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del traffico, aspetta che le aziende si consultino tra di loro prima delle gare d’appalto per non pestarsi i piedi, ma soprattutto evitando di aggravare i ribassi d’asta che viaggiano sul 10-15 per cento. Siamo nella stagione in cui i miliardi gestiti in maniera clientelare scorrono a fiumi con la compiacenza degli enti statali e delle segreterie dei partiti. Una meccanica che si innesca quando le imprese iniziano ad assecondare la vita del sistema politico: l’aggiudicazione dell’appalto per le aziende diventa così l’unico modo per restare sul mercato. O mangi o salti. L’imprenditore non può fare a meno del politico e viceversa: una simbiosi mutualistica perfetta nel dare e avere. Così i soldi – le dazioni – finiscono nelle casse del pentapartito, ma anche nell’ex Partito comunista che non opponendosi alla proposta di alcuni strumenti legislativi faziosi, diventa magari connivente del sistema. Grazie anche a Ugo si configura così la cosiddetta tripartizione a seconda del colore politico: magari un 20 per cento alle aziende di Stato, il 60 per cento ai privati e il 20 alle Cooperative rosse. Sono passati gli anni. Alcuni grandi capi sono morti, Tangentopoli ha colpito. Ma loro si sono salvati: la giustizia italiana li ha processati e assolti. E recitano ancora da primi attori della doroteocrazia, un disegno di potere intramontabile. Oggi infatti sono entrambi presidenti e amministrano denaro pubblico: Giuliano governa in una municipalizzata, Ugo in una Asl. Perché lo schieramento non conta. Infatti uno sta con Berlusconi, l’altro con il Partito democratico. La domenica da bravi cattolici van99

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