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della defunta Balena Bianca. Questo politico, vedovo del Biancofiore, avversato da Tangentopoli e attratto dal berlusconismo è un vendicativo. Magari non se ne rende conto ma è diventato un conte di Montecristo, riveduto e modernizzato perché nella sua azione si potrebbero rinvenire le stigmate psicanalitiche di chi, dopo avere perso il potere alla luce del sole, ora manovra occultamente, trama sottotraccia trovandone profonda soddisfazione. Un modo per convincersi di non essere mai uscito dal giro o meglio di avvertire il piacere del ritorno oltre l’insignificanza. Vive una sindrome da demiurgo: gli piace infatti decidere il destino di una persona, di una comunità e di chi la governerà. Gode nel ri-creare se stesso in altri e nel vincere per interposta persona. Automaticamente lo svelamento sui mass media del suo disegno elettorale stabilisce anche i gradi di potere dell’operazione e di tutte le operazioni connesse: sindaco, presidente della Provincia e governatore regionale risponderanno, se eletti, in qualche modo a lui che li ha creati per essere magari poi distrutti in qualsiasi momento. Senza le sue telefonate, quel serbatoio di voti rimesso in circolo, pinco pallino non sarebbe stato eletto: ecco il ricatto, una situazione che nella pratica dorotea si spreca. E col ricatto c’è l’apertura di un debito di riconoscenza infinito che penderà come una spada di Damocle. Una rendita senza limiti per un democristiano diventato montecristiano. Questo politico, sulla scia della lezione dorotea, è un abile comunicatore: usa il telefono per conquistare consenso, ma si serve della stampa per mandare un messaggio 81

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28/01/2013 21.03.45

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