, ma pur sempre meglio che andare a piedi. La fine del 1950, Henney Coachworks e la National Union Electric Company produssero la “Kilowatt Henney”, una vettura in grado di raggiungere i 96 chilometri all’ora per quasi un’ora con una singola carica. Ma il costo rispetto alle auto a benzina rimaneva alto e la produzione terminò nel 1961. Passarono gli anni e le auto a scoppio, oltre ad avvelenare l’aria delle città, cominciarono a modificare irreversibilmente anche il clima del pianeta. Nel 1970 i francesi incentivarono le auto elettriche col progetto VEL (Véhicule Electrique) partorito dall’ “Electricité de France” (compagnia elettrica nazionale) e la Renault. Analogamente gli Stati Uniti vararono il “Federal Clean Car Incentive Program” per far fronte al vertiginoso aumento del prezzo del petrolio dovuto all’embargo dei paesi dell’OPEC e alla guerra dello Yom Kippur ponendosi l’obiettivo di avere entro il 2000 la gran parte delle auto in circolazione a emissioni zero. Il 31 luglio 1971 fu utilizzato il Moon Rover per lo sbarco sulla luna, un veicolo elettrico sviluppato dalla Boeing e dalla Delco Electronics che utilizzava un motore elettrico in ogni ruota alimentato da batterie non ricaricabili. Altri due veicoli, Mars Rover, sbarcarono su Marte operando ben 7 anni senza guasti. Nel 1996 la General Motors concepì la EV1 (Electric Vehicle 1), la prima auto elettrica prodotta in serie che poteva essere ricaricata con l’energia di casa ed in grado di passare da 0 a 100 km/h in meno di 9 secondi. Dopo 10 anni furono tutte ritirate e rottamate perché non potevano essere comprate, ma solo noleggiate ed i contratti di noleggio non vennero rinnovati nonostante l’opposizione dei soddisfatti utenti. Nel 1997 la Nissan presentò l’Hypermini adottata dal Municipio di Pasadena (California) come veicolo professionale per i suoi dipendenti per la facilità di manovra ed il parcheggio in città. Terminato il contratto di noleggio, il Municipio tentò di comprarle, ma la Nissan non lo permise e furono tutte ritirate e rottamate. Nel 2003 la Toyota produsse la RAV4-EV (EV=Veicolo Elettrico) una raffinata 4x4. Dopo 2 anni, scaduti i contratti di noleggio, anche la Toyota recuperò tutte le auto per rottamarle. Alcuni cittadini, organizzatisi in associazione, riuscirono a comprarle. Tuttavia, la linea di produzione fu chiusa e con essa i ricambi. Inoltre la Chevron - Texaco compró il brevetto della batteria e smantellò la fabbrica così che le batterie non vennero più prodotte. L’idea torna periodicamente in auge ogni volta che si parla di inquinamento ed esaurimento delle scorte di petrolio continuando ad essere vincente dove non interessano autonomia e velocità, ma silenziosità ed assenza di gas di scarico come per i carrelli elevatori, per il trasporto del carbone nelle miniere, le piccole auto nelle stazioni ferroviarie e nei campi da golf per finire con gli storici carri per trasporto latte in Inghilterra, dove la quiete dei cittadini è sacra.

Federica Adinolfi

La RAV4-EV della Toyota del 2003

Taxi elettrico della London Electrical Cab Company

La LohnerPorsche del 1899

La Kri+® ger-Brasier del 1903

La Hypermini della Nissan del 1997

La EV1 della General Motor del 1996


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TURISMO ENOGASTRONOMICO

a cura di Valterino Ziviello

Le piccole librerie di quartiere, identità delle città italiane Devono essere considerate  dei luoghi sacri, e difesi per la loro funzione di scambio culturale

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rrivi a Napoli, fai un giro per librerie, e non le trovi più o si sono ristrette per gli onerosi fitti da pagare. Sali al quartiere borghese, il Vomero, e vedi che di librerie non ce ne sono più: chiusa la storica Guida Merliani, sta chiudendo pure la Fnac; mentre la Treves ha sbarrato l’antica sede di via Roma per riaprirne un’altra, molto più piccola. Molte piccole librerie sono in grande difficoltà. La crisi addenta i piccoli, anche in questo cruciale settore. Perché non sono a rischio soltanto posti di lavoro e volumi d’affari; sono pezzi di città che svaniscono, luoghi di aggregazione che vanno perduti, un patrimonio di cultura e di storia che si impoverisce. Va trovata un’altra soluzione. Che non può consistere nell’andare contro la modernità. L’e-commerce si ricaverà spazi crescenti, proprio come gli e-book. L’unico modo per uscire dall’attuale crisi del libro, e per prevenire le crisi prossime, è lavorare sia sul fronte del cliente che su quello del commerciante e sia sul lettore sia sul libraio. Non c’è dubbio che la cultura della parola scritta - e stampata - stia vacillando, proprio mentre si diffondono l’interesse per la vita pubblica e per il mondo globale, insieme con la consapevolezza che l’informazione e i legami di interdipendenza tra i vari Paesi e i vari mercati condizioneranno sempre di più le nostre vite. Occorre diffondere l’abitudine al libro e il piacere della lettura fin dalla scuola. Non sarebbe male che la televisione dedicasse più spazio ai libri. Ma occorre anche formare meglio i librai. Diceva Francis Bacon, “la lettura fa l’uomo completo; il discorrere lo rende preparato e lo scrivere esatto”, l’unico luogo dove l’uomo può sentirsi tale è la Libreria. Per comprendere però l’essenza di questo luogo, non bisogna fermarsi all’osservazione, ma bisogna essere vivi e partecipi. Questo è il leitmotiv delle cosiddette librerie indipendenti, che oggi sono a mio avviso le più belle, in quanto creano con il lettore un legame particolare, che non è solo intellettuale ma anche affettivo. Queste librerie devono essere considerate  dei luoghi sacri e difesi per la loro funzione di scambio culturale. La libreria, quindi, in questo caso non è intesa come luogo “commerciale”, ma bensì come uno spa-

zio culturale dedicato alle parole, alla discussione costruttiva, alle manifestazioni e alla socializzazione. Un luogo dove chi sogna, riesce ancora a credere nella forza delle idee e in piena epoca di digitalizzazione fanno ancora battere il nostro cuore di lettori old style. L’aspetto triste di questa vicenda è che la crisi non ha risparmiato neanche il mondo delle piccole librerie e di conseguenza ne ha frenato la crescita culturale. Come in tutti i mestieri che si tramandano di padre in figlio, può accadere che il talento passi attraverso le generazioni. La libreria/edicola Sansone in via Manzoni al civico 19 di Peppino ed Enza Sansone è il luogo dove le culture si fondono, dove le pagine profumano e dove non lasciarsi coinvolgere diventa impossibile. Un luogo magico, cordiale, che offre incontri settimanali su vari temi e dove potrete rilassarvi nell’intimità che a volte solo una libreria può offrire. Peppino ed Enza con l’estrema gentilezza, signorilità e cortesia che li contraddistinguono dispongono di tutte le novità librarie del momento. Dicevamo di padre in figlio, è vero la libreria Sansone è nata oltre mezzo secolo fa da Francesco Sansone, don Ciccio per tutti gli abitanti del quartiere via Manzoni/Caravaggio. Infine chiediamo un piccolo consiglio a Peppino Sansone: Cosa deve fare una libreria oggi? “Non deve chiudersi alle novità. Ci sarà comunque una nicchia di lettori tradizionali che rimarrà per ancora una generazione. Nelle piccole librerie di quartiere, infatti, c’è ancora un rapporto diretto tra il libraio e il lettore, nelle librerie di dimensioni maggiori di oggi, spesso manca. La sfida è quella di creare una relazione con i lettori. Un libraio che sa consigliare un libro a un lettore, è l’editore di domani.” Salvare le piccole librerie storiche, e i loro librai, è nell’interesse di tutti: di chi i libri li scrive, di chi li pubblica, di chi li compra. Gli italiani devono essere consapevoli che una libreria fa parte del paesaggio di una città – quartiere strada etc., concorre a definirne l’identità, ne custodisce un frammento di anima che non deve volare via.

Valterino Ziviello

La regina del pesce azzurro

«’U ’ngegno» e la «gramola»

Versatilità in cucina e tradizione marinara per le alici al ristorante “La Brace” di Praiano

Scopriamo gli strumenti utilizzati per la lavorazione della pasta nei secoli scorsi

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i dice alice e si indica tutto un gustoso mondo che arriva dal mare. Fresca, salata, sott’olio, cruda, passata, marinata e la sua colatura sono le mille vesti che la presentano al nostro palato. Un solo nome per definire mille bontà. L’alice o acciuga è uno dei pesci più popolari e conosciti della cucina mediterranea. Abita nell’oceano Atlantico, nel mar Nero, nel Mediterraneo e per la scienza il suo nome è “Engraulis encrasicolus”. Vive lontano dalle coste dove si avvicina in questo periodo per riprodursi. Corpo affusolato, arriva ad un massimo di

20centimetri e mascella inferiore più corta di quella superiore sono le sue principali caratteristiche fisiche Il suo colore, argenteo con sfumature azzurre sul dorso, rendono uno spettacolo cromatico unico la vista di un branco in movimento. Un piccolo esemplare della grande famiglia del pesce azzurro che si è guadagnato la giusta fama grazie al valore nutrizionale ed alla personale versatilità che lo rendono ingrediente di tante ricette

della tradizione marinara. Una versatilità che gli ha regalato lo scettro di regina del pesce azzurro. Fresca di giornata si presta a zuppe o primi, a marinature e piatti di crudo dal sapore unico. Salata diventa prezioso ingrediente di caponate estive come di invernali insalate di rinforzo o ancora elemento decisivo di farciture. Da sola, fritta o alla brace esalta tutto il suo particolare sapore di mare. Nella nostra regione ha legato il suo nome alla fortuna di due antichi borghi marinari: Pisciotta, nel Cilento e Cetara in costiera amalfitana. A Cetara è famosa la sua colatura, tratta dalla lavorazione della sua salatura e usata per arricchire vari piatti. A Pisciotta, invece, da secoli si pratica una particolare pesca di alici, dette “alici di menaica” per il tipo di rete che si usa per pescarle. La manaica è una rete, già utilizzata dagli antichi greci, che grazie alle caratteristiche maglie larghe permette di tirare su solo le alici più grandi, che perdendo più velocemente il sangue diventano bianche e delicate. Uno dei piatti della tradizione marinara che la sposa con i più rappresentativi ingredienti della cucina mediterranea (pasta, pomodoro e olio d’oliva) arriva proprio dalla divina costa, da Praiano, dove Giovanni Irace, patron del ristorante “La Brace” da circa 40anni propone i suoi “Vermicelli con alici”. Un’antica ricetta di famiglia (vedi box sopra) che descrive tutta la prelibatezza di questo figlio del mare nostrum.

Ciro De Tommaso

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enica a Dom l o t r e Ap

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ul finire del Cinquecento il procedimento della lavorazione della pasta, fino allora fatta con la sola forza delle mani, venne rivoluzionato dall’invenzione del «torchio» o meglio, come lo chiamarono subito a Napoli, di «’U ’ngegno» (congegno) e di quella della «gramola». Il loro funzionamento è ben descritto già nella grande Enciclopedia francese del 1767 e più recentemente anche da Angelo Abenante nel suo bel libro su Maccaronari, Napoli 2002. Il primo torchio era costituito da un cilindro di legno di rovere o di quercia, rivestito all’interno da una lastra di rame, e da un pistone a vite a pressione, che era azionato da una leva collegata ad un verricello verticale che uno o più addetti manovravano, spingendola anche con la testa, tanto che i pastai erano riconoscibili da un callo che si procuravano sulla fronte per il duro lavoro. La forma dei maccheroni era data dalla ruota bucata che stava alla base del cilindro, la loro lunghezza dipendeva, invece, dal taglio dell’operaio addetto. L’essiccazione veniva fatta all’aperto, dove i maccheroni venivano appesi su lunghe canne. Per la pasta corta era utilizzato un tornio orizzontale azionato da una grossa ruota, messa in movimento da ragazzi con la sola forza di mani e piedi. Così, mentre per la molitura si erano fatti grandi progressi con l’introduzione di mulini ad acqua o a trazione animale, per la pasta, ancora per molto tempo, tutto dipenderà dalla forza umana. Anche l’impasto, nelle fabbriche, veniva fatto ancora utilizzando la forza di gambe e piedi di una o più persone che, tenendosi aggrappate ad una corda per non perdere l’equilibrio, pestavano la pasta e la farina in una grossa madia comunemente di legno. L’impasto era coperto da un panno di lino, ma l’igiene era spesso carente perché gli impastatori erano comunemente «uomini cenciosi nel modo più ributtante, e senza veruna cura e politezza». Per battere e rendere soda la pasta in grosse quantità, sempre sul finire del Cinquecento, al torchio fu associata la «gramola», che era costituita da un tavolato ruotante, con sopra una stanga ed un asse di legno molleggiato, a sezione triangolare col vertice rivolto verso il basso. L’impasto veniva lavorato mediante il saltellamento di un addetto che, seduto sulla stanga, la faceva «molleggiare con apposito e sincronizzato moto di alzata e seduta. La gramolatura durava due o più ore, ogni operaio seduto sulla stanga, muoveva la gamba sinistra, batteva con forza il piede per terra per elevarsi con la stanga, agitava la mano sinistra in aria, e seguiva con la testa tutti i movimenti che faceva in cadenza, accompagnandosi con una nenia che comandava il ritmo... Era un lavoro massacrante, dall’impasto alla torchiatura» (A. Abenante). Torchi e gramole di quel tipo erano ancora in funzione in Italia fin verso la fine dell’Ottocento, tanto che il loro uso fu ben documentato dalle fotografie dei celebri fratelli Alinari.

Ivana Porcini

Rotolo di Natale Ingredienti per 4 persone: 700 g di polpa di manzo in una sola fetta; 110 g diparmigiano grattugiato; 165 g di pancetta a fette; 60 g di scamorza affumicata a fette; ½ l di vino bianco secco; 4 carciofi; 2 uova medie; 2 spicchi d’aglio; maggiorana; prezzemolo; olio di oliva; sale Preparate un battuto con l’aglio, il prezzemolo e la maggiorana e mettetelo in una padella con un filo d’olio. Unite i carciofi puliti e tagliati a fette sottili, salate e fate rosolare il tutto. Aggiungete un po’ d’acqua e terminate la cottura. Una volta freddi tritateli grossolanamente e mescolateli con il parmigiano e le uova intere. Appiattite la carne e sistematela su un piano da lavoro. Salatela e spalmatevi il composto di carciofi, poi sistematevi le fette di scamorza e di pancetta. Arrotolatela su se stessa, poi cucitela ai lati e legate il rotolo con lo spago. Adagiatelo in una teglia oliata e fatelo rosolare da una parte e dall’altra. Salate la carne, versate il vino e passate nel forno caldo a 200° C per circa 1 ora, irrorando la carne di tanto in tanto con il liquido di cottura. Tagliate il rotolo tiepido e servitelo.

La puoi gustare alla Taverna di Bacco


ATTUALITA’

Crisi del commercio: chiude Van MooS Il Vomero perde l’angolo di dolcezza in via Solimena

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n punta di piedi, senza che la cosa abbia avuto una qualche risonanza, al Vomero ha chiuso un altro esercizio commerciale, un altro punto di riferimento per gli abitanti della collina, specialmente per i più golosi – afferma Gennaro Capodanno, presidente del Comitato Valori collinari -. Mi riferisco alla fabbrica di cioccolato Van MooS, che operava in via Solimena, quasi all’incrocio con via Luca Giordano, a pochi passi da FNAC, un altro esercizio commerciale per il quale si vocifera insistentemente di una possibile chiusura. Un luogo di delizie per i palati più fini – ricorda Capodanno - A Pasqua di quest’anno la bottega artigiana del cioccolato aveva anche lanciato l’ultima novità, l’uovo millesimato, realizzato con fave di cacao e zucchero di canna e con varie tipologie di degustazione, una vera e propria prelibatezza, che andava ad affiancare altre uova artigianali, come l’uovo bricolage, l’uovo telefono, le uova ricamate, le uova azteche, per ricordare alcuni prodotti caratteristici proprio del periodo pasquale. Un negozio che, per il costante impegno teso a soddisfare le esigenze della clientela, era entrato nel cuore di tanti vomeresi. Adesso i locali che lo ospitavano sono sfitti e sulle saracinesche compare il classico “ si loca”

>. <Purtroppo non c’è giorno che al Vomero non chiuda qualche esercizio commerciale – afferma sconsolato Capodanno-. La crisi economica e la contemporanea lievitazione

dei costi di gestione stanno mettendo in ginocchio il terziario commerciale che rappresenta la principale attività produttiva del quartiere collinare con circa duemila esercizi, alcuni dei quali della grande distribuzione, presenti sul territorio >. <Se si va avanti di questo passo, senza alcun intervento da parte della Regione Campania e del Comune di Napoli – continua Capodanno -, nei prossimi mesi al Vomero po-

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a cura di Sabrina Ciani

trebbero essere tantissimi i negozi a rischio di chiusura. Occorrerebbero al riguardo iniziative concrete per supportare economicamente le attività in difficoltà. Invece tutto tace. Anche la proposta di legge regionale per la salvaguardia delle botteghe storiche, annunciata nei mesi scorsi, è rimasta al palo. In essa erano previsti interventi economici sia per dare contributi ai Comuni della Regione per la rivalutazione dei locali storici, sia per il censimento di questi ultimi >. <Peraltro – sottolinea Capodanno - al ritmo di chiusure di esercizi commerciali che si sono registrati solo nei primi nove mesi dell’anno in corso, credo che saranno davvero poche le botteghe storiche che potranno usufruire a Napoli delle provvidenze previste, se e quando la proposta di legge, una volta approvata, entrasse in vigore. Laddove invece in altre Regioni italiane, come il Piemonte, la Lombardia ed il Lazio, la normativa che istituisce le botteghe storiche, con relative provvidenze economiche, è già in vigore da lustri, contribuendo a salvare tante attività commerciali ed artigianali che altrimenti avrebbero rischiato di chiudere definitivamente».

È vietato il parcheggio nel vialetto condominiale Una sentenza della Cassazione dirime definitivamente la questione

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ncora una volta, la Corte di Cassazione è chiamata ad intervenire in materia di condominio: con la sentenza n. 14633/2012, i Giudici della seconda Sezione civile hanno stabilito che i condomini non possono parcheggiare nel vialetto di proprietà comune se, con la loro autovettura, impediscono materialmente agli altri l’accesso ai garage e ciò indipendentemente dalla circostanza che il regolamento dello stabile non prevede nulla in merito: tale divieto – ricordano in proposito – discende direttamente dalla legge essendoci nel codice civile l’art. 1102 che regola l’utilizzo dei beni comuni e che, in dettaglio, stabilisce che ciascun partecipante può servirsi della res communis, purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri «di

Giulia Sgherzi

Menù del cuore oppia in crisi? Gli ingredienti per la felicità si ritrovano in cucina, dove un terzo degli italiani risolve i problemi d’amore. Rimedio, questo, ritenuto più efficace di un week-end fuori, di una giornata in una spa e anche dei classici fiori. A decretarlo uno studio dell’associazione “Donne e Qualità della Vita”. Secondo il 27% degli intervistati, a tavola si dialoga, estraniandosi da tutto il resto. Da non trascurare anche l’aspetto della seduzione, insito nella preparazione e nel consumo delle pietanze, e quello della perdita di inibizioni dovuto spesso all’alcol che accompagna gli alimenti. Il classico invito a cena fuori viene scelto dal 34% degli intervistati, a vantaggio, delle mura casalinghe, scelte dal 59% perché capaci di compendiare risparmio e romanticismo. Ma qual è l’allestimento gastronomico preferito in casa per far capitolare il partner? Resiste la classica cenetta romantica a lume di candela, che raccoglie il 38% delle preferenze, ma, a sorpresa, il buffet (17%) riscuote più consensi della colazione in camera. Il 26% lo preferisce perché lascia libertà di movimento alla coppia, mentre per il 22% il buffet non appesantisce. Ecco il menù salva coppia proposto dallo chef: antipasto di ostriche insaporite da vodka, millefoglie di ravioli di porro e capesante al pepe rosa. Per secondo baccalà con composta di cipolle dolci piccanti e invidia croccante. Come dessert, una bavarese al cocco su salsa di spinaci freschi e di zucca. Per chi non vuole osare tanto, una bistecca e vino rosso sono la ricetta scelta da lui, mentre lei va pazza per fragole e champagne. Secondo l’associazione, la vista, in cucina, come in amore, va sorpresa: sbizzarrirsi con la fantasia. L’udito: i rumori discreti e l’atmosfera ovattata predispongono all’intimità. Gusto e olfatto: l’odore ci anticipa e ci fa sognare, ricordandoci sensazioni già vissute.. Tatto: nella tavola tutto partecipa al piacere, proprio come il vestito e la biancheria nel corpo dell’amante.

farne parimenti uso» secondo il proprio diritto. Teatro della vicenda sulla quale è stato sollecitato l’intervento dei giudici di legittimità un condominio sito in provincia di Parma, dove alcuni proprietari avevano portato innanzi al Giudice di Pace i vicini, lamentando l’impiego non proprio adeguato del viale di ingresso-garage, utilizzato non solo per il transito ma anche (e soprattutto) per la sosta dell’auto. Questo modus operandi aveva creato non pochi problemi agli altri in fase di manovra ed accesso ai box. Assolti in primo grado, i convenuti venivano condannati in appello, sulla base della considerazione che il viale condominiale doveva essere utilizzato soltanto per il transito dei veicoli (in entrata e in uscita) e non per la sosta. La decisione è stata confermata anche in sede di legittimità: ritenendo del tutto corretto il richiamo all’art. 1102 c.c. dei giudici del merito, gli ermellini hanno, infatti, precisato che la condotta dei comproprietari che parcheggiavano le proprie autovetture sul vialetto comune per quanto legittima, impediva materialmente l’analogo uso agli altri proprietari, costretti, loro malgrado, a manovre impegnative. Hanno, altresì, chiarito che «la mancanza di un divieto espresso nel regolamento condominiale non permette di per sé qualsiasi utilizzo dei beni comuni, dovendosi sempre fare riferimento, per la disciplina del caso concreto, al criterio legale», quello, cioè, previsto ex art. 1102 c.c..

Assunta Imperatore

Adelaide Caravaglios

Un terzo degli italiani ritrova in cucina la felicità coniugale

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ARTE

a cura di Maria Balsamo

L’Esasperatismo dell’Essere

Dal 24 novembre al 6 dicembre al Centro d’Arte e Cultura “Il Bidone”, la mostra personale del Maestro Rosario Mazzella

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un percorso di vita espresso attraverso un’articolata sequenza di simbologie cromatiche quello rappresentato nella mostra personale del Maestro Rosario Mazzella, “Esasperatismo dell’Essere” che sarà esposta dal 24 novembre al 6 dicembre presso il Centro d’Arte e Cultura “Il Bidone” di via Salvator Rosa, 159, a Napoli. Nella collezione in oggetto, l’immagine si vaporizza, e a proiettarsi sulla tela sono le emozioni, rendendo la figura del tutto superflua perché è sufficiente il colore, con i molteplici significati ad esso collegati e i segni che in esso s’incidono, per raccontare un sentiero di vita, dall’origine alla fine. Questo suggestivo percorso dell’esistenza umana, che ci propone il Maestro Mazzella, comincia dal bianco, a rappresentare la nascita, l’animo Un’ opera del Maestro Rosario Mazzella candido nel quale andranno ad imprimersi tutte le esperienze della vita, che in principio si presentano sotto forma di semplici emozioni, espresse dal giallo, il colore della purezza propria dell’infanzia.

Mostra “L’Arte è Preghiera” I

È approdata in costiera con l’esposizione di opere di ben dodici artisti

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l Duomo di Amalfi, nel Museo Diocesano, è approdata la rassegna ”L’arte è Preghiera”che è alla sua VIII edizione.Il tema è “LA PACE”. “Artisti Insieme”sono dodici i protagonisti che hanno lavorato con impegno, grazie alle loro tecniche pittoriche; passione di vita. Immenso è stato l’impegno dell’ideatrice ed organizzatrice, l’artista Rita Ragni, che espone le sue tante opere che arricchiscono la mostra. La I Rassegna nasce con i dipinti sui Misteri del Rosario; tutti e cinque,compreso “della Luce”, che aveva introdotto l’Amato Beato Giovanni Paolo II . La rassegna è itinerante, ed è stata portata in svariate località, tutte di notevole prestigio. Nella precedenti rassegne, si è lavorato su S.Francesco; sulle Litanie Lauretane; su S.Paolo e sulle Acclamazioni; ancora, su S.Benedetto e su S.Anselmo. L’attuale rassegna è stata accolta a Vico Equense, presso il Convento di S. Francesco; successivamente, presso la Chiesa del Rosariello, a Napoli, ed ancora a Piazza Plebiscito, nella Basilica Pontificale di S. Francesco di Paola. Ed infine, nello splendido scenario del Museo Diocesano, accanto alla bellissima Basilica di Amalfi, hanno esposto i seguenti artisti: Lello Bavenni,Emilia Primicile Carafa, Vincenzo D’Antico, Sebastiano Iardino, Giovanni Manganaro, Marianna Matacena, Valentina Marrandino, Costanzo Narciso, Rita Ragni, Agata Senatore, Regina Senatore e con la partecipazione straordinaria di due opere di Lydia Cattone. All’inaugurazione della mostra presenziato S.E. Mons. Orazio Soricelli,Vescovo di Cava dei Tirreni ed Amalfi, e poi Maria Pina Cirillo, Italo Sgherzi, Andrea Jelardi, Rita Ragni.

Domenico Raio

Opere dell’Esasperatismo esposte al Teatro Mediterraneo

n occasione del Concerto della Fanfara dei Carabinieri, svoltosi presso il Teatro Mediterraneo, alla Mostra d’Oltremare di Napoli, nell’antisala del Teatro sono state esposte opere a cura del Movimento “Esasperatismo – Logos & Bidone”. In mostra i dipinti: “Uomini che sperano”, di Giovanni Ariano; “Senza uscita”, di Stelvio Gambardella; “Tutto sofisticato”, di Carmine Meraviglia; “Natura violentata”, di Paolo Napoletano; “Rottamazione” di Alfredo Sansone. Nelle loro varianti stilistiche e contenutistiche, le opere hanno interpretato alcuni dei principi fondamentali del Movimento Culturale fondato a Napoli nel 2000.

Giada Pistacchio

Premio all’artista Ena Villani

Concorso di pittura al femminile “Passione in Rosa” promosso dall’Associazione Culturale “Le Mille Facce Madonna con bambino dell’Arte”

Paola Grattagagliano

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La nuova vita si evolve celermente, il bambino prende coscienza della sua presenza nella comunità, ed anche il colore per rappresentare questa fase più avanzata del suo sviluppo assume maggiore intensità e s’identifica nell’arancione. Il soggetto giunge dunque alla maturità, l’apogeo dell’umana parabola, forte della sua esperienza che ha ormai forgiato la sua personalità di uomo ora simboleggiata dal rosso. Trascorsa l’età del massimo vigore psicofisico, non tardano a comparire le prime tracce di un ineluttabile declino raffigurato dalle tonalità delle terre. Il ciclo si chiude, è nell’ordine naturale delle cose, la vita ha un’origine e una fine e questa, come l’ignoto che ci attende dopo la nostra esperienza terrena, è rappresentata dal colore nero. Cosa accadrà in seguito non ci è dato sapere, ma almeno auspicare, come si evince dall’opera Esasperatismo dell’Essere, che completa la mostra e che presenta il bidone, simbolo del Movimento Culturale fondato dal Professor Adolfo Giuliani, nella sua metafora umana. Il Maestro Rosario Mazzella, che è tra i più autorevoli artisti aderenti, interpretando il pensiero più profondo dell’Esasperatismo coglie integralmente quell’idea di speranza che anima le opere realizzate per il Movimento, nel momento in cui associa all’immagine della fine anche quella della rinascita. All’apice della scultura troviamo una clessidra. Essa è per metà bianca e per metà nera, la simbologia cromatica della vita e della morte si ripresenta, ma la particolarità di quest’antico segnatempo è l’essere girevole.

Agata Senatore

Emanuele Boccia

Targa d’Argento per l’artista Giovanni Ariano

“La Sfida” dell’arte

a Sfida” è stato il titolo di una mostra collettiva di pittura promossa da Stelvio Gambardella e Massimo Pacilio presso il Centro d’Arte e Cultura Gamen di via Pontenuovo 26, a Napoli. La particolarità dell’esposizione è stata l’insolita misura delle opere, 20 x 80 cm, che ha rappresentato per gli artisti partecipanti una prova considerevole sul piano della tecnica e dei contenuti. La mostra si è distinta per la qualità e per la modernità della proposta attraverso la quale la ricerca artistica si è estesa anche alle dimensioni del supporto suscitando ottimi consensi di critica e di pubblico. In esposizione opere degli artisti: M. Albora, A. Baiano, N. Basso, M. Basile (Maxtin), B. Bruno, F. Bulzis, A. Carleo, A. Caccavale, Gladys Cantelmi, R. Chastenay, D. Concilio (Nikka), R. D’Ambrosio, A. De Chiara, C. De Dominicis, P. Dell’Aversana, P. De Meglio, M. De Riggi, C. D’Isanto, E. Di Teodoro (Edit), L. M. Feriozzi, G. Fruncillo, F. Filippelli, A. Gallo, S. Gambardella, A. Iuliano, O. Luongo, I. Maltempo, B. Manzo, L. Marchitto, R. Marych, N. Marsilio, M. Morandi (Mawr), M. Pacilio, E. Panetta, F. Ramaglia, S. Rea, S. Rea, A. Santucci, A. Sansone, N. Saccone, F. Sellone, M. Selloni, A. Sepe, R. Scattino, N. Solazzo, A. Turro.

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on l’opera “Madonna con bambino”, Ena Villani ha vinto il Primo Premio della prima edizione del Concorso di pittura al femminile “Passione in Rosa” promosso dall’Associazione Culturale “Le Mille Facce dell’Arte” presso la sede di via A. Sacchini, 27, a Napoli. Al secondo posto si è classificata Elena Tabarro con “Castigo”; al terzo, Nikka (Domenica Concilio) con il dipinto “Nei miei pensieri”. La mostra a tema ha offerto, nel suo insieme, una particolareggiata rappresentazione della donna nel mondo, nei suoi molteplici aspetti, ruoli e condizioni, con interessanti riferimenti storico-culturali che hanno offerto ai visitatori ampi spunti di riflessione confermando l’elevata qualità della proposta artistica e la felice scelta tematica.

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a Giuria di premiazione della XXXIX Edizione della Rassegna Internazionale di Arte Contemporanea, presieduta dal Prof. Vittorio Sgarbi, ha assegnato a Giovanni Ariano la Targa d’Argento del Circolo d’Arte e Cultura “Il QUADRIVIO” di Sulmona (AQ) per l’opera “Struttura introspettiva”, realizzata in plastica combusta. D’impronta concettuale, la creazione dell’artista napoletano si caratterizza per la duttilità e il dinamismo del disegno ottenuto grazie ad un sapiente intreccio di linee filiformi che proiettano la base verso l’apice della scultura, mentre la leggerezza della materia utilizzata la rende particolarmente agile e moderna.

Domenico Raio Struttura introspettiva


TEATRO

a cura di Stefano Vosa

Sancarluccio, il Teatro che resiste

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Presentata la nuova stagione 2012/2013

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l Sancarluccio riparte per una nuova avventura e questa è di per sé una notizia. Negli ultimi mesi infatti voci insistenti ipotizzavano la chiusura e per questo storico luogo di arte e cultura, e allora si sono susseguiti appelli, donazioni. Tutto fino a poche settimane fa quando finalmente la riserva è stata sciolta; il piccolo teatro del quartiere Chiaia vivrà ancora almeno per una stagione, in attesa di segnali positivi dalle autorità e soprattutto dalla società civile. E’ infatti paradossalmente proprio questo il più grave problema che il teatro di Via San Pasquale si porta dietro, l’ essere situato in un contesto sostanzialmente arido e abulico culturalmente. Centri di aggregazione e cultura, circoli, teatri sono fioriti negli anni in aree difficili come reazione spontanea a un disagio della cittadinanza che si è fatta attiva, ha lottato resistendo e costruendo luoghi dove migliorare e migliorarsi. Un quartiere “bene”, con un tessuto sociale per una buona parte di facoltosi e apatici benpensanti o parvenu difficilmente può raccogliere la sfida di un Teatro fuori dagli schemi . Il richiamo alla società civile è l’incessante battaglia di sensibilizzazione, di civil-

tà, contro un presente che sembra sempre più disumanizzato. Il Sancarluccio risponde a suo modo, con un cartellone ricco di qualità e giovani interessanti che fonde come sempre innovazione e tradizione. Tra i personaggi di spicco c’è il ritorno di Daniele Timpano, autore/monologhista eclettico e irriverente che ci regala altre pagine di storia italiana tra denuncia e umorismo nero con titoli che sono già tutto un programma “Storia cadaverica d’Italia” e “Aldo Morto”. Altro gradito ritorno è quello di Peppe Lanzetta, stavolta nei panni di regista e scrittore di “Barbarella ed altre lontananze” con Beatrice Baino. Da segnalare ancora “Garba-

Una notte con Giulio Cesare A Benevento sette ore di spettacolo da mezzanotte all’alba

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l più grande drammaturgo di tutti i tempi rivive in una trasposizione suggestiva e coraggiosa. Dialoghi serrati che riportano alla luce uno degli episodi chiave dell’età classica. La tragedia scritta da Shakespeare rivive in una notte e la attraversa con pensieri, paure, angosce dei suoi protagonisti: Giulio Cesare, Cassio, Bruto, Antonio. Il pubblico che assiste alla rappresentazione è però l’elemento fondamentale . Chiamato a svolgere un ruolo più partecipe e impegnativo

rispetto a quanto accade di solito in un normale teatro. L’orario di inizio è previsto per le ore 24 presso il Mulino Pacifico di Benevento adibito a palco per l’occasione. Lo spettatore sarà invitato a condividere la rievocazione storica in un momento della propria giornata inusuale e intimo.

Ogni meccanismo di autodifesa si affievolisce, sogno scenico e verità si confondono e le sensazioni che provengono dall’esterno sembrano essere percepite come ovattate. Diviso in tre parti, così come nella struttura originale della tragedia scritta da Shakespeare, lo spettacolo, senza dimenticare di voler dar corpo ad una azione teatrale prima ancora che storica/politica (e i costumi clowneschi dei protagonisti tutti, nella prima e ultima fase, lo segnalano), inizia con i tratti della festa per poi concludersi con l’assassinio di Cesare all’interno del Senato. Ma il meccanismo di immedesimazione si spinge oltre fino a fondersi in un comune sentire, in uno sforzo che lega spettatore e interprete. Messi a nudo, spogliati delle barriere difensive rappresentate dalla distanza palco-platea, dalla durata limitata nel tempo di una replica, gli attori spingono all’interno della storia chi li ascolta e osserva, senza temere di essere scoperti nel proprio lato più vulnerabile. L’opera prende pieghe diverse mai scontate, in base alla tipologia di pubblico che ha davanti, alla sua partecipazione, all’energia che ne scaturisce. Il dramma di Shakespeare si dipana nell’arco di una notte, tempo sospeso tra veglia e sonno, tempo della riflessione e dell’incantamento. Un’ esperienza irrimediabilmente forte la cui durata non facilmente sostenibile è il prezzo da pagare per una immersione piena e totale nell’opera teatrale.

tella, viaggio nella Roma di Pierpaolo Pasolini” e “Questo matrimonio non s’ha da fare, i Promessi Sposi raccontato dai Bravi”. Nelle vacanze natalizie spazio ad un duo che contiene la storia del teatro napoletano; Pina Cipriani e Tommaso Bianco si alterneranno nell’interpretazione di monologhi e poesie musicate del grande Eduardo. Ma l’arma in più di questa stagione è sicuramente quella dei seminari / laboratori teatrali. Un’ opportunità di confronto e dialogo con artisti del panorama nazionale, un modo per imparare, carpire i segreti del mestiere e aprire i propri orizzonti a nuovi modi di concepire il teatro. Lo spettacolo di chiusura della stagione poi è frutto di una scelta precisa ed emblematica. I ragazzi del Vodisca Teatro (Voci di Scampia) rievocheranno il personaggio di Maddalena Cerasuolo, partigiana medaglia d’oro della Resistenza durante le Quattro Giornate di Napoli. Il Teatro di Chiaia si apre a giovani artisti di un quartiere disagiato e lo fa proprio nel nome della “ Resistenza”, una parola che accompagna i proprietari del Sancarluccio da quasi mezzo secolo.

Stefano Vosa

Nike per il Teatro Quest’anno il Premio ha focalizzato l’attenzione sugli spettacoli di produzione campana

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erata d’onore alla sala Pan di Napoli per la presentazione della XIV edizione del Premio Nike per il Teatro, organizzata dall’omonima associazione e da Hermes Comunicazione (Gianmarco Cesario ed Antonio Mocciola). Il premio da quest’anno ha focalizzato l’attenzione sugli spettacoli di produzione campana con particolare riguardo alle produzioni indipendenti. Hanno partecipato tutti gli spettacoli prodotti da compagnie napoletane che siano andate in scena nelle sale cittadine con massimo 200 posti. Francesca Scognamiglio ha condotto la serata, a cui hanno partecipato, tra gli altri, l’assessore alla cultura del comune di Napoli, Antonella Di Nocera, cui è stata conferita una menzione speciale per il progetto “La grande magia”; Giuliana

Vincenzo Chiummo

“La zia di Carlo” al Teatro Il Primo Dal 20 dicembre al 20 gennaio Rosario Ferro interpreterà uno dei testi più rappresentati al mondo

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al 20 dicembre al 20 gennaio la Compagnia Bianca Sollazzo presenterà, al Teatro Il Primo di Napoli, “La zia di Carlo” di Brandon Thomas, con Rosario Ferro, autore del progetto e della regia. Rappresentato per la prima volta a Londra nel 1892 e scritto come favore per un noto attore dell’epoca, “La zia di Carlo” è un caso unico nella storia del teatro, uno dei testi più rappresentati al mondo. Una ricca zia emigrata sta per arrivare a Napoli per riabbracciare il suo unico nipote e conoscere la sua fidanzata. Un telegramma annuncia, però, che ella tarderà. Il pudore femminile, si sa, impone alla ragazza di evitare appuntamenti con uomini soli. A Carlo, per vedere l’amata, non resta che convincere il suo maestro di musica ad indossare abiti femminili e fingersi sua zia... Interpretato nel 2006 al fianco dell’indimenticata Bianca Sollazzo, Rosario Ferro torna a rivestire i panni del Maestro Barbella in una delle sue interpretazioni comiche più riuscite.

Maria Bellucci

Palazzo delle arti Napoli Gargiulo, vincitrice del premio “Mario Stefanile” per la carriera giornalistica; Mariano Rigillo, premiato per la sua straordinaria e lunga carriera con un premio da quest’anno intitolato a Franco De Ciuceis, cui è stato dedicato un commosso ricordo da parte del collega Giulio Baffi, presidente della giuria. Numerosissimi gli intervenuti, tra addetti ai lavori e giornalisti, per un premio che, anno dopo anno, si è ritagliato un posto importante nel panorama cittadino e non solo. In dettaglio l’elenco dei premi: miglior spettacolo; “Chiove”; miglior regia: Arnolfo Petri (“Lo Specchio di Adriano”); miglior attore protagonista: Giovanni Ludeno (“Caro Vecchio Neon”); miglior attrice protagnista: Gea Martire (“Della Storia di G.G.”); miglior attore/attrice non protagonista; Pietro Pignatelli (“Il Primo Processo di Oscar Wilde”); miglior drammaturgo; Carmine Borrino (“Intercity Plus”); menzione speciale a Libera Scena Ensamble per il progetto “Museum”.

Rosario Sannino


CULTURA

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a cura di Fausto Marseglia

L’iniziativa promossa da Enzo Costantino e Franco Scollo

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l tenore Enzo Costantino ed il poeta Franco Scollo hanno organizzato e realizzato un salotto culturale al Circolo Sottufficiali della Marina Militare di Napoli di notevole spessore artistico riscuotendo plausi e consensi davvero sentiti. I due artisti, non nuovi ad esperienze del genere, hanno scelto per l’occasione una location suggestiva ed hanno invitato ospiti d’eccezione. Dopo il pranzo gli ospiti si sono intrattenuti nel salone del Circolo dotato di impianto di amplificazione e di un pianoforte a coda. Ha presentato gli artisti l’impeccabile Ralph Stringile. Al piano il maestro Franco Matricano. Alla strumentazione lo stesso Enzo Costantino. L’incontro si è aperto con la celebre “Tarantella” di Rossini suonata al piano dal maestro Matricano. Il tenore Costantino ha poi intonato “O marenariello” col coro di altri tenori e soprani presenti. Ralph Stringile ha presentato i vari ospiti curando tempi e avvicendando sapientemente poeti e cantanti. Franco Scollo ha declamato la poesia “ ‘A luggetella mia” prima che venisse cantata da Enzo Costantino. Si è poi esibito il tenore Lucio Cecchini con “Core ngrato”. Franco Matricano ha suonato il famoso brano “Chaplin” e, a seguire, la soprano Manila,

Salotto culturale al Circolo Sottufficiali Marina Militare

Istituto Universitario della Mediazione: una sede anche a Napoli All’IUM Academy School il Corso di Laurea Triennale in Mediazione Linguistica per Interpreti e Traduttori

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nvestire nella formazione ha un significato etico, perché si tratta di un’attività utile alla società.” Le parole pronunciate dal direttore dell’Istituto Universitario della Mediazione Academy School, Prof. Eduardo Maria Piccirilli, in

Enzo Costantino ed il tenore Giuseppe Scognamiglio hanno cantato “Passione”. Il poeta Armando Fusaro ha declamato la poesia “A vita mia”. Ci sono poi stati altri momenti aulici con la recitazione di poesie da parte di Maria Vitiello e Giorgio Filippiello. Ed ancora Franco Scollo con la recitazione della poesia “Nun gghi’ ‘e presso”, cantata poi dalla brava Maria Bellarossa. Italo Fierro ha cantato in memoria del rimpianto fratello Aurelio, “Torna piccina mia”. Non è mancato il momento delle imitazioni con il noto Pino Celli. Ancora un’esibizione della soprano Manila. Ed ancora il tandem Scollo-Costantino con “A pagina cchiù bella”, prima recitata e poi cantata. Si è esibito anche il cantante Pasquale Chiariello con “Rundinella”. Di nuovo il tenore Lucio Cecchini con “Tu ca nun chiagne”. Ed è tornato in scena Franco Scollo con la recitazione de “L’ammore a scadenza”, successivamente eseguita in canto da Maria Bellarossa. C’è stata quindi l’esibizione della soprano Emerenziana Serra con “Io te vuria vasa’. Ed ancora Franco Scollo con la poesia “A badante”. Si è poi esibito il tenore Vincenzo Forte con “Torna a Surriento”. Fausto Marseglia ha declamato “A canaria”. Franco Barbieri ha recitato “Chi nasce quadro”. Di nuovo il cantante Italo Fierro con “Signorinella” e “A sunnambula”. Iole Scognamiglio ha recitato “A dummeneca”. Ed anche Rosy, moglie di Enzo Costantino, ha recitato “Cura antistress”. I tenori Costantino, Scognamiglio e Forte hanno dato vita ad un finale travolgente con un pourpurì di canzoni classiche napoletane e il salotto si concludeva tra scroscianti applausi del pubblico presente sull’eco di “Funiculì funiculà”.

Italo Sgherzi

occasione dell’inaugurazione della nuova sede di Napoli, in piazza Nicola Amore 6, denotano i principi ispiratori di un ente formativo che, nato ad Afragola, ha conosciuto negli ultimi anni una crescita costante, concretizzatasi nell’apertura di una sede anche a Roma, prima ancora di estendere la sua presenza al capoluogo campano. Presso l’IUM si potrà conseguire la Laurea Triennale in Mediazione Linguistica per Interpreti e Traduttori. Il Corso di Laurea si articola in 20 esami corrispondenti a 180 crediti formativi universitari e fornisce una solida formazione nelle Lingue e Culture Straniere. Le lingue studiate sono attualmente: Inglese, Francese, Spagnolo, Romeno, Cinese, Tedesco e Russo. La dimensione agile dell’Istituto, situato in una zona centralissima di Napoli, consente di ottimizzare il rapporto tra docente e discente in un continuo interscambio che giustifica la conservazione della denominazione Academy School, riconducibile al periodo in cui la struttura era unicamente una scuola di lingue. Presso l’IUM sono dunque attivi anche Corsi di Lingue con insegnanti madrelingua, esami in sede e certificazioni riconosciute dai principali istituti linguistici. L’IUM Academy School è, tra l’altro, Ente di Ricerca Accreditato dal Ministero dell’Università, Ente Accreditato dal Ministero della Giustizia per Corsi di Mediatore Civile, Ente Accreditato Regione Campania. L’Istituto Universitario della Mediazione, che promuove anche Master e Corsi Specialistici, si propone di ospitare ben presto eventi culturali, quali presentazioni di libri, mostre d’arte, cineforum in lingua straniera.

Domenico Raio

La letteratura restituisce la verità In un libro la storia dell’amore asimmetrico tra il filosofo Anders e Hannah Arendt

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u il più penoso ménage filosofico del ’900 quello tra il filosofo tedesco Günther Anders e Hannah Arendt. Un amore sfortunato e asimmetrico, perché schiacciato dall’ombra dell’altro grande amore della donna per Martin Heidegger. Dell’amore tra Hannah e Martin, da anni si scrive e si pubblicano carteggi. Eppure Anders fu colui che Hannah Arendt sposò “giusto per sposarsi” per cercare di superare la relazione proibita con Heidegger. Questa storia, raccontata con tenerezza, è raccontata dallo stesso Anders in un libricino appena edito: La battaglia delle ciliegie. La mia storia d’amore con Hannah Arendt. Nel 1975, la notizia della morte della Arendt getta inizialmente Günther in uno stato di disperazione. Afflitto dalla nostalgia e dai ricordi, riprende in mano gli appunti di dialoghi avuti con la Arendt e decide di pubblicarli in questo libro che prende la sua forma definitiva soltanto nel 1985. È il suo prezioso omaggio ad una grande donna, nel tentativo forse tradito Hannah Arendt di esorcizzare la paura di un uomo rimasto solo e soggiogato dal ricordo idealizzato della prima moglie. Dopo un’attenta lettura viene da chiedersi quanto abbia potuto pesare sul pensiero di Anders quell’amore unilaterale e ferito. O anche quanto abbia pesato l’amarezza di quell’esperienza nella sua concezione dell’irrilevanza dell’uomo: una riflessione certamente non da poco per la storia del pensiero filosofico.

Ivana Porcini


SALUTE

a cura di Gennaro Musella

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Complicità terapeutica La terapia manuale è fondamentale, è una forma di comunicazione non verbale

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l dolore è un’esperienza che accomuna tutti gli esseri umani, e la sofferenza è un segnale di allarme del corpo che lo avverte che lo stato d’equilibrio in cui si trovava è stato turbato. Ciascuno di noi è in grado solo approssimativamente di descrivere l’entità del dolore; perché accanto all’intensità ‘fisica’ dello stesso, si associano l’esperienza sensoriale ed emotiva. Accade troppo spesso che il lavoro dell’operatore sanitario sia considerato come qualcosa di tecnico, di strumentale, di meccanico. In realtà, e soprattutto per quanto riguarda alcune figure sanitarie come gli infermieri e i fisioterapisti, c’è un contatto con il paziente che include una relazione non solo tecnica ,ma anche e soprattutto psicologica. Malattie neurologiche, circolatorie, reumatologiche, degenerative, richiedono tempi di cura piuttosto lunghi e non possono limitarsi alla sola prescrizione dei farmaci, ma c’è bisogno che si instauri una relazione umana. Più precisamente, empatia, fiducia, sintonia, complicità: queste sono le parole che vengono in mente quando si pensa alla relazione tra paziente e fisioterapista. La capacità di stabilire un’interazione comunicativa con il paziente chiara e diretta, guadagnando così la sua fiducia, è un sistema veramente efficace per ottenere da lui la disponibilità e l’attenzione necessarie a garantire la collaborazione al trattamento. Il fisioterapista pur non avendo il compito di identificare una malattia come fa il medico, deve formulare una diagnosi sulle funzionalità del paziente, mettendo in risalto le sue menomazioni e le sue disabilità. L’atteggiamento empatico è alla base della relazione sulla quale costruire il processo riabilitativo, da intendersi infatti non unicamente come recupero e rieducazione della funzione lesa, ma come riattivazione globale. <<Un lavoro questo, che richiede molta pazienza, indispensabile per interagire con il paziente>>, afferma la dottoressa Lorenza Zotti, fisioterapista. Gli obiettivi di un programma di riabilitazione sono innumerevoli: eliminazione dei sintomi, della sofferenza, limitare l’insorgenza dei danni secondari e soprattutto gestire gli aspetti psicologici. Come si pone di fronte a tutto questo? Sotto un profilo prettamente tecnico, la riabilitazione fisioterapica ha in effetti come scopo primario, il recupero dell’anatomia personale perduta o menomata in seguito

Lorenza Zotti, fisioterapista ad una malattia, un trauma o un qualunque tipo di patologia. Ma io ritengo che sia importantissimo per promuovere l’autonomia e l’indipendenza del paziente, ristabilire uno stato di salute, attraverso reazioni naturali e fisiologiche dell’organismo (come la formazione del muscolo o lo stimolo del metabolismo), attivando le forze di auto guarigione del paziente. Si tratta di un approccio olistico che integra le metodiche che vanno utilizzate come primo approccio terapeutico, con tecniche derivate dalla psicologia e naturopatia, al fine di portare alla normalità e nel proprio contesto la persona portatrice di disabilità, se soffre sia di una semplice difficoltà o di un impedimento a svolgere le normali attività che di un grave impainement ( deterioramento, danneggiamento). Lei ritiene che il contatto empatico sia indispensabile per la guarigione del paziente? Cosa trasmette con le sue mani? Io, personalmente, ho improntato tutta la mia professione proprio sull’empatia tra me e il paziente, così da favorire il

flusso di comunicazione emozionale tanto importante per raggiungere l’obiettivo della guarigione. Sono decisamente contraria a quella scuola di pensiero che ritiene che il medico debba mostrarsi emotivamente neutrale, cioè freddo alle emozioni, e poi c’è da dire che nel mio lavoro, è fondamentale il contatto fisico; la comunicazione che già di per sé è un sistema di comunicazione privilegiato, e l’uso delle mani come portatrici di benessere e di energia catalizzatrice per l’autoguarigione, rientrano per l’appunto in questo nuovo approccio medico. La medicina è giunta a straordinari traguardi di sviluppo tecnologico, ma sembra perdere la sua efficacia proprio nel rapporto con il paziente, e di conseguenza nell’individuazione e gestione di quegli stati di sofferenza e disagio psicomotori che non sono ancora patologia. La fisioterapia e la psiche. Quando il corpo somatizza. Molti dolori sono correlati con l’emotività. Ci spiega perché? Anche se si pensa al fisioterapista come ad un operatore sanitario alle prese con arti, muscoli e tendini doloranti, in realtà, nella mia pratica professionale, ho avuto spesso a che fare con patologie o affezioni di origine psicosomatica. L’emicrania è un esempio lampante, così come tante patologie dermatologiche. E’ bene tener presente che, una particolare patologia/affezione, ha un preciso significato in ciascun individuo in funzione del suo vissuto, della sua storia, del suo sviluppo psicologico. Ad es, se l’espressione motoria (verbale dell’aggressività o dell’angoscia) è ostacolata, bloccata, le scariche del sistema nervoso centrale verranno orientate verso il sistema vegetativo e muscolo scheletrico, provocando disturbi patologici nella funzionalità degli organi. Ritengo che la malattia sia una funzione di parecchie variabili: ereditarietà, esperienze primordiali dell’infanzia, educazione, traumi affettivi, clima familiare, postura, ecc. In altri termini, ogni stato emotivo ha la sua sindrome fisiologica propria e viceversa, in questo modo, la medicina psicosomatica è in grado di descrivere particolarità psicologiche dell’asmatico, del colitico, dell’anoressico, dell’ulceroso, del bulimico e altro ancora. Ed io in qualità di professionista, credo fermamente in questo binomio imprescindibile soma e psiche.

Sabrina Ciani

Vaccinazioni , il dibattito continua Dalla Rete, si riaccende la polemica sulle vaccinazioni infantili e sull’opportunità di farle o meno

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accino mio figlio oppure no? E’ questo il quesito che, sempre più spesso si chiedono i genitori, in Italia e non solo. Allo stato attuale l’obbligo di legge per i neonati riguarda difterite, tetano, poliomelite, epatite b. In Italia, salvo in alcune Regioni ove esse sono divenute facoltative (ad esempio il Veneto), e a differenza di quanto accade negli altri paesi europei, sono obbligatorie, per tutti i nuovi nati, le vaccinazioni: antipoliomielitica (Legge 4 febbraio 1966 n° 51), antitetanica (Legge 20 marzo 1968 n° 419), antidifterica (Legge 6 giugno 1939 n° 891 - L. 27 aprile 1981 n° 166), antiepatite virale B (Legge 27 maggio 1991 n° 165) Che le vaccinazioni siano utili lo dicono i numeri. Esistono

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malattie, come il vaiolo, che sono praticamente scomparse dalla faccia della Terra, tanto che non si procede più alla vaccinazione. Nonostante ciò,si fa sempre più acceso il dibattito sui pro ed i contro sulle vaccinazioni. Perché spesso nei vaccini si annidano pericoli apparentemente invisibili: i metalli pesanti. Il decreto ministeriale del 27 giugno 2003 aveva messo al bando il mercurio: a distanza di 9 anni è ancora presente nella composizione come hanno certificato recenti analisi scientifiche e le disposizioni stabilite dall’Ente europeo per i farmaci. Non è tutto: negli adiuvanti compare anche l’alluminio in dosi ingenti. L’alluminio è una comprovata neurotossina ed è l’adiuvante più comunemente utilizzato nei vaccini. In particolare, sotto forma di adiuvante, l’alluminio comporta un rischio di reazioni autoimmunitarie, infiammazioni cerebrali a lungo termine associate a complicazioni neurologiche .Negli States, ad esempio il Centers for Disease Control and Prevention [CDC] ha denunciato un aumento del 78% nell’ultimo decennio di casi di autismo . Secondo questi dati, come è aumentato il numero dei vaccini somministrati ai nostri figli, così  è aumentata  la

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percentuale dei bambini affetti da autismo. Associazioni di genitori che hanno vissuto disgrazie cliniche dopo una vaccinazione, il Comilva ad esempio, continuano a pubblicare in Rete studi sconosciuti a quasi tutta l’ opinione pubblica. Tuttavia, secondo il nostro Ministero della Salute e l’istituto Superiore di Sanità, la situazione è sotto controllo e non c’è nessun pericolo per i bambini. Quello che davvero serve è cercare di ridurre al minimo i rischi legati alle vaccinazioni, soprattutto in bambini geneticamente predisposti ad avere difese immunitarie immature, che abbiano avuto una storia di gestazione e nascita difficoltosa o che abbiano alla nascita ricevuto diagnosi con implicazioni neurologiche, bambini nati sottopeso, con sofferenza, con la presenza in famiglia, di dislessie, disprassie, autismo. La vaccinazione deve essere una scelta, da valutare caso per caso, considerando esclusivamente il rapporto rischio-beneficio dopo aver ricevuto un’informazione corretta dalle autorità sanitarie.

Emilio Cirillo

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ROMA

a cura di Alessandro Falfari e Paolo Veccia

iù di duemila anni fa, mercanti, pellegrini e soldati affrontarono le ripide montagne e i pericolosi deserti dell’Asia centrale per scambiare beni di lusso, reperire testi sacri, conoscere e dominare popoli lontani: fu così che a poco a poco si creò quella rete di percorsi conosciuta sotto il suggestivo termine di “Via della seta”. Oggi, una bella mostra a Palazzo Delle Esposizioni,

Sulla via della Seta

La riscoperta degli antichi sentieri tra Oriente e Occidente organizzata in collaborazione con l’American Museum of Natural History di New York, ripercorre il l mitico viaggio da Oriente verso Occidente nel periodo tra il VII e il XIV secolo, rappresentando la moltitudine di culture che animavano la Via della Seta attraverso la ricostruzione di quattro città simbolo: Xi’an, la capitale cosmopolita della dinastia cinese dei Tang; Turfan, città-oasi del deserto del Gobi; Samarcanda, grande centro mercantile e culturale; e infine Baghdad, capitale del mondo islamico e sede del califfato.  Da Baghdad le strade si dividevano: a sud

“La Traviata” conquista Roma Al salone Margherita tutto esaurito per “La Traviata” diretta dal Maestro Adriano Melchiorre

le carovane proseguivano verso il Golfo Persico, mentre a nordovest, attraverso la Siria, giungevano al Mar Mediterraneo. Cambiamenti politici e progressi tecnologici fecero però incrementare il commercio via mare, più veloce e più sicuro. Così, tra il IX e il X secolo, il trasporto marittimo crebbe e le merci iniziarono a partire dalle coste meridionali della Cina. Particolarmente interessante la sezione, realizzata in esclusiva per l’esposizione italiana, a cura di Luca Molà, Alexandra Wetzel e Ludovica Rosati, che approfondisce il rapporto di alcune città

italiane - soprattutto Venezia e Genova con l’estremo Oriente negli ultimi secoli del Medioevo. Obiettivo di questa sezione è quello di mettere a fuoco il rapporto tra la Via della seta e l’Italia all’epoca dell’impero mongolo (XIII-XIV secolo), quando un gruppo di mercanti italiani si stabilì nella Cina dominata da Kubilai Khan e dai suoi successori (1272-1368), missionari europei giunsero in Estremo Oriente e ambasciate mongole arrivarono fino alla sede del Papa. Le miniature documentano l’immaginario esotico nato attorno alle notizie che provenivano dall’Oriente, mentre un manoscritto mercantile del XIV secolo offre consigli pratici per il viaggio, inclusi itinerari, tempi di percorrenza, dazi, popoli e città. Una selezione dei prodotti importati dall’Oriente documenta come il commercio dell’epoca non fosse unilaterale né limitato alla seta, bensì imperniato sullo scambio reciproco di svariati articoli di lusso. La Mostra sarà visitabile fino al 10 marzo 2013.

Vittoria Pesaro

D

opo lo straordinario successo della rappresentazione de “La Traviata” di Giuseppe Verdi al Teatro Salone Margherita nella scorsa stagione, I Virtuosi dell’opera di Roma tornano in scena in questo splendido teatro liberty, nel cuore di Roma. Il M° Adriano Melchiorre, sotto la regia di Barbara Painvain, dirige una versione emozionante e coinvolgente della celebre opera di Giuseppe Verdi, tratta dalla pièce teatrale di Alexandre Dumas, «La signora delle camelie». Fra i passaggi più intensi sono da segnalare l’invocazione di Violetta “Amami, Alfredo”, il famoso brindisi “Libiamo ne’ lieti calici” ed il duetto “Parigi, o cara”. Particolarmente suggestiva, la location: entrando negli ampi spazi contornati da specchi del Salone Margherita, si ha, infatti, quasi l’impressioni di trovarsi al tempo dello sfortunato amore della bella Violetta e di Alfredo. Ancora oggi, “La Traviata” viene considerata l’opera più significativa e romantica di Verdi e fa parte della “trilogia popolare” assieme a Il trovatore e a Rigoletto. Nel tempo, l’opera non ha mai smesso d’appassionare, entrando a far parte del cosiddetto “repertorio”. Uno spettacolo unico, da vedere con attenzione e stupore.

Paolo Veccia

Nuovi scenari all’ombra di antiche suggestioni Una collettiva romana, organizzata intorno a una potente suggestione letteraria, traccia una nuova mappa della storia dell’arte italiana

E’

stata organizzata presso l’affascinante spazio dell’ex Elettrofonica, la collettiva Le intermittenze del cuore Si tratta di una bella collettiva e rappresenta un’interessante occasione per studiare una serie di percorsi di giovani artisti italiani, usando come mappa un noto paragrafo proustiano. Questa scelta appare felice ed innovativa , sia per quanto riguarda gli artisti coinvolti che per l’idea di fondo del progetto: l’idea dell’arte come mezzo privilegiato per recuperare o ricreare le suggestioni letterarie. Questo taglio permette alle opere esposte di assestarsi

in una dimensione di accogliente nostalgia. Alessandro Cannistrà, Ilaria Loquenzi, Emiliano Maggi, Stefano Minzi, Luana Perilli, Moira Ricci, Alessandro Rosa e Beatrice Scaccia - con l’aggiunta di due “ospiti” irlandesi, Brian Kennedy e Peter Richards impiegano mezzi espressivi diversi, per quanto tutti sostanzialmente riconducibili a una dimensione cartacea, con risultati sempre coinvolgenti. Un’occasione irripetibile per assistere ad una ventata di novità nel panorama artistico italiano.

Alessandro Falfari

Via Tiburtina Antica,46a 00185 Roma Tel. 06.44.60.402 - 329.56.73.867 Chiuso il Martedi


MILANO

a cura di Rosaria La Greca

Un festival per le nuove sfide editoriali Si chiama MICRO, ma nasce per fare grande l’editoria indipendente

T

re giornate fitte di incontri con gli espositori e con ospiti esterni, in una mostra di fanzines, musica live, e miniworkshop. Un’occasione imperdibile per toccare con mano pubblicazioni di grande qualità provenienti sia dall’Italia che dall’estero. Tutto questo è “MICRO – festival di editoria indipendente”, rassegna dedicata agli ambiti della grafica, della fotografia e dell’illustrazione in programma a Milano, presso

il prestigioso spazio Superground. Organizzato da “La Caffettiera”, contenitore creativo fondato da Marco Nicotra di Bolo Paper e Giuliana Tammaro di Branchie, il festival è prodotto in collaborazione con Art Kitchen. Gli editori selezionati per

la partecipazione sono gli italiani 0-100, Aalphabet, BOLO Paper, Celeste, Cesuralab, Emidio Bernardone, Lök, Print about me,  Stranedizioni,  Talkinass,  Topipittori,  Troglodita Tribe, i tedeschi  AKV Berlin Board,  Artzines,  Eric Winkler,  TBooks Cologne,  Zweizehn, i francesi  Mekanik Copulaire  e  Solo, ma non troppo, lo svizzero Spheres. In un momento storico in cui la logica del maker si sostituisce a quella dello user, le persone si auto-creano le opportunità spinte dai propri interessi e dalla passione, in questo specifico caso, l’editoria. L’Italia, nell’ultimo periodo ,ha visto un’esplosione di interesse verso il self-publishing: sempre più creativi decidono di esprimersi attraverso la carta stampata e sempre più manifestazioni vengono organizzate per far sì che questa vera e propria comunità s’incontri e dialoghi. Purtroppo quello che soffriamo qui in Italia è un panorama visivo non esattamente allineato con il resto dell’Europa. Per questo motivo non sempre i progetti che il nostro Paese sforna sono considerabili di qualità.. Per ottenere i risultati ambiti bisogna davvero fare un grande sforzo di volontà e resistenza, essere determinati, scendere a compromessi, rischiare e imparare a trasformare con creatività i limiti in opportunità. Tirature limitate, dove ogni singola copia acquista un vero e proprio valore oggettuale. Da queste considerazioni, nasce , dunque, questo festival il cui obiettivo fondamentale è divulgare le produzioni di alcuni tra i migliori publisher che lavorano nel campo della grafica, dell’illustrazione e della fotografia provenienti dall’Italia e dall’estero.

Rosaria La Greca

“Champagne for Gypsies”: il ritorno di Goran Bregovic

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Il poliedrico musicista presenta il suo nuovo album alla Mondadori

oran  Bregovic, il compositore bosniaco che da anni incanta pubblico e critica, ha presentato il suo nuovo intenso   album  presso la libreria Mondadori,  nel suggestivo scenario di  piazza Duomo. Un’occasione unica per tutti i fan (e le tante fan) di incontrare gratuitamente il musicista, che in  Italia  ha raggiunto la massima popolarità dopo la sua partecipazione all’ultimo  Festival  di  Sanremo e, in seguito, alla Notte della Taranta nella veste di Maestro Concertatore. “Champagne for Gypsies” è il titolo del nuovo, bellissimo album dell’artista, un affresco musicale multiculturale come solo lui è in grado di creare. Il suono della musica balcanica è coinvolgente ed entusiasmante, il ritmo prende il sopravvento su tutto e “costringe” muoversi e a ballare. La musica di Bregović deriva da temi zigani e slavi meridionali ed è proprio il risultato della fusione della tradizionale musica  polifonica  popolare

dei  Balcani  con il  tango  e le bande di  ottoni. Con il cuore nei Balcani e la mente proiettata nel XXI secolo, il musicista ama mescolare le sonorità tradizionali della sua terra al rock, dando Goran Bregovic vita a una musica istintiva e irresistibile. Il disco include collaborazioni illustri, come quelle con i Gipsy Kings e con l’immancabile Wedding And Funeral Band. Il poliedrico artista ha anche composto numerose colonne sonore per diversi film, tra cui “Il tempo dei gitani”  ed “  I giorni dell’abbandono”.

Mattia Di Passio

Via Pirandello, 2 Milano Cell. 392 57.62.139 E-mail: info@elevenstudio.it

Body Worlds, il corpo umano in mostra Un’esposizione per svelare i segreti dell’anatomia

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na mostra controversa suscita scalpore in Italia. Dopo la tappa romana e quella partenopea, dal 3 ottobre e fino al 17 febbraio 2013, è possibile visitare la mostra Body Worlds – Il vero mondo del corpo umano, negli spazi della Fabbrica del Vapore, prodotta da Arts & Sciences Italy, con il patrocino della Regione Lombardia e del Comune di Milano e curata da Angelina Whalley e Fabio Di Gioia. Il corpo è indagato per svelare i segreti dell’anatomia e del suo funzionamento, per mostrare al pubblico informazioni altrimenti rilegate unicamente all’ambito scientifico e far riflettere su temi legati alla salute, al benessere e alla corretta nutrizione. Stili di vita errati hanno, infatti, effetti deleteri sul nostro organismo, minano la salute e compromettono il corretto funzionamento del cuore, il “motore” della vita e degli altri apparati. L’autore è il dottore Gunthen Von Hagens, anatomopatologo tedesco inventore della plastinazione, un procedimento che permette la conservazione dei corpi umani tramite la sostituzione dei liquidi con dei polimeri di silicone, in grado di rendere gli elementi organici rigidi e inodori e mantenendo inalterati i colori. Nell’esposizione, a tratti inquietante e già visitata da oltre trentacinque milioni di persone nel mondo, sono protagonisti plastici umani veri, donati da persone che, ancora in vita, hanno scelto di permettere l’utilizzare del proprio corpo, dopo la morte, per scopi scientifici e divulgativi. L’indignazione sale in molta opinione pubblica perché lo studioso, soprannominato Dott. Morte, stravolge le consuetudini e rompe la normalità alla quale in molti siamo abituati, ma è pur vero che ha un forte impatto educativo capace di creare un’immediata riflessione sulla necessità di preservare il nostro corpo da fattori inquinanti e patogeni che abbassano la qualità della vita e possono condurci a una morte prematura.

Giovanna Potere


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SOCIETA’ E FATTI

a cura di Emanuele Boccia

Cybersesso: Le nuove frontiere del piacere virtuale Amplesso virtuale via internet

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fisico tra i due soggetti, i quali possono anche trovarsi in un luogo diverso, essendo unirmai con la tecnologia si può arrivare dovunque e fare ciò che, prima, era impensacamente richiesta la possibilità per gli stessi di interagire». Come si vede, in questi casi, bile: dopo la ginnastica virtuale, sarebbe, infatti, la volta di un nuovo programma l’atteggiamento dei giudici è più severo. Ancora: nell’ipotesi di esibizione di prestazioni che permette di giocare da soli o in coppia e simulare – una volta collegatisi a sessuali in videoconferenza, quando dall’altra parte dello schermo ci sarebbero clienti che due aggeggi e telecomando in mano – un rapporto sessuale vero e proprio. I movimenti pagano per interagire con il/la protagonista del video cosa succede? In una sentenza di sarebbero, quindi, inviati su Internet e riprodotti da un vibratore sul proprio strumenqualche anno fa, la n. 37188/2010, la Suprema Corte ha chiarito che «le prestazioni sessuali to, in modo da consentire all’eventuale partner di poter partecipare, anche se a distanza, eseguite in videoconferenza in modo da consentire al fruitore delle stesse di interagire all’amplesso. Si tratterebbe – come definite da qualcuno – di ‘nuove’ frontiere del piacere in via diretta ed immediata con chi esegue la prestazione, con la possibilità di richiedeche, purtroppo, stanno prendendo sempre più piede: un fenomeno a dir poco inquietante, re il compimento di atti sessuali determinati assumono valore di atto di prostituzione e soprattutto se si pensa che tutto ciò si verifica non solo tra adulti ma anche tra ragazzini configurano il reato di sfruttamento della prostituzione a carico di coloro che abbiano e ragazzine. Fa discutere, per esempio, la notizia di giovani donne, ancora acerbe (in età reclutato gli esecutori delle prestazioni o ne abbiano consentito lo svolgimento creando scolastica), che “vendono” proprie foto maliziose, inviandole sui telefonini dei ragazzi i necessari collegamenti via Internet o ne per potersi permettere qualche lusso in più, Art. 600bis c.p. abbiano tratto guadagno». Tra l’altro – spiecome una borsa, un paio di scarpe nuove, Prostituzione minorile – Chiunque induce alla prostituzione una persona di età gano i giudici di legittimità – «è irrilevante persino una ricarica telefonica. E che dire inferiore agli anni 18 ovvero ne favorisce o sfrutta la prostituzione è punito con la il fatto che chi si prostituisce ed il fruitore di quelle signore che si prostituiscono pur reclusione da sei a dodici anni e con la multa da € 15.493 a € 154.937. Salvo che il della prestazione si trovino in due luoghi di giocare al Bingo? I dati, che si possono diversi in quanto il collegamento in videoconfrontare sui vari siti, sono preoccupanti: fatto costituisca più grave reato, chiunque compie atti sessuali con un minore di conferenza consente all’utente di interagire al di là delle percentuali, però, che ci moetà compresa tra i 14 ed i 18 anni, in cambio di denaro o altra utilità economica, è con chi si prostituisce in modo tale da postrano un panorama piuttosto desolante, punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa non superiore a € 5.164. ter richiedere a questi il compimento di atti cerchiamo di capire come si atteggia la giuNel caso in cui il fatto di cui al secondo comma sia commesso nei confronti di persessuali che vengono immediatamente perrisprudenza in alcuni di questi casi. Non è sona che non abbia compiuto gli anni 16, si applica la pena della reclusione da 2 a cepiti da chi ordina la prestazione sessuale sempre detto, infatti, che si possa parlare di 5 anni. Se l’autore del fatto di cui al secondo comma è persona minore degli anni a pagamento». Nell’ipotesi in cui venissero reato vero e proprio: nella recente sentenza 18 si applica la pena della reclusione o della multa, ridotta da un terzo a due terzi. coinvolti minori, la tutela penale viene adn. 333546/2012 (pubblicata sullo scorso nudirittura anticipata: è stato ritenuto, infatmero di Cosmoggi), per esempio, le telefoti, possibile configurare il tentativo di induzione alla prostituzione quando, dopo aver nate erotiche sembrerebbero non configurare attività di prostituzione. Secondo la Terza intrattenuto telematicamente conversazioni con soggetti minorenni, aventi ad oggetto Sezione penale «le prestazioni vocali effettuate, sia pure al fine di eccitare sessualmente prestazioni sessuali dietro corrispettivo in danaro, vengono pianificati successivi inconl’interlocutore, non possono equivalere a prestazioni sessuali, non impegnando zone cortri de visu, anche se, poi, in realtà, tali incontri possono non aver luogo. Come si vede, porali erogene». E questo perchè «il mero fatto di denudarsi dietro corrispettivo onde ecancora una volta, l’atteggiamento dei giudici è improntato alla severità: questa divercitare l’istinto sessuale salvo che, significativamente, a tal fatto non si accompagnino anche sità di trattamento tra la prostituzione degli adulti e quella dei minori è legata al fatto contatti corporei (ad es. ‘lap dance’ con accarezzamento dei fianchi da parte dei clienti)» che il delitto di cui all’art. 600bis c.p., introdotto dall’art. 2 della L. 3 agosto 1998, n. 269, esulerebbe dall’area della prestazione prostitutiva vera e propria, non integrando, quindi, in adesione ai principi contenuti nella Convenzione sui diritti del fanciullo, è diretto a il reato di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. In questa ipotesi, dunque, proteggere l’integrità e la libertà fisica e psichica del minore; le analoghe fattispecie in sembrerebbe necessaria la presenza «dell’atto sessuale» in carne ed ossa, quale l’elemenmateria di prostituzione di soggetti adulti, invece, sono contemplate nella L. 20 febbrato caratterizzante la prostituzione. Non può dirsi lo stesso per l’ipotesi di prostituzione io 1958, n. 75, la quale mira a tutelare soltanto il buon costume e la pubblica moralità. minorile (art. 600bis c.p.): nella sentenza n. 7368/2012, infatti, ancora la Terza Sezione penale della Cassazione ha statuito che «rientra nella nozione di prostituzione qualsivoglia attività sessuale posta in essere dietro corrispettivo in denaro, anche se priva del contatto

Adelaide Caravaglios

L’arte in vari aspetti in Le vie di Troisi sono infinite Il libro edito da Edizioni Scientifiche Italiane intende tracciare un bilancio storico-critico della produzione dell’attore napoletano

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l 2013, si annuncia ricco di rassegne, retrospettive, libri a lui dedicati e ispirati. Ma, e questo è già un evento di per sé, questa volta l’Università è arrivata prima. Con un seminario e un libro, “Le vie di Troisi sono infinite”, nel quale per la prima volta i testi di Troisi vengono esaminati con gli strumenti dell’analisi testuale. È stato presentato al teatro Giancarlo Siani di San Giorgio a Cremano, il volume che intende tracciare un primo bilancio storico-critico della produzione di Massimo Troisi nei suoi molteplici aspetti: teatro, cinema, scrittura, lingua e gestualità. È questa la prima tappa di un percorso che il Comune di San Giorgio a Cremano, il “Premio Troisi” e l’Università degli Studi di Napoli Federico II intendono proseguire. L’evento è stato professionalmente condotto dallo showman Enzo Calabrese ed ha visto la partecipazione dei curatori della pubblicazione, i professori di letteratura italiana dell’Università di Napoli Federico II. All’incontro

sono intervenuti il sindaco di San Giorgio a Cremano Domenico Giorgiano, l’assessore alla Pubblica Istruzione Felice Giugliano, Luigi Troisi, fratello di Massimo, e gli allievi e docenti degli istituti “Pantaleo” di Torre del Greco e “Scotellaro e Urbani” di San Giorgio a Cremano, e il Consigliere Comunale Pietro De Martino che tanto si presta per dar sempre vita al Premio Troisi e a eventi che riguardano la figura di Massimo. Il Premio è diventato per lui un evento che anno per anno va perfezionato con accurata meticolosità e con il massimo della dedizione. Dichiara il Consigliere: “Da gennaio si inizia a lavorare instancabilmente per il Premio, settimana per settimana, per far sì che il nome di Massimo Troisi se ne giovi, a livello nazionale, sotto l’aspetto socio-culturale … >> Insomma, le idee del Consigliere Comunale Pietro De Martino sono tante sulla figura dell’attore partenopeo, il resto è solo disponibilità degli “addetti ai lavori”. A passarle in rassegna è Pasquale Sabbatino che ne traccia una interessante galleria critica. Raffaele La Capria coniuga l’insicurezza esistenziale “dei napoletani che si adattano all’italiano” all’impossibilità di parlare, di Massimo Troisi. Del carattere innovativo del Troisi cineasta, parla invece Valerio Caprara, soffermandosi sul ribaltamento degli stereotipi della napoletanità in “Ricomincio da tre” e “Scusate il ritardo”, i primi film che il critico cinematografico mostra di apprezzare molto di più di “Non ci resta che piangere” che ne celebrò l’affermazione definitiva nel mondo del grande cinema. Col lavoro di Giuseppina Scognamiglio si ragiona sul ritmo drammaturgico della scrittura negli atti unici de la “Smorfia”, il gruppo che, insieme a quello di Massimo, fece da incubatore anche ai talenti artistici di Enzo De Caro e Lello Arena. Il risultato è un testo in cui si punta sulla carica espressiva della recitazione.

Vincenzo Vinciguerra

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CINEMA

a cura di Vincenzo Vinciguerra

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Il Festival Internazionale del Film di Roma riparte da Müller Il nuovo direttore della kermesse ha presentato all’Auditorium Parco della Musica la settima edizione

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eno star, più cinema d’autore. Una manifestazione che nel concorso è maggiormente improntata sul cinema emergente. La rassegna internazionale di Roma assume in questa settima edizione le sembianze di un vero e proprio festival . E’ apparso visibilmente teso e di poche parole Marco Müller sul palco della Sala Sinopoli dell›Auditorium e le sue risposte sempre sfuggenti quando si sono toccati argomenti spinosi come la situazione politica attuale in Regione o il dettaglio delle star che calpesteranno il red carpet e dei film che saranno proiettati in concorso. <<In soli quattro mesi e mezzo siamo riusciti a dar vita ad un festival di questo calibro e lo abbiamo fatto senza voler ragionare su grossi cambiamenti strutturali ma apportando modifiche sostanziali che ne hanno cambiato il volto >>. Nove film fuori concorso tra i quali annoveriamo sia il film d’apertura che quello di chiusura. Sarà la prima mondiale del film “Aspettando il mare”, del regista russo Khudojnazarov, ad aprire le danze regalando al pubblico quello che viene annunciato come uno spettacolare kolossal costato sei lunghissimi anni di produzione, a mettere l’ultimo tassello della manifestazione sarà invece “Una pistola en cada mano”, dello spagnolo Cesc Gay. Tre i film italiani in concorso:”E la chiamano” estate di Paolo Franchi con Isabella Ferrari, Filippo Nigro e Luca Argentero, “Alì ha gli occhi azzurri” di Claudio Giovannesi e “Il volto di un’altra” di Pappi Corsicato con Laura Chiatti e Alessandro Preziosi. Il resto del cinema nostrano presente a Roma affollerà la sezione Prospettive Italia, che consisterà in un repertorio di sole opere prime e seconde

Marilyn Monroe, la diva destinata all’eternità Norma Jeane continua a soffiare sulla sua ultima candelina. E ad appartenere a tutti tranne che a se stessa

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ome Marylin nessuna mai.Solo lei, tra tutte, ci ossessiona così. Bellissima, sofisticata, irraggiungibile, ma estremamente fragile. A cinquant’anni dalla sua scomparsa è viva come nessuna altra icona nel nostro immaginario. Le vengono dedicati film, mostre, libri, omaggi, rievocazioni. Perché ha incarnato perfettamente le ansie del nostro tempo. E le sue contraddizioni. La vita dell’attrice, nata a Los Angeles il 1° giugno 1926, sembra essere uscita da un romanzo di Dickens. Un’infanzia difficile trascorsa tra diverse case-famiglia, passando da un abuso al’altro, fino a quando cominciò a lavorare come modella e a firmare il suo primo contratto cinematografico nel 1946. E con esso, avviene la trasformazione: Norma diventa Marylin, si schiarisce i capelli e inizia a prendere lezioni di dizione e di portamento, elementi che le conferiranno alcune di quelle caratteristiche che l’hanno resa un’autentica leggenda della cultura pop. Dopo alcune parti minori in film come  Giungla d’asfalto ed Eva contro Eva, arriva la consacrazione grazie al suo inedito ruolo da cattiva in  Niagara di Henry Hathaway (1953). Andy Warhol si ispirò a questo film per la realizzazione delle serigrafie raffiguranti l’attrice. Ma quell’infanzia di soprusi e violenze riemerse sempre, lasciandole dentro un La diva Marilyn vuoto che mai riuscì a colmare. Dagli scandali legati ai Kennedy, che hanno gettato ombre sulla sua fine, ai suoi amori burrascosi, tutto in lei ci ha appassionato ed appassiona ancora oggi. Una storia intensa, vissuta tra alti e bassi, luci ed ombre, successi ed eccessi fino a quel misterioso 5 agosto 1962, quando il corpo dell’allora 36enne attrice, fu trovato senza vita nella stanza da letto della sua casa di Brentwood, a Los Angeles  senza vestiti e con una mano sulla cornetta del telefono. Probabile suicidio si disse, alla fine. Non andiamo oltre.Ai funerali partecipò soltanto Joe di Maggio, l’ex marito da molti definito l’unico grande amore di Marilyn, che continuò ad amarla e a proteggerla anche dopo il divorzio, in vita, in difficoltà e in morte Ancora oggi, generazioni vecchie e nuove riconoscono in lei un mito senza tempo, la leggenda di una giovane donna vissuta come una  “candela al vento” .

Liana Capuozzo

selezionato tra tutto il cinema italiano dei prossimi mesi. Per quel che riguarda gli incontri con i grandi autori, Müller ha accennato ad una masterclass di Paul Verhoeven ed un incontro con il regista di culto Walter Hill, autore de “I guerrieri della notte”,” 48 ore” e” Strade di fuoco” nonché produttore di Alien di Ridley Scott e dei due successivi sequel, che riceverà dal Festival di Roma anche il nuovo premio  Maverick Director Award attribuito a partire da quest›anno per celebrare i maestri che hanno contribuito a inventare un cinema lontano dagli schemi. Due curiosità a chiudere il ricco programma della settima edizione del Festival Internazionale del Film di Roma che riguardano il web e la fotografia. Al festival di Roma arriva anche YouTube! che attraverso il canale dedicato Festival Tube contribuirà con una diretta 24 ore su 24 ed un vero e proprio palinsesto dedicato e interattivo a disposizione degli utenti che vorranno saziare la loro curiosità. Nel foyer dell’Auditorium sarà allestita nei giorni del festival una mostra fotografica curata da Matthew Modine, che permetterà al pubblico di visionare in tutta la loro bellezza e unicità più di 80 fotografie da lui stesso scattate sul set di “Full Metal Jacket” tra cui dei preziosissimi e rarissimi scatti dedicati a Stanley Kubrick. Dunque ci siamo, il 9 novembre si parte, che l’anno zero di Marco Müller abbia inizio e ci porti tanto buon cinema.

Edy Ferraiuolo

Addio a Pierre Mondy, inventò il “Vizietto” Primo protagonista di “La Cage aux folles”, era “Cordier” su la 7

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ra uno dei più amati e popolari attori francesi. Volto d’attore consumato, simpatia contagiosa e voce arrochita dal fumo. Più di mezzo secolo in scena tra cinema, tv ma soprattutto teatro. La passione di una vita, quella che esercitava ancora all’età di 87 anni, pochi mesi prima di morire. Una passione che lo portò al successo internazionale nel 1973 quando interpretò (partecipando anche alla scrittura e alla regia) “La cage aux folles” pièce che con garbo ed ironia trattava il tema scottante dell’omosessualità. Una delle più belle storie del Teatro francese, satira feroce del perbenismo della società borghese, più di 1800 repliche per un totale di sette stagioni consecutive. La sua carriera prosegue ininterrotta e camaleontica; alterna con intelligenza ruoli eminentemente comici (in “La 7a compagnia” L’attore francese Pierre Mondy è un imbranato sergente alle prese con le missioni più esilaranti) ad altri da cinema impegnato come nel “Conte di Montecristo” o in “Austerlitz” del regista Abel Gance. Il palcoscenico, con il suo contatto diretto e immediato con il pubblico, era la sua dimensione naturale, un approdo vitale necessario al quale ritornare sempre e comunque. Decine di commedie mandate in scena negli ultimi anni delle quali fu protagonista regista e talvolta autore, una comicità posata, sorniona, quasi sussurrata. I colleghi parlano di un regista dall’amore viscerale per i giovani, predisposto a mettersi in gioco e a lavorare con i nuovi talenti. Nel 1992 arriva poi la Tv con il “Commissario Cordier” ed è subito successo. Quindici anni di telefilm sur TF1 (la prima rete francese) milioni di spettatori ogni anno e l’esportazione della fiction in tutti i paesi europei tra cui l’Italia. Ed è così, infatti, che molti italiani si ricordano di lui, nei panni del simpatico e burbero commissario parigino sposato a una donna italiana ((l’attrice Antonella Lualdi). Gli episodi sono tuttora in programmazione su La 7 e costituiscono una delle poche “prima serata” che la rete non dedica all’approfondimento giornalistico. Nel nostro paese ha recitato inoltre nella serie di culto “La piovra”.

Stefano Vosa

La redazione di Cosmoggi augura Buone Feste a tutti i suoi lettori

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a cura di Lello Minervino

Kermesse poetica

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ella sala studi della Madonna dell’Arco, si è svolto un incontro tra poeti promosso dalla dott.ssa Elisabetta Busiello, presidente dell’ associazione AIPH (Associazione Italiana Protezione Handicappati). La signora, fine poetessa ed instancabile organizzatrice culturale, da molti anni opera nell’ ambito culturale campano e non solo. Le sta a cuore il mondo dei disabili su cui incessantemente è la sua sensibile attenzione. Molti poeti si sono riuniti per questa occasione in un clima di amicizia e solidarietà ed hanno declamato i loro versi. A ciascuno la dottoressa ha dato un riconoscimento. Io ho avuto l’ultimo libro pubblicato dalla Busiello,”Papà, dove sei?” un bel testo ricco di liriche e fotografie ricordo del recente passato in cui sembra si sia chiuso un ciclo espressivo assai vivo e presente. Alla cara Elisabetta noi auguriamo che mai si spenga l’impegno e l’entusiasmo con cui si è prodigata finora e che possa raggiungere altri traguardi importanti nel suo percorso di grande incisività poetica e sociale. Tra i partecipanti: Nando Scafuto, Maria Rosaria Aiello, Giovanni Rapicano, Bruno De Cristofaro, Luisa Lombardo, Enrico Fontanarosa, Anna Rita Mercogliano, con la sua ridente famiglia e tanti altri.

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MUSICA E SPETTACOLO

Grande successo alla Fortezza Firmafede di Sarzana nell’ambito del Festival della Mente Tra musica e teatro l’incanto di Enzo Moscato in Toledo Suite

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a scena è scarna, essenziale, nuda. Il velino nero su cui vengono proiettate le suggestive immagini stilizzate di Mimmo Palladino costituisce una membrana “invisibile” carica di poetiche suggestioni. Il leggio, ornato con una cascata di pomodori, rimanda ad una certa iconografia napoletana dal sapore antico. Lo spettacolo ha come ambito di rappresentazione un luogo reale della città di Napoli: Toledo. Una strada che deve il suo nome alla dominazione del vicereame spagnolo di don Pedro de Toledo. Ricorrendo alla forma di teatro-canzone, Enzo Moscato rievoca una Napoli travolta dalle macerie della Seconda guerra mondiale. Un contesto in cui i soldati americani, liberatori, approfittano delle grazie delle “senorine” costrette a vendere il proprio corpo per ragioni di sopravvivenza. La narrazione si snoda tra bordelli, crudeltà e malaffare. Folli e sognatori. Rimandi e sovrapposizioni. Ambientata in quei “bassi” dove non ci sono differenze sociali, ma un comune e tragico destino. Il ventre della città non bagnato dal sole. Un gioco di specchi fatto di presenza-asssenza con un unico filo conduttore: Napoli e i Quartieri spagnoli come luogo della memoria e fonte d’ispirazione. Un’ opera in cui, sebbene Enzo Moscato sia il rappresentante della nuova drammaturgia napoletana, il teatro si ritrae a vantaggio della canzone e della musica. Un recitarcantando in cui alcune delle più celebri liriche del canzoniere napoletano classico come “Palomma”, “Anema e core”, “Scalinatella” e “Na voce na chitarra e ‘o poco ‘e luna” e brani originali quali “Tempo”, ‘A musica e Tuledo”, si alternano e si combinano con canzoni di Brecht, Marguerite Duras (India song), Weill, Raffaele Viviani e Lou Reed (Cremation). Moscato canta in napoletano, inglese, tedesco, francese e finanche in giapponese nel brano “Youkali”. Grazie ai preziosi arrangiamenti di Pasquale Scialò, la musica è l’elemento portante dello Suite. Supportato da un trio di musicisti da camera alla chitarra (classica e portoghese), mandolino, violino, contrabbasso, fisarmonica e percussioni, l’attore-chansonnier si rende protagonista di una drammaturgia sonora colta e popolare, raffinatissima ed originale che spazia dalla Rumba, al Fado, al Bolero. Restituendo, così, nuova linfa a tracce che hanno fatto la storia della canzone napoletana. Tra amore e morte, dolore e ribellione, esilio e riscatto, un ’emozionante esperienza all’insegna d’una grazia dolorosa. L’artista si congeda da un pubblico rapito e partecipe con un omaggio al grande Nino Taranto di cui interpreta “Lusingame”.

Giuseppe Orso

“Tutta n’ata storia”: torna Pino Daniele live A dicembre concerto evento al Palapartenope con grandi ospiti musicali

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cco a quattro anni di distanza dallo storico concerto di Piazza del Plebiscito, un nuovo grande appuntamento per la città di Napoli con lo stimato cantautore Pino Daniele. Pino, infatti, celebrò in piazza, insieme all’amato pubblico, i suoi trenta anni di carriera. E oggi torna a suonare con i grandi artisti partenopei che hanno condiviso la prima parte della sua storia musicale con l’evento “Tutta n’ata storia – live in Napoli”, tre grandi concerti in calendario il 28, 29 e 30 dicembre 2012 al Teatro Palapartenope. Durante le tre serate Pino suonerà insieme a Enzo Avitabile, Enzo Gragnaniello e la storica band di “Vai Mò”, Tony Esposito, Tullio De Piscopo, James Senese, Joe Amoruso e Rino Zurzolo Ad accompagnarlo sul palco ci sarà anche la sua nuova band, composta da Michael Baker (batteria), Gianluca Podio (piano), Elisabetta Serio (tastiere) e lo stesso Rino Zurzolo (basso e contrabbasso). Una promozione per i fan! Chi acquisterà il biglietto su ticketone riceverà una Card a edizione limitata, che varrà come titolo di accesso per lo show. Ai titolari della Card saranno riservati inoltre sconti e l’esclusivo privilegio di partecipare al sound check pre-show. “Tutta ‘nata storia- live in Napoli” sarà un evento imperdibile per tutti gli amanti del rock-blues dal sapore mediterraneo, un “marchio di fabbrica” che Pino Daniele ha saputo esportare in tutto il mondo e a far apprezzare da grandi artisti internazionali, come Eric Clapton, Wayne Shorter, Pat Metheny e tanti altri. Pino farà richiamo alle calde atmosfere sonore per salutare questo 2012 insieme alla città di Napoli.

Rosaria Fiorillo Posillipo

a cura di Zorama

“Noi”, il nuovo disco di Eros Ramazzotti La copertina dell’album rivelata dallo stesso cantautore romano

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ros Ramazzotti ha annunciato sulla pagina Google + la copertina del suo nuovo album. L’immagine è quella della scritta “Noi” davanti ad uno scatto del cantante, per una cover semplice. Il cantautore ha rilasciato anche sulla sua pagina Facebook il titolo del

nuovo album: “Noi”, in uscita il 13 novembre 2012. È arrivato così il giorno ufficiale della pubblicazione dell’ultimo lavoro di Eros. All’interno troviamo tracce inedite e anche collaborazioni importanti, come quella con il gruppo “Il Volo” e la superstar internazionale Jennifer Lopez. Sappiamo che il ragazzo “nato ai bordi di periferia” ama duettare con le grandi star della musica internazionale. Ricordiamo appunto le collaborazioni con Tina Turner e Anastacia. Sono passati quattro anni dall’ultimo album intitolato “Ali e Radici”, risalente al 2009. Dopo il duetto con  Giorgia “Inevitabile” che ha venduto più di 30.000 copie, Eros torna con un nuovo lavoro per la collaborazione della casa discografica Universal. E intanto impazza già nelle radio il primo singolo estratto dal nuovo album, “Un angelo disteso al sole”. Singolo che è subito diventato primo in classifica su I Tunes e di cui troviamo due versioni videoclip sul canale Youtube chiamato Vevo (una italiana e l’altra spagnola). Eros torna a cantare dell’amore e dei segreti dell’anima con la stessa sensibilità di sempre. Grazie alla nuova compagna Marica Pellegrini e alla bambina che gli ha regalato, il cantautore romano ha potuto assaporare le gioie di un nuovo cammino nella sua vita, raggiungendo così quella serenità che cercava da tempo. Serenità ch aveva purtroppo perso dopo la fine del matrimonio con la showgirl Michelle Hunziker. Saranno entusiasti i fan che seguono la sua carriera musicale da oltre vent’anni, anche perché è stato già annunciato l’atteso tour 2013 che come sempre porterà Eros in giro per il mondo.

Maria Balsamo

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SCIENZA E TECNICA

a cura di Ennio Salvia

Continua il mistero di Rapa Nui

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L’isola dalle “teste di pietra” pone ancora domande senza risposte

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isola di Pasqua – in lingua nativa Rapa Nui, ovverossia “grande roccia” – è un’isola ad una catastrofe mondiale, è sopraggiunto un imbarbarimento repentino dei pochi dell’Oceano Pacifico meridionale appartenente al Cile. Situata a 3601 km a ovest superstiti. Questa teoria spiegherebbe un certo patrimonio culturale e mitologico comune delle coste del Cile e 2075 km a est delle isole Pitcairn, è una delle isole abitate in tutto il mondo antico. E spiegherebbe le conoscenze e le abilità tecniche degli abitanti più isolate del mondo. Pasqua è una isola vulcanica formata sostanzialmente da 3 vulcani di Rapa Nui nella costruzione dei Moai. Alcuni studiosi ritengono che gli isolani siano il spenti, il Terevaka, che costituisce la parte centrale dell’isola, e due vulcani più piccoli risultato di una mescolanza di civiltà nordiche, peruviane e polinesiane che approdarono il Poike nella parte orientale dell’isola e il Rano Kau nella parte meridionale. Il primo a sull’isola con delle zattere e decisero di colonizzarla. Ritrovamenti archeologici e test sbarcare invece sull’isola fu l’olandese Jakob Roggeveen, che scese su di essa la domenica genetici condotti negli anni novanta hanno dimostrato che la popolazione dell’isola era di di Pasqua 1722, motivo per il quale l’isola fu battezzata Isola di Pasqua. e meridionale . I origine polinesiana e avrebbe colonizzato Rapa Nui tra l’800 e il 1100 d.c.. I Moai sono li e grandi busti che si trovano sull’isola vengono chiamati moai. Sull’isola esistono solamente in quella posizione per comunicare qualcosa. Religione, gerarchia, potenza. E’ ancora un 638 moai secondo le ricerche condotte da Sebastian Englert. Nonostante gli studi fatti negli mistero. Ma per la loro costruzione occorreva una struttura sociale organizzata, in grado ultimi anni il loro scopo non è tuttora noto con certezza. Secondo ipotesi più recenti le di far lavorare molte persone, e una buona perizia tecnica. Tagliare la pietra nella cava, statue rappresenterebbero scolpirla secondo un preciso progetto, trasportarla nel luogo di posa, issarla e orientarla capi tribù indigeni morti, e nella posizione voluta non era certo semplice. Secondo un articolo apparso sul Denver Post secondo la credenza popolare il segreto della costruzione dei Moai è stato l’uso degli elefanti. Qualcuno aveva ritenuto avrebbero permesso ai vivi di che, dal momento che la pietra con cui sono fatti i Moai non era reperibile sull’isola, prendere contatto con il mondo doveva essere stata portata da extraterrestri. In realtà si è scoperto che i Moai sono costruiti dei morti. Ma a tenere banco con il tufo estratto dalle cave del vulcano Rano Kao. Ancora oggi sono visitabili Moai in questi ultimi tempi è la incompiuti presso le cave, circondati dagli utensili necessari alla loro realizzazione. L’isola scoperta fatfa da due archeologi fu disboscata proprio per la costruzione dei Moai, che richiedevano un complesso sistema britannici. Colin Richards e Sue di trasporto, e per il sostentamento della popolazione. Questo unito alla rapida riduzione Hamilton, dell’Università di della popolazione e alle malattie portò ad una sorta di eco-disastro, alla desertificazione e Manchester e dello University alla decadenza culturale degli abitanti. I ratti che raggiunsero l’isola con i polinesiani prima College di Londra, che hanno e con gli europei dopo, in assenza di predatori naturali, si moltiplicarono a dismisura. svelato il mistero degli enormi Nella loro dieta alimentare rientravano anche i semi di palma. Furono loro a contribuire copricapi che alcuni degli oltre all’estinzione degli alberi dell’isola. Ipotesi, teorie, leggende, certezze. L’isola di Pasqua è 600 Moai, portano sulla testa. lì. Con il suo vulcano e le sue bellezze ormai accessibili a tutti i turisti. Con i suoi misteri Sono misteriosi. Incutono e i suoi Moai. I loro occhi guardano verso l’interno dell’isola. Come per proteggerne gli timore ma anche rispetto. Sono abitanti. Come per difendere una storia che tutto il mondo da secoli prova a conoscere. alti fino a 10 metri e sono uno dei misteri che la società moderna non riesce a spiegarsi. I Moai dell’Isola di Pasqua, sono di roccia tufacea del peso anche di 80 tonnellate e la cui Ennio Salvia costruzione, ancora oggi, dopo oltre 1000 anni, rimane un enigma.  In questi giorni i due studiosi britannici seguendo tre indizi – un’ascia votiva rinvenuta intatta accanto ai cappelli, un antico vulcano e una strada formata da ceneri di lava – hanno scoperto che i polinesiani hanno fatto rotolare i cappelli, che pesano diverse tonnellate, giù dal vulcano. Gli studi vanno avanti nel tentativo di scoprire il motivo della presenza di questi copricapi. Ma forse molti sapranno che questo non è l’unico mistero dell’Isola di Pasqua. L’ombelico del mondo. Così l’avevano definita i suoi abitanti. Unica terra emersa sopravvissuta al diluvio universale. Le Orecchie lunghe e le Orecchie corte erano i due gruppi che vivevano l’isola. I secondi subordinati noto che, specialmente nei grossi agglomerati 3.500 euro iva esclusa per un diamante di un quarto di ai primi fino a quando, come nelle migliori tradizioni, urbani, il problema della sepoltura dei defunti è carato a 13 mila euro per un diamante di un carato, che in una data situabile tra il 1680 e il 1774, le Orecchie piuttosto grave. I cimiteri, ormai, sono delle citrichiede una lavorazione più lunga. Spese talvolta simili Corte si ribellarono, massacrarono le Orecchie Lunghe e tadelle nella città, con palazzi anche di quattro, cinque a quelle di sepoltura”. Il processo, spiega l’azienda, al abbatterono gran parte dei Moai. Queste sono le notizie piani zeppi di loculi per ospitare i “cari estinti”. Per quemomento può avvenire “solo in Svizzera, in Italia non acquisite dai pochi sopravvissuti. In realtà dell’isola si sa sta carenza di spazio ormai anche in Italia spesso si riè previsto. L’unico atto burocratico richiesto ai cittadini poco o nulla. La struttura sociale all’epoca della scoperta corre all’incenerimento della salma e al “contenimento” italiani che desiderano procedere è il passaporto morera completamente disgregata. Le origini della lingua dei resti in una semplice quanto piccola urna che, ovtuario emesso dal comune di residenza che consente di dimenticate. E poi gli europei, la sifilide, l’influenza. viamente, occupa molto meno spazio della classica trasferire l’urna all’estero ai fini della sepoltura”. Ma La scomparsa della popolazione. Nel 1877 Rapa Nui bara. Ma c’è chi è andato oltre. In Svizzera, già da in Italia esiste ancora una certa ritrosia verso questa contava 111 abitanti. Il mito ha origine da qui. Dalle tante alcuni anni, il processo dell’incenerimento terpratica, proprio per “questioni culturali” e domande poste da studiosi e ricercatori e dalle mille mina addirittura con una sorpresa. Alla fine “le onoranze funebri - spiegano dall’azienrisposte fornite. Molte delle quali diventano leggende. i parenti del defunto trovano non le ceneri da - hanno il timore di proporla ai parenti Quali sono le origini dell’isola? Da dove è giunta la sua ma una pietra preziosa che “in base alla dei defunti. La maggior parte di richieste popolazione e come ha fatto a raggiungere un’isola spersa quantità di boro presente, può assumere arriva comunque dal centro-nord, in parnell’oceano pacifico senza mezzi di trasporto idonei? varie tinte di blu”. Si  superano  così le ticolare da Lazio, Lombardia, Piemonte, LiPerché è improvvisamente scomparsa? Quale è l’origine barriere della tradizione, permettendo a guria e Toscana. Chi si rivolge ad Algordanza dei Moai? E perché una terra che avrebbe dovuto essere chi “rimane” di tenere sempre vicino a sé il non è particolarmente ricco, né eccentrico, ha solo un verde e rigogliosa fu trovata arida e desolata? L’isola di caro estinto. “Il primo piccolo boom di richieste in Itaimportante rapporto col defunto che desidera mantenePasqua è una parte emersa del continente Mu, collegato lia si è avuto nel 2010”, spiegano da Algordanza Italia, re in qualche modo. Talvolta dalle ceneri - quelle dei deall’Asia e alle Americhe da grandi gallerie. Quando Mu si azienda con sede legale a Roma che dal 2008 si occupa funti italiani, per legge, devono essere utilizzate in toto inabissa nelle profonde acque del Pacifico solo Rapa Nui del trasporto delle ceneri dei defunti nei laboratori svizsi ricava “anche più di un diamante: è successo che dalle rimane in superficie, isolando per sempre i suoi abitanti. zeri, dove la trasformazione della cenere in diamanti è ceneri di un uomo si siano ricavati due diamanti per moLa scrittura rongo-rongo, che nessun abitante moderno considerata una forma di sepoltura. Una volta estratto il glie e figlia”. Nei laboratori svizzeri nascono ogni anno dell’isola è in grado di decifrare,  sarebbe la stessa usata carbonio dalle cenerispiega Algordanza nei laboratori circa 1.000 “diamanti della memoria” e “le maggiori nella valle dell’Indo. I Moai rappresenterebbero esseri vengono ricreate le medesime condizioni di temperarichieste si hanno dal Giappone e, per quanto riguarda di un altro mondo. Extraterrestri che portarono la civiltà tura e pressione che in natura portano alla formazione l’Europa, da Germania, Austria, Svizzera e Spagna”. al continente perduto prima del diluvio universale. Una dei diamanti. Ciò che si ottiene sono veri diamanti con teoria ipotizza che nell’evoluzione dell’uomo ci sia stato un le medesime caratteristiche ottiche, fisiche e chimiche Alessandro Caforio momento di apice scientifico e tecnologico a cui, in seguito dei diamanti naturali. Il costo dell’operazione varia dai

Un defunto da portare al dito Dal processo di incenerimento di un morto si ricavano diamanti

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LIBRI

a cura di Eleonora Belfiore

Guida agli spettri della città “Fantasmi a Napoli”, di Annamaria Ghedina, è anche una raccolta di storie testimonianze e misteri

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uando si sentono tintinnii di catene, portoni che cigolano, soffi di vento che ci accarezzano d’improvviso o lampadine che si spengono e si accendono, in una casa disabitata, allora si comincia a pensare a ... presenze invisibili. Verità o fantasia, suggestione o realtà? Il libro di Annamaria Ghedina, giornalista e scrittrice, già autrice di noti volumi quali “Il fantasma dell’impiccata della Vicaria” e “Il dizionario dei fantasmi”, scorre all’insegna dell’espressione eduardiana “Non è vero, ma ci credo. Il testo c’introduce prima nell’antica Napoli, quella dei vicoli e vicarielli, quella oscura, piena di misteri e intrigante, alla scoperta di luoghi esoterici testimoni di avvenimenti strani, del passato, ma anche risalenti a tempi più recenti, poi ci conduce dei dintorni della città e persino in provincia ed oltre, dove pure si registrano diverse misteriose entità. Il lettore è accompagnato in un suggestivo itinerario che non mancherà di stupirlo nella conoscenza di vicende e personaggi davvero inimmaginabili. In appendice anche una serie di testimonianze con un esplicito invito ai “convinti” a raccontare la loro storia per un eventuale inserimento delle loro personali esperienze in un’edizione futura del volume. Manca la figura di “Crispino”, il fantasma della Scuola Militare Nunziatella. Nel finale, un “vocabolarietto” per saperne di più su alcuni noti spiriti, specie partenopei, quali la Bella ’Mbriana, apportatore di fortuna, ’o Munaciello, spiritello della casa, e ’o Mammone, spauracchio per i bimbi cattivi.

Una retrospettiva da urlo Da Profondo Rosso Edizioni, un volume che analizza l’opera prima di Dario Argento

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opo l’ apprezzato saggio dedicato al film  Sette Note in Nero, ritorna nelle librerie  Giovanni Modica che dedica la nuova fatica letteraria ad un altro classico della cinematografia:  L’uccello dalle piume di cristallo  di Dario Argento. Con la consueta abilità e completezza, Modica ripercorre la genesi del primo film del regista romano, il più emblematico e sicuramente quello che più di altri lo lanciò nel mondo del cinema, facendolo diventare in pochi anni un punto di riferimento per il pubblico. Dario Argento e L’uccello dalle piume di cristallo  è un testo esauriente e completo, che ha l’ulteriore pregio di allargare l’orizzonte anche su altri film del regista romano. In quasi trecento pagine, lo scrittore ci racconta, passo dopo passo, la nascita del film ed il ruolo di Dario Argento nell’ambito della cinematografia italiana ed internazionale. All’interno del libro, L’uccello dalle piume di cristallo viene letteralmente sezionato, quasi fosse un corpo sottoposto ad autopsia, ispezionandone perfino i luoghi in cui fu girato. Non poteva mancare, naturalmente, un ricco contributo iconografico, a dimostrazione di quanto in quegli anni il successo di un film dipendesse anche dalla realizzazione di locandine accattivanti; ma, ancora più interessante, è la sezione curata da Luigi Cozzi (amico e collaboratore di Argento), in cui l’editore-regista ha raccolto una serie di interviste rilasciate da Dario Argento, grazie alle quali si potrà approfondire maggiormente la sua vita dietro la macchina da presa.

Eleonora Belfiore

Profondo Rosso - Giovanni Modica, Dario Argento e l’uccello dalle piume di cristallo, Edizioni, 285pp., € 27,00 

Nuove storie, vecchi miti

Sara Belfiore

Annamaria Ghedina, “Fantasmi a Napoli”, Adriano Gallina Editore, pagg. 163, € 13,00

La casa stregata sulla riva del fiume

Dall’autore de “L’esorcista”, un horror classico con un vibrante tocco di umorismo nero

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ew York, anni Novanta. Joan Freeboard è un’ambiziosa agente immobiliare che ha fra le mani un grande affare: la vendita di Elsewhere, una villa costruita negli anni Trenta su una boscosa isola del fiume Hudson, ormai disabitata da anni. Ma quella che sembra un’occasione d’oro nasconde un impedimento non da poco: si dice che la proprietà, già scena di diversi omicidi, sia infestata da fantasmi che uccidono chiunque vi soggiorni. Joan arruola allora un esperto di paranormale, una sensitiva e uno scrittore e insieme a loro si trasferisce nella villa per una settimana, per sfatare questa terribile nomea.  Ma le cose andranno diversamente: isolati da tutto in seguito a una tempesta, i quattro sperimenteranno l’oscura forza delle presenze occulte che si aggirano nella casa, in un crescendo di terrore che li porterà a una imprevedibile e spaventosa rivelazione finale. William P. Blatty è conosciuto in tutto il mondo in relazione al suo primo romanzo “Esorcismo” (ripubblicato sempre dalla Fazi Editore nel 2009). Opera che nel campo della narrativa horror ha segnato veramente un’epoca e da cui fu tratto il celebre film “L’esorcista”. Ne “Il traghettatore” l’autore riprende un tema classico: quello delle case possedute e, tuttavia, lo sviluppa in maniera innovativa ed ironica rendendo la storia più avvincente ed interessante. Questo romanzo in origine era un racconto lungo inserito nell’antologia  999  a cura di Al Sarrantonio. In Italia questa interessante raccolta è stata pubblicata dallaSperling & Kupfer divisa in due volumi con i titoli 999 e 666 e il racconto di Blatty con il titolo Altrove si trova nella seconda parte.

Anna Aita William Blatty, Il traghettatore,  Fazi Editore, 200 pp., € 9,90

“The passage”, il bestseller sui vampiri che ha inchiodato l’America

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arà presto pubblicato anche in Italia “The passage”, il nuovo capolavoro della letteratura horror made in Usa. Figlia di un commesso viaggiatore e di una cameriera, Amy trascorre i primi anni della sua vita tra camion e motel. Poi, però, succede qualcosa: la ragazza viene implicata in un esperimento militare segreto - nome in codice  Project Noha  - che porterà morte, sangue e vampiri in tutto il mondo. Inizia così “The Passage”, bestseller di 776 pagine, primo volume di una trilogia, firmato da Justin Cronin. Oggetto di una mastodontica campagna pubblicitaria negli States, dal volume verrà presto realizzato anche un film. Lo scrittore ha messo in scena insieme l’horror classico e la fantascienza, il tecno-thriller ed il terrore apocalittico. Tra i fan di Cronin, c’è anche il maestro del brivido, Stephen King che di lui ha scritto: “Leggete quindici pagine e vi sentirete in trappola, leggetene trenta e vi sentirete prigionieri, costretti a leggere anche di notte. Cos’altro posso dire? Questo: leggete il libro, e il mondo ordinario scomparirà”. Che “The Passage” piaccia al re dell’horror, non stupisce: molti critici hanno infatti notato diverse affinità tra l’opera dello scrittore ed uno dei maggiori successi di King, “The Stand” (in Italia “L’ombra dello scorpione”), che si apriva con la morte di milioni di americani uccisi da un virus letale e continuava raccontando le vicissitudini dei pochi sopravvissuti. La storia del novello milionario Justin Cronin, in ultima analisi, ci dice molto sulla narrativa contemporanea, che sembra aver riscoperto ed attualizzato temi antichi. L’uomo, del resto, si confronta con l’apocalisse dai tempi delle antiche profezie, così come la lotta tra il bene e il male è alla base delle più grandi letterature di tutti i tempi. E anche il vampiro, a ben vedere, è molto più di una moda passeggera. L’autore, che giura di non aver letto “Twilight”, spiega come questa figura fantastica abbia a che fare con una domanda fondamentale: qual è il rapporto dell’essere umano con la mortalità? Del resto, le storie di vampiri centrano (è proprio il casi di dirlo) il cuore della questione, e ci rassicurano sul fatto che, nonostante tutto, è meglio essere umani. Umani e lettori appassionati.

Justin Cronin, The Passage - Ed. Mondadori, pag. 883 € 22.00

Vittoria Pesaro

Colpo d’autore: i libri da leggere ad Halloween

per il numero di novembre abbiamo partecipato a un seduta  libritica, perché amiamo Halloween e perché ci piace parlare con i fantasmi contenuti nei libri. Volete sapere quali autori e quali personaggi hanno battuto un colpo per noi ? Leggete, senza timore, la seguente lista: 1. Edgar Allan Poe, La rovina della casa degli Usher In questo spaventoso e magistrale racconto di Poe, forze occulte e misteriose si aggirano in una cadente casa di famiglia. Alla lettura di un libro, entra in scena il fantasma di lady Madeleine Usher. Per ch non avesse mai letto il racconto, non sveliamo il finale. Vi diciamo solo che fa tanta ma tanta paura..... 2. Stephen King, Shining Benvenuti all’ Overlook Hotel, “confortevole” albergo del Colorado che sembra aver assorbito forze maligne che vanno al di là di ogni comprensione umana. Jack Torrance, uno scrittore fallito, accetta di trasferirsi come guardiano all’Overlook durante la sua chiusura invernale. Ed è a questo punto che le forze del male si scatenano e si materializzano gli orribili fatti accaduti nelle stanze dell’albergo maledetto.... 3. William Shakespeare, Amleto Il fantasma più famoso della storia delle letteratura è forse il defunto re di Danimarca, che ogni sera compare sulle mura del castello di Elsinore al cambio della guardia di mezzanotte per cercare giustizia. Come sappiamo chiederà al principe Amleto, suo figlio, di essere vendicato. E da qui, l’inizio della nefasta vicenda.... 4.  Oscar Wilde,  Il fantasma di Canterville Umorismo deliziosamente britannico ed un simpatico fantasma depresso, in questa novella scritta da Oscar Wilde: anche qui c’è un castello, è stato commesso un delitto ed al maniero nessuno osa avvicinarsi perché vi abita un fantasma. Fino a quando non arriva dall’America il ministro Hiram B. Otis con moglie e figli: il fantasma si industria per terrorizzare i nuovi inquilini, ma nulla sembra spaventare la famigliola di mortali. ... 5. Henry James, Racconti di fantasmi I fantasmi di James si distinguono dai loro colleghi del romanzo gotico, perchè non amano trascinare catene per le scale né scoperchiare tombe nei cimiteri: ben altri trucchi narrativi, assai più  moderni, vengono usati dal grande romanziere americano per metterci i brividi. Ancora oggi, L’inquilino fantasma,  Il giro di vite,  L’altare dei morti,  Gli amici degli amici  e gli altri racconti di James sono quanto di più terrificante si possa leggere. 6. Susan Hill, La donna in nero XIX secolo: la signora in nero del titolo abita in una casa isolata dal resto del mondo, infestata da strane presenze. Da leggere in solitaria, di notte, meglio se davanti a un caminetto acceso. 7.  Washington Irving,  La leggenda di Sleepy Hollow Questo fantasma è un cavaliere senza testa: si aggira per la valle di  Sleepy Hollow, decapitando a sua volta tutti i viandanti che incontra sul cammino. Romanzo tornato in voga con la truculenta rilettura cinematografica di Tim Burton nel ’99. 8. Charles Dickens, Ballata di Natale A volte i fantasmi portano bene: è il caso del famoso canto natalizio di Dickens, in cui il rude e avaro Ebenezer Scrooge cambierà totalmente il suo modo di essere e di rapportarsi agli altri dopo aver ricevuto al visita degli spiriti del Natale e di un amico defunto. 9 . Jerome K. Jerome, Storie di fantasmi per il dopocena Un gruppo di amici si ritrova a cena e dopo aver mangiato si dedica alle storie di fantasmi. Ma sono storie velate dall’umorismo britannico dell’autore di Tre uomini in barca: la nostra preferita è Il fantasma della camera azzurra.  10.  Carlo Fruttero (e Lucentini),  Ti trovo un po’ pallida La commedia del fantasma che non sa di esserlo, secondo le penne Fruttero & Lucentini. Un libro veloce ma davvero divertente. Per questo numero è tutto. Che lo spirito di Halloween possa seguirvi per tutti i mesi che verranno, cari lettori. Al prossimo colpo ed un macabro saluto dalla vostra oscura signora!


VARIE

a cura di Antonio Starace

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La legge di stabilità colpisce indiscriminatamente Vibrate proteste da parte dei professori contro l’aumento delle ore di lavoro

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on la Legge di stabilità il Governo, affamato vampiro non solo del danaro faticosamente guadagnato dagli italiani onesti ma anche del loro tempo e di qualsiasi altra loro risorsa, ha voluto “catturare” anche i ritagli di tempo della professione docente, ritenendo con molta superficialità che le loro prestazioni si esaurissero alla sola didattica spesa con gli allievi. Con un colpo di mano, infatti, hanno inteso gravare di ulteriori sei ore settimanale il tempo frontale dei docenti da distribuire nelle aule. Naturalmente la faccenda ha scatenato le ire degli interessati e dei sindacati, non solo per il fatto che si volesse con un colpo di spugna cancellare le conquiste della categoria raggiunte attraverso anni di lotta e di trattative coi precedenti governi, ma anche perché non si teneva conto del fatto che il lavoro degli insegnanti non si limita a quello della “lezione”, ma si estende alla preparazione della stessa, all’aggiornamento ed alla correzione dei compiti, alla partecipazione ai Collegi Docenti, alle Assemblee, alla partecipazione agli Organi Collegiali ed altro che, di fatto, comportano un lavoro a tempo pieno. E tutto ciò senza nemmeno tener conto che i docenti italiani sono già sottopagati rispetto ai loro colleghi europei. La rivolta dei prof è partita da Roma ove, con un flash mob davanti al Ministero, alcune centinaia di insegnanti hanno corretto i compiti dei loro allievi per strada a dimostrazione del tempo che occorre per questa operazione. Poi altre iniziative sono proliferate in tutta Italia per contestare la proposta del Governo di dilatare l’orario di lavoro dei docenti di sei ore settimanali lasciando invariato lo stipendio, ma con una ipocrita gratifica di 15 giorni di ferie a fine luglio,

quando la scuola è chiusa. Anche in Internet sono partite petizioni online, promosse da siti, sindacati e organizzazioni di categoria. Corrono sulle pagine della rete prestampati istantanei per ricorsi, class action o per impugnare tutto davanti al Tar. Molte scuole hanno annunciato “scioperi bianchi”. Un precario di Ferrara ha addirittura stampato una maglietta con la frase “Pubblica (d)istruzione”. La rivolta è stata condivisa dall’intera classe docente, non solo precari, dagli alunni e dai genitori. I sindacati hanno annunciato uno sciopero generale per il 24 novembre e disapprovazioni sono state manifestate dai vari partiti politici. Ora qualche voce informale del Ministero parla di un possibile dietro front. Al di là della vicenda, che si commenta da sola, è il caso di riflettere sul “modus operandi” del Governo Monti che, in continuità coi precedenti Governi, consente notevoli stanziamenti alla Scuola privata sottraendoli alla suola pubblica. E sta massacrando il popolo italiano con un livello di tassazione vertiginoso, tagliando risorse, servizi, tempo, disincrementando (mi si lasci passare il termine) ogni possibilità di crescita e di sviluppo futuro, senza però toccare i privilegi acquisiti dei politici, delle banche e dei potentati che hanno rovinato l’Italia coi loro intrallazzi, con la corruzione e con l’indebitamente del Paese senza freno e… continuano a lucrare sulle disgrazie degli incolpevoli italiani.

Un manifesti di protesta

Fausto Marseglia

Once upon a time : per sempre felici e contenti? I personaggi delle fiabe più cari della tradizione popolare e di Walt Disney raccontate in chiave inedita

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vissero per sempre felici e contenti. Fine del libro. L’ultima pagina ci lasciava con occhi sognanti a pensare a mondi incantati e principesse felicemente maritate con tanto di prole. Per anni abbiamo creduto nell’happy end. E se la fine non fosse, invece, così nota e gaia? Se le cose avessero presa un’altra piega dopo quell’ultima pagina? E’ da queste premesse che parte il il telefilm che ha letteralmente stregato gli Stati Uniti ed ora finalmente anche in Italia, Once Upon a Time. I personaggi delle fiabe sono stati intrappolati, a causa di un sortilegio, nel nostro mondo e catapultati a Storybrooke, ridente paesino nel Maine. Qui vivono vite assolutamente normali e sembrano non ricordare nulla della loro vera identità. L’unico ad essere a conoscenza di tutto è Harry, il figlio adottivo del sindaco, il quale cerca di risvegliare i ricordi degli abitanti. Per riuscire nel suo intento, trova la madre biologica Emma Swan, l’unica che può spezzare l’incantesimo gettato sulla cittadina dalla Regina Cattiva ( che altri non è che il sindaco di Storybrooke). Emma accetta di rimanere a Storybrooke poiché vede che quella non è la vita che avrebbe voluto dare ad Henry. La madre adottiva però, Regina, fa di tutto per ostacolare la sua permanenza in città e cerca in tutti i modi di costringerla a ripartire, soprattutto perché ha paura di perdere la custodia del bambino. Attraverso i flashback ambientati nel mondo delle fiabe, si potrà capire il vero perché del rancore del bel sindaco Mills nei confronti di Biancaneve ed apprenderemo anche che non tutto è davvero come sembra.. Scopriremo così che la bella Biancaneve è una fuorilegge innamorata di un Principe Azzurro costretto con l’inganno a dover sposare la figlia di Re Mida per il bene del regno e del popolo, che il Grillo Parlante non è sempre stato un grillo e che il perfido Tremotino, in realtà, agisce così solo per riscattare un amore che gli è stato negato. Grazie ad un’abile sceneggiatura, i piani narrativi si intersecano mescolando il passato senza data delle fiabe e il presente “senza tempo” del mondo in cui sono stati gettati i protagonisti del mondo incantato. Dai creatori di Lost, Edward Kitsis e Adam Horowitz, ci si prospetta uno show ricco di sorprese che appassionerà grandi e piccoli. Siamo solo alle prime battute, e chissà che il canta fiabe non ci riservi qualche altro colpo da maestro mescolando ancora un po’ le carte… 

Francesco Spada

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SPORT

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a cura di Carlo Perna

Allarme in Formula Uno C’è il sospetto che Grosjean abbia problemi di vista

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vero, spesso gli indizi non fanno prova ma quando questi cominciano ad esser numerosi e a battere sullo stesso tasto, allora il tarlo del sospetto si insinua e comincia a rodere. Romain Grosjean, 26enne pilota franco-svizzero di Formula Uno da tre anni nel Circus, è stato nove volte al centro di incidenti nel corso dei quattordici Gran Premi disputati quest’anno, modificando le sorti di molte gare e i destini di diversi piloti, tanto da meritarsi il soprannome de “Il pazzo del primo giro” affibbiatogli da Mark Webber, proprio perché è subito dopo il semaforo verde che Grosjean ha causato la maggior parte degli incidenti. E allora un sospetto si è fatto strada proprio nel deus ex machina della Formula Uno Bernie Eccleston: ma che avesse problemi di vista? “La Lotus dovrebbe fargli tutte le prove del caso. E’ un pilota molto veloce ma sospetto che abbia qualche problema a vedere quello che gli sta intorno. Molti suoi incidenti sono avvenuti perché non è stato in grado di reagire agli eventi che gli sono accaduti nella sua visuale periferica - il parere di Ecclestone, intervistato dal Times - Questo potrebbe essere il problema, se dipendesse da me, non lo farei correre per un Gran Premio e mi accerterei che la sua vista sia ok. E’ più semplice di quanto si possa pensare”.

Antonio Caccese Romain Grosjean

Quel pasticciaccio del Napoli Basket

Quando il “pesce” abbocca all’amo

Ricorso per l’esclusione dalla Legadue ma il NapoliBasket non si arrende e spera nella riammissione a fronte di una sanzione economica

Non hanno fatto bella figura i media che hanno dato per vere notizie inventate

La formazione del Napoli prima dell’inizio del campionato di Legadue

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embra una maledizione, anzi è una maledizione ma Napoli è destinata a non avere una squadra di basket. Eppure la città ha sempre mostrato entusiasmo e grande interesse nei confronti di questo sport fin dai tempi in cui l’unica palestra era quella dei “Cavalli di bronzo” e lo sport era la “pallacanestro”. Tempi eroici della Partenope di Amedeo Salerno e degli aficionados stretti sulle atipiche panche degli spalti. Poi, gli sponsor e i tempi felici della Fides negli anni ‘70 – una Coppa delle coppe vinta e uno scudetto sfiorato – con il “Mario Argento” (palazzetto degno di tale nome) affollato negli oltre novemila posti di cui era capace. Il Napoli basket di Nicola De Piano (anni ’80 – ’90) è stata l’ultima società capace di portare al palasport flegreo un pubblico degno di questo nome. La “caduta” di De Piano trascinò con sè anche la società sportiva e il “Mario Argento”, ora ridotto ad un rudere, simbolo di un’epoca che fu. Da allora solo tentativi di riportare il basket a Napoli, tutti sistematicamente falliti dopo pochissimo tempo, quasi che gli imprenditori interessati volessero subito l’uovo invece della gallina. Anche questa volta, dopo la fusione con il Sant’Antimo e il trasferimento del titolo a Napoli, dopo i primi fuochi di paglia si è consumato il solito “teatrino”. Trentatremila euro di tasse non pagati alla Federazione e la solita, quanto sollecita, mannaia dell’esclusione dal campionato di A2 appena iniziato. Entusiasmi nuovi, guai vecchi ma sempre la stessa superficialità e, oseremmo dire irresponsabilità, di chi ha illuso e poi disilluso per l’ennesima volta tanti appassionati. Ora si riaccende la speranza di riammissione perché l’imprenditore napoletano Maurizio Balbi ha pagato il debito e si spera che la federazione riveda le sue posizioni su una più equa ammenda. Intanto, chi ha potuto ha fatto subito le valige e così Maurizio Bartocci ha colto al volo l’occasione prospettatagli da Scafati ed ha lasciato la guida tecnica; qualche giocatore farà altrettanto. Insomma, un’altra brutta figura e l’immagine dello sport napoletano macchiato indelebilmente.

Ivana Porcini

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icordate le famose “teste scolpite” di Modigliani ritrovate a Livorno e che perfino Giulio Carlo Argan verificò come originali? Quando gli autori dello scherzo vennero allo scoperto in molti stentarono a credere che quel ritrovamento nel “Fosso Reale” livornese fosse una burla. Dovettero dimostrare in pubblico ed in tv di essere stati loro rifacendo sotto i riflettori le loro “opere”. Ebbene, in tema di “bufale”, anche quella messa in atto dall’anonimo diciottenne inglese (?) non è da meno, e non sarebbe stata scoperta se egli stesso non avesse confessato il “misfatto”. E pure lui ha “colpito” gente illustre. “Vi scrivo per dirvi che io non sono un agente di calcio. Sono un ragazzo di 18 anni e negli ultimi due mesi sono riuscito ad ingannare tutti voi, idioti e creduloni, con le mie storie false”. Così inizia la lettera con la quale un ragazzo confessa come è riuscito ad ingannare i giornalisti sportivi delle più importanti testate giornalistiche d’Europa. Il tutto è nato nel modo più semplice e banale possibile. Un account Twitter: @ FootballAgent49. Una sera, annoiato, il 18enne ha cominciato a pensare e a ideare un piano tanto semplice quanto geniale per prendere in giro i media: da lì la creazione di un account Twitter in cui si spacciava come un agente di calcio che, per dovere di cronaca e per evitare false notizie di calciomercato, aveva deciso di dare in anteprime le notizie che riguardavano i suoi assistiti. Nel giro di pochi giorni è arrivato ad avere 40mila followers, tra cui Sky Sport, la BBC e il Daily Mail. Tante le storie inventate che hanno fatto il giro di mezzo mondo, ma la più clamorosa riguarda senza dubbio il trasferimento di Falcao al Chelsea. “Tutto quello che scrivevo era spazzatura - ammette il finto agente -, ma è stato divertente vedere come il mio profilo sia stato utilizzato come fonte attendibile di notizie. La mia preferita riguarda proprio Falcao: nel giro di poche ore tv e giornali di Spagna e Inghilterra hanno riportato la mia bufala”.Dopo la pubblicazione della lettera, il ragazzo ha chiuso il suo account Twitter, senza alcun rimpianto né rimorso (“avrebbero dovuto capire che il mio profilo era un fake”). Lui si è divertito, qualcuno un po’ meno: “Mi dispiace solo per il tifoso che ha scritto “Falcao 20” sulla sua maglietta del Chelsea”.

Carlo Perna Radamel Falcao, attaccante di 26 anni, attualmente all’ Atletico Madrid ha conquistato due trofei di Europa League consecutive nel Porto nel 2011 e con l’Atletico Madrid nel 2012


ULTIMISSIME

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Antonio Caccese

Storia della Polizia a Napoli

Il libro del professore Vincenzo Cuomo è un autentico saggio storico

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del Regno d’Italia. La città di Napoli cessava, pertanto, di essere la capitale del Regno delle Due Sicilie diventando una delle città più rappresentative del nuovo Stato. Nei primi anni conseguenti all’unificazione, la Polizia fu duramente impegnata in una lotta alla criminalità organizzata, la camorra, che purtroppo, nonostante significative e continue operazioni di servizio con l’arresto di esponenti ed affiliati, continua incessante anche ai giorni nostri. Oggi la Polizia di Stato operante a Napoli resta un solido punto di riferimento per tutti quei cittadini che richiedono tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica. Il Capo della Polizia Manganelli dichiara << L’idea del Questore di Napoli di voler affidare alla penna appassionata e professionale del professore Cuomo la redazione di un libro sulla vita degli uffici di via Medina, poteva sembrare , ai più , abbastanza ardita - continua il massimo dirigente - Nei fatti, invece, credo che l’opera sia accattivante ed arguta, consentendo di acquisire informazioni generalmente inedite sulla storia della Polizia a Napoli e sulla città stessa >>.E infine, ma non da ultimo, questo libro è anche un’occasione per ricordare tutti quegli eroi in divisa che sono caduti per la battaglia della legalità, che la Questura di Napoli è orgogliosamente chiamata a continuare.

i sono tanti modi per collegare il concetto di sicurezza partecipata, ognuno secondo il proprio ruolo. Uno di questi modi è la cultura della memoria, intesa come valore delle proprie origini. La storia della Polizia è quella del nostro Paese ed, anzi, può affermarsi senza esitazione che ha anticipato la stessa Unità d’Italia divenendone requisito preziosissimo. E’ stato lo stesso Questore Santi Giuffré a promuovere la stesura di questo libro << E’ bastato un solo incontro con il professore Cuomo per far accendere in me la voglia di promuovere la stesura di un testo che, senza pretese, raccontasse ai posteri la storia di una Istituzione importante, che a Napoli forse assume ancora più importanza che altrove, e che, in quanto tale, profondamente amata dal popolo partenopeo >> . Il libro va a colmare una lacuna. Mancava un testo dedicato alla storia di questa Istituzione nella città di Napoli. “Storia della Polizia a Napoli” è un’opera che si presta a diversi livelli di lettura: quella degli appassionati, che troverà immagini e documenti inediti di notevole interesse storico; quella dei ”dipendenti”, che potranno ripercorrere la storia recente dell’Istituzione di cui fanno parte, e la gente comune, che potrà ritrovare eventi e luoghi altrimenti dimenticati.  Nel 1861 il Parlamento proclamava la nascita

Vincenzo Vinciguerra

L’Italia, Napoli e gli ossimori di questi tempi L’iniziativa dei “Martedì dell’Arte”, presso il

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come quella dei Girolamini diventi oggetto indisturbato di rocambolesche ruberie da parte di un pusillanime millantatore, o ancora che reiterati e inascoltati crolli minaccino di seppellire per sempre come non è riuscito a fare neppure il temutissimo “sterminator Vesevo”. Ma accade anche che in un giorno laborioso d’inizio settimana, a metà pomeriggio, lunghe file di napoletani di tutte le età aspettino quieti, in fila, il proprio turno per ascoltare una lezione di storia

ANNO XVIII NUMERO 11 - 12 N OV E M B R E / D I C E M B R E 2 0 1 2 Autorizzazione Trib.Napoli n. 4740 del 19/03/1996 Direttore responsabile Italo Sgherzi

Teatrino di Corte di Palazzo Reale

entro un Paese corrotto e disonesto da far venire voglia di scappare, in una città contraddittoria e feroce dove il fare camorristico ha messo radici tanto profonde da far dimenticare l’onore di sentirsi chiamati “signori”, può accadere qualsiasi cosa. Che la cultura -per esempio- venga ingiuriata e ferita oltre misura. Così può succedere che il Pan e il Madre, i due musei contemporanei ancora nuovi di zecca, dopo aver scialacquato senza attenzione si avvicendino già mortiferi in programmi squadernati, o anche che una biblioteca straordinaria

Periodico di attualita’, informazione, cultura, cronaca, politica e sport

dell’arte. L’Italia, Napoli e gli ossimori di questi tempi: solo uno spunto di riflessione, che ci pare necessario in un momento come questo. L’iniziativa dei “Martedì dell’Arte”, presso il Teatrino di Corte di Palazzo Reale, organizzata dalla Fondazione Napoli 99 e dal Prof. Tomaso Montanari che ne è il curatore, ha dato il via martedì 9 ottobre alla rassegna “L’altra lingua degli italiani: l’arte figurativa, il paesaggio e l’identità nazionale”. I prossimi appuntamenti sono: martedì 30 ottobre con VITTORIO GREGOTTI, «Linguaggio e società civile nell’architettura italiana dell’ultimo mezzo secolo»; martedì 6 novembre con CHIARA FRUGONI, «La prima rappresentazione del Buon Governo, e la fondazione dell’identità artistica e spirituale italiana»; martedì 13 novembre con FLAVIO FERGONZI, «L’alterna funzione civile di un simbolo: il Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo»; martedì 20 novembre con MICHELE MARIOTTI «La funzione civile della musica e dei suoi luoghi, la Traviata»; martedì 27 novembre con TOMASO MONTANARI , «La gloria e la fama italiana. Arte figurativa e identità nazionale». L’ingresso è gratuito, fino ad esaurimento posti. Per informazioni www.palazzorealenapoli.beniculturali.it

Ivana Porcini

Riceviamo e pubblichiamo

Premio a Padre Aldino Amato, missionario domenicano in Pakistan A Madonna dell’Arco, presso la stazione della Circumvesuviana “Cortile dei Gentili”, per il “Gruppo Interdiocesano del Sabato Sera”, Padre Aldino Amato, nato a Molfetta (BA) nel 1931, domenicano in Pakistan e, dal 13 ottobre 2012 già detentore del Premio detto “Nobel Missionario”, ha ricevuto anche il Premio “La vita, uno sguardo alle vite che non nasceranno”. Aldino Amato, infatti, è stato, nel Pakistan dei diritti negati, il battezzatore di Shahbaz Batti, ex ministro pakistano e martire cristiano assassinato il 2 marzo 2011. Inoltre P. Amato, da 50 anni e con iniziative varie a favore di bambini orfani di strada, diversamente abili e lebbrosi, scuole di alfabetizzazione, ospedali, chiese ecc., è stato assertore del dialogo attraverso le opere; assertore cioè del diritto agli aventi diritti, alla cultura, alla salute, alla casa, al lavoro, alla libertà di coscienza, alla pace nella giustizia, alla vita. Vecchio amico della Famiglia Shahbaz, fu padre Aldino Amato a battezzare il figlio Batti, il futuro ministro delle minoranze (5%) in Pakistan e il martire (purtroppo non da solo) di grossi pregiudizi nei confronti dei cristiani (3%). Di Batti, padre Amato ha in particolare ricordato la sua fanciullezza di bambino già innamorato di Cristo, il crocifisso che dona la vita per salvare tutti, senza discriminazioni. A Madonna dell’Arco, Padre Amato ha incontrato i Novizi Domenicani con il Maestro padre Marco, ha concelebrato l’Eucaristia all’altare della Madonna, ha visitato le opere del santuario e, alla stazione della Circumvesuviana “Cortile dei Gentili” per il “Gruppo Interdiocesano del Sabato Sera”, ha comunicato esperienze e ricordi missionari in Pakistan, nazione ricca di tradizioni e di possibilità significative che fanno sperare per un futuro migliore unito e rispettoso nelle legittime diversità.

Padre Giacinto Cataldo e Fabio Fiorito

Condirettore Ferdinando D’amore Emilio Cirillo (per i servizi sanitari)

Vicedirettore Ennio Salvia

Caporedattore

Adelaide Caravaglios

Caporedattore (per i supplmenti ed i servizi speciali) Domenico Raio Vicecaporedattore Francesco Cecere Segretaria di redazione Giulia Sgherzi Pubbliche relazioni Martina Di Giorgio, Ciro De Tommaso, Luigi Guarino, Franco Patalano, Alberto La Greca, Teresa Nastri, Rita Ragni, Mattia Di Passio, Luigi Pignatelli, Vito Di Maro, Pino Celli. Officer telematico Piero Cristilli Direzione - Redazione Via Camillo Guerra, 42 - 80131 - Napoli Tel. 081.5875216 - Fax 0815875276 e-mail: cosmoggi@yahoo.it Redazione di Roma Via Lorenzo il Magnifico, 8 tel.329.0726942 Redazione di Milano Via Longanesi, 26 e-mail: rosaria.lagreca@libero.it Redazione di Salerno e-mail: stanzioneserena@yahoo.it Progettista Grafico Marco Vinciguerra e-mail: m.vincix@gmail.com Stampa Rotostampa Lioni (AV) Tel. 0827.607019 Tiratura: 50.000 copie La collaborazione è libera a tutti e completamente gratuita, compresa quelladella Direzione e Redazione. Le foto e i manoscritti non si restituiscono. I lavori pubblicati riflettono il pensiero dei singoli autori i quali assumono la responsabilità di fronte alla legge. Attività editoriale di natura non commerciale nei sensi previsti dall’art. 4 del DPR 26/10/!972 n. 633 e successive modifiche. Tutti gli avvisi pubblicati ospitati sono un omaggio della Direzione a Ditte ed Enti che offrono un contributo benemerito per il sostentamento del periodico. Per eventuali controversie è competente il Foro di Napoli. Il pubblico si riceve il giovedì dalle 16:00 alle 20:30


ANNO XVIII NUMERO 11 -2012 12 NOVEMBRE/DICEMBRE 2012 ANNO XVIII MARZO

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Dagli USA arriva lo Swap Party, il baratto di lusso A Salerno esordirà “Chic Zone”, il portale della moda e luogo di incontro

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empo di crisi economica? Lo shopping è diventato una minaccia per le tasche degli italiani? Non allarmatevi, arriva dagli Stati Uniti lo “Swap Party”! Un vero e proprio “baratto modaiolo”, niente denaro, niente carte di credito, solo scambio. Un luogo di incontro dove si barattano capi di abbigliamento, accessori, scarpe e non solo così da poter rifarsi il guardaroba senza metter mani al portafogli. Lo “Swap party” allo stesso tempo lancia un messaggio eco-sostenibile, in quanto riduce gli sprechi di uno stile di vita “usa e getta”, è un modo intelligente per salvaguardare l’ambiente. A portare l’idea statunitense a Salerno è stata Angela Albarano che dal 2010, con una serie di eventi “swap”, è riuscita step by step ad avvicinare le persone a questa nuova tendenza e tanto le sue idee innovative quanto le sue capacità organizzative

hanno portato al raggiungimento di notevoli risultati. A febbraio, Angela, dà vita a “Chic Zone”, il portale della moda e luogo di incontro tra giovani stilisti, designer e social blog per discutere e creare stili attraverso una community alla quale può iscriversi gratuitamente chiunque e accedere a seconda del servizio che interessa. L’Albarano, dopo il successo riscosso dagli eventi “Chic Zone” organizzati a Cava de’ Tirreni e Salerno, ha deciso di portare l’evento di ottobre a Pontecagnano, in collaborazione con il Comune Picentino, allestendo un vero e proprio village nell’ex Tabacchificio Centola che ha ospitato più di trenta corner. Oltre 800 i visitatori provenienti da tutta la provincia di Salerno che hanno partecipato all’iniziativa che ha proposto moda, sfilate, scambio di abiti e accessori, prove trucco, parrucco, massaggi, manicure, personal shopper, consigli su tagli e colori, nuove collezioni di designer e stilisti, mostre fotografiche e di pittura, performance di tango e action painting. Due i momenti clou presso lo Chic Village, allestito con materiale ecosostenibile da Maria Concetta Dragonetto green manager del progetto Chic Zone: lo swap party e la sfilata di abiti a cura degli stilisti, Rita Mazzeo (salernitana d’origine che per Chic Zone seleziona i brand più interessanti da promuovere) e Alessandra Cappiello di Morfosis, il marchio Moodìa, laboratorio di idee e sperimentazione e Santo Costanzo e Alessandra Torella di Bragia (questi ultimi premiati da una giuria formata da giornaliste, blogger e swapper).“Il successo ottenuto – spiega Angela Albarano – è la testimonianza che se messi nelle condizioni giuste i giovani possono nel loro territorio realizzare progetti e proporre idee nuove ed originali”.

Serena Stanzione

Un connubio a ritmo di musica

L’associazione SalernoinKult avvia il progetto Unibeat

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ono i giovani a rappresentare il futuro ed i nuovi protagonisti di Salerno che nel giro di poco più di un anno hanno realizzato una serie di eventi, nell’ambito musicale e culturale, sono proprio un gruppo di giovani salernitani, che hanno dato vita all’Associazione SalernoinKult. Associazione che si pone l’obiettivo di stimolare il confronto e l’aggregazione dei giovani del territorio, creando eventi ad ingresso gratuito al fine di consentire la massima partecipazione. Il 9 e 10 maggio dà il via al progetto “Unibeat”, prima rassegna musicale elettronica nata in collaborazione con l’ Università degli Studi di Salerno. La rassegna, intitolata, “Release your beat”, ha visto la partecipazione di più di 5000 persone e per la prima volta nella suggestiva cornice del campus universitario di Fisciano si sono esibiti artisti internazionali come gli Space Dimension Controller e i We Love. Con lo stesso spirito d’iniziativa ha realizzato, il 17 e 18 ottobre, la II edizione di Unibeat, intitolata “Follow your beat”, che ha visto la partecipazione di altrettante cinquemila persone nel campus dell’Università di Salerno.

Il direttore: Italo Sgherzi Vicedirettore: Valentina Capuano Lo staff redazionale:

La II edizione, con un’assoluta novità, un seminario curato dal professore Alfonso Amendola, “Passages: Dallo Spazio Dell’Onirico Al Luogo Del Presente”, che ha trattato argomenti quali, le arti digitali ed il mondo della musica elettronica. Per quanto concerne i protagonisti della rassegna, i Brandt Brauer Frick trio berlinese ed il solista Francesco Tristano l’enfant prodige italo-lussemburghese che ha deliziato le membrane timpaniche con un live che ha fondato il pianoforte acustico all’elettronica più visionaria. Produrre eventi del genere comporta un ingente investimento economico, abbiamo chiesto ad un membro dell’associazione, Orlando Longobardi, quali sono le risorse che finanziano i loro progetti. “Il progetto Unibeat è totalmente autofinanziato dall’associazione SalernoInKult che si adopera in ogni edizione nella ricerca di rapporti di partnership sponsor con privati: ed in questo momento storico è davvero molto difficile trovare interlocutori in tal senso. Ringraziamo la fondazione Università degli studi di Salerno che ci permette di fruire degli spazi a titolo gratuito, sperando presto in

un supporto anche da parte delle istituzioni locali”. In poco tempo grazie alla forte passione ed alla coesione dei membri associativi, SalernoInKult si è guadagnata la stima del territorio attraverso la qualità della scelta artistica e la professionalità nell’organizzazione.

el futuro d e n o i s i telev E’ nata la

Che è visibile sul Web all’indirizzo www.cosmoggi.tv

Enrico Teperino, Anna Santoro, Liana Capuozzo, Adelaide Caravaglios Carmela Di Caprio, Paola Grattagliano, Anna Schettino, Angelo Moscati e Vittoria Panarese. Sono partecipi di questo evento. La direzione è sita in Napoli in via Camillo Guerra, 42 - Tel.081.5875216 chi desiderasse collaborare, non a fini di lucro, può inviare i propri filmati che saranno trasmessi via web

Speciale Salerno

Francesca Russo


Cosmoggi Dicembre