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farla franca. E adesso sta dietro l’elezione di qualcuno. Sta dietro perché in quella posizione si gestiscono meglio gli affari e i voti, si pilota a meraviglia la macchina del consenso. Da dietro è più facile, da doroteo maturo, fregare l’avversario. Lo scenario è apparentemente cambiato, qualche attore nuovo è sbucato sul palcoscenico, ma il regista è sempre lui: la bacchetta del direttore d’orchestra è nelle sue mani. Cosa gli serve per lanciare la sfida ed i suoi cavalli vincenti? Niente televisione e giornali, al bando anche manifesti e comizi. Nell’era delle tecnologie avanzate, tra satelliti e internet, se ne frega della banda larga. Gli bastano un cellulare per sparare sms e la cornetta del telefono fisso. «Ho telefonato a tutti e tutti mi hanno risposto». Straordinario. L’amicizia e la catena, gli amici e l’organizzazione. Sono esattamente gli ingredienti della ricetta dorotea. Gli amici non scordano mai i piaceri ottenuti e se li chiami a distanza d’anni, se non sono morti, quantomeno non riattaccano. Tanti amici, cioè tanti voti: perché per amicizia si vota tutti nella stessa maniera, si fa massoneria elettorale dopo essersi messi naturalmente ‘a lavorare con entusiasmo’ come ai vecchi tempi. Il che vuol dire passare parola, diffondere nomi e cognomi dei candidati per centrare l’obiettivo finale: l’elezione o la rielezione. Come? Con cene, tanti incontri conviviali, una marea di piccole e grandi riunioni. Ecco la macchina del consenso tritatutto, extratelevisiva e contro-mediatica, ma efficientissima che unisce il telefono alla grigliata di pesce. Una macchina che non tradisce perché collaudata da tanti anni di successi elettorali 80

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