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giova cavalcare la strategia dello sbranamento reciproco dei concorrenti. Così, mentre gli altri tirano fuori i coltelli, lui tesse la tela, coltiva le amicizie giuste, potenzia le relazioni e studia nuove tattiche. E soprattutto consolida il suo retroterra, trovando rifugio sotto l’ala di un altro ex dc doroteo, tornato anche lui prepotentemente in pista. Nello scenario locale e regionale sempre più litigioso, non si perde d’animo e quando ne percepisce la possibilità, tenta il golpe. Vuole scalare la segreteria locale, ma il suo concorrente stoppa l’operazione condotta ovviamente con le solite, collaudate modalità: incontro carbonaro in trattoria, congiura e tentata rimozione dell’avversario scomodando i vertici del partito. Un fratricidio mancato. Ma lui non demorde. Infatti, resistendo in una posizione di intelligente standby, arriva il momento propizio: i giochi si riaprono, la scacchiera si libera e lui questa volta è pronto a dare scacco matto. Gioca il tutto per tutto, ma inizialmente le schermaglie che precedono la risistemazione del partito dove milita sono turbolente, tanto da rischiare l’emarginazione. Il momento è difficile, ma lui ancora una volta tira fuori gli artigli: cuce rapporti, intesse trame virtuose, conquista la fiducia della cupola regionale. La sua tenacia viene premiata: a uno a uno i suoi avversari incappano in errori, travolti da una guerra intestina, devastati dal tritatutto forzista. Per lui il cerchio si chiude in un albergo veneto dove la lista capitanata da un altro montecristiano suo amico conquista il potere. È fatta.

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