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FABIO TONIZZI - CARLO URBANI GIANNI BERNARDI

NAPOLEONE E LA CHIESA: IL CASO VENEZIA Un nuovo volto per la Chiesa veneziana attraverso la riorganizzazione delle parrocchie in etĂ napoleonica Introduzione di Giovanni Vian A cura di Gianni Bernardi


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© 2013, Marcianum Press, Venezia.

Marcianum Press S.r.l. Dorsoduro 1 - 30123 Venezia Tel. 041 29 60 608 Fax 041 24 19 658 marcianumpress@marcianum.it www.marcianumpress.it

Impaginazione e grafica: Linotipia Antoniana (Padova) In copertina: L’imperatore Napoleone. Incisione tratta da Il Vestabianco. Almanacco istorico istruttivo e dilettevole per l’anno 1809, Stamperia Graziosi, Venezia [1808].

ISBN 978-88-6512-117-7


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INDICE

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Presentazione

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Introduzione di Giovanni Vian

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La politica religiosa di Napoleone tra passato e futuro di Fabio Tonizzi

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La soppressione dei monasteri e dei conventi di Carlo Urbani

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L’istituzione di nuove parrocchie di Gianni Bernardi

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Appendice. Nota archivistica

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Apparato iconografico

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Indice dei nomi

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Indice dei luoghi

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PRESENTAZIONE

Drammatico fu a Venezia il passaggio tra XVIII e XIX secolo: il gioco compiuto dalle potenze europee a suo danno e la perdita della sovranità provocarono una decadenza economica e sociale che ridussero Venezia da “dominante” a semplice città di provincia. Questo travagliato mutare delle cose interessò anche la Chiesa: i decreti napoleonici soppressero gli ordini religiosi e antiche parrocchie, dando origine a un nuovo ordinamento della Chiesa veneziana. Ci furono grandi sofferenze; ci fu anche, tuttavia, la prospettiva di poter dare nuovo sviluppo alla vita della comunità cristiana, aprendo importanti prospettive pastorali. A questi temi è stato dedicato un Convegno storico, promosso dall’Ufficio per la Pastorale della Cultura del patriarcato di Venezia e dallo Studium Cattolico Veneziano, che si è tenuto il 16 marzo 2011: di quel Convegno si pubblicano ora gli Atti, con l’auspicio che possano essere motivo di una ulteriore riflessione sulla vita della Chiesa veneziana.

mons. GIANNI BERNARDI presidente dello Studium Cattolico Veneziano

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INTRODUZIONE GIOVANNI VIAN

Il convegno «Un nuovo volto per la Chiesa veneziana. La riorganizzazione delle parrocchie in età napoleonica» si inserisce in una lunga e significativa stagione di studi sulla storia della Chiesa cattolica a Venezia, che ha visto come protagonisti, tra gli altri, Silvio Tramontin, Antonio Niero, Bruno Bertoli.1 Superata la stagione pionieristica dei decenni dopo la metà del Novecento, vivace e intensa sul piano della produzione scientifica, è seguita nell’ultimo quarto del secolo una fase di studi maturi, di cui mi limito a ricordare l’ampia e impegnativa realizzazione dei

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I contributi principali di questi studiosi sono menzionati nelle note dei saggi pubblicati nel presente volume. Sulla loro opera storiografica si vedano comunque Chiesa, Società e Stato a Venezia. Miscellanea di Studi in onore di Silvio Tramontin nel suo 75° anno di età, a cura di B. Bertoli, Edizioni Studium Cattolico Veneziano, Venezia 1994 (in particolare B. BERTOLI, Un itinerario, pp. XI-XIX e Scritti di Silvio Tramontin. Saggio bibliografico [1956-1993], a cura di S. Rossi Minutelli, pp. 1-74) e «Cose nuove e cose antiche». Scritti per monsignor Antonio Niero e don Bruno Bertoli, a cura di F. Cavazzana Romanelli, M. Leonardi, S. Rossi Minutelli, Biblioteca Nazionale Marciana, Venezia 2006 (cfr. l’Introduzione, delle tre curatrici, pp. 11-15; G. RICHI ALBERTI, Bibliografia degli scritti di Antonio Niero, pp. 525-564; S. ROSSI MINUTELLI, Bibliografia degli scritti di Bruno Bertoli, pp. 565-575). Per un breve inquadramento della storiografia sulla Chiesa e i cattolici nel contesto lagunare nella seconda metà del XVIII secolo rinvio a G. VIAN, Il cattolicesimo veneziano nel secondo Settecento. Orientamenti e problemi storiografici recenti, in Geografie confessionali. Cattolici e ortodossi nel crepuscolo della Repubblica di Venezia (1718-1797), a cura di G. Gullino e E. Ivetic, Franco Angeli, Milano 2009, pp. 29-48.

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napoleone e la chiesa: il caso venezia

«Contributi alla storia della Chiesa di Venezia», una articolata storia della Chiesa cattolica veneziana dalle origini al concilio Vaticano II, in dieci volumi. E già allora si gettavano le basi per una fondamentale e preziosa riorganizzazione del complesso degli archivi ecclesiastici veneziani – mi sia permesso di menzionare almeno la coordinatrice scientifica Francesca Cavazzana Romanelli – che fa sì che oggi chiunque intenda affrontare ricerche sulla storia della Chiesa veneziana disponga di un supporto essenziale nell’Archivio Storico del Patriarcato di Venezia. Il convegno di cui il presente volume raccoglie gli atti aveva per titolo «Un nuovo volto per la Chiesa veneziana. La riorganizzazione delle parrocchie in età napoleonica». L’iniziativa ha inteso occuparsi di una trasformazione decisiva nella storia della diocesi lagunare, che si svolse in un’epoca complessivamente segnata da un trapasso di civiltà, quello dalla società di antico regime alla società moderna. Fu un processo iniziato già nei decenni precedenti, che però diventò più rapido ed evidente nel corso della rivoluzione francese e sotto il dominio napoleonico. Allora entrò in crisi, nel giro di poco tempo, una organizzazione della vita collettiva fondata sul potere assoluto dei monarchi, sull’identità strettamente collegata a una sola confessione religiosa in ciascun Paese (esito dell’applicazione del principio del cuius regio eius religio) e sulla detenzione da parte delle istituzioni religiose dominanti del potere di definire i valori morali fondamentali per la società, nonché sull’ancora preponderante valore fondiario in campo economico. Le prime dinamiche industriali, le istanze etiche e civili elaborate dagli illuministi, il concetto di tolleranza religiosa, i processi di secolarizzazione, concorsero a scardinare l’impianto dell’ancien régime e aprirono lo spazio a una nuova civiltà. La Chiesa cattolica incontrò notevoli difficoltà a commisurarsi con il nuovo mondo, che la privava dei punti di riferimento, delle 10


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introduzione

certezze, dei privilegi, su cui aveva calibrato la propria presenza nella società ed elaborato da tempo le proprie strategie pastorali, ripensate alla luce dei principi della Controriforma. In reazione alla società moderna che si andava affermando in modo impetuoso e a tratti drammatico durante la stagione rivoluzionaria e quella napoleonica, la cultura cattolica e il magistero ecclesiastico formularono non poche delle risposte che ancora oggi concorrono a segnare l’orientamento della Chiesa verso la società contemporanea. Dunque affrontare alcuni degli aspetti attraverso i quali si compì il faticoso confronto delle istituzioni ecclesiastiche con i nuovi criteri imposti dalle autorità civili ha il significato di aiutare a verificare criticamente come la Chiesa cattolica sia passata attraverso le trasformazioni, muovendosi tra continuità e mutamento, e ne abbia percepito gli effetti nell’immediato e in seguito. Infatti quanto emerse da quel periodo turbinoso e ricco di novità fu riletto solo dopo molto tempo in termini non più drasticamente negativi dal magistero ecclesiastico, che a lungo vide nel momento rivoluzionario e anche nella successiva vicenda napoleonica la concretizzazione del male che irrompeva nella storia per abbatterne i capisaldi, sradicare il cristianesimo (la sola religione, secondo la forma della confessione cattolica, considerata autentica), mettere fine alla civiltà umana, strettamente identificata con quella fondata sui principi formulati dalla Chiesa cattolica. Le tre relazioni presentate al convegno e qui pubblicate nella loro completezza hanno il merito di assumere la sfida della ricostruzione storiografica in modo «aperto». Ciascuno dei tre relatori, Gianni Bernardi, Fabio Tonizzi, Carlo Urbani, sia pure compiendo proprie scelte interpretative, sfugge a rigidi schematismi che nel passaggio rivoluzionario e più puntualmente nella politica ecclesiastica delle istituzioni napoleoniche, così come applicata alla Chiesa veneziana, vedono solo un’immane sciagura o un felice progresso. Il lettore 11


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napoleone e la chiesa: il caso venezia

potrà forse non convenire su questa o quell’affermazione degli articolati contributi che compongono questo volume, volti a ricostruire le linee portanti della politica ecclesiastica napoleonica, il riordino della rete parrocchiale, la soppressione di conventi e monasteri. E, trattandosi di un volume di storia, lo potrà fare tanto più correttamente quanto più si misurerà sulla ricostruzione a partire dai documenti e dalla loro contestualizzazione, cioè, insomma, da questioni di metodo storico applicato all’oggetto di studio, senza chiedere agli autori quello che non era previsto esponessero in questa sede. Ma in primo luogo sarà opportuno che egli colga e apprezzi il tentativo di comprensione critica dei processi che si compirono in quelle fasi; con un’attenzione, presente sia pure in modo diverso nei tre studi qui pubblicati, agli effetti immediati degli interventi napoleonici, ma anche alle loro conseguenze sul lungo periodo, talvolta inaspettate e non del tutto previste dai protagonisti. Dunque il volume offre un’occasione per comprendere un momento della storia veneziana, drammatico e insieme esaltante, nei suoi risvolti civili e religiosi, pratici e istituzionali, antropologici e culturali; e allo stesso tempo aiuta a interrogarsi su altri cambiamenti che segnano la vicenda presente di Venezia e della sua Chiesa patriarcale. E in quanto tale, al di là della dimensione perfettibile che segna costantemente ogni lavoro di studiosi di storia, può dirsi opera storiograficamente riuscita.

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LA POLITICA RELIGIOSA DI NAPOLEONE TRA PASSATO E FUTURO FABIO TONIZZI

1. Religiosi e clero curato nei rapporti con lo Stato Sull’annosa e complessa questione della soppressione con la conseguente riduzione e il riordino delle parrocchie veneziane in età napoleonica, non si può non essere d’accordo nella sostanza con il giudizio di Silvio Tramontin: Ridurre il numero di parrocchie in città per razionalizzare l’istituzione stessa, evitare la pletora del clero, era un disposizione che rientrava nell’animus giurisdizionalista di alcuni governi. Essa era dettata dallo spirito illuminista che pretendeva appunto di razionalizzare tutto e, oltre che da Giuseppe II per l’Austria e Leopoldo di Lorena per la Toscana, essa era stata pure recepita pure dalla Costituzione Civile del Clero [che tuttavia porta al massimo livello le posizioni gallicane] (1790) e dal Concordato Napoleonico (1801). Anche se la Chiesa poteva ritenerla un’ingerenza indebita dello Stato nei suoi affari e cercava perciò di opporsi con proteste e resistenze, pur tuttavia la disposizione si rivelerà alla fine provvidenziale perché contribuirà a far sì che la parrocchia diventi veramente il centro della cura animarum e magari anche uno strumento di controllo in aiuto dello Stato. Il problema se mai era cosa fare e quale destinazione dare alle chiese parrocchiali soppresse.1

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S. TRAMONTIN, La riduzione napoleonica delle parrocchie a Venezia: origine-attuazione-conseguenze, «Ricerche di storia sociale e religiosa», 20 (1991), n.s., p. 119.

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napoleone e la chiesa: il caso venezia

Tale posizione rivela un dato di fatto non sempre percepito da molti e cioè che, dietro alle soppressioni napoleoniche, vi sia una storia abbastanza lineare che conduce a quell’esito e che ha le sue radici, non tanto negli ideali rivoluzionari, quanto piuttosto nelle stesse strutture dell’Ancien Régime. Inoltre il giudizio di Tramontin apre la strada ad alcuni problemi, dallo stesso autore appena accennati e nient’affatto secondari nel bilancio complessivo che si debba trarre da questa operazione: la questione dei religiosi e il rapporto del clero curato con lo Stato. La questione dei religiosi era diventata cruciale nell’età dell’illuminismo ma, se ci si riferisce all’età moderna, già assai prima, con l’avvento della riforma protestante, la contestazione alla vita consacrata aveva preso decisamente piede anche in alcuni settori della Chiesa cattolica. L’espressione erasmiana monachatus non est pietas,2 tratta dal suo Enchiridion Militis Christiani che probabilmente ispirò Lutero quando dichiarò monachatus est impietas, aveva fatto molti proseliti. Della vita religiosa si contestavano i voti, la scarsa preparazione culturale, le anomalie circa il reclutamento e lo scarso spessore di molte vocazioni, le vaste ricchezze fondiarie malamente amministrate, le case religiose quasi deserte... un panorama veramente sconfortante. Tali accuse presero una forma organica lungo il Settecento alimentate dalla propaganda giansenista e illuminista, confluendo ben presto nel filone laico dei maitres à penser dell’Illuminismo internazionale.

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Si veda in particolare E. RUMMEL, Erasmus, Continuum, London-New York 2004, p. 43.

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